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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Merito


Alienazione genitoriale – Strumento processuale utilizzato dal genitore alienante – Condanna ex art. 96 comma III c.c. – Sussiste

Il termine alienazione genitoriale – se non altro per la prevalente e più accreditata dottrina scientifica e per la migliore giurisprudenza – non integra una nozione di patologia clinicamente accertabile, bensì un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale; condotte che non abbisognano dell’elemento psicologico del dolo essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologia delle condotte medesime. In caso di azione infondata posta in essere dal genitore che abbia attuato comportamenti alienanti, si impone una pronuncia di condanna ex art. 96 comma III c.p.c., registrandosi un grave abuso dello strumento processuale. In particolare, l’azione promossa dalla madre, la quale proponga ricorso contro il padre, per questioni relative ai figli, e risulti poi essere l’autrice di comportamenti alienanti, è da ritenere processualmente viziata da colpa grave e come tale meritevole di sanzione ex art. 96 comma III c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 marzo 2017.




Separazione di coniugi – Allontanamento dalla residenza familiare e violazione dei doveri nascenti dal vincolo coniugale – Domanda di addebito – Fondatezza

Onere della prova in capo al coniuge che ha posto in essere la condotta – Compete

Condanna del coniuge soccombente al pagamento delle spese di lite – Sussiste


E’ meritevole di accoglimento la domanda di addebito della separazione nei confronti del coniuge che, dopo solo qualche mese dalla data del matrimonio, abbandona la residenza coniugale per decisione unilaterale ed ingiustificata, in assenza di precedenti e diverse circostanze ostative alla protrazione dell’unità coniugale. Grava sul medesimo l’onere di dimostrare l’eventuale sussistenza di una giusta causa a sostegno della propria condotta. La pronuncia sulle spese di lite segue la soccombenza. (Luisa Dabbene) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 20 marzo 2017.




Figli maggiorenni – Reperimento di attività lavorativa – Successiva perdita del lavoro – Reviviscenza dell’obbligo del mantenimento – Esclusione

In materia di contributo al mantenimento dei figli maggiorenni, l’obbligo del genitore cessa nel momento in cui questi ultimi raggiungono l’indipendenza economica reperendo un lavoro. Una volta raggiunta la capacità lavorativa, e quindi l'indipendenza economica, la successiva perdita dell'occupazione non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento (così le pronunce di questa Corte del 28/1/2008, n. 1761 e del 2/12/2005, n. 26259). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 14 marzo 2017.




Riparto di competenza tra tribunale ordinario e tribunale minorile – Processo pendente davanti al TM – Azione proposta davanti al TO – Azione cd. da disturbo – Lite temeraria – Sussiste – Finalità non meritevole di tutela – Tentativo di sottrazione della competenza al giudice previamente adito

In materia di riparto di competenza tra Tribunale per i Minorenni (TM) e Tribunale Ordinario (TO), con riferimento al caso in cui il procedimento diretto ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sia proposto davanti all’ufficio minorile prima di quello di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., il tribunale per i minorenni resta competente a conoscere della domanda diretta ad ottenere la declaratoria di decadenza o la limitazione della responsabilità genitoriale ancorché, nel corso del giudizio, sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separazione personale dei coniugi o di divorzio, nel rispetto del principio della perpetuatio jurisdictionis" di cui all'art 5 cod. proc. civ. In particolare, nel caso in cui, a fronte di un processo minorile pendente e in cui sia stata espletata una CTU (dunque, in avanzata fase istruttoria), una delle parti instauri nuova e autonoma causa davanti al Tribunale ordinario, per sottrarre all’ufficio previamente adito la competenza (cd. azione da disturbo), si realizza un uso distorto dello strumento processuale che giustifica la sanzione ex art. 96 comma III c.p.c. per lite temeraria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 marzo 2017.




Residenza abituale del minore – Giurisdizione – Reg. 2201 del 2003 – Proroga della giurisdizione – Consenso – Validità – Esclusione

L'art. 8, n. 1 del Regolamento U.E. n. 2201/2003, nel prevedere, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, la competenza internazionale dell'autorità giudiziaria dello stato membro in cui il minore stesso risiede abitualmente alla data della domanda, detta un principio, come emerge dal "dodicesimo" considerando, ispirato dall'interesse superiore del minore stesso e dal criterio della vicinanza. Per residenza abituale deve intendersi il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie a una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, originati dallo svolgersi della sua vita di relazione. In altri termini, la residenza abituale corrisponde al luogo che denota una certa integrazione del minore in un ambiente sociale e familiare, ed ai fini del relativo accertamento rilevano una serie di circostanze che vanno valutate in relazione alla peculiarità del caso concreto: la durata, la regolarità e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro, la cittadinanza del minore, la frequenza scolastica e, in generale, le relazioni familiari e sociali (Corte giustizia, 2 aprile 2009, A., in causa 523/2007). Ai fini della individuazione del giudice competente, deve tenersi conto della residenza abituale del minore al momento dell'introduzione domanda, senza considerare gli intervalli privi di significativa rilevanza (Cass., Sez. U., 7 settembre 2016, n. 17676; Cass. Sez. U., 18 marzo 2016, n. 5418). Il criterio della vicinanza è dettato dall'interesse superiore del minore (Corte giustizia, 5 ottobre 2010, in causa 296/10), la cui pregnanza comporta anche l'esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione (Cass., Sez. U., 30 dicembre 2011, n. 30646). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 10 febbraio 2017.




Conflitto genitoriale – Iscrizione scolastica dei figli – Figli iscritti in precedenza in una scuola privata – Persistenza della iscrizione – Interesse del minore – Sussiste

In materia di conflitti genitoriali, là dove non esista, o non persista, un’intesa tra i genitori a favore di qualsivoglia istituto scolastico privato, la decisione dell’Ufficio giudiziario – in sé sostitutiva di quella della coppia genitoriale – non può che essere a favore dell’istruzione pubblica, secondo i canoni dall’ordinamento riconosciuti come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto minore residente sul territorio. Questa regola può subire eccezioni nelle ipotesi in cui, per le peculiarità del caso concreto, emergano evidenti controindicazioni all’interesse del minore e, quindi, la soluzione della scuola pubblica possa non essere quella più rispondente all’interesse del minore (ad es. difficoltà di apprendimento, particolari fragilità di inserimento nel contesto dei coetanei o fragilità personali del minore, esigenze di coltivare studi in sintonia con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori ecc.) (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 02 febbraio 2017.




Conflitti genitoriali – Ammissibilità della domanda – Microconflittualità – Esclusione

Nel delineare i limiti di applicabilità dello strumento di cui all’art. 709 ter c.p.c., deve escludersi l’intervento del Giudice in caso di micro-conflittualità tra i genitori in quanto l’intervento del giudice è limitato agli affari essenziali del minore e ai casi in cui il disaccordo dei genitori “sia destinato a ripercuotersi sul minore in termini di serio, oggettivo e altrimenti inemendabile pregiudizio”. In particolare, esula dalla cognizione del Giudice dirimere contrasti tra i genitori in ordine a questioni di minima e irrilevante importanza per l’interesse della prole, quale non tanto l’an della telefonata quotidiana tra padre e figli bensì il quando di tale telefonata, non potendo tout court una siffatta questione annoverarsi tra le questioni coinvolgenti l’esercizio della responsabilità genitoriale ed oggetto, ai sensi degli articoli 316, 337 ter c.c. e 709 ter c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 07 novembre 2016.




Procedimento civile – Procedimento di separazione – Pendenza del detto procedimento – Sopravvenuta pronuncia di divorzio – Effetti

La pronuncia di divorzio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale (o di modifica delle condizioni di separazione) iniziato anteriormente e ancora pendente, ove esista l'interesse di una delle parti all'operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, che trovano il proprio limite temporale nel passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (Cass. n. 17825 e 19555 del 2013). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 marzo 2017.




Giudizio di separazione – Ricorso – Nullità della notificazione – Effetti – Regressione del processo alla fase presidenziale – Esclusione

Termini ex art. 183 c.p.c. – Decorrenza – Dies a quo – Differimento – Sussiste


Alla nullità della notifica del ricorso per separazione giudiziale non consegue la regressione del procedimento alla fase presidenziale, non essendo tale rimedio previsto dall’ordinamento, bensì la revoca degli eventuali provvedimenti provvisori dati dal Presidente, attesa l’incidenza su di essi del vizio di notifica e della mancata costituzione della parte convenuta, ed il dovere del Giudice Istruttore, nell’ambito del suo generale potere di modifica e integrazione dei provvedimenti presidenziali ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 709 c.p.c., di dare i provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse dei coniugi e della prole, ferme restando tuttavia le determinazioni di impulso processuale contenute nell’ordinanza presidenziale in relazione al passaggio alla fase istruttoria, determinazioni che non vengono travolte dalla nullità della notifica del ricorso ai sensi dell’art. 159 c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La decorrenza dei termini ex art. 183 comma VI c.p.c. può essere differita a data diversa da quella dell’udienza o della notifica del provvedimento pronunciato a seguito di riserva ex art. 186 c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 08 luglio 2016.




Conflitti familiari – Clausole di separazione o divorzio che prevedano il versamento diretto dell’assegno in favore del figlio maggiorenne – Richiesta di revisione – Legittimazione passiva – Figlio maggiorenne – Sussiste

In materia di conflitti familiari, legittimazione concorrente del figlio maggiorenne e del genitore a richiedere l’assegno (ovvero a resistere alla domanda di revoca) sussiste fintanto che il figlio conviva con il genitore, dovendosi invece ritenere attivamente o passivamente legittimato in via esclusiva il figlio maggiorenne che non conviva più con il genitore. A fronte di condizioni di separazione o divorzio che prevedano ab origine il versamento diretto dell’assegno ex art. 337-septies c.c. al figlio maggiorenne economicamente non indipendente già allora non convivente con l’altro genitore, dando luogo così ad un’eccezionale ipotesi di attribuzione giudiziale di un diritto ad un terzo che non ha partecipato al processo, la domanda diretta a modificare tale statuizione giudiziale può essere proposta soltanto da o contro il figlio maggiorenne stesso, legittimato in via esclusiva in quanto non convivente con il genitore e già individuato “a monte” come creditore esclusivo dell’obbligazione di pagamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 11 aprile 2016.




Conflitti genitoriali – Iscrizione dei figli – Scuola privata – Precedente iscrizione condivisa dai genitori – Dissenso sopravvenuto – Rilevanza – Esclusione

Affido alternato – Presupposti – Accordo dei genitori e dei figli


Nel caso in cui, su volontà di entrambi i genitori, i figli siano stati in passato iscritti alla scuola privata, costituisce realizzazione del preminente interesse del minore consentire la prosecuzione del ciclo scolastico in corso, nell’ipotesi in cui la prole iscritta abbia manifestato peraltro alcune non gravi difficoltà. Ciò soprattutto dove sia provato che il genitore dissenziente abbia, in realtà, un tempo condiviso la scelta di iscrivere i figli alla scuola privata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'affido alternato, tradizionalmente previsto come possibile dal diritto di famiglia italiano, è rimasta una soluzione educativa di limitate applicazioni, essendo stato ripetutamente affermato che esso assicura buoni risultati quando vi è un preciso accordo tra i genitori e tutti i soggetti coinvolti, anche il figlio, condividono la soluzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 14 febbraio 2017.




Richieste istruttorie – Adulterio – prova – Capitoli di prova che chiamano il teste a riferire circa una “relazione extraconiugale” – Ammissibilità – Esclusione

Genitori separati – Diritto del genitore ad includere nelle frequentazioni con i figli il nuovo Convivente – Sussiste – Condizioni – Preminente interesse del minore

Mantenimento dei figli – Collocamento dei figli presso uno dei genitori – Genitore non collocatario – Diritto a un assegno di mantenimento per i figli, cd. Perequativo – Condizioni


Non si può interrogare un teste sull’esistenza di una “relazione extraconiugale”, ma semmai sui fatti storici dai quali può desumersi l’esistenza di tale relazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Va rigettata la domanda del genitore volta ad ottenere che il Tribunale inibisca i contatti tra i figli comuni e il nuovo partner dell’altro genitore là dove la relazione tra esso genitore e nuovo compagno si sia consolidata e per il tempo trascorso debba ritenersi che i minori abbiano ormai presumibilmente metabolizzato la presenza – nel caso di specie - del nuovo compagno nella vita della madre. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel caso di collocamento dei figli presso uno dei genitori, il genitore non collocatario può comunque essere titolare di un assegno di mantenimento – cd. assegno perequativo – a titolo di contributo per far fronte alle spese di mantenimento dei minori nei tempi in cui gli stessi sono con lui. Ciò è possibile alle seguenti condizioni: a) che sussista una evidente disparità reddituale tra le parti; b) che i tempi di permanenza dei figli presso il genitore non collocatario siano particolarmente ampi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 18 gennaio 2017.




Revocazione della donazione per figli – Presupposto operativo della norma – Figli nati successivamente all’atto donativo – Necessità – Sussiste – Figli nati prima della donazione – Rilevanza – Esclusione

La ratio dell’istituto di cui all’art. 803 c.c. deve essere individuata nell’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione già disposta a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza. Tale esigenza si pone in quanto con l’instaurazione di un nuovo rapporto di filiazione sorgono in capo al genitore donante nuovi doveri di mantenimento, istruzione ed educazione per il cui adempimento egli deve poter disporre di mezzi adeguati. Proprio a tal fine il legislatore consente al donante di valutare se per la sopravvenienza di figli e per l’adempimento dei menzionati doveri sia necessario recuperare le precedenti attribuzioni patrimoniali. In sostanza l’interesse tutelato dal legislatore attraverso l’istituto della revocazione della donazione per sopravvenienza di figli è quello di consentire al genitore donante di soddisfare le esigenze fondamentali dei figli. La norma si spiega per la complessità della psiche umana, presumendo il legislatore che il donante non può avere valutato adeguatamente l’interesse alla cura filiale, allorquando non abbia ancora figli, e quando quindi non ha ancora provato il sentimento di amor filiale con la dedizione che esso determina ed il superamento che esso provoca di ogni altro affetto. È quindi evidente che, nell’ottica privilegiata dal legislatore, finalizzata ad assicurare rilevanza giuridica a quella che viene ritenuta essere una innata connotazione della psiche umana, la preesistenza di un figlio ovvero di un discendente alla data della donazione, escluda il fondamento applicativo della previsione, dovendosi infatti ritenere che l’atto di liberalità sia stato compiuto da chi già aveva avuto modo di provare l’affetto filiale, e che quindi si è determinato a beneficiare il donatario pur nella consapevolezza degli oneri scaturenti dalla condizione genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II 02 marzo 2017.





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