Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 12255 - pubb. 07/01/2015


Cassazione civile, sez. I 12 febbraio 2008, n. 3380 - Pres. Proto - Est. Panzani.

Liquidazione coatta amministrativa - Impresa di assicurazione - Restituzione di somme gestite per conto della Cassa di previdenza degli agenti - Condizioni - Principio della doppia separazione patrimoniale - Osservanza da parte della società depositaria - Necessità - Violazione - Conseguenze - Acquisto della proprietà del denaro da parte della società depositaria - Spettanza alla Cassa di un mero diritto di credito

Privilegi - Generale sui mobili - Contributi dovuti alla cassa di previdenza degli agenti da una compagnia assicuratrice - Somme depositate dalla cassa presso l'impresa assicuratrice - Liquidazione coatta amministrativa del depositario - Privilegio ex art. 2751 bis n. 3 cod. civ. - Sussistenza in capo alla cassa - Spettanza - Esclusione - Fondamento

Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Domande di ammissione al passivo, rivendicazione, restituzione e separazione - Termini

In tema di domanda di rivendica, proposta da una cassa di previdenza degli agenti verso la compagnia assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa, per la restituzione delle somme dei conti individuali riferibili agli agenti e costituenti il patrimonio della cassa e già depositate presso la compagnia, trova applicazione il principio di carattere generale, ricavabile dalla disciplina speciale delle società fiduciarie e di investimento finanziario, per cui il diritto del depositante a rivendicare le cose fungibili depositate sussiste solo in quanto sia stato rispettato l'obbligo della cosiddetta doppia separazione patrimoniale (separazione del patrimonio della società da quello gestito per conto e nell'interesse dei clienti, nonché, all'interno di quest'ultimo, reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente), ispirato allo scopo di garantire un'efficace tutela degli investitori, soprattutto nel caso di crisi dell'intermediario, attraverso la sottrazione dei beni alla liquidazione concorsuale e l'attribuzione all'investitore della possibilità di recuperare immediatamente e completamente quelli riconducibili al proprio patrimonio; ne deriva che questa tutela è garantita appieno soltanto nel caso in cui il regime di separazione sia stato effettivamente rispettato, con la conseguenza che, qualora ciò non sia accaduto, l'investitore è titolare esclusivamente, come effetto della ricorrenza della disciplina del deposito irregolare ex art. 1782 cod. civ., di un diritto di credito nei confronti del depositario, che concorre con gli altri crediti vantati dai terzi nei confronti di quest'ultimo. (Principio affermato dalla S.C. che, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha negato che l'appostazione in bilancio delle predette somme fosse di per sè indiziante della autonomia patrimoniale e di gestione separata dei fondi depositati, nemmeno essendo stato accertato un vincolo legale o contrattuale di destinazione delle stesse ed invece sussistendo un mero obbligo di garantire la pronta liquidità solo per le somme da retrocedersi in caso di trasferimento degli agenti ad altra cassa o di definitiva cessazione del rapporto di agenzia). (massima ufficiale)

In tema di privilegio generale sui mobili per le provvigioni ed indennità derivanti dal rapporto di agenzia, l'art. 2751 -bis n. 3 cod. civ. trova applicazione solo nei rapporti tra l'agente ed il preponente; ne consegue che la predetta causa di prelazione non spetta alla cassa di previdenza degli agenti creditrice in proprio verso la impresa di assicurazione, nella specie messa in liquidazione coatta amministrativa, per i contributi, lasciati in deposito presso la seconda ma dovuti da questa alla prima, non realizzando tale credito le fattispecie dell'indennità di fine rapporto prevista dall'art. 1751 cod. civ, nè le forme sostitutive previste dalla contrattazione collettiva, che presuppongono la cessazione del contratto di agenzia tra preponente ed agente. (massima ufficiale)

Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'inosservanza dei termini previsti dagli artt. 207 e 208 della legge fall. Non comporta l'improponibilità delle domande di ammissione al passivo e di rivendicazione, restituzione e separazione di beni mobili, verificandosi la relativa preclusione esclusivamente a seguito del deposito in cancelleria dell'elenco dei creditori, il quale determina il passaggio dalla fase preliminare di accertamento del passivo, che si svolge davanti al commissario liquidatore ed ha natura amministrativa, alla seconda fase eventuale, avente carattere giurisdizionale, nel cui ambito trovano collocazione le opposizioni e le impugnazioni, nonché le insinuazioni tardive. (massima ufficiale)


Segnalazione dell'Avv. Franco Benassi


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