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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Legittimità - 2013


Situazione soggettiva di pregiudizio esistente in capo al coniuge (nel caso di specie: alcolismo) – Conoscenza della situazione da parte del l’altro coniuge prima del matrimonio – Successiva separazione – Situazione soggettiva fatta valere ai fini dell’addebito – Esclusione.

In conseguenza del matrimonio, nascono in capo al coniuge obblighi di assistenza e comprensione verso l'altro coniuge in caso di malattia (v. Sez. I, n. 4639/1985; 5632/82). Dove la situazione soggettiva pregiudizievole in capo al coniuge – come il caso di malattia – sia nota all’altro coniuge già prima del matrimonio, in caso di successiva separazione, il suddetto stato non può essere fatto valere ai fini dell’addebito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 18 dicembre 2013.




Situazione soggettiva di pregiudizio esistente in capo al coniuge (nel caso di specie: alcolismo) – Conoscenza della situazione da parte del l’altro coniuge prima del matrimonio – Successiva separazione – Situazione soggettiva fatta valere ai fini dell’addebito – Esclusione.

In conseguenza del matrimonio, nascono in capo al coniuge obblighi di assistenza e comprensione verso l'altro coniuge in caso di malattia (v. Sez. I, n. 4639/1985; 5632/82). Dove la situazione soggettiva pregiudizievole in capo al coniuge – come il caso di malattia – sia nota all’altro coniuge già prima del matrimonio, in caso di successiva separazione, il suddetto stato non può essere fatto valere ai fini dell’addebito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 18 dicembre 2013.




Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. come interpretato dalla Consulta (sentenza 83/2011) – Nomina di un rappresentante del minore – Sussiste.

Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. – Interesse del minore ostativo al riconoscimento – Condizioni.


Nella interpretazione che è stata offerta dalla Corte costituzionale all’art. 250 c.c., con la sentenza n. 83 del 2011 - che ne ha per tale via confermato la conformità a Costituzione - essendo implicati nel procedimento de quo rilevanti diritti ed interessi del minore, ed in primo luogo quello all’accertamento del rapporto genitoriale con tutte le implicazioni connesse, questi, anche se di età inferiore a sedici anni, costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica: sicché, in caso di opposizione dell’altro genitore al riconoscimento, egli gode di piena tutela dei suoi diritti ed interessi. Ne deriva che al detto minore va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all’art. 250 cod. civ.. E, se di regola la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che ha effettuato il riconoscimento (artt. 317-bis e 320 cod. civ.), qualora si prospettino situazioni di conflitto di interessi, anche in via potenziale, la tutela della sua posizione può essere in concreto attuata soltanto se sia autonomamente rappresentato e difeso in giudizio, mediante nomina di un terzo rappresentante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’opposizione al riconoscimento ex art. 250 c.c. può essere accolta in caso di giudizio di inidoneità genitoriale del padre e di pericolo di compromissione dello sviluppo psico-fisico della minore in caso di riconoscimento della stessa da parte del genitore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 11 dicembre 2013.




Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. come interpretato dalla Consulta (sentenza 83/2011) – Nomina di un rappresentante del minore – Sussiste.

Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. – Interesse del minore ostativo al riconoscimento – Condizioni.


Nella interpretazione che è stata offerta dalla Corte costituzionale all’art. 250 c.c., con la sentenza n. 83 del 2011 - che ne ha per tale via confermato la conformità a Costituzione - essendo implicati nel procedimento de quo rilevanti diritti ed interessi del minore, ed in primo luogo quello all’accertamento del rapporto genitoriale con tutte le implicazioni connesse, questi, anche se di età inferiore a sedici anni, costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica: sicché, in caso di opposizione dell’altro genitore al riconoscimento, egli gode di piena tutela dei suoi diritti ed interessi. Ne deriva che al detto minore va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all’art. 250 cod. civ.. E, se di regola la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che ha effettuato il riconoscimento (artt. 317-bis e 320 cod. civ.), qualora si prospettino situazioni di conflitto di interessi, anche in via potenziale, la tutela della sua posizione può essere in concreto attuata soltanto se sia autonomamente rappresentato e difeso in giudizio, mediante nomina di un terzo rappresentante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’opposizione al riconoscimento ex art. 250 c.c. può essere accolta in caso di giudizio di inidoneità genitoriale del padre e di pericolo di compromissione dello sviluppo psico-fisico della minore in caso di riconoscimento della stessa da parte del genitore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 11 dicembre 2013.




Figlia maggiorenne trentenne – Studente universitaria – Diritto al mantenimento ed alla casa familiare – Esclusione.

Non sussiste l’obbligo del mantenimento indiretto per la figlia maggiorenne, ormai trentenne, dotata di suo patrimonio personale, ancora dedita, a spese del padre, agli studi universitari in sede diversa dal luogo di residenza familiare, senza avere né conseguito alcun correlato titolo di studio né trovato una pur possibile occupazione lavorativa. Il fatto che la figlia maggiorenne, per gli studi in sede diversa da quella della famiglia, non viva più abitualmente con uno dei genitori, fa venir meno il diritto all’assegnazione della casa coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 dicembre 2013.




Figlia maggiorenne trentenne – Studente universitaria – Diritto al mantenimento ed alla casa familiare – Esclusione.

Non sussiste l’obbligo del mantenimento indiretto per la figlia maggiorenne, ormai trentenne, dotata di suo patrimonio personale, ancora dedita, a spese del padre, agli studi universitari in sede diversa dal luogo di residenza familiare, senza avere né conseguito alcun correlato titolo di studio né trovato una pur possibile occupazione lavorativa. Il fatto che la figlia maggiorenne, per gli studi in sede diversa da quella della famiglia, non viva più abitualmente con uno dei genitori, fa venir meno il diritto all’assegnazione della casa coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 dicembre 2013.




Assegno divorzile - Natura assistenziale - Sussiste.

L'assegno periodico di divorzio, nella disciplina introdotta dall'art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74, modificativo dell'art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, ha carattere esclusivamente assistenziale, atteso che la sua attribuzione trova presupposto nell'inadeguatezza dei mezzi del coniuge istante, da intendersi come insufficienza dei medesimi, comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali ed altre utilità di cui possa disporre, a conservargli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, senza cioè che sia necessario uno stato di bisogno, e rilevando invece l'apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle precedenti condizioni economiche, le quali devono essere tendenzialmente ripristinate. Ove sussista tale presupposto, la liquidazione in concreto dell'assegno deve essere effettuata in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri enunciati dalla legge (Cass. sez. un. 27 novembre 1990, n. 11492 e sez. un. 29 novembre 1990, n. 11490; Cass., 27 novembre 1992, n. 12682; Cass. 20 dicembre 1995, n. 13017; Cass. 15 gennaio 1998, n. 317; Cass., 17 gennaio 2002, n. 432; Cass., 28 febbraio 2007, n. 4764; Cass., 12 febbraio 2013, n. 3398). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 27 novembre 2013.




Assegno divorzile - Natura assistenziale - Sussiste.

L'assegno periodico di divorzio, nella disciplina introdotta dall'art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74, modificativo dell'art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, ha carattere esclusivamente assistenziale, atteso che la sua attribuzione trova presupposto nell'inadeguatezza dei mezzi del coniuge istante, da intendersi come insufficienza dei medesimi, comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali ed altre utilità di cui possa disporre, a conservargli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, senza cioè che sia necessario uno stato di bisogno, e rilevando invece l'apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle precedenti condizioni economiche, le quali devono essere tendenzialmente ripristinate. Ove sussista tale presupposto, la liquidazione in concreto dell'assegno deve essere effettuata in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri enunciati dalla legge (Cass. sez. un. 27 novembre 1990, n. 11492 e sez. un. 29 novembre 1990, n. 11490; Cass., 27 novembre 1992, n. 12682; Cass. 20 dicembre 1995, n. 13017; Cass. 15 gennaio 1998, n. 317; Cass., 17 gennaio 2002, n. 432; Cass., 28 febbraio 2007, n. 4764; Cass., 12 febbraio 2013, n. 3398). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 27 novembre 2013.




Adozione – Persona adottata – Accesso alle informazioni sulle origini – Assenza di una norma che consenta l’accesso sentita la volontà della madre biologica – Incostituzionalità – Sussiste.

E’ costituzionalmente illegittimo l’articolo 28, comma 7, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), come sostituito dall’art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), nella parte in cui non prevede – attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza – la possibilità per il giudice di interpellare la madre – che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell’art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 novembre 2013.




Assegno di divorzio – Nuova famiglia di fatto – Rilevanza – Sussiste.

In tema di diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, la quale rescinde, quand’anche non definitivamente, ogni connessione con il livello ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, conseguentemente, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 18 novembre 2013.




Assegno di divorzio – Nuova famiglia di fatto – Rilevanza – Sussiste.

In tema di diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, la quale rescinde, quand’anche non definitivamente, ogni connessione con il livello ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, conseguentemente, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 18 novembre 2013.




Pensione di reversibilità – Controversia tra il coniuge superstite e l’ex coniuge – Giurisdizione ordinaria – Sussiste.

La disposizione di cui all'art. 9, comma 2, della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, stabilendo, in caso di morte dell'ex coniuge ed in assenza di un coniuge superstite di questi avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il diritto del coniuge divorziato e tale pensione, definisce la natura della prestazione dovuta a quest'ultimo soggetto, escludendo che possa assimilarsi a detto assegno e, di conseguenza, implicitamente, sottrae alla giurisdizione ordinaria, per devolverla a quella della Corte dei conti in materia di pensione, la controversia afferente all'erogazione della prestazione stessa, allorché il relativo trattamento sia a carico dello Stato (Cass. S.U. 13 maggio 1993 n. 5429, Casa. S.U. 7 dicembre 1994 n. 10474 e Cass. S.U. 23 dicembre 1997 n. 13019) e tanto diversamente dall'ipotesi del concorso trai più coniugi succedutesi nel tempo, espressamente attribuita al giudice ordinario (ipotesi di cui al co. 3 della stessa norma) Cfr. sul. punto espressamente Cass. S.U. 13 maggio 1993 n. 5429 cit.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 13 novembre 2013.




Pensione di reversibilità – Controversia tra il coniuge superstite e l’ex coniuge – Giurisdizione ordinaria – Sussiste.

La disposizione di cui all'art. 9, comma 2, della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, stabilendo, in caso di morte dell'ex coniuge ed in assenza di un coniuge superstite di questi avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il diritto del coniuge divorziato e tale pensione, definisce la natura della prestazione dovuta a quest'ultimo soggetto, escludendo che possa assimilarsi a detto assegno e, di conseguenza, implicitamente, sottrae alla giurisdizione ordinaria, per devolverla a quella della Corte dei conti in materia di pensione, la controversia afferente all'erogazione della prestazione stessa, allorché il relativo trattamento sia a carico dello Stato (Cass. S.U. 13 maggio 1993 n. 5429, Casa. S.U. 7 dicembre 1994 n. 10474 e Cass. S.U. 23 dicembre 1997 n. 13019) e tanto diversamente dall'ipotesi del concorso trai più coniugi succedutesi nel tempo, espressamente attribuita al giudice ordinario (ipotesi di cui al co. 3 della stessa norma) Cfr. sul. punto espressamente Cass. S.U. 13 maggio 1993 n. 5429 cit.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 13 novembre 2013.




Genitori separati o divorziati - Contributo di mantenimento in favore del figlio maggiorenne non autosufficiente - Diritti autonomi e concorrenti del genitore convivente e del figlio - Versamento diretto in favore del figlio - Domanda autonoma di quest'ultimo - Necessità.

Il genitore separato o divorziato tenuto al mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente e convivente con l'altro genitore, non può pretendere, in mancanza di una specifica domanda del figlio, di assolvere la propria prestazione nei confronti di quest'ultimo anziché del genitore istante. Da un punto di vista processuale, osta all'accoglimento della richiesta di versamento diretto ai figli la circostanza che questi ultimi non abbiano proposto la relativa domanda in giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 11 novembre 2013.




Divorzio – Tenore di vita – Accertamento – Redditi del coniugi – Sussiste (art. 156 c.c.).

Il giudice può desumere il tenore di vita pregresso cui deve rapportarsi l'assegno di divorzio, dai redditi dei coniugi al momento della pronuncia di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 31 ottobre 2013.




Divorzio – Tenore di vita – Accertamento – Redditi del coniugi – Sussiste (art. 156 c.c.).

Il giudice può desumere il tenore di vita pregresso cui deve rapportarsi l'assegno di divorzio, dai redditi dei coniugi al momento della pronuncia di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 31 ottobre 2013.




Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste.

E’ necessario l’accertamento della ricorrenza di motivi sopravvenuti, rispetto alla situazione accertata dalla sentenza di divorzio, perché il giudice possa provvedere alla modifica delle condizioni fissate in sede divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 30 ottobre 2013.




Art. 82 c.p.c. – Obbligo della difesa legale – Necessità – Sussiste.

E’ necessario l’accertamento della ricorrenza di motivi sopravvenuti, rispetto alla situazione accertata dalla sentenza di divorzio, perché il giudice possa provvedere alla modifica delle condizioni fissate in sede divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 30 ottobre 2013.




Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.


L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 29 ottobre 2013.




Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.


L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 29 ottobre 2013.




Divorzio – Quota del T.F.R. spettante all’ex coniuge – Modalità di calcolo – Specificazioni – In particolare: anticipazioni percepite durante il matrimonio – Rilevanza – Esclusione.

Il TFR, in forza di legge (in particolare L. n. 297 del 1982), ha assunto la natura di retribuzione accantonata o differita (tra le altre, Cass. N. 783 del 2006); l'art. 2120, comma sesto, C.C. ammette il lavoratore a richiedere in costanza di rapporto, anticipazioni sul TFR già maturato, confermando così la piena disponibilità su parti del trattamento, con l'acquisizione delle somme percepite al suo matrimonio. Pertanto, nell'applicazione dell'art. 12 bis L. 898/1970, non deve tenersi conto delle anticipazioni del TFR percepite dal coniuge durante la convivenza matrimoniale o la separazione personale, per essere quelle anticipazioni entrate nell'esclusiva disponibilità dell'avente diritto (Cass. 19427/2003; Cass. 19046/2005). L'art. 12 bis L. Divorzio, alla luce di quanto osservato, non può che interpretarsi nel senso di garantire al coniuge beneficiario la corresponsione di una quota di TFR, calcolata sulla somma che viene corrisposta al lavoratore, successivamente alla sentenza di divorzio. Ciò vuol dire che la quota spettante all’ex coniuge deve essere quantificata sulla scorta del TFR netto corrisposto all’avente diritto e non sul lordo. In caso contrario, infatti, questi sarebbe tenuto a corrispondere all’ex partner una quota in relazione ad un importo dallo stesso non percepito, siccome gravato dal carico fiscale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 29 ottobre 2013.




Divorzio – Quota del T.F.R. spettante all’ex coniuge – Modalità di calcolo – Specificazioni – In particolare: anticipazioni percepite durante il matrimonio – Rilevanza – Esclusione.

Il TFR, in forza di legge (in particolare L. n. 297 del 1982), ha assunto la natura di retribuzione accantonata o differita (tra le altre, Cass. N. 783 del 2006); l'art. 2120, comma sesto, C.C. ammette il lavoratore a richiedere in costanza di rapporto, anticipazioni sul TFR già maturato, confermando così la piena disponibilità su parti del trattamento, con l'acquisizione delle somme percepite al suo matrimonio. Pertanto, nell'applicazione dell'art. 12 bis L. 898/1970, non deve tenersi conto delle anticipazioni del TFR percepite dal coniuge durante la convivenza matrimoniale o la separazione personale, per essere quelle anticipazioni entrate nell'esclusiva disponibilità dell'avente diritto (Cass. 19427/2003; Cass. 19046/2005). L'art. 12 bis L. Divorzio, alla luce di quanto osservato, non può che interpretarsi nel senso di garantire al coniuge beneficiario la corresponsione di una quota di TFR, calcolata sulla somma che viene corrisposta al lavoratore, successivamente alla sentenza di divorzio. Ciò vuol dire che la quota spettante all’ex coniuge deve essere quantificata sulla scorta del TFR netto corrisposto all’avente diritto e non sul lordo. In caso contrario, infatti, questi sarebbe tenuto a corrispondere all’ex partner una quota in relazione ad un importo dallo stesso non percepito, siccome gravato dal carico fiscale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 29 ottobre 2013.




Assegno divorzile – Nuova famiglia costituita dall’onerato – Rilevanza – Sussiste – Valutazione della situazione della nuova compagna – Sussiste.

La costituzione di un nuovo nucleo familiare incide sulla misura dell’assegno divorzile dovuto alla ex moglie ma nel giudizio che include tale incidenza deve anche tenersi conto della situazione economica della nuova compagna dell’onerato e della misura patrimoniale con cui la stessa può contribuire alla nuova compagine familiare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 10 ottobre 2013.




Assegno divorzile – Nuova famiglia costituita dall’onerato – Rilevanza – Sussiste – Valutazione della situazione della nuova compagna – Sussiste.

La costituzione di un nuovo nucleo familiare incide sulla misura dell’assegno divorzile dovuto alla ex moglie ma nel giudizio che include tale incidenza deve anche tenersi conto della situazione economica della nuova compagna dell’onerato e della misura patrimoniale con cui la stessa può contribuire alla nuova compagine familiare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 10 ottobre 2013.




Mantenimento del Figlio maggiorenne – Cessazione al momento della autosufficienza economica – Rilevanza delle aspettative in ragione delle possibilità economiche del genitore – Esclusione – Rilevanza per l’eventuale domanda risarcitoria – Sussiste.

Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne gravante, sotto forma di obbligo di corresponsione di un assegno, sul genitore non convivente, cessa all'atto del conseguimento, da parte del figlio, di uno "status" di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato. Pertanto, l’attribuzione del beneficio periodico non può essere fondata su ragioni improprie quali la perdita di chances rispetto ad una migliore e più proficua formazione personale e collocazione economico sociale, guardando al livello culturale e socio economico della famiglia di origine. In tal modo, si valorizza illegittimamente il diverso aspetto della responsabilità genitoriale, avente natura squisitamente compensativa e risarcitoria, indebitamente assumendolo a funzione del mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 03 settembre 2013.




Mantenimento del Figlio maggiorenne – Cessazione al momento della autosufficienza economica – Rilevanza delle aspettative in ragione delle possibilità economiche del genitore – Esclusione – Rilevanza per l’eventuale domanda risarcitoria – Sussiste.

Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne gravante, sotto forma di obbligo di corresponsione di un assegno, sul genitore non convivente, cessa all'atto del conseguimento, da parte del figlio, di uno "status" di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato. Pertanto, l’attribuzione del beneficio periodico non può essere fondata su ragioni improprie quali la perdita di chances rispetto ad una migliore e più proficua formazione personale e collocazione economico sociale, guardando al livello culturale e socio economico della famiglia di origine. In tal modo, si valorizza illegittimamente il diverso aspetto della responsabilità genitoriale, avente natura squisitamente compensativa e risarcitoria, indebitamente assumendolo a funzione del mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 03 settembre 2013.




Separazione – Provvedimento del giudice – Imposizione dell’obbligo di pagamento del 50% delle rate del mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale – Decisione ex officio in assenza di domanda sul punto del coniuge – Legittimità – Sussiste.

Il giudice deve stabilire la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli e può provvedervi d’ufficio a tal fine non essendo vincolato dalle domande delle parti o dagli accordi tra le stesse eventualmente intervenuti. La somma può essere versata in una unica somma di denaro o in più voci di spesa, sufficientemente determinate o determinabili, che risultino idonee a soddisfare le esigenze in vista delle quali l’assegno è stato disposto. Ne consegue il giudice può imporre al genitore l’obbligo di pagamento della rata del mutuo sulla casa coniugale, costituendo la stessa una modalità di adempimento dell’obbligo contributivo in favore dei figli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 03 settembre 2013.




Separazione – Provvedimento del giudice – Imposizione dell’obbligo di pagamento del 50% delle rate del mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale – Decisione ex officio in assenza di domanda sul punto del coniuge – Legittimità – Sussiste.

Il giudice deve stabilire la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli e può provvedervi d’ufficio a tal fine non essendo vincolato dalle domande delle parti o dagli accordi tra le stesse eventualmente intervenuti. La somma può essere versata in una unica somma di denaro o in più voci di spesa, sufficientemente determinate o determinabili, che risultino idonee a soddisfare le esigenze in vista delle quali l’assegno è stato disposto. Ne consegue il giudice può imporre al genitore l’obbligo di pagamento della rata del mutuo sulla casa coniugale, costituendo la stessa una modalità di adempimento dell’obbligo contributivo in favore dei figli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 03 settembre 2013.




Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Assenza di figlio minorenni o maggiorenni non autosufficienti – Esclusione – Sussiste – Questioni relative alla proprietà – Competenza del giudice della separazione – Esclusione.

L’assegnazione della casa coniugale non può costituire una misura assistenziale per il coniuge economicamente più debole, ma può disporsi, a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma non autosufficienti economicamente (e ciò pur se la casa stessa sia di proprietà dell'altro genitore o di proprietà comune). Le questioni relative al diritto di proprietà e a quello di abitazione esulano, inoltre, dalla competenza funzionale del giudice della separazione o del divorzio, e possono essere esaminati in un ordinario giudizio di cognizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 01 agosto 2013.




Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Assenza di figlio minorenni o maggiorenni non autosufficienti – Esclusione – Sussiste – Questioni relative alla proprietà – Competenza del giudice della separazione – Esclusione.

L’assegnazione della casa coniugale non può costituire una misura assistenziale per il coniuge economicamente più debole, ma può disporsi, a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma non autosufficienti economicamente (e ciò pur se la casa stessa sia di proprietà dell'altro genitore o di proprietà comune). Le questioni relative al diritto di proprietà e a quello di abitazione esulano, inoltre, dalla competenza funzionale del giudice della separazione o del divorzio, e possono essere esaminati in un ordinario giudizio di cognizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 01 agosto 2013.





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