prova estrazione


Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti

La valutazione di realizzabilità economica del piano concordatario rientra a pieno titolo nell'ambito di valutazione del tribunale in ordine al mantenimento delle condizioni di ammissibilità del piano medesimo e della proposta di concordato.

Nel giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, il tribunale è quindi tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilità giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilità economica, intesa come realizzabilità di esso nei fatti, può essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi, con ciò ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta.

(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2020, n.7158.




L’esercizio di attività commerciale non prevalente esclude la fallibilità dell’impresa agricola

Fallimento – Impresa agricola – Esercizio di attività commerciale non prevalente – Esclusione

L’esercizio di attività imprenditoriale di tipo agricolo non impedisce il contemporaneo esercizio di attività commerciale, dovendosi, in tale caso, effettuare un giudizio di prevalenza per comprendere quale sia la disciplina applicabile all’imprenditore; invero, l’imprenditore agricolo può svolgere anche attività di commercio dei propri prodotti e di prodotti acquistati da terzi - purché in misura non prevalente rispetto alle attività di cui al citato art. 2135 c.c. – senza perdere la propria natura di imprenditore agricolo e, dunque, rimanendo estraneo alla disciplina del fallimento (sulla applicazione del criterio di prevalenza ai fini dell’assoggettamento al fallimento cfr. da ultimo, Cass. I sez. 22.2.2019 n.5342).

Con la nuova formulazione dell’art. 2135 c.c., ai fini della configurabilità del carattere agricolo dell’impresa, lo sfruttamento del fondo è solo un’eventualità, atteso che il necessario collegamento funzionale con il fondo è stato sostituito dalla mera "possibilità" di una utilizzazione dello stesso; è peraltro irrilevante la circostanza che la debitrice sia mera affittuaria dei terreni su cui insistono gli immobili aziendali.

Il carattere intensivo dell'allevamento in batteria di pollame non nuoce alla qualificazione dell’attività come agricola, essendo la stessa legata solo alla cura di un ciclo biologico della vita dell'animale o anche di una fase del ciclo stesso, a prescindere dalla quantità di animali allevati e rilevando la vendita delle uova come attività connessa ex art. 2135 c.c. conseguente all’allevamento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 25 febbraio 2020, n..




Spese di giustizia: onorari e indennità direttamente anticipati dall’erario

Spese di giustizia - Onorari e le indennità - Anticipati dall’erario

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 131, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante: «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)», nella parte in cui prevede che gli onorari e le indennità dovuti ai soggetti ivi indicati siano «prenotati a debito, a domanda», «se non è possibile la ripetizione», anziché direttamente anticipati dall’erario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 01 ottobre 2019, n.217.




Fallimento: domande del lavoratore e discrimen tra la competenza del giudice del lavoro e quella del giudice fallimentare

Tribunale ordinario e foro fallimentare – Domande di accertamento e costitutive – Domande di condanna al pagamento somme – Discrimen e riparto di competenza – Improcedibilità ex art. 52 L.F.

Con specifico riguardo alle controversie di lavoro, nei casi in cui il datore di lavoro sia sottoposto a procedura concorsuale, per le domande di accertamento e costitutive promosse dal lavoratore, quali ad esempio quelle volte alla dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento ed alla relativa reintegrazione, non viene meno la competenza del giudice del lavoro, mentre per le domande di pagamento di somme di danaro - nel caso di fallimento - si verifica la vis attractiva del foro fallimentare (Cass. 19248/2007; Cass. 3129/2003; C. 7075/2002; Cass. 13580/1999; Cass. 8708/1999; Cass. 5567/1998; Cass. 4146/1997) e - nel caso di liquidazione coatta amministrativa ovvero di amministrazione straordinaria - la temporanea carenza di giurisdizione del giudice del lavoro e la conseguente improcedibilità o improseguibilità della domanda per tutta la durata della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo dinnanzi ai competenti organi della procedura, ferma restando l'assoggettabilità del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione o impugnazione davanti al tribunale fallimentare.

Anche le domande di mero accertamento e costitutive, se destinate ad incidere sulla procedura concorsuale, rientrano nella competenza del giudice fallimentare.

Il discrimen tra la competenza del giudice del lavoro e quella del giudice fallimentare può essere così sintetizzato (cfr. la recentissima Cass. 16443/18): nelle domande di competenza del giudice del lavoro rileva un interesse del lavoratore alla tutela della propria posizione all'interno dell'impresa, sia in funzione di una possibile ripresa dell'attività, sia per la coesistenza di diritti non patrimoniali e previdenziali, estranei alla realizzazione della par condicio (cfr. Cass. 19308/16; Cass. 2975/17; Cass. 24363/17); in quelle spettanti al giudice fallimentare, invece, rileva invece solo la strumentalità dell'accertamento di diritti patrimoniali alla partecipazione al concorso sul patrimonio del fallito. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
TribunaleVicenza, 10 gennaio 2019, n..




Insinuazione al passivo: omessa o assolutamente incerta esposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda

Ricorso per ammissione al passivo - Pluralità di domande - Difetto di “causa petendi" per alcune - Inammissibilità dell’intero ricorso - Esclusione - Fattispecie

Nel giudizio di insinuazione al passivo, l'omessa o assolutamente incerta esposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda rende il ricorso inammissibile ai sensi dell'art. 93, comma 4, l.fall., fermo restando che quando sia possibile individuare una o più domande sufficientemente identificate nei loro elementi essenziali, l'eventuale carenza della "causa petendi" delle altre, comporta l'inammissibilità solo di queste ultime e non dell'intero ricorso. (Nella specie la S.C. ha cassato senza rinvio il decreto del tribunale che aveva parzialmente accolto l'opposizione allo stato passivo in relazione ad una tra più domande, tuttavia inammissibile poiché priva di "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2019, n.278.




Natura eccezionale della norma di cui all’art. 110 comma 1, penultimo periodo, l.fall.. Principio di tassatività delle ipotesi di accantonamento

Fallimento – Riparto parziale – Reclamo – Rigetto

La disposizione di cui al novellato art. 110 comma 1, penultimo periodo l.fall. si applica unicamente ai crediti esclusi dal passivo fallimentare e oggetto di giudizio ex art. 98 l.fall. (di primo grado). Ne va dunque esclusa l’applicazione in via analogica per il caso di pendenza di giudizio in Cassazione ex art. 99 l.fall., atteso il carattere eccezionale di tale norma rispetto al principio di tassatività delle ipotesi di accantonamento. (Mario Pecoraro) (riproduzione riservata) TribunaleCivitavecchia, 08 gennaio 2019, n..




Comodato immobiliare a tempo determinato e fallimento del comodante

Contratto di comodato a tempo determinato – Fallimento del comodante – Obbligo di restituzione del bene a favore della curatela

In tema di comodato immobiliare a tempo determinato, il fallimento del comodante pronunciato dopo la stipulazione del relativo contratto genera l'obbligo del comodatario di restituire immediatamente, alla curatela che lo richieda, il bene oggetto del contratto stesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 ottobre 2018, n.27938.




Tassa automobilistica regionale e privilegio generale ai sensi dell’art. 2752 cod. civ.

Privilegio generale sui mobili – Art. 2752 cod. civ. – Tributi degli enti locali – Sono compresi anche i tributi regionali – Tassa automobilistica (c.d. bollo auto)

L’art. 2952, comma 3, cod. civ. che riconosce il privilegio generale sui beni mobili ai crediti per imposte, tasse e tributi previsti dalla legge per la finanza locale si applica ai tributi di tutti gli enti locali, comprese le regioni (nella specie, il tribunale in sede di opposizione allo stato passivo ha riconosciuto il privilegio generale sui mobili previsto dall’art. 2952 cod. civ. al credito della Regione per la tassa automobilistica). TribunaleVicenza, 12 settembre 2018, n..




Intervento ex art. 41 tub. del curatore nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.

In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 03 settembre 2018, n..




È revocabile l’alienazione dell’immobile alla badante in cambio di assistenza

Azione revocatoria ordinaria – Alienazione della nuda proprietà di immobile alla badante – In cambio dell’obbligo di assistenza – Natura onerosa – Sussiste – Scientia damni – Sussiste

Ove l’acquirente acquisti non gratuitamente e all’esito della instaurazione di un rapporto fiduciario, rendendo inverosimile il fatto di non essere a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente, deve ritenersi fondata l’azione revocatoria dell’alienazione.

[Nella fattispecie, la debitrice aveva trasferito alla propria badante la nuda proprietà dell’unico immobile di sua proprietà, in cambio dell’impegno dell’acquirente a prestarle assistenza per gli anni a venire. La Corte ha ravvisato l’assenza dello spirito di liberalità in relazione all’obbligo di assistenza morale e materiale assunto dall’acquirente; e, in considerazione del fatto che tale attività costituiva la prosecuzione dell’assistenza prestata già in passato, ha dedotto che quest’ultima non potesse non essere a conoscenza nel dettaglio della situazione anche patrimoniale della persona che si obbligava ad assistere.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 luglio 2018, n.19449.




Compenso professionale del sindaco della società fallita ed eccezione di inadempimento

Opposizione stato passivo – Eccezione di inadempimento – Professionista inadempiente – Responsabilità sindaco società fallita – Esclusione per intero del credito per compenso – Ammissione

Il credito per compenso professionale del sindaco della società fallita può essere interamente escluso dallo stato passivo, potendo la curatela opporre l'eccezione di inadempimento allorquando emerga che il professionista abbia violato i doveri imposti dalla legge ai componenti del collegio sindacale. (Nel caso di specie il Tribunale in composizione collegiale, pronunciandosi in sede di opposizione allo stato passivo proposta da un componente del collegio sindacale della società fallita – il quale lamentava l'esclusione del credito vantato a titolo di compenso professionale – ha ritenuto corretta la valutazione effettuata dalla curatela e confermata dal giudice delegato di opporre l'eccezione di inadempimento nei confronti del professionista, essendo emersa dagli atti allegati in giudizio ed in particolare dalla relazione ex art. 33 l.f., una grave violazione - che ha avuto efficacia deterministica rispetto al dissesto della società fallita - da parte del collegio sindacale degli obblighi di allerta imposti dalla legge). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) TribunaleComo, 17 luglio 2018, n..




Anche il concordato preventivo liquidatorio può essere risolto prima della liquidazione di tutti i beni

Concordato preventivo - Risoluzione per inadempimento anche prima della liquidazione di tutti i beni - Concordato con cessione dei beni e concordato liquidatorio

“…l’indirizzo giurisprudenziale confermato anche in sede di legittimità (v.  Cass. Civ. Sez. 1), sentenza n. 7942 del 31/03/2010, che riprende le motivazioni già rassegnate nella precedente sentenza n. 709/1993), ammette che il concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori possa essere risolto per inadempimento, con la conseguente apertura della procedura fallimentare, quando, anche prima della liquidazione di tutti i beni, emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione, in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice in merito, le somme ricavabili dalla vendita dei beni si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografi e, integralmente, i privilegiati (v. anche Trib. Genova 16 giugno 2014, in www.ilcaso.it).

Orbene, ritiene il Collegio che detto principio possa estendersi anche al concordato preventivo liquidatorio, attesa la medesimezza della ratio che individua la funzione di tale procedura concorsuale minore nel soddisfacimento non irrisorio dei creditori chirografi, di talché, se emerge l’impossibilità di addivenire a detta soddisfazione anche prima del termine fissato per l’esecuzione del piano, nulla osta alla possibilità di pronunciare la risoluzione per inadempimento.” (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 03 luglio 2018, n..




Il fallito tornato 'in bonis' non è legittimato ad agire per la caducazione della transazione conclusa dal curatore

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Transazione conclusa dal curatore - Legittimazione del fallito, tornato “in bonis”, a domandarne l’annullamento o la risoluzione - Esclusione - Fondamento - Tutela risarcitoria del fallito - Sussistenza

Il fallito tornato "in bonis" non è legittimato ad agire per la caducazione della transazione conclusa dal curatore, essendogli precluso, in virtù del principio di intangibilità dei riparti dell'attivo, di rimettere in discussione, con effetti reali, le attribuzioni patrimoniali eseguite nel corso della procedura, ma può esperire la tutela risarcitoria ove ritenga di essere stato danneggiato dall'attività dell'organo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 giugno 2018, n.16132.




Fallimento: effetti dell’ammissione al passivo e della sua esecutività nel caso di forme atipiche di cessione del credito

Cessione del credito - Fallimento del cedente - Ammissione al passivo del cessionario per il credito ceduto - Dichiarazione di esecutività dello stato passivo - Possibilità di escutere successivamente il debitore ceduto - Esclusione

In caso di cessione di un credito nella quale sia previsto che il cessionario possa discrezionalmente agire, alla scadenza del pagamento, sia verso il debitore ceduto sia verso l’originario creditore cedente (senza quindi necessariamente dover prima escutere il ceduto), in caso di successivo fallimento del cedente, l’avvenuta ammissione al passivo del cessionario per il relativo credito e la dichiarazione di esecutività dello stato passivo impediscono al cessionario medesimo di escutere successivamente il ceduto in quanto, altrimenti, si avrebbe una duplicazione della medesima pretesa creditoria. (Francesco Agostinelli) (riproduzione riservata) AppelloFirenze, 11 giugno 2018, n..




Dovere del curatore di attendere con la massima celerità all'inventario e alla liquidazione dell’attivo

Fallimento – Obblighi del curatore – Violazione del dovere di speditezza – Negligenza – Sussistenza

Posto che il curatore fallimentare deve adempiere ai doveri del proprio ufficio con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico (art. 38, comma 1, l. fall.), la violazione del dovere di speditezza, desumibile dagli artt. 87 e 104-ter l. fall., non può che essere qualificato come condotta illecita e negligente.

L’attività di inventario è rimessa integralmente alla responsabilità del curatore, il quale deve attenersi, nel suo svolgimento, al canone della massima celerità, assumendo ogni iniziativa utile o necessaria a tal fine. (Giulia Rebecca Giuliani) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 06 giugno 2018, n..




La cessione di credito, se effettuata in funzione solutoria di un debito scaduto ed esigibile, si caratterizza come anomala rispetto al pagamento effettuato in danaro od altri titoli di credito equivalenti

Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Cessione del credito - Revocabilità ex art. 67 l.fall. - Condizioni - Accordo generale per l'impiego della cessione come mezzo di pagamento - Eventuale sussistenza - Conseguenze - Fattispecie

La cessione di credito, se effettuata in funzione solutoria di un debito scaduto ed esigibile, si caratterizza come anomala rispetto al pagamento effettuato in danaro od altri titoli di credito equivalenti, in quanto il relativo processo satisfattorio non è usuale, alla stregua delle ordinarie transazioni commerciali, tanto da sottrarsi alla revocabilità esclusivamente qualora sia stata prevista come mezzo di estinzione contestuale al sorgere del debito che venga così estinto. Tuttavia, allorché le parti pattuiscano "ab origine", nell'ambito di un rapporto di durata, specifiche modalità di pagamento che prevedano il ricorso generalizzato alla cessione in parola, è alle regole di tale accordo contrattuale a monte e alle modalità seguite in concreto, che il giudice deve aver riguardo per apprezzare se l'"accipiens" sia stato effettivamente in grado di rendersi conto di un adempimento sintomatico del dissesto del debitore. (Fattispecie in materia di somministrazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2018, n.14002.




Il curatore non può sciogliersi dal preliminare se il promissario acquirente abbia trascritto prima del fallimento

Preliminare di vendita immobiliare - Facoltà di scioglimento del curatore del promittente venditore - Limiti di esercizio - Trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c. da parte del promissario acquirente - Trascrizione anche della sentenza di accoglimento della domanda - Effetto ostativo - Sussistenza - Fondamento

Il curatore fallimentare del promittente venditore di un immobile non può sciogliersi dal contratto preliminare ai sensi dell'art. 72 l.fall. con effetto verso il promissario acquirente, se quest'ultimo abbia trascritto prima del fallimento la domanda ex art. 2932 c.c. e successivamente anche la sentenza di accoglimento della stessa, in quanto, a norma dell'art. 2652, n. 2, c.c., detta trascrizione prevale sull'iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 maggio 2018, n.13687.




Fallimento del datore di lavoro ed effetti sul rapporto di lavoro

Fallimento del datore di lavoro - Cessazione dell'attività aziendale - Conseguenze sul rapporto di lavoro - Sospensione del rapporto - Crediti retributivi - Ammissione al passivo - Esclusione - Ragioni

In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione, sicché il lavoratore non ha diritto di insinuarsi al passivo per le retribuzioni spettanti nel periodo compreso tra l'apertura del fallimento e la data in cui il curatore abbia effettuato la dichiarazione ex art. 72, comma 2, l.fall., in quanto il diritto alla retribuzione non sorge in ragione dell'esistenza e del protrarsi del rapporto di lavoro ma presuppone, in conseguenza della natura sinallagmatica del contratto, la corrispettività delle prestazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 maggio 2018, n.13693.




Revocatoria di pagamento accreditato su conto scoperto con somma proveniente da separato negozio di finanziamento

Rimessa su conto corrente bancario - Revocabilità - Funzione solutoria - Indicatori - Fattispecie

In tema di revocatoria fallimentare di rimesse su conto corrente è sempre revocabile il pagamento accreditato su conto scoperto, pur se la somma provenga da un separato negozio di finanziamento concluso con la stessa banca al fine di ripianare lo scoperto di quel conto, dovendosi riconoscere la funzione solutoria ogni qual volta il pagamento sia finalizzato ad estinguere le passività correlate al conto stesso.

(Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza con la quale la corte d'appello aveva ritenuto un "mero giroconto" ed un'operazione di "mera regolarizzazione contabile" le rimesse eseguite dal fallito per restituire alla stessa banca mutuataria un "prefinanziamento" utilizzato per coprire esposizioni debitorie). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2018, n.13287.




Soglie di fallibilità ed irrilevanza dell'abbreviazione dell'esercizio ad opera dall'imprenditore

Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Soglie di fallibilità - Abbreviazione dell'esercizio compiuta dall'imprenditore - Irrilevanza

Il disposto della L. Fall., art. 1, comma 2, lett. a) e b), predetermina soglie calibrate su una prospettiva temporale annua di valutazione che non possono essere vanificate da un scelta di abbreviazione dell'esercizio compiuta dall'imprenditore; i tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento da apprezzare ai fini della verifica dei presupposti di fallibilità devono pertanto intendersi come esercizi aventi ciascuno durata annuale, a meno che non sia trascorso un lasso di tempo inferiore dall'inizio dell'attività dell'impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2018, n.12963.




Sovraindebitamento: efficacia obbligatoria e vincolante dell’accordo omologato

Crisi da Sovraindebitamento – Accordo omologato ex artt. 8 e 12 l. 3/2012 – Efficacia obbligatoria verso tutti i creditori concorsuali – Sussistenza

L’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che abbia ottenuto l’adesione dei crediti nella percentuale prevista dalla legge, spiega efficacia obbligatoria e vincolante verso tutti i creditori concorsuali anteriori, e dunque anche nei confronti del creditore rimasto silente. Va dunque sospesa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ottenuto da detto creditore per l’intero ammontare del credito nelle more del termine di adempimento dell’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleRimini, 23 maggio 2018, n..




Piano del consumatore, meritevolezza e cessione del quinto

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Falcidia credito – Pignoramento – Cessione del quinto – Meritevolezza 124-bis t.u.b.

È meritevole di accoglimento, perchè non ravvisabile la colpevolezza dell’indebitamento, il piano del consumatore avente ad oggetto debiti contratti per far fronte alle esigenze del numeroso nucleo familiare.
Al fine della valutazione della diligenza impiegata dal debitore nella assunzione delle obbligazioni, rileva la circostanza che, vigente la previsione che sancisce la verifica del merito creditizio ex art. 124-bis t.u.b. in capo all’istituto di credito, le banche abbiano comunque continuato a finanziare il debitore istante.
In ottemperanza al principio della parità di trattamento dei creditori, anche il cessionario del quinto può essere assoggettato alla falcidia del credito prevista per i creditori chirografari.
Nella valutazione della convenienza del piano rispetto alla alternativa liquidatoria, l’ O.C.C. è tenuto altresì a considerare che, ove l’immobile sottoposto ad esecuzione fosse cointestato anche al coniuge non debitore,  il creditore pignorante avrà diritto in sede di distribuzione solo alla metà del ricavato della vendita del bene, mentre la residua somma risultante dalla vendita coatta dovrà essere restituita per la metà all’altro coniuge.
Le somme a titolo di t.f.r. non possono essere messe a disposizione dei creditori quando il rapporto di lavoro del debitore istante è ancora in essere, ma solo al momento della cessazione dello stesso. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 18 maggio 2018, n..




Legittimazione del datore di lavoro alla domanda di ammissione per le quote di t.f.r. maturate dopo il 1° gennaio 2007

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - T.f.r. maturato dopo il 1° gennaio 2007 - Datore di lavoro - Omesso versamento delle quote al Fondo Tesoreria gestito dall’Inps - Insinuazione al passivo - Legittimazione attiva del lavoratore - Sussiste

In materia di insinuazione allo stato passivo, il lavoratore ha legittimazione alla domanda di ammissione per le quote di t.f.r. maturate dopo il 1° gennaio 2007 e non versate dal datore di lavoro fallito al Fondo Tesoreria dello Stato gestito dall'INPS, ai sensi dell'art. 1, comma 755, della l. n. 296 del 2006, poiché il datore di lavoro non è un mero "adiectus solutionis causa" e non perde quindi la titolarità passiva dell'obbligazione di corrispondere il t.f.r. stesso. Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.12009.




Effetti dell'atto di costituzione in mora compiuto nei confronti di impresa sottoposta ad amministrazione straordinaria

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Interruzione della prescrizione - Atto di costituzione in mora - Destinatari - Impresa in amministrazione straordinaria - Commissario straordinario - Inefficacia - Ragioni

Nel caso di impresa sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'atto di costituzione in mora proveniente dal creditore è parimenti inefficace, sia se compiuto direttamente nei confronti dell'impresa già ammessa alla procedura, perché essa non può più eseguire pagamenti, ai sensi dell'art. 49 del d.lgs. n. 270 del 1999 – che richiama l'art. 44 l.fall. –, sia se indirizzato al suo commissario straordinario, il quale non ha la libera disponibilità dei diritti e degli obblighi dell'impresa in procedura, essendo idonea a determinare l'interruzione della prescrizione del credito soltanto la presentazione della domanda di insinuazione nello stato passivo. Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.11966.




Revocatoria della vendita quando il prezzo ricavato sia stato utilizzato per pagare un creditore privilegiato

Azione revocatoria - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - "Eventus damni" - Oggetto - Lesione della "par condicio creditorum" - Presunzione legale assoluta - Fattispecie

Ai fini della revoca della vendita di beni effettuata dall'imprenditore successivamente fallito, l' "eventus damni" è "in re ipsa" e consiste nel fatto stesso della lesione della "par condicio creditorum", ricollegabile, per presunzione legale assoluta, all'uscita del bene dalla massa a causa dell'atto dispositivo; pertanto, grava sul curatore il solo onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte dell'acquirente, mentre la circostanza che il prezzo ricavato dalla vendita sia stato utilizzato dall'imprenditore per pagare un suo creditore privilegiato (eventualmente anche garantito da ipoteca) non esclude la possibile lesione della "par condicio", né fa venir meno l'interesse all'azione da parte del curatore, poiché è solo in seguito alla ripartizione dell'attivo che potrà verificarsi se quel pagamento non pregiudichi le ragioni di altri creditori privilegiati, che successivamente all'esercizio dell'azione revocatoria potrebbero in tesi insinuarsi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza con la quale era stata accolta l'azione revocatoria relativa ad un patto di futura vendita annesso ad un contratto di locazione di immobili oggetto di ipoteca a favore di istituti di credito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 maggio 2018, n.11652.




Nuova attività di impresa esercitata dal fallito e diritto del fallimento di appropriarsi dei soli risultati positivi

Fallimento - Effetti - Beni del fallito - Nuova attività di impresa esercitata dal fallito dopo la data di apertura della procedura concorsuale - Operazioni finanziarie gestite su un conto corrente già in precedenza aperto dalla società "in bonis" - Disciplina dei relativi atti - Applicabilità dell’art. 42, comma 2, l. fall. - Conseguenze

Qualora il fallito, dopo la data di apertura della procedura concorsuale, intraprenda una nuova attività d'impresa, avvalendosi per le operazioni finanziarie ad essa inerenti di un conto corrente bancario già in precedenza aperto in capo alla società "in bonis", i relativi atti non ricadono nella sanzione di inefficacia dell'art. 44 l.fall., ma restano disciplinati dall'art. 42, comma 2, l. fall., riguardante la sopravvenienza di ulteriori beni per titolo successivo al fallimento. Ne consegue che la curatela, in applicazione di tale ultima norma, ha facoltà di appropriarsi dei soli risultati positivi dell'indicata attività, al netto delle spese incontrate per la loro realizzazione, e, pertanto, può reclamare dalla banca il versamento del solo saldo attivo del predetto conto corrente, corrispondente all'utile dell'impresa, non anche la restituzione delle somme fuoriuscite dal conto per operare pagamenti nell'esercizio della nuova impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 maggio 2018, n.11541.




Termine lungo per l'opposizione allo stato passivo

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Termine semestrale di cui all'art. 327 c.p.c. - Applicabilità - Fattispecie

L'opposizione allo stato passivo può essere proposta entro sei mesi dal deposito del decreto che lo dichiara esecutivo, in applicazione analogica dell'art. 327 c.p.c., salvo che l'opponente provi di non aver avuto conoscenza dell'esistenza della procedura concorsuale. Infatti, l'assimilazione dell'istituto ai rimedi impugnatori cede solo a fronte di ulteriori esigenze di specialità e di autonomia della procedura concorsuale che trovino nella relativa disciplina apposita e distinta regolamentazione.

(Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso il decreto del tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'opposizione allo stato passivo di un creditore poiché proposta oltre il termine semestrale di cui all'art. 327 c.p.c., ritenendo irrilevante che la comunicazione formale della sua esclusione fosse pervenuta a due anni di distanza dal deposito in cancelleria del decreto di esecutività dello stato passivo, essendo il creditore già a conoscenza della procedura concorsuale). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 10 maggio 2018, n.11366.




Non ammesso al passivo il compenso del sindaco che non ha operato con diligenza e perizia

Fallimento di società per azioni – Ammissione al passivo – Da parte del sindaco per il pagamento del suo compenso – Rigetto per inadempimento degli obblighi sindacali – Opposizione – Prova dell’adempimento

Il membro del collegio sindacale che si opponga alla mancata ammissione al passivo fallimentare del suo compenso a causa del grave inadempimento agli obblighi fondamentali su di lui incombenti, deve provare i fatti costitutivi posti a fondamento dell’invocata pretesa, e cioè di avere agito con diligenza e perizia. [Nella fattispecie, la corte ha rinviato al tribunale per un nuovo esame dell’opposizione ex art.98 L.F. in quanto il giudice di prime cure non aveva indicato gli elementi concreti sulla base dei quali aveva ritenuto che la società avesse un patrimonio netto negativo e che i crediti appostati in bilancio avessero valori inappropriati.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2018, n.10749.




Amministrazione straordinaria, mancata individuazione dell’assuntore e chiusura delle procedure

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dalla cd. l. Prodi - Art. 8, comma 3, lett. b), d.l. n. 70 del 2011 - Chiusura delle procedure - Rigetto dell'omologa del concordato fallimentare - Mancata individuazione dell’assuntore - Conversione in fallimento - Termine semestrale - Decorso - Necessità - Esclusione - Fondamento

Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi disciplinata dal d.l. n. 26 del 1979, conv. con modif. dalla l. n. 95 del 1979 (cd. legge Prodi), ai sensi dell'art. 8, comma 3, lett. b), del d.l. n. 70 del 2011, conv. con modif. dalla l. n. 106 del 2011, in caso di mancata individuazione dell'assuntore del concordato fallimentare ovvero di rigetto della domanda di omologa della relativa proposta, il tribunale può disporre la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, ai sensi degli artt. da 69 a 77 del d.lgs. n. 270 del 1999, senza dover attendere il decorso del termine di sei mesi dalla conclusione dei detti procedimenti, trattandosi di norma tesa ad accelerare la chiusura di procedure aventi ormai funzioni esclusivamente liquidatorie che presuppone un nesso di consequenzialità diretta tra la mancata soluzione concordata e l'apertura del fallimento, salvo che non risultino in corso specifici e ben individuati atti di liquidazione suscettibili di determinare una pressoché immediata chiusura della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 aprile 2018, n.10384.




Opponibilità alla massa della domanda di risoluzione di un contratto avente ad oggetto beni immobili

Fallimento - Domanda di risoluzione di un contratto avente ad oggetto beni immobili - Opponibilità alla massa - Trascrizione in data anteriore al fallimento

Affinchè la domanda di risoluzione di un contratto avente ad oggetto beni immobili, promossa dalla parte in bonis prima della dichiarazione di fallimento del contraente inadempiente, sia opponibile alla massa, è necessario, ai sensi della L. Fall., art. 72, comma 5, che essa sia stata ritualmente trascritta; laddove invece quella medesima domanda giudiziale sia proposta dopo la dichiarazione di fallimento, la sua opponibilità resta preclusa dalla L. Fall., art. 45, che rende sempre inopponibili alla massa dei creditori le formalità eseguite successivamente all'apertura del concorso. In questo senso può ben dirsi che la L. Fall., art. 72, comma 5, abbia esplicitamente importato nell'ambito dei rapporti negoziali pendenti il principio di cristallizzazione dell'attivo fallimentare sotteso alla L. Fall., art. 45 legge fall. (cfr. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 22280 del 25/09/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 aprile 2018, n.10294.




Fallimento entro l'anno e cessazione di attività caratteristica dell'impresa

Fallimento - Imprenditore ritirato - Cessazione dell'attività di impresa - "Dies a quo" - Accertamento da parte del giudice del merito - Incensurabilità in cassazione - Limiti

Ai fini della decorrenza del termine annuale dalla cessazione dell'attività, intendendosi quest'ultima come il concreto esercizio dell'attività di impresa, entro il quale, ai sensi dell'art. 10 l.fall., può essere dichiarato il fallimento dell'imprenditore, anche la dismissione di tale qualità deve intendersi correlata al mancato compimento, nel periodo di riferimento, di operazioni intrinsecamente corrispondenti a quelle poste normalmente in essere nell'esercizio dell'impresa, ed il relativo apprezzamento compiuto dal giudice del merito, se sorretto da sufficiente e congrua motivazione, si sottrae al sindacato in sede di legittimità. Cassazione civile, sez. VI, 27 aprile 2018, n.10319.




La domanda di insinuazione al passivo determina l'interruzione della prescrizione anche nei confronti del fideiussore

Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Efficacia - Nei confronti del fideiussore del fallito - Operatività

La presentazione dell'istanza di insinuazione al passivo fallimentare, equiparabile alla domanda giudiziale, determina, ai sensi dell'art. 2945, comma 2, c.c., l'interruzione della prescrizione del credito, con effetti permanenti fino alla chiusura della procedura concorsuale, anche nei confronti del fideiussore del fallito, ex art. 1310, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 aprile 2018, n.9638.




Revocatoria ordinaria: grava sul fallimento l'onere di provare il danno

Azione revocatoria - "Eventus damni" - Revocatoria esercitata dal fallimento - Onere della prova a carico del fallimento - Ragioni

In tema di revocatoria ordinaria esercitata dal fallimento, non può trovare applicazione la regola secondo cui, a fronte dell'allegazione, da parte del creditore, delle circostanze che integrano l'"eventus damni", incombe sul debitore l'onere di provare che il patrimonio residuo è sufficiente a soddisfare le ragioni della controparte, in quanto, da un lato, il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori sia il debitore fallito e, dall'altro, in ossequio al principio della vicinanza della prova, tale onere non può essere posto a carico del convenuto, beneficiario dell'atto impugnato, che non è tenuto a conoscere l'effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa. Ne consegue che in tale evenienza il fallimento è onerato di fornire la prova che il patrimonio residuo del debitore fallito era di dimensioni tali, in rapporto all'entità della propria complessiva esposizione debitoria, da esporre a rischio il soddisfacimento dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 aprile 2018, n.9565.




Liquidazione del compenso del legale per il giudizio di reclamo avverso la sentenza di fallimento

Tariffe professionali - Giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento - Onorari - Tariffe relative ai procedimenti contenziosi - Applicabilità - Fondamento

Poiché il giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento ha natura contenziosa, per la liquidazione del compenso del legale si applicano gli onorari di cui ai paragrafi I, II, e IV della tabella A del d.m. n. 127 del 2004, ai sensi dell'art. 11, comma 2, del medesimo d.m., il quale, con riferimento ai procedimenti camerali, prevede l'applicabilità delle tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora sorgano contestazioni il cui esame è devoluto al giudice di cognizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 aprile 2018, n.9563.




Impugnazione della sentenza di fallimento e condanna del legale rappresentante della società alla rifusione delle spese di lite

Fallimento - Dichiarazione - Insolvenza - Rigetto di precedente istanza di fallimento - Irrilevanza

Fallimento - Dichiarazione - Insolvenza - Mancato pagamento di debiti scaduti - Necessità per il creditore di esperire infruttuose azioni esecutive - Esclusione

Fallimento - Dichiarazione - Reclamo manifestamente infondato - Condanna del legale rappresentante della società alla rifusione delle spese di lite

Ai fini della apertura della procedura di fallimento, assume rilievo l'insolvenza che si manifesta alla data della dichiarazione di fallimento ed è dunque irrilevante la circostanza del rigetto di altra precedente istanza di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il mancato pagamento di debiti scaduti è di per sè indice della incapacità del debitore di far regolarmente fronte alle proprie obbligazioni, senza necessità che il creditore debba esperire nei suoi confronti infruttuosamente azioni esecutive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'impugnazione della sentenza di fallimento che si riveli manifestamente infondata giustifica la condanna del legale rappresentante della società alla rifusione delle spese di lite in favore della curatela fallimentare, oltre al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello già versato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
AppelloVenezia, 11 aprile 2018, n..




Il Fisco può iscrivere ipoteca anche se il bene è da lungo tempo costituito in fondo patrimoniale

Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 aprile 2018, n.8881.




Illecito amministrativo della società e legittimazione processuale della curatela fallimentare

Fallimento - Legittimazione processuale della curatela fallimentare - Sanzioni amministrative - Sussistenza

Se per un verso non può affermarsi che, dopo l'apertura del fallimento, il legale rappresentante del fallimento sia sempre il curatore, atteso che, sia pure in limitati casi, coesiste con quella del curatore la legale rappresentanza del soggetto originariamente investito dei relativi poteri (ad es. per presentare istanza di concordato fallimentare o per impugnare le cartelle esattoriali che il curatore non abbia impugnato o per liquidare beni che il curatore abbia abbandonato etc.), con riferimento all'illecito amministrativo della società deve nondimeno riconoscersi la legittimazione processuale della curatela fallimentare, potendo configurarsi, in conseguenza dell'applicazione della relativa sanzione, il sorgere di un credito privilegiato dell'Erario nei confronti del fallimento, rispetto al quale deve configurarsi la legittimazione in capo all'organo istituzionalmente preposto alla ricostruzione e alla tutela del patrimonio fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 09 aprile 2018, n.15788.




Revocatoria fallimentare per far valere la sproporzione tra le reciproche prestazioni rinunciate nell'ambito di una transazione

Revocatoria fallimentare – Transazione – Sproporzione delle prestazioni ex art. 67, comma 1, n. 1, l. fall. – Onere della prova – Grava sul curatore – Valore della rinuncia allegata dalla controparte – Natura – Eccezione in senso stretto – Non sussiste – Mera difesa

In tema di revocatoria fallimentare, promossa per far valere l'affermata sproporzione tra le reciproche prestazioni rinunciate nell'ambito di una transazione intercorsa tra le parti, l'onere della prova incombe sulla parte che ha proposto l'azione revocatoria, ed ha per oggetto anche il valore della rinuncia operata da controparte, senza che possa distinguersi tra elementi dedotti dalla parte attrice ed elementi dedotti dalla convenuta, le cui allegazioni sul punto non possono considerarsi oggetto di un'eccezione in senso stretto, avendo invece natura di mere contestazioni o difese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 aprile 2018, n.8635.




Liquidazione del patrimonio ex art.14 ter L.n.3/2012 – Ammissibilità del ricorso congiunto dei coniugi

Liquidazione del patrimonio  ex art.14 ter L.n.3/2012 – Ricorso proposto in via congiunta dai coniugi – Indebitamento comune e regime di comunione legale – Ammissibilità

Liquidazione del patrimonio ex art.14 ter L.n.3/2012 – Il concetto di “debitore” può comprendere i componenti della “famiglia”

Ricorso congiunto dei componenti della famiglia alle procedure di cui alla L.n.3/2012 e esdebitazione – Giudizio di meritevolezza – Disequilibrio finanziario incolpevole

Cessione volontaria del quinto e procedure di sovraindebitamento – Gli atti di disposizione di crediti futuri non trascritti prevalgono se forniti di data certa e nei limiti del triennio

E’ ammissibile che i coniugi affrontino con un’unica procedura di liquidazione lo squilibrio finanziario correlato alla vita in comune  quando  gran parte dell’indebitamento è comune e deriva da mutuo fondiario a garanzia del quale sono stati offerti beni di cui sono contitolari i due mutuatari, peraltro in regime di comunione legale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il concetto di “debitore” di cui all’art.6 L.n.3/2012 può essere interpretato estensivamente financo a comprendere i componenti della “famiglia” che versi nella situazione rappresentata dalla norma, e questo per rispondere  a ragioni di economia processuale, per agevolare i debitori e per  una miglior tutela dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esdebitazione dei componenti della famiglia che accedono congiuntamente alle procedure di sovraindebitamento  il giudizio di meritevolezza  può essere positivamente espresso ogni qualvolta il disequilibrio finanziario si colleghi ad una incapacità di rimborso dell’esposizione debitoria  connessa all’imprevisto “familiare” (ad esempio la malattia sopraggiunta dell’uno, la perdita di lavoo dell’altro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Con riguardo ai contratti di  cessione del quinto dello stipendio e del TFR,   il decreto di apertura della liquidazione  “deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento”, con possibilità di applicazione analogica dell’art.2918 c.c. e prevalenza degli atti di disposizione di crediti futuri non trascritti sulla base della sola data certa nei limiti del triennio, così contemperandosi il favor per il ricorso alle procedure di  sovraindebitamento e la necessità di non rendere per la generalità dei consumatori più difficoltoso l’accesso ai finanziamenti garantiti dalla cessione del quinto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 08 aprile 2018, n..




Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori e legittimazione ad agire del fallito

Avviso di accertamento relativo a crediti fiscali anteriori al fallimento - Omessa impugnazione da parte del curatore per mancanza di utilità per la massa dei creditori - Legittimazione ad agire del fallito - Esclusione

E' inammissibile, per difetto di legittimazione ad agire ex art. 43, comma 1, l.fall., il ricorso del contribuente contro un avviso di accertamento concernente crediti fiscali i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione del suo fallimento, ove il curatore abbia omesso di promuovere detto ricorso non per inerzia, ma in seguito ad una esplicita presa di posizione negativa circa la sua utilità per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 aprile 2018, n.8132.




Il Tribunale può omologare il piano del consumatore anche se ultraquinquennale

Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Durata superiore a cinque anni – Omologabilità – Sussiste

Seppure la durata dei piani o accordi previsti dalla legge non possa, in linea di massima, eccedere il termine di circa 5-7 anni dall’omologa, in forza di quanto elaborato in via giurisprudenziale in materia concordataria (la cui disciplina è estendibile in via analogica alla materia del sovra indebitamento) e tenuto comunque conto delle peculiarità che contraddistinguono l’istituto, resta ferma la possibilità per il giudice di valutare l’accoglibilità del ricorso in base alle specificità caratterizzanti la fattispecie concreta, e ciò alla luce della ratio che governa la normativa salva suicidi, tenuto comunque conto delle ragioni creditorie. [Nella fattispecie, nulla avendo osservato i creditori sulla durata del piano proposto, e ritenendo gli stessi adeguatamente tutelati dall’art.14 bis della L.3/2012, il Tribunale ha omologato il piano, di durata fissata in otto anni e mezzo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleReggio Calabria, 27 marzo 2018, n..




Conseguenze del licenziamento illegittimo intimato dal curatore

Fallimento - Licenziamento intimato dal curatore - Illegittimità - Conseguenze - Retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione

Volta che la scelta di sciogliersi dal rapporto di lavoro pendente è stata effettuata dal curatore del fallimento con modalità giudicate errate con sentenza passata in cosa giudicata, la curatela è soggetta al principio, valido per ogni datore di lavoro, secondo cui nell'ipotesi di licenziamento illegittimo il legislatore ha inteso attribuire diritti retributivi al lavoratore malgrado la non avvenuta prestazione lavorativa, prevedendo analiticamente il risarcimento del danno commisurato alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione (secondo la formulazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, vigente all'epoca dei fatti), e ciò in ragione del fatto che nel caso di licenziamento illegittimo l'equiparazione della mera utilizzabilità delle energie lavorative del prestatore alla loro effettiva utilizzazione consegue, oltre che alla ricostituzione del rapporto e al ripristino della lex contractus, all'accertamento giudiziale dell'illegittimità del comportamento datoriale, e cioè dell'imputabilità al datore di lavoro della mancata prestazione lavorativa (tra molte, cfr. Cass. SS.UU. n. 2334 del 1991 e n. 508 del 1999; Cass. n. 13953 del 2000; Cass. n. 6155 del 2004). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 marzo 2018, n.7308.




Quando il curatore del fallimento sociale e dei soci illimitatamente responsabile è il medesimo va effettuata un’unica liquidazione del compenso

Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Diritto al compenso - Istanze di liquidazione distinte per il fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili - Esclusione - Unicità dell’istanza di liquidazione - Sussistenza

In fattispecie di fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, riguardo la liquidazione del compenso finale all’unico curatore nominato, va ritenuto che debba effettuarsi un’unica liquidazione calcolata sull'attivo complessivamente realizzato e sul passivo complessivamente accertato nelle tre distinte masse (nella specie, s.n.c. e due soci), trattandosi di procedimenti che sono riuniti in un simultaneus processus per esigenze di opportunità processuale, dettate dalle reciproche influenze, che si riallaccia al nesso genetico di dipendenza del fallimento del socio da quello della società, e spiega la unicità degli organi e la unicità della domanda di insinuazione del creditore sociale (in tal senso v. Trib. Trapani, 2 aprile 2003); considerato, peraltro, che anche a prescindere dalla discussa questione dei rapporti tra il fallimento della società e i fallimenti dei soci illimitatamente responsabili (fronteggiandosi la tesi dell'unicità del fallimento con quella che tende a porre in luce l'autonomia dei vari procedimenti), nel caso di fallimento di società con soci a responsabilità illimitata l'attività dell'unico curatore è pur sempre unica, anche se resa più complessa dai differenti stati passivi e dalla distinzione del patrimonio della società da quello dei singoli soci. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleRimini, 22 marzo 2018, n..




Concordato preventivo, azione di risoluzione e previsione di insufficiente realizzo

Concordato preventivo – Azione di risoluzione – Termine annuale – Natura decadenziale del termine – Rilevabilità esclusivamente ad istanza di parte

Concordato preventivo – Azione di risoluzione – Termine annuale – Natura decadenziale del termine – Rilevabilità da parte del commissario giudiziale – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Esecuzione – Previsione di insufficiente realizzo per la soddisfazione dei creditori – Risoluzione – Colpa del debitore – Irrilevanza – Dichiarazione di fallimento

Il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo, ai sensi dell’art. 186 III co. l.f., deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo degli adempimenti previsti. Tale termine, deve ritenersi decadenziale e non processuale e, pertanto, soggetto alla disciplina di cui agli artt. 2964 e ss. del cod. civ. Lo spirare di detto termine di decadenza, in forza dell’art. 2969 c.c., non è rilevabile d’ufficio non trovando applicazione la clausola di salvezza prevista dalla stessa disposizione posto che, in materia di concordato preventivo, si discute tipicamente di diritti di credito rimessi alla disponibilità delle parti. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Il commissario giudiziale nel procedimento per la risoluzione del concordato non è parte in senso proprio in quanto svolge esclusivamente funzioni di sorveglianza sul corretto adempimento del concordato a norma dell’art. 185 l.f.; pertanto, non è legittimato a far valere il decorso del termine decadenziale previsto dall’art. 186 l.f. per promuovere l’azione di risoluzione, riservata ai soli creditori. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Il concordato preventivo di natura liquidatoria deve essere risolto, a norma dell'art. 186 l.f., qualora emerga che esso sia venuto meno alla sua funzione in quanto, secondo il prudente apprezzamento del giudice del merito, le somme ricavabili dalla liquidazione si rivelino insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, i creditori privilegiati, ovvero quando venga accertata l'obiettiva impossibilità sopravvenuta di attuare le condizioni minime previste dalla legge fallimentare, indipendentemente dalla colpa del debitore. In tal caso, ove ne sia stata fatta domanda e sussistendone i presupposti, deve essere dichiarato il fallimento. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 22 marzo 2018, n..




Accordo di composizione della crisi: opponibilità dei contratti di cessione del quinto dello stipendio e di delegazione di pagamento

Accordo di composizione della crisi – Opponibilità dei contratti di cessione del quinto dello stipendio e di delegazione di pagamento – Esclusione – Equiparazione tra decreto di fissazione dell’udienza e pignoramento con effetto di spossessamento per i crediti sorti successivamente

Natura concorsuale della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento – Falcidiabilità dei crediti chirografari per prestiti da estinguersi con cessione di quote di stipendio

Convenienza della proposta – Parametro di raffronto rappresentato dalla procedura liquidatoria di cui agli artt 14-ter ss L.3/2012 – Credito da stipendio utilizzabile solo nella misura eccedente a quanto occorre per il mantenimento ex art 14-ter comma 6 lett b) L 3/2012

Il contratto di cessione di un quinto dello stipendio e la delegazione del pagamento divengono inopponibili alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento per effetto del decreto di fissazione dell’udienza di omologazione dell’accordo, in quanto equiparato all’atto di pignoramento per espressa previsione dell’art 10 co5 L. 3/2012.
Il contratto di cessione di crediti futuri (quali i crediti di lavoro) produce alla stipula effetti obbligatori, dovendosi ritenere quelli traslativi subordinati al venire ad esistenza dei crediti ceduti. Diventa quindi inopponibile per l’effetto di spossessamento prodotto dal pignoramento (e dal decreto di fissazione di udienza), che impedisce al cessionario di far valere l’acquisto di crediti sorti successivamente, poiché l’effetto traslativo dovrebbe prodursi in relazione a un diritto di cui il cedente ha perso la disponibilità.
L’equiparazione al pignoramento e gli effetti di spossessamento sono coerenti con la natura concorsuale dell’accordo di composizione della crisi: come accade per i fallimenti (in cui non può dubitarsi che anche i crediti da lavoro siano acquisiti all’attivo fallimentare) anche nell’accordo di composizione della crisi e nel piano del consumatore si crea un vincolo di destinazione sul patrimonio del debitore opponibile ai terzi, con spossessamento attenuato già ante omologa nel caso di accordo di composizione.
Ritenere inoltre che il contratto di cessione del quinto sia opponibile alla procedura di sovraindebitamento appare in radicale contrasto con l’effetto sospensivo (addirittura) delle procedure esecutive in corso che la presentazione del ricorso produce.
Posto che ex art 7 L 3/2012 è possibile la non integrale soddisfazione dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, a fortiori deve affermarsi la falcidiabilità dei crediti chirografari e tra questi quelli relativi a prestiti da estinguersi con quote di stipendio.
Eventuali contestazioni in punto di convenienza della proposta devono avere quale parametro di raffronto la procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, per effetto della quale il credito da stipendio è utilizzabile solo nella misura eccedente a quanto occorre per il mantenimento. Tale limite opera pure in presenza di atti di disposizione di tale credito.
Peraltro se gli accordi volontariamente raggiunti in precedenza tra debitore e creditore dovessero essere ritenuti vincolanti, gli stessi impedirebbero l’accesso a queste procedure, consentendo il soddisfacimento integrale di singoli creditori e la proporzionale riduzione del patrimonio da destinare al soddisfacimento di tutti gli altri. La natura concorsuale del procedimento rende incoerente il non assoggettamento del cessionario del quinto a una riformulazione dell’adempimento prevista per gli altri chirografari. (Emanuela Scaleggi) (riproduzione riservata)
TribunaleAncona, 15 marzo 2018, n..




Opposizione allo stato passivo e onere di indicazione dei documenti già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Onere della prova - Indicazione dei documenti già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, l'opponente, a pena di decadenza ex art. 99, comma 2, n. 4), della legge fallimentare, deve soltanto indicare specificatamente i documenti, di cui intende avvalersi, già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato, sicchè, per altro, in difetto della produzione di uno di essi, il tribunale deve disporre l'acquisizione dal fascicolo d'ufficio della procedura fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 marzo 2018, n.6524.




Accordo ex art. 7 l. 3/2012 di titolare di impresa agricola con il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza del 60% dei crediti ammessi al voto

Sovraindebitamento - OCC di Cremona - Omologa e Accordo ex art. 7 l. 3 gennaio 2012 n. 2

  TribunaleCremona, 14 marzo 2018, n..




Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sui beni di cooperativa sottoposta a LCA ed eccezione di cui all'art. 51 l.f.

Società cooperative - Liquidazione coatta ammnistrativa - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali - Sussistenza - Eccezione di cui all'art. 51 l.f.

In base all'art. 3 della legge 17 luglio 1974 (Norme intese ad uniformare ed accelerare la procedura di liquidazione coatta amministrativa degli enti cooperativi.), dalla data del provvedimento di liquidazione coatta, sui beni del debitore sottoposto alla procedura non può essere iniziata o proseguita alcuna azione esecutiva individuale anche se prevista da leggi speciali, essendo l'eccezione di cui all'art. 51 l.fall. relativa alla sola procedura di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleMacerata, 14 marzo 2018, n..




Prededuzione per le spese legali del creditore istante per la dichiarazione di fallimento

Fallimento – Spese legali del creditore istante – Prededuzione chirografaria

Le spese legali sostenute dal creditore istante nel procedimento per dichiarazione di fallimento vanno ammesse in prededuzione ai sensi dell'art. 111 L.F. con collocazione chirografaria, considerata la funzionalità di quel credito alla procedura concorsuale e l'utilità per i creditori derivante dall'iniziativa dell’istante, con la precisazione che dette spese devono avere come parametro i minimi tariffari ove non vi siano specifiche ragioni per applicare eventuali maggiorazioni. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) TribunaleBari, 13 marzo 2018, n..




Revoca di ipoteca costituita per un debito chirografario preesistente e ammissione al passivo della somma erogata in virtù del mutuo revocato

Fallimento - Azione revocatoria -  Revoca di ipoteca accessoria ad un mutuo che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente - Ammissione al passivo della somma (realmente) erogata in virtù del mutuo revocato

Qualora venga dichiarata la revoca ex art. 67 L. Fall., dell'ipoteca, accessoria ad un mutuo, che integri in concreto una garanzia costituita per un debito chirografario preesistente, la revoca di detta ipoteca non comporta necessariamente l'esclusione dall'ammissione al passivo di quanto erogato per il suddetto mutuo, essendo l'ammissione incompatibile con le sole fattispecie della simulazione e della novazione, e non anche con quella del negozio indiretto, poichè, in tal caso, la stessa revoca dell'intera operazione e, quindi, anche del mutuo - comporterebbe pur sempre la necessità di ammettere al passivo la somma (realmente) erogata in virtù del mutuo revocato, e ciò in quanto all'inefficacia del contratto conseguirebbe pur sempre la necessità della restituzione delle somme effettivamente erogate al mutuante, sia pure in moneta fallimentare (Cass. n. 3955 del 2016, cit.; Cass. 27/11/2013, n. 26504; Cass. 28/01/2013, n. 1807).  (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2018, n.6094.




Può accedere alla procedura di Sovraindebitamento ex l. 3/2012 anche il socio illimitatamente responsabile di società di persone fallibile

Crisi da Sovraindebitamento - Accesso alla procedura ex l. 3/2012 - Socio illimitatamente responsabile di società di persone fallibile - Istanza di nomina del professionista facente funzioni di O.C.C. - Ammissibilità

La qualità di socio illimitatamente responsabile di società passibile di fallimento, e dunque di soggetto a cui il fallimento andrebbe esteso ex art 147 l. fall., non esclude l’accessibilità alle procedure di sovraindebitamento, atteso che il socio illimitatamente responsabile non è imprenditore, in sede di estensione del fallimento della società non viene valutata la sua insolvenza e non vi è ragione per sostenere che egli, per ottenere l’esdebitazione, sia tenuto ad attendere la dichiarazione di fallimento della società; d’altra parte, l’art 12 comma 5 l.3/2012 prevede espressamente l’ipotesi del consecutivo fallimento del debitore che abbia proposto un accordo di composizione della crisi omologato; infine, il disposto dell’art 9 della legge delega n. 155/2017 indica al legislatore delegato il criterio direttivo di includere nella procedura di sovraindebitamento i soci illimitatamente responsabili, e può certamente integrare criterio interpretativo della normativa vigente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleRimini, 13 marzo 2018, n..




Reclamo avverso la sentenza di fallimento e nullità della pronuncia per mancata integrazione del contraddittorio

Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Reclamo - Curatore e creditori istanti - Litisconsorzio necessario - Sussistenza - Ordine di integrazione del contraddittorio - Omissione da parte della corte di appello - Conseguenze - Nullità della sentenza - Cassazione con rinvio al giudice del reclamo per l’integrazione del contraddittorio - Necessità

L'art. 18, comma 6, l.fall., nel testo vigente, come novellato prima dal d.lgs. n. 5 del 2006 e poi dal d.lgs. n. 169 del 2007, prescrive che il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento debba essere notificato al curatore ed alle altre parti che abbiano partecipato al giudizio innanzi al tribunale, prefigurando in tal modo un'ipotesi di litisconsorzio necessario, sicché nel caso di mancata notifica del ricorso nei confronti di una di esse, la corte d'appello deve disporre l'integrazione del contraddittorio ai sensi dell'art. 331 c.p.c. La violazione della richiamata norma da parte del giudice del reclamo comporta la cassazione, anche d'ufficio, della sentenza impugnata e la remissione della causa al medesimo giudice, perché provveda all'integrazione del contraddittorio ed alla rinnovazione del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2018, n.5907.




Controllo della attestazione del professionista in tema di stima immobiliare

Concordato preventivo - Controllo del tribunale sulla attestazione - Verifica di regolarità dell'andamento della procedura - Garanzia della corretta formazione del consenso dei creditori - Fattispecie in tema di stima di immobili

Nel concordato preventivo, spetta al giudice il compito di controllare la corretta predisposizione dell'attestazione in termini di completezza dei dati e comprensibilità dei criteri di giudizio, ciò rientrando nella verifica di regolarità dell'andamento della procedura, che è presupposto indispensabile al fine della garanzia della corretta formazione del consenso dei creditori.

[Nel caso di specie, l'attestatore aveva mancato di indicare i criteri seguiti ai fini della condivisione dei valori immobiliari riportati nella perizia di parte allegata alla domanda.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 09 marzo 2018, n.5825.




Mancato riferimento all'ammissione della curatela al patrocinio a spese delle Stato e correzione di errore materiale ai sensi dell'art. 391-bis c.p.c.

Fallimento - Curatela ammessa al pubblico patrocinio a spese dello Stato - Omessa indicazione - Errore materiale ex art. 391-bis c.p.c.

Il provvedimento che pone a carico del soccombente le spese processuali a favore della parte ammessa al patrocinio pubblico postula per legge (D.P.R. n. 115 del 2012, art. 133) che il pagamento sia eseguito a favore dello Stato, e, in tali casi, il mancato riferimento all'ammissione della curatela al patrocinio a spese delle Stato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 144 integra un mero errore materiale suscettibile di essere corretto ai sensi dell'art. 391-bis c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 marzo 2018, n.5824.




Opposizione allo stato passivo e formulazione di eccezioni non sottoposte all'esame del giudice delegato

Fallimento - Opposizione allo stato passivo -  Divieto di ius novorum con riguardo alle nuove eccezioni proponibili dal curatore - Esclusione - Riesame a cognizione piena del risultato della cognizione sommaria della verifica - Formulazione di eccezioni non sottoposte all'esame del giudice delegato

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo non opera, nonostante la sua natura impugnatoria, la preclusione di cui all'art. 345 c.p.c. in materia di ius novorum con riguardo alle nuove eccezioni proponibili dal curatore, in quanto il riesame, a cognizione piena, del risultato della cognizione sommaria proprio della verifica, demandata al giudice dell'opposizione, se esclude l'immutazione del thema disputandum e non ammette l'introduzione di domande riconvenzionali della curatela, non ne comprime tuttavia il diritto di difesa, consentendo, quindi, la formulazione di eccezioni non sottoposte all'esame del giudice delegato (Cass. n. 8929/2012, n. 3110/2015).

Nè incorre nella violazione dell'art. 112 c.p.c. il tribunale che, esercitando il proprio potere d'ufficio di accertare la fondatezza della domanda proposta, rigetti l'opposizione allo stato passivo proposta dal creditore, dovendo l'accertamento sull'esistenza del titolo dedotto in giudizio essere compiuto dal giudice ex officio in ogni stato e grado del processo, nell'ambito proprio di ognuna delle sue fasi, in base alle risultanze acquisite, nei limiti in cui tale rilievo non sia impedito o precluso in dipendenza di apposite regole processuali (Cass. n. 24972/2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 marzo 2018, n.5624.




Non è reato la vendita dei beni a prezzo di mercato

Sottrazione fraudolenta dell'imposta - Vendita di beni a prezzo di mercato - Reato - Insussistenza

La vendita delle attrezzature delta società amministrata che sia stata effettuata a prezzo di mercato con incameramento del corrispettivo da parte della società alienante, configura un atto, che, sebbene pregiudizievole per l'Erario essendo stato il danaro destinato al soddisfacimento di altri debiti da cui la stessa società era gravata, è privo tuttavia del carattere fraudolento richiesto per il perfezionamento del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento dell'imposta. Non può pertanto condividersi il diverso ragionamento seguito dalla Corte distrettuale che, malgrado la dimostrazione che assume essere stata fornita dall'imputata in ordine alla devoluzione del corrispettivo incassato ad altri pagamenti dovuti dalla società (stipendi, assicurazioni, cassa edile), ha ritenuto sulla base del solo atto dispositivo, senza che ricossero gli estremi della simulazione né di altri atti fraudolenti, la penale responsabilità dell'imputato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 06 marzo 2018, n.10161.




Istanza di fallimento e notifica di ricorso e decreto in caso di irreperibilità del destinatario

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Notifica d ricorso e edecreto al debitore - Modalità - Pec - irreperibilità del destinatario - Deposito nella casa comunale della sede ove l'impresa è iscritta nel registro imprese

L'art. 15, comma 3, l.f. (nel testo, novellato dalla L. n. 221/012, applicabile ratione temporis) stabilisce che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore (risultante dal R.I. o dall'indice nazionale degli indirizzi pec delle imprese e dei professionisti). Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andrà eseguita dall'U.G. che, a tal fine, dovrà accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal R.I., oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell'irreperibilità del destinatario, depositerà l'atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro. La norma ha dunque introdotto in materia una disciplina speciale, del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo: va escluso, pertanto, che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi dell'art. 138 c.p.c. e segg., o art. 145 c.p.c. (a seconda che l'impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 marzo 2018, n.5080.




Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie

Revocabilità di rimesse bancarie – Cerifica condizione rimessa durevole – Determinazione criterio rimessa consistente – Conto congelato espressione di scientia decoctionis

La riduzione in modo consistente e durevole dell’esposizione si può realizzare in concreto principalmente quando la banca imponga dei rientri o privi di fatto il cliente della disponibilità di prelevare dal conto; ciò fa sì che tutte le rimesse oggetto di revocatoria siano in realtà durevoli. Il tema della consistenza non è un parametro assoluto ed oggettivo ma deve esser comparata e declinata nella fattispecie avuto cioè riferimento sia alla entità massima del debito che alla entità dello stesso al momento della rimessa che alle peculiarità del rapporto e quindi alla entità ricorrente dei versamenti eseguiti tra le parti ed eventualmente dei prelievi. In ordine alla scientia decoctionis il sintomo più significativo è l’andamento del conto costantemente teso al rientro tato che esso ha ospitato solo il rimborso degli interessi, dei bolli, delle commissioni e delle competenze e nessuna altra operazione passiva è stata consentita al cliente. (Gianfranco Benvenuto) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 05 marzo 2018, n..




Valore della quietanza nel giudizio promosso dal curatore

Fallimento - Giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito - Quietanza - Valore confessorio - Esclusione - Curatore parte processuale diversa dal fallito - Scritture private provenienti da terzi estranei alle parti in causa - Valore indiziario - Impugnazione per falsità - Esclusione

Gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui sono parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione; pertanto, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento di obbligazioni assunte dal convenuto verso il fallito, la quietanza, che il debitore assuma essergli stata rilasciata all'atto del pagamento del creditore (successivamente fallito), non può produrre, nei confronti del curatore, gli effetti di confessione stragiudiziale, perchè il curatore, pur trovandosi rispetto al rapporto sostanziale dedotto in giudizio nella stessa posizione assunta dal fallito, è una parte processuale diversa da questi, con la conseguenza che l'indicata quietanza è priva di effetti vincolanti e rappresenta solo un documento probatorio dell'avvenuto pagamento, liberamente valutabile dal giudice del merito, al pari di ogni altra prova acquisita al processo (cfr. Cass. 2.4.1996, n. 3055; altresì Cass. (ord.) 19.10.2017, n. 24690; Cass. 1.3.2005, n. 4288).

Le scritture private, in quanto provenienti da terzi estranei alle parti in causa, non sono assoggettate alla disciplina sostanziale di cui all'art. 2702 c.c. ed a quella processuale di cui all'art. 214 c.p.c., sicchè per contestarne la veridicità non è necessario impugnarle per falsità; esse pertanto possono assumere soltanto valore indiziario ed, in difetto di contestazione della parte contro cui sono prodotte in concorso di altri elementi di prova, possono essere poste a fondamento di una decisione (cfr. Cass. 27.11.1998, n. 12066). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2018, n.4842.




Azione revocatoria e prova della scientia decoctionis

Fallimento - Azione revocatoria - Prova della scientia decoctionis - Fattispecie

Nell'azione revocatoria fallimentare, la prova della scientia decoctionis dell'accipiens è ricavabile: a) dalle modalità non più regolari dei pagamenti, riferiti a importi non corrispondenti alle fatture (nel caso di specie peraltro scadute) e dal divieto di accettazione di pagamenti postdatati; b) dall'esistenza di un eccesso di indebitamento verso i fornitori, già prima della riunione dei creditori, e dall'utilizzo di assegni in bianco, incassati oltre un mese dopo la loro spedizione; c) dalla continuità dei rapporti tra le parti, ove la convenuta sia fornitrice abituale della fallita ed operante nello stesso ambito territoriale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2018, n.4794.




Rimesse in conto corrente bancario e scientia decoctionis: collegamento con la Centrale Rischi e scambio di informazioni conseguenti alle segnalazioni

Fallimento - Revocatoria - Rimesse in conto corrente bancario - Prova della scientia decoctionis - Collegamento con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia - Scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte

In tema di domanda revocatoria di rimesse in conto corrente, la prova della scientia decoctionis dell'accipiens può dedursi dal collegamento della Banca con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia e dall'eventuale scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte, in quanto, in considerazione della posizione di osservatore qualificato, la banca può certamente rilevare il progressivo decadimento della qualità del rapporto con l'imprenditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2018, n.4793.




Applicazione estensiva dell’art. 147, 5 comma, l.f. a società di fatto partecipata da società di capitali

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Applicazione estensiva dell’art. 147, 5 comma, l.f. a società di fatto partecipata da società di capitali

Nelle ipotesi di istanza di fallimento in estensione della società di fatto e dei suoi singoli soci, occorre allegarne, quale presupposto indefettibile, lo stato di insolvenza autonomo (Cass. n. 1095/2016 e 121/2016) o quanto meno allegare la circostanza che tra socio fallito e società di fatto vi sia identità di impresa tale da rendere inutile un autonomo accertamento dello stato di insolvenza. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata) TribunaleCatania, 01 marzo 2018, n..




Sulla compatibilità della qualità di Amministratore di società di capitali con quella di lavoratore dipendente - 1

Fallimento – Credito da lavoro dipendente – Compatibilità della qualità di amministratore di società di capitali con quella di lavoratore subordinato – Ammissione

L’amministratore di una società di capitali può assumere la qualità di dipendente della stessa qualora non sia amministratore unico ma membro di un consiglio, ancorché investito di mansioni di consigliere delegato, in modo che la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta da quella del singolo amministratore. (Emanuela Calamia) (riproduzione riservata) TribunaleBologna, 01 marzo 2018, n..




Sulla compatibilità della qualità di Amministratore di società di capitali con quella di lavoratore dipendente - 2

Fallimento – Credito da lavoro dipendente – Compatibilità della qualità di amministratore di società di capitali con quella di lavoratore subordinato – Ammissione

L’amministratore di una società di capitali può assumere la qualità di dipendente della stessa qualora non sia amministratore unico ma membro di un consiglio, ancorché investito di mansioni di consigliere delegato, in modo che la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro siano ricollegabili ad una volontà della società distinta da quella del singolo amministratore. (Emanuela Calamia) (riproduzione riservata) TribunaleBologna, 01 marzo 2018, n..




L'efficacia endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo va coordinata con il principio di intangibilità dei riparti

Fallimento - Esecutività dello stato passivo - Efficacia endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo - Coordinamento con il principio di intangibilità del riparto dell'attivo - Necessità - Conseguenze

Nella vigenza del r.d. n. 267 del 1942 anteriormente alla riforma recata dal d.lgs. n. 5 del 2006, l'efficacia solo endofallimentare del decreto di esecutività dello stato passivo deve essere coordinata con il principio di intangibilità dei riparti dell'attivo, eseguiti nel corso della procedura; tale principio soffre la sola eccezione contemplata espressamente dall'art. 114 l.fall., sicché se il comportamento del fallito in sede di predisposizione dello stato passivo non può pregiudicare le sue azioni una volta tornato "in bonis", tuttavia le ripartizioni che in base ad esso sono state eseguite nella procedura fallimentare non possono essere rimesse in discussione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2018, n.4729.




Esdebitazione del fallito: requisito del soddisfacimento almeno parziale dei creditori concorsuali

Fallimento – Esdebitazione – Art. 142 co. 2 l.f. – Requisito oggettivo – Parziale soddisfazione – Valutazione discrezionale

Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 142 co. 2 l.f., il requisito del soddisfacimento almeno parziale dei creditori concorsuali deve intendersi realizzato anche qualora taluni di essi non siano stati pagati affatto, essendo sufficiente la soddisfazione parziale almeno di una parte dei debiti esistenti, oggettivamente intesi, secondo una valutazione comparativa, rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, della consistenza di quanto versato rispetto a quanto complessivamente dovuto (Nel caso di specie, il Giudice ha rigettato l’istanza per mancato rispetto del requisito di cui all’art. 142 co. 2 l.f. in quanto il fallimento era stato chiuso con la formula per mancanza di attivo ex art. 118 co. 1 n. 4 l.f. e, di conseguenza, alcuna somma era stata erogata nei confronti dei creditori né di natura prededucibile né privilegiata né chirografaria). (Eleonora Leotta) (riproduzione riservata) TribunaleComo, 27 febbraio 2018, n..




Spese prededucibili della procedura fallimentare e privilegio ex art.2770 c.c. nella procedura esecutiva intrapresa o proseguita dal creditore fondiario in ipotesi di fallimento del debitore

Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione

Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione

Esecuzione forzata immobiliare iniziata o proseguita dal creditore fondiario in ipotesi di fallimento del debitore – Distribuzione delle somme operata in sede esecutiva – Provvisorietà

In sede di distribuzione nell’esecuzione forzata immobiliare proseguita dal creditore fondiario ex art.41 TUB non sono collocabili in privilegio ai sensi dell’art.2770 c.c. le spese del curatore, del difensore della curatela intervenuto nel procedimento e la quota parte delle spese generali della procedura fallimentare, poiché non sono spese di giustizia strumentali all'espropriazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La distribuzione delle somme disposta ai sensi degli artt. 598 e 512 c.p.c. in ipotesi di fallimento del debitore esecutato ha carattere provvisorio, non derogando la normativa speciale del TUB alla disciplina in materia d'accertamento del passivo, per cui è in sede fallimentare che si procede a determinare definitivamente la massa attiva e la massa passiva, conteggiando nella massa attiva il bene oggetto di esecuzione e nella massa passiva tutte le spese sostenute dalla curatela anche per intervenire nell’esecuzione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 26 febbraio 2018, n..




Opponibilità alla massa della revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese disposta dall'Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento

Fallimento - Accertamento del passivo - Contributi pubblici in favore delle imprese - Dichiarazione di fallimento dell’impresa beneficiaria - Revoca successiva del contributo da parte dell’Amministrazione - Natura di mero accertamento - Opponibilità alla massa - Sussiste

In sede di accertamento dello stato passivo, la revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese, disposta dall'Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento dell'impresa beneficiata, ha natura di mero accertamento del venir meno di una delle condizioni per la permanenza del beneficio stesso, sicché detta revoca resta opponibile alla massa anche se intervenuta dopo la pubblicazione della sua sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 febbraio 2018, n.4510.




Fallimento dell'imprenditore agricolo che conceda in affitto l'azienda

Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dell'azienda - Fallibilità

Perché l'imprenditore agricolo mantenga tale qualifica nonostante la concessione in affitto della sua intera azienda ed aver cessato l'attività occorre - ai fini dell'esenzione da fallimento - che non intraprenda alcuna attività commerciale.

Laddove invece egli, dopo aver cessato ogni attività agricola e aver quindi abbandonato ogni collegamento funzionale della sua attività con il fattore produttivo terra, intraprenda una delle attività commerciale di cui all'art. 2195 c.c., sarà - sussistenti gli altri presupposti di cui all'art. 2082 c.c. - da considerare imprenditore commerciale e dunque fallibile e non potrà più avvalersi della previsione dell'art. 2135, 3° comma, c.c., per cui all'imprenditore agricolo, che effettivamente eserciti attività agricola vera e propria, è permesso svolgere attività connesse, anche commerciali, senza che ciò possa far mutare la sua qualifica da imprenditore agricolo non fallibile ad imprenditore commerciale soggetto a fallimento.

L'articolo 2135 c.c. elenca una serie di attività di per sé commerciali, oltre a quelle dall'imprenditore agricolo compiute di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti della sua azienda, che sono ritenute connesse con l'attività agricola, quale "le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata" e il cui esercizio, anche a scopo di lucro, offerto a terzi (altri agricoltori o no) non farà mutare la qualifica dell'imprenditore agricolo. Non varrà però l'inverso: l'imprenditore agricolo, che abbia cessato l'attività agricola e compia esclusivamente, senza più collegamento con il fondo, attività commerciale, non manterrà la sua qualifica sol perché essa viene prestata in favore di altro soggetto imprenditore agricolo. Ammettendo tale ipotesi inversa, implicante l'espansione della qualifica agricola del soggetto ausiliato al soggetto ausiliante non oppure non più agricolo, si verrebbe ad estendere, a dismisura e senza giustificazione normativa, il novero degli imprenditori agricoli non passibili di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
AppelloTrento, 24 febbraio 2018, n..




Opposizione allo stato passivo, onere del convenuto di prendere posizione sui fatti dedotti dall'attore ed eccezioni in senso stretto

Procedimento civile - Onere del convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda - Decadenze - Esclusione - Rilievo d'ufficio - Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Onere del convenuto di prendere posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della opposizione - Decadenza relativa alle sole eccezioni in senso stretto - Fattispecie in tema di contestazione della titolarità del credito

Se è vero che, riguardo alle difese del convenuto, l'art. 167, comma 1, c.p.c. chiede al convenuto di proporre nella comparsa di risposta tutte le difese prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda, tale disposizione, contrariamente a quanto sancito nel comma successivo, non prevede decadenze, onde la questione che non si risolva in un'eccezione in senso stretto può essere posta dal convenuto anche oltre quel termine e può essere sollevata d'ufficio dal giudice.

Lo stesso principio può estendersi all'opposizione allo stato passivo, atteso che la L. Fall., art. 99, comma 7, prevede che la memoria difensiva deve contenere a pena di decadenza solo le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio (nonchè l'indicazione specifica dei mezzi di prova e dei documenti prodotti), sicchè la presa di posizione del fallimento opposto circa la titolarità del diritto affermato dall'attore, non costituendo eccezione in senso stretto, ben può essere prospettata in un momento successivo rispetto alla tempestiva costituzione in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 febbraio 2018, n.4453.




La regolamentazione delle spese nel giudizio di opposizione allo stato passivo si basa sul principio generale di cui all'art. 91 c.p.c.

Fallimento - Dichiarazione tardiva di credito - Regolamento delle spese - Opposizione allo stato passivo

L'art. 101 l.fall. (nel testo "ratione temporis" vigente prima delle modifiche del D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nel disporre che, nel caso di dichiarazione tardiva di credito, il creditore sopporta le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, si ispira all'esigenza di tenere indenne l'amministrazione del fallimento da spese dovute a colpa del creditore che si insinui tardivamente: questa esigenza sussiste esclusivamente per quelle spese all'insinuazione tardiva che non siano richieste all'insinuazione tempestiva, perchè soltanto tali spese possono ritenersi causate dal ritardo e quindi giustificano una responsabilità del creditore; essa non ricorre, invece, per le spese del procedimento contenzioso che sia eventualmente promosso con l'opposizione dall'insinuazione tardiva, trovando applicazione in tal caso, per la soccombenza della curatela, la regola ordinaria di cui all'art. 91 c.p.c., per la quale le spese del giudizio debbono far carico alla parte che ad esso ha dato ingiustamente causa.

Con la modifica della L. Fall., art. 101, è venuta meno ogni possibilità di ritenere che la regolamentazione delle spese nel giudizio di opposizione allo stato passivo resti sottratta all'applicazione del principio generale di cui all'art. 91 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 2018, n.3956.




Trattamento del contratto di leasing nel fallimento: l'art. 72-quater non è applicabile alle procedure aperte successivamente alla sua entrata in vigore

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Fallimento pendente al 16 luglio 2006 - Distinzione tra leasing di godimento e traslativo - Conseguenze in ordine all'applicazione dell'art. 1526 c.c. - Art. 72-quater l.fall. -  Applicabilità - Esclusione

In tema di verifica dello stato passivo nei fallimenti pendenti alla data del 16 luglio 2006, nel caso di contratto di "leasing" occorre sempre distinguere a seconda che si tratti di "leasing" finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’art. 1526 c.c., mentre non può invocarsi l’art. 72 quater l.fall., come introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, trattandosi di norma espressamente applicabile soltanto nelle procedure concorsuali aperte successivamente alla predetta data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 2018, n.3945.




Il compenso del legale del fallimento revocato è a carico dell'Erario

Fallimento - Revoca - Compenso del legale officiato dalla curatela - Pagamento in capo all’Erario

Pur nella diversità del ruolo del difensore officiato dalla curatela rispetto all’incarico svolto dal curatore - la natura onerosa dell’incarico del difensore della curatela non può che comportare, in assenza di responsabilità di una parte privata, l’attribuzione dell’onere del pagamento in capo all’Erario quale spesa del fallimento al pari del compenso del curatore, sia pure nell’ambito di un procedimento contenzioso, essendo cessati gli organi del fallimento.

L’art. 147 d.P.R. 115/2002 va, quindi, inteso, alla luce dell’interpretazione fatta propria dalla Corte costituzionale in tema di fallimento privo di fondi ai sensi dell’art. 146 d.P.R. cit. (Corte cost., n. 174/2006), nonché del diritto vivente che estende il diritto del curatore a percepire dall’Erario il compenso anche in caso di fallimento revocato, nel senso che in assenza di una responsabilità di una parte privata nella revoca del fallimento, i compensi del difensore del fallimento - la cui liquidazione deve avvenire nell'ambito di un giudizio ordinario - vanno posti a carico dell’Erario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 13 febbraio 2018, n..




Termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese e fallimento del socio occulto

Socio occulto – Cancellazione dal registro delle imprese – Limite annuale per la dichiarazione di fallimento – Non applicabilità

Affectio societatis – Rapporto societario – Pregnanza degli elementi probatori – Affectio familiaris

Qualifica di socio occulto – Elementi indiziari – Apporto di capitale – Rinuncia al diritto di regresso

Apporto del socio – Collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali – Criterio della continuità – Presenza quantitativa nella vita sociale

Il termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, realizzando un bilanciamento di valori tra il principio dell’affidamento dei terzi tutelato dall’iscrizione nel registro delle imprese (che non è solo dell’imprenditore, ma anche dei terzi, attese le conseguenze derivanti dalla dichiarazione di fallimento) e della tutela dell’imprenditore, non è applicabile al socio occulto, poiché questi, per sua scelta, non è iscritto nel registro delle imprese, con la conseguenza che non può pretendere l’osservanza del limite annuale per la sua dichiarazione di fallimento.

La cosiddetta affectio societatis può bensì essere dedotta da molteplici elementi indiziari, ma che nel caso in cui si pretenda di ricostruire un rapporto societario tra parenti stretti, il vaglio degli elementi probatori deve essere particolarmente pregnante e comunque deve essere idoneo a superare il fatto che essi possano trovare giustificazione nella diversa affectio familiaris;

Tra gli elementi indiziari rilevatori della qualifica di socio occulto si sono annoverati: pagamento di debiti dell’impresa, prestazione di fideiussioni, avalli, rilascio di cambiali con ipoteca, redazione di lettere a contenuto analogo ad una sorta di patronage, ma che per poter ravvisare un apporto di capitale si richiede una certa sistematicità negli interventi del terzo finanziatore, accompagnata dalla rinuncia al diritto di regresso;

Per poter qualificare l’apporto del socio come un’opera di sostegno dell’attività di impresa qualificabile come collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali, deve essere riscontrato il criterio della continuità, notevole entità dei finanziamenti e sistematicità, potendo quest’ultima non necessariamente implicare il concetto di frequenza temporale, ma dovendosi comunque concretizzare nella presenza quantitativa nei momenti fondamentali della vita sociale. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 12 febbraio 2018, n..




La banca non esaurisce il proprio ruolo in quello di mero strumento di pagamento del terzo ma diventa l'effettiva beneficiaria della rimessa revocabile

Bonifico - Natura giuridica ed effetti - Bonifico affluente in conto passivo - Banca quale effettiva beneficiaria della rimessa - Configurabilità - Conseguenze - Revocatoria fallimentare dell'accreditamento - Ammissibilità

In tema di contratti bancari, il "bonifico" (ossia l'incarico del terzo dato alla banca di accreditare al cliente correntista la somma oggetto della provvista) costituisce un ordine (delegazione) di pagamento che la banca delegata, se accetta, si impegna (verso il delegante) ad eseguire; da tale accettazione non discende, dunque, un'autonoma obbligazione della banca verso il correntista delegatario, trovando lo sviluppo ulteriore dell'operazione la sua causa nel contratto di conto corrente di corrispondenza che implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista ad eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato. Ne deriva che, secondo il meccanismo proprio del conto corrente, la banca, facendo affluire nel conto passivo il pagamento ricevuto dall'ordinante, non esaurisce il proprio ruolo in quello di mero strumento di pagamento del terzo, ma diventa l'effettiva beneficiaria della rimessa, con l'effetto ad essa imputabile (se l'accredito intervenga nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento, ricorrendo il requisito soggettivo della revocatoria fallimentare) di avere alterato la " par condicio creditorum”.  (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2018, n.3086.




Procedimento prefallimentare e valutazione delle ragioni d'urgenza, che giustificano l'abbreviazione del termine

Fallimento - Dichiarazione - Termine per la comparizione del debitore - Abbreviazione ex art. 15, quinto comma, l.fall. - Istanza del creditore - Necessità - Esclusione - Abbreviazione d'ufficio - Ammissibilità - Fondamento

Nell'ambito del procedimento prefallimentare, la valutazione della ricorrenza delle particolari ragioni d'urgenza, che giustificano l'abbreviazione del termine per la comparizione del debitore, può essere compiuta anche d'ufficio dal presidente del tribunale, attesi il tenore letterale dell'attuale art. 15, comma 5, l.fall., che non richiede - a differenza di quanto previsto dall'art. 163 bis, comma 2, c.p.c. per il processo a cognizione ordinaria - la presentazione di un'apposita istanza del creditore, nonché l'interesse pubblicistico all'ordinata gestione dell'insolvenza dell'impresa secondo le regole della concorsualità, tuttora tutelato dalla dichiarazione di fallimento, cui fa riscontro la particolare natura dell'istruttoria prefallimentare, non riducibile ad un processo tra parti contrapposte, in quanto idonea a dar luogo (nel caso di accoglimento della domanda) ad un accertamento costitutivo valevole "erga omnes”. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2018, n.3083.




Il requisito dell'indebitamento di almeno euro 500.000 deve essere valutato al momento della dichiarazione di fallimento e non anche con riferimento ai tre esercizi antecedenti

Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Requisito dell'indebitamento ex art. 1, comma 2, lett. c) l. fall. - Tempo con riferimento al quale deve essere valutata l'esistenza - Momento della dichiarazione di fallimento - Fondamento

Il requisito di fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, lett. c) l. fall., costituito da un indebitamento complessivo almeno pari ad euro 500.000, deve essere valutato, stando al tenore letterale della norma, confrontato con quello delle lettere a) e b) dello stesso comma, solo con riferimento al momento della dichiarazione di fallimento, non anche con riferimento al periodo di tempo corrispondente ai tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 febbraio 2018, n.3158.




Revocatoria fallimentare, scientia decoctionis e ricorso alle presunzioni alla luce del parametro della comune prudenza ed ordinaria diligenza

Azione revocatoria fallimentare - Stato di insolvenza del debitore - "Scientia decoctionis" da parte del convenuto - Nozione - Concreta situazione psicologica - Configurabilità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Condizione professionale dell'"accipiens" e modalità del pagamento - Rilevanza

In tema di elemento soggettivo dell'azione revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, l.fall., la "scientia decoctionis" in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, è oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell'"accipiens" e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2018, n.3081.




Accertamento del passivo e prova della data certa attraverso fatti equipollenti

Ammissione al passivo – Documentazione del credito – Scrittura privata non avente data certa – Prova per equipollenti – Condizioni

In sede di accertamento dello stato passivo, ai fini dell'opponibilità al fallimento di un credito documentato con scrittura privata non avente data certa, mediante la quale voglia darsi la prova del momento in cui il negozio è stato concluso, il creditore può dimostrare la certezza della data attraverso fatti, quali che siano, equipollenti a quelli previsti dall'art. 2704 c.c., al riguardo è irrilevante la data certa con riferimento alla documentazione (nella specie, inerente il relativo procedimento per decreto ingiuntivo e "time sheet") prodotta al fine di provare non il titolo bensì lo svolgimento delle obbligazioni da esso derivanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 febbraio 2018, n.2987.




Dichiarazione di fallimento: accertamento incidentale al solo scopo di verificare la legittimazione del richiedente e definizione dello stato di insolvenza

Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Definitivo accertamento del credito o della esecutività del titolo - Accertamento incidentale al solo scopo di verificare la legittimazione dell'istante

Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Stato di insolvenza - Definizione - Impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa

L'art. 6 legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, nè l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante (Cass. sez. un. 23 gennaio 2013, n. 1521; Cass. 22 maggio 2014, n. 11421). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell'imprenditore, non è escluso dalla circostanza che l'attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili

Il significato oggettivo dell'insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della art. 5 legge fall., deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all'esercizio di attività economiche e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all'impresa e si esprime, secondo una tipicità desumibile dai dati dell'esperienza economica, nell'incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l'estinzione dei debiti), nonché nell'impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2810.




L'interventore adesivo non ha un'autonoma legittimazione ad impugnare

Interventore adesivo dipendente - Autonoma impugnazione - Ammissibilità - Esclusione - Interesse all'impugnazione - Condizioni

L'interventore adesivo non ha un'autonoma legittimazione ad impugnare (salvo che l'impugnazione sia limitata alle questioni specificamente attinenti la qualificazione dell'intervento o la condanna alle spese imposte a suo carico), sicché la sua impugnazione è inammissibile, laddove la parte adiuvata non abbia esercitato il proprio diritto di proporre impugnazione ovvero abbia fatto acquiescenza alla decisione ad essa sfavorevole. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2818.




Azione di responsabilità promossa dal curatore e liquidazione equitativa del danno nella differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare

Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Azione del curatore - Liquidazione equitativa del danno - Differenza tra passivo accertato e attivo liquidato - Condizioni - Cessione dell'amministratore a sé stesso a prezzo vile di rami d'azienda - Omessa tenuta delle scritture contabili - Rilevanza

Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, comma 2, l.fall., il giudice può ricorrere alla liquidazione equitativa del danno, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, qualora il ricorso a tale parametro si palesi, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile, in quanto l'attore abbia allegato inadempimenti dell'amministratore – nella specie consistiti nella cessione a sé stesso, a prezzo vile, di rami d'azienda e nella pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili – astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 febbraio 2018, n.2500.




Domande di rivendicazione e restituzione di cose fungibili

Stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose fungibili o di denaro - Inammissibilità - Domanda di ammissione del credito allo stato passivo - Necessità - Fattispecie

Le domande di rivendicazione e restituzione, ai sensi dell'art. 103 l.fall., sono ammissibili solo con riguardo a cose mobili determinate nella loro specifica e precisa individualità, non anche in relazione alle cose fungibili e, in particolare, al denaro, restando al loro riguardo configurabile un diritto di credito da far valere nei modi e nelle forme dell’ammissione al passivo ex artt. 93 ss l.fall. (Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia del tribunale che, nel rigettare un’opposizione allo stato passivo, aveva disatteso la domanda di una società tesa ad ottenere la restituzione di somme che essa assumeva essere detenute dalla fallita per l’esecuzione di un mandato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1891.




Opposizione allo stato passivo e termine per la costituzione dell'opponente

Opposizione allo stato passivo - Giudizio soggetto alla disciplina precedente al d.lgs. n. 5 del 2006 - Costituzione dell'opponente - Termine - Modalità - Produzione dei documenti giustificativi - Necessità

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, soggetto alla disciplina precedente alla novella introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006, l'opponente deve, a pena di improcedibilità, costituirsi in giudizio almeno cinque giorni prima dell'udienza fissata dal giudice delegato e le modalità della sua costituzione, ricavabili dalla disposizione generale dell'art. 165 c.p.c. in mancanza di una norma espressa, consistono nel deposito in cancelleria del fascicolo di parte nel quale deve esserci il ricorso notificato, la procura, nonché i documenti giustificativi del credito offerti in comunicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1898.




Opposizione allo stato passivo e natura del termine previsto per l'adozione del relativo provvedimento da parte del collegio

Opposizione allo stato passivo - Opposizione allo stato passivo - Termine previsto per l'adozione del relativo provvedimento da parte del collegio - Perentorietà - Esclusione - Fondamento

In tema di opposizione allo stato passivo del fallimento, il termine di sessanta giorni entro il quale il collegio deve provvedere sull'opposizione in via definitiva, previsto dall'art. 99 l.fall. nel testo come sostituito dall'art. 6 del d.lgs. n. 169 del 2007, "ratione temporis" applicabile, in difetto di espressa previsione di perentorietà, deve considerarsi ordinatorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1900.




Professionisti, privilegio per IVA e Cassa previdenza – La Circolare del Tribunale di Milano

Circolare della sezione fallimentare del Tribunale di Milano sul regime transitorio delle modifiche all'art. 2751-bis c. 1 n.2 – Privilegio Iva e Cassa

Si riconosce la operatività del privilegio generale per IVA di rivalsa e Cassa previdenza relativi solo a crediti professionali maturati successivamente alla entrata in vigore della legge di bilancio 2018. (Franco Papagno) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 23 gennaio 2018, n..




Omologabile il piano del consumatore proposto congiuntamente dai coniugi

Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Debiti comuni ai coniugi – Presentazione di piano congiunto – Omologabilità – Affermazione

Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito ipotecario ex art. 7 l. n. 3/12 e la soddisfazione dei crediti a mezzo pagamenti mensilmente dilazionati mediante la produzione di redditi futuri derivanti dalla continuazione dell’attività lavorativa nell’importo destinabile alla procedura, previa valutazione di quanto occorrente al proprio sostentamento ed a quello della famiglia. [Nella fattispecie, il piano era stato proposto da marito e moglie congiuntamente ed ammesso per entrambi, considerando il reddito della famiglia e non di due singoli consumatori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMantova, 22 gennaio 2018, n..




La valutazione delle presunzioni della scientia decoctionis. La prassi rilevante nell’applicazione dell’esenzione per i pagamenti nei termini d’uso

Scientia decoctionis ed esenzione ex art. 67 co. III lett. a) l.f. nella revocatoria fallimentare – Dimostrazione presuntiva della conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) – Procedimento di valutazione delle presunzioni – Natura di operatore economico qualificato

Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. III lett. a) L.F. – Usualità intersoggettiva dei tempi di pagamento – Termini d’uso – Irrilevanza dell’indicazione negoziale e rilevanza della prassi effettiva

La prova della scientia decoctionis che grava sulla Curatela nella revocatoria ex art. 67 co. II L.F. ha per lo più natura presuntiva; il procedimento di valutazione delle presunzioni è scindibile in due momenti.
Vanno infatti prima vagliati tutti gli elementi indiziari con eliminazione di quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservazione di quelli che, presi singolarmente, rivestano i caratteri della precisione e della gravità, ossia presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; poi, gli elementi isolati dovranno essere valutati complessivamente al fine di accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni indizi (cfr. Cass. Sez. VI, 2/03/2017, n. 5374; Sez. 1, Ordinanza n. 26061 del 02/11/2017; Sez. V, 6/06/2012, n. 9108; Sez. I, 13/10/2005, n. 19894).
Ancorché la valutazione degli indizi vada compiuta in relazione alla conoscenza effettiva e non meramente potenziale del terzo circa lo stato di insolvenza dell’impresa, è comunque rilevante anche la mera conoscibilità delle condizioni economiche dell’imprenditore, secondo un giudizio ex ante che consenta l’individuazione della situazione psicologica della parte al momento dell'atto impugnato, pur se ciò non autorizza a retroagire automaticamente gli effetti della prova del requisito soggettivo all'inizio del periodo sospetto (cfr. Sez. 1, Sentenza n. 1834 del 26/01/2011).
In ogni caso, la Curatela dovrà offrire concreti elementi di collegamento tra il convenuto nel giudizio revocatorio ed i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 19/02/2015, n. 3336; 30/07/2014, n. 17286; Sez. VI, 3/05/2012, n. 6686).
Va riconosciuta la qualifica di operatore economico capace, anche solo astrattamente, di verificare e valutare i dati del bilancio della Fallita e dunque cogliere i sintomi dell’insolvenza alla parte la cui forma societaria la renda soggetta ai medesimi adempimenti (Registro delle Imprese). (Marco Mariano) (riproduzione riservata)

I rapporti commerciali rilevanti ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. III lett. a) L.F. non sono quelli del settore economico di riferimento ma quelli specifici intercorrenti tra Fallito e accipiens.
Per essere considerati nei “termini d’uso” i pagamenti devono essere effettuati con caratteristiche invalse, per modalità e cronologia, con una continuità tale da poterli far rientrare ragionevolmente nel concetto di “normalità negoziale” tra le parti.
Non occorre aver riguardo all’indicazione temporale prevista nelle singole fatture poiché non rilevano i tempi previsti nel “negozio” ma quelli concretamente accettati tra le parti nel pregresso svolgimento dei rapporti commerciali. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
AppelloSalerno, 19 gennaio 2018, n..




Start up innovativa, fallimento ed effetti dell'iscrizione nel registro imprese

Start up innovativa - Fallimento - Effetti dell'iscrizione nel registro imprese sezione speciale

La natura amministrativa degli atti sottesi all’iscrizione della società alla sezione speciale del registro delle imprese con la qualifica di start up innovativa non preclude di per sé l’accertamento in sede prefallimentare dell’effettiva sussistenza dei requisiti di legge per l’attribuzione di tale qualifica al fine di verificare l’assoggettabilità o meno, sotto il profilo soggettivo, al fallimento, in considerazione del potere di disapplicazione degli atti amministrativi eventualmente non conformi a legge da parte dell’Autorità Giudiziaria Ordinaria. (Paolo Persello) (riproduzione riservata) TribunaleUdine, 18 gennaio 2018, n..




Sovraindebitamento e degrado del privilegio del creditore ipotecario al prezzo base d’asta raggiunto nell’ambito della procedura esecutiva

Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Credito ipotecario – Su immobile venduto all’asta – Degradabilità a chirografo – Per il prezzo-base d’asta – Ammissibilità

Privilegio processuale del creditore fondiario – Applicabilità in caso di sovraindebitamento – Esclusione

Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede che il debito nei confronti del creditore ipotecario sia degradato per la parte non capiente considerando quale valore dell’immobile il prezzo base d’asta raggiunto nell’ambito della procedura esecutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La disposizione di cui all’art. 12 ter comma primo l. n. 3/12 e succ. mod. nel vietare ai creditori di iniziare o proseguire azioni individuali sul patrimonio del debitore il cui piano sia stato omologato non contempla deroghe, di tal che si deve ritenere che il privilegio processuale riconosciuto dalla legge al titolare del credito fondiario in virtù dell’art. 41 del D. Lvo n. 385/93 non operi nel caso di sovraindebitamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 16 gennaio 2018, n..




Le recenti norme della Legge Delega 2017/155 hanno risolto numerosi contrasti giurisprudenziali in tema di concordato in continuità aziendale

Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Qualificazione – Criterio della prevalenza dei flussi destinati ai creditori – Rilevanza – Accoglimento di detto criterio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza

Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Affitto d’azienda – Criterio della continuità oggettiva o indiretta – Accoglimento di detto criterio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza

Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Moratoria ultrannuale nel pagamento dei crediti privilegiati – Ammissibilità – Accoglimento di detto principio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza

In ossequio al criterio della prevalenza, il concordato va qualificato in continuità aziendale ex art. 186 bis l.fall. ogniqualvolta, alla stregua di una comparazione quantitativa fra le fonti del soddisfacimento destinato ai creditori concordatari, detto soddisfacimento deriva in massima parte dai flussi finanziari prodotti dalla continuità aziendale, piuttosto che dalle più limitate risorse ottenute attraverso la cessione di cespiti non strategici.
In tal senso non può non rilevarsi come la recentissima L. 19 ottobre 2017, n. 155, recante delega al governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza, preveda all’art. 6 lett. i) n. 2 una direttiva in ordine all’accoglimento della teoria della prevalenza riguardo la qualificazione del concordato in continuità (richiedendo cioè che nei concordati di carattere misto il soddisfacimento dei creditori derivi in via maggioritaria proprio dai flussi generati dalla prosecuzione dell’attività caratteristica).
Pur non essendo ancora stati emanati i rispettivi decreti delegati attuativi, tali principi già costituiscono legge dello Stato e ben possono essere richiamati quale dato positivo nella indagine ermeneutica delle disposizioni attualmente vigenti. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

In tema di continuità aziendale e affitto d’azienda, va altresì affermato l’esplicito accoglimento della tesi della continuità oggettiva o indiretta stante l’esplicita valutazione positiva della compatibilità fra disciplina della continuità ed affitto d’azienda sancita dal legislatore all’art. 6 lett. i) n. 3) della L. 19 ottobre 2017, n. 155, recante delega al governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Allo stesso art. 6 lett. i) n. 1 il legislatore risolve il dibattito in ordine alla possibilità di concedere una moratoria nel pagamento dei crediti privilegiati in misura anche superiore all’anno, riconoscendo un corrispondente diritto di voto; detta ammissibilità - di fatto già sancita dalla giurisprudenza di questo tribunale e dalla stessa giurisprudenza di legittimità a partire dalla nota Cass., 9 maggio 2014, n. 10112 e ribadita da Cass. 31 ottobre 2016 per il concordato fallimentare - supera ogni diatriba in merito alla tassatività o meno della dilazione temporale annuale di cui all’art. 186 bis co. 2 lett. l.fall. attualmente vigente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 15 gennaio 2018, n..




Dovere di specificazione delle voci scomputate nella liquidazione dei compensi professionali

Fallimento – Organi preposti – Tribunale – Reclamo ex art. 26 l. fall. avverso provvedimento del giudice delegato – Decreto che liquida il compenso in misura inferiore alla richiesta del professionista – Indicazione specifica delle voci scomputate in quanto non comprovate – Necessità

Il decreto del tribunale pronunciato in sede di reclamo ex art. 26 l.fall avverso il provvedimento del giudice delegato che liquida un compenso professionale deve contenere l’indicazione specifica delle voci di compenso che si ritengono non adeguatamente comprovate, a cui deve conseguire un altrettanto specifico, e corrispondente, scomputo. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 gennaio 2018, n.657.




Vendita di beni mobili a trattativa privata nel testo ante riforma del 2006

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita - Modalità - Potere discrezionale del giudice delegato - Conseguenze

L'art 106 legge fallimentare, nel testo anteriore alla novella del 2006, affida alla discrezionalità del giudice delegato la scelta delle forme della vendita, nonché delle concrete modalità della stessa; ne consegue che il rilevante valore economico del bene non rappresenta un impedimento alla vendita ad offerte private né richiede necessariamente la fissazione di un prezzo minimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 gennaio 2018, n.662.




Piano del consumatore e falcidia dell’80 per cento dei creditori chirografari

Piano del Consumatore – Omologa del Piano contenente il pagamento integrale del creditore privilegiato e la falcidia dell’80 per cento dei creditori chirografari

Il Tribunale di Napoli ha omologato il piano del Consumatore che ha previsto il pagamento integrale delle somme spettanti al creditore privilegiato Equitalia servizi di Riscossione e lo stralcio nella percentuale dell'80 % di tutti gli altri creditori aventi natura chirografaria.

Il Tribunale ha ritenuto la parte istante meritevole non avendo assunto i propri debiti senza la ragionevole prospettiva di poterli adempiere ovvero senza aver determinato colposamente il sovra indebitamento in considerazione della natura dei debiti contratti, della sua situazione personale evolutasi nel tempo e della posizione di contraente debole nei confronti degli istituti di credito.

La vicenda è stata ritenuta in linea con la ratio della normativa sul sovra indebitamento, anche con riferimento ai tempi della sua esecuzione, che sono compatibili con l’età della parte proponente il piano, la sua situazione di dipendente nonché la sua situazione familiare complessa in uno con la volontà di estinguere, sia pure in percentuale, ogni posizione debitoria contratta. (Valeria Stornaiuolo) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli, 11 gennaio 2018, n..




Accordo di ristrutturazione: al credito del professionista non compete la prededuzione

Accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'art. 182-bis l.fall. - Credito del professionista che abbia assistito l'imprenditore in crisi - Prededuzione - Esclusione

Il ricorso per omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'art. 182-bis l.fall. non dà luogo ad una procedura concorsuale, sicché il credito del professionista che abbia precedentemente assistito l'imprenditore in crisi non rientra tra quelli sorti in funzione di una procedura concorsuale e non è pertanto prededucibile nel successivo fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleUdine, 09 gennaio 2018, n..




Revocatoria di rimesse bancarie e irrilevanza della verifica relativa alla sussistenza di un affidamento

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Onere della prova dell’esimente - Eccezione rilevabile d’ufficio

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Irrilevanza della verifica relativa alla sussistenza di un affidamento

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Esimente alla revocabilità delle rimesse che non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca - Quantificazione della consistenza

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Revoca di rimesse relative a crediti ceduti

Può essere rilevata d’ufficio la sussistenza delle esimenti di cui  all’art.67 III co. l.f. quando il fatto risulti ex actis, in mancanza di esplicita previsione di legge  che limiti  alla parte la possibilità di sollevare l’eccezione. Nell’incertezza dell’esistenza del fatto che costituisce esimente l’onere deve essere posto a carico del debitore, perché per regola generale del processo i fatti costitutivi sono provati dall’attore mentre i fatti impeditivi del diritto azionato costituiscono eccezioni da provarsi da parte del convenuto in revocatoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67 III co. lett.b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria della società fallita nei confronti della banca, perde di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo posto che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse  finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Sono consistenti i versamenti di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. trattandosi di importi significativi rapportati alla complessiva situazione del conto e alla sua evoluzione nel tempo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Possono essere revocati i versamenti in conto da porsi in relazione con crediti ceduti all’istituto di credito se è la stessa banca che canalizza il pagamento degli stessi sul conto della cedente, ponendo volontariamente le somme nella disponibilità materiale e giuridica del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 29 dicembre 2017, n..




La società concessionaria può domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo

Credito tributario - Insinuazione passivo - Sufficienza dei soli estratti ruolo - Copie parziali su supporto analogico di un documento informatico - Efficacia probatoria - Condizioni

La società concessionaria può domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo, senza che occorra anche la previa notifica della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell’amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere. Ne consegue che gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell’osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall’ente creditore al concessionario della riscossione, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non abbia sollevato contestazioni in ordine alla loro conformità all’originale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 dicembre 2017, n.31190.




Fallimento del datore di lavoro, prescrizione del credito dell’ente previdenziale e risarcimento del danno per equivalente

Fallimento del datore di lavoro - Prescrizione del credito dell’ente previdenziale - Risarcimento del danno per equivalente - Riserva matematica liquidata dall’ente previdenziale - Insinuazione al passivo - Raggiungimento età pensionabile - Irrilevanza

Nel caso di omessa contribuzione previdenziale da parte del datore di lavoro che sia stato dichiarato fallito e di prescrizione del corrispondente diritto di credito spettante all’ente previdenziale, il prestatore di lavoro non può più avanzare domanda di condanna alla costituzione di una rendita vitalizia ex art. 13 della l. n. 1338 del 1962, ma soltanto insinuarsi al passivo del fallimento a titolo di risarcimento del danno per equivalente, ai sensi dell’art. 2116, comma 2, c.c., per una somma pari alla riserva matematica liquidata dall’ente previdenziale, restando in questo caso irrilevante il mancato raggiungimento dell’età pensionabile da parte del danneggiato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 dicembre 2017, n.31184.




Inammissibile la rivendica di cose fungibili

Fallimento - Stato passivo - Rivendicazione, restituzione, separazione di cose - Cose fungibili o di denaro - Inammissibilità - Domanda di ammissione del credito allo stato passivo - Necessità

Le domande di rivendicazione, restituzione o separazione, ai sensi dell'art. 103 l.fall., sono ammissibili solo con riguardo a cose mobili possedute dal fallito ed esattamente individuate per specie, non anche in relazione alle cose fungibili ed, in particolare, al denaro, restando al loro riguardo configurabile un diritto di credito azionabile nei modi e con gli effetti previsti dagli art. 93 e segg. l.fall.. nei confronti della curatela del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 dicembre 2017, n.30894.




Questioni di competenza in sede prefallimentare e regolamento di competenza

Procedimento per dichiarazione di fallimento - Incompetenza -  Regolamento di competenza - Inammissibile

È inammissibile il regolamento di competenza proposto dalle parti avverso il provvedimento con il quale il tribunale, per primo adito in sede prefallimentare, si sia dichiarato incompetente. Le parti non restano senza tutela al riguardo, potendo ricorrere contro l’affermazione o la negazione della competenza in occasione del reclamo alla sentenza emessa dal tribunale ad quem, ai sensi dell’art. 18 l.fall., oppure con il regolamento facoltativo di competenza di cui all’art. 43 c.p.c. (Jodi Federico Proietti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 dicembre 2017, n.30748.




Opponibilità del contratto preliminare privo di data certa

Opposizione allo stato passivo - Contratto preliminare privo di data certa - Opponibilità alla curatela - Sussistenza - Prova della data anteriore al fallimento

In tema di ripetizione di somme versate in esecuzione alle obbligazioni scaturenti dal contratto preliminare, la prova della data del versamento (avvenuta mediante assegni bancari), anteriore alla dichiarazione di fallimento è comprovata dai timbri della banca negoziatrici apposti a tergo degli assegni e dalla relativa stanza di compensazione.

L’anteriorità del contratto preliminare rispetto alla dichiarazione di fallimento-al fine di provare l’opponibilità al fallimento della causale dei versamenti- può essere data con ogni mezzo.

[Nel caso in esame è stata provata l’anteriorità del contratto preliminare rispetto alla data del fallimento, mediante la produzione in giudizio, del decreto del Giudice Tutelare (con data certa anteriore al fallimento) a mezzo del quale l’opponente insieme alla moglie era stato autorizzato a donare al figlio minore, l’immobile oggetto del contratto preliminare.] (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
TribunaleUdine, 21 dicembre 2017, n..




Pagamento ai professionisti effettuato il giorno prima del deposito della domanda di concordato

Fallimento - Anteriorità o posteriorità di operazione bancaria - Bonifico o bancogiro - Data contabile

Concordato preventivo - Atto di frode - Nozione - Occultamento di situazioni idonee ad influire sul giudizio dei creditori

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso (o come in questo caso della domanda di concordato), è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto (Cass. 24 marzo 2000, n. 3519). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La nozione di atto di frode commesso anteriormente all'apertura della procedura di concordato esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, cioè tali che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa è negativa della proposta e, dunque, che esse siano state accertate dal commissario giudiziale, cioè da lui scoperte, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori (Cass. 4 giugno 2014, n. 12533). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 dicembre 2017, n.30648.




Concordato preventivo, risoluzione e dichiarazione di fallimento

 

In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, l’imprenditore assume l’obbligo di porre a disposizione dei creditori l’intero patrimonio dell’impresa ma non l’obbligo di garantire il pagamento dei crediti in una misura percentuale prefissata, a meno di un’espressa previsione in tale senso. Qualora, dunque, l’imprenditore abbia regolarmente adempiuto al predetto obbligo non potrà configurarsi alcun tipo di inadempimento non sussistendo più alcun credito: di conseguenza, non sarà possibile agire, ne’ ex art. 186 l.fall. per la risoluzione del concordato ,ne’ ex art. 6 l.fall. per conseguire il fallimento rispetto all’originaria insolvenza. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
 
In conformità con il principio secondo cui la pendenza della domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, impedisce temporaneamente la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l.fall., anche la pendenza di un concordato preventivo omologato impedisce la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dall’art. 186 l.fall.; dopo l’omologa, infatti, la procedura concorsuale prosegue poiché, se non v’è più pendenza del procedimento concordatario, vi è comunque pendenza del concordato in fase esecutiva. D’altra parte neppure sarebbe logico ritenere che l’accordo perfezionato e non disciolto abbia effetti (preclusivi) più deboli rispetto alla fase meramente formativa di un accordo ancora ipotetico sino all’intervenuta omologa. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)

L’art. 186 l.fall., con la previsione del termine annuale di decadenza dall’azione risolutoria, è norma scritta anche al fine di dare stabilità all’accordo concordatario e così certezza alle relazioni commerciali ed ai rapporti giuridici correlati alla ristrutturazione; pertanto, una volta maturata tale decadenza, la regolamentazione concordataria si cristallizza, rendendo impossibile la risoluzione del concordato. Tale impossibilità, a propria volta, impedisce la dichiarazione di fallimento rispetto all’originaria insolvenza. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
TribunalePistoia, 20 dicembre 2017, n..




Eccezione riconvenzionale del convenuto nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito

Fallimento - Debiti pecuniari - Compensazione - Giudizio promosso dal fallimento per il recupero di un credito del fallito - Credito opposto in compensazione - Eccezione riconvenzionale - Ammissibilità - Credito eccedente la domanda del fallimento - Domanda riconvenzionale - Insinuazione al passivo - Necessità

Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito il convenuto può eccepire in compensazione, in via riconvenzionale, l'esistenza di un proprio controcredito verso il fallimento, atteso che tale eccezione è diretta esclusivamente a neutralizzare la domanda attrice ottenendone il rigetto totale o parziale, mentre il rito speciale per l’accertamento del passivo previsto dagli artt. 93 e ss. l.fall. trova applicazione nel caso di domanda riconvenzionale, tesa ad una pronuncia a sé favorevole idonea al giudicato, di accertamento o di condanna al pagamento dell’importo spettante alla medesima parte una volta operata la compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 dicembre 2017, n.30298.




Lo stato di insolvenza non presuppone necessariamente l'esistenza di inadempimenti

Fallimento - Stato d'insolvenza - Nozione - Configurabilità - Condizioni - Fattispecie

Lo stato di insolvenza dell'imprenditore commerciale, consistendo nell'impossibilità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, non suppone necessariamente l'esistenza di inadempimenti, né è da essi direttamente deducibile, essendo gli stessi, se effettivamente riscontrati, equiparabili agli altri fatti esteriori idonei a manifestare quello stato, con valore, quindi, meramente indiziario, da apprezzarsi caso per caso, e con possibilità di escludersene la rilevanza ove si tratti di inadempimento irrisorio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto la sussistenza dello stato di insolvenza della società debitrice in base al riscontro di rilevanti passività, di numerose procedure esecutive e dell'omesso deposito dei bilanci relativi ai due esercizi sociali precedenti il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 dicembre 2017, n.30209.




L’organismo di composizione della crisi competente nella gestione del procedimento è quello la cui sede si trova nel circondario del tribunale del luogo di residenza (o sede principale) del debitore

Sovraindebitamento – Sede dell’Organismo di Composizione della Crisi nel Circondario del Tribunale territorialmente competente – Esclusività

Sovraindebitamento – Istanza di liquidazione dei beni ex art. 14 ter l. 3/2012 – Relazione dell’O.C.C. territorialmente incompetente – Inammissibilità della domanda – Rigetto del reclamo

Sovraindebitamento – O.C.C. non validamente costituito – Diritto del debitore ad accedere alla procedura di composizione della crisi – Sussistenza

Ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 7 primo comma e 9 l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi competente nella gestione del procedimento è quello la cui sede si trova nel circondario del tribunale del luogo di residenza (o sede principale) del debitore. (1) (Stefano Barbiani) (riproduzione riservata)

E' inammissibile la domanda di accesso alla procedura di liquidazione dei beni ex art. 14 ter l. n.3/2012 corredata da attestazione del professionista nominato da Organismo di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento non avente sede effettiva nella circoscrizione del Tribunale territorialmente competente. (Stefano Barbiani) (riproduzione riservata)

In assenza dell’organismo di composizione della crisi (O.C.C.) regolarmente istituito è comunque garantito il diritto del debitore al fine di accedere alla procedura di composizione della crisi di rivolgersi al Tribunale per la nomina del professionista in possesso dei requisiti previsti dall’art. 28 L.F. o di un notaio cui vengano affidati i medesimi compiti e le medesime funzioni attribuite ex lege all’organismo di composizione della crisi.

(Fattispecie in cui, rigettato il reclamo proposto dal debitore avverso il provvedimento di rigetto, per inammissibilità, della domanda di liquidazione dei beni ex art. 14 ter l n.3/2012 corredata da attestazione del professionista nominato da O.C.C. ritenuto non validamente costituito nel circondario del Tribunale territorialmente competente ex art. 9 primo comma l. n.3/2012, è stato affermato il diritto del debitore di accedere, comunque, alla procedura di composizione della crisi chiedendo al Tribunale ex art. 15 comma 9 l. n.3/2012 la nomina di un professionista in possesso dei requisiti dell’art. 28 L.F. o di un notaio che svolga i compiti e le funzioni dell’O.C.C.  (Stefano Barbiani) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 14 dicembre 2017, n..




L'iscrizione a ruolo di una pretesa creditoria di natura previdenziale non consente l'applicazione del meccanismo dell'ammissione con riserva

Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti previdenziali iscritti a ruolo - Ammissione al passivo fallimentare - Modalità - Ammissione con riserva ex art. 88 d.P.R. n. 602 del 1973 - Esclusione - Fondamento

In tema di ammissione allo stato passivo, l'iscrizione a ruolo di una pretesa creditoria di natura previdenziale non consente l'applicazione del meccanismo dell'ammissione con riserva, prevista dagli artt. 87 e 88 del D.P.R. n. 602 del 1973, il quale opera esclusivamente con riferimento ai crediti di natura tributaria, attesa la riserva di giurisdizione ad essi applicabile. Al contrario, l'accertamento del credito previdenziale è assoggettato alla giurisdizione del giudice ordinario il quale la esercita secondo le competenze e le procedure previste dalla legge mediante l'insinuazione e l'eventuale opposizione allo stato passivo, dovendo anche escludersi, una volta intervenuta la notifica della cartella (ossia dell'estratto al ruolo) al curatore o al commissario straordinario nell'amministrazione straordinaria, che questi ultimi siano tenuti all'impugnazione ex art. 24, comma 5, d.lgs n.46 del 1999 davanti al giudice del lavoro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2017, n.29806.




Piano del Consumatore e valutazione di convenienza rispetto alla alternativa liquidatoria

Piano del Consumatore – Valutazione di convenienza piano rispetto alternativa liquidatoria

Ai fini della valutazione della convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria, ex art. 9 comma 3-bis lett. e) l. 3/2012, è rilevante non solo la circostanza che nelle procedure esecutive immobiliari, solitamente, il valore del bene subisce ex art. 591 c.p.c. un deprezzamento ma anche la tempistica dilatata delle esecuzioni immobiliari.

In merito alla valutazione della diligenza impiegata dal debitore nella contrazione delle obbligazioni assunte, ai fini della omologa del piano, ha rilevanza la perdita del posto di lavoro e l’aggravarsi delle condizioni di salute del debitore.

Ai sensi dell’art. 8 co. 4 l. 3/2012 al debitore è consentito onorare le rate dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca con una moratoria al massimo di un anno dall’omologa del piano. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 05 dicembre 2017, n..




Prosecuzione della revocatoria ordinaria promossa dal creditore

Azione revocatoria ordinaria promossa dal creditore individuale - Pendenza del giudizio - Sopravvenuto fallimento del debitore - Improcedibilità dell’azione - Esclusione - Condizioni

Il sopravvenuto fallimento del debitore non determina l'improcedibilità dell'azione revocatoria ordinaria promossa dal singolo creditore qualora il curatore non manifesti la volontà di subentrarvi, né risulti aver intrapreso, con riguardo al medesimo atto di disposizione già impugnato ex art. 2901 c.c., altra analoga azione a norma dell'art. 66 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 dicembre 2017, n.29112.




Giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito e riconvenzionale del convenuto diretta all'accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento

Domanda di accertamento del credito proposta in via ordinaria -  Accertamento del passivo ex artt. 93 e ss. l.fall. - Improcedibilità o inammissibilità domanda - Ammissione al passivo - Domanda proposta dalla curatela - In sede ordinaria

Qualora, nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito, il convenuto proponga domanda riconvenzionale diretta all'accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto, la suddetta domanda, per la quale opera il rito speciale ed esclusivo dell'accertamento del passivo ai sensi degli artt. 93 e ss. della l. fall., deve essere dichiarata inammissibile (o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore) nel giudizio di cognizione ordinaria, e va eventualmente proposta con domanda di ammissione al passivo su iniziativa del presunto creditore, mentre la domanda proposta dalla curatela resta davanti al giudice per essa competente, che pronuncerà al riguardo nelle forme della cognizione ordinaria. Tale principio opera anche quando, in un processo promosso da un soggetto ‘in bonis’ per ottenere il proprio credito, il convenuto si costituisca e proponga domanda riconvenzionale per il pagamento di un credito nascente dal medesimo rapporto contrattuale e, successivamente, a seguito del fallimento del convenuto, il curatore si costituisca per coltivare la domanda riconvenzionale da quest’ultimo proposta, sicchè in tal caso la domanda del fallito può essere coltivata dalla curatela in sede ordinaria, mentre quella nei confronti del fallito, divenuta improcedibile in sede ordinaria, deve essere necessariamente riproposta in sede fallimentare nel procedimento di accertamento del passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 novembre 2017, n.28833.




Potere del contraente in bonis di risolvere i contratti pendenti

Fallimento – Contratti pendenti – Recesso e risoluzione da parte del contraente in bonis – Possibilità di esercitarli – Insussistenza – Conseguenze

Una volta intervenuta la declaratoria di fallimento di uno dei contraenti, alla controparte in bonis non è consentito nè recedere dal contratto, nè tantomeno agire in giudizio per conseguire una declaratoria di sua risoluzione, neanche allegando che sia il primo, sia i secondi, si siano già compiutamente verificati anteriormente al fallimento, in quanto il fallimento, privando il fallito della disponibilità dei suoi e determinando l'apertura del concorso dei creditori, fissa la situazione giuridica di questi ultimi e rende loro inopponibile ogni successiva azione del contraente in bonis, che miri a modificare in proprio favore la situazione come cristallizzata dal fallimento. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) TribunaleTorre Annunziata, 29 novembre 2017, n..




Concordato preventivo, divieto ex art. 168 l.f., improcedibilità e sospensione della procedura esecutiva

Concordato Preventivo – Divieto di azioni esecutive – Opposizione all’esecuzione per sopravvenuta pendenza della procedura concorsuale di concordato preventivo – Declaratoria di improcedibilità dell’esecuzione forzosa

Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 168 L.F., qualora successivamente all’instaurazione di una procedura esecutiva nei confronti di impresa debitrice, quest’ultima proponga (e quindi sia pendente, a eseguito di deposito della relativa domanda di ammissione) una procedura concorsuale di concordato preventivo, la procedura esecutiva non può proseguire, e non può quindi essere sospesa in attesa dell’esito della procedura concorsuale, dovendo invece essere dichiarata improcedibile, con conseguente svincolo della somme pignorate. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata) TribunaleMassa, 23 novembre 2017, n..




Simulazione della quietanza rilasciata dal fallito in bonis e confessione giudiziale nei confronti del fallimento

Fallimento - Simulazione della quietanza rilasciata dal fallito in bonis - Confessione giudiziale nei confronti del fallimento - Esclusione

Il curatore fallimentare che deduce in giudizio la simulazione della quietanza rilasciata dal fallito in bonis rappresenta la massa dei creditori, e non il fallito, sicchè la quietanza stessa non vale, nei confronti del fallimento, come confessione stragiudiziale dell'avvenuto pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 22 novembre 2017, n.27743.




Fallimento del debitore esecutato, pendenza di procedura esecutiva mobiliare individuale e modalità della comunicazione del curatore

Fallimento del debitore esecutato - Pendenza di procedura esecutiva mobiliare individuale - Automatica acquisizione dei beni oggetto di pignoramento in favore della massa fallimentare - Art. 42 L.F. - Intervento del curatore fallimentare nella procedura esecutiva - Non necessario intervento - Sufficienza della comunicazione in forma libera di non voler subentrare all'esecuzione - Improcedibilità della stessa - Chiusura anticipata del processo ex art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. - Compenso all’ufficiale giudiziario: non dovuto - Art. 122 comma III dPR n. 129/1959

In caso di fallimento della società debitrice, precedentemente ammessa alla procedura di concordato preventivo, la sentenza dichiarativa di fallimento determina il cd. spossessamento dell’imprenditore ai sensi dell’art. 42 L.F., sicché all’interno del patrimonio fallimentare debbono essere ricompresi anzitutto i beni preesistenti di qualsiasi natura che si trovano nel patrimonio del fallito, anche se in possesso di terzi, nonché i beni sopravvenuti.
I beni sopravvenuti entrano automaticamente nella massa attiva fallimentare, principio desumibile dall'introduzione del comma 3 dell'art. 42 l.f. (comma aggiunto dall’art. 40 del D.L.vo 9 gennaio 2006 n. 5), laddove, stabilendo che gli organi della procedura possono rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura, il legislatore ha chiaramente optato per un’acquisizione immediata ed automatica degli stessi.
Data l’automaticità dell’acquisizione dei beni sopravvenuti, tra cui è ricompreso il denaro, non sarà necessaria da parte del curatore fallimentare la consultazione e/o consenso del comitato dei creditori, la cui autorizzazione è invece richiesta, ai sensi dell'art. 42, III comma, per la rinunzia qualora i costi da sostenere per l'acquisto e la conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo del bene;
Non è nemmeno necessario un vero e proprio intervento da parte del curatore fallimentare nella procedura esecutiva individuale (con l’assistenza di un legale), potendo il curatore limitarsi a rilasciare una comunicazione (nella forma più libera, ma con obbligo di portarla a conoscenza della cancelleria competente) di non voler subentrare all’esecuzione mobiliare pendente ex art. 107 comma VI l.f. con conseguente dichiarazione di improcedibilità da parte del GE ed acquisizione dei beni o delle somme ricavate dalla vendita mobiliare al fallimento;
La dichiarazione del curatore di non subentrare nell’esecuzione mobiliare (manifestazione che sollecita il potere del GE all’emissione di un provvedimento avente ad oggetto una dichiarazione di improcedibilità ex art. 107 comma VI l.f.,) è ipotesi assimilabile ad una chiusura anticipata del processo esecutivo di cui all’art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. e, pertanto, il compenso all’Ufficiale Giudiziario non è dovuto a norma dell’art. 122 comma III dPR n. 129/1959. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata)
TribunaleAosta, 21 novembre 2017, n..




Piano del consumatore e pagamento di compensi professionali

Piano del consumatore - Pagamento in prededuzione di somma a titolo di compensi professionali - Ammissibilità

Non osta alla fattibilità del piano del consumatore la previsione del pagamento in prededuzione della somma di euro 10.500,00 a titolo di compensi al professionista incaricato ed agli avvocati costituiti, vista la natura pattizia della previsione nonché l'operato degli stessi che è evidentemente strumentale alla omologazione del piano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleNapoli, 16 novembre 2017, n..




La normativa sul gratuito patrocinio trova applicazione anche nelle procedure di sovraindebitamento

Sovraindebitamento - Normativa sul gratuito patrocinio - Applicabilità

La normativa sul gratuito patrocinio trova applicazione anche nelle procedure di sovraindebitamento, avendo la stessa carattere generale in applicazione dell’art. 24 della Costituzione e non trovando applicazione le regole sul pagamento dei professionisti proprie delle procedure di concordato preventivo, stante l’autonomia sistematica e funzionale degli istituti contemplati nella legge n. 3 del 2012. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata) TribunaleTorino, 16 novembre 2017, n..




Credito da restituzione delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia gestito da Banca del Mezzogiorno

Fondo di garanzia PMI ex L. 662/96 - Il credito da restituzione delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia gestito da Banca del Mezzogiorno - Medio Credito Centrale ha natura privilegiata ai sensi del D.lgs. 123/98

Il credito da restituzione delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia gestito da Banca del Mezzogiorno / MCC - quale Gestore del Fondo di garanzia ex L. 662/96- è assistito dal privilegio generale di cui agli artt. 1 e  9 comma 5 del d.lgs. 123/98 e dell'art. 8 bis D.L. 3/2015.
La disciplina dettata dall’art. 9 del D.Lgs. 123/98 è applicabile anche alle prestazioni di garanzia ex L. 662/96.
L’art. 8 bis D.L. 3/2015, convertito con modificazioni nella Legge 33/2015 ha natura interpretativa dell’art. 2 Comma 100 lett. a) della L. 662/96.
L'art. 8 bis D.L. 3/2015, convertito con modificazioni in legge 33/2015 è una norma di interpretazione autentica la cui ratio è finalizzata a dirimere le controversie già sorte in ordine alla natura giuridica del credito del Fondo ex L. 662/96. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
TribunaleMonza, 16 novembre 2017, n..




Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. l. 3/2012 e rilevanza di atti in frode ai creditori

Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012 - Verifica di eventuali atti in frode ai creditori

Non rappresenta invece motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 16 novembre 2017, n..




Liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012

Sovraindebitamento - Liquidazione del patrimonio - Debitore non proprietario di beni mobili o immobili - Reddito da lavoro subordinato

Ai fini dell’accoglimento della domanda di liquidazione del patrimonio ex artt. 14-ter ss. L. 3/2012, il giudice è tenuto a verificare l’assenza di atti compiuti in frode ai creditori e dei requisiti previsti dall’art. 14-ter.
Non rappresenta invece un motivo di inammissibilità alla procedura il fatto che il debitore sovraindebitato non sia, al momento della presentazione dell’istanza di liquidazione, proprietario di alcun bene, mobile o immobile, ove lo stesso possa comunque contare su un reddito da lavoro (subordinato), da potersi usare come fonte di soddisfacimento parziale dei creditori. (Roberto Alemanno) (Giuliano Pacchiani) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 16 novembre 2017, n..




Apertura del fallimento e sorte del giudizio di cassazione

Modifica dell'art. 43 l.fall. per effetto dell'art. 41 del d.lgs. n. 5 del 2006 - Apertura del fallimento - Interruzione del processo - Applicabilità nel giudizio di cassazione - Esclusione - Fondamento

L'intervenuta modifica dell'art. 43 l.fall. per effetto dell'art. 41 del d.lgs. n. 5 del 2006, nella parte in cui stabilisce che "l'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo", non comporta l'interruzione del giudizio di legittimità, posto che in quest'ultimo, in quanto dominato dall'impulso d'ufficio, non trovano applicazione le comuni cause di interruzione del processo previste in via generale dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 novembre 2017, n.27143.




Limite di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall. e prova dell’esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila

Fallimento - Imprese soggette - Limite di fallibilità previsto dall'art. 15, comma 9, l.fall. - Credito vantato dalla parte istante - Istruttoria prefallimentare - Prova dell’esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila - Rilevanza

Per accertare il superamento della condizione ostativa alla dichiarazione di fallimento prevista dall’art. 15, comma 9, l.fall., non deve aversi riguardo al solo credito vantato dalla parte istante per la dichiarazione di fallimento, ma alla prova, comunque acquisita nel corso dell'istruttoria prefallimentare, dell’esistenza di una esposizione debitoria complessiva superiore ad euro trentamila. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 novembre 2017, n.26926.




Garanzia omnibus (lettera di patronage) e ammissione del credito anche in assenza di prova del rapporto fondamentale

Fallimento - Accertamento del passivo - Riconoscimento della debitrice principale - Art. 1988 c.c. - Lettera di "patronage" - Previsione di importo massimo garantito ex art. 1938 c.c. - Sufficienza

In tema di opposizione allo stato passivo, deve essere ammesso il credito oggetto di riconoscimento da parte della società debitrice principale, anche in assenza di prova del rapporto fondamentale ai sensi dell'art. 1988 c.c., in quanto comportante una relevatio ab onere probandi, per di più se assistito da una cd. lettera di "patronage" recante data certa atteso che, in virtù dell'art. 1938 c.c., come modificato dalla l. n. 154 del 1992, (con disposizione estensibile anche alle obbligazioni a carico del solo proponente ex art. 1333 c.c.), le garanzie omnibus sono valide purché sia indicato l'importo massimo garantito senza quindi che occorra il riferimento specifico al credito azionato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 novembre 2017, n.26924.




Ratifica dell'autorizzazione del curatore a stare in giudizio ma fino al limite delle preclusioni già verificatesi

Fallimento - Curatore - Poteri - Rappresentanza giudiziale - Autorizzazione del giudice delegato - Tardività - Sanatoria - Limiti

L'autorizzazione a stare in giudizio conferita dal giudice delegato tardivamente in via di ratifica, al curatore fallimentare, vale a sanare retroattivamente il difetto di legittimazione di quest'ultimo, ma fino al limite delle preclusioni già verificatesi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 novembre 2017, n.26948.




Sovraindebitamento: l’autorizzazione all’OCC all’accesso alle banche dati può essere concessa in via generale e preventiva

Sovraindebitamento – Autorizzazione all’accesso alle banche dati – Concessione in via generale e preventiva all’Organismo di composizione della crisi

L’autorizzazione al gestore della crisi ex art. 15, comma 10, legge n. 3 del 2012, all’accesso alle banche dati per compiere le necessarie indagini in ordine alla situazione patrimoniale attuale e pregressa del ricorrente può essere concessa all’Organismo di composizione della crisi in via generale e preventiva per ogni singola situazione che possa sfociare in una procedura si sovraindebitamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 09 novembre 2017, n..




Rapporto tra le procedure competitive ex art. 163-bis l.f. e quelle ex art. 182 l.f. successive all’omologa del concordato

Concordato preventivo – Fase anteriore all’ammissione alla procedura – Proposta di stipulazione di contratto di opzione d’acquisto immobiliare – Autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall. – Avvio procedure competitive ex art. 163-bis l. fall. – Necessità

Concordato preventivo – Fase anteriore all’ammissione alla procedura – Proposta negoziale proveniente dal terzo – Preventivo esperimento della procedura competitiva ex art. 163-bis l. fall. – Necessità di ricorso alla procedura competitiva ex art. 182 l. fall. dopo l’omologazione del concordato – Esclusione – Condizioni

Nella fase anteriore all’ammissione alla procedura di concordato preventivo, la proposta negoziale proveniente da un terzo ed avente ad oggetto la stipulazione di un contratto di opzione per l’acquisto di uno stabilimento industriale è soggetta a preventiva autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall. ed impone l’avvio della procedura competitiva ex art. 163-bis l. fall., il cui ultimo comma prevede espressamente che “la disciplina del presente articolo si applica, in quanto compatibile, anche agli atti da autorizzare ai sensi dell'articolo 161, settimo comma, l fall.”.
L’ art. 163-bis l. fall. impone l’espletamento delle procedure competitive con riferimento a tutte le offerte che prevedono come controprestazione un corrispettivo in denaro o siano comunque a titolo oneroso, finalizzate al successivo trasferimento di beni – sia pure, come nel caso in esame, solo eventuale in ipotesi di esercizio del diritto di opzione -, sulla base delle manifestazioni di interesse pervenute e del valore dei beni medesimi da liquidare.
La disciplina delle offerte concorrenti si applica altresì a qualsiasi trasferimento di beni in ambito concordatario e quindi non soltanto nelle procedure di natura liquidatoria, ma anche nelle procedure con continuità mista e con continuità funzionale alla cessione dell’azienda o rami di essa, e può essere esperita anche nella fase anteriore all’ammissione, come si evince dal combinato disposto degli artt. 163-bis, ultimo comma, e art. 182 quinto comma l. fall. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

In relazione ai rapporti con l’art. 182 l. fall. ed al perimetro applicativo della disposizione di cui all’art. 163-bis l.fall. – considerato l’apparente sovrapposti delle relative discipline riguardanti le liquidazioni in ambito concordatario – si è chiarito che l’art. 163-bis l. fall. trova applicazione alle cessioni, all’affitto di aziende, nonché ai contratti che prevedono la futura cessione dei beni, da stipularsi nella fase in cui il concordato è ancora in corso, prima dell’omologazione, esclusa la necessità che dopo l’omologazione sia necessario l’avvio di una ulteriore ed analoga procedura competitiva ex. art. 182 l. fall., in relazione alla particolare natura dell’atto da autorizzare.
In particolare, in relazione alla peculiarità del contratto o dei rapporti negoziali collegati da avviare nella fase anteriore all’omologa del concordato, si è osservato che non dovrebbe più applicarsi nella fase esecutiva la disciplina dell’art. 182 l. fall. che costituirebbe in sostanza una mera duplicazione di attività già svolte in una fase precedente della medesima procedura. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Il provvedimento si segnala per aver affrontato il tema dell’ambito di applicazione delle norme che impongono le procedure competitive nella fase di liquidazione concordataria. In particolare, viene indagato il rapporto tra l’art. 163-bis fall. - che prevede la procedura competitiva (anche) nella fase anteriore all’ammissione al concordato, atteso il richiamo all’art. 161 settimo comma l. fall. -, e l’art. 182 fall., che prescrive l’esperimento delle procedure competitive nella fase successiva all’omologazione.
In sostanza, afferma il Tribunale, non va escluso a priori la possibilità che, in relazione al particolare atto soggetto ad autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall., la procedura competitiva vada esperita esclusivamente nella fase di autorizzazione prima dell’ammissione alla procedura, e non anche dopo l’omologa del concordato, ciò malgrado l’espressa previsione del quinto comma dell’art. 182 l. fall. per cui “alle vendite, alle cessioni e ai trasferimenti legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda di concordato o in esecuzione di questo, si applicano gli articoli da 105 a 108-ter in quanto compatibili”.
Nel caso di specie, un soggetto aveva formulato alla società concordataria una proposta negoziale avente ad oggetto la sottoscrizione di un contratto oneroso di opzione per l’acquisto di uno stabilimento industriale, prevedente il versamento di un corrispettivo mensile per 24 mesi a fronte del diritto di acquistare il bene al termine del biennio, a prezzo predeterminato.
Il Tribunale di Rimini, pur negando per ragioni di merito l’autorizzazione alla stipula ex art. 161 settimo comma l. fall., nondimeno ha riconosciuto che la sottoscrizione del contratto oneroso di opzione – da autorizzare in ipotesi previa procedura competitiva ex art. 163-bis l. fall. - avrebbe comportato un vincolo per la società concordataria destinato a condizionare la fase successiva all’omologa del concordato, per cui non appariva ragionevole sottoporre post omologa la vendita dello stabilimento industriale – in ipotesi di positivo esercizio del diritto di opzione da parte del titolare del diritto -  all’ulteriore esperimento delle procedure competitive ex art. 182 l. fall.
La pronuncia sembra così recepire i contributi della dottrina più recente che ha delineato il perimetro applicativo delle citate disposizioni di legge (si veda in tal senso il contributo del prof. Stefano Ambrosini, “Fallimento, soluzioni negoziate della crisi e disciplina bancaria”, Torino, giugno 2017).  (Astorre Mancini)
TribunaleRimini, 09 novembre 2017, n..




Revocatoria fallimentare e proponibilità in appello della domanda di condanna all'equivalente monetario

Revocatoria fallimentare - Oggetto - Bene - Domanda di condanna all'equivalente monetario - Proponibilità in appello - Novità - Esclusione - Configurabilità - Fondamento

Oggetto della domanda di revocatoria fallimentare non è il bene in sé, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità ad esecuzione e, quindi, la liquidazione di un bene che, rispetto all'interesse dei creditori, viene in considerazione soltanto per il suo valore; ne consegue, non solo che la condanna al pagamento dell'equivalente monetario ben può essere pronunciata dal giudice, anche d'ufficio, in ogni caso in cui risulti impossibile la restituzione del bene, ma anche che la relativa domanda può essere proposta per la prima volta nel giudizio d'appello, in quanto non nuova, ma ricompresa implicitamente nell'azione revocatoria stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 novembre 2017, n.26425.




Dichiarazione di fallimento, delega al GD per anticipazione e abbreviazione dei termini

Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Società già cancellata dal registro delle imprese – Convocazione e notifica – Modalità

Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Presentazione di successivi ricorsi – Notifica al debitore – Esclusione

Dichiarazione di fallimento – Procedimento – Delega alla conduzione del procedimento conferita al giudice delegato – Potere di anticipazione dell’udienza e di abbreviazione dei termini – Sussistenza

In caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere notificato, ai sensi della L. Fall., art. 15, comma 3, nel testo successivo alle modifiche apportate dal D.L. n. 179 del 2012, art. 17, conv. con modif. nella L. n. 221 del 2012, all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero, nel caso in cui non risulti possibile - per qualsiasi ragione - la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante dal registro delle imprese (Cass. 17946/2016, 26333/2016, 602/2017). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel procedimento per dichiarazione di fallimento al debitore, cui sia stato regolarmente notificato il ricorso nel rispetto delle forme previste dalla legge, non devono essere necessariamente notificati i successivi ricorsi che si inseriscano nel medesimo procedimento, avendo egli l'onere di seguire l'ulteriore sviluppo della procedura e di assumere ogni opportuna iniziativa in ordine ad essa, a tutela dei propri diritti. Pertanto, la circostanza che il fallimento venga dichiarato su istanza di un creditore diverso rispetto a quello da cui proviene la notificazione del ricorso non lede il diritto di difesa, a meno che il debitore non deduca di non essere stato in grado di allegare tempestivamente circostanze idonee a paralizzare l'istanza ulteriore e diversa rispetto a quella che gli era stata tempestivamente notificata (Cass. 24968/2013, 98/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento di cui all’art. 15 l.fall., la delega all’attività di conduzione del procedimento conferita al giudice delegato comprende anche il potere di anticipazione dell’udienza e di abbreviazione dei termini spettanti al presidente del tribunale delegante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2017, n.26276.




Credito del concessionario per aggio e per spese di insinuazione al passivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Credito del concessionario per aggio – Privilegio – Esclusione

Fallimento – Accertamento del passivo – Credito del concessionario per spese di insinuazione – Natura concorsuale – Sussistenza – Rango chirografario

In sede di accertamento del passivo dei crediti insinuati dal concessionario, il credito per aggio non può in alcun modo essere considerato inerente al tributo riscosso e non è, pertanto, assistito dal relativo privilegio (Sez. 1, Sentenza n. 25932 del 23/12/2015). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le spese d'insinuazione al passivo sostenute dall'Agente della riscossione (c.d. diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e, in quanto previste da una disposizione speciale equiordinata rispetto al principio legislativo di eguaglianza sostanziale e di pari accesso al concorso di tutti i creditori di cui alla L. Fall., artt. 51 e 52, hanno natura concorsuale, e vanno ammesse al passivo fallimentare in ragione di un'applicazione estensiva del D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 17, che prevede la rimborsabilità delle spese relative alle procedure esecutive individuali, atteso che un trattamento differenziato delle due voci di spesa risulterebbe ingiustificato, potendo la procedura concorsuale fondatamente ritenersi un'esecuzione di carattere generale sull'intero patrimonio del debitore. Il credito per le spese di insinuazione va, peraltro, riconosciuto in via chirografaria e non privilegiata, dovendo escludersi l'inerenza delle stesse al tributo riscosso (cfr. Cass. n. 25802/15; n. 16951/17; n. 17669/17). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2017, n.26284.




Crediti tributari: ammissione al passivo sulla base del semplice ruolo

Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 novembre 2017, n.26296.




Nel giudizio di opposizione allo stato passivo non possono essere introdotte domande nuove o modificazioni sostanziali delle domande

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Natura impugnatoria dell'opposizione - Configurabilità - Conseguenze - Domanda nuova o nuovo tema d'indagine - Inammissibilità - Fattispecie

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo che ha natura impugnatoria ed è retto dal principio dell'immutabilità della domanda, non possono essere introdotte domande nuove o modificazioni sostanziali delle domande già avanzate in sede d’insinuazione al passivo.
(Nella specie la S.C. ha cassato con il rinvio il provvedimento del tribunale che aveva ammesso al passivo con la prededuzione, un credito oggetto di una domanda di insinuazione in privilegio innanzi al giudice delegato e, solo in sede di opposizione, richiesto in parte al chirografo e in parte in prededuzione). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 03 novembre 2017, n.26225.




Produzione nel giudizio di legittimità del decreto di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato

Fallimento - Decreto di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato - Giudizio di legittimità - Produzione - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze

In sede di giudizio di legittimità, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., è consentita la produzione da parte del curatore fallimentare, unitamente al controricorso, dei decreti di trasferimento dei beni posti in vendita a seguito del rigetto dell’istanza di sospensione proposta dal ricorrente, trattandosi di documenti relativi all'ammissibilità del ricorso, atteso che tale produzione determina il venir meno dell'interesse all'impugnazione dell'ordinanza del tribunale confermativa del provvedimento con cui il giudice delegato abbia negato la sospensione dell'attività liquidatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 novembre 2017, n.26175.




Revocatoria fallimentare e conoscenza dello stato di insolvenza da parte di operatore economico qualificato

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore - Operatore economico qualificato

In tema di azione revocatoria fallimentare, la conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, conoscenza che, come è noto, deve essere effettiva e non solo potenziale, può desumersi dalla natura di agente economico qualificato, tale da consentire al terzo l'acquisizione d'informazioni ordinariamente non accessibili ai comuni operatori e dunque dalla peculiare capacità di percepire, nella situazione in cui si era trovato concretamente ad operare, i segnali della situazione di dissesto in cui versava il debitore.

Nel caso di specie, la Corte di merito, pur ammettendo che il terzo (una Banca) era in grado di accedere ai bilanci della società debitrice, ha escluso che potesse rendersi conto dello stato di decozione attraverso una valutazione oggettiva delle relative risultanze, attestanti una grave crisi finanziaria in atto, ponendo, al contrario, in risalto la soggettiva convinzione degli organi sociali di poter superare il momento di difficoltà, emergente dalle ottimistiche previsioni contenute nella relazione di accompagnamento, senza tener conto della disponibilità da parte della convenuta di mezzi ed informazioni tali da permetterle di verificare in modo autonomo e tecnicamente qualificato il carattere realistico di tali aspettative. Tale profilo è stato trascurato anche nella valutazione della vicenda concernente la richiesta di dilazione per il rimborso di un prestito, rivolta dalla società fallita e da un'altra società del medesimo gruppo nel periodo immediatamente anteriore all'effettuazione delle rimesse impugnate, nonchè il piano di risanamento sottoposto alle banche in epoca immediatamente successiva, seguito dall'instaurazione di trattative svoltesi anche attraverso la convocazione di riunioni interbancarie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 novembre 2017, n.26061.




Sovra indebitamento: la nomina del gestore della crisi compete all’O.C.C.

Crisi da sovra indebitamento - Requisiti di professionalità - Nomina del gestore della crisi ad opera dell’O.C.C.

Poiché il livello di specializzazione ottenuto dal gestore della crisi nell’ambito dell’Organismo di Composizione della Crisi costituisce un requisito imprescindibile per poter gestire al meglio la crisi da sovraindebitamento (Cass. 8 agosto 2017, n. 19740), la presenza di un O.C.C. sul territorio rende preferibile che la nomina del gestore della crisi venga fatta dallo stesso O.C.C., a garanzia degli speciali requisiti di professionalità richiesti nella fattispecie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 31 ottobre 2017, n..




Esecutività dello stato passivo e giudicato sulle cause di prelazione

Fallimento - Formazione dello stato passivo - Esecutività - Credito ammesso al passivo reso definitivo dal giudice delegato - Conseguenti preclusioni processuali - Portata - Fattispecie

Nel procedimento fallimentare l'ammissione di un credito, sancita dalla definitività dello stato passivo, una volta che questo sia stato reso esecutivo con il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 97 l.fall., acquisisce all'interno della procedura concorsuale un grado di stabilità assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono. (Nella specie, la S.C. ha confermato il provvedimento di esclusione di un credito privilegiato ex art. 9 del d.lgs. n. 123 del 1998, in precedenza già ammesso in via chirografaria quale credito in surroga, stante l'identità della causa dell’attribuzione patrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 ottobre 2017, n.25640.




Trattamento del credito da restituzione vantato dalla Simest S.p.a. quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico

Concordato Preventivo – Giudizio di accertamento della natura privilegiata generale ex art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito da restituzione del finanziamento erogato all’impresa beneficiaria dalla Simest Spa quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 – Natura privilegiata ai sensi dell’art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito vantato da Simest Spa in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento

Il finanziamento agevolato concesso dalla Simest Spa per lo sviluppo delle attività produttive a valere sul Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è sussumibile nella previsione dell’art. 1 del D. lgs. n. 123/98.

Il credito da restituzione vantato dalla Simest Spa quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 9 comma 5 del d.lgs. 123/98.

Il credito da restituzione del finanziamento di natura pubblicistica concesso all'impresa beneficiaria a valere sul Fondo Rotativo Pubblico, tramite un soggetto terzo abilitato, gode del privilegio generale previsto dall'art. 9 comma 5 del D.Lgs. 123/98, nelle ipotesi in cui la beneficiaria è tenuta alla restituzione del finanziamento a seguito di condotte ad essa addebitabili e quindi anche in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 26 ottobre 2017, n..




Commissario giudiziale e obbligo di presentazione del rendiconto

Commissario giudiziale - Compenso - Decreto di liquidazione -  Necessaria presentazione ed approvazione del rendiconto - Esclusione - Fondamento

Il commissario giudiziale, organo cui la legge fallimentare attribuisce funzioni composite di vigilanza, informazione, consulenza ed impulso finalizzate al controllo della regolarità del comportamento del debitore ed alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori, non è soggetto all’obbligo di presentazione del rendiconto, sicchè non trova applicazione l’art. 39 l.fall. che subordina la liquidazione del suo compenso all’approvazione del rendiconto, atteso che, se pure ai sensi dell’art. 165 l.fall., al commissario giudiziale si applicano gli artt. 36, 37, 38 e 39 l.fall.,il rinvio alle citate disposizioni deve ritenersi effettuato nei limiti in cui esse sono compatibili con le specifiche prerogative dell’organo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2017, n.25330.




Fallimento, vendita competitiva di beni mobili e perfezionamento del negozio

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Momento perfezionativo della vendita - Accettazione della proposta di acquisto da parte del curatore - Sufficienza - Esclusione - Integrale pagamento del prezzo - Necessità - Fattispecie

In tema di liquidazione dell’attivo fallimentare, la vendita di beni mobili a regime competitivo disposta ai sensi dell’art. 107 l.fall., nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006, anche in mancanza di un decreto di trasferimento del giudice delegato non può equipararsi a quella volontaria, sicché l’effetto traslativo del bene non dipende dal consenso del curatore (che non assume il ruolo di parte), ma, in ragione della natura di vendita coattiva, si verifica esclusivamente con l’integrale pagamento del prezzo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito che aveva dichiarato inammissibile, per difetto di interesse, il reclamo proposto dalla fallita avverso il provvedimento del giudice delegato sull’istanza di sospensione ex art. 108 l.fall., proposta quando la vendita si era ormai perfezionata a seguito del pagamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2017, n.25329.




Il decreto ingiuntivo non dichiarato esecutivo dal giudice non è opponibile al fallimento

Accertamento del passivo - Decreto ingiuntivo - Giudicato formale e sostanziale - Emissione del decreto ex art. 647 c.p.c. - Necessità - Conseguenze in tema di opponibilità al fallimento

In assenza di opposizione, il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell'art. 647 c.p.c. Tale funzione si differenzia dalla verifica affidata al cancelliere dall'art. 124 o dall'art. 153 disp. att. c.p.c. e consiste in una vera e propria attività giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all'interno del processo d'ingiunzione e a cui non può surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo. Ne consegue che il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, del decreto di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell'ipotesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c. venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito, deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi dell'art. 52 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 ottobre 2017, n.25191.




Oneri probatori a carico del fallendo in ordine alla situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata

Fallimento - Dichiarazione - Deposito della documentazione relativa alla situazione patrimoniale ex art. 15, comma 4, l.fall. - Omissione - Rilevanza probatoria - In danno del fallendo - Ragioni - Fattispecie

In tema di istruttoria prefallimentare, l'omesso deposito da parte dell'imprenditore, nei cui confronti sia proposta istanza di fallimento, della situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (al pari dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), in violazione dell'art. 15, comma 4, l.fall. (come sostituito dall'art. 2 del d.lgs. n. 169 del 2007), si risolve in danno dell'imprenditore medesimo, essendo egli onerato della prova del non superamento dei limiti dimensionali, che ne escludono la fallibilità.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che a sua volta aveva rigettato il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento, in quanto aveva rilevato che il fallito aveva prodotto come documenti semplici fogli, privi di data e di ogni altra indicazione, e che i ricavi attestati riguardavano i soli ultimi due anni di attività, sebbene la società risultasse costituita molti anni prima della presentazione dell'istanza di fallimento). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 24 ottobre 2017, n.25188.




Arbitrato ed esclusione di cooperativa aderente ad un consorzio ne sia esclusa in virtù di una norma statutaria che preveda per il caso di fallimento

Arbitrato - Compromesso e clausola compromissoria - In genere - Art. 83 bis l.fall. - Presupposti applicativi - Pendenza del procedimento arbitrale - Successiva dichiarazione di fallimento della parte contrattuale - Contratto contenente clausola arbitrale accessoria - Scioglimento del rapporto contrattuale ex artt. 72 ss. l.fall. - Effetti - Improseguibilità dell’arbitrato - Applicabilità della norma all’ipotesi di esclusione di una cooperativa fallita da un consorzio in forza di norma statutaria - Esclusione

L’art. 83 bis l.fall. si limita a disporre che, qualora in pendenza di arbitrato sia dichiarato il fallimento di una delle parti del contratto cui accede la clausola compromissoria, il relativo procedimento diviene improseguibile ove il rapporto negoziale sia sciolto secondo le disposizioni di cui agli artt. 72 ss. l.fall.; la norma non trova, pertanto, applicazione nella diversa ipotesi in cui, non constando la pendenza di un procedimento arbitrale, una cooperativa aderente ad un consorzio ne sia esclusa in virtù di una norma statutaria che tanto preveda per il caso di fallimento della consorziata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 ottobre 2017, n.25054.




Concordato con riserva e partecipazione a procedura ristretta di affidamento di lavori edili ex art. 186-bis, commi 4 e 5, l.fall.

Concordato Preventivo con Riserva – Istanza art. 186-bis, commi 4 e 5 l.f. – Richiesta di autorizzazione a partecipare a procedura ristretta di affidamento di lavori edili – Inammissibilità

La società che ha presentato domanda di concordato preventivo con riserva che intenda partecipare ad una procedura ristretta di affidamento di lavori edili, non può invocare la disciplina prevista dell’art. 186-bis, commi 4 e 5, l.fall., essendo l’ambito di operatività della norma limitato al periodo compreso tra il deposito della domanda di concordato pieno e l’ammissione alla procedura, con l’esclusione pertanto della possibilità di farvi ricorso nell’ambito del concordato con riserva.

Va inoltre rilevato che il novellato Codice degli Appalti, all’art. 110, stabilisce che l’impresa che ha presentato domanda di concordato in bianco possa proseguire nella sola esecuzione dei contratti già stipulati, precisazione, questa, da leggersi come volontà di precludere alle imprese in concordato con riserva la partecipazione alle gare di appalto, a tutela del buon fine dell’opera nell’interesse della stazione appaltante; analoghe considerazioni debbono valere anche con riferimento all’istanza ai sensi dell’art. 161, comma, 7 l.fall. (Stefano Sanesi) (Giovanni Pieri) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 20 ottobre 2017, n..




Occupazione illegittima di bene immobile e riconoscimento del credito nel concordato preventivo con cessio bonorum

Concordato preventivo – Limiti alla legittimazione ad agire del liquidatore giudiziale – Applicazione dell’art. 111 L. Fall., comma 2, al credito per occupazione illegittima di un immobile funzionale alla conservazione dei beni sociali – Estensione analogica del privilegio ex art. 2764 cod. civ., comma 3, all’occupazione illegittima di un immobile anteriore al concordato preventivo

In tema di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione del commissario giudiziale è limitata alle controversie riguardanti questioni liquidatorie o distributive, e non si estende a quelle aventi ad oggetto l'accertamento delle ragioni di credito dell'impresa e il pagamento dei relativi debiti, ancorché le stesse risultino idonee ad incidere sul riparto che fa seguito alle operazioni di liquidazione.

E’ da ritenersi prededucibile il credito a titolo di indennità per l'illegittima occupazione di un immobile concesso in locazione alla società fallita e non restituito dalla conduttrice nonostante la scadenza del relativo rapporto, verificatasi in epoca anteriore all'ammissione della stessa al concordato preventivo: ciò in quanto tale credito è temporalmente coincidente, almeno in parte, con lo svolgimento della predetta procedura, e comunque funzionale alla prosecuzione dell'attività d'impresa o quanto meno alla conservazione dei beni aziendali, destinati altrimenti ad andare dispersi, così da giustificare l'applicazione dell'art. 111 L. Fall., comma 2, che estende la prededucibilità ai crediti "sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali".

Nell'individuare i crediti prededucibili, l'art. 111 L. Fall., comma 2, fa riferimento ad un duplice criterio, cronologico e teleologico, prefigurando un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all'interno della procedura, ma tutte quelle che, anche se sorte anteriormente, interferiscono con l'amministrazione fallimentare, e conseguentemente con gli interessi del ceto creditorio.

Il riconoscimento del privilegio in favore del credito per indennità di occupazione trova giustificazione nella natura contrattuale della responsabilità posta a carico del conduttore per il ritardo nella riconsegna della cosa locata, la quale, traendo origine dall'inadempimento dell'obbligo di restituire la cosa stessa alla scadenza del rapporto di locazione, consente di estendere lo speciale privilegio previsto dall'art. 2764 cod. civ., comma 3, anche al credito del locatore avente ad oggetto il risarcimento del danno provocato dal predetto ritardo. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 ottobre 2017, n.24683.




Giudizio promosso dal curatore e valore della quietanza rilasciata dal creditore al debitore all'atto del pagamento

Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Giudizio promosso dal curatore del fallimento per il pagamento di un credito del fallito - Quietanza rilasciata da quest'ultimo - Valore confessorio nei confronti del fallimento - Esclusione - Valore di documento probatorio del pagamento - Configurabilità - Fattispecie

In tema di fallimento, nel giudizio promosso dal curatore del fallimento del creditore per ottenere l'adempimento dell'obbligazione, la quietanza rilasciata dal creditore al debitore all'atto del pagamento non ha l'efficacia vincolante della confessione stragiudiziale ex art. 2375 c.c., ma unicamente il valore di documento probatorio dell'avvenuto pagamento, apprezzabile dal giudice al pari di qualsiasi altra prova desumibile dal processo, atteso che il curatore, pur ponendosi, nell'esercizio del diritto del fallito, nella stessa posizione di quest'ultimo, è una parte processuale diversa dal fallito medesimo. (Nella specie la S.C. ha negato l’efficacia di confessione stragiudiziale in relazione ad una quietanza contenuta nell’atto di mutuo nella quale si dava atto dell’effettiva erogazione dell’importo mutuato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 ottobre 2017, n.24690.




L’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito ha competenza esclusiva sulla nomina del professionista gestore della crisi

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Nomina del gestore della crisi – Competenza esclusiva – Sussistenza

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività

In presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma L. 3/2012 ed iscritto al relativo Registro, il debitore che intenda accedere alla procedura di Sovraindebitamento deve avvalersi di esso a pena di inammissibilità della domanda. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

A norma dell’art. 7 primo comma l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi di cui all’art. 15 è quello che ha sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma l. 3/2012, con ciò espressamente indicando il legislatore un unico e specifico criterio di collegamento ai fini dell’individuazione della competenza territoriale di detto organismo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale di merito - non constando precedenti di legittimità - in base al quale la sede dell’O.C.C. come quella del debitore deve essere quella principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale (anche per evitare il fenomeno del forum shopping), laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, ha inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario del tribunale (in tal senso, Tribunale di Vicenza in composizione collegiale 29 aprile 2014).

(Fattispecie in cui è stata ritenuta inammissibile - per difetto di valida attestazione - la domanda di accesso alla procedura di Sovraindebitamento presentata al Tribunale di Rimini e corredata da attestazione del professionista nominato dall’O.C.C. Romagna, sul presupposto che l’O.C.C. Romagna, con sede effettiva in Forlì e sedi secondarie in Rimini, Ravenna, Ferrara, “integra una struttura con unica base decisionale, situata appunto in Forlì e dunque ricadente nell’ambito territoriale del Tribunale di Forlì, e non già un’associazione di più sedi territoriali circondariali, aventi ciascuna una propria autonomia e collegate, in forma consorziata, solo a determinati fini di tipo meramente gestionale e amministrativo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 19 ottobre 2017, n..




Partecipazione del giudice delegato al collegio chiamato a decidere in ordine al reclamo avverso un suo provvedimento

Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Artt. 25 e 26 della legge fall. ante riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Partecipazione al collegio del giudice delegato - Nullità deducibile in sede di impugnazione - Esclusione - Eventuale incompatibilità da far valere con istanza di ricusazione - Sussistenza

Ai sensi degli artt. 25 e 26 l. fall. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), la partecipazione del giudice delegato al collegio chiamato a decidere in ordine al reclamo avverso un suo provvedimento non può dar luogo ad una nullità deducibile in sede di impugnazione, ma, al più, ad un'incompatibilità che deve essere fatta valere mediante l'istanza di ricusazione, da proporsi nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. Né assume rilievo la circostanza che il legislatore abbia successivamente modificato l'art. 25 l. fall., imponendo al giudice delegato un espresso divieto di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, atteso che l'adozione di un diverso modello procedimentale, caratterizzato da una più netta separazione tra le funzioni affidate al giudice delegato e quelle spettanti al tribunale fallimentare, non è di per sé sufficiente a giustificare una interpretazione evolutiva della disposizione previgente, soprattutto alla luce della norma transitoria di cui all'art. 150 del d.lgs. n. 5 del 2006, che espressamente conferma l'applicabilità della legge anteriore alle procedure fallimentari pendenti alla data di entrata in vigore della riforma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 ottobre 2017, n.24159.




Opposizione ex art. 98 l.fall., allo stato passivo e colpevole decadenza della parte nella richiesta della prova nel giudizio di primo grado

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Art. 345, comma 3, c.p.c., nel testo previgente alla novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012 - Prova nuova indispensabile - Nozione - Prova decisiva - Colpevole decadenza della parte nella richiesta della prova nel giudizio di primo grado - Irrilevanza - Fattispecie

Nel giudizio di appello, costituisce prova nuova indispensabile, ai sensi dell’art. 345, comma 3, c.p.c., nel testo previgente rispetto alla novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012, quella di per sé idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la pronuncia del giudice di merito, che aveva ritenuto che l’omessa produzione dei documenti giustificativi del credito nel giudizio di opposizione ex art. 98 l.fall., allo stato passivo di un fallimento, e la mancata deduzione dell’impossibilità di depositarli, fossero circostanze sufficienti a dimostrarne la non indispensabilità, in tal modo non effettuando il relativo giudizio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 ottobre 2017, n.24164.




Nella formazione dello stato passivo il curatore è terzo rispetto al fallito: disconoscimento di scrittura privata

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Formazione dello stato passivo - Curatore fallimentare - Posizione di terzo - Scrittura privata sottoscritta in apparenza dal fallito - Disciplina ex artt. 214, 215 e 216 c.p.c. - Applicabilità nell'opposizione allo stato passivo - Esclusione - Contestazione dell’opponibilità del documento - Sufficienza

Ai fini della formazione dello stato passivo, il curatore, nella sua funzione di mero gestore del patrimonio del fallito, deve considerarsi terzo rispetto a costui, e ciò anche con riferimento alle scritture private prodotte dal creditore a sostegno della domanda di ammissione al passivo e la cui sottoscrizione appaia riferibile al fallito medesimo. Ne consegue che, nel giudizio di opposizione ex art. 98, comma 2, l.fall. è inapplicabile all’organo concorsuale la disciplina sul disconoscimento della scrittura privata di cui agli artt. 214 e 215 c.c. e sull’onere di verificazione di cui al successivo art. 216 c.c., avuto riguardo a ciascun documento in apparenza sottoscritto dal fallito, potendo il curatore limitarsi a contestare l’opponibilità della scrittura privata, il cui valore probatorio rimarrà affidato al libero apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 ottobre 2017, n.24168.




Notifica del ricorso per dichiarazione di fallimento alla società cancellata e in liquidazione

Fallimento – Ricorso per la dichiarazione – Società cancellata e in liquidazione – Notifica all'indirizzo di posta elettronica certificata della società

Nel caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato, ai sensi dell’art. 15, comma 3, l.fall., all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero, quando per qualsiasi ragione non risulti possibile la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante sempre dal registro delle imprese e, in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale del luogo dove la medesima aveva sede; nè la specialità e completezza di tale disciplina prevista nel procedimento per la dichiarazione di fallimento patiscono una deroga per il caso in cui la società cancellata dal registro delle imprese sia già stata posta in liquidazione, onde va escluso che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi degli artt. 138 e segg. o 145 c.p.c. (a seconda che l'impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 10 ottobre 2017, n.23728.




Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo non è opponibile al fallimento dichiarato in pendenza di opposizione

Fallimento - Stato passivo - Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Dichiarazione di fallimento dell'ingiunto in pendenza del giudizio di opposizione - Opponibilità alla curatela del decreto - Esclusione - Fondamento

Nel caso in cui la dichiarazione di fallimento del debitore sopravvenga nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio, poiché il provvedimento monitorio, quand'anche provvisoriamente esecutivo, non è equiparabile ad una sentenza non ancora passata in giudicato, che viene emessa nel contraddittorio delle parti, ed è, come tale, totalmente privo di efficacia nei confronti del fallimento. Cassazione civile, sez. VI, 10 ottobre 2017, n.23679.




Retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende e responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione

Fallimento – Azienda – Retrocessione – Affitto stipulato prima del fallimento – Responsabilità per i debiti contratti dall’affittuario – Sussistenza

In mancanza della deroga contenuta nell’art. 104-bis l.fall. per l’ipotesi di affitto di azienda stipulato dal curatore, la retrocessione al fallimento di aziende o rami di aziende comporta la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23581.




Natura privilegiata del credito ex art. 2751 bis n.2 c.c. nel caso di convenzione stipulata da ASL

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Convenzione stipulata da ASL avente ad oggetto attività didattica dei propri dipendenti - Assoggettamento dell'ente convenzionato ad amministrazione straordinaria - Istanza di ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis n. 2, c.c. – Sussistenza - Condizioni

In tema di insinuazione al passivo, deve essere riconosciuta la natura privilegiata del credito ex art. 2751 bis n.2 c.c. nel caso di convenzione stipulata da ASL con autorizzazione per i propri dipendenti allo svolgimento di attività didattica retribuita in orario non lavorativo in favore di un soggetto privato (nella specie, ente di formazione di un'organizzazione sindacale successivamente sottoposto ad amministrazione straordinaria), poiché tali attività sono da ritenere prestazione di opera professionale, sebbene il credito sia fatto valere da un soggetto diverso dal prestatore, sempre che ricorra la prova della riferibilità del credito alla prestazione svolta personalmente dal professionista dipendente della ASL. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23584.




Revocatoria di rimesse effettuate sul conto corrente del fallito ma eseguite con danaro di terzi

Fallimento - Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Conto corrente bancario - Fallimento del titolare - Rimesse sul conto corrente da parte di un terzo - Revocabilità - Condizioni - Onere della prova - Ripartizione

In tema di azione revocatoria fallimentare, le rimesse effettuate dal terzo sul conto corrente dell'imprenditore, poi fallito, non sono revocabili ai sensi dell'art. 67, comma 2, l. fall., quando risulti che il relativo pagamento non sia stato eseguito con danaro del fallito e che il terzo, utilizzatore di somme proprie, non abbia proposto azione di rivalsa verso l'imprenditore prima della dichiarazione di fallimento, né che abbia così adempiuto un'obbligazione relativa ad un debito proprio, sicché il creditore convenuto in revocatoria è onerato della sola prova della provenienza del pagamento dal terzo, configurandosi la relativa allegazione come un'eccezione in senso proprio, mentre invece incombe sul curatore, una volta accertata l'avvenuta effettuazione di detto pagamento, la dimostrazione, anche mediante presunzioni semplici, che la corrispondente somma sia stata fornita dal fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23597.




Ammissione al passivo di crediti tributari richiesta dalle società concessionarie sulla base del semplice ruolo anche non autenticato

Fallimento – Accertamento del passivo – Ammissione al passivo – Crediti tributari iscritti al ruolo – Ammissione al passivo – Sufficienza del ruolo munito di sola attestazione di conformità all’originale – Fondamento – Fattispecie

L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2 , d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra che l’estratto sia munito dell’autenticazione nelle forme di legge, essendo sufficiente che la copia della parte del ruolo relativa al contribuente sia munita della dichiarazione di conformità all’originale resa dal collettore delle imposte, atteso che quest’ultimo esercita le stesse funzioni dell’esattore, di cui è coadiutore ex art. 130 d.P.R. n. 858 del 1963. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto con il quale il tribunale, nel rigettare l’opposizione promossa dal concessionario, aveva osservato che gli estratti di ruolo non erano debitamente autenticati e che il giudice delegato poteva conoscere dell’eccezione di prescrizione anche in relazione ai crediti di natura tributaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23576.




Scioglimento di contratto preliminare relativo ad immobile abusivo sottoposto a confisca

Fallimento - Contratto preliminare relativo ad immobile abusivo sottoposto a confisca ex l. n. 47 del 1985 - Scioglimento ex art. 72 l.fall. - Legittimazione del fallimento - Esclusione - Fondamento

Non sussiste la legittimazione attiva della curatela fallimentare allo scioglimento del contratto preliminare stipulato dalla società “in bonis” avente ad oggetto un immobile abusivo sottoposto a confisca ex l.n. 47 del 1985 ed acquisito al patrimonio del Comune, atteso che, stante la natura originaria e non derivativa dell’acquisto da parte dell’ente pubblico, è solo quest’ultimo il soggetto avente diritto alla restituzione del bene, con conseguente inapplicabilità dell’art. 111 c.p.c., non ricorrendo il fenomeno della successione a titolo particolare nel diritto controverso e competendo i diritti, di natura reale e patrimoniale, inerenti al bene non alla curatela ma all’ente pubblico beneficiario del provvedimento acquisitivo, essendo in ogni caso irrilevante l’eventuale godimento da parte del possessore dell’immobile nonostante la condizione di irregolarità urbanistica dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23583.




Comunicazione della sentenza di rigetto del reclamo avverso la sentenza di fallimento e decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione

Reclamo avverso sentenza di fallimento - Comunicazione, a mezzo PEC, del testo integrale della sentenza di rigetto - Decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione - Idoneità -  Fondamento - Fattispecie

La comunicazione del testo integrale della sentenza di rigetto del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC), è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, l.fall.: il meccanismo previsto dall’art. 18 cit. ha infatti a fondamento, in ragione delle esigenze di celerità che caratterizzano il procedimento fallimentare, la mera conoscenza legale del provvedimento suscettibile di impugnazione, conoscenza che la comunicazione in forma integrale assicura al pari della notificazione. (La S.C., nell’enunciare tale principio, ha escluso la tardività del ricorso, avuto riguardo alla circostanza che la comunicazione della sentenza impugnata era stata effettuata nella vigenza dell’art. 45 disp. att. c.p.c. "ratione temporis" applicabile, che non contemplava la comunicazione integrale del provvedimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 ottobre 2017, n.23575.




Sospensione della liquidazione dell’attivo, competenza della corte d’appello e facoltà degli organi della procedura

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione dell’attivo - Competenza della corte d’appello - Facoltà degli organi della procedura di sospendere la liquidazione

La competenza della corte d’appello di disporre la sospensione della liquidazione dell’attivo del fallimento ex art 19 l.fall. cessa con la chiusura del procedimento che definisce la fase del reclamo ex art. 18 l.fall.

Dal momento che la disposizione dell’art. 19 L. Fall. costituisce in ambito fallimentare uno strumento alternativo e sostitutivo del regime ordinario di sospensione dell’efficacia delle sentenze, non risulta consentita, in attesa della decisione finale da parte della Suprema Corte, l’applicazione della disciplina di diritto comune e segnatamente dell’art. 373 c.p.c., che, come noto, si riferisce alla sospensione dell’efficacia esecutiva delle sentenze d’appello impugnate con ricorso per cassazione.

Di fronte a gravi e riscontrati motivi, gli organi della procedura possono in qualsiasi momento valutare l’opportunità di sospendere la liquidazione dell’attivo, restando assicurata la tutela del ricorrente dal generale rimedio del reclamo previsto dall’art. 26 l.fall. (Dario Radice) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 05 ottobre 2017, n..




Azione revocatoria, rito camerale e interpretazione della disciplina transitoria

Fallimento – Decreto correttivo – Disciplina transitoria – Interpretazione dell’espressione “procedure concorsuali” – Azione revocatoria – Applicazione del rito camerale – Esclusione

L’espressione “procedure concorsuali” di cui all'art. 22, del D. Lgs. n. 169 del 2007 (cd. decreto correttivo), che contiene la disciplina transitoria, dove stabilisce che le disposizioni si applicano "… alle procedure concorsuali... aperte successivamente alla sua entrata in vigore"  non può che intendersi riferita alla disciplina propria di tali procedure e perciò, sul piano processuale, ai soli procedimenti interni che tipicamente si innestano nel corso delle stesse (quali ad es., quello per l'accertamento del passivo), ma non anche alle controversie che, come l’azione revocatoria, pur originando dal fallimento, non sono regolate dalla legge speciale se non per quanto riguarda l'esclusiva competenza a conoscerle del tribunale che ha emesso la sentenza dichiarativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 settembre 2017, n.22585.




Concordato preventivo in continuità aziendale, inadempimento e risoluzione

Concordato preventivo - Risoluzione - Inadempimento - Di non scarsa importanza - Adempimento successivo alla scadenza dei termini previsti nella proposta

Concordato preventivo - In continuità aziendale - Rispetto della percentuale dei pagamenti dei creditori chirografari

Concordato preventivo - Pagamenti in esecuzione del piano concordatario - Causa concreta della procedura - Messa in pericolo della continuità aziendale per difetto di liquidità della società debitrice

Concordato preventivo - Riparto - Obbligo di accantonamento - Esclusione - Obbligo di restituzione - Inadempimento - Istanza di fallimento

Nel caso in cui i pagamenti dei crediti concordatari siano stati effettuati successivamente ai termini previsti dalla proposta concordataria, la non scarsa importanza dell’inadempimento che giustifica la risoluzione del concordato (art. 186, secondo comma, l.f.) va parametrata all’esito finale della procedura, verificando se essa abbia permesso il soddisfacimento non irrilevante o irrisorio dei creditori chirografari. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Nel concordato in continuità aziendale, il rispetto della percentuale dei pagamenti dei creditori chirografari deve essere esplicito ed inequivocabile, dovendosi altrimenti ritenere che alcuna garanzia sia stata offerta e che le percentuali abbiano mero valore indicativo. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Qualora i pagamenti in esecuzione del piano concordatario siano stati effettuati in misura atta a rispettare la c.d. causa concreta della procedura, è irrilevante, nell’economia dell’interesse dei creditori, se a seguito di essi venga messa in pericolo la continuità aziendale per difetto di liquidità della società debitrice. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Non esiste un obbligo di disporre un accantonamento, ai sensi degli artt. 113 u.c. e 117, terzo comma, l.f., nel riparto finale di un concordato.

Eseguiti i pagamenti a favore dei creditori concorsuali, ove essi siano congrui o perlomeno sufficienti, il concordato deve ritenersi definitivamente adempiuto, e i potenziali creditori successivi all’apertura della procedura per l’eventuale obbligo di restituzione inadempiuto potranno far valere le loro ragioni contro la debitrice nei modi ordinari, sino, se ne ricorrono i presupposti, all’istanza di fallimento. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)
AppelloBologna, 27 settembre 2017, n..




Ammissione del credito al passivo di LCA e imposta proporzionale di registro all'uno per cento

Imposta di registro - Opposizione ex art. 98 l. fall. - Accoglimento - Conseguente ammissione del credito al passivo di una liquidazione coatta amministrativa - Imposta proporzionale di registro dell'uno per cento - Assoggettabilità - Ragioni

In tema di imposta di registro, la sentenza che, a seguito di giudizio di opposizione, ammette al passivo di una liquidazione coatta amministrativa un credito in precedenza escluso, deve essere assoggettata all'imposta proporzionale dell'uno per cento, prevista dall'art. 8, lett. c), della Tariffa, parte prima, di cui all'allegato A al d.P.R. n. 131 del 1986, trattandosi di una pronuncia adottata all'esito ad un giudizio contenzioso, che ha l'effetto di consentire al contribuente la partecipazione al concorso dei creditori, con possibile soddisfazione in sede di riparto dell'attivo, senza che assuma rilievo l'individuazione della natura del credito, dato che la tariffa agevolata, prevista nella nota II in calce al sopra menzionato art. 8, si applica nei soli casi di cui alla lett. b) del medesimo art. 8 (in virtù del principio di alternatività con l'IVA, ex art. 40 del d.P.R. n. 131 del 1986) ed è norma di stretta interpretazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 settembre 2017, n.22502.




Decorrenza degli effetti del decreto di ammissione alla amministrazione controllata

Amministrazione controllata - Art. 188 l.fall. applicabile “ratione temporis” - Effetti del decreto - Decorrenza - Dalla domanda di ammissione - Fondamento - Fattispecie

Gli effetti del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione controllata retroagiscono, in forza del combinato disposto degli artt. 188, comma 2 (vigente “ratione temporis”), 167 e 168 l.fall., alla data di presentazione della domanda di ammissione, essendo i detti effetti di moratoria generale dei debiti d’impresa per tutta la durata della procedura funzionali al rispetto della “par condicio creditorum”. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato l’inefficacia del pagamento preferenziale, relativo a debito pregresso, effettuato dall’impresa dopo la presentazione della domanda di ammissione all’amministrazione controllata, poi sfociata nel fallimento, ma prima dell’adozione del decreto di ammissione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 settembre 2017, n.22601.




Opposizione allo stato passivo e decorrenza del termine per il ricorso per cassazione

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Ricorso per cassazione – Termine – Decorrenza – Comunicazione di cancelleria

In base alla normativa vigente alla data del 23 febbraio 2012, il decreto che decide sull'opposizione allo stato passivo è comunicato dal cancelliere, ai sensi dell’art. 136 c.p.c., tramite posta elettronica certificata con biglietto di cancelleria avente il contenuto minimo prescritto dall'allora vigente secondo comma dell'art. 45 disp. att. c.p.c., (indicazione dell'ufficio giudiziario, della sezione, dell'istruttore, del numero del ruolo generale e di quello dell'istruttore e del nome delle parti); così dovendosi ritenere esattamente assolto l'obbligo della "comunicazione", prescritto dal ridetto art. 99 l.fall., senza necessità - ai fini del decorso del termine breve per impugnare - di allegare al biglietto anche il "testo integrale del provvedimento comunicato", come invece espressamente prescritto soltanto a partire dal 20 ottobre 2012, per effetto dell'entrata in vigore del ridetto D.L. n. 179 del 2012, art. 16, comma 3. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2017, n.22281.




Opposizione al concordato fallimentare e sospensione feriale dei termini

Concordato fallimentare – Omologazione – Opposizione – Termine per proporre opposizione al concordato fallimentare – Sospensione feriale – Esclusione

Procedimento civile – Termini processuali – Sospensione – In genere

Poichè l’opposizione all’omologazione del concordato fallimentare si propone mediante ricorso a norma dell’art. 26 l.fall., richiamato dall’art. 129, comma 3, l.fall., trova applicazione l’art. 36-bis l.fall. a mente del quale tutti i termini processuali previsti negli artt. 26 e 36 l.fall. non sono soggetti alla sospensione feriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2017, n.22271.




Mandato all'incasso e riscossione del credito successiva alla domanda di concordato preventivo

Concordato fallimentare - Mandato all’incasso rilasciato a creditore - Riscossione - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Insussistenza - Conseguenze

In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 l.fall. (richiamato dall'art. 169 l.fall.), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca, anche di fatto, un mandato all'incasso di un proprio credito, e la banca abbia ritenuto di compensare il relativo importo con crediti da essa vantati. A differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima abbia avuto luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. Tuttavia, qualora la banca abbia trattenuto le somme riscosse invocando la compensazione, e non le abbia perciò rese alla procedura, l’istituto di credito potrà essere ammesso al passivo solo limitatamente alle somme di cui risulti ancora creditore all’esito della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2017, n.22277.




Opposizione allo stato passivo e inammissibilità del ricorso per cassazione che solleciti l'esame di questioni non prospettate, ritualmente e tempestivamente, nel giudizio di opposizione

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Dopo le riforme del 2006 e 2007 - Natura - Impugnatoria - Conseguenze - Domande nuove - Ammissibilità - Esclusione - Ricorso per cassazione su questioni non prospettate in opposizione - Inammissibilità

L'art. 99 l.fall., nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e dal d.lgs. n. 169 del 2007, configurando il giudizio di opposizione allo stato passivo in senso impugnatorio, esclude l'ammissibilità di domande nuove, non proposte nel grado precedente, e di nuovi accertamenti di fatto, sicché è inammissibile il ricorso per cassazione che solleciti l'esame di questioni, di fatto o di diritto, non prospettate, ritualmente e tempestivamente, nel giudizio di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 settembre 2017, n.22006.




Fallimento, riapertura e sorte del debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale della procedura

Fallimento – Riapertura – Debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale – Ammissione al passivo – Esclusione

La riapertura del fallimento (nella specie a seguito di inadempimento del concordato fallimentare) integra una semplice prosecuzione (una "riviviscenza") della procedura originaria, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 settembre 2017, n.21846.




Accertamento del passivo e acquiescenza del creditore

Fallimento – Accertamento del passivo – Mancata presentazione delle osservazioni del creditore – Acquiescenza – Esclusione

In sede di accertamento del passivo avanti al giudice delegato, la mancata presentazione delle osservazioni del creditore volta a contrastare la proposta negativa del curatore non può mai assumere il valore della acquiescenza ex art. 329 c.p.c., intesa come manifestazione espressa o tacita della volontà della parte soccombente di non volersi avvalere della impugnazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 settembre 2017, n.21834.




Ricorso per cassazione contro il decreto di liquidazione del compenso al difensore

Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimento sul compenso al difensore della curatela - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento

Il provvedimento camerale ex art. 26 l.fall., con cui il tribunale rigetta il reclamo contro il decreto del giudice delegato relativo alla liquidazione del compenso al difensore, per l'assistenza in giudizio prestata alla curatela fallimentare, è ricorribile in cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., siccome definitivo ed incidente su diritto soggettivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 settembre 2017, n.21826.




Ammissione al passivo del credito del professionista ed eccezione di inadempimento

Prestazione professionale - Inutilità della prestazione - Eccezione di inadempimento - Eccezione in senso stretto - Rilevo d'ufficio - Esclusione - Fattispecie in tema di ammissione al passivo di credito professionale per l'assistenza nel tentativo di soluzione negoziata della crisi d'impresa

L'eccezione di inadempimento della prestazione svolta dal professionista non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, trattandosi di eccezione in senso stretto che, come tale, deve essere sollevata dalla parte richiesta del pagamento (nella specie il curatore del fallimento in sede di verifica della domanda di ammissione al passivo del professionista). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 settembre 2017, n.21848.




Sulla modifica ad opera del tribunale del decreto di revoca del concordato preventivo ex art. 173 l.f.

Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 l.f. – Modifica – Esclusione – Reclamo ex art. 26 l.f.

Il decreto di revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 l.fall., quantunque non abbia carattere decisorio, non è modificabile dalla autorità giudiziaria che lo ha emesso, ma è reclamabile ai sensi art. 26 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleRovigo, 18 settembre 2017, n..




Fallimento, prosecuzione dell’esecuzione del creditore fondiario e prededuzioni

Esecuzione immobiliare – Intervenuto fallimento – Prosecuzione esecuzione da parte del creditore fondiario – Distribuzione del ricavato anche al precedente creditore istante (non fondiario) per spese di giustizia – Ammissibilità

Nell'ipotesi in cui, pendente esecuzione e sopravvenuto il fallimento dell'esecutato, l'esecuzione prosegua su impulso di creditore fondiario intervenuto, in sede distributiva dovranno soddisfarsi anche le prededuzioni dell'originario creditore procedente che ha dato impulso alla procedura fino al fallimento, anche se non titolare di credito fondiario;
in presenza di creditori ipotecari in pari grado sul medesimo bene ed insufficienza del ricavato della sua vendita alla integrale soddisfazione, l'attribuzione va fatta a tali creditori in misura proporzionale ai rispettivi crediti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleModena, 17 settembre 2017, n..




Interruzione del processo a seguito di fallimento e comunicazione a mezzo PEC dell’evento interruttivo

Fallimento – Interruzione del processo – Termine trimestrale per la riassunzione – Decorrenza – Conoscenza assistita da fede privilegiata

Fallimento – Interruzione del processo – Comunicazione della dichiarazione dell'evento interruttivo – P.E.C. – Equivalente a notificazione effettuata per mezzo del servizio postale

La dichiarazione di fallimento determina l'automatica interruzione del processo, con termine trimestrale per la riassunzione che decorre dalla data della conoscenza "legale" dell'evento, conoscenza cioè acquisita non in via di mero fatto, ma per il tramite di una dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell'evento che determina l'interruzione, assistita da fede privilegiata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La comunicazione della dichiarazione dell'evento interruttivo del giudizio effettuata a mezzo P.E.C. (dal difensore della parte interessata dall'evento al difensore della controparte), essendo equivalente a notificazione effettuata per mezzo del servizio postale, deve ritenersi idonea a dimostrarne la conoscenza legale da parte del destinatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 15 settembre 2017, n.21375.




Ammissione in via privilegiata del credito per interessi e necessità di specifica domanda

Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo del credito in via privilegiata - Interessi sul credito - Diritto di prelazione - Estensione agli accessori - Specifica domanda - Necessità - Fondamento - Fattispecie

In tema di ammissione al passivo del credito per interessi, l’estensione a tale credito del diritto di prelazione accordato dalla legge a quello per capitale, ex art. 54, comma 3, l.fall., non comporta la sottrazione degli accessori alla necessità di una specifica domanda, ai fini della quale occorre l’indicazione di tutti gli elementi necessari per il calcolo degli interessi, e quindi almeno la data di scadenza del credito e il tasso applicabile, onde consentire di verificare l’esatta determinazione dell’importo richiesto, anche in relazione al trattamento differenziato previsto per gli interessi maturati successivamente alla dichiarazione di fallimento. (Principio affermato con riferimento ad un credito di natura tributaria; la S.C. ha confermato il provvedimento di ammissione al passivo in via chirografaria del relativo credito per interessi – ribadendo che per esso l’estensione del privilegio resta disciplinata dall’art. 2749 c.c., in forza del richiamo di cui all'art. 54, comma 3, l.fall. –, essendosi la creditrice limitata, sia nell’istanza di insinuazione che nell’opposizione, alla mera indicazione dell’importo complessivamente dovuto per gli accessori, ancorché distinto da quello relativo alla sorte capitale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 settembre 2017, n.21459.




Amministrazione straordinaria, revocatoria fallimentare e aiuti di Stato

Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Incompatibilità con la normativa comunitaria - Limiti - Revocatoria fallimentare - Aiuto di Stato - Configurabilità - Esclusione

Il d.l. n. 26 del 1979, conv., con modif. nella l. n.95 del 1979, sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, è incompatibile con le norme comunitarie - in base alle sentenze della CGUE 1 dicembre 1998 in causa C-200/97, e 17 giugno 1999 in causa C-295/97, all'ordinanza della stessa Corte 24 luglio 2003 in causa C-297/01 e alla decisione della Commissione 16 maggio 2001, n. 2001/212/CE - non nella sua totalità, ma esclusivamente in relazione a disposizioni che prevedano aiuti di Stato non consentiti ai sensi dell'art. 87 (già art. 92) del Trattato CE, tra i quali non può farsi rientrare la previsione dell'azione revocatoria, essendo priva del requisito della specificità, sotto i due profili della selettività e della discrezionalità, che, alla stregua delle decisioni della Corte di giustizia sopra richiamate, caratterizzano gli aiuti di Stato vietati. Né costituisce aiuto di Stato la stessa apertura della procedura di amministrazione straordinaria (senza la quale neppure è prospettabile l'esercizio dell'azione revocatoria), sotto il profilo che la continuazione dell'impresa, con sacrificio di creditori principalmente pubblici, ed altri vantaggi, con oneri supplementari a carico dello Stato o di enti pubblici, conseguano necessariamente all'ammissione alla procedura: infatti nell'amministrazione straordinaria disciplinata dalla l. n. 95 cit., la continuazione dell'impresa, seppure conseguenza normale, non è conseguenza necessaria dell'apertura della procedura, mentre gli altri vantaggi a carico di risorse pubbliche, individuati dalla sentenza della Corte di giustizia 17 giugno 1999, possono essere disapplicati senza incidere sulla possibilità di una gestione liquidatoria (solo in funzione della quale si giustifica l'azione revocatoria) della medesima procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 settembre 2017, n.21481.




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Concordato preventivo con transazione fiscale - Cd. infalcidiabilità del credito IVA - Disciplina "ratione temporis" vigente ex art. 182 ter l.fall. - Applicabilità alle proposte formulate nel periodo dal 16 luglio al 28 novembre 2008 - Fondamento

In tema di omologazione del concordato preventivo con transazione fiscale, la regola della cd. infalcidiabilità dell’IVA trova applicazione anche nelle proposte ex art. 182 ter l.fall. nel testo originario, prima della novella operata dal d.l. n. 105 del 2008, conv. con modif. in l. n. 2 del 2009 e dunque in relazione al periodo decorrente dal 16 luglio 2008 al 28 novembre 2008. Ciò in applicazione delle Decisioni del Consiglio dell’Unione europea 2000/597/CE, 2000/436/CE, 2014/335/UE, Euratom e del disposto degli artt. 2, 250, paragrafo 1, e 273 della Direttiva del Consiglio dell’UE n. 2006/112/CE, secondo le quali tutti gli Stati membri devono adottare le misure legislative e amministrative atte a garantire il prelievo integrale dell’IVA nei loro territori, essendo dunque ammissibile solo ed esclusivamente una mera dilazione nel pagamento di tale imposta, proprio perché già rappresentava risorsa dell’Unione Europea. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 settembre 2017, n.21474.




Fallimento, automatica interruzione del processo e decorrenza del termine per la riassunzione

Fallimento – Termine per riassumere – Disciplina generale articolo 300 c.p.c. – Natura derogatoria articolo 43 L.F. – Automatica interruzione del processo – Decorrenza termine per riassumere da conoscenza legale – Non coincidenza con sentenza di fallimento o dichiarazione di interruzione – Necessità per curatela di conoscenza legale del singolo processo su cui interruzione opera – Conoscenza legale a seguito dichiarazione processuale resa dal difensore della parte – Sussiste

L’articolo 43, comma 3, l.fall., con specifico riferimento al fallimento, detta una disciplina derogatoria rispetto a quella generale posta dall’articolo 300 c.p.c. per tutti gli altri eventi interruttivi, prevedendo l’interruzione automatica del processo a seguito del verificarsi dell’evento.

Il dies a quo per riassumere il processo decorre dalla conoscenza legale dell’evento, acquisita non in via di mero fatto, ma per il tramite di una dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo, assistita da fede privilegiata; e tale conoscenza legale può quindi essere successiva alla sentenza di fallimento e precedente alla pronuncia dichiarativa di interruzione da parte del giudice.

Per la curatela fallimentare, la conoscenza legale deve essere riferita non già all’esistenza del fallimento, ma allo specifico processo sul quale l’evento interruttivo è in concreto destinato ad operare; ed atto idoneo a determinare il decorso del termine per la riassunzione è la dichiarazione resa nel processo dal difensore della parte, stante l’obbligo gravante sul procuratore della parte poi dichiarata fallita, quale mandatario, di rendere nota la circostanza alla curatela, obbligo scaturente dalla disciplina sostanziale in tema di mandato ed in particolare dal combinato disposto dagli articoli 1728 e 1710 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
TribunaleReggio Emilia, 14 settembre 2017, n..




Riapertura del fallimento per inadempimento del concordato fallimentare e sorte dei nuovi debiti assunti dal fallito

Fallimento – Riapertura – Inadempimento del concordato fallimentare – Ammissione al passivo del debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento – Esclusione

La riapertura del fallimento derivata da inadempimento del concordato fallimentare non implica un nuovo fallimento, ma la riviviscenza di quello originario, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 settembre 2017, n.21219.




Bancarotta fraudolenta e affitto di azienda

Fallimento – Bancarotta fraudolenta – Affitto di azienda – Fattispecie

Integra il reato di bancarotta fraudolenta la concessione dell’azienda in affitto ad altra società che non provveda a pagare il canone, soprattutto dove risulti che il legale rappresentante della prima società, poi divenuta insolvente, sia stato partecipe alle decisioni della seconda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 13 settembre 2017, n.44901.




Domanda di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa

Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Domanda di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa - Natura e funzione - Conseguenze - Procura a margine - Idoneità alla proposizione dell’opposizione allo stato passivo - Art. 83 c.p.c. - Elencazione non tassativa - Fondamento

In tema di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa, la natura amministrativa del procedimento attribuisce allo stato passivo formato dal commissario liquidatore, con il deposito in cancelleria, una funzione di pubblicità che segna il momento a partire dal quale può aprirsi una fase giurisdizionale in caso di proposizione di uno dei ricorsi ex art. 209 l.fall.; pertanto, connettendosi la prospettazione del credito avanzata al commissario nella fase amministrativa ad un più ampio “statuto di tutela”, già proprio di una “domanda” materialmente orientata a permettere, mutandosi in “opposizione”, il controllo giudiziale, la procura apposta alla domanda medesima è idonea alla proposizione dell’opposizione allo stato passivo, atteso che l’elenco degli atti contenuto nell’art. 83 c.p.c. non è tassativo, con conseguente validità della procura ove risulti depositata al momento della costituzione in giudizio e la controparte non sollevi con la prima difesa specifiche contestazioni circa la sua esistenza e tempestività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 settembre 2017, n.21216.




Riapertura del fallimento

Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Prosecuzione e reviviscenza della procedura originaria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze rispetto ai creditori

La riapertura del fallimento costituisce un fenomeno di reviviscenza, ovvero di prosecuzione nel segno dell’unitarietà, della procedura originaria, atteso che la riapertura prescinde dall’accertamento dell’attuale sussistenza dei presupposti del fallimento, senza che in proposito rilevi la dimensione temporale stabilita dall’art. 10 l.fall., e il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace, ex art. 44 l.fall., rispetto ai creditori anche nella fase successiva, essendo il disposto dell’art. 122 l.fall. riferibile ai soli crediti sorti per l’attività del debitore successiva alla chiusura del suo fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 settembre 2017, n.21219.




Se l'udienza prefallimentare è rinviata d'ufficio, all’imprenditore deve essere data comunicazione della nuova udienza

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Rinvio d'ufficio dell'udienza - Nuovo avviso al debitore - Necessità

Nel caso in cui il tribunale abbia disposto la convocazione dell’imprenditore innanzi al giudice designato per l’istruttoria prefallimentare, qualora l’udienza fissata a detto fine sia stata rinviata d’ufficio, senza che risulti annotato sul ruolo d’udienza alcun provvedimento di rinvio, all’imprenditore deve essere data comunicazione della nuova udienza fissata per l’audizione, dovendo ritenersi inapplicabile alla fattispecie in esame l’art. 82 disp. att. c.p.c., in virtù del quale, se il giudice istruttore non tiene udienza nel giorno fissato, questa deve intendersi rinviata d’ufficio alla prima udienza successiva; quest’ultima norma non è, infatti, applicabile al procedimento camerale per la dichiarazione di fallimento, improntato a regole procedurali diverse dal rito ordinario, in considerazione delle esigenze di speditezza che lo connota e della sua natura inquisitoria (Cass., 14 novembre 2003, n. 17185). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) AppelloL'Aquila, 11 settembre 2017, n..




Esclusione di efficacia extrafallimentare dell’accertamento del credito

 

Il decreto di approvazione dello stato passivo ha efficacia preclusiva solo all’interno della procedura fallimentare poiche’ accerta i diritti dei creditori ai soli fini del concorso e senza alcuna efficacia extrafallimentare così come chiaramente espresso dall’art. 99 L.F. (Studio B&M Avvocati) (riproduzione riservata) TribunaleRoma, 07 settembre 2017, n..




Legittimazione del socio al reclamo contro la sentenza di fallimento e termine per la proposizione

Fallimento - Sentenza dichiarativa – Reclamo - Legittimazione del socio della società fallita - Termine di trenta giorni dalla iscrizione della sentenza nel registro delle imprese

In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, ai sensi dell’art. 18, comma 4, l.fall., il socio della società fallita, pur titolare di posizioni giuridiche che potrebbero essere pregiudicate dalla dichiarazione di fallimento e potendo, quindi, essere legittimato alla partecipazione al procedimento prefallimentare nonché alla proposizione del reclamo, ha l'onere di proporlo, indipendentemente dalla partecipazione al procedimento di primo grado, nel termine di trenta giorni decorrente dalla iscrizione della sentenza dichiarativa nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 settembre 2017, n.20913.




Ammissione al passivo del credito sulla base dell’estratto di ruolo

Fallimento – Ammissione al passivo – Credito del concessionario per la riscossione dei tributi – Estratto di ruolo

Non solo il ruolo ma anche l'estratto di ruolo è idoneo a dimostrare l'esistenza del diritto di credito ai fini della sua ammissione al passivo del fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 settembre 2017, n.20784.




Ricorso per cassazione avverso il provvedimento del giudice delegato che dispone la vendita

Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Provvedimento che dispone la vendita senza incanto – Ricorso per cassazione – Esclusione

Il provvedimento che, nell’ambito della liquidazione dell’attivo, dispone la vendita senza incanto di un bene del fallimento, non ha natura decisoria e definitiva – e non è dunque ricorribile per cassazione - in quanto per un verso non incide su diritti soggettivi, ma si fonda su dedotti impedimenti formali, per altro verso non è definitivo, non essendo pregiudicate le ragioni relative alla titolarità del diritto di proprietà. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 agosto 2017, n.20386.




Azioni esecutive nei confronti di concordato omologato

Concordato preventivo omologato – Azioni esecutive sul patrimonio del debitore sottoposto a procedura concorsuale – Spese processuali distratte in favore del difensore del creditore in un giudizio iniziato prima e conclusosi in pendenza della procedura concorsuale – Ammissibilità – In misura integrale anziché nei termini e alle condizioni di cui al piano omologato

Dal combinato disposto degli artt. 168 comma 1 e 184 Legge Fallimentare sono escluse le spese processuali, distratte in favore del difensore della controparte dell’impresa in concordato in un giudizio iniziato prima e conclusosi in pendenza della procedura concorsuale e, pertanto, avvenuta l’omologazione definitiva del concordato è sempre ammissibile l’azione esecutiva per il loro recupero integrale, anziché nei termini e alle condizioni di cui al piano omologato. (Gilberto Casalino) (riproduzione riservata) TribunaleBari, 23 agosto 2017, n..




Iniziativa per la dichiarazione di 'autofallimento' e difesa tecnica

Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Iniziativa per la dichiarazione di “autofallimento” - Difesa tecnica - Necessità - Esclusione - Limiti

Il debitore può assumere l’iniziativa per la dichiarazione del proprio fallimento senza ricorrere al ministero di un difensore, se e fino a quando la sua istanza non confligga con l’intervento avanti al tribunale di altri soggetti, portatori dell’interesse ad escludere la dichiarazione di fallimento, ciò implicando lo svolgimento di un contraddittorio qualificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 agosto 2017, n.20187.




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Giudizio di verificazione - Rivendica di immobili e impianti - Riserva atipica - Inammissibilità - Fondamento - Conseguenze

Rivendicazione di beni - Onere della prova a carico del terzo rivendicante - Sussistenza - Regole probatorie applicabili - Disciplina di cui all'art. 621 c.p.c. - Portata

In sede di verificazione dello stato passivo, la domanda di rivendica di immobili e impianti non può essere oggetto di ammissione con riserva, posto che quest’ultima, in quanto atipica ed estranea alle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 95 l.fall., anche qualora sia disposta dal giudice, va considerata come non apposta, dovendosi intendere il provvedimento giudiziale come di accoglimento pieno del diritto fatto valere. (massima ufficiale)

In tema di rivendicazione di beni mobili rinvenuti nella casa o nell'azienda del fallito ed acquisiti dal curatore, incombe sul ricorrente, ex art. 103 l.fall., l'onere di dare dimostrazione del proprio diritto sui medesimi beni, trovando applicazione il regime probatorio previsto dall'art. 621 c.p.c., che sebbene si riferisca espressamente soltanto alla prova per testimoni, trova applicazione anche alla prova presuntiva, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2729 c.c. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 18 agosto 2017, n.20191.




Criteri di valutazione dello stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa

Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza

Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 l.fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 agosto 2017, n.20186.




Opposizione allo stato passivo: tardiva costituzione del creditore opponente e riproposizione dell'istanza di insinuazione

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Tardiva costituzione del creditore opponente – Decadenza – Riproposizione dell'istanza di insinuazione

Se è vero che il termine di cinque giorni prima dell'udienza, entro il quale i creditori debbono costituirsi ai sensi dell’art. 98, comma 3, l.fall., ha natura perentoria - in considerazione delle esigenze di certezza e celerità del procedimento di verifica dello stato passivo del fallimento - con la conseguenza che dall'inosservanza deriva la decadenza dall'opposizione, va tuttavia considerato che l'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310 c.p.c., comma 1, secondo cui l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19930.




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Provvedimenti in materia fallimentare - Pendenza del termine per impugnare il rendiconto del curatore - Possibilità per il tribunale di disporre la chiusura del fallimento

La pendenza del termine per proporre impugnazione avverso i provvedimenti del tribunale fallimentare relativi al piano di riparto, alla revoca del curatore e alla approvazione del conto di gestione, non è ostativa alla chiusura del fallimento, spettando anche in tal caso agli organi fallimentari, nell'ambito del potere discrezionale di cui dispongono, apprezzare la convenienza, al fine della realizzazione delle finalità cui il fallimento e preordinato, di mantenere in vita la procedura in vista di un probabile incremento dell’attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19940.




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Provvedimento decisorio del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Mancata comunicazione - Proposizione entro l'anno dalla pubblicazione - Necessità

In tema di reclamo avanti al tribunale fallimentare dei decreti del giudice delegato aventi natura decisoria (nella specie, in materia di ripartizione dell'attivo), qualora il provvedimento impugnato non sia stato comunicato, non opera il termine di cui all'art. 26 l.fall., bensì quello annuale, decorrente dalla pubblicazione, ai sensi dell'art. 327 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19939.




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Associazione in partecipazione – Fallimento dell’associante – Diritto dell’associato di far valere nel passivo il proprio credito – Fondamento

In tema di associazione in partecipazione, nel caso di fallimento dell’associante, che determina lo scioglimento dell’associazione ai sensi dell’art. 77 l. fall., l’associato ha diritto di far valere nel passivo del fallimento il credito per quella parte dei conferimenti che non è assorbita dalle perdite a suo carico, costituendo elemento essenziale del contratto, come si evince dall’art. 2549 c. c., la pattuizione a favore dell’associato di una prestazione correlata agli utili di impresa e non ai ricavi, i quali ultimi rappresentano in se stessi un dato non significativo circa il risultato economico effettivo dell’attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19937.




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Opposizione allo stato passivo – Contributo sindacale – Credito assistito da privilegio – Esclusione – “Ratio” – Fattispecie

In tema di formazione dello stato passivo, l’insinuazione di un’associazione sindacale per i contributi ad essa dovuti, determinati mediante ritenuta percentuale sulla retribuzione dei lavoratori, propri iscritti, dipendenti dell’imprenditore fallito, non gode di collocazione privilegiata, ex art. 2751 bis, comma 1, c.c., qualora il relativo credito non sorga a seguito di cessione della quota di retribuzione da parte dei lavoratori in favore dell’associazione, bensì in virtù di delegazione di debito, stante, in tal caso, l’inapplicabilità dell’art. 1263 c.c. (Nella specie, riguardante il contributo contrattuale previsto dall’art. 21 del c.c.n.l. giornalisti, dovuto alla Casagit, la S.C. ha escluso la sussistenza della cessione del credito retributivo – essendo il detto contratto stipulato dal sindacato con i datori di lavoro –, ricorrendo invece lo schema della “delegatio promittendi” con liberazione dei lavoratori dalla loro obbligazione, poiché il sindacato, agendo per conto di questi, aveva delegato il datore al pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19944.




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Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso i provvedimenti emessi dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato - Termine per la proposizione - Applicabilità della sospensione feriale - Esclusione - Fondamento

Il termine per proporre ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., avverso i decreti emessi dal tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato non è soggetto, per la generale previsione introdotta dall'art. 36 bis l. fall., alla sospensione feriale ex art. 3 della l. n. 742 del 1969, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario, svolgendo tale reclamo, nella procedura concorsuale, funzione sostitutiva delle opposizioni previste dagli artt. 615 e 617 c.p.c. nel processo esecutivo individuale; detto termine, inoltre, inizia a decorrere dalla comunicazione del provvedimento alla parte, come eseguita dalla cancelleria – di regola – ai sensi degli artt. 136 c.p.c. e 45 disp. att. c.p.c., o anche in forme equipollenti, purché risulti certa la presa di conoscenza dell’atto da parte del destinatario e la relativa data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19941.




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Progetto di stato passivo - Mancata presentazione di osservazioni - Conseguenze - Acquiescenza - Esclusione - Fondamento

In tema di accertamento del passivo, la mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo depositato dal curatore non comporta acquiescenza alla proposta e conseguente decadenza dalla possibilità di proporre opposizione, non potendo, infatti, può trovare applicazione il disposto dell'art. 329 c.p.c. rispetto ad un provvedimento giudiziale non ancora emesso ed inoltre l'art. 95, comma 2, l.fall., introdotto dal d. lgs. n. 169 del 2007, prevede che i creditori "possano" esaminare il progetto, senza porre a loro carico un onere di replica alle difese e alle eccezioni del curatore entro la prima udienza fissata per l'esame dello stato passivo cosicché deve, pertanto, escludersi che il termine predetto sia deputato alla definitiva e non più emendabile individuazione delle questioni controverse riguardanti la domanda di ammissione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 agosto 2017, n.19937.




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Rimesse bancarie - Natura non solutoria - Eccepita sussistenza di un contratto di apertura di credito - Onere della prova gravante sulla banca eccipiente - Risultanze del libro fidi - Non decisività - Fondamento

Rimesse in conto corrente bancario - Revocabilità - Esclusione - Condizioni - Natura non solutoria - Operazioni bilanciate - Configurabilità - Condizioni - Accordi tra banca e cliente - Destinazione a prelievi o pagamenti specifici - Necessità - Prova - Anche "per facta concludentia" - Ammissibilità

In tema di azione revocatoria fallimentare di rimesse in conto corrente bancario dell'imprenditore poi fallito, la banca che eccepisce la natura non solutoria della rimessa, per l'esistenza alla data della stessa di un contratto di apertura di credito, non può fondare la relativa prova sulle sole risultanze dell'estratto del libro fidi, il quale, al più, attesta l'esistenza della delibera della banca alla concessione di un finanziamento; né tale conclusione viola l'art. 2710 c. c. - il quale dispone che i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono fare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa - presupponendo l'applicazione della norma in parola che le risultanze delle quali la parte intende avvalersi siano contenute in uno dei libri contabili obbligatori. (massima ufficiale)

In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse in conto corrente bancario affluite su un conto scoperto, per potersene escludere la dichiarazione di inefficacia, in quanto dipendenti da operazioni bilanciate, è necessario il venir meno della funzione solutoria delle stesse, in virtù di accordi intercorsi tra il "solvens" e l'"accipiens", che le abbiano destinate a costituire la provvista di coeve o prossime operazioni di pagamenti o prelievi mirati in favore di terzi o del cliente stesso, in modo tale da poter negare che la banca abbia beneficiato dell'operazione sia prima, all'atto della rimessa, sia dopo, all'atto del suo impiego; la prova dell'esistenza dei predetti accordi, che giovino a caratterizzare la rimessa, piuttosto che come operazione di rientro, come una specifica provvista per una operazione speculare a debito, in relazione ad un ordine ricevuto ed accettato o ad una incontestata manifestazione di volontà, ove non derivi da un atto scritto, può anche essere desunta da "facta concludentia", purchè la specularità tra le operazioni ne evidenzi con certezza lo stretto collegamento negoziale. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19751.




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Contratto preliminare di compravendita - Facoltà di recesso del curatore - Limiti temporali - Esecuzione volontaria o passaggio in giudicato di sentenza ex art. 2932 c.c. - Esercizio in grado di appello nel relativo giudizio - Ammissibilità - Fondamento - Natura giuridica - Diritto potestativo di carattere sostanziale - Scelta discrezionale del curatore - Libertà di forma - Fondamento.

In tema di fallimento, la facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto preliminare di vendita stipulato dal fallito e non ancora eseguito, ai sensi dell'art. 72, comma 4, l.fall., può essere esercitata fino all'avvenuto trasferimento del bene, ossia fino all'esecuzione del contratto preliminare attraverso la stipula di quello definitivo, ovvero fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., e dunque anche nel giudizio di appello: il limite alla proponibilità delle eccezioni in senso proprio, previsto dall'art. 345 c.p.c., non assume infatti rilevanza rispetto al compimento dell'atto in esame, il quale costituisce esercizio di un diritto potestativo di carattere sostanziale e manifestazione di una scelta discrezionale spettante al curatore, che opera direttamente sul contratto e può essere effettuata anche in sede stragiudiziale senza vincoli di forma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19754.




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Fallimento soggetto alla disciplina del d.lgs. n. 5 del 2006 – Opposizione allo stato passivo – Revoca o chiusura del fallimento – Interruzione dei processi in cui sia parte il curatore – Riassunzione del giudizio nei confronti del debitore tornato "in bonis" – Esclusione – Improcedibilità della lite – Fondamento

Nel caso di fallimento sottoposto al regime introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, la sopravvenuta revoca o chiusura della procedura concorsuale rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo per la sua natura endofallimentare, restando esclusa ai sensi dell’art. 120 l.fall. l’efficacia ultrafallimentare del provvedimento con il quale il credito è stato ammesso al concorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19752.




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Domanda tardiva di rivendica d’immobile – Articolo 31, comma 2 l.fall. – Autorizzazione a stare in giudizio – Necessità – Esclusione – Fattispecie

In tema di domanda tardiva di rivendica d’immobile, a norma dell’art. 31 l. fall., il curatore può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato. (Nella specie, la domanda di rivendica risultava proposta dopo che era stata disposta la vendita e il ritardo non era giustificato a norma dell’art. 101, comma 3, l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19748.




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Fallimento – Domanda di risoluzione del contratto a fine di risarcimento del danno proposta prima del fallimento – Art. 24 l. fall. – Proposizione in via incidentale in sede di opposizione allo stato passivo – Ammissibilità

Dopo il fallimento del debitore, il creditore non può proporre domanda di risoluzione del contratto, neanche nell'ipotesi diretta ad accertare - con riferimento ad inadempimento anteriore - l'avveramento di una condizione risolutoria, a meno che la domanda non sia stata introdotta prima della dichiarazione di fallimento, atteso che la relativa pronuncia produrrebbe altrimenti effetti restitutori e risarcitori lesivi del principio di paritario soddisfacimento di tutti i creditori e di cristallizzazione delle loro posizioni giuridiche. Ne consegue che la domanda di risoluzione del contratto, quand'anche finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno, è attratta dal foro fallimentare ex art. 24 l.fall., e può anche essere proposta incidentalmente in sede di opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 agosto 2017, n.19914.




Nomina dell’OCC: la priorità agli organismi iscritti nell’apposito registro

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Funzione e nomina – Facoltà di nomina di curatore fallimentare o di notaio – Priorità

Nel quadro della disciplina dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio di cui agli articoli 6 e seguenti della legge 27 gennaio 2012, n. 3, l'organismo di composizione della crisi disciplinato dall'articolo 15 assume un ruolo centrale, che si connota non solo per i profili di indipendenza e professionalità necessari agli adempimenti contemplati, ma anche per l'evidente carattere di specializzazione ritenuta necessaria dal legislatore, desumibile dal rilievo che la norma ha previsto l'istituzione di organismi stabili destinati ad essere iscritti in un apposito registro, tale previsione rimarrebbe gravemente menomata se si ammettesse l'affidamento sine die dei compiti e delle funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi, ed in alternativa ad essi, anche ad un soggetto idoneo a svolgere le funzioni di curatore fallimentare ovvero ad un notaio, cui si riferisce il comma 9 del citato articolo 15.

Tale disposizione deve pertanto essere riferita ai casi in cui sia mancata la costituzione degli organismi di composizione della crisi con iscrizione di essi nell'apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia, il che è reso manifesto non soltanto dall'inciso «Fino all'entrata in vigore del regolamento di cui al comma 3», contenuto dello stesso citato comma 9, ma più in generale, dall'articolo 7 della stessa legge, il quale esordisce stabilendo che il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori l'accordo di ristrutturazione ivi previsto «con l'ausilio degli organismi di composizione della crisi di cui all' articolo 15», che abbiano «sede nel circondario del tribunale competente», ossia degli organismi stabilmente costituiti secondo il richiamato articolo 15, il che colloca gli altri soggetti individuati dal comma 9 in posizione di risulta, nel senso appena indicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 agosto 2017, n.19740.




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Azione per credito di lavoro maturato tra la dichiarazione dello stato di insolvenza e la risoluzione del rapporto - Soggetto debitore - Individuazione - Amministrazione straordinaria - Fondamento

Il credito lavorativo maturato tra la dichiarazione dello stato di insolvenza del datore di lavoro e la data di risoluzione del rapporto non grava sul datore medesimo e, quindi, sul Fondo di garanzia gestito dall'Inps, bensì sull'amministrazione straordinaria, e può essere soddisfatto in prededuzione, quindi con precedenza rispetto a tutti i crediti concorsuali, rientrando tra i crediti che si caratterizzano per essere funzionalmente collegati all'attività di amministrazione e di liquidazione del patrimonio del fallito, poiché sorti a seguito di atti compiuti dal curatore dopo la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 08 agosto 2017, n.19701.




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Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento

In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 agosto 2017, n.19734.




Desistenza o rinuncia dell'unico creditore istante e revoca della sentenza di fallimento

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Desistenza successiva alla dichiarazione di fallimento – Revoca della sentenza di fallimento – Esclusione

La desistenza o rinuncia dell'unico creditore istante rilasciata in data successiva alla dichiarazione di fallimento non è idonea a determinare l'accoglimento del reclamo e, conseguentemente, la revoca della sentenza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 agosto 2017, n.19682.




Sovraindebitamento, giusto processo, contraddittorio, contestazione e prescrizione di crediti, fideiussione a favore di attività di impresa e falcidia dell'IVA

Sovraindebitamento - Procedimento - Principio del giusto processo

Sovraindebitamento - Procedimento - Contestazione di crediti - Valutazione sommaria analoga a quello previsto dall’art. 176 l.f.

Sovraindebitamento - Procedimento - Dichiarazione di prescrizione di debito tributario - Esclusione

Sovraindebitamento - Fideiussione a favore di attività di impresa in cui il ricorrente era professionalmente coinvolto - Qualità di “consumatore” - Esclusione

Sovraindebitamento - Falcidia dell’iva e degli altri tributi ex art. 7 l. 3/12 - Principio di carattere generale - Applicabilità

Il principio del giusto processo ex art 111 Cost. impone di garantire anche nella procedura di sovraindebitamento il contraddittorio con i creditori. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

In caso di contestazione di un credito da parte del debitore (o di altro creditore), il giudice deve effettuare nel procedimento una valutazione sommaria in modo analogo a quello previsto dall’art. 176 l.fall. in materia di concordato preventivo. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

Il giudice del sovraindebitamento non può dichiarare la prescrizione di un debito tributario perché manca di giurisdizione. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

E’ esclusa la qualità di “consumatore” ai fini del sovraindebitamento nel caso che il debitore abbia prestato fideiussione a favore di un’attività di impresa in cui era professionalmente coinvolto. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

Anche nel sovraindebitamento deve ritenersi applicabile la falcidia dell’iva e degli altri tributi ex art. 7 l. 3/12 in quanto la sentenza della Corte di Giustizia del 7.4.2016 esprime un principio di carattere generale, immediatamente applicabile a tutte le procedure che regolano l’uscita di un soggetto da una situazione di incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)
TribunaleTorino, 07 agosto 2017, n..




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Notifica del ricorso di fallimento alle società ex art. 15, comma 3, l.fall. - Specialità della disciplina - Conseguenze - Applicabilità delle disciplina codicistica delle notificazioni agli irreperibili - Esclusione

L’art. 15, comma 3, l.fall. (nel testo novellato dall'art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif. in l. n. 221 del 2012), nel prevedere che la notificazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento alla società può essere eseguita tramite PEC all’indirizzo della stessa e, in caso di esito negativo, presso la sua sede legale come risultante dal registro delle imprese, oppure, qualora neppure questa modalità sia andata a buon fine, mediante deposito dell'atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro, introduce una disciplina speciale semplificata che, coniugando la tutela del diritto di difesa del debitore con le esigenze di celerità e speditezza intrinseche al procedimento concorsuale, esclude l’applicabilità della disciplina ordinaria prevista dall’art. 145 c.p.c. per le ipotesi di irreperibilità del destinatario della notifica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 agosto 2017, n.19688.




Prova del mancato superamento delle soglie di fallibilità mediante dichiarazioni dei redditi trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria

Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova del mancato superamento – Dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria

Non è idonea a provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. la produzione di dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria, tanto più nel caso in cui detti documenti presentino dati contabili incongruenti rispetto alle dichiarazioni I.R.A.P. relative al medesimo anno di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) AppelloSalerno, 04 agosto 2017, n..




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Art. 61 l.fall. – Fideiussione e diritto di regresso tra coobbligati falliti – Necessità della previa soddisfazione del creditore – Credito di regresso – Ammissione con riserva – Condizioni

In tema di concorso di creditori, ex art. 61, comma 2 , l. fall., il fideiussore non ha un credito di regresso prima del pagamento e dunque non può essere ammesso con riserva per un credito condizionale; potrà invece essere ammesso al passivo solo dopo il pagamento, in surrogazione del creditore, considerata la natura concorsuale del credito di regresso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 agosto 2017, n.19609.




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Domanda di concordato fallimentare – Risoluzione del concordato – Effetti – Art. 140, comma 3, l.fall. – Applicabilità – Restituzione della cauzione prestata dall’assuntore – Esclusione – Fondamento

In tema di concordato fallimentare, la sua risoluzione determina ex art. 140, comma 3, l. fall. l’acquisizione della cauzione versata all’atto della domanda, quale conseguenza del trasferimento a carico del proponente del rischio della mancata attuazione della proposta; ciò sia nel caso di proposta formulata dal debitore che da un terzo assuntore, non estraneo all’iniziativa e dunque alla funzione della cauzione di evitare iniziative fraudolente o dilatorie a supporto della serietà della proposta concordataria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 agosto 2017, n.19604.




Facoltà del curatore di eccepire la prescrizione presuntiva nell'ambito dell'accertamento del passivo

Fallimento - Accertamento del passivo - Facoltà del curatore di eccepire la prescrizione presuntiva

La circostanza che al curatore non possa essere deferito il giuramento decisorio, perché lo stesso - in quanto terzo - non ha la disponibilità del diritto controverso (così come, del resto, al curatore non è dato rendere confessioni, ammissioni o riconoscimenti; Cfr. Cass., 24 luglio 2015, n. 15570; Cass., 18 ottobre 2016, n. 23427; Cass., 11 novembre 2013, n. 25286; Cass., 14 febbraio 2011, n. 3573), non vale ad escludere l'applicazione dell'istituto della prescrizione presuntiva nell'ambito del procedimento di accertamento del passivo, in quanto ciò significherebbe mettere il curatore in una posizione deteriore rispetto a quella dei comuni debitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 agosto 2017, n.19418.




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Procedimento di reclamo ex art. 26 l.fall. - Norme sui procedimenti in camera di consiglio - Applicabilità - Conseguenze - Reclamo avverso decreto incidente su diritti soggettivi - Mancata comparizione del ricorrente - Dovere del tribunale di decidere il reclamo - Sussistenza - Eventuale decreto di non luogo a provvedere - Ricorso per cassazione ex art. 111, Cost. - Ammissibilità

Nel procedimento di reclamo disciplinato dall'art. 26 l.fall., quando si controverta su situazioni incidenti su diritti soggettivi, trovano applicazione le regole generali sui giudizi camerali ex artt. 737 segg. c.p.c. ed il tribunale è tenuto a decidere il reclamo anche nel caso in cui il ricorrente non compaia in camera di consiglio, sicché, qualora dichiari erroneamente "non luogo a provvedere" sul medesimo, questo provvedimento è impugnabile con ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 agosto 2017, n.19478.




Holding occulta e responsabilità da direzione e coordinamento

 

L’unica sede rilevante ex art. 9 l.f. ai fini dell’individuazione del tribunale competente a dichiarare il fallimento di una società di fatto è la sede della stessa (restando irrilevante la residenza dei soci, che falliscono solo in estensione e non in quanto imprenditori), deve ritenersi che il centro direttivo e amministrativo degli affari della società di fatto vada individuato nella sede legale e amministrativa delle società etero dirette: il luogo da cui provengono le direttive per l’attività di impresa svolta dalle società di fatto deve ragionevolmente intendersi coincidente con le sedi principali delle società etero dirette poiché è in relazione alle attività di queste ultime che sono state assunte le scelte strategiche per la realizzazione dell’interesse sovradimensionato
 
L’imminente scadenza del termine annuale di cui all’art. 10 l.f. è una circostanza idonea a legittimare la riduzione dei termini a comparire di cui all’art. 15 co. 3 l.f.
 
Il termine di prescrizione per l’esercizio dell’azione ex art. 2497 c.c. da parte del Curatore della società etero diretta inizi a decorrere dal giorno di pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento della società eterodiretta che lamenti un danno atteso che il singolo atto gestorio va valutato come lesivo o meno dell’interesse della società solo all’esito della gestione complessiva. Vale sempre il principio per cui il dies a quo inizia a decorrere solo quando il danno si sia concretamente prodotto e manifestato.
 
La holding personale ricorre ogni qualvolta una persona fisica agisca in nome proprio per il perseguimento di un risultato economico ottenuto attraverso un’attività svolta professionalmente, con organizzazione e coordinamento dei fattori produttivi: il che consente la configurabilità di una autonoma impresa assoggettabile a fallimento, sia quando la suddetta attività si esplichi nella sola gestione del gruppo (c.d. holding pura), sia quando abbia natura ausiliaria o finanziaria (holding operativa).
 
L’esistenza di una holding di fatto è provata dalla ricorrenza di una serie di indici sintomatici, quali: la detenzione da parte dei soggetti – imprenditori individuali o soci della società di fatto holding – di quote societarie delle società cd “figlie”; lo svolgimento da parte dei medesimi soggetti di ruoli preponderanti nell’amministrazione delle medesime; la coincidenza tra le attività e l’organizzazione delle società di capitali controllate; lo svolgimento dell’attività di impresa in locali anche parzialmente coincidenti; l’esistenza di ricavi derivanti soprattutto da fatturati intercompany.
 
La valutazione di insolvenza dell’imprenditore di cui sia richiesto il fallimento va condotto sulla base del patrimonio della società medesima e nel caso di holding occulta, non vi è alcun patrimonio attribuibile all’ente, che quindi non è in grado di far fronte alla richiesta risarcitoria avanzata dal Fallimento istante. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 01 agosto 2017, n..




Domanda tardiva di ammissione al passivo e valutazione della sussistenza di causa non imputabile

Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive -  Domanda cd. supertardiva - Causa non imputabile - Accertamento di fatto - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti di lavoro derivanti da licenziamento oggetto di impugnazione - Fattispecie

In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, che giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C.ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione del tribunale che aveva rigettato l'opposizione al passivo proposta dal lavoratore ben oltre l'anno dalla dichiarazione di esecutorietà, stante la possibilità di depositare in termini l'istanza di ammissione prima della conclusione del giudizio avanti al giudice del lavoro, potendo ottenere un'ammissione con riserva o una sospensione del giudizio di ammissione innanzi al tribunale fallimentare nelle more della causa di licenziamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2017, n.19017.




Concordato preventivo, divieto di azioni esecutive e creditore pignoratizio

Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione

La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2017, n.19007.




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Liquidazione - Specifica enunciazione dei criteri in motivazione - Necessità - Difetto - Conseguenze - Nullità - Fattispecie

La liquidazione del compenso del curatore fallimentare deve essere specificamente motivata mediante la indicazione dei criteri seguiti, ai sensi dell'art. 39 della l.fall., in relazione alla disciplina regolamentare richiamata (d.m. n. 570 del 1992), risultando altrimenti nullo il decreto di liquidazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto di liquidazione in quanto, essendosi succeduti nella funzione più curatori, non era stato applicato il criterio di proporzionalità, neanche indicato nel corpo della motivazione del provvedimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 luglio 2017, n.19053.




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Società di capitali - Decisione dell’amministratore - Verbale notarile - Carenza - Inammissibilità della domanda - Delibera di adesione dell’assemblea dei soci - Forme ex art. 152 l.fall. - Efficacia - Fondamento

Nel concordato preventivo di una società di capitali la decisione di presentare la domanda di ammissione, salvo diversa previsione dello statuto, spetta all’organo amministrativo che delibera con verbale notarile da iscriversi nel registro delle imprese; sicché la domanda di concordato è inammissibile quando la relativa delibera sia stata assunta dagli amministratori in modo irrituale senza la verbalizzazione di un notaio, salvo che, prima della decisione del tribunale, l’assemblea dei soci aderisca alla domanda adottando una delibera con le forme prescritte dall’art. 152, comma 3, l.fall., trattandosi del medesimo organo da cui promanano i poteri degli amministratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2017, n.19009.




Concordato preventivo con cessione dei beni e legittimazione del commissario liquidatore

Concordato preventivo - Cessione dei beni ai creditori - Legittimazione ad agire o a resistere del commissario liquidatore - Esclusione

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, il liquidatore non ha legittimazione ad agire o a resistere in relazione ai giudizi, compresi quelli tributari, di accertamento delle ragioni di credito e pagamento dei relativi debiti, ancorchè influenti sul riparto che segue le operazioni di liquidazione, giacchè egli in quei giudizi, esperiti nei confronti del debitore cedente, può spiegare intervento, pur senza essere litisconsorte necessario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 28 luglio 2017, n.18823.




Rinuncia al privilegio dopo la chiusura dell'adunanza e diritto di voto

Concordato preventivo – Creditore privilegiato – Voto successivo all’adunanza – Rinuncia al privilegio

Poiché il creditore privilegiato non ha diritto al voto se prima non rinuncia espressamente al privilegio, allo stesso deve ritenersi preclusa la manifestazione di dissenso dopo la chiusura del verbale di adunanza nei venti giorni successivi; pertanto, qualora un creditore rinunci al proprio privilegio dopo la chiusura dell'adunanza, non sarà possibile tenere conto né del suo credito ai fini delle maggioranze né del suo voto ai fini dell'approvazione della proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) AppelloAncona, 27 luglio 2017, n..




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Curatore agente in revocatoria - Qualità di terzo nei rapporti tra fallito e creditori - Conseguenze - Disciplina di cui all'art. 2710 c.c. - Inapplicabilità. Qualità di terzo nei rapporti tra fallito e creditori - Conseguenze - Disciplina di cui all'art. 2710 c.c. - Inapplicabilità. Art. 2710 c.c. - Contenuto - Ambito applicativo - Individuazione - Applicabilità con riguardo al curatore agente in revocatoria - Esclusione - Fondamento

L'art. 2710 c.c., che attribuisce efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa, ai libri regolarmente tenuti, individua l'ambito operativo della sua speciale disciplina nel riferimento, necessariamente collegato, all'imprenditore ed al rapporto di impresa, sicché non può trovare applicazione con riguardo al curatore del fallimento, il quale, agendo in revocatoria nella sua funzione di gestione del patrimonio del fallito, assume, rispetto ai rapporti tra quest'ultimo ed il creditore, la qualità di terzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 luglio 2017, n.18682.




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Telefax - Prova dell'invio - Presunzione di avvenuta ricezione - Sussistenza - Condizioni - Conseguenze

Una volta dimostrato l'avvenuto corretto inoltro del documento a mezzo telefax al numero corrispondente a quello del destinatario, deve presumersene il conseguente ricevimento e la piena conoscenza da parte di costui, restando, pertanto, a suo carico l'onere di dedurre e dimostrare eventuali elementi idonei a confutare l'avvenuta ricezione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 luglio 2017, n.18679.




Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari ex art. 182-septies l.f.

Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari

  TribunaleAscoli Piceno, 25 luglio 2017, n..




Crisi da sovra indebitamento: inammissibile il 'piano di famiglia' senza distinzione delle singole posizioni

Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Riferito indistintamente all’intero nucleo familiare – Inammissibilità – Sussiste – Necessità di fissazione di udienza – Esclusione

La proposta di un piano del consumatore “di gruppo” o “relativo al nucleo familiare” non può trovare accoglimento in mancanza di idonea divisione delle masse patrimoniali attive e passive.
La mancanza, nel piano del consumatore, dei requisiti formali di cui agli artt.7, 8 e 9 e quelli sostanziali di cui all’art.12 bis, comma 3, L.3/2012, implica la declaratoria di inammissibilità senza necessità di fissare l’udienza ex art.12 bis, comma 1, L.3/2012, la cui funzione è quella di instaurare un contraddittorio su un piano che presenti i requisiti formali e sostanziali di ammissibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleNovara, 25 luglio 2017, n..




Inammissibilità della domanda di concordato depositata dopo l’assunzione in decisione dell’istanza di fallimento

Concordato preventivo – Domanda presentata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità – Convocazione del debitore – Esclusione

L’inammissibilità della domanda di concordato preventivo depositata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento può essere dichiarata senza previa audizione del proponente il concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleVercelli, 24 luglio 2017, n..




Azione revocatoria nel fallimento: competenza del Tribunale fallimentare

Fallimento - Azione revocatoria ordinaria - Competenza del Tribunale fallimentare - Sussiste

L’art.24 R.D. 267/42 prevede la competenza per materia del Tribunale Fallimentare per tutte le azioni che derivano dalla procedura fallimentare. Il legislatore ha voluto attrarre alla competenza del Tribunale fallimentare tutte le azioni che originano dalla dichiarazione di fallimento o che, in conseguenza dell’apertura della procedura concorsuale, subiscono un mutamento strutturale, in relazione alla causa petendi e/o al petitum, attesa la necessità di realizzare l’ “unità dell’esecuzione sul patrimonio del fallito”.
Ricorre l’esigenza di concentrare dinanzi al tribunale fallimentare le azioni revocatorie proprie dei creditori dell’imprenditore e dirette al recupero dei beni oggetto di atti di disposizione compiuti prima del fallimento.
Inoltre, l’art.66 comma 2 R.D. 267/42 prevede espressamente per l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore la competenza del Tribunale fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 24 luglio 2017, n..




Crisi da sovraindebitamento: integrazione della documentazione in sede di reclamo

Crisi da sovraindebitamento – Rigetto del ricorso – Reclamo – Deposito di documentazione integrativa – Revoca della pronuncia di inammissibilità e apertura della procedura di composizione della crisi – Ammissibilità

L’integrazione documentale depositata in sede di reclamo contro la pronuncia di inammissibilità del ricorso ex art.10 L.27/1/2012, n.3, può fare superare i motivi, in quel momento legittimi, posti dal G.D. a fondamento della pronuncia di inammissibilità.
[Nella fattispecie, i documenti prodotti in sede di reclamo inducevano il collegio a ritenere fattibile l’accordo proposto dal debitore.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleSulmona, 21 luglio 2017, n..




E’ inidonea l’attestazione del professionista che operi un mero rinvio alle stime peritali allegate al piano concordatario

Concordato preventivo – Attestazione del professionista – Finalità – Veridicità dei dati aziendali – Verifica della reale consistenza del patrimonio dell'azienda – Accertamento delle varie componenti e loro valorizzazione – Adeguata motivazione dei criteri di stima adottati – Necessità – Rinvio alle stime peritali del piano – Insufficienza

La relazione del professionista ex art. 161 terzo comma l. fall. ha lo scopo di fornire un adeguato supporto informativo al Tribunale ed al ceto creditorio, chiamato ad esprimere le proprie valutazioni sulla convenienza del piano concordatario (v. Tribunale Firenze 4 maggio 2016); egli dunque non può limitarsi ad attestare genericamente la veridicità dei dati aziendali e a prendere in considerazione dati meramente formali, o a utilizzare formule di stile con meri richiami a valutazioni e ragionamenti fatti nel piano;
nè può limitarsi ad attestare genericamente la fattibilità del piano, dovendo invece, sotto la sua personale responsabilità, esporre in modo specifico ed approfondito le proprie valutazioni, supportate da verifiche concrete, motivando in relazione alle specifiche ragioni per cui ritiene che il piano predisposto dal debitore abbia una fondata possibilità di riuscita.

In sede di giudizio di ammissibilità, il tribunale deve quindi verificare che la relazione, elaborata dal professionista incaricato dal debitore, sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa sia aggiornata e dettagliata, che lo stato analitico ed estimativo delle attività possa considerarsi tale e che la predetta relazione, attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, sia adeguatamente motivata, indicando le verifiche effettuate nonché la metodologia e i criteri seguiti per pervenire all'attestazione, anche riguardo la congruità della valutazione dei beni immobili che dovranno formare oggetto di cessione ai creditori (vedi Cass.13817/2011; Cass.3586/2011; Cass.21860/2010).

(Fattispecie in cui la relazione dell’attestatore art. 161 terzo comma l. fall. è stata ritenuta inidonea e carente di motivazione, in riferimento alle stime peritali dei beni concordatari, per la presenza di formule di stile del seguente tipo : ‘avendo verificato tutti gli elementi e i dati inseriti nella stima del perito incaricato dalla società, si ritiene congruo il valore ivi indicato e che lo stesso possa essere conseguito nell’ammontare e nei tempi all’interno della presente procedura concorsuale’). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 20 luglio 2017, n..




Affitto di azienda e fallimento dell'imprenditore agricolo che svolga attività commerciale

Fallimento - Imprenditore agricolo - Affitto dell'azienda - Attività di importazione e rivendita di prodotti

Non può considerarsi imprenditore agricolo ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2135 c.c. il soggetto che, dopo aver affittato a terzi l'azienda agricola, abbia modificato l'attività svolgendo esclusivamente quella di importazione dall'estero di prodotti poi rivenduti all'affittuaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleBolzano, 18 luglio 2017, n..




Dichiarazione di Fallimento e prova dei requisiti di non fallibilità

Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Reclamo – Prova – Bilanci degli ultimi tre esercizi, approvazione, deposito presso il registro imprese, ed inattendibilità da valutarsi circa tempi e modi della loro approvazione

Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Reclamo – Prova – Inattendibilità dei bilanci degli ultimi tre esercizi, a causa dei tempi e modi della loro approvazione – Documenti probatori equipollenti ai bilanci degli ultimi tre esercizi, ai fini della prova dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2 LF.

In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, legge fall., è necessaria l’allegazione dei bilanci degli ultimi tre esercizi (che peraltro l'imprenditore è già tenuto a depositare, ex art. 15, comma 4, legge fall.), in quanto questi costituiscono la base documentale imprescindibile, pur non integrando anche una prova legale, tant’è che possono essere ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, qualora, ad esempio, detti bilanci non siano stati ritualmente approvati, o non siano stati depositati nel registro delle imprese, oppure tenendo conto dei relativi tempi di approvazione e di deposito rispetto alle tempistiche della procedura prefallimentare, con la conseguenza che, in tale eventualità, l'imprenditore rimane diversamente onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità da se invocati. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata)

In tema di fallimento, ai fini della prova da parte dell'imprenditore della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all’art. 1, comma 2 legge fall., qualora i bilanci degli ultimi tre esercizi siano stati allegati nel giudizio, ma nondimeno siano stati considerati motivatamente inattendibili dal Giudice, l'imprenditore comunque potrà provare la sussistenza dei requisiti di non fallibilità mediante diversi documenti, altrettanto significativi, quali, i conti di mastro, le situazioni contabili di fine anno, i partitari clienti e fornitori, il libro giornale, i registri iva, e le dichiarazioni fiscali, tutti da valutarsi tenendo conto dell’assenza di circostanze di fatto che ne mettano in dubbio l’attendibilità, e dell’assenza di altri elementi di giudizio eventualmente contrastanti con le risultanze di tale documentazione. (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata)
AppelloGenova, 17 luglio 2017, n..




Declassamento di fornitori strategici per mancata concessione della dilazione di pagamento prevista nel piano di concordato

Concordato preventivo con continuità aziendale - Fornitori strategici - Obbligo di concedere forniture con dilazione di pagamento - Mancata previsione nel decreto di omologazione - Esclusione

La previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo con continuità aziendale, di ottenere forniture di merce con dilazione di pagamento da determinati fornitori che siano anche creditori non è idonea, in difetto di espressa previsione nel decreto di omologazione, a costituire per costoro un obbligo alla concessione della dilazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMarsala, 17 luglio 2017, n..




Domanda di ammissione al passivo, rimessione in termini e comunicazione del curatore non inviata alla sede legale del creditore

Fallimento – Domande tardive – Causa non imputabile – Contestazione di mera irregolarità

La rimessione in termini ai sensi dell’art. 101 l.fall. non può essere concessa a chi non abbia contestato la ricezione della comunicazione del curatore ex art. 92 c.p.c., ma semplicemente l’irregolarità della stessa perché non inviata alla sede legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 luglio 2017, n.17416.




Natura concorsuale del credito di regresso del fideiussore che abbia pagato integralmente il creditore dopo il fallimento del debitore principale

Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Fideiussore "solvens" del fallito - Credito di regresso - Natura - Concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva - Necessità - Esclusione

Il credito di regresso del fideiussore, che abbia pagato integralmente il creditore dopo la dichiarazione di fallimento del debitore principale, ha natura concorsuale, in quanto esclude dal concorso, con effetto surrogatorio, il credito estinto, mutuandone la concorsualità, senza violare, quindi, il principio di cristallizzazione della massa passiva. Ne consegue che il fideiussore "solvens" può esercitare il credito di regresso, nei limiti imposti dalle regole inderogabili del concorso, anche qualora non ne abbia chiesto e ottenuto l'ammissione al passivo con riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 luglio 2017, n.17413.




Contenuto e finalità del giudizio di fattibilità del piano concordatario

Concordato Preventivo – Piano concordatario – Giudizio di fattibilità – Natura preventiva – Contenuto

Il giudizio di fattibilità del piano concordatario è rimesso all’apprezzamento del giudice, il giudizio di convenienza economica, invece, è riservato al ceto creditorio.
Il controllo esercitato dal Tribunale sulla correttezza della procedura risulta indispensabile al fine di permettere ai creditori di avere un quadro chiaro e completo dei rischi connessi alle operazioni contemplate nel piano per poi consentire loro di esprimersi in modo consapevole sulla convenienza della proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 12 luglio 2017, n..




Dichiarazione di fallimento: è tardiva l’eccezione di incompetenza sollevata solo in sede di reclamo

Fallimento – Reclamo contro la dichiarazione di fallimento – Eccezione di incompetenza territoriale – Tardività – Sussiste

L’obbligo di eccepire l’incompetenza nella prima udienza di trattazione deve ritenersi applicabile anche alle cause concernenti la materia fallimentare, atteso che la stessa verte sulla tutela giurisdizionale dei diritti.

Poiché ai sensi del 2° comma dell’art.15 L.F. è previsto che il procedimento possa sfociare nella dichiarazione di fallimento, non c’è dubbio che all’apposita udienza si debba trattare anche dei presupposti per la dichiarazione di fallimento, e il debitore debba proporre tutte le eccezioni che ritiene contrastino la dichiarazione di fallimento, ivi comprese quelle attinenti la competenza, per le quali non vige il principio devolutivo in sede di reclamo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 12 luglio 2017, n..




Dichiarazione di fallimento e notifica a persona giuridica mediante deposito nella casa comunale

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notificazione a persona giuridica – Speciale procedimento di cui all’art. 15 l.f. – Deposito nella casa comunale – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza

La specialità e la complessità degli interessi (comuni ad una pluralità di operatori economici, ed anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito), che il legislatore del 2012 ha inteso tutelare con l’introdotta semplificazione del procedimento notificatorio nell’ambito della procedura fallimentare, segnano l’innegabile diversità tra il suddetto procedimento e quello ordinario di notifica ex art. 145 cod. proc. civ. e, con riferimento all’art. 24 Cost., va detto che il diritto di difesa, nella sua declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell’attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, è adeguatamente garantito dalla norma denunciata, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 11 luglio 2017, n.162.




Pagamento di rate di mutuo ed esenzione da revocatoria fallimentare

Fallimento - Revocatoria fallimentare - Pagamento delle rate di mutuo - Esenzioni - Pagamenti nei termini d'uso - Riduzione della esposizione debitoria in maniera consistente e durevole - Applicazione - Esclusione

Al pagamento delle rate di mutuo erogato da una banca non è applicabile l'esenzione da revocatoria di cui all'art. 67, comma 3, lett. a) l.fall. non potendo la fattispecie assimilarsi a quella dei "pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso".

Al pagamento delle rate di un mutuo non è nemmeno applicabile l'esenzione da revocatoria prevista dall'art. 67, comma 3, lett. b) l.fall. riferita alle "rimesse che non abbiano ridotto l'esposizione debitoria nei confronti della banca in maniera consistente e durevole", trattandosi di fattispecie del tutto differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 10 luglio 2017, n..




Motivazione del decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale

Concordato preventivo - Decreto del compenso del commissario giudiziale - Motivazione sommaria - Sufficienza

Il giudice, nel motivare il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, senza doverli trascrivere tutti nel decreto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, comma 6, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 luglio 2017, n.16856.




Imposta di registro sulla sentenza di accoglimento della revocatoria fallimentare di un pagamento eseguito dal fallito

Imposta di registro - Azione revocatoria fallimentare - Imposta proporzionale ai sensi dell'art. 8, comma 1, lett. b), parte prima della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 - Applicabilità - Fondamento

In tema di imposta di registro, la sentenza di accoglimento della revocatoria fallimentare di un pagamento eseguito dal fallito è soggetta all'aliquota proporzionale di cui all'art. 8, comma 1, lett. b), parte prima della Tariffa allegata al d.P.R. n. 131 del 1986 (prevista per i provvedimenti giudiziari recanti condanna al pagamento di somme o valori, ad altre prestazioni o alla consegna di beni di qualsiasi natura) - e non al pagamento della misura fissa prevista dalla successiva lett. e) del medesimo articolo (prevista per i provvedimenti giudiziali aventi ad oggetto l'annullamento o la declaratoria di nullità di un atto) - perché tale sentenza possiede contenuti ed effetti diversi dalle sentenze di nullità o annullamento di un atto o di risoluzione di un contratto, tenuto conto che non opera alcuna caducazione dell'atto impugnato, il quale resta infatti in vita, anche se privo di efficacia nei confronti del fallimento e della procedura esecutiva, e che le conseguenti restituzioni non comportano il ripristino della situazione anteriore, ma un trasferimento di ricchezza in favore del fallimento, consentendo il recupero alla procedura esecutiva di beni che ne erano in precedenza sottratti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 luglio 2017, n.16814.




Incapienza dell'attivo e pagamento di crediti prededucibili concorrenti

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Concorso di più crediti ammessi in prededuzione - Riparto “pro quota” e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione - Criterio cronologico del “prior in tempore potior in jure” - Esclusione

In caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione (nella specie, l’uno relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente e gli altri in capo all’INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere pagato altri lavoratori della medesima impresa) e qualora non risulti una completa capienza dell’attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto “pro quota” e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, dovendosi dunque escludere che il loro soddisfacimento possa aver luogo alla stregua del criterio cronologico del “prior in tempore potior in jure” (Cass. Civ., 3 marzo 2011, n. 5141). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) AppelloL'Aquila, 06 luglio 2017, n..




Prova del mancato superamento delle soglie di fallibilità mediante dichiarazioni dei redditi trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria

Fallimento – Dichiarazione – Soglie di fallibilità – Prova del mancato superamento – Dichiarazioni dei redditi trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria

Non è idonea a provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 l.fall. la produzione di dichiarazioni dei redditi che siano state trasmesse tardivamente all’anagrafe tributaria, tanto più nel caso in cui detti documenti presentino dati contabili incongruenti rispetto alle dichiarazioni I.R.A.P. relative al medesimo anno di imposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleSanta Maria Capua Vetere, 05 luglio 2017, n..




Giudizio di reclamo avverso la sentenza di fallimento e rilevanza dei fatti sopravvenuti

Fallimento - Revoca del fallimento - Giudizio di reclamo - Fatti successivi alla dichiarazione di fallimento - Rilevanza - Esclusione - Conseguenze - Sopravvenuta desistenza del creditore istante - Rilevanza ai fini della revoca del fallimento - Esclusione

Nel giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento hanno rilievo esclusivamente i fatti esistenti al momento della sua decisione, e non quelli sopravvenuti, perché la pronuncia di revoca del fallimento, cui il reclamo tende, presuppone l’acquisizione della prova che non sussistevano i presupposti per l’apertura della procedura alla stregua della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne aperta; ne discende che la rinuncia all’azione o desistenza del creditore istante, che sia intervenuta dopo la dichiarazione di fallimento, è irrilevante perché al momento della decisione del tribunale sussisteva ancora la sua legittimazione all’azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 giugno 2017, n.16180.




Revocatoria di pagamenti effettuati dopo la cessazione dell’attività

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Pagamenti effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa – Interpretazione – Pagamenti effettuati dopo la cessazione dell’attività d’impresa o la sua messa in liquidazione – Esclusione

La finalità sottesa alla previsione normativa di cui all’art. 67, 2° co., lett. a) l. fall. (che stabilisce la non revocabilità dei pagamenti di beni o servizi effettuati “nell’esercizio dell’attività di impresa”) è quella di ridimensionare la portata economica di talune applicazioni dell’azione revocatoria e di evitare in un certo senso l’isolamento dell’impresa che, pur non ancora in palese stato di decozione, si trovi in difficoltà economica. Ne consegue che devono essere esclusi dall’esenzione di cui alla citata norma tutti i pagamenti che, se pur riferibili a pregresse forniture di beni o servizi utili all’esercizio dell’impresa, sono stati però effettuati solo successivamente alla cessazione dell’attività di impresa ovvero alla sua messa in liquidazione, pena la compromissione della par condicio creditorum. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) TribunaleAsti, 23 giugno 2017, n..




Prededucibilità dei crediti del subappaltatore in ipotesi in cui il committente sia la P.A.

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Prededucibilità dei crediti del subappaltatore in ipotesi in cui il committente sia la P.A. - Condizioni - Sicuro ed indubbio vantaggio per la massa - Necessità - Onere di allegazione da parte del subappaltatore

L’ammissione del credito del subappaltatore al passivo fallimentare in prededuzione può trovare riscontro solo se ed in quanto esso comporti, per la procedura concorsuale, un sicuro ed indubbio vantaggio consistente nel pagamento di una maggior somma da parte del committente P.A. la quale subordini tale pagamento alla quietanza del subappaltatore in ordine al proprio credito, ai sensi dell’art. 118, comma 3, d.lgs. n. 163 del 2006, sicchè è necessaria l’allegazione, da parte del subappaltatore-creditore, di un’effettiva e concreta funzionalità del pagamento alla procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 2017, n.15479.




Sulla incompatibilità del giudice che ha trasmesso al P.M. la notitia decoctionis

Fallimento – Dichiarazione – Segnalazione al P.M. della notitia decoctionis – Contenuto decisorio – Esclusione – Incompatibilità a decidere sul fallimento del giudice che ha trasmesso al P.M. la notizia – Esclusione

Se è condivisibile l'affermazione secondo la quale il legislatore della riforma della legge fallimentare ha inteso escludere, in modo assoluto, qualunque dubbio sulla posizione di terzietà del giudice chiamato a rendere la decisione sulla dichiarazione di fallimento, non altrettanto può dirsi per l'applicazione di tale principio al rapporto tra giudice che effettua la segnalazione al P.M. e quello che decide sull’istanza di fallimento; ed infatti, al riguardo, occorre evidenziare che la trasmissione al P.M. della notitia decoctionis non ha alcun contenuto decisorio, nemmeno come esito di una delibazione sommaria, sicchè, non essendovi alcuna coincidenza fra il contenuto della segnalazione e l'oggetto della successiva istruttoria conseguente all'iniziativa del P.M., non è neppure astrattamente configurabile una violazione dei principi di terzietà e imparzialità del giudice, intesi come sua equidistanza dall'oggetto del giudizio e dalle parti.

Eventuali disfunzioni riconducibili a patologie del sistema, quali quelle di un eccessivo appiattimento del P.M. o del tribunale sulle posizioni assunte dall'altro organo in ragione della intervenuta segnalazione di insolvenza e delle successive iniziative adottate, si sottraggono all'esame del giudizio di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 19 giugno 2017, n.15131.




Chiusura del fallimento in pendenza di giudizi e ultrattività della legittimazione del curatore estesa all'azione esecutiva di recupero delle spese di lite

Fallimento – Chiusura in pendenza di giudizi – Giudizio d’appello avente ad oggetto bene già alienato dal fallimento – Ultrattività della legittimazione del curatore – Estensione all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite

L'ultrattività della legittimazione del curatore prevista dagli art.118, comma 2, e 120, ultimo comma, l.fall. deve considerarsi estesa all'azione esecutiva finalizzata al recupero delle spese di lite di primo ed eventualmente di secondo grado a carico della parte soccombente.

Nel caso di specie, il Tribunale ha così disposto:
-dichiara la chiusura ai sensi dell'art. 118, comma 2, l.fall. del Fallimento di * in pendenza del giudizio avanti alla Corte di Appello di Brescia * R.G. per il quale il curatore conserva legittimazione processuale;
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia rigettato provveda a nuovo riparto finale in conformità allo stato passivo, e presenti nuovo rendiconto, con deposito dei medesimi in cancelleria e comunicazione ai creditori via pec, previo recupero - o tentativo di recupero - in via esecutiva delle spese legali che la controparte fosse condannata a rifondere;
-dispone che il curatore, qualora l'appello sia accolto, dopo aver dato esecuzione alla sentenza, provveda a ripartire le residue somme tra i creditori in conformità allo stato passivo e presenti nuovo rendiconto, secondo le modalità sopra indicate;
-dispone che avverso il progetto di riparto supplementare e avverso il rendiconto che verranno depositati e comunicati via pec ai creditori possa essere proposto da questi reclamo entro 15 giorni al giudice delegato;
-dispone che le eventuali rinunzie alle liti e transazioni in corso di causa siano autorizzate dal giudice delegato;
-dispone che il curatore mantenga acceso il conto corrente della procedura su cui sono depositate le somme accantonate, e questo in vista dell'operatività residua della procedura e per dar luogo al riparto finale, con prelievo sempre vincolato a ordine del giudice;
-dispone che il curatore continui a relazionare semestralmente al giudice delegato in ordine alle attività residue in corso, allegando l'ultimo estratto conto del conto corrente, e trasmettendo, dopo il deposito, la relazione indicata ai creditori;
-dispone che la cancelleria mantenga aperta la posizione in SIECIC della procedura al fine di consentire al curatore successivi depositi telematici e al fine di consentire al giudice delegato di monitorare il procedimento;
Manda alla cancelleria per la pubblicazione ai sensi dell'articolo 17 l.fall., dandosi conto nel Registro Imprese della peculiare chiusura ex art.118, comma 2, l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 14 giugno 2017, n..




Domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'amministrazione finanziaria

Fallimento - Accertamento del passivo - Contribuente fallito - Credito di natura tributaria - Amministrazione finanziaria - Domanda di ammissione al passivo fallimentare - Previa iscrizione a ruolo e notifica della cartella di pagamento - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

La domanda di ammissione al passivo di un fallimento di un credito di natura tributaria, presentata dall'Amministrazione finanziaria, non presuppone necessariamente, ai fini del suo buon esito, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, la notifica della cartella di pagamento e l'allegazione all'istanza della documentazione comprovante l'avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo, viceversa, essere basata anche su titolo di diverso tenore. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto con il quale il tribunale, ritenendo insufficiente la produzione dei soli estratti del ruolo e rilevando la mancanza di prova della notifica della cartella esattoriale, aveva respinto l’opposizione al passivo presentata dal concessionario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 giugno 2017, n.14693.




Ammissione al passivo del credito tributario ed eccezione di estinzione sollevata dal curatore

Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Prescrizione eccepita dal curatore dopo la notifica della cartella esattoriale - Controversia - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Ammissione del credito con riserva

Ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario successivamente alla notifica della cartella di pagamento, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione e, poiché trattasi di questione riguardante l’"an" ed il "quantum" del tributo, la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario. Ne consegue che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2017, n.14648.




Istituto di credito fondiario, assegnazione della somma ricavata e insinuazione al passivo

Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Ammissibilità – Insinuazione al passivo – Necessità

Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Graduazione dei crediti conseguente alla ammissione allo stato passivo – Criteri

L'art. 41 secondo comma del d. l.vo n.385/1993, nel consentire all’istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito configura un privilegio di carattere meramente processuale che si sostanzia nella possibilità non solo di iniziare o proseguire la procedura esecutiva individuale ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che l'assegnazione e il conseguente pagamento si debbano ritenere indebite e senza che sia configurabile l'obbligo dell'istituto procedente di rimettere immediatamente e incondizionatamente la somma ricevuta al curatore.

Peraltro, poiché si deve escludere che le disposizioni eccezionali sul credito fondiario - concernenti solo la fase di liquidazione dei beni del debitore fallito e non anche quella dell'accertamento del passivo - apportino una deroga al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall'art. 52 l. fall., e non potendosi ritenere che il rispetto di tali regole sia assicurato nell'ambito della procedura individuale dall'intervento del curatore fallimentare, all'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale deve riconoscersi carattere provvisorio, essendo onere dell'istituto di credito fondiario, per rendere definitiva la provvisoria assegnazione, di insinuarsi al passivo del fallimento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

La graduazione dei crediti concorsuali, tra i quali rientra anche quello del creditore fondiario, può e deve avvenire naturalmente solo all’interno della procedura concorsuale, in sede di ripartizione dell’attivo. Ai fini della graduazione dei crediti si dovrà logicamente tenere conto anche delle spese sostenute dalla procedura concorsuale in relazione all’immobile ipotecato; in particolare – come insegna la Suprema Corte – sul ricavato della vendita degli immobili gravati da garanzia reale andranno collocate in prededuzione e quindi anteposte al credito fondiario non solo le spese riconducibili alla conservazione e alla liquidazione del bene ipotecato (nella specie, per esempio, IMU), ma anche una quota parte del compenso del curatore, ottenuta ponendo a confronto l’attività svolta nell’interesse generale e quella esercitata nell’interesse del creditore garantito, ed infine una porzione delle spese generali della procedura, da determinarsi in misura corrispondente all’accertata utilità delle stesse per il creditore garantito, adottando, ove non sia possibile un’esatta valutazione dell’incidenza delle spese generali su quelle specifiche, il criterio di proporzionalità, la cui applicabilità è tuttavia subordinata alla certezza dell’utilità di tali spese per il creditore garantito (in questo senso, Cass. Civ. b.11500/2010). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunalePesaro, 08 giugno 2017, n..




Istanza di fallimento del PM nel concordato preventivo

Concordato preventivo - Istanza di fallimento del pubblico ministero - Rinuncia alla proposta concordataria - Difetto di istanze di fallimento - Irrilevanza

Nel concordato preventivo, ai sensi della art. 162 l.fall., a seguito della sua partecipazione necessaria, il pubblico ministero, ove rilevi la sussistenza di uno stato d'insolvenza del debitore istante, può legittimamente richiedere al tribunale il fallimento del proponente, senza che rilevino le scansioni e le vicende del procedimento concordatario, come la rinuncia alla proposta concordataria, e ciò anche in difetto di convergenti istanze da parte del ceto creditorio volte alla dichiarazione dell'insolvenza del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 giugno 2017, n.14156.




Natura relativa o assoluta della perdita della capacità processuale del fallito

Fallimento - Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Carattere relativo - Rilievo d'ufficio - Condizioni - Fattispecie

La perdita della capacità processuale del fallito, conseguente alla dichiarazione di fallimento relativamente ai rapporti di pertinenza fallimentare, essendo posta a tutela della massa dei creditori, ha carattere relativo e può essere eccepita dal solo curatore, salvo che la curatela abbia dimostrato il suo interesse per il rapporto dedotto in lite, nel qual caso il difetto di legittimazione processuale del fallito assume carattere assoluto ed è perciò opponibile da chiunque e rilevabile anche d'ufficio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione, proposto dal fallito, in quanto la curatela non aveva manifestato disinteresse per la vicenda processuale ma, comunicandogli l’intento di non impugnare la decisione, aveva espresso una valutazione negativa in ordine alla convenienza della prosecuzione della controversia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 06 giugno 2017, n.13991.




Non è invocabile il disposto dell’art. 184 l.f. in riferimento al credito risarcitorio ex art. 2394 c.c., che subisce pertanto la falcidia concordataria

Concordato preventivo omologato – Azione risarcitoria ex art. 2394 c.c. promossa dal terzo a carico degli amministratori della società concordataria – Operatività dell’art. 184 l. fall. – Esclusione – Falcidia concordataria sul credito risarcitorio – Sussistenza

Il disposto normativo di cui all’art. 184 l. fall., primo comma, secondo periodo, secondo il quale ‘i creditori conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso’, non è invocabile in riferimento all’azione di responsabilità promossa dal terzo a carico degli amministratori della società concordataria - e dunque al credito da risarcimento ex art. 2394 c.c. – per cui detta pretesa risarcitoria subisce anch’essa la falcidia concordataria determinata dalla intervenuta omologazione del concordato preventivo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) AppelloBologna, 05 giugno 2017, n..




Riassunzione del processo interrotto mediante opposizione a decreto ingiuntivo notificata al curatore fallimentare

Fallimento - Dichiarazione - Interruzione automatica del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - Pendenza del termine per l'opposizione

Fallimento - Dichiarazione - Interruzione automatica del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo - Riassunzione mediante atto di opposizione - Manifestazione della volontà di riassumere il processo - Necessità

La dichiarazione di fallimento comporta l'interruzione automatica del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo anche nel caso in cui la stessa intervenga nel periodo che intercorre tra la notifica del decreto la proposizione dell'opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può qualificarsi quale atto di riassunzione del giudizio interrotto a causa dell'intervenuta dichiarazione di fallimento l'opposizione a decreto ingiuntivo che, pur essendo stata notificata anche al curatore, non contenga alcuna esplicita manifestazione di volontà di riassumere il processo, né tantomeno un riferimento all’intervenuta interruzione del medesimo in conseguenza del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunalePordenone, 05 giugno 2017, n..




L’accertamento delle domande tardive ha carattere unitario e non hanno rilevanza, ai fini dell’impugnazione, eventuali decreti di esecutività emessi prima di aver concluso l’esame di tutte le domande

Fallimento – Accertamento del passivo – Domande tardive – Carattere unitario – decreto di esecutività – Impugnazione

In materia di fallimento, anche il procedimento di accertamento dello stato passivo riguardante le domande di insinuazione tardiva ai sensi dell’art. 101 l.fall., benchè la loro trattazione sia frazionabile in più udienze, si conclude con il decreto di esecutività reso ex art. 96, ultimo comma, l.fall., unico e tipico provvedimento a contenuto precettivo, il cui termine per l'impugnazione decorre solo dalla sua comunicazione, mentre è inammissibile un’impugnazione del provvedimento di ammissione di singoli crediti perché in contrasto con l’esigenza di definizione unitaria di tutte le questioni concernenti lo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 giugno 2017, n.13886.




Accertamento del passivo e natura artigiana dell'impresa

Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Privilegio artigiano ex art. 2751-bis, n. 5, c.c., nel testo ante riforma di cui al d.l. n. 5 del 2012 - Spettanza - Riferimento ai criteri di cui all’art. 2083 c.c. - Necessità - Rilevanza dei presupposti di cui agli artt. 5 della l. n. 443 del 1985 o 1 l.fall. - Esclusione

In tema di accertamento del passivo, ai fini dell’ammissione ivi di un credito come privilegiato ai sensi dell’art. 2751-bis, n. 5, c.c., nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella introdotta dal d.l. n. 5 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 35 del 2012, la natura artigiana dell'impresa va valutata esclusivamente in relazione al concetto di prevalenza del lavoro evocato dall’art. 2083 c.c., mentre sono irrilevanti la sua iscrizione nell'albo delle imprese artigiane di cui all'art. 5 della l. n. 443 del 1985 ed il non superamento delle soglie di fallibilità ex art. 1 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 giugno 2017, n.13887.




Dichiarazione di fallimento e bilanci degli ultimi tre esercizi

Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Prova – Bilanci degli ultimi tre esercizi – Approvazione e deposito presso il registro imprese – Necessità

In tema di fallimento, ai fini della prova della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, legge fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi che l'imprenditore è tenuto a depositare, ai sensi dell'art. 15, comma 4, legge fall., sono quelli già approvati e depositati nel registro delle imprese, ai sensi dell'art. 2435 c.c.; sicché, ove difettino tali requisiti, o essi non siano ritualmente osservati, il giudice può motivatamente non tenere conto dei bilanci prodotti, rimanendo l'imprenditore onerato della prova circa la sussistenza dei requisiti della non fallibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2017, n.13746.




Recupero di somma dovuta al fallito e assimilabilità dell’assuntore del concordato fallimentare al curatore

Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Assuntore - Curatore che agisca in giudizio per recuperare una somma dovuta al fallito - Stessa posizione sostanziale e processuale del fallito - Conseguenze in tema di eccezione dei terzi e di applicabilità dell’art. 2704 c.c. - Assimilabilità dell’assuntore del concordato fallimentare al curatore - Sussistenza

Il curatore fallimentare che agisca giudizialmente per ottenere il pagamento di una somma già dovuta al fallito esercita un’azione rinvenuta nel patrimonio di quest’ultimo, collocandosi nella medesima sua posizione, sostanziale e processuale, sicchè il terzo convenuto in giudizio dal curatore può legittimamente opporgli tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all’imprenditore fallito, comprese le prove documentali e senza i limiti di cui all’art. 2704 c.c. Ne deriva che, in caso di chiusura del fallimento per concordato fallimentare, l’assuntore che prosegua o intraprenda analoghe iniziative giudiziarie verso il terzo viene a trovarsi nella medesima posizione processuale che aveva o avrebbe avuto il curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2017, n.13762.




Decorrenza del termine breve per l’impugnazione in cassazione della sentenza che decide il reclamo avverso la sentenza di fallimento

Fallimento – Dichiarazione – Reclamo – Ricorso per cassazione – Decorrenza del termine breve per l'impugnazione – Notifica a mezzo PEC effettuata dal cancelliere

La notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi della art. 18, comma 13, legge fall. dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC) ex art. 16, comma 4, D.L. n. 179 del 2012, conv., con modif, dalla L. n. 221 del 2012, è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall., non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133, comma 2, c.p.c., come novellato dal D.L. n. 90 del 2014, conv., con modif., dalla L. n. 114 del 2014, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c.

Nel caso di specie, è stata affermata la tardività del ricorso per cassazione notificato oltre il termine di trenta giorni, avuto riguardo al giorno in cui la sentenza da impugnare è stata notificata dalla cancelleria, in via telematica, mediante spedizione della stessa a mezzo PEC. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 maggio 2017, n.13529.




Irragionevole durata del processo in caso di fallimento dichiarato a seguito di concordato preventivo

Concordato preventivo - Equa riparazione per irragionevole durata del processo - Determinazione della durata in caso di fallimento dichiarato a seguito di concordato preventivo - Differenza rispetto al concordato fallimentare proposto in corso di procedura fallimentare - Fondamento

In tema di equa riparazione ai sensi della l. n. 89 del 2001, ai fini della determinazione della ragionevole durata del processo, la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento che ad essa eventualmente consegue non possono, diversamente dall'ipotesi di concordato fallimentare proposto in corso procedura fallimentare - in virtù del collegamento strutturale in tale ultimo caso esistente tra l'uno e l'altra - essere considerate unitariamente, essendo le predette procedure distinte tra loro, anche laddove tra di esse si verifichi una consecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 maggio 2017, n.13656.




Natura prededucibile al credito del professionista attestatore e ricorso per cassazione

Concordato preventivo – Decreto di ammissione alla procedura – Credito del professionista attestatore – Provvedimento che nega la sua natura prededucibile – Ricorribilità in cassazione – Esclusione – Fondamento

In tema di concordato preventivo, il provvedimento con cui il tribunale, in sede di ammissione alla procedura, ai sensi dell’art. 182-quater, comma 4, l.fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla sua soppressione ad opera dell’art. 33 d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012 – abbia negato la natura prededucibile al credito del professionista incaricato di predisporre la relazione di cui all'art. 161, comma 3, l.fall., non è ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. perché privo dei requisiti di definitività e decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 maggio 2017, n.13537.




Revocatoria fallimentare: la coincidenza tra convenuto e beneficiario della somma recuperata esclude l’interesse ad agire

Fallimento – Azione revocatoria – Contro creditori ammessi al passivo – In assenza di altri creditori concorrenti – Carenza di interesse alla revocatoria – Sussiste

Un pagamento revocabile è presuntivamente dannoso per la massa dei creditori in quanto effettuato in stato di insolvenza, ma questa dannosità viene meno al momento della predisposizione del progetto di ripartizione in cui vi sia la prova che non vi siano altri creditori ammessi al passivo che potrebbero beneficiare di una ripartizione di attivo ulteriore conseguente alla ripetizione del pagamento. Nel qual caso viene meno l’interesse ad agire del fallimento.
L’interesse ad agire in revocatoria sta o cade se in sede di riparto fallimentare vi siano o meno altri creditori concorrenti al momento della decisione della causa che possano beneficiare di tali liquidità.
Va negata la sussistenza dell’interesse ad agire del fallimento ove vi sia la prova nel giudizio ordinario che in sede fallimentare i beneficiari dell’esecuzione dell’azione revocatoria sarebbero gli stessi convenuti in revocatoria.
Il curatore deve dimostrare la sussistenza di altri creditori poziori che si siano insinuati al passivo prima della conclusione del giudizio di revocatoria fallimentare, essendo l’interesse ad agire condizione dell’azione che deve sussistere al momento della decisione. Ove non vi sia questa prova, il convenuto in revocatoria può contestare la sussistenza dell’interesse ad agire del curatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 30 maggio 2017, n..




Prescrizione dell’azione revocatoria fallimentare riproposta dal curatore

Omologa concordato fallimentare – Interruzione giudizio introdotto con azione revocatoria fallimentare – Effetto automatico – Esclusione – Dichiarazione del procuratore costituito – Necessità

Estinzione del giudizio introdotto con azione revocatoria fallimentare dopo l’omologa del concordato fallimentare – Riassunzione giudizio estinto – Facoltà curatore – Esclusione – Introduzione nuovo giudizio – Necessità

Estinzione del processo introdotto con azione revocatoria dopo l’omologa del concordato fallimentare – Nuovo termine prescrizionale – Decorrenza – Dalla data dell’originaria domanda – Conservazione dell’effetto interruttivo sospensivo – Esclusione

Estinzione del processo introdotto con azione revocatoria dopo la riapertura del fallimento – Nuovo termine prescrizionale – Decorrenza – Dalla data dell’originaria domanda – Conservazione effetto interruttivo sospensivo – Esclusione

La chiusura del fallimento, conseguente alla definitività del decreto di omologazione del concordato fallimentare non interrompe automaticamente il processo introdotto con l’azione revocatoria, atteso che il curatore fallimentare conserva la propria legittimazione processuale, ragion per cui l’effetto interruttivo del giudizio si produce solo nel caso in cui la chiusura del fallimento sia dichiarata dal procuratore costituito o risulti negli altri modi previsti dall’art. 300 c.p.c. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui, nonostante la chiusura del fallimento derivante dall’omologa del concordato fallimentare, il giudizio per revocatoria sia proseguito e sia stato dichiarato estinto per inerzia delle parti, il curatore non potrà avvalersi del disposto dell’art. 140 co. 2 l.f. al fine di proseguire il giudizio anteriormente introdotto, ma dovrà intraprendere un nuovo processo chiedendo di avvalersi delle prove in precedenza raccolte come documenti atipici suscettibili di libero apprezzamento da parte del giudice della causa riproposta. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)

L’art. 140 co. 2 l.f., laddove consente la riproposizione delle azioni revocatorie iniziate ed interrotte per effetto del concordato, non deroga al disposto dell’art. 2945 co. 3 c.c., a mente del quale se il processo è estinto permane il solo effetto interruttivo della prescrizione e non quello sospensivo e pertanto il nuovo termine prescrizionale inizia a decorrere dalla data dell’originaria domanda giudiziale. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)

Quando l’estinzione del giudizio introdotto con l’azione revocatoria sia stata pronunciata successivamente alla riapertura del fallimento il curatore non può avvalersi dell’effetto sospensivo della prescrizione previsto sensi dell’art. 2945 co. 2 c.c., essendo del tutto irrilevante la circostanza che in costanza di concordato fallimentare il termine di prescrizione quinquennale non avrebbe potuto decorrere. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata)
TribunaleAvellino, 29 maggio 2017, n..




Revocatoria fallimentare di compenso al professionista che abbia assistito l'impresa in un momento di difficile situazione finanziaria

Revocatoria fallimentare - Compenso al professionista che abbia assistito l'impresa in un momento di difficile situazione finanziaria - Esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - Esenzione - Esclusione

Non sono da considerarsi effettuati nell'esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - e non beneficiano dunque dell'esenzione di cui all'art. 67, comma 3, lett. a)  l.fall. - quelli a favore del professionista che abbia assistito l'impresa nei rapporti con istituti bancari in un momento di difficile situazione finanziaria, in quanto l'eccezionalità del rapporto intrattenuto dalla debitrice con il proprio professionista impedisce di riconoscere una qualsivoglia conformità dei pagamenti ad un pregresso uso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunalePordenone, 29 maggio 2017, n..




Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da contratto pendente ex art. 72 l.fall. e natura decisoria del provvedimento di rigetto del reclamo

Fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 l.fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento

Il decreto con il quale il tribunale fallimentare, ai sensi dell’art. 26 l.fall., respinge il reclamo avverso l’atto con cui il curatore ha esercitato, giusta l’art. 72 l.fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all’esercizio della funzione di controllo circa l’utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito, sicchè tale provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., potendo, invero, i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall’attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 maggio 2017, n.13167.




Inadempimento e risoluzione del concordato preventivo con cessione di beni ex art. 186 l.f.

Risoluzione del concordato preventivo con cessione di beni ex art. 186 L.F. – Decorso del termine annuale per l’azione di risoluzione – Importanza dell’inadempimento; valutazione secondo i principi elaborati in materia contrattuale ex art. 1455 c.c.

L’art. 186 l.fall. prevede che il concordato non si possa risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza, concetto che richiama la rilevanza dell'inadempimento richiesto dall'art. 1455 c.c per la risoluzione contrattuale. Di talché, ai fini di individuare quando si è in presenza di un inadempimento di non scarsa importanza, occorre far riferimento ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia contrattuale, salva la precisazione che, nel caso di concordato, l'inadempimento deve essere valutato nella complessità e non con riguardo alla posizione dei singoli creditori. La valutazione della non scarsa importanza dell'inadempimento, dunque, “viene operata…attraverso la verifica che l'inadempimento abbia inciso in misura apprezzabile nell'economia complessiva del rapporto (in astratto, per la sua entità e, in concreto, in relazione al pregiudizio effettivamente causato all'altro contraente), sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma contrattuale” (Cass. n. 7083 del 28/03/2006; Cass. n. 22346 del 22/10/2014). Nessun rilievo può assumere l'eventuale colpa del debitore che, con la consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione (Cass. n. 4398 del 04/03/2015).
Pertanto, in ipotesi di concordato preventivo con cessione di beni, laddove i risultati satisfattori non siano assicurati, ma solo prospettati, va comunque valutata l’incidenza oggettiva dello scostamento, la quale può indubbiamente ritenersi rilevante e tale da configurare un grave inadempimento nell’ipotesi in cui le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti siano risultate o risultino insufficienti a soddisfare una frazione non simbolica dei creditori chirografari ed integralmente (se ciò è previsto nel piano) i privilegiati. E ciò a maggior ragione qualora il termine fissato nella proposta per l’adempimento del piano sia decorso e la prosecuzione del concordato fondatamente non sembri offrire migliori prospettive di soddisfazione per i creditori rispetto al momento in cui ne viene chiesta la risoluzione. (Matteo Ladogana) (riproduzione riservata)
AppelloVenezia, 24 maggio 2017, n..




Falcidia dei crediti privilegiati e relazione giurata ex art. 160, co. 2, l.f.

Concordato fallimentare – Falcidia dei crediti privilegiati – Relazione giurata – Necessità

La relazione giurata ex art. 160, comma 2, l.fall., che deve necessariamente preesistere a quella dell’attestatore di cui all’art. 161, comma 3, l.fall., della quale costituisce anterius logico e giuridico, è un presupposto necessario per la falcidia dei diritti di prelazione ed alla sua mancanza non è possibile porre rimedio mediante la concessione da parte del tribunale del termine di cui all’art. 162, comma 2, l.fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleComo, 24 maggio 2017, n..




Nella cessione di azienda non è necessario il consenso del lavoratore ceduto

Azienda – Cessione – Lavoratore dipendente – Consenso del contraente ceduto – Esclusione – Facoltà di recesso

Nelle ipotesi di cessione d'azienda si realizza, con riferimento alla posizione del lavoratore, una successione legale nel contratto che non richiede il consenso del contraente ceduto, il quale potrà successivamente esercitare il proprio diritto di recesso nei termini sanciti dal comma quarto dell'art.2112 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 maggio 2017, n.12919.




Reclamo avverso la sentenza di fallimento e interrogatorio libero del curatore contumace

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Reclamo – Effetto devolutivo pieno – Interrogatorio libero del curatore contumace

L’effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo ex art. 18 legge fall., come modificato dal D.lgs. 169/2007, avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non tollera i limiti di cui agli artt. 342 e 345 c.p.c. in tema di nuove allegazioni e nuovi mezzi di prova, così che la corte d’appello ha facoltà di disporre l’interrogatorio libero del curatore che sia rimasto contumace. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2017, n.12925.




Reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento e interrogatorio libero del curatore anche non costituito

Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo ex art. 18 l.fall. - Interrogatorio libero del curatore - Sua costituzione in giudizio - Necessità - Esclusione

Il curatore fallimentare può rendere l'interrogatorio libero ex art. 117 c.p.c. nel corso del procedimento di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, anche ove non sia ivi costituito, poiché si tratta di attività processuale per la quale non è necessaria l’assistenza del difensore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2017, n.12925.




Data certa del documento digitale, contestazione e onere della prova a carico del curatore

Fallimento - Accertamento del passivo - Data certa - Documento digitale - Validazione temporale - Contestazione - Onere della prova a carico del curatore

E' onere della parte interessata a negare la certezza della data - e dunque, nel giudizio di opposizione a stato passivo, è onere del curatore fallimentare allegare e provare la violazione delle regole tecniche sulla validazione temporale, al rispetto delle quali l'art. 20, comma 3, cod. amm. digitale subordina l'opponibilità ai terzi della data (e dell'ora) apposta al documento informatico da certificatore accreditato e iscritto nell'elenco di cui all'art. 29, comma 6, cod. cit. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 179 del 2016), e tale allegazione in fatto non può essere effettuata per la prima volta nel giudizio di rinvio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2017, n.12939.




Sovraindebitamento, piano del consumatore e sospensione delle procedure esecutive

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Deposito dell’istanza – Sospensione delle procedure esecutive – Provvedimento del giudice dell’esecuzione – Esclusione – Provvedimento del Giudice del sovraindebitamento – Sospensione dell’esecuzione ai sensi dell’art. 623 c.p.c.

Processo esecutivo – Potere di sospensione generale del Giudice dell’esecuzione – Esclusione – Istanza del debitore – Onere di indicazione della fattispecie sospensiva – Omissione – Inammissibilità

E’ inammissibile l’istanza al giudice dell’esecuzione di sospensione della procedura esecutiva fondata sull’avvenuto deposito da parte dell’esecutato dell’istanza di accesso alla procedura di sovraindebitamento ex l. n. 3/2012, le cui disposizioni rimettono ad un provvedimento espresso del giudice di quella procedura (e non del G.E.) la pronuncia del divieto di prosecuzione delle azioni esecutive individuali, il ché si traduce, in sede di esecuzione immobiliare, in una causa esterna di sospensione c.d. necessitata del processo esecutivo di cui il G.E. non può che prendere atto, disponendo in conformità ai sensi dell’art. 623 c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La disciplina del processo esecutivo non riconosce al giudice dell’esecuzione un potere sospensivo generale e innominato e, pertanto, incombe sul debitore l’onere di indicare in quale fattispecie normativa sussumere la specifica richiesta di sospensione, a pena di inammissibilità dell’istanza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
TribunaleBari, 19 maggio 2017, n..




Istanza di fallimento del pubblico ministero e sua partecipazione all’udienza

Fallimento – Dichiarazione – Istanza di fallimento del pubblico ministero – Estensione della legittimazione del p.m. alla richiesta in tutti i casi in cui abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis

Fallimento – Dichiarazione – Istanza di fallimento del pubblico ministero – Mancata partecipazione all’udienza – Rinuncia all’istanza – Esclusione

La ratio della art. 7 legge fall., una volta venuto meno il potere del tribunale di dichiarare officiosamente il fallimento, è chiaramente nel senso di estendere la legittimazione del p.m. alla presentazione della richiesta in tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la notitia decoctionis (Cass. 10679 del 2014; 23391 del 2016).

Ne consegue che il riferimento contenuto al comma 1, n. 1) del citato articolo, al riscontro della notitia decoctionis "nel corso di un procedimento penale", non deve essere interpretato nel senso riduttivo, non essendo necessaria la preventiva iscrizione di una notitia criminis nel registro degli indagati a carico del fallendo (Cass. n. 8977 del 2016) o di terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento, quando l'iniziativa sia stata assunta dal pubblico ministero, affinché il giudice possa pronunciarsi nel merito è sufficiente che il ricorso sia stato ritualmente notificato all'imprenditore, sicché è irrilevante la mancata partecipazione della parte pubblica all'udienza prefallimentare, non potendosi trarre da tale condotta alcuna volontà, anche solo implicita, di rinunciare desistere all'istanza presentata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 maggio 2017, n.12537.




Autorizzazione al curatore a presentare istanza di fallimento contro società ammessa a concordato preventivo e obbligo di astensione del giudice

Fallimento – Autorizzazione al curatore a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo – Dichiarazione di fallimento – Obbligo di astensione del giudice – Sussistenza

La concessione al curatore dell’autorizzazione a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo integra un’ipotesi di incompatibilità riconducibile alla previsione di cui all’art. 51, comma 1, n. 4 c.p.c., la quale non priva il giudice della potestas iudicandi in ordine al fallimento del debitore ma dà luogo ad un obbligo di astensione che può esser fatto valere dall’interessato mediante l’istanza di ricusazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2017, n.12066.




Omessa notifica di ricorso e decreto di fissazione dell'udienza a seguito di reclamo ex art. 18 l.f. e rimessione in termini

Fallimento - Dichiarazione - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo avverso la sentenza di fallimento non notificato entro il termine stabilito - Richiesta di nuovo termine per procedervi -  Indicazione delle ragioni che hanno impedito di dare corso alla prima notificazione - Necessità - Fondamento

In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, l'istanza con cui il reclamante, che non abbia notificato il ricorso ed il decreto presidenziale di fissazione dell'udienza nel termine ordinatorio ex art. 18, comma 4, l.fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), chieda, successivamente allo spirare di quest'ultimo, un nuovo termine per provvedervi, deve esplicitare le ragioni che hanno impedito di dar corso all’incombente processuale, dovendo operarsi un bilanciamento tra la legittima aspettativa della controparte al consolidamento del provvedimento giudiziario già emesso ed il diritto del reclamante, comunque collegato al principio del giusto processo, ad un giudizio e ad una pronuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 maggio 2017, n.11541.




Notifica dell’accertamento tributario non solo al curatore ma anche al contribuente

Fallimento - Accertamento dei redditi in forma societaria - Notifica non solo al curatore ma anche al contribuente

In tema di accertamento dei redditi in forma societaria, di cui all’art. 5 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, (ora D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, l'accertamento tributario deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione dei beni e delle attività acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale, restando esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, conseguenti alla definitività dell'atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo, nell'inerzia degli organi fallimentari, non potendo attribuirsi carattere assoluto alla perdita della capacità processuale conseguente alla dichiarazione di fallimento, che può essere eccepita esclusivamente dal curatore, nell'interesse della massa dei creditori (Cass. n. 9434 del 2014; Cass. n. 5671 del 2006, id. n. 4235 del 2006, id. n. 2910 del 2006).

Nell'inerzia degli organi fallimentari, ravvisabile, ad esempio, nell'omesso esercizio da parte del curatore, del diritto alla tutela giurisdizionale nei confronti dell'atto impositivo, il fallito è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela, alla luce dell'interpretazione sistematica del combinato disposto dell'art. 43 legge fall. e dell’art. 16 del D.P.R. n. 636 del 1972, conforme ai principi, costituzionalmente garantiti (art. 24 Cost.), del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa (Cass. n. 3667 del 1997, n. 14987 del 2000, n. 6937 del 2002). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 11 maggio 2017, n.11618.




Deposito telematico dell’opposizione allo stato passivo ed allegazione tardiva di documenti

Opposizione allo stato passivo – Onere della prova – Allegazione tardiva di documenti – Non scusabilità del deposito telematico tardivo

Non è scusabile con la necessità di procedere ad un invio multiplo tramite PCT la tardiva produzione di documenti allegati alla opposizione allo stato passivo che abbia avuto luogo nei giorni successivi la scadenza del termine per il depisto dell’opposizione.

I termini di legge, soprattutto ove prescritti a pena di decadenza, non possono sottostare alle modalità operative con cui devono essere gestiti i depositi telematici, diversamente, una norma di legge verrebbe ad essere subordinata ad una norma regolamentare in violazione del principio della gerarchia delle fonti. (Roberto Artusi Sacerdoti) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 10 maggio 2017, n..




Fallimento e divieto di vendita a trattativa privata

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita a trattativa privata - Nullità - Fattispecie

L’art. 108 l.fall. - nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile “ratione temporis” – non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata, ma solo l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene, onde è nulla, per contrasto con norma imperativa, la vendita a trattativa privata. (Nella specie la S.C., nel confermare la decisione impugnata, ha considerato nullo il contratto di vendita posto in essere in violazione delle norme imperative che regolano il procedimento di liquidazione dell’attivo fallimentare, attesa l’impossibilità di correlare la vendita all’autorizzazione data nel distinto contesto di una transazione intercorsa tra il curatore e la controparte acquirente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 maggio 2017, n.11464.




Istanza di fallimento del PM nel procedimento di revoca e rinuncia alla domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 l.f. - Istanza di fallimento del PM - Rinuncia alla domanda di concordato - Irrilevanza

L'istanza di fallimento proposta dal pubblico ministero nell'ambito del procedimento di revoca del concordato preventivo ex art. 173 l.fall. non viene travolta dalla rinuncia alla domanda di concordato nel frattempo depositata dal debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMonza, 10 maggio 2017, n..




Sovraindebitamento, cessione del quinto e riformulazione dell’adempimento al pari degli altri creditori chirografari

Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Finanziamenti garantiti da cessione del quinto dello stipendio e da delega di pagamento del “doppio” quinto

Il sovraindebitato è dipendente pubblico, che nel 2008 aveva contratto, per esigenze familiari, finanziamenti con ammortamento pluriennale, le cui rate erano compatibili con il reddito familiare. Successivamente la moglie aveva subito un incidente stradale, con conseguenze psicofisiche diventate croniche. Spese per motivi di salute, perdita del reddito della signora, rinnovo dei finanziamenti (con aggravio di commissioni), di cui uno assistito dalla cessione del quinto dello stipendio ed un altro da delega di pagamento di ulteriore quinto. A fine 2015 fu depositato ricorso per accedere alla procedura di sovraindebitamento.

A maggio 2017 omologa: “la natura concorsuale del procedimento e la necessità di applicare la parità di trattamento ai creditori renderebbe incoerente, dal punto di vista sistematico, non assoggettare anche il cessionario del quinto ad un’eventuale riformulazione dell’adempimento al pari degli altri creditori chirografari”. (Giovanni Matteucci) (riproduzione riservata)
TribunaleGrosseto, 09 maggio 2017, n..




Contratto preliminare pendente ed onere delle parti in relazione allo scioglimento o alla esecuzione

Fallimento – Rapporti pendenti – Esercizio da parte del curatore della facoltà di scioglimento del contratto preliminare di vendita – Autorizzazione del giudice delegato – Esclusione – Onere del promittente venditore di dichiarare formalmente la volontà di eseguire il contratto mediante invito – Diffida

In tema di rapporti pendenti al momento della dichiarazione di fallimento, l'esercizio da parte del curatore della facoltà di scioglimento del contratto preliminare di vendita, ai sensi dell'art. 72, commi 1 e 2, legge fall., nel testo anteriore alle modifiche in introdotte dal D.Lgs. n. 5 del 2006, non richiede l'autorizzazione del giudice delegato, trattandosi di prerogativa discrezionale, rimessa all'autonomia dell'organo della procedura (Cass., sez. I, 16 giugno 2016 n.12.462). Solo la contraria facoltà di subentrare nel contratto deve essere autorizzata dal giudice delegato, come emerge testualmente dal secondo comma della norma citata: interpretazione, confortata dalla ratio del maggior impegno economico - e quindi, dei più onerosi riflessi patrimoniali sulla massa - che il subingresso presenta, rispetto alla contraria scelta recessiva.

Incombe, invece, sul promittente venditore l'onere di dichiarare formalmente la volontà di eseguire il contratto mediante invito-diffida a presentarsi dinanzi al notaio, eventualmente richiedendo, all'esito negativo, l'esecuzione in forma specifica del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2017, n.10811.




Modifiche alla proposta di concordato e irrilevanza della distinzione tra modifiche migliorative e peggiorative

Concordato preventivo – Modifiche alla proposta – Fase anteriore all'inizio delle operazioni di voto – Fase anteriore all'inizio delle operazioni di voto – Distinzione tra modifiche migliorative e peggiorative Irrilevanza

Concordato preventivo – Condizioni di ammissibilità – Veridicità dei dati aziendali

In tema di modifiche alla proposta di concordato preventivo, l’art. 175, comma 2, legge fall., nel riconoscere espressamente tale facoltà, ne ha rigorosamente limitato l'ambito temporale di esercizio alla fase anteriore all'inizio delle operazioni di voto, senza distinguere tra modifiche migliorative e peggiorative, al fine di evitare che il calcolo delle maggioranze si fondi su voti espressi in riferimento ad un piano diverso da quello destinato ad essere effettivamente eseguito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Tra le condizioni prescritte per l'ammissibilità del concordato preventivo rientra, ai sensi dell’art. 162, comma 2, legge fall. anche la veridicità dei dati aziendali esposti nei documenti prodotti unitamente al ricorso; ne consegue che se nel corso della procedura emerge che siffatta condizione mancava al momento del deposito della proposta, il tribunale così come dovrebbe revocare ex art. 173, comma 3, legge fall. l'ammissione al concordato, parimenti deve negarne l'omologazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2017, n.10826.




Ammissione al passivo, principio di non contestazione da parte del curatore e mancanza della prova dell’erogazione del mutuo

Fallimento – Accertamento del passivo – Principio di non contestazione – Automatica ammissione del credito allo stato passivo – Esclusione – fattispecie in tema di erogazione di mutuo

In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta l'automatica ammissione del credito allo stato passivo sol perchè non sia stato contestato dal curatore, competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove.

[Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha ritenuto che il Tribunale avrebbe potuto giudicare non provata la erogazione degli importi mutuati, sul rilievo che la banca non aveva dimostrato di avere veramente erogato in fervore della società fallita le somme di cui ai contratti di mutuo. Dall'esame dei contratti di mutuo, infatti, si evince che gli importi finanziati potevano essere erogati solo in epoca successiva alla stipula del contratto di mutuo e, per di più, con atto separato e dietro rilascio di quietanza da parte del beneficiario del finanziamento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2017, n.10662.




Scelta della figura dell’affittuario d’azienda e impugnazione ex art. 36 l.f.

Fallimento – Organi – Ruolo del giudice delegato e del curatore – Stipula di contratto di affitto di azienda – Impugnazione – Mezzo processuale

A seguito della riforma del diritto fallimentare del 2006, si è proceduto ad attribuire al Curatore un più ampio potere gestorio della procedura ed una conseguente discrezionalità in merito agli atti che egli deve adottare per la gestione della stessa.

Ai sensi del combinato disposto degli art. 104 bis e 31 legge fall., il giudice delegato ed il comitato dei creditori hanno un ruolo di supervisione-vigilanza sugli atti del Curatore fallimentare, senza che ciò porti a configurare l’esistenza di un procedimento decisionale congiunto.

La stipula di un contratto di affitto di azienda da parte della Curatela fallimentare, pur dovendosi svolgere sotto il controllo del comitato dei creditori (parere) e del Giudice delegato (autorizzazione), è attività rimessa al potere gestorio del Curatore, con il solo limite della non arbitrarietà.

Nel caso siano rivendicate violazioni di legge nella scelta del soggetto affittuario di azienda da parte della Curatela fallimentare, il soggetto ricorrente deve proporre impugnazione ai sensi dell’art. 36 legge fall. del relativo atto gestorio, non risultando applicabile l’art. 26 legge fall. (Alessandro Merlini) (riproduzione riservata)
TribunaleMassa, 27 aprile 2017, n..




In pendenza di istanza di fallimento al debitore non è consentito, una volta contestata la propria fallibilità, domandare di essere ammesso alla procedura di concordato preventivo

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Concordato preventivo – Domanda in via subordinata – Inammissibilità

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Fattispecie

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Nozione

In pendenza di istanza di fallimento al debitore non è consentito, una volta contestata la propria fallibilità, domandare di essere ammesso alla procedura di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Configura un’ipotesi di abuso del processo la circostanza per cui il debitore, a seguito della chiusura dell’istruttoria prefallimentare, depositi ricorso per concordato preventivo in bianco, specificando di non svolgere attività commerciale e di non essere pertanto soggetto fallibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Atteso che la facoltà di disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare non compete al debitore, questi commette abuso del processo quando, violando i canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, impiega gli strumenti processuali per realizzare finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleAsti, 27 aprile 2017, n..




Revocatoria contro convenuto residente in altro Stato membro dell’UE

Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità

L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 aprile 2017, n.10233.




La previsione, nel piano di concordato, di una dilazione di pagamento da parte di fornitori strategici deve essere accompagnata da accordi negoziali

Concordato preventivo con continuità aziendale - Fornitori strategici - Obbligo di concedere forniture con dilazione di pagamento - Assenza di specifici accordi negoziali - Esclusione

La previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo con continuità aziendale, di ottenere forniture di merce con dilazione di pagamento da determinati fornitori che siano anche creditori non è idonea, in difetto di specifici accordi negoziali, a costituire per costoro un obbligo alla concessione della dilazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMarsala, 26 aprile 2017, n..




Notifica all'imprenditore collettivo del ricorso per la dichiarazione di fallimento e del decreto di fissazione dell’udienza

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica al debitore collettivo – Modalità – Illegittimità costituzionale per disparità di trattamento – Esclusione – Ratio

La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 15, comma 3, (come sostituito dal D.L. n. 179 del 2012), il quale stabilisce che alla notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore collettivo e del decreto di fissazione dell'udienza debba procedere la cancelleria all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) risultante dal registro delle imprese ovvero dall'indice nazionale degli indirizzi PEC ovvero, qualora ciò risulti impossibile o abbia avuto esito negativo, il creditore istante a mezzo di ufficiale giudiziario, il quale dovrà accedere presso la sede legale con successivo deposito nella casa comunale, ove il destinatario non sia li reperito.

L'asserita irragionevole disparità di trattamento rispetto alle modalità richieste per la notifica ordinaria a persona giuridica dall'art. 145 cod. proc. civ. - che, per l'evenienza del mancato reperimento del destinatario presso la sede legale, impone di dare notizia dei prescritti incombenti e consente, alternativamente, la notifica alla persona fisica del legale rappresentante - è esclusa dalla diversità delle fattispecie a confronto, che ne giustifica, in termini di ragionevolezza, la diversa disciplina.

A differenza dell'evocato art. 145, esclusivamente finalizzato ad assicurare alla persona giuridica l'effettivo esercizio del diritto di difesa in relazione agli atti ad essa indirizzati, la contestata disposizione si propone di coniugare la stessa finalità di tutela del diritto di difesa dell'imprenditore collettivo con le esigenze di celerità e speditezza proprie del procedimento concorsuale, prevedendo che il tribunale sia esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità debba imputarsi all'imprenditore.

La specialità e la complessità degli interessi (comuni ad una pluralità di operatori economici, ed anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito), che il legislatore del 2012 ha inteso tutelare, segnano l'innegabile diversità tra il descritto procedimento speciale e quello ordinario di notifica. Inoltre, la norma denunciata garantisce adeguatamente il diritto di difesa, nella sua declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell'attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società. Questa, infatti, ai fini della sua partecipazione al giudizio, viene notiziata prima presso l'indirizzo PEC, del quale è obbligata a dotarsi e che è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell'impresa, in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina delle comunicazioni telematiche dell'ufficio giudiziario e che consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell'atto da notificare equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale). Solo a fronte della non utile attivazione di tale primo meccanismo segue la notificazione presso l'indirizzo della sede legale, da indicare obbligatoriamente nel registro delle imprese, la cui funzione è assicurare un sistema organico di pubblicità legale che renda conoscibili ed opponibili ai terzi i dati concernenti l'impresa e le sue principali vicende. In caso di esito negativo del duplice meccanismo di notifica, il deposito dell'atto introduttivo della procedura fallimentare presso la casa comunale ragionevolmente si pone come conseguenza immediata e diretta della violazione, da parte dell'imprenditore collettivo, di obblighi impostigli per legge (Corte Costituzionale nella sentenza n. 146 depositata il 16 giugno 2016). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 aprile 2017, n.10132.




Istanza di affidamento in concessione di area demaniale marittima e applicazione del Piano di Utilizzazione degli Arenili in relazione alla Legge Regionale del Lazio n.8 del 2015 e del successivo Regolamento Regionale n.19/2016

Concessione Area Demaniale Marittima – Efficacia del PUA Regionale – Rilascio Nuove concessioni già previste nei PUA vigenti – Casi eccezionali – Concessioni temporanee

In base alla disciplina vigente il PUA mantiene la propria efficacia anche se sono trascorsi oltre cinque anni dalla sua applicazione finchè, all’esito della revisione – nell’ambito della quale dovrà inserirsi l’attività di verifica del rispetto della quota del 50% da riservare alla pubblica fruizione – non venga sostituito da un nuovo PUA. Nelle more del procedimento di revisione, come previsto dalla DGR N.543/2011, i Comuni possono procedere al rilascio di nuove concessioni purchè già previste nei PUA vigenti. Tra i casi eccezionali di cui al Regolamento Regionale demaniale n.19 del 2016 all’art.19 comma 3, possono farsi rientrare quelli in cui le istanze si riferiscano ad aree contemplate in PUA vigenti ma sottoposti a procedimenti di verifica. (Stefano Bossi) (riproduzione riservata) T.A.R.Lazio, 20 aprile 2017, n..




Prova del credito del lavoratore e modelli CUD di provenienza pubblica

Fallimento – Accertamento del passivo – Prova del credito – Opponibilità al fallimento – Modelli CUD di provenienza pubblica

Fallimento – Accertamento del passivo – Prova del credito – Copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro – Requisiti

I modelli CUD di provenienza pubblica integrano i requisiti di prova documentale richiesta al fine dell'opponibilità della prova scritta di un credito al fallimento anche in ordine al parametro di cui all'art. 2704 cod. civ.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di accertamento del passivo fallimentare, le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest'ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, né la sottoscrizione per ricevuta apposta dal lavoratore implica, in modo univoco, l'intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 aprile 2017, n..




Decisione sul reclamo avverso la sentenza di fallimento, notifica del testo integrale ad opera del cancelliere e decorrenza del termine per l’impugnazione

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo effettuata dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC) – Decorrenza del termine breve per l'impugnazione in cassazione – Distinzione rispetto alla notificazione a mezzo ufficiale giudiziario – Insussistenza

La notifica del testo integrale della sentenza reiettiva del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi dell’art. 18, comma 13, legge fall. dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (PEC), è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall., non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133 c.p.c., comma 2, come novellato dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c.

Nè potrebbe sostenersi la decorrenza del termine dalla data dell'avvenuta notificazione a mezzo dell'ufficiale giudiziario, alla stregua della distinzione tra tale attività e quella compiuta dalla cancelleria, atteso che, in forza dell’art. 14 del decreto legge n. 179 del 2012, “le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi..." di talché la distinzione tra comunicazione e notificazione è sostanzialmente evaporata, perdendo valenza normativa sostanziale, là dove, come per la specifica disciplina del ricorso avverso la decisione sul reclamo nei confronti della sentenza di fallimento, la decorrenza risulta per legge ancorata all'atto della cancelleria, nell'evidente intento di assicurare la stabilizzazione degli effetti della pronuncia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2017, n.9974.




Esdebitazione: la condizione di soddisfacimento almeno parziale dei creditori

Fallimento - Esdebitazione - Condizione di soddisfacimento almeno parziale dei creditori 

In tema di procedimento di esdebitazione, la condizione di soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, prevista dall’art. 142 comma 2 L. fall. deve ritenersi realizzata anche quando talune categorie di creditori (nella specie, i creditori chirografari) non abbiano ricevuto alcunché in sede di riparto. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2017, n.9917.




Perdita del capitale sociale e criteri per la liquidazione del danno

Amministratori - Responsabilità - Continuazione della gestione in presenza di una causa di scioglimento della società - Perdita del capitale sociale - Successivo fallimento della società - Azione del curatore ex art. 146 l.fall. - Criteri per la liquidazione del danno

In ipotesi di azione ex art. 146 l.fall. nei confronti dell'amministratore, ed ai fini della liquidazione del danno cagionato da quest'ultimo per aver proseguito l'attività ricorrendo abusivamente al credito pur in presenza di una causa di scioglimento della società, così violando l'obbligo di cui all'art. 2486 c.c., il giudice può avvalersi in via equitativa, nel caso di impossibilità di una ricostruzione analitica dovuta all’incompletezza dei dati contabili ovvero alla notevole anteriorità della perdita del capitale sociale rispetto alla dichiarazione di fallimento, del criterio presuntivo della differenza dei netti patrimoniali, a condizione che tale utilizzo sia congruente con le circostanze del caso concreto e che, quindi, l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato ed abbia specificato le ragioni impeditive di un rigoroso distinto accertamento degli effetti dannosi concretamente riconducibili alla sua condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2017, n.9983.




L’indipendenza del professionista attestatore

Concordato preventivo – Professionista attestatore – Requisiti – Indipendenza – Fattispecie

Lo svolgimento di qualsiasi attività libero professionale in favore della società proponente il concordato costituisce motivo di incompatibilità con l’ufficio di professionista attestatore, in quanto la norma, laddove prevede che "in ogni caso" il professionista attestatore non deve aver svolto attività professionale in favore del proponente il concordato, esclude ogni eccezione e non consente alcun margine di valutazione.

Allo stesso modo, non può assumere detto incarico colui che condivida uno studio professionale con il professionista incaricato dal debitore di assisterlo in occasione della presentazione della domanda di concordato e sia, pertanto, a suo volta creditore.

La violazione dell'indipendenza del professionista attestatore è un vizio radicale, che impedisce al professionista di svolgere in maniera adeguata la propria funzione, di essere ed apparire una figura di garanzia nell'interesse, oltre che del proponente il concordato, di ogni singolo creditore e dell'intera procedura. La sanzione, anche a tutela degli interessi pubblicistici sottesi alla procedura, non può pertanto essere diversa dall'inammissibilità della proposta di concordato preventivo ex art. 162, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 19 aprile 2017, n.9927.




Fallimento di società cooperativa e scopo di lucro

Fallimento – Società cooperativa – Scopo di lucro – Qualità di imprenditore commerciale – Irrilevanza – Individuazione dell'attività di impresa ove sussista una obiettiva economicità dell'attività esercitata – Proporzionalità tra costi e ricavi

Lo scopo di lucro (c.d. lucro soggettivo) non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore commerciale, essendo individuabile l'attività di impresa tutte le volte in cui sussista una obiettiva economicità dell'attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi (cd. lucro oggettivo), requisito quest'ultimo che, non essendo inconciliabile con il fine mutualistico, ben può essere presente anche in una società cooperativa, pur quando essa operi solo nei confronti dei propri soci. Tant'è che anche tale società ove svolga attività commerciale può, in caso di insolvenza, essere assoggettata a fallimento in applicazione dell'art. 2545-terdecies c.c."

[Con riguardo al caso di specie, la Corte di cassazione ha, poi, rilevato che “a maggior ragione la predetta commercialità risulta esattamente affermata allorché, prescindendo dalle enunciazioni dell'oggetto sociale e dai requisiti iscrizionali, nonché dal parere ministeriale (elementi non vincolanti), l'attività dell'ente - indagata ai fini fallimentari in contraddittorio con i creditori - risulti contaminata da rilevanti operazioni che, per natura e complessità, appaiano incompatibili con lo scopo mutualistico. Esse oltretutto, nella vicenda, non risultano né ipotizzate di una qualche strumentalità occasionale rispetto alle principali finalità dell'ente, né circoscritte a singole deviazioni di gestione ed in realtà appaiono, nell'accertamento condotto dal giudice di merito, prive di qualunque giustificazione rispetto alla rivendicata esenzione concorsuale.”] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 aprile 2017, n.9567.




Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci dimissionari

Fallimento – Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci – Dimissioni – Rilevanza – Limiti

Il curatore del fallimento della società può agire ai sensi dell’art. 2394 c.c. contro gli amministratori e i sindaci, anche nel caso in cui gli stessi si siano dimessi; deve, infatti, ritenersi che la rinuncia non possa avere effetti immediati, ipotizzabili solo quando sia possibile l'automatica sostituzione del dimissionario con un sindaco supplente.

[Nel caso di specie, la S.C. ha inoltre affermato che non “può assegnarsi rilevanza all'iscrizione nel registro delle imprese del nome dei nuovi sindaci, posto che non risulta fosse stata ancora iscritta nel registro la cessazione dei dimissionari, prescritta già dal testo dell'art. 2400 c.c. all'epoca vigente. Mentre era noto ai dimissionari che i subentranti non potevano ritenersi immediatamente accettanti, in quanto non presenti in assemblea.”] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2017, n.9416.




Esclusività del foro interno fallimentare per l'accertamento dei crediti verso il fallito sorti anche in data successiva alla declaratoria fallimentare

Esclusività del foro fallimentare in relazione alla domanda di riconoscimento del credito sorto successivamente alla sentenza dichiarativa di fallimento - Improcedibilità della domanda proposta in sede ordinaria

Non appare corretto in diritto restringere la portata della disciplina dell'art. 52 legge fall. alla sola valutazione dei crediti sorti prima del fallimento, atteso che nella procedura fallimentare operano i principi del concorso formale e sostanziale, in virtù dei quali, da un lato, i creditori, fatti salvi gli eventuali diritti di prelazione, possono partecipare solo in proporzione delle rispettive ragioni (par condicio creditorum) alla distribuzione del ricavato fallimentare, dall'altro tutte le posizioni creditorie verso il fallito sono sottoposte ad un accertamento unitario, quali che siano i titoli e quali che possano essere, in astratto, le domande proponibili; pertanto, ogni diritto di credito, una volta dichiarato il fallimento, è tutelabile esclusivamente nelle forme previste dagli artt. 92 e ss. legge fall.

La preclusione rispetto a forme di tutela diverse da quelle dell'accertamento endofallimentare, operando anche nei confronti dei crediti prededucibili, assume rilevanza ad un tempo strumentale e complementare rispetto al divieto delle azioni esecutive individuali sancito dall'art. 51; non è quindi limitata alle posizioni dei creditori che, qualificabili come concorsuali al momento della dichiarazione di fallimento, diventano concorrenti per effetto del riconoscimento del loro credito ad opera degli organi fallimentari, ma si applica ad ogni pretesa creditoria successivamente insorta e suscettibile di soddisfacimento sul patrimonio del fallito. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
AppelloSalerno, 11 aprile 2017, n..




Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito attengono al rito

Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione

Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 aprile 2017, n.9198.




Domanda diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso

Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione

Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 aprile 2017, n.9198.




Continuità aziendale: valutazione dell’alea e della manifesta dannosità

Concordato con continuità aziendale – Valutazione del tribunale – Condizioni di manifesta dannosità – Alea soggetta alla valutazione dei creditori – Distinzione

L’art. 186-bis, ultimo comma, legge fall. attribuisce al giudice il compito di verificare, ai sensi dell'art. 173 legge fall., che l'esercizio dell'impresa, per come ipotizzato nel piano, non risulti infine manifestamente dannoso per i creditori.

In proposito, va tuttavia precisato come l'alea, che circonda l'esecuzione del concordato con continuità aziendale e che è senza dubbio rimessa alla valutazione dei creditori, costituisce aspetto affatto differente dalla valutazione (di competenza del giudice) in ordine alla effettiva esistenza dei presupposti della soluzione concordataria proposta e di inesistenza delle condizioni di manifesta dannosità.

Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la sentenza impugnata si sia posta in linea coi citati principi, nel momento in cui ha motivatamente espresso una valutazione di radicale manifesta inattitudine del piano concordatario in rapporto alla serie di elementi dettagliatamente riportati in motivazione, quali:
-opacità dei bilanci della società;
-andamento (indicato come "disastroso") della gestione antecedente a fronte di scelte gestorie, ipotizzate nel piano industriale, non caratterizzate da effettiva discontinuità quanto alla fondamentale ricerca dell'equilibrio tra costi e ricavi; e dunque nella consequenziale illogicità di una ipotesi di realizzazione di obiettivi ambiziosi come quelli indicati nella proposta;
-inesistenza di un surplus di risorse per far fronte a eventi suscettibili di incidere negativamente sugli ipotizzati flussi di cassa, essendo stata posta in motivata discussione l'idoneità del fondo rischi ed essendosi palesata l'erroneità di una non secondaria voce del conto economico quanto alle entrate prospettiche derivanti da pagamenti di soggetti esteri;
-insufficienza, rispetto a quanto prospettato nel piano industriale, del margine di incidenza di dati variabili normalmente correlati a una valutazione di equilibrio dell'impresa, atteso che finanche il margine prudenziale di riduzione del 10 % rispetto al valore stimato della produzione, indicato dal commissario giudiziale e in sentenza definito (senza specifica censura) come privo di "obiezioni da parte della reclamante", era da considerare generativo di una perdita netta di bilancio chiaramente incidente sul cd. business plan. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 aprile 2017, n.9061.




Cessione del credito litigioso, fallimento del creditore e automatica interruzione del processo

Fallimento – Cessione del credito litigioso – Fallimento del creditore – Automatica interruzione del processo – Costituzione volontaria in giudizio del cessionario del credito controverso – Irrilevanza – Mancato rilievo da parte del giudice d'appello dell'interruzione automatica – Nullità degli atti processuali successivamente compiuti e della sentenza

Ove la curatela del fallimento ceda il credito oggetto di lite, trova applicazione l’art. 43 legge fall. (come modificato dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 41 ed operante, ai sensi dell'art. 153 D.Lgs. citato, anche nei giudizi anteriormente pendenti, a partire dal 16 luglio 2006), con consequenziale automaticità dell'interruzione del processo a seguito della dichiarazione di fallimento del creditore, purché quest'ultima sia intervenuta successivamente a tale data. Né l'interruzione automatica del processo, in conseguenza del fallimento della parte creditrice, può dirsi impedita, agli effetti dell'art. 299 c.p.c., dall'avvenuta costituzione volontaria in giudizio del cessionario del credito controverso, non rientrando costui fra coloro ai quali spetta di proseguirlo contemplati dalla citata norma.

Il mancato rilievo da parte del giudice d'appello dell'interruzione automatica del processo implica la nullità degli atti processuali successivamente compiuti e di riflesso la nullità della sentenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 07 aprile 2017, n.9124.




Questioni in tema di azione di inefficacia ex art. 44 l.fall.

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Legittimazione passiva – Istituto di credito

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Ripetizione indebito verso beneficiario pagamento – Ammissibilità

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento – Elemento soggettivo beneficiario – Irrilevanza

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Tempo del pagamento – Annotamento contabile dell’accredito

Procedura concorsuale – Amministrazione straordinaria Alitalia – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Dies a quo – Emanazione decreto alla procedura – Successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Irrilevanza

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, unica legittimata passiva dell’azione di inefficacia promossa a norma dell’art. 44 l. fall. è la Banca. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere dal beneficiario finale del pagamento quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’art.44 l.fall. colpisce con la sanzione di inefficacia gli atti compiuti e i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione del fallimento a prescindere da ogni valutazione dell’elemento soggettivo dell’altro contraente, essendo rilevante esclusivamente il momento in cui viene posto in essere l’atto solutorio, che deve essere successivo alla dichiarazione di fallimento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria di Alitalia, il dies a quo a partire dal quale opera l’inefficacia prevista dalla previsione dell’art. 44 l.f. è da individuarsi nella data di emanazione del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 06 aprile 2017, n..




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Azione ex art. 66 l.fall. – Decadenza - Convenuto non residente in Italia - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Ragioni

L’azione revocatoria ordinaria promossa da una curatela fallimentare nei confronti di un convenuto non residente in Italia appartiene alla giurisdizione del giudice italiano, trattandosi di azione direttamente derivante dalla procedura e ad essa strettamente connessa. Invero, sebbene l’azione ex art. 66 l.fall. sia pur sempre la medesima prevista dall’art. 2901 c.c., la stessa presenta talune peculiarità che la differenziano da quest’ultima - giova a tutti i creditori, e non solo a colui che agisce, con effetto sostanzialmente recuperatorio; va proposta innanzi al tribunale fallimentare nel termine di decadenza triennale di cui all’art. 69-bis l.fall., oltre che a quello di prescrizione quinquennale; il suo esercizio impedisce analoghe iniziative degli altri creditori - e si fonda, pertanto, su di una disposizione che, in quanto costituente deroga alle comuni regole del diritto civile e commerciale, rileva ai fini dell’applicazione delle disposizioni sulla competenza internazionale previste dagli artt. 3 e 25 del reg. CE n. 1346 del 2000 (con conseguente esclusione dell’applicazione del reg. CE n. 44 del 2001). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 aprile 2017, n.10233.




Continuità aziendale: affitto di azienda e prosecuzione dell'attività di impresa con assunzione del rischio

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Natura – Affitto di azienda – Prosecuzione dell'attività e assunzione del rischio – Necessità

Un concordato preventivo non può qualificarsi in continuità aziendale ai sensi dell'art. 186-bis legge fall. per il fatto che sia in corso un contratto di affitto di azienda; la fattispecie del concordato con continuità aziendale può, infatti, ravvisarsi solo se esso preveda la prosecuzione dell'attività di impresa e quindi l'assunzione del relativo rischio ed è caratterizzato dalla modalità di adempimento dell'obbligazione di pagamento che presuppone la prosecuzione dell'attività in capo al debitore.

E ciò anche considerando, oltre al dato testuale della mancata previsione dell'affitto di azienda nella norma citata, anche la ratio derivante dal fatto che in tanto si può parlare di continuità in quanto permanga il rischio di impresa, che non sussiste invece nel caso di affitto di azienda in cui si tratti della riscossione del canone stabilito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
AppelloFirenze, 05 aprile 2017, n..




Applicabilità dell’art.69-bis l.fall. alle azioni revocatorie ordinarie promosse dal curatore fallimentare

Fallimento – Azione revocatoria ordinaria – Decadenza dall'azione – Applicazione dell’art. 69-bis l.f. – Esclusione

L’art.69-bis l.fall non si applica alle azioni revocatorie ordinarie promosse dal curatore fallimentare, che rimangono disciplinate dagli artt. 2901-2904 cod.civ. (Domenico Conti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 aprile 2017, n.8680.




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Azione ex art. 66 l.fall. - Natura ordinaria - Effetti derivanti dalla dichiarazione di fallimento - Applicabilità del termine di decadenza triennale ex art. 69-bis, comma 1, l.fall. - Esclusione - Fondamento

In materia di fallimento, l'azione revocatoria che il curatore esperisca ai sensi dell’art. 66 l.fall. non è soggetta al termine triennale di decadenza ex art. 69-bis l.fall., a tale interpretazione conducendo argomenti di natura sia letterale (atteso che il primo degli articoli citati stabilisce che l’esercizio dell’azione avvenga ‘secondo le norme del codice civile’, così come il secondo sancisce, per parte propria, che il regime da esso recato si applichi alle sole azioni ‘disciplinate’ dalla sezione della legge fallimentare in cui è collocato), sia sistematica, posto che l’azione conserva natura di revocatoria ordinaria, sia, infine, teleologica, apparendo irragionevole ipotizzare un indebolimento della tutela delle ragioni creditorie allorché esse involgano interessi - quelli della massa dei creditori - di valenza superiore a quello di cui è portatore un singolo creditore privato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 aprile 2017, n.8680.




Riparto parziale e obbligo di accantonamento in favore di qualsiasi creditore opponente

Fallimento – Riparto parziale – Creditori opponenti – Nuovo art. 110 l.f. – Interpretazione

Il novellato art. 110, comma 1, legge fall., prevede che il curatore, nel disporre i riparti parziali, "riservi" le somme per le spese di procedura e per il resto individui le somme immediatamente ripartibili e quelle ripartibili ai creditori opponenti solo previo rilascio di una fideiussione a garanzia della restituzione di quanto ripartito in eccesso all'esito dei giudizi di cui all'art. 98 legge fall.

La lettura che si deve dare di tale norma è che, laddove il creditore opponente si possa collocare utilmente all'esito favorevole dell'opposizione nel riparto parziale delle liquidità disponibili (al netto, cioè, delle sole spese di procedura previste), gli deve essere data la possibilità di ottenere anticipatamente l'assegnazione delle somme previo rilascio di idonea garanzia di restituzione.

Il quarto periodo del citato primo comma, ove prescrive che ai creditori “che avrebbero diritto alla ripartizione delle somme ricavate nel caso in cui risulti insussistente, in tutto o in parte, il credito avente diritto all’accantonamento ovvero oggetto di controversia a norma dell’art. 98”, si applichi la disposizione di cui al periodo precedente, deve, invece, essere interpretato nel senso che il legislatore abbia voluto introdurre un obbligo di accantonamento in favore di coloro che abbiano anche soltanto un giudizio di opposizione in corso in primo grado e ciò a prescindere da ogni delibazione circa la fondatezza o meno della pretesa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleModena, 03 aprile 2017, n..




Collocazione sussidiaria dei crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili sul ricavato della vendita degli immobili

Privilegi - Crediti assistiti da privilegio generale - Collocazione sussidiaria sul ricavato della vendita degli immobili - Alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. - Esclusione

L'art. 2776 c.c., che disciplina la collocazione sussidiaria di alcuni crediti assistiti da privilegio generale sui beni mobili sul ricavato della vendita forzata degli immobili, non incide sulla natura del privilegio generale che assiste i crediti e non comporta alterazione dell’ordine di graduazione di cui agli art. 2777 e ss. c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMantova, 02 aprile 2017, n..




Prevalenza dei creditori ipotecari e pignoratizi su quelli prededucibili e imputazione delle spese generali secondo il criterio della proporzionalità

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Conti speciali relativi ai singoli immobili - Prevalenza dei crediti ipotecari sui crediti prededucibili - Criterio della proporzionalità

In base all’art. 111-ter l.fall., il curatore, con riferimento ai conti speciali, deve tenere un conto autonomo delle vendite di singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca, con analitica indicazione delle entrate e delle uscite di carattere specifico e della quota di quelle di carattere generale imputabili a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 01 aprile 2017, n..




Il curatore è legittimato ad opporsi al sequestro penale ai danni del fallito

Fallimento – Sequestro penale di beni appresi alla procedura – Destinati alla confisca per equivalente – Legittimità – Esclusione – Legitimatio ad apponendum – Spetta al curatore

Va riconosciuta la legittimazione del curatore fallimentare a proporre ricorso al Giudice dell’esecuzione ex artt.666 e 667 c.p.p.
Dalla disciplina dell’art.322 ter c.p. si ricava: - che la confisca è obbligatoria; - che, quando si verte in ipotesi di confisca per equivalente, la norma non fa riferimento alla salvaguardia dei diritti acquistati dai terzi in buona fede, ma precisa testualmente che la stessa è possibile solo quando ha ad oggetto beni di cui il reo ha la disponibilità.
L’art.42 della legge fallimentare sancisce che “la sentenza che dichiara il fallimento priva dalla sua data il fallito dell’amministrazione e della disponibilità nei suoi beni esistenti alla data della dichiarazione di fallimento”.
Quindi, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente che intervenga in fase successiva alla dichiarazione di fallimento non può incidere sui beni già appresi alla procedura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleTreviso, 31 marzo 2017, n..




Composizione della crisi da sovraindebitamento proposta da liberi professionisti

Sovraindebitamento – Definizione di “consumatore” – Procedura ex l.3/2012 – Applicabilità della noramtiva a liberi professionisti – Indebitamento incolpevole – Dichiarazione fideiussoria – Accordi transattivi con Erario

L’accordo di composizione della crisi può essere proposto anche da liberi professionisti che abbiano assunto obbligazioni nello svolgimento della propria attività professionale, mentre il “piano del consumatore” può essere proposto esclusivamente da soggetti che hanno assunto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

In caso di debitore nullatenente con accertate limitate entrate lavorative, la presenza di un fideiussore che garantisca il pagamento da parte del debitore, avallata dall’Organismo di conciliazione della crisi, può determinare l’accoglimento della proposta e la consequenziale omologazione dell’accordo di composizione.

In caso di indebitamento incolpevole – sostanzialmente determinato da truffa subita dal debitore – può essere omologato un accordo che preveda il pagamento del debito nei confronti dell’Erario di una somma pari ad ¼ del credito, considerando che, in caso di accordi transattivi con l’Erario, si raggiungono importi pari ad 1/3 del credito, in quanto l’Erario rinuncia a spese morosità e maggiorazioni. (Bernard Catapano) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli, 30 marzo 2017, n..




Cartella di pagamento e notifica al socio illimitatamente responsabile

Riscossione mediante ruoli - Iscrizione a ruolo - Cartella di pagamento - Notifica - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile - Notifica al solo curatore - Insufficienza - Fattispecie

In tema di fallimento di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, l'atto impositivo, se inerente a crediti tributari i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d’imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore ma anche al contribuente personalmente fallito, il quale, restando esposto ai riflessi, anche sanzionatori, conseguenti alla definitività dell’atto impositivo, è eccezionalmente abilitato ad impugnarlo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l'accoglimento dell'impugnazione dell'avviso di mora, proposta dal socio illimitatamente responsabile e fallito in proprio, cui non era stata notificata la prodromica cartella di pagamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 29 marzo 2017, n.8034.




Attestazione dell’esito negativo della notifica PEC al fallendo del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica al debitore del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza – Attestazione della impossibilità di eseguire la notifica a mezzo PEC – Allegazione del messaggio ritrasmesso dal gestore della posta elettronica certificata attestante l'esito negativo dell'invio – Non necessità – Attestazione del cancelliere

L’art. 15, comma 3, legge fall. nel disporre che "quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, art. 107, comma 1, presso la sede risultante dal registro delle imprese", non prevede particolari modalità attestative circa l'impossibilità di eseguire la notifica a mezzo PEC, nè richiede la specifica allegazione del messaggio ritrasmesso dal gestore della posta elettronica certificata attestante l'esito negativo dell'invio, ben potendo l'esito della notifica essere attestato dal cancelliere al quale sia stato affidato il compito di procedere alla notifica in via telematica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 28 marzo 2017, n.8014.




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Reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento in estensione - Legittimazione del socio fallito ex art. 147 l.fall. a contestare la dichiarazione di fallimento della società - Esclusione - Fondamento

Il socio illimitatamente responsabile dichiarato fallito ai sensi dell’art. 147 l.fall. non è legittimato, in sede di reclamo avverso la sentenza di fallimento in estensione, a contestare il fondamento della dichiarazione di fallimento della società. Invero, la sentenza dichiarativa di fallimento precedentemente pronunciata nei confronti della società fa stato “erga omnes” e, quindi, anche nei confronti del socio occulto o di fatto della società di persone che, nella qualità di “interessato”, aveva la facoltà di proporre reclamo, quale titolare di una posizione giuridica che poteva ricevere pregiudizio dalla pronuncia del fallimento sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 marzo 2017, n.7769.




Trattazione della divisione endoesecutiva nel fallimento

Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Divisione – Poteri del giudice delegato – Trattazione del giudizio di divisione – Esclusione

Le norme sulla divisione endoesecutiva (artt. 599-601 c.p.c.) appaiono compatibili coi poteri e con la funzione del giudice delegato limitatamente alla fase di convocazione dei comproprietari del bene indiviso al fine di tentare la separazione in natura della quota di pertinenza del fallimento o al fine di procedere alla vendita transattiva della quota (art. 600, comma 1, c.p.c.); deve, invece, escludersi che il giudice delegato possa trattare il giudizio di divisione eventualmente autorizzato a norma del secondo comma dell’art. 600 c.p.c., a ciò ostando il secondo comma dell’art. 25 legge fall. e, più in generale, l’assenza di previsione normativa che consenta al giudice delegato – che ha funzioni di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura ex art. 25, comma 1, legge fall. – di statuire su diritti diversi da quelli facenti parte dell’attivo fallimentare (quale quelli dei comproprietari), né detta base giuridica appare potersi ricavare dalla “delega” liquidatoria ricevuta dal curatore ex art. 107, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleSiracusa, 26 marzo 2017, n..




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Insolvenza transfrontaliera - Fallimento di società - Regolamento CE n. 1346 del 2000 - Competenza ad aprire la procedura di insolvenza - Giudice del centro di interessi della società - Trasferimento della sede all’estero anteriormente al deposito dell’istanza di fallimento - Presunzione “iuris tantum” di coincidenza della sede legale con la sede effettiva - Indici probatori del suo superamento - Accertamento da parte del giudice del merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Esclusione

Nel caso in cui una società abbia trasferito la propria sede all’estero anteriormente all’apertura della procedura di insolvenza, è legittimamente dichiarata la giurisdizione del giudice italiano in ordine alla dichiarazione di fallimento della stessa ove il giudice di merito abbia accertato - con valutazione in fatto non sindacabile in sede di legittimità - la presenza di indici probatori (riscontrabili, principalmente, nella discontinuità dell’attività svolta successivamente al trasferimento, nell’effettivo trasferimento dell’attività imprenditoriale, nella circostanza che l’organo amministrativo sia cittadino italiano e senza significativi collegamenti con lo Stato straniero ovvero nella fittizietà del trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa ed organizzativa dell’impresa), idonei a vincere la presunzione “iuris tantum” di corrispondenza tra la sede legale e la sede effettiva, prevista dall’art. 3 del regolamento CE n. 1346 del 2000, secondo cui la competenza ad aprire la procedura di insolvenza spetta al giudice dello Stato membro nel cui territorio è situato il centro degli interessi principali del debitore, da individuare fino a prova contraria, in caso di società, in quello del luogo in cui si trova la sede statutaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 marzo 2017, n.7470.




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Dichiarazione di fallimento di una delle parti - Interruzione del processo - Applicabilità al giudizio di cassazione - Esclusione - Fondamento

In tema di ricorso per cassazione, la dichiarazione di fallimento di una delle parti non integra una causa di interruzione del relativo giudizio, posto che in quest’ultimo opera il principio dell'impulso d'ufficio e non trovano, pertanto, applicazione i comuni eventi interruttivi del processo contemplati in via generale dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 marzo 2017, n.7477.




Dichiarazione di fallimento e notifica a mezzo PEC nei termini conosciuta dalla fallenda dopo la data della comparizione

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica a mezzo PEC nei termini previsti ma conosciuta dalla fallenda solo dopo la data della comparizione – Diritto di difesa

La notifica del ricorso di fallimento e del decreto di fissazione, avvenuta a mezzo PEC nei termini previsti ma conosciuta dalla fallenda solo dopo la data della comparizione (avendo solo tardivamente questa provveduto all'effettiva apertura della casella di posta certificata), non compromette il diritto di difesa della fallenda atteso che sia la notifica al domicilio sia quella telematica si fondano sullo stesso principio di fondo che è quello della conoscibilità dell'atto secondo un criterio di ordinaria diligenza del destinatario (circa il costante controllo degli atti ricevuti presso il domicilio reale o telematico). Il sistema vigente, inoltre, non prevede la necessità di una certificazione di conformità all'originale degli atti da parte del cancelliere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 22 marzo 2017, n.7390.




Rinuncia alla domanda di concordato e istanza di fallimento del pubblico ministero

Concordato preventivo – Rinuncia – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Ammissibilità – Condizioni

Deve ritenersi ammissibile l'istanza di fallimento del pubblico ministero anche in presenza di una rinuncia alla domanda di concordato, purché tale istanza sia formulata nell'ambito di un (sub)procedimento ai sensi degli artt. 162 o 173 legge fall. che sia stato aperto prima del deposito della rinuncia; non può, pertanto, essere condiviso quell’orientamento secondo il quale la rinuncia al concordato comporterebbe la consumazione del potere del pubblico ministero di chiedere il fallimento dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 22 marzo 2017, n..




Istanza di fallimento del pubblico ministero e approfondimento della notizia sul piano investigativo

Fallimento – Dichiarazione – Istanza del pubblico ministero – Legittimazione – Notizia appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore – Approfondimento sul piano investigativo dopo che il pubblico ministero abbia formulato le proprie richieste in sede penale

Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, ai sensi dell’art. 7, n. 1, legge fall. anche se la notitia decoctionis, da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi o collegati all'imprenditore medesimo, sia stata approfondita, sul piano investigativo, dopo che siano già state formulate le proprie richieste in sede penale, ove quegli approfondimenti non costituiscano una nuova e arbitraria iniziativa d'indagine, ma si caratterizzino come uno sviluppo di essa, collegato strettamente alle sue risultanze, per quanto non complete, già acquisite nel corso dell'indagine penale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 22 marzo 2017, n.739.




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Prededuzione - Art. 111 l.fall. - Crediti sorti in occasione o in funzione del fallimento - Utilità per la massa - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Credito del subappaltatore - Pagamento come condizione di procedibilità del pagamento all'appaltatore fallito - Soddisfacimento in sede di riparto - Configurabilità

Ai fini della prededucibilità dei crediti nel fallimento, il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, ora menzionato dall’art. 111 l.fall., va inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e, dunque, risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l’amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. Ne consegue che il credito del subappaltatore della società appaltatrice poi fallita può essere ammesso in prededuzione solo se ed in quanto esso comporti, per la procedura concorsuale, un sicuro ed indubbio vantaggio conseguente al pagamento della committente P.A., la quale subordini il suo pagamento di una maggior somma alla quietanza del subappaltatore in ordine al proprio credito, ai sensi dell’art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 marzo 2017, n.7392.




Liquidazione coatta amministrativa e improcedibilità della domanda azionata in sede ordinaria

Liquidazione coatta amministrativa - Improcedibilità della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria - Tutela del principio della par condicio creditorum

A seguito della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa di una società si determina, per un verso, la perdita della capacità (anche) processuale degli organi societari, e, per altro verso, la temporanea improcedibilità, fino alla conclusione della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti agli organi della procedura ai sensi degli artt. 201 e ss. L.F., della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria, rilevabile anche d'ufficio anche nella fase di cassazione.

Ne consegue che qualsiasi credito nei confronti di un'impresa posta in liquidazione coatta amministrativa dev'essere fatto valere in sede concorsuale, nell'ambito del procedimento di verifica affidato al commissario liquidatore, mentre il giudice può conoscerne in sede ordinaria solo in un momento successivo, sulle opposizioni od impugnazioni dello stato passivo formato in detta sede, così determinandosi una situazione di improponibilità, o, se proposta, di improseguibilità della domanda, che concerne sia le domande di condanna che quelle di mero accertamento del credito, sicchè la domanda formulata in sede di cognizione ordinaria diventa improcedibile in virtù di norme inderogabilmente poste a tutela del principio della par condicio creditorum. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 marzo 2017, n.7037.




Responsabilità degli organi per l’eccessiva durata della procedura concorsuale

Procedure concorsuali – Prolungata durata della procedura – Dovuta a negligenza o inerzia degli organi della procedura – Danno inflazionistico per il creditore – Responsabilità extracontrattuale degli organi della procedura – Sussiste

Cessione del credito – Insussistenza del credito – Nullità della cessione – Non sussiste

Amministrazione straordinaria – Interessi – Decorso nelle more della procedura – Esclusione

La prolungata durata di una procedura concorsuale può determinare un danno per il creditore che, in conseguenza del fenomeno inflazionistico, vede eroso il valore reale delle somme che debbono essergli restituite. Tuttavia, la soluzione di tale problema non può di certo essere trovata facendo sorgere un’obbligazione di pagamento in capo all’imprenditore soggetto alla procedura concorsuale, che medio tempore non può in alcun modo adempiere e che dovrebbe subire i pregiudizi derivati dalle scelte di soggetti terzi e/o da circostanze estranee alla sua sfera di controllo.
Appare doveroso pretendere dai curatori/commissari delle procedure concorsuali ogni sforzo volto alla chiusura entro il più breve tempo possibile delle stesse, potendo valutarsi una responsabilità extracontrattuale laddove si accertino negligenze o inerzie in capo agli organi della procedura che hanno per colpa impedito una tempestiva soddisfazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’inesistenza del credito comporta nullità della cessione solo se il credito sia astrattamente insuscettibile di esistenza o di identificazione (come è il caso del credito verso un creditore immaginario). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art.55, comma 1, L.F. ha lo scopo specifico di disciplinare la decorrenza degli interessi nel periodo che va dalla declaratoria di fallimento, senza che però sia possibile rinvenire in tale disposizione la volontà di risolvere il problema della debenza degli interessi al di fuori della procedura, problema che deve invece trovare la sua soluzione secondo i principi generali del codice civile.
L’interesse corrispettivo rappresenta un compenso percentuale periodico dovuto dal debitore in cambio della disponibilità di una somma di denaro.
Il cd. spossessamento determina la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio; l’imprenditore fallito non può quindi per definizione trarre un vantaggio dal denaro mutuato dal suo creditore.
Le superiori considerazione escludono a fortiori che si possa configurare in capo all’imprenditore fallito, per tutta la durata della procedura, una condizione di inadempimento colpevole e che quindi, allo stesso possano essere richiesti interessi moratori. [Sulla base del principio sopra esposto, il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo emesso a carico di una società tornata in bonis dopo la chiusura della procedura di amministrazione straordinaria, per il recupero di interessi asseritamente decorsi nel corso della procedura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 17 marzo 2017, n..




Lo spossessamento esclude la produzione di interessi durante la procedura

Procedure concorsuali – Prolungata durata della procedura – Dovuta a negligenza o inerzia degli organi della procedura – Danno inflazionistico per il creditore – Responsabilità extracontrattuale degli organi della procedura – Sussiste

Cessione del credito – Insussistenza del credito – Nullità della cessione – Non sussiste

Amministrazione straordinaria – Interessi – Decorso nelle more della procedura – Esclusione

La prolungata durata di una procedura concorsuale può determinare un danno per il creditore che, in conseguenza del fenomeno inflazionistico, vede eroso il valore reale delle somme che debbono essergli restituite. Tuttavia, la soluzione di tale problema non può di certo essere trovata facendo sorgere un’obbligazione di pagamento in capo all’imprenditore soggetto alla procedura concorsuale, che medio tempore non può in alcun modo adempiere e che dovrebbe subire i pregiudizi derivati dalle scelte di soggetti terzi e/o da circostanze estranee alla sua sfera di controllo.
Appare doveroso pretendere dai curatori/commissari delle procedure concorsuali ogni sforzo volto alla chiusura entro il più breve tempo possibile delle stesse, potendo valutarsi una responsabilità extracontrattuale laddove si accertino negligenze o inerzie in capo agli organi della procedura che hanno per colpa impedito una tempestiva soddisfazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’inesistenza del credito comporta nullità della cessione solo se il credito sia astrattamente insuscettibile di esistenza o di identificazione (come è il caso del credito verso un creditore immaginario). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art.55, comma 1, L.F. ha lo scopo specifico di disciplinare la decorrenza degli interessi nel periodo che va dalla declaratoria di fallimento, senza che però sia possibile rinvenire in tale disposizione la volontà di risolvere il problema della debenza degli interessi al di fuori della procedura, problema che deve invece trovare la sua soluzione secondo i principi generali del codice civile.
L’interesse corrispettivo rappresenta un compenso percentuale periodico dovuto dal debitore in cambio della disponibilità di una somma di denaro.
Il cd. spossessamento determina la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio; l’imprenditore fallito non può quindi per definizione trarre un vantaggio dal denaro mutuato dal suo creditore.
Le superiori considerazione escludono a fortiori che si possa configurare in capo all’imprenditore fallito, per tutta la durata della procedura, una condizione di inadempimento colpevole e che quindi, allo stesso possano essere richiesti interessi moratori. [Sulla base del principio sopra esposto, il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo emesso a carico di una società tornata in bonis dopo la chiusura della procedura di amministrazione straordinaria, per il recupero di interessi asseritamente decorsi nel corso della procedura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 17 marzo 2017, n..




Pegno di titoli e obbligo della banca di insinuazione al passivo

Fallimento – Pegno regolare ed irregolare – Fattispecie – Onere del creditore di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore

Deve escludersi la natura “irregolare” del pegno qualora la lettera di pegno non preveda la possibilità per la banca creditrice di disporre liberamente dei titoli costituiti in pegno o delle somme derivanti dal rimborso degli stessi, con la conseguenza che, in caso di fallimento del debitore, la banca è tenuta alla restituzione al fallimento dei titoli ed a chiedere l’insinuazione al passivo del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleVerona, 16 marzo 2017, n..




Holding occulta e responsabilità da direzione e coordinamento

 

Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e si applica anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali, tuttavia, il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche, impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o, comunque, sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. L'onere di fornire la prova di tali circostanze spetta al resistente.
 
Il giudice d'appello che rilevi la nullità dell'introduzione del giudizio, determinata dall'inosservanza del termine dilatorio di comparizione non può dichiarare la nullità e rimettere la causa al giudice di primo grado (non ricorrendo in detta ipotesi né la nullità della notificazione dell'atto introduttivo, né alcuna delle altre ipotesi tassativamente previste dagli art. 353 e 354, comma 1, c.p.c.), ma deve trattenere la causa e, previa ammissione dell'appellante a esercitare in appello tutte le attività che avrebbe potuto svolgere in primo grado se il processo si fosse ritualmente instaurato, decidere nel merito.
 
La spendita del nome della società, nel momento in cui si discuta di una società occulta non ha alcun senso, e se ricorrono gli altri elementi previsti dall'art. 2247 cod. civ. l'esistenza della società di fatto non può essere messa in dubbio.
 
La società di fatto holding esiste come impresa commerciale per il solo fatto di essere stata costituita tra i soci col fine della direzione unitaria delle società commerciali figlie, vale a dire per l'effettivo esercizio dell'attività di direzione e controllo oggi esplicitamente considerata dall'art. 2497 e seg. Cod. civ.
 
L’art. 6 della legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, ne’ l’esecutività’ del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante e la conseguente insolvenza del debitore. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
AppelloVenezia, 16 marzo 2017, n..




Trasferimento d'azienda che si fonda essenzialmente sulla mano d'opera

Trasferimento d'azienda o di un ramo di azienda – Successione nell'appalto di un servizio – Configurabilità – Passaggio di beni di non trascurabile entità – Valutazione complessiva – Necessità – Attività si fonda essenzialmente sulla mano d'opera – Trasferimento di gruppo di lavoratori

Il trasferimento d'azienda o di un ramo di azienda è configurabile anche in ipotesi di successione nell'appalto di un servizio, sempre che si abbia un passaggio di beni di non trascurabile entità, tale da rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (Cassazione civile, sez. lav., 16/05/2013, n. 11918; Cass. 13 aprile 2011 n. 8460; Cass. 15 ottobre 2010 n. 21278; Cass. 10 marzo 2009 n. 5708; Cass. 8 ottobre 2007 n. 21023; Cass. 13 gennaio 2005 n. 493; Cass. 27 aprile 2004 n. 8054; Cass. 29 settembre 2003 n. 13949) .

Analoghe considerazioni valgono quando alla cessazione dell'appalto il servizio torni in gestione diretta all'imprenditore già committente. Questo assunto trova conforto in numerose decisioni della Corte di Giustizia; secondo una giurisprudenza costante del giudice europeo (per tutte : Corte giustizia UE, sez. II, 09/09/2015, Joào Filipe Ferreira da Silva e Brito più altri e giurisprudenza ivi citata) , il criterio decisivo, per stabilire se sussista un trasferimento, nel senso della direttiva 2001/23, consiste nel fatto che l'entità economica conservi la sua identità a prescindere dal cambiamento del proprietario, il che si desume in particolare dal proseguimento effettivo o dalla ripresa della sua gestione. Per determinare se questa condizione sia soddisfatta, si deve prendere in considerazione il complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano l'operazione, fra le quali rientrano, in particolare, il tipo d'impresa o di stabilimento in questione, la cessione o meno degli elementi materiali, il valore degli elementi materiali al momento del trasferimento, la riassunzione o meno della maggior parte del personale da parte del nuovo imprenditore, il trasferimento o meno della clientela nonché il grado di analogia delle attività esercitate prima e dopo la cessione e la durata di un'eventuale sospensione di tali attività.

Questi elementi, tuttavia, sono soltanto aspetti parziali di una valutazione complessiva sicchè l'importanza da attribuire rispettivamente ai singoli criteri varia in funzione dell'attività esercitata o addirittura in funzione dei metodi di produzione o di gestione utilizzati nell'impresa, nello stabilimento o nella parte di stabilimento di cui trattasi.

In accordo con il giudice europeo deve precisarsi, quanto all'elemento del trasferimento dei mezzi di produzione, che l'accertamento dell'avvenuto trasferimento non è subordinato al trasferimento della proprietà degli elementi materiali (cfr. Corte di Giustizia, sez. III 15 dicembre 2005 Nurten Gliney-Górres e altri, punti 37-42 e giurisprudenza ivi richiamata) ed ancora, quanto al trasferimento del personale, che quando un'entità economica sia in grado, in determinati settori, di operare senza elementi patrimoniali significativi la conservazione della sua identità, al di là dell'operazione di cui essa è oggetto, non può dipendere dalla cessione di tali elementi sicchè, nei settori in cui l'attività si fonda essenzialmente sulla mano d'opera, un gruppo di lavoratori— costituente parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore alla attività— può corrispondere ad un'entità economica (cfr. Corte di giustizia sez. VI, 24 gennaio 2002, Temco Service Industries SA; 14 aprile 1994, Schmidt; 11 marzo 1997, Suzen; 10 dicembre 1998, Hernàndez Vidal e a.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 marzo 2017, n.6770.




Revoca del fallimento per vizio di notifica del ricorso e rimessione al primo giudice per la rinnovazione degli atti nulli

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza – Notifica all’ente ex art. 140 c.p.c. – Nullità

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Revoca – Rinnovazione – Rimessione della causa al primo giudice – Rinnovazione degli atti nulli

In base al nuovo testo dell'art. 145 c.p.c., la notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento non può essere eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. mediante invio a mezzo raccomandata a.r. dell'avviso di deposito presso la Casa Comunale dell'atto da notificare ex art. 48 disp. att. c.p.c. La disposizione prevede, infatti, che la notifica possa essere eseguita alternativamente e senza gradualità presso la sede dell'ente con consegna di copia dell'atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in via gradata, all'addetto alla sede, o al portiere dello stabile oppure alla persona fisica che rappresenta l'ente. Esclusivamente in tale ipotesi il comma 3, consente la notifica ex artt. 140 e 143 c.p.c., ma non quando la notifica venga eseguita presso la sede dell'ente.

Nella sentenza n. 9237 del 2012 viene affermato espressamente che mentre nel regime previgente le S.U. con la sentenza n. 8091 del 2002 avevano affermato, per supplire alla lacuna della norma processuale che non prevedeva la possibilità di una notifica agli enti ex artt. 140 e 143 c.p.c., che "esaurite le forme di notificazione previste espressamente dall'art. 145 c.p.c., si applicassero gli artt. 140 e 143, precisando, quanto alla notificazione a norma dell'art. 140 c.p.c., che ciò dovesse essere fatto nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell'atto e purché avesse un indirizzo diverso da quello della sede dell'ente; oppure, nel caso in cui la persona fisica non fosse indicata nell'atto da notificare, direttamente nei confronti della società"(...).

In base alla nuova disciplina, dunque, il vano esperimento delle forme di notificazione previste nell'art. 145 c.p.c., commi 1 e 2, consente bensì l'utilizzazione delle forme previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., per la notificazione alle persone giuridiche. Ciò, tuttavia, con la doppia precisazione che: 1) la notifica è fatta alla persona fisica che rappresenta l'ente, e non già all'ente in forma impersonale (cfr. Cass. ord. 13 settembre 2011 n. 18762), e 2) le due strade sono alternative, dovendosi seguire quella prevista dall'art. 140, se il recapito della predetta persona fisica è noto, ma sul luogo non si rinvengono persone alle quali consegnare il plico, e quella prevista dall'art. 143, nel caso d'irreperibilità della persona fisica medesima. I medesimi principi erano stati già affermati nella sentenza n. 18762 del 2012 con la quale era stata estesa anche alla notificazione presso la sede dell'ente della notificazione a mezzo posta ma si era ribadito che le forme di notificazione ex artt. 140 e 143 c.p.c., "sono riservate esclusivamente alla notifica al legale rappresentante". (principi omologhi si ritrovano anche nella sentenza n. 22957 del 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In ogni ipotesi di revoca del fallimento che non precluda la rinnovazione della dichiarazione medesima (nella specie, per violazione del principio del contraddittorio in ragione dell'omessa notificazione della istanza di fallimento al debitore), il giudice del reclamo, ai sensi dell'art. 354 c.p.c., deve rimettere la causa al primo giudice che, rinnovati gli atti nulli, provvede nuovamente al riguardo". Pertanto all'accoglimento del primo motivo segue il rinvio al giudice di primo grado. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2017, n.6622.




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Opposizione allo stato passivo - Onere del curatore di riproporre un'eccezione in senso stretto accolta nella fase sommaria - Esclusione - Fattispecie in tema di prescrizione presuntiva

Il curatore non ha l’onere di riproporre nel giudizio di opposizione allo stato passivo un’eccezione in senso stretto, come quella di prescrizione presuntiva, già sollevata ed accolta nella fase sommaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2017, n.6522.




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Giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall. - Mancata contestazione dell'ammissibilità del credito - Conseguenze

Nel giudizio di verificazione del passivo è pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall., sicché, ove il creditore, ammesso al passivo in collocazione chirografaria, abbia opposto il decreto di esecutività per il mancato riconoscimento del privilegio richiesto senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il curatore si sia costituito ed abbia contestato l’ammissibilità stessa del credito, il giudice dell'opposizione non può, "ex officio", prendere nuovamente in considerazione la questione relativa all'ammissione del credito ed escluderlo dallo stato passivo in base ad una rivalutazione dei fatti già oggetto di quel provvedimento, essendo l'ammissione coperta dal predetto giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2017, n.6524.




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Decreto della corte d'appello di accoglimento del reclamo ai sensi dell'art. 22 l.fall. - Necessità di una ulteriore convocazione delle parti innanzi al tribunale - Esclusione - Fondamento

Il decreto con cui la corte d'appello accoglie, ai sensi dell'art. 22, comma 4, l.fall. il reclamo avverso il provvedimento di rigetto del ricorso per la dichiarazione di fallimento, rimettendo d'ufficio gli atti al tribunale, deve essere comunicato alle parti, ai sensi del comma 3 della citata disposizione, essendo in facoltà delle stesse segnalare al tribunale la sopravvenuta modificazione dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. Ne consegue che il tribunale, dopo aver sentito le parti in sede di istruttoria prefallimentare, non ha l'obbligo di procedere ad una loro ulteriore convocazione prima di dichiarare il fallimento del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2017, n.6594.




Interesse ultra legale: in mancanza degli estratti conto la prova può essere dedotta aliunde

Rapporti bancari – Interessi ultra legali – Ricalcolo del saldo – Mancanza di estratti conto – Deducibilità della prova sulla base di altri elementi

La dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali che fanno rinvio agli usi per la determinazione del tasso d'interesse ultra legale e di quelle che prevedono la capitalizzazione trimestrale degl'interessi, imponendo di procedere alla rideterminazione del saldo del conto, con applicazione del tasso legale ed esclusione dell'anatocismo, fa sorgere a carico della banca l'onere di produrre gli estratti conto a partire dalla data d'instaurazione del rapporto, in modo tale da consentire la ricostruzione integrale dell'andamento del dare e dell'avere, sulla base di dati contabili certi relativi alle operazioni registrate, risultando inutilizzabili, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi.

La particolare efficacia degli estratti conto, alla cui accettazione tacita l'art. 1832 cod. civ. ricollega la preclusione di qualsiasi contestazione in ordine alla conformità delle singole annotazioni ai rapporti obbligatori da cui derivano gli addebiti e gli accrediti, non consente peraltro di ritenere che gli stessi costituiscano l'unico mezzo di cui la banca possa utilmente avvalersi ai fini della dimostrazione delle operazioni effettuate sul conto corrente, non essendo previste limitazioni al riguardo, e ben potendo desumersi, quindi, la relativa prova dalle schede dei movimenti ovvero da altri atti o documenti idonei ad attestare il compimento dei negozi da cui derivano, nonché il titolo, la natura e l'importo delle operazioni, oltre che, ovviamente, l'annotazione in conto delle relative partite.

Nel caso di specie, la Supreme corte ha confermato la decisone di merito, la quale, pur dando atto della mancata produzione da parte della Banca di tutti gli estratti conto, a far data dall'apertura del conto corrente, ha ritenuto che ciò non impedisse al c.t.u. di procedere alla ricostruzione integrale dello andamento del rapporto sulla base di altri elementi, il cui apprezzamento, rimesso in via esclusiva al giudice di merito, non è censurabile in sede di legittimità per violazione di legge, ma esclusivamente per vizio di motivazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2017, n.6384.




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Ammissione al passivo - Crediti tributari - Privilegio - Sospensione degli interessi ex art. 55 l.fall. - Inapplicabilità

In tema di ammissione al passivo fallimentare, la sospensione del corso degli interessi prevista dall'art. 55 l.fall. non si applica ai crediti tributari in quanto assisti da privilegio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 marzo 2017, n.6319.




Fallibilità e assoggettabilità alla procedura di concordato preventivo di società in house

Concordato preventivo - Omologazione - Assoggettabilita delle società c.d. in house alla procedura di concordato preventivo - Ammissibilità

Dopo il lungo dibattito giurisprudenziale degli ultimi anni la fallibilità delle società c.d. in house e, dunque, anche l'assoggettabilità alla procedura di concordato preventivo è da ritenersi un fatto pacifico alla luce delle due recenti prese di posizione della Corte di Cassazione con la sentenza 7 febbraio 2017, n. 3196 e del legislatore, che con l'art. 14 del d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175 (Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica) ha chiarito che le società a partecipazione pubblica sono soggette a fallimento e alle altre procedure concorsuali e all'art. 16 non ha inserito alcuna deroga a tale principio generale per le società in house. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) TribunaleLivorno, 08 marzo 2017, n..




Natura funzionale (e prededuzione) dei crediti per servizi e forniture maturati dopo l'omologa del concordato

Concordato preventivo – Crediti per servizi e forniture maturati dopo l'omologa del concordato – Natura funzionale alla procedura – Espressa previsione nell'ambito dei cd. oneri concordatari – Necessità

I crediti per servizi e forniture (nel caso di specie informatiche) maturati dopo l'omologa del concordato non possono considerarsi tout court funzionali alla procedura in difetto di una loro espressa previsione nell'ambito dei cd. oneri concordatari (quelli necessari perché il concordato potesse trovare esecuzione) all'interno del piano originariamente proposto dalla società debitrice e poi sottoposto, unitamente alla proposta, all'approvazione dei creditori.

Non vale, infatti, a rendere prededucibili tutti i crediti maturati dopo l'omologa della procedura la circostanza che nel piano di concordato o nella integrazione della relazione del commissario giudiziale ex art 172 legge fall. il creditore sia indicato quale creditore strategico, trattandosi di ricognizione delle modalità con cui il proponente intendeva assicurare l'adempimento dell'onere concordatario assunto con la proposta da sottoporre all'approvazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleComo, 08 marzo 2017, n..




L'ipoteca erariale non è né giudiziale né volontaria e non è dunque soggetta a revocatoria ex art. 64 l.f.

Fallimento - Revocatoria ex art. 64 l.f. - Ipoteca erariale - Esclusione

L'ipoteca erariale è una figura autonoma, non agevolmente inquadrabile in nessuna delle categorie previste dal codice civile, e quindi non suscettibile di revoca ai sensi dell'art. 64, comma 1, n. 4 della legge fall., il quale prevede la revocabilità delle sole ipoteche giudiziali e volontarie. Essa, pur potendo essere accostata all'ipoteca giudiziale, con la quale ha in comune la subordinazione dell'iscrizione ad una iniziativa del creditore fondata su un titolo esecutivo precostituito e la finalità di garantire l'adempimento di una generica obbligazione pecuniaria, se ne differenzia per la natura del titolo che ne costituisce il fondamento, il quale non è rappresentato da un provvedimento giurisdizionale, ma da un atto amministrativo. Si tratta pertanto di una figura autonoma, non agevolmente inquadrabile in nessuna delle categorie previste dal codice civile, e quindi non suscettibile di revoca ai sensi dell'art. 64, comma 1, n. 4 l.fall. che prevede la revocabilità delle sole ipoteche giudiziali e volontarie. Lipoteca erariale configura pertanto un genus ulteriore rispetto a quelli previsti dalla legge e non può essere soggetta a revoca ai sensi dell'art. 64, comma 1, n. 4, l.fall. (Cass. civ. sez. 1, n. 3232 del 1 marzo 2012; n. 7864 del 3 aprile 2014; n. 4464 del 7 marzo 2016; 19749 del 9 agosto 2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 marzo 2017, n.5561.




Concordato preventivo e utilizzo di strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Giurisdizione – Trasferimento di sede non seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale

Concordato preventivo – Scopo di differire la dichiarazione di fallimento – Abuso del processo – Utilizzo di strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate

L'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società di capitali, già costituita in Italia, che abbia trasferito la sede legale all'estero dopo il manifestarsi della crisi d'impresa rientra nella giurisdizione del giudice italiano se il trasferimento di sede non sia stato seguito dal trasferimento effettivo dell'attività imprenditoriale, sì da risolversi in un atto meramente formale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo; il quale abuso in generale ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2017, n.5677.




Opposizione allo stato passivo e mancata ammissione delle prove testimoniali

Ricorso per cassazione - Motivi del ricorso - Vizi di motivazione - Omessa ammissione di prova testimoniale o di altra prova - Vizio di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia - Configurabilità - Condizioni - Denuncia in sede di legittimità - Requisiti - Fattispecie

Il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto carente di motivazione la mancata ammissione delle prove testimoniali, articolate in un ricorso di opposizione allo stato passivo fallimentare e letteralmente riprodotte nel ricorso per cassazione, miranti a dimostrare l’“an debeatur” del credito e, quindi, inerenti a circostanze decisive ai fini della richiesta di ammissione al passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5654.




Opposizione allo stato passivo per mancata ammissione di prove testimoniali

Ricorso per cassazione - Motivi del ricorso - Vizi di motivazione - Omessa ammissione di prova testimoniale o di altra prova - Vizio di omessa motivazione su un punto decisivo della controversia - Configurabilità - Condizioni - Denuncia in sede di legittimità - Requisiti - Fattispecie

Il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa ovvero non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto carente di motivazione la mancata ammissione delle prove testimoniali, articolate in un ricorso di opposizione allo stato passivo fallimentare e letteralmente riprodotte nel ricorso per cassazione, miranti a dimostrare l’“an debeatur” del credito e, quindi, inerenti a circostanze decisive ai fini della richiesta di ammissione al passivo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5654.




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Domanda di concordato preventivo presentata allo scopo di differire la dichiarazione di fallimento - Abuso del processo - Configurabilità - Conseguenze - Inammissibilità - Fattispecie

La domanda di concordato preventivo presentata dal debitore non per regolare la crisi dell'impresa attraverso un accordo con i suoi creditori, ma con il palese scopo di differire la dichiarazione di fallimento, è inammissibile in quanto integra gli estremi di un abuso del processo, che ricorre quando, con violazione dei canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, si utilizzano strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l'ordinamento li ha predisposti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte d’appello che aveva respinto il reclamo proposto dalla società fallita avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, pronunciata dopo che la medesima proponente aveva rinunciato ad una prima proposta di concordato ed aveva presentato altra proposta concordataria dopo il trasferimento della sede legale all’estero e in presenza di talune istanze di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2017, n.5677.




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Reclamo - Parte reclamata pienamente vittoriosa in primo grado - Eccezioni e difese non accolte nella decisione perché assorbite - Richiesta di esame - Obbligo di proporre impugnazione incidentale - Esclusione - Onere di riproposizione - Sussistenza

È estensibile, per identità di “ratio”, anche al reclamo ex art. 18 l.fall. il principio, consolidato in relazione al giudizio di appello nelle sue diverse forme, che la parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado non ha l’onere di proporre, in ipotesi di gravame del soccombente, un’impugnazione incidentale per richiamare in discussione le proprie eccezioni o difese non accolte nella decisione, tali dovendo considerarsi quelle che risultino essere state superate o non siano state esaminate perché assorbite. In tal caso, la parte reclamante vittoriosa è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di reclamo, in modo da manifestare la sua volontà di chiederne l’esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2017, n.5689.




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Mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito delle spese ex art. 163, comma 2, n. 4, l.fall. - Prededucibilità - Ricorrenza delle condizioni previste dall'art. 182-quater, comma 2, l.fall. - Necessità

Nell’ipotesi di concordato preventivo seguito dalla dichiarazione di fallimento, il credito relativo al mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito dell’acconto per le spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ai sensi dell’art. 163, comma 2, n. 4, l.fall., può essere soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell’art. 182-quater, comma 2, l.fall., purché ricorrano le condizioni ivi previste, consentendo in tal modo ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni circa la convenienza del concordato e di formulare una ragionevole prognosi sulle effettive possibilità di adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5662.




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Proposta di concordato preventivo - Crediti oggetto di contestazione giudiziale - Inserimento in apposita classe - Necessità - Ragioni - Fattispecie

In tema di concordato preventivo, la sussistenza di crediti oggetto di contestazione giudiziale non preclude il loro doveroso inserimento in una delle classi omogenee previste dalla proposta, ovvero in apposita classe ad essi riservata, assolvendo tale adempimento, ricadente sul debitore ed oggetto di controllo critico sulla regolarità della procedura che il tribunale deve assolvere direttamente, ad una fondamentale esigenza di informazione dell'intero ceto creditorio: da un lato, infatti, tale omissione pregiudicherebbe gli interessi di coloro che al momento non dispongono ancora dell'accertamento definitivo dei propri diritti (ma che possono essere ammessi al voto, ex art. 176 l.fall., con previsione di specifico trattamento per l'ipotesi che le pretese siano confermate o modificate in sede giurisdizionale); dall'altro, essa altererebbe le previsioni del piano di soddisfacimento degli altri creditori certi, non consentendo loro di esprimere valutazioni prognostiche corrette e di atteggiarsi in modo pienamente informato circa il proprio voto. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva consentito l’omesso classamento dei crediti contestati soltanto perché, ad unilaterale giudizio del proponente, in relazione a tali crediti il rischio di soccombenza doveva ritenersi remoto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2017, n.5689.




Simulazione, revocatoria e onere della prova

Prova della simulazione – Sussistenza della Partecipatio fraudis – Sussistenza dell’eventus damni – Nuove allegazioni memoria n.2 ex art. 183 cpc – Inammissibilità

La simulazione può essere derivata da una serie di presunzioni precise, concordanti e complementari tra loro, quali l’irrisorietà del prezzo pattuito per il trasferimento, la dichiarazione contenuta nello stesso atto di acquisto che il medesimo prezzo è stato già pagato, interamente o per la gran parte, anteriormente alla stipula dell’atto, particolari relazioni affettive o di parentela tra le parti.
Ai fini dell’azione revocatoria dei cui all’art. 2901 c.c., spetta all’attore provare la sussistenza della cd. partecipatio fraudis dell’acquirente, ossia la prova che quest’ultimo fosse consapevole del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore.
Per quanto concerne l’eventus damni – quale incapienza del patrimonio del debitore a seguito dell’atto di trasferimento – esso non va confuso con la circostanza che a seguito del trasferimento non potranno essere più soddisfatti gli effetti di una futura sentenza eventualmente favorevole a chi ha proposto l’azione pauliana, in quanto questa circostanza rappresenta un pericolo che l’ordinamento contempla con altri strumenti processuali di natura cautelare ( id est sequestro conservativo o giudiziario).
La domanda, può essere ampliata entro e non oltre la prima memoria di cui all’art. 183 cpc., chiudendosi in detto termine la barriera preclusiva delle allegazioni di parte. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 06 marzo 2017, n..




Tardiva presentazione della domanda di concordato, riforma in appello e adeguamento al principio di diritto

Fallimento – Reclamo – Giudicato implicito – Nullità sentenza dichiarativa di fallimento

Il Tribunale che non si conformi al principio enunciato dalla Corte di Appello in sede di decisione del reclamo, si pone in evidente contrasto con il giudicato implicito ed in palese violazione del principio di chiusura del giudizio di rinvio qualora, come nel caso di specie, sostenga, diversamente dalle indicazioni fornite dalla Corte, che la presentazione della domanda ex art. 160 e 161, comma 6, l.f. successivamente alla conclusione dell’udienza prefallimentare costituisca ipotesi di tardiva presentazione della domanda di concordato (già definito abuso di diritto nella precedente sentenza di fallimento). (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) AppelloFirenze, 06 marzo 2017, n..




Tasso usura e interessi corrispettivi e moratori

Contratto di mutuo - Interessi - Legge n. 108 del 1996 - Tasso usurario - Applicazione anche agli interessi moratori - Ammissibilità - Fattispecie - Opposizione allo stato passivo

In tema di contratto di mutuo, l'art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, in sede di opposizione allo stato al passivo e con riferimento al credito insinuato da una banca, aveva escluso la possibilità di ritenere usurari gli interessi relativi a due contratti di mutuo in ragione della non cumulabilità degli interessi corrispettivi e di quelli moratori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 marzo 2017, n.5598.




Revocatoria ordinaria, intervento del Curatore e legittimazione del creditore procedente

Azione revocatoria ordinaria – Fallimento del debitore convenuto – Riassunzione da parte del creditore procedente – Ammissibilità – Intervento in causa del Curatore – Sopravvenuta carenza di legittimazione del creditore procedente – Sussistenza

Qualora sia stata proposta un'azione revocatoria ordinaria per fare dichiarare inopponibile ad un singolo creditore un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal debitore, a seguito del fallimento di questi, sopravvenuto in pendenza del relativo giudizio, il curatore può subentrare nell'azione, in forza della legittimazione accordatagli dall'art. 66 legge fall., accettando la causa nello stato in cui si trova e con conseguente  carenza di legittimazione del creditore procedente, essendo venuto meno l’interesse attuale e concreto  di detto creditore a coltivare la revocatoria, finalizzata essenzialmente ad apprendere in via esecutiva il cespite di cui il debitore si è spogliato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleForlì, 03 marzo 2017, n..




Impugnabilità ex art. 617 c.p.c. dell’ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 cod. proc. civ. viziata da errore di fatto

Fallimento del debitore esecutato posteriore all’ordinanza di assegnazione – Inefficacia ex art. 44 L.F. del pagamento del terzo al creditore procedente

La dichiarazione ex art. 547 c.p.c. ha natura giuridica di atto confessorio ed è rilevante l’errore di fatto che la infici. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

La contestazione del credito oggetto di assegnazione per fatti anteriori alla pronuncia dell’ordinanza e fondata sull’erroneità della qualificazione come positiva della dichiarazione del terzo, può essere fatta valere con l’impugnazione dell’ordinanza stessa ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ed entro il termine decorrente dalla conoscenza legale della medesima. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Il fallimento del debitore esecutato rende inefficace ex art. 44 L.F. qualsiasi pagamento eseguito in attuazione di un’ordinanza di assegnazione anteriormente emessa. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
TribunaleAlessandria, 02 marzo 2017, n..




Inammissibilità della proposta di concordato liquidatorio priva dell’assicurazione del pagamento del 20% dei crediti chirografari

Concordato preventivo liquidatorio – Mancata assicurazione del pagamento del 20% dei crediti chirografari – Inammissibilità

Concordato preventivo – Attestazione di fattibilità inadeguata – Inammissibilità della domanda

La proposta concordataria che rappresenti in linea di massima il trattamento offerto ai crediti ma non esprima un impegno serio e vincolante circa il pagamento di quanto meno il 20% ai crediti chirografari è inammissibile, mancando l’assicurazione richiesta dall’ultimo comma dell’art.160 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’attestazione di fattibilità del professionista a mente dell’art. 161 comma 3, legge fall. che contenga riflessioni che denotano incertezze circa il reperimento delle liquidità indispensabili per il pagamento dei creditori chirografari non risulta sorretta da argomentazioni coerenti ed è quindi inadeguata, rendendo inammissibile la domanda di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 02 marzo 2017, n..




Data certa e apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione

Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare

In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 marzo 2017, n.5346.




Società cancellata dal registro delle imprese e svolgimento 'fictio iuris' delle fasi impugnatorie

Fallimento - Imprese soggette - Società - Società cancellata dal registro delle imprese - Art. 10 l.fall. - Capacità processuale - Sussistenza - Conseguenze - Notificazione del ricorso ex art. 145, comma 1, c.p.c. - Validità

La previsione dell'art. 10 l.fall., per il quale una società cancellata dal registro delle imprese può essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione, implica che il procedimento prefallimentare e le eventuali successive fasi impugnatorie continuano a svolgersi, per "fictio iuris", nei confronti della società estinta, non perdendo quest'ultima, in ambito concorsuale, la propria capacità processuale. Ne consegue che pure il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato presso la sede della società cancellata, ai sensi dell'art. 145, comma 1, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2017, n.5253.




Il compenso professionale per la domanda di concordato dichiarata inammissibile non è prededucibile nel fallimento

Fallimento – Preceduto da istanza di ammissione al concordato preventivo dichiarata inammissibile – Compenso spettante al professionista per la presentazione della domanda di concordato – Prededucibilità del credito – Esclusione

Le disposizioni di legge che stabiliscono la prededuzione per crediti anteriori costituiscono eccezione rispetto alla regola della parità di trattamento dei creditori anteriori; colla duplice conseguenza che esse sono insuscettibili di applicazione analogica e che richiedono un’interpretazione costituzionalmente orientata, necessariamente restrittiva con riferimento a tutti i possibili casi che non risultino adeguatamente giustificati dalla concreta esigenza di meglio tutelare gli interessi della massa degli stessi creditori anteriori, ovvero di realizzare superiori interessi oggettivi di rango costituzionale.
Da ciò consegue che, sebbene compatibile con il tenore testuale dell’art.111 L.F., la prededuzione in discussione deve essere esclusa per i crediti vantati dal professionista a titolo di compenso per assistenza e consulenza legale finalizzata alla redazione e presentazione della domanda di concordato preventivo, quando la domanda sia stata dichiarata inammissibile; poiché la mancata apertura della procedura di concordato preclude la realizzazione dei descritti interessi, per cui detta prededuzione si risolverebbe in una irragionevole disparità di trattamento in danno della massa degli altri creditori anteriori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 01 marzo 2017, n..




Trasferimento di azienda e soggezione ad azione revocatoria successivamente promossa

Trasferimento di azienda – Debiti relativi all'azienda ceduta – Azione revocatoria successivamente promossa – Esclusione

La chiara dizione della rubrica (Debiti relativi all'azienda ceduta) e del testo dell'art. 2560 c.c., non consentono di ritenere inclusa nel trasferimento dell'azienda commerciale anche una situazione non già di debito, bensì di soggezione ad una successiva azione revocatoria promossa dal curatore del fallimento del solvens. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 febbraio 2017, n.5054.




Fallimento in estensione, reclamo e litisconsorzio necessario con i creditori ricorrenti

Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Fallimento - Fallimento in estensione - Reclamo - Litisconsorzio necessario con i creditori ricorrenti - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio in sede di legittimità - Superfluità - Condizioni

Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Società di fatto - Fallimento dei soci - Dichiarazione di fallimento in estensione - Decreto di comparizione delle parti - Omessa indicazione nel decreto di convocazione dell'invito a depositare bilanci e situazione patrimoniale della società - Irrilevanza - Ragioni

A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale sono litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, ai sensi dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. Ne consegue che, se il giudice di primo grado non ha disposto l'integrazione del contraddittorio e la corte d'appello non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ex art. 354, comma 1, c.p.c., resta viziato l'intero procedimento e si impone, in sede di legittimità, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il rinvio della causa al giudice di prime cure giusta l'art. 383, ultimo comma, c.p.c., salvo che l'impugnazione risulti assolutamente infondata, l'integrazione del contraddittorio (e dunque la rimessione del giudizio alla prima fase), in tal caso, essendo, in forza del principio della ragionevole durata del processo, del tutto ininfluente sull'esito del procedimento. (massima ufficiale)

Nel procedimento per l’estensione di fallimento al socio illimitatamente responsabile, la mancanza, nel decreto di convocazione, dell'invito a depositare i bilanci degli ultimi tre esercizi e la situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata della società è del tutto irrilevante, trattandosi di documentazione già acquisita nell'ambito dell'istruttoria prefallimentare relativa a quest’ultima. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 febbraio 2017, n.4917.




Il privilegio artigiano non spetta al consorzio

Fallimento – Ammissione al passivo – Credito di consorzio fra artigiani – Privilegio ex art. 2751bis, n.5, c.c. – Non spetta

Con la modifica dell’art.2751bis, n.5, c.c., il legislatore ha inteso raccordare la disciplina dettata dal codice civile in materia di privilegi con la definizione di impresa artigiana prevista dalla legislazione di settore, con la conseguenza che per stabilire la natura artigiana del credito deve farsi ora riferimento alla legge quadro sull’artigianato (L.443/1985).
Ne consegue che il credito potrà essere ammesso al passivo fallimentare in privilegio ex art.2751bis, n.5, c.c. solamente a seguito di preliminare verifica circa la perdurante sussistenza – con riferimento all’epoca di insorgenza del credito – dei requisiti di cui alla legge quadro 443/1985.
Tali requisiti non ricorrono nel consorzio, che è un organismo di secondo grado, i cui crediti sono solo indirettamente riferibili all’attività lavorativa dei soci e, quindi, non possono considerarsi quale remunerazione di un’attività artigiana. I consorzi, infatti, assumono la veste di soggetti giuridici autonomi, distinti dai singoli consorziati.
Il legislatore ha inteso attribuire il privilegio di cui trattasi solo ai consorzi tra le cooperative agricole e limitatamente ai corrispettivi della vendita di prodotti. Tale previsione non può essere estesa ad ogni tipo di consorzio, né ad ogni credito che a un consorzio faccia capo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleTreviso, 23 febbraio 2017, n..




Opposizione allo stato passivo e compensazione delle spese processuali

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Compensazione parziale o per intero delle spese in assenza di reciproca soccombenza - Esplicita indicazione di gravi ed eccezionali ragioni - Necessità - Procedimento di opposizione allo stato passivo - Applicabilità

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, non diversamente che nel giudizio ordinario di cognizione, la compensazione delle spese processuali, in assenza di una reciproca soccombenza tra le parti, è consentita solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni che il giudice è tenuto ad indicare esplicitamente nella motivazione del decreto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 febbraio 2017, n.4521.




Voto nel concordato degli astenuti, moratoria ultrannuale dei prededotti e destinazione del ricavato dalla continuità

Concordato preventivo – Opposizione all’omologa – Creditori astenuti dal voto – Pregiudizio derivante dall’omologa ai creditori – Legittimazione ad agire

Concordato preventivo – Voto – Voto ante adunanza – Non modificabilità post adunanza – Principio di non modificabilità del voto

Concordato preventivo – Voto in adunanza – Delega agenzia entrate per rappresentanza processuale – Non necessità indicazione espressione di voto – Validità

Concordato preventivo – Surplus e Utili derivanti dalla continuità aziendale e dalla liquidazione in sede concordataria – Rispetto dell’ordine delle cause di prelazione – Necessità

Concordato preventivo – Moratoria ultrannuale – Creditori prededucibili – Contrasto con l’art. 186 bis L.F. – Inammissibilità

Legittimati a proporre l’opposizione all’omologazione del concordato sono anche i creditori non votanti risultando essi avere un “interesse diretto ed attuale” alla non omologazione del concordato, prospettando il parere di non fattibilità espresso dal commissario giudiziale, i concreti pregiudizi che deriverebbero dalla omologazione del concordato alla massa dei creditori e, conseguentemente, anche agli opponenti. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata)

Deve desumersi dal disposto dell’art. 178, co. IV, legge fall., come modificato dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132, che attribuisce facoltà di esprimere il voto successivamente alla adunanza soltanto a quei creditori che in detta sede non abbiano votato, il principio di non modificabilità del voto. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata)

È valido il voto espresso in adunanza sulla base di una delega conferita per la rappresentanza del creditore all’adunanza stessa, non essendo previsto dagli artt. 174 e 175 legge fall. che la delega debba indicare espressamente il voto che il delegato dovrà esprimere. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata)

Non presenta i requisiti della fattibilità giuridica la proposta concordataria che prevede di destinare il “surplus” derivante dalla vendita dei beni in sede concordataria rispetto l’ipotesi fallimentare, così come l’utile derivante dalla continuazione dell’attività ai soli creditori chirografari, non sussistendo le condizioni per poter qualificare come “finanza esterna”, come tale attribuibile a creditori diversi da coloro che vantano cause di prelazione sui beni oggetto del compendio, conseguentemente la destinazione del surplus e degli utili ai soli creditori chirografari costituisce una violazione dell’art. 160 co. II L.F. il quale vieta ogni alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata)

La previsione del piano concordatario di una moratoria ultrannuale per i creditori prededucibili risulta in contrasto con l’art. 186 bis legge fall. che, al secondo comma lett. c), legittima la moratoria soltanto con riguardo “ai creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca” e non anche con riguardo ai creditori prededucibili. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata)
TribunaleBelluno, 17 febbraio 2017, n..




Giuramento de scientia del curatore fallimentare ex art 2960 c.c.

Fallimento – Potere del curatore – Giuramento – De scientia – Formula

Poiché il curatore è privo del potere di disporre autonomamente dei diritti della massa, e detto principio opera anche nel contesto dell’attività di accertamento del passivo, poiché non può essere a lui deferito il giuramento de veritate, al creditore deve essere conservato uno strumento di risposta, ne consegue che il giuramento decisorio nei confronti del curatore va ammesso nella formula de scientia con la seguente formula: “Io sottoscritto curatore, giuro e giurando affermo di essere a conoscenza nella suddetta qualità di curatore che il credito... mi risulta essere stato pagato”, ex art 2960 II comma cc civile. (Isabella Grassi) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 16 febbraio 2017, n..




Chiusura del fallimento per mancanza di domande di ammissione al passivo

Fallimento - Chiusura della procedura - Mancata presentazione di domande di ammissione al passivo

L’ipotesi di chiusura del fallimento di cui al numero 1 dell’articolo 118 legge fall. (mancata presentazione di domande di ammissione al passivo nel termine stabilito dalla sentenza di fallimento) configura una fattispecie di inutilità della pendenza della procedura in carenza di domande, ma non esclude affatto la possibilità della prosecuzione, ove queste siano comunque presentate prima del decreto di chiusura, purché non sussistano altre condizioni per la cessazione della procedura quali, ad esempio, l’impossibilità di soddisfare neppure in parte i creditori concorsuali e le spese di procedura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 febbraio 2017, n.4021.




Azione di responsabilità ex art. 146 l.f., onere della prova e quantificazione del danno in via equitativa

Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. - Natura contrattuale dell’azione esercitata dal curatore fallimentare - Riduzione del capitale al di sotto del limite legale art. 2482-ter c.c. - Prosecuzione dell’attività art. 2485, 2486 c.c. - Aggravamento del dissesto - Responsabilità solidale degli amministratori

Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti

Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità - Valutazione equitativa del danno nella causa di merito - Differenza tra passivo fallimentare, attivo fallimentare e patrimonio netto negativo

L'art. 146, co. 2, legge fall. prevede che il curatore è legittimato a esercitare cumulativamente contro gli amministratori sia lazione sociale di responsabilità che sarebbe stata esperibile dalla medesima società, se ancora in bonis, nei confronti dei propri amministratori, di natura contrattuale, sia l'azione che sarebbe spettata ai creditori sociali danneggiati dall'incapienza del patrimonio della società debitrice, che prevalentemente si ritiene di natura aquiliana. La conseguenza della natura contrattuale dell’azione sociale sul piano dell’onere probatorio è che il creditore è tenuto ad allegare l’inadempimento (qualificato, in quanto idoneo astrattamente a causare il danno), mentre il debitore è tenuto a dimostrare l’adempimento ovvero che l’inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile; sull’attore grava comunque l'onere di allegare, e poi di provare, gli elementi indispensabili per aversi responsabilità civile, che sono elementi costitutivi della domanda risarcitoria: danno e nesso di causalità. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il criterio che appare utilizzabile ai fini di una valutazione equitativa del danno, resa necessaria dallo svolgimento di attività di gestione prolungata per quasi due anni dopo l’erosione del capitale sociale con importante aggravio delle perdite, senza che siano nel contempo individuabili singolarmente specifiche operazioni dannose, anche a causa della parziale mancanza della contabilità, è costituito dalla quantificazione del passivo accertato in sede fallimentare e dalla sottrazione da tale importo dell’attivo realizzato in sede fallimentare; così determinato lo sbilancio attivo – passivo fallimentare, da tale importo va detratto il patrimonio netto negativo accertato al momento della perdita del capitale sociale, al fine di ottenere l’importo finale relativo all’aggravio del passivo, costituente il risarcimento del danno. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
TribunaleVenezia, 15 febbraio 2017, n..




Colpa e meritevolezza del debitore sovra indebitato

Sovraindebitamento – Requisiti di meritevolezza – Sindacato del tribunale – Verifica – Fattispecie

Sovraindebitamento – Possibilità di estinzione dell’intera posizione debitoria – Convenienza rispetto alla alternativa liquidatoria – Esclusione

Al fine di escludere che la situazione di sovra indebitamento sia addebitabile a colpa del debitore, il giudice deve verificare che se lo stesso abbia contratto obbligazioni astrattamente compatibili con le capacità reddituali della sua famiglia.
(Nel caso di specie, l’accesso al beneficio è stato negato a causa dell’assunzione di un mutuo la cui rata assorbiva oltre l’85% della unica fonte di reddito). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non appare conveniente, rispetto alla alternativa liquidatoria, il piano proposto dal consumatore quando la vendita di un immobile di sua proprietà consentirebbe la soddisfazione di tutti i debiti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleSanta Maria Capua Vetere, 14 febbraio 2017, n..




Meritevolezza del 'piano del consumatore'

Piano del consumatore – Meritevolezza – In caso di colpevolezza del sovraindebitamento – Insussistenza – Inammissibilità della proposta

Nel valutare la sussistenza dei presupposti di ammissibilità del piano del consumatore il Giudice deve svolgere un severo sindacato di meritevolezza sotto il profilo delle cause dell’indebitamento e della diligenza del consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni, nonché delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte.
Al fine di escludere la colposità nell’indebitamento è necessario verificare che il debitore abbia contratto obbligazioni astrattamente compatibili con le capacità reddituali e, quindi, nella prospettiva di poterle adempiere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleSanta Maria Capua Vetere, 14 febbraio 2017, n..




Gli articoli di stampa sono indizi della scientia decoctionis

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Prova della scientia decoctionis da parte dell’accipiens – Per deduzione – Articoli di stampa – Valore di circostanze indiziarie – Sussiste

Va affermata la piena idoneità della mera pubblicazione degli articoli di stampa a costituire indizio da cui – assieme ad altri - poter trarre la prova della sussistenza della scientia decoctionis da parte dell’accipiens.

L’inesistenza di un dovere di lettura della stampa non esclude che, in concreto, secondo l’id quod plerumque accidit, una notevole parte della popolazione sia solita consultare la stampa ed informarsi da quanto essa pubblica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 febbraio 2017, n.3299.




Pagamenti di professionisti intervenuti dopo la presentazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo - Pagamenti intervenuti dopo la presentazione della domanda - Atti di straordinaria amministrazione - Estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura - Pagamenti di professionisti

Il pagamento delle spese sostenute per l'allestimento di atti necessari per avviare la procedura di concordato preventivo richiesti dalla legge e pur ragionevolmente propri di una prassi attinente al corredo della relativa domanda, può anche non costituire in sè atto di straordinaria amministrazione; tuttavia allorché l'esborso sia avvenuto dopo il deposito della domanda e senza autorizzazione giudiziale, senza distinguere prestazioni anteriori al ricorso e posteriori al suo deposito, correttamente è dichiarata la revoca dell'ammissione, ai sensi dell'art. 173 legge fall., ove sia dimostrata l'estraneità degli atti rispetto agli scopi della procedura, ovvero la superfluità o casualità, oltre che l'intento frodatorio.

[Nella specie, i pagamenti hanno riguardato non solo prestazioni rese dai professionisti ed attinenti al concordato, ma anche attività del tutto eccentriche, quali la difesa del liquidatore nel processo penale, nonchè crediti di un membro del collegio sindacale, dipendenti, fornitori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2017, n.3317.




Dichiarazione tardiva di credito e ammissibilità, ex art. 345 c.p.c., di documenti nuovi in appello

Fallimento - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Appello - Deposito di nuovi documenti ex art. 345 c.p.c. - Ammissibilità - Limiti

Nel procedimento di dichiarazione tardiva di credito ex art. 101 l.fall. (nel testo, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche intervenute con il d.lgs. n. 5 del 2006), l’ammissibilità, ex art. 345 c.p.c., di documenti nuovi in appello richiede una valutazione circa l’indispensabilità della prova che ben può essere effettuata dalla S.C. in quanto detto giudizio non attiene al merito della decisione ma al rito, atteso che la corrispondente questione rileva ai fini dell'accertamento della preclusione processuale eventualmente formatasi in ordine all'ammissibilità di una richiesta istruttoria di parte. Ne consegue che, quando venga dedotta, in sede di legittimità, l'erroneità dell'ammissione o della dichiarazione di inammissibilità di una prova documentale in appello, la Cassazione, chiamata ad accertare un “error in procedendo”, è giudice anche del fatto, ed è, quindi, tenuta a stabilire se si trattasse di prova indispensabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2017, n.3309.




Fallimento anteriore al d.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e interruzione ex art. 43 l.f.

Conto corrente di corrispondenza - Prescrizione - Pecorrenza operazioni solutorie

Conto corrente di corrispondenza - Anatocismo - Onere della prova sull’esistenza della simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000

L'art. 43 della legge fallimentare ha natura innovativa e non si applica alle dichiarazioni di fallimento intervenute prima della sua entrata in vigore (16/7/2006 ). Ne consegue che ai fini della tempestività della riassunzione si applica l'art. 300 cod. proc, civ, ed il termine decorre dalla dichiarazione in udienza del procuratore costituito.

La prescrizione in ordine all'indebito solutorio non può che iniziare a decorrere da quando esso si è verificato e cioè non oltre dieci anni prima dalla chiusura del conto, come evidenziato nella massima ufficiale della sentenza delle S.U. n. 24418 del 2010 e da ultimo da Cass. n. 10713 del 2016.

È onere della banca allegare o provare l'esistenza della pattuizione relativa alla simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000 dovendo in difetto escludersi l'applicazione della capitalizzazione trimestrale/annuale degli interessi attivi a partire dal 1/7/2000. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2017, n.3190.




Fallimento di società pubbliche costituite in forma di società di capitali

Fallimento - Società e consorzi - In genere - Società pubbliche costituite in forma di società di capitali - Fallibilità - Sussistenza - Fondamento

In tema di società partecipate dagli enti locali, la scelta del legislatore di consentire l'esercizio di determinate attività a società di capitali, e dunque di perseguire l'interesse pubblico attraverso lo strumento privatistico, comporta che queste assumano i rischi connessi alla loro insolvenza pena la violazione dei principi di uguaglianza e di affidamento dei soggetti che con esse entrano in rapporto ed attesa la necessità del rispetto delle regole della concorrenza, che impone parità di trattamento tra quanti operano all'interno di uno stesso mercato con identiche forme e medesime modalità. Del resto, da un lato, l’art. 1 l.fall. esclude dall’area della concorsualità gli enti pubblici e non anche le società pubbliche, per le quali trovano applicazione le norme del codice civile (art. 4, comma 13, del d.l. n. 95 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 135 del 2012, e, quindi, art. 1, comma 3, del d.lgs. n. 175 del 2016), nonché quelle sul fallimento, sul concordato preventivo e sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (art. 14 d.lgs. n. 175 del 2016); dall’altro, vanno respinte le suggestioni dirette alla compenetrazione sostanzialistica tra tipi societari e qualificazioni pubblicistiche, al di fuori della riserva di legge di cui all’art. 4 della l. n. 70 del 1975, che vieta la istituzione di enti pubblici se non in forza di un atto normativo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2017, n.3196.




Legittimazione del socio fallito al reclamo contro la sentenza di fallimento

Fallimento – Richiesta di autofallimento della società – Legittimazione al reclamo da parte del scoio – Esclusione – Fattispecie in tema di socio fallito

Il socio di una società fallita, la quale abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre reclamo contro la sentenza dichiarativa, in quanto la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione dell'istanza ha efficacia vincolante, ex art. 2377, comma 1, c.c., per tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti, salvo che non sia stata impugnata e poi sospesa od annullata (Cass. nn. 23089/14, 19923/06).

Detto principio trova applicazione anche nel caso in cui il reclamo sia proposto da un socio dichiarato fallito il quale, benché rappresentato in assemblea dal curatore, è comunque legittimato all'impugnazione delle delibere societarie nei casi consentiti dalla legge ai soggetti privi del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2017, n.2957.




Revoca del fallimento per vizi processuali e nuova dichiarazione fondata sugli stessi elementi di fatto

Fallimento – Procedimento – Revoca della dichiarazione di fallimento per difetto di condizione di procedibilità – Autorità di giudicato – Esclusione – Nuova sentenza di fallimento fondata sui medesimi elementi di fatto – Ammissibilità

La statuizione di revoca della dichiarazione di fallimento per difetto di una condizione di procedibilità dell'azione (e non per l'accertamento negativo dello stato di insolvenza), è inidonea ad assumere autorità di giudicato in senso sostanziale, e non osta, pertanto, all'emissione di una nuova sentenza dichiarativa nei confronti dell’impresa, ancorché fondata sui medesimi elementi di fatto che, già nella prima sentenza, erano stati ritenuti indicativi del suo dissesto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2017, n.2958.




Fallimento del datore di lavoro successivo al licenziamento e interesse del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro

Fallimento - Fallimento del datore di lavoro successivo al licenziamento - Interesse del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro - Sussistenza - Fattispecie

In caso di fallimento dell'impresa datrice di lavoro, persiste l’interesse del lavoratore in precedenza licenziato alla reintegrazione nel posto di lavoro, previa dichiarazione giudiziale dell'illegittimità del licenziamento, in quanto una tale pronuncia ha ad oggetto, non solo il concreto ripristino della prestazione di lavoro, ma anche le possibili utilità connesse al rapporto lavorativo, benchè posto in uno stato di quiescenza, quali la ripresa del lavoro o l’eventuale ammissione ad una serie di benefici previdenziali. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata che, respinta la domanda di reintegra per la cessazione dell'attività della società fallita, aveva impedito di fatto al ricorrente il passaggio, insieme agli altri dipendenti, alla ditta che ne aveva preso in affitto un ramo d’azienda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 febbraio 2017, n.2975.




Elementi essenziali della riassunzione e volontà del curatore di riassumere il procedimento per dichiarazione di fallimento

Atto di riassunzione - Estremi - Mancanza - Nullità - Esclusione - Limiti - Fattispecie in tema di reclamo avverso sentenza di fallimento

Costituiscono elementi essenziali dell'atto di riassunzione il riferimento esplicito alla precedente fase processuale e la manifesta volontà di riattivare il giudizio attraverso il ricongiungimento delle due fasi in un unico processo; la mancanza di uno o più dei requisiti di cui all'art. 125 c.p.c. non provoca la nullità dell'atto, non comminata da alcuna disposizione di legge, salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dell'atto di riassunzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che la comparsa di costituzione depositata dal curatore fallimentare dopo l’estinzione del giudizio dichiarata dalla corte d’appello a seguito di reclamo della società fallita costituisse un valido atto di riassunzione e che la mancanza di una richiesta di fissazione dell'udienza di discussione non escludesse l'idoneità di tale atto ad impedire l'estinzione del giudizio, tenuto conto dell'avvenuto deposito prima della scadenza del termine per la riassunzione, dell'esplicito riferimento della parte al reclamo pendente dinanzi alla corte d'appello e della proposizione delle conclusioni di merito, da cui emergeva la volontà del curatore di ottenere una decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 gennaio 2017, n.2491.




Legittimazione all’opposizione del creditore che abbia votato dopo l’adunanza dei creditori

Concordato preventivo – Opposizione all’omologazione – Creditore che abbia manifestato il dissenso dopo l’adunanza – Legittimazione – Sussistenza

Il creditore che abbia votato contro la proposta di concordato preventivo successivamente all’adunanza dei creditori è legittimato a proporre opposizione alla omologazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 gennaio 2017, n.2227.




Notifica tramite PG di ricorso-decreto per fallimento

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Notifica al debitore a mezzo PG

E’ valida la notifica del ricorso per fallimento e del decreto di fissazione dell’udienza eseguita tramite polizia giudiziaria a ciò autorizzata dal giudice delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 gennaio 2017, n.2235.




Il fallimento dell’imprenditore non integra una causa di risoluzione del contratto di lavoro

Fallimento dell’imprenditore – Causa di risoluzione del rapporto di lavoro – Esclusione – Collocazione in CIG – Persistenza del rapporto di lavoro – Sussistenza

Il fallimento dell’imprenditore non integra una causa di risoluzione del contratto di lavoro, giusta l'art. 2119, comma 2, c.c., mentre la collocazione in cassa integrazione presuppone la perdurante esistenza del rapporto di lavoro, sebbene a funzionalità sospesa, e non la sua estinzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 gennaio 2017, n.2237.




Concordato preventivo e pagamenti in esecuzione di contratti in corso

Concordato preventivo – Effetti – Pagamenti in esecuzione di contratti in corso – Efficacia – Esclusione – Limiti

I pagamenti effettuati dall’imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo, relativi a debiti sorti anteriormente all’inizio della procedura da contratti per il resto esauriti, non si sottraggono alla regola dell’inefficacia a meno che siano stati autorizzati dal giudice delegato ai sensi dell’art. 167 l. fall. (Antonio Mondini) (riproduzione riservata) TribunaleLucca, 27 gennaio 2017, n..




Utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile e natura vincolante della proposta

Concordato preventivo - Incapienza dei crediti privilegiati speciali e generali

Concordato preventivo - Utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile - Ratio - Natura vincolante della proposta

L'applicabilità dell'art. 160, secondo comma, l.fall. non va limitata si soli crediti assistiti da privilegio speciale, nella parte in cui il credito sia incapiente, ma estesa anche ai crediti muniti di privilegio generale, sempre nella misura in cui tale credito risulti capiente. Al creditore privilegiato deve essere garantito almeno ciò che incasserebbe dalla vendita del cespite, secondo un calcolo da effettuarsi nel rispetto delle cause legittime di prelazione esistenti alla data di apertura del concorso. (Davide Cognolato) (riproduzione riservata)

L'utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore è rispettata quanto la debitrice presenta una proposta vincolante, potenzialmente idonea a garantire il soddisfacimento promesso ai creditori. La ratio della norma è quella di scongiurare la presentazione di domande che lascino del tutto indeterminato ed aleatorio il conseguimento di una utilità specifica per i creditori e va intesa nella necessità che l'attuazione del piano concordatario sia prospettata dalla debitrice e attestata dal professionista in termini di ragionevole certezza. (Davide Cognolato) (riproduzione riservata)
TribunaleTorino, 25 gennaio 2017, n..




Divieto di pagamento dell’attestatore e degli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo – Concordato con riserva – Divieto di pagamento dei professionisti

Durante il periodo di concordato con riserva e fino alla omologazione è vietato il pagamento dell’attestatore e degli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleTorino, 25 gennaio 2017, n..




Art. 2901 c.c., consilium e fraudis, eventus damni presunzione semplice

Atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria -  Presupposti - Eventus damni - Consilium fraudis

I presupposti dell’azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901 c.c. sono: la sussistenza di un credito in capo al revocante (che può essere illiquido, a termine, condizionato, eventuale ed anche litigioso); un atto di disposizione che consenta di ritenere integrato un pregiudizio delle ragioni creditorie (eventus damni) e la consapevolezza da parte del debitore di ledere la garanzia del creditore, e, infine, trattandosi di atto a titolo oneroso non anteriore al sorgere del credito, la consapevolezza da parte del terzo acquirente del pregiudizio che l'atto arrecava alle ragioni creditorie (c.d. consilium fraudis).

Il pregiudizio ai fini dell’accoglimento dell'azione revocatoria ordinaria non si identifica con la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, essendo sufficiente il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di esso.

Il requisito della consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato dall’atto dispositivo alle ragioni del creditore dell’alienante prescinde dalla specifica conoscenza del credito a tutela del quale l’azione revocatoria viene esperita investendo invece la riduzione delle garanzie offerte dal debitore, in relazione alla consistenza patrimoniale complessivamente considerata ed ai vincoli gia’ esistenti nei confronti di altri creditori (Cass. 2303/1996).

La prova del c.d. consilium fraudis può essere fondata anche su presunzioni semplici (cfr. fra le tante Cass. Sez III, 19.7.2004; cass. Sez III, 21.4.2006 n. 9367) ma la dimostrazione della consapevolezza da parte del terzo degli effetti pregiudizievoli della vendita per il creditore non può prescindere dal riferimento alla situazione patrimoniale complessiva del debitore. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
TribunaleVerbania, 24 gennaio 2017, n..




Legittimazione attiva del curatore

Amministratore di società fallita – Responsabilità – Legittimazione attiva del curatore fallimentare in sede civile e penale – Danno da pagamento differenziale – Inclusione

Va riconosciuta al curatore fallimentare la legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa nei confronti degli amministratori di qualsivoglia società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 gennaio 2017, n.1641.




Vietato il pagamento di attestatore e advisor prima dell’omologa del concordato

Concordato preventivo – Pagamento dei professionisti – Divieto

Dopo l’apertura della procedura di concordato e fino all’omologazione, sono vietati i pagamenti all’attestatore e agli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleLodi, 20 gennaio 2017, n..




Dichiarazione di fallimento e sospensione ex art. 20 della l. n. 44 del 1999

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Sospensione ex art. 20 della l. n. 44 del 1999 - Portata - Rilevanza sulla esigibilità dei singoli crediti attinti dal reato - Accertamento dello stato d'insolvenza - Doverosità - Conseguenze - Fattispecie

La disciplina dettata dai primi quattro commi dell'art. 20 della l. n. 44 del 1999, mirando a realizzare, attraverso la sospensione dei termini sostanziali e processuali, rispettivamente, per il pagamento e per l’accertamento dei debiti pecuniari, un bilanciamento tra l'interesse dei creditori all'adempimento e l'esigenza di verificare il nesso eziologico tra la difficoltà dell'adempimento e la genesi criminale del debito, determina un'indubbia alterazione delle ordinarie relazioni civili, la cui operatività, pur trovando giustificazione nell'interesse pubblico alla tutela delle posizioni debitorie, deve ritenersi necessariamente circoscritta ad ipotesi tassative. Conseguentemente, la proposizione della domanda di elargizione delle provvidenze previste dalla legge in esame comporta il riconoscimento della sospensione prevista dall’art. 20, comma 1, con riguardo ai singoli crediti, ma non pregiudica il doveroso riscontro dello stato d'insolvenza di cui all'art. 5 l.fall., da valutarsi in relazione alla situazione generale dell'imprenditore, avendo riguardo alla sussistenza di altri inadempimenti o debiti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che, pur non negando la rilevanza della sospensione ad incidere sull’accertamento dello stato di insolvenza di una società, poi dichiarata fallita, ha ritenuto non provata l’applicabilità della sospensione ai crediti scaduti di detta società, nonché la capacità della stessa di far fronte con mezzi normali all’adempimento delle obbligazioni non colpite dalla predetta misura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 gennaio 2017, n.1582.




Nulla la notificazione del reclamo ex art. 22 l.f. presso il domicilio reale

Fallimento – Domanda di fallimento – Rigetto – Reclamo – Notifica presso il domicilio reale – Nullità

E’ nulla la notificazione del reclamo proposto avverso il decreto di rigetto dell’istanza di fallimento effettuata presso il domicilio reale dell'imprenditore anziché presso il domicilio eletto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2017, n.1335.




Procedimento per dichiarazione di fallimento ed errata indicazione della data dell'udienza

Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Errata indicazione della data di convocazione - Nullità - Esclusione

Il procedimento per la dichiarazione di fallimento disciplinato dall’art. 15 l.fall. è espressamente assoggettato (dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006) al principio della domanda, e ad esso, per tutto quanto non specificamente regolato dalla disposizione suddetta, si applicano le norme del codice di rito, secondo l'interpretazione datane dalla giurisprudenza. Pertanto, la notifica dell'istanza di fallimento, e del pedissequo decreto di convocazione, che contenga l'errata indicazione della data dell'udienza fissata per la comparizione del debitore, non dà luogo ad alcuna nullità qualora l'errore sia riconoscibile e la data esatta possa essere individuata con l'uso dell'ordinaria diligenza, occorrendo coniugare il diritto di difesa dell'imprenditore con le esigenze di specialità e di speditezza cui deve essere improntato il procedimento prefallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2017, n.1338.




Coordinamento tra le procedure di concordato preventivo e per dichiarazione di fallimento

Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di domanda di fallimento – Coordinamento tra le due procedure

Nessuna valenza preclusiva potrebbe discendere dalla mancata contestazione del decreto con il quale il tribunale, eventualmente utilizzando impropriamente la definizione di improcedibilità, soprassieda alla decisione dell’istanza di fallimento in attesa che si concluda il procedimento concordatario. Si tratta infatti di provvedimento che, assunto quale atto ricognitivo di un temporaneo limite alle decisioni sul fallimento assumibili dal tribunale e attuativo del necessario coordinamento tra le procedure, fa procedere la trattazione della domanda di concordato perché si giunga, il prima possibile, al suo esaurimento. Detto provvedimento non è dunque suscettibile - in questa veste - di alcuna utile impugnabilità, perché non conformativo di un diritto dell'istante e comunque destinato ad essere superato in presenta di uno dei possibili incidenti del procedimento di concordato (Cass. 17764/2016).

Per un verso, infatti, i soggetti autori della relativa iniziativa conservano la pienezza dei poteri di impulso alla prosecuzione del procedimento prefallimentare una volta che sia rimossa la condizione preclusiva ad una pronuncia positiva di fallimento, ma senza che l'arresto della trattazione della domanda fallimentare coincida con il completo esaurimento di un procedimento autonomo. Resta invece quel segmento di interlocuzione tra debitore, creditori o P.M. e tribunale, confinato come detto ad una "fase" del tutto in itinere, come tale suscettibile di ritrovare sviluppo e prosecuzione al verificarsi di un primo evento disciplinante (ancorché in modo non definitivo) la domanda di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2017, n.1169.




Accertamento del passivo e divieto di mutamento della qualifica del credito

Accertamento del passivo – Domanda di ammissione al passivo – Mutamento della connotazione del credito (prededuzione o privilegio) – Inammissibilità

Una volta chiesta l’ammissione al passivo del credito in via chirografaria o privilegiata, non è possibile, nel prosieguo della procedura - e dunque anche nel giudizio di opposizione allo stato passivo – non solo far valere un credito diverso o di diverso ammontare, ma anche addurre una diversa connotazione dello stesso credito; l'addurre, infatti, la singola causa di credito (nella specie, la qualifica artigiana del creditore) di fronte ad un'originaria generica domanda, pur non immutando il petitum, introduce un campo di indagine di fatto del tutto nuovo, tale da incidere sulla novità della domanda rendendola inammissibile nella fase eventuale dell'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2017, n.1331.




Istanza di fallimento fondata su fideiussione sottoscritta dal 'falsus procurator'

Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - Istanza di fallimento fondata su fideiussione sottoscritta dal “falsus procurator” - Ratifica implicita in assenza di specifiche contestazioni - Esclusione

Le difese svolte, in sede di procedimento per la dichiarazione di fallimento, dal convenuto che, senza contestare specificamente la legittimazione attiva del ricorrente, si limiti a contrastare nel merito la pretesa del creditore fondata su di un negozio fideiussorio sottoscritto in nome e per conto del debitore, ma da soggetto privo di poteri rappresentativi, non sono idonee a ratificare l’attività del “falsus procurator”, in assenza di una chiara ed univoca volontà del debitore di far proprio tale contratto, incompatibile con la volontà di farne valere l’inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2017, n.1158.




Sovraindebitamento: voto del creditore ipotecario parzialmente soddisfatto e silenzio assenso

Procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento – Ammissibilità – Maggioranza

Procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento – Applicazione sistema di voto concordatario

Il creditore ipotecario che sia solo parzialmente soddisfatto dalla proposta ha diritto di esprimersi, al fine del raggiungimento della maggioranza per l’approvazione dell’accordo, solo per quella parte del proprio credito non soddisfatto. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esclusione dal voto e per il calcolo della maggioranza, al procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento si applica, per analogia, il sistema di voto concordatario (artt. 128 e 178 l.f.). Per coerenza sistematica, quindi, il termine di 10 gg. fissato dall’ art. 11 della legge n. 3 del 2012 ha carattere perentorio, con la conseguenza che devono intendersi assenzienti i creditori che non fanno pervenire la dichiarazione esplicita di dissenso nel termine prescritto dalla norma. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
TribunaleSanta Maria Capua Vetere, 17 gennaio 2017, n..




Appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea e fallimento della società capogruppo

Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Appalto di opere pubbliche - Associazione temporanea di imprese - Fallimento dell'impresa mandataria - Scioglimento del rapporto ex art. 78 l.fall. - Fondamento - Conseguenze

In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, il fallimento della società capogruppo, costituita mandataria dell’altra, ai sensi dell'art. 23, comma 8, del d.lgs. n. 406 del 1991, determina lo scioglimento del rapporto di mandato, ai sensi dell'art. 78 l.fall., sicché l’impresa mandante è legittimata ad agire direttamente nei confronti del committente per la riscossione della quota dei crediti nascenti dall’appalto ad essa imputabile e la curatela è legittimata a riscuotere dall'amministrazione appaltatrice il corrispettivo per l'esecuzione dell'appalto solo per la quota corrispondente a quella parte dei lavori appaltati la cui realizzazione, in base all'accordo di associazione temporanea, era di sua spettanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 gennaio 2017, n.973.




Reiezione dell'istanza del fallito di accesso al fascicolo della procedura e ricorso per cassazione

Fallimento - Esame del fascicolo fallimentare - Provvedimento di diniego emesso in sede di reclamo dal tribunale - Ricorso straordinario ex art. 111, comma 7, Cost. - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie

È inammissibile, ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost., il ricorso per cassazione proposto nei confronti del decreto del tribunale che respinge il reclamo ex art. 26 l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza del fallito di esaminare il fascicolo fallimentare e di estrarne copia, trattandosi di provvedimento non decisorio e ben potendo il ricorrente proporre nuovamente l'istanza, giustificando in modo specifico la propria richiesta di consultazione ai fini dell'ammissibilità della stessa. (Nella specie, la S.C., in ragione dell’inammissibilità del ricorso, ha ritenuto irrilevante la questione dell’impugnabilità in appello del provvedimento reso dal tribunale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 gennaio 2017, n.1032.




Credito di rivalsa dell'IVA del professionista che emetta la fattura in costanza di fallimento

Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Credito del professionista ex art. 2751 bis c.c. - Pagamento in sede di riparto parziale - Emissione di fattura da parte del percettore - Credito di rivalsa dell'IVA - Natura - Credito di massa - Configurabilità - Esclusione - Privilegio speciale ex art. 2758, comma 2, c.c. - Applicabilità - Utile collocazione in sede concorsuale - Mancanza - Indebito arricchimento - Configurabilità - Esclusione

Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, l.fall., in quanto la disposizione dell'art. 6 del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa, non essendo sorto verso la gestione fallimentare, come spesa o credito dell'amministrazione o dall'esercizio provvisorio, può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, comma 2, c.c., nel caso in cui sussistano beni – che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo – su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, nemmeno è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 c.c., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'IVA di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema di contabilizzazione dell'imposta e non di un'anomalia distorsiva del sistema concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 gennaio 2017, n.1034.




Notifica del ricorso per fallimento a mezzo PEC a società cancellata dal registro imprese

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notificazione del ricorso di fallimento – Mancato rispetto degli obblighi di dotarsi di indirizzo PEC e di indicare la sede dell’impresa nel registro delle imprese – Conseguenze

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notificazione del ricorso di fallimento – Indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata

Introducendo uno speciale procedimento per la notificazione del ricorso di fallimento - che fa gravare sull'imprenditore le conseguenze negative derivanti dal mancato rispetto degli obblighi di dotarsi di indirizzo PEC e di indicare la sede dell’impresa nel registro delle imprese - il legislatore del 2012 ha inteso codificare, ed anzi rafforzare, il principio (consolidato nella giurisprudenza formatasi nel vigore della legge fallimentare non ancora riformata dal d. Igs. n. 5/06) secondo cui il tribunale, pur essendo tenuto a disporre la previa comparizione in camera di consiglio del debitore fallendo e ad effettuare, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell'avviso di convocazione, è esonerato dal compimento di ulteriori formalità allorché la situazione di irreperibilità di questi debba imputarsi alla sua stessa negligenza e/o ad una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Anche nel caso di società cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento è validamente notificato, ai sensi dell'art. 15, comma 3, legge fall. (nel testo novellato dal d.l. 18 ottobre 2012 n. 179, convertito, con modificazioni, dalla I. 17 dicembre 2012 n. 221) all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata, in precedenza comunicato al predetto registro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 gennaio 2017, n.602.




Il professionista amministratore del debitore non può attestare il piano di concordato

Concordato preventivo – Attestazione del professionista – Requisiti – Terzietà – Fattispecie

Già al tempo della sua istituzione, il regime dell'attestatore, benché ambiguo quanto al potere di nomina (se riservato al debitore o all'autorità giudiziaria, relativamente al piano attestato), dava per implicito che la terzietà, la perizia, lo svolgimento di attività professionale di abilitazione ordinistica e la responsabilità integrassero requisiti tutti previsti in via generale e dunque compatibili solo con la natura esterna dell'incarico, il cui conferimento, se anche proveniente dal debitore redigente la domanda di concordato, non avrebbe potuto coincidere con una prestazione assolvibile dallo stesso imprenditore, il quale non può essere considerato terzo rispetto ai creditori nelle asseverazioni contenute in un atto volto a sostituirsi a prime verifiche di veridicità e prognosi su elementi contabili e di progetto ancora riferibili al medesimo autore della proposta, così come del resto lo stesso debitore proponente non è terzo rispetto alla proposta di concordato ed al piano da lui predisposti.

Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che ha ritenuto inammissibile la proposta di concordato perché fondata su attestazione redatta da professionista che era anche amministratore della società proponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 gennaio 2017, n.607.




Prezzo di aggiudicazione notevolmente inferiore a quello giusto e potere discrezionale del giudice di sospensione della vendita

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Aggiudicazione - Prezzo notevolmente inferiore a quello giusto - Sospensione della vendita - Potere discrezionale del giudice

In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, al giudice delegato è attribuito, ai sensi dell'art. 108 l.fall. (anche nel testo novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), il potere discrezionale di disporre la sospensione della vendita anche ad aggiudicazione avvenuta, qualora sussista una notevole sproporzione tra il prezzo offerto e quello giusto, senza peraltro che la legge indichi un rigoroso criterio quantitativo cui correlare la conseguente determinazione affidata al prudente apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 gennaio 2017, n.669.




Inefficacia ex articolo 44 l.f. di garanzia reale prestata per debiti scaduti nell’interesse esclusivo del creditore

Fallimento - Inefficacia di atti a titolo gratuito - Valutazione di gratuità od onerosità - Causa concreta - Interesse concreto perseguito - Garanzia reale prestata per debiti scaduti nell’interesse esclusivo del creditore

Fallimento - Inefficacia di atti a titolo gratuito - Onere della prova

In tema di dichiarazione di inefficacia degli atti a titolo gratuito, ai sensi dell'art. 64 legge fall., la valutazione di gratuità od onerosità di un negozio va compiuta con esclusivo riguardo alla causa concreta, costituita dalla sintesi degli interessi che lo stesso è concretamente diretto a realizzare, al di là del modello astratto utilizzato, e non può quindi fondarsi sull'esistenza, o meno, di un rapporto sinallagmatico e corrispettivo tra le prestazioni sul piano tipico ed astratto, ma dipende necessariamente dall'apprezzamento dell'interesse sotteso all'intera operazione da parte del "solvens", quale emerge dall'entità dell'attribuzione, dalla durata del rapporto, dalla qualità dei soggetti e soprattutto dalla prospettiva di subire un depauperamento, collegato o meno ad un sia pur indiretto guadagno ovvero ad un risparmio di spesa. (Cass.6538/10).

Da tale principio generale, attuale anche dopo la riforma, discende che la garanzia reale prestata per debiti non scaduti, in un momento successivo all'insorgenza del debito garantito, ancorché proprio, deve ritenersi di natura gratuita laddove risponda all'interesse esclusivo del creditore.

(Nel caso di specie, la sottoscrizione dell'atto di pegno era stata dettata dalla sopravvenuta diminuzione di valore dell’immobile ipotecato contestualmente alla concessione del mutuo da parte della banca.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'onere della prova della gratuità dell'atto non è a carico della curatela posto che, mancando la controprestazione, si presume che l'atto sia stato compiuto gratuitamente, con la conseguenza che, nel giudizio avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di tale atto, ai sensi dell'art. 64 legge fall., incombe al creditore beneficiario l'onere di provare, con ogni mezzo previsto dall'ordinamento, che il disponente abbia ricevuto un vantaggio in seguito all'atto che ha posto in essere, in quanto questo perseguiva un suo interesse economicamente apprezzabile (Cass. 4454/16; SU 6538/10). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTreviso, 10 gennaio 2017, n..




La giurisprudenza ammette senza obiezioni la possibilità di dichiarare il fallimento in caso di inadempimento del debitore durante la esecuzione del concordato

Concordato preventivo – Inadempimento del debitore in fase di esecuzione del concordato – Dichiarazione di fallimento senza previa risoluzione

La giurisprudenza ammette senza obiezioni la possibilità di dichiarare il fallimento in caso di inadempimento del debitore in fase di esecuzione del concordato, senza necessità della previa risoluzione (o annullamento) del concordato omologato (v. Tribunale Torino 26/7/2016, Tribunale Napoli Nord 13/4/2016, Tribunale Venezia 6/11/2015, Tribunale Modena 1/8/2016, Tribunale Rovereto 22/12/2016). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleTreviso, 10 gennaio 2017, n..




La compensazione non è soggetta ad alcuna forma dì revocabilità anche se operata in periodo sospetto

Fallimento – Azione revocatoria – Compensazione – Revocabilità – Esclusione

In presenza di due crediti contrapposti, l'uno di pertinenza di un terzo e l'altro di un soggetto poi dichiarato fallito, deve ritenersi possibile la compensazione, non soggetta ad alcuna forma dì revocabilità anche se operata in periodo sospetto, in quanto siffatta compensazione è espressamente consentita dall'art. 56legge fall. così da non configurare una forma di pagamento anormale; ciò perchè, a ben vedere, con la compensazione non si effettua alcun pagamento, in quanto il terzo non riceve alcuna somma di denaro, ma gli viene solo consentito di non versare alla proceduta fallimentare l'importo di cui era debitore nei confronti del fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleSalerno, 09 gennaio 2017, n..




Meritevolezza del 'piano del consumatore'

Piano del consumatore – Meritevolezza – In caso di colpevolezza del sovraindebitamento – Insussistenza – Inammissibilità del ricorso

Il debitore può accedere al “piano del consumatore” ogni volta che la consistenza del suo patrimonio e dei suoi redditi gli avrebbe ragionevolmente consentito via via l’assunzione di debiti; il sovraindebitamento finale, che cionostante si verifichi, deve essere conseguenza di eventi non prevedibili ex ante. [Nella fattispecie il Giudice non ha omologato la proposta del debitore-consumatore poiché questo aveva fatto ricorso al credito di terzi in modo non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali e reddituali.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleUdine, 04 gennaio 2017, n..




Notifica del ricorso per fallimento all’indirizzo PEC erroneamente comunicato dall’imprenditore al registro imprese

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica di ricorso e decreto al debitore – Notifica a mezzo PEC all’indirizzo comunicato dall’imprenditore – Erroneità – Irrilevanza

La notifica telematica del ricorso di fallimento e del decreto ex art. 15, comma 3, legge fall., nel testo successivo alle modifiche apportate dall'art.17 del d.l. 179 del 2012, convertito dalla l. 221/2012, si perfeziona nel momento in cui perviene all'indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario, precedentemente comunicato dal medesimo al momento della sua iscrizione nel registro delle imprese, ai sensi dell'art.16, comma 6, del d.l. 185/2008, convertito dalla l. 2/2009 e dell'art.5, comma 1, del d.l. 179/2012, convertito dalla l. 221/2012, salva la prova che l'indirizzo Pec risultante dal detto registro sia erroneo per fatto non imputabile all'imprenditore che ha effettuato la comunicazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 gennaio 2017, n.31.




Dichiarazione di fallimento di impresa fittiziamente trasferita all’estero

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Fittizio trasferimento della sede all’estero – Decorso del termine annuale ex art. 10 l.f. – Esclusione – Giurisdizione

Il fittizio trasferimento della sede all’estero di impresa che abbia in realtà proseguito l’attività in Italia impedisce il decorso del termine annuale per la dichiarazione di fallimento dalla cancellazione dal registro delle imprese di cui all’art. 10 legge fall. così come non sottrae al giudice italiano la giurisdizione ex art. 9 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 gennaio 2017, n.43.




Azione di responsabilità esercitata dal curatore e determinazione del danno nella differenza tra attivo e passivo

Fallimento – Azione di responsabilità esercitata dal curatore ex art. 146 l.f. – Mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili – Determinazione del danno – Differenza tra attivo e passivo – Condizioni – Limiti

Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, comma 2, l. fall., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica la determinazione e liquidazione del danno risarcibile in misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l'attore abbia allegato un inadempimento almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei predetti soggetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 gennaio 2017, n.38.




Concordato con riserva, divieto di pagamento dei professionisti pena l’inammissibilità della domanda

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Divieto di pagamento dell’attestatore e dei professionisti incaricati della preparazione della domanda - Violazione - Inammissibilità

Durante il periodo di concordato con riserva e fino all’omologazione, è in ogni caso vietato il pagamento dell’attestatore e degli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato, comportando la violazione di detto divieto l’inammissibilità della domanda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleSavona, 28 dicembre 2016, n..




Legittimazione processuale del contribuente dichiarato fallito

Tributi - "Solve Et Repete" - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - Legittimazione processuale del contribuente fallito - Durante la procedura fallimentare - Incapacità relativa - Rilevabilità solo su eccezione della curatela fallimentare

In tema di contenzioso tributario, sussiste la legittimazione processuale del contribuente dichiarato fallito (nella specie successivamente alla notifica dell'atto impositivo), atteso che la sua incapacità processuale ha carattere meramente relativo e può essere fatta valere solo dal curatore fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 dicembre 2016, n.27277.




Ricorribilità per cassazione del decreto della corte d’appello che decide sull'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Omologazione - Reclamo ex art. 183 l.f. - Decreto della corte d'appello - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Omologazione - Reclamo ex art. 183 l.f. - Decreto della corte d'appello - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Legittimazione passiva del pubblico ministero - Esclusione

Il decreto con cui la corte d'appello, decidendo sul reclamo ai sensi dell'art. 183, comma 1, richiamato dall'art. 182-bis, comma 5, legge fallim., provvede in senso positivo o negativo in ordine all'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, ha carattere decisorio ed è pertanto soggetto, non essendo previsti altri mezzi d'impugnazione, a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In caso di ricorso per cassazione del debitore avverso il decreto con cui la corte d'appello, provvedendo sul reclamo ai sensi dell'art. 183, comma 1, richiamato dall'art. 182-bis, comma 5, legge fallim., nega l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, la legittimazione passiva non spetta al pubblico ministero, essendo questo privo del potere d'impugnazione del provvedimento, bensì ai creditori per titolo e causa anteriori alla data di pubblicazione dell'accordo nel registro delle imprese, ai quali si riferiscono gli effetti dell'accordo stesso, nonché agli altri interessati che abbiano proposto opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 dicembre 2016, n.26989.




Notifica telematica del ricorso per fallimento e amministratore unico della società resistente in stato di detenzione cautelare

Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Audizione dell'imprenditore - Notifica telematica del ricorso di fallimento - Perfezionamento - Rispetto della sequenza procedimentale prevista dalla legge - Necessità - Amministratore unico della società resistente in stato di detenzione cautelare – Irrilevanza - Fondamento

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento, la notifica telematica del ricorso, prevista dall'art. 15, comma 3, l.fall. - nel testo successivo alle modifiche apportategli dall'art. 17 del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012 - si perfeziona, ove sia rispettata la sequenza procedimentale stabilita dalla legge, anche nell’ipotesi in cui l’amministratore unico della società resistente sia, nel giorno della notifica e fino alla pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, in stato di detenzione cautelare, atteso che, come ritenuto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 146 del 2016, le esigenze di contemperamento tra il diritto di difesa e gli obiettivi di speditezza e operatività, ai quali deve essere improntato il procedimento concorsuale, giustificano che il tribunale resti esonerato dall'adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell'imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza ed a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 dicembre 2016, n.27054.




Rapporto tra socio creditore e socio occulto illimitatamente responsabile

Fallimento – Socio occulto – Estensione – Ammissione al passivo quale creditore - Irrilevanza

Società in accomandita semplice - Fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile - Preventiva ammissione del socio occulto al passivo come creditore - Preclusione da giudicato endofallimentare - Insussistenza

L’ammissione, in via definitiva, del socio al passivo del fallimento della società non impedisce la successiva estensione al medesimo del fallimento ai sensi dell’art. 147 legge fall., qualora ne venga accertata la veste di socio occulto illimitatamente responsabile. (Franco Benassi - Riproduzione riservata)

La dichiarazione di fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile di una società in accomandita semplice ha effetto ex nunc, in ragione del carattere autonomo che ad essa va riconosciuto, e non è preclusa dal giudicato endofallimentare formatosi sul decreto che, in epoca anteriore alla scoperta di tale sua qualità, ha ammesso al passivo sociale il credito da lui vantato nei confronti della medesima società. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 dicembre 2016, n.26944.




Mancato rispetto del termine di comparizione e fissazione di una nuova udienza

Fallimento - Dichiarazione - Comparizione del debitore che lamenti il mancato rispetto del termine ex art. 15, comma 3, l.fall. - Fissazione di nuova udienza - Ammissibilità - Fondamento

Nell'ambito del procedimento prefallimentare, deve ritenersi consentita, in applicazione dell'art. 164, comma 3, c.p.c. ed in assenza di una previsione contraria o incompatibile dettata dalla disciplina speciale, la fissazione di una nuova udienza dopo la comparizione del debitore, il quale lamenti il mancato rispetto del termine di comparizione di cui all'art. 15, comma 3, l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 dicembre 2016, n.26945.




Privilegio per spese di giustizia al creditore istante per la dichiarazione di fallimento

Fallimento - Spese giudiziali civili - Privilegio per spese di giustizia - Riconoscimento al creditore istante per la dichiarazione di fallimento - Legittimità

Al creditore istante per la dichiarazione di fallimento del suo debitore va riconosciuto il privilegio di cui agli artt. 2755 e 2770 c.c. nonchè 95 c.p.c. (privilegio per spese di giustizia) con riferimento alle spese all'uopo sostenute, atteso il sostanziale parallelismo tra creditore procedente nella procedura esecutiva singolare e creditore istante nella procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 dicembre 2016, n.26949.




Sulla data certa di atti trattati da fornitori postali privati

Data certa – Atti trattati da fornitori postali privati – Esclusione

Le imprese private che, in forza del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (emanato in attuazione della direttiva 97/67/CE che ha liberalizzato i servizi postali) svolgono l'attività di "fornitore di un servizio postale" possono eseguire "invii postali", cioè curare la trasmissione della corrispondenza - fatta eccezione per gli atti giudiziari -, ma l'eventuale timbro datario apposto sul plico consegnato dal mittente non può valere a rendere certa la data di ricezione, trattandosi di un’attività d'impresa resa da un soggetto privato, il cui personale dipendente non risulta munito di poteri pubblicistici di certificazione della data di ricezione della corrispondenza trattata.

La Corte ha quindi affermato che correttamente il Tribunale aveva ritenuto che il timbro datario apposto su talune lettere da una società privata, che aveva curato l'inoltro della corrispondenza fra il ricorrente e un terzo, non fosse idoneo a dimostrare, ai sensi del primo comma dell'art. 2704 c.c., la certezza della data di formazione di tali atti nei confronti del curatore fallimentare, non trattandosi di un fatto equipollente a quelli richiamati in via esemplificativa dalla cennata norma, cioè di una circostanza oggettiva, esterna alle parti, idonea a stabilire "in modo egualmente certo" quando fosse stato formato il documento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 dicembre 2016, n.26778.




Affidamento in conto corrente, effetti delle annotazioni e prova del credito della banca

Conto corrente bancario – Apertura di credito – Effetti della annotazione in conto – Prova del credito – Produzione degli estratti conto con indicazione del saldo

In tema di apertura di credito in conto corrente, la annotazione di una cifra sul conto ha effetto meramente dichiarativo e, in quanto operazione puramente contabile, non è elemento idoneo a determinare il passaggio materiale del denaro dalla banca al cliente ed a privare, quindi, l’istituto di credito della proprietà della parte del patrimonio promessa al cliente ed attribuire a quest’ultimo il possesso o la detenzione di alcunché; ai fini della ammissione al passivo del credito della banca si deve avere dunque riguardo esclusivamente al risultato contabile raggiunto attraverso la contrapposizione delle poste attive e passive del conto corrente risultante dalla produzione integrale degli estratti di conto corrente recanti il saldo passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleNapoli, 22 dicembre 2016, n..




Opposizione allo stato passivo, istanza di acquisizione di documenti e autorizzazione al ritiro del fascicolo di primo grado

Opposizione allo stato passivo - Documentazione già depositata in sede di verifica del passivo - Riferimento per relationem ed istanza di acquisizione - Interpretazione dell’istanza come autorizzazione al ritiro della documentazione ex art. 90 l.f.

Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato dal principio dispositivo, sicché al creditore, la cui domanda ex art. 93 legge fallim. sia stata respinta dal giudice delegato, è fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento ex art. 99 legge fall., la documentazione già depositata in sede di verifica del passivo, che non può essere acquisita ex officio.

Peraltro, qualora l'opponente abbia tempestivamente indicato in ricorso la documentazione di cui intende avvalersi, facendo riferimento per relationem a quanto già prodotto davanti al giudice delegato con formula non di stile, tale da non lasciare dubbi sull'identità degli atti su cui vuole fondare l'opposizione, e ne abbia contestualmente formulato istanza di acquisizione, non è ravvisabile alcuna sua negligente inerzia idonea a giustificare il rigetto del ricorso per inosservanza dell'onere della prova, potendo quell'istanza essere interpretata come autorizzazione al ritiro della documentazione ex art. 90 legge fall., applicabile in virtù della sua portata generale anche al procedimento di opposizione allo stato passivo (Cass. 16101/2014). Né può accogliersi la tesi secondo cui la richiesta stessa, non essendo stata riproposta all'udienza di comparizione e all'udienza di discussione, doveva ritenersi rinunziata, posto che una tale implicita rinunzia non è ricavabile da alcuna norma, tenuto conto  del carattere camerale del procedimento di opposizione allo stato passivo, al quale non si applica, in linea di principio, la disciplina del giudizio ordinario), oltre che della richiesta di acquisizione documentale formulata nel caso di specie dall'opponente all'udienza di comparizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 dicembre 2016, n.26639.




È legittimo il procedimento previsto dall’articolo 15 l.f. di notifica al debitore della domanda di fallimento

Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notificata al debitore - Specialità del procedimento di notifica - Diversità rispetto a quello ordinario - Ratio

La specialità e la complessità degli interessi tutelati dal legislatore del fallimento - comuni a una pluralità di operatori economici, e anche di natura pubblica in ragione delle connotazioni soggettive del debitore e della dimensione oggettiva del debito - giustificano e caratterizzano la diversità tra il procedimento ordinario di notifica e quello speciale con il quale il debitore viene informato della domanda di fallimento e della fissazione della relativa udienza.
 
La norma, contenuta nell’articolo 15 legge fall., garantisce, infatti, adeguatamente il diritto di difesa, nella declinazione di conoscibilità, da parte del debitore, dell'attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, proprio in ragione del predisposto duplice meccanismo di ricerca della società, la quale viene notiziata prima presso l'indirizzo PEC, del quale è obbligata a dotarsi e che è tenuta a mantenere attivo durante la vita dell'impresa in forza di un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina delle comunicazioni telematiche dell'ufficio giudiziario, tale da raggiungere una conoscibilità effettiva dell'atto da notificare equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari; quindi, in caso di inutile attivazione di tale primo meccanismo, mediante notificazione presso l'indirizzo della sede legale, da indicare obbligatoriamente nel registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 dicembre 2016, n.26333.




Notifica dell’istanza di fallimento e variazioni della rappresentanza o della sede della persona giuridica

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Notifica al debitore – Variazioni della rappresentanza o della sede – Irrilevanza

Ai fini della notificazione dell’istanza di fallimento, non sono opponibili ai terzi - e quindi non rilevano - le variazioni della rappresentanza o della sede della persona giuridica che non siano state iscritte nel registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 dicembre 2016, n.26130.




Utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile, liquidazione fallimentare ed utilizzo di un mediatore

Concordato preventivo – Indicazione della utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile – Prospettazione di una liquidazione più vantaggiosa rispetto a quella fallimentare – Facoltà del curatore di avvalersi di un mediatore

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Valore ricavabile dalla continuazione dell’attività – Destinazione ai creditori nel rispetto dell’ordine delle cause di prelazione – Necessità

Non soddisfa l’onere della indicazione della utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente deve assicurare a ciascun creditore ai sensi dell’art. 161, comma 2, lett. e) legge fall. la prospettazione di una liquidazione più vantaggiosa per i creditori, rispetto a quella fallimentare, perché attuata sulla base di manifestazioni di interesse e con l’ausilio di un mediatore, laddove anche il curatore del fallimento può attivarsi per raccogliere manifestazioni di interesse ed altresì avvalersi di un mediatore, il quale potrebbe veicolare maggiori utilità rispetto a una vendita competitiva affidata unicamente alle forme della vendita forzata ex art. 107, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La prosecuzione dell'attività di impresa in sede concordataria non può comportare il venir meno della garanzia patrimoniale del debitore, che risponde dei suoi debiti con tutti i beni, presenti e futuri (art. 2740 c.c.), non creando la prosecuzione dell'attività un patrimonio separato o riservato in favore di alcune categorie di creditori (anteriori o posteriori alla domanda di concordato). Né pare, consentito azzerare, in sede concordataria, il rispetto delle cause legittime di prelazione (art. 2741 c.c.), che è un corollario della responsabilità patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 15 dicembre 2016, n..




Inattendibilità della situazione contabile e gestionale e abuso dello strumento concordatario

Concordato preventivo – Ricorso per concordato con riserva – Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento – Situazione contabile e gestionale inattendibile – Abuso dello strumento concordatario

Integra la fattispecie dell’abuso dello strumento concordatario la presentazione di ricorso per concordato con riserva ex art. 161, comma 6, legge fall. quando sia pendente il procedimento per dichiarazione di fallimento nell’ambito del quale sia emersa una situazione di totale inattendibilità della documentazione contabile e gestionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleRavenna, 14 dicembre 2016, n..




Concordato preventivo con cessione dei beni e garanzia di pagamento dei creditori in una determinata percentuale

Concordato preventivo con cessione dei beni - Obbligo dell'imprenditore di porre a disposizione dei creditori l'intero patrimonio - Garanzia di pagamento dei creditori in una misura percentuale prefissata - Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni - Somma ricavata dalla vendita notevolmente inferiore a quella necessaria a garantire il pagamento dei crediti nella percentuale indicata - Risoluzione - Esclusione

Nell’ipotesi di concordato preventivo con cessione dei beni, l’imprenditore assume l’obbligo di porre a disposizione dei creditori l’intero patrimonio dell’impresa e non anche quello di garantire il pagamento in una misura percentuale prefissata, a meno di un’espressa previsione in tal senso. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Nel concordato con cessione dei beni, i creditori che hanno approvato la proposta non possono chiedere la risoluzione nell’ipotesi in cui la somma ricavata dalla vendita si discosti, anche notevolmente, da quella necessaria a garantire il pagamento dei loro crediti nella percentuale indicata, non potendosi configurare inadempimento di un’obbligazione che il debitore non ha assunto. In tal caso, l’inadempimento che giustifica la risoluzione potrà essere invocato quando il patrimonio conferito sia risultato privo delle qualità promesse. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
TribunaleBari, 13 dicembre 2016, n..




Dichiarazione di dissenso sulla proposta di concordato fallimentare comunicata al curatore a mezzo PEC

Concordato fallimentare – Dichiarazione di dissenso – Comunicazione al curatore a mezzo PEC – Inefficacia

Non è validamente espressa la comunicazione di dissenso sulla proposta di concordato fallimentare comunicata non alla cancelleria del tribunale, come prevede l’art. 125, comma 2, legge fall., bensì al curatore a mezzo PEC. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 dicembre 2016, n.25416.




Meritevolezza e assunzione di obbligazioni sproporzionate alle proprie sostanze

Composizione della crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Meritevolezza – Diniego dell’omologazione

Va negata l’omologazione del piano del consumatore, difettando il requisito della meritevolezza, nell’ipotesi in cui la crisi da sovraindebitamento sia stata originata dalla scelta di prestare fideiussione ad un mutuo contratto dal marito per importi sproporzionati alle proprie sostanze. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleTorre Annunziata, 12 dicembre 2016, n..




Società in stato di liquidazione e accertamento dello stato di insolvenza

Fallimento – Dichiarazione di fallimento – Stato d'insolvenza – Società in stato di liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza – Modalità – Sufficienza dell’attivo per il soddisfacimento eguale ed integrale dei creditori sociali – Necessità – Fondamento

Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.fall., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori previa realizzazione delle attività, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 dicembre 2016, n.25167.




Superamento delle distinzione tra fattibilità giuridica ed economica e sindacato del giudice

Concordato preventivo - Fattibilità giuridica ed economica - Distinzione - Esclusione

Concordato preventivo - Fattibilità - Sindacato del giudice - Sussistenza

La previsione di cui all’ultimo comma dell’art.160 legge fall. consente di ritenere superata la distinzione fra fattibilità giuridica ed economica, atteso che tale previsione attribuisce al tribunale  il potere di effettuare un controllo più approfondito sui requisiti di fattibilità economica del piano concordatario, reintroducendo una percentuale minima di soddisfazione dei chirografari per le ipotesi di concordato liquidatorio. (Mary Moramarco) (riproduzione riservata)

La fattibilità del piano concordatario costituisce un requisito di ammissibilità della procedura sul quale il giudice deve esercitare un sindacato diretto di merito. Pertanto il controllo deve investire il il suo oggetto per l'intero, non potendosi degradare a livello di “assoluta e manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obbiettivi prefissati. (Mary Moramarco) (riproduzione riservata)
AppelloFirenze, 06 dicembre 2016, n..




Revocatoria di ipoteca e data di iscrizione nei pubblici registri

Revocatoria fallimentare - Ipoteca volontaria - Decorrenza del termine semestrale - Dal giorno della concessione - Esclusione - Dal giorno della iscrizione - Sussistenza - Fondamento

L’atto di concessione di ipoteca attribuisce al creditore il diritto a procedere all'iscrizione e gli conferisce il titolo idoneo a pretenderla dal conservatore dei registri immobiliari, ma solo a seguito dell'iscrizione il creditore medesimo acquista il diritto di espropriare i beni vincolati anche in confronto del terzo acquirente e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall'espropriazione. Ne consegue che, ai fini dell'art. 67, comma 1, n. 4, l.fall., deve intendersi come data di costituzione dell'ipoteca volontaria (o anche giudiziale), soggetta a revoca perché costituita per debiti scaduti entro i sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento, non già quella dell'atto notarile (o del titolo giudiziale), bensì quella della sua iscrizione nei pubblici registri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 dicembre 2016, n.24792.




Pegno a garanzia di crediti condizionali o futuri e determinabilità del credito

Pegno a garanzia di crediti - Costituzione a garanzia di credito non ancora esistente - Nullità - Sussistenza - Costituzione a garanzia di crediti condizionali o futuri - Validità - Condizioni - Determinazione del credito garantito - Necessità - Mera determinabilità del credito - Conseguenze - Invalidità dell'atto costitutivo - Esclusione - Opponibilità agli altri creditori - Condizioni - Requisiti di cui all'art. 2787, comma 3, c.c. - Necessità

In tema di pegno a garanzia di crediti, il principio di accessorietà desumibile dall'art. 2784 c.c. comporta la nullità per difetto di causa dell'atto costitutivo della prelazione stipulato in relazione ad un credito non ancora esistente, ma non esclude, in applicazione analogica dell'art. 2852 c.c., l'ammissibilità della costituzione della garanzia a favore di crediti condizionali o che possano eventualmente sorgere in dipendenza di un rapporto già esistente; in quest'ultimo caso, peraltro, è necessaria, ai fini della validità del contratto, la determinazione o la determinabilità del credito, la quale postula l'individuazione non solo dei soggetti del rapporto, ma anche della sua fonte; ferma restando la validità e l'efficacia del contratto "inter partes", comunque, la mera determinabilità del rapporto comporta l'inopponibilità del pegno agli altri creditori (ivi compreso il curatore, in caso di fallimento del soggetto che abbia costituito la garanzia), qualora, dovendo trovare applicazione l'art. 2787, comma 3, c.c., manchi la sufficiente indicazione del credito garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 dicembre 2016, n.24790.




Concordato con riserva, divieto di pagamento dei professionisti pena l’inammissibilità della domanda

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Divieto di pagamento dell’attestatore e dei professionisti incaricati della preparazione della domanda - Violazione - Inammissibilità

Durante il periodo di concordato con riserva e fino all’omologazione, è in ogni caso vietato il pagamento dell’attestatore e degli altri professionisti incaricati della preparazione della domanda di concordato, comportando la violazione di detto divieto l’inammissibilità della domanda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleIvrea, 02 dicembre 2016, n..




Verifica d’ufficio da parte del giudice della tempestività dell'opposizione ex art. 98 l. fall.

Opposizione allo stato passivo – Tempestività – Verifica d’ufficio da parte del giudice dell'opposizione – Necessità – Conseguenze – Fattispecie in tema di indicazione di un termine erroneo da parte dell'opponente

La verifica della tempestività dell'opposizione ex art. 98 l. fall. è questione rilevabile d’ufficio, indipendentemente dall’eccezione di parte e dalla eventuale contumacia del curatore, ed è pertanto dovere del giudice controllare la data di ricezione dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione dello stato passivo allegata al fascicolo fallimentare (previa sua acquisizione) o al ricorso in opposizione. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che aveva dichiarato la tardività dell'opposizione allo stato passivo facendo esclusivo riferimento alla data di comunicazione erroneamente indicata nel ricorso, senza effettuare il doveroso riscontro officioso con la documentazione allo stesso allegata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 dicembre 2016, n.24551.




Requisiti di non fallibilità, bilanci degli ultimi tre esercizi necessari ma non prova legale

Requisiti di non fallibilità - Prova - Bilanci degli ultimi tre esercizi - Base documentale necessaria - Prova legale - Esclusione - Motivata valutazione di inattendibilità - Conseguenze

Ai fini della prova, da parte dell'imprenditore, della sussistenza dei requisiti di non fallibilità di cui all'art. 1, comma 2, l.fall., i bilanci degli ultimi tre esercizi costituiscono la base documentale imprescindibile, ma non anche una prova legale, sicché, ove ritenuti motivatamente inattendibili dal giudice, l'imprenditore rimane onerato della prova circa la ricorrenza dei requisiti della non fallibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 dicembre 2016, n.24548.




Fallimento, decorrenza del termine annuale dalla data della cancellazione dal registro delle imprese

Fallimento - Art. 10 l.fall. - Termine annuale - Decorrenza - Dalla data della cancellazione dal registro delle imprese - Prova della cessazione dell'attività in epoca anteriore - Possibilità - Esclusione - Iter procedimentale che ha portato alla cancellazione e alla individuazione della relativa data - Rilevanza - Esclusione

Ai fini della decorrenza del termine annuale entro il quale, ai sensi dell’art. 10 l.fall., può essere dichiarato il fallimento di un’impresa svolta in forma societaria, occorre fare esclusivo riferimento alla data della sua cancellazione dal registro delle imprese, non potendo la società dimostrare il momento anteriore dell'effettiva cessazione dell'attività, né rilevando l’iter procedimentale che, presso il registro, abbia portato alla cancellazione ed alla individuazione della relativa data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 dicembre 2016, n.24549.




Deposito della domanda di concordato preventivo dopo l’udienza avanti al giudice delegato ma prima della decisione del collegio

Concordato preventivo - Pendenza del procedimento per la dichiarazione di fallimento - Deposito della domanda di concordato dopo che il giudice delegato ha trattenuto la causa riservando al collegio la decisione

E’ inammissibile la domanda di concordato preventivo depositata dopo che, esaurita l’istruttoria prefallimentare, la causa sia stata trattenuta dal giudice delegato riservando al collegio la decisione sull’istanza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) AppelloFirenze, 30 novembre 2016, n..




Impugnazioni dello stato passivo e impugnazione incidentale, tempestiva o tardiva

Fallimento - Impugnazioni dello stato passivo - Impugnazione incidentale, tempestiva o tardiva - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

L'opposizione allo stato passivo del fallimento (come disciplinata a seguito del d.lgs. n. 169 del 2007), ancorché abbia natura impugnatoria, costituendo il rimedio avverso la decisione sommaria del giudice delegato, non è un giudizio di appello, per cui il relativo procedimento è integralmente disciplinato dalla legge fallimentare, la quale prevede che avverso il decreto di esecutività dello stato passivo possano essere proposte solo l'opposizione (da parte dei creditori o dei titolari di diritti su beni), l'impugnazione (da parte del curatore o di creditori avverso un credito ammesso) o la revocazione. Ciascuno di tali rimedi, peraltro, può essere utilizzato, dal soggetto legittimato, esclusivamente entro il termine di cui all'art. 99 l.fall., restando concettualmente inconfigurabile un'impugnazione incidentale, tardiva o tempestiva, atteso che, ove il termine sia ancora pendente, non può che essere proposta l'impugnazione a sé spettante, mentre, se sia ormai decorso, si è decaduti dalla possibilità di contestare autonomamente lo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 novembre 2016, n.24489.




Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è applicabile l'art. 182, comma 2, c.p.c.

Fallimento - Opposizione allo stato passivo - Art. 182, comma 2, c.p.c. - Applicabilità

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo è applicabile l'art. 182, comma 2, c.p.c. che impone al giudice di promuovere la sanatoria, con effetto "ex tunc", dei difetti di rappresentanza della parte, ivi compresi i vizi relativi alla procura, senza il limite delle preclusioni processuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 novembre 2016, n.24485.




Risoluzione del contratto di leasing in data anteriore al fallimento e applicazione dell’art. 1526 c.c.

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente alla data di dichiarazione di fallimento – Applicazione della disciplina di cui all’art. 72 quater l. fall. – Ammissibilità

Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto risolto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento – Applicazione della disciplina di cui 1526 c.c. – Ammissibilità

L’introduzione nell’ordinamento dell’art. 72 quater l. fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo e le differenti conseguenze che da essa derivano nell’ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore, e pertanto l’art. 72 quater l. fall. trova corretta applicazione soltanto quando il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore. (Studio Legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il contratto di leasing traslativo sia stato risolto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento trova applicazione l’art. 1526 c.c. e l’utilizzatore, riconsegnato il bene, ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, mentre al contempo il concedente ha diritto al riconoscimento di un equo compenso per l’uso della cosa, il quale comprende la remunerazione del godimento del bene, il deprezzamento conseguente alla sua incommerciabilità come nuovo e il logoramento per l’uso, oltre al risarcimento del danno. (Studio Legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata)
AppelloTorino, 29 novembre 2016, n..




Pagamento minimo dei chirografari e arresto della procedura sulla base delle stime del commissario giudiziale

Concordato preventivo - Pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari - Condizione di ammissibilità della proposta - Inidoneità del piano concordatario ad assicurare il pagamento del ceto chirografario nella percentuale minima di legge -  Arresto della procedura

Concordato preventivo - Atti in frode - Individuazione - Criterio - Impatto che la condotta abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa

Il rispetto della norma di cui al quarto comma dell’art. 160 l.fall., la quale prescrive che la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, costituisce una vera e propria condizione di ammissibilità della proposta, ferma restando la teorica possibilità che il debitore prospetti un soddisfacimento ulteriore del chirografo con un pagamento in percentuali superiori a quella minima del venti per cento o con forme alternative di soddisfacimento, diverse dal pagamento, che tuttavia potranno solo essere esuberanti rispetto al pagamento del venti per cento, e mai sostitutive dello stesso.

Ne consegue che, ove dovesse ritenersi certa l’inidoneità del piano concordatario ad assicurare il pagamento del ceto chirografario nella percentuale minima di legge, la conseguenza non potrebbe essere che l’arresto della procedura per l’acclarata mancanza di una condizione di ammissibilità della proposta di concordato.

Se quindi, in termini di principio, non v’è dubbio che il tema dell’effettivo valore dei beni ceduti alla massa dei creditori per il loro soddisfacimento inerisca alla cd. fattibilità economica del piano ed in quanto tale sia devoluto alle valutazioni che la massa dei creditori esprime con il voto, favorevole o sfavorevole, alla proposta (Cass., Sezioni Unite, n. 1521/13), è allo stesso modo indubbio che, qualora il commissario giudiziale ritenga che il valore dei beni ceduti ai creditori sia insufficiente ad assicurare il pagamento dei creditori chirografari nella misura di legge del venti per cento, e sia in grado di supportare tale prognosi con elementi plausibili, per il tribunale sia doveroso, prendendo atto di ciò, arrestare il concordato preventivo e, in presenza dei presupposti di legge, dichiarare il fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La necessità di armonizzazione dei principi della norma di cui all’art. 173 legge fall. in tema di atti in fronde con il sistema vigente che ha visto la soppressione del requisito della meritevolezza passa per una soluzione che finisca per circoscrivere la sfera di applicabilità dell'art. 173, comma 1, legge fall. a quei soli comportamenti che, per gravità ed importanza, siano tali da rendere illegittimo il ricorso da parte dell'imprenditore al concordato preventivo ed il criterio per selezionare la rilevanza degli "altri atti di frode" non può che dipendere dall'impatto che la condotta in esame abbia avuto sulla causazione della crisi e, soprattutto, sull'entità della stessa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 24 novembre 2016, n..




Accertamento del passivo ed effetti della non contestazione da parte del curatore

Fallimento - Accertamento del passivo - Non contestazione da parte del curatore di un credito di cui è chiesta l’insinuazione al passivo - Automatica ammissione al passivo del credito - Esclusione - Risultati nell'istruzione probatoria - Prevalenza

La non contestazione del curatore fallimentare, nel fase di verificazione del passivo, non determina l'automatica ammissione del credito dell’istante allo stato passivo del fallimento, residuando in capo al giudice delegato al fallimento il potere – dovere di valorizzare, e quindi di tenere conto, dei risultati dell'istruzione probatoria, positivamente acquisiti al particolare procedimento (in tal senso CC 16554/2015).
Pertanto, qualora, a prescindere dalla eventuale non contestazione del curatore fallimentare, il giudice delegato al fallimento ravvisi che l’istante non ha fornito piena prova a sostegno delle proprie richieste, può legittimamente statuire nel senso della sua esclusione dal passivo fallimentare. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
TribunaleMassa, 23 novembre 2016, n..




Escutibilità della fideiussione ai promissari acquirenti in presenza concordato preventivo con riserva o di accordo di ristrutturazione

Fideiussione ex L.122/2005 - Stato di crisi - Concordato preventivo con riserva - Accordo dì ristrutturazione - Escutibilità

La fideiussione ex L. 122/2005 è escutibile allorché sia stata presentata una domanda di ammissione al concordato preventivo con riserva ai sensi dell'art. 161, comma 6 legge fall. e ciò anche fino all'omologa dell'eventuale accordo di ristrutturazione che prescinda dall'attualità della posizione del promissario acquirente, anche se all'epoca del decreto legislativo del 2005 non era prevista l'ipotesi di presentazione del concordato con riserva ex art 161, comma 6, legge fall., poiché in entrambe le ipotesi è presente lo stato di crisi richiesto dalla legge 122/2005. (Claudio Pirola) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 21 novembre 2016, n..




Responsabilità degli amministratori di un istituto di credito, per concessione di credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza

Società - Di capitali - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Istituto di credito - Amministratori - Concessione di credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza - Danno - Determinazione - Criteri

Gli amministratori di un istituto di credito, ove abbiano concesso credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza, sono tenuti al risarcimento del danno attuale arrecato al patrimonio della banca e consistente, in ragione della svalutazione del portafoglio crediti e dei costi di gestione finalizzati al rientro, nella riduzione della sue capacità gestionali e di investimento, senza che sia, pertanto, necessario attendere l'esito infruttuoso delle azioni di cognizione e di esecuzione volte al recupero dei finanziamenti erogati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2016, n.23632.




Curatore che agisca in ripetizione dell'indebito pagato dal fallito 'in bonis'

Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore che agisca in ripetizione dell'indebito pagato dal fallito "in bonis" - Identità tra le posizioni del curatore e del fallito - Fondamento - Conseguenze - Inapplicabilità dell'art. 2704 c.c.

Il curatore fallimentare che agisce in giudizio per la ripetizione di una somma indebitamente pagata dal fallito in epoca antecedente all'apertura del fallimento esercita un'azione rinvenuta nel patrimonio del fallito, collocandosi nella sua stessa posizione, sostanziale e processuale. Ne consegue che il terzo convenuto in giudizio dal curatore può a questi legittimamente opporre tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all'imprenditore fallito, comprese le prove documentali da questi provenienti, senza i limiti di cui all'art. 2704 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2016, n.23630.




Sovraindebitamento: definizione di consumatore, incapienza dei beni immobili ipotecati e moratoria

Omologa piano del consumatore - Definizione di consumatore - Incapienza dei beni immobili ipotecati e moratoria

Il sovraindebitato è consumatore ai sensi dell’art.6 L.n.3/2012 quando ha sottoscritto un mutuo ipotecario per supportare il coniuge imprenditore individuale nella gestione finanziaria di impresa, senza avere mai partecipato alla gestione della stessa. (Monica Montanari) (riproduzione riservata) TribunaleReggio Emilia, 19 novembre 2016, n..




Revocatoria ordinaria della scissione e dichiarazione di inefficacia ex art. 2504-quater c.c.

Scissione parziale – Natura – Revocatoria – Ammissibilità

La scissione parziale di una società, consistente nel trasferimento di parte del suo patrimonio ad una o più società contro l’assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della scissa, si traduce in una fattispecie effettivamente traslativa, che comporta l’acquisizione, da parte della società beneficiaria, di valori prima non esistenti nel suo patrimonio.

L’operazione straordinaria in questione - certamente di natura organizzativa - ha, dunque, quale effetto normale quello del mutamento della titolarità soggettiva (dalla scissa alla beneficiaria) di una parte del patrimonio della società che l’operazione ha deciso ed è, sotto questo profilo, atto dispositivo revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c. su istanza dei creditori della società scissa, con la precisazione che alla declaratoria giudiziale di inefficacia relativa ex art. 2901 c.c. non è di ostacolo il divieto di pronunciare l’invalidità dell’atto di scissione, imposto al giudice dall’art. 2504-quater c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 18 novembre 2016, n..




Decorso del termine per il reclamo avverso la dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile

Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Notifica della sentenza di fallimento nel domicilio eletto presso il difensore

Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Socio illimitatamente responsabile - Notifica della sentenza integrale

Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Decorso del termine - Socio illimitatamente responsabile legale rappresentante della società - Notifica - Effetti

Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Decorso del termine breve per l’impugnazione - Infedele patrocinio del difensore - Istanza di rimessione in termini - Esclusione

Il decorso del termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di fallimento, avvenuta ai sensi dell'art. 17, comma 1, l.fall. nel domicilio eletto presso il difensore della fase prefallimentare, rende inammissibile il reclamo tardivamente proposto, a prescindere dalla circostanza che la sentenza medesima sia stata o meno notificata (ovvero anche solo comunicata) alle altre parti del processo, non trattandosi di prescrizioni imposte a pena di nullità del provvedimento (Cass. 7 marzo 1963, n. 554). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il cd. termine breve per proporre il reclamo avverso la sentenza di fallimento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 17 e 18 l.fall., decorre anche per il socio illimitatamente responsabile dichiarato fallito, soltanto a partire dalla notifica nei suoi confronti della sentenza integrale, palesandosi all'evidenza anche per il socio le medesime esigenze di tutela del diritto di difesa che giustificano la previsione ex lege di un tale onere nei confronti del "debitore"; ferma restando, in mancanza di notifica a cura della cancelleria o del creditore istante, l'applicazione del termine lungo ex art. 327, comma 1, c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso di dichiarazione di fallimento di una società di persone e del socio illimitatamente responsabile, anche in virtù di un ragionevole bilanciamento tra le esigenze di tutela del diritto di difesa e quelle di concentrazione e celerità dello svolgimento delle procedure concorsuali, deve ritenersi che, nel caso in cui il socio dichiarato fallito abbia anche la veste di legale rappresentante della società, la notifica della sentenza ricevuta in questa veste assicuri la piena conoscenza della decisione anche con riguardo alla dichiarazione del suo fallimento personale, con la conseguenza che da detta notifica decorre il termine breve per proporre reclamo anche nella qualità di socio illimitatamente responsabile (Cass. 25 maggio 2005, n. 11015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La rimessione in termini, oggi disciplinata dall'art. 153 c.p.c., non può essere riferita ad un evento esterno al processo, impeditivo della costituzione della parte, quale la circostanza dell'infedeltà del legale che non abbia dato esecuzione al mandato difensivo, giacché attinente esclusivamente alla patologia del rapporto intercorrente tra la parte sostanziale e il professionista incaricato ai sensi dell'art. 83 c.p.c., che può assumere rilevanza soltanto ai fini di un'azione di responsabilità promossa contro quest'ultimo, e non già, quindi, spiegare effetti restitutori al fine del compimento di attività precluse alla parte dichiarata contumace, o, addirittura, comportare la revoca, in grado d'appello, di tale dichiarazione (Cass. 4 marzo 2011, n. 5260).

(Nel caso di specie, si è escluso che il denunciato errore del difensore dei falliti potesse giustificare una rimessione in termini per la proposizione del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 novembre 2016, n.23430.




Credito del lavoratore ammesso al passivo al lordo dei contributi gravanti sul lavoratore

Fallimento – Accertamento del passivo – Credito del lavoratore – Ammissione al lordo dei contributi gravanti sul lavoratore

Il credito retributivo del lavoratore va ammesso al passivo del fallimento del datore di lavoro al lordo della quota contributiva altrimenti gravante sul lavoratore, in privilegio trattandosi di credito per retribuzione, esclusa quella gravante sul datore di lavoro. Cassazione civile, sez. I, 17 novembre 2016, n.23426.




Leasing immobiliare collegato a contratto di mutuo e fallimento dell’utilizzatore

Fallimento - Locazione finanziaria immobiliare - Contratto di mutuo -  Collegamento negoziale - Fallimento dell’utilizzatore - Applicazione della disciplina inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto

Il collegamento negoziale tra un contratto di locazione finanziaria immobiliare e un contratto di mutuo non influisce sull’autonomia giuridica delle due figure contrattuali, alle quali, in caso di fallimento dell’utilizzatore, dovrà essere applicata la disciplina di natura inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleNola, 17 novembre 2016, n..




Spese di procedura espropriativa immobiliare intrapresa dal creditore non fondiario

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Mancata produzione titolo in originale nella fase sommaria – Condizione ammissibilità nell’opposizione

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Spese di procedura espropriativa immobiliare intrapresa dal creditore non fondiario – Insinuazione al passivo – Privilegio ex art. 2770 cod. civ. – Sussistenza

La produzione del titolo in originale nell’opposizione ex art. 98 e 99 l.f. è ammissibile purchè sia documentalmente giustificabile il mancato deposito nella fase sommaria di verifica dello stato passivo. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

L’art. 52, ultimo comma, l.f. esige che tutti i creditori, anche fondiari, che godono dell’esenzione dal divieto dell’art. 51, siano tenuti ad insinuarsi al passivo fallimentare. In sede di esecuzione individuale possono essere provvisoriamente riconosciuti i crediti, eventualmente anche per spese, del solo creditore fondiario, mentre ogni questione attinente al creditore non fondiario deve essere definitivamente affrontata e risolta in sede di stato passivo e di riparto nel fallimento, ivi compreso il rimborso delle spese esecutive sostenute dal creditore procedente non fondiario, al quale va riconosciuto il privilegio ex art. 2770 cod. civ. perché, con il pignoramento, e le spese conseguenti, egli ha conservato alla massa attiva fallimentare quel bene, che senza la sua attività avrebbe potuto esserle distolto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 16 novembre 2016, n..




Compenso dell'amministratore giudiziario ante fallimento della società

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Contestazione quantum e rango – Termine per costituzione in giudizio della Curatela – Autorizzazione G. delegato – Insussistenza

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Compenso amministratore giudiziario società ante fallimento – Decreto liquidazione G.I.P. dopo il fallimento e relativo dissequestro – Ammissibilità

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Amministrazione giudiziaria e richiesta di auto fallimento – Compenso amministratore – Prededuzione – Ammissibilità

Nell’opposizione ex art. 98 e 99 l.f. la curatela può costituirsi anche all’udienza fissata per la discussione qualora intenda proporre esclusivamente contestazioni relative ai soli fatti costitutivi del quantum e del rango del credito fatto valere. Inoltre l’art. 31, comma 2, l.f., nello stabilire il generale divieto per il curatore di stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato, prevede altresì una serie di deroghe a tale divieto, quali, tra l’altro, le ipotesi di contestazioni e di tardive dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al fallimento (in tal senso Cass. 8929/2012). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il provvedimento emanato dall’autorità giurisdizionale penale per la liquidazione del compenso dell’amministratore giudiziario di una società sottoposta a sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 c.p.p., il quale nel corso dello svolgimento del suo incarico ravvisava una condizione di irreversibile insolvenza della società e, pertanto, presentava istanza di auto-fallimento e successivamente alla dichiarazione di insolvenza, essendo cessate le esigenze cautelari, chiedeva ed otteneva istanza di dissequestro, rientra fra quei provvedimenti per i quali è necessaria, ai fini dell’esclusione dal passivo fallimentare, la relativa impugnazione, in mancanza della quale, deve senz’altro ammettersi il relativo credito (tra l’altro posto espressamente a carico della società fallita). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il credito definitivo dell’amministratore giudiziario va ammesso in prededuzione, ai sensi dell’art. 111, comma 2, l.f., in quanto pur non derivando da attività direttamente svolta dagli organi della procedura, risulti comunque alla stessa strumentale e, quindi, in definitiva destinato ad avvantaggiare il ceto creditorio nella sua globalità (cd. criterio funzionale): in sostanza, l’attività di amministrazione giudiziaria svolta, sebbene istituzionalmente finalizzata a scopi in parte diversi, ha nella fattispecie salvaguardato l’interesse del ceto creditorio della procedura fallimentare, avendo di fatto conservato e preservato i valori aziendali della società impedendone in concreto il depauperamento, anche con il ricorso in auto fallimento, e ciò proprio nell’interesse indubbio dei creditori sociali. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli Nord, 16 novembre 2016, n..




Somme depositate presso la CdP e domanda del curatore di accertamento di spettanza alla massa

Riscossione delle imposte - Società concessionaria del servizio - Fallimento - Somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti - Domanda del curatore di accertamento di spettanza alla massa - Giurisdizione della Corte dei conti - Sussistenza - Fondamento

La società concessionaria del servizio di riscossione delle imposte può qualificarsi come contabile, essendo un agente incaricato, in virtù di una concessione contratto, di riscuotere danaro di spettanza dello Stato o di enti pubblici e del quale la stessa ha il maneggio nel periodo compreso tra la riscossione ed il versamento. Ne consegue che, allorquando tale società, cessato il rapporto concessorio, sia stata dichiarata fallita, la domanda con la quale il curatore chiede l'accertamento della spettanza alla massa fallimentare delle somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti è devoluta alla giurisdizione contenziosa della Corte dei conti, essendo questa l'autorità giurisdizionale deputata - in base alle norme degli artt. 13 e 44 del r.d. n. 1214 del 1934 ed alle successive di cui al d.P.R. n. 603 del 1973 ed al d.P.R. n. 858 del 1963, le quali non risultano abrogate dalla l. n. 657 del 1986 e dal successivo d.P.R. n. 43 del 1988 - alla verifica dei rapporti di dare ed avere tra esattore delle imposte ed ente impositore e del risultato contabile finale di detti rapporti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 novembre 2016, n.23302.




Società cancellata e legittimazione a contraddire e a proporre reclamo nel procedimento per dichiarazione di fallimento

Società cancellata dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 l.fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento e a proporre eventuale reclamo - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. (novellato dal d.lgs. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 l.fall., che la società sia dichiarata fallita, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione, è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento, tenuto conto che, in generale, tale mezzo di impugnazione è esperibile, ex art. 18 l.fall., da parte di chiunque vi abbia interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 novembre 2016, n.23393.




Legittimazione del PM a chiedere il fallimento quando la 'notitia decoctionis' sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore

Fallimento - Iniziativa - Istanza del pubblico ministero - Interpretazione - Fondamento - Fattispecie

Il pubblico ministero è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore anche se la "notitia decoctionis" sia stata da lui appresa nel corso di indagini svolte nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore medesimo. Invero, la volontà legislativa che emerge dalla lettura delle ipotesi alternative previste dall'art. 7, comma 1, n. 1, l.fall., una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d'ufficio, è chiaramente nel senso di ampliare la legittimazione del P.M. alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento a tutti i casi nei quali l'organo abbia istituzionalmente appreso la "notitia decoctionis"; e tale soluzione interpretativa trova conforto sia nella previsione dell'art. 7, comma 1, n. 2, l.fall., che si riferisce al procedimento civile senza limitazioni di sorta, sia nella Relazione allo schema di decreto legislativo di riforma delle procedure concorsuali, che fa riferimento a qualsiasi "notitia decoctionis" emersa nel corso di un procedimento penale. (Nella specie, la S.C., confermando la sentenza di merito, ha ritenuto la legittimazione del P.M. a richiedere il fallimento di una società della cui insolvenza aveva appreso nel corso di un procedimento penale pendente a carico di un terzo privo di cariche sociali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 novembre 2016, n.23391.




Reclamo ex art. 18 l.f. ed elementi di fatto diversi venuti successivamente ad esistenza

Fallimento - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Fatti nuovi - Preclusione - Fattispecie

Nonostante il reclamo ex articolo 18 legge fall. comporti il c.d. effetto devolutivo pieno della controversia alla corte d’appello, quest’ultima non può prendere in considerazione elementi di fatto diversi, in quanto successivamente venuti ad esistenza, da quelli offerti con la proposta di concordato sui quali il tribunale si era pronunciato.

(Nel caso di specie, la Corte distrettuale ha ritenuto priva di rilevanza una nuova proposta d’acquisto formulata da un terzo in quanto formulata successivamente all’udienza in cui il tribunale era stato chiamato a pronunciarsi sulla domanda di fallimento.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 15 novembre 2016, n.23264.




Decorrenza del termine per la presentazione delle offerte migliorative nelle vendite competitive effettuate dal curatore

Fallimento - Modalità delle vendite - Vendite effettuate dal curatore - Deposito della documentazione presso la cancelleria - Sospensione delle vendite - Effetti

Fallimento - Modalità delle vendite - Vendite effettuate dal curatore - Clausole contenute nell’avviso di vendita - Decorrenza del termine per la presentazione delle offerte migliorative - Fattispecie

Con il deposito presso la cancelleria degli esiti delle procedure di vendita di cui all’articolo 107, comma 5, legge fall., il curatore si spoglia del potere di sospendere la vendita di cui all’articolo 107, comma 4, legge fall., sospensione che può essere disposta esclusivamente dal giudice delegato ai sensi del successivo art. 108. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La clausola apposta nell’avviso di vendita predisposto dal curatore la quale preveda che l’atto di vendita verrà stipulato solamente dopo l’integrale pagamento del prezzo è idonea ad indurre nei terzi la convinzione che il momento ultimo per la presentazione di eventuali offerte migliorative di cui all’articolo 107, comma 4, legge fall. corrisponda con l’integrale pagamento del prezzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleUdine, 14 novembre 2016, n..




Concordato preventivo: atti in frode e loro rilevanza quale mera potenzialità decettiva

Concordato preventivo - Atti di frode - Rilievo da parte del tribunale in sede di omologa - Revoca ex articolo 173 l.f. - Approvazione dei creditori resi edotti del compimento degli atti di frode - Irrilevanza - Tentativo di frode - Evento di pericolo - Accertamento degli atti in frode in funzione preventiva - Rilevanza della mera potenzialità decettiva

Ove fatti di frode, che avrebbero condotto all’apertura di un procedimento ex art. 173 l. fall., vengano portati all’attenzione del tribunale da un creditore o da un interessato opponente in sede di giudizio di omologa, gli stessi costituiscono circostanze ostative all’omologa, perché tali circostanze potrebbero in ogni caso essere oggetto di rilievo officioso da parte dell’ufficio al fine della declaratoria di inammissibilità o revoca della proposta di concordato preventivo.

L'accertamento di atti di occultamento o di dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell'ammissione al concordato, a norma dell'art. 173 l. fall., e ciò indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e, quindi, anche nell'ipotesi in cui questi ultimi siano stati resi edotti di quell'accertamento.

Ciò che a tal fine rileva è il tentativo di frode posto in essere dall’imprenditore posto in essere all’atto del deposito della proposta di concordato, indipendentemente dal fatto che la stessa sia stata successivamente emendata da una integrazione con integrale disvelamento degli atti sottaciuti. Il tentativo di frode nei confronti dei creditori opera, infatti, alla stregua di una sorta di evento di pericolo, che colpisce anticipatamente l’imprenditore concordante indipendentemente dalla successiva rimozione delle circostanze che avrebbero condotto alla revoca della proposta.

Ne consegue che l’esistenza o l’accertamento di atti in frode da parte del commissario giudiziale non vale a eliminare la loro valenza potenzialmente decettiva, negli stessi termini della consumazione di un reato o evento di “pericolo” (se non di “attentato”), ovvero con funzione “generalpreventiva” e questo ancorché i creditori abbiano votato favorevolmente la proposta medesima; la soglia di attenzione dell’ordinamento per gli atti in frode è, pertanto, anticipata a un momento anche di mera potenziale decettività, e può essere rilevata dal tribunale indipendentemente dall’avvenuta approvazione del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 10 novembre 2016, n..




Incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo

Fallimento - Opposizione alla stato passivo - Incompatibilità del giudice delegato a far parte del collegio giudicante - Nullità della pronuncia - Esclusione - Fondamento - Limiti

L'incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo, a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione, non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità, salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, può dar luogo soltanto all'esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha l'onere di far valere, in caso di mancata astensione, nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 novembre 2016, n.22835.




Liquidazione coatta amministrativa, opposizione allo stato passivo come domanda di insinuazione tardiva

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità - Qualificazione della domanda come insinuazione tardiva - Ammissibilità - Fondamento

Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'opposizione allo stato passivo, ove inammissibile come tale, dev'essere qualificata, in ossequio ai principi generali di conservazione degli atti giuridici e di economia dei mezzi processuali, come domanda di insinuazione tardiva, ove della stessa abbia tutti i requisiti di ammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 novembre 2016, n.22880.




Domanda di ammissione al passivo in base a titolo di credito e deposito del titolo in originale

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Titolo di credito - Domanda di ammissione al passivo - Portatore del titolo - Esercizio dell'azione causale - Deposito del titolo in originale - Necessità - Omesso deposito - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva

In sede di domanda di ammissione al passivo fallimentare, anche il portatore di un titolo di credito che eserciti l'azione causale ha l'onere di produrre il titolo in originale ai sensi dell'art. 66 del r.d. n. 1669 del 1933 e dell'art. 58 del r.d. n. 1736 del 1933, e, in mancanza, il credito verso il traente fallito deve essere ammesso con riserva, essendo la produzione del titolo intesa ad evitare la possibilità di insinuazione da parte di altri creditori in via cambiaria, ovvero ad assicurare al debitore l'esercizio di eventuali azioni cambiarie di regresso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 novembre 2016, n.22847.




Fallimento, eccezione riconvenzionale e domanda riconvenzionale di compensazione

Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Eccezione riconvenzionale di accertamento di un controcredito verso il fallimento – Ammissibilità

Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Domanda riconvenzionale di accertamento di un controcredito e di condanna verso il fallimento – Inammissibilità

Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, il terzo convenuto può sempre opporre in via di eccezione riconvenzionale la propria pretesa creditoria a prescindere dalla previa insinuazione al passivo. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
 
Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, al terzo convenuto è precluso proporre una autonoma domanda riconvenzionale, dovendo per essa essere proposta una domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’art. 93 L.F. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
TribunaleSavona, 08 novembre 2016, n..




Revocatoria e pignoramento presso terzi

Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Rapporti con l'azione revocatoria ordinaria - Revocatoria fallimentare - Pagamento eseguito dal "debitor debitoris" - Legittimazione passiva del solo creditore del fallito - Sussistenza - Fondamento

In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, l'azione revocatoria fallimentare del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" può essere esercitata soltanto nei confronti del creditore assegnatario, ossia di colui che, beneficiando dell'atto solutorio, si è sottratto al concorso ed è, quindi, tenuto, onde ripristinare la "par condicio", alla restituzione di quanto ricevuto, affinché sia distribuito secondo le regole concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 novembre 2016, n.22160.




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Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione

I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.

Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleCampobasso, 03 novembre 2016, n..




Ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario con compensazione

Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Credito - Deduzione della compensazione ed insinuazione al passivo del credito residuo - Decreto di esecutività dello stato passivo - Conseguenze - Parziale estinzione del credito originario - Effetti - Preclusione endofallimentare - Fondamento

Quando il creditore richiede l'ammissione al passivo per un importo inferiore a quello originario deducendo la compensazione, l'esame del giudice delegato investe il titolo posto a fondamento della pretesa, la sua validità, la sua efficacia e la sua consistenza. Ne consegue che il provvedimento di ammissione del credito residuo nei termini richiesti comporta implicitamente il riconoscimento della compensazione quale causa parzialmente estintiva della pretesa, riconoscimento che determina una preclusione endofallimentare, che opera in ogni ulteriore eventuale giudizio promosso per impugnare, sotto i sopra indicati profili dell'esistenza, validità, efficacia, consistenza, il titolo dal quale deriva il credito opposto in compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 ottobre 2016, n.22044.




Revocatoria delle rimesse su conto corrente: non è necessario indicarle singolarmente

Fallimento – Azione revocatoria – Di rimesse su conto corrente bancario – Onere di indicazione delle singole rimesse – Esclusione

In tema di revocatoria fallimentare, non occorre l’indicazione delle singole rimesse da revocare, che la banca è ben in grado di individuare, essendo in possesso della relativa documentazione contabile.
Secondo il nuovo regime introdotto dal decreto legge n.35/2005, il conto corrente bancario, ai fini della revocatoria delle rimesse, va ormai considerato nel complesso delle operazioni in esso transitate, secondo una visione unitaria, e il curatore ha solo l’onere di dimostrarne la scopertura, rispetto al limite dell’affidamento su di esso accordato, mentre la banca, per sottrarsi all’obbligo di restituzione, deve