Sentenze in Evidenza


Azione sociale di responsabilità promossa dai soci in sostituzione della società ed effetti della successiva dichiarazione di fallimento della società

Società di capitali - Azione di responsabilità sociale promossa dai soci in sostituzione processuale della società - Successivo fallimento della società - Curatore quale unico soggetto legittimato alla prosecuzione

In tema di azione di responsabilità sociale promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, dai soci in sostituzione processuale della società, nel caso di suo successivo fallimento, ai sensi dell'art. 146, comma 2, lett. a), l legge fall., è il curatore fallimentare l'unico soggetto legittimato a proseguire l'azione. Sicchè, quando nel corso dell'appello riassunto nei confronti del fallimento della società, il curatore non abbia inteso proseguire l'azione, la causa deve essere dichiarata senz'altro improcedibile, per sopravvenuto difetto di legittimazione attiva dei soci.
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 31 maggio 2016.




Trasferimento della sede all'estero: presunzione di coincidenza con la sede legale, onere della prova e contegno delle parti

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Trasferimento della sede all'estero - Competenza territoriale - Presunzione della coincidenza del centro di interessi dell'impresa con la sede legale - Onere della prova contraria - Facoltà del giudice di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo

Ai sensi dell'art. 3, paragrafo 1, del Regolamento CE 29 maggio 2000, n. 1346/2000, competenti ad aprire la procedura di insolvenza sono i giudici dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, dovendosi presumere - per le società e le persone giuridiche - che il centro degli interessi coincida, fino a prova contraria, con il luogo in cui si trova la sede statutaria, sicché quando risulti accertata una discrepanza tra sede legale e sede effettiva, è l'ubicazione di quest'ultima a dover prevalere ed a costituire il criterio determinante della giurisdizione (Cass., sez. un., 6 febbraio 2015, n. 2243, m. 634145).

Benchè non gravi sulla società nei cui confronti sia presentata un'istanza di fallimento, bensì sui creditori istanti, la dimostrazione che il centro effettivo dei propri interessi coincida con l'ubicazione della sua sede legale, è comunque consentito al giudice, ai sensi dell'art. 116 c.p.c., comma 2, - applicabile al procedimento prefallimentare - al fine di vincere la presunzione di corrispondenza tra sede effettiva e sede legale della società stessa, di desumere argomenti di prova dal contegno delle parti nel processo (Cass., sez. un., 11 marzo 2013, n. 5945, m. 625477). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 26 maggio 2016.




L'affitto del ramo di azienda che non compromette l'interesse dei creditori è atto di ordinaria amministrazione

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Affitto del ramo di azienda - Atto di ordinaria amministrazione - Fattispecie

L'affitto del ramo di azienda rientra tra gli atti di ordinaria amministrazione a meno che, a causa della sua durata non comprometta l'interesse dei creditori ovvero sia idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determina la riduzione ovvero lo grava di vincoli e pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali su di essi prevalenti. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto compatibile con il piano concordatario l'affitto del ramo d'azienda finalizzato alla conservazione di valori immateriali quali le certificazioni SOA). (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 17 maggio 2016.




Ratio e ambito di applicazione dell'art. 163-bis l.f., modalità di gestione della vendita competitiva e coordinamento con le disposizioni di cui agli artt. da 105 a 108-ter l.f.

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Ambito di applicazione - Affitto di azienda stipulato in data anteriore alla domanda di concordato - Contratti preliminari - Fattispecie con inserimento di clausola risolutiva per il caso di aggiudicazione a soggetto diverso

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Ambito di applicazione - Concordato con riserva

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Ambito di applicazione - Principio generale delle vendite competitive

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Coordinamento con la disciplina di cui all'articolo 182 l.f. - Recovery dei creditori concordatari - Accelerazione delle vendite degli assets da valorizzare

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Coordinamento con la disciplina di cui all'articolo 182 l.f. - Conseguenze - Effetti protettivi della vendita - Effetti liberatori dalla responsabilità per i debiti dell'azienda

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Differenza rispetto alla disciplina di cui all'articolo 182 l.f. - Obbligatorietà dell'aumento minimo dell'offerta originaria della gara - Modalità di svolgimento - Disciplina delle offerte - Individuazione del miglior offerente

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Delega al commissario giudiziale dello svolgimento della gara - Esclusione

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Aggiudicazione al miglior offerente - Svolgimento di ulteriore gara tra gli offerenti

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Obbligo di pubblicità - Distinzione rispetto alla previsione di cui all'articolo 107 l.f.

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Modalità di vendita - Potere di sospensione del giudice delegato - Sussistenza

Concordato preventivo - Disciplina delle offerte concorrenti - Modalità di vendita - Potere di sospensione del commissario giudiziale - Esclusione

La nuova disciplina dettata dall’art. 163-bis legge fall. è applicabile a tutte le fattispecie in cui il debitore depositi un piano concordatario che comprenda un’offerta da parte di soggetto già individuato avente ad oggetto il trasferimento, in suo favore, anche prima dell’omologazione dell’azienda, di un ramo di azienda o anche solo di beni specifici contro un corrispettivo in denaro o a titolo oneroso (es. cessione di crediti, accollo TFR).

Tale disciplina trova altresì applicazione ai contratti d’affitto d’azienda o di ramo d’azienda (163-bis, ultimo comma), nonché ai contratti che hanno comunque la finalità del trasferimento non immediato dell’azienda, del ramo d’azienda o di specifici beni, ossia ai contratti preliminari, stipulati anche prima del deposito della domanda di concordato preventivo (si pensi, in particolare, al contratto d’affitto d’azienda stipulato prima del deposito della domanda di concordato, accompagnato da offerta irrevocabile d’acquisto o da preliminare di vendita della stessa azienda affittata, oppure al contratto di locazione di immobile, accompagnato da offerta d’acquisto o da preliminare di vendita dello stesso).

(Nel caso di specie, il tribunale, pur consapevole dell’inopponibilità - per effetto della disposizione contenuta nel primo comma, secondo periodo, dell’art. 163-bis legge fall.- dei contratti di affitto d’azienda stipulati dalle proponenti il concordato, ha comunque ritenuto più opportuno richiedere alle parti interessate l’inserimento nei predetti contratti di una clausola che preveda la risoluzione degli stessi in caso di aggiudicazione delle aziende ad un terzo soggetto diverso dall’affittuario/offerente; ciò al fine di evitare qualsivoglia potenziale contenzioso in fase successiva all’aggiudicazione dei beni che rischi di rallentare il normale corso della procedura concordataria e per garantire, al contempo, il principio dell’affidamento dei terzi interessati al buon esito delle procedure stesse). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’applicazione della disciplina dettata dall’art. 163-bis legge fall. non è condizionata all’esistenza di un piano concordatario, essendo sufficiente l’apertura di una procedura concordataria a seguito di deposito di domanda di concordato “in bianco”, sempre che via sia un’ offerta d’acquisto di un bene concordatario o un contratto preliminare che tenda a tale scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I principi espressi dall’art. 163-bis legge fall. costituiscono l'applicazione, in fase di pre-ammissione, del più generale principio stabilito dall’art. 182 legge fall., ove al comma 5 dispone che “alle vendite, alle cessioni e ai trasferimenti legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda si applicano gli artt. da 105 a 108-ter. Le cancellazioni delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo, sono effettuati su ordine del giudice salvo diversa disposizione contenuta nel decreto di omologazione per gli atti a queste successivi”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel tentativo di delineare un possibile percorso di coordinamento delle (in parte distinte) discipline dettate dagli articoli 182 e 163-bis, è fondamentale non perdere di vista quella che è stata la principale e reale intenzione del legislatore posta alla base dell’introduzione della disciplina delle cd. offerte concorrenti e della modifica apportata all’art. 182 legge fall., rappresentata dalla massima recovery dei creditori concordatari realizzabile, fra i vari strumenti, anche con l’accelerazione delle vendite degli assets da valorizzare. Questa lettura deve, quindi, guidare nell’esegesi del nuovo art. 163-bis, anche laddove la sua formulazione letterale non è di immediata e di facile interpretazione, per evitare di instaurare – ingiustificatamente - una procedura competitiva meno snella e più farraginosa, non solo di quella prevista dall’art. 182 legge fall. nei concordati preventivi, ma anche di quella prevista in ambito fallimentare dall’art. 107 legge fall., disposizione caratterizzata dalla libertà di forme. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sotto il profilo degli effetti, la vendita competitiva di cui all’art. 163-bis legge fall., pur in assenza di un richiamo degli artt. da 105 a 108-ter legge fall. comporta:
1) gli effetti cd. purgativi di una vendita forzata (art. 108), eseguita con decreto di trasferimento del giudice o con atto notarile previa autorizzazione del giudice, in quanto (i) fatta dall’autorità giudiziaria; (ii) indipendentemente dalla volontà del debitore, in quanto soggetta a procedura competitiva, oltretutto soggetta all’aumento minimo del prezzo base; (iii) nell’interesse del ceto creditorio e (iv) con distribuzione del ricavato nel rispetto delle cause legittime di prelazione ai sensi dell’art. 2741 cc;
2) gli effetti liberatori dalla responsabilità dell’acquirente per i debiti sorti prima del trasferimento dell’azienda e risultanti dai libri contabili obbligatori (105 legge fall.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nonostante entrambi gli articoli 163-bis e 182, comma 5, legge fall. impongano regole competitive, le rispettive procedure sono diverse in quanto l’art. 163-bis prevede l’obbligatorietà, a differenza del combinato disposto degli artt. 182 e 107, dell’aumento (non del rilancio) minimo dell’offerta originaria nonché della gara, con ciò imponendo una procedura competitiva più restrittiva e meno libera rispetto a quella prevista dall’art. 107 legge fall.

Di conseguenza il Tribunale sarà obbligato a stabilire l’aumento minimo, andando così ad incidere, limitandola, sulla libertà negoziale di offerente ed imprenditore in concordato, per consentire la presentazione di “offerte migliorative”, come previsto dal terzo comma dell’art. 163-bis legge fall.

Il tribunale auspicabilmente fisserà un aumento esiguo per limitare quanto più possibile il suo potere di incidere sull’autonomia negoziale delle parti, considerato che deve incidere sulla sfera patrimoniale di un soggetto, il debitore, che non è spossessato del proprio patrimonio, mantenendo oltre alla proprietà, l’amministrazione e la disponibilità dei suoi beni, salve le limitazioni connesse alla natura della procedura.

Laddove, peraltro, alla gara non dovesse partecipare alcuno, oppure le offerte depositate, compresa quella dell’originario offerente, si dovessero ritenere inefficaci in quanto non conformi al decreto del tribunale oppure condizionate, il bene andrà comunque aggiudicato a colui il quale aveva fatto l’offerta originaria iniziale; ciò nonostante la formulazione poco chiara della prima parte del comma 2 dell’art. 163-bis, laddove parrebbe che l’offerta originaria (“L’offerta di cui al primo comma diviene irrevocabile nel momento (…)”) divenga irrevocabile solamente se viene modificata in conformità a quanto previsto dal decreto del tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La gara di cui all'articolo 163-bis legge fall. (disciplina delle offerte concorrenti nel concordato preventivo) non può essere delegata al commissario giudiziale, e ciò in ossequio alle regole stabilite dagli artt. 107 e 182 per le vendite competitive, posto che la disposizione prevede che le offerte sono rese pubbliche all’udienza fissata per l’esame delle stesse; che, nel caso in cui vengano presentate più offerte migliorative, il giudice dispone la gara fra gli offerenti, avendo la norma voluto introdurre un sistema di maggior garanzia per il debitore, non spossessato, il quale è sottoposto ad una considerevole limitazione della sua autonomia negoziale e patrimoniale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Si rileva, ancora, che la previsione dell’obbligatorietà della gara sembra non consentire più di aggiudicare il bene al miglior offerente "migliorativo", ma impone comunque una gara fra coloro che abbiano proposto una offerta migliorativa valida, con la conseguenza, tendenzialmente negativa, per la miglior recovery concordataria, che tutti offrano l’importo pari al prezzo offerto dal proponente originario incrementato dell'aumento minimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Quanto all’obbligo di pubblicità, l’art. 163-bis ricalca l’art. 107, laddove prevede che con il decreto è in ogni caso disposta la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche di cui all’art. 490 del codice di procedura civile. A differenza, però, dell’art. 107 legge fall., la disposizione in tema di offerte concorrenti non fa seguire alla predetta regola inderogabile l’obbligo di pubblicare la vendita almeno 30 giorni prima dell’inizio della procedura. Si ritiene che ancora una volta il legislatore abbia voluto garantire elasticità, snellezza e rapidità alla procedura competitiva, laddove questa si svolga in una fase iniziale della procedura concordataria, fase in cui spesso deve essere ancora predisposto o perfezionato il piano, sulla cui impostazione andrà a incidere l’esito della gara stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alle vendite competitive di cui all'articolo 163-bis legge fall. è applicabile il potere di sospensione della vendita da parte del giudice delegato di cui all'articolo 108 legge fall., posto che l'articolo 182, comma 5, legge fall. esprime una regola generale applicabile, in quanto compatibile, anche alla fase disciplinata dall’art. 163-bis, si ritiene non esclusa l’applicazione della disciplina residuale di cui all’art. 108, comma 1, legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alle vendite competitive di cui all'articolo 163-bis legge fall. non è applicabile il potere di sospensione della vendita che l'articolo 107 legge fall. riconosce al curatore per l'ipotesi della presentazione di offerte migliorative, in quanto tale disciplina è applicabile esclusivamente alle vendite effettuate direttamente dal curatore laddove, invece, nel concordato preventivo, le vendite competitive in tema di offerte concorrenti sono gestite dal giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 17 maggio 2016.




Diritto alla prova e natura dell'opposizione allo stato passivo ove non è possibile far valere un proprio diritto nell'opposizione proposta da altro soggetto

Fallimento - Accertamento del passivo - Natura sommaria del giudizio di verifica - Diritto alla prova - Giudizio di opposizione - Riespansione del diritto alla prova

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria del giudizio - Sussistenza - Produzione di nuovi documenti e prove costituende - Ammissibilità - Applicazione della disciplina della produzione dei documenti in appello e dell'articolo 345 c.p.c. - Esclusione

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Possibilità di far valere un proprio diritto nell'ambito dell'opposizione proposta da altro soggetto - Esclusione - Distinzione fra opposizione e impugnazione

Il legislatore della riforma, pur avendo ampiamente mutato la natura del giudizio di verifica, soprattutto attribuendo al curatore il ruolo di parte ed affermando all'art. 95, comma 3, legge fall. che il giudice delegato pronuncia su ciascuna domanda "nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d'ufficio e a quelle formulate dagli altri interessati..", ne ha però mantenuto la caratteristica di giudizio a cognizione sommaria, in cui non è obbligatoria l'assistenza tecnica a favore del creditore ed ove è previsto che il giudice possa procedere "ad atti di istruzione a richiesta delle parti, compatibilmente con le esigenze di speditezza del procedimento" (art. 95, comma 3, u.p.).

Tale ultima limitazione del diritto alla prova depone per la natura sommaria della fase necessaria dell'accertamento e impone di ritenere (come d'altra parte si desume dal testo normativo: cfr. art. 99 legge fall.) che, con l'opposizione contro il provvedimento pronunciato a seguito di cognizione sommaria, il diritto predetto - compresso per esigenze di celerità della procedura fallimentare - si riespanda, consentendo al creditore escluso un grado di merito a cognizione piena, non condizionata da preclusioni istruttorie maturate nella fase sommaria, perché non previste espressamente dalla legge e, anzi, espressamente escluse dal tenore dell'art. 99 legge fall., il cui testo, già prima del decreto correttivo prevedeva sin dagli atti introduttivi (ricorso e memoria difensiva) l'onere, a pena di decadenza, di specifica indicazione dei mezzi di prova e dei documenti "prodotti" di cui la parte intendeva avvalersi, così segnando quale termine preclusivo quello della proposizione dell'opposizione (cfr. Sez. I, Sent., 4 settembre 2009, n. 19211). Una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con l'art. 24 Cost., costituendo il diritto alla prova il "nucleo essenziale del diritto di azione e di difesa" (Corte cost. n. 139/1975). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La natura impugnatoria del giudizio di opposizione allo stato passivo non è seriamente contestabile, essendo diretta a rimuovere un provvedimento emesso sulla base di una cognizione sommaria che, se non opposto, acquista efficacia di giudicato endofallimentare; detta natura non è tuttavia incompatibile con la produzione di nuovi documenti e prove (costituende) non ammessa durante la perché incompatibile fase sommaria per incompatibilità con le esigenze di speditezza della procedura.

Deve, pertanto, ritenersi fuori luogo ogni richiamo alla disciplina della produzione dei documenti in appello e all'articolo 345 c.p.c., trattandosi, nel caso dell'opposizione, di un giudizio affatto differente da quello ordinario di cognizione non potendo l'opposizione allo stato passivo, integralmente disciplinata dalla normativa fallimentare, essere qualificata come appello. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del giudizio di opposizione allo stato passivo, deve escludersi la possibilità di far valere un proprio diritto nel contesto dell'impugnazione proposta da altro soggetto, dovendosi distinguere l'opposizione del creditore escluso anche parzialmente dall'impugnazione del credito ammesso, posto che con l'opposizione, proposta nei confronti del curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contesta che la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta, mentre con l'impugnazione del credito ammesso, rivolta nei confronti del creditore concorrente, si contesta che la sua domanda sia stata accolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 11 maggio 2016.




Offerte concorrenti e preliminari stipulati in data anteriore nel corso della normale attività dell'impresa

Concordato preventivo - Contratti preliminari stipulati in data anteriore all'apertura del concorso - Contratti ricollegabili alla attività di gestione dell'impresa - Applicazione della disciplina delle offerte concorrenti - Esclusione

La lettera della norma contenuta nell'art. 163-bis legge fall. sembra estendere il divieto della vendita vincolata a tutte le ipotesi in cui debitore ed offerente abbiano concluso un contratto preliminare di compravendita in data anteriore all'apertura del concorso dei creditori, con la conseguenza di ritenere inopponibile alla massa anche un eventuale pregresso incontro delle volontà negoziali di debitore e offerente. Appare, tuttavia, maggiormente aderente alla ratio della norma (evitare abusi dello strumento concordatario attraverso la vendita a soggetti predeterminati ed a prezzi inferiori a quelli di mercato) ritenere che non rientrino nell'ambito applicativo delle offerte concorrenti i contratti preliminari di cessione di singoli beni ricollegabili alla normale attività di gestione dell'impresa.

L'assunto trova conforto nelle linee guida del marzo 2016 espresse dai giudici del Tribunale di Bergamo: "Il principio (di cui all'art. 163-bis l.fall.) integra una significativa eccezione a quello generale secondo cui i contratti pendenti proseguono in costanza di concordato, salvo domanda di sospensione o scioglimento da parte del debitore ex art. 169-bis l. fall.. La sua applicazione va quindi riservata ai contratti preliminari conclusi prima della pubblicazione della domanda di concordato, che abbiano come oggetto l'azienda, un ramo d'azienda o specifici beni facenti parte dell'azienda, con conseguente esclusione dei contratti preliminari che siano stati conclusi in coerenza con l'attività di gestione caratteristica della società debitrice (es.: preliminari di compravendita di appartamenti stipulati da una società immobiliare)". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 11 maggio 2016.




Affitto di azienda precedente la domanda di concordato e continuità aziendale

Concordato preventivo - Affitto di azienda - Affitto stipulato in data anteriore alla presentazione della domanda di concordato - Continuità aziendale - Sussistenza

Rientra nell'ambito della continuità aziendale e comporta, pertanto, l'applicazione della disciplina di cui all'articolo 186-bis legge fall. anche il caso in cui l'azienda sia stata affittata prima della presentazione della domanda di concordato e ciò in quanto l'esplicita previsione normativa della continuità indiretta induce a ritenere che il legislatore abbia dato rilevanza alla continuità in senso oggettivo, la quale non può considerarsi esclusa dal fatto che l'azienda sia stata affittata ad altro imprenditore prima della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 05 maggio 2016.




Il compimento di atti fraudolenti comporta la revoca del concordato anche qualora i creditori, informati del commissario giudiziale, siano ugualmente disposti ad approvare la proposta

Concordato preventivo - Disciplina - Natura negoziale - Presenza di evidenti riflessi pubblicistici - Tutela di interessi di soggetti non aderenti - Revoca dell'ammissione del debitore alla procedura per il compimento di atti fraudolenti - Ratio

Concordato preventivo - Atti fraudolenti posti in essere dal debitore - Espressione del voto in base ad una falsa rappresentazione della realtà - Irrilevanza - Rilevanza del comportamento fraudolento del debitore indipendentemente dalla consumazione della frode

I connotati di natura negoziale riscontrabili nella disciplina dell'istituto del concordato preventivo non escludono evidenti manifestazioni di riflessi pubblicistici, suggeriti dall'avvertita esigenza di tener conto anche degli interessi di soggetti ipoteticamente non aderenti alla proposta, ma comunque esposti agli effetti di una sua non condivisa approvazione, ed attuati mediante la fissazione di una serie di regole processuali inderogabili, finalizzate alla corretta formazione dell'accordo tra debitore e creditori, nonché con il potenziamento dei margini di intervento del giudice in chiave di garanzia.

La revoca dell'ammissione al concordato preventivo, per avere il debitore occultato o dissimulato parte dell'attivo, dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti, esposto passività insussistenti o commesso altri atti di frode - revoca contemplata dalla art. 173 legge fall., in modo sostanzialmente invariato rispetto al regime anteriore alla riforma - già per il carattere ufficioso da cui è connotata, non appare riducibile ad una dialettica di tipo meramente negoziale, ma pienamente invece s'iscrive nel novero degli interventi del giudice in chiave di garanzia cui sopra s'è fatto cenno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La fraudolenza degli atti posti in essere dal debitore, se implica, come già detto, una loro potenzialità decettiva nei riguardi dei creditori, non per questo assume rilievo, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato, solo ove l'inganno dei creditori si sia effettivamente realizzato e si possa quindi dimostrare che, in concreto, i creditori medesimi hanno espresso il loro voto in base ad una falsa rappresentazione della realtà. Quel che rileva è il comportamento fraudolento del debitore, non l'effettiva consumazione della frode. Se così non fosse, se cioè l'accertamento degli atti fraudolenti ad opera del commissario potesse essere superato dal voto dei creditori, preventivamente resi edotti della frode e disposti ugualmente ad approvare la proposta concordataria, non si capirebbe perchè il legislatore ricollega invece immediatamente alla scoperta degli atti in frode il potere - dovere del giudice di revocare l'ammissione al concordato. E ciò senza la necessità di alcuna presa di posizione sul punto dei creditori, ormai resi edotti della realtà della situazione venuta alla luce, e senza dare spazio alcuno a possibili successive loro valutazioni in proposito (come, sul piano sistematico, risulta oggi confermato anche dall'applicabilità dell'istituto della revoca per atti fraudolenti sin dalla fase ancora embrionale della procedura, in caso di domanda di concordato con riserva di successiva presentazione della proposta e del piano, a norma della L. Fall., art. 161, comma 6, novellato dal D.L. n. 69 del 2013, art. 82, comma 1, lett. b, convertito con L. n. 98 del 2013).

Il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato art. 173 e ciò indipendentemente dalla eventuale approvazione del concordato da parte dei creditori, individuando in tali atti una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 05 maggio 2016.




Leasing in ambito concorsuale e superamento della distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento

Locazione finanziaria - Causa del contratto - Vendita - Esclusione - Finanziamento dell'utilizzatore - Garanzia reale per la restituzione del finanziamento

Locazione finanziaria - Regolazione dello scioglimento del contratto di leasing - Applicazione dell'articolo 1526 c.c. - Esclusione - Applicazione della nuova normativa dettata in ambito concorsuale - Equo contemperamento degli interessi dei contraenti

Non può ritenersi risolutiva, al fine di determinare la riconducibilità del leasing al negozio di vendita con patto di riservato dominio, la tradizionale distinzione fra leasing di godimento e leasing traslativo.

La società di leasing svolge un ruolo di intermediazione finanziaria, concedendo in uso all’utilizzatore un bene scelto direttamente da quest’ultimo ed acquistato dalla concedente da un terzo soggetto, con il precipuo scopo di assicurarsi una garanzia reale per la restituzione del finanziamento erogato.

A questo schema contrattuale è quindi estraneo lo scopo della rivendita del bene all’utilizzatore, come noto condizionata all’opzione di acquisto da parte di quest’ultimo.

La causa del contratto di leasing non può, pertanto, essere ricondotta semplicemente al trasferimento di proprietà contro l’acquisizione di un corrispettivo versato ratealmente, sinallagma che invece caratterizza il contratto di vendita con riserva di proprietà.

La funzione economica del contratto di leasing va ravvisata prevalentemente nel finanziamento dell’utilizzatore: il concedente si impegna ad acquistare un bene indicatogli dall’utilizzatore e ad immettere quest’ultimo nel possesso del bene, a fronte di un canone di locazione periodico che, da un lato integra il corrispettivo per il godimento del bene, dall’altro mira alla ricostituzione del patrimonio della società concedente, con la restituzione del prezzo utilizzato per l’acquisto del bene e la corresponsione degli interessi corrispettivi del “prestito” ottenuto e dalla correlata immobilizzazione della somma impiegata dal concedente per l’acquisto (conforme, per tutte, Trib. di Milano, 6 maggio 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per quanto la disciplina di cui all’art. 72-quater l. fall., sia all’evidenza dettata per l’ipotesi specifica in cui lo scioglimento anticipato del contratto consegua alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, evento che tra l’altro prescinde da profili inerenti al corretto adempimento dell’obbligazione di versare i canoni alle rispettive scadenze, è tuttavia altrettanto indubbio che l’introduzione della disciplina di cui all’art. 72-bis l. fall., così come della previsione di cui all’art. 169-bis ultimo comma l. fall., relativa allo scioglimento del contratto di leasing in corso di esecuzione al momento dell’apertura della procedura di concordato preventivo, si porti con sé la conseguenza del superamento della tradizionale distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, e la necessità di garantire che dallo scioglimento del vincolo contrattuale, da qualunque causa esso dipenda, discendano conseguenze giuridiche che non si risolvano nell’indebito arricchimento dell’una piuttosto che dell’altra parte.

E’ quindi legittimo che la regolamentazione delle conseguenze dell’anticipato scioglimento del contratto di leasing si discosti da quanto previsto dall’art. 1526 c.c. per il contratto tipico della vendita con patto di riservato dominio, ed abbia quale obiettivo l’equo contemperamento degli interessi patrimoniali dei contraenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 03 maggio 2016.




L’affitto di azienda è incompatibile con il concordato preventivo con continuità aziendale

Concordato preventivo - Affitto di azienda - Concordato con continuità aziendale - Compatibilità - Esclusione

Concordato preventivo - Affitto di azienda - Finalità di cessione - Natura - Concordato liquidatorio - Soglia del venti per certo - Applicabilità

L’affitto di azienda anteriore o interinale alla fase endoconcordataria è incompatibile con il concordato preventivo con continuità aziendale in virtù di una interpretazione non solo testuale, ma anche teleologica e sistematica dell’art. 186-bis L.F. (Nel caso di specie, la proposta di concordato si incentrava essenzialmente sulla stipula di due contratti di affitto di rami di azienda finalizzati alla successiva cessione in favore dei rispettivi affittuari). (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata)

La proposta di concordato incentrata sulla stipula di contratti di affitto di azienda finalizzati alla successiva cessione in favore degli affittuari qualifica il concordato preventivo come liquidatorio puro, con conseguente applicazione della soglia di sbarramento del pagamento del venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari prevista dal nuovo IV comma dell’art 160 L.F. (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 29 aprile 2016.




Chiusura del concordato preventivo e fallimento successivo

Concordato preventivo – Omologazione – Pendenza della procedura dopo il decreto – Insussistenza

Concordato preventivo – Omologazione – Fallimento successivo – Condizioni di ammissibilità

Il vigente art. 181 l. fall. stabilisce che la procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione. Ciò significa che, una volta pronunciata l’omologazione, non può più parlarsi di pendenza della procedura di concordato preventivo. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il sistema normativo ricostruito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha confermato la possibilità giuridica, ossia in assenza di un divieto fissato da una precisa disposizione e, quindi, anche in assenza di risoluzione [o annullamento], di dichiarare il fallimento dopo l’omologa del concordato nel caso in cui risulti, tramite una valutazione ex post e in concreto svolta dal tribunale in sede di giudizio prefallimentare e in eventuale antitesi rispetto al giudizio ex ante e in astratto compiuto in sede concordataria sulla fattibilità economica del piano, che l’accordo non abbia risolto la situazione di insolvenza ovvero la stessa sia sopraggiunta  nella fase di esecuzione del concordato. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 29 aprile 2016.




Riformata e decisa nel merito la sentenza che ha compensato le spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni

Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva

Procedimento civile - Compensazione delle spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni

Può essere riproposta in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Deve essere riformata e può essere decisa nel merito la sentenza che abbia errato nel compensare le spese processuali in mancanza di soccombenza reciproca o di "gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione". (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riformato la decisione del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, ha accolto la domanda dell'opponente e compensato le spese di lite). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 27 aprile 2016.




La domanda di concordato con riserva è idonea ad introdurre il procedimento di concordato preventivo

Concordato preventivo - Procedimento - Introduzione - Domanda di concordato con riserva

Il procedimento concordatario ai sensi dell'art. 161, comma 6, legge fall. è introdotto dal ricorso di cui al primo e sesto comma della norma e non dal deposito del piano, con la conseguenza che  il deposito della domanda di concordato "con riserva" determina di per sé, immediatamente ed a prescindere dal deposito del plano, tutta una serie di effetti tipici della procedura concordataria per cui non può certo negarsi che essa introduca una procedura di concordato, fattispecie a formazione progressiva in cui il deposito del piano rappresenta solo uno degli elementi costitutivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino 19 aprile 2016.




Revoca del concordato: contestazione di nuovi addebiti e diritto di difesa del debitore; distinzione tra omessa indicazione e svalutazione di un credito

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Iniziativa del pubblico ministero - Poteri di impulso del pubblico ministero - Disponibilità - Esclusione

Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca - Procedimento - Contestazione effettuata per la prima volta nel decreto emesso all'esito del procedimento - Violazione del diritto al contraddittorio - Sussistenza

Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Procedimento - Contestazione di ulteriori e diversi atti in frode - Attivazione di un nuovo procedimento ex articolo 173 l.f. - Necessità

Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Reclamo avverso la dichiarazione di fallimento - Contestazione nell'ambito del giudizio di reclamo di atti in frode non contestati nell'ambito del procedimento ex articolo 173 l.f. - Esclusione

Concordato preventivo - Compimento di atti in frode rilevanti per la revoca del concordato ex articolo 173 l.f. - Omessa indicazione di un credito e svalutazione di un credito correttamente indicato - Distinzione - Valutazione di convenienza della proposta di competenza dei creditori

Deve dubitarsi del fatto che il pubblico ministero possa rinunciare alla iniziativa avviata, non essendo assimilabili i poteri di impulso a tale organo attribuiti nei processi civili (e fra essi di quello diretto all’apertura del fallimento) a quelli delle parti private, dal momento che il pubblico ministero agisce per dovere d’ufficio e nell’interesse pubblico, a differenza delle altre parti, che perseguono interessi individuali e privati. Il Pubblico Ministero è, infatti, parte del processo solo in senso formale e non può disporre degli interessi d’indole generale, dei quali la legge gli affida la tutela. Egli, pertanto, una volta esercitata l’azione, non può rinunziarvi, spettando unicamente al giudice decidere sulla stessa, senza che eventuali ripensamenti del pubblico ministero possano vincolarlo nel momento della decisione e senza neppure che siano vincolanti le conclusioni da lui formulate. (Nel caso di specie, il pubblico ministero aveva chiesto l'accoglimento del reclamo avverso la dichiarazione di fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Costituisce violazione del diritto al contraddittorio la contestazione relativa al compimento di un atto in frode ai creditori effettuata per la prima volta con il provvedimento che conclude il procedimento previsto dall'articolo 173 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il compimento di atti in frode ai creditori deve essere contestato esclusivamente nell'ambito del procedimento a ciò predisposto previsto dall'articolo 173 legge fall., una volta concluso il quale, eventuali ulteriori addebiti possono essere contestati esclusivamente nell'ambito di un nuovo e distinto procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora nell'ambito del procedimento previsto dall'articolo 173 legge fall. non sia stata data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla contestazione del compimento di un atto in frode, e sia stato, quindi, violato il principio del contraddittorio, tale contestazione non potrà essere effettuata nell'ambito del giudizio di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento pronunciata a seguito della revoca del concordato, in quanto ciò priverebbe il debitore di un grado di giudizio, dovendosi configurare il "nuovo addebito" come una sorta di nuova causa petendi. Infatti, ancorché non sussistono preclusioni istruttorie nella fase di reclamo ex articolo 18 legge fall., il debitore risulta certamente pregiudicato dal fatto di non aver potuto pienamente esercitare il proprio diritto di difesa sin dal primo grado del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A proposito dell'accertamento di atti in frode rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall., occorre precisare che un conto è omettere di indicare la sussistenza di un potenziale credito, altro è indicarlo e svalutarlo, in quanto nel primo caso vi è certamente atto in frode, mentre nel secondo si pone esclusivamente una questione di valutazione circa la convenienza economica del concordato, valutazione che spetta ai creditori che siano stati adeguatamente informati. (Nel caso di specie, la questione riguardava l'indicazione di un credito di regresso, correttamente indicato ma del quale era stata prospettata la non realizzabilità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 18 aprile 2016.




Ammissibile la falcidia Iva nel concordato preventivo se un esperto indipendente attesta che il debito non riceverebbe un trattamento migliore in caso di fallimento

Concordato preventivo - Imposta sul valore aggiunto - IVA - Falcidia - Ammissibilità - Presupposti

L’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonché gli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 07 aprile 2016.




Natura negoziale dell'accordo di ristrutturazione, sindacato del tribunale, pubblicazione e caratteristiche dell'asseverazione in ipotesi di gruppo di imprese

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Natura - Procedura concorsuale - Esclusione

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Effetti sui rapporti pendenti - Esclusione - Effetti limitati ai creditori aderenti fatta eccezione per il termine generale di moratoria - Autonomia privata - Valutazione del giudice - Oggetto - Superamento della crisi d'impresa

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Pubblicazione nel registro delle imprese in data anteriore alla domanda di omologazione - Controllo del giudice

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Gruppo di imprese - Relazione di asseverazione - Oggetto e impostazione - Riferimento ai dati patrimoniali essenziali delle singole società coinvolte - Necessità

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Relazione di asseverazione - Divario cronologico dei dati contenuti - Necessità - Controllo del tribunale attraverso la valutazione dell'incidenza degli eventi successivi - Fattispecie

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Valutazione del tribunale - Convenienza per i creditori aderenti - Esclusione

L’accordo di ristrutturazione dei debiti non da luogo ad una procedura concorsuale, essendo destinato a produrre effetti soltanto sul piano negoziale. Nel quadro delineato dall'art. 182-bis legge fall., manca, infatti, un provvedimento di apertura al quale facciano seguito progressivi adempimenti giudiziali, così come manca la nomina di organi di gestione o di controllo dell'impresa, la quale resta saldamente nelle mani dell'imprenditore e sotto la sua esclusiva responsabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli effetti dell'accordo di ristrutturazione dei debiti non incidono sui rapporti pendenti e non coinvolgono la massa dei creditori in quanto tale, ovvero non si riverberano erga omnes, ma restano limitati ai creditori aderenti, fatta eccezione per la previsione di un modesto termine generale di moratoria: in particolare, siccome l'accordo deve consentire il pagamento integrale dei creditori estranei entro un certo termine, la legge inibisce momentaneamente le azioni cautelari ed esecutive, sospende il decorso delle prescrizioni ed evita le decadenze che si sarebbero nel frattempo verificate. Vigente il principio dell'autonomia privata, questo è l'unico aspetto coinvolgente i terzi di cui dovrebbe preoccuparsi il giudice nel concedere l'omologazione, mentre, negandola, egli impedisce l'esplicarsi degli effetti negoziali in capo a coloro che li hanno sottoscritti. La profonda asimmetria che viene in tal modo a manifestarsi sui fronti contrapposti degli interessi in gioco non può che indurre a guardare con estremo favore l'omologazione degli accordi di ristrutturazione, non tanto per acritico ossequio al dogma della volontà negoziale, quanto perché lo strumento, evitando in radice l'impiego di costosi rimedi concorsuali, porta in dote un risultato di grande importanza collettiva: il superamento della crisi d'impresa, se non addirittura la rimozione dello stato d'insolvenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Appare preferibile l'interpretazione secondo la quale l'accordo di ristrutturazione dei debiti debba essere pubblicato nel registro delle imprese prima della presentazione della domanda di omologazione, potendo in ogni caso il giudice verificare la coincidenza dell'accordo di cui si chiede l'omologazione con quello pubblicato e della relativa documentazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi di accordo di ristrutturazione dei debiti che riguardi un gruppo di imprese, la relazione di asseverazione può essere incentrata sul gruppo stesso, purché dalla stessa sia possibile estrapolare i dati patrimoniali essenziali relativi alle società coinvolte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il differimento cronologico dei dati contenuti nella relazione di asseverazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti è un fatto in certa misura inevitabile e fisiologico, posto che estrarre un resoconto istantaneo da un flusso continuo nell'ambito di un complesso di eventi aziendali richiede di per se un certo tempo, ma soprattutto, dopo averlo fatto, è necessario altro tempo per operare una pluralità sequenziale di valutazioni da parte dei creditori, dell'attestatore stesso e del tribunale. In tale situazione, dopo aver fatto il possibile per ridurre al minimo i tempi, occorrerà valutare l'efficacia dell'attestazione monitorando l'incidenza tendenziale degli accadimenti sopravvenuti, onde verificare che non alterino il quadro di riferimento iniziale al punto da fargli perdere significatività. (Nel caso di specie, non solo l'attestatore aveva già soppesato l'evoluzione della situazione contabile per un determinato periodo successivo, ma le notizie più recenti hanno indotto la Corte a confermare la validità del piano di ristrutturazione, in ragione del raggiungimento degli obiettivi di periodo. Nessuno creditore aveva, inoltre, nel frattempo presentato istanze di fallimento o promosso azioni esecutive contro le società debitrici, né i creditori aderenti avevano rinnegato o disdettato l'accordo, la cui permanente efficacia era espressamente subordinata all'ottenimento dell'omologazione entro 9 mesi (non ancora decorsi) dalla stipulazione. In considerazione di questi elementi, la Corte d'appello ha ritenuto che gli stessi creditori, prefigurandosi tempi non brevi per giungere all'omologazione, avessero considerato validi entro quell'orizzonte temporale i dati contabili di partenza). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se i creditori, com'è ormai assodato dalla giurisprudenza di legittimità, sono sovrani nel valutare la convenienza di qualunque proposta concordataria, non si vede perché mai il giudice dovrebbe porre un freno alla volontà negoziale che si manifesti analogamente in via stragiudiziale, quando, nel caso di un accordo di ristrutturazione dei debiti, vi sia l'assenso della stragrande maggioranza dei creditori interessati, i quali, in misura nella fattispecie nettamente superiore a quella minima del 60% prevista dalla legge, si siano spontaneamente offerti, postergando le proprie ragioni e mantenendo l'operatività delle linee di credito in vigore, di creare le condizioni per consentire il pagamento integrale della minoranza rimasta estranea all'accordo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 07 aprile 2016.




Scioglimento e sospensione dei contratti bancari con patto di compensazione e mandato all'incasso. Natura temporanea della sospensione. Finanziamenti urgenti nel concordato con riserva e mantenimento delle linee autoliquidanti

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Instaurazione del contraddittorio con il contraente in bonis - Scioglimento - Necessità - Sospensione - Opportunità

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Deposito della domanda - Effetti - Cristallizzazione dei debiti della massa - Apertura del procedimento

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Autorizzazione allo scioglimento dei contratti pendenti - Ammissibilità - Disclosure - Necessità

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Sospensione dei contratti pendenti - Valutazione del tribunale

Concordato preventivo - Contratti pendenti ex articolo 169-bis l.f. - Contratti bancari

Concordato preventivo - Contratti pendenti ex articolo 169-bis l.f. - Contratti bancari - Recesso unilaterale della banca

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Anticipazione bancaria con cessione di credito anteriore alla procedura - Opponibilità - Applicazione della disciplina di cui all'articolo 169-bis l.f. - Esclusione

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratti bancari autoliquidanti - Patto di compensazione - Mandato all'incasso - Complesso di negozi tra loro connessi e collegati - Applicazione dell'articolo 169-bis legge fall. - Effetti della sospensione e dello scioglimento sui rapporti strettamente connessi - Mandato in rem propriam e patto di compensazione - Opponibilità alla massa dei creditori

Concordato preventivo - Autorizzazione in via d'urgenza a contrarre finanziamenti prededucibili funzionali a urgenti necessità relative all'esercizio dell'attività - Fattispecie limitata al concordato con continuità aziendale - Deposito di documentazione completa e corredata da un piano finanziario - Necessità

Concordato preventivo - Tipologie di finanziamenti previsti dagli articoli 182-quater e 182-quinquies - Mantenimento delle linee di credito autoliquidanti - Concordato con riserva

Concordato preventivo - Sospensione dei contratti pendenti di cui all'art. 169-bis l.f. - Contratti bancari - Tutela del contraente in bonis - Accantonamento dei futuri incassi su conto corrente gestito dal commissario giudiziale

Benché la nuova formulazione dell'articolo 169-bis legge fall. abbia espressamente prescritto la necessità dell'instaurazione del contraddittorio con il terzo contraente per l'ipotesi in cui venga chiesta l'autorizzazione allo scioglimento dei contratti pendenti, ma nulla disponga in ordine alla misura temporanea della sospensione, si deve ritenere che l’instaurazione del contraddittorio sia oltremodo opportuna ed utile ai fini di una decisione destinata comunque ad incidere a svantaggio della parte contrattuale in bonis, a maggior ragione se si tiene conto della speditezza, della celerità e della informalità con cui il giudice può convocare le parti interessate e discutere nel dettaglio su rapporti giuridici complessi come quelli bancari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il deposito della domanda di concordato preventivo con riserva è idoneo a produrre l'effetto della cristallizzazione dei debiti della massa e, quindi, l'apertura del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché gli strumenti dello scioglimento e della sospensione dei contratti pendenti di cui all'articolo 169-bis legge fall. sono stati previsti dal legislatore allo scopo di favorire le procedure concorsuali alternative al fallimento ed agevolare l'imprenditore nella predisposizione di un piano di ristrutturazione che sia più favorevole ai creditori e comunque finalizzato a superare la crisi d’impresa, si deve ritenere che durante la fase di concordato con riserva sia possibile autorizzare non solo la sospensione dei rapporti pendenti, ma anche lo scioglimento, a condizione che il giudice, grazie ad una adeguata disclosure offerta dal ricorrente, possa svolgere una più approfondita analisi del contesto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In presenza di domanda di sospensione di contratti pendenti in fase di concordato prenotativo, e quindi in assenza di un piano, compito del tribunale sarà quello di valutare in concreto se per la realizzazione del piano concordatario sia più favorevole la prosecuzione piuttosto che la sospensione e/o lo scioglimento del rapporto contrattuale e dovrà, altresì, valutare la convenienza economica e, quindi, il prevedibile risparmio di costi futuri, certi e prededucibili, che altrimenti andrebbero ad erodere la massa attiva in danno dei creditori.

Al fine di consentire le indagini di cui sopra, il debitore dovrà offrire una disclosure sia sulle scelte del tipo di concordato (liquidatorio, in continuità aziendale, diretta o indiretta, con affitto d'azienda o immediata cessione della stessa) sia sugli elementi strutturali del piano in corso di predisposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La regola della prosecuzione dei contratti pendenti alla data dei presentazione della domanda di concordato preventivo si applica anche ai contratti bancari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può disporsi la sospensione o lo scioglimento ex articolo 169-bis legge fall. dei contratti bancari che non siano pendenti al momento della presentazione della domanda di concordato preventivo per effetto del recesso unilaterale notificato dalla banca al cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'anticipazione bancaria accompagnata da cessione di crediti in favore della banca che sia stata notificata al debitore prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo nel registro delle imprese è opponibile alla procedura e gli effetti traslativi della cessione impediscono che alla fattispecie possa essere applicata la disciplina dei contratti pendenti di cui all'articolo 169-bis legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti bancari autoliquidanti che prevedano il patto di compensazione o il mandato all'incasso sono il frutto di un complesso di negozi tra loro strettamente connessi e collegati durante lo svolgimento dei quali permane a carico della banca l'obbligo di provvedere all'incasso dei crediti oggetto di anticipazione e di dare esecuzione alla compensazione, garantendo un comportamento diligente nella gestione dei rapporti ed il perdurare di un servizio di cassa nel limite dell'importo pattuito; detti contratti rientrano, pertanto, nel perimetro di applicazione dell'articolo 169-bis legge fall., con la precisazione che l'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento dei medesimi coinvolgerà anche i rapporti giuridici ad essi strettamente connessi, quali il mandato in rem propriam o il patto di compensazione che siano opponibili alla massa dei creditori in quanto notificati al debitore in data anteriore alla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La facoltà prevista dal nuovo terzo comma dell'articolo 182-quinquies legge fall. di ottenere l'autorizzazione in via d'urgenza a contrarre finanziamenti prededucibili funzionali a urgenti necessità relative all'esercizio dell'attività aziendale è riservata ai concordati che intendono garantire la continuità aziendale e che durante la fase di concordato con riserva abbiano l'esigenza di reperire finanziamenti; ne consegue che in assenza di una attestazione, del resto incompatibile con i motivi di urgenza, il debitore dovrà comunque depositare una documentazione completa e corredata da un piano finanziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In seguito all'intervento di cui al D.L. 83/2015 ed alla successiva legge di conversione, è possibile affermare che le tipologie di finanziamenti previsti dagli articoli 182-quater e 182-quinquies legge fall. possono essere cosi individuate:
1.finanziamento “in funzione” della predisposizione del piano (182-quater, comma 2);
2.due tipi di finanziamenti contratti “in occasione” della procedura concordataria: il primo copre tutta la fase concordataria (182-quinquies, comma 1);
3.mentre il secondo risponde ad esigenze d’urgenza insite nella fase prenotativa (182-quinquies, comma 3), in presenza di una procedura necessariamente in continuità aziendale;
4.finanziamento in esecuzione del concordato preventivo.

La facoltà di ottenere l'autorizzazione al "mantenimento delle linee di credito autoliquidanti in essere al momento del deposito della domanda” rientra della terza tipologia di finanziamento, la quale può essere richiesto quindi in fase di concordato preventivo con riserva con prospettiva di prosecuzione di attività aziendale, in presenza di motivi d’urgenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché la sospensione dei contratti pendenti di cui all'articolo 169-bis legge fall. ha natura provvisoria, il tribunale può disporre che l'oggetto di futuri incassi da parte dell'imprenditore, conseguenti alla sospensione dei contratti bancari e dei negozi ad essi connessi, confluiscono su conto corrente aperto dalla procedura concordataria vincolato all'ordine dell'organo commissariale, ciò garanzia del terzo contraente in bonis per l'ipotesi di mancato scioglimento dei rispettivi contratti o di mancato deposito del piano concordatario cui non faccia seguito una dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 05 aprile 2016.




È inammissibile l'azione revocatoria dell'atto di assegnazione effettuato a seguito di scissione societaria

Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà

È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 01 aprile 2016.




Concordato con riserva, natura perentoria del termine per il deposito del piano, impugnazione del diniego della proroga e presentazione di nuova domanda di concordato

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Termine per la presentazione della proposta, del piano e dell’ulteriore documentazione - Natura perentoria - Istanza di proroga - Rigetto - Impugnabilità in cassazione

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Mancata presentazione della proposta, del piano e dell’ulteriore documentazione - Inammissibilità della domanda - Deposito di nuova domanda di concordato - Ammissibilità

Concordato preventivo - Pendenza della procedura di concordato - Presentazione di nuova autonoma domanda - Volontà del proponente di rinunciare a quella in precedenza depositata

In presenza di una domanda di concordato preventivo con riserva, il provvedimento del tribunale che abbia rigettato l'istanza di proroga del termine per il deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui ai commi secondo e terzo dell'art. 161 legge fall., resta insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)

Respinta l'istanza di proroga e scaduto il termine concesso ex art. 161, comma 6, legge fall., la domanda di concordato deve essere dichiarata inammissibile dal tribunale, ai sensi dell'art. 162, comma 2, legge fall.; va, tuttavia, fatta salva la facoltà per il proponente, in pendenza dell'udienza fissata per la dichiarazione di inammissibilità, ovvero anche per l'esame di eventuali istanze di fallimento, di depositare una nuova domanda di concordato, ai sensi del primo comma dell'art. 161 legge fall. (corredata della proposta, del piano e dei documenti), dalla quale si desuma la rinuncia a quella con riserva, sempre che la nuova domanda non si traduca in un abuso dello strumento concordatario. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)

Poiché rispetto al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può che essere unico, qualora la procedura di concordato sia pendente non è configurabile un'ulteriore domanda di ammissione avente carattere di autonomia (Cass. 495/015), a meno che da quest'ultima non si desuma l'inequivoca volontà del proponente (pur se non espressa con formule sacramentali) di rinunciare a quella in precedenza depositata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 31 marzo 2016.




Il rapporto processuale con il debitore concordatario si costituisce con il deposito del ricorso per concordato anche con riserva. Regime transitorio per l'applicazione del silenzio-assenso

Concordato preventivo - Costituzione del rapporto processuale - Deposito del ricorso per concordato anche con riserva

Concordato preventivo - Approvazione - Voto - Adesioni alla proposta - Domanda di concordato depositata anteriormente all'entrata in vigore del d.l. n. 83 del 2012 - Voto dei creditori - Principio del silenzio-assenso ex art. 178 l.fall. novellato - Inapplicabilità - Fondamento

Il debitore, per quanto non ancora ammesso al concordato preventivo con il decreto di cui all'art. 163 legge fall., già acquisisce lo statuto di debitore concordatario per il solo deposito della domanda ai sensi dell'art. 161 legge fall., costituendosi il rapporto processuale con il giudice, chiamato ad una pronuncia su di essa e prima ancora instaurandosi un regime di controllo giudiziale sull'amministrazione (com'è evidente ad es. nel concordato con riserva, nonché quanto ai contratti pendenti ex art. 169-bis legge fall.), oltre che uno statuto di relativa insensibilità del patrimonio alle iniziative di terzi (ex art. 168 legge fall.), con regole sui crediti e l'inefficacia addirittura importate dal fallimento e progressivamente estese (da ultimo, l'art. 43, comma 4, nell'art. 169 legge fall. novellato dal d.l. n. 83 del 2015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di voto nel concordato preventivo, il principio del cd. silenzio-assenso previsto dall'art. 178, comma 4, legge fall., come modificato dall'art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012 nel testo risultante dalla conversione nella l. n. 134 del 2012, si applica a tutti i procedimenti per concordato preventivo la cui domanda sia stata depositata a far data dal giorno 11 settembre 2012 (art. 33, comma 3, del menzionato decreto legge). Ne consegue che la disposizione così novellata non costituisce la regola di organizzazione delle adesioni alle proposte concordatarie presentate prima di tale data, anche se il nuovo regime era già vigente alla data di ammissione alla suddetta procedura concordataria. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I 14 marzo 2016.




L'esdebitazione si applica anche al debito previdenziale che non può essere considerato estraneo all'esercizio dell'attività di impresa

Esdebitazione - Esclusione dalla esdebitazione - Recupero della contribuzione obbligatoria - Infondatezza

Fallimento - Esdebitazione - Debito verso gli enti previdenziali - Rapporti estranei all'esercizio dell'impresa - Infondatezza

Esdebitazione - Debiti esclusi - Debiti personali non assunti per l'esercizio dell'impresa - Applicazione ai debiti previdenziali - Esclusione

L'interpretazione secondo la quale l'esdebitazione non può trovare applicazione per il recupero della contribuzione obbligatoria, avente natura pubblicistica, è manifestamente infondata, atteso che l'art. 120 legge fall., nel prevedere, al comma 3, che con la chiusura del fallimento i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non soddisfatta dei loro crediti, fa espressamente salvi gli articoli 142 e ss., ove l'art. 142, al penultimo comma, nel disporre l'esclusione dall'esdebitazione, non menziona il debito previdenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E' infondata la tesi secondo cui il debito verso gli enti previdenziali rientrerebbe nei "rapporti estranei all'esercizio dell'impresa", ex art. 142, comma 3, ex lett. a), legge fall., atteso che il rapporto previdenziale sorge "in occasione" del rapporto di lavoro ed è estraneo ad ogni scelta imprenditoriale e comunque volontaristica del datore di lavoro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La modifica all'art. 142, comma 3, lett. a), legge fall., introdotta dal decreto correttivo (che dispone l'esclusione dall'esdebitazione per "gli obblighi di mantenimento ed alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all'esercizio dell'impresa") va nel senso di individuare l'area oggettiva dell'esclusione come relativa ai debiti personali non assunti per l'esercizio dell'impresa, ed anzi la formula adottata della "estraneità" priva di significato ogni tentativo di ricomprendere nell'ambito dell'esclusione i cd. debiti involontari; mentre i debiti previdenziali sono strettamente collegati all'esercizio dell'impresa e della stessa costituiscono necessaria conseguenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 11 marzo 2016.




Viola la fattibilità giuridica la proposta concordataria di tipo 'misto' che preveda, come effetto della scissione, l'esdebitazione totale ed il ritorno in bonis della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità

Concordato preventivo - Provvedimento che decide sull'omologazione - Impugnazione - Termine

Concordato preventivo - Concordato misto - Scissione parziale - Esdebitazione totale della società scissa che prosegue l'attività - Violazione dell'articolo 2506-quater c.c. - Sussistenza

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione - Esdebitazione totale della società scissa in continuità - Violazione dell'articolo 2740 c.c. - Sussistenza

Concordato preventivo - Concordato misto - Devoluzione ai creditori solo di una parte dei proventi della continuità aziendale - Violazione del requisito della fattibilità giuridica - Sussistenza

Il reclamo alla corte d'appello avverso il decreto con il quale il tribunale ha provveduto sull'omologazione (accordandola o negandola) del concordato preventivo, ai sensi dell'art. 183 legge fall., va proposto entro il termine di trenta giorni, in quanto la circostanza che con lo stesso reclamo possa essere impugnata anche la eventuale sentenza dichiarativa di fallimento, impone, in base ad una lettura costituzionalmente orientata della norma, l'applicazione del medesimo termine dell'art. 18 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Costituisce violazione dell'articolo 2506-quater c.c., ed è quindi carente del requisito della fattibilità giuridica, la proposta di concordato misto che preveda, da una parte, la liquidazione di determinati beni mediante attribuzione di essi alla società scissionaria e, dall'altra parte, il ritorno in bonis e la totale esdebitazione, quale immediato effetto della scissione, della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Viola l'art. 2740 c.c. una proposta concordataria che preveda l'esdebitazione totale a favore della società scissa, in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale, ed il ritorno in bonis della stessa sin dal momento della conclusione dell'operazione di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Viola il requisito requisito della fattibilità giuridica la proposta di concordato misto che preveda la devoluzione in favore della procedura e, dunque, dei creditori, solo di una parte dei proventi derivanti dalla continuità aziendale, dal momento che una tale previsione contrasta con la ratio stessa dell'istituto, finalizzato, da un lato, a consentire il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, il soddisfacimento dei creditori, come emerge dalla necessità che la relazione del professionista incaricato attesti che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori rispetto alla alternativa liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 08 marzo 2016.




Acquisizione al patrimonio del fallimento dei beni oggetto degli atti a titolo gratuito ex art. 64 l.f.: modalità di trascrizione della sentenza di fallimento

Fallimento - Acquisizione al patrimonio del fallimento dei beni oggetto degli atti a titolo gratuito - Trascrizione della sentenza di fallimento (art. 88 e art. 64 L.Fall.) - Modalità

In presenza di beni immobili, la sentenza di fallimento andrà trascritta dal curatore, salvo casi particolari ed in presenza di motivate ragioni (ad es. immobili che si trovino fuori del distretto), presso la Conservatoria competente, allegando una copia autentica del provvedimento.

In presenza di beni mobili iscritti nei pubblici registri, la sentenza va notificata ai pubblici registri, allegando l'estratto della sentenza ed indicando chiaramente i numeri di targa degli autoveicoli su cui effettuare la trascrizione (la trascrizione avviene in esenzione da spese).

Si rammenta che, a norma dell'art. 64 legge fall., come novellato dalla L. n. 132/2015, i beni oggetto di atti a titolo gratuito inefficaci nei confronti della massa sono acquisiti al patrimonio del fallimento mediante trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento. In tal caso, il Curatore procederà alla trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento redigendo due distinte note. Una prima nota, avente ad oggetto la trascrizione della sentenza di fallimento ex art. 88, comma 2, legge fall., da effettuarsi (indicando il codice 617) con effetti di pubblicità notizia, a favore della massa dei creditori e contro il fallito, da riferirsi a tutti i beni immobili di sua proprietà o ai diritti reali (o equiparati) di cui è titolare. Una seconda nota, finalizzata all'acquisizione dei beni ex art. 64, comma 2, legge fall. ed alla decorrenza del termine per il reclamo ex art 36 legge fall., da effettuarsi (con il codice 600, apprensione di beni al fallimento ex art. 64, comma 2, legge fall.) a favore della massa dei creditori contro l'avente causa dal fallito ed il medesimo fallito, da riferirsi ai soli beni oggetto di alienazione a titolo gratuito.
Tribunale Siracusa, sez. Fallimentare 08 marzo 2016.




Scissione: la Cassazione definisce il perimetro della responsabilità solidale 'nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto'

Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Beneficio di previa escussione - Esclusione - Beneficium ordinis

Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Determinazione della misura della garanzia patrimoniale - Esclusione - Determinazione della misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione - Responsabilità dell'intero debito della società cui il debito è trasferito o mantenuto - Responsabilità delle altre società nei limiti della quota di loro spettanza

Scissione societaria - Responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Debitori solidali che rispondono in misura diversa della medesima prestazione

L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 07 marzo 2016.




Coincidenza di commissario giudiziale e liquidatore: pur essendovi conflitto di interessi spetta il doppio compenso

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Svolgimento da parte della stessa persona dell'incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione di ruolo e compensi

Concordato preventivo - Ruoli di commissario giudiziale e di liquidatore - Distinzione - Compensi

Concordato preventivo - Doppio incarico di commissario giudiziale e di liquidatore - Conflitto di interessi - Sussistenza

Concordato preventivo - Nomina a liquidatore di persona già in carica come commissario giudiziale - Conflitto di interessi - Sussistenza - Diritto al doppio compenso

In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, nel caso in cui il medesimo soggetto ricopra il doppio incarico, prima di commissario giudiziale e poi di liquidatore, il relativo compenso non può prescindere dal distinto ruolo assunto dal conseguente espletamento di ulteriore e diversa attività che merita quindi separata ed autonoma remunerazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del concordato preventivo, la specifica caratterizzazione dell'incarico di liquidatore ne rivela l'ontologica distinzione rispetto all'ufficio del commissario giudiziale, il quale, laddove la liquidazione sia affidata al diverso soggetto, nel suo espletamento è tenuto a svolgere attività di sorveglianza e controllo, così che la coincidenza soggettiva non incide sulla sfera delle rispettive funzioni, le quali restano distinte e non assimilabili e pertanto meritevoli di distinto compenso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
 
La nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale collide con il requisito di cui al combinato disposto degli articoli 182, comma 2, e 28, comma 2, legge fall. che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi, invece, configurabile laddove nella sua persona si accumulino la funzione gestoria con quella di sorveglianza dell'adempimento del concordato, di cui all'articolo 185, comma 1, legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nonostante la nomina a liquidatore della persona già in carica come commissario giudiziale con collida con il requisito che il liquidatore sia immune da conflitto di interessi, si deve tuttavia ritenere che qualora la nomina a liquidatore del commissario giudiziale non sia stata oggetto di contestazione e l'attività sia stata conseguentemente svolta, non possa negarsi al liquidatore il compenso per l'attività svolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 07 marzo 2016.




Contenuti della proposta di concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo

Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - I contenuti della proposta: l'ammontare del 20% dei crediti chirografari, formazione delle classi, valutazione di integrale adempimento della proposta, utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore

Nel concordato che non sia qualificabile come in continuità, la proposta deve assicurare, a pena di inammissibilità, il pagamento dell'ammontare del 20% dei crediti chirografari, il che significa che il debitore deve assumere necessariamente un'obbligazione di pagamento di carattere monetario.

Nel concordato che non sia qualificabile come in continuità la possibilità di assicurare pagamenti differenziati per classi autorizza che alcuni crediti (opportunamente classati), sia pagati in percentuale inferiore al 20%, a condizione che la media ponderata dei pagamenti, facendo riferimento al complessivo ammontare dei crediti chirografari ab origine e di quelli degradati al chirografo, sia pari o superiore alla soglia di legge.

Il pagamento del 20% dell'ammontare complessivo dei crediti chirografari costituisce il parametro cui ancorare la valutazione di integrale adempimento della proposta, nonché la valutazione di non scarsa importanza dell'eventuale inadempimento.

La previsione di cui all'art. 161, comma 2, lett e), per cui "in ogni caso la proposta deve indicare l'utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore", non autorizza il debitore, nei concordati sussumibili nell'art. 186 bis legge fall., a prevedere che il soddisfacimento di alcuni creditori possa prescindere dal pagamento o da altre forme di soddisfacimento tangibile (quali quelle elencate, in via meramente esemplificativa dall'art. 160, comma primo lett. a) legge fall.) dei crediti di titolarità dei creditori stessi.
Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.




Offerte concorrenti nel concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo

Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - Le offerte concorrenti: inammissibilità delle proposte chiuse o vincolate, applicazione alle procedure con continuità aziendale, competenza del tribunale e del giudice delegato nella gestione della gara, interruzione del contratto preliminare pendente avente ad oggetto l'azienda, il ramo o specifici beni che ne fanno parte, conclusione della gara prima della scadenza del termine per il deposito della relazione ex articolo 172 l.f.

La nuova disciplina delle offerte concorrenti comporta che debbano essere ritenute sempre inammissibili le proposte cd. chiuse o vincolate, il che non esclude che la proposta possa essere accompagnata da un'offerta da parte di un soggetto già individuato, fermo restando l'obbligo, da parte del tribunale, di attivare la ricerca di altri interessati all'acquisto.

La disciplina delle offerte concorrenti si applica a qualsiasi trasferimento di beni in ambito concordatario e quindi non soltanto nelle procedure di natura liquidatoria, ma anche nelle procedure con continuità mista e con continuità funzionale alla cessione dell'azienda.

Il decreto con cui si dispone la ricerca di interessati all'acquisto e l'apertura di un procedimento competitivo, nonché le regole della gara, è di competenza del tribunale in composizione collegiale, spettando al giudice delegato soltanto la conduzione della gara tra i diversi offerenti, senza che sia possibile, per l'organo giurisdizionale, delegare tale funzione al commissario giudiziale.

La norma di cui all'ultima parte del comma primo dell'art. 163-bis legge fall., integrando un'eccezione al principio della prosecuzione dei contratti pendenti nel concordato, va riservata, nella sua applicazione, ai contratti preliminari conclusi dal debitore, prima del momento di apertura del concorso, aventi per oggetto l'azienda, il ramo d'azienda o specifici beni facenti parte dell'azienda.

La norma secondo la quale la gara deve concludersi prima dell'adunanza dei creditori va raccordata con la necessità che il commissario giudiziale sia a conoscenza dell'esito della gara prima della scadenza del termine di 45 giorni antecedenti all'adunanza, termine fissato per il deposito della relazione ex art. 172 legge fall., dal momento che il debitore deve modificare la proposta e il piano in conformità all'esito della gara.
Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.




Proposte concorrenti nel concordato preventivo dopo il D.L. 83/2015: le indicazioni del Tribunale di Bergamo

Applicazione del D.L. 83/2015 - Principi generali da adottarsi nella pratica applicazione delle norme contenute agli artt. 160, 161, 163 e 163-bis legge fall. - Le proposte concorrenti: termine per la consegna al commissario giudiziale delle scritture contabili, legittimazione alla presentazione di una proposta concorrente, natura del termine per la presentazione della proposta concorrente e rinvio dell'adunanza dei creditori, giudizio del tribunale di ammissibilità giuridica sulla proposta concorrente, misura minima del 30% o del 40% e oggetto dell'attestazione del professionista, arresto della procedura ex articolo 173 l.f. e presentazione della proposta concorrente

Il termine previsto dall'art. 163 per la consegna al commissario giudiziale di copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili o fiscali obbligatorie va inteso quale termine acceleratorio e di obbligatorio rispetto da parte del debitore, dovendosi ritenere che il comportamento insistentemente inerte del ricorrente possa comportare l'apertura del procedimento incidentale di cui all'art. 173 legge fall., come desumibile dall'unica interpretazione sistematicamente corretta della norma di cui all'art. 185 quarto comma legge fall., che ha introdotto il principio dell'inammissibilità del comportamento ostruzionistico del debitore nella fase che precede l'omologazione del concordato.

Legittimato alla presentazione di una proposta concorrente è qualsiasi soggetto, anche non facente parte, originariamente, del novero dei creditori concorsuali, che rappresenti almeno il dieci per cento dei crediti, eventualmente per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di concordato.

Il termine previsto per la presentazione di una proposta concorrente (trenta giorni prima dell'adunanza dei creditori) va inteso come prescritto a pena di inammissibilità. Ne consegue che il Tribunale non possa rinviare la data dell'adunanza stabilita nel decreto di ammissione ex art. 163 legge fall. se non riferendosi a ragioni di carattere eccezionale che rendano indispensabile il rinvio. In tale caso è inevitabile che slitti in avanti anche il termine di legge per la presentazione delle proposte concorrenti, essendo indispensabile che detto termine sia successivo a quello fissato per il deposito della relazione che il commissario giudiziale deve redigere ai sensi dell'art. 172 legge fall.

La proposta concorrente va sottoposta al giudizio di ammissibilità giuridica del tribunale prima di essere comunicata ai creditori anche nelle ipotesi in cui non occorra verificare la correttezza dei criteri di formazione delle classi.

Se la proposta del debitore assicura il pagamento dei crediti concorsuali nella misura minima del 40% o, nel concordato con continuità, del 30%, l'attestazione del piano deve riferirsi esplicitamente anche a tale profilo, il che significa che il professionista attestatore si deve assumere la responsabilità di attestare che, sulla base di quanto da lui potuto verificare, e salvo il verificarsi di eventi non prevedibili al momento della elaborazione dell'attestazione, detta misura minima sarà effettivamente corrisposta ai creditori chirografari.

La revoca ex art. 173 legge fall. dell'ammissione al concordato, così come la rinuncia alla domanda da parte del debitore, non comporta l'arresto della procedura quando nei termini di legge sia stata presentata una proposta concorrente. In tale caso la procedura proseguirà con riferimento alla proposta concorrente.
Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.




Arresto dell'accertamento del passivo ex art. 102 l.f. e chiusura della procedura in presenza di domande tardive: le indicazioni del Tribunale di Bergamo

Arresto dell'accertamento del passivo ex art. 102 l.f. - Chiusura della procedura in presenza di domande tardive

Una volta che sia stato reso esecutivo lo stato passivo riferito alle domande tempestive, il curatore è legittimato a chiedere la chiusura della procedura per mancanza di attivo ai sensi dell'art. 118 n. 4) legge fall., anche nella pendenza di domande di ammissione tardive, dovendosi ritenere che la previsione di cui al secondo coma dell'art. 102 legge fall. sia riservata ai soli casi di insufficienza, e non di mancanza assoluta, di attivo. Tribunale Bergamo 03 marzo 2016.




Credito vantato nei confronti di società in concordato preventivo eseguito e chiusura del fallimento

Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi - Fallimento creditore di una società in concordato preventivo in fase esecutiva - Assimilabilità della fattispecie

Sussistono i presupposti per procedere alla chiusura della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 118, comma 2, legge fall., come modificato dal D.L. 83 del 27 giugno 2015 convertito in L. 132 del 6 agosto 2015, nell’ipotesi in cui il fallimento è creditore di una società in concordato preventivo che sia nella fase esecutiva e sia in attesa degli esiti della liquidazione concordataria, dovendo assimilarsi questa ipotesi a quella in cui la procedura fallimentare è paralizzata nella sua prosecuzione e definizione dalla pendenza di giudizi di cognizione o esecuzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 marzo 2016.





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