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Archivio Dir. Civile

La prova in giudizio della cessione del singolo credito trasferito mediante cessione in blocco

Cessione crediti in blocco – Prova della titolarità del credito – Necessità di produzione del contratto di cessione – Esclusione

Nel caso di cessioni di credito in blocco ex art. 58 TUB, ai fini della prova della titolarità del credito in capo alla cessionaria non è necessaria la produzione del contratto di cessione; in assenza di specifici limiti positivi alla prova in giudizio del contratto di cessione di credito, deve affermarsi l’astratta possibilità di ritenere provati l’esistenza ed il contenuto della cessione sulla base di elementi presuntivi, pur in assenza della produzione del contratto di cessione eventualmente stipulato in forma scritta. (Rocco Guarino) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 04 giugno 2021.




Rigetto inibitoria per escussione fideiussione emergenza Covid-19

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid 19 - Clausola solve et repete

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid-19 - Evento imprevedibile e straordinario

Covid-19 - Attività alberghiera - Temporaneità delle limitazioni - Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Insussistenza

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Pronuncia costitutiva - Eccezione di inadempimento art. 1460 c.c. - Insussistenza

Procedimento cautelare - Preclusioni - Insussistenza - Modifica della domanda - Ammissibilità

La clausola solve et repete - pur soggetta a specifica approvazione ex art.1341 c.c. nella ipotesi di contratto per adesione - impone all'affittuaria anche in ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione di far valere qualunque rimedio solo dopo aver adempiuto.

E' fatto notorio che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 per il contenimento dell’emergenza Covid-19 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario.

Le drastiche misure adottate dal Governo per l’emergenza Covid-19 hanno avuto vigenza temporanea e non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale è possibile proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, e, anche in considerazione delle misure a sostegno delle imprese adottate dal Governo, affermare che lo squilibrio tra le prestazioni ha avuto carattere solo temporaneo non incompatibile con la conservazione del contratto.

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva. L’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c.

Poiché nel procedimento cautelare non sono previste preclusioni deve essere considerato ammissibile l’integrazione della domanda cautelare effettuata dal ricorrente in sede di note conclusive, avendo la controparte avuto modo di svolgere le proprie difese sul punto in replica. (Massimiliano Semprini) (Massimo Battazza) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 28 giugno 2020.




Covid 19 e affitto d'azienda alberghiera: è carente il fumus per l'eccessiva onerosità sopravvenuta

Affitto d’azienda alberghiera – Sospensione temporanea dell’attività a causa del Covid 19 – Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta – Fumus boni juris – Sospensione dell’obbligo di pagamento del canone – Esclusione

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva; l’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c. (che, a determinate condizioni, consentono ad uno dei contraenti di rifiutare o sospendere in via di autotutela l’esecuzione della propria prestazione).
Deve certamente riconoscersi, in quanto fatto notorio, che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario; tuttavia, le drastiche misure adottate hanno avuto vigenza temporanea e, almeno attualmente, non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale, non appare verosimile che una località turistica di mare resti senza turisti durante la stagione estiva; del resto, il carattere straordinario degli eventi è stato tenuto in considerazione anche dal legislatore nazionale, che ha introdotto una serie di misure a sostegno delle imprese, di cui anche la ricorrente può beneficiare per riavviare la propria attività.
Quanto alla sussistenza dell’eccessiva onerosità sopravvenuta, essendo l’azienda alberghiera ancora nella disponibilità dell’affittuaria ricorrente, non vi sono pertanto elementi sufficienti per escludere che quest’ultima, ora che le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria sono state allentate, possa proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, per cui difetta il fumus boni iuris della preannunciata azione di risoluzione contrattuale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 28 giugno 2020.




Covid-19 e affitto d’azienda: ancora sulla inibitoria del pagamento del canone

Procedimento cautelare – Tutela ex art. 700 c.p.c. – Contratto di affitto d’azienda – Pagamento dei canoni – Chiusura temporanea dell’attività alberghiera a causa del Covid-19 – Incasso titoli a garanzia – Inibitoria – Ammissibilità – Fondatezza

Sussiste il fumus boni juris dell’istanza cautelare di urgenza con cui l’affittuario di azienda alberghiera chiede che venga inibito al concedente di porre all’incasso gli assegni bancari rilasciati in garanzia del puntuale e regolare pagamento dei canoni di affitto, sul presupposto della impossibilità sopravvenuta al pagamento, in conseguenza della chiusura dell’attività imprenditoriale disposta dalle misure restrittive in vigore per il contrasto alla pandemia da Covid-19. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 25 maggio 2020.




Efficacia della dichiarazione confessoria contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro

Circolazione stradale - Constatazione amichevole del sinistro - Dichiarazione confessoria resa dal responsabile del danno - Libero apprezzamento del giudice

La dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro, resa dal responsabile del danno, è liberamente apprezzabile dal giudice in relazione alla posizione di tutte le parti, ivi incluso colui che l’ha resa, a prescindere dalla sua qualità di conducente o proprietario del veicolo assicurato. Tale conclusione vale anche nei confronti della compagnia assicuratrice dello stesso danneggiato, nei cui confronti quest’ultimo abbia esercitato la c.d. azione diretta.
Risulta inammissibile una modificazione della dinamica esposta nell’atto introduttivo, al fine di renderla ex post maggiormente compatibile con i dati emersi nel giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 12 marzo 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




Tutela cautelare esclusa nel rapporto locatizio per i vizi dell’immobile

Procedimento cautelare – Vizi dell’immobile – Inapplicabilità – Rimedi: risoluzione o riduzione del prezzo

I rimedi posti dalla disciplina codicistica a tutela del conduttore per i vizi della cosa locata consistono esclusivamente nella risoluzione del contratto o nella riduzione del canone, ma non nella condanna del locatore ad eseguire i lavori necessari per rendere la cosa idonea all’uso pattuito (in termini Cass., Sez. 3, n. 12712 del 25/05/2010: L'obbligo del locatore di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile in buono stato locativo, di cui all'art. 1576 cod. civ., riguarda gli inconvenienti eliminabili nell'ambito delle opere di manutenzione e, pertanto, non può essere invocato per rimuovere guasti o deterioramenti, rispetto ai quali la tutela del locatario resta affidata alle disposizioni dettate dagli artt. 1578 e 1581 cod. civ. per i vizi della cosa locata; Tribunale di Modena, 14/06/2013, n. 955; Tribunale di Roma, 18/02/2003). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 19 marzo 2019.




Rigorosa la prova medico-legale del colpo di frusta ai fini del risarcimento del danno

Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione

La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 13 aprile 2018.





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