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Legittimitą - 2016


Cartella esattoriale – Indicazione della misura e del metodo di calcolo degli interessi – Necessità – Sussiste – Mancanza – Nullità

La cartella esattoriale, quando essa non sia stata preceduta da un avviso di accertamento, deve essere motivata in modo congruo, sufficiente ed intellegibile, tale obbligo derivando dai principi di carattere generale indicati, per ogni provvedimento amministrativo, dalla L. n. 241 del 1990, art. 3, e recepiti, per la materia tributaria, dalla L. n. 212 del 2000, art. 7, (Cass. n. 26330 del 16/12/2009). Nel caso in cui manchi l'indicazione del tasso e del metodo di calcolo degli interessi, i contribuenti non sono posti nella condizione di controllare la correttezza del calcolo degli interessi stessi operato dall'agenzia sulla base della somma dovuta a titolo di imposta. Ne consegue la nullità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 dicembre 2016, n.24933.




Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Cartella notificata al fallito "in bonis" e non impugnata - Ammissione al passivo senza riserva - Necessità

Il credito tributario, documentato da cartella esattoriale notificata al fallito "in bonis" e non impugnata, dev'essere ammesso al passivo senza riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 ottobre 2016, n.21744.




IRAP - Medici convenzionati che si avvalgono di una società di servizi per l’attività di segreteria (c.d. outsourcing)

Lo svolgimento di attività di segreteria per il tramite del c.d. outsourcing non può costituire elemento identificativo dell’esistenza di un’autonoma organizzazione, non potendosi assoggettare ad un regime fiscale più rigoroso chi si procacci l’aiuto di un operatore facendo ricorso ad una ‘società di servizi’. Cassazione civile, sez. VI, 26 ottobre 2016, n.21679.




Condotta illecita – Condanna penale irrevocabile – Procedimento amministrativo d’irrogazione di sanzione – Conformità all’art. 50 CDFUE – Rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia

In tema di sanzioni amministrative tributarie, va disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della questione interpretativa dell’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, chiedendo di precisare se tale disposizione, alla luce dell’art. 4 del protocollo 7 della Convenzione dei diritti dell’uomo, osti alla possibilità di celebrare un procedimento amministrativo avente ad oggetto un fatto (nella specie, condotta illecita di manipolazione del mercato) per cui il medesimo soggetto abbia già riportato condanna penale irrevocabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 13 ottobre 2016, n.20675.




Iscrizione ipotecaria ex art. 77 d.P.R. 602 del 1973 – Richiesta di cancellazione – Giurisdizione – Domande risarcitoria – Giurisdizione

L’articolo 19, lettera e) bis, del decreto legislativo numero 546/92 include l’iscrizione di ipoteca su immobili, di cui all’articolo 77 del d.p.r. n. 602/1973, tra gli atti impugnabili davanti al giudice tributario, qualora i crediti garantiti dall’ipoteca abbiano natura tributaria" (Cass. Sez. U, Sentenza n. 641 del 16/01/2015; Cass. Sez. U, 5 marzo 2009, n. 5286). Invece la domanda proposta nei confronti del concessionario per la riscossione dei tributi, avente ad oggetto il comportamento asseritamente illecito prospettato come causa del danno lamentato e del risarcimento preteso - tenuto da quest’ultimo nel procedere all’iscrizione di ipoteca ai sensi dell’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario poiché attiene ad una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario, (cfr Cass.Sez. U, Ordinanza n. 15593 de/ 09/07/2014 Sez. U, Sentenza n. 14506 del 10/06/2013). Anche nel campo tributario, l’attività della P.A. deve svolgersi nei limiti posti non solo dalla legge ma anche dalla norma primaria del "neminem laedere", per cui è consentito al giudice ordinario - al quale è pur sempre vietato stabilire se il potere discrezionale sia stato, o meno, opportunamente esercitato - accertare se vi sia stato, da parte dell’Amministrazione, un comportamento colposo tale che, in violazione della suindicata norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo (Cass. Sez. U, Ordinanza n. 15593 del 09/07/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 ottobre 2016, n.20416.




Reati tributari – Omesso versamento di ritenute o Iva, indebita compensazione – Pagamento del debito tributario – Dopo l’apertura del dibattimento – Giudizi in corso alla data di entrata in vigore del Lgs. 158/2015 – Estinzione del reato – Sussiste

Avendo l’art.11 del D.Lgs. 24 settembre 2015, n.158, nel caso dei reati di cui agli artt.10 bis, 10 ter e 10 quater, comma 1, D.Lgs. 74 del 2000, attribuito efficacia estintiva all’integrale pagamento dei debiti tributari prima dell’inizio del giudizio penale, la diversa natura assegnata al pagamento dei debito tributario, quale fatto che non riguarda più soltanto il quantum della punibilità ma l’an della punibilità, comporta che nei procedimenti in corso, anche se sia stato oltrepassato il limite temporale di rilevanza previsto dalla norma, l’imputato debba essere considerato nelle medesime condizioni fondanti l’efficacia della causa estintiva; il principio di uguaglianza impone infatti di ritenere che, sotto il profilo sostanziale, il pagamento del debito tributario assuma la medesima efficacia estintiva, sia che avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, sia, nei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 158 del 2015, che avvenga dopo tale limite, purché prima del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 28 settembre 2016, n.40314.




Iva prima casa - Applicabilità della proroga biennale prevista dal condono - Esclusione

La proroga biennale del termine di accertamento prevista dagli artt. 1 e l-bis dell'art. 11 della legge n. 289 del 2002 non è applicabile nel caso di violazioni concernenti la fruizione dell'aliquota agevolata dell'IVA al 4% per l’acquisto della prima casa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 settembre 2016, n.18574.




Accertamento tributario – Sottoscrizione a pena di nullità – Da personale dirigente – Esclusione – Funzionario di area terza – Sufficienza – Conseguenze – Incostituzionalità art. 8 comma 24 d.l. 16/2012 – Irrilevanza

Sanzione tributaria – Imputazione soggettiva – Colpa – Affidamento dell’incarico di presentare le dichiarazioni fiscali a un commercialista – Esonero di responsabilità – Esclusione – Obbligo di vigilanza sull’esecuzione dell’incarico


In tema di accertamento tributario, ai sensi dell'art. 42, commi 1 e 3, del d.P.R. n. 600 del 1973, gli avvisi di accertamento in rettifica e gli accertamenti d'ufficio devono essere sottoscritti a pena di nullità dal capo dell'ufficio o da altro funzionario delegato di carriera direttiva e, cioè, da un funzionario di area terza di cui al contratto del comparto agenzie fiscali per il quadriennio 2002-2005, di cui non è richiesta la qualifica dirigenziale, con la conseguenza che nessun effetto sulla validità di tali atti può conseguire dalla declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, convertito nella l. n. 44 del 2012 (Cass. 22810/2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi del D.lgs. 472/1997 art. 5, la violazione delle norme tributarie suscettibile di sanzione da parte della legge richiede che il comportamento addebitato sia posto in essere con dolo o anche colpa; il contribuente a cui venga contestata la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi e l’omessa tenuta delle ss.ee. obbligatorie non può considerarsi esente da colpa per il solo fatto di aver incaricato un professionista delle relative adempienze, dovendo egli altresì allegare e dimostrare, al fine di escludere ogni profilo di negligenza, di avere svolto atti diretti a controllare la loro effettiva esecuzione, prova nel caso concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento"(Cass. 12473/2010). In particolare, l’affidamento ad un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione fiscale a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto (Cass. 675/2015; 18448/15; cfr. anche Cass. pen.16958/12). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 05 luglio 2016, n.13709.




Divieto di doppia alienazione dei crediti d’imposta – Applicabilità alla sola cessione del credito – Estensione alla cessione derivante dal trasferimento di azienda – Esclusione

In materia tributaria, il divieto di cui all’art. 43 bis del d.P.R. n. 602 del 1973 si applica esclusivamente ove la cessione dei crediti d’imposta sia l’oggetto del negozio concluso e non anche qualora ne integri un mero effetto, come nell’ipotesi di cessione di azienda, trattandosi di un’eccezione al principio generale della libera cedibilità dei crediti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 giugno 2016, n.12552.




Irap – Imprenditore commerciale – Impresa familiare – Collaboratori familiari – Obbligo del pagamento Irap – Sussiste

Rimborso – Termine di decadenza ex art. 28 d.P.R. 602 del 1973 – Decorrenza – Di regola: dal giorno dei singoli versamenti in acconto


Deve ritenersi soggetto all'imposta IRAP l'imprenditore commerciale, titolare di un'impresa familiare (non i familiari collaboratori), afferendo l'IRAP "non al reddito o al patrimonio in sè, ma allo svolgimento di un'attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi" ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel quid pluris dotato di attitudine a produrre una ricchezza ulteriore, o valore aggiunto, rispetto a quella conseguibile con il solo apporto lavorativo personale del titolare. La presenza di familiare, dunque, è sintomatico in sè di quell'attività autonomamente organizzata necessaria ai fini dell'avveramento del presupposto dell'IRAP. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In caso di versamenti diretti, il termine previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 decorre, nella ipotesi di effettuazione di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto al rimborso derivi da un'eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all'ammontare del tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all'atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, o comunque nel caso in cui si contesti in radice l'obbligo di pagamento del tributo poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento. Tale principio non può essere confutato con il richiamo ad un obbligo incondizionato di versamento degli acconti, sancito dalla L. 23 marzo 1977, n. 97, art. 1, ed alla possibilità di verificare unicamente all'atto della presentazione della dichiarazione annuale l'effettiva esistenza dell'obbligazione tributaria alla quale essi sono correlati, atteso che "l'art. 2, comma 4, L cit., nell'escludere la sanzionabilità dell'omissione del versamento nel caso in cui l'imposta non sia dovuta per fanno in corso, esplicitamente consente al contribuente di apprezzare anche prima del pagamento del saldo la necessità e la legittimità della loro corresponsione". Le Sezioni Unite n. 13676 del 2014 inoltre (in relazione alla questione della decorrenza del termine per l'esercizio del diritto al rimborso di somme, versate in applicazione di una norma impositiva dichiarata in contrasto col diritto comunitario da una sentenza della Corte di giustizia), hanno ribadito, sul punto specifico della decorrenza del termine di decadenza ex art. 38 D.P.R. n. 602 del 1973, che il termine di decadenza per la presentazione dell'istanza di rimborso, con riferimento ai versamenti in acconto, decorre dal versamento del saldo, nel caso in cui il diritto al rimborso derivi da un'eccedenza dei versamenti in acconto, rispetto a quanto risulti poi dovuto a saldo oppure qualora derivi da pagamenti cui inerisca un qualche carattere di provvisorietà, poichè subordinati alla successiva determinazione in via definitiva dell'obbligazione o della sua misura, mentre decorre dal giorno del versamento dell'acconto stesso, nel caso in cui quest'ultimo, già al momento in cui venne eseguito, non fisse dovuto o non lo fosse nella misura in cui fu versato, ovvero qualora fosse inapplicabile la disposizione di legge in base alla quale venne effettuato, poichè in questi casi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sorge sin dal momento in cui avviene il versamento", mentre detto termine di decadenza "non può farsi decorrere dalla data della emanazione di circolari o risoluzioni ministeriali interpretatine delle norme tributarie in senso favorevole al contribuente, non avendo detti atti natura normativa ed essendo, quindi, inidonei ad incidere sul rapporto tributario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 giugno 2016, n.12616.




Plusvalenza da cessione d’immobili o aziende – Presunzione di corrispondenza tra prezzo incassato e valore di mercato in base a quello dichiarato, accertato o definito ai fini d’imposta – Superamento ex art. 5 della l. n. 147 del 2015 – Portata

Il principio di presunzione di corrispondenza del prezzo incassato a quello coincidente con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell'imposta di registro (salvo dimostrazione incombente sulla parte contribuente di avere in concreto venduto o acquistato ad un prezzo inferiore) deve ritenersi ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all'art. 5, comma III, del D. Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 che cosi testualmente recita: "Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5 bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347". Quest'ultima norma, ponendosi espressamente quale norma d'interpretazione autentica, ai sensi dell'art. 1 della L. n. 212/2000, è applicabile retroattivamente. Da qui la conclusione che "la presunzione di cui sopra non può essere più legittimata, secondo il disposto del succitato art. 5, 3° comma, del D. Lgs. n. 147/2015, solo sulla base del valore, anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro", neppure per le controversie già iniziate sotto il vigore della disciplina previgente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 giugno 2016, n.11543.




Giudicato tributario – Capacità espansiva – Caratteri – Chiarimenti

Giudicato tributario – Primazia del Diritto Ue – Rapporti


Il riconoscimento della capacità espansiva del giudicato tributario può operare solo rispetto a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi a una pluralità di periodi d'imposta, assumono carattere tendenzialmente permanente. In generale, l'efficacia preclusiva di nuovi accertamenti, propria del giudicato esterno tra le stesse parti, presuppone che si tratti dei medesimi accertamenti di fatto posti in essere nello stesso quadro normativo di riferimento. Ne consegue che la sentenza del giudice tributario che definitivamente accerti il contenuto e l'entità degli obblighi del contribuente per un determinato periodo d'imposta fa stato, quanto ai tributi dello stesso tipo da questi dovuti per gli anni successivi, solo per gli elementi che abbiano un valore "condizionante" inderogabile rispetto alla disciplina della fattispecie esaminata, sicché, laddove risolva una situazione fattuale riferita ad uno specifico periodo d'imposta, essa non può estendere i suoi effetti automaticamente ad un'altra annualità, ancorché siano coinvolti tratti storici comuni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le controversie in materia di IVA sono soggette a norme comunitarie imperative, la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 cod. civ., e dalla eventuale sua proiezione anche oltre il periodo di imposta che ne costituisce specifico oggetto, ove gli stessi impediscano - secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Giustizia CE 3 settembre 2009, in causa C-2/08 - la realizzazione del principio di contrasto dell’abuso del diritto, individuato dalla giurisprudenza comunitaria come strumento teso a garantire la piena applicazione del sistema armonizzato di imposta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 giugno 2016, n.11440.




Transazione fiscale in sede di accordo di ristrutturazione dei debiti - Conseguenze sui giudizi in corso

In tema di transazione fiscale ex art. 182 ter l.fall., quella conclusa, ai sensi del comma 6, nell'ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti, pur non comportando espressamente la cessazione della materia del contendere relativamente ai giudizi in corso, atteso il mancato richiamo del precedente comma 5, determina parimenti, quale conseguenza, la dichiarazione d'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza dell'interesse delle parti ad una pronuncia di merito sull'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 maggio 2016, n.11316.




Contenzioso tributario – Appello alla commissione tributaria regionale – Notificazione del ricorso effettuata senza il tramite dell'ufficiale giudiziario – Obbligo, a pena di inammissibilità, di depositare copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata – Abrogazione della norma ad opera del dlgs 175 del 2014 – Entrata in vigore – Processi pendenti

Contenzioso tributario – Appello alla commissione tributaria regionale – Notificazione del ricorso effettuata senza il tramite dell'ufficiale giudiziario – Obbligo, a pena di inammissibilità, di depositare copia dell'appello presso la segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata – Residua operatività nel solo caso di notificazione del ricorso effettuata [a mezzo raccomandata] dalla parte che si difende personalmente


In materia di processo tributario, l’art. 36 del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, ha disposto la soppressione del secondo periodo del comma 2 dell’art. 53 del d.lgs. n. 546 del 1992, rendendo non più necessario, ai fini della ritualità della proposizione dell’appello dinanzi alla Commissione tributaria regionale, il deposito di copia dell’atto di impugnazione presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale. Secondo quanto precisato anche dalla Agenzia delle entrate con la circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, in mancanza di specifica disposizione transitoria, opera il principio generale secondo cui l’atto processuale è soggetto alla disciplina vigente al momento in cui viene compiuto, sebbene successiva all’introduzione del giudizio. Conseguentemente, la nuova disposizione si applica agli appelli notificati dopo il 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del decreto legislativo. Per gli appelli proposti, prima di tale termine deve quindi continuare ad applicarsi la disposizione che prevede l’inammissibilità nel caso di omesso deposito di copia dell’appello presso la Commissione tributaria provinciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 53, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo risultante dopo le modifiche apportate dall’art. 3-bis, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 30 maggio 2016, n.121.




Verifiche documentali – IVA – obbligo del contraddittorio ex lege 212 del 2000 – Esclusione – Chiarimenti – Sezioni Unite 24823/2015

Le garanzie fissate nell'art. 12, comma 7, 1. 212/2000 trovano applicazione esclusivamente "in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l'attività imprenditoriale o professionale del contribuente”, valutati il dato testuale della rubrica ("Diritti e garantiti del contribuente sottoposto a verifiche fiscali”) e, soprattutto, quello del primo comma dell'art. 12 l. 212/2000 (coniugato con la circostanza che l'intera disciplina contenuta nella disposizione risulta palesemente calibrata sulle esigenze di tutela del contribuente in relazione alle visite ispettive subite in loco), che, esplicitamente, si riferisce agli "accessi, ispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all'esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali", ad operazioni, cioè, che costituiscono categorie d'intervento accertativo dell'Amministrazione tipizzate ed inequivocabilmente identificabili, in base alle indicazioni di cui all'art. 52, comma 1, d.p.r. 633/1972, richiamato, in tema di imposte dirette dall'art. 32, comma 1, d.p.r. 600/1973 e, in materia di imposta di registro, dall'art. 53 bis d.p.r. 131/1986, ipotesi tutte "caratterizzate dall'autoritativa intromissione dell'Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca, quivi, di elementi valutativi a lui sfavorevoli: peculiarità, che specificatamente giustifica, quale controbilanciamento, il contraddittorio al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell'interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 maggio 2016, n.10903.




Irap – Requisito della autonoma organizzazione – Condizioni

Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione - previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 496 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 maggio 2016, n.9451.




Accertamento tributario – Esame di documenti coperti da segreto professionale – Impugnazione dell’autorizzazione della Procura della Repubblica all’acquisizione dei documenti – In mancanza di impugnazione dell’atto impositivo risultante dall’esame – Giurisdizione ordinaria

L’estensione al controllo della regolarità di tutte le fasi del procedimento di imposizione fiscale unitamente all’atto conclusivo comporta, a contrario, l’applicabilità agli atti fiscali “istruttori” del principio della non autonoma ed immediata impugnabilità proprio in quanto aventi carattere infraprocedimentale.
L’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art.19 D.Lgs. n.546 del 1992, pur suscettibile di interpretazione estensiva - in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento dell’amministrazione nonché in considerazione delle modifiche introdotte dalla legge n.448 del 2001 – si riferisce, in ogni caso, sempre ad atti dell’Amministrazione finanziaria che, pur non rivestendo l’aspetto formale proprio di uno di quelli dichiarati espressamente impugnabili, portino comunque a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, o comunque costituiscano, sia pur indirettamente, espressione del potere impositivo, a differenza dell’atto autorizzatorio dell’acquisizione di documenti coperti da segreto professionale.
L’eventuale illegittimità del provvedimento autorizzatorio non lede un semplice interesse legittimo, ma integra la lesione di un diritto soggettivo del contribuente nei cui confronti viene eseguita la verifica. L’ipotizzabile esito negativo per l’Ufficio dell’attività di accertamento compiuta in forza di provvedimento ritenuto illegittimo dal contribuente, oppure l’adozione di un provvedimento impositivo del tutto avulso dall’esame dei documenti secretati, ovvero di un provvedimento impositivo che il contribuente non abbia impugnato porta dunque inevitabilmente la valutazione di quel fatto nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario.
[Nella fattispecie, uno studio professionale aveva impugnato l’autorizzazione all’acquisizione di documenti relativi a corrispondenza intercorsa con alcuni clienti, riguardo ai quali era stato opposto il segreto professionale, inizialmente avanti al TAR che, con sentenza confermata dal Consiglio di Stato, aveva declinato la propria giurisdizione. La sentenza del CdS era stata confermata dalla Cassazione, Sezioni Riunite, con sentenza n.11082/2010 che aveva affermato la giurisdizione del giudice tributario agli atti infraprocedimentali, tra cui l’autorizzazione de qua, in sede di impugnazione dell’atto impositivo conclusivo dell’accertamento, e, in assenza di tale impugnazione – come nel caso di specie – la giurisdizione ordinaria. Lo studio professionale aveva poi impugnato l’atto autorizzatorio avanti alla Commissione tributaria, che, con sentenza confermata dalla commissione regionale, oggetto della decisione in massima, aveva dichiarato l’improcedibilità del ricorso.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 02 maggio 2016, n.8587.




Professionisti - Cessazione attività - Compensi percepiti dopo la cessazione dell'attività - Soggetti a IVA

Il compenso di prestazione professionale è soggetto ad IVA anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata eseguita, ed alla sua formalizzazione, atteso che il fatto generatore dell’imposta va identificato, alla luce del diritto comunitario e del principio di neutralità fiscale, con l’espletamento dell’operazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2016, n.7785.




Atto dell’amministrazione finanziaria – Rifiuto di ritirare il provvedimento in autotutela – Impugnabilità – Esclusione

In tema di contenzioso tributario, l'atto con il quale l'Amministrazione manifesti il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non rientra nella previsione di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, e non è quindi impugnabile, sia per la discrezionalità da cui l'attività di autotutela è connotata in questo caso, sia perché, altrimenti, si darebbe ingresso ad una inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo (Cass., Sez. U, n. 3698 del 16/02/2009, Rv. 606565). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 15 aprile 2016, n.7511.




 

Presupposto dell'imposta regionale sulle attività produttive è l'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi/ na quando l'attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell'imposta a norma dell'art. 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 - comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni - essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l'attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d'imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell'autonoma organizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 aprile 2016, n.7371.




IRAP - Presupposti - Società semplici od associazioni tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti o professioni - Assoggettabilità ex lege all'imposta - Accertamento di una autonoma organizzazione - Esclusione

Presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi, sicché ove l’attività sia esercitata da società e enti soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del d.lgs. n. 446 del 1997, ivi incluse le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, essa, in quanto esercitata da soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, senza necessità di accertamenti sulla sussistenza dell’autonoma organizzazione. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 aprile 2016, n.7371.




Tia – Assoggettabilità ad Iva – Esclusione

Tia – Controversie relative – Riparto di giurisdizione tra GO e giudice tributari


La Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) ha natura di tributo, sicché non è assoggettabile ad IVA. Infatti, l'imposta sul valore aggiunto mira a colpire una qualche capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, in linea con la previsione di cui all'art. 3 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, non quando si paga un'imposta, sia pure destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il medesimo contribuente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di riparto di giurisdizione, spettano alla giurisdizione tributaria le controversie aventi ad oggetto la debenza della tariffa di igiene ambientale (TIA), in quanto, come evidenziato anche dall'ordinanza della Corte costituzionale n. 64 del 2010, tale tariffa non costituisce una entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della TARSU, disciplinata dal d.P.R. 15 novembre 1993 n.507, di cui conserva la qualifica di tributo (S.U. 14903/2010, 25929/2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 15 marzo 2016, n.5078.




Credito di imposta indicato in dichiarazione – Richiesta di rimborso – Termine di decadenza per l'accertamento – Inapplicabilità

I termini di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica non si applicano nel caso in cui, a fronte della richiesta di rimborso per un credito d’imposta esposto dal contribuente con la dichiarazione annuale, l’Amministrazione finanziaria non debba procedere ad un accertamento ma si limiti a contestare un proprio debito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 marzo 2016, n.5069.




Contenzioso tributario - Competenza territoriale delle Commissioni tributarie provinciali - Determinazione in base alla sede del concessionario privato che ha emesso l'atto impugnato, anche nel caso in cui l'ente locale impositore si trovi in una diversa circoscrizione

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel testo vigente anteriormente alla sua sostituzione ad opera dell’art. 9, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 (Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a e b, della legge 11 marzo 2014, n. 23), nella parte in cui prevede che per le controversie proposte nei confronti dei concessionari del servizio di riscossione è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i concessionari stessi hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l’ente locale concedente; va pure dichiarata, in applicazione dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, nel testo vigente a seguito della sostituzione operata dall’art. 9, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 156 del 2015, nella parte in cui prevede che per le controversie proposte nei confronti dei soggetti iscritti nell’albo di cui all’art. 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell’imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali) è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione i medesimi soggetti hanno sede, anziché quella nella cui circoscrizione ha sede l’ente locale impositore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 03 marzo 2016, n.44.




Ici – Piattaforme Petrolifere – Assoggettabilità Ad Imposta – Criteri

In tema di ICI, sono sottoposte all’imposta le piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi, classificabili nella cat. D/7, la cui base imponibile, in mancanza di rendita catastale, è determinata secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell’art. 6 del d.l. n. 33 del 1992, in base al valore di bilancio risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 febbraio 2016, n.3618.




Trasferimenti immobiliari – Separazione/ Divorzio – Benefici fiscali previsti dall’art. 19 legge n. 74 del 1987

Deve riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione che, anche attraverso la previsione di trasferimenti mobiliari o immobiliari, siano volti a definire in modo tendenzialmente stabile la crisi coniugale, destinata a sfociare, di lì a breve, nella cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario o nello scioglimento del matrimonio civile, cioè in un divorzio non solo prefigurato, ma voluto dalle parti, in presenza delle necessarie condizioni di legge. In tale contesto non si può più ragionevolmente negare - quale che sia la forma che i negozi concretamente vengano ad assumere - che detti negozi siano da intendersi quali "atti relativi al procedimento di separazione o divorzio", che, come tali possono usufruire dell’esenzione di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987 nel testo conseguente alla pronuncia n. 154/1999 della Corte costituzionale, salvo che l’Amministrazione contesti e provi, secondo l’onere probatorio cedente a suo carico, la finalità elusiva degli atti medesimi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

(contra: Corte, Cass. civ. sez. V 3 dicembre 2001, n. 15231)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 febbraio 2016, n.3110.




Regime della liquidazione dell’IVA di gruppo ex art. 73 del d.P.R. n. 633 del 1972 “ratione temporis vigente – Società di persone in qualità di società controllante – Applicabilità

E’ applicabile il regime di liquidazione dell’IVA di gruppo, di cui all’art. 73 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, nel testo “ratione temporis” vigente, qualora la società controllante sia una società di persone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 febbraio 2016, n.1915.




Sanatoria fiscale sopravvenuta nel corso del giudizio di primo grado – Estinzione della lite ai sensi della legge 289 del 2002 – Deduzione solo in appello – Ammissibilità – Rilevabilità officiosa – Condizioni

Condono Fiscale – Natura giuridica – Caratteristiche


La sanatoria fiscale, ai sensi della legge n. 289 del 2002, intervenuta nel corso del giudizio di primo grado può essere dedotta, per la prima volta, anche in grado appello, trattandosi di eccezione impropria, non soggetta alle preclusioni di cui all’art. 57 del d.lgs. n. 546 del 1992 e rilevabile d’ufficio da parte del giudice ove risulti dagli atti di causa anche a seguito di nuova produzione ex art. 58 del d.lgs. n. 546 cit.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il condono fiscale ha natura meramente procedurale e costituisce una forma atipica di definizione del rapporto tributario, che prescinde da un'analisi delle varie componenti ed esaurisce il rapporto stesso mediante definizione forfettaria e immediata, nella prospettiva di recuperare risorse finanziarie e ridurre il contenzioso e non in quella dell'accertamento dell'imponibile. L'istituto è essenzialmente diretto a soddisfare l'interesse costituzionale all'acquisizione delle disponibilità finanziarie necessarie a sostenere le pubbliche spese, incentivando la definizione semplificata e spedita delle pendenze mediante il parziale pagamento del debito tributario e non è di per sé irragionevole che la normativa persegua i soli contingenti e concorrenti obiettivi di ridurre il contenzioso - anche potenziale - con i contribuenti e conseguire un immediato introito finanziario, benché in misura ridotta rispetto a quello astrattamente ricavabile. Più in generale, è coessenziale alla tecnica del condono (previdenziale o fiscale) l'incentivazione dei pagamenti non ancora effettuati, mediante la concessione di benefici (di solito, la riduzione della misura dovuta). Il condono quindi si limita, in via eccezionale, per ragioni connesse ad esigenze della finanza pubblica, a collegare il pieno effetto liberatorio dell'obbligazione all'adempimento anche solo parziale. L’istituto del condono tributario opera secondo meccanismi di diritto pubblico diversi dalla modificazione negoziata dell'obbligazione per via di novazione, transazione o conciliazione. Le sanatorie fiscali pongono il contribuente di fronte ad un'autonoma e libera scelta fra trattamenti distinti che non si intersecano fra loro, ovverosia coltivare la controversia verso il fisco nei modi ordinari, conseguendo - se del caso - anche rimborsi di somme indebitamente pagate o deduzioni/detrazioni comunque spettanti, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione condonistica, ma senza la possibilità di riflessi o interferenze con quanto dovuto sulla linea del procedimento fiscale ordinario. Ciò si muove lungo i binari di fattispecie legali vincolate che fuoriescono dallo schema del libero scambio di consensi tra le parti. Infatti, adoperando il linguaggio della Corte di Strasburgo, si deve ricordare che «la materia fiscale ricade nel nocciolo duro delle prerogative del potere di imperio, poiché predomina la natura pubblica del rapporto tra contribuente e collettività» (così la CEDU in causa Ferrazzini). Il che vale anche nel momento in cui lo Stato introduce modalità di definizione del rapporto mediante adesione a possibilità di condono. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 gennaio 2016, n.1518.




Acquisto dell’immobile con l’agevolazione “prima casa” – Obbligo di trasferire la residenza nel comune ove è situato l’immobile – Causa di forza maggiore – Rilevanza – Sussiste

Nella valutazione dell'adempimento dell'obbligo del contribuente di trasferire tempestivamente la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa" (richiesta e solo provvisoriamente concessa al momento della registrazione dell'atto), non può non tenersi conto (proprio perché si tratta di un obbligo di fare) della sopravvenienza di un caso di forza maggiore, e, cioè, di un evento (caratterizzato dalla non imputabilità, dalla inevitabilità e dalla imprevedibilità) ostativo al compimento del programma di trasferimento al quale l'acquisto dell'immobile era funzionale. Tale evento può essere ragionevolmente individuato anche nell'impossibilità di utilizzare proprio l' immobile acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi; cosicché la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile ed inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell'immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dall'agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune per ivi trasferirsi fino a quando diventi possibile utilizzare l'immobile acquistato col beneficio fiscale.

La causa di forza maggiore che può giustificare la inottemperanza del contribuente all'onere di trasferire la propria residenza nel comune ove è situato l'immobile acquistato con l'agevolazione "prima casa", entro 18 mesi dall'acquisto, pur potendo riferirsi alla inutilizzabilità dell'immobile acquistato con detta agevolazione, deve tuttavia essere caratterizzata dei requisiti delle non imputabilità al contribuente, della necessità e della imprevedibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 19 gennaio 2016, n.864.




Medico ospedaliero - Irap

Il medico ospedaliero che svolga attività di libero professionista intra moenia non è tenuto a corrispondere in prima persona l’Irap restando il tributo di competenza dell’azienda sanitaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 13 gennaio 2016, n.360.



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