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Come inviare la giurisprudenza

a cura di Aldo Angelo Dolmetta

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Diritto Bancario - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Il mutuo fondiario concesso per importi superiori al limite dell’80% del valore dell’immobile non è nullo

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Conseguenze – Nullità – Esclusione – Riqualificazione

Attestazione cumulativa di conformità dei documenti prodotti – Conseguenze – Irrilevanza

L’art. 38 del T.U. Bancario non mira a creare una sorta di patrimonio di scopo, costituito dal bene ipotecato, finalizzato alla soddisfazione del creditore ipotecario con esclusione, in deroga al principio fissato dall’art. 2740 c.c., di qualsiasi altro bene del debitore bensì semplicemente a dare la nozione del credito fondiario. Pertanto in caso di mutuo fondiario concesso per importi superiori al limite dell’80% del valore dell’immobile, non solo non si è in presenza di una nullità testuale, in quanto quel limite non è riconducibile alla previsione dell’art. 117, ultimo comma, del T.U.B., ma neppure è ipotizzabile una nullità per violazione di norma imperativa con conseguente onere della banca di formulare un’istanza di conversione, dovendosi piuttosto procedere ad una qualificazione di tale contratto in termini di mutuo ordinario per assenza di uno dei requisiti legali del mutuo fondiario, con conseguente inapplicabilità dei privilegi processuali previsti per il mutuo fondiario rispettoso del limite di finanziabilità dettato dalla Banca d’Italia.

L’attestazione cumulativa della conformità degli atti depositati agli originali, prevista dall’art. 16 decies del D.L. n. 179/2012, costituisce una mera irregolarità che, al pari della stessa mancanza di attestazione, non esclude l’utilizzabilità dei documenti prodotti ai fini della decisione in assenza di disconoscimento della conformità degli atti agli originali (cfr. Cass., sez. I, 12/06/2020 n. 11383 con riferimento alla sentenza impugnata). (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 20 ottobre 2020.




Illegittima segnalazione in Centrale Rischi della Banca d'Italia e reclamo ex art.669-terdecies c.p.c.: fumus boni iuris e periculum in mora

Illegittima segnalazione in Centrale Rischi della società cessionaria del Credito – Reclamo ex art.669-terdecies c.p.c. – Fumus boni iuris – Mancata produzione del Contratto di Cessione del Credito – Incertezza in ordine alla cessione o meno del rapporto in esame

Illegittima segnalazione in Centrale Rischi della società cessionaria del Credito – Reclamo ex art.669-terdecies c.p.c. – Periculum in mora – Revoca affidamento bancario in presenza di attività commerciale – Pregiudizio grave e irreparabile – Sussistenza

E’ vero che l’art. 58 T.u.b. dispensa la Banca dall’onere di notifica della cessione, ma, a fronte della contestazione della reclamante soprattutto in relazione alla natura del rapporto ceduto, non può essere ritenuta sufficiente la dichiarazione della controparte contrattuale che si limita a fare riferimento ad un generico finanziamento per acquisto azioni. Permane, pertanto, in assenza del titolo contrattuale, l’incertezza in ordine alla cessione o meno del rapporto in esame. Il mancato assolvimento dell’onere probatorio diretto a provare la legittimazione attiva giustifica l’accoglimento del reclamo ed assorbe ogni ulteriore contestazione ed eccezione. (Federico Pedonese) (riproduzione riservata)

Con riferimento al periculum in mora, la revoca dell’affidamento bancario, in presenza di una attività imprenditoriale, appare effettivamente idonea ad arrecare un pregiudizio grave ed irreparabile all’attività della ricorrente che si vede privata della possibilità di reperire la liquidità necessaria per la sua continuazione soprattutto in questo momento particolare di notoria crisi generale del mercato. (Federico Pedonese) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 gennaio 2021.




Conto corrente con apertura di credito e onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo

Opposizione a decreto ingiuntivo - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza degli estratti conto completi - Revoca del decreto ingiuntivo - Condanna della banca alla restituzione delle somme risultate a credito dell’ex correntista tramite C.T.U. contabile

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità degli estratti conto completi hanno, quindi, impedito di ricostruire l’andamento del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 03 dicembre 2020.




Natura giuridica del comunicato stampa di Intesa San Paolo a favore dei correntisti delle ex popolari venete

Comunicato stampa di Intesa San Paolo a favore dei correntisti delle ex popolari venete - Sua idoneità ad integrare una offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. - Esclusione

Il comunicato stampa con il quale, a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e Veneto Banca S.p.a. e della contestuale acquisizione di tali istituti da parte di Intesa San Paolo, quest’ultima abbia dichiarato di aver stanziato un plafond di € 100.000.000, in favore dei soggetti, ex correntisti delle ex popolari venete che avessero perduto parte dei loro risparmi a seguito di investimenti in azioni dei due istituti di credito e che avessero proseguito il rapporto con la banca, cessionaria d’azienda non integra una offerta al pubblico e non è idonea pertanto a vincolare l’offerente nei confronti dei soggetti che l’abbiano accettata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 17 settembre 2020.




Cessione di crediti in blocco: ammissibile la prova della cessione mediante testimonianze o presunzioni

Contratto di cessione di crediti in blocco – Dimostrazione della sua esistenza mediante testimonianze o presunzioni – Ammissibilità

Poiché secondo la giurisprudenza di legittimità “Il contratto di cessione di crediti in blocco non risulta soggetto a forme sacramentali o comunque particolari al fine specifico della sua validità” (Cass. 28/2/2020 n. 5617), la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo e quindi anche mediante testimonianze o presunzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 novembre 2020.




Legittimazione attiva al ricorso monitorio e prova della cessione di crediti in blocco

Cessione di crediti in blocco – Ricorso per decreto ingiuntivo – Legittimazione attiva e passiva

A seguito di ricorso monitorio proposto da un soggetto qualificatosi come mandatario del creditore, il decreto ingiuntivo va emesso nei confronti del primo e non del secondo e in caso contrario, qualora venga proposta opposizione fondata sulla discrepanza tra soggetto ricorrente e soggetto beneficiario del provvedimento, va revocato in quanto emesso nei confronti di un soggetto non legittimato attivamente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 novembre 2020.




Ripetizione dell’indebito, prescrizione e onere della prova a carico della banca. Rideterminazione del saldo sulla base degli estratti a scalare

Conto corrente bancario – Ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Eccezione – Prova – Distinzione – Apertura di credito – Effetti

Conto corrente bancario – Ripetizione dell’indebito – Rideterminazione del saldo del conto corrente – Consulenza tecnica contabile – Rideterminazione sulla base degli estratti conto a scalare

L’allegazione dell’eccezione di prescrizione del diritto del correntista alla ripetizione dell’indebito non esonera la banca dall’onere di fornire la prova dell’esistenza di rimesse solutorie qualora il conto sia assistito da apertura di credito, la quale è di per sé idonea ad escludere che la prescrizione del diritto di ripetizione della somma oggetto della rimessa decorra dal momento del versamento.

In un giudizio finalizzato all’accertamento e alla rettifica del saldo, non è vietato al giudice espletare una consulenza tecnica contabile per la rideterminazione del saldo del conto corrente in base ai documenti contabili prodotti dalle parti quando la produzione degli estratti di conto corrente sia incompleta, purché si ricorra a procedimenti matematici di rielaborazione dei dati presenti nelle scritture contabili depositate.

E’ dunque possibile rideterminare il saldo sulla base degli estratti conto a scalare, utilizzando un criterio matematico, che consenta l’analisi di dati effettivi risultanti dai documenti depositati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 08 agosto 2020.




Credito al consumo e sottoscrizione del contratto di finanziamento in qualità di coobbligato

Credito al consumo e contratto di finanziamento – Sottoscrizione del contratto in qualità di ‘coobbligato’ con l’obbligato principale – Inefficacia della relativa obbligazione in quanto non riferibile al soggetto finanziato – Nullità per difetto di causa – Inidoneità della dichiarazione di ‘coobbligazione’ a generare un’obbligazione fideiussoria

La sottoscrizione in qualità di coobbligato di un contratto avente ad oggetto il finanziamento richiesto da un altro soggetto (obbligato principale e beneficiario) non produce alcun effetto. Il ‘coobbligato’ come tale non è in alcun modo vincolato verso il creditore, perché il contratto di finanziamento è nullo per difetto di causa nella parte che lo riguarda.

L’apparente impegno contrattuale del coobbligato non vale in sé neppure quale obbligazione fideiussoria, perché la volontà di costituirsi fideiussori dev’essere inequivocabile e non può fondarsi su una dichiarazione a contenuto generico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 17 dicembre 2020.




Obbligo dell’intermediario di comunicare circostanze essenziali per compiere scelte di investimento

Intermediazione finanziaria – Obbligo dell’intermediario di comunicare circostanze relative all’andamento dei titoli – Fatti essenziali per compiere scelte di investimento – Offerta pubblica di acquisto

Il fatto che l’obbligo di comunicare le circostanze relative all’andamento dei titoli sussista solo per i contratti di consulenza, non significa che l’intermediario non sia tenuto ad informare l’investitore in ordine a determinate circostanze che, pur essendo essenziali per compiere scelte di investimento, non vengono comunicate all’investitore, come quella di un’offerta pubblica di acquisto che preveda addirittura l’azzeramento del capitale in caso di mancata adesione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 09 novembre 2020.




Contratti derivati: il mark to market, il modello di pricing e gli scenari probabilistici non integrano la causa di un contratto di interest rate swap

Interest rate swap - Mancata indicazione del mark to market, del modello di pricing e degli scenari probabilistici - Nullità - Esclusione

Interest rate swap - Causa tipica - Scambio del differenziale

Interest rate swap - Valore iniziale del prodotto (c.d. mark to market) - Elementi per il calcolo

Va disattesa la prospettazione secondo cui il contratto IRS sarebbe privo della causa tipica dei derivati perché in esso mancherebbe la specificazione del Mark to market iniziale, del modello matematico di pricing e degli scenari probabilistici, senza i quali verrebbe meno la consapevole e razionale creazione di alee reciproche che è alla base della causa del derivato.

La causa del derivato IRS consiste nello scambio del differenziale dei valori del sottostante parametrato a tassi di interesse: le parti si impegnano a date prestabilite a versare o a riscuotere il differenziale di importi determinati in base a tassi di interesse diversi applicati a un capitale di riferimento detto “nozionale”, che non è oggetto di scambio ma funge da parametro su cui commisurare gli interessi che vengono incassati o pagati dai contraenti; l’oggetto del contratto IRS con funzione di copertura è il differenziale.

I criteri di valutazione del Mark to market indicati nel contratto quadro (e nello specifico i modelli matematici utilizzati comunemente dagli intermediari professionali) sono perfettamente in linea con la disposizione dell’art. 2427 bis c.c. (introdotto da D. Lgs. 304/2003 ed entrato in vigore al primo gennaio del 2005, successivamente modificato nel 2015) che nella sua originaria formulazione prevedeva che il fair value  degli strumenti finanziari derivati nella titolarità delle società andava determinato, per gli strumenti fuori dal mercato attivo (gli OTC), con riferimento “ai modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati” in modo da “assicurare una ragionevole approssimazione al valore di mercato”. (Giovanni Ferrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 05 gennaio 2021.



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