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Franco Benassi

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Art. 18

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Dichiarazione di fallimento - Sentenza - Notifica del testo integrale della sentenza effettuata dal cancelliere - Reclamo - Decorrenza del termine per l'impugnazione

La notifica del testo integrale della sentenza che rigetta il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, effettuata ai sensi della art. 18, comma 13, legge fall., dal cancelliere mediante posta elettronica certificata (pec), ex art. 16, comma 4, D.L. n. 179 del 2012, convertito con L. n. 221 del 2012, è idonea a far decorrere il termine breve per l'impugnazione in cassazione ex art. 18, comma 14, legge fall. non ostandovi il nuovo testo dell'art. 133 c.p.c., comma 2, come novellato dal D.L. n. 90 del 2014, convertito nella L. n. 114 del 2014, secondo il quale la comunicazione del testo integrale della sentenza da parte del cancelliere non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 20 maggio 2016



Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Natura di evolutiva - Facoltà del debitore di indicare per la prima volta fatti e mezzi di prova a difesa - Tutela del diritto di difesa

La riconosciuta natura “devolutiva” del reclamo – come regolato dall’art. 18 della legge fallimentare, nel testo sostituito dall'art. 2, comma 7, del decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 – consente, infatti, al fallito, benché non costituito innanzi al tribunale, di indicare, comunque, per la prima volta, in sede di reclamo avverso la sentenza di primo grado (che gli viene notificata nelle forme ordinarie), i fatti a sua difesa ed i mezzi di prova di cui intenda avvalersi al fine di sindacare la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi che hanno condotto alla dichiarazione di fallimento (Corte di cassazione, sentenze n. 6835 e n. 6300 del 2014, n. 22546 del 2010, ordinanza n. 9174 del 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 18 maggio 2016



Appello avverso la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità concordato preventivo – Norme sull’applicazione della prelazione insistente sui beni di un terzo coobligato del debitore concordatario – Regole in tema di legittimità informativa e fattibilità giuridica del piano – Mancata efficacia di giudicato della mera reiezione del concordato preventivo

Nella fase prefallimentare vi è cognizione incidentale sul credito eventualmente contestato dal debitore e, ai limitati fini di verifica della legittimazione del creditore, l’inserimento del relativo credito complessivo nel passivo concordatario, con asseverazione dello stesso agli effetti dell’art. 161, terzo comma, legge fall., impone al debitore, nel giudizio prefallimentare o anche nel successivo reclamo ex art. 18 legge fall., non generiche contestazioni, ma l’onere di specificare i motivi per cui quel credito debba essere ritenuto inesistente. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata) Appello Genova 05 maggio 2016



Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Iniziativa del pubblico ministero - Poteri di impulso del pubblico ministero - Disponibilità - Esclusione

Deve dubitarsi del fatto che il pubblico ministero possa rinunciare alla iniziativa avviata, non essendo assimilabili i poteri di impulso a tale organo attribuiti nei processi civili (e fra essi di quello diretto all’apertura del fallimento) a quelli delle parti private, dal momento che il pubblico ministero agisce per dovere d’ufficio e nell’interesse pubblico, a differenza delle altre parti, che perseguono interessi individuali e privati. Il Pubblico Ministero è, infatti, parte del processo solo in senso formale e non può disporre degli interessi d’indole generale, dei quali la legge gli affida la tutela. Egli, pertanto, una volta esercitata l’azione, non può rinunziarvi, spettando unicamente al giudice decidere sulla stessa, senza che eventuali ripensamenti del pubblico ministero possano vincolarlo nel momento della decisione e senza neppure che siano vincolanti le conclusioni da lui formulate. (Nel caso di specie, il pubblico ministero aveva chiesto l'accoglimento del reclamo avverso la dichiarazione di fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia 18 aprile 2016



Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Reclamo avverso la dichiarazione di fallimento - Contestazione nell'ambito del giudizio di reclamo di atti in frode non contestati nell'ambito del procedimento ex articolo 173 l.f. - Esclusione

Qualora nell'ambito del procedimento previsto dall'articolo 173 legge fall. non sia stata data al debitore la possibilità di difendersi in ordine alla contestazione del compimento di un atto in frode, e sia stato, quindi, violato il principio del contraddittorio, tale contestazione non potrà essere effettuata nell'ambito del giudizio di reclamo avverso la dichiarazione di fallimento pronunciata a seguito della revoca del concordato, in quanto ciò priverebbe il debitore di un grado di giudizio, dovendosi configurare il "nuovo addebito" come una sorta di nuova causa petendi. Infatti, ancorché non sussistano preclusioni istruttorie nella fase di reclamo ex articolo 18 legge fall., il debitore risulta certamente pregiudicato dal fatto di non aver potuto pienamente esercitare il proprio diritto di difesa sin dal primo grado del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia 18 aprile 2016



Concordato preventivo - Provvedimento che decide sull'omologazione - Impugnazione - Termine

Il reclamo alla corte d'appello avverso il decreto con il quale il tribunale ha provveduto sull'omologazione (accordandola o negandola) del concordato preventivo, ai sensi dell'art. 183 legge fall., va proposto entro il termine di trenta giorni, in quanto la circostanza che con lo stesso reclamo possa essere impugnata anche la eventuale sentenza dichiarativa di fallimento, impone, in base ad una lettura costituzionalmente orientata della norma, l'applicazione del medesimo termine dell'art. 18 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 08 marzo 2016



Dichiarazione di fallimento - Impugnazione - Deduzione di soli vizi di rito - Ammissibilità - Limiti

L'impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento con la quale il reclamante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole è ammissibile solamente nel caso in cui i vizi denunciati comporterebbero, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli articoli 353 e 354 c.p.c.; nell'ipotesi in cui, invece, il vizio denunciato non rientri in uno dei casi tassativamente previsti dagli articoli citati, è necessario che l'appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito, con la conseguenza che, in tali ipotesi, l'appello fondato esclusivamente su vizi di rito, senza contestuale gravame contro l'ingiustizia della sentenza di primo grado, dovrà ritenersi inammissibile, oltre che per difetto di interesse, anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 09 febbraio 2016



Opposizione ex art. 18 l. fall. (testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio che ha dichiarato il fallimento - Nullità ex art. 158 c.p.c. - Esclusione - Incompatibilità ex art. 51, n. 4, c.p.c. - Configurabilità - Istanza di ricusazione - Onere - Deduzione di tardiva conoscenza della composizione del collegio - Irrilevanza - Fondamento

Nel giudizio di opposizione previsto dagli artt. 18 e 19 l. fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), la sentenza emessa in primo grado dallo stesso collegio che ha dichiarato il fallimento non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice, ma, avendo quel procedimento il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra un'ipotesi di astensione obbligatoria di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c., che la parte ha l'onere di far valere mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione ex art. 52 c.p.c., senza che, in mancanza, possa invocare, in sede di gravame, come motivo di nullità della decisione, la violazione, da parte del giudice, dell'obbligo di astenersi, neppure se deduca la tardiva conoscenza, oltre i termini ex art. 190 c.p.c., nel testo vigente "ratione temporis", della composizione del collegio che l'ha pronunciata, atteso che le parti, alla stregua dell'art. 113 disp. att. c.p.c., sono in grado di avere contezza, prima della camera di consiglio, dei magistrati destinati a comporre il collegio e, quindi, di proporre rituale istanza di ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 08 febbraio 2016




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