Merito


La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 25 giugno 2020.




La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 25 giugno 2020.




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 24 giugno 2020.




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 24 giugno 2020.




Profili di inammissibilità della proposta concorrente

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Profili di inammissibilità

  Tribunale Roma 03 giugno 2020.




Covid-19 e affitto di azienda: inibito al locatore l’incasso dei titoli dati in garanzia

Covid-19 – Locazione commerciale – Ordine di chiusura dei locali affittati – Canone garantito da titoli cambiari – Ordine di astensione dalla presentazione all’incasso

Può essere accolta la domanda, proposta in via d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., con la quale il conduttore chiede che sia inibito al locatore l’incasso di titoli cambiari ricevuti in garanzia del pagamento del canone laddove l’impossibilità di pagamento del medesimo sia riconducibile alle misure restrittive disposte per il contenimento del virus Covid-19 concretatesi, nel caso di specie, nell’ordine di chiusura dell’attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova 01 giugno 2020.




Fallimento di impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Eccezione di prescrizione dell’azione ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.: infondatezza

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Condizioni

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Prova per presunzioni

Non è fondata l’eccezione di prescrizione (formulata ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.) dell’azione promossa dal curatore del fallimento d’un imprenditore individuale, volta a far dichiarare il fallimento della società di fatto e occulta di cui il fallito sia risultato essere socio. Nella Relazione illustrativa al d.lgs. 5/2006 si prevede infatti, con riferimento all'art. 10 l.f., che le società non iscritte (società di fatto o irregolari e quindi, a fortiori, anche quelle occulte), continuano ad essere assoggettate a fallimento senza alcun limite temporale. Per la stessa Corte Costituzionale (ord. n. 321/2002), la necessità di dare certezza alle situazioni giuridiche “consente al legislatore di prevedere una diversa disciplina per le società ed i soci in regola con le disposizioni sulla pubblicità e per i soci e le società irregolari, se non occulti, essendo la mancata registrazione una scelta degli stessi associati, che in tal modo si espongono, per loro volontà, alle conseguenze di tale loro opzione". Né è applicabile alla società occulta il criterio di individuazione del momento di decorrenza del termine annuale ex art. 10 l.f. elaborato dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 18618/2006), con riferimento alle società non iscritte nel registro delle imprese (i.e. momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o comunque sia stata dagli stessi conosciuta): infatti, nella società occulta, non essendo volutamente esteriorizzato il vincolo sociale, i terzi possono acquisire conoscenza dell’effettiva cessazione dell’attività sociale solo con l’accertamento giudiziale della sussistenza della società occulta.

Con riferimento a un rapporto sociale occulto, ai fini dell’accoglimento d’una domanda proposta ex art. 147 quinto comma l. fall., devono sussistere gli ordinari presupposti per la configurabilità di una società ai sensi dell’art. 2247 c.c. e dunque un elemento oggettivo (conferimenti di beni o servizi; esercizio in comune di un’attività economica; partecipazione agli utili e alle perdite) e un elemento soggettivo (cd. affectio societatis, o volontà di collaborare e di creare un vincolo proiettato al raggiungimento di un risultato comune), non trascurandosi che, una volta accertato l’elemento oggettivo, quello soggettivo ricorre ex se ogniqualvolta non sia ravvisabile un altro tipo di affectio (coniugale o familiare). La natura occulta del vincolo sociale, in ogni caso, esclude la sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, là dove, al contrario, il socio occulto, proprio in quanto tale cerca sempre di "mascherare" la propria qualità di socio, attribuendo ai propri atti un nomen iuris non societario (p.e. per giustificare il pagamento di debiti sociali, asserisce di aver erogato all'imprenditore individuale meri mutui o, per gestire gli affari sociali, spende la propria qualità di commercialista di fiducia dell'imprenditore individuale). Da ultimo, l’insolvenza da prendere in considerazione è quella già accertata nei confronti dell’imprenditore individuale, ma in realtà fallito come socio di una società occulta, perché l’insolvenza della società occulta è la stessa insolvenza dell’imprenditore apparentemente individuale già dichiarato fallito, onde non occorre provare l’insolvenza dei soci occulti, perché il loro fallimento è conseguenza automatica del fallimento sociale ex art. 147 primo comma l. fall.

L'esistenza del contratto sociale, oltre che da prove dirette, può risultare da manifestazioni esteriori rivelatrici delle componenti del rapporto societario, potendo il giudice accertare tale elemento mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni. In particolare, sono indici rivelatori le fideiussioni e i finanziamenti in favore dell’imprenditore individuale quando, per la loro sistematicità e per ogni altro elemento concreto, siano ricollegabili a una costante opera di sostegno all’impresa, qualificabile come collaborazione di un socio al raggiungimento degli scopi sociali, tenuto conto che la sistematicità non va intesa in senso meramente quantitativo, potendo pochi interventi di finanziamento costituire un indice rivelatore del rapporto societario in presenza di altre circostanze come, ad esempio, l’effettuazione in momenti decisivi per lo sviluppo dell’impresa o per evitarne la crisi; a maggior ragione quando i finanziamenti non siano giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 29 maggio 2020.




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 29 maggio 2020.




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 29 maggio 2020.




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 29 maggio 2020.




Affitto di azienda e COVID-19: Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali secondo la destinazione dedotta in contratto

Locazione – Affitto di azienda – Emergenza COVID-19 – Obbligo di pagamento dei canoni – Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali per la destinazione dedotta in contratto

L’art. 91, comma 1, del decreto c.d. Cura Italia del 17 marzo 2020, nella parte in cui prevede una “esclusione di responsabilità del debitore” incide sull’obbligo del debitore inadempiente di risarcire il danno causato dal tardivo o mancato adempimento, ma non lo libera dai propri obblighi contrattuali.

Nell’ambito di un rapporto di locazione, la citata norma non consente dunque di incidere sull’obbligazione di pagamento del canone nell’ipotesi in cui il conduttore sia stato costretto a sospendere l’attività d’impresa, soluzione che può invece essere reperita nel combinato disposto degli artt. 1256 c.c. e 1464 c.c..

In tal caso ricorre difatti una ipotesi di impossibilità della prestazione della pare affittante che si caratterizza per essere:
a) parziale, laddove la prestazione del locatore è divenuta impossibile quanto all’obbligo di consentire all’affittuario l’esercizio del diritto a svolgere l’attività, ma è rimasta possibile quanto alla concessione del diritto di fruire dei locali per altri usi;
b) temporanea perché l’inutilizzabilità del ramo di azienda affittato per la vendita al dettaglio è stata limitata per il periodo durante il quale le autorità hanno impedito lo svolgimento dell’attività per far fronte all’emergenza COVID-19. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 29 maggio 2020.




Covid-19: concordato con riserva e concessione ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva

Concordato preventivo con riserva – Sospensione dei termini processuali ex art. 36, d.l. n. 23/2020 – Concessione di ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva ex art. 9, d.l. n. 23/2020 – Applicabilità della norma anche alle procedure pendenti alla data del 23 febbraio 2020 – Termine originario già prorogato dal tribunale: necessità – Verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi – Istanza del debitore e parere del pre-commissario – Ulteriori documenti – Non necessità

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., per effetto del combinato disposto dell’art. 83 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 e dell’art. 36 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23, il termine per il deposito della proposta definitiva è sospeso ex lege dal 9 marzo all’11 maggio 2020 e, conseguentemente, da tale ultima data riprende a decorrere il termine sospeso per un numero di giorni pari a quelli intercorrenti tra il 9 marzo ed il termine originario.

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., il debitore può chiedere al tribunale la concessione di un ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva di novanta giorni ex art. 9, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, anche se la procedura era già pendente al 23 febbraio 2020, a condizione che abbia già esaurito la facoltà concessa dall’art. 161, co. 6, l. fall., di richiedere la proroga del termine e subordinatamente alla verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi, così come emergenti dall’istanza del debitore e dal parere del pre-commissario, senza che siano necessari ulteriori documenti. (Marco Rubino) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 28 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa

Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa - Ammissibilità

Il disposto ex art. 83 t.u.b. va interpretato tenendo conto della ratio legis, onde debbono considerarsi improcedibili tutte le domande, costitutive o di condanna o di accertamento mero, in quando siano destinate ad incidere sullo stato passivo della banca posta in liquidazione coatta amministrativa.

L’azione volta a far accertare la sola intervenuta estinzione d’un credito vantato contro un’impresa da una banca in l.c.a. (senza che siano fatti valere contro la banca crediti restitutori o risarcitori, anche destinati a compensazione) non ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 83 t.u.b. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 19 maggio 2020.




Il termine per la risoluzione del concordato liquidatorio decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione

Concordato preventivo – Risoluzione – Concordato liquidatorio – Decorso del termine di un anno ex art. 186, comma 3, legge fallim.

L’art. 186, comma 3, legge fallim., ove stabilisce che il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato, deve essere interpretato nel senso che ove il termine in questione non sia stato fissato in modo tassativo esso decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione che si compiono non soltanto con la vendita dei beni, ma anche con gli effettivi pagamenti.

Detta interpretazione appare ancor più corretta se si consideri che il legislatore, all’art. 186 legge fallim., ha voluto utilizzare proprio la generica espressione “adempimento” e non già quella specifica di “pagamento”.

Nel concordato liquidatorio i termini di adempimento del piano non possono che qualificarsi come “mere prospettazioni”, non potendosi certo trascurare che tali termini dovranno necessariamente confrontarsi con l’andamento dei mercati, delle vendite e dunque con elementi esogeni ed incontrollabili ex ante; ne discende che ove non risultino non conclusi gli adempimenti previsti dal piano, non può dirsi iniziato il decorso del termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 16 maggio 2020.




Covid-19 e locazione: inibitoria all’incasso di titoli consegnati in garanzia al locatore

Procedimento cautelare – Tutela ex art. 700 c.p.c. – Contratto di locazione ad uso diverso – Pagamento dei canoni – Titoli a garanzia – Chiusura temporanea dell’attività imprenditoriale del conduttore a causa del Covid-19 – Inibitoria all’incasso – Ammissibilità – Fondatezza

Sussiste il fumus boni juris dell’istanza cautelare di urgenza con cui il conduttore di immobile ad uso commerciale chiede che venga inibito al locatore di porre all’incasso gli assegni bancari rilasciati in garanzia del puntuale e regolare pagamento dei canoni di locazione, sul presupposto della impossibilità al pagamento in conseguenza della chiusura dell’attività imprenditoriale disposta dalle misure restrittive in vigore per il contrasto alla pandemia da Covid-19. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 12 maggio 2020.




Il giudice ordinario può sempre disapplicare la tariffa professionale se illegittima

Onorari e diritti di avvocato e procuratore – Tariffa professionale – Mancanza di ragionevolezza e di proporzione – Caso concreto – Disapplicazione – Ammissibilità

Il giudice ordinario può sempre disapplicare l’atto amministrativo illegittimo (nel caso di specie la tariffa professionale), quando, nel caso concreto, risulti mancante di ragionevolezza o di proporzione, canoni che debbono sempre ispirare sia la normazione primaria che quella secondaria, ex art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E, sul contenzioso amministrativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 maggio 2020.




Covid-19: l’improcedibilità dei ricorsi per dichiarazione di fallimento non si applica alla richiesta di auto-fallimento di cui all’art. 14 l.f.

Fallimento – Emergenza COVID-19 – Improcedibilità – Auto-fallimento – Applicazione dell’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23 – Esclusione

L’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23, il quale ha previsto l’improcedibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati dal 9 marzo al 30 giugno 2020, non richiama l’art. 14 l.f. (Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento) e non è pertanto applicabile a tale fattispecie, specialmente laddove l’insolvenza e l’impossibilità di una liquidazione in bonis sia già acclarata alla data di chiusura del bilancio di esercizio 2018 e l’imprenditore, all’udienza all’uopo fissata, abbia insistito per la dichiarazione di fallimento, palesando in tal modo il proprio disinteresse rispetto agli effetti protettivi introdotti dal citato decreto-legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 08 maggio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 05 maggio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 05 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.





Sfoglia:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291