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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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(chiudi)


Famiglia
Merito - 2014


Divorzio – Assegno divorzile – Spettanza – Indipendenza economica – Cass. Civ. n. 11504 del 2017

In virtù dei principi enunciati dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 10/05/2017 n. 11504, abbandonando il criterio del tenore di vita avuto dai coniugi in costanza di matrimonio, al fine di riconoscere o meno l’assegno divorzile deve guardarsi al concetto di auto sufficienza economica quale parametro di riferimento mutuato per analogia dalla disciplina dell’assegno per i figli maggiorenni. Detto paramento deve essere “individuato nel raggiungimento dell’“indipendenza economica” del richiedente: se è accertato che quest’ultimo è “economicamente indipendente” o è effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto” perché “l’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica giustificata dalla funzione esclusivamente assistenziale dell’assegno divorzile. Gli indicatori dell’autonomia economica del coniuge più devono “essere così individuati: 1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza («dimora abituale»: art. 43, secondo comma, cod. civ.) della persona che richiede l’assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 23 ottobre 2017.




Azioni di Stato – Azione di impugnazione per difetto di veridicità – Accertamento peritale non contestato dalle parti – Possibilità di definire, in modo celere, la lite, nell’interesse superiore del bambino – Condotta processuale ostacolante – Lite temeraria – Sussiste Quantificazione – Ammontare delle spese di lite

Nei procedimenti giurisdizionali che hanno ad oggetto l’accertamento del vero status di figli minori di età (come nel caso di specie, impugnazione per difetto di veridicità ex art. 263 c.c.), costituisce condotta processuale temeraria quella serbata dalla parte che, a fronte di accertamenti peritali non contestati, causi consapevolmente l’allungamento dei tempi di definizione della lite o eviti, sempre consapevolmente, soluzioni amichevoli introducendo in causa domande palesemente viziate in rito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 26 aprile 2017.




Separazione - Presupposti

In materia di separazione, in ipotesi di contumacia della parte convenuta, la constatata indisponibilità delle parti ad una riconciliazione, per tutto il tempo in cui il processo si è protratto, dimostra la fondatezza dell’assunto del ricorrente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 03 giugno 2017.




Dichiarazione giudiziale di maternità – Anonimato della madre – Tutela – Decesso della madre – Diritto del figlio – Prevalenza

Nell’ordinamento vigente resta fermo il principio in base al quale deve essere rispettata la volontà della madre di rimanere anonima, al momento del parto, qualora non vi sia espressione di una diversa determinazione da parte della stessa. Tuttavia, successivamente alla sua morte, una diversa determinazione in tal senso può provenire anche dagli eredi. In tal caso, è ammissibile l’azione di dichiarazione giudiziale di maternità nonostante l’opzione per il parto anonimo al momento della nascita del ricorrente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 12 maggio 2017.




Divorzio – Assegno a carico dell’eredità – Condizioni per il riconoscimento

L'assegno a carico dell'eredità, previsto dall'art. 9 bis della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (non modificato dalla legge 6 marzo 1987, n. 74) in favore dell'ex coniuge in precedenza beneficiario dell'assegno di divorzio, avendo natura assistenziale, postula che il medesimo si trovi in stato di bisogno, vale a dire manchi delle risorse economiche occorrenti per soddisfare le essenziali e primarie esigenze di vita. Pertanto, detto assegno va quantificato in relazione al complesso degli elementi espressamente indicati nello stesso art. 9-bis, cioè tenendo conto, oltre che della misura dell'assegno di divorzio, dell'entità del bisogno, dell'eventuale pensione di reversibilità, delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. A tale riguardo, l'entità del bisogno deve essere valutata non già con riferimento alle norme dettate da leggi speciali per finalità di ordine generale di sostegno dell'indigenza, bensì in relazione al contesto socio-economico del richiedente e del "de cuius", in analogia a quanto previsto dall'art. 438 cod. civ. in materia di alimenti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 15 luglio 2017.




Delibazione di sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale - Domanda riconvenzionale per il riconoscimento della responsabilità del coniuge in mala fede - Riconoscimento del diritto ad ottenere una congrua indennità - Accoglimento

Deve essere riconosciuta una congrua indennità, ex art. 129 bis c.c., al coniuge in buona fede allorquando la nullità del matrimonio pronunciata dal giudice ecclesiastico per un vizio concernente la psiche di uno dei coniuge non può essere ritenuta imputabile all’altro coniuge atteso che quest’ultimo al momento del matrimonio era in buona fede. (riproduzione riservata) Appello Bari 20 luglio 2017.




Minore nato da maternità surrogata – Azione ex art. 263 c.c. – Interesse superiore del bambino – Considerazione – Sussiste

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 263 del codice civile, sollevata dalla Corte d’appello di Milano, in riferimento agli artt. 2, 3, 30, 31 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848. L’affermazione della necessità di considerare il concreto interesse del minore in tutte le decisioni che lo riguardano è fortemente radicata nell’ordinamento sia interno, sia internazionale e questa Corte, sin da epoca risalente, ha contribuito a tale radicamento. Non si vede conseguentemente perché, davanti all’azione di cui all’art. 263 cod. civ., fatta salva quella proposta dallo stesso figlio, il giudice non debba valutare: se l’interesse a far valere la verità di chi la solleva prevalga su quello del minore; se tale azione sia davvero idonea a realizzarlo (come è nel caso dell’art. 264 cod. civ.); se l’interesse alla verità abbia anche natura pubblica (ad esempio perché relativa a pratiche vietate dalla legge, quale è la maternità surrogata, che offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane) ed imponga di tutelare l’interesse del minore nei limiti consentiti da tale verità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 18 dicembre 2017.




Divorzio – Diritto dell’ex coniuge al 40% del T.F.R. – Art. 12-bis legge n. 898 del 1970 – Diritto di credito spettante anche sull’eventuale esodo percepito – Esclusione

Divorzio – Diritto dell’ex coniuge al 40% del T.F.R. – Art. 12-bis legge n. 898 del 1970 – Diritto di credito spettante anche sui fondi destinati in previdenza complementare – Esclusione


Il diritto dell’ex coniuge a una quota del TFR dell’ex congiunto, ai sensi dell’art. 12-bis l. 898/1970, non compete con riguardo a quelle somme che risultino essere destinate a un fondo di previdenza complementare. Infatti, premesso che l’art. 12 bis l. 898/1970 riconosce al coniuge divorziato titolare di assegno divorzile la quota del 40% del TFR “percepito” alla cessazione del rapporto di lavoro, è evidente che quanto accantonato su fondo pensione non viene riscosso alla cessazione del rapporto di lavoro. Ciò per il fatto che nel caso in cui il Tfr sia conferito ad un fondo di previdenza complementare, la liquidazione non è riconosciuta alla cessazione del rapporto di lavoro, ma alla maturazione dei requisiti per la pensione. Inoltre, le somme versate non sono riconosciute come liquidazione, ma come pensione integrativa, che viene erogata, nella maggior parte dei casi, in forma di rendita ed in alcuni casi in forma di capitale. In definitiva, tale istituto rientra nella previsione dell’art. 2123 c.c., quale forma di previdenza integrativa, e non nella previsione dell’art. 2120 c.c., al quale si riferisce l’art. 12 bis della legge n. 898/1970. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il diritto dell’ex coniuge a una quota del TFR dell’ex congiunto, ai sensi dell’art. 12-bis l. 898/1970, non compete con riguardo a quelle somme che siano erogate a titolo di incentivo all’esodo. Questo istituto, infatti, ha natura sostanzialmente risarcitoria: erogato nell’ambito di una trattativa tra lavoratore e datore di lavoro finalizzata allo scioglimento del rapporto di lavoro, mira a sostituire mancati guadagni futuri (lucro cessante). A differenza del TFR, dunque, l’incentivo all’esodo non è costituito da somme accantonate durante il pregresso periodo lavorativo “coincidente con il matrimonio”, bensì va a sostituire un (mancato) reddito lavorativo futuro, ed al momento della sua erogazione in alcun modo è “riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 18 maggio 2017.




Regolamento (UE) n. 1259/2010 – Cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale – Riconoscimento di un divorzio di natura privata pronunciato da un’istanza religiosa in uno Stato terzo – Sfera di applicazione di detto regolamento»

L’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1259/2010 del Consiglio, del 20 dicembre 2010, relativo all’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale va interpretato nel senso che il divorzio risultante da una dichiarazione unilaterale di uno dei coniugi dinanzi a un tribunale religioso, come quello oggetto del procedimento principale, non ricade nella sfera di applicazione ratione materiae di detto regolamento (dalla motivazione: diversi Stati membri hanno introdotto nei loro ordinamenti giuridici, dopo l’adozione del regolamento Roma III, la possibilità di pronunciare divorzi senza l’intervento di un’autorità statale. Tuttavia, l’inclusione dei divorzi privati nell’ambito di applicazione di detto regolamento richiederebbe un riassetto che ricade nella competenza del solo legislatore dell’Unione". In tal senso, alla luce della definizione della nozione di «divorzio» di cui al regolamento n. 2201/2003, risulta dagli obiettivi perseguiti dal regolamento n. 1259/2010 che esso ricomprende unicamente i divorzi pronunciati da un’autorità giurisdizionale statale, da un’autorità pubblica o con il suo controllo). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 20 dicembre 2017.




Separazione e divorzio – Risarcimento del danno da illecito endofamiliare – Connessione con domanda di separazione – Esclusione – Rilevabilità entro la prima udienza – Affermazione

La domanda di risarcimento dei danni da illecito endofamiliare e la domanda di separazione personale, poiché soggette a riti processuali diversi e solo parzialmente connesse per causa petendi, non sono di regola cumulabili nel medesimo giudizio; tuttavia, tale difetto di connessione qualificata può essere eccepita dalle parti o rilevata dal giudice non oltre la prima udienza: in difetto, è ammissibile la simultanea trattazione delle due domande nel medesimo giudizio.
Reiterati comportamenti ingiuriosi, violenti e gravemente intimidatori del coniuge nei confronti dell’altro fanno senz’altro ritenere integrata la fattispecie risarcitoria ex art.2059 c.c. sub a). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ragusa 15 novembre 2017.




Giurisdizione – Criterio della vicinanza – Interesse superiore del minore – Deroga consensuale – Validità – Esclusione

Giurisdizione – Criterio della vicinanza – Interesse superiore del minore – Prevale – Con riferimento anche a Stati Terzi non UE – Sussiste

Giurisdizione – Minore con doppia cittadinanza – Residenza abituale o cittadinanza – Prevalenza della residenza abituale


Il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla c.d. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore (Corte giustizia, 5 ottobre 2010, in causa 296/10), assume una pregnanza tale da comportare anche l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione (Cass., Sez. U, 30 dicembre 2011, n. 30646). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di giurisdizione, il riferimento alla residenza abituale del minore vale anche con riferimento all’ipotesi in cui la stessa si verifichi in uno Stato terzo, atteso che il parametro della residenza abituale, posto a salvaguardia della continuità affettivo relazionale del minore, non è in contrasto ma, al contrario, valorizza la preminenza dell’interesse del minore (Cass., 22 luglio 2014, n. 16648 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La doppia cittadinanza del minore (nel caso di specie: italiana e americana) rende applicabile il principio secondo cui ai fini del riparto della giurisdizione e della individuazione della legge applicabile, i provvedimenti in materia di minori devono essere valutati in relazione alla funzione svolta; pertanto quelli che, pur incidendo sulla responsabilità dei genitori, perseguono una finalità di protezione del minore, rientrano nel campo di applicazione della L. 31 maggio 1995, n. 218, articolo 42, il quale rinvia alla Convenzione de L’Aja del 5 ottobre 1961. Invero nel caso di minore con doppia cittadinanza non può applicarsi l’articolo 4 della Convenzione, che stabilisce la prevalenza delle misure adottate dal giudice dello Stato di cui il minore è cittadino su quelle adottate nel luogo di residenza abituale. Mette conto di sottolineare come l’ampiezza dell’ambito di applicazione, sotto il profilo oggettivo, del richiamo della citata L. n. 218 del 1995, articolo 42 all’articolo 1 della richiamata Convenzione dell’Aja, anche con riferimento alle misure relative ai figli minori che vengono adottate in sede di separazione personale o di divorzio dei genitori, trova giustificazione nella circostanza che l’Italia non si è avvalsa della facoltà, prevista dall’articolo 15 della Convenzione stessa, di creare una competenza speciale per le misure attinenti ai minori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili 05 giugno 2017.




Rilascio di passaporto in favore di minore – Istanza presentata da genitore cui il minore sia affidato in via esclusiva – Autorizzazione del Giudice Tutelare – Necessità – Esclusione

Deve ritenersi inammissibile, in quanto non necessaria, l’istanza di rilascio di passaporto in favore di minore che venga richiesta al Giudice Tutelare da parte del genitore cui il minore sia stato affidato in via esclusiva e ciò in quanto egli è direttamente legittimato a richiederla alla competente Questura senza necessità né di autorizzazione da parte dell’A.G. né del consenso dell’altro genitore, in virtù di quanto stabilito dall’art. 3 lett. b della legge n. 1185/1967. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 dicembre 2017.




Matrimonio - Separazione con addebito - Relazione di un coniuge con estranei - Causa di addebitabilità - Condizioni - Effettività dell'adulterio - Necessità - Esclusione

La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c. c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 19 settembre 2017.





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