Massimario

Art. 22


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Concordato preventivo – Domanda di concordato "con riserva" – Pendenza del reclamo avverso la reiezione dell'istanza di fallimento – Rapporti – Sospensione – Esclusione – Definizione del reclamo nel merito – Necessità.

Dovendosi escludere la possibilità di sospensione del procedimento di reclamo avverso il decreto reiettivo dell'istanza di fallimento in caso di presentazione di domanda di concordato, non configurandosi un rapporto di pregiudizialità tra le procedure, la trattazione contestuale dei due procedimenti autonomi deve avvenire nel rispetto della priorità al concordato riconosciuta dalla legge fallimentare e dalla logica ed essere affidata all'organo giudiziario che, secondo l'impianto della legge fallimentare, sovrintende alle modalità di definizione delle crisi d'impresa. Si deve pertanto ritenere, per i casi in cui il Tribunale sia investito della domanda di concordato e la Corte d'appello delle propaggini del procedimento pre-fallimentare (casi per cui manca una soluzione normativa), che la pronuncia sul merito del reclamo si imponga in ogni caso, poiché, in caso di conferma del rigetto dell'istanza di fallimento, non viene pregiudicata la possibilità per l'impresa debitrice di percorrere la soluzione concordataria; mentre, in caso di accoglimento, il carattere vincolante della decisione è temperato dal potere attribuito al Tribunale, al quale siano rimessi gli atti per la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 22, co. 4, l.fall., di tener conto della situazione sopravvenuta in modo da realizzare in quella sede il coordinamento tra le due procedure. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Trento 18 giugno 2013



Concordato preventivo con riserva - Rifiuto del termine richiesto dal debitore - Situazioni di particolare gravità con implicazioni di carattere penale.

A fronte di una domanda di concordato preventivo con riserva ex articolo 161, comma 7, L.Fall., il tribunale può rifiutare la concessione del termine qualora emergano situazioni di particolare gravità, specie con evidenti implicazioni di carattere penale; non a caso il quinto comma dell'articolo 161 citato prevede (anche con riferimento al ricorso di cui al sesto comma), accanto alla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, anche la sua comunicazione al pubblico ministero, evidentemente in vista di una eventuale richiesta di fallimento ex art. 7 L.Fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 26 febbraio 2013



Concordato preventivo con riserva - Rapporto con il procedimento per dichiarazione di fallimento - Interpretazione dell'ultimo comma dell'articolo 161 - Concessione di un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento.

In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, qualora venga presentata domanda di “concordato con riserva” ex art. 161, comma 6, L.Fall., l'inciso “fermo quanto disposto dall'articolo 22, primo comma" deve essere interpretato non già nel senso che, in caso di pendenza di procedimento prefallimentare, la fissazione del termine possa avvenire solo dopo l'adozione del provvedimento di rigetto dell'istanza di fallimento (che altrimenti si conferirebbe a quel semplice inciso una eclatante portata in termini di "pregiudizialità inversa", del procedimento prefallimentare rispetto al concordato preventivo), bensì nel senso che può essere concesso un termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento ex art. 22, primo comma, L.Fall. (ed anche in pendenza di reclamo ai sensi del successivo secondo comma, che infatti non è espressamente richiamato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 26 febbraio 2013



Concordato preventivo con riserva - Sopravvenuta istanza di fallimento - Proroga nella misura massima del termine per la presentazione del piano e della documentazione - Ammissibilità.

Concordato preventivo con riserva - Pendenza di procedimento fallimentare - Interpretazione dell'articolo 161, comma 10, L.F. - Concessione del termine superiore a quello minimo di 60 giorni solo in caso di rigetto dell'istanza di fallimento.

Non è preclusa dalla sopravvenuta presentazione di istanza di fallimento la concessione di una proroga, nella misura massima di sessanta giorni, del termine concesso ai sensi dell'articolo 161, comma 6, L.F. a fronte di ricorso per concordato preventivo con riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’inciso iniziale dell’art. 161, co. 10, L.F. «fermo quanto disposto dall’articolo 22, primo comma» deve essere interpretato non già nel senso che in caso di pendenza di procedimento prefallimentare la fissazione del termine possa avvenire solo dopo l’adozione del provvedimento di rigetto dell’istanza di fallimento, bensì nel senso che può essere concesso un termine superiore a quello minimo di sessanta giorni solo in caso di rigetto dell’istanza di fallimento ex art. 22, comma 1, L.F. ed anche in pendenza di reclamo ai sensi del successivo secondo comma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni 28 gennaio 2013




Fallimento — Concordato preventivo — Rigetto dell’omologazione — Reclamo — Annullamento del rigetto — Rimessione al tribunale per l’omologazione del concordato – Opportunità — Analogia con art. 22 l.f..

La Corte d’Appello che accoglie il reclamo contro il diniego di omologazione deve rimettere l’intera decisione sull’omologazione al Tribunale, per un principio di economia processuale e di ragionevolezza, oltre che di praticità gestionale, in applicazione analogica dell’art. 22, co. 4, l.f.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 24 ottobre 2012



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Confisca del "capitale sociale" - Art. 2 ter della legge n. 575 del 1965 - Oggetto - Quote di partecipazione dell'indiziato - Estensione al patrimonio della società - Esclusione - Conseguenze in tema di fallimento.

 

In tema di fallimento della società di capitali, la confisca del "capitale sociale", disposta ai sensi dell'art. 2 ter della legge n. 575 del 1965, deve intendersi riferita alle quote di partecipazione dell'indiziato di mafia, non al patrimonio sociale, cosicché essa non interferisce con la dichiarazione di fallimento della società; neppure rileva, agli effetti della dichiarazione di fallimento della società, che il creditore sociale non dimostri la propria buona fede nell'acquisto del titolo sui beni aziendali, in quanto tale stato soggettivo incide esclusivamente sui conflitti interni alla procedura di confisca, mentre i beni aziendali non sono colpiti in modo diretto da questa, al pari della società in sé considerata. (massima ufficiale)

 

Cassazione civile, sez. I 24 maggio 2012




Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Rigetto dell'istanza di fallimento - Reclami - Domanda di condanna del debitore istante al pagamento delle spese processuali - Avanzata dal debitore in sede di reclamo - Ammissibilità - Fondamento - Decreto emanato in detta sede dalla corte di appello - Condanna del creditore alla rifusione delle spese processuali - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del ricorso di fallimento - Reclamo - Domanda di condanna del debitore istante al pagamento delle spese processuali - Avanzate dal debitore in sede di reclamo - Ammissibilità - Fondamento - Decreto emanato nella detta sede dalla corte di appello - Condanna del creditore alla rifusione delle spese processuali - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Rigetto dell'istanza di fallimento - In genere - Portata - Attitudine al giudicato - Esclusione - Efficacia - Mera preclusione di fatto - Conseguenze - Ricorribilità per cassazione del decreto della corte d'appello emesso ex art. 22 legge fallim. dopo la riforma del d.lgs. n. 169 del 2007 - Inammissibilità - Reiterabilità dell'istanza di fallimento - Configurabilità.

In sede di reclamo avverso il decreto di rigetto del ricorso di fallimento, il debitore può chiedere la condanna del creditore istante al pagamento delle spese processuali, essendogli solo precluso, ai sensi dell'art. 22 legge fall., introdurre tale domanda in separato giudizio; ne consegue a pronuncia della corte d'appello, in detta sede, incide, nella parte in cui regola le spese, su un diritto soggettivo e, pertanto, è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost.. (massima ufficiale)

Il provvedimento della corte d'appello che, in sede di reclamo, confermi o revochi il decreto di rigetto di una istanza di fallimento, ai sensi dell'art. 22 legge fall., nel testo modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è privo di attitudine al giudicato, né ha natura decisoria, essendo configurabile una mera preclusione di fatto, in ordine al credito fatto valere ed allo stato d'insolvenza del debitore e non precludendo la presentazione di un nuovo ricorso nei medesimi sensi di quello respinto sin dal primo grado; pertanto, avverso tale provvedimento non è ammissibile il ricorso per cassazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I 21 dicembre 2010




Rigetto dell'istanza di fallimento – Reclamo – Accoglimento – Obbligo del tribunale di dichiarare il fallimento – Fatti sopravvenuti – Rilevanza – Limiti. (03/08/2010)

Nell'ipotesi cui la corte di appello accolga il reclamo previsto dall'articolo 22, legge fallimentare contro il provvedimento che respinge l'istanza di fallimento, il tribunale è tenuto a dichiarare il fallimento salvo che, anche su segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei presupposti necessari, posto che la dichiarazione automatica di fallimento è esclusa dall'articolo 22 citato esclusivamente in presenza di fatti sopravvenuti al decreto di rinvio che determinano il venir meno di alcuni presupposti incontestabilmente accertati dal giudice d'impugnazione. (Nel caso di specie il tribunale ha ritenuto di non poter rimettere in discussione l'accertamento del giudice all'emittente sui presupposti per la dichiarazione di fallimento in estensione del socio occulto). (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 23 luglio 2010



Concordato preventivo – Fase esecutiva – Risoluzione ed annullamento – Disposizioni transitorie – Applicabilità – Tempus regit actum. (03/08/2010)

La fase esecutiva del concordato preventivo, per espresso dettato normativo, deve considerarsi estranea alla procedura concordataria in senso proprio che, appunto, si chiude con l’omologa. Ne consegue che le disposizioni transitorie che hanno dato attuazione temporale alle intervenute Riforme attengono solo a questa, e non anche alla fase esecutiva, regolata dalla legge vigente al momento secondo il principio del tempus regit actum. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 31 marzo 2010



Fallimento – Dichiarazione di – Competenza – Trasferimento di sede legale all’estero – Fittizietà – Fattispecie – Elementi indiziari.

Deve ritenersi fittizio il trasferimento di sede all’estero anche nel caso in cui la società sia stata cancellata dal registro delle imprese italiano ed iscritta in quello dello stato estero, abbia presentato un bilancio conforme alla legislazione di quello stato, abbia ivi effettuato alcuni pagamenti ed istituito un ufficio con personale dipendente. Non si può infatti affermare che al trasferimento all’estero della sede legale abbia fatto seguito l’esercizio di attività imprenditoriale ed il trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa ed organizzativa qualora la società non svolga nello stato di destinazione alcuna reale attività, la compagine sociale sia ancora interamente italiana, la società svolga di fatto in Italia buona parte della sua attività, la struttura allestita all’estero sia poco più che un ufficio di rappresentanza con un unico dipendente part-time a dispetto di un considerevole volume d’affari e si rivelino, infine, inconsistenti le motivazioni addotte per giustificare il trasferimento della sede. (fb) (riproduzione riservata) Appello Napoli 26 marzo 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Ricorso del creditore - Atto di desistenza - Effetti - Provvedimento del tribunale - Archiviazione - Fondamento.

In tema di fallimento, l'atto di desistenza proveniente dal creditore che abbia proposto la relativa istanza determina l'adozione, da parte del tribunale fallimentare, di un decreto di archiviazione, in quanto la necessità del decreto di rigetto sussiste solo nei confronti di un'istanza che continui ad essere effettivamente coltivata e che sia ritenuta priva di fondamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 14 ottobre 2009



Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Natura contenziosa – Decisione di rigetto – Efficacia di giudicato – Efficacia inter partes – Limiti.

Nonostante l’accentuazione della natura contenziosa del procedimento per dichiarazione di fallimento renda plausibile il riconoscimento degli effetti del giudicato alla relativa decisione, con la conseguenza che al rigetto dell’istanza, divenuto irretrattabile, segue una preclusione inter partes alla sua riproposizione, occorre precisare che il giudicato così formatosi può riguardare esclusivamente la situazione allo stato degli atti ed investire il provvedimento e gli accertamenti effettuati dal tribunale su quanto costituisce il presupposto logico-giuridico della decisione. Deve pertanto ritenersi ammissibile la riproposizione dell’istanza di fallimento da parte del medesimo creditore o del pubblico ministero sulla scorta di fatti nuovi o di fatti non allegati alla precedente richiesta, nonché la riproposizione del ricorso da parte di altri creditori, con l’ulteriore precisazione che, in ogni caso, il giudicato non può investire una pronunzia che abbia ad oggetto le regole del processo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola 18 giugno 2009



Fallimento – Parametri dimensionali – Eccezione in senso stretto – Onere della prova.

Nel sistema della legge fallimentare l’imprenditore commerciale è soggetto in linea generale ad essere dichiarato fallito come si evince dalla formulazione letterale della prima parte dell’art. 1, comma 1, l.f. e la sottrazione a tale principio viene a configurarsi come eccezione in senso tecnico da formularsi da parte del debitore interessato il quale pertanto è tenuto a provare gli elementi fondativi della situazione esimente fatta valere, con la conseguenza che l’attività di indagine del giudice non può prestarsi a supplire l’onere gravante sull’interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 29 giugno 2007




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