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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Separazione divorzio – Mantenimento del tenore di vita – Distinzione

Deve essere rimarcata la profonda differenza fra il dovere di assistenza materiale fra i coniugi nell'ambito della separazione personale e gli obblighi correlati alla c.d. "solidarietà post-coniugale" nel giudizio di divorzio: nel primo caso, il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale, quali la convivenza, la fedeltà e la collaborazione; al contrario, gli aspetti di natura patrimoniale - con particolare riferimento all'ipotesi, come quella in esame, di non addebitabilità della separazione stessa - non vengono meno, pur assumendo forme confacenti alla nuova situazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 16 maggio 2017.




Divorzio – Assegno – Determinazione di an e quantum debeatur – Criteri

Il giudice del divorzio, richiesto dell'assegno di cui all'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell'ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma:
a) deve verificare, nella fase dell'an debeatur - informata al principio dell’autoresponsabilità economica" di ciascuno degli ex coniugi quali "persone singole", ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all'assegno di divorzio fatto valere dall'ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest'ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica" dello stesso, desunta dai principali "indici" - salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all'eccezione ed alla prova contraria dell'altro ex coniuge;

b) deve "tener conto", nella fase del quantum debeatur - informata al principio della «solidarietà economica» dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro in quanto "persona" economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell'assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all'esito positivo della prima fase, conclusasi con riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e "valutare" «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell'assegno divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 cod. civ.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 10 maggio 2017.




Divorzio - Pensione di reversibilità - Corresponsione in un'unica soluzione dell'assegno di divorzio - Contrasto di giurisprudenza

Sussiste, pertanto, un netto contrasto intersezionale in ordine al diritto alla pensione di reversibilità (od ad una quota di essa) in capo al coniuge divorziato in caso di decesso dell'altro coniuge nell'ipotesi in cui sia stata stabilita la corresponsione in un'unica soluzione dell'assegno di divorzio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 10 maggio 2017.




Divorzio – Assegno di mantenimento – Determinazione – Criteri

Divorzio – Assegno di mantenimento – Determinazione – Criteri – Riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi – Irrilevanza – Funzione esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile

Assegno di divorzio – An debeatur – Indipendenza economica dell'ex coniuge richiedente – Adeguatezza dei mezzi – Indici di accertamento


Il giudice del divorzio, richiesto dell'assegno di cui all'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell'ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma:

A) deve verificare, nella fase dell'an debeatur - informata al principio dell'autoresponsabilità economica" di ciascuno degli ex coniugi quali "persone singole", ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all'assegno di divorzio fatto valere dall'ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest'ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica" dello stesso, desunta dai principali "indici" - salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all'eccezione ed alla prova contraria dell'altro ex coniuge;

B) deve "tener conto", nella fase del quantum debeatur - informata al principio della «solidarietà economica» dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro in quanto "persona" economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell'assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all'esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e "valutare" «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell'assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 cod. civ.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale. L'interesse tutelato con l'attribuzione dell'assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica, in tal senso dovendo intendersi la funzione esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

I principali "indici" - salvo ovviamente altri elementi, che potranno eventualmente rilevare nelle singole fattispecie - per accertare, nella fase di giudizio sull'an debeatur, la sussistenza, o no, dell'"indipendenza economica" dell'ex coniuge richiedente l'assegno di divorzio - e, quindi, l'"adeguatezza", o no, dei «mezzi», nonché la possibilità, o no «per ragioni oggettive», dello stesso di procurarseli - possono essere così individuati:
1) il possesso di redditi di qualsiasi specie;
2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza («dimora abituale»: art. 43, secondo comma, cod. civ.) della persona che richiede l'assegno;
3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Quanto al regime della prova della non "indipendenza economica" dell'ex coniuge che fa valere il diritto all'assegno di divorzio, non v'è dubbio che, secondo la stessa formulazione della disposizione in esame e secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione del relativo onere, allo stesso spetta allegare, dedurre e dimostrare di "non avere mezzi adeguati" e di "non poterseli procurare per ragioni oggettive". Tale onere probatorio ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell'"indipendenza economica", e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo coniuge, restando fermo, ovviamente, il diritto all'eccezione e alla prova contraria dell'altro (cfr. art. 4, comma 10, della legge n. 898 del 1970). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 10 maggio 2017.




Interesse del minore al proprio contesto sociale – Ricorso del genitore coabitante per trasferimento in altra regione – Terzo trasferimento – Ostacolo crescita armonica – Rigetto

In caso di conflitto genitoriale innescato dall’istanza del co-residente di esercitare il proprio diritto a trasferire la propria residenza in località non limitrofa il Giudice, preso atto che trattasi del terzo trasferimento nel giro di pochi anni, rilevato che l’unica famiglia frequentata dal minore è quella del genitore non co-residente, considerato che nella nuova residenza il minore non avrebbe alcun punto di riferimento se non il genitore co-residente, conferisce prevalenza all’interesse del minore a mantenere equilibrati ed adeguati contatti e rapporti con entrambi i genitori e con gli ascendenti. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 11 marzo 2017.




Esecuzione forzata immobiliare – Iscrizione ipotecaria del creditore pignorante – Successiva trascrizione dell’assegnazione della casa coniugale – Inopponibilità al creditore ipotecario – Non sussiste – Ordine di cancellazione della trascrizione – Inammissibilità – Sussiste

Non potendosi ravvisare, in capo al coniuge assegnatario della casa coniugale in sede di separazione o divorzio, la titolarità di un diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, bensì di un diritto personale di godimento, e considerato il carattere eccezionale dell’art.2812 c.c. che non ne ammette pertanto una interpretazione analogica, non è consentito di ordinare la cancellazione della trascrizione dell’atto di assegnazione della casa familiare, né tantomeno può ordinarsi la liberazione dell’immobile. [Nella fattispecie, il creditore pignorante aveva eccepito l’inopponibilità nei propri confronti della trascrizione del provvedimento di assegnazione della casa coniugale pignorata, operata successivamente all’iscrizione di ipoteca sullo stesso immobile.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 10 febbraio 2015.




Figli nati Fuori dal Matrimonio – Interesse del minore alla bigenitorialità – Ricorso del genitore non coabitante – Attribuzione di compiti di cura e spese – Accoglimento

In caso di conflitto genitoriale innescato dalla crisi della coppia, l’istanza del genitore non coabitante di vedere il minore va accolta e, in caso di attribuzione di maggior tempo ad uno dei due genitori si possono attribuire all’altro specifici compiti di cura e spesa per riequilibrare situazioni di accesa conflittualità. (Giorgio Jachia) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 18 aprile 2017.




Matrimonio – Separazione giudiziale – Domanda di decadenza dalla responsabilità genitoriale promossa nel giudizio di separazione personale – Competenza del Giudice Ordinario – Sussistenza

Decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 c.c. – Fattispecie


Spetta al giudice investito del procedimento di separazione personale, ai sensi dell’art. 38 disp. att. c.c., pronunciare sulla domanda di decadenza dalla responsabilità genitoriale, formulata nel corso dello stesso. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Il persistente disinteresse sia morale che materiale del genitore nei confronti della figlia unitamente alla aggressione fisica e verbale perpetrata tale determinare nella minore un grave turbamento, giustificano, ex art. 330 c.c., la adozione della misura della revoca della responsabilità genitoriale. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 21 marzo 2017.




Matrimonio - Separazione consensuale - Disciplina dei rapporti fra i genitori e il figlio nascituro - Omologazione - Ammissibilità

Può essere omologato l’accordo raggiunto fra i coniugi in sede di separazione consensuale concernente anche la disciplina dei rapporti fra di loro e il figlio nascituro. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 04 aprile 2017.




Alienazione genitoriale – Strumento processuale utilizzato dal genitore alienante – Condanna ex art. 96 comma III c.c. – Sussiste

Il termine alienazione genitoriale – se non altro per la prevalente e più accreditata dottrina scientifica e per la migliore giurisprudenza – non integra una nozione di patologia clinicamente accertabile, bensì un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale; condotte che non abbisognano dell’elemento psicologico del dolo essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologia delle condotte medesime. In caso di azione infondata posta in essere dal genitore che abbia attuato comportamenti alienanti, si impone una pronuncia di condanna ex art. 96 comma III c.p.c., registrandosi un grave abuso dello strumento processuale. In particolare, l’azione promossa dalla madre, la quale proponga ricorso contro il padre, per questioni relative ai figli, e risulti poi essere l’autrice di comportamenti alienanti, è da ritenere processualmente viziata da colpa grave e come tale meritevole di sanzione ex art. 96 comma III c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 marzo 2017.




Separazione di coniugi – Allontanamento dalla residenza familiare e violazione dei doveri nascenti dal vincolo coniugale – Domanda di addebito – Fondatezza

Onere della prova in capo al coniuge che ha posto in essere la condotta – Compete

Condanna del coniuge soccombente al pagamento delle spese di lite – Sussiste


E’ meritevole di accoglimento la domanda di addebito della separazione nei confronti del coniuge che, dopo solo qualche mese dalla data del matrimonio, abbandona la residenza coniugale per decisione unilaterale ed ingiustificata, in assenza di precedenti e diverse circostanze ostative alla protrazione dell’unità coniugale. Grava sul medesimo l’onere di dimostrare l’eventuale sussistenza di una giusta causa a sostegno della propria condotta. La pronuncia sulle spese di lite segue la soccombenza. (Luisa Dabbene) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 20 marzo 2017.




Figli maggiorenni – Reperimento di attività lavorativa – Successiva perdita del lavoro – Reviviscenza dell’obbligo del mantenimento – Esclusione

In materia di contributo al mantenimento dei figli maggiorenni, l’obbligo del genitore cessa nel momento in cui questi ultimi raggiungono l’indipendenza economica reperendo un lavoro. Una volta raggiunta la capacità lavorativa, e quindi l'indipendenza economica, la successiva perdita dell'occupazione non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento (così le pronunce di questa Corte del 28/1/2008, n. 1761 e del 2/12/2005, n. 26259). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 14 marzo 2017.




Riparto di competenza tra tribunale ordinario e tribunale minorile – Processo pendente davanti al TM – Azione proposta davanti al TO – Azione cd. da disturbo – Lite temeraria – Sussiste – Finalità non meritevole di tutela – Tentativo di sottrazione della competenza al giudice previamente adito

In materia di riparto di competenza tra Tribunale per i Minorenni (TM) e Tribunale Ordinario (TO), con riferimento al caso in cui il procedimento diretto ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sia proposto davanti all’ufficio minorile prima di quello di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., il tribunale per i minorenni resta competente a conoscere della domanda diretta ad ottenere la declaratoria di decadenza o la limitazione della responsabilità genitoriale ancorché, nel corso del giudizio, sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separazione personale dei coniugi o di divorzio, nel rispetto del principio della perpetuatio jurisdictionis" di cui all'art 5 cod. proc. civ. In particolare, nel caso in cui, a fronte di un processo minorile pendente e in cui sia stata espletata una CTU (dunque, in avanzata fase istruttoria), una delle parti instauri nuova e autonoma causa davanti al Tribunale ordinario, per sottrarre all’ufficio previamente adito la competenza (cd. azione da disturbo), si realizza un uso distorto dello strumento processuale che giustifica la sanzione ex art. 96 comma III c.p.c. per lite temeraria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 marzo 2017.





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