Massimario

Art. 162


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Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia alla domanda prima del termine per le dichiarazioni di voto - Estinzione.

La rinuncia intervenuta prima della scadenza del termine fissato per la comunicazione delle dichiarazioni di voto comporta l’estinzione del procedimento di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa 15 gennaio 2014



Concordato preventivo in continuità aziendale – Affitto d’azienda di imminente scadenza ed inalienabilità dell’ “accreditamento regionale” della struttura sanitaria proponente: Irrealizzabilità della causa concreta e declaratoria di inammissibilità – Conseguente rigetto dell’omologa.

Il controllo di legittimità del Tribunale, dopo la pronuncia delle S.U. n. 1521 del 23 gennaio 2013, è limitato al controllo sulla causa contrattuale. Nei casi di accertata impossibilità della causa concreta, che nel caso di specie emerge tanto con riferimento alla inalienabilità dell’accreditamento che alla inutilizzabilità a brevissimo termine di quel complesso immobiliare sulla cui continuativa ed ininterrotta gestione poggia l’attuazione del piano aziendale, il Tribunale non può che constatare la non fattibilità della proposta, non omologando il concordato. L’imminente indisponibilità dell’elemento logistico (immobile) che tiene in piedi la “continuità aziendale” è aspetto infatti che, lungi dal consegnarsi ad una valutazione di mera convenienza economica, assorbe il profilo causale della procedura, disallineandone aprioristicamente gli esiti ipotizzabili dall’obiettivo specifico del piano, che sta nel superamento della crisi e, in uno ad esso, nel soddisfacimento appropriato dei creditori. Come pure, una proposta che ambisca a “monetizzare” un accreditamento regionale (nello specifico, sanitario) frutto dell’esercizio ponderato della discrezionalità amministrativa del soggetto pubblico titolare dell’esercizio del potere è ipotesi priva delle precondizioni normative necessarie a sottometterla al vaglio di convenienza dei creditori. Sussiste dunque una ipotesi concordataria che è “ab origine” radicalmente priva di praticabilità giuridica, per l’incongruità dei meccanismi e degli strumenti all’uopo prescelti. (Vittoria Fiume) (riproduzione riservata)   Tribunale Siracusa 15 novembre 2013



Concordato preventivo con riserva - Omesso deposito del piano e della documentazione nel termine fissato - Assenza di istanze o richieste di fallimento - Inammissibilità della procedura di concordato con riserva -  Proponibilità della domanda di concordato.

Il tribunale, a fronte del mancato deposito della proposta, del piano e della documentazione prescritta dall’art. 160, commi 2 e 3, L.Fall. entro il termine fissato ai sensi dell'articolo 161, comma 6, deve convocare il debitore in camera di consiglio e, in mancanza di istanze o richieste di fallimento, dichiarare semplicemente “inammissibile” la procedura di concordato con riserva, come si desume dal combinato disposto degli artt. 161, comma 6, e 162, comma 2, L.Fall., nonchè  dell’art. 161, comma 9, L.Fall., il quale in tal caso esplicitamente esclude, per i due anni successivi, l’ammissibilità di “altra domanda ai sensi del medesimo sesto comma” (concordato con riserva), ferma restando, dunque, la proponibilità di una vera e propria domanda di concordato preventivo, completa di tutti i suoi elementi, ex art. 161, commi 1, 2 e 3, L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 08 novembre 2013



Concordato preventivo - Termine di cinque anni per la liquidazione dei beni - Valutazione da parte dei creditori.

La proposta di concordato preventivo che prevede un termine di cinque anni per la liquidazione dei beni deve essere sottoposta al voto dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa 02 ottobre 2013



Concordato preventivo - Audizione dell'imprenditore in sede prefallimentare - Successiva domanda di ammissione al concordato preventivo - Espletamento di una c.t.u. - Nuova audizione - Necessità - Fondamento.

La disposizione contenuta nell'articolo 162 L.F., anche nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. 169/2007, esige l'audizione del debitore ed anche la contestazione di eventuali circostanze, ostative all'ammissione al concordato, che siano state acquisite d'ufficio o emergano dagli elementi offerti dai creditori o dal pubblico ministero: è necessario, cioè, che sussista una corrispondenza tra i fatti emersi nel corso delle indagini e la contestazione dei fatti al debitore, qualunque possa essere la fonte di cognizione -acquisizione d'ufficio, dichiarazioni di privati, allegazioni del PM- e indipendentemente dal grado e dalla gravità della fonte stessa. Tali necessità inderogabili di tutela del diritto di difesa può ritenersi soddisfatta ogni qualvolta il debitore sia stato posto in condizione di svolgere le opportune contro deduzioni: non può, quindi, ritenersi soddisfatta detta condizione nel caso in cui al debitore che sia già stato sentito sulle istanza di fallimento proposte nei suoi confronti, non sia data la possibilità di contro dedurre sulle risultanze della consulenza di ufficio successivamente disposta dal tribunale al fine di deliberare la proposta di concordato avanzata pochi giorni prima dopo la sua audizione in sede prefallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 26 settembre 2013



Concordato preventivo - Valutazione da parte del giudice della relazione del professionista - Inidoneità - Inammissibilità della proposta.

Il giudizio in ordine alla inidoneità della relazione resa dal professionista attestatore ai sensi dell'articolo 161, comma 3, L.F. rientra nell'ambito del sindacato del tribunale ed è di per sé sufficiente a fondare la dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato preventivo. (Nel caso di specie, il professionista attestatore non ha spiegato il motivo per cui un piano fondato sulla cessione dei medesimi assets ai medesimi soggetti che non sono stati in grado di acquistarli nel corso di un precedente concordato potesse trovare realizzazione a distanza di pochi mesi dall'esito negativo della prima procedura). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 settembre 2013



Concordato preventivo - Approvazione - Mancata formulazione da parte del giudice di osservazioni critiche - Irrilevanza - Facoltà del proponente di integrare la proposta - Sussistenza.

La mancata formulazione da parte del giudice nel corso dell'udienza camerale di osservazioni critiche in ordine alla proposta non preclude al proponente di richiedere, nel proprio interesse, un termine per integrarla in relazione ad eventuali profili di inammissibilità che potrebbero pur sempre emergere in sede di decisione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 settembre 2013



Inammissibilità della proposta di concordato preventivo - Concessione di un termine per apportare integrazioni al piano - Facoltà discrezionale del giudice - Mancato esercizio - Incensurabilità in sede di legittimità.

La facoltà prevista dall'articolo 162, comma 1, L.F. di concedere un termine per l'integrazione della proposta ha natura discrezionale ed il suo mancato esercizio non necessita di motivazione e tanto meno è incensurabile in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 settembre 2013



Domanda ex articolo 161, comma 6, L.F. - Natura del procedimento.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Revoca del procedimento ex articolo 173 L.F. - Ammissibilità.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Divieto di pagamento dei crediti pregressi - Compimento di atti di ordinaria amministrazione - Rapporti giuridici pendenti e divieto dei pagamenti di crediti pregressi.

Concordato preventivo c.d. in bianco - Finanziamenti infragruppo - Natura - Atti di straordinaria e di ordinaria amministrazione - Distinzione.

A seguito del ricorso ex articolo 161 sesto comma, diretto ad ottenere la concessione di un termine per il deposito del piano e della proposta concordataria e della documentazione prevista dall’articolo 161 secondo e terzo comma, si apre un procedimento di natura concorsuale (che non è identificabile con il concordato preventivo), in quanto si svolge su tutto il patrimonio del debitore, su tutti i suoi beni, nell’interesse di tutti i creditori e sotto la sorveglianza dell’autorità giudiziaria. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Anche se l’articolo 173 L.F. non è direttamente applicabile all’ipotesi di ricorso per concordato preventivo c.d. in bianco, il tribunale può sempre procedere alla revoca del decreto di concessione del termine per la presentazione del piano, della proposta concordataria e della documentazione, in base all’articolo 161 ottavo comma, che prevede, in caso di violazione degli obblighi informativi da parte dell’imprenditore (e, a maggior ragione, in caso di violazione di obblighi sostanziali), l’instaurazione di un (sub)procedimento di revoca disciplinato dall’articolo 162, secondo e terzo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

La procedura concorsuale iniziata a seguito della concessione del termine ex articolo 161 sesto comma, è caratterizzata da un momento conservativo del patrimonio del debitore (mediante il blocco delle azioni esecutive e cautelari) e da uno dinamico (consistente nella gestione prudente e provvisoria dell’impresa, finalizzata alla formulazione di una proposta di soddisfazione basata su un piano). Ne deriva che il divieto di pagamento dei crediti pregressi e la facoltà, per l’imprenditore, di compiere gli atti di ordinaria amministrazione (tra i quali rientrano anche l’adempimento dei contratti pendenti) vanno conciliati come segue: (a) il divieto di pagamento dei crediti pregressi sussiste in tutte quelle situazioni giuridiche che si sono definitivamente cristallizzate in un rapporto di credito/debito; (b) per i rapporti giuridici pendenti nei quali le prestazioni delle parti non sono ancora eseguite o compiutamente eseguite, laddove il rapporto prosegua non vi è – di regola – divieto di pagamento dei crediti anteriori, a meno che il rapporto sinallagmatico non sia caratterizzato da un contratto di durata dal quale sorgono coppie di prestazioni isolabili sotto il profilo funzionale ed economico (fattispecie che ricorre, ad es., nei contratti di somministrazione). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

I finanziamenti effettuati tra società appartenenti al medesimo gruppo involgono un delicato giudizio sulla corrispondenza dell’atto ai principi di corretta gestione imprenditoriale e societaria (articolo 2497 primo comma codice civile), sul bilanciamento degli interessi di tutte le società coinvolte (articolo 2497 ter), sugli eventuali vantaggi compensativi (articolo 2497 primo comma secondo periodo) e sulla certezza o sulla probabilità o possibilità che la società erogante riceva una seria ed incontestabile contropartita a seguito del finanziamento predetto. Pertanto, se – di regola – in una situazione economica e finanziaria fisiologica i predetti finanziamenti possono rientrare negli atti di ordinaria amministrazione, nell’ipotesi in cui una o tutte le società del gruppo si trovino in situazione di insolvenza, l’attività di trasferimento deve essere qualificata come di straordinaria amministrazione, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 161 settimo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 09 agosto 2013




Concordato preventivo c.d. in bianco - Revoca del procedimento ex articolo 173 L.F. - Ammissibilità.

Anche se l’articolo 173 L.F. non è direttamente applicabile all’ipotesi di ricorso per concordato preventivo c.d. in bianco, il tribunale può sempre procedere alla revoca del decreto di concessione del termine per la presentazione del piano, della proposta concordataria e della documentazione, in base all’articolo 161 ottavo comma, che prevede, in caso di violazione degli obblighi informativi da parte dell’imprenditore (e, a maggior ragione, in caso di violazione di obblighi sostanziali), l’instaurazione di un (sub)procedimento di revoca disciplinato dall’articolo 162, secondo e terzo comma. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 09 agosto 2013



Concordato preventivo con riserva – Informativa imposta dal tribunale – Situazione patrimoniale, economica e finanziaria – Omissione – Conseguenze.

In sede di richiesta delle informative di cui all’art. 161, comma 8, l. fall, il tribunale può imporre che il debitore fornisca un chiaro prospetto della propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria. Il rispetto di tale obbligo, che, ove violato, porta all'apertura del procedimento di cui agli artt. 161, comma 8, e 162, comma 2, l. fall., ha lo scopo di fornire al tribunale i necessari elementi valutativi, sia per verificare che la concessione del termine per il deposito del piano non si risolva in un mero autorizzato ritardo nella ricerca di una soluzione della crisi di impresa, ce potrebbe comportare un aggravamento del passivo, sia per verificare, come esplicitato anche nella recente riforma dell'art. 161, quale sia l'attività compiuta dal debitore ai fini della predisposizione della proposta e del piano. (Erika Volpini) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 07 agosto 2013



Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità - Requisiti - Riconoscimento ai creditori di una sia pur minima percentuale del credito - Realizzazione del piano in tempi ragionevolmente contenuti.

Concordato preventivo - Termine per l'esecuzione del piano - Termine ragionevolmente contenuto - Concordati di natura liquidatoria.

Nell'ambito del giudizio di fattibilità del concordato preventivo riservato al giudice rientra anche il controllo in ordine al riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minima parte del credito da essi vantato nonché in ordine alla circostanza che tale riconoscimento e quindi la realizzazione del piano concordatario abbia luogo in tempi ragionevolmente contenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il concordato preventivo deve portare alla soddisfazione dei creditori nella misura prevista in un termine ragionevolmente contenuto che per le procedure di natura liquidatoria non può superare quello indicato dal legislatore per i concordati con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 13 giugno 2013




Concordato preventivo - Falcidia dei crediti Iva e per ritenute - Inammissibilità.

È inammissibile la proposta di concordato preventivo che prevede la falcidia del credito Iva e per ritenute in violazione dell'articolo 182 ter L.F., il quale esprime un principio di carattere generale e comunque applicabile ad ogni proposta concordataria con o senza transazione fiscale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 11 giugno 2013



Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Ammissione del debitore alla procedura di concordato - Improcedibilità della domanda di fallimento.

Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Sospensione del procedimento per dichiarato di fallimento - Regolamento di competenza - Esclusione.

In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, in caso di ammissione del debitore alla seconda procedura e di contestuale presentazione di un'istanza di fallimento, l'unica soluzione alternativa alla sospensione impropria è quella di dichiarare improcedibile la domanda di fallimento, ai sensi dell'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il provvedimento che dispone la sospensione del procedimento per dichiarazione di fallimento per effetto dell'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo non è impugnabile con regolamento di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 11 giugno 2013




Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Ammissibilità - Contenuto e limiti - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione.

In tema di concordato preventivo, il controllo del tribunale va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia, infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Rientrano, dunque, nell'ambito di detto controllo, la correttezza e la coerenza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano; l'eventuale impossibilità giuridica di dare esecuzione, sia pure parziale, alla proposta di concordato; l'eventuale inidoneità della proposta, se emergente "prima facie", a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati. Resta, invece, riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito di detto giudizio, che ha ad oggetto la fattibilità del piano e la sua convenienza economica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 27 maggio 2013



Concordato preventivo - Potere del giudice di censurare la mancata formazione delle classi - Abuso del diritto - Uso strumentale da parte del debitore della procedura - Nullità ex articolo 1418 c.c..

Il potere del giudice di censurare la mancata formazione di classi può giustificarsi solamente quando la scelta del debitore si concreti in un vero e proprio abuso del diritto in ambito concorsuale, ipotesi, questa, riscontrabile solamente in casi limite, nei quali l'uso strumentale della procedura concordataria da parte del debitore assume rilevanza casuale genetica tale da determinare la nullità del contratto ex articolo 1418 c.c. rilevabile anche d'ufficio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino 21 maggio 2013



Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - In genere - Controllo demandato al tribunale - Oggetto - Controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato - Contenuto - Verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta - Ammissibilità - Accertamento della convenienza della proposta - Esclusione - Causa concreta del piano - Rilevanza.

In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo di legittimità - che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato preventivo - non è limitato alla completezza, alla congruità logica e alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro. Con particolare riguardo al concordato preventivo con cessione di beni, il controllo di legittimità consiste nella verifica dell'idoneità della documentazione a fornire elementi di giudizio ai creditori circa la convenienza della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 09 maggio 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Debito per IVA – Obbligo di pagamento integrale – Sussistenza – Ordine pubblico economico internazionale – Transazione fiscale – Irrilevanza.

Il debito per IVA va sempre pagato per intero nel concordato preventivo, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, atteso che la norma che lo prevede va considerata di natura inderogabile, come è confermato dalla disciplina della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, e ciò anche con finanza di terzi, posto che il pagamento al 100% dell’IVA deve integrare una previsione del piano concordatario, restando perciò indifferente alla provenienza della finanza occorrente. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 aprile 2013



Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Pendenza di domanda di concordato preventivo - Sospensione - Esclusione - Rapporto tra le due procedure - Consequenzialità logica.

Il procedimento per la dichiarazione di fallimento non può essere sospeso a causa della pendenza di una domanda di concordato preventivo in quanto tra le due procedure esiste un rapporto di consequenzialità logica e non procedimentale, che determina una mera esigenza di coordinamento tra i due procedimenti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria 11 aprile 2013



Concordato preventivo – Società di capitali – Delibera dell’amministratore – Necessità – Concessione di un termine per la regolarizzazione – Ammissibilità.

Se con il ricorso ex art. 161, comma 6, L.F. la società di capitali non allega la delibera dall'amministratore nelle forme previste dal quarto comma dell'art. 152 L.F. può essere concesso dal Tribunale un termine per la regolarizzazione, in applicazione del principio generale espresso dall’art. 182 c.p.c.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 marzo 2013



Concordato preventivo - Presentazione di più domande di concordato di contenuto diverso - Ammissibilità - Presentazione di domande identiche o con differenziazioni marginali con il fine di procrastinare il vaglio dell'istanza di fallimento - Inammissibilità - Abuso dello strumento concordatario.

Nulla vieta all’imprenditore in crisi che non sia stato capace una prima volta di incontrare l’interesse dei propri creditori di ripresentare una differente proposta che abbia effettivo carattere innovativo, prevedendo, ad esempio, una diversa formazione dell’attivo, ove eventualmente siano fatti confluire altri cespiti o finanziamenti ottenuti da terzi, un diverso contenuto satisfattivo del ceto creditorio in termini percentuali, differenti tempistiche di pagamento ovvero nuove forme di garanzia dei pagamenti già prospettati. Per contro non corrisponde a un interesse né dell’ordinamento, nel cui ambito anche al procedimento fallimentare deve essere assicurata una ragionevole durata, né del ceto creditorio perdere tempo a esaminare successive proposte concordatarie che abbiano identico contenuto, si differenzino per aspetti del tutto marginali e siano inidonee a mutare in concreto il quadro, giuridico e/o economico, già qualificato come inadeguato o insoddisfacente; una domanda di tal fatta, non perseguendo alcun interesse sostanziale se non quello di procrastinare il vaglio dell’istanza di fallimento, costituirebbe un chiaro abuso dello strumento processuale a disposizione dell’imprenditore in crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 12 marzo 2013



Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità economica del piano riservato ai creditori.

Nel concordato preventivo pertiene esclusivamente ai creditori il giudizio di fattibilità economica del piano, inteso quale l'opinabile giudizio prognostico circa la realizzabilità in concreto dell'attivo prospettato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 07 marzo 2013



Concordato preventivo - Limiti al controllo del tribunale sulla fattibilità economica del piano - Riclassificazione dell'attivo - Inammissibilità della valutazione della fattibilità.

È illegittimo il giudizio del tribunale, posto a fondamento della decisione di inammissibilità del concordato preventivo, nel quale entrino in discussione aspetti relativi alla fattibilità economica del piano, trattandosi di giudizio prognostico che presenta fisiologicamente margini di opinabilità ed implica possibilità di errore e, quindi, profili di rischio del quale devono farsi carico esclusivamente i creditori dopo che siano stati correttamente informati. (Nel caso di specie è stata riformata la decisione del tribunale, il quale, discostandosi dalla valutazione espressa dal professionista attestatore, aveva proceduto autonomamente ad una riclassificazione e riduzione dell'attivo ed aveva ritenuto invendibili determinati cespiti). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 27 febbraio 2013



Concordato preventivo con riserva - Concessione del termine per l'integrazione della documentazione e la presentazione del piano - Competenza del collegio.

In caso di ricorso per concordato preventivo con riserva, la concessione del relativo termine spetta al Collegio. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa 21 febbraio 2013



Concordato preventivo - Abuso del diritto - Presentazione di domanda di pre-concordato dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze in ordine a precedente domanda di concordato o nel corso del procedimento ex art. 173 L.F. - Illegittimità.

Deve essere qualificato come illegittimo, e se attuato attraverso il ricorso ad uno strumento previsto dalla legge, quale abuso del diritto, qualsiasi condotta che tende ad impedire che un procedimento di concordato preventivo si concluda secondo le modalità previste dalla legge fallimentare, ovvero con una sentenza dichiarativa di fallimento che, in presenza di istanze provenienti dai creditori o dal pubblico ministero, faccia seguito al decreto di revoca. Tale deve essere considerata la presentazione di una domanda di pre-concordato (implicante revoca della precedente domanda di concordato) proposta subito dopo il mancato raggiungimento delle maggioranze, oppure nel corso del procedimento instaurato ai sensi dell'articolo 173 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina 01 febbraio 2013



Concordato preventivo - Controllo del giudice sulla fattibilità della proposta di concordato - Controllo nelle diverse fasi del procedimento - Contenuto della proposta - Verifica dell'effettiva realizzabilità della causa concreta - Significato - Finalità della procedura.

Il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite Civili della Corte di cassazione:
Il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando tale giudizio escluso dall’attestazione del professionista, mentre resta riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il controllo di legittimità del giudice si realizza facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca ed omologazione in cui si articola la procedura di concordato preventivo, verificando l'effettiva realizzabilità della causa concreta della procedura di concordato; quest'ultima, la quale deve essere intesa come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, non ha contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata, ma deve comunque essere finalizzata, da un lato, al superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, all'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori. (massima ufficiale)
Cassazione civile 23 gennaio 2013




Concordato preventivo - Valutazione del professionista attestatore - Controllo del giudice - Prevalenza - Potere del giudice di discostarsi dal giudizio espresso dal professionista - Sussistenza.

Benché, nel concordato preventivo, al professionista attestatore sia demandato il compito di certificare la veridicità dei dati forniti dall'imprenditore e di esprimere una valutazione in ordine alla fattibilità del piano dallo stesso proposto, occorre precisare che il controllo del giudice su questi aspetti non è di secondo grado, destinato cioè a realizzarsi soltanto sulla completezza e congruità logica della motivazione offerta dal professionista anche sotto il profilo del collegamento effettivo tra i dati riscontrati ed il giudizio espresso; il giudice può, infatti, discostarsi dal giudizio espresso dal professionista, così come potrebbe fare a fronte di non condivise valutazioni di un suo ausiliario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Convenienza della proposta - Distinzione - Fattibilità giuridica e fattibilità economica - Distinzione e contenuti - Giudizio di fattibilità giuridica riservato al giudice - Giudizio di fattibilità economica riservato ai creditori.

Premesso che la fattibilità del piano di concordato non deve essere confusa con la convenienza della proposta (vale a dire con il giudizio di merito certamente sottratto al tribunale e riservato ai creditori), occorre precisare che la fattibilità, intesa come una prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta nei termini prospettati, implica una ulteriore distinzione tra fattibilità giuridica e fattibilità economica. La verifica della fattibilità giuridica spetta sicuramente al giudice, il quale dovrà esprimere un giudizio negativo sull'ammissibilità della proposta quando le sue modalità attuative risultino incompatibili con norme inderogabili. È, invece, di competenza esclusiva dei creditori il giudizio in ordine alla fattibilità economica del concordato, posto che questa valutazione consiste in un giudizio prognostico che comporta margini di opinabilità e possibilità di errore che si traducono inevitabilmente in un fattore di rischio per i soggetti interessati; è quindi ragionevole, in coerenza con l'impianto generale dell'istituto del concordato preventivo, che di tale rischio si facciano esclusivo carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo - Individuazione dei margini di intervento del giudice - Causa concreta del concordato - Variabilità del contenuto della proposta - Valutazione delle concrete modalità proposte dal debitore - Contenuto necessario della proposta - Superamento della crisi e soddisfazione dei creditori.

Allo scopo di individuare i margini di intervento del giudice nell'ambito a lui riservato della valutazione della fattibilità giuridica del concordato, occorre individuare la causa concreta del procedimento di concordato sottoposto al suo esame, intendendosi per causa concreta le modalità attraverso le quali, per effetto ed in attuazione della proposta del debitore, le parti del procedimento intendono realizzare la composizione dei rispettivi interessi. Poiché, tuttavia, il legislatore non ha inteso predeterminare il contenuto della proposta e non è, quindi, possibile stabilire con una previsione generale ed astratta i margini dell'intervento del giudice, si dovrà tener conto delle concrete modalità proposte dal debitore per la composizione della propria esposizione debitoria, fermo restando che la proposta di concordato deve necessariamente avere ad oggetto il superamento della crisi e la soddisfazione in qualche misura dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo - Controllo del giudice sulla fattibilità - Completezza e regolarità della documentazione - Scopo dell'informazione ai creditori - Accertamento della fattibilità giuridica della proposta - Valutazione della effettiva idoneità alla regolazione della crisi ed alla soddisfazione dei creditori - Termini di adempimento della proposta - Rilevanza ai fini del giudizio di fattibilità del concordato.

Nel concordato preventivo, il controllo del giudice sulla fattibilità del concordato deve essere effettuato verificando l'idoneità della documentazione prodotta (per la sua completezza e regolarità) a corrispondere alla funzione che le è propria di fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta (si pensi, a titolo esemplificativo, alla cessione di beni altrui), sia infine valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura consistente nella regolazione della crisi e nella soddisfazione almeno parziale dei creditori nel rispetto dei termini di adempimento previsti, profilo, quest'ultimo, che incide sulla valutazione della proposta nel suo complesso e di conseguenza sul giudizio di fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo con cessione dei beni - Giudizio di fattibilità esercitabili dal giudice - Correttezza della indicazione della misura della percentuale offerta ai creditori - Esclusione impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli che ne impediscono la liquidazione o ne alterino il valore.

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, non rientra nell'ambito del giudizio di fattibilità esercitabile dal giudice un sindacato sull'aspetto pratico ed economico della proposta e, quindi, sulla correttezza della indicazione della misura di soddisfacimento percentuale offerta ai creditori. In questo tipo di concordato, infatti, la percentuale di pagamento eventualmente prospettata non è vincolante, non essendo prescritta da alcuna disposizione ed essendo al contrario sufficiente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscono la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, fatta ovviamente salva la possibilità che il debitore assuma una specifica obbligazione in tal senso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo - Convenienza economica - Giudizio riservato ai creditori - Necessità di una puntuale informazione - Oggetto - Compito del professionista attestatore e del commissario giudiziale.

Affinché i creditori possono esprimere il giudizio loro riservato sulla convenienza economica della proposta di concordato, concorrendo così a garantire il giusto esito della procedura, è necessario che essi ricevano una puntuale informazione circa i dati, le verifiche interne e le connesse valutazioni, incombenti, questi, che assumono un ruolo centrale nello svolgimento della procedura ed ai quali debbono provvedere dapprima il professionista attestatore (rispetto al quale il d.l. 83 del 2012, oltre a sottolinearne la necessaria indipendenza, ha introdotto pesanti sanzioni nel caso di falsità nelle attestazioni o nelle relazioni), in funzione dell'ammissibilità al concordato, e successivamente il commissario giudiziale prima dell'adunanza dei creditori ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile 23 gennaio 2013



Concordato preventivo - Controllo del tribunale nella fase di ammissione - Adeguatezza delle informazioni - Completezza e coerenza.

È compito del tribunale esercitare un controllo nella fase di ammissione sull’adeguatezza delle informazioni contenute nella proposta di concordato preventivo nel duplice senso della completezza e della coerenza rispetto alla proposta. A tale fine, il tribunale verifica l’adeguatezza quantitativa dei dati, la coerenza rispetto ad essi del piano sotteso alla proposta di concordato nonché l’adeguatezza logico-informativa dell’attestazione, indagando se il professionista abbia svolto concretamente il ruolo ad esso affidato dalla legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 22 gennaio 2013



Concordato preventivo – Convocazione del debitore per la declaratoria di inammissibilità e la eventuale dichiarazione di fallimento – Richiesta di un termine per la presentazione della domanda di concordato con riserva – Inammissibilità.

La richiesta di termine per presentare domanda di pre-concordato, avanzata all’udienza collegiale fissata per l’eventuale declaratoria di inammissibilità della originaria domanda di concordato e nella quale il debitore è stato convocato per rendere conto dei profili di inammissibilità (eventualmente modificando la proposta) e per l’eventuale e conseguente declaratoria di fallimento, integra uno sviamento dell’iter processuale idoneo a paralizzare ad libitum, in assenza delle condizioni di ammissibilità del concordato originariamente proposto, un eventuale istanza di fallimento del creditore, con conseguente ingiustificato pregiudizio della massa creditoria. (Nella fattispecie, la domanda di concordato era stata presentata nel periodo antecedente all’entrata in vigore del D. L. 83/2012 (cd. Decreto Sviluppo), il quale ha introdotto rilevanti novità nella disciplina del concordato preventivo, tra cui la possibilità per il debitore di presentare la domanda di ammissione “con riserva” e di depositare successivamente il piano e la proposta). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 15 gennaio 2013



Concordato preventivo - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili - Necessità - Revoca del concordato ex articolo 173 l.f.

Tra le condizioni di ammissibilità rilevanti ex artt. 162 e 173 l.fall. rientra la relazione del professionista che attesta la veridicità dei dati aziendali. Conseguentemente, il tribunale può e deve dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali, debba considerarsi sostanzialmente incompleta e per questo inattendibile. Ciò verifica, tra le altre ipotesi, quando il professionista che redige la relazione che accompagna la domanda di concordato preventivo non abbia svolto una verifica puntuale ed analitica dei dati aziendali e delle scritture contabili. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 04 dicembre 2012



Concordato preventivo - Relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta - Integrazione prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall. - Ammissibilità.

La relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità della proposta può essere integrata prima dell'avvio del subprocedimento di revoca ex art. 173 l.fall.. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 04 dicembre 2012



Concordato preventivo - Abnorme o eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori - Violazione del presupposto della veridicità dei dati aziendali - Violazione degli obblighi di informazione dei creditori - Atti di frode - Fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi.

L'abnorme e comunque palesemente eccessiva sottovalutazione dei cespiti offerti ai creditori, pur considerata una soglia di normale tollerabilità legata ad ineliminabili soggettività dell'attività di stima, inficia il presupposto della veridicità dei dati aziendali integrando, da un lato, la violazione di obblighi di informazione veridica del ceto creditorio e, dall'altro, la tipizzazione della fattispecie residuale e generica degli "altri atti di frode" se non quella tipica di fraudolento occultamento di valori patrimoniali attivi. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 04 dicembre 2012



Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 7 agosto 2012, n. 134 - Potere di controllo d'ufficio del tribunale sulla fattibilità - Istanza di parte - Necessità - Conseguenze.

Le modifiche apportate alla disciplina del concordato preventivo dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, inducono a ritenere che il potere di controllo d’ufficio del tribunale sulla fattibilità del concordato possa aver luogo solo su istanza di parte e che, conseguentemente, in presenza del voto favorevole della maggioranza dei crediti e delle classi ed in mancanza di opposizioni, devono ritenersi sussistenti i presupposti di legge per l'omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 26 ottobre 2012



Concordato preventivo - Esposizione di credito in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Occultamento fraudolento di passività - Erronea rappresentazione della situazione debitoria - Vizio della formazione del consenso dei creditori - Esclusione.

Perché, nell'ambito del concordato preventivo, ricorrano le ipotesi dell'occultamento fraudolento di passività di cui all'articolo 173, legge fallimentare, o dell'erronea rappresentazione della situazione debitoria tale da viziare la formazione del consenso dei creditori e da imporre l'emendamento del piano iniziale, occorre che le problematiche emerse comportino una radicale manifesta inadeguatezza del piano, in quanto, al di fuori di tale ipotesi-limite, l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete esclusivamente ai creditori. A tal fine, non è, quindi, sufficiente che taluno affermi l'esistenza di un proprio credito nei confronti dell'imprenditore ammesso al concordato e da questo non esposto nella domanda o esposto in misura inferiore alla pretesa o in chirografo anziché in privilegio, occorre, infatti che tale credito, sulla scorta di una sommaria delibazione, appaia di probabile fondatezza, poiché altrimenti, in caso di crediti contestati, sarebbe sufficiente avanzare qualsiasi pretesa, anche la più peregrina, per bloccare qualsiasi procedura di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 18 ottobre 2012



Concordato preventivo - Esposizione di credito contestato in misura inferiore a quella pretesa e senza il privilegio richiesto - Disamina della doglianza in sede di adunanza dei creditori - Corretta informazione del ceto creditorio.

La disamina, in sede di adunanza dei creditori, delle doglianze esposte da chi lamenti l'esposizione del proprio credito in misura inferiore a quella pretesa e senza riconoscimento del privilegio, è idonea a soddisfare le esigenze di corretta informazione del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 18 ottobre 2012



Concordato preventivo - Interessi pubblicistici alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza - Sussistenza - Potere interdittivo del tribunale sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Sussistenza in fase di ammissione al concordato - Finalità di consentire il voto ai creditori alle sole soluzioni contrattuali dotate di plausibilità giuridica ed economica.

Concordato preventivo - Natura prodromica, rispetto al giudizio riservato ai creditori, del potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano.

Concordato preventivo - Potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano - Giudizio di omologazione - Assenza di opposizioni - Sussistenza.

Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità del piano riservato al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori - Rischio di manovre fraudolente o truffaldine.

Se è vero che nella regolazione dell'insolvenza e della crisi d’impresa intervengono, unitamente agli interessi privatistici dei creditori, anche rilevanti interessi pubblicistici dello Stato alla risoluzione corretta ed ordinata dell'insolvenza, anche attraverso il ricorso a soluzioni negoziali rimesse all'autonomia privata del debitore e dei creditori, allora è necessario riconoscere al tribunale, già in sede di giudizio di ammissione al concordato, un potere interdittivo in ordine alla verifica di fattibilità giuridica ed economica del piano, così da fare in modo che siano sottoposte alla volontà negoziale dei creditori solo quelle soluzioni contrattuali dell’insolvenza e della crisi di impresa che siano dotate di plausibilità giuridica ed economica e tali da consentire ai creditori una corretta valutazione della convenienza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere del tribunale di controllo sulla fattibilità giuridica ed economica del piano di concordato preventivo è prodromico rispetto al giudizio di convenienza riservato ai creditori, i quali vengono così posti in condizione di esprimere un consenso informato sui citati aspetti di fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere di controllo della fattibilità giuridica ed economica del piano deve essere riconosciuto al tribunale non solo nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo ma anche in quella di omologa ed anche in assenza di opposizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La soluzione interpretativa che, nel concordato preventivo, vorrebbe demandare il giudizio sulla fattibilità del piano esclusivamente al professionista attestatore ed all'approvazione dei creditori comporta il rischio che la maggioranza del ceto creditorio avalli manovre fraudolente o truffaldine dell'imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 18 ottobre 2012




Concordato preventivo - Opera del tribunale di valutare la completezza della relazione sulla veridicità dei dati e sulla fattibilità del piano - Sussistenza.

Concordato preventivo - Dovere del commissario giudiziale di vagliare la relazione attestativa sotto il profilo della veridicità dei dati e della fattibilità del piano - Potere del tribunale di rilevare le carenze della relazione che incidono sul giudizio di fattibilità del piano - Sussistenza.

Non vi sono dubbi che, nel quadro normativo anteriore all'entrata in vigore della riforma di cui al decreto-legge n. 83 del 2012, il tribunale possa e debba dichiarare inammissibile la proposta di concordato preventivo a corredo della quale sia stata presentata una relazione che, pur contenendo la formale attestazione della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano concordatario, sia sostanzialmente incompleta ed inattendibile per aver omesso di prendere in considerazione accadimenti sicuramente rilevanti ai fini della prognosi in ordine all'adempimento del concordato preventivo alla cui formulazione la attestazione sulla fattibilità del piano è finalizzata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere dovere del commissario giudiziale di vagliare la relazione attestativa sotto il profilo della veridicità dei dati aziendali e della fattibilità del piano concordatario non esime il tribunale dal rilevare, già nel corso del procedimento destinato alla valutazione dell'ammissibilità della proposta di concordato preventivo ed anche d'ufficio, gli eventuali difetti di completezza della predetta relazione o degli altri documenti presentati dal debitore, di difetti che siano tali da inficiare la plausibilità del giudizio prognostico con essa formulato sulla fattibilità del piano, al fine di consentire al debitore di porvi rimedio, se possibile, nel termine di cui all'articolo 162, comma 1, legge fallimentare o, in mancanza, di definire il procedimento con la dichiarazione di inammissibilità della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 08 ottobre 2012




Concordato preventivo - Procedimento - Rinuncia agli atti del proponente - Applicazione dell'articolo 306 c.p.c. - Dichiarazione di estinzione del giudizio subordinata all'accettazione delle parti costituite.

Al procedimento di concordato preventivo è applicabile l'articolo 306 c.p.c., il quale subordina la dichiarazione di estinzione del giudizio all'accettazione della rinunzia delle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione. La mancata dichiarazione di estinzione del procedimento di concordato pendente comporta che la domanda di concordato presentata dopo la rinuncia si configura o come modifica della proposta iniziale o come nuova domanda la quale, andando a sovrapporsi ad un diverso procedimento concordatario ancora pendente, dovrà essere dichiarata inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 02 ottobre 2012



Concordato preventivo - Procedimento - Modifica della proposta intervenuta successivamente all'attivazione del procedimento di revoca di cui all'articolo 173 l.f. - Inammissibilità.

La modifica della proposta di concordato preventivo presentata successivamente all'attivazione del giudizio di revoca di cui all'articolo 173, legge fallimentare deve considerarsi inammissibile soprattutto nel caso in cui l'attivazione del procedimento ex art. 173 si fondi sulla commissione di atti di frode. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 02 ottobre 2012



Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza - Necessità di garantire i creditori l'esercizio di un voto consapevole - Valutazione negativa del commissario giudiziale in ordine alla fattibilità - Sottoposizione della proposta al voto dei creditori - Non necessità.

Se è vero che il giudice non è più chiamato a sindacare la convenienza del concordato, egli è tuttavia tenuto a controllare che la proposta sia redatta in modo coerente, completo e compatibile con i fatti, in modo da consentire ai destinatari di accettarla o respingerla con cognizione di causa. In tale prospettiva, l'esame dei requisiti di ammissione non può prescindere dai contenuti concreti, non perché questi debbano soggiacere al gradimento del tribunale, ma perché occorre garantire ai creditori la possibilità di manifestare la loro opinione al riguardo in un quadro chiaro e realistico. Da ciò consegue che non vi è alcuna ragione di sottoporre la proposta al voto dei creditori qualora, sulla scorta dei controlli eseguiti dal commissario giudiziale, emerga la non fattibilità del piano che sia stata malamente attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 28 settembre 2012



Concordato preventivo – Procedimento pendente – Nuova domanda autonoma – Procedura separata – Inammissibilità.

Allorché sia già pendente una procedura di concordato preventivo non è configurabile un’autonoma domanda successiva – che dia luogo ad una nuova e separata procedura – perché, con riguardo al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza, il concordato non può che essere unico, e dunque, unica la relativa procedura ed il suo esito. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo – Nuova proposta – Modifica – Tratti differenziali.

Qualora il proponente non rinunci alla proposta di concordato preventivo, ma vi apporti modifiche integrative che rientrino nella medesima logica inizialmente adottata per l’uscita della crisi, non può parlarsi di nuova proposta, bensì di modifica della stessa. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo – Modifica della proposta concordataria – Revoca – Rapporti.

La qualificazione come modifica e non quale nuova proposta determina che l’iter procedimentale concordatario originato dal ricorso e la fase incidentale di possibile revoca ex art. 173 l.f. che nello stesso può innestarsi, non subiscono soluzioni di continuità. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo – Nuova proposta – Revoca – Rapporti.

Una nuova proposta concordataria (rectius: la rinuncia alla precedente) non ha il potere e l’effetto di caducare la fase procedimentale indisponibile di revoca ex art. 173 l.f. né per la proponente né per l’Ufficio decidente stesso. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo – Reati fallimentari – Giudizio di fattibilità – Irrilevanza – Indisponibilità.

I reati fallimentari nulla hanno in comune con il giudizio di fattibilità, il quale non incide su fattispecie di rilevanza penale ormai compiute e riguardo alle quali, stante la obbligatorietà dell’azione penale e la funzione svolta dal P.M. nell’ambito del concordato preventivo, nessuno può recedere: né l’Ufficio, né l’abdicazione alla proposta. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo – Mancanza di classamento – Proposizione di una nuova proposta – Abuso.

La mancanza di classamento (a fronte della palese disomogeneità di interessi e qualificazioni giuridiche), quale artificio per impedire la piena espansione del divieto ex art. 160 II comma l.f., e la proposizione di una nuova proposta di concordato, quale espediente per far recedere il subprocedimento ex art. 173 l.f., sostanziano un abuso dello strumento concordatario. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Latina 30 luglio 2012



Concordato preventivo - Pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari - Necessità.

Concordato preventivo - Valutazione del tribunale sulla fattibilità della proposta - Limiti - Condizioni - Valutazione dell'effettiva sussistenza dei dati e della idoneità delle poste attive a soddisfare i creditori chirografari - Necessità.

Concordato preventivo - Valutazione del tribunale della effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori - Rischio di realizzo dei beni immobili in situazione di crisi di mercato.

Tra i requisiti di ammissibilità di una proposta di concordato preventivo vi è la prevedibilità del pagamento in percentuale non irrisoria dei creditori chirografari. Ciò emerge dall'impianto della legge, la quale prevede la possibilità di falcidia delle classi dei creditori ma non la loro pretermissione e rimanda l'approvazione del concordato proprio al voto dei creditori chirografari. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)

Al tribunale non compete il giudizio sulla fattibilità in concreto del concordato preventivo, quel giudizio prognostico sull’effettiva capacità delle attività cedute a far fronte al passivo; il giudice è, tuttavia, tenuto a verificare l’effettiva sussistenza di tali dati e la loro idoneità a soddisfare almeno in minima parte i creditori chirografari. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che buona parte del valore attribuito agli immobili non fosse effettivamente realizzabile ed ha altresì sottolineato l'omissione nella proposta delle poste attive ricavabili da azioni recuperatoria e revocatorie di atti di cessione d’immobili e partecipazioni). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel compiere la valutazione dell'effettiva capacità delle attività cedute a soddisfare i creditori del concordato, il tribunale non può ignorare il rischio di realizzo dei beni immobili derivante dalle attuali condizioni di crisi del mercato, le quali fanno transitare l'alea da un profilo di fattibilità ad un profilo di ammissibilità, posto che il rischio in questione costituisce un dato oggettivo. (Antonio Pezzano - Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 27 luglio 2012




Concordato preventivo - Poteri del tribunale - Valutazione della convenienza della proposta - Esclusione - Valutazione della persistenza delle condizioni di ammissibilità della procedura e della fattibilità del piano - Sussistenza - Esercizio ex officio di detti poteri in sede di omologa.

Se, dopo l'emanazione del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, deve ritenersi precluso al tribunale il sindacato sulla convenienza della proposta di concordato preventivo - valutazione che ora spetta esclusivamente ai creditori - al tribunale compete invece la verifica delle condizioni di ammissibilità della procedura, ivi compresa la fattibilità del piano e la mancanza di gravi fatti fraudolenti i quali, anche in assenza di opposizione, ne possono comportare la revoca. Detti poteri di controllo possono essere esercitati in qualunque momento e quindi anche nella fase di omologa, con la precisazione che, per quanto riguarda i fatti indicati dall'articolo 173, legge fallimentare (condotte fraudolente, mancanza di condizioni di ammissibilità, ivi compresa la fattibilità), la cognitio causae del tribunale è di natura officiosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 10 luglio 2012



Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutarne la fattibilità - Distinzione tra proposta e piano - Conseguenze.

Nel procedimento di concordato preventivo, il potere del tribunale di valutare la fattibilità dell'accordo non può avere ad oggetto la fattibilità del piano, il quale che deve essere tenuto distinto dalla proposta che costituisce l'oggetto dell'incontro delle volontà del debitore e dei creditori. Al piano non potranno, pertanto, essere riferiti eventuali vizi genetici del negozio concordatario in quanto esso altro non è che lo strumento per l'adempimento del concordato la sua fattibilità potrà avere rilievo esclusivamente nell'ambito dell'eventuale giudizio di risoluzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 29 maggio 2012



Concordato preventivo - Soddisfazione parziale dei creditori privilegiati - Creazione di una classe di creditori ipotecari parzialmente soddisfatti con retrocessione per la differenza fra i creditori chirografari - Perizia attestante la soddisfazione in misura non inferiore a quella ottenibile della liquidazione - Necessità.

Quando la proposta di concordato prevede la soddisfazione parziale dei creditori privilegiati ipotecari è necessaria, pena l'inammissibilità della proposta, la nomina di un professionista in possesso dei requisiti di cui all'art. 67, comma 3, lett. d), LF, che rediga una perizia giurata attestante la soddisfazione del creditore in misura non inferiore a quella realizzabile in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione non essendo sufficiente la creazione di una classe di creditori ipotecari parzialmente soddisfatti, con retrocessione per la differenza fra i creditori chirografari, essendo assodato che nell'ipotesi di falcidia del creditore privilegiato la valutazione della convenienza della proposta è consustanziale alla stessa formulazione del piano, senza necessità che i creditori falcidiati siano riuniti in una classe al fine di accedere al rimedio di cui all'art. 180, comma 4,. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 18 maggio 2012



Concordato preventivo - Creazione di classi in maniera artificiosa allo scopo di ottenere il consenso - Inammissibilità.

La proposta di concordato deve considerarsi inammissibile anche quando la creazione di classi in maniera artificiosa miri semplicemente a rendere la stessa più facilmente approvabile, mediante la formazione del consenso nella maggioranza delle classi, onde aggirare il principio fissato dall'art. 177, comma 1, LF, sulle maggioranze necessarie per l'approvazione del concordato. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 18 maggio 2012



Concordato preventivo - Sindacato del tribunale sulla convenienza e fattibilità della proposta - Esclusione - Controllo del parere dell'esperto in relazione ai requisiti richiesti dalla legge - Corretta informazione dei creditori.

Nonostante la giurisprudenza sul punto non sia concorde, è preferibile ritenere che il tribunale - esclusa la sindacabilità della convenienza e fattibilità della proposta - mantenga un potere di controllo non tanto della legittimità sostanziale del piano proposto, quanto della rispondenza del parere espresso dall'esperto ai requisiti voluti dalla legge, essendo volto alla tutela della corretta informazione dei creditori. (Irma Giovanna Antonini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 18 maggio 2012



Concordato preventivo - Effetto esdebitatorio - Indicazione di una percentuale di soddisfazione dei crediti - Necessità.

L'effetto esdebitatorio del concordato preventivo con cessione dei beni non consegue alla semplice messa a disposizione dei beni bensì all'effettivo pagamento della percentuale dei crediti che la proposta prevede di pagare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 09 maggio 2012



Concordato preventivo - Modifica della proposta originaria - Nuovo vaglio di ammissibilità - Necessità.

Concordato preventivo - Inammissibilità della proposta - Esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento - Esercizio del diritto di difesa.

Qualora, dopo il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo, il debitore modifichi l’originaria proposta apportandovi elementi di novità tali da farne una proposta sostanzialmente diversa da quella originaria, il tribunale deve procedere ad un nuovo vaglio di ammissibilità ai sensi degli artt. 160 e ss legge fallimentare. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
 
Alla declaratoria di inammissibilità della proposta di concordato deve seguire l’esame dei ricorsi per dichiarazione di fallimento pendenti al momento del deposito della proposta e, ove il debitore avesse già esercitato il diritto di difesa, il tribunale deve conseguentemente dichiarare il fallimento. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Siracusa 02 maggio 2012




Concordato preventivo - Potere del tribunale di valutare l'ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta - Sussistenza - Effettiva realizzabilità della proposta di mandata ai creditori.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Vincolo a beneficio dei creditori del concordato preventivo - Opponibilità ai creditori ipotecari successivi.

Trascrizione di atti di destinazione meritevole di tutela - Meritevolezza - Ulteriore delimitazione degli interessi dei privati possono perseguire - Esclusione.

Concordato preventivo - Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Perseguimento della soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione - Meritevolezza - Sussistenza.

Nel concordato preventivo il tribunale può stigmatizzare esclusivamente ipotesi di assoluta impossibilità oggettiva o giuridica della proposta la cui realizzabilità spetta esclusivamente alla libera valutazione di convenienza e di affidabilità del ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il vincolo di destinazione ex art. 2645-ter del codice civile costituito a beneficio di tutti i creditori e trascritto prima del deposito del ricorso per concordato preventivo è opponibile ai creditori ipotecari successivi. (Vito Misino) (riproduzione riservata)

Il rinvio generico contenuto nell'articolo 2645-ter c.c. alla meritevolezza di cui all'articolo 1322, comma 2, c.c. non legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sicuramente meritevole di tutela il fine perseguito dall'impresa che, anteriormente al deposito del ricorso per concordato preventivo, costituisca sul patrimonio un vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. al fine di consentire la soddisfazione proporzionale dei creditori non muniti di cause di prelazione. Detta iniziativa consente, infatti, la conoscibilità dello stato di crisi e preserva il patrimonio da eventuali atti di distrazione o da iniziative destinate ad avvantaggiare solo alcuni creditori in pregiudizio degli altri. (Vito Misino - Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco 26 aprile 2012




Concordato preventivo - Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo di destinazione su beni immobili allo scopo di evitare l'aggressione dei creditori prima della presentazione della domanda di concordato - Fattibilità - Esclusione.

Non può ritenersi fattibile il piano di concordato preventivo qualora il debitore, prima di depositare la domanda, abbia costituito sui propri beni immobili un vincolo di destinazione ai sensi dell'articolo 2645 ter c.c. allo scopo, dichiarato, di evitare che l'aggressione disordinata del patrimonio dell'impresa in crisi possa comportare una dispersione di valore in danno dei creditori ed impedire un'equa distribuzione degli effetti dell'insolvenza. (Nel caso di specie, il tribunale - sulla scorta di quanto riferito dal commissario giudiziale - ha revocato l'ammissione alla procedura ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare, evidenziando, tra le varie ragioni poste a fondamento del provvedimento di revoca, che l'atto costitutivo del vincolo destinava i beni immobili esclusivamente al soddisfacimento dei creditori che avrebbero aderito al concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 13 marzo 2012



Concordato preventivo - Omessa previsione del pagamento integrale delle ritenute previdenziali operate e non versate - Inammissibile.

Laddove la proposta concordataria abbia previsto il pagamento solo parziale del debito per ritenute previdenziali operate e non versate va dichiarata inammissibile la domanda di concordato. (Ambrogio Colombo) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano 31 gennaio 2012



Concordato preventivo - Controllo del tribunale sulla fattibilità - Esclusione.

Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, deve escludersi che il sindacato del tribunale, in sede di omologa, debba estendersi anche alla fattibilità del piano attraverso la verifica dell'iter logico con il quale il professionista, nella relazione ex articolo 161, legge fallimentare, è giunto ad affermare tale fattibilità, al fine di verificare la serietà delle garanzie offerte dal debitore con la sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano, essendo un siffatto controllo in contrasto con il dettato normativo dal quale si ricava che il legislatore ha inteso dare una netta prevalenza alla natura contrattuale e privatistica del concordato, la quale dà decisivo rilievo al consenso dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova 23 dicembre 2011



Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione di fattibilità del Commissario – Rigetto – Limiti del controllo – Opportunità di rimessione alle S.U..

La legittimità della valutazione negativa dei Giudici di merito in ordine alla fattibilità del piano concordatario sulla previsione di fattibilità di un concordato con cessione integrale dei beni pone in rilievo l’orientamento prevalente contrario alla sindacabilità nel merito della proposta rispetto ad un orientamento che ha inteso ridimensionare la valenza contrattuale dell’adesione dei creditori ritenendo prevalente il rilievo d’ufficio di una causa di nullità assoluta. Valutando che tale causa di nullità assoluta si configura come impossibilità dell’oggetto e quindi rientra nell’ambito della stessa fattibilità e risulta dissonante rispetto alla precedente linea giurisprudenziale, emerge l’opportunità di vagliare l’ipotesi di rimessione dell’esame alle S.U. (1) (Biancamaria Sparano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 15 dicembre 2011



Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione dei beni – Radicale e manifesta inadeguatezza del piano concordatario – Proposta priva di causa – Inammissibilità.

E' inammissibile, per vizio genetico rilevabile ex officio senza necessità di attendere le verifiche del commissario giudiziale, la proposta concordataria con finalità esclusivamente liquidatorie che appaia ictu oculi priva di causa giustificatrice data la radicale e manifesta inadeguatezza del piano in essa contenuto. (Raffaella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 17 novembre 2011



Concordato preventivo – Concordato preventivo con cessione dei beni – Pendenza di procedimento per dichiarazione di fallimento – Potenziale sottrazione di risorse – Abuso dello strumento concordatario – Configurabilità.

E' configurabile un abuso dello strumento concordatario quando la proposta di concordato sia finalizzata a sottrarre, almeno potenzialmente, risorse ai creditori rispetto a quelle, maggiori, conseguibili attraverso la dichiarazione di fallimento. (Nel caso di specie alcuni creditori avevano richiesto, ai sensi dell'art. 147, comma 2. l. fall., che venisse pronunciato anche il fallimento dell'ex socio accomandatario della s.a.s. -trasformata in s.r.l. senza il consenso di cui all'art. 2500 quinquies c.c.-, con possibilità quindi di ottenere, in ipotesi, ulteriori risorse costituite dal patrimonio personale di quest'ultimo). (1) (Raffella Falini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 17 novembre 2011



Concordato preventivo - Fattibilità del piano - Inadeguatezza del giudizio espresso dal professionista attestatore - Inammissibilità della proposta.

Deve essere dichiarata inammissibile la proposta di concordato qualora il giudizio di fattibilità espresso dal professionista attestatore non sia sorretto da adeguata e convincente motivazione in ordine ad un aspetto essenziale del piano e tale giudizio contrasti in modo evidente con le risultanze della documentazione allegata e la normativa applicabile al caso di specie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 16 novembre 2011



Concordato preventivo - Controllo del tribunale - Fattibilità del piano - Sussistenza - Controllo attraverso l'attività di verifica del commissario giudiziale - Contenuto del controllo sulla fattibilità del piano.

Nell'ambito del concordato preventivo, il tribunale mantiene, anche nella fase di omologazione, un potere di controllo finalizzato all'accertamento della perduranza di tutte le condizioni di ammissibilità del concordato, controllo condotto non più sulla base della documentazione prodotta dalla ricorrente, bensì di tutta l'attività di verifica compiuta su impulso del commissario giudiziale dopo la presentazione del ricorso ed a seguito del decreto di ammissione alla procedura. Il tribunale, in particolare, conserva un potere di controllo sulla fattibilità del piano, il quale deve essere coerente con la proposta, serio e concretamente realizzabile sulla base delle risorse presenti nel patrimonio aziendale e di quelle realizzabili un'attività liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa 11 novembre 2011



Concordato preventivo - Voto dei creditori - Conflitto di interessi - Formazione di una classe costituita dal creditore in conflitto - Incidenza sulla formazione della maggioranza delle classi - Aggravamento del conflitto.

Nel concordato preventivo, il conflitto di interessi che riguardi i creditori aventi diritto al voto non può essere eliminato mediante la creazione di apposite classi costituite dai singoli creditori in conflitto; questa soluzione, infatti, non fa altro che aggravare il conflitto di interessi perché consente a tali creditori di incidere sull'esito del concordato concorrendo alla formazione della maggioranza per classi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 02 novembre 2011



Concordato preventivo - Potere di controllo del tribunale - Veridicità della proposta e fattibilità del piano - Esclusione - Controllo di legittimità - Garanzia che la soluzione negoziale della crisi persegua interessi meritevoli di tutela.

Il controllo del tribunale in sede di ammissibilità della proposta di concordato, se da una parte non può limitarsi ad un mero controllo formale della documentazione allegata, dall'altra non può certo invadere la competenza del controllo effettuato dal professionista attestatore e dal commissario giudiziale, avente ad oggetto i controlli tecnici sulla veridicità della proposta e sulla fattibilità del piano. Il controllo del tribunale deve essere svolto in ossequio alla ratio legis sottesa all'istituto del concordato preventivo, la quale ha come scopo la regolazione negoziale delle difficoltà economiche e finanziarie dell'impresa nonché l'esaltazione della dimensione pattizia dell'istituto, con riduzione dello spazio di intervento dell'autorità giudiziaria, alla quale resta tuttavia affidata una essenziale funzione di garanzia volta ad assicurare un controllo di legalità sul procedimento di formazione del consenso dei creditori e sulla corretta formazione delle classi. In considerazione di questi principi, si ritiene che il controllo del tribunale debba essere letto alla luce degli interessi pubblici sottesi a tutte le procedure fallimentari, consistenti nella tutela di una libera iniziativa economica privata che non sia contrasto con l'utilità sociale. Il controllo del tribunale deve, pertanto, consistere in una valutazione di legittimità intesa a verificare che la proposta ed il relativo piano, nonché i documenti allegati, siano funzionali al raggiungimento di un interesse meritevole di tutela ovvero alla definizione della situazione di crisi in cui versa l'impresa tramite la stipulazione di un accordo con i creditori, accordo che, per svolgere la suddetta funzione, deve essere sufficientemente completo per poter essere sottoposto al vaglio tecnico del commissario giudiziale e quindi al “consenso informato” da parte dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone 26 ottobre 2011



Concordato preventivo - Deposito di domanda incompleta - Successivo deposito della documentazione e della attestazione ex articolo 161, L.F. - Ammissibilità.

Vista la nuova formulazione dell'art. 162, comma 1, legge fall., qualora motivi d'urgenza ex artt.168 o 167 legge fall. lo richiedano, è possibile depositare un domanda di concordato preventivo ove ancora non completa di ogni documentazione, e quindi ove difetti anche l' attestazione ex art.161 legge fall.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 24 ottobre 2011



Concordato preventivo - Contemporanea pendenza di istanze di fallimento - Dichiarazione di inammissibilità della proposta - Verifica dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Presentazione di una nuova proposta - Esclusione.

Concordato preventivo - Presentazione di nuova proposta - Improcedibilità di precedente proposta - Possibilità di reiterare la prima proposta - Ammissibilità - Conclusione del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2 L.F. - Necessità.

Il tenore letterale del secondo comma dell'articolo 162, legge fallimentare è tale da far ritenere che alla dichiarazione di inammissibilità della proposta di concordato segua necessariamente l'esame delle istanze di fallimento, di quelle preesistenti alla proposta dichiarata inammissibile e di quelle sopraggiunte e comunque pendenti al momento della dichiarazione di inammissibilità; in presenza dei relativi presupposti, potrà, pertanto, essere dichiarato il fallimento, senza che possa essere presentata una nuova proposta di concordato prima della conclusione del procedimento di cui alla citata norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui la presentazione di una nuova proposta di concordato comporti l'improcedibilità di una precedente proposta, non può escludersi in linea generale la possibilità di reiterare la prima proposta qualora la successiva venga dichiarata inammissibile. La possibilità di reiterare la prima domanda sarà tuttavia consentita qualora non venga dichiarato il fallimento all'esito del procedimento di cui all'articolo 162, comma 2, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Genova 20 ottobre 2011




Concordato preventivo - Concordato di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili - Ammissibilità. Fattibilità del piano - Potere del tribunale di accertare la fattibilità del piano in sede di ammissione alla procedura - Esclusione.

  Tribunale Prato 22 settembre 2011



Concordato preventivo - Omologazione del concordato - Regime conseguente alla nuova legge fallimentare - Vizi genetici della proposta concordataria - Radicale e manifesta inadeguatezza del piano di risanamento - Possibilità di accertamento da parte del giudice - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.

In tema di omologazione del concordato preventivo, sebbene, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, al giudice sia precluso il giudizio sulla convenienza economica della proposta, non per questo gli è affidata una mera funzione di controllo della regolarità formale della procedura, dovendo, invece, egli intervenire, anche d'ufficio ed in difetto di opposizione ex art. 180 legge fall., sollevando le eccezioni di merito, quale quella di nullità, ex art. 1421 cod. civ.; in particolare, se è vero che l'apprezzamento della realizzabilità della proposta, come mera prognosi di adempimento, compete ai soli creditori, ove sussista, invece, un vero e proprio vizio genetico della causa, accertabile in via preventiva in ragione della totale ed evidente inadeguatezza del piano, non rilevata nella relazione del professionista attestatore, il giudice deve procedere ad un controllo di legittimità sostanziale, trattandosi di vizio non sanabile dal consenso dei creditori e così svolgendo il predetto giudice una funzione di tutela dell'interesse pubblico, evitando forme di abuso del diritto nella utilizzazione impropria della procedura. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva ritenuto che l'omessa considerazione, nella proposta di concordato, di un ingente credito privilegiato, di radice causale anteriore alla detta proposta, operasse come causa di impossibilità dell'oggetto, così alterando l'ipotesi prospettata di soddisfacimento delle obbligazioni sociali, su cui confidava il consenso del ceto creditorio, dovendosi perciò rigettare la domanda di omologazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 15 settembre 2011



Concordato preventivo - Uso strumentale della facoltà di formare le classi - Abuso del procedimento - Fattispecie - Inammissibilità della proposta.
Concordato preventivo - Convenienza della proposta e fattibilità del piano - Distinzione - Potere del tribunale di valutare la fattibilità del piano - Sussistenza.

Si concreta in un abuso del procedimento, strumentale al raggiungimento della maggioranza delle classi, la formazione di una classe composta da un solo creditore, il quale in base al criterio della omogeneità degli interessi economici, andrebbe collocato in altra classe. (Nella specie, la maggioranza era stata raggiunta proprio grazie al voto della classe in questione, composta dallo studio professionale che assisteva il proponente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede di omologazione, il tribunale può e deve verificare la persistenza delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo e quindi dell'attuabilità del piano. Premesso che i requisiti della convenienza e della fattibilità debbono essere tenuti distinti, si osserva, infatti, che mentre il legislatore ha "privatizzato" il requisito della convenienza, la cui valutazione è rimessa al solo ceto creditorio, giacché ha previsto espressamente che possa essere valutata dal tribunale solo a seguito di ricorso di un creditore appartenente ad una classe dissenziente, ha, invece, rimesso al tribunale, come ribadito dall'articolo 173, legge fallimentare, la valutazione dei requisiti di ammissibilità e quindi anche della fattibilità del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 05 luglio 2011




Concordato preventivo - Procedimento ex articolo 173, legge fallimentare per la revoca dell'ammissione - Diritto di difesa del debitore - Indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento - Necessità - Apertura di procedimento distinto - Esclusione.

Concordato preventivo - Cessione dei beni - Indicazione della percentuale di soddisfacimento dei creditori - Non necessità - Funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano - Indicazione ai creditori delle prospettive plausibili - Accettazione da parte dei creditori del rischio di un diverso esito della liquidazione.

Concordato preventivo - Ammissione - Condizioni - Ricorso depositato nella vigenza del d.lgs. n. 169 del 2007 - Relazione sulla veridicità dei dati contabili e la fattibilità del piano - Controllo del giudice - Oggetto - Completezza e regolarità della documentazione - Sufficienza - Adeguatezza nel merito - Esclusione - Fondamento - Prevalente natura privatistica del concordato - Conseguenze - Decreto di "rigetto" del ricorso - Ricorribilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca del concordato ai sensi dell'articolo 173, legge fallimentare - Potere del giudice di valutare la fattibilità del piano - Esclusione valutazione del commissario giudiziale - Rilevanza per i creditori al fine di esprimere un giudizio di convenienza sulla proposta.

Concordato preventivo - Atti di frode - Definizione ed individuazione - Attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione - Comportamenti volti a pregiudicare la valutazione di competenza dei creditori - Alterazione della percezione della reale situazione del debitore.

Concordato preventivo - Abuso del diritto - Abuso dello strumento concordatario - Garanzie inesistenti - Inammissibilità del concordato.

Nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare, la formale conoscenza da parte del debitore dell'esistenza di un'iniziativa per la dichiarazione di fallimento è sufficiente ad integrare la "indicazione che il procedimento è volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento" richiesta dall'articolo 15, comma 4, legge fallimentare quale monito in ordine al possibile esito della procedura e invito ad esercitare il diritto di difesa, posto che dal tenore del secondo comma dell'articolo 173 emerge chiaramente che alla conclusione del procedimento di revoca dell'ammissione viene emessa, se ne sussistano i presupposti processuali e sostanziali, sentenza di fallimento, senza ulteriori adempimenti procedurali. Non è dunque corretta la tesi secondo la quale la presenza di iniziative per la dichiarazione di fallimento comporta che debba farsi luogo a procedimenti distinti; è vero invece che l'accertamento del tribunale e correlativamente l'ambito della difesa del debitore attengono ad una fattispecie più complessa nella quale uno dei presupposti per la dichiarazione di fallimento è la revocabilità dell'ammissione al concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo con cessione dei beni, il debitore non ha l'onere di indicare la percentuale di soddisfacimento che, in esito alla liquidazione, i creditori otterranno, anche se è condivisibile l'opinione secondo la quale tale indicazione, come quella relativa ai possibili tempi della liquidazione, sono necessarie al fine della determinatezza e piena intelligibilità della proposta di concordato. Questo, tuttavia, non significa che, in mancanza di esplicita assunzione di un'obbligazione in tal senso, detta percentuale costituisca oggetto dell'obbligazione che il proponente si assume, in quanto ciò equivarrebbe a ritenere sempre necessario che il concordato assuma quanto meno la forma del concordato misto nel quale la cessione dei beni è accompagnata dall'impegno a garantire ai creditori una percentuale minima di soddisfacimento. In realtà, oggetto dell'obbligazione può essere, e tale è in difetto di diversa ed inequivoca assunzione di responsabilità, unicamente l'impegno a mettere a disposizione dei creditori i beni dell'imprenditore liberi da vincoli ignoti che ne impediscano la liquidazione o ne alterino apprezzabilmente il valore, assumendo l'indicazione della percentuale unicamente una funzione chiarificatrice del presumibile risultato del completamento del piano di concordato. In altri termini, il proponente, ovviamente sulla base di dati concretamente apprezzabili, indica ai creditori la prospettiva che ritiene plausibile e questi, approvando la proposta, condividono la valutazione e quindi accettano il rischio di un diverso esito della liquidazione comparandone la complessiva convenienza con riferimento alle alternative praticabili (esecuzione singolare o collettiva in sede fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concordato preventivo, nel regime conseguente all'entrata in vigore del d.lgs. n.169 del 2007 che è caratterizzato da una prevalente natura contrattuale, e dal decisivo rilievo della volontà dei creditori e del loro consenso informato, il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta, ai sensi degli artt. 162 e 163 legge fall., ha per oggetto solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda, senza che possa essere svolta una valutazione relativa all'adeguatezza sotto il profilo del merito; ne consegue che, quanto all'attestazione del professionista circa la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano, il giudice si deve limitare al riscontro di quegli elementi necessari a far sì che detta relazione - inquadrabile nel tipo effettivo richiesto dal legislatore, dunque aggiornata e con la motivazione delle verifiche effettuate, della metodologia e dei criteri seguiti - possa corrispondere alla funzione, che le è propria, di fornire elementi di valutazione per i creditori, dovendo il giudice astenersi da un'indagine di merito, in quanto riservata, da un lato, alla fase successiva ed ai compiti del commissario giudiziale e, dall'altro, ai poteri di cui è investito lo stesso tribunale, nella fase dell'omologazione, in presenza di un'opposizione, alle condizioni di cui all'art. 180 legge fall. (Principio affermato dalla S.C. in sede di cassazione, con rinvio, del decreto con cui il tribunale aveva "rigettato" la domanda di ammissione alla procedura di concordato, in realtà pronunciandone l'inammissibilità, con valutazioni sul merito della fattibilità del piano concordatario e con modalità decisorie, dalle quali è conseguita l'ammissibilità del ricorso ex art. 111 Cost.). (conf. Cass. 21860/2010) (massima ufficiale)

Il principio secondo il quale, nell'ambito del concordato preventivo, il giudice, nel valutare la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano, si deve astenere da un'indagine di merito, salvo il caso in cui siano proposte opposizioni e con i limiti di cui all'art. 180 legge fallimentare, è applicabile anche in sede di riesame della proposta ex art. 173 legge fallimentare e ciò anche se, in questo caso, il tribunale dispone del conforto dell'apporto conoscitivo e valutativo del commissario giudiziale. Tale apporto, infatti, non è destinato al giudice ma alla platea dei creditori che possono così comparare la proposta e le valutazioni dell'esperto attestatore con la relazione di un organo investito di una pubblica funzione. Resta, infatti, insuperabile il rilievo secondo cui il tribunale è privo del potere di valutare d'ufficio il merito della proposta, in quanto tale potere appartiene solo ai creditori così che solo in caso di dissidio tra i medesimi in ordine alla fattibilità, denunciabile attraverso l'opposizione alla omologazione, il tribunale, preposto per sua natura alla soluzione dei conflitti, può intervenire risolvendo il contrasto con una valutazione di merito in esito ad un giudizio, quale è quello di omologazione, in cui le parti contrapposte possono esercitare appieno il loro diritto di difesa del tutto inattuabile, invece e per quanto concerne i creditori, nell'ambito del procedimento di cui all'art. 173, legge fallimentare di cui si discute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il minimo comune denominatore dei comportamenti indicati dall'art. 173, comma 1, legge fallimentare, ai fini della revoca dell'ammissione al concordato e della dichiarazione di fallimento nel corso della procedura, è dato dalla loro attitudine ad ingannare i creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, sottacendo l'esistenza di parte dell'attivo o aumentando artatamente il passivo in modo da far apparire la proposta maggiormente conveniente rispetto alla liquidazione fallimentare. Si tratta, in sostanza, di comportamenti volti a pregiudicare la possibilità che i creditori possano compiere le valutazioni di loro competenza avendo presente l'effettiva consistenza e la reale situazione giuridica degli elementi attivi e passivi del patrimonio dell'impresa. Questa è, quindi, la connotazione tutti gli altri indefiniti comportamenti dell'imprenditore per poter essere definiti atti di frode. E', allora, possibile concludere affermando che nessun intervento sul patrimonio del debitore è di per sé qualificabile come atto di frode ma solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio. Ogni diversa interpretazione della norma in esame non farebbe altro che reintrodurre il requisito della meritevolezza apertamente ripudiato dal legislatore della riforma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Vi è abuso dello strumento concordatario in violazione del principio di buona fede laddove emerga la prova che determinati comportamenti depauperativi del patrimonio siano stati posti in essere con la prospettiva e la finalità di avvalersi dello strumento del concordato preventivo, ponendo i creditori di fronte ad una situazione di pregiudicate o insussistenti garanzie patrimoniali, in modo da indurli ad accettare una proposta comunque migliore della prospettiva liquidatoria. In presenza di una tale condotta, il concordato non è ammissibile in quanto rappresenterebbe il risultato utile della preordinata attività contraria al richiamato principio della buona fede. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 23 giugno 2011




Concordato preventivo – Crediti per finanziamento soci – Postergazione – Finalità – Tutela dei creditori terzi – Finanziamenti erogati in forma indiretta da parti correlate ai soci – Riconducibilità ai soci e applicazione degli artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. – Mancata previsione di una classe ad hoc – Inammissibilità del concordato.

La postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. è finalizzata alla tutela dei creditori terzi; ciò vale a maggior ragione quando i finanziamenti siano erogati dai soci di società sottocapitalizzate e con compagini ristrette. L’apporto di capitale di rischio, ancorchè sub specie mutui, non attribuisce, infatti, ai soci finanziatori di una società in crisi il diritto di concorrere in pari grado con gli altri creditori sociali; diversamente opinando, il rischio d’impresa verrebbe trasferito di fatto su costoro. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

Ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi della disciplina della postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. anche nel caso di finanziamenti erogati in forma soggettivamente indiretta, poiché la ratio legis prescinde dalla necessaria identità formale del socio e del finanziatore; ciò si verifica sia nei casi di interposizione fittizia o reale, sia quando si tratti di finanziamenti erogati da parti correlate o comunque riconducibili ai soci. Secondo l’art. 2427 n. 22 bis c.c. e l’art. 98 Tuir, la correlazione sussiste quando vi sia identità degli interessi economici perseguiti e coordinamento dei relativi processi decisionali, cosicchè le operazioni di riferimento sono imputabili ai soci ancorchè eseguite da soggetti diversi. (Nella fattispecie è stato ritenuto operante il principio di correlazione ai soci, trattandosi di finanziamento effettuato da una srl partecipata in via esclusiva da altra srl controllata e amministrata dai soci della prima. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

In presenza di crediti rivenienti da finanziamento soci e postergati ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c., è inammissibile la proposta di concordato preventivo che non preveda la formazione di una classe ad hoc per i titolari dei crediti anzidetti. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 16 maggio 2011




Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Criterio della prevenzione.
Fallimento – Iniziativa del P.M. – Contestuale domanda di concordato preventivo – Preclusioni.
Concordato preventivo – Domanda di concordato – Modificabilità della domanda – Limite ultimo.
Concordato preventivo – Fase preliminare di ammissibilità alla procedura – Giudizio del Tribunale – Natura – Giudizio di fattibilità dell’esperto – Contenuto.

Benché sia stato soppresso l’inciso del vecchio testo dell’art. 160 l.fall., la domanda di concordato preventivo deve essere trattata con precedenza rispetto ad una domanda di fallimento, attesa la funzione dell’istituto, volto a prevenire la dichiarazione di fallimento mediante il componimento del dissesto previsto nel piano di ristrutturazione dei debiti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Il principio della prevenzione della domanda di concordato su quella di fallimento non può essere sovvertito dalla circostanza secondo la quale la prima sia stata depositata in pendenza dell’iniziativa, ex art. 7, l.fall., del P.M. in esito ad un precedente rigetto di una prima proposta di concordato, atteso che gli artt. 160 e ss. l.fall. non prevedono alcuna preclusione in ordine alla presentazione della domanda, fintanto che il tribunale non abbia dichiarato il fallimento del debitore. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’art. 175, secondo comma, l.fall. prevede esplicitamente che la proposta di concordato preventivo possa essere modificata, anche dopo l’ammissione alla procedura, fino all’inizio delle operazioni di voto nell’adunanza dei creditori, ponendo perciò come limite estremo di modificabilità della domanda la decisione dei creditori di approvazione o meno della proposta, in linea con la natura eminentemente contrattuale che connota il nuovo concordato preventivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In sede di giudizio di ammissibilità alla procedura di concordato preventivo, il Tribunale non ha alcun potere di addivenire ad una valutazione nel merito dell’adeguatezza e della convenienza dello stesso per i creditori, laddove il giudizio di fattibilità del piano effettuato dall’esperto appaia idoneo – sotto il profilo della logicità, coerenza, completezza e congruenza - ad assicurare una corretta informazione dei creditori e non riproduca in maniera generica e acritica le previsioni del piano di ristrutturazione, ma operi un vaglio sotto il profilo tanto fattuale che logico. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 10 maggio 2011




Concordato preventivo - Gruppo d'imprese - Presentazione di un'unica domanda - Ammissibilità - Condizioni - Ratio.

Nonostante nella procedura fallimentare nessuna norma sia dedicata al fenomeno del gruppo di imprese, il quale trova attenzione solo per i rapporti che possono instaurarsi tra fallimento e amministrazione straordinaria, si deve ritenere che sia ammissibile una domanda di concordato preventivo che consista in un unico ricorso riferibile alla impresa di gruppo e che sia supportato da un unico piano aziendale; detta domanda di concordato dovrà tenere distinte le masse patrimoniali delle singole società e, quanto alla adunanza dei creditori, dovrà prevedere singole votazioni, e separate deliberazioni, in ragione di ciascuna organizzazione societaria e dell'insieme di creditori ad esse riferibili. Questa soluzione appare praticabile alla luce del principio dell'autonomia negoziale sancito dall'articolo 1322, c.c., il quale, nella specie, consente di realizzare le finalità del concordato preventivo con riferimento a tutte le conformazioni che costituiscono pratica esplicazione dell'impresa, impedendo che la procedura si risolva in un’apprensione soltanto parziale e comunque imperfetta della realtà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 07 marzo 2011



Concordato preventivo – Crediti contestati – Diritto al voto – Formazione delle classi.

Poiché la ratio dell'articolo 160, legge fallimentare implica il pieno riconoscimento e la conseguente indicazione dei crediti  vantati dai destinatari della proposta di concordato, con la conseguenza che il loro riconoscimento rileva ai fini del voto e del calcolo delle maggioranze, deve ritenersi inammissibile la proposta la quale preveda due sole classi, di cui una senza diritto di voto e formata da un solo creditore chirografario, il cui credito sia contestato ed al quale venga offerta una percentuale diversa rispetto a quella offerta per i crediti non contestati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 09 febbraio 2011



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Impugnazioni - Appello - Instaurazione del giudizio di omologazione dopo l'approvazione della proposta concordataria - Rinnovazione delle votazioni dell'adunanza dei creditori - Mancato raggiungimento delle maggioranze - Dichiarazione di fallimento - Portata - Mancato accoglimento della domanda di concordato - Configurabilità - Conseguenze - Impugnazione - Appello ex art. 183 legge fall. - Ammissibilità - Fattispecie.

La sentenza con cui il tribunale dichiara il fallimento del debitore, dopo l'instaurazione del giudizio di omologazione del concordato preventivo, non è suscettibile di opposizione ex art. 18 legge fall. (possibile unicamente prima di tale fase), ma unicamente dell'appello preveduto dall'art. 183 legge fall. (nel testo vigente prima del d.lgs. n. 5 del 2006), anche se, come nella specie, essa sia fondata sul sopravvenuto diniego del voto favorevole da parte della maggioranza dei creditori, nuovamente chiamati a votare in una seconda adunanza; la predetta dichiarazione di fallimento, infatti, non può che ritenersi emessa all'esito e per effetto del mancato accoglimento della domanda di omologazione del concordato, a nulla rilevando la natura del predetto vizio, attenendo esso ad un controllo generale che comunque compete al tribunale, ai sensi dell'art.181 legge fallim., ed il cui riscontro non può che risolversi nella mancata omologazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 28 dicembre 2010



Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Continuazione dell'impresa - Stipulazione in corso di procedura di contratti di finanziamento - Continuazione dei rapporti di anticipazione di effetti - Estinzione per compensazione decreto della banca sorto prima del concordato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Ammissibilità.

Nel corso di un concordato preventivo cd. di risanamento e che preveda la continuazione dell'impresa, deve ritenersi possibile, sia pure con l'autorizzazione del giudice delegato, la stipulazione di contratti di finanziamento nonché la prosecuzione di rapporti di anticipazione di effetti che prevedano l'estinzione per compensazione (mediante l'incasso in corso di procedura dei titoli anticipati) del credito della banca sorto prima del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 20 dicembre 2010



Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Prosecuzione dell'attività - Ristrutturazione dell'attività aziendale - Autorizzazione degli organi della procedura alla stipula di un contratto di finanziamento.

Deve ritenersi ammissibile la proposizione di un concordato preventivo che consista in un piano industriale di risanamento basato sulla prosecuzione, previa sua ristrutturazione, dell'attività aziendale ed altresì in buona parte incentrato sull'apporto di nuova finanza. (Nel caso di specie il tribunale, dichiarando aperta la procedura di concordato, ha autorizzato il legale rappresentante della società proponente a concludere un contratto di finanziamento dell'importo di euro 1 milione alle condizioni previste nel piano). (Franco Benassi) (Riproduzione riservata) Tribunale Verbania 16 dicembre 2010



Concordato preventivo - Modifica della proposta - Concessione di un secondo termine - Ammissibilità.

Ai sensi dell’art. 162 legge. fall., è concedibile una seconda volta il termine al proponente per rettificare un piano di concordato preventivo. (gj) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 09 novembre 2010



Concordato preventivo - Continuazione dell'impresa - Pagamento dei debiti in un determinato arco temporale - Giudizio di convenienza e valutazione del rischio - Valutazione del tribunale - Esclusione - Espressione del voto dei creditori.

Nel concordato preventivo, il cui piano preveda la continuazione dell’impresa ed il pagamento dei debiti in un arco temporale non breve (nella specie otto anni), volta che il giudizio di fattibilità espresso dal professionista attestatore appaia logico e congruo, spetta esclusivamente ai creditori la valutazione di convenienza in ordine al fattore rischio connesso alla proposta. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 09 novembre 2010



Concordato preventivo - Ammissione - Potere di controllo del tribunale - Controllo sulla fattibilità del piano - Esclusione - Valutazione del tribunale in ordine alla serietà delle garanzie offerte o alla sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano - Esclusione - Prevalenza della natura contrattuale e privatistica del concordato.

Non è condivisibile l'orientamento secondo il quale il tribunale è tenuto ad accertare non solo la completezza e la regolarità della documentazione allegata alla domanda di concordato preventivo ma anche la fattibilità del piano, sia pure attraverso un controllo della regolarità e della completezza dei dati aziendali esposti ed attraverso una puntuale verifica dell'iter logico attraverso il quale il professionista attestatore giunge ad affermare la fattibilità del piano, e ciò al fine di verificare la serietà delle garanzie offerte dal debitore o la sufficienza dei beni ceduti per la realizzazione del piano stesso. Detto orientamento giurisprudenziale è infatti in contrasto con il dettato normativo dal quale si ricava che il legislatore ha inteso dare una netta prevalenza alla natura contrattuale e privatistica del concordato, nell'ambito del quale è attribuito decisivo rilievo al consenso dei creditori. (fb) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 ottobre 2010



Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Compito di garantire la veridicità dei dati - Funzione di garantire ai creditori un consenso informato - Sussistenza - Estensione del sindacato del tribunale all'accertamento della veridicità dei dati - Esclusione.

Dalla complessa attività che nel nuovo concordato preventivo la legge demanda al commissario giudiziale si ricava che questi è l'organo cui è affidato il compito di garantire che i dati sottoposti alla valutazione dei creditori siano completi, attendibili e veritieri, così che gli stessi possano decidere con cognizione di causa sulla base di elementi che corrispondono alla realtà. L'attribuzione al commissario giudiziale del compito di mettere in condizione i creditori di esprimere in relazione alla proposta di concordato un consenso informato e non viziato da una falsa rappresentazione della realtà ed il fatto che allo stesso sia a tal fine richiesto l'espletamento di numerose indagini che possono richiedere anche l'ausilio di esperti (che richiederebbero al tribunale, se espletate in sede di ammissione al concordato, una complessa e non prevista istruttoria), porta ad escludere che il tribunale, in detta sede, possa estendere il suo sindacato all'accertamento della veridicità dei dati aziendali. (fb) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 ottobre 2010



Concordato preventivo - Garanzia del commissario giudiziale della veridicità dei dati aziendali - Compito del tribunale - Verifica della documentazione prodotta dal debitore - Verifica della motivazione del professionista attestatore - Presupposto per la successiva verifica critica demandata al commissario giudiziale - Potere del tribunale di sovrapporsi alla valutazione del commissario di fattibilità del piano - Esclusione.

Se è vero che la veridicità dei dati aziendali deve essere garantita soprattutto dal commissario giudiziale, sulla base della documentazione prodotta dal debitore, sarà allora compito del tribunale verificare che la relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa sia aggiornata e che contenga effettivamente una dettagliata esposizione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria; il tribunale dovrà altresì verificare che lo stato analitico ed estimativo delle attività possa considerarsi tale e che la relazione del professionista attestante la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano sia adeguatamente motivata con indicazione delle verifiche effettuate, della metodologie e dei criteri seguiti per pervenire all'attestazione di veridicità dei dati aziendali ed alla conclusione di fattibilità del piano. Solo in tal modo il commissario giudiziale potrà essere messo in condizione di valutare criticamente detta documentazione e conseguentemente elaborare una relazione idonea a rendere possibile, da parte dei creditori chiamati a votare la proposta, la percezione quanto più esatta possibile della realtà imprenditoriale, della natura e delle dimensioni della crisi e di come la si intenda affrontare. Il compito del tribunale si sostanzia pertanto nel controllo, nei termini indicati, della documentazione allegata al piano, non potendo sovrapporsi alla valutazione di fattibilità contenuta nella relazione del professionista e senza che possa effettuare accertamenti in ordine alla veridicità dei dati aziendali che la legge riserva esclusivamente al commissario giudiziale, reagendo alla mancanza di veridicità con il prevedere, su denunzia obbligatoria da parte del commissario giudiziale, la sanzione della immediata revoca del concordato. (fb) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 ottobre 2010



Concordato preventivo - Ammissibilità della proposta - Potere del tribunale - Limiti - Verifica dell'idoneità della relazione del professionista.

Nel concordato preventivo, il tribunale, rilevata la completezza della documentazione presentata a corredo del ricorso, può ritenere inammissibile la proposta soltanto quando la relazione del professionista che attesta la fattibilità del piano presenti lacune e contraddizioni tali da risultare evidentemente inidonea a fornire le necessarie informazioni in ordine all'effettiva possibilità che si realizzino le condizioni in esso previste. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino 18 ottobre 2010



Concordato preventivo - Requisito della fattibilità del piano - Valutazione del tribunale - Necessità - Sussistenza.

E' inammissibile la proposta di concordato preventivo accompagnata da un piano che nella valutazione del tribunale non presenti il requisito di fattibilità. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania 22 luglio 2010



Concordato preventivo - Risanamento - Realizzazione del piano in un arco temporale molto lungo - Realizzazione condizionata al verificarsi di eventi non conoscibili - Fattibilità - Esclusione.

Non è fattibile un piano di risanamento che preveda un arco temporale lunghissimo e sia condizionato dal verificarsi di plurimi accadimenti e da possibili fatti nuovi  sopravvenienti ignoti e/o inconoscibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania 22 luglio 2010



Concordato Preventivo - Attestazione dell'esperto ai sensi dell'articolo 161,comma 3,l.f. - Relazione del commissario di cui all'articolo 172 l.f.- Possibile equivalenza tra tali valutazioni - Sussiste.

Nel concordato preventivo, qualora tra la relazione del professionista attestatore e quella del commissario giudiziale vi siano discrepanze, la valutazione del tribunale dovrà basarsi sulla oggettività dei rilievi operati dai due soggetti, superando così le eventuali divergenze che dipendano da semplici opinioni professionali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 21 luglio 2010



Concordato preventivo – Presentazione di nuova ed autonoma proposta – Rinuncia alla proposta già pendente – Nuova audizione dell'imprenditore – Esclusione – Unicità della procedura e della valutazione dello stato di insolvenza – Sussistenza. (07/09/2010)

Allorché sia già pendente una procedura di concordato non è configurabile un'autonoma domanda successiva che dia luogo ad una nuova e separata procedura che riprenda dal suo inizio con l'audizione del debitore. Con riguardo al medesimo imprenditore ed alla medesima insolvenza il concordato non può, infatti, che essere unico e unica, dunque, la relativa procedura e il suo esito. Deve pertanto escludersi che ove il debitore ammesso al concordato preventivo presenti eventuali proposte di concordato modificative di quella originaria, il tribunale sia tenuto a disporre una nuova audizione dell'imprenditore medesimo. (Nel caso di specie, la Corte d'Appello ha ritenuto che il tribunale non fosse tenuto a convocare nuovamente il debitore che aveva presentato una nuova domanda di concordato preventivo rinunciando espressamente alla domanda precedentemente proposta ed ancora pendente). (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino 14 luglio 2010



Concordato preventivo – Procedimento – Inammissibilità della proposta – Dichiarazione di fallimento – Diritto alla difesa del debitore – Nuova convocazione – Esclusione. (07/09/2010)

Qualora il tribunale intenda dichiarare il fallimento ai sensi del secondo comma dell'articolo 162, legge fallimentare, non è tenuto, al fine di assicurare il diritto alla difesa, a convocare nuovamente il debitore, in quanto il diritto alla difesa di quest'ultimo ha già avuto modo di esplicarsi nell'ambito del procedimento di concordato. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino 14 luglio 2010



Concordato preventivo – Contenuto della relazione del professionista – Fattibilità del piano – Ambito ed estensione del giudizio del tribunale. (07/09/2010)

Nell'ambito del procedimento di concordato preventivo, il giudizio del tribunale deve mirare ad un temperamento di opposte esigenze in quanto inteso, da un lato, a non frustrare l’esplicarsi di una libera dinamica economica attraverso la soluzione giudizialmente concordata del dissesto e, dall'altro lato, ad impedire, sulla base di un'attestazione seria ed affidabile che la legge espressamente prescrive, il passaggio alla fase della votazione e della formazione del consenso di proposte prive di quei requisiti di serietà e di fattibilità. In quest'ottica, assume rilievo determinante la relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, dovendo detta attestazione contenere un vaglio tale da poter essere successivamente verificato e da poter giustificare un'eventuale giudizio di responsabilità nei confronti del professionista. L'analisi del professionista deve, infatti, presentare quale requisito minimo oggetto del giudizio di ammissibilità la analitica esplicitazione dei controlli contabili effettuati, dei criteri utilizzati, delle ragioni per cui, al motivato vaglio tecnico proprio della scienza aziendale di cui l'esperto e istituzionale conoscitore, i dati possono essere ritenuti ragionevolmente verificati. In ordine al requisito di fattibilità, la circostanza che il giudizio su di esso abbia indefettibilmente natura prognostica non esclude che l'analisi del professionista debba essere ancorata all'esposizione di una serie di elementi di fatto, di natura contabile, economica e finanziaria, idonei a fondare un giudizio, se non di sicura, almeno di probabile realizzabilità del piano e dei suoi risultati in termini di soddisfacimento dei creditori. La valutazione giudiziale di ammissibilità del concordato non deve quindi estendersi ad una approfondita disamina della fondatezza delle valutazioni espresse dall'esperto, ma può e deve consistere in una sorta di giudizio sul giudizio, che tende non già a ripercorrere criticamente gli stessi accertamenti e valutazioni ma a verificare se il percorso critico valutativo sia stato effettuato e congruamente motivato, in modo da consentire l'assunzione di responsabilità di cui si è detto. (Nel caso di specie, il Tribunale prima e la Corte di Appello poi hanno ritenuto che la proposta di concordato non fosse ammissibile in quanto mancava nella relazione del professionista una vera e propria attestazione di veridicità dei dati aziendali - intesa quale attestazione di effettiva e verificata corrispondenza tra di elementi contabili esposti dalla società debitrice della proposta e la realtà attuale – ed anche perchè la relazione in questione conteneva riserve tali da mettere in dubbio la realizzabilità del piano. (fb) (riproduzione riservata) Appello Torino 14 luglio 2010



Concordato preventivo – Inammissibilità della proposta – Integrazioni e nuovi documenti – Potere discrezionale del giudice – Onere del proponente. (31/08/2010)

Il tenore letterale della norma di cui all’art. 161, comma 1, legge fallimentare, che prevede la possibilità di apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti, evidenzia che si è in presenza di un potere discrezionale del giudice: potere che lo facultizza ma non lo obbliga a disporre la descritta integrazione, essendo onere dello stesso proponente quello di formulare fin dall’origine la sua proposta in modo conforme a quanto previsto dall’art. 161 l. fall., alla cui inosservanza è correlata la sanzione dell'inammissibilità della stessa proposta concordataria. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 19 maggio 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - Audizione dell’imprenditore - Concordato preventivo - Istanza in pendenza di procedura fallimentare - Audizione del fallendo in camera di consiglio - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Il debitore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo in pendenza della procedura fallimentare a suo carico, non deve essere sentito in camera di consiglio per l'esercizio del suo diritto di difesa qualora ne sia stata già disposta l'audizione prima della dichiarazione di fallimento, ed abbia avuto la possibilità di svolgere tutte le difese nel corso della procedura. (Nella specie la Corte ha ritenuto pienamente garantito il diritto di difesa alla società dichiarata fallita che, dopo essere stata convocata e sentita in camera di consiglio in ordine all'istanza di concordato, era stata autorizzata al deposito di memoria difensiva per illustrare le ragioni della validità della sua proposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 07 maggio 2010



Concordato preventivo – Integrazione del piano e produzione di nuovi documenti – Termine – Proroga – Ammissibilità. (22/06/2010)

Il termine di quindici giorni che, ai sensi dell’art. 162, legge fallimentare, il tribunale può concedere al debitore «per apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti», non è previsto a pena di decadenza, per cui può essere prolungato o reiterato, specie quando ciò sia giustificato dall’esigenza di assicurare il contraddittorio su questioni rilevate d’ufficio dal tribunale o sollevate dalle parti intervenute. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Decisione preliminare sulla domanda di concordato – Necessità. (22/06/2010)

In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, il tribunale è tenuto a pronunziarsi prima sulla domanda di concordato e ciò indipendentemente dal fatto che questa sia stata proposta prima o dopo la richiesta di fallimento e il fallimento potrà essere dichiarato solo dopo che sia stata respinta la domanda di concordato. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Contemporanea pendenza di ricorso per dichiarazione di fallimento – Principio del contraddittorio – Applicazione anche nei confronti di tutte le parti interessate – Ultima difesa al debitore. (22/06/2010)

In caso di contemporanea pendenza della procedura di concordato preventivo e di quella per dichiarazione di fallimento, così come, ai sensi dell’art. 15, legge fallimentare, deve essere data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 1 e 5, allo stesso modo dovrà essere concessa ai creditori istanti o al pubblico ministero la possibilità di interloquire sulla domanda di concordato per dedurne eventuali ragioni di inammissibilità; solo in tal modo potrà essere attuato - secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata (artt. 24 e 11 Cost.) - un pieno contraddittorio tra le parti che fanno valere contrapposte pretese, fermo restando che al debitore spetterà comunque l’ultima difesa prima della decisione. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Procedimento di ammissione – Poteri del tribunale – Correttezza dei criteri di formazione delle classi – Valutazione della convenienza – Esclusione. (22/06/2010)

In sede di ammissione alla procedura di concordato preventivo, a norma dell’art. 162, legge fallimentare, il tribunale deve verificare esclusivamente la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 160, commi 1 e 2, e 161, nonché, ove siano previste diverse classi di creditori, la correttezza dei criteri di formazione delle stesse ai sensi dell’art. 163, comma 1. In detta sede, il tribunale non potrà quindi valutare la convenienza della proposta, essendo tale valutazione riservata ai creditori e da loro espressa mediante il voto. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Trattamenti differenziati tra creditori – Omessa suddivisione in classi – Inammissibilità. (22/06/2010)

In sede di ammissione al concordato preventivo, il tribunale deve procedere d’ufficio alla valutazione di correttezza dei criteri di formazione delle classi (art. 163, comma 1, legge fallimentare) sicchè la previsione di trattamenti differenziati in mancanza di suddivisione in classi, ovvero la suddivisione in classi non collegata a trattamenti differenziati e la non corretta formazione delle classi sono cause di inammissibilità del concordato. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Procedimento di ammissione alla procedura – Indagine del tribunale – Veridicità dei dati e fattibilità del piano – Esclusione – Funzione della relazione del professionista attestatore. (22/06/2010)

In sede di ammissibilità della proposta di concordato preventivo, il tribunale non opera una valutazione sulla veridicità dei datti e sulla fattibilità del piano, aspetti, questi, che, in questa prima fase, sono attestati dalla relazione professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d), legge fallimentare. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Concordato preventivo – Previsione di garanzie – Non necessità – Valutazione del loro contenuto e dell’affidabilità – Giudizio di convenienza affidato ai creditori – Validità delle clausole di garanzia – Indagine del tribunale – Ammissibilità. (22/06/2010)

La nuova disciplina del concordato preventivo non prevede la necessità di garanzie di adempimento della proposta, per cui la prestazione o meno di garanzie, la specie o il contenuto di esse, la misura di copertura dell’onere concordatario che realizzano, la loro affidabilità e serietà costituiscono tutti elementi attinenti il merito della proposta e che riguardano la «convenienza» del concordato, la cui valutazione spetta esclusivamente ai creditori in sede di voto e non al tribunale. Il tribunale se non potrà valutare dette garanzie sotto il profilo dell’affidabilità e della convenienza, potrà tuttavia verificare d’ufficio la legittimità delle clausole che le prevedono e la loro validità sub specie di eventuali cause di inesistenza o di nullità dei negozi costitutivi delle medesime e dichiarare eventualmente inammissibile la domanda di concordato. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ammissione - Decreto d’inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento.

Impugnazioni civile - Cassazione (ricorso per) - In genere - Concordato preventivo - Decreto d'inammissibilità - Consequenziale dichiarazione di fallimento - Impugnazione autonoma ex art. 111 Cost - Condizioni - Inammissibilità - Fondamento

È inammissibile il ricorso per cassazione proposto ai sensi dell'art. 111 Cost. avverso il decreto con cui sia stata dichiarata l'inammissibilità della domanda di ammissione al concordato preventivo, nel caso in cui non possa attribuirsi alla pronuncia del giudice fallimentare un contenuto intrinsecamente decisorio, per essere la stessa inscindibilmente connessa ad una successiva e consequenziale pronuncia di fallimento. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha precisato che nella specie, essendo stato dichiarato il fallimento in accoglimento di un'istanza precedentemente proposta dai creditori, non assumeva alcun rilievo il venir meno del nesso di consequenzialità tra le due pronunce, derivante dalle modificazioni introdotte dall'art. 6 del d.lgs. n. 5 del 2006, che, abrogando implicitamente l'art. 162, secondo comma, della legge fall., poi espressamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007, hanno escluso la possibilità di dichiarare d'ufficio il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 02 aprile 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Organi - Giudice delegato - Decreti - Reclami - Legali del liquidatore e della procedura - Assistenza tecnica prestata nel giudizio di risoluzione del concordato - Competenze professionali - Decreto di liquidazione - Reclamo - Legittimazione del P.M. - Esclusione - Fondamento.

In tema di concordato preventivo, il P.M. non è legittimato a proporre reclamo, ai sensi degli artt. 26 e 164 della legge fall., avverso il decreto di liquidazione delle competenze professionali spettanti ai difensori del liquidatore e della procedura per l'attività prestata nel giudizio di risoluzione del concordato, non essendo detta legittimazione ricollegabile né al suo intervento nella procedura, il quale, pur essendo previsto dall'art. 162 della legge fall. a garanzia dell'interesse generale al corretto ingresso e svolgimento della procedura esdebitatoria, non costituisce espressione di un potere d'azione, tale da abilitarlo all'impugnazione ai sensi degli artt. 70, primo comma, n. 1 e 72, primo comma, cod. proc. civ., né all'art. 740 cod. proc. civ., non trattandosi di decreto emesso all'esito di un procedimento camerale nel quale sia richiesto il suo parere, né infine all'art. 11, quinto comma, della legge n. 319 del 1980, non essendo la funzione del difensore equiparabile a quella degli ausiliari del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 31 marzo 2010



Oggetto: Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Presupposti per l'ammissione alla procedura - Proposta di concordato formulata dall'imprenditore in stato di crisi ai creditori e fondata su un piano che può prevedere, tra l'altro, la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione e, ove siano previste diverse classi di creditori, previa valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi - Istanza di ammissione alla procedura proposta da società in stato di liquidazione che ha presentato un piano contraddistinto dalla mancata suddivisione dei creditori in classi - Omessa previsione che il tribunale dichiari aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei.
Dispositivo: manifesta inammissibilità.

  Corte Costituzionale 12 marzo 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - In genere - Omesso deposito del fondo per le spese di procedura - Conseguenze - Regime intermedio conseguente al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore al d.lgs. n.169 del 2007 - Dichiarazione di fallimento d'ufficio - Configurabilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

In tema di concordato preventivo, quando il debitore non esegue il deposito delle somme necessarie allo svolgimento della procedura, ai sensi dell'art. 163, terzo comma, della legge fall. (nel testo, "ratione temporis" vigente, conseguente alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 ed anteriore all'ulteriore novella di cui al d.lgs. n. 169 del 2007), non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento d'ufficio, istituto la cui abrogazione è stata disposta, in via generale e con norma programmatica, dal citato d.lgs. n. 5 del 2006, che, modificando l'art. 6 della legge fall., ha tacitamente abrogato, per incompatibilità, le disposizioni di cui agli artt.162 e 163 della legge fall. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha anche negato che, nel predetto regime intermedio, la relazione del commissario giudiziale, che nella specie dava atto dell'omesso versamento del fondo spese da parte del debitore ammesso al concordato, potesse fungere da rituale istanza di fallimento dell'imprenditore, trattandosi di soggetto non legittimato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 12 agosto 2009



Concordato preventivo – Poteri del Tribunale nella fase di ammissione – Natura e contenuto.

Non è condivisibile l’assunto secondo cui la sfera di indagine del Tribunale, nella fase di ammissione alla procedura di concordato preventivo, sarebbe limitata alla sola verifica della correttezza formale e documentale della proposta, dovendo tale organo verificare se sussistano i presupposti di ammissibilità alla procedura, come si desume dal contenuto dell’art. 162 legge fall., dalla modifica operata al primo comma dell’art. 163 legge fall. nonché dalla norma di chiusura di cui all’art. 173 legge fall., esercitando, a tal fine, un sindacato non meno ampio di quello consentito in sede di omologazione ma solo più sommario. (mb) Appello Bologna 01 giugno 2009



Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Natura del controllo esercitato dal Tribunale – Oggetto.

Il controllo di fattibilità del piano non può travalicare i limiti connessi ai definitivamente espunti giudizi di convenienza e/o meritevolezza imprenditoriale ma deve avere ad oggetto la completezza e la trasparenza di tutti i dati che formano oggetto della proposta concordataria e che non possono essere limitati ai soli elementi contabili. (mb) Appello Bologna 01 giugno 2009



Concordato preventivo – Dichiarazione del tribunale di apertura della procedura, previo positivo riscontro dei presupposti per l'ammissione – Classi di creditori – Valutazione della correttezza dei criteri di formazione delle diverse classi – Omessa previsione – Irragionevolezza – Questione di costituzionalità – Non manifesta infondatezza.

E’ rilevante e non manifestamente infondata - per violazione dell'art. 3 Costituzione - la questione di legittimità costituzionale dell'art. 163, primo comma, in relazione all'art. 162, secondo comma e all'art. 160, primo comma, lett. c) (come modificati dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui non prevede che il tribunale dichiara aperta la procedura di concordato preventivo previa valutazione anche della correttezza della mancata suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei. Tribunale Biella 23 aprile 2009



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 26 febbraio 2009



Concordato preventivo – Verifiche preliminari da parte del Tribunale – Oggetto e natura – Relazione del professionista quale strumento informativo – Formazione del consenso dei creditori – Criteri.

Nell’ambito della procedura di concordato preventivo, il Tribunale deve verificare in limine e nei limiti della sommarietà della fase ma con poteri non meno ampi di quelli spettanti in sede di omologazione, la completezza e la regolarità della documentazione quale strumento informativo capace di assicurare stabilità e coerenza alla proposta concordataria e di veicolare sulla stessa il consenso consapevole del ceto creditorio, nonché la veridicità e la fattibilità del piano, operata secondo criteri e metodologie di valutazione comunemente censite dalla scienza aziendale per il governo delle crisi di impresa, il cui erroneo e/o incompleto utilizzo comporta la inammissibilità della proposta. (mb) Tribunale Bologna 17 febbraio 2009



Concordato preventivo – Controllo del tribunale – Verifica della sussistenza dei presupposti – Sussistenza.

Anche a seguito delle modifiche apportate dal D.Lgs. 169/07, nel concordato preventivo, il controllo del Tribunale, pur non essendo un controllo di merito e/o di meritevolezza, non é comunque più circoscritto nei limiti della verifica della "completezza e regolarità della documentazione" prodotta, come prima disposto dall'art. 163, 1 comma, legge fall., ma é esteso alla verifica della sussistenza dei "presupposti" di cui agli artt. 160, commi 1 e 2 e 161 legge fall., come disposto dal novellato art. 162 (applicabile alle domande di concordato proposte dopo l’1 gennaio 2008). Al Tribunale spetta oltre che un controllo di stretta legittimità, anche un controllo in ordine al presupposto di ammissibilità della "fattibilità" del piano di concordato proposto, inteso come concreta idoneità della proposta concordataria a realizzare le varie ipotesi dell'art. 160 l.f. attraverso strumenti astrattamente idonei e giuridicamente leciti. Tribunale Udine 19 novembre 2008



Concordato preventivo – Giudizio di ammissibilità – Oggetto del controllo del tribunale – Rispondenza dei dati attestati dal professionista – Informazione sulla situazione economica – Sufficienza dei mezzi offerti – Necessità.

Rigetto della proposta di concordato – Mezzi di gravame – Esclusione – Impugnazione della sentenza di fallimento – Motivi attinenti all’ammissibilità del concordato – Ammissibilità.

Nel regime cd. intermedio, in sede di verifica delle condizioni di ammissibilità del concordato preventivo, il tribunale, sia pure nell’ambito di una funzione di garanzia, deve orientarsi al controllo della regolarità formale della proposta ed alla verifica della completezza della documentazione di supporto. Sotto il primo profilo, il controllo verte sull’accertamento della rispondenza con tutti gli elementi acquisiti dei dati considerati ed attestati da professionista qualificato; sotto il secondo profilo, il controllo deve tendere ad accertare che risulti fornita un’adeguata informazione sulla situazione economica con indicazione analitica della sufficienza dei mezzi offerti rispetto agli obiettivi perseguiti. Con riferimento alla relazione, il tribunale, pur senza sovrapporre il proprio giudizio a quello del professionista, alla cui responsabilità è affidata l’attestazione di veridicità e di fattibilità, deve pur sempre procedere alla verifica della serietà dei criteri adottati per esprimere le attestazioni di sua competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche nel cd. regime intermedio che precede il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, con il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento si possono far valere motivi attinenti alla ammissibilità della proposta di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Salerno 02 settembre 2008




Concordato preventivo – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità del piano – Sussistenza – Analiticità della relazione del professionista – Indicazione delle verifiche svolte e delle motivazioni a sostegno della fattibilità del piano – Necessità.

Nel procedimento per concordato preventivo, ancor più dopo le modifiche apportate dal cd. decreto correttivo n. 169/2007, è possibile sostenere che al tribunale competa di esprimere un giudizio di merito sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano e che tale giudizio non potrà che essere negativo qualora la relazione redatta dal professionista ai sensi dell’art. 161 legge fall. non si presenti come analitica e completa e non sia sostenuta dall’indicazione specifica delle attività compiute, dei relativi dati e delle motivazioni che devono sorreggere il giudizio di fattibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 30 giugno 2008



Concordato preventivo – Domanda di omologazione presentata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 – Disciplina applicabile – Impugnazione – Potere del tribunale di valutare il merito della proposta - Insussistenza.

Al provvedimento di rigetto della domanda di omologazione del concordato preventivo depositata dopo l’entrata in vigore del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 si applica la nuova disciplina introdotta dal citato decreto legge; il provvedimento di rigetto è quindi impugnabile con reclamo alla corte d’appello ed il tribunale non ha facoltà di verificare se i beni ceduti siano o meno sufficienti al pagamento dei debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 22 maggio 2008



Concordato preventivo – Modifiche introdotte dal cd. decreto correttivo – Poteri di controllo del tribunale in ordine alla veridicità dei dati esposti ed alla fattibilità del piano – Sussistenza.

Nella fase di ammissione del concordato preventivo, al tribunale fallimentare compete un controllo di merito sulla veridicità dei dati esposti e sulla fattibilità del piano. L’esistenza di tale controllo è stata vieppiù confermata dalle modifiche apportate dal d. lgs. n. 169/2007 posto che i) all’art. 162 legge fall. è prescritto che il tribunale, decidendo in sede di ammissione, deve verificare i presupposti previsti dall’art. 161, tra i quali la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano; ii) nell’art. 163 è stato abrogato l’inciso «verificata la completezza e la regolarità della documentazione», cui la dottrina e la giurisprudenza contrarie riconducevano, sul piano letterale, la volontà normativa di restringere il campo d’indagine del tribunale alla sola correttezza formale e documentale della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 24 aprile 2008



Concordato preventivo – Verifica della corretta formazione delle classi – Fattibilità del piano – Rispetto della posizione giuridica – Omogeneità degli interessi.

Nel concordato preventivo il tribunale valuta la formazione delle classi verificando che le stesse siano coerenti con il piano e funzionali alla sua fattibilità e verificando altresì il rispetto della posizione giuridica dei creditori privilegiati nonchè l’omogeneità degli interessi economici quale parametro di aggregazione all’interno di ciascuna classe. Tribunale Milano 16 aprile 2008



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Concordato preventivo - Provvedimenti immediati - Dichiarazione di fallimento - Dichiarazione di fallimento - Nel corso della procedura di concordato - Stato di insolvenza - Accertamento - Necessità - Esclusione.

In tema di dichiarazione di fallimento nel corso della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell'art. 173 legge fallimentare, non è necessaria una nuova indagine ai fini dell'accertamento del presupposto oggettivo, in quanto lo stato di insolvenza è contenuto nel provvedimento di ammissione al concordato e non si differenzia da quello richiesto per il fallimento, se non sotto il profilo che nel primo l'insolvenza non deve essere tale da impedire una prognosi favorevole in ordine al pagamento dei creditori almeno nei tempi e nelle misure minime previste dalla legge. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I 23 luglio 2007



Concordato preventivo – Poteri del tribunale nelle fasi di ammissione e omologazione – Natura.

Nel procedimenti di concordato preventivo, il tribunale, al momento dell’ammissione, ove la proposta non contenga la suddivisone in classi dei creditori deve limitarsi a controllare soltanto la regolarità e la completezza della documentazione; allo stesso modo, nella fase della omologazione, in mancanza di classi e di opposizioni di merito e qualora siano state raggiunte le maggioranze di legge, resta precluso al tribunale ogni indagine relativa alla fattibilità e alla convenienza del concordato. Tribunale Reggio Emilia 01 marzo 2007



Concordato preventivo – Chiusura della procedura per mancato raggiungimento delle maggioranze – Dichiarazione di fallimento d’ufficio – Esclusione.

Il Tribunale, in caso di mancata approvazione da parte dei creditori della proposta di concordato preventivo, non può dichiarare il fallimento del debitore, dovendosi ritenere implicitamente abrogate le disposizioni di cui agli artt. 179 e 162 ultimo comma L.F. a seguito della novella degli articoli 6 e 7 che ha soppresso l’iniziativa d’ufficio nella dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 09 febbraio 2007




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