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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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(chiudi)


Legittimità - 2016


Filiazione – Attribuzione del cognome – Automatica attribuzione del cognome paterno – Incostituzionalità – Sussiste

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 del codice civile; 72, primo comma, del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile); e 33 e 34 del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127), nella parte in cui non consente ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli, al momento della nascita, anche il cognome materno; va dichiarata in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente ai genitori, di comune accordo, di trasmettere al figlio, al momento della nascita, anche il cognome materno; va dichiarata in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953, l’illegittimità costituzionale dell’art. 299, terzo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente ai coniugi, in caso di adozione compiuta da entrambi, di attribuire, di comune accordo, anche il cognome materno al momento dell’adozione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 21 dicembre 2016.




PROCEDIMENTO DI DIVORZIO – PENDENZA DEL GIUDIZIO ECCLESIASTICO – PREGIUDIZIALITÀ – ESCLUSIONE – LESIONE DELLA FEDE CATTOLICA - ESCLUSIONE

La decisione della giurisdizione italiana non ha alcuna incidenza sul matrimonio religioso né può attribuirsi alcuna rilevanza al credo cattolico della parte al fine di fondare la richiesta di pregiudizialità della giurisdizione ecclesiastica (cfr. Cass. Civ. sez. VI-1 ord. n. 2089 del 30 gennaio 2014, sez. I n. 17969 dell'11 settembre 2015) senza che ciò leda alcun precetto costituzionale. Cassazione civile, sez. VI 14 dicembre 2016.




Mantenimento dei figli – Elementi da valutare – Fissazione di un tetto massimo definitivo – Esclusione

Il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, secondo il precetto di cui all'art. 147 cod. civ., impone ai genitori, anche in caso di separazione (o di divorzio), di far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, certamente non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma inevitabilmente estese all'aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all'assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione - fin quando la loro età lo richieda - di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Il parametro di riferimento, ai fini della corretta determinazione del rispettivo concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell'art. 148 cod. civ.,non solo dalle "rispettive sostanze", ma anche dalla rispettiva capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, con espressa valorizzazione, oltre che delle risorse economiche individuali, anche delle accertate potenzialità reddituali.». Con la conseguenza che non può porsi e risolversi una volta e per tutte, in astratto, quale sia la misura massima di quantificazione dell'assegno da corrispondere per il mantenimento del figlio, dovendo esso commisurarsi alle risorse e alle capacità reddituali dei genitori nonché alle esigenze di vita estese agli aspetti appena menzionati, proporzionati all'età del figlio non autosufficiente che ancora abbisogna dell'ausilio genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 13 dicembre 2016.




Assegno divorzile – Beneficiario che instauri una nuova famiglia, ancorché di fatto – Perdita dell’assegno – Sussiste

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 13 dicembre 2016.




Protezione internazionale – Donna richiedente esposta al rischio di un matrimonio forzato – Protezione sussidiaria – Sussiste

Nel giudizio di protezione internazionale, ove la relativa questione sia stata allegata, il giudice ha il dovere di valutare se la pratica del matrimonio forzato costituisca una realtà sociale accettata nel paese di provenienza della parte richiedente; peraltro, in tema di protezione sussidiaria, la costrizione ad un matrimonio non voluto costituisce grave violazione della dignità e, dunque, trattamento degradante che integra un danno grave, la cui minaccia, ai fini del riconoscimento di tale misura, può provenire anche da soggetti diversi dallo Stato, allorché le autorità pubbliche o le organizzazioni che controllano lo Stato o una sua parte consistente non possano o non vogliano fornire protezione adeguata (Cass. Civ. sez. VI-1 n. 25873 del 18 novembre 2103). Infine, il diritto alla protezione sussidiaria non può essere escluso dalla circostanza che agenti del danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati qualora nel Paese d'origine non vi sia un'autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica offici osa sull'attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull'eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Cass. civ. n. 15192 del 20 luglio 2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 12 dicembre 2016.




SEPARAZIONE – ASSEGNO DI MANTENIMENTO – VALUTAZIONE DEI REDDITI – VALUTAZIONE DELLE SITUAZIONI ABITATIVE – INCIDENZA DI UN CANONE DI LOCAZIONE - SUSSISTE

Nella determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge ex art. 156 c.c., il giudice, oltre alla valutazione dei redditi, deve tener conto delle situazioni abitative e, in particolare, considerare se i coniugi sostengono un canone di locazione o occupano immobili di proprietà. Cassazione civile, sez. VI 02 dicembre 2016.




Procedimento di separazione instaurato in Italia – Sentenza straniera di divorzio pronunciata in pendenza del giudizio di separazione – Effetti – Improcedibilità del giudizio di separazione

Nella individuazione della legge straniera applicabile, la normativa estera prevale su quella interna – ove applicabile – anche se non prevede l’istituto della separazione, operando la riserva in favore della legge italiana ex art. 31 legge 218 del 1995, solo ove non esista alcuna forma di dissoluzione del legame matrimoniale o vi siano istituti contrastanti con il principio di uguaglianza tra i coniugi. Non esiste identità tra il giudice di separazione e quello di divorzio: pertanto, pur essendo stato introdotto dopo l’instaurazione del giudizio separativo in Italia, il giudizio di divorzio svolto all’estero, secondo la legge nazionale straniera, una volta pronunciato, può essere riconosciuto in Italia, anche in pendenza del giudizio separativo, non potendosi applicare la condizione ostativa della litispendenza ex art. 64 lettera f) l. n. 218 del 1995. In questo caso, dal riconoscimento della pronuncia straniera di divorzio consegue la declaratoria d’improcedibilità del giudizio di separazione personale (N.B. controversia a cui non applicabile il Regolamento n. 1259 del 2010, entrato in vigore successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 01 dicembre 2016.




Tribunale per i minorenni – Provvedimenti in materia di figli minori – Reclamo – Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 comma 7 Cost. – Ammissibilità – Sussiste

In materia di provvedimenti ablatori o limitativi della responsabilità genitoriale, una volta che il tribunale (minorile o ordinario) li abbia emessi, la misura pronunciata assume attitudine al giudicato rebus sic stantibus, non è revocabile o modificabile, salva la sopravvenienza di fatti nuovi, ed è pertanto - dopo che la corte d’appello lo abbia confermato, revocato o modificato in sede di reclamo - anche impugnabile con ricorso per cassazione. Per tali ragioni, in particolare, è ricorribile per Cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. il provvedimento emesso dalla Corte d’appello in sede di reclamo, confermativo del decreto del tribunale che ha disposto l’affidamento etero-familiare dei figli minori di una coppia di genitori, già dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 novembre 2016.




Separazione – Provvedimento che stabilisce il pagamento delle spese per i figli pro quota – Esecutività – Sussiste – Onere di allegazione e documentazione delle spese sostenute – Sussiste

Il provvedimento con il quale, in sede di separazione, si stabilisce che il genitore non affidatario paghi pro quota le spese ordinarie per il mantenimento dei figli costituisce idoneo titolo esecutivo e non richiede un ulteriore intervento del giudice in sede di cognizione ma ciò solo a condizione che il genitore creditore "possa allegare e documentare l'effettiva sopravvenienza degli esborsi indicati nel titolo e la relativa entità" (Sez. 3, Sentenza n. 11316 del 23/05/2011, Rv. 618151). "Allegazione e documentazione" che va compiuta rispetto all'atto di precetto, e non già nel successivo e solo eventuale giudizio di opposizione all'esecuzione, per l'ovvia considerazione che il debitore deve essere messo in condizioni di potere sin da subito verificare la correttezza o meno delle somme indicate nell'atto di precetto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 20 ottobre 2016.




Adozione del minore – Extrema ratio

L’adozione del minore, recidendo ogni legame con la famiglia di origine, costituisce una misura eccezionale, una extrema ratio, cui possibile ricorrere non già per consentirgli di essere accolto in un contesto più favorevole, così sottraendolo alle cure dei suoi genitori biologici, ma solo quando si siano dimostrate impraticabili le altre misure, positive e negative, anche di carattere assistenziale, volte a favorire il ricongiungimento con i genitori biologici, ivi compreso l’affidamento familiare di carattere temporaneo, ai fini della tutela del superiore interesse del figlio (Cass. civ. I sezione, n. del 2016. In fatto, la Corte osserva quanto segue: Nella specie le acquisizioni istruttorie sulle capacità di cura ed educazione della nonna paterna (attualmente sessantunenne) che ha già instaurato un rapporto significativo con le nipoti e ha sempre manifestato la propria disponibilità ad occuparsi e prendersi cura di loro anche in regime di affidamento temporaneo e la altrettanto certa disponibilità del padre a seguire un percorso terapeutico e di sostegno per poter svolgere adeguatamente il suo ruolo genitoriale rendono manifesta la necessità di percorrere tutti i tentativi necessari a superare la permanenza delle minori in casa famiglia e a favorire il loro rientro nella famiglia di origine). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 17 ottobre 2016.




Divorzio – Assegno divorzile – Diritto in favore della moglie senza chances concrete di trovare lavoro – Famiglia nuova costituita dall’ex marito – Impedimento – Esclusione

Ha diritto all’assegno divorzile la moglie priva di lavoro, in età non giovane, che non abbia mai lavorato nel corso del matrimonio al di fuori della sua attività di casalinga. La sua età, la mancanza di una qualche formazione professionale e le particolari condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno consentono di ritenere inesistente una concreta possibilità di reperire un'occupazione lavorativa, giustificandosi così il diritto alimentare a carico dell’ex marito. Il diritto alimentare sussiste anche se l’ex marito abbia costituito una nuova famiglia, risolvendosi il conflitto tra interessi diversi sul piano della quantificazione dell’assegno (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto congruo un assegno divorzile di euro 1.400 a fronte di un reddito del marito di euro 40.000 annui netti). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 17 ottobre 2016.




Unione formata da persone dello stesso sesso – Figlio biologico di uno dei partner – Rottura della relazione – Diritto del minore a continuare ad avere rapporti significativi con il cd. “genitore sociale” – Art. 337-ter c.c. – Esclusione – Art. 333 c.c. – Sussiste

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter del codice civile sollevata – in riferimento agli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, ed all’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. L’intervento del giudice a tutela del diritto del figlio minore a «conservare rapporti significativi» con persone diverse dai genitori, quale previsto e disciplinato dall’art. 337-ter cod. civ., ha esclusivo riguardo a soggetti comunque legati al minore da un vincolo parentale – all’interno, quindi, di un contesto propriamente familiare – non creandosi, tuttavia, in tal modo, un “vuoto di tutela” quanto all’interesse del minore a mantenere rapporti, non meno significativi, eventualmente intrattenuti con adulti di riferimento che non siano suoi parenti. E, infatti, l’interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l’interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest’ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore “comunque pregiudizievole al figlio”, in relazione alla quale l’art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare “i provvedimenti convenienti” nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall’art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell’adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 05 ottobre 2016.




Sentenza ecclesiastica di nullità – Convivenza triennale ostativa – Eccezione – Tempestività ex art. 166 c.p.c. – Necessità – Sussiste

Secondo il condiviso orientamento inaugurato da Cass., Sez. Un., 17 luglio 2014, n. 16379, la convivenza triennale "come coniugi", quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all'esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio, né opponibile dal coniuge, per la prima volta, nel giudizio di legittimità. Ciò posto e tenuto conto dell'applicabilità nel procedimento de quo delle norme sul rito ordinario di cognizione (Cass. 7 giugno 2007, n. 13363), appare evidente che l'eccezione, proposta con comparsa di risposta depositata alla prima udienza e non nei termini previsti dell’art. 166 cod. proc. civ., deve ritenersi tardiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 04 ottobre 2016.




Donne legate da un rapporto di coppia - Procedura di maternità assistita - Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner - Assimilabilità alla fecondazione eterologa - Ragioni e distinzioni

Atto di nascita straniero - Figlio di due madri per fecondazione eterologa con donazione di ovocita dall'una all'altra - Iscrizione nei registri dello stato civile - Violazione dell'ordine pubblico - Esclusione


La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne. (massima ufficiale)

Il riconoscimento e la trascrizione nei registro dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato, nel quale risulti la nascita di un figlio da due donne a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa per aver la prima donato l’ovulo e la seconda condotto a termine la gravidanza con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, non contrasta con l’ordine pubblico dovendosi avere riguardo al principio, di rilevanza costituzionale primaria, del superiore interesse del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla conservazione del suo status filiationis, validamente acquisito all’estero. (massima ufficiale)
Cassazione civile 30 settembre 2016.




Donne legate da un rapporto di coppia - Procedura di maternità assistita - Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner - Assimilabilità alla fecondazione eterologa - Ragioni e distinzioni

Atto di nascita straniero - Figlio di due madri per fecondazione eterologa con donazione di ovocita dall'una all'altra - Iscrizione nei registri dello stato civile - Violazione dell'ordine pubblico - Esclusione


La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne. (massima ufficiale)

Il riconoscimento e la trascrizione nei registro dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato, nel quale risulti la nascita di un figlio da due donne a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa per aver la prima donato l’ovulo e la seconda condotto a termine la gravidanza con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, non contrasta con l’ordine pubblico dovendosi avere riguardo al principio, di rilevanza costituzionale primaria, del superiore interesse del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla conservazione del suo status filiationis, validamente acquisito all’estero. (massima ufficiale)
Cassazione civile 30 settembre 2016.




Donne legate da un rapporto di coppia – Procedura di maternità assistita – Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner – Assimilabilità alla fecondazione eterologa – Ragioni e distinzioni

Atto di stato civile straniero – Compatibilità con l’ordine pubblico straniero – Valutazione – Chiarimenti


La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne (Con la pronuncia in esame, la Cassazione ha confermato la decisione della Corte di Appello di Torino che aveva dunque ritenuto trascrittibile l’atto di nascita del minore. La questione che si poneva, per la prima volta all’esame della Suprema Corte, consisteva nello stabilire se la trascrizione in Italia dell’atto di nascita, formato in Spagna e valido per il diritto spagnolo, di un bambino che risulti figlio di due donne coniugate in quel Paese – una spagnola, che l’ha partorito, e una italiana, che ha donato l’ovulo – fosse consentita oppure contrastante con l’ordine pubblico, a norma del D.P.R. n. 396 del 2000, art. 18, e L. n. 218 del 1995, art. 65. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il giudice italiano, chiamato a valutare la compatibilità con l’ordine pubblico dell’atto di stato civile straniero (nella specie, dell’atto di nascita), i cui effetti si chiede di riconoscere in Italia, a norma della L. n. 218 del 1995, artt. 16, 64 e 65, e D.P.R. n. 396 del 2000, art. 18, deve verificare non già se l’atto straniero applichi una disciplina della materia conforme o difforme rispetto ad una o più norme interne (seppure imperative o inderogabili), ma se esso contrasti con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, desumibili dalla Carta costituzionale, dai Trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 30 settembre 2016.




Divorzio – Assegno divorzile – Diritto in favore della ex moglie che abbia instaurato una nuova convivenza more uxorio – Esclusione

L’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ex art. 2 Cost. come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell'individuo - è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l'assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l'altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall'obbligo di corrispondere l'assegno divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 29 settembre 2016.




Assistenza - Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap - Permessi al lavoratore per l'assistenza al portatore di handicap in situazione di gravità - Soggetti beneficiari - Convivente more uxorio

Deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), come modificato dall’art. 24, comma 1, lettera a), della legge 4 novembre 2010 n. 183, nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado. La norma, non includendo il convivente nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito, viola l’art. 3 Cost. per contraddittorietà logica, atteso che la disposizione intende tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile. La convivenza more uxorio rilevante va intesa come relazione che si fondi su una relazione affettiva, tipica del “rapporto familiare”, nell’ambito della platea dei valori solidaristici postulati dalle “aggregazioni” cui fa riferimento l’art. 2 Cost.: la distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale non esclude la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell’una e dell’altro che possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell’art. 3 Cost. In questo caso l’elemento unificante tra le due situazioni è dato proprio dall’esigenza di tutelare il diritto alla salute psico-fisica del disabile grave, nella sua accezione più ampia, collocabile tra i diritti inviolabili dell’uomo ex art. 2 Cost. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 23 settembre 2016.




Separazione – Addebito – Incompatibilità caratteriale – Esclusione

In materia di separazione giudiziale dei coniugi, non può essere resa la pronuncia di addebito ove emerga che la crisi coniugale abbia radice in una irriducibile incompatibilità caratteriale piuttosto che in un comportamento dell’uno o dell’altro coniuge violativo dei doveri derivanti dal matrimonio cui attribuire la sua crisi irreversibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 21 settembre 2016.




Criterio della cd. Maternal preference (preferenza per il collocamento presso la madre)

Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell'altro coniuge non perde l'idoneità ad avere in affidamento i figli minori o a esserne collocatario.
Pertanto, se i figli sono di età prescolare o scolare, la madre resta il genitore con il quale i bambini devono convivere prevalentemente, secondo il criterio presuntivo della “maternal preference”. Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell'altro coniuge non perde l'idoneità ad avere in affidamento i figli minori o a esserne collocatario. 
Pertanto, se i figli sono di età prescolare o scolare, la madre resta il genitore con il quale i bambini devono convivere prevalentemente, secondo il criterio presuntivo della “maternal preference”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 14 settembre 2016.




Responsabilità genitoriale – Art. 38 disp. att. c.c. – Riparto di competenza – Azione di decadenza promossa insieme all’azione di competenza del TO o dopo – Competenza TO – Azione di decadenza promossa prima del giudizio davanti al TO – Competenza del TM – Persiste

L’art. 38, primo comma, disp. alt. cod. civ. (come modificato dall'art. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dall'9 gennaio 2013), si interpreta nel senso che, per i procedimenti di cui agli arti. 330 e 333 cod. civ, la competenza è attribuita in via generale al tribunale dei minorenni, ma, quando sia pendente un giudizio di separazione, di divario o ex art. 316 cod. civ., e fino alla sua definitiva conclusione, in deroga a questa attribuzione, le azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, proposte successivamente e richieste con unico atto introduttivo dalle parti (così determinandosi un'ipotesi di connessione oggettiva e soggettiva), spettano al giudice del conflitto familiare, individuabile nel tribunale ordinario, se sia ancora in corso il giudizio di primo grado, ovvero nella corte d'appello in composi-ione ordinaria, se penda il termine per l'impugnazione o sia stato interposto appello. Con riferimento al diverso caso in cui il procedimento diretto ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sia proposto prima di quello di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., va affermato il principio, complementare a quello sopra enunciato secondo cui «il tribunale per i minorenni resta competente a conoscere della domanda diretta ad ottenere la declaratoria di decadenza o la limitazione della potestà dei genitori ancorché, nel corso del giudizio, sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separa ione personale dei coniugi o di divorzio, trattandosi di interpretazione aderente al dato letterale della norma, rispettosa del principio della perpetuatio jurisdictionis" di cui all'art 5 cod. proc. civ., nonché coerente con ragioni di economia processuale e di tutela dell'interesse superiore del minore, che trovano fondamento nell'art. 111 Cost., nell'art. 8 CEDU e nell'art. 24 della Carta di Nizza». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 12 settembre 2016.




Giudizio di Divisione – Bene oggetto di assegnazione in sede di separazione – Assegnazione della casa familiare – Natura giuridica del diritto – Diritto atipico di godimento – Rilevanza in sede di divisione – Esclusione

Il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere. L’assegnazione del godimento della casa familiare, ex art. 337-sexies c.c., non può essere presa in considerazione in occasione della divisione dell’immobile in comproprietà tra i coniugi, al fine di determinare il valore di mercato de/l’immobile, allorquando l’immobile venga attribuito al coniuge che sia titolare del diritto al godimento stesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II 09 settembre 2016.




Famiglia - Potestà dei genitori - Responsabilità genitoriale - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Nozione - Fattispecie

In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 07 settembre 2016.




Adozione - Adozione dei minori d'età - Adottandi - Adottabilità - Opposizione - Procedimento - Impugnazione - Rito camerale - Termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza - Carattere perentorio - Esclusione - Conseguenze - Fattispecie relativa al procedimento per declaratoria di stato di adottabilità di un minore

L'omessa notifica, nel termine assegnato dal giudice, del ricorso introduttivo dell'appello avverso la declaratoria dello stato di adottabilità e del relativo decreto di fissazione di udienza (nella specie, per la rilevata mancanza di prova della ricezione della stessa, effettuata a mezzo posta elettronica certificata), non comporta, in assenza di una espressa previsione in tal senso, l'improcedibilità dell'impugnazione, dovendosi evitare interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale, ma solo la necessità dell'assegnazione di un nuovo termine, perentorio, in applicazione analogica dell'art. 291 c.p.c., sempre che la parte appellata non si sia costituita, così sanando il vizio della notificazione con effetto "ex tunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 04 agosto 2016.




Collocamento del minore in ambiente comunitario – Motivazione – Spiegazione delle ragioni per cui non può rientrare dai genitori – Necessità – Sussiste

Il Giudice della famiglia è tenuto sempre ad adottare una decisione corrispondente all’interesse del minore in merito al suo affidamento e, in caso di collocamento in ambiente diverso da quello familiare di appartenenza, verificando la possibilità di un rientro del minore presso uno dei genitori ovvero, in presenza di motivate ragioni, confermando l’affidamento ai servizi sociali e la sua collocazione nella comunità che lo ospita. A tal fine il giudice deve offrire congrua motivazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 03 agosto 2016.




Matrimonio contratto con cittadino straniero per forma telematica – Compatibilità con l’ordine pubblico interno – Sussistenza

E’ compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 luglio 2016.




Matrimonio contratto con cittadino straniero per forma telematica – Compatibilità con l’ordine pubblico interno – Sussistenza

E’ compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 25 luglio 2016.




Matrimonio - Contratto con cittadino straniero per via telematica - Compatibilità con l'ordine pubblico interno - Sussistenza

E' compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (massima ufficiale) Cassazione civile 25 luglio 2016.




Matrimonio - Contratto con cittadino straniero per via telematica - Compatibilità con l'ordine pubblico interno - Sussistenza

E' compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (massima ufficiale) Cassazione civile 25 luglio 2016.




Modifica delle condizioni di divorzio - Presupposti

Nello schema prefigurato dall'art. 9 della legge n. 898 del 1970, la revisione delle condizioni stabilite dalla sentenza di divorzio non si configura come una mera presa d'atto della sopravvenienza di circostanze incidenti sul patrimonio o sul reddito di uno o di entrambi gli ex coniugi, ma rappresenta il risultato di una valutazione comparativa delle rispettive situazioni economico-patrimoniali, che, pur non essendo sovrapponibile a quella emergente dalla sentenza di divorzio, in quanto condizionata dall'intervenuto mutamento dello stato di fatto, presuppone anch'essa il raffronto tra le rispettive risorse patrimoniali e reddituali: tale comparazione risulta infatti indispensabile alfine di stabilire se i mezzi di cui può disporre il richiedente siano divenuti insufficienti ad assicurargli la conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza del matrimonio, o che avrebbe potuto ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto, ovvero se le risorse dell'obbligato gli consentano di continuare a versare il contributo precedentemente stabilito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 19 luglio 2016.





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