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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Merito - 2015


Diritto di visita genitori/figli – Osservanza delle disposizioni precedentemente impartite dal Tribunale – Vigilanza – Competenza del Giudice Tutelare

Rientra nell’ambito di previsione di cui all’art. 337 c.c. il ricorso diretto a chiedere l’intervento del Giudice in merito alla osservanza delle disposizioni in precedenza impartite dal Tribunale in ordine alla disciplina dei diritti di visita fra genitori e figli. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 22 dicembre 2015.




Diritto di visita genitori/figli – Osservanza delle disposizioni precedentemente impartite dal Tribunale – Vigilanza – Competenza del Giudice Tutelare

Rientra nell’ambito di previsione di cui all’art. 337 c.c. il ricorso diretto a chiedere l’intervento del Giudice in merito alla osservanza delle disposizioni in precedenza impartite dal Tribunale in ordine alla disciplina dei diritti di visita fra genitori e figli. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 22 dicembre 2015.




Separazione personale (o divorzio) – Casa familiare – Assegnazione di casa già abbandonata prima della cessazione della convivenza – Esclusione dell’assegnazione

Separazione personale (o divorzio) – Casa familiare – Casa già abbandonata prima della cessazione della convivenza e restituita al terzo proprietario – Esclusione dell’assegnazione


Per casa familiare, suscettibile di assegnazione ai sensi dell'art. 337 sexies c.c. (e dell'art. 6, co. 6, l. 1°.12.1970, n. 898), deve intendersi soltanto quella abitata dalla famiglia al momento della cessazione della convivenza tra i coniugi: e tale non è quella che, pur abitata per anni, sia stata abbandonata per il trasferimento della famiglia in altra casa, quand'anche la nuova abitazione sia stata occupata, prima della fine della convivenza, per un tempo breve, ma non irrisorio.

L'allontanamento dalla precedente casa familiare comporta, infatti, lo sradicamento dei figli da quell'ambiente di vita, recidendo il collegamento preesistente.

Il ripristino di tale collegamento non può, a maggior ragione, essere stabilito dal Giudice allorquando la casa familiare, oramai abbandonata, appartenga a terzi, i quali abbiano recuperato il godimento del proprio immobile: tali terzi non possono rimanere assoggettati alle mutevoli ed imprevedibili vicende della vita della famiglia che occupava l'abitazione, ed agli altrettanto mutevoli ed imprevedibili provvedimenti che possano adottarsi nei procedimenti relativi alla crisi familiare: il loro diritto, dunque, si riespande in maniera definitiva ed irreversibile. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 16 dicembre 2015.




Separazione personale (o divorzio) – Casa familiare – Assegnazione di casa già abbandonata prima della cessazione della convivenza – Esclusione dell’assegnazione

Separazione personale (o divorzio) – Casa familiare – Casa già abbandonata prima della cessazione della convivenza e restituita al terzo proprietario – Esclusione dell’assegnazione


Per casa familiare, suscettibile di assegnazione ai sensi dell'art. 337 sexies c.c. (e dell'art. 6, co. 6, l. 1°.12.1970, n. 898), deve intendersi soltanto quella abitata dalla famiglia al momento della cessazione della convivenza tra i coniugi: e tale non è quella che, pur abitata per anni, sia stata abbandonata per il trasferimento della famiglia in altra casa, quand'anche la nuova abitazione sia stata occupata, prima della fine della convivenza, per un tempo breve, ma non irrisorio.

L'allontanamento dalla precedente casa familiare comporta, infatti, lo sradicamento dei figli da quell'ambiente di vita, recidendo il collegamento preesistente.

Il ripristino di tale collegamento non può, a maggior ragione, essere stabilito dal Giudice allorquando la casa familiare, oramai abbandonata, appartenga a terzi, i quali abbiano recuperato il godimento del proprio immobile: tali terzi non possono rimanere assoggettati alle mutevoli ed imprevedibili vicende della vita della famiglia che occupava l'abitazione, ed agli altrettanto mutevoli ed imprevedibili provvedimenti che possano adottarsi nei procedimenti relativi alla crisi familiare: il loro diritto, dunque, si riespande in maniera definitiva ed irreversibile. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 16 dicembre 2015.




Accordo di divorzio concluso davanti al Sindaco – Presenza delle parti personalmente – Ammissibilità della procura speciale – Sussiste

In materia di accordi ex art. 12 d.l. 132 del 2014, dinanzi all’ufficiale di Stato Civile i coniugi – così come potrebbero munirsi di procura speciale davanti al Giudice – possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale e, in virtù della stessa, svolgere, in luogo del rappresentato, tutte le attività che questi dovrebbe porre in essere al cospetto dell’autorità amministrativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 14 dicembre 2015.




Accordo di divorzio concluso davanti al Sindaco – Presenza delle parti personalmente – Ammissibilità della procura speciale – Sussiste

In materia di accordi ex art. 12 d.l. 132 del 2014, dinanzi all’ufficiale di Stato Civile i coniugi – così come potrebbero munirsi di procura speciale davanti al Giudice – possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale e, in virtù della stessa, svolgere, in luogo del rappresentato, tutte le attività che questi dovrebbe porre in essere al cospetto dell’autorità amministrativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 14 dicembre 2015.




Matrimonio dello straniero – Nullaosta ex art. 116 c.c. – Esclusione – Produzione dell’atto notorio – Chiarimenti

L’art. 116 del cod. civ. enuclea la prescrizione allo straniero dell'obbligo di presentare all'ufficiale dello stato civile la dichiarazione dell'autorità competente del proprio Paese che nulla osta al matrimonio secondo la legge cui è sottoposto. Tale atto certificativo – con sostanziale valore di nullaosta – incide sia sugli adempimenti preliminari al matrimonio (pubblicazioni) sia su quelli successivi (trascrizione/iscrizione). Si tratta, però, di un atto da non ritenere previsto dalla Legge in modo assoluto: nei casi in cui la presentazione del nulla-osta sia resa impossibile o dalle circostanze di fatto esistenti nel proprio Paese oppure da una legislazione prevedente condizioni per il matrimonio contrarie all'ordine pubblico, lo straniero deve ritenersi ammesso provare con ogni mezzo la ricorrenza delle condizioni per contrarre matrimonio secondo le leggi del proprio Paese ad eccezione, eventualmente, di quelle che contrastino con l'ordine pubblico (così dovendosi interpretare l’art. 116 c.c. in senso conforme alla Costituzione, v. Corte Cost., ordinanza 30 gennaio 2003 n. 14). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 01 dicembre 2015.




Legge 173 del 2015 sulla continuità affettiva dei minori – Finalità – Adozione “di preferenza” per gli affidatari – Sussiste

Legge 173 del 2015 sulla continuità affettiva dei minori – Obbligo di convocare l’affidatario o l’eventuale famiglia collocataria nei procedimenti civili sulla responsabilità genitoriale – Fascio applicativo – Affidamento al comune o al servizio sociale con collocamento comunitario del minore – Applicabilità – Esclusione


La finalità della legge 173 del 2015 è quella di preservare «il diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare» sancendo, in tal direzione, una sorta di preferenza nel caso di procedimento adottivo, in favore delle famiglie che hanno instaurato con il fanciullo un legame significativo affettivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di procedimento civile avente ad oggetto (anche) la responsabilità genitoriale, la norma sulla partecipazione dell’affidatario o del collocatario al processo, di cui all’art. 5, comma I, legge 184 del 1983, come modificata dalla Legge 173 del 2015, opera esclusivamente nell’ipotesi in cui il minore versi in una situazione di affidamento familiare: ne consegue che la norma non opera nel caso di affidamento del fanciullo al Comune o ai Servizi Sociali, con collocamento protettivo in ambiente comunitario e non familiare poiché in questo caso non sussiste una continuità affettiva da tutelare nei sensi di cui alla legge 173 cit. Un argomento di conferma si trae dall’art. 5 comma III della legge 184 del 1983 che estende le norme dell’articolato (quindi pure l’art. 5 comma I) anche «nel caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato»: norma di estensione che opera solo in quanto le norme siano «compatibili». Si stima non compatibile il nuovo periodo introdotto dalla l. 173 del 2015 in caso di affidamento all’ente con collocamento comunitario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 26 novembre 2015.




Legge 173 del 2015 sulla continuità affettiva dei minori – Finalità – Adozione “di preferenza” per gli affidatari – Sussiste

Legge 173 del 2015 sulla continuità affettiva dei minori – Obbligo di convocare l’affidatario o l’eventuale famiglia collocataria nei procedimenti civili sulla responsabilità genitoriale – Fascio applicativo – Affidamento al comune o al servizio sociale con collocamento comunitario del minore – Applicabilità – Esclusione


La finalità della legge 173 del 2015 è quella di preservare «il diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare» sancendo, in tal direzione, una sorta di preferenza nel caso di procedimento adottivo, in favore delle famiglie che hanno instaurato con il fanciullo un legame significativo affettivo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di procedimento civile avente ad oggetto (anche) la responsabilità genitoriale, la norma sulla partecipazione dell’affidatario o del collocatario al processo, di cui all’art. 5, comma I, legge 184 del 1983, come modificata dalla Legge 173 del 2015, opera esclusivamente nell’ipotesi in cui il minore versi in una situazione di affidamento familiare: ne consegue che la norma non opera nel caso di affidamento del fanciullo al Comune o ai Servizi Sociali, con collocamento protettivo in ambiente comunitario e non familiare poiché in questo caso non sussiste una continuità affettiva da tutelare nei sensi di cui alla legge 173 cit. Un argomento di conferma si trae dall’art. 5 comma III della legge 184 del 1983 che estende le norme dell’articolato (quindi pure l’art. 5 comma I) anche «nel caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato»: norma di estensione che opera solo in quanto le norme siano «compatibili». Si stima non compatibile il nuovo periodo introdotto dalla l. 173 del 2015 in caso di affidamento all’ente con collocamento comunitario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 26 novembre 2015.




Adozione – Divieto di consentire una successione di adozioni – Prima adozione di natura speciale – Successiva adozione di persona di maggiorenne – Possibilità – Sussiste

In materia di adozione, l’art. 294 c.c. – ove istituito il divieto di consentire una successione di adozioni nel tempo di un unico adottando – non si applica nel caso in cui la prima adozione sia una adozione speciale. Una interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata non può che limitare l’applicazione del divieto de quo solo qualora si tratti di plurime adozioni di maggiorenne (o di adozioni ordinarie di minorenni oltre gli otto anni per il limitato periodo temporale in cui non erano adozioni legittimanti). Invero, solo se la prima adozione è una adozione di maggiorenne il consentirne una successiva, se non da parte del coniuge del primo adottante, si pone in contrasto con la finalità dell’istituto che è quello della trasmissione del nome, dell’assicurare una discendenza a chi ne è privo. Al contrario, la finalità dell’adottante di una adozione speciale è quella di fare entrare il minore nella propria famiglia e di assumerlo, a tutti gli effetti, come figlio. Pertanto la seconda adozione non frustra la ratio e le finalità della prima adozione speciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 25 novembre 2015.




Adozione – Divieto di consentire una successione di adozioni – Prima adozione di natura speciale – Successiva adozione di persona di maggiorenne – Possibilità – Sussiste

In materia di adozione, l’art. 294 c.c. – ove istituito il divieto di consentire una successione di adozioni nel tempo di un unico adottando – non si applica nel caso in cui la prima adozione sia una adozione speciale. Una interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata non può che limitare l’applicazione del divieto de quo solo qualora si tratti di plurime adozioni di maggiorenne (o di adozioni ordinarie di minorenni oltre gli otto anni per il limitato periodo temporale in cui non erano adozioni legittimanti). Invero, solo se la prima adozione è una adozione di maggiorenne il consentirne una successiva, se non da parte del coniuge del primo adottante, si pone in contrasto con la finalità dell’istituto che è quello della trasmissione del nome, dell’assicurare una discendenza a chi ne è privo. Al contrario, la finalità dell’adottante di una adozione speciale è quella di fare entrare il minore nella propria famiglia e di assumerlo, a tutti gli effetti, come figlio. Pertanto la seconda adozione non frustra la ratio e le finalità della prima adozione speciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 25 novembre 2015.




Diritto di Famiglia – Procedimento di separazione/divorzio – Prescrizioni del giudice al minore – Sussiste – Prescrizioni del giudice ai genitori – Orientamento della Suprema Corte – Rilievi in merito – Prescrizione e invito – Interesse preminente del fanciullo

Pur consapevole del diverso orientamento della Corte Suprema, quale espresso nella recente sentenza n. 13506/2015, non si ritiene che un percorso terapeutico disposto giudizialmente possa tradursi in una violazione della libertà personale delle parti. E ciò sia perché trattasi di un onere, ovverosia di una facoltà che essendo condizionata ad un adempimento non è mai, essendo prevista nell’interesse dello stesso soggetto onerato, obbligatoria tanto è vero che è priva di conseguenze sanzionatorie personali nel caso in cui rimanga inattuata, ricadendone semmai gli effetti sul regime di affido applicabile, sia perché è insuscettibile di esecuzione coattiva trattandosi esclusivamente della condizione posta dal giudice per il raggiungimento della pienezza dei paritetici poteri genitoriali nei confronti dei figli introdotta dalla novella 54/2006, sia perché trattasi dello strumento attraverso il quale si pongono le condizioni per una crescita il più possibile equilibrata e serena della prole in ragione della tutela del superiore interesse del minore che il giudice della famiglia è chiamato in prima istanza a salvaguardare. E’ proprio in ragione di tale immanente principio che il giudice, ove si consideri che la conflittualità genitoriale non può di per sé costituire ostacolo, secondo quanto ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione, all’adozione del modello prioritario di affido vuoi perché si svuoterebbe la previsione normativa del suo significato essendo il conflitto la ricorrente condizione della coppia richiedente in via giudiziaria il mutamento di status, vuoi perché l’esclusione della pari responsabilità genitoriale, in quanto finalizzata a tutelare il superiore interesse della prole, deve avere quale causa diretta una patologia nel rapporto tra il genitore escluso dall’affido ed il figlio, ovverosia l’incapacità del primo ad entrare in relazione diretta con il minore, e non già all’interno della coppia, la prescrizione terapeutica si traduce necessariamente nell’unico strumento disponibile da parte del giudice per il superamento della conflittualità tra i due genitori affinché possa essere garantita l’equilibrata crescita del minore, nel rispetto del concorrente diritto alla bi – genitorialità in capo a quest’ultimo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 13 novembre 2015.




Diritto di Famiglia – Procedimento di separazione/divorzio – Prescrizioni del giudice al minore – Sussiste – Prescrizioni del giudice ai genitori – Orientamento della Suprema Corte – Rilievi in merito – Prescrizione e invito – Interesse preminente del fanciullo

Pur consapevole del diverso orientamento della Corte Suprema, quale espresso nella recente sentenza n. 13506/2015, non si ritiene che un percorso terapeutico disposto giudizialmente possa tradursi in una violazione della libertà personale delle parti. E ciò sia perché trattasi di un onere, ovverosia di una facoltà che essendo condizionata ad un adempimento non è mai, essendo prevista nell’interesse dello stesso soggetto onerato, obbligatoria tanto è vero che è priva di conseguenze sanzionatorie personali nel caso in cui rimanga inattuata, ricadendone semmai gli effetti sul regime di affido applicabile, sia perché è insuscettibile di esecuzione coattiva trattandosi esclusivamente della condizione posta dal giudice per il raggiungimento della pienezza dei paritetici poteri genitoriali nei confronti dei figli introdotta dalla novella 54/2006, sia perché trattasi dello strumento attraverso il quale si pongono le condizioni per una crescita il più possibile equilibrata e serena della prole in ragione della tutela del superiore interesse del minore che il giudice della famiglia è chiamato in prima istanza a salvaguardare. E’ proprio in ragione di tale immanente principio che il giudice, ove si consideri che la conflittualità genitoriale non può di per sé costituire ostacolo, secondo quanto ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione, all’adozione del modello prioritario di affido vuoi perché si svuoterebbe la previsione normativa del suo significato essendo il conflitto la ricorrente condizione della coppia richiedente in via giudiziaria il mutamento di status, vuoi perché l’esclusione della pari responsabilità genitoriale, in quanto finalizzata a tutelare il superiore interesse della prole, deve avere quale causa diretta una patologia nel rapporto tra il genitore escluso dall’affido ed il figlio, ovverosia l’incapacità del primo ad entrare in relazione diretta con il minore, e non già all’interno della coppia, la prescrizione terapeutica si traduce necessariamente nell’unico strumento disponibile da parte del giudice per il superamento della conflittualità tra i due genitori affinché possa essere garantita l’equilibrata crescita del minore, nel rispetto del concorrente diritto alla bi – genitorialità in capo a quest’ultimo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 13 novembre 2015.




Matrimonio tra persone dello stesso sesso - Trascrittibilità - Esclusione

L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano 06 novembre 2015.




Matrimonio tra persone dello stesso sesso - Trascrittibilità - Esclusione

L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano 06 novembre 2015.




Procedimento di separazione – Udienza presidenziale – Provvedimenti cautelari prima dell’udienza – Inaudita altera parte – Ammissibilità – Sussiste

E’ ammissibile l’emissione di provvedimenti cautelari inaudita altera parte nell’ambito del giudizio di separazione, prima dello svolgimento dell’udienza presidenziale, al fine di garantire la piena tutela del minore, stante la necessità di assicurare, anche in tale fase, la tutela cautelare da considerare strumento necessario di ogni fase del procedimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 05 novembre 2015.




Procedimento di separazione – Udienza presidenziale – Provvedimenti cautelari prima dell’udienza – Inaudita altera parte – Ammissibilità – Sussiste

E’ ammissibile l’emissione di provvedimenti cautelari inaudita altera parte nell’ambito del giudizio di separazione, prima dello svolgimento dell’udienza presidenziale, al fine di garantire la piena tutela del minore, stante la necessità di assicurare, anche in tale fase, la tutela cautelare da considerare strumento necessario di ogni fase del procedimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 05 novembre 2015.




Adozione – Provvedimento straniero – Adozione di minore figlia di madre biologica da parte della compagna di quest’ultima – Preminente interesse del minore – Trascrivibilità in Italia – Sussiste

Matrimonio tra persone dello stesso sesso – Trascrittibilità – Esclusione


Non vi è alcuna ragione per ritenere in linea generale contrario all’ordine pubblico un provvedimento straniero che abbia statuito un rapporto di adozione piena tra una persona non coniugata e il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso, una volta valutato in concreto che il riconoscimento dell’adozione, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti e doveri scaturenti da tale rapporto, corrispondono all’interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare costruita con ambedue le figure genitoriali e al mantenimento delle positive relazioni affettive ed educative che con loro si sono consolidate, in forza della protratta convivenza con ambedue e del provvedimento di adozione; ne consegue che tale provvedimento è suscettibile di trascrizione nei registri dello Stato Civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Milano 16 ottobre 2015.




Adozione – Provvedimento straniero – Adozione di minore figlia di madre biologica da parte della compagna di quest’ultima – Preminente interesse del minore – Trascrivibilità in Italia – Sussiste

Matrimonio tra persone dello stesso sesso – Trascrittibilità – Esclusione


Non vi è alcuna ragione per ritenere in linea generale contrario all’ordine pubblico un provvedimento straniero che abbia statuito un rapporto di adozione piena tra una persona non coniugata e il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso, una volta valutato in concreto che il riconoscimento dell’adozione, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti e doveri scaturenti da tale rapporto, corrispondono all’interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare costruita con ambedue le figure genitoriali e al mantenimento delle positive relazioni affettive ed educative che con loro si sono consolidate, in forza della protratta convivenza con ambedue e del provvedimento di adozione; ne consegue che tale provvedimento è suscettibile di trascrizione nei registri dello Stato Civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Milano 16 ottobre 2015.




Diritto all’oblio della partoriente – Diritto della figlia a conoscere le proprie origini – Azione ex art. 269 c.c. – Infondatezza – Sussiste

Non è ammissibile la dichiarazione giudiziale di maternità nei confronti di una donna che al momento del parto ha dichiarato di non voler essere nominata, poiché altrimenti verrebbe frustrata la ratio della intera disciplina, ravvisabile non solo nell’esigenza di salvaguardare la famiglia legittima e l’onore della madre, ma anche di impedire che onde evitare nascite indesiderate, si faccia ricorso ad alterazioni di stato o a soluzioni ben più gravi quali aborti o infanticidi. Questa conclusione non muta alla luce dei recenti interventi delle Alte Corti poiché tanto nella pronuncia Godelli della Corte Europea, quanto nella sentenza n. 278/2013 della Corte Costituzionale, gli organi giudicanti, confermando la perdurante validità del fondamento costituzionale del diritto all’oblio della partoriente hanno censurato la “cristallizzazione” e l’”immobilizzazione” del diritto della madre, ed il fatto che non siano presenti strumenti che consentano di indagare la perdurante attualità dalla scelta della madre trascorsi numerosi anni dalla sua espressione. In particolare, la Corte Costituzionale ha individuato il punto di equilibrio tra i contrapposti interessi, in conformità alla Corte di Strasburgo, nella reversibilità dell’anonimato e soprattutto nel riconoscimento in favore dell’adottato del potere di dare impulso ad una procedura che, pur con le dovute cautele, consenta di verificare se persiste ancora la volontà di mantenere l’anonimato, ovvero se la donna, anche valutando il desiderio del figlio di conoscere le proprie origini, non muti la propria volontà al riguardo. Tuttavia, le Corti menzionate sono risultate assolutamente ferme nel ritenere che la volontà della madre di rimanere anonima, allorché non vi sia espressione di un diverso avviso da parte della stessa, sia degna di tutela e debba prevalere sull’interesse del figlio a conoscere le proprie origini e la propria identità biologica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 14 ottobre 2015.




Giudizio di divorzio – Controversia dei genitori che riveli un conflitto genitoriale – Sentenza – Idoneità a definire la lite – Mediazione – Idoneità a comporre il conflitto

In materia di controversia divorzile, il percorso di mediazione familiare può provocare una trasformazione del conflitto offrendo nuovi spunti relazionali che regalano ai figli serenità (figli che, come noto, sono spettatori inconsapevoli dello scontro gentioriale). La mediazione può essere promossa anche là dove, in udienza, davanti al giudice, appaia probabile una definizione compositiva della lite poiché in questo caso, l’accordo, grazie alla mediazione familiare, sarebbe sottoscritto con piena consapevolezza e con maggiore responsabilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 10 ottobre 2015.




Misure di degiurisdizionalizzazione – Accordi di Divorzio conclusi davanti al Sindaco – Dichiarazione resa dai coniugi – Rifiuto dell’Ufficiale di Stato Civile – Impugnabilità – Sussiste

Misure di degiurisdizionalizzazione – Accordi di Divorzio conclusi davanti al Sindaco – Dichiarazione resa dai coniugi – Rifiuto dell’Ufficiale di Stato Civile – Impugnabilità – Sussiste – Necessaria impugnazione da parte di entrambi i coniugi – Sussiste


L’art. 12 della legge 162 del 2014 nulla prevede in merito al rifiuto dell’Ufficiale dello Stato Civile opposto alle dichiarazioni rese dai coniugi per perfezionare un accordo di separazione o divorzio. Ciò nondimeno, la facoltà di rifiutare atti del proprio ufficio è prevista, in via generale, dall’art. 7 del d.P.R. 396/2000 («nel caso in cui l'ufficiale dello stato civile rifiuti l'adempimento di un atto da chiunque richiesto, deve indicare per iscritto al richiedente i motivi del rifiuto»). Ricondotto il potere speso nel caso di specie alla norma su indicata, è agevole rinvenirne il regime giuridico impugnatorio, anch’esso generale: contro il rifiuto «dell’ufficiale dello Stato Civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione» è dato ricorso al Tribunale ai sensi degli artt. 95 e 96 del già citato d.P.R. 396/2000; il Tribunale provvede in Camera di Consiglio con decreto motivato, sentiti gli interessati e il Procuratore della Repubblica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il rifiuto dell’ufficiale dello Stato Civile a ricevere le dichiarazioni di marito e moglie per ottenere lo scioglimento del loro matrimonio deve essere impugnato da entrambi coniugi, trattandosi di una parte plurisoggettiva a composizione necessaria. Se ad impugnare fosse solo uno dei coniugi, dovrebbe prendersi atto dell’acquiescenza dell’altro così potendosi predicare un difetto di interesse ad agire (art. 100 c.p.c.) da parte di colui che impugni uti singuli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 24 settembre 2015.




Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Diritti e doveri dei coniugi – Reciproco rispetto – Valore inviolabile – Permanenza

Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Abitazione coniugale – Proprietà esclusiva – Non assegnazione – Dignità di coniuge – Detenzione qualificata – Azione di reintegrazione – Legittimazione


L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale non fa venir meno i diritti e doveri reciproci diversi da quello di coabitazione e, pertanto, permangono intatti quelli riconducibili al generale obbligo di rispetto della dignità e della personalità di ogni componente del nucleo familiare, cui va riconosciuto il valore di diritto inviolabile. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)

L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale, senza alcunché disporre in ordine all’abitazione coniugale in proprietà esclusiva di uno di essi, non priva il coniuge non proprietario di una detenzione qualificata dell’immobile, trovando la permanenza nell’abitazione coniugale fondamento nel rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e, in particolare, nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio; conseguentemente, il coniuge non proprietario è legittimato ad esperire l’azione di reintegrazione di cui all’art. 1168 c.c.. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 settembre 2015.




Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Diritti e doveri dei coniugi – Reciproco rispetto – Valore inviolabile – Permanenza

Separazione – Provvedimenti temporanei e urgenti – Autorizzazione a vivere separati – Abitazione coniugale – Proprietà esclusiva – Non assegnazione – Dignità di coniuge – Detenzione qualificata – Azione di reintegrazione – Legittimazione


L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale non fa venir meno i diritti e doveri reciproci diversi da quello di coabitazione e, pertanto, permangono intatti quelli riconducibili al generale obbligo di rispetto della dignità e della personalità di ogni componente del nucleo familiare, cui va riconosciuto il valore di diritto inviolabile. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)

L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale, senza alcunché disporre in ordine all’abitazione coniugale in proprietà esclusiva di uno di essi, non priva il coniuge non proprietario di una detenzione qualificata dell’immobile, trovando la permanenza nell’abitazione coniugale fondamento nel rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e, in particolare, nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio; conseguentemente, il coniuge non proprietario è legittimato ad esperire l’azione di reintegrazione di cui all’art. 1168 c.c.. (Luca Andretto) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 settembre 2015.




Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Violenza fisica e psicologica alla compagna more uxorio - Affidamento esclusivo alla compagna - Sussiste

Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Affidamento cd "superesclusivo" alla madre - Sussiste

Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Necessità ascolto dei minori - Non sussiste

Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento dei minori - Abitazione diversa dalla casa famigliare - Ammissibile

Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Provvedimenti cautelari penali di limitazione alla possibilità di rapporto del padre con i figli - Diritto di visita del padre - Non sussiste

Ricorso per l'affidamento e il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Quantificazione assegno di mantenimento - Redditi fiscalmente dichiarati - Incompatibilità con gli oneri economici sostenuti dall'obbligato


Deve disporsi l'affidamento esclusivo dei minori alla madre quando il padre ha una capacità genitoriale gravemente compromessa. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve disporsi l'affido "superesclusivo" dei minori alla madre ex art. 337 quater comma 3 c.c., anche in relazione alle scelte di maggior interesse per i figli relative alla salute, all'istruzione, all'educazione e alla scelta della residenza, quando il padre frappone delle difficoltà alla gestione dei bambini e quando lo stesso si trova in carcere. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Non sussiste la necessità di ascoltare in sede giudiziale i minori quando tale ascolto non è rispondente all'interesse dei minori. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

E' possibile collocare i minori con la madre presso una abitazione diversa dalla casa familiare quando quest'ultima, insieme ai minori, ha già lasciato la casa familiare. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Non sussiste il potere del giudice civile di prevedere il diritto di visita del padre quando il giudice penale, adottando provvedimenti cautelari, ha posto al padre limitazioni alla possibilità di rapporti con i propri figli. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Vanno disattesi i redditi fiscalmente dichiarati dall'obbligato all'assegno di mantenimento  nel caso in cui gli oneri economici sostenuti dallo stesso durante la convivenza more uxorio siano incompatibili con tali redditi. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 22 luglio 2015.




Diritto di Famiglia – Procedimento di separazione/divorzio – Prescrizioni del giudice al minore – Sussiste – Prescrizioni del giudice ai genitori – Orientamento della Suprema Corte – Rilievi in merito – Prescrizione e invito – Interesse preminente del fanciullo

Mantenimento dei figli – Assegno cd. perequativo – Assegno indiretto a carico del genitore convivente con i figli, in favore dei figli stessi per il tempo in cui sono con l’altro genitore – Ammissibilità – Sussiste


La Suprema Corte ha stabilito che “la prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l'imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari” (Cass. Civ. Sez. I sentenza 1 luglio 2015 n. 13506 - Pres. Forte, rel. Bisogni). Ne consegue che il giudice mantiene il potere di disporre percorsi di supporto anche di tipo psicologico e terapeutico per il minore quando ritenuti necessari a tutela del percorso di sana crescita del minore stesso, soprattutto se le statuizioni sono fondate sulla base di valutazioni tecniche di esperti proprio a tal fine nominati. Ciò perché compito del Giudice del conflitto familiare è quello di adottare tutti i provvedimenti a tutela del figlio minore, se necessario, come spesso accade, anche in sostituzione dei genitori. Comunque, non può poi non evidenziare in termini generali come la libertà personale di autodeterminazione e di scelta circa la sua salute dell’individuo che è anche genitore, diritto certamente di rango costituzionale, incontra pur sempre un limite nel diritto del minore ad un percorso di sana crescita, diritto che trova anch’esso copertura sia a livello costituzionale interno sia a livello delle convenzioni comunitarie e internazionali e che è compito del Tribunale in ogni caso assicurare attraverso provvedimenti incidenti sull’esercizio e/o sulla titolarità della responsabilità genitoriale. Ciò nella misura in cui interventi di supporto anche di tipo terapeutico che potrebbero consentire, se seguiti, ad un o ad entrambi i genitori di superare le proprie fragilità e criticità personali - che inevitabilmente si riflettono sulla capacità genitoriale - e di conservare integra la propria responsabilità genitoriale, non vengano invece posti in essere da uno o da entrambi i genitori con un inevitabile sicuro pregiudizio per il percorso evolutivo del minore. In altri termini un invito giudiziale rivolto ai genitori che, per quanto rimesso alla libertà di scelta dell’adulto genitore, è pur sempre in funzione della tutela dell’interesse e dell’equilibrio psicofisico del figlio minore, può avere delle conseguenze per il genitore non responsabile, tutte le volte in cui le sue libere legittime scelte si traducano in comportamenti pregiudizievoli per il figlio, come si ricava inequivocabilmente dalle disposizioni di cui all’art. 337ter c.c e 333 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’art. 337ter comma 4 c.c. attribuisce al giudice il potere di fissare le misure economiche atte a garantire al minore, da un lato, la realizzazione del principio di proporzionalità e, dall’altro, la conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori. Ciò vuol dire che, in caso di situazioni economiche dei genitori complessivamente considerate particolarmente sperequate, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare a quelle esigenze essenziali del figlio – in ragione del tenore di vita goduto – che, altrimenti, il genitore debole non potrebbe garantire. Si deve trattare, però, di esigenze specifiche e chiare. Sarebbe, infatti, anche lesivo del diritto alla bigenitorialità, regolare i rapporti economici di modo che un bambino da un genitore possa godere di ogni utilità e benessere (alimentazione, abbigliamento, casa di particolari dimensioni, internet, tv privata, giochi, etc.) e dall’altro non possa nemmeno avere utilità minime (la garanzia della casa). Si tratta di una lesione della bigenitorialità perché, in questo modo, il bambino, tendenzialmente, sarebbe meno incoraggiato a frequentare il genitore debole e certamente identificherebbe il suo maggiore benessere allorché si trova con il genitore economicamente più forte (Trib. Milano Sez. IX Civile Sentenza 19 marzo 2014 - Pres. Dell'Arciprete, Est. Muscio; Trib. Milano Sez. IX Civile Decreto 3 novembre 2014 - Pres. Dell’Arciprete, rel. Buffone; Trib. Milano Sez. IX Civile Ordinanza 11 maggio 2015 - Pres.,est. Manfredini; Corte Appello Milano, Sezione Minori e Famiglia, decreto 8 - 11 agosto 2014 - Pres. d’Agostino, rel. Lo Cascio). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 15 luglio 2015.




Diritto di Famiglia – Procedimento di separazione/divorzio – Prescrizioni del giudice al minore – Sussiste – Prescrizioni del giudice ai genitori – Orientamento della Suprema Corte – Rilievi in merito – Prescrizione e invito – Interesse preminente del fanciullo

Mantenimento dei figli – Assegno cd. perequativo – Assegno indiretto a carico del genitore convivente con i figli, in favore dei figli stessi per il tempo in cui sono con l’altro genitore – Ammissibilità – Sussiste


La Suprema Corte ha stabilito che “la prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l'imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari” (Cass. Civ. Sez. I sentenza 1 luglio 2015 n. 13506 - Pres. Forte, rel. Bisogni). Ne consegue che il giudice mantiene il potere di disporre percorsi di supporto anche di tipo psicologico e terapeutico per il minore quando ritenuti necessari a tutela del percorso di sana crescita del minore stesso, soprattutto se le statuizioni sono fondate sulla base di valutazioni tecniche di esperti proprio a tal fine nominati. Ciò perché compito del Giudice del conflitto familiare è quello di adottare tutti i provvedimenti a tutela del figlio minore, se necessario, come spesso accade, anche in sostituzione dei genitori. Comunque, non può poi non evidenziare in termini generali come la libertà personale di autodeterminazione e di scelta circa la sua salute dell’individuo che è anche genitore, diritto certamente di rango costituzionale, incontra pur sempre un limite nel diritto del minore ad un percorso di sana crescita, diritto che trova anch’esso copertura sia a livello costituzionale interno sia a livello delle convenzioni comunitarie e internazionali e che è compito del Tribunale in ogni caso assicurare attraverso provvedimenti incidenti sull’esercizio e/o sulla titolarità della responsabilità genitoriale. Ciò nella misura in cui interventi di supporto anche di tipo terapeutico che potrebbero consentire, se seguiti, ad un o ad entrambi i genitori di superare le proprie fragilità e criticità personali - che inevitabilmente si riflettono sulla capacità genitoriale - e di conservare integra la propria responsabilità genitoriale, non vengano invece posti in essere da uno o da entrambi i genitori con un inevitabile sicuro pregiudizio per il percorso evolutivo del minore. In altri termini un invito giudiziale rivolto ai genitori che, per quanto rimesso alla libertà di scelta dell’adulto genitore, è pur sempre in funzione della tutela dell’interesse e dell’equilibrio psicofisico del figlio minore, può avere delle conseguenze per il genitore non responsabile, tutte le volte in cui le sue libere legittime scelte si traducano in comportamenti pregiudizievoli per il figlio, come si ricava inequivocabilmente dalle disposizioni di cui all’art. 337ter c.c e 333 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’art. 337ter comma 4 c.c. attribuisce al giudice il potere di fissare le misure economiche atte a garantire al minore, da un lato, la realizzazione del principio di proporzionalità e, dall’altro, la conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori. Ciò vuol dire che, in caso di situazioni economiche dei genitori complessivamente considerate particolarmente sperequate, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare a quelle esigenze essenziali del figlio – in ragione del tenore di vita goduto – che, altrimenti, il genitore debole non potrebbe garantire. Si deve trattare, però, di esigenze specifiche e chiare. Sarebbe, infatti, anche lesivo del diritto alla bigenitorialità, regolare i rapporti economici di modo che un bambino da un genitore possa godere di ogni utilità e benessere (alimentazione, abbigliamento, casa di particolari dimensioni, internet, tv privata, giochi, etc.) e dall’altro non possa nemmeno avere utilità minime (la garanzia della casa). Si tratta di una lesione della bigenitorialità perché, in questo modo, il bambino, tendenzialmente, sarebbe meno incoraggiato a frequentare il genitore debole e certamente identificherebbe il suo maggiore benessere allorché si trova con il genitore economicamente più forte (Trib. Milano Sez. IX Civile Sentenza 19 marzo 2014 - Pres. Dell'Arciprete, Est. Muscio; Trib. Milano Sez. IX Civile Decreto 3 novembre 2014 - Pres. Dell’Arciprete, rel. Buffone; Trib. Milano Sez. IX Civile Ordinanza 11 maggio 2015 - Pres.,est. Manfredini; Corte Appello Milano, Sezione Minori e Famiglia, decreto 8 - 11 agosto 2014 - Pres. d’Agostino, rel. Lo Cascio). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 15 luglio 2015.




Separazione – Infedeltà del marito – Incidenza sulla persona del marito come “padre” – Esclusione – Moglie che “utilizzi” l’infedeltà commessa dal marito come argomento per impedirgli di vedere i figli – Grave violazione dei doveri genitoriali – Sussiste

Non è sostenibile che un marito eventualmente fedifrago sia consequenzialmente un padre inadatto: la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio è certamente sanzionabile con l’addebito e finanche con l’azione risarcitoria; ma non giustifica affatto un affido monogenitoriale o una limitazione del diritto di visita del padre. Non solo: la madre che utilizzi l’infedeltà del marito come argomento per incidere sul rapporto genitoriale tra padre e figli, pone in essere una condotta scorretta e non allineata ai doveri genitoriali, come tale valutabile anche ai fini degli artt. 337-quater c.c. e 709-ter c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 luglio 2015.




Separazione – Infedeltà del marito – Incidenza sulla persona del marito come “padre” – Esclusione – Moglie che “utilizzi” l’infedeltà commessa dal marito come argomento per impedirgli di vedere i figli – Grave violazione dei doveri genitoriali – Sussiste

Non è sostenibile che un marito eventualmente fedifrago sia consequenzialmente un padre inadatto: la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio è certamente sanzionabile con l’addebito e finanche con l’azione risarcitoria; ma non giustifica affatto un affido monogenitoriale o una limitazione del diritto di visita del padre. Non solo: la madre che utilizzi l’infedeltà del marito come argomento per incidere sul rapporto genitoriale tra padre e figli, pone in essere una condotta scorretta e non allineata ai doveri genitoriali, come tale valutabile anche ai fini degli artt. 337-quater c.c. e 709-ter c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 luglio 2015.




Ricorso per la modifica delle condizioni stabilite dai genitori – Azione ex art. 337-quinquies c.c. – Atto formalmente modificativo ma sostanzialmente impugnatorio – Elusione delle norme in materia di impugnazione – Effetti – Inammissibilità

Il ricorso ex art. 337-quinquies c.c. è inammissibile ove si traduca nell’esercizio anomalo e non consentito dello strumento della revisione, per essere stato utilizzato ai fini della impugnazione di una pregressa recente decisione giurisdizionale, così integrando gli estremi di una impugnazione sostanziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 luglio 2015.





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Diritto della Famiglia e dei Minori
Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
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