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Diritto Bancario - Merito, le ultime 10 novitą
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Costi impliciti in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati

Contratti derivati - Costi impliciti di intermediazione - Diritto al risarcimento dei danni - Sussistenza

La Banca che in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati trattenga, in difetto di specifica determinazione contrattuale, i c.d. costi impliciti è tenuta al relativo risarcimento del danno. (Cedrini & Zamagni Studio Legale – Axiis) (riproduzione riservata) Appello Bologna 23 gennaio 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle banche venete e procedimento di mediazione

Procedimento di mediazione – Inclusione nella nozione di “controversia” di cui all’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017 – Risposta affermativa

Controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria – Possibilità di riferire ad essa un procedimento di mediazione ante causam avente ad oggetto contratti bancari – Esclusione – Mancata realizzazione della condizione di procedibilità – Sussiste

I procedimenti di mediazione attivati prima della cessione ad Intesa San Paolo esulano dall’ambito di applicazione dell’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017, che esclude dalla cessione “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività”.
Infatti la pendenza di un procedimento di mediazione è indice dell’esistenza di una controversia tra le parti che vi sono coinvolte se si considera che l’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, nel menzionare gli affari soggetti o passibili di tale Adr, utilizza proprio il termine di “controversie”.

Rispetto ad una controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria non può dirsi realizzata la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria qualora nella relativa istanza non siano stati esplicitati i profili di inadempimento addebitati alla convenuta, in contrasto con il disposto dell’art. 4, comma 2, d. lgs. 28/2010, che richiede che la parte proponente la mediazione, indichi le ragioni della pretesa e nel verbale di mediazione si faccia riferimento ad una controversia in tema di contratti bancari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Responsabilità della banca per mancato esercizio del diritto di opzione e quantificazione del danno

Deposito di titoli in amministrazione – Esercizio del diritto di opzione su titoli in esso custoditi da parte del depositante – Mancata richiesta della banca al depositante di istruzioni – Sua responsabilità ai sensi dell’art. 1838, comma 2, c.c. – Sussiste

Danno conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione – Criteri per la sua quantificazione

La banca che assume un deposito titoli in amministrazione, è tenuta, ai sensi dell’art. 1838 comma 2 c.c., a chiedere in tempo utile al cliente che ne sia titolare istruzioni volte a consentire allo stesso l’esercizio del  diritto di opzione sulle azioni emesse, a seguito di  un’operazione di aumento di capitale, da una società le cui azioni siano custodite presso il predetto deposito.
Poiché la norma suddetta prevede che, solo qualora il depositante sia stato avvertito dall’istituto di credito e non gli abbia dato istruzioni, il secondo è tenuto a vendere i diritti di opzione deve ritenersi integrata la responsabilità dell’istituto di credito che abbia proceduto alla vendita dei diritti senza essersi sincerato della circostanza che il depositante avesse ricevuto la sua comunicazione, a fronte della prova che questi aveva avuto intenzione di esercitare il predetto diritto.

Il pregiudizio conseguente al mancato esercizio del diritto di opzione è costituito dal differenziale tra la somma che sarebbe stata spesa se fosse stato possibile esercitare il diritto di opzione e l’attuale valore di mercato del pacchetto di azioni non acquistate, importo da cui deve detrarsi la somma da lui ottenuta in occasione della cessione dei diritti di opzione. A tale importo va aggiunto quello dei dividendi che sono stati staccati dal momento della operazione di aumento di capitale a quello della decisione della causa, e che l’attore avrebbe percepito se avesse potuto acquistare le azioni alle predette condizioni mentre non possono riconoscersi somme a titolo di ulteriori dividendi perché, come è noto, le società deliberano se distribuirli di anno in anno cosicchè non vi è certezza che la società predetta lo farà negli anni a venire. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 26 novembre 2019.




Effetti della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano

Estinzione anticipata (125-sexies TUB) - Riduzione del costo del credito - Costo totale del credito (art. 121, lett. e) TUB) - Distinzione tra oneri up front e oneri recurring - Irrilevanza (Corte di Giustizia 11 settembre 2019 Lexitor) - Conseguenze processuali - Riduzione dei costi assicurativi - Indennizzo ex art. 125-sexies, comma 2 TUB

L’interpretazione “tradizionale” e radicata nell’ordinamento italiano dell’art. 125-sexies TUB, che escludeva gli oneri c.d. up front dal perimetro della riduzione del costo del credito cui il cliente ha diritto in sede di estinzione anticipata, non è più sostenibile all’esito della sentenza dalla Corte di Giustizia dell’11 settembre 2019 (c.d. Lexitor), che ha sancito che la riduzione deve includere tutti i costi a carico del consumatore, superando così inequivocabilmente la distinzione tra oneri up front e oneri recurring.

La diretta applicabilità dei principi sanciti dalla sentenza Lexitor discende dal fatto che la norma interna (125-sexies TUB) è trasposizione della regola sancita dalla direttiva (art. 16 direttiva 2008/48), e deve dunque essere letta in conformità a quest’ultima come interpretata dalla Corte di Giustizia.

La nuova interpretazione dell’art. 125-sexies TUB promossa dalla sentenza della Corte di Giustizia è vincolante anche nel decidere controversie relative ai contratti già in essere al momento dell’intervenire dell’arresto, in quanto l’eccezionale potere di limitare nel tempo gli effetti di una certa interpretazione di un precetto compete esclusivamente alla Corte di Giustizia nel contesto della stessa sentenza che la afferma; deve quindi escludersi l’ammissibilità di un nuova remissione alla Corte di Giustizia perché “riveda” il giudicato Lexitor modulando diversamente gli effetti di tale pronuncia.

Sulla base della nuova lettura dell’art. 125-sexies TUB, il cliente ha diritto alla riduzione di tutti i costi del credito in sede di estinzione anticipata; pertanto dovrà, in sede processuale, allegare 1) che il finanziamento rientra nel campo di applicazione del credito ai consumatori, 2) l’esercizio della facoltà di estinzione anticipata e 3) il trattenimento di costi a qualsiasi titolo da parte del finanziatore. È dunque divenuta irrilevante la qualifica dei costi (come recurring o come up front), o l’eventuale scarsa trasparenza del testo contrattuale in merito (che determinava la qualificazione come recurring). Tale “semplificazione” processuale esplica i suoi effetti anche nei processi già pendenti.
Il Giudice dovrà altresì - almeno incidentalmente - pronunciare la nullità della eventuale clausola contrattuale che escluda determinati oneri dalla riduzione del costo del credito per violazione dell’art. 125-sexies TUB.

Il finanziatore è corretto legittimato passivo della pretesa di riduzione del costo del credito anche nella parte relativa ai costi assicurativi (salvo regresso nei confronti dell’impresa assicuratrice). Ciò non in base ad un’assunzione volontaria dell’obbligo in thesi legalmente gravante sull’impresa assicurativa (sulla base del generale Accordo ABI-ANIA del 22 ottobre 2018 - di per sé derogabile dal finanziatore predisponente nel contesto del singolo contratto di credito) ma imperativamente in forza dell’art. 125-sexies TUB. La riduzione dei costi assicurativi avverrà secondo il criterio pro rata temporis, ovvero in base al criterio definito dal contratto (meno favorevole per il cliente), che deve tuttavia, a pena di inefficacia, essere conforme ai criteri definiti dagli artt. 22 comma 15-quater e 15-quinquies del d.l. 179/2012 e dell’art. 49 reg. Isvap n. 35/2020, oltre che chiaro e comprensibile per il cliente.

L’indennizzo di cui all’art. 125-sexies, comma secondo, TUB, ha primariamente la funzione di ristorare il finanziatore degli interessi perduti per l’estinzione anticipata del contratto in uno scenario colpito da un calo dei tassi di mercato rispetto al tasso convenuto sul capitale rimborsato anticipatamente, e inoltre, quella di permettere al finanziatore di recuperare eventuali spese amministrative generate dalla richiesta di rimborso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 21 marzo 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle Banche venete e principio di tutela giurisdizionale effettiva

Banche venete – Art. 3 lett. c) d.l. n. 99/2017 – Suo contrasto con l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Sussiste – Necessità della sua disapplicazione – Sussiste

Il testo dell’art. 3 lett. c) d.l. 99/2017 non pare conforme al principio di tutela giurisdizionale effettiva, che, oltre ad essere sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, è ribadito anche dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e va pertanto disapplicato.

Tale norma, prevedendo infatti che i debiti, derivanti da rapporti di intermediazione finanziaria o bancari, ceduti ad Intesa San Paolo, che fossero contestati dopo la cessione restino in carico alle banche risolte, a prescindere dalla sorte del contratto regolante il rapporto, determina una inedita scissione tra situazioni debitorie e situazioni creditorie nascenti dallo stesso rapporto contrattuale che, senza dubbio, risulta pregiudizievole per i contraenti ceduti poiché li obbliga a continuare il rapporto con l’istituto di credito cessionario senza poter far valere nei suoi confronti i diritti da esso derivanti a loro favore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Danno non patrimoniale da illecita segnalazione in centrali rischi e in Centrale allarme interbancaria

Illecita segnalazione in Cai della revoca all’autorizzazione all’utilizzo della carta di pagamento – Configurabilità di un danno non patrimoniale – Esclusione

Il danno non patrimoniale da illecita segnalazione nelle centrali rischi e in Cai è ipotizzabile solo in relazione a segnalazioni di una certa gravità, come quella di sofferenza (in centrale rischi o sic) o di insolvenza (in Cai), e non rispetto alla segnalazione illecita di revoca all’autorizzazione all’utilizzo della carta di pagamento.

La questione della risarcibilità del danno non patrimoniale da illecita segnalazione in CR o in Cai va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato, che hanno ad oggetto quantomeno la durata e l’ambito soggettivo della segnalazione.
Pertanto è onere di chi lamenti un danno alla propria reputazione, conseguente ad una segnalazione illecita, dimostrare non solo la durata di essa ma anche che la notizia della sua segnalazione, nell’arco di tempo in cui è durata, era stata effettivamente rilevata da istituti di credito, diversi da quello segnalante, tanto più che tale circostanza era stata da lui riferita sia nel ricorso introduttivo del giudizio che nella lettera di contestazione alla banca convenuta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 13 febbraio 2020.




Divieto per le società cooperative di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie

Banche Venete – Nullità del contratto di assistenza finanziaria per acquisto azioni – Competenza del Tribunale ordinario – Procedibilità delle domande nei confronti della liquidazione coatta amministrativa – Insanabilità della nullità derivata e opponibilità al cessionario

La competenza per materia va determinata sulla scorta della domanda specificamente proposta dall’attore, non rilevando gli effetti indiretti che essa sia destinata a produrre, ad esempio, su di un rapporto societario.

E’ applicabile anche alle società cooperative l’art. 2358 c.c. che vieta alle società di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie.

L’art. 83 TUB nulla osta ad una azione di nullità/annullamento o, comunque, ad una azione dichiarativa nei confronti delle Liquidazioni Coatte Amministrative, giacchè non può ledersi il diritto di azione garantito ex art. 24 Costituzione. (Lorenzo Zanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 04 maggio 2020.




Nullità della Fideiussione ABI per violazione normativa Antitrust

Fideiussione "ABI" - Violazione normativa Antitrust - Nullità della clausola derogatoria ex art. 1957 c.c. - Garanzia contrattata dopo il provvedimento della Banca d'Italia n.55/2005 - Irrilevanza ai fini della declaratoria di nullità

In tema di fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato, ai fini della nullità della clausola derogatoria del termine semestrale ex art. 1957 c.c. e quindi della declaratoria di decadenza della banca dalla possibilità di agire contro il fideiussore, è irrilevante che la garanzia sia stata contratta prima o dopo il provvedimento della Banca d'Italia n. 55/2005, poiché, come evidenziato da Cass. n. 13846/2019, “quel che assume rilievo, ai fini della predicata inefficacia delle clausole del contratto di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 è, all’evidenza, il fatto che esse costituiscano lo sbocco dell’intesa vietata, e cioè attraverso che attraverso dette disposizioni si siano attuati gli effetti di quella condotta illecita, come rilevato da Cass. Sez. U. 4 febbraio 2005, n. 2207 (cfr. in tema anche Cass. 12 dicembre 2017, n. 29810…)”. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 28 aprile 2020.




Ai fini dell’eventuale superamento del tasso-soglia di usura bisogna tener conto della CMS secondo i criteri indicati da Cass.16303/2018

Usura - Tasso soglia - Superamento - CMS

Ai fini dell’eventuale superamento del tasso-soglia di usura bisogna tener conto della CMS secondo i criteri indicati da Cass. Sez. Un., Sentenza n. 16303 del 20/06/2018 (Rv. 649294 - 01) con riferimento alla frazione del rapporto svoltasi nel periodo anteriore all'entrata in vigore (il 1 gennaio 2010) delle disposizioni di cui all'art. 2 bis del d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009.

Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell'usura presunta, come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale (TEG) degli interessi praticati in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente con il "tasso soglia" - ricavato dal tasso effettivo globale medio (TEGM) indicato nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'art. 2, comma 1, della predetta l. n. 108 del 1996 - e con la "CMS soglia" - calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media pure registrata nei ridetti decreti ministeriali -, compensandosi, poi, l'importo dell'eccedenza della CMS applicata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con l'eventuale "margine" residuo degli interessi, risultante dalla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati.

Per il periodo successivo al 1° gennaio 2010 per la verifica del superamento del tasso soglia, deve essere inclusa la Commissione di Massimo Scoperto, secondo i criteri dettati dalle Istruzioni della Banca d’Italia.

Devono essere espunti gli addebiti a titolo di anatocismo non dovuto e di interesse per i periodi in cui sia verificato, in base ai criteri di cui ai punti che precedono, il superamento del tasso soglia. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Appello Genova 05 maggio 2020.




Contratti bancari: interessi e spese

Commissione di massimo scoperto – Ante L.2/2000 – Condizioni di validità – Specificità e determinatezza

Tasso soglia – Superamento – Effetti conto corrente di corrispondenza – Gratuità

Per quanto concerne l'illegittimità della clausola di determinazione e di applicazione delle commissioni di massimo scoperto, proprio, alla luce della specificità della disciplina successiva al 2009, si deve ritenere che per il passato fosse valida solo ove pattuita per iscritto e calcolata come provvigione sul credito accordato, mentre risulta nulla se calcolata sul credito accordato al netto dell’utilizzato, oppure come commissione determinata sull’ammontare massimo dell’utilizzato nel periodo individuato in contratto, ovvero sulla misura massima dello sconfinamento.

Se risulta dalla CTU che vi è stato un superamento del tasso-soglia e delle CMS soglia dovrà applicarsi, anche per il contratto di apertura di credito utilizzato con scoperto sul conto corrente di corrispondenza, l’art. 1815 c.c., sotto il profilo sanzionatorio, e cioè che “se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. (Olga Tanza) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 05 maggio 2020.



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