Massimario del Codice di Procedura Civile

Art. 183

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Procedimento civile - Prova testimoniale - Modalità di deduzione - Identità delle circostanze articolate - Autonomia reciproca - Sussistenza - Conseguenze - Incidenza reciproca di eventuali vizi - Insussistenza.

La corrispondenza, in termini di identità delle circostanze di fatto oggetto dei relativi capitoli di prova, tra le prove testimoniali rispettivamente articolate da due diversi convenuti, conseguente all'adesione che uno dei convenuti manifesta rispetto alla prova orale articolata dall'altro convenuto, facendola propria nel rispetto dei termini processuali, impedisce che eventuali vizi della prova richiesta dal primo convenuto possano propagarsi alla medesima prova articolata dall'altro convenuto che vi ha fatto adesione, risultando i due mezzi istruttori tra loro autonomi ed indipendenti. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Appello Napoli 03 dicembre 2013 .


Citazione del terzo ad opera di parte opposta - Provvedimento preso in udienza - Autorizzazione del giudice - Natura discrezionale.

Fideiussione alla fideiussione (ovvero fideiussione di regresso) - Contratto atipico meritevole di tutela - Differenza rispetto alla fideiussione del fideiussore.

Carenza di giurisdizione italiana nei confronti della società opponente con sede in Svizzera - Inapplicabilità - Convenzione di Lugano per azioni di regresso o in via surrogatoria.

L’opposto che intenda chiamare in giudizio un terzo deve formulare tale richiesta al più tardi all’udienza ex art 183 c.p.c. e il Giudice nel contraddittorio tra le parti provvede con valutazione discrezionale in presenza di ragioni di connessione. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

E’ ammissibile nell’ordinamento la fideiussione alla fideiussione configurabile qualora il fideiussore si obblighi verso colui che è già fideiussore per garantirgli, una volta che abbia pagato, la fruttuosità dell’azione di regresso nei confronti del debitore principale, rimanendo terzo rispetto alla prima fideiussione. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’esercizio dell’azione di regresso ovvero dell’azione surrogatoria nei confronti del debitore originario non è riconducibile nell’ambito della previsione di cui all’art 5 punto 1 della Convenzione di Lugano ratificata in Italia con Legge 198 del 1992 non vertendosi nell’ambito di “materia contrattuale” e non è riconducibile nell’ambito del successivo punto 3 dello stesso articolo in tema di delitti e di quasi delitti traendo origine da previsione ex lege ne consegue la carenza di giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria adita. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 novembre 2013
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Richieste istruttorie – Divieto di giudizi valutativi – Art. 244 c.p.c. – Richiesta al teste di riferire circa una “relazione extraconiugale” – Capitolazione inammissibile – Sussiste.

La nozione di “relazione extraconiugale” assorbe, in sé, almeno tre connotazioni specifiche: 1) una nozione socio-culturale, nel senso di rivelare un fatto deprecabile, in quanto si fa riferimento ad un approccio sentimentale che interviene fuori dal matrimonio e in violazione del dovere di fedeltà; 2) una nozione giuridica, in quanto si richiama una relazione di fatto, denotata da stabilità e continuità; 3) una connotazione antropologica: perché si fa riferimento ad un vincolo affettivo, la “relazione”, in cui c’è lo scambio del sentimento e degli interessi. Si tratta, allora, di una concetto che non può essere deferito al teste dovendo la parte interessata, dimostrare una eventuale relazione, mediante “fatti” e non tramite descrizioni valutative. Ad esempio: provando lo scambio di comuni abitudini di vita; la frequenza di occasioni di incontro o viaggio; l’adesione a circostanze di comunanza di vita; etc.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 01 ottobre 2013 .


Art. 183 comma VI c.p.c. – Seconda memoria cd. istruttoria – Deduzioni ed allegazioni – Limiti – Violazione – Inammissibilità – Sussiste (art. 183 c.p.c.).

Il processo è governato, per esigenze di certezza e ragionevole durata, da scansioni temporali, il cui mancato rispetto va assoggettato alla sanzione della decadenza dal compimento di determinate attività (v. Corte costituzionale ordinanza 29 aprile 2010, n. 163). Ecco perché il vigente modello processuale configura un processo che si articola in fasi successive e non ammette deroghe (salvo il caso eccezionale previsto dall’art. 153 c.p.c.: v. Cass. civ., Sez. Unite, sent. 23 giugno 2010, n. 15169). Il mancato rispetto dei termini fissati dal giudice, determina, consequenzialmente, la decadenza, rilevabile d'ufficio, della facoltà «assertorie» ed istruttorie delle parti. Ai sensi dell’art. 183 comma VI c.p.c., il giudice concede: 1) un termine di trenta giorni (30) per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte; 2) un termine di ulteriori trenta giorni (30) per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall'altra parte, per proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali; 3) un termine di ulteriori venti giorni (20) per le sole indicazioni di prova contraria. Ciò vuol dire che le attività assertive della parte devono trovare la loro sede naturale e fisiologica nella memoria ex art. 183, VI, c.p.c. «primo termine» e, quanto alla seconda memoria, sono giustificate unicamente se si traducano in una «replica» alle deduzioni della controparte o in una «risposta» processuale alle medesime; restando altrimenti la suddetta appendice riservata alla richiesta di prova. Ciò vuol anche dire che dove la parte non depositi la memoria ex art. 183 comma VI c.p.c., primo termine, la controparte non ha diritto ad alcuna attività assertiva, non avendo alcun argomento a cui replicare o contraddire: principio di recente rimarcato dalla Suprema Corte, in tema di controprova (v. Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 maggio 2013 n. 12119. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 maggio 2013 .


Produzione nel processo civile di corrispondenza elettronica nella forma di mail e messaggi - Validità e utilizzabilità di prove anche ove assunte in violazione di norme di legge - Contemperamento tra diritto di difesa e diritto di riservatezza.

E' ammissibile la produzione in giudizio di messaggi telefonici e di posta elettronica, anche ove assunti in violazione alle norme di legge.
Il codice di procedura civile non contiene alcuna norma che sancisca un principio di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite in violazione di legge. L'art 160 n 6 dlgs 196/2003 stabilisce che la validità e l'utilizzabilità di documenti nel procedimento giudiziario, basati sul trattamento di dati personali non conforme a disposizioni di legge, restano disciplinate dalle pertinenti disposizioni processuali della materia penale e civile. Il contemperamento tra il diritto alla riservatezza e il diritto di difesa è rimesso, in assenza di una precisa norma processuale civile, alla valutazione del singolo giudice nel caso concreto. (Lorena Iannuzzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 08 maggio 2013
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Facoltà per la parte di rinnovare l’istanza di concessione dei termini ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c. fino all’udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste – Onere conseguente di precisare o modificare le domande – Sussiste.

La parte che si ritenga pregiudicata dal provvedimento di rigetto della istanza di concessione dei termini ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c. ha la possibilità di reiterare tale istanza, motivandola adeguatamente, fino alla udienza di precisazione delle conclusioni. Peraltro in tale caso la parte non può limitarsi a rinnovare l’istanza ma ha anche l’onere di precisare o modificare le proprie domande e avanzare le richieste istruttorie che avrebbe inteso formulare nei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. perché solo in questo modo il giudice è messo in condizioni di valutare l’ammissibilità delle prime e l’ammissibilità e la rilevanza delle seconde e, di conseguenza, anche se sia stato leso o meno il diritto di difesa del richiedente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 05 novembre 2012 .


Espropriazione forzata - Procedimento - Rilievo dell'incompetenza per territorio inderogabile ex articolo 28 c.p.c. - Non oltre l'udienza di trattazione di cui all'articolo 183 c.p.c. - Applicabilità al procedimento esecutivo - Esclusione.

Espropriazione forzata - Individuazione del giudice competente - Immobile ricadente in diverse circoscrizioni - Competenza di ogni giudice nella cui circoscrizione si trova una delle porzioni del bene.

Espropriazione forzata - Individuazione del giudice competente - Immobile ricadente in diverse circoscrizioni - Immobili non collegati che si trovano in circoscrizioni diverse - Applicazione del criterio di cui al combinato disposto degli articoli 26 e 21 c.p.c. - Esclusione.

Nell'ambito del procedimento esecutivo appare preferibile ritenere non applicabile la disposizione che nel giudizio di cognizione consente al giudice il rilievo dell’incompetenza per territorio inderogabile di cui all'articolo 28 c.p.c. non oltre l'udienza di trattazione di cui all'articolo 183 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alla stregua del combinato disposto degli articoli 26 e 21 c.p.c. è pacifico che, abrogato il criterio dell'immobile soggetto al maggior tributo verso lo Stato, il quale individuava un unico giudice come territorialmente competente, la competenza territoriale è attribuita, per l'ipotesi in cui il medesimo immobile ricada in diverse circoscrizioni, ad ogni giudice nella cui circoscrizione si trovi una delle porzioni del bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'articolo 21 c.p.c., nel prevedere la competenza alternativa del luogo in cui si trova una parte del bene, si riferisce espressamente all'immobile “compreso in più circoscrizioni giudiziarie” e quindi non pare potersi estendere all'ipotesi di più beni immobili, non collegati, che si trovino in circoscrizioni diverse, ma piuttosto solo al caso dell'immobile composto da più parti, situate in luoghi ricadenti in circoscrizioni giudiziarie diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 24 luglio 2012
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Espropriazione forzata - Procedimento - Rilievo dell'incompetenza per territorio inderogabile ex articolo 28 c.p.c. - Non oltre l'udienza di trattazione di cui all'articolo 183 c.p.c. - Applicabilità al procedimento esecutivo - Esclusione.

Nell'ambito del procedimento esecutivo appare preferibile ritenere non applicabile la disposizione che nel giudizio di cognizione consente al giudice il rilievo dell’incompetenza per territorio inderogabile di cui all'articolo 28 c.p.c. non oltre l'udienza di trattazione di cui all'articolo 183 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 24 luglio 2012 .


Mediazione - Esatta formulazione sotto il profilo giuridico delle domande - Non necessità.

Servitù - Diritto reale auto determinato - Modificazione del titolo - Irrilevanza.

Non è necessario che le domande proposte in sede di mediazione siano compiutamente ed esattamente formulate sotto il profilo giuridico, essendo sufficiente, come espressamente previsto dall'articolo 4 del d.lgs. 28/2010, che l'istanza contenga l'indicazione dell'oggetto e delle ragioni della pretesa, al fine di consentire alle parti di raggiungere un accordo conciliativo in merito ad essa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché il diritto reale di servitù appartiene alla categoria dei diritti cosiddetti autodeterminati, che si identificano in base alla sola indicazione del loro contenuto e non per il titolo che ne costituisce la fonte, la modificazione del titolo non costituisce domanda nuova. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 25 giugno 2012
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Procedimento civile - Deduzioni istruttorie - Circostanze dedotte per la prima volta dopo lo spirare del termine di cui all'articolo 183, comma 6 c.p.c. - Inammissibilità.

E’ inammissibile, pur se formulata prima del decorso del termine di cui all’art. 183 comma 6, n. 2 c.p.c., la richiesta probatoria relativa a circostanze per la prima volta dedotte dopo lo spirare delle preclusioni assertive di cui all’art. 183, comma 6 n. 1 c.p.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 14 giugno 2012 .


Processo civile - Deduzioni istruttorie - Termine - Richiesta probatoria relativa circostanze dedotte per la prima volta dopo la scadenza del termine per le attività assertive - Ammissibilità.

Nel rito ordinario, è inammissibile, pur se formulata prima del decorso del termine delle preclusioni istruttorie, la richiesta probatoria relativa a circostanze per la prima volta dedotte dopo lo spirare delle preclusioni assertive. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 06 marzo 2012 .


Scioglimento della comunione – Istanza di attribuzione ex art. 720 c.c. – Proponibilità – Preclusioni derivanti dal codice di rito – Sussistenza.

Poiché le preclusioni attualmente previste nel codice di rito trovano applicazione anche nel giudizio di scioglimento della comunione, l’istanza di attribuzione di cui all’art. 720 c.c., in quanto precisazione della domanda, può utilmente proporsi entro i termini stabiliti dall’art. 183 c.p.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 febbraio 2012 .


Eccezione di difetto di titolarità attiva - Deduzione in comparsa conclusionale in relazione ad un profilo diverso da quello prospettato in comparsa di risposta - Tardività.
Cessione di credito per danno non patrimoniale - Natura strettamente personale del credito ai sensi dell’art. 1260 c.c. - Esclusione.

E’ tardiva l’eccezione di difetto di titolarità attiva dedotta in comparsa conclusionale  in relazione ad un profilo diverso rispetto a quello originariamente prospettato (nel caso di specie, in comparsa di risposta, era stata affermata la nullità del contratto di cessione del credito per indeterminatezza dell’oggetto, mentre in conclusionale era stata eccepita la nullità del contratto in considerazione della natura strettamente personale, ex art. 1260 c.c., del credito ceduto). (mb) (riproduzione riservata)

Non può considerarsi di natura strettamente personale, agli effetti di cui all’art. 1260 c.c., il credito risarcitorio concernente il danno non patrimoniale nelle sue componenti di danno biologico e di danno morale dovendosi circoscrivere siffatta figura ai soli crediti in cui lo scopo dell’obbligazione può essere pienamente realizzato solo attraverso l’adempimento a favore di uno specifico soggetto. (mb) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 16 novembre 2010
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Eccezione di difetto di titolarità attiva - Deduzione in comparsa conclusionale in relazione ad un profilo diverso da quello prospettato in comparsa di risposta - Tardività.

E’ tardiva l’eccezione di difetto di titolarità attiva dedotta in comparsa conclusionale  in relazione ad un profilo diverso rispetto a quello originariamente prospettato (nel caso di specie, in comparsa di risposta, era stata affermata la nullità del contratto di cessione del credito per indeterminatezza dell’oggetto, mentre in conclusionale era stata eccepita la nullità del contratto in considerazione della natura strettamente personale, ex art. 1260 c.c., del credito ceduto). (mb) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 novembre 2010 .


Termini cd. multipli – Termini ex art. 183, comma 6, c.p.c. – Decorrenza del secondo termine dalla scadenza del primo – Proroga del primo termine per scadenza nel giorno di sabato (art. 155 c.p.c. come modificato dalla Legge 69/2009) – Automatica proroga anche del secondo termine. (27/07/2010)

In caso di termini concessi in concatenazione logica (cd. termini “multipli”), come accade con quelli concessi ex art. 183, comma 6, codice procedura civile, la proroga ope legis del primo termine, ex art. 155, determina uno spostamento in avanti della decorrenza del secondo. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 23 luglio 2010 .


Procedimento civile - Deduzione dei mezzi istruttori - Formulazione delle istanze istruttorie nelle memorie di cui all'articolo 183, comma 6, c.p.c. - Sostituzione delle istanze contenute nell'atto introduttivo del giudizio - Tardivo deposito della memoria istruttoria - Inammissibilità delle istanze.

Qualora la memoria di cui all'articolo 183, comma 6, c.p.c. venga depositata tardivamente, le istanze istruttorie in essa contenute dovranno essere dichiarate inammissibili e non potranno trovare accoglimento le richieste istruttorie contenute nell'atto introduttivo, in quanto la richiesta e l'assegnazione dei termini di cui all'articolo 183, comma 6, c.p.c. comportano la sostituzione delle istanze contenute nell'atto introduttivo, sostituendone l'efficacia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 19 aprile 2010 .


Processo civile – Preclusioni – Interesse pubblico dell’ordinato e celere andamento del processo – Rilievo d’ufficio della tardività di eccezioni, allegazioni e richieste – Accettazione del contraddittorio – Irrilevanza.

Il regime di preclusioni introdotto nel rito civile ordinario deve ritenersi inteso non solo nell’interesse di parte, ma anche nell’interesse pubblico all’ordinato e celere andamento del processo, con la conseguenza che la tardività delle domande, eccezioni, allegazioni e richieste, deve essere rilevata d’ufficio dal giudice indipendentemente dall’atteggiamento processuale della controparte al riguardo e dall’eventuale accettazione del contraddittorio. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 23 dicembre 2009 .


Processo civile – Istanze istruttorie relative a circostanze non dedotte nel termine di cui all’art. 183, comma 6, n. 1 c.p.c. – Inammissibilità.

E’ inammissibile, pur se formulata prima del decorso del termine di cui all’art. 183, comma 6, n. 2 codice procedura civile, la richiesta probatoria relativa a circostanze per la prima volta dedotte dopo lo spirare delle preclusioni assertive di cui all’art. 183, comma 6, n. 1 codice procedura civile. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 30 novembre 2009 .


Procedimento civile – Udienza ex art. 183 c.p.c. – Concessione dei termini alle parti – Invito a precisare le conclusioni – Ordinanza – Condizioni.

Nel caso di concessione dei termini previsti dall’art.  183, 6° comma, c.p.c. (così come sostituito, con decorrenza dal 01.03.2006, dall’art. 2 del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 80/2005, e successivamente modificato dall’art. 1 legge n. 263/2005) è possibile fissare un’udienza, all’esito della quale provvedere sulle eventuali richieste istruttorie o invitare le parti a precisare le conclusioni, come del resto già sostenuto in giurisprudenza (cfr. in tal senso: Tribunale Torino, ord. 24 ottobre 2006, Rg. 10727/06, in “Giur. di merito – GIUFFRÈ” 2007), tenuto conto, tra l’altro: i) del disposto di cui all’art. 183, 7° comma, seconda parte, c.p.c., ai sensi del quale “se provvede con ordinanza pronunciata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni”; ii) dell’opportunità di consentire alle parti di eccepire l’eventuale tardività o irritualità delle memorie previste dalla norma e, in particolare, della terza memoria (destinata alle sole indicazioni di prova contraria); iii) della necessità di consentire alle parti di disconoscere un documento prodotto con la terza memoria (per l’eventualità che, sia pure eccezionalmente, detto documento rivesta natura di “prova contraria”). (edc) Tribunale Torino 19 novembre 2008 .


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interpretazione e qualificazione giuridica - Regole di ermeneutica contrattuale - Applicabilità - Fattispecie relativa all'applicazione del principio di conservazione degli effetti degli atti giuridici.

La domanda giudiziale è una dichiarazione di volontà diretta alla produzione di effetti giuridici tutelati dall'ordinamento, e pertanto il suo contenuto è definibile anche attraverso l'applicazione (in via analogica) delle regole di ermeneutica contrattuale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ritenendo applicabile il generale principio di conservazione degli atti giuridici, contenuto nell'art. 1367 cod. civ., anche alla domanda giudiziale di riassunzione, aveva ritenuto che la stessa privata, della parte inammissibile, per la parte residua restasse ammissibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 21 luglio 2005 .