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Diritto Bancario - Merito, le ultime 10 novitą
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Rideterminazione di sanzione e confisca in tema di abuso di informazioni privilegiate dopo le sentenze della Corte Costituzionale 63/2019 e 112/2019

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 bis TUF e art. 6, comma 2 D.Lgs. n. 72/15 – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 sexies TUF – Confisca per equivalente di prodotto o profitto dell’illecito – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione in misura pari al profitto

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2 D.Lgs. 12/5/15, n. 72, nella parte in cui questo escludeva l’applicazione retroattiva delle modifiche in melius apportate dal comma 3 dello stesso art. 6 alle sanzioni amministrative previste per l’illecito di cui all’art. 187 bis del TUF, spetta alla Corte d’Appello rideterminare la sanzione in ragione della gravità dei fatti accertati, senza vincoli né relativi alla pregressa irrogazione del doppio del minimo edittale (ridottosi per effetto della sentenza della Corte Costituzionale), né relativi al fatto che l’importo della sanzione originariamente irrogata rientri nella cornice edittale rideterminata dalla Corte Costituzionale, pur se quale massimo importo sanzionatorio.

Alla luce della sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 10/5/19 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la previsione dell’art. 187 sexies del D.Lgs. n. 58 del 1998 nella parte in cui prevede la confisca obbligatoria, diretta o per equivalente del prodotto dell’illecito (inteso anche come valore totale dell’attività di negoziazione) e non del solo profitto, non residua in capo alla Corte d’Appello alcun profilo di discrezionalità nella determinazione dell’importo oggetto di confisca che deve corrispondere strettamente alla misura del profitto conseguito. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 novembre 2019.




MIFID: presunzione della sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Nelle azioni di danno promosse dagli investitori, si deve presumere la sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno del quale si chiede il risarcimento, salvo che l'informazione inesatta non sia marginale e di scarsa importanza; il convenuto ha tuttavia la possibilità di dare la prova contraria dimostrando che controparte avrebbe comunque effettuato l'investimento dannoso anche se avesse conosciuto il vero stato delle cose.

[Nel caso di specie, avendo l’intermediario ha omesso di acquisire il questionario MIFID prima dell’investimento ed essendosi in tal modo posto nella colpevole condizione di non poter compiere una valutazione di appropriatezza, il nesso causale tra tali gravi violazioni e omissioni, che hanno impedito in radice l’osservanza dell’obbligo susseguente di valutare l’appropriatezza dell’investimento del Cliente, si pone come sicura origina causale del danno patito dall’investitore, senza che possa ritenersi vinta tale presunzione, facendo unicamente riferimento al portafoglio pregresso dell’investitore né, ancor meno, al questionario MIFID compilato solo successivamente agli investimenti de quibus.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e di affidamento della cui produzione è onerata la banca per il principio di vicinanza della prova

Eccezione di inesistenza dei testi contrattuali sollevata dal correntista in accertamento negativo del credito – Irrilevanza della mancata previa richiesta del correntista ex art. 119 TUB – Onere di produzione a carico della banca per il principio di vicinanza della prova – Nullità di tutte le condizioni economiche ed espunzione dal ricalcolo di tutti gli addebiti annotati in conto senza valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto (Cass. Civ. Ordinanza n°33321 del 21.12.2018).

Qualora però l’attore in accertamento negativo abbia eccepito la nullità per mancanza di forma scritta in ragione dell’inesistenza dei testi contrattuali, deve tenersi conto del principio espresso dalla Cassazione, secondo cui “quanto alle singole clausole, se è vero che anche nelle azioni di accertamento negativo l’onere della prova incombe sull’attore, tuttavia quanto ai fatti negativi (nella specie, inesistenza di convenzione scritta di interessi ultralegali e di previsione contrattuale sufficientemente specifica di commissioni di massimo scoperto) trova applicazione il principio di vicinanza o inerenza della prova, che ribalta l’onere sul convenuto” (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26.09.2019, n°24051) (fattispecie in cui non era stato previamente attivato il diritto ex art. 119 TUB di consegna dei contratti, non avendo senso chiedere alla banca ciò che si sa non esistere).

La mancata contestazione temporale dell'estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabili gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto il profilo della validità o inefficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano; in tal caso l'impugnabilità investe direttamente il titolo ed è regolato dalle norme generali sul contratto (cfr. Cass. Civ., sent. n°10376/2006). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 23 ottobre 2019.




MIFID: l’omessa acquisizione del profilo finanziario del cliente configura un inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

L’inadempimento da parte dell’intermediario, per non avere acquisito il profilo finanziario del Cliente conformemente alla MIFID è da qualificarsi inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c., rispetto agli interessi del creditore alle prestazioni dovute dall’intermediario finanziario; ciò risulta evidente alla luce dello scopo e della ratio della MIFID e degli obblighi dettati nel TUF e nel Regolamento Intermediari per tutelare le scelte pienamente consapevoli e informate dell’investitore, a fronte della naturale ed ineliminabile asimmetria informativa che connota i rapporti di intermediazione finanziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 05 febbraio 2019.




MIFID: Obblighi informativi non surrogabili facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto - Obbligo non surrogabile facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Gli artt. 41 e 39 Reg. Intermediari, nel testo vigente dal 2007, stabiliscono un chiaro obbligo dell’intermediario di richiedere “al cliente o potenziale cliente di fornire informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto”, obbligo, questo, che non è surrogabile facendo tout court riferimento al contenuto del portafoglio pregresso, il quale può dimostrare l’esperienza, ma nulla dice con riguardo alla conoscenza effettiva della natura degli investimenti, che pure il testo e la ratio delle regole MIFID impongono di acquisire.

Disposizione di cui all’art. 39 comma 5 reg. Intermediari, il quale prevede che “gli intermediari possono fare affidamento sulle informazioni fornite dai clienti o potenziali clienti a meno che esse non siano manifestamente superate, inesatte o incomplete”, non esclude l’obbligo dell’intermediario di chiedere al cliente le informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o servizio proposto affinché possa comprendere i rischi che esso comporta (artt. 41 e 42.1). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




Il rendimento dei buoni postali è quello indicato sul titolo

Buoni postali fruttiferi trentennali - Indicazione del rendimento limitata al ventennio - Applicazione del rendimento indicato per il restante decennio - Affermazione

Il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultante dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti. Se per il BFP emesso è stato utilizzato un modulo cartaceo contenente sul retro una tabella con i rendimenti bimestrali attesi fino al ventesimo anno e una indicazione di sintesi sui successivo dieci, va confermato il diritto del sottoscrittore ad ottenere l'applicazione delle condizioni originariamente riportate sul retro dei BFP per quanto concerne il rendimento dal ventunesimo al trentesimo anno successivo a quello di emissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) ABF Bologna 23 luglio 2019.




Opponibilità dell'exceptio doli nel contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Contratto autonomo di garanzia - Opponibilità del garante delle eccezioni spettanti al debitore principale - Esclusione - Exceptio doli - Opponibilità - Affermazione

L'exceptio doli rappresenta un limite funzionale alla richiesta di pagamento immediato, esperibile in tutti i casi in cui vi sia escussione della garanzia con dolo, mala fede e abuso manifesto da parte del beneficiario.

A tal fine il garante ha l'onere di far valere una condotta abusiva del creditore il quale, nel chiedere la tutela giudiziaria del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato e aventi efficacia estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall'ordinamento, o comunque nell'esclusivo fine di recare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima e incolpevole aspettativa altrui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2018.




Contratti bancari: condizioni di validità delle pattuizioni di interessi e spese

Contratti bancari - Anteriori al 22/4/2000 - Anatocismo - Non accettato per iscritto dal cliente - Invalidità - Affermazione

Commissione di massimo scoperto - Ante L.2/2000 - Condizioni di validità - Determinatezza

Usura sopravvenuta - Irrilevanza - Affermazione

Nei contratti stipulati in data anteriore al 22/4/2000, per la legittimità della capitalizzazione degli interessi non è sufficiente la sola pubblicazione nella G.U. della variazione negoziale, ma è indispensabile anche l'accettazione scritta del cliente, trattandosi di condizione peggiorativa del rapporto. Se la banca non prove che il correntista ha accettato per iscritto la variazione negoziale, va rideterminato il saldo senza alcuna capitalizzazione perché la nullità è legata all'applicazione stessa dell'anatocismo.

Le commissioni di massimo scoperto pattuite ante legge 2/2009 si ritengono valide se rispondenti ai criteri di determinatezza e risultano applicate sull'utilizzato e non sull'accordato.
Sono irrilevanti gli interessi usurari sopravvenuti, sia che, regolarmente pattuiti prima della legge 108 del 1996, si siano rivelati usurari perché eccedenti rispetto al tasso soglia, sia che siano stati stipulati successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 31 luglio 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali dedotta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni

Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali - Domanda proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni - Inammissibilità

La domanda di declaratoria di nullità delle fideiussioni per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali, proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni, deve ritenersi inammissibile in quanto del tutto nuova per causa petendi e implicando nuovi accertamenti in fatto del tutto preclusi in questa fase. (Francesco Denti) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 novembre 2019.



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