Diritto Bancario - Legittimitą, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


La delegazione a promettere non comporta non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca

Delegazione di pagamento - Delegazione a promettere - Assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca - Esclusione - Mandato all'incasso a un terzo - Assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario - Esclusione

Lo strumento delegatorio può essere utilizzato sia per estinguere un debito, sia per costituire un credito, sia per trasferire una somma a titolo di liberalità, come pure per qualsiasi altra ragione non vietata dall'ordinamento, considerato che il termine «pagamento» di cui all’art. 1269 cod. civ. fa riferimento alla più ampia nozione di attribuzione patrimoniale effettuata da un soggetto a favore di un altro.

In tema di delegazione a promettere, l’impegno a pagare ad un soggetto, tramite versamenti sul conto corrente a questi intestato, non comporta l’assunzione di un impegno diretto nei confronti della banca presso cui è acceso il conto corrente, in quanto il delegatario resta comunque soggetto «terzo» rispetto al rapporto obbligatorio.

Il conferimento da parte del creditore di un mandato all'incasso a un terzo (con il connesso potere di esigere la prestazione al debitore) è operazione vettorialmente opposta all’atto con cui il creditore invita il proprio debitore a impegnarsi direttamente con il terzo, sicché dalla stessa non può ricavarsi un atto del debitore di assunzione di un impegno diretto nei confronti del terzo mandatario. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 21 febbraio 2020.




Il fatto del creditore rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore

Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 19 febbraio 2020.




Pagamento di titoli di credito e obbligo della banca di attivarsi per impedire il protesto

Titoli di credito - Cambiale - Banca presso cui il titolo è pagabile - Intervenuto pagamento - Omessa attivazione per impedire il protesto - Contratto di mandato - Responsabilità della banca - Configurabilità

Gli obblighi di diligenza che gravano su una banca cui sia stato conferito mandato al pagamento di una cambiale impongono, una volta avvenuto l'atto solutorio, di attivarsi immediatamente per intervenire sul processo di levata del protesto e, ove tale meccanismo si trovi in una fase così avanzata da non poter più essere interrotto, di avvisare prontamente il mandante al fine di consentirgli di accedere tempestivamente alla procedura di cancellazione del protesto, secondo quanto previsto dall'art. 12 l. n. 349 del 1973, salvo in ogni caso l'obbligo per la banca - ove sia intervenuta comunque la levata del protesto - di restituire la provvista utilizzata per l'operazione non andata a buon fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 04 febbraio 2020.




Conto corrente: il delegato non ha un potere generale di agire in rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale

Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti

L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 17 gennaio 2020.




Cartolarizzazione: i crediti costituiscono un patrimonio separato e il debitore ceduto non può opporre al cessionario eccezioni relative a rapporti con il cedente

Cessione dei crediti ai sensi della l. n. 130 del 1999 ("cartolarizzazione") – Formazione di un patrimonio separato e destinato – Eccezioni del debitore ceduto – Opponibilità al cessionario – Limiti – Fattispecie

I crediti oggetto delle operazioni di "cartolarizzazione" eseguite ai sensi della l. n. 130 del 1999 costituiscono un patrimonio separato da quello della società di cartolarizzazione, destinato in via esclusiva al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti e al pagamento dei costi dell'operazione, sicché non è consentito al debitore ceduto proporre nei confronti del cessionario eccezioni di compensazione o domande giudiziali fondate su crediti vantati verso il cedente nascenti dal rapporto con quest'ultimo intercorso.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto il difetto di titolarità passiva della società cessionaria nell'azione di ripetizione di indebito proposta dal debitore ceduto in forza del rapporto di conto corrente bancario intrattenuto con la cedente). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III 30 agosto 2019.




Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB determina la nullità del contratto

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TULB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Conseguenze - Nullità dell’intero contratto

Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 gennaio 2020.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 06 dicembre 2019.




Limiti alla concessione del credito nel caso di fideiussione relativa a un’obbligazione futura

Fideiussione per obbligazione futura – Concessione di ulteriore credito  – Condizioni patrimoniali debitore – Peggioramento – Assenza autorizzazione fideiussore – Estinzione fideiussione

Il principio stabilito dall’art. 1956 cc, in forza del quale il fideiussore rispetto a un’obbligazione futura è liberato se il creditore, che a ciò non sia stato specificatamente autorizzato dal fideiussore, abbia fatto credito al terzo debitore pur nella consapevolezza che le condizioni patrimoniali di questi siano tanto peggiorate da rendere significativamente più difficile il soddisfacimento del credito, opera sia nel caso di instaurazione di nuovi rapporti tra creditore e terzo debitore che nel caso di nuova concessione di credito nel quadro di un rapporto preesistente, ad esempio di conto corrente.

La violazione di tale regola di buona fede comporta, nel caso di inconsapevolezza da parte del fideiussore del peggioramento delle condizioni patrimoniali del creditore, la perdita della garanzia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 13 dicembre 2019.




Responsabilità da fideiussione e obblighi di buona fede e correttezza contrattuale

Comportamento contrario a buona fede e correttezza contrattuale - Conseguenze - Fattispecie

In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III 12 dicembre 2019.




Competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, criteri

Competenza – Sezioni specializzate in materia di impresa – Oggetto controversia – Questione societaria

Azione giudiziale contro intermediario finanziario – Competenza – Petitum – Restituzione indebito e risarcimento danno – Causa petendi – Nullità contratto quadro di investimento – Annullabilità operazioni di investimento – Inadempimenti fase precontrattuale

Competenza sezioni specializzate – Decisività – Acquisto azioni dell’intermediario che ha proposto l’investimento – Acquisto della qualità di socio – Pluralità delle operazioni di acquisto

La controversia promossa contro l’intermediario finanziario è di competenza delle sezioni specializzate solo se il suo oggetto è influenzato in via diretta dalla questione societaria, in tal senso dovendosi intendere il riferimento nell’art. 3 d.lgs. n. 168/2003 ai «rapporti societari, alle partecipazioni sociali e ai diritti inerenti», che mira ad evitare l’ampliamento incerto della competenza in questione (1).

Non è di competenza delle sezioni specializzate in materia d'impresa l'azione giudiziale nei confronti dell’intermediario finanziario che mira dal punto di vista del petitum a ottenere la restituzione dell'indebito oggettivo e/o il risarcimento del danno subito, e che sul piano della causa petendi si basa sulla nullità del contratto quadro d'investimento, sull'annullabilità delle operazioni di investimento e sugli inadempimenti commessi nella fase precontrattuale. (2).

Ai fini della competenza delle sezioni specializzate piuttosto che del tribunale ordinario, non sono decisivi né gli acquisti di azioni emesse dallo stesso intermediario che ha proposto l'operazione di investimento, né il conseguente acquisto della qualità di socio, né la circostanza che trattasi di più operazioni di acquisto. (3). (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI 25 novembre 2019.