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a cura di Aldo Angelo Dolmetta

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LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 27 maggio 2020.




Contratto autonomo di garanzia ed exceptio doli. Sospensioni ex art. 20 legge n. 44/1999 e debiti civilistici

Contratto autonomo di garanzia - Exceptio doli - Proponibilità - Eccezione fondata su controversia pendente riguardante il contratto principale - Esclusione

Benefici ex art. 20, commi 1 e 2, legge n. 44/1999 - Applicazione a debiti pecuniari di natura civilistica attinti direttamente o indirettamente dal fatto reato - Sussiste - Onere della prova - Principio di vicinanza della prova - Grava sul beneficiario delle provvidenze di cui all’art. 20 legge n. 44/1999

In materia di contratto autonomo di garanzia, la rinuncia alle eccezioni ex art. 1952 c.c. non esclude l’opponibilità del garantito nei confronti del garante della exceptio doli, purché la stessa eccezione sia fondata su una prova liquida dell’abuso, ossia quando risulta evidente, certo ed incontestabile il venir meno del debito garantito per pregressa estinzione dell'obbligazione principale per adempimento o per altra causa. Una controversia c.d. genuina relativa alla buona esecuzione del contratto principale (ovvero una controversia non icto oculi pretestuosa, che comunque determina dubbiezza oggettiva della lite) basta ad escludere la ricorrenza di un abuso nell’escussione.

La portata delle sospensioni di cui all’art. 20, commi 1 e 2, della legge n. 44/1999, nella interpretazione fornita dalla Corte di Cassazione, può essere estesa anche ad altri debiti pecuniari di natura civilistica, pur non potendosi determinare nella citata giurisprudenza un criterio di selezione, definitivo e plausibile, che consenta di distinguere tra crediti critici rispetto al reato ovvero ogni altra situazione debitoria incisa anche indirettamente da tali reati (ai quali la sospensione dei termini di pagamento deve applicarsi), dagli altri debiti, che sono soggetti alle regole ordinarie.
Poiché il giudice civile non può accedere agli atti dell’indagine (dalla quale scaturisce il provvedimento ex art. 20 citato) né richiedere informazioni all’autorità inquirente, anche in base al criterio della vicinanza della prova spetta alla parte che chiede l’applicazione delle sospensioni e delle provvidenze, di cui beneficia, dimostrare che il debito di cui si discute sia stato inciso, anche solo indirettamente, dal reato in base al quale il Pubblico  Ministero ha ritenuto di dover emettere il provvedimento di cui all’art. 20, comma 7, della legge n. 44/1999 (nella specie, reato di usura). (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 maggio 2020.




Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa

Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa - Ammissibilità

Il disposto ex art. 83 t.u.b. va interpretato tenendo conto della ratio legis, onde debbono considerarsi improcedibili tutte le domande, costitutive o di condanna o di accertamento mero, in quando siano destinate ad incidere sullo stato passivo della banca posta in liquidazione coatta amministrativa.

L’azione volta a far accertare la sola intervenuta estinzione d’un credito vantato contro un’impresa da una banca in l.c.a. (senza che siano fatti valere contro la banca crediti restitutori o risarcitori, anche destinati a compensazione) non ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 83 t.u.b. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 19 maggio 2020.




Contratti bancari: interessi e spese

Commissione di massimo scoperto – Ante L.2/2000 – Condizioni di validità – Specificità e determinatezza

Tasso soglia – Superamento – Effetti conto corrente di corrispondenza – Gratuità

Per quanto concerne l'illegittimità della clausola di determinazione e di applicazione delle commissioni di massimo scoperto, proprio, alla luce della specificità della disciplina successiva al 2009, si deve ritenere che per il passato fosse valida solo ove pattuita per iscritto e calcolata come provvigione sul credito accordato, mentre risulta nulla se calcolata sul credito accordato al netto dell’utilizzato, oppure come commissione determinata sull’ammontare massimo dell’utilizzato nel periodo individuato in contratto, ovvero sulla misura massima dello sconfinamento.

Se risulta dalla CTU che vi è stato un superamento del tasso-soglia e delle CMS soglia dovrà applicarsi, anche per il contratto di apertura di credito utilizzato con scoperto sul conto corrente di corrispondenza, l’art. 1815 c.c., sotto il profilo sanzionatorio, e cioè che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. (Olga Tanza) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 05 maggio 2020.




Ai fini dell’eventuale superamento del tasso-soglia di usura bisogna tener conto della CMS secondo i criteri indicati da Cass.16303/2018

Usura - Tasso soglia - Superamento - CMS

Ai fini dell’eventuale superamento del tasso-soglia di usura bisogna tener conto della CMS secondo i criteri indicati da Cass. Sez. Un., Sentenza n. 16303 del 20/06/2018 (Rv. 649294 - 01) con riferimento alla frazione del rapporto svoltasi nel periodo anteriore all'entrata in vigore (il 1 gennaio 2010) delle disposizioni di cui all'art. 2 bis del d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009.

Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell'usura presunta, come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale (TEG) degli interessi praticati in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente con il "tasso soglia" - ricavato dal tasso effettivo globale medio (TEGM) indicato nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'art. 2, comma 1, della predetta l. n. 108 del 1996 - e con la "CMS soglia" - calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media pure registrata nei ridetti decreti ministeriali -, compensandosi, poi, l'importo dell'eccedenza della CMS applicata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con l'eventuale "margine" residuo degli interessi, risultante dalla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati.

Per il periodo successivo al 1° gennaio 2010 per la verifica del superamento del tasso soglia, deve essere inclusa la Commissione di Massimo Scoperto, secondo i criteri dettati dalle Istruzioni della Banca d’Italia.

Devono essere espunti gli addebiti a titolo di anatocismo non dovuto e di interesse per i periodi in cui sia verificato, in base ai criteri di cui ai punti che precedono, il superamento del tasso soglia. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Appello Genova 05 maggio 2020.




Divieto per le società cooperative di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie

Banche Venete – Nullità del contratto di assistenza finanziaria per acquisto azioni – Competenza del Tribunale ordinario – Procedibilità delle domande nei confronti della liquidazione coatta amministrativa – Insanabilità della nullità derivata e opponibilità al cessionario

La competenza per materia va determinata sulla scorta della domanda specificamente proposta dall’attore, non rilevando gli effetti indiretti che essa sia destinata a produrre, ad esempio, su di un rapporto societario.

E’ applicabile anche alle società cooperative l’art. 2358 c.c. che vieta alle società di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie.

L’art. 83 TUB nulla osta ad una azione di nullità/annullamento o, comunque, ad una azione dichiarativa nei confronti delle Liquidazioni Coatte Amministrative, giacchè non può ledersi il diritto di azione garantito ex art. 24 Costituzione. (Lorenzo Zanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 04 maggio 2020.




Contratti bancari: condizioni di validità delle pattuizioni di interessi e spese

Prescrizione nel rapporto di conto corrente – Prescrizione delle rimesse ripristinatorie e solutorie – Distinzione – Verifica ricalcolo a mezzo CTU

Prescrizione nel rapporto di conto corrente – Oggetto delle rimesse – Applicazione del principio analogico per CMS e altre voci di spesa

Commissione di massimo scoperto – Ante L.2/2000 – Condizioni di validità – Determinatezza

Giorni valuta – Invalidità – Utilizzo data contabile

Tasso soglia – Nozione TAN, TAE, TEG – Superamento

In tema di prescrizione decennale i versamenti effettuati dal cliente alla banca per restituire gli importi utilizzati, ripristinando così la c.d. provvista, costituiscono normalmente pagamento solo al momento della chiusura del conto, e solo da questo momento comincerà a decorrere il relativo termine prescrizionale. Quando, invece, il versamento viene eseguito sul conto in presenza di un saldo negativo superiore al fido (c.d. sconfinamento), oppure in presenza di un conto privo di affidamento, allora questo movimento si configura come un pagamento specificamente finalizzato al rientro della maggiore esposizione non convenuta contrattualmente. Una volta che la banca abbia formulato tempestivamente l’eccezione di prescrizione, compete al giudice verificare tramite ctu quali rimesse per essere concretamente ripristinatorie o effettuate su conto attivo, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti solutori.

Il principio enunciato dalla Sentenza S.U. n.24418/2010 può essere applicato anche alla ripetizione degli addebiti a titolo di commissioni di massimo scoperto e, per analogia, a tutte le altre voci di spesa indebitamente versate alla banca, e dunque non solo alla ripetizione di interessi anatocistici. In definitiva, non sono ripetibili solo quelle competenze il cui addebito è avvenuto al di fuori del fido e per cui la successiva rimessa ha costituito un pagamento.

La CMS rappresenta il corrispettivo destinato a remunerare la specifica prestazione della banca, consistente nell’immediata ed integrale messa a disposizione dei fondi. Ad ogni modo, vale sempre quanto espressamente previsto dall’art. 117, T.U.B. in base al quale, in assenza di valida e specifica pattuizione scritta, nulla è dovuto. La genericità della previsione non consente di ritenerla specificamente approvata con la conseguenza che il CTU ha correttamente escluso, in tutte le ipotesi di ricalcolo analizzate, l’ammontare della suddetta commissione.

Tra le condizioni economiche la cui validità (ex art. 117 T.U.B.) richiede la previsione scritta in contratto, vi sono le condizioni di valuta, cd. “giorni valuta” associati ai versamenti e ai prelevamenti, a partire dai quali iniziano a decorrere gli interessi (attivi e passivi). In assenza di pattuizione scritta, deve essere considerata solo la data contabile.

Il tasso debitore viene generalmente indicato come TAN (Tasso Annuale Nominale) che, come noto, rappresenta il costo che si produrrebbe in conseguenza di un saldo a debito costante per un intero anno solare. Tuttavia, dal momento che la periodicità con cui si calcolano gli interessi non è annuale, ma trimestrale, il TAN è un tasso sottostimato rispetto a quello realmente applicato dall’istituto bancario (il Tasso Annuale Effettivo - TAE), poiché non tiene conto degli effetti della capitalizzazione.  Il TEG fornisce elementi utili ad accertare se le condizioni di costo (spese, interessi e oneri di varia natura) delle operazioni creditizie praticate dalle banche e dagli intermediari finanziari presentano carattere usurario. Sulla base dei valori ottenuti, ed in conformità con il disposto della Legge 108/96, il CTU ha calcolato il T.E.G. a debito praticato dalla Banca, e dopo averlo confrontato con i Tassi Soglia determinati periodicamente dal Ministero del Tesoro, ha riscontrato per alcuni trimestri il superamento del limite di legge. (Olga Tanza) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 30 aprile 2020.




La verifica della usurarietà degli interessi moratori previsti in un contratto di mutuo deve partire dalla rilevazione media dei tassi convenzionali di mora

Contratti bancari – Mutuo – Usura – Interessi moratori – Criteri di calcolo – Istruzioni Banca d’Italia – Rilevanza

La verifica della usurarietà degli interessi moratori previsti in un contratto di mutuo deve partire dalla rilevazione media dei tassi convenzionali di mora (solitamente costituiti da alcuni punti percentuali da aggiungere al tasso corrispettivo) delle “Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura” – Istruzioni aventi natura di norme tecniche autorizzate dalla normativa regolamentare – con la conseguenza che il tasso soglia di mora del semestre di riferimento è costituito dal valore costituito dalla somma tra il tasso soglia corrispettivo e quei punti percentuali (nella specie 2,1) incrementato dalla maggiorazione prevista dall’art. 2, comma 4, della legge 108 del 1996. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano 29 aprile 2020.




Nullità della Fideiussione ABI per violazione normativa Antitrust

Fideiussione "ABI" - Violazione normativa Antitrust - Nullità della clausola derogatoria ex art. 1957 c.c. - Garanzia contrattata dopo il provvedimento della Banca d'Italia n.55/2005 - Irrilevanza ai fini della declaratoria di nullità

In tema di fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato, ai fini della nullità della clausola derogatoria del termine semestrale ex art. 1957 c.c. e quindi della declaratoria di decadenza della banca dalla possibilità di agire contro il fideiussore, è irrilevante che la garanzia sia stata contratta prima o dopo il provvedimento della Banca d'Italia n. 55/2005, poiché, come evidenziato da Cass. n. 13846/2019, “quel che assume rilievo, ai fini della predicata inefficacia delle clausole del contratto di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 è, all’evidenza, il fatto che esse costituiscano lo sbocco dell’intesa vietata, e cioè attraverso che attraverso dette disposizioni si siano attuati gli effetti di quella condotta illecita, come rilevato da Cass. Sez. U. 4 febbraio 2005, n. 2207 (cfr. in tema anche Cass. 12 dicembre 2017, n. 29810…)”. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 28 aprile 2020.




Provvedimenti cautelari in tema di cancellazione della pubblicazione del protesto su effetti cambiari e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Contratti bancari - Mandato di pagamento di cambiali - Esistenza di provvista sul conto corrente - Obbligo di pagamento da parte della Banca domiciliataria - Sussiste

Domanda cautelare per cancellazione pubblicazione protesto su effetti cambiari - Ammissibilità - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Domanda cautelare per cancellazione pubblicazione protesto su effetti cambiari - Residualità - Sussiste - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità - Procedura amministrativa insufficiente

Domanda cautelare per cancellazione pubblicazione protesto su effetti cambiari - Criterio strumentalità - Onere del ricorrente di indicare azione di merito cui tutela cautelare è strumentale - Sussiste - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

In tema di prova dell'esistenza di un mandato di pagamento di cambiali conferito dal correntista alla banca, costituiscono circostanze rilevanti sia la domiciliazione presso l'istituto bancario, dovendosi presumere ai sensi dell'art. 4 legge cambiaria che il terzo domiciliatario fosse autorizzato a provvedere al pagamento, sia la predisposizione della provvista da parte del cliente.

Il provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. ha natura strumentale e anticipatoria, mirando alla provvisoria realizzazione di una situazione giuridica attiva (del tipo del diritto soggettivo) già perfetta, attraverso il provvisorio mantenimento di uno stato di fatto esistente, cosicché la sentenza di merito, delibando tale situazione di fatto e la correlativa situazione giuridica, vale a consolidare in via definitiva l’effetto giuridico già prospettato in via prodromica.
Posto ciò, non vi sono ragioni per escludere che possa essere adottata con l’ordinanza de qua la cancellazione della pubblicazione dei protesti, in mancanza di una norma che espressamente consenta di conseguire tale risultato soltanto con la sentenza, come, ad esempio, è previsto per la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale (art. 2668 c.c.).

La tutela in via d'urgenza non può trovare limitazioni nella previsione di una procedura amministrativa, ancorché celere.

Il rimedio cautelare, alla luce della nuova struttura del procedimento ex art. 700 c.p.c., e degli altri provvedimenti cautelari anticipatori, delineata nell'art. 669-octies, comma 6, c.p.c., aggiunto dal d.l. n. 35 del 2005, conv. con modif. nella l. n. 80 del 2005, che ha introdotto una previsione di attenuata strumentalità rispetto al giudizio di merito, la cui instaurazione è facoltativa, ha assunto, ad ogni effetto, le caratteristiche di un'autonoma azione in quanto potenzialmente atto a soddisfare l'interesse della parte anche in via definitiva pur senza attitudine al giudicato.
Tali considerazioni, condivise da questo giudice, non possono però indurre a ritenere che, a seguito della novella, sia venuto meno il rapporto di strumentalità tra procedimento cautelare ed azione di merito; la strumentalità tra le due azioni deve ritenersi soltanto attenuata, con la conseguenza che non è venuto meno l’onere posto in capo al ricorrente di individuare, nel ricorso cautelare, la domanda di merito a cui lo stesso è strumentale. (Alessandra Iacono) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 22 aprile 2020.




Contratti swap, dichiarazione di nullità e causa concreta

Nullità del contratto swap – Difetto di alea – Mancanza del rischio della copertura

La mancata indicazione della commissione nel contratto è fattore che – in sé e per sé considerato – attiene non tanto alla nullità/validità del contratto quanto al profilo informativo, pur essendo chiaro indice di uno sbilanciamento dello swap in senso negativo per il cliente.

Qualunque sia la finalità per il quale viene stipulato (di copertura o speculativo), il contratto swap ha natura aleatoria, posto che le prestazioni reciproche, individuate nel regolamento contrattuale, dipendono da un parametro che è per sua natura variabile (nel caso specifico, il tasso di interesse) e il rischio deve essere misurabile da entrambe le parti sulla scorta dei criteri e dei modelli che il regolamento contrattuale richiami e indichi, e deve essere valutato ex ante e non ex post.

Oltre all’esistenza della causa astratta, deve essere valutato se il contratto, stipulato con funzione di copertura, contenga parametri idonei anche in concreto a perseguire tale risultato, seppure con l’alea propria dello strumento derivato; la causa concreta è insussistente laddove, con valutazione ex ante riferita al momento della sua stipulazione, il contratto sia strutturato in modo tale da non comportare alcun rischio per la Banca e differenziali sempre negativi per il cliente.
 
La sottoscrizione del derivato con la funzione di copertura del contratto di mutuo a tasso variabile coevo comporta che i due contratti sono collegati, ma non implica affatto che il finanziamento in sé avesse un costo superiore a quello indicato tramite l’ISC (correttamente comprensivo soltanto del costo complessivo del contratto di finanziamento). (Massimiliano Elia) (Luca Fazzini) (riproduzione riservata)
Appello Torino 22 aprile 2020.




La rilevanza degli interessi moratori ai fini del computo del c.d. tasso soglia non trova ostacolo nel fatto che essi non concorrono a determinare il TEGM

Tasso di mora usurario - Interessi moratori e corrispettivi - Rilevazione del TEGM

La rilevanza degli interessi moratori ai fini del computo del c.d. tasso soglia non trova un ostacolo nel fatto che essi non concorrono a determinare il TEGM (ossia il tasso effettivo globale medio applicato per operazioni omogenee in un determinato periodo sulla base del quale si determina il c.d. tasso soglia.

Il tasso soglia fissato in una misura sensibilmente superiore a quella del TEGM serve proprio a tener conto di variabili inerenti al singolo rapporto, variabili tra le quali ben potrebbe rientrare anche l’inadempimento e la connessa applicazione degli interessi moratori convenzionalmente pattuiti. (Giuseppe Baldassarre) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 20 aprile 2020.




Contratto di finanziamento denominato '4you': causa in concreto non meritevole di tutela

Contratto di finanziamento denominato “4you” - Nullità - Causa in concreto non meritevole di tutela - Inefficacia - Accoglimento dell'appello proposto dall’ex Cliente della Banca

Il contratto di finanziamento atipico “4you”, all’esito del giudizio di meritevolezza, deve ritenersi inefficace fin dalla sua stipulazione, essendo inidoneo a vincolare le parti al rispetto delle sue regole a causa dell’enorme sproporzione tra le prestazioni delle parti. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila 08 aprile 2020.




Contratti swap, causa del contratto e meritevolezza della scommessa

Contratti swap - Causa del contratto e meritevolezza della scommessa -Rilevanza del mtm e sua omessa determinazione in contratto - Nullità del  derivato per difetto in concreto della causa ex art 1418, co. 2 c.c. e non meritevolezza ex art 1322 c.c.

Nei derivati OTC l'oggetto è uno scambio di differenziali a determinare scadenze, ma la sua causa consiste in una scommessa che ambo le parti assumono. Nella scommessa legalmente autorizzata come quella meritevole di tutela da parte del legislatore finanziario, l'alea non può che essere razionale per entrambi gli scommettitori e ciò a prescindere dall'intento che ha determinato la conclusione del contratto; sia esso di mera copertura ovvero speculativo.

Il concetto di alea razionale implica e necessita che gli scenari probabilistici devono essere definiti e conosciuti ex ante con certezza, sicchè nel contratto devono essere esplicitati il valore del derivato, gli eventuali costi impliciti ed i criteri con cui determinare le penalità in caso di recesso, in quanto tutti elementi che incidono sull'alea che assume la parte contrattuale.
La causa sussiste se e nella misura in cui l'alea, cui lo strumento da luogo, sia il frutto di una valutazione razionale in termini di entità e natura.

Poiché nello swap le alee sono reciproche e bilaterali, non è ammissibile che la qualità e la quantità delle alee, oggetto del contratto, siano ignote a uno dei contraenti ed estranee all'oggetto dell'accordo. Ne deriva la nullità dei contratti di Interest Rate Swap per difetto, in concreto, della causa, ai sensi dell'art. 1418, secondo comma c.c. e per la non meritevolezza, in concreto, degli interessi perseguiti ai sensi dell'art. 1322 secondo comma c.c. laddove il contratto non contenga gli elementi sulla base dei quali misurare l'alea che si assume, in relazione all'alea che anche la controparte assume.

Nel contratto derivato lo strumento attraverso il quale valutare l'alea, all'ulteriore fine di contrarre "scommesse eque" è il mark to market che rappresenta il valore del contratto ad una certa data: il mark to market fornisce, dunque, l'informazione fondamentale tanto da essere il primo numero da guardare per decidere se prendere posizione in un derivato; tanto che in transazioni tra le banche queste entrano in derivati in cui il mark to market è nullo, proprio perché in questo caso la scommessa è equa.

La circostanza che nel contratto il mark to market non sia contemplato esclude, in radice, che la parte abbia concluso la "scommessa" conoscendo il grado di rischio assunto laddove, per conto, la Banca del proprio rischio ha perfetta conoscenza, addirittura nella sua precisa misurazione scientifica.

In tal senso, deve ritenersi che tutte le informazioni che attengono alla determinabilità del rischio, ivi inclusa l’asimmetria iniziale tra prestazioni, debbano essere, ex ante, ben definite e conosciute con certezza dal cliente, indipendentemente delle finalità di copertura o speculative del derivato. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 31 marzo 2020.




Polizze Unit Linked: irrisorio l’aumento del capitale dell’1%, nullità del contratto ex art. 1895 c.c.

Polizze Unit Linked – Prodotto misto assicurativo-finanziario – Polizza Unit Linked “pura” – Garanzia di restituzione del premio – Assicurazione sulla vita – assenza di garanzia di rimborso causa morte – Incompatibilità – Assenza del “rischio demografico” – Causa di nullità del contratto ex art. 1895 cc – Rinuncia implicita alla eccezione di prevalenza clausola contrattuale

Le polizze Unit Linked hanno la doppia natura di prodotto finanziario e prodotto assicurativo nel quale le somme corrisposte dall’assicurato quale premio vengono versate in fondi di investimento interni o esterni all’assicuratore. La polizza Unit Linked “pura”, prevede poi che la restituzione del premio versato non sia certa né garantita essendo legata all’andamento dei titoli.

La polizza vita presuppone almeno la garanzia del rimborso del capitale versato come premio, in assenza della quale non si può parlare di assicurazione sulla vita.

Il regolamento ISVAP 16/03/2009 n. 29 art. 6 prevede che i contratti di assicurazione sulla vita collegati a fondi di investimento sono caratterizzati da un effettivo impegno a liquidare, in caso morte, prestazioni il cui valore sia dipendente dalla valutazione del rischio demografico, cioè la differenza tra la vita del contraente e la durata media della vita umana.

La previsione della corresponsione, in caso morte, del capitale maturato al momento del decesso, aumentato di un 1% è talmente irrisorio da far concludere per la mancanza di assunzione di qualsiasi rischio demografico da parte della Compagnia, che comporta la nullità del contratto ex art. 1895 cc.

Il Giudice che, in conseguenza ad un rilievo di nullità d’ufficio, accolga le richieste restitutorie originariamente legate ad una domanda di risoluzione, non viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Ove il convenuto tenga un contegno processuale volto ad accettare il contradditorio come impostato dall’attore, rinuncia implicitamente ad avvalersi di una clausola contrattuale che disponga una diversa impostazione (nel caso di specie il Giudice ha ritenuto non fondata l’eccezione di applicazione in via convenzionale di un diritto straniero al contenzioso, sollevata dal convenuto solo nella memoria conclusionale). (Giulio Caselli) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 30 marzo 2020.




Illegittima segnalazione CRIF/Centrale Rischi e ricorso ex art. 700 c.p.c.

Art. 700 c.p.c. – Illegittima segnalazione Centrale Rischi/CRIF – Provvedimento inaudita altera parte – Presupposti – Preavviso di segnalazione – Mancata notificazione/comunicazione – Fumus boni juris

Art. 700 c.p.c. – Illegittima segnalazione Centrale Rischi/CRIF – Provvedimento inaudita altera parte – Presupposti – Pregiudizio derivante dall’impossibilità d’ulteriore accesso al credito bancario – Periculum in mora

La mancata comunicazione/notificazione del preavviso di segnalazione, come invece previsto dall’art. 125, III comma, TUB, dall’art. 4, VII comma, del Codice in materia di protezione dei dati personali e dalla circolare 139 dell’11/02/1991 della Banca d’Italia, legittima l’emissione di provvedimento ex art. 700 c.p.c. inaudita altera parte, recante intimazione alla Banca a provvedere all’immediata cancellazione/rettifica del nominativo della ricorrente alla Centrale Rischi della Banca d’Italia/CRIF, con efficacia retroattiva dalla segnalazione.

La presenza segnalazione di segnalazione in Centrale Rischi/CRIF illegittima è causa ostativa alla concessione dell’ulteriore credito bancario, nonché per il mantenimento degli accordati in essere, oltre che costituire indice d’inaffidabilità creditizia, sicchè legittima l’emissione di provvedimento ex art. 700 c.p.c. inaudita altera parte, recante intimazione alla Banca a provvedere all’immediata cancellazione/rettifica del nominativo della ricorrente alla Centrale Rischi della Banca d’Italia/CRIF, con efficacia retroattiva dalla segnalazione. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 26 marzo 2020.




Il regime di capitalizzazione composta degli interessi celato nel piano di ammortamento è illegittimo e viola gli artt. 821, 1283, 1284, 1346 e 1418 c.c.

 

Come già evidenziato da App. Campobasso, sent. n. 412 del 5.12.2019 e Trib. Massa, sent. del 4.02.2020, l’applicazione del regime finanziario di capitalizzazione composta degli interessi, non pattuito ma celato nel piano di ammortamento, comporta un maggior esborso a titolo di interessi e rende indeterminabile il calcolo degli stessi, con violazione dell’art. 1346 c.c.. (cfr. Cass. n. 25205/2014; n. 8028/2018).

Infatti la pattuizione del solo T.A.N., senza specificazione del regime finanziario e del sistema di calcolo degli interessi, comporta che il piano di ammortamento possa essere determinato sia in regime semplice che composto; è dunque necessaria, anche al fine di rispettare l’art. 1284 c.c., la puntuale pattuizione del regime finanziario con il quale è costruito il piano di ammortamento del finanziamento.

Atteso che l’art. 821 c.c. codifica tanto la regola ordinaria della maturazione proporzionale degli interessi (che maturano “giorno per giorno”) quanto il regime ordinario di capitalizzazione semplice che di tale regola fa prodromo, l’applicazione subdola nel piano di ammortamento del regime composto comporta un illegittimo divario tra il T.A.N. pattuito ed il monte interessi che era lecito attendersi secondo gli ordinari criteri normati dall’art. 821 c.c.

Il regime composto, determinando, contestualmente, un esborso maggiore di interessi rispetto al tasso pattuito ed un effetto anatocistico degli stessi, viola altresì l’art. 1283 c.c. dando luogo a violazione di norma imperativa ex art. 1418 c.c.

Pur essendo libero di concordare con il finanziato una deroga all’ordinario criterio di imputazione dei pagamenti sancito dall’art. 1194 c.c., non può tuttavia il creditore utilizzare siffatta deroga per incrementare surrettiziamente il tasso (pattuito ex art. 1284 c.c.), gli interessi e la remunerazione del capitale prestato.

In conclusione, l’illegittima adozione del regime composto dà luogo alla nullità della clausola degli interessi, cui consegue l’applicazione del tasso legale in sostituzione del tasso convenzionale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso 26 marzo 2020.




Effetti della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano

Estinzione anticipata (125-sexies TUB) - Riduzione del costo del credito - Costo totale del credito (art. 121, lett. e) TUB) - Distinzione tra oneri up front e oneri recurring - Irrilevanza (Corte di Giustizia 11 settembre 2019 Lexitor) - Conseguenze processuali - Riduzione dei costi assicurativi - Indennizzo ex art. 125-sexies, comma 2 TUB

L’interpretazione “tradizionale” e radicata nell’ordinamento italiano dell’art. 125-sexies TUB, che escludeva gli oneri c.d. up front dal perimetro della riduzione del costo del credito cui il cliente ha diritto in sede di estinzione anticipata, non è più sostenibile all’esito della sentenza dalla Corte di Giustizia dell’11 settembre 2019 (c.d. Lexitor), che ha sancito che la riduzione deve includere tutti i costi a carico del consumatore, superando così inequivocabilmente la distinzione tra oneri up front e oneri recurring.

La diretta applicabilità dei principi sanciti dalla sentenza Lexitor discende dal fatto che la norma interna (125-sexies TUB) è trasposizione della regola sancita dalla direttiva (art. 16 direttiva 2008/48), e deve dunque essere letta in conformità a quest’ultima come interpretata dalla Corte di Giustizia.

La nuova interpretazione dell’art. 125-sexies TUB promossa dalla sentenza della Corte di Giustizia è vincolante anche nel decidere controversie relative ai contratti già in essere al momento dell’intervenire dell’arresto, in quanto l’eccezionale potere di limitare nel tempo gli effetti di una certa interpretazione di un precetto compete esclusivamente alla Corte di Giustizia nel contesto della stessa sentenza che la afferma; deve quindi escludersi l’ammissibilità di un nuova remissione alla Corte di Giustizia perché “riveda” il giudicato Lexitor modulando diversamente gli effetti di tale pronuncia.

Sulla base della nuova lettura dell’art. 125-sexies TUB, il cliente ha diritto alla riduzione di tutti i costi del credito in sede di estinzione anticipata; pertanto dovrà, in sede processuale, allegare 1) che il finanziamento rientra nel campo di applicazione del credito ai consumatori, 2) l’esercizio della facoltà di estinzione anticipata e 3) il trattenimento di costi a qualsiasi titolo da parte del finanziatore. È dunque divenuta irrilevante la qualifica dei costi (come recurring o come up front), o l’eventuale scarsa trasparenza del testo contrattuale in merito (che determinava la qualificazione come recurring). Tale “semplificazione” processuale esplica i suoi effetti anche nei processi già pendenti.
Il Giudice dovrà altresì - almeno incidentalmente - pronunciare la nullità della eventuale clausola contrattuale che escluda determinati oneri dalla riduzione del costo del credito per violazione dell’art. 125-sexies TUB.

Il finanziatore è corretto legittimato passivo della pretesa di riduzione del costo del credito anche nella parte relativa ai costi assicurativi (salvo regresso nei confronti dell’impresa assicuratrice). Ciò non in base ad un’assunzione volontaria dell’obbligo in thesi legalmente gravante sull’impresa assicurativa (sulla base del generale Accordo ABI-ANIA del 22 ottobre 2018 - di per sé derogabile dal finanziatore predisponente nel contesto del singolo contratto di credito) ma imperativamente in forza dell’art. 125-sexies TUB. La riduzione dei costi assicurativi avverrà secondo il criterio pro rata temporis, ovvero in base al criterio definito dal contratto (meno favorevole per il cliente), che deve tuttavia, a pena di inefficacia, essere conforme ai criteri definiti dagli artt. 22 comma 15-quater e 15-quinquies del d.l. 179/2012 e dell’art. 49 reg. Isvap n. 35/2020, oltre che chiaro e comprensibile per il cliente.

L’indennizzo di cui all’art. 125-sexies, comma secondo, TUB, ha primariamente la funzione di ristorare il finanziatore degli interessi perduti per l’estinzione anticipata del contratto in uno scenario colpito da un calo dei tassi di mercato rispetto al tasso convenuto sul capitale rimborsato anticipatamente, e inoltre, quella di permettere al finanziatore di recuperare eventuali spese amministrative generate dalla richiesta di rimborso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 21 marzo 2020.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti

Vendita di diamanti – Attività bancaria – Obblighi informativi – Onere della prova

Il fondamento normativo della responsabilità della banca può ravvisarsi nell’esistenza di obblighi di informazione e protezione in relazione ai quali il rapporto contrattuale tra banca e cliente si atteggia a mero presupposto storico (art. 1173 cc).

L’attività di vendita di beni preziosi, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art. 8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994 definisce come “attività accessoria che comunque consente di sviluppare l’attività esercitata”, aggiungendo che: “A titolo indicativo costituiscono attività connesse la prestazione di servizi di: a) informazione commerciale […]” (Tribunale di Verona 23 maggio 2019).

Grava sulla banca l'obbligo a dimostrare di avere correttamente adempiuto l'obbligo informativo, derivante dal contratto come tale o dal contratto come “contatto negoziale qualificato”.

Il litisconsorzio necessario, fra banca intermediaria e azienda cedente i diamanti, si configura quando “la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti”(art. 102 cpc), cioè nelle ipotesi di contitolarità dello stesso rapporto, nel caso di specie da escludersi in quanto, nella comune vicenda storica, si scorgono due titoli diversi a fondamento delle pretese. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 10 marzo 2020.




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A.: determinazione del contenzioso incluso

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Irrilevanza dell’oggetto del contenzioso, salve le ipotesi espressamente escluse

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso avente ad oggetto conto corrente estinto – Estensione del requisito di funzionalità del rapporto contrattuale dedotto in giudizio

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Nuovo giudizio introdotto dopo l’estinzione del giudizio pendente alla data della cessione aziendale

L'art. 3.1.2, lettera b) (vii) del contratto di cessione dell’azienda bancaria menziona espressamente, tra le "Passività Incluse", quelle appunto derivanti da contenziosi civili relativi a giudizi già pendenti alla data di Esecuzione, escludendo dal perimetro della cessione i soli contenziosi non ancora pendenti e quelli riguardanti le "controversie con azionisti delle Banche in LCA e con obbligazionisti convertibili e/o subordinati". Non si ritiene, pertanto, condivisibile quanto ritenuto da una parte della giurisprudenza di merito, in forza della quale il contenzioso può considerarsi incluso solo se avente ad oggetto attività e passività espressamente incluse, atteso che il contenzioso pregresso, sulla base della chiara formulazione del contratto ed anche della classificazione delle passività nell’ambito del D.L., rappresenta di per sé una categoria ricompresa nell’ambito del genere Passività incluse.

Si ritiene, pertanto, di aderire ad una interpretazione della previsione contrattuale relativa alle passività incluse in forza della quale le posizioni passive derivanti da contenzioso passino ad ISP quando siano oggetto di contenzioso pregresso, a prescindere dall’oggetto della controversia e salve le ipotesi espressamente escluse.

Non è condivisibile la deduzione per cui il debito da restituzione derivante da rapporti estinti non possa essere ricompreso nel perimetro della cessione, perché in caso di rapporto estinto non vi sarebbe il requisito della funzionalizzazione all’esercizio dell’attività di impresa previsto dall’art. 3.1.2 sub a) e b) del contratto di cessione. La funzionalizzazione del rapporto da cui nasce il debito all’esercizio dell’impresa bancaria è un requisito immanente, che discende dalla natura del rapporto da cui trae origine e non viene meno con il venir meno del rapporto. Infatti, il debito da restituzione dedotto, nel caso di specie, nasce dalla illegittima applicazione di oneri e spese su un rapporto di conto corrente. Il rapporto di conto corrente è un rapporto funzionale all’esercizio dell’impresa bancaria ed il fatto che il rapporto sia estinto non fa venir meno la circostanza che il debito da restituzione tragga origine da una nullità relativa ad un contratto di conto corrente e che sia connesso ed inerente all’esercizio dell’impresa bancaria.

Non vale ad escludere la natura di contenzioso pregresso la circostanza che il giudizio originario (introdotto dalla impresa ricorrente nei confronti di Veneto Banca s.p.a.) si sia estinto e, successivamente, sia stato introdotto nuovamente nei confronti di Intesa San Paolo con ricorso notificato in data 9.05.2019. Infatti, la pendenza del giudizio al momento della esecuzione dell’accordo di cessione ha determinato il passaggio della relativa posizione sostanziale ad Intesa Sanpaolo. La legittimazione processuale segue la relativa posizione sostanziale, non essendo possibile nel nostro ordinamento una dissociazione tra posizione sostanziale e processuale, salvo le ipotesi di sostituzione processuale previste dalla legge. (Riccardo Sappa) (riproduzione riservata)
Tribunale Verbania 10 marzo 2020.




Nullità della fideiussione redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia: la competenza giurisdizionale sul ‘contratto a valle’ spetta al tribunale civile ordinario

Fideiussione - Redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia - Competenza per il contratto a monte e per il contratto a valle - Richiesta d’ufficio del regolamento di competenza

In tema di nullità della fideiussione perché redatta sulla base del sanzionato Schema elaborato dall'ABI nel 2003, l'accertamento della nullità del contratto a valle non involge anche un accertamento della sussistenza dell'intesa che è stata già accertata dalla Banca d'Italia con Provvedimento n. 55 del 2.5.2005.

Pertanto, laddove si condivida l'assunto per il quale, nelle controversie aventi ad oggetto la nullità della fideiussione perché redatta sulla base del menzionato, non spetta al giudice di merito la cognizione sull'intesa "a monte", appare ragionevole affermare che la competenza giurisdizionale sul "contratto a valle" spetti al tribunale civile ordinario e non alla sezione specializzata in materia di impresa, proprio perché, a ben vedere, non viene in rilievo in via diretta l'esame e l'applicazione del disposto di cui all'art. 33 1. n. 287 del 1990, ma solo la valutazione della coincidenza tra la fideiussione oggetto di causa ed il testo frutto dell'intesa restrittiva e non già l'intesa restrittiva stessa.

[Il Tribunale di Catanzaro, sulla base delle considerazioni che precedono, ha richiesto d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 marzo 2020.




Contratti derivati e onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato

Contratto derivato - Funzione di copertura - Onere a carico della banca
Contratto derivato - Funzione di copertura - Assenza - Nullità del contratto per mancanza di causa in concreto ex art. 1322 comma 2° cod. civ.

In materia di contratti derivati l’onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato grava sulla banca.

In mancanza della prova circa la funzione di copertura del derivato il contratto dovrà considerarsi nullo per mancanza di causa in concreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 1322 comma 2° cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 marzo 2020.




Mutuo fondiario, limite di finanziabilità ex art. 38 TUB e sospensione dell'efficacia esecutiva

Mutuo fondiario - Limite di finanziabilità ex art. 38 TUB - Sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo

Va sospesa l’efficacia esecutiva di un titolo quando da una perizia di stima dell’immobile, pur applicando i valori massimi registrati dall’OMI (e ridotti del 20%) in epoca prossima alla conclusione del contratto per la zona censuaria di riferimento, risulta in ogni caso superato il limite di finanziabilità previsto dall’art. 38, co. 2 TUB. Nel caso di specie, è stato considerato quale limite di finanziabilità il 100% del valore dell’immobile, in ragione delle fideiussioni specifiche rilasciate a garanzia della restituzione del mutuo (mutuo di euro 900.000,00 a fronte di un immobile del valore di euro 558.000,00). (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 28 febbraio 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




Decesso di uno dei cointestatari di conto corrente e contratto di deposito bancario: opposizione, formulata da un coerede, ad operare sul conto del cointestatario superstite

Contratti e operazioni bancari in genere – Cointestazione – Successione per causa di morte – Buona fede nell'esecuzione dei rapporti

Secondo le disposizioni contrattuali sottoscritte tra banca e clienti, in presenza di un conto corrente o di contratto di un deposito titoli cointestato tra coniugi, in caso di morte di uno dei cointestatari, il coniuge superstite può continuare ad operare sul conto corrente a condizione che un coerede del defunto non si opponga mediante invio alla banca di semplice lettera raccomandata.

In caso di opposizione da parte di un coerede la banca deve pretendere il consenso di tutti i coeredi per consentire nuove operazioni di disposizione sul conto corrente o sul deposito titoli da parte del cointestatario superstite.

Nel caso in cui, ricevuta la raccomandata con la quale un coerede chieda il “congelamento” dei rapporti bancari in essere, ove la banca richieda all’opponente documentazione comprovante la propria effettiva qualità di erede, la banca viola il principio di buona fede se, nel tempo necessario a produrre la documentazione, consenta al cointestatario superstite di compiere operazioni di giroconto dei titoli depositati ed è tenuta a risarcire l’erede opponente che abbia subito un danno a causa della distrazione dei titoli. (Roberto Bartolini) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 25 febbraio 2020.




L’intermediario è tenuto ad informare non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici a lui noti

Intermediazione finanziaria – Informazioni relative al singolo strumento – Derivati – Concreti scenari probabilistici – Necessità – Violazione – Nullità

Alla luce della normativa primaria e secondaria di settore (TUF e relativo regolamento attuativo) l’intermediario è tenuto ad informare il cliente non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici, noti o conoscibili dall’intermediario all’epoca della stipula, così da consentire al cliente di valutare consapevolmente la scelta di investimento.

Ove l’intermediario non dimostri di aver fornito tale informazione, può essere accolta la domanda di risoluzione del contratto, perché tale inadempimento è da ritenersi grave ai sensi dell’art. 1455 c.c. in quanto il cliente, ove opportunamente informato, si sarebbe con ogni probabilità astenuto dalla sottoscrizione dello strumento finanziario (nel caso di specie IRS con finalità di copertura) derivato e non avrebbe quindi subito il danno economico poi verificatosi.  

Il Tribunale di Firenze ha pertanto condannato l’intermediario al rimborso dei flussi finanziari negativi prodotti a carico del cliente, secondo le regole dell’indebito oggettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 24 febbraio 2020.




Effetto interruttivo della prescrizione istantaneo e non permanente quando la procedura esecutiva si arresta per causa ascrivibile al creditore procedente

Opposizione all’esecuzione – Eccezione di prescrizione – Effetto istantaneo della prescrizione – Richiesta di sospensiva – Ammissibilità

Nel caso in cui venga sollevata l’eccezione di prescrizione delle somme, portate da un contratto di mutuo ipotecario, e la banca deduce l’effetto interruttivo della prescrizione, perché in danno ai debitori esecutati era pendente un'altra procedura di espropriazione immobiliare, l’effetto interruttivo della prescrizione è da considerarsi istantaneo e non permanente, se la procedura esecutiva si è arrestata per un comportamento ascrivibile al creditore procedente.

L’eccezione di prescrizione, giustifica l’accoglimento della richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del contratto di mutuo ipotecario. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 20 febbraio 2020.




Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo che prevede la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato

Opposizione a precetto – Mutuo cd condizionato – Mandato a favore del mutuatario – Disponibilità giuridica della somma finanziata: sussistenza – Costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale infruttifero: rilevanza ai fini della sussistenza di un titolo esecutivo

Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo ove è prevista la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato a nulla rilevando in senso opposto la successiva costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale avendo questo natura di atto dispositivo e per un interesse proprio del finanziato. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 15 febbraio 2020.




Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca l'avviso relativo al diritto di recesso

Contratti di investimento - Gestione patrimoniale - Diritto di recesso - Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso - Necessità

In tema di contratti di investimento (nella specie, gestione patrimoniale) e rispetto delle prescrizioni sul diritto di recesso di cui all’art. 30 D.Lgs. n. 58/1998 (TUF) è necessaria la specifica sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso e, ove ciò non avvenga, non potrà sostenersi che la relativa pagina, successiva al testo contrattuale, afferisca al contratto, con conseguente nullità del medesimo per violazione dell’art. 30 comma 7 TUF.

Nel nostro sistema di diritto privato la locuzione “modulo o formulario” fa riferimento al documento che racchiude il regolamento contrattuale predisposto per un’utilizzazione seriale. Il modulo o formulario di regola viene riempito con l’indicazione del nome dell’altro contraente, e comunque viene completato nelle parti destinate a calibrare la disciplina negoziale volta per volta, secondo le specificità del caso.

Il modulo o formulario coincide col documento contenente il testo contrattuale destinato alla sottoscrizione per adesione (cfr. Cass. civ. n. 7776/2014).

[Nel caso di specie, i regolamenti contrattuali dedotti in giudizio sono racchiusi in documenti qualificabili come moduli o formulari, ma la pagina di essi contenente l’indicazione sul diritto di recesso ex art. 30 comma 7 TUF non risulta sottoscritta dagli attori, dal che è stata dedotta la nullità dei contratti oggetto di lite.] (Luca Zamagni, Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 13 febbraio 2020.




Danno non patrimoniale da illecita segnalazione in centrali rischi e in Centrale allarme interbancaria

Illecita segnalazione in Cai della revoca all’autorizzazione all’utilizzo della carta di pagamento – Configurabilità di un danno non patrimoniale – Esclusione

Il danno non patrimoniale da illecita segnalazione nelle centrali rischi e in Cai è ipotizzabile solo in relazione a segnalazioni di una certa gravità, come quella di sofferenza (in centrale rischi o sic) o di insolvenza (in Cai), e non rispetto alla segnalazione illecita di revoca all’autorizzazione all’utilizzo della carta di pagamento.

La questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da illecita segnalazione in CR o in Cai va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato, che hanno ad oggetto quantomeno la durata e l’ambito soggettivo della segnalazione.
Pertanto è onere di chi lamenti un danno alla propria reputazione, conseguente ad una segnalazione illecita, dimostrare non solo la durata di essa ma anche che la notizia della sua segnalazione, nell’arco di tempo in cui è durata, era stata effettivamente rilevata da istituti di credito, diversi da quello segnalante, tanto più che tale circostanza era stata da lui riferita sia nel ricorso introduttivo del giudizio che nella lettera di contestazione alla banca convenuta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 13 febbraio 2020.




Nullità parziale della fideiussione omnibus e vano decorso del termine semestrale di cui all’art. 1957 c.c.

Legge antitrust (L. n. 287 del 10 ottobre 1990) – Nullità parziale delle fideiussioni omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di efficacia della garanzia – Art. 169 L.F. – Art. 55 L.F. – Dies a quo del termine semestrale coincidente con la data di presentazione della domanda di concordato preventivo – Domanda di ammissione al passivo fallimentare come atto assimilato alla domanda giudiziale, ai fini di cui all’art. 1957 c.c.

L’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale di cui al provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2005 produce effetti anche sui singoli contratti che contengono le clausole (tra cui quella di deroga dell’art. 1957 cod. civ.) in quanto frutto di intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990.

Con la previsione che le suddette intese sono "nulle ad ogni effetto’’ (art. 2 della legge n. 287 del 1990) il legislatore ha inteso vietare la propagazione degli effetti dell’intesa anticoncorrenziale negli atti aventi natura contrattuale, posto che le imprese che partecipano ad un’intesa anticoncorrenziale per beneficiare dell’effetto distorsivo della concorrenza “devono” modificare o mantenere le loro condizioni contrattuali nei confronti della clientela, così da acquisire o conservare l’indebito vantaggio.

La circostanza che l’art. 1957 cod. civ. sia norma derogabile è ininfluente ai fini della nullità, in quanto, pur trattandosi di norma non dettata da ragioni di ordine pubblico, si è tuttavia in presenza di una nullità volta alla tutela di interessi generali quali la concorrenza e la trasparenza del mercato del credito, che travolge la pattuizione attuativa dell’intesa accertata con il provvedimento n. 55 del 2005 della Banca d’Italia.

L’art. 169 l.f. stabilisce che alla domanda di presentazione del concordato preventivo si applica, tra gli altri, l’art. 55 del medesimo decreto, per cui il debito si considera scaduto già in quel momento e da lì decorre il termine di sei mesi previsto dall’art. 1957 cod. civ.; detto termine ha natura decadenziale e, come tale, può essere interrotto solo dalla proposizione della domanda giudiziale o da un atto ad essa assimilato (la domanda di ammissione al passivo) e non da una semplice diffida extragiudiziale. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 11 febbraio 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle Banche venete e principio di tutela giurisdizionale effettiva

Banche venete – Art. 3 lett. c) d.l. n. 99/2017 – Suo contrasto con l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Sussiste – Necessità della sua disapplicazione – Sussiste

Il testo dell’art. 3 lett. c) d.l. 99/2017 non pare conforme al principio di tutela giurisdizionale effettiva, che, oltre ad essere sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, è ribadito anche dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e va pertanto disapplicato.

Tale norma, prevedendo infatti che i debiti, derivanti da rapporti di intermediazione finanziaria o bancari, ceduti ad Intesa San Paolo, che fossero contestati dopo la cessione restino in carico alle banche risolte, a prescindere dalla sorte del contratto regolante il rapporto, determina una inedita scissione tra situazioni debitorie e situazioni creditorie nascenti dallo stesso rapporto contrattuale che, senza dubbio, risulta pregiudizievole per i contraenti ceduti poiché li obbliga a continuare il rapporto con l’istituto di credito cessionario senza poter far valere nei suoi confronti i diritti da esso derivanti a loro favore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle banche venete e procedimento di mediazione

Procedimento di mediazione – Inclusione nella nozione di “controversia” di cui all’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017 – Risposta affermativa

Controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria – Possibilità di riferire ad essa un procedimento di mediazione ante causam avente ad oggetto contratti bancari – Esclusione – Mancata realizzazione della condizione di procedibilità – Sussiste

I procedimenti di mediazione attivati prima della cessione ad Intesa San Paolo esulano dall’ambito di applicazione dell’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017, che esclude dalla cessione “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività”.
Infatti la pendenza di un procedimento di mediazione è indice dell’esistenza di una controversia tra le parti che vi sono coinvolte se si considera che l’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, nel menzionare gli affari soggetti o passibili di tale Adr, utilizza proprio il termine di “controversie”.

Rispetto ad una controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria non può dirsi realizzata la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria qualora nella relativa istanza non siano stati esplicitati i profili di inadempimento addebitati alla convenuta, in contrasto con il disposto dell’art. 4, comma 2, d. lgs. 28/2010, che richiede che la parte proponente la mediazione, indichi le ragioni della pretesa e nel verbale di mediazione si faccia riferimento ad una controversia in tema di contratti bancari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Unitarietà del rapporto di conto corrente in caso di giroconto tra due distinti contratti; inefficacia della clausola anatocistica priva di autonoma specifica sottoscrizione

Prescrizione delle rimesse in conto corrente eccepita dalla banca -  Giroconto tra due contratti distinti e considerazione unitaria del rapporto - Inefficacia della clausola anatocistica non sottoscritta specificamente

Ai fini della prescrizione delle rimesse in conto, va qualificato come unico il rapporto di conto corrente tra i medesimi soggetti quando il saldo del contratto più risalente nel tempo sia stato azzerato attingendo all’affidamento concesso sul contratto più recente; in caso contrario, si darebbe possibilità alla banca di sottrarsi agli oneri probatori relativi ai rapporti più datati, consentendole di sottarsi all’onere di produzione dei contratti e degli estratti conto relativi, sebbene sia evidente che proprio dai conti più risalenti provengano le passività del nuovo conto.
Secondo la delibera del CICR del 9.2.2000 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22.2.2000), “Le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto”, con ciò significando che non ha efficacia la clausola anatocistica alla quale non sia stata apposta un sottoscrizione specifica e distinta da quella del perfezionamento del contratto, alla stregua della previsione disciplinata dal legislatore in tema di clausole vessatorie (art. 1341 e 1342 cod. civ.). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 07 febbraio 2020.




Credito al consumo e rimborso anticipato: il diritto alla riduzione del costo totale include i costi di up front e recurring

Credito al consumo – Estinzione anticipata del finanziamento – Costi di up front e recurring – Riduzione

L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a suo carico del senza distinguere tra costi upfront e recurring. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 07 febbraio 2020.




Omessa produzione del contratto di finanziamento, nullità del negozio e azzeramento degli interessi

Contratti bancari – Mancanza di contratto scritto – Nullità – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia

Nel caso in cui la banca, nell’ambito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, non produca il contratto scritto di finanziamento, sussiste la nullità assoluta del negozio e la sanzione è l’azzeramento di ogni interesse e commissione, non potendosi applicare il c.d. tasso BOT di cui al 7° comma dell’art. 117 T.U.B., che concerne le diverse ipotesi di nullità parziale per mancanza della clausola di pattuizione degli interessi in quanto assente (4° comma) o indeterminata (6° comma).

Qualora l’usura si manifesti nell’ambito di un’apertura di credito in conto corrente per anticipazioni nel corso del rapporto e non risulti pattuita nel contratto, va qualificata come sopravvenuta ed è quindi irrilevante.

Nel caso in cui vi sia prestazione di garanzia da parte di un terzo, ai fini della qualificazione come contratto autonomo di garanzia occorre che la banca dia la prova del rafforzamento della posizione creditoria non solo con l’affiancamento di un ulteriore soggetto obbligato, ma anche con la possibilità di pretendere da parte di quest’ultimo l’adempimento a prescindere dalle vicende relative al rapporto fondamentale; tale qualificazione è esclusa quando risulti che le parti abbiano espressamente e ripetutamente qualificato il negozio come fideiussione e la garanzia sia stata prestata su un modulo prestampato e predisposto unilateralmente con clausole serialmente sottoposte a tutti i clienti della banca. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 05 febbraio 2020.




Usura: determinazione del TEG attraverso tutti i costi del finanziamento anche potenziali e gratuità del mutuo

Procedimento di opposizione all’esecuzione immobiliare ex artt. 615 e 624 cpc

Ai fini della determinazione del TEG (cioè del tasso effettivo globale inerente al rapporto), devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche solo potenziali (tra cui le spese di istruttoria, la commissione o penale di risoluzione anticipata e i contratti assicurativi direttamente collegati al finanziamento).

Una volta favorevolmente valutata la ricostruzione del tasso extra-soglia pattuito nel contratto di mutuo azionato esecutivamente dal creditore, l’ineludibile conclusione giuridica che deve trarsene, ai sensi dell’art. 1815 co. 2 c.c., è la nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi, ovvero la gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court, di qualunque natura essi siano. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 05 febbraio 2020.




Credito al consumo e violazione delle regole di trasparenza

Credito al consumo - Art. 124 Tub - Errata indicazione Taeg - conseguenze - Nullità della clausola - Tassi BOT - Principio di effettività della tutela - Violazione della trasparenza e Direttiva 93/13/CEE

Nella disciplina attuale, come in quella previgente, rivestono importanza primaria, nell’ambito del credito al consumo, il T.A.E.G. e le altre informazioni essenziali, al fine di assicurare al consumatore una rappresentazione della portata dell’impegno economico e, nel contempo un adeguato presidio all’obbligo di informazione, in ottica di trasparenza, correttezza, buona fede e di riequilibrio dei rapporti di forza contrattuale sperequati.

Quanto alle conseguenze, derivanti dalla errata indicazione del T.A.E.G., si rende necessario adottare un’interpretazione quanto più ispirata al principio di effettività della tutela nell’ambito del credito al consumo non differenziando, quanto al regime ed alle conseguenze derivanti dall’inosservanza dei relativi obblighi, tra omessa indicazione del T.A.E.G. ed erronea indicazione dello stesso. (Mario Manzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI è assoluta ed è sempre rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio

Nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI – Nullità assoluta rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado e quindi anche se sollevata per la prima volta in comparsa conclusionale

È viziato da nullità assoluta e non relativa il contratto di fideiussione omnibus che sia una riproduzione dello schema contrattuale relativo alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie predisposto dall’ABI.

Nello specifico, deve escludersi l'applicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. perché la gravità delle violazioni in esame, - che incidono pesantemente sulla posizione del garante, aggravandola in modo significativo - rispetto ai superiori valori di solidarietà, muniti di rilevanza costituzionale (art. 2 Cost.), che permeano tutto l'impianto dei rapporti tra privati, dalla fase prenegoziale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), ben giustifica che sia sanzionato l'intero agire dei responsabili di quelle violazioni senza che possa in contrario opporsi il principio di conservazione degli atti giuridici.
 
L’eccezione de qua, seppur se sollevata dal fideiussore in reconventio reconventionis per la prima volta nella comparsa conclusionale, è idonea ad attivare il dovere del Giudice di rilievo ex officio ex art. 1421 c.c. per quanto sancito da Cass. SS.UU. con le pronunce gemelle n. 26242 e 26243 del 2014. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario - Violazione del limite di finanziabilità - Art. 38 TULB - Nullità dell’intero contratto

La violazione del limite di finanziabilità comporta la nullità dell'intero contratto di mutuo.
Ne caso di specie era stato concesso un finanziamento per un importo eccedente l’ottanta per cento del valore del bene ipotecato desumibile dal prezzo di acquisto. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo 04 febbraio 2020.




Ammortamento alla francese: il regime finanziario composto comporta la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Ammortamento alla francese – Regime finanziario composto – Anatocismo – Indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Nei piani di rimborso rateale dei finanziamenti l’impiego, ai fini dell’elaborazione di un piano di ammortamento alla francese, del regime finanziario della capitalizzazione composta, con pagamento periodico degli interessi calcolati su tutto il debito residuo non ancora estinto, determina il venir meno della proporzionalità rispetto al tempo (oltre che al capitale) prevista dall’art. 821 c.c. e comporta la conseguente maggiorazione della rata di ammortamento, per effetto della quale il monte interessi lievita esponenzialmente (ciò che comporta, per l’appunto, la produzione di interessi su interessi). È proprio in tale fenomeno che si annida l’essenza dell’anatocismo, per quanto “celato” nel valore della rata pattuita, quantificata già ab origine applicando il T.A.N. contrattuale secondo la formula dell’interesse composto.

L’impiego, nell’ammortamento alla francese, del regime finanziario composto comporta pertanto la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse, con conseguente ricalcolo in regime finanziario semplice ed adozione dei tassi legali ex art. 1284 c.c. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 04 febbraio 2020.




La sentenza di accertamento del credito del correntista non rappresenta di per sè titolo per l’esecuzione forzata

Sentenza di accertamento – Credito del correntista – Titolo giudiziale – Applicabilità

La sentenza che accerta il credito del correntista nei confronti della banca ha contenuto di mero accertamento e non contiene alcuna statuizione di condanna, neppure implicita, non rappresentando così direttamente titolo per l’esecuzione forzata.

Il correntista, in tal caso, ha pertanto diritto di ottenere un titolo giudiziale di condanna al pagamento dell’indebito e può essere concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 04 febbraio 2020.




Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina un’inversione dell’onera della prova

Mutuo condizionato – Quietanza – Atto confessorio stragiudiziale – Inversione onere prova – Deposito degli estratti conto – Accredito della somma finanziata in data posteriore alla stipula del mutuo – Assenza di titolo esecutivo – Sussistenza

Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina, stante la sua natura confessoria, un’inversione dell’onera della prova, ponendo a cario del mutuatario la prova della mancata erogazione della somma la quale può dirsi offerta dalla produzione, nella specie, degli estratti conto che documentano l’erogazione della somma finanziata in tempi successivi alla stipula del contratto di mutuo. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 03 febbraio 2020.




Natura vessatoria della clausola derogativa ex art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di mutuo e negazione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto dal fideiussore consumatore

Fideiussore consumatore e vessatorietà della deroga convenzionale al termine di cui all’art. 1957 c.c. – Mancato rispetto della tutela approntata dal Codice del Consumo – Negazione della provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. del decreto ingiuntivo opposto da fideiussore

Va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore consumatore in caso di violazione delle forme di tutela sancite dal Codice del Consumo (fattispecie in cui il contatto di mutuo prevedeva la deroga del termine ex art. 1957 c.c. e non risultava rispettata la tutela normata dal Codice del Consumo per la quale il professionista ha l’onere di provare che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di  trattativa individuale ex art. 34, comma 5, D.lgs n. 206/2005, non essendo sufficiente la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 comma 2, c.c.) (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 03 febbraio 2020.




Cartolarizzazione: il debitore non può eccepire al cessionario la compensazione giudiziale

Cartolarizzazione – Cessione del credito – Eccezioni opponibili al cessionario – Compensazione giudiziale – Esclusione

In presenza di credito ceduto nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione, il cliente della banca il cui debito rientri in detto tipo di operazione non ha facoltà di eccepire al cessionario la compensazione giudiziale.

[Fattispecie in tema di eccezione di nullità per usura della clausola che disciplina il regime degli interessi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 28 gennaio 2020.




Negoziazione di assegno falso e responsabilità della Banca

Negoziazione di assegno falso – Responsabilità della Banca – Diligenza professionale – Onere della prova

Per adempiere all’onere della prova l’Istituto di Credito deve provare non solo che la falsificazione non poteva essere percepita dal banchiere accorto in base al grado di diligenza che si può pretendere da un operatore professionale qualificato, ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c., ma anche che la banca stessa si era dotata delle misure idonee, conosciute e disponibili secondo la miglior scienza ed esperienza del momento, per scongiurare il fatto illecito costituito dalla falsificazione materiale del titolo. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Appello Firenze 28 gennaio 2020.




L’indicazione non corretta dell’ISC non dà luogo all’applicazione dei tassi sostitutivi previsti dall’art. 117 TUB

Contratto di mutuo – ISC – Mero elemento informativo – Obbligo di comunicazione scritta – Insussistenza – Tassi sostitutivi ex Art. 117, comma 6 TUB – Non applicabili

L’ISC non è un patto tra cliente e banca, come invece potrebbero essere gli interessi corrispettivi e le spese di istruttoria,soggetti ad obbligo di comunicazione scritta ex art. 117, comma 4 TUB, ma un mero elemento informativo con cui la banca rappresenta al cliente gli effettivi costi del credito. L’indicazione di un ISC non corrispondente a quello reale può, quindi, costituire pubblicità ingannevole ma non dà luogo a violazione dell’art. 117 TUB, con conseguente inapplicabilità dei tassi sostitutivi previsti da tale norma. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Appello Torino 28 gennaio 2020.




Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c.

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TUB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Mancata contestazione da parte della Banca – Conseguenze – Nullità dell’intero contratto

Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità, in violazione dell’art. 38, comma 2 TUB, la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c. nella prima occasione utile, vale a dire l’udienza di discussione orale. In caso contrario, viene preclusa ogni difesa sul punto. Pertanto, se nell’udienza di trattazione, l’istituto di credito che si oppone alla nullità del mutuo fondiario non chiede la conversione dello stesso in mutuo ipotecario, non potrà più farlo nelle successive fasi del giudizio. Sulla conversione deve pronunciarsi il giudice di merito.

L’art. 38, comma 2 TUB, è una norma imperativa la cui violazione comporta nullità del contratto di mutuo fondiario e della relativa ipoteca, salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove la banca presenti tempestiva – nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità – istanza di conversione e ne risultino accertati i presupposti. Il limite di finanziabilità costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 23 gennaio 2020.




Nullità della clausola degli interessi moratori anche solo pattuiti e mai corrisposti

Contratti bancari – Mutuo – Interessi moratori – Nullità per superamento del tasso soglia usura – Gratuità del mutuo

La nullità della clausola degli interessi moratori (anche solo pattuiti e mai corrisposti) per superamento del tasso soglia travolge anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando così la gratuità del mutuo ex art. 1815 c.c.

Il legislatore del 1996 ha inteso prevedere, quale sanzione a carico del mutuante, la non debenza degli interessi in aggiunta ala nullità della clausola usuraria, a fronte del previgente dato normativo che faceva conseguire alla nullità della clausola la debenza di interessi nella misura legale. (Antonello Falco) (riproduzione riservata)
Appello Bari 23 gennaio 2020.




Costi impliciti in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati

Contratti derivati - Costi impliciti di intermediazione - Diritto al risarcimento dei danni - Sussistenza

La Banca che in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati trattenga, in difetto di specifica determinazione contrattuale, i c.d. costi impliciti è tenuta al relativo risarcimento del danno. (Cedrini & Zamagni Studio Legale – Axiis) (riproduzione riservata) Appello Bologna 23 gennaio 2020.




Questioni rilevanti sui tassi moratori, sulla clausola di salvaguardia e sulla validità della fideiussione che viola la normativa antitrust

Legge antitrust - Nullità clausole fideiussione – Onere di allegazione in concreto del pregiudizio – Tutela risarcitoria

Contratto di mutuo – Vigenza art. 3 delibera CICR 9.2.2000 – Deroga divieto anatocismo – Ammissibilità

Tasso soglia – Tasso di mora – Superamento – Confronto tra dati omogenei

TEGM – Criteri Banca d’Italia – Tasso soglia – Tasso complessivo – Aumento del 2,1%

Clausola di salvaguardia – Obbligazione contrattuale a carico della Banca – Esclusione della usura

Commissione di anticipata estinzione – Onere eventuale – Rilevanza superamento tasso soglia – Effettiva applicazione

Quanto alla eccezione di nullità delle clausole del contratto di fideiussione per violazione della legge antitrust, occorre rilevare che, sebbene in astratto una intesa vietata ai sensi dell’art. 2, l. 287/1990 può essere dannosa anche per un soggetto, consumatore o imprenditore, che non vi abbia preso parte, affinché gli si possa riconoscere un interesse ad invocare la tutela di cui all’art. 33, comma 2, l. 287/1990 non è sufficiente che egli alleghi, come nel caso di specie, la nullità della intesa medesima, ma occorre anche che precisi in concreto la conseguenza che tale vizio ha prodotto sul proprio diritto ad una scelta effettiva tra una pluralità di prodotti concorrenti, in quanto l’unica tutela concessa al soggetto rimasto estraneo alla intesa anti-concorrenziale che abbia allegato e dimostrato un pregiudizio ad essa conseguente, è quella risarcitoria, che nel caso di specie non è stata invocata.

Nei contratti di mutuo bancario, stipulati sotto la vigenza dell’art. 3 delibera CICR 9.2.2000, è consentita la deroga al divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., ma solo in base ad apposita pattuizione anteriore al sorgere del credito per interessi.

Quanto alla censura relativa al superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora di per sé considerato, occorre premettere che per verificare la possibile esistenza di interessi usurai occorre porre a confronto dati tra loro omogenei.

Il TEGM determinato secondo i criteri indicati dalla Banca d'Italia, all'epoca dei fatti, non comprendeva gli interessi di mora. Per cui, se questa voce non è compresa nel calcolo del tasso soglia antiusura determinato dalla Banca d'Italia non è possibile comprenderla nel tasso complessivo praticato dalla Banca e confrontato con quello di usura, venendosi altrimenti a confrontare dati non omogenei, se non utilizzando il tasso soglia antiusura ai criteri utilizzati, per esempio considerando, per il tasso di mora rispetto al normale interesse passivo, l’aumento di 2,1 punti percentuali rilevato dalla Banca d'Italia come parametro statistico per gli interessi moratori.

L'inserimento di una clausola "di salvaguardia", in forza della quale l'eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. tasso soglia antiusura previsto dall'art. 2, comma 4, della l. n. 108 del 1996, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell'oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell'impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge.

Il costo economico previsto in materia di penale per anticipata estinzione non rileva sull’operazione di finanziamento posto che la stessa rientra tra gli oneri eventuali, la cui applicazione non è automatica, bensì dipendente dal verificarsi dell’esercizio da parte del mutuatario della facoltà di rimborsare il capitale ricevuto in anticipo rispetto al termine pattuito nel contratto

Pertanto, tale onere eventuale assume rilevanza ai fini del superamento del tasso soglia solo allorché si verifichino i presupposti concreti della sua applicazione e cioè quando la cd. commissione di anticipata estinzione, secondo il principio dell’effettività degli oneri eventuali, oltre ad essere stata promessa, sia stata anche effettivamente applicata.

È da considerare, poi, che nei decreti ministeriali per la rilevazione dei tassi soglia la commissione di anticipata estinzione non è mai menzionata: essa, infatti, è collegata ad una facoltà del mutuatario, mentre il tasso effettivo globale medio (TEGM) si forma sulla rilevazione dei soli tassi corrispettivi e quindi sulla parte fisiologica relativa alla gestione del credito, con esclusione, quindi, tanto, come sopra osservato, della parte patologica, quanto di eventualità che attengono a scelte discrezionali del mutuatario, costituendo anzi opzioni aggiuntive a suo favore. (Sara Reverso) (riproduzione riservata)
Tribunale Velletri 20 gennaio 2020.




Usurarietà pattizia e non debenza dei moratori e dei corrispettivi quando è debordante la sommatoria contrattualmente prevista tra i medesimi in caso di mora

Contratto di mutuo – Usurarietà pattizia degli interessi sia corrispettivi  sia moratori in ragione della sommatoria prevista in contratto in caso di mora – Non debenza di alcun interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., – Imputazione dei pagamenti alla sola linea capitale – Inesistenza di debito scaduto alla data del precetto – Nullità del precetto e della procedura esecutiva per inesigibilità del credito ex art. 474 c.p.c.

L’illecito di “usura civilistica” si consuma con il solo fatto di avere convenuto tassi usurari e non richiede affatto anche la concreta formulazione della richiesta di pagamento delle somme che sarebbero dovute in conseguenza della concorde fissazione dei tassi usurari; con ciò il legislatore non è incorso in un errore legislativo, ma ha con evidenza espresso l’esigenza di responsabilizzare l’operatore professionale dominante.

Come anche sancito da Cass. n. 55982017 e n. 231922017, ai fini usura va sommata la percentuale del tasso di interesse corrispettivo con quella pattuita per il tasso di interesse moratorio qualora la debitoria complessiva, a seguito di inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme mutuate, è stata convenuta con riferimento alle rate scadute (comprensive, queste, di interessi corrispettivi) maggiorate degli interessi moratori - comportando, peraltro, tale meccanismo in caso di mora produzione di interessi su interessi e quindi anatocismo.

In tal caso, anche ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c., non ha efficacia la clausola di salvaguardia quando essa è stata convenuta separatamente per gli interessi corrispettivi e per gli interessi moratori ma non anche per la loro sommatoria.

l’inciso “a qualunque titolo” di cui all’art. 1 L. 394/2000 e “sotto qualsiasi forma” di cui all’art. 644 c.p., portano chiaramente a ritenere che la portata della riforma 1081996 sanzioni la natura usuraria delle condotte costituenti reato di usura con la nullità delle convenzioni di interesse corrispettivo e moratorio.

Non appare convincente Cass. n. 262862019 nella misura in cui subordina la legge n. 3942000 ad una pretesa prevalenza degli artt. 1815 e 1384 c.c. (con riduzione ad equità dell’obbligazione di interessi moratori, raffigurabili quale clausola penale), poiché, in primis, detti articoli devono ritenersi però equiordinati (quale valore e forza di legge) alla prima; in secundis, perché la legge n. 3942000 risulta successiva agli articoli medesimi (anche rispetto alla riforma dell’art. 1815 c.c., varata nel 1996); in terzis  perché, ancora rispetto agli stessi articoli (di diritto comune), si pone come norma evidentemente eccezionale.  

In ogni caso, ai sensi dell’art. 644 c.p., deve anche ritenersi che ogni vantaggio conseguito dalla banca (quindi, sia l’interesse corrispettivo che l’interesse moratorio, sia perciò la loro sommatoria) costituisca profitto del reato e che tale vantaggio non possa quindi essere preteso – ex art. 185 c.p. - dall’autore del reato nei confronti della persona offesa dal reato stesso; ciò appare confermato anche da Cass. 274422018, la quale  ha riaffermato che l’obbligazione di interesse convenzionale e l’obbligazione di interesse moratorio hanno la medesima natura e la medesima funzione di remunerazione del capitale, con la necessaria conseguenza che le obbligazioni devono, se del caso, considerarsi unitariamente ai fini della complessiva valutazione di usurarietà.

In ragione della usurarietà pattizia, dovendosi detrarre dal piano di ammortamento la quota interessi ed imputare i pagamenti rateali esclusivamente alle somme dovute in linea capitale, va dichiarata la nullità del precetto e della procedura esecutiva qualora, alla data del precetto, i pagamenti effettuati erano sufficienti ad estinguere il debito rateale in linea capitale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 15 gennaio 2020.




Nullità del contratto swap

Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito

Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 14 gennaio 2020.




Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo

Strumenti di debito - Buoni Postali - Tabella stampata sui buoni fruttiferi - Rendimenti

Poiché l’art. 4 del DM 13.6.1986 fa riferimento alla tabella stampata sui buoni fruttiferi postali, qualora l’ufficio postale in sede di emissione di titoli appartenenti alla serie Q utilizzi moduli della serie precedente P senza correggere interamente i rendimenti trentennali della tabella, Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo, anche a condizioni migliori rispetto a quelle normativamente stabilite. (Marisa F. Costelli) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 gennaio 2020.




Omissione degli obblighi informativi nella stipula di un contratto di interest rate swap ed inadempimento contrattuale della banca

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Sottoscrizione di dichiarazioni di competenza contenute nell’accordo quadro – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Inadeguatezza rispetto al profilo finanziario del legale rappresentante della società contraente – Inadempimento contrattuale – Risoluzione del contratto – Obbligo del risarcimento dei danni

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Grave inadempimento contrattuale

Le dichiarazioni genericamente rese dal cliente mediante sottoscrizione dell’accordo normativo per l’operatività in strumenti finanziari sono mere clausole di stile, predisposte in via generale dalla banca su formulari, che non contengono alcun riferimento alla situazione finanziaria specifica del cliente né riscontrano la sua qualità professionale e/o qualificata ex art. 6 TUF.

L’omessa avvertenza del grado di rischio del prodotto derivato, della possibilità di generare ingenti addebiti, dell’inadeguatezza della natura aleatoria dell’IRS rispetto alle caratteristiche dell’investitore riassunte nella profilatura, concretano l’inadempimento contrattuale dell’intermediario per violazione degli obblighi informativi sullo stesso gravanti, con risoluzione dell’accordo normativo e del contratto di swap, ove richiesta, e in ogni caso obbligo del risarcimento del pregiudizio patrimoniale sopportato dall’investitore.

L’omissione degli obblighi informativi in un contratto IRS costituisce grave inadempimento contrattuale, ai sensi degli artt. 1218 e 1453 c.c., poiché è ragionevole presumere che l’ordinario risparmiatore, se adeguatamente informato delle caratteristiche dell’investimento, non si sarebbe esposto al rischio di perdere il capitale investito. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)
Appello Cagliari 09 gennaio 2020.




La consegna a terzi delle credenziali di accesso al conto corrente on line con omissione di qualunque successivo ulteriore controllo esclude la responsabilità della banca

Conto corrente bancario – Consegna a terzo di credenziali di accesso – Omesso successivo controllo – Responsabilità della banca – Esclusione ex art. 1227, comma 2  cc

Deve escludersi ai sensi dell’art. 1227, comma 2 cpc la responsabilità della banca per gli ammanchi sul conto corrente del cliente che, senza di ciò informare l’istituto di credito, abbia consegnato a un terzo le credenziali di accesso al proprio conto corrente on line, omettendo, poi, per anni qualunque verifica dell’andamento del conto. Ciò in quanto la verifica dell’andamento del conto corrente e la comunicazione degli ammanchi alla banca avrebbe del tutto evitato il danno. (massima ufficiale) Tribunale Milano 08 gennaio 2020.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per la consegna di documenti non inviati dall’istituto di credito

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – Ammissibilità

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – provvisoria esecutività – Applicabilità

E’ ammissibile il decreto ingiuntivo per la consegna dei documenti informativi e contrattuali relativi ad una polizza unit linked qualora la banca non abbia adempiuto alla richiesta ex art. 119 TUB.

Sussistono i presupposti ex art. 648 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo diretto alla consegna della documentazione contrattuale ed informativa inerente una polizza unit linked laddove non forniti spontaneamente dall’istituto ai sensi dell’art. 119 TUB. (David Giuseppe Apolloni, Simona Batori, Eleonora Magnanini) (riproduzione riservata)
Tribunale Spoleto 07 gennaio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 TUB

Mutuo fondiario – Violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 t.u.b. – Nullità – Sussistenza – Conversione in mutuo ipotecario – Ammissibilità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, 2° comma, t.u.b. e della conseguente delibera del Cicr del 22.4.1995, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario, essendo detto limite essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come «fondiario», ferma restando tuttavia la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona 31 dicembre 2019.




Atto di pignoramento e cessione del credito con data certa anteriore, opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Art. 2914 c.c. – Pignoramento – data certa – Opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Forma dell’accettazione libera

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Opposizione di terzo all’esecuzione – Sospensione

A norma dell’art. 2914 c.c., comma 1, n. 2, non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo successivamente al pignoramento, e per l’art. 1265 c.c. l’efficacia della cessione riguardo ai terzi (tale deve considerarsi il creditore pignorante) richiede la certezza della data dell’atto di cessione, e non d’altro; vero è che nel caso dei crediti futuri l’efficacia immediata della cessione è meramente obbligatoria, e che l’effetto traslativo del credito si verifica solo al momento successivo in cui il credito viene ad esistenza; tuttavia, tale effetto è sottratto alla disponibilità delle parti, e per esso non si pone un problema di opponibilità ex art. 2914 c.c.

L'accettazione della cessione del credito è un atto a forma libera che può risolversi anche in un comportamento concludente ed univoco.

Qualora il terzo opponente (cessionario del credito) produca comunicazione - inviatagli tramite raccomandata a.r. avente data certa anteriore al pignoramento – con la quale la creditrice cedente gli ha ceduto il credito fatto oggetto di pignoramento, si deve ritenere provata l’accettazione da parte della debitrice dell’intervenuta cessione, con conseguente sospensione del pignoramento notificato. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 28 dicembre 2019.




Cessione del quinto, TAEG, TEG e Polizza assicurativa

Finanziamento con cessione del quinto - Tasso usurario - Collegamento negoziale del contratto di polizza - Applicabilità

Nel calcolo del tasso rilevante ai fini dell’usura rientra il costo per  l’assicurazione obbligatoria in quanto inscindibilmente connessa al credito mutuato. Al contratto di mutuo usurario consegue la integrale gratuità dello stesso (ex artt. 1815 c.c. – 644 c.p.), con correlato diritto alla ripetizione integrale in capo al mutuatario di tutto quanto capitale non sia. (Jessica Michela Rizza) (riproduzione riservata) Tribunale Ivrea 23 dicembre 2019.




Art. 117 TUB e compensazione giudiziale del saldo attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal finanziamento

Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso

In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 dicembre 2019.




Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito proposta in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e onere di ricostruzione dell'intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione di ripetizione - Onere della prova - Estratti conto dall'inizio alla fine del rapporto

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, inutilizzabili invece rivelandosi criteri presuntivi o approssimativi

Chi propone una domanda riconvenzionale di natura creditoria deve provare l’esistenza e l’entità del credito. L’opponente a decreto ingiuntivo, convenuto in senso sostanziale rispetto alla domanda creditoria, assume la posizione di attore, anche sotto il profilo dell’onus probandi, in ordine alla proposizione della domanda riconvenzionale. Non modifica il regime dell’onere probatorio la qualificazione giuridica della domanda come di accertamento negativo del credito di controparte. (Lorenzo Valente Renda) (riproduzione riservata)
Appello Lecce 12 dicembre 2019.




Estinzione anticipata del finanziamento: diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito e ripetibilità dei costi up front

Estinzione anticipata del finanziamento - Diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito - Costi up front

A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell’ABF.

La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda.

Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring.

“Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring. (1) (Roberto Marcelli) (riproduzione riservata)
ABF 11 dicembre 2019.




Ammortamento alla francese: il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento

Ammortamento alla francese – Indeterminatezza contrattuale – Incertezza del tasso di interesse concordato tra tasso di interesse nominale e tasso di interesse effettivo applicato nel piano di ammortamento alla francese allegato al mutuo – Violazione degli artt.1283 e 1284 c.c. – Applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto

Il diritto stabilito per il creditore dall’art.1194 c.c., rispetto all’imputazione del rimborso del credito, non può divenire un diritto di incrementare surrettiziamente il tasso (pattuito ai sensi dell’art.1284 c.c.), gli interessi e la remunerazione del capitale prestato.

Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento del piano di ammortamento, poiché il calcolo dell’interesse, nel piano di ammortamento, deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice.

[Nel caso specifico, la Banca, che aveva utilizzato nel contratto questo particolare tipo di capitalizzazione, ha violato non solo il dettato dell’art.1283 c.c.,ma anche quello dell’art.1284 c.c. che, in ipotesi di mancata determinazione e specificazione, ovvero di incertezza del tasso di interesse (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al medesimo contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto.] (Carmine de Benedittis) (riproduzione riservata)
Appello Campobasso 05 dicembre 2019.




Applicazione del tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B.

Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza

Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa 05 dicembre 2019.




Delibera sanzionatoria della Consob per abuso di informazioni privilegiate fondata su presunzioni ed argomenti logico deduttivi

Opposizione a sanzioni amministrative irrogate da Consob – Onere della prova – Presunzioni da argomenti presuntivi – Infondatezza

Anche in tema di prova dell’abuso di informazioni privilegiate deve escludersi che nel procedimento per presunzioni semplici l’inferenza deduttiva possa trarre spunto da un evento il cui accertamento risulti affidato esso pure a prova logica anziché a prova storica.

Il procedimento per la dimostrazione come vero di un fatto altrimenti ignorato deve infatti ex art. 2727 c.c. muovere dalla considerazione di altro fatto che si caratterizzi per essere noto, tale essendo soltanto, per necessità logica, un evento pacifico ovvero confermato da prova storica. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 05 dicembre 2019.




Buoni Postali Fruttiferi Serie Q e illegittima riduzione degli interessi pattuiti

Buoni Postali Fruttiferi Serie Q – Illegittima riduzione degli interessi pattuiti per il periodo dal 21° al 30° anno – Prevalenza degli interessi esplicitamente indicati per gli ultimi 10 anni, anche se superiori alla percentuale del 12%

Qualora il decreto ministeriale modificativo dei tassi sia antecedente alla data di emissione del Buono fruttifero, si ritiene che possa essersi ingenerato un legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse riportati sul titolo e che tale affidamento, come affermato dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con sentenza n. 13979/2007, vada tutelato. Ne deriva che il rendimento del titolo costituito da un Buono postale fruttifero, serie Q, per il periodo dal 21° al 30° anno esplicitamente indicato nella postilla in calce alla tabellina degli interessi pattuiti, stampata sul retro dei BPF emesso nell'anno 1988, deve considerarsi prevalente rispetto al rendimento indicato dal D.M. 13/06/1986 (tasso di interessi al 12%).

Il successivo decreto ministeriale 23/06/1997 ha corretto la capitalizzazione da lorda a netta, ma solo per i primi 20 anni di vita dei titoli, nulla dicendo a riguardo degli ultimi 10 anni. (Gregorio Zambrin) (riproduzione riservata)
ABF Milano 05 dicembre 2019.




Nullità del tasso di apertura di credito senza indicazione del tasso effettivo annuo derivante dalla capitalizzazione; usurarietà del tasso ultra-fido sommato alla quota di CMS ultrasoglia annualizzata

Contratti di apertura di credito con capitalizzazione trimestrale degli interessi successivi alle Istruzioni di Banca d’Italia del luglio 2003 – Obbligo di indicazione tasso annuo effettivo – Sussistenza – Omissione – Nullità della intera clausola sul tasso

Usurarietà pattizia originaria del tasso di interesse su apertura di credito per sommatoria con Cms oltre soglia previa annualizzazione della Cms – Sussiste

Nei contratti di apertura di credito successivi alla pubblicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia di Luglio 2003 e che prevedono la capitalizzazione infraannuale degli interessi, la Banca deve indicare espressamente il tasso nominale ed anche il tasso risultante dalla capitalizzazione a pena di nullità della clausola che prevede il tasso per violazione dell’art. 3 Sezione III delle Istruzioni della Banca d’Italia in combinato disposto con l’art. 117 comma 8 Tub

In caso di previsione pattizia della Commissione di massimo scoperto in misura superiore alla Cms usuraria, la percentuale di ultra-soglia va annualizzata e sommata al tasso di interesse, ed al termine di detta operazione va verificato l’eventuale superamento del tasso soglia usura. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 novembre 2019.




Conto corrente bancario, azione per ripetizione di indebito proposta dal correntista e onere della ricostruzione dell’intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione per ripetizione indebito proposta dal correntista - Ricostruzione intero andamento del rapporto - Necessità - Onere della prova a carico del correntista - Sussiste - Incompletezza estratti conto - Conseguenze

Alla stregua dei princìpi generali sul riparto dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c., nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida causa debendi, essendo quindi onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 27 novembre 2019.




Rideterminazione dei saldi del conto corrente in mancanza degli estratti conto analitici

Conto corrente bancario – Ripetizione di somme indebitamente trattenute – Onera della prova – Mancanza o siano incompletezza degli estratti conto analitici – Valutazione della affidabilità della CTU

In tema di azione di ripetizione di somme indebitamente trattenute dalla Banca nel corso del rapporto di conto corrente, quando manchino o siano incompleti gli estratti conto analitici, il problema non è quello di stabilire se in astratto si possa espletare la CTU ma se in concreto la CTU espletata sia affidabile; non è, infatti, vietato al giudice espletare una consulenza tecnica contabile per la rideterminazione del saldo del conto corrente in base ai documenti contabili prodotti dalle parti, riducendosi in tal caso la questione alla verifica dell’attendibilità della CTU.

[Nel caso di specie, il CTU ha argomentato, in modo esauriente e condivisibile, le conclusioni in ordine all’avvenuta rideterminazione del saldo in assenza degli estratti conto analitici, precisando che, nel caso concreto, ciò non ha inciso in nessun modo sui calcoli, che sono stati effettuati in modo “perfettamente corretto” e “senza nessun margine di approssimazione” per un determinato periodo, mentre ha rilevato delle “approssimazioni del tutto marginali” per i calcoli relativi a d altro periodo. Il medesimo CTU ha, inoltre, indicato il metodo matematico adottato, specificando che “gli elementi per il conteggio delle competenze consentono di determinare un saldo medio per un intervallo di giorni e che quindi, pur non consentendo di determinare l’esatto ammontare del saldo di conto corrente a quella precisa data di valuta, consentono però la corretta determinazione degli interessi nell’intervallo di giorni considerato che è l’unica cosa che conta alla fine del presente lavoro”.Il CTU ha quindi spiegato che “l’assenza degli estratti conto analitici ha comportato la necessità di ricostruire i saldi del conto e i singoli movimenti per valuta mediante un calcolo a ritroso, consistente nel dividere il totale dei numeri per i giorni e moltiplicando il risultato per cento”, come rappresentato nella formula esplicitata nella relazione.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2019.




Responsabilità della banca per mancato esercizio del diritto di opzione e quantificazione del danno

Deposito di titoli in amministrazione – Esercizio del diritto di opzione su titoli in esso custoditi da parte del depositante – Mancata richiesta della banca al depositante di istruzioni – Sua responsabilità ai sensi dell’art. 1838, comma 2, c.c. – Sussiste

Danno conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione – Criteri per la sua quantificazione

La banca che assume un deposito titoli in amministrazione, è tenuta, ai sensi dell’art. 1838 comma 2 c.c., a chiedere in tempo utile al cliente che ne sia titolare istruzioni volte a consentire allo stesso l’esercizio del  diritto di opzione sulle azioni emesse, a seguito di  un’operazione di aumento di capitale, da una società le cui azioni siano custodite presso il predetto deposito.
Poiché la norma suddetta prevede che, solo qualora il depositante sia stato avvertito dall’istituto di credito e non gli abbia dato istruzioni, il secondo è tenuto a vendere i diritti di opzione deve ritenersi integrata la responsabilità dell’istituto di credito che abbia proceduto alla vendita dei diritti senza essersi sincerato della circostanza che il depositante avesse ricevuto la sua comunicazione, a fronte della prova che questi aveva avuto intenzione di esercitare il predetto diritto.

Il pregiudizio conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione è costituito dal differenziale tra la somma che sarebbe stata spesa se fosse stato possibile esercitare il diritto di opzione e l’attuale valore di mercato del pacchetto di azioni non acquistate, importo da cui deve detrarsi la somma da lui ottenuta in occasione della cessione dei diritti di opzione. A tale importo va aggiunto quello dei dividendi che sono stati staccati dal momento della operazione di aumento di capitale a quello della decisione della causa, e che l’attore avrebbe percepito se avesse potuto acquistare le azioni alle predette condizioni mentre non possono riconoscersi somme a titolo di ulteriori dividendi perché, come è noto, le società deliberano se distribuirli di anno in anno cosicchè non vi è certezza che la società predetta lo farà negli anni a venire. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 novembre 2019.




Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali dedotta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni

Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali - Domanda proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni - Inammissibilità

La domanda di declaratoria di nullità delle fideiussioni per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali, proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni, deve ritenersi inammissibile in quanto del tutto nuova per causa petendi e implicando nuovi accertamenti in fatto del tutto preclusi in questa fase. (Francesco Denti) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 novembre 2019.




Usura pattizia e ammissibilità dell’azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca in costanza di apertura del conto corrente

Contratti bancari – Anticipazione – Usura pattizia/originaria – Art. 1815 cod. civ. – Applicabilità

Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – In costanza di apertura del conto – Ammissibilità

Se il tasso soglia è violato (anche a livello di sola pattuizione, ancorché poi in fatto la previsione negoziale non venga applicata), trova comunque e ad ogni modo applicazione l’art. 1815 cod. civ., secondo cui, se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e il finanziamento diventa gratuito.

In presenza di rimesse solutorie accertate dal C.T.U., la domanda di ripetizione d’indebito va accolta. (Alberto Radin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 13 novembre 2019.




Non trova applicazione l’art. 1815, comma 2, c.c. quando il tasso soglia di usura viene superato nel corso del rapporto

Rapporto di conto corrente – Superamento del tasso soglia nel corso del rapporto – Applicazione del tasso legale

Non trova applicazione l’art. 1815 c. II c.c. qualora il tasso soglia di usura venga superato nel corso del rapporto.

Laddove nel corso del rapporto di conto corrente venga applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia, dovrà procedersi al ricalcolo degli interessi al tasso legale ex art. 1284 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Genova 07 novembre 2019.




Domanda di restituzione del mutuante e oneri probatori

Domanda fondata su contratto di mutuo - Causale versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza.

L’attore che chiede la restituzione di una somma di denaro, affermando di averla in precedenza corrisposta a titolo di mutuo, è tenuto a provare, oltre all’avvenuta consegna del denaro, anche che questa è stata effettuata per un titolo che comporti l’obbligo di restituzione, atteso che una somma di denaro può essere consegnata per varie causali: consegue che la contestazione del convenuto, il quale, pur riconoscendo di avere ricevuto la somma di denaro, neghi però la sussistenza di un mutuo ed adduca una causale diversa, non si configura come eccezione in senso sostanziale, tale da far ricadere su di lui l’onere di provare la diversa causale, poiché negare l’inesistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l’inefficacia o la sua estinzione, ma significa soltanto contestare l’accoglibilità dell’azione per mancanza della prova a supporto della domanda, rimanendo onere dell’attore provare l’esistenza dell’obbligo di restituzione, posto che esso non è dal convenuto riconosciuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 novembre 2019.




Fideiussione omnibus e fideiussione specifica: pretesa nullità per violazione della normativa antitrust

Provvedimento Banca d’Italia n. 55 del 2 maggio 2005 in funzione anti-concorrenziale – Applicabilità alle sole fideiussioni omnibus

Il provvedimento della Banca d’Italia del 2.05.2005 di censura di alcune disposizioni dello schema contrattuale predisposto dall’ABI si riferisce esclusivamente alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. “fideiussione omnibus)”, la quale è fattispecie diversa dalla fideiussione – come quella azionata nella presente procedura esecutiva – che, lungi dal garantire tutte le operazioni bancarie intercorrenti tra la società garantita e l’istituto di credito finanziatore, è delimitata nel suo oggetto alle obbligazioni scaturenti dal contratto di mutuo, essendo, dunque, priva delle caratteristiche proprie della c.d. fideiussione omnibus. (Lorenzo Biscaglia) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa 06 novembre 2019.




Mandato all’incasso e facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente

Concordato preventivo - Rapporti bancari - Mandato all’incasso - Patto di compensazione - Necessità

In presenza di mandato all’incasso, la facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente può aver luogo solo in forza di apposita clausola che attribuisca tale facoltà alla banca, la quale comete il relativo onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 05 novembre 2019.




Rideterminazione di sanzione e confisca in tema di abuso di informazioni privilegiate dopo le sentenze della Corte Costituzionale 63/2019 e 112/2019

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 bis TUF e art. 6, comma 2 D.Lgs. n. 72/15 – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 sexies TUF – Confisca per equivalente di prodotto o profitto dell’illecito – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione in misura pari al profitto

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2 D.Lgs. 12/5/15, n. 72, nella parte in cui questo escludeva l’applicazione retroattiva delle modifiche in melius apportate dal comma 3 dello stesso art. 6 alle sanzioni amministrative previste per l’illecito di cui all’art. 187 bis del TUF, spetta alla Corte d’Appello rideterminare la sanzione in ragione della gravità dei fatti accertati, senza vincoli né relativi alla pregressa irrogazione del doppio del minimo edittale (ridottosi per effetto della sentenza della Corte Costituzionale), né relativi al fatto che l’importo della sanzione originariamente irrogata rientri nella cornice edittale rideterminata dalla Corte Costituzionale, pur se quale massimo importo sanzionatorio.

Alla luce della sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 10/5/19 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la previsione dell’art. 187 sexies del D.Lgs. n. 58 del 1998 nella parte in cui prevede la confisca obbligatoria, diretta o per equivalente del prodotto dell’illecito (inteso anche come valore totale dell’attività di negoziazione) e non del solo profitto, non residua in capo alla Corte d’Appello alcun profilo di discrezionalità nella determinazione dell’importo oggetto di confisca che deve corrispondere strettamente alla misura del profitto conseguito. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 novembre 2019.




TEG ai fini usura e discrasia tra TAEG letterale ed effettivo ed applicazione del tassi BOT (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo - Computo nel TEG della commissione per l’estinzione anticipata e gratuità del mutuo in caso di accertata usurarietà - Regime di capitalizzazione composta degli interessi ed illecito effetto anatocistico - Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in  TEG, ad eccezione di imposte e tasse), il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà computando tutti gli oneri, anche quello pattuito per l’eventuale estinzione anticipata; in caso di acclarata usurarietà, il CTU dovrà rimodulare il piano di ammortamento espungendo ogni interesse.

Il CTU deve verificare se, in ragione del regime finanziario di capitalizzazione composta degli interessi adottato nel piano di ammortamento, si sia verificato un effetto anatocistico e, in caso affermativo, deve procedere alla rimodulazione del piano di ammortamento attualizzando i flussi finanziari a tasso semplice anziché composto.
In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo BOT ex art. 117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 novembre 2019.




Cessione in blocco di crediti bancari e necessaria ricorrenza di tutte le condizioni previste per il trasferimento dei crediti

Cartolarizzazione crediti bancari - Cessione in blocco con pubblicazione dell'atto di cessione in Gazzetta Ufficiale - Requisiti di individuazione dei crediti ceduti - Necessaria presenza di tutti i requisiti individuati nell'avviso di cessione - Nozione di "causa passiva" - Opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Difetto di legittimazione - Inammissibilità dell'appello

Là dove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda - per l'individuazione dei crediti ceduti - che ricorrano "tutte" le caratteristiche elencate, il chiaro tenore letterale dell'avviso non consente altra lettura se non quella per cui oggetto di cessione sono i crediti che abbiano contestualmente tutte quelle caratteristiche: in difetto anche di una soltanto delle quali il presunto cessionario non potrà esser ritenuto titolare della posizione soggettiva ceduta e dovrà esser dichiarato privo di legittimazione ad impugnare (con conseguente inammissibilità dell'appello dal medesimo promosso).

Ove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda che il credito ceduto sia relativo a "causa passiva instaurata dal debitore", la caratteristica non si può ritenere ricorrente con riguardo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo intimato dalla Banca cedente, atteso che nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente è parte attrice solo formalmente, mentre mantiene la veste di convenuto sostanziale, in quanto agisce in risposta all'iniziativa giudiziaria radicata dalla Banca.

Tanto meno potrà ritenersi che la causa di opposizione a decreto ingiuntivo - definita in primo grado a favore dell'opponente, con condanna della Banca alle spese di soccombenza - "si sia conclusa con un provvedimento di condanna comportante l'esborso di una qualunque somma di denaro al relativo debitore", tale non potendosi appunto ritenere la condanna alle spese processuali, che non riguarda "il credito", ma è statuizione meramente accessoria.

[Fattispecie relativa all'avviso di cessione dei crediti di Banca Popolare di Puglia e Basilicata ad Aporti SPV s.r.l.] (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 ottobre 2019.




Conto corrente bancario, ius variandi e verifica dell'usura

Conto corrente bancario - Ius variandi - Verifica dell'usura - Modalità

Nei rapporti di conto corrente bancario, in presenza di intervenuta variazione delle condizioni economiche in conseguenza dell'esercizio del ius variandi da parte dell'intermediario, la verifica dell'usura va eseguita rapportando il tasso così modificato alla soglia vigente al momento della modifica e ponderando i successivi trimestri sino all'eventuale ulteriore variazione delle condizioni medesime. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 23 ottobre 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e di affidamento della cui produzione è onerata la banca per il principio di vicinanza della prova

Eccezione di inesistenza dei testi contrattuali sollevata dal correntista in accertamento negativo del credito – Irrilevanza della mancata previa richiesta del correntista ex art. 119 TUB – Onere di produzione a carico della banca per il principio di vicinanza della prova – Nullità di tutte le condizioni economiche ed espunzione dal ricalcolo di tutti gli addebiti annotati in conto senza valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto (Cass. Civ. Ordinanza n°33321 del 21.12.2018).

Qualora però l’attore in accertamento negativo abbia eccepito la nullità per mancanza di forma scritta in ragione dell’inesistenza dei testi contrattuali, deve tenersi conto del principio espresso dalla Cassazione, secondo cui “quanto alle singole clausole, se è vero che anche nelle azioni di accertamento negativo l’onere della prova incombe sull’attore, tuttavia quanto ai fatti negativi (nella specie, inesistenza di convenzione scritta di interessi ultralegali e di previsione contrattuale sufficientemente specifica di commissioni di massimo scoperto) trova applicazione il principio di vicinanza o inerenza della prova, che ribalta l’onere sul convenuto” (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26.09.2019, n°24051) (fattispecie in cui non era stato previamente attivato il diritto ex art. 119 TUB di consegna dei contratti, non avendo senso chiedere alla banca ciò che si sa non esistere).

La mancata contestazione temporale dell'estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabili gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto il profilo della validità o inefficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano; in tal caso l'impugnabilità investe direttamente il titolo ed è regolato dalle norme generali sul contratto (cfr. Cass. Civ., sent. n°10376/2006). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 23 ottobre 2019.




Gli obblighi di forma e pubblicità nel contratto di leasing finanziario

Contratto di locazione finanziaria – Indeterminatezza e usurarietà delle condizioni contrattuali – Omessa o inesatta indicazione del tasso leasing – Nullità – Ripetizione somme pagate a titolo di interessi – Rigetto

Per mere ragioni di trasparenza, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia pubblicate in Gazzetta Ufficiale, supplemento del 19 agosto 2003, è previsto per le società di leasing l’obbligo di pubblicizzare alla clientela, al momento della stipula del contratto, il c.d. “tasso leasing”, quale tasso di attualizzazione per il quale si verifica l’equivalenza finanziaria tra il costo d’acquisto del bene locato e i canoni periodici dovuti dall’utilizzatrice. L’obbligo di pubblicizzare il tasso leasing riguarda i contratti di locazione finanziaria stipulati dopo la divulgazione delle predette Istruzioni della Banca d’Italia, mentre alcun onere sussiste per i contratti stipulati nel periodo precedente.

Il tasso leasing rappresenta un mero obbligo informativo, non richiamato all’art. 117 TUB e previsto dalle citate Istruzioni della Banca d’Italia, nel capo riferito alla pubblicità contrattuale, con l’effetto che la mancata o inesatta comunicazione di tale valore alla clientela non determina nullità del contratto, risultando sufficiente, per la valida assunzione dell’impegno finanziario da parte dell’utilizzatrice, la pattuizione del numero, dell’ammontare dei canoni e della periodicità degli stessi, nonché delle spese. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 15 ottobre 2019.




Il tasso di mora usurario non suscettibile di alcuna maggiorazione rende gratuito il mutuo

Usura pattizia del tasso di mora – Esclusione della maggiorazione del 2,1% – Gratuità del mutuo – Sospensione della procedura esecutiva

Non appare persuasiva la tesi prospettata dalla banca tesa a suggerire, per gli interessi di mora, una diversa determinazione del TEGM attraverso la previsione di una maggiorazione pari al 2,1% come indicato dalla Banca d’Italia, poiché, ai fini della valutazione della soglia di usurarietà, l’art. 644, co. III, c.p. rinvia al limite fissato dall’ art. 2, co. IV, della l. 7 marzo 1996, n. 108, che, già in origine, faceva riferimento al tasso medio risultante dall'ultima rilevazione trimestrale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, le quali rilevazioni trimestrali – criterio ex lege di integrazione della fattispecie normativa della cd. usura oggettiva – non sono affatto comprensive degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento.

Oltretutto, il calcolo del tasso soglia usurario già è incrementato di ulteriori punti percentuali (attraverso lo spread sul TEGM, sia nella formulazione originaria sia per effetto della riforma normativa di cui al d.l. 70/2011), idonei a ricomprendere specifiche variabili del rapporto di credito anche dovute all’inadempimento di una delle parti.

Pertanto, deve condividersi la soluzione per la quale va assunta, come valido termine di raffronto del TEG contrattuale, il TEGM normativamente stabilito nella specie dal DM in vigore all’epoca della stipula del contratto di mutuo.

In punto di conseguente gratuità del mutuo, pur non ignorandosi il diverso avviso espresso da Cass. ord. n. 27442/2018 (laddove si afferma, in relazione all’effetto dell’accertata usurarietà, che l'art. 1815, co. 2, c.c. “si riferisce solo agli interessi corrispettivi, … : il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale”), non si ritiene potervisi  convintamente adeguare, in considerazione vuoi della natura dell’affermazione (obiter dictum), vuoi dell’orientamento interpretativo contrario (gratuità del mutuo) motivatamente espresso da questo Ufficio da ultimo con l’ordinanza collegiale del 18.02.2019, vuoi della presente fase di giudizio connotata da evidente sommarietà della cognizione.

Pertanto, alla luce dell’evidenziata usurarietà del mutuo, atteso che quanto complessivamente versato dal mutuatario estingue l’obbligo rateale in linea capitale sino alla data di notifica del precetto, va sospesa la procedura esecutiva. (Dario Nardone) (Biagio Rosario Manna) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 09 ottobre 2019.




Nullità parziale delle fideiussioni omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 03 ottobre 2019.




Anatocismo e adeguamento alla Delibera CICR del 9.2.2000

Anatocismo – Sanatoria – Rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000

In caso di rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000 al fine di sanare l’anatocismo illegittimo è necessaria la produzione di un apposito documento contrattuale sottoscritto. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 03 ottobre 2019.




Doveri informativi dell'investitore, negoziazione fuori sede e facoltà di recesso

Intermediazione finanziaria - Negoziazione fuori sede - Recesso

Avuto riguardo all’evoluzione giurisprudenziale in materia di contratto cd. “monofirma” che ha trovato la dovuta sintesi nella pronuncia n. 898/2018 delle Sezioni Unite della Cassazione non sussistono profili di invalidità del contratto quadro di negoziazione allorquando, ferma la ricorrenza delle altre condizioni precisate da detta sentenza delle Sezioni Unite, sia stata omessa la sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante dell’intermediario finanziario.

L’indicazione contenuta in apposita clausola del contratto quadro di negoziazione di una generica facoltà di recesso da parte dell’investitore correlata alla durata indeterminata del cd. master agreement, non può ritenersi conforme all’art. 30 comma 7 D.Lgs. n. 58/1998, atteso che la previsione del diritto di recesso in caso di offerta fuori sede di strumenti finanziari è originata dalla necessità di garantire il soggetto (investitore) ritenuto più debole, consentendogli di ripensare (jus poenitendi) al contratto concluso nel caso in cui la vendita di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta fuori sede.

In tema di offerta fuori sede di strumenti finanziari, la funzione dell’indicazione specifica dell’art. 30, commi 6 e 7, del D.Lgs. n. 58/1998 è necessaria in funzione della tutela dell’investitore per cui, nell’esame della documentazione, il Giudice deve valutare l’effettività di detta tutela che, per essere tale deve essere evidenziata in modo che il contraente/investitore possa prendere effettiva cognizione della tutela mediante modalità obiettivamente idonee (ad es. collocazione distinta della clausola graficamente evidenziata o sottoscritta). (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 02 ottobre 2019.




Conto corrente bancario: la variazione delle condizioni contrattuali non comporta usura sopravvenuta ma originaria

Conto corrente bancario – Variazione delle condizioni contrattuali – Usura sopravvenuta – Esclusione – Usura originaria

Nel caso del conto corrente bancario, in ipotesi di esercizio dello ius variandi da parte della banca, non si può verificare il fenomeno del contrasto a posteriori di una clausola già pattuita con la sopravvenuta individuazione legale dei tassi usurari, bensì la variazione, da parte della banca medesima, del saggio precedente degli interessi: sicché il nuovo valore di questi ultimi ben può eccedere il tasso-soglia vigente al momento della variazione stessa (usura originaria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 02 ottobre 2019.




La clausola ‘a prima richiesta’ trasforma la fideiussione in contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Fideiussione bancaria - Presenza di clausola "a prima richiesta e senza eccezioni" - Natura di contratto autonomo di garanzia - Affermazione - Opponibilità di eccezioni relative al contratto garantito - Esclusione - Exceptio doli - Ammissibilità

La clausola di pagamento a prima o semplice richiesta scritta e senza eccezioni è di per sé idonea e sufficiente a trasformare un contratto di fideiussione in un contratto autonomo di garanzia.

Il garante potrà opporre eccezioni attinenti alla validità del contratto stesso, ma non di quello in relazione al quale ha prestato la garanzia, salva la possibilità di opporre l'exceptio doli e ove le eccezioni attengano a nullità del contratto presupposto per contrarietà a norme imperative o per illiceità della causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 01 ottobre 2019.




Opposizione a decreto ingiuntivo e produzione integrale degli estratti conto

Rapporto di conto corrente bancario - Opposizione a decreto ingiuntivo - Richiesta della banca di concessione della provvisoria esecuzione - Onere della prova del credito a carico della banca - Carenza della documentazione nella fase di merito - Rigetto

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del presunto credito con tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nel decreto opposto, non può essere concessa la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Rieti 20 settembre 2019.




Efficacia liberatoria immediata della quietanza del mutuatario

Contratto di mutuo - Validità di titolo esecutivo - Quietanza liberatoria - Sufficienza

In presenza di quietanza liberatoria rilasciata nell’atto stesso dal mutuatario il mutuo ha efficacia di titolo esecutivo. La quietanza di pagamento è un atto di scienza che il creditore può impugnare dimostrando che il divario esistente fra realtà e dichiarato è conseguenza di errore di fatto o violenza. Fuori da questi casi vale il principio di autoresponsabilità, che vincola il quietanzante alla contra se pronuntiatio asseverativa del fatto dell’intervenuto pagamento seppure non corrispondente al vero. Ogni utilizzo successivo del denaro dato in mutuo è quindi da ritenere riconducibile a disposizioni date dal mutuatario e alla tutela degli interessi dello stesso, come appunto verificatosi nel caso in esame, in cui il mutuatario ha disposto l’accredito di tale somma su un conto vincolato infruttifero appositamente acceso presso la banca ed intestato alla parte mutuataria medesima, a tutela degli interessi della stessa: ciò che rileva, quindi, non è la gestione del conto vincolato, bensì la circostanza che lo stesso sia stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria. (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Per il perfezionamento del mutuo non occorre la materiale consegna del denaro

Obbligazioni e contratti - Mutuo - Perfezionamento - Consegna della somma mutuata - Necessità della traditio - Esclusione

Pur ribadendo che il contratto di mutuo si perfeziona con la consegna, questa non può essere riduttivamente intesa quale fisica traditio del denaro nelle mani del mutuatario, ben potendo quest'ultimo rilasciare quietanza a fronte dell'acquisizione della disponibilità giuridica della somma mutuata.

[Nel caso di specie, il mutuatario aveva disposto l'accredito della somma su un conto vincolato appositamente acceso e a lui intestato; a rilevare, secondo il giudice, non era la gestione del conto vincolato bensì la circostanza che lo stesso fosse stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Accertamento con sentenza parziale del diritto a ripetere le somme indebitamento versate sul conto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Sentenza non definitiva - Condanna della banca al pagamento delle somme accertate dalla CTU contabile oltre spese

La sentenza parziale che accerta, da un lato, la fondatezza delle eccezioni di nullità sollevate dall’attore e, dall’altro, il suo diritto a ripetere le somme indebitamente versate è vincolante in ordine alle questioni definite ed a quelle da esse dipendenti. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 18 settembre 2019.




Fideiussione conforme al modello contrario alla normativa antitrust e questioni di competenza

Accertamento incidentale della nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia – Competenza del tribunale delle imprese – Sussiste

Eccezione di nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust – Sua ammissibilità davanti al giudice non specializzato – Esclusione

Anche la mera eccezione, di nullità della fideiussioni omnibus che si assumono redatte in conformità al modello ritenuto contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia va valutato dal giudice competente, da individuarsi, ai sensi dell’art. 18 d. lgs. 3/2017, nel tribunale delle imprese territorialmente competente.

Tale questione non può essere infatti conosciuta dal giudice non specializzato nemmeno in via di mera eccezione poiché la decisione su di essa implica un accertamento sulla nullità o non nullità del contratto (nel caso di specie della fideiussione), che, secondo quanto precisato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26242/2014, sebbene incidentale, è comunque idoneo al giudicato.

L’eccezione con cui venga fatta valere, davanti al giudice non specializzato, la nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust è inammissibile in quanto comunque comportante un aggiramento della competenza funzionale del giudice specializzato, se non addirittura mirata a tale obiettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 settembre 2019.




Incidenza delle Istruzioni della Banca d’Italia sul diritto di recesso di socio di banca cooperativa

Tribunale delle Imprese – Recesso del socio da una banca cooperativa – Rilevanza delle Istruzioni della Banca d’Italia

Nelle società cooperative, a differenza di quelle per azioni, le ipotesi di recesso del socio possono essere estese convenzionalmente e possono assumere il contenuto più vario sia in termini di presupposti dell’exit che di limiti o condizioni di efficacia della dichiarazione di recesso.

Le Istruzioni che la Banca di Italia può emanare in forza dell’art. 4, 1° comma, T.U.B. nell’esercizio del suo potere di vigilanza costituiscono fonte secondaria del diritto solo se, nei casi espressamente previsti dalla legge, integrino il dettato normativo mentre, laddove si limitino ad impartire direttive o ad offrire criteri di specificazione o interpretazione di una norma, vincolano esclusivamente i soggetti vigilati e non costituiscono fonte integrativa del contratto, salvo che siano espressamente richiamate in esso.

Pertanto una banca cooperativa non può opporsi al recesso di un socio, giustificato dal venir meno del requisito della residenza o del lavoro continuativo nella zona di competenza territoriale della banca, sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia, che danno rilievo a tali fini anche all’esistenza in detta zona di immobili su cui il socio vanta diritti reali, se dette istruzioni non sono espressamente richiamate nello statuto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 12 settembre 2019.




Nullità parziale delle fideiussione omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 10 settembre 2019.




Onere della prova del correntista nell’azione di ripetizione d’indebito, incompleta produzione degli estratti conto

Conto corrente bancario - Ripetizione dell’indebito - Incompleta produzione degli estratti conto

In caso di incompletezza degli estratti conto si può aderire a quella più ragionevole posizione giurisprudenziale che consente lo svolgimento dell’accertamento peritale, nello specifico a natura percipiente, anche quando non sia prodotta la serie completa di essi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 09 settembre 2019.




Nullità della clausola relativa al tasso Euribor nei mutui a tasso variabile nel periodo 2005 - 2008 e sostituzione con il tasso legale

 

Nei mutui a tasso variabile, è nulla la clausola relativa al tasso Euribor nel periodo 29/09/2005 al 30/05/2008 per effetto dell’alterazione dell’Euribor, nel predetto periodo, come accertata dalla decisione della Commissione Antitrust Europea – Direzione Generale della Concorrenza C(2013) 85121 in data 4.12.2013 nel caso AT39914.

Il tasso Euribor deve essere sostituito con il tasso legale tempo per tempo vigente, ai sensi degli artt. 1346/1284 III comma c.c., non già con il tasso sostitutivo di cui all’art. 117 comma VII TUB, applicabile soltanto nelle diverse ipotesi di “inosservanza del comma 4”. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 04 settembre 2019.




Forme di tutela del debitore nelle fattispecie di usura sopravvenuta nel contratto di mutuo fondiario

Rapporti di durata – Contratto di mutuo fondiario – Configurabilità di strumenti di tutela del debitore nei confronti della pretesa di interessi divenuti in executivis usurari – Exceptio doli generalis – Sussistenza

La condotta del creditore che riscuote interessi divenuti nel corso del rapporto ultra legali non può ragionevolmente essere trattata alla stregua di un post factum non punibile, essendo in tal caso il suo comportamento contrario alla buona fede perché pretenderebbe l’esecuzione di una prestazione oggettivamente sproporzionata.

Il creditore potrebbe allora paralizzare l’azione di adempimento degli stessi interessi avvalendosi dell’exceptio doli generalis, attraverso cui far valere un’inefficacia ex bona fide della clausola contrattuale relativamente a quella percentuale di interessi eccedente la soglia consentita. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 settembre 2019.




Credito fondiario e onere della prova

Ammissibilità produzione documentale riguardante la titolarità del diritto nel procedimento di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F. - Irrilevanza della destinazione delle somme concesse a mutuo nelle operazioni di credito fondiario e conseguente esclusione della loro natura di mutuo di scopo e della nullità del contratto per difetto di causa - Sussistenza della nullità del mutuo fondiario per violazione del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. - Onere della prova in ordine al rispetto del limite di finanziabilità -  Inammissibilità della conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario - Debenza degli interessi corrispettivi e moratori in misura legale

La decadenza comminata dall’art. 99, 2° comma, L.F. riguarda i documenti prodotti a sostegno della domanda e non quelli che riguardano la titolarità del diritto quale elemento costitutivo dell’azione, verificabile, questa, anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
Nelle operazioni di credito fondiario la destinazione della somma concessa in mutuo non costituisce elemento essenziale del contratto, non potendo sostenersi che trattasi di mutuo di scopo, con la conseguenza che non è invocabile la nullità negoziale per mancanza di causa.
Sussiste la nullità dei contratti di mutuo fondiario che violano i limiti di finanziabilità in ragione della natura pubblica dell’interesse tutelato dalla disposizione normativa contenuta nell’art. 38 T.U.B.
L’onere di dimostrare il rispetto dei limiti di finanziabilità grava sulla Banca creditrice e non sul fallimento, non solo perché il contratto della cui validità si discute è il titolo sul quale essa fonda la propria pretesa - e deve dunque esserne dimostrata la validità – ma anche per il principio di vicinanza della prova.
La conversione ammessa dall’art. 1424 c.c. presuppone la verifica sul fatto che le parti del contratto, tenuto conto dello scopo che avevano perseguito con il negozio nullo, lo avrebbero comunque sottoscritto se avessero saputo della sua nullità e, nel caso di specie, che il finanziamento sarebbe stato ugualmente concesso dall’istituto di credito pur nella consapevolezza del fatto che la nullità del contratto avrebbe privato di valore la garanzia ottenuta ed avrebbe fatto venir meno tutti i vantaggi e le agevolazioni delle quali gode il mutuo fondiario anche rispetto ad un comune mutuo ipotecario.
La nullità del contratto di mutuo fondiario per violazione dei limiti di finanziabilità non consente di ritenere dovuti gli interessi, corrispettivi e moratori, nella misura pattuita bensì in quella legale ai sensi degli artt. 1224, 1° comma e 1284 c.c. (Christian Antonio Mitrano) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 28 agosto 2019.




La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

Pattuizione usuraria degli interessi moratori – Gratuita’ del mutuo – Interessi corrispettivi non dovuti – Interessi moratori al tasso legale

La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

La tesi della riferibilità del comma 2, dell’art. 1815 c.c. ai soli interessi corrispettivi, secondo il più recente orientamento, meno favorevole alla parte mutuataria, va interpretata nel senso che gli interessi corrispettivi restano non dovuti in toto mentre gli interessi moratori usurari sono dovuti al tasso legale. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Opposizione all’esecuzione basata sull’usurarietà del contratto di mutuo: oneri di allegazione e prova

Opposizione ex art. 615 c.p.c. – Sospensione dell’esecuzione – Usurarietà del contratto di mutuo – Inesistenza del diritto di agire in executivis

Al fine di ottenere la sospensione dell’esecuzione, l’esecutato che propone l’opposizione ex art. 615 c.p.c., basata sull’usurarietà del contratto di mutuo, deve dedurre e dimostrare il superamento del cd. tasso soglia ex l. n. 108/96 e che, per effetto della nullità della clausola con cui furono pattuiti interessi usurari e della conseguente gratuità di cui al comma 2, dell’art. 1815 c.c., il mutuante, al momento della notifica dell’atto di precetto, non era creditore di alcuna somma, neppure a titolo di sorte capitale.

La verifica di sussistenza del diritto del mutuante di agire in via esecutiva va condotta raffrontando le somme complessivamente restituite dal mutuatario sino alla notifica dell’atto di precetto ed il cumulo delle rate maturate sino a quella data, secondo l’originario piano di ammortamento, epurate della quota di interessi indebita. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Mutui edilizi a stato avanzamento lavori: verifica di usurarietà sulla base del tasso soglia dei ‘mutui a garanzia reale’

Mutui edilizi a stato avanzamento lavori – Verifica di usurarietà – Tasso soglia dei mutui a garanzia reale – Verifica al tempo dell’originaria pattuizione

Nei mutui edilizi a Stato Avanzamento Lavori, il tasso soglia al quale fare riferimento per la verifica di usurarietà del contratto è quello previsto dai decreti ministeriali per la categoria dei “mutui con garanzia reale”.
Tale verifica va riferita all’epoca dell’originaria pattuizione, essendovi previsto il pagamento di interessi di preammortamento e l’erogazione immediata di una parte della somma finanziata. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Fideiussore e onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Il fideiussore può opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale - CTU contabile - Rilevazione dell’usura con calcolo del TEG con i criteri di Banca d’Italia - Revoca del decreto ingiuntivo - Trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica

Nel contratto di conto corrente bancario con apertura di credito l’onere della prova è a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo (e per cui si deve operare l’azzeramento di tutte le competenze provenienti dal anche dal conto anticipi e finiti sul conto ordinario poiché il primo privo di contratto e di estratti conto agli atti) ed il fideiussore può opporre alla Banca tutte le eccezioni che spettano al debitore principale e che riguardano le nullità anche parziali del contratto base per contrarietà a norme imperative; ne consegue che può essere ad esempio sollevata nei confronti della Banca l'eccezione di nullità della clausola anatocistica atteso che la soluzione contraria consentirebbe al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l'ordinamento vieta (Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018, n. 371).
Il Giudice del merito, quando aderisce alle conclusioni del CTU che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, ai rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l'obbligo della motivazione con l'indicazione delle fonti del suo convincimento; non è quindi necessario che egli si soffermi sulle contrarie deduzioni dei consulenti di fiducia che, anche se non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili con le argomentazioni accolte; le critiche di parte, che tendano al riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono in tal caso in mere allegazioni difensive, che non possono configurare il vizio di motivazione previsto dall'art. 360, n. 5, c.p.c. (Cassazione civile sez. III, 30/04/2009 10123).
All’esito dell’espletata CTU allora, è risultato accertato, in attuazione dei conteggi formulati sulla scorta dei quesiti sottoposti dal Giudicante stesso che al momento della chiusura del rapporto non sussisteva affatto un credito in favore dell’Istituto di credito, ma risultava maturato un consistente credito in favore del correntista. L’opposizione deve essere pertanto accolta e per l’effetto il decreto va interamente revocato.
Sempre per il tramite della C.T.U. contabile è stato accertato, inoltre, il superamento delle soglie della legge antiusura applicando i c.d. criteri di calcolo secondo le istruzioni della Banca d’Italia e della S.C. (con annualizzazione della CMS applicata trimestralmente ai fini dell'applicazione del "principio del margine") e di conseguenza devono essere trasmessi gli atti alla Procura della Repubblica competente per le valutazioni del caso. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 22 agosto 2019.




Violazione della normativa antiusura, inclusione delle spese assicurative nel TEG e cessione del quinto dello stipendio

Usura - Inclusione spese assicurative nel TEG - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso usurario della polizza assicurativa in quanto remunerativa per il mutuante - Cessione del quinto dello stipendio

L’obbligatorietà della polizza assicurativa stabilita in materia di cessione del quinto dello stipendio non può consentire la pretermissione della disciplina generale dettata in materia d’usura dalla norma primaria.

Pertanto, ai fini del calcolo dell’usura, le spese di assicurazione, anche quando siano obbligatorie per legge, debbono essere valutate in concreto dall’interprete, utilizzando i criteri del “collegamento” e della natura “remunerativa” e, quindi, inserite nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia usura.
In virtù del criterio del collegamento sussiste una presunzione di connessione nel caso di contestualità tra la spesa dell’assicurazione e l’erogazione del mutuo; nella cessione del quinto tale collegamento è in re ipsa dato l’obbligo sancito dalla legge di stipulare una polizza a copertura del mutuo.

Inoltre, la natura obbligatoria della polizza assicurativa prevista per i contratti di cessione del quinto dello stipendio non è incompatibile con una sua connotazione propriamente remunerativa (anche indiretta), dato che tale copertura assicurativa è stipulata a beneficio del mutuante e, pertanto, è idonea a rientrare nella previsione indicata nel paragrafo C4 delle Istruzioni di Banca d’Italia del 2006, ossia nella categoria dei costi rilevanti ai fini del calcolo del TEG. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Appello Torino 21 agosto 2019.




Mutuo fondiario: disciplina applicabile in caso di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento

Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità

Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.

L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.

Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.

Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 20 agosto 2019.




Ricostruzione unitaria del leasing e applicazione dell'art. 1526 c.c.

Contratti bancari – Contratto di leasing – Decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale – Efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo – Inammissibilità della domanda riconvenzionale – Rigetto

Contratti bancari – Contratto di leasing – Fattispecie negoziale autonoma – L. 124/2017: ricostruzione unitaria del contratto di leasing – Inapplicabilità in via analogica dell’art. 1526 c.c.

Il giudicato derivante dal decreto ingiuntivo non opposto, produce l’effetto di rendere incontroverso il rapporto giuridico dedotto. In sede di opposizione dichiarata inammissibile, tale inammissibilità impedisce di dare luogo a qualsiasi procedimento che su di essa si fondi, sicché anche la domanda riconvenzionale dell’opponente resta travolta dall’inammissibilità dell’opposizione.

L’art. 1526 c.c. non è applicabile ai contratti di leasing anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 124/20I7, in quanto si tratta di disciplina ad esso estranea. Il leasing, nella sua evoluzione giuridica, si è infatti man mano tipizzato assumendo forme del tutto peculiari e tipiche, sino all’introduzione della L. n. 124/2017, che ha dettato una compiuta disciplina relativa a presupposti, effetti e conseguenze della risoluzione per inadempimento, oltre a norme di coordinamento con altre disposizioni che richiamano tale fattispecie contrattuale. Sono dovuti, pertanto, i canoni scaduti insoluti maturati sino alla data di risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 19 agosto 2019.




Intese restrittive della concorrenza e nullità integrale del contratto

Fideiussioni conformi a schema ABI - Nullità - Divieto di applicazione uniforme clausole 2, 6, 8

Nullità totale negozio fideiussorio - Estensione effetti - Intesa anticoncorrenziale a monte - Contratti a valle

Negozio fideiussorio - Violazione art. 2 legge antitrust - Contrarietà all'ordine pubblico economico

L’applicazione uniforme e generalizzata delle clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini ex art. 1957 cod. civ., di regola contenute negli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI per le fideiussioni omnibus, determina la nullità integrale dei contratti bancari di fideiussione in cui sono inserite, ponendosi in contrasto con l’art. 2, co.2, lett. a) L. 287/1990.

La nullità di protezione, prevista dalla legge antitrust, investe per intero il contratto fideiussorio conforme allo schema ABI censurato da Banca d’Italia con provvedimento n. 55/2005, in quanto la nullità dell’intesa anticoncorrenziale a monte si estende all’attività scaturente dall’intesa vietata, consistente nella fissazione di condizioni contrattuali volte a impedire, restringere o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza nel mercato nazionale.

Il negozio fideiussorio, effetto di un’intesa anticoncorrenziale vietata a monte, è nullo ex art. 1418 cod. civ. per violazione dell’art. 2 L. 287/1990, in quanto contrario all’ordine pubblico economico, la cui disciplina è contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e nella legge antimonopolistica nazionale. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 08 agosto 2019.




Criteri di verifica dell’usurarietà del tasso di mora e onere della prova nella domanda di ripetizione

Mutuo e finanziamento in genere – Interessi e commissioni – Ripetizione dell’indebito – Onere di prova di pagamento di interessi e spese non dovuti – Onere di allegazione di contratto di mutuo, piano di ammortamento e documentazione contabile relativa a pagamento

Fascicolo telematico – Assenza documenti indicati come prodotti – Affermazione di cancellazione da parte del sistema – Non sufficienza – Onere di prova non imputabilità omesso deposito

Mutuo e finanziamento in genere – Tasso di mora parte del TEG – Usurarietà – Superamento tasso soglia da parte del TEG

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Ritardo pagamento rata di 29 gg – Ipotesi teoriche svincolate da caso concreto – Irrilevanza

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso Corrispettivo e tasso di mora – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso di Mora su intero importo rate scadute – Espressa previsione contrattuale – Correttezza

Atto pubblico – Clausole vessatorie – Specifica approvazione per iscritto – Non dovuta

Chi agisce per la ripetizione dell’indebito in ragione del preteso pagamento di interessi e commissioni non dovuti nell’ambito di un contratto di mutuo ha l’onere di provare e allegare i fatti posti a base della domanda e, quindi, sia l’avvenuto pagamento che l’inesistenza di una idonea causa debendi e tale onere deve essere assolto mediante la produzione del contratto di mutuo, del piano di ammortamento e della documentazione contabile idonea a dimostrare il versamento delle somme di cui chiede la ripetizione.

Non è sufficiente l’affermazione di aver inserito nella busta telematica dati documenti non rinvenuti nel fascicolo telematico, sostenendo questi sarebbero poi stati cancellati per incapienza dal sistema informatico che in un primo momento li avrebbe dati per prodotti, essendo necessario allegare e dimostrare che l’omesso deposito da causa non imputabile alla parte, idonea alla rimessione in termini.

Il tasso di mora concorre a determinare il tasso effettivo globale (TEG) unitamente a tutti gli altri costi correlati al finanziamento. Per l’effetto l’eventuale superamento da parte del tasso di mora del tasso soglia non determina necessariamente l’usurarietà del contratto, ravvisabile solo nel caso di sforamento del tasso soglia da parte del TEG che è media ponderata del tasso corrispettivo, applicato al capitale in essere e riferito ai periodi convenuti e del tasso di mora, applicato al capitale scaduto e riferito ai periodi di insolvenza, tenuto conto di tutte le altre commissioni e spese.

Non è condivisibile l’affermazione del superamento del tasso soglia d’usura in ragione di ricostruzioni meramente teoriche in cui il tasso di mora viene calcolato ipotizzando un ritardo di 29 giorni nel pagamento delle rate, con ciò facendosi riferimento a un tasso teorico del tutto inverosimile e, comunque, svincolato dal concreto andamento del rapporto.     
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura non corretta la somma algebrica di tasso corrispettivo e moratorio che, previsti e applicati in via alternativa, non possono essere cumulativamente compresi nel calcolo del TEG.

Infondata è la contestazione della capitalizzazione degli interessi derivante dall’applicazione del tasso di mora sull’intero importo delle rate scadute, conglobante sia la quota capitale che la quota interessi. Ciò in quanto tale modalità di calcolo degli interessi, ove stabilito contrattualmente, è espressamente prevista dall’art. 3 della Delibera CICR del 9/2/00.
 
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei due contraenti, non possono considerarsi predisposte dal contraente medesimo ex art. 1341 cc e, pertanto, pur se vessatorie non necessitano di specifica approvazione. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 06 agosto 2019.




Contratto di mutuo, consegna al mutuante e contestuale riconsegna della somma in deposito cauzionale

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata – Se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario. Il mero accreditamento delle somme non è in sé idoneo a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione. (Andrea Torresi) (Carlo Pagamici) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona 05 agosto 2019.




Va revocata la segnalazione al CAI se la mancanza di provvista dipende dall'Istituto di credito

Processo cautelare - Procedimento d'urgenza - Revoca della segnalazione al CAI - Emissione di assegno senza provvista - Non addebitabile al correntista - Ammissibilità

È fondata la richiesta di provvedimento d'urgenza volta ad ottenere la revoca della segnalazione alla Centrale Allarme Interbancaria relativa all'emissione senza provvista di un assegno ove la mancanza di detta provvista dal ritardo ingiustificato nell'accredito di somme al cliente rispetto alla valuta disponibilità garantita dall'istituto di credito dell'ordinante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 02 agosto 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Errata segnalazione in CR – Periculum in mora

L’indebita segnalazione in CR rende difficoltoso al cliente l’accesso al credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 01 agosto 2019.




Contratti bancari: condizioni di validità delle pattuizioni di interessi e spese

Contratti bancari - Anteriori al 22/4/2000 - Anatocismo - Non accettato per iscritto dal cliente - Invalidità - Affermazione

Commissione di massimo scoperto - Ante L.2/2000 - Condizioni di validità - Determinatezza

Usura sopravvenuta - Irrilevanza - Affermazione

Nei contratti stipulati in data anteriore al 22/4/2000, per la legittimità della capitalizzazione degli interessi non è sufficiente la sola pubblicazione nella G.U. della variazione negoziale, ma è indispensabile anche l'accettazione scritta del cliente, trattandosi di condizione peggiorativa del rapporto. Se la banca non prove che il correntista ha accettato per iscritto la variazione negoziale, va rideterminato il saldo senza alcuna capitalizzazione perché la nullità è legata all'applicazione stessa dell'anatocismo.

Le commissioni di massimo scoperto pattuite ante legge 2/2009 si ritengono valide se rispondenti ai criteri di determinatezza e risultano applicate sull'utilizzato e non sull'accordato.
Sono irrilevanti gli interessi usurari sopravvenuti, sia che, regolarmente pattuiti prima della legge 108 del 1996, si siano rivelati usurari perché eccedenti rispetto al tasso soglia, sia che siano stati stipulati successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 31 luglio 2019.




Nullità del pegno omnibus a garanzia di un credito non determinato

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza

Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Segnalazione in centrale rischi - Periculum in mora

La segnalazione in centrale rischi ha efficacia ostativa per il ricorso al credito, ed il pericolo di consolidazione del danno è imminente ed irreparabile. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno 26 luglio 2019.




Fideiussione, solve et repete, contestazioni sulla validità ed efficacia dei rapporti e inopponibilità al terzo-garante dell’estratto conto

Fideiussione – Clausola solve et repete – Insussistenza

Omessa impugnazione od approvazione dell’estratto conto – Effetti – Artt. 1832 cod. civ. e 263 c.p.c. – Possibilità di sollevare contestazioni in ordine alla validità e all’efficacia dei rapporti obbligatori – Onere probatorio a carico della banca – Sussistenza

Fideiussione – Estratto conto – Effetti – Inopponibilità al terzo-garante – Sussistenza

Qualora dalla lettura complessiva del testo del contratto si evince che: a) non è previsto alcun esonero da parte del creditore dal dovere dimostrare il proprio diritto di credito; b) è previsto che la banca può dimostrare il proprio credito tramite le scritture contabili e c) l’unica eccezione espressamente preclusa al debitore riguarda il momento in cui la banca esercita la sua facoltà di recedere dai rapporti con il debitore, è da escludersi si sia in presenza di contratto di fideiussione con condizione solve et repete, la quale, al contrario, determina l’obbligo del fideiussore di pagare il creditore senza opporre nessuna eccezione estintiva, modificativa o impeditiva. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Con la predisposizione dell’estratto di conto corrente la Banca adempie il proprio obbligo informativo e il solo effetto derivante dalla sua mancata contestazione è la decadenza del cliente dal potere di richiedere alla banca “altre forme di rendiconto” e, precisamente, il rendiconto di cui agli artt. 263 e ss c.p.c., al quale fa rinvio l’art. 1832 c.c. Il collegamento tra art. 1832 c.c. e 263 c.p.c. si desume, come evidenziato in dottrina, dalla coincidenza tra l’elenco dei vizi che consentono l’impugnazione dell’estratto conto in base all’art. 1832 c.c. e la disciplina dei vizi che legittimano alla proposizione della domanda di revisione del conto ex art. 266 c.p.c. Il potere di promuovere l’azione di rendiconto è proprio la situazione giuridica soggettiva cui intende riferirsi l’art. 1832, comma 2º, c.c., nello stabilire che l’approvazione del conto “non preclude il diritto di impugnarlo”. Ne consegue che la contestazione giudiziale o stragiudiziale del conto onererà la banca di dimostrare la veridicità delle singole annotazioni fornendo la relativa prova rappresentata dal documento giustificativo del titolo che ha legittimato la banca ad eseguire e quindi a documentare, mediante una correlativa annotazione nel conto, una certa operazione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

E’ criticabile l’ampliamento dello spettro applicativo della norma operato dalla giurisprudenza che fa derivare oltre agli effetti positivi del principio di accessorietà, quindi, il riconoscimento al fideiussore del potere di sollevare le eccezioni opponibili dal debitore principale, effetti negativi, precludendo al garante il potere di sollevare eccezioni dalle quali il debitore sia decaduto. Invero, seguendo l’orientamento pretorio esposto si perverrebbe a un risultato interpretativo contrastante con il principio di protezione della sfera giuridica dei terzi rispetto agli atti negoziali, atteso che, con riferimento all’art. 119 TUB, l’inerzia del cliente, con la conseguente approvazione del conto determinerebbe effetti sostanziali o processuali nei confronti del garante precludendo allo stesso la possibilità  di contestare l’estratto conto ovvero si vincolerebbe il fideiussore agli effetti del   negozio novativo, di accertamento o della dichiarazione confessoria del debitore principale (cfr. Corte di Appello Venezia, 26 novembre 1963, secondo cui non bisogna confondere “la proponibilità di eccezioni da parte del fideiussore ed il valore probatorio delle dichiarazioni, documenti ecc. provenienti dal debitore principale”). L’art. 1945 nel prevedere l’interesse a sollevare un’eccezione personale o meno da parte del fideiussore deriva dal fatto che gli effetti dell’atto intervenuto inter alios siano a lui favorevoli. Tale norma si innesta nel tessuto di regole che disciplinano le obbligazioni plurisoggettive fissando, in base al principio di protezione della sfera giuridica dei terzi, come già richiamato, il principio “della non comunicabilità degli atti pregiudizievoli e dell’estensione di quelli vantaggiosi” (Relazione al codice civile, n. 598; Cass.   14 settembre 1963, n. 2515, la quale ha affermato che “Il vigente codice civile, in tema di obbligazioni solidali, è ispirato al principio della non comunicabilità agli altri debitori degli effetti degli atti compiuti o dei fatti verificatisi che siano pregiudizievoli nei confronti di un condebitore solidale e della estensione di quelli vantaggiosi”). Logico corollario è che, prescindendo dalla qualificazione della natura dell’atto di approvazione del conto nel rapporto Banca-cliente, gli effetti di tale atto (novazione, accertamento, prova legale, preclusione del potere di introdurre il giudizio di rendiconto) sono inopponibili al [terzo]-garante. In sintesi gli estratti di conto corrente, formati unilateralmente dalla banca, sono inidonei a dimostrare il diritto di credito dell’ente nei confronti del cliente e, quindi, del terzo. Un diverso orientamento teorico contrasterebbe con il disposto di cui all’art. 2710 cod. civ. determinandone la abrogazione per via pretoria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 26 luglio 2019.




Sulla comunicazione da parte dell’intermediario di perdite che superino la soglia concordata con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Omessa segnalazione superamento – Responsabilità dell’intermediario – Non automatismo – Inconsapevolezza di aver di superamento soglia – Necessità di allegazione

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Superamento – Obbligo di avviso – Blocco operatività non consentito

Operazioni in derivati – Margini di garanzia costituiti da titoli azionari – Vendita d’ufficio – Legittimità

Art. 41 Regolamento Consob n. 16190/07 – Intermediario – Appropriatezza – Violazione criteri – Obbligo di avvertire il cliente

L’eventuale omessa comunicazione del superamento della soglia di perdite prevista dall’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07, stando al quale “gli intermediari che svolgono un servizio di gestione di portafogli per clienti al dettaglio o amministrano posizioni di clienti al dettaglio che includono una posizione aperta scoperta su operazioni con passività potenziali comunicano al cliente eventuali perdite che superino una soglia predeterminata convenuta [con il] cliente”, non comporta di per sé la responsabilità dell’intermediario quando il cliente alleghi di non essersi reso autonomamente conto del superamento di tale soglia predeterminata e di aver per tale ragione mantenuto aperte le posizioni negative, discutendosi, altresì, di centinaia di operazioni compiute con cadenza giornaliera che talvolta permettevano di conseguire guadagni e più spesso comportavano perdite.

La soglia di perdite convenuta con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 costituisce una soglia di allerta convenzionalmente determinata al superamento della quale l’intermediario è tenuto unicamente a fare avviso al cliente delle perdite e non a bloccarne l’operatività.

E’ legittima, nel caso di necessità, la vendita d’ufficio da parte dell’intermediario di titoli azionari eventualmente costituiti a margini di garanzia per l’operatività in derivati.

Nel caso in cui non sia svolta un’attività di consulenza in materia di servizi di investimento e di gestione di portafogli trovano applicazione non gli artt. 39 e 40 Regolamento Consob n. 16190/07 in tema di adeguatezza delle operazioni ma gli artt. 41 e ss in tema di appropriatezza, relativi alla verifica che il cliente abbia un livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi che lo strumento o il servizio di investimento offerto o richiesto comporta, con obbligo per l’intermediario di avvertirlo di tale situazione. Rispetto a ciò la mancata compilazione della voce della scheda informativa relativa alla familiarità con gli strumenti negoziati non impedisce l’operatività in derivati tutte le volte in cui il cliente abbia poi sottoscritto un’ulteriore dichiarazione in cui attesti una notevole propensione al rischio e una conoscenza approfondita degli strumenti e dei mercati finanziari. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 24 luglio 2019.




Richiamo della CTU nella sentenza, scomposizione della rata di mutuo in quota interessi e quota capitale

Conclusioni CTU – Integrale rimando in sentenza – Compiutezza della motivazione

Contratto di mutuo – Conclusioni CTU – Determinatezza del tasso di interesse corrispettivo – Impossibilità di scomposizione quota interessi e quota capitale – Legittimità

Contratto di mutuo – Tasso soglia d’usura – Verifica superamento – Interessi moratori e corrispettivi – Somma algebrica – Erroneità

Contratto di mutuo – Interessi moratori – Tasso soglia d’usura – verifica superamento – Clausola salvaguardia – Legittimità

Non è viziata da carenza o contraddittorietà di motivazioni la sentenza che aderisca integralmente, richiamandole, alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendole giustificate e immuni da vizi logici.

Non vi è contraddittorietà in una CTU che riconosca la determinatezza dei tassi di interesse e affermi al contempo l’impossibilità di accertare il debito residuo per capitale, essendo rilevabile solo l’ammontare della rata senza possibilità di scomporla in quota capitale e quota interessi. Una cosa, infatti, è stipulare un contratto che presenta tassi sufficientemente determinati, altro è, invece, constatare di non poter scomporre per carenza di documentazione l’addebito della rata in quota interessi e quota capitale. Ciò, a maggior ragione, nel caso in cui la difficoltà incontrata dal CTU derivi dall’insufficienza della documentazione prodotta in causa, documentazione che era onere dell’attore produrre a sostegno delle proprie doglianze.

Errata è la prospettazione che, in tema di verifica del superamento del tasso soglia d’usura, opera la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori, posto che la rilevazione statistica che porta alla determinazione del TEGM (il cui valore, maggiorato di ¼, aumentato di 4 punti percentuali, è dato base per la verifica dell’usurarietà dei tassi) non comprende i tassi di mora praticati dagli operatori bancari e dagli intermediari finanziari. L’eterogeneità dei due interessi è ulteriormente dimostrata dal fatto che gli interessi corrispettivi si calcolano sulla quota di capitale ancora dovuta mentre gli interessi moratori si riferiscono al complesso della rata.

La previsione di una clausola di salvaguardia che preveda la correzione del tasso di interessi moratori nel caso in cui questo dovesse risultare superiore al tasso soglia d’usura è certamente valida nella misura in cui non preveda il meccanismo, giudicato illegittimo dalla Cass. Civ. n. 12965/16, che fa obbligo al debitore di corrispondere le somme dovute a titolo di interessi usurari, con possibilità di richiederne la restituzione solo successivamente. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con vincolo di indisponibilità delle somme accreditate in conto corrente non è idoneo titolo esecutivo

Contratto di mutuo – Consegna della somma al mutuatario mediante accredito su conto corrente acceso presso la banca mutuante – Vincolo di indisponibilità delle somme accreditate sino all'adempimento di condizioni poste a carico del mutuatario – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Deve qualificarsi come mutuo condizionato e non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo, sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile il quale, pur attestando la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario presso la banca mutuante, preveda che la somma stessa sia vincolata a garanzia della prova del verificarsi di talune condizioni ivi indicate, pena la facoltà della Banca di risolvere il contratto e di compensare il suo credito con le medesime somme giacenti sul conto.

Proprio quest’ultima facoltà prova che il mutuatario non ha conseguito la disponibilità giuridica della somma, la quale non è effettivamente fuoriuscita dalla sfera di disponibilità della Banca, posto che il vincolo preclude al mutuatario di porre in essere atti di autonomia privata e, in definitiva, impedisce allo stesso di disporre delle somme erogate se non successivamente all’eventuale svincolo subordinato all’adempimento delle prescritte condizioni. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo Della Lucania 23 luglio 2019.




Il rendimento dei buoni postali è quello indicato sul titolo

Buoni postali fruttiferi trentennali - Indicazione del rendimento limitata al ventennio - Applicazione del rendimento indicato per il restante decennio - Affermazione

Il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultante dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti. Se per il BFP emesso è stato utilizzato un modulo cartaceo contenente sul retro una tabella con i rendimenti bimestrali attesi fino al ventesimo anno e una indicazione di sintesi sui successivo dieci, va confermato il diritto del sottoscrittore ad ottenere l'applicazione delle condizioni originariamente riportate sul retro dei BFP per quanto concerne il rendimento dal ventunesimo al trentesimo anno successivo a quello di emissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) ABF Bologna 23 luglio 2019.




Nella verifica usuraria va computato l’onere per l’eventuale estinzione anticipata del mutuo

Usura pattizia del contratto di mutuo – Rilevanza ai fini usura dell’onere pattuito per l’eventuale estinzione anticipata – Gratuità del mutuo

Il vaglio dell’usurarietà pattizia, nel quale vanno computate tutte le spese previste dal contratto incluse le eventuali spese di estinzione anticipata del mutuo, deve avere ad oggetto il tasso effettivo annuo del credito erogato (tasso di rendimento finanziario dell’operazione creditizia) da verificarsi ex ante sia nell’ipotesi di un pieno rispetto del piano di ammortamento convenuto, sia nell’ipotesi in cui, a seguito della chiusura anticipata del rapporto, si modifichi il piano di ammortamento e, di conseguenza, si modifichi il tasso effettivo annuo del credito erogato.

In caso si di riscontrato superamento del tasso soglia, le rate del mutuo vanno rideterminate espungendo gli interessi. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Bari 22 luglio 2019.




Liceità del mutuo fondiario per ripianare una precedente esposizione debitoria

Mutuo fondiario – Mutuo di scopo – Esclusione – Ripianamento di precedente esposizione debitoria

Il contratto di mutuo fondiario non è un mutuo di scopo e non è affetto da nullità nell’ipotesi in cui sia stato stipulato dal mutuatario per ripianare una precedente esposizione debitoria. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 18 luglio 2019.




Ripetizione di somme indebitamente versate alla banca per anatocismo e mancata pattuizione di commissioni e interessi

Rapporto di conto corrente – Prova dell’affidamento – Prescrizione delle rimesse – Nullità del contratto per vizio di forma ad substantiam – Mancata produzione di tutti gli estratti conto – Operazioni di raccordo – Ammissibili – Mancato adeguamento alla delibera CICR – Nullità della clausola di capitalizzazione – Commissioni di massimo scoperto – Illegittimità per difetto di pattuizione

Il conto corrente è un rapporto unitario che trova esecuzione frazionata in una molteplicità di operazioni sicché il termine prescrizionale per la ripetizione di indebiti decorre dalla chiusura del rapporto.

La prova del fido può essere fornita anche con prove indirette, quali ad esempio l’esistenza di differenti tipologie di linee di credito (aperture di credito s.b.f. e aperture di credito per elasticità di cassa) o l’applicazione di differenti percentuali di tassi di interesse: tasso di interesse entro e/o oltre il fido, dalle quali emerga in modo univoco tale evidenza. L’esistenza di affidamenti di fatto consente di ritenere la conseguente natura ripristinatoria delle rimesse.

Va dichiarata la nullità del contratto di conto corrente in caso di inosservanza del requisito della forma scritta. Di conseguenza, la mancata pattuizione delle condizioni economiche relative al contratto, il saldo contabile del rapporto va ricalcolato espungendo le voci di costo non pattuite e calcolando gli interessi passivi e gli eventuali attivi applicando il tasso sostituivo di cui all’art. 117 comma 7 TUB.

La mancata produzione dei contratti e degli estratti conto completi non comporta l’impossibilità di procedere al ricalcolo dei saldi, ma la mera necessità di assumere come punto di partenza il primo degli estratti disponibili. Infatti, le operazioni di raccordo tengono conto del saldo di ripartenza come emergente dagli estratti conto, saldo già comprensivo degli interessi e delle competenze suddette.

La mancata dimostrazione di adeguamento alla delibera CICR del 9 febbraio 2000 (entrata in vigore il 1° luglio 2000), che ha consentito esplicitamente la capitalizzazione periodica degli interessi a condizione di reciprocità delle condizioni contrattuali tra le parti e l’entrata in vigore della l. 147/2013 (c.d. legge di stabilità del 2014) e non aver ottemperato all’onere informativo nei confronti della correntista portando a conoscenza della stessa l’avvenuto adeguamento, comporta l’espunzione della capitalizzazione degli interessi a debito senza procedere ad alcuna capitalizzazione per tutta la durata del rapporto.

Deve essere dichiarata la nullità della commissione di massimo scoperto, nel caso in cui non sia stata oggetto di specifica pattuizione tra le parti in ordine alle modalità di calcolo e agli elementi che concorrono a determinarla. (Matteo Di Pumpo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 17 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo se manca l’atto pubblico

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva differita in un momento successivo – Assenza di atto pubblico o scrittura privata di quietanza che attesti l'erogazione della somma mutuata – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può costituire titolo esecutivo il contratto di mutuo in cui l’erogazione della somma sia condizionata all’adempimento di una serie di formalità da parte del mutuatario, di cui non venga fornita la prova nella forma dell’atto ricevuto da Notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge, mancando in tali ipotesi proprio il requisito della traditio necessaria per il perfezionamento del mutuo e la conseguente insorgenza dell’obbligazione di restituzione della somma mutuata.
Non può ritenersi titolo esecutivo di cui all’art. 474 c.p.c. ed è quindi inidoneo a supportare l'esecuzione forzata con conseguente dichiarazione di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile nel quale, benché la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della parte mutuataria.
In tal caso la consegna della somma finanziata viene di fatto differita ad un momento successivo, in quanto l’importo erogato resta espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario e depositato presso la Banca medesima. (Fabio Di Battista) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 luglio 2019.




Deve essere segnalato alla CRIF anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate, anche per importi modesti

Intermediazione finanziaria - Segnalazione del debitore alla CRIF (Centrale Rischi Finanziari) S.p.A. per ritardi nel pagamento - Legittimità - Condizioni

Deve essere segnalato alla CRIF S.p.A. anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate mensili ed anche per importi modesti purché sia stata fatta, da parte dell’intermediario finanziario, la  comunicazione all’interessato prevista dall’art. 4 co. 7 della delibera del Garante per la protezione dei dati personali del 16 novembre 2004 n. 8. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 luglio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l'esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, quindi ancora giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza solenne attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuatario e contestuale riconsegna al mutuante della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, di talché la somma è rimasta giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario.

Dovendosi dare prevalenza alla effettiva volontà dei soggetti contraenti, in un siffatto negozio la effettiva disponibilità in capo al mutuatario della somma di denaro risulta subordinata alla condizione della regolare costituzione dell’ipoteca; sicché, da un lato, nessun valore può avere la quietanza rilasciata dal mutuatario nel contratto; dall’altro, una quietanza (nella forma solenne richiesta dall’art. 474 c.p.c.) per essere valida ovvero per integrare il mutuo ai fini della positiva efficacia di titolo esecutivo, avrebbe dovuto essere rilasciata al momento dell’effettivo svincolo delle somme in favore del mutuatario, senza che possa valere in contrario che ciò comporti un successivo atto pubblico con dispendio di tempi e costi, non potendo l’autonomia privata spingersi fino al punto di elidere i requisiti di forma necessari per attribuire ad un atto determinati effetti giuridici (quali l’idoneità a fungere da titolo esecutivo). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Usura e sospensione dei termini di scadenza

Denuncia querela con riguardo ad ipotesi usura bancaria - Istanza per l’ottenimento del “provvedimento di sospensione dei termini art. 20, co. 7, L. 44/99 come modif. dall’art. 2, co. 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 e dall’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132)” - Ammissibilità in caso di superamento dei tassi-soglia ex l. 108/96

Considerato che il predetto procedimento penale ha riguardo ad una ipotesi di usura bancaria in relazione ad un contratto di mutuo e che gli esponenti in sede di denuncia querela hanno allegato consulenze di parte e relazioni tecniche da cui emerge che nel corso del predetto rapporto è stato applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia di riferimento, sicché è ipotizzabile nel caso specifico il fumus del reato di cui all’art. 644 c.p. e per cui visto l’art. 20, commi 7 e 7-bis, L. 44/99 nel testo introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 nonché l’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132) dispone la sospensione dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari ed ipotecari, nonché di ogni altro atto (decreti ingiuntivi, pignoramenti ecc.) e procedure aventi efficacia esecutiva per la durata di due anni. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 27 giugno 2019.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza dalla Centrale Rischi e dal Crif: obbligo di preavviso e periculum in mora in re ipsa

Fumus boni iuris – Obbligo di preavviso per la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi e Crif – Sussistenza – Onere della prova

Periculum in mora – Danno in re ipsa – Sussistenza

Periculum in mora – Irrilevanza distanza temporale tra la segnalazione e l’azione giudiziaria

In merito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativa disciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile alla CR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia e Buona condotta per i Sistemi di informazione creditizia -applicabile al CRIF- e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), va dichiarata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza presso la centrale Rischi di Banca d’Italia e presso il Crif, laddove la Banca segnalante non abbia preventivamente avvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nelle modalità e forme prescritte dalla legge. Costituisce pertanto presupposto indefettibile per la validità della segnalazione a sofferenza, l’invio del preavviso imposto dalla normativa di settore; il relativo onere della prova grava sul soggetto segnalante parte resistente del procedimento d’urgenza.

Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo in quanto la illegittima segnalazione è già di per sé foriera di un danno coincidente con la impossibilità di accesso al credito. Gli effetti della segnalazione illegittima sono altresì permanenti ed incidono negativamente sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario. Costituisce fatto notorio che la segnalazione a sofferenza di un soggetto su iniziativa illecita di un istituto di credito non passa inosservata agli altri istituti che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali.

L’esistenza del periculum in mora è ravvisabile anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). La distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l'attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010). (Anna Garavello) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2019.




Inammissibilità della eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie in caso di inerzia della banca a fronte della sostenuta sussistenza dell’affidamento

Sussistenza dell’apertura di credito sostenuta dal correntista e mancata specifica contestazione della banca sul punto – Conseguente presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse – Non meritevolezza dell’eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie anche alla luce delle SS.UU. n. 15895 del 13.06.2019

Laddove il correntista abbia allegato la sussistenza di un’apertura di credito regolata in conto corrente, dovrà da ciò presumersi la natura meramente ripristinatoria delle rimesse effettuate sicché la Banca, pur non essendo tenuta a specificare le singole rimesse solutorie, se non vuole vedersi respinta l’eccezione di prescrizione dovrà quantomeno contrastare o smentire l’allegazione svolta dal correntista fin dall’atto di citazione a proposito della sussistenza di un affidamento, in modo da neutralizzare il corollario e/o la presunzione conseguente a siffatta specifica allegazione (soprattutto ove si consideri che non compete al correntista l’onere di allegare la mancata effettuazione di versamenti solutori, trattandosi di un fatto negativo estraneo alla fattispecie costitutiva del diritto azionato: cfr. Cass. 28819/2017; Cass. 18581/2017; Cass. 4273/2018; Cass. 18144/2018, richiamate in motivazione dalle citate Sezioni Unite). (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 26 giugno 2019.




Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Ratio della norma evitare rischi espoliativi per il debitore – Nullità del contratto

Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo in quanto la ratio della norma è quella di non esporre il mutuatario debitore ai rischi espoliativi (per la residua parte del suo patrimonio) ovvero di pura sorte.
Il limite di finanziabilità risponde, invero, all'esigenza di circoscrivere il rischio insito in operazioni che non presentano ex ante sufficienti prospettive di effettiva fattibilità e buon esito per cui attiene ad interessi pubblici, di sistema, essendo una norma imperativa di validità del contratto.

Ai fini del superamento del limite di finanziabilità il prezzo di compravendita vale come indicatore dell’effettivo valore di mercato del bene stesso.

Il valore da considerare ai fini dell’applicazione dell’art. 38 TUB è, in linea di continuità con la previgente disciplina di cui alla legge n. 474/49 in materia di credito edilizio e con la direttiva CE n. 2000/12, il “valore cauzionale” del bene (cd. valore di netto realizzo in asta), ovvero il valore che sia frutto di una stima basata sul “prudente apprezzamento della futura negoziabilità dell'immobile”.

È inammissibile la domanda subordinata di conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario proposta per la prima volta in grado di appello in quanto tardiva. La conversione è un meccanismo che non può operare d'ufficio, trattandosi di un'operazione che ha luogo solo ove le parti intendano avvalersene con una tempestiva formulazione nei termini processuali. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 25 giugno 2019.




Azione di ripetizione e di accertamento nei contratti bancari e onere della prova

Contratti bancari – Conto corrente ancora aperto – Azione di ripetizione di indebito – Inammissibilità – Azione accertamento – Ammissibilità

Contratti bancari – Azione di ripetizione di indebito e/o di accertamento – Onere della prova – Incombe sul correntista attore

Nel caso in cui il conto corrente sul quale sono state addebitate poste non dovute risulta ancora in essere al momento della presentazione della domanda giudiziale, il correntista non può agire nei confronti dell’istituto di credito per ottenerne la ripetizione, potendo unicamente chiedere la rideterminazione del saldo del conto corrente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di ripetizione e/o di accertamento dell’avvenuto addebito di somme non dovute promossa dal correntista, spetta all’attore l’onere di provare l’esistenza di tali poste indebite illegittimamente applicate dalla banca mediante la produzione integrale degli estratti conto del rapporto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 giugno 2019.




Fideiussioni: la mancata produzione del provvedimento di Banca d’Italia impedisce la dichiarazione di nullità delle clausole ABI

Nullità delle clausole delle fideiussioni bancarie riproducenti lo schema ABI

La rilevabilità d’ufficio della nullità delle clausole 2,6,8, delle fideiussioni, in quanto  riproducenti lo schema ABI già oggetto del provvedimento della Banca di Italia n 55 del 2 maggio 2005, è subordinata alla circostanza che detta nullità emerga dai fatti allegati e provati o comunque dagli atti di causa.

[Nello specifico, non essendo stato prodotto ritualmente lo schema predisposto dall’Abi oggetto dei rilievi della Banca di Italia è precluso alla Corte l’accertamento della fondatezza della dedotta corrispondenza ad esso delle clausole in questione.] (Francesco Denti) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 21 giugno 2019.




Eccezione di prescrizione in assenza degli estratti conto integrali e rapporto acceso prima della Delibera CICR 9 febbraio 2000

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Prova dell’esistenza di rimesse solutorie – Eccezione di prescrizione in assenza dell’estratto integrale – Ricalcolo saldo in assenza dell’estrato conto integrale

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Delibera CICR 9/02/2000 – Nullità del regime di capitalizzazione trimestrale – Necessità della firma specifica della clausola

In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la disponibilità dei soli riassunti scalari, dai quali risultano i soli saldi giornalieri ordinati per data valuta, risulta insufficiente a verificare “secondo il criterio della data di disponibilità delle singole operazioni, l’esistenza di uno scoperto di conto e l’idoneità della rimessa in conto a ridurre e-o estinguere l’anzidetto scoperto, e la necessità invece di esaminare la movimentazione del c/c quale risultante dal c.d. foglio movimenti, dove le operazioni sono classificate per tipo, data contabile e data valuta”; da ciò ne consegue che l’eccezione di prescrizione non può essere esaminata in assenza dell’estratto integrale.
Resta ferma invece la possibilità di procedere alle verifiche sugli addebiti di competenze operate dalla banca e all’eventuale rettifica del saldo, in quanto la verifica di legittimità degli addebiti in conto corrente, lo storno degli addebiti illegittimi perché operati in assenza di contratto o in base a una clausola invalida, il conseguente ricalcolo ricorsivo – trimestre per trimestre – delle competenze “legittime” no esige la produzione del c.d. foglio movimenti, visto che sulla base dei soli riassunti scalari e del riepilogo delle competenze, il C.T.U. è in grado di operare le dovute rettifiche dei numeri debitori e delle liquidazioni nei trimestri successivi.

Non spetta la capitalizzazione trimestrale (né altra forma di capitalizzazione: cfr. Cass. sez. un. 24418/2010) fino alla prima contrattualizzazione del regime di capitalizzazione ai sensi della Delibera CICR 9/02/00, non potendosi ritenere sufficiente la comunicazione al cliente dell’adeguamento contrattuale e/o la pubblicazione della stessa in G.U.
Se per il tratto anteriore al 30.6.2000 è indiscusso che la banca non poteva e non può legittimamente addebitare interessi su interessi, per il tratto successivo l’introduzione ex novo del meccanismo di capitalizzazione, sia pure su base di pari periodicità, ma con (ovvia, peraltro legittima) disparità nei tassi creditori e debitori, rappresenta un intuitivo peggioramento delle condizioni contrattuali ed esige specifica approvazione per iscritto – mediante sottoscrizione ad hoc ex art. 1341 c.c. – come è previsto in via generale dall'art. 6 delibera CICR 9.2.2000 per i nuovi contratti. (Antonio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 19 giugno 2019.




Il TAEG contrattuale da raffrontare al tasso soglia ai fini dell’usura è quello determinato senza includere i costi assicurativi

Cessione del quinto dello stipendio - Oneri economici - Usura

È legittimo il comportamento dell’istituto bancario che, nel calcolare il tasso soglia, si sia attenuto alle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura dal momento che non è ammissibile un confronto tra il tasso soglia stabilito periodicamente dalla Banca d’Italia ed un tasso di interesse determinato con l’aggiunta di un dato ivi non contemplato (i. e. le spese per assicurazione in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del debitore), visto che, in tal modo, verrebbero a compararsi due grandezze non omogenee, con conseguente incongruenza sotto un profilo logico e matematico, prima ancora che giuridico. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 18 giugno 2019.




SWAP: la sua mancata indicazione del mark to market non comporta la nullità del contratto

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap – Mancata indicazione del mark to market – Nullità – Esclusione – Risoluzione per violazione del dovere di informazione – Sussistenza

L’oggetto del contratto di interest rate swap è costituito dallo scambio di flussi differenziali calcolati su un certo importo detto nozionale ad una determinata scadenza, mentre il mark to market esprime una proiezione finanziaria basata sul valore teorico di mercato in caso di risoluzione anticipata del rapporto sicché la sua mancata indicazione, non inerendo all’oggetto del contratto, non ne comporta la nullità.

Costituendo tuttavia un mark to market negativo una potenziale passività alla quale il cliente è esposto, la sua mancata indicazione da parte dell’intermediario finanziario costituisce grave inadempimento del dovere di informazione imposto dall’art. 21 del d. lgs. 58/1998 e dall’art. 32 del regolamento Consob n. 16190/2007 e giustifica l’accoglimento della domanda di risoluzione del contratto di interest rate swap e quella conseguente di ripetizione di indebito delle somme versate in esecuzione del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 18 giugno 2019.




Doveri informativi dell'investitore nella negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers

Intermediazione finanziaria - Negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers - Doveri informativi

In tema di legittimazione ad agire in capo agli investitori, in presenza di una pattuizione del contratto quadro di negoziazione secondo cui quando il rapporto è intestato a più persone esso si intende conferito in via disgiuntiva, non è dirimente che l’ordine d’acquisto sia stato sottoscritto da soltanto uno degli investitori, essendo pertanto legittimato all’azione anche l’altro, tanto più quando si evinca dalla documentazione contrattuale che l’intermediario finanziario ha sempre individuato in entrambi i contraenti gli acquirenti dei titoli.

Come da tempo chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le altre Cass. civ. n. 20617/2017), deve conferirsi natura negoziale al singolo ordine d’investimento, il quale è pertanto autonomamente risolvibile in caso di inadempimento dell’intermediario finanziario ai propri obblighi di informazione (ovvero anche, ricorrendone le condizioni, annullabile per errore).

In tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante la prestazione individuale di servizi di investimento ex art. 1 comma 5 D.Lgs. n. 58/1998, ossia mediante attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi dell’art. 21 D.Lgs. n. 58/1998 e 27 e seguenti del Reg. Consob n. 16190/2007.

In tema di negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers, il valore di capitalizzazione della società emittente, l’incremento delle passività ed il deterioramento dell’indice di liquidità (dati desumibili dall’analisi dei bilanci del quinquennio precedente l’acquisto dei titoli), nonché l’andamento del derivato sul rischio di credito (credit default swap) associato a dette obbligazioni, costituiscono elementi significativi ai fini di una adeguata valutazione del rischio e, in quanto tali, dovevano essere dapprima esaminati dall’intermediario e quindi rappresentanti agli investitori in modo appropriato e comprensibile, così da consentire loro di compiere in modo concreto ed effettivo un’autonoma valutazione del rischio e quindi di adottare decisioni di investimento adeguatamente informate e consapevoli.

L’inosservanza degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario finanziario rileva in termini di inadempimento di non scarsa importanza sulle obbligazioni inerenti la prestazioni di servizi di investimento e comporta la risoluzione dell’operazione. In tale prospettiva non ha rilevanza stabilire se gli investitori, ove adeguatamente informati circa la reale rischiosità del titolo, avrebbero ugualmente dato corso all’acquisto o meno. L’inadempimento all’obbligo informativo è infatti di per sé solo sufficiente a fondare la domanda di risoluzione del contratto, atteso che la condotta dell’intermediario integra ex se la lesione dell’interesse tutelato. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 18 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Contratto di mutuo, usura, metodologia di calcolo e derivato

Contratto di mutuo - Usura - Metodologia di calcolo - Infondatezza della domanda - Anatocismo nel piano di ammortamento - Insussistenza - Omessa indicazione del TAEG/ISC ed indeterminatezza delle condizioni - Insussistenza - Contratto di Interest rate swap -  Obblighi informativi - Alea - Rischi dell'operazione e misura degli stessi - Nullità del contratto e condanna alla restituzione dell'indebito

Ai fini della determinazione del TEG, non può operarsi il cumulo del tasso corrispettivo e del tasso moratorio. La verifica del superamento del tasso soglia va effettuata parallelamente e separatamente con riferimento al tasso degli interessi in discorso, che assolvono a funzioni completamente diverse. Non ha alcuna rilevanza una eventuale verifica di usura relativa ad ipotesi di ritardo nel pagamento non effettive.

E' palesemente infondato l'assunto secondo cui il piano di ammortamento c.d. alla francese generi un indebito conteggio anatocistico degli interessi.

Fuori dalle ipotesi di cui all'art. 125 bis TUB, la mancata o erronea indicazione del TAEG/ISC costituisce mera violazione di regola di comportamento, idonea a fondare una possibile obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale, sempre che siano allegati e dimostrati i corrispondenti elementi costitutivi.

In materia di IRS, il cliente deve essere stato posto nella condizione di prefigurarsi i rischi assunti e la loro misura. In difetto, mancando l'alea razionale, si deve dichiarare la nullità del contratto. In particolare, l'operatore finanziario deve obbligatoriamente indicare: 1) gli scenari di probabilità; 2) le modalità di calcolo market to market; 3) la misura dei rendimenti attesi in base alle curve farward implicite nella curva dei tassi per scadenza; 4) i costi di hedging, i costi del rischio di credito ed il  margine in favore dell'Istituto. Dalla nullità del contratto consegue il diritto del cliente a ripetere gli importi versati a titolo di differenziali, oltre interessi al tasso legale dalla data della domanda giudiziale. (Giuseppe de Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 giugno 2019.




Lehman Brothers: l’intermediario risponde se non ha avvisato il cliente dell’aumento del rischio

Contratti finanziari – Negoziazione e deposito titoli – Obblighi informativi dell’intermediario – Sussistono per tutta la durata del rapporto – Omessa informazione sull’aumento del livello di rischio – Responsabilità dell’intermediario – Sussiste – Risoluzione del contratto – Ammissibilità

Gli obblighi informativi prescritti dall'articolo 28, comma 2, Reg. Consob n.11522/98 hanno portata generale e si riferiscono a tutti i tipi di servizi di investimento, e dunque anche nell'ambito del rapporto di negoziazione e deposito titoli.

L'obbligo dell'intermediario di tenersi informato sulla situazione del cliente permane durante l'intera fase esecutiva del rapporto e si rinnova ogni qualvolta la natura o l'entità della singola operazione lo richieda.

È necessario, per escludere la responsabilità dell'intermediario, verificare l'adempimento di questi agli obblighi informativi posti a suo carico, tenendo presente che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi facenti capo all'intermediario grava su quest'ultimo.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha accolto la domanda del cliente di risoluzione dei contratti di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers, condannando la banca al risarcimento del danno, ravvisando l'inadempimento dell'obbligo a suo carico di informazione e tempestiva segnalazione della variazione del rischio dei titoli.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Roma 11 giugno 2019.




Collocamento di azioni SICAV fuori sede

Inadeguatezza dell’operazione di acquisto di un unico strumento finanziario di natura azionaria – Mancata informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione da parte dell’intermediario ex art. 29 reg. Consob 11522/98 – Sussiste

Concorso del fatto colposo del danneggiato – Esclusione

Risarcimento del danno – Riduzione con criterio equitativo del 20 % in relazione all’alea degli strumenti finanziari sottoscritti

L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione per entità dell’importo investito, per natura del prodotto finanziario e per il momento storico del mercato costituisce grave violazione dell’art. 29 reg. Consob 11522/98 ed andava segnalata all’investitore per una adeguata informativa  e determina  il conseguente risarcimento del danno.

Non sussiste alcun concorso colposo del danneggiato che non si è attivato alla vendita degli strumenti finanziari al fine di limitare il danno a causa del repentino crollo del valore dei titoli.

Il risarcimento del danno pari alla differenza tra l’importo investito e quello recuperato in seguito alla liquidazione del comparto va ridotto equitativamente del 20 % in ordine all’alea dello strumento finanziario sottoscritto e poi aumento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria dalla data di liquidazione del comparto. (Angelo Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 giugno 2019.




Nullità del contratto di swap per omessa indicazione del disvalore iniziale e degli elementi dell'alea contrattuale

Contratto di Interest rate swap - Obblighi informativi - Alea - Rischi dell'operazione e misura degli stessi - Nullità del contratto e condanna alla restituzione dell'indebito

Lo schema contrattuale del contratto derivato ha il suo fulcro e la sua causa contrattuale astratta nella condivisione di un rischio tra i contraenti, che sono ab origine portatori di interessi contrapposti in ordine alla concretizzazione dello stesso.

L’alea bilaterale, ovvero l’incertezza sull’andamento dei due differenziali contrapposti, rappresenta un elemento essenziale della causa del contratto di swap, elemento la cui effettiva presenza consente di effettuare con esito positivo, sul presupposto della sussistenza di un'apprezzabile componente di rischio in capo ad entrambi i contraenti, il giudizio di meritevolezza ex art. 1322 c.c. circa l'operazione atipica posta in essere. 

Ai fini dell’apprezzamento della validità del contratto IRS non rileva la circostanza che la Banca abbia strutturato l’IRS in maniera tale da assicurarsi una remunerazione per i costi operativi sostenuti e da sostenere e per l’operata assunzione del rischio di credito, quanto piuttosto la verifica circa la conoscenza o conoscibilità, da parte del cliente, degli oneri economici aggiuntivi a suo carico. La mancata indicazione del fair value o mark to market al momento della accensione del derivato e, comunque, degli elementi effettivamente indicativi dell’alea assunta dal cliente al momento della negoziazione determina la nullità dello swap e l’obbligo per la Banca di restituire le somme percepite a titolo di flussi finanziari. (Matteo Di Pumpo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Esecuzione forzata promossa sulla base di mutuo fondiario e conseguenze della violazione del limite di finanziamento

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, T.U.B. – Nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418 cod. civ. – Esclusione – Qualificazione del contratto quale mutuo ordinario

In tema di mutuo fondiario, il superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario) non comporta la nullità del contratto per violazione di norme imperative ai sensi dell’art. 1418 cod. civ., atteso che la previsione normativa di siffatto limite configura un presupposto applicativo della disciplina speciale contenuta nel T.U.B. e nelle leggi speciali (e, in particolare, dei c.d. privilegi fondiari di cui agli artt. 39 e 41 T.U.B.), con la conseguenza che l’eventuale violazione del limite può condurre unicamente alla qualificazione del contratto nei termini di un mutuo ordinario ed alla mancata applicazione dei privilegi fondiari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 05 giugno 2019.




Buoni fruttiferi postali: la Pari Facoltà di Rimborso impone alle Poste di pagare senza pretendere la quietanza degli altri aventi diritto

Obbligazioni e contratti – Contratti finanziari – Buoni fruttiferi postali – Cointestati – Clausola di Pari Facoltà di Rimborso – Decesso del cointestatario – Richiesta di rimborso – Necessità di quietanza degli eredi del cointestatario defunto – Esclusione

Per i buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso, il rimborso non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo di chiedere a vista all'ufficio postale di emissione il pagamento dell'intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell'ipotesi di altro cointestatario, la quietanza congiunta degli aventi diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 05 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Diritto dei fideiussori ad ottenere copia della documentazione ex art. 119 TUB

Diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria - Garante - Sussistenza

Anche il garante ha diritto ad ottenere copia della documentazione afferente il rapporto garantito, dovendosi alla fattispecie ritenere applicabili gli stessi principi che regolano il rapporto tra la banca ed il cliente principale, poichè tra la prima ed il fideiussore, al momento della sottoscrizione dell’obbligazione, sorge un rapporto diretto e/o qualificato basato sul fatto che i fideiussori sono potenzialmente destinatari degli effetti del rapporto.

Il diritto - anche per il fideiussore - di ottenere la consegna della documentazione dalla Banca trae fondamento dall'art. 119 TUB, ma ancor prima dal dovere di comportarsi secondo buona fede nell’esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c.. e secondo correttezza (art. 1175 c.c). (Alessandro Pontremoli) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 30 maggio 2019.




Trasparenza delle operazioni bancarie

Contratti bancari – Trasparenza – Indicatore Sintetico di Costo – Costi esclusi

Nel calcolo dell’ISC (indicatore sintetico di costo) deve tenersi conto esclusivamente dei costi del credito ai sensi del D.M. 8 luglio 1992, integrato dal D.M. 6 maggio 2000, con la conseguenza che nel calcolo predetto non deve tenersi conto delle spese per “assicurazione incendio”, per “cancellazione ipoteca”, per “restrizione e riduzione ipoteca”, per “accollo”. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Usura nel contratto di mutuo: modalità di calcolo

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Somma del tasso corrispettivo e del tasso di mora previsti in contratto – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Analisi di una singola rata – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Verifica condotta sul solo tasso di mora – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Rilevazione TAEG del singolo contratto – Metodo utilizzato dalla banca d’Italia – Necessità

È escluso che, ai fini della verifica dell’usurarietà del contratto di mutuo, il TEG (tasso effettivo globale) possa calcolarsi sommando il tasso corrispettivo ed il tasso di mora previsti in contratto, dal momento che il debitore, a seconda che sia adempiente o meno, paga l’uno o l’altro.

Premesso che, ai sensi dell’art. 2, comma 1, l. n. 108/96, il tasso medio rilevante al fine del calcolo del tasso soglia deve essere effettivo, globale e riferito ad anno, non è possibile sottoporre a verifica la singola rata del contratto di mutuo al fine di dichiarare usurario il contratto.

Il carattere di globalità del tasso medio rilevante ai fini del calcolo dell’eventuale usurarietà del contratto di mutuo, e di conseguenza il carattere di globalità del “tasso soglia”, esclude che allo stesso fine possano confrontarsi con il tasso soglia il solo tasso di mora.

Ai fini della verifica dell’eventuale usurarietà del contratto di credito il TAEG, ossia il tasso annuo effettivo globale del singolo contratto deve essere calcolato secondo il metodo prescritto dalle Istruzioni della Banca d’Italia (§ 3, lett. b), perché, qualora si seguisse un metodo diverso, verrebbero meno 1) la determinatezza della norma che definisce il reato di usura e  2) la conoscibilità ex ante del tasso medio del credito rilevato e pubblicato in funzione sia del principio nullum crimen sine previa lege (art. 25 Cost.), sia della libertà dell’imprenditore bancario di pianificare la propria offerta economica nel rispetto della legalità evitando la sanzione civile comminata dall’art. 1815 cpv. c.c. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Anatocismo nel mutuo con ammortamento 'alla francese'

Mutuo con ammortamento c.d. “alla francese” – Calcolo della quota di interessi utilizzando la formula del c.d. “interesse composto” – Anatocismo – Esclusione

La ratio dell’art. 1283 c.c. non consiste nell’esclusione della progressione esponenziale degli interessi atteso che una tale progressione si realizza anche per effetto della convenzione tra creditore e debitore posteriore alla loro scadenza, che è esplicitamente ammessa dallo stesso art. 1283 c.c. Ne segue che non sussiste alcuna analogia tra l’art. 1283 c.c. e il mutuo a rata costante, anche nel caso in cui nel calcolo della quota di interessi di ciascuna rata del mutuo sia compreso un interesse composto. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Clausola di competenza asimmetrica e foro esclusivo per le sole controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti

Eccezione di incompetenza – Clausola asimmetrica

La clausola di competenza asimmetrica viene in rilievo nel caso in cui  il foro esclusivo operi solo per le controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti, ma non per quelle avviate dalla banca.

Nel caso in cui in un contratto di mutuo sia inserita la clausola secondo la quale per ogni controversia è competente in via esclusiva il tribunale nella cui giurisdizione ha sede legale la banca, detta pattuizione comporta l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori previsti dalla legge.

Detta clausola quindi non può essere qualificata “asimmetrica” perché è previsto come foro esclusivo quello in cui ha sede legale la banca ed altresì non è stata pattuita la facoltà di introdurre la lite dinnanzi al giudice che sarebbe competente secondo i criteri ordinari. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 28 maggio 2019.




Nullità solo parziale della fideiussione redatta secondo lo schema ABI

Fideiussione secondo lo schema ABI – Nullità solo parziale del negozio di garanzia

Il provvedimento n. 14251 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato nell’adunanza del 20 Aprile 2005, sulla scorta dei rilievi della Banca d’Italia, individua le clausole illecite, presenti nello schema negoziale predisposto dall’ABI, e che cagionano la violazione della disciplina di tutela della concorrenza, aggravando la posizione del fideiussore rispetto a quella della banca.

Lo schema delinea la permanenza dell’obbligazione fideiussoria laddove prevede che “il fideiussore si impegna altresì a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”. Si prevede, inoltre, che la garanzia del fideiussore sia estesa anche agli obblighi di restituzione del debitore derivanti dall’invalidità del rapporto principale, in quanto “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate” (articolo 8).

Lo schema predisposto dall’ABI presenta come clausola standard la rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c., affinché la banca possa far valere l’obbligazione di garanzia dopo la scadenza di quella principale, stabilendo che “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’articolo 1957 c.c., che si intende derogato” (art. 6).
Lo schema prevede un generale obbligo di pagamento “a prima richiesta”, in base al quale “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio” (art. 7, comma 1). Tale clausola consente al fideiussore di opporsi al pagamento soltanto dopo averlo, talora indebitamente, eseguito, in deroga rispetto alla disciplina dettata dall’art. 1945 c.c.

La presenza di tali clausola determina, però, un’ipotesi di nullità soltanto parziale (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendosi escludere, nell’economia complessiva dell’operazione compiuta, che la banca potesse preferire di rimanere addirittura senza alcuna garanzia, rispetto ad ottenere una garanzia che meno vincolasse i garanti: e, quanto a questi ultimi, la nullità delle clausole viziate ne rende la posizione meno gravosa, sicché la parziale nullità non può che giovare loro.

La tesi della nullità parziale (sostenuta, ad esempio, da Trib. Padova, sent. 29.1.2019, e da App. Brescia, Sez. I Civ., sent. 29.1.2019) non contraddice, ma specifica e razionalmente circoscrive il principio generale della nullità delle garanzie stipulate in violazione delle regole della concorrenza, enunziato dalla S.C. (Cass. civ., Sez. I, 12.12.2017, ord. n. 29810). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 25 maggio 2019.




Contratto di interest rate swap con finalità di copertura e mancato rispetto della Determinazione Consob del 26 febbraio 1999

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap con finalità di copertura – Mancato rispetto delle condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 – Non meritevolezza degli interessi perseguiti dal contratto ai sensi dell’art. 1322 c.c. – Conseguenze – Inefficacia

Il contratto di interest rate swap stipulato con finalità di copertura deve rispettare le condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 e, in mancanza, deve ritenersi che non persegua interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c., da ciò conseguendo che lo stesso deve ritenersi inefficace sicché il cliente ha diritto alla restituzione di quanto versato in esecuzione del contratto a titolo di differenziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, mancava ogni correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie  dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine].
Tribunale Mantova 24 maggio 2019.




Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB e contestazione della titolarità del credito controverso

Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB – Tempestiva contestazione della titolarità del credito controverso presso il cessionario intervenuto – Irrilevanza probatoria dell’allegato Avviso di Pubblicazione in G.U. e del richiamato sito Internet – Assenza di prova della titolarità del cessionario intervenuto e rigetto delle corrispondenti domande

In caso di tempestiva contestazione sull’inclusione del credito controverso nell’ambito dei rapporti bancari ceduti ex art.58 TUB, nonché di omessa specificazione, nell’allegato annuncio di cessione, dei criteri in base ai quali sono stati selezionati gli stessi crediti ceduti, cosicché non è possibile stabilire se quello controverso vi sia incluso, non può intendersi provata la titolarità della società intervenuta.

A tale riguardo, si rivela altresì inidonea l’indicazione di un sito internet al quale collegarsi per attingere i dati indicativi dei crediti ceduti, poiché la relativa prova deve essere direttamente percepibile dai documenti prodotti in giudizio. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 24 maggio 2019.




Il coobbligato nel contratti di finanziamento è fideiussore a tutti gli effetti (anche ai fini dell’art.1957 c.c.)

Contratti bancari – Finanziamento – Coobbligato del debitore – Qualità di fideiussore – Affermazione

In ambito contrattuale o si è parte, e quindi in caso di pluralità soggettiva si assumono di regola obbligazioni solidali nonché contitolarità degli effetti favorevoli del contratto, o si è garanti/fideiussori, cioè responsabili delle obbligazioni assunte con il contratto principale, senza diventare parte di questo. Non è invece prevista dall'ordinamento la qualità del coobbligato in un contratto ex sé, di soggetto che cioè pur non essendo parte, e quindi non essendo titolare degli effetti di esso, assumerebbe, senza assumere la qualità di fideiussore, l'obbligo di garantire l'adempimento altrui. [Sulla base di tale principio, il giudice riconosceva al coobbligato la liberazione ex art.1957 c.c., non essendo stata tempestivamente promossa dalla banca alcuna iniziativa giudiziale contro il debitore principale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 23 maggio 2019.




Carte di credito e responsabilità per indebiti pagamenti

Carte di pagamento – Indebiti prelievi – Prova liberatoria a carico dell’emittente – Prova di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore – Ritardo nella denuncia del furto della carta – Interpretazione della locuzione “senza indugio” – Fattispecie

L’emittente la carta di credito, per liberarsi dalla responsabilità derivante dall’uso indebito della carta, deve allegare e provare di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore l’aver denunciato il furto della carta di credito dopo aver appreso degli indebiti prelievi sulla scorta dell’estratto conto, quando gli avvisi ad essi relativi non erano stati inviati al telefono cellulare dell’utilizzatore perché l’emittente la carta aveva modificato il numero cui gli avvisi erano destinati sulla base di una telefonata di una persona che aveva riferito di essere il titolare della carta, senza effettuare alcuna comunicazione sull’utenza telefonica della reale titolare.

Il dovere del titolare della carta di pagamento di comunicare il furto all’emittente “senza indugio” deve essere valutato con riferimento al momento in cui l’utilizzatore scopre di aver subito il furto e non con riguardo a quello antecedente in cui il furto viene perpetrato, poiché, diversamente opinando, si attribuirebbe all’obbligo di comunicazione un connotato di responsabilità sostanzialmente oggettiva, che mal si concilia con il parametro del dolo o della colpa grave che caratterizza l’addossamento in capo all’utilizzatore delle perdite derivanti dall’impiego non autorizzato della carta.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore, tenuto alla diligente custodia della carta di credito, l’aver lasciato la medesima nella borsa collocata sotto il sedile del proprio automezzo, chiuso a chiave e parcheggiato, unitamente ad altri automezzi, in un’area recintata di un circolo ippico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 23 maggio 2019.




Il privilegio fondiario di cui all’art. 41, comma 2, TUB non è applicabile al di fuori del fallimento

Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Privilegio fondiario – Inapplicabilità – Fondamento

L’art. 41, comma 2, t.u.b, a norma del quale «l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» concede al creditore titolare di credito fondiario un privilegio di natura processuale limitato al fallimento e che non può essere esteso a differenti procedure, come ad esempio quella di esecuzione forzata su beni immobili: ciò in quanto la norma costituisce una eccezione al principio generale della par condicio creditorum e come tale non può essere oggetto di interpretazione analogica, anche sulla scorta di un orientamento della Suprema Corte che ne ha escluso la applicabilità nell’ambito della procedura concorsuale del concordato preventivo. (Mattia Polizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 maggio 2019.




Quesito al CTU: Mutuo indicizzato al franco svizzero e applicazione del tasso sostitutivo dei BOT

Mutuo – Mancata indicazione nel contratto del tasso di cambio convenzionale – Tasso sostitutivo dei BOT – Estinzione anticipata – Ricalcolo del piano di ammortamento – Modalità – Fattispecie in tema di mutuo indicizzato al franco svizzero

  Tribunale La Spezia 22 maggio 2019.




Manipolazione del mercato, sanzioni Consob, divieto del ne bis in idem e verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate

Borsa e finanza – Manipolazione del mercato – Applicazione di sanzioni Consob – Divieto del ne bis in idem – Verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate – Fattispecie

Divieto del ne bis in idem – Cumulo di sanzioni penali – Sospensione della pena – Irrilevanza

In tema di deroga al principio del ne bis in idem, spetta al giudice nazionale il compito di verificare la proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate con riguardo a tutte le circostanze della fattispecie concreta oggetto del giudizio, commisurando la pena alla gravità del fatto commesso, con la conseguenza che il cumulo di sanzioni è ammesso solo se l’insieme delle stesse non risulti eccessivo rispetto alla gravità del fatto concretamente verificatosi, per cui non vi è violazione del ne bis in idem quando le sanzioni penali e quelle amministrative, complessivamente valutate, rispettino il principio di proporzionalità.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha ritenuto che Consob, nell’irrogare le sanzioni di natura penale sua competenza, abbia ecceduto quanto strettamente necessario rispetto alla gravità dell’illecito e che Consob non abbia esplicitato di tenere in considerazione la sanzione penale già comminata, come previsto, ora, espressamente dall’art. 187-terdecies TUF; la citata Autorità avrebbe invece fatto riferimento a criteri astratti senza indicare specifici elementi di valutazione concreta della gravità della condotta, quali l’effettiva incidenza dell’attività commessa sui prezzi del titolo, l’effettivo apporto della condotta tenuta dal soggetto in relazione alla fattispecie di cui all’art. 187-ter TUF ed altri indici che, per la loro gravità potessero far ritenere che, nel caso di specie, che il cumulo di sanzioni fosse strettamente necessario alla gravità dell’illecito commesso.]

In tema di applicazione del divieto del ne bis in idem, è irrilevante la circostanza che la pena irrogata in sede penale sia stata sospesa; come ha, infatti, rilevato la Corte di Giustizia, tale circostanza “è irrilevante per valutare il carattere strettamente necessario” di una normativa nazionale che preveda, come quella italiana, il cumulo delle sanzioni, poiché dall’art. 50 della Carta emerge che la protezione conferita dal principio del ne bis in idem deve applicarsi alle persone che sono state assolte o condannate con sentenza penale definitiva, comprese quelle alle quali è stata inflitta una sanzione penale sospesa o estintasi per indulto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 22 maggio 2019.




Quando i prelievi abusivi avvengono durante l’attesa al telefono per denunciare il furto della carta

Furto bancomat - Prelievi illeciti - Negligente custodia del Pin da parte del titolare - Omessa predisposizione da parte dell’Intermediario di adeguato servizio telefonico di blocco della carta - Concorso di colpa tra titolare ed Intermediario - Applicabilità dell’art.1227, comma 1, c.c.

In tema di servizi di pagamento tramite l’utilizzo di carte elettroniche, l’intermediario, nella organizzazione del proprio servizio di assistenza telefonica è tenuto, in base all’art.8,1° comma, lett.c, del D.Lgs n.11/2010, ad assicurare che siano sempre disponibili strumenti adeguati affinché l’utente dei servizi possa eseguire efficacemente la comunicazione di blocco della carta.

Pertanto, nella ipotesi in cui il titolare lamenti il furto del bancomat e quindi i successivi prelievi illeciti da parte di terzi, occorre valutare da un lato la condotta tenuta dal cliente-ricorrente in relazione ai suoi obblighi di custodia dello strumento di pagamento e dei codici PIN, dall’altro lato la idoneità ed il funzionamento degli apparati messi a disposizione all’intermediario per denunciare il blocco della carta;  all’esito di tale accertamento ben può dichiararsi il concorso di colpa tra le parti ai sensi dell’art. 1227, comma 1, cod.civ., laddove siano emersi dalla istruttoria elementi di responsabilità a carico di entrambe.

[Nel caso di specie, l’ABF ha dichiarato il concorso di colpa in quanto il titolare della carta aveva ammesso di aver conservato il codice PIN della carta di debito nel proprio portafoglio insieme con carta elettronica, ma, accortosi del furto, aveva immediatamente telefonato al servizio di blocco delle carte messo a disposizione dall’intermediario, rimanendo in attesa una prima volta per 10 minuti ed una seconda volta per 19 minuti, durante i quali i malfattori avevano effettuato la maggior parte dei prelievi]. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)
ABF Napoli 21 maggio 2019.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti da investimento

Compravendita di oggetti preziosi (nel caso di specie diamanti) – Applicabilità del t.u.f – Esclusione

Promozione da parte di un istituto di credito della vendita di diamanti da investimento ad un prezzo molto superiore a quello di mercato – Responsabilità da contatto sociale – Sussistenza

Attività di vendita di diamanti da investimento con la collaborazione di un istituto di credito – Sua riconducibili alle attività connesse a quella bancaria – Conseguenze

La vendita di oggetti preziosi non è riconducibile ad un’attività di investimento di natura finanziaria, con conseguente inapplicabilità ad essa della disciplina del T.U.F., se non quando al trasferimento di proprietà del bene prezioso sia collegato un contratto che riconosce una o più opzioni all’acquirente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La fonte della responsabilità della banca che abbia promosso la vendita di diamanti ad un prezzo di molto superiore a quello di mercato va individuata  nel rapporto intercorso tra il cliente e l’istituto di credito, che fa sorgere a carico di quest’ultimo un obbligo di informazione e di protezione nei confronti del primo, a salvaguardia dell’affidamento in lui generato dalle specifiche competenze professionali della banca e dalle concrete modalità seguite per promuovere la vendita, ed il suo fondamento normativo può essere individuato, come suggerito dalla difesa attorea, nel disposto dell’art. 1173 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’attività di vendita di beni preziosi, alla quale abbia contribuito un istituto di credito, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art.8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994  definisce come “attività accessoria  che  comunque  consente  di sviluppare l'attivita' esercitata”, al pari della intermediazione nella conclusione di polizze rc auto o di compravendita di biglietti per eventi culturali o a musei e attrazioni varie, alle quali gli istituti di credito sono dediti da tempo. Essa può quindi essere fonte di responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 maggio 2019.




Locazione finanziaria: clausola penale e verifica del tasso soglia, errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione

Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione)

La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 20 maggio 2019.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare  il perfezionamento di una fattispecie  a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario.

L’accreditamento delle somme non è però sufficiente a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica  una  necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione.

Costituisce contratto di mutuo condizionato quel contratto in cui, pur dichiarando il mutuatario di ricevere la somma mutuata e rilasciando ampia e liberatoria quietanza, la stessa somma mutuata viene riconsegnata alla banca perché venga costituita in deposito cauzionale infruttifero costituito presso l’istituto bancario e quindi svincolata decorso il termine fissato e previa produzione da parte dei mutuatari della documentazione attestante l’adempimento delle obbligazioni assunte con riferimento alla iscrizione ipotecaria sugli immobili individuati e il grado della stessa, evincendosi una assenza di disponibilità della intera  somma  in capo al mutuatario nell’immediatezza della conclusione del contratto.

Costituisce valido titolo esecutivo autonomo quello che deve integrarsi, per le statuizioni accessorie, con i documenti richiamati nel titolo o con atti ad esso esterni, salvo che non sia richiesta una specifica attività di accertamento ovvero vi sia il riferimento ad obbligazioni per crediti diversi o a pattuizioni contenute in autonomo patto aggiunto. L’obbligo, pattuito nel contratto di mutuo, di fornire documentazione aggiuntiva pena la risoluzione del contratto implica una positiva attività di accertamento, in assenza della quale il mutuatario mai entrerà nella disponibilità della somma stessa. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 16 maggio 2019.




Anatocismo, prescrizione e decorrenza e onere della prova

Anatocismo – Prescrizione: decorrenza e onere della prova

Nell’esame dell’eccezione di prescrizione formulata dalla banca, non assume rilievo la questione dell’indicazione puntuale dei versamenti che risulterebbero coinvolti dalla dedotta prescrizione, risultando piuttosto dirimente la problematica della prova dell’affidamento in conto.

La banca è onerata non tanto di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con ctu contabile, quanto di sollevare l’eccezione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio indicando il limite dell’affidamento, qualora ne sia dimostrata in causa l’esistenza.

L’affidamento del rapporto è evincibile anche da elementi evincibili dall’analisi degli estratti conto, quali l’applicazione di interessi entro e fuori fido, di CMS e di spese per gestione fido, nonché dalle risultanze della Visura della Centrale Rischi. (Giampaolo Mignolli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 15 maggio 2019.




Apertura di credito ipotecaria e indicazione ISC/TAEG – Fideiussione omnibus e normativa antitrust

Nullità dell'apertura di credito ipotecaria per mancata indicazione del TAEG/ISC

Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

A decorrere dal I° Ottobre 2003 il TAEG/ISC rappresenta un elemento fondamentale del contratto, la cui omessa indicazione costituisce un grave vizio genetico, comportante la nullità del contratto stesso; con conseguente sostituzione del tasso contrattuale con il tasso legale o il tasso minimo dei buoni del tesoro annuali ex art. 117 TUB. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale. La conseguenza di tale nullità non può che travolgere l'intero contratto fideiussorio, trattandosi di una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 Legge antitrust.
La norma attribuisce rilievo anche al negozio a valle, inteso come prodotto (“effetto”) dell’intesa vietata, è la norma stessa che tratta il prodotto dell’intesa vietata alla stessa stregua di un subcontratto, come fattispecie che attinge direttamente alla causa dell’intesa vietata, contaminandone di fatto il sinallagma rispetto all’ordine pubblico economico. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 14 maggio 2019.




La nullità della fideiussione si estende ai contratti ‘a valle’

Fideiussione - Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale, una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 della Legge antitrust che travolge l'intero contratto fideiussorio. (Simona Ristori) (riproduzione riservata) Tribunale Siena 14 maggio 2019.




Ineludibilità del fattore TEMPO nella verifica usuraria degli scenari contrattualizzati

Contratto di mutuo – TEG usurario promesso per l’estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, con e senza compenso/penale di estinzione/risoluzione anticipata – Necessità di indicare il fattore tempo

Nella verifica per l’accertamento della usurarietà pattizia del TEG promesso in caso di estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, non può prescindersi dalla indicazione del fattore tempo per lo sviluppo del T.I.R. e ciò sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 13 maggio 2019.




Le insufficienti informazioni della banca sull’investimento ne inficiano adeguatezza e appropriatezza e giustificano la risoluzione

Contratti finanziari – Acquisto di titoli non quotati – Consulenza della banca – Adeguatezza e appropriatezza dell’investimento – Insufficienza delle informazioni date dalla banca – Vizio del giudizio di adeguatezza – Sussiste – Vizio del giudizio di appropriatezza – Consequenzialità – Affermazione – Grave inadempimento – Sussiste – Risolubilità del contratto – Sussiste

Il giudizio di adeguatezza che l'intermediario compie nella consulenza consiste nell'analisi delle informazioni fornite dal cliente e nella valutazione dell'idoneità del prodotto finanziario a soddisfare le esigenze concrete del cliente. il giudizio di appropriatezza si inserisce in un servizio di natura esecutiva al fine di verificare che il cliente abbia il livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi del servizio proposto chiesto. L’appropriatezza è pertanto un minus rispetto all’adeguatezza, per cui in caso di assolvimento dell'obbligo di informazione riguardo all'adeguatezza può ritenersi assolto anche quello relativo all'appropriatezza, così come ogni vizio relativo alla valutazione di adeguatezza si protrae nel eventuale successiva fase dell'ordine impartito per iniziativa del cliente. Pertanto la dichiarazione del cliente circa la consapevolezza dell'inappropriatezza non può salvare la banca qualora già il precedente giudizio di inadeguatezza non fosse sufficiente. L’omissione di informazioni sufficienti si configura come inadempimento grave, in quanto in assenza di elementi contrari si deve desumere che proprio la violazione di questo obbligo della banca non ha permesso al cliente di operare una scelta informata e quindi di evitare l'investimento. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato risolto il contratto di acquisto di azioni della banca – azioni non quotate su mercato regolamentato – operato dal cliente dietro consulenza della stessa banca.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 10 maggio 2019.




Banche venete: perimetro della cessione a SGA e operazioni relative a finanziamenti correlati con acquisti di titoli della Banca: improcedibilità dell’azione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Banche venete – Cessione di crediti deteriorati a SGA – Definizione del perimetro della cessione – Pretese nei confronti della cessionaria – Violazioni della normativa sui servizi di investimento – Pretese relative a rapporti di finanziamento correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca – Esclusione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Improcedibilità delle azioni nei confronti dell’ente sottoposto a LCA – Domanda di accertamento e declaratoria di nullità o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione

In forza dell’art. 2.4 del contratto di cessione 11 aprile 2018, con il quale i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa - in attuazione di quanto previsto dall’art. 5 del decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e dal successivo decreto ministeriale 22 febbraio 2018 - hanno ceduto a S.G.A. S.p.A. una serie di rapporti e crediti “deteriorati”, si deve ritenere che nei confronti della cessionaria non si possano far valere né pretese inerenti operazioni di acquisto di titoli azionari della Banca o conseguenti alla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite a tali titoli, né pretese relative ai rapporti di finanziamento (e ai relativi crediti e debiti) correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca medesima, trattandosi di posizioni che non sono affatto passate in capo alla cessionaria per effetto della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ improcedibile, ai sensi dell’art. 83, commi 1 e 3, TUB, la domanda di accertamento e declaratoria di nullità (o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione) di un’operazione complessa di finanziamento per acquisto di azioni proprie vietata dall’art. 2358 c.c. che sia proposta senza alcuna richiesta restitutoria o risarcitoria, in quanto, dietro le citate domande, le quali non possono essere fine a sé stesse (pena la carenza di interesse ad agire), si cela in realtà una richiesta di accertamento di crediti restitutori e/risarcitori, del cliente verso la Banca, i quali devono essere necessariamente assoggettati alla procedura amministrativa di formazione del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 maggio 2019.




Forma della fideiussione e sorte del contratto contenente clausole schema ABI

Fideiussione – Forma – Difetto sottoscrizione creditore – Irrilevanza

Fideiussione – Schema ABI – Nullità parziale – Condizioni

Il contratto di fideiussione non richiede l’accettazione espressa del creditore atteso che l'obbligazione fideiussoria sorge per effetto della proposta del fideiussore non rifiutata dall’oblato-creditore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, in un’ottica di conservazione del contratto può determinare unicamente la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle relative clausole (articoli 2-6-8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI), sempre che il fideiussore abbia  dato la prova che dette intese siano confluite nel contratto in questione e della lesione della sua liberta contrattuale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




L’essere il più semplice nel campo dei derivati non rende il plan vanilla adatto a qualunque tipo di investitore

Il Derivato che assume veste speculativa - Obbligo di raccolta delle informazioni - Giudizio di non appropriatezza - Non aver impedito l’operazione - Obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna - Onere sull’intermediario di fornire prova positiva ex art. 23 TUF - Condanna al risarcimento del danno causato alla cliente

Contratto Plan vanilla - Mancanza di pregressa esperienza e di conoscenza in derivati - Operazione non appropriata - Mancata rilevazione da parte dell’intermediario e di segnalazione alla cliente

Quando il contratto derivato perde la sua naturale connotazione di copertura per assumere una veste speculativa, è onere dell’intermediario, attenersi alla regola dell’appropriatezza, sicché, anche se il giudizio di non appropriatezza o l’impossibilità di formulare un giudizio per insufficienza delle informazione non impedisce l’operazione, ciò nonostante l’intermediario ha l’obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna con, in caso di mancanza di prova positiva d’aver adempiuto agli obblighi informativi di legge, la responsabilità per i danni causati. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)

L’essere il più semplice nel campo dei derivati (plan vanilla) non rende il derivato in automatico adatto a qualunque tipo di investitore, sì che, ove dal profilo di rischio risulti la non conoscenza di prodotti finanziari complessi e strutturati, ne consegue che, trattandosi d’operazione non appropriata al profilo di rischio di parte attrice, mancando la prova positiva d’averlo rilevato e segnalato all’investitore, del danno da lui subito e consistente negli addebiti a tale contratto, ne debba rispondere l’intermediario. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 03 maggio 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Revocatoria ai sensi dell’art. 67, co. 2, L. Fall. del pagamento ottenuto con la vendita di titoli obbligazionari costituiti in pegno

Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno

L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 aprile 2019.




Conto corrente con apertura di credito e istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. della documentazione relativa al rapporto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Prova del contratto e degli estratti conto - Richiesta ex Art. 119 T.U.B. dell’intera documentazione relativa al rapporto bancario - Istanza di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

Qualora il correntista dimostri di aver formalmente richiesto, anche ex art. 119 T.U.B., alla Banca convenuta la documentazione relativa al rapporto bancario senza però ottenere soddisfazione, è ammissibile l’ordine di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 29 aprile 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Il correntista ha diritto ad avere copia del contratto anche se anteriore al decennio

Contratti bancari - Conto corrente - Diritto del cliente ad avere copia delle operazioni dell’ultimo decennio - Sussiste - Diritto del cliente ad avere copia dei contratti - Anteriori al decennio - Sussiste

Ai sensi dell'articolo 119, comma 4, T.U.B., il cliente ha diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Si tratta di un diritto sostanziale autonomo per il cui riconoscimento non assume alcun rilievo l'utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, nè può essere pretesa dell'istituto di credito l’allegazione di fatti giustificativi della richiesta. Il diritto alla consegna dei contratti bancari anche oltre il decennio deriva dall'articolo 117 T.U.B. il quale non solo ne prevede la forma scritta ad substantiam (per cui la relativa propria scritta deve essere conservato anche ai fini della dimostrazione della validità del rapporto), ma ne impone altresì la consegna di un esemplare ai clienti, i quali hanno pertanto diritto a ricevere copia, sia al momento della sottoscrizione, sia successivamente ad essa, qualora ne facciano espressa richiesta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 23 aprile 2019.




Il fideiussore è liberato se viene accertata l’usura bancaria

Contratti bancari – Usura – Accertamento in sede civile – Obbligo di trasmissione deglli atti al PM – Sussiste – Liberazione dei fideiussori – Affermazione

In caso di condotta oggettivamente usuraria della banca, non solo vanno trasmessi gli atti al PM per verificare la sussistenza del delitto di usura bancaria, ma risultano sollevati dall’obbligazione di garanzia anche i fideiussori che hanno opposto il dolo della condotta usuraria quale eccezione che blocca la possibilità di agire nei loro confronti a prima richiesta sulla base della sola contabilità bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 23 aprile 2019.




Applicabilità dell’art. 1923, comma 1, c.p.c. alle polizze vita

Polizza vita - Somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario - Loro sequestrabilità - Esclusione ai sensi dell’art. 1923, comma 1, c.p.c

La circostanza che si possa attribuire ad una polizza vita la natura di prodotto finanziario non comporta l’inapplicabilità ad essa della disciplina dell’art. 1923, comma 1, c.c.

Le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza n. 8271/2008, hanno, infatti, escluso che possa operarsi una interpretazione restrittiva della predetta norma in virtù del rilievo costituzionale del valore della previdenza che essa è diretta a tutelare “unitamente ad eventuali e, in varia misura concorrenti finalità di risparmio”; valore, questo che assume rilievo soprattutto nell’attuale contesto socio economico nel quale l’assicurazione sulla vita, pur nelle sue varie modulazioni negoziali, è maggiormente affine agli istituti di previdenza elaborati dalle assicurazioni sociali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 aprile 2019.




Mutui bancari e interessi moratori: limiti alla applicazione della disciplina anti usura

Mutui bancari – Interessi moratori – Disciplina “anti usura” – Applicabilità – Condizioni – Limiti

In tema di mutui bancari, ancorchè siano esclusi dal calcolo del TEGM (tasso effettivo globale medio), gli interessi moratori sono soggetti alla disciplina “anti usura” di cui alla l. n. 108 del 1996, dovendosi calcolare il c.d. “tasso soglia” sulla base dei decreti all’uopo trimestralmente adottati dalla Banca d’Italia, salva la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali in relazione al ritardato pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 16 aprile 2019.




Il contratto di apertura di credito costituisce titolo esecutivo

Esecuzione forzata – Credito bancario derivante da apertura di credito assistita da garanzia ipotecaria – Valore di titolo esecutivo – Affermazione – Spettanza del privilegio ipotecario – Sussiste

Il contratto di apertura di credito su conto corrente assistito da garanzia ipotecaria deve ritenersi titolo esecutivo, in quanto la somma di denaro che costituisce l’oggetto dell’obbligazione è chiaramente determinata con riferimento all’importo dell’apertura di credito, ed ove sorga questione relativamente agli oneri accessori, ove i criteri di calcolo siano esattamente previsti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 11 aprile 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. e onere della prova

Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. – Onere della prova della cessione del credito

Nel caso di cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B., a fronte dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale e/o ad agire per mancata prova della cessione del credito, la cessionaria non si può limitare a produrre la Gazzetta Ufficiale in cui risulta pubblicato l’avviso di cessione dei crediti, ma deve dimostrare documentalmente ed in maniera circostanziata l’avvenuta cessione del credito oggetto di causa. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 09 aprile 2019.




Contratto di conto corrente: legittimazione attiva del garante/fideiussore, prescrizione, anatocismo, usura, spese e azione di accertamento negativo

Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 aprile 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante pattuito per l’eventuale estinzione o risoluzione anticipata – (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – (Quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa data nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TEG promesso in tali scenari (fattispecie in cui si è eccepito il debordo del TSU sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM).

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse a qualsiasi titolo applicato. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 06 aprile 2019.




Mutuo fondiario: natura e requisiti per l’utilizzo quale titolo esecutivo

Opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. - Mutuo Fondiario - Sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. - Carenza dei requisiti di cui all’art. 474 c.p.c. nel contratto di mutuo condizionato - Sussistenza

Il mutuo fondiario, a norma dell’art. 1813 c.c., è innanzitutto un contratto reale, un contratto cioè la cui peculiarità è quella di perfezionarsi con la datio rei, e non per effetto del mero consenso espresso dalle parti nei modi di legge.

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, pertanto, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare se contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

Sebbene la giurisprudenza abbia tradizionalmente considerato idonea qualunque forma di consegna capace di determinare il conseguimento della disponibilità giuridica della somma oggetto del mutuo in capo al destinatario, affinché il contratto di mutuo possa dirsi validamente perfezionato il mutuatario deve poter compiere atti di autonomia privata, dispositivi degli importi ricevuti. Allorquando manchi la suddetta libertà, invero, non può dirsi raggiunta la disponibilità giuridica della somma.

Qualora il contratto di mutuo, dunque, preveda che la somma mutuata sia rimasta indisponibile in deposito cauzionale presso la banca mutuante sino al verificarsi di condizioni future e incerte, rimesse alla volontà della parte mutuataria, siffatto contratto, che per definizione dovrebbe essere reale, diventa in realtà un contratto condizionato e, pertanto, difetta della immediata consegna del denaro dal mutuante al mutuatario, posticipando necessariamente ad un momento futuro e incerto il perfezionamento negoziale.

Il contratto di mutuo condizionato risulta, quindi, inidoneo ad essere impiegato come titolo esecutivo dal mutuante, atteso che, nonostante sia stato stipulato con atto notarile, difetta dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità di cui all’art. 474 c.p.c. e, pertanto, in tali casi deve necessariamente essere disposta la sospensione dell’esecuzione, ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c. (Vincenzo Cancrini) (Beatrice Cancrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Tivoli 05 aprile 2019.




Mutuo fondiario condizionato: perfezionamento del contratto, erogazione della somma e nullità per illiceità comune dei motivi

Contratto di mutuo fondiario

Ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se, contestualmente alla stipula del contratto, le somme siano versate su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali.  

Il motivo illecito comune alle parti, consistente nella finalizzazione del mutuo all’estinzione di una precedente esposizione di natura chirografaria, è prospettabile solo in sede fallimentare, nel cui ambito un simile atto può determinare la lesione della par condicio creditorum, con conseguente revocabilità dell’atto dispositivo. (Giacomo Mastrorosa) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 03 aprile 2019.




Legittimità all’azione monitoria nei confronti della banca per mancato rilascio di documentazione bancaria ex art. 119 T.U.B.

Legittimità dell’azione monitoria dell’utente bancario e del garante/fideiussore nei confronti della banca a seguito del mancato rilascio di documentazione bancaria richiesta ex art. 119 T.U.B.

L’utente bancario è pienamente legittimato a ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119 del D. Lgs n. 385/1993, posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario e i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto (Trib Padova n. 2878/2016).

Deve ritenersi che tali identici principi siano applicabili anche all’ipotesi di proposizione dell’istanza ex art. 119, IV co., T.U.B. da parte del garante e ciò in quanto, dal momento stesso della costituzione della garanzia, sorge tra il fideiussore ed il creditore garantito un rapporto diretto e comunque qualificato, anche alla luce del fatto che il garante è soggetto potenzialmente destinatario degli effetti del rapporto garantito; che tale diritto risulti, altresì, intimamente connesso alla natura stessa della garanzia fideiussoria, che si pone rispetto all’obbligazione principale garantita in rapporto di accessorietà e dipendenza; che, dunque, se si considera che proprio in virtù di tale dipendenza, il fideiussore ha diritto, ai sensi dell’art. 1945 c.c., di opporre al creditore garantito le eccezioni proponibili dal debitore – relative, cioè, all’esistenza ed alla validità dell’obbligazione garantita - non si vede ragione per escludere il diritto del garante di proporre, in luogo del garantito, istanza ai sensi dell’art. 119, co. 4, T.U.B. nei confronti del creditore (Trib. Prato del 13.4.2015). (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 03 aprile 2019.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo di consegna della documentazione bancaria

Accesso alla documentazione bancaria - Mancata consegna della documentazione informativa e contrattuale - Art. 119 TUB - Diritto alla consegna - Ricorso per decreto ingiuntivo - Ammissibilità - Provvisoria esecutività

È ammissibile il procedimento monitorio per la tutela del diritto alla consegna del documento sui rischi generali degli investimenti, del contratto quadro di investimento e del saldo delle minusvalenze, in caso di inerzia della banca a seguito della richiesta ex art. 119 TUB.

Considerato il pericolo nel ritardo, sussistono i presupposti ex artt. 633 ss. e 642 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo di consegna della documentazione bancaria, qualora l’istituto di credito non abbia adempiuto alla richiesta ex art. 119 TUB. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 aprile 2019.




Limiti all’efficacia di titolo esecutivo del contratto condizionato di mutuo condizionato

Contratto di mutuo condizionato – Costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata – Assenza della rispettiva quietanza di versamento – Insussistenza dei requisiti ex art. 474 cpc

Il contratto condizionato di mutuo, caratterizzato dalla costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata, la cui erogazione è subordinata all’avverarsi delle condizioni ivi previste, in caso di assenza del rispettivo atto di quietanza di versamento, non può essere utilizzato come titolo esecutivo ex art. 474 cpc per la restituzione delle somme che si assumono erogate. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri 02 aprile 2019.




Nullità del contratto di swap per omessa indicazione del disvalore iniziale e degli elementi dell'alea contrattuale

Contratti derivati - Swap - Indicazione del disvalore iniziale - Elementi dell'alea contrattuale - Omissione - deviazione dalla causa concreta e dallo scopo del negozio - Nullità

Il disvalore di mercato iniziale di uno swap costituisce un costo per il cliente e un vantaggio per la banca e deve essere esplicitato nella documentazione contrattuale. Anche laddove tale disvalore non integrasse un vero e proprio lucro per la banca, deve comunque essere resa sul punto una adeguata informativa al cliente, posto che il suddetto disvalore altera l’equilibrio iniziale delle prestazioni. L’omissione di tale informativa integra anche una violazione dei doveri che incombono sull’intermediario e che affondano le loro radici nell’art. 21 TUF e nelle regole di buona fede e correttezza di matrice civilistica.

A prescindere dall’accertamento in merito alla natura speculativa ovvero di copertura ovvero di amministrazione del debito dei contratti derivati, gli elementi dell'alea contrattuale – ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, i quali costituiscono ed integrano la causa del contratto derivato in quanto determinano il “rischio” dell’operazione – ed il "prezzo" iniziale e quello potenziale dello swap (c.d. Mtm), devono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente. La causa tipica del contratto è infatti l'alea razionale, conoscibile in termini numerici, alla stregua di tutti gli altri elementi che concorrono a determinare le voci di costo sottese o connesse all'operazione finanziaria e la necessità di conoscere il “rischio” dell’operazione diventa ancora più urgente se il cliente sia un Ente locale, soggetto ai limiti di spese ed ai vincoli funzionali di cui d.m. 389/2003, art. 41 L. 448/2001, e D. Lgs. 267/2000 TUEL.

L’assenza di una reale indicazione dell'alea contrattuale, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, nei contratti derivati determina una deviazione dalla causa concreta e dallo scopo dei negozi stessi di cui pertanto deve essere dichiarata la nullità per violazione di norme imperative, per difetto di causa concreta e per la sussistenza di costi occulti non esplicitati. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni 28 marzo 2019.




Indeterminatezza della clausola di determinazione degli interessi e nuovo piano di ammortamento con tasso legale e quote capitali costanti

Indeterminatezza clausola determinazione degli interessi nel contratto di mutuo – Mancata indicazione del regime finanziario adottato – Violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. – Conseguenze – Applicazione tasso legale – Quote capitali costanti

Alla mancata indicazione del regime finanziario adottato in un contratto di mutuo e, quindi, alla indeterminatezza della clausola inerente il calcolo degli interessi, consegue la violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. e dunque il ricalcolo del piano di ammortamento a rata costante in regime di interesse semplice a tasso legale, fermi restando gli oneri e le spese pattuiti. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona 28 marzo 2019.




Rilevata d’ufficio la nullità dell’Euribor come tasso di riferimento

Interessi – Pattuizione – Determinazione – Euribor – Nullità

Il Tribunale di Pescara ha rilevato d’ufficio la nullità della clausola di indicizzazione del tasso di interesse qualora l’elemento di etero-integrazione sia il parametro Euribor rilevato nel periodo intercorrente tra il 29 settembre 2005  ed il 30 maggio 2008 sanzionato dalla Commissione Europea.

Il Tribunale inquadra la violazione accertata dalla Commissione Europea tra le nullità per contrarietà a norme imperative o comunque per contrarietà all’ordine pubblico economico.

La predetta nullità sarebbe rilevabile d’ufficio ex art. 127 TUB, trattandosi di una nullità di protezione a tutela di interessi e valori fondamentali tra cui certamente il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost.) e l'uguaglianza formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost.).

A nulla rileverebbe, infine, la partecipazione o meno dell’istituto di credito al panel di rilevamento dell’Euribor posto che è il tasso ex se scelto dalle parti, ad essere ormai oggettivamente affetto da quel vizio.

La conseguenza civile, secondo il provvedimento in esame alla luce dell’accertata violazione, consiste nella nullità del tasso utilizzato dalle parti in relazione al periodo oggetto di decisione della Commissione. (Domenico Griffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 28 marzo 2019.




Provvedimenti cautelari ante causam e azioni dematerializzate

Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità

Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 25 marzo 2019.




Corte UE: Accolta la tesi di Bankitalia contro la decisione della Commissione che ha impedito il salvataggio di Banca Tercas

Aiuti di Stato - Intervento di un consorzio di diritto privato tra banche in favore di uno dei suoi membri - Autorizzazione dell'intervento da parte della banca centrale dello Stato membro - Decisione che dichiara l'aiuto incompatibile con il mercato interno - Ricorso di annullamento - Nozione di aiuto di Stato - Imputabilità allo Stato - Risorse statali

La Commissione non ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime.

La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l'intervento del FITD a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell'interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l'esercizio di un'influenza dominante sul FITD, avrebbero deciso di indirizzare l'uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 19 marzo 2019.




Effetti del fallimento sul rapporto di conto corrente

Rapporto di conto corrente – Sentenza di fallimento – Scioglimento ipso iure del rapporto – Sussistenza

Prescrizione del credito – Dies a quo decorrente dalla data del fallimento – Sussistenza

Intervenuta prescrizione del credito – Rettifica dei dati in Centrale Rischi a far data della consumazione della prescrizione – Necessità

La sentenza di fallimento determina lo scioglimento ipso iure del contratto di conto corrente e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti (Cass. 19325 del 21.08.2013). (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Per il computo del termine di prescrizione ex art. 2934, 2962 c.c., il dies a quo deve essere ricondotto alla sentenza dichiarativa di fallimento. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Ai sensi degli artt. 51, 53, 67, 107 e 125 TUB nonché della Delibera CICR del 29.03.1994 e del 11.07.2012, e delle circolari attuative della banca d’Italia, per l’intervenuta prescrizione del credito, deve essere rettificato il contenuto della segnalazione in Centrale Rischi. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 13 marzo 2019.




Usura: interessi di mora, finanziamento a rimborso graduale, scenari probabilistici e cumulo in un unico tasso effettivo globale

Usura mutuo – Irrilevanza degli interessi moratori

Usura mutuo – Irrilevanza dei c.d. scenari probabilistici – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Usura mutuo – Inconsistenza della tesi del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Clausola c.d. floor – Assimilabilità ad uno strumento finanziario derivato – Esclusione

Gli interessi moratori sono irrilevanti ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale nelle operazioni di finanziamento a rimborso graduale. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Sono irrilevanti, ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, dei c.d. scenari probabilistici e dei conteggi ipotetici, alla stregua dei quali sussisterebbe l’usura ed il contratto dovrebbe quindi divenire gratuito qualora, tra tutti i possibili sviluppi del rapporto nel corso del successivo ammortamento e prendendo in considerazione ogni onere (compresi quelli meramente eventuali – quale la penale di estinzione anticipata – e quelli da inadempimento – gli interessi moratori, a prescindere dalla loro concreta applicazione) vi sia almeno una ipotesi in cui il tasso effettivo annuo calcolato superi la soglia dell’usura. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Dal punto di vista matematico, la pretesa di cumulare in un unico tasso effettivo globale i saggi espressi in misura percentuale per diverse tipologie di interessi o di oneri ai fini del raffronto con il tasso soglia è un’operazione errata e illogica. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Va disattesa, in quanto infondata, la suggestiva deduzione per cui l’inserimento nel mutuo di una clausola floor comporterebbe l’integrazione del contratto con uno strumento finanziario derivato e imporrebbe, a pena di nullità, l’osservanza della disciplina contrattuale e precontrattuale prevista dal T.U.F. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 marzo 2019.




Ripetizione di somme indebitamente versate alla banca per anatocismo e mancata pattuizione di commissioni e interessi

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – Eccezione di prescrizione – Prova contraria: esistenza di contratto affidato

Contratti stipulati ante L.152/92 – Forma scritta ad sustantiam – Esclusione – Indeterminatezza dei tassi di interesse applicati – Applicabilità del tasso legale – Affermazione

Anatocismo – Pattuito in contratti anteriori alla delibera CICR 9/2/2000 – Assenza di pattuizione integrativa – Invalidità – Sussiste

Commissione di massimo scoperto e postergazione della data di valuta – In assenza di espressa pattuizione – Invalidità – Sussiste

Calcolo dell’indebito – Onere della prova a carico del correntista

Grava sull’attore in ripetizione dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto.

Anteriormente alla L. n.152 del 1992 non vi era alcun obbligo di redazione del contratto bancario in forma scritta a pena di nullità. Né può ritenersi che la previsione di cui all’art.117 del D.Lgs. n.385 del 1993 abbia efficacia retroattiva.

Ove manchi la pattuizione relativa ai tassi di interesse praticati, si impone l’applicazione del tasso legale di interesse passivo per il cliente in luogo del più elevato tasso applicato dalla banca.

Per i contratti già in vigore al 9.2.2000, la capitalizzazione trimestrale degli interessi va considerata illegittima, anche successivamente al 30.6.2000, in assenza di pattuizione integrativa che preveda pari periodicità. Non si ritiene, pertanto, sufficiente a “sanare” l’invalidità della pattuizione anatocistica illegittima l’impiego del meccanismo di adeguamento “automatico” (previsto dalla delibera CICR) attraverso pubblicazione delle nuove condizioni contrattuali in Gazzetta Ufficiale.
L’onere a titolo di commissione di massimo scoperto in assenza di pattuizione va espunto. Gli oneri relativi alle valute vanno espunti se non è stata fornita la prova della loro pattuizione.

In caso di azione di ripetizione proposta dal cliente, quest’ultimo deve produrre tutti gli estratti conto che consentono di individuare i singoli addebiti non dovuti. La mancata produzione di tutti gli estratti conto determina che si prenda in considerazione il saldo indicato nel primo di essi, escludendo l’operatività della regola del “saldo zero”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 07 marzo 2019.




L’usurarietà dell’interesse di mora, come per la CMS, va valutata confrontandolo col tasso-soglia maggiorato

Contratti bancari – Mutuo – Tasso d’interesse moratorio – Accertamento dell’usura – Confronto con il tasso-soglia aumentato del 2,1%

Così come le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 20/6/2018 n.16303, hanno previsto doversi comparare “separatamente, fino al 31.12.2009, la commissione di massimo scoperto eventualmente applicata con la “CMS-soglia” calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali, lo stesso dovrebbe dirsi per gli interessi di mora, che hanno natura risarcitoria e non corrispettiva, avendo in sostanza le SS.UU. sancito il principio di omogeneità del confronto nella verifica dell’usura.

Gli interessi di mora devono essere comparati in via autonoma e separata (al pari della CMS fino al 31.12.2009) al tasso soglia di riferimento maggiorato del 2,1%, rilevazione statistica condotta a partire dal 2001 e trasfusa al punto 4) dei decreti MEF trimestrali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 07 marzo 2019.




Una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo

Usura – Interessi moratori e corrispettivi – Cumulo – Esclusione

Usura – Nullità degli interessi moratori – Nullità – Estensione della sanzione agli interessi corrispettivi – Esclusione

Al fine di valutare l’eventuale superamento del tasso soglia usurario, non può farsi luogo al cumulo degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, in quanto, una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui siano pattuiti in misura usuraria i soli interessi di mora, a questi soltanto dovrà circoscriversi la sanzione della nullità, con la conseguenza che saranno comunque dovuti gli interessi corrispettivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 06 marzo 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – In caso di acclarata usura il contratto diviene gratuito – Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TAEG promesso in tali scenari ipotizzando il pagamento in una data qualsiasi entro l’intervallo di tempo tra il momento della stipula e la data indicata dall’eccipiente.

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse ed onere pagato dal mutuatario, ad eccezione di imposte e tasse, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti rispettando la periodicità convenuta nel piano di ammortamento, imputando ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.

In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 marzo 2019.





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