Diritto bancario
Tutte le decisioni di merito


Responsabilità della banca nella vendita di diamanti

Vendita di diamanti – Attività bancaria – Obblighi informativi – Onere della prova

Il fondamento normativo della responsabilità della banca può ravvisarsi nell’esistenza di obblighi di informazione e protezione in relazione ai quali il rapporto contrattuale tra banca e cliente si atteggia a mero presupposto storico (art. 1173 cc).

L’attività di vendita di beni preziosi, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art. 8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994 definisce come “attività accessoria che comunque consente di sviluppare l’attività esercitata”, aggiungendo che: “A titolo indicativo costituiscono attività connesse la prestazione di servizi di: a) informazione commerciale […]” (Tribunale di Verona 23 maggio 2019).

Grava sulla banca l'obbligo a dimostrare di avere correttamente adempiuto l'obbligo informativo, derivante dal contratto come tale o dal contratto come “contatto negoziale qualificato”.

Il litisconsorzio necessario, fra banca intermediaria e azienda cedente i diamanti, si configura quando “la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti”(art. 102 cpc), cioè nelle ipotesi di contitolarità dello stesso rapporto, nel caso di specie da escludersi in quanto, nella comune vicenda storica, si scorgono due titoli diversi a fondamento delle pretese. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 10 marzo 2020.




Nullità della fideiussione redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia: la competenza giurisdizionale sul ‘contratto a valle’ spetta al tribunale civile ordinario

Fideiussione - Redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia - Competenza per il contratto a monte e per il contratto a valle - Richiesta d’ufficio del regolamento di competenza

In tema di nullità della fideiussione perché redatta sulla base del sanzionato Schema elaborato dall'ABI nel 2003, l'accertamento della nullità del contratto a valle non involge anche un accertamento della sussistenza dell'intesa che è stata già accertata dalla Banca d'Italia con Provvedimento n. 55 del 2.5.2005.

Pertanto, laddove si condivida l'assunto per il quale, nelle controversie aventi ad oggetto la nullità della fideiussione perché redatta sulla base del menzionato, non spetta al giudice di merito la cognizione sull'intesa "a monte", appare ragionevole affermare che la competenza giurisdizionale sul "contratto a valle" spetti al tribunale civile ordinario e non alla sezione specializzata in materia di impresa, proprio perché, a ben vedere, non viene in rilievo in via diretta l'esame e l'applicazione del disposto di cui all'art. 33 1. n. 287 del 1990, ma solo la valutazione della coincidenza tra la fideiussione oggetto di causa ed il testo frutto dell'intesa restrittiva e non già l'intesa restrittiva stessa.

[Il Tribunale di Catanzaro, sulla base delle considerazioni che precedono, ha richiesto d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 marzo 2020.




Contratti derivati e onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato

Contratto derivato - Funzione di copertura - Onere a carico della banca
Contratto derivato - Funzione di copertura - Assenza - Nullità del contratto per mancanza di causa in concreto ex art. 1322 comma 2° cod. civ.

In materia di contratti derivati l’onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato grava sulla banca.

In mancanza della prova circa la funzione di copertura del derivato il contratto dovrà considerarsi nullo per mancanza di causa in concreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 1322 comma 2° cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 marzo 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




Decesso di uno dei cointestatari di conto corrente e contratto di deposito bancario: opposizione, formulata da un coerede, ad operare sul conto del cointestatario superstite

Contratti e operazioni bancari in genere – Cointestazione – Successione per causa di morte – Buona fede nell'esecuzione dei rapporti

Secondo le disposizioni contrattuali sottoscritte tra banca e clienti, in presenza di un conto corrente o di contratto di un deposito titoli cointestato tra coniugi, in caso di morte di uno dei cointestatari, il coniuge superstite può continuare ad operare sul conto corrente a condizione che un coerede del defunto non si opponga mediante invio alla banca di semplice lettera raccomandata.

In caso di opposizione da parte di un coerede la banca deve pretendere il consenso di tutti i coeredi per consentire nuove operazioni di disposizione sul conto corrente o sul deposito titoli da parte del cointestatario superstite.

Nel caso in cui, ricevuta la raccomandata con la quale un coerede chieda il “congelamento” dei rapporti bancari in essere, ove la banca richieda all’opponente documentazione comprovante la propria effettiva qualità di erede, la banca viola il principio di buona fede se, nel tempo necessario a produrre la documentazione, consenta al cointestatario superstite di compiere operazioni di giroconto dei titoli depositati ed è tenuta a risarcire l’erede opponente che abbia subito un danno a causa della distrazione dei titoli. (Roberto Bartolini) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 25 febbraio 2020.




L’intermediario è tenuto ad informare non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici a lui noti

Intermediazione finanziaria – Informazioni relative al singolo strumento – Derivati – Concreti scenari probabilistici – Necessità – Violazione – Nullità

Alla luce della normativa primaria e secondaria di settore (TUF e relativo regolamento attuativo) l’intermediario è tenuto ad informare il cliente non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici, noti o conoscibili dall’intermediario all’epoca della stipula, così da consentire al cliente di valutare consapevolmente la scelta di investimento.

Ove l’intermediario non dimostri di aver fornito tale informazione, può essere accolta la domanda di risoluzione del contratto, perché tale inadempimento è da ritenersi grave ai sensi dell’art. 1455 c.c. in quanto il cliente, ove opportunamente informato, si sarebbe con ogni probabilità astenuto dalla sottoscrizione dello strumento finanziario (nel caso di specie IRS con finalità di copertura) derivato e non avrebbe quindi subito il danno economico poi verificatosi.  

Il Tribunale di Firenze ha pertanto condannato l’intermediario al rimborso dei flussi finanziari negativi prodotti a carico del cliente, secondo le regole dell’indebito oggettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 24 febbraio 2020.




Effetto interruttivo della prescrizione istantaneo e non permanente quando la procedura esecutiva si arresta per causa ascrivibile al creditore procedente

Opposizione all’esecuzione – Eccezione di prescrizione – Effetto istantaneo della prescrizione – Richiesta di sospensiva – Ammissibilità

Nel caso in cui venga sollevata l’eccezione di prescrizione delle somme, portate da un contratto di mutuo ipotecario, e la banca deduce l’effetto interruttivo della prescrizione, perché in danno ai debitori esecutati era pendente un'altra procedura di espropriazione immobiliare, l’effetto interruttivo della prescrizione è da considerarsi istantaneo e non permanente, se la procedura esecutiva si è arrestata per un comportamento ascrivibile al creditore procedente.

L’eccezione di prescrizione, giustifica l’accoglimento della richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del contratto di mutuo ipotecario. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 20 febbraio 2020.




Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo che prevede la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato

Opposizione a precetto – Mutuo cd condizionato – Mandato a favore del mutuatario – Disponibilità giuridica della somma finanziata: sussistenza – Costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale infruttifero: rilevanza ai fini della sussistenza di un titolo esecutivo

Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo ove è prevista la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato a nulla rilevando in senso opposto la successiva costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale avendo questo natura di atto dispositivo e per un interesse proprio del finanziato. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 15 febbraio 2020.




Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca l'avviso relativo al diritto di recesso

Contratti di investimento - Gestione patrimoniale - Diritto di recesso - Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso - Necessità

In tema di contratti di investimento (nella specie, gestione patrimoniale) e rispetto delle prescrizioni sul diritto di recesso di cui all’art. 30 D.Lgs. n. 58/1998 (TUF) è necessaria la specifica sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso e, ove ciò non avvenga, non potrà sostenersi che la relativa pagina, successiva al testo contrattuale, afferisca al contratto, con conseguente nullità del medesimo per violazione dell’art. 30 comma 7 TUF.

Nel nostro sistema di diritto privato la locuzione “modulo o formulario” fa riferimento al documento che racchiude il regolamento contrattuale predisposto per un’utilizzazione seriale. Il modulo o formulario di regola viene riempito con l’indicazione del nome dell’altro contraente, e comunque viene completato nelle parti destinate a calibrare la disciplina negoziale volta per volta, secondo le specificità del caso.

Il modulo o formulario coincide col documento contenente il testo contrattuale destinato alla sottoscrizione per adesione (cfr. Cass. civ. n. 7776/2014).

[Nel caso di specie, i regolamenti contrattuali dedotti in giudizio sono racchiusi in documenti qualificabili come moduli o formulari, ma la pagina di essi contenente l’indicazione sul diritto di recesso ex art. 30 comma 7 TUF non risulta sottoscritta dagli attori, dal che è stata dedotta la nullità dei contratti oggetto di lite.] (Luca Zamagni, Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 13 febbraio 2020.




Nullità parziale della fideiussione omnibus e vano decorso del termine semestrale di cui all’art. 1957 c.c.

Legge antitrust (L. n. 287 del 10 ottobre 1990) – Nullità parziale delle fideiussioni omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di efficacia della garanzia – Art. 169 L.F. – Art. 55 L.F. – Dies a quo del termine semestrale coincidente con la data di presentazione della domanda di concordato preventivo – Domanda di ammissione al passivo fallimentare come atto assimilato alla domanda giudiziale, ai fini di cui all’art. 1957 c.c.

L’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale di cui al provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2005 produce effetti anche sui singoli contratti che contengono le clausole (tra cui quella di deroga dell’art. 1957 cod. civ.) in quanto frutto di intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990.

Con la previsione che le suddette intese sono "nulle ad ogni effetto’’ (art. 2 della legge n. 287 del 1990) il legislatore ha inteso vietare la propagazione degli effetti dell’intesa anticoncorrenziale negli atti aventi natura contrattuale, posto che le imprese che partecipano ad un’intesa anticoncorrenziale per beneficiare dell’effetto distorsivo della concorrenza “devono” modificare o mantenere le loro condizioni contrattuali nei confronti della clientela, così da acquisire o conservare l’indebito vantaggio.

La circostanza che l’art. 1957 cod. civ. sia norma derogabile è ininfluente ai fini della nullità, in quanto, pur trattandosi di norma non dettata da ragioni di ordine pubblico, si è tuttavia in presenza di una nullità volta alla tutela di interessi generali quali la concorrenza e la trasparenza del mercato del credito, che travolge la pattuizione attuativa dell’intesa accertata con il provvedimento n. 55 del 2005 della Banca d’Italia.

L’art. 169 l.f. stabilisce che alla domanda di presentazione del concordato preventivo si applica, tra gli altri, l’art. 55 del medesimo decreto, per cui il debito si considera scaduto già in quel momento e da lì decorre il termine di sei mesi previsto dall’art. 1957 cod. civ.; detto termine ha natura decadenziale e, come tale, può essere interrotto solo dalla proposizione della domanda giudiziale o da un atto ad essa assimilato (la domanda di ammissione al passivo) e non da una semplice diffida extragiudiziale. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 11 febbraio 2020.




Unitarietà del rapporto di conto corrente in caso di giroconto tra due distinti contratti; inefficacia della clausola anatocistica priva di autonoma specifica sottoscrizione

Prescrizione delle rimesse in conto corrente eccepita dalla banca -  Giroconto tra due contratti distinti e considerazione unitaria del rapporto - Inefficacia della clausola anatocistica non sottoscritta specificamente

Ai fini della prescrizione delle rimesse in conto, va qualificato come unico il rapporto di conto corrente tra i medesimi soggetti quando il saldo del contratto più risalente nel tempo sia stato azzerato attingendo all’affidamento concesso sul contratto più recente; in caso contrario, si darebbe possibilità alla banca di sottrarsi agli oneri probatori relativi ai rapporti più datati, consentendole di sottarsi all’onere di produzione dei contratti e degli estratti conto relativi, sebbene sia evidente che proprio dai conti più risalenti provengano le passività del nuovo conto.
Secondo la delibera del CICR del 9.2.2000 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22.2.2000), “Le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto”, con ciò significando che non ha efficacia la clausola anatocistica alla quale non sia stata apposta un sottoscrizione specifica e distinta da quella del perfezionamento del contratto, alla stregua della previsione disciplinata dal legislatore in tema di clausole vessatorie (art. 1341 e 1342 cod. civ.). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 07 febbraio 2020.




Credito al consumo e rimborso anticipato: il diritto alla riduzione del costo totale include i costi di up front e recurring

Credito al consumo – Estinzione anticipata del finanziamento – Costi di up front e recurring – Riduzione

L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a suo carico del senza distinguere tra costi upfront e recurring. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 07 febbraio 2020.




Omessa produzione del contratto di finanziamento, nullità del negozio e azzeramento degli interessi

Contratti bancari – Mancanza di contratto scritto – Nullità – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia

Nel caso in cui la banca, nell’ambito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, non produca il contratto scritto di finanziamento, sussiste la nullità assoluta del negozio e la sanzione è l’azzeramento di ogni interesse e commissione, non potendosi applicare il c.d. tasso BOT di cui al 7° comma dell’art. 117 T.U.B., che concerne le diverse ipotesi di nullità parziale per mancanza della clausola di pattuizione degli interessi in quanto assente (4° comma) o indeterminata (6° comma).

Qualora l’usura si manifesti nell’ambito di un’apertura di credito in conto corrente per anticipazioni nel corso del rapporto e non risulti pattuita nel contratto, va qualificata come sopravvenuta ed è quindi irrilevante.

Nel caso in cui vi sia prestazione di garanzia da parte di un terzo, ai fini della qualificazione come contratto autonomo di garanzia occorre che la banca dia la prova del rafforzamento della posizione creditoria non solo con l’affiancamento di un ulteriore soggetto obbligato, ma anche con la possibilità di pretendere da parte di quest’ultimo l’adempimento a prescindere dalle vicende relative al rapporto fondamentale; tale qualificazione è esclusa quando risulti che le parti abbiano espressamente e ripetutamente qualificato il negozio come fideiussione e la garanzia sia stata prestata su un modulo prestampato e predisposto unilateralmente con clausole serialmente sottoposte a tutti i clienti della banca. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 05 febbraio 2020.




Usura: determinazione del TEG attraverso tutti i costi del finanziamento anche potenziali e gratuità del mutuo

Procedimento di opposizione all’esecuzione immobiliare ex artt. 615 e 624 cpc

Ai fini della determinazione del TEG (cioè del tasso effettivo globale inerente al rapporto), devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche solo potenziali (tra cui le spese di istruttoria, la commissione o penale di risoluzione anticipata e i contratti assicurativi direttamente collegati al finanziamento).

Una volta favorevolmente valutata la ricostruzione del tasso extra-soglia pattuito nel contratto di mutuo azionato esecutivamente dal creditore, l’ineludibile conclusione giuridica che deve trarsene, ai sensi dell’art. 1815 co. 2 c.c., è la nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi, ovvero la gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court, di qualunque natura essi siano. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 05 febbraio 2020.




Credito al consumo e violazione delle regole di trasparenza

Credito al consumo - Art. 124 Tub - Errata indicazione Taeg - conseguenze - Nullità della clausola - Tassi BOT - Principio di effettività della tutela - Violazione della trasparenza e Direttiva 93/13/CEE

Nella disciplina attuale, come in quella previgente, rivestono importanza primaria, nell’ambito del credito al consumo, il T.A.E.G. e le altre informazioni essenziali, al fine di assicurare al consumatore una rappresentazione della portata dell’impegno economico e, nel contempo un adeguato presidio all’obbligo di informazione, in ottica di trasparenza, correttezza, buona fede e di riequilibrio dei rapporti di forza contrattuale sperequati.

Quanto alle conseguenze, derivanti dalla errata indicazione del T.A.E.G., si rende necessario adottare un’interpretazione quanto più ispirata al principio di effettività della tutela nell’ambito del credito al consumo non differenziando, quanto al regime ed alle conseguenze derivanti dall’inosservanza dei relativi obblighi, tra omessa indicazione del T.A.E.G. ed erronea indicazione dello stesso. (Mario Manzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI è assoluta ed è sempre rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio

Nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI – Nullità assoluta rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado e quindi anche se sollevata per la prima volta in comparsa conclusionale

È viziato da nullità assoluta e non relativa il contratto di fideiussione omnibus che sia una riproduzione dello schema contrattuale relativo alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie predisposto dall’ABI.

Nello specifico, deve escludersi l'applicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. perché la gravità delle violazioni in esame, - che incidono pesantemente sulla posizione del garante, aggravandola in modo significativo - rispetto ai superiori valori di solidarietà, muniti di rilevanza costituzionale (art. 2 Cost.), che permeano tutto l'impianto dei rapporti tra privati, dalla fase prenegoziale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), ben giustifica che sia sanzionato l'intero agire dei responsabili di quelle violazioni senza che possa in contrario opporsi il principio di conservazione degli atti giuridici.
 
L’eccezione de qua, seppur se sollevata dal fideiussore in reconventio reconventionis per la prima volta nella comparsa conclusionale, è idonea ad attivare il dovere del Giudice di rilievo ex officio ex art. 1421 c.c. per quanto sancito da Cass. SS.UU. con le pronunce gemelle n. 26242 e 26243 del 2014. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario - Violazione del limite di finanziabilità - Art. 38 TULB - Nullità dell’intero contratto

La violazione del limite di finanziabilità comporta la nullità dell'intero contratto di mutuo.
Ne caso di specie era stato concesso un finanziamento per un importo eccedente l’ottanta per cento del valore del bene ipotecato desumibile dal prezzo di acquisto. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo 04 febbraio 2020.




Ammortamento alla francese: il regime finanziario composto comporta la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Ammortamento alla francese – Regime finanziario composto – Anatocismo – Indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Nei piani di rimborso rateale dei finanziamenti l’impiego, ai fini dell’elaborazione di un piano di ammortamento alla francese, del regime finanziario della capitalizzazione composta, con pagamento periodico degli interessi calcolati su tutto il debito residuo non ancora estinto, determina il venir meno della proporzionalità rispetto al tempo (oltre che al capitale) prevista dall’art. 821 c.c. e comporta la conseguente maggiorazione della rata di ammortamento, per effetto della quale il monte interessi lievita esponenzialmente (ciò che comporta, per l’appunto, la produzione di interessi su interessi). È proprio in tale fenomeno che si annida l’essenza dell’anatocismo, per quanto “celato” nel valore della rata pattuita, quantificata già ab origine applicando il T.A.N. contrattuale secondo la formula dell’interesse composto.

L’impiego, nell’ammortamento alla francese, del regime finanziario composto comporta pertanto la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse, con conseguente ricalcolo in regime finanziario semplice ed adozione dei tassi legali ex art. 1284 c.c. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 04 febbraio 2020.




La sentenza di accertamento del credito del correntista non rappresenta di per sè titolo per l’esecuzione forzata

Sentenza di accertamento – Credito del correntista – Titolo giudiziale – Applicabilità

La sentenza che accerta il credito del correntista nei confronti della banca ha contenuto di mero accertamento e non contiene alcuna statuizione di condanna, neppure implicita, non rappresentando così direttamente titolo per l’esecuzione forzata.

Il correntista, in tal caso, ha pertanto diritto di ottenere un titolo giudiziale di condanna al pagamento dell’indebito e può essere concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 04 febbraio 2020.




Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina un’inversione dell’onera della prova

Mutuo condizionato – Quietanza – Atto confessorio stragiudiziale – Inversione onere prova – Deposito degli estratti conto – Accredito della somma finanziata in data posteriore alla stipula del mutuo – Assenza di titolo esecutivo – Sussistenza

Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina, stante la sua natura confessoria, un’inversione dell’onera della prova, ponendo a cario del mutuatario la prova della mancata erogazione della somma la quale può dirsi offerta dalla produzione, nella specie, degli estratti conto che documentano l’erogazione della somma finanziata in tempi successivi alla stipula del contratto di mutuo. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 03 febbraio 2020.




Natura vessatoria della clausola derogativa ex art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di mutuo e negazione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto dal fideiussore consumatore

Fideiussore consumatore e vessatorietà della deroga convenzionale al termine di cui all’art. 1957 c.c. – Mancato rispetto della tutela approntata dal Codice del Consumo – Negazione della provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. del decreto ingiuntivo opposto da fideiussore

Va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore consumatore in caso di violazione delle forme di tutela sancite dal Codice del Consumo (fattispecie in cui il contatto di mutuo prevedeva la deroga del termine ex art. 1957 c.c. e non risultava rispettata la tutela normata dal Codice del Consumo per la quale il professionista ha l’onere di provare che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di  trattativa individuale ex art. 34, comma 5, D.lgs n. 206/2005, non essendo sufficiente la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 comma 2, c.c.) (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 03 febbraio 2020.




Cartolarizzazione: il debitore non può eccepire al cessionario la compensazione giudiziale

Cartolarizzazione – Cessione del credito – Eccezioni opponibili al cessionario – Compensazione giudiziale – Esclusione

In presenza di credito ceduto nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione, il cliente della banca il cui debito rientri in detto tipo di operazione non ha facoltà di eccepire al cessionario la compensazione giudiziale.

[Fattispecie in tema di eccezione di nullità per usura della clausola che disciplina il regime degli interessi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 28 gennaio 2020.




Negoziazione di assegno falso e responsabilità della Banca

Negoziazione di assegno falso – Responsabilità della Banca – Diligenza professionale – Onere della prova

Per adempiere all’onere della prova l’Istituto di Credito deve provare non solo che la falsificazione non poteva essere percepita dal banchiere accorto in base al grado di diligenza che si può pretendere da un operatore professionale qualificato, ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c., ma anche che la banca stessa si era dotata delle misure idonee, conosciute e disponibili secondo la miglior scienza ed esperienza del momento, per scongiurare il fatto illecito costituito dalla falsificazione materiale del titolo. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Appello Firenze 28 gennaio 2020.




Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c.

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TUB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Mancata contestazione da parte della Banca – Conseguenze – Nullità dell’intero contratto

Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità, in violazione dell’art. 38, comma 2 TUB, la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c. nella prima occasione utile, vale a dire l’udienza di discussione orale. In caso contrario, viene preclusa ogni difesa sul punto. Pertanto, se nell’udienza di trattazione, l’istituto di credito che si oppone alla nullità del mutuo fondiario non chiede la conversione dello stesso in mutuo ipotecario, non potrà più farlo nelle successive fasi del giudizio. Sulla conversione deve pronunciarsi il giudice di merito.

L’art. 38, comma 2 TUB, è una norma imperativa la cui violazione comporta nullità del contratto di mutuo fondiario e della relativa ipoteca, salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove la banca presenti tempestiva – nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità – istanza di conversione e ne risultino accertati i presupposti. Il limite di finanziabilità costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 23 gennaio 2020.




Nullità della clausola degli interessi moratori anche solo pattuiti e mai corrisposti

Contratti bancari – Mutuo – Interessi moratori – Nullità per superamento del tasso soglia usura – Gratuità del mutuo

La nullità della clausola degli interessi moratori (anche solo pattuiti e mai corrisposti) per superamento del tasso soglia travolge anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando così la gratuità del mutuo ex art. 1815 c.c.

Il legislatore del 1996 ha inteso prevedere, quale sanzione a carico del mutuante, la non debenza degli interessi in aggiunta ala nullità della clausola usuraria, a fronte del previgente dato normativo che faceva conseguire alla nullità della clausola la debenza di interessi nella misura legale. (Antonello Falco) (riproduzione riservata)
Appello Bari 23 gennaio 2020.




Questioni rilevanti sui tassi moratori, sulla clausola di salvaguardia e sulla validità della fideiussione che viola la normativa antitrust

Legge antitrust - Nullità clausole fideiussione – Onere di allegazione in concreto del pregiudizio – Tutela risarcitoria

Contratto di mutuo – Vigenza art. 3 delibera CICR 9.2.2000 – Deroga divieto anatocismo – Ammissibilità

Tasso soglia – Tasso di mora – Superamento – Confronto tra dati omogenei

TEGM – Criteri Banca d’Italia – Tasso soglia – Tasso complessivo – Aumento del 2,1%

Clausola di salvaguardia – Obbligazione contrattuale a carico della Banca – Esclusione della usura

Commissione di anticipata estinzione – Onere eventuale – Rilevanza superamento tasso soglia – Effettiva applicazione

Quanto alla eccezione di nullità delle clausole del contratto di fideiussione per violazione della legge antitrust, occorre rilevare che, sebbene in astratto una intesa vietata ai sensi dell’art. 2, l. 287/1990 può essere dannosa anche per un soggetto, consumatore o imprenditore, che non vi abbia preso parte, affinché gli si possa riconoscere un interesse ad invocare la tutela di cui all’art. 33, comma 2, l. 287/1990 non è sufficiente che egli alleghi, come nel caso di specie, la nullità della intesa medesima, ma occorre anche che precisi in concreto la conseguenza che tale vizio ha prodotto sul proprio diritto ad una scelta effettiva tra una pluralità di prodotti concorrenti, in quanto l’unica tutela concessa al soggetto rimasto estraneo alla intesa anti-concorrenziale che abbia allegato e dimostrato un pregiudizio ad essa conseguente, è quella risarcitoria, che nel caso di specie non è stata invocata.

Nei contratti di mutuo bancario, stipulati sotto la vigenza dell’art. 3 delibera CICR 9.2.2000, è consentita la deroga al divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., ma solo in base ad apposita pattuizione anteriore al sorgere del credito per interessi.

Quanto alla censura relativa al superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora di per sé considerato, occorre premettere che per verificare la possibile esistenza di interessi usurai occorre porre a confronto dati tra loro omogenei.

Il TEGM determinato secondo i criteri indicati dalla Banca d'Italia, all'epoca dei fatti, non comprendeva gli interessi di mora. Per cui, se questa voce non è compresa nel calcolo del tasso soglia antiusura determinato dalla Banca d'Italia non è possibile comprenderla nel tasso complessivo praticato dalla Banca e confrontato con quello di usura, venendosi altrimenti a confrontare dati non omogenei, se non utilizzando il tasso soglia antiusura ai criteri utilizzati, per esempio considerando, per il tasso di mora rispetto al normale interesse passivo, l’aumento di 2,1 punti percentuali rilevato dalla Banca d'Italia come parametro statistico per gli interessi moratori.

L'inserimento di una clausola "di salvaguardia", in forza della quale l'eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. tasso soglia antiusura previsto dall'art. 2, comma 4, della l. n. 108 del 1996, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell'oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell'impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge.

Il costo economico previsto in materia di penale per anticipata estinzione non rileva sull’operazione di finanziamento posto che la stessa rientra tra gli oneri eventuali, la cui applicazione non è automatica, bensì dipendente dal verificarsi dell’esercizio da parte del mutuatario della facoltà di rimborsare il capitale ricevuto in anticipo rispetto al termine pattuito nel contratto

Pertanto, tale onere eventuale assume rilevanza ai fini del superamento del tasso soglia solo allorché si verifichino i presupposti concreti della sua applicazione e cioè quando la cd. commissione di anticipata estinzione, secondo il principio dell’effettività degli oneri eventuali, oltre ad essere stata promessa, sia stata anche effettivamente applicata.

È da considerare, poi, che nei decreti ministeriali per la rilevazione dei tassi soglia la commissione di anticipata estinzione non è mai menzionata: essa, infatti, è collegata ad una facoltà del mutuatario, mentre il tasso effettivo globale medio (TEGM) si forma sulla rilevazione dei soli tassi corrispettivi e quindi sulla parte fisiologica relativa alla gestione del credito, con esclusione, quindi, tanto, come sopra osservato, della parte patologica, quanto di eventualità che attengono a scelte discrezionali del mutuatario, costituendo anzi opzioni aggiuntive a suo favore. (Sara Reverso) (riproduzione riservata)
Tribunale Velletri 20 gennaio 2020.




Usurarietà pattizia e non debenza dei moratori e dei corrispettivi quando è debordante la sommatoria contrattualmente prevista tra i medesimi in caso di mora

Contratto di mutuo – Usurarietà pattizia degli interessi sia corrispettivi  sia moratori in ragione della sommatoria prevista in contratto in caso di mora – Non debenza di alcun interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., – Imputazione dei pagamenti alla sola linea capitale – Inesistenza di debito scaduto alla data del precetto – Nullità del precetto e della procedura esecutiva per inesigibilità del credito ex art. 474 c.p.c.

L’illecito di “usura civilistica” si consuma con il solo fatto di avere convenuto tassi usurari e non richiede affatto anche la concreta formulazione della richiesta di pagamento delle somme che sarebbero dovute in conseguenza della concorde fissazione dei tassi usurari; con ciò il legislatore non è incorso in un errore legislativo, ma ha con evidenza espresso l’esigenza di responsabilizzare l’operatore professionale dominante.

Come anche sancito da Cass. n. 55982017 e n. 231922017, ai fini usura va sommata la percentuale del tasso di interesse corrispettivo con quella pattuita per il tasso di interesse moratorio qualora la debitoria complessiva, a seguito di inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme mutuate, è stata convenuta con riferimento alle rate scadute (comprensive, queste, di interessi corrispettivi) maggiorate degli interessi moratori - comportando, peraltro, tale meccanismo in caso di mora produzione di interessi su interessi e quindi anatocismo.

In tal caso, anche ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c., non ha efficacia la clausola di salvaguardia quando essa è stata convenuta separatamente per gli interessi corrispettivi e per gli interessi moratori ma non anche per la loro sommatoria.

l’inciso “a qualunque titolo” di cui all’art. 1 L. 394/2000 e “sotto qualsiasi forma” di cui all’art. 644 c.p., portano chiaramente a ritenere che la portata della riforma 1081996 sanzioni la natura usuraria delle condotte costituenti reato di usura con la nullità delle convenzioni di interesse corrispettivo e moratorio.

Non appare convincente Cass. n. 262862019 nella misura in cui subordina la legge n. 3942000 ad una pretesa prevalenza degli artt. 1815 e 1384 c.c. (con riduzione ad equità dell’obbligazione di interessi moratori, raffigurabili quale clausola penale), poiché, in primis, detti articoli devono ritenersi però equiordinati (quale valore e forza di legge) alla prima; in secundis, perché la legge n. 3942000 risulta successiva agli articoli medesimi (anche rispetto alla riforma dell’art. 1815 c.c., varata nel 1996); in terzis  perché, ancora rispetto agli stessi articoli (di diritto comune), si pone come norma evidentemente eccezionale.  

In ogni caso, ai sensi dell’art. 644 c.p., deve anche ritenersi che ogni vantaggio conseguito dalla banca (quindi, sia l’interesse corrispettivo che l’interesse moratorio, sia perciò la loro sommatoria) costituisca profitto del reato e che tale vantaggio non possa quindi essere preteso – ex art. 185 c.p. - dall’autore del reato nei confronti della persona offesa dal reato stesso; ciò appare confermato anche da Cass. 274422018, la quale  ha riaffermato che l’obbligazione di interesse convenzionale e l’obbligazione di interesse moratorio hanno la medesima natura e la medesima funzione di remunerazione del capitale, con la necessaria conseguenza che le obbligazioni devono, se del caso, considerarsi unitariamente ai fini della complessiva valutazione di usurarietà.

In ragione della usurarietà pattizia, dovendosi detrarre dal piano di ammortamento la quota interessi ed imputare i pagamenti rateali esclusivamente alle somme dovute in linea capitale, va dichiarata la nullità del precetto e della procedura esecutiva qualora, alla data del precetto, i pagamenti effettuati erano sufficienti ad estinguere il debito rateale in linea capitale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 15 gennaio 2020.




Nullità del contratto swap

Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito

Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 14 gennaio 2020.




Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo

Strumenti di debito - Buoni Postali - Tabella stampata sui buoni fruttiferi - Rendimenti

Poiché l’art. 4 del DM 13.6.1986 fa riferimento alla tabella stampata sui buoni fruttiferi postali, qualora l’ufficio postale in sede di emissione di titoli appartenenti alla serie Q utilizzi moduli della serie precedente P senza correggere interamente i rendimenti trentennali della tabella, Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo, anche a condizioni migliori rispetto a quelle normativamente stabilite. (Marisa F. Costelli) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 gennaio 2020.




Omissione degli obblighi informativi nella stipula di un contratto di interest rate swap ed inadempimento contrattuale della banca

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Sottoscrizione di dichiarazioni di competenza contenute nell’accordo quadro – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Inadeguatezza rispetto al profilo finanziario del legale rappresentante della società contraente – Inadempimento contrattuale – Risoluzione del contratto – Obbligo del risarcimento dei danni

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Grave inadempimento contrattuale

Le dichiarazioni genericamente rese dal cliente mediante sottoscrizione dell’accordo normativo per l’operatività in strumenti finanziari sono mere clausole di stile, predisposte in via generale dalla banca su formulari, che non contengono alcun riferimento alla situazione finanziaria specifica del cliente né riscontrano la sua qualità professionale e/o qualificata ex art. 6 TUF.

L’omessa avvertenza del grado di rischio del prodotto derivato, della possibilità di generare ingenti addebiti, dell’inadeguatezza della natura aleatoria dell’IRS rispetto alle caratteristiche dell’investitore riassunte nella profilatura, concretano l’inadempimento contrattuale dell’intermediario per violazione degli obblighi informativi sullo stesso gravanti, con risoluzione dell’accordo normativo e del contratto di swap, ove richiesta, e in ogni caso obbligo del risarcimento del pregiudizio patrimoniale sopportato dall’investitore.

L’omissione degli obblighi informativi in un contratto IRS costituisce grave inadempimento contrattuale, ai sensi degli artt. 1218 e 1453 c.c., poiché è ragionevole presumere che l’ordinario risparmiatore, se adeguatamente informato delle caratteristiche dell’investimento, non si sarebbe esposto al rischio di perdere il capitale investito. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)
Appello Cagliari 09 gennaio 2020.




La consegna a terzi delle credenziali di accesso al conto corrente on line con omissione di qualunque successivo ulteriore controllo esclude la responsabilità della banca

Conto corrente bancario – Consegna a terzo di credenziali di accesso – Omesso successivo controllo – Responsabilità della banca – Esclusione ex art. 1227, comma 2  cc

Deve escludersi ai sensi dell’art. 1227, comma 2 cpc la responsabilità della banca per gli ammanchi sul conto corrente del cliente che, senza di ciò informare l’istituto di credito, abbia consegnato a un terzo le credenziali di accesso al proprio conto corrente on line, omettendo, poi, per anni qualunque verifica dell’andamento del conto. Ciò in quanto la verifica dell’andamento del conto corrente e la comunicazione degli ammanchi alla banca avrebbe del tutto evitato il danno. (massima ufficiale) Tribunale Milano 08 gennaio 2020.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per la consegna di documenti non inviati dall’istituto di credito

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – Ammissibilità

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – provvisoria esecutività – Applicabilità

E’ ammissibile il decreto ingiuntivo per la consegna dei documenti informativi e contrattuali relativi ad una polizza unit linked qualora la banca non abbia adempiuto alla richiesta ex art. 119 TUB.

Sussistono i presupposti ex art. 648 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo diretto alla consegna della documentazione contrattuale ed informativa inerente una polizza unit linked laddove non forniti spontaneamente dall’istituto ai sensi dell’art. 119 TUB. (David Giuseppe Apolloni, Simona Batori, Eleonora Magnanini) (riproduzione riservata)
Tribunale Spoleto 07 gennaio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 TUB

Mutuo fondiario – Violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 t.u.b. – Nullità – Sussistenza – Conversione in mutuo ipotecario – Ammissibilità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, 2° comma, t.u.b. e della conseguente delibera del Cicr del 22.4.1995, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario, essendo detto limite essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come «fondiario», ferma restando tuttavia la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona 31 dicembre 2019.




Atto di pignoramento e cessione del credito con data certa anteriore, opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Art. 2914 c.c. – Pignoramento – data certa – Opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Forma dell’accettazione libera

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Opposizione di terzo all’esecuzione – Sospensione

A norma dell’art. 2914 c.c., comma 1, n. 2, non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo successivamente al pignoramento, e per l’art. 1265 c.c. l’efficacia della cessione riguardo ai terzi (tale deve considerarsi il creditore pignorante) richiede la certezza della data dell’atto di cessione, e non d’altro; vero è che nel caso dei crediti futuri l’efficacia immediata della cessione è meramente obbligatoria, e che l’effetto traslativo del credito si verifica solo al momento successivo in cui il credito viene ad esistenza; tuttavia, tale effetto è sottratto alla disponibilità delle parti, e per esso non si pone un problema di opponibilità ex art. 2914 c.c.

L'accettazione della cessione del credito è un atto a forma libera che può risolversi anche in un comportamento concludente ed univoco.

Qualora il terzo opponente (cessionario del credito) produca comunicazione - inviatagli tramite raccomandata a.r. avente data certa anteriore al pignoramento – con la quale la creditrice cedente gli ha ceduto il credito fatto oggetto di pignoramento, si deve ritenere provata l’accettazione da parte della debitrice dell’intervenuta cessione, con conseguente sospensione del pignoramento notificato. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 28 dicembre 2019.




Cessione del quinto, TAEG, TEG e Polizza assicurativa

Finanziamento con cessione del quinto - Tasso usurario - Collegamento negoziale del contratto di polizza - Applicabilità

Nel calcolo del tasso rilevante ai fini dell’usura rientra il costo per  l’assicurazione obbligatoria in quanto inscindibilmente connessa al credito mutuato. Al contratto di mutuo usurario consegue la integrale gratuità dello stesso (ex artt. 1815 c.c. – 644 c.p.), con correlato diritto alla ripetizione integrale in capo al mutuatario di tutto quanto capitale non sia. (Jessica Michela Rizza) (riproduzione riservata) Tribunale Ivrea 23 dicembre 2019.




Art. 117 TUB e compensazione giudiziale del saldo attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal finanziamento

Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso

In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 dicembre 2019.




Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito proposta in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e onere di ricostruzione dell'intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione di ripetizione - Onere della prova - Estratti conto dall'inizio alla fine del rapporto

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, inutilizzabili invece rivelandosi criteri presuntivi o approssimativi

Chi propone una domanda riconvenzionale di natura creditoria deve provare l’esistenza e l’entità del credito. L’opponente a decreto ingiuntivo, convenuto in senso sostanziale rispetto alla domanda creditoria, assume la posizione di attore, anche sotto il profilo dell’onus probandi, in ordine alla proposizione della domanda riconvenzionale. Non modifica il regime dell’onere probatorio la qualificazione giuridica della domanda come di accertamento negativo del credito di controparte. (Lorenzo Valente Renda) (riproduzione riservata)
Appello Lecce 12 dicembre 2019.




Estinzione anticipata del finanziamento: diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito e ripetibilità dei costi up front

Estinzione anticipata del finanziamento - Diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito - Costi up front

A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell’ABF.

La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda.

Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring.

“Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring. (1) (Roberto Marcelli) (riproduzione riservata)
ABF 11 dicembre 2019.




Applicazione del tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B.

Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza

Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa 05 dicembre 2019.




Ammortamento alla francese: il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento

Ammortamento alla francese – Indeterminatezza contrattuale – Incertezza del tasso di interesse concordato tra tasso di interesse nominale e tasso di interesse effettivo applicato nel piano di ammortamento alla francese allegato al mutuo – Violazione degli artt.1283 e 1284 c.c. – Applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto

Il diritto stabilito per il creditore dall’art.1194 c.c., rispetto all’imputazione del rimborso del credito, non può divenire un diritto di incrementare surrettiziamente il tasso (pattuito ai sensi dell’art.1284 c.c.), gli interessi e la remunerazione del capitale prestato.

Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento del piano di ammortamento, poiché il calcolo dell’interesse, nel piano di ammortamento, deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice.

[Nel caso specifico, la Banca, che aveva utilizzato nel contratto questo particolare tipo di capitalizzazione, ha violato non solo il dettato dell’art.1283 c.c.,ma anche quello dell’art.1284 c.c. che, in ipotesi di mancata determinazione e specificazione, ovvero di incertezza del tasso di interesse (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al medesimo contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto.] (Carmine de Benedittis) (riproduzione riservata)
Appello Campobasso 05 dicembre 2019.




Delibera sanzionatoria della Consob per abuso di informazioni privilegiate fondata su presunzioni ed argomenti logico deduttivi

Opposizione a sanzioni amministrative irrogate da Consob – Onere della prova – Presunzioni da argomenti presuntivi – Infondatezza

Anche in tema di prova dell’abuso di informazioni privilegiate deve escludersi che nel procedimento per presunzioni semplici l’inferenza deduttiva possa trarre spunto da un evento il cui accertamento risulti affidato esso pure a prova logica anziché a prova storica.

Il procedimento per la dimostrazione come vero di un fatto altrimenti ignorato deve infatti ex art. 2727 c.c. muovere dalla considerazione di altro fatto che si caratterizzi per essere noto, tale essendo soltanto, per necessità logica, un evento pacifico ovvero confermato da prova storica. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 05 dicembre 2019.




Buoni Postali Fruttiferi Serie Q e illegittima riduzione degli interessi pattuiti

Buoni Postali Fruttiferi Serie Q – Illegittima riduzione degli interessi pattuiti per il periodo dal 21° al 30° anno – Prevalenza degli interessi esplicitamente indicati per gli ultimi 10 anni, anche se superiori alla percentuale del 12%

Qualora il decreto ministeriale modificativo dei tassi sia antecedente alla data di emissione del Buono fruttifero, si ritiene che possa essersi ingenerato un legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse riportati sul titolo e che tale affidamento, come affermato dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con sentenza n. 13979/2007, vada tutelato. Ne deriva che il rendimento del titolo costituito da un Buono postale fruttifero, serie Q, per il periodo dal 21° al 30° anno esplicitamente indicato nella postilla in calce alla tabellina degli interessi pattuiti, stampata sul retro dei BPF emesso nell'anno 1988, deve considerarsi prevalente rispetto al rendimento indicato dal D.M. 13/06/1986 (tasso di interessi al 12%).

Il successivo decreto ministeriale 23/06/1997 ha corretto la capitalizzazione da lorda a netta, ma solo per i primi 20 anni di vita dei titoli, nulla dicendo a riguardo degli ultimi 10 anni. (Gregorio Zambrin) (riproduzione riservata)
ABF Milano 05 dicembre 2019.




Nullità del tasso di apertura di credito senza indicazione del tasso effettivo annuo derivante dalla capitalizzazione; usurarietà del tasso ultra-fido sommato alla quota di CMS ultrasoglia annualizzata

Contratti di apertura di credito con capitalizzazione trimestrale degli interessi successivi alle Istruzioni di Banca d’Italia del luglio 2003 – Obbligo di indicazione tasso annuo effettivo – Sussistenza – Omissione – Nullità della intera clausola sul tasso

Usurarietà pattizia originaria del tasso di interesse su apertura di credito per sommatoria con Cms oltre soglia previa annualizzazione della Cms – Sussiste

Nei contratti di apertura di credito successivi alla pubblicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia di Luglio 2003 e che prevedono la capitalizzazione infraannuale degli interessi, la Banca deve indicare espressamente il tasso nominale ed anche il tasso risultante dalla capitalizzazione a pena di nullità della clausola che prevede il tasso per violazione dell’art. 3 Sezione III delle Istruzioni della Banca d’Italia in combinato disposto con l’art. 117 comma 8 Tub

In caso di previsione pattizia della Commissione di massimo scoperto in misura superiore alla Cms usuraria, la percentuale di ultra-soglia va annualizzata e sommata al tasso di interesse, ed al termine di detta operazione va verificato l’eventuale superamento del tasso soglia usura. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 novembre 2019.




Conto corrente bancario, azione per ripetizione di indebito proposta dal correntista e onere della ricostruzione dell’intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione per ripetizione indebito proposta dal correntista - Ricostruzione intero andamento del rapporto - Necessità - Onere della prova a carico del correntista - Sussiste - Incompletezza estratti conto - Conseguenze

Alla stregua dei princìpi generali sul riparto dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c., nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida causa debendi, essendo quindi onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 27 novembre 2019.




Rideterminazione dei saldi del conto corrente in mancanza degli estratti conto analitici

Conto corrente bancario – Ripetizione di somme indebitamente trattenute – Onera della prova – Mancanza o siano incompletezza degli estratti conto analitici – Valutazione della affidabilità della CTU

In tema di azione di ripetizione di somme indebitamente trattenute dalla Banca nel corso del rapporto di conto corrente, quando manchino o siano incompleti gli estratti conto analitici, il problema non è quello di stabilire se in astratto si possa espletare la CTU ma se in concreto la CTU espletata sia affidabile; non è, infatti, vietato al giudice espletare una consulenza tecnica contabile per la rideterminazione del saldo del conto corrente in base ai documenti contabili prodotti dalle parti, riducendosi in tal caso la questione alla verifica dell’attendibilità della CTU.

[Nel caso di specie, il CTU ha argomentato, in modo esauriente e condivisibile, le conclusioni in ordine all’avvenuta rideterminazione del saldo in assenza degli estratti conto analitici, precisando che, nel caso concreto, ciò non ha inciso in nessun modo sui calcoli, che sono stati effettuati in modo “perfettamente corretto” e “senza nessun margine di approssimazione” per un determinato periodo, mentre ha rilevato delle “approssimazioni del tutto marginali” per i calcoli relativi a d altro periodo. Il medesimo CTU ha, inoltre, indicato il metodo matematico adottato, specificando che “gli elementi per il conteggio delle competenze consentono di determinare un saldo medio per un intervallo di giorni e che quindi, pur non consentendo di determinare l’esatto ammontare del saldo di conto corrente a quella precisa data di valuta, consentono però la corretta determinazione degli interessi nell’intervallo di giorni considerato che è l’unica cosa che conta alla fine del presente lavoro”.Il CTU ha quindi spiegato che “l’assenza degli estratti conto analitici ha comportato la necessità di ricostruire i saldi del conto e i singoli movimenti per valuta mediante un calcolo a ritroso, consistente nel dividere il totale dei numeri per i giorni e moltiplicando il risultato per cento”, come rappresentato nella formula esplicitata nella relazione.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2019.




Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali dedotta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni

Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali - Domanda proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni - Inammissibilità

La domanda di declaratoria di nullità delle fideiussioni per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali, proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni, deve ritenersi inammissibile in quanto del tutto nuova per causa petendi e implicando nuovi accertamenti in fatto del tutto preclusi in questa fase. (Francesco Denti) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 novembre 2019.




Usura pattizia e ammissibilità dell’azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca in costanza di apertura del conto corrente

Contratti bancari – Anticipazione – Usura pattizia/originaria – Art. 1815 cod. civ. – Applicabilità

Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – In costanza di apertura del conto – Ammissibilità

Se il tasso soglia è violato (anche a livello di sola pattuizione, ancorché poi in fatto la previsione negoziale non venga applicata), trova comunque e ad ogni modo applicazione l’art. 1815 cod. civ., secondo cui, se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e il finanziamento diventa gratuito.

In presenza di rimesse solutorie accertate dal C.T.U., la domanda di ripetizione d’indebito va accolta. (Alberto Radin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 13 novembre 2019.




Non trova applicazione l’art. 1815, comma 2, c.c. quando il tasso soglia di usura viene superato nel corso del rapporto

Rapporto di conto corrente – Superamento del tasso soglia nel corso del rapporto – Applicazione del tasso legale

Non trova applicazione l’art. 1815 c. II c.c. qualora il tasso soglia di usura venga superato nel corso del rapporto.

Laddove nel corso del rapporto di conto corrente venga applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia, dovrà procedersi al ricalcolo degli interessi al tasso legale ex art. 1284 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Genova 07 novembre 2019.




Domanda di restituzione del mutuante e oneri probatori

Domanda fondata su contratto di mutuo - Causale versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza.

L’attore che chiede la restituzione di una somma di denaro, affermando di averla in precedenza corrisposta a titolo di mutuo, è tenuto a provare, oltre all’avvenuta consegna del denaro, anche che questa è stata effettuata per un titolo che comporti l’obbligo di restituzione, atteso che una somma di denaro può essere consegnata per varie causali: consegue che la contestazione del convenuto, il quale, pur riconoscendo di avere ricevuto la somma di denaro, neghi però la sussistenza di un mutuo ed adduca una causale diversa, non si configura come eccezione in senso sostanziale, tale da far ricadere su di lui l’onere di provare la diversa causale, poiché negare l’inesistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l’inefficacia o la sua estinzione, ma significa soltanto contestare l’accoglibilità dell’azione per mancanza della prova a supporto della domanda, rimanendo onere dell’attore provare l’esistenza dell’obbligo di restituzione, posto che esso non è dal convenuto riconosciuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 novembre 2019.




Fideiussione omnibus e fideiussione specifica: pretesa nullità per violazione della normativa antitrust

Provvedimento Banca d’Italia n. 55 del 2 maggio 2005 in funzione anti-concorrenziale – Applicabilità alle sole fideiussioni omnibus

Il provvedimento della Banca d’Italia del 2.05.2005 di censura di alcune disposizioni dello schema contrattuale predisposto dall’ABI si riferisce esclusivamente alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. “fideiussione omnibus)”, la quale è fattispecie diversa dalla fideiussione – come quella azionata nella presente procedura esecutiva – che, lungi dal garantire tutte le operazioni bancarie intercorrenti tra la società garantita e l’istituto di credito finanziatore, è delimitata nel suo oggetto alle obbligazioni scaturenti dal contratto di mutuo, essendo, dunque, priva delle caratteristiche proprie della c.d. fideiussione omnibus. (Lorenzo Biscaglia) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa 06 novembre 2019.




Mandato all’incasso e facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente

Concordato preventivo - Rapporti bancari - Mandato all’incasso - Patto di compensazione - Necessità

In presenza di mandato all’incasso, la facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente può aver luogo solo in forza di apposita clausola che attribuisca tale facoltà alla banca, la quale comete il relativo onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 05 novembre 2019.




Rideterminazione di sanzione e confisca in tema di abuso di informazioni privilegiate dopo le sentenze della Corte Costituzionale 63/2019 e 112/2019

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 bis TUF e art. 6, comma 2 D.Lgs. n. 72/15 – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 sexies TUF – Confisca per equivalente di prodotto o profitto dell’illecito – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione in misura pari al profitto

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2 D.Lgs. 12/5/15, n. 72, nella parte in cui questo escludeva l’applicazione retroattiva delle modifiche in melius apportate dal comma 3 dello stesso art. 6 alle sanzioni amministrative previste per l’illecito di cui all’art. 187 bis del TUF, spetta alla Corte d’Appello rideterminare la sanzione in ragione della gravità dei fatti accertati, senza vincoli né relativi alla pregressa irrogazione del doppio del minimo edittale (ridottosi per effetto della sentenza della Corte Costituzionale), né relativi al fatto che l’importo della sanzione originariamente irrogata rientri nella cornice edittale rideterminata dalla Corte Costituzionale, pur se quale massimo importo sanzionatorio.

Alla luce della sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 10/5/19 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la previsione dell’art. 187 sexies del D.Lgs. n. 58 del 1998 nella parte in cui prevede la confisca obbligatoria, diretta o per equivalente del prodotto dell’illecito (inteso anche come valore totale dell’attività di negoziazione) e non del solo profitto, non residua in capo alla Corte d’Appello alcun profilo di discrezionalità nella determinazione dell’importo oggetto di confisca che deve corrispondere strettamente alla misura del profitto conseguito. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 novembre 2019.




TEG ai fini usura e discrasia tra TAEG letterale ed effettivo ed applicazione del tassi BOT (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo - Computo nel TEG della commissione per l’estinzione anticipata e gratuità del mutuo in caso di accertata usurarietà - Regime di capitalizzazione composta degli interessi ed illecito effetto anatocistico - Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in  TEG, ad eccezione di imposte e tasse), il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà computando tutti gli oneri, anche quello pattuito per l’eventuale estinzione anticipata; in caso di acclarata usurarietà, il CTU dovrà rimodulare il piano di ammortamento espungendo ogni interesse.

Il CTU deve verificare se, in ragione del regime finanziario di capitalizzazione composta degli interessi adottato nel piano di ammortamento, si sia verificato un effetto anatocistico e, in caso affermativo, deve procedere alla rimodulazione del piano di ammortamento attualizzando i flussi finanziari a tasso semplice anziché composto.
In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo BOT ex art. 117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 novembre 2019.




Cessione in blocco di crediti bancari e necessaria ricorrenza di tutte le condizioni previste per il trasferimento dei crediti

Cartolarizzazione crediti bancari - Cessione in blocco con pubblicazione dell'atto di cessione in Gazzetta Ufficiale - Requisiti di individuazione dei crediti ceduti - Necessaria presenza di tutti i requisiti individuati nell'avviso di cessione - Nozione di "causa passiva" - Opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Difetto di legittimazione - Inammissibilità dell'appello

Là dove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda - per l'individuazione dei crediti ceduti - che ricorrano "tutte" le caratteristiche elencate, il chiaro tenore letterale dell'avviso non consente altra lettura se non quella per cui oggetto di cessione sono i crediti che abbiano contestualmente tutte quelle caratteristiche: in difetto anche di una soltanto delle quali il presunto cessionario non potrà esser ritenuto titolare della posizione soggettiva ceduta e dovrà esser dichiarato privo di legittimazione ad impugnare (con conseguente inammissibilità dell'appello dal medesimo promosso).

Ove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda che il credito ceduto sia relativo a "causa passiva instaurata dal debitore", la caratteristica non si può ritenere ricorrente con riguardo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo intimato dalla Banca cedente, atteso che nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente è parte attrice solo formalmente, mentre mantiene la veste di convenuto sostanziale, in quanto agisce in risposta all'iniziativa giudiziaria radicata dalla Banca.

Tanto meno potrà ritenersi che la causa di opposizione a decreto ingiuntivo - definita in primo grado a favore dell'opponente, con condanna della Banca alle spese di soccombenza - "si sia conclusa con un provvedimento di condanna comportante l'esborso di una qualunque somma di denaro al relativo debitore", tale non potendosi appunto ritenere la condanna alle spese processuali, che non riguarda "il credito", ma è statuizione meramente accessoria.

[Fattispecie relativa all'avviso di cessione dei crediti di Banca Popolare di Puglia e Basilicata ad Aporti SPV s.r.l.] (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 ottobre 2019.




Conto corrente bancario, ius variandi e verifica dell'usura

Conto corrente bancario - Ius variandi - Verifica dell'usura - Modalità

Nei rapporti di conto corrente bancario, in presenza di intervenuta variazione delle condizioni economiche in conseguenza dell'esercizio del ius variandi da parte dell'intermediario, la verifica dell'usura va eseguita rapportando il tasso così modificato alla soglia vigente al momento della modifica e ponderando i successivi trimestri sino all'eventuale ulteriore variazione delle condizioni medesime. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 23 ottobre 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e di affidamento della cui produzione è onerata la banca per il principio di vicinanza della prova

Eccezione di inesistenza dei testi contrattuali sollevata dal correntista in accertamento negativo del credito – Irrilevanza della mancata previa richiesta del correntista ex art. 119 TUB – Onere di produzione a carico della banca per il principio di vicinanza della prova – Nullità di tutte le condizioni economiche ed espunzione dal ricalcolo di tutti gli addebiti annotati in conto senza valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto (Cass. Civ. Ordinanza n°33321 del 21.12.2018).

Qualora però l’attore in accertamento negativo abbia eccepito la nullità per mancanza di forma scritta in ragione dell’inesistenza dei testi contrattuali, deve tenersi conto del principio espresso dalla Cassazione, secondo cui “quanto alle singole clausole, se è vero che anche nelle azioni di accertamento negativo l’onere della prova incombe sull’attore, tuttavia quanto ai fatti negativi (nella specie, inesistenza di convenzione scritta di interessi ultralegali e di previsione contrattuale sufficientemente specifica di commissioni di massimo scoperto) trova applicazione il principio di vicinanza o inerenza della prova, che ribalta l’onere sul convenuto” (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26.09.2019, n°24051) (fattispecie in cui non era stato previamente attivato il diritto ex art. 119 TUB di consegna dei contratti, non avendo senso chiedere alla banca ciò che si sa non esistere).

La mancata contestazione temporale dell'estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabili gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto il profilo della validità o inefficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano; in tal caso l'impugnabilità investe direttamente il titolo ed è regolato dalle norme generali sul contratto (cfr. Cass. Civ., sent. n°10376/2006). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 23 ottobre 2019.




Gli obblighi di forma e pubblicità nel contratto di leasing finanziario

Contratto di locazione finanziaria – Indeterminatezza e usurarietà delle condizioni contrattuali – Omessa o inesatta indicazione del tasso leasing – Nullità – Ripetizione somme pagate a titolo di interessi – Rigetto

Per mere ragioni di trasparenza, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia pubblicate in Gazzetta Ufficiale, supplemento del 19 agosto 2003, è previsto per le società di leasing l’obbligo di pubblicizzare alla clientela, al momento della stipula del contratto, il c.d. “tasso leasing”, quale tasso di attualizzazione per il quale si verifica l’equivalenza finanziaria tra il costo d’acquisto del bene locato e i canoni periodici dovuti dall’utilizzatrice. L’obbligo di pubblicizzare il tasso leasing riguarda i contratti di locazione finanziaria stipulati dopo la divulgazione delle predette Istruzioni della Banca d’Italia, mentre alcun onere sussiste per i contratti stipulati nel periodo precedente.

Il tasso leasing rappresenta un mero obbligo informativo, non richiamato all’art. 117 TUB e previsto dalle citate Istruzioni della Banca d’Italia, nel capo riferito alla pubblicità contrattuale, con l’effetto che la mancata o inesatta comunicazione di tale valore alla clientela non determina nullità del contratto, risultando sufficiente, per la valida assunzione dell’impegno finanziario da parte dell’utilizzatrice, la pattuizione del numero, dell’ammontare dei canoni e della periodicità degli stessi, nonché delle spese. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 15 ottobre 2019.




Il tasso di mora usurario non suscettibile di alcuna maggiorazione rende gratuito il mutuo

Usura pattizia del tasso di mora – Esclusione della maggiorazione del 2,1% – Gratuità del mutuo – Sospensione della procedura esecutiva

Non appare persuasiva la tesi prospettata dalla banca tesa a suggerire, per gli interessi di mora, una diversa determinazione del TEGM attraverso la previsione di una maggiorazione pari al 2,1% come indicato dalla Banca d’Italia, poiché, ai fini della valutazione della soglia di usurarietà, l’art. 644, co. III, c.p. rinvia al limite fissato dall’ art. 2, co. IV, della l. 7 marzo 1996, n. 108, che, già in origine, faceva riferimento al tasso medio risultante dall'ultima rilevazione trimestrale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, le quali rilevazioni trimestrali – criterio ex lege di integrazione della fattispecie normativa della cd. usura oggettiva – non sono affatto comprensive degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento.

Oltretutto, il calcolo del tasso soglia usurario già è incrementato di ulteriori punti percentuali (attraverso lo spread sul TEGM, sia nella formulazione originaria sia per effetto della riforma normativa di cui al d.l. 70/2011), idonei a ricomprendere specifiche variabili del rapporto di credito anche dovute all’inadempimento di una delle parti.

Pertanto, deve condividersi la soluzione per la quale va assunta, come valido termine di raffronto del TEG contrattuale, il TEGM normativamente stabilito nella specie dal DM in vigore all’epoca della stipula del contratto di mutuo.

In punto di conseguente gratuità del mutuo, pur non ignorandosi il diverso avviso espresso da Cass. ord. n. 27442/2018 (laddove si afferma, in relazione all’effetto dell’accertata usurarietà, che l'art. 1815, co. 2, c.c. “si riferisce solo agli interessi corrispettivi, … : il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale”), non si ritiene potervisi  convintamente adeguare, in considerazione vuoi della natura dell’affermazione (obiter dictum), vuoi dell’orientamento interpretativo contrario (gratuità del mutuo) motivatamente espresso da questo Ufficio da ultimo con l’ordinanza collegiale del 18.02.2019, vuoi della presente fase di giudizio connotata da evidente sommarietà della cognizione.

Pertanto, alla luce dell’evidenziata usurarietà del mutuo, atteso che quanto complessivamente versato dal mutuatario estingue l’obbligo rateale in linea capitale sino alla data di notifica del precetto, va sospesa la procedura esecutiva. (Dario Nardone) (Biagio Rosario Manna) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 09 ottobre 2019.




Nullità parziale delle fideiussioni omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 03 ottobre 2019.




Anatocismo e adeguamento alla Delibera CICR del 9.2.2000

Anatocismo – Sanatoria – Rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000

In caso di rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000 al fine di sanare l’anatocismo illegittimo è necessaria la produzione di un apposito documento contrattuale sottoscritto. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 03 ottobre 2019.




Doveri informativi dell'investitore, negoziazione fuori sede e facoltà di recesso

Intermediazione finanziaria - Negoziazione fuori sede - Recesso

Avuto riguardo all’evoluzione giurisprudenziale in materia di contratto cd. “monofirma” che ha trovato la dovuta sintesi nella pronuncia n. 898/2018 delle Sezioni Unite della Cassazione non sussistono profili di invalidità del contratto quadro di negoziazione allorquando, ferma la ricorrenza delle altre condizioni precisate da detta sentenza delle Sezioni Unite, sia stata omessa la sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante dell’intermediario finanziario.

L’indicazione contenuta in apposita clausola del contratto quadro di negoziazione di una generica facoltà di recesso da parte dell’investitore correlata alla durata indeterminata del cd. master agreement, non può ritenersi conforme all’art. 30 comma 7 D.Lgs. n. 58/1998, atteso che la previsione del diritto di recesso in caso di offerta fuori sede di strumenti finanziari è originata dalla necessità di garantire il soggetto (investitore) ritenuto più debole, consentendogli di ripensare (jus poenitendi) al contratto concluso nel caso in cui la vendita di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta fuori sede.

In tema di offerta fuori sede di strumenti finanziari, la funzione dell’indicazione specifica dell’art. 30, commi 6 e 7, del D.Lgs. n. 58/1998 è necessaria in funzione della tutela dell’investitore per cui, nell’esame della documentazione, il Giudice deve valutare l’effettività di detta tutela che, per essere tale deve essere evidenziata in modo che il contraente/investitore possa prendere effettiva cognizione della tutela mediante modalità obiettivamente idonee (ad es. collocazione distinta della clausola graficamente evidenziata o sottoscritta). (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 02 ottobre 2019.




Conto corrente bancario: la variazione delle condizioni contrattuali non comporta usura sopravvenuta ma originaria

Conto corrente bancario – Variazione delle condizioni contrattuali – Usura sopravvenuta – Esclusione – Usura originaria

Nel caso del conto corrente bancario, in ipotesi di esercizio dello ius variandi da parte della banca, non si può verificare il fenomeno del contrasto a posteriori di una clausola già pattuita con la sopravvenuta individuazione legale dei tassi usurari, bensì la variazione, da parte della banca medesima, del saggio precedente degli interessi: sicché il nuovo valore di questi ultimi ben può eccedere il tasso-soglia vigente al momento della variazione stessa (usura originaria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 02 ottobre 2019.




La clausola ‘a prima richiesta’ trasforma la fideiussione in contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Fideiussione bancaria - Presenza di clausola "a prima richiesta e senza eccezioni" - Natura di contratto autonomo di garanzia - Affermazione - Opponibilità di eccezioni relative al contratto garantito - Esclusione - Exceptio doli - Ammissibilità

La clausola di pagamento a prima o semplice richiesta scritta e senza eccezioni è di per sé idonea e sufficiente a trasformare un contratto di fideiussione in un contratto autonomo di garanzia.

Il garante potrà opporre eccezioni attinenti alla validità del contratto stesso, ma non di quello in relazione al quale ha prestato la garanzia, salva la possibilità di opporre l'exceptio doli e ove le eccezioni attengano a nullità del contratto presupposto per contrarietà a norme imperative o per illiceità della causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 01 ottobre 2019.




Opposizione a decreto ingiuntivo e produzione integrale degli estratti conto

Rapporto di conto corrente bancario - Opposizione a decreto ingiuntivo - Richiesta della banca di concessione della provvisoria esecuzione - Onere della prova del credito a carico della banca - Carenza della documentazione nella fase di merito - Rigetto

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del presunto credito con tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nel decreto opposto, non può essere concessa la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Rieti 20 settembre 2019.




Efficacia liberatoria immediata della quietanza del mutuatario

Contratto di mutuo - Validità di titolo esecutivo - Quietanza liberatoria - Sufficienza

In presenza di quietanza liberatoria rilasciata nell’atto stesso dal mutuatario il mutuo ha efficacia di titolo esecutivo. La quietanza di pagamento è un atto di scienza che il creditore può impugnare dimostrando che il divario esistente fra realtà e dichiarato è conseguenza di errore di fatto o violenza. Fuori da questi casi vale il principio di autoresponsabilità, che vincola il quietanzante alla contra se pronuntiatio asseverativa del fatto dell’intervenuto pagamento seppure non corrispondente al vero. Ogni utilizzo successivo del denaro dato in mutuo è quindi da ritenere riconducibile a disposizioni date dal mutuatario e alla tutela degli interessi dello stesso, come appunto verificatosi nel caso in esame, in cui il mutuatario ha disposto l’accredito di tale somma su un conto vincolato infruttifero appositamente acceso presso la banca ed intestato alla parte mutuataria medesima, a tutela degli interessi della stessa: ciò che rileva, quindi, non è la gestione del conto vincolato, bensì la circostanza che lo stesso sia stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria. (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Per il perfezionamento del mutuo non occorre la materiale consegna del denaro

Obbligazioni e contratti - Mutuo - Perfezionamento - Consegna della somma mutuata - Necessità della traditio - Esclusione

Pur ribadendo che il contratto di mutuo si perfeziona con la consegna, questa non può essere riduttivamente intesa quale fisica traditio del denaro nelle mani del mutuatario, ben potendo quest'ultimo rilasciare quietanza a fronte dell'acquisizione della disponibilità giuridica della somma mutuata.

[Nel caso di specie, il mutuatario aveva disposto l'accredito della somma su un conto vincolato appositamente acceso e a lui intestato; a rilevare, secondo il giudice, non era la gestione del conto vincolato bensì la circostanza che lo stesso fosse stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Accertamento con sentenza parziale del diritto a ripetere le somme indebitamento versate sul conto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Sentenza non definitiva - Condanna della banca al pagamento delle somme accertate dalla CTU contabile oltre spese

La sentenza parziale che accerta, da un lato, la fondatezza delle eccezioni di nullità sollevate dall’attore e, dall’altro, il suo diritto a ripetere le somme indebitamente versate è vincolante in ordine alle questioni definite ed a quelle da esse dipendenti. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 18 settembre 2019.




Fideiussione conforme al modello contrario alla normativa antitrust e questioni di competenza

Accertamento incidentale della nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia – Competenza del tribunale delle imprese – Sussiste

Eccezione di nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust – Sua ammissibilità davanti al giudice non specializzato – Esclusione

Anche la mera eccezione, di nullità della fideiussioni omnibus che si assumono redatte in conformità al modello ritenuto contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia va valutato dal giudice competente, da individuarsi, ai sensi dell’art. 18 d. lgs. 3/2017, nel tribunale delle imprese territorialmente competente.

Tale questione non può essere infatti conosciuta dal giudice non specializzato nemmeno in via di mera eccezione poiché la decisione su di essa implica un accertamento sulla nullità o non nullità del contratto (nel caso di specie della fideiussione), che, secondo quanto precisato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26242/2014, sebbene incidentale, è comunque idoneo al giudicato.

L’eccezione con cui venga fatta valere, davanti al giudice non specializzato, la nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust è inammissibile in quanto comunque comportante un aggiramento della competenza funzionale del giudice specializzato, se non addirittura mirata a tale obiettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 settembre 2019.




Incidenza delle Istruzioni della Banca d’Italia sul diritto di recesso di socio di banca cooperativa

Tribunale delle Imprese – Recesso del socio da una banca cooperativa – Rilevanza delle Istruzioni della Banca d’Italia

Nelle società cooperative, a differenza di quelle per azioni, le ipotesi di recesso del socio possono essere estese convenzionalmente e possono assumere il contenuto più vario sia in termini di presupposti dell’exit che di limiti o condizioni di efficacia della dichiarazione di recesso.

Le Istruzioni che la Banca di Italia può emanare in forza dell’art. 4, 1° comma, T.U.B. nell’esercizio del suo potere di vigilanza costituiscono fonte secondaria del diritto solo se, nei casi espressamente previsti dalla legge, integrino il dettato normativo mentre, laddove si limitino ad impartire direttive o ad offrire criteri di specificazione o interpretazione di una norma, vincolano esclusivamente i soggetti vigilati e non costituiscono fonte integrativa del contratto, salvo che siano espressamente richiamate in esso.

Pertanto una banca cooperativa non può opporsi al recesso di un socio, giustificato dal venir meno del requisito della residenza o del lavoro continuativo nella zona di competenza territoriale della banca, sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia, che danno rilievo a tali fini anche all’esistenza in detta zona di immobili su cui il socio vanta diritti reali, se dette istruzioni non sono espressamente richiamate nello statuto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 12 settembre 2019.




Nullità parziale delle fideiussione omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 10 settembre 2019.




Onere della prova del correntista nell’azione di ripetizione d’indebito, incompleta produzione degli estratti conto

Conto corrente bancario - Ripetizione dell’indebito - Incompleta produzione degli estratti conto

In caso di incompletezza degli estratti conto si può aderire a quella più ragionevole posizione giurisprudenziale che consente lo svolgimento dell’accertamento peritale, nello specifico a natura percipiente, anche quando non sia prodotta la serie completa di essi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 09 settembre 2019.




Nullità della clausola relativa al tasso Euribor nei mutui a tasso variabile nel periodo 2005 - 2008 e sostituzione con il tasso legale

 

Nei mutui a tasso variabile, è nulla la clausola relativa al tasso Euribor nel periodo 29/09/2005 al 30/05/2008 per effetto dell’alterazione dell’Euribor, nel predetto periodo, come accertata dalla decisione della Commissione Antitrust Europea – Direzione Generale della Concorrenza C(2013) 85121 in data 4.12.2013 nel caso AT39914.

Il tasso Euribor deve essere sostituito con il tasso legale tempo per tempo vigente, ai sensi degli artt. 1346/1284 III comma c.c., non già con il tasso sostitutivo di cui all’art. 117 comma VII TUB, applicabile soltanto nelle diverse ipotesi di “inosservanza del comma 4”. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 04 settembre 2019.




Forme di tutela del debitore nelle fattispecie di usura sopravvenuta nel contratto di mutuo fondiario

Rapporti di durata – Contratto di mutuo fondiario – Configurabilità di strumenti di tutela del debitore nei confronti della pretesa di interessi divenuti in executivis usurari – Exceptio doli generalis – Sussistenza

La condotta del creditore che riscuote interessi divenuti nel corso del rapporto ultra legali non può ragionevolmente essere trattata alla stregua di un post factum non punibile, essendo in tal caso il suo comportamento contrario alla buona fede perché pretenderebbe l’esecuzione di una prestazione oggettivamente sproporzionata.

Il creditore potrebbe allora paralizzare l’azione di adempimento degli stessi interessi avvalendosi dell’exceptio doli generalis, attraverso cui far valere un’inefficacia ex bona fide della clausola contrattuale relativamente a quella percentuale di interessi eccedente la soglia consentita. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 settembre 2019.




Credito fondiario e onere della prova

Ammissibilità produzione documentale riguardante la titolarità del diritto nel procedimento di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F. - Irrilevanza della destinazione delle somme concesse a mutuo nelle operazioni di credito fondiario e conseguente esclusione della loro natura di mutuo di scopo e della nullità del contratto per difetto di causa - Sussistenza della nullità del mutuo fondiario per violazione del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. - Onere della prova in ordine al rispetto del limite di finanziabilità -  Inammissibilità della conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario - Debenza degli interessi corrispettivi e moratori in misura legale

La decadenza comminata dall’art. 99, 2° comma, L.F. riguarda i documenti prodotti a sostegno della domanda e non quelli che riguardano la titolarità del diritto quale elemento costitutivo dell’azione, verificabile, questa, anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
Nelle operazioni di credito fondiario la destinazione della somma concessa in mutuo non costituisce elemento essenziale del contratto, non potendo sostenersi che trattasi di mutuo di scopo, con la conseguenza che non è invocabile la nullità negoziale per mancanza di causa.
Sussiste la nullità dei contratti di mutuo fondiario che violano i limiti di finanziabilità in ragione della natura pubblica dell’interesse tutelato dalla disposizione normativa contenuta nell’art. 38 T.U.B.
L’onere di dimostrare il rispetto dei limiti di finanziabilità grava sulla Banca creditrice e non sul fallimento, non solo perché il contratto della cui validità si discute è il titolo sul quale essa fonda la propria pretesa - e deve dunque esserne dimostrata la validità – ma anche per il principio di vicinanza della prova.
La conversione ammessa dall’art. 1424 c.c. presuppone la verifica sul fatto che le parti del contratto, tenuto conto dello scopo che avevano perseguito con il negozio nullo, lo avrebbero comunque sottoscritto se avessero saputo della sua nullità e, nel caso di specie, che il finanziamento sarebbe stato ugualmente concesso dall’istituto di credito pur nella consapevolezza del fatto che la nullità del contratto avrebbe privato di valore la garanzia ottenuta ed avrebbe fatto venir meno tutti i vantaggi e le agevolazioni delle quali gode il mutuo fondiario anche rispetto ad un comune mutuo ipotecario.
La nullità del contratto di mutuo fondiario per violazione dei limiti di finanziabilità non consente di ritenere dovuti gli interessi, corrispettivi e moratori, nella misura pattuita bensì in quella legale ai sensi degli artt. 1224, 1° comma e 1284 c.c. (Christian Antonio Mitrano) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 28 agosto 2019.




La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

Pattuizione usuraria degli interessi moratori – Gratuita’ del mutuo – Interessi corrispettivi non dovuti – Interessi moratori al tasso legale

La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

La tesi della riferibilità del comma 2, dell’art. 1815 c.c. ai soli interessi corrispettivi, secondo il più recente orientamento, meno favorevole alla parte mutuataria, va interpretata nel senso che gli interessi corrispettivi restano non dovuti in toto mentre gli interessi moratori usurari sono dovuti al tasso legale. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Opposizione all’esecuzione basata sull’usurarietà del contratto di mutuo: oneri di allegazione e prova

Opposizione ex art. 615 c.p.c. – Sospensione dell’esecuzione – Usurarietà del contratto di mutuo – Inesistenza del diritto di agire in executivis

Al fine di ottenere la sospensione dell’esecuzione, l’esecutato che propone l’opposizione ex art. 615 c.p.c., basata sull’usurarietà del contratto di mutuo, deve dedurre e dimostrare il superamento del cd. tasso soglia ex l. n. 108/96 e che, per effetto della nullità della clausola con cui furono pattuiti interessi usurari e della conseguente gratuità di cui al comma 2, dell’art. 1815 c.c., il mutuante, al momento della notifica dell’atto di precetto, non era creditore di alcuna somma, neppure a titolo di sorte capitale.

La verifica di sussistenza del diritto del mutuante di agire in via esecutiva va condotta raffrontando le somme complessivamente restituite dal mutuatario sino alla notifica dell’atto di precetto ed il cumulo delle rate maturate sino a quella data, secondo l’originario piano di ammortamento, epurate della quota di interessi indebita. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Mutui edilizi a stato avanzamento lavori: verifica di usurarietà sulla base del tasso soglia dei ‘mutui a garanzia reale’

Mutui edilizi a stato avanzamento lavori – Verifica di usurarietà – Tasso soglia dei mutui a garanzia reale – Verifica al tempo dell’originaria pattuizione

Nei mutui edilizi a Stato Avanzamento Lavori, il tasso soglia al quale fare riferimento per la verifica di usurarietà del contratto è quello previsto dai decreti ministeriali per la categoria dei “mutui con garanzia reale”.
Tale verifica va riferita all’epoca dell’originaria pattuizione, essendovi previsto il pagamento di interessi di preammortamento e l’erogazione immediata di una parte della somma finanziata. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Fideiussore e onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Il fideiussore può opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale - CTU contabile - Rilevazione dell’usura con calcolo del TEG con i criteri di Banca d’Italia - Revoca del decreto ingiuntivo - Trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica

Nel contratto di conto corrente bancario con apertura di credito l’onere della prova è a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo (e per cui si deve operare l’azzeramento di tutte le competenze provenienti dal anche dal conto anticipi e finiti sul conto ordinario poiché il primo privo di contratto e di estratti conto agli atti) ed il fideiussore può opporre alla Banca tutte le eccezioni che spettano al debitore principale e che riguardano le nullità anche parziali del contratto base per contrarietà a norme imperative; ne consegue che può essere ad esempio sollevata nei confronti della Banca l'eccezione di nullità della clausola anatocistica atteso che la soluzione contraria consentirebbe al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l'ordinamento vieta (Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018, n. 371).
Il Giudice del merito, quando aderisce alle conclusioni del CTU che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, ai rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l'obbligo della motivazione con l'indicazione delle fonti del suo convincimento; non è quindi necessario che egli si soffermi sulle contrarie deduzioni dei consulenti di fiducia che, anche se non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili con le argomentazioni accolte; le critiche di parte, che tendano al riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono in tal caso in mere allegazioni difensive, che non possono configurare il vizio di motivazione previsto dall'art. 360, n. 5, c.p.c. (Cassazione civile sez. III, 30/04/2009 10123).
All’esito dell’espletata CTU allora, è risultato accertato, in attuazione dei conteggi formulati sulla scorta dei quesiti sottoposti dal Giudicante stesso che al momento della chiusura del rapporto non sussisteva affatto un credito in favore dell’Istituto di credito, ma risultava maturato un consistente credito in favore del correntista. L’opposizione deve essere pertanto accolta e per l’effetto il decreto va interamente revocato.
Sempre per il tramite della C.T.U. contabile è stato accertato, inoltre, il superamento delle soglie della legge antiusura applicando i c.d. criteri di calcolo secondo le istruzioni della Banca d’Italia e della S.C. (con annualizzazione della CMS applicata trimestralmente ai fini dell'applicazione del "principio del margine") e di conseguenza devono essere trasmessi gli atti alla Procura della Repubblica competente per le valutazioni del caso. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 22 agosto 2019.




Violazione della normativa antiusura, inclusione delle spese assicurative nel TEG e cessione del quinto dello stipendio

Usura - Inclusione spese assicurative nel TEG - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso usurario della polizza assicurativa in quanto remunerativa per il mutuante - Cessione del quinto dello stipendio

L’obbligatorietà della polizza assicurativa stabilita in materia di cessione del quinto dello stipendio non può consentire la pretermissione della disciplina generale dettata in materia d’usura dalla norma primaria.

Pertanto, ai fini del calcolo dell’usura, le spese di assicurazione, anche quando siano obbligatorie per legge, debbono essere valutate in concreto dall’interprete, utilizzando i criteri del “collegamento” e della natura “remunerativa” e, quindi, inserite nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia usura.
In virtù del criterio del collegamento sussiste una presunzione di connessione nel caso di contestualità tra la spesa dell’assicurazione e l’erogazione del mutuo; nella cessione del quinto tale collegamento è in re ipsa dato l’obbligo sancito dalla legge di stipulare una polizza a copertura del mutuo.

Inoltre, la natura obbligatoria della polizza assicurativa prevista per i contratti di cessione del quinto dello stipendio non è incompatibile con una sua connotazione propriamente remunerativa (anche indiretta), dato che tale copertura assicurativa è stipulata a beneficio del mutuante e, pertanto, è idonea a rientrare nella previsione indicata nel paragrafo C4 delle Istruzioni di Banca d’Italia del 2006, ossia nella categoria dei costi rilevanti ai fini del calcolo del TEG. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Appello Torino 21 agosto 2019.




Mutuo fondiario: disciplina applicabile in caso di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento

Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità

Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.

L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.

Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.

Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 20 agosto 2019.




Ricostruzione unitaria del leasing e applicazione dell'art. 1526 c.c.

Contratti bancari – Contratto di leasing – Decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale – Efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo – Inammissibilità della domanda riconvenzionale – Rigetto

Contratti bancari – Contratto di leasing – Fattispecie negoziale autonoma – L. 124/2017: ricostruzione unitaria del contratto di leasing – Inapplicabilità in via analogica dell’art. 1526 c.c.

Il giudicato derivante dal decreto ingiuntivo non opposto, produce l’effetto di rendere incontroverso il rapporto giuridico dedotto. In sede di opposizione dichiarata inammissibile, tale inammissibilità impedisce di dare luogo a qualsiasi procedimento che su di essa si fondi, sicché anche la domanda riconvenzionale dell’opponente resta travolta dall’inammissibilità dell’opposizione.

L’art. 1526 c.c. non è applicabile ai contratti di leasing anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 124/20I7, in quanto si tratta di disciplina ad esso estranea. Il leasing, nella sua evoluzione giuridica, si è infatti man mano tipizzato assumendo forme del tutto peculiari e tipiche, sino all’introduzione della L. n. 124/2017, che ha dettato una compiuta disciplina relativa a presupposti, effetti e conseguenze della risoluzione per inadempimento, oltre a norme di coordinamento con altre disposizioni che richiamano tale fattispecie contrattuale. Sono dovuti, pertanto, i canoni scaduti insoluti maturati sino alla data di risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 19 agosto 2019.




Intese restrittive della concorrenza e nullità integrale del contratto

Fideiussioni conformi a schema ABI - Nullità - Divieto di applicazione uniforme clausole 2, 6, 8

Nullità totale negozio fideiussorio - Estensione effetti - Intesa anticoncorrenziale a monte - Contratti a valle

Negozio fideiussorio - Violazione art. 2 legge antitrust - Contrarietà all'ordine pubblico economico

L’applicazione uniforme e generalizzata delle clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini ex art. 1957 cod. civ., di regola contenute negli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI per le fideiussioni omnibus, determina la nullità integrale dei contratti bancari di fideiussione in cui sono inserite, ponendosi in contrasto con l’art. 2, co.2, lett. a) L. 287/1990.

La nullità di protezione, prevista dalla legge antitrust, investe per intero il contratto fideiussorio conforme allo schema ABI censurato da Banca d’Italia con provvedimento n. 55/2005, in quanto la nullità dell’intesa anticoncorrenziale a monte si estende all’attività scaturente dall’intesa vietata, consistente nella fissazione di condizioni contrattuali volte a impedire, restringere o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza nel mercato nazionale.

Il negozio fideiussorio, effetto di un’intesa anticoncorrenziale vietata a monte, è nullo ex art. 1418 cod. civ. per violazione dell’art. 2 L. 287/1990, in quanto contrario all’ordine pubblico economico, la cui disciplina è contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e nella legge antimonopolistica nazionale. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 08 agosto 2019.




Criteri di verifica dell’usurarietà del tasso di mora e onere della prova nella domanda di ripetizione

Mutuo e finanziamento in genere – Interessi e commissioni – Ripetizione dell’indebito – Onere di prova di pagamento di interessi e spese non dovuti – Onere di allegazione di contratto di mutuo, piano di ammortamento e documentazione contabile relativa a pagamento

Fascicolo telematico – Assenza documenti indicati come prodotti – Affermazione di cancellazione da parte del sistema – Non sufficienza – Onere di prova non imputabilità omesso deposito

Mutuo e finanziamento in genere – Tasso di mora parte del TEG – Usurarietà – Superamento tasso soglia da parte del TEG

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Ritardo pagamento rata di 29 gg – Ipotesi teoriche svincolate da caso concreto – Irrilevanza

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso Corrispettivo e tasso di mora – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso di Mora su intero importo rate scadute – Espressa previsione contrattuale – Correttezza

Atto pubblico – Clausole vessatorie – Specifica approvazione per iscritto – Non dovuta

Chi agisce per la ripetizione dell’indebito in ragione del preteso pagamento di interessi e commissioni non dovuti nell’ambito di un contratto di mutuo ha l’onere di provare e allegare i fatti posti a base della domanda e, quindi, sia l’avvenuto pagamento che l’inesistenza di una idonea causa debendi e tale onere deve essere assolto mediante la produzione del contratto di mutuo, del piano di ammortamento e della documentazione contabile idonea a dimostrare il versamento delle somme di cui chiede la ripetizione.

Non è sufficiente l’affermazione di aver inserito nella busta telematica dati documenti non rinvenuti nel fascicolo telematico, sostenendo questi sarebbero poi stati cancellati per incapienza dal sistema informatico che in un primo momento li avrebbe dati per prodotti, essendo necessario allegare e dimostrare che l’omesso deposito da causa non imputabile alla parte, idonea alla rimessione in termini.

Il tasso di mora concorre a determinare il tasso effettivo globale (TEG) unitamente a tutti gli altri costi correlati al finanziamento. Per l’effetto l’eventuale superamento da parte del tasso di mora del tasso soglia non determina necessariamente l’usurarietà del contratto, ravvisabile solo nel caso di sforamento del tasso soglia da parte del TEG che è media ponderata del tasso corrispettivo, applicato al capitale in essere e riferito ai periodi convenuti e del tasso di mora, applicato al capitale scaduto e riferito ai periodi di insolvenza, tenuto conto di tutte le altre commissioni e spese.

Non è condivisibile l’affermazione del superamento del tasso soglia d’usura in ragione di ricostruzioni meramente teoriche in cui il tasso di mora viene calcolato ipotizzando un ritardo di 29 giorni nel pagamento delle rate, con ciò facendosi riferimento a un tasso teorico del tutto inverosimile e, comunque, svincolato dal concreto andamento del rapporto.     
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura non corretta la somma algebrica di tasso corrispettivo e moratorio che, previsti e applicati in via alternativa, non possono essere cumulativamente compresi nel calcolo del TEG.

Infondata è la contestazione della capitalizzazione degli interessi derivante dall’applicazione del tasso di mora sull’intero importo delle rate scadute, conglobante sia la quota capitale che la quota interessi. Ciò in quanto tale modalità di calcolo degli interessi, ove stabilito contrattualmente, è espressamente prevista dall’art. 3 della Delibera CICR del 9/2/00.
 
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei due contraenti, non possono considerarsi predisposte dal contraente medesimo ex art. 1341 cc e, pertanto, pur se vessatorie non necessitano di specifica approvazione. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 06 agosto 2019.




Contratto di mutuo, consegna al mutuante e contestuale riconsegna della somma in deposito cauzionale

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata – Se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario. Il mero accreditamento delle somme non è in sé idoneo a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione. (Andrea Torresi) (Carlo Pagamici) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona 05 agosto 2019.




Va revocata la segnalazione al CAI se la mancanza di provvista dipende dall'Istituto di credito

Processo cautelare - Procedimento d'urgenza - Revoca della segnalazione al CAI - Emissione di assegno senza provvista - Non addebitabile al correntista - Ammissibilità

È fondata la richiesta di provvedimento d'urgenza volta ad ottenere la revoca della segnalazione alla Centrale Allarme Interbancaria relativa all'emissione senza provvista di un assegno ove la mancanza di detta provvista dal ritardo ingiustificato nell'accredito di somme al cliente rispetto alla valuta disponibilità garantita dall'istituto di credito dell'ordinante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 02 agosto 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Errata segnalazione in CR – Periculum in mora

L’indebita segnalazione in CR rende difficoltoso al cliente l’accesso al credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 01 agosto 2019.




Contratti bancari: condizioni di validità delle pattuizioni di interessi e spese

Contratti bancari - Anteriori al 22/4/2000 - Anatocismo - Non accettato per iscritto dal cliente - Invalidità - Affermazione

Commissione di massimo scoperto - Ante L.2/2000 - Condizioni di validità - Determinatezza

Usura sopravvenuta - Irrilevanza - Affermazione

Nei contratti stipulati in data anteriore al 22/4/2000, per la legittimità della capitalizzazione degli interessi non è sufficiente la sola pubblicazione nella G.U. della variazione negoziale, ma è indispensabile anche l'accettazione scritta del cliente, trattandosi di condizione peggiorativa del rapporto. Se la banca non prove che il correntista ha accettato per iscritto la variazione negoziale, va rideterminato il saldo senza alcuna capitalizzazione perché la nullità è legata all'applicazione stessa dell'anatocismo.

Le commissioni di massimo scoperto pattuite ante legge 2/2009 si ritengono valide se rispondenti ai criteri di determinatezza e risultano applicate sull'utilizzato e non sull'accordato.
Sono irrilevanti gli interessi usurari sopravvenuti, sia che, regolarmente pattuiti prima della legge 108 del 1996, si siano rivelati usurari perché eccedenti rispetto al tasso soglia, sia che siano stati stipulati successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 31 luglio 2019.




Nullità del pegno omnibus a garanzia di un credito non determinato

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza

Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Segnalazione in centrale rischi - Periculum in mora

La segnalazione in centrale rischi ha efficacia ostativa per il ricorso al credito, ed il pericolo di consolidazione del danno è imminente ed irreparabile. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno 26 luglio 2019.




Fideiussione, solve et repete, contestazioni sulla validità ed efficacia dei rapporti e inopponibilità al terzo-garante dell’estratto conto

Fideiussione – Clausola solve et repete – Insussistenza

Omessa impugnazione od approvazione dell’estratto conto – Effetti – Artt. 1832 cod. civ. e 263 c.p.c. – Possibilità di sollevare contestazioni in ordine alla validità e all’efficacia dei rapporti obbligatori – Onere probatorio a carico della banca – Sussistenza

Fideiussione – Estratto conto – Effetti – Inopponibilità al terzo-garante – Sussistenza

Qualora dalla lettura complessiva del testo del contratto si evince che: a) non è previsto alcun esonero da parte del creditore dal dovere dimostrare il proprio diritto di credito; b) è previsto che la banca può dimostrare il proprio credito tramite le scritture contabili e c) l’unica eccezione espressamente preclusa al debitore riguarda il momento in cui la banca esercita la sua facoltà di recedere dai rapporti con il debitore, è da escludersi si sia in presenza di contratto di fideiussione con condizione solve et repete, la quale, al contrario, determina l’obbligo del fideiussore di pagare il creditore senza opporre nessuna eccezione estintiva, modificativa o impeditiva. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Con la predisposizione dell’estratto di conto corrente la Banca adempie il proprio obbligo informativo e il solo effetto derivante dalla sua mancata contestazione è la decadenza del cliente dal potere di richiedere alla banca “altre forme di rendiconto” e, precisamente, il rendiconto di cui agli artt. 263 e ss c.p.c., al quale fa rinvio l’art. 1832 c.c. Il collegamento tra art. 1832 c.c. e 263 c.p.c. si desume, come evidenziato in dottrina, dalla coincidenza tra l’elenco dei vizi che consentono l’impugnazione dell’estratto conto in base all’art. 1832 c.c. e la disciplina dei vizi che legittimano alla proposizione della domanda di revisione del conto ex art. 266 c.p.c. Il potere di promuovere l’azione di rendiconto è proprio la situazione giuridica soggettiva cui intende riferirsi l’art. 1832, comma 2º, c.c., nello stabilire che l’approvazione del conto “non preclude il diritto di impugnarlo”. Ne consegue che la contestazione giudiziale o stragiudiziale del conto onererà la banca di dimostrare la veridicità delle singole annotazioni fornendo la relativa prova rappresentata dal documento giustificativo del titolo che ha legittimato la banca ad eseguire e quindi a documentare, mediante una correlativa annotazione nel conto, una certa operazione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

E’ criticabile l’ampliamento dello spettro applicativo della norma operato dalla giurisprudenza che fa derivare oltre agli effetti positivi del principio di accessorietà, quindi, il riconoscimento al fideiussore del potere di sollevare le eccezioni opponibili dal debitore principale, effetti negativi, precludendo al garante il potere di sollevare eccezioni dalle quali il debitore sia decaduto. Invero, seguendo l’orientamento pretorio esposto si perverrebbe a un risultato interpretativo contrastante con il principio di protezione della sfera giuridica dei terzi rispetto agli atti negoziali, atteso che, con riferimento all’art. 119 TUB, l’inerzia del cliente, con la conseguente approvazione del conto determinerebbe effetti sostanziali o processuali nei confronti del garante precludendo allo stesso la possibilità  di contestare l’estratto conto ovvero si vincolerebbe il fideiussore agli effetti del   negozio novativo, di accertamento o della dichiarazione confessoria del debitore principale (cfr. Corte di Appello Venezia, 26 novembre 1963, secondo cui non bisogna confondere “la proponibilità di eccezioni da parte del fideiussore ed il valore probatorio delle dichiarazioni, documenti ecc. provenienti dal debitore principale”). L’art. 1945 nel prevedere l’interesse a sollevare un’eccezione personale o meno da parte del fideiussore deriva dal fatto che gli effetti dell’atto intervenuto inter alios siano a lui favorevoli. Tale norma si innesta nel tessuto di regole che disciplinano le obbligazioni plurisoggettive fissando, in base al principio di protezione della sfera giuridica dei terzi, come già richiamato, il principio “della non comunicabilità degli atti pregiudizievoli e dell’estensione di quelli vantaggiosi” (Relazione al codice civile, n. 598; Cass.   14 settembre 1963, n. 2515, la quale ha affermato che “Il vigente codice civile, in tema di obbligazioni solidali, è ispirato al principio della non comunicabilità agli altri debitori degli effetti degli atti compiuti o dei fatti verificatisi che siano pregiudizievoli nei confronti di un condebitore solidale e della estensione di quelli vantaggiosi”). Logico corollario è che, prescindendo dalla qualificazione della natura dell’atto di approvazione del conto nel rapporto Banca-cliente, gli effetti di tale atto (novazione, accertamento, prova legale, preclusione del potere di introdurre il giudizio di rendiconto) sono inopponibili al [terzo]-garante. In sintesi gli estratti di conto corrente, formati unilateralmente dalla banca, sono inidonei a dimostrare il diritto di credito dell’ente nei confronti del cliente e, quindi, del terzo. Un diverso orientamento teorico contrasterebbe con il disposto di cui all’art. 2710 cod. civ. determinandone la abrogazione per via pretoria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 26 luglio 2019.




Sulla comunicazione da parte dell’intermediario di perdite che superino la soglia concordata con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Omessa segnalazione superamento – Responsabilità dell’intermediario – Non automatismo – Inconsapevolezza di aver di superamento soglia – Necessità di allegazione

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Superamento – Obbligo di avviso – Blocco operatività non consentito

Operazioni in derivati – Margini di garanzia costituiti da titoli azionari – Vendita d’ufficio – Legittimità

Art. 41 Regolamento Consob n. 16190/07 – Intermediario – Appropriatezza – Violazione criteri – Obbligo di avvertire il cliente

L’eventuale omessa comunicazione del superamento della soglia di perdite prevista dall’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07, stando al quale “gli intermediari che svolgono un servizio di gestione di portafogli per clienti al dettaglio o amministrano posizioni di clienti al dettaglio che includono una posizione aperta scoperta su operazioni con passività potenziali comunicano al cliente eventuali perdite che superino una soglia predeterminata convenuta [con il] cliente”, non comporta di per sé la responsabilità dell’intermediario quando il cliente alleghi di non essersi reso autonomamente conto del superamento di tale soglia predeterminata e di aver per tale ragione mantenuto aperte le posizioni negative, discutendosi, altresì, di centinaia di operazioni compiute con cadenza giornaliera che talvolta permettevano di conseguire guadagni e più spesso comportavano perdite.

La soglia di perdite convenuta con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 costituisce una soglia di allerta convenzionalmente determinata al superamento della quale l’intermediario è tenuto unicamente a fare avviso al cliente delle perdite e non a bloccarne l’operatività.

E’ legittima, nel caso di necessità, la vendita d’ufficio da parte dell’intermediario di titoli azionari eventualmente costituiti a margini di garanzia per l’operatività in derivati.

Nel caso in cui non sia svolta un’attività di consulenza in materia di servizi di investimento e di gestione di portafogli trovano applicazione non gli artt. 39 e 40 Regolamento Consob n. 16190/07 in tema di adeguatezza delle operazioni ma gli artt. 41 e ss in tema di appropriatezza, relativi alla verifica che il cliente abbia un livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi che lo strumento o il servizio di investimento offerto o richiesto comporta, con obbligo per l’intermediario di avvertirlo di tale situazione. Rispetto a ciò la mancata compilazione della voce della scheda informativa relativa alla familiarità con gli strumenti negoziati non impedisce l’operatività in derivati tutte le volte in cui il cliente abbia poi sottoscritto un’ulteriore dichiarazione in cui attesti una notevole propensione al rischio e una conoscenza approfondita degli strumenti e dei mercati finanziari. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 24 luglio 2019.




Richiamo della CTU nella sentenza, scomposizione della rata di mutuo in quota interessi e quota capitale

Conclusioni CTU – Integrale rimando in sentenza – Compiutezza della motivazione

Contratto di mutuo – Conclusioni CTU – Determinatezza del tasso di interesse corrispettivo – Impossibilità di scomposizione quota interessi e quota capitale – Legittimità

Contratto di mutuo – Tasso soglia d’usura – Verifica superamento – Interessi moratori e corrispettivi – Somma algebrica – Erroneità

Contratto di mutuo – Interessi moratori – Tasso soglia d’usura – verifica superamento – Clausola salvaguardia – Legittimità

Non è viziata da carenza o contraddittorietà di motivazioni la sentenza che aderisca integralmente, richiamandole, alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendole giustificate e immuni da vizi logici.

Non vi è contraddittorietà in una CTU che riconosca la determinatezza dei tassi di interesse e affermi al contempo l’impossibilità di accertare il debito residuo per capitale, essendo rilevabile solo l’ammontare della rata senza possibilità di scomporla in quota capitale e quota interessi. Una cosa, infatti, è stipulare un contratto che presenta tassi sufficientemente determinati, altro è, invece, constatare di non poter scomporre per carenza di documentazione l’addebito della rata in quota interessi e quota capitale. Ciò, a maggior ragione, nel caso in cui la difficoltà incontrata dal CTU derivi dall’insufficienza della documentazione prodotta in causa, documentazione che era onere dell’attore produrre a sostegno delle proprie doglianze.

Errata è la prospettazione che, in tema di verifica del superamento del tasso soglia d’usura, opera la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori, posto che la rilevazione statistica che porta alla determinazione del TEGM (il cui valore, maggiorato di ¼, aumentato di 4 punti percentuali, è dato base per la verifica dell’usurarietà dei tassi) non comprende i tassi di mora praticati dagli operatori bancari e dagli intermediari finanziari. L’eterogeneità dei due interessi è ulteriormente dimostrata dal fatto che gli interessi corrispettivi si calcolano sulla quota di capitale ancora dovuta mentre gli interessi moratori si riferiscono al complesso della rata.

La previsione di una clausola di salvaguardia che preveda la correzione del tasso di interessi moratori nel caso in cui questo dovesse risultare superiore al tasso soglia d’usura è certamente valida nella misura in cui non preveda il meccanismo, giudicato illegittimo dalla Cass. Civ. n. 12965/16, che fa obbligo al debitore di corrispondere le somme dovute a titolo di interessi usurari, con possibilità di richiederne la restituzione solo successivamente. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con vincolo di indisponibilità delle somme accreditate in conto corrente non è idoneo titolo esecutivo

Contratto di mutuo – Consegna della somma al mutuatario mediante accredito su conto corrente acceso presso la banca mutuante – Vincolo di indisponibilità delle somme accreditate sino all'adempimento di condizioni poste a carico del mutuatario – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Deve qualificarsi come mutuo condizionato e non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo, sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile il quale, pur attestando la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario presso la banca mutuante, preveda che la somma stessa sia vincolata a garanzia della prova del verificarsi di talune condizioni ivi indicate, pena la facoltà della Banca di risolvere il contratto e di compensare il suo credito con le medesime somme giacenti sul conto.

Proprio quest’ultima facoltà prova che il mutuatario non ha conseguito la disponibilità giuridica della somma, la quale non è effettivamente fuoriuscita dalla sfera di disponibilità della Banca, posto che il vincolo preclude al mutuatario di porre in essere atti di autonomia privata e, in definitiva, impedisce allo stesso di disporre delle somme erogate se non successivamente all’eventuale svincolo subordinato all’adempimento delle prescritte condizioni. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo Della Lucania 23 luglio 2019.




Il rendimento dei buoni postali è quello indicato sul titolo

Buoni postali fruttiferi trentennali - Indicazione del rendimento limitata al ventennio - Applicazione del rendimento indicato per il restante decennio - Affermazione

Il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultante dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti. Se per il BFP emesso è stato utilizzato un modulo cartaceo contenente sul retro una tabella con i rendimenti bimestrali attesi fino al ventesimo anno e una indicazione di sintesi sui successivo dieci, va confermato il diritto del sottoscrittore ad ottenere l'applicazione delle condizioni originariamente riportate sul retro dei BFP per quanto concerne il rendimento dal ventunesimo al trentesimo anno successivo a quello di emissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) ABF Bologna 23 luglio 2019.




Nella verifica usuraria va computato l’onere per l’eventuale estinzione anticipata del mutuo

Usura pattizia del contratto di mutuo – Rilevanza ai fini usura dell’onere pattuito per l’eventuale estinzione anticipata – Gratuità del mutuo

Il vaglio dell’usurarietà pattizia, nel quale vanno computate tutte le spese previste dal contratto incluse le eventuali spese di estinzione anticipata del mutuo, deve avere ad oggetto il tasso effettivo annuo del credito erogato (tasso di rendimento finanziario dell’operazione creditizia) da verificarsi ex ante sia nell’ipotesi di un pieno rispetto del piano di ammortamento convenuto, sia nell’ipotesi in cui, a seguito della chiusura anticipata del rapporto, si modifichi il piano di ammortamento e, di conseguenza, si modifichi il tasso effettivo annuo del credito erogato.

In caso si di riscontrato superamento del tasso soglia, le rate del mutuo vanno rideterminate espungendo gli interessi. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Bari 22 luglio 2019.




Liceità del mutuo fondiario per ripianare una precedente esposizione debitoria

Mutuo fondiario – Mutuo di scopo – Esclusione – Ripianamento di precedente esposizione debitoria

Il contratto di mutuo fondiario non è un mutuo di scopo e non è affetto da nullità nell’ipotesi in cui sia stato stipulato dal mutuatario per ripianare una precedente esposizione debitoria. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 18 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo se manca l’atto pubblico

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva differita in un momento successivo – Assenza di atto pubblico o scrittura privata di quietanza che attesti l'erogazione della somma mutuata – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può costituire titolo esecutivo il contratto di mutuo in cui l’erogazione della somma sia condizionata all’adempimento di una serie di formalità da parte del mutuatario, di cui non venga fornita la prova nella forma dell’atto ricevuto da Notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge, mancando in tali ipotesi proprio il requisito della traditio necessaria per il perfezionamento del mutuo e la conseguente insorgenza dell’obbligazione di restituzione della somma mutuata.
Non può ritenersi titolo esecutivo di cui all’art. 474 c.p.c. ed è quindi inidoneo a supportare l'esecuzione forzata con conseguente dichiarazione di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile nel quale, benché la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della parte mutuataria.
In tal caso la consegna della somma finanziata viene di fatto differita ad un momento successivo, in quanto l’importo erogato resta espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario e depositato presso la Banca medesima. (Fabio Di Battista) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 luglio 2019.




Deve essere segnalato alla CRIF anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate, anche per importi modesti

Intermediazione finanziaria - Segnalazione del debitore alla CRIF (Centrale Rischi Finanziari) S.p.A. per ritardi nel pagamento - Legittimità - Condizioni

Deve essere segnalato alla CRIF S.p.A. anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate mensili ed anche per importi modesti purché sia stata fatta, da parte dell’intermediario finanziario, la  comunicazione all’interessato prevista dall’art. 4 co. 7 della delibera del Garante per la protezione dei dati personali del 16 novembre 2004 n. 8. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l'esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, quindi ancora giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza solenne attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuatario e contestuale riconsegna al mutuante della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, di talché la somma è rimasta giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario.

Dovendosi dare prevalenza alla effettiva volontà dei soggetti contraenti, in un siffatto negozio la effettiva disponibilità in capo al mutuatario della somma di denaro risulta subordinata alla condizione della regolare costituzione dell’ipoteca; sicché, da un lato, nessun valore può avere la quietanza rilasciata dal mutuatario nel contratto; dall’altro, una quietanza (nella forma solenne richiesta dall’art. 474 c.p.c.) per essere valida ovvero per integrare il mutuo ai fini della positiva efficacia di titolo esecutivo, avrebbe dovuto essere rilasciata al momento dell’effettivo svincolo delle somme in favore del mutuatario, senza che possa valere in contrario che ciò comporti un successivo atto pubblico con dispendio di tempi e costi, non potendo l’autonomia privata spingersi fino al punto di elidere i requisiti di forma necessari per attribuire ad un atto determinati effetti giuridici (quali l’idoneità a fungere da titolo esecutivo). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Usura e sospensione dei termini di scadenza

Denuncia querela con riguardo ad ipotesi usura bancaria - Istanza per l’ottenimento del “provvedimento di sospensione dei termini art. 20, co. 7, L. 44/99 come modif. dall’art. 2, co. 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 e dall’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132)” - Ammissibilità in caso di superamento dei tassi-soglia ex l. 108/96

Considerato che il predetto procedimento penale ha riguardo ad una ipotesi di usura bancaria in relazione ad un contratto di mutuo e che gli esponenti in sede di denuncia querela hanno allegato consulenze di parte e relazioni tecniche da cui emerge che nel corso del predetto rapporto è stato applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia di riferimento, sicché è ipotizzabile nel caso specifico il fumus del reato di cui all’art. 644 c.p. e per cui visto l’art. 20, commi 7 e 7-bis, L. 44/99 nel testo introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 nonché l’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132) dispone la sospensione dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari ed ipotecari, nonché di ogni altro atto (decreti ingiuntivi, pignoramenti ecc.) e procedure aventi efficacia esecutiva per la durata di due anni. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 27 giugno 2019.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza dalla Centrale Rischi e dal Crif: obbligo di preavviso e periculum in mora in re ipsa

Fumus boni iuris – Obbligo di preavviso per la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi e Crif – Sussistenza – Onere della prova

Periculum in mora – Danno in re ipsa – Sussistenza

Periculum in mora – Irrilevanza distanza temporale tra la segnalazione e l’azione giudiziaria

In merito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativa disciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile alla CR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia e Buona condotta per i Sistemi di informazione creditizia -applicabile al CRIF- e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), va dichiarata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza presso la centrale Rischi di Banca d’Italia e presso il Crif, laddove la Banca segnalante non abbia preventivamente avvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nelle modalità e forme prescritte dalla legge. Costituisce pertanto presupposto indefettibile per la validità della segnalazione a sofferenza, l’invio del preavviso imposto dalla normativa di settore; il relativo onere della prova grava sul soggetto segnalante parte resistente del procedimento d’urgenza.

Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo in quanto la illegittima segnalazione è già di per sé foriera di un danno coincidente con la impossibilità di accesso al credito. Gli effetti della segnalazione illegittima sono altresì permanenti ed incidono negativamente sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario. Costituisce fatto notorio che la segnalazione a sofferenza di un soggetto su iniziativa illecita di un istituto di credito non passa inosservata agli altri istituti che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali.

L’esistenza del periculum in mora è ravvisabile anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). La distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l'attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010). (Anna Garavello) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2019.




Inammissibilità della eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie in caso di inerzia della banca a fronte della sostenuta sussistenza dell’affidamento

Sussistenza dell’apertura di credito sostenuta dal correntista e mancata specifica contestazione della banca sul punto – Conseguente presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse – Non meritevolezza dell’eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie anche alla luce delle SS.UU. n. 15895 del 13.06.2019

Laddove il correntista abbia allegato la sussistenza di un’apertura di credito regolata in conto corrente, dovrà da ciò presumersi la natura meramente ripristinatoria delle rimesse effettuate sicché la Banca, pur non essendo tenuta a specificare le singole rimesse solutorie, se non vuole vedersi respinta l’eccezione di prescrizione dovrà quantomeno contrastare o smentire l’allegazione svolta dal correntista fin dall’atto di citazione a proposito della sussistenza di un affidamento, in modo da neutralizzare il corollario e/o la presunzione conseguente a siffatta specifica allegazione (soprattutto ove si consideri che non compete al correntista l’onere di allegare la mancata effettuazione di versamenti solutori, trattandosi di un fatto negativo estraneo alla fattispecie costitutiva del diritto azionato: cfr. Cass. 28819/2017; Cass. 18581/2017; Cass. 4273/2018; Cass. 18144/2018, richiamate in motivazione dalle citate Sezioni Unite). (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 26 giugno 2019.




Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Ratio della norma evitare rischi espoliativi per il debitore – Nullità del contratto

Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo in quanto la ratio della norma è quella di non esporre il mutuatario debitore ai rischi espoliativi (per la residua parte del suo patrimonio) ovvero di pura sorte.
Il limite di finanziabilità risponde, invero, all'esigenza di circoscrivere il rischio insito in operazioni che non presentano ex ante sufficienti prospettive di effettiva fattibilità e buon esito per cui attiene ad interessi pubblici, di sistema, essendo una norma imperativa di validità del contratto.

Ai fini del superamento del limite di finanziabilità il prezzo di compravendita vale come indicatore dell’effettivo valore di mercato del bene stesso.

Il valore da considerare ai fini dell’applicazione dell’art. 38 TUB è, in linea di continuità con la previgente disciplina di cui alla legge n. 474/49 in materia di credito edilizio e con la direttiva CE n. 2000/12, il “valore cauzionale” del bene (cd. valore di netto realizzo in asta), ovvero il valore che sia frutto di una stima basata sul “prudente apprezzamento della futura negoziabilità dell'immobile”.

È inammissibile la domanda subordinata di conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario proposta per la prima volta in grado di appello in quanto tardiva. La conversione è un meccanismo che non può operare d'ufficio, trattandosi di un'operazione che ha luogo solo ove le parti intendano avvalersene con una tempestiva formulazione nei termini processuali. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 25 giugno 2019.




Azione di ripetizione e di accertamento nei contratti bancari e onere della prova

Contratti bancari – Conto corrente ancora aperto – Azione di ripetizione di indebito – Inammissibilità – Azione accertamento – Ammissibilità

Contratti bancari – Azione di ripetizione di indebito e/o di accertamento – Onere della prova – Incombe sul correntista attore

Nel caso in cui il conto corrente sul quale sono state addebitate poste non dovute risulta ancora in essere al momento della presentazione della domanda giudiziale, il correntista non può agire nei confronti dell’istituto di credito per ottenerne la ripetizione, potendo unicamente chiedere la rideterminazione del saldo del conto corrente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di ripetizione e/o di accertamento dell’avvenuto addebito di somme non dovute promossa dal correntista, spetta all’attore l’onere di provare l’esistenza di tali poste indebite illegittimamente applicate dalla banca mediante la produzione integrale degli estratti conto del rapporto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 giugno 2019.




Fideiussioni: la mancata produzione del provvedimento di Banca d’Italia impedisce la dichiarazione di nullità delle clausole ABI

Nullità delle clausole delle fideiussioni bancarie riproducenti lo schema ABI

La rilevabilità d’ufficio della nullità delle clausole 2,6,8, delle fideiussioni, in quanto  riproducenti lo schema ABI già oggetto del provvedimento della Banca di Italia n 55 del 2 maggio 2005, è subordinata alla circostanza che detta nullità emerga dai fatti allegati e provati o comunque dagli atti di causa.

[Nello specifico, non essendo stato prodotto ritualmente lo schema predisposto dall’Abi oggetto dei rilievi della Banca di Italia è precluso alla Corte l’accertamento della fondatezza della dedotta corrispondenza ad esso delle clausole in questione.] (Francesco Denti) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 21 giugno 2019.




Eccezione di prescrizione in assenza degli estratti conto integrali e rapporto acceso prima della Delibera CICR 9 febbraio 2000

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Prova dell’esistenza di rimesse solutorie – Eccezione di prescrizione in assenza dell’estratto integrale – Ricalcolo saldo in assenza dell’estrato conto integrale

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Delibera CICR 9/02/2000 – Nullità del regime di capitalizzazione trimestrale – Necessità della firma specifica della clausola

In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la disponibilità dei soli riassunti scalari, dai quali risultano i soli saldi giornalieri ordinati per data valuta, risulta insufficiente a verificare “secondo il criterio della data di disponibilità delle singole operazioni, l’esistenza di uno scoperto di conto e l’idoneità della rimessa in conto a ridurre e-o estinguere l’anzidetto scoperto, e la necessità invece di esaminare la movimentazione del c/c quale risultante dal c.d. foglio movimenti, dove le operazioni sono classificate per tipo, data contabile e data valuta”; da ciò ne consegue che l’eccezione di prescrizione non può essere esaminata in assenza dell’estratto integrale.
Resta ferma invece la possibilità di procedere alle verifiche sugli addebiti di competenze operate dalla banca e all’eventuale rettifica del saldo, in quanto la verifica di legittimità degli addebiti in conto corrente, lo storno degli addebiti illegittimi perché operati in assenza di contratto o in base a una clausola invalida, il conseguente ricalcolo ricorsivo – trimestre per trimestre – delle competenze “legittime” no esige la produzione del c.d. foglio movimenti, visto che sulla base dei soli riassunti scalari e del riepilogo delle competenze, il C.T.U. è in grado di operare le dovute rettifiche dei numeri debitori e delle liquidazioni nei trimestri successivi.

Non spetta la capitalizzazione trimestrale (né altra forma di capitalizzazione: cfr. Cass. sez. un. 24418/2010) fino alla prima contrattualizzazione del regime di capitalizzazione ai sensi della Delibera CICR 9/02/00, non potendosi ritenere sufficiente la comunicazione al cliente dell’adeguamento contrattuale e/o la pubblicazione della stessa in G.U.
Se per il tratto anteriore al 30.6.2000 è indiscusso che la banca non poteva e non può legittimamente addebitare interessi su interessi, per il tratto successivo l’introduzione ex novo del meccanismo di capitalizzazione, sia pure su base di pari periodicità, ma con (ovvia, peraltro legittima) disparità nei tassi creditori e debitori, rappresenta un intuitivo peggioramento delle condizioni contrattuali ed esige specifica approvazione per iscritto – mediante sottoscrizione ad hoc ex art. 1341 c.c. – come è previsto in via generale dall'art. 6 delibera CICR 9.2.2000 per i nuovi contratti. (Antonio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 19 giugno 2019.




Il TAEG contrattuale da raffrontare al tasso soglia ai fini dell’usura è quello determinato senza includere i costi assicurativi

Cessione del quinto dello stipendio - Oneri economici - Usura

È legittimo il comportamento dell’istituto bancario che, nel calcolare il tasso soglia, si sia attenuto alle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura dal momento che non è ammissibile un confronto tra il tasso soglia stabilito periodicamente dalla Banca d’Italia ed un tasso di interesse determinato con l’aggiunta di un dato ivi non contemplato (i. e. le spese per assicurazione in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del debitore), visto che, in tal modo, verrebbero a compararsi due grandezze non omogenee, con conseguente incongruenza sotto un profilo logico e matematico, prima ancora che giuridico. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 18 giugno 2019.




SWAP: la sua mancata indicazione del mark to market non comporta la nullità del contratto

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap – Mancata indicazione del mark to market – Nullità – Esclusione – Risoluzione per violazione del dovere di informazione – Sussistenza

L’oggetto del contratto di interest rate swap è costituito dallo scambio di flussi differenziali calcolati su un certo importo detto nozionale ad una determinata scadenza, mentre il mark to market esprime una proiezione finanziaria basata sul valore teorico di mercato in caso di risoluzione anticipata del rapporto sicché la sua mancata indicazione, non inerendo all’oggetto del contratto, non ne comporta la nullità.

Costituendo tuttavia un mark to market negativo una potenziale passività alla quale il cliente è esposto, la sua mancata indicazione da parte dell’intermediario finanziario costituisce grave inadempimento del dovere di informazione imposto dall’art. 21 del d. lgs. 58/1998 e dall’art. 32 del regolamento Consob n. 16190/2007 e giustifica l’accoglimento della domanda di risoluzione del contratto di interest rate swap e quella conseguente di ripetizione di indebito delle somme versate in esecuzione del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 18 giugno 2019.




Doveri informativi dell'investitore nella negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers

Intermediazione finanziaria - Negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers - Doveri informativi

In tema di legittimazione ad agire in capo agli investitori, in presenza di una pattuizione del contratto quadro di negoziazione secondo cui quando il rapporto è intestato a più persone esso si intende conferito in via disgiuntiva, non è dirimente che l’ordine d’acquisto sia stato sottoscritto da soltanto uno degli investitori, essendo pertanto legittimato all’azione anche l’altro, tanto più quando si evinca dalla documentazione contrattuale che l’intermediario finanziario ha sempre individuato in entrambi i contraenti gli acquirenti dei titoli.

Come da tempo chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le altre Cass. civ. n. 20617/2017), deve conferirsi natura negoziale al singolo ordine d’investimento, il quale è pertanto autonomamente risolvibile in caso di inadempimento dell’intermediario finanziario ai propri obblighi di informazione (ovvero anche, ricorrendone le condizioni, annullabile per errore).

In tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante la prestazione individuale di servizi di investimento ex art. 1 comma 5 D.Lgs. n. 58/1998, ossia mediante attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi dell’art. 21 D.Lgs. n. 58/1998 e 27 e seguenti del Reg. Consob n. 16190/2007.

In tema di negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers, il valore di capitalizzazione della società emittente, l’incremento delle passività ed il deterioramento dell’indice di liquidità (dati desumibili dall’analisi dei bilanci del quinquennio precedente l’acquisto dei titoli), nonché l’andamento del derivato sul rischio di credito (credit default swap) associato a dette obbligazioni, costituiscono elementi significativi ai fini di una adeguata valutazione del rischio e, in quanto tali, dovevano essere dapprima esaminati dall’intermediario e quindi rappresentanti agli investitori in modo appropriato e comprensibile, così da consentire loro di compiere in modo concreto ed effettivo un’autonoma valutazione del rischio e quindi di adottare decisioni di investimento adeguatamente informate e consapevoli.

L’inosservanza degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario finanziario rileva in termini di inadempimento di non scarsa importanza sulle obbligazioni inerenti la prestazioni di servizi di investimento e comporta la risoluzione dell’operazione. In tale prospettiva non ha rilevanza stabilire se gli investitori, ove adeguatamente informati circa la reale rischiosità del titolo, avrebbero ugualmente dato corso all’acquisto o meno. L’inadempimento all’obbligo informativo è infatti di per sé solo sufficiente a fondare la domanda di risoluzione del contratto, atteso che la condotta dell’intermediario integra ex se la lesione dell’interesse tutelato. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 18 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Contratto di mutuo, usura, metodologia di calcolo e derivato

Contratto di mutuo - Usura - Metodologia di calcolo - Infondatezza della domanda - Anatocismo nel piano di ammortamento - Insussistenza - Omessa indicazione del TAEG/ISC ed indeterminatezza delle condizioni - Insussistenza - Contratto di Interest rate swap -  Obblighi informativi - Alea - Rischi dell'operazione e misura degli stessi - Nullità del contratto e condanna alla restituzione dell'indebito

Ai fini della determinazione del TEG, non può operarsi il cumulo del tasso corrispettivo e del tasso moratorio. La verifica del superamento del tasso soglia va effettuata parallelamente e separatamente con riferimento al tasso degli interessi in discorso, che assolvono a funzioni completamente diverse. Non ha alcuna rilevanza una eventuale verifica di usura relativa ad ipotesi di ritardo nel pagamento non effettive.

E' palesemente infondato l'assunto secondo cui il piano di ammortamento c.d. alla francese generi un indebito conteggio anatocistico degli interessi.

Fuori dalle ipotesi di cui all'art. 125 bis TUB, la mancata o erronea indicazione del TAEG/ISC costituisce mera violazione di regola di comportamento, idonea a fondare una possibile obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale, sempre che siano allegati e dimostrati i corrispondenti elementi costitutivi.

In materia di IRS, il cliente deve essere stato posto nella condizione di prefigurarsi i rischi assunti e la loro misura. In difetto, mancando l'alea razionale, si deve dichiarare la nullità del contratto. In particolare, l'operatore finanziario deve obbligatoriamente indicare: 1) gli scenari di probabilità; 2) le modalità di calcolo market to market; 3) la misura dei rendimenti attesi in base alle curve farward implicite nella curva dei tassi per scadenza; 4) i costi di hedging, i costi del rischio di credito ed il  margine in favore dell'Istituto. Dalla nullità del contratto consegue il diritto del cliente a ripetere gli importi versati a titolo di differenziali, oltre interessi al tasso legale dalla data della domanda giudiziale. (Giuseppe de Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 giugno 2019.




Lehman Brothers: l’intermediario risponde se non ha avvisato il cliente dell’aumento del rischio

Contratti finanziari – Negoziazione e deposito titoli – Obblighi informativi dell’intermediario – Sussistono per tutta la durata del rapporto – Omessa informazione sull’aumento del livello di rischio – Responsabilità dell’intermediario – Sussiste – Risoluzione del contratto – Ammissibilità

Gli obblighi informativi prescritti dall'articolo 28, comma 2, Reg. Consob n.11522/98 hanno portata generale e si riferiscono a tutti i tipi di servizi di investimento, e dunque anche nell'ambito del rapporto di negoziazione e deposito titoli.

L'obbligo dell'intermediario di tenersi informato sulla situazione del cliente permane durante l'intera fase esecutiva del rapporto e si rinnova ogni qualvolta la natura o l'entità della singola operazione lo richieda.

È necessario, per escludere la responsabilità dell'intermediario, verificare l'adempimento di questi agli obblighi informativi posti a suo carico, tenendo presente che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi facenti capo all'intermediario grava su quest'ultimo.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha accolto la domanda del cliente di risoluzione dei contratti di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers, condannando la banca al risarcimento del danno, ravvisando l'inadempimento dell'obbligo a suo carico di informazione e tempestiva segnalazione della variazione del rischio dei titoli.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Roma 11 giugno 2019.




Collocamento di azioni SICAV fuori sede

Inadeguatezza dell’operazione di acquisto di un unico strumento finanziario di natura azionaria – Mancata informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione da parte dell’intermediario ex art. 29 reg. Consob 11522/98 – Sussiste

Concorso del fatto colposo del danneggiato – Esclusione

Risarcimento del danno – Riduzione con criterio equitativo del 20 % in relazione all’alea degli strumenti finanziari sottoscritti

L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione per entità dell’importo investito, per natura del prodotto finanziario e per il momento storico del mercato costituisce grave violazione dell’art. 29 reg. Consob 11522/98 ed andava segnalata all’investitore per una adeguata informativa  e determina  il conseguente risarcimento del danno.

Non sussiste alcun concorso colposo del danneggiato che non si è attivato alla vendita degli strumenti finanziari al fine di limitare il danno a causa del repentino crollo del valore dei titoli.

Il risarcimento del danno pari alla differenza tra l’importo investito e quello recuperato in seguito alla liquidazione del comparto va ridotto equitativamente del 20 % in ordine all’alea dello strumento finanziario sottoscritto e poi aumento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria dalla data di liquidazione del comparto. (Angelo Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Esecuzione forzata promossa sulla base di mutuo fondiario e conseguenze della violazione del limite di finanziamento

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, T.U.B. – Nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418 cod. civ. – Esclusione – Qualificazione del contratto quale mutuo ordinario

In tema di mutuo fondiario, il superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario) non comporta la nullità del contratto per violazione di norme imperative ai sensi dell’art. 1418 cod. civ., atteso che la previsione normativa di siffatto limite configura un presupposto applicativo della disciplina speciale contenuta nel T.U.B. e nelle leggi speciali (e, in particolare, dei c.d. privilegi fondiari di cui agli artt. 39 e 41 T.U.B.), con la conseguenza che l’eventuale violazione del limite può condurre unicamente alla qualificazione del contratto nei termini di un mutuo ordinario ed alla mancata applicazione dei privilegi fondiari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 05 giugno 2019.




Buoni fruttiferi postali: la Pari Facoltà di Rimborso impone alle Poste di pagare senza pretendere la quietanza degli altri aventi diritto

Obbligazioni e contratti – Contratti finanziari – Buoni fruttiferi postali – Cointestati – Clausola di Pari Facoltà di Rimborso – Decesso del cointestatario – Richiesta di rimborso – Necessità di quietanza degli eredi del cointestatario defunto – Esclusione

Per i buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso, il rimborso non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo di chiedere a vista all'ufficio postale di emissione il pagamento dell'intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell'ipotesi di altro cointestatario, la quietanza congiunta degli aventi diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 05 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Diritto dei fideiussori ad ottenere copia della documentazione ex art. 119 TUB

Diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria - Garante - Sussistenza

Anche il garante ha diritto ad ottenere copia della documentazione afferente il rapporto garantito, dovendosi alla fattispecie ritenere applicabili gli stessi principi che regolano il rapporto tra la banca ed il cliente principale, poichè tra la prima ed il fideiussore, al momento della sottoscrizione dell’obbligazione, sorge un rapporto diretto e/o qualificato basato sul fatto che i fideiussori sono potenzialmente destinatari degli effetti del rapporto.

Il diritto - anche per il fideiussore - di ottenere la consegna della documentazione dalla Banca trae fondamento dall'art. 119 TUB, ma ancor prima dal dovere di comportarsi secondo buona fede nell’esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c.. e secondo correttezza (art. 1175 c.c). (Alessandro Pontremoli) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 30 maggio 2019.




Trasparenza delle operazioni bancarie

Contratti bancari – Trasparenza – Indicatore Sintetico di Costo – Costi esclusi

Nel calcolo dell’ISC (indicatore sintetico di costo) deve tenersi conto esclusivamente dei costi del credito ai sensi del D.M. 8 luglio 1992, integrato dal D.M. 6 maggio 2000, con la conseguenza che nel calcolo predetto non deve tenersi conto delle spese per “assicurazione incendio”, per “cancellazione ipoteca”, per “restrizione e riduzione ipoteca”, per “accollo”. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Usura nel contratto di mutuo: modalità di calcolo

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Somma del tasso corrispettivo e del tasso di mora previsti in contratto – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Analisi di una singola rata – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Verifica condotta sul solo tasso di mora – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Rilevazione TAEG del singolo contratto – Metodo utilizzato dalla banca d’Italia – Necessità

È escluso che, ai fini della verifica dell’usurarietà del contratto di mutuo, il TEG (tasso effettivo globale) possa calcolarsi sommando il tasso corrispettivo ed il tasso di mora previsti in contratto, dal momento che il debitore, a seconda che sia adempiente o meno, paga l’uno o l’altro.

Premesso che, ai sensi dell’art. 2, comma 1, l. n. 108/96, il tasso medio rilevante al fine del calcolo del tasso soglia deve essere effettivo, globale e riferito ad anno, non è possibile sottoporre a verifica la singola rata del contratto di mutuo al fine di dichiarare usurario il contratto.

Il carattere di globalità del tasso medio rilevante ai fini del calcolo dell’eventuale usurarietà del contratto di mutuo, e di conseguenza il carattere di globalità del “tasso soglia”, esclude che allo stesso fine possano confrontarsi con il tasso soglia il solo tasso di mora.

Ai fini della verifica dell’eventuale usurarietà del contratto di credito il TAEG, ossia il tasso annuo effettivo globale del singolo contratto deve essere calcolato secondo il metodo prescritto dalle Istruzioni della Banca d’Italia (§ 3, lett. b), perché, qualora si seguisse un metodo diverso, verrebbero meno 1) la determinatezza della norma che definisce il reato di usura e  2) la conoscibilità ex ante del tasso medio del credito rilevato e pubblicato in funzione sia del principio nullum crimen sine previa lege (art. 25 Cost.), sia della libertà dell’imprenditore bancario di pianificare la propria offerta economica nel rispetto della legalità evitando la sanzione civile comminata dall’art. 1815 cpv. c.c. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Anatocismo nel mutuo con ammortamento 'alla francese'

Mutuo con ammortamento c.d. “alla francese” – Calcolo della quota di interessi utilizzando la formula del c.d. “interesse composto” – Anatocismo – Esclusione

La ratio dell’art. 1283 c.c. non consiste nell’esclusione della progressione esponenziale degli interessi atteso che una tale progressione si realizza anche per effetto della convenzione tra creditore e debitore posteriore alla loro scadenza, che è esplicitamente ammessa dallo stesso art. 1283 c.c. Ne segue che non sussiste alcuna analogia tra l’art. 1283 c.c. e il mutuo a rata costante, anche nel caso in cui nel calcolo della quota di interessi di ciascuna rata del mutuo sia compreso un interesse composto. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Clausola di competenza asimmetrica e foro esclusivo per le sole controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti

Eccezione di incompetenza – Clausola asimmetrica

La clausola di competenza asimmetrica viene in rilievo nel caso in cui  il foro esclusivo operi solo per le controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti, ma non per quelle avviate dalla banca.

Nel caso in cui in un contratto di mutuo sia inserita la clausola secondo la quale per ogni controversia è competente in via esclusiva il tribunale nella cui giurisdizione ha sede legale la banca, detta pattuizione comporta l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori previsti dalla legge.

Detta clausola quindi non può essere qualificata “asimmetrica” perché è previsto come foro esclusivo quello in cui ha sede legale la banca ed altresì non è stata pattuita la facoltà di introdurre la lite dinnanzi al giudice che sarebbe competente secondo i criteri ordinari. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 28 maggio 2019.




Nullità solo parziale della fideiussione redatta secondo lo schema ABI

Fideiussione secondo lo schema ABI – Nullità solo parziale del negozio di garanzia

Il provvedimento n. 14251 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato nell’adunanza del 20 Aprile 2005, sulla scorta dei rilievi della Banca d’Italia, individua le clausole illecite, presenti nello schema negoziale predisposto dall’ABI, e che cagionano la violazione della disciplina di tutela della concorrenza, aggravando la posizione del fideiussore rispetto a quella della banca.

Lo schema delinea la permanenza dell’obbligazione fideiussoria laddove prevede che “il fideiussore si impegna altresì a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”. Si prevede, inoltre, che la garanzia del fideiussore sia estesa anche agli obblighi di restituzione del debitore derivanti dall’invalidità del rapporto principale, in quanto “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate” (articolo 8).

Lo schema predisposto dall’ABI presenta come clausola standard la rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c., affinché la banca possa far valere l’obbligazione di garanzia dopo la scadenza di quella principale, stabilendo che “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’articolo 1957 c.c., che si intende derogato” (art. 6).
Lo schema prevede un generale obbligo di pagamento “a prima richiesta”, in base al quale “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio” (art. 7, comma 1). Tale clausola consente al fideiussore di opporsi al pagamento soltanto dopo averlo, talora indebitamente, eseguito, in deroga rispetto alla disciplina dettata dall’art. 1945 c.c.

La presenza di tali clausola determina, però, un’ipotesi di nullità soltanto parziale (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendosi escludere, nell’economia complessiva dell’operazione compiuta, che la banca potesse preferire di rimanere addirittura senza alcuna garanzia, rispetto ad ottenere una garanzia che meno vincolasse i garanti: e, quanto a questi ultimi, la nullità delle clausole viziate ne rende la posizione meno gravosa, sicché la parziale nullità non può che giovare loro.

La tesi della nullità parziale (sostenuta, ad esempio, da Trib. Padova, sent. 29.1.2019, e da App. Brescia, Sez. I Civ., sent. 29.1.2019) non contraddice, ma specifica e razionalmente circoscrive il principio generale della nullità delle garanzie stipulate in violazione delle regole della concorrenza, enunziato dalla S.C. (Cass. civ., Sez. I, 12.12.2017, ord. n. 29810). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 25 maggio 2019.




Contratto di interest rate swap con finalità di copertura e mancato rispetto della Determinazione Consob del 26 febbraio 1999

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap con finalità di copertura – Mancato rispetto delle condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 – Non meritevolezza degli interessi perseguiti dal contratto ai sensi dell’art. 1322 c.c. – Conseguenze – Inefficacia

Il contratto di interest rate swap stipulato con finalità di copertura deve rispettare le condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 e, in mancanza, deve ritenersi che non persegua interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c., da ciò conseguendo che lo stesso deve ritenersi inefficace sicché il cliente ha diritto alla restituzione di quanto versato in esecuzione del contratto a titolo di differenziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, mancava ogni correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie  dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine].
Tribunale Mantova 24 maggio 2019.




Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB e contestazione della titolarità del credito controverso

Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB – Tempestiva contestazione della titolarità del credito controverso presso il cessionario intervenuto – Irrilevanza probatoria dell’allegato Avviso di Pubblicazione in G.U. e del richiamato sito Internet – Assenza di prova della titolarità del cessionario intervenuto e rigetto delle corrispondenti domande

In caso di tempestiva contestazione sull’inclusione del credito controverso nell’ambito dei rapporti bancari ceduti ex art.58 TUB, nonché di omessa specificazione, nell’allegato annuncio di cessione, dei criteri in base ai quali sono stati selezionati gli stessi crediti ceduti, cosicché non è possibile stabilire se quello controverso vi sia incluso, non può intendersi provata la titolarità della società intervenuta.

A tale riguardo, si rivela altresì inidonea l’indicazione di un sito internet al quale collegarsi per attingere i dati indicativi dei crediti ceduti, poiché la relativa prova deve essere direttamente percepibile dai documenti prodotti in giudizio. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 24 maggio 2019.




Il coobbligato nel contratti di finanziamento è fideiussore a tutti gli effetti (anche ai fini dell’art.1957 c.c.)

Contratti bancari – Finanziamento – Coobbligato del debitore – Qualità di fideiussore – Affermazione

In ambito contrattuale o si è parte, e quindi in caso di pluralità soggettiva si assumono di regola obbligazioni solidali nonché contitolarità degli effetti favorevoli del contratto, o si è garanti/fideiussori, cioè responsabili delle obbligazioni assunte con il contratto principale, senza diventare parte di questo. Non è invece prevista dall'ordinamento la qualità del coobbligato in un contratto ex sé, di soggetto che cioè pur non essendo parte, e quindi non essendo titolare degli effetti di esso, assumerebbe, senza assumere la qualità di fideiussore, l'obbligo di garantire l'adempimento altrui. [Sulla base di tale principio, il giudice riconosceva al coobbligato la liberazione ex art.1957 c.c., non essendo stata tempestivamente promossa dalla banca alcuna iniziativa giudiziale contro il debitore principale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 23 maggio 2019.




Carte di credito e responsabilità per indebiti pagamenti

Carte di pagamento – Indebiti prelievi – Prova liberatoria a carico dell’emittente – Prova di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore – Ritardo nella denuncia del furto della carta – Interpretazione della locuzione “senza indugio” – Fattispecie

L’emittente la carta di credito, per liberarsi dalla responsabilità derivante dall’uso indebito della carta, deve allegare e provare di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore l’aver denunciato il furto della carta di credito dopo aver appreso degli indebiti prelievi sulla scorta dell’estratto conto, quando gli avvisi ad essi relativi non erano stati inviati al telefono cellulare dell’utilizzatore perché l’emittente la carta aveva modificato il numero cui gli avvisi erano destinati sulla base di una telefonata di una persona che aveva riferito di essere il titolare della carta, senza effettuare alcuna comunicazione sull’utenza telefonica della reale titolare.

Il dovere del titolare della carta di pagamento di comunicare il furto all’emittente “senza indugio” deve essere valutato con riferimento al momento in cui l’utilizzatore scopre di aver subito il furto e non con riguardo a quello antecedente in cui il furto viene perpetrato, poiché, diversamente opinando, si attribuirebbe all’obbligo di comunicazione un connotato di responsabilità sostanzialmente oggettiva, che mal si concilia con il parametro del dolo o della colpa grave che caratterizza l’addossamento in capo all’utilizzatore delle perdite derivanti dall’impiego non autorizzato della carta.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore, tenuto alla diligente custodia della carta di credito, l’aver lasciato la medesima nella borsa collocata sotto il sedile del proprio automezzo, chiuso a chiave e parcheggiato, unitamente ad altri automezzi, in un’area recintata di un circolo ippico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 23 maggio 2019.




Il privilegio fondiario di cui all’art. 41, comma 2, TUB non è applicabile al di fuori del fallimento

Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Privilegio fondiario – Inapplicabilità – Fondamento

L’art. 41, comma 2, t.u.b, a norma del quale «l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» concede al creditore titolare di credito fondiario un privilegio di natura processuale limitato al fallimento e che non può essere esteso a differenti procedure, come ad esempio quella di esecuzione forzata su beni immobili: ciò in quanto la norma costituisce una eccezione al principio generale della par condicio creditorum e come tale non può essere oggetto di interpretazione analogica, anche sulla scorta di un orientamento della Suprema Corte che ne ha escluso la applicabilità nell’ambito della procedura concorsuale del concordato preventivo. (Mattia Polizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 maggio 2019.




Quesito al CTU: Mutuo indicizzato al franco svizzero e applicazione del tasso sostitutivo dei BOT

Mutuo – Mancata indicazione nel contratto del tasso di cambio convenzionale – Tasso sostitutivo dei BOT – Estinzione anticipata – Ricalcolo del piano di ammortamento – Modalità – Fattispecie in tema di mutuo indicizzato al franco svizzero

  Tribunale La Spezia 22 maggio 2019.




Manipolazione del mercato, sanzioni Consob, divieto del ne bis in idem e verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate

Borsa e finanza – Manipolazione del mercato – Applicazione di sanzioni Consob – Divieto del ne bis in idem – Verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate – Fattispecie

Divieto del ne bis in idem – Cumulo di sanzioni penali – Sospensione della pena – Irrilevanza

In tema di deroga al principio del ne bis in idem, spetta al giudice nazionale il compito di verificare la proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate con riguardo a tutte le circostanze della fattispecie concreta oggetto del giudizio, commisurando la pena alla gravità del fatto commesso, con la conseguenza che il cumulo di sanzioni è ammesso solo se l’insieme delle stesse non risulti eccessivo rispetto alla gravità del fatto concretamente verificatosi, per cui non vi è violazione del ne bis in idem quando le sanzioni penali e quelle amministrative, complessivamente valutate, rispettino il principio di proporzionalità.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha ritenuto che Consob, nell’irrogare le sanzioni di natura penale sua competenza, abbia ecceduto quanto strettamente necessario rispetto alla gravità dell’illecito e che Consob non abbia esplicitato di tenere in considerazione la sanzione penale già comminata, come previsto, ora, espressamente dall’art. 187-terdecies TUF; la citata Autorità avrebbe invece fatto riferimento a criteri astratti senza indicare specifici elementi di valutazione concreta della gravità della condotta, quali l’effettiva incidenza dell’attività commessa sui prezzi del titolo, l’effettivo apporto della condotta tenuta dal soggetto in relazione alla fattispecie di cui all’art. 187-ter TUF ed altri indici che, per la loro gravità potessero far ritenere che, nel caso di specie, che il cumulo di sanzioni fosse strettamente necessario alla gravità dell’illecito commesso.]

In tema di applicazione del divieto del ne bis in idem, è irrilevante la circostanza che la pena irrogata in sede penale sia stata sospesa; come ha, infatti, rilevato la Corte di Giustizia, tale circostanza “è irrilevante per valutare il carattere strettamente necessario” di una normativa nazionale che preveda, come quella italiana, il cumulo delle sanzioni, poiché dall’art. 50 della Carta emerge che la protezione conferita dal principio del ne bis in idem deve applicarsi alle persone che sono state assolte o condannate con sentenza penale definitiva, comprese quelle alle quali è stata inflitta una sanzione penale sospesa o estintasi per indulto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 22 maggio 2019.




Quando i prelievi abusivi avvengono durante l’attesa al telefono per denunciare il furto della carta

Furto bancomat - Prelievi illeciti - Negligente custodia del Pin da parte del titolare - Omessa predisposizione da parte dell’Intermediario di adeguato servizio telefonico di blocco della carta - Concorso di colpa tra titolare ed Intermediario - Applicabilità dell’art.1227, comma 1, c.c.

In tema di servizi di pagamento tramite l’utilizzo di carte elettroniche, l’intermediario, nella organizzazione del proprio servizio di assistenza telefonica è tenuto, in base all’art.8,1° comma, lett.c, del D.Lgs n.11/2010, ad assicurare che siano sempre disponibili strumenti adeguati affinché l’utente dei servizi possa eseguire efficacemente la comunicazione di blocco della carta.

Pertanto, nella ipotesi in cui il titolare lamenti il furto del bancomat e quindi i successivi prelievi illeciti da parte di terzi, occorre valutare da un lato la condotta tenuta dal cliente-ricorrente in relazione ai suoi obblighi di custodia dello strumento di pagamento e dei codici PIN, dall’altro lato la idoneità ed il funzionamento degli apparati messi a disposizione all’intermediario per denunciare il blocco della carta;  all’esito di tale accertamento ben può dichiararsi il concorso di colpa tra le parti ai sensi dell’art. 1227, comma 1, cod.civ., laddove siano emersi dalla istruttoria elementi di responsabilità a carico di entrambe.

[Nel caso di specie, l’ABF ha dichiarato il concorso di colpa in quanto il titolare della carta aveva ammesso di aver conservato il codice PIN della carta di debito nel proprio portafoglio insieme con carta elettronica, ma, accortosi del furto, aveva immediatamente telefonato al servizio di blocco delle carte messo a disposizione dall’intermediario, rimanendo in attesa una prima volta per 10 minuti ed una seconda volta per 19 minuti, durante i quali i malfattori avevano effettuato la maggior parte dei prelievi]. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)
ABF Napoli 21 maggio 2019.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti da investimento

Compravendita di oggetti preziosi (nel caso di specie diamanti) – Applicabilità del t.u.f – Esclusione

Promozione da parte di un istituto di credito della vendita di diamanti da investimento ad un prezzo molto superiore a quello di mercato – Responsabilità da contatto sociale – Sussistenza

Attività di vendita di diamanti da investimento con la collaborazione di un istituto di credito – Sua riconducibili alle attività connesse a quella bancaria – Conseguenze

La vendita di oggetti preziosi non è riconducibile ad un’attività di investimento di natura finanziaria, con conseguente inapplicabilità ad essa della disciplina del T.U.F., se non quando al trasferimento di proprietà del bene prezioso sia collegato un contratto che riconosce una o più opzioni all’acquirente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La fonte della responsabilità della banca che abbia promosso la vendita di diamanti ad un prezzo di molto superiore a quello di mercato va individuata  nel rapporto intercorso tra il cliente e l’istituto di credito, che fa sorgere a carico di quest’ultimo un obbligo di informazione e di protezione nei confronti del primo, a salvaguardia dell’affidamento in lui generato dalle specifiche competenze professionali della banca e dalle concrete modalità seguite per promuovere la vendita, ed il suo fondamento normativo può essere individuato, come suggerito dalla difesa attorea, nel disposto dell’art. 1173 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’attività di vendita di beni preziosi, alla quale abbia contribuito un istituto di credito, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art.8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994  definisce come “attività accessoria  che  comunque  consente  di sviluppare l'attivita' esercitata”, al pari della intermediazione nella conclusione di polizze rc auto o di compravendita di biglietti per eventi culturali o a musei e attrazioni varie, alle quali gli istituti di credito sono dediti da tempo. Essa può quindi essere fonte di responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 maggio 2019.




Locazione finanziaria: clausola penale e verifica del tasso soglia, errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione

Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione)

La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 20 maggio 2019.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare  il perfezionamento di una fattispecie  a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario.

L’accreditamento delle somme non è però sufficiente a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica  una  necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione.

Costituisce contratto di mutuo condizionato quel contratto in cui, pur dichiarando il mutuatario di ricevere la somma mutuata e rilasciando ampia e liberatoria quietanza, la stessa somma mutuata viene riconsegnata alla banca perché venga costituita in deposito cauzionale infruttifero costituito presso l’istituto bancario e quindi svincolata decorso il termine fissato e previa produzione da parte dei mutuatari della documentazione attestante l’adempimento delle obbligazioni assunte con riferimento alla iscrizione ipotecaria sugli immobili individuati e il grado della stessa, evincendosi una assenza di disponibilità della intera  somma  in capo al mutuatario nell’immediatezza della conclusione del contratto.

Costituisce valido titolo esecutivo autonomo quello che deve integrarsi, per le statuizioni accessorie, con i documenti richiamati nel titolo o con atti ad esso esterni, salvo che non sia richiesta una specifica attività di accertamento ovvero vi sia il riferimento ad obbligazioni per crediti diversi o a pattuizioni contenute in autonomo patto aggiunto. L’obbligo, pattuito nel contratto di mutuo, di fornire documentazione aggiuntiva pena la risoluzione del contratto implica una positiva attività di accertamento, in assenza della quale il mutuatario mai entrerà nella disponibilità della somma stessa. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 16 maggio 2019.




Anatocismo, prescrizione e decorrenza e onere della prova

Anatocismo – Prescrizione: decorrenza e onere della prova

Nell’esame dell’eccezione di prescrizione formulata dalla banca, non assume rilievo la questione dell’indicazione puntuale dei versamenti che risulterebbero coinvolti dalla dedotta prescrizione, risultando piuttosto dirimente la problematica della prova dell’affidamento in conto.

La banca è onerata non tanto di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con ctu contabile, quanto di sollevare l’eccezione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio indicando il limite dell’affidamento, qualora ne sia dimostrata in causa l’esistenza.

L’affidamento del rapporto è evincibile anche da elementi evincibili dall’analisi degli estratti conto, quali l’applicazione di interessi entro e fuori fido, di CMS e di spese per gestione fido, nonché dalle risultanze della Visura della Centrale Rischi. (Giampaolo Mignolli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 15 maggio 2019.




Apertura di credito ipotecaria e indicazione ISC/TAEG – Fideiussione omnibus e normativa antitrust

Nullità dell'apertura di credito ipotecaria per mancata indicazione del TAEG/ISC

Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

A decorrere dal I° Ottobre 2003 il TAEG/ISC rappresenta un elemento fondamentale del contratto, la cui omessa indicazione costituisce un grave vizio genetico, comportante la nullità del contratto stesso; con conseguente sostituzione del tasso contrattuale con il tasso legale o il tasso minimo dei buoni del tesoro annuali ex art. 117 TUB. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale. La conseguenza di tale nullità non può che travolgere l'intero contratto fideiussorio, trattandosi di una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 Legge antitrust.
La norma attribuisce rilievo anche al negozio a valle, inteso come prodotto (“effetto”) dell’intesa vietata, è la norma stessa che tratta il prodotto dell’intesa vietata alla stessa stregua di un subcontratto, come fattispecie che attinge direttamente alla causa dell’intesa vietata, contaminandone di fatto il sinallagma rispetto all’ordine pubblico economico. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 14 maggio 2019.




La nullità della fideiussione si estende ai contratti ‘a valle’

Fideiussione - Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale, una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 della Legge antitrust che travolge l'intero contratto fideiussorio. (Simona Ristori) (riproduzione riservata) Tribunale Siena 14 maggio 2019.




Ineludibilità del fattore TEMPO nella verifica usuraria degli scenari contrattualizzati

Contratto di mutuo – TEG usurario promesso per l’estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, con e senza compenso/penale di estinzione/risoluzione anticipata – Necessità di indicare il fattore tempo

Nella verifica per l’accertamento della usurarietà pattizia del TEG promesso in caso di estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, non può prescindersi dalla indicazione del fattore tempo per lo sviluppo del T.I.R. e ciò sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 13 maggio 2019.




Le insufficienti informazioni della banca sull’investimento ne inficiano adeguatezza e appropriatezza e giustificano la risoluzione

Contratti finanziari – Acquisto di titoli non quotati – Consulenza della banca – Adeguatezza e appropriatezza dell’investimento – Insufficienza delle informazioni date dalla banca – Vizio del giudizio di adeguatezza – Sussiste – Vizio del giudizio di appropriatezza – Consequenzialità – Affermazione – Grave inadempimento – Sussiste – Risolubilità del contratto – Sussiste

Il giudizio di adeguatezza che l'intermediario compie nella consulenza consiste nell'analisi delle informazioni fornite dal cliente e nella valutazione dell'idoneità del prodotto finanziario a soddisfare le esigenze concrete del cliente. il giudizio di appropriatezza si inserisce in un servizio di natura esecutiva al fine di verificare che il cliente abbia il livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi del servizio proposto chiesto. L’appropriatezza è pertanto un minus rispetto all’adeguatezza, per cui in caso di assolvimento dell'obbligo di informazione riguardo all'adeguatezza può ritenersi assolto anche quello relativo all'appropriatezza, così come ogni vizio relativo alla valutazione di adeguatezza si protrae nel eventuale successiva fase dell'ordine impartito per iniziativa del cliente. Pertanto la dichiarazione del cliente circa la consapevolezza dell'inappropriatezza non può salvare la banca qualora già il precedente giudizio di inadeguatezza non fosse sufficiente. L’omissione di informazioni sufficienti si configura come inadempimento grave, in quanto in assenza di elementi contrari si deve desumere che proprio la violazione di questo obbligo della banca non ha permesso al cliente di operare una scelta informata e quindi di evitare l'investimento. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato risolto il contratto di acquisto di azioni della banca – azioni non quotate su mercato regolamentato – operato dal cliente dietro consulenza della stessa banca.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 10 maggio 2019.




Banche venete: perimetro della cessione a SGA e operazioni relative a finanziamenti correlati con acquisti di titoli della Banca: improcedibilità dell’azione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Banche venete – Cessione di crediti deteriorati a SGA – Definizione del perimetro della cessione – Pretese nei confronti della cessionaria – Violazioni della normativa sui servizi di investimento – Pretese relative a rapporti di finanziamento correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca – Esclusione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Improcedibilità delle azioni nei confronti dell’ente sottoposto a LCA – Domanda di accertamento e declaratoria di nullità o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione

In forza dell’art. 2.4 del contratto di cessione 11 aprile 2018, con il quale i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa - in attuazione di quanto previsto dall’art. 5 del decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e dal successivo decreto ministeriale 22 febbraio 2018 - hanno ceduto a S.G.A. S.p.A. una serie di rapporti e crediti “deteriorati”, si deve ritenere che nei confronti della cessionaria non si possano far valere né pretese inerenti operazioni di acquisto di titoli azionari della Banca o conseguenti alla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite a tali titoli, né pretese relative ai rapporti di finanziamento (e ai relativi crediti e debiti) correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca medesima, trattandosi di posizioni che non sono affatto passate in capo alla cessionaria per effetto della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ improcedibile, ai sensi dell’art. 83, commi 1 e 3, TUB, la domanda di accertamento e declaratoria di nullità (o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione) di un’operazione complessa di finanziamento per acquisto di azioni proprie vietata dall’art. 2358 c.c. che sia proposta senza alcuna richiesta restitutoria o risarcitoria, in quanto, dietro le citate domande, le quali non possono essere fine a sé stesse (pena la carenza di interesse ad agire), si cela in realtà una richiesta di accertamento di crediti restitutori e/risarcitori, del cliente verso la Banca, i quali devono essere necessariamente assoggettati alla procedura amministrativa di formazione del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 maggio 2019.




Forma della fideiussione e sorte del contratto contenente clausole schema ABI

Fideiussione – Forma – Difetto sottoscrizione creditore – Irrilevanza

Fideiussione – Schema ABI – Nullità parziale – Condizioni

Il contratto di fideiussione non richiede l’accettazione espressa del creditore atteso che l'obbligazione fideiussoria sorge per effetto della proposta del fideiussore non rifiutata dall’oblato-creditore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, in un’ottica di conservazione del contratto può determinare unicamente la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle relative clausole (articoli 2-6-8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI), sempre che il fideiussore abbia  dato la prova che dette intese siano confluite nel contratto in questione e della lesione della sua liberta contrattuale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




L’essere il più semplice nel campo dei derivati non rende il plan vanilla adatto a qualunque tipo di investitore

Il Derivato che assume veste speculativa - Obbligo di raccolta delle informazioni - Giudizio di non appropriatezza - Non aver impedito l’operazione - Obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna - Onere sull’intermediario di fornire prova positiva ex art. 23 TUF - Condanna al risarcimento del danno causato alla cliente

Contratto Plan vanilla - Mancanza di pregressa esperienza e di conoscenza in derivati - Operazione non appropriata - Mancata rilevazione da parte dell’intermediario e di segnalazione alla cliente

Quando il contratto derivato perde la sua naturale connotazione di copertura per assumere una veste speculativa, è onere dell’intermediario, attenersi alla regola dell’appropriatezza, sicché, anche se il giudizio di non appropriatezza o l’impossibilità di formulare un giudizio per insufficienza delle informazione non impedisce l’operazione, ciò nonostante l’intermediario ha l’obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna con, in caso di mancanza di prova positiva d’aver adempiuto agli obblighi informativi di legge, la responsabilità per i danni causati. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)

L’essere il più semplice nel campo dei derivati (plan vanilla) non rende il derivato in automatico adatto a qualunque tipo di investitore, sì che, ove dal profilo di rischio risulti la non conoscenza di prodotti finanziari complessi e strutturati, ne consegue che, trattandosi d’operazione non appropriata al profilo di rischio di parte attrice, mancando la prova positiva d’averlo rilevato e segnalato all’investitore, del danno da lui subito e consistente negli addebiti a tale contratto, ne debba rispondere l’intermediario. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 03 maggio 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Revocatoria ai sensi dell’art. 67, co. 2, L. Fall. del pagamento ottenuto con la vendita di titoli obbligazionari costituiti in pegno

Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno

L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 aprile 2019.




Conto corrente con apertura di credito e istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. della documentazione relativa al rapporto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Prova del contratto e degli estratti conto - Richiesta ex Art. 119 T.U.B. dell’intera documentazione relativa al rapporto bancario - Istanza di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

Qualora il correntista dimostri di aver formalmente richiesto, anche ex art. 119 T.U.B., alla Banca convenuta la documentazione relativa al rapporto bancario senza però ottenere soddisfazione, è ammissibile l’ordine di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 29 aprile 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Il correntista ha diritto ad avere copia del contratto anche se anteriore al decennio

Contratti bancari - Conto corrente - Diritto del cliente ad avere copia delle operazioni dell’ultimo decennio - Sussiste - Diritto del cliente ad avere copia dei contratti - Anteriori al decennio - Sussiste

Ai sensi dell'articolo 119, comma 4, T.U.B., il cliente ha diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Si tratta di un diritto sostanziale autonomo per il cui riconoscimento non assume alcun rilievo l'utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, nè può essere pretesa dell'istituto di credito l’allegazione di fatti giustificativi della richiesta. Il diritto alla consegna dei contratti bancari anche oltre il decennio deriva dall'articolo 117 T.U.B. il quale non solo ne prevede la forma scritta ad substantiam (per cui la relativa propria scritta deve essere conservato anche ai fini della dimostrazione della validità del rapporto), ma ne impone altresì la consegna di un esemplare ai clienti, i quali hanno pertanto diritto a ricevere copia, sia al momento della sottoscrizione, sia successivamente ad essa, qualora ne facciano espressa richiesta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 23 aprile 2019.




Il fideiussore è liberato se viene accertata l’usura bancaria

Contratti bancari – Usura – Accertamento in sede civile – Obbligo di trasmissione deglli atti al PM – Sussiste – Liberazione dei fideiussori – Affermazione

In caso di condotta oggettivamente usuraria della banca, non solo vanno trasmessi gli atti al PM per verificare la sussistenza del delitto di usura bancaria, ma risultano sollevati dall’obbligazione di garanzia anche i fideiussori che hanno opposto il dolo della condotta usuraria quale eccezione che blocca la possibilità di agire nei loro confronti a prima richiesta sulla base della sola contabilità bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 23 aprile 2019.




Applicabilità dell’art. 1923, comma 1, c.p.c. alle polizze vita

Polizza vita - Somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario - Loro sequestrabilità - Esclusione ai sensi dell’art. 1923, comma 1, c.p.c

La circostanza che si possa attribuire ad una polizza vita la natura di prodotto finanziario non comporta l’inapplicabilità ad essa della disciplina dell’art. 1923, comma 1, c.c.

Le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza n. 8271/2008, hanno, infatti, escluso che possa operarsi una interpretazione restrittiva della predetta norma in virtù del rilievo costituzionale del valore della previdenza che essa è diretta a tutelare “unitamente ad eventuali e, in varia misura concorrenti finalità di risparmio”; valore, questo che assume rilievo soprattutto nell’attuale contesto socio economico nel quale l’assicurazione sulla vita, pur nelle sue varie modulazioni negoziali, è maggiormente affine agli istituti di previdenza elaborati dalle assicurazioni sociali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 aprile 2019.




Mutui bancari e interessi moratori: limiti alla applicazione della disciplina anti usura

Mutui bancari – Interessi moratori – Disciplina “anti usura” – Applicabilità – Condizioni – Limiti

In tema di mutui bancari, ancorchè siano esclusi dal calcolo del TEGM (tasso effettivo globale medio), gli interessi moratori sono soggetti alla disciplina “anti usura” di cui alla l. n. 108 del 1996, dovendosi calcolare il c.d. “tasso soglia” sulla base dei decreti all’uopo trimestralmente adottati dalla Banca d’Italia, salva la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali in relazione al ritardato pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 16 aprile 2019.




Il contratto di apertura di credito costituisce titolo esecutivo

Esecuzione forzata – Credito bancario derivante da apertura di credito assistita da garanzia ipotecaria – Valore di titolo esecutivo – Affermazione – Spettanza del privilegio ipotecario – Sussiste

Il contratto di apertura di credito su conto corrente assistito da garanzia ipotecaria deve ritenersi titolo esecutivo, in quanto la somma di denaro che costituisce l’oggetto dell’obbligazione è chiaramente determinata con riferimento all’importo dell’apertura di credito, ed ove sorga questione relativamente agli oneri accessori, ove i criteri di calcolo siano esattamente previsti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 11 aprile 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. e onere della prova

Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. – Onere della prova della cessione del credito

Nel caso di cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B., a fronte dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale e/o ad agire per mancata prova della cessione del credito, la cessionaria non si può limitare a produrre la Gazzetta Ufficiale in cui risulta pubblicato l’avviso di cessione dei crediti, ma deve dimostrare documentalmente ed in maniera circostanziata l’avvenuta cessione del credito oggetto di causa. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 09 aprile 2019.




Contratto di conto corrente: legittimazione attiva del garante/fideiussore, prescrizione, anatocismo, usura, spese e azione di accertamento negativo

Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 aprile 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante pattuito per l’eventuale estinzione o risoluzione anticipata – (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – (Quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa data nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TEG promesso in tali scenari (fattispecie in cui si è eccepito il debordo del TSU sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM).

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse a qualsiasi titolo applicato. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 06 aprile 2019.




Mutuo fondiario: natura e requisiti per l’utilizzo quale titolo esecutivo

Opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. - Mutuo Fondiario - Sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. - Carenza dei requisiti di cui all’art. 474 c.p.c. nel contratto di mutuo condizionato - Sussistenza

Il mutuo fondiario, a norma dell’art. 1813 c.c., è innanzitutto un contratto reale, un contratto cioè la cui peculiarità è quella di perfezionarsi con la datio rei, e non per effetto del mero consenso espresso dalle parti nei modi di legge.

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, pertanto, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare se contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

Sebbene la giurisprudenza abbia tradizionalmente considerato idonea qualunque forma di consegna capace di determinare il conseguimento della disponibilità giuridica della somma oggetto del mutuo in capo al destinatario, affinché il contratto di mutuo possa dirsi validamente perfezionato il mutuatario deve poter compiere atti di autonomia privata, dispositivi degli importi ricevuti. Allorquando manchi la suddetta libertà, invero, non può dirsi raggiunta la disponibilità giuridica della somma.

Qualora il contratto di mutuo, dunque, preveda che la somma mutuata sia rimasta indisponibile in deposito cauzionale presso la banca mutuante sino al verificarsi di condizioni future e incerte, rimesse alla volontà della parte mutuataria, siffatto contratto, che per definizione dovrebbe essere reale, diventa in realtà un contratto condizionato e, pertanto, difetta della immediata consegna del denaro dal mutuante al mutuatario, posticipando necessariamente ad un momento futuro e incerto il perfezionamento negoziale.

Il contratto di mutuo condizionato risulta, quindi, inidoneo ad essere impiegato come titolo esecutivo dal mutuante, atteso che, nonostante sia stato stipulato con atto notarile, difetta dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità di cui all’art. 474 c.p.c. e, pertanto, in tali casi deve necessariamente essere disposta la sospensione dell’esecuzione, ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c. (Vincenzo Cancrini) (Beatrice Cancrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Tivoli 05 aprile 2019.




Mutuo fondiario condizionato: perfezionamento del contratto, erogazione della somma e nullità per illiceità comune dei motivi

Contratto di mutuo fondiario

Ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se, contestualmente alla stipula del contratto, le somme siano versate su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali.  

Il motivo illecito comune alle parti, consistente nella finalizzazione del mutuo all’estinzione di una precedente esposizione di natura chirografaria, è prospettabile solo in sede fallimentare, nel cui ambito un simile atto può determinare la lesione della par condicio creditorum, con conseguente revocabilità dell’atto dispositivo. (Giacomo Mastrorosa) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 03 aprile 2019.




Legittimità all’azione monitoria nei confronti della banca per mancato rilascio di documentazione bancaria ex art. 119 T.U.B.

Legittimità dell’azione monitoria dell’utente bancario e del garante/fideiussore nei confronti della banca a seguito del mancato rilascio di documentazione bancaria richiesta ex art. 119 T.U.B.

L’utente bancario è pienamente legittimato a ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119 del D. Lgs n. 385/1993, posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario e i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto (Trib Padova n. 2878/2016).

Deve ritenersi che tali identici principi siano applicabili anche all’ipotesi di proposizione dell’istanza ex art. 119, IV co., T.U.B. da parte del garante e ciò in quanto, dal momento stesso della costituzione della garanzia, sorge tra il fideiussore ed il creditore garantito un rapporto diretto e comunque qualificato, anche alla luce del fatto che il garante è soggetto potenzialmente destinatario degli effetti del rapporto garantito; che tale diritto risulti, altresì, intimamente connesso alla natura stessa della garanzia fideiussoria, che si pone rispetto all’obbligazione principale garantita in rapporto di accessorietà e dipendenza; che, dunque, se si considera che proprio in virtù di tale dipendenza, il fideiussore ha diritto, ai sensi dell’art. 1945 c.c., di opporre al creditore garantito le eccezioni proponibili dal debitore – relative, cioè, all’esistenza ed alla validità dell’obbligazione garantita - non si vede ragione per escludere il diritto del garante di proporre, in luogo del garantito, istanza ai sensi dell’art. 119, co. 4, T.U.B. nei confronti del creditore (Trib. Prato del 13.4.2015). (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 03 aprile 2019.




Limiti all’efficacia di titolo esecutivo del contratto condizionato di mutuo condizionato

Contratto di mutuo condizionato – Costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata – Assenza della rispettiva quietanza di versamento – Insussistenza dei requisiti ex art. 474 cpc

Il contratto condizionato di mutuo, caratterizzato dalla costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata, la cui erogazione è subordinata all’avverarsi delle condizioni ivi previste, in caso di assenza del rispettivo atto di quietanza di versamento, non può essere utilizzato come titolo esecutivo ex art. 474 cpc per la restituzione delle somme che si assumono erogate. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri 02 aprile 2019.




Nullità del contratto di swap per omessa indicazione del disvalore iniziale e degli elementi dell'alea contrattuale

Contratti derivati - Swap - Indicazione del disvalore iniziale - Elementi dell'alea contrattuale - Omissione - deviazione dalla causa concreta e dallo scopo del negozio - Nullità

Il disvalore di mercato iniziale di uno swap costituisce un costo per il cliente e un vantaggio per la banca e deve essere esplicitato nella documentazione contrattuale. Anche laddove tale disvalore non integrasse un vero e proprio lucro per la banca, deve comunque essere resa sul punto una adeguata informativa al cliente, posto che il suddetto disvalore altera l’equilibrio iniziale delle prestazioni. L’omissione di tale informativa integra anche una violazione dei doveri che incombono sull’intermediario e che affondano le loro radici nell’art. 21 TUF e nelle regole di buona fede e correttezza di matrice civilistica.

A prescindere dall’accertamento in merito alla natura speculativa ovvero di copertura ovvero di amministrazione del debito dei contratti derivati, gli elementi dell'alea contrattuale – ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, i quali costituiscono ed integrano la causa del contratto derivato in quanto determinano il “rischio” dell’operazione – ed il "prezzo" iniziale e quello potenziale dello swap (c.d. Mtm), devono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente. La causa tipica del contratto è infatti l'alea razionale, conoscibile in termini numerici, alla stregua di tutti gli altri elementi che concorrono a determinare le voci di costo sottese o connesse all'operazione finanziaria e la necessità di conoscere il “rischio” dell’operazione diventa ancora più urgente se il cliente sia un Ente locale, soggetto ai limiti di spese ed ai vincoli funzionali di cui d.m. 389/2003, art. 41 L. 448/2001, e D. Lgs. 267/2000 TUEL.

L’assenza di una reale indicazione dell'alea contrattuale, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, nei contratti derivati determina una deviazione dalla causa concreta e dallo scopo dei negozi stessi di cui pertanto deve essere dichiarata la nullità per violazione di norme imperative, per difetto di causa concreta e per la sussistenza di costi occulti non esplicitati. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni 28 marzo 2019.




Indeterminatezza della clausola di determinazione degli interessi e nuovo piano di ammortamento con tasso legale e quote capitali costanti

Indeterminatezza clausola determinazione degli interessi nel contratto di mutuo – Mancata indicazione del regime finanziario adottato – Violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. – Conseguenze – Applicazione tasso legale – Quote capitali costanti

Alla mancata indicazione del regime finanziario adottato in un contratto di mutuo e, quindi, alla indeterminatezza della clausola inerente il calcolo degli interessi, consegue la violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. e dunque il ricalcolo del piano di ammortamento a rata costante in regime di interesse semplice a tasso legale, fermi restando gli oneri e le spese pattuiti. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona 28 marzo 2019.




Rilevata d’ufficio la nullità dell’Euribor come tasso di riferimento

Interessi – Pattuizione – Determinazione – Euribor – Nullità

Il Tribunale di Pescara ha rilevato d’ufficio la nullità della clausola di indicizzazione del tasso di interesse qualora l’elemento di etero-integrazione sia il parametro Euribor rilevato nel periodo intercorrente tra il 29 settembre 2005  ed il 30 maggio 2008 sanzionato dalla Commissione Europea.

Il Tribunale inquadra la violazione accertata dalla Commissione Europea tra le nullità per contrarietà a norme imperative o comunque per contrarietà all’ordine pubblico economico.

La predetta nullità sarebbe rilevabile d’ufficio ex art. 127 TUB, trattandosi di una nullità di protezione a tutela di interessi e valori fondamentali tra cui certamente il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost.) e l'uguaglianza formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost.).

A nulla rileverebbe, infine, la partecipazione o meno dell’istituto di credito al panel di rilevamento dell’Euribor posto che è il tasso ex se scelto dalle parti, ad essere ormai oggettivamente affetto da quel vizio.

La conseguenza civile, secondo il provvedimento in esame alla luce dell’accertata violazione, consiste nella nullità del tasso utilizzato dalle parti in relazione al periodo oggetto di decisione della Commissione. (Domenico Griffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 28 marzo 2019.




Provvedimenti cautelari ante causam e azioni dematerializzate

Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità

Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 25 marzo 2019.




Corte UE: Accolta la tesi di Bankitalia contro la decisione della Commissione che ha impedito il salvataggio di Banca Tercas

Aiuti di Stato - Intervento di un consorzio di diritto privato tra banche in favore di uno dei suoi membri - Autorizzazione dell'intervento da parte della banca centrale dello Stato membro - Decisione che dichiara l'aiuto incompatibile con il mercato interno - Ricorso di annullamento - Nozione di aiuto di Stato - Imputabilità allo Stato - Risorse statali

La Commissione non ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime.

La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l'intervento del FITD a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell'interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l'esercizio di un'influenza dominante sul FITD, avrebbero deciso di indirizzare l'uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 19 marzo 2019.




Effetti del fallimento sul rapporto di conto corrente

Rapporto di conto corrente – Sentenza di fallimento – Scioglimento ipso iure del rapporto – Sussistenza

Prescrizione del credito – Dies a quo decorrente dalla data del fallimento – Sussistenza

Intervenuta prescrizione del credito – Rettifica dei dati in Centrale Rischi a far data della consumazione della prescrizione – Necessità

La sentenza di fallimento determina lo scioglimento ipso iure del contratto di conto corrente e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti (Cass. 19325 del 21.08.2013). (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Per il computo del termine di prescrizione ex art. 2934, 2962 c.c., il dies a quo deve essere ricondotto alla sentenza dichiarativa di fallimento. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Ai sensi degli artt. 51, 53, 67, 107 e 125 TUB nonché della Delibera CICR del 29.03.1994 e del 11.07.2012, e delle circolari attuative della banca d’Italia, per l’intervenuta prescrizione del credito, deve essere rettificato il contenuto della segnalazione in Centrale Rischi. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 13 marzo 2019.




Usura: interessi di mora, finanziamento a rimborso graduale, scenari probabilistici e cumulo in un unico tasso effettivo globale

Usura mutuo – Irrilevanza degli interessi moratori

Usura mutuo – Irrilevanza dei c.d. scenari probabilistici – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Usura mutuo – Inconsistenza della tesi del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Clausola c.d. floor – Assimilabilità ad uno strumento finanziario derivato – Esclusione

Gli interessi moratori sono irrilevanti ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale nelle operazioni di finanziamento a rimborso graduale. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Sono irrilevanti, ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, dei c.d. scenari probabilistici e dei conteggi ipotetici, alla stregua dei quali sussisterebbe l’usura ed il contratto dovrebbe quindi divenire gratuito qualora, tra tutti i possibili sviluppi del rapporto nel corso del successivo ammortamento e prendendo in considerazione ogni onere (compresi quelli meramente eventuali – quale la penale di estinzione anticipata – e quelli da inadempimento – gli interessi moratori, a prescindere dalla loro concreta applicazione) vi sia almeno una ipotesi in cui il tasso effettivo annuo calcolato superi la soglia dell’usura. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Dal punto di vista matematico, la pretesa di cumulare in un unico tasso effettivo globale i saggi espressi in misura percentuale per diverse tipologie di interessi o di oneri ai fini del raffronto con il tasso soglia è un’operazione errata e illogica. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Va disattesa, in quanto infondata, la suggestiva deduzione per cui l’inserimento nel mutuo di una clausola floor comporterebbe l’integrazione del contratto con uno strumento finanziario derivato e imporrebbe, a pena di nullità, l’osservanza della disciplina contrattuale e precontrattuale prevista dal T.U.F. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 marzo 2019.




Ripetizione di somme indebitamente versate alla banca per anatocismo e mancata pattuizione di commissioni e interessi

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – Eccezione di prescrizione – Prova contraria: esistenza di contratto affidato

Contratti stipulati ante L.152/92 – Forma scritta ad sustantiam – Esclusione – Indeterminatezza dei tassi di interesse applicati – Applicabilità del tasso legale – Affermazione

Anatocismo – Pattuito in contratti anteriori alla delibera CICR 9/2/2000 – Assenza di pattuizione integrativa – Invalidità – Sussiste

Commissione di massimo scoperto e postergazione della data di valuta – In assenza di espressa pattuizione – Invalidità – Sussiste

Calcolo dell’indebito – Onere della prova a carico del correntista

Grava sull’attore in ripetizione dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto.

Anteriormente alla L. n.152 del 1992 non vi era alcun obbligo di redazione del contratto bancario in forma scritta a pena di nullità. Né può ritenersi che la previsione di cui all’art.117 del D.Lgs. n.385 del 1993 abbia efficacia retroattiva.

Ove manchi la pattuizione relativa ai tassi di interesse praticati, si impone l’applicazione del tasso legale di interesse passivo per il cliente in luogo del più elevato tasso applicato dalla banca.

Per i contratti già in vigore al 9.2.2000, la capitalizzazione trimestrale degli interessi va considerata illegittima, anche successivamente al 30.6.2000, in assenza di pattuizione integrativa che preveda pari periodicità. Non si ritiene, pertanto, sufficiente a “sanare” l’invalidità della pattuizione anatocistica illegittima l’impiego del meccanismo di adeguamento “automatico” (previsto dalla delibera CICR) attraverso pubblicazione delle nuove condizioni contrattuali in Gazzetta Ufficiale.
L’onere a titolo di commissione di massimo scoperto in assenza di pattuizione va espunto. Gli oneri relativi alle valute vanno espunti se non è stata fornita la prova della loro pattuizione.

In caso di azione di ripetizione proposta dal cliente, quest’ultimo deve produrre tutti gli estratti conto che consentono di individuare i singoli addebiti non dovuti. La mancata produzione di tutti gli estratti conto determina che si prenda in considerazione il saldo indicato nel primo di essi, escludendo l’operatività della regola del “saldo zero”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 07 marzo 2019.




L’usurarietà dell’interesse di mora, come per la CMS, va valutata confrontandolo col tasso-soglia maggiorato

Contratti bancari – Mutuo – Tasso d’interesse moratorio – Accertamento dell’usura – Confronto con il tasso-soglia aumentato del 2,1%

Così come le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 20/6/2018 n.16303, hanno previsto doversi comparare “separatamente, fino al 31.12.2009, la commissione di massimo scoperto eventualmente applicata con la “CMS-soglia” calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali, lo stesso dovrebbe dirsi per gli interessi di mora, che hanno natura risarcitoria e non corrispettiva, avendo in sostanza le SS.UU. sancito il principio di omogeneità del confronto nella verifica dell’usura.

Gli interessi di mora devono essere comparati in via autonoma e separata (al pari della CMS fino al 31.12.2009) al tasso soglia di riferimento maggiorato del 2,1%, rilevazione statistica condotta a partire dal 2001 e trasfusa al punto 4) dei decreti MEF trimestrali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 07 marzo 2019.




Una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo

Usura – Interessi moratori e corrispettivi – Cumulo – Esclusione

Usura – Nullità degli interessi moratori – Nullità – Estensione della sanzione agli interessi corrispettivi – Esclusione

Al fine di valutare l’eventuale superamento del tasso soglia usurario, non può farsi luogo al cumulo degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, in quanto, una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui siano pattuiti in misura usuraria i soli interessi di mora, a questi soltanto dovrà circoscriversi la sanzione della nullità, con la conseguenza che saranno comunque dovuti gli interessi corrispettivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 06 marzo 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – In caso di acclarata usura il contratto diviene gratuito – Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TAEG promesso in tali scenari ipotizzando il pagamento in una data qualsiasi entro l’intervallo di tempo tra il momento della stipula e la data indicata dall’eccipiente.

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse ed onere pagato dal mutuatario, ad eccezione di imposte e tasse, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti rispettando la periodicità convenuta nel piano di ammortamento, imputando ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.

In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 marzo 2019.




Il costo dell’assicurazione collegata al contratto di mutuo va inclusa nel calcolo del TEG

Contratti bancari – Mutuo rimborsabile con cessione del quinto dello stipendio – Assicurazione contro il rischio di perdita dell’impiego – Stipulata contestualmente al mutuo – Collegamento negoziale – Sussiste – Computabilità del costo dell’assicurazione nel calcolo del TEG – Affermazione

Il costo dell'assicurazione contro il rischio di perdita dell'impiego da parte del mutuatario, stipulata contestualmente all'erogazione del mutuo e menzionata nel contratto stipulato con la banca che ne è la beneficiaria, deve essere incluso nel calcolo del T.E.G. e rileva quindi ai fini dell'accertamento dell’usurarietà del contratto. Non vale ad escludere la natura usuraria del contratto la considerazione che le istruzioni della banca d'Italia per la rilevazione del T.E.G.M. vigenti all'epoca della sottoscrizione del contratto di finanziamento escludevano dal calcolo il costo dell'assicurazione in esame. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 04 marzo 2019.




La disciplina della LCA di cui al D.L. 99/2017 non è applicabile alle partecipate

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Disciplina di cui al D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Applicabilità alle società partecipate – Esclusione

La particolare disciplina della liquidazione coatta amministrativa dettata dal decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99 per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è applicabile alle imprese partecipate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 01 marzo 2019.




Il giudicato formatosi sul decreto ingiuntivo non opposto non copre l’eccezione di usurarietà degli interessi

Esecuzione forzata – Sulla base di decreto ingiuntivo non opposto – Successiva perizia estimativa comprovante l’applicazione di tassi usurari – Opposizione all’esecuzione – Ammissibilità

Non può essere coperta dal giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto nei termini l'eccezione di usurarietà degli interessi.

La perizia estimativa da cui emerga la sussistenza - seppur potenziale - di applicazione di tassi usurari da parte della banca opposta va annoverata fra i “fatti sopravvenuti” che legittimano l’ammissibilità dell’opposizione all’esecuzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 01 marzo 2019.




Il premio della polizza vita connessa al mutuo rientra nel calcolo del TAEG

Contratti bancari – Mutuo – Restituzione rateale della somma mutuata – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Dies a quo – Pagamento dell’ultima rata

Polizza assicurativa connessa al mutuo – Prova dell’obbligatorietà – A carico del mutuatario – Computabilità del premio nel calcolo del TAEG – Affermazione

Il contratto di mutuo, anche nel caso in cui sia stata pattuita una restituzione dilazionata della somma, fa sorgere in capo al mutuatario un debito unitario che si estingue solo con il pagamento dell’ultima rata. Ne consegue che la prescrizione del diritto al rimborso della somma mutuata inizia a decorrere dalla scadenza dell’ultima rata, potendosi riferire solo al contratto di conto corrente il principio secondo cui in tema di ripetizione di indebito relativamente alle rimesse la prescrizione della domanda di rideterminazione del saldo opera dalla data di ciascuna annotazione di poste passive. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi che il mutuatario abbia provato il carattere obbligatorio della polizza vita connessa al mutuo, consistente nell’inscindibile collegamento tra il contratto di mutuo e quello assicurativo, sulla base della concorrenza di presunzioni gravi, precise e concordanti consistenti nel fatto che: a) la polizza ha la funzione di copertura del credito; b) vi è connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione; c) l’indennizzo viene parametrato al debito residuo del mutuo.
Ne consegue che appare davvero impossibile non ritenere la polizza sostanzialmente “imposta” dal soggetto finanziatore, beneficiario della prestazione economica in caso di avveramento dell’alea contrattuale, con conseguente inclusione delle relative spese nel TAEG. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 01 marzo 2019.




Ripetizione di interessi anatocistici

Conto corrente – Apertura di credito – Onere della prova – Forma – Modalità di deduzione

In caso di conto corrente a cui accede un’apertura di credito grava sulla banca, l'onere di allegare, ai fini dell'ammissibilità dell'eccezione di prescrizione, e poi di provare, ai fini della fondatezza dell'eccezione, non solo il mero decorso del tempo, ma anche l'ulteriore circostanza dell'avvenuto superamento del limite dell'affidamento. Tale attività di allegazione, per quanto "attenuata" nella relativa deduzione (e, cioè, senza la necessità di un'allegazione analitica delle rimesse ritenute solutorie), deve, però, comunque recare un grado di specificità tale da consentire alla controparte un adeguato esercizio di difesa; in mancanza, la relativa eccezione deve essere respinta, in quanto genericamente formulata.

Il contratto di apertura di credito in conto corrente può provarsi anche per facta concludentia; l’art. 127 TUB prevede, infatti, una c.d. “nullità di protezione” solo a vantaggio del cliente; la Banca non può dunque far valere la nullità del contratto di apertura di credito per mancanza di forma scritta, mentre il cliente può l’affidamento concesso in qualsiasi forma. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 28 febbraio 2019.




Legittima la richiesta del correntista di ordinare alla banca l'esibizione ex art.210 c.p.c. del contratto di conto corrente oggetto di causa

Contratto di conto corrente bancario - Ordine di esibizione del contratto ex art.210 c.p.c. - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Sussistenza

Il contratto di conto corrente bancario non costituisce documentazione contabile ex art.119 T.u.b. e, quindi, non soggiace al limite temporale di conservazione per 10 anni stabilito da detta disposizione, per cui vi è un diritto autonomo del cliente alla copia del contratto, nascente dall'obbligo da parte della banca di eseguire il contratto secondo buona fede (così Corte Appello Milano Sent.1796/2012). (Federico Pedonese) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 27 febbraio 2019.




Applicazione del ‘saldo zero’ se la banca convenuta non adempie l’ordine di deposito degli estratti conto

Ordine di deposito degli estratti conto - Inadempimento e azzeramento del saldo più risalente documentato

Il comportamento della banca convenuta in accertamento negativo del credito che, senza giustificato motivo, non ottemperi all’ordine di esibizione degli estratti conto mancanti, va valutato ai sensi dell’art. 116 c.p.c. ed è idoneo, da un lato, a giustificare la sollevazione del correntista dall’onere probatorio ex art. 2697 c.c.; dall’altro, e di conseguenza, a giustificare l’azzeramento del saldo più risalente documentato in atti.

E’ ammissibile l’azione di ripetizione di indebito proposta dal correntista a conto aperto se, nelle more del giudizio, il conto corrente venga chiuso. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 26 febbraio 2019.




La penale di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – L’usurarietà pattizia del tasso di mora va verificata senza operare alcuna maggiorazione – Necessaria gratuità del mutuo perché l’accezione di interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., riflette quella onnicomprensiva normata dall’art. 644 c.p.

Per uniforme insegnamento della S.C., ai sensi degli artt.644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., e della L. n.24 del 2001 di conversione del D.L. n.394/2000, si intendono usurari gli interessi, commissioni, le spese che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento, con la conseguenza che ogni verifica del superamento o meno del limite legale va effettuata ex ante sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà essendo un onere connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare: pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed odontologiche ravvisabili tra  interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, ecc. non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art.644 c.p. ( cfr. Tribunale di Ascoli Piceno sentenza n. 37 del 24/01/2019).

Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, altrimenti sarebbe valorizzato solo il “dare” e completamente pretermesso il “promettere” ( cfr. Tribunale di Fermo sentenza n.172 del 1/03/2018) atteso che, al momento che al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto.

Come chiarito dalle S.U. , 19 ottobre 2017, n.24675, Est. De Chiara, “una sanzione (che implica il divieto) è contenuta, per l’esattezza, anche nell’art.1855,secondo comma, cod. civ.- pure oggetto dell’interpretazione autentica di cui si discute – il quale però presuppone una nozione di interessi usurari definita altrove, ossia, di nuovo, nella norma penale integrata dal meccanismo previsto dalla L. n.108,96. Sarebbe pertanto impossibile operare la qualificazione di un tasso come usurario senza fare applicazione dell’art. 644 cp “ , con ciò significando che, qualunque sia lo scenario pattuito che manda il contratto in usura solo perché promesso, la conseguenza sanzionatoria ai sensi dell’art.1815, secondo comma, c.c. è la non debenza di tutto ciò che rientra nel perimetro del TAEG secondo la nozione lata di interesse descritta dall’art. 644 c.p. (in tal senso anche Collegio di Coordinamento dell’ABF del 16/05/2018 e Tribunale di Campobasso sentenza n.795 del 29/11/2018), spettando al mutuante solo il capitale erogato.

Come chiarito da Cass. Civ. Sez. III, 30 ottobre 2018, n.27442, l’usurarietà degli interessi moratori deve essere accertata senza alcuna maggiorazione.

La mancata indicazione nel contratto di mutuo del T.A.E. come imposto ratione temporis dall’art. 6 della Delibera CIRC del 9/02/2000, o la non univoca indicazione del tasso di interesse, o la non univoca indicazione del parametro Euribor di riferimento, o l’inesatta corrispondenza tra TAN indicato in contratto ed il TAN effettivamente applicato, comportano l’applicazione in via sostitutiva dei tassi BOT ex art. 117 TUB in luogo dei tassi convenzionali. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 21 febbraio 2019.




Domanda di risarcimento danni dell’azionista di Banca Marche nei confronti della cessionaria dell’azienda trasferita all’ente-ponte

Credito e mercati finanziari – Organismi di vigilanza – Azione dell’investitore per omesso controllo – Competenza del giudice amministrativo

Domanda giudiziale – Qualificazione – Azionista Banca Marche – Fattispecie

Le domande proposte nei confronti di Banca d’Italia e Consob volte a far valere i danni patiti dall’investitore (nella specie acquirente azioni di Banca Marche) in conseguenza dell’omesso esercizio dei poteri amministrativi e pubblicistici di vigilanza e controllo è di competenza del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica dell’investitore rispetto a detti organismi di controllo ha natura di interesse legittimo, in quanto i poteri di vigilanza non mirano a tutelare specifici interessi individuali, ma l’interesse pubblico al corretto andamento del mercato, per la cui tutela l’ente è dotato di discrezionalità nell’uso dei mezzi a sua disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nonostante la carenza di specifiche qualificazioni normative, per la qualificazione della pretesa risarcitoria (ai sensi dell’art. 2043 c.c. (sul presupposto della generica qualità di azionista/investitore ingannato dalle false notizie esposte nel prospetto), ai sensi dell’art. 2409 c.c. (con riferimento all'omesso controllo da parte dei sindaci) nonché dell’2395 c.c. quale socio danneggiato dall'azione degli organi societari, è sufficiente che l'attore - dopo aver premesso di essere stato azionista della banca (nella specie Banca delle Marche) e di aver ampliato la sua partecipazione, esercitando la successiva opzione d'acquisto - lamenti di aver visto annichilito il valore di tale partecipazione ed essenzialmente alleghi che la banca:
- ha curato per suo conto l'acquisto delle azioni emesse e riservate agli azionisti in esecuzione della "convenzione", che non ha adempiuto correttamente, attribuendo un profilo irreale all'investitore e suggerendo un acquisto comunque da sconsigliare;
- ha pubblicato il prospetto del 6 febbraio 2012, relativo alla sottoscrizione delle azioni offerte in opzione agli azionisti, con un contenuto intrinsecamente decettivo, circa le reali condizioni patrimoniali della banca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




La responsabilità della banca in dissesto per induzione all’acquisto di azioni proprie si estende ai revisori 'compiacenti'

Contratti finanziari – Responsabilità dell’intermediario – Responsabilità degli organi amministrativi di vigilanza – Accertamento – Giurisdizione amministrativa – Sussiste

Violazioni degli obblighi informativi – Responsabilità contrattuale o precontrattuale – Sussiste – Nullità del contratto quadro o delle operazioni esecutive – Esclusione

Responsabilità da prospetto non veritiero – Natura extracontrattuale – Affermazione – Responsabilità solidale dei revisori – Sussiste

Cessione della banca responsabile di illecito risarcibile – Azione risarcitoria – Legittimazione passiva della banca cessionaria – Esclusione

Le controversie nelle quali si faccia questione di diritti soggettivi concernenti l'esercizio del potere amministrativo di vigilanza sull'attività di intermediazione finanziaria sono devolute alla giurisdizione amministrativa.

In tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente di corretta esecuzione delle operazioni può dar luogo a responsabilità precontrattuale ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o e coincidente con la stipulazione del contratto quadro; può dar luogo invece a responsabilità contrattuale ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto suddetto ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni compiute in esecuzione del contratto quadro. In ogni caso, deve escludersi che la violazione possa determinare la nullità del contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

La responsabilità da prospetto non veridico è conseguenza di un illecito aquiliano autonomo che accomuna in via solidale non soltanto tutti i soggetti che abbiano materialmente provveduto alla sua redazione, ma anche quelli che ne abbiano successivamente fatto uso. Tra le persone responsabili delle informazioni contenute nel prospetto degli annoverarsi anche la società di revisione che ha espresso un giudizio senza rilievi.

Per i debiti scaturiti dagli illeciti commessi dal cedente, la banca cessionaria non può dirsi passivamente legittimata rispetto a esposizioni per risarcimento non evincibili delle scritture contabili.

[Nella fattispecie, il cliente, indotto all’acquisto di azioni della banca sulla base di un prospetto informativo che ne occultava la crisi economico-patrimoniale, ha visto rigettate le domande avanzate contro la Consob e la Banca d’Italia, nonché contro l’istituto bancario in cui la banca si era poi fusa per incorporazione, e accolte quelle rivolte contro la banca nelle persone di amministratori, sindaci e organi di revisione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




La banca risponde per i danni conseguenti all’acquisto di derivati se non adempie ai suoi obblighi informativi

Contratti finanziari – Contratti Swap – Obblighi informativi – Esposizione del mark to market – Necessità – Affermazione – Dichiarazione di conoscenza ed esperienza dell’investitore – Natura di mera presunzione – Affermazione – Inadempimento degli obblighi informativi della banca – Responsabilità per danni – Sussiste

I contratti swap sono contratti asimmetrici in cui l'elemento che rende debole il soggetto investitore rispetto all'intermediario è la minor forza conoscitiva di una parte contrattuale rispetto all'altra. L'investitore riceve piena tutela quando è messo nella condizione sul piano informativo di aderire con consapevolezza allo scopo verso cui il negozio tende. Gli scenari probabilistici e le conseguenze del verificarsi degli eventi devono essere definiti e conosciuti ex ante con certezza. La dichiarazione dell'investitore di possedere un'adeguata conoscenza ed esperienza in materia di strumenti finanziari costituisce una mera presunzione semplice, ben superabile con l’allegazione di elementi di segno contrario e tali da privare di efficacia la medesima autocertificazione. In caso di gravi omissioni informative da parte della banca sussiste la responsabilità a suo carico secondo il binomio tracciato dalla giurisprudenza di legittimità: regole di validità/nullità, regole di condotta/risoluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 febbraio 2019.




Il creditore fondiario non può rinnovare l’iscrizione ipotecaria oltre il termine ventennale

Mutuo fondiario - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione oltre il termine ventennale - Esclusione

Non può ritenersi correttamente eseguita la rinnovazione dell’ipoteca caratterizzata dall’errata indicazione del foglio di mappa trattandosi di errore su un elemento essenziale della nota in base al combinato disposto degli artt. 2826 e 2839 c.c.

Non è assistita da verosimile fondatezza la prospettazione secondo cui al creditore fondiario, in base alla disciplina applicabile ratione temporis ( art. 4 DPR n. 7 del 1976) sarebbe consentita la rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria anche oltre il termine ventennale. (Nicola Lanzolla) (riproduzione riservata)
Tribunale Matera 15 febbraio 2019.




Azione di ripetizione di indebito in materia bancaria e successione nei crediti di società cancellata dal registro delle imprese

Azione ripetizione indebito – Successione nei crediti di società cancellata – Mere pretese non incluse nel bilancio di liquidazione – Rinuncia

Un meccanismo di tipo successorio in capo agli ex soci di una società cancellata dal registro delle imprese, con riguardo a mere pretese ovvero a diritti di credito ancora incerti o illiquidi, si verifica soltanto nell'ipotesi in cui dette ragioni di credito siano state incluse nel bilancio di liquidazione della società nonchè diligentemente azionate o coltivate: in difetto, sono da ritenersi rinunciate e intrasmissibili ai soci. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Nuoro 15 febbraio 2019.




Il c.d. passaggio ‘a sofferenza’ equivale alla chiusura del conto

Conto corrente bancario – Azione di ripetizione – Passaggio “a sofferenza” – Adeguamento della Banca alla delibera C.I.C.R. 09.02.2000 – Prova – Peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche

E’ ammissibile l’azione di ripetizione di indebito da parte del correntista ove la Banca abbia receduto dal rapporto di conto corrente, in quanto il c.d. passaggio “a sofferenza” equivale alla chiusura del conto.

Va dichiarata la nullità delle clausole anatocistiche contenute nei contratti bancari di conto corrente sottoscritti prima dell’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.

In difetto di prova circa l’adeguamento della Banca alla delibera C.I.C.R. 09.02.2000 mediante approvazione scritta della clausola anatocistica, così come previsto dall’art. 7.3, deve escludersi la possibilità per la Banca di capitalizzare gli interessi passivi anche successivamente all’entrata in vigore di detta delibera.

L’introduzione della capitalizzazione degli interessi passivi è da considerarsi sicuramente motivo di peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche rispetto a quelle antecedenti alla entrata in vigore della Delibera del 9/2/2000. (Andrea Francesco Forcina) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 14 febbraio 2019.




Violazione dell’art. 39 D.P.R. 180/1950 e vessatorietà delle clausole contrattuali nel finanziamento con cessione del quinto

Carattere imperativo della norma di cui all’art. 39 D.P.R. 180/1950 – Applicazione dell’art. 1418 c.c. – Vessatorietà della clausola che prevede il mancato rimborso delle spese e dei premi assicurativi in caso di estinzione anticipata del finanziamento – Insufficienza della specifica sottoscrizione della clausola vessatoria – Onere restitutorio

La disposizione di cui all’art. 39 D.P.R. 180/1950 è una vera e propria norma imperativa, la cui osservanza, ai sensi dell’art. 1418 c.c., comma 1, è condizione di validità del contratto di finanziamento. La contrarietà a tale norma imperativa determina pertanto la nullità del contratto.

In favore di tale interpretazione, depongono sia l’inequivocabile tenore letterale della norma (“E’ vietato di contrarre una nuova cessione …”), sia la ratio della medesima, evidentemente finalizzata ad evitare situazioni di eccessivo indebitamento del consumatore.

All’invalidità del contratto, consegue l’onere della società bancaria di restituire all’attore quanto percepito a titolo di interessi e spese accessorie.

La specifica sottoscrizione della clausola, che prevede il mancato rimborso delle spese e dei premi assicurativi in caso di estinzione anticipata del finanziamento, è di per sé insufficiente a dimostrare l’esistenza di una effettiva discussione sul punto fra le parti, fin dall’inizio delle trattative contrattuali. Ne discende la nullità di tale clausola ed il conseguente onere restitutorio delle spese e dei premi assicurativi inerenti al periodo contrattuale successivo all’estinzione medesima. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 14 febbraio 2019.




Derivati sottoscritti da P.A., elementi essenziali del contratto e obbligo dell’intermediario di esplicitare l’iniziale valore negativo

Derivati sottoscritti da P.A. – Accordo negoziale fra le parti – Elemento essenziale del contratto – Obbligo dell’intermediario di esplicitare l’iniziale valore negativo del contratto in adempimento dei doveri di cui all’art 21 t.u.f. – Sussiste

Costituisce elemento essenziale del contratto swap (richiesto a pena di nullità ex art 1325 c.c.), il costo -ovvero il margine / remunerazione / corrispettivo spettante alla banca che ha costruito il derivato- che, inserito nella struttura dello swap, influisce certamente sulla misura del mark to market iniziale e, quindi, sull’alea che ciascuna parte si assume; esso deve pertanto essere oggetto di consapevole consenso del cliente, in quanto – in assenza di un mercato con prezzi confrontabili – detto elemento, di difficile conoscibilità per il cliente, è essenziale per la valutazione di opportunità che precede la stipula del contratto derivato nonchè per l’espressione di una consapevole e valida volontà negoziale. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)

E’ “inconcepibile” che la banca/intermediario possa non esplicitare nel contratto IRS la presenza e l’entità del margine di profitto, ed in ogni caso il valore di partenza negativo del contratto a svantaggio del cliente, in quanto una tale situazione è in grado di falsare l’equilibrio probabilistico e dunque contrattuale tra le parti, le quali possono certamente addivenire ad un contratto aleatorio (il cui scopo sia una scommessa sull’andamento di un parametro finanziario come l’Euribor) purché i termini della scommessa siano assolutamente trasparenti per entrambi i contraenti. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)
Appello Milano 13 febbraio 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente non prodotto in giudizio

Contratto di conto corrente – Richiesta ex art. 119 e mancate consegna e produzione in giudizio – Non sussiste inadempimento dell’onere della prova a carico del cliente – Nullità di tutte le condizioni economiche non giustificate da valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto; qualora però l’attore abbia vanamente chiesto tale documentazione  ex art. 119 TUB, le conseguenze della mancata produzione in giudizio non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito, con la conseguenza che, non essendovi prova di una valida pattuizione scritta, va dichiarata la nullità del contratto con condanna della banca a restituire al cliente tutti gli addebiti non giustificati da alcuna pattuizione.

In tema di prescrizione decennale eccepita dalla banca, se viene dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti effettuati non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto allorquando il correntista restituisce alla banca gli importi utilizzati e solo da questo momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione.

In caso di mancanza di contratto di fideiussione, il garante è legittimato a proporre le eccezioni in ordine al rapporto garantito non potendosi ritenersi provata la circostanza dedotta dalla banca per la quale il fideiussore abbia sottoscritto una garanzia "a prima richiesta". (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 13 febbraio 2019.




Conseguenze della mancata produzione dei contratti bancari e utilizzabilità della CTP non contestata

Contratti bancari – Onere della prova – Mancata produzioni dei contratti di apertura di credito – Richiesta ex art. 119 TUB – Conseguenze

Contratti bancari – Contestazione della consulenza di parte – Utilizzabilità

In applicazione dei principi generali in materia di onere della prova, compete agli attori produrre il contratto di conto corrente ed i relativi estratti conto, al fine di accertare la dedotta illegittimità delle clausole impugnate e di ricostruire in maniera puntuale il rapporto contrattuale intercorso tra le parti, verificando la concreta applicazione di addebiti illegittimi.

Pur mancando agli atti la documentazione inerente al rapporto in contestazione, ogni problema è superato se gli attori dimostrano di essersi attivati, senza esito, per ottenere ai sensi dell’art. 119 TUB in via stragiudiziale dall'istituto di credito la documentazione relativa al rapporto bancario in oggetto, di cui non erano in possesso.

Se la banca non ha dato seguito alla richiesta né ha prodotto i documenti richiesti, le conseguenze di tale mancata produzione non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 13 febbraio 2019.




Comparazione del tasso effettivo globale praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto

Usura – Commissione di massimo scoperto – Sezioni Unite Corte di Cassazione 20.06.2018 n.16303

Sulla scorta della pronuncia delle SS. UU. Il Tribunale ha rimesso in istruttoria la causa volta a verificare, secondo la metodologia indicata dalla Corte di Cassazione del 20 giugno 2018 n.16303, l'eventuale usurarietà degli interessi applicati al contratto di apertura del credito.

In particolare è stato richiesto di verificare: la CMS applicata dovrà essere confrontata con la CMS soglia (ottenuta aumentando della metà la CMS media pubblicata nelle tabelle allegate ai decreti ministeriali) e, successivamente:
- se essa risulterà al di sotto della CMS soglia, la verifica – separata – della usurarietà della CMS si può ritenere conclusa, potendosi procedere alla verifica dell’usurarietà del tasso di interesse effettivo globale (TEG);
- se essa risulterà al di sopra della CMS soglia, non si determina, di per sé, l’usurarietà del rapporto; in questo caso, l’importo costituito da quella parte di CMS che è in esubero rispetto alla CMS soglia, va confrontata con il margine del TEG; in parole più semplici, se il TEG rilevato è inferiore al tasso soglia, residua un margine di salvaguardia, che va ad assorbire il costo della CMS in esubero. Si calcola, pertanto, quanti interessi in più, rispetto a quelli effettivamente applicati, si sarebbero potuti applicare, nel periodo di riferimento, in base al tasso soglia; tale importo – il margine – si raffronta con l’importo della CMS in esubero e; se è superiore, ovvero se il margine del TEG assorbe l’esubero della CMS, non si verifica usura; se è inferiore, ovvero se il margine del TEG non è sufficiente ad assorbire l’esubero della CMS, il TEG risulta usurario. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 11 febbraio 2019.




Il contratto di mutuo, benché redatto per atto pubblico notarile, non ha efficacia di titolo esecutivo nel caso in cui la somma mutuata sia effettivamente resa disponibile solo a seguito di adempimenti gravanti sul mutuatario

Contratto di mutuo – Accredito sul conto corrente del mutuatario della somma con vincolo cauzionale di indisponibilità in favore della banca – Disponibilità effettiva della somma solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c., il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile che pur attesti la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario, qualora la consegna della somma viene di fatto differita e la somma stessa dichiarata espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario, che si impegna a non prelevarla fino a quando non saranno posti in essere gli adempimenti elencati a pena di risoluzione del contratto.

Un siffatto contratto non integra un titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 3 c.p.c., difettando l’attestazione della erogazione della somma mutuata tramite separato atto pubblico o la quietanza tramite scrittura privata autenticata, sicché, in mancanza di prova dell’erogazione, non può essere idoneo a dimostrare l’esigibilità dell’obbligo di rimborso della somma mutuata. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 febbraio 2019.




CTU contabile e ordine di esibizione a fini esplorativi

Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Consulenza tecnica contabile

Esibizione di documenti – Fini esplorativi

Inoltre quando l’accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l’ausilio di speciali cognizioni tecniche, è consentito al CTU di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)

Non ha fini meramente esplorativi l’esibizione di documenti richiesta ai sensi dell’art. 210 c.p.c. quando non possa mettersi in dubbio l’esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla loro gestione. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 07 febbraio 2019.




L'erronea indicazione dell’ISC/TAEG, non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento

Eccezione d’incompetenza territoriale - Onere di contestazione specifica - Mancata contestazione con riferimento ai criteri alternativi - Rigetto

Interessi di mora - Rilevanza ai fini del rispetto del tasso soglia -  Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo - Valutazione autonoma

Funzione informativa dell’ISC - Erronea indicazione di ISC/TAEG - Nullità - Esclusione

Lo scrutinio sulla non usurarietà va effettuato sia sugli interessi corrispettivi sia sugli interessi moratori e la verifica dell’eventuale superamento del tasso soglia deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza sommarle tra loro.

L’ISC non costituisce un tasso d’interesse o una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi; da ciò discende che l’erronea indicazione dell’ISC/TAEG, non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento, quanto piuttosto un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Termini Imerese 06 febbraio 2019.




Cessione Veneto Banca - Intesa San Paolo ex D.L. 99/2017: sulla legittimazione passiva della cessionaria e della improcedibilità della domanda nei confronti della cedente

Liquidazione coatta bancaria – Cessione a Intesa San Paolo dell’azienda di Veneto Banca – Responsabilità della cessionaria per violazione degli obblighi informativi nel collocamento delle azioni della cedente – Esclusione – Domanda di mediazione anteriore alla cessione – Irrilevanza

Liquidazione coatta bancaria – Intermediazione finanziaria – Collocamento di azioni – Violazione degli obblighi informativi – Domanda proposta nei confronti della Banca in LCA – Improcedibilità ex art. 83 TUB

La domanda introdotta dall’attore al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).
 
In proposito, va precisato che la presentazione della domanda di mediazione non può essere invocata per anticipare gli effetti della domanda giudiziale notificata successivamente all’approvazione del citato D.L. 99/2017.

E’ improponibile, ai sensi dell’art. 83 TUB, la domanda proposta in sede ordinaria nei confronti della banca in liquidazione coatta amministrativa volta ad ottenere il risarcimento del danno per violazione dei doveri informativi cui la banca era tenuta all’atto del collocamento delle proprie azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 05 febbraio 2019.




MIFID: Obblighi informativi non surrogabili facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto - Obbligo non surrogabile facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Gli artt. 41 e 39 Reg. Intermediari, nel testo vigente dal 2007, stabiliscono un chiaro obbligo dell’intermediario di richiedere “al cliente o potenziale cliente di fornire informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto”, obbligo, questo, che non è surrogabile facendo tout court riferimento al contenuto del portafoglio pregresso, il quale può dimostrare l’esperienza, ma nulla dice con riguardo alla conoscenza effettiva della natura degli investimenti, che pure il testo e la ratio delle regole MIFID impongono di acquisire.

Disposizione di cui all’art. 39 comma 5 reg. Intermediari, il quale prevede che “gli intermediari possono fare affidamento sulle informazioni fornite dai clienti o potenziali clienti a meno che esse non siano manifestamente superate, inesatte o incomplete”, non esclude l’obbligo dell’intermediario di chiedere al cliente le informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o servizio proposto affinché possa comprendere i rischi che esso comporta (artt. 41 e 42.1). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




MIFID: l’omessa acquisizione del profilo finanziario del cliente configura un inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

L’inadempimento da parte dell’intermediario, per non avere acquisito il profilo finanziario del Cliente conformemente alla MIFID è da qualificarsi inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c., rispetto agli interessi del creditore alle prestazioni dovute dall’intermediario finanziario; ciò risulta evidente alla luce dello scopo e della ratio della MIFID e degli obblighi dettati nel TUF e nel Regolamento Intermediari per tutelare le scelte pienamente consapevoli e informate dell’investitore, a fronte della naturale ed ineliminabile asimmetria informativa che connota i rapporti di intermediazione finanziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 05 febbraio 2019.




MIFID: presunzione della sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Nelle azioni di danno promosse dagli investitori, si deve presumere la sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno del quale si chiede il risarcimento, salvo che l'informazione inesatta non sia marginale e di scarsa importanza; il convenuto ha tuttavia la possibilità di dare la prova contraria dimostrando che controparte avrebbe comunque effettuato l'investimento dannoso anche se avesse conosciuto il vero stato delle cose.

[Nel caso di specie, avendo l’intermediario ha omesso di acquisire il questionario MIFID prima dell’investimento ed essendosi in tal modo posto nella colpevole condizione di non poter compiere una valutazione di appropriatezza, il nesso causale tra tali gravi violazioni e omissioni, che hanno impedito in radice l’osservanza dell’obbligo susseguente di valutare l’appropriatezza dell’investimento del Cliente, si pone come sicura origina causale del danno patito dall’investitore, senza che possa ritenersi vinta tale presunzione, facendo unicamente riferimento al portafoglio pregresso dell’investitore né, ancor meno, al questionario MIFID compilato solo successivamente agli investimenti de quibus.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretazione del contratto e contenzioso pregresso

Cessione di azienda – Efficacia scritture contabili – DL 99/2017 cessione Banche Venete a Intesa Sanpaolo S.p.A.

Nell’ambito della cessione intervenuta tra Veneto Banca S.p.A. e Banca Intesa Sanpaolo S.p.A., si deve ritenere che le parti abbiano ritenuto inerente all’attività di impresa tutto il contenzioso esistente al momento della cessione e ritualmente instaurato avanti l’autorità civile. (Lorenza Zanella) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 04 febbraio 2019.




Quando gli interessi di mora assumono rilevanza nella verifica dell'usurarietà dei contratti di mutuo

Mutuo ipotecario - Usura - Costo complessivo del finanziamento - Gratuità

La verifica dell'usurarietà dei contratti di mutuo va operata tenendo conto non solo degli interessi convenzionali o moratori, ma anche di qualsiasi altro costo connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare; a tal fine rileva la mera promessa di pagare costi usurari, a nulla rilevando l'effettivo pagamento degli stessi.
Ai fini del vaglio della dedotta usurarietà, va operata la sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori solo qualora il contratto preveda clausole del tipo "il mancato integrale pagamento di numero x rate determinerà interessi di mora nella misura di x punti percentuali in più sul tasso originario". 

Nel caso in cui il precitato costo del finanziamento si riveli usurario, il finanziamento stesso andrà dichiarato gratuito, dovendo il cliente restituire unicamente il capitale mutuato. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 31 gennaio 2019.




Contratto di apertura di contro corrente e diritto alla consegna della documentazione contrattuale

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Documentazione sintetica – Documentazione analitica

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Documentazione sintetica – Documentazione analitica – Limitazione temporale – Spese

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Inesistenza limite temporale decennale – Documentazione contabile

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Modalità di esercizio della richiesta

Il primo comma dell’art. 119 riconosce al cliente il diritto di ricevere in forma scritta, alla scadenza del contratto e comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento dell’intero rapporto, il quarto comma della citata disposizione prevede il diverso diritto del cliente di ottenere copia della documentazione concernente le singole operazioni degli ultimi dieci anni. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

La limitazione ai dieci anni anteriori, così come l’obbligo di pagamento delle spese di copia, costituiscono delle previsioni specificamente dettate solo per i documenti relativi alle singole operazioni, limitazioni che non devono essere estese impropriamente anche ai documenti sintetici di cui al primo e secondo comma del 119, soprattutto in assenza di un’esplicita volontà legislativa in tal senso. Né appare corretto applicare analogicamente la disciplina del IV comma anche al I comma in quanto, trattandosi di norma eccezionale e limitativa del diritto alla trasparenza, non dovrebbe essere applicata estensivamente ai danni del cliente. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

Ritenere che la banca possa essere tenuta alla conservazione dei documenti contabili solo per l’ultimo decennio equivarrebbe a privare il cliente del diritto all’informazione e, conseguentemente, significherebbe far venir meno l’obbligo di trasparenza della banca. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

Il cliente, nell’effettuare la richiesta di consegna della documentazione, non deve indicare le singole operazioni (altrimenti gli verrebbe imposto un onere “diabolico” di individuarle con precisione) e non è tenuto a rendere note le ragioni per le quali abbia richiesto il rilascio della documentazione, essendo sufficiente fornire gli elementi minimi tali da consentire l'individuazione dei documenti richiesti: i dati relativi al soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui è correlata la richiesta, il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si sono svolte. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 31 gennaio 2019.




Fideiussione con clausole ABI: nullità parziale e competenze per l'accertamento incidentale

Fideiussione bancaria – Nullità – Violazione norme anticoncorrenza – Competenza Tribunale Imprese – Limiti – Accertamento incidentale – Condizioni

Fideiussione bancaria – Nullità – Provvedimento Banda d’Italia 2005 – Nullità parziale

Riparto onere della prova – Principio di vicinanza della prova

E’ affetto da nullità parziale e limitata alle sole clausole illegittime il contratto di fideiussione bancaria conforme al modello ABI oggetto del provvedimento sanzionatorio della Banca d’Italia del 2005. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La cognizione, riservata al Tribunale delle Imprese di Milano-Roma-Napoli in ragione della suddivisione territoriale, può invece essere attribuita al giudice del diverso tribunale adito nella misura in cui l’accertamento venga svolto in via incidentale e non con effetto di giudicato al fine paralizzare la pretesa creditoria dell’istituto di credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Va respinta per intervenuta decadenza l'azione della banca che abbia agito contro i fideiussori senza osservare i termini di cui all’art. 1957 c.c. per l'azione contro il debitore principale e non possa beneficiare delle clausole dichiarate nulle. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 gennaio 2019.




Rapporto tra istanza ex art. 119 t.u.b e ordine di esibizione nelle cause bancarie

Ammissibilità della istanza ex art. 119 t.u.b. in corso di causa -  Esclusione in considerazione della ratio della norma - Opinabilità dell’orientamento che ammette la proposizione dell'istanza ex art. 210 e 119 TUB in corso di causa

In ambito bancario l'istanza ex art. 210 c.p.c.  è ammissibile se la parte sulla quale grava l’onere della prova dimostri di avere attivato tempestivamente, ossia almeno 90 giorni prima dell'inoltro della citazione, la procedura di cui all'art. 119, comma 4, TUB, senza avere ricevuto adeguato riscontro. In caso contrario la parte si assume il rischio di promuovere iniziative giudiziarie "al buio", in quanto tali generiche e/o inattendibili.

Non è convincente, di contro, l'orientamento) che ammette la proposizione dell'istanza ex art. 210 e 119 TUB in corso di causa, perché da un lato favorisce l’introduzione di giudizi e dall’altro trascura del tutto la ratio deflattiva della previsione dell’art. 119 t.u.b., che è quella di consentire al correntista, una volta che abbia ottenuto copia dei documenti, di valutare l'andamento del rapporto e, quindi, decidere, documenti alla mano, se intraprendere, ed eventualmente su quali basi e con quali pretese, iniziative giudiziali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 29 gennaio 2019.




Ai fini della verifica dell’usurarietà, i differenti tassi vanno tenuti distinti e confrontati con i rispettivi tassi-soglia

Contratti bancari – Conto corrente – Tassi applicati – Accertamento dell’usurarietà – Criteri di confronto con i tassi-soglia

Al fine di accertare l'usurarietà dei tassi convenuti sui rapporti in contestazione, il CTU deve determinare la base di calcolo da confrontare con il tasso soglia effettuando la separata comparazione del T.E.G. praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente, con il tasso soglia e con la CMS-soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali, compensando poi l'importo dell'eventuale eccedenza della CMS rientrante nella soglia con il margine degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati.

Va verificata sulla base dei medesimi criteri anche l'eventuale usurarietà del tasso pattuito con riferimento agli interessi moratori, preso separatamente e non cumulato con quello corrispettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 29 gennaio 2019.




Usura genetica nel rapporto instaurato in epoca antecedente l’entrata in vigore della L. 108/96

Legittimazione eredi fideiussore – Contratto di conto corrente – Interessi – Usurarietà originaria – Verifica del saldo iniziale – Onere della prova

La mancata segnalazione dell’evento interruttivo ad opera del procuratore costituito nell’ambito del segmento processuale in cui l’evento morte si è manifestato non preclude agli eredi la valida costituzione nel grado successivo del giudizio, conferendo nuovo mandato al procuratore.

La verifica della correttezza del saldo esige la ricostruzione dell’andamento del rapporto e questa, a sua volta, deve essere effettuata partendo dal saldo iniziale.

Il primo estratto conto disponibile anche se a credito del correntista è irrilevante per indeterminatezza ai fini di tale verifica; anzi, la considerazione di ordine logico-deduttivo fondata sull’osservazione della costituzione in favore della banca della garanzia fideiussoria costituisce segnale evidente della concessione di una qualche forma di finanziamento in assenza del quale l’istituto di credito non avrebbe avvertito l’esigenza di tutelare le proprie ragioni creditorie.

Va riconosciuta l’usura genetica anche se il rapporto è instaurato in epoca antecedente l’entrata in vigore della L. 108/96 quando le convenzioni succedute lungo l’arco di vigenza tra le parti hanno novato in senso oggettivo il regolamento contrattuale. Integra pattuizione rilevante a tal fine sia la stipula del contratto iniziale sia quella di patti successivi.

Al saggio degli interessi, per determinare il carico complessivo che grava le operazioni di credito fuori fido, deve sommarsi anche la commissione di massimo scoperto fuori fido. (Silvia Dragotta) (riproduzione riservata)
Appello Palermo 28 gennaio 2019.




Eccezione della prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali e onere della prova

Rimesse solutorie – Diritto alla ripetizione – Eccezione di prescrizione ultradecennale – Prova dell’affidamento – Onere di parte attrice

Delibera CICR del 9/2/00 – Anatocismo – Interessi creditori e debitori – Pattuizione tassi differenti – Legittimità

Art. 120, comma 2 TUB – Divieto di anatocismo – Decorrenza dal 3/8/16

Commissione di massimo scoperto – Remunerazione immediata disponibilità di fondi – Legittimità

Commissione di massimo scoperto – Tasso soglia d’usura – Non rileva fino a 1/1/10 – Tasso soglia d’usura – Commissione Massimo scoperto media – Maggiorazione di 1/2

Interessi Moratori – Verifica rispetto soglia usura – TEGM maggiorato di 2,1%

Tasso soglia d’usura – Somma algebrica tasso corrispettivo e moratorio – Erroneità

Nel caso di eccezione di prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali grava su parte attrice l’onere della prova dell’affidamento e, quindi, della natura meramente ripristinatoria delle rimesse. Ciò in quanto l’azione promossa nei confronti dell’istituto di credito ha natura di accertamento negativo. E’, invece, onere della banca dimostrare la presenza di un affidamento allorquando questa eccepisce la natura ripristinatoria della rimessa per l’esistenza di un’apertura apertura di credito.

E' conforme alla Delibera CICR del 9/2/00 la pattuizione con la banca di tassi creditori e debitori differenti, ponendo sul punto la delibera l’unica condizione della medesima periodicità temporale dei tassi che possono anche essere distinti.

La delibera CICR del 9/2/00 ha continuato a regolare la materia dell’anatocismo bancario fino all’adozione della delibera CICR del 3/8/16. Ciò in quanto l’efficacia del divieto di anatocismo bancario, introdotto dall’art. 120, comma 2 TUB, così come modificato dall’art. 1, comma 629 Legge n. 147 del 27/12/13, era subordinata all’adozione della relativa delibera CICR.

Legittima è previsione della commissione di massimo scoperto che non costituisce una componente degli interessi corrispettivi, né tantomeno una modalità di calcolo degli stessi ed è, invece, destinata a remunerare la diversa prestazione consistente nell’integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente.

Fino all’1/1/10 la commissione di massimo scoperto non va considerata ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura. Ciò in quanto i Decreti ministeriali di rilevazione del TEGM, ai sensi della Legge n. 108/96, emanati prima dell’1/1/10, recependo le istruzioni di Banca d’Italia, determinavano tale tasso senza includere nel calcolo l’ammontare della commissione suddetta. Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura la Commissione di Massimo Scoperto applicata in concreto va, invece, confrontata con la Commissione di Massimo Scoperto soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei DDMM.

La usurarietà o meno degli interessi moratori in concreto applicati va verificata confrontando il relativo dato con il tasso soglia d’usura per gli interessi moratori, determinato maggiorando il TEGM di 2,1 punti percentuali.

Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura erronea è la pratica di operare la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori. Ciò sia perché si tratta di tassi dovuti in via alternativa, sia perchè il TEGM, e conseguentemente il tasso soglia che dipende da questo, risultano determinati in base a rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 28 gennaio 2019.




La commissione di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TAEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della commissiome per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata promessa – Conversione del mutuo da oneroso a gratuito e condanna della banca a restituire tutti gli interessi pagati

Per uniforme insegnamento della Suprema Corte, ai sensi degli artt. 644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., si intendono usurari gli interessi, commissioni, le spese che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, con la precisazione che ogni verifica del superamento o meno del limite legale va effettuata ex ante sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.

Pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed ontologiche ravvisabili tra interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, etc., non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art. 644 c.p.

Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, poiché l’usura è un reato di pericolo con la conseguenza che, ai fini civilistici, per il vaglio della stessa deve tenersi conto anche di quegli oneri che rappresentino solo un costo eventuale del credito che possono venire in rilievo in uno scenario non fisiologico dello svolgimento del rapporto (come il caso della volontà del cliente di estinguere anticipatamente il mutuo).

Peraltro è ovvio che, al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto cosicché punire la pattuizione di interessi corrispettivi usurari ed esonerare dal vaglio dell’usurarietà altri costi sempre connessi all’erogazione del credito si palesa quale operazione arbitraria, manipolativa del dato letterale e non conforme alla finalità della legge antiusura, ben potendo altrimenti le banche aggirare la normativa mediante previsione di interessi corrispettivi sottosoglia per poi costringere il cliente ad accettare pattuizioni con previsioni di remunerazioni ben al di sopra del tasso soglia.

In conclusione, essendo pattiziamente usurario il muto comprendendovi il compenso promesso per l’estinzione anticipata, ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, c.c., la banca va condannata a restituire al mutuatario tutti gli interessi pagati. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno 24 gennaio 2019.




Non può dirsi, in mancanza di altri elementi, che il riferimento a un Euribor falsato determini l’usura

Usura – Determinazione – Euribor – Definizione

“Euribor” è il tasso di interesse medio applicato tra istituti di credito europei c.d. primari per operazioni interbancarie di prestito a breve termine (in Euro); tale tasso viene rilevato giornalmente dalla European Banking Federation (EBF) in base alle segnalazioni quotidianamente effettuate all’agenzia Reuters da oltre cinquanta banche individuate tra quelle che presentano il maggiore volume di affari in Euro.

Dal momento che tale tasso afferisce a prestiti privi di rischio o risk free (in quanto le principali banche europee, che ricevono il prestito, si presumono solvibili), il tasso di interesse parametrato all’Euribor, pattuito in contratti quali mutui a tasso variabile, definisce la rischiosità e il costo dell’operazione a seconda di quanto è ampia la differenza (lo spread) rispetto all’Euribor stesso.

Dunque, poiché i tassi di interesse si compongono tanto del suddetto indice, quanto del citato spread, e posto che è appunto quest’ultimo a definire il costo dell’erogazione del mutuo, non può dirsi, in mancanza di altri elementi, che proprio il riferimento a un Euribor falsato avrebbe determinato l’asserita e non provata usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 22 gennaio 2019.




Contratto di mutuo e titolo esecutivo, nonché rimedi all’abuso del cumulo di mezzi di espropriazione

Contratto di mutuo – Erogazione e quietanza importo mutuato – Contestuale costituzione deposito cauzionale – Svincolo avveramento condizioni – Titolo esecutivo – Sussiste

Cumulo procedure esecutive – Esecuzione immobiliare e presso terzi – Provvedimento limitazione mezzi espropriazione – Competenza – Giudice esecuzione immobiliare

Costituisce titolo esecutivo idoneo all’esecuzione forzata il contratto di mutuo contenente indicazioni di avvenuta erogazione e quietanza della somma mutuata con contestuale costituzione della stessa, da parte del mutuatario, in deposito cauzionale infruttifero in favore della banca mutuante, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell'adempimento di una serie di prestazioni a carico del cliente indicate nel contratto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di cumulo delle procedure esecutive, l’unico strumento teso ad evitare l’abuso del creditore è costituito, su opposizione del debitore, dal provvedimento di limitazione dei mezzi di espropriazione previsto dall’art. 483 c.p.c. di competenza, in caso di coesistenza di esecuzione immobiliare e di altra esecuzione, del giudice dell’esecuzione immobiliare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 16 gennaio 2019.




Le clausole in materia di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI sono nulle, ma la loro invalidità non determina quella dell’intera fideiussione

Contratti bancari – Fideiussione omnibus – Clausole pattuite in violazione della normativa sulla concorrenza di cui alla legge n. 287/1990 – Conseguenze – Nullità parziale ex art. 1419 c.c. – Sussistenza

Le clausole in materia di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 dello schema predisposto dall’ABI, in quanto ritenute dalla Banca d’Italia contrastanti con il disposto di cui all’art. 2 co. 2 della legge n. 287/1990, debbono considerarsi nulle, posto che il c.d. contratto a valle costituisce lo sbocco dell’intesa vietata, essenziale a realizzarne e ad attuarne gli effetti e che l’intesa vietata ai sensi della predetta norma è nulla “a ogni effetto” come sancito dal comma 3 dell’art. 2 della legge n. 287/1990; la loro invalidità non determina quella dell’intera fideiussione, dovendosi verificare, alla stregua di una valutazione condotta in concreto, se le parti avrebbero egualmente concluso il contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 gennaio 2019.




Reati finanziari: per la sospensione delle sanzioni la tutela del lavoro dell’operatore prevale sull’interesse generale della Consob

Reati finanziari – Abuso di mercato – Sanzioni – Istanza di sospensione – Periculum in mora – Rilevanza dell’interesse alla tutela dell’attività lavorativa – Preminenza rispetto all’interesse della Consob – Sussiste

Ai fini della decisione sulla sospensione dell’esecuzione del provvedimento sanzionatorio assunto dalla Consob, deve riconoscersi maggiore valenza all’interesse del ricorrente alla tutela della sua attività lavorativa e al pregiudizio economico che dovrebbe sopportare in caso di esecuzione, rispetto all’interesse della Consob all’immediata esecuzione delle sanzioni inflitte.

[Nella fattispecie, la Corte riteneva la sussistenza del periculum in mora con particolare riguardo alla misura interdittiva accessoria della perdita dei requisiti di onorabilità e dell’incapacità temporanea ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo nell’ambito di società quotate, in quanto non avrebbero permesso al ricorrente di esercitare la sua professione di consulente finanziario finendo per cagionargli un pregiudizio definitivo e comunque assai difficilmente rimediabile in termini di perdita di clienti, di avviamento professionale e di occasioni future di lavoro.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 16 gennaio 2019.




Prova dell’apertura di credito

Contratti bancari – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Richiesta revoca del decreto già provvisoriamente esecutivo – Sentenza di accoglimento alla luce dei motivi portati dall’opposizione – Carenza probatoria – Ammissibilità

Il solo contratto di apertura di credito prodotto è inidoneo a costituire la prova del credito laddove intervenuto nell’ambito di un rapporto già in essere. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 15 gennaio 2019.




Al conto corrente ipotecario avente le caratteristiche del mutuo si applica il tasso soglia previsto per il mutuo

Applicazione dell’art. 1815 II° comma c.c. – Inquadramento di un contratto nella categoria a fini di individuazione del tasso soglia – Contratto di conto corrente ipotecario con le caratteristiche del mutuo – Applicazione del tasso soglia per la categoria dei mutui ipotecari

Al contratto di apertura di credito in cc garantita da ipoteca che presenti le caratteristiche del mutuo ipotecario, quali la subordinazione della operazione al perfezionamento della iscrizione ipotecaria e la riduzione dell’affidamento concesso a precisa scadenze temporali, come se si trattasse di rate, si applica il tasso soglia previsto per i mutui, prevalendo l’operazione voluta dalle parti sul nomen iuris.

Il contratto di apertura di credito con tali caratteristiche dovrà quindi essere inquadrato, ai fini   dell’applicazione della legge 108/1996, dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 II° comma c.c. nella categoria “contratti di mutuo a tasso fisso” facendosi valere l’operazione voluta dalle parti ed effettivamente posta in essere rispetto al titolo formale del contratto stipulato. (Enzo Vichi) (Renato Corti) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 15 gennaio 2019.




Usura: anche la penale di estinzione anticipata rileva ai fini del calcolo del TEG

Contratti bancari – Contratto di mutuo – Interessi – Calcolo del TEG ai fini del superamento della soglia antiusura – Computabilità della penale di estinzione anticipata – Sussiste

La commissione di estinzione anticipata è costo inerente all’erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito, stimolandone il regolare adempimento e costituendo un succedaneo delle remunerazioni contrattuali perdute dalla banca per effetto dell’anticipata estinzione.

La specificazione contenuta nell’art.644 c.p. e nel D.L. 394/2000, per cui si tratta di interessi promessi “a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”, esclude la possibilità di una differenziazione, ai fini della formazione del TEG, tra interessi corrispettivi e interessi moratori. Ai fini della verifica del TEG è preferibile pertanto utilizzare il criterio della pattuizione, rispetto a quello dell’effettiva applicazione, di interessi o spese. Pertanto, se il tasso di mora indicato in contratto maggiorato della penale per estinzione anticipata eccede il tasso soglia, consegue la nullità parziale del contratto di mutuo e ai sensi dell’art.1815 c.c. non sono dovuti interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 15 gennaio 2019.




Tassi usurari: nel calcolo del TEG va computata la commissione di estinzione anticipata

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Calcolo del TEG – Computabilità della commissione di estinzione anticipata – Affermazione

La commissione di estinzione anticipata è costo inerente all’erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito, stimolandone il regolare adempimento e costituendo un succedaneo delle remunerazioni contrattuali perdute dalla banca per effetto dell’anticipata estinzione; essa pertanto è da inserire fra le voci che concorrono alla formazione del TEG.

Il superamento del tasso soglia, nel momento in cui è pattuito, a prescindere dal momento in cui è individuabile nella dinamica del contratto, produce gli effetti di cui all’art.644 c.p., con la conseguenza che non sono dovuti interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 15 gennaio 2019.




Strumenti derivati: il fideiussore è legittimato ad agire contro l’intermediario per la nullità delle obbligazioni garantite. Omessa indicazione del modello matematico di calcolo del MtM. Onere della prova

Fideiussore – Opposizione a decreto ingiuntivo Legittimazione – Intermediario finanziario – Nullità dei contratti in Interest Rate Swap per difetto di indicazione del modello matematico di calcolo del Market to Market – Indeterminabilità dell’oggetto ex artt. 1346 e 1418 cod. civ. – Estratto conto anticipi – Ripartizione dell’onere della prova – Mancata produzione degli estratti conto

Il fideiussore è pacificamente legittimato ad agire contro l’intermediario per far valere la nullità delle obbligazioni da lui garantite nell’interesse di terzi in favore della banca.

L’accordo tra l’intermediario e l’investitore deve avere espressamente ad oggetto, a pena di nullità, il valore finanziario (mark to market) degli strumenti derivati ed il differenziale di probabilità e cioè l’insito rischio finanziario.

In difetto di indicazione del modello matematico di calcolo dell’MTM, va dunque dichiarata la nullità dei contratti in IRS per indeterminabilità dell’oggetto.

In tema di estratto conto anticipi: la norma di cui all’art.50 D.lgs.1993/385 ha esclusivo valore nell’ambito del procedimento monitorio mentre, in sede di opposizione, trovano applicazione le regole generali di ripartizione dell’onere della prova; ne consegue che spetta alla banca produrre il contratto su cui di fonda il rapporto e documentarne l’andamento. (Roberto Cianci) (riproduzione riservata)
Tribunale Gorizia 10 gennaio 2019.




Stato di insolvenza della banca in LCA: valutazione della situazione contabile secondo criteri di liquidazione e rilevanza dell’intervento di sostegno da parte dello Stato

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Situazione contabile redatta secondo criteri di continuità – Inadeguatezza – Criteri di liquidazione – Necessità

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Intervento dello Stato – Rilevanza

Una situazione contabile redatta secondo criteri di continuità non può essere rappresentativa dell'effettiva consistenza del patrimonio netto della banca alla data di avvio della liquidazione coatta amministrativa (essendo la continuità aziendale già venuta meno): l'utilizzo dei principi contabili "in continuità" deve, infatti, essere necessariamente sostituito dall'utilizzo di opportuni criteri di liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza di una banca posta in liquidazione coatta amministrativa, il fatto che lo Stato abbia ritenuto necessario intervenire con consistenti misure di sostegno pubblico al fine di evitare lo smembramento con dissoluzione degli assets della banca stessa è un chiaro sintomo del deficit patrimoniale della medesima alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa, soprattutto laddove le misure di sostegno pubblico si siano rese necessarie a cagione della grave insufficienza patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 gennaio 2019.




Computabilità degli interessi moratori ai fini della determinazione del tasso soglia usura

Mutuo – Legge n. 108 del 1996 – Usura – Tasso soglia – Interessi moratori – Commissione di estinzione anticipata

L'art. 1 della legge 108 del 1996, nella parte in cui prevede che ai fini della determinazione del tasso di interesse usurario deve tenersi conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito, deve interpretarsi come riferito ai soli oneri usurari che, costituendo il corrispettivo immediato della somma di denaro o di altra utilità ex art. 644 c.p., rinvengono il proprio titolo direttamente nella stipulazione del contratto e sono pertanto certi nella loro applicazione.  

Al contrario, non concorrono alla definizione del tasso soglia gli oneri, di natura risarcitoria, indennitaria o di altra specie, incerti nell’an e nel quantum e connessi all’erogazione del credito in via indiretta, poiché ravvisano il proprio titolo non soltanto nel contratto ma in una fattispecie più ampia, che presuppone oltre al fatto giuridico della stipulazione negoziale un fatto ulteriore, meramente eventuale, rappresentato dall'inadempimento del mutuatario, nel caso degli interessi moratori, o dall'esercizio della facoltà di estinzione anticipata, con riguardo all'omonima penale. (Margherita Andreucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca 07 gennaio 2019.




Swap: conseguenze della mancata esplicitazione del mark to market

Interest Rate Swap – Razionalità e conoscibilità dell'alea – Mancata indicazione del mark to market – Difetto di causa – Nullità

La razionalità dell'alea, che presuppone la sua conoscibilità, è elemento causale tipico del contratto di swap.

Deve perciò ritenersi nullo per difetto di causa l'IRS (Interest Rate Swap) che non espliciti il mark to market, ovvero il valore attualizzato del derivato, individuato in funzione delle aspettative - stimate secondo scenari probabilistici definiti ex ante - circa l'andamento futuro delle variabili sottese a ciascuno dei flussi di pagamento dedotti nel contratto.

Ancorché il mark to market incorpori un valore destinato a variare a seconda del momento del suo calcolo e dello scenario di riferimento di volta in volta esistente, esso costituisce elemento essenziale alla valutazione dell'entità e della natura del rischio assunto dal contraente, sicché la sua omissione, escludendo la rispondenza del derivato all'indefettibile presupposto della razionalità della contrattazione, rende la causa dello swap non meritevole di tutela.
Tribunale Bari 07 gennaio 2019.




Mutuo fondiario: determinazione del limite di finanziabilità in presenza di ipoteca iscritta su immobile di terzi

Mutuo fondiario – Determinazione del limite di finanziabilità – Ipoteca iscritta su immobile di terzi – Irrilevanza

Nella determinazione dell’ammontare massimo del finanziamento fondiario garantito da ipoteca ai sensi dell’art. 38 TUB è irrilevante la circostanza che il bene ipotecato appartenga al mutuatario o a terzi che offrano garanzia reale, in quanto la garanzia del terzo datore di ipoteca non ha, in questo caso, natura integrativa bensì principale, al pari dell’ipoteca prestata dal soggetto finanziato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 04 gennaio 2019.




L’art 119 TUB si applica anche ai garanti del correntista

Diritto alla richiesta della documentazione bancaria ex art. 119 del T.U.B. da parte del fideiussore - Sussiste

L’art 119 TUB va interpretato in senso costituzionalmente orientato come esteso anche ai garanti del correntista, atteso che il fideiussore, come il cliente, ha necessità di esaminare la documentazione afferente al conto al fine di verificare la legittimità dell’operato della banca e l’esistenza del credito di cui egli deve rispondere. (Antonio Donno) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto 03 gennaio 2019.




Contratti derivati stipulati dagli enti pubblici e omessa sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante della P.A.

Contratti derivati stipulati dagli enti pubblici - Forma solenne del contratto - Necessità - Omessa sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante della P.A. - Nullità del contratto - Sussistenza

Contratti di Interest Rate Swap - Omessa sottoscrizione del contratto quadro - Nullità - Sussiste - Conseguente nullità del negozio di acquisto del derivato Interest rate Swap - Sussiste - Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. - Sussiste

I contratti stipulati con la P.A. devono essere redatti, a pena di nullità, in forma scritta e con la sottoscrizione ad opera dell'organo rappresentativo esterno dell'ente, in quanto munito dei poteri necessari per vincolare l'amministrazione.

L'atto con cui le amministrazioni aggiudicatrici decretano o determinano di contrarre è atto inidoneo a fondare in capo ai soggetti privati posizioni di interesse qualificato, giacchè lo scopo di tali atti è unicamente rintracciabile nella corretta assunzione di impegni di spesa nell'ambito del controllo e della gestione delle risorse finanziarie dell'ente pubblico, esaurendo gli effetti nell'ambito interno all'amministrazione stessa.

Sebbene la volontà della Pubblica Amministrazione di selezionare il miglior contraente in relazione ad una procedura ad evidenza pubblica debba manifestarsi attraverso la delibera a contrarre, quest'ultima resta un atto interno e non è in alcun modo equiparabile ad una dichiarazione negoziale recettizia. Pertanto, la contestuale presenza di un atto interno all'ente pubblico e di un contratto quadro sottoscritto dalla sola banca non vale ad integrare la fattispecie dell'accordo delle parti agli effetti di cui all'art. 1325 c.c.

Quando per l'esistenza di un determinato contratto la legge richieda, a pena di nullità, la stipulazione in forma scritta, alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di diversa scrittura nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)

Alla pronuncia di nullità del contratto quadro per le operazioni in strumenti finanziari derivati consegue la nullità del negozio di acquisto del prodotto Interest Rate Swap.

Il venir meno della causa giustificativa delle attribuzioni patrimoniali avvenute in esecuzione di un contratto nullo comporta l'applicazione della disciplina dell'indebito oggettivo, di cui agli artt. 2033 e segg. c.c., con il conseguente sorgere dell'obbligo restitutorio reciproco. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 31 dicembre 2018.




Usura: divieto di sostituzione della clausola nulla con diversa misura degli interessi

Mutuo – Usura – Interessi moratori sopra soglia – Estensione nullità interessi corrispettivi – Esclusione

L’art. 1815, II comma, c.c. va inteso nel senso che è da ritenere la nullità della sola clausola che prevede interessi usurari, dovendosi interpretare la successiva precisazione “e non sono dovuti interessi” non come esclusione della debenza di qualsiasi altro tipo di interesse previsto da altre clausole pur conformi a legge, ma piuttosto come divieto, in ottica sanzionatoria, di sostituzione alla clausola nulla di una misura degli interessi minore (interessi nella misura legale o interessi nei limiti del tasso soglia), quindi come esclusione dell’operatività dell’ordinario meccanismo sostitutivo o integrativo previsto dagli artt. 1339 e 1419, comma 2, c.c. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata 28 dicembre 2018.




Contratti derivati: il Mark to Market non integra l’oggetto di un contratto di Interest Rate Swap

Contratti derivati - Interest Rate Swap - Mark to Market - Oggetto del contratto - Esclusione

L’oggetto di un contratto di Interest Rate Swap non è il Mark to Market, ma lo scambio di differenziali calcolati su un capitale nozionale di riferimento ed è concretamente esplicitato con l’indicazione del “Tasso Parametro Cliente” e del “Tasso Parametro Banca” (nel caso di specie, la domanda di nullità di un contratto di Interest Rate Swap per indeterminatezza e/o indeterminabilità dell’oggetto è stata rigettata, in quanto nel contratto erano stati riportati i “Tassi Parametro”, ossia il tasso fisso a carico del Cliente ed il tasso variabile a carico della Banca). (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 dicembre 2018.




Contratti derivati: causa concreta, funzione di copertura e durata inferiore del contratto di Interest Rate Swap

Contratti derivati - Interest Rate Swap - Funzione di copertura - Causa concreta - Durata inferiore del contratto - Validità

La minor durata di un contratto di Interest Rate Swap rispetto all’indebitamento sottostante non fa venir meno la funzione di copertura del primo rispetto al secondo, ma rappresenta semplicemente la volontà contrattuale delle parti di delimitare nel tempo la suddetta funzione. (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 dicembre 2018.




Mutuo fondiario: superamento del limite di finanziabilità, disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario e conservazione della garanzia ipotecaria

Mutuo fondiario - Superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB - Disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario - Conservazione della garanzia ipotecaria

Il mutuo, pur qualificato come “fondiario”, ove non rispettoso della prescrizione di cui all’art. 38 TUB per intervenuto superamento dei limiti di finanziabilità deve essere considerato un ordinario mutuo ipotecario; superato il limite di finanziabilità, non si ha, infatti, nullità del sinallagma, con conversione in altro tipo di contratto, ma solo la disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario, con conservazione della garanzia ipotecaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 27 dicembre 2018.




Buoni fruttiferi postali e conflitto tra le condizioni apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale

Contratti di borsa – Emissione buoni fruttiferi postali – Contrasto tra le condizioni apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale – Prevalenza

Il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto della sottoscrizione del buono. (Danilo Iannarelli) (riproduzione riservata) Tribunale L'Aquila 21 dicembre 2018.




Collocazione dei mutui a SAL nella categoria dei 'mutui ipotecari' e non in quella degli 'altri finanziamenti'

Tasso soglia usura - Riferimento per i mutui a SAL - Mutui ipotecari

I mutui a stato avanzamento lavori (SAL) vanno collocati nella categoria dei “mutui ipotecari” e non in quella degli “altri finanziamenti”, essendo il rischio ridimensionato e proporzionale atteso che l’istituto di credito acconsente alla erogazione dopo aver verificato l’avanzamento dei lavori e quindi l’incremento di valore del bene oggetto di garanzia reale, già considerato a garanzia della prima erogazione.

Il peso della garanzia ipotecaria rende meno rischioso il finanziamento e quindi giustifica un tasso di interesse più contenuto poiché al momento della prima erogazione, se è vero che l'opera non è ancora iniziata, esiste pur sempre il terreno edificabile oggetto di ipoteca che ha un valore di cui si deve tener conto nella determinazione del rischio effettivo mentre, per le successive erogazioni, il versamento avviene dopo la constatazione dello stato di avanzamento dei lavori.

In senso contrario non soccorrono le istruzioni della Banca d'Italia (versione agosto 2009), poiché, ad una più attenta lettura, si evince che nella categoria "altri finanziamenti" sono collocati i mutui che prevedono l'erogazione a stato di avanzamento lavori, senza specificazione dell'ulteriore connotato costituito dalla effettiva garanzia ipotecaria; per cui l’allineamento ai mutui chirografari, contenuto nella definizione della stessa categoria "10", lascia intendere che siano stati considerati come "altri finanziamenti" i mutui a SAL non adeguatamente garantiti da ipoteca su beni già esistenti, il cui valore non sia in grado, cioè, di supportare la prima erogazione. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 21 dicembre 2018.




Conversione parziale del mutuo per superamento del limite di finanziabilità e sospensione della procedura esecutiva

Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Esclusione

Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Conversione in mutuo ipotecario ordinario – Conversione parziale – Limite della volontà delle parti

Non appare convincente la tesi della nullità parziale del contratto di mutuo per la sola parte eccedente il limite di finanziabilità, in quanto il superamento di detta soglia incide sull'oggetto del contratto, mentre la tesi della nullità parziale vorrebbe tendere non già alla «non-propagazione» della nullità (secondo l'ipotesi presa prevista dall'art. 1419 comma 1, c.c.), quanto a una sorta di «riduzione» dell'area negoziale colpita dalla nullità non contemplata dall'ordinamento vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A mente di quanto prevede l’art. 1424 c.c., non è configurabile la conversione parziale del contratto di mutuo fondiario nullo per superamento del limite di finanziabilità quando la banca, al fine di contrastare l’eccezione di nullità, prospetti la conversione per la sola parte eccedente il suddetto limite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 20 dicembre 2018.




Leasing e usura: nel calcolo del TEG interesse corrispettivo e moratorio non si sommano

Contratto di leasing – Usurarietà del tasso d’interesse – Verifica – Sommatoria di tasso corrispettivo e tasso moratorio – Esclusione

Per la stessa struttura del contratto di leasing, il tasso moratorio e quello corrispettivo non possono mai trovarsi ad essere applicati congiuntamente in relazione ad un medesimo periodo temporale. Il tasso di mora sostituisce il tasso corrispettivo e, pertanto, i due tassi non possono sic et simpliciter sommarsi tra loro. Pertanto l’utilizzatore può essere tenuto a corrispondere, per un certo periodo, o il tasso corrispettivo (se il capitale deve ancora scadere) o il tasso di mora (se la rata è già scaduta), mentre non può (né mai potrebbe) essere chiamato a pagare un tasso di interesse periodale pari alla somma del tasso corrispettivo e della mora. Questa considerazione esclude che il T.E.G contrattuale ai fini della verifica dell’usura possa corrispondere alla sommatoria dei tassi.

La clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso soglia usura impedisce “ab origine” che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura impedisce che il debitore possa invocare le sanzioni di cui all’art. 1815 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 20 dicembre 2018.




Conto corrente con apertura di credito e computo delle C.M.S. nel tasso soglia - Quesito al CTU

Quesito al CTU - Usura - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Computo delle C.M.S. nel tasso soglia

  Tribunale Bari 18 dicembre 2018.




Responsabilità dell’intermediario per violazione obblighi informativi e di condotta

Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule

Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule

Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi dell’adeguatezza/appropriatezza dell’investimento – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario

Non comprovano la condotta diligente dell’Intermediario i moduli relativi all’ordine di acquisto delle azioni non quotate privi di un’informativa relativa alle caratteristiche specifiche dello strumento finanziario (illiquido), nemmeno può desumersi la conoscenza dello strumento finanziario (nel caso di specie un’azione non quotata) da parte del cliente che abbia effettuato pregressi investimenti esclusivamente in obbligazioni. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)

Il Documento sui rischi generali degli investimenti integrante il contratto quadro stipulato nell’anno 2005 risulta, ratione temporis, inconferente rispetto alla contestata violazione degli obblighi informativi necessari in caso di acquisto di strumenti finanziari illiquidi, e dunque in un contesto normativo diverso da quello vigente al tempo delle operazioni di acquisto del 2012, soggette al diverso regime Mifid e alle nuove disposizioni con esso dettate negli artt. 27-31 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)

L’indicazione sul questionario Mifid di grado di conoscenza “Bassa” degli “Strumenti azionari” e, con riferimento agli “obiettivi di investimento”, una propensione al rischio “media” con orizzonte di “medio/lungo termine (60 mesi)” e finalità di “crescita del capitale nel medio periodo, con rendimenti superiori al tasso di inflazione e con accettazione del rischio di perdite in conto capitale” è elemento sintomatico della non adeguatezza degli investimenti effettuati in strumenti finanziari illiquidi quali le azioni non quotate, e sebbene le operazioni di investimento non siano state eseguite in regime di consulenza, tale incoerenza delle operazioni con il profilo degli investitori comporta violazione degli obblighi dell’Intermediario. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)
ACF 17 dicembre 2018.




Superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. e sospensione della procedura esecutiva immobiliare

Limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. – Nullità del mutuo fondiario – Procedura esecutiva immobiliare – Istanza di sospensione ex art. 669 septies c.p.c. – Nuovi motivi di diritto – Reclamo – Ammissibilità

Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. determina la nullità del mutuo fondiario: la conversione in un contratto di mutuo ipotecario ordinario ex art. 1424 c.c. non opera d’ufficio, bensì a domanda di parte, ammissibile sempre che ne ricorrano i presupposti di sostanza e di forma, e solo ove la stessa sia avanzata nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità.
Il mutamento giurisprudenziale avutosi in materia, a partire dalla pronuncia della Corte di Cassazione del 13 Luglio 2017 n. 17352, può ben farsi rientrare tra le nuove ragioni di diritto previste dall’art. 669 septies c.p.c. per la riproponibilità dell’istanza cautelare che sia stata precedentemente rigettata in sede di opposizione ex art. 615 e 624 c.p.c.   
(Nel caso di specie, in accoglimento del reclamo proposto avverso il provvedimento che dichiarava l’inammissibilità della riproposizione della istanza cautelare ex art. 669 septies c.p.c., il Tribunale sospendeva l’esecuzione immobiliare avviata). (Antonio Cavallo) (Maria Magro) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 13 dicembre 2018.




Finanziamento con annessa polizza vita obbligatoria: il premio va incluso nel calcolo del TAEG

Contratti bancari – Mutuo – Concesso a dipendente pubblico con delegazione di pagamento – Connessione di polizza assicurativa – Prova dell’obbligatorietà della polizza – Inclusione del costo della polizza obbligatoria nel calcolo del TAEG – Necessità – Affermazione

In presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata, spetta al mutuatario dimostrare che essa rivesta invece carattere obbligatorio, attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: - che la polizza abbia funzione di copertura del credito; - che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente  e abbiano pari durata; - che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo. Per contrastare il valore probatorio di tali presunzioni, la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario, documentando, in via alternativa: - di aver proposto una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risolti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; - ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; - ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.
I premi di polizze assicurative obbligatorie devono essere necessariamente inseriti nel TAEG. Conseguenza della violazione di tale regola è che è nulla la clausola relativa al costo in sé considerata, onde nulla è dovuto per tale titolo, ma è anche nulla la clausola relativa al TAEG che non ha previsto quel costo, con integrazione legale del contratto con applicazione del tasso nominale sostitutivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
ABF Milano 13 dicembre 2018.




L’azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca è possibile anche se il conto corrente è ancora aperto

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – In costanza di apertura del conto – Ammissibilità

L’azione volta a recuperare le somme illegittimamente versate alla banca è sempre possibile, anche se il conto corrente sia aperto.

La distinzione tra le rimesse solutorie e le rimesse ripristinatorie rileva solo ai fini della prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito e non costituisce un ostacolo alla proposizione delle domande di accertamento o di ripetizione d’indebito, anche se il conto corrente non sia stato chiuso.

A conto aperto, l’interesse ad agire del cliente trova normale soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo dare-avere, a seguito della depurazione del saldo dagli addebiti nulli, per ottenere una rettifica delle risultanze del conto. E una volta rideterminato il saldo, qualora lo stesso sia a favore del correntista, ben è ammissibile la domanda di condanna della banca al pagamento dello stesso. Perché il correntista ha sempre diritto alle somme di cui sia creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 10 dicembre 2018.




Forma del contratto di finanziamento e diversità ontologica e funzionale degli interessi corrispettivi e moratori

Contratto bancario monofirma - Predisposizione del contratto da parte della Banca - Consegna al cliente - Validità

Credito al consumo - Usura - Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo

Credito al consumo - Penale di estinzione anticipata - Onere meramente eventuale - Esclusione dal calcolo del TEG

Piano di ammortamento alla francese - Applicazione tasso di mora su rata scaduta - Anatocismo illegittimo - Esclusione

Oneri assicurativi - Imposizione contestuale alla sottoscrizione del contratto - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso soglia

È rispettato il vincolo di forma del contratto di finanziamento predisposto dalla banca ove lo stesso sia redatto per iscritto e ne venga consegnata copia al cliente, con assorbimento dell’elemento strutturale della sottoscrizione da parte della società che, reso certo il raggiungimento dello scopo normativo appunto con l’apposizione della firma da parte del cliente sul modulo e la consegna dell’esemplare della scrittura in oggetto, non verrebbe a svolgere più alcuna specifica funzione (v. Cass., SS.UU., n. 898/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La diversità ontologica e funzionale degli interessi corrispettivi e moratori non ne consente il mero cumulo ai fini della valutazione di usurarietà del finanziamento, non potendo, d’altro canto, trarsi tale cumulo da un’erronea interpretazione del dictum delle recenti pronunce della Cassazione: ove anche queste ultime avessero realmente stabilito un simile principio, sarebbe comunque da disattendere, per quanto autorevole, in virtù della riferita diversità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Con riguardo alla penale per estinzione anticipata, tale voce di costo, poiché meramente eventuale, deve essere esclusa dal calcolo del TEG, essendo necessario comparare, nella rilevazione dei tassi usurari, dati tra loro effettivamente omogenei. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ciò che attiene alla previsione di effetti anatocistici discendenti dall’applicazione di un tasso di mora sull’intera rata impagata e quindi anche sulla quota di interessi, va osservato che non viene integrata un’ipotesi di anatocismo illegittimo laddove il cliente sia insolvente, in quanto il dettato normativo consente tale pratica sulla base dell’art. 3 della Delibera CICR del 9 febbraio 2000. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Relativamente alla ricomprensione di costi assicurativi nell’ambito delle voci economiche connesse all’erogazione del credito e dunque utilizzabili per il riscontro dell’eventuale usurarietà del medesimo, le spese di assicurazione, se imposte al cliente contestualmente all’accensione del finanziamento, sono presuntivamente rilevanti ai fini del calcolo del tasso soglia (v. Cass. n. 8806/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 06 dicembre 2018.




Società di cartolarizzazione e garanzia patrimoniale per le obbligazioni contratte nell’attività di escussione dei crediti ceduti

Cessione crediti – Società di cartolarizzazione – Escussione dei crediti ceduti – Responsabilità patrimoniale

Le c.d. società veicolo sono disciplinate dalla legge n. 130 del 1999, il cui art. 3, comma 2, prevede che "I crediti relativi a ciascuna operazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della società e da quello relativo alle altre operazioni. Su ciascun patrimonio non sono ammesse azioni da parte di creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti stessi.".

Questo comporta che eventuali terzi creditori, quali potrebbero essere i debitori dei singoli crediti ceduti in caso di esito vittorioso dei giudizi intentati nei loro confronti, non potrebbero contare sull'attivo sociale dato dall'importo dei crediti oggetto di cartolarizzazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 04 dicembre 2018.




Interruzione automatica dei processi e liquidazione coatta amministrativa bancaria

Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione Banche Venete ex D.L. 99/2017 – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Interruzione automatica del processo

L'art. 43 comma 3 l.f. - interruzione di diritto (c.d. "automatica") dei processi pendenti per effetto della dichiarazione di fallimento è applicabile anche alla procedura di liquidazione coatta amministrativa bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino 04 dicembre 2018.




Cancellazione ordinata in via cautelare della segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi Banca d'Italia e Banche dati private non preceduta da preavviso

Illegittimità della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi Banca d'Italia e nelle banche dati private – Omesso preavviso al cliente non consumatore – Provvedimento cautelare – Fumus boni iuris – Necessità del preventivo preavviso – Necessità del preventivo contraddittorio – Sussiste

Va confermato il provvedimento ex art. 700 c.p.c che ha ordinato la cancellazione della segnalazione a sofferenza non preceduta da preavviso, in quanto tale atto è necessario a garantire il preventivo contraddittorio tra le parti, finalizzato a consentire al segnalato di poter regolarizzare la propria esposizione debitoria e quindi evitare una pubblicità negativa e nociva, rivolta alla collettività e non ristretta ai rapporti contrattuali tra le parti. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 03 dicembre 2018.




Contratti derivati: trasferimento nella struttura del contratto dei dati che caratterizzano l’alea

Contratto derivato – IRS – Alea – Informazioni che attengono alla determinabilità del rischio – Conoscenza da parte del cliente – Necessità – Razionalità e misurabilità dell’alea – Trasferimento nella struttura del contratto dei dati che caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia

Tutti gli elementi dell’alea, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, che costituiscono e integrano la causa del contratto derivato e, quindi, tutte le informazioni che attengono alla determinabilità del rischio, ivi inclusa l’asimmetria iniziale tra prestazioni, debbono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente, indipendentemente dalle distinzioni fra scopo di copertura o speculativo tout court e fermo restando che l’alea non deve essere necessariamente simmetrica sul piano quali-quantitativo. In difetto di tali elementi, il contratto di IRS deve ritenersi nullo ai sensi dell’art. 1322, comma 2, c.c., poiché il riconoscimento legislativo risiede nella razionalità dell’alea e quindi nella sua misurabilità. Tale nullità non rappresenta una nullità per violazione di regole di condotta dell’intermediario e non è incisa, pertanto, dai principi condivisibilmente statuiti dalle Sezioni Unite con le sentenze nn. 26724 e 26725 del 2007, dal momento che è oggetto di considerazione il fatto che non siano stati trasferiti all’interno della struttura del contratto i dati che ne caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Mutuo ipotecario e usura contrattuale per superamento tasso soglia in relazione alla pattuizione degli interessi di mora

Mutuo ipotecario e rilevanza degli interessi moratori ai fini della disciplina sull'usura contrattuale - Sussistenza - Unicità del tasso soglia e inesistenza di un diverso "tasso soglia di mora" - Conseguenze: applicabilità dell'art. 1815, II comma c.c. e trasformazione del rapporto da oneroso a gratuito

1) il divieto di pattuire interessi eccedenti la misura massima prevista dall’art. 2 della legge 108/96 si applica sia agli interessi corrispettivi ex art. 1282 c.c., sia agli interessi moratori ex art. 1224 c.c. L’ampia formulazione degli artt. 644 c.p., dell’art. 2 della legge 108/96, dell’art. 1 d.l. 394/00, dimostra che, ai fini dell’usura, la legge non consente distinzione di sorta tra i due tipi di interessi (Conforme a Cassazione Ordinanza 27442/2018).

2) in assenza di qualsiasi norma di legge, l’usurarietà degli interessi moratori va accertata in base al saggio rilevato ai sensi dell’art. 2 legge 108/96 (tasso soglia calcolato con riferimento al tipo di contratto) e non in base ad un “fantomatico tasso” talora definito nella prassi di “mora-soglia”, ottenuto incrementando arbitrariamente di qualche punto percentuale il tasso soglia. (Conforme a Cassazione Ordinanza 27442/2018).

3) il superamento del tasso soglia anche per effetto della sola pattuizione di un interesse moratorio determina ex art. 1815 c.c. la sanzione “punitiva” prevista dal secondo comma, di trasformazione del rapporto da oneroso in gratuito, alla luce di interpretazione ben più coerente con il complessivo sistema sanzionatorio previsto dalla L. 108/1996 e dalla norma d’interpretazione autentica di cui al D.L. 394/2000 (Conforme a Cassazione Sezioni Unite n. 24675/17, Cassazione 23192/2017  e ABF, nel Collegio di Coordinamento del 16 maggio 2018). (Ugo Sangiovanni) (Raffaele Locantore) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso 29 novembre 2018.




Contratti derivati: la disciplina dei titoli di puro rischio non ricade nell’ambito delle fattispecie contemplate dalle disposizioni in materia di usura

Usura – Disciplina dei titoli di puro rischio – Contratti aleatori – Applicazione della legge 7 marzo 1996 n. 108 – Disposizioni in materia di usura – Esclusione

La disciplina dei titoli di puro rischio non ricade nell’ambito delle fattispecie contemplate dalla l. 7 marzo 1996, n. 108 (“Disposizioni in materia di usura”) e, più in generale, la disciplina anti-usura non si applica ai contratti aleatori, in quanto caratterizzati dal rischio e, dunque, dall’impossibilità di stabilire a priori l’an e il quantum del vantaggio. Si consideri, poi, che tra le categorie omogenee di operazioni rispetto alle quali sono valutati ex lege i tassi usurari non sono ricomprese le operazioni in strumenti finanziari derivati. Codesti, infatti, non rientrano tra le operazioni oggetto di rilevazione per l’individuazione del TEGM e, conseguentemente, non esiste una categoria di tassi soglia rilevati con cui sia possibile confrontare i tassi effettivi inclusivi degli oneri connessi a strumenti finanziari derivati. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Omessa indicazione del MtM negli accordi quadro o nei singoli contratti di interest rate swap

Mark to maket - MtM - Omessa indicazione nel contenuto degli accordi quadro o nei singoli contratti di interest rate swap

La circostanza che il MtM non rientri nel contenuto degli accordi quadro sottoscritti da parte attrice, né sia indicato nei singoli contratti di interest rate swap, comporta la radicale nullità di questi, perché esclude in radice che il cliente possa concludere “la scommessa” conoscendo il grado di rischio assunto. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Conto affidato (anche di fatto) e prova della natura solutoria delle rimesse

Conto corrente bancario - Affidamento - Eccezione di prescrizione - Prova della natura solutoria delle rimesse

Una volta accertato che il conto corrente bancario è affidato (anche di fatto) compete alla banca dimostrare il limite del fido nel caso in cui eccepisca la prescrizione di determinate poste, diversamente le rimesse devono considerarsi tutte di natura ripristinatoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 29 novembre 2018.




Prova del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in centrale rischi

Illegittima segnalazione in centrale rischi – Danno in re ipsa – Esclusione – Onere del danneggiato di allegare e dimostrare durata e  caratteristiche della segnalazione – Sussiste – Possibilità di desumere da tali circostanze il danno – Sussiste

La questione della dimostrazione del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in centrale rischi privata va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato in punto quantomeno di durata e ambito oggettivo e soggettivo della segnalazione; opinando diversamente si graverebbe il danneggiato di una probatio diabolica, quale quella di dimostrare le ripercussioni della segnalazione che non sono percepibili oggettivamente, ovvero l'esistenza di un suo stato di disagio, di patema, di sofferenza conseguente alla vicenda che però non è passibile di una prova per testi.

Tale onere deve ritenersi assolto qualora il soggetto segnalato abbia dimostrato la durata della segnalazione ed il fatto che la notizia lesiva della sua reputazione non solo fosse stata percepibile da terzi ma fosse anche stata effettivamente rilevata da un determinato soggetto, quale l’istituto di credito al quale si era rivolto per ottenere un finanziamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 29 novembre 2018.




Cessione del quinto dello stipendio: prescrizione, usura sopravvenuta e rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito

Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Prescrizione, Violazione della normativa antiusura momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata

Nel contratto di mutuo la prescrizione del diritto al rimborso della somma mutuata inizia a decorrere dalla scadenza dell'ultima rata, atteso che il pagamento dei ratei configura un'obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell'ultima rata.

Ai sensi dell’art. 1 comma 4 L. n. 108/1996, che ha introdotto l’art. 644 co.4, c.p., le commissioni pagate dal mutuatario collegate all’erogazione del prestito, comprensive anche del costo dell’assicurazione (come statuito dalla Suprema Corte Cassazione Civile, Sez. I, 5 aprile 2017, n. 8806) escluse le tasse e le imposte, devono essere incluse nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia.

Poiché la formula del TEG esprime intrinsecamente una dipendenza dalla variabile tempo: cioe’ il tasso varia in base al momento dei pagamenti, senza tener conto delle finalità degli stessi, ne consegue che la riduzione della durata del finanziamento non seguita da una corretta riduzione del costo complessivo delle commissioni causa un aumento del tasso realmente applicato. Pertanto, prima avviene l'estinzione, maggiore è l'incremento del tasso, ovvero il TEG realmente applicato al finanziamento a causa del mancato rimborso delle commissioni non maturate e pagate con premio unico anticipato risulta superiore al tasso soglia.

Poiché la possibilità per il mutuatario di estinguere anticipatamente il debito restitutorio è prevista dall’art. 125 sexies T.U.B., e’ evidente che non si tratta di un evento o incremento anomalo, quindi se la giurisprudenza fa rientrare nel calcolo del TEG ai fini dell’usura un costo collegato ad evento futuro incerto ed anomalo come la mora per l’inadempimento o il ritardo da parte del mutuatario, deve ritenersi che possa rientrare nel suddetto regime anche l’estinzione anticipata del finanziamento trattandosi di un diritto del consumatore sancito dalla legge.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Legittimazione passiva della mutuante anche per la richiesta di  rimborso della commissione della polizza assicurativa non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 28 novembre 2018.




Responsabilità solidale del promotore finanziario e risultanze degli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale

Intermediario finanziario - Responsabilità solidale per i danni arrecati dalla condotta illecita del promotore finanziario - Prova - Risultanze indagini penali - Rilevanza - Occasionalità necessaria - Condizioni - Concorso di colpa da parte dell'investitore – Esclusione - Connivenza o collusione con il promotore - Necessità - Onere della prova - Ripartizione

Il giudice civile è legittimato ad avvalersi delle risultanze derivanti dagli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale, così come delle dichiarazioni verbalizzate dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniali.

La costituzione di parte civile dell’intermediario nel giudizio penale ha valenza confessoria nell’ambito del distinto giudizio civile nè è consentito mantenere posizioni processualmente opposte su di una medesima vicenda storica.

(Nella specie, la banca si è costituita parte civile nel giudizio penale a carico del promotore, accettando il giudizio abbreviato richiesto dall’imputato e fondando le sue richieste risarcitorie contro il medesimo infedele promotore sui medesimi addebiti fatti valere dall’investitore nel giudizio civile). (Roberto Cianci) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 27 novembre 2018.




Opponibilità dell'exceptio doli nel contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Contratto autonomo di garanzia - Opponibilità del garante delle eccezioni spettanti al debitore principale - Esclusione - Exceptio doli - Opponibilità - Affermazione

L'exceptio doli rappresenta un limite funzionale alla richiesta di pagamento immediato, esperibile in tutti i casi in cui vi sia escussione della garanzia con dolo, mala fede e abuso manifesto da parte del beneficiario.

A tal fine il garante ha l'onere di far valere una condotta abusiva del creditore il quale, nel chiedere la tutela giudiziaria del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato e aventi efficacia estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall'ordinamento, o comunque nell'esclusivo fine di recare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima e incolpevole aspettativa altrui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2018.




In tema di onere della prova e di prescrizione, devono considerarsi anche le comunicazioni periodiche che ne confermano l’esistenza

Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale avanzato dalla Banca - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Rigetto dell'appello proposto dalla Banca

In tema di onere della prova ed in punto di prescrizione, devono considerarsi, a conferma dell’apertura di credito in conto corrente, anche le comunicazioni periodiche che ne confermavano l’esistenza inviate al correntista dalla Banca; provata detta circostanza e quindi la certezza di rimesse ripristinatorie, per la distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, è la Banca tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e a dimostrare tale funzione in concreto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Bologna 26 novembre 2018.




Eccezioni sollevabili dalla società emittente nei confronti della società fiduciaria del portatore di azioni dematerializzate

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Azioni – Intestazione fiduciaria

Diritto della concorrenza – Testo Unico della Radiotelevisione – Limite alle partecipazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi – Norme del modello cautelare uniforme – Applicabilità

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, al fine di inibirne il diritto di voto, anche in seguito al rilascio della comunicazione effettuata ai sensi dell'art. 83-sexies TUF dell'intermediario depositario alla società emittente stessa, perché quest'ultima rappresenta mero titolo di legittimazione e non ha alcun effetto preclusivo in ordine alle eccezioni sollevabili.

Fra le eccezioni personali sollevabili dalla società emittente, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, sono ricomprese tanto le eccezioni che traggano fondamento nel contratto c.d. causale (ossia lo statuto sociale) quanto quelle fondate sui rapporti extra-sociali fra la società emittente e il portatore.

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti della società fiduciaria cui siano state intestate fiduciariamente azioni dematerializzate fondate su rapporti che intercorrano fra la società emittente e l'azionista fiduciante.

La positiva valutazione dell'Autorità Garante per la Concorrenza e i Mercati (AGCM) in ordine alla compatibilità della detenzione di una partecipazione societaria in una società emittente radiotelevisiva con la disciplina della concorrenza non pregiudica il sindacato dell'autorità giudiziaria in ordine all'invalidità prevista dall'art. 43, comma 5, del Testo Unico della Radiotelevisione (TUSMAR).

Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Giovanni Maria Fumarola) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 23 novembre 2018.




L’esercizio del potere d’imperio dello stato influisce sulla competenza: l’investitore danneggiato non può far causa nel paese dove sono stati acquistati i titoli

Rinvio pregiudiziale – Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale – Ambito di applicazione – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “materia civile e commerciale” – Obbligazioni emesse da uno Stato membro – Partecipazione del settore privato alla ristrutturazione del debito pubblico del medesimo Stato – Modificazione unilaterale e retroattiva delle condizioni di emissione – Clausole di azione collettiva – Ricorso proposto contro il medesimo Stato da creditori privati titolari di tali obbligazioni quali persone fisiche – Responsabilità dello Stato per atti o omissioni commessi nell’esercizio di poteri pubblici

L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev’essere interpretato nel senso che una controversia, come quella oggetto del procedimento principale, vertente su un’azione proposta da una persona fisica, acquirente di titoli di Stato emessi da uno Stato membro, nei confronti dello Stato stesso e volta a contestare la sostituzione di detti titoli con titoli di valore inferiore, imposta a tale persona fisica per effetto dell’adozione di una legge, adottata dal legislatore nazionale in circostanze eccezionali, con cui le condizioni di emissione sono state unilateralmente e retroattivamente modificate per mezzo dell’introduzione di una clausola di azione collettiva che ha consentito alla maggioranza dei titolari dei titoli in questione di imporre tale sostituzione ad una minoranza, non ricade nella «materia civile e commerciale» di cui alla menzionata disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 15 novembre 2018.




Natura dell’indicatore sintetico di costo (ISC) e applicazione della nullità ex art. 117, comma 6, TUB

Mutuo fondiario – Indicatore sintetico di costo – ISC – Natura – Nullità clausole del contatto – Art. 117, comma 6 e 7 TUB – Pubblicità tassi

ISC è un mero indicatore del costo effettivo del finanziamento, imposto e previsto ai soli fini informativi. Per tale ragione, in caso di differenza tra l’ISC pattuito in contratto e l’Isc in concreto applicato, non trova applicazione la previsione dell’art. 117, comma 6, secondo parte, TUB. Questa, infatti, prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per il cliente di quelle pubblicizzate. ISC non essendo un elemento della pattuizione ma un mero indice della stessa non può essere ricompreso né tra i tassi, né tra i prezzi, né tra le condizioni. La nullità delle clausole contrattuali è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, nell’ambito della cui disciplina l’art. 1125 bis, comma 6, TUB espressamente prevede che, ove il TAEG non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente coimputati nell’ISC) sono da considerarsi nulle. (Domenico Iodice) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 14 novembre 2018.




Sospensione del decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI: quando la competenza è del tribunale delle imprese

Decreto ingiuntivo emesso contro fideiussori – Nullità del contratto conforme a modello ABI – Sussistenza del fumus per la sospensione – Prevalenza del diritto comune come affermato da Corte di Giustizia – Prevalenza del diritto comune su quello interno – Natura di consumatore – Sussistenza – Competenza del tribunale delle imprese – Domanda principale con effetto di giudicato o eccezione con accertamento incidenter tantum – Differenze

Va sospeso il decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI alla luce della decisione emessa dalla Banca d’Italia nel 2005 per nullità dello schema per violazione della normativa anticoncorrenziale.

Laddove tale domanda sia svolta in via principale con accertamento avente effetto di giudicato la competenza appartiene al Tribunale delle Imprese laddove, al contrario, la mera eccezione può essere trattata anche dal giudice adito se diverso dal Tribunale delle imprese.

La qualifica di consumatore va desunta dalla sola qualità personale dell’agente senza che rilevi l’obbligazione garantita come invece affermato dalla giurisprudenza della Cassazione poiché prevale il “diritto oggettivo” per come espresso dalla Corte di Giustizia nella ordinanza 19/05/2015 C-74/1 punto 20 Tarcau; tale qualifica è in ogni caso rilevabile d’ufficio dal giudice venendo in rilievo questioni attinenti la competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 13 novembre 2018.




La previsione in un contratto di finanziamento del piano di ammortamento 'alla francese' o 'a rata costante' non è sufficiente a determinare il piano di rimborso

Ammortamento alla francese – Indeterminatezza per mancata specificazione del regime finanziario e del criterio di calcolo degli interessi – Usura bancaria: verifica unitaria – Gratuità del finanziamento

Le espressioni “ammortamento alla francese” o “a rata costante” o “a capitale crescente e interessi decrescenti” non valgono ad esplicitare le modalità di funzionamento del piano, ai fini del controllo di legalità, in difetto di specificazione del regime finanziario e del criterio di calcolo degli interessi.

Il regime finanziario della capitalizzazione composta, adottato nella quasi totalità dei mutui predisposti con ammortamento alla francese concessi dagli istituti di credito, prevede l’attualizzazione dei flussi finanziari sulla base di una funzione di matematica esponenziale ed è caratterizzato da leggi finanziarie dotati della proprietà della scindibilità (a differenza di quello della capitalizzazione semplice, fondato su leggi additive), in forza delle quali la sua adozione comporta necessariamente (fatta eccezione per le ipotesi di scuola di mutuo uniperiodale o di pattuizione di tasso d’interesse nullo, in concreto non configurabili nella casistica giudiziaria) un effetto anatocistico, in virtù della produzione di interessi su interessi precedentemente maturati; e ciò in quanto, per effetto dell’applicazione di tale regime, gli interessi precedentemente maturati, a causa della loro capitalizzazione nel debito residuo, sono causa di ulteriori interessi.

Deve ritenersi che il divieto di anatocismo non attenga esclusivamente all’accordo preventivo che preveda direttamente la produzione di interessi su interessi, ma altresì a quelli - anch’essi in ipotesi riconducibili al momento genetico contratto (e quindi integranti una convenzione, ai sensi dell’art. 1283 c.c.) – che producano comunque, sotto il profilo economico, il medesimo effetto della produzione di interessi su interessi. Ciò che rileva, a ben vedere, è l’identità degli effetti economico-finanziari delle due modalità operative suindicate, comportando entrambe, anche in ragione del computo degli interessi sul capitale residuo (anzichè su quello in scadenza), un valore della rata di ammortamento superiore rispetto a quello che si presenterebbe adottando il regime di capitalizzazione semplice.

La verifica dell’usura deve essere condotta con riferimento unitario agli interessi corrispettivi e di mora, senza il ricorso ad una “fantomatica” soglia usuraria specifica per gli interessi moratori, determinando il costo complessivo del finanziamento nel “worst case” (scenario più oneroso per il soggetto finanziato). Se tale costo eccede il limite previsto dalla legge 108/96 alla stipula del contratto, il finanziamento deve ritenersi a titolo gratuito in applicazione della sanzione ex art. 1815 c.c. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 13 novembre 2018.




Illegittima segnalazione del consumatore alla Centrale Rischi e responsabilità dell’istituto di credito segnalante

Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi – Responsabilità della banca segnalante – Onere risarcitorio – Ristoro della lesione alla riservatezza – Danno all’immagine e alla reputazione non “in re ipsa” – Liquidazione in via equitativa

E’ illegittimo il comportamento di un istituto di credito che procede alla segnalazione del cliente alla Centrale Rischi, in ragione di un asserito debito del tutto esiguo, senza valutare la posizione complessiva di quest’ultimo ed eventualmente offrire la possibilità di porvi rimedio.

Ricorre la condotta di illecito trattamento dei dati personali del cliente, in violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, quando l’istituto di credito procede con colpevole negligenza, imprudenza e imperizia all’annotazione a sofferenza di un debito non esistente, senza dare preventiva informazione all’interessato dell’imminente registrazione dei dati in uno dei sistemi di informazione creditizia.

A fronte delle prove allegate dall’attore, la banca ha l’onere di dimostrare, ex art. 2050 c.c. (applicabile ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. n. 196/2003), di aver adottato le misure del caso, al fine di evitare il danno, oltre all’onere di offrire elementi idonei ad escludere la propria responsabilità.

All’accertata violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, consegue, a carico dell’istituto di credito segnalante, l’onere risarcitorio della lesione alla riservatezza subita dall’attore, nonché l’obbligo al risarcimento del danno alla reputazione e all’immagine dell’interessato.

Il danno alla reputazione e all’immagine, in quanto “danno conseguenza”, non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, dovendo essere allegato e provato, da chi ne fa domanda, anche attraverso presunzioni. La quantificazione di tale danno avviene necessariamente in via equitativa, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., dovendosi procedere a convertire in termini monetari un danno per sua natura non patrimoniale. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 13 novembre 2018.




Nessun obbligo di iscrizione per il mero procacciatore di clienti non vincolato alla compagnia assicurativa

Previdenza obbligatoria – Attività di “produttore diretto” per compagnia assicurativa – Assenza di subordinazione – Obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti – Non sussiste

L’attività svolta come “produttore diretto” ovvero occasionale di compagnia assicurativa, operante unicamente come segnalatore di nominativi di persone interessate a sottoscrivere contratti di assicurazione, senza alcun vincolo di subordinazione con l’impresa, non fa sorgere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 12 novembre 2018.




Costante sforamento a negativo del saldo e fido di fatto

Fido di fatto - Rimesse solutorie - Individuazione - Sforamento a negativo del saldo o del fido

Laddove l’istituto di credito abbia costantemente consentito lo sforamento a negativo del saldo o lo sforamento del fido concesso, deve individuarsi la concessione di un fido di fatto, a prescindere dalla produzione di un contratto scritto, e questo anche al fine del rigetto della eccepita prescrizione delle rimesse solutorie sollevata dall’istituto di credito su cui grava l’onere della relativa prova. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 09 novembre 2018.




Ai fini dell’anatocismo rileva la differenza tra i periodi di liquidazione, non quella tra i tassi applicati

Contratti bancari – Conto corrente – Sensibile differenza tra tasso creditore e tasso debitore – Anatocismo – Esclusione – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Necessità di valutazione delle variazioni contrattuali – Sussiste

Ciò che viene richiesto dalla delibera CICR del 2000 non è la parità dei tassi di interesse attivi e passivi, ma solo che la loro liquidazione sia equivalente, sia essa mensile, trimestrale, annuale o altra.

Se anche le parti pattuissero un tasso creditore pari a zero, o di poco superiore, e un tasso debitore negativo, la liquidazione degli interessi non produrrebbe comunque un effetto anatocistico illegittimo, perché non è consentito al giudice sindacare la quantità degli interessi pattuiti laddove la stessa sia rispettosa della soglia di usura, essendo al contrattazione del quantum affidato alla libera volontà delle parti.

Il fenomeno dell’usura sopravvenuta non esiste, rilevando solo quella originaria. Tale principio può essere trasposto anche in una causa avente ad oggetto un conto corrente, dando rilevanza non solo al momento genetico della stipula del conto corrente, ma anche alle successive variazioni, concordate o unilaterali che siano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 novembre 2018.




Consegna del contratto quadro e mark to market nei contratti di swap

Contratto quadro sottoscritto dal solo investitore – Necessità della sua consegna quale requisito di validità ai sensi dell’art. 23 t.u.f. – Esclusione

Mark to market dei contratti di swap – Sua corrispondenza con l’oggetto del contratto – Esclusione – Obbligo dell’intermediario di renderlo noto all’investitore – Sussistenza – Conseguenze del suo inadempimento

La tesi secondo cui la consegna del contratto costituisce un requisito di validità del medesimo, al pari della sua sottoscrizione da parte dell’investitore, è smentita dal tenore letterale dello stesso art. 23 t.u.f. Tale norma infatti nel suo primo periodo prevede che: “I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento … sono redatti per iscritto, … e un esemplare e' consegnato ai clienti” e al secondo periodo stabilisce, in modo netto e quasi perentorio, che: “Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e' nullo”. La conseguenza della invalidità è quindi ricollegata, dalla previsione di legge, al solo difetto del requisito della forma scritta e non anche a quello della consegna di esso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’oggetto del contratto di swap è costituito dallo scambio di flussi finanziari e non dal mark to market che è invece l’elemento che consente all’investitore di conoscere il guadagno o la perdita che può ricavare dalla operazione in derivati nel caso in cui decidesse di estinguerla anticipatamente, a partire dal momento immediatamente successivo alla sua conclusione, e quindi la formazione di un adeguato consenso informato.
L’esplicitazione di tale dato che, non deve essere necessariamente scritta, già al momento della conclusione del contratto, è quindi oggetto di un preciso obbligo informativo gravante sull’intermediario e in caso di suo inadempimento è giustificata la risoluzione del contratto quadro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 09 novembre 2018.




Per il reato di usura, il tasso di mora va valutato solo perché promesso e senza alcuna maggiorazione, unitamente a tutti gli oneri pattuiti in contratto, anche nel ‘’worst case’

Tasso di mora usurario – Sufficienza della sola promessa – “Worst case”

Con riguardo al reato di usura, è pacifico nella giurisprudenza di legittimità che nella determinazione del tasso soglia, al di là del quale gli interessi pattuiti debbono considerarsi usurari, vadano presi in considerazione gli interessi moratori.

La verifica di usurarietà va compiuta, ai sensi dell’art. 1, comma 1, d.l. 29.12.2000, n. 394, convertito dalla Legge 28.02.2001. n. 24, al momento della stipulazione del contratto; l’art. 644 c.p.c. e l’art. 1, comma 1, d.l. cit., impongono di valutare il costo complessivo del credito, prendendo in considerazione tutti gli elementi pattuiti, indipendentemente dal fatto che si siano in concreto verificati, posto che la mera promessa di un elemento di costo si riverbera sull’equilibrio del contratto.

La sommatoria di interessi corrispettivi e di interessi moratori non appare logicamente e giuridicamente corretta perché gli interessi corrispettivi fanno riferimento all’intero capitale e coprono tutto il periodo contrattualmente previsto per il finanziamento, gli interessi di mora si riferiscono invece alla rata scaduta e sono dovuti per il periodo successivo alla scadenza degli stessi.

La circostanza che i due tipi di interesse operino su grandezze diverse ed in tempi diversi, impone di ricorrere ad un tasso composito che corrisponda alla media ponderata del tasso corrispettivo applicato al capitale e del tasso di mora applicato alle rate scadute e riferito ai periodi di insolvenza.

Poiché tale calcolo va condotto al momento della conclusione del contratto (quando nessuna insolvenza si è verificata), si dovrà, come suggerito da autorevole dottrina, assumere come prospettiva quella più estrema, ossia quella dell’inadempimento dalla prima rata e perdurante fino al termine del contratto.

Non è corretto operare la maggiorazione di 2,1 percentuali del tasso soglia con riferimento agli interessi moratori, atteso che essa si basa su un’indagine compiuta dalla Banca d’Italia condotta senza rispettare la metodologia richiesta dalla legge 108/1996: il raffronto non può che essere fatto rispetto al TEGM, quantunque esso non contenga la rilevazione dei tassi di mora; d’altra parte la circostanza che il tasso soglia sia stabilito in misura di molto superiore al TEGM, permette di tenere conto anche di variabili eventuali, quale l’applicazione degli interessi di mora (cfr. Tribunale di Bari, ord. del 2 febbraio 2018; cfr. anche Tribunale di Genova, sent. n. 1157 del 3 maggio 2017).   

In conclusione, poiché nel calcolo del TEG si deve altresì tenere conto di tutti gli altri costi collegati al credito (commissioni, spese istruttoria, spese di riscossione, ecc.), è legittimo disporre che il Pubblico Ministero disponga, tramite consulente tecnico, accertamenti sulla usurarietà del mutuo tenendo conto delle indicazioni suesposte. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 31 ottobre 2018.




Contratti di swap e applicazione della disciplina sul diritto di recesso per i contratti stipulati fuori sede

Contratti derivati swap – Nullità del contratto swap ex art.30 tuf – Art. 56-quater comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69

Sulla scorta della pronuncia delle SS. UU. la disciplina del diritto di recesso si applica non soltanto alle operazioni compiute nell’ambito della prestazione di un servizio di collocamento in senso proprio, ma anche a qualsiasi altra ipotesi in cui l’intermediario venda fuori sede strumenti finanziari ad investitori al dettaglio, sia pure nell’espletamento di un servizio d’investimento diverso.

Le SS. UU. hanno quindi utilizzato il termine “collocamento” di cui all’art. 30 del tuf in senso ampio, come sinonimo di atto negoziale mediante il quale lo strumento finanziario viene fatto acquisire al cliente e quindi inserito nel suo patrimonio o nel suo portafoglio, a prescindere dalla tipologia del servizio d’investimento che abbia dato luogo a tale operazione. Dunque, la disciplina del recesso riguarda i singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l’investitore si trova a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli

Alla luce di tale arresto, per molti aspetti innovativo, l'art. 30 del Tuf può certamente essere applicato anche alla fattispecie in esame (che non rappresenta un servizio di collocamento in senso stretto ma un servizio di investimento diverso, ove la Banca si pone come controparte diretta del cliente nella negoziazione dello strumento finanziario), dovendo darsi a detta disposizione un’interpretazione la più ampia possibile a tutela dell'investitore.

Con riferimento all’art. 56-quater, comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, la modifica apportata da tale norma non rileva nel caso di specie, e ciò in quanto la valenza retroattiva ed interpretativa della norma è stata già esclusa dalla Suprema Corte (cfr. Cfr. Cass. Civ., sez. III, 03 Aprile 2014, n. 7776, confermata dalla Cass.1368/2016): nell'esercizio della propria funzione di nomofiliachia, la Cassazione ha motivatamente escluso la possibilità di ritenere l'art. 56 quater richiamato come norma di interpretazione autentica, evidenziando come a tale qualificazione osti una lettura costituzionalmente orientata dalla norma stessa con riferimento all'art. 47 Cost., comma I nella parte in cui introdurrebbe un regime di favore per gli istituti di credito i quali abbiano stipulato contratti di negoziazione fuori sede prima del 1.09.2013.

Per quanto concerne il citato art. 56-quater del decreto del fare, e la possibilità o meno che possa configurarsi quale norma di interpretazione autentica, la Corte Costituzionale (sentenza 7-11 giugno 2014, n. 168) ha avuto modo di chiarire che “il legislatore può porre norme che retroattivamente precisino il significato di altre norme preesistenti, ovvero impongano una delle possibili varianti di senso del testo originario, purché compatibile con il tenore letterale di esso”; si è inoltre precisato che “in tali casi il problema da affrontare riguarda non tanto la natura della legge, quanto piuttosto i limiti che la sua portata retroattiva incontra alla luce del principio di ragionevolezza rispetto di altri valori ed interessi costituzionalmente protetti”.

Riguardo a questi ultimi, “l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica - essenziale elemento dello Stato di diritto - non può essere leso da disposizioni retroattive, che trasmodino in regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi anteriori”.

È dunque evidente che indipendentemente dalla autodefinizione di norma di interpretazione autentica (che peraltro sembra mancare nella documentazione relativa alla conversione del decreto del fare, cfr. dossier del Servizio Studi sull’A.S. n. 974, disponibile sul sito Istituzionale del Senato della Repubblica Italiana), quello che manca è la retroattività della norma (almeno per parte di essa): quest’ultima infatti si limita a stabilire che lo ius poenitendi è esteso “per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 [...] anche ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera a)” (e cioè alla negoziazione in conto proprio).
Il che non implica una efficacia sanante per i contratti, che non prevedono il diritto di recesso per l’investitore, stipulati prima della suddetta data. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino 29 ottobre 2018.




Segnalazione a sofferenza: valutazione tecnico discrezionale e onere della prova a carico della banca

Segnalazione a sofferenza: valutazione tecnico discrezionale – Necessità – Esistenza del debito scaduto e non pagato

La valutazione tecnico-discrezionale sulla complessiva situazione economica del debitore costituisce passaggio ineludibile per pervenire alla segnalazione a sofferenza, non essendo di per sé sufficientemente indicativa la sola esistenza del debito scaduto e non pagato.

La banca deve operare una valutazione ponderata e preventiva  della situazione finanziaria e patrimoniale del soggetto debitore (per es. l’avvenuto deposito dei bilanci, il relativo esame, le complessive esposizioni verso il settore bancario) e resta onerata, in sede giudiziale, della dimostrazione dei criteri che hanno giustificato la segnalazione a sofferenza. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 25 ottobre 2018.




Legittimazione passiva enti-ponte e banche incorporanti. Obblighi risarcitori per violazione nella negoziazione di titoli propri

Intermediazione finanziaria - Negoziazione titoli propri - Cessione Azienda e rapporti bancari - Legittimazione passiva - Risarcimento danni

Sussiste la legittimazione passiva e la responsabilità patrimoniale dell'ente-ponte e della Banca Incorporante ai sensi degli artt. 43 e 47 del D.Lgs. n. 180/2015, per le obbligazioni generate dai rapporti giuridici oggetto della cessione.

Le passività corrispondenti ai debiti risarcitori per inadempimento contrattuale da mis-selling sono inclusi nella cessione dell'Azienda bancaria e non sono escluse dall'art. 47 del D.Lgs. n. 180/2015.

L'estinzione del rapporto originario tra le parti anteriormente alla cessione dell'Azienda bancaria non può ritenersi escluso laddove manca una norma espressa che lo preveda come è avvenuto nel caso della disciplina delle c.d. "Banche Venete" mediante l'art. 3, comma 1°, lett. B) del D.L. n. 99/2017. (Stefano Curcio) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 22 ottobre 2018.




Natura del mutuo fondiario, verifica usurarietà interessi, contratti monofirma e fideiussione bancaria

Contratti bancari – Mutuo fondiario – Destinazione somme – Irrilevanza

Contratti bancari – Usura – Calcolo – Sommatoria interessi corrispettivi e moratori – Esclusione – Verifica distinta – Interessi moratori – Assenza parametro riferimento – Conseguenze

Contratti bancari – Contratto di conto corrente – Contratto monofirma – Validità

Contratti bancari – Garanzie – Fideiussione omnibus – Rinuncia eccezioni – Natura – Contratto autonomo di garanzia

Ai fini della validità del contratto di mutuo fondiario è irrilevante la concreta destinazione delle somme prese in prestito operata dal mutuatario, non avendo l’operazione natura di mutuo di scopo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La verifica della usurarietà degli interessi pattuiti in un contratto di mutuo non implica la sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, ma una distinta valutazione per ciascuna delle due categorie, sebbene allo stato il controllo sull’usurarietà oggettiva degli interessi moratori sia preclusa dall’assenza di una rilevazione ministeriale specifica su tale tipologia di interessi, potendo tale controllo rimanere circoscritto alla dimensione esclusivamente “soggettiva” dell’usura ove si dimostri che gli interessi moratori sono stati pattuiti in termini tali da creare una sproporzione delle prestazioni, con approfittamento delle condizioni di difficoltà economiche e finanziarie del debitore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

E’ valido il contratto di conto corrente bancario le cui clausole negoziali siano state recepite in un documento scritto recante la firma del solo correntista. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Assume la natura di contratto autonomo di garanzia la fideiussione prestata in favore di una banca a garanzia dell’adempimento di tutte le obbligazioni contratte da un cliente della banca, non potendosi differentemente conciliare il carattere accessorio tipico della fideiussione con la previsione dell’esclusione del potere per il garante di opporre al beneficiario eccezioni afferenti il rapporto garantito intercorso tra questi e il soggetto garantito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese 22 ottobre 2018.




Contratto di conto corrente: prescrizione, fido di fatto, azione di ripetizione, inesistenza contratto di apertura di credito, tassi di interesse e cms

Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
 
La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 22 ottobre 2018.




Contratto di mutuo: usura ab origine, estinzione anticipata, art. 1815 secondo comma c.c. e restituzione di tutti gli interessi pagati

Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 22 ottobre 2018.




Provvedimenti cautelari in materia di segnalazione alla Centrale rischi

Tribunale di Foggia - Provvedimenti Cautelari in materia di segnalazione presso Centrali Rischi

Affinché la segnalazione del nominativo di un debitore quale cattivo pagatore alle centrali rischi  possa essere considerata legittima ai sensi della disciplina recata dall’art. 12 del d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice della Privacy), occorre che l’intermediario fornisca la prova dell’avvenuto adempimento (preventivo) dell’obbligo di preavviso della segnalazione stessa. (Pierangelo Procaccio) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia 19 ottobre 2018.




Illecito commesso da promotore finanziario-subagente assicurativo e responsabilità solidale del preponente

Illecito di rilievo penale del promotore finanziario - Responsabilità solidale della banca - Presupposti

Illecito penale del subagente assicurativo - Natura oggettiva della responsabilità dell’agente e della compagnia assicurativa in solido tra loro - Presupposti

Natura finanziaria delle polizze assicurative negoziate dal subagente assicurativo - Esclusione dell’obbligo di manleva della assicurazione che garantisce l’agente

L'intermediario risponde per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate purché il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria con l'esercizio delle mansioni cui sia adibito, sicché il comportamento doloso (anche di rilevanza penale) del preposto, pur non interrompendo, di norma, il nesso causale fra l'esercizio delle incombenze e il danno, ove si verifichino determinate circostanze, quali una condotta del risparmiatore "anomala", vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, è configurabile - e il relativo accertamento compete insindacabilmente al giudice di merito - l'assoluta estraneità della banca al fatto del promotore, sì da interrompere il nesso causale ed escludere la responsabilità dell'Istituto di credito (Cass. n. 22956/15). (Paolo Righini) (riproduzione riservata)

L’art. 119 co. 2 c.d.a., secondo il quale l'impresa di assicurazione, o un intermediario iscritto alla sezione del registro di cui all'articolo 109, comma 2, lettera a) o b) (rispettivamente agenti di assicurazione e broker) risponde in solido dei danni arrecati dall'operato dell'intermediario cui abbia dato incarico, prevede una responsabilità oggettiva, in quanto modellato a su quella di cui all’art. 2049 c.c.

La compagnia di assicurazione risponde assieme all’agente dell’operato del subagente ex art. 2049 c.c. ed in base al principio secondo il quale va tutelato chi ha contrattato con colui che appariva in grado di impegnare altri, alla duplice condizione della buona fede del primo e di una condotta quanto meno colposa dell'ultimo, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentare o di impegnare sia stato effettivamente e validamente conferito a chi ne è apparso, nella contrattazione col terzo. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)

L’eventuale prevalente connotazione finanziaria delle polizze assicurative, se non puntualmente individuata, non impedisce che si generi l’obbligo di manleva in capo alla società che garantisce l’agente assicurativo. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro 18 ottobre 2018.




Nullo il contratto swap se il derivato non è idoneo ad assolvere la funzione di copertura del rischio

Contratti bancari – Mutuo – Indicazione di ISC inferiore al TAEG – Nullità della pattuizione del tasso d’interesse – Applicazione del tasso nomiale dei BOT – Affermazione

Contratti bancari – Mutuo – Cd. di scopo – Utilizzo delle somme per finalità diversa da quella pattuita – Nullità del contratto – Sussiste
 
Contratti finanziari – Derivati – Con finalità assicurativa del credito – Computabilità dei costi ai fini del TAEG – Affermazione

Contratti finanziari – Derivati – Swap – Con finalità assicurativa del credito – Provata inidoneità dei derivati alla copertura del rischio – Nullità del contratto – Sussiste

L’indicazione nel contratto di un ISC inferiore rispetto al TAEG costituisce una violazione dell’art.117, comma VI, del T.U.B., con conseguente nullità della clausola relativa agli interessi e, conseguentemente, la necessità di applicare – in sostituzione del tasso dichiarato nullo – il tasso nominale dei buoni ordinari del tesoro ai sensi dell’art.117, comma 7, T.U.B.. Superandosi il tasso soglia, invece, va applicata la sanzione della gratuità (art.185 c.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nei soli mutui di scopo, tutte le volte in cui le somme somministrate al cliente non vengono impiegate per lo scopo concordato, ma per coprire o ripianare precedenti esposizioni debitorie contratte con il medesimo istituto di credito erogante il mutuo, questo sarà affetto da nullità e il debitore non dovrà più rimborsare le somme avute in prestito.
La deviazione dal tipo contrattuale di cui all’art.1813 c.c. si può affermare quando vi sia la prova di un obbligo specifico del mutuatario nei confronti del mutuante, in ragione dell’interesse di quest’ultimo – diretto o indiretto – alla specifica modalità di utilizzazione delle somme per un determinato scopo. Ove la prova di consimile situaizone non sia fornita, l’inosservanza della destinazione indicata in contratto non rileva ai fini della validità o meno del contratto stesso.
La dichiarata nullità del contratto incide anche sulle garanzie, che vengono meno, siano esse personali o reali.
[Nella fattispecie, il contratto di mutuo veniva stipulato asseritamente per attribuire disponibilità finanziarie al cliente da destinare ad investimenti per procurare le provviste aziendali, ma nella realtà le somme venivano destinate a ripianare il passivo del cliente con la banca mutuante.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le operazioni di derivati, aventi le finalità di garanzia o copertura del credito, come quelle assicurative, comportano delle spese o costi valutabili ai fini del TAEG. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

I contratti derivati interest rate swap sono operazioni contrattuali sprovviste di una apposita disciplina negoziale di fonte legislativa. Nei loro confronti, dunque, risulta necessaria una valutazione di meritevolezza degli interessi perseguiti, come previsto in via generale dall’art.1322 c.c., con preminenza, nello svolgimento di tale giudizio della clausola generale del “necessario operare nell’interesse del cliente investitore”.
Ove sia dimostrato che il derivato oggetto dell’operazione non poteva assolvere in modo soddisfacente alla funzione di copertura del rischio per cui l’operazione era stata stipulata, dalla violazione dei doveri di comportamento dell’intermediario e dalla immeritevolezza degli interessi perseguiti discende la nullità del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 17 ottobre 2018.




Contratti e operazioni bancarie, buona fede nell'esecuzione del contratto e diritto alla consegna della documentazione contrattuale

Contratti e operazioni bancarie - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Diritto alla consegna della documentazione contrattuale - Ricorso al procedimento monitorio - Ammissibilità

Mutuo e finanziamento in genere - Decadenza dal beneficio del termine - Opposizione a decreto ingiuntivo per consegna della modulistica contrattuale - Domanda riconvenzionale formulata dalla banca - Accertamento dell'obbligo di pagamento del residuo credito a carico dell'opposto - Inammissibilità

Il fondamento dell'obbligo di consegna della documentazione inerente un contratto, gravante sull'istituto bancario, risiede nel principio di buona fede contrattuale, cui sono ispirati sia l'ordinamento bancario sia la legislazione in tema di intermediazione finanziaria.

Il diritto alla consegna di copia dei contratti è un diritto autonomo del cliente, specifico, nascente dall'obbligo da parte dell'intermediario finanziario di eseguire il contratto secondo buona fede.

Appare giustificato il ricorso alla procedura monitoria per consegna di documenti ex art. 633 c.p.c., ove si prevede che il giudice possa pronunciare ingiunzione di consegna di cosa mobile determinata, essendo la modulistica di un contratto di finanziamento una cosa mobile determinata che preesiste all'ordine di consegna. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)

In caso di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto l'ingiunzione di consegna della modulistica contrattuale richiesta dal cliente, va dichiarata inammissibile la domanda riconvenzionale formulata dalla banca opponente di accertamento del residuo credito asseritamente vantato con contestuale domanda di condanna dell'opposto al suo pagamento.

L'ammissibilità di una domanda riconvenzionale alla stregua dell'art. 36 c.p.c. va affermata solamente allorquando essa dipenda dal medesimo titolo dedotto in giudizio con la domanda principale.

Non è ravvisabile alcuna comunanza di situazione o di rapporto giuridico tale da giustificare il simultaneus processus tra la domanda proposta dal cliente in sede monitoria (richiesta di documenti ex art. 119 TUB) e la domanda riconvenzionale proposta dalla banca in sede di opposizione (accertamento del residuo credito e conseguente condanna dell'opposto al pagamento al relativo pagamento). (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 16 ottobre 2018.




Interessi legali su ripetizione di indebito e applicazione del tasso maggiorato ex art. 1284 c.c.

Azione di ripetizione indebito bancario – Condanna a restituzione oltre interessi legali – Applicabilità tasso maggiorato ex art. 1284 comma 4 c.c. – Sussistenza

Alla sentenza di condanna alla restituzione di addebiti illeciti operati dalla banca che contiene anche la generica condanna al pagamento di interessi legali si applica il tasso legale maggiorato di cui all’art. 1284 comma 4 c.c. dal momento della domanda giudiziale. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 15 ottobre 2018.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con lo stesso contratto presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, quindi ancora giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario.

Un negozio di tal fatta, che si palesa come mutuo condizionato, presuppone una semplice promessa relativa alla dazione di una somma di denaro ed implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma, manifestazione di volontà cui è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione (Cass. Civ., n. 5630/86; Cass. Civ., n. 9101/03 in motivazione): difatti, al fine di assumere l’efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c., l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione è l’atto di erogazione e quietanza nella forma solenne richiesta dall’art. 474 c.p.c. che sia successivo allo svincolo delle somme trattenute dalla banca in deposito cauzionale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 11 ottobre 2018.




La mancanza di adeguate informazioni sul rischio dei titoli obbliga la banca negoziatrice a risarcire il danno

Contratti finanziari – Vendita di obbligazioni in conto proprio – Conflitto di interesse – Onere della prova a carico dell’investitore – Omissione degli obblighi di informazione – Responsabilità contrattuale del negoziatore – Sussiste – Obbligo di prospetto informativo – In caso di mera negoziazione – Insussistenza – Qualità di operatore qualificato dell’investitore – Irrilevanza di precedenti acquisti di titoli a rischio

La negoziazione di titoli in conto proprio di per sé non è vietata ed è necessario apprezzare le circostanze del caso concreto per verificare l’esistenza di una situazione di conflitto. Vi può essere conflitto di interessi quando l’intermediario non consiglia quello che è il miglior risultato per l’investitore, ma si adopera per la propria convenienza, determinato dal rapporto che ha con l’emittente il titolo. L’investitore deve dare prova dell’esistenza di un conflitto di interessi.

L’eventuale violazione degli obblighi informativi può avere rilevanza solamente in punto di risarcimento del danno, poiché precedono la conclusione del mandato a comprare o vendere strumenti finanziari con la conseguenza che la loro mancata prestazione giammai può integrare un inadempimento del mandato successivamente concluso. In ogni caso, nel caso di semplice negoziazione del titolo non vi è l’obbligo di prospetto informativo.

Nel caso di obbligazioni Cirio, il crollo era imminente già nella seconda metà del 2000 ed era pertanto sussistente un onere informativo a tal proposito in capo alla banca. Il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato titoli a rischio non è sufficiente a renderlo un operatore qualificato. in quanto tale qualità ha un preciso contenuto tecnico giuridico che non può essere integrato dal mero riferimento all’entità del patrimonio dell’investitore e alle sue attitudini imprenditoriali. [Nella fattispecie, il Tribunale ha condannato la banca a risarcire all’investitore la differenza tra il prezzo d’acquisto dei titoli e le somme percepite a titolo di cedole e rimborsi, avendo ritenuto che la banca avesse contravvenuto ai propri obblighi informativi non avendo fornito alcuna informazione sulla natura e sulle caratteristiche del titolo, sul rating nel periodo di esecuzione dell’operazione, sull’emittente del titolo, su eventuali situazioni di grey market o di default dell’emittente; e che, se l’investitore fosse stato correttamente informato delle caratteristiche del titolo, non l’avrebbe acquistato.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 10 ottobre 2018.




Contratto di interest rate swap e inefficienza del sistema di controllo del rischio di variazione del tasso

Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap – Inidoneità a realizzare la ragione pratica dell’affare – Nullità per difetto di causa in concreto – Inefficienza del sistema di controllo del rischio di variazione del tasso

E’ nullo il contratto di interest rate swap che si riveli inidoneo a realizzare la ragione pratica dell’affare e dunque carente della causa in concreto laddove solo in determinate circostanze il rischio di variazione del tasso di interesse sia mantenuto al di sotto della soglia di sostenibilità dell’esposizione debitoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 08 ottobre 2018.




Nullità del mutuo fondiario per mancato rispetto del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario – Violazione art. 38T.U.B. – Nullità art. 38 T.U.B. – Nullità del precetto

In punto di nullità del mutuo fondiario, si è ormai consolidata l'interpretazione innovativa iniziata con la pronuncia del 13 luglio 2017 nr. 17352 secondo cui il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell'art. 38, comma 2, T.u.b. e della conseguente delibera del Cicr, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario. (Edoardo Colzani) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 05 ottobre 2018.




Liquidazione coatta bancaria: domande tardive e decadenza ex d.lgs. 181/2015, limiti alla impugnazione di crediti altrui

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Domande tardive di ammissione al passivo – Termine di decadenza di cui al d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 – Regime transitorio

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizioni alle domande di ammissione al passivo – Decisione – Sentenza o decreto – Ricorso per cassazione – Regime transitorio

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizione allo stato passivo – Impugnazione di crediti altrui – Limitazioni – Impugnazione di crediti chirografari ammessi – Esclusione – Natura speciale della disciplina di cui all’art. 87 TUB – Fattispecie in tema di crediti postergati

Il termine di decadenza, introdotto dal d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, per la proposizione delle domande tardive di ammissione al passivo nella procedura di liquidazione coatta amministrativa disciplinata dagli artt. 80 e ss. del TUB, non è applicabile a domande tardive che siano state presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore della citata disposizione di legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le opposizioni alle domande di ammissione al passivo presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, vanno decise con sentenza (ai sensi dell’abrogato art. 87, comma 4, TUB), benché il provvedimento che conclude il giudizio sia impugnabile con ricorso per cassazione omisso medio ex art. 3, comma 5, d.lgs. citato, in termini non dissimili dal decreto di cui all’art. 99 legge fall.

Il d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 ha, pertanto, allineato la disciplina delle opposizioni ex art. 87 TUB a quella di diritto comune concorsuale, non solo quanto alla disciplina decadenziale delle domande tardive (introducendo un regime decadenziale analogo a quello previsto dall’art. 101 legge fall.), ma anche quanto al regime di impugnabilità delle decisioni in materia di opposizione (ricorribili per cassazione omisso medio al pari delle opposizioni allo stato passivo).

Continua, diversamente (in contrasto con il procedimento di opposizione allo stato passivo), ad applicarsi al giudizio di opposizione a domande presentate prima del 16 novembre 2015 la disciplina del procedimento ordinario di cognizione richiamata - per quanto in via residuale - dall’art. 88, comma 4, TUB (norma anch’essa estranea al regime transitorio) nella formulazione precedente l’entrata in vigore del d. lg. 181/2015, secondo cui “per quanto non espressamente previsto dalle norme contenute nell’articolo 87 e nel presente articolo, al giudizio di opposizione si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sul processo di cognizione”.
Non muta, quindi, la disciplina intertemporale dei presupposti processuali cui all’art. 87 TUB assoggetta l’opposizione allo stato passivo, ossia:
- la legittimazione attiva a proporre opposizione dei creditori esclusi dallo stato passivo, come dei creditori che ne siano stati ammessi (art. 87, comma 1, TUB);
- l’ammissibilità dell’opposizione nei confronti dei provvedimenti di ammissione nei confronti solo di “soggetti inclusi negli elenchi indicati nell’articolo 86, comma 7, TUB” (norma anch’essa non modificata dalla novella del 2015), ossia nei confronti di coloro che siano inseriti negli “elenchi dei creditori privilegiati, dei titolari di diritti indicati nel comma 2, nonché dei soggetti appartenenti alle medesime categorie cui è stato negato il riconoscimento delle pretese”. I titolari dei diritti indicati nel comma 2 sono “coloro che risultino titolari di diritti reali sui beni e sugli strumenti finanziari relativi ai servizi previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in possesso della banca”, nonché “i clienti aventi diritto alle restituzioni dei detti strumenti finanziari”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’opposizione di cui all’art. 87 TUB si differenzia (ed assume dunque carattere speciale) rispetto  a quella di cui agli artt. 98 e 209 legge fall. per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui ammesso al passivo, in quanto non può essere rivolta nei confronti di crediti chirografari, ma solamente avverso l’avvenuta ammissione di crediti concorrenti privilegiati o contro domande di rivendica di terzi titolari di diritti reali su beni e strumenti finanziari.

Pertanto, se è vero che l’opposizione di cui all’art. 87 TUB, per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui, è concessa solo per situazioni idonee a incidere sul perimetro dei beni liquidabili (diritti reali di terzi), ovvero per l’opponibilità delle cause legittime di prelazione, certamente non la si può attribuire per l’ammissione di crediti postergati, i quali possono essere soddisfatti solo dopo il soddisfacimento di crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Opposizione a decreto ingiuntivo: nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust - Competenza - Sezione specializzata in materia di impresa

La competenza a decidere in ordine alla eccezione di nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust (cfr. provv. Banca d’Italia n. 55 del 2 maggio 2005; Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 2017, n. 29810. Est. Genovese) appartiene alla sezione specializzata in materia di impresa.

[Nel caso in esame, l’eccezione di nullità della fideiussione è stata sollevata nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo ove, il giudice dell’opposizione ha rigettato l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione ex art. 642 c.p.c.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 02 ottobre 2018.




Fideiussione omnibus e violazione del diritto della concorrenza: limiti alla tutela del soggetto che non ha partecipato all’intesa anti-concorrenziale

Domanda di nullità di un contratto di fideiussione omnibus per violazione del diritto della concorrenza – Competenza del Tribunale delle imprese – Possibilità di far valere la doglianza quale eccezione riconvenzionale – Sussistenza

Possibilità per il soggetto rimasto estraneo alla intesa anticoncorrenziale di invocare la tutela di cui all’art. 33, comma 2, l. 287/1990 – Presupposti

Possibilità di tutela reale per il soggetto rimasto estraneo alla intesa anticoncorrenziale esclusione – Possibilità di tutela risarcitoria – Sussistenza

La domanda di nullità di un contratto di fideiussione per violazione del diritto della concorrenza, ai sensi dell’art. 33, comma 2. l. 287/1990, spetta alla competenza funzionale del Tribunale delle imprese di Milano ai sensi dell’art. dell’art. 4, comma 1 ter, della legge 168/2003, aggiunto dall’art. 18 d. lgs. 3/2017. Tale doglianza può comunque essere esaminata dal giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca nei confronti del fideiussore quale eccezione riconvenzionale diretta a paralizzare la pretesa creditoria dell’istituto di credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
Una intesa vietata ai sensi dell’art. 2, l. 287/1990 può essere dannosa anche per un soggetto, consumatore o imprenditore, che non vi abbia preso parte, ma perché gli si possa riconoscere un interesse ad invocare la tutela di cui all’art. 33, comma 2, l. 287/1990 non è sufficiente che egli alleghi la nullità della intesa medesima ma occorre anche che precisi la conseguenza che tale vizio ha prodotto sul proprio diritto ad una scelta effettiva tra una pluralità di prodotti concorrenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le Sezioni Unite, nella pronuncia n.2207/2005, hanno affermato ripetutamente che l’unica tutela concessa al soggetto rimasto estraneo alla intesa anti-concorrenziale che abbia allegato e dimostrato un pregiudizio ad essa conseguente, è quella risarcitoria.
Una simile impostazione è stata confermata anche dal d. lgs. 3/2017 che, secondo quanto precisa il suo art. 1, comma 1: ”disciplina le azioni collettive di cui all'articolo 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, il diritto al risarcimento in favore di chiunque ha subito un danno a causa di una violazione del diritto della concorrenza da parte di un'impresa o di un'associazione di imprese”.
Nessuno accenno si rinviene in tale testo normativo ad una tutela reale del soggetto danneggiato dalla intesa restrittiva della concorrenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 01 ottobre 2018.




Obbligo di informazione sull’andamento del titolo dopo l’acquisto

Intermediazione finanziaria – Doveri infornativi dell’intermediario – Ordine di negoziazione contenente l’obbligo di informazione sull’andamento del titolo successivamente all’acquisto – Patti chiari – Fattispecie in tema di obbligazioni Lehman brothers

Nel caso in cui l’ordine di negoziazione contenga la dicitura «il cliente sarà tempestivamente informato se un titolo facente parte dell’elenco (PATTI CHIARI) subisca una variazione significativa del livello di rischio», l’intermediario è responsabile del danno subito dall’investitore qualora, successivamente all’acquisto, non l’abbia informato del dell’aggravamento del rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno 01 ottobre 2018.




Mark to market: elemento essenziale del contratto di swap che deve essere chiaramente dichiarato o quantomeno determinabile in base a criteri oggettivi

Contratto di swap - Natura aleatoria del negozio - Esplicitazione del rischio finanziario mediante il Mark to market - Necessità

Contratto di swap - Oggetto del contratto - Determinabilità - Esclusione - Nullità del contratto ex art. 1418 c.c.

Contratto di swap - Definizione dell'oggetto del negozio - Mark to market - Rilevanza solo nelle vicende estintive del negozio - Esclusione

La natura aleatoria dei contratti di swap discende dal fatto che le prestazioni reciproche, individuate nel regolamento, dipendono da un parametro che è per sua natura variabile, caratterizzato cioè da un’alea giuridica, rappresentata da un rischio finanziario. Naturalmente, quest’ultimo deve essere tecnicamente misurabile, sulla base di criteri e di modelli che il regolamento contrattuale, ovvero la disciplina applicabile, richiami testualmente. Pertanto, la trasparenza sul rischio impone che l’accordo tra intermediario ed investitore (art. 1325, n. 1, c.c.) abbia ad oggetto, a pena di nullità, il valore finanziario (mark to market) e il differenziale di probabilità, nonché, ovviamente, i criteri ed il modello utilizzati per calcolarli. (Michele Cespa) (riproduzione riservata)

Il mark-to-market – inteso come il valore probabilistico che ex ante si assegna al differenziale a scadenza del derivato, calcolato sulla base di determinati criteri – costituisce un elemento essenziale del contratto, configurandosi come il suo oggetto. Il suo valore deve essere espresso da un numero – non dall’indicazione di una percentuale del nozionale – che rappresenta la sintesi della distribuzione delle probabilità. Inoltre, le modalità di determinazione delle singole prestazioni esecutive dell’IRS devono essere ancorate a criteri tecnico-finanziari chiari ed attendibili e non attraverso ‘usi piazza’ in violazione del divieto di riferimento ad usi, sancito dall’art. 23, comma 2, TUF. (Michele Cespa) (riproduzione riservata)

Il Mark to market consiste in un differenziale attualizzato di contrapposti flussi finanziari, assumendo la veste di vero e proprio oggetto del contratto di IRS; lo stesso, quindi, lungi dall’operare solo in vicende estintive (risoluzione consensuale anticipata; risoluzione per procedure concorsuali; risoluzione per inadempimento contrattuale), viene utilizzato per misurare l’alea (i) in sede di costruzione dello strumento, ovvero di predeterminazione delle condizioni economiche del contratto; (ii) in sede di risk management; (iii) in sede di indicazione del fair value nella redazione del bilancio dell’investitore (ex art. 2427 bis c.c.); (iv) in sede di segnalazione alla Centrale Rischi di Banca d’Italia dell’esposizione in derivati del cliente. (Michele Cespa) (riproduzione riservata)
Appello Milano 25 settembre 2018.




Gravi motivi per la sospensione del decreto ingiuntivo e nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust

Sospensione decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Ricorrenza di gravi motivi attinenti al periculum ovvero alla presumibile fondatezza dell’opposizione

Fideiussione – Clausole nulle per violazione della normativa sulla libera concorrenza – Gravi motivi per la sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo – Sussistenza

Il presupposto per l’emanazione del provvedimento di sospensione dell’esecuzione del decreto ingiuntivo opposto è costituito dalla ricorrenza di gravi motivi attinenti al periculum, ove si ritenga che l’esecuzione forzata possa danneggiare in modo grave il debitore senza garanzia di risarcimento in caso di accoglimento dell’opposizione, o alla presumibile fondatezza dell’opposizione sia per la legittimità dell’ingiunzione, avuto riguardo alle regole di rito per la fase monitoria, sia per l’incidenza modificativa-estintiva sulla pretesa di circostanze sopravvenute alla concessione della provvisoria esecuzione.

La sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo non può basarsi unicamente sull’insussistenza dei presupposti previsti dall’art. 642 c.p.c. per la concessione del beneficio dovendo i gravi motivi richiesti ex art. 649 c.p.c. essere connessi all’ipotizzabile caducazione del titolo al quale si è conferita esecutorietà provvisoria.

La questione della nullità della fideiussione alla luce della pronuncia della Corte di Cassazione n. 29810/2017 in tema di violazione della normativa antitrust - considerato che nella giurisprudenza di merito si registra orientamento che ritiene nulla la fideiussione omnibus e non già le singole clausole - si profila meritevole di approfondito esame e valutazione ed integra i gravi motivi di cui all’art. 649 c.p.c. per la sospensione della provvisoria esecuzione. (Marta Sbaffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 24 settembre 2018.




Gli avvisi di accertamento dell’IMU devono essere notificati ai liquidatori del fondo posto in LCA

IMU - Immobili di proprietà di un fondo comune di investimento - Liquidazione giudiziale - Avvisi di accertamento - Notifica

Gli avvisi di accertamento dell’IMU dovuta in relazione agli immobili del fondo comune di investimento posto in liquidazione coatta amministrativa ex art. 57 TUF devono essere notificati ai liquidatori e non alla società di gestione del fondo, la quale, per effetto della sentenza che pone il fondo in liquidazione non più all’uopo legittimata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lazio 24 settembre 2018.




Modalità di rideterminazione del dovuto in caso di mutuo a tassi usurari

Contratti bancari – Mutuo – Contestazione dell’applicazione di tassi indebiti o usurari – CTU – Quesito da affidare al perito – Rideterminazione del dovuto

Nell’ipotesi di diversità tra il tasso espresso in contratto e quello effettivo calcolato in base alle prescrizioni imperative di cui all’art.2 della delibera CICR dell’8/7/1999, il CTU deve rideterminare il saldo del mutuo applicando i tassi sostitutivi di cui al comma 7 dell’art.117 T.U.B.

Nell’ipotesi in cui la pattuizione contrattuale originaria, con riferimento sia alla fisiologia che alla patologia del rapporto, risulta maggiore del tasso soglia, il CTU deve: a) rideterminare e ricalcolare l’intero mutuo e le rate di finanziamento depurate dalle voci di superamento della soglia dell’usura, determinando quanto dovuto per capitale e per interessi, competenze e spese, sia alla data di estinzione naturale del mutuo, sia alla data della risoluzione contrattuale, tenendo conto dei versamenti effettuati. B) rideterminare e ricalcolare l’intero mutuo e le rate di finanziamento utilizzando il tasso legale vigente al momento della sottoscrizione del contratto e adeguando il tasso per il calcolo degli interessi ai saggi legali vigenti nei successivi periodi, determinando il debito residuo alla data di estinzione naturale del mutuo, tenendo conto dei versamenti effettuati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale L'Aquila 20 settembre 2018.




Oneri probatori in capo al correntista attore

Conto corrente Bancario – Nullità di clausole per usura e anatocismo – Onere della prova – Produzione del contratto

E’ onere del correntista attore che chiede accertarsi la nullità di clausole con cui la banca convenuta ha previsto l’applicazione di interessi asseritamente usurari e anatocistici, nonché di commissioni di massimo scoperto e di remunerazioni a qualsiasi titolo collegate alla erogazione del credito, depositare il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi all’intero rapporto contrattuale per cui è causa.

L’omessa produzione del contratto comporta la impossibilità di dimostrare le nullità delle clausole negoziali oggetto di censure.

Non può essere disposto l’ordine di esibizione del contratto ai sensi dell’art. 210 cpc allorquando l’istituto di credito, invitato in precedenza dal correntista, abbia messo a disposizione la documentazione ed il correntista sia rimasto inerte.

Al mancato assolvimento del predetto onere probatorio non può supplirsi attraverso C.T.U. contabile, atteso che l’eventuale ricalcolo del saldo del rapporto bancario presuppone quale punto di partenza la disamina delle condizioni contrattuali pattuiti al fine di verificare se e in che limiti la banca abbia applicato interessi illegittimi o difformi.

La parte che contesti il superamento del tasso soglia ha l’onere non solo di indicare in modo specifico in che termini sarebbe avvenuto tale superamento, ma anche di produrre i decreti e le rilevazioni aventi per oggetto i tassi soglia. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 18 settembre 2018.




Portata dell’obbligo di segreto professionale che incombe sulle autorità nazionali di sorveglianza finanziaria e accesso al fascicolo

Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Direttiva 2004/39/CE – Articolo 54, paragrafi 1 e 3 – Portata dell’obbligo di segreto professionale che incombe sulle autorità nazionali di sorveglianza finanziaria – Decisione che constata la perdita dell’onorabilità professionale – Casi contemplati dal diritto penale – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articoli 47 e 48 – Diritti della difesa – Accesso al fascicolo

L’articolo 54 della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che:

– l’espressione «casi contemplati dal diritto penale», di cui ai paragrafi 1 e 3 di tale articolo, non riguarda la situazione in cui le autorità designate dagli Stati membri per esercitare le funzioni previste da tale direttiva adottano una misura ‑ come quella di cui al procedimento principale, che vieta ad una persona di esercitare presso un’impresa vigilata la funzione di amministratore o un’altra funzione il cui esercizio è soggetto ad autorizzazione, con ordine di dimettersi dai suoi incarichi al più presto, poiché tale persona non soddisfa più i requisiti di onorabilità professionale di cui all’articolo 9 di detta direttiva ‑ che rientra tra le misure che le autorità competenti devono adottare nell’esercizio delle competenze di cui dispongono ai sensi delle disposizioni del titolo II della medesima direttiva. Infatti, tale disposizione, nel prevedere che l’obbligo del segreto professionale possa, in via eccezionale, essere escluso in tali casi, fa riferimento alla trasmissione o all’utilizzo di informazioni riservate ai fini delle azioni penali nonché delle sanzioni rispettivamente condotte o inflitte ai sensi del diritto penale nazionale;

– l’obbligo di segreto professionale di cui al paragrafo 1 di tale articolo, letto in combinato disposto con gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere garantito e attuato in modo da conciliarlo con il rispetto dei diritti della difesa. Pertanto, spetta al giudice nazionale competente, qualora un’autorità competente deduca tale obbligo per rifiutare la comunicazione delle informazioni in suo possesso che non sono incluse nel fascicolo riguardante il soggetto interessato da un atto che gli arreca pregiudizio, verificare se tali informazioni siano oggettivamente connesse alle accuse mosse nei suoi confronti e, in caso affermativo, trovare un equilibrio tra l’interesse del soggetto di cui si tratta ad ottenere le informazioni necessarie per essere in grado di esercitare pienamente i diritti di difesa e gli interessi a mantenere la riservatezza di informazioni soggette all’obbligo del segreto professionale, prima di decidere in merito alla comunicazione di ciascuna delle informazioni richieste. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 13 settembre 2018.




Liquidazione coatta di ente creditizio e divulgazione di informazioni riservate nell’ambito di procedimenti civili o commerciali

Rinvio pregiudiziale – Ravvicinamento delle legislazioni – Direttiva 2013/36/UE – Articolo 53, paragrafo 1 – Obbligo del segreto professionale incombente alle autorità nazionali di vigilanza prudenziale sugli enti creditizi – Ente creditizio di cui è stata ordinata la liquidazione coatta – Divulgazione di informazioni riservate nell’ambito di procedimenti civili o commerciali

L’articolo 53, paragrafo 1, della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento, che modifica la direttiva 2002/87/CE e abroga le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a che le autorità competenti degli Stati membri divulghino informazioni riservate a una persona che ne faccia richiesta per poter avviare un procedimento civile o commerciale volto alla tutela di interessi patrimoniali che sarebbero stati lesi a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa di un ente creditizio. Tuttavia, la domanda di divulgazione deve riguardare informazioni in merito alle quali il richiedente fornisca indizi precisi e concordanti che lascino plausibilmente supporre che esse risultino pertinenti ai fini di un procedimento civile o commerciale, il cui oggetto dev’essere concretamente individuato dal richiedente e al di fuori del quale le informazioni di cui trattasi non possono essere utilizzate. Spetta alle autorità e ai giudici competenti effettuare un bilanciamento tra l’interesse del richiedente a disporre delle informazioni di cui trattasi e gli interessi legati al mantenimento della riservatezza delle informazioni coperte dall’obbligo del segreto professionale, prima di procedere alla divulgazione di ciascuna delle informazioni riservate richieste. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 13 settembre 2018.




Collegamento negoziale, occasionalità e responsabilità contrattuale ed extra contrattuale

Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato del Forex - Collegamento negoziale - Obblighi della Banca depositaria - Responsabilità contrattuale - Violazione regole generali sul mandato - Assenza concorso di colpa cliente

Anche in assenza di un collegamento negoziale tra il contratto di conto corrente ed il contratto di intermediazione in cambi forex, sussiste la responsabilità contrattuale della banca depositaria laddove ometta la verifica degli ordini di pagamento pervenuti dalla società di intermediazione in cambi.

Tale responsabilità professionale, di natura contrattuale qualificata, permane nei confronti dei soggetti a tutela del loro affidamento ed in attuazione dei doveri di protezione facenti capo al banchiere.

Sussiste, altresì, la violazione delle regole generali sul mandato in violazione dei vincoli, mentre non sussiste il concorso di colpa del cliente laddove non viene riportata la motivazione della disposizione eseguita dal conto vincolato dallo stesso intrattenuto. (Paoloandrea Monticelli) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 13 settembre 2018.




Assegno con firma apocrifa, diligenza della banca e acquisto in buona fede del titolo

Contratti bancari – Contratto di conto corrente – Dovere di verifica della firma di traenza – Responsabilità banca per firma di traenza apocrifa – Inadempimento contrattuale nell’esecuzione del contratto – Sussistenza

Contratti bancari – Contratto di conto corrente – Assegno con firma di traenza apocrifa – Autonomia nella circolazione del diritto – Sussistenza

Nel caso in cui la banca abbia addebitato sul conto corrente del proprio cliente il pagamento di un assegno senza la dovuta diligenza nella verifica della corrispondenza tra la firma di traenza e lo “specimen”, è responsabile contrattualmente nei confronti del proprio cliente quando l’alterazione del titolo sia rilevabile ictu oculi.

La banca trattaria non incorre, invece, in alcuna responsabilità solo quando l’alterazione del titolo non sia rilevabile con la normale diligenza inerente all’attività bancaria, che coincide con la diligenza media; in detta ipotesi, il correntista deve solo allegare l’altrui inadempimento, la banca deve provare l’esatto adempimento della propria obbligazione. (Lucia Vitiello) (riproduzione riservata)

Chi acquista in buona fede il possesso di un titolo di credito, in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione, non è soggetto a rivendicazione.

La banca trattaria che ha pagato un assegno con firma di traenza apocrifa ha il diritto di ottenere la ripetizione nei confronti del terzo solo quando l’assegno è posto in pagamento dal soggetto che ha falsificato la firma del traente oppure quando l’assegno è posto in pagamento dal soggetto che sia a conoscenza dell’avvenuta falsificazione. (Lucia Vitiello) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 11 settembre 2018.




La nullità della fideiussione per contrarietà alla normativa antitrust non travolge l’intero contratto

Contratti di garanzia – Fideiussione – Clausole anticoncorrenziali – Modello ABI – Censura di Banca d’Italia – Contrarietà alla normativa antitrust – Nullità – Limiti

La nullità della fideiussione stipulata conformemente al modello ABI censurato dalla Banca d’Italia con il provvedimento n. 55/2005 perché ritenuto anticoncorrenziale, non può che considerarsi parziale e, quindi, riguardare le sole clausole indicate come contrarie alla normativa antitrust, con la conseguenza che - in applicazione del generale principio di cui all’art. 1419 cod. civ. - il contratto di garanzia non può dirsi interamente nullo, in quanto è di tutta evidenza che la banca lo avrebbe comunque concluso, qualsiasi garanzia essendo migliore della mancanza di garanzia, né l’opponente che ha prestato fideiussione ha allegato ragioni per cui l’assenza di clausole, peraltro comportanti effetti gravosi nei suoi confronti, lo avrebbero dovuto indurre a non stipulare i negozi in questione. (Piero Cecchinato) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 09 settembre 2018.




Illecito prelievo da conto corrente bancario on line e onere della prova a carico della banca

Illecito prelievo da conto corrente bancario on line – C.d. fishing – Diligenza del banchiere quale bonus nummarius – Onere della prova del buon funzionamento dei sistemi on line a carico del banchiere – Sussistenza

Spetta alla banca fornire la prova del corretto funzionamento del proprio sistema e, quindi, della riconducibilità dell'operazione al correntista che l'abbia disconosciuta.

La corretta operatività del servizio bancario mediante collegamento telematico rientra a pieno titolo nel rischio d'impresa, con la conseguenza che grava sulla Banca una responsabilità di tipo oggettivo o semi oggettivo, da cui la stessa va esente solo provando quantomeno in via presuntiva che le operazioni contestate dal cliente sono allo stesso riconducibili. (Alessandro Orlando) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 06 settembre 2018.




Presunta natura ripristinatoria delle rimesse ed onere della prova

Conto corrente - Ripetizione indebito - Rimesse - Presunzione natura ripristinatoria - Prescrizione rimesse solutorie - Onere della prova a carico della Banca

I versamenti eseguiti su conto corrente in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all'accipiens.

Tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto e deve ritenersi presunta.

Una diversa finalizzazione dei singoli versamenti dev’essere in concreto provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione dalle singole annotazioni delle poste relative agli interessi passivi anatocistici.

E’ dunque onere della banca, a sostegno dell’eccezione di prescrizione svolta, allegare e provare se e quali versamenti avessero avuto funzione solutoria. (Ambra De Domenico) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 01 settembre 2018.




Cancellazione di segnalazione a sofferenza illecita in Centrale Rischi in corso di causa di merito per l’accertamento della inesistenza del debito

Illegittima segnalazione a sofferenza – Inerenza del procedimento cautelare alla sottostante azione di merito – Fumus costituito dalla perizia – Periculum in re ipsa

E’ illegittima la segnalazione a sofferenza effettuata dalla Banca dopo gli esiti della perizia della causa di merito dai quali emerge l’assenza di debito del cliente, e la rimozione della segnalazione va effettuata mediante ricorso cautelare in corso di causa in quanto diretta ad ottenere un provvedimento anticipatorio della sentenza. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 31 agosto 2018.




Prova dell’affidamento raggiungibile attraverso l’analisi dall’estratto conto scalare

Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Produzione del contratto – Prova raggiungibile aliunde

Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Eccezione di prescrizione – Onere della banca di indicare in modo analitico le rimesse solutorie – Eslcusione

La mancata produzione in giudizio del contratto non impedisce di ricavare aliunde la prova documentale dell’esistenza dell’affidamento concesso dalla banca al correntista ricorrendo, come nel caso di specie, all’estratto conto scalare dal quale risulta l’addebito di interessi “entrofido” ed “extrafido”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Se è vero che, ai fini della eccezione di prescrizione, la banca non ha l’onere di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con CTU contabile, è però vero che la stessa ha l’onere di sollevare l’eccezione di prescrizione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio (ovvero corredata dai relativi presupposti in fatto), giacché, solo se l’eccezione è formulata in modo corretto, sulla base della stessa sarà costruito il quesito peritale.

La banca non ha dunque l’onere di individuare analiticamente i versamenti, ma ha l’onere di indicare (correttamente) il criterio sulla cui base individuarli tramite CTU contabile: il che significa, ad esempio, che, se si debba valutare l’eccezione di prescrizione con riferimento ai versamenti effettuati su di un conto affidato, la distinzione tra versamenti con natura solutoria e versamenti con natura ripristinatoria presuppone che sia nota la misura dell’affidamento, giacché solo i versamenti intervenuti a fronte di un saldo passivo superiore a detto importo assumono natura solutoria.

In conclusione, sul punto, nel momento in cui si ritiene dimostrata l’esistenza di un affidamento, non è in assoluto impossibile discutere di eccezione di prescrizione e di versamenti solutori e ripristinatori: di tali concetti però – si ribadisce - si può discutere solo se sia nota una soglia numerica, oltre la quale i versamenti diventano solutori e cessano di essere meramente ripristinatori.  (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 31 agosto 2018.




Illegittimità tout court degli interessi anatocisti ed illegittimità degli interessi ultralegali non concretamente determinati

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità tout court interessi anatocisti ed illegittimità interessi ultralegali non concretamente determinati - Non si devono computare le commissioni di massimo scoperto in mancanza di espressa pattuizione - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca

In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano e la loro tacita approvazione non sana la nullità dell’originaria pattuizione per carenza del requisito della determinabilità - In mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovuti gli interessi ultralegali e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale sia pre che post 2000 - Sempre in mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le commissioni di massimo scoperto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Ancona 29 agosto 2018.




Sul contratto bancario firmato solo dal cliente

Contratti bancari – Firma del solo cliente – Mancanza di prova della consegna di una copia al cliente – Nullità

In mancanza di prova della consegna di una copia al cliente, deve ritenersi nullo il contratto bancario prodotto in giudizio dalla banca che riporti solo la firma del cliente. Tribunale Prato 27 agosto 2018.




Contratto di conto corrente con apertura di credito e onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza del contratto di apertura del conto corrente e di tutti gli estratti conto completi - Revoca del decreto ingiuntivo - Condanna a rimborsare le spese di lite

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con il contratto di apertura del conto corrente, come richiesto a pena di nullità ex art. 117 T.U.B., oltre a tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità del contratto e degli estratti conto hanno, quindi, impedito di accertare la presenza delle clausole nulle, come indicate dall’opponente e di ricostruire, precipuamente, l’andamento del rapporto, con l’eventuale depurazione di interessi, spese e commissioni non dovute, ovvero il corretto rapporto di dare ed avere tra le parti in causa. Le spese di lite seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 24 agosto 2018.




La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI inficia l’intero contratto ed è rilevabile d’ufficio

Nullità totale della fideiussione conforme allo schema ABI - Inapplicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. - Rilevabilità d’ufficio da qualsiasi Giudice - Necessaria revoca del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore

La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato, afferendo alla validità di un atto che rappresenta elemento costitutivo della domanda,  può essere rilevata d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio (Cass. Civ. Sez. III, 19.06.2008, n. 16621).

L’eccezione di nullità delle fideiussione omnibus non costituisce autonoma domanda da farsi valere solo avanti il Tribunale delle Imprese, bensì integra una eccezione riconvenzionale, rilevabile d’ufficio e idonea a paralizzare la domanda di pagamento azionata in monitorio, che ben può essere decisa da un Giudice diverso da quello competente, in via esclusiva, sulla relativa autonoma azione (Cass. Civ., 11.12.1987, n. 9174).

La nullità dovuta alla violazione della normativa sulla libera concorrenza, attuata nelle fideiussioni omnibus con la generalizzata adozione delle clausole di reviviscenza, sopravvivenza e di rinuncia al termine decadenziale di cui all’art. 1957 c.c., si riverbera sull’intero contratto di fideiussione; sebbene  Cass. 29810/2017 non precisi se le clausole vietate determinino la nullità dell’intero contratto o la sostituzione delle stesse con la normativa codicistica, deve tout court escludersi l’applicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. perché:

1) Le parti che hanno dato luogo alla lesione anti consumeristica non coincidono con quelle che hanno posto in essere il negozio “a valle”;

2) La gravità delle violazioni in esame, - che incidono pesantemente sulla posizione del garante - rispetto ai superiori valori solidaristici, ben giustifica che sia sanzionato l’intero agire dei responsabili di quelle violazioni; poiché qualsiasi forma di distorsione della competizione del mercato, in qualunque modo posta in essere, costituisce comportamento rilevante per l’accertamento della violazione dell’art. 2 della normativa antitrust, è inevitabile concludere che l’intero portato, a valle di quella distorsione, debba essere assoggettato alla sanzione della nullità.

In tale senso sospinge anche il dato testuale di Cass. 29810/2017, la quale riferisce esclusivamente e più volte di “nullità del contratto” e mai di nullità delle singole cause [inoltre la fattispecie in esame alla Suprema Corte non concerneva una pronuncia di invalidità della fideiussione, ma il risarcimento del danno, chiesto all’attore, per aver dovuto pagare le somme ingiunte nel contempo pure al debitore principale. Orbene se la nullità, denunziata dal garante non avesse travolto l’intera fideiussione, giammai si sarebbe potuta cassare la sentenza di rigetto della domanda risarcitoria, perché tale rigetto avrebbe trovato conferma anche dopo la sostituzione delle clausole nulle, dato che nessuna delle clausole così introdotte poteva incidere a favore dell’istanza risarcitoria]. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 23 agosto 2018.




Le clausole contrarie alla Legge antitrust rendono insanabilmente nullo il contratto di fideiussione

Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Contenenti clausole contrarie alla legge antitrust – Nullità del contratto – Sussiste – Domanda di nullità eccepita dal garante ingiunto – Competenza per materia del Tribunale delle imprese – Esclusione

È fondata e va accolta l’eccezione ex art.645 c.p.c. di nullità del contratto di fideiussione che contenga le clausole di “sopravvivenza”, di “reviviscenza” e rinuncia ai termini ex art.1957 c.c. proprie dello schema, elaborato nel 2003 dall’Associazione Banche Italiane, le quali sono state ritenute dalla Banca d’Italia contrarie alla cd. Legge antitrust.
Non si può dubitare che le clausole in esame violino il libero gioco della concorrenza; e che la nullità delle stesse riverberi sull’intero contratto di fideiussione. Deve escludersi che sia consentito sostituire le clausole nulle con la normativa codicistica, poiché la gravità delle violazioni, rispetto ai superiori valori solidaristici, ben giustifica che sia invece sanzionato l’intero agire dei responsabili di quelle violazioni.
La domanda di nullità della fideiussione integra un’eccezione riconvenzionale, rilevabile d’ufficio, idonea a paralizzare la domanda di pagamento, introdotta con il procedimento monitorio.. Tale eccezione ben può essere decisa da un giudice diverso da quello competente, in via esclusiva, sulla relativa autonoma azione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 23 agosto 2018.




Contratto di conto corrente con apertura di credito, onere della prova a carico della banca ed eccezioni opponibili dal fideiussore

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza di tutti gli estratti conto completi - Il fideiussore può opporre al creditore tutte le eccezioni “di merito” che spettano al debitore principale - Revoca del decreto ingiuntivo

Soltanto attraverso gli estratti conto (salvo le eccezioni non ricorrenti nel caso di specie v. Cass., 13 marzo 2017, n. 6384, in motivazione) è possibile ricostruire i rapporti dare e avere tra le parti, in loro assenza deve ritenersi, in quanto alla stregua di qualsiasi soggetto che pretenda di vantare un credito, la Banca, trattandosi di un credito costituito dal saldo delle partite dare/avere tra le parti, dovrà indicare le annotazioni contabili degli addebiti e degli accrediti, comprese quelle per interessi commissione e così via.

Detta regola vale anche per i fideiussori quando il contratto di garanzia stipulato non contenga la clausola di rinuncia alle eccezioni ai sensi dell'art. 1945 c.c. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 22 agosto 2018.




Anatocismo: Applicazione interessi ultra legali, CMS, spese in assenza di pattuizione scritta, prescrizione

Anatocismo – Applicazione interessi ultra legali, CMS e spese in assenza di pattuizione scritta – Prescrizione: decorrenza e onere della prova

In relazione alla contestazione del correntista sui tassi debitori applicati, la banca è tenuta a produrre in giudizio la scheda contrattuale nella misura in cui la stessa pretenda un interesse superiore a quello legale ex art. 1284 c.c.

La CMS rappresenta il corrispettivo destinato a remunerare la specifica prestazione della banca, consistente nell’immediata ed integrale messa a disposizione dei fondi. In genere tale commissione viene calcolata non sull’importo del fido accordato, ma sul massimo saldo passivo del cliente, con riferimento a ciascun periodo di liquidazione degli interessi. Al pari di ogni altra pattuizione contrattuale, deve essere determinata o almeno determinabile al momento in cui il contratto è stato concluso.

La prescrizione decennale decorre dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta per le rimesse solutorie, dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto per le rimesse aventi invece natura ripristinatoria secondo i principi espressi da Sezioni Unite n. 24418/10. Una volta che la parte convenuta abbia formulato la propria eccezione di prescrizione, compete al giudice verificare tramite ctu quali rimesse, per essere ripristinatorie, o attuate su conto in attivo, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. (Giampaolo Mignolli) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 agosto 2018.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi Banca d'Italia e Banche dati private per omesso preavviso

Illegittimità della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi Banca d'Italia e nelle banche dati private – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Fumus boni iuris – Omesso preavviso al cliente non consumatore – Violazione del cap. 2 sez. 2, paragrafo 1.5. della circolare n. 139/1991 della Banca d’Italia – Sussiste – Violazione dell'obbligo di protezione del contraente debole e del principio di buona fede contrattuale – Sussiste – Violazione dell'art. 4, comma 7 del Codice Privacy – Non sussiste – Periculum in mora – Determinazione o aggravamento di uno stato di crisi o sofferenza economica – Sussiste

Va ordinata in via d'urgenza la cancellazione della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d'Italia e nelle altre Centrali Rischi private operata dall'Istituto Bancario a carico della controparte contrattuale non consumatore in quanto non preceduta dal preavviso di segnalazione, il cui obbligo risiede non nell'art. 4, comma 7 del Codice Privacy, come modificato dal d.l. n. 201/2011, convertito con l. n. 214/2011 (c.d. decreto Salva Italia), ma nel cap. 2 sez. 2, paragrafo 1.5. della circolare n. 139/1991 della Banca d’Italia e, in termini generali, negli obblighi di protezione, che, in virtù del principio di buona fede, sono idonei ad integrare il regolamento contrattuale, specie in presenza di rapporti negoziali caratterizzati da asimmetria informativa ed economica, come quelli di natura bancaria.
Il periculum in mora può essere integrato ogniqualvolta la condotta illegittima altrui sia tale da determinare o aggravare, anche unitamente ad altre circostanze, uno stato di crisi o di sofferenza economica non suscettibile di una futura riparazione pecuniaria. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 10 agosto 2018.




Contratti swap e della commissione implicita

Contratti swap – Nozione di commissione implicita – Nullità della commissione implicita e/o margine bancario per violazione dell’art 23 co. 2 tuf – Sussiste – Applicazione di commissioni implicite non negoziate e non trasparenti: contrarietà al dovere di condotta secondo buona fede – Sussiste

Si intende per costo o “commissione implicita” il valore negativo dello swap non par alla apertura e cioè il valore di mercato (mark to market: mtm) negativo per il cliente alla data di firma dello swap, al quale non corrisponde un equivalente premio (up front) e che costituisce una commissione, o margine, per la banca. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)

Le parti ben possono pattuire margini o commissioni in favore della Banca, ma devono convenirlo espressamente, perché l’art. 23 2° co. T.U. dichiara nulla ogni pattuizione di rinvio agli usi, con la precisazione che chiamare i “margini” commissioni non sposta i termini del problema, perché non basta che i margini siano usualmente praticati, ma occorre, a norma dell’art. 23 , 2° co. T.U.F., che siano anche espressamente convenuti. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)

La banca che applica commissioni ha l’obbligo di comunicarlo al cliente e ciò anche qualora esse siano state convenute; La previsione di commissioni implicite non negoziate, nè comunicate al cliente e prive di trasparenza costituisce dunque condotta contraria al canone di  buona fede. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)
Appello L'Aquila 09 agosto 2018.




Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale della banca per false informazioni preventive (‘bene emissione’) fornite al titolare di conto corrente

Conto corrente bancario - Circolazione titolo di credito - Verifica preventiva della "copertura" di un vaglia postale circolare - Bene emissione - Assunzione di obbligazione integrativa del contratto - Telefonata a operatore non identificato dell'emittente - Diligenza nell'adempimento - Esclusione - False informazioni preventive fornite dall'istituto di credito - Responsabilità contrattuale - Responsabilità extracontrattuale - Risarcimento del danno

L'istituto di credito, nel caso in cui accetti di effettuare, su richiesta di un suo correntista, una verifica preventiva sulla “copertura” di un titolo di credito, assume, ai sensi dell'art. 1176, c. 2, c.c. un'obbligazione integrativa del contratto di conto corrente, che non può ritenersi diligentemente adempiuta con la semplice telefonata rivolta ad un operatore non identificato della banca emittente.

Conf. Tribunale Verona 27.09.2012 n. 2049 (www.Ilcaso.it, 2013, pg. 8997, pt. I). (Giacomo Pasini) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento 08 agosto 2018.




Cessione in blocco del credito e legittimazione del cessionario

Cessione di crediti – Cessione in blocco ex art. 58 TUB – Legittimazione del cessionario – Prova

Ai fini della opponibilità della cessione del credito in blocco è richiesta anche la iscrizione dell’atto nel Registro delle imprese oltre la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’avviso di cessione, ai sensi degli artt.58 TUB c. 2, come novellato dal D.Lgs. n.6/2003 e art. 4 L.130/1990.

In caso di contestazione della titolarità della legittimazione attiva del cessionario deve essere depositato l’atto di cessione in blocco. (Maria Teresa De Bottis) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 07 agosto 2018.




L’usurarietà degli interessi moratori rende nulla anche la pattuizione degli interessi ordinari

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Usurarietà del tasso moratorio – Nullità della pattuizione relativa agli interessi – Comprensiva degli interessi ordinari – Affermazione

L’interpretazione sistematica della normativa in materia di usura impone di considerare che, in ogni caso, il riferimento operato dall’art.1815 c.c investa esclusivamente l’ipotesi di nullità della clausola con conseguente esclusione della dovutezza di alcun interesse, e non di sostituzione del tasso soglia a quello convenzionale.

La norma non distingue tra interessi corrispettivi e moratori, e poiché ai fini della qualificazione come usurari è sufficiente che gli interessi siano solo promessi, ne deriva ineludibilmente la nullità della pattuizione che prevede l’applicazione di un tasso superiore, indipendentemente dalla sua concreta applicazione.

Qualora la pattuizione del tasso di mora sia nulla, ex art.1815 c.c. non risultano dovuti gli interessi. [Sulla base dell’applicazione di questi principi, il Tribunale, accertata il superamento del tasso soglia con riferimento al tasso contrattuale degli interessi moratori, ha condannato la banca mutuataria alla restituzione delle somme corrisposte dal cliente a titolo di interessi ordinari.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 02 agosto 2018.




Responsabilità della Banca per mancanza di adeguata trasparenza e correttezza nella stipula del contratto di mutuo fondiario

Mutuo – Oneri gravanti sul mutuatario consumatore – Conoscenza – Necessità

Il contratto di mutuo deve esprimere tutti gli oneri gravanti sul mutuatario consumatore secondo i canoni della trasparenza, buona fede e correttezza contrattuale.

[Nella fattispecie, ha determinato maggiori costi (che avrebbero dovuto essere portati a conoscenza del mutuatario) il contratto di mutuo BHW BAUSPARKASSE AG (società per azioni di diritto tedesco) basato sulla concessione di plurimi negozi giuridici, quali: a) la sottoscrizione di un mutuo cd. immediato destinato a finanziare le somme necessarie per l’acquisto dell’immobile e sul quale gravano interessi (ma senza ammortamento del capitale); b) la contemporanea sottoscrizione di un contratto di risparmio edilizio di diritto tedesco basato su un piano di accumulo di somme; c) di un terzo ed ultimo contratto di mutuo, c.d. di assegnazione con ammortamento del capitale, da stipularsi solo ad una data presunta e derivante dalla differenza tra la somma erogata col mutuo immediato e le somme risparmiate.] (Andrea Florindi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 01 agosto 2018.




La nullità dell’intesa anticoncorrenziale ai sensi della L. 287/1990 non travolge il contratto di fideiussione omnibus conforme al modello ABI

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e deroga all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Liceità dei contratti di fideiussione omnibus che contengono tali clausole – Rigetto eccezione di nullità derivata – Rigetto eccezione di nullità per illiceità della causa – Esclusione nullità ex art. 1418, co. 1, c.c.

La nullità delle fideiussioni stipulate in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 02.05.2005, ritenne contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali di cui all’art. 2, comma 2, lett. a, della L. 287/1990, non può essere predicata né in termini di nullità derivata, né per illiceità della causa, né ex art. 1418 co. 1 c.c.

Quanto alla prima prospettazione, l’affermazione per cui l’invalidità di un rapporto giuridico possa propagarsi, con effetti invalidanti, ad un altro rapporto presuppone il previo riscontro, tra i due, di un vincolo di dipendenza funzionale o, quantomeno, di un collegamento negoziale oggettivamente apprezzabile, legami questi che non sembrano invece riscontrarsi con riguardo alla normale dinamica della contrattazione individuale in cui, al contrario, le intese mostrano di non costituire un tutt’uno con i contratti a valle, di non essere a questi collegati né per legge né per volontà delle parti e di non rappresentarne in alcun modo un presupposto di esistenza, validità od efficacia.

Con riguardo, invece, all’illiceità endogena del contratto “a valle” per illiceità della causa è dirimente il rilievo che, anche ad ammettere che l’imprenditore persegua, con la contrattazione individuale, il fine ultimo, anticoncorrenziale, di alterare a suo favore il mercato o di ottenere un extraprofitto, l’altro contraente stipula il contratto per soddisfare un proprio interesse che si ricollega ed esaurisce nel fine tipico dell’operazione posta in essere.

Né, infine, pare possibile ipotizzare la nullità del contratto a valle ai sensi dell’art. 1418, co. 1, c.c., dal momento che l’art. 2 della legge 287/1990 vieta le intese ma nulla dispone circa le sorti dei rapporti commerciali con altri contraenti. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 30 luglio 2018.




I contratti relativi alla prestazione di servizio di investimento non possono essere considerati di contenuto meramente informativo

Articolo 30 Reg. Consob n. 11522/98 - Indicazione nel contratto quadro dei conti corrente e titoli utiizzabili per le operazioni di negoziazione - Necessità - Autonomia delle parti e regolamento negoziale - Rilevanza

I contratti relativi alla prestazione di servizio di investimento non possono essere considerati di contenuto meramente informativo, perchè regolano le modalità di prestazione dei servizi di investimento.
Non è irrilevante l'indicazione dei conti correnti e depositi di appoggio che individuino esattamente il "luogo" del reperimento dei fondi necessari agli acquisiti ed il "luogo" di destinazione del prodotto acquistato.
Sono nulle le operazioni finanziarie concluse al di fuori dei limiti di operatività del mandato quando la provvista è prelevata da un altro conto corrente del cliente e/o i titoli sono depositati in altro conto di appoggio. (Tiziana Sorriento) (riproduzione riservata)
Appello Torino 27 luglio 2018.




Verifica sul tasso di mora esclusivamente ricondotta alla pattuizione contrattuale

Usura – Verifica del tasso – Mora – Verifica del tasso di mora – Modalità – Quesito al CTU

La verifica sul tasso di mora deve essere effettuata con riferimento alla data della pattuizione e dovrà avere ad oggetto non il rapporto fra interessi di mora e ammontare della rata scaduta (o del capitale insoluto alla scadenza), ma il tasso effettivo annuo del credito erogato (tasso di rendimento finanziario dell’operazione creditizia), da verificarsi ex ante, sia nello scenario di un pieno rispetto del piano di ammortamento convenuto, sia in ogni possibile scenario nel quale, a seguito dell’inadempimento ad una o più scadenze, con l’applicazione del maggior interesse di mora e il mutamento che conseguentemente si produce nel piano di rimborso/ammortamento, si modifica il tasso effettivo annuo del credito erogato.

In caso di superamento delle soglie usurarie, quanto meno nell’ipotesi dei c.d. ‘worst case’, che ricorrono quando il prenditore del finanziamento risulti insolvente ad ogni scadenza ma provvede ad effettuare versamenti che coprono solo ed esclusivamente gli interessi di mora, eseguiti tempestivamente ossia vengono addebitati unitamente alla rata successiva del mutuo, si dovrà provvedere a due distinte ricostruzioni, calcolando: a) l’importo totale degli interessi corrisposti dal mutuatario; b) la sola porzione di interessi debordanti rispetto alla soglia usuraria’. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Torino 27 luglio 2018.




Procedimento d‘urgenza nei confronti di banca in liquidazione coatta amministrativa

Procedimento d’urgenza diretto ad ottenere la cancellazione della segnalazione in centrale rischi - Sopravvenuta liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante - Improcedibilità del procedimento cautelare ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b

La domanda ex art. 700 c.p.c. con la quale si chieda di ordinare alla banca segnalante di cancellare ogni segnalazione pregiudizievole per la ricorrente presso una centrale rischi va dichiarata improcedibile, a seguito della liquidazione coatta amministrativa dell’istituto di credito, ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b., atteso che quest’ultima norma preclude l’introduzione e la prosecuzione di qualsiasi azione e deve pertanto ritenersi che operi anche per le azioni cautelari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 27 luglio 2018.




Nullità della fideiussione conforme alle clausole ABI

Fideiussione – Conformità alle clausole predisposte dall’ABI – Nullità – Trasformazione del contratto di fideiussione in contratto autonomo di garanzia

Sono nulli i negozi di fideiussione che contengono le norme bancarie uniformi predisposte dall’ABI, le quali hanno l’effetto di restringere, impedire o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale ed escludono il diritto del cliente ad una scelta tra prodotti in concorrenza, con la precisazione che rientrano nel divieto in parola le clausole che comportano la trasformazione del contratto di fideiussione in contratto autonomo di garanzia.

[Nel caso di specie, il giudice ha negato la concessione della provvisoria esecuzione al decreto ingiuntivo opposto]. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 26 luglio 2018.




Ancora sulla nullità della fidejussione con clausole di ‘reviviscenza’, ‘sopravvivenza’ e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c.

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Contrasto con l’art. 2 legge 287 del 1990 – Accertamento da parte dell’Autorità Garante (Banca d’Italia) – Contratti di fideiussioni omnibus che contengono tali clausole – Nullità – Esclusione

Le intese anticoncorrenziali non costituiscono negozi funzionalmente collegati con le garanzie fidejussorie, le quali sono valide, ove rispettino i requisiti previsti previsti dagli artt. 1325 e ss. del codice civile.

Né le fidejussioni contenenti le clausole definite anticoncorrenziali sono nulle per illiceità della causa, considerato che il contraente c.d. debole conclude il negozio per soddisfare un proprio interesse che si esaurisce e ricollega al fine tipico dell’operazione conclusa.

La tutela tipica della parte che abbia concluso un negozio fidejussorio contenente le clausole in contrasto con la normativa antitrust è quella risarcitoria precista dall’azione collettiva ex art. 140 bis d. lgs. 206/2005. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 26 luglio 2018.




Efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale della somma mutuata presso la banca

Espropriazione forzata – Titolo esecutivo – Sospensione dell’esecuzione – Efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale presso la banca della somma mutuata

Va sospesa l’efficacia esecutiva del titolo quando le ragioni dell’opposizione a precetto siano confortate da fumus boni iuris e periculum in mora e quando sia presumibile la irreparabilità del pregiudizio che potrebbe derivare all’opponente dal compimento degli atti esecutivi, dal momento che potrebbe realizzarsi una vendita ingiusta (fattispecie vertente sulla inidoneità ad avere efficacia di titolo esecutivo del mutuo notarile con deposito cauzionale presso la banca della somma mutuata, nonché sulla inesigibilità del credito per assenza di morosità al momento del precetto in ragione della gratuità del mutuo conseguente all’usura pattizia con computo del compenso promesso per l’estinzione anticipata, ndr).

In ogni caso per la sussistenza dei “gravi motivi” è sufficiente la ricorrenza del solo requisito del fumus boni iuris e la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo va accordata ogni qual volta le contestazioni sollevate dal debitore risultino verosimilmente fondate, dal momento che il periculum in mora non potrebbe che consistere, ex se, nello stesso svolgimento del processo esecutivo in danno del debitore. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 24 luglio 2018.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell'art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo ed erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge (Cass. n. 17194 del 27/08/2015.)

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata come erogata e quietanzata, essa, in verità, expressis verbis è stata costituita già con lo stesso contratto presso la stessa banca in deposito cauzionale, a garanzia dell'adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, tanto che, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata, nel medesimo contratto viene invece indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, quindi non disponibile per il mutuatario.

In tal caso l’erogazione, dichiarata come quietanzata in contratto, in verità, in conseguenza della costituzione del deposito cauzionale infruttifero, è da ritenersi solo fittizia,  attesa la contestualità della quietanza e della successiva riconsegna della somma mutuata alla banca ai fini della costituzione del deposito cauzionale, sicché non può certo ritenersi che la somma mutuata sia mai entrata nella immediata giuridica disponibilità del mutuatario medesimo, venendo così a mancare proprio la c.d. la traditio anche sotto il profilo della disponibilità giuridica; a ben vedere, invero, il mutuante non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, così da determinare l'uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest'ultimo, ovvero non ha, nello stesso contratto di mutuo, inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell'incarico che il mutuatario conferisce al mutuante, di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo e che possano definirsi come equipollenti della traditio.

Nella sostanza, invece, il deposito cauzionale anzidetto appare piuttosto svolgere un’utilità solo in favore della banca, al fine di assicurare a quest’ultima il diritto ad incassare le rate dei mutui già con decorrenza dalla stipula, rate che saranno dovute in ogni caso, anche nel caso che la somma in deposito non sarà più svincolata per mancato compimento delle condizioni poste a carico del mutuatario.

Deve quindi ritenersi la sussistenza del requisito del fumus boni iuris richiesto ex lege ai fini dell’accoglimento dell’istanza di sospensione, assorbendo detto motivo anche tutti gli ulteriori motivi denunciati da parte opponente; parimenti deve ritenersi sussistente, anche ai fini dell’ulteriore profilo del periculum in mora, attesa la notevole entità del credito posto in esecuzione. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 24 luglio 2018.




Titolo esecutivo notarile: non può mancare o essere dubbia la traditio delle somme mutuate

Esecuzione forzata - Contratto di mutuo BHW - Titolo esecutivo carente dei requisiti ex art. 474 c.p.c.- Sospensione dell’esecuzione

Il titolo esecutivo, costituito da un atto notarile di consenso ad iscrizione di ipoteca, non è valido titolo se manca o è dubbia la traditio delle somme mutuate; ciò si verifica ogni qualvolta l’atto faccia riferimento ad una erogazione futura e condizionata, anche se contraddetta dall’eventuale quietanza rilasciata nell’atto stesso dai debitori per l’importo mutuato, né la traditio delle somme mutuate può essere dimostrata dall’eventuale erogazione del mutuo in favore del notaio rogante. (Vincenzo Cancrini) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 23 luglio 2018.




Pegno su titoli dematerializzati solo mediante annotazione sul conto dell’intermediario

Pegno - Titoli dematerializzati - Modalità di costituzione - Annotazione nel registro dell'intermediario

Il vincolo, e quindi anche il pegno, su titoli dematerializzati si costituisce solo con l’annotazione nel conto degli intermediari di cui all’art. 2 del d.lgs 170/2010, il quale prevede (solo) che detta annotazione sia idonea anche a fornire prova della prestazione della garanzia finanziaria; pertanto, l’annotazione del pegno nel conto dell’intermediario ha un duplice effetto, in quanto vale a costituire il pegno su titoli dematerializzati e vale anche a provare che il pegno su quegli specifici titoli dematerializzati sia stato costituito, nulla vietando che quest’ultima prova sia fornita anche con mezzi diversi ed ulteriori dal creditore.

Seppure sulla base di un assetto normativo in parte modificato, la stessa corte di cassazione ha sottolineato che, se la disciplina speciale in tema di titoli dematerializzati e garanzie finanziarie permette di superare la fisicità del titolo, “non elimina anche la necessità dell’individuazione del titolo stesso a norma dell’art. 1378 c.c. Infatti, le registrazioni in apposito conto, previste dall’art. 87 t.u.f. e dall’art 34 d.lgs 170/2010 sostituiscono il vincolo di garanzia con una tecnica alternativa ma funzionalmente equivalente allo spossessamento del costituente, di guisa che il contratto è qualificabile secondo il tipo legale del pegno” “Cass. n. 23268/2006).

[Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto che il privilegio richiesto non potesse essere riconosciuto a causa della mancanza della prova che il pegno sui titoli menzionati sia stato annotato nel conto degli intermediari.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 19 luglio 2018.




Natura di titolo esecutivo del contratto di mutuo con costituzione di deposito cauzionale infruttifero

Titolo esecutivo – Contratto di mutuo – Costituzione di deposito cauzionale infruttifero

La costituzione presso la Banca di un deposito cauzionale infruttifero, intestato alla parte mutuataria e destinato ad essere svincolato all’esito dell’adempimento di alcuni obblighi gravanti sul mutuante, è da considerarsi come effettiva erogazione della somma da parte della mutuante, tenuto conto che la costituzione del deposito realizza quella piena disponibilità giuridica equivalente alla traditio materiale della somma. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 19 luglio 2018.




LCA bancaria: Operazioni ‘baciate’ (finanziamento per acquisto azioni proprie) e chiamata in causa della cessionaria SGA

Banche venete – Operazioni “baciate” (finanziamento per acquisto azioni proprie) – Cessione dei crediti – Chiamata in causa della cessionaria SGA

Nel giudizio promosso dal socio verso l’Istituto, per declaratoria di nullità dell’operazione di finanziamento concesso dalla Banca per l’acquisto di azioni proprie (cd. “baciata”), va autorizzata la chiamata in causa della società cessionaria dei crediti SGA. (Pietro Adami) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 luglio 2018.




Fideiussione bancaria: nullità per violazione di normativa Antitrust e sospensione della esecutività della sentenza di primo grado

Eccezione di nullità della fideiussione “omnibus”, predisposta in modo conforme allo schema ABI del 2002 - Sospensione della esecutività della sentenza di primo grado

L’eccezione di nullità, sollevata per la prima volta nel corso del giudizio di appello, ad oggetto un negozio di fideiussione stipulato conformemente alle norme bancarie uniformi predisposte dall'ABI nel 2002 (e sanzionate da Banca d’Italia con provvedimento 55/2005, in quanto aventi l'effetto di restringere, impedire o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale, e perciò atte ad escludere il diritto del cliente ad una scelta tra prodotti in concorrenza), costituisce, alla luce della recente giurisprudenza di legittimità di cui alla sentenza della Cassazione n. 29810/2017, circostanza idonea per l’accoglimento della richiesta di sospensione della esecutività della sentenza di primo grado. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata) Appello Firenze 18 luglio 2018.




La nullità degli interessi moratori usurari non si comunica agli interessi corrispettivi

Contratto di mutuo – Usura – Tasso di mora usurario – Comunicabilità nullità interessi moratori agli interessi corrispettivi – Gratuità del mutuo – Esclusione

Nel contratto di mutuo, la nullità che colpisce la pattuizione degli interessi moratori che superino il tasso soglia non inficia la validità della clausola degli interessi corrispettivi, i quali, se inferiori al tasso soglia, restano dovuti. (Nel caso di specie il Tribunale di Como -  pronunciandosi in sede di reclamo proposto dal debitore avverso il provvedimento del G.E. che aveva rigettato l'istanza di sospensione ex art. 624 c.p.c. del processo esecutivo formulata unitamente all'opposizione ex art. 615 c.p.c. - ha affermato di non condividere la tesi della comunicabilità della nullità del tasso di interesse di mora – in quanto usurario – al tasso di interesse corrispettivo, giacché tale soluzione implica la totale non risarcibilità del danno da inadempimento o da ritardo, rappresentando un privilegio irragionevole per il debitore che non adempie l'obbligo restitutorio su di lui gravante). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 17 luglio 2018.




Modifiche al contratto di mutuo ed effetti sulla idoneità del medesimo a costituire titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Contratto di mutuo – Modifiche di aspetti accessori – Idoneità a costituire esecutivo – Sussistenza

Non pregiudicano l’astratta idoneità del contratto originario di finanziamento a costituire valido titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 c.p.c. le modifiche che non comportano novazione del rapporto, quali l’ammontare e il numero delle singole rate e la durata del piano di ammortamento, trattandosi di questioni accessorie che non incidono sul capitale da restituire o sulla percentuale degli interessi pattuiti, ma soltanto sulla definitiva quantificazione degli interessi (allungandosi il periodo di preammortamento) nonché sulla quantificazione del credito bancario ad una determinata data. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 13 luglio 2018.




Il mutuatario inadempiente non può valersi delle norme a tutela del mero ‘ritardatario’

Obbligazioni e contratti – Mutuo bancario – Pagamenti parziali delle rate – Anticipata risoluzione per reiterati ritardati pagamenti – Applicabilità – Esclusione – Risoluzione per inadempimento – Ammissibilità – Affermazione

L’art. 40, II co., del T.U.B. è norma imperativa, non derogabile dalle parti, neanche utilizzando la forma richiesta per la clausola vessatoria.

Di ritardato pagamento, ai sensi della stessa, si può parlare quando il pagamento della rata sia avvenuto nella sua interezza: si deve cioè trattare di un adempimento integrale ma tardivo.

[Nella fattispecie, invece, prima della lettera di decadenza dal beneficio del termine venivano eseguite dal debitore esclusivamente due rimesse parziali. Il Giudice pertanto rigettava la richiesta di sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto dal debitore medesimo, non ravvisando l’illegittimità dell’anticipata risoluzione del contratto di mutuo dedotta dalla banca.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 12 luglio 2018.




La difformità dell’ISC/TAEG nel contratto di mutuo comporta l’applicazione dell’art. 117 comma 7 T.U.B.

Difformità ISC/TAEG nel contratto di mutuo – Conseguenze – Applicazione ex artt. 117 commi 6 e 7 T.U.B.

L’ISC rappresenta il costo complessivo dell’operazione di credito alla stessa stregua del TAEG per cui – oltre agli altri oneri di cui al D.M. 8.7.1992 – esso deve esprimere anche il tasso effettivo; ne deriva che, se il tasso effettivo è diverso, l’ISC non può rimanere invariato.

L’ISC indicato in contratto deve essere veritiero al fine di offrire piena attuazione al principio di trasparenza.

L’indicazione di un TAEG/ISC diverso dal reale è una condotta che viola i precetti normativi posti a presidio della trasparenza delle condizioni contrattuali, poiché è evidente che l’indicazione errata del costo complessivo dell’operazione ne inficia la complessiva trasparenza in quanto fornisce al cliente (consumatore), sprovvisto dei mezzi e degli strumenti tecnici necessari per una compiuta verifica, un dato errato al fine di valutare la convenienza dell’operazione, perciò inidoneo a tal fine.

È noto l’orientamento di legittimità secondo cui il pagamento dei ratei di un mutuo configura un’obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell’ultima rata (cfr. Cass. n. 2301/2004, Cass. n. 1779811/2011). (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 12 luglio 2018.




Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico e determinazione del credito restitutorio

Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico – Carenza di efficacia esecutiva – Sospensione dell'esecuzione ex art. 624 c.p.c.

E' privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, benchè stipulata per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell'importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 10 luglio 2018.




Usura ed interessi moratori

Inadempimento del debitore – Interessi moratori e interessi corrispettivi – Sommatoria

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Inesistenza tasso soglia interessi moratori

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Inesistenza tasso soglia interessi moratori

Nessuna norma di Legge, né tantomeno la sentenza di Cassazione n. 350/2013 consentono di operare la sommatoria tra gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori al fine di rapportarne il risultato al tasso soglia.

Gli interessi di mora sono funzionalmente diversi da quelli corrispettivi, avendo in comune con questi solo le modalità di calcolo ma integrano per il resto un risarcimento del danno in via forfettaria. (Enrico De Crescenzo) (riproduzione riservata)

Non esiste un tasso soglia degli interessi moratori, ma solo di quelli corrispettivi pertanto applicare questo, puramente e semplicemente, anche a quelli moratori darebbe vita ad un’applicazione priva di base normativa, priva di razionalità e censurabile ex art 3 Cost.

Peraltro, quand’anche la Banca d’Italia procedesse a rilevare e a quantificare un tasso soglia specificamente moratorio, resterebbe il fatto che una fonte secondaria non può decidere se anche tali interessi possono integrare la fattispecie di reato ex art 644 c.p., competendo solo al legislatore individuare l’area dell’illecito penalmente rilevante. (Enrico De Crescenzo) (riproduzione riservata)

Gli interessi moratori rappresentano un’eventualità non preventivamente quantificabile nella sua incidenza, non potendo le parti sapere al momento della conclusione del contratto se e per quanto tempo il mutuatario sarà inadempiente e, quindi, per quanto tempo decorreranno gli interessi di mora.  (Enrico De Crescenzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Ferrara 06 luglio 2018.




Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra l’ISC indicato nel contratto di mutuo e l’ISC superiore effettivamente applicato

Discrasia ISC – Pratica ingannevole – Violazione art. 117 TUB – Applicazione sanzionatoria dei tassi BOT

Secondo la Delibera CICR del 4 marzo 2003 (art. 9 comma 2, rubricato “informazione contrattuale”), l’obbligo di indicare l’ISC è indiscutibilmente applicabile ai contratti di mutuo.

L’ISC costituisce testualmente un’informazione contrattuale e consente di individuare puntualmente, facilmente e senza sorprese, il costo effettivo di un finanziamento, nonché di paragonare più offerte in concorrenza; non vi sono dubbi sul fatto che l’ISC rappresenti un tasso, prezzo o condizione “pubblicizzato” mediante inserimento separato in contratto e che la sua natura di “indice sintetico” possa mostrarsi nei fatti meno favorevole dell’insieme dei prezzi e dei costi effettivamente a carico del cliente, in applicazione delle varie clausole contrattuali; la sua funzione è appunto quella di condensare in una percentuale unica una serie indefinita di costi e tassi che potrebbero essere dispersi nelle più varie clausole contrattuali.

Atteso che l’art. 117 comma 6 TUB prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati e che l’indicazione nel contratto di un ISC diverso ed inferiore a quello reale, secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza 15 marzo 2012, C-453/10, resa nel settore affine dei finanziamenti al consumo) è una pratica commerciale ingannevole, perché fornisce al cliente una falsa informazione quanto al costo complessivo del credito e, pertanto, al prezzo (ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera d) della Direttiva n° 2005/29), si verifica la fattispecie di nullità prevista dalla legge allorquando l’ISC pubblicizzato è più favorevole di quanto effettivamente dovuto alla banca, con conseguente applicazione del tasso sostitutivo.

Dovendo l’ISC rappresentare il costo effettivo dell’operazione concreta per il cliente, viola altresì la citata normativa il comportamento dell’intermediario che, in caso di mutuo a tasso variabile, esponga l’ISC tenendo conto dell’Euribor rilevato per valuta il primo giorno del mese di stipula del contratto anziché di quello (diverso e maggiore) del giorno di stipula ovvero di quello (sempre diverso e maggiore) forward atteso alla data di stipula, poiché per tale via si rappresenta un mero costo teorico del mutuo, uguale per tutto il mese in cui è avvenuta la pattuizione, a prescindere dalle condizioni concrete applicate (più onerose). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 05 luglio 2018.




Conto corrente affidato e ripetizione di interessi anatocistici

Sentenza Corte d’Appello di Milano - Ripetizione di interessi anatocistici

In punto prescrizione, in caso di conto corrente pacificamente affidato, le rimesse dovranno considerarsi tutte di natura ripristinatoria, ove non sia dimostrato il limite dell’affidamento stesso.

Vi è quindi una presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse in c/c, che può essere vinta solo con la prova del contrario da parte di chi abbia interesse ad una diversa decorrenza del termine prescrizionale, cioè la Banca.

Alla luce del principio sopra indicato, è, dunque, onere della Banca provare - a fondamento dell’eccezione proposta, come imposto dalla norma generale di cui all’ art.2697 c.c. - quali singoli pagamenti riteneva prescritti per non avere natura ripristinatoria ma solutoria, in quanto solo nei confronti di questi ultimi sarebbe decorso il termine di prescrizione.
 
Non incombe comunque sul correntista l’onere di provare la natura ripristinatoria di una rimessa, ma incombe sulla Banca l’onere di provarne la natura solutoria (provando che la stessa era in assenza di (o extra) affidamento) nel momento in cui ha ritenuto di eccepirne la prescrizione. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)
Appello Milano 04 luglio 2018.




Insider trading e prova per presunzioni

Sanzioni Consob – Garanzie del giusto processo – Violazione – Insussistenza

Sanzioni Consob – Insider trading secondario – Prova per presunzioni – Necessità che il ragionamento presuntivo sia espresso in termini di consequenzialità sufficiente – Assenza

In tema di sanzioni che, pur qualificate come amministrative, abbiano natura sostanzialmente penale, la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa - nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria - ovvero mediante l'assoggettamento del provvedimento sanzionatorio - adottato in assenza di tali garanzie - ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l'effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacché la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale. (Eva Desana) (riproduzione riservata)

Gli elementi valorizzati dalla Consob al fine di fondare un ragionamento presuntivo volto a provare il passaggio di un’informazione privilegiata dal preteso insider primario al preteso insider secondario debbono essere caratterizzati da conseguenzialità sufficiente, anche alla stregua di canoni di ragionevole probabilità. Conseguentemente va annullata la Delibera Consob che abbia ritenuto accertato l’illecito valorizzando elementi noti non sufficienti a fondare un siffatto ragionamento presuntivo. (Eva Desana) (riproduzione riservata)
Appello Torino 04 luglio 2018.




L’usurarietà degli interessi moratori rende nulla anche la pattuizione degli interessi ordinari

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Usurarietà del tasso moratorio – Nullità della pattuizione relativa agli interessi – Comprensiva degli interessi ordinari – Affermazione

L’interpretazione sistematica della normativa in materia di usura impone di considerare che, in ogni caso, il riferimento operato dall’art.1815 c.c investa esclusivamente l’ipotesi di nullità della clausola con conseguente esclusione della dovutezza di alcun interesse, e non di sostituzione del tasso soglia a quello convenzionale.
La norma non distingue tra interessi corrispettivi e moratori, e poiché ai fini della qualificazione come usurari è sufficiente che gli interessi siano solo promessi, ne deriva ineludibilmente la nullità della pattuizione che prevede l’applicazione di un tasso superiore, indipendentemente dalla sua concreta applicazione.
Qualora la pattuizione del tasso di mora sia nulla, ex art.1815 c.c. non risultano dovuti gli interessi. [Sulla base dell’applicazione di questi principi, il Tribunale, accertata il superamento del tasso soglia ocn riferimento al tasso contrattuale degli interessi moratori, ha condannato la banca mutuataria alla restituzione delle somme corrisposte dal cliente a titolo di interessi ordinari.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 03 luglio 2018.




Conto corrente con apertura di credito e computo di C.M.S. e valute

Conto corrente con apertura di credito - Computo di C.M.S. e valute - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto Ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Espletamento di C.T.U. contabile con ordinanza istruttoria e relativo quesito

In mancanza di espressa pattuizione, non sono dovute le C.M.S qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del preteso saldo negativo. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 02 luglio 2018.




Opposizione a decreto ingiuntivo e mancanza della documentazione relativa al credito

Conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza in atti di tutti gli estratti conto - Revoca del decreto ingiuntivo

Il comportamento della Banca che si disfa della documentazione afferente ad un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 T.U.B. e che comporta la revoca del decreto ingiuntivo opposto, non essendo stata fornita la prova dei fatti costitutivi del credito. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Lanciano 02 luglio 2018.




Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e periculum in mora

Centrale Rischi della Banca d’Italia - Illegittima segnalazione

La segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi della Banca d’Italia non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o da volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza, come richiesto dalla circolare Banca d’Italia n. 139/1991 e succ. agg. (v. cap. II, sez. II, par. 1.5).  

A seguito di una segnalazione illegittima, il periculum è in re ipsa. Infatti, una ingiusta segnalazione a sofferenza comporta un rischio molto elevato di grave pregiudizio per l’imprenditore, sia sotto il profilo di revoca degli affidamenti già concessi da altri intermediari, sia per la preclusione alla concessione di nuove agevolazioni. Costituisce un fatto notorio che gli intermediari prestano, doverosamente, molta attenzione alle annotazioni presenti in Centrale rischi e l’appostazione a sofferenza normalmente determina un tipico effetto negativo, nel senso di negare l’affidabilità bancaria al soggetto, con conseguente revoca degli affidamenti in essere anche da parte delle altre banche e blocco per quelli oggetto di nuove richieste. In sostanza, una errata segnalazione a sofferenza, secondo ciò che accade normalmente, comporta l’impossibilità di accedere al credito bancario, ciò che per l’imprenditore può comportare pregiudizi irreparabili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 giugno 2018.




Concorso dei singoli proprietari sulla massa costituita da valori custoditi alla rinfusa

Deposito di beni – Conservazione alla rinfusa presso sale conta – Suddivisione a livello contabile – Formazione di un unico bene di proprietà comune – Applicazione della disciplina dei cui all’art. 939 c.c.

Le modalità operative del soggetto che custodisca valori in denaro di proprietà di banche depositanti conservandoli alla rinfusa nelle sale conta ma mantenendo la suddivisione dei medesimi solo a livello contabile dà luogo ad una commistione ai sensi dell’art. 939 c.c., un unico bene di proprietà comune formato dalla aggregazione dei singoli beni su cui, ai sensi della norma richiamata, possono concorrere soltanto i creditori della comunione in proporzione del valore dei beni a ciascuno spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 28 giugno 2018.




La persona fisica che abbia prestato fideiussione a favore della banca può aver agito come consumatore

Contratto di garanzia stipulato tra banca e persone fisiche - Qualità di consumatore - Accertamento - Criteri

Ai fini dell'applicabilità della tutela del consumatore al garante-fideiussore, è irrilevante l'oggetto del contratto, dovendosi invece avere riguardo alla qualità del contraente, valutando se egli abbia agito o meno nell'ambito della sua attività professionale e se si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista sia con riferimento alla trattativa che all'informazione.

Tale situazione di inferiorità può verificarsi nell'ambito del contratto di garanzia stipulato tra una banca e la persona fisica dovendosi dunque verificare in concreto la qualità in cui questa ha agito stipulando la garanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 27 giugno 2018.




Nullità parziale del mutuo fondiario destinato ad estinguere il saldo frutto di interessi e commissioni illegittime

Mutuo fondiario – Estinzione di interessi e commissioni illegittimamente addebitati – Nullità parziale

Nell’ipotesi di contratto di mutuo fondiario stipulato al fine di destinare pressoché integralmente le somme erogate all'estinzione di rapporti di conto corrente bancari, i cui saldi negativi sono frutto della capitalizzazione trimestrale degli interessi addebitati al cliente e dell'applicazione della commissione di massimo scoperto, si configura un collegamento negoziale, in virtù del quale va dichiarata la nullità parziale del primo contratto, operante nella misura in cui le somme concesse a mutuo siano state concretamente destinate all'estinzione dei debiti illegittimi, ferme restando le condizioni del prestito.

[Nel caso di specie, il Tribunale di Pescara ha stabilito che a fronte di una illegittimità parziale del saldo di conto corrente corrisponde una illegittimità parziale del successivo contratto di mutuo con “il riconoscimento del diritto della parte istante a ripetere gli interessi versati sulla somma di € 179.197,25, pari alla differenza tra la somma mutuata (e destinata a coprire quello scoperto illegittimo) e quella che sarebbe stata sufficiente a tale titolo.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 27 giugno 2018.




La nullità del mutuo si estende al successivo prestito contratto per estinguere i debiti pregressi

Contratti bancari – Mutuo fondiario – Concesso per estinguere debiti di precedente mutuo parzialmente nullo – Nullità parziale del contratto – Affermazione – Diritto alla ripetizione degli interessi – Sussiste

Ove risulti che un contratto di mutuo fondiario sia stato stipulato al fine di destinare pressoché integralmente le somme erogate all'estinzione di rapporti di conto corrente bancari, i cui saldi negativi erano frutto della capitalizzazione trimestrale degli interessi addebitati al cliente e dell'applicazione della commissione di massimo scoperto, si configura un collegamento negoziale, in virtù del quale va dichiarata la nullità parziale del primo contratto, operante nella misura in cui le somme concesse a mutuo siano state concretamente destinate all'estinzione dei debiti illegittimi.

Alla declaratoria di nullità consegue il riconoscimento del diritto della parte istante a ripetere gli interessi versati sulla differenza tra la somma mutuata e destinata a coprire quello scoperto illegittimo e quella che sarebbe stata sufficiente a tale titolo, a decorrere dalla data di stipulazione del contratto di prestito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 27 giugno 2018.




Accertamento dell’insolvenza di impresa bancaria: effetto della dichiarazione di dissesto e raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione – Norma di carattere generale – Causa – Rilevanza – Esclusione – Dichiarazione di dissesto o di prossimità al dissesto – Rilevanza

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Stato della liquidazione – Accertamento dell’insolvenza – Impostazione patrimonialistica – Raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale – Insolvenza – Presupposti – Giudizio finanziario prognostico sulla liquidazione dell’attivo – Liquidazione ordinata ex d.l. 99/2017

L'accertamento dello stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa deve essere compiuto con riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione (art. 82, co. 2, TUB e art. 202 L. Fall., Cass. 20186/2017, 9408/2006) e applicando i criteri previsti dall'art. 5 L. Fall., posto che questa norma ha carattere universale ed è valida anche per le crisi bancarie (Cass. 9408/2006).

Tale accertamento prescinde dalle cause del dissesto, giacché l’insolvenza potrebbe prodursi quale effetto anche di un singolo fattore sopravvenuto e indipendente dalla condotta degli amministratori (v. Cass. 9523/2012, 15769/2004, 8374/2000), fattore sopravvenuto che può essere costituito dalla dichiarazione di dissesto (o di prossimità al dissesto) destinata a sfociare nella liquidazione coatta amministrativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Lo stato di liquidazione impone che l’accertamento dell'insolvenza avvenga secondo una impostazione patrimonialistica (Cass. 12382/2017, 16752/2013, 6170/2003, 6550/2001), posto che l'impresa ha ormai imboccato la strada verso la propria dissoluzione.

Bisogna verificare quindi, in termini di probabilità, secondo il metodo della prognosi postuma, se la liquidazione del patrimonio della banca consente di soddisfare regolarmente tutti i creditori.

Tale giudizio è basato sul raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale ma tiene conto delle sorti sia quantitative che temporali della liquidazione; occorre quindi verificare se, al momento della dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa, il processo liquidatorio si prospetti tale da assicurare che i valori del realizzo siano adeguati ai fabbisogni necessari per estinguere le passività e per fare fronte alle esigenze immediate (passività correnti).

L'insolvenza sussiste anche quando manchi la liquidità necessaria per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale nella sua fase liquidatoria; a tal fine non è perciò decisiva la circostanza che il bilancio alla data della messa in liquidazione riporti un patrimonio netto positivo, posto che tale bilancio è redatto secondo criteri contabili ispirati alla continuità aziendale.
 
Pertanto, la prevalenza dell'attivo sul passivo alla data di apertura della liquidazione coatta amministrativa non è determinante (Cass. 12382/2017, 5736/1993, 5525/1992, 4450/1992), perché tale criterio deve essere utilizzato congiuntamente ad un giudizio finanziario prognostico sul fatto che l'attivo potrebbe essere non liquidabile nell'immediato, oppure che il passivo connesso alla liquidazione potrebbe lievitare, determinando ad esempio la necessità di cedere in blocco i crediti, o una parte di essi, per fare fronte alle passività correnti.

La "liquidazione ordinata" di cui al decreto-legge 99/2017, che prevede un consistente intervento statale connesso all'operazione ISP/S.G.A., non può considerarsi, un'attività "normale" (ex art. 5 L. Fall.) per far fronte alle obbligazioni, poiché rappresenta un (sia purcondivisibile) intervento straordinario nell'interesse della collettività, ma non un prevedibile e naturale epilogo della liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 27 giugno 2018.




Usura: sospensione della procedura esecutiva sebbene il tasso di mora sia di poco inferiore a quello soglia

Contratto di mutuo – Usura – Tasso di mora e altre voci di costo

Ai fini dell'usurarietà del contratto di mutuo occorre tener conto che al tasso di mora devono sommarsi le altre voci di costo e cioè di tutte quelle relative alle spese di gestione del rapporto che rientrano nel computo usurario ex art.644 c.p., con la conseguenza che la procedura esecutiva può essere sospesa sebbene il tasso di mora è di poco inferiore a quello soglia. (Vincenzo Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 26 giugno 2018.




Il tasso di mora che superi la soglia di usura comporta la gratuità del mutuo

Contratto di mutuo - Interesse di mora - Funzione remuneratoria al pari dell’interesse corrispettivo - Superamento del tasso soglia di usura ex lege 108/1996 - Applicabilità dell’art. 1815 comma 2 codice civile - Gratuità del mutuo

Gli interessi di mora hanno una funzione remunerativa comune con gli interessi corrispettivi poiché non rispettando le scadenze di rimborso del capitale (e dell’interesse corrispettivo) il debitore usufruisce, tramite un inadempimento, della somma di denaro datagli a mutuo per un periodo ulteriore rispetto a quello concordato. Secondo l’interpretazione della Corte Costituzionale, 25 febbraio 2002 n. 29, fatta propria dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 9.01.2013 n.350) “il riferimento, contenuto nell’art. 1, 1° comma, d.l. n. 394 del 2000, agli interessi rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”. L’interesse di mora va calcolato al fine del superamento del tasso soglia e, nel caso di superamento, non è dovuto alcun interesse (da ultimo, Cass. Sez. VI 4/10/2017 n. 23192). (Francesco Milanese) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 26 giugno 2018.




Usura: per la verifica del TAEG il tasso di mora non si somma al tasso compensativo

Contratti bancari – Mutuo – Usura – Prova – Onere a carico del cliente – Computo del TEG applicato – Cumulabilità di tasso compensativo e moratorio – Esclusione – Clausola contrattuale di salvaguardia – Efficacia impeditiva dell’usura – Affermazione

La parte che deduce la violazione dell’usura bancaria ha l’onere di dimostrare l’avvenuto superamento dello specifico tasso-soglia rilevante allegando e indicando i modi, i tempi e la misura del superamento.

Il tasso moratorio e quello compensativo non possono mai trovarsi ad essere applicati congiuntamente in relazione ad un medesimo periodo temporale. Il tasso di mora sostituisce il tasso corrispettivo: questa considerazione esclude che il TEG contrattuale ai fini della verifica dell’usura possa corrispondere alla sommatoria dei tassi.

La clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso-soglia usura, impedisce ab origine che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2018.




Accesso civico generalizzato e conversazioni private

Accesso civico generalizzato – Accesso a colloqui privati – Esclusione

L’accesso pubblico generalizzato di cui all’art. 5 d.lgs. n.33/2013 ha l’esclusiva finalità di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non già di rendere pubblici colloqui privati che esulano dall’esercizio di funzioni istituzionali. Non sono, in particolare, suscettibili di accesso i dati riguardanti manifestazioni di pensiero fra persone che (in quel particolare momento) non rivestono né esercitano funzioni pubbliche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 25 giugno 2018.




Conseguenze della violazione dell’ammontare massimo dei finanziamenti ex art. 38, comma 2, TUB

Mutuo - Ammontare massimo dei finanziamenti - Art. 38, comma 2, TUB - Violazione - Conseguenze

L’art. 38, comma 2, TUB, che, a tutela del sistema bancario, attribuisce alla Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, il potere di determinare l’ammontare massimo dei finanziamenti, non è volto ad inficiare la validità del contratto ma appare norma di buona condotta, la cui violazione potrà comportare l'irrogazione delle sanzioni previste dall'ordinamento bancario, qualora ne venga accertata la violazione a seguito dei controlli che competono alla Banca d'Italia, nonché l'eventuale responsabilità, senza ingenerare una causa di nullità, parziale o meno, del contratto di mutuo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 24 giugno 2018.




Questioni in tema di contratti bancari

Contratti bancari – Conto corrente – Estratto conto – Mancata contestazione – Effetti

Contratti bancari – Conto corrente – Modifica unilaterale condizioni contrattuali – Comunicazione in calce all’estratto conto – Validità

Contratti bancari – Interessi – Verifica superamento soglie usura – Modalità

Contratti bancari – Interessi – Contestazione superamento soglie usura – Onere della prova – Produzione decreti ministeriali trimestrali – Necessità

Contratti bancari – Apertura di credito – Interessi – Verifica superamento soglie usura – Commissione massimo scoperto – Irrilevanza

La mancata tempestiva contestazione degli estratti conto inviati dall’istituto di credito in relazione al rapporto di conto corrente, ovvero il mancato esercizio dell’azione di ripetizione, non impedisce al cliente di contestare comunque la validità e l’efficacia dei rapporti obbligatori da esso derivanti. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

E’ valida la modifica unilaterale delle condizioni economiche di un contratto di conto corrente preventivamente comunicata dalla banca al cliente in calce all’estratto conto trasmesso. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La verifica del rispetto delle soglie usura deve essere effettuata alla luce dei criteri sanciti nelle istruzioni della Banca d’Italia vigenti nel tempo, sulla scorta dei quali l’organo di vigilanza rileva il tasso medio trimestralmente applicato dagli intermediari finanziari in riferimento al quale è calcolato il tasso soglia. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il cliente che contesti alla banca l’applicazione di interessi usurari ha l’onere di produrre in giudizio i decreti ministeriali trimestrali di rilevazione del tasso soglia. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto, in quanto remunerazione della specifica prestazione della banca consistente nella immediata a integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito, non costituisce componente degli interessi o modalità del loro calcolo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Sondrio 22 giugno 2018.




Contratto di mutuo fondiario e disallineamento o discrasia tra ISC contrattuale ed ISC in concreto applicato

Contratto di mutuo fondiario - Disallineamento o discrasia tra isc contrattuale ed isc in concreto applicato - Nullità - Esclusione - Responsabilità risarcitoria a carico dell’istituto di credito

Il disallineamento o discrasia tra isc contrattuale ed isc in concreto applicato non è causa della nullità parziale del contratto di mutuo fondiario per violazione dell’art.117 tub, potendo invece costituire inadempimento contrattuale e come tale generatore di una responsabilità risarcitoria a carico dell’istituto di credito. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 21 giugno 2018.




Conto corrente bancario, ripetizione di indebito, rideterminazione saldo e onere della prova

Conto corrente bancario – Azione di ripetizione indebito – Rideterminazione saldo – Onere della prova

Natura solutoria e ripristinatoria delle rimesse – Necessarietà della forma scritta ad substantiam – Natura di affidamento del castelletto di sconto – Esclusione

In presenza di una chiara ed espressa disciplina delle condizioni economiche del rapporto in termini di interessi attivi, passivi, valute e spese, deve essere respinta la domanda di rideterminazione del saldo del c/c in base al tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB.
Ove poi la società attrice avesse inteso sostenere la illegittimità degli addebiti effettuati a titolo di cms avrebbe dovuto produrre in giudizio, essendo gravata dall’onere della prova, eventuali ed ulteriori contratti di affidamento; non avendo assolto tale onere, non può che escludersi che la banca abbia effettuato addebiti illegittimi a titolo di commissione di massimo scoperto , essendo quest’ultima una mera ipotesi del tutto disancorata da qualsiasi elemento utilizzabile ai fini della decisione, elemento che, ove esistente, doveva essere prodotto da parte attrice in base al generale principio di cui all’art. 2697 c.c.. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

Avendo la Banca eccepito la prescrizione per il periodo ante decennio dalla data di citazione, delle rimesse eccedenti l’affidamento concesso, l’attrice avrebbe dovuto provare la natura ripristinatoria di tali rimesse, invece gli attori si sono limitati a sostenere che l’affidamento fosse di importo superiore facendo riferimento ad un documento in atti che tuttavia non costituisce affatto un affidamento, bensì un contratto con cui alla società attrice è stato concesso un “castelletto di sconto” nettamente distinto dall’affidamento, non creando alcuna disponibilità in favore della srl, ma indicando, assai più semplicemente, una somma limite entro la quale la banca si è obbligata a scontare  gli effetti e le ricevute bancarie che le sarebbero state presentate per lo sconto.
Né parte attrice ha fornito alcuna prova di affidamenti concessile in via di fatto soltanto affermati , peraltro soltanto con la comparsa conclusionale, e che comunque non sarebbero stati rilevanti dovendo necessariamente ogni contratto bancario rivestire la forma scritta ad substantiam. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 21 giugno 2018.




Domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi e liquidazione coatta della banca segnalante

Domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi – Sua improcedibilità ai sensi dell’art. 83, comma 2, t.u.b a seguito della liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante – Esclusione in virtù di una lettura costituzionalmente orientata di tale norma

La domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi, che non sia inscindibilmente connessa a pretesa di tipo patrimoniale, è procedibile nei confronti della banca posta in liquidazione coatta amministrativa, nonostante il tenore letterale dell’art. 83 TUB.

Diversamente opinando, un’interpretazione rigida e letterale dell’art. 83 TUB si risolverebbe in una palese violazione dell’art. 3, dell’art. 24 e dell’art. 111 Cost, ma anche e soprattutto dell’art. 6 CEDU, profilo, questo, che esporrebbe lo Stato (ed i suoi giudici) a responsabilità per violazione diretta della Convenzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 21 giugno 2018.




Contratti di credito, interessi ultra-legali e commissione massimo scoperto

Contratti di credito – Interessi ultra-legali – Commissione massimo scoperto

Non può trovare ingresso la documentazione presentata dalla Banca al CTU successivamente alla scadenza dei termini ex art. 183, comma 6, c.p.c.

In assenza del documento di sintesi, che rappresenta elemento fondamentale per provare il credito dell’opposta in quanto riporta le condizioni contrattuali al momento della sottoscrizione del primo contratto, i tassi devono essere calcolati ex art.117 Tub.

In assenza della dimostrazione di accordi in forma scritta dei tassi calcolati dalla Banca si deve applicare, per il calcolo degli interessi debitori e creditori, il tasso nominale minimo e massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali emessi nei 12 mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione, ex art. 117, comma 7, lett. A Tub.

La mancata previsione contrattuale delle commissioni di massimo scoperto comporta la non debenza delle somme ingiunte. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì 20 giugno 2018.




Discrasia tra tasso indicato in contratto e tasso effettivo celato nel piano di ammortamento

Discrasia tra tasso indicato in contratto e tasso effettivo celato nel piano di ammortamento – Rideterminazione del piano di ammortamento con applicazione dei tassi sostitutivi BOT ex art. 117 TUB – Calcolo delle eccedenza pagate dal mutuatario

Nel caso che il mutuatario lamenti la discrasia tra il tasso (TAN) indicato nella parte letterale del contratto e il tasso maggiore effettivamente applicato del piano di ammortamento, il CTU dovrà verificare se il piano medesimo presenti elementi di indeterminatezza e se il calcolo dello stesso (o il suo ricalcolo al variare dell’indice di riferimento del tasso nominale) abbiano comportato uno scostamento tra tasso enunciato in contratto e tasso effettivamente applicato, avendo cura altresì di chiarire se detto scostamento possa o meno ritenersi in linea con i parametri negoziali e se sia stato o meno percepibile dal mutuatario.

In caso di ravvisata indeterminatezza del piano di ammortamento e di ravvisato scostamento tra tasso enunciato in contratto e tasso effettivamente applicato, non in linea con i parametri negoziali, ferme la durata e le cadenze delle rate negozialmente previste, il CTU dovrà determinare un piano di ammortamento al tasso legale, calcolando la differenza tra le rate sinora scadute e pagate al tasso convenzionale indeterminato e quelle ricalcolate al tasso sostitutivo indicato, nonché quanto ancora dovuto alla banca convenuta per le rate scadute e non pagate e per le rate a scadere sempre applicando il tasso sostitutivo indicato. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 20 giugno 2018.




Eccezione di prescrizione, mancata indicazione dei pagamenti con funzione solutoria e restituzione delle somme illegittimamente addebitate con liberazione dei fideiussori

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità degli interessi anatocistici - Condanna della Banca alle restituzione delle somme illegittimamente addebitate e liberazione dei fideiussori

La prescrizione decennale decorre dalla data di chiusura del conto; infatti in tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò  consegue che l'eccezione di prescrizione sollevata dalla Banca deve ritenersi infondata, quando la domanda sia stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. 

In mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovuti gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale sia prima che dopo il 2000. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 19 giugno 2018.




Prescrizione dell'azione di ripetizione nei contratti bancari e applicazione dell'anatocismo post Delibera CICR

Contratti bancari – Azione di ripetizione indebito – Eccezione di prescrizione sollevata dalla banca – Onere specifica indicazione rimesse solutorie – Insussistenza

Contratti bancari – Azione di ripetizione indebito – Prescrizione – Interruzione – Verbale mancata adesione mediazione

Contratti bancari – Conto corrente – Aperto prima del 1999 – Anatocismo successivo al giugno 2000 – Ammissibilità – Condizioni

Nel giudizio promosso dal correntista per ottenere la restituzione di indebito l’attore ha l’onere di produrre gli estratti conto e la banca che eccepisca l’intervenuta prescrizione della pretesa non deve fornire specifica indicazione delle rimesse solutorie cui è applicabile la prescrizione, competendo al giudice, in un quadro processuale definito dalla presenza degli estratti conto, verificare quali rimesse, per essere ripristinatorie, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito promossa dal correntista, che abbia preventivamente avviato procedimento di mediazione al quale non ha preso parte la banca, è interrotta fino alla data del verbale di mancata adesione alla conciliazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

In un contratto di conto corrente bancario stipulato prima del d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342 e della delibera CICR del 9 febbraio 2000 è legittima l’applicazione della capitalizzazione reciproca degli interessi in dare ed in avere laddove la Banca abbia provveduto a dare comunicazione al cliente della modifica contrattuale e a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale le nuove condizioni applicate, non necessitandosi un’espressa pattuizione con il cliente, non trattandosi di condizioni peggiorative. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 19 giugno 2018.




Nullità della fideiussione con clausole frutto di intese restrittive della concorrenza e competenza del tribunale delle imprese

Fideiussione – Clausole frutto di intese restrittive della concorrenza – Nullità – Fatto estintivo o modificativo sopravvenuto – Esclusione

Fideiussione – Clausole frutto di intese restrittive della concorrenza – Nullità – Competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Il recente intervento della Corte di Cassazione in relazione ai contratti di fideiussione contenenti clausole frutto di intese restrittive della concorrenza (e, conseguentemente, invalidi per violazione della l. 287 del 1990) non costituisce un fatto estintivo o modificativo sopravvenuto alla formazione del titolo esecutivo giudiziale che possa essere dedotto a sostegno della opposizione all’esecuzione, in quanto il citato intervento della Corte ha valenza meramente ricognitiva del principio di diritto ivi statuito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La questione della nullità del contratto di fideiussione contenente clausole frutto di intese restrittive della concorrenza in violazione della l. 287 del 1990 è di competenza della sezione specializzata in materia di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 19 giugno 2018.




Legittimazione ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato del fondo

Fondi comuni d'investimento – Legittimazione ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato del fondo – Citazione in giudizio della società di gestione del fondo – Spendita del nome del fondo

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel D.Lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile acquistato deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia.

È quindi evidente che, in assenza di una propria soggettività giuridica, i fondi non possono che stare in giudizio in persona delle società che li gestiscono, le quali tuttavia, in virtù della disposizione testé richiamata, non sono chiamate a rispondere ultra vires.

Né occorre che, laddove si intenda citare in giudizio una società di gestione, per obbligazioni contratte per conto del fondo, si faccia uso di particolari formule sacramentali, posto che rimane priva di rilievo sul piano processuale la spendita del nome del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 18 giugno 2018.




La penale di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – Conseguente gratuità del mutuo – L’omissione dell’ISC, la discrasia tra l’ISC indicato in contratto e quello effettivamente applicato o la mancanza del documento di sintesi danno luogo all’applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB

Ai sensi della legge antiusura ed ai fini della conseguente non debenza di qualsiasi interesse come disposto dall’art. 1815 c.c. e dalla legge n. 24 del 2001 di conversione del D.L. 394/2000, il CTU deve valutare l’eventuale usurarietà del contratto di mutuo tenendo conto che si qualificano usurari gli interessi che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

Nella valutazione della usurarietà, il CTU deve procedere confrontando le soglie fissate dalla Banca d’Italia nel periodo di riferimento con il tasso contrattuale, determinandolo maggiorando il T.A.N. contrattualizzato delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse collegate all’erogazione del credito e, in caso di riscontrata usurarietà, dovrà azzerare qualsiasi addebito per interessi, spese, commissioni.

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà perché: non solo gli interessi convenzionali o moratori debbono sottostare al vaglio della normativa antiusura, ma anche qualsiasi altro costo (escluse imposte e tasse) connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare; la legge punisce anche la sola promessa di pagare costi usurari, e quindi è sufficiente la semplice stipula della clausola senza necessità che il fatto ivi ipotizzato si concretizzi, ovvero senza la necessità che il cliente ne paghi il costo convenuto; trattandosi di promessa usuraria da valutarsi con giudizio prognostico ex ante al momento della pattuizione del finanziamento, è sufficiente la sola potenzialità che il costo usurario si verifichi sulla scorta delle condizioni contrattuali a nulla rilevando che detto costo, al momento della contestazione o dell'azione legale, non possa più verificarsi.

In conclusione, il costo promesso per l'estinzione anticipata, eventuale ma potenzialmente verificabile, risponde ai presupposti perché debba soggiacere alla normativa antiusura in quanto è un costo, futuro ed eventuale, che la parte finanziata ha promesso di pagare all'intermediario; è un costo collegato alla erogazione del credito; è un costo che non consiste in una imposta o tassa da pagare.

Ai fini del vaglio usurario, è lecito calcolare il TAEG del finanziamento nella ipotesi che la clausola usuraria si verifichi in un determinato momento storico consentito dal contratto; qualora il costo potenziale promesso in contratto si riveli usurario, il cliente è tenuto alla restituzione del solo capitale ricevuto a prestito e non deve più pagare gli interessi del finanziamento, che va ritenuto gratuito (e se li ha pagati, anche in parte, ha diritto alla restituzione).

In caso di mancata allegazione dell’ISC e/o di sensibile inesattezza di quello indicato (non tenendo cioè conto di scostamenti contenuti nell’ambito di qualche centesimo di punto percentuale) e/o di mancata allegazione del documento di sintesi, il CTU deve procedere ex art. 117 u.c. TUB alla sostituzione del tasso contrattuale con il tasso minimo di cui all’art. 117 – 7° comma TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 13 giugno 2018.




Polizze cd. unit linked, natura e distinzione tra causa previdenziale e causa assicurativa

Polizze cd. unit linked - Natura - Contratto assicurativo - Assenza di una garanzia di restituzione del capitale investito - Irrilevanza - Causa previdenziale e causa assicurativa dell'investimento - Distinzione

Potere del giudice di riqualificazione di un contratto - Oneri di allegazione “rafforzati”

Ai fini dell’art. 1923 c.c. anche le polizze cd. unit linked rientrano nella nozione di contratto assicurativo sulla vita, posto che il diritto europeo non considera l’assenza di una garanzia di restituzione del capitale investito elemento ostativo alla qualificazione del contratto come assicurativo. La funzione previdenziale di un investimento non può farsi discendere sic et simpliciter dalla sussistenza di un rendimento garantito ovvero dall’assenza di un rischio di investimento in capo al sottoscrittore: infatti, anche nelle forme di previdenza complementare (la cui funzione previdenziale non è in discussione), la garanzia del rendimento è meramente eventuale e il rischio di investimento incombe sul sottoscrittore. La causa previdenziale di un investimento emerge, piuttosto, dall’orizzonte temporale, che tendenzialmente coincide con la durata della vita lavorativa, mentre quella assicurativa presuppone l’assunzione da parte della compagnia assicurativa di un rischio demografico e poggia su valutazioni a carattere statistico-attuariale. (Elisa Brodi) (riproduzione riservata)

Il potere del giudice di riqualificazione di un contratto non può essere esercitato con modalità indifferenti al concreto dispiegarsi delle dinamiche operanti nei mercati in cui tale contratto si inscrive, dovendosi richiedere oneri di allegazione “rafforzati” in capo alla parte interessata alla diversa qualificazione del rapporto, a dispetto del nomen juris, laddove si tratti di contratti conclusi nell’ambito di mercati connotati da una forte impronta pubblicistica e da un sostrato regolamentare capillare, quali sono i mercati assicurativo e finanziario. (Elisa Brodi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 13 giugno 2018.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione – Sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in caso di fumus delle contestazioni nel merito, supportate da CTP, dalle quali si desuma assenza di morosità al momento del precetto – Sussistenza del periculum per la pendenza dell’esecuzione

Qualora dal contratto emerga che la somma mutuata, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata e quietanzata, in altra, invece, viene indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, deve concludersi che difetti la traditio della disponibilità almeno giuridica della res poiché il mutuante, accantonando le somme presso sé medesimo, non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario sì da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, né ha inserito nel medesimo contratto specifiche pattuizioni consistenti nell’incarico che il mutuatario conferisce al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 12 giugno 2018.




Responsabilità della Banca, apocrifia della firma di un ordine di bonifico ed onere della prova

Procedimento civile – Disconoscimento nell’atto di citazione – Onere della prova apocrifia grava sull’attore – Inversione onere della prova per il caso di responsabilità contrattuale – Insussistenza

A prescindere dal fatto che l’invocata responsabilità della Banca sia di natura contrattuale, qualora una parte agisca in via principale per fare accertare la non autenticità di una firma in calce ad un ordine di bonifico troveranno applicazione le ordinarie regole probatorie ex art. 2697 c.c. senza alcuna inversione dell’onere della prova (Cfr. Cass., Sez. III, 23 luglio 2014, n. 16777; Cass., Sez. I, 18 gennaio 2008, n. 974). (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Appello Milano 11 giugno 2018.




Banca popolare veneta in liquidazione coatta amministrativa e chiamata in causa di Intesa Sanpaolo S.p.A. e di S.G.A. S.p.A. in relazione all'acquisto di azioni finanziato dalla banca

Finanziamento per l'acquisto delle azioni – Asserita nullità del rapporto ai sensi dell'art. 2358 c.c. – Competenza della sezione specializzata per la materia d'impresa

Contratto di cessioni di azienda – Cessione di crediti deteriorati – Incertezza in merito al soggetto titolare del credito alla restituzione del finanziamento – Incertezza in merito alla natura deteriorata del credito – Necessità di estensione del contraddittorio sia alla società cessionaria di azienda sia alla società cessionaria del credito

Nella causa dell'azionista in forma di s.r.l. contro la banca per la nullità di un finanziamento finalizzato all'acquisto di azioni della stessa banca finanziatrice in violazione dell'art. 2358 c.c., va disposta – in caso di successiva messa in liquidazione coatta amministrativa della banca che aveva concesso il finanziamento - l'integrazione del contraddittorio con la banca cessionaria di azienda (ai sensi dell'art. 3 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017) nonché nei confronti di S.G.A. S.p.A. quale società cessionaria di crediti deteriorati (ai sensi dell'art. 5 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017), affinché – nell'ambito del procedimento già pendente dinanzi al giudice adito prima della messa in liquidazione coatta amministrativa e successivamente riassunto nei confronti della cessionaria - assicurando il necessario contraddittorio fra tutte le parti, si accerti in via pregiudiziale la sussistenza della legittimazione passiva della banca che ha originariamente concesso il prestito e/o della banca cessionaria dell'azienda e/o di S.G.A. S.p.A. (Valerio Sangiovanni) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 06 giugno 2018.




La normazione secondaria può solo specificare ma mai dare vita a fattispecie frutto di una scelta legislativa mancata o equivoca

Inadempimento del debitore – Interessi moratori e interessi corrispettivi – Sommatoria

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Inesistenza tasso soglia interessi moratori

Inadempimento del debitore – Interessi moratori

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Inesistenza tasso soglia interessi moratori

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Tasso periodale – Tasso leasing

Inadempimento del debitore – Interessi moratori – Tasso leasing

Nessuna norma di Legge, né tantomeno la sentenza di Cassazione n. 350/2013 consentono di operare la sommatoria tra gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori al fine di rapportarne il risultato al tasso soglia.

Gli interessi di mora sono funzionalmente diversi da quelli corrispettivi, avendo in comune con questi solo le modalità di calcolo ma integrano per il resto un risarcimento del danno in via forfettaria. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)

Non esiste un tasso soglia degli interessi moratori, ma solo di quelli corrispettivi pertanto applicare questo, puramente e semplicemente, anche a quelli moratori darebbe vita ad un’applicazione priva di base normativa, priva di razionalità e censurabile ex art 3 Cost.

Peraltro, quand’anche la Banca d’Italia procedesse a rilevare e a quantificare un tasso soglia specificamente moratorio, resterebbe il fatto che una fonte secondaria non può decidere se anche tali interessi possono integrare la fattispecie di reato ex art 644 c.p., competendo solo al legislatore individuare l’area dell’illecito penalmente rilevante.

La normazione secondaria può solo specificare ma mai dare vita a fattispecie frutto di una scelta legislativa mancata o equivoca. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)

Rapportare il tasso effettivo di un singolo contratto, comprendendovi anche il tasso di mora, significa operare un rapporto tra entità non omogenee.

Non sono plausibili concetti quali tasso effettivo di mora o tasso annuo effettivo nominale di mora, quando sganciati dai costi concretamente sostenuti dal debitore. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)

Gli interessi moratori rappresentano un’eventualità non preventivamente quantificabile nella sua incidenza, non potendo le parti sapere al momento della conclusione del contratto se e per quanto tempo il mutuatario sarà inadempiente e, quindi, per quanto tempo decorreranno gli interessi di mora.

Si deve notare l’assurdità di considerare come costo un quid che dipende unicamente dalla condotta imputabile al debitore, e non certo del creditore, vale a dire l’inadempimento (si creerebbe il paradosso per il quale il debitore avrebbe interesse a coltivare il proprio inadempimento per far maturare interessi in misura da tale da determinare lo sfondamento del tasso soglia). Del resto, considerare gli interessi di mora come un costo di finanziamento significa ipotizzare un contraente homo oeconomicus che valuta se gli conviene adempiere o meno. Tale tesi è in aperto contrasto con la politica legislativa di tutela del credito. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)

Quando non si tiene conto della periodizzazione contrattualmente prevista (tasso periodale ossia tasso da applicarsi di volta in volta sul montante precedentemente maturato), a parità di condizioni contrattuali, si finisce per determinare un tasso di attualizzazione superiore a quello che emerge invece nel caso di applicazione dei criteri propri del tasso leasing (che non da vita a fenomeni di anatocismo), ossia tenendo conto dei criteri di capitalizzazione periodica. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)

L’importo previsto al fine di riscattare la proprietà del bene deve essere ricompreso al fine del calcolo del tasso leasing in quanto previsto nella definizione di tasso leasing della Banca d’Italia e perché, diversamente, si dovrebbe eliminare anche il flusso finanziario che risulta incluso nel capitale iniziale finanziato.
Ciò è fondamentale al fine di mantenere l’uguaglianza dei flussi finanziari.
Il carattere aleatorio del relativo esercizio non vale in altri termini a falsare il risultato finale del calcolo del tasso leasing. (Enrico de Crescenzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 06 giugno 2018.




La verifica dell'usurarietà va condotta su interessi corrispettivi e di mora autonomamente considerati

Credito al consumo - Usura - Verifica del superamento del tasso soglia - Tasso corrispettivo e tasso moratorio - Verifica autonoma

Credito al consumo - Usura - Commissione di estinzione anticipata - Somma algebrica erroneità - Fattispecie meramente ipotetica - Esclusione

Credito al consumo - Usura - Clausola penale - Irrilevanza - Calcolo TAEG - Applicabilità della direttiva n°48/2008/CE

La verifica relativa all'usurarietà va condotta tanto con riferimento agli interessi corrispettivi, quanto con riferimento agli interessi di mora - autonomamente considerati - e che in entrambi i casi occorre considerare non solo l'interesse nominale, ma tutte le voci, comunque denominate, che concorrono a determinare il costo complessivo del denaro (con esclusione di imposte e tasse).

È irrilevante lo scrutinio di usurarietà del costo dell'operazione comprensivo di una voce di spesa (la commissione di estinzione anticipata) mai concretamente applicata al rapporto e, dunque, mai pretesa nei confronti dei clienti.

Si ritiene di non annoverare la clausola penale tra le voci inerenti l'erogazione del credito, sfuggendo essa dalla verifica di usurarietà. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 05 giugno 2018.




Sospensione della provvisoria esecutività della fideiussione omnibus per contrarietà alla normativa antitrust

Sospensione provvisoria esecutorietà decreto ingiuntivo – Fideiussione – Nullità – Normativa antitrust

Il mutamento giurisprudenziale di cui alla sentenza della Cassazione n. 29810 del 2017, che sancisce la nullità delle fideiussioni omnibus quando dalla loro conformità al modello ABI ne derivi una violazione della normativa antitrust, costituisce circostanza idonea per l’accoglimento della richiesta di sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto in relazione alla posizione dei fideiussori. (Paolo Porena) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 05 giugno 2018.




Nullità della clausola degli interessi moratori anche solo pattuiti e mai corrisposti

Contratti bancari - Mutuo - Interessi moratori - Nullità per superamento del tasso soglia usura - Gratuità del mutuo

La nullità della clausola degli interessi moratori (anche solo pattuiti e mai corrisposti) per superamento del tasso soglia travolge anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando così la gratuità del mutuo ex art. 1815 c.c. (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Appello Bari 04 giugno 2018.




Cessione Banca Pop. Vicenza / Intesa Sanpaolo ex D.L. 99/2017 e criteri di determinazione del perimetro della cessione del contenzioso

Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A. ex D.L. 99/2017 – Determinazione del contenzioso incluso nella cessione e di quello escluso – Criterio

Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A.  ex D.L. 99/2017 – Determinazione del perimetro della cessione – Prevalenza del criterio temporale su quello dell’oggetto del rapporto – Rapporti a sofferenza

Dalla lettura combinata delle clausole del contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., e del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99, si desume, da un lato, la cessione del contenzioso pendente alla data della stipula e, dall’altro lato, l’estraneità della cessionaria al contenzioso sorto successivamente, anche se ancorato a fatti antecedenti; detta ricostruzione appare del resto coerente con l’intenzione di limitare il trasferimento ai soli contenziosi già pendenti, per i quali il costo è determinabile già al momento del contratto, escludendo le liti successive, a tale data imprevedibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In ordine al contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretato alla luce del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 è possibile affermare che, allo scopo di determinare il perimetro della cessione, la previsione attinente alla cessione delle controversie (che distingue le liti anteriori e quelle posteriori alla cessione) appare un criterio atto a prevalere rispetto a quello dell’oggetto dei rapporti che si trasferiscono; la previsione sulle liti è, infatti, ancorata ad un criterio meramente temporale e non ad un criterio che faccia leva sul contenuto della lite medesima, cosicché nessuna previsione contrattuale consente di affermare che ad Intesa si trasferiscano non tutte le liti pendenti, ma solo quelle che non abbiano ad oggetto rapporti a sofferenza.

Tanto più che detto criterio “contenutistico” non potrebbe concretamente operare prima della conclusione della lite medesima, giacché solo con la decisione definitiva si chiarirebbe se la lite riguardi un credito restitutorio del correntista ovvero un rapporto “a sofferenza”, effettivamente confermato come tale dalla decisione; in proposito, va , inoltre, detto che se si volesse integrare la regola sul trasferimento delle liti pendenti con un criterio che tenga conto dell’oggetto della lite, i confini della cessione rimarrebbero incerti fino alla conclusione del contenzioso: situazione evidentemente incompatibile con la necessità di cristallizzazione di attivo e passivo tipico di una cessione, tanto più di azienda bancaria.

Ne deriva che, in presenza di un “contenzioso civile” pendente al momento dell’accesso alla procedura concorsuale, lo stesso e pertanto il rapporto sottostante vanno ricompresi nella cessione ad Intesa, anche se il contenzioso attiene a rapporti qualificabile a sofferenza.

[Nel caso di specie, il tribunale ha inoltre rilevato l’operatività del cliente all’interno del fido e la mancanza di prova della segnalazione in centrale rischi hanno consentito di escludere che il rapporto fosse qualificabile a sofferenza]. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 giugno 2018.




Indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento e valutazione di meritevolezza ex art. 1322 c.c.

Clausola di indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento – Autonomia della stessa – Atipicità – Valutazione della meritevolezza – Fattispecie

La clausola di indicizzazione dei pagamenti che fa riferimento al rapporto di cambio tra valute nei contratti di finanziamento (nella specie, leasing immobiliare) opera in maniera autonoma, quindi assume causa propria rispetto al contratto (i pagamenti reciproci trovano la loro fonte non già nelle prestazioni contrattuali, bensì nelle oscillazioni del cambio tra le monete).

Comunque la si voglia qualificare, cioè come currency swap, o diversa fattispecie, detta clausola presenta comunque natura atipica, così che risulta imprescindibile valutarne la meritevolezza di tutela giuridica ai sensi dell’art. 1322 c.c., valutazione, questa, che va rivolta alla pattuizione singolarmente considerata, e non all’intero contratto di finanziamento (leasing), quest’ultimo, per certo meritevole di tutela per gli interessi perseguiti dalle parti.

La clausola di indicizzazione, per quanto astrattamente meritevole di tutela giuridica, non lo è nel momento in cui introduce elementi di prevaricazione di una delle parti (il cliente) contrastanti con il nostro ordinamento, fondato sui principi opposti di solidarietà e parità dei contraenti.

[Nel caso di specie, la Corte ha ricavato l’assenza di meritevolezza dai seguenti elementi:
-maggior vantaggio assicurato alla banca in caso di esito favorevole al cambio denominato storico;
-quotazione del cambio denominato storico, però non individuato secondo il calcolo dell’oscillazione media nell’arco di un determinato lasso temporale, bensì in base ad unilaterale insindacabile e non trattabile scelta dell’istituto finanziatore;
-la funzione concreta della clausola sarebbe stata quella di permettere al cliente di contrarre un leasing in valuta estera, ma un simile risultato poteva facilmente essere raggiunto mediante una semplice operazione di conversione della provvista originaria ed altre, mensili, fra l’importo in euro del canone corrispettivo del godimento dell’immobile e il controvalore in franchi svizzeri al momento di ciascuna scadenza di pagamento;
-la farraginosità dei calcoli, non in linea con il principio di trasparenza predicato dal TUB.] (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste 28 maggio 2018.




Rilevanza degli interessi moratori nell’ambito della disciplina antiusura

Contratti bancari - Mutuo ipotecario - Rilevanza degli interessi moratori nell’ambito della disciplina antiusura - Nullità della relativa clausola - Maggiorazione della soglia di legge

Ai fini dell’usura assumono rilevanza anche gli interessi di mora convenzionalmente pattuiti, con la conseguenza che, ove gli stessi superino il tasso soglia all’epoca della previsione, la relativa clausola dovrà dichiararsi nulla.

Al riguardo va ribadito come non sia legittimo individuare una diversa e differenziata soglia di usura per gli interessi moratori secondo un criterio (2,1% o 1,9% di cui al DMEF 21.12.2017) che non trova alcun fondamento normativo.

La c.d. clausola di salvaguardia, infine, non può in alcun caso valere ad escludere detta nullità in quanto nulla per contrarietà a norme imperative. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Belluno 25 maggio 2018.




Finanziamento per l’acquisto di azioni proprie e violazione dei doveri di diligenza, correttezza e trasparenza

Intermediazione finanziaria - Finanziamento per acquisto di azioni della Banca - Applicabilità dell’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi -  Quantificazione del danno

Il mutuo concesso da una Banca esclusivamente finalizzato all’acquisto di azioni della stessa per il medesimo controvalore va ricondotto al servizio accessorio di investimento di “concessione di finanziamenti agli investitori per consentire loro di effettuare un’operazione relativa a strumenti finanziari, nella quale interviene il soggetto che concede il finanziamento” di cui all’art. 1, co. 6, lettera C, T.U.F.
Qualora siano violati gli obblighi di cui all’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi, il danno subito dall’investitore coincide con le somme versate a titolo di rimborso del finanziamento, dedotti i dividendi percepiti (nella fattispecie erano stati corrisposti solo gli interessi, mentre il capitale avrebbe dovuto essere rimborsato in unica soluzione alla scadenza del finanziamento).
[Nella fattispecie concreta, l’ACF ha ritenuto provato da plurimi elementi obiettivi gravi, precisi e concordanti che l’erogazione da parte dell’intermediario di un’ulteriore linea di credito (pari ad € 200.000,00), rispetto al mutuo principale richiesto (pari ad € 1.350.000,00) sia stata concessa al (solo) fine di consentire l’acquisto – indotto nell’investitore – dei titoli azionari di che trattasi e di ottenere il primo finanziamento. Non può quindi che concludersi che l’intermediario non abbia operato nel “miglior interesse del cliente”, inducendo questi ad un investimento che altrimenti non avrebbe effettuato, violando così gli obblighi di cui all’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
ACF 24 maggio 2018.




Mutuo e usura: Divieto di cumulo di interessi corrispettivi e moratori

Mutuo – Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo

Mutuo – Usura – Tasso annuo effettivo globale (TAEG) – Confronto con tasso soglia tempo per tempo vigente – "Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull'usura" – Applicabilità

Mutuo – Usura – Interessi moratori sopra soglia – Estensione nullità interessi corrispettivi – Esclusa

Gli interessi convenzionali, nel mutuo, hanno una funzione diversa dagli interessi moratori: gli uni, pattuiti dalle parti, costituiscono per il mutuante il corrispettivo dell’utilità che il mutuatario trae dalla disponibilità del denaro preso in mutuo (art. 1815); gli altri, invece, che hanno un più esteso ambito di applicazione, sono dovuti, nella misura e con gli effetti testualmente previsti dall’art. 1224, per il fatto del ritardo del debitore nell’adempimento delle obbligazioni. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata)

Posta tale differenza ontologica e nei presupposti tra le due tipologie di interesse, è evidente che l’usurarietà degli interessi corrispettivi o moratori va scrutinata con riferimento all’entità degli stessi, e non già alla sommatoria dei moratori con i corrispettivi, atteso che detti tassi sono dovuti in via alternativa tra loro. 2015). Peraltro, la prospettata sommatoria produrrebbe l’effetto per cui, in ipotesi di inadempimento del contratto di mutuo e di mancato pagamento degli interessi corrispettivi, il tasso di mora, per non oltrepassare il tasso soglia dovrebbe essere contenuto nella differenza tra il tasso moratorio (calcolato come somma del corrispettivo e della maggiorazione per l’inadempimento) e il tasso corrispettivo, con evidente ed irrazionale contenuto premiale riconosciuto in favore del contraente mutuatario a fronte di un palese inadempimento del contratto. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata)

Il tasso annuo effettivo globale (TAEG), da confrontarsi poi con il tasso soglia tempo per tempo vigente, va determinato in conformità alle formule di calcolo previste nelle Istruzioni della Banca d’Italia applicabili nel periodo di riferimento. Dette "Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull'usura" emanate dalla Banca d'Italia, le quali individuano i costi espressamente inclusi nel TAEG (art. 2, co. 3, Decreto del Ministro del Tesoro 08/07/1992), oltre a rispondere alla elementare esigenza logica e metodologica di avere a disposizione dati omogenei al fine di poterli raffrontare, hanno anche natura di norme tecniche autorizzate. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata)

La circostanza della pattuizione di interessi moratori superiori alla soglia determina la nullità esclusivamente della clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia.
Pertanto, la nullità della pattuizione relativa agli interessi moratori, relativa al caso di inadempimento ed alla patologia del rapporto, non pregiudica la validità della pattuizione degli interessi corrispettivi, relativa alla fisiologia del rapporto. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso 23 maggio 2018.




Qualifica di consumatore in capo alla persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale

Consumatore - Persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale - Foro del consumatore - Applicabilità - Condizioni - Assenza di collegamenti funzionali con la società - Sufficienza - Accessorietà dell’obbligazione di garanzia - Irrilevanza - Rapporto di mera parentela - Irrilevanza

In base alla condivisibile giurisprudenza comunitaria, nonostante la natura accessoria dell’obbligazione di garanzia rispetto all’obbligazione principale, la persona fisica che presta fideiussione per le obbligazioni assunte da una società commerciale deve essere considerata “consumatore” ai sensi e per gli effetti della relativa normativa di matrice comunitaria qualora, al momento della sottoscrizione della fideiussione, non abbia collegamenti funzionali con la società stessa, quali incarichi di amministrazione o partecipazioni non trascurabili nel capitale sociale, a nulla rilevando, invece, meri rapporti di parentela con amministratori o soci. (Mauro De Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 22 maggio 2018.




Accertamento negativo di un credito bancario e distribuzione dell'onere della prova

Accertamento negativo di un credito bancario – Onere della prova a carico della Banca convenuta – Rielaborazione conto corrente – Disponibilità parziale degli estratti conto – Presunzione di veridicità ed esattezza del saldo passivo intermedio più risalente

Nel giudizio di accertamento negativo di un credito bancario trovano applicazione i principi generali sull'onere della prova (art. 2697 c.c.) sicché, indipendentemente dalla circostanza che l'azione sia stata promossa dal correntista, è sulla Banca convenuta che gravano gli oneri di allegazione e di prova dei fatti costitutivi del preteso credito.
Ed invero l'attore in accertamento negativo non fa “valere in giudizio” il diritto oggetto dell'accertamento giudiziale, ma ne postula al contrario l'inesistenza.
E' invece la Banca convenuta che, virtualmente o concretamente, fa valere tale diritto, essendo la parte controinteressata rispetto all'azione di accertamento negativo (Cass. n. 14695/12; n. 22862/10; n. 12108/10; n. 19762/08).
Conseguentemente, a fronte della allegazione del correntista riguardo all'inesistenza di un accordo scritto relativo alla pattuizione degli interessi debitori ultralegali, alla capitalizzazione trimestrale degli interessi, alla commissione di massimo scoperto, spetta alla Banca dimostrare l'esistenza di un accordo valido ed efficace attraverso la produzione del contratto e la prova che il contratto stesso sia stato consegnato al cliente.
Ai fini della pronuncia sulla domanda di ripetizione dell'indebito proposta dal correntista, la rielaborazione del conto corrente e la rideterminazione del relativo saldo finale devono fondarsi sulla base di dati contabili certi, sicché - a fronte della disponibilità solo parziale degli estratti conto - va presunta la veridicità ed esattezza del saldo passivo intermedio risultante dall'estratto conto più risalente nel tempo. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Appello Bari 21 maggio 2018.




Assegno bancario privo di provvista e discrezionalità della banca rispetto alla segnalazione al CAI

Assegno bancario privo di provvista - Discrezionalità della banca rispetto alla segnalazione al CAI - Esclusione

Nella ipotesi in cui un assegno bancario giunga in una banca privo di provvista non vi è alcuna discrezionalità della banca rispetto alla segnalazione al CAI ai sensi della L 386/80, segnalazione che va effettuata in quanto obbligatoria per l'istituto di credito, pur se in momento successivo l'assegno sia oggetto di sequestro giudiziario su richiesta del soggetto nei cui confronti viene effettuata la segnalazione.

(Tribunale Collegiale di Udine 17 maggio 2018, a conferma Tribunale di Udine Giudice Monocratico 9 aprile 2018, che aveva revocato il provvedimento ex art 700 c.p.c. inizialmente concesso inaudita altera parte con inibitoria di segnalazione, poi revocata. Condanna alle spese del ricorrente soccombente a favore Friulovest Banca Soc. Coop). (Roberto Casucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 17 maggio 2018.




Il superamento del tasso soglia colpisce anche i premi assicurativi

Usura – Tasso soglia – Nullità – Primi assicurativi

Una volta verificato il superamento del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura genetica, in virtù della corretta interpretazione del secondo comma dell’art. 1815 cod. civ. – letto in connessione con il quarto comma dell’art. 644 cod. pen. – che sancisce la nullità della clausola, restano colpiti non solo gli interessi propriamente intesi, ma tutti gli oneri e le spese inclusi nel calcolo del TEG, compresi i premi assicurativi, escluse imposte e tasse, che, pertanto, debbono essere restituiti al mutuatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) ABF 16 maggio 2018.




A nulla rileva il fatto che l’interesse moratorio usurario non sia mai stato in concreto applicato dalla banca

Mutuo fondiario – Usura – Pattuizione interessi moratori – Regolare adempimento contratto – Sanzione punitiva ex art. 1815 sec. co, cc – Conversione totale del finanziamento – Gratuità del finanziamento – Obbligo Giudice trasmissione procura repubblica atti di causa – Sussistenza

La declaratoria di nullità ex art. 1815, II co., c.c. relativamente tasso d’interesse moratorio usurario comporta la dichiarazione della natura gratuita dell’intero contratto di mutuo, con conseguente non debenza di alcun interesse (né corrispettivo, né moratorio) a nulla rilevando il fatto che l’interesse moratorio usurario non sia mai stato in concreto applicato dalla banca.

In caso di accertamento dell’usura bancaria anche per i soli interessi moratori va disposta la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica presso il Tribunale per le valutazioni di propria competenza in ordine alla eventuale rilevanza penale dei fatti oggetto di causa. (Raffaele Locantore) (riproduzione riservata)
Tribunale Rieti 14 maggio 2018.




Ammortamento alla francese e applicabilità dell’interesse legale con espunzione della capitalizzazione composta su base annua

Mutuo chirografario con ammortamento alla francese – Capitalizzazione composta infrannuale – Sussistenza – Applicabilità dell’interesse legale con espunzione della capitalizzazione composta su base annua – Necessità

Nei contratti di mutuo con ammortamento alla francese, il pagamento di rate infrannuale genera capitalizzazione composta degli interessi, la quale necessita dl ricalcolo degli interessi al tasso legale con espunzione della capitalizzazione su base annua. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 10 maggio 2018.




Contratti swap e verifica della funzione di copertura

Art. 21 Tuf. e art. 26 Reg. Consob; art. 1322 c.c. - Determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999 - Valutazione meritevolezza - Collegamento negoziale tra due contratti

In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 21 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e dell'art. 26 Reg. Consob n.11522/98, nelle operazioni in derivati con funzioni di copertura rientra nell'interesse oggettivo del cliente la verifica - nell'ambito della valutazione della meritevolezza prevista dall'art. 1322 c.c. - che l'operazione finanziaria concretamente eseguita dall'intermediario rispetti le condizioni previste dalla determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999.

Si rende quindi necessaria una verifica di natura contabile finalizzata alla verifica che i criteri indicati dalla Direttiva Consob del 26.2.1999 siano stati rispettati per qualificare di copertura l'operazione in derivati e che la stessa sia stata posta in essere per ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente.

Occorre inoltre verificare che vi sia una elevata correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine, con riferimento al nozionale del contratto swap ed il complessivo debito oggetto di copertura, assunti nell'importo originario e via via in quello residuo nel tempo, al tasso applicato sul debito e quello utilizzato nel derivato.

Occorre altresì che vi sia una correlazione anche alle scadenze dei pagamenti del debito e quelle delle cedole previste dal contratto swap, alla durata del debito e quella del derivato. Infine, occorre verificare se siano state adottate procedure e misure di controllo interne idonee ad assicurare che tali condizioni ricorrano effettivamente. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino 07 maggio 2018.




Provvisoria esecutività del decreto opposto e opposizione fondata su consulenza tecnico contabile di parte

Bancario - Opposizione a decreto ingiuntivo - Richiesta di concessione della provvisoria esecuzione - Opposizione fondata su prova scritta (consulenza di parte) - Individuazione del “periculum” - Genericità - Rigetto

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo opposto, quando l’opposizione è fondata su prova scritta (consulenza tecnico contabile di parte) e non è stato dimostrato dalla parte opposta il “periculum” dall’eventuale ritardato pagamento, non sussistono i presupposti per la concessione della provvisoria esecutività del decreto opposto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Lanciano 07 maggio 2018.




Nullità per indeterminatezza della clausola sugli interessi di mora e sostituzione di diritto della clausola nulla ex art 1284, comma 3, c.c. Gli interessi di mora non rilevano ai fini della disciplina dell'usura

Mutuo – Nullità della clausola sugli interessi di mora per indeterminatezza, sostituzione con interessi nella misura legale – Formula matematica con soluzioni differenti, nullità. Gli interessi di mora non rilevano ai fini dell'usura

Ai sensi degli artt. 1418 e 1346 c.c., la clausola di determinazione degli interessi di cui si tratta (ossia quella relativa agli interessi di mora), non consentendo una univoca applicazione, va dichiarata nulla non soddisfacendo il requisito della determinatezza o determinabilità dell’oggetto'

La formula matematica di determinazione degli interessi indicata nel contratto con riferimento a due punti semestrali più il tasso in quietanza, appare relativa ad un valore incerto, tale da dar luogo a soluzioni applicative differenti.

Alla declaratoria di nullità di detta clausola segue la sostituzione di diritto della sola clausola nulla ex art. 1284, comma 3, c.c., con la conseguenza che gli interessi di mora devono quindi riconoscersi dovuti nella misura legale.

La mancata inclusione del tasso degli interessi moratori ai fini del calcolo del T.E.G.M. risponde all'interesse dell'utente bancario adempiente, posto che tenere conto di tale tasso a tali fini comporterebbe con ogni probabilità l'innalzamento del "tasso soglia" rendendo assai difficile la configurabilità dell'usura oggettiva nell'ambito dello sviluppo fisiologico del rapporto. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei, in assenza di una previsione legislativa specifica circa gli interessi moratori, che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i corrispondenti criteri dettati dai decreti trimestrali. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 04 maggio 2018.




Nullità della clausola anatocistica in assenza di comunicazione da parte della banca

Contratti bancari – Conto corrente – Interessi – Anatocismo – Assenza di comunicazione da parte della banca – Nullità – Sussiste

Sono nulle le condizioni generali di contratto del conto corrente bancario che prevedano una diversa periodicità di capitalizzazione degli interessi debitori e creditori tra le parti contraenti qualora non sia dimostrato dalla banca di avere dato apposito pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle modifiche contrattuali e dell'applicazione della medesima periodicità trimestrale per entrambe le parti, né di avere dato idonea comunicazione della modifica negoziale al correntista. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 30 aprile 2018.




Contratti bancari, richiesta di concessione della provvisoria esecutorietà e valutazione in prima udienza

Contratti bancari – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo fondato su estratto conto certificato conforme alle scritture contabili ex articolo 50 TUB – Richiesta di concessione della provvisoria esecutorietà ex articolo 648 del codice di procedura civile – Rigetto alla luce dei motivi portati dall’opposizione – Ammissibilità

La valutazione dei motivi di opposizione compiuta all’esito della prima udienza ex articolo 648 del codice di procedura civile, come riformato dall’articolo 78 D.L. 21 giugno 2013, n. 69, pur lasciando aperta ogni diversa successiva valutazione nel corso del giudizio, può determinare il rigetto della richiesta di concessione della provvisoria esecuzione in pendenza dell’opposizione. (Stefano Maugeri) (Eugenia Trovato) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 27 aprile 2018.




Intermediazione finanziaria, amministratori non esecutivi, sanzioni amministrative e regole di condotta

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Opposizione – Accertamento e contestazione – Sindacato del giudice – Giudizio ex ante

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Contestazione – Termine

Sanzioni amministrative – Legge sopravvenuta più favorevole – Applicabilità – Esclusione

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Procedimento amministrativo – Diritto dell’incolpato all’ostensione dei documenti – Limiti

Sanzioni amministrative – Offerta al pubblico di prodotti finanziari – Invito ad offrire rivolto ai potenziali investitori – Obbligo di pubblicazione del prospetto informativo – Sussistenza

Sanzioni amministrative – Intermediazione finanziaria – Amministratori non esecutivi – Circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 – Regole di condotta

Nel sindacare il rispetto del termine di 180 giorni previsto dall’art. 195, comma 1, TUF, il giudice dell’opposizione, operando una valutazione ex ante in ordine all’eventuale superfluità di atti d’indagine, deve limitarsi a rilevare se vi sia stata un'ingiustificata e protratta inerzia da parte della Consob durante o dopo la raccolta dei dati, tenuto conto che ragioni di economia possono indurre l’autorità di vigilanza a raccogliere ulteriori elementi atti a dimostrare la sussistenza, accanto a violazioni già risultanti dagli atti raccolti, di altre violazioni amministrative, al fine di emettere un unico provvedimento sanzionatorio. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

In tema di sanzioni amministrative il procedimento preordinato alla loro irrogazione sfugge all’ambito di applicazione della l. 241/1990, in quanto, per la sua natura sanzionatoria, esso è compiutamente retto dai principi sanciti dalla l. 689/1981, sicché non assume alcuna rilevanza il termine di 200 giorni stabilito per la conclusione del procedimento dall’art. 4 regolamento Consob, attesa la inidoneità di un regolamento interno emesso nell’erroneo convincimento di dover regolare i tempi del procedimento ai sensi della l. 241/1990 a modificare le disposizioni della citata l. 689/1981. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

Anche per le sanzioni qualificate come amministrative dal diritto interno, ma suscettibili nell'ottica convenzionale di essere individuate come sanzioni di carattere penale, non è possibile reputare automaticamente estese alle stesse quelle garanzie che l'ordinamento statuale riserva alle sole sanzioni penali così come qualificate dall'ordinamento interno, cosicché legittima è la differente applicazione delle regole in tema di ius superveniens favorevole in relazione agli illeciti amministrativi, anche laddove siano qualificabili come penali in base alle norme Cedu. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

L’irrilevanza, ai fini dell’incolpazione, della documentazione non allegata alla relazione ispettiva della Consob e non confluita nel fascicolo istruttorio dell’autorità di vigilanza giustifica la mancata esibizione della stessa al destinatario della sanzione, trattandosi di documenti estranei all’illecito amministrativo contestato. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

La fattispecie prevista dall’art. 94, comma 1, TUF si configura anche quando l’operazione non presenta i caratteri dell’offerta al pubblico definita dall’art. 1336 c.c., posto che la ratio dell’art. 1, comma 1, lettera t), TUF è di apprestare tutela al risparmiatore “non informato”, cosicché qualsiasi operazione diretta a realizzare una forma diffusa di raccolta del risparmio rientra nella definizione di “comunicazione rivolta a persone, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, che presenti sufficienti informazioni sulle condizioni dell’offerta e dei prodotti finanziari offerti (..)”, inclusi gli inviti ai potenziali investitori a presentare offerte per la sottoscrizione o l’acquisto di prodotti finanziari, comunicati allo sportello dagli addetti alla rete commerciale di una banca, in attuazione di un’iniziativa sollecitatoria proveniente dalla banca stessa. (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)

In tema di regole di condotta degli amministratori di una banca, la circolare della Banca d’Italia n. 285/2013 espressamente prevede in via ordinaria – indipendentemente dalla presenza di segnali d’allarme – in capo agli amministratori non esecutivi il dovere di acquisire informazioni sulla gestione e sull’organizzazione aziendale, sia “avvalendosi dei comitati interni”, sia in via diretta “dal management, dalla revisione interna e dalle altre funzioni aziendali di controllo” (cfr. Circ. 285/13, parte I, Titolo IV, capitolo 1, sezione IV, § 2.2), per cui gli amministratori deleganti non possono essere considerati destinatari passivi delle informazioni provenienti dalle strutture interne, poiché sugli stessi grava l’obbligo di svolgere un ruolo attivo nell’acquisizione di informazioni sulla gestione aziendale dai numerosi organi interni sopra indicati.  (Alberto De Franceschi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 26 aprile 2018.




Cessione del quinto dello stipendio: usura pattizia e sopravvenuta e rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito

Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Violazione della normativa antiusura sia al tempo della stipulazione e sia al momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – No validità istruzioni Banca d’Italia – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata

Nella verifica del rispetto delle soglie di usura nei contratti di mutuo contro cessione del quinto dello stipendio deve essere considerato, nel calcolo del TEG, anche il costo delle polizze assicurative obbligatorie per legge.

Le Istruzioni della Banca d’Italia nel complesso sistema normativo in materia di usura, non si pongono in conflitto con il disposto dell’art. 644 c.p. in quanto le disposizioni regolamentari influenzano la rilevazione statistica del TEGM, ma non incidono sul calcolo del TEG, per la determinazione del quale, indipendentemente da quanto stabilito dalle istruzioni, non può non tenersi conto delle “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese”, anche se escluse dalle Istruzioni della Banca d’Italia.

In applicazione di tale principio, l’assicurazione stipulata  contestualmente al mutuo deve essere computato nel TEG e rilevare, quindi, al fine dell’accertamento dell’usurarietà del contratto.

L’art. 1815 c.c. deve trovare applicazione anche nelle ipotesi in cui si assista ad un superamento del tasso soglia nel corso del rapporto contrattuale, anche al momento dell’estinzione, qualora tale superamento sia originato dall’esecuzione  delle condizioni contrattuali inserite nel contratto di finanziamento (come la clausola che prevede il diniego del rimborso delle commissioni non maturate). Infatti, tali condizioni risultano essere conseguenza diretta del contratto e non del verificarsi di fattori esterni al rapporto contrattuale come nel caso di usura sopravvenuta.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Laddove dalla lettura del contratto non sia possibile distinguere chiaramente gli oneri up-front da quelli recurring, l’intero importo di ciascuna delle suddette voci di costo deve essere preso in considerazione al fine dell’individuazione della quota parte da rimborsare, compresi le commissioni bancarie, finanziarie e di intermediazione ed i costi assicurativi per la parte non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 24 aprile 2018.




Procedimento ex art.702 bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici

Ordinanza ex art.702 ter - Ripetizione di interessi anatocistici

L’onere della prova della pattuizione scritta delle condizioni economiche del rapporto di conto corrente ricade sulla Banca. Il correntista, infatti, chiedendo l’accertamento o la ripetizione dell’indebito, in relazione al rapporto di conto corrente, è onerato solamente dell’allegazione e prova dei pagamenti da lei svolti e dell’assenza di causa. Quest’ultimo elemento, essendo negativo, non può essere provato dalla correntista, bensì solo allegato: l’onere di fornire la prova del fatto positivo contrario, ossia della sussistenza del titolo, quindi, ricade sulla Banca.

In punto prescrizione, su un conto pacificamente affidato, spetta alla Banca provare il limite di detto affidamento al fine di verificare quali tra le rimesse potesse avere eventuale funzione solutoria; in mancanza di detta prova l’eccezione di prescrizione andrà rigettata, in quanto le rimesse dovranno considerarsi tutte di natura ripristinatoria.

Anche gli accrediti effettuati sul conto in presenza di un saldo positivo hanno natura ripristinatoria: tutte le annotazioni sul conto, tranne quelle effettuate per ripianarne lo scoperto, rientrano nella disciplina generale del rapporto e, quindi, diventano esigibili solo a partire dalla sua chiusura.

In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 21 aprile 2018.




Rilevanza degli interessi di mora nel calcolo del TEG

Contratti bancari – Mutuo – Usura – Calcolo del TEG – Rilevanza degli interessi moratori – Affermazione

Superamento del tasso-soglia anti usura – Gratuità del contratto – Affermazione

Ai fini del calcolo del tasso soglia anti usura sono rilevanti sia gli interessi corrispettivi sia quelli di mora. Ne consegue che, ai sensi dell’art.1815, comma 2, c.c. la clausola relativa agli interessi, siano essi corrispettivi o di mora, deve essere dichiarata nulla. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 20 aprile 2018.




Mutuo ipotecario, usura, rilevanza degli interessi di mora e gratuità del mutuo

Mutuo ipotecario – Interessi di mora – Usura – Applicazione art 1815 c.c. – Gratuità del mutuo

Nell'ambito di un mutuo ipotecario, la pattuizione degli interessi moratori è rilevante ai fini del calcolo del tasso soglia usura.

La conseguenza del superamento del tasso soglia usura da parte degli interessi moratori semplicemente pattuiti, comporta la gratuità del mutuo ai sensi dell’art 1815, comma 2, c.c. (Cass. n. 23192/2017). (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ferrara 20 aprile 2018.




Risarcimento danni da mancata interruzione del rapporto bancario in presenza di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio e di sana e prudente gestione del credito

Fallimento – Legitimatio ad causam del curatore – Risarcimento danni – Causalità omissiva – Responsabilità della banca per violazione della normativa antiriciclaggio

Il curatore fallimentare, quale successore nei rapporti facenti capo al fallito, è legittimato ad agire in giudizio contro la banca per far valere la violazione del dovere di neminem laedere ex art. 2043 c.c. nonché la responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. derivante dal mancato adempimento degli obblighi nascenti dalla normativa in materia di antiriciclaggio e di sana e prudente gestione del credito.

Il problema della causalità omissiva postula l’individuazione dell’obbligo giuridico, specifico o generico, che impone la tenuta della condotta omessa. La preliminare individuazione di siffatto obbligo deve precedere il momento di apprezzamento successivo della causalità omissiva, che, com’è noto, consiste nell’accertare se l’evento sia effettivamente ricollegabile in tutto od in parte all’omissione, nel senso che esso non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli (e, dunque, anche escludendo il rilievo di concause che abbiano potuto rendere irrilevante l’omissione), con l’ulteriore avvertenza che l’evento dannoso dev’essere anche riconducibile alla tipologia di eventi che l’obbligo specifico o generico di tenere la condotta omessa intendeva evitare.

Va rigettata la domanda proposta dalla curatela al fine di ottenere il risarcimento dei danni prodotti dalla mancata interruzione del rapporto bancario in presenza di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio, che ha consentito la raccolta di un prestito obbligazionario “fuori bilancio” canalizzato sui conti personali degli amministratori, laddove non venga dedotto e provato che la puntuale e diligente segnalazione delle anomalie effettuate sui conti correnti accesi presso la convenuta e l’adempimento degli obblighi di vigilanza avrebbero evitato, mediante l’intervento della Banca d’Italia, della CONSOB e della Procura della Repubblica, il prosieguo dell’attività illecita ed il conseguente accumulo di ulteriori debiti. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 20 aprile 2018.




La sommatoria dei tassi sanzionata con condanna per lite temeraria

Mutuo – Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c.

La condotta processuale di parte attrice, che deduce l’usurarietà del mutuo sulla base del criterio del cumulo tra interessi di mora e quelli corrispettivi, pur essendo a conoscenza del diverso orientamento della giurisprudenza, e che eccepisce l’indeterminatezza e l’indeterminabilità delle clausole relative agli interessi anche se per tabulas risultano chiaramente i tassi praticati e le modalità di determinazione degli interessi, integra i presupposti della responsabilità aggravata di cui all’art. 96, co. 3, c.p.c. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 18 aprile 2018.




Tasso Leasing e TAN, differenza e sanzione ex art 117 TUB

Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB

Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata)
Appello Torino 16 aprile 2018.




Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali e usura originaria

Ius variandi – Usura originaria

Deve intendersi usura originaria quella in cui il superamento del tasso soglia di usura nel corso del rapporto di conto corrente bancario sia l’effetto della modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; in tal caso si applica l’art. 1815 c. 2 c.c. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 13 aprile 2018.




La penale di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa essendo irrilevante che il mutuo non sia stato anticipatamente estinto

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – Conseguente gratuità del mutuo – L’omissione dell’ISC/TAEG dà luogo all’applicazione dei tassi BOT ex art. 117TUB, comma 7, anche prima dell’introduzione dell’obbligo della loro indicazione

Alla stregua di quanto previsto dall'art. 1, c. 5° L. 108/96 a tenore del quale "per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito", ai fini dell'accertamento dell'usurarietà del tasso applicato al mutuo deve tenersi conto anche della  commissione (o penale) per estinzione anticipata del credito.

La finalità perseguita dal legislatore al momento della emanazione della L. 108/96 era quella di contenere i tassi anomali, ricomprendendo nel relativo calcolo, ai fini della disciplina anti-usura e del superamento del tasso soglia, qualsiasi onere collegato alla erogazione del credito e, quindi, anche al costo pattuito per la estinzione anticipata del mutuo.

Dalla applicazione di tale principio consegue che, ai fini della verifica della usurarietà del tasso convenuto nel contratto di mutuo per cui è causa, deve tenersi conto non solo del tasso di interessi convenuto, ma anche di tutti gli altri costi previsti in contratto, sia quelli certi (come le spese di istruttoria, ecc.), sia quelli eventuali quali possono essere gli interessi moratori (dovuti in caso di inadempimento nel pagamento delle rate di mutuo) e la commissione per estinzione anticipata.

Tale ultima commissione, infatti, come ritenuto recentemente anche da altri Tribunali (cfr. Trib. Bari, 19/10/2015; Trib. Pescara, 28/11/2014; Trib. Ascoli Piceno, 30/06/2014), rappresenta certamente un costo del mutuo erogato, anche se incerto nell’an e nel quantum, in considerazione del fatto che essa, al pari degli interessi di mora, dipende da un fatto del mutuatario; il relativo calcolo deve essere effettuato in relazione al capitale concesso a mutuo, dovendosi aver riguardo al momento in cui le condizioni contrattuali vengono pattuite, così come prescrive la legge, considerato che bisogna certamente considerare anche l’ipotesi che l'estinzione anticipata venga richiesta già prima o immediatamente dopo il pagamento della prima rata.

In proposito, sulla base delle disposizioni vigenti, non può essere applicato il “principio dell’effettività” richiamato dalla banca convenuta, poiché gli oneri contrattuali devono essere computati ai fini dell’eventuale supero del tasso usurario anche se soltanto pattuiti e non corrisposti. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 13 aprile 2018.




Contratti swap, quesito al CTU: verifica del concreto vantaggio al cliente, del fine di copertura e computo degli interessi moratori separato da quelli di quelli corrispettivi

 

- Verifichi sulla base dei medesimi criteri anche la eventuale usurarietà del tasso pattuito con riferimento agli interessi moratori, ma preso separatamente e non cumulato con quello corrispettivo.

- Descrivere il contenuto e le modalità di funzionamento dei contratti swap sottoscritti tra le parti;

- Valutare se tale modalità di funzionamento poteva astrattamente -sulla base di una valutazione ex ante e tenuto conto dell’andamento dei mercati all’epoca della stipulazione dei contratti- essere conveniente per la parte attrice e consentirle di realizzare un concreto vantaggio;

- In particolare, verificare (sempre con valutazione ex ante) se i suindicati contratti erano idonei assolvere alla funzione di copertura del conto corrente e degli affidamenti precedentemente sottoscritti dalla parte attrice, ovvero se abbiano aumentato il rischio di subire perdite;

- Indicare se, all’epoca della stipulazione dei contratti per cui è causa, erano disponibili altri strumenti finanziari idonei a perseguire l’interesse della parte attrice e meno rischiosi;

- Verificare se la banca abbia applicato commissioni “implicite e occulte”, non risultanti dai documenti informativi e, in caso positivo, quantificare i relativi importi;

- Calcolare gli incassi percepiti dalla parte attrice ed i pagamenti dovuti in esecuzione dei contratti in questione, sin dalla data della loro stipulazione; (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 aprile 2018.




L’affidamento di fatto concesso dalla banca rileva anche in assenza di prova scritta

Contratti bancari – Conto corrente – Affidamento di fatto – Criteri di identificazione – Rilevanza ai fini del carattere ripristinatorio delle rimesse

Ove vi sia un affidamento di fatto da parte della banca che impedisce di individuare una soglia dell’affidamento stesso, non è possibile qualificare le rimesse come solutorie.

Deve ritenersi l’esistenza di un affidamento di fatto concesso dalla banca per facta concludentia tenuto conto: a) della stabilità e non occasionalità dell’esposizione a debito; b) dell’assenza di richiesta di rientro o di iniziative di revoca; c) dell’applicazione di una commissione di massimo scoperto; d) dell’applicazione di distinti tassi debitori; e) della mancanza di una segnalazione a sofferenza alla centrale rischi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 11 aprile 2018.




Apertura di credito in conto corrente e clausola di deroga al foro generale di competenza

Procedimento per decreto ingiuntivo - Opposizione - Clausola derogativa di competenza - Eccezione incompetenza territoriale - Sussiste - Nullità del decreto ingiuntivo

Nel caso in cui, col contratto di apertura di credito in conto corrente, le parti abbiano sottoscritto la clausola di deroga al foro generale di competenza, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, in accoglimento dell’eccezione preliminare formulata dall’opponente, va dichiarata l’incompetenza territoriale del giudice (diverso da quello del luogo indicato nella clausola contrattuale) adito dalla banca in sede monitoria con conseguente declaratoria di nullità del decreto medesimo (Nel caso di specie, l’eccezione di incompetenza territoriale era stata formulata sia dalla ditta correntista sia dal fideiussore persona fisica, entrambi opponenti). (Roberto Di Napoli) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia 11 aprile 2018.




Interest Rate Swap: responsabilità dell’intermediario per violazione degli obblighi comportamentali

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Master Agreement ISDA – Clausola di proroga della giurisdizione – Interpretazione – Sussistenza giurisdizione del Giudice italiano – Domanda principale – Domanda responsabilità extracontrattuale

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Operatore qualificato – Art. 21 T.U.F. – Applicabilità anche agli operatori qualificati – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Onere della prova – Responsabilità dell’intermediario per violazione degli obblighi comportamentali – Finalità di copertura I.R.S. – Mancata produzione sottostante

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Contratto derivato complesso contenente “soglie Out” – Inidoneità I.R.S. a svolgere la funzione di copertura dall’aumento dei tassi di interesse – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Mancata indicazione criteri di calcolo del Mark to Market – Violazione del dovere di trasparenza informativa – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Violazione dei doveri comportamentali imposti dalla normativa di settore – Risarcimento dei danni – Quantificazione

L’art. 13 dell’ISDA Master Agreement rubricato “Governing Law and Jurisdiction” deve essere interpretato secondo il senso letterale e in senso rigorosamente restrittivo con la conseguenza che la clausola di deroga della competenza giurisdizionale si estende alle sole controversie attinenti al contratto e non anche a quelle di natura extracontrattuale. Il riferimento per la verifica della giurisdizione, inoltre, si desume per giurisprudenza costante dal petitum sostanziale e dalle ragioni della domanda (nel caso di specie la società attrice aveva chiesto in via principale l’accertamento della responsabilità extracontrattuale e precontrattuale e la conseguente condanna risarcitoria per violazioni di norme comportamentali da parte dell’intermediario finanziario). (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

L’attribuzione all’investitore della qualità di “operatore qualificato” non esime la banca dal rispetto degli obblighi imposti dall’art. 21 T.U.F. art. 21 T.U.F. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

Ricade sull’intermediario l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta, da intendersi quale comportamento dell’intermediario volto a realizzare l’interesse del cliente a dotarsi di un idoneo strumento di copertura. L’impossibilità di accertare in modo compiuto la finalità di copertura del derivato, per la mancata produzione in giudizio del contratto assunto quale sottostante dell’I.R.S., deve ritenersi imputabile alla banca, che non ha consentito il raggiungimento della prova che avrebbe dovuto offrire. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

Il contrato derivato complesso contente “soglie out” è inidoneo, secondo una valutazione necessariamente ex ante, a svolgere la funzione di copertura contro il rischio di aumento dei tassi d’interesse ricercata dall’investitore. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

La mancata esplicitazione dei criteri di calcolo del Mark to Market, che non sono univoci né standardizzabili e devono, pertanto, essere indicati volta per volta, determina una violazione da parte dell’intermediario degli obblighi ad esso imposti, in particolare il “dovere di trasparenza informativa”. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

La condotta della banca non conforme ai doveri comportamentali imposti dalla normativa di settore comporta la condanna dell’istituto di credito al risarcimento dei danni, commisurati alla diminuzione patrimoniale patita dall’investire con i pagamenti dei differenziali negativi del derivato. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)
Appello Milano 10 aprile 2018.




Usura originaria, interessi di mora e corrispettivi e modalità di calcolo

Usura - Originaria - Interessi di mora e corrispettivi - Modalità di calcolo

La previsione di interessi ultra soglia in sede di modifica delle condizioni contrattuali (sia consensuali che a seguito di esercizio dello ius variandi) integra l’ipotesi di usura originaria.

In caso di previsione ultra soglia degli interessi "corrispettivi", si deve fare applicazione del disposto di cui all'art. 1815 c.c., mentre in caso di previsione di interessi di mora ovvero di interessi per utilizzi irregolari extra fido, si deve fare applicazione degli interessi corrispettivi debitori (interessi di mora ab origine usurari) o si devono e