Diritto Bancario - Merito, le ultime 10 novitÓ
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Usurarietà pattizia e non debenza dei moratori e dei corrispettivi quando è debordante la sommatoria contrattualmente prevista tra i medesimi in caso di mora

Contratto di mutuo – Usurarietà pattizia degli interessi sia corrispettivi  sia moratori in ragione della sommatoria prevista in contratto in caso di mora – Non debenza di alcun interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., – Imputazione dei pagamenti alla sola linea capitale – Inesistenza di debito scaduto alla data del precetto – Nullità del precetto e della procedura esecutiva per inesigibilità del credito ex art. 474 c.p.c.

L’illecito di “usura civilistica” si consuma con il solo fatto di avere convenuto tassi usurari e non richiede affatto anche la concreta formulazione della richiesta di pagamento delle somme che sarebbero dovute in conseguenza della concorde fissazione dei tassi usurari; con ciò il legislatore non è incorso in un errore legislativo, ma ha con evidenza espresso l’esigenza di responsabilizzare l’operatore professionale dominante.

Come anche sancito da Cass. n. 55982017 e n. 231922017, ai fini usura va sommata la percentuale del tasso di interesse corrispettivo con quella pattuita per il tasso di interesse moratorio qualora la debitoria complessiva, a seguito di inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme mutuate, è stata convenuta con riferimento alle rate scadute (comprensive, queste, di interessi corrispettivi) maggiorate degli interessi moratori - comportando, peraltro, tale meccanismo in caso di mora produzione di interessi su interessi e quindi anatocismo.

In tal caso, anche ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c., non ha efficacia la clausola di salvaguardia quando essa è stata convenuta separatamente per gli interessi corrispettivi e per gli interessi moratori ma non anche per la loro sommatoria.

l’inciso “a qualunque titolo” di cui all’art. 1 L. 394/2000 e “sotto qualsiasi forma” di cui all’art. 644 c.p., portano chiaramente a ritenere che la portata della riforma 1081996 sanzioni la natura usuraria delle condotte costituenti reato di usura con la nullità delle convenzioni di interesse corrispettivo e moratorio.

Non appare convincente Cass. n. 262862019 nella misura in cui subordina la legge n. 3942000 ad una pretesa prevalenza degli artt. 1815 e 1384 c.c. (con riduzione ad equità dell’obbligazione di interessi moratori, raffigurabili quale clausola penale), poiché, in primis, detti articoli devono ritenersi però equiordinati (quale valore e forza di legge) alla prima; in secundis, perché la legge n. 3942000 risulta successiva agli articoli medesimi (anche rispetto alla riforma dell’art. 1815 c.c., varata nel 1996); in terzis  perché, ancora rispetto agli stessi articoli (di diritto comune), si pone come norma evidentemente eccezionale.  

In ogni caso, ai sensi dell’art. 644 c.p., deve anche ritenersi che ogni vantaggio conseguito dalla banca (quindi, sia l’interesse corrispettivo che l’interesse moratorio, sia perciò la loro sommatoria) costituisca profitto del reato e che tale vantaggio non possa quindi essere preteso – ex art. 185 c.p. - dall’autore del reato nei confronti della persona offesa dal reato stesso; ciò appare confermato anche da Cass. 274422018, la quale  ha riaffermato che l’obbligazione di interesse convenzionale e l’obbligazione di interesse moratorio hanno la medesima natura e la medesima funzione di remunerazione del capitale, con la necessaria conseguenza che le obbligazioni devono, se del caso, considerarsi unitariamente ai fini della complessiva valutazione di usurarietà.

In ragione della usurarietà pattizia, dovendosi detrarre dal piano di ammortamento la quota interessi ed imputare i pagamenti rateali esclusivamente alle somme dovute in linea capitale, va dichiarata la nullità del precetto e della procedura esecutiva qualora, alla data del precetto, i pagamenti effettuati erano sufficienti ad estinguere il debito rateale in linea capitale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 15 gennaio 2020.




La sentenza di accertamento del credito del correntista non rappresenta di per sè titolo per l’esecuzione forzata

Sentenza di accertamento – Credito del correntista – Titolo giudiziale – Applicabilità

La sentenza che accerta il credito del correntista nei confronti della banca ha contenuto di mero accertamento e non contiene alcuna statuizione di condanna, neppure implicita, non rappresentando così direttamente titolo per l’esecuzione forzata.

Il correntista, in tal caso, ha pertanto diritto di ottenere un titolo giudiziale di condanna al pagamento dell’indebito e può essere concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 04 febbraio 2020.




Contratti derivati e onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato

Contratto derivato - Funzione di copertura - Onere a carico della banca
Contratto derivato - Funzione di copertura - Assenza - Nullità del contratto per mancanza di causa in concreto ex art. 1322 comma 2° cod. civ.

In materia di contratti derivati l’onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato grava sulla banca.

In mancanza della prova circa la funzione di copertura del derivato il contratto dovrà considerarsi nullo per mancanza di causa in concreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 1322 comma 2° cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 marzo 2020.




Applicazione del ‘saldo zero’ se la banca convenuta non adempie l’ordine di deposito degli estratti conto

Ordine di deposito degli estratti conto - Inadempimento e azzeramento del saldo più risalente documentato

Il comportamento della banca convenuta in accertamento negativo del credito che, senza giustificato motivo, non ottemperi all’ordine di esibizione degli estratti conto mancanti, va valutato ai sensi dell’art. 116 c.p.c. ed è idoneo, da un lato, a giustificare la sollevazione del correntista dall’onere probatorio ex art. 2697 c.c.; dall’altro, e di conseguenza, a giustificare l’azzeramento del saldo più risalente documentato in atti.

E’ ammissibile l’azione di ripetizione di indebito proposta dal correntista a conto aperto se, nelle more del giudizio, il conto corrente venga chiuso. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 26 febbraio 2019.




Nullità della fideiussione redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia: la competenza giurisdizionale sul ‘contratto a valle’ spetta al tribunale civile ordinario

Fideiussione - Redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia - Competenza per il contratto a monte e per il contratto a valle - Richiesta d’ufficio del regolamento di competenza

In tema di nullità della fideiussione perché redatta sulla base del sanzionato Schema elaborato dall'ABI nel 2003, l'accertamento della nullità del contratto a valle non involge anche un accertamento della sussistenza dell'intesa che è stata già accertata dalla Banca d'Italia con Provvedimento n. 55 del 2.5.2005.

Pertanto, laddove si condivida l'assunto per il quale, nelle controversie aventi ad oggetto la nullità della fideiussione perché redatta sulla base del menzionato, non spetta al giudice di merito la cognizione sull'intesa "a monte", appare ragionevole affermare che la competenza giurisdizionale sul "contratto a valle" spetti al tribunale civile ordinario e non alla sezione specializzata in materia di impresa, proprio perché, a ben vedere, non viene in rilievo in via diretta l'esame e l'applicazione del disposto di cui all'art. 33 1. n. 287 del 1990, ma solo la valutazione della coincidenza tra la fideiussione oggetto di causa ed il testo frutto dell'intesa restrittiva e non già l'intesa restrittiva stessa.

[Il Tribunale di Catanzaro, sulla base delle considerazioni che precedono, ha richiesto d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 marzo 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




L’intermediario è tenuto ad informare non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici a lui noti

Intermediazione finanziaria – Informazioni relative al singolo strumento – Derivati – Concreti scenari probabilistici – Necessità – Violazione – Nullità

Alla luce della normativa primaria e secondaria di settore (TUF e relativo regolamento attuativo) l’intermediario è tenuto ad informare il cliente non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici, noti o conoscibili dall’intermediario all’epoca della stipula, così da consentire al cliente di valutare consapevolmente la scelta di investimento.

Ove l’intermediario non dimostri di aver fornito tale informazione, può essere accolta la domanda di risoluzione del contratto, perché tale inadempimento è da ritenersi grave ai sensi dell’art. 1455 c.c. in quanto il cliente, ove opportunamente informato, si sarebbe con ogni probabilità astenuto dalla sottoscrizione dello strumento finanziario (nel caso di specie IRS con finalità di copertura) derivato e non avrebbe quindi subito il danno economico poi verificatosi.  

Il Tribunale di Firenze ha pertanto condannato l’intermediario al rimborso dei flussi finanziari negativi prodotti a carico del cliente, secondo le regole dell’indebito oggettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 24 febbraio 2020.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti

Vendita di diamanti – Attività bancaria – Obblighi informativi – Onere della prova

Il fondamento normativo della responsabilità della banca può ravvisarsi nell’esistenza di obblighi di informazione e protezione in relazione ai quali il rapporto contrattuale tra banca e cliente si atteggia a mero presupposto storico (art. 1173 cc).

L’attività di vendita di beni preziosi, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art. 8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994 definisce come “attività accessoria che comunque consente di sviluppare l’attività esercitata”, aggiungendo che: “A titolo indicativo costituiscono attività connesse la prestazione di servizi di: a) informazione commerciale […]” (Tribunale di Verona 23 maggio 2019).

Grava sulla banca l'obbligo a dimostrare di avere correttamente adempiuto l'obbligo informativo, derivante dal contratto come tale o dal contratto come “contatto negoziale qualificato”.

Il litisconsorzio necessario, fra banca intermediaria e azienda cedente i diamanti, si configura quando “la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti”(art. 102 cpc), cioè nelle ipotesi di contitolarità dello stesso rapporto, nel caso di specie da escludersi in quanto, nella comune vicenda storica, si scorgono due titoli diversi a fondamento delle pretese. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 10 marzo 2020.




Natura vessatoria della clausola derogativa ex art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di mutuo e negazione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto dal fideiussore consumatore

Fideiussore consumatore e vessatorietà della deroga convenzionale al termine di cui all’art. 1957 c.c. – Mancato rispetto della tutela approntata dal Codice del Consumo – Negazione della provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. del decreto ingiuntivo opposto da fideiussore

Va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore consumatore in caso di violazione delle forme di tutela sancite dal Codice del Consumo (fattispecie in cui il contatto di mutuo prevedeva la deroga del termine ex art. 1957 c.c. e non risultava rispettata la tutela normata dal Codice del Consumo per la quale il professionista ha l’onere di provare che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di  trattativa individuale ex art. 34, comma 5, D.lgs n. 206/2005, non essendo sufficiente la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 comma 2, c.c.) (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 03 febbraio 2020.




Credito al consumo e rimborso anticipato: il diritto alla riduzione del costo totale include i costi di up front e recurring

Credito al consumo – Estinzione anticipata del finanziamento – Costi di up front e recurring – Riduzione

L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a suo carico del senza distinguere tra costi upfront e recurring. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 07 febbraio 2020.