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L'indennizzo per i soli danni provocati dalla fauna selvatica è previsto solo per le zone espressamente indicate

Danni cagionati dalla fauna selvatica - Indennizzo previsto dall'art. 59 l.r. Sardegna n. 23 del 1998 - Presupposti - Mancata adozione del piano faunistico-venatorio - Irrilevanza ai fini dell'indennizzo

L'indennizzo ex art. 59 della l.r. Sardegna n. 23 del 1998 è previsto per i soli danni provocati dalla fauna selvatica nelle zone espressamente indicate in tale disposizione, al di fuori delle quali non assume rilevanza, ai fini del riconoscimento della tutela indennitaria, la mancata adozione da parte della Regione di strumenti normativi complementari, come il piano faunistico-venatorio ex art. 19 l.r. cit., necessari per l'individuazione degli specifici contesti territoriali in cui opera il meccanismo indennitario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 aprile 2020, n.8383.




Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione

Danni da fauna selvatica - Ente responsabile dei danni - Individuazione - Legittimazione esclusiva della Regione - Sussistenza - Rivalsa nei confronti di altro ente - Condizioni

Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte - per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari - da altri enti; la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell'esercizio di funzioni proprie o delegate, l'adozione delle misure che avrebbero dovuto impedire il danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7969.




In materia di danni da fauna selvatica a norma dell'art. 2052 c.c., grava sul danneggiato l'onere di dimostrare il nesso eziologico tra il comportamento dell'animale e l'evento lesivo

Danni da fauna selvatica - Ripartizione degli oneri probatori - Prova liberatoria - Caso fortuito - Contenuto

In materia di danni da fauna selvatica a norma dell'art. 2052 c.c., grava sul danneggiato l'onere di dimostrare il nesso eziologico tra il comportamento dell'animale e l'evento lesivo, mentre spetta alla Regione fornire la prova liberatoria del caso fortuito, dimostrando che la condotta dell'animale si è posta del tutto al di fuori della propria sfera di controllo, come causa autonoma, eccezionale, imprevedibile o, comunque, non evitabile neanche mediante l'adozione delle più adeguate e diligenti misure - concretamente esigibili in relazione alla situazione di fatto e compatibili con la funzione di protezione dell'ambiente e dell'ecosistema - di gestione e controllo del patrimonio faunistico e di cautela per i terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7969.




I danni cagionati dalla fauna selvatica sono risarcibili dalla P.A. a norma dell'art. 2052 c.c.

Danni cagionati dalla fauna selvatica - Risarcibilità da parte della P.A. a norma dell'art. 2052 c.c. - Fondamento

I danni cagionati dalla fauna selvatica sono risarcibili dalla P.A. a norma dell'art. 2052 c.c., giacché, da un lato, il criterio di imputazione della responsabilità previsto da tale disposizione si fonda non sul dovere di custodia, ma sulla proprietà o, comunque, sull'utilizzazione dell'animale e, dall'altro, le specie selvatiche protette ai sensi della l. n. 157 del 1992 rientrano nel patrimonio indisponibile dello Stato e sono affidate alla cura e alla gestione di soggetti pubblici in funzione della tutela generale dell'ambiente e dell'ecosistema. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7969.




Inadempimento contrattuale: l'obbligazione di risarcimento del danno configura un debito di valore e gli interessi legali sulla somma rivalutata vanno calcolati dalla data della liquidazione

Danno da inadempimento contrattuale - Risarcimento - Debito di valore - Conseguenze - Liquidazione del maggior danno - Rivalutazione del credito fino alla data della liquidazione - Interessi legali sulla somma rivalutata - Decorrenza - Fondamento

In materia di inadempimento contrattuale, l'obbligazione di risarcimento del danno configura un debito di valore, sicché, qualora si provveda all'integrale rivalutazione del credito relativo al maggior danno fino alla data della liquidazione, secondo gli indici di deprezzamento della moneta, gli interessi legali sulla somma rivalutata dovranno essere calcolati dalla data della liquidazione, poiché altrimenti si produrrebbe l'effetto di far conseguire al creditore più di quanto lo stesso avrebbe ottenuto in caso di tempestivo adempimento della obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7948.




All'indennizzo assicurativo per la responsabilità civile non si applicano gli interessi di mora

Indennizzo assicurativo corrisposto al danneggiante - Interessi di mora previsti dal d.lgs. n. 231 del 2002 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

All'indennizzo assicurativo per la responsabilità civile non si applicano gli interessi di mora previsti dal d.lgs. n. 231 del 2002, atteso che la somma corrisposta a tale titolo dall'assicuratore, pur trovando fondamento nel contratto di assicurazione, serve a ristorare il danneggiante dell'esborso compiuto a titolo di risarcimento del danno, per il quale l'art. 1, comma 2, lett. b) del citato decreto legislativo esclude espressamente l'applicazione degli interessi predetti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che non aveva riconosciuto gli interessi ex d.lgs. n. 231 del 2002 sull'indennizzo preteso dall'assicurato onde essere rimborsato di quanto corrisposto, a seguito di condanna al risarcimento del danno, per spese di lite e di registrazione del verbale di conciliazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 aprile 2020, n.7966.




Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che si innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante non è richiesta la forma scritta ad substantiam

"Pactum Fiduciae" riguardante beni immobili - Forma scritta "Ad Substantiam" - Necessità - Esclusione - Conseguenze sulla domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di ritrasferimento - Dichiarazione scritta del fiduciario ricognitiva del patto fiduciario e promissiva del ritrasferimento al fiduciante - Natura di promessa di pagamento - Configurabilità - Conseguenze - Art. 1888 c.c. - Applicabilità

Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che si innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante, non è richiesta la forma scritta ad substantiam; ne consegue che tale accordo, una volta provato in giudizio, è idoneo a giustificare l’accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di ritrasferimento gravante sul fiduciario.

La dichiarazione unilaterale scritta dal fiduciario, ricognitiva dell’intestazione fiduciaria dell’immobile e promissiva del suo ritrasferimento al fiduciante, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma, rappresentando una promessa di pagamento, ha soltanto effetto confermativo del preesistente rapporto nascente dal patto fiduciario, realizzando, ai sensi dell’art. 1888 c.c., una astrazione processuale della causa, con conseguente esonero a favore del fiduciante, destinatario della contra se pronuntiatio, dell’onere della prova del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 marzo 2020, n.6459.




Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica e credito del subappaltatore, intervengono le Sezioni Unite

Appalto di opere pubbliche – Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica – Effetti sul credito dell’appaltatore

Alla luce del principio secondo cui, in caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica, il meccanismo delineato dal D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 118, comma 3 - che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti effettuati da quest'ultimo al subappaltatore deve ritenersi riferito all'ipotesi in cui il rapporto di appalto sia in corso con un'impresa in bonis e, dunque, non è applicabile nel caso in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto si scioglie; ne consegue che al curatore è dovuto dalla stazione appaltante il corrispettivo delle prestazioni eseguite fino all'intervenuto scioglimento del contratto e che il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale dell'appaltatore come gli altri, da soddisfare nel rispetto della par condicio creditorum e dell'ordine delle cause di prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 marzo 2020, n.5685.




In tema di illecito anticoncorrenziale, nelle azioni risarcitorie proposte prima del 26 novembre 2014 non trovano applicazione le norme sulla sospensione della prescrizione

Illecito anticoncorrenziale - Risarcimento del danno - Nuove norme sulla sospensione della prescrizione - Applicazione retroattiva - Esclusione - Prescrizione quinquennale - Decorrenza - Pubblicità dell'avvio del procedimento

In tema di illecito anticoncorrenziale, nelle azioni risarcitorie proposte prima del 26 novembre 2014 non trovano applicazione le norme sulla sospensione della prescrizione del relativo diritto previste dall’art. 8 del d.lgs. n. 3 del 2017, sicchè nelle dette azioni il termine di prescrizione quinquennale comincia a decorrere dal momento in cui sia stato avviato, con pubblicità legale, il procedimento innanzi all’AGCOM per l’accertamento dell’abuso di posizione dominante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 febbraio 2020, n.5381.




Il fatto del creditore rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore

Liberazione del fidejussore per fatto del creditore - Semplice inazione del creditore - Insufficienza - Comportamento determinante pregiudizio giuridico - Necessità - Determinazione di mera maggior difficoltà nella realizzazione dei diritti del fideiussore - Irrilevanza

Il fatto del creditore, rilevante ai sensi dell'art. 1955 c.c. ai fini della liberazione del fideiussore, non può consistere nella mera inazione, ma deve costituire violazione di un dovere giuridico imposto dalla legge o nascente dal contratto e integrante un fatto quanto meno colposo, o comunque illecito, dal quale sia derivato un pregiudizio giuridico, non solo economico, che deve concretizzarsi nella perdita del diritto (di surrogazione ex art. 1949 c.c., o di regresso ex art. 1950 c.c.), e non già nella mera maggiore difficoltà di attuarlo per le diminuite capacità satisfattive del patrimonio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 febbraio 2020, n.4175.




La nullità della fideiussione a fondamento dell'azione revocatoria è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità, ma non può essere accertata sulla base di una 'nuda' eccezione sollevata per la prima volta in cassazione

Responsabilità patrimoniale - Conservazione della garanzia patrimoniale - Revocatoria ordinaria (azione pauliana) - Rapporti con la simulazione - Condizioni e presupposti (esistenza del credito, "eventus damni, consilium fraudis et scientia damni"

La nullità della fideiussione posta a fondamento dell'azione revocatoria è rilevabile d'ufficio anche in sede di legittimità, ma non può essere accertata sulla base di una "nuda" eccezione, sollevata per la prima volta con il ricorso per cassazione, basata su contestazioni in fatto in precedenza mai effettuate, a fronte della quale l'intimato sarebbe costretto a subire il "vulnus" delle maturate preclusioni processuali. (Nella specie, un istituto di credito ha esercitato l'azione revocatoria nei confronti di alcuni fideiussori e questi ultimi hanno eccepito, solo davanti alla S.C., la nullità della garanzia da loro prestata perché conforme ad uno schema contrattuale elaborato dall'ABI, in tema di clausole da apporre alle fideiussioni, dichiarato illegittimo dall'Autorità competente in quanto conseguente ad un'intesa fra imprese restrittiva della concorrenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 febbraio 2020, n.4175.




Il danno all'immagine ed alla reputazione inteso come danno conseguenza non sussiste 'in re ipsa'

Danno all'immagine ed alla reputazione - Danno "in re ipsa" - Esclusione - Onere di allegazione e prova - Necessità - Quantificazione - Criteri - Ricorso alle presunzioni - Ammissibilità - Contestazione in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie

Il danno all'immagine ed alla reputazione (nella specie, per un articolo asseritamente diffamatorio), inteso come "danno conseguenza", non sussiste "in re ipsa", dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento. Pertanto, la sua liquidazione deve essere compiuta dal giudice, con accertamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che siano fondate, però, su elementi indiziari diversi dal fatto in sé, ed assumendo quali parametri di riferimento la diffusione dello scritto, la rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 febbraio 2020, n.4005.




Il danno cagionato dalla fauna selvatica è risarcibile dalla P.A. ex art. 2043 c.c.

Danni cagionati dalla fauna selvatica - Responsabilità della P.A. - Fondamento - Entrata in vigore della l. n. 157 del 1992 - Irrilevanza - Onere probatorio - Contenuto - Obbligo di predisporre dispositivi specifici - Sussistenza - Presupposti

In tema di responsabilità extracontrattuale, il danno cagionato dalla fauna selvatica in circolazione è risarcibile dalla P.A. non ex art. 2052 c.c., essendo lo stato di libertà della selvaggina incompatibile con qualsiasi obbligo di custodia, ma, anche dopo l'entrata in vigore della l. n. 157 del 1992, in forza dell'art. 2043 c.c., con la conseguenza che spetta al danneggiato provare la condotta colposa causalmente efficiente dell'ente pubblico. In particolare, il dovere della P.A. di predisporre dispositivi specifici per avvisare dei rischi o scoraggiare l'attraversamento degli animali può trovare fondamento solo in norme particolari poste a tutela di chi si trovi ad attraversare un certo territorio in una situazione di concreto pericolo, da valutare "ex ante", quale è, con riguardo all'utilizzo della rete viaria, l'art. 84, comma 2, reg. es. c.d.s., che impone, a fini general-preventivi e sulla base di un principio di precauzione, l'installazione di segnali "quando esiste una reale situazione di pericolo sulla strada, non percepibile con tempestività da un conducente che osservi le normali regole di prudenza". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 febbraio 2020, n.4004.




L'atto di destinazione di un bene ex art. 2645 ter c.c. ha normalmente natura unilaterale e gratuita

Atto di destinazione di un bene ex art. 2645 ter c.c. - Natura, di regola, unilaterale e gratuita - Sussistenza - Presupposti - Contestuale destinazione di propri beni per le esigenze altrui - Irrilevanza - Inserimento in atto pubblico dal contenuto più ampio - Rilevanza - Limiti

L'atto di semplice destinazione di un bene (senza il trasferimento della proprietà dello stesso) alla soddisfazione di determinate esigenze, ai sensi dell'art. 2645 ter c.c., costituisce, di regola, un negozio unilaterale - non perfezionandosi con l'incontro delle volontà di due o più soggetti, ma essendo sufficiente la sola dichiarazione di volontà del disponente - e a titolo gratuito, in quanto di per sé determina un sacrificio patrimoniale da parte del disponente, che non trova contropartita in una attribuzione in suo favore; esso resta tale anche se, nel contesto di un atto pubblico dal contenuto più ampio, ciascuno dei beneficiari del vincolo abbia a sua volta destinato propri beni in favore delle esigenze di tutti gli altri - risultando in tal caso i diversi negozi di destinazione solo occasionalmente contenuti nel medesimo atto pubblico notarile -, salvo che risulti diversamente, sulla base di una puntuale ricostruzione del contenuto effettivo della volontà delle parti e della causa concreta del complessivo negozio dalle stesse posto in essere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 febbraio 2020, n.3697.




Sottoscrizione di assegno da parte di amministratore di s.p.a. e illegittimo addebito sul conto personale della persona fisica

Assegno – Sottoscrizione amministratore s.p.a. – Timbro sociale – Assunzione obbligazione cartolare nel nome della società – Legittimità

Assegno – Sottoscrizione amministratore s.p.a. – Timbro sociale – Assunzione obbligazione cartolare in nome altrui – Addebito della banca sul conto personale dell’amministratore – Illegittimità

Dal combinato disposto degli artt. 11 e 14 della legge assegni si trae il principio per cui l’assegno sottoscritto dall’amministratore di una s.p.a., con espressa indicazione della relativa carica, nonché il timbro della società, comporta la legittima assunzione dell’obbligazione cartolare da parte della società, dal momento che emerge dal contesto letterale il collegamento tra il firmatario e l’ente.

In presenza di un assegno emesso dall’amministratore di una s.p.a. contenente la sua sottoscrizione, l’indicazione della carica ricoperta e il timbro della società, risulta illegittimo il comportamento della banca che, onorando l’assegno, addebiti la somma sul conto personale dell’amministratore. (Benedetta Bonfanti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 10 febbraio 2020, n.3070.




Quando la vendita sottoscosto o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi è contraria ai doveri di correttezza

Vendita di prodotti sottoscosto – Atto di concorrenza sleale – Configurabilità – Condizioni

La vendita sottoscosto o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi, è contraria ai doveri di correttezza ex art. 2598, comma 1, n. 3), c.c. solo se si connota come "illecito antitrust", in quanto posta in essere da un'impresa in posizione dominante e praticata con finalità predatorie di soppressione della concorrenza, traducendosi così in un danno per i consumatori ed il mercato, realizzandosi in tale ipotesi l'illecito concorrenziale da "dumping" interno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 febbraio 2020, n.2980.




Il giudice può fare ricorso al criterio della liquidazione equitativa del danno anche senza domanda di parte

Risarcimento del danno - Liquidazione in via equitativa del danno in primo grado od in appello - Domanda di parte - Necessità - Esclusione

Il giudice può fare ricorso al criterio della liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c., ove ne sussistano le condizioni, anche senza domanda di parte, trattandosi di criterio rimesso al suo prudente apprezzamento. Tale facoltà può essere esercitata d'ufficio pure dal giudice di appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 gennaio 2020, n.1636.




Risarcimento danni e onere di provare che il lavoratore ha comunque lavorato

Risarcimento danni - "Aliunde perceptum" - Onere della prova - Ripartizione

In tema di azione per risarcimento danni, la circostanza che il lavoratore ingiustamente estromesso (così come quello ingiustamente licenziato) abbia, nelle more del giudizio, lavorato e percepito comunque un reddito (cd. "aliunde perceptum") rappresenta un fatto impeditivo della pretesa attorea e deve essere provato da colui che lo eccepisce, non da chi invoca il risarcimento, in applicazione del generale precetto di cui all'art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 gennaio 2020, n.1636.




Revocatoria ordinaria del credito litigioso da legittima

Revocatoria ordinaria – Credito litigioso da legittima – Data di insorgenza – Individuazione

Ai fini dell'esperibilità dell'azione revocatoria ordinaria, il credito derivante dalla legittima, quale credito litigioso, sorge al momento dell'apertura della successione e non già quando l'erede necessario lo faccia giudizialmente valere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 gennaio 2020, n.1593.




Quando il notaio rogante non adempia all'obbligazione di verificare l'esistenza di iscrizioni ipotecarie relative all'immobile compravenduto

Omessa verifica di iscrizione ipotecaria sull'immobile compravenduto - Conseguenze - Risarcimento del danno - Condanna del notaio alla cancellazione della formalità non rilevata - Ammissibilità - Condizioni

Nel caso in cui il notaio rogante non adempia all'obbligazione di verificare l'esistenza di iscrizioni ipotecarie relative all'immobile compravenduto, dichiarando come libero un bene che risulta, invece, gravato da ipoteca, il risarcimento del danno conseguente può essere disposto anche in forma specifica, mediante condanna del medesimo notaio alla cancellazione della formalità non rilevata, a condizione che sia possibile ottenere il consenso del creditore e che l'incombente non sia eccessivamente gravoso, avuto riguardo sia alla natura dell'attività occorrente allo scopo sia all'entità della somma da pagare in rapporto all'ammnotare del danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 gennaio 2020, n.1270.




Assicurazione contro gli infortuni e onere dell'assicuratore di manifestare la propria volontà di esercitare l'azione di annullamento

Assicurazione - Onere di osservanza del termine di tre mesi - Sinistro avvenuto prima di tale termine o della conoscenza delle dichiarazioni inesatte o reticenti - Sussistenza dell’onere - Esclusione

In tema di assicurazione contro gli infortuni, l'onere, imposto dall'art. 1892 c.c. all'assicuratore, di manifestare, allo scopo di evitare la decadenza, la propria volontà di esercitare l'azione di annullamento del contratto, per le dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto la causa di tale annullamento, non sussiste quando il sinistro si verifichi anteriormente al decorso del termine suddetto e, ancora più, ove avvenga prima che l'assicuratore sia venuto a sapere dell'inesattezza o reticenza della dichiarazione, essendo sufficiente, in questi casi, per sottrarsi al pagamento dell'indennizzo, che l'assicuratore stesso invochi, anche mediante eccezione, la violazione dolosa o colposa dell'obbligo, esistente a carico dell'assicurato, di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresentazione del rischio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 gennaio 2020, n.1166.




La mancanza di un reddito al momento dell'infortunio può escludere il danno da invalidità temporanea, ma non anche quello futuro collegato all'invalidità permanente

Disoccupazione al momento del sinistro - Risarcimento del danno da invalidità temporanea - Esclusione - Danno futuro collegato all'invalidità permanente - Risarcibilità

In tema di risarcimento del danno alla persona, la mancanza di un reddito al momento dell'infortunio, dovuta allo stato di disoccupazione del soggetto leso, può escludere il danno da invalidità temporanea, ma non anche il danno futuro collegato all'invalidità permanente, il quale verrà ad incidere sulla capacità di guadagno della vittima nel momento in cui questa inizierà un'attività remunerata, salvo che si tratti di disoccupazione volontaria, ovvero di un consapevole rifiuto dell'attività lavorativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 gennaio 2020, n.1163.




L'art. 1148 c.c. si applica sia ai frutti civili sia a quelli naturali

Acquisto dei frutti - Obbligo di restituzione - In genere - Art. 1148 c.c. - Applicabilità sia ai frutti civili sia a quelli naturali - Natura dei relativi debiti restitutori

L'art. 1148 c.c. si applica sia ai frutti civili sia a quelli naturali, venendo in rilievo, nel primo caso, un debito di valuta e, nel secondo, uno di valore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 gennaio 2020, n.848.




Promissario venditore che non sia proprietario del bene e limiti alla risolubilità del contratto per inadempimento

Contratto preliminare di vendita – Promissario venditore che non sia proprietario del bene – Buona fede del compratore – Risoluzione del contratto per inadempimento – Limiti

L’art. 1479 c.c., comma 1, non è applicabile al contratto preliminare di vendita perché, indipendentemente dalla conoscenza del promissario compratore dell’altruità del bene, fino alla scadenza del termine per stipulare il contratto definitivo, il promittente venditore può adempiere all’obbligo di procurargliene l’acquisto; invece, nel contratto di vendita, se il compratore ignora l’altruità del bene, già al momento della stipula di detto contratto il venditore è inadempiente all’obbligo di trasferirgli la proprietà del bene.

Da tale principio si ricava, da un lato, che i promissari acquirenti, seppure ignari dell’altruità della cosa, non possono chiedere la risoluzione del contratto prima della scadenza del termine; dall’altro, per una ragione speculare, che i promissari acquirenti non sono inadempimenti se, nonostante la maturazione del termine previsto per la stipula del contratto, il promittente venditore non sia ancora proprietario del bene.

Ne discende che il promittente venditore non può in questa situazione avvalersi della clausola risolutiva espressa eventualmente pattuita per il caso di inutile decorso del termine, perché manca l’essenziale condizione dell’inadempimento del promissario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 16 gennaio 2020, n.787.




La Cassazione cambia indirizzo: è consumatore chi presta fideiussione per finalità non inerenti la propria attività, anche se il debito garantito ricade su un soggetto ‘professionale’

Qualificazione della posizione del fideiussore – Identificazione nella categoria del consumatore – Irrilevanza dell’attività svolta dal debitore principale – Negozio di fideiussione stipulato per finalità estranee all’attività professionale eventualmente svolta dal garante

La persona fisica che, al di fuori dell’ambito dell’attività professionale eventualmente svolta, presta fideiussione a garanzia di un debito di un soggetto «professionale», non può essere automaticamente esclusa dallo status di consumatore, in quanto l’accessorietà della fideiussione non rende il terzo garante mero «duplicato» del debitore principale.

Il carattere di accessorietà del contratto di fideiussione non incide sul piano della qualifica dell’attività – professionale o meno – di uno dei contraenti, in quanto ciò che rileva per l’identificazione del fideiussore nell'alveo protettivo del consumatore è che il contratto sia stato stipulato per finalità non inerenti allo svolgimento dell’attività professionale del terzo garante, secondo quanto previsto dal criterio generale di cui all’art. 3 comma 1, lett. a., cod. consumo. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 16 gennaio 2020, n.742.




Il dovere del pubblico ufficiale di riferire i fatti costituenti reato non lo esime dalla responsabilità civile per diffamazione

Diffamazione, ingiurie ed offese - Dovere del pubblico ufficiale di riferire fatti di reato - Conseguente responsabilità per diffamazione - Esclusione - Limiti

Il dovere del pubblico ufficiale di riferire i fatti costituenti reato non lo esime dalla responsabilità civile per diffamazione qualora, con lettere dirette a varie autorità, riferisca fatti generici e non accertati, senza indicazione di fonti di prova, ed esprima giudizi offensivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 gennaio 2020, n.528.




Nullità virtuale come criterio residuale

Contrarietà a norme imperative - Nullità cd. virtuale - Configurabilità - Condizioni - Limiti - Fattispecie

In tema di cd. nullità virtuale, la violazione di disposizioni inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità unicamente ove non sia altrimenti stabilito dalla legge. Pertanto, questo esito va escluso sia quando risulti indicata una differente forma di invalidità (ad esempio, l'annullabilità) sia ove la legge assicuri l'effettività della norma imperativa con la previsione di rimedi diversi. (Nella specie, era stata chiesta la dichiarazione di nullità del contratto di vendita di un immobile per violazione della l. n. 231 del 2007 sull'antiriciclaggio, stante il dedotto pattuito pagamento del prezzo in contanti; la S.C., nel confermare la sentenza impugnata, ha ritenuto non applicabile l'art. 1418 c.c. poiché l'infrazione contestata era sanzionata in via amministrativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 gennaio 2020, n.525.




Esenzione dall'obbligo della legalizzazione dell'atto pubblico formato in uno degli Stati aderenti alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961

Esenzione dal relativo obbligo per gli atti pubblici formati in uno degli Stati aderenti alla Convenzione dell’Aja 5 ottobre 1961 - "Apostille" - Contenuto - Forma - Redazione in epoca posteriore e su un documento separato - Influenza - Esclusione

In tema di esenzione dall'obbligo della legalizzazione dell'atto pubblico formato in uno degli Stati aderenti alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961 (ratificata e resa esecutiva con l. n. 1253 del 1966), la "apostille", che, ai sensi degli artt. 3, 4 e 5 della Convenzione stessa, deve certificare la veridicità della firma e del sigillo del pubblico ufficiale da cui promana l'atto e deve essere apposta su di esso o su un suo prolungamento, non è parte integrante di detto atto, di modo che, ove sia redatta in epoca posteriore e su un documento separato, non sposta in avanti la data di formazione dell'atto medesimo, né implica la perdita di quella esenzione, purché mantenga l'idoneità a fornire l'indicata certificazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 gennaio 2020, n.532.




Spetta all'utente contestare il malfunzionamento del contatore

Somministrazione di energia elettrica - Misurazione dei consumi mediante contatore - Contestazione dei consumi - Ripartizione degli oneri probatori

In tema di somministrazione di energia elettrica, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all'utente contestare il malfunzionamento del contatore - richiedendone la verifica - e dimostrare l'entità dei consumi effettuati nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi di energia); incombe, invece, sul gestore l'onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante e, in questo caso, l'utente è tenuto a dimostrare che l'eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l'impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell'adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 gennaio 2020, n.297.




Intercettazioni telefoniche, noleggio di apparecchiature alla Procura e interessi di mora

Intercettazioni telefoniche - Noleggio ad una Procura della Repubblica - Liquidazione degli interessi - Applicazione della disciplina di cui al d.lgs. n. 231 del 2002 - Esclusione - Ragioni

In materia di spese di giustizia, il noleggio ad una procura della Repubblica di apparecchiature destinate ad intercettazioni telefoniche non è una transazione commerciale, ma una spesa straordinaria di giustizia sottratta alla libera contrattazione, sicchè al compenso non si applicano gli interessi moratori di cui al d.lgs. n. 231 del 2002, nemmeno alla luce del terzo e quinto considerando della Direttiva n. 7 del 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011, applicabile, avendo lo scopo di tutelare la concorrenza, alle "pubbliche amministrazioni aggiudicatrici", dunque, alle sole transazioni commerciali frutto di una procedura di evidenza pubblica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.208.




Ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione agraria è necessario che il fondo venga coltivato da almeno due anni in virtù di un titolo idoneo

Prelazione agraria - Qualità di coltivatore diretto dell'avente diritto - Coltivazione del fondo - Necessità di valido titolo - Sussistenza - Coltivazione di fatto - Rilevanza - Esclusione

Ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione agraria (e, quindi, di riscatto) agli affittuari, ai mezzadri e ai coloni o compartecipanti, perché possa ritenersi integrato il requisito temporale di cui all'art. 8, comma 1, della l. n. 590 del 1965, è necessario che il fondo venga coltivato da almeno due anni in virtù di un valido titolo idoneo a giustificare la coltivazione diretta, non potendo attribuirsi rilevanza alla coltivazione in sé considerata, in mancanza di uno specifico nesso con un rapporto siffatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 gennaio 2020, n.123.




L'atto di citazione invalido come domanda giudiziale può valere come atto di costituzione in mora ed avere efficacia interruttiva della prescrizione

Effetto interruttivo della prescrizione ex art. 2943 c.c. - Idoneità - Condizioni - Limiti - Fattispecie

L'atto di citazione - anche se invalido come domanda giudiziale e, dunque, inidoneo a produrre effetti processuali - può tuttavia valere come atto di costituzione in mora ed avere, perciò, efficacia interruttiva della prescrizione qualora, per il suo specifico contenuto e per i risultati a cui è rivolto, possa essere considerato come richiesta scritta di adempimento rivolta dal creditore al debitore. (In applicazione del principio, la S.C. ha riconosciuto efficacia interruttiva ad un atto di citazione, nullo per mancanza dell'"editio actionis", in quanto contenente richiesta di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. con indicazione dei soggetti ritenuti responsabili, direttamente o per omesso controllo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 gennaio 2020, n.124.




Trasferimento di azienda e cessione automatica dei rapporti contrattuali

Trasferimento di azienda – Cessione automatica dei rapporti contrattuali – Condizioni

L'art. 2558 c.c., nel disciplinare tutti i casi di trasferimento di azienda, prevede, salvo patto contrario, una cessione automatica o "ipso iure" dei rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive, che non abbiano carattere personale, che ineriscano all'esercizio dell'azienda e non siano ancora esauriti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 gennaio 2020, n.15.




Servitù: compete al giudice del merito stabilire l'esistenza della interclusione di un fondo

Servitù - Passaggio coattivo - Condizioni - Interclusione “assoluta” o “relativa” del fondo dominante - Necessità - Condizioni - Valutazione del giudice di merito

Costituisce accertamento di fatto, demandato al giudice del merito e sottratto al sindacato della Corte di cassazione, se congruamente ed esattamente motivato, stabilire l'esistenza della interclusione di un fondo per effetto della mancanza di un qualunque accesso sulla via pubblica e dell'impossibilità di procurarselo senza eccessivo dispendio o disagio (interclusione assoluta), ovvero a causa del difetto di un accesso adatto o sufficiente alle necessità di utilizzazione del fondo (interclusione relativa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 gennaio 2020, n.14.




Danno da perdita del rapporto di parentela e regime probatorio in caso di infortunio sul lavoro

Risarcimento del danno - Morte di congiunti - Danni "iure proprio" da perdita di rapporto parentale - Decesso del dipendente imputabile ad inadempimento datoriale ex art. 2087 c.c. - Regime probatorio ex art. 2087 c.c. - Applicabilità - Esclusione

La domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla perdita del rapporto parentale, proposta "iure proprio" dai congiunti del lavoratore, quali soggetti estranei al rapporto di lavoro, anche se la morte del dipendente sia derivata da inadempimento contrattuale del datore di lavoro verso il dipendente, trova la sua fonte esclusiva nella responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c., sicché non è soggetta al regime probatorio proprio della responsabilità ex art. 2087 c.c., né la circostanza che l'azione aquiliana, oggetto del giudizio, individui il nucleo dell'elemento soggettivo del convenuto in una "porzione" di un'azione contrattuale, soggetta a regole probatorie differenti, sposta il relativo onere ex art. 2697 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 gennaio 2020, n.2.




Criterio fondamentale di distinzione tra vendita a misura e vendita a corpo

Vendita - Di cose immobili - A misura - A corpo - Criteri distintivi - Individuazione - Apprezzamento in concreto della natura del contratto da parte del giudice di merito - Incensurabilità

Il criterio fondamentale di distinzione tra vendita a misura e vendita a corpo sta in ciò, che nella prima la determinazione dei confini della cosa venduta è effettuata attraverso la misurazione, mentre la seconda è caratterizzata dalla determinazione e delimitazione del bene in modo che esso resti identificato indipendentemente dalla misura. Il relativo apprezzamento, implicando valutazione della volontà contrattuale, è incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 dicembre 2019, n.34025.




Simulazione assoluta e simulazione relativa, differenze tra le due azioni

Simulazione assoluta - Azione di simulazione relativa - Differenze - Declaratoria giudiziale di simulazione assoluta a fronte di domanda di simulazione relativa - Violazione dell'art. 112 c.p.c. - Sussistenza

L'azione intesa a far dichiarare la simulazione relativa è diversa da quella diretta a ottenere la declaratoria di simulazione assoluta, sia con riferimento al "petitum" che alla "causa petendi", comportando le due domande l'accertamento di fatti differenti e tendendo, soprattutto, al conseguimento di effetti diversi, secondo la differenziazione generale prevista nei primi due commi dell'art. 1414 c.c.; ne consegue che si configura la violazione dell'art. 112 c.p.c., in tema di corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, qualora il giudice di merito abbia rilevato e ritenuto d'ufficio che fosse stata proposta una domanda di simulazione assoluta anziché relativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 dicembre 2019, n.34024.




Il potere di riduzione della penale ad equità attribuito al giudice

Clausola penale - Riduzione - Potere del giudice - Esercizio d'ufficio - Configurabilità - Presupposti - Risultanza "ex actis" - Necessità - Accertamenti d'ufficio del giudice - Esclusione - Fattispecie

Il potere di riduzione della penale ad equità, attribuito al giudice dall'art. 1384 c.c., a tutela dell'interesse generale dell'ordinamento, può essere esercitato d'ufficio, ma l'esercizio di tale potere è subordinato all'assolvimento degli oneri di allegazione e prova, incombenti sulla parte, circa le circostanze rilevanti per la valutazione dell'eccessività della penale, che deve risultare "ex actis", ossia dal materiale probatorio legittimamente acquisito al processo, senza che il giudice possa ricercarlo d'ufficio. (Nella specie la S.C., ha confermato la sentenza di merito, evidenziando che dal materiale probatorio acquisito agli atti doveva desumersi la eccessiva onerosità di una penale corrispondente alla metà del corrispettivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 dicembre 2019, n.34021.




Efficacia della cessione del credito vantato nei confronti della P.A.

Cessione del credito vantato nei confronti di amministrazione diversa da quella statale - Forma dell'atto come prevista dall'art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

L'art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923 - il quale richiede, per l'efficacia della cessione del credito vantato nei confronti della P.A., che detta cessione risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata da notaio e che il relativo atto sia notificato nelle forme di legge - è norma eccezionale e riguarda la sola amministrazione statale e, pertanto, è insuscettibile di applicazione analogica o estensiva con riguardo ad amministrazioni diverse. (In applicazione nel principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva preteso i menzionati requisiti di forma con riferimento alla cessione di un credito - vantato nei confronti di una Fondazione, di riconosciuta natura pubblica, poi diventata IPAB e successivamente ASP-Azienda pubblica di servizi alla persona - derivante da risarcimento danni per illegittima esclusione da una gara d'appalto e, quindi, non a titolo di corrispettivo di appalto, solo per il quale opera l'art. 115 del d.P.R. n. 554 del 1999 sugli appalti pubblici, poi modificato dal cd. "codice appalti", d.lgs. n. 163 del 2006). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32788.




Limiti alla concessione del credito nel caso di fideiussione relativa a un’obbligazione futura

Fideiussione per obbligazione futura – Concessione di ulteriore credito  – Condizioni patrimoniali debitore – Peggioramento – Assenza autorizzazione fideiussore – Estinzione fideiussione

Il principio stabilito dall’art. 1956 cc, in forza del quale il fideiussore rispetto a un’obbligazione futura è liberato se il creditore, che a ciò non sia stato specificatamente autorizzato dal fideiussore, abbia fatto credito al terzo debitore pur nella consapevolezza che le condizioni patrimoniali di questi siano tanto peggiorate da rendere significativamente più difficile il soddisfacimento del credito, opera sia nel caso di instaurazione di nuovi rapporti tra creditore e terzo debitore che nel caso di nuova concessione di credito nel quadro di un rapporto preesistente, ad esempio di conto corrente.

La violazione di tale regola di buona fede comporta, nel caso di inconsapevolezza da parte del fideiussore del peggioramento delle condizioni patrimoniali del creditore, la perdita della garanzia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32774.




Responsabilità da fideiussione e obblighi di buona fede e correttezza contrattuale

Comportamento contrario a buona fede e correttezza contrattuale - Conseguenze - Fattispecie

In materia di responsabilità da fideiussione, gli obblighi di buona fede e correttezza contrattuale - da intendersi in senso oggettivo - impongono alla parte garantita di salvaguardare la posizione del proprio fideiussore, con la conseguenza che la loro violazione non consente l'esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva escluso la violazione delle clausole di correttezza e buona fede sul mero assunto che la scelta dell'appaltante garantito di pagare all'appaltatore il saldo finale, nonostante la presenza di vizi ed a fronte dell'impegno all'eliminazione degli stessi, non fosse censurabile sotto il profilo della colpa - non essendo l'inadempimento ancora divenuto definitivo -, laddove avrebbe dovuto invece considerare - sul piano oggettivo - l'idoneità della condotta a salvaguardare l'interesse del garante ovvero ad aggravarne la posizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 dicembre 2019, n.32478.




Cessione di azienda, responsabilità del cessionario per debiti e finalità di protezione del creditore

Cessione di azienda – Debiti dell’azienda ceduta – Principio di solidarietà fra cedente e cessionario – Libri contabili obbligatori – Finalità di protezione – Principio generale della responsabilità solidale del cessionario – Utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi da quelli per i quali essa è stata introdotta – Tutela effettiva del creditore

In tema di cessione di azienda, il principio di solidarietà fra cedente e cessionario, fissato dall’art. 2560 c.c., comma 2, con riferimento ai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, principio condizionato al fatto che essi risultino dai libri contabili obbligatori, deve essere applicato tenendo conto della "finalità di protezione" della disposizione, finalità che consente all’interprete di far prevalere il principio generale della responsabilità solidale del cessionario ove venga riscontrato, da una parte, un utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi da quelli per i quali essa è stata introdotta, e, dall’altra, un quadro probatorio che, ricondotto alle regole generali fondate anche sul valore delle presunzioni, consenta di fornire una tutela effettiva al creditore che deve essere salvaguardato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 dicembre 2019, n.32134.




Investimento del pedone e onere della prova a carico dell’automobilista

Circolazione stradale – Investimento del pedone – Comportamento colposo del pedone investito – Presunzione di colpa a carico dell’investitore – Onere della prova

L’accertamento del comportamento colposo del pedone investito da un veicolo non è sufficiente per l’affermazione della sua esclusiva responsabilità, essendo pur sempre necessario che l’investitore vinca la presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2054 c.c., comma 1, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e tenendo conto che, a tal fine, neanche rileva l’anomalia della condotta del primo, ma occorre la prova che la stessa non fosse ragionevolmente prevedibile e che il conducente avesse adottato tutte le cautele esigibili in relazione alle circostanze del caso concreto, anche sotto il profilo della velocità di guida mantenuta.

In caso di investimento di un pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Non è pertanto sufficiente la dimostrazione dell’imprevedibilità del comportamento del pedone, dovendo comunque il conducente investitore superare l’invocata presunzione, con dimostrazione di aver fatto tutto quanto possibile per evitare il danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 dicembre 2019, n.31714.




Contratto preliminare di vendita immobiliare e tutela del compratore per il caso di trascrizione di una domanda giudiziale

Contratto preliminare - Trascrizione di una domanda giudiziale - Pericolo di evizione - Tutela del compratore

La trascrizione di una domanda giudiziale contro il promittente venditore diretta a conseguire il trasferimento del bene promesso in vendita determina in capo al promissario acquirente un pericolo concreto e attuale di evizione, sicché il rifiuto di quest’ultimo di addivenire al definitivo prima della cancellazione della trascrizione non è contrario a buona fede.

Quella prevista dall’art. 1481 c.c. (che consente al compratore di sospendere il pagamento del prezzo, quando ha ragione di temere che la cosa o una parte di essa possa essere rivendicata da terzi, salvo che il venditore presti idonea garanzia), è una garanzia la quale opera per il fatto obiettivo del serio pericolo di evizione, a prescindere dalla colpa del venditore.

Inoltre, seguendo il nesso logico-sistematico tra l’autotutela ex art. 1481 c.c. e l’autotutela ex art. 1460 c.c., va ricordato che il compratore è legittimato a sollevare l’eccezione di inadempimento a prescindere dalla colpa del venditore, essendo obiettivamente meritevole di tutela l’interesse dell’acquirente a non eseguire la prestazione in difetto di controprestazione e a non trovarsi, così, in una situazione deteriore rispetto a controparte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 2019, n.31314.




Locazione: il conduttore può corrispondere il canone anche dopo la presentazione della domanda di risoluzione, ma il pagamento non sana o diminuisce le conseguenze dell'inadempimento

Locazione - Domanda giudiziale di risoluzione per inadempimento - Adempimento successivo - Conseguenze

In tema di risoluzione del contratto di locazione per inadempimento, non trova applicazione la regola generale, relativa ai contratti di durata, secondo cui la proposizione della domanda di risoluzione comporta la cristallizzazione delle posizioni delle parti contraenti fino alla pronuncia giudiziale definitiva - nel senso che, come è vietato al convenuto di eseguire la prestazione, così non è consentito all'attore di pretenderla - atteso che in tale contratto, invece, vale il differente principio per il quale il conduttore può corrispondere il canone anche dopo la presentazione della detta domanda, ma il pagamento non sana o diminuisce le conseguenze dell'inadempimento precedente e rileva soltanto ai fini della valutazione della relativa gravità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 novembre 2019, n.30730.




Credito privilegiato: diritto alla restituzione nei confronti dei garanti e indifferenza per il creditore tra surroga o regresso

Diritto alla restituzione nei confronti dei terzi garanti – Credito privilegiato – Indifferenza per il creditore tra surroga o regresso – Causa che sorregge il privilegio – Fonte del privilegio

Surroga per pagamento – Esclusione natura circolatoria – Estinzione del credito

Diritto di rivalsa – Recupero somma dal debitore finale – Incidenza della surroga sul diritto del solvens

In tema di interventi pubblici a favore delle attività produttive, il diritto dei terzi garanti alla restituzione delle somme erogate per il sostegno delle piccole e medie imprese, costituisce credito privilegiato ai sensi dell’art. 8 bis della legge n. 33/2015, anche laddove si eserciti l’azione di surroga e non quella di regresso, poiché a contare è la «causa» che sorregge il privilegio ex art. 2745 cod. civ.

La figura della surrogazione per pagamento non ha natura meramente circolatoria, posto che il verificarsi della stessa suppone di necessità l'avvenuto pagamento del credito, che, in quanto estinto, non può essere fatto oggetto di circolazione.

La surroga per pagamento non comporta il venir meno del diritto di rivalsa del solvens, essendo l’art. 1203 cod. civ. “a vantaggio” di chi è tenuto con altri o per altri al pagamento del debito, in quanto il depauperamento patrimoniale conseguente alla sussistenza di un debito deve comunque ricadere sul debitore finale e non sul garante che ha pagato il creditore. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 novembre 2019, n.30621.




Tutela dell’acquirente e nullità del contratto preliminare per abuso del diritto

Immobili da costruire – Tutela dell’acquirente – Contratto preliminare – Garanzia rilasciata in data successiva – Abuso del diritto

La proposizione della domanda di nullità del contratto preliminare per mancanza della garanzia accessoria del D.Lgs. n. 122 del 2005, ex art. 2, una volta che sia stata rilasciata la garanzia prescritta per legge in data successiva alla stipula del preliminare, e senza che nelle more si sia manifestata l’insolvenza del promittente venditore ovvero che risulti altrimenti pregiudicato l’interesse del promissario acquirente alla cui tutela è preposta la nullità di protezione prevista dalla norma in esame, costituisce abuso del diritto e non può quindi essere accolta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 novembre 2019, n.30555.




Liquidazione del danno alla salute e modifica in aumento dei criteri di legge o tabellari

Danno alla salute - Liquidazione - Criteri di legge o tabellari - Personalizzazione in aumento - Condizioni e limiti

In tema di danno non patrimoniale da lesione della salute, la misura "standard" del risarcimento prevista dalla legge o dal criterio equitativo uniforme adottato negli uffici giudiziari di merito (nella specie, le tabelle milanesi) può essere incrementata dal giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, solo in presenza di conseguenze anomale o del tutto peculiari (tempestivamente allegate e provate dal danneggiato), mentre le conseguenze ordinariamente derivanti da pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età non giustificano alcuna "personalizzazione" in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 novembre 2019, n.28988.




Liquidazione del danno alla salute e apprezzamento delle menomazioni preesistenti 'concorrenti'

Liquidazione del danno alla salute - Menomazioni preesistenti “concorrenti” - Risarcimento del danno - Criteri - Discrezionalità del giudice - Configurabilità - Fattispecie

In tema di liquidazione del danno alla salute, l'apprezzamento delle menomazioni preesistenti "concorrenti" in capo al danneggiato rispetto al maggior danno causato dall'illecito va compiuto stimando, prima, in punti percentuali l'invalidità complessiva, risultante cioè dalla menomazione preesistente sommata a quella causata dall'illecito e poi quella preesistente all'illecito, convertendo entrambe le percentuali in una somma di denaro, con la precisazione che in tutti quei casi in cui le patologie pregresse non impedivano al danneggiato di condurre una vita normale lo stato di invalidità anteriore al sinistro dovrà essere considerato pari al cento per cento; procedendo infine a sottrarre dal valore monetario dell'invalidità complessivamente accertata quello corrispondente al grado di invalidità preesistente, fermo restando l'esercizio del potere discrezionale del giudice di liquidare il danno in via equitativa secondo la cd. equità giudiziale correttiva od integrativa, ove lo impongano le circostanze del caso concreto. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione con la quale il giudice di appello aveva accertato che il danneggiato, a causa del sinistro stradale occorsogli, aveva patito conseguenze dannose che avevano reso più penosa la menomazione preesistente di cui era portatore e aveva correttamente precisato che ai fini del calcolo del danno la sottrazione doveva essere operata non già tra i diversi gradi di invalidità permanente, bensì tra i corrispondenti valori monetari). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 novembre 2019, n.28986.




La Suprema Corte conferma l’evanescenza della procura per la gestione dei 'crediti anomali'

Mandato con rappresentanza – Procura – Negozio unilaterale di attuazione – Determinatezza dell’oggetto – Necessità – Interessi dei terzi, quali soggetti destinati a venire in contatto col rappresentante

Mandato con rappresentanza – Procura – Determinatezza dell’oggetto - «Credito anomalo» - «Crediti in default» – Idoneità – Esclusione

Banca d’Italia – Istruzioni di vigilanza – Soggezione alla legge – Necessità – Incidenza sul piano negoziale – Inidoneità – Disposizioni rivolte alle banche e all’organizzazione delle loro imprese

Il negozio unilaterale di procura, posto in essere dal dominus in attuazione di contratto di mandato con rappresentanza, è soggetto al principio della necessaria determinatezza dell’oggetto di cui all’art. 1346 cod. civ., in quanto sostanzialmente diretta anche ai terzi che sono destinati a entrare in futuro in contatto col rappresentante. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le formule «credito anomalo», «credito in default», «crediti aventi un andamento irregolare rispetto alla pattuizioni contenute nei contratto o nelle convenzioni stipulate tra la banca e il cliente», come pure altre simili, non sono idonee a comportare la necessaria determinatezza dell’oggetto della procura, in quanto non indicano con chiarezza quanto fa parte dell’ambito di questo negozio e quanto invece vi rimane fuori. (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata)

Le Istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, che quanto generali possano essere debbono comunque rispettare le norme di legge costituzionale e ordinaria, non hanno incidenza sul piano dei contratti tra le banche e i clienti, né su quello dei rapporti relativi all’esecuzione dei medesimi, trattandosi piuttosto di disposizioni rivolte propriamente alla banche e all’organizzazione delle loro imprese, a livelli di amministrazione, esecuzione e compliance (Lucrezia Cipriani- Riproduzione riservata).
Cassazione civile, sez. VI, 07 novembre 2019, n.28803.




La Cassazione sulla Responsabilità del produttore e del distributore ex art. 2050 c.c.

Responsabilità del produttore e del distributore ex art. 2050 c.c. - Bene intrinsecamente pericoloso utilizzato come materia prima in un successivo ciclo produttivo - Configurabilità - Condizioni e limiti - Nesso di causalità tra attività specifica del produttore e del distributore ed evento dannoso - Necessità - Fattispecie

La responsabilità per esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c. - che può prescindere dall'attività in sé e per sé considerata e sussistere quando il pericolo sia intrinseco ai beni - non si configura in danno del produttore e del distributore e a favore di chi professionalmente impieghi gli oggetti potenzialmente lesivi come materie prime in una fase autonoma di un successivo ciclo produttivo, assumendo così propri oneri di precauzione adeguati a quello sviluppo, a meno che il danneggiato non provi, impregiudicati eventuali diversi titoli di responsabilità (da prodotto difettoso o per vizi della cosa venduta), il nesso causale tra l'esercizio della fase specifica dell'attività pericolosa gestita dalle controparti e il danno subito. (Nella specie, la S.C. ha corretto la motivazione della sentenza d'appello affermando che la semplice presenza di nitrocellulosa - in precedenza prodotta e commercializzata da altri e poi stoccata, come materia prima, in un impianto di produzione di vernici - non poteva di per sé sola considerarsi la causa dell'incendio divampato nello stabilimento e, comunque, non era eziologicamente riconducibile all'attività pericolosa esercitata dalle controparti e, segnatamente, alle fasi della produzione e della distribuzione del materiale esplodente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 novembre 2019, n.28626.




Le Sezioni Unite si pronunciano sulle c.d. ‘nullità selettive’: nullità di protezione ed eccezione di buona fede

Intermediazione finanziaria – Nullità di protezione – Nullità selettive – Eccezione di buona fede

La nullità per difetto di forma scritta, contenuta nell'art. 23, comma 3, del d.lgs n. 58 del 1998, può essere fatta valere esclusivamente dall'investitore con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell'accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L'intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l'eccezione di buona fede, se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro.

[… Anche in relazione all'art. 23, comma 3, d.lgs n. 58 del 1998, il regime giuridico delle nullità di protezione opera sul piano della legittimazione processuale e degli effetti sostanziali esclusivamente a favore dell'investitore, in deroga agli artt. 1421 e 1422 cod. civ.
L'azione rivolta a far valere la nullità di alcuni ordini di acquisto richiede l'accertamento dell'invalidità del contratto quadro. Tale accertamento ha valore di giudicato ma l'intermediario, alla luce del peculiare regime giuridico delle nullità di protezione, non può avvalersi degli effetti diretti di tale nullità e non è conseguentemente legittimato ad agire in via riconvenzionale od in via autonoma ex artt. 1422 e 2033 cod. civ. I principi di solidarietà ed uguaglianza sostanziale, di derivazione costituzionale (art. 2,3, 41 e 47 Cost., quest'ultimo con specifico riferimento ai contratti d'investimento) sui quali le S.U., con la pronuncia n. 26642 del 2014, hanno riposto il fondamento e la ratio delle nullità di protezione operano, tuttavia, anche in funzione di riequilibrio effettivo endocontrattuale quando l'azione di nullità, utilizzata, come nella specie, in forma selettiva, determini esclusivamente un sacrificio economico sproporzionato nell'altra parte. Limitatamente a tali ipotesi, l'intermediario può opporre all'investitore un'eccezione, qualificabile come di buona fede, idonea a paralizzare gli effetti restitutori dell'azione di nullità selettiva proposta soltanto in relazione ad alcuni ordini. L'eccezione sarà opponibile, nei limiti del petitum azionato, come conseguenza dell'azione di nullità, ove gli investimenti, relativi agli ordini non coinvolti dall'azione, abbiano prodotto vantaggi economici per l'investitore. Ove il petitum sia pari od inferiore ai vantaggi conseguiti, l'effetto impeditivo dell'azione restitutoria promossa dall'investitore sarà integrale. L'effetto impeditivo sarà, invece, parziale, ove gli investimenti non colpiti dall'azione di nullità abbiano prodotto risultati positivi ma questi siano di entità inferiore al pregiudizio determinato nel petitum.
L'eccezione di buona fede operando su un piano diverso da quello dell'estensione degli effetti della nullità dichiarata, non è configurabile come eccezione in senso stretto non agendo sui fatti costitutivi dell'azione (di nullità) dalla quale scaturiscono gli effetti restitutori, ma sulle modalità di esercizio dei poteri endocontrattuali delle parti. Deve essere, tuttavia, oggetto di specifica allegazione. …] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 04 novembre 2019, n.28314.




Risarcibilità della sofferenza soggettiva e mutamento delle abitudini di vita

Danno - Prossimi congiunti dell'offeso - Danno non patrimoniale - Sofferenza soggettiva e mutamento delle abitudini di vita - Risarcibilità - Condizioni - Invalidità solo parziale del congiunto e condivisione dell'assistenza prestata - Irrilevanza - Fattispecie

Il familiare di una persona lesa dall'altrui condotta illecita può subire un danno non patrimoniale che deve essere risarcito nel suo duplice aspetto della sofferenza soggettiva e del conseguito mutamento peggiorativo delle abitudini di vita, purché tali pregiudizi rivestano i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione, senza che rilevino l'invalidità solo parziale del congiunto o la ripartizione fra più familiari dell'assistenza prestata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso il danno non patrimoniale del marito e dei figli della paziente lesa, risultata non totalmente dipendente dai congiunti, perchè questi avevano prestato "un'assistenza familiare, per quanto faticosa sul piano psicologico, evidentemente condivisa ed avvenuta principalmente durante i ricoveri ospedalieri"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 novembre 2019, n.28220.




La ritrattazione bilaterale del negozio dà vita a un nuovo contratto

Ritrattazione bilaterale del contratto - Configurabilità - Sussistenza - Effetti - Domande ed eccezioni fondate sul contratto risolto - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

In tema di risoluzione consensuale del contratto, il mutuo dissenso, realizzando per concorde volontà delle parti la ritrattazione bilaterale del negozio, dà vita a un nuovo contratto, di natura solutoria e liberatoria, con contenuto eguale e contrario a quello del contratto originario; pertanto, dopo lo scioglimento, le parti non possono proporre domande ed eccezioni relative al contratto risolto, giacché ogni pretesa o eccezione può essere fondata esclusivamente sul contratto solutorio e non su quello estinto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 ottobre 2019, n.27999.




Azione civile esercitata nel giudizio penale per un reato solo doloso e giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p.

Azione civile esercitata nel giudizio penale per un reato solo doloso - Giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p. - Fondamento della domanda risarcitoria sulla colpa - Ammissibilità - Fattispecie

Ove l'azione civile sia stata esercitata in un processo penale per un reato solo doloso nel giudizio civile di rinvio ai sensi dell'art. 622 c.p.p., in relazione alla responsabilità ex art. 2043 c.c. o ex art. 2049 c.c., può essere fatto valere il diverso elemento soggettivo della colpa, il quale nell'illecito civile, a differenza che per i delitti, è perfettamente fungibile con quello del dolo. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la decisione con la quale il giudice del rinvio ex art. 622 c.p.p. aveva ritenuto sussistente la responsabilità civile di un direttore di banca per non avere vigilato sul dipendente della propria filiale che, delegato dalle vittime, aveva emesso e incassato numerosi assegni circolari e bancari di ingente importo privi di bene fondi e in assenza di provvista sul conto corrente delle deleganti, nonostante il giudice penale ne avesse escluso la responsabilità a titolo di concorso nel reato di appropriazione indebita per assenza del dolo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 ottobre 2019, n.25918.




Responsabilità della pubblica amministrazione per vizio costruttivo o manutentivo di strade

Vizio costruttivo o manutentivo che renda la "res" inidonea alla funzione protettiva - Responsabilità della P.A. per violazione delle regole di comune prudenza - Configurabilità - Fattispecie

La responsabilità della pubblica amministrazione per una "res" che presenti un vizio costruttivo o manutentivo che la renda inidonea alla funzione protettiva cui dovrebbe assolvere può derivare non solo dall'inosservanza di specifiche norme prescrittive di standard di sicurezza, ma anche dalla violazione di regole di comune prudenza. (In relazione al sinistro occorso ad un automobilista uscito di strada a causa del ghiaccio presente sulla carreggiata e del cedimento del parapetto che la fiancheggiava, la S.C. ha confermato la sentenza di merito cha aveva ritenuto sussistente la responsabilità dell'ente proprietario della strada in ragione dell'accertata inidoneità della barriera protettiva a contenere gli urti dei veicoli anche a basse velocità). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 ottobre 2019, n.25925.




Il terzo trasportato può avvalersi dell'azione diretta nei confronti dell'impresa di assicurazioni

Assicurazione - Veicoli - Terzo trasportato - Azione diretta ex art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 - Necessario coinvolgimento di almeno due veicoli - Necessità di una collisione - Esclusione - Fattispecie

Ai sensi dell'art. 141 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, la persona trasportata può avvalersi dell'azione diretta nei confronti dell'impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro soltanto se in quest'ultimo siano rimasti coinvolti, pur in mancanza di un urto materiale, ulteriori veicoli. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'azione diretta del terzo trasportato a bordo di un motoveicolo che aveva subito una brusca caduta al suolo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 ottobre 2019, n.25033.




Nullità della divisione che comprenda edifici abusivi ed eccezione nell'ambito dell'espropriazione forzata

Comunioni relativi ad edifici – Immobili abusivi – Scioglimento – Esclusione – Scioglimento della comunione (ordinaria o ereditaria) relativa ad un edificio abusivo che si renda necessaria nell'ambito dell'espropriazione di beni – Eccezione

Gli atti di scioglimento delle comunioni relativi ad edifici, o a loro parti, sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità prevista dalla L. n. 47 del 1985, art. 40, comma 2, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici realizzati prima della entrata in vigore della L. n. 47 del 1985 dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria ovvero ai quali non sia unita copia della domanda di sanatoria corredata dalla prova del versamento delle prime due rate di oblazione o dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che la costruzione dell'opera è stata iniziata in data anteriore al 1 settembre 1967.

Gli atti di scioglimento della comunione ereditaria sono soggetti alla comminatoria della sanzione della nullità, prevista dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46, comma 1, (già L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 17) e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2, per gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici o a loro parti dai quali non risultino gli estremi della licenza o della concessione ad edificare o della concessione rilasciata in sanatoria.

Quando sia proposta domanda di scioglimento di una comunione (ordinaria o ereditaria che sia), il giudice non può disporre la divisione che abbia ad oggetto un fabbricato abusivo o parti di esso, in assenza della dichiarazione circa gli estremi della concessione edilizia e degli atti ad essa equipollenti, come richiesti dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46 e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2, costituendo la regolarità edilizia del fabbricato condizione dell'azione ex art. 713 c.c., sotto il profilo della "possibilità giuridica", e non potendo la pronuncia del giudice realizzare un effetto maggiore e diverso rispetto a quello che è consentito alle parti nell'ambito della loro autonomia negoziale. La mancanza della documentazione attestante la regolarità edilizia dell'edificio e il mancato esame di essa da parte del giudice sono rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

Allorquando tra i beni costituenti l'asse ereditario vi siano edifici abusivi, ogni coerede ha diritto, ai sensi all'art. 713 c.c., comma 1, di chiedere e ottenere lo scioglimento giudiziale della comunione ereditaria per l'intero complesso degli altri beni ereditari, con la sola esclusione degli edifici abusivi, anche ove non vi sia il consenso degli altri condividenti.

In forza delle disposizioni eccettuative di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 46, comma 5 e al L. n. 47 del 1985, art. 40, commi 5 e 6, lo scioglimento della comunione (ordinaria o ereditaria) relativa ad un edificio abusivo che si renda necessaria nell'ambito dell'espropriazione di beni indivisi (divisione c.d. "endoesecutiva" o nell'ambito del fallimento (ora, liquidazione giudiziale) e delle altre procedure concorsuali (divisione c.d. "endoconcorsuale") è sottratta alla comminatoria di nullità prevista, per gli atti di scioglimento della comunione aventi ad oggetto edifici abusivi, dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 46, comma 1, e dalla L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 40, comma 2. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 07 ottobre 2019, n.25021.




Servitù di passaggio costituita con atto, anche successivo, preordinato a superare l'interclusione

Servitù di passaggio ex art. 1054 c. c. - Costituita per negozio - Natura coattiva - Presunzione relativa - Sussistenza - Conseguenze

Per il disposto dell'art. 1054 c.c., il quale riconosce al proprietario del fondo rimasto intercluso in conseguenza di alienazione a titolo oneroso o di divisione il diritto di ottenere coattivamente dall'altro contraente il passaggio senza corrispondere alcuna indennità, deve presumersi che la servitù di passaggio costituita con atto, anche successivo, preordinato a superare l'interclusione, abbia natura coattiva, con conseguente applicabilità della causa estintiva di cui all'art. 1055 c.c., salvo che dal negozio costitutivo non emerga, in concreto ed inequivocabilmente, l'intento delle parti di applicare il regime delle servitù volontarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 ottobre 2019, n.24966.




Sciopero nei servizi di vigilanza privata svolti in ambito aeroportuale e normativa applicabile

Sciopero - Servizi pubblici essenziali - Servizi di vigilanza privata nel trasporto aereo - Condotta antisindacale - Regolamentazione provvisoria nel settore del trasporto aereo - Applicabilità

I servizi di sicurezza aeroportuale rientrano nell’ambito dei servizi pubblici essenziali indicati all’art. 1 della legge n. 146 del 1990 e il diritto di sciopero che interessa tali servizi è esercitato nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili per garantire le finalità di cui al comma 2 del medesimo articolo 1, con esclusione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, nei termini previsti dalla regolamentazione provvisoria del trasporto aereo. (Giorgio Albè) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 ottobre 2019, n.24633.




Locazione di immobili ad uso non abitativo, limiti alla applicazione dell'istituto della prelazione e del riscatto

Locazione di immobile ad uso non abitativo – Cessione agevolata dell’immobile dalla società locatrice ai suoi soci ex art. 1, commi 115-120, l. n. 208 del 2015 – Diritto di prelazione spettante al conduttore – Esclusione – Fondamento

In tema di locazione di immobili urbani ad uso non abitativo, l'istituto della prelazione e quello del riscatto, contemplati dall'art. 38 della legge n. 392 del 1978, non si applicano al caso in cui una società di persone abbia ceduto in via agevolata, ai sensi dell'art. 1, commi 115-120, della legge n. 208 del 2015, ai propri soci l'immobile concesso in locazione, avendo il legislatore plasmato l'atto di trasferimento oneroso per renderlo idoneo ad una vera e propria causa tributaria (parziale sgravio fiscale) che viene affiancata, quale specialità del negozio, all'ordinaria causa di compravendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24223.




Locazione di immobile ad uso non abitativo e clausola di rinuncia preventiva all'indennità di avviamento

Locazione – Rinuncia preventiva all'indennità di avviamento da parte del conduttore – Nullità della clausola per violazione dell'art. 79 l. n. 392 del 1978 – Sussistenza – Fondamento – Rilevanza dell'eventuale pattuizione di una corrispondente riduzione del canone – Esclusione

In tema di locazione di immobile ad uso non abitativo, la clausola contenente la rinuncia preventiva, da parte del conduttore, all'indennità di avviamento è nulla, ancorché sia stata pattuita a fronte della riduzione del canone, ai sensi dell'art. 79 della l. n. 392 del 1978, potendo il medesimo conduttore rinunciare alla detta indennità solo successivamente alla conclusione del contratto, quando può escludersi che si trovi in quella posizione di debolezza alla cui tutela la richiamata disciplina è preordinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24221.




Diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti

Acquisto e cessione di fondi da parte di detti enti - Diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti - Deroga ex art. 14 legge n. 590 del 1965 - Sussistenza - Fattispecie

La natura pubblicistica degli enti di sviluppo agrario e la finalità dagli stessi perseguita - consistente nella formazione e nello sviluppo di imprese agrarie a carattere familiare, efficienti e razionalmente organizzate - sono presenti sia nel momento in cui essi procedono all'acquisto delle aziende destinate alla trasformazione, sia successivamente, allorché, attuando la legge, cedono in proprietà le aziende trasformate. Ne consegue che la deroga disposta dall'art. 14 della legge 26 maggio 1965, n. 590, al diritto di prelazione in favore dei proprietari di terreni confinanti con quelli "trasformati" (diritto sancito dall'art. 8 della legge stessa) trova applicazione sia nel momento dell'acquisizione dei fondi da parte di detti enti, sia in quello successivo della cessione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, in conformità all'enunciato principio, ha respinto la domanda di accertamento del diritto di prelazione agraria proposta dal coltivatore diretto proprietario del fondo confinante nei confronti dell'Istituto dei servizi per il mercato agricolo alimentare - ISMEA -, evidenziando che l'art. 14 cit. non prevede tra i beneficiari i proprietari di fondi confinanti, bensì i coltivatori diretti che risultino già insediati sul fondo in qualità di mezzadri, coloni, compartecipanti o di affittuari, singoli o associati in cooperative). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24201.




Inadempimento all'obbligo, imposto dall'art. 1913 c.c., di dare avviso del sinistro all'assicuratore

Avviso del sinistro dell'assicuratore - Obbligo - Inosservanza - Carattere doloso e colposo - Conseguenze - Onere della prova gravante sull’assicuratore - Contenuto

Affinché l'assicurato possa ritenersi inadempiente all'obbligo, imposto dall'art. 1913 c.c., di dare avviso del sinistro all'assicuratore, occorre accertare se l'inosservanza abbia carattere doloso o colposo, atteso che, mentre nel primo caso l'assicurato perde il diritto all'indennità, ai sensi dell'art. 1915, comma 1, c.c., nel secondo l'assicuratore ha diritto di ridurre l'indennità in ragione del pregiudizio sofferto, ai sensi dell'art. 1915, comma 2 c.c.; in entrambe le fattispecie l'onere probatorio grava sull'assicuratore, il quale è tenuto a dimostrare, nella prima, l'intento fraudolento dell'assicurato e, nella seconda, che l'assicurato volontariamente non abbia adempiuto all'obbligo ed il pregiudizio sofferto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 settembre 2019, n.24210.




Azione di responsabilità ed effetto della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale

Azione di responsabilità - Effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale - Interferenza con l'accertamento in sede civile

In tema di azione di responsabilità, l’effetto vincolante della condanna risarcitoria generica pronunciata in sede penale non interferisce con il doveroso accertamento in sede civile dell’esistenza in concreto del danno e della entità delle conseguenze pregiudizievoli. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 settembre 2019, n.24043.




Nella risoluzione del contratto di locazione per impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile non trova applicazione l'art. 1591 c.c.

Impossibilità sopravvenuta del godimento dell'immobile a causa di evento non imputabile al debitore – Risoluzione del contratto – Art. 1591 c.c. – Applicabilità Esclusione – Fondamento – Art. 1463 c.c. – Applicabilità – Conseguenze – Domanda di restituzione dell’immobile – Necessità – Danno da ritardata restituzione – Oneri probatori gravanti sul locatore

In caso di risoluzione del contratto di locazione per impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile alle parti (nella specie per lo stato di inagibilità dell'immobile conseguente ad evento sismico), non trova applicazione l'art. 1591 c.c. - non essendo configurabile il godimento, anche di mero fatto, dei beni già locati e la possibilità di una utilizzazione diretta o di un reimpiego da parte del locatore dei beni stessi nel periodo tra la cessazione del contratto e la effettiva riconsegna - ma la disciplina generale dettata dall'art. 1463 c.c. Ne consegue che il locatore è tenuto, per far valere il diritto alla restituzione del bene, a formulare apposita domanda - valendo essa a rendere imputabile al conduttore il ritardo - e, per ottenere il risarcimento del danno per ritardata restituzione, a dare prova di aver subito un effettivo pregiudizio dalla mancata disponibilità dell'immobile, non potendo tale pregiudizio ritenersi sussistente in re ipsa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 settembre 2019, n.23987.




La differenza tra locazione di immobile con pertinenze e affitto di azienda

Locazione di immobile ad uso non abitativo - Affitto di azienda - Differenze - Criterio di individuazione

La differenza tra locazione di immobile con pertinenze e affitto di azienda consiste nel fatto che, nella prima ipotesi, l'immobile concesso in godimento viene considerato specificamente, nell'economia del contratto, come l'oggetto principale della stipulazione, secondo la sua consistenza effettiva e con funzione prevalente ed assorbente rispetto agli altri elementi, i quali (siano essi legati materialmente o meno all'immobile) assumono carattere di accessorietà e rimangono collegati all'immobile funzionalmente, in posizione di subordinazione e coordinazione, mentre nell'affitto di azienda l'immobile non viene considerato nella sua individualità giuridica, ma come uno degli elementi costitutivi del complesso di beni mobili ed immobili, legati tra di loro da un vincolo di interdipendenza e complementarietà per il conseguimento di un determinato fine produttivo, sicché l'oggetto del contratto è costituito dall'anzidetto complesso unitario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 settembre 2019, n.23851.




Rigetto della domanda di rilascio di un immobile occupato 'sine titulo'

Domanda di rilascio di immobile occupato "sine titulo" - Rigetto con sentenza definitiva - Estensione degli effetti del giudicato anche ai fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla decisione - Esclusione - Fondamento

La decisione che, nel rigettare la domanda di rilascio di un immobile perché occupato "sine titulo", riconosca che lo stesso è oggetto di un valido ed efficace contratto di locazione non determina la formazione di alcun giudicato su fatti costituenti inadempimento del conduttore, pur se anteriori alla pronuncia, poiché l'accertamento di detti fatti non costituisce un passaggio logico-giuridico necessario ai fini della statuizione concernente la richiesta di restituzione del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 settembre 2019, n.23640.




Locazioni, recesso del conduttore e gravi motivi

Locazioni - Recesso del conduttore - Gravi motivi - Natura - Avvenimenti estranei alla costituzione del rapporto - Rilevanza in senso oggettivo - Sopravvenuto squilibrio delle prestazioni - Necessità relative all'andamento dell'attività aziendale - Rilevanza - Condizioni - Fattispecie

In tema di recesso del conduttore di immobile adibito ad uso non abitativo, le ragioni che consentono al locatario di liberarsi in anticipo del vincolo contrattuale, ai sensi dell'art. 27, ultimo comma, l. n. 392 del 1978, devono essere determinate da avvenimenti estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, che ne rendano oltremodo gravosa la prosecuzione. La gravosità di tale prosecuzione, che deve avere una connotazione oggettiva, non potendo risolversi nella unilaterale valutazione effettuata dal medesimo conduttore in ordine alla convenienza o meno di continuare il rapporto locativo, deve non solo eccedere l'ambito della normale alea contrattuale, ma consistere, altresì, ove venga in rilievo l'attività di un'azienda, in un sopravvenuto squilibrio tra le prestazioni originarie idoneo ad incidere significativamente sull'andamento dell'azienda stessa globalmente considerata e, quindi, se di rilievo nazionale o multinazionale, anche nel complesso delle sue varie articolazioni territoriali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva considerato motivo legittimo di recesso la gravità della crisi economica - divenuta palese esclusivamente dopo l'ultimo rinnovo automatico del contratto - in relazione alla collocazione geografica dell'attività commerciale svolta all'interno dell'immobile locato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 settembre 2019, n.23639.




In materia di nullità virtuale: confidi non autorizzato al rilascio di fideiussioni e sorte del contratto di garanzia stipulato a prescindere

Violazione di norma imperative – Nullità (virtuale) del contratto – Criterio della necessaria coerenza tra il perseguimento della specifica finalità di interesse pubblico e il rimedio della nullità – Applicazione del criterio in materia di fideiussione prestata da confidi non autorizzato al rilascio della garanzia

Nei casi in cui un contratto sia compiuto in violazione di norme imperative (art. 1418 comma 1 c.c.), occorre comunque verificare se il rimedio generale della nullità (con il bagaglio disciplinare assegnatole in via generale e comune dalla normativa di legge) risulti effettivamente coerente con la specifica finalità che la norma imperativa intende effettivamente perseguire. Solo in caso di risposta affermativa a tale domanda, il contratto posto in essere in violazione della norma imperativa sarà da considerare nullo (c.d. nullità virtuale). Con riguardo a una fideiussione rilasciata da un confidi che non era autorizzato al relativo rilascio, occorre perciò verificare se la funzione dell’autorizzazione prevista dalla normativa TUB si spinga sino a importare la nullità dei singoli atti negoziali che siano espressione attuativa dell’attività non autorizzata o se, invece, l’applicazione di un simile meccanismo non venga in concreto a confliggere proprio con gli interessi per la cui tutela è stato prescritto il meccanismo autorizzatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 settembre 2019, n.23611.




L’associazione in partecipazione è un contratto di scambio o un contratto associativo?

Associazione in partecipazione – Inadempimento dell’associante – Risoluzione del contratto – Effetti restitutori – Dell’apporto in quanto tale – Della somma invece derivante dall’applicazione, nei confronti l’apporto, degli utili/perdite derivati dalla gestione dell’affare

In relazione agli effetti restitutori conseguenti alla risoluzione per inadempimento di un contratto di associazione in partecipazione, occorre valutare se alla soluzione tradizionale, che esclude l’applicazione del comma 2 dell’art. 1458 c.c., non sia preferibile quella che invece l’ammette (con conseguente diritto dell’associato all’ottenimento di una somma che conteggi gli esiti positivi o negativi della gestione svolta), sulla base dell’analogia ravvisabile tra questo contratto e quelli societari, della disciplina della restituzione nel caso di sopravvenuta scadenza del termine fissato nel contratto ai sensi dell’art. 2253 c.c., nonché del riscontro disciplinare fornito dalla norma dell’art. 77 comma 1 legge fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 settembre 2019, n.23608.




Il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento non opera con riguardo ad una fattura

Patti aggiunti o contrari al documento - Prova testimoniale - Divieto - Ambito applicativo - Fattura - Esclusione - Fondamento

In tema di prova scritta, il divieto di provare per testi patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, posto dall'art. 2722 c.c., si riferisce ad un atto formato con l'accordo delle parti e non opera con riguardo ad una fattura che contiene, invece, solo una dichiarazione unilaterale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 settembre 2019, n.23414.




Comodato della cosa comune da parte di uno dei comproprietari

Comodato della cosa comune da parte di uno dei comproprietari - Gestione d'affari - Configurabilità - Conseguenze - Gestione non rappresentativa - Ratifica del comproprietario non concedente - Conseguenze - Fondamento - Dissenso del comproprietario non concedente - Conseguenze

Il comodato della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell'ambito della gestione di affari ed è soggetto alle regole di tale istituto, sicché, nel caso di gestione non rappresentativa, il comproprietario non concedente può ratificare l'operato del gestore a norma dell'art. 2032 c.c. ed esercitare i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705, comma 2, c.c. (applicabile per effetto del richiamo contenuto nel citato art. 2032 c.c.), assolvendo tali regole alla funzione di tutela dell'affidamento del terzo dagli effetti delle modifiche della volontà di contrarre eventualmente sopravvenute tra comproprietari; nondimeno, il comproprietario non concedente può manifestare il proprio dissenso a norma dell'art. 2031, comma 2, c.c., con l'effetto di essere esonerato dal dovere di adempiere alle obbligazioni che il gestore ha assunto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 settembre 2019, n.22540.




Locazioni: la nullità della clausola che limita la durata determina l'automatica eterointegrazione del contratto

Locazioni - Clausole derogative della durata minima legale - Nullità - Conseguenze - Sostituzione "ex lege" - Diversa previsione delle parti - Irrilevanza - Durata del contratto stabilita in misura superiore a quella legale - Ammissibilità entro il limite massimo previsto dall’art. 27, comma 4, l. n. 392 del 1978

In tema di locazione, la nullità della clausola che limita la durata di un contratto soggetto alle disposizioni dell'art. 27, l. 392/1978 ad un tempo inferiore al termine minimo stabilito dalla legge determina l'automatica eterointegrazione del contratto, ai sensi del secondo comma dell'art. 1419 c.c., con conseguente applicazione della durata legale prevista dal quarto comma del citato art. 27, risultando irrilevante l'avere le parti convenuto che l'invalidità anche di una sola clausola contrattuale comporti il venir meno dell'intero negozio. È, viceversa, consentito alle parti convenire una locazione per periodi più lunghi di quello minimo previsto dalla legge, in quanto l'art. 27 considera inderogabile la (sola) durata minima senza porre limiti a quella massima, che rimane pertanto ancorata alla generale disposizione di cui all'art. 1573 c.c., secondo la quale sono consentite le locazioni sino a trent'anni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 settembre 2019, n.21965.




Tutela degli acquirenti di immobili da costruire: la Cassazione indica i presupposti per l’escussione della garanzia

Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire – Garanzia fideiussoria – Escussione – Presupposti – Necessità che il soggetto che intende fruire della polizza sia ancora "acquirente" – Interpretazione proposta dalla Cassazione

La norma specifica sulla escussione della garanzia fideiussoria di cui al D.Lgs. 20 giugno 2005 n. 122 (Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire), ovvero la norma che determina quando e sulla base di quali presupposti è possibile escutere, cioè l'art. 3, comma 3, fornisce un dettato incompatibile con l'interpretazione nel senso della escutibilità della garanzia a contratto già sciolto.
Invero, nel caso di crisi integrante la species della lettera a) del comma 2 dell'art. 3, occorre che il soggetto che intende fruire della polizza escutendo la compagnia garante sia ancora "acquirente", anche se deve avere comunicato a controparte "la volontà di recedere": e ciò significa che il contratto preliminare deve essere ancora in vigore tra le parti, tanto che la manifestazione della volontà di recederne non ha ancora comportato il suo venir meno, essendo rimasto appunto "acquirente" (è evidente che si intende promissario acquirente) chi vuole escutere.
Negli ulteriori casi di cui alle lettere b), c) e d) dello stesso comma 2 è parimenti chiara l'incompatibilità dell'escussione con il pregresso scioglimento del contratto, in quanto proprio l'escussione viene subordinata alla mancanza di volontà di subentrare nel contratto di chi, giuridicamente, ha preso il posto del costruttore. Questo significa che il legislatore - in un'ottica di evidente controbilanciamento degli interessi coinvolti - ha inteso porre un limite all'escussione, nel senso di preservare al costruttore, ora come organo di procedura concorsuale, la possibilità di proseguire il rapporto contrattuale anche se sussiste la situazione di crisi.
Diversamente opinando, id est nel senso che non verrebbe ad incidere sulla escussione l'esser venuto meno del contratto preliminare, tale possibilità di subentro può essere tolta al promittente alienante (o essere già stata tolta anche da anni, se si prescinde appunto da questo limite) dalla parte promissaria acquirente, la quale, optando per la risoluzione del contratto (di solito per inadempimento del costruttore, è ovvio) prima che si verifichi la situazione - giuridica e non meramente economica - di crisi che è il presupposto dell'escussione della fideiussione, potrebbe rendere appunto il subentro impossibile ma, nonostante ciò, fruire della garanzia, nullificando il significato della condizione posta dal legislatore, in contrasto con il principio conservativo che deve governare ogni ermeneutica.
Il dettato del comma 7, infine, a ben guardare non confligge con l'interpretazione che riconosce necessaria la permanenza del contratto preliminare quando viene escussa la garanzia, in quanto, stabilendo che l'efficacia della fideiussione cessa quando dell'immobile viene trasferito il diritto di proprietà (o altro diritto reale di godimento), presuppone l'adempimento del contratto preliminare, e dunque la sua permanenza e la ricostruzione che ne discende si manifesta chiaramente conforme alla ratio normativa, ut supra evidenziata, di garantire una più intensa tutela al cliente di impresa edile che anticipa il corrispettivo dell'immobile che entri in sua proprietà per l'ipotesi di una evoluzione negativa dell'attività imprenditoriale su cui oggettivamente anch'egli ha fondato un proprio rischio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 29 agosto 2019, n.21792.




Come evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente

Terzi acquirenti del bene ipotecato - Prescrizione dell’ipoteca nei loro confronti ex art. 2880 c.c. - Ammissione allo stato passivo del fallimento del debitore iscritto e rinnovazione dell’iscrizione ipotecaria contro lo stesso - Idoneità a interrompere la prescrizione dell’ipoteca verso il terzo acquirente nell’ipotesi di cui all’art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

In tema di ipoteca, la distinzione - presupposta dall'art. 2880 c.c. - tra diritto del creditore di espropriare il bene nei confronti del terzo acquirente e diritto di credito vantato nei confronti del debitore comporta che il creditore (o il suo avente causa), per evitare la prescrizione dell'ipoteca verso il terzo acquirente, debba promuovere contro il medesimo, nei termini, il processo esecutivo individuale, senza che costituisca valido atto interruttivo della prescrizione del diritto di garanzia l'ammissione al passivo del fallimento del debitore iscritto, che di quel bene abbia perduto la disponibilità, neppure nell'ipotesi prevista dall'art. 20 del r.d. n. 646 del 1905 (applicabile "ratione temporis"), che, in caso di mancata notificazione del subentro al debitore dei successori a titolo universale o particolare e degli aventi causa, si limita ad attribuire al creditore fondiario la possibilità di promuovere l'azione esecutiva individuale direttamente nei confronti del debitore, anche quando il bene sia stato venduto a terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha negato che costituissero validi atti interruttivi della prescrizione dell'ipoteca nei confronti del terzo acquirente del bene sia l'ammissione al passivo del fallimento dell'originario debitore, che del bene aveva perduto la disponibilità, da parte dell'originario creditore fondiario, dante causa della società ricorrente, sia il successivo atto di rinnovazione dell'iscrizione ipotecaria contro il debitore originario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 agosto 2019, n.21752.




L'ipoteca si prescrive ma il diritto all'iscrizione continua a sussistere

Prescrizione dell’ipoteca riguardo ai beni acquistati da terzi, ex art. 2880 c.c. - Effetti - Possibilità per il titolare di procedere a nuova iscrizione - Sussistenza - Fondamento - Eliminazione del titolo - Necessità della cancellazione dell’iscrizione dell’ipoteca volontaria

La prescrizione dell'ipoteca riguardo ai beni acquistati da terzi, ai sensi dell'art. 2880 c.c., determina l'estinzione dell'effetto dell'iscrizione, indipendentemente dalla permanenza del credito, sicché il diritto ad iscrivere ipoteca continua a sussistere e il titolare ben può procedere a nuova iscrizione. Ne consegue che, qualora il venditore dell'immobile conceda l'ipoteca in favore di un terzo, questi, nonostante l'estinzione dell'iscrizione ipotecaria per prescrizione, conservando il titolo, può sempre procedere ad una nuova iscrizione, in quanto l'estinzione dell'iscrizione dell'ipoteca non comporta automaticamente la relativa eliminazione, per la quale occorre anche la cancellazione dell'ipoteca, che determina, in caso di ipoteca volontaria, il venir meno del titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 agosto 2019, n.21752.




Appalto: corrispettivo a corpo e parziale inadempimento dell'appaltatore

Appalto - Determinazione del corrispettivo - Costo fisso ed invariabile - Parziale inadempimento dell’appaltatore - Determinazione del corrispettivo dovuto - Criterio - Detrazione del costo dei lavori non eseguiti

Nel contratto di appalto stipulato tra privati, quando il corrispettivo sia stato fissato a corpo e non a misura, il prezzo viene determinato in una somma fissa ed invariabile che non può subire modifiche, se non giustificate da variazioni in corso d'opera; sicché, nel caso di parziale inadempimento dell'appaltatore, ove sia necessario determinare il suo compenso per i lavori già eseguiti, il dato di riferimento è sempre il prezzo concordato a corpo, con la conseguenza che da questo va detratto il costo dei lavori non eseguiti e non, invece, calcolato il costo di quelli realizzati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 agosto 2019, n.21517.




Presunzione di conoscenza degli atti negoziali in caso di indirizzo del destinatario diverso da domicilio, residenza e dimora

Presunzione di conoscenza degli atti negoziali ex art. 1335 c.c. - Indirizzo del destinatario - Fattispecie

Ai fini dell'operatività della presunzione di conoscenza degli atti negoziali ai sensi dell'art. 1335 c.c., l'indirizzo del destinatario, presso il quale deve giungere la dichiarazione recettizia, non necessariamente coincide con i luoghi di individuazione delle persone fisiche (domicilio, residenza, dimora) o degli enti collettivi (sede), potendo identificarsi in un diverso luogo preventivamente indicato, in ragione di un collegamento di altra natura, dal destinatario e, pertanto, rientrante nella propria sfera di dominio e di controllo. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto efficace la disdetta del contratto di locazione inviata dal locatore alla società conduttrice presso l'indirizzo, da questa eletto nel contratto, coincidente con l'immobile locato, ancorché, al momento del recapito della dichiarazione, la destinataria non lo occupasse più, avendo ceduto l'azienda ivi esercitata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 luglio 2019, n.19524.




Possesso in buona fede acquisito in forza di contratto successivamente dichiarato nullo

Acquisizione di un bene in virtù di un contratto poi dichiarato nullo - Buona fede al momento dell'acquisto del possesso - Successiva azione di nullità - Obbligo di restituzione dei frutti - Decorrenza

Il possesso di un bene, che sia stato acquisito in forza di un contratto poi dichiarato nullo, resta soggetto ai principi generali fissati dagli artt. 1147 e 1148 c.c., con la conseguenza che, ove sussista la buona fede (da presumersi) alla data del suddetto acquisto, la medesima buona fede non viene esclusa dalla mera proposizione della domanda rivolta a far valere quella nullità, ed il possessore è tenuto alla restituzione dei frutti solo a partire dalla data della domanda di rilascio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 luglio 2019, n.19502.




Donazione indiretta e limiti alla prova testimoniale

Donazione indiretta - Differenze con la simulazione - Limiti probatori relativi al negozio tipico utilizzato - Applicabilità in tema di donazione indiretta - Esclusione - Fattispecie

La donazione indiretta è un contratto con causa onerosa, posto in essere per raggiungere una finalità ulteriore e diversa consistente nell'arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che riceve la prestazione di maggior valore; differisce dal negozio simulato in cui il contratto apparente non corrisponde alla volontà delle parti, che intendono, invece, stipulare un contratto gratuito. Ne consegue che ad essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale - in materia di contratti e simulazione - che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la sentenza gravata che aveva ritenuto l'esistenza di donazioni indirette sulla base di prove presuntive). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 luglio 2019, n.19400.




Il pagamento integra un fatto estintivo la cui prova incombe sul debitore che l'eccepisca

Pagamento del debito - Onere probatorio gravante sul debitore - Diversa imputazione del pagamento - Onere probatorio gravante sul creditore

Il creditore che agisce per il pagamento di un suo credito è tenuto unicamente a fornire la prova del rapporto o del titolo dal quale deriva il suo diritto e non anche a provare il mancato pagamento, poiché il pagamento integra un fatto estintivo, la cui prova incombe al debitore che l'eccepisca. Ne consegue che soltanto di fronte alla comprovata esistenza di un pagamento avente efficacia estintiva (cioè puntualmente eseguito con riferimento ad un determinato credito) l'onere della prova viene nuovamente a gravare sul creditore, il quale controdeduca che il pagamento deve imputarsi ad un credito diverso o più antico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 luglio 2019, n.19039.




Attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale

Riconoscimenti in sequenza - Attribuzione giudiziale del cognome - Criterio temporale o prevalenza del cognome del padre - Esclusione - Valutazione dell'interesse del minore - Necessità

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, il giudice è investito ex art. 262, commi 2 e 3, c.c. del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste dalla disposizione in parola avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all'interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità, che non riguarda né la prima attribuzione (essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio del "prior in tempore"), né il patronimico (per il quale parimenti non sussiste alcun "favor" in sé). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 luglio 2019, n.18161.




Azione surrogatoria dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi

Successioni testamentarie - Riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima - Azione dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi - Azione surrogatoria ex art. 2900 c.c. - Ammissibilità

E’ ammissibile l'esercizio in via diretta dell'azione surrogatoria - prevista dall'art. 2900 c.c. - nella proposizione della domanda di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima da parte dei creditori dei legittimari totalmente pretermessi che siano rimasti del tutto inerti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 giugno 2019, n.16623.




Risarcimento del danno da infortunio, rendita corrisposta dall'ente gestore di assicurazione sociale e detrazione delle somme corrispondenti dal risarcimento

Risarcimento del danno - Valutazione e liquidazione - Infortunio - Rendita corrisposta dall'ente gestore di assicurazione sociale - Detrazione delle somme corrispondenti dal risarcimento - Necessità - Fondamento - Fattispecie

Le somme che l'ente gestore di assicurazione sociale - nella specie, l'Inps - abbia liquidato al danneggiato a titolo di rendita per l'invalidità civile vanno detratte dall'ammontare dovuto, allo stesso titolo, dal responsabile civile al medesimo danneggiato, giacché quest'ultimo verrebbe altrimenti a conseguire un importo maggiore di quello cui ha diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 giugno 2019, n.16580.




Illecito civile, nesso di causalità materiale e criterio del 'più probabile che non'

Accertamento - Criterio del "più probabile che non" - Portata - Esame isolato dei singoli elementi - Esclusione - Valutazione complessiva ed organica degli stessi - Necessità

In tema di illecito civile, il nesso di causalità materiale va accertato secondo il criterio del "più probabile che non", indicando esso la misura della relazione probabilistica concreta tra condotta ed evento dannoso, con apprezzamento non isolato bensì complessivo ed organico dei singoli elementi indiziari o presuntivi a disposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 giugno 2019, n.16581.




L'usucapione decennale di cui all'art. 1159 c.c. postula l'identità fra l'immobile posseduto e quello acquistato in buona fede a non domino

Usucapione decennale di servitù apparente - Presupposti - Titolo - Soggetti legittimati alla formazione dell’atto - Trascrizione - Finalità

L'usucapione decennale di cui all'art. 1159 c.c. postula l'identità fra l'immobile posseduto e quello acquistato in buona fede "a non domino", corrispondenza che va accertata in base a una distinta valutazione del titolo di acquisto e del possesso, rimanendo preclusa la possibilità di integrare le risultanze dell'uno con quelle dell'altro. Tale titolo richiede, riguardo a una servitù, la partecipazione, oltre che del proprietario del fondo a cui vantaggio opererebbe la servitù, anche dell'apparente proprietario del fondo servente, nei cui confronti deve operare la trascrizione prevista dall'art. 1159 c.c. per cui, quando l'alienante dichiari nell'atto di trasferimento di un immobile che a favore del bene ceduto esiste una servitù attiva a carico del fondo di un terzo, la quale non risulti effettivamente costituita, non sussiste un titolo idoneo per l'usucapione decennale prevista dall'art. 1159 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 giugno 2019, n.16152.




Decorso delle prescrizioni presuntive dopo la dichiarazione di fallimento del debitore

Prescrizioni presuntive - Natura - Decorso dopo la dichiarazione di fallimento del debitore

Le prescrizioni presuntive di cui agli artt. 2954 ss. c.c. sono fenomeni di natura probatoria, sostanziandosi in presunzioni di “avvenuto pagamento”; non dà perciò luogo a prescrizione presuntiva la fattispecie in cui una frazione del tempo stabilito dalla norma di legge fondante la stessa sia decorsa dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, pur se prima che il creditore abbia presentato domanda di insinuazione nel relativo passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 giugno 2019, n.16123.




Legittimazione ad agire o a resistere in giudizio a tutela di una servitù di uso pubblico

Servitù - Di uso pubblico - Contenuto - Interesse ad agire e resistere in giudizio - Titolarità - Ente territoriale e singoli cittadini - Configurabilità

La legittimazione ad agire o a resistere in giudizio a tutela di una servitù di uso pubblico, la quale è caratterizzata dall'utilizzazione, da parte di una collettività indeterminata di persone, di un bene idoneo al soddisfacimento di un interesse collettivo, spetta non soltanto all'ente territoriale - normalmente il Comune - che rappresenta la collettività, ma anche a ciascun cittadino appartenente alla collettività "uti singulus". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 giugno 2019, n.15931.




Convenuto in 'negatoria servitutis' e deduzione in appello dell’esistenza di una servitù di uso civico

Convenuto in “negatoria servitutis” – Deduzione in appello dell’esistenza di una servitù di uso civico – Ammissibilità – Limiti

Il convenuto in un'azione negatoria di servitù di passaggio, che eccepisca il proprio diritto di passare sul fondo dell'attore per avere usucapito la servitù o per l'esistenza di una servitù di uso pubblico ovvero, ancora, sostenendo la demanialità dell'area su cui intende esercitare il passaggio, dà luogo ad una semplice eccezione (a meno che non tenda ad ottenere, sul suo preteso diritto, non già una semplice pronuncia incidentale, intesa solo a paralizzare la pretesa attrice, ma una pronuncia principale con valore di giudicato), come tale proponibile per la prima volta in appello ai sensi dell'art 345, comma 2, c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 giugno 2019, n.15931.




Decorrenza degli interessi: l'espressione 'dal giorno della domanda' comprende anche gli atti stragiudiziali di costituzione in mora

Interessi - Decorrenza - Dal giorno della "domanda" - Riferimento alla domanda giudiziale ed anche agli atti stragiudiziali di costituzione in mora - Sussistenza

In tema di ripetizione dell'indebito oggettivo, ai fini del decorso degli interessi sulla somma oggetto di restituzione, l'espressione dal giorno della "domanda", contenuta nell'art. 2033 c.c., non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma comprende anche gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora ai sensi dell'art. 1219 c.c. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2019, n.15895.




Conto corrente e indebito: l'eccezione di prescrizione della banca non richiede l'indicazione delle singole rimesse solutorie

Contratto di conto corrente assistito da apertura di credito – Azione di ripetizione dell’indebito del correntista – Eccezione di prescrizione estintiva della banca – Contenuto – Necessità di indicare le specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte – Esclusione

In tema di prescrizione estintiva, l'onere di allegazione gravante sull'istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l'eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l'azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l'affermazione dell'inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l'indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 giugno 2019, n.15895.




Se il legale rappresentante non ha rinunciato all'eredità, il minore non ha diritto di rinunciarvi al compimento della maggiore età

Mancata rinuncia all'eredità da parte del legale rappresentante del minore - Diritto del minore divenuto maggiorenne di rinunziare all'eredità - Esclusione - Fondamento

L'art. 489 c.c. non attribuisce al minore, il cui legale rappresentante non abbia rinunciato all'eredità, il diritto di rinunciarvi al compimento della maggiore età, ma soltanto la facoltà di redigere l'inventario nel termine di un anno dal suo compimento così da garantire la sua responsabilità "intra vires hereditatis". (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza gravata che, a fronte dell'accettazione con beneficio d'inventario operata dal legale rappresentante del minore senza tuttavia aver provveduto all'inventario, ha ritenuto "tamquam non esset" la rinuncia all'eredità successivamente effettuata dall'erede divenuto maggiorenne). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 giugno 2019, n.15267.




L'azione di rendiconto è autonoma e distinta rispetto alla domanda di scioglimento della comunione

Azione di rendiconto - Autonomia rispetto alla domanda di scioglimento della comunione - Conseguenze

L'azione di rendiconto costituisce un'azione autonoma e distinta rispetto alla domanda di scioglimento della comunione, sicché la domanda riconvenzionale con la quale si intende chiedere il rendiconto deve essere proposta, a pena di inammissibilità, con la comparsa di risposta ai sensi dell'art. 167 c.p.c. (Nella specie, la domanda riconvenzionale di rendiconto era stata proposta, tardivamente, per la prima volta, con la memoria ex art. 183, comma 5, c.p.c., nella formulazione in vigore anteriormente alle modifiche apportate con il d.l. n. 35 del 2005, conv. in l. n. 80 del 2005, applicabile "ratione temporis"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 giugno 2019, n.15182.




Lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria

Comunione ereditaria - Scioglimento - Persistenza di comunione ordinaria - Compatibilità - Conseguenze - Assegnazione di bene non comodamente divisibile nelle porzioni di più coeredi - Ammissibilità

Lo scioglimento della comunione ereditaria non è incompatibile con il perdurare di uno stato di comunione ordinaria rispetto a singoli beni già compresi nell'asse ereditario in divisione, giacché, compiute le operazioni divisionali, dirette ad eliminare la maggior parte delle varie componenti dell'asse ereditario, indiviso al momento dell'apertura della successione, la comunione residuale sui beni ereditari si trasforma in comunione ordinaria, con la conseguente possibilità, per il giudice, di attribuire, ex art. 720 c.c., un bene non comodamente divisibile, per l'intero, non solo nella porzione del coerede con quota maggiore, ma anche nelle porzioni di più coeredi che tendano a rimanere in comunione come titolari della maggioranza delle quote, a prescindere dal fatto che altri coeredi si oppongano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 giugno 2019, n.15182.




Termine dilatorio di 60 giorni e chiamata in causa dall'assicuratore con domanda di regresso ex art. 2055 c.c.

Chiamata in causa dall'assicuratore con domanda di regresso ex art. 2055 c.c. - Condizione di proponibilità di cui all'art. 145 d.lgs. n. 209 del 2005 - Esclusione - Fondamento

L'art. 145 del d.lgs. n. 209 del 2005, ai sensi del quale l'azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni da quello in cui il danneggiato abbia chiesto il risarcimento del danno all'impresa di assicurazione, non trova applicazione nell'ipotesi in cui il medesimo assicuratore, convenuto in giudizio per l'integrale risarcimento, proceda alla chiamata in garanzia impropria di un altro danneggiante (e del suo assicuratore) per sentirlo dichiarare corresponsabile dei danni lamentati dall'attore, ai fini della ripartizione interna ex art. 2055 c.c. dell'obbligazione solidale, atteso che tale domanda non ha ad oggetto alcuna richiesta di risarcimento del danno, trovando invece titolo nella disciplina dei rapporti tra coobbligati solidali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2019, n.14873.




Appalto di opere pubbliche, domanda risarcitoria dell'appaltatore e giurisdizione

Appalto di opere pubbliche - Ritardata esecuzione dei lavori per causa riferibile all'Amministrazione - Domanda risarcitoria dell'appaltatore - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza

In materia di appalto di opere pubbliche, la qualificazione della domanda dell'appaltatore come volta ad ottenere non la revisione dei prezzi, che presuppone la mancanza di colpa dell'Amministrazione, ma il risarcimento del danno derivante dalla ritardata esecuzione dei lavori per causa imputabile alla committente, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 maggio 2019, n.14696.




Il commercialista ha l’obbligo di completa informazione del cliente

Professione di commercialista – Rapporto con il cliente – Obbligo d’informazione

Il commercialista, quale che sia l’oggetto specifico della sua prestazione, ha l’obbligo di completa informazione del cliente, e dunque ha l’obbligo di prospettargli sia le soluzioni praticabili che, tra quelle dal cliente eventualmente desiderate, anche quelle non praticabili o non convenienti, cosi da porlo nelle condizioni di scegliere secondo il migliore interesse. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 27 maggio 2019, n.14387.




Debito contratto per l'acquisto di fiches da utilizzare al casinò e compartecipazione agli esiti del gioco della società mutuante

Contratti di giuoco - Mutui a questi collegati - Applicabilità - Condizioni - Fattispecie

L'estensione della disciplina dell'art. 1933 c.c., riguardante i contratti di giuoco, ai mutui a questi collegati - quali dazioni di denaro o di "fiches", o promesse di mutuo, o riconoscimenti di debito - sussiste solo quando essi costituiscano mezzi funzionalmente connessi all'attuazione del giuoco o della scommessa e siano tali da realizzare fra i giocatori le stesse finalità pratiche del rapporto di giuoco, concorrendo un diretto interesse del mutuante a favorire la partecipazione al gioco del mutuatario. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, con apprezzamento di fatto ritenuto immune da vizi, aveva individuato un evidente e diretto collegamento funzionale tra il debito contratto per l'acquisto di "fiches" da utilizzare al casinò e la compartecipazione agli esiti del gioco della società mutuante, tale da essere riconducibile ad una vera e propria "associazione alla giocata", desunta da fatti incontroversi quali l'assenza di interessi e commissioni per l'ingente somma asseritamente data a mutuo e la riduzione del 50% dell'originario ammontare del debito contenuta in un accordo transattivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 maggio 2019, n.14375.




Indennizzo da ingiustificato arricchimento per prestazione professionale resa da un privato in favore della P.A.

Prestazione del professionista in favore della PA - Contratto nullo per mancanza di forma scritta - Ingiustificato arricchimento - Valutazione - Criteri

L'indennizzo da ingiustificato arricchimento di cui all'art. 2041 c.c., nell'ipotesi di prestazione professionale resa da un privato in favore della P.A. in base ad un contratto nullo per mancanza di forma scritta, ben può essere quantificato in via equitativa, utilizzando come parametro la tariffa professionale, con esclusione delle voci che determinerebbero il conseguimento di un pieno corrispettivo contrattuale, come le maggiorazioni previste per le particolari modalità o per l'urgenza con cui la prestazione è stata resa, o applicando i minimi tariffari a fronte di un compenso pattuito in misura superiore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2019, n.14329.




Azione di rivalsa ai sensi dell'art. 144, comma 2, d.lgs. n. 209 del 2005: il termine di prescrizione è quello annuale

Prescrizione - Azione di rivalsa ex art. 144, comma 2, d.lgs. n. 209 del 2005 - Prescrizione - Decorrenza - Individuazione - Pluralità di pagamenti parziali in tempi diversi

In tema di azione di rivalsa ai sensi dell'art. 144, comma 2, d.lgs. n. 209 del 2005, il termine di prescrizione è quello annuale ex art. 2952, comma 2, c.c., con decorrenza dal giorno in cui l'assicuratore abbia provveduto al pagamento dell'indennizzo a favore del terzo danneggiato e, nel caso di pluralità di versamenti parziali in tempi diversi, dalla data di ciascuno di essi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 maggio 2019, n.13600.




Codice della strada: violazioni che non ammettono pagamento in misura ridotta e conseguenze della mancata impugnazione del verbale

Circolazione stradale - Sanzioni - Violazioni che non ammettono pagamento in misura ridotta - Mancata impugnazione del verbale - Conseguenze

In tema di violazioni del codice della strada, quando non sia possibile il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria ex art. 202 cod. strada, la mancata impugnazione del verbale non determina la formazione del titolo esecutivo, essendo impugnabile, in questa tipologia di sanzione, esclusivamente l'ordinanza ingiunzione, secondo la disciplina generale desumibile dagli artt. 18 e 22 della legge n. 689 del 1981. Ne consegue che l'emissione dell'ordinanza ingiunzione non è assoggettata ad alcun termine di decadenza, trovando come unico limite temporale il termine di prescrizione del diritto alla riscossione della sanzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 maggio 2019, n.13676.




Servitù volontarie in materia di acque e atteggiamento soggettivo di colui il quale abbia acquistato la proprietà sulla base della fede del libro fondiario

Servitù volontarie in materia di acque - Presa o derivazione di acqua - Quantità dell'acqua - Concorso tra diritti "non incompatibili", l'uno intavolato e l'altro extra tavolare - Servitù - Applicabilità dell’art. 5 r.d. n. 499 del 1929 - Esclusione - Conseguenze

Nei territori in cui vige il sistema tavolare basato sul principio della pubblicità costitutiva, allorché, come nella fattispecie, non venga in rilievo un conflitto di acquisti fra loro contraddittori, ma sorga un problema di concorso tra diritti "non incompatibili", l'uno intavolato e l'altro extra tavolare, come nel caso di servitù, non è applicabile l'art. 5, comma 3, r.d. n. 499 del 1929, e non viene in rilievo, di conseguenza, l'atteggiamento soggettivo di colui il quale abbia acquistato la proprietà sulla base della fede del libro fondiario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 maggio 2019, n.13501.




La PA risponde del fatto illecito del dipendente costituente reato

Pubblica Amministrazione - Atto illecito del dipendente - Condotte penalmente illecite dei dipendenti dirette a perseguire finalità esclusivamente personali - Responsabilità civile della P.A. - Sussistenza - Condizioni

Lo Stato o l’ente pubblico risponde civilmente del danno cagionato a terzi dal fatto penalmente illecito del dipendente anche quando questi abbia approfittato delle sue attribuzioni ed agito per finalità esclusivamente personali od egoistiche ed estranee a quelle della amministrazione di appartenenza, purché la sua condotta sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni o poteri che il dipendente esercita o di cui è titolare, nel senso che la condotta illecita dannosa – e, quale sua conseguenza, il danno ingiusto a terzi – non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base ad un giudizio contro fattuale riferito al tempo della condotta, senza l’esercizio di quelle funzioni o poteri che, per quanto deviato o abusivo od illecito, non ne integrino uno sviluppo oggettivamente anomalo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 maggio 2019, n.13246.




Viola il canone della buona fede il creditore che non risponde alle sollecitazioni del datore del pegno e non si attiva per la liquidazione del bene

Responsabilità patrimoniale – Cause di prelazione e della conservazione della garanzia patrimoniale – Pegno – Vendita anticipata – Dovere del creditore di cooperazione con il datore della cosa – Obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ – Tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno – Rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia – Obbligo del creditore garantito di dare tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione del datore del pegno – Fattispecie in tema di pegno di titoli

Pegno – Pegno di titoli quotati – Custodia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive – Banche e intermediari finanziari – Dovere di conservazione del valore della cosa data in pegno – Diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. – Concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c.

Viola l'obbligo di buona fede oggettiva nell'esecuzione del contratto e di conservazione della cosa ricevuta in pegno ex art. 2790 cod. civ., il creditore garantito che, a fronte di un rischio oggettivo e sensibile di deterioramento del bene in garanzia, non si attiva per procedere all'eventuale liquidazione del medesimo; del pari, è da ritenere contrario al canone di buona fede il comportamento del creditore garantito che non dia tempestivo e motivato riscontro alle sollecitazioni di liquidazione provenienti dal datore del pegno, che paventi il rischio concreto di deterioramento del bene in garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la garanzia pignoratizia sia costituita da strumenti finanziari quotati nel mercato regolamentato e la custodia del bene dato in garanzia sia effettuata da soggetti qualificati da particolari qualità soggettive (banche, intermediari finanziari ecc.), è alla diligenza professionale di cui all’art. 1176 c.c. che si deve far riferimento per valutare il rispetto da parte del creditore del canone di buona fede oggettiva.

Il comportamento del creditore pignoratizio che non si attivi per la conservazione del valore della cosa data in pegno con la diligenza richiesta dalla qualifica professionale che lo contraddistingue può, tenendo conto del comportamento dello stesso creditore come pure della natura del datore e di tutte le altre circostanze del caso concreto, integrare la fattispecie del concorso colposo del creditore di cui all’art. 1227 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2019, n.12863.




In virtù del c.d. principio di ambulatorietà delle servitù, l'alienazione del fondo dominante comporta anche il trasferimento delle servitù attive

Alienazione del fondo dominante - Trasferimento "ope legis" delle servitù inerenti - Configurabilità - Condizioni - Omessa menzione nell'atto di acquisto - Irrilevanza - Opponibilità all'acquirente del fondo servente - Trascrizione del titolo costitutivo della servitù - Necessità - Fondamento

In virtù del c.d. principio di ambulatorietà delle servitù, l'alienazione del fondo dominante comporta anche il trasferimento delle servitù attive ad esso inerenti, anche se nulla venga al riguardo stabilito nell'atto di acquisto, così come l'acquirente del fondo servente - una volta che sia stato trascritto il titolo originario di costituzione della servitù - riceve l'immobile con il peso di cui è gravato, essendo necessaria la menzione della servitù soltanto in caso di mancata trascrizione del titolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 14 maggio 2019, n.12798.




Rapporto di agenzia, omessa contestazione degli estratti conto provvigionali e approvazione tacita di modifiche unilaterali

Agenzia - Estratti conto provvigionali - Omessa contestazione - Approvazione tacita di modifiche unilaterali - Esclusione - Fondamento

In tema di rapporto di agenzia, deve escludersi che l'omessa contestazione degli estratti conto provvigionali comporti una approvazione tacita di modifiche unilaterali apportate, con riguardo a condizioni economiche per alcuni specifici affari, dal preponente e, di conseguenza, una rinuncia dell'agente a maggiori compensi provvigionali, posto che la rinuncia tacita ad un diritto può desumersi soltanto da un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco la sua effettiva e definitiva volontà abdicativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 maggio 2019, n.12544.




Sull'effetto interruttivo permanente determinato dall'introduzione del processo esecutivo

Prescrizione e decadenza – Procedimento esecutivo – Mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento – Chiusura del procedimento esecutivo per inerzia del creditore procedente – Esclusione dell’effetto interruttivo permanente

In tema di prescrizione, l'effetto interruttivo permanente determinato dall'introduzione del processo esecutivo si conserva, agli effetti dell'art. 2945 c.p.c., comma 2, quando la chiusura della procedura coattiva consista nel raggiungimento dello scopo della stessa ovvero, alternativamente, il suddetto scopo non sia raggiunto ma la chiusura del procedimento sia determinata da una condotta non ascrivibile al creditore procedente, mentre, in ipotesi opposta a quest'ultima, a norma dell'art. 2945 c.p.c., comma 3, l'effetto stesso resterà istantaneo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 maggio 2019, n.12239.




Sul sindacato del giudice sugli atti dell’Autorità Garante

Procedimenti sanzionatori adottati dalle Autorità amministrative indipendenti – Sindacato – Limiti

In materia di limiti esterni del sindacato del g.a. in tema di provvedimenti sanzionatori adottati dalle Autorità amministrative indipendenti, se al giudice amministrativo non e’ consentito sostituirsi all’Autorita’ nelle attivita’ di accertamento ed applicazione della legge con un proprio provvedimento, nondimeno il sindacato giurisdizionale non puo’ dirsi limitato ai profili giuridico-formali dell’atto amministrativo. E’, infatti, la necessita’ di una tutela giurisdizionale piena a richiedere che anche le eventuali contestazioni in punto di fatto debbano esser risolte dal giudice, quando da tali contestazioni dipenda la legittimita’ del provvedimento amministrativo che ha inciso sulla posizione giuridica del soggetto. Più in particolare, quando entra in gioco una valutazione di natura tecnica operata dall’Autorita’ garante la verifica del giudice, inserendosi pur sempre in un sindacato di legittimita’ e non di merito, e’ destinata ad arrestarsi sul limite oltre il quale la stessa opinabilita’ dell’apprezzamento operato dall’amministrazione impedisce d’individuare un parametro giuridico che consenta di definire quell’apprezzamento illegittimo. La tendenza verso un sindacato giurisdizionale pieno si’, ma non integralmente sostitutivo delle prerogative riservate all’Autorita’, ha trovato un’importante conferma in sede legislativa allorche’, nel recepire la direttiva 2014/104/EU e nel riconoscere il carattere vincolante delle decisioni antitrust definitive nei giudizi civili di risarcimento, il legislatore ha fra l’altro affermato che “Il sindacato del giudice del ricorso comporta la verifica diretta dei fatti posti a fondamento della decisione impugnata e si estende anche ai profili tecnici che non presentano un oggettivo margine di opinabilita’, il cui esame sia necessario per giudicare la legittimita’ della decisione”, in tal modo normativizzando parte dei principi espressi dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 1013/2014, a proposito della riserva comunque garantita all’Autorita’ in tema di valutazioni tecnico discrezionali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2019, n.11929.




Compravendita, vizi della cosa venduta e onere della prova

Compravendita - Vizi della cosa venduta - Onere della prova

In materia di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all'art. 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all'art. 1492 c.c. è gravato dell'onere di offrire la prova dell'esistenza dei vizi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 maggio 2019, n.11748.




Non è indennizzabile la violazione che non raggiunge una soglia minima di gravità

Principio de minimis non curat praetor – Lesione che non raggiunge una soglia minima di gravità – Indennizzo – esclusione

In base al principio de minimis non curat praetor recepito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (con sentenza del 6 marzo 2012, Gagliano Giorgi c. Italia), non è indennizzabile la violazione che non raggiunga una soglia minima di gravità. Intanto, può presumersi come normale l’afflizione derivante dalla durata di un processo, in quanto il pregiudizio sofferto raggiunga nel caso concreto una soglia minima di gravità, al di sotto della quale il patema non è più oggettivabile e meritevole di tutela. Per quanto concettualmente distinguibili, presunzione di danno e gravità in concreto della violazione, incrociano il medesimo ambito di apprezzamento, atteso che presumere il primo ha senso logico soltanto se si sopprime la rilevanza della seconda e viceversa. Nei casi marginali, la posizione centrale che la presunzione di danno ha assunto a partire dalle note pronunce nn. 1338, 1339 e 1340/04 rese a S.U., deve di necessità cedere il passo all’accertamento diretto e specifico dell’esistenza di un pregiudizio significativo, perciò, il percorso rivelatore ne risulta in certo qual modo invertito. Valutata la posta in gioco nel giudizio presupposto e la gravità della violazione in rapporto alla situazione soggettiva della parte, è la stessa presunzione di danno a non avere più un reale spazio d’applicazione, essendo superata da un’attività di riscontro positivo delle caratteristiche del caso singolo. Escluso il danno evento (la cui riparazione è regola che soggiace solo alle proprie eccezioni), lo spostamento del baricentro dell’indagine comporta che l’esistenza di una soglia minima di gravità al di sotto della quale il danno non è indennizzabile può apprezzarsi sotto un duplice profilo, quello della violazione e quello delle sue conseguenze. Pertanto, dall’ambito di tutela della L. n. 89 del 2001, vanno espunte sia le violazioni minime del termine di durata ragionevole, di per sé non significative; sia quelle di maggior estensione temporale ma riferibili a giudizi presupposti di carattere bagatellare, in cui esigua è la posta in gioco e trascurabili i rischi sostanziali e processuali connessi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 24 aprile 2019, n.11228.




L’accertamento strumentale delle lesioni non è indispensabile

Lesioni c.d. micropermanenti – Accertamento strumentale – Necessità – Esclusione

La norma di cui all'art. 139 co. 2 Dlgs 209/2005, come modificato dall'art. 32 co 3-ter e 3 quater DL 1/2012 , convertito con L. 27/2012 (con la quale è stato sancito che il danno alla persona per lesioni di lieve entità poteva essere liquidato solo a seguito di riscontro medico legale da cui risultasse "visivamente o strumentalmente accertata l'esistenza della lesione" e che aveva con ciò escluso la possibilità di risarcire postumi permanenti che non fossero rigorosamente verificabili sulla scorta di accertamenti medici fondati su esami strumentali) deve essere interpretata nel senso di imporre un accertamento rigoroso in rapporto alla singola patologia, tenendo presente che vi possono essere situazioni nelle quali, data la natura della malattia e la modestia della lesione, l'accertamento strumentale risulta, in concreto, l'unico in grado di fornire la prova rigorosa che la legge richiede; ma di non ignorare che sono possibili casi in cui si possa giungere ad una diagnosi attendibile anche senza ricorrere a detti accertamenti, tenuto conto del ruolo insostituibile della visita medico legale e dell'esperienza clinica dello specialista, mediante le quali dovranno essere rassegnate al giudice conclusioni scientificamente documentate e giuridicamente ineccepibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 18 aprile 2019, n.10819.




La nullità della transazione

Transazione – Nullità

L’articolo 1972 c.c., comma 1, sancisce la nullità della transazione soltanto se questa ha ad oggetto un titolo nullo per illiceità della causa o del motivo comune ad entrambe le parti, e non quando si tratta di contratto nullo per mancanza di uno dei requisiti previsti dall’articolo 1325 c.c., o per altre ragioni, mentre l’invalidità di cui al comma 2 del medesimo articolo consegue alla nullità di singole clausole del contratto base solo quando di esse risulti, ai sensi dell’articolo 1419 c.c., l’essenzialità rispetto al contratto stesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 18 aprile 2019, n.10865.




Muro di confine costruito esclusivamente sul suolo di uno dei due fondi, superiore od inferiore

Muro costruito esclusivamente sul suolo di uno dei due fondi a dislivello - Applicabilità del regime delle spese di cui all'art. 887 c.c. - Esclusione

In tema di limitazioni legali della proprietà di terreni cosiddetti "a dislivello", la disciplina prevista dall'art. 887 c.c., con riguardo al regime delle spese relative al muro di confine, non trova applicazione qualora tale muro sia stato costruito esclusivamente sul suolo di uno dei due fondi, superiore od inferiore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 aprile 2019, n.10606.




Appalto di opere pubbliche e decorrenza dei termini di decadenza e prescrizione dell’azione di garanzia per vizi e difetti dell’opera

Appalto di opere pubbliche - Termini di decadenza e prescrizione per l’azione di garanzia per vizi e difetti dell’opera - Decorrenza - Dall'approvazione del collaudo - Condizioni

I termini di decadenza e prescrizione per l'esperimento dell'azione di garanzia di cui all'art. 1667 c.c., nei confronti dell'appaltatore di opera pubblica, iniziano a decorrere dall'approvazione del collaudo riguardo ai vizi e ai difetti rivelatisi precedentemente o contemporaneamente al suo esperimento, poiché è solo con il collaudo che l'opera può dirsi formalmente accettata dalla P.A., sempre che esso sia avvenuto nel rispetto dei termini previsti dalla legge; in mancanza di collaudo, decorrono dalla scadenza del termine previsto per lo stesso, tranne che il committente dimostri che questo non sia avvenuto per fatto imputabile all'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 aprile 2019, n.10501.




I proprietari o i concessionari di strade pubbliche hanno l'obbligo di rimozione, custodia e, se del caso, demolizione dei veicoli lasciati in sosta d'intralcio o abbandonati

Strade - Tutela e manutenzione - Rimozione di veicoli in sosta di intralcio - Obbligo gravante sul proprietario o concessionario della strada - Conseguenze - Oneri di custodia e demolizione - Obbligo del proprietario della strada di rifonderli a chi li ha sostenuti

I proprietari o i concessionari di strade pubbliche hanno l'obbligo, previsto dall'art. 14 c.d.s. (d.lgs. n. 285 del 1992) di provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle stesse, da ritenersi comprensivo della rimozione, custodia e, se del caso, demolizione sia dei veicoli lasciati in sosta d'intralcio, sia di quelli abbandonati e di sostenere i relativi oneri e spese, salvo rivalsa nei confronti del proprietario del veicolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 aprile 2019, n.10354.




Azienda ereditaria e comunione incidentale limitata all'azienda così come relitta dal de cuius

Società di persone - Comunione a scopo di godimento - Distinzione - Azienda ereditaria - Ipotesi diverse - Fattispecie

L'azienda ereditaria deve ritenersi oggetto di comunione se vi sia la finalità del solo godimento in comune secondo la sua consistenza al momento dell'apertura della successione. Tuttavia, se viene esercitata per finalità speculative con nuovi conferimenti in vista di ulteriori utili, sulla base dell'incremento degli elementi aziendali, può verificarsi che: o l'impresa è esercitata da tutti i coeredi, e in tal caso l'originaria comunione incidentale si trasforma in una società (sia pure irregolare o di fatto); ovvero l'impresa viene esercitata da uno o più eredi, e in tal caso la comunione incidentale è limitata all'azienda così come relitta dal "de cuius", con gli elementi esistenti all'apertura della successione, mentre l'impresa esercitata dal singolo o da parte dei coeredi è riferibile soltanto ad esso o ad essi con gli utili e le perdite relativi. (Fattispecie in cui un solo erede aveva esercitato un'azienda farmaceutica cedutagli da padre in virtù di atto dichiarato nullo e il relativo compendio era entrato a far parte della comunione ereditaria, con la conseguenza che, a fini divisionali, la consistenza dell'azienda doveva essere quella dell'apertura della successione, mentre le spese, gli incrementi e i decrementi, essendo ascrivibili al solo imprenditore che aveva esercitato l'azienda, non potevano essere considerati comuni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 aprile 2019, n.10188.




Fondo patrimoniale, accordo in sede di separazione e azione revocatoria

Accordo, in sede di separazione consensuale, facente riferimento a un fondo patrimoniale precedentemente costituito da uno dei coniugi - Venir meno della natura gratuita dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - Esclusione - Assoggettamento a revocatoria ordinaria - Configurabilità - Avvenuta omologazione dell'accordo e funzione solutoria della pattuizione - Valenza ostativa - Esclusione - Conseguenze

Il richiamo, nell'ambito dell'accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest'ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo suddetto - cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 aprile 2019, n.9798.




Liquidazione finalisticamente unitaria del danno non patrimoniale

Danno non patrimoniale – Liquidazione – Modalità – Liquidazione finalisticamente unitaria – Pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l'aspetto della sofferenza interiore quanto sotto quello dell'alterazione/modificazione peggiorativa della vita di relazione

La liquidazione finalisticamente unitaria del danno non patrimoniale (non diversamente da quella prevista per il danno patrimoniale) ha pertanto il significato di attribuire al soggetto una somma di danaro che tenga conto del pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l'aspetto della sofferenza interiore (cui potrebbe assimilarsi, in una suggestiva simmetria legislativa, il danno emergente in guisa di vulnus "interno" arrecato al patrimonio del creditore), quanto sotto quello dell'alterazione/modificazione peggiorativa della vita di relazione in ogni sua forma e considerata in ogni suo aspetto, senza ulteriori frammentazioni nominalistiche (danno idealmente omogeneo al cd. "lucro cessante" quale proiezione "esterna" del patrimonio del soggetto). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 marzo 2019, n.8755.




L'azione di regolamento di confini ha un intrinseco effetto recuperatorio

Azioni a difesa della proprietà - Regolamento di confini - Effetto recuperatorio - Condizioni - Fondamento - Intenzionalità - Irrilevanza

L'azione di regolamento di confini ha un intrinseco effetto recuperatorio il quale, nell'ipotesi in cui si sia verificato uno sconfinamento in uno dei due fondi, comporta l'obbligo di rilascio della porzione indebitamente posseduta, indipendentemente dall'intenzionalità dell'accertata occupazione abusiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 marzo 2019, n.8693.




Vendita di immobili: valido il contratto a prescindere dal profilo della conformità o della difformità della costruzione realizzata al titolo menzionato

Compravendita di immobili – Conformità urbanistica – Nullità testuale

La nullità comminata dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 46, e dalla L. n. 47 del 1985, artt. 17 e 40, va ricondotta nell'ambito dell'art. 1418 c.c., comma 3, di cui costituisce una specifica declinazione, e deve qualificarsi come nullità "testuale", con tale espressione dovendo intendersi, in stretta adesione al dato normativo, un'unica fattispecie di nullità che colpisce gli atti tra vivi ad effetti reali elencati nelle norme che la prevedono, volta a sanzionare la mancata inclusione in detti atti degli estremi del titolo abilitativo dell'immobile, titolo che, tuttavia, deve esistere realmente e deve esser riferibile, proprio, a quell'immobile.

In presenza nell'atto della dichiarazione dell'alienante degli estremi del titolo urbanistico, reale e riferibile all'immobile, il contratto è valido a prescindere dal profilo della conformità o della difformità della costruzione realizzata al titolo menzionato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 22 marzo 2019, n.8230.




Contratto di locazione: legittima la clausola che attribuisca al conduttore l’obbligo di farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere

Clausola obbligante il conduttore a farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere relativi ai beni locati - Validità - Condizioni

La clausola del contratto di locazione che attribuisca al conduttore l’obbligo di farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere relativi ai beni locati ed al contratto, tenendone conseguentemente manlevato il locatore, non è affetta da nullità per violazione di norme imperative, ne' in particolare per violazione del precetto costituzionale dettato dall’art. 53 della Costituzione, qualora essa sia stata prevista dalle parti come componente integrante la misura del canone locativo e non implichi che il tributo debba essere pagato da un soggetto diverso dal contribuente, trattandosi in tal caso di pattuizione da ritenersi in via generale consentita in mancanza di una specifica diversa disposizione di legge. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 marzo 2019, n.6882.




Validità della clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo che preveda il rimborso delle imposte discendenti dal contratto

Contratto di locazione – Imposte – Capacità contributiva – Patti traslativi d’imposta

E’ lecita la clausola del contratto di locazione di immobile ad uso non abitativo in cui è previsto il rimborso delle imposte discendenti dal contratto a vantaggio della parte obbligata dalla legge a sostenerle, purché sia quest’ultima ad adempiere all’obbligo fiscale e i relativi adempimenti. (1) (Luca Mongiello) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 marzo 2019, n.6882.




Anche nella responsabilità sanitaria deve essere provato il nesso di causalità tra condotta e danno

Responsabilità professionale sanitaria – Onere della prova – Applicazione dell’art. 1218 c.c. – Onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore e il danno

Anche in ambito di responsabilità professionale sanitaria, la previsione dell'art. 1218 c.c. solleva il creditore dell'obbligazione che si afferma non adempiuta (o non esattamente adempiuta) dall'onere di provare la colpa del debitore, ma non dall'onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore e il danno di cui domanda il risarcimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 marzo 2019, n.6593.




La presenza di una porta o di una porta-finestra al fine di dimostrare l'esistenza di una servitù di passaggio

Servitù - Comodità od amenità - Sufficienza - Porta o porta-finestra - Servitù di passaggio - Configurabilità - Condizioni - Limiti

In materia di diritti reali di godimento, pur potendo il requisito della "utilitas" consistere, per la ricorrenza di una servitù prediale, in una destinazione del fondo servente a mera comodità od amenità di quello dominante ovvero a soddisfacimento di bisogni sporadici del medesimo, la presenza di una porta o di una porta-finestra non è inequivoca al fine di dimostrare l'esistenza di una servitù di passaggio, ben potendo essa adempiere anche alla diversa funzione di fornire aria e luce all'immobile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 febbraio 2019, n.5737.




Appalto privato, interessi sulle somme dovute e difetti dell'opera

Appalto privato - Compenso dell'appaltatore - Momento dal quale decorrono gli interessi - Individuazione - Sussistenza di vizi - Richiesta di eliminazione di questi, nonché di risarcimento del danno per l'inesatto adempimento - Conseguenze - Decorrenza degli interessi ed incidenza del d.lgs. n. 231 del 2002 - Esclusione

In tema di appalto privato, il corrispettivo deve essere versato alle scadenze contrattuali ovvero, in difetto di pattuizione, quando l'opera sia accettata, sicché è da questo momento che decorrono per l'appaltatore gli interessi sulle somme dovutegli le quali, però, ove siano riscontrati difetti della detta opera legittimanti l'eccezione di inadempimento, sono inesigibili finché questi non siano eliminati od il committente non opti per la riduzione dell'importo a lui spettante. Ne consegue che, qualora il medesimo committente rilevi l'esistenza di vizi e ne domandi l'eliminazione diretta da parte dell'appaltatore, oltre a richiedere il risarcimento del danno per l'inesatto adempimento, il credito di quest'ultimo per il corrispettivo permane, ma il mancato pagamento dell'appaltante non può ritenersi causa di debenza degli interessi, neppure ai sensi dell'art. 4 del d.lgs. n. 231 del 2002, se non dalla data della sentenza per effetto della quale il credito diviene liquido ed esigibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 febbraio 2019, n.5734.




Dolo contrattuale e onere della prova

Dolo - Vizio del consenso - Presupposti - Onere della prova - Accertamento devoluto al giudice di merito - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti

Il dolo, quale vizio del consenso e causa di annullamento del contratto, assume rilevanza quando incida sul processo formativo del consenso, dando origine ad una falsa o distorta rappresentazione della realtà all'esito della quale il contraente si sia determinato a stipulare; ne consegue che l'effetto invalidante dell'errore frutto di dolo è subordinato alla circostanza, della cui prova è onerata la parte che lo deduce, che la volontà negoziale sia stata manifestata in presenza od in costanza di questa falsa rappresentazione. Compete al giudice del merito accertare, sulla base delle risultanze probatorie, se la fattispecie concreta integri un'ipotesi di dolo determinante e tale valutazione è sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, nei limiti previsti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 febbraio 2019, n.5734.




Vendita a catena e azione di rivalsa del rivenditore nei confronti del suo venditore

Vendita a catena - Azione di rivalsa del rivenditore nei confronti del suo venditore - Configurabilità - Qualifica di intermediario - Condizioni - Mandatario - Esclusione - Fattispecie

Il rivenditore finale, quando deve rispondere nei confronti del consumatore per un vizio di conformità di un bene imputabile ad un'azione od omissione del produttore o di un precedente venditore della medesima catena distributiva o di un intermediario, può esercitare azione di rivalsa verso i responsabili. Tuttavia, la qualifica di intermediario - ai sensi dell'abrogato art. 1519 quinquies c.c., ora sostituito dall'art. 131 del d.lgs. n. 206 del 2005 - può essere attribuita solo ad un soggetto che sia coinvolto nella catena distributiva del detto bene e, in particolare, non può discendere dall'espletamento di un incarico conferito dal produttore ad un mandatario dopo l'evento che ne ha determinato la responsabilità. (Nella specie, la S.C. ha escluso, in un caso concernente i danni arrecati ad un compratore dall'incendio, per un difetto di fabbricazione, del veicolo da lui acquistato, che potesse considerarsi intermediario un mero mandatario che, su delega del produttore, successiva al verificarsi del menzionato incendio, si era limitato ad asportare ed inviare alla casa produttrice estera i cablaggi elettrici della vettura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 febbraio 2019, n.5140.




Veduta illegittima, eliminazione e applicazione ai soli casi di specifica violazione delle distanze delle vedute e non di quelle tra costruzioni

Veduta illegittima - Eliminazione - Giudice - Poteri - Applicazione ai soli casi di specifica violazione delle distanze delle vedute e non di quelle tra costruzioni - Fondamento

Il principio per cui l'eliminazione delle vedute abusive può essere realizzata non solo con la demolizione delle porzioni immobiliari con le quali si verifica la violazione di legge lamentata, ma anche attraverso idonei accorgimenti che impediscano di esercitare la veduta sul fondo altrui, come l'arretramento del parapetto o l'apposizione di idonei pannelli che rendano impossibili il "prospicere" e l'"inspicere in alienum", opera esclusivamente nei casi di violazione delle distanze delle vedute e non pure di quelle tra costruzioni, per le quali la presenza delle vedute è mero presupposto fattuale per l'applicazione della disciplina più restrittiva prevista dall'art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4834.




Vendita di un bene ereditario prima della divisione da parte di uno solo dei coeredi

Divisione ereditaria - Effetti - Diritto dell'erede sulla propria quota - Vendita di un bene ereditario prima della divisione da parte di uno solo dei coeredi - Effetti

La vendita, da parte di uno dei coeredi, di un bene rientrante nella comunione ereditaria ha solo effetto obbligatorio, essendo la sua efficacia reale subordinata all'assegnazione del bene medesimo al coerede-venditore attraverso la divisione, giacché, sino a tale momento, il detto bene continua a fare parte della comunione e, finché quest'ultima perdura, il compratore non può ottenere la proprietà esclusiva di una singola parte materiale della cosa né, tantomeno, la quota ideale di uno specifico bene, in proporzione alla quota di eredità che compete al coerede alienante, essendo quest'ultimo titolare esclusivamente di una quota di eredità - intesa come "universitas" e, dunque, di per sé già alienabile - al cui interno non è certo che rientri, in occasione della divisione, la proprietà della "res" alienata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4831.




La consegna è quella effettiva e materiale, che pone il compratore a diretto contatto con il bene

Vendita - Termine annuale di prescrizione - Decorrenza - Dalla consegna del bene - Nozione - Rilascio della documentazione di abitabilità e di formale comunicazione di fine lavori o necessità di meri lavori di rifinitura esterni - Irrilevanza

In tema di compravendita, la consegna del bene, dalla quale decorre il termine annuale di prescrizione ex art. 1495 c.c. per fare valere la garanzia per vizi della cosa ai sensi dell'art. 1490 c.c., è quella effettiva e materiale, che pone il compratore a diretto contatto con il bene medesimo, essendo irrilevanti la data del successivo rilascio della documentazione di abitabilità e della formale comunicazione di fine lavori, nonché la necessità di effettuare meri lavori di rifinitura esterni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4826.




Debiti e crediti hanno origine da un unico rapporto dove il giudice può compensare anche senza eccezione di parte o domanda riconvenzionale

Compensazione "impropria" - Conseguenze processuali e sostanziali - Fondamento - Art. 1248 c.c. - Applicabilità - Esclusione - Fattispecie

Quando tra due soggetti i rispettivi debiti e crediti hanno origine da un unico - ancorché complesso - rapporto, non vi è luogo ad una ipotesi di compensazione "propria", bensì ad un mero accertamento di dare e avere, con elisione automatica dei rispettivi crediti fino alla reciproca concorrenza, cui il giudice può procedere senza che siano necessarie l'eccezione di parte o la domanda riconvenzionale. Tale accertamento, che si sostanzia in una compensazione "impropria", pur producendo risultati analoghi a quelli della compensazione "propria", non è sottoposto alla relativa disciplina tipica, sia processuale sia sostanziale, ivi compresa quella contenuta nell'art. 1248 c.c., riguardante l'inopponibilità al cessionario, da parte del debitore che abbia accettato puramente e semplicemente la cessione, della compensazione che avrebbe potuto opporre al cedente. (Nella specie, veniva in rilievo il caso di una dipendente che aveva dato in garanzia il proprio TFR per ottenere un prestito da una società la quale, dopo le dimissioni della lavoratrice, aveva chiesto il versamento del detto TFR al datore di lavoro che, però, aveva rifiutato, eccependo, in parziale compensazione, il suo credito verso la medesima dipendente avente ad oggetto l'indennità di mancato preavviso da essa dovuta perché dimessasi in tronco; la S.C., enunciando il principio massimato, ha cassato la decisione di appello che, applicando l'art. 1248 c.c., aveva accolto la domanda della società cessionaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4825.




Servitù prediali di passaggio e integrazione del contraddittorio

Servitù - Prediali - Servitù coattive - Passaggio coattivo - Integrazione del contraddittorio - Litisconsorzio - Determinazione del passo - In genere - Contenuto – Determinazione - Criteri - Fattispecie

In tema di servitù prediali di passaggio, il contenuto del relativo diritto comprende tutte le concrete e varie modalità del suo esercizio, inteso quale "utilitas" che il proprietario del fondo dominante riceve non soltanto in via diretta, ossia mediante l'esercizio del diritto proprio o dei familiari o di coloro che detengano il fondo in suo nome, ma anche in via indiretta, attraverso le visite di terzi, riferibili alle normali esigenze della vita di relazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di appello che aveva riconosciuto al proprietario del fondo dominante la facoltà di consegnare le chiavi dei cancelli di ingresso all'immobile ad ospiti e personale di servizio, ritenendo che la statuizione del giudice di merito non fosse viziata da ultrapetizione perché consequenziale alla domanda di riconoscimento della servitù proposta dal titolare della stessa ed a quella di accertamento dell'illegittimità della dazione delle menzionate chiavi avanzata dalla controparte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 febbraio 2019, n.4821.




Contratto: forma scritta convenzionale e revoca tacita del patto di forma

Contratto - Forma scritta convenzionale - Revoca tacita del patto di forma - Possibilità - Censurabilità in sede di legittimità - Condizioni - Fattispecie

Le parti che abbiano convenuto l'adozione della forma scritta per un determinato atto, nella loro autonomia negoziale possono successivamente rinunciarvi, anche tacitamente, mediante comportamenti incompatibili con il suo mantenimento, costituendo la valutazione in ordine alla sussistenza o meno di una rinuncia tacita un apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità, qualora sia sorretto da una motivazione immune da vizi logici, coerente e congruente. (In applicazione del predetto principio, la S.C., ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto che, pur a fronte di una clausola di rinnovo espresso di un contratto di affitto di azienda, la prosecuzione di fatto del contratto alle medesime condizioni palesasse "per fatti concludenti" la volontà delle parti di rinunciare alla forma scritta per il rinnovo e di proseguire il rapporto alle medesime condizioni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 febbraio 2019, n.4539.




Marcatura temporale con firma digitale: data certa opponibile ai terzi

Accertamento del passivo – Cd. "Marcatura temporale" – Nozione – Data certa del documento – Sussistenza – Fattispecie

La c.d. "marcatura temporale" è il processo con cui un certificatore accreditato crea ed appone su un documento informatico, digitale o elettronico una "firma digitale del documento" alla quale sono associate le informazioni relative alla data ed all'ora di creazione che, ove siano state seguite le regole tecniche sulla validazione temporale di cui al d.p.c.m. del 22 febbraio 2013, sono così opponibili ai terzi. (Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione del giudice di merito che, in sede di opposizione allo stato passivo, aveva confermato l'esclusione di un credito dimostrato da documenti ritenuti privi di data certa opponibile al fallimento nonostante fosse stata apposta da un certificatore accreditato - Aruba Posta Elettronica Certificata s.p.a. - la "marca temporale" indicante una data di creazione antecedente alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 febbraio 2019, n.4251.




L'estinzione della servitù di uso pubblico non può derivare dal mero non uso

Servitù - Pubbliche - Estinzione - Volontà ente territoriale - Necessità - Fondamento - Fattispecie

L'estinzione della servitù di uso pubblico non può derivare dal mero non uso, esigendo che l'ente territoriale, quale soggetto esponenziale della collettività dei cittadini, esprima una volontà in tal senso, o mediante l'adozione di un provvedimento che riconosca cessati l'uso e l'interesse pubblico a servirsi di un determinato bene, o attraverso un comportamento concludente, consistente nell'omesso esercizio del diritto-dovere di tutela rispetto ad atti usurpativi o impeditivi posti in essere dal privato. (In applicazione del predetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda con la quale la società titolare di un complesso industriale, allegando il non uso protrattosi per oltre dieci anni, aveva chiesto accertarsi la formale cessazione - su un'area di sua proprietà - sia di una servitù "non aedificandi", sia di vincoli a servizio pubblico di parcheggio e verde pubblico, contrattualmente costituiti a favore di un comune). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2019, n.3788.




Violazioni in materia di circolazione stradale ed estensione del potere di accertamento della polizia municipale

Violazioni di norme in materia di circolazione stradale - Potere di accertamento della polizia municipale - Competenza estesa su tutto il territorio comunale - Irrilevanza dell'organizzazione, direzione e coordinamento del servizio - Fattispecie

Gli agenti e gli ufficiali di polizia municipale, in quanto organi di polizia giudiziaria, sono abilitati, in conformità della regola generale stabilita dall'art. 13 della l. n. 689 del 1981, a compiere legittimamente, nell'intero territorio di competenza, la loro attività di accertamento istituzionale nell'ambito dell'espletamento dei servizi di polizia stradale, restando l'organizzazione, la direzione ed il coordinamento di tali servizi elementi esterni all'accertamento e, pertanto, ininfluenti su detta competenza, né su quest'ultima indice la tipologia di strada che attraversa tale territorio. Pertanto, possono effettuare accertamenti e contestazioni di violazioni di norme del codice della strada anche quando il tracciato su cui si verifica l'infrazione sia una strada statale al di fuori del centro abitato. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva ritenuto competente la polizia municipale di Penne all'accertamento di un'infrazione - consistente nell'omessa tempestiva richiesta di aggiornamento della carta di circolazione a seguito di trasferimento di proprietà - consumata in diverso territorio comunale - nella specie, Chieti, quale sede del Dipartimento dei Trasporti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 febbraio 2019, n.3839.




Se il terzo non determina la prestazione dedotta in contratto può farlo il giudice

Determinazione del prezzo deferita ad un terzo - Omissione - Richiesta della parte di condanna dell'altra all'adempimento della prestazione - Determinazione da parte del giudice - Possibilità - Fattispecie

Qualora il terzo - cui sia stato demandato dalle parti il relativo compito - non addivenga alla determinazione della prestazione dedotta in contratto, né ad essa provvedano le parti direttamente, e una di esse adisca il giudice chiedendo la condanna della controparte all'adempimento della prestazione, la relativa controversia - che ha per oggetto il predetto adempimento e il necessario presupposto della determinazione della prestazione da eseguire - può essere risolta direttamente, anche per il principio generale dell'economia processuale, dal giudice, con una decisione il cui risultato ha la funzione di integrare, quanto alla determinazione e secondo la "ratio" dell'art. 1349 c.c., il contratto nel suo manchevole elemento. (Nella specie, la S.C, in applicazione del principio, ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso di poter individuare giudizialmente, al posto del terzo, la superfice da distaccare in base agli accordi di divisione, nell'assunto che non fosse manifestamente iniqua la compiuta valutazione tecnica di non determinazione dell'oggetto del contratto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 febbraio 2019, n.3835.




Ai fini della prova dell’usucapione va applicato il canone del 'più probabile che non'

Usucapione – Accertamento giudiziale – Valutazione delle prove – Applicabilità del canone del “oltre il ragionevole dubbio” – Esclusione

In materia di accertamento dell’acquisto per usucapione della proprietà di un immobile, alla valutazione delle risultanze istruttorie non è applicabile il canone dell’ “oltre il ragionevole dubbio”, che è specifico del processo penale ed estraneo al processo civile.

In quest’ultimo vige la regola della preponderanza dell’evidenza, o del “più probabile che non”. Lo standard di certezza probabilistica in materia civile va verificato riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma (e nel contempo di esclusione di altri possibili alternative) disponibili in relazione al caso concreto: nello schema generale della probabilità come relazione logica va determinata l’attendibilità dell’ipotesi sulla base dei relativi elementi di conferma. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 08 febbraio 2019, n.3847.




Pericolo di rovina o di gravi difetti nella costruzione: il termine di un anno per la denuncia può essere postergato all'esito degli accertamenti tecnici

Pericolo di rovina o di gravi difetti nella costruzione di un immobile -  Denuncia dei vizi - Termine - Decorrenza - Esito degli accertamenti tecnici

Il termine di un anno per la denuncia del pericolo di rovina o di gravi difetti nella costruzione di un immobile, previsto dall'art. 1669 c.c., a pena di decadenza dall'azione di responsabilità contro l'appaltatore, decorre dal giorno in cui il committente consegua una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause, e tale termine può essere postergato all'esito degli accertamenti tecnici che si rendano necessari per comprendere la gravità dei vizi e stabilire il corretto collegamento causale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 febbraio 2019, n.3674.




Gli ispettori degli autobus possono fare multe solo per violazioni in materia di circolazione e sosta limitatamente alle corsie riservate al trasporto pubblico

Trasporto pubblico – Potere di accertare le violazioni al codice della strada – Limiti

In tema di accertamento delle violazioni delle norme del codice della strada, i dipendenti di aziende esercenti il trasporto pubblico di persone, aventi funzioni ispettive, ai quali, ai sensi dell'art. 17, comma 133, della I. n. 127 del 1997, siano state conferite le funzioni di cui al comma 132 del citato articolo, possono accertare le violazioni in materia di circolazione e sosta limitatamente alle corsie riservate al trasporto pubblico, ex art. 6, comma 4, lett. c), del d.lgs. n. 285 del 1992, con esclusione, quindi, dell'esercizio di tali funzioni relativamente ad ogni altra area del territorio cittadino. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 06 febbraio 2019, n.3494.




Interventi di sostegno pubblico alle imprese, privilegio art. 9 D.Lgs. 123/1998 ed estensione applicativa del termine finanziamenti

Privilegio art. 9 D.Lgs. 123/1998 – Estensione applicativa del termine finanziamenti – Intervento di sostegno a mezzo di garanzia personale

In tema di interventi di sostegno pubblico alle imprese regolati dal D.Lgs. 123 del 1998, al fine dell’identificazione delle operazioni – previste all’art. 7 D.Lgs. 123/98 – da cui derivano crediti muniti di privilegio, l’espressione “finanziamenti” di cui all’art. 9, comma 5, D.Lgs. 123/98, deve essere intesa come idonea a ricomprende nel suo alveo tanto le operazioni consistenti in una erogazione diretta di denaro (tra cui i c.d. finanziamenti agevolati) quanto quelle che prevedono la concessione di garanzie, potendosi tale conclusione desumere, in assenza di una specifica definizione del lemma finanziamenti data dal decreto, da un’interpretazione letterale delle norme, essendo la formula dell’art. 9, comma 5 – “finanziamenti – oggettivamente più ampia di quella assunta dall’art. 7, – finanziamenti agevolati” – e ponendosi la prima in un rapporto di genere a specie rispetto alla seconda, nonché da un’interpretazione sistematica della disciplina del D.Lgs. 385 del 1998 (T.U. bancario) – si vedano artt. 1, comma 2, lett. f, 47 e 106 – e del codice civile – artt. 2447 decies e 2467 cod. civ..

Nell’ambito del D.Lgs.123/1998, le diversità strutturali che caratterizzano l’intervento di sostegno a mezzo di garanzia personale e a mezzo di concessioni di mutui o di erogazioni dirette di denaro non giustificano un differente trattamento normativo sul piano dei privilegi, di cui all’art. 9, comma 5 del medesimo decreto, posto che l’assunzione di un impegno diretto da parte del garante nei confronti del terzo viene a determinare una posizione di rischio omologa a quella della consegna diretta delle somme nella mani del mutuatario, in quanto l’impegno, che assume natura di obbligazione solidale, è destinato a rimanere fermo nei confronti del mutuante anche nel caso di revoca del beneficio al debitore principale.

Non costituisce ostacolo al riconoscimento del carattere privilegiato – ai sensi dell’art. 9 comma 5, D.Lgs. 123/1998 – del credito nascente dall’intervento di sostegno a mezzo di garanzia personale – previsto all’art. 7, comma 1, D.Lgs. 123/1998 – il fatto che del medesimo privilegio non goda il credito del mutuante avvantaggiato dalla garanzia, in quanto solo il credito nascente dall’intervento di garanzia, trovando la propria peculiare causa nel sostegno pubblico delle attività produttive, integra l’art. 2745 cod. civ. (Alessia Bolognese) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 gennaio 2019, n.2664.




Il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza è un comportamento colposo del danneggiato

Illecito civile – Comportamento colposo del danneggiato – Sinistro stradale – Mancato utilizzo delle cinture di sicurezza – Sussiste

Il comportamento colpevole del danneggiato non può in ogni caso valere ad interrompere il nesso causale tra la condotta del conducente del veicolo e la produzione del danno ne’ vale ad integrare un valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili. Può esservi, al più, concorso di colpa fra le parti, con riduzione percentuale del risarcimento del danno, ma non certo esclusione totale di responsabilità in capo al conducente del veicolo e del relativo obbligo risarcitorio. La circostanza che vi sia una concausa nella produzione dell’evento di danno non esclude la concorrenza delle cause nella produzione del medesimo, ne’ consente di ritenere interrotto legittimamente il nesso causale tra la condotta del conducente e il danno. In materia di sinistro stradale, il conducente é responsabile dell’utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del passeggero, sicché la causazione del danno da mancato utilizzo è imputabile sia a lui che al passeggero. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 gennaio 2019, n.2531.




Appalto: l’obbligazione del committente non può essere considerata né sussidiaria né eventuale

Appalto - Obbligazione del committente - Natura - Solidarietà con quella del debitore principale

L’obbligazione del committente, pur avendo carattere accessorio, è solidale con quella del debitore principale e pertanto non può essere considerata né sussidiaria né eventuale e ciò in ragione del tenore letterale dell’art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003 nonché della ratio perseguita dal legislatore (consistente nell’affidare al committente il controllo sulla corretta esecuzione del contratto di appalto da parte dell’appaltatore). (Gabriele Borghi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 gennaio 2019, n.444.




Per la determinazione dell'oggetto del contratto di appalto non è necessario che l'opera sia specificata in tutti i suoi particolari

Appalto - Determinazione dell’oggetto - Specificazione di tutti i particolari - Necessità - Esclusione - Deficienze e inesattezze relative ad alcuni elementi costruttivi - Causa di nullità - Esclusione - Portata

In tema di appalto, per la determinazione dell'oggetto, non è necessario che l'opera sia specificata in tutti i suoi particolari, ma è sufficiente che ne siano fissati gli elementi fondamentali. Ne consegue che eventuali deficienze ed inesattezze riguardanti taluni elementi costruttivi non costituiscono causa di nullità, quando non siano rilevanti ai fini della realizzazione dell'opera e non ne impediscano l'agevole individuazione, nella sua consistenza qualitativa e quantitativa, mediante il ricorso ai criteri generali della buona tecnica costruttiva ed alle cd. regole d'arte, le quali devono adeguarsi alle esigenze e agli scopi cui l'opera è destinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 gennaio 2019, n.133.




Appalto: consegna dell'opera e accettazione liberano l'appaltatore esclusivamente dalla responsabilità per vizi palesi e riconoscibili

Appalto - Vizi palesi e riconoscibili - Consegna ed accettazione dell'opera - Effetto sulla responsabilità dell'appaltatore

In tema di contratto di appalto, la consegna dell'opera e la sua accettazione (anche se presunta ai sensi dell'art. 1665, comma 3, c.c.) liberano l'appaltatore esclusivamente dalla responsabilità per vizi palesi e riconoscibili dal committente ex art. 1667 c.c., i quali devono necessariamente essere fatti valere in sede di verifica o collaudo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 gennaio 2019, n.11.




Le scritture prescritte dalle leggi tributarie costituiscono atto ricognitivo sfavorevole al dichiarante con efficacia confessoria ex art. 2720 c.c.

Prova – Scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie – Prova contro l'imprenditore – Prova scritta

Il fatto che le scritture prescritte dalle leggi tributarie, come lo sono i registri contenenti le annotazioni delle fatture indicate dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 22, non rientrino nella disciplina dettata dagli artt. 2709 (secondo cui i libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore) e 2710 c.c. (il quale stabilisce che i libri bollati e vidimati nelle forme di legge, quando sono regolarmente tenuti, possono formare prova tra imprenditori per i rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa) per i libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione, non impedisce di considerarle idonee prove scritte dell'esistenza di un credito, giacché la relativa annotazione, con richiamo alla fattura da cui nascono, costituisce atto ricognitivo in ordine ad un fatto produttivo di un rapporto giuridico sfavorevole al dichiarante, con efficacia confessoria ex art. 2720 c.c. (Cass. 01/08/2008, n. 20982; Cass. 18/02/2005, n. 3383). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 dicembre 2018, n.32935.




Registrazione tardiva del contratto di locazione: sanatoria ex tunc solo per il periodo indicato in contratto

Contratto di locazione non registrato – Nullità – Registrazione tardiva – Conseguenze – Sanatoria – Per il periodo indicato in contratto – Sussiste

Il contratto di locazione ad uso non abitativo (non diversamente, peraltro, da quello abitativo), contenente ab origine la previsione di un canone realmente convenuto e realmente corrisposto (e dunque in assenza di qualsivoglia fenomeno simulatorio), ove non registrato nei termini di legge, è nullo ai sensi dell’art. 1, comma 346, legge n. 311 del 2004, ma, in caso di sua tardiva registrazione, da ritenersi consentita in base alle norme tributarie, sanabile, volta che il riconoscimento di una sanatoria per adempimento appare coerente con l’introduzione nell’ordinamento di una nullità (funzionale) per inadempimento (entrambi i termini da intendersi, come ovvio, in senso diverso da quello tradizionalmente riservato al momento esecutivo del rapporto negoziale). Va quindi riconosciuto effetto sanante alla registrazione tardiva e tale effetto sanante ha efficacia retroattiva, il che consente di stabilizzare definitivamente gli effetti del contratto, assicurando piena tutela alla parte debole del rapporto, atteso che il conduttore non sarà esposto ad azioni di rilascio, godrà della durata come prevista ab origine dal contratto e non dalla sua registrazione, che, intervenendo a distanza di tempo dalla stipulazione, ne abbrevierebbe significativamente quanto arbitrariamente i termini di scadenza. Tuttavia, la sanatoria in esame ha effetto solo riguardo al periodo indicato nel contratto di locazione successivamente registrato e non con riferimento a periodi che non risultino dal contratto stesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 dicembre 2018, n.32943.




Taratura dell’autovelox: la taratura va provata dalla Prefettura e non basta la mera menzione nel verbale

Sanzioni amministrative – Autovelox – Taratura – Prova

Per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, non essendone consentita la dimostrazione od attestazione con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità (cfr. Cass. 11.5.2016, n. 9645). In caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate (Cass., ord. 11.1.2018, n. 533). L’autorità convenuta, in particolare, è tenuta ad allegare e comprovare l’effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura e il tribunale deve riscontrare l’effettuazione di siffatte verifiche. In questi termini non è sufficiente che il verbale riporti che "la violazione era stata rilevata a mezzo apparecchiatura autovelox (...) debitamente omologata e revisionata, della quale gli agenti (...) avevano accertato preventivamente e costantemente la corretta funzionalità". Nemmeno può dirsi che la prova del regolare funzionamento dell’apparecchiatura al momento della constatazione dell’infrazione sia insita nel peculiare valore del verbale di accertamento, per contraddire il quale l’unico rimedio esistente sarebbe la querela di falso. Difatti, nel giudizio di opposizione a ordinanza - ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa pecuniaria, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova fino a querela di falso solo e limitatamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza, o che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, nonché quanto alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni a lui rese (cfr. Cass. 20.3.2007, n. 6565). Evidentemente il verbale non riveste fede privilegiata - e quindi non può far fede fino a querela di falso - in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura "autovelox". (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Massima ufficiale - Il verbale di contestazione della violazione di cui all’art. 142, 8 co., c.d.s., a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio "autovelox", non riveste fede privilegiata - e quindi non fa fede fino a querela di falso - in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura "autovelox", allorché e nell’istante in cui l’eccesso di velocità è rilevato.
Cassazione civile, sez. II, 13 dicembre 2018, n.32369.




Tutela possessoria nei confronti della P.A.: condizioni e limiti della giurisdizione dell'A.G.O.

Tutela possessoria nei confronti della P.A. - Giurisdizione dell'A.G.O. - Condizioni e limiti - Mero comportamento materiale lesivo dei beni posseduti ed attività esecutiva di un provvedimento amministrativo - Fattispecie

Le azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione (e di chi agisca per conto di essa) sono esperibili davanti al giudice ordinario solo quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti (di fronte ai quali le posizioni soggettive del privato hanno natura non di diritto soggettivo, bensì di interesse legittimo, tutelabile, quindi, davanti al giudice amministrativo), ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali, mentre, ove dette azioni siano proposte in relazione a comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.(In applicazione di tale principio, la S.C. ha affermato la giurisdizione del g.o. in relazione ad una domanda di reintegra e/o manutenzione nel possesso di un terreno privato sul quale l'amministrazione aveva fatto scaricare una ingente quantità di detriti franosi, atteso che l'ordinanza sindacale invocata dal Comune resistente aveva solo imposto ad alcuni soggetti la rimozione di tutto il materiale già crollato o instabile, ma non aveva affatto stabilito che la strada dovesse essere liberata riversando tale materiale sul fondo posseduto dai ricorrenti). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 dicembre 2018, n.32364.




Le espressioni ‘danno terminale’, ‘danno tanatologico’, ‘danno catastrofale’ non corrispondono ad alcuna categoria giuridica

Danno non patrimoniale - Definizione e declinazione - Danno terminale - Danno tanatologico - Danno catastrofale - Danno esistenziale - Danno da invalidità temporanea - Natura di danno biologico - Formido mortis - Natura di danno non patrimoniale

Le espressioni "danno terminale", "danno tanatologico", "danno catastrofale" non corrispondono ad alcuna categoria giuridica, ma possono avere al massimo un valore descrittivo, e neanche preciso.

Il danno da invalidità temporanea patito da chi sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale è un danno biologico, da accertare con gli ordinari criteri della medicina legale, e da liquidare avendo riguardo alle specificità del caso concreto;

La formido mortis patita da chi, cosciente e consapevole, sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale, è un danno non patrimoniale, da accertare con gli ordinari mezzi di prova, e da liquidare in via equitativa avendo riguardo alle specificità del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 13 dicembre 2018, n.32372.




La 'actio negatoria servitutis' ha come essenziale presupposto la sussistenza di altrui pretese sul bene immobile

Azioni a difesa della proprietà - Negatoria - Presupposti - Turbative o molestie - Sufficienza - Esclusione - Pretesa di diritto sulla cosa - Necessità

La "actio negatoria servitutis" ha come essenziale presupposto la sussistenza di altrui pretese sul bene immobile, non potendo essere esercitata in presenza di turbative o molestie che non si sostanzino in una pretesa di diritto sulla cosa. Ne consegue che un'opera astrattamente idonea a consentire il transito da un fondo ad un altro, come un cancello, non può essere posta a fondamento di una servitù di passaggio per usucapione se tale passaggio non venga concretamente esercitato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 dicembre 2018, n.31382.




La privazione del possesso conseguente all'occupazione di un immobile altrui costituisce un fatto idoneo a legittimare la pronunzia di condanna generica al risarcimento del danno

Azioni a difesa del possesso - Reintegrazione da spoglio - Risarcimento del danno - Abusiva occupazione di immobile altrui - Conseguenze - Condanna generica - Configurabilità - Successiva liquidazione del danno - Valutazione equitativa - Ammissibilità - Parametro di riferimento - Valore reddituale del bene

La privazione del possesso conseguente all'occupazione di un immobile altrui costituisce un fatto potenzialmente causativo di effetti pregiudizievoli ed idoneo a legittimare la pronunzia di condanna generica al risarcimento del danno, ben potendo il giudice successivamente liquidare in concreto il detto danno per mezzo di una valutazione equitativa ex art. 1226 c.c. che tenga conto, quale parametro di quantificazione, del valore reddituale del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 dicembre 2018, n.31353.




Vendita di opera d'arte di falsa attribuzione e aliud pro alio

Vendita di opera d'arte di falsa attribuzione - "Aliud pro alio" - Conseguenze - Risoluzione del contratto per inadempimento - Fattispecie

La cessione di un'opera d'arte falsamente attribuita ad artista che, in realtà, non ne è stato l'autore costituisce un'ipotesi di vendita di "aliud pro alio" e legittima l'acquirente a richiedere la risoluzione del contratto per inadempimento del venditore ex art. 1453 c.c. (Nella specie, era stata domandata la declaratoria di nullità ex art. 1418 c.c. della compravendita di vari oggetti in vetro, di alcuni vasi e di un dipinto sul presupposto che l'alienante ne avesse falsamente garantita la realizzazione da parte di artisti che non ne erano gli autori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 novembre 2018, n.30713.




I beni degli ormai disciolti enti ospedalieri non sono suscettibili di possesso 'ad usucapionem'

Beni già appartenenti ai disciolti enti ospedalieri - Regime giuridico - Decorrenza - Appartenenza al patrimonio indisponibile - Usucapibilità - Esclusione - Effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero - Irrilevanza - Fattispecie

A decorrere dall'entrata in vigore dell'art. 7 del d.l. n. 264 del 1974, convertito dalla l. n. 386 del 1974, i beni già appartenenti agli ormai disciolti enti ospedalieri sono stati espressamente sottratti al commercio ed inseriti nel patrimonio indisponibile, con la conseguenza che gli stessi non sono suscettibili di possesso "ad usucapionem", indipendentemente dalla loro effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione che aveva accolto la domanda di usucapione di alcuni beni di un disciolto ente ospedaliero sul presupposto che, non risultando la loro effettiva destinazione al pubblico servizio ospedaliero, facessero parte del patrimonio disponibile del medesimo ente e, quindi, fossero usucapibili). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 novembre 2018, n.30720.




Ripetizione di indebito oggettivo e onere probatorio a carico dell'attore

Ripetizione di indebito oggettivo - Onere probatorio a carico dell'attore - Contenuto

Nella ripetizione di indebito opera il normale principio dell'onere della prova a carico dell'attore il quale, quindi, è tenuto a dimostrare sia l'avvenuto pagamento sia la mancanza di una causa che lo giustifichi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 novembre 2018, n.30713.




Distanze legali tra edifici e caratteristiche dell'opera definibile come volume tecnico

Distanze legali nelle costruzioni - Volume tecnico - Nozione - Vano scala - Esclusione

In tema di distanze legali tra edifici, costituisce volume tecnico, non computabile nella volumetria della costruzione, solo l'opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, perché destinata a contenere impianti serventi di un edificio principale, per esigenze tecnico funzionali dell'abitazione, che non possono essere ubicati nello stessa (come quelli connessi alla condotta idrica e termica). Pertanto, non rientra in tale nozione il vano scale, il quale è parte integrante del fabbricato, ossia corpo di fabbrica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 novembre 2018, n.30708.




Responsabilità dell'avvocato verso il cliente: la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità

Avvocato - Errori ed omissioni - Verso il cliente - Presupposti - Scelta della strategia processuale - Rilevanza del comportamento del professionista nel corso della lite - Condizioni - Fattispecie

In tema di responsabilità dell'avvocato verso il cliente, la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità, purché l'inadeguatezza rispetto al raggiungimento del risultato perseguito dal cliente sia valutata dal giudice di merito "ex ante", in relazione alla natura e alle caratteristiche della controversia e all'interesse del cliente ad affrontarla con i relativi oneri, dovendosi in ogni caso valutare anche il comportamento successivo tenuto dal professionista nel corso della lite; pertanto, in relazione ad una causa che presenti un'elevata probabilità di soccombenza per il proprio cliente, il difensore che abbia accettato l'incarico non può successivamente disinteressarsene del tutto, incorrendo in responsabilità professionale ove esponga il cliente all'incremento del pregiudizio iniziale, se non altro a causa delle spese processuali cui lo stesso va incontro per la propria difesa e per quella della controparte. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con riferimento a una causa di opposizione a decreto ingiuntivo dal sicuro esito sfavorevole, aveva escluso la responsabilità professionale dell'avvocato il quale, pur avendo sconsigliato il cliente di svolgere l'opposizione, aveva accettato l'incarico in considerazione della sua impossibilità di onorare nell'immediato il debito, adoperandosi successivamente nel corso della lite per addivenire a una transazione, tuttavia non accettata dal cliente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 novembre 2018, n.30169.




Mediazione unilaterale, caratteristiche e modalità

Mediazione negoziale cd. atipica - Incarico unilaterale - Configurabilità - Caratteristiche

È configurabile la cd. mediazione unilaterale, che si realizza ove, a fronte dell'attività di mediazione svolta senza vincoli di collaborazione, dipendenza o rappresentanza di una sola delle parti, sussista un rapporto di mandato ovvero il conferimento dell'incarico al mediatore ad opera di una parte di ricercare una persona interessata allo stesso affare a determinate e prestabilite condizioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 novembre 2018, n.29287.




Prova della simulazione di un contratto per il quale è richiesta la forma scritta ad substantiam

Contratti per i quali è richiesta la forma scritta a pena di nullità - Prova scritta - Necessità - Limiti - Provenienza - Dalla parte che chiede la prova o da un terzo - Esclusione - Fattispecie

Il documento che può costituire prova per accertare, tra le parti, la simulazione di un contratto per il quale è richiesta la forma scritta "ad substantiam" deve provenire dalla controparte e non dalla parte che chieda detta prova o da un terzo. (Nella specie, la S.C. ha escluso che costituissero prova documentale della simulazione del prezzo di una compravendita immobiliare le copie degli assegni circolari negoziati per l'acquisto del bene ed attestanti la corresponsione, a titolo di prezzo, di importi superiori a quelli indicati nel contratto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 novembre 2018, n.28744.




Penale pattuita per il ritardo, cumulabilità con il risarcimento del danno da inadempimento

Risoluzione del contratto - Penale pattuita per il ritardo - Cumulabilità con il risarcimento del danno da inadempimento - Sussistenza - Limiti

L'art. 1383 c.c. vieta il cumulo tra la domanda della prestazione principale e quella diretta ad ottenere la penale per l'inadempimento, ma non esclude che si possa chiedere tale prestazione insieme con la penale per il ritardo e, nella ipotesi di risoluzione del contratto, il risarcimento del danno da inadempimento e la penale per la mancata esecuzione dell'obbligazione nel termine stabilito ovvero, cumulativamente, la penale per il ritardo e quella per l'inadempimento, salva, nel caso di cumulo di penale per il ritardo e prestazione risarcitoria per l'inadempimento, la necessità di tenere conto, nella liquidazione di quest'ultima, della entità del danno ascrivibile al ritardo che sia stato già autonomamente considerato nella determinazione della penale, al fine di evitare un ingiusto sacrificio del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27994.




In tema di appalto, le figure di direttore dei lavori e di direttore di cantiere divergono profondamente tra loro

Appalto - Direttore dei lavori e direttore di cantiere - Distinzione - Sussistenza - Caratteristiche - Conseguenze in tema di determinazione del compenso

In tema di appalto, le figure di direttore dei lavori e di direttore di cantiere divergono profondamente tra loro, sia in relazione ai titoli professionali richiesti sia alle competenze, alla preparazione, alla responsabilità e alla provenienza dell'incarico (dal committente per il primo e dall'appaltatore per il secondo). Ne deriva che al direttore di cantiere - che può essere anche un tecnico diplomato geometra - non spetta la stessa remunerazione del direttore dei lavori, il quale ricopre un ruolo più impegnativo, ampio e responsabilizzante, dovendo il compenso dell'uno essere circoscritto entro il limite del 50% di quello dell'altro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27917.




La costituzione del rapporto pertinenziale presuppone che il proprietario della cosa principale abbia anche la piena disponibilità della pertinenza

Pertinenze - Soggetto legittimato a destinare durevolmente una cosa al servizio di un'altra - Requisiti - Proprietario di entrambe le cose - Necessità - Difetto - Rapporto obbligatorio convenzionalmente stabilito tra i due proprietari - Necessità

La costituzione del rapporto pertinenziale presuppone che il proprietario della cosa principale abbia anche la piena disponibilità della pertinenza; in difetto, la destinazione di una cosa al servizio di un'altra può avere luogo solo in forza di un rapporto obbligatorio convenzionalmente stabilito tra il proprietario della cosa principale e quello della cosa accessoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 ottobre 2018, n.27636.




Assegnazione di terre di riforma agraria: l'art. 5, comma 4, della l. n. 1078 del 1940 si applica ad ogni forma di comunione

Agricoltura - Riforma fondiaria - Unità poderali assegnate a contadini diretti coltivatori - Art. 5, comma 4, l. n. 1078 del 1940 - Applicabilità ad ogni forma di comunione e non solo a quella disposta dall'autorità giudiziaria ex art. 5, comma 3, l. n. 1078 del 1940 - Fondamento

In tema di assegnazione di terre di riforma agraria, l'art. 5, comma 4, della l. n. 1078 del 1940, il quale prevede che chiunque dei coeredi possa richiedere lo scioglimento della comunione, si applica non solo nell'ipotesi di comunione disposta dall'Autorità giudiziaria, ai sensi del comma 3 dell'articolo citato, ma anche qualora, pur in difetto di un provvedimento del giudice, a seguito dell'apertura della successione sia insorta da oltre un anno la comunione incidentale tra i coeredi dell'originario proprietario e la domanda di divisione sia proposta da almeno uno dei comproprietari, non essendo precluso dalla legge lo scioglimento della comunione, ma unicamente il frazionamento del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 ottobre 2018, n.27644.




Alterazione della scheda testamentaria e apposizione della data ad opera di terzi

Testamento - Alterazione della scheda testamentaria - Modifica ad opera di terzi - Conseguenze - Fattispecie

Nel testamento olografo l'omessa o incompleta indicazione della data ne comporta l'annullabilità; l'apposizione di questa ad opera di terzi, invece, se effettuata durante il confezionamento del documento, lo rende nullo perché, in tal caso, viene meno l'autografia stessa dell'atto, senza che rilevi l'importanza dell'alterazione. Peraltro, l'intervento del terzo, se avvenuto in epoca successiva alla redazione, non impedisce al negozio "mortis causa" di conservare il suo valore tutte le volte in cui sia comunque possibile accertare la originaria e genuina volontà del "de cuius". (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto nullo il testamento al quale il terzo, durante la stesura del medesimo, aveva aggiunto la data ed il luogo di formazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27414.




Principio dell'accessione ex art. 934 c.c. e costruzione realizzata su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi

Costruzione realizzata su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi - Comunione legale della costruzione - Esclusione - Diritti dell'altro coniuge - Natura meramente obbligatoria - Condizioni

Il principio generale dell'accessione posto dall'art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista "ipso iure", al momento dell'incorporazione, la proprietà della costruzione su di esso edificata e la cui operatività può essere esclusa soltanto da una specifica pattuizione tra le parti o da una altrettanto specifica disposizione di legge, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, poiché l'acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario, senza la necessità di un'apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l'art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale. Ne consegue che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest'ultimo in virtù dei principi generali in materia di accessione, spettando al coniuge non proprietario che abbia contribuito all'onere della costruzione il diritto di ripetere nei confronti dell'altro le somme spese, ai sensi dell'art. 2033 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27412.




Opposizione a verbale di accertamento di violazioni di norme del codice della strada

Codice della strada - Mutamento del rito in appello - Omessa assegnazione termine per integrazione degli atti e notifica a contumace - Necessità - Esclusione - Fondamento

Nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di violazioni di norme del codice della strada, instaurato successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2011 e soggetto, perciò, ove non diversamente stabilito dal medesimo d.lgs., al rito del lavoro, il giudice dell'appello, allorché provveda al mutamento del rito, non è tenuto alla fissazione del termine perentorio ex art. 4 del d.lgs. citato per consentire l'eventuale integrazione degli atti introduttivi, né a fare notificare la relativa ordinanza alla parte contumace. A questa conclusione deve giungersi sia perché, ai sensi dell'art. 2 del menzionato d.lgs., trovano applicazione le disposizioni del codice di procedura civile concernenti la disciplina dell'appello ad eccezione, fra gli altri, dell'art. 439, che regola proprio il cambiamento del rito in appello, sia in quanto, in tale grado, sono già intervenute le decadenze a carico delle parti, costituite o contumaci, sicché non è ravvisabile la stessa "ratio" sottesa alle prescrizioni di cui all'art. 426 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27340.




Usucapione: interruzione e sospensione e consapevolezza del possessore della spettanza ad altri del diritto reale da lui esercitato

Possesso - Effetti - Usucapione - Interruzione e sospensione - Consapevolezza del possessore della spettanza ad altri del diritto reale da lui esercitato - Insufficienza - Volontà "attributiva”

Ai fini della configurabilità del riconoscimento del diritto del proprietario da parte del possessore, idoneo a interrompere il termine utile per il verificarsi dell'usucapione, ai sensi degli artt. 1165 e 2944 c.c., non è sufficiente un mero atto o fatto che evidenzi la consapevolezza del possessore circa la spettanza ad altri del diritto da lui esercitato come proprio, ma si richiede che il possessore, per il modo in cui questa conoscenza è rivelata o per fatti in cui essa è implicita, esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare. Costituendo la c.d. volontà "attributiva" del diritto un requisito normativo del riconoscimento, questa può normalmente desumersi dall'essere state intavolate trattative con i titolari del diritto di proprietà ai fini dell'acquisto in via derivativa, restando invece esclusa quando tali iniziative siano ispirate dalla diversa volontà di evitare lungaggini giudiziarie per l'accertamento dell'usucapione, ovvero di prevenire in via conciliativa la relativa lite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 ottobre 2018, n.27170.




Danno non patrimoniale: ecco le condizioni per il risarcimento

Danno non patrimoniale – Diritti inviolabili della persona – Risarcimento – Condizioni

Inoltre, il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile, anche quando non sussiste un fatto-reato né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni:
(a) che l'interesse leso - e non il pregiudizio sofferto - abbia rilevanza costituzionale, altrimenti si perverrebbe ad una abrogazione per via interpretativa dell'art. 2059 cod. civ., giacché qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioè di toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile;
(b) che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilità, poiché il dovere di solidarietà, di cui all'art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza;
(c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità.

Quando, poi, il fatto illecito integra gli estremi di un reato, spetta alla vittima il risarcimento del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, ivi compreso il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva causata dal reato. Tale pregiudizio può essere permanente o temporaneo (circostanze delle quali occorre tenere conto in sede di liquidazione, ma irrilevanti ai fini della risarcibilità), e può sussistere sia da solo, sia unitamente ad altri tipi di pregiudizi non patrimoniali, ma in quest'ultimo caso di esso il giudice dovrà tenere conto nella personalizzazione del danno biologico o di quello causato dall'evento luttuoso, mentre non ne è consentita una autonoma liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 24 ottobre 2018, n.26996.




Sentenza dichiarativa della prescrizione ex art. 226 del d.lgs. n. 51 del 1998 ed efficacia di giudicato nel processo civile per risarcimento del danno

Sentenza dichiarativa della prescrizione ex art. 226 del d.lgs. n. 51 del 1998 - Efficacia di giudicato nel processo civile per risarcimento del danno - Esclusione

La sentenza dichiarativa della estinzione del reato per prescrizione ex art. 226 del d.lgs. n. 51 del 1998 intervenuta prima della instaurazione del dibattimento, non ha efficacia di giudicato nel processo civile per risarcimento del danno, a nulla rilevando il riconoscimento delle attenuanti generiche in quanto avvenuto "in limine litis" e dunque in assenza dell'accertamento incidentale circa la responsabilità dell'imputato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 24 ottobre 2018, n.26905.




Affitto di azienda e regolamentazione delle differenza d'inventario

Azienda - Affitto - Cessazione - Differenza d'inventario - Regolamentazione

Nell'affitto dell'azienda la differenza tra le consistenze di inventario all'inizio ed al termine del rapporto è regolata in danaro sulla base dei valori correnti al termine dello stesso, con la conseguenza che, ai fini di detta verifica, è necessaria l'esistenza, in concreto, di un inventario iniziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 ottobre 2018, n.26193.




Se il sinistro si è verificato posteriormente alla scadenza del termine per il pagamento di premi successivi al primo, l'assicurazione resta sospesa

Assicurazione - Risarcimento del danno - Azione diretta nei confronti dell'assicurato - Procedura di risarcimento diretto ex art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005 - Mancato pagamento di premi successivi al primo - Applicabilità dell'art. 1901, comma 2, c.c. - Conseguenze

In tema di assicurazione della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, anche in caso di applicazione della procedura di risarcimento diretto ex art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005 opera il disposto dell'art. 1901, comma 2, c.c., sicché, ove ove il sinistro si sia verificato posteriormente alla scadenza del termine per il pagamento di premi successivi al primo, l'assicurazione resta sospesa solo dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 ottobre 2018, n.25366.




Autore morale dello spoglio legittimato passivo alla domanda di reintegra unitamente all'autore materiale

Possesso - Reintegrazione da spoglio - Legittimazione - Autore morale - Nozione

Devono considerarsi autori morali dello spoglio e, quindi, legittimati passivi alla domanda di reintegra unitamente all'autore materiale, il mandante e colui che "ex post", pur senza autorizzarlo, abbia utilizzato consapevolmente a proprio vantaggio il risultato dello spoglio, sostituendo il suo possesso a quello dello spogliato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 ottobre 2018, n.24967.




Accordo di cessione di cubatura: il trasferimento di cubatura tra le parti e nei confronti dei terzi consegue esclusivamente al provvedimento concessorio

Cessione di cubatura - Accordo preliminare diretto alla cessione di cubatura - Natura - Contratto traslativo di diritto reale - Esclusione - Conseguenze

L'accordo preliminare di cessione di cubatura, impegnando il proprietario cedente a consentire che la cubatura spettantegli in base agli strumenti urbanistici sia attribuita dalla pubblica amministrazione al cessionario, non ha efficacia traslativa, ma obbligatoria, con la conseguenza che con esso non si trasmette né si costituisce un diritto di servitù di non edificare opponibile ai terzi, poiché il trasferimento di cubatura tra le parti e nei confronti dei terzi consegue esclusivamente al provvedimento concessorio, di natura discrezionale, che il comune può emanare aderendo al progetto edilizio presentato dal cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 ottobre 2018, n.24948.




La reciprocità negli acquisti immobiliari con la Svizzera

Acquisti immobiliari – Reciprocità con la Svizzera – Sussistenza – Attività d’impresa

Gli acquisti immobiliari in Italia di società svizzere non necessitano di autorizzazione solo se l’immobile è adibito a stabilimento permanente di un commercio, di un'industria di un'altra impresa esercitata in forma commerciale, di un'azienda artigianale o di una libera professione. (Gianpaolo Di Pietto) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 09 ottobre 2018, n.24923.




Cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società e appello successivo al verificarsi della cancellazione

Appello - Società di capitali - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione immediata della società - Conseguenze - Appello proposto nei confronti della società anziché nei confronti dei soci - Inammissibilità

La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società medesima, impedisce che la stessa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio, sicché, se l'estinzione interviene in un giudizio del quale la società è parte, ove l'evento interruttivo non sia stato dichiarato o si sia verificato quando il farlo constatare non sarebbe stato più possibile, l'appello successivo al verificarsi della cancellazione deve provenire (o essere indirizzato) dai soci (o nei confronti dei soci) succeduti alla società estinta, a pena di inammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 ottobre 2018, n.24853.




Trasferimento della servitù in luogo diverso e necessità di eseguire le opere necessarie al mutamento sul fondo servente

Trasferimento della servitù in luogo diverso - Necessità di eseguire le opere necessarie al mutamento sul fondo servente - Fondamento

L'art. 1068, comma 2, c.c. autorizza il mutamento del luogo della servitù, a richiesta di chi ne è gravato, ma esige che le opere necessarie a tale mutamento siano eseguite nell'esclusivo ambito del fondo servente, dovendosi ritenere abusive quelle che dovessero insistere nel fondo dominante poiché le opere siffatte verrebbero a ledere la sfera dominicale altrui. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 ottobre 2018, n.24618.




Il Ministero risarcisce il danno se non sgombera gli immobili abusivamente occupati

 

L’omessa attuazione, da parte egli organi di polizia o delle altre amministrazione a ciò preposte, dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria, costituisce un fatto illecito in sede civile e può costituire un delitto in sede penale. Infatti, nell’attuazione di una decisione giurisdizionale, l’autorità amministrativa presta attività materiale e non può, pertanto, procedere a valutazioni di interessi o di motivi di opportunità. Peraltro, la negazione dell’assistenza della forza pubblica per la realizzazione coattiva di un diritto giudizialmente riconosciuto integra, nello stato di diritto, una situazione paradossale essendo inconcepibile ch l’ordinamento per un verso contempli, imponendo al privato di avvalersene per poter realizzare il proprio interesse secundum ius, gli strumenti necessari alla tutela della sua posizione giuridica e, per altro verso, non faccia in modo che l’interesse del singolo sia coattivamente soddisfatto in sede esecutiva con la forza che solo lo Stato è autorizzato a dispiegare. Con particolare riferimento all’ordine di sgombero emesso dall’autorità giudiziaria, incorre in responsabilità civile verso il proprietario, l’amministrazione pubblica che non lo esegui tempestivamente e incondizionatamente. Infatti, tollerare che l’occupante abusivo resti nella casa occupata  equivale a tollerare il crimine e nessuna ragione di ordine pubblico può essere evocata in deroga, non potendo la tutela dell’ordine pubblico tradursi in comportamenti che favoriscono il reato piuttosto che reprimerlo. Nemmeno rileva che l’occupante si trovi in vero o presunto stato di bisogno: la politica del welfare per garantire il diritto a una casa non può compiersi a spese dei privati cittadini, i quali già sostengono un non lieve carico tributario – in specie sugli immobili – per alimentare, attraverso la fiscalità generale, la spesa per lo stato sociale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 ottobre 2018, n.24198.




Capitolato speciale d’appalto e clausola di revisione prezzi

Appalto di opere pubbliche - Revisione - Capitolato speciale d’appalto - Clausola in tema di revisione prezzi - Legittimità - Art. 33 della l. n. 41 del 1986 nel testo vigente "ratione temporis" - Conformità

In tema di revisione dei prezzi negli appalti di opere pubbliche, la clausola del capitolato speciale di appalto in forza della quale non può essere oggetto di revisione l'importo dei lavori previsti da eseguirsi nell'anno decorrente dalla data di aggiudicazione delle opere e risultante dal programma dei lavori, né quello corrispondente all'anticipazione, fermo restando che l'importo di tali lavori concorre alla determinazione del costo complessivo dell'opera, è legittima in quanto conforme al disposto dell'art. 33 della l. n. 41 del 1986 - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla modifica di cui all'art. 3 del d.l. n. 333 del 1992, conv. con modif. dalla l. n. 359 del 1992 -, poichè il momento dell'accertamento del diritto alla revisione dei prezzi va distinto da quello della quantificazione dell'importo revisionale, dovendosi a quest'ultimo scopo assumere, come base del calcolo della percentuale della cosiddetta alea revisionale del dieci per cento, la totalità della prestazione, senza esclusione di alcuna voce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 ottobre 2018, n.24095.




Lettera raccomandata di costituzione in mora e presunzione di corrispondenza di contenuto tra la copia prodotta e la missiva ricevuta dalla controparte

Lettera raccomandata di costituzione in mora - Produzione in giudizio di copia e dell'avviso di ricevimento - Presunzione di coincidenza tra la missiva ricevuta e quella prodotta - Sussistenza

Ai fini dell'interruzione della prescrizione, la produzione in giudizio di copia della lettera di costituzione in mora unitamente all'avviso di ricevimento "ex adverso" della relativa raccomandata implica una presunzione di corrispondenza di contenuto tra la copia prodotta e la missiva ricevuta dalla controparte, salva la prova, a carico del destinatario, di avere ricevuto una missiva di contenuto diverso o un plico privo di contenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 ottobre 2018, n.24149.




Estratti conto bancari, 'data valuta' e data certa

Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Estratti conto bancari - “Data valuta” - Tempo effettivo dell’operazione - Data certa - Esclusione - Ragioni

In tema di revocatoria fallimentare, le "date valuta" risultanti dagli estratti conto bancari non sono idonee a provare il tempo in cui le relative operazioni sono state realmente effettuate sul conto, né a conferire data certa alle stesse, essendo nella prassi bancaria utilizzate dette date in maniera convenzionale per postergare il tempo di effettuazione dei versamenti ed antergare invece quello dei prelievi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 ottobre 2018, n.24137.




Garanzia per vizi, azioni edilizie e atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale

Garanzia per vizi - Azioni edilizie - Atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale - Configurabilità

La Sez. II ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sez. U, la seguente questione di massima di particolare importanza: Dicano le Sezioni Unite, previa qualificazione dell'istituto della garanzia per vizi nella compravendita (con esclusione, stante la loro peculiare disciplina, delle fattispecie di compravendita disciplinate dal codice del consumo), se siano configurabili idonei atti interruttivi della prescrizione di cui all'art. 1495 c.c., comma 3, ai sensi degli artt. 2943 e ss. c.c., diversi dalla proposizione dell'azione giudiziale, e se, ed in quale misura, detti atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie di cui all'art. 1492 c.c., comma 1.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 02 ottobre 2018, n.23857.




Garanzia per vizi, azioni edilizie e atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale

Garanzia per vizi - Azioni edilizie - Atti interruttivi della prescrizione diversi dall’azione giudiziale - Configurabilità

La Sez. II ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sez. U, la seguente questione di massima di particolare importanza:

Dicano le Sezioni Unite, previa qualificazione dell'istituto della garanzia per vizi nella compravendita (con esclusione, stante la loro peculiare disciplina, delle fattispecie di compravendita disciplinate dal codice del consumo), se siano configurabili idonei atti interruttivi della prescrizione di cui all'art. 1495 c.c., comma 3, ai sensi degli artt. 2943 e ss. c.c., diversi dalla proposizione dell'azione giudiziale, e se, ed in quale misura, detti atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie di cui all'art. 1492 c.c., comma 1. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 02 ottobre 2018, n.23857.




Natura vincolante della tabella indicativa delle percentuali di invalidità

Invalidità civile - Requisiti sanitari - Accertamento - Tabella indicativa delle percentuali di invalidità per le minorazioni e le malattie invalidanti ex d.m. 5 febbraio 1992 - Rilevanza - Omessa valutazione - Vizio di legittimità - Sussistenza

Con riferimento al presupposto medico - legale ai fini del riconoscimento delle prestazioni assistenziali agli invalidi civili, la tabella indicativa delle percentuali di invalidità per le minorazioni e le malattie invalidanti, approvata con d.m. del 5 febbraio 1992, in attuazione dell'art. 2 del d.lgs. n. 509 del 1988, integra la norma primaria ed è vincolante, con la conseguenza che la valutazione del giudice, che prescinda del tutto dall'esame di tale tabella, comporta un vizio di legittimità denunciabile con ricorso per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 ottobre 2018, n.23825.




Applicazione del Codice del Consumo alla compravendita di animali da compagnia

Compravendita di animali d’affezione – Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) – Applicabilità

Non sussistono ragioni ostative alla qualificazione dell’animale da compagnia o d’affezione alla stregua di un bene di consumo, di talchè la relativa compravendita, ove l’acquisto sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta dal compratore, è disciplinata dalla normativa del Codice del Consumo. (Rocco Guarino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 25 settembre 2018, n.22728.




Assicurazione: clausole claims e tutela invocabile dal contraente assicurato

Assicurazione della responsabilità civile - Clausole "on claims made basis" - Test di meritevolezza - Tutela invocabile dal contraente assicurato

Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22437.




Assicurazione della responsabilità civile con clausole 'on claims made basis': verifica di cui all'art. 1322, comma 1, c.c.

Assicurazione della responsabilità civile – Clausole “on claims made basis” – Atipicità – Esclusione – Deroga al modello legale di cui all’art. 1917, comma 1, c.c. – Conseguenze – Controllo di meritevolezza degli interessi – Esclusione – Verifica di rispondenza del regolamento contrattuale ai limiti imposti dalla legge – Conseguenze

Il modello di assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", quale deroga convenzionale all'art. 1917, comma 1, c.c., consentita dall'art. 1932 c.c., è riconducibile al tipo dell'assicurazione contro i danni e, pertanto, non è soggetto al controllo di meritevolezza di cui all'art. 1322, comma 2, c.c., ma alla verifica, ai sensi dell'art. 1322, comma 1, c.c., della rispondenza della conformazione del tipo, operata attraverso l'adozione delle suddette clausole, ai limiti imposti dalla legge, da intendersi come l'ordinamento giuridico nella sua complessità, comprensivo delle norme di rango costituzionale e sovranazionale. Tale indagine riguarda, innanzitutto, la causa concreta del contratto – sotto il profilo della liceità e dell'adeguatezza dell'assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti -, ma non si arresta al momento della genesi del regolamento negoziale, investendo anche la fase precontrattuale (in cui occorre verificare l'osservanza, da parte dell'impresa assicurativa, degli obblighi di informazione sul contenuto delle "claims made") e quella dell'attuazione del rapporto (come nel caso in cui nel regolamento contrattuale "on claims made basis" vengano inserite clausole abusive), con la conseguenza che la tutela invocabile dall'assicurato può esplicarsi, in termini di effettività, su diversi piani, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili di volta in volta implicati. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22437.




Società cooperative di produzione e di lavoro e privilegio ex art. 2751-bis, n. 5, c.c.

Società od enti cooperativi di produzione e di lavoro - Crediti - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 5, c.c. - Ambito di applicazione

L'art. 2751 bis, n. 5, c.c., che persegue lo scopo di agevolare le cooperative di produzione e lavoro nella realizzazione dei crediti collegati prevalentemente alla prestazione di un'attività lavorativa diretta da parte dei soci, attribuisce privilegio generale sui mobili a favore non di tutti i crediti delle società od enti cooperativi di produzione e di lavoro, ma soltanto di quelli relativi ai corrispettivi dei servizi prestati e della vendita dei manufatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 settembre 2018, n.22210.




Contratto preliminare di compravendita immobiliare subordinato alla condizione che il promissario acquirente ottenga la concessione del mutuo

Preliminare di vendita - Erogazione del muto - Condizione posta nell'interesse di entrambe le parti (bilaterale) e condizione mista - Inapplicabilità dell'art. 1359 c.c. - Fondamento

Ove le parti subordinino gli effetti di un contratto preliminare di compravendita immobiliare alla condizione che il promissario acquirente ottenga da un istituto bancario un mutuo per potere pagare in tutto o in parte il prezzo stabilito, tale condizione è qualificabile come "mista", dipendendo la concessione del mutuo anche dal comportamento del promissario acquirente nell'approntare la pratica. La mancata erogazione del prestito, però, comporta le conseguenze previste in contratto, senza che rilevi, ai sensi dell'art. 1359 c.c., un eventuale comportamento omissivo del promissario acquirente, sia perché questa disposizione è inapplicabile qualora la parte tenuta condizionatamente ad una data prestazione abbia interesse all'avveramento della condizione (cd. condizione bilaterale), sia perché l'omissione di un'attività in tanto può ritenersi contraria a buona fede e costituire fonte di responsabilità, in quanto essa costituisca oggetto di un obbligo giuridico, e la sussistenza di un siffatto obbligo deve escludersi per l'attività di attuazione dell'elemento potestativo in una condizione mista. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 settembre 2018, n.22046.




Impossibilità di far valere il diritto quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ex art. 2935 c.c.

Prescrizione - Decorrenza - Impedimenti soggettivi e ostacoli di fatto - Idoneità ad impedire la decorrenza della prescrizione - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

L'impossibilità di far valere il diritto, quale fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione ex art. 2935 c.c., è solo quella che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l'esercizio e non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, in relazione ai quali il successivo art. 2941 c.c. prevede solo specifiche e tassative ipotesi di sospensione della prescrizione, tra le quali, salva l'ipotesi di occultamento doloso del debito, non rientra l'ignoranza da parte del titolare del fatto generatore del suo diritto, né il dubbio soggettivo sull'esistenza di tale diritto o il ritardo indotto dalla necessità del suo accertamento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante, ai fini del decorso della prescrizione per l'azione di annullamento del licenziamento illegittimo, la dedotta impossibilità per il lavoratore di acquisire la documentazione a tal fine necessaria, se non all'esito del procedimento penale promosso nei suoi confronti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 settembre 2018, n.22072.




Rapporti di vicinato e liquidazione del danno da immissioni

Immissioni - Rapporti di vicinato - Disciplina ex art. 844 c.c. - Contemperamento fra esigenze della proprietà e della produzione - Rilevanza solo per le propagazioni rientranti nella normale tollerabilità - Immissioni realizzate al di fuori di tale ambito - Illecito extracontrattuale - Determinazione del danno - Irrilevanza del contemperamento - Fondamento - Fattispecie

L'art. 844 c.c. impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio. Viceversa, l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all'art. 844 c.c. comporta, nella liquidazione del danno da immissioni, l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso poiché, venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni ex art. 2043 c.c. e specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, in quello dell'art. 2059 c.c. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata per avere applicato, ai fini dell'ammontare del risarcimento, pure il criterio della "priorità dell'uso" in un caso in cui le immissioni provenienti da un'officina superavano la soglia di normale tollerabilità). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 settembre 2018, n.21554.




Annullabilità ex art. 184 c.c. della donazione del bene in comunione legale da parte di uno solo dei coniugi

Famiglia - Donazione del bene in comunione legale da parte di uno solo dei coniugi - Annullabilità ex art. 184 c.c. - Fondamento

La donazione del bene in regime comunione legale effettuata da parte di uno solo dei due coniugi è invalida ai sensi dell'art. 184 c.c., previsione specifica e tendenzialmente onnicomprensiva che commina la sanzione dell'annullabilità a tutti gli atti dispositivi compiuti senza il consenso o in assenza di convalida, atti nel cui novero rientra anche la donazione avente ad oggetto beni immobili o mobili registrati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 agosto 2018, n.21503.




Procedura ad evidenza pubblica per la scelta dell'affittuario di un fondo agricolo e giurisdizione del giudice ordinario

Fondo rustici di proprietà di azienda pubblica - Prelazione - Giurisdizione ordinaria

Nel bando riguardante procedura ad evidenza pubblica per la scelta dell'affittuario di un fondo agricolo di proprietà di un'azienda pubblica, in relazione al quale esistano titolari del diritto di prelazione (legale o convenzionale), la controversia avente quale "petitum" sostanziale la contestazione dell'esercizio della prelazione, promossa nei confronti dell'ente pubblico e dei prelazionari rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 agosto 2018, n.21450.




La comunione legale dei beni nel regime transitorio

Famiglia - Matrimonio - Regime patrimoniale della comunione legale - Beni acquistati separatamente dai coniugi nei due anni successivi all’entrata in vigore della legge n. 151 del 1975 - Estensione della comunione legale a tali beni - Condizioni

La comunione legale, in assenza della dichiarazione di dissenso di cui all'art. 228, comma 1, della l. n. 151 del 1975, decorre dal 16 gennaio 1978 e interessa i beni acquistati dai coniugi separatamente nel primo biennio di applicazione della legge stessa - e, dunque, in pendenza del regime transitorio - solo se ancora esistenti, alla scadenza del biennio, nel patrimonio del coniuge che li ha acquistati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20969.




Sentenza con assegnazione dei beni ai condividenti: efficacia di titolo esecutivo e rilascio dei beni costituenti la quota del condividente

Divisione giudiziale – Sentenza contenente l’assegnazione dei beni ai condividenti – Efficacia di titolo esecutivo – Conseguenze

La sentenza contenente l'assegnazione dei beni ai condividenti costituisce titolo esecutivo, sicchè ciascuno di costoro acquista non solo la piena proprietà dei beni facenti parte della quota toccatagli, ma anche la potestà di esercitare tutte le azioni inerenti al godimento del relativo dominio, compresa quella diretta ad ottenere in via esecutiva il rilascio dei beni costituenti la quota del condividente che, in conseguenza della compiuta divisione, non abbia più nessun titolo idoneo a giustificarne l'ulteriore detenzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20961.




Divisione ereditaria e immobili non comodamente divisibili: l'art. 720 c.c. non obbliga il giudice ad attenersi al criterio della quota maggiore

Successione - Divisione ereditaria - Immobili non comodamente divisibili - Pluralità di richieste di assegnazione - Richiesta di assegnazione del coerede condividente titolare della quota maggiore - Derogabilità - Limiti

L'art. 720 c.c. non obbliga il giudice ad attenersi necessariamente al criterio della quota maggiore, nel caso in cui uno o più immobili non siano comodamente divisibili, riconoscendogli la legge il potere discrezionale di derogare al criterio della preferenziale assegnazione al condividente titolare della maggior quota. Tale discrezionalità non subisce alcuna limitazione nemmeno quando la scelta vada effettuata tra il singolo titolare della quota maggiore e, congiuntamente, gli altri titolari delle quote inferiori, che sommate tuttavia superano la prima; in tal caso, pur trovando preferibilmente applicazione il principio del "favor divisionis" (poiché la richiesta avanzata dal titolare della quota maggiore determinerebbe l'immediato scioglimento della comunione), vengono fatte salve le ragioni di opportunità, che devono essere esplicitate dal giudice di merito, quando ritenga di procedere all'assegnazione congiunta del bene. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20961.




Consenso verbale del proprietario di un fondo alla costruzione di una terrazza a distanza illegale

Rapporti di vicinato - Distanze legali - Costruzione di una terrazza a distanza illegale - Consenso verbale espresso dal proprietario del fondo vicino - Inidoneità alla costituzione della servitù - Necessità della forma scritta "ad substantiam" - Prova testimoniale articolata sul punto - Inammissibilità - Fattispecie

Il consenso espresso verbalmente dal proprietario di un fondo alla costruzione da parte del vicino di una terrazza a distanza illegale è inidoneo alla costituzione di un vincolo di natura reale, essendo prescritta per la costituzione delle servitù la forma scritta "ad substantiam" (art. 1350, n. 4, c.c.), con la conseguenza che è inammissibile la prova testimoniale articolata sul punto. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso che i convenuti avrebbero potuto provare con testimoni l'esistenza di un accordo volto a consentire il posizionamento di un muro invadendo per mt. 0,75 il fondo confinante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20958.




Azione a tutela del possesso: riduzione in pristino ed esecuzione di un 'quid novi'

Possesso - Azione di manutenzione - Finalità - Contenuto - Poteri del giudice

La riduzione in pristino, cui è diretta l'azione di manutenzione, può consistere non già nella mera riproduzione della situazione dei luoghi modificata o alterata da una determinata azione lesiva dell'altrui possesso, ma anche nell'esecuzione di un "quid novi", qualora il rifacimento puro e semplice sia inidoneo a realizzare il ripristino stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 agosto 2018, n.20726.




Revoca per ingratitudine della donazione: nozione di 'ingiuria grave' ex art. 801 c.c.

Donazione - Revoca per ingratitudine - Nozione di "ingiuria grave" ex art. 801 c.c. - Comportamento legittimo del donatario - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie

L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale la sua natura di offesa all'onore ed al decoro della persona, si caratterizza per la manifestazione esteriorizzata, ossia resa palese ai terzi, mediante il comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, aperta ai mutamenti dei costumi sociali, dovrebbero invece improntarne l'atteggiamento. Peraltro, in presenza di tali presupposti, resta indifferente la legittimità del comportamento del donatario. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto ingiurioso il comportamento dei donatari che, in assenza di un'oggettiva giustificazione, avevano dapprima intimato, con lettera formale, alla donante il rilascio dell'immobile oggetto della donazione e successivamente agito a tal fine in giudizio, chiedendo altresì il pagamento di un'indennità di occupazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 agosto 2018, n.20722.




Forma del contratto stipulato da azienda speciale posseduta dallo Stato o da un ente pubblico

Contratto stipulato da azienda speciale posseduta dallo Stato o da un ente pubblico - Forma scritta - Necessità - Esclusione - Fondamento

In virtù della natura imprenditoriale dell’attività svolta dall'azienda speciale di ente territoriale e della sua autonomia organizzativa e gestionale dall'ente di riferimento, l'azienda stessa, pur appartenendo al sistema con il quale l’amministrazione locale gestisce servizi pubblici aventi finalità sociale e di promozione dello sviluppo delle comunità locali, non può qualificarsi pubblica amministrazione in senso stretto, sicché per i suoi contratti non è imposta la forma scritta “ad substantiam” ai sensi degli artt. 16 e 17 del r.d. n. 2440 del 1923 e vige, al contrario, il principio generale della libertà delle forme di manifestazione della volontà negoziale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 agosto 2018, n.20684.





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