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Archivio Dir. Fallimentare

Notifica della cessione dei crediti ex art. 58 Tub e voto nel concordato preventivo. Procedimento di concordato preventivo – Voto espresso da cessionario del credito – Mancata prova dell’avvenuta cessione del credito – Difetto di legittimità del votante – Silenzio assenso

In materia di cessione dei crediti ex art. 58 Tub, ancorché la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’intercorsa cessione produca per i debitori ceduti gli effetti indicati dall’articolo 1264 del Codice Civile, è comunque onere del cessionario dimostrare la propria legittimazione, fornendo gli elementi per verificare l’intervenuta cessione del credito, non essendo possibile raggiungere tale prova mediante la verifica della sussistenza contemporanea dei requisiti per l’identificazione dei crediti oggetto di cessione come indicati nella Gazzetta Ufficiale.
 
In difetto di prova di tali elementi, il cessionario non è legittimato al voto nel concordato preventivo, fermi restando gli effetti del silenzio assenso di cui all’art. 178 legge fall. vigente ratione temporis. (Riccardo Rocca) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 03 giugno 2016.


Concordato preventivo: le contestazioni del creditore in ordine al trattamento del proprio credito debbono essere dedotte nell'ambito di un giudizio ordinario di cognizione. Concordato preventivo - Contestazione del creditore in ordine al riconoscimento in privilegio del proprio credito - Ricorso ex articolo 36 l.f. contro il rifiuto del liquidatore - Inammissibilità - Deducibilità in autonomo giudizio ordinario

Concordato preventivo - Contestazioni in ordine ai crediti - Accantonamenti - Termine ultimo

Il creditore che nella fase esecutiva di un concordato preventivo chieda il proprio credito contemplato come il chirografario venga trattato come privilegiato non può azionare la propria pretesa con il reclamo di cui all'articolo 36 legge fall. contro gli atti del liquidatore dovendo, invece, la questione essere dedotta e risolta in un autonomo giudizio ordinario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'accantonamento di un importo contestato dal creditore del concordato preventivo può essere disposto al più tardi entro l'udienza fissata per l'omologa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 18 maggio 2016.


Maturazione degli interessi nei confronti della procedura e nei confronti del fallito, distinzione. Procedura di amministrazione delle grandi imprese in crisi ex Legge Prodi-Marzano - Crediti ammessi alla procedura scaduti nel momento del decreto ministeriale di apertura della procedura - Conseguenze sulla maturazione degli interessi sul capitale ammesso - Maturazione interessi verso il debitore ma non verso la procedura - Art. 55 e 120 L.F. - Insussistenza

Chiusura della procedura di amministrazione con integrale pagamento dei crediti ammessi per sorte capitale - Possibilità per i creditori di richiedere al debitore all’esito della procedura il pagamento degli interessi maturati nel corso della procedura - Sussistenza - Esclusione

Cessione del credito della sola sorte interessi maturati nel corso della procedura di amministrazione sul capitale interamente saldato dalla procedura - Nullità del contratto per assenza dell’oggetto 1418 c.c. - Sussistenza

Prescrizione del credito relativo ai soli interessi - Decorrenza del termine durante la procedura - Insussistenza a fronte dello spossessamento dell’azienda che impedisce l’esercizio del diritto e pertanto del maturare della prescrizione fino al decreto di chiusura - Fondatezza - Conseguenza di valutazioni alternative - Necessità di atti interruttivi della prescrizione verso il debitore in amministrazione - Sussistenza - Condizioni e conseguenze

Maturazione degli interessi legali e differenza con gli interessi di mora - Mora ex re - Colpevolezza nel ritardo - Necessità - Procedura di amministrazione delle grandi imprese in crisi - Insussistenza del colpevole ritardo in ragione dello spossessamento

  Tribunale Padova 03 maggio 2016.


Gli interessi cc.dd. post-fallimentari non decorrono in pendenza della procedura concorsuale e non possono essere richiesti in pagamento al debitore tornato in bonis. Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Carenza di oggetto – Nullità – Sussiste

È infondata la domanda di condanna al pagamento di interessi cc.dd. post-fallimentari – vale a dire, maturati dopo l’apertura del concorso ed in pendenza della procedura concorsuale (nella specie, di amministrazione straordinaria ex L. n. 95/197) sui crediti chirografari in origine ammessi allo stato passivo –, rivolta dal creditore ammesso al passivo al debitore successivamente tornato in bonis. Una tale domanda, infatti, è rivolta a chiedere la condanna di quest’ultimo al pagamento di interessi di natura moratoria: tuttavia, nell’ipotesi di sottoposizione a procedura concorsuale nessun inadempimento colposo e, conseguentemente, nessuna mora, è imputabile al debitore, in quanto questi è spossessato ex lege dell’amministrazione dei propri beni e mai avrebbe potuto pagare i debiti cristallizzati nello stato passivo per far cessare la maturazione dei pretesi interessi: tale condotta, infatti, concretizzerebbe addirittura gli estremi del reato di bancarotta preferenziale punito dall’art. 216, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

È nulla per carenza di oggetto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c., la cessione di un credito per capitale ammesso allo stato passivo di una procedura concorsuale già previamente ed integralmente soddisfatto dalla procedura stessa, in quanto esso si era già così estinto alla data della cessione e nessun ulteriore credito per interessi cc.dd. post-fallimentari può essere medio tempore venuto ad esistenza. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 03 maggio 2016.


Gli interessi cc.dd. post-fallimentari non decorrono in pendenza della procedura concorsuale e non possono essere richiesti in pagamento al debitore tornato in bonis. Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Interessi compensativi – Indisponibilità giuridica del patrimonio – Non esigibilità – Non decorrenza di interessi – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Domanda di pagamento contro il creditore tornato in bonis – Azionabilità dei crediti per interessi cc.dd. post-fallimentari non soddisfatti – Mancato richiamo alla disciplina fallimentare – Rigetto

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Credito litigioso – Carenza di oggetto – Nullità – Non sussiste

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Difetto di domanda di ammissione – Redazione officiosa dello stato passivo – Sospensione della prescrizione – Non operatività

Deve ritenersi che non maturino interessi corrispettivi sui crediti ammessi allo stato passivo della procedura di amministrazione straordinaria ex L. 95/1979 (c.d. Legge Prodi), cui è applicabile la disciplina dello spossessamento prevista dalla Legge Fallimentare stante il richiamo dell’art. 1 d.l. n. 26/1979 agli artt. 195 e ss. L.fall.. La condizione di spossessamento del debitore sottoposto a procedura concorsuale, infatti, non rappresenta una mera indisponibilità di fatto, atteso che ciò che si realizza non è l’impossibilità materiale del debitore di adempiere, ma la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio: se ne deve concludere, dunque, che i crediti ammessi allo stato passivo divengano esigibili nei confronti della procedura concorsuale nei modi stabiliti dalla legge, mentre sono inesigibili nei confronti del fallito, in quanto, da un lato, il creditore non può chiedere l’adempimento e, dall’altro, il fallito non può adempiere, sicché manca il requisiti dell’esigibilità previsto dall’art. 1282 c.c. affinché si producano interessi nel corso della procedura concorsuale stessa. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Analogamente deve ritenersi che non maturano interessi moratori sui crediti ammessi al concorso: essi, infatti, configurano una forma di risarcimento del danno in quanto la mora nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie consiste nel ritardo colpevole che giustifica il diritto del creditore al risarcimento del danno quantificato nella misura degli interessi legali ex art. 1224 c.c.. Per contro, il debitore sottoposto a procedura concorsuale non può essere considerato responsabile del ritardo nel pagamento del credito per capitale a partire dal momento in cui, avendo perso la disponibilità del patrimonio, non ha più alcun potere di adempiere. Ne discende che durante la procedura gli interessi moratori non maturano nei confronti del debitore fallito e riprendono a decorrere dalla chiusura della procedura per la sola ipotesi in cui sussista un residuo debito e solo entro tali limiti il creditore potrà agire nei confronti del debitore successivamente tornato in bonis ai sensi dell’art. 120, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Il D.l. n. 26/1979, poi convertito in L. n. 95/1979 (Legge Prodi) e il D.lgs. n. 270/1999, come pure nemmeno le norme sulla liquidazione coatta amministrativa, dalle prime richiamate, fanno riferimento espresso all’art. 120 l.fall., sicché – in ossequio all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., n. 177/2008 e n.23275/06), secondo cui la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo ove espressamente richiamata –, nello specifico caso dell’amministrazione straordinaria è ab origine impossibile che il creditore ammesso al passivo possa agire per ottenere il pagamento degli interessi cc.dd. post-fallimentari nei confronti del debitore tornato in bonis. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Non può predicarsi la nullità ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c. dell’atto di cessione di un credito per capitale ed interessi ammessi allo stato passivo di una procedura concorsuale e già soddisfatti dalla procedura medesima, nonché per interessi cc.dd. post-fallimentari, in quanto essa ha ad oggetto un credito contestato su cui pende un apposito giudizio di accertamento: l’eventualità che il credito contestato risulti inesistente non inficia il contratto di cessione, che ha ad oggetto proprio il credito che potrebbe anche non sussistere nel merito. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Nella procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi l’ammissione allo stato passivo avviene mediante formazione officiosa dello stesso da parte dei Commissari straordinari e i crediti ivi registrati sono quelli per capitale ed interessi anteriori alla sottoposizione alla procedura: non si ha una domanda di insinuazione riconducibile all’art. 94 l.fall. e, pertanto, non si produce l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione ivi previsto. L’ammissione allo stato passivo, rappresentando riconoscimento di debito, interrompe la prescrizione con effetto istantaneo e, anche se si volesse ritenere il contrario, l’effetto sospensivo riguarderebbe i soli crediti per capitale ed interessi nella misura ammissibile al concorso e non, quindi, i cc.dd. interessi post-fallimentari. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 03 maggio 2016.


Istanza di fallimento del PM nel concordato preventivo. Stato di insolvenza e stima dei beni nell'ottica della tempestiva estinzione dei debiti. Concordato preventivo - Convocazione del pubblico ministero all'udienza ex articolo 162 l.f. - Legittimazione alla richiesta di fallimento - Notizia dell'insolvenza nell'ambito del procedimento penale

Fallimento - Valutazione dello stato di insolvenza - Stima dei cespiti - Valutazione di mercato - Irrilevanza - Riferimento alla celere possibilità di liquidazione

Fallimento - Valutazione dello stato d'insolvenza - Gruppo societario - Irrilevanza - Valutazione delle risorse della singola società

Il pubblico ministero, convocato nel procedimento di concordato preventivo all'udienza prevista dall'articolo 162 legge fall. può chiedere il fallimento dell'imprenditore qualora abbia avuto notizia dell'insolvenza nell'ambito di un procedimento penale ex art. 7, n. 1, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della dichiarazione dello stato di insolvenza, l'eventuale stima dei cespiti non può essere effettuata sulla base di un valore di mercato ma con riferimento alla celere possibilità di liquidazione verificandone l'attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti (Cass. 5215/2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il fatto che la società faccia parte di un gruppo di imprese costituisce una situazione di fatto che non influisce sulla valutazione dello stato di insolvenza la quale deve essere condotta verificando le risorse proprie della società e non l'insolvenza del gruppo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 14 aprile 2016.


Il termine previsto dall'articolo 163 l.f. per il deposito della cauzione ha natura perentoria. Concordato preventivo - Provvedimento di apertura - Termine per il deposito della cauzione - Natura perentoria - Revoca del concordato

Il termine previsto dall'articolo 163 legge fall. per il deposito della cauzione ha natura perentoria e la sua violazione comporta la revoca del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 31 marzo 2016.


Alla convenzione urbanistica è applicabile l'articolo 72 l.f. ed il curatore ha facoltà di scegliere se subentrare o sciogliersi dal rapporto. Fallimento - Contratti pendenti - Convenzione urbanistica - Applicazione dell'articolo 72 l.f. - Facoltà del curatore di optare per lo scioglimento od il subentro - Sussistenza

Le convenzioni urbanistiche possono essere considerate, da un lato, alla stregua di accordi da cui scaturiscono obblighi in capo ad entrambi le parti (Pubblica Amministrazione e privato), dall'altro, quali accordi integrativi o sostitutivi di provvedimenti amministrativi ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 11 della legge n. 241 del 1990. In ragione di ciò, ricordata la previsione dell'applicazione dei principi di diritto civile in materia di obbligazioni e contratti, si deve ritenere applicabile l'articolo 72 legge fall. alla convenzione urbanistica pendente al momento della dichiarazione di fallimento e la possibilità, pertanto, del curatore di optare per lo scioglimento o il subentro nel rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 16 febbraio 2016.


Riconoscimento del privilegio alla associazione professionale: presupposti, personalità del rapporto d'opera e conferimento dell'incarico al singolo professionista. Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Associazione professionale - Presupposti - Personalità del rapporto d'opera professionale - Incarico conferito ai singoli professionisti e non allo studio associato - Fattispecie

La proposizione della domanda per ottenere l'ammissione al passivo fallimentare da parte di uno studio associato lascia presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale, e, dunque, l'inesistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio di cui all'art. 2751 bis, n. 2, cod. civ., salva l'allegazione e la prova della cessione del credito della prestazione professionale svolta personalmente dal singolo associato.

A prescindere che il professionista incaricato sia o meno inserito in una struttura associata, per il riconoscimento del privilegio è necessario verificare se l’incarico professionale sia stato conferito al singolo professionista o ad una pluralità di professionisti tutti singolarmente destinatari del mandato. (Nel caso di specie, il conferimento di incarico era rivolto a quattro avvocati, senza che si possa affermare che i destinatari del mandato fossero specificamente i quattro legali e non piuttosto i quattro professionisti in quanto associati allo studio associato; inoltre, il preavviso di fattura relativo all’attività oggetto di incarico era intestato allo studio associato e non a singoli professionisti e, pur riportando una descrizione delle attività svolte estremamente analitica, non riportava alcuna indicazione dei singoli legali che si sarebbero occupati delle specifiche attività, a conferma dell’irrilevanza nell’ambito dello studio di quale professionista si fosse dedicato ai singoli compiti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 20 novembre 2015.


Il mancato pagamento di alcuni lavoratori dipendenti non è sempre indice dello stato di insolvenza. Dichiarazione di fallimento - Mancato pagamento dei lavoratori dipendenti - Temporanea difficoltà - Stato d'insolvenza - Esclusione

  Tribunale Padova 19 novembre 2015.


Presupposti per il riconoscimento del superprivilegio di cui all'art. 9 d.lgs 123/1998. Superprivilegio di cui all'art. 9 d.lgs 123/1998 - Revoca del finanziamento - Presupposti per il riconoscimento del privilegio - Risoluzione del contratto per inadempimento quale ipotesi distinta dalla revoca

Il privilegio speciale di cui all'art. 9 d.lgs 123/1998 può essere riconosciuto a condizione che sussistano due presupposti: che il finanziamento sia stato erogato ai sensi del citato decreto legislativo n. 123/1998 e che il credito sia un credito da restituzione ai sensi del comma quarto del citato articolo; ne consegue che non tutti i crediti da restituzione assumono natura privilegiata, ma solo quelli concessi nel rispetto della normativa del 1998 e sorti per effetto della revoca del finanziamento disposta per effetto di specifici eventi. In proposito va, inoltre, precisato che la risoluzione di diritto del contratto conseguente all'inadempimento all'obbligo di rimborso non equivale, al fine che interessa, alla revoca del finanziamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 12 novembre 2015.


I creditori postergati hanno diritto al voto solo quando sia prevista la soddisfazione anche parziale del loro credito. Concordato preventivo - Creditori destinatari della proposta - Creditori aventi diritto di voto - Creditori destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del credito

Concordato preventivo - Creditori aventi diritto di voto - Creditori postergati - Condizioni - Limiti

I creditori presi in considerazione dall'articolo 160 legge fall., così come quelli che in base all'articolo 177 legge fall. hanno diritto di voto sulla proposta di concordato preventivo, sono quei creditori contemplati nella proposta stessa come destinatari di una previsione di soddisfazione anche parziale del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai creditori postergati non può essere riconosciuto il diritto di voto nel concordato preventivo se non nelle limitate ipotesi in cui sia loro riservata una qualche soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 12 novembre 2015.


Falcidia del credito privilegiato, mancata indicazione dei beni oggetto di privilegio, doveri informativi del commissario giudiziale, atti in frode e modalità di informazione dei creditori. Concordato preventivo - Falcidia del credito privilegiato capiente - Presupposti - Accettazione da parte del creditore falcidiato - Mancanza dell'accettazione - Pagamento integrale dei crediti privilegiati - Necessità

Concordato preventivo - Informazione dei creditori - Rilevanza - Modalità e momenti di espressione nell'ambito del procedimento di concordato

Concordato preventivo - Previsione di pagamento di un debito come privilegiato - Mancata indicazione dei beni oggetto del privilegio speciale - Mancanza della relazione ex art. 160, comma 2, l.f. per giustificare la falcidia del debito - Pagamento integrale - Necessità

Concordato preventivo - Qualificazione dei crediti - Natura privilegiata pretermessa - Facoltà del creditore di invocarla anche dopo l'omologa del concordato - Necessità dell'iniziativa del creditore per crediti per i quali debbano essere dimostrati i requisiti di fatto per il riconoscimento del privilegio - Distinzione rispetto ai crediti per i quali la natura privilegiata o meno dipende dalla mera applicazione della norma di legge

Concordato preventivo - Dovere del commissario giudiziale di illustrare le utilità traibili dal fallimento - Limiti - Illustrazione di tutte le alternative soddisfazioni dei singoli crediti - Esclusione - Presenza del proponente all'adunanza - Chiarimenti repliche necessarie al contenuto della relazione ex articolo 172 l.f.

Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Attività del proponente volta ad alterare la percezione dei creditori - Fatto scoperto dal commissario giudiziale - Significato - Fatto accertato dal commissario nella sua completezza e rilevanza

Concordato preventivo - Informazione dei creditori - Modalità - Chiarezza dell'esposizione - Semplice consegna della contabilità e di documentazione - Insufficienza

La falcidia del credito erariale privilegiato non è paragonabile alla falcidia di qualsiasi credito chirografario: la seconda falcidia è un effetto diretto dell’approvazione del concordato da parte della maggioranza dei creditori, cosicché anche la minoranza dissenziente ne subirà le conseguenze; al contrario, la falcidia del credito privilegiato “capiente” (privilegiato generale o speciale) è ammissibile solo in quanto accettato dal creditore falcidiato: in assenza di tale assenso la falcidia del credito privilegiato e la contestuale soddisfazione dei creditori chirografari viola la regola dell’art. 160, comma 2 , legge fall. e le regole in tema di cause di prelazione dei crediti, in base alle quali il concordato deve pagare integralmente i crediti privilegiati e non può pagare i creditori chirografari con sostanze della proponente se non abbia prima integralmente soddisfatto il monte crediti privilegiato.
(Nel caso di specie, la proponente aveva prospettato ai creditori il pagamento in via chirografaria del debito erariale privilegiato per l'ipotesi in cui l'erario avesse espresso voto sfavorevole alla transazione fiscale; il Tribunale, constatata la capienza del debito in questione e ritenendo che lo stesso dovesse essere pagato integralmente in quanto privilegiato, ha constatato la mancanza di risorse per la soddisfazione dei creditori chirografari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'informazione dei creditori, la quale assume nella costruzione generale dell'istituto concordatario valore essenziale, giacché il voto dei creditori è idoneo a condizionare la minoranza dissenziente, può valere quale pilastro dello strumento a condizione che si tratti di un voto informato, trova plurime sedi di espressione nel procedimento di concordato; essa viene in primo luogo fornita dal proponente ed attuata mediante la trasmissione della proposta ai creditori da parte del commissario giudiziale secondo le indicazioni fornite dal tribunale quando pronuncia il provvedimento di ammissione; una successiva informazione "terza" viene poi assicurata dal commissario giudiziale nella relazione ex articolo 172 legge fall. ed una ulteriore informazione dei creditori può aver luogo in sede di adunanza ex articolo 175 legge fall., alla quale il proponente deve obbligatoriamente presenziare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui il piano di concordato preveda il pagamento di un debito in via privilegiata ma nulla riferisca in ordine ai beni oggetto del privilegio speciale né alleghi una relazione ex art. 160, comma 2, legge fall. al fine di giustificarne il pagamento falcidiato, il debito in questione va necessariamente pagato integralmente (Cass. 24970/2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di concordato, il debitore espone tutti i propri debiti e spiega come intende pagarli ed il tribunale deve d’ufficio valutare la corretta qualificazione di quei crediti, la legittima modalità di pagamento e la fattibile prospettiva di soddisfazione. In ordine alla corretta qualificazione dei crediti va del resto sottolineato come la natura privilegiata eventualmente pretermessa in sede di ammissione possa essere invocata dal creditore anche dopo l’omologa del concordato, non ricorrendo nella procedura concorsuale in esame la preclusione connessa all’accertamento dei crediti: ecco perché il fatto che in sede di preammissione il creditore abbia invocato una determinata qualificazione del credito non appare dirimente, ben potendo ridiscutersi la questione anche in fase successiva e dovendo comunque il concordato garantire adeguata capienza. Il problema dell’iniziativa del creditore può quindi porsi solo per quei crediti per i quali debbano essere dimostrati i requisiti di fatto per il riconoscimento del privilegio (es. privilegio artigiano), ma non per quei crediti ove la natura privilegiata o meno dipende dalla mera applicazione di una norma di legge.
Cosicché di fronte ad un credito privilegiato mobiliare speciale, ove il debitore proponente non deduca ed attesti l’inesistenza dei beni su cui insiste il privilegio, in fase di ammissione e poi di adunanza è il tribunale che d’ufficio deve verificare che il credito sia trattato come privilegiato e gli sia assicurata integrale soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’art. 172 legge fall. stabilisce che il commissario giudiziale debba illustrare ai creditori le “utilità” traibili dal fallimento: non è invece previsto che debbano essere scandagliate tutte le alternative soddisfazioni dei singoli crediti nell’alternativa ipotesi fallimentare. In proposito, va inoltre precisato che è anche onere della società proponente, la cui presenza è obbligatoria all’adunanza, fornire i chiarimenti e le repliche necessarie al contenuto della relazione ex articolo 172, in modo da instaurare un diretto confronto con il creditore interessato alla specifica informazione; in tal modo, la piena informazione è comunque assicurata dal sistema procedimentale, sia attraverso il commissario giudiziale sia attraverso la presenza del proponente all'adunanza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli atti di frode di cui all'articolo 173 legge fall. non sono costituiti da tutti gli interventi sul patrimonio del debitore; ciò che rileva è " solo l'attività del proponente il concordato volta ad occultarlo in modo da poter alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore influenzando il loro giudizio" (Appello Milano 29 giugno 2011, Appello Venezia 24 novembre 2011, Appello Torino 21 maggio 2013, in www.ilcaso.it), con la ulteriore precisazione che “nell'interpretazione letterale e sistematica del riferimento agli atti accertati dal commissario, l'art. 173, comma 1, legge fall. non esaurisce il suo contenuto precettivo nel richiamo al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma ben può ricomprendere il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati, e che quindi può dirsi "accertato" dal commissario, in quanto individuato nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente” (in motivazione Cass. n. 9050/2014).
(Nel caso di specie, il proponente aveva omesso di riferire dell'alienazione di un immobile di rilevante valore in data di poco precedente alla presentazione della domanda di concordato, omissione che oltre a privare i creditori di una somma rilevante, avrebbe potuto dar luogo ad azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di atti in frode ai creditori rilevanti per la revoca del concordato preventivo ai sensi dell'articolo 173 legge fall., va precisato che l'obbligo di disclosure grava sul proponente il concordato e non sull'attestatore e che tale obbligo non può ritenersi assolto semplicemente perché la circostanza emerge dalla documentazione contabile della società, in quanto l'informazione dovuta ai creditori si basa su una chiara esposizione in ordine a circostanze rilevanti e non può di certo essere affidata alla semplice consegna delle scritture contabili e di documentazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 12 novembre 2015.


Revocatoria fallimentare ex art. 67, secondo comma, L.F. e indizi rilevanti per la scientia decoctionis. Revocatoria fallimentare ex art. 67, secondo comma, L.F. - Indizi rilevanti per la scientia decoctionis - Consegna di numerosi assegni post-datati - Plurime richieste di riscadenziamento dei pagamenti - Chiusura di punti vendita - Rifiuto di consegnare merce - Scientia decoctionis - Sussistenza - Responsabilità aggravata ex art. 96, terzo comma, c.p.c. - Sussistenza

  Tribunale Padova 10 novembre 2015.


Decorrenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall. per la dichiarazione di fallimento della impresa individuale trasformata in società a responsabilità limitata. Dichiarazione di fallimento - Trasformazione eterogenea - Trasformazione di impresa individuale in società a responsabilità limitata - Cancellazione dal registro delle imprese - Decorrenza del termine di cui all'articolo 10 legge fall.

Poiché la trasformazione eterogenea ha effetto (salvo che consti il consenso dei creditori) decorsi sessanta giorni dall'ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti dall'articolo 2500 c.c., consistente nella cancellazione dal registro delle imprese dell'ente, il termine dell'anno per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale che abbia dato corso alla trasformazione in società a responsabilità limitata decorre dalla cancellazione dell'impresa individuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 05 novembre 2015.


Le forniture eseguite dal socio in prossimità dell'accertamento della perdita del capitale sociale della società assurgono a finanziamenti indiretti ed i relativi crediti sono da considerarsi postergati ex art. 2467 c.c.. Diritto fallimentare - Concordato preventivo - Crediti del coltivatore diretto organizzato in forma societaria - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 4), c.c. - Sussistenza

Finanziamento dei soci ex art 2467 c.c. - Concordato preventivo - Forniture di merci da parte del socio - Scioglimento società - Postergazione - Sussistenza

Deve essere esclusa l'incompatibilità tra la figura del coltivatore privilegiato e lo svolgimento dell'attività in forma societaria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

La natura postergata di un credito deve affermarsi ex art. 2467 c.c. (anche) ogniqualvolta il credito sia sorto in favore del socio a fronte di prestazioni di beni o servizi in un periodo in cui la società versava in situazione di squilibrio finanziario, tanto che sarebbe stato ragionevole un conferimento, ovvero in una situazione di eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto.

Le forniture eseguite dal socio in prossimità dell'accertamento della perdita del capitale sociale della società beneficiaria assurgono a finanziamenti indiretti effettuati dai soci e, quindi, i relativi crediti sono da considerarsi postergati ex art. 2467 c.c.. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 28 ottobre 2015.


Coltivatore privilegiato in forma societaria. Natura postergata del credito per forniture esposto dai soci nel concordato. Privilegi - Coltivatore diretto - Incompatibilità con la forma societaria - Esclusione

Postergazione - Crediti derivanti da forniture effettuate dal socio in periodo di squilibrio - Natura postergata - Sussistenza - Fattispecie

Deve essere esclusa la incompatibilità tra la figura del "coltivatore privilegiato" e lo svolgimento dell'attività in forma societaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ha natura postergata ex articolo 2467 c.c. il credito derivante da prestazioni di beni o di servizi effettuate dal socio in un periodo in cui la società versava in situazione di squilibrio finanziario, tanto che sarebbe stato ragionevole un conferimento, ovvero in una situazione di eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto.
(Nel caso di specie, i) le forniture che hanno dato origine al credito - che il tribunale ha ritenuto costituisse un finanziamento indiretto effettuato dai soci - erano state effettuate in un periodo in cui i soci avevano deliberato la messa in liquidazione della società, dando atto della perdita del capitale al di sotto del minimo di legge nonché di precedenti confronti informali sulla questione, ed avevano, inoltre, affittato d'azienda ad un terzo; oltre al fatto che le forniture erano quantitativamente di gran lunga superiori rispetto a quelle dell'anno precedente; ii) il piano prevedeva l'ipotesi alternativa dell'apporto di finanza esterna per l'ipotesi in cui al credito in questione fosse stata riconosciuta la natura postergata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 23 ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento di società che abbia fittiziamente trasferito la sede all'estero. Dichiarazione di fallimento - Istanza presentata nei confronti di società costituita in Italia che abbia trasferito la sede all'estero - Giurisdizione del giudice italiano - Fittizietà del trasferimento - Fattispecie

Sussiste la giurisdizione del giudice italiano con riferimento all'istanza di fallimento presentata nei confronti di una società costituita in Italia, la quale abbia trasferito la propria sede legale all'estero, quando risulti che il trasferimento fosse preordinato a sottrarre la società al rischio di una possibile imminente dichiarazione di fallimento, piuttosto che il frutto di una scelta dettata da effettive ragioni imprenditoriali.

Sono indici sintomatici della fittizietà e strumentalità del trasferimento, tra gli altri: il non effettivo esercizio di attività imprenditoriale nella nuova sede (Cass. S.U. 20144/20011); la realizzazione del trasferimento in una data vicina alla presentazione dell’istanza di fallimento e, dunque, quando la situazione di insolvenza sia già ampiamente in atto (Cass. S.U. 20144/20011); la difficoltà di notificare l'istanza di fallimento presso la sede legale; l’esclusiva collocazione in Italia dei creditori (Cass. S.U. n. 19978/14); la scadenza dei crediti azionati anteriore al trasferimento; il mantenimento della partita IVA in Italia.

(Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che il trasferimento della sede legale della società resistente all'estero si sia risolto in un atto meramente formale e che la resistente non abbia in alcun modo dimostrato che al trasferimento all'estero della sede legale abbia fatto seguito anche il trasferimento dell'effettivo esercizio di un'attività imprenditoriale. La società, infatti, non era stata cancellata dal Registro delle Imprese, risultava attiva ed aveva una unità locale in altra città italiana; pochi mesi prima aveva depositato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ivi affermando di avere la sede legale in Italia ed indicando come esclusivo creditore una società italiana; inoltre, nel mese di giugno 2015 (quindi cinque mesi dopo il trasferimento all’estero), la società aveva emesso le buste paga di alcuni dipendenti riportando nell'intestazione un indirizzo in Italia). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 15 ottobre 2015.


Pretesa erariale, mancata previsione di adeguato fondo rischi e revoca del concordato. Concordato preventivo - Mancanza dei presupposti di ammissibilità - Revoca ex articolo 173 l.f. - Mancata previsione di posta passiva - Fondo rischi - Mancata menzione nell'attestazione

Deve essere revocata, ai sensi dell'articolo 173 legge fall., indipendentemente dalla configurabilità di atti di frode, l'ammissione dell'impresa al concordato preventivo nell'ipotesi in cui il piano, a fronte di una possibile posta passiva di rilevante entità, non preveda un adeguato fondo rischi e l'attestazione di cui all'articolo 161 legge fall. non menzioni la pretesa (nel caso di specie erariale) all'origine della citata eventuale passività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 17 settembre 2015.


Concordato con continuità aziendale: chiusura della procedura ex art. 181 L.F. durante la fase di esecuzione e risultanze del registro delle imprese. Concordato con continuità aziendale - Omologa - Ritorno in bonis della società - Poteri autorizzativi del tribunale - Esclusione

Concordato con continuità aziendale - Omologazione - Informazioni disponibili ai terzi - Non necessità della permanenza nel registro imprese del richiamo alla pendenza della procedura di concordato - Provvedimento che dia atto della chiusura ex articolo 181 L.F. durante la fase di esecuzione - Ammissibilità

Una volta omologato il concordato con continuità aziendale, la società torna in bonis ed è "restituita" all'organo gestorio, il quale deve operare nel rispetto del piano; in questa fase, il tribunale non è munito di poteri autorizzativi ed il suo ruolo è limitato al controllo, tramite il commissario giudiziale, dell'attività gestoria svolta dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Una volta che il concordato con continuità aziendale sia stato omologato, i terzi che vengono in contatto con la società tornata in bonis hanno a disposizione informazioni molto più efficaci e dettagliate rispetto al mero dato formale relativo alla apertura o chiusura della procedura; essi possono, infatti, prendere visione del decreto di omologa pubblicato nel registro delle imprese, il quale specifica gli obblighi informativi a carico della società ed il controllo del commissario giudiziale e del tribunale; possono, inoltre, qualora siano portatori di un interesse concreto e tutelabile, chiedere informazioni al commissario in ordine alla tenuta del piano ed anche esaminare i bilanci della società, la quale, dopo l'omologa del concordato con continuità, deve tornare ad operare in equilibrio finanziario in ragione del venir meno dell'esenzione di cui all'articolo 182-sexies L.F. Il complesso di informazioni disponibili ai terzi rende, pertanto, ultroneo il permanere del richiamo, nel registro delle imprese, alla pendenza della procedura di concordato preventivo, per cui la società può chiedere al tribunale l'emissione di un provvedimento che dia atto della chiusura del procedimento di concordato ai sensi dell'articolo 181 L.F. anche nel caso in cui ne sia ancora in atto l'esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 luglio 2015.


Leasing di godimento e leasing traslativo: conseguenze ed effetti della distinzione nell'ambito della procedura di concordato preventivo. Concordato preventivo - Locazione finanziaria - Applicazione dell'articolo 72-quater L.F. - Esclusione

Concordato preventivo - Locazione finanziaria - Distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento - Collocazione al passivo concordatario delle prestazioni eseguite prima del deposito del ricorso - Leasing traslativo - Distinzione tra prestazioni ante e post procedura - Esclusione

Nell'ambito del concordato preventivo, non è applicabile l'articolo 72-quater L.F., il quale ha regolamentato la sorte del contratto di locazione finanziaria senza far riferimento alla tradizionale distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, distinzione alla quale si dovrà pertanto far ricorso per distinguere le prestazioni eseguite prima del deposito della domanda di concordato e quelle eseguite successivamente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del concordato preventivo, in presenza di un contratto di locazione finanziaria definibile come leasing di godimento, dove i canoni hanno la funzione di compensare l'utilizzo di un bene che al termine del contratto conserva un valore esiguo, le prestazioni sono scindibili tra prestazioni anteriori e prestazioni posteriori al deposito della domanda, mentre, nell'ambito del leasing traslativo, ove il bene al termine del contratto conserva un valore rilevante e in cui prevale la funzione di finanziamento, le prestazioni non sono scindibili e non è possibile operare la sopra riferita distinzione tra prestazioni ante e prestazioni successive alla domanda di concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 27 luglio 2015.


Autorizzazione alla vendita durante il concordato cd. in bianco: oggetto della valutazione del tribunale, procedura competitiva e modalità di svolgimento. Concordato cd. in bianco - Autorizzazione al compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione - Valutazione del tribunale - Sostituzione dei creditori e tutela del loro interesse

Concordato cd. in bianco - Autorizzazione al compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione - Procedura competitiva - Necessità

Procedure concorsuali - Modalità della vendita - Procedura competitiva - Previsione di adeguato periodo di tempo per consentire la pubblicità e la diffusione a terzi dell'invito a partecipare - Predisposizione di strumenti per garantire approfondita conoscenza del bene oggetto della vendita

Il tribunale, richiesto dell'autorizzazione di cui all'articolo 161, comma 7, L.F. al compimento di atti urgenti di straordinaria amministrazione durante la fase di concordato cd. in bianco, trattandosi di provvedimento di natura anticipatoria rispetto alla liquidazione post omologa, è chiamato ad esprimere una valutazione in sostituzione dei creditori e deve quindi ispirarsi al principio della migliore tutela dei loro interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'autorizzazione del tribunale ai sensi articolo 161, comma 7, L.F. durante la fase di concordato cd. in bianco alla dismissione di determinati cespiti deve necessariamente prevedere lo svolgimento di una procedura competitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo svolgimento di una procedura competitiva di cui all'articolo 107 L.F. non può svolgersi in tempi eccessivamente ristretti, ma richiede la previsione di un periodo di tempo idoneo a consentire lo svolgimento della pubblicità e la diffusione a terzi dell'invito a partecipare nonché la predisposizione di mezzi idonei a garantire una conoscenza approfondita del bene che si pone in vendita. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ordinato la predisposizione di un data room al fine di garantire ai potenziali interessati un'adeguata conoscenza delle quote societarie oggetto della vendita). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 06 marzo 2015.


Giudicato endofallimentare su domanda di insinuazione carente degli elementi costitutivi della compensazione ed effetti sull'azione revocatoria di pegno irregolare. Fallimento – Insinuazione al passivo – Giudicato endofallimentare – Pegno regolare – Revocabilità

Il giudicato endofallimentare cristallizzatosi su di una domanda di insinuazione al passivo che non abbia in sé l’enunciazione degli elementi costitutivi della compensazione parziale, non ha alcun effetto preclusivo in merito alla successiva azione revocatoria esercitata dalla curatela fallimentare. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

Ai fini della revocatoria fallimentare, si versa in ipotesi di pegno regolare laddove l’oggetto del vincolo sia sufficientemente specificato e laddove il potere di disposizione della Banca su titolo vincolato a pegno (ad esempio il potere di vendita dei titoli in caso di inadempimento delle obbligazioni garantite) si configuri piuttosto come una mera modalità attraverso la quale può trovare attuazione coattiva la tutela del creditore pignoratizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 05 marzo 2015.


Prededuzione del credito del professionista per la preparazione della domanda di concordato: è necessario il rapporto di strumentalità e l'utilità al ceto creditorio. Prededuzione - Credito del professionista per l'assistenza alla presentazione della domanda di concordato preventivo - Funzionalità della procedura minore - Esclusione

Al credito dei professionisti che abbiano assistito l'imprenditore nella presentazione della domanda di concordato preventivo può essere riconosciuta la prededuzione nel successivo fallimento qualora l'opera prestata si ponga in rapporto di strumentalità rispetto alla procedura e risulti utile al ceto creditorio secondo la valutazione effettuata ex post dal giudice delegato in considerazione dei vantaggi arrecati in termini di accrescimento dell'attivo o di salvaguardia dell'integrità del patrimonio.

Nel caso di specie, il Tribunale, in sede di opposizione allo stato passivo, non ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento della prededuzione, in quanto la domanda di concordato, presentata quando già erano pendenti istanze di fallimento ed erano da tempo state iscritte ipoteche giudiziali, non aveva assolto alla funzione di consentire un'anticipata emersione della crisi e il piano proposto non concedeva nulla più che di una mera liquidazione del patrimonio attuabile anche nell'ambito della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 02 marzo 2015.


Rivendica di cose mobili ed efficacia probatoria delle scritture contabili. Fallimento - Domanda di rivendicazione di beni mobili - Efficacia probatoria delle scritture contabili tra imprenditori ex articolo 2710 c.c. - Contestazione - Indicazione delle ragioni dell'idoneità della prova - Necessità

In tema di efficacia probatoria tra imprenditori delle scritture contabili ex articolo 2710 c.c., va ribadito il principio secondo il quale le stesse, essendo soggette, come ogni altra prova, alla valutazione del giudice (art. 116, comma 1, c.p.c.), nella decisione devono essere indicate le ragioni per le quali il giudice considera le risultanze di tali scritture, nonostante la contestazione dell'altra parte, idonee, nel caso concreto, a fornire la prova dei fatti allegati dalla parte che le ha esibite.

Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che, nel caso concreto sottoposto al giudizio, l'esibizione del registro dei beni di terzi non garantisse alla domanda di rivendica il corredo probatorio necessario a supportarne la fondatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 12 febbraio 2015.


Anticipazione dell'attività liquidatoria ad una fase anteriore all'approvazione dei creditori: sono necessari il requisito dell'urgenza e l'esperimento di una procedura competitiva. Concordato preventivo - Anticipazione dell'attività liquidatoria prima della approvazione dei creditori - Urgenza - Procedura competitiva - Necessità

Nell'ambito del concordato preventivo, lo svolgimento di attività liquidatoria prima che la proposta di concordato sia approvata dai creditori non può prescindere dal requisito dell'urgenza e dall'esperimento di una procedura competitiva, in assenza della quale non può configurarsi la migliore tutela dell'interesse dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 08 gennaio 2015.


Dopo l'omologazione, nel concordato con continuità aziendale, gli atti ordinari o straordinari conformi al piano non debbono essere autorizzati dal tribunale. Concordato con continuità aziendale - Conduzione dell'impresa successivamente alla omologazione - Atti conformi al piano - Autorizzazione - Esclusione

Una volta omologato il concordato con continuità aziendale, la conduzione dell'impresa è restituita all'organo gestorio, il quale deve operare nel rispetto del piano, con la conseguenza che gli atti di natura ordinaria o straordinaria che rispettino il piano non necessitano di autorizzazione da parte del tribunale, a differenza di quelli che se ne discostano, i quali non sono comunque suscettibili di autorizzazione in quanto contrari alla proposta approvata dai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 11 dicembre 2014.


Amministrazione straordinaria e decadenza dall'azione revocatoria ex art. 69 bis L.F.. Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria fallimentare - Decadenza ex articolo 69 bis L.F. - Decorrenza del termine

In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all'articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza, deve essere promossa l'azione revocatoria, decorre dalla data dell'autorizzazione al commissario liquidatore alla esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali di cui all'articolo 49 del citato decreto legislativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 11 novembre 2014.


Atti in frode: nozione, rilevanza delle azioni di responsabilità e trasformazione societaria quale mezzo di abuso del concordato. Concordato preventivo - Atti in frode - Nozione - Occultamento del patrimonio - Alterazione della percezione dei creditori

Concordato preventivo - Atti in frode - Atti scoperti dal commissario giudiziale - Estensione della nozione al fatto non adeguatamente esposto nella proposta e dei suoi allegati

Concordato preventivo - Atti in frode - Revoca del concordato - Rilevanza - Tutela dell'interesse pubblico - Informazione dei creditori prima del voto - Irrilevanza - Inaffidabilità del debitore quale ostacolo all'ulteriore svolgimento della procedura

Concordato preventivo - Esposizione dell'attivo - Informazione dei creditori - Azione di responsabilità - Rilevanza

Concordato preventivo - Trasformazione di società di persone in società a responsabilità limitata - Atti in frode

Gli atti in frode di cui all'articolo 173 L.F. sono individuabili in ogni attività posta in essere dal proponente il concordato allo scopo di occultare il patrimonio, in modo da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore, influenzando il loro giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il richiamo al fatto scoperto dal commissario giudiziale contenuto nell'articolo 173, comma 1, L.F. non si riferisce soltanto al fatto "scoperto" perché ignoto nella sua materialità, ma può comprendere anche il fatto non adeguatamente e compiutamente esposto in sede di proposta di concordato ed allegati e che può dirsi "accertato" dal commissario giudiziale, in quanto individuato, nella sua completezza e rilevanza ai fini della corretta informazione dei creditori, solo successivamente (Cass. 9050/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è condivisibile l'opinione secondo la quale la sanzione della revoca del concordato come conseguenza di una condotta che incida sul diritto all'informazione dei creditori non opererebbe nell'ipotesi in cui le circostanze omesse emergano prima del voto, in quanto l'intervento del commissario giudiziale consentirebbe di ripristinare il loro diritto alla completa informazione. Le condotte cosiddette frodatorie, secondo la previsione dell'articolo 173 L.F., in quanto idonee ad alterare la corretta informazione ai creditori, sono, infatti, astrattamente idonee ad assumere rilievo addirittura nella fase di concordato "in bianco", prima ancora che il proponente abbia compiutamente esposto ai creditori la propria proposta di concordato ed il piano funzionale alla sua realizzazione. La questione della revocabilità del concordato non può, pertanto, essere risolta con l'applicazione di principi meramente privatistici, per cui il voto dei creditori successivo ai chiarimenti del commissario giudiziale varrebbe a risolvere qualsiasi originaria asimmetria informativa. Si tratta di un tema ove vengono in rilievo principi anche di natura pubblicistica, per cui deve di necessità concludersi che il legislatore ha inteso sbarrare la via del concordato al debitore il quale abbia posto dolosamente in essere gli atti contemplati dal citato articolo 173, individuando in essi una ragione di radicale non affidabilità del debitore medesimo e quindi, nel loro accertamento, un ostacolo obiettivo ed insuperabile allo svolgimento ulteriore della procedura. Cosicché l'accertamento ad opera del commissario giudiziale di atti di occultamento o dissimulazione dell'attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più crediti, dell'esposizione di passività insussistenti o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore determina la revoca dell'ammissione al concordato, a norma dell'articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell'ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell'accertamento (Cass. 14552/2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La possibilità di esperire azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore della società, nonché dell'esperto contabile che abbia negligentemente redatto la perizia in sede di trasformazione da società di persone a società a responsabilità limitata, costituiscono voci attive del patrimonio del debitore che debbono essere indicate nel piano concordatario, in quanto idonee ad influire sul giudizio dei creditori e ad influenzarne il voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Costituisce atto in frode ai creditori ai sensi dell'articolo 173, comma 3, L.F. l'utilizzo dello strumento del concordato preventivo nell'ambito di un disegno articolato ed attuato mediante una serie di atti posti in essere con lo scopo di traghettare i soci della società di persone oltre la linea della propria responsabilità personale. (Nel caso di specie, era stata posta in essere una trasformazione della società in nome collettivo in società a responsabilità limitata e la perizia resa dall'esperto contabile in sede di trasformazione aveva sopravvalutato un bene immobile, i crediti ed il magazzino). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 23 ottobre 2014.


Rapporto tra ammissibilità del concordato preventivo e proposta di transazione fiscale. Concordato preventivo – Transazione fiscale – Voto negativo delle Agenzie fiscali – Voto positivo della maggioranza dei creditori in sede di adunanza – Perfezionamento della transazione fiscale – Esclusione – Allocazione del credito fiscale a carico della massa altrimenti destinata ai creditori chirografari – Affermazione

Concordato preventivo – Transazione fiscale – Accettazione da parte delle Agenzie fiscali – Condizione dell'ammissibilità della proposta di concordato che preveda la faldicia del credito erariale – Esclusione – Necessità per le Agenzie fiscali di dare l'assenso entro l'adunanza dei creditori e non oltre la stessa – Affermazione

Con riferimento alla falcidia del credito erariale, prospettata entro il piano e la proposta concordatari quale conseguenza di una proposta di transazione fiscale, là dove il credito troverebbe capienza nella liquidazione del patrimonio sociale, il voto favorevole dei creditori chirografari, in sede di adunanza, non potrebbe superare il voto negativo espresso dall'erario quanto al perfezionamento della transazione fiscale medesima, sì che dall'eventuale voto negativo discenderà la revisione al ribasso della percentuale offerta ai creditori chirografari. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla falcidia del debito erariale che troverebbe capienza nella liquidazione del patrimonio sociale, l'esito della transazione fiscale non può condizionare l'ammissibilità del piano e della proposta concordatari, atteso che il creditore Stato può dare il suo assenso alla transazione fino all'adunanza dei creditori. Tuttavia, proprio perché l'assenso o il diniego del creditore Stato condiziona il trattamento dei chirografi, la decisione al riguardo dev'essere manifestata entro l'adunanza dei creditori e non oltre tale data, dovendo gli altri creditori, nel momento in cui esprimono il loro voto (se del caso anche nei 20 giorni successivi all'adunanza), essere nella condizione di sapere se il credito erariale verrà pagato in misura falcidiata - e quindi residua per loro la soddisfazione prospettata - oppure in misura integrale, dovendo in tal caso essere rivista al ribasso, se non addirittura annullata, anche la soddisfazione dei chirografari. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 14 ottobre 2014.


Fideiussori del debitore proponente il concordato, diritto di voto e computo delle maggioranze. Concordato preventivo – Fideiussori del debitore in concordato – Diritto di voto – Esclusione

I fideiussori della debitrice principale proponente il concordato non hanno diritto di voto e sono, pertanto, da escludersi dal calcolo delle maggioranze ex art. 177 L.F. Tale conclusione trova fondamento nella formulazione letterale dell’art. 174 L.F. che, infatti, distingue tra i creditori, menzionati al comma 2, e i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso menzionati al comma 4. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 07 luglio 2014.


Dichiarazione di fallimento e accertamento dei parametri dimensionali sulla base dei bilanci non depositati e prodotti con la domanda di concordato. Dichiarazione di fallimento - Accertamento dei parametri dimensionali sulla base dei bilanci prodotti dal debitore con la domanda di concordato preventivo poi e rinunciata - Successiva produzione dei bilanci effettivamente approvati e depositati - Mancata prosecuzione dell'attività - Rinuncia al rimborso dei finanziamenti eseguiti dai soci - Riduzione della esposizione debitoria della società - Non assoggettabilità a fallimento ex articolo 1 L.F..

  Tribunale Padova 04 aprile 2014.


Riesame dei provvedimenti del giudice delegato e accertamento dei crediti in sede di omologazione del concordato preventivo. Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Riesame officioso dei provvedimenti del giudice delegato - Controllo delle operazioni di voto e verifica delle maggioranze

Concordato preventivo - Giudizio di omologazione - Verifica della regolarità dell’annotazione e della formazione delle maggioranze - Valutazione della sussistenza dei crediti in via incidentale

Esecuzione esattoriale - Natura concorsuale del credito per aggio di riscossione ed esecuzione esattoriale - Attività intrapresa prima della dichiarazione di fallimento

Credito per dazi doganali - Natura privilegiata - Applicazione retroattiva - Esclusione

Il tribunale, in sede di omologazione del concordato preventivo, è tenuto, indipendentemente dall’esistenza di opposizioni, al riesame officioso dei provvedimenti adottati dal giudice delegato ai sensi dell’articolo 176 L.F., al controllo dell’operazioni di voto nonché alla verifica del raggiungimento delle maggioranze nell’ambito del generale controllo di regolarità della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il tribunale, in sede di omologazione, al fine di verificare la regolarità della votazione e la formazione delle maggioranze, può anche valutare la sussistenza dei crediti ammessi al voto, anche se non contestati, per quanto già vagliata dal commissario giudiziale ai sensi dell’articolo 171 L.F. ed eventualmente dal giudice delegato ai sensi dell’articolo 176 L.F. Tali accertamenti, così come quelli del giudice delegato, hanno natura meramente incidentale e derivativa, essendo destinati solo al calcolo delle maggioranze e non pregiudicano quindi l’accertamento dei crediti, sia per l’ammontare sia per la loro natura, nelle ordinarie forme contenziose. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’aggio per la riscossione e la eventuale esecuzione esattoriale possono rivestire carattere concorsuale solo se la corrispondente attività venga intrapresa e svolta dal concessionario, sia pure solo con la notifica della cartella di pagamento, prima della dichiarazione di fallimento del contribuente, mentre una siffatta natura va esclusa laddove una tale attività abbia avuto inizio dopo la predetta dichiarazione, atteso che, per il principio di cristallizzazione del passivo, i diritti di credito i cui elementi costitutivi non siano integralmente realizzati anteriormente ad essa sono estranei e non opponibili alla procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La natura privilegiata ai sensi dell’articolo 2783-ter c.c. del credito per dazi doganali, introdotta dall’articolo 9 del decreto-legge 2 marzo 2012, convertito in legge 26 aprile 2012, n. 44, non ha efficacia retroattiva e non può, pertanto, che riguardare i crediti erariali maturati successivamente alla sua entrata in vigore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 03 aprile 2014.


Trasferimento d'azienda e accordi per il mantenimento dell'occupazione: la deroga all'articolo 2112 c.c. richiede l'accordo con il singolo lavoratore. Concordato preventivo - Deroga all'articolo 2112 c.c. - Limiti

La deroga all'articolo 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis lett b-bis) dell'art. 47 della legge 428 del 2009 può avere ad oggetto esclusivamente le modalità di svolgimento del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario di lavoro eccetera), in quanto per incidere sui diritti assicurati dai commi 1 e 2 dell'articolo 2112 c.c. è necessario l'accordo stipulato con il singolo lavoratore interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 27 marzo 2014.


La nuova disciplina del leasing di cui all'articolo 72-quater L.F. è applicabile anche nell'ipotesi in cui il contratto si sia risolto prima della dichiarazione di fallimento. Fallimento – Leasing traslativo – Insinuazione al passivo prima della vendita o ricollocazione commerciale del bene – Esclusione

Applicabilità art. 72 quater L.F. anche in ipotesi di risoluzione contrattuale ante fallimento – Ammissibilità

Ai sensi del terzo comma dell’art. 72 quater L.F. il concedente ha diritto a insinuarsi nello stato passivo per la differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione. Si ritiene che il credito da considerarsi sia quello complessivo, ovvero comprensivo di capitale scaduto attualizzato e rate scadute e impagate ante fallimento e ciò per differenza rispetto all’espressione “credito residuo in linea capitale” di cui al comma 2 del medesimo. Pertanto, alla luce della chiara dizione letterale della norma, si ritiene che non si possa ammettere al passivo il credito vantato dalla società di leasing (che in sede di ricorso ex art. 98 L.F. richiedeva l’ammissione sia dei canoni scaduti che di quelle a scadere), perché si tratta di credito non ancora determinato, perché dipendente dagli esiti delle ricollocazione. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

Si ritiene condivisibile l’affermazione per cui la disciplina di cui all’art. 72 quater L.F. sarebbe invocabile non solo nel caso di scioglimento del contrato effettuato dal curatore, ma anche nei casi di risoluzione del leasing ante fallimento. Si osserva, infatti, che vi è analogia sostanziale tra risoluzione e scioglimento operato dal curatore e che non appare logico applicare discipline diverse a situazioni sostanzialmente analoghe. A riprova di tale analogia si evidenzia che l’art. 73 L.F. e l’art. 1526 c.c. disciplinano allo stesso modo gli effetti dello scioglimento e risoluzione nel caso di vendita con riserva di proprietà e che proprio la differenza di disciplina tra l’art. 73 in caso di vendita con riserva di proprietà e l’art. 72 quater significa che il legislatore non ha inteso disciplinare il leasing come una vendita con riserva di proprietà, optando invece per una figura unitaria di contratto avente natura e causa finanziaria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 14 marzo 2014.


Percentuale minima di soddisfazione dei creditori e causa concreta del concordato. Concordato preventivo - Causa concreta - Percentuale minima di soddisfazione - Fattispecie

L’offerta a creditori chirografari di pagamenti parziali nella misura del 4,08% e dell’1% dei loro crediti non consente di ritenere realizzata la causa concreta del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 06 marzo 2014.


Concordato con riserva: la stipula della locazione commerciale è atto di straordinaria amministrazione. Il tribunale non può imporre vincoli alla utilizzazione delle somme esistenti sui conti correnti dell'impresa. Concordato preventivo – Domanda in bianco – Atti urgenti di straordinaria amministrazione – Stipula contratto di locazione – Sussistenza – Spese trasloco magazzino – Esclusione.

Concordato preventivo con riserva – Imposizione di vincoli alla utilizzazione delle risorse patrimoniali della società – Esclusione.

La stipula del contratto di locazione commerciale costituisce atto di straordinaria amministrazione soggetto ad autorizzazione ex art. 161, comma 7, L.F., mentre il sostenimento delle spese necessarie al trasloco del magazzino, così come i canoni dovuti secondo le pattuizioni del contratto, una volta autorizzato, configurano atti di ordinaria amministrazione. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
 
Non rientra tra i poteri del tribunale quello di imporre vincoli alla utilizzazione delle somme disponibili sui conti correnti dell'impresa ricorrente, ferma la responsabilità di quest'ultima in ordine alla destinazione data a dette somme. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 26 febbraio 2014.


Nel concordato preventivo è consentita esclusivamente la falcidia quantitativa del credito privilegiato e non il pagamento differito salvo il caso previsto dall'articolo 186 bis L.F.. Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Esclusione.

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Beni destinati alla liquidazione - Soddisfazione del creditore subito dopo la liquidazione.

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per i creditori privilegiati - Esclusione del diritto di voto - Pagamento differito - Pagamento integrale - Esclusione.

Dall'interpretazione degli articoli 160, comma 2, 177 e 186 bis L.F. si ricava la regola che i creditori privilegiati debbono essere pagati immediatamente dopo l'omologa o in tempi corrispondenti a quelli di una liquidazione fallimentare e che non sono consentite dilazioni ulteriori, se non quella della moratoria annuale introdotta dal citato art. 186 bis per il solo concordato in continuità. L'interpretazione letterale delle norme citate, infatti, indica chiaramente che il legislatore ha inteso consentire esclusivamente una falcidia quantitativa del credito privilegiato, una falcidia collegata non ad una scelta discrezionale o ad una facoltà del proponente il concordato, bensì al dato oggettivo dell'incapienza patrimoniale attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Solamente nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. è consentita una moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, a meno che i beni sui quali insiste la prelazione siano destinati alla liquidazione, ipotesi, quest'ultima, in cui il creditore dovrà essere soddisfatto immediatamente dopo la liquidazione medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nell'art. 186 bis L.F., la quale esclude che la moratoria di un anno attribuisca ai creditori privilegiati il diritto di voto, costituisce la conferma del fatto che il pagamento differito, salvo il caso dell'ipotesi di cui si è detto, non può essere considerato un pagamento integrale ai sensi dell'articolo 177 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 04 dicembre 2013.


Irrilevanza di atti fraudolenti compiuti prima del deposito della domanda non segnalati nÚ in ricorso nÚ nella relazione dell’attestatore ma comunque desumibili dalla documentazione allegata alla proposta. Concordato preventivo – Atti fraudolenti compiuti prima del deposito della domanda – Disclosure e inapplicabilità dell’art. 173 L.F. – Rilevanza penale ex art. 236 L.F..

Gli atti “fraudolenti” compiuti prima del deposito della domanda, seppur non debitamente segnalati né in ricorso né nella relazione dell’attestatore ma comunque desumibili dalla documentazione allegata alla proposta, non possono dirsi “occultati” dal ricorrente e quindi non possono rilevare ex art. 173 L.F.
 
Tali atti possono comunque rilevare per gli aspetti penali e giustificare dunque la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, anche ai sensi dell’art. 236 L.F., a prescindere dall’apertura e dall’esito della procedura concordataria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 22 ottobre 2013.


Incompatibile alla nomina del liquidatore giudiziale il professionista associato di quello che abbia assistito la società debitrice. Concordato preventivo - Liquidatore giudiziale - Nomina - Conflitto di interessi - Fattispecie

Il liquidatore giudiziale, quale organo della procedura, deve trovarsi in posizione di terzietà e di indipendenza rispetto al debitore che propone il concordato preventivo; non può, pertanto, essere nominato a tale funzione il professionista che, pur non avendo assistito direttamente la società, sia associato del professionista che tale assistenza abbia svolto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 19 settembre 2013.


Ingerenza del socio accomandante e delega bancaria. Fallimento delle società - Società in accomandita semplice - Divieto dell'accomandante di ingerirsi nella gestione della società - Estensione del fallimento.

Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Singoli affari - Genericità ed indeterminatezza dell'attività delegata - Attribuzione di poteri implicanti scelte di esclusiva competenza dell'accomandatario - Divieto - Sussistenza.

Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Singoli affari - Conferimento di delega bancaria - Contrasto con il divieto di ingerenza - Sussistenza.

Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Attribuzione del potere di compiere singoli affari - Delega della gestione di un settore dell'attività che comporti autonome scelte di indirizzo economico e finanziario - Condizionamento delle scelte spettanti all'accomandatario - Divieto - Sussistenza.

La disciplina dell'articolo 147 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, in tema di estensione del fallimento della società ai soci illimitatamente responsabili, si riferisce non soltanto ai soci illimitatamente responsabili per contratto sociale, ma anche a quegli altri soci che, pur non essendo tenuti in base al contratto sociale a rispondere illimitatamente, abbiano assunto responsabilità illimitate solidali verso i terzi in tutte le obbligazioni sociali e, pertanto, il fallimento della società in accomandita semplice deve essere esteso anche all’accomandante che si è ingerito nell'amministrazione della società.

Con l'espressione "singoli affari", il legislatore, all'articolo 2320 c.c., ha voluto affermare l'esigenza di una individuazione specifica dell'attività delegata sull'implicito ma chiaro presupposto che la genericità ed indeterminatezza comportino di per se stesse l'attribuzione di poteri implicanti scelte che spettano esclusivamente all'accomandatario e che se compiuti dall’accomandante si traducono in una indebita ingerenza nell'amministrazione della società.

Il conferimento al socio accomandante della delega bancaria si pone in contrasto con il divieto di ingerenza stabilito dall'articolo 2320 c.c., a meno che il socio accomandante non dimostri che l'attività bancaria delegata o quella concretamente posta in essere non si risolva in un atto gestorio vietato. (Nel caso di specie l’accomandante era stato delegato a compiere “disgiuntamente” qualsiasi operazione sul conto nonché al pieno utilizzo dell'affidamento concesso alla società).

In tema d’ingerenza del socio accomandante nella gestione della società, in relazione alle disposizioni dell'articolo 2320 c.c., va rilevato che, quand'anche sia stata demandata al socio accomandante l'attribuzione del potere di compiere singoli affari, non è comunque compatibile con il divieto della citata norma la delega della gestione di un settore dell'attività societaria che comporti autonome scelte di indirizzo economico finanziario o, in ogni caso, condizionamento delle scelte spettanti all'accomandatario. In detta ipotesi, assume rilievo non tanto l'unicità o pluralità degli atti in cui l'affare può concretarsi, ovvero l'eventuale omogeneità degli atti plurimi, quanto la determinatezza dell'affare, nel senso di una sua specifica individuazione, al fine di verificare se i poteri conferiti non implichino un'ingerenza dell’accomandante nella gestione della società.
Tribunale Padova 06 agosto 2013.


Gli atti di distrazione dell'attivo sono rilevanti per la revoca del concordato solo se occultati ai creditori chiamati al voto. Concordato preventivo - Atti di frode - Procedimento di revoca ex articolo 173 L.F. - Esposizione di passività insussistenti - Distrazione dell'attivo - Occultamento - Alterazione della formazione della volontà dei creditori.

Concordato preventivo - Procedimento di revoca ex art. 173 L.F. - Atti di frode rilevanti ai fini della revoca dell’ammissione - Occultamento ai creditori chiamati al voto - Rilevanza.

L'esposizione di passività insussistenti, se da un lato non produce una distrazione dell'attivo, dall'altro è comunque idonea ad alterare la formazione della volontà dei creditori, in quanto l'aumento fittizio del passivo li induce a ritenere del tutto svantaggiosa qualsiasi alternativa alla proposta di concordato e quindi ad alterare il percorso logico che conduce alla determinazione di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Gli atti di frode di cui all'articolo 173 L.F. non sono gli interventi sul patrimonio del debitore, ma solo l’attività di questi che nel proporre il concordato occulti tali interventi in modo tale da alterare la percezione dei creditori circa la reale situazione del debitore ed influenzando, quindi, il loro giudizio. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2013.


Tutela del credito per Iva e ritenute e indebita appropriazione di risorse proprie dell'erario. Concordato preventivo – Obbligo di pagamento integrale del credito IVA e ritenute – Falcidia dei crediti IVA e ritenute – Indebita appropriazione da parte dell’imprenditore di risorse dell’erario – Art. 182 ter l. fall. – Art. 7 l. 27/01/2012 n. 3.

Concordato preventivo – Obbligo di pagamento integrale del credito IVA e ritenute – Falcidia dei crediti IVA e ritenute – Inammissibilità della proposta concordataria – Art. 182 ter l. fall. – Art. 7 l. 27/01/2012 n. 3.

Il mancato pagamento dell’IVA o delle ritenute comporta un’indebita appropriazione da parte dell’imprenditore di risorse proprie dell’erario nel momento in cui le stesse, verificatosi il presupposto impositivo, avrebbero dovuto essere tempestivamente versate: in caso di domanda di concordato preventivo, ciò giustifica un trattamento differenziato del fisco rispetto agli altri creditori, in modo da metterlo a riparo dal rischio di insolvenza, non ritenendo meritevole di tutela l’imprenditore che, essendosi consapevolmente appropriato di somme che avrebbe dovuto versare come imposte erariali, intenda invece falcidiare detti crediti nella stessa misura in cui ciò sarebbe avvenuto secondo la disciplina di diritto comune. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

Può affermarsi l’esistenza nel nostro ordinamento del principio secondo cui chi intende presentare un piano concordatario deve necessariamente prevedere l’integrale pagamento dei debiti erariali per IVA e ritenute operate e non versate, costituendo tale integrale pagamento condizione di ammissibilità della proposta concordataria, restando invece indifferente se a ciò si provveda con i beni facenti parte del patrimonio del debitore o con finanza esterna. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2013.


Tutela del credito per Iva e ritenute e indebita appropriazione di risorse proprie dell'erario. Concordato preventivo – Obbligo di pagamento integrale del credito IVA e ritenute – Falcidia dei crediti IVA e ritenute – Indebita appropriazione da parte dell’imprenditore di risorse dell’erario – Art. 182 ter l. fall. – Art. 7 l. 27/01/2012 n. 3.

Concordato preventivo – Obbligo di pagamento integrale del credito IVA e ritenute – Falcidia dei crediti IVA e ritenute – Inammissibilità della proposta concordataria – Art. 182 ter l. fall. – Art. 7 l. 27/01/2012 n. 3.

Il mancato pagamento dell’IVA o delle ritenute comporta un’indebita appropriazione da parte dell’imprenditore di risorse proprie dell’erario nel momento in cui le stesse, verificatosi il presupposto impositivo, avrebbero dovuto essere tempestivamente versate: in caso di domanda di concordato preventivo, ciò giustifica un trattamento differenziato del fisco rispetto agli altri creditori, in modo da metterlo a riparo dal rischio di insolvenza, non ritenendo meritevole di tutela l’imprenditore che, essendosi consapevolmente appropriato di somme che avrebbe dovuto versare come imposte erariali, intenda invece falcidiare detti crediti nella stessa misura in cui ciò sarebbe avvenuto secondo la disciplina di diritto comune. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

Può affermarsi l’esistenza nel nostro ordinamento del principio secondo cui chi intende presentare un piano concordatario deve necessariamente prevedere l’integrale pagamento dei debiti erariali per IVA e ritenute operate e non versate, costituendo tale integrale pagamento condizione di ammissibilità della proposta concordataria, restando invece indifferente se a ciò si provveda con i beni facenti parte del patrimonio del debitore o con finanza esterna. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2013.


Definizione di controversie di lavoro e pagamento di crediti anteriori. Concordato preventivo - Divieto di pagamento di crediti anteriori - Pagamento di dipendenti non trasferiti all'affittuario dell'azienda - Esclusione.

Il divieto di pagamento di crediti anteriori nel concordato risulta rafforzato e ribadito dalla introduzione della norma di cui all’art. 182 quinquies l.f., che disciplina in modo specifico i pagamenti dei crediti anteriori e limitatamente all’ipotesi di concordato in continuità, con ciò dimostrando che il legislatore considera tali pagamenti quali atti di straordinaria amministrazione, potenzialmente idonei a danneggiare, per la loro incidenza, il patrimonio del debitore, destinato a soddisfare i creditori concorsuali e che esigono quindi non solo l’autorizzazione del tribunale, ma anche la sussistenza di una serie di requisiti, indicati per l’appunto dall’art. 182 quinquies l.f. e che devono essere attestati nella loro sussistenza dal professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, lett. d. (Nel caso di specie, il tribunale ha negato l'autorizzazione al pagamento di retribuzioni di dipendenti che non trasferiti a società alle quali era stato concesso in affitto il ramo di azienda). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 09 maggio 2013.


Concordato fallimentare, transazione fiscale e attivo costituito esclusivamente da denaro. Concordato fallimentare - Transazione fiscale - Inapplicabilità.

Concordato fallimentare - Attivo costituito esclusivamente da denaro - Mancato deposito della relazione di cui all'articolo 124, comma 3, L.F. - Irrilevanza.

Nell’ambito della disciplina del concordato fallimentare, non è previsto l’istituto della transazione fiscale di cui all’art. 182 ter L.F., con la conseguenza che l’unica norma di riferimento in relazione al trattamento da riservare ai creditori privilegiati rimane quella dell’art. 124, comma 3, L.F., il quale pone come limite esclusivo alla falcidia la soddisfazione in misura non inferiore, in ragione della collocazione preferenziale, a quella realizzabile in caso di liquidazione dei beni su cui sussiste la causa di prelazione. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)

Ove, nell'ambito del concordato fallimentare, l'attivo sia costituito esclusivamente da denaro, diviene irrilevante il mancato deposito della relazione di cui all'articolo 124, comma 3, L.F. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 16 aprile 2013.


Determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente ex art. 169 bis L.F. e scioglimento dei contratti per i quali sia stata trascritta la domanda ex art. 2932 c.c.. Concordato preventivo – Crediti dei professionisti che hanno collaborato alla presentazione della domanda e del piano – Prededuzione nel concordato – Esclusione – Accertamento della prededuzione in sede fallimentare.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione – Trascrizione della domanda giudiziale da parte dell’altro contraente – Scioglimento – Esclusione.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione – Determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente – Competenza del debitore – Indicazione nel piano – Necessità.

I crediti del legale e dei professionisti che hanno collaborato alla redazione del piano - ed in parte quello dell’attestatore - devono essere trattati quali crediti sorti anteriormente alla domanda di concordato e nell’ambito di questa procedura non sono prededucibili. Detti crediti possono, invece, essere considerati prededucibili ai sensi dell’articolo 111 L.F. nell’ambito dell’eventuale successivo fallimento qualora, in sede di accertamento del passivo, si ritenga che siano sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può essere concessa l’autorizzazione allo scioglimento dei contratti preliminari in corso di esecuzione per i quali l’altro contraente abbia trascritto la domanda giudiziale ex articolo 2932 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente ai sensi dell’articolo 169 bis L.F. deve essere effettuata dal debitore, il quale dovrà anche inserire nel piano la relativa previsione; l’accertamento in questione non deve, infatti, essere effettuato dal giudice della procedura di concordato, il quale non può essere chiamato ad accertare l’esistenza del credito se non ai limitati fini dell’ammissione del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 26 marzo 2013.


Determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente ex art. 169 bis L.F. e scioglimento dei contratti per i quali sia stata trascritta la domanda ex art. 2932 c.c.. Concordato preventivo – Crediti dei professionisti che hanno collaborato alla presentazione della domanda e del piano – Prededuzione nel concordato – Esclusione – Accertamento della prededuzione in sede fallimentare.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione – Trascrizione della domanda giudiziale da parte dell’altro contraente – Scioglimento – Esclusione.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione – Determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente – Competenza del debitore – Indicazione nel piano – Necessità.

I crediti del legale e dei professionisti che hanno collaborato alla redazione del piano - ed in parte quello dell’attestatore - devono essere trattati quali crediti sorti anteriormente alla domanda di concordato e nell’ambito di questa procedura non sono prededucibili. Detti crediti possono, invece, essere considerati prededucibili ai sensi dell’articolo 111 L.F. nell’ambito dell’eventuale successivo fallimento qualora, in sede di accertamento del passivo, si ritenga che siano sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può essere concessa l’autorizzazione allo scioglimento dei contratti preliminari in corso di esecuzione per i quali l’altro contraente abbia trascritto la domanda giudiziale ex articolo 2932 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La determinazione dell’indennizzo dovuto al terzo contraente ai sensi dell’articolo 169 bis L.F. deve essere effettuata dal debitore, il quale dovrà anche inserire nel piano la relativa previsione; l’accertamento in questione non deve, infatti, essere effettuato dal giudice della procedura di concordato, il quale non può essere chiamato ad accertare l’esistenza del credito se non ai limitati fini dell’ammissione del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 26 marzo 2013.


Prededuzione del credito del professionista funzionale al deposito della domanda di concordato. Diritto fallimentare – Concordato preventivo – Prededucibilità dei professionisti presentatori della domanda di concordato – Inammissibilità.

Non appare ammissibile la prededuzione ex art. 111, comma 2, legge fallimentare, dei crediti dei professionisti funzionali al deposito della domanda di concordato ed indicati nella relativa proposta; detti crediti (nel caso di specie il credito dell’advisor, del legale, dell’attestatore e del perito immobiliare di parte) non sembrano, infatti, rientrare in alcuna delle ipotesi previste dall’art. 182 quater L.F., nel testo attualmente vigente, in tema di prededucibilità dei crediti nel concordato preventivo, là ove la prededuzione prevista dall’art. 111, comma 2, L.F. attiene alla disciplina applicabile nell’ambito del procedimento fallimentare. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 11 febbraio 2013.


Esdebitazione e patteggiamento per il reato di bancarotta fraudolenta. Fallimento - Esdebitazione - Applicazione della pena su richiesta - Bancarotta fraudolenta - Unico indizio sfavorevole - Ammissibilità

Ai fini della valutazione dei presupposti per la concessione del beneficio dell'esdebitazione, l'esistenza carico del richiedente di un provvedimento di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 c.p.p., che, come è noto, non può avere efficacia di giudicato nel processo civile, costituisce un utile indizio da valutare in concorso con altre circostanze. (Nel caso di specie, il Tribunale ammesso il ricorrente al beneficio dell'esdebitazione, ritenendo che l'applicazione della pena a seguito di patteggiamento per il reato di bancarotta fraudolenta costituisse l'unico indizio sfavorevole al ricorrente a fronte di una pluralità di elementi indicativi di una condotta collaborativa con gli organi della procedura). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 09 febbraio 2013.


Contratti in corso di esecuzione e scioglimento del contratto preliminare per il quale sia stata trascritta domanda giudiziale ex art. 2932 c.c.. Diritto fallimentare – Concordato preventivo – Contratti pendenti – Trascrizione di domanda giudiziale ex art. 2932 c.c. di preliminare di compravendita immobiliare anteriormente al deposito della domanda di concordato preventivo – Richiesta di autorizzazione allo scioglimento ex art. 169-bis L.F. – Inammissibilità.

Non è ammissibile lo scioglimento del contratto preliminare rispetto al quale anteriormente al deposito del ricorso per concordato preventivo sia stata trascritta dal promissario acquirente domanda giudiziale di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c.. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 15 gennaio 2013.


Interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo delle attività produttive e privilegio di cui all’art. 9 d.lgs 123/1998. Privilegi - Interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo delle attività produttive - privilegio di cui all’art. 9 d.lgs 123/1998 - Prestazione di garanzia - Sussistenza.

Privilegi - Interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo delle attività produttive - privilegio di cui all’art. 9 d.lgs 123/1998 - Prestazione di garanzia - Presupposti.

Per quanto attiene il riconoscimento del privilegio speciale di cui all'art. 9 d.lgs 123/1998, si osserva che, una volta disciplinata la materia del sostegno pubblico alle imprese, in modo da garantire il rimborso al soggetto erogante il credito attraverso il meccanismo della soddisfazione privilegiata (con una speciale forma di privilegio speciale che ha prevalenza su tutti gli altri titoli di preferenza con sola esclusione delle spese di giustizia e dei crediti di cui all'art. 2751 bis c.c. ed a condizione che la ”erogazione di cui si sollecita la restituzione sia stata effettuata ai sensi del presente decreto legislativo”: Cass. n. 3335/2012), è coerente garantire il beneficio descritto a tutte le forme di finanziamento, sia che vengano come ipotesi di finanziamento diretto sia che giungano come forme di erogazione di garanzia a favore delle imprese beneficiarie, fattispecie, questa, dalla stessa norma speciale descritta come una delle modalità di sostegno pubblico alle imprese. Pertanto, posto che lo stesso d.lgs n. 123/1998 ipotizza tra le forme di sostegno pubblico cui è associato il privilegio speciale di cui all'art. 9 la prestazione di una garanzia oltre che l'erogazione diretta di una somma di denaro, non pare congruo negare nella prima ipotesi il titolo di prelazione garantito invece nella seconda; tanto più che il citato art. 9 non autorizza alcuna differenza di trattamento tra erogazione di somme e prestazione di garanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di riconoscimento del privilegio speciale di cui all'art. 9 d.lgs 123/1998, va rilevato che la tipizzazione del procedimento di erogazione del credito per sostegno alle imprese assume peculiare rilievo in quanto il privilegio in questione non è garantito ad ogni credito restitutorio avanzato dall’ente erogante o dal garante, ma nelle sole ipotesi di cui all’art. 9, comma 4, ovvero per i casi di restituzioni conseguenti alla revoca “di cui al comma 3, o comunque disposta per azioni o fatti addebitati all’impresa beneficiaria, e della revoca di cui al comma 1, disposta anche in misura parziale purché proporzionale all’adempimento riscontrato”. Da ciò consegue che, per il riconoscimento del privilegio in esame, è necessario dare dimostrazione del presupposto sopra riferito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 23 luglio 2012.


Opposizione allo stato passivo e mancato deposito del provvedimento impugnato; ammissione con riserva di credito basato su lodo irrituale. Opposizione allo stato passivo - Procedimento - Mancato deposito del provvedimento impugnato - Inammissibilità del gravame - Esclusione - Inapplicabilità delle norme sull'appello all'opposizione allo stato passivo.

Accertamento del passivo - Ammissione con riserva - Credito fondato sul lodo arbitrale irrituale - Applicazione dell'articolo 96, comma 2, n. 3, l.f. - Esclusione - Natura negoziale del lodo.

Il mancato deposito del provvedimento impugnato con l'opposizione allo stato passivo non è causa di improcedibilità né di inammissibilità del gravame poiché le cause di definizione in rito del procedimento hanno carattere tassativo e le norme dettate dal codice di procedura civile in tema di appello non sono applicabili in via analogica allo speciale procedimento di opposizione allo stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è possibile ammettere al passivo “con riserva”, ai sensi dell'articolo 96, comma 2, n. 3, legge fallimentare, il credito fondato su un lodo arbitrale irrituale, il quale, trattandosi di atto avente esclusivamente natura negoziale, non è equiparabile alla sentenza di primo grado non passata in giudicato cui la norma citata fa riferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 20 luglio 2012.


Insinuazione ultra tardiva e crediti sorti successivamente al fallimento. Insinuazione al passivo del fallimento - Termine per la presentazione della domanda - Crediti sorti successivamente al fallimento - Applicazione di un diverso termine rispetto ai crediti già sorti - Esclusione.

L'art. 101 della legge fallimentare, il quale prevede che le domande di ammissione al passivo, di restituzione o di rivendicazione devono essere depositate in cancelleria non oltre il termine di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo delle domande tempestive, non distingue tra crediti sorti prima del fallimento e crediti sorti successivamente, così che il creditore "sopravveniente" è anch'egli tenuto a rispettare detto termine. La norma in questione non opera, infatti, alcuna distinzione in base al momento in cui è sorto il credito ma introduce una disciplina di salvaguardia esclusivamente in considerazione del momento in cui la domanda è proposta, consentendo che il creditore che senza sua colpa sia incorso nel ritardo possa proporre la propria istanza anche successivamente al termine sopra indicato, purché ciò abbia luogo in un termine congruo rispetto al momento in cui il diritto di credito è venuto ad esistenza e poteva quindi essere fatto valere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 26 gennaio 2012.


Postergazione di finanziamenti erogati in forma indiretta o da parti correlate e necessaria formazione di una classe ad hoc nel concordato preventivo. Concordato preventivo – Crediti per finanziamento soci – Postergazione – Finalità – Tutela dei creditori terzi – Finanziamenti erogati in forma indiretta da parti correlate ai soci – Riconducibilità ai soci e applicazione degli artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. – Mancata previsione di una classe ad hoc – Inammissibilità del concordato.

La postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. è finalizzata alla tutela dei creditori terzi; ciò vale a maggior ragione quando i finanziamenti siano erogati dai soci di società sottocapitalizzate e con compagini ristrette. L’apporto di capitale di rischio, ancorchè sub specie mutui, non attribuisce, infatti, ai soci finanziatori di una società in crisi il diritto di concorrere in pari grado con gli altri creditori sociali; diversamente opinando, il rischio d’impresa verrebbe trasferito di fatto su costoro. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

Ricorrono i presupposti oggettivi e soggettivi della disciplina della postergazione ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c. anche nel caso di finanziamenti erogati in forma soggettivamente indiretta, poiché la ratio legis prescinde dalla necessaria identità formale del socio e del finanziatore; ciò si verifica sia nei casi di interposizione fittizia o reale, sia quando si tratti di finanziamenti erogati da parti correlate o comunque riconducibili ai soci. Secondo l’art. 2427 n. 22 bis c.c. e l’art. 98 Tuir, la correlazione sussiste quando vi sia identità degli interessi economici perseguiti e coordinamento dei relativi processi decisionali, cosicchè le operazioni di riferimento sono imputabili ai soci ancorchè eseguite da soggetti diversi. (Nella fattispecie è stato ritenuto operante il principio di correlazione ai soci, trattandosi di finanziamento effettuato da una srl partecipata in via esclusiva da altra srl controllata e amministrata dai soci della prima. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)

In presenza di crediti rivenienti da finanziamento soci e postergati ex artt. 2467 e 2497 quinquies c.c., è inammissibile la proposta di concordato preventivo che non preveda la formazione di una classe ad hoc per i titolari dei crediti anzidetti. (Stefano De' Micheli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 16 maggio 2011.


Fallimento di società in liquidazione, valutazione dello stato di insolvenza. Fallimento - Procedimento per dichiarazione - Valutazione dello stato di insolvenza - Società in liquidazione - Patrimonio sociale positivo - Risultanze dei bilanci.

Quando la società è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5, legge fallimentare deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale e integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. Ove, pertanto, dal bilancio della società risulti un patrimonio netto positivo e tali risultanze non vengano contestate dai creditori che richiedono il fallimento, in mancanza di ulteriori elementi, la domanda di fallimento dovrà essere rigettata. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata)


Conformi:
Tribunale di Padova 10 marzo 2011         
Tribunale di Padova 24 novembre 2010
Tribunale Padova 14 marzo 2011.


Fallimento su istanza del pubblico ministero in seguito a segnalazione del tribunale fallimentare. Dichiarazione di fallimento - Iniziativa del pubblico ministero - Segnalazione del tribunale fallimentare - Legittimità.

Dichiarazione di fallimento - Presupposti - Parametri dimensionali - Onere della prova.

Fallimento - Nullità della costituzione del giudice - Revoca - Salvezza degli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sulla prescrizione.

Obbligazione solidale - Transazione - Applicazione dell’art. 1304 c.c. - Presupposti - Transazione riguardante la quota del debitore stipulante - Riduzione del debito dell'importo corrispondente alla quota travasata - Scioglimento del vincolo solidale dello stipulante.

Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Stato di insolvenza - Accertamento - Società in liquidazione - Modalità.

Deve ritenersi legittimo che l’iniziativa del P.M., ai fini della dichiarazione di fallimento, possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, ben potendo ritenersi che il procedimento civile di cui all’art. 7, n. 2, l.fall. possa consistere anche nel procedimento rivolto alla dichiarazione di fallimento chiusosi con decreto d’improcedibilità. Ed infatti: a) non pare possibile parificare “l’iniziativa d’ufficio” alla “segnalazione” al P.M., dal momento che, una volta effettuata la segnalazione, è solo quest’ultimo che valuta la notizia pervenuta e decide autonomamente se sussistono i presupposti per dar corso alla presentazione dell’istanza di fallimento; b) non sussistono elementi testuali o sistematici per affermare che il procedimento fallimentare non è un procedimento civile, come tale rientrante nella previsione dell’art. 7, n. 2, l.fall.; c) la legittimazione alla segnalazione da parte del giudice civile non può dipendere “dall’oggetto o dall’attività” dallo stesso svolta nel procedimento giudiziario, cosicché non può distinguersi il caso in cui lo stato d’insolvenza riguardi “il debitore” e quello in cui riguardi invece “soggetto diverso da quello destinatario dell’iniziativa per la dichiarazione di fallimento”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

È onere dell’imprenditore commerciale dimostrare il possesso congiunto dei parametri di cui all’art. 1, co. 2, lett. a), b) e c) l.fall. per la non assoggettabilità a fallimento, fermo restando che il superamento anche di uno solo dei predetti parametri è idoneo a realizzare il requisito soggettivo per l’assoggettabilità alla procedura concorsuale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

In presenza di revoca del fallimento, ancorché disposta per vizio attinente alla costituzione del giudice, la nullità che ne consegue non osta all’applicazione del principio per cui la revoca lascia salvi gli effetti prodotti dalle domande di ammissione al passivo sul decorso del termine di prescrizione dei relativi crediti, non rilevando in proposito il disposto dell’art. 21 l.fall., che si riferisce agli atti degli organi della procedura ma non a  quelli compiuti nei confronti di essa; né la revoca comporta l’estinzione della procedura fallimentare, con la conseguenza che trova applicazione la regola di cui al co. 2 dell’art. 2945 c.c., con la produzione dell’effetto interruttivo permanente della prescrizione, e non quella di cui al co. 3 della medesima norma, che fa salvo, nel caso di estinzione del processo, il solo effetto interruttivo istantaneo prodotto dalla domanda giudiziale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

In caso di transazione fra uno dei coobbligati ed il creditore, l’art. 1304, co. 1, c.c. si applica soltanto se la transazione abbia riguardato l’intero debito solidale, mentre, laddove l’oggetto del negozio transattivo sia limitato alla sola quota del debitore solidale stipulante, la norma non opera, così che, per effetto della transazione, il debito solidale viene ridotto dell’importo corrispondente alla quota transatta, producendosi lo scioglimento del vincolo solidale tra lo stipulante e gli altri condebitori i quali di conseguenza rimangono obbligati nei limiti della loro quota: il pagamento della somma corrispondente alla quota transatta giova per l’effetto agli altri coobbligati e li libera nella misura pari alla quota medesima ai sensi del disposto dell’art. 1292 c.c.. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’accertamento dello stato d’insolvenza di una società in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.fall., dev’essere diretta unicamente a verificare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto – non proponendosi l’impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attività sociali, ed alla distribuzione dell’eventuale residuo tra i soci – non è più richiesto che essa disponga, come invece la società in piena attività – di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. All’uopo peraltro non potrà computarsi nel patrimonio netto, in base ai principi contabili nazionali ed internazionali, l’esito di procedure legali aventi ad oggetto pretese risarcitorie allo stato intrinsecamente incerte, potenziali e lontane nel tempo, tenuto altresì conto che, nella determinazione delle attività dello stato patrimoniale di una società in liquidazione, il principio della prudenza di cui all’art. 2423 bis, n. 1, c.c. deve osservarsi con ancor maggior rigore, non potendo viceversa trovare per definizione applicazione quello della prospettiva della continuazione dell’attività (art. 2490 c.c.), per l’effettiva tutela dei creditori sociali. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 08 febbraio 2011.


Liquidazione coatta amministrativa, cancellazione di ipoteca e pignoramenti ad opera dell’autorità di vigilanza. Liquidazione coatta amministrativa – Azione revocatoria – Prescrizione – Termine – Decorrenza

Liquidazione coatta amministrativa – Vendita di beni immobili – Ipoteche e pignoramenti – Cancellazione – Competenza – Autorità di Vigilanza

Nella liquidazione coatta amministrativa, il termine di prescrizione, ai fini dell'esercizio delle azioni recuperatorie soggette a prescrizione, decorre dal secondo dei due provvedimenti (amministrativo o giurisdizionale), cioè soltanto a partire dal momento in cui il diritto (di azione) è in concreto esercitabile: infatti, prima del decreto non c’é ancora un Commissario, e, quindi, il diritto non può essere esercitato, mentre prima della dichiarazione di insolvenza l’azione non è ancora sorta. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, avuto riguardo al fatto che la vendita degli immobili si inserisce in un fenomeno liquidatorio forzoso, si applica la norma di cui all'art. 2878 n. 7 c.c., il cui preciso riferimento al provvedimento che trasferisce all'acquirente il diritto espropriato, consente all'autorità di vigilanza di ordinare la cancellazione delle ipoteche (e dei pignoramenti) all'atto della vendita, così come fa nel decreto di trasferimento il giudice delegato (o il giudice dell'esecuzione), ai sensi dell'art. 586 cc, senza necessità però di rivolgersi all'autorità giudiziaria soltanto per la cancellazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 giugno 2000.

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