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Archivio Dir. Societario

Compenso del Presidente del Collegio Sindacale e doveri di intervento e di vigilanza

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Doveri di intervento del Collegio Sindacale – Caratteri di tempestività e concretezza

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Dovere di vigilanza del Collegio Sindacale – Inadempimento – Insufficienza richieste di informazioni e meri ammonimenti all’organo amministrativo

Compenso per l’assunzione della carica di Presidente del Collegio Sindacale – Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. – Fondatezza – Tardiva attivazione strumento ex art. 2409 c.c.

L’inadempimento imputabile al Collegio Sindacale è individuabile ogniqualvolta l’organo di controllo ometta di adottare misure di intervento tempestive e concrete, idonee a contenere e contrastare efficacemente la mala gestio degli organi gestori.

Integra grave inadempimento agli obblighi di controllo e di reazione demandati al Collegio sindacale, come riassunti dalle regole di condotta dei collegi sindacali formulati dal CNDCEC del 17.12.2010, la condotta del Sindaco che, a conoscenza della situazione di insolvenza irreversibile in cui versa la società, si limiti a chiedere, anche reiteratamente, informazioni all’amministratore ed a intimare di porre in essere iniziative senza, tuttavia, concretamente agire.

Integra grave inadempimento la condotta del Sindaco che attivi tardivamente il procedimento ex art. 2409 c.c.. (Giovanni Cedrini) (Maura Vadalà) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 18 novembre 2019.




La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci

Società – Organi di controllo – Responsabilità dei sindaci – Doveri di vigilanza – Contenuto – Crisi aziendale in atto – Perdita della continuità aziendale – Obbligo di rilevazione tempestiva – Sussistenza – Pendenza di procedure di composizione della crisi – Irrilevanza

Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione

Il dovere di vigilanza imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ., conformemente a quanto affermato dalla Suprema Corte (v. Cass. 15424/2018),  non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo formale, ma si estende anche al potere-dovere di adottare tutti i comportamenti sostitutivi atti a porre rimedio alle irregolarità riscontrate, ivi comprese - in relazione alle specifiche situazioni - la tempestiva denuncia dei fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 c.c. al fine di ottenere un controllo giudiziario della correttezza della gestione, o anche il promovimento della azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

In situazioni di crisi aziendale, il sindaco deve costantemente attivarsi per accertare l’effettiva possibilità della società di uscirne in tempi ragionevoli, verificando tempo per tempo il permanere del necessario requisito della continuità aziendale: la rilevazione tempestiva della perdita della continuità aziendale consentirebbe infatti all’organo di amministrativo di redigere anticipatamente il bilancio in ottica liquidatoria.

Integra violazione dei doveri di vigilanza in capo ai sindaci il comportamento del collegio che, dopo aver espresso all’organo amministrativo reiteratamente ‘preoccupazioni’ ed ‘inviti’, nella piena consapevolezza della progettazione, da parte degli amministratori, di una operazione che avrebbe privato i creditori di valori attivi della società (poi effettivamente compiuta), non hanno esercitato i loro poteri omettendo atti d’ispezione e di controllo nonché di convocare l’assemblea, ovvero di promuovere  azioni di responsabilità contro l’organo amministrativo e la denuncia al tribunale ex art. 2409 c.c., ove ammissibile.

La completa inerzia in tal senso, la mera espressione di preoccupazione e di inviti, infine la presentazione di dimissioni dopo aver espresso aperto dissenso con l’operazione prospettata dall’organo amministrativo, in tal modo assecondando il verificarsi delle operazioni avversate, integrano condotta inadempiente agli obblighi di controllo e di reazione demandati al collegio sindacale, come riassunti dalla Regole di Condotta dei collegi sindacali formulate dal CNDCEC del 17.12.2010 (in particolare, norme sub 6 e 7): obblighi che non vengono meno nell’ipotesi di proposizione, da parte della società, di iniziative stragiudiziali o di procedure di soluzione concordata della crisi.

L’elenco dei creditori previsto dall’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., depositato dall’imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio del credito maturato dal collegio sindacale  nel successivo fallimento, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (cfr. Cass., 9 maggio 2018, n. 11197).

Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 23 luglio 2019.




Il pignoramento di quote di società in nome collettivo è inammissibile anche quando colpisce la totalità delle quote dei soci

Espropriazione di quote sociali di s.n.c. – Inammissibilità – Fattispecie riguardante la totalità delle partecipazioni sociali – Permanente impignorabilità – Sussistenza

Espropriazione di quota di s.r.l. – Art. 2471 c.c. – Applicabilità delle norme sulla espropriazione presso terzi e necessità della fissazione di udienza per la dichiarazione della società – Esclusione

Va confermato l’orientamento della Suprema Corte in tema di impignorabilità delle quote di s.n.c. per cui, relativamente alle società personali, l'espropriazione della quota, comportando l'inserimento nella compagine sociale di un nuovo soggetto prescindendo dalla volontà degli altri soci, introdurrebbe un elemento di novità incompatibile con i caratteri di tale tipo di società (Cass., n. 15605/02, in motivazione).
Detto orientamento va ribadito anche per l’ipotesi in cui vengano contestualmente assoggettate a pignoramento tutte le quote sociali della società personale, a maggior ragione quando, come nel caso di specie, la contestualità del pignoramento è data unicamente dalla scelta processuale del creditore di unificare in un unico atto il pignoramento delle quote distinte dei soci.

(In parte motiva il tribunale precisa: “non siamo, infatti, in presenza del pignoramento di un bene in comunione pro indiviso tra i condebitori, ma per l’appunto di tre distinti pignoramenti riuniti in un unico atto, che colpiscono beni giuridici diversi, ovvero ciascuno la quota di esclusiva pertinenza di un socio. È, quindi, corretto il rilievo per cui sarebbe ben possibile l’assegnazione separata di alcune delle quote espropriate a scapito delle altre, alla luce del loro contenuto economico effettivo; in altri termini, trattandosi di pignoramenti distinti, le relative vicende giuridiche potrebbero divergere, come nel caso in cui uno solo dei debitori esecutati spiegasse un’opposizione ed ottenesse la sospensione ex art. 624 c.p.c., dando luogo all’inconveniente segnalato dalla Corte di Cassazione”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va considerata superata la ricostruzione che riteneva il pignoramento di quote di s.r.l. assoggettato alla disciplina dell’esecuzione presso terzi, avendo il legislatore del 2003, con la  modifica dell’art. 2471 c.c. - che prevede, per l’espropriazione della quota, la notificazione del pignoramento al debitore e alla società, e la successiva iscrizione nel registro delle imprese -, omesso qualsiasi riferimento alla necessità della fissazione di un’udienza per la dichiarazione della società (sulla falsariga dell’art. 543 c.p.c.). Questa, del resto, appare del tutto superflua, dal momento che il creditore può trarre le informazioni necessarie circa la titolarità ed il valore nominale delle quote, direttamente dal registro delle imprese (nel quale il relativo trasferimento deve essere annotato, a mente dell’art. 2470, secondo comma, c.c.). Appare, pertanto, illogico continuare a richiedere la collaborazione degli organi sociali per l’attuazione del pignoramento, con il rischio per il creditore di soggiacere alle conseguenze della mancata collaborazione dell’organo amministrativo (che potrebbe non presentarsi all’udienza ex art. 543 c.p.c.). La soluzione del pignoramento “diretto” – adottata peraltro dalla giurisprudenza di merito più recente – può quindi ritenersi senz’altro più consona al canone dell’interpretazione letterale e sistematica della legge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 12 maggio 2016.




Chiamata in causa del professionista per non aver impedito i prelievi dalle casse sociali e condanna per lite temeraria ex articolo 96 c.p.c.

Società - Responsabilità limitata - Illegittimi prelievi dalle casse sociali - Chiamata in causa del professionista - Fattispecie - Infondatezza

I prelievi dalle casse sociali illegittimamente effettuati dagli amministratori vengono normalmente a conoscenza del professionista che assiste la società solo dopo che gli stessi sono stati effettuati, per cui appare improbabile che lo stesso professionista possa essere ritenuto responsabile per non averli impediti, in quanto detti comportamenti costituiscono veri e propri atti di gestione posti in essere dagli amministratori o dai soci della società dei quali gli autori sono direttamente responsabili nei confronti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 03 agosto 2015.




Nullità del trust liquidatorio istituito dal liquidatore con funzione di trustee

Società a responsabilità limitata - Liquidazione - Costituzione di trust liquidatorio - Tutela del valore dell'impresa - Miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori dei soci - Nullità

È nullo il trust istituito dal liquidatore della società in liquidazione nel quale venga conferito l'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo della conservazione del valore dell'impresa in funzione del miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori e dei soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 20 febbraio 2015.




Nelle società cooperative è nulla la clausola di gradimento contenuta nello statuto che demanda ad un terzo il preventivo benestare per la nomina delle cariche sociali

Società di capitali – Statuto – Clausola di gradimento che demanda ad un soggetto terzo il preventivo gradimento per la nomina delle cariche sociali – Nullità ex art 2379 primo comma c.c. – Sussistenza – Delibera assembleare che introduce detta clausola nello statuto – Nullità per illiceità dell’oggetto

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2379 primo comma c.c., deve dichiararsi la nullità della delibera assembleare, con riferimento alla nomina delle cariche sociali nelle società cooperative, che introduce nello statuto una clausola che prevede il gradimento, da parte di un soggetto terzo estraneo alla compagine sociale, dei nominativi chiamati a ricoprire dette cariche; siffatta clausola è nulla in quanto viola il principio della libera espressione del diritto di voto e quello della inderogabilità della competenza assembleare per la nomina degli organi sociali, principio quest’ultimo rafforzato in materia di Banche di Credito Cooperativo dall’art. 33 del Testo Unico Bancario.

(Decisione resa in fattispecie in cui lo statuto di una Banca di Credito Cooperativo prevedeva che “I componenti del Consiglio di Amministrazione, il Presidente del Collegio Sindacale e i sindaci, compresi i supplenti, sono eletti dall’Assemblea tra i nominativi per i quali il Fondo di Garanzia dei depositanti del credito cooperativo avrà espresso il proprio preventivo gradimento. Il Direttore Generale è eletto dal Consiglio di Amministrazione tra i nominativi di gradimento del predetto Fondo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 12 novembre 2014.




Quando la rinuncia al diritto di opzione all’aumento di capitale costituisce atto di straordinaria amministrazione ex articolo 161, comma 7, L.F.

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Atti di straordinaria amministrazione - Rinuncia al diritto di opzione all’aumento di capitale di società partecipata - Ingiustificata e consistente riduzione del patrimonio del debitore

Costituisce atto di straordinaria amministrazione, da sottoporre ad autorizzazione ex art. 161, comma 7, l. fall., la rinuncia al diritto di opzione all’aumento di capitale di una società partecipata, la quale determini una evidente, ingiustificata e consistente riduzione del patrimonio del debitore a discapito delle ragioni dei propri creditori sociali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 06 agosto 2014.




Nullità del mutuo contratto da società a responsabilità limitata per la liberazione del proprio capitale sociale

Società a responsabilità limitata - Finanziamento finalizzato alla liberazione del proprio capitale sociale - Invalidità - Effetti sul contratto di mutuo

E’ illecita l’operazione di finanziamento bancario in favore di una società a responsabilità limitata finalizzata a consentire l’utilizzo del denaro sociale per la sottoscrizione e liberazione dell’aumento di capitale sociale della società stessa, ai sensi dell’art. 2474 c.c. che vieta alla società di finanziare qualsiasi operazione su proprie quote sociali; l'invalidità spiega effetti anche sul contratto di mutuo bancario che rappresenta il mezzo impiegato per realizzare l’atto nullo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 26 marzo 2014.





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