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Archivio Dir. Finanziario

Esercizio di opzioni put e divieto di patto leonino. Società di capitali – Società per azioni – Riacquisto di azioni proprie – Applicabilità dell’art. 5 Reg. Consob 2273/2003 nel caso di esercizio di opzioni put – Esclusione

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Omessa impugnazione delle delibere da parte del socio – Rinunzia tacita al diritto di opzione put – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Risoluzione del patto di opzione per impossibilità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio –  Risolubilità del patto per eccessiva onerosità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Inclusione nei divieti di prestiti e garanzie di cui all’art. 2358 c.c. – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Nullità ex art. 2265 c.c. – Non sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003 disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa e, quindi, si riferisce al caso in cui una società per azioni decida di procedere ad un numero non preventivamente determinato di negoziazioni da effettuarsi in luoghi deputati alle contrattazioni collettive; non rientra, pertanto, nell’ambito di applicazione di tale norma l’ipotesi di una negoziazione (nella specie: opzioni put) che costituisca adempimento di una specifica obbligazione preventivamente assunta nei confronti di un singolo soggetto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è configurabile una tacita rinunzia alle opzioni put, previste da una preesistente convenzione tra il socio e la società, nel caso in cui il socio, titolare del diritto di opzione, non abbia impugnato le successive delibere assembleari, volte a regolamentare i programmi societari di riacquisto di azioni proprie in conformità al disposto di cui all’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa, non costituisce causa di risoluzione ex art. 1463 c.c., per impossibilità sopravvenuta per gli amministratori della società onerata, del patto di opzione put previsto quale adempimento di una specifica obbligazione assunta nei confronti di un singolo soggetto. Ciò in quanto le stesse delibere assembleari, adottate in attuazione della predetta norma regolamentare (anche a voler in tesi ammettere il loro carattere impeditivo dell’adempimento del patto di opzione) renderebbero imputabile allo stesso debitore l’asserita impossibilità di adempimento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è applicabile il disposto dell’art. 1467 c.c. ove l’asserita eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione della società onerata consista nel maggior prezzo delle azioni proprie, previsto per preesistenti opzioni put, rispetto a quello di mercato rilevabile all’atto dell’esercizio del diritto di opzione da parte del socio. il prezzo predeterminato nel patto di opzione costituisce, infatti, il contemperamento degli interessi dei paciscenti, rientrando nella normale alea contrattuale la determinazione del prezzo di riacquisto delle azioni proprie. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 2358 c.c., con le espressioni prestiti e garanzie, si riferisce ad istituti che assolvano una funzione tipica di garanzia e vengano impiegati allo scopo di favorire l’acquisto di azioni della società; esula, pertanto, dall’ambito di applicazione della norma l’opzione di vendita concessa dalla società al socio in adempimento di obblighi convenzionalmente assunti e rivolti a garantire l’invariabilità del valore delle azioni, per soddisfare un interesse dei paciscenti del tutto diverso da quello di acquistare azioni della società. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il patto leonino può considerarsi nullo ex art. 2265 c.c. in presenza di due condizioni rappresentate dalla esclusione del socio, in via alternativa, da "ogni" partecipazione agli utili o alle perdite (ed a maggior ragione quando venga escluso da entrambe le forme di partecipazione indicate), a dalla inclusione del patto, in via di normalità, nel contratto sociale, sicché risulti caratterizzato dalla natura costante e totale della esclusione della partecipazione del socio dagli utili e/o dalle perdite; difettano entrambi i predetti requisiti nel caso di opzione put non contenuta né nello statuto della società né in un patto parasociale, ma in un contratto di compravendita nel quale il patto di opzione configuri modalità di corresponsione del prezzo e risulti funzionale all’interesse della società all’acquisto dello specifico oggetto dedotto in contratto, in conformità al disposto dell’art. 1322 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario delle spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 maggio 2014.


Natura della forma degli ordini di negoziazione prevista in un contratto quadro; criteri di valutazione dell’inadeguatezza dimensionale di operazioni di investimento. Clausola di un contratto quadro che prevede che gli ordini vadano stipulati “di norma” per iscritto – Criteri interpretativi della stessa – Inapplicabilità dell’art. 1352 c.c..

Valutazione sull’inadeguatezza dimensionale di un’operazione di investimento in obbligazioni argentine – Possibilità di considerare le caratteristiche soggettive ed oggettive dell’investitore – Sussiste.

La clausola di un contratto quadro di ricezione e trasmissione ordini di investimento che preveda che gli stessi vadano stipulati “di norma” per iscritto va intesa nel senso che la forma scritta costituisce un requisito non indispensabile ma solo tendenziale dell’ordine, cosicchè, a fronte di tale dato di carattere letterale, non è possibile applicare la presunzione di cui all’art. 1352 c.c. Quanto poi all’ulteriore previsione riguardante le modalità di registrazione degli ordini telefonici essa non va intesa come indicazione dell’unica forma alternativa a quella scritta consentita ma piuttosto come disciplina specifica di una delle diverse forme che possono essere adottate a quello scopo. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Al fine di valutare l’inadeguatezza dimensionale di un’operazione di investimento in obbligazioni argentine occorre aver riguardo anche alle caratteristiche soggettive ed oggettive dell’investitore, quali possono desumersi dalla sua concreta operatività e dalle dichiarazioni che possa aver rilasciato all’intermediario. Da ciò consegue che, a fronte dell’effettuazione di un numero apprezzabile di investimenti che presentano discreti profili di rischio (fondi comuni di investimento in paese emergenti e obbligazioni in valuta estera) e della dichiarazione resa dal cliente di avere quale obiettivo di investimento “una prevalenza di rivalutabilità rapportata al rischio di oscillazione dei corsi e dei cambi” ed una propensione al rischio molto alta nella prima e alta nella seconda la rischiosità della scelta di concentrare in un unico titolo una parte significativa, ma non sproporzionata, del suo patrimonio era in linea con le sue caratteristiche di investitore. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 luglio 2013.


Contratto di swap, commissioni occulte e margine lordo; validità della dichiarazione di operatore qualificato e precedenti operazioni in swap. Contratto di swap - Domanda di risoluzione - Vigenza del contratto - Necessità.

Operatore qualificato - Validità ed efficacia della dichiarazione di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998 - Contestazione - Onere della prova - Elementi a conoscenza dell'intermediario o da lui conoscibili.

Operatore qualificato - Dichiarazione di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998 - Obblighi informativi di cui all'articolo 21, lett. b) del TUF - Sussistenza - Limiti e condizioni.

Operatore qualificato - Dichiarazione di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998 - Validità - Elementi di giudizio - Pregressa operatività del cliente in contrati di swap.

Contratto di swap - Commissioni occulte - Vizio del consenso - Dolo omissivo - Onere della prova dell'investitore.

Contratto di swap - Margine lordo a favore della banca - Patologia dell'operazione - Condizioni - Fattispecie.

La domanda di risoluzione di un contratto di swap presuppone la vigenza del contratto che ne costituisce l'oggetto, con la conseguenza che la stessa non è più esperibile una volta che gli effetti dell'accordo siano venuti meno. (Nel caso di specie, la domanda di risoluzione era riferita anche a contratti di swap che le parti avevano in precedenza consensualmente risolto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La validità ed efficacia della dichiarazione di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998 può essere messa in discussione dall'investitore, sul quale, però, grava l'onere di allegare e dimostrare gli elementi a conoscenza dell'intermediario, o comunque da questi conoscibili, idonei a smentire quanto rappresentato nella dichiarazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'intermediario è tenuto ad osservare l'obbligo informativo enunciato all'articolo 21, lett. b) del TUF anche nei confronti di quei soggetti che abbiano rilasciato la dichiarazione autoreferenziale di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998 solo in presenza di elementi oggettivi, conosciuti o conoscibili dall'intermediario, dai quali sia possibile evincere una difformità tra l'evidenza documentale rappresentata nella dichiarazione e la realtà effettiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Tra gli elementi che possono essere presi in considerazione per verificare la validità della dichiarazione autoreferenziale di operatore qualificato di cui all'articolo 31 del regolamento Consob 11522 del 1998, vi è la pregressa operatività in contrati di swap attraverso la quale l'investitore può aver acquisito una sempre maggiore consapevolezza dei meccanismi operativi di tale tipologia di contratti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'investitore che, in presenza di un contratto di swap, denunci l'esistenza di commissioni occulte deducendo l'annullamento del contratto per vizio del consenso consistente in dolo, ha l'onere di fornire la prova degli elementi necessari per dimostrare l'esistenza del lamentato vizio della volontà. Qualora la doglianza sia configurabile come dolo omissivo per avere l'intermediario taciuto l'esistenza di tali commissioni, l'investitore ha l'onere di dimostrare che, con riferimento allo specifico contesto, il silenzio dell'intermediario ha assunto rilevanza in ordine alla determinazione volitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nei contratti di swap, il margine lordo (1) a favore della banca non è di per sé segno di una patologia dell'operazione, almeno che l'importo di esso sia eccessivo e comporti uno sbilanciamento dell'operazione in danno del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 10 dicembre 2012.


Omessa informazione sui costi dell'operazione e inadempimento dell'intermediario; acquisto di titoli su mercato non regolamentato e preventivo consenso dell'investitore. Acquisto di obbligazioni Lehman Brothers – Prevedibilità del default – Esclusione.

Obbligo per l’intermediario di fornire ai clienti al dettaglio informazioni sui costi e sugli oneri connessi alla prestazione dei servizi – Estensione al servizio di negoziazione per conto proprio – Sussiste – Violazione della regola della best execution in caso di suo inadempimento – Sussiste. 

Acquisto di titoli su un mercato non regolamentato – Obbligo per l’intermediario di acquisire il preventivo consenso dell’investitore – Sussiste – Conseguenze della sua inosservanza.

Con riferimento ad un acquisto di obbligazioni Lehman Brothers effettuato nell’aprile del 2008 la stabilità del loro prezzo, il rating positivo che gli era stato attribuito dalle agenzie di rating e la loro limitata durata sono tutti elementi che rendevano attendibile la previsione che, alla loro scadenza, la somma investita per acquistarle potesse essere restituita. A fronte di questi elementi grava sull’attore l’onere di provare che, all’epoca della predetta operazione di investimento, il mercato, e quindi l’intermediario, disponessero di informazioni ulteriori sulla situazione finanziaria della Lehman Brothers che potessero far presagire il suo default. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 32 del reg. Consob 16190/2007, attuativo della direttiva Mifid, che stabilisce l’obbligo per l’intermediario di fornire ai clienti al dettaglio informazioni sui costi e sugli oneri connessi alla prestazione dei servizi, riguarda tutti i servizi di investimento, e quindi anche quello di negoziazione per conto proprio, rispetto al quale il sistema previgente prevedeva invece che il prezzo pagato dal cliente all’intermediario per tale tipo di servizio fosse già comprensivo di commissioni. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’omessa informazione sull’entità della commissione applicata dall’intermediario a fronte di un servizio di investimento può integrare, oltre che un inadempimento agli obblighi informativi cui è tenuto l’intermediario nei confronti del cliente, anche una violazione della regola della best execution, che di solito ha carattere “generale” e “procedurale”, allorché tale regola sia stata eletta dall’istituto di credito a criterio guida anche delle singole negoziazioni nel documento informativo “sui conflitti di interesse e sulla strategia di esecuzione e trasmissione ordini relativo al servizio di collocamento ricezione e trasmissione ordine e negoziazione per contro proprio su strumenti finanziari”. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 46, primo comma lett. b), del reg. Consob 16190/2007, laddove richiede il consenso preliminare esplicito del investitore all'esecuzione degli ordini al di fuori di un mercato regolamentato o di un sistema multilaterale di negoziazione, da esprimersi in via generale o in relazione alle singole operazioni, non si riferisce necessariamente ad un consenso scritto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La mancata acquisizione da parte dell’intermediario del preventivo consenso dell’investitore all’effettuazione di una operazione al di fuori di mercato regolamentato secondo le modalità previste dal documento informativo integra un grave inadempimento dell’intermediario agli obblighi su di lui gravanti. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

In mancanza della preventiva autorizzazione da parte del cliente ad operare su un mercato regolamentato l’intermediario deve astenersi da tale operazione e qualora vi proceda ugualmente è ravvisabile, in via automatica, un nesso causale tra tale comportamento, inadempiente, e il danno conseguente all’acquisto dei titoli, analogamente a quanto è stato affermato, sotto la vigenza della disciplina pre-Mifid, con riguardo all’ipotesi di esecuzione di un’operazione in conflitto di interessi, senza la preventiva segnalazione di tale situazione, o di un’operazione inadeguata, senza l’osservanza delle prescrizioni di cui all’art. 29 regolamento consob 11522/1998. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 novembre 2012.


Rinegoziazione o rimodulazione dei contratti derivati e novazione. Concessione da parte del giudice di termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. – Obbligatorietà a seguito di richiesta anche di una sola parte – Esclusione – Discrezionalità – Sussiste.

Facoltà per la parte di rinnovare l’istanza di concessione dei termini ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c. fino all’udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste – Onere conseguente di precisare o modificare le domande – Sussiste.

Meccanismo operativo della c.d. commissione implicita – Domanda dell’investitore di condanna dell’intermediario al pagamento di importi addebitati a titolo di commissione implicita – Compatibilità con la domanda di annullamento per errore o dolo del contratto di swap o con quella di risoluzione o di nullità dello stesso – Esclusione.

Qualificazione in termini di novazione oggettiva della c.d. rinegoziazione o rimodulazione dei contratti di swap – Presupposti.

Una lettura coordinata degli art. 183, comma 6, 80 bis disp. att. e art. 175 c.p.c oltre che una interpretazione costituzionalmente orientata della prima di tali norme, con riguardo al parametro dell’art. 111, comma 2, Cost. inducono a ritenere che il giudice abbia la facoltà discrezionale e non già l’obbligo di concedere i termini per la c.d. appendice scritta di trattazione. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La parte che si ritenga pregiudicata dal provvedimento di rigetto della istanza di concessione dei termini ai sensi dell’art. 183, comma 6, c.p.c. ha la possibilità di reiterare tale istanza, motivandola adeguatamente, fino alla  udienza di precisazione delle conclusioni. Peraltro in tale caso la parte non può limitarsi a rinnovare l’istanza ma ha anche l’onere di precisare o modificare le proprie domande e avanzare le richieste istruttorie che avrebbe inteso formulare nei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c. perché solo in questo modo il giudice è messo in condizioni di valutare l’ammissibilità delle prime e l’ammissibilità e la rilevanza delle seconde e, di conseguenza, anche se sia stato leso o meno il diritto di difesa del richiedente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La c.d. commissione implicita, più correttamente definibile come margine lordo di intermediazione, non comporta, né al momento della conclusione di un contratto di swap né durante la vigenza di esso, un esborso a favore dell’istituto di credito da parte del cliente poichè consiste nella differenza tra il valore corrente (c.d. fair value) del contratto al momento della sua rilevazione e il fair value di analogo contratto stipulato, a condizioni praticate sul mercato, con soggetti terzi. Pertanto La domanda del cliente di condanna dell’intermediario al pagamento di importi che siano stati addebitati al primo, in relazione ad un contratto di swap, a titolo di c.d. commissioni implicite è  diretta a riequilibrare il profilo economico di quella operazione e quindi postula la volontà di mantenere in essere il contratto, se questo sia ancora in vigore, o comunque di trarre vantaggio da esso, confermandone, quindi, l’adeguatezza. Tale domanda risulta quindi inconciliabile con la domanda di annullamento per errore o dolo del contratto nonché con quella di risoluzione per inadempimento e con quella di nullità che siano fondate sulla violazione degli obblighi comportamentali dell’intermediario. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La c.d. rinegoziazione o rimodulazione dei contratti derivati è qualificabile giuridicamente come novazione oggettiva allorquando uno dei contraenti (di solito il cliente) si determini a risolvere il primo swap soltanto in presenza di un secondo contestuale nuovo swap che consenta di evitare di pagare l’importo della risoluzione anticipata del primo grazie alla compensazione con il pagamento (up front) che trova giustificazione nella conclusione del  secondo swap. In questi casi infatti le parti estinguono il primo swap facendo così sorgere l’obbligazione di pagamento della perdita dallo stesso generata che contestualmente estinguono, facendo sorgere una nuova obbligazione in virtù di un nuovo titolo. E’ così che il nuovo swap assume una funzione che è necessariamente speculativa in quanto è diretto a ridurre o a differire nel tempo il concreto realizzarsi della perdita provocata dallo swap precedente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 05 novembre 2012.


Dichiarazione di operatore qualificato rilasciata da impiegato della società, ratifica, forma. Operatore qualificato – Dichiarazione rilasciata da impiegato – Ratifica – Ammissibilità – Forma – Delibera del consiglio di amministrazione.

Operatore qualificato – Obblighi comportamentali dell’intermediario previsti dagli artt. 27, 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 – Esclusione – Obblighi ulteriori – Sussistenza.

Operatore qualificato – Difformità rispetto al contenuto della dichiarazione di operatore qualificato – Conseguenze.

La dichiarazione di operatore qualificato, rilasciata da un impiegato, anzichè dal legale rappresentante di una società di capitali, in quanto atto unilaterale, è passibile di ratifica. In tal caso, la ratifica, per essere valida, deve osservare, ai sensi dell’art. 1399, primo comma c.c., la forma scritta richiesta dagli artt. 23 t.u.f. e 30 del regolamento Consob n.11522/1998. Tale requisito formale è integrato dalla delibera del Consiglio di amministrazione della predetta società che ratifichi l’operato del proprio dipendente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) 

I principi generali di cui all’art. 21 t.u.f non possono costituire fonte, per l’intermediario che operi nei confronti di un soggetto definibile come operatore qualificato ai sensi dell’art. 31 reg. Consob, degli specifici obblighi comportamentali previsti dagli artt. 27, 28 e 29 reg. Consob n. 11522/1998 e dalla cui osservanza il primo è esonerato, in virtù del rilascio della dichiarazione di operatore qualificato. Così facendo, infatti, si finirebbe per aggirare, di fatto, la disciplina regolamentare che è conforme a quella comunitaria. Dai predetti principii generali è invece possibile far discendere obblighi comportamentali dell’intermediario anche nei confronti di un soggetto che rivesta la qualifica di operatore qualificato ulteriori rispetto a quelli previsti dalle norme del regolamento Consob sopra citate. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’obbligo informativo generale derivante a carico dell’intermediario dall’art. 21 lett. b) del tuf permane nei confronti di un soggetto che abbia rilasciato la dichiarazione autoreferenziale solo in presenza di elementi oggettivi, conosciuti o conoscibili dall’intermediario, dai quali si evinca una difformità tra quella evidenza e la realtà fattuale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 settembre 2012.


Interesse del contraente protetto e convalida del contratto di investimento nullo per mancanza di forma. Servizi d’investimento – Trasparenza – Contratti – Forma scritta – Violazione – Nullità del contratto quadro – Convalida – Ammissibilità – Convalida tacita – Ammissibilità.

Servizi d’investimento – Trasparenza – Contratti – Nullità – Esercizio selettivo dell’azione di nullità – Inammissibilità – Violazione della buona fede contrattuale.

Servizi d’investimento – Trasparenza – Contratti – Forma scritta – Violazione – Nullità del contratto quadro – Adesione ad un’offerta pubblica di scambio – Convalida del contratto quadro.

Nell’ambito della prestazione di un servizio d’investimento, il contratto quadro nullo per mancanza della forma scritta può essere convalidato, dal momento che la legittimazione relativa all’azione prevista dall’art. 23 t.u.f. esprime la prevalenza dell’interesse del contraente protetto sull’interesse pubblico alla tutela del mercato. La convalida può derivare non solo dall’esecuzione volontaria delle prestazioni ma da qualsiasi comportamento incompatibile con la volontà di avvalersi della nullità. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Dato un contratto quadro nullo per mancanza della forma scritta, l’esercizio dell’azione di nullità rivolto solo ad alcune delle operazioni esprime la volontà di conservare le cedole incassate in relazione ai restanti ordini d’acquisto, e pertanto di avvalersi degli effetti del contratto quadro in base al quale sono stati effettuati: ciò si configura come una convalida integrale di tale contratto, in coerenza con il principio di buona fede, di cui l’istituto della convalida costituisce un’espressione. Di conseguenza, l’azione selettiva di nullità è da respingere poiché riguarda un contratto divenuto valido. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’adesione a un’offerta pubblica di scambio avente ad oggetto dei titoli acquistati in esecuzione di un contratto quadro nullo per mancanza di forma scritta costituisce una convalida del medesimo. L’adesione ad un’ o.p.s. è, infatti, un atto negoziale indicativo della volontà di avvalersi degli effetti del contratto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 28 giugno 2012.


Operazioni su mercati non regolamentati e consenso del cliente; omessa comunicazione del rating e accettazione del rischio. Intermediazione finanziaria - Operazione sul Mercato non regolamentato - Preventivo consenso del cliente - Necessità.

Intermediazione finanziaria - Violazione degli obblighi informativi dell'intermediario - Nesso di causalità tra condotta e danno - Onere della prova - Necessità.

Intermediazione finanziaria - Informazione relativa al rating - Omissione informativa - Implicita accettazione del rischio - Nesso di causalità - Esclusione.

Durante l'orario di operatività dei mercati regolamentati la scelta dell'intermediario di negoziare titoli in un mercato non regolamentato non può ritenersi giustificata se non in presenza di uno specifico preventivo consenso del cliente e ciò in quanto si presume che le operazioni su mercato regolamentato siano più redditizie per il cliente e vadano quindi favorite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il nesso di causalità tra condotta inadempiente ed operazione posta in essere dall'intermediario non richiede specifica dimostrazione esclusivamente in quelle ipotesi, tassativamente previste dalla legge, nelle quali sussiste a carico dell'intermediario un esplicito obbligo di astensione. Il nesso in questione tra condotta e danno deve, invece, essere dimostrato dall’investitore che agisce in giudizio in tutti gli altri casi di violazione degli obblighi informativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Implica accettazione del rischio l'atteggiamento del cliente che, consapevole dell'importanza dell'informazione relativa al rating, proceda all'acquisto di obbligazioni prive di rating nonostante l'intermediario, debitamente interpellato, non abbia fornito l'informazione in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 01 luglio 2011.


Acquisto al grey market e doveri informativi, rilevanza del profilo di rischio e informazione ex art. 28, co. 2 reg. Consob 11522/98. Intermediazione finanziaria – Doveri informativi – Obbligazioni Cirio acquistate nella fase del “grey market” – Mancata informazione circa l'assenza del regolamento di emissione – Risoluzione e restituzione somme.

Intermediazione finanziaria – Doveri informativi – Investimenti pregressi (anche rischiosi) in fondi comuni e titoli azionari – Presunzione di conoscenza delle caratteristiche di tutte le tipologie di investimento – Esclusione.

La generica indicazione contenuta nell'ordine di acquisto ed il richiamo dell'attenzione dell'investitore sul rischio tipico dei titoli obbligazionari non può certo ritenersi rispondente all'adempimento degli obblighi informativi relativi all'acquisto di obbligazioni al grey market, particolarmente quando manchino i richiami dell'attenzione dell'investitore circa l'assenza del regolamento di emissione del prestito obbligazionario e circa la provenienza dei titoli da una società di diritto lussemburghese e di riferimenti alle sue condizioni patrimoniali. (Gregorio Zambrin) (riproduzione riservata)

Il fatto che il cliente, tramite l'intermediario, abbia effettuato alcuni investimenti (anche rischiosi) in fondi comuni e titoli azionari, peraltro in un ristretto periodo di tempo (meno di due anni), può in astratto ritenersi idoneo a consentire all'intermediario la ricostruzione dell'esperienza e della propensione al rischio del cliente, ma non autorizza la presunzione da parte dell'intermediario della conoscenza da parte del cliente delle caratteristiche essenziali di tutte le possibili tipologie di investimento in astratto e in concreto e quindi non esonera l'intermediario stesso dall'adempimento degli ulteriori obblighi informativi previsti dal secondo comma dell'art. 28, tanto più ove l'investimento si caratterizzi per una natura (quella obbligazionaria) radicalmente differente rispetto a quella (azionaria) degli investimenti praticati in passato. (Gregorio Zambrin) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 10 marzo 2011.


Mancanza di contratto quadro e convalida della nullità. Intermediazione finanziaria - Mancanza di contratto quadro - Nullità relativa - Convalida - Ammissibilità.

La mancanza del contratto quadro integra una fattispecie di nullità relativa che può essere oggetto di convalida da parte dell'investitore. (Nel caso di specie, l'investitore, tra le molte operazioni eseguite, aveva impugnato solamente quelle che avevano generato perdite, per cui il Tribunale ha ritenuto che la volontà di non impugnare le altre operazioni sia da interpretare come convalida tacita della nullità del contratto quadro non sottoscritto). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 23 marzo 2010.


Swap, rinegoziazione, domanda di risoluzione ed interesse ad agire. Contratti di Swap – Domanda di risoluzione – Vigenza nel contratto – Necessità – Rinegoziazione dei contratti – Risoluzione – Esclusione.

Contratti di swap – Rinegoziazione – Modifica dei parametri – Cumulo della perdita – Stipula dell'ultimo contratto – Interesse ad agire – Sussistenza.

La domanda di risoluzione postula necessariamente la vigenza del contratto che ne costituisce l'oggetto; detta domanda deve quindi essere respinta una volta che gli effetti di quell'accordo siano venuti meno per l'iniziativa di una o di entrambe le parti contrattuali. (Nella specie, il Tribunale ha respinto la domanda volta ad ottenere il pagamento della somma dei differenziali negativi derivanti dalla stipula di vari contratti di swap convenzionalmente risolti dalle parti e le cui perdite venivano addebitate al cliente nell'ambito dei contratti successivi). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora si faccia luogo alla rinegoziazione di più contratti di swap con modifica dei relativi parametri di riferimento e quindi con caratteristiche via via differenti, è solo all’atto della conclusione dell'ultimo rapporto contrattuale che la perdita potenziale cumulata nei vari contratti può diventare effettiva per il cliente poiché solo in quel momento l'intermediario può richiedere la corresponsione del valore negativo accumulatosi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 03 marzo 2010.


Mancanza di forma del contratto quadro, l'incasso delle cedole e convalida. Intermediazione finanziaria - Contratto quadro - Mancanza di forma scritta - Nullità - Riqualificazione in annullabilità rafforzata - Convalida - Ammissibilità.
Intermediazione finanziaria - Convalida - Incasso delle cedole - Consapevolezza della nullità del contratto - Volontà di convalida - Sussistenza.

La sanzione prevista dall'articolo 23 del TUF per la mancanza di forma scritta del contratto quadro è una nullità di protezione, rilevabile solo dall’investitore e che deve, pertanto, necessariamente essere riqualificata come una peculiare forma di annullabilità rafforzata assoggettabile a convalida. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La volontà di conservare i titoli a tutti gli effetti, espressa tacitamente incassandone le cedole pur nella consapevolezza della nullità del contratto quadro ex articolo 23 del TUF, sta inequivocabilmente a significare l'intenzione di giovarsi del contratto che dovrà pertanto ritenersi convalidato ai sensi dell'articolo 1423 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 01 ottobre 2009.


Polizze-unit linked, contratti a causa mista e applicazione del regolamento Consob. Polizze – Unit linked – Rischio del capitale assicurato gravante sull'investitore – natura di strumenti finanziari – Applicazione del d.lgs. n. 58/1998 anche prima delle modifiche legislative introdotte dal d.lgs. n. 330/2006. (13/07/2010)

Il fatto che nelle polizze unit linked l'entità del capitale o della rendita dipenda dalla maggiore o minore redditività dell'investimento comporta che l'intero rischio di questo gravi sull'assicurato e ciò a fronte di un premio e di spese di emissione del contratto che la compagnia di assicurazioni percepisce senza alea alcuna. Questo genere di contratti può quindi considerarsi sorretto da causa mista, con prevalenza di quella finanziaria, ove la veste della polizza vita ha il solo scopo di individuare i momenti in cui l'assicuratore dovrà effettuare la prestazione alla quale è obbligato; in considerazione di ciò, alle polizze in questione, che presentano le caratteristiche tipiche degli strumenti finanziari, è applicabile la normativa di cui al d.lgs. n. 58/1998 e ciò anche prima delle modifiche legislative introdotte dal d.lgs. n. 330/2006. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 23 settembre 2009.


Mancanza di contratto quadro e convalida della nullità. Intermediazione finanziaria – Mancanza di contratto quadro – Nullità – Incasso delle cedole – Convalida – Ammissibilità.

La nullità comminata dall’art. 23 del d.lgs. n. 58/1998 per la mancata adozione della forma scritta dei contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento è riconducibile ad una forma di annullabilità e come tale è suscettibile di convalida da parte dell’investitore che incassi le cedole delle obbligazioni acquistate senza lamentare alcunché e senza mostrare alcuna perplessità circa l’inadeguatezza dell’investimento. (fb) Tribunale Verona 17 aprile 2009.


Omessa informazione e lucro cessante. Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Nesso di causalità tra condotta e danno – Raffronto tra il profilo di rischio dell’investitore l’investimento effettuato – Rilevanza – Prova – Sussistenza.

Intermediazione finanziaria – Violazione dei doveri informativi – Danno da mancato guadagno – Liquidazione equitativa – Criteri.

Può ritenersi provato il nesso di causalità tra difetto di informazione da parte dell’intermediario e danno patito dall’investitore in dipendenza del mancato rimborso del capitale investito in obbligazioni Cirio qualora, in ragione del profilo di rischio emergente dalla precedenti operazioni, si possa ragionevolmente escludere che l’investitore, se fosse stato adeguatamente informato, avrebbe effettuato un investimento inadeguato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il danno da mancato guadagno causato dalla violazione dei doveri informativi, ove possa ritenersi provato che l’investitore avrebbe destinato il capitale a più sicuri investimenti in titoli di stato, può essere liquidato, tenuto conto dell’intrinseca aleatorietà degli investimenti in strumenti finanziari, in via equitativa nella misura del 3,5 per cento annuo dal compimento delle operazioni alla pronuncia della sentenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 23 dicembre 2008.


Swap, oneri informativi e contenuto della dichiarazione. Intermediazione finanziaria – Domanda cautelare atipica – Inibizione degli effetti pregiudizievoli di un contratto di swap – Ammissibilità.

Intermediazione finanziaria – Operatore qualificato persona giuridica – Contenuto della dichiarazione resa dal legale rappresentante – Informazione sulla disapplicazione delle norme a tutela dell’investitore – Idoneità.

Intermediazione finanziaria – Operatore qualificato – Rilevanza di precedenti qualifiche – Indice di non corrispondenza dell’esperienza dichiarata.

Intermediazione finanziaria – Operatore qualificato – Contratti di swap – Estraneità all’oggetto sociale – Irrilevanza.

Intermediazione finanziaria – Contratti swap – Attività non esclusiva o prevalente – Oggetto sociale – Estraneità – Irrilevanza.

E’ ammissibile la proposizione in via cautelare atipica della domanda volta a paralizzare gli effetti pregiudizievoli (imminente addebito delle passività generate) di un contratto di swap. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora la dichiarazione prevista dall’art. 31 del reg. Consob n. 11522/98 (che consente di inquadrare la persona giuridica tra gli operatori qualificati) espliciti chiaramente che la sottoscrizione comporta la disapplicazione della normativa a tutela dell’investitore non professionale prevista dagli artt. da 26 a 31 del citato regolamento, il soggetto che la sottoscrive non può fondatamente sostenere di non essere stato adeguatamente informato delle conseguenze della scelta operata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La circostanza che un soggetto che abbia sottoscritto la dichiarazione di operatore qualificato prevista dall’art. 31 del reg. Consob n. 11522/98 sia stato definito cliente non professionale in occasione di altro rapporto con l’intermediario, può essere indice di non corrispondenza della dichiarazione con le caratteristiche effettive dell’investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che l’investitore persona giuridica abbia in precedenza effettuato più operazioni in swap e nei contratti fosse evidenziato l’esito delle operazioni precedenti nonché la natura speculativa dello strumento, induce a ritenere che l’investitore abbia acquisito, nel corso del tempo, una più che adeguata conoscenza ed esperienza dei meccanismi operativi di tale tipologia di strumenti finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ irrilevante il fatto che la stipula di contratti di swap sia estranea all’oggetto sociale di una società, qualora tali negozi non abbiano costituito l’attività esclusiva o anche solo prevalente dell’ente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 01 aprile 2008.


Mancanza di rating ed investitore particolarmente esperto. Intermediazione finanziaria – Acquisto di obbligazioni Cirio – Investitore costituito da esperto commercialista – Pregressa frequente e sostenuta operatività in strumenti finanziari – Mancanza di rating – Indice di rischio – Consapevolezza – Sussistenza.

Intermediazione finanziaria – Obbligo dell’intermediario di monitorare l’andamento dei corsi – Rapporto di semplice negoziazione trasmissione ordini – Esclusione.

Un investitore che svolga la professione di commercialista, che sia componente di diversi collegi sindacali, tra i quali anche quello di una banca, che effettui ripetuti investimenti in obbligazioni di paesi emergenti per importi anche rilevanti e che abbia indicato quali obiettivi di investimento “la prevalenza di rivalutabilità rapportata al rischio di oscillazione dei corsi e dei cambi” non può non sapere che a rendimenti progressivamente più alti corrisponde un rischio di investimento più elevato e soprattutto che, per un soggetto di tale esperienza, la mancanza di rating doveva, nel caso specifico avente ad oggetto obbligazioni Cirio, ritenersi indice di particolare rischiosità dello strumento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’obbligo per l’intermediario di monitorare l’andamento del prezzo dei titoli per informare l’investitore dell’eventuale aumento del rischio postula l’esistenza di un rapporto di gestione patrimoniale o di consulenza e non rientra tra quelli che conseguono alla stipula del contratto di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini in strumenti finanziari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 febbraio 2008.

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