Riviste:   IL CASO.it Crisi d'Impresa Internet & Technology Medico e Responsabilità

  Diritto Penale dell'Impresa

 

Come inviare la giurisprudenza

Direzione e redazione

ISSN 2282-1317

HOME

     Rivista trimestrale di diritto penale dell'economia

   Home    Articoli    Sentenze di merito    Sentenze di legittimità    Video    Documenti    Convegni    Archivi   
 

Codice civile

 i Link

 Il Caso.it

 C.Civile

 C.Proc. Civile

 C.Penale

 C.Proc. Penale

 C.Arbitrato

 L.Fallimentare

 C.Sovraindeb.

 C.Amm. Straord.

 C.Societario



C.Cassazione

C.Costituzionale

Gazzetta Uff.

Leggi UE

Banca d'Italia

Consob







 

 

 




Sentenze di merito


Dichiarazione di fallimento – Effetti – Spossessamento dei beni – Sequestro preventivo per equivalente – Inammissibilità – Legittimazione attiva all’impugnazione in capo al curatore – Sussistenza

Nel settore delle cautele reali il concetto di disponibilità di cui all’art. 322-ter c.p. va inteso in senso sostanziale e fattuale, corrispondente all’istituto di matrice civile del possesso, analogamente al potere esercitato dal curatore fallimentare sull’attivo fallimentare in forza della sentenza dichiarativa di fallimento, che ha l’effetto di privare il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni.

Va dunque affermata la legittimazione attiva del curatore a proporre richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo per equivalente che colpisce i beni componenti l’attivo fallimentare.

Successivamente alla sentenza di fallimento, i beni facenti parte della massa attiva non sono più sequestrabili, stante la carenza in capo al reo del requisito della disponibilità dei beni richiesto dall’art. 322-ter c.p.

In definitiva quindi, con sentenza dichiarativa di fallimento si realizza uno “spossessamento” del reo in favore della curatela e, da quel momento, sulla massa attiva non è più imprimibile il vincolo del sequestro ai sensi dell’art. 322- ter c.p.

(La decisione del Tribunale di Rimini aderisce al più recente orientamento giurisprudenziale in punto alla legittimazione del curatore ad impugnare il provvedimento di sequestro penale di beni appresi al fallimento, v. Cass. pen. 2016/42469). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 22 maggio 2017.




Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2011/16/UE – Cooperazione amministrativa nel settore fiscale – Articolo 1, paragrafo 1 – Articolo 5 – Richiesta di informazioni rivolta ad un terzo – Diniego di risposta – Sanzione – Nozione di “prevedibile pertinenza” delle informazioni richieste – Controllo dell’autorità interpellata – Sindacato giurisdizionale – Portata – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 51 – Attuazione del diritto dell’Unione – Articolo 47 – Diritto ad un ricorso giurisdizionale effettivo – Accesso del giudice e del terzo alla richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente

1) L’articolo 51, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro attua il diritto dell’Unione, nell’accezione di tale disposizione, – e che, di conseguenza, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea risulta applicabile – quando attraverso la propria normativa commina una sanzione pecuniaria a carico di un amministrato che si rifiuti di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra autorità tributarie, fondato, segnatamente, sulle disposizioni della direttiva 2011/16/UE del Consiglio, del 15 febbraio 2011, relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale e che abroga la direttiva 77/799/CEE.

2) L’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che un amministrato, cui sia stata inflitta una sanzione pecuniaria per inottemperanza ad una decisione amministrativa che gli ingiunge di fornire informazioni nel contesto di uno scambio tra amministrazioni tributarie nazionali in forza della direttiva 2011/16, è legittimato a contestare la legittimità di tale decisione.

3) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la «prevedibile pertinenza» delle informazioni richieste da uno Stato membro a un altro Stato membro costituisce una condizione che la richiesta di informazioni deve soddisfare per essere idonea a innescare in capo allo Stato membro interpellato l’obbligo di rispondervi e, di riflesso, rappresenta una condizione di legittimità della decisione di ingiunzione rivolta da tale Stato membro a un amministrato e della misura sanzionatoria inflitta a quest’ultimo per inosservanza di tale decisione.

4) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 5 della direttiva 2011/16 devono essere interpretati nel senso che la verifica dell’autorità interpellata, adita con una richiesta di informazioni proveniente dall’autorità richiedente in forza di tale direttiva, non si limita alla regolarità formale di detta richiesta, ma deve consentire a tale autorità interpellata di assicurarsi che le informazioni domandate non siano prive di qualsiasi prevedibile pertinenza alla luce dell’identità del contribuente coinvolto e di quella del terzo eventualmente informato, nonché delle esigenze dell’indagine tributaria in questione. Le medesime disposizioni della direttiva 2011/16 e l’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che, nell’ambito di un ricorso proposto da un amministrato avverso una misura sanzionatoria inflittagli dall’autorità interpellata per inottemperanza ad una decisione di ingiunzione adottata da quest’ultima in seguito a una richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente in forza della direttiva 2011/16, il giudice nazionale dispone, oltre che di una competenza a modificare la sanzione inflitta, di una competenza a verificare la legittimità di tale decisione di ingiunzione. Per quanto riguarda la condizione di legittimità di detta decisione consistente nella prevedibile pertinenza delle informazioni richieste, il sindacato giurisdizionale si limita alla verifica dell’assenza manifesta di siffatta pertinenza.

5) L’articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro interpellato, nell’ambito dell’esercizio del proprio sindacato giurisdizionale, deve avere accesso alla richiesta di informazioni rivolta dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato. Per contro, l’amministrato interessato non dispone di un diritto di accesso alla richiesta di informazioni nella sua interezza, richiesta che rimane un documento segreto, conformemente all’articolo 16 della direttiva 2011/16. Allo scopo di far esaminare pienamente la sua causa quanto all’assenza di prevedibile pertinenza delle informazioni richieste è sufficiente, in linea di principio, che egli disponga delle informazioni contemplate all’articolo 20, paragrafo 2, di tale direttiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 16 maggio 2017.




Indennizzo in favore delle vittime da reato - Obbligo dello Stato - Prova dell’impossibilità della vittima di ottenere il risarcimento del danno da parte del responsabile del reato

L’obbligo dello Stato di corrispondere un indennizzo in favore delle vittime da reato, previsto dalla Direttiva 2004/80/CE del 29.04.2004, presuppone la prova dell’impossibilità della vittima di ottenere il risarcimento del danno da parte del responsabile del reato, perché soggetto incapiente o non identificato. Ne consegue che in mancanza della predetta prova​ la domanda di indennizzo nei confronti dello Stato deve essere respinta. (Giuseppe Marra) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 18 aprile 2017.




Rapporti tra giudizio penale e giudizio civile - Efficacia extrapenale della sentenza penale nelle ipotesi tassativamente previste non suscettibili di applicazione analogica - Inidoneità ad acquisire efficacia di giudicato extrapenale dei provvedimenti del GUP in tema di diritto alla restituzione di beni già sequestrati penalmente; “ne bis in idem” , ipotesi non ricorrente

Le disposizioni di cui agli artt. 651, 652, 653 e 654 c.p.p. costituiscono eccezioni al principio dell'autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile, pertanto non sono applicabili in via analogica oltre i casi espressamente previsti.
Ne consegue che soltanto la sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima), se pronunciata a seguito di dibattimento, ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre le sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non hanno alcuna efficacia extrapenale, a nulla rilevando che il giudice penale, per pronunciare la sentenza di proscioglimento, abbia dovuto accertare i fatti e valutarli giuridicamente;in tal caso il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione.

La sentenza del GUP che abbia dichiarato il non luogo a procedere non spiega Pertanto alcuna efficacia di giudicato nel giudizio civile; né, tanto meno, hanno efficacia di giudicato, affermativa o negatoria di diritti privatistici, i provvedimenti,ancorché non più impugnabili in sede penale, resi dal GUP in tema di restituzione di beni oggetto di sequestro preventivo caducato a seguito della sentenza di non doversi procedere.

Non ricorre violazione del divieto di “ne bis in idem” quando il giudice civile decide sulla controversia circa la proprietà/ possesso di beni (nella specie cambiali ipotecarie), già oggetto di sequestro penale preventivo, per cui il GUP, dopo aver dichiarato il proscioglimento (per prescrizione), abbia disposto la restituzione dei medesimi ad una parte contendente, quella da esso ritenuta titolata. (Fausto Galeotti) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 22 marzo 2017.




Reato tributario – Concorso di sanzione penale e sanzione tributaria – Ne bis in idem – Esclusione

In relazione al tema del cd. doppio binario sanzionatorio e della violazione del divieto di ne bis in idem, non è sufficiente arrestarsi alla mera qualificazione formale attribuita dalla legge nazionale, essendo necessaria un’attenta valutazione del grado di severità della sanzione (scandagliando le finalità della norma sanzionatoria, l’intento repressivo e la capacità deterrente della stessa) e la natura della violazione o dell’offesa (il che implica la disamina degli interessi protetti per verificare se essi possano caratterizzarsi come interessi di determinate categorie od invece generali).
Va da sé che il ne bis in idem postula l’identità delle condotte colpite dalle sanzioni, verificata in relazione alla coincidenza del fatto concreto inteso in senso storico-naturalistico.
Ben pochi dubbi possono sussistere sulla natura sostanzialmente penale delle sanzioni amministrative previste dalla legislazione tributaria italiana. Tuttavia, la violazione del ne bis in idem è innescata non dalla mera pendenza contemporanea di due procedimenti suscettibili di condurre all’applicazione di due sanzioni di valenza sostanzialmente penale per il medesimo fatto, ma dalla circostanza che uno di essi venga instaurato o prosegua dopo che l’altro si sia chiuso con una decisione definitiva (non importa se di assoluzione o di condanna).
L’art.9 L.689/91 attribuisce al principio di specialità la funzione di criterio generale di regolazione dei rapporti tra norme sanzionatorie penali e amministrative, sancendo la recessività della previsione sanzionatoria amministrativa di fronte a quella penale. Regola affermata nella disciplina penale tributaria varata con il D.Lgs. 10 marzo 2000, n.74. Le sanzioni tributarie non sono applicabili all’imputato salvo che non sia definitivamente esclusa sul piano penale la rilevanza del fatto: fisiologicamente, non vi è spazio per un cumulo tra sanzioni amministrative e penali.
L’effettivo pagamento delle sanzioni tributarie e il ne bis in idem sostanziale possono discendere essenzialmente da una libera scelta dell’interessato finalizzata a beneficiare dei trattamenti premiali codificati dal D.Lgs. n.74/2000 e/o dalle circostanze attenuanti generiche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 07 novembre 2016.




Espropriazione forzata - Confisca per equivalente ex art. 322 ter c.p. - Preclusione al promovimento o alla prosecuzione delle procedure esecutive individuali - Esclusione

La preclusione al promovimento o alla prosecuzione delle procedure esecutive individuali non si applica alla confisca per equivalente ex art. 322 ter c.p. (estesa ai reati tributari dall’art. 1, comma 143, della l. n. 244/2007), in quanto trattasi di disciplina prevista dal legislatore soltanto per le misure di prevenzione (art. 55 del codice antimafia) e per la cd. confisca allargata di cui all’art. 12 sexies del d.l. n. 306/1992, convertito con modificazioni dalla l. n. 356/1992 (art. 1, comma 190, della l. n. 228/2012). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento 26 ottobre 2016.




Rinvio pregiudiziale – Articolo 6 TUE – Articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Principio di retroattività della legge penale più favorevole – Cittadini italiani che hanno organizzato l’ingresso illegale nel territorio italiano di cittadini rumeni – Fatti commessi prima dell’adesione della Romania all’Unione – Effetto dell’adesione della Romania sul reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – Attuazione del diritto dell’Unione – Competenza della Corte

L’articolo 6 TUE e l’articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che l’adesione di uno Stato all’Unione non osta a che un altro Stato membro possa infliggere una sanzione penale a coloro che, prima di tale adesione, abbiano commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini del primo Stato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 06 ottobre 2016.




Espropriazione forzata - Estinzione o improcedibilità - Intangibilità dell’assegnazione e dell’aggiudicazione - Composizione della crisi da sovraindebitamento

La disposizione di cui all’articolo 187-bis disp. att. c.p.c. (che prevede l’intangibilità nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari degli effetti dell’aggiudicazione o dell’assegnazione per il caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo) è applicabile anche alle ipotesi di improcedibilità dell’esecuzione individuale derivante dalla instaurazione della procedura di sovraindebitamento ex art. 10 l. n. 3/2012 ed altresì al caso di sopravvenuto sequestro preventivo come misura di prevenzione di cui all’articolo 55 del TU antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 06 luglio 2016.




Opposizione all’esecuzione – Misure di prevenzione ex art. 12 sexies L. 356/92 – Procedure esecutive individuali – Codice Antimafia

Sui beni oggetto di misure di prevenzione e/o sicurezza ai sensi dell’art. 12 sexies, legge n. 356 del 1992 (c.d. confisca allargata), la disciplina dettata dal Nuovo Codice Antimafia è immediatamente applicabile e, di conseguenza, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive da parte dei creditori. (Gabriele Potenza) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 26 maggio 2016.




Rinvio pregiudiziale – Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Decisione quadro 2002/584/GAI – Mandato d’arresto europeo – Articolo 4 bis, paragrafo 1 – Procedure di consegna tra Stati membri – Condizioni di esecuzione – Motivi di non esecuzione facoltativa – Eccezioni – Esecuzione obbligatoria – Pena pronunciata in contumacia – Nozione di “citazione in giudizio ad personam” e di “notifica ufficiale con altri mezzi” – Nozioni autonome di diritto dell’Unione

L’articolo 4 bis, paragrafo 1, lettera a), i), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, quale modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev’essere interpretato nel senso che le espressioni «citato personalmente» e «di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per il processo, in modo tale che si è stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo fissato», che figurano in tale disposizione, costituiscono nozioni autonome del diritto dell’Unione e devono essere interpretate in modo uniforme in tutta l’Unione europea.
2) L’articolo 4 bis, paragrafo 1, lettera a), i), della decisione quadro 2002/584, quale modificata dalla decisione quadro 2009/299, dev’essere interpretato nel senso che una citazione, come quella controversa nel procedimento principale, che non è stata notificata direttamente all’interessato, ma che è stata consegnata, presso l’indirizzo di quest’ultimo, a un adulto convivente che si è impegnato a recapitargliela, senza che il mandato d’arresto europeo permetta di determinare se, ed eventualmente, quando tale adulto abbia effettivamente recapitato tale citazione all’interessato, non soddisfa, da sola, i requisiti enunciati in tale disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 24 maggio 2016.




Pignoramento presso terzi – Pagamento al debitore da parte dei funzionari AUSL in pendenza di ricorso per concordato in bianco, depositato successivamente al pignoramento, sulla base di reiterate richieste del debitore tramite il proprio legale – Configurabilità dei reati di cui agli artt. 388 c.p. “Mancata esecuzione di un ordine del giudice”, 323 c.p. “Abuso d’ufficio”, art. 388 bis c.p. “Violazione colposa dei doveri di custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo” – Esclusione – Assenza dell’elemento soggettivo in relazione agli artt. 388 e 323 c.p. – Assenza di colpa in relazione all’art. 388 bis c.p. – Assenza di elementi di reato a carico del debitore e del suo legale

È infondata la notizia di reato con riferimento alla fattispecie di cui all'art. 388 c.p., avuto precipuo riguardo all'elemento soggettivo, non ravvisandosi dagli atti la volontà, ad opera degli indagati, organi dell'AUSL, di eludere l'esecuzione di un provvedimento del giudice civile e, comunque, di frustrare le esigenze perseguite dal creditore, atteso che deve considerarsi sostanzialmente veritiera la dichiarazione negativa di terzo ex art. 547 c.p.c., dato che i pagamenti effettuati successivamente al pignoramento erano stati eseguiti da parte degli indagati a seguito di reiterate istanze della Farmacia debitrice fondate sulla comprovata presentazione, da parte di quest'ultima, di ricorso prenotativo ex art. 161 comma IV L. Fall., e, successivamente, di istanza per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo.
A prescindere o meno dalla correttezza dell'operato tenuto dagli indagati, può più che fondatamente escludersi nel loro operato la ravvisabilità dell'elemento soggettivo tipizzato dall'art. 388 c.p., il quale postula "la volontà cosciente del colpevole di eludere la esecuzione di un provvedimento del giudice" (Cass., Sez. VI, sentenza n. 25905 del 16.04.2015), oppure di sottrarre la cosa di proprietà sottoposta a pignoramento.
Deve escludersi altresì il dolo in relazione all’art. 323 c.p. dato che non sussistono circostanze che inducano a ritenere che gli atti amministrativi contestati siano stati perpetrati al fine e con la consapevolezza di arrecare alla persona offesa un pregiudizio caratterizzato dal requisito dell'ingiustizia - ovvero, della non spettanza in base alle norme dell'ordinamento giuridico -, tenuto conto dell'assenza di qualsivoglia elemento dal quale inferire la sussistenza di ragioni di risentimento o di malanimo nutriti dagli indagati.
Non sussiste inoltre la fattispecie di cui all'art. 388 bis c.p., non emergendo prova anche del carattere colposo della condotta tenuta dai funzionari dell’AUSL né tantomeno della solo asserita - in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione - "negligenza gravissima".
Da ultimo, non si ravvisano elementi di reità a carico della debitrice, titolare della farmacia, e del di lei legale, essendosi i medesimi limitati a richiedere il pagamento delle somme spettanti alla farmacia sulla base di prospettazioni giuridiche. (Gianluca Dalla Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 11 aprile 2016.




Depenalizzazione ex dlgs. 7 del 2016 – Abolizione di reato – Giudizio di appello – Assoluzione dell’imputato – Capi civili – Revoca – Sussiste – Potere del giudice penale di decidere l’appello agli effetti civili – Esclusione

Il reato di ingiuria è stato depenalizzato e trasformato in illecito (esclusivamente) civile dal d.lgs. 7/2016. L’intervenuta depenalizzazione del reato di ingiuria esonera il giudice dal prendere posizione sulla fondatezza dell’appello agli effetti civili. A differenza, infatti, del coevo d.lgs. 8/2016 (operante un intervento di depenalizzazione mediante conversione in illecito amministrativo di taluni reati), il d.lgs. 7/2016 non contiene una norma che imponga al giudice di decidere sull’appello agli effetti civili malgrado l’assoluzione dell’imputato per il mutamento normativo sopravvenuto e ciò impedisce l’applicazione analogica – che sarebbe in malam partem per l’imputato - dell’art. 578 c.p.p., operante solo per il caso di dichiarazione di estinzione del reato per amnistia o prescrizione. Trattasi di differenza di regime che non appare irragionevole, in quanto la ratio dell’opera di depenalizzazione portata avanti dal d.lgs. 7/2016 è quella di collocare integralmente in ambito privatistico talune controversie prima di rilevanza penale, sicché, grazie all’iniziativa della persona offesa, potrà essere il giudice civile a decidere sulla sussistenza dei presupposti per la condanna dell’odierno imputato al risarcimento del danno e per la conseguente applicabilità delle sanzioni pecuniarie civili di nuova introduzione (di cui è espressamente prevista l’applicazione retroattiva, con il limite del giudicato). Se così non fosse – e se, quindi, il giudice penale, in grado di appello, potesse decidere agli effetti civili sulla fondatezza del gravame – la persona offesa alcun interesse avrebbe più ad agire in sede civile, così frustrandosi la prevista applicazione retroattiva delle sanzioni privatistiche di nuova introduzione (di competenza, appunto, del giudice civile). Nel caso, invece, della conversione in illecito amministrativo, la previsione da parte del d.lgs. 8/2016 di un regime analogo a quello previsto dall’art. 578 c.p.p. ben si giustifica con il fatto che l’eventuale pretesa risarcitoria della persona offesa nessuna tutela potrebbe avere dinanzi all’Autorità Amministrativa, a cui il giudice penale deve rimettere gli atti nell’assolvere l’imputato perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza 26 febbraio 2016.




Sequestro ex art. 20 d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Criteri di liquidazione onorari amministratore giudiziario – Valore dei “beni costituiti in azienda” – Applicazione art. 3 comma I lett. a) d.P.R. n. 177/2015

Sequestro ex art. 20 d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Acconto onorari amministratore giudiziario ex art. 42, 5° comma d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Criteri di quantificazione dell’acconto


Nella quantificazione degli onorari spettanti all’amministratore giudiziario, nominato nell’ambito di una procedura di sequestro antimafia, il valore dei “beni costituiti in azienda” di cui all’art. 3 comma I lett. a), d.P.R. n. 177/2015, è rappresentato dall’attivo “contabile”, come risultante dall’ultimo bilancio approvato nel corso della procedura e/o dall’ultima situazione contabile patrimoniale disponibile. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

L’acconto sugli onorari spettanti all’amministratore giudiziario, nominato nell’ambito di una procedura di sequestro antimafia, deve essere quantificato nella quota parte, per il periodo di attività svolta, del corrispettivo totale liquidabile per la ipotizzata durata massima della procedura prospettata dal legislatore delegato (ossia 30 mesi). (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 15 febbraio 2016.




Reato di omesso versamento di ritenute – Riduzione delle soglie di punibilità ex art.7 D.Lgs. n.158/2015 – Sentenza di condanna irrevocabile per omesso versamento di importi inferiori alle nuove soglie – Revocabilità – Sussiste

Si deve ritenere che la recente modifica legislativa, intervenuta su uno degli elementi costitutivi del reato – la soglia di punibilità – abbia ristretto la portata applicativa dell’art.10 bis D. L.vo 74/00 a soltanto alcuni dei fatti ad esso precedentemente riconducibili, con la conseguenza che la nuova norma ha comportato la sostanziale abrogazione della fattispecie nella parte riferita a fatti che non comportano il superamento delle nuove soglie.
Con riferimento a tali fatti, penalmente non più rilevanti, non vi è alcuna continuità normativa ma una abolitio criminis che consente di ritenere applicabile, nel caso di sentenza di condanna irrevocabile, la disposizione di cui all’art.2, comma 2, c.p..
La sentenza pronunciata dovrà pertanto essere revocata ai sensi dell’art.673 comma 1 c.p.p., dichiarando che il fatto non è più previsto dalla legge come reato. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 01 febbraio 2016.




Sequestro di prevenzione ex d.lgs. n. 159 del 2011 – Dichiarazione di fallimento – Rapporti

Sequestro di prevenzione ex d.lgs. n. 159 del 2011 – Sequestro di società – Esclusione

Sequestro di prevenzione ex d.lgs. n. 159 del 2011 – Sequestro di azienda – Sequestro di partecipazioni sociali – Effetti – Poteri dell’amministratore giudiziario – Rappresentanza legale della società


Non può considerarsi fattore ostativo alla dichiarazione di fallimento la circostanza che tutti i beni aziendali siano sottoposti a sequestro dall’Autorità giudiziaria penale, in quanto, secondo il sistema delineato dall’art. 63 del D.l.gs. n. 159/2011, l’inesistenza di una massa attiva che possa essere attratta alla procedura fallimentare è verificabile solo ex post dagli organi del fallimento, una volta aperto il concorso, non potendo quell’inesistenza essere fatta oggetto di valutazione sommaria in sede prefallimentare. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La previsione di un sequestro preventivo che abbia ad oggetto una società, così come contemplato dall’art. 104 bis disp. att. c.p.p., costituisce riferimento lessicale non coerente con l’intero ordinamento societario e vale, con tutta probabilità, a descrivere, sul piano empirico, il sequestro della totalità delle partecipazioni sociali unitamente al patrimonio aziendale e, con esso, lo svuotamento di ogni potere gestorio da parte degli organi societari sul complesso dei beni sociali. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il sequestro delle partecipazioni sociali e dell’azienda non ha alcuna influenza sull’organizzazione della società e sugli organi sociali che restano immutati. Pertanto, va escluso che il sequestro delle partecipazioni sociali e dell’azienda abbia l’effetto di sostituire gli amministratori volontari con l’amministratore giudiziario, il quale, da un lato, non diviene legale rappresentante della società e, dall’altro, può gestire l’azienda oggetto di spossessamento ed esercitare i diritti incorporati nella partecipazione sociale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 25 gennaio 2016.




Usura – Sospensione dei termini per i processi esecutivi ex L.44/99

Qualora le indagini preliminari abbiano ottenuto un riscontro per il reato di cui all’art.644 codice penale, va conseguentemente accolta la richiesta di sospensione degli atti esecutivi concernenti le procedure pendenti a carico di coloro che rivestono il ruolo di parte offesa del reato. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 20 gennaio 2016.




Usura - Accertamento - Ordinanza di integrazione delle indagini

Nell’ambito di un procedimento penale volto ad accertare il reato di usura, va rigettata la richiesta di archiviazione del PM motivata sul fatto che la CTU - affidata ad un esperto in materia non «estraneo alla Banca d’Italia» - abbia escluso la ricorrenza dell’usura mediante un calcolo che non tenga conto degli interessi di mora.

Nel caso di specie, il GIP ha disposto una nuova CTU da affidare «ad esperto in materia estraneo alla Banca d’Italia», che accerti gli effettivi tassi pattuiti ed applicati al rapporto comprendendovi anche l’insoluto; dovendo poi spiegare il CTU in modo più specifico le ragioni dell’esclusione dei c.d. interessi moratori dalla base di calcolo del tasso soglia. (Federica Lazzoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 19 gennaio 2016.




Processo Civile – Espropriazione forzata in genere – Ipoteca – Sequestro preventivo penale ex art. 321 c.p.p. posteriore al pignoramento – Art. 1, co. 194 ss. L. 228/2012 – Art. 55 del D.lgs. 159/11 – Rapporti

Nell’ipotesi di sequestro preventivo penale ai sensi dell’art. 321 c.p.p. e, quindi, esclusi i casi di sequestro disposto ai sensi dell’art. 55 del D.lgs. 159/11 (codice antimafia), fino a quando non sia disposta la confisca, non sussistono valide ragioni per fermare la procedura esecutiva che, dunque, potrà liberamente proseguire. In tale fattispecie, pertanto, il pignoramento immobiliare instaurato dal creditore ipotecario, prevale sul sequestro preventivo penale trascritto successivamente. (Giuseppe Cudoni) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari 02 novembre 2015.




Sequestro ex art. 321 c.p.p. – Sequestro di azienda – Prosecuzione contratti – Pagamento debiti precedenti al sequestro – Applicazione dell’art. 56, 3° comma d.lgs. 159/2011  e 74 l.f.

Sequestro ex art. 321 c.p.p. – Sequestro di azienda – Effetti – Poteri dell’amministratore giudiziario – Finalità della custodia


Il combinato disposto degli artt. 56, 3° comma d.lgs. 159/2011 (c.d. codice antimafia) e 74 l.f., applicabile anche al sequestro di azienda ex art. 321 c.p.p., consente, in caso di prosecuzione dei contratti e di continuazione della attività aziendale, il pagamento dei crediti maturati prima del sequestro e nascenti dai contratti proseguiti, prescindendo dalla successiva fase di verifica del credito, purché si operi una preliminare valutazione informale di buona fede e fermo restando il diritto dell’amministratore giudiziario a richiedere la restituzione delle somme ai sensi dell’art. 61, comma 10, d.lgs. 159/2011. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)

Il sequestro ex art. 321 c.p.p. dell’azienda non comporta il trasferimento di quest’ultima all’amministratore giudiziario, il quale è chiamato ad amministrare l’azienda “per conto di spetta” nella prospettiva di garantire la utile prosecuzione dell’attività di impresa sul mercato, a salvaguardia della sua utilità economica, dei livelli occupazionali e nella prospettiva di incremento della redditività del bene, peculiare della procedura di prevenzione e speculare a quella della procedura fallimentare. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 05 ottobre 2015.




Attività promozionale e commerciale svolta a mezzo telefono - Rifiuto del destinatario - Petulanza - Presupposti

Le continue telefonate sulle utenze private e professionali fatte senza autorizzazione del destinatario per scopi promozionali e commerciali possono, in determinate circostanze, essere caratterizzate dalla petulanza ed interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà delle persone e, in presenza del rifiuto espresso dal destinatario, non può essere applicata l'esimente dell'esercizio di un diritto. (Carlo G. Alvano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 18 settembre 2015.




Sequestro finalizzato alla confisca (codice antimafia) – Accertamento pretesa creditoria in sede civile – Ammissibilità

L’accertamento della pretesa creditoria a fronte di una confisca non ancora definita rende inapplicabile l’accertamento incidentale in sede penale ex art. 52 cod. antimafia.
 
E’ onere dell’amministratore giudiziario dare la prova positiva dei rapporti illeciti o almeno sospetti tra le parti non potendosi pretendere la prova negativa da parte del creditore istante. (Giuseppe Testa) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 22 luglio 2015.




Usura - Sospensione dei termini a favore di soggetti vittime dell'usura - Effetti - Decorrenza

Il termine di sospensione di cui all'articolo 20 della legge 18 marzo 1900, n. 44, disposizione che ha effetto sui termini sugli adempimenti in scadenza connessi al processo esecutivo, decorre dal momento in cui viene presentata l'istanza all'autorità che può dare concreta attuazione alla sospensione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha fissato la decorrenza del termine dalla presentazione dell'istanza di sospensione al Procuratore della Repubblica). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 22 luglio 2015.




Usura - Indagini preliminari - Archiviazione per i funzionari locali della banca e iscrizione nel registro degli indagati dei vertici dell'istituto

Può essere accolta la richiesta di archiviazione avanzata dagli indagati per il reato di usura che siano funzionari della banca a livello locale, in quanto gli stessi non hanno una reale possibilità di influire sulla determinazione dei tassi di interesse e delle clausole contrattuali che vengono invece definite a livello centrale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Giudice Indagini Preliminari Campobasso 19 maggio 2015.




Usura - Sospensione dei termini processuali - Parere favorevole del pubblico ministero - Sospensione della procedura esecutiva

Il provvedimento favorevole del pubblico ministero ai sensi dell'articolo 20, comma 7, della legge n. 34 del 1999, come modificato dall'articolo 2 della legge numero 3 del 2012, comporta la sospensione della procedura esecutiva nei confronti del soggetto vittima dell'usura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 14 maggio 2015.




Giudizio immediato – Criteri di interpretazione delle intercettazioni telefoniche e telematiche – Dichiarazioni autoaccusatorie ed eteroaccusatorie – Rilevanza

Formulazione capo d’imputazione – Mancanza di indicazione precisa della norma violata e oggetto della condotta – Violazione art. 417 co. 1 lett. b) c.p.p., interpretato in modo conforme al principio del “giusto processo” sancito dagli artt. 111, 117 Cost., 6 C.E.D.U – Sussistenza


I criteri concernenti la valutazione delle intercettazioni delle comunicazioni telefoniche devono tener conto, in particolare, della identificazione dei soggetti, della comprensione e corretta interpretazione del linguaggio utilizzato nel suo significato letterale e della comprensione, tramite l’utilizzo di criteri di comune esperienze, del significato effettivo del linguaggio caratterizzato sia da riferimenti allusivi sia da termini criptati diretti a dissimulare il reale oggetto del colloquio.
In materia d’intercettazioni telefoniche non trovano applicazione gli artt. 62 e 63 c.p.p., in quanto le ammissioni di circostanze indizianti, fatte spontaneamente dall'indagato nel corso di una conversazione telefonica la cui intercettazione sia stata ritualmente autorizzata, non sono assimilabili alle dichiarazioni da lui rese nel corso dell'interrogatorio dinanzi all’autorità giudiziaria o a quello di polizia giudiziaria, né le registrazioni e i verbali delle conversazioni telefoniche sono riconducibili alle testimonianze “de relato” sulle dichiarazioni dell’indagato, in quanto integrano la riproduzione fonica o scritta delle dichiarazioni stesse di cui rendono in modo immediato e senza fraintendimenti il contenuto (Cass. Sez. VI, sent. n. 317 del 29-03-1994, Cuozzo).
In ogni caso le dichiarazioni con le quali un soggetto si accusa della commissione di reati hanno integrale valenza probatoria (Cass. Sez. V, sent. n. 27656 del 09-07-2001, Corso). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il par. 1 dell’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU), afferma il generale principio del processo equo che impone di dare un’informazione completa e dettagliata dell’accusa al soggetto indagato/accusato, mentre il par. 3 alla lett. a) estende il diritto di informazione dell’accusato ad avere notizia sull’addebito sia per quanto concerne i fatti materiali sia per il loro inquadramento giuridico e alla lett. b) tutela il diritto dell’accusato a preparare la propria difesa in maniera effettiva pure in relazione alle questioni di diritto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

L’art. 417 co. 1 lett b) nel regolare il potere della Pubblica Accusa di formulare l’imputazione ha la funzione, nella dialettica del processo penale connotata dalla relazione tra l’autorità giudiziaria e le parti processuali, di consentire al giudice, nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale, di individuare con precisione le norme giuridiche applicabili e all’imputato di potersi difendere sia sotto il profilo della qualificazione giuridica del fatto sia sul piano dell’esatta ricostruzione dei fatti oggetto del processo e deve essere interpretato in modo conforme ai canoni costituzionali e, precisamente, al principio del giusto processo, fissato dall’art. 111 Cost. e dall’art. 6 C.E.D.U. richiamato  dall’art. 117 Cost. (cfr. Corte europea  diritti dell’uomo, 01-03-2001, Dallos c. Ungheria).  (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

L’art. 521 c.p.p. delinea il contenuto e i limiti del potere del giudice è conforme al principio del giusto processo previsto dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e con il significato che ad esso viene dato dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo nel rispetto delle condizioni che saranno di seguito analizzate (C eur. dir. umani, Grande Camera, 25 marzo 1999, Pélissier e Sassi c. Francia, par. 51; Sez. II, 1 marzo 2001, Dallos c. Ungheria, par. 47; 20 settembre 2001, Lakatosc. Ungheria ; Sez. I, 20 aprile 2006, I.H. c. Austria; Sez. II, 11 dicembre 2007, Drassich c. Italia). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 17 aprile 2015.




Omesso versamento dell'Iva e delle ritenute - Presentazione in epoca anteriore alla scadenza di domanda di concordato preventivo - Scriminante

In tema di reato di cui all'articolo 10 bis e 10 ter del decreto legislativo n. 74 del 2000 (omesso versamento dell'Iva e delle ritenute operate), la presentazione di domanda di concordato preventivo (ammessa dal tribunale competente e sfociata in un accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 bis LF) che abbia avuto luogo in epoca anteriore alla scadenza dei pagamenti può costituire, dal punto di vista soggettivo, una scriminante del reato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 15 marzo 2015.




Sequestro di prevenzione ex d.lgs n. 159 del 2011 - Rapporto con l'espropriazione individuale - Bene già aggiudicato all'acquirente per il quale non sia ancora stato emesso il decreto di trasferimento - Improseguibilità della procedura - Revoca dell'aggiudicazione - Restituzione agli aggiudicatari delle somme versate a saldo prezzo

Qualora venga sottoposto a sequestro di prevenzione (cui sia applicabile il decreto legislativo n. 159 del 2011 - cd. codice o testo unico antimafia) un bene già aggiudicato in sede di espropriazione individuale e per il quale non sia ancora stato emesso il relativo decreto di trasferimento, il giudice dell'esecuzione dichiara l'improseguibilità della procedura esecutiva ai sensi dell'articolo 55 del decreto legislativo citato, revoca l'aggiudicazione dei beni dei quali è stato disposto il sequestro di prevenzione e, qualora sia stato effettuato il pagamento a favore del creditore fondiario, ordina a questi la restituzione in favore degli aggiudicatari delle somme versate a titolo di saldo prezzo, liquidando infine i compensi in favore del custode giudiziario e del delegato alle operazioni di vendita.

Prima del loro deposito in cancelleria, i decreti di trasferimento sono da considerarsi alla stregua di mere bozze informali, prive di alcuna valenza giuridica, essendo principio generale che, in mancanza di attestazione di deposito, l'atto del giudice non assurge alla dignità di provvedimento o quantomeno è privo di qualsivoglia rilevanza processuale. Ne consegue che non è in alcun modo sindacabile la scelta del giudice di non provvedere al deposito in cancelleria del suo provvedimento, o quanto meno la stessa non integra una revoca del medesimo.

Nell'ambito della procedura di espropriazione individuale, è il decreto di trasferimento del giudice, il quale ha natura di atto esecutivo, che determina l'effetto traslativo del diritto, ai sensi dell'articolo 586 c.p.c., a favore dell'aggiudicatario, il quale, prima della pronuncia di detto decreto, non può considerarsi titolare di un diritto al trasferimento ma piuttosto titolare di un mero interesse o aspettativa alla definizione della vendita nel rispetto dei limiti, delle condizioni e delle regole previste dall'ordinamento giuridico.

La materia dei rapporti fra misure di prevenzione patrimoniali e altri vincoli di natura civilistica è ormai improntata alla regola della tendenziale prevalenza della prima sui secondi, tenuto conto del preminente interesse dell'ordinamento - una volta riscontrati i presupposti per la sottoposizione di un bene a sequestro - a concentrare in sede penale sia ogni questione relativa all'accertamento e alla tutela dei possibili diritti dei terzi sul bene (tramite l'accertamento della buona fede e l'ammissione del credito ai sensi degli articoli 52 e seguenti del decreto legislativo n. 559 del 2011), sia la scelta delle modalità di liquidazione del bene (è indicativo, infatti, che l'articolo 48 del d.lgs citato, pur prevedendo la possibilità di alienazione a terzi del bene confiscato, limiti significativamente le prospettive di liquidazione subordinandole ad una verifica della meritevolezza dell'assegnatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 06 marzo 2015.




Patrocinio a spese dello Stato – Vittime di reati di mafia – Applicabilità dell’art. 10 legge 206 del 2004 – Esclusione

Ai sensi dell’art. 10 della L. n. 206/2004, nei procedimenti penali, civili, amministrativi e contabili, il patrocinio delle vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice o dei superstiti è a totale carico dello Stato, prescindendosi da qualsiasi preventiva istanza di ammissione al patrocinio statale nonché dai limiti reddituali di cui al D.P.R. n. 115/2002; tale disposizione non è estensibile anche alle vittime di reati di mafia, non essendo espressamente richiamata dall’art. 34 D.L. n. 159/2007, conv. con mod. in L. n. 222/2007. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro 20 febbraio 2015.




Sostituto d'imposta - Ritenute - Omesso pagamento - Consegna delle certificazioni - Prova

La prova che il sostituto d'imposta abbia operato la trattenuta e non abbia poi versato il relativo importo all'Amministrazione finanziaria non esime il magistrato dal valutare se il pubblico ministero abbia fornito la prova dell'avvenuta consegna ai sostituti delle relative certificazioni. (Antonio Bolognese) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 03 febbraio 2015.




Usura - Reato - Sequestro preventivo dell'immobile oggetto di esecuzione - Ammissibilità

Qualora, sulla base di consulenza tecnica, sia ravvisabile il fumus del delitto di usura di cui all'articolo 644 c.p. e vi sia urgenza di intervenire al fine di evitare la vendita, in sede di esecuzione immobiliare, dell'immobile destinato ad abitazione delle parti lese, la quale determinerebbe l'aggravamento e la protrazione delle conseguenze dannose del reato, è possibile disporre, ai sensi dell'articolo 321 e seguenti c.p.p., il sequestro preventivo dell'immobile medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 gennaio 2015.




Segregazione in trust - Sequestro preventivo dei beni segregati - Esclusione - Elementi indiziari della segregazione apparente

Segregazione in trust - Natura fittizia della costituzione del trust - Elementi sintomatici per escludere la natura truffaldina dell'operazione - Fattispecie


I beni costituiti in trust (dei quali il trustee diviene proprietario e gestore sino alla restituzione degli stessi, alla scadenza del trust, ai soggetti indicati come beneficiari finali) non possono formare oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, a meno che non sussistano elementi indiziari sintomatici del fatto che il proprietario continui ad amministrarli in veste di trustee, conservandone la piena disponibilità, ovvero che tale disponibilità "uti dominus" persista, indipendentemente dalla titolarità apparente del diritto in capo a terzi che assumono la veste formale di trustee. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

È possibile escludere la natura fittizia della costituzione in trust di determinati beni e che abbia, quindi, natura truffaldina l'operazione negoziale mediante la quale un determinato soggetto ha assunto la qualifica di trustee qualora:
- l'originario proprietario non rivesta la qualifica di trustee e, pur rivestendo quella di guardiano del trust, abbia un mero diritto di informativa circa gli atti di disposizione dei beni confluiti in trust che siano autonomamente deliberati dal trustee ed il guardiano non abbia alcun potere di revoca del trustee il medesimo;
- il trust abbia lo scopo dichiarato di mantenere il patrimonio intatto per gli eredi diretti del proprietario e beneficiari dello stesso siano le figlie o, in caso di premorienza, i discendenti in linea retta delle stesse, posto che il vincolo appena descritto corrisponde pienamente alle tipiche finalità dell'istituto in questione, implicando l'esclusione di qualsiasi potere di deviazione dallo scopo prefissato in capo al proprietario e, di conseguenza, di possibili vantaggi patrimoniali a suo favore, non essendo egli tra i beneficiari finali del trust;
- i beni costituiti in trust siano utilizzati dai membri della famiglia del proprietario ove ciò avvenga sulla base di contratti di affitto regolarmente registrati dei quali il trustee non ha potuto che prendere atto;
- la irrevocabilità del trust unitamente alla piena discrezionalità del trustee nell'espletamento delle proprie funzioni e nell'esercizio della facoltà di cessione dei beni, la previsione di un compenso professionale in suo favore e la facoltà di revoca del trustee solo in capo ai beneficiari di reddito e solo per giusta causa;
- il trustee sia un operatore professionale del settore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 10 gennaio 2015.




Concordato Preventivo – Crediti contestati – Trattamento degli stessi nella proposta di concordato – Regolazione del diritto di voto – Disciplina – Distinzione

Concordato Preventivo – Trattamento nel piano del creditore con ipoteca non consolidata – Collocazione privilegiata del relativo credito – Ammissibilità

Concordato preventivo – Concordato misto – Continuità aziendale e liquidazione di beni non funzionali all'impresa – Applicazione della disciplina più confacente alle varie parti del piano

Concordato preventivo – Concordato misto – Nomina del liquidatore giudiziale nella persona del commissario giudiziale o nella persona del liquidatore della società – Inammissibilità – Conflitto di interessi – Sussistenza – Incompatibilità ex art. 28 L.F.

Concordato preventivo – Codice Antimafia (D. Lgs. 6 settembre 2011 n.159) – Provvedimento di confisca intervenuto nella fase di esecuzione del concordato – Destinazione ai creditori concordatari del 60 % del ricavato della vendita del bene confiscato


Non va confusa la disciplina del voto da attribuire ai crediti contestati rispetto al trattamento riservato agli stessi all’interno della proposta concordataria.
Quanto al primo profilo, la presentazione del concordato non può costituire un pregiudizio per il debitore sul piano della possibilità di contestare la fondatezza di pretese economiche avanzate da terzi nei suoi confronti.
L’art. 2424 bis terzo comma c.c. offre in tal senso un criterio valido anche in ambito concordatario; in particolare, detto articolo impone in linea generale di iscrivere nel passivo dello stato patrimoniale un fondo se sia certo o anche solo probabile che in futuro vi sarà una perdita o maturerà un debito allo stato non agevolmente determinabile nell’ammontare e/o nella data di insorgenza; è necessario invece menzionare nella nota integrativa l’esistenza del rischio che l’impresa sia chiamata a pagare un debito contestato possibile, mentre non vi è l’obbligo di iscrizione del rischio remoto, vale a dire del rischio che ha scarsissime possibilità di verificarsi.
Allo stesso modo in ambito concordatario i crediti contestati andranno inclusi nella relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa ai sensi dell’art. 161 secondo comma lett. a) l. fall, ma saranno ammessi al voto, in parallelo con quanto avviene in sede di redazione dello stato patrimoniale, solo qualora la loro esistenza possa ritenersi probabile.
Il legislatore ha così espressamente previsto la possibilità che il debitore o un suo creditore contestino la sussistenza o l’ammontare di un credito incluso o meno nell’elenco rettificato dal Commissario ex art. 171 primo comma l. fall. attribuendo al Giudice Delegato il potere di statuire in ordine ad esso, esercitando un sindacato di verosimiglianza e probabilità, unicamente ai fini della partecipazione del titolare al voto, ex art. 176 l. fall.
Rispetto al trattamento da riservare all’interno della proposta concordataria ai crediti contestati è necessario invece sottolineare come il debitore sia l’unico arbitro del contenuto della stessa, che non può essere in alcun modo integrata dal G.D. alla procedura o dal Tribunale.
Dunque il debitore ha l’obbligo di rendere manifesta l’esistenza del credito in contestazione ai creditori ma ha il diritto di non prevedere alcun pagamento se ritiene che lo stesso non sia dovuto; saranno poi i creditori, nell’ambito del giudizio di fattibilità economica del piano loro riservato, a valutare il rischio che il debitore rimanga invece soccombente e che di conseguenza si ampli il novero dei crediti da soddisfare con l’attivo disponibile.
(Fattispecie in cui la società debitrice, pur rappresentando ai creditori l’esistenza di debiti contestati derivanti da imposta di registro e da comunicazione di irregolarità a seguito di liquidazione del modello IVA per il 2011, ha ritenuto di non dover indicare questi importi fra le passività potenziali). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

L’orientamento della giurisprudenza di legittimità in ordine alla non opponibilità al fallimento del decreto ingiuntivo privo della dichiarazione di esecutorietà apposta in epoca anteriore all’inizio della procedura (si veda in questo senso, ex multis, Cass. 13.1.2014 n.2112) trova giustificazione in funzione dell’insinuazione al passivo fallimentare del relativo credito e si fonda sulla non opponibilità alla massa dei creditori di un credito e della relativa iscrizione ipotecaria che non abbia acquisito il crisma del giudicato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, ma non può estendersi in ambito concordatario, dove il debitore rimane in bonis e deve giocoforza far fronte ai titoli di prelazione legittimamente acquisiti nei suoi confronti, a prescindere dalla loro definitività alla data dell’avvio della procedura.
(Fattispecie di concordato preventivo in cui la società proponente ha considerato in privilegio un credito assistito da ipoteca iscritta in forza di decreto ingiuntivo solo provvisoriamente esecutivo). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Al concordato c.d. misto, il quale preveda cioè sia la continuità aziendale sia la liquidazione di determinati elementi dell'impresa, deve essere applicata la disciplina volta a volta più confacente con la porzione di piano concordatario che viene in esame, facendo così applicazione in ambito concorsuale della generale disciplina del contratto misto, attesa la natura negoziale del piano concordatario approvato dalla maggioranza dei creditori (si veda, Cass. sez. un. 12.5.2008 n. 11656).
(Fattispecie di concordato preventivo in cui l’elemento prevalente è rappresentato dalla liquidazione del patrimonio immobiliare, essendo la continuità aziendale funzionale alla migliore gestione dello stesso. Il Tribunale osserva, alla luce di quanto statuito, “che nella fase esecutiva del concordato l’imprenditore avrà la disponibilità dei beni e si farà carico della gestione dell’impresa, avendo cura di non intralciare in alcun modo la dismissione del compendio mobiliare e immobiliare; i liquidatore giudiziali invece si preoccuperanno della liquidazione degli assets costituenti l’attivo, si faranno carico dell’organizzazione della relativa attività e del riparto delle risorse così ottenute; il nominando comitato dei creditori avrà voce per l’autorizzazione delle sole operazioni ricollegate alla dismissione del compendio costituente l’attivo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

L’ufficio di liquidatore giudiziale non può essere assunto dalla persona già in carica come liquidatore della società ovvero che abbia svolto il pregresso ruolo di commissario giudiziale, il quale non può cumulare la funzione gestoria con quella di sorveglianza dell’adempimento del concordato (cfr. Cass. 1237/2013). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

La semplice richiesta  di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal Pubblico Ministero nelle more del giudizio non è astrattamente idonea a compromettere la fattibilità economica del concordato. Il codice antimafia disciplina i rapporti fra fallimento e provvedimenti di sequestro o confisca, prevedendo che la confisca dei beni aziendali prevale sulla disciplina concorsuale, in quanto deve essere privilegiato l’interesse pubblico perseguito dalla normativa antimafia rispetto all’interesse meramente privatistico della par condicio creditorum perseguito dalla normativa fallimentare; in questa prospettiva i beni assoggettati a sequestro o confisca sono esclusi dalla massa attiva del fallimento.
Se l’imprenditore proponente il concordato è destinatario della proposta di una misura di prevenzione patrimoniale, egli non si sottrae alla disciplina che regola la gestione del patrimonio di un qualsiasi soggetto in bonis, con l’unica differenza che la sua esposizione debitoria andrà considerata, ex art. 184 l. fall., nella misura falcidiata all’esito della procedura concorsuale minore.
In caso di provvedimento di confisca ci sarà un definitivo pregiudizio all’esecuzione del concordato, dal momento che i terzi potranno comunque veder destinata alla loro soddisfazione solamente una percentuale (60%) del ricavato dalla vendita dei beni sequestrati o confiscati, secondo il limite previsto dal successivo art. 53 del D. Lgs. 159/2011, di modo che anche una liquidazione dell’attivo che rispetti le previsioni di piano non sarebbe comunque sufficiente a soddisfare nella misura promessa il ceto creditorio.
(L’art. 53 del D. Lgs. 159/2011, come modificato dalla legge 147/2013, prevede che “ I crediti per titolo anteriore al sequestro, verificati ai sensi delle disposizioni di cui al capo II, sono soddisfatti dallo Stato nel limite del 60 per cento del valore dei beni sequestrati o confiscati, risultante dalla stima redatta dall'amministratore o dalla minor somma eventualmente ricavata dalla vendita degli stessi”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì 24 dicembre 2014.




Reato di omesso versamento ritenute INPS – Crisi di liquidità – Esclusione elemento soggettivo – Rilevanza

Va assolto dal reato di omesso versamento delle ritenute INPS l'imputato che ha adottato tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il proprio patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di liquidità, le somme necessarie ad assolvere al debito contratto nei confronti dell'INPS, senza esservi riuscito per cause indipendenti alla propria volontà e a lui non imputabili. (Luca Scaricaciottoli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 02 dicembre 2014.




Sequestro preventivo, bonifica, messa in sicurezza ed aggravamento del danno ambientale – Intervenuto fallimento della società proprietaria dei beni sottoposti a sequestro preventivo – Ordinanza di revoca del sequestro preventivo – Rilascio dei beni in favore dei curatori fallimentari – Riesame reale avverso il provvedimento di revoca del sequestro preventivo

Fallimento – Mancanza di fondi – Tutela della salute dell’ambiente e dell’incolumità pubblica – Aree da bonificare di pertinenza del fallimento già sottoposte a sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. – Non tutelabilità da parte del fallimento dei superiori interessi pubblici – Tutela dei creditori fallimentari – Giudizio di bilanciamento di interessi – Prevalenza dell’interesse penale


Qualora una procedura fallimentare non sia dotata, neppure in previsione, di sufficienti risorse finanziarie per svolgere tutte le attività di gestione dinamica e statica delle aree sottoposte a sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. solo il mantenimento del vincolo penale è in grado di garantire l’esecuzione di adempimenti di particolare rilievo a tutela della salute, dell’ambiente e dell’incolumità pubblica con conseguente prevalenza delle ragioni sottese al vincolo reale, rispetto all’interesse dei creditori fallimentari. (Raffaella Mancini) (riproduzione riservata)

Le esigenze cautelari tutelate dal sequestro preventivo si ritengono prevalenti rispetto agli interessi perseguiti dalla procedura fallimentare qualora vi sia la necessità di effettuare adempimenti di particolare rilievo a tutela della salute, dell’ambiente e dell’incolumità pubblica, che esporrebbero la procedura fallimentare ad ingenti oneri insostenibili. (Raffaella Mancini) (riproduzione riservata)

Le ragioni dei creditori fallimentari, anziché essere tutelate, potrebbero essere frustrate qualora il curatore fallimentare debba sostenere ingenti oneri per l’acquisizione di beni sottoposti a sequestro preventivo a fronte di un’incerta e futura possibilità di realizzo di attivo fallimentare. (Raffaella Mancini) (riproduzione riservata)

Qualora gli organi fallimentari non siano in grado di sostenere un enorme dispendio di energie di natura economica che l’apprensione dei beni sottoposti a sequestro preventivo comporta per lo svolgimento di attività di gestione e di bonifica dei detti beni, sussiste una prevalenza delle ragioni sottese al vincolo reale rispetto a quelle attinenti alla tutela degli interessi dei creditori nella procedura fallimentare. (Raffaella Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 13 ottobre 2014.




P.M. - Proroga della sospensione ex art.20 L.44/1999 - Abnormità - Potere di accertamento del Giudice

L’art. 20 L.44/1999 non conferisce al PM il potere di prorogare oltre il periodo stabilito dalla norma la sospensione dei termini di pagamento e processuali. Ne discende come l’atto del PM che disponga una tale proroga debba stimarsi abnorme e debba dunque essere considerato tamquam non esset dal Giudice. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 08 ottobre 2014.




Concordato preventivo - Relazione del professionista - Reato di false attestazioni e relazioni di cui all’articolo 236 bis L.F. - Omessa verifica di dati rilevanti per la fattibilità del piano - Misura cautelare dell’interdizione all’esercizio della professione

Sussistono gravi indizi di colpevolezza per il delitto di cui all’articolo 236 bis L.F. in capo al professionista attestatore che, nella relazione di cui all’articolo 161, comma 3, L.F. provveda a verificare l’esistenza e l’affidabilità della società offerente una garanzia di rilevante entità sulla quale si fonda la proposta di concordato e che, allo stesso modo, non verifichi l’identità del legale rappresentante di detta società che ha sottoscritto la dichiarazione di disponibilità di cui sopra e che, ciò nonostante, si esprima in termini di certezza sulla fattibilità dell’operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 16 luglio 2014.




Omesso pagamento del termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale delle ritenute - Reato di cui all’articolo 10 bis del d.l.vo 74/2000 - Dimostrazione dell’impossibilità di far fronte al pagamento

Va assolto dal reato di cui all’articolo 10 bis del decreto legislativo n. 74 del 2000 l’imprenditore che abbia fatto tutto il possibile possibile per far fronte alle scadenze anche mediante il sacrificio di beni personali dando così dimostrazione dell’imprevedibile ed insormontabile ore ostacolo a fronte al pagamento di in contestazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro 08 luglio 2014.




Usura – Interessi moratori – Tasso soglia

Usura – Interessi moratori – Tasso soglia

Usura – Interessi moratori – Tasso soglia


Al fine di accertare la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato di usura è necessario - come ribadito dall’ormai consolidato orientamento della Cassazione civile - rilevare gli interessi moratori: la norma di interpretazione autentica (d.l. n. 394/2000) della legge sull’usura, infatti, prevede espressamente che, al fine di verificare l’eventuale superamento del «tasso soglia», vanno calcolati gli interessi a qualunque titolo convenuti (anche moratori, quindi). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Nel calcolo finalizzato alla verifica del superamento del «tasso soglia», il tasso degli interessi corrispettivi va sommato alla maggiorazione (c.d. «spread») prevista per la determinazione del tasso moratorio; e non al tasso moratorio stesso. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La soglia di usura cui confrontare il tasso «maggiorato» (: il tasso degli interessi corrispettivi, cui si aggiunge lo «spread» previsto per la determinazione del tasso moratorio) è il «tasso soglia» di cui alle rilevazioni trimestrali, privo di qualsiasi addizione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 10 giugno 2014.




Iva - Omesso versamento - Reato - Fatti commessi sino al 17 settembre 2011 - Illegittimità costituzionale

In base alla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2014, la quale ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, deve essere assolto l'imputato che, con riferimento a fatti commessi sino al 17 settembre 2011, ha omesso di versare l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo d'imposta, ad euro 103.291,38. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bari 19 maggio 2014.




Fallimento - Sequestro ex articolo 64 decreto legislativo n. 159/2010, Codice antimafia - Socio illimitatamente responsabile - Separazione - Indicazione delle spese di liquidazione già sostenute - Separazione dalle spese di liquidazione dei beni della massa del socio in proprio e da quelle relative ai beni non sottoposti a sequestro

Ove venga disposto il sequestro dei beni di un socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita ai sensi dell'articolo 64 del cd. Codice antimafia, dovrà disporsi la separazione dei beni sequestrati dalla massa attiva del fallimento e la consegna degli stessi all'amministratore giudiziario, con indicazione dettagliata delle spese di liquidazione già effettuate con riferimento ai beni sequestrati, allo scopo di tenerle separate da quelle relative alla sola massa del socio illimitatamente responsabile in proprio e da quelle riferibili ai beni non sottoposti a sequestro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 29 aprile 2014.




Reato ex articolo 10 bis d.lgs. 74/2000 - Concordato preventivo - Transazione fiscale che prevede l'integrale pagamento dell'Iva - Adesione dell'agenzia delle entrate - Fatto non costituente reato.

Deve essere assolto dal reato previsto dall'articolo 10 bis del decreto legislativo n. 74 del 2000, perché il fatto non costituisce reato, l'imprenditore che non sia in grado di rispettare il termine del pagamento dell'imposta a causa di uno stato di crisi e di illiquidità incolpevole talmente grave e che abbia presentato domanda di concordato preventivo con transazione fiscale, alla quale l'agenzia delle entrate abbia aderito, e che preveda il pagamento integrale, sia pure dilazionato, del debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 31 marzo 2014.




Reato di omesso versamento dell'Iva - Elemento psicologico - Illegittimo prelievo da parte della banca delle somme all'uopo accantonate.

Non è ravvisabile l'elemento psicologico del dolo del reato di omesso versamento dell'Iva, di cui agli articoli 10 bis e 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, nell'ipotesi in cui il contribuente abbia provveduto all'accantonamento delle somme necessarie al pagamento dell'imposta ma non vi abbia potuto provvedere a causa di una situazione di illiquidità sopravvenuta e imprevedibile. (Nel caso di specie, la liquidità accantonata per provvedere al pagamento dell'imposta era stata illegittimamente prelevata dalla banca presso la quale erano stati aperti rapporti di conto corrente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 20 febbraio 2014.




Omesso versamento di ritenute ex articolo 10 d.lgs. 74/2000 - Condizione di crisi economica - Esclusione dell'elemento soggettivo del dolo - Applicabilità - Esclusione - Cause di forza maggiore - Condizioni.

In tema di reato di cui all'articolo 10 d.lgs. 74/2000, la condizione di crisi non rappresenta un elemento alla stregua del quale escludere l'elemento soggettivo del dolo. Una simile conclusione consegue dal fatto che la consapevolezza e la volontà devono sussistere, ed essere accettate, in relazione al legame intellettivo e volitivo che il soggetto pone tra la condotta e quelle che sono le conseguenze dannose della stessa. Eventuali fattori esterni alla fattispecie penale, quale può essere definita la condizione di crisi economica, possono costituire le ragioni che spingono il soggetto a porre in essere una condotta illecita, senza tuttavia escludere, ma anzi avvalorandolo, il legame intellettivo e volitivo di cui si è detto. Sembra, invero, più corretto qualificare la crisi economica alla stregua di una forza esterna in grado di condizionare la condotta del sostituto d'imposta, il quale non avrà alcuna possibilità se non quella di reagire illecitamente. La qualificazione di crisi economica in termini di forza maggiore richiede, però, il concreto accertamento di due condizioni: i) che la condizione di crisi non sia imputabile al contribuente, venendo altrimenti meno l'imprevedibilità della stessa; che la crisi non possa essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso, da parte dell'imprenditore, ad idonee misure da valutarsi in concreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 10 gennaio 2014.




Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Pendenza di domanda di concordato preventivo - Sospensione - Esclusione - Rapporto tra le due procedure - Consequenzialità logica.

Sequestro preventivo penale - Effetti - Valutazione della situazione di decozione della società.


Il procedimento per la dichiarazione di fallimento non può essere sospeso a causa della pendenza di una domanda di concordato preventivo in quanto tra le due procedure esiste un rapporto di consequenzialità logica e non procedimentale, che determina una mera esigenza di coordinamento tra i due procedimenti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Un provvedimento di sequestro preventivo penale se priva la società in bonis della disponibilità dell’intero suo patrimonio, esplica tuttavia i suoi effetti, quanto alla indisponibilità del patrimonio anche nei confronti della curatela, determinando uno squilibrio tra massa dei debiti concorsuali e attivo (o liquidità della società debitrice) certamente decisiva ai fini sia della revocata procedura di concordato preventivo, sia – a maggior ragione – ai fini della valutazione della situazione di decozione della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Appello Reggio Calabria 11 aprile 2013.




Omesso versamento di ritenute - Accertamento del dolo - Rilevanza della situazione di difficoltà economica o di crisi di liquidità - Prova di non colpevolezza.

Ai fini dell’accertamento dei reati di cui agli articoli 10 bis e 10 ter d.lgs. n. 74/2000 appare corretto, ai fini della esclusione del dolo, prendere in considerazione la situazione di difficoltà economica o di crisi di liquidità del soggetto obbligato, valutandone adeguatamente le cause. Tali situazioni, le quali possono escludere la sussistenza del dolo, debbono essere dimostrate dalla difesa dell'imputato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 20 marzo 2013.




Revocatoria fallimentare - Pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso - Pagamenti preferenziali a carattere distrattivo - Ipotesi di reato - Esenzione da revocatoria - Esclusione.

Revocatoria fallimentare - Pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso - Razio della norma - Tendenza a rafforzare la fiducia del fornitore nell'impresa debitrice.


Non possono considerarsi pagamenti eseguiti nei termini d'uso, e non sono quindi esentati dalla revocatoria ai sensi dell'articolo 67, comma 3, lettera a) legge fall., i pagamenti a carattere preferenziale e distrattivo che dall'imprenditore siano stati effettuati in concomitanza e nell'ambito di condotte idonee a configurare ipotesi di reato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La ratio dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui all'articolo 67, comma 3, lettera a), legge fall., in ordine ai pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso, può essere individuata anche nella circostanza che detti pagamenti tendono a rafforzare la fiducia del fornitore nell'impresa debitrice. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 14 gennaio 2013.




Opposizione a decreto ingiuntivo - Debitore sottoposto a confisca/sequestro - Applicazione Codice Antimafia - Accertamento del credito innanzi al Giudice delegato.

Le ragioni di credito vantate dai terzi nei confronti del soggetto sottoposto a misura di prevenzione dovranno essere accertate secondo le disposizioni contenute negli articoli 57, 58 e 59 del Codice Antimafia, ovvero, innanzi il Giudice delegato nominato sull'ambito della misura cautelare adottata. (Gennaro Esposito) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani 19 ottobre 2012.




Bancarotta Fraudolenta – Accertamento della distrazione – Comportamento dell’imprenditore – Rilevanza – Sussiste.

In tema di bancarotta fraudolenta, una volta accertato che l’imprenditore ha avuto nella sua disponibilità determinati beni, nel caso in cui egli non renda conto del loro mancato reperimento, né sappia giustificarne la destinazione per effettive necessità dell’impresa, si deve dedurre che gli stessi siano stati dolosamente distratti; ciò in quanto il fallito ha l’obbligo giuridico di fornire dimostrazione della destinazione dei beni acquisiti al suo patrimonio. L’imprenditore, dunque, se “autocertifica” la materiale e giuridica disponibilità di un coacervo di rimanenze di magazzino deve poter poi rispondere della loro destinazione, in caso di accertamento dell’AG. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme 02 ottobre 2012.




Collegamento negoziale tra negozi – Requisiti affinché la validità di un negozio incida sulla validità di negozio collegato.

Collegamento negoziale con contratto di mutuo – Differenze rispetto a mutuo di scopo.

Reato di esercizio abusivo di attività finanziaria – Necessità che l’attività di erogazione di prestiti e finanziamenti sia rivolta ad un numero non determinato di soggetti – Necessità che il soggetto sia inserisca abusivamente nel libero mercato, operando indiscriminatamente tra il pubblico.

Reato di esercizio abusivo di attività finanziaria – Esclusione in caso di collegamento negoziale tra contratto di mutuo e contratto di somministrazione.


Per stabilire se ricorra un collegamento negoziale, trattandosi di materia in cui è sovrana l'autonomia privata, è necessario rifarsi alla volontà delle parti e ricercare, oltre i singoli schemi negoziali (ognuno perfetto in sé e produttivo dei suoi effetti e, pertanto, almeno in apparenza indipendente), se ricorra un collegamento specifico, per cui gli effetti dei vari negozi si coordinino per l’adempimento di una funzione unica. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Il nesso tra più negozi fa sì che l'esistenza, la validità, l'efficacia, l'esecuzione di uno influisca sulla validità, sulla efficacia e sulla esecuzione dell'altro. Affinché ciò si verifichi, non è sufficiente un nesso occasionale: il collegamento deve dipendere dalla genesi stessa del rapporto, dalla circostanza cioè che uno dei negozi trovi la propria causa nell'altro, dall'intento specifico e particolare delle parti di coordinare i due negozi, instaurando tra essi una connessione teleologica. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

L'ipotesi del collegamento negoziale deve essere tenuta distinta da quella del mutuo di scopo; in quest'ultimo, invero, la specifica destinazione della somma mutuata ad un determinato impiego forma oggetto di una vera e propria obbligazione che il mutuatario assume nei confronti del mutuante, la cui violazione dà luogo alla risoluzione del contratto. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Ai fini dell'integrazione del reato di esercizio abusivo di attività finanziaria di cui all’articolo 132 Testo Unico Bancario è necessario che l'attività di erogazione di prestiti e finanziamenti sia svolta nei confronti del pubblico, da intendersi in senso non quantitativo, ma qualitativo come rivolta ad un numero non determinato di soggetti; inoltre, per l'integrazione del menzionato reato è necessario che il soggetto si inserisca abusivamente nel libero mercato, con conseguente sottrazione ai controlli di affidabilità e stabilità, ed operando indiscriminatamente tra il pubblico. Ne consegue che non integra tale fattispecie la concessione di finanziamenti rivolta esclusivamente nei confronti di soggetti operanti nello stesso settore commerciale del mutuante ed interessati alla stipula di contratti di somministrazione aventi ad oggetto i prodotti del soggetto mutuante. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

La sussistenza del collegamento negoziale tra il contratto di mutuo e quello di somministrazione porta ad escludere qualsiasi profilo di illiceità della attività di erogazione di finanziamenti. Trattasi infatti di attività che difetta dei requisiti di professionalità, sistematicità ed abitualità richiesti per l'integrazione della richiamata fattispecie delittuosa, essendo la stessa indirizzata nei confronti di una cerchia predeterminata e ristretta di soggetti e del tutto accessoria e funzionale a quella di impresa. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Tribunale Arezzo 02 ottobre 2012.




Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Decisione quadro 2001/220/GAI – Posizione della vittima nel procedimento penale – Direttiva 2004/80/CE – Indennizzo delle vittime di reato – Responsabilità delle persone giuridiche – Risarcimento nell’ambito del procedimento penale.

L’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, deve essere interpretato nel senso che non osta a che, nel contesto di un regime di responsabilità delle persone giuridiche come quello in discussione nel procedimento principale, la vittima di un reato non possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente causati da tale reato, nell’ambito del processo penale, alla persona giuridica autrice di un illecito amministrativo da reato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte di Giustizia UE 12 luglio 2012.




Sentenza penale di Patteggiamento ex art. 444 c.p.c. – Indiscutibile elemento di prova – Utilizzo nel giudizio civile per la responsabilità – Prova anche Esclusiva – Sussiste.

Usura – Restituzione degli interessi versati – Nullità della clausola sui frutti civili – Art. 1815, comma II, c.c. – Sussiste.

Sequestro conservativo concesso ante causam – Accoglimento della domanda del creditore nel successivo giudizio di merito – Conversione del sequestro in pignoramento, ope legis, ex art. 686 c.p.c. – Rispetto delle formalità di cui all’art. 156 disp. att. c.p.c. – Effetti ex art. 2906 c.c..


La sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità, ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione; detto riconoscimento ben può essere utilizzato come prova nel corrispondente giudizio di responsabilità in sede civile (v. Trib. Piacenza, sez. civ. sentenza 28 aprile 2011, n. 346, est. G. Morlini; v. Cass. civ., sez. lav., sentenza 5 maggio 2005 n. 9358, Rv. 581838). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La consumazione del delitto di usura, ai danni dell’attore mutuatario, determina l’inefficacia delle pattuizioni relative ai frutti civili. Infatti, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., come modificato dalla Legge 1996, n. 108, “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. La nullità della clausola sugli interessi, per la consumazione del reato di usura, determina il diritto del mutuatario alla ripetizione di quelli che abbia versato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il sequestro conservativo, in conseguenza della sentenza di condanna in favore del creditore, si converte in pignoramento (art. 686 c.p.c.). La richiesta di conferma del sequestro, da parte dell’attore, non può trovare dunque accoglimento. Durante il giudizio di merito di cui all’art. 669-octies c.p.c., infatti, non è prevista la convalida del provvedimento cautelare, emesso durante la fase sommaria (v. Trib. Monza, Sez. IV, 3 settembre 2007); infatti, l’art. 686 c.p.c. prevede che il sequestro conservativo si converta ipso iure in pignoramento dal momento in cui il creditore sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, iniziando, in quello stesso momento, il processo esecutivo, di cui il sequestro stesso, una volta convertitosi in pignoramento, costituisce il primo atto. (Cass. civ., sez. III, sentenza 29 aprile 2006 n. 10029). L’assunto è testimoniato dall’art. 156 disp. att. c.p.c., dove sono espressamente previste le modalità di esecuzione della sentenza di condanna, ottenuta successivamente ad un sequestro. Ciò significa che gli effetti prodotti dal sequestro, ex art. 2906 del codice civile, nel periodo anteriore divengono attuali con la conversione in pignoramento, sempreché questo non divenga inefficace per il mancato adempimento delle formalità di cui all'art. 156 disp. att. c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese 02 febbraio 2012.




Concordato preventivo - Relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Natura probatoria della relazione sostitutiva dei poteri istruttori del tribunale - Contenuto certificativo con valore probatorio - Funzione di corretta informazione e tutela dei creditori, del commissario giudiziale e del tribunale - Servizio di pubblica necessità.

Concordato preventivo - Relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, L.F. - Falsa attestazione della veridicità dei dati aziendali - Reato di cui all'articolo 481 c.p. - Sussistenza.


La relazione del professionista che, ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano posto a base della domanda di concordato preventivo, si inserisce a pieno titolo nel procedimento giurisdizionale della procedura di concordato e di fatto sostituisce i poteri istruttori del tribunale in ordine ad una condizione di ammissibilità del concordato. Detta relazione ha, quindi, non solo un contenuto valutativo ma anche un contenuto certificativo dal quale discende uno specifico valore probatorio. Per queste ragioni, non vi possono essere dubbi in ordine al fatto che il professionista incaricato di redigere la relazione svolge un servizio di pubblica necessità in funzione di una corretta informazione e tutela dei creditori e che, conseguentemente, lo stesso professionista, in considerazione del fatto che deve compiutamente informare il commissario giudiziale, i creditori ed il tribunale, sia investito di poteri e doveri tipici dei soggetti esercenti un servizio di pubblica necessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La falsa attestazione, da parte del professionista che redige la relazione di cui all'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, di corrispondenza al vero dei dati fattuali e contabili riportati dall'imprenditore nel ricorso per l'ammissione al concordato preventivo (cd. veridicità dei dati aziendali) integra, sotto il profilo della materialità della condotta, il reato di cui all'articolo 481 del codice penale, reato per il quale, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente il dolo generico, ossia la coscienza e volontà dell'alterazione del vero, senza che sia necessario alcun fine specifico, fermo restando che l'elemento psicologico non può ritenersi implicito nella materialità del fatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovereto 12 gennaio 2012.




Consulente tecnico d'ufficio - Funzioni di pubblico ufficiale - Omesso deposito della consulenza - Inerzia in contrasto con le leggi e le norme amministrative - Delitto di cui all'articolo 338 c.p. - Sussistenza.

Le esigenze di effettività della giurisdizione, alla luce dei principi scaturenti dal diritto comunitario ed in ossequio alla ragionevole durata del processo, impongono di ritenere quale urgente ed indifferibile il compimento dell'attività del consulente tecnico d'ufficio (la cui inerzia diviene per ciò solo indebita, perché in contrasto con le leggi e le norme amministrative tese a disciplinare il dovere del pubblico ufficiale), e ciò anche se i termini di deposito della perizia non siano perentori. Integra, pertanto, il delitto di cui al primo comma dell'articolo 338 c.p. il comportamento di chi, dopo aver assunto l'incarico di consulente tecnico d'ufficio, non provveda al deposito della relazione tecnica e non abbia restituito, seppur sollecitato, le produzioni delle parti ritirate dal fascicolo di causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sant'Angelo dei Lombardi 13 maggio 2011.




Attività professionale in forma di lavoro dipendente pubblico o privato - Soggetti iscritti all'albo degli architetti o degli ingegneri - Svolgimento di incarichi professionali esterni - Autorizzazione del datore di lavoro - Necessità.

Errore sulla illiceità del fatto - Errore scusabile - Caratteristiche - Attività professionale - Mera ignoranza della disciplina della materia - Scusabilità - Esclusione.


È principio assolutamente pacifico dell'ordinamento che il dipendente pubblico o privato, anche se iscritto all’albo degli architetti o degli ingegneri, debba essere autorizzato dal datore di lavoro per poter assumere un incarico professionale esterno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Con riferimento all'errore in ordine alla illiceità del fatto, va detto che se da un canto l'ignoranza può ritenersi scusabile solo quando l’agente sia incorso nella trasgressione nonostante abbia agito con l'ordinaria diligenza (e dunque dimostrando di essersi attenuto al generale obbligo di informazione e di conoscenza posto a carico di tutti i consociati), d'altro canto l'obbligo di informazione diviene più pregnante e specifico quando il soggetto riveste un ruolo professionale, così che non può addurre a sua discolpa la mera ignoranza della disciplina che regola la materia oggetto della sua attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 13 ottobre 2010.




Procedimento penale – Intercettazioni – Utilizzazione in procedimenti diversi – Divieto ex art. 270 C.P.P. – Diverso procedimento – Nozione.

Procedimento penale – Intercettazioni – Autorizzazione – Decreto motivato – Motivazione “per relationem” – Sufficienza.


In tema di intercettazioni di conversazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270, comma primo, cod. proc. pen., il concetto di "diverso procedimento" non equivale a diverso reato e in esso non rientrano le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato alla cui definizione il mezzo di ricerca della prova viene predisposto, sicché la diversità del procedimento assume un carattere soltanto sostanziale, non collegabile al dato puramente formale del numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato.

Possono ritenersi adeguatamente motivati "per relationem" i decreti di autorizzazione all'effettuazione di intercettazione di comunicazioni quando in essi il giudice faccia richiamo alle richieste del P.M. ed alle relazioni di servizio della polizia giudiziaria, ponendo così in evidenza, per il fatto di averle prese in esame e fatte proprie, l' "iter" cognitivo e valutativo seguito per giustificare l'adozione del particolare mezzo di ricerca della prova.
Tribunale Mantova 30 gennaio 2009.




(chiudi)


Widgets Magazine






  Diritto penale dell'Impresa

  

Home page
Novità
Merito
Legittimità
Documenti
Archivi
Articoli
Tutti

Cerca

Diritto penale dell'Impresa
Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
Centro Studi Giuridici

Associazione di promozione sociale, con sede in 42045 - Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31, a far tempo dal 02/11/11.
P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205

e-mail: csgeditore@gmail.com
Concessionaria per la pubblicità: IUS di Stamura Bortesi, con sede in 46029 - Suzzara (MN), Via Biocheria n. 23 - P.I. 02389250206.