Legittimitą, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Intervento degli ascendenti nei procedimenti ablativi e limitativi della responsabilità genitoriale

Potestà dei genitori - Procedimenti ablativi e limitativi della responsabilità genitoriale - Intervento degli ascendenti - Condizioni - Conseguenze - Legittimazione ad impugnare - Sussistenza - Fattispecie

L'adozione, nel corso dei procedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale, di provvedimenti che incidano, in concreto, su situazioni giuridiche degli ascendenti - ai quali l'art. 317 bis c.c. riconosce il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni - legittima il loro intervento nel processo, cui consegue il potere di impugnare le statuizioni ad essi pregiudizievoli. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto ammissibile il reclamo degli ascendenti contro il provvedimento che, ai sensi dell'art. 336 c.c., aveva sospeso la responsabilità genitoriale e vietato l'avvicinamento al minore anche ai nonni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 giugno 2021, n.18607.




Valutazioni e giudizi personali denigratori di altri magistrati

Disciplina della magistratura - Provvedimenti giurisdizionali - Valutazioni e giudizi personali su altri colleghi e su vicende estranee all’oggetto del procedimento - Illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Sussistenza - Fattispecie

In tema di responsabilità disciplinare del magistrato, costituisce comportamento gravemente scorretto del magistrato nei confronti di altri magistrati, delle parti e dei loro difensori, integrante l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, l'inserimento in provvedimenti giurisdizionali di valutazioni e giudizi personali sull'operato di altri colleghi e su vicende estranee all'oggetto dei procedimenti nei quali sono pronunciati, tanto più se oggettivamente denigratori nei loro confronti. (Nella specie, è stato ravvisato l'illecito in questione nella condotta di un magistrato che, in qualità di presidente ed estensore di una sentenza, aveva indebitamente inserito nel provvedimento una serie di considerazioni critiche, diffuse e non pertinenti, sull'operato dei colleghi della Procura, che, in precedenza, avevano sollecitato il medesimo magistrato a valutare l'opportunità di astenersi dalla trattazione del procedimento, vicenda peraltro già compiutamente definita nella competente sede). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 luglio 2021, n.19028.




Concordato preventivo: il contratto preliminare stipulato dall'imprenditore costituisce una componente autonoma dell'attivo concordatario?

Concordato preventivo - Attivo - Contratto preliminare - Esclusione - Ragioni

In tema di concordato preventivo, il contratto preliminare d'acquisto stipulato dall'imprenditore istante non costituisce in sé una componente autonoma dell'attivo concordatario, attesi, per un verso la non attualità dell'effetto traslativo rimesso ad una successiva attività negoziale di entrambi i contraenti ovvero al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva resa ex art. 2932 c.c., e, per altro verso, il rischio correlato alla successiva alienazione del bene a terzi da parte del promittente venditore avuto anche riguardo all'efficacia prenotativa triennale della trascrizione ex art. 2645-bis c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 aprile 2021, n.10982.




Conseguenze del collegamento ex lege tra contratti di credito al consumo e contratti di acquisto

Collegamento negoziale tra contratti di credito al consumo e contratti di acquisto – Sussistenza “ex lege” – Conseguenze – Necessità di riscontrare la volontà dei contraenti – Esclusione – Rilevanza di tale collegamento come “questio facti” – Insussistenza

Ai sensi degli artt. 121 e 124 del d.lgs. n. 385 del 1993, nel testo originario, applicabile "ratione temporis", tra i contratti di credito al consumo finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti di acquisto dei medesimi ricorre un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori; il giudice del merito, pertanto, in sede di accertamento non deve riscontrare la volontà dei contraenti, ma ha solo il compito di verificare le clausole del contratto di finanziamento e trarre le conseguenze, in concreto, dell'incidenza su di esso della dedotta assenza di un collegato contratto di compravendita, ovvero dell'impiego della somma mutuata per una finalità diversa da quella indicata in contratto e corrispondente a una della tipologie di impiego tassativamente previste dal legislatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 luglio 2021, n.19434.




Conseguenze del collegamento ex lege tra contratti di credito al consumo e contratti di acquisto

Collegamento negoziale tra contratti di credito al consumo e contratti di acquisto – Sussistenza “ex lege” – Conseguenze – Necessità di riscontrare la volontà dei contraenti – Esclusione – Rilevanza di tale collegamento come “questio facti” – Insussistenza

Ai sensi degli artt. 121 e 124 del d.lgs. n. 385 del 1993, nel testo originario, applicabile "ratione temporis", tra i contratti di credito al consumo finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti di acquisto dei medesimi ricorre un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori; il giudice del merito, pertanto, in sede di accertamento non deve riscontrare la volontà dei contraenti, ma ha solo il compito di verificare le clausole del contratto di finanziamento e trarre le conseguenze, in concreto, dell'incidenza su di esso della dedotta assenza di un collegato contratto di compravendita, ovvero dell'impiego della somma mutuata per una finalità diversa da quella indicata in contratto e corrispondente a una della tipologie di impiego tassativamente previste dal legislatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 luglio 2021, n.19434.




Rivendica di cose fungibili nel fallimento

Fallimento - Rivendica di beni mobili - Denaro accreditato mediante bonifico bancario - Intervenuta confusione con il patrimonio del fallito - Conseguenze - Fattispecie

In sede fallimentare le cose mobili fungibili, compreso il denaro, sono rivendicabili solo se sia intervenuto un fatto che abbia determinato la loro individuazione ed evitato la confusione con il patrimonio del fallito, essendo ammissibile, nel caso di avvenuta confusione, soltanto una domanda di insinuazione allo stato passivo per un credito pari al valore dei beni appresi al fallimento. (La S.C. ha espresso il principio in giudizio in cui il creditore affermava di aver effettuato un bonifico, in favore della società poi fallita, per mero errore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 maggio 2021, n.13511.




Innovazione gravosa o voluttuaria sulle superfici esterne dell'edificio condominiale

Realizzazione del cd. “cappotto termico” - Natura - Innovazione gravosa o voluttuaria - Esclusione - Opere destinate a servire i condomini in misura diversa - Esclusione - Opere destinate al vantaggio comune e godute dall'intera collettività condominiale - Configurabilità - Conseguenze

In tema di condominio, la realizzazione di un "cappotto termico" sulle superfici esterne dell'edificio condominiale non rientra tra le innovazioni voluttuarie o gravose di cui all'art. 1121 c.c., né configura una cosa che è destinata a servire i condomini in misura diversa, oppure solo una parte dell'intero fabbricato ma, in quanto finalizzata alla coibentazione dell'edificio condominiale ed al miglioramento della sua efficienza energetica, va ricompresa tra le opere destinate al vantaggio comune dei proprietari, inclusi quelli dei locali terranei; ne consegue che, ove la sua realizzazione sia deliberata dall'assemblea, trova applicazione l'art. 1123, comma 1, c.c. per il quale le spese sono sostenute da tutti i condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 aprile 2021, n.10371.




Amministrazione straordinaria: è obbligatoria la presentazione piano di risanamento?

Amministrazione straordinaria - Presentazione piano di risanamento ad opera dell’imprenditore ricorrente - Obbligo - Sussistenza - Esclusione - Fattispecie

In tema di amministrazione straordinaria, l'art. 5 del d.lgs. n. 270 del 1999 non richiede al ricorrente la predisposizione di un piano di risanamento, né l'indicazione delle modalità che si intende impiegare per perseguire l'obiettivo del recupero dell'equilibrio economico-finanziario, spettando al commissario giudiziale spiegare come la crisi sia superabile e a quello straordinario predisporre un programma di risanamento. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto reiettivo dell'opposizione allo stato passivo fallimentare avanzata da un professionista in relazione al compenso per l'assistenza prestata all'imprenditore nelle fasi di preparazione e presentazione del ricorso finalizzato all'ammissione all'amministrazione straordinaria, compenso negatogli sull'asserito presupposto dell'insufficienza dell'attività prestata a motivo dell'inidoneità del piano predisposto a giustificare l'accesso alla procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 aprile 2021, n.10973.




Avvocato e parcelle: sì al decreto ingiuntivo sulla base del parere dell'associazione professionale e dei parametri

Avvocato – Compensi – Ricorso per ingiunzione – Parcella munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale

In tema di liquidazione del compenso all'avvocato, l'abrogazione del sistema delle tariffe professionali per gli avvocati, disposta dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla L.27 marzo 2012, n. 27, non ha determinato, in base all'art. 9 D.L. cit., l'abrogazione dell'art. 636 cod. proc. civ..

Anche a seguito dell'entrata in vigore del D. L. n. 1/2012, convertito dalla L. n. 27/2012, l'avvocato che intende agire per la richiesta dei compensi per prestazioni professionali può avvalersi del procedimento per ingiunzione regolato dagli artt.633 e 636 cod. proc. civ., ponendo a base del ricorso la parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale, il quale sarà rilasciato sulla base dei parametri per compensi professionali di cui alla L. 31 dicembre 2012, n. 247 e di cui ai relativi decreti ministeriali attuativi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 08 luglio 2021, n.19427.




Revocatoria dei pagamenti nei ‘termini d’uso’ ex art. 67 l.f.

Revocatoria fallimentare – Esenzione – Termini d’uso – Interpretazione

In tema di revocatoria fallimentare, ai fini dell’operatività dell’esenzione prevista dall’art. 67, comma 3, lett. a) della L. Fall., l’espressione "termini d’uso", utilizzata per individuare i pagamenti di beni e servizi non soggetti all’azione revocatoria, non si riferisce alle forniture che costituiscono oggetto del pagamento, ma ai pagamenti stessi, i quali risultano quindi opponibili alla massa dei creditori, anche se eseguiti ed accettati difformemente dalle previsioni contrattuali, purché siano stati effettuati secondo tempi e modalità corrispondenti a quelli che hanno caratterizzato il rapporto tra le parti nel suo concreto svolgimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 luglio 2021, n.19373.