La storia di palazzo Bonacolsi

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La fase Umanistica


Una nuova stagione di cospicui interventi nel palazzo nella facciata rivolta verso via Cavour si attua all’inizio del XVI secolo, quando l’edificio diviene possesso della famiglia Guerrieri.

Secondo un manoscritto ottocentesco di Carlo D’Arco, nel 1505 il marchese Francesco Gonzaga, durante il viaggio di ritorno dall’Italia meridionale, fu ospitato a Fermo dalla famiglia Guerrieri.

I legami fra le due famiglie divengono stretti: i fratelli Giovanni Battista, Ludovico e Vincenzo, figli di Giovanni Francesco Guerrieri, seguono a Mantova il marchese Francesco. Questi conferisce a Ludovico e ai suoi discendenti il privilegio di avvalersi del nome Gonzaga che viene affiancato a quello Guerrieri.

Ben presto la posizione sociale di Ludovico è in ascesa: nel 1514 è nominato "marchionalem consocium benemeritum" e nel 1519 è ricordato nel testamento di Francesco Gonzaga come "magnificum equitem dominum Ludovicum de Guerrerii de Gonzaga". Anche sotto il dominio di Federico Gonzaga gli incarichi di Ludovico attestavano grande prestigio e consolidamento della propria situazione patrimoniale. Nel 1522 è luogotenente generale del marchese di Mantova e viene richiesto dai cittadini di Fermo, suo luogo natale, per sedare tumulti in quella città.

Ludovico morirà nel 1530 a quarantasette anni e sarà sepolto nella chiesa di San Domenico.

Durante recenti lavori di restauro effettuati in una sala adiacente la torre della Gabbia sono state riportate alla luce due lapidi murate di straordinaria importanza per la storia dell’edificio.

In una di queste lapidi, datata 1760, viene ricordato che Federico II, duca di Mantova, regalò a Ludovico Guerrieri, meritevole di premi per aver fatto le veci del principe a Parma e Cremona assediate dai Francesi, la torre e il palazzo sottostante con l’unito arco, nell’anno 1526 il giorno X gennaio.

Il testo della lapide trova riscontro nei registri dei decreti dell’Archivio Gonzaga (Decreti, libro 37, c.262 r.v.): "Donatio cuisdam palatii cum turri magna et cum fornici superiori portae guardiae et cum quadam via, seu viazola servitutis, positis Mantuae in contrata Aquilae".

Ritengo che corrispondano a questi anni le raffinate modifiche della facciata di via Cavour: le lesene marmoree che scandiscono la facciata, già attribuita a Luca Fancelli ma giustamente riportata dal Marani ad età più tarda per consonanza con i pilastri della chiesa di Santa Maria della Comuna presso Ostiglia. Anche la decorazione pittorica si rifà al linguaggio del Mantegna per il motivo dei poligoni allacciati- che richiama i dischi pure allacciati della Camera picta- e per il nobile fregio con putti e tritoni, sempre di ascendente mantegnesco.

Sul portale della casa è la seguente iscrizione: "Francisci munus Gonzaga hec (sic) tecta novavit / munere dignus hic est munera qui reparat".

Pertanto la facciata ben s’inserisce nell’aura dell’età isabelliana per ricordi umanistici e motivi tratti dall’immaginario mantegnesco.

Sino alla metà del XIX secolo l’edificio rimane proprietà dei Guerrieri Gonzaga.

In vari appartamenti riadattati alla fine del Settecento si conservano importanti e raffinate decorazioni a grottesche, tipiche della scuola di ornato dell’Accademia di Belle Arti mantovana.

Chiara Tellini Perina*

* Titolare di Storia dell’arte presso la Scuola
di Paleografia e Filologia Musicale
Università degli Studi di Pavia.


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