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    La Responsabilità del Medico

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       Rivista trimestrale di diritto e responsabilità della professione medica

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Legittimità, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Risarcimento del danno – Cd. microlesioni – Prova mediante esame clinico strumentale – Necessità – Esclusione

Ferma restando la necessità di un rigoroso accertamento medico-legale da compiersi in base a criteri oggettivi, la sussistenza dell’invalidità permanente non può essere esclusa per il solo fatto che non sia documentata da un referto strumentale per immagini, sulla base di un automatismo che vincoli sempre e comunque il riconoscimento dell’invalidità permanente ad una verifica di natura strumentale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 settembre 2018, n.22066.




Specializzandi iscritti in anni successivi al 1998 ed anteriori al 2006-2007 – Obbligo dello Stato di estendere il nuovo trattamento economico – Insussistenza - Borsa di studio di cui al d.lgs. n. 257 del 1991, nella sua misura originaria – Sufficienza – Fondamento

La disciplina del trattamento economico dei medici specializzandi, prevista dall'art. 39 del d.lgs. n. 368 del 1999, si applica, per effetto di ripetuti differimenti, in favore dei medici iscritti alle relative scuole di specializzazione solo a decorrere dall'anno accademico 2006-2007 e non a quelli iscritti negli anni antecedenti, che restano soggetti alla disciplina di cui al d.lgs. n. 257 del 1991, sia sotto il profilo ordinamentale che economico, giacché la Direttiva 93/16/CEE non introduce alcun nuovo ed ulteriore obbligo con riguardo alla misura della borsa di studio di cui al d.lgs. cit. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2018, n.6355.




Processo civile – Consulenza tecnica – Espletata più volte con differenti soluzioni – Possibilità di scelta tra le varie soluzioni proposte o soluzioni alternative – Obbligo di motivazione della scelta – Affermazione

Qualora nel corso del giudizio di merito vengano espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, anche soltanto in punto di quantificazione del danno, il giudice, ove voglia uniformarsi alla seconda consulenza abbandonando le conclusioni della prima, è tenuto a valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi ad un’acritica adesione ad essa; egli può, anche, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, dando conto dell’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2018, n.13770.




Responsabilità penale – Dell’esercente una professione sanitaria – Per lesione personale o morte del paziente – Rilievo del grado e del profilo di colpa – Differenti a seconda della legge applicabile ratione temporis – Necessità di indagine su grado e natura della colpa – Sussiste

Con la legge Balduzzi è scriminato il comportamento dell’esercente la professione sanitaria che agisca con colpa lieve, ma attenendosi alle linee-guida e alle buone pratiche, a nulla rilevando che la sua condotta sia ascrivibile a imprudenza, negligenza o imperizia.

Con l’entrata in vigore della legge Gelli-Bianco, il parametro dell’imperizia ha assunto maggior rilievo.
Alla stregua dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale, non può prescindersi da un accurato inquadramento della condotta del medico non solo con riguardo al fatto che essa abbia rispettato o meno le linee-guida o le buone pratiche, ma anche con riguardo al fatto che la stessa possa qualificarsi come improntata a imperizia, o a negligenza, o a imprudenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 30 maggio 2018, n.24384.




Responsabilità medica - Obbligo di acquisire il consenso informato - Violazione - Lesione del diritto all’autodeterminazione - Autonoma risarcibilità - Sussistenza - Necessità di prova specifica - Esclusione

Dalla lesione del diritto fondamentale all'autodeterminazione conseguente alla violazione, da parte del sanitario, dell'obbligo di acquisire il consenso informato deriva, secondo il principio "id quod plerumque accidit" un danno-conseguenza autonomamente risarcibile - costituito dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di sé stesso psichicamente e fisicamente - che non necessita di una specifica prova, salva la possibilità di contestazione della controparte e di allegazione e prova, da parte del paziente, di fatti a sé ancora più favorevoli di cui intenda giovarsi a fini risarcitori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 maggio 2018, n.11749.




Responsabilità medica – Onere della prova – Conservazione della cartella clinica – Conseguenze sulla responsabilità del medico

Responsabilità medica – Onere della prova – Conservazione della cartella clinica – Smarrimento ad opera della struttura sanitaria – Conseguenze sulla responsabilità del medico

Responsabilità sanitaria – Onere della prova – Conservazione della cartella clinica – Smarrimento ad opera della struttura sanitaria – Conseguenze sulla responsabilità del medico


Il principio di vicinanza della prova, fondato sull'obbligo di regolare e completa tenuta della cartella, le cui carenze od omissioni non possono andare a danno del paziente (Cass. 12273/2004; Cass. 1538/2010 e, di recente, Cass. 7250/2018), non può operare in pregiudizio del medico per la successiva fase di conservazione, in quanto dal momento in cui l'obbligo di conservazione si trasferisce sulla struttura sanitaria, l'omessa conservazione è imputabile esclusivamente ad essa; la violazione dell'obbligo di conservazione non può dunque riverberarsi direttamente sul medico determinando una inversione dell'onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I medici possono trovarsi, in caso di smarrimento della cartella clinica ad opera della struttura sanitaria, in una posizione simmetrica a quella del paziente, rischiando a loro volta di essere pregiudicati dalla impossibilità di documentare le attività svolte e regolarmente annotate sulla cartella clinica, in quanto, diversamente opinando, si finirebbe per violare quegli stessi principi in materia di prossimità della prova che ispirano le conseguenze pregiudizievoli per il medico che, dalla presenza di lacune nella cartella clinica, verrebbe diversamente a trarre vantaggio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il ruolo dei medici evocati in causa come convenuti insieme alla struttura sanitaria è -non meno che quello dei pazienti, o parenti dei pazienti che abbiano agito in giudizio - un ruolo attivo, nel senso che, ove convenuti, devono attivarsi per articolare nel modo migliore la propria difesa.

Sono, quindi, gli stessi medici, che abbiano scrupolosamente compilato la cartella clinica, a poterne e doverne richiedere copia alla struttura per acquisirne disponibilità al fine di articolare le proprie difese di produrla in giudizio, così che, se non possono ritenersi gravati dagli obblighi di conservazione della cartella (che gravano sulla struttura sanitaria), essi non sono esenti dall'ordinario onere probatorio; non possono pertanto con successo, qualora non abbiano essi stessi curato la produzione in giudizio della cartella clinica e non abbiano la disponibilità della copia che avrebbero avuto l'onere, all'inizio della causa, di richiedere, pretendere che siano imputate alla struttura sanitaria eventuali lacune della copia della cartella clinica prodotta in giudizio quando la struttura sanitaria dichiari di aver smarrito l'originale della cartella. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 luglio 2018, n.18567.




Medici specializzandi - Mancata o tardiva attuazione di direttive comunitarie - Risarcimento del danno - Corsi di specializzazione iniziati anteriormente al 1° gennaio 1983 - Diritto al compenso

Il diritto al risarcimento del danno per mancata attuazione della direttiva comunitaria, in caso di corsi di specializzazione iniziati prima del 1° gennaio 1983, compete anche per l’anno accademico 1982-1983, limitatamente alla frazione temporale successiva al 1° gennaio 1983, e fino al termine della formazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 luglio 2018, n.19107.




Imposte e tasse – IRAP – Medico operante in locali e con beni di strutture esterne – Assoggettabilità ad IRAP – Esclusione

In base al D.Lgs. 15 dicembre 1997, n.446, art.2, ai fini della soggezione ad IRAP dei proventi di un lavoratore autonomo (o un professionista) non è sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma è anche necessario che questa struttura sia “autonoma”, cioè faccia capo al lavoratore stesso, non solo ai fini operativi, bensì anche sotto i profili organizzativi. Non sono pertanto soggetti ad IRAP i proventi che un lavoratore autonomo percepisca come compenso per le attività svolte all’interno di una struttura da altri organizzata. [Nella fattispecie, la Corte ha escluso la soggezione ad IRAP di un medico oculista che operava nei locali e con beni strumentali messigli a disposizione da strutture sanitarie esterne.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 maggio 2018, n.11001.




Liquidazione – Colpa medica – Detraibilità indennità di accompagnamento

Dall'ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l'assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall'Inps in conseguenza di quel fatto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 maggio 2018, n.12567.




Ricorso per cassazione - Redazione - Conformità ai principi contenuti nel Protocollo d'intesa tra la Corte di Cassazione ed il Consiglio Nazionale Forense sulle "Regole redazionali dei motivi di ricorso in materia civile e tributaria" - Necessità - Fattispecie

Non rispetta il canone di ragionevole sinteticità degli atti processuali e potrebbe per ciò solo essere dichiarato inammissibile il ricorso che non sia conforme ai principi contenuti nel Protocollo d'intesa tra la Corte di Cassazione ed il Consiglio Nazionale Forense sulle "Regole redazionali dei motivi di ricorso in materia civile e tributaria".

Nel caso di specie, il ricorso conteneva la pedissequa riproduzione dell'intero contenuto degli atti del processo e, solo dopo tale riproduzione, una sintesi delle vicende processuali senza alcuna indicazione idonea ad evidenziarne con immediatezza la presenza e l'ubicazione nell'ambito del prolisso contenuto dell'atto, nel quale la formulazione dei singoli motivi sia sovrapposta a mezzi d'impugnazione eterogenei, riferibili alle diverse ipotesi contemplate dall'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, il che, secondo la Corte rende difficoltoso, se non impossibile, isolare e distinguere le singole censure teoricamente proponibili, onde ricondurle ad uno dei mezzi d'impugnazione enunciati dall'art. 360 c.p.c.; tecnica di redazione, questa, che potrebbe essere in astratto idonea a determinarne l'inammissibilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 15 febbraio 2018, n.3704.




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