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Archivio Dir. Civile

Tutela cautelare esclusa nel rapporto locatizio per i vizi dell’immobile

Procedimento cautelare – Vizi dell’immobile – Inapplicabilità – Rimedi: risoluzione o riduzione del prezzo

I rimedi posti dalla disciplina codicistica a tutela del conduttore per i vizi della cosa locata consistono esclusivamente nella risoluzione del contratto o nella riduzione del canone, ma non nella condanna del locatore ad eseguire i lavori necessari per rendere la cosa idonea all’uso pattuito (in termini Cass., Sez. 3, n. 12712 del 25/05/2010: L'obbligo del locatore di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile in buono stato locativo, di cui all'art. 1576 cod. civ., riguarda gli inconvenienti eliminabili nell'ambito delle opere di manutenzione e, pertanto, non può essere invocato per rimuovere guasti o deterioramenti, rispetto ai quali la tutela del locatario resta affidata alle disposizioni dettate dagli artt. 1578 e 1581 cod. civ. per i vizi della cosa locata; Tribunale di Modena, 14/06/2013, n. 955; Tribunale di Roma, 18/02/2003). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 19 marzo 2019.




Rigorosa la prova medico-legale del colpo di frusta ai fini del risarcimento del danno

Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione

La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 13 aprile 2018.




Revocatoria ordinaria e sequestro conservativo in corso di causa: strumentalità della misura cautelare alla restituzione dell’equivalente o al risarcimento del danno

Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Strumentalità – Sussistenza

Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Fumus boni iuris – Sussistenza – Fideiussione rilasciata a garanzia di finanziamenti – Insorgenza del debito

Revocatoria ordinaria ex Art 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza

La strumentalità del procedimento cautelare è ravvisabile anche rispetto alla domanda di condanna al pagamento dell’equivalente del valore del bene, o di risarcimento del danno, formulata dal creditore che agisce in revocatoria allorquando il cespite, oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità della controparte poiché alienato ad un terzo.
La domanda di condanna al pagamento del valore del bene deve ritenersi compresa nella domanda di revoca e, pertanto, non è necessario che la stessa venga formulata congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo essere proposta anche successivamente. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

In caso di fidejussione rilasciata a garanzia di finanziamenti, il debito di considera sorto nel momento in cui avviene l’accreditamento. Pertanto, sussiste la preesistenza delle ragioni creditorie qualora l’atto dispositivo oggetto di revoca venga posto in essere successivamente all’accreditamento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione del presupposto del periculum in mora, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, la precaria consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in relazione al cospicuo credito vantato dal ricorrente. Sotto il profilo soggettivo, il presupposto risulta integrato dal comportamento assunto dalla resistente nel periodo immediatamente successivo alla notifica dell’atto introduttivo della causa di merito (avendo la stessa alienato in favore di terzi il bene oggetto di revoca), il che fa ingenerare il ragionevole dubbio che la pretesa del ricorrente possa venire in futuro soddisfatta. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 15 gennaio 2018.




Contratti con prestazioni corrispettive e valutazione unitaria e comparativa dei rispettivi comportamenti inadempienti

Contratti con prestazioni corrispettive – Risoluzione del rapporto per mutuo dissenso – Addebito di inadempimenti reciproci – Valutazione unitaria e comparativa dei rispettivi comportamenti inadempienti – Rapporto di dipendenza sul piano causale e di proporzionalità

Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando le parti si addebitino inadempimenti reciproci o una di esse contrasti la domanda di risoluzione avversaria giustificando la propria inadempienza con quella dell'altro contraente, il giudice del merito, prima di assumere una qualsiasi decisione, è tenuto a procedere ad una valutazione unitaria e comparativa dei rispettivi comportamenti inadempienti, che, al di là del pur necessario riferimento all'elemento cronologico degli stessi, li investa nel loro rapporto di dipendenza (sul piano causale) e di proporzionalità, nel quadro della funzione economico-sociale del contratto.

Qualora in applicazione di tale principio ed alla luce dei risultati dell’istruttoria non risulti possibile stabilire quale dei rispettivi inadempimenti possa essere considerato prevalente ed appaia invece certo che le parti hanno, di fatto, ritenuto cessato il rapporto contrattuale, è possibile dichiarare anche d’ufficio l’intervenuta risoluzione del rapporto per mutuo dissenso (fattispecie in tema di contratto di locazione di motocicletta ed assistenza tecnica per lo sviluppo e la manutenzione della stessa ai fini di partecipare al campionato italiano velocità). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 03 ottobre 2017.




La cessione del credito ad una persona fisica non può trasmettere una natura consumeristica in origine assente

Consumatore – Clausole vessatorie – Riferimento alla figura del soggetto originariamente contraente – Cessione del credito – Irrilevanza

La disciplina a tutela del consumatore in tema di clausole vessatorie, operando il giudizio di vessatorietà sul “significativo squilibrio” fra diritti ed obblighi reciprocamente assunti, non può che far riferimento alla figura del soggetto originariamente contraente che, ove sia una società immobiliare, è esclusa dal campo di applicazione della stessa, con la precisazione che l’eventuale successiva cessione del credito non muta la natura non consumeristica dello stesso: sarebbe altrimenti facilmente aggirabile la limitazione normativa volta ad applicare tale disciplina ai soli soggetti consumatori e, dall’altro, tradito l’affidamento che la controparte contrattuale nutre legittimamente allorchè si trovi a contrattare con una società commerciale; il fatto che una società ceda il proprio credito ad una persona fisica non può dunque trasmettere al credito una natura consumeristica che era assente nel momento genetico in cui lo stesso è sorto. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 19 settembre 2017.




Intermediazione nella cessione di quote sociali e diritto al compenso del mediatore

Mediazione - Intermediazione nella cessione di quote sociali - Attività per la conclusione di affari relativi ad immobili ed aziende - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze - Iscrizione nella sezione d) del ruolo di cui all'art. 3, comma 2, del d.m. n. 452 del 1990 - Necessità - Fondamento

L'intermediazione nella cessione di quote sociali richiede l'iscrizione non già nella sezione sub a) del ruolo di cui all'art. 3, comma 2, d.m. 21 dicembre 1990 n. 452, relativo agli agenti che svolgano attività per la conclusione di affari relativi a immobili ed aziende, ma in quella sub d), riservata non solo agli agenti che svolgono attività per la conclusione di affari relativi al settore dei servizi, ma anche a tutti quegli altri agenti che non trovano collocazione in una delle sezioni precedenti: il trasferimento da un soggetto all'altro di una quota di partecipazione ad una società commerciale non è infatti qualificabile come trasferimento della proprietà e del godimento di un'azienda, indipendentemente dall'attività e dal patrimonio della stessa. (Stefano Ferrero) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 15 settembre 2016.




Fondo rotativo per la concessione di finanziamenti a tasso agevolato alle imprese esportatrici: natura ed oggetto del privilegio

Fallimento - Privilegio ex art. 9 D.Lgs. 123/1998 - Natura di privilegio generale - Credito per la restituzione in seguito risoluzione del contratto - Interessi maturati durante il concordato preventivo

Il privilegio ex art. 9 D.Lgs. 123/1998 (Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59) ha natura di privilegio generale ed assiste anche il credito (nonché gli interessi maturati durante la procedura di concordato preventivo) per la restituzione  della somma finanziata in seguito alla risoluzione di diritto del rapporto in forza della clausola risolutiva espressa di cui all'articolo 14, comma 2, del contratto di finanziamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 16 marzo 2016.




Rilievo del fideiussore: rapporto di subordinazione tra azione di rilievo per liberazione e azioni di rilievo per cauzione

Rilievo del fideiussore – Art. 1953 c.c. – Rapporto subordinazione azione di rilievo per liberazione e azioni di rilievo per cauzione - Sussistenza

Rilievo del fideiussore – Art. 1953 c.c. – Ricorso ex art. 671 c.p.c. – Nesso strumentalità – Insussistenza – Inammissibilità del sequestro conservativo

Periculum in mora – 671 c.p.c. – Crediti di fonte contrattuale non sopravvenienza fatti nuovi – Insussistenza

L’azione di rilievo per liberazione e l’azione di rilievo per cauzione di cui all’art. 1953 c.c. non si pongono tra loro in rapporto di equivalenza, bensì di subordinazione, nel senso dell’alternatività dei rimedi, sicché il fideiussore può far ricorso al rilievo per cauzione solo dopo aver inutilmente tentato di ottenere la liberazione dalla fideiussione. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

Le domande tese ad ottenere la liberazione dalla garanzia fideiussoria prestata e, solo in subordine ed in mancanza di tale liberazione, il rilascio delle garanzie per assicurare il soddisfacimento dell’eventuale azione di regresso, prevedono unicamente un obbligo di facere in capo al debitore sicché, con riguardo a tali domande, la misura cautelare del sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. è inammissibile poiché priva del necessario nesso di strumentalità. Solo con riguardo alla domanda di risarcimento danni (ove proposta) il sequestro conservativo può ritenersi astrattamente concedibile. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

Il periculum in mora, inteso come fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito, rispetto a crediti fondati su obbligazioni contrattuali presuppone la sopravvenienza di fatti nuovi tali da determinare la possibilità del venir meno delle garanzie patrimoniali sulle quali il creditore aveva potuto fare affidamento al momento dell’insorgere del rapporto obbligatorio. Solo in caso di una tale sopravvenienza è infatti possibile ritenere sussistente il timore di perdere la garanzia del soddisfacimento del credito. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì 08 febbraio 2016.





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