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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Merito - 2012


Assegnazione della casa familiare – Assenza di prole di età minore o di figli maggiorenni ma non autosufficienti – Assegnazione come forma di mantenimento – Esclusione (Artt. 155-quater, 156 c.c.).

Il previgente art. 155 c.c., nel testo in vigente sino all'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, e il vigente art. 155 quater cod. civ., in tema di separazione, come l'art. 6 della legge 898/70, subordinano l’adottabilità del provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minorenni o maggiorenni non autosufficienti conviventi con i coniugi. In difetto di tale elemento, sia che la casa familiare sia in comproprietà fra i coniugi, sia che appartenga in via esclusiva ad un solo coniuge, il giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non autorizzandolo neppure l'art. 156 c.c., che non prevede tale assegnazione in sostituzione o quale componente dell'assegno di mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 20 dicembre 2012.




Assegnazione della casa familiare – Assenza di prole di età minore o di figli maggiorenni ma non autosufficienti – Assegnazione come forma di mantenimento – Esclusione (Artt. 155-quater, 156 c.c.).

Il previgente art. 155 c.c., nel testo in vigente sino all'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, e il vigente art. 155 quater cod. civ., in tema di separazione, come l'art. 6 della legge 898/70, subordinano l’adottabilità del provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minorenni o maggiorenni non autosufficienti conviventi con i coniugi. In difetto di tale elemento, sia che la casa familiare sia in comproprietà fra i coniugi, sia che appartenga in via esclusiva ad un solo coniuge, il giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non autorizzandolo neppure l'art. 156 c.c., che non prevede tale assegnazione in sostituzione o quale componente dell'assegno di mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 20 dicembre 2012.




Reg. CE 1259/2010 – Legge applicabile al divorzio e alla separazione – Accordo dei coniugi – Ammissibilità – Sussiste – Formazione dell’accordo durante il processo – Ammissibilità – Sussiste.

Il regolamento 12592010 CE del 20.12.2010, all’art. 5, comma 1, prevede la possibilità per i coniugi di “designare per comune accordo la legge applicabile al divorzio e alla separazione personale”; in questo modo, il regolamento ha inteso individuare nella volontà dei coniugi il criterio privilegiato per la scelta della legge applicabile nelle procedure di scioglimento o allentamento del vincolo matrimoniale, rimettendo in gioco meri criteri oggettivi di individuazione quando tale volontà manchi ovvero non sia valida nei suoi presupposti sostanziali ( art. 6) e formali ( art. 7). (cfr. art. 8 reg. 12592003). L’accordo che designa la legge applicabile può, per specifica previsione dell’art. 5 par. 3 reg. 12592010, essere concluso o modificato ‘al più tardi’ nel momento in cui è adita l’autorità giudiziaria ma i coniugi, ove previsto dalla legge del foro adito, possono designare la legge applicabile ’ …nel corso del procedimento innanzi all’autorità giudiziaria…’ che, a sua volta, fa mettere agli atti tale designazione in conformità delle legge del foro. Sull’ammissibilità, o meno, di una electio iuris intervenuta nel corso del procedimento ovvero sulla individuazione del momento entro il quale tale scelta debba essere compiuta soccorre il dettato dell’art. 709 c.p.c, nella parte in cui prevede che, con l’ordinanza con cui fissa l’udienza di comparizione delle parti, il Presidente assegni un termine al ricorrente ed al convenuto per il deposito di memorie nelle quali siano evidenziati, tra gli altri, ‘gli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda’. Ne consegue che ove le parti non abbiano allegato agli atti di causa un accordo – redatto nelle forme di cui all’art. 7 reg. 12592010 - in cui manifesta sia la volontà scegliere la legge applicabile per la regolamentazione dello scioglimento o dell’allentamento del vincolo matrimoniale, il Presidente, informate le parti ex ‘considerando ‘ 18 e 19 reg. 12592010, sulla possibilità di opzione, presi i provvedimenti propri della fase presidenziale, indichi alle parti, nell’ordinanza ex art. 709 c.p.c., che la memoria integrativa ovvero l’atto di costituzione, contengano la manifestazione di volontà sulla legge che le parti stesse intendano sia applicata nel giudizio di separazione o di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 dicembre 2012.




Reg. CE 1259/2010 – Legge applicabile al divorzio e alla separazione – Accordo dei coniugi – Ammissibilità – Sussiste – Formazione dell’accordo durante il processo – Ammissibilità – Sussiste.

Il regolamento 12592010 CE del 20.12.2010, all’art. 5, comma 1, prevede la possibilità per i coniugi di “designare per comune accordo la legge applicabile al divorzio e alla separazione personale”; in questo modo, il regolamento ha inteso individuare nella volontà dei coniugi il criterio privilegiato per la scelta della legge applicabile nelle procedure di scioglimento o allentamento del vincolo matrimoniale, rimettendo in gioco meri criteri oggettivi di individuazione quando tale volontà manchi ovvero non sia valida nei suoi presupposti sostanziali ( art. 6) e formali ( art. 7). (cfr. art. 8 reg. 12592003). L’accordo che designa la legge applicabile può, per specifica previsione dell’art. 5 par. 3 reg. 12592010, essere concluso o modificato ‘al più tardi’ nel momento in cui è adita l’autorità giudiziaria ma i coniugi, ove previsto dalla legge del foro adito, possono designare la legge applicabile ’ …nel corso del procedimento innanzi all’autorità giudiziaria…’ che, a sua volta, fa mettere agli atti tale designazione in conformità delle legge del foro. Sull’ammissibilità, o meno, di una electio iuris intervenuta nel corso del procedimento ovvero sulla individuazione del momento entro il quale tale scelta debba essere compiuta soccorre il dettato dell’art. 709 c.p.c, nella parte in cui prevede che, con l’ordinanza con cui fissa l’udienza di comparizione delle parti, il Presidente assegni un termine al ricorrente ed al convenuto per il deposito di memorie nelle quali siano evidenziati, tra gli altri, ‘gli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda’. Ne consegue che ove le parti non abbiano allegato agli atti di causa un accordo – redatto nelle forme di cui all’art. 7 reg. 12592010 - in cui manifesta sia la volontà scegliere la legge applicabile per la regolamentazione dello scioglimento o dell’allentamento del vincolo matrimoniale, il Presidente, informate le parti ex ‘considerando ‘ 18 e 19 reg. 12592010, sulla possibilità di opzione, presi i provvedimenti propri della fase presidenziale, indichi alle parti, nell’ordinanza ex art. 709 c.p.c., che la memoria integrativa ovvero l’atto di costituzione, contengano la manifestazione di volontà sulla legge che le parti stesse intendano sia applicata nel giudizio di separazione o di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 11 dicembre 2012.




Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Massiccia ingerenza del giudice, voluta dal Legislatore – Presupposti per l’intervento del giudice: 1) insuperabilità del contrasto; 2) rischio attuale e serio per l’interesse del minore – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).

Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità – Adozione di provvedimenti limitativi della potestà genitoriale – Necessità – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).


La massiccia ingerenza voluta dal legislatore con l’innesto nel codice di rito dell’art. 709-ter c.p.c. presuppone, per potersi considerare legittima e in reale sintonia con gli obiettivi segnati dall’impianto normativo, che il mancato perfezionamento dell’accordo tra i genitori esercenti la potestà sia accertato come insuperabile e che lo stesso integri, attraverso un significativo blocco delle funzioni decisionali inerenti alla vita del soggetto minore, un consistente pregiudizio dei suoi più pregnanti interessi. Diversamente opinando, in presenza di una forte difformità di vedute e di orientamenti educativi tra i genitori – difformità affatto rara ove si verta in vicende separative o divorzili connotate da accesa conflittualità interpersonale, nelle quali spesso si verifica l’incapacità delle parti di scindere la compromessa relazione di coppia dai profili di gestione del compito genitoriale – si avrebbe quale effetto che l’esercizio della potestà, e proprio con riguardo alle questioni di maggior rilievo, finirebbe per concentrarsi sulla figura istituzionale del Giudice, con conseguente sostanziale svuotamento dello stesso esercizio da parte dei titolari della potestà medesima e accumulo di responsabilità in capo all’organo giudiziario. Di conseguenza, la pur prevista ingerenza giurisdizionale è da intendersi quale estremo rimedio nell’interesse della prole minore, quanto a dire come intervento del tutto residuale per i casi nei quali qualsiasi tentativo di accordo tra i genitori sia definitivamente accertato come infruttuoso e, inoltre, tale disaccordo sia destinato a ripercuotersi sul minore in termini di serio, oggettivo ed altrimenti inemendabile pregiudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui emerga piena ed univoca prova dell’estrema ed ormai assolutamente insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità in essere tra i genitori e risulti pure che la stessa possa essere, anche in sé considerata, foriera sì di un grave pregiudizio in relazione all’esercizio della potestà genitoriale per l’interesse dei figli minori della coppia (con un potere decisionale sulle scelte di primaria importanza per i minori destinato, con ogni verosimiglianza, ad una condizione di assoluta immobilità) - in considerazione del fatto che il sistematico ricorso ai veti incrociati nell’ambito delle scelte educative, terapeutiche e scolastiche in favore dei minori può tradursi in un risultato estremamente pregiudizievole per l’interesse dei figli (comportando una progressiva quanto inevitabile paralisi anche dei compiti accuditivi, educativi e di cura dei genitori) - è necessario ed opportuno che il giudice adotti provvedimenti limitativi della potestà genitoriale -in materia di decisioni riguardanti i minori con riferimento alle scelte terapeutiche, ricretative, di sostegno scolastico e dei corsi parascolastici- delegando ai Servizi Sociali territorialmente competenti di assumere, previo contraddittorio con entrambi i genitori, le opportune e necessarie decisioni finali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 02 dicembre 2012.




Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Massiccia ingerenza del giudice, voluta dal Legislatore – Presupposti per l’intervento del giudice: 1) insuperabilità del contrasto; 2) rischio attuale e serio per l’interesse del minore – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).

Controversie insorte trai genitori in merito all’esercizio della potestà genitoriale – Art. 709-ter c.p.c. – Insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità – Adozione di provvedimenti limitativi della potestà genitoriale – Necessità – Sussiste (art. 709-ter c.p.c.).


La massiccia ingerenza voluta dal legislatore con l’innesto nel codice di rito dell’art. 709-ter c.p.c. presuppone, per potersi considerare legittima e in reale sintonia con gli obiettivi segnati dall’impianto normativo, che il mancato perfezionamento dell’accordo tra i genitori esercenti la potestà sia accertato come insuperabile e che lo stesso integri, attraverso un significativo blocco delle funzioni decisionali inerenti alla vita del soggetto minore, un consistente pregiudizio dei suoi più pregnanti interessi. Diversamente opinando, in presenza di una forte difformità di vedute e di orientamenti educativi tra i genitori – difformità affatto rara ove si verta in vicende separative o divorzili connotate da accesa conflittualità interpersonale, nelle quali spesso si verifica l’incapacità delle parti di scindere la compromessa relazione di coppia dai profili di gestione del compito genitoriale – si avrebbe quale effetto che l’esercizio della potestà, e proprio con riguardo alle questioni di maggior rilievo, finirebbe per concentrarsi sulla figura istituzionale del Giudice, con conseguente sostanziale svuotamento dello stesso esercizio da parte dei titolari della potestà medesima e accumulo di responsabilità in capo all’organo giudiziario. Di conseguenza, la pur prevista ingerenza giurisdizionale è da intendersi quale estremo rimedio nell’interesse della prole minore, quanto a dire come intervento del tutto residuale per i casi nei quali qualsiasi tentativo di accordo tra i genitori sia definitivamente accertato come infruttuoso e, inoltre, tale disaccordo sia destinato a ripercuotersi sul minore in termini di serio, oggettivo ed altrimenti inemendabile pregiudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui emerga piena ed univoca prova dell’estrema ed ormai assolutamente insanabile, inconciliabile e perdurante conflittualità in essere tra i genitori e risulti pure che la stessa possa essere, anche in sé considerata, foriera sì di un grave pregiudizio in relazione all’esercizio della potestà genitoriale per l’interesse dei figli minori della coppia (con un potere decisionale sulle scelte di primaria importanza per i minori destinato, con ogni verosimiglianza, ad una condizione di assoluta immobilità) - in considerazione del fatto che il sistematico ricorso ai veti incrociati nell’ambito delle scelte educative, terapeutiche e scolastiche in favore dei minori può tradursi in un risultato estremamente pregiudizievole per l’interesse dei figli (comportando una progressiva quanto inevitabile paralisi anche dei compiti accuditivi, educativi e di cura dei genitori) - è necessario ed opportuno che il giudice adotti provvedimenti limitativi della potestà genitoriale -in materia di decisioni riguardanti i minori con riferimento alle scelte terapeutiche, ricretative, di sostegno scolastico e dei corsi parascolastici- delegando ai Servizi Sociali territorialmente competenti di assumere, previo contraddittorio con entrambi i genitori, le opportune e necessarie decisioni finali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 02 dicembre 2012.




Separazione personale – Obbligazione di mantenimento – Ordine giudiziale nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento ex art. 156 c.c. – Natura – Concorso con vincoli di altra natura – Disciplina.

La misura prevista dall’art. 156 c.c. (ordine nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento) deve equipararsi ad una cessione del credito che si attua ope iudicis posto che, attraverso il rimedio in questione, viene ad attuarsi un trasferimento coattivo del credito in favore del soggetto titolare del diritto al contributo di mantenimento sicché, in caso di coesistenza di ulteriori vincoli gravanti sullo stipendio, trova applicazione la disciplina di cui al d.p.r. 180/1950. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 27 novembre 2012.




Separazione personale – Obbligazione di mantenimento – Ordine giudiziale nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento ex art. 156 c.c. – Natura – Concorso con vincoli di altra natura – Disciplina.

La misura prevista dall’art. 156 c.c. (ordine nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento) deve equipararsi ad una cessione del credito che si attua ope iudicis posto che, attraverso il rimedio in questione, viene ad attuarsi un trasferimento coattivo del credito in favore del soggetto titolare del diritto al contributo di mantenimento sicché, in caso di coesistenza di ulteriori vincoli gravanti sullo stipendio, trova applicazione la disciplina di cui al d.p.r. 180/1950. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 27 novembre 2012.




Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste.

Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste.


Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il danno da mancato riconoscimento del figlio nato fuori da matrimonio, può essere risarcito prendendo le mosse dalla Tabella del Tribunale di Milano. In particolare, si parte dall'alterazione esistenziale più alta e cioè dal 100% di invalidità per un soggetto di età corrispondente a quella del figlio non riconosciuto al momento della sentenza. Si perviene così al valore tabellare. Questo importo ripristinerebbe le condizioni di un soggetto che non può svolgere alcuna attività realizzatrice della persona. A questo punto si divide, secondo ciò che comunemente avviene, la vita di una persona in cinque aree: un'area riguardante le attività biologico sussistenziali, un'area riguardante le relazioni affettive di carattere familiare, un'area che riguarda le attività lavorative, un'area che riguarda le attività sociali, politico associative e infine un'area che riguarda tutto ciò che concerne lo svago. Pertanto, dividendo il l’importo del 100% per 5, si ottiene il valore di tutta l'area delle relazioni affettive di carattere familiare, che andrebbe a risarcire il danno subito da chi è stato privato di qualsiasi relazione di questo tipo. Quindi, si individuano ulteriori quattro (sub) aree: rapporti con i genitori, rapporti con i figli, rapporti con i nonni e rapporti familiari di altro tipo; nel comune sentire la mancanza di un genitore o di un figlio determina un peggioramento della qualità della vita superiore a quello che conseguirebbe alla mancanza di nonni o altri parenti sicché, in via equitativa, si fissa per le prime due il valore di 1/3 dell'area e per le altre due il valore di 1/6. Pertanto, dividendo la somma risultante dal primo calcolo per 3 e si ottiene il valore equivalente alla sfera dei rapporti con i genitori. Infine, secondo ciò che normalmente avviene, la mancanza della madre determina un alterazione peggiorativa della vita superiore a quella che seguirebbe alla mancanza di un padre quindi, sempre in via equitativa, l'area dei genitori è costituita per 2/3 dai rapporti con la madre e per 1/3 dai rapporti con il padre. A questo punto, dividendo la somma di prima per 3, si ottiene la liquidazione del danno esistenziale spettante alla figlia/figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona 26 novembre 2012.




Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste.

Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste.


Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il danno da mancato riconoscimento del figlio nato fuori da matrimonio, può essere risarcito prendendo le mosse dalla Tabella del Tribunale di Milano. In particolare, si parte dall'alterazione esistenziale più alta e cioè dal 100% di invalidità per un soggetto di età corrispondente a quella del figlio non riconosciuto al momento della sentenza. Si perviene così al valore tabellare. Questo importo ripristinerebbe le condizioni di un soggetto che non può svolgere alcuna attività realizzatrice della persona. A questo punto si divide, secondo ciò che comunemente avviene, la vita di una persona in cinque aree: un'area riguardante le attività biologico sussistenziali, un'area riguardante le relazioni affettive di carattere familiare, un'area che riguarda le attività lavorative, un'area che riguarda le attività sociali, politico associative e infine un'area che riguarda tutto ciò che concerne lo svago. Pertanto, dividendo il l’importo del 100% per 5, si ottiene il valore di tutta l'area delle relazioni affettive di carattere familiare, che andrebbe a risarcire il danno subito da chi è stato privato di qualsiasi relazione di questo tipo. Quindi, si individuano ulteriori quattro (sub) aree: rapporti con i genitori, rapporti con i figli, rapporti con i nonni e rapporti familiari di altro tipo; nel comune sentire la mancanza di un genitore o di un figlio determina un peggioramento della qualità della vita superiore a quello che conseguirebbe alla mancanza di nonni o altri parenti sicché, in via equitativa, si fissa per le prime due il valore di 1/3 dell'area e per le altre due il valore di 1/6. Pertanto, dividendo la somma risultante dal primo calcolo per 3 e si ottiene il valore equivalente alla sfera dei rapporti con i genitori. Infine, secondo ciò che normalmente avviene, la mancanza della madre determina un alterazione peggiorativa della vita superiore a quella che seguirebbe alla mancanza di un padre quindi, sempre in via equitativa, l'area dei genitori è costituita per 2/3 dai rapporti con la madre e per 1/3 dai rapporti con il padre. A questo punto, dividendo la somma di prima per 3, si ottiene la liquidazione del danno esistenziale spettante alla figlia/figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona 26 novembre 2012.




Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste.

Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste.


Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il danno da mancato riconoscimento del figlio nato fuori da matrimonio, può essere risarcito prendendo le mosse dalla Tabella del Tribunale di Milano. In particolare, si parte dall'alterazione esistenziale più alta e cioè dal 100% di invalidità per un soggetto di età corrispondente a quella del figlio non riconosciuto al momento della sentenza. Si perviene così al valore tabellare. Questo importo ripristinerebbe le condizioni di un soggetto che non può svolgere alcuna attività realizzatrice della persona. A questo punto si divide, secondo ciò che comunemente avviene, la vita di una persona in cinque aree: un'area riguardante le attività biologico sussistenziali, un'area riguardante le relazioni affettive di carattere familiare, un'area che riguarda le attività lavorative, un'area che riguarda le attività sociali, politico associative e infine un'area che riguarda tutto ciò che concerne lo svago. Pertanto, dividendo il l’importo del 100% per 5, si ottiene il valore di tutta l'area delle relazioni affettive di carattere familiare, che andrebbe a risarcire il danno subito da chi è stato privato di qualsiasi relazione di questo tipo. Quindi, si individuano ulteriori quattro (sub) aree: rapporti con i genitori, rapporti con i figli, rapporti con i nonni e rapporti familiari di altro tipo; nel comune sentire la mancanza di un genitore o di un figlio determina un peggioramento della qualità della vita superiore a quello che conseguirebbe alla mancanza di nonni o altri parenti sicché, in via equitativa, si fissa per le prime due il valore di 1/3 dell'area e per le altre due il valore di 1/6. Pertanto, dividendo la somma risultante dal primo calcolo per 3 e si ottiene il valore equivalente alla sfera dei rapporti con i genitori. Infine, secondo ciò che normalmente avviene, la mancanza della madre determina un alterazione peggiorativa della vita superiore a quella che seguirebbe alla mancanza di un padre quindi, sempre in via equitativa, l'area dei genitori è costituita per 2/3 dai rapporti con la madre e per 1/3 dai rapporti con il padre. A questo punto, dividendo la somma di prima per 3, si ottiene la liquidazione del danno esistenziale spettante alla figlia/figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona 26 novembre 2012.




Dichiarazione giudiziale di paternità – Cumulo con le domande a contenuto economico (Rimborso quota mantenimento, risarcimento del danno) – Ammissibilità – Sussiste.

Omesso riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Risarcimento del danno – Sistema di calcolo – Scalare partendo dalle Tabelle di Milano – Sussiste.


Per esigenze di economia processuale, il rapporto che esiste fra la dichiarazione giudiziale di paternità naturale e le domande a contenuto economico non impedisce che le rispettive azioni possano essere svolte in un unico processo e possano essere decise in un unico contesto, fermo restando che il credito potrà essere azionato - o la condanna potrà essere eseguita - solo all'esito del passaggio in giudicato del capo relativo all'accertamento dello status di figlia/figlio (Si richiama Cass. Civ. n. 5652 del 2012 e Cass. Civ. 17914/2010: "la domanda di rimborso delle somme anticipate da un genitore può essere proposta nel giudizio di accertamento della paternità o maternità naturale, mentre l'esecuzione del titolo e la conseguente decorrenza della prescrizione del diritto a contenuto patrimoniale richiedono la preventiva definitività della sentenza di accertamento dello "status"). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il danno da mancato riconoscimento del figlio nato fuori da matrimonio, può essere risarcito prendendo le mosse dalla Tabella del Tribunale di Milano. In particolare, si parte dall'alterazione esistenziale più alta e cioè dal 100% di invalidità per un soggetto di età corrispondente a quella del figlio non riconosciuto al momento della sentenza. Si perviene così al valore tabellare. Questo importo ripristinerebbe le condizioni di un soggetto che non può svolgere alcuna attività realizzatrice della persona. A questo punto si divide, secondo ciò che comunemente avviene, la vita di una persona in cinque aree: un'area riguardante le attività biologico sussistenziali, un'area riguardante le relazioni affettive di carattere familiare, un'area che riguarda le attività lavorative, un'area che riguarda le attività sociali, politico associative e infine un'area che riguarda tutto ciò che concerne lo svago. Pertanto, dividendo il l’importo del 100% per 5, si ottiene il valore di tutta l'area delle relazioni affettive di carattere familiare, che andrebbe a risarcire il danno subito da chi è stato privato di qualsiasi relazione di questo tipo. Quindi, si individuano ulteriori quattro (sub) aree: rapporti con i genitori, rapporti con i figli, rapporti con i nonni e rapporti familiari di altro tipo; nel comune sentire la mancanza di un genitore o di un figlio determina un peggioramento della qualità della vita superiore a quello che conseguirebbe alla mancanza di nonni o altri parenti sicché, in via equitativa, si fissa per le prime due il valore di 1/3 dell'area e per le altre due il valore di 1/6. Pertanto, dividendo la somma risultante dal primo calcolo per 3 e si ottiene il valore equivalente alla sfera dei rapporti con i genitori. Infine, secondo ciò che normalmente avviene, la mancanza della madre determina un alterazione peggiorativa della vita superiore a quella che seguirebbe alla mancanza di un padre quindi, sempre in via equitativa, l'area dei genitori è costituita per 2/3 dai rapporti con la madre e per 1/3 dai rapporti con il padre. A questo punto, dividendo la somma di prima per 3, si ottiene la liquidazione del danno esistenziale spettante alla figlia/figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona 26 novembre 2012.




Causa di disconoscimento della paternità – Procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale – Rapporto di pregiudizialità e sospensione ex art. 295 c.p.c. – Esclusione.

Non sussiste rapporto di pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. tra la causa di disconoscimento della paternità naturale e la procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale; inoltre, la eventuale sospensione del procedimento di volontaria giurisdizione priverebbe di tutela, per un tempo anche rilevante, posizioni giuridiche di primario rilievo, quali quelle coinvolte nella procedura di responsabilità genitoriale, con conseguente violazione dell’art. 24 Cost.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 novembre 2012.




Causa di disconoscimento della paternità – Procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale – Rapporto di pregiudizialità e sospensione ex art. 295 c.p.c. – Esclusione.

Non sussiste rapporto di pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. tra la causa di disconoscimento della paternità naturale e la procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale; inoltre, la eventuale sospensione del procedimento di volontaria giurisdizione priverebbe di tutela, per un tempo anche rilevante, posizioni giuridiche di primario rilievo, quali quelle coinvolte nella procedura di responsabilità genitoriale, con conseguente violazione dell’art. 24 Cost.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 novembre 2012.




Mantenimento della prole - Concorso degli ascendenti - Presupposti.

L'art. 148, comma 2, c.c. va interpretato nel senso che l’obbligo di concorso degli ascendenti deve ritenersi sussistente non solo nei casi di impossibilità oggettiva di provvedere al mantenimento della prole da parte dei genitori ma anche in quello di omissione volontaria da parte di costoro nei confronti dei figli posto che scopo della norma è quello di salvaguardare in modo assoluto i minori e con la necessaria celerità. Tribunale Mantova 22 novembre 2012.




Mantenimento della prole - Concorso degli ascendenti - Presupposti.

L'art. 148, comma 2, c.c. va interpretato nel senso che l’obbligo di concorso degli ascendenti deve ritenersi sussistente non solo nei casi di impossibilità oggettiva di provvedere al mantenimento della prole da parte dei genitori ma anche in quello di omissione volontaria da parte di costoro nei confronti dei figli posto che scopo della norma è quello di salvaguardare in modo assoluto i minori e con la necessaria celerità. Tribunale Mantova 22 novembre 2012.




Misura cautelare ex art. 148 c.c. - Attiviazione solo prima della presentazione del ricorso per separazione.

La misura cautelare prevista dall’art. 148 c.c. può essere ammissibile solo se non venga attivato ricorso per separazione giudiziale; è del tutto evidente che, una volta pronunciatosi il Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c., una misura siffatta sia destinata a perdere efficacia e ad essere assorbita con l’ordinanza che provvede sul mantenimento del coniuge economicamente più debole e della prole (v. Cass. Civ. 5948/1985). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 19 novembre 2012.




Misura cautelare ex art. 148 c.c. - Attiviazione solo prima della presentazione del ricorso per separazione.

La misura cautelare prevista dall’art. 148 c.c. può essere ammissibile solo se non venga attivato ricorso per separazione giudiziale; è del tutto evidente che, una volta pronunciatosi il Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c., una misura siffatta sia destinata a perdere efficacia e ad essere assorbita con l’ordinanza che provvede sul mantenimento del coniuge economicamente più debole e della prole (v. Cass. Civ. 5948/1985). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 19 novembre 2012.




Art. 317-bis c.c. – Autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. – Sussiste.

E’ ammissibile la autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. dei provvedimenti provvisori adottati nel procedimento ex art. 317 bis c.c. Vero è che non è esplicitamente prevista nel processo camerale minorile una forma di reclamo analoga a quella prevista dal comma IV dell’art. 708 c.p.c. e che i provvedimenti provvisori sono modificabili dal giudice che li ha emessi; tuttavia non può negarsi nelle procedure per l’affidamento dei figli naturali quella stessa garanzia di rivedibilità dei provvedimenti provvisori, da parte di un giudice diverso da quello che li ha pronunciati, che attiene alla procedura di affidamento dei figli legittimi, purché si tratti di provvedimenti idonei ad incidere sui diritti soggettivi con quella definitività che è propria della materia, e cioè in maniera significativamente stabilizzata nel tempo, pur se rivedibile al sopravvenire di fatti nuovi. Questa tendenziale stabilità deve ritenersi propria anche del provvedimento di affidamento reso nei provvedimenti provvisori, posto che l’assetto di vita dato al minore anche in via provvisoria è idoneo a creare nel tempo delle abitudini e quindi quelle consuetudini di vita che costituiscono un valore da tutelare (Cass. 4 giugno 2010 n. 13619). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 14 novembre 2012.




Art. 317-bis c.c. – Autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. – Sussiste.

E’ ammissibile la autonoma reclamabilità ex art. 739 c.p.c. dei provvedimenti provvisori adottati nel procedimento ex art. 317 bis c.c. Vero è che non è esplicitamente prevista nel processo camerale minorile una forma di reclamo analoga a quella prevista dal comma IV dell’art. 708 c.p.c. e che i provvedimenti provvisori sono modificabili dal giudice che li ha emessi; tuttavia non può negarsi nelle procedure per l’affidamento dei figli naturali quella stessa garanzia di rivedibilità dei provvedimenti provvisori, da parte di un giudice diverso da quello che li ha pronunciati, che attiene alla procedura di affidamento dei figli legittimi, purché si tratti di provvedimenti idonei ad incidere sui diritti soggettivi con quella definitività che è propria della materia, e cioè in maniera significativamente stabilizzata nel tempo, pur se rivedibile al sopravvenire di fatti nuovi. Questa tendenziale stabilità deve ritenersi propria anche del provvedimento di affidamento reso nei provvedimenti provvisori, posto che l’assetto di vita dato al minore anche in via provvisoria è idoneo a creare nel tempo delle abitudini e quindi quelle consuetudini di vita che costituiscono un valore da tutelare (Cass. 4 giugno 2010 n. 13619). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania 14 novembre 2012.




Divorzio cd. congiunto – Revoca del consenso da parte di uno dei coniugi – Ammissibilità – Sussiste – Conseguenze – Improcedibilità del ricorso (art. 4 l. 898/1970).

Nell’ambito della procedura volta a conseguire sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili o dello scioglimento del matrimonio su ricorso congiunto delle parti è da stimarsi ammissibile la revoca del consenso, già in precedenza dalla parte prestato, sino alla sottoscrizione del relativo verbale di udienza, non essendo configurabile nell’originaria sottoscrizione degli accordi un’ipotesi di precisazione delle conclusioni in senso tecnico (con tutte le connesse preclusioni), propria della sola procedura contenziosa ordinaria. In particolare, deve condividersi l’opinione secondo la quale “presupposto” perché il giudice adito esamini la domanda di divorzio con il rito camerale è – come recita la norma stessa – che si sia in presenza di una “domanda congiunta” (sia essa tale già in origine o lo sia diventata nel corso del procedimento, mediante un accordo in tal senso raggiunto), sì che è consequenziale ritenere che tale domanda deve essere congiunta sia al momento in cui è depositata in cancelleria (o altrimenti formalizzata) sia in quello, successivo, in cui è portata alla diretta cognizione del giudice (e cioè in occasione della comparizione dei coniugi innanzi al collegio, restando per contro irrilevante la volontà di revocare il già prestato consenso all’istanza di divorzio manifestata da uno dei coniugi dopo l’udienza, allorché il giudice ha trattenuto la causa in decisione). In caso di revoca del consenso originariamente presto al divorzio cd. congiunto, non è, però, possibile procedere ad una nuova “riconversione” del rito, quanto a dire ricondurre il procedimento da camerale a contenzioso al fine di dare impulso al procedimento secondo le forme proprie del rito ordinario cosicché ne consegue che deve essere dichiarata l’improcedibilità del ricorso, con condanna alle spese della parte che ha revocato il consenso se ciò è avvenuto in difetto di giustificato motivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 10 ottobre 2012.




Divorzio cd. congiunto – Revoca del consenso da parte di uno dei coniugi – Ammissibilità – Sussiste – Conseguenze – Improcedibilità del ricorso (art. 4 l. 898/1970).

Nell’ambito della procedura volta a conseguire sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili o dello scioglimento del matrimonio su ricorso congiunto delle parti è da stimarsi ammissibile la revoca del consenso, già in precedenza dalla parte prestato, sino alla sottoscrizione del relativo verbale di udienza, non essendo configurabile nell’originaria sottoscrizione degli accordi un’ipotesi di precisazione delle conclusioni in senso tecnico (con tutte le connesse preclusioni), propria della sola procedura contenziosa ordinaria. In particolare, deve condividersi l’opinione secondo la quale “presupposto” perché il giudice adito esamini la domanda di divorzio con il rito camerale è – come recita la norma stessa – che si sia in presenza di una “domanda congiunta” (sia essa tale già in origine o lo sia diventata nel corso del procedimento, mediante un accordo in tal senso raggiunto), sì che è consequenziale ritenere che tale domanda deve essere congiunta sia al momento in cui è depositata in cancelleria (o altrimenti formalizzata) sia in quello, successivo, in cui è portata alla diretta cognizione del giudice (e cioè in occasione della comparizione dei coniugi innanzi al collegio, restando per contro irrilevante la volontà di revocare il già prestato consenso all’istanza di divorzio manifestata da uno dei coniugi dopo l’udienza, allorché il giudice ha trattenuto la causa in decisione). In caso di revoca del consenso originariamente presto al divorzio cd. congiunto, non è, però, possibile procedere ad una nuova “riconversione” del rito, quanto a dire ricondurre il procedimento da camerale a contenzioso al fine di dare impulso al procedimento secondo le forme proprie del rito ordinario cosicché ne consegue che deve essere dichiarata l’improcedibilità del ricorso, con condanna alle spese della parte che ha revocato il consenso se ciò è avvenuto in difetto di giustificato motivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 10 ottobre 2012.




Comunione Familiare – Deliberazione dell’assemblea dei regolieri – Approvazione dello Statuto – Rispetto delle norme sovraordinate e quindi della Costituzione – Legge Quadro n. 97/1994 – Sussiste – Titolarità del diritto di far parte della Regola – Riservato esclusivamente alle persone adulte di sesso maschile – Illegittimità – Violazione art. 3 Cost.

Le deliberazioni dell’assemblea dei regolieri, emesse dalla Comunione Familiare, di approvazione dello Statuto, devono rispettare le norme sovraordinate e quindi in primis la Costituzione, in virtù delle esplicite previsioni, in tal senso, della Legge Quadro n. 97/1994. Ne consegue che è illegittima, per palese ed insanabile contrasto con l’art. 3 Cost., lo Stato della Comunione che preveda la titolarità del diritto di far parte della Regola esclusivamente per le persone adulte di sesso maschile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Venezia 28 settembre 2012.




Comunione Familiare – Deliberazione dell’assemblea dei regolieri – Approvazione dello Statuto – Rispetto delle norme sovraordinate e quindi della Costituzione – Legge Quadro n. 97/1994 – Sussiste – Titolarità del diritto di far parte della Regola – Riservato esclusivamente alle persone adulte di sesso maschile – Illegittimità – Violazione art. 3 Cost.

Le deliberazioni dell’assemblea dei regolieri, emesse dalla Comunione Familiare, di approvazione dello Statuto, devono rispettare le norme sovraordinate e quindi in primis la Costituzione, in virtù delle esplicite previsioni, in tal senso, della Legge Quadro n. 97/1994. Ne consegue che è illegittima, per palese ed insanabile contrasto con l’art. 3 Cost., lo Stato della Comunione che preveda la titolarità del diritto di far parte della Regola esclusivamente per le persone adulte di sesso maschile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Venezia 28 settembre 2012.




Divorzio - Ordinanza emessa dal giudice istruttore - Reclamo - Inammissibilità.

Divorzio - Modifica o revoca del provvedimento presidenziale - Condizioni.


È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Giudice Istruttore della causa di divorzio (modificativa dei provvedimenti presidenziali), poiché tale provvedimento non ha le medesime caratteristiche dell’ordinanza del Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c. (contenente determinazioni urgenti) di cui condivide solo il tratto dell’anticipazione della tutela. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il Giudice Istruttore può modificare o revocare il provvedimento presidenziale al verificarsi di sopravvenienze o in caso di rivalutazione degli elementi in base all’istruttoria compiuta e, perciò, le sue ordinanze discendono dal compimento dell’istruttoria e/o dal mutamento delle circostanze e non dall’esercizio di un potere di natura cautelare: deve dunque escludersi l’applicabilità dell’art. 669-terdecies c.p.c.. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 06 settembre 2012.




Divorzio - Ordinanza emessa dal giudice istruttore - Reclamo - Inammissibilità.

Divorzio - Modifica o revoca del provvedimento presidenziale - Condizioni.


È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Giudice Istruttore della causa di divorzio (modificativa dei provvedimenti presidenziali), poiché tale provvedimento non ha le medesime caratteristiche dell’ordinanza del Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c. (contenente determinazioni urgenti) di cui condivide solo il tratto dell’anticipazione della tutela. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il Giudice Istruttore può modificare o revocare il provvedimento presidenziale al verificarsi di sopravvenienze o in caso di rivalutazione degli elementi in base all’istruttoria compiuta e, perciò, le sue ordinanze discendono dal compimento dell’istruttoria e/o dal mutamento delle circostanze e non dall’esercizio di un potere di natura cautelare: deve dunque escludersi l’applicabilità dell’art. 669-terdecies c.p.c.. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 06 settembre 2012.




Modifica delle condizioni di separazione - Provvisoria esecutorietà del provvedimento - Esclusione.

Mentre il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione, previsto dall'art. 710 c.p.c., non è immediatamente esecutivo (ma solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c.), l’art. 4, comma 14, l. 1º dicembre 1970, n. 898 dispone invece la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall'art. 23 l. 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 28 agosto 2012.




Modifica delle condizioni di separazione - Provvisoria esecutorietà del provvedimento - Esclusione.

Mentre il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione, previsto dall'art. 710 c.p.c., non è immediatamente esecutivo (ma solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c.), l’art. 4, comma 14, l. 1º dicembre 1970, n. 898 dispone invece la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall'art. 23 l. 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 28 agosto 2012.




Separazione giudiziale – Affidamento condiviso dei figli – Scelta relativa all’iscrizione dei figli a Scuola ed a luogo di loro residenza – Necessità dell’accordo di entrambi i genitori – Sussiste – Scelta unilaterale del genitore affidatario – Illegittimità – Sussiste.

In regime di affidamento condiviso, la scelta circa la residenza dei figli minori e la scuola presso cui questi devono essere iscritti, deve essere attuata di comune accordo dai genitori: in presenza di contrasto, è dato ricorso al giudice ma il genitore affidatario non può porla in essere unilateralmente. La scelta in tal senso, costituisce grave violazione del regime giuridico dell’affido condiviso e, allorché possa condurre a conseguenze estreme ed irrimediabili per i minori, può essere immediatamente inibita con provvedimenti interlocutori urgenti emessi inaudita altera parte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 02 agosto 2012.




Separazione giudiziale – Affidamento condiviso dei figli – Scelta relativa all’iscrizione dei figli a Scuola ed a luogo di loro residenza – Necessità dell’accordo di entrambi i genitori – Sussiste – Scelta unilaterale del genitore affidatario – Illegittimità – Sussiste.

In regime di affidamento condiviso, la scelta circa la residenza dei figli minori e la scuola presso cui questi devono essere iscritti, deve essere attuata di comune accordo dai genitori: in presenza di contrasto, è dato ricorso al giudice ma il genitore affidatario non può porla in essere unilateralmente. La scelta in tal senso, costituisce grave violazione del regime giuridico dell’affido condiviso e, allorché possa condurre a conseguenze estreme ed irrimediabili per i minori, può essere immediatamente inibita con provvedimenti interlocutori urgenti emessi inaudita altera parte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 02 agosto 2012.





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Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
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