Diritto Bancario
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Usurarietà pattizia e non debenza dei moratori e dei corrispettivi quando è debordante la sommatoria contrattualmente prevista tra i medesimi in caso di mora

Contratto di mutuo – Usurarietà pattizia degli interessi sia corrispettivi  sia moratori in ragione della sommatoria prevista in contratto in caso di mora – Non debenza di alcun interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., – Imputazione dei pagamenti alla sola linea capitale – Inesistenza di debito scaduto alla data del precetto – Nullità del precetto e della procedura esecutiva per inesigibilità del credito ex art. 474 c.p.c.

L’illecito di “usura civilistica” si consuma con il solo fatto di avere convenuto tassi usurari e non richiede affatto anche la concreta formulazione della richiesta di pagamento delle somme che sarebbero dovute in conseguenza della concorde fissazione dei tassi usurari; con ciò il legislatore non è incorso in un errore legislativo, ma ha con evidenza espresso l’esigenza di responsabilizzare l’operatore professionale dominante.

Come anche sancito da Cass. n. 55982017 e n. 231922017, ai fini usura va sommata la percentuale del tasso di interesse corrispettivo con quella pattuita per il tasso di interesse moratorio qualora la debitoria complessiva, a seguito di inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme mutuate, è stata convenuta con riferimento alle rate scadute (comprensive, queste, di interessi corrispettivi) maggiorate degli interessi moratori - comportando, peraltro, tale meccanismo in caso di mora produzione di interessi su interessi e quindi anatocismo.

In tal caso, anche ai sensi dell’art. 1362, secondo comma, c.c., non ha efficacia la clausola di salvaguardia quando essa è stata convenuta separatamente per gli interessi corrispettivi e per gli interessi moratori ma non anche per la loro sommatoria.

l’inciso “a qualunque titolo” di cui all’art. 1 L. 394/2000 e “sotto qualsiasi forma” di cui all’art. 644 c.p., portano chiaramente a ritenere che la portata della riforma 1081996 sanzioni la natura usuraria delle condotte costituenti reato di usura con la nullità delle convenzioni di interesse corrispettivo e moratorio.

Non appare convincente Cass. n. 262862019 nella misura in cui subordina la legge n. 3942000 ad una pretesa prevalenza degli artt. 1815 e 1384 c.c. (con riduzione ad equità dell’obbligazione di interessi moratori, raffigurabili quale clausola penale), poiché, in primis, detti articoli devono ritenersi però equiordinati (quale valore e forza di legge) alla prima; in secundis, perché la legge n. 3942000 risulta successiva agli articoli medesimi (anche rispetto alla riforma dell’art. 1815 c.c., varata nel 1996); in terzis  perché, ancora rispetto agli stessi articoli (di diritto comune), si pone come norma evidentemente eccezionale.  

In ogni caso, ai sensi dell’art. 644 c.p., deve anche ritenersi che ogni vantaggio conseguito dalla banca (quindi, sia l’interesse corrispettivo che l’interesse moratorio, sia perciò la loro sommatoria) costituisca profitto del reato e che tale vantaggio non possa quindi essere preteso – ex art. 185 c.p. - dall’autore del reato nei confronti della persona offesa dal reato stesso; ciò appare confermato anche da Cass. 274422018, la quale  ha riaffermato che l’obbligazione di interesse convenzionale e l’obbligazione di interesse moratorio hanno la medesima natura e la medesima funzione di remunerazione del capitale, con la necessaria conseguenza che le obbligazioni devono, se del caso, considerarsi unitariamente ai fini della complessiva valutazione di usurarietà.

In ragione della usurarietà pattizia, dovendosi detrarre dal piano di ammortamento la quota interessi ed imputare i pagamenti rateali esclusivamente alle somme dovute in linea capitale, va dichiarata la nullità del precetto e della procedura esecutiva qualora, alla data del precetto, i pagamenti effettuati erano sufficienti ad estinguere il debito rateale in linea capitale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 15 gennaio 2020.




La delegazione a promettere non comporta non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca

Delegazione di pagamento - Delegazione a promettere - Assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca - Esclusione - Mandato all'incasso a un terzo - Assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario - Esclusione

Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.

In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.

Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 21 febbraio 2020.




La sentenza di accertamento del credito del correntista non rappresenta di per sè titolo per l’esecuzione forzata

Sentenza di accertamento – Credito del correntista – Titolo giudiziale – Applicabilità

La sentenza che accerta il credito del correntista nei confronti della banca ha contenuto di mero accertamento e non contiene alcuna statuizione di condanna, neppure implicita, non rappresentando così direttamente titolo per l’esecuzione forzata.

Il correntista, in tal caso, ha pertanto diritto di ottenere un titolo giudiziale di condanna al pagamento dell’indebito e può essere concessa la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 04 febbraio 2020.




Contratti derivati e onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato

Contratto derivato - Funzione di copertura - Onere a carico della banca
Contratto derivato - Funzione di copertura - Assenza - Nullità del contratto per mancanza di causa in concreto ex art. 1322 comma 2° cod. civ.

In materia di contratti derivati l’onere probatorio circa la funzione di copertura del derivato grava sulla banca.

In mancanza della prova circa la funzione di copertura del derivato il contratto dovrà considerarsi nullo per mancanza di causa in concreto ai sensi e per gli effetti dell’art. 1322 comma 2° cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 marzo 2020.




Applicazione del ‘saldo zero’ se la banca convenuta non adempie l’ordine di deposito degli estratti conto

Ordine di deposito degli estratti conto - Inadempimento e azzeramento del saldo più risalente documentato

Il comportamento della banca convenuta in accertamento negativo del credito che, senza giustificato motivo, non ottemperi all’ordine di esibizione degli estratti conto mancanti, va valutato ai sensi dell’art. 116 c.p.c. ed è idoneo, da un lato, a giustificare la sollevazione del correntista dall’onere probatorio ex art. 2697 c.c.; dall’altro, e di conseguenza, a giustificare l’azzeramento del saldo più risalente documentato in atti.

E’ ammissibile l’azione di ripetizione di indebito proposta dal correntista a conto aperto se, nelle more del giudizio, il conto corrente venga chiuso. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 26 febbraio 2019.




Nullità della fideiussione redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia: la competenza giurisdizionale sul ‘contratto a valle’ spetta al tribunale civile ordinario

Fideiussione - Redatta sulla base dello Schema ABI sanzionato da Banca d’Italia - Competenza per il contratto a monte e per il contratto a valle - Richiesta d’ufficio del regolamento di competenza

In tema di nullità della fideiussione perché redatta sulla base del sanzionato Schema elaborato dall'ABI nel 2003, l'accertamento della nullità del contratto a valle non involge anche un accertamento della sussistenza dell'intesa che è stata già accertata dalla Banca d'Italia con Provvedimento n. 55 del 2.5.2005.

Pertanto, laddove si condivida l'assunto per il quale, nelle controversie aventi ad oggetto la nullità della fideiussione perché redatta sulla base del menzionato, non spetta al giudice di merito la cognizione sull'intesa "a monte", appare ragionevole affermare che la competenza giurisdizionale sul "contratto a valle" spetti al tribunale civile ordinario e non alla sezione specializzata in materia di impresa, proprio perché, a ben vedere, non viene in rilievo in via diretta l'esame e l'applicazione del disposto di cui all'art. 33 1. n. 287 del 1990, ma solo la valutazione della coincidenza tra la fideiussione oggetto di causa ed il testo frutto dell'intesa restrittiva e non già l'intesa restrittiva stessa.

[Il Tribunale di Catanzaro, sulla base delle considerazioni che precedono, ha richiesto d’ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell’art. 45 c.p.c.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 marzo 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




Il fatto del creditore rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore

Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 19 febbraio 2020.




L’intermediario è tenuto ad informare non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici a lui noti

Intermediazione finanziaria – Informazioni relative al singolo strumento – Derivati – Concreti scenari probabilistici – Necessità – Violazione – Nullità

Alla luce della normativa primaria e secondaria di settore (TUF e relativo regolamento attuativo) l’intermediario è tenuto ad informare il cliente non solo sulle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici, noti o conoscibili dall’intermediario all’epoca della stipula, così da consentire al cliente di valutare consapevolmente la scelta di investimento.

Ove l’intermediario non dimostri di aver fornito tale informazione, può essere accolta la domanda di risoluzione del contratto, perché tale inadempimento è da ritenersi grave ai sensi dell’art. 1455 c.c. in quanto il cliente, ove opportunamente informato, si sarebbe con ogni probabilità astenuto dalla sottoscrizione dello strumento finanziario (nel caso di specie IRS con finalità di copertura) derivato e non avrebbe quindi subito il danno economico poi verificatosi.  

Il Tribunale di Firenze ha pertanto condannato l’intermediario al rimborso dei flussi finanziari negativi prodotti a carico del cliente, secondo le regole dell’indebito oggettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 24 febbraio 2020.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti

Vendita di diamanti – Attività bancaria – Obblighi informativi – Onere della prova

Il fondamento normativo della responsabilità della banca può ravvisarsi nell’esistenza di obblighi di informazione e protezione in relazione ai quali il rapporto contrattuale tra banca e cliente si atteggia a mero presupposto storico (art. 1173 cc).

L’attività di vendita di beni preziosi, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art. 8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994 definisce come “attività accessoria che comunque consente di sviluppare l’attività esercitata”, aggiungendo che: “A titolo indicativo costituiscono attività connesse la prestazione di servizi di: a) informazione commerciale […]” (Tribunale di Verona 23 maggio 2019).

Grava sulla banca l'obbligo a dimostrare di avere correttamente adempiuto l'obbligo informativo, derivante dal contratto come tale o dal contratto come “contatto negoziale qualificato”.

Il litisconsorzio necessario, fra banca intermediaria e azienda cedente i diamanti, si configura quando “la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti”(art. 102 cpc), cioè nelle ipotesi di contitolarità dello stesso rapporto, nel caso di specie da escludersi in quanto, nella comune vicenda storica, si scorgono due titoli diversi a fondamento delle pretese. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 10 marzo 2020.




Natura vessatoria della clausola derogativa ex art. 1957 c.c. contenuta nel contratto di mutuo e negazione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto dal fideiussore consumatore

Fideiussore consumatore e vessatorietà della deroga convenzionale al termine di cui all’art. 1957 c.c. – Mancato rispetto della tutela approntata dal Codice del Consumo – Negazione della provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. del decreto ingiuntivo opposto da fideiussore

Va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo emesso ai danni del fideiussore consumatore in caso di violazione delle forme di tutela sancite dal Codice del Consumo (fattispecie in cui il contatto di mutuo prevedeva la deroga del termine ex art. 1957 c.c. e non risultava rispettata la tutela normata dal Codice del Consumo per la quale il professionista ha l’onere di provare che le clausole unilateralmente predisposte siano state oggetto di  trattativa individuale ex art. 34, comma 5, D.lgs n. 206/2005, non essendo sufficiente la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 comma 2, c.c.) (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 03 febbraio 2020.




Credito al consumo e rimborso anticipato: il diritto alla riduzione del costo totale include i costi di up front e recurring

Credito al consumo – Estinzione anticipata del finanziamento – Costi di up front e recurring – Riduzione

L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a suo carico del senza distinguere tra costi upfront e recurring. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 07 febbraio 2020.




Unitarietà del rapporto di conto corrente in caso di giroconto tra due distinti contratti; inefficacia della clausola anatocistica priva di autonoma specifica sottoscrizione

Prescrizione delle rimesse in conto corrente eccepita dalla banca -  Giroconto tra due contratti distinti e considerazione unitaria del rapporto - Inefficacia della clausola anatocistica non sottoscritta specificamente

Ai fini della prescrizione delle rimesse in conto, va qualificato come unico il rapporto di conto corrente tra i medesimi soggetti quando il saldo del contratto più risalente nel tempo sia stato azzerato attingendo all’affidamento concesso sul contratto più recente; in caso contrario, si darebbe possibilità alla banca di sottrarsi agli oneri probatori relativi ai rapporti più datati, consentendole di sottarsi all’onere di produzione dei contratti e degli estratti conto relativi, sebbene sia evidente che proprio dai conti più risalenti provengano le passività del nuovo conto.
Secondo la delibera del CICR del 9.2.2000 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22.2.2000), “Le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono specificamente approvate per iscritto”, con ciò significando che non ha efficacia la clausola anatocistica alla quale non sia stata apposta un sottoscrizione specifica e distinta da quella del perfezionamento del contratto, alla stregua della previsione disciplinata dal legislatore in tema di clausole vessatorie (art. 1341 e 1342 cod. civ.). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 07 febbraio 2020.




Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina un’inversione dell’onera della prova

Mutuo condizionato – Quietanza – Atto confessorio stragiudiziale – Inversione onere prova – Deposito degli estratti conto – Accredito della somma finanziata in data posteriore alla stipula del mutuo – Assenza di titolo esecutivo – Sussistenza

Il rilascio di quietanza da parte del debitore determina, stante la sua natura confessoria, un’inversione dell’onera della prova, ponendo a cario del mutuatario la prova della mancata erogazione della somma la quale può dirsi offerta dalla produzione, nella specie, degli estratti conto che documentano l’erogazione della somma finanziata in tempi successivi alla stipula del contratto di mutuo. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 03 febbraio 2020.




Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo che prevede la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato

Opposizione a precetto – Mutuo cd condizionato – Mandato a favore del mutuatario – Disponibilità giuridica della somma finanziata: sussistenza – Costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale infruttifero: rilevanza ai fini della sussistenza di un titolo esecutivo

Costituisce titolo esecutivo il contratto di mutuo ove è prevista la consegna al mutuatario di un mandato a versare ad esso mutuatario l’importo finanziato a nulla rilevando in senso opposto la successiva costituzione della somma erogata in un deposito cauzionale avendo questo natura di atto dispositivo e per un interesse proprio del finanziato. (Giuseppe Faccendi) (riproduzione riservata) Tribunale Grosseto 15 febbraio 2020.




Nullità parziale della fideiussione omnibus e vano decorso del termine semestrale di cui all’art. 1957 c.c.

Legge antitrust (L. n. 287 del 10 ottobre 1990) – Nullità parziale delle fideiussioni omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di efficacia della garanzia – Art. 169 L.F. – Art. 55 L.F. – Dies a quo del termine semestrale coincidente con la data di presentazione della domanda di concordato preventivo – Domanda di ammissione al passivo fallimentare come atto assimilato alla domanda giudiziale, ai fini di cui all’art. 1957 c.c.

L’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale di cui al provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2005 produce effetti anche sui singoli contratti che contengono le clausole (tra cui quella di deroga dell’art. 1957 cod. civ.) in quanto frutto di intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990.

Con la previsione che le suddette intese sono "nulle ad ogni effetto’’ (art. 2 della legge n. 287 del 1990) il legislatore ha inteso vietare la propagazione degli effetti dell’intesa anticoncorrenziale negli atti aventi natura contrattuale, posto che le imprese che partecipano ad un’intesa anticoncorrenziale per beneficiare dell’effetto distorsivo della concorrenza “devono” modificare o mantenere le loro condizioni contrattuali nei confronti della clientela, così da acquisire o conservare l’indebito vantaggio.

La circostanza che l’art. 1957 cod. civ. sia norma derogabile è ininfluente ai fini della nullità, in quanto, pur trattandosi di norma non dettata da ragioni di ordine pubblico, si è tuttavia in presenza di una nullità volta alla tutela di interessi generali quali la concorrenza e la trasparenza del mercato del credito, che travolge la pattuizione attuativa dell’intesa accertata con il provvedimento n. 55 del 2005 della Banca d’Italia.

L’art. 169 l.f. stabilisce che alla domanda di presentazione del concordato preventivo si applica, tra gli altri, l’art. 55 del medesimo decreto, per cui il debito si considera scaduto già in quel momento e da lì decorre il termine di sei mesi previsto dall’art. 1957 cod. civ.; detto termine ha natura decadenziale e, come tale, può essere interrotto solo dalla proposizione della domanda giudiziale o da un atto ad essa assimilato (la domanda di ammissione al passivo) e non da una semplice diffida extragiudiziale. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 11 febbraio 2020.




Effetto interruttivo della prescrizione istantaneo e non permanente quando la procedura esecutiva si arresta per causa ascrivibile al creditore procedente

Opposizione all’esecuzione – Eccezione di prescrizione – Effetto istantaneo della prescrizione – Richiesta di sospensiva – Ammissibilità

Nel caso in cui venga sollevata l’eccezione di prescrizione delle somme, portate da un contratto di mutuo ipotecario, e la banca deduce l’effetto interruttivo della prescrizione, perché in danno ai debitori esecutati era pendente un'altra procedura di espropriazione immobiliare, l’effetto interruttivo della prescrizione è da considerarsi istantaneo e non permanente, se la procedura esecutiva si è arrestata per un comportamento ascrivibile al creditore procedente.

L’eccezione di prescrizione, giustifica l’accoglimento della richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del contratto di mutuo ipotecario. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 20 febbraio 2020.




Nullità della clausola degli interessi moratori anche solo pattuiti e mai corrisposti

Contratti bancari – Mutuo – Interessi moratori – Nullità per superamento del tasso soglia usura – Gratuità del mutuo

La nullità della clausola degli interessi moratori (anche solo pattuiti e mai corrisposti) per superamento del tasso soglia travolge anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando così la gratuità del mutuo ex art. 1815 c.c.

Il legislatore del 1996 ha inteso prevedere, quale sanzione a carico del mutuante, la non debenza degli interessi in aggiunta ala nullità della clausola usuraria, a fronte del previgente dato normativo che faceva conseguire alla nullità della clausola la debenza di interessi nella misura legale. (Antonello Falco) (riproduzione riservata)
Appello Bari 23 gennaio 2020.




Ammortamento alla francese: il regime finanziario composto comporta la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Ammortamento alla francese – Regime finanziario composto – Anatocismo – Indeterminatezza della clausola relativa all’interesse

Nei piani di rimborso rateale dei finanziamenti l’impiego, ai fini dell’elaborazione di un piano di ammortamento alla francese, del regime finanziario della capitalizzazione composta, con pagamento periodico degli interessi calcolati su tutto il debito residuo non ancora estinto, determina il venir meno della proporzionalità rispetto al tempo (oltre che al capitale) prevista dall’art. 821 c.c. e comporta la conseguente maggiorazione della rata di ammortamento, per effetto della quale il monte interessi lievita esponenzialmente (ciò che comporta, per l’appunto, la produzione di interessi su interessi). È proprio in tale fenomeno che si annida l’essenza dell’anatocismo, per quanto “celato” nel valore della rata pattuita, quantificata già ab origine applicando il T.A.N. contrattuale secondo la formula dell’interesse composto.

L’impiego, nell’ammortamento alla francese, del regime finanziario composto comporta pertanto la violazione dell’art. 1283 c.c. (anatocismo) e, laddove non esplicitato in contratto, l’indeterminatezza della clausola relativa all’interesse, con conseguente ricalcolo in regime finanziario semplice ed adozione dei tassi legali ex art. 1284 c.c. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 04 febbraio 2020.




Decesso di uno dei cointestatari di conto corrente e contratto di deposito bancario: opposizione, formulata da un coerede, ad operare sul conto del cointestatario superstite

Contratti e operazioni bancari in genere – Cointestazione – Successione per causa di morte – Buona fede nell'esecuzione dei rapporti

Secondo le disposizioni contrattuali sottoscritte tra banca e clienti, in presenza di un conto corrente o di contratto di un deposito titoli cointestato tra coniugi, in caso di morte di uno dei cointestatari, il coniuge superstite può continuare ad operare sul conto corrente a condizione che un coerede del defunto non si opponga mediante invio alla banca di semplice lettera raccomandata.

In caso di opposizione da parte di un coerede la banca deve pretendere il consenso di tutti i coeredi per consentire nuove operazioni di disposizione sul conto corrente o sul deposito titoli da parte del cointestatario superstite.

Nel caso in cui, ricevuta la raccomandata con la quale un coerede chieda il “congelamento” dei rapporti bancari in essere, ove la banca richieda all’opponente documentazione comprovante la propria effettiva qualità di erede, la banca viola il principio di buona fede se, nel tempo necessario a produrre la documentazione, consenta al cointestatario superstite di compiere operazioni di giroconto dei titoli depositati ed è tenuta a risarcire l’erede opponente che abbia subito un danno a causa della distrazione dei titoli. (Roberto Bartolini) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 25 febbraio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 TUB

Mutuo fondiario – Violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 t.u.b. – Nullità – Sussistenza – Conversione in mutuo ipotecario – Ammissibilità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, 2° comma, t.u.b. e della conseguente delibera del Cicr del 22.4.1995, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario, essendo detto limite essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come «fondiario», ferma restando tuttavia la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona 31 dicembre 2019.




Pagamento di titoli di credito e obbligo della banca di attivarsi per impedire il protesto

Titoli di credito - Cambiale - Banca presso cui il titolo è pagabile - Intervenuto pagamento - Omessa attivazione per impedire il protesto - Contratto di mandato - Responsabilità della banca - Configurabilità

Gli obblighi di diligenza che gravano su una banca cui sia stato conferito mandato al pagamento di una cambiale impongono, una volta avvenuto l'atto solutorio, di attivarsi immediatamente per intervenire sul processo di levata del protesto e, ove tale meccanismo si trovi in una fase così avanzata da non poter più essere interrotto, di avvisare prontamente il mandante al fine di consentirgli di accedere tempestivamente alla procedura di cancellazione del protesto, secondo quanto previsto dall'art. 12 l. n. 349 del 1973, salvo in ogni caso l'obbligo per la banca - ove sia intervenuta comunque la levata del protesto - di restituire la provvista utilizzata per l'operazione non andata a buon fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 04 febbraio 2020.




La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI è assoluta ed è sempre rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio

Nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI – Nullità assoluta rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado e quindi anche se sollevata per la prima volta in comparsa conclusionale

È viziato da nullità assoluta e non relativa il contratto di fideiussione omnibus che sia una riproduzione dello schema contrattuale relativo alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie predisposto dall’ABI.

Nello specifico, deve escludersi l'applicabilità della nullità parziale ex art. 1419 c.c. perché la gravità delle violazioni in esame, - che incidono pesantemente sulla posizione del garante, aggravandola in modo significativo - rispetto ai superiori valori di solidarietà, muniti di rilevanza costituzionale (art. 2 Cost.), che permeano tutto l'impianto dei rapporti tra privati, dalla fase prenegoziale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), ben giustifica che sia sanzionato l'intero agire dei responsabili di quelle violazioni senza che possa in contrario opporsi il principio di conservazione degli atti giuridici.
 
L’eccezione de qua, seppur se sollevata dal fideiussore in reconventio reconventionis per la prima volta nella comparsa conclusionale, è idonea ad attivare il dovere del Giudice di rilievo ex officio ex art. 1421 c.c. per quanto sancito da Cass. SS.UU. con le pronunce gemelle n. 26242 e 26243 del 2014. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




Usura: determinazione del TEG attraverso tutti i costi del finanziamento anche potenziali e gratuità del mutuo

Procedimento di opposizione all’esecuzione immobiliare ex artt. 615 e 624 cpc

Ai fini della determinazione del TEG (cioè del tasso effettivo globale inerente al rapporto), devono prendersi in considerazione tutti i costi del finanziamento, anche solo potenziali (tra cui le spese di istruttoria, la commissione o penale di risoluzione anticipata e i contratti assicurativi direttamente collegati al finanziamento).

Una volta favorevolmente valutata la ricostruzione del tasso extra-soglia pattuito nel contratto di mutuo azionato esecutivamente dal creditore, l’ineludibile conclusione giuridica che deve trarsene, ai sensi dell’art. 1815 co. 2 c.c., è la nullità delle clausole con le quali sono stati convenuti gli interessi, ovvero la gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court, di qualunque natura essi siano. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 05 febbraio 2020.




Credito al consumo e violazione delle regole di trasparenza

Credito al consumo - Art. 124 Tub - Errata indicazione Taeg - conseguenze - Nullità della clausola - Tassi BOT - Principio di effettività della tutela - Violazione della trasparenza e Direttiva 93/13/CEE

Nella disciplina attuale, come in quella previgente, rivestono importanza primaria, nell’ambito del credito al consumo, il T.A.E.G. e le altre informazioni essenziali, al fine di assicurare al consumatore una rappresentazione della portata dell’impegno economico e, nel contempo un adeguato presidio all’obbligo di informazione, in ottica di trasparenza, correttezza, buona fede e di riequilibrio dei rapporti di forza contrattuale sperequati.

Quanto alle conseguenze, derivanti dalla errata indicazione del T.A.E.G., si rende necessario adottare un’interpretazione quanto più ispirata al principio di effettività della tutela nell’ambito del credito al consumo non differenziando, quanto al regime ed alle conseguenze derivanti dall’inosservanza dei relativi obblighi, tra omessa indicazione del T.A.E.G. ed erronea indicazione dello stesso. (Mario Manzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 05 febbraio 2020.




Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca l'avviso relativo al diritto di recesso

Contratti di investimento - Gestione patrimoniale - Diritto di recesso - Sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso - Necessità

In tema di contratti di investimento (nella specie, gestione patrimoniale) e rispetto delle prescrizioni sul diritto di recesso di cui all’art. 30 D.Lgs. n. 58/1998 (TUF) è necessaria la specifica sottoscrizione dell’investitore nella pagina del modulo contrattuale che reca il relativo avviso e, ove ciò non avvenga, non potrà sostenersi che la relativa pagina, successiva al testo contrattuale, afferisca al contratto, con conseguente nullità del medesimo per violazione dell’art. 30 comma 7 TUF.

Nel nostro sistema di diritto privato la locuzione “modulo o formulario” fa riferimento al documento che racchiude il regolamento contrattuale predisposto per un’utilizzazione seriale. Il modulo o formulario di regola viene riempito con l’indicazione del nome dell’altro contraente, e comunque viene completato nelle parti destinate a calibrare la disciplina negoziale volta per volta, secondo le specificità del caso.

Il modulo o formulario coincide col documento contenente il testo contrattuale destinato alla sottoscrizione per adesione (cfr. Cass. civ. n. 7776/2014).

[Nel caso di specie, i regolamenti contrattuali dedotti in giudizio sono racchiusi in documenti qualificabili come moduli o formulari, ma la pagina di essi contenente l’indicazione sul diritto di recesso ex art. 30 comma 7 TUF non risulta sottoscritta dagli attori, dal che è stata dedotta la nullità dei contratti oggetto di lite.] (Luca Zamagni, Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 13 febbraio 2020.




Conto corrente: il delegato non ha un potere generale di agire in rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale

Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti

L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 17 gennaio 2020.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario - Violazione del limite di finanziabilità - Art. 38 TULB - Nullità dell’intero contratto

La violazione del limite di finanziabilità comporta la nullità dell'intero contratto di mutuo.
Ne caso di specie era stato concesso un finanziamento per un importo eccedente l’ottanta per cento del valore del bene ipotecato desumibile dal prezzo di acquisto. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo 04 febbraio 2020.




Conto corrente bancario: la variazione delle condizioni contrattuali non comporta usura sopravvenuta ma originaria

Conto corrente bancario – Variazione delle condizioni contrattuali – Usura sopravvenuta – Esclusione – Usura originaria

Nel caso del conto corrente bancario, in ipotesi di esercizio dello ius variandi da parte della banca, non si può verificare il fenomeno del contrasto a posteriori di una clausola già pattuita con la sopravvenuta individuazione legale dei tassi usurari, bensì la variazione, da parte della banca medesima, del saggio precedente degli interessi: sicché il nuovo valore di questi ultimi ben può eccedere il tasso-soglia vigente al momento della variazione stessa (usura originaria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 02 ottobre 2019.




Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c.

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TUB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Mancata contestazione da parte della Banca – Conseguenze – Nullità dell’intero contratto

Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità, in violazione dell’art. 38, comma 2 TUB, la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c. nella prima occasione utile, vale a dire l’udienza di discussione orale. In caso contrario, viene preclusa ogni difesa sul punto. Pertanto, se nell’udienza di trattazione, l’istituto di credito che si oppone alla nullità del mutuo fondiario non chiede la conversione dello stesso in mutuo ipotecario, non potrà più farlo nelle successive fasi del giudizio. Sulla conversione deve pronunciarsi il giudice di merito.

L’art. 38, comma 2 TUB, è una norma imperativa la cui violazione comporta nullità del contratto di mutuo fondiario e della relativa ipoteca, salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove la banca presenti tempestiva – nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità – istanza di conversione e ne risultino accertati i presupposti. Il limite di finanziabilità costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo 23 gennaio 2020.




Omessa produzione del contratto di finanziamento, nullità del negozio e azzeramento degli interessi

Contratti bancari – Mancanza di contratto scritto – Nullità – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia

Nel caso in cui la banca, nell’ambito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, non produca il contratto scritto di finanziamento, sussiste la nullità assoluta del negozio e la sanzione è l’azzeramento di ogni interesse e commissione, non potendosi applicare il c.d. tasso BOT di cui al 7° comma dell’art. 117 T.U.B., che concerne le diverse ipotesi di nullità parziale per mancanza della clausola di pattuizione degli interessi in quanto assente (4° comma) o indeterminata (6° comma).

Qualora l’usura si manifesti nell’ambito di un’apertura di credito in conto corrente per anticipazioni nel corso del rapporto e non risulti pattuita nel contratto, va qualificata come sopravvenuta ed è quindi irrilevante.

Nel caso in cui vi sia prestazione di garanzia da parte di un terzo, ai fini della qualificazione come contratto autonomo di garanzia occorre che la banca dia la prova del rafforzamento della posizione creditoria non solo con l’affiancamento di un ulteriore soggetto obbligato, ma anche con la possibilità di pretendere da parte di quest’ultimo l’adempimento a prescindere dalle vicende relative al rapporto fondamentale; tale qualificazione è esclusa quando risulti che le parti abbiano espressamente e ripetutamente qualificato il negozio come fideiussione e la garanzia sia stata prestata su un modulo prestampato e predisposto unilateralmente con clausole serialmente sottoposte a tutti i clienti della banca. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 05 febbraio 2020.




Negoziazione di assegno falso e responsabilità della Banca

Negoziazione di assegno falso – Responsabilità della Banca – Diligenza professionale – Onere della prova

Per adempiere all’onere della prova l’Istituto di Credito deve provare non solo che la falsificazione non poteva essere percepita dal banchiere accorto in base al grado di diligenza che si può pretendere da un operatore professionale qualificato, ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c., ma anche che la banca stessa si era dotata delle misure idonee, conosciute e disponibili secondo la miglior scienza ed esperienza del momento, per scongiurare il fatto illecito costituito dalla falsificazione materiale del titolo. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Appello Firenze 28 gennaio 2020.




Cartolarizzazione: i crediti costituiscono un patrimonio separato e il debitore ceduto non può opporre al cessionario eccezioni relative a rapporti con il cedente

Cessione dei crediti ai sensi della l. n. 130 del 1999 ("cartolarizzazione") – Formazione di un patrimonio separato e destinato – Eccezioni del debitore ceduto – Opponibilità al cessionario – Limiti – Fattispecie

I crediti oggetto delle operazioni di "cartolarizzazione" eseguite ai sensi della l. n. 130 del 1999 costituiscono un patrimonio separato da quello della società di cartolarizzazione, destinato in via esclusiva al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti e al pagamento dei costi dell'operazione, sicché non è consentito al debitore ceduto proporre nei confronti del cessionario eccezioni di compensazione o domande giudiziali fondate su crediti vantati verso il cedente nascenti dal rapporto con quest'ultimo intercorso.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto il difetto di titolarità passiva della società cessionaria nell'azione di ripetizione di indebito proposta dal debitore ceduto in forza del rapporto di conto corrente bancario intrattenuto con la cedente). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III 30 agosto 2019.




Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB determina la nullità del contratto

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TULB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Conseguenze - Nullità dell’intero contratto

Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 gennaio 2020.




Non trova applicazione l’art. 1815, comma 2, c.c. quando il tasso soglia di usura viene superato nel corso del rapporto

Rapporto di conto corrente – Superamento del tasso soglia nel corso del rapporto – Applicazione del tasso legale

Non trova applicazione l’art. 1815 c. II c.c. qualora il tasso soglia di usura venga superato nel corso del rapporto.

Laddove nel corso del rapporto di conto corrente venga applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia, dovrà procedersi al ricalcolo degli interessi al tasso legale ex art. 1284 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Genova 07 novembre 2019.




Cartolarizzazione: il debitore non può eccepire al cessionario la compensazione giudiziale

Cartolarizzazione – Cessione del credito – Eccezioni opponibili al cessionario – Compensazione giudiziale – Esclusione

In presenza di credito ceduto nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione, il cliente della banca il cui debito rientri in detto tipo di operazione non ha facoltà di eccepire al cessionario la compensazione giudiziale.

[Fattispecie in tema di eccezione di nullità per usura della clausola che disciplina il regime degli interessi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 28 gennaio 2020.




Atto di pignoramento e cessione del credito con data certa anteriore, opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Art. 2914 c.c. – Pignoramento – data certa – Opponibilità al creditore pignorante

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Forma dell’accettazione libera

Atto di cessione di credito futuro – Data certa – Opposizione di terzo all’esecuzione – Sospensione

A norma dell’art. 2914 c.c., comma 1, n. 2, non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo successivamente al pignoramento, e per l’art. 1265 c.c. l’efficacia della cessione riguardo ai terzi (tale deve considerarsi il creditore pignorante) richiede la certezza della data dell’atto di cessione, e non d’altro; vero è che nel caso dei crediti futuri l’efficacia immediata della cessione è meramente obbligatoria, e che l’effetto traslativo del credito si verifica solo al momento successivo in cui il credito viene ad esistenza; tuttavia, tale effetto è sottratto alla disponibilità delle parti, e per esso non si pone un problema di opponibilità ex art. 2914 c.c.

L'accettazione della cessione del credito è un atto a forma libera che può risolversi anche in un comportamento concludente ed univoco.

Qualora il terzo opponente (cessionario del credito) produca comunicazione - inviatagli tramite raccomandata a.r. avente data certa anteriore al pignoramento – con la quale la creditrice cedente gli ha ceduto il credito fatto oggetto di pignoramento, si deve ritenere provata l’accettazione da parte della debitrice dell’intervenuta cessione, con conseguente sospensione del pignoramento notificato. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 28 dicembre 2019.




Buoni Postali Fruttiferi Serie Q e illegittima riduzione degli interessi pattuiti

Buoni Postali Fruttiferi Serie Q – Illegittima riduzione degli interessi pattuiti per il periodo dal 21° al 30° anno – Prevalenza degli interessi esplicitamente indicati per gli ultimi 10 anni, anche se superiori alla percentuale del 12%

Qualora il decreto ministeriale modificativo dei tassi sia antecedente alla data di emissione del Buono fruttifero, si ritiene che possa essersi ingenerato un legittimo affidamento del cliente sulla validità dei tassi di interesse riportati sul titolo e che tale affidamento, come affermato dalle SS.UU. della Corte di Cassazione con sentenza n. 13979/2007, vada tutelato. Ne deriva che il rendimento del titolo costituito da un Buono postale fruttifero, serie Q, per il periodo dal 21° al 30° anno esplicitamente indicato nella postilla in calce alla tabellina degli interessi pattuiti, stampata sul retro dei BPF emesso nell'anno 1988, deve considerarsi prevalente rispetto al rendimento indicato dal D.M. 13/06/1986 (tasso di interessi al 12%).

Il successivo decreto ministeriale 23/06/1997 ha corretto la capitalizzazione da lorda a netta, ma solo per i primi 20 anni di vita dei titoli, nulla dicendo a riguardo degli ultimi 10 anni. (Gregorio Zambrin) (riproduzione riservata)
ABF Milano 05 dicembre 2019.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 06 dicembre 2019.




Manipolazione del mercato, sanzioni Consob, divieto del ne bis in idem e verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate

Borsa e finanza – Manipolazione del mercato – Applicazione di sanzioni Consob – Divieto del ne bis in idem – Verifica della proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate – Fattispecie

Divieto del ne bis in idem – Cumulo di sanzioni penali – Sospensione della pena – Irrilevanza

In tema di deroga al principio del ne bis in idem, spetta al giudice nazionale il compito di verificare la proporzionalità delle sanzioni complessivamente irrogate con riguardo a tutte le circostanze della fattispecie concreta oggetto del giudizio, commisurando la pena alla gravità del fatto commesso, con la conseguenza che il cumulo di sanzioni è ammesso solo se l’insieme delle stesse non risulti eccessivo rispetto alla gravità del fatto concretamente verificatosi, per cui non vi è violazione del ne bis in idem quando le sanzioni penali e quelle amministrative, complessivamente valutate, rispettino il principio di proporzionalità.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha ritenuto che Consob, nell’irrogare le sanzioni di natura penale sua competenza, abbia ecceduto quanto strettamente necessario rispetto alla gravità dell’illecito e che Consob non abbia esplicitato di tenere in considerazione la sanzione penale già comminata, come previsto, ora, espressamente dall’art. 187-terdecies TUF; la citata Autorità avrebbe invece fatto riferimento a criteri astratti senza indicare specifici elementi di valutazione concreta della gravità della condotta, quali l’effettiva incidenza dell’attività commessa sui prezzi del titolo, l’effettivo apporto della condotta tenuta dal soggetto in relazione alla fattispecie di cui all’art. 187-ter TUF ed altri indici che, per la loro gravità potessero far ritenere che, nel caso di specie, che il cumulo di sanzioni fosse strettamente necessario alla gravità dell’illecito commesso.]

In tema di applicazione del divieto del ne bis in idem, è irrilevante la circostanza che la pena irrogata in sede penale sia stata sospesa; come ha, infatti, rilevato la Corte di Giustizia, tale circostanza “è irrilevante per valutare il carattere strettamente necessario” di una normativa nazionale che preveda, come quella italiana, il cumulo delle sanzioni, poiché dall’art. 50 della Carta emerge che la protezione conferita dal principio del ne bis in idem deve applicarsi alle persone che sono state assolte o condannate con sentenza penale definitiva, comprese quelle alle quali è stata inflitta una sanzione penale sospesa o estintasi per indulto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 22 maggio 2019.




Omissione degli obblighi informativi nella stipula di un contratto di interest rate swap ed inadempimento contrattuale della banca

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Sottoscrizione di dichiarazioni di competenza contenute nell’accordo quadro – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Inadeguatezza rispetto al profilo finanziario del legale rappresentante della società contraente – Inadempimento contrattuale – Risoluzione del contratto – Obbligo del risarcimento dei danni

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati di interest rate swap – Violazione degli obblighi informativi – Grave inadempimento contrattuale

Le dichiarazioni genericamente rese dal cliente mediante sottoscrizione dell’accordo normativo per l’operatività in strumenti finanziari sono mere clausole di stile, predisposte in via generale dalla banca su formulari, che non contengono alcun riferimento alla situazione finanziaria specifica del cliente né riscontrano la sua qualità professionale e/o qualificata ex art. 6 TUF.

L’omessa avvertenza del grado di rischio del prodotto derivato, della possibilità di generare ingenti addebiti, dell’inadeguatezza della natura aleatoria dell’IRS rispetto alle caratteristiche dell’investitore riassunte nella profilatura, concretano l’inadempimento contrattuale dell’intermediario per violazione degli obblighi informativi sullo stesso gravanti, con risoluzione dell’accordo normativo e del contratto di swap, ove richiesta, e in ogni caso obbligo del risarcimento del pregiudizio patrimoniale sopportato dall’investitore.

L’omissione degli obblighi informativi in un contratto IRS costituisce grave inadempimento contrattuale, ai sensi degli artt. 1218 e 1453 c.c., poiché è ragionevole presumere che l’ordinario risparmiatore, se adeguatamente informato delle caratteristiche dell’investimento, non si sarebbe esposto al rischio di perdere il capitale investito. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)
Appello Cagliari 09 gennaio 2020.




Questioni rilevanti sui tassi moratori, sulla clausola di salvaguardia e sulla validità della fideiussione che viola la normativa antitrust

Legge antitrust - Nullità clausole fideiussione – Onere di allegazione in concreto del pregiudizio – Tutela risarcitoria

Contratto di mutuo – Vigenza art. 3 delibera CICR 9.2.2000 – Deroga divieto anatocismo – Ammissibilità

Tasso soglia – Tasso di mora – Superamento – Confronto tra dati omogenei

TEGM – Criteri Banca d’Italia – Tasso soglia – Tasso complessivo – Aumento del 2,1%

Clausola di salvaguardia – Obbligazione contrattuale a carico della Banca – Esclusione della usura

Commissione di anticipata estinzione – Onere eventuale – Rilevanza superamento tasso soglia – Effettiva applicazione

Quanto alla eccezione di nullità delle clausole del contratto di fideiussione per violazione della legge antitrust, occorre rilevare che, sebbene in astratto una intesa vietata ai sensi dell’art. 2, l. 287/1990 può essere dannosa anche per un soggetto, consumatore o imprenditore, che non vi abbia preso parte, affinché gli si possa riconoscere un interesse ad invocare la tutela di cui all’art. 33, comma 2, l. 287/1990 non è sufficiente che egli alleghi, come nel caso di specie, la nullità della intesa medesima, ma occorre anche che precisi in concreto la conseguenza che tale vizio ha prodotto sul proprio diritto ad una scelta effettiva tra una pluralità di prodotti concorrenti, in quanto l’unica tutela concessa al soggetto rimasto estraneo alla intesa anti-concorrenziale che abbia allegato e dimostrato un pregiudizio ad essa conseguente, è quella risarcitoria, che nel caso di specie non è stata invocata.

Nei contratti di mutuo bancario, stipulati sotto la vigenza dell’art. 3 delibera CICR 9.2.2000, è consentita la deroga al divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., ma solo in base ad apposita pattuizione anteriore al sorgere del credito per interessi.

Quanto alla censura relativa al superamento del tasso soglia da parte del tasso di mora di per sé considerato, occorre premettere che per verificare la possibile esistenza di interessi usurai occorre porre a confronto dati tra loro omogenei.

Il TEGM determinato secondo i criteri indicati dalla Banca d'Italia, all'epoca dei fatti, non comprendeva gli interessi di mora. Per cui, se questa voce non è compresa nel calcolo del tasso soglia antiusura determinato dalla Banca d'Italia non è possibile comprenderla nel tasso complessivo praticato dalla Banca e confrontato con quello di usura, venendosi altrimenti a confrontare dati non omogenei, se non utilizzando il tasso soglia antiusura ai criteri utilizzati, per esempio considerando, per il tasso di mora rispetto al normale interesse passivo, l’aumento di 2,1 punti percentuali rilevato dalla Banca d'Italia come parametro statistico per gli interessi moratori.

L'inserimento di una clausola "di salvaguardia", in forza della quale l'eventuale fluttuazione del saggio di interessi convenzionale dovrà essere comunque mantenuta entro i limiti del c.d. tasso soglia antiusura previsto dall'art. 2, comma 4, della l. n. 108 del 1996, trasforma il divieto legale di pattuire interessi usurari nell'oggetto di una specifica obbligazione contrattuale a carico della banca, consistente nell'impegno di non applicare mai, per tutta la durata del rapporto, interessi in misura superiore a quella massima consentita dalla legge.

Il costo economico previsto in materia di penale per anticipata estinzione non rileva sull’operazione di finanziamento posto che la stessa rientra tra gli oneri eventuali, la cui applicazione non è automatica, bensì dipendente dal verificarsi dell’esercizio da parte del mutuatario della facoltà di rimborsare il capitale ricevuto in anticipo rispetto al termine pattuito nel contratto

Pertanto, tale onere eventuale assume rilevanza ai fini del superamento del tasso soglia solo allorché si verifichino i presupposti concreti della sua applicazione e cioè quando la cd. commissione di anticipata estinzione, secondo il principio dell’effettività degli oneri eventuali, oltre ad essere stata promessa, sia stata anche effettivamente applicata.

È da considerare, poi, che nei decreti ministeriali per la rilevazione dei tassi soglia la commissione di anticipata estinzione non è mai menzionata: essa, infatti, è collegata ad una facoltà del mutuatario, mentre il tasso effettivo globale medio (TEGM) si forma sulla rilevazione dei soli tassi corrispettivi e quindi sulla parte fisiologica relativa alla gestione del credito, con esclusione, quindi, tanto, come sopra osservato, della parte patologica, quanto di eventualità che attengono a scelte discrezionali del mutuatario, costituendo anzi opzioni aggiuntive a suo favore. (Sara Reverso) (riproduzione riservata)
Tribunale Velletri 20 gennaio 2020.




La consegna a terzi delle credenziali di accesso al conto corrente on line con omissione di qualunque successivo ulteriore controllo esclude la responsabilità della banca

Conto corrente bancario – Consegna a terzo di credenziali di accesso – Omesso successivo controllo – Responsabilità della banca – Esclusione ex art. 1227, comma 2  cc

Deve escludersi ai sensi dell’art. 1227, comma 2 cpc la responsabilità della banca per gli ammanchi sul conto corrente del cliente che, senza di ciò informare l’istituto di credito, abbia consegnato a un terzo le credenziali di accesso al proprio conto corrente on line, omettendo, poi, per anni qualunque verifica dell’andamento del conto. Ciò in quanto la verifica dell’andamento del conto corrente e la comunicazione degli ammanchi alla banca avrebbe del tutto evitato il danno. (massima ufficiale) Tribunale Milano 08 gennaio 2020.




Limiti alla concessione del credito nel caso di fideiussione relativa a un’obbligazione futura

Fideiussione per obbligazione futura – Concessione di ulteriore credito  – Condizioni patrimoniali debitore – Peggioramento – Assenza autorizzazione fideiussore – Estinzione fideiussione

Il principio stabilito dall’art. 1956 cc, in forza del quale il fideiussore rispetto a un’obbligazione futura è liberato se il creditore, che a ciò non sia stato specificatamente autorizzato dal fideiussore, abbia fatto credito al terzo debitore pur nella consapevolezza che le condizioni patrimoniali di questi siano tanto peggiorate da rendere significativamente più difficile il soddisfacimento del credito, opera sia nel caso di instaurazione di nuovi rapporti tra creditore e terzo debitore che nel caso di nuova concessione di credito nel quadro di un rapporto preesistente, ad esempio di conto corrente.

La violazione di tale regola di buona fede comporta, nel caso di inconsapevolezza da parte del fideiussore del peggioramento delle condizioni patrimoniali del creditore, la perdita della garanzia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 13 dicembre 2019.




Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo

Strumenti di debito - Buoni Postali - Tabella stampata sui buoni fruttiferi - Rendimenti

Poiché l’art. 4 del DM 13.6.1986 fa riferimento alla tabella stampata sui buoni fruttiferi postali, qualora l’ufficio postale in sede di emissione di titoli appartenenti alla serie Q utilizzi moduli della serie precedente P senza correggere interamente i rendimenti trentennali della tabella, Poste italiane è tenuta ad adempiere al contratto con il sottoscrittore così come risulta dal tenore del titolo, anche a condizioni migliori rispetto a quelle normativamente stabilite. (Marisa F. Costelli) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 09 gennaio 2020.




Art. 117 TUB e compensazione giudiziale del saldo attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal finanziamento

Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso

In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 dicembre 2019.




Gli obblighi di forma e pubblicità nel contratto di leasing finanziario

Contratto di locazione finanziaria – Indeterminatezza e usurarietà delle condizioni contrattuali – Omessa o inesatta indicazione del tasso leasing – Nullità – Ripetizione somme pagate a titolo di interessi – Rigetto

Per mere ragioni di trasparenza, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia pubblicate in Gazzetta Ufficiale, supplemento del 19 agosto 2003, è previsto per le società di leasing l’obbligo di pubblicizzare alla clientela, al momento della stipula del contratto, il c.d. “tasso leasing”, quale tasso di attualizzazione per il quale si verifica l’equivalenza finanziaria tra il costo d’acquisto del bene locato e i canoni periodici dovuti dall’utilizzatrice. L’obbligo di pubblicizzare il tasso leasing riguarda i contratti di locazione finanziaria stipulati dopo la divulgazione delle predette Istruzioni della Banca d’Italia, mentre alcun onere sussiste per i contratti stipulati nel periodo precedente.

Il tasso leasing rappresenta un mero obbligo informativo, non richiamato all’art. 117 TUB e previsto dalle citate Istruzioni della Banca d’Italia, nel capo riferito alla pubblicità contrattuale, con l’effetto che la mancata o inesatta comunicazione di tale valore alla clientela non determina nullità del contratto, risultando sufficiente, per la valida assunzione dell’impegno finanziario da parte dell’utilizzatrice, la pattuizione del numero, dell’ammontare dei canoni e della periodicità degli stessi, nonché delle spese. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 15 ottobre 2019.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per la consegna di documenti non inviati dall’istituto di credito

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – Ammissibilità

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – provvisoria esecutività – Applicabilità

E’ ammissibile il decreto ingiuntivo per la consegna dei documenti informativi e contrattuali relativi ad una polizza unit linked qualora la banca non abbia adempiuto alla richiesta ex art. 119 TUB.

Sussistono i presupposti ex art. 648 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo diretto alla consegna della documentazione contrattuale ed informativa inerente una polizza unit linked laddove non forniti spontaneamente dall’istituto ai sensi dell’art. 119 TUB. (David Giuseppe Apolloni, Simona Batori, Eleonora Magnanini) (riproduzione riservata)
Tribunale Spoleto 07 gennaio 2020.




Nullità del contratto swap

Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito

Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 14 gennaio 2020.




Cessione in blocco di crediti bancari e necessaria ricorrenza di tutte le condizioni previste per il trasferimento dei crediti

Cartolarizzazione crediti bancari - Cessione in blocco con pubblicazione dell'atto di cessione in Gazzetta Ufficiale - Requisiti di individuazione dei crediti ceduti - Necessaria presenza di tutti i requisiti individuati nell'avviso di cessione - Nozione di "causa passiva" - Opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Difetto di legittimazione - Inammissibilità dell'appello

Là dove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda - per l'individuazione dei crediti ceduti - che ricorrano "tutte" le caratteristiche elencate, il chiaro tenore letterale dell'avviso non consente altra lettura se non quella per cui oggetto di cessione sono i crediti che abbiano contestualmente tutte quelle caratteristiche: in difetto anche di una soltanto delle quali il presunto cessionario non potrà esser ritenuto titolare della posizione soggettiva ceduta e dovrà esser dichiarato privo di legittimazione ad impugnare (con conseguente inammissibilità dell'appello dal medesimo promosso).

Ove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda che il credito ceduto sia relativo a "causa passiva instaurata dal debitore", la caratteristica non si può ritenere ricorrente con riguardo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo intimato dalla Banca cedente, atteso che nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente è parte attrice solo formalmente, mentre mantiene la veste di convenuto sostanziale, in quanto agisce in risposta all'iniziativa giudiziaria radicata dalla Banca.

Tanto meno potrà ritenersi che la causa di opposizione a decreto ingiuntivo - definita in primo grado a favore dell'opponente, con condanna della Banca alle spese di soccombenza - "si sia conclusa con un provvedimento di condanna comportante l'esborso di una qualunque somma di denaro al relativo debitore", tale non potendosi appunto ritenere la condanna alle spese processuali, che non riguarda "il credito", ma è statuizione meramente accessoria.

[Fattispecie relativa all'avviso di cessione dei crediti di Banca Popolare di Puglia e Basilicata ad Aporti SPV s.r.l.] (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 ottobre 2019.




Conseguenze della mancata produzione dei contratti bancari e utilizzabilità della CTP non contestata

Contratti bancari – Onere della prova – Mancata produzioni dei contratti di apertura di credito – Richiesta ex art. 119 TUB – Conseguenze

Contratti bancari – Contestazione della consulenza di parte – Utilizzabilità

In applicazione dei principi generali in materia di onere della prova, compete agli attori produrre il contratto di conto corrente ed i relativi estratti conto, al fine di accertare la dedotta illegittimità delle clausole impugnate e di ricostruire in maniera puntuale il rapporto contrattuale intercorso tra le parti, verificando la concreta applicazione di addebiti illegittimi.

Pur mancando agli atti la documentazione inerente al rapporto in contestazione, ogni problema è superato se gli attori dimostrano di essersi attivati, senza esito, per ottenere ai sensi dell’art. 119 TUB in via stragiudiziale dall'istituto di credito la documentazione relativa al rapporto bancario in oggetto, di cui non erano in possesso.

Se la banca non ha dato seguito alla richiesta né ha prodotto i documenti richiesti, le conseguenze di tale mancata produzione non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 13 febbraio 2019.




Cessione del quinto, TAEG, TEG e Polizza assicurativa

Finanziamento con cessione del quinto - Tasso usurario - Collegamento negoziale del contratto di polizza - Applicabilità

Nel calcolo del tasso rilevante ai fini dell’usura rientra il costo per  l’assicurazione obbligatoria in quanto inscindibilmente connessa al credito mutuato. Al contratto di mutuo usurario consegue la integrale gratuità dello stesso (ex artt. 1815 c.c. – 644 c.p.), con correlato diritto alla ripetizione integrale in capo al mutuatario di tutto quanto capitale non sia. (Jessica Michela Rizza) (riproduzione riservata) Tribunale Ivrea 23 dicembre 2019.




Estinzione anticipata del finanziamento: diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito e ripetibilità dei costi up front

Estinzione anticipata del finanziamento - Diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito - Costi up front

A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell’ABF.

La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda.

Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring.

“Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring. (1) (Roberto Marcelli) (riproduzione riservata)
ABF 11 dicembre 2019.




Responsabilità da fideiussione e obblighi di buona fede e correttezza contrattuale

Comportamento contrario a buona fede e correttezza contrattuale - Conseguenze - Fattispecie

In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 12 dicembre 2019.




Rideterminazione dei saldi del conto corrente in mancanza degli estratti conto analitici

Conto corrente bancario – Ripetizione di somme indebitamente trattenute – Onera della prova – Mancanza o siano incompletezza degli estratti conto analitici – Valutazione della affidabilità della CTU

In tema di azione di ripetizione di somme indebitamente trattenute dalla Banca nel corso del rapporto di conto corrente, quando manchino o siano incompleti gli estratti conto analitici, il problema non è quello di stabilire se in astratto si possa espletare la CTU ma se in concreto la CTU espletata sia affidabile; non è, infatti, vietato al giudice espletare una consulenza tecnica contabile per la rideterminazione del saldo del conto corrente in base ai documenti contabili prodotti dalle parti, riducendosi in tal caso la questione alla verifica dell’attendibilità della CTU.

[Nel caso di specie, il CTU ha argomentato, in modo esauriente e condivisibile, le conclusioni in ordine all’avvenuta rideterminazione del saldo in assenza degli estratti conto analitici, precisando che, nel caso concreto, ciò non ha inciso in nessun modo sui calcoli, che sono stati effettuati in modo “perfettamente corretto” e “senza nessun margine di approssimazione” per un determinato periodo, mentre ha rilevato delle “approssimazioni del tutto marginali” per i calcoli relativi a d altro periodo. Il medesimo CTU ha, inoltre, indicato il metodo matematico adottato, specificando che “gli elementi per il conteggio delle competenze consentono di determinare un saldo medio per un intervallo di giorni e che quindi, pur non consentendo di determinare l’esatto ammontare del saldo di conto corrente a quella precisa data di valuta, consentono però la corretta determinazione degli interessi nell’intervallo di giorni considerato che è l’unica cosa che conta alla fine del presente lavoro”.Il CTU ha quindi spiegato che “l’assenza degli estratti conto analitici ha comportato la necessità di ricostruire i saldi del conto e i singoli movimenti per valuta mediante un calcolo a ritroso, consistente nel dividere il totale dei numeri per i giorni e moltiplicando il risultato per cento”, come rappresentato nella formula esplicitata nella relazione.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2019.




Opposizione all’esecuzione basata sull’usurarietà del contratto di mutuo: oneri di allegazione e prova

Opposizione ex art. 615 c.p.c. – Sospensione dell’esecuzione – Usurarietà del contratto di mutuo – Inesistenza del diritto di agire in executivis

Al fine di ottenere la sospensione dell’esecuzione, l’esecutato che propone l’opposizione ex art. 615 c.p.c., basata sull’usurarietà del contratto di mutuo, deve dedurre e dimostrare il superamento del cd. tasso soglia ex l. n. 108/96 e che, per effetto della nullità della clausola con cui furono pattuiti interessi usurari e della conseguente gratuità di cui al comma 2, dell’art. 1815 c.c., il mutuante, al momento della notifica dell’atto di precetto, non era creditore di alcuna somma, neppure a titolo di sorte capitale.

La verifica di sussistenza del diritto del mutuante di agire in via esecutiva va condotta raffrontando le somme complessivamente restituite dal mutuatario sino alla notifica dell’atto di precetto ed il cumulo delle rate maturate sino a quella data, secondo l’originario piano di ammortamento, epurate della quota di interessi indebita. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Mutui edilizi a stato avanzamento lavori: verifica di usurarietà sulla base del tasso soglia dei ‘mutui a garanzia reale’

Mutui edilizi a stato avanzamento lavori – Verifica di usurarietà – Tasso soglia dei mutui a garanzia reale – Verifica al tempo dell’originaria pattuizione

Nei mutui edilizi a Stato Avanzamento Lavori, il tasso soglia al quale fare riferimento per la verifica di usurarietà del contratto è quello previsto dai decreti ministeriali per la categoria dei “mutui con garanzia reale”.
Tale verifica va riferita all’epoca dell’originaria pattuizione, essendovi previsto il pagamento di interessi di preammortamento e l’erogazione immediata di una parte della somma finanziata. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




La clausola ‘a prima richiesta’ trasforma la fideiussione in contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Fideiussione bancaria - Presenza di clausola "a prima richiesta e senza eccezioni" - Natura di contratto autonomo di garanzia - Affermazione - Opponibilità di eccezioni relative al contratto garantito - Esclusione - Exceptio doli - Ammissibilità

La clausola di pagamento a prima o semplice richiesta scritta e senza eccezioni è di per sé idonea e sufficiente a trasformare un contratto di fideiussione in un contratto autonomo di garanzia.

Il garante potrà opporre eccezioni attinenti alla validità del contratto stesso, ma non di quello in relazione al quale ha prestato la garanzia, salva la possibilità di opporre l'exceptio doli e ove le eccezioni attengano a nullità del contratto presupposto per contrarietà a norme imperative o per illiceità della causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 01 ottobre 2019.




La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

Pattuizione usuraria degli interessi moratori – Gratuita’ del mutuo – Interessi corrispettivi non dovuti – Interessi moratori al tasso legale

La tesi della gratuità del mutuo che prevede interessi moratori usurari è più aderente alla lettera ed alla ratio dell’art. 1815, comma 2, c.c.

La tesi della riferibilità del comma 2, dell’art. 1815 c.c. ai soli interessi corrispettivi, secondo il più recente orientamento, meno favorevole alla parte mutuataria, va interpretata nel senso che gli interessi corrispettivi restano non dovuti in toto mentre gli interessi moratori usurari sono dovuti al tasso legale. (Alessandra Fabiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 27 agosto 2019.




Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito proposta in giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e onere di ricostruzione dell'intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione di ripetizione - Onere della prova - Estratti conto dall'inizio alla fine del rapporto

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, inutilizzabili invece rivelandosi criteri presuntivi o approssimativi

Chi propone una domanda riconvenzionale di natura creditoria deve provare l’esistenza e l’entità del credito. L’opponente a decreto ingiuntivo, convenuto in senso sostanziale rispetto alla domanda creditoria, assume la posizione di attore, anche sotto il profilo dell’onus probandi, in ordine alla proposizione della domanda riconvenzionale. Non modifica il regime dell’onere probatorio la qualificazione giuridica della domanda come di accertamento negativo del credito di controparte. (Lorenzo Valente Renda) (riproduzione riservata)
Appello Lecce 12 dicembre 2019.




Per il perfezionamento del mutuo non occorre la materiale consegna del denaro

Obbligazioni e contratti - Mutuo - Perfezionamento - Consegna della somma mutuata - Necessità della traditio - Esclusione

Pur ribadendo che il contratto di mutuo si perfeziona con la consegna, questa non può essere riduttivamente intesa quale fisica traditio del denaro nelle mani del mutuatario, ben potendo quest'ultimo rilasciare quietanza a fronte dell'acquisizione della disponibilità giuridica della somma mutuata.

[Nel caso di specie, il mutuatario aveva disposto l'accredito della somma su un conto vincolato appositamente acceso e a lui intestato; a rilevare, secondo il giudice, non era la gestione del conto vincolato bensì la circostanza che lo stesso fosse stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Conto corrente bancario, azione per ripetizione di indebito proposta dal correntista e onere della ricostruzione dell’intero rapporto

Conto corrente bancario - Azione per ripetizione indebito proposta dal correntista - Ricostruzione intero andamento del rapporto - Necessità - Onere della prova a carico del correntista - Sussiste - Incompletezza estratti conto - Conseguenze

Alla stregua dei princìpi generali sul riparto dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c., nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti e della mancanza di una valida causa debendi, essendo quindi onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 27 novembre 2019.




Delibera sanzionatoria della Consob per abuso di informazioni privilegiate fondata su presunzioni ed argomenti logico deduttivi

Opposizione a sanzioni amministrative irrogate da Consob – Onere della prova – Presunzioni da argomenti presuntivi – Infondatezza

Anche in tema di prova dell’abuso di informazioni privilegiate deve escludersi che nel procedimento per presunzioni semplici l’inferenza deduttiva possa trarre spunto da un evento il cui accertamento risulti affidato esso pure a prova logica anziché a prova storica.

Il procedimento per la dimostrazione come vero di un fatto altrimenti ignorato deve infatti ex art. 2727 c.c. muovere dalla considerazione di altro fatto che si caratterizzi per essere noto, tale essendo soltanto, per necessità logica, un evento pacifico ovvero confermato da prova storica. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 05 dicembre 2019.




Competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, criteri

Competenza – Sezioni specializzate in materia di impresa – Oggetto controversia – Questione societaria

Azione giudiziale contro intermediario finanziario – Competenza – Petitum – Restituzione indebito e risarcimento danno – Causa petendi – Nullità contratto quadro di investimento – Annullabilità operazioni di investimento – Inadempimenti fase precontrattuale

Competenza sezioni specializzate – Decisività – Acquisto azioni dell’intermediario che ha proposto l’investimento – Acquisto della qualità di socio – Pluralità delle operazioni di acquisto

La controversia promossa contro l’intermediario finanziario è di competenza delle sezioni specializzate solo se il suo oggetto è influenzato in via diretta dalla questione societaria, in tal senso dovendosi intendere il riferimento nell’art. 3 d.lgs. n. 168/2003 ai «rapporti societari, alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti», che mira ad evitare l’ampliamento incerto della competenza in questione (1).

Non è di competenza delle sezioni specializzate in materia d'impresa l'azione giudiziale nei confronti dell’intermediario finanziario che mira dal punto di vista del petitum a ottenere la restituzione dell'indebito oggettivo e/o il risarcimento del danno subito, e che sul piano della causa petendi si basa sulla nullità del contratto quadro d'investimento, sull'annullabilità delle operazioni di investimento e sugli inadempimenti commessi nella fase precontrattuale. (2).

Ai fini della competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, non sono decisivi né gli acquisti di azioni emesse dallo stesso intermediario che ha proposto l'operazione di investimento, né il conseguente acquisto della qualità di socio, né la circostanza che trattasi di più operazioni di acquisto. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 25 novembre 2019.




Intese restrittive della concorrenza e nullità integrale del contratto

Fideiussioni conformi a schema ABI - Nullità - Divieto di applicazione uniforme clausole 2, 6, 8

Nullità totale negozio fideiussorio - Estensione effetti - Intesa anticoncorrenziale a monte - Contratti a valle

Negozio fideiussorio - Violazione art. 2 legge antitrust - Contrarietà all'ordine pubblico economico

L’applicazione uniforme e generalizzata delle clausole di sopravvivenza, reviviscenza e rinuncia ai termini ex art. 1957 cod. civ., di regola contenute negli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI per le fideiussioni omnibus, determina la nullità integrale dei contratti bancari di fideiussione in cui sono inserite, ponendosi in contrasto con l’art. 2, co.2, lett. a) L. 287/1990.

La nullità di protezione, prevista dalla legge antitrust, investe per intero il contratto fideiussorio conforme allo schema ABI censurato da Banca d’Italia con provvedimento n. 55/2005, in quanto la nullità dell’intesa anticoncorrenziale a monte si estende all’attività scaturente dall’intesa vietata, consistente nella fissazione di condizioni contrattuali volte a impedire, restringere o falsare in modo consistente il gioco della concorrenza nel mercato nazionale.

Il negozio fideiussorio, effetto di un’intesa anticoncorrenziale vietata a monte, è nullo ex art. 1418 cod. civ. per violazione dell’art. 2 L. 287/1990, in quanto contrario all’ordine pubblico economico, la cui disciplina è contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e nella legge antimonopolistica nazionale. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 08 agosto 2019.




Ammortamento alla francese: il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento

Ammortamento alla francese – Indeterminatezza contrattuale – Incertezza del tasso di interesse concordato tra tasso di interesse nominale e tasso di interesse effettivo applicato nel piano di ammortamento alla francese allegato al mutuo – Violazione degli artt.1283 e 1284 c.c. – Applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto

Il diritto stabilito per il creditore dall’art.1194 c.c., rispetto all’imputazione del rimborso del credito, non può divenire un diritto di incrementare surrettiziamente il tasso (pattuito ai sensi dell’art.1284 c.c.), gli interessi e la remunerazione del capitale prestato.

Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto non si può maggiorare con il piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento del piano di ammortamento, poiché il calcolo dell’interesse, nel piano di ammortamento, deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice.

[Nel caso specifico, la Banca, che aveva utilizzato nel contratto questo particolare tipo di capitalizzazione, ha violato non solo il dettato dell’art.1283 c.c.,ma anche quello dell’art.1284 c.c. che, in ipotesi di mancata determinazione e specificazione, ovvero di incertezza del tasso di interesse (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al medesimo contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultra-legale indeterminato o incerto.] (Carmine de Benedittis) (riproduzione riservata)
Appello Campobasso 05 dicembre 2019.




Applicazione del tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B.

Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza

Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa 05 dicembre 2019.




Onere della prova del correntista nell’azione di ripetizione d’indebito, incompleta produzione degli estratti conto

Conto corrente bancario - Ripetizione dell’indebito - Incompleta produzione degli estratti conto

In caso di incompletezza degli estratti conto si può aderire a quella più ragionevole posizione giurisprudenziale che consente lo svolgimento dell’accertamento peritale, nello specifico a natura percipiente, anche quando non sia prodotta la serie completa di essi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 09 settembre 2019.




Negoziazione diretta di titoli (bond Cirio), adeguatezza delle informazioni e mancata acquisizione dell'offering circular

Intermediazione finanziaria - Negoziazione diretta di titoli ("bond" Cirio) - Adeguatezza delle informazioni - Mancata acquisizione dell'"offering circular" - Rilevanza - Dichiarazione dell’investitore di essere stato adeguatamente informato - Valore esimente - Esclusione - Fattispecie

In tema di intermediazione finanziaria, non assolve ai propri obblighi informativi la banca che stipula con il cliente un contratto di negoziazione diretta di titoli senza aver prima acquisito l'"offering circular", che riporta le caratteristiche essenziali dell'emissione, quando i titoli risultino privi di prospetto informativo e di "rating", perché la disciplina dettata dall'art. 21, comma 1, lett. a) e b), del d.lgs. n. 58 del 1998 e dagli artt. 26 e 28 del reg. Consob n. 11522 del 1998 impone all'intermediario di attivarsi per ottenere una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possano influenzare la valutazione effettiva della rischiosità, e quindi assicurare un'informazione adeguata all'investitore sulle caratteristiche del prodotto; la responsabilità dell'intermediario non è esclusa dalla sottoscrizione, da parte del cliente, della dichiarazione di aver ricevuto informazioni necessarie e sufficienti ai fini della completa valutazione del rischio, che non può essere qualificata come confessione stragiudiziale e non costituisce neppure un'autorizzazione scritta all'investimento, quando sia apposta su un modulo "standard" senza alcun riferimento individualizzante da cui desumere l'effettiva presa d'atto dei rischi e delle particolari caratteristiche della specifica operazione. (Fattispecie di negoziazione diretta di "bond" Cirio effettuata prima del recepimento della direttiva MIFID, in assenza di prospetto informativo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 31 ottobre 2019.




Anatocismo e adeguamento alla Delibera CICR del 9.2.2000

Anatocismo – Sanatoria – Rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000

In caso di rapporto di conto corrente affidato acceso prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 09.2.2000 al fine di sanare l’anatocismo illegittimo è necessaria la produzione di un apposito documento contrattuale sottoscritto. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 03 ottobre 2019.




Nullità del tasso di apertura di credito senza indicazione del tasso effettivo annuo derivante dalla capitalizzazione; usurarietà del tasso ultra-fido sommato alla quota di CMS ultrasoglia annualizzata

Contratti di apertura di credito con capitalizzazione trimestrale degli interessi successivi alle Istruzioni di Banca d’Italia del luglio 2003 – Obbligo di indicazione tasso annuo effettivo – Sussistenza – Omissione – Nullità della intera clausola sul tasso

Usurarietà pattizia originaria del tasso di interesse su apertura di credito per sommatoria con Cms oltre soglia previa annualizzazione della Cms – Sussiste

Nei contratti di apertura di credito successivi alla pubblicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia di Luglio 2003 e che prevedono la capitalizzazione infraannuale degli interessi, la Banca deve indicare espressamente il tasso nominale ed anche il tasso risultante dalla capitalizzazione a pena di nullità della clausola che prevede il tasso per violazione dell’art. 3 Sezione III delle Istruzioni della Banca d’Italia in combinato disposto con l’art. 117 comma 8 Tub

In caso di previsione pattizia della Commissione di massimo scoperto in misura superiore alla Cms usuraria, la percentuale di ultra-soglia va annualizzata e sommata al tasso di interesse, ed al termine di detta operazione va verificato l’eventuale superamento del tasso soglia usura. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 novembre 2019.




Usura pattizia e ammissibilità dell’azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca in costanza di apertura del conto corrente

Contratti bancari – Anticipazione – Usura pattizia/originaria – Art. 1815 cod. civ. – Applicabilità

Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – In costanza di apertura del conto – Ammissibilità

Se il tasso soglia è violato (anche a livello di sola pattuizione, ancorché poi in fatto la previsione negoziale non venga applicata), trova comunque e ad ogni modo applicazione l’art. 1815 cod. civ., secondo cui, se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e il finanziamento diventa gratuito.

In presenza di rimesse solutorie accertate dal C.T.U., la domanda di ripetizione d’indebito va accolta. (Alberto Radin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 13 novembre 2019.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all'art. 38 TUB

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità di cui all'art. 38 TUB – Violazione – Nullità del contratto

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, di cui all'art. 38 TUB e alle conseguenti disposizioni regolamentari, comporta in via diretta la nullità dell'intero contratto di mutuo fondiario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 27 novembre 2019.




‘Credito anomalo’, ‘Crediti in default’ e indeterminatezza dell’oggetto della procura

Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto – «Credito anomalo» – «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese

Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante.

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratti o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori.

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, per quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 07 novembre 2019.




Rideterminazione di sanzione e confisca in tema di abuso di informazioni privilegiate dopo le sentenze della Corte Costituzionale 63/2019 e 112/2019

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 bis TUF e art. 6, comma 2 D.Lgs. n. 72/15 – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Art. 187 sexies TUF – Confisca per equivalente di prodotto o profitto dell’illecito – Illegittimità costituzionale – Rideterminazione della sanzione in misura pari al profitto

A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2 D.Lgs. 12/5/15, n. 72, nella parte in cui questo escludeva l’applicazione retroattiva delle modifiche in melius apportate dal comma 3 dello stesso art. 6 alle sanzioni amministrative previste per l’illecito di cui all’art. 187 bis del TUF, spetta alla Corte d’Appello rideterminare la sanzione in ragione della gravità dei fatti accertati, senza vincoli né relativi alla pregressa irrogazione del doppio del minimo edittale (ridottosi per effetto della sentenza della Corte Costituzionale), né relativi al fatto che l’importo della sanzione originariamente irrogata rientri nella cornice edittale rideterminata dalla Corte Costituzionale, pur se quale massimo importo sanzionatorio.

Alla luce della sentenza Corte Costituzionale n. 112 del 10/5/19 che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la previsione dell’art. 187 sexies del D.Lgs. n. 58 del 1998 nella parte in cui prevede la confisca obbligatoria, diretta o per equivalente del prodotto dell’illecito (inteso anche come valore totale dell’attività di negoziazione) e non del solo profitto, non residua in capo alla Corte d’Appello alcun profilo di discrezionalità nella determinazione dell’importo oggetto di confisca che deve corrispondere strettamente alla misura del profitto conseguito. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 novembre 2019.




MIFID: presunzione della sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Nelle azioni di danno promosse dagli investitori, si deve presumere la sussistenza del nesso di causalità tra informazione inesatta od omessa e danno del quale si chiede il risarcimento, salvo che l'informazione inesatta non sia marginale e di scarsa importanza; il convenuto ha tuttavia la possibilità di dare la prova contraria dimostrando che controparte avrebbe comunque effettuato l'investimento dannoso anche se avesse conosciuto il vero stato delle cose.

[Nel caso di specie, avendo l’intermediario ha omesso di acquisire il questionario MIFID prima dell’investimento ed essendosi in tal modo posto nella colpevole condizione di non poter compiere una valutazione di appropriatezza, il nesso causale tra tali gravi violazioni e omissioni, che hanno impedito in radice l’osservanza dell’obbligo susseguente di valutare l’appropriatezza dell’investimento del Cliente, si pone come sicura origina causale del danno patito dall’investitore, senza che possa ritenersi vinta tale presunzione, facendo unicamente riferimento al portafoglio pregresso dell’investitore né, ancor meno, al questionario MIFID compilato solo successivamente agli investimenti de quibus.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e di affidamento della cui produzione è onerata la banca per il principio di vicinanza della prova

Eccezione di inesistenza dei testi contrattuali sollevata dal correntista in accertamento negativo del credito – Irrilevanza della mancata previa richiesta del correntista ex art. 119 TUB – Onere di produzione a carico della banca per il principio di vicinanza della prova – Nullità di tutte le condizioni economiche ed espunzione dal ricalcolo di tutti gli addebiti annotati in conto senza valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto (Cass. Civ. Ordinanza n°33321 del 21.12.2018).

Qualora però l’attore in accertamento negativo abbia eccepito la nullità per mancanza di forma scritta in ragione dell’inesistenza dei testi contrattuali, deve tenersi conto del principio espresso dalla Cassazione, secondo cui “quanto alle singole clausole, se è vero che anche nelle azioni di accertamento negativo l’onere della prova incombe sull’attore, tuttavia quanto ai fatti negativi (nella specie, inesistenza di convenzione scritta di interessi ultralegali e di previsione contrattuale sufficientemente specifica di commissioni di massimo scoperto) trova applicazione il principio di vicinanza o inerenza della prova, che ribalta l’onere sul convenuto” (cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26.09.2019, n°24051) (fattispecie in cui non era stato previamente attivato il diritto ex art. 119 TUB di consegna dei contratti, non avendo senso chiedere alla banca ciò che si sa non esistere).

La mancata contestazione temporale dell'estratto conto trasmesso dalla banca al cliente rende inoppugnabili gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto il profilo della validità o inefficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano; in tal caso l'impugnabilità investe direttamente il titolo ed è regolato dalle norme generali sul contratto (cfr. Cass. Civ., sent. n°10376/2006). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 23 ottobre 2019.




MIFID: l’omessa acquisizione del profilo finanziario del cliente configura un inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Acquisizione del profilo finanziario del cliente - Inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c.

L’inadempimento da parte dell’intermediario, per non avere acquisito il profilo finanziario del Cliente conformemente alla MIFID è da qualificarsi inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c., rispetto agli interessi del creditore alle prestazioni dovute dall’intermediario finanziario; ciò risulta evidente alla luce dello scopo e della ratio della MIFID e degli obblighi dettati nel TUF e nel Regolamento Intermediari per tutelare le scelte pienamente consapevoli e informate dell’investitore, a fronte della naturale ed ineliminabile asimmetria informativa che connota i rapporti di intermediazione finanziaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 05 febbraio 2019.




MIFID: Obblighi informativi non surrogabili facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Intermediazione finanziaria - Obblighi informativi - Conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto - Obbligo non surrogabile facendo riferimento al contenuto del portafoglio pregresso

Gli artt. 41 e 39 Reg. Intermediari, nel testo vigente dal 2007, stabiliscono un chiaro obbligo dell’intermediario di richiedere “al cliente o potenziale cliente di fornire informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio proposto o chiesto”, obbligo, questo, che non è surrogabile facendo tout court riferimento al contenuto del portafoglio pregresso, il quale può dimostrare l’esperienza, ma nulla dice con riguardo alla conoscenza effettiva della natura degli investimenti, che pure il testo e la ratio delle regole MIFID impongono di acquisire.

Disposizione di cui all’art. 39 comma 5 reg. Intermediari, il quale prevede che “gli intermediari possono fare affidamento sulle informazioni fornite dai clienti o potenziali clienti a meno che esse non siano manifestamente superate, inesatte o incomplete”, non esclude l’obbligo dell’intermediario di chiedere al cliente le informazioni in merito alla sua conoscenza ed esperienza nel settore d’investimento rilevante per il tipo di strumento o servizio proposto affinché possa comprendere i rischi che esso comporta (artt. 41 e 42.1). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 febbraio 2019.




Il rendimento dei buoni postali è quello indicato sul titolo

Buoni postali fruttiferi trentennali - Indicazione del rendimento limitata al ventennio - Applicazione del rendimento indicato per il restante decennio - Affermazione

Il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultante dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti. Se per il BFP emesso è stato utilizzato un modulo cartaceo contenente sul retro una tabella con i rendimenti bimestrali attesi fino al ventesimo anno e una indicazione di sintesi sui successivo dieci, va confermato il diritto del sottoscrittore ad ottenere l'applicazione delle condizioni originariamente riportate sul retro dei BFP per quanto concerne il rendimento dal ventunesimo al trentesimo anno successivo a quello di emissione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) ABF Bologna 23 luglio 2019.




La disciplina antiusura è riferibile anche agli interessi moratori?

Contratti bancari - Interessi moratori - Disciplina antiusura - Applicabilità

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni Unite ai fini dell’ulteriore approfondimento della seguente questione di massima di particolare importanza: se la disciplina antiusura sia riferibile anche agli interessi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del tenore letterale dell’art. 644 c.p. e dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996, se il principio di simmetria consenta o meno di escludere l’assoggettamento degli interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degli interessi, sia sufficiente la comparazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma 1 dell’art. 2 cit., o se, viceversa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiaratamente conoscitivi, imponga di verificarne l’avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce della segnalata irregolarità nella rilevazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 22 ottobre 2019.




Soglia antiusura: per il finanziamento con ipoteca vale quella dei mutui con garanzia reale

Contratti bancari - Finanziamento - Tasso di interesse - Controllo antiusura - Scelta della categoria di operazione creditizia per il TEGM di riferimento - Criteri - Finanziamento a S.A. ipotecario - Analogia con mutui a garanzia reale - Sussiste

In tema di interessi usurari, in caso di dubbio circa la riconducibilità dell'operazione all'una o all'altra delle hcategorie identificate con decreto ministeriale cui si riferisce la rilevazione dei tassi effettivi globali medi, si devono individuare i profili di omogeneità che l'operazione stessa presenta rispetto alla diverse tipologie prese in considerazione dai detti decreti, attribuendo rilievo ai parametri normativi individuati dall'articolo 2, comma 2, L.108/1996, e apprezzando in particolare quelli fra essi che sul piano logico meglio connotino il finanziamento preso in esame ai fini della sua inclusione lnell'una o nell'altra classe di operazioni; in conseguenza, tenuto conto dei rischi e della garanzia prestata, deve ritenersi che il tasso soglia fissato per il finanziamento a stato di avanzamento assistito da ipoteca sia quello previsto razione temporis per i mutui con garanzia reale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 06 settembre 2019.




Mutuo fondiario: conseguenze del superamento della soglia di finanziabilità

Mutuo fondiario - Superamento della soglia di finanziabilità di cui all'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 (t.u.b.) - Conseguenze - Obbligo del creditore fondiario di preventiva notificazione del titolo esecutivo - Sussistenza - Ragioni

In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell'istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi, per l'applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell'intero contratto, salva la conversione ex art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina di privilegio, la sicura non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall'obbligo di previa notifica del titolo esecutivo ai sensi dell'art. 41, comma 1, del citato d. lgs. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 28 giugno 2019.




Sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d'Italia: estensione della giurisdizione del giudice ordinario

Attività bancaria - Sanzioni amministrative - Controversie relative - Giurisdizione del giudice ordinario - Atti amministrativi e regolamentari presupposti - Estensione - Configurabilità - Fondamento

Le controversie relative all'applicazione delle sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 145 del d. lgs. n. 385 del 1993, per le violazioni commesse nell'esercizio dell'attività bancaria, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario, la cui cognizione si estende agli atti amministrativi e regolamentari presupposti che hanno condotto all'emissione del provvedimento finale, i quali costituiscono la concreta e diretta ragione giustificativa della potestà sanzionatoria esercitata nel caso concreto ed incidono pertanto su posizioni di diritto soggettivo del destinatario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 02 ottobre 2019.




Opponibilità dell'exceptio doli nel contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Contratto autonomo di garanzia - Opponibilità del garante delle eccezioni spettanti al debitore principale - Esclusione - Exceptio doli - Opponibilità - Affermazione

L'exceptio doli rappresenta un limite funzionale alla richiesta di pagamento immediato, esperibile in tutti i casi in cui vi sia escussione della garanzia con dolo, mala fede e abuso manifesto da parte del beneficiario.

A tal fine il garante ha l'onere di far valere una condotta abusiva del creditore il quale, nel chiedere la tutela giudiziaria del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato e aventi efficacia estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall'ordinamento, o comunque nell'esclusivo fine di recare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima e incolpevole aspettativa altrui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2018.




Responsabilità dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie

Sanzioni previste dall'art. 144 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Consiglieri di amministrazione non esecutivi delle banche - Generale dovere di agire informati sulla gestione della società - Sussistenza - Contenuto - Fondamento - Conseguenze

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 144 del d.lgs. n. 385 del 1993, il dovere di agire informati dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie, sancito dagli artt. 2381, commi 3 e 6, e 2392 c.c. non va rimesso, nella sua concreta operatività, alle segnalazioni provenienti dai rapporti degli amministratori delegati, giacché anche i primi devono possedere ed esprimere costante e adeguata conoscenza del "business" bancario e, essendo compartecipi delle decisioni di strategia gestionale assunte dall'intero consiglio, hanno l'obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi di tutte le aree della banca e di attivarsi in modo da poter efficacemente esercitare una funzione di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi non solo in vista della valutazione delle relazioni degli amministratori delegati, ma anche ai fini dell'esercizio dei poteri, spettanti al consiglio di amministrazione, di direttiva o avocazione concernenti operazioni rientranti nella delega. Ne consegue che il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile della violazione commessa quando non intervenga al fine di impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 04 ottobre 2019.




Contratti bancari: condizioni di validità delle pattuizioni di interessi e spese

Contratti bancari - Anteriori al 22/4/2000 - Anatocismo - Non accettato per iscritto dal cliente - Invalidità - Affermazione

Commissione di massimo scoperto - Ante L.2/2000 - Condizioni di validità - Determinatezza

Usura sopravvenuta - Irrilevanza - Affermazione

Nei contratti stipulati in data anteriore al 22/4/2000, per la legittimità della capitalizzazione degli interessi non è sufficiente la sola pubblicazione nella G.U. della variazione negoziale, ma è indispensabile anche l'accettazione scritta del cliente, trattandosi di condizione peggiorativa del rapporto. Se la banca non prove che il correntista ha accettato per iscritto la variazione negoziale, va rideterminato il saldo senza alcuna capitalizzazione perché la nullità è legata all'applicazione stessa dell'anatocismo.

Le commissioni di massimo scoperto pattuite ante legge 2/2009 si ritengono valide se rispondenti ai criteri di determinatezza e risultano applicate sull'utilizzato e non sull'accordato.
Sono irrilevanti gli interessi usurari sopravvenuti, sia che, regolarmente pattuiti prima della legge 108 del 1996, si siano rivelati usurari perché eccedenti rispetto al tasso soglia, sia che siano stati stipulati successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 31 luglio 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali dedotta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni

Nullità della fideiussione per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali - Domanda proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni - Inammissibilità

La domanda di declaratoria di nullità delle fideiussioni per violazione del divieto delle intese anticoncorrenziali, proposta per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni, deve ritenersi inammissibile in quanto del tutto nuova per causa petendi e implicando nuovi accertamenti in fatto del tutto preclusi in questa fase. (Francesco Denti) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 14 novembre 2019.




La Suprema Corte conferma l’evanescenza della procura per la gestione dei 'crediti anomali'

Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto - «Credito anomalo» - «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese

Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratto o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, che quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata).
Cassazione civile, sez. VI 07 novembre 2019.




Mandato all’incasso e facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente

Concordato preventivo - Rapporti bancari - Mandato all’incasso - Patto di compensazione - Necessità

In presenza di mandato all’incasso, la facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente può aver luogo solo in forza di apposita clausola che attribuisca tale facoltà alla banca, la quale comete il relativo onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 05 novembre 2019.




Risoluzione del contratto di leasing e applicazione dell’articolo 1, comma 138 della Legge n. 142 del 2017

Risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore in data anteriore alla entrata in vigore della Legge n. 124 del 2017 -  Applicabilità della nuova disciplina

Contratto di leasing - Penale - Mancata riconsegna del bene - Contemperamento degli interessi del concedente e dell’utilizzatore - Principi di buona fede e correttezza

La disciplina tipica del contratto di leasing introdotta dalla Legge n. 124 del 2017 deve ritenersi applicabile anche ai contratti risolti prima della sua entrata in vigore.

Trattandosi di normativa volta a regolare in via generale gli effetti economici della risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore, deve ritenersi infatti che essa sia applicabile anche nei giudizi in corso, pur se pendenti nella fase di legittimità, essendo sufficiente che la nuova disciplina interferisca con questioni ancora dibattute tra le parti.

L’articolo 1, comma 138, L. n. 124/2017 afferma il diritto dell’utilizzatore sul ricavato della vendita del bene oggetto del contratto di leasing e stabilisce che il concedente debba corrispondere in favore del primo tale ricavato dedotte le somme pari all'ammontare dei canoni scaduti, del capitale a scadere, del prezzo pattuito per l'esercizio dell'opzione finale e degli ulteriori crediti maturati sino alla vendita; viene così implicitamente stabilita una postergazione del diritto di credito della concedente all’avvenuta collocazione sul mercato del bene.

Tale meccanismo, però, funziona e ha un senso solo se l’utilizzatore restituisce il bene. Evidenti ragioni di logica e un’interpretazione della nuova disciplina ispirata ai principi di buona fede e correttezza impediscono un’applicazione della normativa che consenta all’utilizzatore di beneficiare dei propri inadempimenti per bloccare il tutto e impedire alla concedente l’incasso dei canoni scaduti, di quelli a scadere e delle restanti somme che le spettano.

La restituzione del bene è invece il presupposto per l’esercizio dei diritti da parte dell’utilizzatore; ove questa non sia avvenuta, non si può in alcun modo ostacolare il diritto della concedente al pagamento della penale contrattuale. (Andrea Santambrogio) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 12 settembre 2019.




Fideiussione omnibus e fideiussione specifica: pretesa nullità per violazione della normativa antitrust

Provvedimento Banca d’Italia n. 55 del 2 maggio 2005 in funzione anti-concorrenziale – Applicabilità alle sole fideiussioni omnibus

Il provvedimento della Banca d’Italia del 2.05.2005 di censura di alcune disposizioni dello schema contrattuale predisposto dall’ABI si riferisce esclusivamente alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie (c.d. “fideiussione omnibus)”, la quale è fattispecie diversa dalla fideiussione – come quella azionata nella presente procedura esecutiva – che, lungi dal garantire tutte le operazioni bancarie intercorrenti tra la società garantita e l’istituto di credito finanziatore, è delimitata nel suo oggetto alle obbligazioni scaturenti dal contratto di mutuo, essendo, dunque, priva delle caratteristiche proprie della c.d. fideiussione omnibus. (Lorenzo Biscaglia) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa 06 novembre 2019.




TEG ai fini usura e discrasia tra TAEG letterale ed effettivo ed applicazione del tassi BOT (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo - Computo nel TEG della commissione per l’estinzione anticipata e gratuità del mutuo in caso di accertata usurarietà - Regime di capitalizzazione composta degli interessi ed illecito effetto anatocistico - Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in  TEG, ad eccezione di imposte e tasse), il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà computando tutti gli oneri, anche quello pattuito per l’eventuale estinzione anticipata; in caso di acclarata usurarietà, il CTU dovrà rimodulare il piano di ammortamento espungendo ogni interesse.

Il CTU deve verificare se, in ragione del regime finanziario di capitalizzazione composta degli interessi adottato nel piano di ammortamento, si sia verificato un effetto anatocistico e, in caso affermativo, deve procedere alla rimodulazione del piano di ammortamento attualizzando i flussi finanziari a tasso semplice anziché composto.
In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo BOT ex art. 117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 novembre 2019.




Domanda di restituzione del mutuante e oneri probatori

Domanda fondata su contratto di mutuo - Causale versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza.

L’attore che chiede la restituzione di una somma di denaro, affermando di averla in precedenza corrisposta a titolo di mutuo, è tenuto a provare, oltre all’avvenuta consegna del denaro, anche che questa è stata effettuata per un titolo che comporti l’obbligo di restituzione, atteso che una somma di denaro può essere consegnata per varie causali: consegue che la contestazione del convenuto, il quale, pur riconoscendo di avere ricevuto la somma di denaro, neghi però la sussistenza di un mutuo ed adduca una causale diversa, non si configura come eccezione in senso sostanziale, tale da far ricadere su di lui l’onere di provare la diversa causale, poiché negare l’inesistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l’inefficacia o la sua estinzione, ma significa soltanto contestare l’accoglibilità dell’azione per mancanza della prova a supporto della domanda, rimanendo onere dell’attore provare l’esistenza dell’obbligo di restituzione, posto che esso non è dal convenuto riconosciuto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 novembre 2019.




Rapporti bancari e diritto del cliente di ottenere copia della documentazione per la prima volta anche in sede giudiziale. Configurazione di due rapporti di conto corrente come un unico rapporto

Rapporti bancari – Richiesta di documentazione ex art. 119 TUB – Richiesta in sede giudiziale – Rapporto con l’art. 210 c.p.c.

L'art. 119 T.U.B., comma 4, riconosce al cliente il diritto di ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni; la norma citata riconosce infatti al cliente della banca il diritto di ottenere la documentazione inerente a tutte le operazioni del periodo a cui il richiedente sia in concreto interessato, nel rispetto del limite di tempo decennale fissato dalla norma, essendo sufficiente che l'interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentirle l'individuazione dei documenti richiesti. Sicché il correntista ha il diritto di chiedere alla banca sia la documentazione sia il rendiconto relativi a un rapporto contrattuale la cui esistenza non sia controversia, atteso che il procedimento di rendiconto di cui agli artt. 263 s. c.p.c. è fondato sul presupposto dell'esistenza dell'obbligo legale o negoziale di una delle parti di rendere il conto all'altra, facendo conoscere il risultato della propria attività.

Va, inoltre, ricordato che nessuna inferenza interpretativa in chiave restrittiva legittima il raffronto dell'art. 119 T.U.B., comma 4, e l'art. 210 c.p.c. onde può conclusivamente convenirsi che il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto ai sensi dell'art. 119 T.U.B. anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell'esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all'art. 210 c.p.c.


[Nel caso di specie, la Suprema Corte ha inoltre rilevato che costituisce accertamento di mero fatto (e perciò insindacabile in sede di legittimità) quanto affermato dalla Corte di merito in ordine alla configurazione dei due rapporti come un unicum in ragione del susseguirsi, senza reale soluzione di continuità, di un conto corrente all'altro mediante un’operazione di giroconto.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 30 ottobre 2019.




Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto

Contratti bancari - Nullità del contratto per vizio di forma - Potere di eccezione del curatore - Sussistenza - Fondamento

Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto, in violazione dell'art. 117, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, perché il curatore ha la gestione del patrimonio fallimentare e la sua posizione di terzietà rispetto al fallito è prevista per assicurare una maggiore protezione della massa dei creditori, come confermato dall'art. 119, comma 4, del d.lgs. citato, che riconosce al curatore, in quanto soggetto che subentra nell'amministrazione dei beni del fallito, il diritto ad ottenere la documentazione inerente i rapporti bancari intrattenuti dal fallito con l'istituto di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 06 settembre 2019.




Inammissibilità della eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie in caso di inerzia della banca a fronte della sostenuta sussistenza dell’affidamento

Sussistenza dell’apertura di credito sostenuta dal correntista e mancata specifica contestazione della banca sul punto – Conseguente presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse – Non meritevolezza dell’eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie anche alla luce delle SS.UU. n. 15895 del 13.06.2019

Laddove il correntista abbia allegato la sussistenza di un’apertura di credito regolata in conto corrente, dovrà da ciò presumersi la natura meramente ripristinatoria delle rimesse effettuate sicché la Banca, pur non essendo tenuta a specificare le singole rimesse solutorie, se non vuole vedersi respinta l’eccezione di prescrizione dovrà quantomeno contrastare o smentire l’allegazione svolta dal correntista fin dall’atto di citazione a proposito della sussistenza di un affidamento, in modo da neutralizzare il corollario e/o la presunzione conseguente a siffatta specifica allegazione (soprattutto ove si consideri che non compete al correntista l’onere di allegare la mancata effettuazione di versamenti solutori, trattandosi di un fatto negativo estraneo alla fattispecie costitutiva del diritto azionato: cfr. Cass. 28819/2017; Cass. 18581/2017; Cass. 4273/2018; Cass. 18144/2018, richiamate in motivazione dalle citate Sezioni Unite). (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 26 giugno 2019.




Interessi, nullità e reciproca capitalizzazione quale condizione migliorativa

Interessi – Nullità – Capitalizzazione reciproca trimestrale introdotta in adeguamento alla delibera CICR 2000 per i contratti antecedenti – Condizione migliorativa – Esclusione

La reciproca capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi in luogo di altre forme di capitalizzazione le cui clausole siano colpite da nullità non è configurabile quale miglioramento delle condizioni praticate, in quanto il raffronto non va fatto tra il regime dell'annualità e quello della trimestralità degli interessi creditori, ma tra la capitalizzazione e l'assenza capitalizzazione degli interessi debitori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 ottobre 2019.




Va revocata la segnalazione al CAI se la mancanza di provvista dipende dall'Istituto di credito

Processo cautelare - Procedimento d'urgenza - Revoca della segnalazione al CAI - Emissione di assegno senza provvista - Non addebitabile al correntista - Ammissibilità

È fondata la richiesta di provvedimento d'urgenza volta ad ottenere la revoca della segnalazione alla Centrale Allarme Interbancaria relativa all'emissione senza provvista di un assegno ove la mancanza di detta provvista dal ritardo ingiustificato nell'accredito di somme al cliente rispetto alla valuta disponibilità garantita dall'istituto di credito dell'ordinante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 02 agosto 2019.




Fideiussione, solve et repete, contestazioni sulla validità ed efficacia dei rapporti e inopponibilità al terzo-garante dell’estratto conto

Fideiussione – Clausola solve et repete – Insussistenza

Omessa impugnazione od approvazione dell’estratto conto – Effetti – Artt. 1832 cod. civ. e 263 c.p.c. – Possibilità di sollevare contestazioni in ordine alla validità e all’efficacia dei rapporti obbligatori – Onere probatorio a carico della banca – Sussistenza

Fideiussione – Estratto conto – Effetti – Inopponibilità al terzo-garante – Sussistenza

Qualora dalla lettura complessiva del testo del contratto si evince che: a) non è previsto alcun esonero da parte del creditore dal dovere dimostrare il proprio diritto di credito; b) è previsto che la banca può dimostrare il proprio credito tramite le scritture contabili e c) l’unica eccezione espressamente preclusa al debitore riguarda il momento in cui la banca esercita la sua facoltà di recedere dai rapporti con il debitore, è da escludersi si sia in presenza di contratto di fideiussione con condizione solve et repete, la quale, al contrario, determina l’obbligo del fideiussore di pagare il creditore senza opporre nessuna eccezione estintiva, modificativa o impeditiva. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Con la predisposizione dell’estratto di conto corrente la Banca adempie il proprio obbligo informativo e il solo effetto derivante dalla sua mancata contestazione è la decadenza del cliente dal potere di richiedere alla banca “altre forme di rendiconto” e, precisamente, il rendiconto di cui agli artt. 263 e ss c.p.c., al quale fa rinvio l’art. 1832 c.c. Il collegamento tra art. 1832 c.c. e 263 c.p.c. si desume, come evidenziato in dottrina, dalla coincidenza tra l’elenco dei vizi che consentono l’impugnazione dell’estratto conto in base all’art. 1832 c.c. e la disciplina dei vizi che legittimano alla proposizione della domanda di revisione del conto ex art. 266 c.p.c. Il potere di promuovere l’azione di rendiconto è proprio la situazione giuridica soggettiva cui intende riferirsi l’art. 1832, comma 2º, c.c., nello stabilire che l’approvazione del conto “non preclude il diritto di impugnarlo”. Ne consegue che la contestazione giudiziale o stragiudiziale del conto onererà la banca di dimostrare la veridicità delle singole annotazioni fornendo la relativa prova rappresentata dal documento giustificativo del titolo che ha legittimato la banca ad eseguire e quindi a documentare, mediante una correlativa annotazione nel conto, una certa operazione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

E’ criticabile l’ampliamento dello spettro applicativo della norma operato dalla giurisprudenza che fa derivare oltre agli effetti positivi del principio di accessorietà, quindi, il riconoscimento al fideiussore del potere di sollevare le eccezioni opponibili dal debitore principale, effetti negativi, precludendo al garante il potere di sollevare eccezioni dalle quali il debitore sia decaduto. Invero, seguendo l’orientamento pretorio esposto si perverrebbe a un risultato interpretativo contrastante con il principio di protezione della sfera giuridica dei terzi rispetto agli atti negoziali, atteso che, con riferimento all’art. 119 TUB, l’inerzia del cliente, con la conseguente approvazione del conto determinerebbe effetti sostanziali o processuali nei confronti del garante precludendo allo stesso la possibilità  di contestare l’estratto conto ovvero si vincolerebbe il fideiussore agli effetti del   negozio novativo, di accertamento o della dichiarazione confessoria del debitore principale (cfr. Corte di Appello Venezia, 26 novembre 1963, secondo cui non bisogna confondere “la proponibilità di eccezioni da parte del fideiussore ed il valore probatorio delle dichiarazioni, documenti ecc. provenienti dal debitore principale”). L’art. 1945 nel prevedere l’interesse a sollevare un’eccezione personale o meno da parte del fideiussore deriva dal fatto che gli effetti dell’atto intervenuto inter alios siano a lui favorevoli. Tale norma si innesta nel tessuto di regole che disciplinano le obbligazioni plurisoggettive fissando, in base al principio di protezione della sfera giuridica dei terzi, come già richiamato, il principio “della non comunicabilità degli atti pregiudizievoli e dell’estensione di quelli vantaggiosi” (Relazione al codice civile, n. 598; Cass.   14 settembre 1963, n. 2515, la quale ha affermato che “Il vigente codice civile, in tema di obbligazioni solidali, è ispirato al principio della non comunicabilità agli altri debitori degli effetti degli atti compiuti o dei fatti verificatisi che siano pregiudizievoli nei confronti di un condebitore solidale e della estensione di quelli vantaggiosi”). Logico corollario è che, prescindendo dalla qualificazione della natura dell’atto di approvazione del conto nel rapporto Banca-cliente, gli effetti di tale atto (novazione, accertamento, prova legale, preclusione del potere di introdurre il giudizio di rendiconto) sono inopponibili al [terzo]-garante. In sintesi gli estratti di conto corrente, formati unilateralmente dalla banca, sono inidonei a dimostrare il diritto di credito dell’ente nei confronti del cliente e, quindi, del terzo. Un diverso orientamento teorico contrasterebbe con il disposto di cui all’art. 2710 cod. civ. determinandone la abrogazione per via pretoria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 26 luglio 2019.




Spedizione dell'assegno a mezzo posta: può ravvisarsi un concorso del danneggiato qualora il titolo venga trafugato?

Assegno - Invio del titolo per posta - Responsabilità della negoziatrice - Concorso del danneggiato ex art. 1227, comma 1, C.C. - Configurabilità

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, sulla seguente questione di massima di particolare importanza, anche tenuto conto della considerevole incidenza pratica della questione stessa: «se possa ravvisarsi un concorso del danneggiato, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., nella spedizione a mezzo posta – sia essa ordinaria, raccomandata o assicurata – con riguardo al pregiudizio patito dal debitore che non sia liberato del pagamento, in quanto il titolo venga trafugato e pagato a soggetto non legittimato in base alla legge cartolare di circolazione». (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 03 settembre 2019.




Eccezioni sollevabili dalla società emittente nei confronti della società fiduciaria del portatore di azioni dematerializzate

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Assemblea degli Azionisti – Diritto di voto – Eccezioni ex art. 83-septies TUF

Società per Azioni – Azioni – Intestazione fiduciaria

Diritto della concorrenza – Testo Unico della Radiotelevisione – Limite alle partecipazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi – Norme del modello cautelare uniforme – Applicabilità

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, al fine di inibirne il diritto di voto, anche in seguito al rilascio della comunicazione effettuata ai sensi dell'art. 83-sexies TUF dell'intermediario depositario alla società emittente stessa, perché quest'ultima rappresenta mero titolo di legittimazione e non ha alcun effetto preclusivo in ordine alle eccezioni sollevabili.

Fra le eccezioni personali sollevabili dalla società emittente, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, sono ricomprese tanto le eccezioni che traggano fondamento nel contratto c.d. causale (ossia lo statuto sociale) quanto quelle fondate sui rapporti extra-sociali fra la società emittente e il portatore.

La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti della società fiduciaria cui siano state intestate fiduciariamente azioni dematerializzate fondate su rapporti che intercorrano fra la società emittente e l'azionista fiduciante.

La positiva valutazione dell'Autorità Garante per la Concorrenza e i Mercati (AGCM) in ordine alla compatibilità della detenzione di una partecipazione societaria in una società emittente radiotelevisiva con la disciplina della concorrenza non pregiudica il sindacato dell'autorità giudiziaria in ordine all'invalidità prevista dall'art. 43, comma 5, del Testo Unico della Radiotelevisione (TUSMAR).

Ai provvedimenti cautelari ex art. 15, comma 8, l. fall. si applicano le norme del modello cautelare uniforme per quanto compatibili. (Giovanni Maria Fumarola) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 23 novembre 2018.




Pignoramento presso terzi e intangibilità delle riserve minime presso la Banca centrale

Obbligo degli enti creditizi di costituire riserve minime presso la banca centrale - Natura e finalità del deposito - Qualità di "debitor debitoris" in capo al depositario - Esclusione - Conseguenze

In tema di espropriazione di crediti presso terzi, dall'obbligatorio deposito delle riserve minime degli enti creditizi presso la banca centrale (o presso un intermediario autorizzato), in forza del Regolamento (CE) della Banca centrale europea n. 1745 del 2003, non deriva un rapporto che implica la restituzione del "tantundem", bensì un'obbligazione di custodia di liquidità destinata alla funzione pubblica di tutela del risparmio, sicchè, essendo intangibili le somme depositate, è corretta la dichiarazione negativa del depositario resa ex art. 547 c.p.c., difettando la sua qualità di "debitor debitoris". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 03 settembre 2019.




Usura: alle Sezioni Unite della Cassazione la questione della riferibilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori

Usura - Disciplina antiusura - Riferibilità agli interessi moratori - Non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio

La Prima Sezione Civile della Corte di cassazione, ha rimesso al Primo Presidente, ai sensi dell'art. 374 cod. proc. civ., affinché valuti la sussistenza dei presupposti per l'assegnazione della causa alle Sezioni Unite, sollecitano un ulteriore approfondimento della questione riguardante la riferibilità della disciplina antiusura anche agli interessi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del tenore letterale dell'art. 644 cod. pen. e dell'art. 2 della legge n. 108 del 1996 e delle indicazioni emergenti dai lavori preparatori di quest'ultima legge, nonché delle critiche mosse alla soluzione affermativa, se l'evidenziato principio di simmetria consenta o meno di escludere l'assoggettamento degli interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, occorre poi stabilire se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degl'interessi, sia sufficiente la comparazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma primo dell'art. 2 cit., o se, viceversa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiaratamente conoscitivi, imponga di verificarne l'avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce della segnalata irregolarità nella rilevazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 22 ottobre 2019.




Conto corrente bancario, ius variandi e verifica dell'usura

Conto corrente bancario - Ius variandi - Verifica dell'usura - Modalità

Nei rapporti di conto corrente bancario, in presenza di intervenuta variazione delle condizioni economiche in conseguenza dell'esercizio del ius variandi da parte dell'intermediario, la verifica dell'usura va eseguita rapportando il tasso così modificato alla soglia vigente al momento della modifica e ponderando i successivi trimestri sino all'eventuale ulteriore variazione delle condizioni medesime. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 23 ottobre 2019.




Incidenza delle Istruzioni della Banca d’Italia sul diritto di recesso di socio di banca cooperativa

Tribunale delle Imprese – Recesso del socio da una banca cooperativa – Rilevanza delle Istruzioni della Banca d’Italia

Nelle società cooperative, a differenza di quelle per azioni, le ipotesi di recesso del socio possono essere estese convenzionalmente e possono assumere il contenuto più vario sia in termini di presupposti dell’exit che di limiti o condizioni di efficacia della dichiarazione di recesso.

Le Istruzioni che la Banca di Italia può emanare in forza dell’art. 4, 1° comma, T.U.B. nell’esercizio del suo potere di vigilanza costituiscono fonte secondaria del diritto solo se, nei casi espressamente previsti dalla legge, integrino il dettato normativo mentre, laddove si limitino ad impartire direttive o ad offrire criteri di specificazione o interpretazione di una norma, vincolano esclusivamente i soggetti vigilati e non costituiscono fonte integrativa del contratto, salvo che siano espressamente richiamate in esso.

Pertanto una banca cooperativa non può opporsi al recesso di un socio, giustificato dal venir meno del requisito della residenza o del lavoro continuativo nella zona di competenza territoriale della banca, sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia, che danno rilievo a tali fini anche all’esistenza in detta zona di immobili su cui il socio vanta diritti reali, se dette istruzioni non sono espressamente richiamate nello statuto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 12 settembre 2019.




Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB e contestazione della titolarità del credito controverso

Cessione in blocco di crediti ex art.58 TUB – Tempestiva contestazione della titolarità del credito controverso presso il cessionario intervenuto – Irrilevanza probatoria dell’allegato Avviso di Pubblicazione in G.U. e del richiamato sito Internet – Assenza di prova della titolarità del cessionario intervenuto e rigetto delle corrispondenti domande

In caso di tempestiva contestazione sull’inclusione del credito controverso nell’ambito dei rapporti bancari ceduti ex art.58 TUB, nonché di omessa specificazione, nell’allegato annuncio di cessione, dei criteri in base ai quali sono stati selezionati gli stessi crediti ceduti, cosicché non è possibile stabilire se quello controverso vi sia incluso, non può intendersi provata la titolarità della società intervenuta.

A tale riguardo, si rivela altresì inidonea l’indicazione di un sito internet al quale collegarsi per attingere i dati indicativi dei crediti ceduti, poiché la relativa prova deve essere direttamente percepibile dai documenti prodotti in giudizio. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 24 maggio 2019.




Il tasso di mora usurario non suscettibile di alcuna maggiorazione rende gratuito il mutuo

Usura pattizia del tasso di mora – Esclusione della maggiorazione del 2,1% – Gratuità del mutuo – Sospensione della procedura esecutiva

Non appare persuasiva la tesi prospettata dalla banca tesa a suggerire, per gli interessi di mora, una diversa determinazione del TEGM attraverso la previsione di una maggiorazione pari al 2,1% come indicato dalla Banca d’Italia, poiché, ai fini della valutazione della soglia di usurarietà, l’art. 644, co. III, c.p. rinvia al limite fissato dall’ art. 2, co. IV, della l. 7 marzo 1996, n. 108, che, già in origine, faceva riferimento al tasso medio risultante dall'ultima rilevazione trimestrale pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, le quali rilevazioni trimestrali – criterio ex lege di integrazione della fattispecie normativa della cd. usura oggettiva – non sono affatto comprensive degli interessi di mora contrattualmente previsti per i casi di ritardato pagamento.

Oltretutto, il calcolo del tasso soglia usurario già è incrementato di ulteriori punti percentuali (attraverso lo spread sul TEGM, sia nella formulazione originaria sia per effetto della riforma normativa di cui al d.l. 70/2011), idonei a ricomprendere specifiche variabili del rapporto di credito anche dovute all’inadempimento di una delle parti.

Pertanto, deve condividersi la soluzione per la quale va assunta, come valido termine di raffronto del TEG contrattuale, il TEGM normativamente stabilito nella specie dal DM in vigore all’epoca della stipula del contratto di mutuo.

In punto di conseguente gratuità del mutuo, pur non ignorandosi il diverso avviso espresso da Cass. ord. n. 27442/2018 (laddove si afferma, in relazione all’effetto dell’accertata usurarietà, che l'art. 1815, co. 2, c.c. “si riferisce solo agli interessi corrispettivi, … : il che rende ragionevole, in presenza di interessi convenzionali moratori usurari, di fronte alla nullità della clausola, attribuire secondo le norme generali al danneggiato gli interessi al tasso legale”), non si ritiene potervisi  convintamente adeguare, in considerazione vuoi della natura dell’affermazione (obiter dictum), vuoi dell’orientamento interpretativo contrario (gratuità del mutuo) motivatamente espresso da questo Ufficio da ultimo con l’ordinanza collegiale del 18.02.2019, vuoi della presente fase di giudizio connotata da evidente sommarietà della cognizione.

Pertanto, alla luce dell’evidenziata usurarietà del mutuo, atteso che quanto complessivamente versato dal mutuatario estingue l’obbligo rateale in linea capitale sino alla data di notifica del precetto, va sospesa la procedura esecutiva. (Dario Nardone) (Biagio Rosario Manna) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 09 ottobre 2019.




Usura: interessi corrispettivi scaduti capitalizzati nella rata e anatocismo

Usura – Verifica del superamento del tasso soglia – Interessi di mora – Interessi corrispettivi scaduti vegano capitalizzati nella rata – Anatocismo

Ove gli interessi corrispettivi scaduti vegano capitalizzati nella rata non pagata e su questa sia calcolato l’interesse di mora, si verifica una forma di anatocismo che assume rilievo ai fine della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura.

[Nel caso di specie, la rata del canone del contratto di leasing e sulla quale sono stati calcolati gli interessi di mora era già comprensiva degli interessi corrispettivi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)


“… non è stato confutato dalla ricorrente che i canoni non corrisposti fossero stati calcolati, a differenza di quanto statuito dalla sentenza gravata, attraverso il conteggio di interessi moratori sugli interessi scaduti, cioè sulla rata di canone, già precedentemente capitalizzata a titolo di interessi corrispettivi. In tal caso, ma solo in tal caso, sarebbe stato possibile lamentare che il tasso effettivamente applicato avesse superato il tasso soglia per essere stati i singoli canoni, già comprensivi degli interessi corrispettivi, maggiorati ad ogni scadenza degli interessi moratori (c.d. tesi dell'effettività: usura effettiva e a posteriori) (sono questi i casi cui la giurisprudenza di legittimità si riferisce quando ritiene che la questione dell'accertamento sub specie usurae non possa liquidarsi sbrigativamente escludendo che gli interessi moratori si sommino a quelli corrispettivi: Cass. 04/10/2017, n. 23912; Cass. 06/03/2017, n. 598; né argomenti in senso contrario possono trarsi dalla decisione n. 350 del 9/01/2013, con cui, aderendo ad un precedente orientamento, la Corte ha ribadito che, "ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p., e dell'art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: "il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori"). Per non ingenerare equivoci deve sottolinearsi che tale situazione è ben distinta e diversa da quella che inconferentemente la società ricorrente — non è stato confutato dalla ricorrente che i canoni non corrisposti fossero stati calcolati, a differenza di quanto statuito dalla sentenza gravata, attraverso il conteggio di interessi moratori sugli interessi scaduti, cioè sulla rata di canone, già precedentemente capitalizzata a titolo di interessi corrispettivi. In tal caso, ma solo in tal caso, sarebbe stato possibile lamentare che il tasso effettivamente applicato avesse superato il tasso soglia per essere stati i singoli canoni, già comprensivi degli interessi corrispettivi, maggiorati ad ogni scadenza degli interessi moratori (c.d. tesi dell'effettività: usura effettiva e a (sono questi i casi cui la giurisprudenza di legittimità si riferisce quando ritiene che la questione dell'accertamento non possa liquidarsi sbrigativamente escludendo che gli interessi moratori si sommino a quelli corrispettivi: Cass. 04/10/2017, n. 23912; Cass. 06/03/2017, n. 598; né argomenti in senso contrario possono trarsi dalla decisione n. 350 del 9/01/2013, con cui, aderendo ad un precedente orientamento, la Corte ha ribadito che, "ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p., e dell'art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: "il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori"). Per non ingenerare equivoci deve sottolinearsi che tale situazione è ben distinta e diversa da quella che inconferentemente la società ricorrente sembra ipotizzare e cioè che gli interessi moratori rilevino nel sindacato usurario per il sol fatto di essere stati promessi/convenuti oltre soglia (tesi della potenzialità, che consentirebbe al contraente di dolersi della pattuizione di interessi moratori a prescindere dal suo attuale inadempimento). In altre parole, preso atto della ricorrenza di un doppio tasso, uno attuale, quello corrispettivo, ed uno sospensivamente condizionato al ritardo e da esso decorrente, quello moratorio, si porrebbe in tal caso il problema della sorte della pattuizione relativa a tale secondo tasso che comporta costi solo eventuali: problema che la giurisprudenza di questa Corte risolve sanzionando la clausola relativa alla pattuizione degli interessi moratori ove determinati ad un tasso sopra soglia e non già come preteso dal ricorrente trasformando forzosamente, a vantaggio dell'inadempiente, il contratto da oneroso a gratuito. Ragionando in via ipotetica — perché si ripete, nel caso di specie, neppure si pone il problema della richiesta di pagamento di costi eventuali — la capacità in potenza moratoria degli interessi (eventuali) verrebbe risolta colpendo esclusivamente la relativa pattuizione: Cass., 15/09/2017, n. 21470X sembra ipotizzare e cioè che gli interessi moratori rilevino nel sindacato usurario per il sol fatto di essere stati promessi/convenuti oltre soglia (tesi della potenzialità, che consentirebbe al contraente di dolersi della pattuizione di interessi moratori a prescindere dal suo attuale inadempimento). In altre parole, preso atto della ricorrenza di un doppio tasso, uno attuale, quello corrispettivo, ed uno sospensivamente condizionato al ritardo e da esso decorrente, quello moratorio, si porrebbe in tal caso il problema della sorte della pattuizione relativa a tale secondo tasso che comporta costi solo eventuali: problema che la giurisprudenza di questa Corte risolve sanzionando la clausola relativa alla pattuizione degli interessi moratori ove determinati ad un tasso sopra soglia e non già come preteso dal ricorrente trasformando forzosamente, a vantaggio dell'inadempiente, il contratto da oneroso a gratuito. Ragionando in via ipotetica — perché si ripete, nel caso di specie, neppure si pone il problema della richiesta di pagamento di costi eventuali — la capacità in potenza moratoria degli interessi (eventuali) verrebbe risolta colpendo esclusivamente la relativa pattuizione: Cass., 15/09/2017, n. 21470. …”
Cassazione civile, sez. III 28 giugno 2019.




Validità della fideiussione bancaria contenente clausole conformi al modello Abi ed esperibilità del solo rimedio risarcitorio da parte del garante

Fideiussione - Clausole in deroga conformi al modello Abi - Violazione della normativa Antitrust - Valutazione in concreto del giudice - Risarcimento del danno

Dalla declaratoria di nullità di una intesa tra imprese per lesione della libera concorrenza, emessa dalla Autorità Antitrust ai sensi dell’art. 2 della legge n. 287 del 1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa, i quali mantengono la loro validità e possono dar luogo solo ad azione di risarcimento danni nei confronti delle imprese da parte dei clienti (Conf.: Cass. 11 giugno 2003, n. 9384; Cass. n. 3640 del 13 febbraio 2009; Cass. n. 13486 del 20 giugno 2011). (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 26 settembre 2019.




Nullità parziale delle fideiussioni omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 03 ottobre 2019.




Collocamento di azioni SICAV fuori sede

Inadeguatezza dell’operazione di acquisto di un unico strumento finanziario di natura azionaria – Mancata informativa circa l’inadeguatezza dell’operazione da parte dell’intermediario ex art. 29 reg. Consob 11522/98 – Sussiste

Concorso del fatto colposo del danneggiato – Esclusione

Risarcimento del danno – Riduzione con criterio equitativo del 20 % in relazione all’alea degli strumenti finanziari sottoscritti

L’omissione di puntuale informativa al cliente in ordine all’inadeguatezza dell’operazione per entità dell’importo investito, per natura del prodotto finanziario e per il momento storico del mercato costituisce grave violazione dell’art. 29 reg. Consob 11522/98 ed andava segnalata all’investitore per una adeguata informativa  e determina  il conseguente risarcimento del danno.

Non sussiste alcun concorso colposo del danneggiato che non si è attivato alla vendita degli strumenti finanziari al fine di limitare il danno a causa del repentino crollo del valore dei titoli.

Il risarcimento del danno pari alla differenza tra l’importo investito e quello recuperato in seguito alla liquidazione del comparto va ridotto equitativamente del 20 % in ordine all’alea dello strumento finanziario sottoscritto e poi aumento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria dalla data di liquidazione del comparto. (Angelo Riva) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 giugno 2019.




Efficacia liberatoria immediata della quietanza del mutuatario

Contratto di mutuo - Validità di titolo esecutivo - Quietanza liberatoria - Sufficienza

In presenza di quietanza liberatoria rilasciata nell’atto stesso dal mutuatario il mutuo ha efficacia di titolo esecutivo. La quietanza di pagamento è un atto di scienza che il creditore può impugnare dimostrando che il divario esistente fra realtà e dichiarato è conseguenza di errore di fatto o violenza. Fuori da questi casi vale il principio di autoresponsabilità, che vincola il quietanzante alla contra se pronuntiatio asseverativa del fatto dell’intervenuto pagamento seppure non corrispondente al vero. Ogni utilizzo successivo del denaro dato in mutuo è quindi da ritenere riconducibile a disposizioni date dal mutuatario e alla tutela degli interessi dello stesso, come appunto verificatosi nel caso in esame, in cui il mutuatario ha disposto l’accredito di tale somma su un conto vincolato infruttifero appositamente acceso presso la banca ed intestato alla parte mutuataria medesima, a tutela degli interessi della stessa: ciò che rileva, quindi, non è la gestione del conto vincolato, bensì la circostanza che lo stesso sia stato costituito su disposizione del mutuatario e dopo il rilascio di quietanza liberatoria. (Francesca Dell’Anna Misurale) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 20 settembre 2019.




Nullità parziale delle fideiussione omnibus e perdita di efficacia della garanzia in caso di vano decorso del termine ex art. 1957 c.c.

Nullità parziale delle fideiussione omnibus – Vano decorso del termine semestrale ex 1957 c.c. – Perdita di inefficacia della garanzia

Quand’anche si volesse ritenere la nullità solo parziale delle fideiussioni omnibus con riferimento alle clausole di cui allo schema contrattuale predisposto dall’ABI ritenute lesive della libertà di concorrenza alla luce del provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 di Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 1957 c.c., da non intendersi più derogato per effetto della rilevata nullità, la garanzia non ha più effetto qualora la banca, a seguito del recesso dal conto corrente, non abbia nei successivi sei mesi adottato alcuna iniziativa nei confronti del debitore principale al fine del recupero del credito.
In tal caso, va negata la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo notificato ai danni del fideiussore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 10 settembre 2019.




Accertamento con sentenza parziale del diritto a ripetere le somme indebitamento versate sul conto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Sentenza non definitiva - Condanna della banca al pagamento delle somme accertate dalla CTU contabile oltre spese

La sentenza parziale che accerta, da un lato, la fondatezza delle eccezioni di nullità sollevate dall’attore e, dall’altro, il suo diritto a ripetere le somme indebitamente versate è vincolante in ordine alle questioni definite ed a quelle da esse dipendenti. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 18 settembre 2019.




Nella verifica usuraria va computato l’onere per l’eventuale estinzione anticipata del mutuo

Usura pattizia del contratto di mutuo – Rilevanza ai fini usura dell’onere pattuito per l’eventuale estinzione anticipata – Gratuità del mutuo

Il vaglio dell’usurarietà pattizia, nel quale vanno computate tutte le spese previste dal contratto incluse le eventuali spese di estinzione anticipata del mutuo, deve avere ad oggetto il tasso effettivo annuo del credito erogato (tasso di rendimento finanziario dell’operazione creditizia) da verificarsi ex ante sia nell’ipotesi di un pieno rispetto del piano di ammortamento convenuto, sia nell’ipotesi in cui, a seguito della chiusura anticipata del rapporto, si modifichi il piano di ammortamento e, di conseguenza, si modifichi il tasso effettivo annuo del credito erogato.

In caso si di riscontrato superamento del tasso soglia, le rate del mutuo vanno rideterminate espungendo gli interessi. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Bari 22 luglio 2019.




Sulla applicazione della disciplina antitrust ai contratti fideiussori e caratteristiche della nullità

Concorrenza e antitrust - Legge n. 287 del 1990 - Contratto di fideiussione - Nullità totale - Esclusione

Le clausole frutto di intese illecite, favorevoli alla banca, che non incidono sulla struttura e sulla causa del contratto, ovvero non pregiudicano gli interessi in gioco, non possono che comportare una declaratoria di nullità parziale relativa alle dette clausole e giammai una nullità in toto dell’intero contratto.

La tutela della posizione dei garanti è solo in ragione della declaratoria di nullità parziale e del risarcimento del danno. (Ernesto Sparano) (Gianluca Scoleri) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 26 settembre 2019.




Nullità per mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente non prodotto in giudizio

Contratto di conto corrente – Richiesta ex art. 119 e mancate consegna e produzione in giudizio – Non sussiste inadempimento dell’onere della prova a carico del cliente – Nullità di tutte le condizioni economiche non giustificate da valida pattuizione

Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto; qualora però l’attore abbia vanamente chiesto tale documentazione  ex art. 119 TUB, le conseguenze della mancata produzione in giudizio non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito, con la conseguenza che, non essendovi prova di una valida pattuizione scritta, va dichiarata la nullità del contratto con condanna della banca a restituire al cliente tutti gli addebiti non giustificati da alcuna pattuizione.

In tema di prescrizione decennale eccepita dalla banca, se viene dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti effettuati non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto allorquando il correntista restituisce alla banca gli importi utilizzati e solo da questo momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione.

In caso di mancanza di contratto di fideiussione, il garante è legittimato a proporre le eccezioni in ordine al rapporto garantito non potendosi ritenersi provata la circostanza dedotta dalla banca per la quale il fideiussore abbia sottoscritto una garanzia "a prima richiesta". (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 13 febbraio 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Errata segnalazione in CR – Periculum in mora

L’indebita segnalazione in CR rende difficoltoso al cliente l’accesso al credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 01 agosto 2019.




Forme di tutela del debitore nelle fattispecie di usura sopravvenuta nel contratto di mutuo fondiario

Rapporti di durata – Contratto di mutuo fondiario – Configurabilità di strumenti di tutela del debitore nei confronti della pretesa di interessi divenuti in executivis usurari – Exceptio doli generalis – Sussistenza

La condotta del creditore che riscuote interessi divenuti nel corso del rapporto ultra legali non può ragionevolmente essere trattata alla stregua di un post factum non punibile, essendo in tal caso il suo comportamento contrario alla buona fede perché pretenderebbe l’esecuzione di una prestazione oggettivamente sproporzionata.

Il creditore potrebbe allora paralizzare l’azione di adempimento degli stessi interessi avvalendosi dell’exceptio doli generalis, attraverso cui far valere un’inefficacia ex bona fide della clausola contrattuale relativamente a quella percentuale di interessi eccedente la soglia consentita. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 settembre 2019.




Doveri informativi dell'investitore, negoziazione fuori sede e facoltà di recesso

Intermediazione finanziaria - Negoziazione fuori sede - Recesso

Avuto riguardo all’evoluzione giurisprudenziale in materia di contratto cd. “monofirma” che ha trovato la dovuta sintesi nella pronuncia n. 898/2018 delle Sezioni Unite della Cassazione non sussistono profili di invalidità del contratto quadro di negoziazione allorquando, ferma la ricorrenza delle altre condizioni precisate da detta sentenza delle Sezioni Unite, sia stata omessa la sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante dell’intermediario finanziario.

L’indicazione contenuta in apposita clausola del contratto quadro di negoziazione di una generica facoltà di recesso da parte dell’investitore correlata alla durata indeterminata del cd. master agreement, non può ritenersi conforme all’art. 30 comma 7 D.Lgs. n. 58/1998, atteso che la previsione del diritto di recesso in caso di offerta fuori sede di strumenti finanziari è originata dalla necessità di garantire il soggetto (investitore) ritenuto più debole, consentendogli di ripensare (jus poenitendi) al contratto concluso nel caso in cui la vendita di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta fuori sede.

In tema di offerta fuori sede di strumenti finanziari, la funzione dell’indicazione specifica dell’art. 30, commi 6 e 7, del D.Lgs. n. 58/1998 è necessaria in funzione della tutela dell’investitore per cui, nell’esame della documentazione, il Giudice deve valutare l’effettività di detta tutela che, per essere tale deve essere evidenziata in modo che il contraente/investitore possa prendere effettiva cognizione della tutela mediante modalità obiettivamente idonee (ad es. collocazione distinta della clausola graficamente evidenziata o sottoscritta). (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 02 ottobre 2019.




Fideiussione conforme al modello contrario alla normativa antitrust e questioni di competenza

Accertamento incidentale della nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia – Competenza del tribunale delle imprese – Sussiste

Eccezione di nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust – Sua ammissibilità davanti al giudice non specializzato – Esclusione

Anche la mera eccezione, di nullità della fideiussioni omnibus che si assumono redatte in conformità al modello ritenuto contrario alla normativa antitrust dalla Banca d’Italia va valutato dal giudice competente, da individuarsi, ai sensi dell’art. 18 d. lgs. 3/2017, nel tribunale delle imprese territorialmente competente.

Tale questione non può essere infatti conosciuta dal giudice non specializzato nemmeno in via di mera eccezione poiché la decisione su di essa implica un accertamento sulla nullità o non nullità del contratto (nel caso di specie della fideiussione), che, secondo quanto precisato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26242/2014, sebbene incidentale, è comunque idoneo al giudicato.

L’eccezione con cui venga fatta valere, davanti al giudice non specializzato, la nullità della fideiussione redatta in conformità al modello contrario alla normativa antitrust è inammissibile in quanto comunque comportante un aggiramento della competenza funzionale del giudice specializzato, se non addirittura mirata a tale obiettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 12 settembre 2019.




Mutuo fondiario non conforme per superamento del limite di finanziabilità

Contratti – Mutuo – Fondiario – Caratteristiche (limite di finanziabilità) – Mancanza – Conseguenze – Nullità – Esclusione – Mancata sussunzione nel tipo negoziale “mutuo fondiario” – Configurabilità

Il mutuo dichiarato fondiario che non presenti le relative caratteristiche (ad es. il rispetto del limite di finanziabilità dell’80% del valore del bene ipotecato) non è nullo, piuttosto, a seguito di un’operazione di verifica dei suoi requisiti, non sarà sussumibile nel tipo negoziale “mutuo fondiario”, potendo invece esserlo nel tipo “mutuo” (ordinario), senz’altra specificazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 19 dicembre 2017.




Ricostruzione unitaria del leasing e applicazione dell'art. 1526 c.c.

Contratti bancari – Contratto di leasing – Decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale – Efficacia di giudicato del decreto ingiuntivo – Inammissibilità della domanda riconvenzionale – Rigetto

Contratti bancari – Contratto di leasing – Fattispecie negoziale autonoma – L. 124/2017: ricostruzione unitaria del contratto di leasing – Inapplicabilità in via analogica dell’art. 1526 c.c.

Il giudicato derivante dal decreto ingiuntivo non opposto, produce l’effetto di rendere incontroverso il rapporto giuridico dedotto. In sede di opposizione dichiarata inammissibile, tale inammissibilità impedisce di dare luogo a qualsiasi procedimento che su di essa si fondi, sicché anche la domanda riconvenzionale dell’opponente resta travolta dall’inammissibilità dell’opposizione.

L’art. 1526 c.c. non è applicabile ai contratti di leasing anche se stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 124/20I7, in quanto si tratta di disciplina ad esso estranea. Il leasing, nella sua evoluzione giuridica, si è infatti man mano tipizzato assumendo forme del tutto peculiari e tipiche, sino all’introduzione della L. n. 124/2017, che ha dettato una compiuta disciplina relativa a presupposti, effetti e conseguenze della risoluzione per inadempimento, oltre a norme di coordinamento con altre disposizioni che richiamano tale fattispecie contrattuale. Sono dovuti, pertanto, i canoni scaduti insoluti maturati sino alla data di risoluzione del contratto di leasing per inadempimento dell’utilizzatore. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 19 agosto 2019.




Opposizione a decreto ingiuntivo e produzione integrale degli estratti conto

Rapporto di conto corrente bancario - Opposizione a decreto ingiuntivo - Richiesta della banca di concessione della provvisoria esecuzione - Onere della prova del credito a carico della banca - Carenza della documentazione nella fase di merito - Rigetto

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del presunto credito con tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nel decreto opposto, non può essere concessa la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Rieti 20 settembre 2019.




Doveri informativi dell'investitore nella negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers

Intermediazione finanziaria - Negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers - Doveri informativi

In tema di legittimazione ad agire in capo agli investitori, in presenza di una pattuizione del contratto quadro di negoziazione secondo cui quando il rapporto è intestato a più persone esso si intende conferito in via disgiuntiva, non è dirimente che l’ordine d’acquisto sia stato sottoscritto da soltanto uno degli investitori, essendo pertanto legittimato all’azione anche l’altro, tanto più quando si evinca dalla documentazione contrattuale che l’intermediario finanziario ha sempre individuato in entrambi i contraenti gli acquirenti dei titoli.

Come da tempo chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le altre Cass. civ. n. 20617/2017), deve conferirsi natura negoziale al singolo ordine d’investimento, il quale è pertanto autonomamente risolvibile in caso di inadempimento dell’intermediario finanziario ai propri obblighi di informazione (ovvero anche, ricorrendone le condizioni, annullabile per errore).

In tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante la prestazione individuale di servizi di investimento ex art. 1 comma 5 D.Lgs. n. 58/1998, ossia mediante attività di negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi dell’art. 21 D.Lgs. n. 58/1998 e 27 e seguenti del Reg. Consob n. 16190/2007.

In tema di negoziazione di obbligazioni Lehman Brothers, il valore di capitalizzazione della società emittente, l’incremento delle passività ed il deterioramento dell’indice di liquidità (dati desumibili dall’analisi dei bilanci del quinquennio precedente l’acquisto dei titoli), nonché l’andamento del derivato sul rischio di credito (credit default swap) associato a dette obbligazioni, costituiscono elementi significativi ai fini di una adeguata valutazione del rischio e, in quanto tali, dovevano essere dapprima esaminati dall’intermediario e quindi rappresentanti agli investitori in modo appropriato e comprensibile, così da consentire loro di compiere in modo concreto ed effettivo un’autonoma valutazione del rischio e quindi di adottare decisioni di investimento adeguatamente informate e consapevoli.

L’inosservanza degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario finanziario rileva in termini di inadempimento di non scarsa importanza sulle obbligazioni inerenti la prestazioni di servizi di investimento e comporta la risoluzione dell’operazione. In tale prospettiva non ha rilevanza stabilire se gli investitori, ove adeguatamente informati circa la reale rischiosità del titolo, avrebbero ugualmente dato corso all’acquisto o meno. L’inadempimento all’obbligo informativo è infatti di per sé solo sufficiente a fondare la domanda di risoluzione del contratto, atteso che la condotta dell’intermediario integra ex se la lesione dell’interesse tutelato. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 18 giugno 2019.




Errata segnalazione in centrale rischi e periculum in mora

Segnalazione in centrale rischi - Periculum in mora

La segnalazione in centrale rischi ha efficacia ostativa per il ricorso al credito, ed il pericolo di consolidazione del danno è imminente ed irreparabile. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno 26 luglio 2019.




Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Ratio della norma evitare rischi espoliativi per il debitore – Nullità del contratto

Il superamento del limite massimo di finanziabilità comporta la nullità del mutuo in quanto la ratio della norma è quella di non esporre il mutuatario debitore ai rischi espoliativi (per la residua parte del suo patrimonio) ovvero di pura sorte.
Il limite di finanziabilità risponde, invero, all'esigenza di circoscrivere il rischio insito in operazioni che non presentano ex ante sufficienti prospettive di effettiva fattibilità e buon esito per cui attiene ad interessi pubblici, di sistema, essendo una norma imperativa di validità del contratto.

Ai fini del superamento del limite di finanziabilità il prezzo di compravendita vale come indicatore dell’effettivo valore di mercato del bene stesso.

Il valore da considerare ai fini dell’applicazione dell’art. 38 TUB è, in linea di continuità con la previgente disciplina di cui alla legge n. 474/49 in materia di credito edilizio e con la direttiva CE n. 2000/12, il “valore cauzionale” del bene (cd. valore di netto realizzo in asta), ovvero il valore che sia frutto di una stima basata sul “prudente apprezzamento della futura negoziabilità dell'immobile”.

È inammissibile la domanda subordinata di conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario proposta per la prima volta in grado di appello in quanto tardiva. La conversione è un meccanismo che non può operare d'ufficio, trattandosi di un'operazione che ha luogo solo ove le parti intendano avvalersene con una tempestiva formulazione nei termini processuali. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 25 giugno 2019.




In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere

Violazione di norma imperative – Nullità (virtuale) del contratto – Criterio della necessaria coerenza tra il perseguimento della specifica finalità di interesse pubblico e il rimedio della nullità – Applicazione del criterio in materia di fideiussione prestata da confidi non autorizzato al rilascio della garanzia

Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 23 settembre 2019.




Il privilegio fondiario di cui all’art. 41, comma 2, TUB non è applicabile al di fuori del fallimento

Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Privilegio fondiario – Inapplicabilità – Fondamento

L’art. 41, comma 2, t.u.b, a norma del quale «l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» concede al creditore titolare di credito fondiario un privilegio di natura processuale limitato al fallimento e che non può essere esteso a differenti procedure, come ad esempio quella di esecuzione forzata su beni immobili: ciò in quanto la norma costituisce una eccezione al principio generale della par condicio creditorum e come tale non può essere oggetto di interpretazione analogica, anche sulla scorta di un orientamento della Suprema Corte che ne ha escluso la applicabilità nell’ambito della procedura concorsuale del concordato preventivo. (Mattia Polizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 maggio 2019.




Violazione della normativa antiusura, inclusione delle spese assicurative nel TEG e cessione del quinto dello stipendio

Usura - Inclusione spese assicurative nel TEG - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso usurario della polizza assicurativa in quanto remunerativa per il mutuante - Cessione del quinto dello stipendio

L’obbligatorietà della polizza assicurativa stabilita in materia di cessione del quinto dello stipendio non può consentire la pretermissione della disciplina generale dettata in materia d’usura dalla norma primaria.

Pertanto, ai fini del calcolo dell’usura, le spese di assicurazione, anche quando siano obbligatorie per legge, debbono essere valutate in concreto dall’interprete, utilizzando i criteri del “collegamento” e della natura “remunerativa” e, quindi, inserite nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia usura.
In virtù del criterio del collegamento sussiste una presunzione di connessione nel caso di contestualità tra la spesa dell’assicurazione e l’erogazione del mutuo; nella cessione del quinto tale collegamento è in re ipsa dato l’obbligo sancito dalla legge di stipulare una polizza a copertura del mutuo.

Inoltre, la natura obbligatoria della polizza assicurativa prevista per i contratti di cessione del quinto dello stipendio non è incompatibile con una sua connotazione propriamente remunerativa (anche indiretta), dato che tale copertura assicurativa è stipulata a beneficio del mutuante e, pertanto, è idonea a rientrare nella previsione indicata nel paragrafo C4 delle Istruzioni di Banca d’Italia del 2006, ossia nella categoria dei costi rilevanti ai fini del calcolo del TEG. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Appello Torino 21 agosto 2019.




Conto corrente e indebito: l'eccezione di prescrizione della banca non richiede l'indicazione delle singole rimesse solutorie

Contratto di conto corrente assistito da apertura di credito – Azione di ripetizione dell’indebito del correntista – Eccezione di prescrizione estintiva della banca – Contenuto – Necessità di indicare le specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte – Esclusione

In tema di prescrizione estintiva, l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l'indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 13 giugno 2019.




Decorrenza degli interessi: l'espressione 'dal giorno della domanda' comprende anche gli atti stragiudiziali di costituzione in mora

Interessi - Decorrenza - Dal giorno della "domanda" - Riferimento alla domanda giudiziale ed anche agli atti stragiudiziali di costituzione in mora - Sussistenza

In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 13 giugno 2019.




Nullità della clausola relativa al tasso Euribor nei mutui a tasso variabile nel periodo 2005 - 2008 e sostituzione con il tasso legale

 

Nei mutui a tasso variabile, è nulla la clausola relativa al tasso Euribor nel periodo 29/09/2005 al 30/05/2008 per effetto dell’alterazione dell’Euribor, nel predetto periodo, come accertata dalla decisione della Commissione Antitrust Europea – Direzione Generale della Concorrenza C(2013) 85121 in data 4.12.2013 nel caso AT39914.

Il tasso Euribor deve essere sostituito con il tasso legale tempo per tempo vigente, ai sensi degli artt. 1346/1284 III comma c.c., non già con il tasso sostitutivo di cui all’art. 117 comma VII TUB, applicabile soltanto nelle diverse ipotesi di “inosservanza del comma 4”. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 04 settembre 2019.




Richiamo della CTU nella sentenza, scomposizione della rata di mutuo in quota interessi e quota capitale

Conclusioni CTU – Integrale rimando in sentenza – Compiutezza della motivazione

Contratto di mutuo – Conclusioni CTU – Determinatezza del tasso di interesse corrispettivo – Impossibilità di scomposizione quota interessi e quota capitale – Legittimità

Contratto di mutuo – Tasso soglia d’usura – Verifica superamento – Interessi moratori e corrispettivi – Somma algebrica – Erroneità

Contratto di mutuo – Interessi moratori – Tasso soglia d’usura – verifica superamento – Clausola salvaguardia – Legittimità

Non è viziata da carenza o contraddittorietà di motivazioni la sentenza che aderisca integralmente, richiamandole, alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ritenendole giustificate e immuni da vizi logici.

Non vi è contraddittorietà in una CTU che riconosca la determinatezza dei tassi di interesse e affermi al contempo l’impossibilità di accertare il debito residuo per capitale, essendo rilevabile solo l’ammontare della rata senza possibilità di scomporla in quota capitale e quota interessi. Una cosa, infatti, è stipulare un contratto che presenta tassi sufficientemente determinati, altro è, invece, constatare di non poter scomporre per carenza di documentazione l’addebito della rata in quota interessi e quota capitale. Ciò, a maggior ragione, nel caso in cui la difficoltà incontrata dal CTU derivi dall’insufficienza della documentazione prodotta in causa, documentazione che era onere dell’attore produrre a sostegno delle proprie doglianze.

Errata è la prospettazione che, in tema di verifica del superamento del tasso soglia d’usura, opera la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori, posto che la rilevazione statistica che porta alla determinazione del TEGM (il cui valore, maggiorato di ¼, aumentato di 4 punti percentuali, è dato base per la verifica dell’usurarietà dei tassi) non comprende i tassi di mora praticati dagli operatori bancari e dagli intermediari finanziari. L’eterogeneità dei due interessi è ulteriormente dimostrata dal fatto che gli interessi corrispettivi si calcolano sulla quota di capitale ancora dovuta mentre gli interessi moratori si riferiscono al complesso della rata.

La previsione di una clausola di salvaguardia che preveda la correzione del tasso di interessi moratori nel caso in cui questo dovesse risultare superiore al tasso soglia d’usura è certamente valida nella misura in cui non preveda il meccanismo, giudicato illegittimo dalla Cass. Civ. n. 12965/16, che fa obbligo al debitore di corrispondere le somme dovute a titolo di interessi usurari, con possibilità di richiederne la restituzione solo successivamente. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 luglio 2019.




Lehman Brothers: l’intermediario risponde se non ha avvisato il cliente dell’aumento del rischio

Contratti finanziari – Negoziazione e deposito titoli – Obblighi informativi dell’intermediario – Sussistono per tutta la durata del rapporto – Omessa informazione sull’aumento del livello di rischio – Responsabilità dell’intermediario – Sussiste – Risoluzione del contratto – Ammissibilità

Gli obblighi informativi prescritti dall'articolo 28, comma 2, Reg. Consob n.11522/98 hanno portata generale e si riferiscono a tutti i tipi di servizi di investimento, e dunque anche nell'ambito del rapporto di negoziazione e deposito titoli.

L'obbligo dell'intermediario di tenersi informato sulla situazione del cliente permane durante l'intera fase esecutiva del rapporto e si rinnova ogni qualvolta la natura o l'entità della singola operazione lo richieda.

È necessario, per escludere la responsabilità dell'intermediario, verificare l'adempimento di questi agli obblighi informativi posti a suo carico, tenendo presente che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi facenti capo all'intermediario grava su quest'ultimo.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha accolto la domanda del cliente di risoluzione dei contratti di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers, condannando la banca al risarcimento del danno, ravvisando l'inadempimento dell'obbligo a suo carico di informazione e tempestiva segnalazione della variazione del rischio dei titoli.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Roma 11 giugno 2019.




Il contratto di mutuo con vincolo di indisponibilità delle somme accreditate in conto corrente non è idoneo titolo esecutivo

Contratto di mutuo – Consegna della somma al mutuatario mediante accredito su conto corrente acceso presso la banca mutuante – Vincolo di indisponibilità delle somme accreditate sino all'adempimento di condizioni poste a carico del mutuatario – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Deve qualificarsi come mutuo condizionato e non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo, sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile il quale, pur attestando la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario presso la banca mutuante, preveda che la somma stessa sia vincolata a garanzia della prova del verificarsi di talune condizioni ivi indicate, pena la facoltà della Banca di risolvere il contratto e di compensare il suo credito con le medesime somme giacenti sul conto.

Proprio quest’ultima facoltà prova che il mutuatario non ha conseguito la disponibilità giuridica della somma, la quale non è effettivamente fuoriuscita dalla sfera di disponibilità della Banca, posto che il vincolo preclude al mutuatario di porre in essere atti di autonomia privata e, in definitiva, impedisce allo stesso di disporre delle somme erogate se non successivamente all’eventuale svincolo subordinato all’adempimento delle prescritte condizioni. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo Della Lucania 23 luglio 2019.




Buoni fruttiferi postali: la Pari Facoltà di Rimborso impone alle Poste di pagare senza pretendere la quietanza degli altri aventi diritto

Obbligazioni e contratti – Contratti finanziari – Buoni fruttiferi postali – Cointestati – Clausola di Pari Facoltà di Rimborso – Decesso del cointestatario – Richiesta di rimborso – Necessità di quietanza degli eredi del cointestatario defunto – Esclusione

Per i buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso, il rimborso non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo di chiedere a vista all'ufficio postale di emissione il pagamento dell'intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell'ipotesi di altro cointestatario, la quietanza congiunta degli aventi diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 05 giugno 2019.




Mutuo fondiario: disciplina applicabile in caso di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento

Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità

Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.

L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.

Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.

Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 20 agosto 2019.




Sulla comunicazione da parte dell’intermediario di perdite che superino la soglia concordata con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Omessa segnalazione superamento – Responsabilità dell’intermediario – Non automatismo – Inconsapevolezza di aver di superamento soglia – Necessità di allegazione

Art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 – Soglia di perdite concordata con cliente – Superamento – Obbligo di avviso – Blocco operatività non consentito

Operazioni in derivati – Margini di garanzia costituiti da titoli azionari – Vendita d’ufficio – Legittimità

Art. 41 Regolamento Consob n. 16190/07 – Intermediario – Appropriatezza – Violazione criteri – Obbligo di avvertire il cliente

L’eventuale omessa comunicazione del superamento della soglia di perdite prevista dall’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07, stando al quale “gli intermediari che svolgono un servizio di gestione di portafogli per clienti al dettaglio o amministrano posizioni di clienti al dettaglio che includono una posizione aperta scoperta su operazioni con passività potenziali comunicano al cliente eventuali perdite che superino una soglia predeterminata convenuta [con il] cliente”, non comporta di per sé la responsabilità dell’intermediario quando il cliente alleghi di non essersi reso autonomamente conto del superamento di tale soglia predeterminata e di aver per tale ragione mantenuto aperte le posizioni negative, discutendosi, altresì, di centinaia di operazioni compiute con cadenza giornaliera che talvolta permettevano di conseguire guadagni e più spesso comportavano perdite.

La soglia di perdite convenuta con il cliente ai sensi dell’art. 55 Regolamento Consob n. 16190/07 costituisce una soglia di allerta convenzionalmente determinata al superamento della quale l’intermediario è tenuto unicamente a fare avviso al cliente delle perdite e non a bloccarne l’operatività.

E’ legittima, nel caso di necessità, la vendita d’ufficio da parte dell’intermediario di titoli azionari eventualmente costituiti a margini di garanzia per l’operatività in derivati.

Nel caso in cui non sia svolta un’attività di consulenza in materia di servizi di investimento e di gestione di portafogli trovano applicazione non gli artt. 39 e 40 Regolamento Consob n. 16190/07 in tema di adeguatezza delle operazioni ma gli artt. 41 e ss in tema di appropriatezza, relativi alla verifica che il cliente abbia un livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi che lo strumento o il servizio di investimento offerto o richiesto comporta, con obbligo per l’intermediario di avvertirlo di tale situazione. Rispetto a ciò la mancata compilazione della voce della scheda informativa relativa alla familiarità con gli strumenti negoziati non impedisce l’operatività in derivati tutte le volte in cui il cliente abbia poi sottoscritto un’ulteriore dichiarazione in cui attesti una notevole propensione al rischio e una conoscenza approfondita degli strumenti e dei mercati finanziari. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 24 luglio 2019.




Criteri di verifica dell’usurarietà del tasso di mora e onere della prova nella domanda di ripetizione

Mutuo e finanziamento in genere – Interessi e commissioni – Ripetizione dell’indebito – Onere di prova di pagamento di interessi e spese non dovuti – Onere di allegazione di contratto di mutuo, piano di ammortamento e documentazione contabile relativa a pagamento

Fascicolo telematico – Assenza documenti indicati come prodotti – Affermazione di cancellazione da parte del sistema – Non sufficienza – Onere di prova non imputabilità omesso deposito

Mutuo e finanziamento in genere – Tasso di mora parte del TEG – Usurarietà – Superamento tasso soglia da parte del TEG

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Ritardo pagamento rata di 29 gg – Ipotesi teoriche svincolate da caso concreto – Irrilevanza

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso Corrispettivo e tasso di mora – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo e finanziamento in genere – Usurarietà – Tasso di Mora su intero importo rate scadute – Espressa previsione contrattuale – Correttezza

Atto pubblico – Clausole vessatorie – Specifica approvazione per iscritto – Non dovuta

Chi agisce per la ripetizione dell’indebito in ragione del preteso pagamento di interessi e commissioni non dovuti nell’ambito di un contratto di mutuo ha l’onere di provare e allegare i fatti posti a base della domanda e, quindi, sia l’avvenuto pagamento che l’inesistenza di una idonea causa debendi e tale onere deve essere assolto mediante la produzione del contratto di mutuo, del piano di ammortamento e della documentazione contabile idonea a dimostrare il versamento delle somme di cui chiede la ripetizione.

Non è sufficiente l’affermazione di aver inserito nella busta telematica dati documenti non rinvenuti nel fascicolo telematico, sostenendo questi sarebbero poi stati cancellati per incapienza dal sistema informatico che in un primo momento li avrebbe dati per prodotti, essendo necessario allegare e dimostrare che l’omesso deposito da causa non imputabile alla parte, idonea alla rimessione in termini.

Il tasso di mora concorre a determinare il tasso effettivo globale (TEG) unitamente a tutti gli altri costi correlati al finanziamento. Per l’effetto l’eventuale superamento da parte del tasso di mora del tasso soglia non determina necessariamente l’usurarietà del contratto, ravvisabile solo nel caso di sforamento del tasso soglia da parte del TEG che è media ponderata del tasso corrispettivo, applicato al capitale in essere e riferito ai periodi convenuti e del tasso di mora, applicato al capitale scaduto e riferito ai periodi di insolvenza, tenuto conto di tutte le altre commissioni e spese.

Non è condivisibile l’affermazione del superamento del tasso soglia d’usura in ragione di ricostruzioni meramente teoriche in cui il tasso di mora viene calcolato ipotizzando un ritardo di 29 giorni nel pagamento delle rate, con ciò facendosi riferimento a un tasso teorico del tutto inverosimile e, comunque, svincolato dal concreto andamento del rapporto.     
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura non corretta la somma algebrica di tasso corrispettivo e moratorio che, previsti e applicati in via alternativa, non possono essere cumulativamente compresi nel calcolo del TEG.

Infondata è la contestazione della capitalizzazione degli interessi derivante dall’applicazione del tasso di mora sull’intero importo delle rate scadute, conglobante sia la quota capitale che la quota interessi. Ciò in quanto tale modalità di calcolo degli interessi, ove stabilito contrattualmente, è espressamente prevista dall’art. 3 della Delibera CICR del 9/2/00.
 
Le clausole inserite in un contratto stipulato per atto pubblico, ancorché si conformino alle condizioni poste da uno dei due contraenti, non possono considerarsi predisposte dal contraente medesimo ex art. 1341 cc e, pertanto, pur se vessatorie non necessitano di specifica approvazione. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 06 agosto 2019.




Contratto di mutuo, consegna al mutuante e contestuale riconsegna della somma in deposito cauzionale

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata – Se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare il perfezionamento di una fattispecie a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario. Il mero accreditamento delle somme non è in sé idoneo a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica una necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione. (Andrea Torresi) (Carlo Pagamici) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona 05 agosto 2019.




Nullità solo parziale della fideiussione redatta secondo lo schema ABI

Fideiussione secondo lo schema ABI – Nullità solo parziale del negozio di garanzia

Il provvedimento n. 14251 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato nell’adunanza del 20 Aprile 2005, sulla scorta dei rilievi della Banca d’Italia, individua le clausole illecite, presenti nello schema negoziale predisposto dall’ABI, e che cagionano la violazione della disciplina di tutela della concorrenza, aggravando la posizione del fideiussore rispetto a quella della banca.

Lo schema delinea la permanenza dell’obbligazione fideiussoria laddove prevede che “il fideiussore si impegna altresì a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”. Si prevede, inoltre, che la garanzia del fideiussore sia estesa anche agli obblighi di restituzione del debitore derivanti dall’invalidità del rapporto principale, in quanto “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate” (articolo 8).

Lo schema predisposto dall’ABI presenta come clausola standard la rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c., affinché la banca possa far valere l’obbligazione di garanzia dopo la scadenza di quella principale, stabilendo che “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’articolo 1957 c.c., che si intende derogato” (art. 6).
Lo schema prevede un generale obbligo di pagamento “a prima richiesta”, in base al quale “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio” (art. 7, comma 1). Tale clausola consente al fideiussore di opporsi al pagamento soltanto dopo averlo, talora indebitamente, eseguito, in deroga rispetto alla disciplina dettata dall’art. 1945 c.c.

La presenza di tali clausola determina, però, un’ipotesi di nullità soltanto parziale (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendosi escludere, nell’economia complessiva dell’operazione compiuta, che la banca potesse preferire di rimanere addirittura senza alcuna garanzia, rispetto ad ottenere una garanzia che meno vincolasse i garanti: e, quanto a questi ultimi, la nullità delle clausole viziate ne rende la posizione meno gravosa, sicché la parziale nullità non può che giovare loro.

La tesi della nullità parziale (sostenuta, ad esempio, da Trib. Padova, sent. 29.1.2019, e da App. Brescia, Sez. I Civ., sent. 29.1.2019) non contraddice, ma specifica e razionalmente circoscrive il principio generale della nullità delle garanzie stipulate in violazione delle regole della concorrenza, enunziato dalla S.C. (Cass. civ., Sez. I, 12.12.2017, ord. n. 29810). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 25 maggio 2019.




Credito fondiario e onere della prova

Ammissibilità produzione documentale riguardante la titolarità del diritto nel procedimento di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F. - Irrilevanza della destinazione delle somme concesse a mutuo nelle operazioni di credito fondiario e conseguente esclusione della loro natura di mutuo di scopo e della nullità del contratto per difetto di causa - Sussistenza della nullità del mutuo fondiario per violazione del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. - Onere della prova in ordine al rispetto del limite di finanziabilità -  Inammissibilità della conversione ex art. 1424 c.c. del mutuo fondiario in mutuo ordinario - Debenza degli interessi corrispettivi e moratori in misura legale

La decadenza comminata dall’art. 99, 2° comma, L.F. riguarda i documenti prodotti a sostegno della domanda e non quelli che riguardano la titolarità del diritto quale elemento costitutivo dell’azione, verificabile, questa, anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
Nelle operazioni di credito fondiario la destinazione della somma concessa in mutuo non costituisce elemento essenziale del contratto, non potendo sostenersi che trattasi di mutuo di scopo, con la conseguenza che non è invocabile la nullità negoziale per mancanza di causa.
Sussiste la nullità dei contratti di mutuo fondiario che violano i limiti di finanziabilità in ragione della natura pubblica dell’interesse tutelato dalla disposizione normativa contenuta nell’art. 38 T.U.B.
L’onere di dimostrare il rispetto dei limiti di finanziabilità grava sulla Banca creditrice e non sul fallimento, non solo perché il contratto della cui validità si discute è il titolo sul quale essa fonda la propria pretesa - e deve dunque esserne dimostrata la validità – ma anche per il principio di vicinanza della prova.
La conversione ammessa dall’art. 1424 c.c. presuppone la verifica sul fatto che le parti del contratto, tenuto conto dello scopo che avevano perseguito con il negozio nullo, lo avrebbero comunque sottoscritto se avessero saputo della sua nullità e, nel caso di specie, che il finanziamento sarebbe stato ugualmente concesso dall’istituto di credito pur nella consapevolezza del fatto che la nullità del contratto avrebbe privato di valore la garanzia ottenuta ed avrebbe fatto venir meno tutti i vantaggi e le agevolazioni delle quali gode il mutuo fondiario anche rispetto ad un comune mutuo ipotecario.
La nullità del contratto di mutuo fondiario per violazione dei limiti di finanziabilità non consente di ritenere dovuti gli interessi, corrispettivi e moratori, nella misura pattuita bensì in quella legale ai sensi degli artt. 1224, 1° comma e 1284 c.c. (Christian Antonio Mitrano) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 28 agosto 2019.




Mutui bancari e interessi moratori: limiti alla applicazione della disciplina anti usura

Mutui bancari – Interessi moratori – Disciplina “anti usura” – Applicabilità – Condizioni – Limiti

In tema di mutui bancari, ancorchè siano esclusi dal calcolo del TEGM (tasso effettivo globale medio), gli interessi moratori sono soggetti alla disciplina “anti usura” di cui alla l. n. 108 del 1996, dovendosi calcolare il c.d. “tasso soglia” sulla base dei decreti all’uopo trimestralmente adottati dalla Banca d’Italia, salva la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali in relazione al ritardato pagamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 16 aprile 2019.




La cointestazione del conto corrente non trasferisce la proprietà del suo contenuto

Conto corrente bancario – Cointestazione – Trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente – Negozio – Necessità

La cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti (ad es. dell'esistenza di un contratto di cui la cointestazione sia atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisca una proposta contrattuale, accettata per comportamento concludente), è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul contro (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (ovvero dell'intestazione del deposito titoli che la banca detiene per conto del cliente) è una forma di cessione del credito (che il correntista ha verso la banca) e, quindi, presuppone un apposito contratto tra cedente e cessionario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 03 settembre 2019.




Nullità del pegno omnibus a garanzia di un credito non determinato

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza

Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Fideiussore e onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Il fideiussore può opporre al creditore le eccezioni che spettano al debitore principale - CTU contabile - Rilevazione dell’usura con calcolo del TEG con i criteri di Banca d’Italia - Revoca del decreto ingiuntivo - Trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica

Nel contratto di conto corrente bancario con apertura di credito l’onere della prova è a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo (e per cui si deve operare l’azzeramento di tutte le competenze provenienti dal anche dal conto anticipi e finiti sul conto ordinario poiché il primo privo di contratto e di estratti conto agli atti) ed il fideiussore può opporre alla Banca tutte le eccezioni che spettano al debitore principale e che riguardano le nullità anche parziali del contratto base per contrarietà a norme imperative; ne consegue che può essere ad esempio sollevata nei confronti della Banca l'eccezione di nullità della clausola anatocistica atteso che la soluzione contraria consentirebbe al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l'ordinamento vieta (Cassazione civile, sez. I, 10/01/2018, n. 371).
Il Giudice del merito, quando aderisce alle conclusioni del CTU che nella relazione abbia tenuto conto, replicandovi, ai rilievi dei consulenti di parte, esaurisce l'obbligo della motivazione con l'indicazione delle fonti del suo convincimento; non è quindi necessario che egli si soffermi sulle contrarie deduzioni dei consulenti di fiducia che, anche se non espressamente confutate, restano implicitamente disattese perché incompatibili con le argomentazioni accolte; le critiche di parte, che tendano al riesame degli elementi di giudizio già valutati dal consulente tecnico, si risolvono in tal caso in mere allegazioni difensive, che non possono configurare il vizio di motivazione previsto dall'art. 360, n. 5, c.p.c. (Cassazione civile sez. III, 30/04/2009 10123).
All’esito dell’espletata CTU allora, è risultato accertato, in attuazione dei conteggi formulati sulla scorta dei quesiti sottoposti dal Giudicante stesso che al momento della chiusura del rapporto non sussisteva affatto un credito in favore dell’Istituto di credito, ma risultava maturato un consistente credito in favore del correntista. L’opposizione deve essere pertanto accolta e per l’effetto il decreto va interamente revocato.
Sempre per il tramite della C.T.U. contabile è stato accertato, inoltre, il superamento delle soglie della legge antiusura applicando i c.d. criteri di calcolo secondo le istruzioni della Banca d’Italia e della S.C. (con annualizzazione della CMS applicata trimestralmente ai fini dell'applicazione del "principio del margine") e di conseguenza devono essere trasmessi gli atti alla Procura della Repubblica competente per le valutazioni del caso. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 22 agosto 2019.




Quando i prelievi abusivi avvengono durante l’attesa al telefono per denunciare il furto della carta

Furto bancomat - Prelievi illeciti - Negligente custodia del Pin da parte del titolare - Omessa predisposizione da parte dell’Intermediario di adeguato servizio telefonico di blocco della carta - Concorso di colpa tra titolare ed Intermediario - Applicabilità dell’art.1227, comma 1, c.c.

In tema di servizi di pagamento tramite l’utilizzo di carte elettroniche, l’intermediario, nella organizzazione del proprio servizio di assistenza telefonica è tenuto, in base all’art.8,1° comma, lett.c, del D.Lgs n.11/2010, ad assicurare che siano sempre disponibili strumenti adeguati affinché l’utente dei servizi possa eseguire efficacemente la comunicazione di blocco della carta.

Pertanto, nella ipotesi in cui il titolare lamenti il furto del bancomat e quindi i successivi prelievi illeciti da parte di terzi, occorre valutare da un lato la condotta tenuta dal cliente-ricorrente in relazione ai suoi obblighi di custodia dello strumento di pagamento e dei codici PIN, dall’altro lato la idoneità ed il funzionamento degli apparati messi a disposizione all’intermediario per denunciare il blocco della carta;  all’esito di tale accertamento ben può dichiararsi il concorso di colpa tra le parti ai sensi dell’art. 1227, comma 1, cod.civ., laddove siano emersi dalla istruttoria elementi di responsabilità a carico di entrambe.

[Nel caso di specie, l’ABF ha dichiarato il concorso di colpa in quanto il titolare della carta aveva ammesso di aver conservato il codice PIN della carta di debito nel proprio portafoglio insieme con carta elettronica, ma, accortosi del furto, aveva immediatamente telefonato al servizio di blocco delle carte messo a disposizione dall’intermediario, rimanendo in attesa una prima volta per 10 minuti ed una seconda volta per 19 minuti, durante i quali i malfattori avevano effettuato la maggior parte dei prelievi]. (Andrea Russo) (riproduzione riservata)
ABF Napoli 21 maggio 2019.




Liceità del mutuo fondiario per ripianare una precedente esposizione debitoria

Mutuo fondiario – Mutuo di scopo – Esclusione – Ripianamento di precedente esposizione debitoria

Il contratto di mutuo fondiario non è un mutuo di scopo e non è affetto da nullità nell’ipotesi in cui sia stato stipulato dal mutuatario per ripianare una precedente esposizione debitoria. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 18 luglio 2019.




Carte di credito e responsabilità per indebiti pagamenti

Carte di pagamento – Indebiti prelievi – Prova liberatoria a carico dell’emittente – Prova di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore – Ritardo nella denuncia del furto della carta – Interpretazione della locuzione “senza indugio” – Fattispecie

L’emittente la carta di credito, per liberarsi dalla responsabilità derivante dall’uso indebito della carta, deve allegare e provare di aver pagato a soggetti non autorizzati a causa di una condotta dolosa o gravemente colposa dell’utilizzatore.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore l’aver denunciato il furto della carta di credito dopo aver appreso degli indebiti prelievi sulla scorta dell’estratto conto, quando gli avvisi ad essi relativi non erano stati inviati al telefono cellulare dell’utilizzatore perché l’emittente la carta aveva modificato il numero cui gli avvisi erano destinati sulla base di una telefonata di una persona che aveva riferito di essere il titolare della carta, senza effettuare alcuna comunicazione sull’utenza telefonica della reale titolare.

Il dovere del titolare della carta di pagamento di comunicare il furto all’emittente “senza indugio” deve essere valutato con riferimento al momento in cui l’utilizzatore scopre di aver subito il furto e non con riguardo a quello antecedente in cui il furto viene perpetrato, poiché, diversamente opinando, si attribuirebbe all’obbligo di comunicazione un connotato di responsabilità sostanzialmente oggettiva, che mal si concilia con il parametro del dolo o della colpa grave che caratterizza l’addossamento in capo all’utilizzatore delle perdite derivanti dall’impiego non autorizzato della carta.

Non è ascrivibile ad una condotta gravemente colposa dell’utilizzatore, tenuto alla diligente custodia della carta di credito, l’aver lasciato la medesima nella borsa collocata sotto il sedile del proprio automezzo, chiuso a chiave e parcheggiato, unitamente ad altri automezzi, in un’area recintata di un circolo ippico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 23 maggio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo se manca l’atto pubblico

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva differita in un momento successivo – Assenza di atto pubblico o scrittura privata di quietanza che attesti l'erogazione della somma mutuata – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può costituire titolo esecutivo il contratto di mutuo in cui l’erogazione della somma sia condizionata all’adempimento di una serie di formalità da parte del mutuatario, di cui non venga fornita la prova nella forma dell’atto ricevuto da Notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge, mancando in tali ipotesi proprio il requisito della traditio necessaria per il perfezionamento del mutuo e la conseguente insorgenza dell’obbligazione di restituzione della somma mutuata.
Non può ritenersi titolo esecutivo di cui all’art. 474 c.p.c. ed è quindi inidoneo a supportare l'esecuzione forzata con conseguente dichiarazione di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile nel quale, benché la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della parte mutuataria.
In tal caso la consegna della somma finanziata viene di fatto differita ad un momento successivo, in quanto l’importo erogato resta espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario e depositato presso la Banca medesima. (Fabio Di Battista) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 luglio 2019.




Clausola di pegno omnibus e propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ.

Pegno omnibus - Nullità parziale ex art. 1419 cod. civ. - Propagazione - Clausola di pegno omnibus carattere connotativo del “fare credito”

Ai fini del giudizio di eventuale propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ., per stabilire il ruolo che le condizioni generali di un contratto bancario assegnano alla clausola di pegno omnibus non risulta determinante la presenza, nel medesimo contratto, di altre clausole che pongono dei beni alla specifica sicurezza di talune voci di credito. La costante presenza (da tempi remoti) della clausola omnibus nei moduli contrattuali predisposti dalle banche manifesta come tale clausola rivesta, in linea di principio, carattere connotativo del «fare credito» di questo tipo di imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 05 agosto 2019.




Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito con ipoteca contestuale ove manca il passaggio delle somme dal mutuante al mutuatario

Contratto di mutuo - Ripianamento di un debito a mezzo di nuovo credito - Ipoteca contestuale - Nuovo contratto di mutuo - Esclusione - Consegna delle somme - Necessità - Pactum de non petendo ad tempus

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, non dà vita a nuovo contratto di mutuo, perché la struttura contrattuale del mutuo implica la consegna delle somme di denaro che ne costituiscono oggetto e, per essere tale, la consegna deve realizzare il passaggio delle somme dal patrimonio del mutuante a quello del mutuatario, con conseguente trasferimento della proprietà delle somme e connessa acquisizione della loro disponibilità da parte dal mutuatario. L’accordo tra banca e cliente esclude la stessa eventualità di consegna e trasferimento di proprietà delle somme, giusta la compiuta posta «in dare» sul conto corrente, che in via automatica ed immediata modifica il saldo ex art. 1852 cod. civ.

Il «ripianamento» di un debito a mezzo di nuovo «credito», che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente al fine di conseguire un’ipoteca contestuale, determinando il riposizionamento della scadenza del debito pregresso, configura un pactum de non petendo ad tempus. Non comportando novazione, tale patto non è sufficiente a reggere una domanda di ammissione al passivo fallimentare che abbia ad oggetto la restituzione delle somme di danaro di cui al pregresso credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 05 agosto 2019.




Locazione finanziaria: clausola penale e verifica del tasso soglia, errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione

Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione)

La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 20 maggio 2019.




Società di gestione del fondo comune di investimento soggetto passivo ICI

ICI - Soggetti passivi - Società di gestione del risparmio - Esclusione - Soggettività passiva del fondoimmobiliare - Sussistenza

La società di gestione del fondo comune di investimento non può essere qualificata come soggetto passivo ICI di immobili che evidentemente sono di proprietà del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Milano 04 maggio 2011.




Inammissibilità o improcedibilità delle azioni promosse nei confronti del Fondo e competenze per quelle da questo promosse

Liquidazione ex art. 57 TUF del fondo comune di investimento – Inammissibilità o improcedibilità delle azioni promosse nei confronti del Fondo – Competenza per le azioni promosse dal fondo in LCA

In base alla norma di cui all’art. 83 TUB, richiamato dall’art. 57 TUF, dalla data della liquidazione del fondo comune di investimento, sono inammissibili o improcedibili le azioni promosse nei confronti del Fondo, mentre quelle promosse da questo sono di competenza del tribunale del luogo dove la società di gestione ha la sede legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 21 ottobre 2010.




Successione nel processo e trasferimento di immobili gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare

Trasferimento alla regione di beni immobili già trasferiti alle ASL, ex art. 1, comma 5, legge reg. Lazio n. 14 del 2008 - Successione a titolo particolare - Configurabilità - Effetti sulla legittimazione passiva

Il nuovo trasferimento alla regione, previsto dall'art. 1, comma cinque, della legge reg. Lazio 11 agosto 2008, n. 14, di beni immobili destinati a rendite patrimoniali, già trasferiti alle ASL ex artt. 23 e 24 della legge reg. Lazio 16 giugno 1994, n. 18, e gestiti mediante apporto ad un fondo comune di investimento immobiliare, è riconducibile ad un fenomeno di successione a titolo particolare, sicché nella controversia avente ad oggetto tali immobili, instaurata originariamente contro la società di gestione del fondo, quest'ultima conserva la legittimazione passiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 10 luglio 2013.




Apporto di immobili ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento e attribuzione di quote

Fattispecie relativa ad "apporto" in Fondo comune di investimento immobiliare oggetto di appezzamento come sostanziale vendita - Conseguenze - Proporzionalità dell'imposta

In tema di imposte ipotecarie e catastali, la prevalenza che l'art. 20 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, richiamato dall'art. 13 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, attribuisce, ai fini dell'interpretazione degli atti registrati, alla natura intrinseca ed agli effetti giuridici degli stessi sul loro titolo e sulla loro forma apparente, vincola l'interprete a privilegiare il dato giuridico reale dell'effettiva causa negoziale dell'atto sottoposto a registrazione, rispetto al relativo assetto cartolare; la disposizione in esame esprime la precisa volontà normativa di assumere, quale oggetto del rapporto giuridico tributario, gli atti in considerazione non della loro consistenza documentale, ma degli effetti giuridici prodotti, né è incompatibile con la nozione di "imposta d'atto", non ponendosi essa in contrasto con il principio costituzionale sancito dall'art. 23 Cost., o con quello di cui all'art. 41 Cost., mantenendo i soggetti integra la propria autonomia privata, anche nelle ipotesi di collegamento negoziale. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla successione, in rapida sequenza, di finanziamento alla società contribuente, apporto del patrimonio immobiliare di questa ad un Fondo comune di investimento immobiliare verso accollo liberatorio del finanziamento in capo alla società di gestione del Fondo, attribuzione all'apportante di quote di partecipazione al Fondo per importo di gran lunga inferiore al valore finanziato, cessione delle quote stesse ad altri partecipanti o investitori, tale fattispecie essendo stata apprezzata, legittimamente, come vendita onerosa e dunque base imponibile per la proporzionalità della tassazione dei suoi effetti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 19 giugno 2013.




Natura dei certificati di partecipazione ai fondi comuni di investimento

Fondi comuni di investimento - Certificati nominativi di partecipazione - Natura - Titoli di credito - Fondamento

I certificati nominativi di partecipazione ai fondi comuni di investimento, di cui all'art. 36, comma 5, d.lgs. n. 58 del 1998 posseggono la natura giuridica di titoli di credito, giacchè incorporano il diritto alla prestazione e possono circolare limitatamente ad uno dei soggetti partecipanti al fondo, come è confermato dalla norma citata che ne prevede espressamente il carattere nominativo o al portatore, secondo caratteristiche tipiche anche dei titoli di credito, proprio in relazione alla loro funzione di libera circolazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 24 maggio 2019.




Soggettività giuridica dei Fondi comuni di investimento

Fondi comuni di investimento - Natura giuridica - Soggettività giuridica autonoma - Esclusione - Patrimoni separati della società promotrice o di gestione - Configurabilità - Acquisti nell'interesse del fondo - Titolarità formale e legittimazione ad agire - Società promotrice o di gestione - Fondamento

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondo immobiliare chiusi), disciplinati nel d.lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile che ne è oggetto deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 08 maggio 2019.




La società di gestione benché non sia proprietaria degli immobili del fondo è tuttavia chiamata allo svolgimento della attività per conto del fondo

Fondi immobiliari di investimento - Soggetto passivo dell'IMU

In tema di fondi immobiliari di investimento, il soggetto passivo dell'IMU è il Fondo immobiliare e non la società di gestione, in quanto la società di gestione del risparmio, pur essendo legata al fondo da uno speciale rapporto fiduciario, non può essere considerata quale proprietaria sostanziale degli immobili o titolare di altro diritto reale, circostanza questa che esclude la possibilità di ravvisare in capo a detta società di gestione il presupposto impositivo ai fini IMU, che rimane radicato sul fondo comune di investimento, per l'adempimento dei cui obblighi è tuttavia chiamata la società di gestione in qualità di soggetto esterno deputato allo svolgimento di attività, fiscale e non, per conto del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lazio 02 marzo 2018.




Applicabilità alle SGR delle norme sulla direzione e coordinamento di società

Direzione e coordinamento di società – Responsabilità – SGR – Applicabilità

La disciplina di cui all'art. 2497 c.c. è applicabile anche alle SGR, le quali rispondono dell’attività di direzione e coordinamento anche nel caso in cui le partecipazioni attraverso le quali viene esercitato il controllo appartengano ad un fondo di investimento da loro gestito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 04 maggio 2017.




Liquidazione coatta amministrativa di un istituto bancario e interruzione automatica dei processi

Liquidazione coatta amministrativa di un istituto bancario – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Esclusione

L'art. 43 comma 3 l. fall. è norma speciale, produttiva di effetti particolarmente gravi sul piano processuale, e come tale non può esserne ammessa né l'applicazione analogica né l'applicazione sulla scorta del rinvio alla legge fallimentare contenuto nell’art. 80 TUB; ne consegue che il citato art. 43 non è applicabile alla liquidazione coatta amministrativa di un istituto bancario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 12 ottobre 2017.




Liquidazione coatta amministrativa e improponibilità o l’improseguibilità delle azioni

Liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria - Azioni di condanna pecuniaria dei lavoratori dipendenti - Temporanea improcedibilità o improseguibilità - Azioni di accertamento e costitutive - Impugnativa di licenziamento e conseguenti azioni di condanna - Competenza funzionale del giudice del lavoro - Sussistenza

La sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa o ad amministrazione straordinaria della società datrice di lavoro, anche se impresa bancaria, determina l’improponibilità o l’improseguibilità, per tutta la durata della procedura, delle azioni del lavoratore dirette ad ottenere una condanna pecuniaria, benchè accompagnate da domande di accertamento o costitutive aventi funzione strumentale; vanno, viceversa, proposte o proseguite davanti al giudice del lavoro le diverse azioni volte ad impugnare il licenziamento, a prescindere dalla tutela applicabile ed incluso dunque il licenziamento del dirigente, per le quali la possibilità dell'insinuazione nello stato passivo dei relativi crediti risarcitori del lavoratore presuppone che ne siano stati determinati l'"an" e il "quantum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 19 giugno 2017.




Liquidazione coatta amministrativa, revocatoria fallimentare e interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta

Liquidazione coatta amministrativa - Azione revocatoria fallimentare - Interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta - Riassunzione nei confronti della sola banca cessionaria ex art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissibilità - Fondamento

In caso di revocatoria fallimentare di rimesse solutorie promossa nei confronti di società bancaria, la quale, in corso di causa, sia stata posta in liquidazione coatta amministrativa con conseguente interruzione del processo, è valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria ex art. 90 d.lgs 1 settembre 1993, n. 385, che è equiparabile alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 14 maggio 2014.




Azioni civili derivanti dalla liquidazione ex art. 83 TUB

Azione di adempimento di canoni di contratto di affitto di azienda - Competenza per territorio ai sensi dell'art. 83 d.lgs. n. 385 del 1993 - Esclusione - Fondamento

L'azione per il pagamento dei canoni di affitto di un'azienda, proposta da una società di gestione del risparmio in liquidazione coatta amministrativa, non può ritenersi compresa fra "le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione", per le quali il secondo inciso dell'art. 83, comma 3, d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile alle SGR in forza del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1988, n. 58) prevede che "è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", con la conseguenza che tale azione è soggetta alle regole di competenza ordinarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 17 ottobre 2012.




Azioni civili derivanti dalla liquidazione ex art. 83 TUB

Domanda di sfratto per morosità - Competenza per territorio del giudice dove ha sede la società, ex art. 57 d.lgs. n. 58 del 1998 - Esclusione - Giudice competente - Criteri

In tema di regolamento di competenza, l'azione di sfratto per morosità (e la successiva fase a cognizione piena che ne sia seguita) introdotta da una società di gestione del risparmio (SGR) in liquidazione coatta amministrativa, come tale soggetta alla disciplina di cui all'art. 83 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (applicabile anche alle SGR in virtù del richiamo di cui all'art. 57 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), non può ritenersi compresa fra «le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione», per le quali il secondo inciso del comma 3 dell'art. 83 prevede che «è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale»; ne consegue che, trattandosi di una controversia di natura locativa, la competenza territoriale deve essere radicata nel luogo ove si trova l'immobile locato ai sensi dell'art. 661 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 26 gennaio 2012.




Revocatoria contro banca in LCA

Banca convenuta in revocatoria posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa - Competenza funzionale - Conflitto tra il tribunale competente ai sensi dell'art. 24 legge fall. e quello competente ai sensi dell'art. 83 T.U.B. - Esclusione - Fondamento

Nel caso in cui il convenuto in revocatoria sia una banca, posta a sua volta in liquidazione coatta amministrativa, il potenziale conflitto tra la competenza del tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., che ha dichiarato il fallimento dell'attore e quella prevista dall'art. 83 T.U.B. che ha dichiarato il fallimento del convenuto, deve essere risolto nel senso che il primo resta competente a decidere circa l'inefficacia dell'atto, mentre le pronunzie consequenziali alla dichiarazione d'inefficacia competono al secondo tribunale, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; infatti, la separazione, ai fini della competenza, tra le pronunzie di accertamento e quelle di condanna pecuniaria è frutto del principio per il quale la temporanea improponibilità o improseguibilità afferisce solo alle azioni di condanna. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 22 agosto 2011.




Credito fondato su sentenza non definiti nei confronti di banca in LCA

Credito vantato nei confronti di istituto bancario - Rigetto della domanda con sentenza di primo grado - Apertura della procedura in pendenza del giudizio di appello - Procedibilità dell'appello - Esclusione

In tema di procedura concorsuale relativa ad un istituto bancario, a norma dell'art. 95, comma terzo, legge fallimentare - applicabile anche alla liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell'art. 201 della medesima legge, nonché alla speciale procedura concorsuale stabilita per gli istituti bancari in forza del rinvio operato dall'art. 83 D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 - nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, ove prima dell'instaurarsi della procedura sia stata pronunciata sentenza non definitiva dalla quale risulti l'esistenza del credito vantato, non si determina l'improcedibilità dell'azione, mentre, ove la sentenza abbia negato in radice l'esistenza del credito, non è applicabile il citato art. 95 legge fall. , bensì l'art. 83 D.Lgs n. 385 del 1993, onde l'impugnazione proposta avverso la suddetta sentenza deve essere dichiarata improcedibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 10 dicembre 2002.




Credito fondato su sentenza non definitiva nei confronti di banca in LCA

Controversia promossa contro detto istituto bancario per il soddisfacimento di un credito - Apertura della procedura concorsuale - Art. 83 T.U. bancario - Prima fase di accertamento del credito devoluta al commissario liquidatore - Principio di improponibilità temporanea della domanda - Operatività

Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale l'attribuzione al commissario liquidatore della prima fase di accertamento dei crediti determina una situazione di temporanea improponibilità della domanda in sede giudiziaria (non di difetto di giurisdizione del giudice ordinario), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, in virtù dell'art. 83 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 08 aprile 2002.




Credito fondato su sentenza non definitiva nei confronti di banca in LCA

Liquidazione coatta amministrativa - Banca cessionaria delle attività e passività di altra banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Sentenza non definitiva nei confronti di quest'ultima - Affermazione della esistenza di rapporti di lavoro e della illegittimità dei licenziamenti con rinvio alla sentenza di merito della determinazione delle spettanze dei lavoratori - Legittimazione della banca cessionaria a proporre appello - Sussistenza

La banca cessionaria (ai sensi dell'art. 90 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) delle attività e delle passività di altra banca - posta in liquidazione coatta amministrativa in epoca successiva a sentenza non definitiva di primo grado la quale abbia affermato la sussistenza di rapporti di lavoro in capo alla banca, poi assoggettata alla procedura concorsuale, abbia dichiarato la illegittimità dei licenziamenti intimati ai lavoratori e abbia rimesso alla sentenza definitiva del giudizio la determinazione delle loro spettanze - è legittimata, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., a proporre appello avverso tale sentenza e a chiedere che il giudice del gravame stabilisca, con riferimento alla pronuncia di primo grado, in quali rapporti e in quali limiti sia succeduta alla cedente e sia tenuta verso i lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 03 aprile 2002.




Apertura della procedura in pendenza di giudizio d'appello e improseguibilità della domanda

Istituto bancario - Apertura della procedura in pendenza di giudizio d'appello - Improseguibilità della domanda avanzata in via ordinaria in primo grado contro la banca "in bonis" - Esclusione

Nel caso di domanda inerente a credito vantato nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il principio secondo il quale non si verifica improseguibilità della domanda medesima quando, prima dell'instaurarsi di detta procedura, sia stata pronunciata sentenza non passata in giudicato (art. 95 terzo comma della legge fallimentare, reso applicabile dal successivo art. 201), opera anche nei confronti degli istituti bancari assoggettati alla detta procedura concorsuale, giusto disposto degli artt. 83, comma secondo, del D.Lgs. n. 385 del 1993 (nella specie, la liquidazione coatta era intervenuta dopo la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda avanzata dal creditore dell'istituto bancario ancora "in bonis", e, nel giudizio di appello, si era costituito il commissario liquidatore facendo proprio il gravame proposto dalla banca soccombente in primo grado: la sentenza del giudice di appello dichiarativa dell'improcedibilità del gravame - perché assertivamente confliggente con la "regula iuris" di cui al combinato disposto degli artt. 52 ult. parte e 201 comma primo della legge fallimentare - è stata cassata dalla S.C. che ha, così, espresso il principio di diritto di cui in massima). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 30 maggio 2001.




Credito di lavoro e improponibilità della domanda

Azioni giudiziali proposte da lavoratore subordinato nei confronti di società posta in liquidazione coatta - Domande di accertamento o costitutive - Competenza del giudice del lavoro - Domande di condanna al pagamento di somme di denaro - Improponibilità temporanea - Imprese bancarie - Applicabilità degli stessi principi - Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento

In caso di sottoposizione della società datrice di lavoro a liquidazione coatta amministrativa, deve distinguersi - anche nel caso delle imprese bancarie, per cui la materia è disciplinata dall'art. 83 del D.Lgs. n. 385 del 1993 -, tra le domande del lavoratore che mirano a pronunce di mero accertamento (per esempio in ordine alla pregressa esistenza del rapporto di lavoro) oppure costitutive (per esempio, di annullamento del licenziamento e reintegrazione nel posto di lavoro) e domande dirette alla condanna al pagamento di somme di denaro (anche se accompagnate da domande di accertamento aventi funzione strumentale). Per le prime va riconosciuta, così come nel caso del fallimento, la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde opera - invece che, come in caso di fallimento, l'attrazione della domanda nel foro fallimentare - la regola della improponibilità o improseguibilità della domanda, per difetto temporaneo di giurisdizione, durante la fase amministrativa di accertamento dello stato passivo davanti ai competenti organi della procedura di liquidazione coatta, ferma restando l'assoggettabilità del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione o impugnazione davanti al tribunale fallimentare. (Fattispecie relativa ad impugnativa di licenziamento limitata all'accertamento dell'illegittimità del licenziamento e alla conseguente richiesta di reintegrazione nel posto di lavoro). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 21 novembre 2000.




La responsabilità della banca in dissesto per induzione all’acquisto di azioni proprie si estende ai revisori 'compiacenti'

Contratti finanziari – Responsabilità dell’intermediario – Responsabilità degli organi amministrativi di vigilanza – Accertamento – Giurisdizione amministrativa – Sussiste

Violazioni degli obblighi informativi – Responsabilità contrattuale o precontrattuale – Sussiste – Nullità del contratto quadro o delle operazioni esecutive – Esclusione

Responsabilità da prospetto non veritiero – Natura extracontrattuale – Affermazione – Responsabilità solidale dei revisori – Sussiste

Cessione della banca responsabile di illecito risarcibile – Azione risarcitoria – Legittimazione passiva della banca cessionaria – Esclusione

Le controversie nelle quali si faccia questione di diritti soggettivi concernenti l'esercizio del potere amministrativo di vigilanza sull'attività di intermediazione finanziaria sono devolute alla giurisdizione amministrativa.

In tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente di corretta esecuzione delle operazioni può dar luogo a responsabilità precontrattuale ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o e coincidente con la stipulazione del contratto quadro; può dar luogo invece a responsabilità contrattuale ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto suddetto ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni compiute in esecuzione del contratto quadro. In ogni caso, deve escludersi che la violazione possa determinare la nullità del contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

La responsabilità da prospetto non veridico è conseguenza di un illecito aquiliano autonomo che accomuna in via solidale non soltanto tutti i soggetti che abbiano materialmente provveduto alla sua redazione, ma anche quelli che ne abbiano successivamente fatto uso. Tra le persone responsabili delle informazioni contenute nel prospetto degli annoverarsi anche la società di revisione che ha espresso un giudizio senza rilievi.

Per i debiti scaturiti dagli illeciti commessi dal cedente, la banca cessionaria non può dirsi passivamente legittimata rispetto a esposizioni per risarcimento non evincibili delle scritture contabili.

[Nella fattispecie, il cliente, indotto all’acquisto di azioni della banca sulla base di un prospetto informativo che ne occultava la crisi economico-patrimoniale, ha visto rigettate le domande avanzate contro la Consob e la Banca d’Italia, nonché contro l’istituto bancario in cui la banca si era poi fusa per incorporazione, e accolte quelle rivolte contro la banca nelle persone di amministratori, sindaci e organi di revisione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza dalla Centrale Rischi e dal Crif: obbligo di preavviso e periculum in mora in re ipsa

Fumus boni iuris – Obbligo di preavviso per la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi e Crif – Sussistenza – Onere della prova

Periculum in mora – Danno in re ipsa – Sussistenza

Periculum in mora – Irrilevanza distanza temporale tra la segnalazione e l’azione giudiziaria

In merito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativa disciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile alla CR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia e Buona condotta per i Sistemi di informazione creditizia -applicabile al CRIF- e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), va dichiarata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza presso la centrale Rischi di Banca d’Italia e presso il Crif, laddove la Banca segnalante non abbia preventivamente avvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nelle modalità e forme prescritte dalla legge. Costituisce pertanto presupposto indefettibile per la validità della segnalazione a sofferenza, l’invio del preavviso imposto dalla normativa di settore; il relativo onere della prova grava sul soggetto segnalante parte resistente del procedimento d’urgenza.

Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo in quanto la illegittima segnalazione è già di per sé foriera di un danno coincidente con la impossibilità di accesso al credito. Gli effetti della segnalazione illegittima sono altresì permanenti ed incidono negativamente sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario. Costituisce fatto notorio che la segnalazione a sofferenza di un soggetto su iniziativa illecita di un istituto di credito non passa inosservata agli altri istituti che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali.

L’esistenza del periculum in mora è ravvisabile anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). La distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l'attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010). (Anna Garavello) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2019.




Violazione dell’art. 39 D.P.R. 180/1950 e vessatorietà delle clausole contrattuali nel finanziamento con cessione del quinto

Carattere imperativo della norma di cui all’art. 39 D.P.R. 180/1950 – Applicazione dell’art. 1418 c.c. – Vessatorietà della clausola che prevede il mancato rimborso delle spese e dei premi assicurativi in caso di estinzione anticipata del finanziamento – Insufficienza della specifica sottoscrizione della clausola vessatoria – Onere restitutorio

La disposizione di cui all’art. 39 D.P.R. 180/1950 è una vera e propria norma imperativa, la cui osservanza, ai sensi dell’art. 1418 c.c., comma 1, è condizione di validità del contratto di finanziamento. La contrarietà a tale norma imperativa determina pertanto la nullità del contratto.

In favore di tale interpretazione, depongono sia l’inequivocabile tenore letterale della norma (“E’ vietato di contrarre una nuova cessione …”), sia la ratio della medesima, evidentemente finalizzata ad evitare situazioni di eccessivo indebitamento del consumatore.

All’invalidità del contratto, consegue l’onere della società bancaria di restituire all’attore quanto percepito a titolo di interessi e spese accessorie.

La specifica sottoscrizione della clausola, che prevede il mancato rimborso delle spese e dei premi assicurativi in caso di estinzione anticipata del finanziamento, è di per sé insufficiente a dimostrare l’esistenza di una effettiva discussione sul punto fra le parti, fin dall’inizio delle trattative contrattuali. Ne discende la nullità di tale clausola ed il conseguente onere restitutorio delle spese e dei premi assicurativi inerenti al periodo contrattuale successivo all’estinzione medesima. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 14 febbraio 2019.




Insinuazione del credito da saldo negativo di conto corrente: occorre produrre l’estratto conto analitico

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo della banca – Saldo negativo – Produzione dell’estratto conto analitico – Necessità

In tema di ammissione al passivo fallimentare, nell’insinuare il credito da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l’onere di dare conto dell’intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali, dovendosi rendere conto analitico e continuo dello svolgimento dell’intero rapporto di conto corrente, per sua natura caratterizzato dal concorrere tanto di poste attive, quanto di poste passive alla progressiva formazione del saldo del conto medesimo.

[Nel caso di specie era stato prodotto l’estratto posizione rischio autenticato ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 193, ex art. 50, il quale, per sua natura, non possiede l’analiticità degli estratti conto trimestrali.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 01 luglio 2019.




Deve essere segnalato alla CRIF anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate, anche per importi modesti

Intermediazione finanziaria - Segnalazione del debitore alla CRIF (Centrale Rischi Finanziari) S.p.A. per ritardi nel pagamento - Legittimità - Condizioni

Deve essere segnalato alla CRIF S.p.A. anche il semplice ritardo nel pagamento delle rate mensili ed anche per importi modesti purché sia stata fatta, da parte dell’intermediario finanziario, la  comunicazione all’interessato prevista dall’art. 4 co. 7 della delibera del Garante per la protezione dei dati personali del 16 novembre 2004 n. 8. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 luglio 2019.




In prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori

Contratto di leasing immobiliare – Interessi – Usura – Esclusione della sommatoria degli interessi corrispettivi agli interessi moratori

Gli interessi convenzionali di mora non sfuggono alla regola generale per cui, se pattuiti ad un tasso eccedente quello stabilito dalla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 4, vanno qualificati ipso iure come usurari, ma in prospettiva del confronto con il tasso soglia antiusura non è corretto sommare interessi corrispettivi ed interessi moratori. Tale conclusione è determinata dal fatto che i due tassi sono alternativi tra loro e si riferiscono a basi di calcolo diverse: il tasso corrispettivo si calcola sul capitale residuo, il tasso di mora si calcola sulla rata scaduta. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 28 giugno 2019.




Eccezione di prescrizione in assenza degli estratti conto integrali e rapporto acceso prima della Delibera CICR 9 febbraio 2000

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Prova dell’esistenza di rimesse solutorie – Eccezione di prescrizione in assenza dell’estratto integrale – Ricalcolo saldo in assenza dell’estrato conto integrale

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Delibera CICR 9/02/2000 – Nullità del regime di capitalizzazione trimestrale – Necessità della firma specifica della clausola

In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la disponibilità dei soli riassunti scalari, dai quali risultano i soli saldi giornalieri ordinati per data valuta, risulta insufficiente a verificare “secondo il criterio della data di disponibilità delle singole operazioni, l’esistenza di uno scoperto di conto e l’idoneità della rimessa in conto a ridurre e-o estinguere l’anzidetto scoperto, e la necessità invece di esaminare la movimentazione del c/c quale risultante dal c.d. foglio movimenti, dove le operazioni sono classificate per tipo, data contabile e data valuta”; da ciò ne consegue che l’eccezione di prescrizione non può essere esaminata in assenza dell’estratto integrale.
Resta ferma invece la possibilità di procedere alle verifiche sugli addebiti di competenze operate dalla banca e all’eventuale rettifica del saldo, in quanto la verifica di legittimità degli addebiti in conto corrente, lo storno degli addebiti illegittimi perché operati in assenza di contratto o in base a una clausola invalida, il conseguente ricalcolo ricorsivo – trimestre per trimestre – delle competenze “legittime” no esige la produzione del c.d. foglio movimenti, visto che sulla base dei soli riassunti scalari e del riepilogo delle competenze, il C.T.U. è in grado di operare le dovute rettifiche dei numeri debitori e delle liquidazioni nei trimestri successivi.

Non spetta la capitalizzazione trimestrale (né altra forma di capitalizzazione: cfr. Cass. sez. un. 24418/2010) fino alla prima contrattualizzazione del regime di capitalizzazione ai sensi della Delibera CICR 9/02/00, non potendosi ritenere sufficiente la comunicazione al cliente dell’adeguamento contrattuale e/o la pubblicazione della stessa in G.U.
Se per il tratto anteriore al 30.6.2000 è indiscusso che la banca non poteva e non può legittimamente addebitare interessi su interessi, per il tratto successivo l’introduzione ex novo del meccanismo di capitalizzazione, sia pure su base di pari periodicità, ma con (ovvia, peraltro legittima) disparità nei tassi creditori e debitori, rappresenta un intuitivo peggioramento delle condizioni contrattuali ed esige specifica approvazione per iscritto – mediante sottoscrizione ad hoc ex art. 1341 c.c. – come è previsto in via generale dall'art. 6 delibera CICR 9.2.2000 per i nuovi contratti. (Antonio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 19 giugno 2019.




Specifica individuazione del bene dato in pegno, certezza dell’atto costitutivo del vincolo e operatività bancaria (anche con riferimento alle operazioni di 'credito su pegno')

Operatività bancaria – Credito su pegno (art. 48 TUB) – Specificità dell’atto costitutivo del vincolo (art. 2787, comma terzo, cod. civ.) – Necessità – Art. 10 legge 745/1938 – Necessaria identificazione del bene dato in pegno e del suo valore

Operatività bancaria assistita da garanzie pignoratizie – Data certa dell’atto costitutivo del vincolo – Necessità – Esenzione ex art. 2787, comma quarto, cod. civ. – Campo di applicazione circoscritto alle operazioni di «credito su pegno» – Affermazione

La norma posta dall’art. 2787, comma quarto, cod. civ. si risolve nello stabilire un regime “agevolato” circa la prova del tempo della costituzione del pegno, senza in alcun modo incidere sulla disciplina delle altre condizioni richieste dalla legge per l’operare della prelazione pignoratizia, tra cui segnatamente il requisito di specificità di cui al comma terzo della medesima disposizione, che rimane dunque fermo anche nel contesto dello specifico settore di operatività del «credito su pegno»; peraltro, la stessa disciplina di legge riferita a tale operatività viene specificamente a conformare il requisito della specificità (v. art. 10 legge 745/1938), nel richiedere, tra le altre cose, una descrizione della cosa costituita in pegno, pur sintetica ma comunque idonea all’identificazione in guisa da evitare postume sostituzioni, nonché del valore di stima attribuitole. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Il sintagma «credito su pegno» di cui all’art. 2787, comma 4, cod. civ. è nozione che intende circoscrivere il campo di applicazione della norma ad uno specifico tipo di operatività creditizia - tradizionalmente dei monti di pietà e di pegno, e che nell’oggi può essere esercitata, nei limiti di cui all’art. 48 TUB, dalle banche - qualificata dal fatto che al rimborso del finanziamento è destinato unicamente il bene mobile dato in garanzia, e conformata, quanto alla disciplina, dalla l. 745/1938 e dal reg. 1279/1939, come richiamati dall’art. 48 del TUB. Ne discende che la disposizione in esame non trova applicazione nel contesto di tutte le diverse operazioni bancarie assistite da pegno, con la conseguenza che - rispetto all’universo di tale variegata operatività - la banca non è esonerata dall’onere della data certa per l’opponibilità a terzi del vincolo. Del resto, ritenere le banche esonerate dall’onere della data certa con riferimento all’universo dell’operatività assistita da pegno sarebbe irrazionale (non essendo in alcun modo logicamente giustificabile una deroga, per una così ampia porzione di operatività - e solo per essa - all’art. 2704 cod. civ.), confliggente con il principio di par condicio creditorum (per la deteriore posizione in cui verrebbe a collocare i creditori pignoratizi di diritto comune rispetto a quelli bancari) nonché distonico rispetto al dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del TUB. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 06 giugno 2019.




Credito fondiario, superamento del limite di finanziabilità e riflessi sulle procedure esecutive e concorsuali

Superamento del limite di finanziabilità e conseguente inoperatività dell’esenzione dell’obbligo della preventiva notificazione del titolo esecutivo contrattuale

In tema di credito fondiario, il limite di finanziabilità previsto dal secondo comma dell’art. 38 del dlgs 1 settembre 1993, n. 385, come stabilito dalla Banca d’Italia su delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell’istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi per l’applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta certamente, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell’intero contratto, salva la sua conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina speciale di privilegio, la non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall’obbligo di previa notifica del titolo esecutivo, ai sensi del primo comma dell’art, 41 del richiamato d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 28 giugno 2019.




Nullità della clausola anatocistica in assenza di comunicazione da parte della banca

Contratti bancari – Conto corrente – Interessi – Anatocismo – Assenza di comunicazione da parte della banca – Nullità – Sussiste

Sono nulle le condizioni generali di contratto del conto corrente bancario che prevedano una diversa periodicità di capitalizzazione degli interessi debitori e creditori tra le parti contraenti qualora non sia dimostrato dalla banca di avere dato apposito pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle modifiche contrattuali e dell'applicazione della medesima periodicità trimestrale per entrambe le parti, né di avere dato idonea comunicazione della modifica negoziale al correntista. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 30 aprile 2018.




La banca risponde per i danni conseguenti all’acquisto di derivati se non adempie ai suoi obblighi informativi

Contratti finanziari – Contratti Swap – Obblighi informativi – Esposizione del mark to market – Necessità – Affermazione – Dichiarazione di conoscenza ed esperienza dell’investitore – Natura di mera presunzione – Affermazione – Inadempimento degli obblighi informativi della banca – Responsabilità per danni – Sussiste

I contratti swap sono contratti asimmetrici in cui l'elemento che rende debole il soggetto investitore rispetto all'intermediario è la minor forza conoscitiva di una parte contrattuale rispetto all'altra. L'investitore riceve piena tutela quando è messo nella condizione sul piano informativo di aderire con consapevolezza allo scopo verso cui il negozio tende. Gli scenari probabilistici e le conseguenze del verificarsi degli eventi devono essere definiti e conosciuti ex ante con certezza. La dichiarazione dell'investitore di possedere un'adeguata conoscenza ed esperienza in materia di strumenti finanziari costituisce una mera presunzione semplice, ben superabile con l’allegazione di elementi di segno contrario e tali da privare di efficacia la medesima autocertificazione. In caso di gravi omissioni informative da parte della banca sussiste la responsabilità a suo carico secondo il binomio tracciato dalla giurisprudenza di legittimità: regole di validità/nullità, regole di condotta/risoluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 febbraio 2019.




Le insufficienti informazioni della banca sull’investimento ne inficiano adeguatezza e appropriatezza e giustificano la risoluzione

Contratti finanziari – Acquisto di titoli non quotati – Consulenza della banca – Adeguatezza e appropriatezza dell’investimento – Insufficienza delle informazioni date dalla banca – Vizio del giudizio di adeguatezza – Sussiste – Vizio del giudizio di appropriatezza – Consequenzialità – Affermazione – Grave inadempimento – Sussiste – Risolubilità del contratto – Sussiste

Il giudizio di adeguatezza che l'intermediario compie nella consulenza consiste nell'analisi delle informazioni fornite dal cliente e nella valutazione dell'idoneità del prodotto finanziario a soddisfare le esigenze concrete del cliente. il giudizio di appropriatezza si inserisce in un servizio di natura esecutiva al fine di verificare che il cliente abbia il livello di esperienza e conoscenza necessario per comprendere i rischi del servizio proposto chiesto. L’appropriatezza è pertanto un minus rispetto all’adeguatezza, per cui in caso di assolvimento dell'obbligo di informazione riguardo all'adeguatezza può ritenersi assolto anche quello relativo all'appropriatezza, così come ogni vizio relativo alla valutazione di adeguatezza si protrae nel eventuale successiva fase dell'ordine impartito per iniziativa del cliente. Pertanto la dichiarazione del cliente circa la consapevolezza dell'inappropriatezza non può salvare la banca qualora già il precedente giudizio di inadeguatezza non fosse sufficiente. L’omissione di informazioni sufficienti si configura come inadempimento grave, in quanto in assenza di elementi contrari si deve desumere che proprio la violazione di questo obbligo della banca non ha permesso al cliente di operare una scelta informata e quindi di evitare l'investimento. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato risolto il contratto di acquisto di azioni della banca – azioni non quotate su mercato regolamentato – operato dal cliente dietro consulenza della stessa banca.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 10 maggio 2019.




SWAP: la sua mancata indicazione del mark to market non comporta la nullità del contratto

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap – Mancata indicazione del mark to market – Nullità – Esclusione – Risoluzione per violazione del dovere di informazione – Sussistenza

L’oggetto del contratto di interest rate swap è costituito dallo scambio di flussi differenziali calcolati su un certo importo detto nozionale ad una determinata scadenza, mentre il mark to market esprime una proiezione finanziaria basata sul valore teorico di mercato in caso di risoluzione anticipata del rapporto sicché la sua mancata indicazione, non inerendo all’oggetto del contratto, non ne comporta la nullità.

Costituendo tuttavia un mark to market negativo una potenziale passività alla quale il cliente è esposto, la sua mancata indicazione da parte dell’intermediario finanziario costituisce grave inadempimento del dovere di informazione imposto dall’art. 21 del d. lgs. 58/1998 e dall’art. 32 del regolamento Consob n. 16190/2007 e giustifica l’accoglimento della domanda di risoluzione del contratto di interest rate swap e quella conseguente di ripetizione di indebito delle somme versate in esecuzione del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 18 giugno 2019.




Il coobbligato nel contratti di finanziamento è fideiussore a tutti gli effetti (anche ai fini dell’art.1957 c.c.)

Contratti bancari – Finanziamento – Coobbligato del debitore – Qualità di fideiussore – Affermazione

In ambito contrattuale o si è parte, e quindi in caso di pluralità soggettiva si assumono di regola obbligazioni solidali nonché contitolarità degli effetti favorevoli del contratto, o si è garanti/fideiussori, cioè responsabili delle obbligazioni assunte con il contratto principale, senza diventare parte di questo. Non è invece prevista dall'ordinamento la qualità del coobbligato in un contratto ex sé, di soggetto che cioè pur non essendo parte, e quindi non essendo titolare degli effetti di esso, assumerebbe, senza assumere la qualità di fideiussore, l'obbligo di garantire l'adempimento altrui. [Sulla base di tale principio, il giudice riconosceva al coobbligato la liberazione ex art.1957 c.c., non essendo stata tempestivamente promossa dalla banca alcuna iniziativa giudiziale contro il debitore principale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 23 maggio 2019.




Rilevata d’ufficio la nullità dell’Euribor come tasso di riferimento

Interessi – Pattuizione – Determinazione – Euribor – Nullità

Il Tribunale di Pescara ha rilevato d’ufficio la nullità della clausola di indicizzazione del tasso di interesse qualora l’elemento di etero-integrazione sia il parametro Euribor rilevato nel periodo intercorrente tra il 29 settembre 2005  ed il 30 maggio 2008 sanzionato dalla Commissione Europea.

Il Tribunale inquadra la violazione accertata dalla Commissione Europea tra le nullità per contrarietà a norme imperative o comunque per contrarietà all’ordine pubblico economico.

La predetta nullità sarebbe rilevabile d’ufficio ex art. 127 TUB, trattandosi di una nullità di protezione a tutela di interessi e valori fondamentali tra cui certamente il corretto funzionamento del mercato (art. 41 Cost.) e l'uguaglianza formale tra contraenti forti e deboli (art. 3 Cost.).

A nulla rileverebbe, infine, la partecipazione o meno dell’istituto di credito al panel di rilevamento dell’Euribor posto che è il tasso ex se scelto dalle parti, ad essere ormai oggettivamente affetto da quel vizio.

La conseguenza civile, secondo il provvedimento in esame alla luce dell’accertata violazione, consiste nella nullità del tasso utilizzato dalle parti in relazione al periodo oggetto di decisione della Commissione. (Domenico Griffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 28 marzo 2019.




Azione di ripetizione e di accertamento nei contratti bancari e onere della prova

Contratti bancari – Conto corrente ancora aperto – Azione di ripetizione di indebito – Inammissibilità – Azione accertamento – Ammissibilità

Contratti bancari – Azione di ripetizione di indebito e/o di accertamento – Onere della prova – Incombe sul correntista attore

Nel caso in cui il conto corrente sul quale sono state addebitate poste non dovute risulta ancora in essere al momento della presentazione della domanda giudiziale, il correntista non può agire nei confronti dell’istituto di credito per ottenerne la ripetizione, potendo unicamente chiedere la rideterminazione del saldo del conto corrente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di ripetizione e/o di accertamento dell’avvenuto addebito di somme non dovute promossa dal correntista, spetta all’attore l’onere di provare l’esistenza di tali poste indebite illegittimamente applicate dalla banca mediante la produzione integrale degli estratti conto del rapporto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Milano 24 giugno 2019.




Il costo dell’assicurazione collegata al contratto di mutuo va inclusa nel calcolo del TEG

Contratti bancari – Mutuo rimborsabile con cessione del quinto dello stipendio – Assicurazione contro il rischio di perdita dell’impiego – Stipulata contestualmente al mutuo – Collegamento negoziale – Sussiste – Computabilità del costo dell’assicurazione nel calcolo del TEG – Affermazione

Il costo dell'assicurazione contro il rischio di perdita dell'impiego da parte del mutuatario, stipulata contestualmente all'erogazione del mutuo e menzionata nel contratto stipulato con la banca che ne è la beneficiaria, deve essere incluso nel calcolo del T.E.G. e rileva quindi ai fini dell'accertamento dell’usurarietà del contratto. Non vale ad escludere la natura usuraria del contratto la considerazione che le istruzioni della banca d'Italia per la rilevazione del T.E.G.M. vigenti all'epoca della sottoscrizione del contratto di finanziamento escludevano dal calcolo il costo dell'assicurazione in esame. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 04 marzo 2019.




Usura e sospensione dei termini di scadenza

Denuncia querela con riguardo ad ipotesi usura bancaria - Istanza per l’ottenimento del “provvedimento di sospensione dei termini art. 20, co. 7, L. 44/99 come modif. dall’art. 2, co. 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 e dall’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132)” - Ammissibilità in caso di superamento dei tassi-soglia ex l. 108/96

Considerato che il predetto procedimento penale ha riguardo ad una ipotesi di usura bancaria in relazione ad un contratto di mutuo e che gli esponenti in sede di denuncia querela hanno allegato consulenze di parte e relazioni tecniche da cui emerge che nel corso del predetto rapporto è stato applicato un tasso di interesse superiore al tasso soglia di riferimento, sicché è ipotizzabile nel caso specifico il fumus del reato di cui all’art. 644 c.p. e per cui visto l’art. 20, commi 7 e 7-bis, L. 44/99 nel testo introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. d) n. 1), L. n. 3/2012 nonché l’art. 38 bis D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge 1 dicembre 2018 n. 132) dispone la sospensione dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari ed ipotecari, nonché di ogni altro atto (decreti ingiuntivi, pignoramenti ecc.) e procedure aventi efficacia esecutiva per la durata di due anni. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 27 giugno 2019.




Limiti all’efficacia di titolo esecutivo del contratto condizionato di mutuo condizionato

Contratto di mutuo condizionato – Costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata – Assenza della rispettiva quietanza di versamento – Insussistenza dei requisiti ex art. 474 cpc

Il contratto condizionato di mutuo, caratterizzato dalla costituzione in deposito cauzionale della somma mutuata, la cui erogazione è subordinata all’avverarsi delle condizioni ivi previste, in caso di assenza del rispettivo atto di quietanza di versamento, non può essere utilizzato come titolo esecutivo ex art. 474 cpc per la restituzione delle somme che si assumono erogate. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri 02 aprile 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza solenne attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuatario e contestuale riconsegna al mutuante della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Inefficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, di talché la somma è rimasta giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario.

Dovendosi dare prevalenza alla effettiva volontà dei soggetti contraenti, in un siffatto negozio la effettiva disponibilità in capo al mutuatario della somma di denaro risulta subordinata alla condizione della regolare costituzione dell’ipoteca; sicché, da un lato, nessun valore può avere la quietanza rilasciata dal mutuatario nel contratto; dall’altro, una quietanza (nella forma solenne richiesta dall’art. 474 c.p.c.) per essere valida ovvero per integrare il mutuo ai fini della positiva efficacia di titolo esecutivo, avrebbe dovuto essere rilasciata al momento dell’effettivo svincolo delle somme in favore del mutuatario, senza che possa valere in contrario che ciò comporti un successivo atto pubblico con dispendio di tempi e costi, non potendo l’autonomia privata spingersi fino al punto di elidere i requisiti di forma necessari per attribuire ad un atto determinati effetti giuridici (quali l’idoneità a fungere da titolo esecutivo). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Fideiussioni: la mancata produzione del provvedimento di Banca d’Italia impedisce la dichiarazione di nullità delle clausole ABI

Nullità delle clausole delle fideiussioni bancarie riproducenti lo schema ABI

La rilevabilità d’ufficio della nullità delle clausole 2,6,8, delle fideiussioni, in quanto  riproducenti lo schema ABI già oggetto del provvedimento della Banca di Italia n 55 del 2 maggio 2005, è subordinata alla circostanza che detta nullità emerga dai fatti allegati e provati o comunque dagli atti di causa.

[Nello specifico, non essendo stato prodotto ritualmente lo schema predisposto dall’Abi oggetto dei rilievi della Banca di Italia è precluso alla Corte l’accertamento della fondatezza della dedotta corrispondenza ad esso delle clausole in questione.] (Francesco Denti) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 21 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Il contratto di mutuo con deposito cauzionale non è idoneo titolo esecutivo in assenza di quietanza attestante lo svincolo delle somme

Contratto di mutuo – Consegna al mutuante e contestuale riconsegna al mutuatario della somma mutuata in deposito cauzionale – Erogazione effettiva subordinata alla futura eventuale costituzione dell’ipoteca

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l'esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione della procedura esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata in contratto come erogata, quietanzata e riconsegnata alla banca, essa è stata costituita già con il contratto medesimo presso la stessa banca in deposito cauzionale infruttifero, a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, quindi ancora giacente presso la banca e non immediatamente disponibile per il mutuatario. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 27 giugno 2019.




Il fideiussore è liberato se viene accertata l’usura bancaria

Contratti bancari – Usura – Accertamento in sede civile – Obbligo di trasmissione deglli atti al PM – Sussiste – Liberazione dei fideiussori – Affermazione

In caso di condotta oggettivamente usuraria della banca, non solo vanno trasmessi gli atti al PM per verificare la sussistenza del delitto di usura bancaria, ma risultano sollevati dall’obbligazione di garanzia anche i fideiussori che hanno opposto il dolo della condotta usuraria quale eccezione che blocca la possibilità di agire nei loro confronti a prima richiesta sulla base della sola contabilità bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 23 aprile 2019.




Il correntista ha diritto ad avere copia del contratto anche se anteriore al decennio

Contratti bancari - Conto corrente - Diritto del cliente ad avere copia delle operazioni dell’ultimo decennio - Sussiste - Diritto del cliente ad avere copia dei contratti - Anteriori al decennio - Sussiste

Ai sensi dell'articolo 119, comma 4, T.U.B., il cliente ha diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Si tratta di un diritto sostanziale autonomo per il cui riconoscimento non assume alcun rilievo l'utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, nè può essere pretesa dell'istituto di credito l’allegazione di fatti giustificativi della richiesta. Il diritto alla consegna dei contratti bancari anche oltre il decennio deriva dall'articolo 117 T.U.B. il quale non solo ne prevede la forma scritta ad substantiam (per cui la relativa propria scritta deve essere conservato anche ai fini della dimostrazione della validità del rapporto), ma ne impone altresì la consegna di un esemplare ai clienti, i quali hanno pertanto diritto a ricevere copia, sia al momento della sottoscrizione, sia successivamente ad essa, qualora ne facciano espressa richiesta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 23 aprile 2019.




Il TAEG contrattuale da raffrontare al tasso soglia ai fini dell’usura è quello determinato senza includere i costi assicurativi

Cessione del quinto dello stipendio - Oneri economici - Usura

È legittimo il comportamento dell’istituto bancario che, nel calcolare il tasso soglia, si sia attenuto alle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura dal momento che non è ammissibile un confronto tra il tasso soglia stabilito periodicamente dalla Banca d’Italia ed un tasso di interesse determinato con l’aggiunta di un dato ivi non contemplato (i. e. le spese per assicurazione in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del debitore), visto che, in tal modo, verrebbero a compararsi due grandezze non omogenee, con conseguente incongruenza sotto un profilo logico e matematico, prima ancora che giuridico. (Studio Legale Nicastro & Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 18 giugno 2019.




Ai fini della verifica dell’usurarietà, i differenti tassi vanno tenuti distinti e confrontati con i rispettivi tassi-soglia

Contratti bancari – Conto corrente – Tassi applicati – Accertamento dell’usurarietà – Criteri di confronto con i tassi-soglia

Al fine di accertare l'usurarietà dei tassi convenuti sui rapporti in contestazione, il CTU deve determinare la base di calcolo da confrontare con il tasso soglia effettuando la separata comparazione del T.E.G. praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata, rispettivamente, con il tasso soglia e con la CMS-soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali, compensando poi l'importo dell'eventuale eccedenza della CMS rientrante nella soglia con il margine degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l'importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati.

Va verificata sulla base dei medesimi criteri anche l'eventuale usurarietà del tasso pattuito con riferimento agli interessi moratori, preso separatamente e non cumulato con quello corrispettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 29 gennaio 2019.




Esecuzione forzata promossa sulla base di mutuo fondiario e conseguenze della violazione del limite di finanziamento

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, T.U.B. – Nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418 cod. civ. – Esclusione – Qualificazione del contratto quale mutuo ordinario

In tema di mutuo fondiario, il superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario) non comporta la nullità del contratto per violazione di norme imperative ai sensi dell’art. 1418 cod. civ., atteso che la previsione normativa di siffatto limite configura un presupposto applicativo della disciplina speciale contenuta nel T.U.B. e nelle leggi speciali (e, in particolare, dei c.d. privilegi fondiari di cui agli artt. 39 e 41 T.U.B.), con la conseguenza che l’eventuale violazione del limite può condurre unicamente alla qualificazione del contratto nei termini di un mutuo ordinario ed alla mancata applicazione dei privilegi fondiari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 05 giugno 2019.




Per l’ammissione del mutuo al passivo fallimentare non occorrono gli estratti del conto corrente di accredito

Fallimento – Ammissione al passivo – Mutuo bancario – Prova del credito – Atto pubblico di erogazione – Sufficienza

In tema di contratto di mutuo, l’onere della prova dell’erogazione della somma data a mutuo è assolto dall’istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell’atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando al debitore che si opponga all’azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e egli accessori ovvero di altre cause estintive dell’obbligazione restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 15 aprile 2019.




Conto corrente bancario, ricostruzione del rapporto e oneri probatori

Conto corrente bancario - Invalida pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici - Ricostruzione del rapporto - Mancanza di una parte degli estratti conto - Primo estratto recante saldo a debito del cliente - Correntista convenuto o attore in giudizio - Differenti conseguenze sul regime probatorio

Nei rapporti bancari di conto corrente, esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e riscontrata la mancanza di una parte degli estratti conto, riportando il primo dei disponibili un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio. Nella prima ipotesi l'accertamento del dare e avere può attuarsi con l'impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono inoltre valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, idonei quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (tale da rendere impossibile la ricostruzione del rapporto di dare e avere tra le parti per il periodo successivo), così che i conteggi vengano rielaborati considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti; in mancanza di tali dati la domanda deve essere respinta. Nel caso di domanda proposta dal correntista, l'accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l'utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi i quali consentano di affermare che il debito, nell'intervallo temporale non documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o che permettano addirittura di affermare che in quell'arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 02 maggio 2019.




Anatocismo nel mutuo con ammortamento 'alla francese'

Mutuo con ammortamento c.d. “alla francese” – Calcolo della quota di interessi utilizzando la formula del c.d. “interesse composto” – Anatocismo – Esclusione

La ratio dell’art. 1283 c.c. non consiste nell’esclusione della progressione esponenziale degli interessi atteso che una tale progressione si realizza anche per effetto della convenzione tra creditore e debitore posteriore alla loro scadenza, che è esplicitamente ammessa dallo stesso art. 1283 c.c. Ne segue che non sussiste alcuna analogia tra l’art. 1283 c.c. e il mutuo a rata costante, anche nel caso in cui nel calcolo della quota di interessi di ciascuna rata del mutuo sia compreso un interesse composto. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Corte UE: Accolta la tesi di Bankitalia contro la decisione della Commissione che ha impedito il salvataggio di Banca Tercas

Aiuti di Stato - Intervento di un consorzio di diritto privato tra banche in favore di uno dei suoi membri - Autorizzazione dell'intervento da parte della banca centrale dello Stato membro - Decisione che dichiara l'aiuto incompatibile con il mercato interno - Ricorso di annullamento - Nozione di aiuto di Stato - Imputabilità allo Stato - Risorse statali

La Commissione non ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime.

La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l'intervento del FITD a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell'interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l'esercizio di un'influenza dominante sul FITD, avrebbero deciso di indirizzare l'uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 19 marzo 2019.




Il contratto di apertura di credito costituisce titolo esecutivo

Esecuzione forzata – Credito bancario derivante da apertura di credito assistita da garanzia ipotecaria – Valore di titolo esecutivo – Affermazione – Spettanza del privilegio ipotecario – Sussiste

Il contratto di apertura di credito su conto corrente assistito da garanzia ipotecaria deve ritenersi titolo esecutivo, in quanto la somma di denaro che costituisce l’oggetto dell’obbligazione è chiaramente determinata con riferimento all’importo dell’apertura di credito, ed ove sorga questione relativamente agli oneri accessori, ove i criteri di calcolo siano esattamente previsti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 11 aprile 2019.




Usura nel contratto di mutuo: modalità di calcolo

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Somma del tasso corrispettivo e del tasso di mora previsti in contratto – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Analisi di una singola rata – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Verifica condotta sul solo tasso di mora – Esclusione

Contratto di mutuo – Verifica dell’usurarietà – Rilevazione TAEG del singolo contratto – Metodo utilizzato dalla banca d’Italia – Necessità

È escluso che, ai fini della verifica dell’usurarietà del contratto di mutuo, il TEG (tasso effettivo globale) possa calcolarsi sommando il tasso corrispettivo ed il tasso di mora previsti in contratto, dal momento che il debitore, a seconda che sia adempiente o meno, paga l’uno o l’altro.

Premesso che, ai sensi dell’art. 2, comma 1, l. n. 108/96, il tasso medio rilevante al fine del calcolo del tasso soglia deve essere effettivo, globale e riferito ad anno, non è possibile sottoporre a verifica la singola rata del contratto di mutuo al fine di dichiarare usurario il contratto.

Il carattere di globalità del tasso medio rilevante ai fini del calcolo dell’eventuale usurarietà del contratto di mutuo, e di conseguenza il carattere di globalità del “tasso soglia”, esclude che allo stesso fine possano confrontarsi con il tasso soglia il solo tasso di mora.

Ai fini della verifica dell’eventuale usurarietà del contratto di credito il TAEG, ossia il tasso annuo effettivo globale del singolo contratto deve essere calcolato secondo il metodo prescritto dalle Istruzioni della Banca d’Italia (§ 3, lett. b), perché, qualora si seguisse un metodo diverso, verrebbero meno 1) la determinatezza della norma che definisce il reato di usura e  2) la conoscibilità ex ante del tasso medio del credito rilevato e pubblicato in funzione sia del principio nullum crimen sine previa lege (art. 25 Cost.), sia della libertà dell’imprenditore bancario di pianificare la propria offerta economica nel rispetto della legalità evitando la sanzione civile comminata dall’art. 1815 cpv. c.c. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Trasparenza delle operazioni bancarie

Contratti bancari – Trasparenza – Indicatore Sintetico di Costo – Costi esclusi

Nel calcolo dell’ISC (indicatore sintetico di costo) deve tenersi conto esclusivamente dei costi del credito ai sensi del D.M. 8 luglio 1992, integrato dal D.M. 6 maggio 2000, con la conseguenza che nel calcolo predetto non deve tenersi conto delle spese per “assicurazione incendio”, per “cancellazione ipoteca”, per “restrizione e riduzione ipoteca”, per “accollo”. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.




Anatocismo: Applicazione interessi ultra legali, CMS, spese in assenza di pattuizione scritta, prescrizione

Anatocismo – Applicazione interessi ultra legali, CMS e spese in assenza di pattuizione scritta – Prescrizione: decorrenza e onere della prova

In relazione alla contestazione del correntista sui tassi debitori applicati, la banca è tenuta a produrre in giudizio la scheda contrattuale nella misura in cui la stessa pretenda un interesse superiore a quello legale ex art. 1284 c.c.

La CMS rappresenta il corrispettivo destinato a remunerare la specifica prestazione della banca, consistente nell’immediata ed integrale messa a disposizione dei fondi. In genere tale commissione viene calcolata non sull’importo del fido accordato, ma sul massimo saldo passivo del cliente, con riferimento a ciascun periodo di liquidazione degli interessi. Al pari di ogni altra pattuizione contrattuale, deve essere determinata o almeno determinabile al momento in cui il contratto è stato concluso.

La prescrizione decennale decorre dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta per le rimesse solutorie, dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto per le rimesse aventi invece natura ripristinatoria secondo i principi espressi da Sezioni Unite n. 24418/10. Una volta che la parte convenuta abbia formulato la propria eccezione di prescrizione, compete al giudice verificare tramite ctu quali rimesse, per essere ripristinatorie, o attuate su conto in attivo, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. (Giampaolo Mignolli) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 agosto 2018.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Anatocismo, prescrizione e decorrenza e onere della prova

Anatocismo – Prescrizione: decorrenza e onere della prova

Nell’esame dell’eccezione di prescrizione formulata dalla banca, non assume rilievo la questione dell’indicazione puntuale dei versamenti che risulterebbero coinvolti dalla dedotta prescrizione, risultando piuttosto dirimente la problematica della prova dell’affidamento in conto.

La banca è onerata non tanto di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con ctu contabile, quanto di sollevare l’eccezione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio indicando il limite dell’affidamento, qualora ne sia dimostrata in causa l’esistenza.

L’affidamento del rapporto è evincibile anche da elementi evincibili dall’analisi degli estratti conto, quali l’applicazione di interessi entro e fuori fido, di CMS e di spese per gestione fido, nonché dalle risultanze della Visura della Centrale Rischi. (Giampaolo Mignolli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 15 maggio 2019.




Contratto di mutuo, usura, metodologia di calcolo e derivato

Contratto di mutuo - Usura - Metodologia di calcolo - Infondatezza della domanda - Anatocismo nel piano di ammortamento - Insussistenza - Omessa indicazione del TAEG/ISC ed indeterminatezza delle condizioni - Insussistenza - Contratto di Interest rate swap -  Obblighi informativi - Alea - Rischi dell'operazione e misura degli stessi - Nullità del contratto e condanna alla restituzione dell'indebito

Ai fini della determinazione del TEG, non può operarsi il cumulo del tasso corrispettivo e del tasso moratorio. La verifica del superamento del tasso soglia va effettuata parallelamente e separatamente con riferimento al tasso degli interessi in discorso, che assolvono a funzioni completamente diverse. Non ha alcuna rilevanza una eventuale verifica di usura relativa ad ipotesi di ritardo nel pagamento non effettive.

E' palesemente infondato l'assunto secondo cui il piano di ammortamento c.d. alla francese generi un indebito conteggio anatocistico degli interessi.

Fuori dalle ipotesi di cui all'art. 125 bis TUB, la mancata o erronea indicazione del TAEG/ISC costituisce mera violazione di regola di comportamento, idonea a fondare una possibile obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale, sempre che siano allegati e dimostrati i corrispondenti elementi costitutivi.

In materia di IRS, il cliente deve essere stato posto nella condizione di prefigurarsi i rischi assunti e la loro misura. In difetto, mancando l'alea razionale, si deve dichiarare la nullità del contratto. In particolare, l'operatore finanziario deve obbligatoriamente indicare: 1) gli scenari di probabilità; 2) le modalità di calcolo market to market; 3) la misura dei rendimenti attesi in base alle curve farward implicite nella curva dei tassi per scadenza; 4) i costi di hedging, i costi del rischio di credito ed il  margine in favore dell'Istituto. Dalla nullità del contratto consegue il diritto del cliente a ripetere gli importi versati a titolo di differenziali, oltre interessi al tasso legale dalla data della domanda giudiziale. (Giuseppe de Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 11 giugno 2019.




Ineludibilità del fattore TEMPO nella verifica usuraria degli scenari contrattualizzati

Contratto di mutuo – TEG usurario promesso per l’estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, con e senza compenso/penale di estinzione/risoluzione anticipata – Necessità di indicare il fattore tempo

Nella verifica per l’accertamento della usurarietà pattizia del TEG promesso in caso di estinzione o risoluzione anticipata del mutuo, non può prescindersi dalla indicazione del fattore tempo per lo sviluppo del T.I.R. e ciò sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 13 maggio 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Contratto di interest rate swap con finalità di copertura e mancato rispetto della Determinazione Consob del 26 febbraio 1999

Contratti bancari – Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap con finalità di copertura – Mancato rispetto delle condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 – Non meritevolezza degli interessi perseguiti dal contratto ai sensi dell’art. 1322 c.c. – Conseguenze – Inefficacia

Il contratto di interest rate swap stipulato con finalità di copertura deve rispettare le condizioni di cui alla Determinazione Consob del 26 febbraio 1999 e, in mancanza, deve ritenersi che non persegua interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c., da ciò conseguendo che lo stesso deve ritenersi inefficace sicché il cliente ha diritto alla restituzione di quanto versato in esecuzione del contratto a titolo di differenziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nel caso di specie, mancava ogni correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie  dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine].
Tribunale Mantova 24 maggio 2019.




Azione di ripetizione di indebito in materia bancaria e successione nei crediti di società cancellata dal registro delle imprese

Azione ripetizione indebito – Successione nei crediti di società cancellata – Mere pretese non incluse nel bilancio di liquidazione – Rinuncia

Un meccanismo di tipo successorio in capo agli ex soci di una società cancellata dal registro delle imprese, con riguardo a mere pretese ovvero a diritti di credito ancora incerti o illiquidi, si verifica soltanto nell'ipotesi in cui dette ragioni di credito siano state incluse nel bilancio di liquidazione della società nonchè diligentemente azionate o coltivate: in difetto, sono da ritenersi rinunciate e intrasmissibili ai soci. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Nuoro 15 febbraio 2019.




Nullità delle fideiussioni omnibus conformi allo schema predisposto dall’ABI

Concorrenza – Normativa antitrust – Giudizio ex art. 33, comma 2, legge 287 del 1990 – Principio di effettività e di unitarietà dell’ordinamento – Carattere di prova privilegiata del provvedimento amministrativo nel giudizio civile in relazione alla accertata violazione della normativa in tema di concorrenza – Sussiste

In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dalla L. n. 287 del 1990, art. 2, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui alla L. n. 262 del 2005, art. 19, comma 11, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 22 maggio 2019.




Mutuo fondiario e onere della prova dell'erogazione della somma data a mutuo

Credito fondiario - Distribuzione dell'onere della prova tra creditore e debitore sulla erogazione del mutuo e sulla restituzione delle somme - Opposizione allo stato passivo - Fattispecie

In caso di stipulazione del contratto di mutuo fondiario ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 7 del 1976, l'onere della prova dell'erogazione della somma data a mutuo è assolto dall'istituto di credito mutuante mediante la produzione in giudizio dell'atto pubblico notarile di erogazione e quietanza, spettando, in tal caso, al debitore che si opponga all'azione esecutiva del creditore dare la prova della restituzione della somma mutuata e degli accessori ovvero di altre cause estintive dell'obbligazione restitutoria. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione con la quale il Tribunale, decidendo sull'opposizione al diniego d'ammissione allo stato passivo del fallimento di un credito portato da alcuni contratti di mutuo fondiario cui risultavano allegati i rispettivi atti di quietanza ed erogazione parziale, aveva motivato l'esclusione con la mancanza degli estratti conto comprovanti l'erogazione delle somme mutuate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 15 aprile 2019.




Revocatoria ai sensi dell’art. 67, co. 2, L. Fall. del pagamento ottenuto con la vendita di titoli obbligazionari costituiti in pegno

Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno

L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 aprile 2019.




Responsabilità della banca nella vendita di diamanti da investimento

Compravendita di oggetti preziosi (nel caso di specie diamanti) – Applicabilità del t.u.f – Esclusione

Promozione da parte di un istituto di credito della vendita di diamanti da investimento ad un prezzo molto superiore a quello di mercato – Responsabilità da contatto sociale – Sussistenza

Attività di vendita di diamanti da investimento con la collaborazione di un istituto di credito – Sua riconducibili alle attività connesse a quella bancaria – Conseguenze

La vendita di oggetti preziosi non è riconducibile ad un’attività di investimento di natura finanziaria, con conseguente inapplicabilità ad essa della disciplina del T.U.F., se non quando al trasferimento di proprietà del bene prezioso sia collegato un contratto che riconosce una o più opzioni all’acquirente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La fonte della responsabilità della banca che abbia promosso la vendita di diamanti ad un prezzo di molto superiore a quello di mercato va individuata  nel rapporto intercorso tra il cliente e l’istituto di credito, che fa sorgere a carico di quest’ultimo un obbligo di informazione e di protezione nei confronti del primo, a salvaguardia dell’affidamento in lui generato dalle specifiche competenze professionali della banca e dalle concrete modalità seguite per promuovere la vendita, ed il suo fondamento normativo può essere individuato, come suggerito dalla difesa attorea, nel disposto dell’art. 1173 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’attività di vendita di beni preziosi, alla quale abbia contribuito un istituto di credito, può ricondursi al novero delle attività connesse a quella bancaria che l’art.8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994  definisce come “attività accessoria  che  comunque  consente  di sviluppare l'attivita' esercitata”, al pari della intermediazione nella conclusione di polizze rc auto o di compravendita di biglietti per eventi culturali o a musei e attrazioni varie, alle quali gli istituti di credito sono dediti da tempo. Essa può quindi essere fonte di responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 maggio 2019.




Diritto dei fideiussori ad ottenere copia della documentazione ex art. 119 TUB

Diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria - Garante - Sussistenza

Anche il garante ha diritto ad ottenere copia della documentazione afferente il rapporto garantito, dovendosi alla fattispecie ritenere applicabili gli stessi principi che regolano il rapporto tra la banca ed il cliente principale, poichè tra la prima ed il fideiussore, al momento della sottoscrizione dell’obbligazione, sorge un rapporto diretto e/o qualificato basato sul fatto che i fideiussori sono potenzialmente destinatari degli effetti del rapporto.

Il diritto - anche per il fideiussore - di ottenere la consegna della documentazione dalla Banca trae fondamento dall'art. 119 TUB, ma ancor prima dal dovere di comportarsi secondo buona fede nell’esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c.. e secondo correttezza (art. 1175 c.c). (Alessandro Pontremoli) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 30 maggio 2019.




Monopolio Poste Italiane: conto corrente e determinazione unilaterale della commissione

Regime di monopolio legale di Poste Italiane S.p.A. per la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta ICI - Compatibilità con gli artt. 14 e 106, paragr. 2, TFUE - Questione pregiudiziale - Potere di Poste Italiane S.p.A. di determinazione unilaterale dell'importo della "commissione" dovuta dal concessionario della riscossione ICI - Compatibilità con gli artt. 106, paragr. 2, 107, paragr. 1, e 102, paragr. 1, TFUE - Questione pregiudiziale

La Terza Sezione Civile ha sollevato innanzi alla CGUE, ex art. 267 del TFUE, le seguenti questioni pregiudiziali:

1) se osti agli artt. 14 TFUE (già art. 7D Trattato, poi art. 16 TCE) e 106 paragr. 2, TFUE (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) ed all’inquadramento nello schema del servizio di interesse economico generale (SIEG) una normativa come quella prevista dal combinato disposto dell’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992 con l’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, alla stregua della quale viene istituita e mantenuta – anche successivamente alla privatizzazione dei servizi di “bancoposta” erogati da Poste Italiane s.p.a. – una riserva di attività (regime di monopolio legale) a favore di Poste Italiane s.p.a. avente ad oggetto la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta del tributo locale ICI, tenuto conto dell’evoluzione della normativa statale in materia di riscossione delle imposte, che almeno a far data dall’anno 1997, consente al contribuente ed anche agli enti locali impositori, di avvalersi liberamente di modalità di pagamento e riscossione dei tributi (anche locali) attraverso il sistema bancario;

2) qualora l’istituzione del monopolio legale dovesse essere riconosciuta rispondente alle caratteristiche del SIEG, se osti agli artt. 106, paragr. 2, TUEF (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) e 107, paragr. 1, TUEF (già art. 92 Trattato, poi art. 87 TCE), secondo l’interpretazione di tali norme fornita dalla Corte di Giustizia con riferimento ai requisiti intesi a distinguere una misura legittima – compensatoria degli obblighi di servizio pubblico – da un aiuto di Stato illegittimo, una normativa come quella risultante dal combinato disposto degli artt. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996 e 3, comma 1, del d.P.R. n. 144/2001, che attribuisce a Poste Italiane s.p.a. il potere di determinazione unilaterale dell’importo della “commissione” dovuta dal Concessionario (Agente) della riscossione del tributo ICI, ed applicata su ciascuna operazione di gestione effettuata sul conto corrente postale intestato al Concessionario/Agente, tenuto conto che Poste Italiane s.p.a. con delibera del consiglio di amministrazione n. 57/1996 ha stabilito detta commissione in Lire 100 per il periodo 1.4.1997-31.5.2001 ed in Euro 0,23 per il periodo successivo all’1.6.2001;

3) se osti all’art. 102, paragr. 1, TUEF (già art. 86 Trattato, poi art. 82, paragr. 1, TCE), come interpretato dalla Corte di Giustizia, un complesso normativo quale quello costituito dall’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, dall’art. 3, comma 1, del d.P.R. n. 144 del 2001 e dall’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, dovendo necessariamente assoggettarsi il Concessionario (Agente) al pagamento della “commissione”, così come unilateralmente determinata e/o variata da Poste Italiane s.p.a., non potendo altrimenti recedere dal contratto di conto corrente postale, se non incorrendo nella violazione dell’obbligo prescritto dal citato art. 10, comma 3, e nel conseguente inadempimento all’obbligazione di riscossione dell’ICI assunta nei confronti dell’ente locale impositore. (massima ufficiale)
Cassazione penale 23 maggio 2019.




Quesito al CTU: Mutuo indicizzato al franco svizzero e applicazione del tasso sostitutivo dei BOT

Mutuo – Mancata indicazione nel contratto del tasso di cambio convenzionale – Tasso sostitutivo dei BOT – Estinzione anticipata – Ricalcolo del piano di ammortamento – Modalità – Fattispecie in tema di mutuo indicizzato al franco svizzero

  Tribunale La Spezia 22 maggio 2019.




Fideiussione omnibus, violazione art. 2 l. n 287/1990 e provvedimento Banca d'Italia del 2 maggio 2005 nei confronti dell'ABI

Contratto di fideiussione omnibus – Nullità per violazione dell'art. 2, comma 2, lett. a), I. n. 287/1990 – Attitudine del provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005 a provare condotte anticoncorrenziali delle banche – Sussiste – Il giudice del merito è tenuto a valutare la coincidenza delle disposizioni della fideiussione con le condizioni oggetto di intese restrittive – Sussiste – Irrilevanza dell'attuazione o mancata attuazione della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario

In tema di accertamento dell'esistenza di intese restrittive della concorrenza vietate dall'art. 2 I. n. 287/1990, con particolare riguardo a clausole relative a contratti di fideiussione da parte delle banche, il provvedimento adottato dalla Banca d'Italia prima della modifica di cui all'art. 19, comma 11, I. n. 262/2005, possiede, al pari di quelli emessi dall'Autorità Garante per la Concorrenza, una elevata attitudine a provare la condotta anticoncorrenziale, indipendentemente dalle misure sanzionatorie che siano pronunciate, e il giudice del merito è tenuto, per un verso, ad apprezzarne il contenuto complessivo, senza poter limitare il suo esame a parti isolate di esso, e, per altro verso, a valutare se le disposizioni convenute contrattualmente coincidano con le condizioni oggetto dell'intesa restrittiva, non potendo attribuire rilievo decisivo all'attuazione, o non attuazione, della prescrizione contenuta nel provvedimento amministrativo con cui è stato imposto all'ABI di estromettere le clausole vietate dallo schema contrattuale diffuso presso il sistema bancario. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 22 maggio 2019.




La nullità della fideiussione si estende ai contratti ‘a valle’

Fideiussione - Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale, una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 della Legge antitrust che travolge l'intero contratto fideiussorio. (Simona Ristori) (riproduzione riservata) Tribunale Siena 14 maggio 2019.




Apertura di credito ipotecaria e indicazione ISC/TAEG – Fideiussione omnibus e normativa antitrust

Nullità dell'apertura di credito ipotecaria per mancata indicazione del TAEG/ISC

Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust

A decorrere dal I° Ottobre 2003 il TAEG/ISC rappresenta un elemento fondamentale del contratto, la cui omessa indicazione costituisce un grave vizio genetico, comportante la nullità del contratto stesso; con conseguente sostituzione del tasso contrattuale con il tasso legale o il tasso minimo dei buoni del tesoro annuali ex art. 117 TUB. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)

La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale. La conseguenza di tale nullità non può che travolgere l'intero contratto fideiussorio, trattandosi di una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 Legge antitrust.
La norma attribuisce rilievo anche al negozio a valle, inteso come prodotto (“effetto”) dell’intesa vietata, è la norma stessa che tratta il prodotto dell’intesa vietata alla stessa stregua di un subcontratto, come fattispecie che attinge direttamente alla causa dell’intesa vietata, contaminandone di fatto il sinallagma rispetto all’ordine pubblico economico. (Simona Ristori) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 14 maggio 2019.




Clausola di competenza asimmetrica e foro esclusivo per le sole controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti

Eccezione di incompetenza – Clausola asimmetrica

La clausola di competenza asimmetrica viene in rilievo nel caso in cui  il foro esclusivo operi solo per le controversie intraprese dal mutuatario e dai garanti, ma non per quelle avviate dalla banca.

Nel caso in cui in un contratto di mutuo sia inserita la clausola secondo la quale per ogni controversia è competente in via esclusiva il tribunale nella cui giurisdizione ha sede legale la banca, detta pattuizione comporta l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori previsti dalla legge.

Detta clausola quindi non può essere qualificata “asimmetrica” perché è previsto come foro esclusivo quello in cui ha sede legale la banca ed altresì non è stata pattuita la facoltà di introdurre la lite dinnanzi al giudice che sarebbe competente secondo i criteri ordinari. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 28 maggio 2019.




Contratto di apertura di contro corrente e diritto alla consegna della documentazione contrattuale

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Documentazione sintetica – Documentazione analitica

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Documentazione sintetica – Documentazione analitica – Limitazione temporale – Spese

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Inesistenza limite temporale decennale – Documentazione contabile

Contratto di apertura di contro corrente – Diritto alla consegna della documentazione contrattuale – Modalità di esercizio della richiesta

Il primo comma dell’art. 119 riconosce al cliente il diritto di ricevere in forma scritta, alla scadenza del contratto e comunque almeno una volta all'anno, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento dell’intero rapporto, il quarto comma della citata disposizione prevede il diverso diritto del cliente di ottenere copia della documentazione concernente le singole operazioni degli ultimi dieci anni. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

La limitazione ai dieci anni anteriori, così come l’obbligo di pagamento delle spese di copia, costituiscono delle previsioni specificamente dettate solo per i documenti relativi alle singole operazioni, limitazioni che non devono essere estese impropriamente anche ai documenti sintetici di cui al primo e secondo comma del 119, soprattutto in assenza di un’esplicita volontà legislativa in tal senso. Né appare corretto applicare analogicamente la disciplina del IV comma anche al I comma in quanto, trattandosi di norma eccezionale e limitativa del diritto alla trasparenza, non dovrebbe essere applicata estensivamente ai danni del cliente. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

Ritenere che la banca possa essere tenuta alla conservazione dei documenti contabili solo per l’ultimo decennio equivarrebbe a privare il cliente del diritto all’informazione e, conseguentemente, significherebbe far venir meno l’obbligo di trasparenza della banca. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)

Il cliente, nell’effettuare la richiesta di consegna della documentazione, non deve indicare le singole operazioni (altrimenti gli verrebbe imposto un onere “diabolico” di individuarle con precisione) e non è tenuto a rendere note le ragioni per le quali abbia richiesto il rilascio della documentazione, essendo sufficiente fornire gli elementi minimi tali da consentire l'individuazione dei documenti richiesti: i dati relativi al soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui è correlata la richiesta, il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si sono svolte. (Gianluca Bozzelli) (Concetta Laudiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 31 gennaio 2019.




Leasing e usura: nel calcolo del TEG interesse corrispettivo e moratorio non si sommano

Contratto di leasing – Usurarietà del tasso d’interesse – Verifica – Sommatoria di tasso corrispettivo e tasso moratorio – Esclusione

Per la stessa struttura del contratto di leasing, il tasso moratorio e quello corrispettivo non possono mai trovarsi ad essere applicati congiuntamente in relazione ad un medesimo periodo temporale. Il tasso di mora sostituisce il tasso corrispettivo e, pertanto, i due tassi non possono sic et simpliciter sommarsi tra loro. Pertanto l’utilizzatore può essere tenuto a corrispondere, per un certo periodo, o il tasso corrispettivo (se il capitale deve ancora scadere) o il tasso di mora (se la rata è già scaduta), mentre non può (né mai potrebbe) essere chiamato a pagare un tasso di interesse periodale pari alla somma del tasso corrispettivo e della mora. Questa considerazione esclude che il T.E.G contrattuale ai fini della verifica dell’usura possa corrispondere alla sommatoria dei tassi.

La clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso soglia usura impedisce “ab origine” che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura impedisce che il debitore possa invocare le sanzioni di cui all’art. 1815 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 20 dicembre 2018.




Contratto di mutuo con deposito cauzionale inidoneo a supportare l’esecuzione forzata

Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Assenza d’una quietanza in forma solenne che attesti lo svincolo – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

I contratti di mutuo c.d. condizionati, non documentando l’esistenza di un diritto di credito dotato del requisito della certezza, sono strutturalmente inidonei, ancorché stipulati con atto pubblico, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme pattuite, se non seguito dall’atto di erogazione e quietanza, l’unico idoneo a comprovare  il perfezionamento di una fattispecie  a formazione progressiva e l’effettiva dazione del denaro al mutuatario.

L’accreditamento delle somme non è però sufficiente a documentare un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c., presupponendo il contratto di mutuo condizionato una semplice promessa relativa alla dazione del denaro che implica  una  necessaria e successiva manifestazione di volontà, che gli stessi contraenti si obbligano a prestare, relativa alla effettiva dazione della somma ed alla quale è subordinata la nascita dell’obbligo di restituzione.

Costituisce contratto di mutuo condizionato quel contratto in cui, pur dichiarando il mutuatario di ricevere la somma mutuata e rilasciando ampia e liberatoria quietanza, la stessa somma mutuata viene riconsegnata alla banca perché venga costituita in deposito cauzionale infruttifero costituito presso l’istituto bancario e quindi svincolata decorso il termine fissato e previa produzione da parte dei mutuatari della documentazione attestante l’adempimento delle obbligazioni assunte con riferimento alla iscrizione ipotecaria sugli immobili individuati e il grado della stessa, evincendosi una assenza di disponibilità della intera  somma  in capo al mutuatario nell’immediatezza della conclusione del contratto.

Costituisce valido titolo esecutivo autonomo quello che deve integrarsi, per le statuizioni accessorie, con i documenti richiamati nel titolo o con atti ad esso esterni, salvo che non sia richiesta una specifica attività di accertamento ovvero vi sia il riferimento ad obbligazioni per crediti diversi o a pattuizioni contenute in autonomo patto aggiunto. L’obbligo, pattuito nel contratto di mutuo, di fornire documentazione aggiuntiva pena la risoluzione del contratto implica una positiva attività di accertamento, in assenza della quale il mutuatario mai entrerà nella disponibilità della somma stessa. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 16 maggio 2019.




Indeterminatezza della clausola di determinazione degli interessi e nuovo piano di ammortamento con tasso legale e quote capitali costanti

Indeterminatezza clausola determinazione degli interessi nel contratto di mutuo – Mancata indicazione del regime finanziario adottato – Violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. – Conseguenze – Applicazione tasso legale – Quote capitali costanti

Alla mancata indicazione del regime finanziario adottato in un contratto di mutuo e, quindi, alla indeterminatezza della clausola inerente il calcolo degli interessi, consegue la violazione dell’art. 1284, comma 3, c.c. e dunque il ricalcolo del piano di ammortamento a rata costante in regime di interesse semplice a tasso legale, fermi restando gli oneri e le spese pattuiti. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona 28 marzo 2019.




Viola il canone della buona fede il creditore che non risponde alle sollecitazioni del datore del pegno e non si attiva per la liquidazione del bene

Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.

Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 14 maggio 2019.




Legittimità all’azione monitoria nei confronti della banca per mancato rilascio di documentazione bancaria ex art. 119 T.U.B.

Legittimità dell’azione monitoria dell’utente bancario e del garante/fideiussore nei confronti della banca a seguito del mancato rilascio di documentazione bancaria richiesta ex art. 119 T.U.B.

L’utente bancario è pienamente legittimato a ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. c.p.c. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119 del D. Lgs n. 385/1993, posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario e i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto (Trib Padova n. 2878/2016).

Deve ritenersi che tali identici principi siano applicabili anche all’ipotesi di proposizione dell’istanza ex art. 119, IV co., T.U.B. da parte del garante e ciò in quanto, dal momento stesso della costituzione della garanzia, sorge tra il fideiussore ed il creditore garantito un rapporto diretto e comunque qualificato, anche alla luce del fatto che il garante è soggetto potenzialmente destinatario degli effetti del rapporto garantito; che tale diritto risulti, altresì, intimamente connesso alla natura stessa della garanzia fideiussoria, che si pone rispetto all’obbligazione principale garantita in rapporto di accessorietà e dipendenza; che, dunque, se si considera che proprio in virtù di tale dipendenza, il fideiussore ha diritto, ai sensi dell’art. 1945 c.c., di opporre al creditore garantito le eccezioni proponibili dal debitore – relative, cioè, all’esistenza ed alla validità dell’obbligazione garantita - non si vede ragione per escludere il diritto del garante di proporre, in luogo del garantito, istanza ai sensi dell’art. 119, co. 4, T.U.B. nei confronti del creditore (Trib. Prato del 13.4.2015). (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 03 aprile 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. e onere della prova

Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. – Onere della prova della cessione del credito

Nel caso di cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B., a fronte dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale e/o ad agire per mancata prova della cessione del credito, la cessionaria non si può limitare a produrre la Gazzetta Ufficiale in cui risulta pubblicato l’avviso di cessione dei crediti, ma deve dimostrare documentalmente ed in maniera circostanziata l’avvenuta cessione del credito oggetto di causa. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 09 aprile 2019.




Contratto di conto corrente: legittimazione attiva del garante/fideiussore, prescrizione, anatocismo, usura, spese e azione di accertamento negativo

Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 aprile 2019.




Sanzioni irrogate da Banca d'Italia, mancata comunicazione all'incolpato della proposta formulata dalla Commissione per l'esame delle irregolarità e violazione del diritto di difesa

Sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia - Comunicazione all'incolpato della proposta della Commissione per l'esame delle irregolarità - Omessa previsione - Conseguenze - Lesione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa - Violazione delle tutele di cui all'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Esclusione - Fondamento

In tema di sanzioni irrogate dalla Banca d'Italia, deve escludersi che la mancata comunicazione all'incolpato della proposta conclusiva formulata dalla Commissione per l'esame delle irregolarità al Direttorio della medesima Banca comporti la violazione del diritto di difesa e dei principi sanciti dall'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo perché il procedimento amministrativo deve ritenersi "ab origine" conforme alle prescrizioni di tale ultima disposizione, essendo il provvedimento sanzionatorio impugnabile davanti ad un giudice indipendente ed imparziale, dotato di giurisdizione piena e presso il quale è garantito il pieno dispiegamento del contraddittorio tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 22 marzo 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




Derivati sottoscritti da P.A., elementi essenziali del contratto e obbligo dell’intermediario di esplicitare l’iniziale valore negativo

Derivati sottoscritti da P.A. – Accordo negoziale fra le parti – Elemento essenziale del contratto – Obbligo dell’intermediario di esplicitare l’iniziale valore negativo del contratto in adempimento dei doveri di cui all’art 21 t.u.f. – Sussiste

Costituisce elemento essenziale del contratto swap (richiesto a pena di nullità ex art 1325 c.c.), il costo -ovvero il margine / remunerazione / corrispettivo spettante alla banca che ha costruito il derivato- che, inserito nella struttura dello swap, influisce certamente sulla misura del mark to market iniziale e, quindi, sull’alea che ciascuna parte si assume; esso deve pertanto essere oggetto di consapevole consenso del cliente, in quanto – in assenza di un mercato con prezzi confrontabili – detto elemento, di difficile conoscibilità per il cliente, è essenziale per la valutazione di opportunità che precede la stipula del contratto derivato nonchè per l’espressione di una consapevole e valida volontà negoziale. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)

E’ “inconcepibile” che la banca/intermediario possa non esplicitare nel contratto IRS la presenza e l’entità del margine di profitto, ed in ogni caso il valore di partenza negativo del contratto a svantaggio del cliente, in quanto una tale situazione è in grado di falsare l’equilibrio probabilistico e dunque contrattuale tra le parti, le quali possono certamente addivenire ad un contratto aleatorio (il cui scopo sia una scommessa sull’andamento di un parametro finanziario come l’Euribor) purché i termini della scommessa siano assolutamente trasparenti per entrambi i contraenti. (Duilio Manella) (riproduzione riservata)
Appello Milano 13 febbraio 2019.




Banche venete: perimetro della cessione a SGA e operazioni relative a finanziamenti correlati con acquisti di titoli della Banca: improcedibilità dell’azione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Banche venete – Cessione di crediti deteriorati a SGA – Definizione del perimetro della cessione – Pretese nei confronti della cessionaria – Violazioni della normativa sui servizi di investimento – Pretese relative a rapporti di finanziamento correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca – Esclusione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Improcedibilità delle azioni nei confronti dell’ente sottoposto a LCA – Domanda di accertamento e declaratoria di nullità o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione

In forza dell’art. 2.4 del contratto di cessione 11 aprile 2018, con il quale i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa - in attuazione di quanto previsto dall’art. 5 del decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e dal successivo decreto ministeriale 22 febbraio 2018 - hanno ceduto a S.G.A. S.p.A. una serie di rapporti e crediti “deteriorati”, si deve ritenere che nei confronti della cessionaria non si possano far valere né pretese inerenti operazioni di acquisto di titoli azionari della Banca o conseguenti alla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite a tali titoli, né pretese relative ai rapporti di finanziamento (e ai relativi crediti e debiti) correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca medesima, trattandosi di posizioni che non sono affatto passate in capo alla cessionaria per effetto della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ improcedibile, ai sensi dell’art. 83, commi 1 e 3, TUB, la domanda di accertamento e declaratoria di nullità (o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione) di un’operazione complessa di finanziamento per acquisto di azioni proprie vietata dall’art. 2358 c.c. che sia proposta senza alcuna richiesta restitutoria o risarcitoria, in quanto, dietro le citate domande, le quali non possono essere fine a sé stesse (pena la carenza di interesse ad agire), si cela in realtà una richiesta di accertamento di crediti restitutori e/risarcitori, del cliente verso la Banca, i quali devono essere necessariamente assoggettati alla procedura amministrativa di formazione del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 maggio 2019.




Forma della fideiussione e sorte del contratto contenente clausole schema ABI

Fideiussione – Forma – Difetto sottoscrizione creditore – Irrilevanza

Fideiussione – Schema ABI – Nullità parziale – Condizioni

Il contratto di fideiussione non richiede l’accettazione espressa del creditore atteso che l'obbligazione fideiussoria sorge per effetto della proposta del fideiussore non rifiutata dall’oblato-creditore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, in un’ottica di conservazione del contratto può determinare unicamente la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle relative clausole (articoli 2-6-8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI), sempre che il fideiussore abbia  dato la prova che dette intese siano confluite nel contratto in questione e della lesione della sua liberta contrattuale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




L’essere il più semplice nel campo dei derivati non rende il plan vanilla adatto a qualunque tipo di investitore

Il Derivato che assume veste speculativa - Obbligo di raccolta delle informazioni - Giudizio di non appropriatezza - Non aver impedito l’operazione - Obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna - Onere sull’intermediario di fornire prova positiva ex art. 23 TUF - Condanna al risarcimento del danno causato alla cliente

Contratto Plan vanilla - Mancanza di pregressa esperienza e di conoscenza in derivati - Operazione non appropriata - Mancata rilevazione da parte dell’intermediario e di segnalazione alla cliente

Quando il contratto derivato perde la sua naturale connotazione di copertura per assumere una veste speculativa, è onere dell’intermediario, attenersi alla regola dell’appropriatezza, sicché, anche se il giudizio di non appropriatezza o l’impossibilità di formulare un giudizio per insufficienza delle informazione non impedisce l’operazione, ciò nonostante l’intermediario ha l’obbligo di avvertire il cliente che l’operazione è ritenuta inopportuna con, in caso di mancanza di prova positiva d’aver adempiuto agli obblighi informativi di legge, la responsabilità per i danni causati. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)

L’essere il più semplice nel campo dei derivati (plan vanilla) non rende il derivato in automatico adatto a qualunque tipo di investitore, sì che, ove dal profilo di rischio risulti la non conoscenza di prodotti finanziari complessi e strutturati, ne consegue che, trattandosi d’operazione non appropriata al profilo di rischio di parte attrice, mancando la prova positiva d’averlo rilevato e segnalato all’investitore, del danno da lui subito e consistente negli addebiti a tale contratto, ne debba rispondere l’intermediario. (Emanuele Argento) (Emanuele Liddo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 03 maggio 2019.




Mutuo fondiario condizionato: perfezionamento del contratto, erogazione della somma e nullità per illiceità comune dei motivi

Contratto di mutuo fondiario

Ai fini del perfezionamento del contratto di mutuo, l’uscita del denaro dal patrimonio dell’istituto di credito mutuante e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del mutuatario costituisce effettiva erogazione dei fondi, anche se, contestualmente alla stipula del contratto, le somme siano versate su un deposito cauzionale infruttifero, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell’adempimento degli obblighi e delle condizioni contrattuali.  

Il motivo illecito comune alle parti, consistente nella finalizzazione del mutuo all’estinzione di una precedente esposizione di natura chirografaria, è prospettabile solo in sede fallimentare, nel cui ambito un simile atto può determinare la lesione della par condicio creditorum, con conseguente revocabilità dell’atto dispositivo. (Giacomo Mastrorosa) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 03 aprile 2019.




Conto corrente con apertura di credito e istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. della documentazione relativa al rapporto

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Prova del contratto e degli estratti conto - Richiesta ex Art. 119 T.U.B. dell’intera documentazione relativa al rapporto bancario - Istanza di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

Qualora il correntista dimostri di aver formalmente richiesto, anche ex art. 119 T.U.B., alla Banca convenuta la documentazione relativa al rapporto bancario senza però ottenere soddisfazione, è ammissibile l’ordine di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 29 aprile 2019.




Mutuo fondiario: natura e requisiti per l’utilizzo quale titolo esecutivo

Opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. - Mutuo Fondiario - Sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c. - Carenza dei requisiti di cui all’art. 474 c.p.c. nel contratto di mutuo condizionato - Sussistenza

Il mutuo fondiario, a norma dell’art. 1813 c.c., è innanzitutto un contratto reale, un contratto cioè la cui peculiarità è quella di perfezionarsi con la datio rei, e non per effetto del mero consenso espresso dalle parti nei modi di legge.

Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, pertanto, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare se contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

Sebbene la giurisprudenza abbia tradizionalmente considerato idonea qualunque forma di consegna capace di determinare il conseguimento della disponibilità giuridica della somma oggetto del mutuo in capo al destinatario, affinché il contratto di mutuo possa dirsi validamente perfezionato il mutuatario deve poter compiere atti di autonomia privata, dispositivi degli importi ricevuti. Allorquando manchi la suddetta libertà, invero, non può dirsi raggiunta la disponibilità giuridica della somma.

Qualora il contratto di mutuo, dunque, preveda che la somma mutuata sia rimasta indisponibile in deposito cauzionale presso la banca mutuante sino al verificarsi di condizioni future e incerte, rimesse alla volontà della parte mutuataria, siffatto contratto, che per definizione dovrebbe essere reale, diventa in realtà un contratto condizionato e, pertanto, difetta della immediata consegna del denaro dal mutuante al mutuatario, posticipando necessariamente ad un momento futuro e incerto il perfezionamento negoziale.

Il contratto di mutuo condizionato risulta, quindi, inidoneo ad essere impiegato come titolo esecutivo dal mutuante, atteso che, nonostante sia stato stipulato con atto notarile, difetta dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità di cui all’art. 474 c.p.c. e, pertanto, in tali casi deve necessariamente essere disposta la sospensione dell’esecuzione, ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c. (Vincenzo Cancrini) (Beatrice Cancrini) (riproduzione riservata)
Tribunale Tivoli 05 aprile 2019.




La nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato è assoluta ed è sempre rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado di giudizio

Nullità della fideiussione omnibus conforme allo schema ABI vietato Tasso di mora usurario – Nullità assoluta rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado e quindi anche in secondo grado – Sufficienza di un mera contestazione generica

È viziato da nullità assoluta il contratto di fideiussione che sia una riproduzione fedele dello schema contrattuale relativo alla fideiussione a garanzia delle operazioni bancarie predisposto dall’ABI. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Appello Bari 21 marzo 2018.




Rapporto tra istanza ex art. 119 t.u.b e ordine di esibizione nelle cause bancarie

Ammissibilità della istanza ex art. 119 t.u.b. in corso di causa -  Esclusione in considerazione della ratio della norma - Opinabilità dell’orientamento che ammette la proposizione dell'istanza ex art. 210 e 119 TUB in corso di causa

In ambito bancario l'istanza ex art. 210 c.p.c.  è ammissibile se la parte sulla quale grava l’onere della prova dimostri di avere attivato tempestivamente, ossia almeno 90 giorni prima dell'inoltro della citazione, la procedura di cui all'art. 119, comma 4, TUB, senza avere ricevuto adeguato riscontro. In caso contrario la parte si assume il rischio di promuovere iniziative giudiziarie "al buio", in quanto tali generiche e/o inattendibili.

Non è convincente, di contro, l'orientamento) che ammette la proposizione dell'istanza ex art. 210 e 119 TUB in corso di causa, perché da un lato favorisce l’introduzione di giudizi e dall’altro trascura del tutto la ratio deflattiva della previsione dell’art. 119 t.u.b., che è quella di consentire al correntista, una volta che abbia ottenuto copia dei documenti, di valutare l'andamento del rapporto e, quindi, decidere, documenti alla mano, se intraprendere, ed eventualmente su quali basi e con quali pretese, iniziative giudiziali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 29 gennaio 2019.




L’usurarietà dell’interesse di mora, come per la CMS, va valutata confrontandolo col tasso-soglia maggiorato

Contratti bancari – Mutuo – Tasso d’interesse moratorio – Accertamento dell’usura – Confronto con il tasso-soglia aumentato del 2,1%

Così come le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 20/6/2018 n.16303, hanno previsto doversi comparare “separatamente, fino al 31.12.2009, la commissione di massimo scoperto eventualmente applicata con la “CMS-soglia” calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali, lo stesso dovrebbe dirsi per gli interessi di mora, che hanno natura risarcitoria e non corrispettiva, avendo in sostanza le SS.UU. sancito il principio di omogeneità del confronto nella verifica dell’usura.

Gli interessi di mora devono essere comparati in via autonoma e separata (al pari della CMS fino al 31.12.2009) al tasso soglia di riferimento maggiorato del 2,1%, rilevazione statistica condotta a partire dal 2001 e trasfusa al punto 4) dei decreti MEF trimestrali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 07 marzo 2019.




Ripetizione di somme indebitamente versate alla banca per anatocismo e mancata pattuizione di commissioni e interessi

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – Eccezione di prescrizione – Prova contraria: esistenza di contratto affidato

Contratti stipulati ante L.152/92 – Forma scritta ad sustantiam – Esclusione – Indeterminatezza dei tassi di interesse applicati – Applicabilità del tasso legale – Affermazione

Anatocismo – Pattuito in contratti anteriori alla delibera CICR 9/2/2000 – Assenza di pattuizione integrativa – Invalidità – Sussiste

Commissione di massimo scoperto e postergazione della data di valuta – In assenza di espressa pattuizione – Invalidità – Sussiste

Calcolo dell’indebito – Onere della prova a carico del correntista

Grava sull’attore in ripetizione dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio e a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto.

Anteriormente alla L. n.152 del 1992 non vi era alcun obbligo di redazione del contratto bancario in forma scritta a pena di nullità. Né può ritenersi che la previsione di cui all’art.117 del D.Lgs. n.385 del 1993 abbia efficacia retroattiva.

Ove manchi la pattuizione relativa ai tassi di interesse praticati, si impone l’applicazione del tasso legale di interesse passivo per il cliente in luogo del più elevato tasso applicato dalla banca.

Per i contratti già in vigore al 9.2.2000, la capitalizzazione trimestrale degli interessi va considerata illegittima, anche successivamente al 30.6.2000, in assenza di pattuizione integrativa che preveda pari periodicità. Non si ritiene, pertanto, sufficiente a “sanare” l’invalidità della pattuizione anatocistica illegittima l’impiego del meccanismo di adeguamento “automatico” (previsto dalla delibera CICR) attraverso pubblicazione delle nuove condizioni contrattuali in Gazzetta Ufficiale.
L’onere a titolo di commissione di massimo scoperto in assenza di pattuizione va espunto. Gli oneri relativi alle valute vanno espunti se non è stata fornita la prova della loro pattuizione.

In caso di azione di ripetizione proposta dal cliente, quest’ultimo deve produrre tutti gli estratti conto che consentono di individuare i singoli addebiti non dovuti. La mancata produzione di tutti gli estratti conto determina che si prenda in considerazione il saldo indicato nel primo di essi, escludendo l’operatività della regola del “saldo zero”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 07 marzo 2019.




Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici e mancanza di una parte degli estratti conto

Rapporti bancari - Conto corrente - Pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici - Mancanza di una parte degli estratti conto - Accertamento del dare e avere - Modalità

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e si riscontri la mancanza di una parte degli estratti conto, il primo dei quali rechi un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio: a) nella prima ipotesi l'accertamento del dare e avere può attuarsi con l'impiego di ulteriori mezzi di prova idonei a fornire indicazioni certe e complete che diano giustificazione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; possono valorizzarsi quegli elementi, quali ad esempio le ammissioni del correntista stesso, atti quantomeno ad escludere che, con riferimento al periodo non documentato da estratti conto, questi abbia maturato un credito di imprecisato ammontare (tale da rendere impossibile la ricostruzione del rapporto di dare e avere tra le parti per il periodo successivo), così che i conteggi vengano rielaborati considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti; b) nel caso di domanda proposta dal correntista l'accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l'utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all'inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi che consentano di affermare che il debito nell'intervallo non documentato sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti o che permettano addirittura di affermare che in quell'arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo da tale saldo debitore". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 02 maggio 2019.




Prova del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in centrale rischi

Illegittima segnalazione in centrale rischi – Danno in re ipsa – Esclusione – Onere del danneggiato di allegare e dimostrare durata e  caratteristiche della segnalazione – Sussiste – Possibilità di desumere da tali circostanze il danno – Sussiste

La questione della dimostrazione del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in centrale rischi privata va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato in punto quantomeno di durata e ambito oggettivo e soggettivo della segnalazione; opinando diversamente si graverebbe il danneggiato di una probatio diabolica, quale quella di dimostrare le ripercussioni della segnalazione che non sono percepibili oggettivamente, ovvero l'esistenza di un suo stato di disagio, di patema, di sofferenza conseguente alla vicenda che però non è passibile di una prova per testi.

Tale onere deve ritenersi assolto qualora il soggetto segnalato abbia dimostrato la durata della segnalazione ed il fatto che la notizia lesiva della sua reputazione non solo fosse stata percepibile da terzi ma fosse anche stata effettivamente rilevata da un determinato soggetto, quale l’istituto di credito al quale si era rivolto per ottenere un finanziamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 29 novembre 2018.




Il giudicato formatosi sul decreto ingiuntivo non opposto non copre l’eccezione di usurarietà degli interessi

Esecuzione forzata – Sulla base di decreto ingiuntivo non opposto – Successiva perizia estimativa comprovante l’applicazione di tassi usurari – Opposizione all’esecuzione – Ammissibilità

Non può essere coperta dal giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto nei termini l'eccezione di usurarietà degli interessi.

La perizia estimativa da cui emerga la sussistenza - seppur potenziale - di applicazione di tassi usurari da parte della banca opposta va annoverata fra i “fatti sopravvenuti” che legittimano l’ammissibilità dell’opposizione all’esecuzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 01 marzo 2019.




Procedimento d‘urgenza nei confronti di banca in liquidazione coatta amministrativa

Procedimento d’urgenza diretto ad ottenere la cancellazione della segnalazione in centrale rischi - Sopravvenuta liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante - Improcedibilità del procedimento cautelare ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b

La domanda ex art. 700 c.p.c. con la quale si chieda di ordinare alla banca segnalante di cancellare ogni segnalazione pregiudizievole per la ricorrente presso una centrale rischi va dichiarata improcedibile, a seguito della liquidazione coatta amministrativa dell’istituto di credito, ai sensi dell’art. 83, comma 3, t.u.b., atteso che quest’ultima norma preclude l’introduzione e la prosecuzione di qualsiasi azione e deve pertanto ritenersi che operi anche per le azioni cautelari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 27 luglio 2018.




L’azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca è possibile anche se il conto corrente è ancora aperto

Contratti bancari – Conto corrente – Azione di ripetizione di somme indebitamente versate alla banca – In costanza di apertura del conto – Ammissibilità

L’azione volta a recuperare le somme illegittimamente versate alla banca è sempre possibile, anche se il conto corrente sia aperto.

La distinzione tra le rimesse solutorie e le rimesse ripristinatorie rileva solo ai fini della prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito e non costituisce un ostacolo alla proposizione delle domande di accertamento o di ripetizione d’indebito, anche se il conto corrente non sia stato chiuso.

A conto aperto, l’interesse ad agire del cliente trova normale soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo dare-avere, a seguito della depurazione del saldo dagli addebiti nulli, per ottenere una rettifica delle risultanze del conto. E una volta rideterminato il saldo, qualora lo stesso sia a favore del correntista, ben è ammissibile la domanda di condanna della banca al pagamento dello stesso. Perché il correntista ha sempre diritto alle somme di cui sia creditore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 10 dicembre 2018.




Il premio della polizza vita connessa al mutuo rientra nel calcolo del TAEG

Contratti bancari – Mutuo – Restituzione rateale della somma mutuata – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Dies a quo – Pagamento dell’ultima rata

Polizza assicurativa connessa al mutuo – Prova dell’obbligatorietà – A carico del mutuatario – Computabilità del premio nel calcolo del TAEG – Affermazione

Il contratto di mutuo, anche nel caso in cui sia stata pattuita una restituzione dilazionata della somma, fa sorgere in capo al mutuatario un debito unitario che si estingue solo con il pagamento dell’ultima rata. Ne consegue che la prescrizione del diritto al rimborso della somma mutuata inizia a decorrere dalla scadenza dell’ultima rata, potendosi riferire solo al contratto di conto corrente il principio secondo cui in tema di ripetizione di indebito relativamente alle rimesse la prescrizione della domanda di rideterminazione del saldo opera dalla data di ciascuna annotazione di poste passive. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi che il mutuatario abbia provato il carattere obbligatorio della polizza vita connessa al mutuo, consistente nell’inscindibile collegamento tra il contratto di mutuo e quello assicurativo, sulla base della concorrenza di presunzioni gravi, precise e concordanti consistenti nel fatto che: a) la polizza ha la funzione di copertura del credito; b) vi è connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione; c) l’indennizzo viene parametrato al debito residuo del mutuo.
Ne consegue che appare davvero impossibile non ritenere la polizza sostanzialmente “imposta” dal soggetto finanziatore, beneficiario della prestazione economica in caso di avveramento dell’alea contrattuale, con conseguente inclusione delle relative spese nel TAEG. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 01 marzo 2019.




Finanziamento con annessa polizza vita obbligatoria: il premio va incluso nel calcolo del TAEG

Contratti bancari – Mutuo – Concesso a dipendente pubblico con delegazione di pagamento – Connessione di polizza assicurativa – Prova dell’obbligatorietà della polizza – Inclusione del costo della polizza obbligatoria nel calcolo del TAEG – Necessità – Affermazione

In presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata, spetta al mutuatario dimostrare che essa rivesta invece carattere obbligatorio, attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: - che la polizza abbia funzione di copertura del credito; - che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente  e abbiano pari durata; - che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo. Per contrastare il valore probatorio di tali presunzioni, la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario, documentando, in via alternativa: - di aver proposto una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risolti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; - ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; - ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.
I premi di polizze assicurative obbligatorie devono essere necessariamente inseriti nel TAEG. Conseguenza della violazione di tale regola è che è nulla la clausola relativa al costo in sé considerata, onde nulla è dovuto per tale titolo, ma è anche nulla la clausola relativa al TAEG che non ha previsto quel costo, con integrazione legale del contratto con applicazione del tasso nominale sostitutivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
ABF Milano 13 dicembre 2018.




Domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi e liquidazione coatta della banca segnalante

Domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi – Sua improcedibilità ai sensi dell’art. 83, comma 2, t.u.b a seguito della liquidazione coatta amministrativa della banca segnalante – Esclusione in virtù di una lettura costituzionalmente orientata di tale norma

La domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione in centrale rischi, che non sia inscindibilmente connessa a pretesa di tipo patrimoniale, è procedibile nei confronti della banca posta in liquidazione coatta amministrativa, nonostante il tenore letterale dell’art. 83 TUB.

Diversamente opinando, un’interpretazione rigida e letterale dell’art. 83 TUB si risolverebbe in una palese violazione dell’art. 3, dell’art. 24 e dell’art. 111 Cost, ma anche e soprattutto dell’art. 6 CEDU, profilo, questo, che esporrebbe lo Stato (ed i suoi giudici) a responsabilità per violazione diretta della Convenzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 21 giugno 2018.




Applicabilità dell’art. 1923, comma 1, c.p.c. alle polizze vita

Polizza vita - Somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario - Loro sequestrabilità - Esclusione ai sensi dell’art. 1923, comma 1, c.p.c

La circostanza che si possa attribuire ad una polizza vita la natura di prodotto finanziario non comporta l’inapplicabilità ad essa della disciplina dell’art. 1923, comma 1, c.c.

Le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza n. 8271/2008, hanno, infatti, escluso che possa operarsi una interpretazione restrittiva della predetta norma in virtù del rilievo costituzionale del valore della previdenza che essa è diretta a tutelare “unitamente ad eventuali e, in varia misura concorrenti finalità di risparmio”; valore, questo che assume rilievo soprattutto nell’attuale contesto socio economico nel quale l’assicurazione sulla vita, pur nelle sue varie modulazioni negoziali, è maggiormente affine agli istituti di previdenza elaborati dalle assicurazioni sociali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 17 aprile 2019.




Illegittima segnalazione del consumatore alla Centrale Rischi e responsabilità dell’istituto di credito segnalante

Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi – Responsabilità della banca segnalante – Onere risarcitorio – Ristoro della lesione alla riservatezza – Danno all’immagine e alla reputazione non “in re ipsa” – Liquidazione in via equitativa

E’ illegittimo il comportamento di un istituto di credito che procede alla segnalazione del cliente alla Centrale Rischi, in ragione di un asserito debito del tutto esiguo, senza valutare la posizione complessiva di quest’ultimo ed eventualmente offrire la possibilità di porvi rimedio.

Ricorre la condotta di illecito trattamento dei dati personali del cliente, in violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, quando l’istituto di credito procede con colpevole negligenza, imprudenza e imperizia all’annotazione a sofferenza di un debito non esistente, senza dare preventiva informazione all’interessato dell’imminente registrazione dei dati in uno dei sistemi di informazione creditizia.

A fronte delle prove allegate dall’attore, la banca ha l’onere di dimostrare, ex art. 2050 c.c. (applicabile ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. n. 196/2003), di aver adottato le misure del caso, al fine di evitare il danno, oltre all’onere di offrire elementi idonei ad escludere la propria responsabilità.

All’accertata violazione delle prescrizioni contenute nel D. Lgs. n. 196/2003, consegue, a carico dell’istituto di credito segnalante, l’onere risarcitorio della lesione alla riservatezza subita dall’attore, nonché l’obbligo al risarcimento del danno alla reputazione e all’immagine dell’interessato.

Il danno alla reputazione e all’immagine, in quanto “danno conseguenza”, non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, dovendo essere allegato e provato, da chi ne fa domanda, anche attraverso presunzioni. La quantificazione di tale danno avviene necessariamente in via equitativa, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., dovendosi procedere a convertire in termini monetari un danno per sua natura non patrimoniale. (Oscar Sozzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 13 novembre 2018.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante pattuito per l’eventuale estinzione o risoluzione anticipata – (quesiti al CTU)

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – (Quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa data nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TEG promesso in tali scenari (fattispecie in cui si è eccepito il debordo del TSU sia computando la commissione/penale di estinzione/risoluzione anticipata, sia escludendo detto onere in omaggio al principio di simmetria/omogeneità tra TEG del mutuo e TEGM).

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse a qualsiasi titolo applicato. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 06 aprile 2019.




Effetti dell’anatocismo sul T.E.G. ai fini della verifica del superamento del tasso soglia per mutuo chirografario

Ammortamento alla francese - Anatocismo - Usura bancaria - Gratuità del finanziamento

Nella quasi totalità dei mutui con ammortamento alla francese, gli istituti di credito utilizzano, per il calcolo della rata, la regola degli interessi composti, regime il quale comporta un meccanismo anatocistico di calcolo degli interessi sugli interessi.

Disapplicando il regime composto degli interessi e applicando invece il regime semplice degli interessi, il tasso nominale annuo applicato all’operazione risulta superiore a quello convenuto al momento della pattuizione. I maggiori costi di interessi generati dal meccanismo anatocistico hanno effetto anche ai fini della verifica del superamento del tasso soglia usura.

Pertanto, accertata la natura usuraria degli interessi corrisposti in forza del contratto, in ossequio a quanto disposto dall’art. 1815 del cc secondo comma (“Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”), non deve riconoscersi alla banca alcuna somma a titolo di interessi e l'obbligo del debitore dovrà limitarsi alla sola somma capitale di quanto inizialmente erogato dall’Istituto di Credito. (Graziano Aretusi) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Teramo 16 febbraio 2016.




Nullità del contratto di swap per omessa indicazione del disvalore iniziale e degli elementi dell'alea contrattuale

Contratti derivati - Swap - Indicazione del disvalore iniziale - Elementi dell'alea contrattuale - Omissione - deviazione dalla causa concreta e dallo scopo del negozio - Nullità

Il disvalore di mercato iniziale di uno swap costituisce un costo per il cliente e un vantaggio per la banca e deve essere esplicitato nella documentazione contrattuale. Anche laddove tale disvalore non integrasse un vero e proprio lucro per la banca, deve comunque essere resa sul punto una adeguata informativa al cliente, posto che il suddetto disvalore altera l’equilibrio iniziale delle prestazioni. L’omissione di tale informativa integra anche una violazione dei doveri che incombono sull’intermediario e che affondano le loro radici nell’art. 21 TUF e nelle regole di buona fede e correttezza di matrice civilistica.

A prescindere dall’accertamento in merito alla natura speculativa ovvero di copertura ovvero di amministrazione del debito dei contratti derivati, gli elementi dell'alea contrattuale – ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, i quali costituiscono ed integrano la causa del contratto derivato in quanto determinano il “rischio” dell’operazione – ed il "prezzo" iniziale e quello potenziale dello swap (c.d. Mtm), devono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente. La causa tipica del contratto è infatti l'alea razionale, conoscibile in termini numerici, alla stregua di tutti gli altri elementi che concorrono a determinare le voci di costo sottese o connesse all'operazione finanziaria e la necessità di conoscere il “rischio” dell’operazione diventa ancora più urgente se il cliente sia un Ente locale, soggetto ai limiti di spese ed ai vincoli funzionali di cui d.m. 389/2003, art. 41 L. 448/2001, e D. Lgs. 267/2000 TUEL.

L’assenza di una reale indicazione dell'alea contrattuale, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, nei contratti derivati determina una deviazione dalla causa concreta e dallo scopo dei negozi stessi di cui pertanto deve essere dichiarata la nullità per violazione di norme imperative, per difetto di causa concreta e per la sussistenza di costi occulti non esplicitati. (Luca Zamagni) (Matteo Acciari) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni 28 marzo 2019.




La mancanza di adeguate informazioni sul rischio dei titoli obbliga la banca negoziatrice a risarcire il danno

Contratti finanziari – Vendita di obbligazioni in conto proprio – Conflitto di interesse – Onere della prova a carico dell’investitore – Omissione degli obblighi di informazione – Responsabilità contrattuale del negoziatore – Sussiste – Obbligo di prospetto informativo – In caso di mera negoziazione – Insussistenza – Qualità di operatore qualificato dell’investitore – Irrilevanza di precedenti acquisti di titoli a rischio

La negoziazione di titoli in conto proprio di per sé non è vietata ed è necessario apprezzare le circostanze del caso concreto per verificare l’esistenza di una situazione di conflitto. Vi può essere conflitto di interessi quando l’intermediario non consiglia quello che è il miglior risultato per l’investitore, ma si adopera per la propria convenienza, determinato dal rapporto che ha con l’emittente il titolo. L’investitore deve dare prova dell’esistenza di un conflitto di interessi.

L’eventuale violazione degli obblighi informativi può avere rilevanza solamente in punto di risarcimento del danno, poiché precedono la conclusione del mandato a comprare o vendere strumenti finanziari con la conseguenza che la loro mancata prestazione giammai può integrare un inadempimento del mandato successivamente concluso. In ogni caso, nel caso di semplice negoziazione del titolo non vi è l’obbligo di prospetto informativo.

Nel caso di obbligazioni Cirio, il crollo era imminente già nella seconda metà del 2000 ed era pertanto sussistente un onere informativo a tal proposito in capo alla banca. Il fatto che il cliente abbia in precedenza acquistato titoli a rischio non è sufficiente a renderlo un operatore qualificato. in quanto tale qualità ha un preciso contenuto tecnico giuridico che non può essere integrato dal mero riferimento all’entità del patrimonio dell’investitore e alle sue attitudini imprenditoriali. [Nella fattispecie, il Tribunale ha condannato la banca a risarcire all’investitore la differenza tra il prezzo d’acquisto dei titoli e le somme percepite a titolo di cedole e rimborsi, avendo ritenuto che la banca avesse contravvenuto ai propri obblighi informativi non avendo fornito alcuna informazione sulla natura e sulle caratteristiche del titolo, sul rating nel periodo di esecuzione dell’operazione, sull’emittente del titolo, su eventuali situazioni di grey market o di default dell’emittente; e che, se l’investitore fosse stato correttamente informato delle caratteristiche del titolo, non l’avrebbe acquistato.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 10 ottobre 2018.




CTU contabile e ordine di esibizione a fini esplorativi

Consulenza tecnica d’ufficio – Fini esplorativi – Consulenza tecnica contabile

Esibizione di documenti – Fini esplorativi

Inoltre quando l’accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l’ausilio di speciali cognizioni tecniche, è consentito al CTU di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)

Non ha fini meramente esplorativi l’esibizione di documenti richiesta ai sensi dell’art. 210 c.p.c. quando non possa mettersi in dubbio l’esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla loro gestione. (Giovanni Perlasca) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 07 febbraio 2019.




Provvedimenti cautelari ante causam e azioni dematerializzate

Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità

Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 25 marzo 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – In caso di acclarata usura il contratto diviene gratuito – Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TAEG promesso in tali scenari ipotizzando il pagamento in una data qualsiasi entro l’intervallo di tempo tra il momento della stipula e la data indicata dall’eccipiente.

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse ed onere pagato dal mutuatario, ad eccezione di imposte e tasse, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti rispettando la periodicità convenuta nel piano di ammortamento, imputando ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.

In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 marzo 2019.




La banca non può agire in via esecutiva contro il debitore in liquidazione coatta amministrativa

Esecuzione forzata – Debitore posto in liquidazione coatta amministrativa – Divieto di promozione o prosecuzione di azioni esecutive individuali – Eccezione processuale ex art. 41 T.U.B. – Applicabilità – Esclusione

L’art. 41 T.U.B., che costituisce privilegio esclusivamente processuale, fa espresso riferimento alla circostanza del “fallimento” del debitore, con ciò circoscrivendo la sua portata unicamente rispetto a tale procedura concorsuale specifica, e pertanto non è applicabile nei confronti del debitore che sia posto in liquidazione coatta amministrativa.

[Sulla base di tale principio, il Tribunale ha dichiarato improcedibile l’esecuzione forzata promossa dalla banca contro una Cooperativa edilizia posta in liquidazione coatta amministrativa.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 14 marzo 2018.




Effetti del fallimento sul rapporto di conto corrente

Rapporto di conto corrente – Sentenza di fallimento – Scioglimento ipso iure del rapporto – Sussistenza

Prescrizione del credito – Dies a quo decorrente dalla data del fallimento – Sussistenza

Intervenuta prescrizione del credito – Rettifica dei dati in Centrale Rischi a far data della consumazione della prescrizione – Necessità

La sentenza di fallimento determina lo scioglimento ipso iure del contratto di conto corrente e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti (Cass. 19325 del 21.08.2013). (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Per il computo del termine di prescrizione ex art. 2934, 2962 c.c., il dies a quo deve essere ricondotto alla sentenza dichiarativa di fallimento. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)

Ai sensi degli artt. 51, 53, 67, 107 e 125 TUB nonché della Delibera CICR del 29.03.1994 e del 11.07.2012, e delle circolari attuative della banca d’Italia, per l’intervenuta prescrizione del credito, deve essere rettificato il contenuto della segnalazione in Centrale Rischi. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena 13 marzo 2019.




Cessione del quinto dello stipendio: prescrizione, usura sopravvenuta e rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito

Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Prescrizione, Violazione della normativa antiusura momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata

Nel contratto di mutuo la prescrizione del diritto al rimborso della somma mutuata inizia a decorrere dalla scadenza dell'ultima rata, atteso che il pagamento dei ratei configura un'obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell'ultima rata.

Ai sensi dell’art. 1 comma 4 L. n. 108/1996, che ha introdotto l’art. 644 co.4, c.p., le commissioni pagate dal mutuatario collegate all’erogazione del prestito, comprensive anche del costo dell’assicurazione (come statuito dalla Suprema Corte Cassazione Civile, Sez. I, 5 aprile 2017, n. 8806) escluse le tasse e le imposte, devono essere incluse nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia.

Poiché la formula del TEG esprime intrinsecamente una dipendenza dalla variabile tempo: cioe’ il tasso varia in base al momento dei pagamenti, senza tener conto delle finalità degli stessi, ne consegue che la riduzione della durata del finanziamento non seguita da una corretta riduzione del costo complessivo delle commissioni causa un aumento del tasso realmente applicato. Pertanto, prima avviene l'estinzione, maggiore è l'incremento del tasso, ovvero il TEG realmente applicato al finanziamento a causa del mancato rimborso delle commissioni non maturate e pagate con premio unico anticipato risulta superiore al tasso soglia.

Poiché la possibilità per il mutuatario di estinguere anticipatamente il debito restitutorio è prevista dall’art. 125 sexies T.U.B., e’ evidente che non si tratta di un evento o incremento anomalo, quindi se la giurisprudenza fa rientrare nel calcolo del TEG ai fini dell’usura un costo collegato ad evento futuro incerto ed anomalo come la mora per l’inadempimento o il ritardo da parte del mutuatario, deve ritenersi che possa rientrare nel suddetto regime anche l’estinzione anticipata del finanziamento trattandosi di un diritto del consumatore sancito dalla legge.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Legittimazione passiva della mutuante anche per la richiesta di  rimborso della commissione della polizza assicurativa non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 28 novembre 2018.




È nullo il contratto derivato IRS che non indica il MtM e tutti gli elementi dell’alea

Contratti finanziari – Derivati – Causa – Alea razionale – Affermazione – Indicazione nel contratto di tutti gli elementi dell’alea – Obbligo a pena di nullità – Affermazione

Il contratto derivato rientra nella categoria della scommessa legalmente autorizzata, la cui causa ritenuta meritevole dal legislatore risiede nella consapevole e razionale creazione di alee che, nei derivati cd. simmetrici, sono reciproche e bilaterali.

Il concetto di alea razionale implica e necessita che gli scenari probabilistici al verificarsi degli eventi devono essere definiti e conosciuti ex ante con certezza, e devono essere esplicitati nel contratto il valore del derivato, gli eventuali costi impliciti e i criteri con cui determinare le penalità i caso di recesso.

Tutti gli elementi dell’alea e gli scenari che da esse derivano costituiscono e integrano la causa stessa del contratto, perché appartengono alla causa tipica del negozio, indipendentemente dalla distinzione tra scopo cd. di copertura o speculativo del contratto atipico. In difetto di tali elementi il contratto deve ritenersi nullo per difetto di causa, poiché il riconoscimento legislativo della meritevolezza della causa del contratto atipico di cui si discute risiede nella razionalità dell’alea e quindi nella sua misurabilità. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di un contratto Interest Rate Swap in cui non era stato indicato il mark to market, il che escludeva che il cliente della banca avesse concluso la “scommessa” conoscendo il grado di rischio assunto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Foggia 13 febbraio 2018.




Interest Rate Swap: responsabilità dell’intermediario per violazione degli obblighi comportamentali

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Master Agreement ISDA – Clausola di proroga della giurisdizione – Interpretazione – Sussistenza giurisdizione del Giudice italiano – Domanda principale – Domanda responsabilità extracontrattuale

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Operatore qualificato – Art. 21 T.U.F. – Applicabilità anche agli operatori qualificati – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Onere della prova – Responsabilità dell’intermediario per violazione degli obblighi comportamentali – Finalità di copertura I.R.S. – Mancata produzione sottostante

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Contratto derivato complesso contenente “soglie Out” – Inidoneità I.R.S. a svolgere la funzione di copertura dall’aumento dei tassi di interesse – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Mancata indicazione criteri di calcolo del Mark to Market – Violazione del dovere di trasparenza informativa – Responsabilità

Intermediazione finanziaria – Contratti derivati Interest Rate Swap – Violazione dei doveri comportamentali imposti dalla normativa di settore – Risarcimento dei danni – Quantificazione

L’art. 13 dell’ISDA Master Agreement rubricato “Governing Law and Jurisdiction” deve essere interpretato secondo il senso letterale e in senso rigorosamente restrittivo con la conseguenza che la clausola di deroga della competenza giurisdizionale si estende alle sole controversie attinenti al contratto e non anche a quelle di natura extracontrattuale. Il riferimento per la verifica della giurisdizione, inoltre, si desume per giurisprudenza costante dal petitum sostanziale e dalle ragioni della domanda (nel caso di specie la società attrice aveva chiesto in via principale l’accertamento della responsabilità extracontrattuale e precontrattuale e la conseguente condanna risarcitoria per violazioni di norme comportamentali da parte dell’intermediario finanziario). (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

L’attribuzione all’investitore della qualità di “operatore qualificato” non esime la banca dal rispetto degli obblighi imposti dall’art. 21 T.U.F. art. 21 T.U.F. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

Ricade sull’intermediario l’onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta, da intendersi quale comportamento dell’intermediario volto a realizzare l’interesse del cliente a dotarsi di un idoneo strumento di copertura. L’impossibilità di accertare in modo compiuto la finalità di copertura del derivato, per la mancata produzione in giudizio del contratto assunto quale sottostante dell’I.R.S., deve ritenersi imputabile alla banca, che non ha consentito il raggiungimento della prova che avrebbe dovuto offrire. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

Il contrato derivato complesso contente “soglie out” è inidoneo, secondo una valutazione necessariamente ex ante, a svolgere la funzione di copertura contro il rischio di aumento dei tassi d’interesse ricercata dall’investitore. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

La mancata esplicitazione dei criteri di calcolo del Mark to Market, che non sono univoci né standardizzabili e devono, pertanto, essere indicati volta per volta, determina una violazione da parte dell’intermediario degli obblighi ad esso imposti, in particolare il “dovere di trasparenza informativa”. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)

La condotta della banca non conforme ai doveri comportamentali imposti dalla normativa di settore comporta la condanna dell’istituto di credito al risarcimento dei danni, commisurati alla diminuzione patrimoniale patita dall’investire con i pagamenti dei differenziali negativi del derivato. (Marco Dalla Zanna) (Franco Fabiani) (riproduzione riservata)
Appello Milano 10 aprile 2018.




Accertamento dell’insolvenza di impresa bancaria: effetto della dichiarazione di dissesto e raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione – Norma di carattere generale – Causa – Rilevanza – Esclusione – Dichiarazione di dissesto o di prossimità al dissesto – Rilevanza

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Stato della liquidazione – Accertamento dell’insolvenza – Impostazione patrimonialistica – Raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale – Insolvenza – Presupposti – Giudizio finanziario prognostico sulla liquidazione dell’attivo – Liquidazione ordinata ex d.l. 99/2017

L'accertamento dello stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa deve essere compiuto con riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione (art. 82, co. 2, TUB e art. 202 L. Fall., Cass. 20186/2017, 9408/2006) e applicando i criteri previsti dall'art. 5 L. Fall., posto che questa norma ha carattere universale ed è valida anche per le crisi bancarie (Cass. 9408/2006).

Tale accertamento prescinde dalle cause del dissesto, giacché l’insolvenza potrebbe prodursi quale effetto anche di un singolo fattore sopravvenuto e indipendente dalla condotta degli amministratori (v. Cass. 9523/2012, 15769/2004, 8374/2000), fattore sopravvenuto che può essere costituito dalla dichiarazione di dissesto (o di prossimità al dissesto) destinata a sfociare nella liquidazione coatta amministrativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Lo stato di liquidazione impone che l’accertamento dell'insolvenza avvenga secondo una impostazione patrimonialistica (Cass. 12382/2017, 16752/2013, 6170/2003, 6550/2001), posto che l'impresa ha ormai imboccato la strada verso la propria dissoluzione.

Bisogna verificare quindi, in termini di probabilità, secondo il metodo della prognosi postuma, se la liquidazione del patrimonio della banca consente di soddisfare regolarmente tutti i creditori.

Tale giudizio è basato sul raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale ma tiene conto delle sorti sia quantitative che temporali della liquidazione; occorre quindi verificare se, al momento della dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa, il processo liquidatorio si prospetti tale da assicurare che i valori del realizzo siano adeguati ai fabbisogni necessari per estinguere le passività e per fare fronte alle esigenze immediate (passività correnti).

L'insolvenza sussiste anche quando manchi la liquidità necessaria per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale nella sua fase liquidatoria; a tal fine non è perciò decisiva la circostanza che il bilancio alla data della messa in liquidazione riporti un patrimonio netto positivo, posto che tale bilancio è redatto secondo criteri contabili ispirati alla continuità aziendale.
 
Pertanto, la prevalenza dell'attivo sul passivo alla data di apertura della liquidazione coatta amministrativa non è determinante (Cass. 12382/2017, 5736/1993, 5525/1992, 4450/1992), perché tale criterio deve essere utilizzato congiuntamente ad un giudizio finanziario prognostico sul fatto che l'attivo potrebbe essere non liquidabile nell'immediato, oppure che il passivo connesso alla liquidazione potrebbe lievitare, determinando ad esempio la necessità di cedere in blocco i crediti, o una parte di essi, per fare fronte alle passività correnti.

La "liquidazione ordinata" di cui al decreto-legge 99/2017, che prevede un consistente intervento statale connesso all'operazione ISP/S.G.A., non può considerarsi, un'attività "normale" (ex art. 5 L. Fall.) per far fronte alle obbligazioni, poiché rappresenta un (sia purcondivisibile) intervento straordinario nell'interesse della collettività, ma non un prevedibile e naturale epilogo della liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 27 giugno 2018.




Stato di insolvenza della banca in LCA: valutazione della situazione contabile secondo criteri di liquidazione e rilevanza dell’intervento di sostegno da parte dello Stato

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Situazione contabile redatta secondo criteri di continuità – Inadeguatezza – Criteri di liquidazione – Necessità

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Intervento dello Stato – Rilevanza

Una situazione contabile redatta secondo criteri di continuità non può essere rappresentativa dell'effettiva consistenza del patrimonio netto della banca alla data di avvio della liquidazione coatta amministrativa (essendo la continuità aziendale già venuta meno): l'utilizzo dei principi contabili "in continuità" deve, infatti, essere necessariamente sostituito dall'utilizzo di opportuni criteri di liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza di una banca posta in liquidazione coatta amministrativa, il fatto che lo Stato abbia ritenuto necessario intervenire con consistenti misure di sostegno pubblico al fine di evitare lo smembramento con dissoluzione degli assets della banca stessa è un chiaro sintomo del deficit patrimoniale della medesima alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa, soprattutto laddove le misure di sostegno pubblico si siano rese necessarie a cagione della grave insufficienza patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 gennaio 2019.




Usura: interessi di mora, finanziamento a rimborso graduale, scenari probabilistici e cumulo in un unico tasso effettivo globale

Usura mutuo – Irrilevanza degli interessi moratori

Usura mutuo – Irrilevanza dei c.d. scenari probabilistici – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Usura mutuo – Inconsistenza della tesi del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Clausola c.d. floor – Assimilabilità ad uno strumento finanziario derivato – Esclusione

Gli interessi moratori sono irrilevanti ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale nelle operazioni di finanziamento a rimborso graduale. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Sono irrilevanti, ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, dei c.d. scenari probabilistici e dei conteggi ipotetici, alla stregua dei quali sussisterebbe l’usura ed il contratto dovrebbe quindi divenire gratuito qualora, tra tutti i possibili sviluppi del rapporto nel corso del successivo ammortamento e prendendo in considerazione ogni onere (compresi quelli meramente eventuali – quale la penale di estinzione anticipata – e quelli da inadempimento – gli interessi moratori, a prescindere dalla loro concreta applicazione) vi sia almeno una ipotesi in cui il tasso effettivo annuo calcolato superi la soglia dell’usura. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Dal punto di vista matematico, la pretesa di cumulare in un unico tasso effettivo globale i saggi espressi in misura percentuale per diverse tipologie di interessi o di oneri ai fini del raffronto con il tasso soglia è un’operazione errata e illogica. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Va disattesa, in quanto infondata, la suggestiva deduzione per cui l’inserimento nel mutuo di una clausola floor comporterebbe l’integrazione del contratto con uno strumento finanziario derivato e imporrebbe, a pena di nullità, l’osservanza della disciplina contrattuale e precontrattuale prevista dal T.U.F. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 marzo 2019.




Ripetizione di interessi anatocistici

Conto corrente – Apertura di credito – Onere della prova – Forma – Modalità di deduzione

In caso di conto corrente a cui accede un’apertura di credito grava sulla banca, l'onere di allegare, ai fini dell'ammissibilità dell'eccezione di prescrizione, e poi di provare, ai fini della fondatezza dell'eccezione, non solo il mero decorso del tempo, ma anche l'ulteriore circostanza dell'avvenuto superamento del limite dell'affidamento. Tale attività di allegazione, per quanto "attenuata" nella relativa deduzione (e, cioè, senza la necessità di un'allegazione analitica delle rimesse ritenute solutorie), deve, però, comunque recare un grado di specificità tale da consentire alla controparte un adeguato esercizio di difesa; in mancanza, la relativa eccezione deve essere respinta, in quanto genericamente formulata.

Il contratto di apertura di credito in conto corrente può provarsi anche per facta concludentia; l’art. 127 TUB prevede, infatti, una c.d. “nullità di protezione” solo a vantaggio del cliente; la Banca non può dunque far valere la nullità del contratto di apertura di credito per mancanza di forma scritta, mentre il cliente può l’affidamento concesso in qualsiasi forma. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 28 febbraio 2019.




Tassi usurari: nel calcolo del TEG va computata la commissione di estinzione anticipata

Contratti bancari – Mutuo – Interessi – Usura – Calcolo del TEG – Computabilità della commissione di estinzione anticipata – Affermazione

La commissione di estinzione anticipata è costo inerente all’erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito, stimolandone il regolare adempimento e costituendo un succedaneo delle remunerazioni contrattuali perdute dalla banca per effetto dell’anticipata estinzione; essa pertanto è da inserire fra le voci che concorrono alla formazione del TEG.

Il superamento del tasso soglia, nel momento in cui è pattuito, a prescindere dal momento in cui è individuabile nella dinamica del contratto, produce gli effetti di cui all’art.644 c.p., con la conseguenza che non sono dovuti interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 15 gennaio 2019.




Reati finanziari: per la sospensione delle sanzioni la tutela del lavoro dell’operatore prevale sull’interesse generale della Consob

Reati finanziari – Abuso di mercato – Sanzioni – Istanza di sospensione – Periculum in mora – Rilevanza dell’interesse alla tutela dell’attività lavorativa – Preminenza rispetto all’interesse della Consob – Sussiste

Ai fini della decisione sulla sospensione dell’esecuzione del provvedimento sanzionatorio assunto dalla Consob, deve riconoscersi maggiore valenza all’interesse del ricorrente alla tutela della sua attività lavorativa e al pregiudizio economico che dovrebbe sopportare in caso di esecuzione, rispetto all’interesse della Consob all’immediata esecuzione delle sanzioni inflitte.

[Nella fattispecie, la Corte riteneva la sussistenza del periculum in mora con particolare riguardo alla misura interdittiva accessoria della perdita dei requisiti di onorabilità e dell’incapacità temporanea ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo nell’ambito di società quotate, in quanto non avrebbero permesso al ricorrente di esercitare la sua professione di consulente finanziario finendo per cagionargli un pregiudizio definitivo e comunque assai difficilmente rimediabile in termini di perdita di clienti, di avviamento professionale e di occasioni future di lavoro.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 16 gennaio 2019.




Ammissione al passivo del credito della banca, produzione integrale degli estratti conto e onere di contestazione del curatore

Fallimento – Insinuazione al passivo – Credito della banca derivante da saldo negativo di conto corrente – Onere della prova – Deposito degli estratti conto integrali – Onere di contestazione del curatore

Sebbene non operino nei confronti del curatore gli effetti di cui all'art. 1832 c.c., lo stesso procedimento di insinuazione al passivo e di successiva opposizione fungono da procedimento di rendicontazione al fine dell'individuazione della esatta consistenza del credito vantato dalla banca e contribuiscono a fornire all'estratto conto che rappresenti l'intera evoluzione storica dello svolgimento del rapporto un valore di prova a suffragio delle ragioni dell'istituto di credito che abbia presentato insinuazione al passivo.

Nell'insinuare al passivo fallimentare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente la banca ha dunque l'onere di dare conto dell'intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l'onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha a sua volta l'onere di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito relativamente alle contestazioni sollevate; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell'evoluzione storica del rapporto contrattuale come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d'ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti, che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 03 dicembre 2018.




Giurisdizione per le domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario estero che abbia operato in Italia

Giurisdizione - Domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di istituto bancario

Le condizioni da valutarsi ai fini della giurisdizione anche secondo le disposizioni della Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 (ratificata dall'Unione europea con decisione del Consiglio del 27/11/2008 ed entrata in vigore, nei rapporti con la Confederazione elvetica, il dì 01/01/2011) sono quelle al momento dell'instaurazione della domanda e non quelle al momento della conclusione del contratto per cui è causa; in ogni caso, ai sensi del primo paragrafo dell'articolo 15 e del primo paragrafo dell'articolo 16 di detta Convenzione, sussiste la giurisdizione del giudice italiano sulle domande risarcitorie per responsabilità contrattuale proposte da un consumatore nei confronti di un soggetto, quale un istituto bancario, che abbia svolto o svolga o abbia diretto o diriga in Italia, anche per il tramite di altri soggetti prospettati come mandatari o sostenendole con l'attività di società strettamente collegate, attività professionali cui si riconducano i contratti per cui è causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 04 marzo 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB: la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale realizza una presunzione assoluta di conoscenza

Cessione di crediti - Cessione in blocco ex art. 58 TUB - Pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale - Presunzione assoluta di conoscenza della cessione

Nella cessione di crediti in blocco di cui all’art. 58 TUB, il perfezionamento della fattispecie traslativa avviene con la pubblicazione della cessione sulla Gazzetta Ufficiale, che introduce una presunzione assoluta di conoscenza della cessione in blocco fra i vari enti creditori e i debitori, e quindi la rende idonea a superare le contestazioni del debitore circa l'efficacia traslativa degli atti così come intervenuti fra i vari successori a titolo particolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 25 settembre 2018.




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretazione del contratto e contenzioso pregresso

Cessione di azienda – Efficacia scritture contabili – DL 99/2017 cessione Banche Venete a Intesa Sanpaolo S.p.A.

Nell’ambito della cessione intervenuta tra Veneto Banca S.p.A. e Banca Intesa Sanpaolo S.p.A., si deve ritenere che le parti abbiano ritenuto inerente all’attività di impresa tutto il contenzioso esistente al momento della cessione e ritualmente instaurato avanti l’autorità civile. (Lorenza Zanella) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 04 febbraio 2019.




Una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo

Usura – Interessi moratori e corrispettivi – Cumulo – Esclusione

Usura – Nullità degli interessi moratori – Nullità – Estensione della sanzione agli interessi corrispettivi – Esclusione

Al fine di valutare l’eventuale superamento del tasso soglia usurario, non può farsi luogo al cumulo degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, in quanto, una volta sopravvenuto l’inadempimento, l’interesse di mora è destinato a sostituirsi a quello corrispettivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui siano pattuiti in misura usuraria i soli interessi di mora, a questi soltanto dovrà circoscriversi la sanzione della nullità, con la conseguenza che saranno comunque dovuti gli interessi corrispettivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 06 marzo 2019.




Cessione di crediti in blocco: il giudice deve valutare se il singolo rapporto dedotto in giudizio è compreso fra quelli ceduti

Cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB – Effetti – Valutazione del giudice in ordine al singolo rapporto dedotto in giudizio – Necessità

Nella cessione di crediti in blocco, rientranti nella previsione di cui all’art. 58 TUB, la possibilità di fare riferimento alle caratteristiche dei rapporti ceduti quale criterio per l'individuazione dell'oggetto del contratto, non esime il giudice dal verificare, facendo riferimento ai criteri di individuazione indicati nella cessione, se lo specifico rapporto dedotto in giudizio rientra o meno tra quelli ceduti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 29 dicembre 2017.




La disciplina della LCA di cui al D.L. 99/2017 non è applicabile alle partecipate

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Disciplina di cui al D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Applicabilità alle società partecipate – Esclusione

La particolare disciplina della liquidazione coatta amministrativa dettata dal decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99 per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è applicabile alle imprese partecipate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 01 marzo 2019.




La penale di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – L’usurarietà pattizia del tasso di mora va verificata senza operare alcuna maggiorazione – Necessaria gratuità del mutuo perché l’accezione di interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., riflette quella onnicomprensiva normata dall’art. 644 c.p.

Per uniforme insegnamento della S.C., ai sensi degli artt.644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., e della L. n.24 del 2001 di conversione del D.L. n.394/2000, si intendono usurari gli interessi, commissioni, le spese che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento, con la conseguenza che ogni verifica del superamento o meno del limite legale va effettuata ex ante sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà essendo un onere connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare: pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed odontologiche ravvisabili tra  interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, ecc. non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art.644 c.p. ( cfr. Tribunale di Ascoli Piceno sentenza n. 37 del 24/01/2019).

Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, altrimenti sarebbe valorizzato solo il “dare” e completamente pretermesso il “promettere” ( cfr. Tribunale di Fermo sentenza n.172 del 1/03/2018) atteso che, al momento che al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto.

Come chiarito dalle S.U. , 19 ottobre 2017, n.24675, Est. De Chiara, “una sanzione (che implica il divieto) è contenuta, per l’esattezza, anche nell’art.1855,secondo comma, cod. civ.- pure oggetto dell’interpretazione autentica di cui si discute – il quale però presuppone una nozione di interessi usurari definita altrove, ossia, di nuovo, nella norma penale integrata dal meccanismo previsto dalla L. n.108,96. Sarebbe pertanto impossibile operare la qualificazione di un tasso come usurario senza fare applicazione dell’art. 644 cp “ , con ciò significando che, qualunque sia lo scenario pattuito che manda il contratto in usura solo perché promesso, la conseguenza sanzionatoria ai sensi dell’art.1815, secondo comma, c.c. è la non debenza di tutto ciò che rientra nel perimetro del TAEG secondo la nozione lata di interesse descritta dall’art. 644 c.p. (in tal senso anche Collegio di Coordinamento dell’ABF del 16/05/2018 e Tribunale di Campobasso sentenza n.795 del 29/11/2018), spettando al mutuante solo il capitale erogato.

Come chiarito da Cass. Civ. Sez. III, 30 ottobre 2018, n.27442, l’usurarietà degli interessi moratori deve essere accertata senza alcuna maggiorazione.

La mancata indicazione nel contratto di mutuo del T.A.E. come imposto ratione temporis dall’art. 6 della Delibera CIRC del 9/02/2000, o la non univoca indicazione del tasso di interesse, o la non univoca indicazione del parametro Euribor di riferimento, o l’inesatta corrispondenza tra TAN indicato in contratto ed il TAN effettivamente applicato, comportano l’applicazione in via sostitutiva dei tassi BOT ex art. 117 TUB in luogo dei tassi convenzionali. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 21 febbraio 2019.




Concorso dei singoli proprietari sulla massa costituita da valori custoditi alla rinfusa

Deposito di beni – Conservazione alla rinfusa presso sale conta – Suddivisione a livello contabile – Formazione di un unico bene di proprietà comune – Applicazione della disciplina dei cui all’art. 939 c.c.

Le modalità operative del soggetto che custodisca valori in denaro di proprietà di banche depositanti conservandoli alla rinfusa nelle sale conta ma mantenendo la suddivisione dei medesimi solo a livello contabile dà luogo ad una commistione ai sensi dell’art. 939 c.c., un unico bene di proprietà comune formato dalla aggregazione dei singoli beni su cui, ai sensi della norma richiamata, possono concorrere soltanto i creditori della comunione in proporzione del valore dei beni a ciascuno spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 28 giugno 2018.




Domanda di risarcimento danni dell’azionista di Banca Marche nei confronti della cessionaria dell’azienda trasferita all’ente-ponte

Credito e mercati finanziari – Organismi di vigilanza – Azione dell’investitore per omesso controllo – Competenza del giudice amministrativo

Domanda giudiziale – Qualificazione – Azionista Banca Marche – Fattispecie

Le domande proposte nei confronti di Banca d’Italia e Consob volte a far valere i danni patiti dall’investitore (nella specie acquirente azioni di Banca Marche) in conseguenza dell’omesso esercizio dei poteri amministrativi e pubblicistici di vigilanza e controllo è di competenza del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica dell’investitore rispetto a detti organismi di controllo ha natura di interesse legittimo, in quanto i poteri di vigilanza non mirano a tutelare specifici interessi individuali, ma l’interesse pubblico al corretto andamento del mercato, per la cui tutela l’ente è dotato di discrezionalità nell’uso dei mezzi a sua disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nonostante la carenza di specifiche qualificazioni normative, per la qualificazione della pretesa risarcitoria (ai sensi dell’art. 2043 c.c. (sul presupposto della generica qualità di azionista/investitore ingannato dalle false notizie esposte nel prospetto), ai sensi dell’art. 2409 c.c. (con riferimento all'omesso controllo da parte dei sindaci) nonché dell’2395 c.c. quale socio danneggiato dall'azione degli organi societari, è sufficiente che l'attore - dopo aver premesso di essere stato azionista della banca (nella specie Banca delle Marche) e di aver ampliato la sua partecipazione, esercitando la successiva opzione d'acquisto - lamenti di aver visto annichilito il valore di tale partecipazione ed essenzialmente alleghi che la banca:
- ha curato per suo conto l'acquisto delle azioni emesse e riservate agli azionisti in esecuzione della "convenzione", che non ha adempiuto correttamente, attribuendo un profilo irreale all'investitore e suggerendo un acquisto comunque da sconsigliare;
- ha pubblicato il prospetto del 6 febbraio 2012, relativo alla sottoscrizione delle azioni offerte in opzione agli azionisti, con un contenuto intrinsecamente decettivo, circa le reali condizioni patrimoniali della banca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




Legittima la richiesta del correntista di ordinare alla banca l'esibizione ex art.210 c.p.c. del contratto di conto corrente oggetto di causa

Contratto di conto corrente bancario - Ordine di esibizione del contratto ex art.210 c.p.c. - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Sussistenza

Il contratto di conto corrente bancario non costituisce documentazione contabile ex art.119 T.u.b. e, quindi, non soggiace al limite temporale di conservazione per 10 anni stabilito da detta disposizione, per cui vi è un diritto autonomo del cliente alla copia del contratto, nascente dall'obbligo da parte della banca di eseguire il contratto secondo buona fede (così Corte Appello Milano Sent.1796/2012). (Federico Pedonese) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 27 febbraio 2019.




Risarcimento del danno rivendicato dagli azionisti di Banca Marche S.p.A. e responsabilità della cessionaria dell’azienda bancaria posta in risoluzione

Cessione di azienda bancaria – Pretese risarcitorie rivendicate dagli azionisti di Banca Marche S.p.A. – Perimetro della cessione – Applicazione dell’art. 2560 c.c. – Esclusione

Le passività  corrispondenti alle pretese risarcitorie rivendicate dagli azionisti di Banca Marche S.p.A. per effetto all’azzeramento del valore delle azioni devono ritenersi incluse nella cessione dell’azienda bancaria disposta a favore dell’ente ponte (Nuova BDM) con il provvedimento di risoluzione della Banca d’Italia 22 novembre 2015.

In tema di cessione di azienda in favore di una banca, l'art. 58 del d.lgs. 1° settembre 1993. n. 385, prevedendo il trasferimento delle passività al cessionario per effetto della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (art. 58, co. 2, cit), e non la semplice aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga alla norma di cui all'art. 2560 cod. civ., sulla quale prevale in virtù del principio di specialità; ne consegue che, in caso di cessione di azienda bancaria, alla cessionaria si trasferisce anche l'obbligazione sanzionatoria ricompresa tra i debiti della cedente, inclusa nella cessione stessa e già sorta per effetto dell'illecito compiuto dai soggetti ad essa a appartenenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 28 settembre 2017.




Il creditore fondiario non può rinnovare l’iscrizione ipotecaria oltre il termine ventennale

Mutuo fondiario - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione oltre il termine ventennale - Esclusione

Non può ritenersi correttamente eseguita la rinnovazione dell’ipoteca caratterizzata dall’errata indicazione del foglio di mappa trattandosi di errore su un elemento essenziale della nota in base al combinato disposto degli artt. 2826 e 2839 c.c.

Non è assistita da verosimile fondatezza la prospettazione secondo cui al creditore fondiario, in base alla disciplina applicabile ratione temporis ( art. 4 DPR n. 7 del 1976) sarebbe consentita la rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria anche oltre il termine ventennale. (Nicola Lanzolla) (riproduzione riservata)
Tribunale Matera 15 febbraio 2019.




Il c.d. passaggio ‘a sofferenza’ equivale alla chiusura del conto

Conto corrente bancario – Azione di ripetizione – Passaggio “a sofferenza” – Adeguamento della Banca alla delibera C.I.C.R. 09.02.2000 – Prova – Peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche

E’ ammissibile l’azione di ripetizione di indebito da parte del correntista ove la Banca abbia receduto dal rapporto di conto corrente, in quanto il c.d. passaggio “a sofferenza” equivale alla chiusura del conto.

Va dichiarata la nullità delle clausole anatocistiche contenute nei contratti bancari di conto corrente sottoscritti prima dell’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.

In difetto di prova circa l’adeguamento della Banca alla delibera C.I.C.R. 09.02.2000 mediante approvazione scritta della clausola anatocistica, così come previsto dall’art. 7.3, deve escludersi la possibilità per la Banca di capitalizzare gli interessi passivi anche successivamente all’entrata in vigore di detta delibera.

L’introduzione della capitalizzazione degli interessi passivi è da considerarsi sicuramente motivo di peggioramento delle condizioni contrattuali ed economiche rispetto a quelle antecedenti alla entrata in vigore della Delibera del 9/2/2000. (Andrea Francesco Forcina) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 14 febbraio 2019.




Eccezione della prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali e onere della prova

Rimesse solutorie – Diritto alla ripetizione – Eccezione di prescrizione ultradecennale – Prova dell’affidamento – Onere di parte attrice

Delibera CICR del 9/2/00 – Anatocismo – Interessi creditori e debitori – Pattuizione tassi differenti – Legittimità

Art. 120, comma 2 TUB – Divieto di anatocismo – Decorrenza dal 3/8/16

Commissione di massimo scoperto – Remunerazione immediata disponibilità di fondi – Legittimità

Commissione di massimo scoperto – Tasso soglia d’usura – Non rileva fino a 1/1/10 – Tasso soglia d’usura – Commissione Massimo scoperto media – Maggiorazione di 1/2

Interessi Moratori – Verifica rispetto soglia usura – TEGM maggiorato di 2,1%

Tasso soglia d’usura – Somma algebrica tasso corrispettivo e moratorio – Erroneità

Nel caso di eccezione di prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali grava su parte attrice l’onere della prova dell’affidamento e, quindi, della natura meramente ripristinatoria delle rimesse. Ciò in quanto l’azione promossa nei confronti dell’istituto di credito ha natura di accertamento negativo. E’, invece, onere della banca dimostrare la presenza di un affidamento allorquando questa eccepisce la natura ripristinatoria della rimessa per l’esistenza di un’apertura apertura di credito.

E' conforme alla Delibera CICR del 9/2/00 la pattuizione con la banca di tassi creditori e debitori differenti, ponendo sul punto la delibera l’unica condizione della medesima periodicità temporale dei tassi che possono anche essere distinti.

La delibera CICR del 9/2/00 ha continuato a regolare la materia dell’anatocismo bancario fino all’adozione della delibera CICR del 3/8/16. Ciò in quanto l’efficacia del divieto di anatocismo bancario, introdotto dall’art. 120, comma 2 TUB, così come modificato dall’art. 1, comma 629 Legge n. 147 del 27/12/13, era subordinata all’adozione della relativa delibera CICR.

Legittima è previsione della commissione di massimo scoperto che non costituisce una componente degli interessi corrispettivi, né tantomeno una modalità di calcolo degli stessi ed è, invece, destinata a remunerare la diversa prestazione consistente nell’integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente.

Fino all’1/1/10 la commissione di massimo scoperto non va considerata ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura. Ciò in quanto i Decreti ministeriali di rilevazione del TEGM, ai sensi della Legge n. 108/96, emanati prima dell’1/1/10, recependo le istruzioni di Banca d’Italia, determinavano tale tasso senza includere nel calcolo l’ammontare della commissione suddetta. Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura la Commissione di Massimo Scoperto applicata in concreto va, invece, confrontata con la Commissione di Massimo Scoperto soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei DDMM.

La usurarietà o meno degli interessi moratori in concreto applicati va verificata confrontando il relativo dato con il tasso soglia d’usura per gli interessi moratori, determinato maggiorando il TEGM di 2,1 punti percentuali.

Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura erronea è la pratica di operare la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori. Ciò sia perché si tratta di tassi dovuti in via alternativa, sia perchè il TEGM, e conseguentemente il tasso soglia che dipende da questo, risultano determinati in base a rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 28 gennaio 2019.




Comparazione del tasso effettivo globale praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto

Usura – Commissione di massimo scoperto – Sezioni Unite Corte di Cassazione 20.06.2018 n.16303

Sulla scorta della pronuncia delle SS. UU. Il Tribunale ha rimesso in istruttoria la causa volta a verificare, secondo la metodologia indicata dalla Corte di Cassazione del 20 giugno 2018 n.16303, l'eventuale usurarietà degli interessi applicati al contratto di apertura del credito.

In particolare è stato richiesto di verificare: la CMS applicata dovrà essere confrontata con la CMS soglia (ottenuta aumentando della metà la CMS media pubblicata nelle tabelle allegate ai decreti ministeriali) e, successivamente:
- se essa risulterà al di sotto della CMS soglia, la verifica – separata – della usurarietà della CMS si può ritenere conclusa, potendosi procedere alla verifica dell’usurarietà del tasso di interesse effettivo globale (TEG);
- se essa risulterà al di sopra della CMS soglia, non si determina, di per sé, l’usurarietà del rapporto; in questo caso, l’importo costituito da quella parte di CMS che è in esubero rispetto alla CMS soglia, va confrontata con il margine del TEG; in parole più semplici, se il TEG rilevato è inferiore al tasso soglia, residua un margine di salvaguardia, che va ad assorbire il costo della CMS in esubero. Si calcola, pertanto, quanti interessi in più, rispetto a quelli effettivamente applicati, si sarebbero potuti applicare, nel periodo di riferimento, in base al tasso soglia; tale importo – il margine – si raffronta con l’importo della CMS in esubero e; se è superiore, ovvero se il margine del TEG assorbe l’esubero della CMS, non si verifica usura; se è inferiore, ovvero se il margine del TEG non è sufficiente ad assorbire l’esubero della CMS, il TEG risulta usurario. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 11 febbraio 2019.




Quando il cliente ha diritto ad ottenere dalla Banca il rendiconto pur non avendone fatto richiesta ex art. 119 T.U.B.

Conto corrente bancario – Interessi ultra-legali non pattuiti e capitalizzazione trimestrale – Onere della prova – Diritto del cliente di ottenere dalla Banca il rendiconto – Sussistenza – Mancata richiesta ex art. 119 TUB – Irrilevanza

Nel caso in cui non sia contestata l’applicazione al rapporto di conto corrente di interessi ultra-legali non pattuiti nelle forme di legge nonché l’applicazione della capitalizzazione trimestrale, non può mettersi in dubbio l’esistenza di un conto corrente non contestato dalla Banca e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla sua gestione.

In ragione dei contenuti propri della norma dell’art. 119 comma 4 T.U.B., il correntista ha pertanto diritto di ottenere dalla Banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria avvalendosi dell’ordine di esibizione di cui all’art. 210 c.p.c., fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale e ciò anche nell’ipotesi in cui prima del giudizio non abbia fatto richiesta della documentazione ai sensi dell’art. 119 T.U.B. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 08 febbraio 2019.




Collocazione dei mutui a SAL nella categoria dei 'mutui ipotecari' e non in quella degli 'altri finanziamenti'

Tasso soglia usura - Riferimento per i mutui a SAL - Mutui ipotecari

I mutui a stato avanzamento lavori (SAL) vanno collocati nella categoria dei “mutui ipotecari” e non in quella degli “altri finanziamenti”, essendo il rischio ridimensionato e proporzionale atteso che l’istituto di credito acconsente alla erogazione dopo aver verificato l’avanzamento dei lavori e quindi l’incremento di valore del bene oggetto di garanzia reale, già considerato a garanzia della prima erogazione.

Il peso della garanzia ipotecaria rende meno rischioso il finanziamento e quindi giustifica un tasso di interesse più contenuto poiché al momento della prima erogazione, se è vero che l'opera non è ancora iniziata, esiste pur sempre il terreno edificabile oggetto di ipoteca che ha un valore di cui si deve tener conto nella determinazione del rischio effettivo mentre, per le successive erogazioni, il versamento avviene dopo la constatazione dello stato di avanzamento dei lavori.

In senso contrario non soccorrono le istruzioni della Banca d'Italia (versione agosto 2009), poiché, ad una più attenta lettura, si evince che nella categoria "altri finanziamenti" sono collocati i mutui che prevedono l'erogazione a stato di avanzamento lavori, senza specificazione dell'ulteriore connotato costituito dalla effettiva garanzia ipotecaria; per cui l’allineamento ai mutui chirografari, contenuto nella definizione della stessa categoria "10", lascia intendere che siano stati considerati come "altri finanziamenti" i mutui a SAL non adeguatamente garantiti da ipoteca su beni già esistenti, il cui valore non sia in grado, cioè, di supportare la prima erogazione. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 21 dicembre 2018.




A nulla rileva il fatto che l’interesse moratorio usurario non sia mai stato in concreto applicato dalla banca

Mutuo fondiario – Usura – Pattuizione interessi moratori – Regolare adempimento contratto – Sanzione punitiva ex art. 1815 sec. co, cc – Conversione totale del finanziamento – Gratuità del finanziamento – Obbligo Giudice trasmissione procura repubblica atti di causa – Sussistenza

La declaratoria di nullità ex art. 1815, II co., c.c. relativamente tasso d’interesse moratorio usurario comporta la dichiarazione della natura gratuita dell’intero contratto di mutuo, con conseguente non debenza di alcun interesse (né corrispettivo, né moratorio) a nulla rilevando il fatto che l’interesse moratorio usurario non sia mai stato in concreto applicato dalla banca.

In caso di accertamento dell’usura bancaria anche per i soli interessi moratori va disposta la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica presso il Tribunale per le valutazioni di propria competenza in ordine alla eventuale rilevanza penale dei fatti oggetto di causa. (Raffaele Locantore) (riproduzione riservata)
Tribunale Rieti 14 maggio 2018.




La commissione di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TAEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della commissiome per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata promessa – Conversione del mutuo da oneroso a gratuito e condanna della banca a restituire tutti gli interessi pagati

Per uniforme insegnamento della Suprema Corte, ai sensi degli artt. 644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., si intendono usurari gli interessi, commissioni, le spese che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, con la precisazione che ogni verifica del superamento o meno del limite legale va effettuata ex ante sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.

Pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed ontologiche ravvisabili tra interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, etc., non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art. 644 c.p.

Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, poiché l’usura è un reato di pericolo con la conseguenza che, ai fini civilistici, per il vaglio della stessa deve tenersi conto anche di quegli oneri che rappresentino solo un costo eventuale del credito che possono venire in rilievo in uno scenario non fisiologico dello svolgimento del rapporto (come il caso della volontà del cliente di estinguere anticipatamente il mutuo).

Peraltro è ovvio che, al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto cosicché punire la pattuizione di interessi corrispettivi usurari ed esonerare dal vaglio dell’usurarietà altri costi sempre connessi all’erogazione del credito si palesa quale operazione arbitraria, manipolativa del dato letterale e non conforme alla finalità della legge antiusura, ben potendo altrimenti le banche aggirare la normativa mediante previsione di interessi corrispettivi sottosoglia per poi costringere il cliente ad accettare pattuizioni con previsioni di remunerazioni ben al di sopra del tasso soglia.

In conclusione, essendo pattiziamente usurario il muto comprendendovi il compenso promesso per l’estinzione anticipata, ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, c.c., la banca va condannata a restituire al mutuatario tutti gli interessi pagati. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno 24 gennaio 2019.




Prova del credito della banca nel fallimento: è necessaria la produzione degli estratti conto a partire dalla apertura del rapporto

Conto corrente bancario - Prova del credito della banca - Produzione degli estratti conto - Dalla conclusione del contratto - Necessità - Fondamento

Nel contratto di conto corrente bancario, la banca che assuma di essere creditrice del cliente ha l'onere di produrre in giudizio i relativi estratti conto a partire dalla data della sua apertura, non potendo pretendere l'azzeramento delle eventuali risultanze del primo degli estratti utilizzabili, in quanto ciò comporterebbe l'alterazione sostanziale del medesimo rapporto, che vede nella banca l'esecutrice degli ordini impartiti dal cliente, i quali si concretizzano in operazioni di prelievo e di versamento ma non integrano distinti e autonomi rapporti di debito e credito tra cliente e banca,rispetto ai quali quest'ultima possa rinunciare azzerando il primo saldo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 16 aprile 2018.




Usura: anche la penale di estinzione anticipata rileva ai fini del calcolo del TEG

Contratti bancari – Contratto di mutuo – Interessi – Calcolo del TEG ai fini del superamento della soglia antiusura – Computabilità della penale di estinzione anticipata – Sussiste

La commissione di estinzione anticipata è costo inerente all’erogazione del credito, essendo contenuta nel contratto di credito, stimolandone il regolare adempimento e costituendo un succedaneo delle remunerazioni contrattuali perdute dalla banca per effetto dell’anticipata estinzione.

La specificazione contenuta nell’art.644 c.p. e nel D.L. 394/2000, per cui si tratta di interessi promessi “a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”, esclude la possibilità di una differenziazione, ai fini della formazione del TEG, tra interessi corrispettivi e interessi moratori. Ai fini della verifica del TEG è preferibile pertanto utilizzare il criterio della pattuizione, rispetto a quello dell’effettiva applicazione, di interessi o spese. Pertanto, se il tasso di mora indicato in contratto maggiorato della penale per estinzione anticipata eccede il tasso soglia, consegue la nullità parziale del contratto di mutuo e ai sensi dell’art.1815 c.c. non sono dovuti interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 15 gennaio 2019.




Non può dirsi, in mancanza di altri elementi, che il riferimento a un Euribor falsato determini l’usura

Usura – Determinazione – Euribor – Definizione

“Euribor” è il tasso di interesse medio applicato tra istituti di credito europei c.d. primari per operazioni interbancarie di prestito a breve termine (in Euro); tale tasso viene rilevato giornalmente dalla European Banking Federation (EBF) in base alle segnalazioni quotidianamente effettuate all’agenzia Reuters da oltre cinquanta banche individuate tra quelle che presentano il maggiore volume di affari in Euro.

Dal momento che tale tasso afferisce a prestiti privi di rischio o risk free (in quanto le principali banche europee, che ricevono il prestito, si presumono solvibili), il tasso di interesse parametrato all’Euribor, pattuito in contratti quali mutui a tasso variabile, definisce la rischiosità e il costo dell’operazione a seconda di quanto è ampia la differenza (lo spread) rispetto all’Euribor stesso.

Dunque, poiché i tassi di interesse si compongono tanto del suddetto indice, quanto del citato spread, e posto che è appunto quest’ultimo a definire il costo dell’erogazione del mutuo, non può dirsi, in mancanza di altri elementi, che proprio il riferimento a un Euribor falsato avrebbe determinato l’asserita e non provata usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 22 gennaio 2019.




Il contratto di mutuo, benché redatto per atto pubblico notarile, non ha efficacia di titolo esecutivo nel caso in cui la somma mutuata sia effettivamente resa disponibile solo a seguito di adempimenti gravanti sul mutuatario

Contratto di mutuo – Accredito sul conto corrente del mutuatario della somma con vincolo cauzionale di indisponibilità in favore della banca – Disponibilità effettiva della somma solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione

Non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c., il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile che pur attesti la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario, qualora la consegna della somma viene di fatto differita e la somma stessa dichiarata espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario, che si impegna a non prelevarla fino a quando non saranno posti in essere gli adempimenti elencati a pena di risoluzione del contratto.

Un siffatto contratto non integra un titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 3 c.p.c., difettando l’attestazione della erogazione della somma mutuata tramite separato atto pubblico o la quietanza tramite scrittura privata autenticata, sicché, in mancanza di prova dell’erogazione, non può essere idoneo a dimostrare l’esigibilità dell’obbligo di rimborso della somma mutuata. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 08 febbraio 2019.




Nessun obbligo di iscrizione per il mero procacciatore di clienti non vincolato alla compagnia assicurativa

Previdenza obbligatoria – Attività di “produttore diretto” per compagnia assicurativa – Assenza di subordinazione – Obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti – Non sussiste

L’attività svolta come “produttore diretto” ovvero occasionale di compagnia assicurativa, operante unicamente come segnalatore di nominativi di persone interessate a sottoscrivere contratti di assicurazione, senza alcun vincolo di subordinazione con l’impresa, non fa sorgere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 12 novembre 2018.




Cessione Veneto Banca - Intesa San Paolo ex D.L. 99/2017: sulla legittimazione passiva della cessionaria e della improcedibilità della domanda nei confronti della cedente

Liquidazione coatta bancaria – Cessione a Intesa San Paolo dell’azienda di Veneto Banca – Responsabilità della cessionaria per violazione degli obblighi informativi nel collocamento delle azioni della cedente – Esclusione – Domanda di mediazione anteriore alla cessione – Irrilevanza

Liquidazione coatta bancaria – Intermediazione finanziaria – Collocamento di azioni – Violazione degli obblighi informativi – Domanda proposta nei confronti della Banca in LCA – Improcedibilità ex art. 83 TUB

La domanda introdotta dall’attore al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).
 
In proposito, va precisato che la presentazione della domanda di mediazione non può essere invocata per anticipare gli effetti della domanda giudiziale notificata successivamente all’approvazione del citato D.L. 99/2017.

E’ improponibile, ai sensi dell’art. 83 TUB, la domanda proposta in sede ordinaria nei confronti della banca in liquidazione coatta amministrativa volta ad ottenere il risarcimento del danno per violazione dei doveri informativi cui la banca era tenuta all’atto del collocamento delle proprie azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 05 febbraio 2019.




Fideiussione con clausole ABI: nullità parziale e competenze per l'accertamento incidentale

Fideiussione bancaria – Nullità – Violazione norme anticoncorrenza – Competenza Tribunale Imprese – Limiti – Accertamento incidentale – Condizioni

Fideiussione bancaria – Nullità – Provvedimento Banda d’Italia 2005 – Nullità parziale

Riparto onere della prova – Principio di vicinanza della prova

E’ affetto da nullità parziale e limitata alle sole clausole illegittime il contratto di fideiussione bancaria conforme al modello ABI oggetto del provvedimento sanzionatorio della Banca d’Italia del 2005. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La cognizione, riservata al Tribunale delle Imprese di Milano-Roma-Napoli in ragione della suddivisione territoriale, può invece essere attribuita al giudice del diverso tribunale adito nella misura in cui l’accertamento venga svolto in via incidentale e non con effetto di giudicato al fine paralizzare la pretesa creditoria dell’istituto di credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Va respinta per intervenuta decadenza l'azione della banca che abbia agito contro i fideiussori senza osservare i termini di cui all’art. 1957 c.c. per l'azione contro il debitore principale e non possa beneficiare delle clausole dichiarate nulle. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 29 gennaio 2019.




Swap: conseguenze della mancata esplicitazione del mark to market

Interest Rate Swap – Razionalità e conoscibilità dell'alea – Mancata indicazione del mark to market – Difetto di causa – Nullità

La razionalità dell'alea, che presuppone la sua conoscibilità, è elemento causale tipico del contratto di swap.

Deve perciò ritenersi nullo per difetto di causa l'IRS (Interest Rate Swap) che non espliciti il mark to market, ovvero il valore attualizzato del derivato, individuato in funzione delle aspettative - stimate secondo scenari probabilistici definiti ex ante - circa l'andamento futuro delle variabili sottese a ciascuno dei flussi di pagamento dedotti nel contratto.

Ancorché il mark to market incorpori un valore destinato a variare a seconda del momento del suo calcolo e dello scenario di riferimento di volta in volta esistente, esso costituisce elemento essenziale alla valutazione dell'entità e della natura del rischio assunto dal contraente, sicché la sua omissione, escludendo la rispondenza del derivato all'indefettibile presupposto della razionalità della contrattazione, rende la causa dello swap non meritevole di tutela.
Tribunale Bari 07 gennaio 2019.




Usura: divieto di sostituzione della clausola nulla con diversa misura degli interessi

Mutuo – Usura – Interessi moratori sopra soglia – Estensione nullità interessi corrispettivi – Esclusione

L’art. 1815, II comma, c.c. va inteso nel senso che è da ritenere la nullità della sola clausola che prevede interessi usurari, dovendosi interpretare la successiva precisazione “e non sono dovuti interessi” non come esclusione della debenza di qualsiasi altro tipo di interesse previsto da altre clausole pur conformi a legge, ma piuttosto come divieto, in ottica sanzionatoria, di sostituzione alla clausola nulla di una misura degli interessi minore (interessi nella misura legale o interessi nei limiti del tasso soglia), quindi come esclusione dell’operatività dell’ordinario meccanismo sostitutivo o integrativo previsto dagli artt. 1339 e 1419, comma 2, c.c. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata 28 dicembre 2018.




L'erronea indicazione dell’ISC/TAEG, non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento

Eccezione d’incompetenza territoriale - Onere di contestazione specifica - Mancata contestazione con riferimento ai criteri alternativi - Rigetto

Interessi di mora - Rilevanza ai fini del rispetto del tasso soglia -  Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo - Valutazione autonoma

Funzione informativa dell’ISC - Erronea indicazione di ISC/TAEG - Nullità - Esclusione

Lo scrutinio sulla non usurarietà va effettuato sia sugli interessi corrispettivi sia sugli interessi moratori e la verifica dell’eventuale superamento del tasso soglia deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza sommarle tra loro.

L’ISC non costituisce un tasso d’interesse o una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi; da ciò discende che l’erronea indicazione dell’ISC/TAEG, non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento, quanto piuttosto un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Termini Imerese 06 febbraio 2019.




Presunta natura ripristinatoria delle rimesse ed onere della prova

Conto corrente - Ripetizione indebito - Rimesse - Presunzione natura ripristinatoria - Prescrizione rimesse solutorie - Onere della prova a carico della Banca

I versamenti eseguiti su conto corrente in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all'accipiens.

Tale funzione corrisponde allo schema causale tipico del contratto e deve ritenersi presunta.

Una diversa finalizzazione dei singoli versamenti dev’essere in concreto provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione dalle singole annotazioni delle poste relative agli interessi passivi anatocistici.

E’ dunque onere della banca, a sostegno dell’eccezione di prescrizione svolta, allegare e provare se e quali versamenti avessero avuto funzione solutoria. (Ambra De Domenico) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 01 settembre 2018.




Quando gli interessi di mora assumono rilevanza nella verifica dell'usurarietà dei contratti di mutuo

Mutuo ipotecario - Usura - Costo complessivo del finanziamento - Gratuità

La verifica dell'usurarietà dei contratti di mutuo va operata tenendo conto non solo degli interessi convenzionali o moratori, ma anche di qualsiasi altro costo connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare; a tal fine rileva la mera promessa di pagare costi usurari, a nulla rilevando l'effettivo pagamento degli stessi.
Ai fini del vaglio della dedotta usurarietà, va operata la sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori solo qualora il contratto preveda clausole del tipo "il mancato integrale pagamento di numero x rate determinerà interessi di mora nella misura di x punti percentuali in più sul tasso originario". 

Nel caso in cui il precitato costo del finanziamento si riveli usurario, il finanziamento stesso andrà dichiarato gratuito, dovendo il cliente restituire unicamente il capitale mutuato. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti 31 gennaio 2019.




Finanziamento per l’acquisto di azioni proprie e violazione dei doveri di diligenza, correttezza e trasparenza

Intermediazione finanziaria - Finanziamento per acquisto di azioni della Banca - Applicabilità dell’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi -  Quantificazione del danno

Il mutuo concesso da una Banca esclusivamente finalizzato all’acquisto di azioni della stessa per il medesimo controvalore va ricondotto al servizio accessorio di investimento di “concessione di finanziamenti agli investitori per consentire loro di effettuare un’operazione relativa a strumenti finanziari, nella quale interviene il soggetto che concede il finanziamento” di cui all’art. 1, co. 6, lettera C, T.U.F.
Qualora siano violati gli obblighi di cui all’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi, il danno subito dall’investitore coincide con le somme versate a titolo di rimborso del finanziamento, dedotti i dividendi percepiti (nella fattispecie erano stati corrisposti solo gli interessi, mentre il capitale avrebbe dovuto essere rimborsato in unica soluzione alla scadenza del finanziamento).
[Nella fattispecie concreta, l’ACF ha ritenuto provato da plurimi elementi obiettivi gravi, precisi e concordanti che l’erogazione da parte dell’intermediario di un’ulteriore linea di credito (pari ad € 200.000,00), rispetto al mutuo principale richiesto (pari ad € 1.350.000,00) sia stata concessa al (solo) fine di consentire l’acquisto – indotto nell’investitore – dei titoli azionari di che trattasi e di ottenere il primo finanziamento. Non può quindi che concludersi che l’intermediario non abbia operato nel “miglior interesse del cliente”, inducendo questi ad un investimento che altrimenti non avrebbe effettuato, violando così gli obblighi di cui all’art. 21 T.U.F. e provvedimenti attuativi. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
ACF 24 maggio 2018.




Al conto corrente ipotecario avente le caratteristiche del mutuo si applica il tasso soglia previsto per il mutuo

Applicazione dell’art. 1815 II° comma c.c. – Inquadramento di un contratto nella categoria a fini di individuazione del tasso soglia – Contratto di conto corrente ipotecario con le caratteristiche del mutuo – Applicazione del tasso soglia per la categoria dei mutui ipotecari

Al contratto di apertura di credito in cc garantita da ipoteca che presenti le caratteristiche del mutuo ipotecario, quali la subordinazione della operazione al perfezionamento della iscrizione ipotecaria e la riduzione dell’affidamento concesso a precisa scadenze temporali, come se si trattasse di rate, si applica il tasso soglia previsto per i mutui, prevalendo l’operazione voluta dalle parti sul nomen iuris.

Il contratto di apertura di credito con tali caratteristiche dovrà quindi essere inquadrato, ai fini   dell’applicazione della legge 108/1996, dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 II° comma c.c. nella categoria “contratti di mutuo a tasso fisso” facendosi valere l’operazione voluta dalle parti ed effettivamente posta in essere rispetto al titolo formale del contratto stipulato. (Enzo Vichi) (Renato Corti) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 15 gennaio 2019.




Mutuo fondiario: superamento del limite di finanziabilità, disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario e conservazione della garanzia ipotecaria

Mutuo fondiario - Superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB - Disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario - Conservazione della garanzia ipotecaria

Il mutuo, pur qualificato come “fondiario”, ove non rispettoso della prescrizione di cui all’art. 38 TUB per intervenuto superamento dei limiti di finanziabilità deve essere considerato un ordinario mutuo ipotecario; superato il limite di finanziabilità, non si ha, infatti, nullità del sinallagma, con conversione in altro tipo di contratto, ma solo la disapplicazione della speciale disciplina del mutuo fondiario, con conservazione della garanzia ipotecaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 27 dicembre 2018.




L’art 119 TUB si applica anche ai garanti del correntista

Diritto alla richiesta della documentazione bancaria ex art. 119 del T.U.B. da parte del fideiussore - Sussiste

L’art 119 TUB va interpretato in senso costituzionalmente orientato come esteso anche ai garanti del correntista, atteso che il fideiussore, come il cliente, ha necessità di esaminare la documentazione afferente al conto al fine di verificare la legittimità dell’operato della banca e l’esistenza del credito di cui egli deve rispondere. (Antonio Donno) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto 03 gennaio 2019.




Computabilità degli interessi moratori ai fini della determinazione del tasso soglia usura

Mutuo – Legge n. 108 del 1996 – Usura – Tasso soglia – Interessi moratori – Commissione di estinzione anticipata

L'art. 1 della legge 108 del 1996, nella parte in cui prevede che ai fini della determinazione del tasso di interesse usurario deve tenersi conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito, deve interpretarsi come riferito ai soli oneri usurari che, costituendo il corrispettivo immediato della somma di denaro o di altra utilità ex art. 644 c.p., rinvengono il proprio titolo direttamente nella stipulazione del contratto e sono pertanto certi nella loro applicazione.  

Al contrario, non concorrono alla definizione del tasso soglia gli oneri, di natura risarcitoria, indennitaria o di altra specie, incerti nell’an e nel quantum e connessi all’erogazione del credito in via indiretta, poiché ravvisano il proprio titolo non soltanto nel contratto ma in una fattispecie più ampia, che presuppone oltre al fatto giuridico della stipulazione negoziale un fatto ulteriore, meramente eventuale, rappresentato dall'inadempimento del mutuatario, nel caso degli interessi moratori, o dall'esercizio della facoltà di estinzione anticipata, con riguardo all'omonima penale. (Margherita Andreucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca 07 gennaio 2019.




Mutuo fondiario: determinazione del limite di finanziabilità in presenza di ipoteca iscritta su immobile di terzi

Mutuo fondiario – Determinazione del limite di finanziabilità – Ipoteca iscritta su immobile di terzi – Irrilevanza

Nella determinazione dell’ammontare massimo del finanziamento fondiario garantito da ipoteca ai sensi dell’art. 38 TUB è irrilevante la circostanza che il bene ipotecato appartenga al mutuatario o a terzi che offrano garanzia reale, in quanto la garanzia del terzo datore di ipoteca non ha, in questo caso, natura integrativa bensì principale, al pari dell’ipoteca prestata dal soggetto finanziato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 04 gennaio 2019.




Usura genetica nel rapporto instaurato in epoca antecedente l’entrata in vigore della L. 108/96

Legittimazione eredi fideiussore – Contratto di conto corrente – Interessi – Usurarietà originaria – Verifica del saldo iniziale – Onere della prova

La mancata segnalazione dell’evento interruttivo ad opera del procuratore costituito nell’ambito del segmento processuale in cui l’evento morte si è manifestato non preclude agli eredi la valida costituzione nel grado successivo del giudizio, conferendo nuovo mandato al procuratore.

La verifica della correttezza del saldo esige la ricostruzione dell’andamento del rapporto e questa, a sua volta, deve essere effettuata partendo dal saldo iniziale.

Il primo estratto conto disponibile anche se a credito del correntista è irrilevante per indeterminatezza ai fini di tale verifica; anzi, la considerazione di ordine logico-deduttivo fondata sull’osservazione della costituzione in favore della banca della garanzia fideiussoria costituisce segnale evidente della concessione di una qualche forma di finanziamento in assenza del quale l’istituto di credito non avrebbe avvertito l’esigenza di tutelare le proprie ragioni creditorie.

Va riconosciuta l’usura genetica anche se il rapporto è instaurato in epoca antecedente l’entrata in vigore della L. 108/96 quando le convenzioni succedute lungo l’arco di vigenza tra le parti hanno novato in senso oggettivo il regolamento contrattuale. Integra pattuizione rilevante a tal fine sia la stipula del contratto iniziale sia quella di patti successivi.

Al saggio degli interessi, per determinare il carico complessivo che grava le operazioni di credito fuori fido, deve sommarsi anche la commissione di massimo scoperto fuori fido. (Silvia Dragotta) (riproduzione riservata)
Appello Palermo 28 gennaio 2019.




Prova dell’apertura di credito

Contratti bancari – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Richiesta revoca del decreto già provvisoriamente esecutivo – Sentenza di accoglimento alla luce dei motivi portati dall’opposizione – Carenza probatoria – Ammissibilità

Il solo contratto di apertura di credito prodotto è inidoneo a costituire la prova del credito laddove intervenuto nell’ambito di un rapporto già in essere. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 15 gennaio 2019.




Consegna del contratto quadro e mark to market nei contratti di swap

Contratto quadro sottoscritto dal solo investitore – Necessità della sua consegna quale requisito di validità ai sensi dell’art. 23 t.u.f. – Esclusione

Mark to market dei contratti di swap – Sua corrispondenza con l’oggetto del contratto – Esclusione – Obbligo dell’intermediario di renderlo noto all’investitore – Sussistenza – Conseguenze del suo inadempimento

La tesi secondo cui la consegna del contratto costituisce un requisito di validità del medesimo, al pari della sua sottoscrizione da parte dell’investitore, è smentita dal tenore letterale dello stesso art. 23 t.u.f. Tale norma infatti nel suo primo periodo prevede che: “I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento … sono redatti per iscritto, … e un esemplare e' consegnato ai clienti” e al secondo periodo stabilisce, in modo netto e quasi perentorio, che: “Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto e' nullo”. La conseguenza della invalidità è quindi ricollegata, dalla previsione di legge, al solo difetto del requisito della forma scritta e non anche a quello della consegna di esso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’oggetto del contratto di swap è costituito dallo scambio di flussi finanziari e non dal mark to market che è invece l’elemento che consente all’investitore di conoscere il guadagno o la perdita che può ricavare dalla operazione in derivati nel caso in cui decidesse di estinguerla anticipatamente, a partire dal momento immediatamente successivo alla sua conclusione, e quindi la formazione di un adeguato consenso informato.
L’esplicitazione di tale dato che, non deve essere necessariamente scritta, già al momento della conclusione del contratto, è quindi oggetto di un preciso obbligo informativo gravante sull’intermediario e in caso di suo inadempimento è giustificata la risoluzione del contratto quadro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 09 novembre 2018.




Responsabilità dell’intermediario per violazione obblighi informativi e di condotta

Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule

Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex ante – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario – Know your merchandise rule

Procedimento dell’ACF – Strumenti finanziari illiquidi – Doveri dell’intermediario – Violazione degli obblighi dell’adeguatezza/appropriatezza dell’investimento – Responsabilità risarcitoria intermediario bancario

Non comprovano la condotta diligente dell’Intermediario i moduli relativi all’ordine di acquisto delle azioni non quotate privi di un’informativa relativa alle caratteristiche specifiche dello strumento finanziario (illiquido), nemmeno può desumersi la conoscenza dello strumento finanziario (nel caso di specie un’azione non quotata) da parte del cliente che abbia effettuato pregressi investimenti esclusivamente in obbligazioni. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)

Il Documento sui rischi generali degli investimenti integrante il contratto quadro stipulato nell’anno 2005 risulta, ratione temporis, inconferente rispetto alla contestata violazione degli obblighi informativi necessari in caso di acquisto di strumenti finanziari illiquidi, e dunque in un contesto normativo diverso da quello vigente al tempo delle operazioni di acquisto del 2012, soggette al diverso regime Mifid e alle nuove disposizioni con esso dettate negli artt. 27-31 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)

L’indicazione sul questionario Mifid di grado di conoscenza “Bassa” degli “Strumenti azionari” e, con riferimento agli “obiettivi di investimento”, una propensione al rischio “media” con orizzonte di “medio/lungo termine (60 mesi)” e finalità di “crescita del capitale nel medio periodo, con rendimenti superiori al tasso di inflazione e con accettazione del rischio di perdite in conto capitale” è elemento sintomatico della non adeguatezza degli investimenti effettuati in strumenti finanziari illiquidi quali le azioni non quotate, e sebbene le operazioni di investimento non siano state eseguite in regime di consulenza, tale incoerenza delle operazioni con il profilo degli investitori comporta violazione degli obblighi dell’Intermediario. (Elisa Bastianello) (riproduzione riservata)
ACF 17 dicembre 2018.




Tasso Leasing e TAN, differenza e sanzione ex art 117 TUB

Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB

Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata)
Appello Torino 16 aprile 2018.




Le clausole in materia di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 dello schema ABI sono nulle, ma la loro invalidità non determina quella dell’intera fideiussione

Contratti bancari – Fideiussione omnibus – Clausole pattuite in violazione della normativa sulla concorrenza di cui alla legge n. 287/1990 – Conseguenze – Nullità parziale ex art. 1419 c.c. – Sussistenza

Le clausole in materia di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 dello schema predisposto dall’ABI, in quanto ritenute dalla Banca d’Italia contrastanti con il disposto di cui all’art. 2 co. 2 della legge n. 287/1990, debbono considerarsi nulle, posto che il c.d. contratto a valle costituisce lo sbocco dell’intesa vietata, essenziale a realizzarne e ad attuarne gli effetti e che l’intesa vietata ai sensi della predetta norma è nulla “a ogni effetto” come sancito dal comma 3 dell’art. 2 della legge n. 287/1990; la loro invalidità non determina quella dell’intera fideiussione, dovendosi verificare, alla stregua di una valutazione condotta in concreto, se le parti avrebbero egualmente concluso il contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 gennaio 2019.




Contratto di mutuo e titolo esecutivo, nonché rimedi all’abuso del cumulo di mezzi di espropriazione

Contratto di mutuo – Erogazione e quietanza importo mutuato – Contestuale costituzione deposito cauzionale – Svincolo avveramento condizioni – Titolo esecutivo – Sussiste

Cumulo procedure esecutive – Esecuzione immobiliare e presso terzi – Provvedimento limitazione mezzi espropriazione – Competenza – Giudice esecuzione immobiliare

Costituisce titolo esecutivo idoneo all’esecuzione forzata il contratto di mutuo contenente indicazioni di avvenuta erogazione e quietanza della somma mutuata con contestuale costituzione della stessa, da parte del mutuatario, in deposito cauzionale infruttifero in favore della banca mutuante, destinato ad essere svincolato in conseguenza dell'adempimento di una serie di prestazioni a carico del cliente indicate nel contratto. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di cumulo delle procedure esecutive, l’unico strumento teso ad evitare l’abuso del creditore è costituito, su opposizione del debitore, dal provvedimento di limitazione dei mezzi di espropriazione previsto dall’art. 483 c.p.c. di competenza, in caso di coesistenza di esecuzione immobiliare e di altra esecuzione, del giudice dell’esecuzione immobiliare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 16 gennaio 2019.




Ai fini dell’anatocismo rileva la differenza tra i periodi di liquidazione, non quella tra i tassi applicati

Contratti bancari – Conto corrente – Sensibile differenza tra tasso creditore e tasso debitore – Anatocismo – Esclusione – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Necessità di valutazione delle variazioni contrattuali – Sussiste

Ciò che viene richiesto dalla delibera CICR del 2000 non è la parità dei tassi di interesse attivi e passivi, ma solo che la loro liquidazione sia equivalente, sia essa mensile, trimestrale, annuale o altra.

Se anche le parti pattuissero un tasso creditore pari a zero, o di poco superiore, e un tasso debitore negativo, la liquidazione degli interessi non produrrebbe comunque un effetto anatocistico illegittimo, perché non è consentito al giudice sindacare la quantità degli interessi pattuiti laddove la stessa sia rispettosa della soglia di usura, essendo al contrattazione del quantum affidato alla libera volontà delle parti.

Il fenomeno dell’usura sopravvenuta non esiste, rilevando solo quella originaria. Tale principio può essere trasposto anche in una causa avente ad oggetto un conto corrente, dando rilevanza non solo al momento genetico della stipula del conto corrente, ma anche alle successive variazioni, concordate o unilaterali che siano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 novembre 2018.




Contratti derivati stipulati dagli enti pubblici e omessa sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante della P.A.

Contratti derivati stipulati dagli enti pubblici - Forma solenne del contratto - Necessità - Omessa sottoscrizione del contratto quadro da parte del legale rappresentante della P.A. - Nullità del contratto - Sussistenza

Contratti di Interest Rate Swap - Omessa sottoscrizione del contratto quadro - Nullità - Sussiste - Conseguente nullità del negozio di acquisto del derivato Interest rate Swap - Sussiste - Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. - Sussiste

I contratti stipulati con la P.A. devono essere redatti, a pena di nullità, in forma scritta e con la sottoscrizione ad opera dell'organo rappresentativo esterno dell'ente, in quanto munito dei poteri necessari per vincolare l'amministrazione.

L'atto con cui le amministrazioni aggiudicatrici decretano o determinano di contrarre è atto inidoneo a fondare in capo ai soggetti privati posizioni di interesse qualificato, giacchè lo scopo di tali atti è unicamente rintracciabile nella corretta assunzione di impegni di spesa nell'ambito del controllo e della gestione delle risorse finanziarie dell'ente pubblico, esaurendo gli effetti nell'ambito interno all'amministrazione stessa.

Sebbene la volontà della Pubblica Amministrazione di selezionare il miglior contraente in relazione ad una procedura ad evidenza pubblica debba manifestarsi attraverso la delibera a contrarre, quest'ultima resta un atto interno e non è in alcun modo equiparabile ad una dichiarazione negoziale recettizia. Pertanto, la contestuale presenza di un atto interno all'ente pubblico e di un contratto quadro sottoscritto dalla sola banca non vale ad integrare la fattispecie dell'accordo delle parti agli effetti di cui all'art. 1325 c.c.

Quando per l'esistenza di un determinato contratto la legge richieda, a pena di nullità, la stipulazione in forma scritta, alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di diversa scrittura nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)

Alla pronuncia di nullità del contratto quadro per le operazioni in strumenti finanziari derivati consegue la nullità del negozio di acquisto del prodotto Interest Rate Swap.

Il venir meno della causa giustificativa delle attribuzioni patrimoniali avvenute in esecuzione di un contratto nullo comporta l'applicazione della disciplina dell'indebito oggettivo, di cui agli artt. 2033 e segg. c.c., con il conseguente sorgere dell'obbligo restitutorio reciproco. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 31 dicembre 2018.




Strumenti derivati: il fideiussore è legittimato ad agire contro l’intermediario per la nullità delle obbligazioni garantite. Omessa indicazione del modello matematico di calcolo del MtM. Onere della prova

Fideiussore – Opposizione a decreto ingiuntivo Legittimazione – Intermediario finanziario – Nullità dei contratti in Interest Rate Swap per difetto di indicazione del modello matematico di calcolo del Market to Market – Indeterminabilità dell’oggetto ex artt. 1346 e 1418 cod. civ. – Estratto conto anticipi – Ripartizione dell’onere della prova – Mancata produzione degli estratti conto

Il fideiussore è pacificamente legittimato ad agire contro l’intermediario per far valere la nullità delle obbligazioni da lui garantite nell’interesse di terzi in favore della banca.

L’accordo tra l’intermediario e l’investitore deve avere espressamente ad oggetto, a pena di nullità, il valore finanziario (mark to market) degli strumenti derivati ed il differenziale di probabilità e cioè l’insito rischio finanziario.

In difetto di indicazione del modello matematico di calcolo dell’MTM, va dunque dichiarata la nullità dei contratti in IRS per indeterminabilità dell’oggetto.

In tema di estratto conto anticipi: la norma di cui all’art.50 D.lgs.1993/385 ha esclusivo valore nell’ambito del procedimento monitorio mentre, in sede di opposizione, trovano applicazione le regole generali di ripartizione dell’onere della prova; ne consegue che spetta alla banca produrre il contratto su cui di fonda il rapporto e documentarne l’andamento. (Roberto Cianci) (riproduzione riservata)
Tribunale Gorizia 10 gennaio 2019.




Contratti derivati: causa concreta, funzione di copertura e durata inferiore del contratto di Interest Rate Swap

Contratti derivati - Interest Rate Swap - Funzione di copertura - Causa concreta - Durata inferiore del contratto - Validità

La minor durata di un contratto di Interest Rate Swap rispetto all’indebitamento sottostante non fa venir meno la funzione di copertura del primo rispetto al secondo, ma rappresenta semplicemente la volontà contrattuale delle parti di delimitare nel tempo la suddetta funzione. (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 dicembre 2018.




Contratti derivati: il Mark to Market non integra l’oggetto di un contratto di Interest Rate Swap

Contratti derivati - Interest Rate Swap - Mark to Market - Oggetto del contratto - Esclusione

L’oggetto di un contratto di Interest Rate Swap non è il Mark to Market, ma lo scambio di differenziali calcolati su un capitale nozionale di riferimento ed è concretamente esplicitato con l’indicazione del “Tasso Parametro Cliente” e del “Tasso Parametro Banca” (nel caso di specie, la domanda di nullità di un contratto di Interest Rate Swap per indeterminatezza e/o indeterminabilità dell’oggetto è stata rigettata, in quanto nel contratto erano stati riportati i “Tassi Parametro”, ossia il tasso fisso a carico del Cliente ed il tasso variabile a carico della Banca). (Manuela Grassi) (Luca Traficante) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 dicembre 2018.




Mandato all'incasso e riscossione del credito successiva alla domanda di concordato preventivo

Concordato fallimentare - Mandato all’incasso rilasciato a creditore - Riscossione - Compensazione - Ammissibilità - Condizioni - Preesistenza dei crediti reciproci - Insussistenza - Conseguenze

In caso di ammissione del debitore al concordato preventivo, la compensazione tra i suoi debiti ed i crediti da lui vantati nei confronti dei creditori postula, ai sensi dell'art. 56 l.fall. (richiamato dall'art. 169 l.fall.), che i rispettivi crediti siano preesistenti all'apertura della procedura concorsuale; essa, pertanto, non può operare nell'ipotesi in cui il debitore abbia conferito ad una banca, anche di fatto, un mandato all'incasso di un proprio credito, e la banca abbia ritenuto di compensare il relativo importo con crediti da essa vantati. A differenza della cessione di credito, infatti, il mandato all'incasso non determina il trasferimento del credito in favore del mandatario, bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire al mandante la somma riscossa, e tale obbligo non sorge al momento del conferimento del mandato, ma soltanto all'atto della riscossione del credito, con la conseguenza che, qualora quest'ultima abbia avuto luogo dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, non sussistono i presupposti per la compensazione. Tuttavia, qualora la banca abbia trattenuto le somme riscosse invocando la compensazione, e non le abbia perciò rese alla procedura, l’istituto di credito potrà essere ammesso al passivo solo limitatamente alle somme di cui risulti ancora creditore all’esito della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 25 settembre 2017.




Modalità di rideterminazione del dovuto in caso di mutuo a tassi usurari

Contratti bancari – Mutuo – Contestazione dell’applicazione di tassi indebiti o usurari – CTU – Quesito da affidare al perito – Rideterminazione del dovuto

Nell’ipotesi di diversità tra il tasso espresso in contratto e quello effettivo calcolato in base alle prescrizioni imperative di cui all’art.2 della delibera CICR dell’8/7/1999, il CTU deve rideterminare il saldo del mutuo applicando i tassi sostitutivi di cui al comma 7 dell’art.117 T.U.B.

Nell’ipotesi in cui la pattuizione contrattuale originaria, con riferimento sia alla fisiologia che alla patologia del rapporto, risulta maggiore del tasso soglia, il CTU deve: a) rideterminare e ricalcolare l’intero mutuo e le rate di finanziamento depurate dalle voci di superamento della soglia dell’usura, determinando quanto dovuto per capitale e per interessi, competenze e spese, sia alla data di estinzione naturale del mutuo, sia alla data della risoluzione contrattuale, tenendo conto dei versamenti effettuati. B) rideterminare e ricalcolare l’intero mutuo e le rate di finanziamento utilizzando il tasso legale vigente al momento della sottoscrizione del contratto e adeguando il tasso per il calcolo degli interessi ai saggi legali vigenti nei successivi periodi, determinando il debito residuo alla data di estinzione naturale del mutuo, tenendo conto dei versamenti effettuati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale L'Aquila 20 settembre 2018.




Conseguenze della violazione dell’ammontare massimo dei finanziamenti ex art. 38, comma 2, TUB

Mutuo - Ammontare massimo dei finanziamenti - Art. 38, comma 2, TUB - Violazione - Conseguenze

L’art. 38, comma 2, TUB, che, a tutela del sistema bancario, attribuisce alla Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, il potere di determinare l’ammontare massimo dei finanziamenti, non è volto ad inficiare la validità del contratto ma appare norma di buona condotta, la cui violazione potrà comportare l'irrogazione delle sanzioni previste dall'ordinamento bancario, qualora ne venga accertata la violazione a seguito dei controlli che competono alla Banca d'Italia, nonché l'eventuale responsabilità, senza ingenerare una causa di nullità, parziale o meno, del contratto di mutuo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 24 giugno 2018.




Conto corrente con apertura di credito e computo delle C.M.S. nel tasso soglia - Quesito al CTU

Quesito al CTU - Usura - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Computo delle C.M.S. nel tasso soglia

  Tribunale Bari 18 dicembre 2018.




Nullo il contratto swap se il derivato non è idoneo ad assolvere la funzione di copertura del rischio

Contratti bancari – Mutuo – Indicazione di ISC inferiore al TAEG – Nullità della pattuizione del tasso d’interesse – Applicazione del tasso nomiale dei BOT – Affermazione

Contratti bancari – Mutuo – Cd. di scopo – Utilizzo delle somme per finalità diversa da quella pattuita – Nullità del contratto – Sussiste
 
Contratti finanziari – Derivati – Con finalità assicurativa del credito – Computabilità dei costi ai fini del TAEG – Affermazione

Contratti finanziari – Derivati – Swap – Con finalità assicurativa del credito – Provata inidoneità dei derivati alla copertura del rischio – Nullità del contratto – Sussiste

L’indicazione nel contratto di un ISC inferiore rispetto al TAEG costituisce una violazione dell’art.117, comma VI, del T.U.B., con conseguente nullità della clausola relativa agli interessi e, conseguentemente, la necessità di applicare – in sostituzione del tasso dichiarato nullo – il tasso nominale dei buoni ordinari del tesoro ai sensi dell’art.117, comma 7, T.U.B.. Superandosi il tasso soglia, invece, va applicata la sanzione della gratuità (art.185 c.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nei soli mutui di scopo, tutte le volte in cui le somme somministrate al cliente non vengono impiegate per lo scopo concordato, ma per coprire o ripianare precedenti esposizioni debitorie contratte con il medesimo istituto di credito erogante il mutuo, questo sarà affetto da nullità e il debitore non dovrà più rimborsare le somme avute in prestito.
La deviazione dal tipo contrattuale di cui all’art.1813 c.c. si può affermare quando vi sia la prova di un obbligo specifico del mutuatario nei confronti del mutuante, in ragione dell’interesse di quest’ultimo – diretto o indiretto – alla specifica modalità di utilizzazione delle somme per un determinato scopo. Ove la prova di consimile situaizone non sia fornita, l’inosservanza della destinazione indicata in contratto non rileva ai fini della validità o meno del contratto stesso.
La dichiarata nullità del contratto incide anche sulle garanzie, che vengono meno, siano esse personali o reali.
[Nella fattispecie, il contratto di mutuo veniva stipulato asseritamente per attribuire disponibilità finanziarie al cliente da destinare ad investimenti per procurare le provviste aziendali, ma nella realtà le somme venivano destinate a ripianare il passivo del cliente con la banca mutuante.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le operazioni di derivati, aventi le finalità di garanzia o copertura del credito, come quelle assicurative, comportano delle spese o costi valutabili ai fini del TAEG. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

I contratti derivati interest rate swap sono operazioni contrattuali sprovviste di una apposita disciplina negoziale di fonte legislativa. Nei loro confronti, dunque, risulta necessaria una valutazione di meritevolezza degli interessi perseguiti, come previsto in via generale dall’art.1322 c.c., con preminenza, nello svolgimento di tale giudizio della clausola generale del “necessario operare nell’interesse del cliente investitore”.
Ove sia dimostrato che il derivato oggetto dell’operazione non poteva assolvere in modo soddisfacente alla funzione di copertura del rischio per cui l’operazione era stata stipulata, dalla violazione dei doveri di comportamento dell’intermediario e dalla immeritevolezza degli interessi perseguiti discende la nullità del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 17 ottobre 2018.




Interruzione automatica dei processi e liquidazione coatta amministrativa bancaria

Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione Banche Venete ex D.L. 99/2017 – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Interruzione automatica del processo

L'art. 43 comma 3 l.f. - interruzione di diritto (c.d. "automatica") dei processi pendenti per effetto della dichiarazione di fallimento è applicabile anche alla procedura di liquidazione coatta amministrativa bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino 04 dicembre 2018.




Interruzione del processo a seguito di LCA bancaria

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Significato della norma che prescrive l’improseguibilità dei giudizi pendenti

La norma che prescrive l’improseguibilità dei giudizi pendenti a seguito dell’apertura della procedura di liquidazione coatta amministrativa della banca ha significato analogo a quella dell’art. 43 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 09 ottobre 2017.




Gli avvisi di accertamento dell’IMU devono essere notificati ai liquidatori del fondo posto in LCA

IMU - Immobili di proprietà di un fondo comune di investimento - Liquidazione giudiziale - Avvisi di accertamento - Notifica

Gli avvisi di accertamento dell’IMU dovuta in relazione agli immobili del fondo comune di investimento posto in liquidazione coatta amministrativa ex art. 57 TUF devono essere notificati ai liquidatori e non alla società di gestione del fondo, la quale, per effetto della sentenza che pone il fondo in liquidazione non più all’uopo legittimata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Lazio 24 settembre 2018.




Legittimazione ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato del fondo

Fondi comuni d'investimento – Legittimazione ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato del fondo – Citazione in giudizio della società di gestione del fondo – Spendita del nome del fondo

I fondi comuni d'investimento (nella specie, fondi immobiliare chiusi), disciplinati nel D.Lgs. n. 58 del 1998, e succ. mod., sono privi di un'autonoma soggettività giuridica ma costituiscono patrimoni separati della società di gestione; pertanto, in caso di acquisto nell'interesse del fondo, l'immobile acquistato deve essere intestato alla società promotrice o di gestione la quale ne ha la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per far accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia.

È quindi evidente che, in assenza di una propria soggettività giuridica, i fondi non possono che stare in giudizio in persona delle società che li gestiscono, le quali tuttavia, in virtù della disposizione testé richiamata, non sono chiamate a rispondere ultra vires.

Né occorre che, laddove si intenda citare in giudizio una società di gestione, per obbligazioni contratte per conto del fondo, si faccia uso di particolari formule sacramentali, posto che rimane priva di rilievo sul piano processuale la spendita del nome del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 18 giugno 2018.




Factoring: determinatezza dell'oggetto della cessione in massa di crediti futuri

Contratto di “factoring” con cessione in massa di crediti futuri - Art. 3 l. n.52 del 1991 - Determinatezza dell’oggetto - Presupposti - Necessità che i crediti futuri sorgano nel biennio di durata del contratto - Esclusione - Fattispecie

In tema di "factoring", ai fini della determinatezza dell'oggetto della cessione in massa di crediti futuri, regolata dall'art. 3 l. n. 52 del 1991, occorre che sia indicato il debitore ceduto in ordine a crediti che sorgeranno da contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a ventiquattro mesi, ma non è necessario anche che i crediti sorgano nel biennio di durata del contratto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva accertato il diritto del "factor" di ricevere dal debitore ceduto il pagamento di crediti futuri, oggetto di cessione in massa, collegati al rinnovo, avvenuto entro il biennio di efficacia contrattuale, del contratto di fornitura sottostante al contratto di "factoring", sebbene sorti dopo il decorso del biennio medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 27 novembre 2018.




Cessione in blocco dei crediti da parte di una banca e dimostrazione della titolarità del credito

Cessione in blocco di crediti ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Individuazione dei crediti non singolarmente ma per tipologia - Pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale - Mera elencazione per categorie - Sufficienza - Validità atto di cessione - Condizioni - Fattispecie

In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, é sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva ritenuto insufficiente la produzione dell’avviso di pubblicazione, recante l’indicazione per categorie dei rapporti esclusi dalla cessione, omettendo di verificare se il credito azionato fosse o meno riconducibile ad una delle predette categorie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 29 dicembre 2017.




Liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito e responsabilità del cessionario per debiti

Liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito – Responsabilità del cessionario per debiti – Limiti – Passività risultanti dallo stato passivo

In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, il cessionario risponde, ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, comma 2, soltanto delle passività risultanti dallo stato passivo dell'istituto di credito cedente - sottoposto a detta procedura - in presenza di una qualsiasi delle tipologie di vicende circolatorie, di attività e passività, di azienda o di rami di azienda, di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco, alternativamente previste ed affidate alla scelta discrezionale dei commissari (vedi, per tutte: Cass. 30 agosto 2006, n. 18713 e Cass. 16 marzo 2012, n. 4266). Il limite alla responsabilità posto dal citato art. 90, risponde non solo all'interesse del cessionario, ma anche a quello pubblico a circoscriverne la responsabilità, per rendere più agevole la collocazione dell'azienda dell'impresa bancaria in liquidazione coatta amministrativa, o di sue porzioni o dei beni o rapporti che ad essa fanno capo (Cass. 7 dicembre 2012, n. 22253). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 19 giugno 2017.




Prova del l'inclusione del credito nell'operazione di cessione in blocco

Ricorso proposto da banca incorporante la cessionaria di crediti in blocco ex art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1998 - Onere dell'impugnante di dimostrare la propria legittimazione - Condizione e contenuto - Inosservanza - Inammissibilità del ricorso

É inammissibile il ricorso per cassazione proposto da una società che assuma di averne incorporata un'altra, cessionaria di crediti bancari in blocco, ma non produca, nonostante l'avversa esplicita contestazione, neppure successivamente al deposito del ricorso stesso, ai sensi dell'art. 372 c.p.c., alcun documento idoneo a dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco ex art. 58 d.lgs. n. 385 del 1998, avendo l'impugnante, che si affermi successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria, l'onere di fornire la prova documentale della propria legittimazione, a meno che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 02 marzo 2016.




La cessione del credito non trasferisce il diritto all'inefficacia del pagamento, funzionalmente collegato all'esecuzione collettiva

Cessione di credito – Trasferimento del diritto all'inefficacia del pagamento – Esclusione

La cessione del credito non trasferisce il diritto all'inefficacia del pagamento, funzionalmente collegato all'esecuzione collettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 04 dicembre 2014.




Omologa del concordato preventivo e opponibilità del pegno

Omologa del concordato preventivo - Opponibilità del pegno

L’esame della questione riguardante l'opponibilità della realizzazione del pegno costituito a garanzia del credito derivante dal saldo debitore del conto corrente non è precluso dal giudicato implicito formatosi per effetto dell'inclusione dell'intero credito vantato dal creditore nel piano di riparto formato a seguito dell'omologazione del concordato. Infatti, la sentenza di omologazione del concordato preventivo, per le particolari caratteristiche della procedura che ad essa conduce, determina un vincolo definitivo in ordine alla riduzione quantitativa dei crediti, ma non comporta la formazione di un giudicato in ordine all'esistenza, all'entità ed al rango (privilegiato o chirografario) dei crediti ed agli altri diritti implicati nella procedura; essa, infatti, non presuppone un accertamento giurisdizionale dei crediti, ma una verifica amministrativa, avente carattere meramente delibativo e volta esclusivamente a consentire il calcolo delle maggioranze richieste ai fini dell'approvazione della proposta, e non esclude quindi la possibilità di promuovere successivamente un ordinario giudizio di cognizione nei confronti dell'impresa in concordato, al fine di far accertare il proprio credito ed il privilegio che eventualmente lo assiste. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 25 settembre 2014.




Revocatoria fallimentare e riassunzione del processo nei confronti della cessionaria ex art. 90 TUB

Revocatoria fallimentare - Liquidazione coatta amministrativa -  Interruzione e riassunzione del processo nei confronti della cessionaria

Ove sia stata azionata domanda di revocatoria fallimentare delle rimesse solutorie nei confronti di società bancaria, posta in liquidazione coatta amministrativa in corso di causa, da cui l'interruzione del processo, va ritenuta valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria D.Lgs. n. 385 del 1993, ex art. 90, da equipararsi alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della Liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 14 maggio 2014.




Derogabilità della responsabilità del cessionario per debiti ex art. 90 TUB. Accollo esterno di un debito futuro derivante dal vittorioso esercizio dell'azione revocatoria

Cessione di azienda bancaria – Cessione in blocco – Responsabilità del cessionario ex art. 90mTUB – Derogabilità – Cessione da possibile soccombenza da azione revocatoria

Il limite alla responsabilità posto dall’art. 90 TUB risponde non solo all'evidente interesse del cessionario, ma anche all'interesse pubblico a circoscrivere la responsabilità dell'acquirente (o del cessionario) per rendere più agevole la collocazione dell'azienda dell'impresa bancaria in liquidazione coatta amministrativa, o di sue porzioni o dei beni o rapporti che ad essa fanno capo, interesse pubblico che é già pienamente soddisfatto da una disciplina legale derogabile. Non vi sono, pertanto, ragioni per escludere, in difetto di contrarie disposizioni normative, che il contratto di cessione possa derogare il limite di responsabilità previsto dall'art. 90 citato. In particolare, non osta alla ritenuta derogabilità la lettera dell'art. 90 laddove, al secondo comma, dispone che "il cessionario risponde comunque delle sole passività risultanti dallo stato passivo"; tale disposizione, infatti, segue la previsione della possibilità che i commissari liquidatori procedano alla cessione anche prima del deposito dello stato passivo e in relazione a tale eventualità si spiega chiaramente l'uso dell'avverbio "comunque".

Per ciò che concerne la possibilità che la deroga abbia ad oggetto il debito derivante da una revocatoria ancora non esperita, é vero che il debito non esiste ancora al momento della cessione; ciò tuttavia, secondo l'insegnamento di Cass. n. 7831/1994 cit. non rappresenta un ostacolo a che la convenzione di cessione dell'azienda possa prevedere a carico del cessionario l'accollo esterno di un debito futuro derivante dal vittorioso esercizio dell'azione revocatoria, poiché tale debito benché non ancora sorto ha, tuttavia, un oggetto determinabile; infatti, già al momento della convenzione, la contabilità della banca, dalla quale risulta il pagamento ricevuto dal soggetto poi fallito, consente di individuare tutti gli elementi del rapporto giuridico dal quale può derivare l'eventuale debito; pertanto, l'accollo in questione ha, come richiesto dall'art. 1346 c.c., un oggetto possibile, lecito e determinabile. Si deve, pertanto, ritenere che nel caso in cui la cessione delle passività (rectius l'accollo delle passività in conseguenza del trasferimento dell'azienda) sia stata estesa, in deroga al disposto del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, ai debiti derivanti dal vittorioso esperimento di azioni revocatorie, l'azienda di credito cessionaria é legittimata passivamente nelle indicate azioni revocatorie. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I 07 dicembre 2012.




Legittimazione all'esecuzione forzata della banca cedente sino alla estromissione

Cessione di attività e passività da parte di banca in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad altra banca - Successione a titolo particolare - Configurabilità - Adempimento richiesto dall'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 (applicabile "ratione temporis") - Incidenza soltanto sul piano sostanziale - Conseguenze - Legittimazione attiva della banca in l.c.a. cedente all'esecuzione forzata - Sussistenza - Fondamento - Limiti

La cessione delle attività e delle passività, delle aziende e dei rami d'azienda, dei beni e dei rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi dell'art. 90, secondo comma, del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 386 (applicabile "ratione temporis"), di un istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa (l.c.a.) ad un altro istituto di credito determina una successione a titolo particolare, rispetto alla quale l'adempimento della formalità prevista dall'art. 58 dello stesso d.lgs. n. 385 - per cui la banca cessionaria dà notizia dell'avvenuta cessione con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - opera soltanto su un piano sostanziale. Ne consegue che, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., applicabile anche al processo esecutivo, permane in capo alla banca in l.c.a. cedente la legittimazione attiva all'esecuzione forzata, pure nel caso di intervento del successore a titolo particolare, sino a quando l'anzidetta qualità di parte cessi per effetto della sua estromissione con il consenso delle altre parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 16 novembre 2011.




Cessione in blocco ex art. 90 TUB, successione a titolo particolare, effetto della cessione e deroga all’art. 1264 c.c.

Cessione in blocco ex art. 90 TUB – Successione a titolo particolare – Effetto della cessione – Deroga all’art. 1264 c.c.

La cessione delle attività e passività, aziende, rami d'azienda, beni e rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi e nel vigore del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, art. 90, comma 2, di un istituto di credito posto in l.c.a. ad un'altra banca, determina una successione a titolo particolare nei rapporti.

La cessione ha effetto nei confronti dei debitori ceduti dalla pubblicazione della notizia della cessione in Gazzetta Ufficiale, come si evince dallo stesso, art. 58, comma 4, TUB, secondo cui nei confronti dei debitori ceduti gli adempimenti pubblicitari previsti dal comma 2 producono gli effetti indicati dall'art. 1264 c.c. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III 16 novembre 2011.




Credito dei lavoratori dipendenti, presupposti per l’azione contro il cessionario

Liquidazione coatta bancaria - Credito dei lavoratori dipendenti - trattamento di fine rapporto maturato al momento della cessione -  Azione contro il cessionario - Presupposti

In conclusione si deve affermare che, nell'ipotesi di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito e di cessione delle attività e passività o dell'azienda ad altro istituto, il credito dei lavoratori dipendenti avente ad oggetto il trattamento di fine rapporto - maturato fino al momento della cessione, possibile oggetto d'una azione di accertamento ed esigibile solo alla futura cessazione del rapporto, salve le eccezioni di cui all'art. 2120 cod. civ., commi dal sesto all'undicesimo - può essere fatto valere in giudizio contro l'istituto cessionario solo se lo stesso credito, ai sensi del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 90, risulti dallo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 23 novembre 2009.




Ulteriore cessione in blocco da parte di soggetto non bancario

Crediti bancari - Cessione in blocco in favore di soggetto non bancario - Ulteriore cessione in favore di una banca - Trasferimento dei privilegi e delle garanzie - Condizioni - Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale - Sufficienza - Natura non bancaria del cedente - Rilevanza - Esclusione

In caso di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993 (nel testo, vigente "ratione temporis", posteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 342 del 1999, ma anteriore a quelle di cui al d.lgs. n. 6 del 2003), in favore di un soggetto non bancario, l'ulteriore cessione in blocco dei medesimi crediti da parte del cessionario in favore di un'altra banca produce effetto nei confronti del debitore ceduto con la mera pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la quale comporta inoltre, ai sensi dell'art. 1264, terzo comma, cod. civ., che i privilegi e le garanzie, nonché le trascrizioni nei pubblici registri degli atti di acquisto dei beni in locazione finanziaria, conservino la loro validità e il loro grado in favore del cessionario, senza ulteriori formalità ed annotazioni, non richiedendosi, a tal fine, che il cedente sia un soggetto autorizzato all'esercizio dell'attività bancaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 25 luglio 2008.




Cessioni ex art. 58 TUB e irrilevanza della qualità soggettiva del cedente

Cessioni ex art. 58 TUB – Qualità soggettiva del cedente – Irrilevanza

Il T.U. del 1983, art. 58, intitolato, con formula muta in ordine alla qualità delle parti del trasferimento, "Cessione di rapporti giuridici", nel contemplare genericamente e senza specifici riferimenti "il cedente", chiaramente ed inequivocamente esclude che tale parte debba presentare peculiari connotazioni qualitative, sia pure d'indole soggettiva e/o di ambito imprenditoriale, come invece espressamente previsto per la parte cessionaria, che deve essere rappresentata da banche, nel senso in precedenza chiarito, o dai diversi soggetti contemplati dal cit. art. 58, comma 7, aggiunto dal D.Lgs. n. 342 del 1999, art. 12, comma 3. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 25 luglio 2008.




La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale risolve il conflitto tra più aventi causa dal cedente e rende la cessione opponibile al debitore ceduto

Cessione di azienda bancaria – Art. 4 della legge 130/99 – Effetti

Ai sensi dell'art. 4 della legge 130/99 alle cessioni dei crediti poste in essere ai sensi della legge stessa si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 58, commi 2, 3 e 4, del testo unico bancario, laddove il secondo comma stabilisce che dalla data della pubblicazione della notizia dell'avvenuta cessione nella Gazzetta Ufficiale la cessione dei crediti é opponibile:
a) agli altri aventi causa del cedente, il cui titolo di acquisto non sia stato reso efficace verso i terzi in data anteriore;
b) ai creditori del cedente che non abbiano pignorato il credito prima della pubblicazione della cessione. Anche in questo caso, pertanto, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale rende la cessione esponibile al debitore ceduto e ai creditori ed aventi causa del cedente.
La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale risolve pertanto il conflitto tra più aventi causa dal cedente e rende la cessione opponibile al debitore ceduto. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I 16 giugno 2006.




Le modificazioni dell'assetto patrimoniale dell'impresa bancaria in LCA successive alla cessione delle attività e passività o dell'azienda non possono incidere sulla valutazione dello stato di insolvenza

LCA bancaria – Stato di insolvenza – Momento della liquidazione – Cessione di attività e passività – Irrilevanza

Il D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, art. 82 stabilisce che l'accertamento dello stato d'insolvenza dell'impresa bancaria, ove ne sia già stata disposta la liquidazione coatta amministrativa, va riferito alla situazione in atto al momento in cui e stata disposta la liquidazione stessa. Per contro la cessione delle attività e passività, ovvero dell'azienda bancaria, disciplinata dal denunciato dal D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, art. 90, é necessariamente successiva al provvedimento che dispone la liquidazione coatta. L'art. 90, comma 2, stabilisca infatti che essa può avvenire in qualsiasi stadio della procedura, e quindi, ovviamente, dopo che é intervenuto il provvedimento di apertura della procedura. E, come s'é detto, l'accertamento dello stato d'insolvenza va riferito alla situazione in atto a tale ultima data, sì che le modificazioni dell'assetto patrimoniale dell'impresa bancaria che seguono alla cessione delle attività e passività o dell'azienda non possono incidere su tale situazione, ancorché i dati ad essa relativi possano essere utilizzati, ove la cessione sia prossima al provvedimento che dispone la l.c.a., a fini probatori, come ha fatto la Corte territoriale nel caso in esame.
Assume pertanto particolare rilevanza indiziaria circa il grado d'irreversibilità della crisi la sussistenza del deficit patrimoniale, che si connota come un fattore dotato di centralità rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I 21 aprile 2006.




Efficacia nei confronti del debitore ceduto della cessione di rapporti giuridici in blocco

Banca - Cessione di rapporti giuridici in blocco - Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell'art. 58, secondo comma, del d.lgs n. 385 del 1993 - Sufficienza - Notificazione al debitore ceduto - Ammissibilità - Modalità - Incidenza sul trasferimento del credito - Esclusione

L'art. 58, secondo comma, del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (nel testo originario, applicabile "ratione temporis") ha inteso agevolare la realizzazione della cessione "in blocco" di rapporti giuridici, prevedendo, quale presupposto di efficacia della stessa nei confronti dei debitori ceduti, la pubblicazione di un avviso nella Gazzetta Ufficiale, e dispensando la banca cessionaria dall'onere di provvedere alla notifica della cessione alle singole controparti dei rapporti acquisiti. Tale adempimento, ponendosi sullo stesso piano di quelli prescritti in via generale dall'art. 1264 cod. civ., può essere validamente surrogato da questi ultimi, e segnatamente dalla notificazione della cessione, che non é subordinata a particolari requisiti di forma, e può quindi aver luogo anche mediante l'atto di citazione con cui il cessionario intima il pagamento al debitore ceduto, ovvero nel corso del giudizio. Esso, comunque, é del tutto estraneo al perfezionamento della fattispecie traslativa, in quanto rileva al solo fine di escludere l'efficacia liberatoria del pagamento eseguito al cedente, senza incidere sulla circolazione del credito, il quale fin dal momento in cui la cessione si é perfezionata é nella titolarità del cessionario, che é quindi legittimato a ricevere la prestazione dovuta anche se gli adempimenti richiesti non sono stati ancora eseguiti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 17 marzo 2006.




Le norme sulle cessioni delle aziende bancarie derogano alla disciplina di cui all’art. 2112 c.c.

Istituto bancario in liquidazione coatta amministrativa - Cessione ad altra banca di attività e passività , ovvero di beni e rapporti - Qualificazione della cessione come trasferimento d'azienda (o di ramo d'azienda) - Valutazione di merito - Trasferimento di ramo d'azienda - Applicabilità dell'art. 2112 cod.civ - Esclusione - Applicazione della disciplina speciale contenuta nell'art. 90 D.Lgs. n. 385 del 1993 - Necessità - Conseguenze - Responsabilità del cessionario limitata alle passività risultanti dallo stato passivo - Crediti maturati dal lavoratore ceduto - Pretesa nei confronti della banca cessionaria nell'ambito di un giudizio ordinario - Ammissibilità - Esclusione - Insinuazione al passivo della liquidazione coatta amministrativa - Ammissibilità

In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, qualora si abbia la cessione ad altra banca di attività e passività, beni e rapporti giuridici, spetta al giudice di merito verificare in concreto, in base alla interpretazione della volontà negoziale desumibile dalle clausole contrattuali e da ogni altra circostanza, se siano oggetto di cessione le mere attività e passività o la totalità dei beni (o parte di essi) considerati non nella loro unità funzionale ma in un'ottica atomistica, o se le parti abbiano inteso trasferire elementi patrimoniali aventi un legame funzionale o la totalità (o parte) del personale dipendente,allorquando le attività svolte da detto personale si presentino collegate e caratterizzate da una organizzazione volta ad aggiungere un quid pluris al valore intrinseco della prestazione di ciascun lavoratore; ciò non di meno, al trasferimento di ramo di azienda effettuato da una impresa bancaria assoggettata al procedimento di liquidazione coatta amministrativa ai sensi degli artt. 80 e ss. del D.Lgs. 1° settembre 1993 n.385 non si applica la disciplina generale contenuta nell'art. 2112 cod.civ., ma la disposizione speciale contenuta nell'art. 90 del medesimo decreto, a norma della quale il cessionario risponde soltanto delle passività risultanti dallo stato passivo; ne consegue che non sono azionabili davanti al giudice ordinario nei confronti della banca cessionaria i crediti maturati dal lavoratore del ramo di azienda ceduto al momento del trasferimento, ma essi possono essere fatti valere soltanto davanti ai competenti organi della liquidazione coatta amministrativa, e nel rispetto della procedura di verifica dello stato passivo, disciplinata dall'art. 86 del t.u. in materia bancaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 02 marzo 2005.




Cessione di azienda bancaria e mancata inclusione nello stato passivo del TFR e applicazione dell’art. 2112 c.c.

Cessione di azienda bancaria – Rapporti di lavoro – TFR – Mancata inclusione nello stato passivo – Effetti

Cessione di azienda bancaria – Continuazione dell'attività – Accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione – Applicazione dell’art. 2112 c.c. – Esclusione

In caso di trasferimento d'azienda bancaria, il cessionario non può opporre la mancata inclusione nello stato passivo degli accantonamenti del tfr anteriori alla cessione, perché solo all'atto della risoluzione del rapporto si realizza il momento costitutivo del diritto del lavoratore a tale trattamento. (v. ex multis. Cass., 27 agosto 1991, n. 9189; 14 dicembre 1998, n. 12548; 13 dicembre 2000, n. 15687; 1 ottobre 2003, n. 14657) e, viceversa, decorre l'obbligazione del datore di lavoro per questa erogazione, verificandosi alla suddetta scadenza le condizioni di responsabilità del debitore (v. Cass. 19 gennaio 2000, n. 600).

L’emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, nel caso in cui la continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel corso della consultazione sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione, ai lavoratori il cui il rapporto di lavoro continua con l'acquirente non trova applicazione l'art. 2112 cod. civ., salvo che dall'accordo risultino condizioni di miglior favore. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro 03 gennaio 2005.




Cessione in blocco e interpretazione degli effetti in relazione a singoli elementi

Cessione di tutte le attività e passività della banca posta in liquidazione coatta amministrativa – Cessione di singoli elementi – Ammissibilità

La cessione di tutte le attività e passività della banca posta in liquidazione coatta amministrativa non comporta di per sé cessione dell'intera azienda, ben potendo gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco ad un unico soggetto che acquista le attività e si accolla le passività), essere considerati in senso atomistico, in quanto riferibili ad un organismo ormai non più funzionante, con la conseguenza - secondo la giurisprudenza di questa Corte (vedine la sentenza n. 9174 del 1997) - che, in presenza di un atto di cessione delle attività e delle passività di una banca in liquidazione coatta amministrativa, spetta al giudice di merito verificare in concreto, in base all'interpretazione della volontà negoziale desumibile dalle clausole contrattuali e da ogni altra circostanza di fatto (secondo i criteri dettati dagli art. 1362 ss. c.c.), se sia stata posta in essere la cessione dell'azienda, oggetto dell'attività produttiva dell'impresa di credito posta in liquidazione coatta amministrativa, oppure se sia stata attuata una semplice liquidazione finale degli elementi patrimoniali senza aIcun legame funzionale tra i medesimi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 07 agosto 2004.




LCA bancaria, cessione in blocco e successione a titolo particolare nel processo

Liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito - Cessione ad altra banca di attività e passività o dell'azienda (art. 90 T.U. bancario) - Effetti con riguardo alle posizioni debitorie - Mutamento soggettivo del rapporto - Configurabilità - Natura - Successione a titolo particolare

In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, la cessione ad altra banca di attività e passività, aziende, rami d'azienda, beni e rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi e nel vigore dell'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, comporta, per le posizioni debitorie, ove si determini liberazione dell'originario obbligato, un mutamento soggettivo del rapporto, qualificabile come successione a titolo particolare, come tale ricadente nella disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., e non a titolo universale, atteso che detta cessione, per quanto possa segnare il passaggio della titolarità di un complesso di posizioni attive o passive, od anche dell'intera azienda, non determina il venir meno della banca cedente, ne' si correla ad alcun fatto estintivo, rimanendo la banca medesima in vita, pur se sottoposta alla procedura liquidatoria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 22 gennaio 2003.




Gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco, possono esser considerati dalle parti contraenti in senso atomistico

Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) - Ammissibilità - Accertamento dell'avvenuta cessione o del trasferimento di singoli beni - Competenza esclusiva del giudice di merito - Criteri generali in tema di cessione di azienda - Applicabilità - Cessione di tutte le attività e passività della banca - Indice di cessione dell'intera azienda - Esclusione

I commissari liquidatori di un'azienda bancaria hanno, in base a quanto previsto dall'art. 75 del R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375,(cosiddetta legge bancaria) cui corrisponde sostanzialmente l'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (contenente il nuovo testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) il potere di procedere alla cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) della banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, e l'accertamento in concreto di tale evento, spettante esclusivamente al giudice di merito, non si sottrae ai criteri che presiedono alla individuazione della cessione di azienda in generale, dovendosi verificare, anche nella detta ipotesi, se vi sia stato trasferimento non già dei singoli beni ma di tutto il complesso dei beni che erano stati organizzati dall'imprenditore e che per le loro caratteristiche ed il loro collegamento funzionale rendono possibile lo svolgimento di quella specifica impresa. In particolare, con riguardo all'azienda bancaria deve escludersi che costituisca, di per se un indice di cessione dell'azienda nella sua interezza la cessione di tutte le attività e passività della banca posta in liquidazione coatta (ipotesi del resto specificamente distinta, nell'art. 54 del D.L. del 1936 e nell'art. 90 del T.U. del 1993, dalla cessione di azienda e dalla cessione di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco) ben potendo gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco ad un unico soggetto (che acquista le attività e si accolla le passività) esser considerati dalle parti contraenti in senso atomistico in quanto riferibili ad un organismo ormai non più funzionante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 15 settembre 1997.




La previsione in un contratto di finanziamento del piano di ammortamento 'alla francese' o 'a rata costante' non è sufficiente a determinare il piano di rimborso

Ammortamento alla francese – Indeterminatezza per mancata specificazione del regime finanziario e del criterio di calcolo degli interessi – Usura bancaria: verifica unitaria – Gratuità del finanziamento

Le espressioni “ammortamento alla francese” o “a rata costante” o “a capitale crescente e interessi decrescenti” non valgono ad esplicitare le modalità di funzionamento del piano, ai fini del controllo di legalità, in difetto di specificazione del regime finanziario e del criterio di calcolo degli interessi.

Il regime finanziario della capitalizzazione composta, adottato nella quasi totalità dei mutui predisposti con ammortamento alla francese concessi dagli istituti di credito, prevede l’attualizzazione dei flussi finanziari sulla base di una funzione di matematica esponenziale ed è caratterizzato da leggi finanziarie dotati della proprietà della scindibilità (a differenza di quello della capitalizzazione semplice, fondato su leggi additive), in forza delle quali la sua adozione comporta necessariamente (fatta eccezione per le ipotesi di scuola di mutuo uniperiodale o di pattuizione di tasso d’interesse nullo, in concreto non configurabili nella casistica giudiziaria) un effetto anatocistico, in virtù della produzione di interessi su interessi precedentemente maturati; e ciò in quanto, per effetto dell’applicazione di tale regime, gli interessi precedentemente maturati, a causa della loro capitalizzazione nel debito residuo, sono causa di ulteriori interessi.

Deve ritenersi che il divieto di anatocismo non attenga esclusivamente all’accordo preventivo che preveda direttamente la produzione di interessi su interessi, ma altresì a quelli - anch’essi in ipotesi riconducibili al momento genetico contratto (e quindi integranti una convenzione, ai sensi dell’art. 1283 c.c.) – che producano comunque, sotto il profilo economico, il medesimo effetto della produzione di interessi su interessi. Ciò che rileva, a ben vedere, è l’identità degli effetti economico-finanziari delle due modalità operative suindicate, comportando entrambe, anche in ragione del computo degli interessi sul capitale residuo (anzichè su quello in scadenza), un valore della rata di ammortamento superiore rispetto a quello che si presenterebbe adottando il regime di capitalizzazione semplice.

La verifica dell’usura deve essere condotta con riferimento unitario agli interessi corrispettivi e di mora, senza il ricorso ad una “fantomatica” soglia usuraria specifica per gli interessi moratori, determinando il costo complessivo del finanziamento nel “worst case” (scenario più oneroso per il soggetto finanziato). Se tale costo eccede il limite previsto dalla legge 108/96 alla stipula del contratto, il finanziamento deve ritenersi a titolo gratuito in applicazione della sanzione ex art. 1815 c.c. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 13 novembre 2018.




Cancellazione ordinata in via cautelare della segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi Banca d'Italia e Banche dati private non preceduta da preavviso

Illegittimità della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi Banca d'Italia e nelle banche dati private – Omesso preavviso al cliente non consumatore – Provvedimento cautelare – Fumus boni iuris – Necessità del preventivo preavviso – Necessità del preventivo contraddittorio – Sussiste

Va confermato il provvedimento ex art. 700 c.p.c che ha ordinato la cancellazione della segnalazione a sofferenza non preceduta da preavviso, in quanto tale atto è necessario a garantire il preventivo contraddittorio tra le parti, finalizzato a consentire al segnalato di poter regolarizzare la propria esposizione debitoria e quindi evitare una pubblicità negativa e nociva, rivolta alla collettività e non ristretta ai rapporti contrattuali tra le parti. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 03 dicembre 2018.




Forma del contratto di finanziamento e diversità ontologica e funzionale degli interessi corrispettivi e moratori

Contratto bancario monofirma - Predisposizione del contratto da parte della Banca - Consegna al cliente - Validità

Credito al consumo - Usura - Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo

Credito al consumo - Penale di estinzione anticipata - Onere meramente eventuale - Esclusione dal calcolo del TEG

Piano di ammortamento alla francese - Applicazione tasso di mora su rata scaduta - Anatocismo illegittimo - Esclusione

Oneri assicurativi - Imposizione contestuale alla sottoscrizione del contratto - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso soglia

È rispettato il vincolo di forma del contratto di finanziamento predisposto dalla banca ove lo stesso sia redatto per iscritto e ne venga consegnata copia al cliente, con assorbimento dell’elemento strutturale della sottoscrizione da parte della società che, reso certo il raggiungimento dello scopo normativo appunto con l’apposizione della firma da parte del cliente sul modulo e la consegna dell’esemplare della scrittura in oggetto, non verrebbe a svolgere più alcuna specifica funzione (v. Cass., SS.UU., n. 898/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La diversità ontologica e funzionale degli interessi corrispettivi e moratori non ne consente il mero cumulo ai fini della valutazione di usurarietà del finanziamento, non potendo, d’altro canto, trarsi tale cumulo da un’erronea interpretazione del dictum delle recenti pronunce della Cassazione: ove anche queste ultime avessero realmente stabilito un simile principio, sarebbe comunque da disattendere, per quanto autorevole, in virtù della riferita diversità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Con riguardo alla penale per estinzione anticipata, tale voce di costo, poiché meramente eventuale, deve essere esclusa dal calcolo del TEG, essendo necessario comparare, nella rilevazione dei tassi usurari, dati tra loro effettivamente omogenei. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ciò che attiene alla previsione di effetti anatocistici discendenti dall’applicazione di un tasso di mora sull’intera rata impagata e quindi anche sulla quota di interessi, va osservato che non viene integrata un’ipotesi di anatocismo illegittimo laddove il cliente sia insolvente, in quanto il dettato normativo consente tale pratica sulla base dell’art. 3 della Delibera CICR del 9 febbraio 2000. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Relativamente alla ricomprensione di costi assicurativi nell’ambito delle voci economiche connesse all’erogazione del credito e dunque utilizzabili per il riscontro dell’eventuale usurarietà del medesimo, le spese di assicurazione, se imposte al cliente contestualmente all’accensione del finanziamento, sono presuntivamente rilevanti ai fini del calcolo del tasso soglia (v. Cass. n. 8806/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo 06 dicembre 2018.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi Banca d'Italia e Banche dati private per omesso preavviso

Illegittimità della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi Banca d'Italia e nelle banche dati private – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Fumus boni iuris – Omesso preavviso al cliente non consumatore – Violazione del cap. 2 sez. 2, paragrafo 1.5. della circolare n. 139/1991 della Banca d’Italia – Sussiste – Violazione dell'obbligo di protezione del contraente debole e del principio di buona fede contrattuale – Sussiste – Violazione dell'art. 4, comma 7 del Codice Privacy – Non sussiste – Periculum in mora – Determinazione o aggravamento di uno stato di crisi o sofferenza economica – Sussiste

Va ordinata in via d'urgenza la cancellazione della segnalazione a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d'Italia e nelle altre Centrali Rischi private operata dall'Istituto Bancario a carico della controparte contrattuale non consumatore in quanto non preceduta dal preavviso di segnalazione, il cui obbligo risiede non nell'art. 4, comma 7 del Codice Privacy, come modificato dal d.l. n. 201/2011, convertito con l. n. 214/2011 (c.d. decreto Salva Italia), ma nel cap. 2 sez. 2, paragrafo 1.5. della circolare n. 139/1991 della Banca d’Italia e, in termini generali, negli obblighi di protezione, che, in virtù del principio di buona fede, sono idonei ad integrare il regolamento contrattuale, specie in presenza di rapporti negoziali caratterizzati da asimmetria informativa ed economica, come quelli di natura bancaria.
Il periculum in mora può essere integrato ogniqualvolta la condotta illegittima altrui sia tale da determinare o aggravare, anche unitamente ad altre circostanze, uno stato di crisi o di sofferenza economica non suscettibile di una futura riparazione pecuniaria. (Emilio Cancelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 10 agosto 2018.




Buoni fruttiferi postali e conflitto tra le condizioni apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale

Contratti di borsa – Emissione buoni fruttiferi postali – Contrasto tra le condizioni apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale – Prevalenza

Il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal decreto ministeriale che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto della sottoscrizione del buono. (Danilo Iannarelli) (riproduzione riservata) Tribunale L'Aquila 21 dicembre 2018.




La nullità del mutuo si estende al successivo prestito contratto per estinguere i debiti pregressi

Contratti bancari – Mutuo fondiario – Concesso per estinguere debiti di precedente mutuo parzialmente nullo – Nullità parziale del contratto – Affermazione – Diritto alla ripetizione degli interessi – Sussiste

Ove risulti che un contratto di mutuo fondiario sia stato stipulato al fine di destinare pressoché integralmente le somme erogate all'estinzione di rapporti di conto corrente bancari, i cui saldi negativi erano frutto della capitalizzazione trimestrale degli interessi addebitati al cliente e dell'applicazione della commissione di massimo scoperto, si configura un collegamento negoziale, in virtù del quale va dichiarata la nullità parziale del primo contratto, operante nella misura in cui le somme concesse a mutuo siano state concretamente destinate all'estinzione dei debiti illegittimi.

Alla declaratoria di nullità consegue il riconoscimento del diritto della parte istante a ripetere gli interessi versati sulla differenza tra la somma mutuata e destinata a coprire quello scoperto illegittimo e quella che sarebbe stata sufficiente a tale titolo, a decorrere dalla data di stipulazione del contratto di prestito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 27 giugno 2018.




Conversione parziale del mutuo per superamento del limite di finanziabilità e sospensione della procedura esecutiva

Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Esclusione

Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Conversione in mutuo ipotecario ordinario – Conversione parziale – Limite della volontà delle parti

Non appare convincente la tesi della nullità parziale del contratto di mutuo per la sola parte eccedente il limite di finanziabilità, in quanto il superamento di detta soglia incide sull'oggetto del contratto, mentre la tesi della nullità parziale vorrebbe tendere non già alla «non-propagazione» della nullità (secondo l'ipotesi presa prevista dall'art. 1419 comma 1, c.c.), quanto a una sorta di «riduzione» dell'area negoziale colpita dalla nullità non contemplata dall'ordinamento vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A mente di quanto prevede l’art. 1424 c.c., non è configurabile la conversione parziale del contratto di mutuo fondiario nullo per superamento del limite di finanziabilità quando la banca, al fine di contrastare l’eccezione di nullità, prospetti la conversione per la sola parte eccedente il suddetto limite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 20 dicembre 2018.




Azione di restituzione di una somma di danaro data a mutuo e onere della prova

Azione di restituzione di una somma di danaro data a mutuo - Onere della prova - A carico dell'attore - Contenuto

La "datio" di una somma di danaro non vale - di per sé - a fondare la richiesta di restituzione, allorquando, ammessane la ricezione, l'"accipiens" non confermi il titolo posto "ex adverso" alla base della pretesa di restituzione e, anzi, ne contesti la legittimità, posto che, potendo una somma di danaro essere consegnata per varie cause, la contestazione, ad opera dell'"accipiens", della sussistenza di un'obbligazione restitutoria impone all'attore in restituzione di dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, onere questo che si estende alla prova di un titolo giuridico implicante l'obbligo della restituzione, mentre la deduzione di un diverso titolo, ad opera del convenuto, non configurandosi come eccezione in senso sostanziale, non vale ad invertire l'onere della prova. Ne consegue che l'attore che chieda la restituzione di somme date a mutuo è tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda e, pertanto, non solo l'avvenuta consegna della somma, ma anche il titolo da cui derivi l'obbligo della vantata restituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 29 novembre 2018.




Domanda fondata su contratto di mutuo e negazione da parte del convenuto del titolo

Contratto di mutuo - Causale del versamento - Contestazione da parte dell'asserito mutuatario - Natura di eccezione in senso sostanziale - Esclusione - Onere probatorio a carico dell'attore - Permanenza

Qualora l'attore fondi la sua domanda su un contratto di mutuo, la circostanza che il convenuto ammetta di avere ricevuto una somma di denaro dall'attore, ma neghi che ciò sia avvenuto a titolo di mutuo, non costituisce una eccezione in senso sostanziale, sì da invertire l'onere della prova, giacché negare l'esistenza di un contratto di mutuo non significa eccepirne l'inefficacia, la modificazione o l'estinzione, ma vuol dire negare il titolo posto a base della domanda, benché il convenuto riconosca di avere percepito una somma di denaro ed indichi la ragione per la quale tale somma sarebbe stata versata, con la conseguenza, pertanto, che rimane fermo l'onere probatorio a carico dell'attore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 29 novembre 2018.




Società di cartolarizzazione e garanzia patrimoniale per le obbligazioni contratte nell’attività di escussione dei crediti ceduti

Cessione crediti – Società di cartolarizzazione – Escussione dei crediti ceduti – Responsabilità patrimoniale

Le c.d. società veicolo sono disciplinate dalla legge n. 130 del 1999, il cui art. 3, comma 2, prevede che "I crediti relativi a ciascuna operazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della società e da quello relativo alle altre operazioni. Su ciascun patrimonio non sono ammesse azioni da parte di creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti stessi.".

Questo comporta che eventuali terzi creditori, quali potrebbero essere i debitori dei singoli crediti ceduti in caso di esito vittorioso dei giudizi intentati nei loro confronti, non potrebbero contare sull'attivo sociale dato dall'importo dei crediti oggetto di cartolarizzazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 04 dicembre 2018.




Reviviscenza della fideiussione a seguito di restituzione dei pagamenti in via transattiva

Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Cd. clausola di reviviscenza – Vessatorietà – Esclusione – Restituzione in via transattiva delle somme percepite dal creditore – Applicabilità della reviviscenza – Affermazione

Alla clausola di reviviscenza della fideiussione non si attaglia la qualificazione di clausola vessatoria.

Un’interpretazione di buona fede della clausola porta a ritenere compresa nel campo d’applicazione anche l’ipotesi, alternativa all’accoglimento in sede giudiziale della domanda ex art.67 L.F. (e certo favorevole al fideiussore) di somma restituita a seguito di transazione.

[Nella fattispecie, la banca, convenuta dal curatore del fallimento della società cliente per la restituzione del pagamento eseguito dalla società già in stato d’insolvenza, aveva restituito parte della somma percepita a seguito di accordo transattivo con il fallimento, pretendendo poi dal fideiussore il pagamento della medesima somma restituita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 02 marzo 2018.




Superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. e sospensione della procedura esecutiva immobiliare

Limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. – Nullità del mutuo fondiario – Procedura esecutiva immobiliare – Istanza di sospensione ex art. 669 septies c.p.c. – Nuovi motivi di diritto – Reclamo – Ammissibilità

Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. determina la nullità del mutuo fondiario: la conversione in un contratto di mutuo ipotecario ordinario ex art. 1424 c.c. non opera d’ufficio, bensì a domanda di parte, ammissibile sempre che ne ricorrano i presupposti di sostanza e di forma, e solo ove la stessa sia avanzata nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità.
Il mutamento giurisprudenziale avutosi in materia, a partire dalla pronuncia della Corte di Cassazione del 13 Luglio 2017 n. 17352, può ben farsi rientrare tra le nuove ragioni di diritto previste dall’art. 669 septies c.p.c. per la riproponibilità dell’istanza cautelare che sia stata precedentemente rigettata in sede di opposizione ex art. 615 e 624 c.p.c.   
(Nel caso di specie, in accoglimento del reclamo proposto avverso il provvedimento che dichiarava l’inammissibilità della riproposizione della istanza cautelare ex art. 669 septies c.p.c., il Tribunale sospendeva l’esecuzione immobiliare avviata). (Antonio Cavallo) (Maria Magro) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 13 dicembre 2018.




Usura originaria, interessi di mora e corrispettivi e modalità di calcolo

Usura - Originaria - Interessi di mora e corrispettivi - Modalità di calcolo

La previsione di interessi ultra soglia in sede di modifica delle condizioni contrattuali (sia consensuali che a seguito di esercizio dello ius variandi) integra l’ipotesi di usura originaria.

In caso di previsione ultra soglia degli interessi "corrispettivi", si deve fare applicazione del disposto di cui all'art. 1815 c.c., mentre in caso di previsione di interessi di mora ovvero di interessi per utilizzi irregolari extra fido, si deve fare applicazione degli interessi corrispettivi debitori (interessi di mora ab origine usurari) o si devono eliminare gli addebiti applicati a titolo di interessi per gli utilizzi irregolari extra fido. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 05 aprile 2018.




Il decorso dei termini ex art. 1832 c.c. non ostacola il diritto della Banca alla ripetizione degli accrediti non dovuti

Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione

La mancata contestazione dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 c.c. e la connessa implicita approvazione delle operazioni in esso annotate riguardano gli accrediti e gli addebiti nella loro realtà effettuale nonché la verità contabile, storica e di fatto delle operazioni annotate, ma non impediscono la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti.

Nel contratto di conto corrente l’approvazione anche tacita dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 comma 1 c.c., non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell’inclusione o dell’eliminazione di partite del conto. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 20 novembre 2018.




Conto affidato (anche di fatto) e prova della natura solutoria delle rimesse

Conto corrente bancario - Affidamento - Eccezione di prescrizione - Prova della natura solutoria delle rimesse

Una volta accertato che il conto corrente bancario è affidato (anche di fatto) compete alla banca dimostrare il limite del fido nel caso in cui eccepisca la prescrizione di determinate poste, diversamente le rimesse devono considerarsi tutte di natura ripristinatoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 29 novembre 2018.




In tema di onere della prova e di prescrizione, devono considerarsi anche le comunicazioni periodiche che ne confermano l’esistenza

Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale avanzato dalla Banca - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Rigetto dell'appello proposto dalla Banca

In tema di onere della prova ed in punto di prescrizione, devono considerarsi, a conferma dell’apertura di credito in conto corrente, anche le comunicazioni periodiche che ne confermavano l’esistenza inviate al correntista dalla Banca; provata detta circostanza e quindi la certezza di rimesse ripristinatorie, per la distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, è la Banca tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e a dimostrare tale funzione in concreto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Bologna 26 novembre 2018.




Responsabilità solidale del promotore finanziario e risultanze degli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale

Intermediario finanziario - Responsabilità solidale per i danni arrecati dalla condotta illecita del promotore finanziario - Prova - Risultanze indagini penali - Rilevanza - Occasionalità necessaria - Condizioni - Concorso di colpa da parte dell'investitore – Esclusione - Connivenza o collusione con il promotore - Necessità - Onere della prova - Ripartizione

Il giudice civile è legittimato ad avvalersi delle risultanze derivanti dagli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale, così come delle dichiarazioni verbalizzate dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniali.

La costituzione di parte civile dell’intermediario nel giudizio penale ha valenza confessoria nell’ambito del distinto giudizio civile nè è consentito mantenere posizioni processualmente opposte su di una medesima vicenda storica.

(Nella specie, la banca si è costituita parte civile nel giudizio penale a carico del promotore, accettando il giudizio abbreviato richiesto dall’imputato e fondando le sue richieste risarcitorie contro il medesimo infedele promotore sui medesimi addebiti fatti valere dall’investitore nel giudizio civile). (Roberto Cianci) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 27 novembre 2018.




Omessa indicazione del MtM negli accordi quadro o nei singoli contratti di interest rate swap

Mark to maket - MtM - Omessa indicazione nel contenuto degli accordi quadro o nei singoli contratti di interest rate swap

La circostanza che il MtM non rientri nel contenuto degli accordi quadro sottoscritti da parte attrice, né sia indicato nei singoli contratti di interest rate swap, comporta la radicale nullità di questi, perché esclude in radice che il cliente possa concludere “la scommessa” conoscendo il grado di rischio assunto. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Natura dell’indicatore sintetico di costo (ISC) e applicazione della nullità ex art. 117, comma 6, TUB

Mutuo fondiario – Indicatore sintetico di costo – ISC – Natura – Nullità clausole del contatto – Art. 117, comma 6 e 7 TUB – Pubblicità tassi

ISC è un mero indicatore del costo effettivo del finanziamento, imposto e previsto ai soli fini informativi. Per tale ragione, in caso di differenza tra l’ISC pattuito in contratto e l’Isc in concreto applicato, non trova applicazione la previsione dell’art. 117, comma 6, secondo parte, TUB. Questa, infatti, prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per il cliente di quelle pubblicizzate. ISC non essendo un elemento della pattuizione ma un mero indice della stessa non può essere ricompreso né tra i tassi, né tra i prezzi, né tra le condizioni. La nullità delle clausole contrattuali è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, nell’ambito della cui disciplina l’art. 1125 bis, comma 6, TUB espressamente prevede che, ove il TAEG non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente coimputati nell’ISC) sono da considerarsi nulle. (Domenico Iodice) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 14 novembre 2018.




Contratti derivati: la disciplina dei titoli di puro rischio non ricade nell’ambito delle fattispecie contemplate dalle disposizioni in materia di usura

Usura – Disciplina dei titoli di puro rischio – Contratti aleatori – Applicazione della legge 7 marzo 1996 n. 108 – Disposizioni in materia di usura – Esclusione

La disciplina dei titoli di puro rischio non ricade nell’ambito delle fattispecie contemplate dalla l. 7 marzo 1996, n. 108 (“Disposizioni in materia di usura”) e, più in generale, la disciplina anti-usura non si applica ai contratti aleatori, in quanto caratterizzati dal rischio e, dunque, dall’impossibilità di stabilire a priori l’an e il quantum del vantaggio. Si consideri, poi, che tra le categorie omogenee di operazioni rispetto alle quali sono valutati ex lege i tassi usurari non sono ricomprese le operazioni in strumenti finanziari derivati. Codesti, infatti, non rientrano tra le operazioni oggetto di rilevazione per l’individuazione del TEGM e, conseguentemente, non esiste una categoria di tassi soglia rilevati con cui sia possibile confrontare i tassi effettivi inclusivi degli oneri connessi a strumenti finanziari derivati. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Contratti derivati: trasferimento nella struttura del contratto dei dati che caratterizzano l’alea

Contratto derivato – IRS – Alea – Informazioni che attengono alla determinabilità del rischio – Conoscenza da parte del cliente – Necessità – Razionalità e misurabilità dell’alea – Trasferimento nella struttura del contratto dei dati che caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia

Tutti gli elementi dell’alea, ivi inclusi gli scenari ad essa conseguenti, sia favorevoli che non, che costituiscono e integrano la causa del contratto derivato e, quindi, tutte le informazioni che attengono alla determinabilità del rischio, ivi inclusa l’asimmetria iniziale tra prestazioni, debbono necessariamente essere, ex ante, ben definiti e conosciuti con certezza dal cliente, indipendentemente dalle distinzioni fra scopo di copertura o speculativo tout court e fermo restando che l’alea non deve essere necessariamente simmetrica sul piano quali-quantitativo. In difetto di tali elementi, il contratto di IRS deve ritenersi nullo ai sensi dell’art. 1322, comma 2, c.c., poiché il riconoscimento legislativo risiede nella razionalità dell’alea e quindi nella sua misurabilità. Tale nullità non rappresenta una nullità per violazione di regole di condotta dell’intermediario e non è incisa, pertanto, dai principi condivisibilmente statuiti dalle Sezioni Unite con le sentenze nn. 26724 e 26725 del 2007, dal momento che è oggetto di considerazione il fatto che non siano stati trasferiti all’interno della struttura del contratto i dati che ne caratterizzano l’alea e che contribuiscono a definirne la causa, secondo il giudizio di meritevolezza implicitamente formulato dal legislatore della materia. (Paolo Bontempi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 29 novembre 2018.




Mutuo ipotecario e usura contrattuale per superamento tasso soglia in relazione alla pattuizione degli interessi di mora

Mutuo ipotecario e rilevanza degli interessi moratori ai fini della disciplina sull'usura contrattuale - Sussistenza - Unicità del tasso soglia e inesistenza di un diverso "tasso soglia di mora" - Conseguenze: applicabilità dell'art. 1815, II comma c.c. e trasformazione del rapporto da oneroso a gratuito

1) il divieto di pattuire interessi eccedenti la misura massima prevista dall’art. 2 della legge 108/96 si applica sia agli interessi corrispettivi ex art. 1282 c.c., sia agli interessi moratori ex art. 1224 c.c. L’ampia formulazione degli artt. 644 c.p., dell’art. 2 della legge 108/96, dell’art. 1 d.l. 394/00, dimostra che, ai fini dell’usura, la legge non consente distinzione di sorta tra i due tipi di interessi (Conforme a Cassazione Ordinanza 27442/2018).

2) in assenza di qualsiasi norma di legge, l’usurarietà degli interessi moratori va accertata in base al saggio rilevato ai sensi dell’art. 2 legge 108/96 (tasso soglia calcolato con riferimento al tipo di contratto) e non in base ad un “fantomatico tasso” talora definito nella prassi di “mora-soglia”, ottenuto incrementando arbitrariamente di qualche punto percentuale il tasso soglia. (Conforme a Cassazione Ordinanza 27442/2018).

3) il superamento del tasso soglia anche per effetto della sola pattuizione di un interesse moratorio determina ex art. 1815 c.c. la sanzione “punitiva” prevista dal secondo comma, di trasformazione del rapporto da oneroso in gratuito, alla luce di interpretazione ben più coerente con il complessivo sistema sanzionatorio previsto dalla L. 108/1996 e dalla norma d’interpretazione autentica di cui al D.L. 394/2000 (Conforme a Cassazione Sezioni Unite n. 24675/17, Cassazione 23192/2017  e ABF, nel Collegio di Coordinamento del 16 maggio 2018). (Ugo Sangiovanni) (Raffaele Locantore) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso 29 novembre 2018.




Contratto di conto corrente: prescrizione, fido di fatto, azione di ripetizione, inesistenza contratto di apertura di credito, tassi di interesse e cms

Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
 
La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 22 ottobre 2018.




Contratto di mutuo: usura ab origine, estinzione anticipata, art. 1815 secondo comma c.c. e restituzione di tutti gli interessi pagati

Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 22 ottobre 2018.




Contratto di interest rate swap e inefficienza del sistema di controllo del rischio di variazione del tasso

Intermediazione finanziaria – Contratto di interest rate swap – Inidoneità a realizzare la ragione pratica dell’affare – Nullità per difetto di causa in concreto – Inefficienza del sistema di controllo del rischio di variazione del tasso

E’ nullo il contratto di interest rate swap che si riveli inidoneo a realizzare la ragione pratica dell’affare e dunque carente della causa in concreto laddove solo in determinate circostanze il rischio di variazione del tasso di interesse sia mantenuto al di sotto della soglia di sostenibilità dell’esposizione debitoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 08 ottobre 2018.




Conversione del mutuo nullo in mutuo ipotecario ordinario

Mutuo fondiario - Nullità contrattuale - Poteri d'ufficio del giudice - Conversione del contratto nullo - Esclusione - Istanza di conversione in mutuo ipotecario ordinario - Proposta dalla parte nel primo momento utile successivo alla rilevazione della nullità - Ammissibilità

In tema di richiesta di conversione del contratto nullo di mutuo fondiario in contratto di mutuo ipotecario ordinario, il potere del giudice di rilevare d'ufficio la nullità non può estendersi alla conversione del contratto nullo, ostandovi la previsione di cui all'art. 1424 c.c.; è tuttavia ammissibile l'istanza in tal senso avanzata dalla parte nel primo momento utile successivo alla rilevazione suddetta, poiché è consequenziale alla rilevata nullità dell'unico titolo posto a fondamento dell'originaria domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 28 maggio 2018.




Nel contratto di sconto bancario, la girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca comporta una cessione del credito

Contratto di sconto bancario - Girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca - Cessione del credito - Girata con clausola "per incasso", "per procura", per "valuta a garanzia - Distinzione

Nel contratto di sconto bancario, la girata piena del titolo di credito dal cliente alla banca - a differenza dalla girata con clausola "per incasso", "per procura", per "valuta a garanzia", od altra equivalente - comporta una cessione del credito, investendo il giratario di una legittimazione piena a titolo di proprietà, attributiva di tutti i diritti derivanti dal titolo, con la conseguenza che l'incasso del denaro pagato dal debito cartolare soddisfa un credito proprio del cessionario e non del cedente. Pertanto, in caso di fallimento del cliente, l'eventuale azione revocatoria fallimentare da parte del curatore può avere per oggetto il negozio di sconto bancario, con riguardo all'epoca della sua conclusione, ma non pure il pagamento (successivamente) effettuato alla banca dal debitore cartolare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 15 novembre 2018.




Sospensione del decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI: quando la competenza è del tribunale delle imprese

Decreto ingiuntivo emesso contro fideiussori – Nullità del contratto conforme a modello ABI – Sussistenza del fumus per la sospensione – Prevalenza del diritto comune come affermato da Corte di Giustizia – Prevalenza del diritto comune su quello interno – Natura di consumatore – Sussistenza – Competenza del tribunale delle imprese – Domanda principale con effetto di giudicato o eccezione con accertamento incidenter tantum – Differenze

Va sospeso il decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI alla luce della decisione emessa dalla Banca d’Italia nel 2005 per nullità dello schema per violazione della normativa anticoncorrenziale.

Laddove tale domanda sia svolta in via principale con accertamento avente effetto di giudicato la competenza appartiene al Tribunale delle Imprese laddove, al contrario, la mera eccezione può essere trattata anche dal giudice adito se diverso dal Tribunale delle imprese.

La qualifica di consumatore va desunta dalla sola qualità personale dell’agente senza che rilevi l’obbligazione garantita come invece affermato dalla giurisprudenza della Cassazione poiché prevale il “diritto oggettivo” per come espresso dalla Corte di Giustizia nella ordinanza 19/05/2015 C-74/1 punto 20 Tarcau; tale qualifica è in ogni caso rilevabile d’ufficio dal giudice venendo in rilievo questioni attinenti la competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 13 novembre 2018.




Per il reato di usura, il tasso di mora va valutato solo perché promesso e senza alcuna maggiorazione, unitamente a tutti gli oneri pattuiti in contratto, anche nel ‘’worst case’

Tasso di mora usurario – Sufficienza della sola promessa – “Worst case”

Con riguardo al reato di usura, è pacifico nella giurisprudenza di legittimità che nella determinazione del tasso soglia, al di là del quale gli interessi pattuiti debbono considerarsi usurari, vadano presi in considerazione gli interessi moratori.

La verifica di usurarietà va compiuta, ai sensi dell’art. 1, comma 1, d.l. 29.12.2000, n. 394, convertito dalla Legge 28.02.2001. n. 24, al momento della stipulazione del contratto; l’art. 644 c.p.c. e l’art. 1, comma 1, d.l. cit., impongono di valutare il costo complessivo del credito, prendendo in considerazione tutti gli elementi pattuiti, indipendentemente dal fatto che si siano in concreto verificati, posto che la mera promessa di un elemento di costo si riverbera sull’equilibrio del contratto.

La sommatoria di interessi corrispettivi e di interessi moratori non appare logicamente e giuridicamente corretta perché gli interessi corrispettivi fanno riferimento all’intero capitale e coprono tutto il periodo contrattualmente previsto per il finanziamento, gli interessi di mora si riferiscono invece alla rata scaduta e sono dovuti per il periodo successivo alla scadenza degli stessi.

La circostanza che i due tipi di interesse operino su grandezze diverse ed in tempi diversi, impone di ricorrere ad un tasso composito che corrisponda alla media ponderata del tasso corrispettivo applicato al capitale e del tasso di mora applicato alle rate scadute e riferito ai periodi di insolvenza.

Poiché tale calcolo va condotto al momento della conclusione del contratto (quando nessuna insolvenza si è verificata), si dovrà, come suggerito da autorevole dottrina, assumere come prospettiva quella più estrema, ossia quella dell’inadempimento dalla prima rata e perdurante fino al termine del contratto.

Non è corretto operare la maggiorazione di 2,1 percentuali del tasso soglia con riferimento agli interessi moratori, atteso che essa si basa su un’indagine compiuta dalla Banca d’Italia condotta senza rispettare la metodologia richiesta dalla legge 108/1996: il raffronto non può che essere fatto rispetto al TEGM, quantunque esso non contenga la rilevazione dei tassi di mora; d’altra parte la circostanza che il tasso soglia sia stabilito in misura di molto superiore al TEGM, permette di tenere conto anche di variabili eventuali, quale l’applicazione degli interessi di mora (cfr. Tribunale di Bari, ord. del 2 febbraio 2018; cfr. anche Tribunale di Genova, sent. n. 1157 del 3 maggio 2017).   

In conclusione, poiché nel calcolo del TEG si deve altresì tenere conto di tutti gli altri costi collegati al credito (commissioni, spese istruttoria, spese di riscossione, ecc.), è legittimo disporre che il Pubblico Ministero disponga, tramite consulente tecnico, accertamenti sulla usurarietà del mutuo tenendo conto delle indicazioni suesposte. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 31 ottobre 2018.




Responsabilità per omessa vigilanza del consigliere non esecutivo

Credito - Istituto o enti di credito - Consigliere di amministrazione non esecutivo - Omessa vigilanza su operato consiglieri esecutivi - Sussistenza del relativo dovere ai sensi dell'art. 191, comma 2, T.U.F., nella formulazione all'epoca vigente - Fondamento - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 191, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, nella formulazione applicabile "ratione temporis", il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile per omessa vigilanza allorché, venuto a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbia fatto ciò che poteva per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (Nella specie, il ricorrente era stato sanzionato, quale consigliere di amministrazione non esecutivo di una società per azioni, per l'omessa vigilanza sull'operato dei consiglieri esecutivi, in relazione a condotte poste in essere anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 72 del 2015). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 29 ottobre 2018.




L'approvazione anche tacita dell'estratto conto non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate sulle ragioni sostanziali che giustificano le partite

Conto corrente bancario – Contestazione delle operazioni annotate – Ragioni sostanziali relative alla legittimità delle partite di conto – Approvazione dell’estratto conto – Irrilevanza

Nel caso in cui si controverta della conformità o meno allo statuto che ne disciplinava il rendimento della liquidazione di determinati strumenti finanziari, la contestazione concerne l'insussistenza del titolo giuridico posto a fondamento dell'accreditamento operato in conto corrente, con la conseguenza che l'approvazione anche tacita dell'estratto conto, ai sensi dell'art. 1832 c.c., comma 1, non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell'inclusione o dell'eliminazione di partite del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 20 novembre 2018.




L’esercizio del potere d’imperio dello stato influisce sulla competenza: l’investitore danneggiato non può far causa nel paese dove sono stati acquistati i titoli

Rinvio pregiudiziale – Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale – Ambito di applicazione – Articolo 1, paragrafo 1 – Nozione di “materia civile e commerciale” – Obbligazioni emesse da uno Stato membro – Partecipazione del settore privato alla ristrutturazione del debito pubblico del medesimo Stato – Modificazione unilaterale e retroattiva delle condizioni di emissione – Clausole di azione collettiva – Ricorso proposto contro il medesimo Stato da creditori privati titolari di tali obbligazioni quali persone fisiche – Responsabilità dello Stato per atti o omissioni commessi nell’esercizio di poteri pubblici

L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev’essere interpretato nel senso che una controversia, come quella oggetto del procedimento principale, vertente su un’azione proposta da una persona fisica, acquirente di titoli di Stato emessi da uno Stato membro, nei confronti dello Stato stesso e volta a contestare la sostituzione di detti titoli con titoli di valore inferiore, imposta a tale persona fisica per effetto dell’adozione di una legge, adottata dal legislatore nazionale in circostanze eccezionali, con cui le condizioni di emissione sono state unilateralmente e retroattivamente modificate per mezzo dell’introduzione di una clausola di azione collettiva che ha consentito alla maggioranza dei titolari dei titoli in questione di imporre tale sostituzione ad una minoranza, non ricade nella «materia civile e commerciale» di cui alla menzionata disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 15 novembre 2018.




Segnalazione a sofferenza: valutazione tecnico discrezionale e onere della prova a carico della banca

Segnalazione a sofferenza: valutazione tecnico discrezionale – Necessità – Esistenza del debito scaduto e non pagato

La valutazione tecnico-discrezionale sulla complessiva situazione economica del debitore costituisce passaggio ineludibile per pervenire alla segnalazione a sofferenza, non essendo di per sé sufficientemente indicativa la sola esistenza del debito scaduto e non pagato.

La banca deve operare una valutazione ponderata e preventiva  della situazione finanziaria e patrimoniale del soggetto debitore (per es. l’avvenuto deposito dei bilanci, il relativo esame, le complessive esposizioni verso il settore bancario) e resta onerata, in sede giudiziale, della dimostrazione dei criteri che hanno giustificato la segnalazione a sofferenza. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 25 ottobre 2018.




Natura del mutuo fondiario, verifica usurarietà interessi, contratti monofirma e fideiussione bancaria

Contratti bancari – Mutuo fondiario – Destinazione somme – Irrilevanza

Contratti bancari – Usura – Calcolo – Sommatoria interessi corrispettivi e moratori – Esclusione – Verifica distinta – Interessi moratori – Assenza parametro riferimento – Conseguenze

Contratti bancari – Contratto di conto corrente – Contratto monofirma – Validità

Contratti bancari – Garanzie – Fideiussione omnibus – Rinuncia eccezioni – Natura – Contratto autonomo di garanzia

Ai fini della validità del contratto di mutuo fondiario è irrilevante la concreta destinazione delle somme prese in prestito operata dal mutuatario, non avendo l’operazione natura di mutuo di scopo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La verifica della usurarietà degli interessi pattuiti in un contratto di mutuo non implica la sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori, ma una distinta valutazione per ciascuna delle due categorie, sebbene allo stato il controllo sull’usurarietà oggettiva degli interessi moratori sia preclusa dall’assenza di una rilevazione ministeriale specifica su tale tipologia di interessi, potendo tale controllo rimanere circoscritto alla dimensione esclusivamente “soggettiva” dell’usura ove si dimostri che gli interessi moratori sono stati pattuiti in termini tali da creare una sproporzione delle prestazioni, con approfittamento delle condizioni di difficoltà economiche e finanziarie del debitore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

E’ valido il contratto di conto corrente bancario le cui clausole negoziali siano state recepite in un documento scritto recante la firma del solo correntista. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Assume la natura di contratto autonomo di garanzia la fideiussione prestata in favore di una banca a garanzia dell’adempimento di tutte le obbligazioni contratte da un cliente della banca, non potendosi differentemente conciliare il carattere accessorio tipico della fideiussione con la previsione dell’esclusione del potere per il garante di opporre al beneficiario eccezioni afferenti il rapporto garantito intercorso tra questi e il soggetto garantito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese 22 ottobre 2018.




Provvedimenti cautelari in materia di segnalazione alla Centrale rischi

Tribunale di Foggia - Provvedimenti Cautelari in materia di segnalazione presso Centrali Rischi

Affinché la segnalazione del nominativo di un debitore quale cattivo pagatore alle centrali rischi  possa essere considerata legittima ai sensi della disciplina recata dall’art. 12 del d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice della Privacy), occorre che l’intermediario fornisca la prova dell’avvenuto adempimento (preventivo) dell’obbligo di preavviso della segnalazione stessa. (Pierangelo Procaccio) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia 19 ottobre 2018.




Costante sforamento a negativo del saldo e fido di fatto

Fido di fatto - Rimesse solutorie - Individuazione - Sforamento a negativo del saldo o del fido

Laddove l’istituto di credito abbia costantemente consentito lo sforamento a negativo del saldo o lo sforamento del fido concesso, deve individuarsi la concessione di un fido di fatto, a prescindere dalla produzione di un contratto scritto, e questo anche al fine del rigetto della eccepita prescrizione delle rimesse solutorie sollevata dall’istituto di credito su cui grava l’onere della relativa prova. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 09 novembre 2018.




Usura e interessi di mora: un principio di frequente trascurato dai giudici di merito ed incompreso nella prassi degli organi ammnistrativi

Interessi – Usura – Interessi di mora – Nullità

E’ nullo il patto col quale si convengano interessi convenzionali moratori che, alla data della stipula, eccedano il tasso soglia di cui all'art. 2 della legge 7 marzo 1996 n. 108, relativo al tipo di operazione cui accede il patto di interessi moratori convenzionali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III 30 ottobre 2018.




Legittimazione passiva enti-ponte e banche incorporanti. Obblighi risarcitori per violazione nella negoziazione di titoli propri

Intermediazione finanziaria - Negoziazione titoli propri - Cessione Azienda e rapporti bancari - Legittimazione passiva - Risarcimento danni

Sussiste la legittimazione passiva e la responsabilità patrimoniale dell'ente-ponte e della Banca Incorporante ai sensi degli artt. 43 e 47 del D.Lgs. n. 180/2015, per le obbligazioni generate dai rapporti giuridici oggetto della cessione.

Le passività corrispondenti ai debiti risarcitori per inadempimento contrattuale da mis-selling sono inclusi nella cessione dell'Azienda bancaria e non sono escluse dall'art. 47 del D.Lgs. n. 180/2015.

L'estinzione del rapporto originario tra le parti anteriormente alla cessione dell'Azienda bancaria non può ritenersi escluso laddove manca una norma espressa che lo preveda come è avvenuto nel caso della disciplina delle c.d. "Banche Venete" mediante l'art. 3, comma 1°, lett. B) del D.L. n. 99/2017. (Stefano Curcio) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 22 ottobre 2018.




Illecito commesso da promotore finanziario-subagente assicurativo e responsabilità solidale del preponente

Illecito di rilievo penale del promotore finanziario - Responsabilità solidale della banca - Presupposti

Illecito penale del subagente assicurativo - Natura oggettiva della responsabilità dell’agente e della compagnia assicurativa in solido tra loro - Presupposti

Natura finanziaria delle polizze assicurative negoziate dal subagente assicurativo - Esclusione dell’obbligo di manleva della assicurazione che garantisce l’agente

L'intermediario risponde per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate purché il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria con l'esercizio delle mansioni cui sia adibito, sicché il comportamento doloso (anche di rilevanza penale) del preposto, pur non interrompendo, di norma, il nesso causale fra l'esercizio delle incombenze e il danno, ove si verifichino determinate circostanze, quali una condotta del risparmiatore "anomala", vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore, è configurabile - e il relativo accertamento compete insindacabilmente al giudice di merito - l'assoluta estraneità della banca al fatto del promotore, sì da interrompere il nesso causale ed escludere la responsabilità dell'Istituto di credito (Cass. n. 22956/15). (Paolo Righini) (riproduzione riservata)

L’art. 119 co. 2 c.d.a., secondo il quale l'impresa di assicurazione, o un intermediario iscritto alla sezione del registro di cui all'articolo 109, comma 2, lettera a) o b) (rispettivamente agenti di assicurazione e broker) risponde in solido dei danni arrecati dall'operato dell'intermediario cui abbia dato incarico, prevede una responsabilità oggettiva, in quanto modellato a su quella di cui all’art. 2049 c.c.

La compagnia di assicurazione risponde assieme all’agente dell’operato del subagente ex art. 2049 c.c. ed in base al principio secondo il quale va tutelato chi ha contrattato con colui che appariva in grado di impegnare altri, alla duplice condizione della buona fede del primo e di una condotta quanto meno colposa dell'ultimo, tale da ingenerare nel terzo la ragionevole convinzione che il potere di rappresentare o di impegnare sia stato effettivamente e validamente conferito a chi ne è apparso, nella contrattazione col terzo. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)

L’eventuale prevalente connotazione finanziaria delle polizze assicurative, se non puntualmente individuata, non impedisce che si generi l’obbligo di manleva in capo alla società che garantisce l’agente assicurativo. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro 18 ottobre 2018.




La difformità dell’ISC/TAEG nel contratto di mutuo comporta l’applicazione dell’art. 117 comma 7 T.U.B.

Difformità ISC/TAEG nel contratto di mutuo – Conseguenze – Applicazione ex artt. 117 commi 6 e 7 T.U.B.

L’ISC rappresenta il costo complessivo dell’operazione di credito alla stessa stregua del TAEG per cui – oltre agli altri oneri di cui al D.M. 8.7.1992 – esso deve esprimere anche il tasso effettivo; ne deriva che, se il tasso effettivo è diverso, l’ISC non può rimanere invariato.

L’ISC indicato in contratto deve essere veritiero al fine di offrire piena attuazione al principio di trasparenza.

L’indicazione di un TAEG/ISC diverso dal reale è una condotta che viola i precetti normativi posti a presidio della trasparenza delle condizioni contrattuali, poiché è evidente che l’indicazione errata del costo complessivo dell’operazione ne inficia la complessiva trasparenza in quanto fornisce al cliente (consumatore), sprovvisto dei mezzi e degli strumenti tecnici necessari per una compiuta verifica, un dato errato al fine di valutare la convenienza dell’operazione, perciò inidoneo a tal fine.

È noto l’orientamento di legittimità secondo cui il pagamento dei ratei di un mutuo configura un’obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell’ultima rata (cfr. Cass. n. 2301/2004, Cass. n. 1779811/2011). (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Cremona 12 luglio 2018.




Cessione del quinto dello stipendio: usura pattizia e sopravvenuta e rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito

Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Violazione della normativa antiusura sia al tempo della stipulazione e sia al momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – No validità istruzioni Banca d’Italia – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata

Nella verifica del rispetto delle soglie di usura nei contratti di mutuo contro cessione del quinto dello stipendio deve essere considerato, nel calcolo del TEG, anche il costo delle polizze assicurative obbligatorie per legge.

Le Istruzioni della Banca d’Italia nel complesso sistema normativo in materia di usura, non si pongono in conflitto con il disposto dell’art. 644 c.p. in quanto le disposizioni regolamentari influenzano la rilevazione statistica del TEGM, ma non incidono sul calcolo del TEG, per la determinazione del quale, indipendentemente da quanto stabilito dalle istruzioni, non può non tenersi conto delle “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese”, anche se escluse dalle Istruzioni della Banca d’Italia.

In applicazione di tale principio, l’assicurazione stipulata  contestualmente al mutuo deve essere computato nel TEG e rilevare, quindi, al fine dell’accertamento dell’usurarietà del contratto.

L’art. 1815 c.c. deve trovare applicazione anche nelle ipotesi in cui si assista ad un superamento del tasso soglia nel corso del rapporto contrattuale, anche al momento dell’estinzione, qualora tale superamento sia originato dall’esecuzione  delle condizioni contrattuali inserite nel contratto di finanziamento (come la clausola che prevede il diniego del rimborso delle commissioni non maturate). Infatti, tali condizioni risultano essere conseguenza diretta del contratto e non del verificarsi di fattori esterni al rapporto contrattuale come nel caso di usura sopravvenuta.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Laddove dalla lettura del contratto non sia possibile distinguere chiaramente gli oneri up-front da quelli recurring, l’intero importo di ciascuna delle suddette voci di costo deve essere preso in considerazione al fine dell’individuazione della quota parte da rimborsare, compresi le commissioni bancarie, finanziarie e di intermediazione ed i costi assicurativi per la parte non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 24 aprile 2018.




Usura: per la verifica del TAEG il tasso di mora non si somma al tasso compensativo

Contratti bancari – Mutuo – Usura – Prova – Onere a carico del cliente – Computo del TEG applicato – Cumulabilità di tasso compensativo e moratorio – Esclusione – Clausola contrattuale di salvaguardia – Efficacia impeditiva dell’usura – Affermazione

La parte che deduce la violazione dell’usura bancaria ha l’onere di dimostrare l’avvenuto superamento dello specifico tasso-soglia rilevante allegando e indicando i modi, i tempi e la misura del superamento.

Il tasso moratorio e quello compensativo non possono mai trovarsi ad essere applicati congiuntamente in relazione ad un medesimo periodo temporale. Il tasso di mora sostituisce il tasso corrispettivo: questa considerazione esclude che il TEG contrattuale ai fini della verifica dell’usura possa corrispondere alla sommatoria dei tassi.

La clausola di salvaguardia, per la quale il tasso di interesse corrisponde al tasso-soglia usura, impedisce ab origine che la pattuizione possa violare la soglia dell’usura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2018.




La penale di estinzione anticipata rileva ai fini usura solo perché promessa essendo irrilevante che il mutuo non sia stato anticipatamente estinto

Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – Conseguente gratuità del mutuo – L’omissione dell’ISC/TAEG dà luogo all’applicazione dei tassi BOT ex art. 117TUB, comma 7, anche prima dell’introduzione dell’obbligo della loro indicazione

Alla stregua di quanto previsto dall'art. 1, c. 5° L. 108/96 a tenore del quale "per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito", ai fini dell'accertamento dell'usurarietà del tasso applicato al mutuo deve tenersi conto anche della  commissione (o penale) per estinzione anticipata del credito.

La finalità perseguita dal legislatore al momento della emanazione della L. 108/96 era quella di contenere i tassi anomali, ricomprendendo nel relativo calcolo, ai fini del