Diritto bancario
Tutte le decisioni di legittimità


La delegazione a promettere non comporta non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca

Delegazione di pagamento - Delegazione a promettere - Assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca - Esclusione - Mandato all'incasso a un terzo - Assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario - Esclusione

Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.

In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.

Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 febbraio 2020, n.4693.




Il fatto del creditore rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore

Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 febbraio 2020, n.4175.




Pagamento di titoli di credito e obbligo della banca di attivarsi per impedire il protesto

Titoli di credito - Cambiale - Banca presso cui il titolo è pagabile - Intervenuto pagamento - Omessa attivazione per impedire il protesto - Contratto di mandato - Responsabilità della banca - Configurabilità

Gli obblighi di diligenza che gravano su una banca cui sia stato conferito mandato al pagamento di una cambiale impongono, una volta avvenuto l'atto solutorio, di attivarsi immediatamente per intervenire sul processo di levata del protesto e, ove tale meccanismo si trovi in una fase così avanzata da non poter più essere interrotto, di avvisare prontamente il mandante al fine di consentirgli di accedere tempestivamente alla procedura di cancellazione del protesto, secondo quanto previsto dall'art. 12 l. n. 349 del 1973, salvo in ogni caso l'obbligo per la banca - ove sia intervenuta comunque la levata del protesto - di restituire la provvista utilizzata per l'operazione non andata a buon fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 febbraio 2020, n.2549.




Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB determina la nullità del contratto

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TULB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Conseguenze - Nullità dell’intero contratto

Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 gennaio 2020, n.1193.




Conto corrente: il delegato non ha un potere generale di agire in rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale

Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti

L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 gennaio 2020, n.859.




Limiti alla concessione del credito nel caso di fideiussione relativa a un’obbligazione futura

Fideiussione per obbligazione futura – Concessione di ulteriore credito  – Condizioni patrimoniali debitore – Peggioramento – Assenza autorizzazione fideiussore – Estinzione fideiussione

Il principio stabilito dall’art. 1956 cc, in forza del quale il fideiussore rispetto a un’obbligazione futura è liberato se il creditore, che a ciò non sia stato specificatamente autorizzato dal fideiussore, abbia fatto credito al terzo debitore pur nella consapevolezza che le condizioni patrimoniali di questi siano tanto peggiorate da rendere significativamente più difficile il soddisfacimento del credito, opera sia nel caso di instaurazione di nuovi rapporti tra creditore e terzo debitore che nel caso di nuova concessione di credito nel quadro di un rapporto preesistente, ad esempio di conto corrente.

La violazione di tale regola di buona fede comporta, nel caso di inconsapevolezza da parte del fideiussore del peggioramento delle condizioni patrimoniali del creditore, la perdita della garanzia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32774.




Responsabilità da fideiussione e obblighi di buona fede e correttezza contrattuale

Comportamento contrario a buona fede e correttezza contrattuale - Conseguenze - Fattispecie

In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 dicembre 2019, n.32478.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2019, n.31921.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all'art. 38 TUB

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità di cui all'art. 38 TUB – Violazione – Nullità del contratto

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, di cui all'art. 38 TUB e alle conseguenti disposizioni regolamentari, comporta in via diretta la nullità dell'intero contratto di mutuo fondiario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 novembre 2019, n.31057.




Competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, criteri

Competenza – Sezioni specializzate in materia di impresa – Oggetto controversia – Questione societaria

Azione giudiziale contro intermediario finanziario – Competenza – Petitum – Restituzione indebito e risarcimento danno – Causa petendi – Nullità contratto quadro di investimento – Annullabilità operazioni di investimento – Inadempimenti fase precontrattuale

Competenza sezioni specializzate – Decisività – Acquisto azioni dell’intermediario che ha proposto l’investimento – Acquisto della qualità di socio – Pluralità delle operazioni di acquisto

La controversia promossa contro l’intermediario finanziario è di competenza delle sezioni specializzate solo se il suo oggetto è influenzato in via diretta dalla questione societaria, in tal senso dovendosi intendere il riferimento nell’art. 3 d.lgs. n. 168/2003 ai «rapporti societari, alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti», che mira ad evitare l’ampliamento incerto della competenza in questione (1).

Non è di competenza delle sezioni specializzate in materia d'impresa l'azione giudiziale nei confronti dell’intermediario finanziario che mira dal punto di vista del petitum a ottenere la restituzione dell'indebito oggettivo e/o il risarcimento del danno subito, e che sul piano della causa petendi si basa sulla nullità del contratto quadro d'investimento, sull'annullabilità delle operazioni di investimento e sugli inadempimenti commessi nella fase precontrattuale. (2).

Ai fini della competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, non sono decisivi né gli acquisti di azioni emesse dallo stesso intermediario che ha proposto l'operazione di investimento, né il conseguente acquisto della qualità di socio, né la circostanza che trattasi di più operazioni di acquisto. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 novembre 2019, n.30622.




La Suprema Corte conferma l’evanescenza della procura per la gestione dei 'crediti anomali'

Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto - «Credito anomalo» - «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese

Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratto o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, che quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata).
Cassazione civile, sez. VI, 07 novembre 2019, n.28803.




‘Credito anomalo’, ‘Crediti in default’ e indeterminatezza dell’oggetto della procura

Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto – «Credito anomalo» – «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese

Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante.

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratti o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori.

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, per quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 07 novembre 2019, n.28803.




Negoziazione diretta di titoli (bond Cirio), adeguatezza delle informazioni e mancata acquisizione dell'offering circular

Intermediazione finanziaria - Negoziazione diretta di titoli ("bond" Cirio) - Adeguatezza delle informazioni - Mancata acquisizione dell'"offering circular" - Rilevanza - Dichiarazione dell’investitore di essere stato adeguatamente informato - Valore esimente - Esclusione - Fattispecie

In tema di intermediazione finanziaria, non assolve ai propri obblighi informativi la banca che stipula con il cliente un contratto di negoziazione diretta di titoli senza aver prima acquisito l'"offering circular", che riporta le caratteristiche essenziali dell'emissione, quando i titoli risultino privi di prospetto informativo e di "rating", perché la disciplina dettata dall'art. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998 e dagli artt. 26 e 28 del reg. Consob n. 11522 del 1998 impone all'intermediario di attivarsi per ottenere una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possano influenzare la valutazione effettiva della rischiosità, e quindi assicurare un'informazione adeguata all'investitore sulle caratteristiche del prodotto; la responsabilità dell'intermediario non è esclusa dalla sottoscrizione, da parte del cliente, della dichiarazione di aver ricevuto informazioni necessarie e sufficienti ai fini della completa valutazione del rischio, che non può essere qualificata come confessione stragiudiziale e non costituisce neppure un'autorizzazione scritta all'investimento, quando sia apposta su un modulo "standard" senza alcun riferimento individualizzante da cui desumere l'effettiva presa d'atto dei rischi e delle particolari caratteristiche della specifica operazione. (Fattispecie di negoziazione diretta di "bond" Cirio effettuata prima del recepimento della direttiva MIFID, in assenza di prospetto informativo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 ottobre 2019, n.28175.




Rapporti bancari e diritto del cliente di ottenere copia della documentazione per la prima volta anche in sede giudiziale. Configurazione di due rapporti di conto corrente come un unico rapporto

Rapporti bancari – Richiesta di documentazione ex art. 119 TUB – Richiesta in sede giudiziale – Rapporto con l’art. 210 c.p.c.

L'art. 119 T.U.B., comma 4, riconosce al cliente il diritto di ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni; la norma citata riconosce infatti al cliente della banca il diritto di ottenere la documentazione inerente a tutte le operazioni del periodo a cui il richiedente sia in concreto interessato, nel rispetto del limite di tempo decennale fissato dalla norma, essendo sufficiente che l'interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentirle l'individuazione dei documenti richiesti. Sicché il correntista ha il diritto di chiedere alla banca sia la documentazione sia il rendiconto relativi a un rapporto contrattuale la cui esistenza non sia controversia, atteso che il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 s. c.p.c. è fondato sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività.

Va, inoltre, ricordato che nessuna inferenza interpretativa in chiave restrittiva legittima il raffronto dell'art. 119 T.U.B., comma 4, e l'art. 210 c.p.c. onde può conclusivamente convenirsi che il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto ai sensi dell'art. 119 T.U.B. anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all'art. 210 c.p.c.


[Nel caso di specie, la Suprema Corte ha inoltre rilevato che costituisce accertamento di mero fatto (e perciò insindacabile in sede di legittimità) quanto affermato dalla Corte di merito in ordine alla configurazione dei due rapporti come un unicum in ragione del susseguirsi, senza reale soluzione di continuità, di un conto corrente all'altro mediante un’operazione di giroconto.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 30 ottobre 2019, n.27769.




Usura: alle Sezioni Unite della Cassazione la questione della riferibilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori

Usura - Disciplina antiusura - Riferibilità agli interessi moratori - Non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio

La Prima Sezione Civile della Corte di cassazione, ha rimesso al Primo Presidente, ai sensi dell'art. 374 cod. proc. civ., affinché valuti la sussistenza dei presupposti per l'assegnazione della causa alle Sezioni Unite, sollecitano un ulteriore approfondimento della questione riguardante la riferibilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del tenore letterale dell'art. 644 cod. pen. e dell'art. 2 della legge n. 108 del 1996 e delle indicazioni emergenti dai lavori preparatori di quest'ultima legge, nonché delle critiche mosse alla soluzione affermativa, se l'evidenziato principio di simmetria consenta o meno di escludere l'assoggettamento degli interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, occorre poi stabilire se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degl'interessi, sia sufficiente la comparazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma primo dell'art. 2 cit., o se, viceversa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiaratamente conoscitivi, imponga di verificarne l'avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce della segnalata irregolarità nella rilevazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 2019, n.26946.




La disciplina antiusura è riferibile anche agli interessi moratori?

Contratti bancari - Interessi moratori - Disciplina antiusura - Applicabilità

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni Unite ai fini dell’ulteriore approfondimento della seguente questione di massima di particolare importanza: se la disciplina antiusura sia riferibile anche agli interessi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del tenore letterale dell’art. 644 c.p. e dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996, se il principio di simmetria consenta o meno di escludere l’assoggettamento degli interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degli interessi, sia sufficiente la comparazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma 1 dell’art. 2 cit., o se, viceversa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiaratamente conoscitivi, imponga di verificarne l’avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce della segnalata irregolarità nella rilevazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 2019, n.26946.




Interessi, nullità e reciproca capitalizzazione quale condizione migliorativa

Interessi – Nullità – Capitalizzazione reciproca trimestrale introdotta in adeguamento alla delibera CICR 2000 per i contratti antecedenti – Condizione migliorativa – Esclusione

La reciproca capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi in luogo di altre forme di capitalizzazione le cui clausole siano colpite da nullità non è configurabile quale miglioramento delle condizioni praticate, in quanto il raffronto non va fatto tra il regime dell'annualità e quello della trimestralità degli interessi creditori, ma tra la capitalizzazione e l'assenza capitalizzazione degli interessi debitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 ottobre 2019, n.26779.




Responsabilità dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie

Sanzioni previste dall'art. 144 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Consiglieri di amministrazione non esecutivi delle banche - Generale dovere di agire informati sulla gestione della società - Sussistenza - Contenuto - Fondamento - Conseguenze

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 144 del d.lgs. n. 385 del 1993, il dovere di agire informati dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie, sancito dagli artt. 2381, commi 3 e 6, e 2392 c.c. non va rimesso, nella sua concreta operatività, alle segnalazioni provenienti dai rapporti degli amministratori delegati, giacché anche i primi devono possedere ed esprimere costante e adeguata conoscenza del "business" bancario e, essendo compartecipi delle decisioni di strategia gestionale assunte dall'intero consiglio, hanno l'obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi di tutte le aree della banca e di attivarsi in modo da poter efficacemente esercitare una funzione di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi non solo in vista della valutazione delle relazioni degli amministratori delegati, ma anche ai fini dell'esercizio dei poteri, spettanti al consiglio di amministrazione, di direttiva o avocazione concernenti operazioni rientranti nella delega. Ne consegue che il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile della violazione commessa quando non intervenga al fine di impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 ottobre 2019, n.24851.




Sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d'Italia: estensione della giurisdizione del giudice ordinario

Attività bancaria - Sanzioni amministrative - Controversie relative - Giurisdizione del giudice ordinario - Atti amministrativi e regolamentari presupposti - Estensione - Configurabilità - Fondamento

Le controversie relative all'applicazione delle sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 145 del d. lgs. n. 385 del 1993, per le violazioni commesse nell'esercizio dell'attività bancaria, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario, la cui cognizione si estende agli atti amministrativi e regolamentari presupposti che hanno condotto all'emissione del provvedimento finale, i quali costituiscono la concreta e diretta ragione giustificativa della potestà sanzionatoria esercitata nel caso concreto ed incidono pertanto su posizioni di diritto soggettivo del destinatario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 ottobre 2019, n.24609.




Sulla applicazione della disciplina antitrust ai contratti fideiussori e caratteristiche della nullità

Concorrenza e antitrust - Legge n. 287 del 1990 - Contratto di fideiussione - Nullità totale - Esclusione

Le clausole frutto di intese illecite, favorevoli alla banca, che non incidono sulla struttura e sulla causa del contratto, ovvero non pregiudicano gli interessi in gioco, non possono che comportare una declaratoria di nullità parziale relativa alle dette clausole e giammai una nullità in toto dell’intero contratto.

La tutela della posizione dei garanti è solo in ragione della declaratoria di nullità parziale e del risarcimento del danno. (Ernesto Sparano) (Gianluca Scoleri) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24044.




Validità della fideiussione bancaria contenente clausole conformi al modello Abi ed esperibilità del solo rimedio risarcitorio da parte del garante

Fideiussione - Clausole in deroga conformi al modello Abi - Violazione della normativa Antitrust - Valutazione in concreto del giudice - Risarcimento del danno

Dalla declaratoria di nullità di una intesa tra imprese per lesione della libera concorrenza, emessa dalla Autorità Antitrust ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa, i quali mantengono la loro validità e possono dar luogo solo ad azione di risarcimento danni nei confronti delle imprese da parte dei clienti (Conf.: Cass. 11 giugno 2003, n. 9384; Cass. n. 3640 del 13 febbraio 2009; Cass. n. 13486 del 20 giugno 2011). (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24044.




In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere

Violazione di norma imperative – Nullità (virtuale) del contratto – Criterio della necessaria coerenza tra il perseguimento della specifica finalità di interesse pubblico e il rimedio della nullità – Applicazione del criterio in materia di fideiussione prestata da confidi non autorizzato al rilascio della garanzia

Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 settembre 2019, n.23611.




Risoluzione del contratto di leasing e applicazione dell’articolo 1, comma 138 della Legge n. 142 del 2017

Risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore in data anteriore alla entrata in vigore della Legge n. 124 del 2017 -  Applicabilità della nuova disciplina

Contratto di leasing - Penale - Mancata riconsegna del bene - Contemperamento degli interessi del concedente e dell’utilizzatore - Principi di buona fede e correttezza

La disciplina tipica del contratto di leasing introdotta dalla Legge n. 124 del 2017 deve ritenersi applicabile anche ai contratti risolti prima della sua entrata in vigore.

Trattandosi di normativa volta a regolare in via generale gli effetti economici della risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore, deve ritenersi infatti che essa sia applicabile anche nei giudizi in corso, pur se pendenti nella fase di legittimità, essendo sufficiente che la nuova disciplina interferisca con questioni ancora dibattute tra le parti.

L’articolo 1, comma 138, L. n. 124/2017 afferma il diritto dell’utilizzatore sul ricavato della vendita del bene oggetto del contratto di leasing e stabilisce che il concedente debba corrispondere in favore del primo tale ricavato dedotte le somme pari all'ammontare dei canoni scaduti, del capitale a scadere, del prezzo pattuito per l'esercizio dell'opzione finale e degli ulteriori crediti maturati sino alla vendita; viene così implicitamente stabilita una postergazione del diritto di credito della concedente all’avvenuta collocazione sul mercato del bene.

Tale meccanismo, però, funziona e ha un senso solo se l’utilizzatore restituisce il bene. Evidenti ragioni di logica e un’interpretazione della nuova disciplina ispirata ai principi di buona fede e correttezza impediscono un’applicazione della normativa che consenta all’utilizzatore di beneficiare dei propri inadempimenti per bloccare il tutto e impedire alla concedente l’incasso dei canoni scaduti, di quelli a scadere e delle restanti somme che le spettano.

La restituzione del bene è invece il presupposto per l’esercizio dei diritti da parte dell’utilizzatore; ove questa non sia avvenuta, non si può in alcun modo ostacolare il diritto della concedente al pagamento della penale contrattuale. (Andrea Santambrogio) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 12 settembre 2019, n.22731.




Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto

Contratti bancari - Nullità del contratto per vizio di forma - Potere di eccezione del curatore - Sussistenza - Fondamento

Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto, in violazione dell'art. 117, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, perché il curatore ha la gestione del patrimonio fallimentare e la sua posizione di terzietà rispetto al fallito è prevista per assicurare una maggiore protezione della massa dei creditori, come confermato dall'art. 119, comma 4, del d.lgs. citato, che riconosce al curatore, in quanto soggetto che subentra nell'amministrazione dei beni del fallito, il diritto ad ottenere la documentazione inerente i rapporti bancari intrattenuti dal fallito con l'istituto di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 settembre 2019, n.22385.




Soglia antiusura: per il finanziamento con ipoteca vale quella dei mutui con garanzia reale

Contratti bancari - Finanziamento - Tasso di interesse - Controllo antiusura - Scelta della categoria di operazione creditizia per il TEGM di riferimento - Criteri - Finanziamento a S.A. ipotecario - Analogia con mutui a garanzia reale - Sussiste

In tema di interessi usurari, in caso di dubbio circa la riconducibilità dell'operazione all'una o all'altra delle hcategorie identificate con decreto ministeriale cui si riferisce la rilevazione dei tassi effettivi globali medi, si devono individuare i profili di omogeneità che l'operazione stessa presenta rispetto alla diverse tipologie prese in considerazione dai detti decreti, attribuendo rilievo ai parametri normativi individuati dall'articolo 2, comma 2, L.108/1996, e apprezzando in particolare quelli fra essi che sul piano logico meglio connotino il finanziamento preso in esame ai fini della sua inclusione lnell'una o nell'altra classe di operazioni; in conseguenza, tenuto conto dei rischi e della garanzia prestata, deve ritenersi che il tasso soglia fissato per il finanziamento a stato di avanzamento assistito da ipoteca sia quello previsto razione temporis per i mutui con garanzia reale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 settembre 2019, n.22380.




La cointestazione del conto corrente non trasferisce la proprietà del suo contenuto

Conto corrente bancario – Cointestazione – Trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente – Negozio – Necessità

La cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti (ad es. dell'esistenza di un contratto di cui la cointestazione sia atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisca una proposta contrattuale, accettata per comportamento concludente), è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul contro (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (ovvero dell'intestazione del deposito titoli che la banca detiene per conto del cliente) è una forma di cessione del credito (che il correntista ha verso la banca) e, quindi, presuppone un apposito contratto tra cedente e cessionario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 settembre 2019, n.21963.




Pignoramento presso terzi e intangibilità delle riserve minime presso la Banca centrale

Obbligo degli enti creditizi di costituire riserve minime presso la banca centrale - Natura e finalità del deposito - Qualità di "debitor debitoris" in capo al depositario - Esclusione - Conseguenze

In tema di espropriazione di crediti presso terzi, dall'obbligatorio deposito delle riserve minime degli enti creditizi presso la banca centrale (o presso un intermediario autorizzato), in forza del Regolamento (CE) della Banca centrale europea n. 1745 del 2003, non deriva un rapporto che implica la restituzione del "tantundem", bensì un'obbligazione di custodia di liquidità destinata alla funzione pubblica di tutela del risparmio, sicchè, essendo intangibili le somme depositate, è corretta la dichiarazione negativa del depositario resa ex art. 547 c.p.c., difettando la sua qualità di "debitor debitoris". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 settembre 2019, n.21970.




Spedizione dell'assegno a mezzo posta: può ravvisarsi un concorso del danneggiato qualora il titolo venga trafugato?

Assegno - Invio del titolo per posta - Responsabilità della negoziatrice - Concorso del danneggiato ex art. 1227, comma 1, C.C. - Configurabilità

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, sulla seguente questione di massima di particolare importanza, anche tenuto conto della considerevole incidenza pratica della questione stessa: «se possa ravvisarsi un concorso del danneggiato, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., nella spedizione a mezzo posta – sia essa ordinaria, raccomandata o assicurata – con riguardo al pregiudizio patito dal debitore che non sia liberato del pagamento, in quanto il titolo venga trafugato e pagato a soggetto non legittimato in base alla legge cartolare di circolazione». (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 settembre 2019, n.22016.




Cartolarizzazione: i crediti costituiscono un patrimonio separato e il debitore ceduto non può opporre al cessionario eccezioni relative a rapporti con il cedente

Cessione dei crediti ai sensi della l. n. 130 del 1999 ("cartolarizzazione") – Formazione di un patrimonio separato e destinato – Eccezioni del debitore ceduto – Opponibilità al cessionario – Limiti – Fattispecie

I crediti oggetto delle operazioni di "cartolarizzazione" eseguite ai sensi della l. n. 130 del 1999 costituiscono un patrimonio separato da quello della società di cartolarizzazione, destinato in via esclusiva al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti e al pagamento dei costi dell'operazione, sicché non è consentito al debitore ceduto proporre nei confronti del cessionario eccezioni di compensazione o domande giudiziali fondate su crediti vantati verso il cedente nascenti dal rapporto con quest'ultimo intercorso.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto il difetto di titolarità passiva della società cessionaria nell'azione di ripetizione di indebito proposta dal debitore ceduto in forza del rapporto di conto corrente bancario intrattenuto con la cedente). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 30 agosto 2019, n.21843.




Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito con ipoteca contestuale ove manca il passaggio delle somme dal mutuante al mutuatario

Contratto di mutuo - Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito - Ipoteca contestuale - Nuovo contratto di mutuo - Esclusione - Consegna delle somme - Necessità - Pactum de non petendo ad tempus

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, non dà vita a nuovo contratto di mutuo, perché la struttura contrattuale del mutuo implica la consegna delle somme di denaro che ne costituiscono oggetto e, per essere tale, la consegna deve realizzare il passaggio delle somme dal patrimonio del mutuante a quello del mutuatario, con conseguente trasferimento della proprietà delle somme e connessa acquisizione della loro disponibilità da parte dal mutuatario. L’accordo tra banca e cliente esclude la stessa eventualità di consegna e trasferimento di proprietà delle somme, giusta la compiuta posta «in dare» sul conto corrente, che in via automatica ed immediata modifica il saldo ex art. 1852 cod. civ.

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, determinando il riposizionamento della scadenza del debito pregresso, configura un pactum de non petendo ad tempus. Non comportando novazione, tale patto non è sufficiente a reggere una domanda di ammissione al passivo fallimentare che abbia ad oggetto la restituzione delle somme di danaro di cui al pregresso credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 05 agosto 2019, n.20896.




Clausola di pegno omnibus e propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ.

Pegno omnibus - Nullità parziale ex art. 1419 cod. civ. - Propagazione - Clausola di pegno omnibus carattere connotativo del “fare credito”

Ai fini del giudizio di eventuale propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ., per stabilire il ruolo che le condizioni generali di un contratto bancario assegnano alla clausola di pegno omnibus non risulta determinante la presenza, nel medesimo contratto, di altre clausole che pongono dei beni alla specifica sicurezza di talune voci di credito. La costante presenza (da tempi remoti) della clausola omnibus nei moduli contrattuali predisposti dalle banche manifesta come tale clausola rivesta, in linea di principio, carattere connotativo del «fare credito» di questo tipo di imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 agosto 2019, n.20895.




Insinuazione del credito da saldo negativo di conto corrente: occorre produrre l’estratto conto analitico

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo della banca – Saldo negativo – Produzione dell’estratto conto analitico – Necessità

In tema di ammissione al passivo fallimentare, nell’insinuare il credito da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali, dovendosi rendere conto analitico e continuo dello svolgimento dell’intero rapporto di conto corrente, per sua natura caratterizzato dal concorrere tanto di poste attive, quanto di poste passive alla progressiva formazione del saldo del conto medesimo.

[Nel caso di specie era stato prodotto l’estratto posizione rischio autenticato ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 193, ex art. 50, il quale, per sua natura, non possiede l’analiticità degli estratti conto trimestrali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 01 luglio 2019, n.17640.




Credito fondiario, superamento del limite di finanziabilità e riflessi sulle procedure esecutive e concorsuali

Superamento del limite di finanziabilità e conseguente inoperatività dell’esenzione dell’obbligo della preventiva notificazione del titolo esecutivo contrattuale

In tema di credito fondiario, il limite di finanziabilità previsto dal secondo comma dell’art. 38 del dlgs 1 settembre 1993, n. 385, come stabilito dalla Banca d’Italia su delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell’istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi per l’applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta certamente, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell’intero contratto, salva la sua conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina speciale di privilegio, la non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall’obbligo di previa notifica del titolo esecutivo, ai sensi del primo comma dell’art, 41 del richiamato d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17439.




In prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori

Contratto di leasing immobiliare – Interessi – Usura – Esclusione della sommatoria degli interessi corrispettivi agli interessi moratori

Gli interessi convenzionali di mora non sfuggono alla regola generale per cui, se pattuiti ad un tasso eccedente quello stabilito dalla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 4, vanno qualificati ipso iure come usurari, ma in prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori. Tale conclusione è determinata dal fatto che i due tassi sono alternativi tra loro e si riferiscono a basi di calcolo diverse: il tasso corrispettivo si calcola sul capitale residuo, il tasso di mora si calcola sulla rata scaduta. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17447.




Usura: interessi corrispettivi scaduti capitalizzati nella rata e anatocismo

Usura – Verifica del superamento del tasso soglia – Interessi di mora – Interessi corrispettivi scaduti vegano capitalizzati nella rata – Anatocismo

Ove gli interessi corrispettivi scaduti vegano capitalizzati nella rata non pagata e su questa sia calcolato l’interesse di mora, si verifica una forma di anatocismo che assume rilievo ai fine della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura.

[Nel caso di specie, la rata del canone del contratto di leasing e sulla quale sono stati calcolati gli interessi di mora era già comprensiva degli interessi corrispettivi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)


“… non è stato confutato dalla ricorrente che i canoni non corrisposti fossero stati calcolati, a differenza di quanto statuito dalla sentenza gravata, attraverso il conteggio di interessi moratori sugli interessi scaduti, cioè sulla rata di canone, già precedentemente capitalizzata a titolo di interessi corrispettivi. In tal caso, ma solo in tal caso, sarebbe stato possibile lamentare che il tasso effettivamente applicato avesse superato il tasso soglia per essere stati i singoli canoni, già comprensivi degli interessi corrispettivi, maggiorati ad ogni scadenza degli interessi moratori (c.d. tesi dell'effettività: usura effettiva e a posteriori) (sono questi i casi cui la giurisprudenza di legittimità si riferisce quando ritiene che la questione dell'accertamento sub specie usurae non possa liquidarsi sbrigativamente escludendo che gli interessi moratori si sommino a quelli corrispettivi: Cass. 04/10/2017, n. 23912; Cass. 06/03/2017, n. 598; né argomenti in senso contrario possono trarsi dalla decisione n. 350 del 9/01/2013, con cui, aderendo ad un precedente orientamento, la Corte ha ribadito che, "ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p., e dell'art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: "il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori"). Per non ingenerare equivoci deve sottolinearsi che tale situazione è ben distinta e diversa da quella che inconferentemente la società ricorrente — non è stato confutato dalla ricorrente che i canoni non corrisposti fossero stati calcolati, a differenza di quanto statuito dalla sentenza gravata, attraverso il conteggio di interessi moratori sugli interessi scaduti, cioè sulla rata di canone, già precedentemente capitalizzata a titolo di interessi corrispettivi. In tal caso, ma solo in tal caso, sarebbe stato possibile lamentare che il tasso effettivamente applicato avesse superato il tasso soglia per essere stati i singoli canoni, già comprensivi degli interessi corrispettivi, maggiorati ad ogni scadenza degli interessi moratori (c.d. tesi dell'effettività: usura effettiva e a (sono questi i casi cui la giurisprudenza di legittimità si riferisce quando ritiene che la questione dell'accertamento non possa liquidarsi sbrigativamente escludendo che gli interessi moratori si sommino a quelli corrispettivi: Cass. 04/10/2017, n. 23912; Cass. 06/03/2017, n. 598; né argomenti in senso contrario possono trarsi dalla decisione n. 350 del 9/01/2013, con cui, aderendo ad un precedente orientamento, la Corte ha ribadito che, "ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p., e dell'art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: "il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori"). Per non ingenerare equivoci deve sottolinearsi che tale situazione è ben distinta e diversa da quella che inconferentemente la società ricorrente sembra ipotizzare e cioè che gli interessi moratori rilevino nel sindacato usurario per il sol fatto di essere stati promessi/convenuti oltre soglia (tesi della potenzialità, che consentirebbe al contraente di dolersi della pattuizione di interessi moratori a prescindere dal suo attuale inadempimento). In altre parole, preso atto della ricorrenza di un doppio tasso, uno attuale, quello corrispettivo, ed uno sospensivamente condizionato al ritardo e da esso decorrente, quello moratorio, si porrebbe in tal caso il problema della sorte della pattuizione relativa a tale secondo tasso che comporta costi solo eventuali: problema che la giurisprudenza di questa Corte risolve sanzionando la clausola relativa alla pattuizione degli interessi moratori ove determinati ad un tasso sopra soglia e non già come preteso dal ricorrente trasformando forzosamente, a vantaggio dell'inadempiente, il contratto da oneroso a gratuito. Ragionando in via ipotetica — perché si ripete, nel caso di specie, neppure si pone il problema della richiesta di pagamento di costi eventuali — la capacità in potenza moratoria degli interessi (eventuali) verrebbe risolta colpendo esclusivamente la relativa pattuizione: Cass., 15/09/2017, n. 21470X sembra ipotizzare e cioè che gli interessi moratori rilevino nel sindacato usurario per il sol fatto di essere stati promessi/convenuti oltre soglia (tesi della potenzialità, che consentirebbe al contraente di dolersi della pattuizione di interessi moratori a prescindere dal suo attuale inadempimento). In altre parole, preso atto della ricorrenza di un doppio tasso, uno attuale, quello corrispettivo, ed uno sospensivamente condizionato al ritardo e da esso decorrente, quello moratorio, si porrebbe in tal caso il problema della sorte della pattuizione relativa a tale secondo tasso che comporta costi solo eventuali: problema che la giurisprudenza di questa Corte risolve sanzionando la clausola relativa alla pattuizione degli interessi moratori ove determinati ad un tasso sopra soglia e non già come preteso dal ricorrente trasformando forzosamente, a vantaggio dell'inadempiente, il contratto da oneroso a gratuito. Ragionando in via ipotetica — perché si ripete, nel caso di specie, neppure si pone il problema della richiesta di pagamento di costi eventuali — la capacità in potenza moratoria degli interessi (eventuali) verrebbe risolta colpendo esclusivamente la relativa pattuizione: Cass., 15/09/2017, n. 21470. …”
Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17447.




Mutuo fondiario: conseguenze del superamento della soglia di finanziabilità

Mutuo fondiario - Superamento della soglia di finanziabilità di cui all'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 (t.u.b.) - Conseguenze - Obbligo del creditore fondiario di preventiva notificazione del titolo esecutivo - Sussistenza - Ragioni

In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell'istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi, per l'applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell'intero contratto, salva la conversione ex art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina di privilegio, la sicura non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall'obbligo di previa notifica del titolo esecutivo ai sensi dell'art. 41, comma 1, del citato d. lgs. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 giugno 2019, n.17439.




Decorrenza degli interessi: l'espressione 'dal giorno della domanda' comprende anche gli atti stragiudiziali di costituzione in mora

Interessi - Decorrenza - Dal giorno della "domanda" - Riferimento alla domanda giudiziale ed anche agli atti stragiudiziali di costituzione in mora - Sussistenza

In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2019, n.15895.




Conto corrente e indebito: l'eccezione di prescrizione della banca non richiede l'indicazione delle singole rimesse solutorie

Contratto di conto corrente assistito da apertura di credito – Azione di ripetizione dell’indebito del correntista – Eccezione di prescrizione estintiva della banca – Contenuto – Necessità di indicare le specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte – Esclusione

In tema di prescrizione estintiva, l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l'indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2019, n.15895.




Specifica individuazione del bene dato in pegno, certezza dell’atto costitutivo del vincolo e operatività bancaria (anche con riferimento alle operazioni di 'credito su pegno')

Operatività bancaria – Credito su pegno (art. 48 TUB) – Specificità dell’atto costitutivo del vincolo (art. 2787, comma terzo, cod. civ.) – Necessità – Art. 10 legge 745/1938 – Necessaria identificazione del bene dato in pegno e del suo valore

Operatività bancaria assistita da garanzie pignoratizie – Data certa dell’atto costitutivo del vincolo – Necessità – Esenzione ex art. 2787, comma quarto, cod. civ. – Campo di applicazione circoscritto alle operazioni di «credito su pegno» – Affermazione

La norma posta dall’art. 2787, comma quarto, cod. civ. si risolve nello stabilire un regime “agevolato” circa la prova del tempo della costituzione del pegno, senza in alcun modo incidere sulla disciplina delle altre condizioni richieste dalla legge per l’operare della prelazione pignoratizia, tra cui segnatamente il requisito di specificità di cui al comma terzo della medesima disposizione, che rimane dunque fermo anche nel contesto dello specifico settore di operatività del «credito su pegno»; peraltro, la stessa disciplina di legge riferita a tale operatività viene specificamente a conformare il requisito della specificità (v. art. 10 legge 745/1938), nel richiedere, tra le altre cose, una descrizione della cosa costituita in pegno, pur sintetica ma comunque idonea all’identificazione in guisa da evitare postume sostituzioni, nonché del valore di stima attribuitole. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Il sintagma «credito su pegno» di cui all’art. 2787, comma 4, cod. civ. è nozione che intende circoscrivere il campo di applicazione della norma ad uno specifico tipo di operatività creditizia - tradizionalmente dei monti di pietà e di pegno, e che nell’oggi può essere esercitata, nei limiti di cui all’art. 48 TUB, dalle banche - qualificata dal fatto che al rimborso del finanziamento è destinato unicamente il bene mobile dato in garanzia, e conformata, quanto alla disciplina, dalla l. 745/1938 e dal reg. 1279/1939, come richiamati dall’art. 48 del TUB. Ne discende che la disposizione in esame non trova applicazione nel contesto di tutte le diverse operazioni bancarie assistite da pegno, con la conseguenza che - rispetto all’universo di tale variegata operatività - la banca non è esonerata dall’onere della data certa per l’opponibilità a terzi del vincolo. Del resto, ritenere le banche esonerate dall’onere della data certa con riferimento all’universo dell’operatività assistita da pegno sarebbe irrazionale (non essendo in alcun modo logicamente giustificabile una deroga, per una così ampia porzione di operatività - e solo per essa - all’art. 2704 cod. civ.), confliggente con il principio di par condicio creditorum (per la deteriore posizione in cui verrebbe a collocare i creditori pignoratizi di diritto comune rispetto a quelli bancari) nonché distonico rispetto al dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del TUB. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 giugno 2019, n.15421.




Natura dei certificati di partecipazione ai fondi comuni di investimento

Fondi comuni di investimento - Certificati nominativi di partecipazione - Natura - Titoli di credito - Fondamento

I certificati nominativi di partecipazione ai fondi comuni di investimento, di cui all'art. 36, comma 5, d.lgs. n. 58 del 1998 posseggono la natura giuridica di titoli di credito, giacchè incorporano il diritto alla prestazione e possono circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, come è confermato dalla norma citata che ne prevede espressamente il carattere nominativo o al portatore, secondo caratteristiche tipiche anche dei titoli di credito, proprio in relazione alla loro funzione di libera circolazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2019, n.14325.




Monopolio Poste Italiane: conto corrente e determinazione unilaterale della commissione

Regime di monopolio legale di Poste Italiane S.p.A. per la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta ICI - Compatibilità con gli artt. 14 e 106, paragr. 2, TFUE - Questione pregiudiziale - Potere di Poste Italiane S.p.A. di determinazione unilaterale dell'importo della "commissione" dovuta dal concessionario della riscossione ICI - Compatibilità con gli artt. 106, paragr. 2, 107, paragr. 1, e 102, paragr. 1, TFUE - Questione pregiudiziale

La Terza Sezione Civile ha sollevato innanzi alla CGUE, ex art. 267 del TFUE, le seguenti questioni pregiudiziali:

1) se osti agli artt. 14 TFUE (già art. 7D Trattato, poi art. 16 TCE) e 106 paragr. 2, TFUE (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) ed all’inquadramento nello schema del servizio di interesse economico generale (SIEG) una normativa come quella prevista dal combinato disposto dell’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992 con l’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, alla stregua della quale viene istituita e mantenuta – anche successivamente alla privatizzazione dei servizi di “bancoposta” erogati da Poste Italiane s.p.a. – una riserva di attività (regime di monopolio legale) a favore di Poste Italiane s.p.a. avente ad oggetto la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta del tributo locale ICI, tenuto conto dell’evoluzione della normativa statale in materia di riscossione delle imposte, che almeno a far data dall’anno 1997, consente al contribuente ed anche agli enti locali impositori, di avvalersi liberamente di modalità di pagamento e riscossione dei tributi (anche locali) attraverso il sistema bancario;

2) qualora l’istituzione del monopolio legale dovesse essere riconosciuta rispondente alle caratteristiche del SIEG, se osti agli artt. 106, paragr. 2, TUEF (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) e 107, paragr. 1, TUEF (già art. 92 Trattato, poi art. 87 TCE), secondo l’interpretazione di tali norme fornita dalla Corte di Giustizia con riferimento ai requisiti intesi a distinguere una misura legittima – compensatoria degli obblighi di servizio pubblico – da un aiuto di Stato illegittimo, una normativa come quella risultante dal combinato disposto degli artt. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996 e 3, comma 1, del d.P.R. n. 144/2001, che attribuisce a Poste Italiane s.p.a. il potere di determinazione unilaterale dell’importo della “commissione” dovuta dal Concessionario (Agente) della riscossione del tributo ICI, ed applicata su ciascuna operazione di gestione effettuata sul conto corrente postale intestato al Concessionario/Agente, tenuto conto che Poste Italiane s.p.a. con delibera del consiglio di amministrazione n. 57/1996 ha stabilito detta commissione in Lire 100 per il periodo 1.4.1997-31.5.2001 ed in Euro 0,23 per il periodo successivo all’1.6.2001;

3) se osti all’art. 102, paragr. 1, TUEF (già art. 86 Trattato, poi art. 82, paragr. 1, TCE), come interpretato dalla Corte di Giustizia, un complesso normativo quale quello costituito dall’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, dall’art. 3, comma 1, del d.P.R. n. 144 del 2001 e dall’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, dovendo necessariamente assoggettarsi il Concessionario (Agente) al pagamento della “commissione”, così come unilateralmente determinata e/o variata da Poste Italiane s.p.a., non potendo altrimenti recedere dal contratto di conto corrente postale, se non incorrendo nella violazione dell’obbligo prescritto dal citato art. 10, comma 3, e nel conseguente inadempimento all’obbligazione di riscossione dell’ICI assunta nei confronti dell’ente locale impositore. (massima ufficiale)
Cassazione penale, 23 maggio 2019, n.14080.




Fideiussione omnibus, violazione art. 2 l. n 287/1990 e provvedimento Banca d'Italia del 2 maggio 2005 nei confronti dell'ABI

Contratto di fideiussione omnibus – Nullità per violazione dell'art. 2, comma 2, lett. a), I. n. 287/1990 – Attitudine del provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005 a provare condotte anticoncorrenziali delle banche – Sussiste – Il giudice del merito è tenuto a valutare la coincidenza delle disposizioni della fideiussione con le condizioni oggetto di intese restrittive – Sussiste – Irrilevanza dell'attuazione o mancata attuazione della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario

In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dall'art. 2 I. n. 287/1990, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 maggio 2019, n.13846.




Nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema predisposto dall’ABI

Concorrenza – Normativa antitrust – Giudizio ex art. 33, comma 2, legge 287 del 1990 – Principio di effettività e di unitarietà dell’ordinamento – Carattere di prova privilegiata del provvedimento amministrativo nel giudizio civile in relazione alla accertata violazione della normativa in tema di concorrenza – Sussiste

In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dalla L. n. 287 del 1990, art. 2, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui alla L. n. 262 del 2005, art. 19, comma 11, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 maggio 2019, n.13846.




Viola il canone della buona fede il creditore che non risponde alle sollecitazioni del datore del pegno e non si attiva per la liquidazione del bene

Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.

Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2019, n.12863.




Soggettività giuridica dei Fondi comuni di investimento

Fondi comuni di investimento - Natura giuridica - Soggettività giuridica autonoma - Esclusione - Patrimoni separati della società promotrice o di gestione - Configurabilità - Acquisti nell'interesse del fondo - Titolarità formale e legittimazione ad agire - Società promotrice o di gestione - Fondamento

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondo immobiliare chiusi), disciplinati nel d.lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile che ne è oggetto deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 maggio 2019, n.12062.




Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici e mancanza di una parte degli estratti conto

Rapporti bancari - Conto corrente - Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici - Mancanza di una parte degli estratti conto - Accertamento del dare e avere - Modalità

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e si riscontri la mancanza di una parte degli estratti conto, il primo dei quali rechi un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio: a) nella prima ipotesi l'accertamento del dare e avere può attuarsi con l'impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, atti quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (tale da rendere impossibile la ricostruzione del rapporto di dare e avere tra le parti per il periodo successivo), così che i conteggi vengano rielaborati considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti; b) nel caso di domanda proposta dal correntista l'accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l'utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi che consentano di affermare che il debito nell'intervallo non documentato sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti o che permettano addirittura di affermare che in quell'arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo da tale saldo debitore". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 maggio 2019, n.11453.




Conto corrente bancario, ricostruzione del rapporto e oneri probatori

Conto corrente bancario - Invalida pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici - Ricostruzione del rapporto - Mancanza di una parte degli estratti conto - Primo estratto recante saldo a debito del cliente - Correntista convenuto o attore in giudizio - Differenti conseguenze sul regime probatorio

Nei rapporti bancari di conto corrente, esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e riscontrata la mancanza di una parte degli estratti conto, riportando il primo dei disponibili un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio. Nella prima ipotesi l'accertamento del dare e avere può attuarsi con l'impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono inoltre valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, idonei quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (tale da rendere impossibile la ricostruzione del rapporto di dare e avere tra le parti per il periodo successivo), così che i conteggi vengano rielaborati considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti; in mancanza di tali dati la domanda deve essere respinta. Nel caso di domanda proposta dal correntista, l'accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l'utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi i quali consentano di affermare che il debito, nell'intervallo temporale non documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o che permettano addirittura di affermare che in quell'arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 maggio 2019, n.11543.




Mutuo fondiario e onere della prova dell'erogazione della somma data a mutuo

Credito fondiario - Distribuzione dell'onere della prova tra creditore e debitore sulla erogazione del mutuo e sulla restituzione delle somme - Opposizione allo stato passivo - Fattispecie

In caso di stipulazione del contratto di mutuo fondiario ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 7 del 1976, l'onere della prova dell'erogazione della somma data a mutuo è assolto dall'istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell'atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando, in tal caso, al debitore che si opponga all'azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e degli accessori ovvero di altre cause estintive dell'obbligazione restitutoria. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione con la quale il Tribunale, decidendo sull'opposizione al diniego d'ammissione allo stato passivo del fallimento di un credito portato da alcuni contratti di mutuo fondiario cui risultavano allegati i rispettivi atti di quietanza ed erogazione parziale, aveva motivato l'esclusione con la mancanza degli estratti conto comprovanti l'erogazione delle somme mutuate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 aprile 2019, n.10507.




Per l’ammissione del mutuo al passivo fallimentare non occorrono gli estratti del conto corrente di accredito

Fallimento – Ammissione al passivo – Mutuo bancario – Prova del credito – Atto pubblico di erogazione – Sufficienza

In tema di contratto di mutuo, l’onere della prova dell’erogazione della somma data a mutuo è assolto dall’istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell’atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando al debitore che si opponga all’azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e egli accessori ovvero di altre cause estintive dell’obbligazione restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 aprile 2019, n.10507.




Sanzioni irrogate da Banca d'Italia, mancata comunicazione all'incolpato della proposta formulata dalla Commissione per l'esame delle irregolarità e violazione del diritto di difesa

Sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia - Comunicazione all'incolpato della proposta della Commissione per l'esame delle irregolarità - Omessa previsione - Conseguenze - Lesione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa - Violazione delle tutele di cui all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Esclusione - Fondamento

In tema di sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia, deve escludersi che la mancata comunicazione all'incolpato della proposta conclusiva formulata dalla Commissione per l'esame delle irregolarità al Direttorio della medesima Banca comporti la violazione del diritto di difesa e dei principi sanciti dall'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo perché il procedimento amministrativo deve ritenersi "ab origine" conforme alle prescrizioni di tale ultima disposizione, essendo il provvedimento sanzionatorio impugnabile davanti ad un giudice indipendente ed imparziale, dotato di giurisdizione piena e presso il quale è garantito il pieno dispiegamento del contraddittorio tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 2019, n.8237.




Giurisdizione per le domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario estero che abbia operato in Italia

Giurisdizione - Domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario

Le condizioni da valutarsi ai fini della giurisdizione anche secondo le disposizioni della Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 (ratificata dall'Unione europea con decisione del Consiglio del 27/11/2008 ed entrata in vigore, nei rapporti con la Confederazione elvetica, il dì 01/01/2011) sono quelle al momento dell'instaurazione della domanda e non quelle al momento della conclusione del contratto per cui è causa; in ogni caso, ai sensi del primo paragrafo dell'articolo 15 e del primo paragrafo dell'articolo 16 di detta Convenzione, sussiste la giurisdizione del giudice italiano sulle domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di un soggetto, quale un istituto bancario, che abbia svolto o svolga o abbia diretto o diriga in Italia, anche per il tramite di altri soggetti prospettati come mandatari o sostenendole con l'attività di società strettamente collegate, attività professionali cui si riconducano i contratti per cui è causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 marzo 2019, n.6280.




Quando il cliente ha diritto ad ottenere dalla Banca il rendiconto pur non avendone fatto richiesta ex art. 119 T.U.B.

Conto corrente bancario – Interessi ultra-legali non pattuiti e capitalizzazione trimestrale – Onere della prova – Diritto del cliente di ottenere dalla Banca il rendiconto – Sussistenza – Mancata richiesta ex art. 119 TUB – Irrilevanza

Nel caso in cui non sia contestata l’applicazione al rapporto di conto corrente di interessi ultra-legali non pattuiti nelle forme di legge nonché l’applicazione della capitalizzazione trimestrale, non può mettersi in dubbio l’esistenza di un conto corrente non contestato dalla Banca e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla sua gestione.

In ragione dei contenuti propri della norma dell’art. 119 comma 4 T.U.B., il correntista ha pertanto diritto di ottenere dalla Banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria avvalendosi dell’ordine di esibizione di cui all’art. 210 c.p.c., fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale e ciò anche nell’ipotesi in cui prima del giudizio non abbia fatto richiesta della documentazione ai sensi dell’art. 119 T.U.B. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 febbraio 2019, n.3875.




Ammissione al passivo del credito della banca, produzione integrale degli estratti conto e onere di contestazione del curatore

Fallimento – Insinuazione al passivo – Credito della banca derivante da saldo negativo di conto corrente – Onere della prova – Deposito degli estratti conto integrali – Onere di contestazione del curatore

Sebbene non operino nei confronti del curatore gli effetti di cui all'art. 1832 c.c., lo stesso procedimento di insinuazione al passivo e di successiva opposizione fungono da procedimento di rendicontazione al fine dell'individuazione della esatta consistenza del credito vantato dalla banca e contribuiscono a fornire all'estratto conto che rappresenti l'intera evoluzione storica dello svolgimento del rapporto un valore di prova a suffragio delle ragioni dell'istituto di credito che abbia presentato insinuazione al passivo.

Nell'insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente la banca ha dunque l'onere di dare conto dell'intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l'onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha a sua volta l'onere di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito relativamente alle contestazioni sollevate; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell'evoluzione storica del rapporto contrattuale come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d'ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti, che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 dicembre 2018, n.31195.




Domanda fondata su contratto di mutuo e negazione da parte del convenuto del titolo

Contratto di mutuo - Causale del versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza

Qualora l'attore fondi la sua domanda su un contratto di mutuo, la circostanza che il convenuto ammetta di avere ricevuto una somma di denaro dall'attore, ma neghi che ciò sia avvenuto a titolo di mutuo, non costituisce una eccezione in senso sostanziale, sì da invertire l'onere della prova, giacché negare l'esistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l'inefficacia, la modificazione o l'estinzione, ma vuol dire negare il titolo posto a base della domanda, benché il convenuto riconosca di avere percepito una somma di denaro ed indichi la ragione per la quale tale somma sarebbe stata versata, con la conseguenza, pertanto, che rimane fermo l'onere probatorio a carico dell'attore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 2018, n.30944.




Azione di restituzione di una somma di danaro data a mutuo e onere della prova

Azione di restituzione di una somma di danaro data a mutuo - Onere della prova - A carico dell'attore - Contenuto

La "datio" di una somma di danaro non vale - di per sé - a fondare la richiesta di restituzione, allorquando, ammessane la ricezione, l'"accipiens" non confermi il titolo posto "ex adverso" alla base della pretesa di restituzione e, anzi, ne contesti la legittimità, posto che, potendo una somma di danaro essere consegnata per varie cause, la contestazione, ad opera dell'"accipiens", della sussistenza di un'obbligazione restitutoria impone all'attore in restituzione di dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, onere questo che si estende alla prova di un titolo giuridico implicante l'obbligo della restituzione, mentre la deduzione di un diverso titolo, ad opera del convenuto, non configurandosi come eccezione in senso sostanziale, non vale ad invertire l'onere della prova. Ne consegue che l'attore che chieda la restituzione di somme date a mutuo è tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda e, pertanto, non solo l'avvenuta consegna della somma, ma anche il titolo da cui derivi l'obbligo della vantata restituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 2018, n.30944.




Factoring: determinatezza dell'oggetto della cessione in massa di crediti futuri

Contratto di “factoring” con cessione in massa di crediti futuri - Art. 3 l. n.52 del 1991 - Determinatezza dell’oggetto - Presupposti - Necessità che i crediti futuri sorgano nel biennio di durata del contratto - Esclusione - Fattispecie

In tema di "factoring", ai fini della determinatezza dell'oggetto della cessione in massa di crediti futuri, regolata dall'art. 3 l. n. 52 del 1991, occorre che sia indicato il debitore ceduto in ordine a crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a ventiquattro mesi, ma non è necessario anche che i crediti sorgano nel biennio di durata del contratto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva accertato il diritto del "factor" di ricevere dal debitore ceduto il pagamento di crediti futuri, oggetto di cessione in massa, collegati al rinnovo, avvenuto entro il biennio di efficacia contrattuale, del contratto di fornitura sottostante al contratto di "factoring", sebbene sorti dopo il decorso del biennio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 novembre 2018, n.30611.




L'approvazione anche tacita dell'estratto conto non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate sulle ragioni sostanziali che giustificano le partite

Conto corrente bancario – Contestazione delle operazioni annotate – Ragioni sostanziali relative alla legittimità delle partite di conto – Approvazione dell’estratto conto – Irrilevanza

Nel caso in cui si controverta della conformità o meno allo statuto che ne disciplinava il rendimento della liquidazione di determinati strumenti finanziari, la contestazione concerne l'insussistenza del titolo giuridico posto a fondamento dell'accreditamento operato in conto corrente, con la conseguenza che l'approvazione anche tacita dell'estratto conto, ai sensi dell'art. 1832 c.c., comma 1, non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell'inclusione o dell'eliminazione di partite del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 novembre 2018, n.30000.




Il decorso dei termini ex art. 1832 c.c. non ostacola il diritto della Banca alla ripetizione degli accrediti non dovuti

Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione

La mancata contestazione dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 c.c. e la connessa implicita approvazione delle operazioni in esso annotate riguardano gli accrediti e gli addebiti nella loro realtà effettuale nonché la verità contabile, storica e di fatto delle operazioni annotate, ma non impediscono la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti.

Nel contratto di conto corrente l’approvazione anche tacita dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 comma 1 c.c., non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell’inclusione o dell’eliminazione di partite del conto. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 novembre 2018, n.30000.




Nel contratto di sconto bancario, la girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca comporta una cessione del credito

Contratto di sconto bancario - Girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca - Cessione del credito - Girata con clausola "per incasso", "per procura", per "valuta a garanzia - Distinzione

Nel contratto di sconto bancario, la girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca - a differenza dalla girata con clausola "per incasso", "per procura", per "valuta a garanzia", od altra equivalente - comporta una cessione del credito, investendo il giratario di una legittimazione piena a titolo di proprietà, attributiva di tutti i diritti derivanti dal titolo, con la conseguenza che l'incasso del denaro pagato dal debito cartolare soddisfa un credito proprio del cessionario e non del cedente. Pertanto, in caso di fallimento del cliente, l'eventuale azione revocatoria fallimentare da parte del curatore può avere per oggetto il negozio di sconto bancario, con riguardo all'epoca della sua conclusione, ma non pure il pagamento (successivamente) effettuato alla banca dal debitore cartolare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 novembre 2018, n.29464.




Usura e interessi di mora: un principio di frequente trascurato dai giudici di merito ed incompreso nella prassi degli organi ammnistrativi

Interessi – Usura – Interessi di mora – Nullità

E’ nullo il patto col quale si convengano interessi convenzionali moratori che, alla data della stipula, eccedano il tasso soglia di cui all'art. 2 della legge 7 marzo 1996 n. 108, relativo al tipo di operazione cui accede il patto di interessi moratori convenzionali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 ottobre 2018, n.27442.




Responsabilità per omessa vigilanza del consigliere non esecutivo

Credito - Istituto o enti di credito - Consigliere di amministrazione non esecutivo - Omessa vigilanza su operato consiglieri esecutivi - Sussistenza del relativo dovere ai sensi dell'art. 191, comma 2, T.U.F., nella formulazione all'epoca vigente - Fondamento - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 191, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, nella formulazione applicabile "ratione temporis", il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile per omessa vigilanza allorché, venuto a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbia fatto ciò che poteva per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (Nella specie, il ricorrente era stato sanzionato, quale consigliere di amministrazione non esecutivo di una società per azioni, per l'omessa vigilanza sull'operato dei consiglieri esecutivi, in relazione a condotte poste in essere anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 72 del 2015). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27365.




Estratti conto bancari, 'data valuta' e data certa

Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Estratti conto bancari - “Data valuta” - Tempo effettivo dell’operazione - Data certa - Esclusione - Ragioni

In tema di revocatoria fallimentare, le "date valuta" risultanti dagli estratti conto bancari non sono idonee a provare il tempo in cui le relative operazioni sono state realmente effettuate sul conto, né a conferire data certa alle stesse, essendo nella prassi bancaria utilizzate dette date in maniera convenzionale per postergare il tempo di effettuazione dei versamenti ed antergare invece quello dei prelievi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 ottobre 2018, n.24137.




Cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB: la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale realizza una presunzione assoluta di conoscenza

Cessione di crediti - Cessione in blocco ex art. 58 TUB - Pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale - Presunzione assoluta di conoscenza della cessione

Nella cessione di crediti in blocco di cui all’art. 58 TUB, il perfezionamento della fattispecie traslativa avviene con la pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale, che introduce una presunzione assoluta di conoscenza della cessione in blocco fra i vari enti creditori e i debitori, e quindi la rende idonea a superare le contestazioni del debitore circa l'efficacia traslativa degli atti così come intervenuti fra i vari successori a titolo particolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 settembre 2018, n.22548.




Il mutuo ipotecario finalizzato ad estinguere il precedente debito chirografario non è nullo ma revocabile

Contratti bancari – Mutuo ipotecario – Concesso per estinguere un precedente credito chirografario del mutuatario – Nullità – Esclusione – Revocabilità – Sussiste

Qualora venga stipulato un mutuo con concessione di ipoteca al solo fine di garantire, attraverso l’erogazione di somme poi refluite nelle casse della banca mutuante, una precedente esposizione dello stesso soggetto o di terzi, risulta individuabile il motivo illecito perseguito, rappresentato dalla costituzione di un’ipoteca per debiti chirografari preesistenti; tale garanzia è revocabile, in quanto concessa per nuovo credito, la cui erogazione è finalizzata all’estinzione di credito precedentemente chirografario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2018, n.19746.




Legittimo il protesto a nome del correntista se l’assegno da lui non firmato non è riferibile ad altri

Assegno – Recante firma illeggibile e diversa dallo specimen – Protestabilità del titolare del conto

Nell’ipotesi in cui sull’assegno sia apposta una firma illeggibile (o parzialmente non leggibile) diversa dallo specimen depositato in banca, se non si possa ritenere con probabile certezza che il soggetto che ha firmato l’assegno è diverso dal titolare del conto, il protesto può essere elevato a nome dell’intestatario del conto.

[Nella fattispecie, l’assegno, tratto sul conto corrente di una s.r.l., recava una firma in parte illeggibile ma sicuramente non riferibile all’amministratore, ma neppure era stato denunciato il furto o lo smarrimento del titolo, cosicché non si poteva identificare con certezza un soggetto traente diverso dal titolare del conto. La Corte ha pertanto confermato la legittimità del protesto levato a nome della società correntista.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 23 luglio 2018, n.19487.




Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica, eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento

Rapporto di apertura di credito in conto corrente – Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica – Natura ripristinatoria delle rimesse – Eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento

L’eccezione di prescrizione non può considerarsi validamente proposta, allorquando non vengano allegati i fatti che ne costituiscono il fondamento, alla luce del principio che sancisce la presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse nel contratto di apertura di credito. (Sara Rosaria Tundo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 luglio 2018, n.17998.




Verifica del tasso soglia usura: va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS)

Commissione di massimo scoperto applicata fino all’entrata in vigore dell'art. 2 bis del d.l. n. 185 del 2008 inserito dalla l n. 2 del 2009 - Natura - Norma di interpretazione autentica dell’art. 644, comma 3, c.p.

Con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell'usura presunta come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale d'interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata - intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento - rispettivamente con il tasso soglia e con la "CMS soglia", calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'art. 2, comma 1, della predetta legge n. 108, compensandosi, poi, l'importo della eventuale eccedenza della CMS in concreto praticata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con il "margine" degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 giugno 2018, n.16303.




Valore probatorio degli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia

Credito - Accertamenti ispettivi della Banca d'Italia - Valore probatorio

La natura del processo verbale delle ispezioni eseguite dalla Banca d'Italia non comporta che la funzione certificatoria sia estesa anche alle valutazioni espresse dagli organi ispettivi che, per loro stessa natura, hanno margini più o meno ampi di discrezionalità, sicché non può sostenersi che le risultanze siano incontrovertibili e provviste di una presunzione assoluta di verità che non ammette prova contraria.

Gli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia nell'ambito dell'attività di vigilanza sul sistema bancario, a norma degli artt. 54 t.u.b. e 10 t.u.f. (d. Igs. 24 febbraio 1998, n. 58), fanno piena prova ex art. 2700 c.c., fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale nella relazione ispettiva come avvenuti in sua presenza o da lui compiuti o conosciuti senza alcun margine di apprezzamento, nonché con riguardo alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti ed alle valutazioni ivi contenute né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti che si assume veri in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche. Pertanto, le valutazioni e le ipotesi conclusive contenute nelle relazioni ispettive della Banca d'Italia costituiscono elementi di convincimento con i quali il giudice deve confrontarsi criticamente, e tuttavia, sebbene provengano da una fonte autorevole, non possono essere recepite in modo aprioristico e possono essere contraddette con strumenti istruttori adeguati, quale è, ad esempio, la c.t.u. svolta nel contraddittorio delle parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 maggio 2018, n.13679.




Revocatoria di rimesse in conto corrente bancario e legittimazione passiva in caso di cessione di azienda bancaria

Revocatoria fallimentare - Inefficacia di versamenti su conto corrente di azienda bancaria - Cessione ad altra banca delle attività e passività aziendali - Azione revocatoria - Legittimazione passiva della cessionaria - Condizioni

In tema di azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto le rimesse su conto corrente a favore di una banca, la cui azienda sia poi stata ceduta ad altra banca, la legittimazione passiva sussiste in capo alla cessionaria soltanto ove risulti che con l'azienda bancaria siano state trasferite tutte le attività e passività aziendali, dunque anche i debiti futuri derivanti dall'azione revocatoria, in quanto obbligazioni ad oggetto determinabile, perché all'atto della convenzione erano identificabili gli eventuali debiti, risultanti dalla contabilità, in relazione ai pagamenti eseguiti dai debitori poi falliti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2018, n.13308.




Conversione del mutuo nullo in mutuo ipotecario ordinario

Mutuo fondiario - Nullità contrattuale - Poteri d'ufficio del giudice - Conversione del contratto nullo - Esclusione - Istanza di conversione in mutuo ipotecario ordinario - Proposta dalla parte nel primo momento utile successivo alla rilevazione della nullità - Ammissibilità

In tema di richiesta di conversione del contratto nullo di mutuo fondiario in contratto di mutuo ipotecario ordinario, il potere del giudice di rilevare d'ufficio la nullità non può estendersi alla conversione del contratto nullo, ostandovi la previsione di cui all'art. 1424 c.c.; è tuttavia ammissibile l'istanza in tal senso avanzata dalla parte nel primo momento utile successivo alla rilevazione suddetta, poiché è consequenziale alla rilevata nullità dell'unico titolo posto a fondamento dell'originaria domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2018, n.13286.




Assegno pagato a persona diversa dal beneficiario e prova di non imputabilità alla banca dell'inadempimento

Titoli di credito - Assegni - Errore nell'identificazione del legittimo portatore del titolo - Inadempimento della banca - Prova di non imputabilità

Ai sensi dell'art. 43, 2° comma, legge assegni (r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736), la banca negoziatrice chiamata a rispondere del danno derivato - per errore nell'identificazione del legittimo portatore del titolo - dal pagamento di assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità a persona diversa dall'effettivo beneficiario, è ammessa a provare che l'inadempimento non le è imputabile, per aver essa assolto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta dall'art. 1176, 2°comma, c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 21 maggio 2018, n.12477.




Il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob tutte le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza

Società - Di capitali - Attività di vigilanza sulla gestione ai sensi dell'art. 149, comma 3, d.lgs. n. 58 del 1998 - Riscontro di irregolarità - Obbligo di comunicazione alla Consob - Sussistenza - Valutazione discrezionale su rilevanza irregolarità - Filtro preventivo - Esclusione - Fondamento

In tema di controllo sulla legittimità della gestione delle società quotate in borsa, ai sensi dell'art. 149, comma 3, del d.lgs. n. 58 del 1998, il collegio sindacale deve comunicare senza indugio alla Consob tutte le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza cui è tenuto, senza che l'adempimento sia subordinato ad una valutazione discrezionale circa la rilevanza delle stesse; depongono in tal senso la formulazione letterale della norma – che fa riferimento alle "irregolarità", senza ulteriori qualificazioni - e anche la sua "ratio", finalizzata a scongiurare le incertezze operative che deriverebbero dalla opposta soluzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 maggio 2018, n.12110.




Responsabilità della banca per concessione abusiva di credito

Abusiva concessione di credito ad imprenditore in stato di insolvenza - Azione da illecito aquiliano nei confronti del finanziatore (banca) per il risarcimento del danno causato ai creditori - Responsabilità nei confronti dei terzi che abbiano confidato sulla solvibilità dell’imprenditore - Sussistenza - Condizioni

In tema di concessione abusiva di credito, sussiste la responsabilità della banca, che finanzi un'impresa insolvente e ne ritardi perciò il fallimento, nei confronti dei terzi che, in ragione di ciò, abbiano confidato nella sua solvibilità ed abbiano continuato ad intrattenere rapporti contrattuali con essa, allorché sia provato che i terzi non fossero a conoscenza dello stato di insolvenza e che tale mancanza di conoscenza non fosse imputabile a colpa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2018, n.11695.




Caratteri della nullità del mutuo fondiario per superamento della soglia di finanziabilità e cd. valore cauzionale del bene ipotecato

Mutuo fondiario (38 TUB) – Limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato (delibera CICR 22 aprile 1995, in specificazione del disposto dell’art. 38, comma 2°, TUB) – Requisito di validità (strutturale) – Affermazione

Mutuo fondiario (38 TUB) – Limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Requisito di validità (funzionale) – Affermazione

Mutuo fondiario (38 TUB) – Nullità per superamento del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Carattere parziale della nullità – Esclusione

Mutuo fondiario (38 TUB) – Nullità per superamento del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Conversione ex art. 1424 c.c. in mutuo ordinario – Condizioni di ammissibilità

Mutuo fondiario (38 TUB) – Nullità per superamento del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Parametro per l’apprezzamento circa il rispetto di tale limite – Valore cauzionale del bene ipotecato – Significato

Il limite di finanziabilità fissato dalla normativa di legge e amministrativa discende dalla struttura di base del mutuo fondiario, quale contratto di credito in cui la prospettiva di rientro si misura sul bene portato in garanzia, e connota così l’oggetto di tale peculiare fattispecie negoziale, atteggiandosi propriamente a requisito di validità il cui superamento è determinativo di nullità. (Alberto Marger) (riproduzione riservata)

La normativa di legge e amministrativa relativa al mutuo fondiario delinea un meccanismo negoziale in cui le agevolazioni sostanziali e processuali accordate al creditore bancario conseguono alla necessaria osservanza del limite di finanziabilità parametrato nella misura dell’80% del valore cd. cauzionale dell’immobile ipotecato. Il rispetto di tale impianto negoziale da parte dell’impresa bancaria predisponente rende possibili corretta concorrenzialità e regolarità del mercato del credito. (Alberto Marger) (riproduzione riservata)

Il meccanismo di «non-propagazione» della nullità di una parte del contratto all’intero negozio (cd. nullità parziale), di cui all’art. 1419 comma 2°, cod. civ., è del tutto incompatibile con la nullità per superamento del limite di finanziabilità, la quale incide sull’oggetto del negozio e non su una sua parte, determinando pertanto la caducazione dell’intero contratto di mutuo fondiario. (Alberto Marger) (riproduzione riservata)

Il contratto di mutuo fondiario nullo per superamento del limite di finanziabilità può essere oggetto di conversione ex art. 1424 c.c. in un contratto di mutuo ordinario. Di là dalle ipotesi di un'eventuale illiceità o non meritevolezza della fattispecie concreta, che impediscono di discostarsi dalla sanzione di nullità-inefficacia del negozio, l'indagine del giudice di merito circa l’effettivo operare di tale conversione deve essere diretta a verificare se il credito sia stato erogato nella consapevolezza, o meno, del fatto che il valore dell'immobile non raggiungesse la soglia richiesta dalla legge, ovvero pure se il conseguimento dei peculiari «vantaggi fondiari» abbia costituito la ragione unica, o comunque determinante, dell'operazione; la sussistenza di anche una sola tra tali circostanze impone al giudice, secondo il preciso disposto dell'art. 1424 cod. civ., di escludere l’operare della conversione. Nel compiere tale indagine si deve tenere in conto, tra l'altro, che la misura del credito da erogare e la dimensione dei «privilegi» voluti dal mutuante costituiscono, per regola, proprio i momenti topici delle trattative relative alle operazioni di finanziamento fondiario. (Alberto Marger) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’apprezzamento circa il rispetto del limite di finanziabilità prescritto per il mutuo fondiario dalla normativa legale e regolamentare, il giudice deve tenere in considerazione il cd. valore cauzionale del bene ipotecato, vale a dire la concreta e attuale prospettiva di negoziabilità dell'immobile, del tutto svincolata da considerazioni di carattere speculativo, sì che, se non è possibile far riferimento a un valore di liquidazione, tra le diverse stime possibili deve privilegiarsi quella di tipo prudenziale. (Alberto Marger) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2018, n.11201.




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Mutuo fondiario (38 TUB) – Nullità per superamento del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Conversione ex art. 1424 c.c. in mutuo ordinario – Condizioni di ammissibilità

Il contratto di mutuo fondiario nullo per superamento del limite di finanziabilità può essere oggetto di conversione ex art. 1424 c.c. in un contratto di mutuo ordinario. Di là dalle ipotesi di un'eventuale illiceità o non meritevolezza della fattispecie concreta, che impediscono di discostarsi dalla sanzione di nullità-inefficacia del negozio, l'indagine del giudice di merito circa l’effettivo operare di tale conversione deve essere diretta a verificare se il credito sia stato erogato nella consapevolezza, o meno, del fatto che il valore dell'immobile non raggiungesse la soglia richiesta dalla legge, ovvero pure se il conseguimento dei peculiari «vantaggi fondiari» abbia costituito la ragione unica, o comunque determinante, dell'operazione; la sussistenza di anche una sola tra tali circostanze impone al giudice, secondo il preciso disposto dell'art. 1424 cod. civ., di escludere l’operare della conversione. Nel compiere tale indagine si deve tenere in conto, tra l'altro, che la misura del credito da erogare e la dimensione dei «privilegi» voluti dal mutuante costituiscono, per regola, proprio i momenti topici delle trattative relative alle operazioni di finanziamento fondiario. (Alberto Marger) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2018, n..




Irrogazione delle sanzioni amministrative in tema di intermediazione finanziaria e principio del contraddittorio

Vigilanza e controllo - Procedimento sanzionatorio amministrativo - Intermediazione finanziaria - Principi del giusto procedimento - Applicabilità - Limiti

Nel procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative previste in tema di intermediazione finanziaria, il principio del contraddittorio deve modellarsi in concreto, in funzione dello stato in cui si trova la procedura al momento dell'acquisizione delle prove, senza implicare la necessità che esse siano assunte alla costante presenza della parte interessata, essendo sufficiente che l'autorità decidente ponga a base del provvedimento sanzionatorio il nucleo del fatto contestato, in tutte le circostanze concrete che valgano a caratterizzarlo e che siano rilevanti ai fini della pronuncia del provvedimento finale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 aprile 2018, n.9517.




Il costo dell’assicurazione per il rischio di incapacità patrimoniale sopravvenuta va computato nel calcolo del TEG

Contratti bancari – Contratto di finanziamento – Usura – Computo del tasso effettivo – Inclusione del costo della polizza assicurativa per il rischio di incapacità patrimoniale sopravvenuta del finanziato – Sussiste

Il costo della polizza assicurativa a tutela della restituzione del finanziamento è da includere nel computo del tasso di usura qualora sostanzialmente imposta dalla società finanziaria per garantirsi dal rischio di incapacità patrimoniale sopravvenuta della persona fisica del finanziato. La natura obbligatoria e la imposizione del relativo costo al cliente al fine di pervenire alla stipulazione del contratto di finanziamento escludono che si tratti di una garanzia accessoria autonoma rispetto al contratto stesso – unica condizione per sottrarne il relativo costo dal computo del tasso di usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9298.




Prova del credito della banca nel fallimento: è necessaria la produzione degli estratti conto a partire dalla apertura del rapporto

Conto corrente bancario - Prova del credito della banca - Produzione degli estratti conto - Dalla conclusione del contratto - Necessità - Fondamento

Nel contratto di conto corrente bancario, la banca che assuma di essere creditrice del cliente ha l'onere di produrre in giudizio i relativi estratti conto a partire dalla data della sua apertura, non potendo pretendere l'azzeramento delle eventuali risultanze del primo degli estratti utilizzabili, in quanto ciò comporterebbe l'alterazione sostanziale del medesimo rapporto, che vede nella banca l'esecutrice degli ordini impartiti dal cliente, i quali si concretizzano in operazioni di prelievo e di versamento ma non integrano distinti e autonomi rapporti di debito e credito tra cliente e banca,rispetto ai quali quest'ultima possa rinunciare azzerando il primo saldo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9365.




Mutuo fondiario: garanzie integrative e verifica circa il rispetto del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario (38 TUB) – «Garanzie integrative» per l’innalzamento del limite di finanziabilità (delibera CICR 22 aprile 1995) – Caratteri delle garanzie ammesse a tal fine – Fideiussione prestata da persona fisica – Ammissibilità – Esclusione

Mutuo fondiario (38 TUB) – Limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile (delibera CICR 22 aprile 1995, in specificazione del disposto dell’art. 38, comma 2°, TUB) – Requisito di validità – Affermazione – Valutazione del rispetto del limite misurata sulla sostanza dell’operazione – Tendenziale insufficienza della perizia di parte

Nelle operazioni di mutuo fondiario (art. 38 TUB), possono fungere da «garanzie integrative» ai fini dell’innalzamento del limite massimo di finanziabilità dall’80% al 100% del valore dell’immobile ipotecato, solo determinate tipologie di garanzie (delibera CICR 22 aprile 1995), il cui livello di affidabilità patrimoniale si attesti sulla linea di quella data dallo Stato, dalle compagnie di assicurazione e da talune imprese disciplinate dal TUB, e che siano altresì ritenute idonee sulla base dei criteri generali predisposti dalla Banca d’Italia (in G.U. 2 aprile 2005, n. 76). Non rientra tra le garanzie utilizzabili in proposito la fideiussione prestata dal socio della società debitrice principale. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Il requisito del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato, da cui dipende la validità dell’operazione di mutuo fondiario, attiene alla sostanza del rapporto tra misura del credito concedibile e valore della garanzia a servizio, e non è pertanto integrato sol che si alleghi una perizia di parte creditrice che ne attesti formalmente il rispetto. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2018, n.9079.




Responsabilità oggettiva della banca in caso di phishing

Contratti bancari – Cd. Home banking – Prelievo operato da terzi – Mediante truffaldina appropriazione dei codici informatici di accesso al conto – Responsabilità oggettiva della banca – Sussiste

In tema di responsabilità della banca in caso di operazioni effettuate a mezzo di strumenti elettronici, anche al fine di garantire la fiducia degli utenti nella sicurezza del sistema, è del tutto ragionevole ricondurre nell’area del rischio professionale del prestatore dei servizi di pagamento la possibilità di una utilizzazione dei codici di accesso al sistema da parte dei terzi, non attribuibile al dolo del titolare o a comportamenti talmente incauti da non poter essere fronteggiati in anticipo; ne consegue che la banca, cui è richiesta una diligenza di natura tecnica da valutarsi con il parametro dell’accorto banchiere, è tenuta a fornire la prova della riconducibilità dell’operazione al cliente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 aprile 2018, n.9158.




Responsabilità della Consob per omessa vigilanza

Banca e borsa – Irregolare attività di agente di cambio – Segnalata alla Consob – Tardiva attività ispettiva – Responsabilità per omessa vigilanza – Sussiste

Sulla scia della decisione delle Sezioni Unite (22 luglio 1999, n.500), che ha riconosciuto la risarcibilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. del danno causato dall’esercizio illegittimo della funzione pubblica, si colloca l’ormai remoto riconoscimento della responsabilità della Consob, tenuta all’osservanza del principio del neminem laedere, per omissione di controllo.

L’inerzia o il ritardo della Consob non possono mai e in nessun caso trovare giustificazione nella discrezionalità tecnica che connota la sua attività, fermo essendo che la discrezionalità relativa al quomodo della vigilanza non può mai estendersi anche alla scelta radicale tra l’attivarsi o non, soprattutto qualora sussistano gravi indizi di irregolarità.

La Consob è assoggettata ad un vero e proprio obbligo giuridico di impedire o circoscrivere il danno mediante l’esercizio dei propri poteri di vigilanza.

[Nella fattispecie, la Cassazione ha confermato la condanna inflitta alla Consob al risarcimento dei danni subiti da svariati investitori a seguito dell’attività illecita di un agente di cambio, in considerazione del ritardo con cui era stata attuata l’attività ispettiva a seguito della segnalazione di irregolarità.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 aprile 2018, n.9067.




Rimesse in conto corrente bancario e scientia decoctionis: collegamento con la Centrale Rischi e scambio di informazioni conseguenti alle segnalazioni

Fallimento - Revocatoria - Rimesse in conto corrente bancario - Prova della scientia decoctionis - Collegamento con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia - Scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte

In tema di domanda revocatoria di rimesse in conto corrente, la prova della scientia decoctionis dell'accipiens può dedursi dal collegamento della Banca con la Centrale Rischi istituita presso la Banca d'Italia e dall'eventuale scambio delle informazioni conseguenti alle segnalazioni svolte, in quanto, in considerazione della posizione di osservatore qualificato, la banca può certamente rilevare il progressivo decadimento della qualità del rapporto con l'imprenditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 marzo 2018, n.4793.




Sono nulli i contratti bancari conclusi dalla c.d. banca di fatto

Contratti bancari – Banca di fatto – Libretto di deposito a risparmio – Nullità dei contratti stipulati – Affermazione – Carattere relativo o di “di protezione” della nullità – Esclusione

Contratti bancari – Banca di fatto – Nullità dei contratti stipulati – Verifica del giudice di merito circa l’operare della conversione ex art. 1424 c.c. – Necessità – Rilevabilità d’ufficio della conversione del negozio nullo – Esclusione

Sono nulli i contratti bancari (artt. 1834-1860 c.c.) conclusi da un soggetto professionalmente dedito all’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico ed all’esercizio del credito, privo però dell’autorizzazione disciplinata dall’art. 14 del TUB. La rilevanza degli interessi generali sottesi a tale ipotesi di nullità esclude che il vizio si configuri come nullità di protezione. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Accertata la nullità dei contratti bancari stipulati dalla c.d. banca di fatto, il giudice di merito deve verificare, nell’ambito della sua insindacabile indagine in fatto, se vi sono i presupposti per la conversione ex art. 1424 c.c. di tali contratti in negozi di diritto comune, a condizione però che le parti facciano richiesta di avvalersi di tale istituto, non essendo la conversione rilevabile d’ufficio dal giudice. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2018, n.4760.




Viola il precetto di «sana e prudente gestione» la banca che non conserva la documentazione relativa a rapporti non esauriti

Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Prova del credito della banca da (asserito) saldo negativo di conto – Produzione da parte della banca degli estratti conto relativi al rapporto al fine di ricostruire il saldo – Necessità – Decorso del termine decennale di conservazione delle scritture contabili – Irrilevanza – Distruzione dei documenti per decorso del termine decennale – Violazione del precetto di sana e prudente gestione ex art. 5 T.U.B. – Sussistenza

La banca non può sottrarsi all’onere di provare il preciso ammontare del credito vantato nei confronti di un cliente, e da quest’ultimo contestato in giudizio, invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre i dieci anni dall’ultima registrazione. D’altro canto, il comportamento della banca che si disfa della documentazione afferente a un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del T.U.B. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2018, n.4102.




L’approvazione dell’estratto conto non preclude la ripetizione di attribuzioni patrimoniali prive di causa

Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. – Sussistenza – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione

Nel contesto di un rapporto di conto corrente, le attribuzioni patrimoniali, pur annotate in conto, che siano tuttavia prive di idonea causa di giustificazione, costituiscono indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. Ai fini della proponibilità dell’azione di ripetizione, è irrilevante il termine di decadenza previsto per l’impugnazione dell’estratto conto dall’art. 1832, comma 2°, c.c., il cui decorso non è idoneo a consolidare attribuzioni patrimoniali prive di causa in capo alle parti. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 gennaio 2018, n.372.




Cessione di crediti in blocco: il giudice deve valutare se il singolo rapporto dedotto in giudizio è compreso fra quelli ceduti

Cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB – Effetti – Valutazione del giudice in ordine al singolo rapporto dedotto in giudizio – Necessità

Nella cessione di crediti in blocco, rientranti nella previsione di cui all’art. 58 TUB, la possibilità di fare riferimento alle caratteristiche dei rapporti ceduti quale criterio per l'individuazione dell'oggetto del contratto, non esime il giudice dal verificare, facendo riferimento ai criteri di individuazione indicati nella cessione, se lo specifico rapporto dedotto in giudizio rientra o meno tra quelli ceduti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 dicembre 2017, n.31188.




Cessione in blocco dei crediti da parte di una banca e dimostrazione della titolarità del credito

Cessione in blocco di crediti ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Individuazione dei crediti non singolarmente ma per tipologia - Pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale - Mera elencazione per categorie - Sufficienza - Validità atto di cessione - Condizioni - Fattispecie

In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, é sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto insufficiente la produzione dell’avviso di pubblicazione, recante l’indicazione per categorie dei rapporti esclusi dalla cessione, omettendo di verificare se il credito azionato fosse o meno riconducibile ad una delle predette categorie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 dicembre 2017, n.31188.




Erogazione di trattamento sanitario: anche la banca è tenuta all'oscuramento del riferimento legislativo rivelatore dello stato di salute

Persona - Tutela dei dati - Erogazione di trattamento sanitario - Indicazione del provvedimento legislativo - Indicazione dello stato di salute - Oscuramento - Necessità

I dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute possono essere trattati soltanto mediante modalità organizzative, quali tecniche di cifratura o criptatura che rendono non identificabile l'interessato; ne consegue che i soggetti pubblici o le persone giuridiche private, anche quando agiscano rispettivamente in funzione della realizzazione di una finalità di pubblico interesse o in adempimento di un obbligo contrattuale, sono tenuti all'osservanza delle predette cautele nel trattamento dei dati in questione.

Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha ritenuto che il soggetto pubblico - Regione Campania - ed il soggetto persona giuridica privata - Banco di Napoli - siano tenuti, in qualità di titolari del trattamento dei dati personali del ricorrente, nel procedimento di riconoscimento, erogazione e concreto accredito dell'indennità ex lege n. 210 del 1992, ad occultare, mediante tecniche di cifratura o criptatura, il riferimento alla legge sopra indicata, in quanto rivelatore dello stato di salute del beneficiario dell'indennità. Le modalità organizzative, rimesse ai titolari del trattamento dei dati, devono essere dirette ad escludere il collegamento tra il dato sensibile e il soggetto beneficiario dell'indennità ed a limitare alle operazioni indispensabili ed ai soli addetti a tali specifiche operazioni la conoscenza del dato, celandone ai restanti componenti delle due organizzazioni complesse la decifrabilità ed, infine, conservando le medesime cautele nella comunicazione dei dati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 27 dicembre 2017, n.30981.




Nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema predisposto dall’ABI

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Necessità di un comportamento “contrattuale” per integrare la violazione – Esclusione

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Contrasto con l’art. 2 legge 287 del 1990 – Accertamento da parte dell’Autorità Garante (Banca d’Italia) – Contratti di fideiussioni omnibus che contengono tali clausole – Nullità – Affermazione

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, di “sopravvivenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c. – Contrasto con l’art. 2 legge 287 del 1990 – Accertamento da parte dell’Autorità Garante (Banca d’Italia) – Valore solo ricognitivo – Dichiarazione di nullità dei contratti di fideiussione omnibus che contengono tali clausole stipulati prima dell’accertamento – Ammissibilità

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Vicende contrattuali distorsive della concorrenza – Contratto stipulato anteriormente all’entrata in vigore della legge 287 del 1990 – Irrilevanza

Qualsiasi comportamento posto in essere da almeno due imprese che genera una distorsione della concorrenza può integrare violazione dell’art. 2 legge 287/1990, anche se non presenta natura “contrattuale” e si concreta in condotte di mercato caratterizzate da uno schema giuridico meramente unilaterale. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Sono nulle le fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. fideiussioni omnibus) conformi allo schema di contratto predisposto dall’ABI (in via segnata, alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, le fideiussioni che contengono la sostanza delle seguenti clausole: «il fideiussore è tenuto a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo»; «qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate»; «i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’art. 1957 cod. civ., che si intende derogato»). (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Non sono esclusi dall’accertamento della nullità ai sensi dell’art. 2, co. 3, legge 287/1990 i contratti che costituiscono applicazione “a valle” di un’intesa anticoncorrenziale vietata dall’art. 2 legge 287/1990 per il solo fatto di essere stati stipulati anteriormente al riconoscimento dell’illiceità dell’intesa da parte dall’Autorità Garante (nel caso di specie, la Corte ha affermato che un contratto di fideiussione omnibus conforme allo schema ABI è da dichiararsi nullo, anche se stipulato prima del provvedimento di Banca d’Italia che rinviene un’intesa restrittiva della concorrenza nell’applicazione uniforme di alcune clausole dello schema stesso). (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Quantunque il contratto sia stato stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 287 del 1990, qualsiasi effetto distorsivo della concorrenza che ne derivi ricade nell'ambito di applicazione di quella legge. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2017, n.29810.




Conto corrente, anatocismo, azione accertamento negativo e onere della prova

Conto corrente – Banca – Anatocismo – Interessi – Azione accertamento negativo – Onere della prova – Vicinanza della prova – Saldo zero – Commissioni – Prescrizione

Nell’ambito di un'azione di ripetizione dell'indebito, incombe sulla banca che eccepisca la prescrizione del credito l'onere di far valere l'avvenuta effettuazione di rimesse solutorie in pendenza del rapporto, non essendo configurabile, in mancanza di tali versamenti, l'inerzia del creditore, che rappresenta il fatto costitutivo dell'eccezione.

In merito alla ricostruzione dell'andamento contabile, poi, deve condividersi la scelta operata dalla Corte di merito di ridurre a zero il saldo iniziale per sopperire l'inadempimento degli oneri probatori incombenti alle parti, dunque, al fine di evitare che dalla mancata integrale produzione degli estratti conto possa derivare "una sorta di sanatoria degli addebiti verosimilmente operati dall'istituto di credito" nel periodo antecedente al primo estratto prodotto. (Laura Albanese) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 novembre 2017, n.28819.




Debito del cliente per il saldo di conto corrente ed effetti del giudicato sulla domanda risarcitoria per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario

Contratti bancari – Rapporto tra saldo del conto corrente e domanda risarcitoria del cliente per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario – Questione di giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca – Esclusione

Il decreto ingiuntivo passato in giudicato che abbia ad oggetto il pagamento del saldo di conto corrente a favore della banca non costituisce antecedente logico, essenziale e necessario (secondo la consolidata nozione di limiti oggettivi del giudicato, cfr., di recente, Cass. 16 agosto 2012, n. 14535) rispetto alla domanda di risarcimento proposta dal cliente nei confronti della banca medesima per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario in relazione ad operazioni in contratti derivati.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che agli atti non vi era nessun elemento che potesse far ritenere che il contratto uniforme in contratti derivati e quello di conto corrente potessero essere considerati parti di un unico contratto e che la pretesa risarcitoria non è astrattamente riconducibile ad una posta di conto corrente se non nel caso di espresso riconoscimento debitorio da parte della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2017, n.25317.




Le Sezioni Unite si pronunciano sugli effetti dell’usura sopravvenuta

Contratto di mutuo – Interessi – Usurarietà sopravvenuta – Esclusione della nullità o inefficacia della clausola di determinazione degli interessi – Buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto

Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell'usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l'inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all'entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell'esecuzione del contratto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 ottobre 2017, n.24675.




L'azione proposta dal creditore nei confronti di istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa è improcedibile

Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Liquidazione - Istituto di credito - Cessione delle attività e passività - Debiti del cedente - Azione nei confronti del cedente - Improcedibilità - Responsabilità del cessionario - Limiti - Debiti risultanti dallo stato passivo - Fondamento

L'azione proposta dal creditore di un istituto di credito, posto in liquidazione coatta amministrativa con cessione delle attività e passività, è improcedibile nei confronti della banca cedente, mentre nei confronti della banca cessionaria può trovare accoglimento solo per i debiti risultanti dallo stato passivo della liquidazione, come espressamente prevede l'art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 ottobre 2017, n.24181.




Contratto di mutuo: interessi moratori usurari e applicabilità dell’art. 1815, comma 2, c.c.

Usura – Tasso soglia – Determinazione – Applicazione dell’art. 1815 comma 2 in caso di interessi moratori usurari – Sussiste

In tema di contratto di mutuo, l'art. 1 della l. n. 108 del 1996, la quale prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 ottobre 2017, n.23192.




Mandato all'incasso e riscossione del credito successiva alla domanda di concordato preventivo

Concordato fallimentare - Mandato all’incasso rilasciato a creditore - Riscossione - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Insussistenza - Conseguenze

In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 l.fall. (richiamato dall'art. 169 l.fall.), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca, anche di fatto, un mandato all'incasso di un proprio credito, e la banca abbia ritenuto di compensare il relativo importo con crediti da essa vantati. A differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima abbia avuto luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. Tuttavia, qualora la banca abbia trattenuto le somme riscosse invocando la compensazione, e non le abbia perciò rese alla procedura, l’istituto di credito potrà essere ammesso al passivo solo limitatamente alle somme di cui risulti ancora creditore all’esito della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2017, n.22277.




Vittime dell’usura: sospensione del processo esecutivo e sindacato del giudice dell’esecuzione

Usura – Vittime dell’usura – Sospensione del processo esecutivo – Sindacato del giudice dell’esecuzione – Limiti

Il giudice dell'esecuzione cui sia stato trasmesso il provvedimento del pubblico ministero che, sulla base dell'elenco fornito dal prefetto, dispone la "sospensione dei termini" di una procedura esecutiva a carico del soggetto che ha chiesto l'elargizione di cui alla legge n. 44 del 1999, non può sindacare né la valutazione con cui il pubblico ministero ha ritenuto sussistente il presupposto della provvidenza sospensiva, né l'idoneità della procedura esecutiva ad incidere sull'efficacia dell'elargizione richiesta dall'interessato.

Spetta invece al giudice dell'esecuzione sia il controllo della riconducibilità del provvedimento del pubblico ministero alla norma sopra citata, sia l'accertamento che esso riguarda uno o più processi esecutivi pendenti dinanzi al suo ufficio, sia la verifica che nel processo esecutivo in corso o da iniziare decorra un termine in ordine al quale il provvedimento di sospensione possa dispiegare i suoi effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 20 settembre 2017, n.21854.




Esportazione di valuta verso paesi extracomunitari e obblighi di diligenza degli intermediari a garanzia della liceità delle operazioni e prevenzione del riciclaggio

Contratti di borsa - Intermediari abilitati - Obblighi di verifica delle operazioni in valuta - Art. 20 d.P.R.n. 148 del 1988 - Ambito applicativo - Fondamento

Gli intermediari abilitati all’esportazione di valuta verso paesi extracomunitari sono tenuti alla verifica della regolarità delle operazioni con l’estero, valutarie e in cambi, prevista dall’art. 20 del d.P.R. n. 148 del 1988 che, avendo finalità di identificazione degli obblighi di diligenza degli intermediari a garanzia della liceità delle operazioni e a scopo di prevenzione del riciclaggio, non è derogato dal d.m. del Ministero del commercio estero in data 27.4.1990 avente la diversa finalità di facilitazione valutaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 settembre 2017, n.21477.




Prescrizione delle operazioni solutorie nel conto corrente di corrispondenza: onere della prova e formulazione dell’eccezione

Conto corrente di corrispondenza - Prescrizione - Eccezione in senso stretto - Effetti

Domanda di ripetizione degli interessi creditori non liquidati

Quando l’avvenuta stipulazione del contratto di apertura di credito non sia in contestazione, la natura ripristinatoria delle rimesse è presunta: spetta, dunque, alla banca che eccepisce la prescrizione di allegare e di provare  quali sono le rimesse che hanno invece avuto natura solutoria (cfr. Cass. n. 4518/014); con la conseguenza che, a fronte della formulazione generica dell’eccezione, indistintamente riferita a tutti i versamenti intervenuti sul conto in data anteriore al decennio decorre a ritroso dalla data di proposizione della domanda, il giudice non può supplire all’omesso assolvimento di tali oneri, individuando d’ufficio i versamenti solutori. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Non ricorre alcun vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado, che ha correttamente attribuito all’attrice gli interessi creditori maturati nel corso del rapporto, espressamente domandati in citazione (con formulazione inequivoca, e non diversamente interpretabile solo perché l’attrice non aveva lamentato che il CTU li avesse calcolati nella misura legale, anziché in base alle effettive previsioni contrattuali), oltre che implicitamente compresi nella domanda principale di “ripetizione dell’indebito, previa esatta determinazione del dare e dell’avere”, necessariamente riferita a tutte le somme illegittimamente trattenute dalla banca. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 07 settembre 2017, n.20933.




Mutuo fondiario: il superamento del limite di finanziabilità determina la nullità del contratto

Mutuo fondiario - Soglia di finanziabilità - Elemento essenziale del mutuo fondiario - Conseguenze - Nullità in caso di superamento della soglia - Ragioni - Finalità - Interesse pubblico

In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, è elemento essenziale del contenuto del contratto ed il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso (con possibilità, tuttavia, di conversione in ordinario finanziamento ipotecario ove ne sussistano i relativi presupposti), e costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell? Interesse tutelato, volto a regolare il "quantum" della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare ed agevolare e sostenere l'attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 luglio 2017, n.19016.




Prescrizione dell’azione di ripetizione di interessi anatocistici: la banca non è tenuta a specificare la natura delle rimesse

Contratti bancari – Interessi anatocistici – Azione di ripetizione di indebito promossa dal cliente – Prescrizione ordinaria decennale – Decorrenza – Differente a seconda della natura delle rimesse – Valutazione della natura delle rimesse: spetta al giudice – Onere di allegazione specifica da parte della banca – Esclusione

L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto: ciò in quanto il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del solvens, con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’accipiens.
Compete al giudice verificare quali rimesse, per essere ripristinatorie, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. Si deve escludere che la banca, convenuta in ripetizione, sia onerata dell’allegazione specifica delle rimesse solutorie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 26 luglio 2017, n.18581.




Superamento del limite finanziabile e nullità del mutuo fondiario

Mutuo fondiario – Concessione – Limite di finanziabilità – Violazione della normativa di cui all'articolo 38, comma 2, del TUB ed alla delibera CICR del 22 aprile 1995 – Natura imperativa della normativa – Natura pubblica degli interessi tutelati – Nullità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, secondo comma, del T.u.b. e della conseguente delibera del Cicr, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario; e poiché il detto limite è essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come, appunto, “fondiario”, secondo l’ottica del legislatore, lo sconfinamento di esso conduce automaticamente alla nullità dell’intero contratto fondiario, salva la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti. (Marco Favaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 luglio 2017, n.17352.




Alle sezioni Unite Civili la questione della rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza per il calcolo del tasso usurario – Applicazione in data anteriore all’entrata in vigore dell’art. 2-bis, comma 2, legge n. 2 del 2009 – Questione di massima di particolare importanza – Rimessione al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite Civili

La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite Civili la questione di massima di particolare importanza, sulla quale vi sono orientamenti contrastanti, della rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto: se cioè la commissione in esame debba essere inclusa nella formula per il calcolo del TEG anche per il periodo anteriore al gennaio 2010, ai sensi dell’art. 2-bis, comma 2, della legge n. 2 del 2009. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 giugno 2017, n.15188.




Liquidazione coatta amministrativa e improponibilità o l’improseguibilità delle azioni

Liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria - Azioni di condanna pecuniaria dei lavoratori dipendenti - Temporanea improcedibilità o improseguibilità - Azioni di accertamento e costitutive - Impugnativa di licenziamento e conseguenti azioni di condanna - Competenza funzionale del giudice del lavoro - Sussistenza

La sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria della società datrice di lavoro, anche se impresa bancaria, determina l’improponibilità o l’improseguibilità, per tutta la durata della procedura, delle azioni del lavoratore dirette ad ottenere una condanna pecuniaria, benchè accompagnate da domande di accertamento o costitutive aventi funzione strumentale; vanno, viceversa, proposte o proseguite davanti al giudice del lavoro le diverse azioni volte ad impugnare il licenziamento, a prescindere dalla tutela applicabile ed incluso dunque il licenziamento del dirigente, per le quali la possibilità dell'insinuazione nello stato passivo dei relativi crediti risarcitori del lavoratore presuppone che ne siano stati determinati l'"an" e il "quantum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 giugno 2017, n.15066.




Liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito e responsabilità del cessionario per debiti

Liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito – Responsabilità del cessionario per debiti – Limiti – Passività risultanti dallo stato passivo

In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, il cessionario risponde, ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, comma 2, soltanto delle passività risultanti dallo stato passivo dell'istituto di credito cedente - sottoposto a detta procedura - in presenza di una qualsiasi delle tipologie di vicende circolatorie, di attività e passività, di azienda o di rami di azienda, di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco, alternativamente previste ed affidate alla scelta discrezionale dei commissari (vedi, per tutte: Cass. 30 agosto 2006, n. 18713 e Cass. 16 marzo 2012, n. 4266). Il limite alla responsabilità posto dal citato art. 90, risponde non solo all'interesse del cessionario, ma anche a quello pubblico a circoscriverne la responsabilità, per rendere più agevole la collocazione dell'azienda dell'impresa bancaria in liquidazione coatta amministrativa, o di sue porzioni o dei beni o rapporti che ad essa fanno capo (Cass. 7 dicembre 2012, n. 22253). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 giugno 2017, n.15066.




Sistemi di Informazione Creditizia: efficacia e forma del preventivo avvertimento di cattivo debitore

Sistemi di Informazione Creditizia – Segnalazione – Preventivo avvertimento – Natura recettizia – Efficacia – Raggiungimento del domicilio del destinatario

La dichiarazione di “preventivo avvertimento”, ovvero di preavviso, di cui alla norma dell'art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, ha natura recettizia, in quanto specificamente diretta alla persona dell’interessato e intesa a manifestare la decisione dell’intermediario finanziario di provvedere alla sua classificazione come “cattivo debitore”. È dunque sottoposta alle prescrizioni generali di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c. e l’onere di preavviso risulta assolto solo quando la dichiarazione abbia effettivamente raggiunto il domicilio del destinatario, salva restando l'eventualità che quest'ultimo provi di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia.
La prova dell’avvenuto avvertimento, di cui all’art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, da parte dell’intermediario finanziario non può dirsi raggiunta tramite la mera allegazione della circostanza dell’invio, tramite l’utilizzo del sistema Postel, da parte di quest’ultimo, né giova l’attestazione dell’intermediario, in quanto mera allegazione di parte, non essendo peraltro rilevante a tal fine l’assunzione di responsabilità ai sensi dell’art. 168 del Codice della Privacy. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Trib. Milano, sez. I civ., Sentenza n. 6478 del 1 ottobre 2012, Giudice Bernardini

Sistemi di Informazione Creditizia – Segnalazione – Dichiarazione di preavviso – Prescrizione di forme specifiche – Esclusione – Attestazione dell’intermediario

Ai fini della segnalazione nei Sistemi di Informazione Creditizia, l’invio della dichiarazione di preavviso, di cui all'art. 4, comma 7 della Delibera Garante Privacy 16 novembre 2004, n. 8, può essere effettuato tramite l’utilizzo del sistema Postel, non essendo state prescritte dalla citata Delibera forme specifiche. Relativamente alla prova dell’assolvimento dell’onere della spedizione, è sufficiente l’attestazione dell’intermediario finanziario, atteso che quest’ultimo se ne assume la responsabilità ai sensi dell’art. 168 del Codice della Privacy. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 giugno 2017, n.14685.




La cointestazione del conto non esplica nessuna efficacia rispetto all'emissione degli ordini di investimento

Intermediazione finanziaria – Cointestazione del conto che funga da provvista per operazioni di investimento – Effetti

Se è vero che la cointestazione del conto è idonea, ai sensi dell’art. 1854 c.c., a vincolare gli altri cointestatari ai prelievi dal conto che funga da provvista per operazioni di investimento finanziario, la stessa non esplica tuttavia alcuna efficacia rispetto all'emissione dei relativi ordini di investimento, che sono governati dal contratto quadro stipulato tra la banca e uno dei cointestatari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2017, n.13764.




Nullità della clausola degli interessi e prova del credito

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Approvazione tacita dell’estratto conto – Estensione alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti – Non sussiste

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della prova a carico della banca – Obbligo di produzione integrale degli estratti conto da parte della banca – Sussiste

Contratti bancari – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della prova a carico della Banca – Onere di conservazione delle scritture contabili oltre dieci anni – Sussiste

Contratti bancari – Pattuizione di interessi non dovuti – Presunzione di avvenuta applicazione della clausola invalida nel periodo non documentato dagli estratti conto in assenza di prova contraria da parte della banca – Sussiste

L’approvazione degli estratti conto non implica l'insussistenza di addebiti illegittimi da parte della banca. Come è noto, infatti, l'approvazione tacita dell'estratto di conto corrente non si estende alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti, ma ha la funzione di certificare la verità storica dei dati riportati nel conto. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione relativa agli interessi a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura di conto, né essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Soltanto la produzione degli estratti conto a partire dall’apertura del conto corrente consente di determinare il credito della banca. Allo stesso risultato non si può pervenire con la prova del saldo, comprensivo di capitali ed interessi, al momento della chiusura del conto. Infatti, tale saldo non solo non consente di conoscere quali addebiti, nell’ultimo periodo di contabilizzazione, siano dovuti ad operazioni passive per il cliente e quali alla capitalizzazione degli interessi, ma esso a sua volta discende da una base di computo che è il risultato di precedenti capitalizzazioni degli interessi. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Una volta accertata la pattuizione di interessi non dovuti, il giudice di merito non può ritenere che la disposizione contrattuale non abbia trovato applicazione nel periodo non documentato dagli estratti conto, salvo che la banca non alleghi e non provi il fatto modificativo o estintivo che determini la caducazione, totale o parziale, della disposizione sessa o comunque la sopravvenuta sua inettitudine a regolamentare il rapporto in conformità di quanto in essa prescritto. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 maggio 2017, n.13258.




Richiesta del cliente di ottenere dalla Banca la documentazione anche in corso di causa e modalità della richiesta

Trasparenza bancaria – Documentazione relativa al rapporto di conto corrente – Obbligo della banca – Esercizio anche in corso di causa a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo

Il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell'art. 119 del vigente testo unico bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo.   

[… 5.- Nell'assegnare al «cliente, colui che gli succede a qualsiasi titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni» la facoltà di ottenere opportuna documentazione dei propri rapporti bancari, la norma del comma 4 dell'art. 119 TUB non contempla, o dispone, nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra correntista e istituto di credito. D'altra parte, non risulta ipotizzabile ragione che, per un verso o per altro, possa giustificare, o anche solo comportare, un simile risultato.

Da rimarcare, più ancora, è che la richiamata disposizione dell'art. 119 viene a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza - quale attualmente stabilita nel testo unico bancario vigente («trasparenza delle condizioni contrattuali e dei rapporti con i clienti», secondo la formale intitolazione del titolo VI di tale legge) - riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari.

Come è stato rilevato, con tale norma la legge dà vita a una facoltà che non è soggetta a restrizioni (diverse, naturalmente, da quelle previste nella stessa disposizione dell'art. 119). E con cui viene a confrontarsi un dovere di protezione in capo all'intermediario, per l'appunto consistente nel fornire degli idonei supporti documentali alla propria clientela, che questo supporto venga a richiedere e ad articolare in modo specifico. Un dovere di protezione idoneo a durare, d'altro canto, pure oltre l'intera durata del rapporto, nei limite dei dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni interessate.

Posta questa serie di rilievi, appare chiaro come non possa risultare corretta una soluzione - qual è quella adottata dalla Corte bolognese - che limiti l'esercizio di questo potere alla fase anteriore all'avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca presso la quale è stato intrattenuto il conto. Ché una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge, che peraltro si manifesta inequivoco.

La stessa tende, in realtà, a trasformare uno strumento di protezione del cliente - quale si è visto essere quello in esame - in uno strumento di penalizzazione del medesimo: in via indebita facendo transitare la richiesta di documentazione del cliente dalla figura della libera facoltà a quella, decisamente diversa, del vincolo dell'onere.

D'altra parte, neppure è da ritenere che l'esercizio del potere in questione sia in qualche modo subordinato al rispetto di determinare formalità espressive o di date vesti documentali; né, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso. Ché simili eventualità si tradurrebbero, in ogni caso, in appesantimenti dell'esercizio del potere del cliente: appesantimenti e intralci non previsti dalla legge e frontalmente contrari, altresì, alla funzione propria dell'istituto.

Il tutto, in ogni caso, nell'immanente limite di utilità, per il caso di esercizio in via giudiziale della facoltà di cui all'art. 119, che la richiesta si mantenga entro i confini della fase istruttoria del processo cui accede. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 maggio 2017, n.11554.




Ammissione al passivo, principio di non contestazione da parte del curatore e mancanza della prova dell’erogazione del mutuo

Fallimento – Accertamento del passivo – Principio di non contestazione – Automatica ammissione del credito allo stato passivo – Esclusione – fattispecie in tema di erogazione di mutuo

In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta l'automatica ammissione del credito allo stato passivo sol perchè non sia stato contestato dal curatore, competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove.

[Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha ritenuto che il Tribunale avrebbe potuto giudicare non provata la erogazione degli importi mutuati, sul rilievo che la banca non aveva dimostrato di avere veramente erogato in fervore della società fallita le somme di cui ai contratti di mutuo. Dall'esame dei contratti di mutuo, infatti, si evince che gli importi finanziati potevano essere erogati solo in epoca successiva alla stipula del contratto di mutuo e, per di più, con atto separato e dietro rilascio di quietanza da parte del beneficiario del finanziamento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2017, n.10662.




Responsabilità della banca per concorso nel ricorso abusivo al credito e legittimazione del curatore all’azione di responsabilità

Fallimento – Concorso della banca nel ricorso abusivo al credito – Responsabilità solidale – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Ricorso abusivo al credito – Violazione delle regole dell’accorta gestione – Concorso della banca – Obbligo di valutazione del merito creditizio

Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 della legge fall., in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società (Cass. 13413/10).

Una simile precisazione è in linea con quanto dalle stesse sezioni unite implicitamente paventato (sentenze nn. 7029/2006, 7030/2006, 7031/2006) mercé l'affermazione, in quella sede rilevante, di novità di una domanda del genere, a fronte di quella risarcitoria da abusiva concessione di credito con lo scopo di mantenere artificiosamente in vita la società decotta.

Invero diversa è la conclusione ove il fallimento deduca a fondamento della sua pretesa la responsabilità del finanziatore verso il soggetto finanziato per il pregiudizio diretto e immediato causato al patrimonio di questo dall'attività di finanziamento, quale presupposto dell'azione che al curatore spetta come successore nei rapporti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell'accorta gestione imprenditoriale quanto all'amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca, la quale è tenuta a seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 t.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate.

Dinanzi a una avventata richiesta di credito da parte degli amministratori della società che ha perduto interamente il capitale, e dinanzi a una altrettanto avventata o comunque imprudente concessione di credito da parte della banca, il comportamento illecito è concorrente ed è dotato di intrinseca efficacia causale, posto che il fatto dannoso si identifica nel ritardo nell'emersione del dissesto e nel conseguente suo aggravamento prima dell'apertura della procedura concorsuale.

Questo fatto integra un danno per la società in sé, oltre che per i creditori anteriori, e determina - siccome consequenziale al concorso di entrambi i comportamenti - l'insorgere dell'obbligazione risarcitoria in via solidale (art. 2055 cod. civ.), giacché gli elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità sono correlabili alla mala gestio degli amministratori di cui le banche si siano rese compartecipi per il tramite dell'erogazione di quei medesimi finanziamenti, nonostante una condizione economica tale da non giustificarli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2017, n.9983.




Azione di regresso dell'ente pagatore verso la persona fisica autrice della violazione

Credito - Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Vigilanza e controllo - Intermediazione finanziaria - Ordinanza ingiunzione ex art. 145 del d.lgs. n. 385 del 1993, emessa nei confronti della società o dell'ente - Azione di regresso dell'ente pagatore verso la persona fisica autrice della violazione - Difese esperibili, in detto giudizio, dal coobligato - Contestazioni sul merito della responsabilità - Condizioni

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ex art. 145 del d.lgs. n. 385 del 1993, la persona fisica autrice materiale della violazione che sia convenuta in regresso, quale coobbligata solidale, dalla società o dall'ente che, destinatari dell'ingiunzione, abbiano provveduto al relativo pagamento senza proporre opposizione avverso la delibera irrogativa della stessa, può, in tale sede, sollevare contestazioni sulla sua responsabilità, all'uopo spiegando tutte le opportune difese, anche sul merito della sanzione medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 aprile 2017, n.8919.




Usura: spese di assicurazione e collegamento all'operazione di credito

Usura - Contratto di credito - Voci economiche rilevanti - Collegamento all'operazione di credito - Contestualità tra spesa ed erogazione - Presunzione di collegamento - Fattispecie in tema di spese di assicurazione

In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell'ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell'eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata all'operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l'erogazione (Principio di diritto enunciata dalla SC). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 aprile 2017, n.8806.




Liquidazione coatta amministrativa e improcedibilità della domanda azionata in sede ordinaria

Liquidazione coatta amministrativa - Improcedibilità della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria - Tutela del principio della par condicio creditorum

A seguito della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa di una società si determina, per un verso, la perdita della capacità (anche) processuale degli organi societari, e, per altro verso, la temporanea improcedibilità, fino alla conclusione della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti agli organi della procedura ai sensi degli artt. 201 e ss. L.F., della domanda azionata in sede di cognizione ordinaria, rilevabile anche d'ufficio anche nella fase di cassazione.

Ne consegue che qualsiasi credito nei confronti di un'impresa posta in liquidazione coatta amministrativa dev'essere fatto valere in sede concorsuale, nell'ambito del procedimento di verifica affidato al commissario liquidatore, mentre il giudice può conoscerne in sede ordinaria solo in un momento successivo, sulle opposizioni od impugnazioni dello stato passivo formato in detta sede, così determinandosi una situazione di improponibilità, o, se proposta, di improseguibilità della domanda, che concerne sia le domande di condanna che quelle di mero accertamento del credito, sicchè la domanda formulata in sede di cognizione ordinaria diventa improcedibile in virtù di norme inderogabilmente poste a tutela del principio della par condicio creditorum. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 marzo 2017, n.7037.




Interesse ultra legale: in mancanza degli estratti conto la prova può essere dedotta aliunde

Rapporti bancari – Interessi ultra legali – Ricalcolo del saldo – Mancanza di estratti conto – Deducibilità della prova sulla base di altri elementi

La dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali che fanno rinvio agli usi per la determinazione del tasso d'interesse ultra legale e di quelle che prevedono la capitalizzazione trimestrale degl'interessi, imponendo di procedere alla rideterminazione del saldo del conto, con applicazione del tasso legale ed esclusione dell'anatocismo, fa sorgere a carico della banca l'onere di produrre gli estratti conto a partire dalla data d'instaurazione del rapporto, in modo tale da consentire la ricostruzione integrale dell'andamento del dare e dell'avere, sulla base di dati contabili certi relativi alle operazioni registrate, risultando inutilizzabili, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi.

La particolare efficacia degli estratti conto, alla cui accettazione tacita l'art. 1832 cod. civ. ricollega la preclusione di qualsiasi contestazione in ordine alla conformità delle singole annotazioni ai rapporti obbligatori da cui derivano gli addebiti e gli accrediti, non consente peraltro di ritenere che gli stessi costituiscano l'unico mezzo di cui la banca possa utilmente avvalersi ai fini della dimostrazione delle operazioni effettuate sul conto corrente, non essendo previste limitazioni al riguardo, e ben potendo desumersi, quindi, la relativa prova dalle schede dei movimenti ovvero da altri atti o documenti idonei ad attestare il compimento dei negozi da cui derivano, nonché il titolo, la natura e l'importo delle operazioni, oltre che, ovviamente, l'annotazione in conto delle relative partite.

Nel caso di specie, la Supreme corte ha confermato la decisone di merito, la quale, pur dando atto della mancata produzione da parte della Banca di tutti gli estratti conto, a far data dall'apertura del conto corrente, ha ritenuto che ciò non impedisse al c.t.u. di procedere alla ricostruzione integrale dello andamento del rapporto sulla base di altri elementi, il cui apprezzamento, rimesso in via esclusiva al giudice di merito, non è censurabile in sede di legittimità per violazione di legge, ma esclusivamente per vizio di motivazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2017, n.6384.




Sanzioni bancarie e rapporto di pregiudizialità tra il giudizio di rivalsa nei confronti degli autori dell’illecito e quello di opposizione alla irrogazione delle sanzioni

Sanzioni bancarie - Giudizio di rivalsa nei confronti degli autori dell’illecito - Pendenza del giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni - Rapporto di pregiudizialità del secondo giudizio rispetto al primo - Sussistenza - Conseguenze - Sospensione - Legittimità

In tema di sanzioni amministrative in materia bancaria (o finanziaria), il giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni proposto dal responsabile, che potrebbe condurre ad escluderle o a ridurle, è in rapporto di pregiudizialità con il giudizio di rivalsa proposto dall’ente che ha provveduto al pagamento nei confronti del responsabile medesimo, previsto dall’art. 195, comma 9, del d.lgs. n. 58 del 1998, con la conseguente legittimità della sospensione quanto meno facoltativa del secondo in attesa della definizione del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 marzo 2017, n.5657.




Restituzione di tutti gli interessi in assenza di forma scritta del contratto di conto corrente

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente – Nullità del rapporto ai sensi dell'art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. – Obbligo della banca di restituire tutti gli interessi percepiti- Sussiste

La mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente comporta la nullità dell'intero rapporto ai sensi dell'art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 marzo 2017, n.5609.




Tasso usura e interessi corrispettivi e moratori

Contratto di mutuo - Interessi - Legge n. 108 del 1996 - Tasso usurario - Applicazione anche agli interessi moratori - Ammissibilità - Fattispecie - Opposizione allo stato passivo

In tema di contratto di mutuo, l'art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, in sede di opposizione allo stato al passivo e con riferimento al credito insinuato da una banca, aveva escluso la possibilità di ritenere usurari gli interessi relativi a due contratti di mutuo in ragione della non cumulabilità degli interessi corrispettivi e di quelli moratori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 marzo 2017, n.5598.




Tasso soglia usura: la Cassazione e il cumulo di interessi corrispettivi e moratori

Usura – Tasso soglia – Determinazione – Cumulo di interessi corrispettivi e moratori

L'art. l della legge n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori.

Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha censurato la decisione del Tribunale che, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia, aveva negato la cumulabilità degli interessi corrispettivi e di quelli moratori ed aveva altresì ritenuto che la mancata contestazione degli interessi moratori effettuata dalla banca avrebbe comportato la rinuncia all'eccezione di nullità della clausola relativa ai detti interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 06 marzo 2017, n.5598.




Data certa e apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione

Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare

In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 marzo 2017, n.5346.




Cessione di azienda bancaria e trasferimento dell'obbligazione sanzionatoria solidale già sorta per effetto dell'illecito compiuto dai soggetti ad essa appartenenti

Aziende di credito - Vigilanza e controllo -  Sanzioni ex art. 144 TUB per carenze organizzative e di controllo interno - Cessione di ramo d'azienda - Individuazione dell'istituto di credito responsabile in solido con la persona fisica autrice della violazione - Istituto cessionario - Fondamento

In tema di cessione di azienda in favore di una banca, l'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, prevedendo il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la semplice aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga alla norma di cui all'art. 2560 c.c., sulla quale prevale in virtù del principio di specialità; ne consegue che, in caso di cessione di azienda bancaria, alla cessionaria si trasferisce anche l'obbligazione sanzionatoria solidale già sorta per effetto dell'illecito compiuto dai soggetti ad essa appartenenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 gennaio 2017, n.2523.




Onere della banca di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto corrente

Contratti bancari - Rapporto di conto corrente - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova a carico della banca - Obbligo di produzione integrale degli estratti conto da parte della banca - Sussiste

Contratti bancari - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova a carico della Banca - Onere di conservazione delle scritture contabili oltre dieci anni - Sussiste

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi anatocistici a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura di conto; né essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Massimo Falabella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 gennaio 2017, n.1584.




Anatocismo, onere della prova a carico della banca e conservazione delle scritture contabili

Anatocismo – Banche – Prova del credito – Produzione degli estratti conto – Ricostruzione andamento contabile – Primo estratto conto

Nei rapporti bancari in conto corrente – ontologicamente caratterizzati dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente – una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione a carico del correntista di interessi ultralegali, ovvero anatocistici, la banca ha l'onere di produrre gli estratti conto a partire dall'apertura. L’intermediario creditizio non può sottrarsi all'assolvimento di tale onere invocando l'inesistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni. Infatti, non si può confondere l'onere di conservazione della documentazione contabile con quello di provare il credito vantato nei confronti del cliente.
Pertanto, una volta accertata l’illegittimità della contabilizzazione di interessi anatocistici – laddove la produzione degli estratti conto non sia completa – il giudice non potrà fondarsi sul saldo debitore di apertura del primo degli estratti conto prodotti, dal momento che la ricostruzione dell’andamento contabile risulterebbe inficiata dal computo di interessi che non spettavano alla banca. (Laura Albanese) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 gennaio 2017, n.1584.




Vendita di immobile senza accollo di quote del finanziamento e successiva suddivisione del finanziamento e dell’ipoteca

Finanziamento fondiario – Vendita di unità immobiliare senza accollo di quote del finanziamento in capo all’acquirente – Successiva suddivisione del finanziamento e dell’ipoteca – Criteri

In tema di mutuo fondiario, ex artt. 38 e ss. del D.Lgs. n. 385 del 1993, l’acquirente di singola unità immobiliare che abbia integralmente corrisposto al costruttore il prezzo di acquisto, senza parziale accollo del mutuo a garanzia del quale era stata iscritta ipoteca sull’intero fabbricato, ha diritto ad ottenere la suddivisione del finanziamento in misura proporzionale all’unità medesima, nonché il correlativo frazionamento, nei limiti di tale quota, dell’ipoteca predetta, ma non la cancellazione di quest’ultima, a tal fine occorrendo, invece, che, contestualmente o successivamente al frazionamento, venga corrisposto, alla banca mutuante, l’importo di tale quota, giacchè, diversamente opinando, l’Istituto di credito perderebbe la propria garanzia (parzialmente o totalmente, nel caso di alienazione di tutte le unità immobiliari, senza accollo del finanziamento fondiario) pur senza essere stato soddisfatto. (Giorgio Tarzia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 gennaio 2017, n.1367.




Banca in amministrazione straordinaria: l'azione sociale di responsabilità può essere rivolta anche nei confronti di soggetti già cessati dalle funzioni

Istituto di credito in amministrazione straordinaria - Azione sociale di responsabilità promossa dal commissario straordinario a norma dell'art. 72, comma 5, d.lgs. n. 385 del 1993 - Limitazione agli organi sociali in carica al momento dell'assoggettamento all'amministrazione straordinaria - Esclusione - Estensione dell'azione agli organi non più in carica - Ammissibilità

In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria, l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità promossa, ai sensi dell'art. 72, comma 5, del d.lgs. n. 385 del 1993, contro i membri dei "disciolti" organi amministrativi e di controllo, nonché dei direttori generali, dal commissario straordinario, previa autorizzazione della Banca d'Italia, può essere rivolta anche nei confronti di amministratori, sindaci e direttori generali già cessati dalle funzioni, non riferendosi il termine "disciolti" esclusivamente alle persone in carica al momento della sottoposizione ad amministrazione straordinaria, ma agli organi sociali nel loro complesso, analogamente a quanto accade nell'azione sociale di responsabilità regolata dal codice civile, indubitabilmente esercitabile anche nei confronti di chi non era più in carica al tempo della citazione in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2016, n.23632.




Banca: obbligo di conservazione delle scritture contabili e onere della prova

Operazioni bancarie in conto corrente - Obbligo di conservazione delle scritture contabili per un decennio - Onere della prova limitato al detto periodo - Esclusione - Fondamento

Nei rapporti bancari in conto corrente, la banca non può sottrarsi all'onere di provare il proprio credito invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni dalla data dell'ultima registrazione, in quanto tale obbligo, volto ad assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all'attività imprenditoriale, non può sollevarla dall'onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 novembre 2016, n.7972.




Computo del termine per la levata del protesto dell'assegno bancario

Titoli di credito - Assegno bancario - Termine per la levata del protesto - Decorrenza dalla data di emissione dell'assegno - Data di presentazione all'incasso - Rilevanza - Esclusione

In tema di assegno bancario, il "dies a quo" per l'elevazione del protesto va calcolato con decorrenza dal giorno indicato nell'assegno quale data di emissione, ai sensi dell'art. 32 del r.d. n. 1736 del 1933, non rilevando il fatto che l'art. 31 di detto decreto preveda l'esigibilità dell'assegno dal giorno della presentazione all'incasso, anche se precedente a quella indicata nell'assegno. Tale interpretazione risponde ad esigenze di certezza dei rapporti giuridici, atteso che, frequentemente, l'istituto bancario pagatore e, conseguentemente, il notaio che leva il protesto non conoscono il momento della presentazione all'incasso dell'assegno, anteriore o posteriore alla data del titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 settembre 2016, n.19595.




La stipulazione di un contratto di mutuo ipotecario in violazione dell'art. 216, comma 3, l.fall., che punisce la condotta di bancarotta preferenziale, non dà luogo a nullità per illiceità di causa

Nullità del contratto - In genere - Norma imperativa - Violazione - Conseguenze - Nullità del contratto - Condizioni - Limiti - Mutuo ipotecario stipulato in violazione dell'art. 216, comma 3, l.fall. - Nullità del contratto per illiceità della causa - Esclusione

La violazione di una norma imperativa non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto, giacché l'art. 1418, comma 1, c.c., con l'inciso «salvo che la legge disponga diversamente», impone all'interprete di accertare se il legislatore, anche nel caso di inosservanza del precetto, abbia consentito la validità del negozio predisponendo un meccanismo idoneo a realizzare gli effetti voluti della norma, sicché, in assenza di un divieto generale di porre in essere attività negoziali pregiudizievoli per i terzi, la stipulazione di un contratto di mutuo ipotecario in violazione dell'art. 216, comma 3, l.fall., che punisce la condotta di bancarotta preferenziale, non dà luogo a nullità per illiceità di causa, ai sensi del citato art. 1418, ma costituisce il presupposto per la revocazione degli atti lesivi della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 settembre 2016, n.19196.




Prova dell’arbitrarietà del recesso dal contratto di affidamento bancario

Contratto di affidamento bancario – Recesso da parte della banca – Prova dell’arbitrarietà

Il debitore il quale agisca per far dichiarare arbitrario l’atto di recesso di una banca dal rapporto di affidamento del credito ha l’onere di allegare che le giustificazioni date dalla banca non risultano ragionevoli, dimostrando la sufficienza della propria garanzia patrimoniale.
Non basta un qualsiasi atto di disposizione del patrimonio perché il creditore bancario possa dirsi, a giusto titolo, allarmato dal comportamento del suo debitore, anche se il carattere non allarmante dell’atto di disposizione patrimoniale compiuto deve essere dimostrato da parte di quest’ultimo, laddove agisca per far dichiarare come arbitrario l’atto di recesso della banca.
[Nella fattispecie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata rinviandola alla Corte d’Appello, la quale, nel dubbio sulla valutazione del patrimonio residuo del debitore, e in mancanza di ulteriori allegazioni di allarme sulla sua solvibilità, avrebbe dovuto quantomeno disporre una CTU estimativa.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 agosto 2016, n.17291.




Nullità ex nunc dei patti usurari conclusi prima dell'entrata in vigore della legge 108/1996

Obbligazioni in genere - Obbligazioni pecuniarie - Interessi - In genere - Interessi usurari - Nuova disciplina della nullità - Applicazione ai contratti stipulati prima della loro entrata in vigore - Limiti - Inefficacia "ex nunc" delle clausole - Rilevabilità d'ufficio - Sussistenza

Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (introdotte con l'art. 4 della l. n. 108 del 1996), pur non essendo retroattive, comportano l'inefficacia "ex nunc" delle clausole dei contratti conclusi prima della loro entrata in vigore sulla base del semplice rilievo, operabile anche d'ufficio dal giudice, che il rapporto giuridico, a tale momento, non si era ancora esaurito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 agosto 2016, n.17150.




Prestito obbligazionario Mediobanca 'Russia' e clausole vessatorie

 

Nel caso di predisposizione unilaterale di una clausola - evidentemente svantaggiosa per il cliente – per cui la Banca può sospendere il pagamento degli interessi al verificarsi di determinati eventi, il Giudice deve verificare la concreta capacità di tale clausola di alterare in modo significativo il sinallagma contrattuale a favore del predisponente.
Non basta, infatti, a escludere tale capacità il riferimento a una generica quanto astratta «alea implicita» da cui il contratto sarebbe caratterizzato (Cass. 26 luglio 2016, n. 15408/16). (*)

(*) Nel caso di specie la Corte d’Appello di Milano (sent. 16 agosto 2010, n. 2259/10) aveva negato che lo squilibrio fra le posizioni dei contraenti potesse essere riconducibile alla sola presenza di tale clausola nello scritto contrattuale. La clausola in discorso, immessa nel corpo del prestito obbligazionario, così disponeva: «Mediobanca si riserva la facoltà, a suo giudizio e senza oneri a proprio carico, di cessare il pagamento degli interessi nel caso in cui rilevi … il verificarsi e/o la sussistenza di un Evento di Default della Russia in relazione al suo debito Estero». (Studio Legale Associato D&S - Dolmetta e Salomone) (riproduzione riservata)

In un giudizio in cui sia eccepita la nullità di una clausola contrattuale in relazione a determinati profili della stessa, non interviene alcuna preclusione processuale tale da impedire la successiva deduzione di ulteriori e diversi profili di nullità, attinenti pur sempre alla medesima clausola. «L’accertamento della nullità afferisce» infatti «a un diritto autoderminato»; circostanza, questa, che attribuisce al Giudice la facoltà di esaminare anche cause di nullità differenti da quelle prospettate dalla parte. Da ciò, la possibilità di un accertamento che investa ogni aspetto di nullità della clausola indipendentemente  da una loro specifica deduzione (Cass. 26 luglio 2016, n. 15408/16). (Studio Legale Associato D&S - Dolmetta e Salomone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 luglio 2016, n.15408.




Fino al 2009, per l'usura la CMS conta in modo 'particolare'

 

Qui di seguito la riproduzione testuale i due principi di fondo che l’importante pronuncia di Cassazione 22 giugno 2016, n. 12965 ha rilasciato in materia di usura civile.

«La clausola contenuta nei contratti di apertura di credito in conto corrente, che preveda l’applicazione di un determinato tasso sugli interessi dovuti dal cliente e con fluttuazione tendenzialmente aperta, da correggere con sua automatica riduzione in caso di superamento del c.d. tasso soglia usurario, ma solo mediante l’astratta affermazione del diritto alla restituzione del supero in capo al correntista, è nulla ex art. 1344 c.c., perché tesa a eludere il divieto di pattuire interessi usurari».

Sino all’entrata in vigore della legge n. 2/2009, «ogni eccedenza della CMS in concreto praticata rispetto alle entità massime fissate pro tempore dalle Istruzioni della Banca d’Italia non realizza di per sé un fattore rilevante al fine del superamento del tasso sogli usurario, trattandosi di elemento diverso … non calcolabile nel medesimo coacervo di fattori di costo, pertanto l’eventuale usurarietà del rapporto bancario può conseguire solo da una giustapposizione che, assumendo dal valore percepito di periodo la CMS e riscontratane in ipotesi il superamento di percentuale rispetto a quella massima, vada ad aggiungere tale costo improprio e non dovuto all’interesse propriamente detto, verificando se, per tale via, non sia stato superato in modo indiretto il tasso soglia per avere questo così oltrepassato lo spread del TEGM». (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 2016, n.12965.




Le commissioni di massimo scoperto non sono censurabili per mancanza di causa

Commissione di massimo scoperto - Rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010 - Legittimità - Ricostruzione del tasso-soglia usurario - Valutazione del giudice

Commissione di massimo scoperto - Censura di legittimità sotto il profilo della mancanza di causa

La commissione di massimo scoperto, applicata fino all’entrata in vigore dell’art. 2-bis d.l. n. 185 del 2008, deve ritenersi in thesi legittima, almeno fino al termine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre 2009, posto che i decreti ministeriali che hanno rilevato il TEGM – dal 1997 al dicembre del 2009 – sulla base delle istruzioni diramate dalla Banca d’Italia, non ne hanno tenuto conto al fine di determinare il tasso soglia usurario, dato atto che ciò è avvenuto solo dal 1 gennaio 2010, nelle rilevazioni trimestrali del TEGM; ne consegue che l’art. 2-bis del d.l. n. 185 del 2008, introdotto con la legge di conversione n. 2 del 2009, non è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, co. 3, cod. pen., bensì disposizione con portata innovativa dell’ordinamento, intervenuta a modificare – per il futuro – la complessa disciplina anche regolamentare (richiamata dall’art. 644, co. 4, cod. pen.) tesa a stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono presuntivamente sempre usurari, derivandone che per i rapporti bancari esauritisi prima del 1 gennaio 2010, allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non debba tenersi conto delle CMS applicate dalla banca ed invece essendo tenuto il giudice a procedere ad un apprezzamento nel medesimo contesto di elementi omogenei della rimunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso-soglia usurario. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata)

L’art. 2-bis della legge n. 2/2009, disciplinando la materia delle commissioni di massimo scoperto, pure omettendo ogni definizione più puntuale delle stesse, ha effettuato una ricognizione dell’esistente con l’effetto sostanziale di sancire definitivamente la legittimità di siffatto onere e, per tale via, di sottrarla alle censure di legittimità sotto il profilo della mancanza di causa. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 2016, n.12965.




Sanzioni amministrative: da pagare gli interessi in caso di ritardo

Ritardato pagamento – Interessi moratori infrasemestrali maturati anteriormente alla scadenza del primo semestre – Debenza – Sussiste

In tema di sanzioni amministrative, in caso di ritardato pagamento sono dovuti gli interessi moratori infrasemestrali nel periodo tra la scadenza dell’obbligo di pagare la sanzione e la data di effettivo pagamento, avvenuto prima della maturazione, al termine del primo semestre, della maggiorazione di cui all’art. 27, comma 6, della l. n. 689 del 1981. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 giugno 2016, n.12324.




Mutuo fondiario, natura di ‘contratto di finanziamento garantito da ipoteca’ e assoggettabilità alla disciplina del TUB

Mutuo fondiario – Natura di 'contratto di finanziamento garantito da ipoteca' – Assoggettabilità alla disciplina di cui al TUB

Mutuo fondiario – Disciplina dell’anatocismo ex art. 1283 c.c. – Applicabilità

Il rapporto di mutuo fondiario a far data dall’entrata in vigore del d. lgs. 385/93 (c.d. TUB) risulta interamente assoggettato alla disciplina da esso dettata. L’art. 161 del decreto ha, infatti, proceduto all’abrogazione della specifica disciplina dettata per questo tipo di rapporti dal T.U. 646 del 1905. Ne è conseguita la «trasformazione» del mutuo fondiario: da rapporto dotato di particolari peculiarità (carattere pubblicistico dei soggetti concedenti tale tipo di mutuo; stretta connessione tra operazioni di impiego e quelle di provvista) a «contratto di finanziamento a medio e lungo termine garantito da ipoteca di primo grado su immobili» (Cass., 7 giugno 2016, n. 11638). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

A far data dall’entrata in vigore del d. lgs. 385/93 non risulta più giustificabile, per i rapporti di mutuo fondiario, un regime di capitalizzazione degli interessi in deroga a quanto generalmente dettato dall’art. 1283 c.c.

Il TUB ha, infatti, provveduto all’abrogazione della precedente disciplina specificamente dettata per questo tipo di rapporto, secondo cui «il mancato pagamento di una rata implicava l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora sull’intero suo ammontare» (compresa la parte corrispondente agli interessi di ammortamento).

Deve, dunque, ritenersi applicabile anche ai rapporti di mutuo fondiario il regime civilistico vigente in punto di maturazione di interessi su interessi (scaduti e non pagati): non è, infatti, rinvenibile nel TUB una specifica disposizione che, al pari della normativa precedente, disponga una deroga al principio generale di cui all’art. 1283 c.c., «dovendosi altresì escludere la vigenza di un uso normativo contrario» (Cass., 7 giugno 2016, n. 11638). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 giugno 2016, n.11638.




Credito documentario

Credito documentario – Disciplina giuridica – Chiarimenti

Il Credito Documentario è un impegno irrevocabile assunto da una banca (banca emittente), per ordine di un acquirente di beni e/o servizi (ordinante), ad effettuare una prestazione (pagamento, accettazione o negoziazione) a favore di un venditore di detti beni (beneficiario), contro presentazione di documenti conformi ai termini e alle condizioni indicate nel credito e in accordo a quanto stabilito dalle Norme e Usi Uniformi emanate dalla Camera di Commercio Internazionale che regolano la materia. La disciplina del credito documentario è regolato "da un complesso normativo sorto dalle prassi del commercio internazionale, stratificatosi nel tempo, adottato a livello internazionale da numerose associazioni bancarie e formalizzato in un testo soggetto a periodiche revisioni e denominato "norme ed usi uniformi relativi ai crediti documentari". Le norme e gli usi uniformi relativi ai crediti documentari non sono usi giuridici o normativi, ma costituiscono clausole d’uso, integrative della volontà negoziale dei contraenti, ai sensi dell’art. 1340 cod. civ., e sono dirette a regolare in maniera uniforme le operazioni di apertura di credito documentario; con la conseguenza che la loro interpretazione, compiuta dal giudice del merito con motivazione esauriente ed immune da vizi logico-giuridici, risolvendosi in indagine di fatto, non è censurabile in sede di legittimità". Escluso che, in materia, viga un principio di rigido "formalismo", può, invece, affermarsi che il rigoroso controllo formale di conformità dei documenti alle condizioni del credito, demandato alla banca mandataria, deve essere guidato ed illuminato dal criterio della ragionevolezza, in relazione alle molteplici circostanze del caso concreto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 2016, n.11263.




Le rimesse del correntista sono imputabili agli interessi e non al capitale solo in caso di superamento del fido accordato

Contratti bancari – Conto corrente – Rimesse effettuate nel corso del rapporto – Imputazione agli interessi ex art.1194 c.c. – In caso di mancato affidamento e di mancato superamento del fido – Esclusione

La sentenza delle S.U n.24418/2010 ha rilevato che, se al conto corrente accede l’apertura di credito bancario, i versamenti effettuati durante lo svolgimento del rapporto potranno essere considerati alla stregua di pagamenti quando siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento, mentre negli altri casi i versamenti fungono da atti ripristinatori della provvista.
Poiché la disposizione dell’art.1194 c.c. presuppone che tanto il credito per il capitale quanto quello per gli interessi e le spese siano simultaneamente liquidi ed esigibili, può ritenersi la simultanea ricorrenza dell’esigibilità e liquidità di capitale ed interessi per il credito che superi il fido e per i relativi interessi, rimanendo differita tale simultaneità per il credito entro il fido al saldo di chiusura del rapporto e dell’apertura di credito. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 maggio 2016, n.10941.




Emissione di assegno bianco o postdatato al fine di garanzia

Assegno in bianco o postdatato – Al fine di garanzia – Nullità – Sussiste – Conseguenze – Accertamento di promessa di pagamento ex art. 1988 c.c.

L’emissione di un assegno in bianco o postdatato, cui di regola si fa ricorso per realizzare il fine di garanzia - nel senso che esso è consegnato a garanzia di un debito e deve essere restituito al debitore qualora questi adempia regolarmente alla scadenza della propria obbligazione, rimanendo nel frattempo nelle mani del creditore come titolo esecutivo da far valere in caso di inadempimento -, è contrario alle norme imperative contenute negli artt. 1 e 2 del R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 e dà luogo ad un giudizio negativo sulla meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, alla luce del criterio della conformità a norme imperative, all'ordine pubblico ed al buon costume enunciato dall'art. 1343 cod. civ.. Pertanto, non viola il principio dell'autonomia contrattuale sancito dall'art. 1322 cod. civ. il giudice che, in relazione a tale assegno, dichiari nullo il patto di garanzia e sussistente la promessa di pagamento di cui all'art. 1988 cod. civ. (cfr. Cass. civ. sezione II, n. 4368 del 19 aprile 1995). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2016, n.10710.




Nullità del contratto quadro che regola la prestazione di servizi bancari e di investimento in assenza di firma della banca

Diritto finanziario - Nullità del contratto quadro che regola la prestazione di servizi bancari e di investimento in assenza di firma della banca - Inammissibilità della convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c.

L’accordo quadro sottoscritto dal solo cliente e non dal rappresentante della banca stessa è nullo per violazione dell’articolo 23 Tuf, non potendo la stipulazione essere desunta, in via indiretta, da dichiarazioni (di scienza o ricognitive) di contenuto differente. Dopo la stipulazione del contratto di negoziazione, gli ordini di acquisto e le operazioni di compravendita danno luogo ad atti sicuramente negoziali, ma non a veri e propri contratti, per di più autonomi rispetto all'originale contratto quadro di cui essi costituiscono attuazione ed adempimento. La nullità del contratto incide dunque sulla validità dei successivi ordini di acquisto stante anche l'esclusione di ogni forma di convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c..
La produzione in giudizio del contratto di negoziazione da parte della banca, non rende validi retroattivamente gli ordini di acquisto e le operazioni di compravendita de quibus, con la conseguente necessità di restituzione della somma impiegata dal cliente e dei titoli alla banca. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2016, n.7068.




Il cliente che perde colposamente la carta di credito deve pagare gli acquisti abusivi

Furto di strumento di pagamento – Carta di credito prepagata – Responsabilità del cliente per omessa custodia e tardiva denuncia del furto alla banca – Sussiste – Responsabilità dei terzi per accettazione della carta – Irrilevanza

Ove la motivazione della sentenza impugnata si basi sull’attribuzione al cliente della responsabilità per omessa custodia e per omessa tempestiva denunzia alla controparte contrattuale della sottrazione dello strumento di pagamento, l’argomento della responsabilità dei terzi che abbiano accettato l’utilizzo dello strumento di pagamento appare del tutto irrilevante ai fini della decisione della controversia. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 aprile 2016, n.6751.




Contratti bancari, conto corrente, azione di accertamento negativo e di ripetizione dell'indebito

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di accertamento negativo e di ripetizione dell'indebito – Mancata richiesta di consegna documentazione bancaria anteriormente al giudizio – Richiesta ordine esibizione ex art. 210 c.p.c. – Non accoglibile

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di accertamento negativo e di ripetizione dell'indebito – Richiesta ordine esibizione ex art. 210 c.p.c. estratti conto – Indicazione specifica delle ragioni dell'utilità della relativa acquisizione ai fini della dimostrazione dei fatti di causa – Necessità

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di accertamento negativo e di ripetizione dell'indebito – Onere della prova a carico della parte attrice – Principio di vicinanza o prossimità della prova – Inapplicabilità – Richiesta di CTU contabile in caso di mancata produzione della necessaria documentazione bancaria – Non accoglibile

È principio fermo quello secondo cui l'esibizione a norma dell'art. 210 cod. proc. civ. non può in alcun caso supplire al mancato assolvimento dell'onere della prova a carico della parte istante.
La parte ricorrente, in quanto società di capitali - per ovvie ragioni di ostensione, anche a terzi (soci e contraenti), della propria contabilità - ha il dovere, prima ancora che l'onere, di conservare la documentazione bancaria e, solo in caso di eccezionale allegazione di particolarei eventi, avrebbe potuto richiedere, anteriormente al giudizio e, se necessario, con apposita domanda giudiziale, di ricostruire la propria per mezzo di quella conservata dalla Banca. (Angelo Congiu) (riproduzione riservata)

L'ordine di esibizione può essere impartito ad una delle parti del processo con esclusivo riguardo ad atti “la cui acquisizione al processo sia necessaria”, ovvero “concernenti la controversia”, e, quindi, ai soli atti o documenti specificamente individuati o individuabili, dei quali sia noto, o almeno assertivamente indicato, un preciso contenuto, influente per la decisione della causa.
Tra gli atti di cui si chiede la specifica esibizione non possono includersi gli estratti conto dei rapporti bancari quando questi siano genericamente mirati alla ricostruzione della contabilità del rapporto di conto corrente, senza che si ipotizzi specificamente quale sia l'utilità di quella acquisizione ai fini della dimostrazione della domanda giudiziale. (Angelo Congiu) (riproduzione riservata)

Non può aderirsi all'interpretazione secondo cui, in ragione del principio di prossimità o vicinanza della prova, doveva essere la Banca a fornire la documentazione che la cliente non aveva avuto cura di conservare. Infatti, il richiamato principio di prossimità o vicinanza della prova, in quanto eccezionale deroga al canonico regime della sua ripartizione, secondo il principio ancor oggi vigente che impone (incumbit) un onus probandi ei qui dicit non ei qui negat, deve trovare una pregnante legittimazione che non può semplicisticamente esaurirsi nella diversità di forza economica dei contendenti, ma esige l'impossibilità della sua acquisizione simmetrica, che nella specie è negata proprio dall'obbligo richiamato dall'art. 117 TUB, secondo cui, in materia bancaria, "i contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti". L'assunto per cui tale consegna non sarebbe avvenuta, avrebbe dovuto costituire oggetto di una apposita e tempestiva documentata istanza all'Istituto di credito; analoghe considerazioni valgono in relazione agli estratti conto non depositati e mancanti, comunque utili alla ricostruzione dell'andamento del rapporto. Non hanno fondamento le censure con le quali si lamenta il mancato accertamento dell'esistenza di clausole anatocistiche vietate attraverso l'ammissione di una CTU di tipo contabile, così facendosi residuare l'onere documentaristico sulle spalle della banca convenuta; la richiesta tende a conseguire sotto altre  spoglie, e persino attraverso un'inedita inversione dell'onere della prova, il medesimo risultato che si è negato attraverso le strade sopra già percorse. (Angelo Congiu) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 aprile 2016, n.6511.




L'insufficienza di una documentazione rilevante non giustifica il diniego della consulenza contabile (fattispecie in tema di contratti bancari)

Processo civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Natura esplorativa - Dimostrazione della irrilevanza della consulenza - Necessità - Deroga al divieto di compiere indagini esplorative - Condizioni - Accertamento di situazioni di fatto che richiede l'ausilio di speciali cognizioni tecniche - Acquisizione da parte del c.t.u. degli elementi necessari a rispondere al quesito anche se non prodotti dalle parti - Fattispecie in tema di rapporti di conto corrente non prodotti dalle parti - Ordine di esibizione - Necessità

Nonostante non vi sia dubbio che "la mancata disposizione della consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice, di cui si asserisce l'indispensabilità, è incensurabile in sede di legittimità sotto il profilo del vizio di motivazione, laddove la consulenza sia finalizzata ad esonerare la parte dall'onere della prova o richiesta a fini esplorativi alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati" (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219), tuttavia, quando la parte chieda una consulenza contabile sulla base di una produzione documentale, il giudice non può qualificare come esplorativa la consulenza senza dimostrare che la documentazione esibita sarebbe comunque irrilevante.

Ha natura esplorativa la consulenza finalizzata alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219, m. 598314), non la consulenza intesa a ricostruire l'andamento di rapporti contabili non controversi nella loro esistenza. E secondo la giurisprudenza di questa corte, è consentito derogare finanche al limite costituito dal divieto di compiere indagini esplorative, "quando l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali cognizioni tecniche, essendo in questo caso consentito al c.t.u. anche di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse" (Cass., sez. 3^, 14 febbraio 2006, n. 3191).

E' vero che l'esibizione di documenti non può essere chiesta, ai sensi dell'art. 210 c.p.c., a fini meramente esplorativi, allorquando neppure la parte istante deduca elementi sulla effettiva esistenza del documento e sul suo contenuto per verificarne la rilevanza in giudizio (Cass., sez. L, 20 dicembre 2007, n. 26943). Ma detta ipotesi non ricorre nel caso in cui non possa mettersi in dubbio l'esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l'esistenza della documentazione relativa alla loro gestione.

(Nel caso di specie, la Suprema corte ha ritenuto che erroneamente i giudici del merito avessero negato l'ammissione della consulenza contabile e respinto la richiesta di ordinare alla banca l'esibizione della documentazione necessaria alla ricostruzione dei rapporti con gli attori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 marzo 2016, n.5091.




Prova del l'inclusione del credito nell'operazione di cessione in blocco

Ricorso proposto da banca incorporante la cessionaria di crediti in blocco ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1998 - Onere dell'impugnante di dimostrare la propria legittimazione - Condizione e contenuto - Inosservanza - Inammissibilità del ricorso

É inammissibile il ricorso per cassazione proposto da una società che assuma di averne incorporata un'altra, cessionaria di crediti bancari in blocco, ma non produca, nonostante l'avversa esplicita contestazione, neppure successivamente al deposito del ricorso stesso, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., alcun documento idoneo a dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco ex art. 58 d.lgs. n. 385 del 1998, avendo l'impugnante, che si affermi successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria, l'onere di fornire la prova documentale della propria legittimazione, a meno che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 marzo 2016, n.4116.




Sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ex art. 144 TUB per carenze in organizzazione e controlli interni non equiparabili a quelle irrogate dalla CONSOB ex art. 187 ter TUF per manipolazione del mercato

Credito - Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Vigilanza e controllo - Sanzioni irrogate ex art. 144 TUB per carenze organizzative e di controllo interno - Natura sostanzialmente penale - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Banca d'Italia ai sensi dell'art. 144 TUB per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni non sono equiparabili, quanto a tipologia, severità, incidenza patrimoniale e personale, a quelle irrogate dalla CONSOB ai sensi dell'art. 187 ter TUF per manipolazione del mercato, sicché esse non hanno la natura sostanzialmente penale che appartiene a queste ultime, né pongono, quindi, un problema di compatibilità con le garanzie riservate ai processi penali dall'art. 6 CEDU (cfr. Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 4 marzo 2014, Grande Stevens e altri c. Italia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 febbraio 2016, n.3656.




Il mancato rispetto dello scopo del mutuo agevolato giustifica la risoluzione del contratto

 

Nell’ambito di un’azione volta alla restituzione di somme concesse a mutuo, il mancato pagamento degli interessi di preammortamento giustifica la risoluzione del contratto di mutuo agevolato.

Nell’ambito della medesima azione, anche il mancato rispetto dello scopo - in relazione al quale è stato concesso il mutuo agevolato - giustifica la risoluzione del contratto stesso.

Con riferimento al contratto di mutuo agevolato, la risoluzione del mutuo di scopo (rapporto principale) legittima la revoca del contributo in conto interessi pubblico (rapporto ausiliario). (1) (Federica Lazzoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 gennaio 2016, n.1369.




Furto di carta bancomat e responsabilità della banca

Furto di tessera bancomat – Responsabilità contrattuale della banca – Diligenza

La diligenza professionale deve valutarsi non solo con riferimento all’attività di esecuzione contrattuale in senso stretto, ma anche in relazione ad ogni tipo di atto e operazione oggettivamente riferibile ai servizi contrattualmente forniti.
L’art.1176 secondo comma, cod. civ., lascia imprecisata la questione della misura della diligenza nelle obbligazioni inerenti l’esercizio di un’attività professionale ma la sua valutazione di carattere tecnico deve essere commisurata alla natura dell’attività ed in particolare alla specificità dell’obbligo di custodia di uno strumento esposto al pubblico avente ad oggetto l’erogazione di denaro. [La Corte ha cassato con rinvio alla Corte d’Appello affinché questa integrasse l’indagine sulla diligenza tenuta dalla banca a seguito della sottrazione della carta bancomat di un cliente mediante manomissione dello sportello automatico, valutando il comportamento della banca sia in ordine al riscontrato difetto di manutenzione e custodia dell’apparecchio, sia in ordine alla condotta accertata del responsabile all’interno della sede della medesima, sia in ordine al prelievo effettuato da ignoti in misura largamente eccedente il plafond giornaliero.] (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2016, n.806.




Accertamento negativo del credito promosso dal correntista, ripetizione dell’indebito, riconvenzionale della banca per la condanna al pagamento del saldo negativo, oneri probatori e inapplicabilità del c.d. saldo zero

Contratto di conto corrente bancario – Accertamento negativo del credito promosso dal correntista – Azione di restituzione dell’indebito – Riconvenzionale della banca per la condanna al pagamento del saldo negativo – Distribuzione degli oneri probatori – Inapplicabilità del c.d. criterio del saldo zero

Qualora l’attore proponga domanda di accertamento negativo del credito risultante dal saldo passivo di un rapporto di conto corrente bancario, nonché di ripetizione dell’indebito relativamente agli interessi pagati in eccedenza rispetto al dovuto e l’istituto di credito non si limiti a chiedere il rigetto della pretesa avversaria, ma proponga domanda riconvenzionale per conseguire il credito negato dalla controparte, ambedue le parti hanno l'onere di provare le rispettive contrapposte pretese.

L'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costituito; tuttavia, in tal caso la relativa prova può essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo (Cass. 23229/2004; Cass. 9099/2012).

Ne segue che la banca deve dimostrare l'entità del proprio credito mediante la produzione degli estratti conto a partire dall'apertura del conto, e ove ne manchi la completa documentazione, a partire dal c.d. saldo zero e del pari il correntista, pur agendo per l’accertamento negativo, dovrà fornire la prova della fondatezza della propria domanda, producendo l’estratto conto zero, tanto più ove si tenga conto che tale estratto conto, inviato per legge ai correntisti, fa sì che gli stessi si trovino in posizione paritaria rispetto alla banca sotto il profilo della possibilità di produrre il documento. (Giuseppe Dell'Anna Misurale) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2015, n.9201.




Anatocismo bancario e nullità delle relative clausole

Anatocismo bancario – Clausola anatocistica – Nullità – Rilevabilità d’ufficio – Sussiste

E’ affetta da nullità rilevabile d'ufficio dal giudice, anche quindi in assenza di una tempestiva deduzione ad opera dell'interessato, la clausola anatocistica di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi passivi, inserita nel contratto di conto corrente bancario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2015, n.9169.




Anatocismo bancario

Anatocismo bancario – Capitalizzazione annuale – Illegittimità – Sussiste

E’ illegittima la capitalizzazione annuale degli interessi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 maggio 2015, n.9127.




La cessione del credito non trasferisce il diritto all'inefficacia del pagamento, funzionalmente collegato all'esecuzione collettiva

Cessione di credito – Trasferimento del diritto all'inefficacia del pagamento – Esclusione

La cessione del credito non trasferisce il diritto all'inefficacia del pagamento, funzionalmente collegato all'esecuzione collettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 dicembre 2014, n.25660.




Omologa del concordato preventivo e opponibilità del pegno

Omologa del concordato preventivo - Opponibilità del pegno

L’esame della questione riguardante l'opponibilità della realizzazione del pegno costituito a garanzia del credito derivante dal saldo debitore del conto corrente non è precluso dal giudicato implicito formatosi per effetto dell'inclusione dell'intero credito vantato dal creditore nel piano di riparto formato a seguito dell'omologazione del concordato. Infatti, la sentenza di omologazione del concordato preventivo, per le particolari caratteristiche della procedura che ad essa conduce, determina un vincolo definitivo in ordine alla riduzione quantitativa dei crediti, ma non comporta la formazione di un giudicato in ordine all'esistenza, all'entità ed al rango (privilegiato o chirografario) dei crediti ed agli altri diritti implicati nella procedura; essa, infatti, non presuppone un accertamento giurisdizionale dei crediti, ma una verifica amministrativa, avente carattere meramente delibativo e volta esclusivamente a consentire il calcolo delle maggioranze richieste ai fini dell'approvazione della proposta, e non esclude quindi la possibilità di promuovere successivamente un ordinario giudizio di cognizione nei confronti dell'impresa in concordato, al fine di far accertare il proprio credito ed il privilegio che eventualmente lo assiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 settembre 2014, n.20298.




Compete il privilegio ipotecario agli interessi di qualunque natura (anche ai moratori) maturati dopo l’annata in corso al momento del pignoramento

Esecuzione forzata – Estensione del privilegio ipotecario agli interessi moratori maturati dopo il compimento dell’annata in corso alla data del pignoramento – Ammissibilità – Esecuzione forzata – Intervento del creditore ipotecario – Estensione del privilegio ipotecario agli interessi moratori ex art. 2855, comma 3 c.c. – Decorrenza

Ai sensi del comma terzo dell’articolo 2855 c.c., sono assistiti dal privilegio ipotecario - oltre le specifiche spese (per l’atto di costituzione dell’ipoteca volontaria, per l’iscrizione e la rinnovazione dell’ipoteca, quelle ordinarie per l’intervento nel processo esecutivo), non solo il capitale iscritto (nei limiti dell’iscrizione del credito effettivamente esistente) ed i soli interessi corrispettivi maturati sul parte capitale iscritto nell’annata in corso al momento del pignoramento (o, in caso di azionamento del credito in via di intervento, al momento di questo) e nel biennio anteriore, purché ne sia enunciata la misura, ma - pure gli interessi, di qualunque natura - e cioè, non rilevando se qualificabili come corrispettivi o moratori - ed al tasso legale via via vigente, maturati successivamente alla annata in corso al momento del pignoramento, ovvero, in caso di azionamento del credito in via di intervento, al momento di questo, sino alla vendita del bene oggetto di ipoteca. (Matteo Tassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 28 luglio 2014, n.17044.




Sconto di titoli cambiari e immediata disponibilità della somma

Sconto di titoli cambiari - Accredito del netto ricavo sul conto - Determinazione del saldo - Acquisto immediato della disponibilità del denaro accreditato sul conto

In presenza di operazioni di sconto di titoli cambiari con accredito del netto ricavo sul conto corrente, il saldo va determinato considerando che il cliente acquista l'immediata disponibilità del denaro, accreditato sul conto corrente a fronte della cessione del credito verso terzi, e che l'eventuale mancato buon fine del titolo opera come condizione risolutiva del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 09 luglio 2014, n..




Illegittima segnalazione alla centrale rischi: risarcimento del danno non patrimoniale anche all’ente

Illegittima segnalazione del debitore alla centrale rischi – Risarcimento del danno non patrimoniale – Sussiste – Anche dell'ente – Sussiste – Condizioni

In ipotesi di illegittima segnalazione del debitore alla centrale rischi, possono essere risarciti sia il danno non patrimoniale alla persona, anche giuridica, con riguardo ai valori della reputazione e dell'onore (essendo anche i soggetti collettivi titolari dei diritti della personalità a tutela costituzionale ex art. 2 Cost.), sia il danno al patrimonio, che può essere oggetto della prova presuntiva, quale conseguenza per l'imprenditore di un peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale anche per l'ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza (cfr., per tali principi, le decisioni Cass. 30 agosto 2007, n. 18316; 4 giugno 2007, n. 12929; 18 aprile 2007, n. 9233; 28 giugno 2006, n. 14977; 3 aprile 2001, n. 4881; 23 marzo 1996, n. 2576; v. pure Cass. 18 settembre 2009, n. 20120, in tema di assicurazione contro i danni). In particolare, anche nei confronti dell'ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale, intesa come qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che, non prestandosi ad una valutazione monetaria basata su criteri di mercato, non possa essere oggetto di risarcimento ma di riparazione: allorquando, cioè, il fatto lesivo incida su di una situazione giuridica dell'ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla costituzione (Cass. 1 ottobre 2013, n. 22396; 12 dicembre 2008, n. 29185; 4 giugno 2007, n. 12929). Entrambi tali danni, inoltre, possono essere liquidati in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c. (cfr. Cass. 2 settembre 2008, n. 22061). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 luglio 2014, n.15609.




Anatocismo nei mutui bancari in caso di inadempimento del mutuatario: è necessaria la stipulazione di un’apposita pattuizione

Mutuo bancario – Inadempimento – Singole rate – Interessi moratori – Anatocismo – Espressa pattuizione – Contenuti

La delibera CICR del 9 febbraio 2000 consente, per i mutui bancari, la produzione dell’anatocismo in caso d’inadempimento del mutuatario all’obbligo di restituzione delle singole rate. Tale possibilità è tuttavia subordinata alla stipulazione di un’apposita pattuizione - anteriore al sorgere del credito per interessi - che indichi che gli interessi moratori sono dovuti anche sulla quota parte degli interessi corrispettivi delle rate scadute. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 maggio 2014, n.11400.




Liquidazione coatta amministrativa, revocatoria fallimentare e interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta

Liquidazione coatta amministrativa - Azione revocatoria fallimentare - Interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta - Riassunzione nei confronti della sola banca cessionaria ex art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissibilità - Fondamento

In caso di revocatoria fallimentare di rimesse solutorie promossa nei confronti di società bancaria, la quale, in corso di causa, sia stata posta in liquidazione coatta amministrativa con conseguente interruzione del processo, è valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria ex art. 90 d.lgs 1 settembre 1993, n. 385, che è equiparabile alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2014, n.10456.




Revocatoria fallimentare e riassunzione del processo nei confronti della cessionaria ex art. 90 TUB

Revocatoria fallimentare - Liquidazione coatta amministrativa -  Interruzione e riassunzione del processo nei confronti della cessionaria

Ove sia stata azionata domanda di revocatoria fallimentare delle rimesse solutorie nei confronti di società bancaria, posta in liquidazione coatta amministrativa in corso di causa, da cui l'interruzione del processo, va ritenuta valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria D.Lgs. n. 385 del 1993, ex art. 90, da equipararsi alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della Liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2014, n.10456.




Usura in concreto: condizioni di difficoltà economica o finanziaria e dolo generico della consapevolezza della difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo e della sproporzione degli interessi

Usura – Art. 644 c.p. – Usura in concreto – Condizioni di difficoltà economica o finanziaria – Carenza, anche solo momentanea, di liquidità – Valutazione in base a valorizzando parametri desunti dal mercato – Dolo – Consapevolezza della condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo e la sproporzione degli interessi

Ai fini dell'integrazione dell'elemento materiale della c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) occorre che il soggetto passivo versi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria e che gli interessi (pur inferiori al tasso-soglia usurario ex lege) ed i vantaggi e i compensi pattuiti, risultino, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'opera di mediazione.

In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) la 'condizione di difficoltà economica' della vittima consiste in una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, a fronte di una condizione patrimoniale di base nel complesso sana; la 'condizione di difficoltà finanziaria' investe, invece, più in generale l'insieme delle attività patrimoniali del soggetto passivo, ed è caratterizzata da una complessiva carenza di risorse e di beni.

In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le 'condizioni di difficoltà economica o finanziaria' della vittima (che integrano la materialità del reato) si distinguono dallo 'stato di bisogno' (che integra la circostanza aggravante di cui all'art. 644 c.p., comma 5, n. 3) perchè le prime consistono in una situazione meno grave (tale da privare la vittima di una piena libertà contrattuale, ma in astratto reversibile) del secondo (al contrario, consistente in uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, non tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma che comunque, comportando un impellente assillo, compromette fortemente la libertà contrattuale del soggetto, inducendolo a ricorrere al credito a condizioni sfavorevoli).

In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le 'condizioni di difficoltà economica o finanziaria' della vittima (che integrano la materialità del reato) vanno valutate in senso oggettivo, ovvero valorizzando parametri desunti dal mercato, e non meramente soggettivo, ovvero sulla base delle valutazioni personali della vittima, opinabili e di difficile accertamento ex post.

In tema di cd. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) il dolo generico, oltre alla coscienza e volontà di concludere un contratto sinallagmatico con interessi, vantaggi o compensi usurari, include anche la consapevolezza della condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo e la sproporzione degli interessi, vantaggi o compensi pattuiti rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'opera di mediazione.
Cassazione penale, 07 maggio 2014, n.18778.




Commissione di massimo scoperto e decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione

Commissione di massimo scoperto - Ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto - Prescrizione - Decorrenza - Distinzione tra versamenti con funzione ripristinatoria della provvista e versamenti con funzione solutoria.

Ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto - Prescrizione - Decorrenza - Onere della prova della funzione dei singoli versamenti.

Poiché la natura e la funzione della commissione di massimo scoperto non si discosta da quella degli interessi, essendo entrambi destinati a remunerare la banca dei finanziamenti erogati, il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 24428 del 2010 (decorrenza della prescrizione decennale dell'azione di ripetizione degli importi illegittimamente addebitati sul conto distinguendo tra versamenti con funzione ripristinatoria e versamenti con funzione solutoria della provvista) può essere applicato anche al fine di stabilire la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione degli importi illegittimamente addebitati a titolo di commissione di massimo scoperto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I versamenti eseguiti sul conto corrente in costanza di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens e, poiché tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto, una diversa finalizzazione dei singoli versamenti, o di alcuni di essi, deve essere in concreto provata da parte di chi intende far percorrere la prescrizione dalle singole annotazioni delle poste illegittimamente addebitate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 febbraio 2014, n.4518.




Il superamento del limite di finanziabilità non comporta la nullità del mutuo fondiario

Mutuo fondiario – Finanziamento superiore al limite previsto dall’art.38 T.U.B. – Nullità del contratto – Esclusione

Mentre le violazioni delle disposizioni della Banca d'Italia attuative dell'art. 117 TUB sono state ritenute dal legislatore fonti di nullità relative, non altrettanto può dirsi nel caso della violazione del limite di finanziabilità previsto dall'art. 38 del Tub, che non appare essere a tutela del contraente più debole ma invece a tutela delle stesse banche e indirettamente del sistema bancario in quanto è volta ad impedire che le banche assumano esposizioni finanziarie senza adeguate contropartite e garanzie.

Ove non altrimenti stabilito dalla legge, unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità, e non già la violazione di norme, anch'esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere eventualmente fonte di responsabilità.

Le disposizioni in questione non appaiono quindi volte ad inficiare norme inderogabili sulla validità del contratto ma appaiono norme di buona condotta la cui violazione potrà comportare l'irrogazione delle sanzioni previste dall'ordinamento bancario, qualora ne venga accertata la violazione a seguito dei controlli che competono alla Banca d'Italia, nonché eventuale responsabilità, senza ingenerare una causa di nullità, parziale o meno, del contratto di mutuo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2013, n.27380.




Pattuizione di massimo scoperto e rinvio all’uso piazza prima dell’entrata in vigore della trasparenza bancaria

Contratti bancari – Stipulati anche prima del 1992 – Uso piazza – Nullità ex art. 1346 c.c. – Commissione di massimo scoperto – Rapportata all’uso piazza – Nullità.

Anche prima dell’entrata in vigore della legge sulla trasparenza (n. 154/1992), il rinvio contrattuale all’«uso piazza» risultava nullo per indeterminatezza ex art. 1346 c.c. Perciò, è senz’altro nulla la pattuizione di massimo scoperto, quale che sia il tempo in cui sia stata stipulata, che rapporta la misura della sua applicazione alle «condizioni generalmente applicate su piazza nel periodo». (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 dicembre 2013, n.27118.




Finanziamento fondiario ex art. 38 D.Lgs. 385/1993 - Conseguenze della violazione del limite di finanziabilità

Limite di finanziabilità – Non costituisce una ipotesi rientrante tra quelle previste dall'art. 117 D.Lgs. 385/1993.

Finanziamento fondiario – Non necessita che nel contratto siano indicati il valore dell'immobile o il costo delle opere.

Limite di finanziabilità – Ratio.

Limite di finanziabilità – Conseguenza della violazione.

Finanziamento fondiario – Non applicabilità della sentenza Cass., n. 9219/95.

L'art 117 comma ottavo del TUB risulta attribuire alla Banca d'ltalia un potere, definito dalla migliore dottrina conformativo o tipizzatorio, in ragione del quale essa può stabilire il contenuto di certi contratti (cosi come di determinati titoli) prevedendo clausole tipo da inserire nelle categorie di contratti previsti. L'articolo 38 del TUB invece conferisce alla Banca d'Italia non già il potere di stabilire una certa clausola del contratto di mutuo fondiario, bensì solo quello di determinare la percentuale massima del finanziamento che costituisce l'oggetto del contratto e che è quindi un elemento di per sé già tipizzato e costituente una clausola necessaria. Del resto, che il limite di finanziabilità di cui all'art. 38 TUB non rientri in una delle ipotesi indeterminate di cui all'art. 117 TUB è dimostrato dal fatto che in questo caso il legislatore ha espressamente previsto quale fosse il contratto su cui la Banca d'Italia dovesse intervenire e quale fosse la disposizione secondaria da introdurre, senza lasciare a quest'ultima ogni valutazione circa la scelta del tipo di contratto su cui operare un intervento tipizzatorio e la scelta di quale clausola inserire. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Non può non rilevarsi che il rispetto del limite del finanziamento non risulta essere una circostanza rilevabile dal contratto in quanto l'accertamento in proposito può avvenire solo tramite valutazioni estimatorie dell'immobile oggetto di finanziamento suscettibili di opinabilità e soggette a margini di incertezza valutativa e come tali non rilevabili dal testo del contratto. A tale proposito, va osservato che la Banca d'Italia, nel determinare il limite di finanziamento, non ha prescritto che nel contratto venissero indicati degli elementi di riferimento quali il valore dell'immobile o il costo delle opere. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

E' agevole osservare che il cliente ha tutto l'interesse ad ottenere il finanziamento nel massimo importo possibile anche a prescindere dal limite di finanziabilità. In tal senso, la nullità relativa prevista dagli articoli 117 e 127 TUB non risulta applicabile al caso di specie, proprio perché il cliente non avrebbe interesse a farla valere e perché comunque avrebbe applicazione l'art. 127 secondo n. 1 TUB, secondo cui le disposizioni del titolo VI e quindi dell'art. 117, comma 8 sono derogabili solo in senso più favorevole al cliente, ed un mutuo concesso oltre il limite di finanziabilità è, di regola, più favorevole al cliente. La disposizione dell'art 38 comma 2 TUB non appare quindi essere a tutela del contraente più debole ma invece a tutela delle stesse banche e indirettamente del sistema bancario in quanto è volta ad impedire che le banche assumano esposizioni finanziarie senza adeguate contropartite e garanzie. La ratio della nuova normativa sul credito fondiario per un verso tende a favorire il ricorso al mutuo fondiario nell'interesse degli imprenditori e, dall'altro, si propone di meglio garantire e tenere indenni le banche che effettuano siffatte operazioni finanziarie con una serie di norme quali, ad esempio, quella sulla revocabilità in sede fallimentare delle ipoteche sottoposta ad un brevissimo termine di dieci giorni. In tale contesto si inserisce il limite di finanziamento dei mutui fondiari come norma volta ad impedire che le banche si espongano oltre un limite di ragionevolezza a finanziamenti a favore di terzi che, se non adeguatamente garantiti, potrebbero portare a possibili perdite di esercizio. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Questa Corte si è attestata sulla tradizionale impostazione secondo la quale, ove non altrimenti stabilito dalla legge, unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità e non già la violazione di norme, anch'esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere eventualmente fonte di responsabilità, ovvero quando la legge assicura l'effettività della norma imperativa con la previsione di rimedi diversi (Cass. Sez. Unite, n. 26724/07; Cass., n. 25222/10). A tale proposito, il limite di finanziabilità dei mutui fondiari è una disposizione imperativa che non incide sul sinallagma contrattuale, ma investe esclusivamente il comportamento della banca tenuta ad attenersi al limite prudenziale stabilito dall'art 38, comma secondo, del TUB e dalla circolare del CICR del 22 aprile 1995. Le disposizioni in questione non appaiono quindi volte ad inficiare norme inderogabili sulla validità del contratto, ma appaiono norme di buona condotta la cui violazione potrà comportare l'irrogazione delle sanzioni previste dall'ordinamento bancario, qualora ne venga accertata la violazione a seguito dei controlli che competono alla Banca d'Italia, nonché eventuale responsabilità, senza ingenerare una causa di nullità, parziale o meno, del contratto di mutuo.
Come ultima notazione a tale proposito non può non osservarsi che, essendo il limite di erogabilità del mutuo ipotecario stabilito anche e soprattutto in funzione della stabilità patrimoniale della banca erogante, far discendere dalla violazione di quel limite la conseguenza della nullità del mutuo ormai erogato ed il venire meno della connessa garanzia ipotecaria condurrebbe al paradossale risultato di pregiudicare ancor più proprio quel valore della stabilità patrimoniale della banca che la norma intendeva proteggere. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)

Non è corretto, in materia di muto fondiario, il riferimento alla sentenza n. 9219/95 di questa Corte emessa in riferimento al mutuo edilizio (oggi non più previsto dal testo unico bancario in quanto sostanzialmente unificato con il mutuo fondiario), ove l'art. 3 legge n. 474 del 1949 stabiliva che l'ammontare di ciascun mutuo non poteva eccedere la metà del valore cauzionale dell'immobile. In tal caso infatti il mutuo era certamente di scopo in quanto finalizzato ad agevolare la disponibilità di immobili non di lusso e, quindi, collegato ad un interesse pubblico generale, onde la norma rivestiva carattere imperativo cogente, mentre nel caso di specie, come rilevato, ha solo lo scopo di impedire alle banche di effettuare finanziamenti non adeguatamente garantiti. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 novembre 2013, n.26672.




L’attività del mediatore creditizio ha le stesse caratteristiche dell’attività del mediatore quale disciplinato dagli artt. 1754 ss. c.c.

Attività di consulenza nella presentazione delle domande di finanziamento – Mediatore creditizio – Inconfigurabilità – Diritto alla provvigione – Sussistenza anche in mancanza di iscrizione all’albo

L’assistenza e la consulenza finalizzate alla presentazione di istanze di finanziamento non integrano un’attività riconducibile alla mediazione creditizia, oggi disciplinata dagli artt. 128-sexies ss. Testo Unico Bancario, dal momento che quest’ultima è caratterizzata dai connotati delineati dagli artt. 1754 ss. c.c., con la conseguenza che non è mediatore creditizio – e quindi ha diritto alla provvigione convenuta anche in assenza di iscrizione al relativo albo – colui che si limiti ad un’attività di consulenza dell’aspirante finanziato e non estenda la sua attività anche al reperimento del finanziatore o alla facilitazione dell’accordo tra le parti del finanziamento. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 24 ottobre 2013, n.24118.




Divieto di capitalizzazione degli interessi, affidamento incolpevole della banca ed esclusione dell’overruling

Anatocismo - Contratto di conto corrente bancario stipulato anteriormente al 22 aprile 2000 - Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici - Necessità di calcolo degli interessi a debito senza alcuna capitalizzazione - Tutela dell'affidamento della banca per "overruling" - Esclusione - Fondamento.

In ipotesi di conto corrente bancario stipulato anteriormente al 22 aprile 2000, l'esclusione del diritto della banca ad operare qualsiasi capitalizzazione degli interessi a debito del correntista, in seguito alla dichiarazione di nullità della relativa pattuizione, secondo quanto precisato dalla sentenza n. 24418 del 2010 resa dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, non integra alcuna ipotesi di "overruling" a tutela dell'affidamento incolpevole della banca stessa, trattandosi di mutamento di giurisprudenza riguardante norme di carattere sostanziale e non processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 settembre 2013, n.20172.




Conto corrente bancario, onere della banca di produrre gli estratti conto anche oltre il decennio e obbligo di conservazione delle scritture contabili

Contestazione relativa a validità ed efficacia di pattuizione di interessi ultralegali – Giudizio ordinario di cognizione – Produzione degli estratti conto da parte della banca – A partire dall’avvio del rapporto – Anche oltre il decennio.

Obbligo di conservazione decennale delle scritture contabili – Illegittimità costituzionale degli artt. 2220 cod. civ. e 50 TUB  in relazione agli art. 3 e 4 Cost. – Manifesta infondatezza della questione.

Superata la fase monitoria, in cui è possibile produrre solo gli estratti conto relativi all’ultima fase di movimentazione del conto ai sensi dell’art. 50 TUB, nel successivo giudizio a cognizione piena - ove sia contestata per mancanza di requisiti di legge la pattuizione degli interessi legali - la banca è tenuta a produrre gli estratti conto a partire dall’apertura del conto anche oltre il decennio, perché non si può confondere l’obbligo di conservazione della documentazione contabile con l’onere di fornire prova in giudizio del proprio credito. La produzione di estratti conto per una frazione temporale unilateralmente individuata dalla banca è radicalmente inidonea ad assolvere l’onere probatorio che sta a suo carico. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’obbligo di conservazione delle scritture contabili di cui all’art. 2220 c.c. costituisce uno strumento di tutela per i terzi estranei all’attività imprenditoriale, che risulta volto a garantire l’accesso, la conoscibilità e la trasparenza delle attività di impresa. Pertanto, la previsione della durata decennale di tale obbligo non può essere interpretata come una limitazione legale dell’onere probatorio posto a carico di chi è tenuto a dare la prova integrale del proprio credito. E’ dunque manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 2220 c.c., come correlato all’art. 50 TUB, dovendosi ribadire la radicale diversità delle esigenze probatorie della fase monitoria da quelle del giudizio a cognizione piena. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 agosto 2013, n.18541.




Successione nel processo e trasferimento di immobili gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare

Trasferimento alla regione di beni immobili già trasferiti alle ASL, ex art. 1, comma 5, legge reg. Lazio n. 14 del 2008 - Successione a titolo particolare - Configurabilità - Effetti sulla legittimazione passiva

Il nuovo trasferimento alla regione, previsto dall'art. 1, comma cinque, della legge reg. Lazio 11 agosto 2008, n. 14, di beni immobili destinati a rendite patrimoniali, già trasferiti alle ASL ex artt. 23 e 24 della legge reg. Lazio 16 giugno 1994, n. 18, e gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare, è riconducibile ad un fenomeno di successione a titolo particolare, sicché nella controversia avente ad oggetto tali immobili, instaurata originariamente contro la società di gestione del fondo, quest'ultima conserva la legittimazione passiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 luglio 2013, n.17076.




Ipoteca, frazionamento del finanziamento e partecipazione al procedimento di altri soggetti oltre il mutuante e colui che ha chiesto il frazionamento

Accollo – Ipoteca – Frazionamento – Nullità.

Nel caso in cui il frazionamento sia richiesto dal terzo acquirente, dal promissario acquirente o dall’assegnatario, l’ipoteca, dopo il frazionamento, deve - a pena di nullità - garantire soltanto la quota di mutuo che il richiedente si è accollato e non una quota proporzionata al valore della singola unità rispetto al valore del complesso delle unità immobiliari gravate dall’ipoteca. Per tale ragione, al relativo procedimento non è necessaria la partecipazione di altri soggetti oltre il mutuante e il soggetto che ha chiesto il frazionamento. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2013, n.15685.




Apporto di immobili ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento e attribuzione di quote

Fattispecie relativa ad "apporto" in Fondo comune di investimento immobiliare oggetto di appezzamento come sostanziale vendita - Conseguenze - Proporzionalità dell'imposta

In tema di imposte ipotecarie e catastali, la prevalenza che l'art. 20 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, richiamato dall'art. 13 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, attribuisce, ai fini dell'interpretazione degli atti registrati, alla natura intrinseca ed agli effetti giuridici degli stessi sul loro titolo e sulla loro forma apparente, vincola l'interprete a privilegiare il dato giuridico reale dell'effettiva causa negoziale dell'atto sottoposto a registrazione, rispetto al relativo assetto cartolare; la disposizione in esame esprime la precisa volontà normativa di assumere, quale oggetto del rapporto giuridico tributario, gli atti in considerazione non della loro consistenza documentale, ma degli effetti giuridici prodotti, né è incompatibile con la nozione di "imposta d'atto", non ponendosi essa in contrasto con il principio costituzionale sancito dall'art. 23 Cost., o con quello di cui all'art. 41 Cost., mantenendo i soggetti integra la propria autonomia privata, anche nelle ipotesi di collegamento negoziale. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla successione, in rapida sequenza, di finanziamento alla società contribuente, apporto del patrimonio immobiliare di questa ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento in capo alla società di gestione del Fondo, attribuzione all'apportante di quote di partecipazione al Fondo per importo di gran lunga inferiore al valore finanziato, cessione delle quote stesse ad altri partecipanti o investitori, tale fattispecie essendo stata apprezzata, legittimamente, come vendita onerosa e dunque base imponibile per la proporzionalità della tassazione dei suoi effetti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 19 giugno 2013, n.15319.




La Corte di cassazione conferma che il fondo di investimento non ha autonoma soggettività giuridica rispetto alla SGR

Fondi comuni di investimento - Autonoma soggettività giuridica rispetto alla società di gestione risparmio - Esclusione - Fattispecie in tema di richiesta di attribuzione di codice fiscale al fondo

I fondi comuni di investimento disciplinati dal decreto legislativo n. 58 del 1998 sono privi di autonoma soggettività giuridica e costituiscono patrimoni separati della società di gestione risparmio che ne ha la titolarità, la quale è legittimata ad agire in giudizio per fare accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Nel caso di specie, la vertenza aveva ad oggetto la richiesta di attribuzione di codice fiscale al fondo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 maggio 2013, n.12187.




Fondi comuni di investimento e legittimazione ad agire della SGR

Fondi comuni di investimento – Legittimazione ad agire – Esclusione

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel D.Lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 maggio 2013, n.12187.




Cessione del credito e comunicazione a mezzo raccomandata degli elementi costitutivi e identificativi del negozio

Cessione del credito – Conoscenza dell’avvenuta cessione ex art. 1264, comma 2, c.c. – Comunicazione a mezzo raccomandata – Idoneità.

Costituisce idonea notizia della mutata titolarità del credito, come tale costitutiva del carattere non liberatorio del successivo pagamento effettuato dal ceduto al cedente, la comunicazione a mezzo raccomandata semplice degli elementi costitutivi e identificativi del negozio di cessione (senza la contestuale trasmissione di copia del relativo atto). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 febbraio 2013, n.2636.




Interesse ultralegale: stipulazione ex art. 1284 c.c. per relationem

Interessi ultralegali - Pattuizione - Atto scritto - Necessità - Regime anteriore alla legge n. 154 del 1992 - Determinazione convenzionale "per relationem" - Ammissibilità - Requisiti - Univocità - Riferimento al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto - Ammissibilità - Condizioni

Interessi - Anatocismo - Contratti di mutuo agrario di miglioramento di cui alla legge 5 luglio 1928, n. 1760 - Anatocismo - Limitazioni di cui all'art. 1283 cod. civ. - Applicabilità - Usi normativi, anteriori al 1942, che consentissero l'anatocismo oltre i limiti poi previsti da tale norma - Insussistenza - Conseguenze

In tema di contratti di mutuo, affinchè una convenzione relativa agli interessi ultralegali sia validamente stipulata ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., che è norma imperativa, deve avere forma scritta e contenere l'indicazione della percentuale del tasso di interesse in ragione di un periodo predeterminato; tale condizione - che, nel regime anteriore all'entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154, può ritenersi soddisfatta anche "per relationem", attraverso il richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purchè obbiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse - si realizza anche quando il tasso di interesse è desumibile dal contratto, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all'istituto mutuante, perché individuato "per relationem" mediante rinvio al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto medesimo, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto, effettuata dalla sezione agraria di quel determinato istituto mutuante. (massima ufficiale)

In tema di mutuo agrario di miglioramento disciplinato dalla legge 5 luglio 1928, n. 1760, e con riferimento al calcolo degli interessi di mora, devono ritenersi applicabili le limitazioni previste dall'art. 1283 cod. civ., non rilevando, in senso opposto, l'esistenza di un uso bancario contrario a quanto disposto dalla norma predetta e non essendo l'anatocismo previsto dalla legislazione di settore, in deroga all'art. 1283 cod. civ.; poiché con riguardo al suddetto mutuo non è dato rinvenire, in epoca anteriore al 1942, alcun uso che consentisse l'anatocismo oltre i limiti poi previsti dall'art. 1283 cod. civ., sono illegittime tanto le pattuizioni, quanto i comportamenti - ancorchè non tradotti in patti - che si risolvano in un'accettazione reciproca, ovvero in una unilaterale imposizione, di una disciplina diversa da quella legale. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 29 gennaio 2013, n.2072.




Usura sopravvenuta e sostituzione automatica per i rapporti non esauriti all'entrata in vigore della legge n. 108/1996

Usura – Usura sopravvenuta – Rilevanza – Affermazione – Sostituzione automatica – Misura del tasso soglia.

Trattandosi di rapporti non esauriti al momento dell’entrata in vigore della legge n. 108/1996, va richiamato l’art. 1 di detta legge che ha previsto la fissazione di tassi soglia e affermare che, ove vengano superate le misure consentite, gli interessi corrispettivi e moratori ulteriormente maturati vanno considerati usurari e dunque automaticamente sostituiti, anche ai sensi degli artt. 1419, comma 2, e 1339, circa l’inserzione automatica di clausole, in relazione ai diversi periodi, dai tassi soglia. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 gennaio 2013, n.602.




Determinazione del tasso di usura e interessi moratori

Credito e risparmio - Contratti bancari - Mutuo ipotecario - Soglia antiusura - Interessi moratori - Superamento - Sussiste.

Ai fini dell'applicazione dell'articolo 1815 c.c. e dell'articolo 644 c.p., si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito nella legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo, e quindi anche a titolo d'interessi moratori. (Il Sole 24 Ore, Guida al Diritto, 2013, 7, pg. 22, annotata da E. Sacchettini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2013, n.350.




Usura, acquisto dell'abitazione e interessi moratori

Usura - Condizione di difficoltà economica o finanziaria dell'obbligato - Allegazione - Mutuo stipulato per l'acquisto di un'abitazione - Irrilevanza.

Interessi usurari - Superamento del limite al momento della pattuizione - Interessi di mora.

Allo scopo di dimostrare il requisito previsto dall'articolo 644, comma 3, c.p. della situazione di difficoltà economica o finanziaria dell'obbligato al pagamento degli interessi usurari non è sufficiente dedurre che un contratto di mutuo è stato stipulato per l'acquisto di un'abitazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque pattuiti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi moratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2013, n.350.




Derogabilità della responsabilità del cessionario per debiti ex art. 90 TUB. Accollo esterno di un debito futuro derivante dal vittorioso esercizio dell'azione revocatoria

Cessione di azienda bancaria – Cessione in blocco – Responsabilità del cessionario ex art. 90mTUB – Derogabilità – Cessione da possibile soccombenza da azione revocatoria

Il limite alla responsabilità posto dall’art. 90 TUB risponde non solo all'evidente interesse del cessionario, ma anche all'interesse pubblico a circoscrivere la responsabilità dell'acquirente (o del cessionario) per rendere più agevole la collocazione dell'azienda dell'impresa bancaria in liquidazione coatta amministrativa, o di sue porzioni o dei beni o rapporti che ad essa fanno capo, interesse pubblico che é già pienamente soddisfatto da una disciplina legale derogabile. Non vi sono, pertanto, ragioni per escludere, in difetto di contrarie disposizioni normative, che il contratto di cessione possa derogare il limite di responsabilità previsto dall'art. 90 citato. In particolare, non osta alla ritenuta derogabilità la lettera dell'art. 90 laddove, al secondo comma, dispone che "il cessionario risponde comunque delle sole passività risultanti dallo stato passivo"; tale disposizione, infatti, segue la previsione della possibilità che i commissari liquidatori procedano alla cessione anche prima del deposito dello stato passivo e in relazione a tale eventualità si spiega chiaramente l'uso dell'avverbio "comunque".

Per ciò che concerne la possibilità che la deroga abbia ad oggetto il debito derivante da una revocatoria ancora non esperita, é vero che il debito non esiste ancora al momento della cessione; ciò tuttavia, secondo l'insegnamento di Cass. n. 7831/1994 cit. non rappresenta un ostacolo a che la convenzione di cessione dell'azienda possa prevedere a carico del cessionario l'accollo esterno di un debito futuro derivante dal vittorioso esercizio dell'azione revocatoria, poiché tale debito benché non ancora sorto ha, tuttavia, un oggetto determinabile; infatti, già al momento della convenzione, la contabilità della banca, dalla quale risulta il pagamento ricevuto dal soggetto poi fallito, consente di individuare tutti gli elementi del rapporto giuridico dal quale può derivare l'eventuale debito; pertanto, l'accollo in questione ha, come richiesto dall'art. 1346 c.c., un oggetto possibile, lecito e determinabile. Si deve, pertanto, ritenere che nel caso in cui la cessione delle passività (rectius l'accollo delle passività in conseguenza del trasferimento dell'azienda) sia stata estesa, in deroga al disposto del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, ai debiti derivanti dal vittorioso esperimento di azioni revocatorie, l'azienda di credito cessionaria é legittimata passivamente nelle indicate azioni revocatorie. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 07 dicembre 2012, n.22253.




Azioni civili derivanti dalla liquidazione ex art. 83 TUB

Azione di adempimento di canoni di contratto di affitto di azienda - Competenza per territorio ai sensi dell'art. 83 d.lgs. n. 385 del 1993 - Esclusione - Fondamento

L'azione per il pagamento dei canoni di affitto di un'azienda, proposta da una società di gestione del risparmio in liquidazione coatta amministrativa, non può ritenersi compresa fra "le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione", per le quali il secondo inciso dell'art. 83, comma 3, d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile alle SGR in forza del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1988, n. 58) prevede che "è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", con la conseguenza che tale azione è soggetta alle regole di competenza ordinarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 ottobre 2012, n.17793.




Mutuo per l'acquisto di strumenti finanziari costituiti in pegno a favore della banca, fattispecie negoziale complessa e applicazione della disciplina per l'offerta fuori sede

Contratti bancari - Piano finanziario con erogazione di mutuo - Utilizzo della somma mutuata per acquisto di strumenti finanziari - Costituzione in pegno a favore della banca a garanzia della restituzione del mutuo - Sottoscrizione al di fuori dei locali dell'istituto di credito - Onere della prova.

Contratti bancari - Piano finanziario con erogazione di mutuo - Utilizzo della somma mutuata per acquisto di strumenti finanziari - Costituzione in pegno a favore della banca a garanzia della restituzione del mutuo - Fattispecie negoziale complessa riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari - Applicazione della disciplina per l'offerta fuori sede - Diritto di recesso - Nullità.

E' nullo il contratto stipulato tra il privato e la banca (nella specie costituente un piano finanziario con erogazione di un mutuo, l'utilizzo della somma mutuata per l'acquisto di obbligazioni e di una quota di un fondo comune di investimento, la costituzione in pegno in favore della banca, a garanzia della restituzione del mutuo, delle obbligazioni e della quota acquistate e l'accensione di un conto deposito titoli e di un conto corrente), qualora sottoscritto al di fuori dei locali dell'istituto di credito. A fronte della contestazione all'uopo formulata dal privato, sorretta da adeguati elementi probatori, incombe sull'istituto di credito fornire prova contraria e dunque che il contratto sia stato sottoscritto presso i suoi uffici. (Andrea Fusaro) (riproduzione riservata)

Un piano finanziario con erogazione di un mutuo, con previsione dell'utilizzo della somma mutuata per l'acquisto di obbligazioni e di una quota di un fondo comune di investimento, con costituzione in pegno in favore della banca, a garanzia della restituzione del mutuo, delle obbligazioni e della quota acquistate e contestuale accensione di un conto deposito titoli e di un conto corrente, sul quale regolare la restituzione rateale del mutuo, si risolve in una combinazione di contratti aventi ad oggetto obbligazioni e quote di fondi comuni di investimento che dà vita ad una complessiva fattispecie negoziale autonoma, riconducibile alla categoria degli strumenti finanziari di cui all'art. 1, D.Lgs. n. 58 del 1998 (TUF) ed assoggetta alla relativa disciplina, anche per quanto riguarda l'offerta fuori sede di cui all'art. 30 del medesimo decreto ed, in particolare, l'obbligo a pena di nullità del contratto, di indicare nei moduli o formulari la facoltà di recesso. (Andrea Fusaro) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 febbraio 2012, n.1584.




Azioni civili derivanti dalla liquidazione ex art. 83 TUB

Domanda di sfratto per morosità - Competenza per territorio del giudice dove ha sede la società, ex art. 57 d.lgs. n. 58 del 1998 - Esclusione - Giudice competente - Criteri

In tema di regolamento di competenza, l'azione di sfratto per morosità (e la successiva fase a cognizione piena che ne sia seguita) introdotta da una società di gestione del risparmio (SGR) in liquidazione coatta amministrativa, come tale soggetta alla disciplina di cui all'art. 83 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile anche alle SGR in virtù del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), non può ritenersi compresa fra «le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione», per le quali il secondo inciso del comma 3 dell'art. 83 prevede che «è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale»; ne consegue che, trattandosi di una controversia di natura locativa, la competenza territoriale deve essere radicata nel luogo ove si trova l'immobile locato ai sensi dell'art. 661 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 gennaio 2012, n.1119.




Servizio di cassetta di sicurezza, furto, caso fortuito, onere della prova e clausola limitativa della responsabilità della banca

Contratti bancari - Servizio bancario delle cassette di sicurezza - Obblighi e responsabilità della banca - Dovere di assicurare la idoneità dei locali e l'integrità della cassetta - Responsabilità della banca - Inadempimento dell'obbligazione di custodia - Impossibilità della prestazione - Onere della prova gravante sulla banca - Contenuto - Clausola di esonero ex art. 1229 cod. civ. - Compatibilità.

In tema di contratto bancario per il servizio delle cassette di sicurezza, nel caso di sottrazione dei beni custoditi nella cassetta di sicurezza a seguito di furto - il quale non integra il caso fortuito, in quanto è evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta in contratto - grava sulla banca, ai sensi dell'art. 1218 cod. civ., l'onere di dimostrare che l'inadempimento dell'obbligazione di custodia è ascrivibile ad impossibilità della prestazione ad essa non imputabile (per avere tempestivamente predisposto impianti rispondenti alle più recenti prescrizioni in tema di sicurezza raccomandate nel settore), non essendo sufficiente, ad escludere la colpa, la prova generica della sua diligenza, dal momento che tale disposizione generale, che regola l'inadempimento delle obbligazioni contrattuali, si applica anche in presenza di una clausola limitativa della responsabilità della banca, da ricondurre all'art. 1229 cod. civ. e che riguardi l'ammontare del debito risarcitorio, non l'oggetto del contratto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 dicembre 2011, n.28835.




Usura, successione nel tempo di norme extra penali ed errore scusabile dei vertici della banca

Irretroattività della legge penale - Successione nel tempo di norme extra penali integratrici del precetto - Norme che non ne incidono sulla struttura del reato - Applicazione del principio della irretroattività della legge penale - Esclusione.

Usura - Modifica legislativa dei presupposti per l'applicazione della norma incriminatrice - Applicazione della irretroattività della legge penale - Esclusione.

Usura – Criteri di cui al D.L. n. 70 del 2011 per la individuazione del tasso soglia - Rilevanza con riferimento condotte successive alla sua entrata in vigore.

Usura - Determinazione del tasso soglia - Commissione di massimo scoperto - Rilevanza - Interpretazioni della Banca d'Italia - Irrilevanza.

Usura - Elemento oggettivo del reato - Erronea interpretazione della Banca d'Italia - Esclusione del reato - Irrilevanza.

Usura - Determinazione del tasso - Controllo e vigilanza sui criteri adottati - Competenza degli organi di vertice - Sussistenza - Irrilevanza del decentramento delle funzioni - Corresponsabilità ai sensi dell'articolo 40, comma 2 codice penale.

Legge penale - Ignoranza - Esclusione della commissione di massimo scoperto dal calcolo del tasso di usura - Errore scusabile.

Il principio di irretroattività della legge penale, contenuto nel terzo comma dell'articolo 2 del codice penale, non è applicabile al caso di successione nel tempo di norme extra penali integratrici del precetto penale che non incidano sulla struttura essenziale del reato ma comportino esclusivamente una variazione del contenuto del precetto delineando la portata del comando. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Con riferimento al reato di usura di cui all'articolo 644 c.p., la norma che si sia limitata a modificare solo per il futuro i presupposti per l'applicazione della norma incriminatrice (nella fattispecie il D.L. n. 70 del 2011) non influisce sul disvalore sociale della condotta posta in essere nella vigenza della normativa precedente, con la conseguenza che a tale fattispecie non sarà applicabile il principio di irretroattività della legge penale di cui all'articolo 2, comma 3, codice penale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La portata normativa di cui al D.L. n. 70 del 2011 sulla determinazione dei criteri di individuazione del tasso soglia (che ha introdotto un regime maggiormente favorevole agli istituti bancari in relazione al reato di usura), unitamente alla mancanza di norme transitorie, denotano la volontà del legislatore di dare operatività a dette nuove disposizioni esclusivamente con riferimento a condotte poste in essere dopo la sua entrata in vigore, senza incidere su situazioni preesistenti regolate dalla legge precedente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche la commissione di massimo scoperto deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che l'utente sopporta in relazione all'utilizzo del credito e ciò indipendentemente dalle istruzioni o dalle direttive della Banca d'Italia nelle quali si prevede che la commissione di massimo scoperto non debba essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale, traducendosi questa interpretazione in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti e di obblighi, sotto il profilo dell'elemento oggettivo, non può essere esclusa la sussistenza del reato di cui all’art. 644 c.p. nell'ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione contenuta in una circolare della Banca d'Italia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il mancato controllo e vigilanza su specifiche questioni concernenti l'erogazione del credito, quali la determinazione del tasso di usura, rientrando tra le funzioni specifiche delle banche, sono ricompresi nell'alveo di competenza degli organi di vertice, indipendentemente dal decentramento di tali funzioni ad altri organismi sotto ordinati e interni alla banca; alla luce di tale principio, in caso di omissione di controllo, è possibile affermare quanto meno la corresponsabilità, sotto il profilo penale, di tali organi di vertice, ricadendo tale omissione nella sfera di azione dell'articolo 40, comma 2, codice penale, secondo il quale "non impedire un evento che sia ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve considerarsi scusabile l'ignoranza della legge penale che ha indotto i vertici degli istituti bancari ad escludere la commissione di massimo scoperto dal calcolo per la determinazione del tasso soglia di usura e ciò in quanto in mancanza di un orientamento giurisprudenziale di legittimità, civile o penale che ritenesse illecita tale prassi bancaria non è possibile muovere a detti soggetti alcuna censura di violazione del dovere di doverosa prudenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 19 dicembre 2011, n.46669.




Partecipazione al fondo di investimento in assenza di certificato individuale, effetti e limiti del pegno sulla quota

Pegno - Pegno di credito - Condizione per l'esistenza della prelazione - Notifica al debitore o accettazione - Applicazione al pegno di titoli di credito - Esclusione.

Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno - Di crediti - In genere - Oggetto della garanzia - Quote di partecipazione ad un fondo comune di investimento senza certificato individuale - Natura - Titolo di credito - Esclusione - Credito - Configurabilità - Fondamento - Costituzione di pegno ex art. 2800 cod. civ. - Condizioni di efficacia - Notificazione alla debitrice.

L’art. 2800 c.c., che nel pegno di credito condiziona l’esistenza della prelazione alla notificazione al debitore della costituzione del pegno, ovvero alla sua accettazione con atto di data certa, non trova applicazione nell’ipotesi di pegno di titolo di credito, tanto regolare quanto irregolare. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata)

La partecipazione ad un fondo comune di investimento, in assenza di un certificato individuale, autonomo e separato, costituisce non un titolo di credito nei confronti del fondo, ma solo un credito, rappresentato dall'obbligo della società di investimento di gestire il fondo e di restituirgli il valore delle quote di partecipazione; deve, pertanto, ritenersi legittimo il pegno costituito sulla quota di partecipazione al fondo solo se sia stata rispettata la disciplina prevista per il pegno di crediti dall'art. 2800 cod. civ., cioè la notifica della costituzione del pegno al debitore ovvero la sua accettazione con atto di data certa. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 novembre 2011, n.28900.




Legittimazione all'esecuzione forzata della banca cedente sino alla estromissione

Cessione di attività e passività da parte di banca in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad altra banca - Successione a titolo particolare - Configurabilità - Adempimento richiesto dall'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 (applicabile "ratione temporis") - Incidenza soltanto sul piano sostanziale - Conseguenze - Legittimazione attiva della banca in l.c.a. cedente all'esecuzione forzata - Sussistenza - Fondamento - Limiti

La cessione delle attività e delle passività, delle aziende e dei rami d'azienda, dei beni e dei rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi dell'art. 90, secondo comma, del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 386 (applicabile "ratione temporis"), di un istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad un altro istituto di credito determina una successione a titolo particolare, rispetto alla quale l'adempimento della formalità prevista dall'art. 58 dello stesso d.lgs. n. 385 - per cui la banca cessionaria dà notizia dell'avvenuta cessione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - opera soltanto su un piano sostanziale. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., applicabile anche al processo esecutivo, permane in capo alla banca in l.c.a. cedente la legittimazione attiva all'esecuzione forzata, pure nel caso di intervento del successore a titolo particolare, sino a quando l'anzidetta qualità di parte cessi per effetto della sua estromissione con il consenso delle altre parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 novembre 2011, n.23992.




Cessione in blocco ex art. 90 TUB, successione a titolo particolare, effetto della cessione e deroga all’art. 1264 c.c.

Cessione in blocco ex art. 90 TUB – Successione a titolo particolare – Effetto della cessione – Deroga all’art. 1264 c.c.

La cessione delle attività e passività, aziende, rami d'azienda, beni e rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi e nel vigore del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, art. 90, comma 2, di un istituto di credito posto in l.c.a. ad un'altra banca, determina una successione a titolo particolare nei rapporti.

La cessione ha effetto nei confronti dei debitori ceduti dalla pubblicazione della notizia della cessione in Gazzetta Ufficiale, come si evince dallo stesso, art. 58, comma 4, TUB, secondo cui nei confronti dei debitori ceduti gli adempimenti pubblicitari previsti dal comma 2 producono gli effetti indicati dall'art. 1264 c.c. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 16 novembre 2011, n.23992.




Anticipazioni in conto corrente e opponibilità alla procedura del patto di compensazione

Concordato preventivo - Anticipazioni su ricevute bancarie in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti della banca verso il correntista poi fallito - Legittimità - Condizioni e limiti.

In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il correntista - successivamente ammesso al concordato preventivo - agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del "diritto di incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. patto di compensazione o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto); solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che nè l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, nè gli organi concorsuali - ove alla prima procedura ne sia conseguita altra - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito) (1). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 settembre 2011, n.17999.




Revocatoria contro banca in LCA

Banca convenuta in revocatoria posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa - Competenza funzionale - Conflitto tra il tribunale competente ai sensi dell'art. 24 legge fall. e quello competente ai sensi dell'art. 83 T.U.B. - Esclusione - Fondamento

Nel caso in cui il convenuto in revocatoria sia una banca, posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa, il potenziale conflitto tra la competenza del tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., che ha dichiarato il fallimento dell'attore e quella prevista dall'art. 83 T.U.B. che ha dichiarato il fallimento del convenuto, deve essere risolto nel senso che il primo resta competente a decidere circa l'inefficacia dell'atto, mentre le pronunzie consequenziali alla dichiarazione d'inefficacia competono al secondo tribunale, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; infatti, la separazione, ai fini della competenza, tra le pronunzie di accertamento e quelle di condanna pecuniaria è frutto del principio per il quale la temporanea improponibilità o improseguibilità afferisce solo alle azioni di condanna. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 agosto 2011, n.17443.




Fideiussione e contratto autonomo di garanzia, distinzione

Fideiussione - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Accertamento del giudice di merito - Censurabilità in sede di legittimità - Limiti.

L'accertamento relativo alla distinzione, in concreto, tra contratto di fideiussione e contratto autonomo di garanzia è questione riservata al giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità esclusivamente per violazione dei canoni legali di ermeneutica ovvero per vizio di motivazione. Cassazione civile, sez. III, 15 febbraio 2011, n.3678.




Anatocismo e ripetizione dell'indebito dalla chiusura del conto

Conto corrente bancario - Nullità della clausola anatocistica - Ripetizione dell'indebito - Pagamenti con funzione ripristinatoria della provvista - Prescrizione decennale - Decorrenza - Chiusura del conto.

Conto corrente bancario - Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi - Criterio sostitutivo di capitalizzazione - Esclusione.

Se dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi dovuti sono stati registrati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora, nell'ambito del contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'articolo 1283 c.c. (il quale osterrebbe anche ad un eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 02 dicembre 2010, n.24418.




Fondi comuni, patrimoni separati e intestazione dei beni immobili alla SGR

Intermediazione finanziaria – Fondi comuni di investimento immobiliare – Responsabilità patrimoniale – Possibilità di intestare i beni direttamente al fondo – Esclusione – Capacità processuale autonoma – Esclusione.

I fondi comuni d’investimento (nella specie, un fondo immobiliare chiuso) costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio che li ha istituiti, con la conseguenza che, in caso di acquisto immobiliare operato nell’interesse di un fondo, l’immobile acquistato deve essere intestato alla società di gestione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 luglio 2010, n.16605.




Separazione patrimoniale, fondi di investimento e titolarità formale dei beni acquistati

Separazione patrimoniale - Fondi comuni di investimento - Natura giuridica - Soggettività giuridica autonoma - Esclusione - Patrimoni separati della società promotrice o di gestione - Configurabilità - Acquisti nell'interesse del fondo - Titolarità formale e legittimazione ad agire - Società promotrice o di gestione - Fondamento.

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel d. lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile acquistato deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 luglio 2010, n.16605.




Il fondo comune di investimento non è un autonomo soggetto di diritto ed è rappresentato dalla società di gestione che lo ha istituito

Fondi comuni di investimento - Autonomia patrimoniale - Autonomi soggetti di diritto - Esclusione - Legittimazione processuale della società di gestione del risparmio

Patrimoni separati - Distinzione patrimoniale - Titolarità formale - Attività negoziale o processuale di competenza del soggetto titolare del fondo con obbligo di imputarne gli effetti allo specifico e distinto patrimonio

Benché non vi possono essere dubbi sulla autonomia patrimoniale del fondo comune di investimento, la quale garantisce la posizione dei partecipanti al fondo, quest'ultimo non può, tuttavia, essere considerato quale autonomo soggetto di diritto a causa dell'assenza di una struttura organizzativa minima, di rilevanza anche esterna, che gli consenta di porsi direttamente in relazione con i terzi senza l'intervento della società di gestione che lo ha istituito alla quale, pertanto, compete la titolarità formale dei beni del fondo così come la legittimazione processuale che ne consegue. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nei casi in cui, nel nostro ordinamento, una parte del patrimonio di un soggetto sia destinata ad un particolare scopo e venga, pertanto, sottratta al regime generale della responsabilità di cui all'articolo 2740 c.c., non si dubita che il patrimonio separato o destinato sia pur sempre da ricondurre alla titolarità del soggetto (persona fisica o giuridica che sia) dal quale esso promana, ancorché occorra tenerlo distinto dal resto del patrimonio di quel medesimo soggetto o da eventuali altri segmenti patrimoniali ugualmente sottoposti ad analogo regime di separazione. Ogni attività negoziale o processuale posta in essere nell'interesse del patrimonio separato non può, perciò, che essere espletata in nome del soggetto che di esso è titolare, pur se con l'obbligo di imputarne gli effetti a quello ben specifico e distinto patrimonio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 luglio 2010, n.16605.




Responsabilità degli amministratori di piccola azienda bancaria cooperativa

Azienda bancaria cooperativa – Amministratori – Assenza di stabile organizzazione e specifica professionalità – Responsabilità – Sussistenza.

L’assenza di una stabile retribuzione, oltre che di una specifica professionalità, degli amministratori di una piccola banca cooperativa non determina alcuna limitazione ai doveri di diligenza, accortezza e prudenza insiti in quel tipo di attività esercitata e neppure al rispetto della normativa di vigilanza bancaria. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 15 giugno 2010, n.14305.




CMS e determinazione del tasso di usura

Usura – Determinazione del tasso usurario – Rilevanza di tutti gli oneri connessi all’uso del credito – Commissione di massimo scoperto – Inclusione – Rilevanza.

Il chiaro tenore letterale del comma 4 dell’art. 644, codice penale (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione di credito), impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacchè ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente e funge da corrispettivo per l’onere, al quale l’intermediario finanziario di sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 26 marzo 2010, n.12028.




Importo massimo garantito nelle obbligazioni future quale principio generale

Fideiussione – Obbligazione futura – Limite – Applicazione alle garanzie personali atipiche.

L’art. 1938 codice civile, come modificato dalla legge 17 febbraio 1992, n. 154, nel prevedere la necessità dell'importo massimo garantito per le obbligazioni future, nell’ambito della disciplina della fideiussione, pone un principio generale di garanzia e di ordine pubblico economico, valevole anche per le garanzie personali atipiche e, tra queste, quella di "patronage". (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 26 gennaio 2010, n.1520.




Credito dei lavoratori dipendenti, presupposti per l’azione contro il cessionario

Liquidazione coatta bancaria - Credito dei lavoratori dipendenti - trattamento di fine rapporto maturato al momento della cessione -  Azione contro il cessionario - Presupposti

In conclusione si deve affermare che, nell'ipotesi di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito e di cessione delle attività e passività o dell'azienda ad altro istituto, il credito dei lavoratori dipendenti avente ad oggetto il trattamento di fine rapporto - maturato fino al momento della cessione, possibile oggetto d'una azione di accertamento ed esigibile solo alla futura cessazione del rapporto, salve le eccezioni di cui all'art. 2120 cod. civ., commi dal sesto all'undicesimo - può essere fatto valere in giudizio contro l'istituto cessionario solo se lo stesso credito, ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, risulti dallo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 novembre 2009, n.24635.




Factoring e riserva di verifica della effettiva consistenza dei crediti ceduti

Factoring - Collegamento contrattuale - Silenzio del debitore ceduto - Unicità del negozio.

Il collegamento negoziale si concreta in un fenomeno giuridico che coinvolge contratti funzionalmente collegati ma strutturalmente, tipologicamente e casualmente autonomi e diversi. Il factoring è invece un negozio unico che coinvolge più parti. La riserva di verificare l'effettiva consistenza dei crediti ceduti non configura una specifica obbligazione di comportamento del debitore ceduto nei confronti della società di factoring, quando è posta nell'evidente esclusivo interesse del dichiarante. Ne consegue che mancando un obbligo di renda significativo il silenzio, il cessionario dei crediti non può accontentarsi di una mancata contestazione, ma deve attivarsi per richiedere una risposta positiva, fornendo i chiarimenti necessari e domandando le opportune assicurazioni alle parti del rapporto ceduto. Cassazione civile, sez. III, 15 ottobre 2009, n.21904.




Protesto di pagherò cambiario pagato e responsabilità della banca

Titoli di credito – Cambiale (o pagherò) – In genere – Banca presso cui il pagherò cambiario risulta pagabile – Intervenuto pagamento – Omessa attivazione per impedire il protesto – Responsabilità da contatto – Responsabilità da comportamento omissivo – Configurabilità – Fattispecie.

La banca presso cui il pagherò cambiario risulta pagabile, qualora abbia notizia dell'intervenuto pagamento, ha l'obbligo di attivarsi per impedire che, attraverso il protesto, si verifichino gli effetti pregiudizievoli di un evento che non ha più ragione d'essere a fronte dell'intervenuto pagamento del titolo; in mancanza di tale attivazione, si configura una responsabilità da contatto, oltre che una responsabilità da comportamento omissivo, in relazione all'affidamento incolpevole dell'interessato, che abbia comunicato l'avvenuto pagamento dell'effetto cambiario. (Nella specie, il pagamento era avvenuto il primo dei due giorni successivi alla scadenza e l'ordine di ritiro era pervenuto alla banca in tempo utile per effettuare le comunicazioni al notaio, ai sensi dell'art. 9 della legge 12 giugno 1973, n. 349). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 13 maggio 2009, n.11130.




Mutuo di scopo, mancata realizzazione dell’opera e nullità

Mutuo – Mutuo di scopo legale – Caratteristiche – Rilievo causale dello scopo – Sussistenza – Conseguenze – Patto di compensazione tra debito preesistente e somme mutuate – Nullità del contratto per mancanza originaria della causa – Condizione – Mancata realizzazione dell'opera per cui il finanziamento era stato concesso – Configurabilità.

Nel cosiddetto mutuo di scopo legale (nella specie, per la costruzione di un complesso edilizio), poiché il mutuatario non si obbliga solo a restituire la somma mutuata, con i relativi interessi, ma anche a realizzare l'attività programmata, siffatto impegno assume rilievo causale nell'economia del contratto: pertanto, l'accertamento di un eventuale difetto di causa non può prescindere dalla verifica dell'attuazione o meno di tale risultato, con la conseguenza che il patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso il mutuante, non determinano la nullità del contratto per mancanza originaria della causa, solo qualora sia stata realizzata l'opera per la quale i finanziamenti sono stati concessi. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 08 aprile 2009, n.8564.




Mutuo di scopo, patto di compensazione e nullità per mancanza originaria di causa

Ripetizione di indebito – Oggettivo – Declaratoria di nullità del contratto – Obblighi restitutori – Decorrenza degli interessi – Dal giorno del pagamento – Condizioni – Consapevolezza dell'"accipiens" – Fattispecie in tema mutuo di scopo legale.

Mutuo – Mutuo di scopo legale – Caratteristiche – Rilievo causale dello scopo – Sussistenza – Conseguenze – Patto di compensazione tra debito preesistente e somme mutuate – Nullità del contratto per mancanza originaria della causa – Condizione – Mancata realizzazione dell'opera per cui il finanziamento era stato concesso – Configurabilità.

Nell'ipotesi di nullità di un contratto, la disciplina degli eventuali obblighi restitutori è mutuata da quella dell'indebito oggettivo, con la conseguenza che qualora l'"accipiens" sia in mala fede nel momento in cui percepisce la somma da restituire è tenuto al pagamento degli interessi dal giorno in cui l'ha ricevuta. (Nella specie, relativa a un mutuo di scopo legale per la costruzione di un complesso edilizio non realizzato, la S.C. ha ritenuto superata la presunzione di buona fede del mutuatario, avendo riconosciuto la nullità del contratto, per mancanza originaria della causa, sulla base dell'esistenza di un patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedenti, così da risultare evidente la consapevolezza del mutuatario, che aveva prestato il consenso all'effettuazione delle trattenute). (fonte CED – Corte di Cassazione)

Nel cosiddetto mutuo di scopo legale (nella specie, per la costruzione di un complesso edilizio), poichè il mutuatario non si obbliga solo a restituire la somma mutuata, con i relativi interessi, ma anche a realizzare l'attività programmata, siffatto impegno assume rilievo causale nell'economia del contratto: pertanto, l'accertamento di un eventuale difetto di causa non può prescindere dalla verifica dell'attuazione o meno di tale risultato, con la conseguenza che il patto di compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme mutuate, con la parziale utilizzazione di queste ultime per estinguere i debiti precedentemente contratti dal mutuatario verso il mutuante, non determinano la nullità del contratto per mancanza originaria della causa, solo qualora sia stata realizzata l'opera per la quale i finanziamenti sono stati concessi. (fonte CED – Corte di Cassazione)
Cassazione civile, sez. I, 08 aprile 2009, n.8564.




Centrale Rischi, segnalazione e valutazione della situazione debitoria

Credito – Istituti o enti di credito – Altre aziende di credito – Vigilanza e controllo – Centrale dei Rischi – Segnalazione di una posizione in sofferenza – Condizioni.

Credito – Istituti o enti di credito – Banca d’Italia – In genere – Centrale dei Rischi – Disciplina generale in tema di trattamento dei dati personali – Applicabilità – Conseguenze – Segnalazione erronea – Responsabilità civile della Banca d'Italia – Configurabilità – Legittimazione passiva in ordine all'azione ex art. 152 del digs. n. 196 del 2003 – Sussistenza – Rettifica o cancellazione – Ammissibilità.

La segnalazione di una posizione "in sofferenza" presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia, secondo le istruzioni del predetto istituto e le direttive del CICR, richiede una valutazione, da parte dell'intermediario, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente, e non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza. (fonte CED – Corte di Cassazione)

Nella gestione della Centrale dei Rischi, la Banca d'Italia non si sottrae alla disciplina generale in tema di trattamento dei dati personali, dettata dal d.lgs. 3 giugno 2003, n. 196, in quanto la riconducibilità di tale trattamento all'ipotesi prevista dall'art. 8, comma 2, lettera d), del d.lgs. cit. esclude soltanto l'applicabilità della tutela amministrativa e di quella alternativa alla tutela giurisdizionale, ma non anche di quella giurisdizionale prevista dall'art. 152 e di quella dinanzi al Garante nelle forme previste dall'art. 141, lettere a) e b): è pertanto configurabile una responsabilità civile della Banca d'Italia in relazione ai danni cagionati dal predetto trattamento, ai sensi dell'art. 11 del d.lgs. cit., con la conseguenza che spetta alla medesima Banca la legittimazione passiva in ordine all'azione proposta dall'interessato per ottenere la rettifica o la cancellazione della segnalazione erroneamente effettuata, in ordine alla quale il giudice, ai sensi dell'art. 152, comma 12, può provvedere anche in deroga al divieto di cui all'art. 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E. (fonte CED – Corte di Cassazione)
Cassazione civile, sez. I, 01 aprile 2009, n.7958.




Valore probatorio del saldaconto

Conto corrente (contratto di) - Contenuto del conto - In genere - Estratto di saldaconto - Valore probatorio - Limitazione al procedimento monitorio - Rilevanza indiziaria nei procedimenti ordinari - Fattispecie disciplinata dalla legge bancaria n. 141 del 1938.

L'art. 102 della legge 7 marzo 1938, n. 141 limita il valore probatorio dell'estratto di saldaconto (costituente documento diverso dagli estratti conto veri e propri) al procedimento monitorio, mentre nel successivo procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo siffatto documento può assumere rilievo solo come documento indiziario, la cui portata è liberamente apprezzata dal giudice nel contesto di altri elementi ugualmente significativi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 marzo 2009, n.6705.





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