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Cubatura in comproprietà e unanimità per gli atti dispositivi

Diritto di edificare – Cessione di cubatura in comproprietà – Azione di riduzione in pristino

Diritto di edificare – Diritto e tutela reale – Forma dell’atto dispositivo

Capacità edificatoria in proprietà indivisa fra più soggetti: l’utilizzo da parte di uno dei comunisti in assenza del consenso unanime dei comproprietari costituisce atto dispositivo in violazione dell’art. 1102 c.c. e accorda ai comproprietari il diritto alla riduzione in pristino.

Il diritto di edificare connesso ad una proprietà fondiaria, stante la sua natura reale, impone la forma scritta ad substantiam al contratto di costituzione o trasferimento, alla luce del combinato disposto degli artt. 1376, 2643 n. 2 bis e 2644 c.c.. (Leonardo Torsani) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 13 maggio 2020.




Donazione remuneratoria e liberalità d’uso. Scrittura privata di riconoscimento di debito

Donazione remuneratoria - Presupposti e caratteristiche - Necessità dell’atto pubblico sotto pena di nullità

Liberalità d’uso - Presupposti e caratteristiche - Forma libera

Scrittura privata di riconoscimento di debito - Necessità di un rapporto giuridico sottostante - Inversione dell’onere della prova

La donazione remuneratoria prevista dall’art. 770 c. 1 cod. civ., che soggiace alle condizioni di forma di cui all’art. 782 cod. civ. (atto pubblico a pena di nullità), consiste in un’attribuzione gratuita, compiuta spontaneamente e nella consapevolezza di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale, sociale, volta a compensare servizi resi dal donatario (Cass. 10262/2016).

La liberalità d’uso disciplinata dall’art. 770 c. 2, che non costituisce una donazione in senso stretto e non è soggetta alla forma propria di questa, trova fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, in occasione di festività o ricorrenze celebrative nelle quali sono comuni le elargizioni, tenuto conto dei legami esistenti tra le parti.

La promessa unilaterale di pagamento non integra una fonte autonoma di obbligazione, ma ha effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, comportando solamente l’inversione dell’onere della prova dell’esistenza di quest’ultimo (conferma Trib. Torino n. 672 del 2019). (Lorenza Iannuzzi) (riproduzione riservata)
Appello Torino 22 aprile 2020.




Risarcimento del danno: concorso colposo del creditore ed eccezioni ex art. 1227 c.c.

Risarcimento del danno - Concorso colposo del creditore - Esame d'ufficio - Ammissibilità - Ipotesi di cui all'art. 1227, comma 2, c.c. - Natura di eccezione in senso stretto

In tema di risarcimento del danno, l'ipotesi del fatto colposo del creditore che abbia concorso al verificarsi dell'evento dannoso (di cui all'art. 1227 c.c., comma 1) va distinta da quella (disciplinata dal secondo comma della medesima norma) riferibile ad un contegno dello stesso danneggiato che abbia prodotto il solo aggravamento del danno senza contribuire alla sua causazione, giacché - mentre nel primo caso il giudice deve procedere d'ufficio all'indagine in ordine al concorso di colpa del danneggiato, sempre che risultino prospettati gli elementi di fatto dai quali sia ricavabile la colpa concorrente, sul piano causale, dello stesso - la seconda di tali situazioni forma oggetto di un'eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore costituisce un autonomo dovere giuridico, posto a suo carico dalla legge quale espressione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede. (Egidio Greco) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 21 aprile 2020.




La tutela del fideiussore prevista dall’art. 1956 c.c. non può essere riferita alla sola instaurazione di nuovi rapporti obbligatori tra il creditore ed il terzo

 

Gli elementi che caratterizzano la garanzia autonoma non possono farsi discendere dalla semplice espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale.

La tutela del fideiussore prevista dall’art. 1956 c.c. non può essere riferita alla sola instaurazione di nuovi rapporti obbligatori tra il creditore ed il terzo, cui si estenda la garanzia per debiti futuri in precedenza prestata, ma deve ritenersi abbracciare anche il modo in cui il creditore garantito gestisce un rapporto obbligatorio già instaurato col terzo, coperto dalla garanzia fideiussoria, quando ne derivi un ingiustificato ed imprevedibile aggravamento del rischio cui è esposto il garante di non poter più utilmente rivalersi sul debitore di quanto abbia dovuto corrispondere al creditore e ciò per il fondamento della norma, che  costituisce un’applicazione del principio di buona fede nell’esecuzione dei contratti e perciò onera il creditore di un comportamento coerente con il rispetto di tale principio nella gestione del rapporto debitorio, tale da non ledere ingiustificatamente l’interesse del fideiussore e tale da non integrare un vero e proprio  abuso del diritto.

Il "far credito”, ai fini della norma citata, deve intendersi non solo come il mettere il debitore principale nella possibilità di disporre di somme di denaro da restituire, ma, ad esempio, anche il lasciare che un rapporto a prestazioni corrispettive si svolga in modo che il debitore principale continui a ricevere la prestazione a suo favore, senza dal canto suo eseguire la propria. (Carmine Volpe) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 15 aprile 2020.




Sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ed esigenze di sospensione durante l’emergenza Covid-19

Provvedimento sanzionatorio dell’AGCM per intesa restrittiva della concorrenza – Impugnazione – Sospensione interinale della sanzione subordinata a cauzione – Proroga sospensione già concessa per emergenza Covid-19 fino a trattazione del merito – Interpretazione dell’Autorità su art. 103 decreto “Cura Italia”

L’esigenza cautelare dovuta all’emergenza da “Covid-19”,manifestata dalla società ricorrente attraverso la presentazione di una nuova istanza in corso di giudizio per la sospensione della sanzione irrogata dall’AGCM, già oggetto di un precedente provvedimento cautelare che subordinava la sospensione alla prestazione di una cauzione, può trovare accoglimento al fine di mantenere la “res adhuc integra” protraendo il termine per la prestazione della cauzione fino alla data di trattazione del merito. Resta ferma, in ogni caso, la proroga dei termini di pagamento delle sanzioniche scadono nel periodo dal 23 febbraio al 15 aprile 2020 al 1 ottobre 2020 disposta dell’art. 103 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, secondo l’interpretazione approvata dal Collegio dell’Autorità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) T.A.R. Roma 09 aprile 2020.




Natura della garanzia con clausole ‘a prima richiesta’, ‘a semplice richiesta’ o ‘senza eccezioni’

Garanzia – Clausola “a prima richiesta”, “a semplice richiesta” o “senza eccezioni” – Natura di contratto autonomo di garanzia

La garanzia che contiene la clausola con cui il garante si impegna al pagamento di quanto richiesto “a prima richiesta”, “a semplice richiesta” o “senza eccezioni” ha natura di contratto autonomo di garanzia, salvo che dal contesto contrattuale risulti una diversa volontà delle parti. (Carmine Volpe) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 05 marzo 2020.




Risarcimento del danno per occupazione senza titolo di immobile altrui

Occupazione senza titolo di immobile altrui – Determinazione del risarcimento – Criteri – Riferimento al valore locativo

In caso di occupazione senza titolo di un immobile altrui, il danno subito dal proprietario è “in re ipsa”, discendendo dalla perdita della disponibilità del bene e dall’impossibilità di conseguire l’utilità ricavabile dal bene medesimo in relazione alla sua natura normalmente fruttifera. La liquidazione del danno ben può essere, in tal caso, operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cosiddetto danno figurativo, qual è il valore locativo del bene usurpato. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 05 marzo 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




Fideiussione e art. 1957 c.c, cessione dei crediti ed eccezioni opponibili dal debitore ceduto

Fideiussione e art. 1957 c.c.

Cessione dei crediti - Eccezioni opponibili dal debitore ceduto

L’art. 1957 c.c. ("Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, purchè il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate") ha natura dispositiva.

Perfezionatasi la cessione, il debitore ceduto può opporre al cessionario le eccezioni concernenti l’esistenza e la validità del titolo nonché l’adempimento dell’obbligazione mentre le eccezioni aventi ad oggetto fatti estintivi o modificativi del credito sono opponibili al cessionario solo se anteriori alla notifica della cessione comunicata al debitore ceduto. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 25 febbraio 2020.




Responsabilità della compagnia di assicurazioni e della banca per l’invio a mezzo posta degli assegni di traenza

Responsabilità concorsuale tra compagnia assicurativa e banca negoziatrice – Assegno di traenza inviato tramite posta – Incasso da soggetti non legittimati – Concorso del fatto colposo del creditore

In sede di accertamento della responsabilità della banca negoziatrice, per l’incasso di assegni di traenza da soggetti a ciò non legittimati, vi è concorso di colpa ex art. 1227 c.c. nel comportamento imprudente della compagnia assicurativa che, pur conoscendo il rischio che siano commessi illeciti con gli assegni di traenza, in quanto fenomeno non nuovo e ben noto agli operatori del settore, continui ad inviare via posta ordinaria gli assegni, invece di prediligere altre forme di pagamento o consegna dell’assegno. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 24 febbraio 2020.




Effetto interruttivo della prescrizione istantaneo e non permanente quando la procedura esecutiva si arresta per causa ascrivibile al creditore procedente

Opposizione all’esecuzione – Eccezione di prescrizione – Effetto istantaneo della prescrizione – Richiesta di sospensiva – Ammissibilità

Nel caso in cui venga sollevata l’eccezione di prescrizione delle somme, portate da un contratto di mutuo ipotecario, e la banca deduce l’effetto interruttivo della prescrizione, perché in danno ai debitori esecutati era pendente un'altra procedura di espropriazione immobiliare, l’effetto interruttivo della prescrizione è da considerarsi istantaneo e non permanente, se la procedura esecutiva si è arrestata per un comportamento ascrivibile al creditore procedente.

L’eccezione di prescrizione, giustifica l’accoglimento della richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del contratto di mutuo ipotecario. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 20 febbraio 2020.




La notificazione della cartella di pagamento quale pre-condizione della conversione delle pene pecuniarie non pagate

Esecuzione - Pena pecuniaria - Riscossione coattiva a mezzo ruolo - Omessa notificazione della cartella di pagamento - Conversione per insolvibilità del condannato - Inammissibilità

Ai sensi dell’art. 660, comma 2, c.p.p. la richiesta di conversione della pena pecuniaria al magistrato di sorveglianza presuppone l’accertamento dell’impossibilità di esazione della medesima (pena) o di una sua rata: accertamento che nel sistema di riscossione coattiva a mezzo ruolo presuppone a sua volta la notificazione al debitore della cartella di pagamento.

In mancanza della notificazione al debitore della cartella di pagamento non può essere attivata dal pubblico ministero la procedura di conversione della pena pecuniaria: e ciò, neppure nell’ipotesi di cui all’art. 238-bis, comma 3, d.p.r. 115/2002, che prevede l’attivazione della procedura di conversione se, decorsi 24 mesi dalla presa in carico del ruolo da parte dell’agente di riscossione, non risulti esperita alcuna attività esecutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria 11 febbraio 2020.




Legittimazione ad agire e rilevanza del comportamento complessivo delle parti nella ricerca della comune intenzione degli stipulanti

Legittimazione ad agire – Prescinde dalla titolarità del diritto sostanziale dedotto in giudizio – Eccezione in senso stretto – Rilevabilità su istanza di parte, a pena di decadenza, in sede di tempestiva costituzione in giudizio

Contratti in generale – Interpretazione del contratto – Canoni ermeneutici – Rilevanza del comportamento complessivo delle parti nella ricerca della comune intenzione degli stipulanti

Contratti in generale – Interpretazione del contratto – Interpretazione secondo la comune intenzione delle parti – Elementi qualificanti della vendita con effetti reali di partecipazione societaria con patto fiduciario

La legittimazione ad agire costituisce una condizione dell’azione diretta all’ottenimento, da parte del giudice, di una qualsiasi decisione di merito, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall’azione, prescindendo quindi dalla effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa che si riferisce al merito della causa investendo i concreti requisiti di accoglibilità della domanda e, perciò, la sua fondatezza. Ne consegue che, a differenza della “legitimatio ad causam” (il cui eventuale difetto è rilevabile d’ ufficio in ogni stato e grado del giudizio), intesa come diritto potestativo di ottenere dal giudice, in base alla sola allegazione di parte, una decisione di merito, favorevole o sfavorevole, l’eccezione relativa alla concreta titolarità del rapporto dedotto in giudizio, attenendo appunto al merito, non è rilevabile d’ ufficio, ma è affidata alla disponibilità delle parti, e dunque, per farla valere proficuamente, deve essere tempestivamente formulata (richiama Cass. 11284/2010).

In materia di interpretazione del contratto, sebbene i criteri ermeneutici di cui gli artt. 1362 e ss c.c. siano governati da un principio di gerarchia interna in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativi-integrativi, tanto da escluderne la concreta operatività quando l’applicazione dei primi risulti da sola sufficiente a rendere palese la “comune intenzione delle parti stipulanti”, la necessità di ricostruire quest’ultima senza “limitarsi al senso letterale delle parole”, ma avendo riguardo  al “comportamento complessivo” dei contraenti comporta che il dato testuale del contratto, pur rivestendo un rilievo centrale, non sia necessariamente decisivo ai fini della ricostruzione dell’ accordo, giacché il significato delle dichiarazioni negoziali non è un “prius”,  ma l’esito di un processo interpretativo che non può arrestarsi al tenore letterale delle parole, ma deve considerare tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali, indicati dal legislatore (richiama Cass. 14432/2016).

Nell’analisi testuale del regolamento contrattuale ai fini qualificatori, depone nel senso della configurazione di una vendita con effetti reali l’utilizzo di parole come “vende” o “acquista”, ma al di là della terminologia adoperata occorre ricercare, anche nel comportamento successivo tenuto dalle parti, la comune volontà degli stipulanti di realizzare l’effetto traslativo immediato e contestuale alla stipula, che caratterizza tale tipologia contrattuale, sebbene sia pattuita l’intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie, che realizza una interposizione reale di persona nei rapporti con i terzi. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 04 febbraio 2020.




Decreto ingiuntivo di consegna degli atti in possesso delle assicurazioni

Accesso alla documentazione in possesso dell’impresa di assicurazione - Mancata consegna degli atti in possesso dell’assicurazione - Art. 146 c. ass. - Diritto alla consegna - Ricorso per decreto ingiuntivo - Ammissibilità

È ammissibile il procedimento monitorio per la tutela del diritto di accesso alla documentazione relativa al furto totale dell’autovettura, alla polizza ed alla comunicazione di diniego alla richiesta di liquidazione dell’indennizzo, in caso di inerzia dell’assicurazione a seguito dell’istanza di accesso ex art. 146 c. ass. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Milano 03 febbraio 2020.




La decorrenza degli effetti della risoluzione conseguente a diffida ad adempiere non è nella disponibilità del creditore

Titoletti (cd.neretti): diffida ad adempiere – Operatività ex lege – Effetto risolutivo – Modificabilità – Interesse – Creditore – Indisponibilità

Il creditore che ha assegnato al debitore il termine per l’adempimento mediante diffida ad adempiere non può modificare la data dell’effetto risolutivo del contratto, che si produce automaticamente trascorso il termine ivi indicato. Difatti, se pur l’istituto della diffida ad adempiere realizza il fine di soddisfare l’interesse del creditore a fronte dell’inadempimento del debitore, non può tuttavia rappresentare uno strumento di alterazione della certezza contrattuale posta a tutela di entrambi i contraenti, stante la natura essenziale e perentoria del termine intimato con la diffida. (Laura Rizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como 29 gennaio 2020.




Legittimazione attiva della banca cessionaria per risarcimento danni cagionati dal professionista nel rapporto con il cedente

Legittimazione attiva – Cessione di ramo d’azienda – Risarcimento danni per responsabilità professionale – Contratto a favore di terzi

La banca cessionaria nella cessione di ramo di azienda comprendente un contratto di mutuo è legittimata ad agire nei confronti del professionista per il risarcimento del danno patrimoniale subito in conseguenza del comportamento negligente tenuto dal perito dell’immobile sul quale viene iscritta ipoteca a garanzia del mutuo stesso.

Trova applicazione la disciplina del contratto a favore di terzi anche in assenza di un’espressa dichiarazione delle parti, qualora si evinca dalla volontà negoziale delle parti contraenti di voler attribuire al terzo la prestazione oggetto dell’accordo. (Enrico Scoccini) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 27 gennaio 2020.




Il diritto del mediatore alla provvigione nella mediazione atipica

Mediazione – Contratto di Mediazione – Previsione provvigione in caso di comunicazione della accettazione di proposta irrevocabile – Validità

Mediazione – Diritto alla provvigione – Eventi successivi – Irrilevanza

Nell’ambito della c.d. mediazione atipica, è valido l’accordo intercorso tra il cliente proponente l’acquisto e il mediatore secondo il quale il diritto alla provvigione del mediatore sorge nel momento in cui viene comunicata al proponente l’accettazione della proposta, così individuata concordemente la conclusione dell’affare di cui all’art. 1755 c.c. in deroga allo schema legale tipico del contratto di mediazione.

Il diritto del mediatore alla provvigione già maturato non viene ove le parti intermediate decidano successivamente di non concludere il contratto intermediato. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Roma 23 gennaio 2020.




Interdittiva antimafia: rimessi gli atti alla CEDU

Informativa antimafia – Comunicazione di avvio del procedimento – Esclusione – Rimessione alla Corte di giustizia Ue

E’ rimessa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione se gli artt. 91, 92 e 93, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, nella parte in cui non prevedono il contraddittorio endoprocedimentale in favore del soggetto nei cui riguardi l’Amministrazione si propone di rilasciare una informativa antimafia interdittiva, siano compatibili con il principio del contraddittorio ex art. 7, l. 7 agosto 1990, m. 241, così come ricostruito e riconosciuto quale principio di diritto dell’Unione. T.A.R. Puglia 13 gennaio 2020.




Corte Costituzionale: il privilegio per l’IVA di rivalsa compete non solo ai professionisti, ma ad ogni prestatore d’opera anche non intellettuale

Professionisti – Privilegi – Iva di rivalsa – Legge 205 del 2017 – Questione di costituzionalità – Infondatezza – Estensione del privilegio ai prestatori d’opera non intellettuale

L’estensione del privilegio al credito di rivalsa IVA, operata dall’art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, benché testualmente collocata a fianco della sola categoria dei «professionisti», non può avere l’effetto – secondo un’interpretazione adeguatrice, costituzionalmente orientata al rispetto del principio di eguaglianza – di far rivivere, seppur al limitato effetto dell’estensione del privilegio, la disparità di trattamento tra prestatori d’opera intellettuale e non intellettuale, che sarebbe ingiustificata e come tale illegittima.

Deve, quindi, ritenersi che i «professionisti» e «ogni altro prestatore d’opera», intellettuale o no, beneficino tutti della stessa estensione del privilegio mobiliare al credito per rivalsa IVA, prevista dalla disposizione censurata.

Il dispositivo:
La Corte Costituzionale,
1) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento tra le situazioni contemplate dallo stesso numero 2), dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe;
2) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto alle situazioni contemplate dai numeri 3), 4), 5) e 5-bis) dello stesso art. 2751-bis, dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 03 gennaio 2020.




Concorrenza sleale tra agenzie immobiliari sullo stesso affare

Provvigione del mediatore immobiliare – Concorrenza sleale tra agenti – Risarcimento del danno

Qualora una delle parti intermediate segnali al mediatore di aver già ricevuto un'offerta di acquisto attraverso altra agenzia, ma mediatore affermi che quella prima trattativa deve considerarsi oramai chiusa, ben sapendo però che era stata l’altra agenzia, in precedenza, a segnalare per prima l’immobile e, ciò nonostante, sfruttando la conoscenza che l’acquirente aveva dell’immobile, abbia proseguito l’attività di intermediazione e concluso l’affare, di fatto sottraendo il cliente alla concorrente agenzia, ricorre un comportamento che integra gli estremi della concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c. (negli stessi termini Appello Milano 20 marzo 2013, in www.ilcaso.it).

In detta ipotesi, il danno risarcibile, deve essere determinato nella misura della metà della provvigione versata per la conclusione dell’affare, in quanto nessuna delle due agenzie aveva l’esclusiva sulla vendita e, quindi, entrambe avrebbero potuto concorrere al raggiungimento dell’obiettivo, in tal caso applicandosi il disposto dell’art. 1758 c.c., secondo cui “se l’affare è concluso per l’intervento di più mediatori, ciascuno di essi ha diritto a una quota della provvigione”. Trattandosi di debito di valore, la somma deve essere rivalutata e maggiorata degli interessi legali dalla data del pagamento della provvigione in favore del secondo mediatore intervenuto, fino al saldo. (Francesco Toschi Vespasiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 17 dicembre 2019.




Danno permanente alla salute e condizioni per l’aumento della misura standard del risarcimento

Danno non patrimoniale – Liquidazione forfetizzata dei pregiudizi ordinari attraverso i meccanismi tabellari – Ulteriori pregiudizi peculiari al caso concreto – Personalizzazione della liquidazione forfettaria – Ammissibilità – Condizioni – Oneri motivazionali del giudice – Contenuto

In presenza di un danno permanente alla salute, la misura standard del risarcimento prevista può essere aumentata solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale ed affatto peculiari, poiché le conseguenze dannose da ritenersi normali e indefettibili secondo l’id quod plerumque accidit, ovvero quelle che qualunque persona con la medesima invalidità non potrebbe non subire, non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento, che è dovuta solo in presenza di situazioni che connotano il caso concreto con modalità che non sono generali e inevitabili per tutti coloro che abbiano patito quel tipo di lesione ma straordinarie specifiche ed eccezionali, da indicare con motivazione analitica e non stereotipata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 11 dicembre 2019.




Lavori di somma urgenza disposti da ente locale ed effetti dell’incarico svolto in assenza di contratto scritto e di formale delibera di assunzione di impegno contabile

Lavori di somma urgenza – Art. 191 comma 4 T.U.E.L. – Contratti P.A. – Regolarità contabile – Impegno spesa – Legittimazione passiva – Responsabile del procedimento

Per i lavori di somma urgenza disposti da un ente locale l'ordinazione fatta a terzi deve essere formalmente regolarizzata improrogabilmente entro trenta giorni, con la conseguenza che, in mancanza di tempestiva regolarizzazione con copertura di spesa, non può ritenersi sussistente alcun valido rapporto obbligatorio tra l'Amministrazione ed il terzo.

L'incarico che sia stato svolto in favore di un ente locale, in assenza di un contratto scritto e di una formale delibera di assunzione di impegno contabile ex D.Lgs. n. 267 del 2000 art. 191, comporta l'instaurazione del rapporto obbligatorio direttamente con l'amministratore, il funzionario o altro dipendente dell’ente che abbia disposto l’aggiudicazione dell’appalto o della fornitura, non risultando esperibile nei confronti dell'ente nemmeno l'azione di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Lagonegro 08 dicembre 2019.




Sulla risoluzione del Rent to buy aziendale in corso alla data del fallimento

Rent to buy di azienda – Struttura e funzione

Rent to buy aziendale – Applicazione

Rent to buy aziendale – Applicazione dell’art. 72 l.f.

Azione di recupero – Azione revocatoria

Il rent to buy di azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l’unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

L’art. 23 del DL 133/2014 trova applicazione nel contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari.

Al rent to buy aziendale non si applica l’art. 72 l.f. che consente al curatore di scegliere tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo; il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

Il curatore fallimentare per non soggiacere al contratto di rent to buy, e quindi recuperare la disponibilità materiale dell’immobile, sciogliendosi dall’obbligo di cessione al termine del periodo di concessione in godimento, dovrà agire in revocatoria, semprechè ne ricorrano i presupposti. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 dicembre 2019.




Estinzione della servitù di passaggio pedonale

Estinzione della servitù di passaggio pedonale – Carattere coattivo o volontario della servitù – Fatto costitutivo del diritto azionato e presupposti – Onere della prova

Il carattere coattivo o volontario di una servitù non si stabilisce in funzione della natura del suo atto costitutivo, ma dalla presenza o meno dei presupposti tali da fare insorgere il diritto alla sua costituzione, con o senza consenso del proprietario del fondo servente.

In presenza delle condizioni di legge per la costituzione della servitù coattiva, se ne presume il carattere coattivo, anche se esso trovi origine in un titolo contrattuale, salvo che non emerga in concreto l’intento inequivoco dei contraenti di assoggettarsi al regime delle servitù volontarie.

Spetta a chi proponga domanda per la declaratoria giudiziale di estinzione di una servitù coattiva di passaggio ex art. 1055 c.c. dimostrare gli elementi che rientrano nella fattispecie estintiva invocata, i quali integrano, per gli effetti dell’art. 2697 co. 1 c.c., il fatto costitutivo del diritto azionato in giudizio. Da ciò deriva che grava su chi agisce per la relativa domanda l’onere di dimostrare due necessari presupposti: a) che i fondi al momento dell’acquisto per atto pubblico si fossero trovati privi di accesso alla via pubblica, o comunque che, sempre a quel momento, non potessero procurarselo senza eccessivo dispendio o disagio; b) che allo stato attuale l’originaria interclusione sia cessata con il conseguente venir meno della necessità di mantenimento della servitù.
Essendo rimasta indimostrata l’asserita natura coattiva della servitù di passaggio pedonale costituita con atto pubblico, la medesima non può dirsi assoggettata all’invocata disciplina dell’art. 1055 c.c., fattispecie estintiva che non è applicabile alle servitù volontarie. (Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 05 dicembre 2019.




E’ ammissibile l’azione possessoria del privato nei confronti di un ente pubblico

Ente Pubblico – Azione possessoria del privato – Ammissibilità – Giurisdizione giudice ordinario – Presupposti

Con ordinanza in data 20.11.2019 il Tribunale di Paola in composizione collegiale in riforma totale della decisione del Giudice unico ha accolto l’azione di spoglio del cittadino nei confronti del Comune che, con la piantumazione di alcuni siepi, gli aveva impedito di continuare ad esercitare il passaggio pedonale a carraio attraverso un cancello, prospiciente la pubblica via, condannandolo a ripristinare la situazione quo ante ed al pagamento delle spese di lite.

L’azione di spoglio nei confronti di un ente pubblico è stata ritenuta ammissibile perché il comune aveva agito con un comportamento meramente materiale e dunque jure privatorum e non jure imperii (cf. Trib. Reggio Emilia 16.6.2007). Ciò vale anche qualora trattasi di beni demaniali ai sensi dell’’art. 1145, comma 2, c.c.

A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell’art 34 del d.lgs n. 80/1998 modificato ed integrato dall’art. 7 della legge 205/2000 (in virtù della sentenza 281/2004 della Corte Costituzionale) la cognizione sulle azioni possessorie esperite dal privato nei confronti della pubblica amministrazione in conseguenza di una sua attività materiale, non sorretta da alcun provvedimento formale, è devoluta al giudice ordinario. (Giuseppe La Cava) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 20 novembre 2019.




Le deliberazioni dell'Autorità indipendente in materia tariffaria non possono porsi in contrasto col principio di irretroattività

Contratto di fornitura d'acqua – Servizio idrico integrato – Provvedimenti amministrativi in materia tariffaria – Conguagli per partite pregresse – Violazione del principio di irretroattività – Illegittimità – Disapplicazione

Le deliberazioni dell'Autorità indipendente in materia tariffaria, adottate nell'esercizio del potere regolatorio in relazione al servizio idrico integrato, che sono nella forma pur sempre atti amministrativi, in ragione della natura del soggetto da cui provengono, senza che abbia rilievo se siano atti normativi o atti a contenuto generale, non possono porsi in contrasto col principio di irretroattività.

In particolare, i provvedimenti amministrativi con cui sono previste maggiori somme a titolo di conguagli per partite pregresse, variando per il passato le condizioni economiche ai fini del recupero delle perdite accumulate in esercizi precedenti, diversamente dalla previsione di conguagli annuali come componente ordinaria della tariffa ai fini del recupero dei costi assunti, debbono considerarsi illegittimi per violazione dell'art. 11 disp. prel. cod. civ., con accertamento incidentale. Come tali debbono essere disapplicati, limitatamente al rapporto individuale di utenza dedotto in giudizio (fattispecie attinente ai conguagli per partite pregresse previsti per gli anni precedenti al 2012, di cui alla deliberazione dell'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il servizio idrico n. 643/2013/R/IDR del 27 dicembre 2013, allegato A, art. 31, e alla deliberazione del Commissario straordinario per la regolazione del servizio idrico integrato della Sardegna n. 18 del 26 giugno 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Oristano 08 novembre 2019.




Giudizio di interferenza e contraffazione per equivalente

Tribunale delle Imprese – Giudizio di interferenza – Contraffazione per equivalente – Element by element approach – Invenzione dipendente o di perfezionamento

Si ha contraffazione ogniqualvolta venga attuata, nei suoi elementi essenziali e caratterizzanti, l’idea inventiva coperta dalla privativa. Ne consegue che la contraffazione non è esclusa quando all’invenzione brevettata si apportino modifiche che ne costituiscano un miglioramento, un adattamento o un perfezionamento, che non incidono sugli aspetti essenziali del trovato.
Anche la sostituzione degli elementi dell’invenzione non esclude la contraffazione quando i nuovi elementi siano equivalenti, intendendo per tali gli elementi che risultino tali all’esito del c.d. triple identity test e cioè: i) perseguano in sostanza la medesima funzione; ii) in un modo sostanzialmente identico; iii) al fine di conseguire il medesimo risultato.
Una variante all’invenzione brevettata dovrebbe ritenersi compresa nell’ambito di protezione, in quanto equivalente, qualora sia ovvio per il tecnico del settore che utilizzando tale variante si raggiunga sostanzialmente il medesimo risultato raggiunto attraverso l’elemento esplicitamente rivendicato. Quando si tratti di invenzioni di prodotto destinate ad accedere ad oggetti specifici aventi specifiche caratteristiche il raffronto, ai fini del giudizio di interferenza, va compiuto tra quanto rivendicato e il prodotto additato.
Il problema degli equivalenti si pone tra quanto è esplicitamente rivendicato e quanto possa ritenersi contenuto per implicito nel testo brevettuale (interpretato alla luce del canone di cui all’art. 52 c.p.i.). In base al comma 3-bis dell’art. 52 c.p.i., “Per determinare l’ambito della protezione conferita dal brevetto, si tiene nel dovuto conto ogni elemento equivalente ad un elemento indicato nelle rivendicazioni”, così introducendo nel nostro ordinamento il c.d. “element by element approach” tale per cui il giudizio di equivalenza muove dai singoli elementi rispettivamente dell’invenzione brevettata e della realizzazione sospettata di contraffazione piuttosto che dall’invenzione intesa nel suo complesso.
Il confronto tra gli elementi va dunque compiuto individuando i singoli elementi rivendicati, analizzando l’oggetto accusato di violare il brevetto e confrontando gli elementi costitutivi di esso con quelli rivendicati per verificarne la corrispondenza letterale o per equivalenti, superando le rigidità presenti in tale metodo, in applicazione del criterio di bilanciamento di cui al richiamato art. 1 del protocollo di interpretazione dell’art. 69 CBE, e quindi individuando l’idea inventiva del brevetto al fine di verificare se le varianti utilizzate si presentino o meno come mezzi attuativi della medesima idea.
La valutazione di equivalenza si conclude positivamente anche quando la realizzazione per varianti ottiene un risultato più efficace ma pur sempre riconducibile al contenuto delle rivendicazioni. Anche una sostituzione realizzata grazie ad un progresso ulteriore può cadere nell’ambito di protezione del brevetto originario (in quanto esplicazione della medesima idea inventiva). Qualora, in ragione dell’originalità dei mezzi sostitutivi impiegati, l’inventore abbia brevettato la propria invenzione ci troveremmo di fronte ad un’invenzione dipendente o di perfezionamento. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 07 novembre 2019.




Contraffazione brevettuale, interpretazione e oscurità o ambiguità delle rivendicazioni

Tribunale delle Imprese – Contraffazione brevettuale – Interpretazione – Oscurità o ambiguità delle rivendicazioni – Equa protezione del titolare – Ragionevole sicurezza giuridica ai terzi

Le regole per l’interpretazione del brevetto (e dunque per l’individuazione del suo oggetto e cioè della specifica invenzione per la quale viene richiesta protezione) sono dettate dall’art. 52 c.p.i. che al comma 1 fissa il principio di centralità delle rivendicazioni, intesa quale misura del brevetto sotto il profilo della delimitazione dell’area dell’esclusiva.
Suddetta centralità ha riguardo non soltanto alla fase dell’accertamento della contraffazione, ma, ancor prima, al momento di valutazione dei requisiti di brevettabilità, in primo luogo in punto di attività inventiva, tenuto conto che esclusivamente le caratteristiche rivendicate possono essere apprezzate al fine di stabilire la sussistenza o meno del c.d. scarto inventivo, dato dalle differenze tra il brevetto e la c.d. arte nota.
Ai sensi del comma 2 dell’art. 52 c.p.i., il contenuto delle rivendicazioni va letto e interpretato (in ogni caso e non soltanto a fronte di oscurità o ambiguità delle rivendicazioni medesime) alla luce della descrizione e dei disegni (nonché della conoscenza generale del tecnico del settore).
La descrizione serve a fornire al tecnico del settore le informazioni necessarie per l’attuazione dell’invenzione; è alla luce di tali informazioni e del linguaggio complessivamente considerato negli atti brevettuali che va definito il significato letterale delle rivendicazioni. In questo quadro assume particolare rilevanza la regola di cui al comma 3-bis dell’art. 52, secondo cui, corrispondentemente a quanto stabilito dall’art. 69 CBE e dal relativo protocollo di interpretazione, “la disposizione del comma 2 deve essere intesa in modo da garantire nel contempo un’equa protezione al titolare ed una ragionevole sicurezza giuridica ai terzi”. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 07 novembre 2019.




Quando la presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c. non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali

Responsabilità custodiale ex art. 2051 c.c. pubblica amministrazione – Sinistro stradale – Bene demaniale – Possibilità esercizio custodia – Posizionamento strada in perimetro urbano – Elemento sintomatico possibilità custodia – Perizia stragiudiziale – Prova atipica – Valore argomento di prova

La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c. non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia intesa quale potere di fatto sulla stessa; elemento sintomatico della possibilità di custodia è dunque il posizionamento della strada nel perimetro urbano.

La perizia stragiudiziale integra una prova atipica, la quale è utilizzabile ai fini della decisione come argomento di prova ex art. 116 comma 2 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 31 ottobre 2019.




Il giudicato, la modifica della domanda e l’applicazione degli artt. 1337 e 1440 c.c.

Giudicato – Principio del dedotto e deducibile

Processo civile – Modifica della domanda – Tardività dell’eccezione – Petitum e causa petendi

Obblighi di informazione – Buona fede e correttezza – Obblighi nei confronti di soggetto terzo estraneo all’accordo

Per poter operare la preclusione imposta dal giudicato, la questione per la quale si solleva l’eccezione deve essere stata oggetto di specifico accertamento da parte del primo giudice che ha emesso la sentenza passata in giudicato. Non è dunque a tal fine sufficiente l’esame incidenter tantum, non potendosi ricomprendere all’interno del concetto di “deducibile” qualsiasi questione che abbia una qualche assonanza con lo stretto oggetto del giudicato.

La parte ha la possibilità di specificare la propria domanda in sede di prima memoria ex art 183, comma 6 c.p.c., fermo restando che la modifica della domanda non comporti un eccessivo allungamento dei tempi del processo o una lesione del diritto di difesa della controparte purché sussista una connessione tra la nuova domanda così formulata e la vicenda sostanziale dedotta in giudizio.

Nel diritto delle obbligazioni la tutela garantita dagli artt. 1337 e 1440 c.c. opera nei confronti dei soli soggetti che stanno trattando la conclusione dell’accordo e non anche nei confronti di un soggetto terzo estraneo al medesimo rapporto.

In conseguenza di ciò, il generale principio di buona fede che impone di informare la controparte degli elementi necessari per formarsi un’idea esatta del contratto non si estende all’obbligo di informare la controparte contrattuale dei termini di un separato accordo, concluso o concludendo, con un terzo. (Enrico Scoccini) (riproduzione riservata)
Appello Milano 30 ottobre 2019.




Rigorosità del principio presuntivo in tema di sanzioni e confisca per abuso di informazioni privilegiate

Market Abuse – Abuso di informazioni privilegiate – Ragionamento presuntivo – Legittimità – Imprescindibilità di lettura univoca dei fatti

E’ legittimo l’utilizzo del ragionamento presuntivo nell’accertamento dell’illecito in tema di Market Abuse. Ciò a condizione che gli elementi indiziari portati a sostegno della contestazione consentano una ricostruzione univoca dell’accaduto, dovendo l’individuazione del fatto ignoto per il tramite di fatti noti indiretti necessariamente avvenire attraverso un rigoroso percorso ricostruttivo che consenta una lettura univoca degli elementi acquisiti, con esclusione della possibilità di altrettanto verosimili di connessioni alternative. Rispetto a ciò non costituiscono elementi univoci tali da dar luogo alla presunzione di conoscenza dell’informazione privilegiata né il fatto che il soggetto sanzionato fosse un abituale investitore di borsa, posto che nulla può escludere che lo stesso avesse investito nel titolo oggetto della presunta informazione privilegiata proprio in ragione della sua esperienza, né il fatto che lo stesso avesse stretti rapporti di parentela con altro soggetto ragionevolmente in possesso dell’informazione privilegiata, né, ancora, che frequenti fossero con questi i contatti telefonici che possono trovare spiegazione proprio nel rapporto tra fratelli, mentre depone certamente a sfavore della conoscenza dell’informazione privilegiata il limitato investimento in proporzione alle disponibilità o alla possibilità di procurarsi ulteriori mezzi finanziari. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Appello Cagliari 29 ottobre 2019.




Impugnazione di testamento olografo per incapacità fisica del testatore e ordine di esibizione della cartella clinica

Impugnazione di testamento olografo per incapacità fisica del testatore a redigere la scheda testamentaria – Principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c. – Inidoneità delle risultanze dell'elaborato peritale a pervenire ad un corretto giudizio tecnico di riferibilità della scheda testamentaria alla de cuius – Rigetto dell'ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

La parte che contesti l'autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, gravando su di essa l'onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo.

E’ onere dell'attore dimostrare la falsità del testamento impugnato, ovvero l’incapacità di intendere e volere del de cuius al momento della redazione del testamento olografo; tale onere non può ritenersi assolto laddove si produca una sola scrittura di comparazione, costituita da atto pubblico, peraltro recante una sola sottoscrizione del de cuius, redatto oltre 27 anni prima della redazione del testamento per cui è causa.
 
La consulenza tecnica grafica d’ufficio, al fine di pervenire ad un corretto giudizio tecnico di riferibilità o meno alla de cuius della scrittura del testamento, necessita, infatti, del rigoroso rispetto del protocollo di indagine, il quale prevede che le scritture comparative debbano essere: i) coeve, ossia temporalmente prossime alla scrittura da esaminare; ii) omogenee, ossia della stessa tipologia; iii) di numero sufficiente.

Non può essere accolta la richiesta di emissione di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.  della cartella clinica attestante eventuali patologie dalle quali era affetta la de cuius, attesa l'inerzia di parte istante nel periodo precedente il giudizio, e comunque entro i termini di cui all'art. 183, comma VI c.p.c. nei confronti dell’azienda sanitaria. (Luca Basciani) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara 25 ottobre 2019.




Cessione di azienda, sorte del contratto di mutuo e voto nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda

La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 ottobre 2019.




La Corte UE sulle deroghe al divieto di uccisione deliberata del lupo

Rinvio pregiudiziale – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 92/43/CEE – Articolo 12, paragrafo 1 – Regime di rigorosa tutela delle specie animali – Allegato IV – Canis lupus (lupo) – Articolo 16, paragrafo 1, lettera e) – Deroga che consente la cattura di un numero limitato di determinati esemplari – Caccia di gestione – Valutazione dello stato di conservazione delle popolazioni della specie interessata

L’articolo 16, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, dev’essere interpretato nel senso che esso osta all’adozione di decisioni che concedono deroghe al divieto di uccisione deliberata del lupo, sancito all’articolo 12, paragrafo 1, lettera a), in combinato disposto con l’allegato IV, lettera a), di tale direttiva, a titolo di caccia di gestione, il cui obiettivo è la lotta al bracconaggio, se:
– l’obiettivo perseguito da tali deroghe non è comprovato in modo chiaro e preciso e se, alla luce di dati scientifici rigorosi, l’autorità nazionale non riesce a dimostrare che siffatte deroghe sono idonee a raggiungere tale obiettivo;
– non è debitamente dimostrato che l’obiettivo da esse perseguito non possa essere raggiunto mediante un’altra soluzione valida, posto che la mera esistenza di un’attività illecita o le difficoltà incontrate nell’effettuazione del controllo di quest’ultima non possono costituire un elemento sufficiente a tal riguardo;
– non è garantito che le deroghe non pregiudicheranno il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella loro area di ripartizione naturale;
– le deroghe non sono state oggetto di una valutazione dello stato di conservazione delle popolazioni della specie interessata nonché dell’impatto che la deroga prevista può avere su quest’ultimo, a livello del territorio di tale Stato membro o, eventualmente, a livello della regione biogeografica interessata qualora le frontiere di tale Stato membro coprano più regioni biogeografiche o, ancora, se l’area di ripartizione naturale della specie lo richiede, e, nella misura del possibile, sul piano transfrontaliero, e
– non sono soddisfatte tutte le condizioni relative alla base selettiva e alla misura limitata delle catture di un numero limitato e specificato di taluni esemplari delle specie indicate nell’allegato IV della suddetta direttiva in condizioni rigorosamente controllate, il cui rispetto deve essere accertato con riferimento, segnatamente, al livello della popolazione, del suo stato di conservazione e delle sue caratteristiche biologiche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 10 ottobre 2019.




Accesso alla prova testimoniale ex art. 2724 n. 3 c.c. nell’ambito di un contratto simulato

Prova della simulazione - Perdita senza colpa della prova scritta - Fattispecie

Chi intenda avvalersi dell’espediente probatorio di cui all’art. 2724, n. 3 c.c., in virtù del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., dovrà dimostrare di avere adoperato la diligenza del buon padre di famiglia ex art. 1176 c.c. nella custodia del documento comprovante la simulazione. Più in particolare, non costituisce condotta diligente ex art. 1176 c.c., idonea ad abilitare alla prova testimoniale ex art. 2724, n. 3 c.c., l’aver lasciato libero accesso alla controparte al luogo ove è custodita la prova della simulazione.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como non ha riconosciuto sussistere la diligenza ex art. 1176 c.c., idonea ad abilitare alla prova testimoniale ex art. 2724, n. 3 c.c., in un caso di un coniuge, il quale rivendicava la simulazione dell’atto di compravendita di un immobile intestato all’altro coniuge, lasciato libero di accedere al luogo ove il primo custodiva la prova della simulazione, in un periodo di grave conflittualità tra i due). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 07 ottobre 2019.




Finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese e privilegio di cui all’art. 8-bis D.L. 3/2015

Finanziamenti erogati alle piccole e medie imprese ai sensi dell’art. 8-bis del decreto - Legge n. 3 del 2015 convertito con legge 24-3-2015 n. 33 - Privilegio generale - Sussistenza

I finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese regolati dall’art. 8-bis del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015 n. 33, sono assistiti dal privilegio generale di cui al citato art. 8 bis anche in relazione alle erogazioni avvenute nel vigore della previgente normativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 ottobre 2019.




Conflitto tra misure di prevenzione (confisca) trascritte e titolo proprietario costituito retroattivamente con sentenza ex art. 2932 c.c.

Contratto preliminare di vendita – Decreto di confisca – Sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. – Effetto retroattivo – Buona fede

Le misure di prevenzione trascritte successivamente al contratto preliminare e all’azione giudiziaria ex art. 2932 c.c. non sono opponibili al proprietario, il cui titolo risulta sancito irrevocabilmente con sentenza costitutiva avente efficacia retroattiva – ex tunc – a far data dalla trascrizione del preliminare di vendita (cfr. Cass. S,U., 16 settembre 2015, n. 18131). (Marco Buraggi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 02 ottobre 2019.




Deposito in albergo (c.d. receptum cauponum) e responsabilità dell’albergatore

Deposito in albergo - Responsabilità dell’albergatore - Assenza di colpa dell’albergatore e conseguente insussistenza del diritto al risarcimento del danno

Chiamata in causa di terzo da parte del convenuto - Soccombenza dell’attore - Condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali anche del terzo chiamato per il principio di causalità

Ordine di esibizione - Inammissibilità in ipotesi di negligenza e/o inerzia della parte richiedente

In caso d’introduzione in albergo di beni ed oggetti preziosi, non sussiste responsabilità dell’albergatore, in ipotesi di furto/sottrazione, salvo che l’attore dimostri la colpa dell’albergatore per la mancata adozione delle misure idonee ad impedire il furto/sottrazione stessi.

Nell’ipotesi in cui il convenuto, in considerazione delle domande svolte da parte dell’attore, chiami in causa un terzo in garanzia, e, in esito al giudizio, le pretese attoree risultino infondate, l’attore stesso va condannato a pagamento delle spese anche del terzo chiamato da parte del convenuto, in virtù del principio di causalità.

L’ordine d’esibizione in giudizio non può supplire a inerzia e/o deficienze e/o mancanze probatorie della parte richiedente, che non si sia diligentemente e tempestivamente attivata per assolvere gli oneri probatori a proprio carico. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 15 luglio 2019.




Contratto di prestazione d'opera professionale tra avvocato e consumatore e non vessatorietà della clausola di determinazione del compenso stragiudiziale

Contratto per il conferimento dell'incarico di assistenza legale stragiudiziale tra avvocato e consumatore – Incarico non portato a termine – Pagamento del compenso nella misura stabilita in contratto – Clausola vessatoria ex art. 33 del Codice del Consumo – Non applicabilità

La clausola del contratto tra avvocato e cliente-consumatore che preveda la corresponsione integrale del compenso al professionista a prescindere da quanta attività stragiudiziale sia in concreto svolta e quindi anche in caso di interruzione anticipata del rapporto contrattuale non ha natura vessatoria ex art. 33 del Codice del Consumo in quanto non comporta un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; il corrispettivo della prestazione, con riferimento all'entità e alle modalità di liquidazione, è da considerarsi come l'oggetto del contratto e non può pertanto fondare la valutazione del carattere vessatorio della clausola ai sensi dell'art. 34, punto 2, Codice del Consumo, quando è stato individuato in modo chiaro e conoscibile o ha costituito oggetto di trattativa tra le parti. (Tonino Giordan) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 05 luglio 2019.




Contratto preliminare di compravendita di immobile e clausola di recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio di titolo edilizio

Contratto di Compravendita di bene immobile futuro - Clausola di Recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio del Permesso a Costruire - Omesso rispetto del termine triennale per il completamento dei lavori ex art.4 comma 4° Leg. Reg. Sic. N. 10/1977 - Decadenza ex lege del Titolo Edilizio - Efficacia ex tunc - Successive Concessioni Edilizie per varianti non essenziali - Decadenza per invalidità derivata - Esercizio del diritto di recesso mediante azione giudiziale - Legittimità

Qualora le parti di un negozio preliminare di compravendita di bene immobile ancora da edificare abbiano pattuito una clausola di recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio entro un certo termine della Concessione Edilizia, è legittimo l’esercizio del recesso anche qualora il Titolo Edilizio decada successivamente per l’omesso completamento dei lavori nel termine previsto dall’art.4, comma 4°, Leg.Reg.Sic.n.10/1977. L’effetto retroattivo della dichiarazione di decadenza fa sì che esso debba considerarsi come mai rilasciato con conseguente avveramento dell’evento dedotto in condizione. Questo perché l’interesse del promissario acquirente del bene futuro che ha anticipato il prezzo del bene, viene leso non solo quando la concessione edilizia manchi ab origine ma certamente anche quando il titolo, pur originariamente concesso, successivamente perda efficacia con effetto ex tunc. (Francesco Camerino) (riproduzione riservata) Appello Palermo 27 giugno 2019.




Trascrivibilità di un provvedimento giudiziale e pendenza di procedure di modificazione dei dati catastali

Trascrizione – Sentenza di accertamento – Nota di trascrizione – Riserva ex art. 2674 bis c.c. – Frazionamento postumo – Incongruenza dati catastali – Incertezza ex art. 2665 c.c. – Esclusione – Ipotesi

La trascrivibilità di un provvedimento giudiziale non è esclusa dalla pendenza di procedure di modificazione dei dati catastali allorché i soggetti, i beni ed i diritti siano inequivocabilmente individuati.

Ai fini della trascrivibilità di un atto deve aversi riguardo esclusivamente al contenuto della nota di trascrizione, dovendo le indicazioni ivi riportate permettere di individuare, senza possibilità di equivoci ed incertezze, gli estremi essenziali dell’atto ed i beni ai quali esso si riferisce, non essendo, invece, necessaria la totale sovrapponibilità degli identificativi presenti nel titolo rispetto a quelli indicati nella nota.

(Nel caso di specie, il Collegio ha ritenuto fondato il reclamo esperito avverso la trascrizione con riserva operata dalla Conservatoria dei RRII, ritenendo che non costituisca causa di incertezza ex art 2665 c.c., la mera discrepanza tra i dati catastali indicati nel provvedimento e quelli presenti nella nota di trascrizione - così come definiti in sede di frazionamento postumo - attesa la inequivocabile riconducibilità degli stessi al medesimo bene). (Eleonora Leotta) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 26 giugno 2019.




Copertura assicurativa obbligatoria e auto in garage

Assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli – Direttiva 2009/103/CE – Articolo 3, primo comma – Nozione di “circolazione dei veicoli” – Danno materiale causato ad un immobile dall’incendio di un veicolo stazionato in un garage privato di tale immobile – Copertura da parte dell’assicurazione obbligatoria

L’articolo 3, primo comma, della direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, deve essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di «circolazione dei veicoli», contemplata da tale disposizione, una situazione, come quella in discussione nel procedimento principale, nella quale un veicolo parcheggiato in un garage privato di un immobile, utilizzato in conformità della sua funzione di mezzo di trasporto, abbia preso fuoco, provocando un incendio avente origine nel circuito elettrico del veicolo stesso, e abbia causato dei danni a tale immobile, malgrado il fatto che detto veicolo non fosse stato spostato da più di 24 ore prima del verificarsi dell’incendio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 20 giugno 2019.




Ordine di prestare assenso alla cancellazione dell’ipoteca

Cancellazione di ipoteca - Ordine al terzo di prestare assenso - Facere infungibile - Domanda proposta in sede cautelare - Ammissibilità

Ipoteca - Cancellazione dell'iscrizione - Legittimazione - Chiunque vi abbia interesse

E’ ammissibile la domanda proposta in sede cautelare volta ad ottenere non già l’ordine di cancellazione dell’ipoteca (non ammissibile in ragione del tenore letterale dell’art. 2882 c.c.), bensì l’ordine al terzo di prestare assenso alla cancellazione trattandosi di un facere infungibile che può formare oggetto di esecuzione coattiva mediante il rimedio di cui all’art. 614-bis c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La cancellazione dell'ipoteca può essere richiesta da chiunque vi abbia interesse, e - quindi - , in primo luogo, dall'attuale proprietario del bene ipotecato. Infatti, l'art. 2282 cod. civ. si limita esclusivamente a richiedere il consenso delle parti interessate, e, in particolare, l'assenso del creditore, ma non limita a particolari soggetti la legittimazione all'istanza di cancellazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 17 giugno 2019.




Indebito oggettivo per somme versate all’ente dell’energia elettrica per lo spostamento di cavi

Spostamento cavi elettrici – Indennizzo – Esclusione

Spostamento cavi elettrici – Servitù costituite per usucapione – Indennizzo – Esclusione

Spostamento cavi elettrici – Pagamento eseguito dal proprietario del fondo servente – Indebito oggettivo

L’art. 122, comma 4, R.D. n. 1775/1933 configura un vero e proprio diritto soggettivo, che legittima la pretesa di ottenere la rimozione o diverso collocamento dei cavi elettrici ad onere e spese del gestore della rete (diversamente da quanto avviene nel regime comune ex art. 1068 c.c.); in tal senso, nessun indennizzo spetta all’esercente dell’elettrodotto per lo spostamento o rimozione degli impianti, nel caso in cui il proprietario del fondo debba eseguire innovazioni, costruzioni o impianti.

L’art. 122, comma 4, R.D. n. 1775/1933 si applica a prescindere dalla circostanza che la servitù di elettrodotto sia stata costituita con atto impositivo o per contratto, o eventualmente anche per usucapione (né si dubita che altrettanto, ed anzi a maggior ragione, possa avvenire in caso di occupazione non sorretta da alcun titolo); infatti, nell’ordinamento vigente non è configurabile una servitù di elettrodotto diversa da quella (tipica) disciplinata dal T.U. 11 dicembre 1933 n. 1775, cui rinvia l’art. 1506 cod. civ., sicché l’usucapione, che si aggiunge agli altri suoi titoli di acquisto (convenzione, sentenza, espropriazione per pubblica utilità) previsti da tale disciplina speciale, non può dar luogo ad un rapporto diverso da quello da questa contemplato, sicché la disciplina dell’art. 122 del T.U. citato non è influenzata dal modo di costituzione della servitù e rimane ugualmente applicabile anche quando il diritto di servitù sia stato acquistato per usucapione (cfr. Cass. n. 3148/1984).

Il pagamento eseguito dal proprietario del fondo servente, che voglia realizzare innovazioni, costruzioni o impianti nella rispettiva proprietà, per lo spostamento dei cavi elettrici, che la legge pone ad onere e spese del gestore della rete senza la previsione di alcun indennizzo (in deroga al regime comune di cui all’art. 1068 c.c.), costituisce un indebito oggettivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 06 giugno 2019.




Donazione di usufrutto successivo: necessaria l’accettazione del beneficiario

Donazione – Usufrutto successivo – Accettazione del beneficiario – Necessità

L’art. 796 c.c., nel prevedere la riserva a vantaggio di altra persona, dopo del donante, contempla un’ipotesi di donazione che, come tale, dev’essere accettata dal donatario (da ult., cfr. Cass. civ., Sez. V, 15.3.2019, ord. n. 7444: «La donazione dell'usufrutto in favore di un terzo, contenuta nella donazione con riserva di usufrutto di cui all'art. 796 c.c., si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale può essere contenuta nel medesimo atto ovvero intervenire con atto pubblico posteriore, richiedendosi in quest'ultimo caso, ai fini del perfezionamento della fattispecie, la relativa notificazione al donante.»).

La tesi secondo cui l’accettazione non sarebbe necessaria, trattandosi di contratto a favore di terzo, non persuade: anche ammesso che il contratto a favore del terzo possa trasferire o costituire un diritto reale (in senso favorevole, Cass. civ., Sez. II, 27.6.2011, sent. n. 14180), non si vede quale sarebbe l’interesse (art. 1411, co. 1, c.c.) di colui che dovrebbe assumere (nello schema, appunto, del contratto a favore di terzo) la natura di stipulante, ossia il donatario della nuda proprietà: costui dovrebbe, infatti, nutrire un paradossale interesse ad ottenere meno, e cioè, si ribadisce, una nuda proprietà, anziché una piena proprietà.

Sembra, poi, difficile ammettere, nell’ipotesi della donazione, per sua natura caratterizzata dall’assenza di un qualunque corrispettivo da parte del donatario, che il beneficiario della nuda proprietà possa (quale stipulante), di propria esclusiva iniziativa, revocare o modificare la stipulazione, finché il terzo non abbia dichiarato di volerne profittare (art. 1411, co. 2, c.c.): in tal modo, il donatario della nuda proprietà sottrarrebbe al terzo l’usufrutto, sovrapponendosi alla volontà del donante e, anzi, cancellandone una delle direzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 30 maggio 2019.




Atto concluso dal rappresentante privo di poteri di rappresentanza della società

Società – Rappresentanza – Falsus procurator – Applicazione dei principi di diritto comune – Inefficacia del contratto

L’atto concluso dal rappresentante privo di poteri di rappresentanza della società è sottoposto ai principi di diritto comune della rappresentanza volontaria e la società della quale è mancato il consenso ad origine è tutelata con l’inefficacia del contratto al quale è rimasta estranea. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro 10 maggio 2019.




Forma della fideiussione e sorte del contratto contenente clausole schema ABI

Fideiussione – Forma – Difetto sottoscrizione creditore – Irrilevanza

Fideiussione – Schema ABI – Nullità parziale – Condizioni

Il contratto di fideiussione non richiede l’accettazione espressa del creditore atteso che l'obbligazione fideiussoria sorge per effetto della proposta del fideiussore non rifiutata dall’oblato-creditore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, in un’ottica di conservazione del contratto può determinare unicamente la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle relative clausole (articoli 2-6-8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI), sempre che il fideiussore abbia  dato la prova che dette intese siano confluite nel contratto in questione e della lesione della sua liberta contrattuale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




Acquisto a non domino della proprietà di un autoveicolo ai sensi del diritto tedesco (secondo il giudice italiano)

Diritto internazionale privato e pubblico – Diritti reali – Acquisto a non domino – Autoveicoli – Lex rei sitae

Consulente tecnico, custode ed altri ausiliari del giudice in materia civile – Attività del consulente – Relazione – Accertamento della legge straniera – Art. 14 L. n. 218/1995

Possesso (materia civile) – Acquisto a non domino – Buona fede – Diritto tedesco – § 932 BGB – Comparazione

Ai sensi dell’art. 51, co. 1, L. n. 218/1995, l’acquisto a non domino della proprietà del bene mobile (nel caso di specie, un autoveicolo) è disciplinato dal diritto dello Stato in cui il bene è situato, sulla base del principio lex rei sitae.

La relazione del consulente tecnico sul diritto straniero va oltre l’incarico conferito laddove, pur precisando che si tratta di questioni di fatto demandate al giudice, giunge comunque a valutare le prove ed applicare le norme alla fattispecie, compito non affidato al consulente e riservato al giudicante. (Nel caso di specie, il giudice ha comunque considerato la relazione nella sola parte in cui esaminava l’ordinamento tedesco).

Il concetto di buona fede richiesta ai fini dell’acquisto a non domino dal § 932 BGB, è paragonabile al concetto di buona fede di cui all’art. 1147 c.c., laddove il possessore, perché possa essere considerato in buona fede, deve possedere ignorando di ledere l’altrui diritto, fermo restando che la buona fede non giova se l’ignoranza dipende da colpa grave. (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata)
Tribunale Ivrea 20 aprile 2019.




Vendita di immobili di interesse artistico: l’alienante deve notificare allo Stato tutti gli atti di provenienza

Compravendita - Immobiliare - Beni di interesse artistico - Diritto pubblico di prelazione - Omessa denuncia da parte del venditore - Facoltà di denuncia dell’acquirente - Affermazione - Pluralità di cessioni - Sufficienza della denuncia dell’atto più recente - Esclusione - Omessa denuncia - Inefficacia della vendita per l’ente prelazionario -  Affermazione

La tardiva denuncia ai sensi dell'articolo 59 D.Lgs. 42/2004 è finalizzata a consentire l'esercizio del diritto di prelazione per una finalità pubblicistica. Nell'esercizio della propria valutazione l'ente pubblico non considera solo il bene immobile in quanto tale e la potenziale funzionalità ad uno scopo istituzionale, ma valorizza anche il prezzo della cessione. Ne consegue che nell'ipotesi in cui il bene sia venduto più volte a condizioni economiche diverse, ogni atto dovrà essere notificato anche tardivamente, non potendo la notifica dell'ultimo atto dispositivo sanare l'omissione rispetto al trasferimento precedente.

L'obbligo di pubblicazione grava sull’alienante, ma allorchè il bene sia trasferito a terzi l'obbligazione inadempiuta non può che trasferirsi sul soggetto individuato in base all’atto di provenienza ovvero sul soggetto direttamente interessato. Nell'ipotesi di decesso o rifiuto del soggetto tenuto alla dichiarazione tardiva, questa può essere fatta dall'acquirente. L'atto stipulato in assenza della dovuta denuncia allo Stato per l'eventuale esercizio del diritto di prelazione è inefficace nei confronti del prelazionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ferrara 18 aprile 2019.




Danno da perdita del rapporto parentale e delle elargizioni economiche erogate dal defunto

Incidente stradale – Morte – Danno tanatologico iure proprio – Danno da perdita delle elargizioni economiche – Presupposti – Tecniche di liquidazione

Il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è subordinato alla sussistenza di un duplice presupposto: il primo, di diritto, consistente nell’esistenza di un vincolo riconosciuto dall’ordinamento giuridico fra la vittima e l’attore, e il secondo, di fatto, richiedendosi la sussistenza di un vincolo affettivo fra gli stessi.
Tale danno, da liquidare sulla base del valore di riferimento di cui alle Tabelle del Tribunale di Milano, può essere personalizzato entro i limiti ivi sanciti. Tuttavia, la personalizzazione deve essere giustificata da circostanze anomale, inusuali ed eccezionali, con la precisazione che conseguenze “normali” del danno non vuole affatto dire conseguenze “non gravi” e, pertanto, le circostanze che possono giustificare la personalizzazione sono solo quelle che si discostano, per intensità o frequenza, da quelle ordinariamente derivanti da un evento luttuoso.

La giurisprudenza prevalente considera risarcibile il danno patito da tutti coloro i quali godevano di una stabile e periodica contribuzione da parte della vittima primaria dell’illecito, come, nel caso di specie, moglie e figlia del defunto.
La liquidazione di tale voce di danno patrimoniale consta di tre fasi.
In primo luogo, deve essere accertato il reddito netto annuo del defunto, tenendo conto anche dei presumibili incrementi futuri.
Dalla somma così ottenuta bisogna sottrarre la cosiddetta quota sibi, ossia la parte di reddito che il defunto avrebbe presumibilmente tenuto per sé, non devolvendola ai bisogni della famiglia.

Infine, la quota di reddito così accertata deve essere capitalizzata in base a un coefficiente pari alla differenza fra la durata media della vita di un individuo del sesso del coniuge richiedente meno l’abbattimento relativo allo scarto fra vita biologica e vita lavorativa e l’età della richiedente al momento del fatto, per la moglie, ed in base a un coefficiente di capitalizzazione pari al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno, per la figlia. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 16 aprile 2019.




Per la prova della responsabilità contrattuale è sufficiente la prova della fonte del diritto

Responsabilità contrattuale – Azione risolutoria o risarcitoria – Prova incombente sull’attore – Limitata alla fonte del diritto e alla relativa scadenza – Liquidazione in via equitativa – Ammissibilità in via generale

Il creditore che agisca per la risoluzione del contratto, per il risarcimento del danno o l’inadempimento, deve provare solo la fonte, negoziale o legale, del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento.
Nell’oggettiva impossibilità di procedere alla determinazione del danno, soccorre il criterio della liquidazione in via equitativa di cui all’art.1226 c.c., criterio sempre applicabile una volta concretamente provata la sussistenza del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 10 aprile 2019.




L’inidoneità della stanza d’albergo legittima la restituzione del prezzo ma non il risarcimento del danno non patrimoniale

Risarcimento del danno – Inadempimento dell’albergatore – Inidoneità dell’alloggio rispetto alla prenotazione – Diritto alla restituzione del prezzo – Sussiste – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Non sussiste

La difformità del letto rispetto alla prenotazione nonché l'assenza di acqua calda costituiscono inesatti adempimenti delle obbligazioni dell'albergatore che diminuiscono in modo apprezzabile l'idoneità dell'unità abitativa offerta; va conseguentemente la domanda di restituzione del prezzo pagato.

Nel diritto positivo delle obbligazioni e dei contratti, fuori dal perimetro dell'ingiustizia costituzionalmente qualificata, lo strumento risarcitorio del danno non patrimoniale può essere garantito al creditore insoddisfatto solo nel caso in cui l'interesse non patrimoniale dedotto all'interno del programma obbligatorio sia stato perseguito e tutelato in via esclusiva o quantomeno assolutamente preminente dalla stipulazione inadempiuta, di modo che, divenuto irrealizzabile il suddetto interesse, venga sostanzialmente meno la causa del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nella fattispecie, il Tribunale ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale invocato dagli attori.]
Tribunale Catanzaro 08 aprile 2019.




Franchising: presupposti della responsabilità extracontrattuale dell’affiliante per fatto dell’affiliato

Franchising – Fatto dell’affiliato – Responsabilità dell’affiliante – Presupposti – Colpa dell’affiliante – Necessità

Sia nel caso di franchising di beni che in quello di franchising di servizi, nonostante l'uso comune del marchio, affiliante e affiliato sono soggetti distinti dal punto di vista economico e giuridico; ne consegue che non si può fondare la responsabilità dell’affiliante per il fatto dell’affiliato sul principio dell’apparenza, ma è necessario provare una sua colpa, derivante dall’inadeguatezza del know how e delle procedure tecniche ed operative per la gestione della clientela ovvero dall’inadeguatezza della scelta dell’affiliato. (Vincenzo Meli) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 04 aprile 2019.




Responsabilità precontrattuale per ingiustificata rottura delle trattative e onere della prova

Trattative e responsabilità precontrattuale – Natura e oneri probatori delle parti

La responsabilità precontrattuale non scaturisce dalla mera inosservanza del dovere in capo a “chiunque” del nemine laedere (art. 2043 c.c.) ma dalla violazione di specifici obblighi che la legge (e in specie l’art. 1337 c.c.) pone in capo alle “parti” che stanno svolgendo delle trattative.

Lo svolgimento di (significative) trattative integra appunto, ai sensi dell’art. 1173 c.c., un fatto idoneo a produrre obbligazioni reciproche di buona fede, protezione, informazione (art. 1175 e 1375 c.c.).

Ne deriva che il danneggiato, il quale lamenti un’ingiustificata rottura delle trattative, può limitarsi a provare la fonte da cui scaturisce il proprio diritto e allegare l’inadempimento della controparte, spettando al danneggiante la prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento o dall’impossibilità dell’adempimento per fatto a sé non imputabile. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 03 aprile 2019.




Riutilizzo e recupero dei rifiuti: quando può dirsi cessata la qualifica di rifiuto

Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Rifiuti – Direttiva 2008/98/CE – Riutilizzo e recupero dei rifiuti – Criteri specifici relativi alla cessazione della qualifica di rifiuti dei fanghi di depurazione dopo trattamento di recupero – Assenza di criteri definiti a livello dell’Unione europea o a livello nazionale

L’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, deve essere interpretato nel senso che esso:

–non osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in forza della quale, qualora non sia stato definito alcun criterio a livello dell’Unione europea per la determinazione della cessazione della qualifica di rifiuto per quanto riguarda un tipo di rifiuti determinato, la cessazione di tale qualifica dipende dalla sussistenza per tale tipo di rifiuti di criteri di portata generale stabiliti mediante un atto giuridico nazionale, e

–non consente a un detentore di rifiuti, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, di esigere l’accertamento della cessazione della qualifica di rifiuto da parte dell’autorità competente dello Stato membro o da parte di un giudice di tale Stato membro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 28 marzo 2019.




Provvedimenti cautelari ante causam e azioni dematerializzate

Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità

Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 25 marzo 2019.




Concorso colposo del creditore nel danno-conseguenza: eccezione in senso stretto non rilevabile d’ufficio

Risarcimento danni patrimoniali – Polizza assicurativa – Concorso colposo del creditore nell’aggravamento del danno – CTU

Il concorso colposo del danneggiato nella causazione dell’evento dannoso, di cui all’art. 1227, comma primo, cod. civ., non integra un’eccezione in senso stretto bensì una mera difesa.
Pertanto, a condizione che il convenuto abbia allegato le circostanze di fatto sulle quali fondare l’applicazione della norma, il giudice è tenuto ad esaminare la relativa questione d’ufficio.

Il concorso colposo del danneggiato nella causazione del danno-conseguenza, di cui al comma successivo, costituisce al contrario oggetto di un’eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore integra la violazione di un autonomo dovere giuridico che trova fondamento nell’obbligo di comportarsi secondo buona fede, trattandosi pertanto di una circostanza impeditiva della pretesa risarcitoria.

In considerazione delle notevoli differenze applicative fra i due regimi così delineati, il giudice dovrà stabilire, eventualmente avvalendosi di CTU, se il comportamento negligente del creditore abbia contribuito a causare il danno-evento o il danno-conseguenza, essendo la rilevabilità ufficiosa della relativa questione preclusa nel secondo caso. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 19 marzo 2019.




Tutela cautelare esclusa nel rapporto locatizio per i vizi dell’immobile

Procedimento cautelare – Vizi dell’immobile – Inapplicabilità – Rimedi: risoluzione o riduzione del prezzo

I rimedi posti dalla disciplina codicistica a tutela del conduttore per i vizi della cosa locata consistono esclusivamente nella risoluzione del contratto o nella riduzione del canone, ma non nella condanna del locatore ad eseguire i lavori necessari per rendere la cosa idonea all’uso pattuito (in termini Cass., Sez. 3, n. 12712 del 25/05/2010: L'obbligo del locatore di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile in buono stato locativo, di cui all'art. 1576 cod. civ., riguarda gli inconvenienti eliminabili nell'ambito delle opere di manutenzione e, pertanto, non può essere invocato per rimuovere guasti o deterioramenti, rispetto ai quali la tutela del locatario resta affidata alle disposizioni dettate dagli artt. 1578 e 1581 cod. civ. per i vizi della cosa locata; Tribunale di Modena, 14/06/2013, n. 955; Tribunale di Roma, 18/02/2003). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 19 marzo 2019.




Inapplicabilità della disciplina usura alla clausola penale e fideiussione a garanzia di contratto di franchising

Clausola penale – Disciplina usura – Inapplicabilità

Contratto franchising – Fideiussione a garanzia delle obbligazioni contrattuali – Importo massimo garantito – Inapplicabilità

La funzione risarcitoria della clausola penale ne esclude l’assimilabilità al corrispettivo diretto dell'obbligazione principale rilevante ai fini della normativa sull’usura. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Non è applicabile alla fideiussione rilasciata da un terzo contestualmente alla stipula di un contratto di franchising e a garanzia delle obbligazioni assunte dall’affiliato la disciplina dell’importo massimo garantito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 marzo 2019.




Regime probatorio dell’azione di simulazione assoluta promossa dal creditore del venditore

Azione di simulazione assoluta – Regime probatorio in capo al terzo – Presunzioni semplici – Fattispecie

In materia di simulazione contrattuale l’attore terzo rispetto al contratto impugnato, nella specie creditore del venditore, può provare l’esistenza dell’accordo simulatorio con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni, purché gravi, precise e concordanti, quali l’entità del prezzo e le modalità della sua corresponsione (nella specie: la stipula dell’atto di compravendita poco tempo dopo che la banca attrice aveva comunicato al cliente futuro venditore il recesso dai rapporti bancari con contestuale richiesta di rientro dell’ingente esposizione debitoria; il corrispettivo era inferiore di circa il 10% rispetto al valore di mercato dell’immobile accertato dal CTU; l’avvenuto pagamento del 10% del prezzo a mezzo assegno bancario era stato quietanzato in sede di compravendita, sebbene nel corso del giudizio da informazioni assunte presso la banca trattaria sia stato accertato che quell’assegno non era mai stato incassato, risultando ancora in circolazione, né l’acquirente ha fornito la prova di un pagamento alternativo; il residuo 90% doveva essere pagato con accollo interno, non liberatorio, del mutuo in essere in capo al venditore al momento della compravendita, sebbene sia oltretutto emerso che talune rate successive alla compravendita fossero state pagate direttamente dal venditore; quest’ultimo, inoltre, aveva rinunciato espressamente all’ipoteca legale, pur non avendo appunto ricevuto il prezzo; l’acquirente aveva trasferito la sua residenza nell’immobile oltre un anno dopo la compravendita e a giudizio instaurato). Tribunale Roma 15 marzo 2019.




Appalti pubblici e partecipazione all’affidamento da parte di consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro

Appalti pubblici - Partecipazione all’affidamento da parte di consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro

In materia di appalti pubblici, nel caso di partecipazione all’affidamento da parte di consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro, costituiti a norma del r.d. 25 giugno 1909 n. 422 e successive modificazioni, è configurabile una responsabilità del consorzio per le obbligazioni assunte dalle cooperative consorziate verso i terzi, poiché l’art. 13 del r.d. n. 109 del 1994, dopo aver disciplinato la partecipazione alle procedure di affidamento “delle associazioni temporanee e dei consorzi di cui all’art. 10 comma 1 lett. d) ed e)”, espressamente prevede, al comma successivo, che l’offerta dei concorrenti associati o dei consorziati determini “la loro responsabilità solidale nei confronti dell’Amministrazione nonché nei confronti delle imprese subappaltanti e dei fornitori”, precisando che, per i lavori scorporabili, la responsabilità è limitata all’esecuzione dei lavori di rispettiva competenza, ferma restando la responsabilità solidale del mandatario o del capogruppo. (Gabriele Borghi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 marzo 2019.




Responsabilità solidale del consorzio per obbligazioni assunte dalle consorziate verso terzi

Appalto pubblico - Responsabilità solidale consorzio per obbligazioni assunte dalle consorziate

In materia di appalti pubblici, nel caso di partecipazione all’affidamento dei lavori da parte di consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro, costituiti a norma del R.D. 422/1909 e successive modificazioni, è configurabile una responsabilità del consorzio per le obbligazioni assunte delle cooperative consorziate verso i terzi, poiché l’art. 13 del R.D. 109/1994 prevede che l’offerta dei concorrenti associati o dei consorziati determini la loro responsabilità solidale nei confronti dell’amministrazione pubblica oltreché nei confronti delle imprese subappaltanti e dei fornitori. (Gabriele Borghi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 06 marzo 2019.




Norme sulla trasparenza: incostituzionale la pubblicità generale senza selezione

Trasparenza – Pubblicità – Art. 14, comma 1-bis dlgs n. 33 del 2013 – Obbligo generale di pubblicazione – Per tutti i titolari di incarichi dirigenziali – Incostituzionalità

Rapporti CDFUE e Carta Costituzionale – Sindacato corte cost e sindacato Corte Giustizia – Sindacato Corte cost con effetti erga omnes – Precisazioni

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-bis, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni), nella parte in cui prevede che le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati di cui all’art. 14, comma 1, lettera f), dello stesso decreto legislativo anche per tutti i titolari di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall’organo di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione, anziché solo per i titolari degli incarichi dirigenziali previsti dall’art. 19, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Viola l’art. 3 Cost., innanzitutto sotto il profilo della ragionevolezza intrinseca, imporre a tutti indiscriminatamente i titolari d’incarichi dirigenziali di pubblicare una dichiarazione contenente l’indicazione dei redditi soggetti all’IRPEF nonché dei diritti reali su beni immobili e su beni mobili iscritti in pubblici registri, delle azioni di società, delle quote di partecipazione a società e dell’esercizio di funzioni di amministratore o di sindaco di società (con obblighi estesi al coniuge non separato e ai parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi consentano e fatta salva la necessità di dare evidenza, in ogni caso, al mancato consenso). L’onere di pubblicazione in questione risulta, in primo luogo, sproporzionato rispetto alla finalità principale perseguita, quella di contrasto alla corruzione nell’ambito della pubblica amministrazione.

I principi e i diritti enunciati nella CDFUE intersecano in larga misura i principi e i diritti garantiti dalla Costituzione italiana (e dalle altre Costituzioni nazionali degli Stati membri): la prima costituisce pertanto «parte del diritto dell’Unione dotata di caratteri peculiari in ragione del suo contenuto di impronta tipicamente costituzionale». Fermi restando i principi del primato e dell’effetto diretto del diritto dell’Unione europea, occorre considerare la peculiarità delle situazioni nelle quali, in un ambito di rilevanza comunitaria, una legge che incide su diritti fondamentali della persona sia oggetto di dubbi, sia sotto il profilo della sua conformità alla Costituzione, sia sotto il profilo della sua compatibilità con la CDFUE (indirizzo enunciato già da Corte Cost., sentenza n. 269 del 2017). In tali casi – fatto salvo il ricorso al rinvio pregiudiziale per le questioni di interpretazione o di invalidità del diritto dell’Unione europea, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), come modificato dall’art. 2 del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e ratificato dalla legge 2 agosto 2008, n. 130 – va preservata l’opportunità di un intervento con effetti erga omnes della Corte Costituzionale in virtù del principio che situa il sindacato accentrato di legittimità costituzionale a fondamento dell’architettura costituzionale (art. 134 Cost.), precisandosi che in tali fattispecie, la Corte costituzionale giudicherà alla luce dei parametri costituzionali interni, ed eventualmente anche di quelli europei (ex artt. 11 e 117, primo comma, Cost.), comunque secondo l’ordine che di volta in volta risulti maggiormente appropriato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 21 febbraio 2019.




Nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione ex art. 615 e ss. c.p.c., promossa in forza dell’art. 2929 bis cod. civ., è inammissibile la domanda di revocatoria ordinaria

Opposizione all’esecuzione art. 615 c.p.c. – Giudizio di cognizione art. 616 c.p.c. – Art. 2929 bis cod. civ. – Azione revocatoria ordinaria art. 2901 cod. civ.

Il giudizio di cognizione introdotto a seguito dell’opposizione ad un’esecuzione iniziata in forza dell’art. 2929 bis cod. civ. deve vertere sulle medesime questioni sollevate nella fase sommaria dell’opposizione. Ne consegue che chi agisce in espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito con le forme previste dall’art. 2929 bis cod. civ. non può agire nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione con un’azione revocatoria ordinaria, in quanto detta fase processuale è destinata alla trattazione ed alla confutazione dei soli temi introdotti con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. ed ex art. 2929 bis, ultimo comma, cod. civ.. Per l’effetto la domanda di revocatoria ordinaria proposta deve dichiararsi inammissibile (fattispecie in cui l’istituto di credito aveva promosso un esecuzione immobiliare ex art. 2929 bis cod. civ. su beni costituiti in fondo patrimoniale. Il debitore ha presentato opposizione all’esecuzione eccependo l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, ottenendo la sospensione dell’esecuzione. L’istituto di credito ha poi introdotto il giudizio di cognizione radicando una domanda revocatoria ordinaria, dichiarata inammissibile dal Tribunale per diversità del petitum rispetto al giudizio di opposizione). (Monica Binello) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo 20 febbraio 2019.




Non sono esperibili i rimedi ex artt. 1434 e 1438 cod. civ. avverso un contratto di compravendita quando il venditore aveva manifestato di voler vendere il bene e la vendita è avvenuta a condizioni vantaggiose

Vendita beni immobili – Violenza relativa – Minaccia di far valere un diritto – Responsabilità precontrattuale – Segnalazione di sofferenza – Abuso del diritto

Non sono esperibili i rimedi ex artt. 1434 e 1438 cod. civ. avverso un contratto di compravendita quando il venditore asseritamente minacciato aveva precedentemente manifestato di voler vendere il bene e la vendita è avvenuta a condizioni economiche per lui vantaggiose.

Il danno da illegittima segnalazione in Centrale Rischi non è riscontrabile, in re ipsa, nell’illegittimità della segnalazione, essendo altresì necessaria la prova, da parte del danneggiato, del beneficio economico che lo stesso avrebbe conseguito tramite l’impiego del denaro che gli è stato ingiustamente negato a causa della segnalazione.

Integra la fattispecie dell’abuso del diritto la condotta della banca che revoca le linee di credito concesse a un’impresa a seguito di un ritardo irrisorio nel pagamento della rata di un mutuo, con delibera, peraltro, cronologicamente antecedente rispetto al ritardo stesso. Tuttavia, all’accertamento dell’abuso del diritto non corrisponde automaticamente il risarcimento del danno, dovendo tale danno essere allegato e provato dal danneggiato. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 15 febbraio 2019.




Sul termine per proporre l’opposizione di cui all’art. 2797, comma 2, c.c. per il terzo datore di pegno che risieda, a differenza del debitore, in un luogo diverso da quello di residenza del creditore

Pegno - Esecuzione espropriativa mobiliare privata - Forme della vendita - Terzo datore di pegno - Residenza in un luogo diverso da quello del creditore - Opposizione - Tempestività della opposizione - Sospensione automatica della vendita - Termine per la proposizione dell’opposizione concesso al debitore e al terzo datore di pegno - Identità del criterio per la sua determinazione - Sussistenza

Il criterio per la determinazione del termine per proporre l’opposizione di cui all’art. 2797, secondo comma, c.c. è unico sia per il debitore che per il terzo datore di pegno e deve individuarsi avendo riguardo alla residenza o al domicilio eletto del debitore. Nel caso in cui il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto nel luogo di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, di cinque giorni dal ricevimento dell’intimazione di cui al primo comma dell’art. 2797 c.c.; per contro qualora il debitore abbia la residenza o il domicilio eletto in luogo diverso da quello di residenza del creditore, il termine per l’opposizione è, per il debitore ed il terzo datore di pegno, pure se residente o con domicilio eletto in luogo coincidente con quello di residenza del creditore, di novanta giorni dal ricevimento dell’intimazione.

È da considerarsi intempestiva e, pertanto, inidonea a determinare la sospensione automatica della vendita del pegno, l’opposizione proposta dal terzo datore di pegno che risieda, a differenza del debitore, in un luogo diverso da quello di residenza del creditore, se proposta nel termine di novanta giorni di cui all’art. 163-bis c.p.c., dal ricevimento della intimazione. (Giorgio Barbieri) (Angela Liliana Falciano) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 15 febbraio 2019.




Il danno causato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c.

Responsabilità – Cosa in custodia – Configurabilità – Prova contraria – Sussistenza – Presunzione di responsabilità

Il danno cagionato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c., salva la prova liberatoria del caso fortuito.

(Nel caso di specie – a seguito del fatto dannoso, consistente nell’incagliarsi di una carrozzina per disabili in una buca stradale con conseguente lesione del soggetto trasportato, veniva accertata la responsabilità per il danno cagionato da cosa in custodia, giacché la fenditura della strada risultava invisibile poiché coperta d’acqua; veniva così rigettata l’eccezione del  Comune, di concorso colposo ex art. 1227 c.c., che non aveva offerto la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 13 febbraio 2019.




E’ ‘allevamento agricolo’ anche quello della fauna selvatica erbivora a fini venatori o alimentari, compreso l'allevamento di lepri

Prelazione agraria - Legittimazione attiva - Attività di stabile coltivazione del fondo - Qualità di imprenditore agricolo - Automatica legittimazione ai fini del riscatto ai sensi dell'art. 8 Legge 590/1965 - Esclusione

Allevamento di fauna selvatica erbivora - Qualità di imprenditore agricolo - Sussistenza

E’ imprenditore agricolo chi, in forma organizzata e rivolta al mercato, non solo curi cicli biologici di carattere animale, ma li curi attraverso l'utilizzazione del fondo rustico ovvero dei suoi prodotti vegetali. Ne consegue che debba escludersi dall'impresa agricola l’allevamento di animali carnivori (come gatti, visoni, volpi ecc.), mentre vi rientrano a pieno titolo gli animali erbivori e gli uccelli con ali inette al volo (animali da cortile).

Deve ritenersi incluso nella definizione di “allevamento agricolo” anche l'allevamento della fauna selvatica erbivora, tanto a fini venatori (l. 11.2.92 n. 157) che a fini alimentari, quale l'allevamento di lepri, il cui legame al terreno è riconoscibile nell'intero ciclo biologico.
Il riconoscimento della qualità di imprenditore agricolo non comporta l'automatica legittimazione ai fini del riscatto ai sensi dell'art. 8 Legge 590/1965.

L'art. 8 Legge 590/1965 è norma di stretta interpretazione. Pertanto, non solo il conduttore del fondo deve essere titolare di un valido contratto d'affitto, ma deve altresì trattarsi di affitto che abbia per oggetto fondi su cui si svolga attività di "coltivazione" in senso stretto, conformemente al requisito della coltivazione biennale posto dallo stesso comma 1 dell’art. 8. l. 590/1965.

Restano esclusi dall’applicabilità dell'art. 8 Legge 590/1965 l'affitto di terreno pascolativo, di terreni boschivi o i contratti di vendita di erbe -così come non forniscono titolo per la prelazione la locazione di vasche per itticoltura o la soccida di pascolo-. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 06 febbraio 2019.




Sanzioni amministrative accessorie: confisca, definizione mediante pagamento in misura ridotta e preclusione dell’applicabilità della sanzione accessoria prevista dalla norma regionale speciale

Opposizione a sanzioni amministrative accessorie – Confisca – Disciplina generale – Legge n. 689/1981 – Definizione mediante pagamento in misura ridotta – Preclusione dell’applicabilità della sanzione accessoria prevista dalla norma regionale speciale – Esclusione  

Opposizione a sanzioni amministrative accessorie – Legge n. 689/1981 – Natura dell’impugnazione – Deduzione da parte della p.a. di motivi aggiunti rispetto all’atto impugnato – Preclusione

Poiché l’art. 9 della legge n. 689/1981 prevede, tra l’altro, che, quando uno stesso fatto è punito da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative, si applica la disposizione speciale ed essendo le norme di cui agli artt. 91 e 101 della legge regionale Lombardia n. 6/2010 disposizioni speciali che, come tali, prevalgono sulla disciplina generale contenuta agli artt. 16 e 20 della legge n. 689/1981, la avvenuta definizione della violazione mediante il pagamento nella misura ridotta prevista dall'art. 16 legge n. 689 del 1981, ancorché estingua ogni effetto di tale violazione in ordine alla sanzione pecuniaria, non ha efficacia derogativa rispetto all'obbligo di disporre la confisca, inderogabilmente prevista per la fattispecie in questione dalla normativa regionale (nel caso di specie dall’art. 101 co. 2 lett. b) della legge regionale Lombardia n. 6/2010).

In tema di opposizione a sanzioni amministrative, la legge n. 689/1981 configura un modello procedimentale di tipo impugnatorio nell’ambito del quale l'amministrazione non può dedurre, a sostegno della pretesa sanzionatoria, motivi o circostanze diversi da quelli enunciati con l'ordinanza oggetto di impugnativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 05 febbraio 2019.




Terzo trasportato ed azione ex art. 144 cod. ass. private (d. lgs. 209/2005)

Terzo trasportato – Azione ex art. 144 cod. ass. private (d. lgs. 209/2005) – Ammissibilità

Il danneggiato può agire ex art. 144, d. lgs. 209/205, e non ex art. 141, stesso decreto, pur assumendo la qualità di terzo trasportato.
Va condivisa l’esigenza, ravvisata dalla Corte Costituzionale, di interpretare la normativa in materia nel senso, nel quale essa possa garantire l’esercizio più ampio del diritto di difesa, e cioè anche mediante l’azione contro il proprietario dell’altro veicolo e l’assicuratore di quest’ultimo (cfr. Corte Cost. ord. 205/2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 02 febbraio 2019.




Cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi legali nel risarcimento del danno extracontrattuale

Obbligazioni di valore – Cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi legali – Condizioni

Nel caso del risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale, trattandosi di obbligazione di valore, occorre sommare all’importo liquidato la rivalutazione monetaria, secondo l’indice ISTAT dell’incremento dei prezzo al consumo per le famiglie degli impiegati e degli operai, ma l’ammontare che, in tal modo, si raggiunge nei singoli anni, non dev’essere maggiorato degli interessi legali, salvo che venga offerta una prova, quand’anche presuntiva, «che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo.» (Cass. civ., Sez. III, 13.7.2018, ord. n. 18564, la cui massima, per esteso, è la seguente: «Nella obbligazione risarcitoria da fatto illecito, che costituisce tipico debito di valore, è possibile che la mera rivalutazione monetaria dell'importo liquidato in relazione all'epoca dell'illecito, ovvero la diretta liquidazione in valori monetari attuali, non valgano a reintegrare pienamente il creditore il quale va posto nella stessa condizione economica nella quale si sarebbe trovato se il pagamento fosse stato tempestivo. In tal caso, è onere del creditore provare, anche in base a criteri presuntivi, che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo. Tale effetto dipende prevalentemente, dal rapporto tra remuneratività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione, essendo ovvio che in tutti i casi in cui il primo sia inferiore al secondo, un danno da ritardo non è normalmente configurabile. Ne consegue, per un verso che gli interessi cosiddetti compensativi costituiscono una mera modalità liquidatoria del danno da ritardo nei debiti di valore; per altro verso che non sia configurabile alcun automatismo nel riconoscimento degli stessi.(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, con riferimento al danno derivato da anticipazioni di crediti non recuperati, aveva liquidato gli interessi, sul capitale via via rivalutato, in modo automatico, senza alcuna valutazione dell'indicato profilo probatorio).»). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 02 febbraio 2019.




Contestazione dell’esistenza del ramo d’azienda trasferito e onere della prova

Trasferimento di ramo d’azienda - Nozione di ramo d’azienda - Onere della prova - Art. 2112 c.c.

A fronte della contestazione, da parte del ricorrente, dell’esistenza del ramo d’azienda trasferito, da intendersi come articolazione funzionalmente autonoma di un’unità economica organizzata, è onere delle convenute, cessionaria e cedente, provare il fatto del trasferimento, e cioè la consistenza e l’idoneità funzionale del ramo, in primo luogo mediante la produzione in giudizio dell’atto di cessione e degli allegati necessari a identificare gli elementi patrimoniali trasferiti; ciò in particolare al fine di verificare l’idoneità dello stesso a svolgere le attività commesse alla cessionaria dalla cedente, sulla base di un contratto di servizi coevo al trasferimento del ramo.

L’accollo dell’onere della prova alle convenute si giustifica sia per considerazioni attinenti alla vicinanza della prova, sia perché, ponendo il ricorrente, a fondamento della domanda, il fatto negativo dell’inesistenza del trasferimento d’azienda, viene in questione il diritto delle convenute alla novazione soggettiva del rapporto di lavoro, in difetto di consenso del contraente ceduto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 febbraio 2019.




La perdita di chance di partecipare a gare d’appalto

Responsabilità contrattuale della società di consulenza – Mancata partecipazione dell’impresa a gare pubbliche d’appalto – Risarcimento del danno da perdita di chance – Sussiste – Criteri equitativi per il risarcimento

Va riconosciuto all’impresa attrice il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance, patito per la preclusa possibilità di partecipare a gare pubbliche in conseguenza dell’inadempimento imputabile alla società di consulenza, che si era obbligata, per conto dell’attrice, a compilare ed inoltrare l’istanza di iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali presso l’ente pubblico competente (tale iscrizione era un requisito soggettivo previsto dallo ius superveniens per la partecipazione alle gare nel settore ove l’attrice operava da tempo).

Trattasi di un pregiudizio patrimoniale certo nella sua esistenza, ma la cui prova dell’esatto ammontare risulta impossibile o, comunque, eccessivamente difficile per la parte danneggiata: è pertanto giustificato il ricorso al criterio equitativo di cui all’art. 1226 c.c..

I criteri orientativi per la quantificazione del danno da perdita di chance sono almeno tre: (1) il valore delle procedure di selezione a cui la danneggiata ha allegato di non avere potuto partecipare; (2) la circostanza che la chance di aggiudicazione costituisce un bene della vita che, ove monetizzato, va valutato in termini inferiori rispetto all’utile che sarebbe conseguito dall’esecuzione dei servizi in caso di aggiudicazione, nonché (3) l’allegazione che l’attore disponesse o meno di una capacità tecnica, finanziaria ed operativa di aggiudicarsi e dare esecuzione a tutti gli appalti alle cui gare non ha potuto partecipare. (Lorenzo Tamos) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 25 gennaio 2019.




Trasporto di merci su strada: alla Corte Costituzionale la questione di costituzionalità dell’art.7-ter D.Lgs. 286/2005

Contratto di trasporto di merci su strada - Azione diretta del subvettore ex art.7-ter D.Lgs. n.286/2005 - Eccezione di incostituzionalità Art. 77, II comma, Cost. dell’art.1-bis, comma due, lett e), del Decreto Legge 6 luglio 2010 n.103, convertito in Legge 4 agosto 2010, n. 127, nella parte in cui introduce l’art.7- ter nel decreto legislativo 21 novembre 2005 n. 286, in riferimento all’art.77, II comma, Cost. - Rilevanza e non manifesta infondatezza - Sospensione giudizio - Trasmissione atti alla Corte Costituzionale

In relazione al requisito di non manifesta infondatezza, si rileva che l’inserzione in sede di conversione della norma di cui all’art. 7-ter (che prevede la facoltà per il vettore stradale che abbia ricevuto incarico da altro vettore di agire direttamente nei confronti di tutti coloro avessero ordinato il trasporto) appare completamente distonica rispetto tanto all’oggetto originario (posto che l’emendamento riguarda l’autotrasporto su strada di merci per conto terzi e non pubblici servizi di trasporto marittimo), quanto alla finalità del decreto (posto che questo era solo rivolto ad assicurare – durante le fasi di dismissione della società Tirrenia di Navigazione S.p.A. - l’esatto adempimento delle obbligazioni derivanti dalle convenzioni di pubblico servizio di trasporto marittimo e con esso la continuità del servizio pubblico di cabotaggio marittimo e non certo a favorire, mediante ampliamento dei soggetti passivi, il pagamento delle prestazioni eseguite dal subvettore nel rapporto privatistico di trasporto di merci su strada).

Non si ravvisa pertanto né l’attinenza della norma in questione a materia o profili già disciplinati dal decreto, né un collegamento funzionale con la ratio ispiratrice di quest’ultimo.

Ad ulteriore conferma dell’estraneità dell’art. 7 ter all’impianto originario si può richiamare altresì la circostanza che lo stesso Parlamento ha dovuto modificare, in sede di conversione, il titolo iniziale del decreto-legge (“Disposizioni urgenti per assicurare la regolarità del servizio pubblico di trasporto marittimo”) ampliandolo con l'aggiunta delle parole “ed il sostegno della produttività nel settore dei trasporti”, ciò che non sarebbe stato necessario ove le modifiche apportate in sede di conversione fossero state coerenti con l’oggetto originario.

Sussiste altresì il requisito della rilevanza di cui all’art. 23 co. 2 legge n. 87 del 1953 posto che la questione per cui è causa ha ad oggetto la costituzionalità dell’unica norma che autorizza l’ingiungente a rivolgersi alla debitrice sicché la decisione in punto di costituzionalità esercita un’influenza immediata e dirimente non solo sul complessivo quadro normativo rilevante per la risoluzione della vertenza, ma addirittura sulla stessa accoglibilità della pretesa di pagamento. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro 24 gennaio 2019.




Credito al consumo, risoluzione consensuale della compravendita e inefficacia del contratto di finanziamento collegato

Contratti di finanziamento – Collegamento negoziale – Causa – Risoluzione consensuale – Effetti

Ai sensi dell’art. 121 lett. d) TUB, va qualificato quale “contratto di credito collegato”, rilevante secondo la definizione “consumeristica”, il contratto esclusivamente finalizzato a finanziare la fornitura di un bene specificamente individuato, concluso dal finanziatore avvalendosi del fornitore del bene medesimo.

La disciplina di questo tipo contrattuale regola espressamente gli effetti “del collegamento negoziale” sul contratto di finanziamento nei soli casi di recesso del consumatore dal contratto di fornitura e di risoluzione per inadempimento del fornitore, senza nulla prevedere per l’ipotesi di scioglimento consensuale del contratto di fornitura.

Posto il collegamento negoziale (che impone di considerare, oltre alla funzione dei singoli negozi, la causa dell’operazione economica nel suo complesso) deve pertanto ritenersi che, per la destinazione impressa ex lege all’utilizzo delle somme finanziate, l’intervenuta risoluzione consensuale del contratto di fornitura interferisca sul contratto di finanziamento, facendolo venire meno. (Gianmaria Dalle Crode) (Cesare Tonello) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 24 gennaio 2019.




Contratto di trasporto di cose e mancanza di spiegazioni da parte del vettore in merito alle circostanze dello smarrimento della merce

Contratto di trasporto di cose – Calcolo del danno in caso di perdita o di avaria – Mancanza di spiegazioni da parte del vettore in merito alle circostanze dello smarrimento della merce – Colpa grave del vettore – Sussistenza – Limitazione di responsabilità ex art. 1696 c.c. – Inapplicabilità

Sussiste comportamento gravemente colposo del vettore, ai sensi e per gli effetti di cui all’art.1696, comma 4 c.c., qualora il vettore stesso non fornisca alcuna spiegazione circa la perdita dei beni oggetto del trasporto. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 gennaio 2019.




Limiti di velocità: lo scout speed deve rispettare tutte le prescrizioni di legge previste per gli autovelox, tra cui visibilità e preventiva segnalazione

Opposizione a verbale di infrazione Codice della Strada – Scout Speed – Natura della postazione di controllo – Postazione mobile o dinamica – Obbligo di indicazione nel verbale di infrazione degli estremi del decreto prefettizio che autorizza la rilevazione elettronica e la contestazione differita – Sussistenza

Deve essere annullato il verbale di infrazione del codice della strada nel quale non sono indicati gli estremi del decreto prefettizio che autorizza la rilevazione elettronica della velocità e la contestazione differita; ciò in quanto la mancata indicazione di tali estremi integra un vizio di motivazione del provvedimento sanzionatorio che pregiudica il diritto di difesa e non è rimediabile nella fase eventuale di opposizione (ex multis, Cass. 24214/2018 e 26441/2016).

Nell’ambito delle postazioni per il rilevamento della velocità, l’unica reale distinzione è quella tra postazioni fisse, ossia a carattere permanente, e postazioni mobili, ossia a carattere temporaneo (cfr. Cass. 9117/2018 e 8478/2016); ne deriva che anche per gli scout speed valgono le medesime regole prescritte dall’art. 142 c. 6-bis CdS che impongono la chiara visibilità e la preventiva segnalazione delle postazioni di controllo della velocita sulle strade. (Stefano Angione) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Reggio Emilia 21 gennaio 2019.




Imitazione servile, elementi costitutivi della fattispecie ed efficacia individualizzante

Procedimenti d’urgenza – Imitazione servile – Elementi costitutivi della fattispecie – Efficacia individualizzante – Fumus boni juris

Al fine del riconoscimento della concorrenza sleale di cui all'art. 2598 n. 1 c.c. per imitazione servile è necessario verificare, oltre alla sussistenza della condotta dell'imitazione e della sua idoneità a generare confusione, anche la ricorrenza degli altri elementi costitutivi, che devono ricorrere tutti congiuntamente, della capacità distintiva del segno e della sua notorietà qualificata.
L'imitazione servile va riferita non alla riproduzione di qualsiasi forma del prodotto altrui, ma solo a quella che cade su caratteristiche esteriori dotate di efficacia individualizzante idonee, in virtù della loro capacità distintiva, a ricollegare il prodotto ad una determinata impresa.
Ricorre il fumus boni juris per l’inibitoria cautelare ogniqualvolta sia palese l'opera di riproduzione dei medesimi ad opera di imprenditori concorrenti, specie quando l'imitazione non investa soltanto alcuni degli elementi caratterizzanti i prodotti stessi, realizzando per contro una riproduzione assolutamente fedele. (Nicola Alberti) (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 21 gennaio 2019.




Fornitura d'acqua: consumo abnorme e modalità di determinazione del corrispettivo

Contratto di fornitura d'acqua – Consumo abnorme – Determinazione del corrispettivo – Modalità

Con riguardo al contratto di fornitura d'acqua, nella verifica del consumo, che serve di fondamento alla determinazione del corrispettivo, ove sorga contestazione sulla causa di una eccedenza sospetta, in quanto non corrispondente al normale fabbisogno, occorre stabilire se dipenda da vizio del contatore, da errore di lettura o da errore di trascrizione, ovvero da perdita occulta nell'impianto idrico, con esclusione, cioè, di un malfunzionamento dell'apparecchio di misura, e quindi se la causa della elevata entità del quantitativo contestato sia imputabile al gestore o all'utente.

L’utente, qualora sia fondata la denuncia di un consumo abnorme ingiustificatamente addebitato in un certo periodo di tempo, non è liberato dalla obbligazione di corrispondere la somma dovuta, bensì è tenuto a pagare la somma determinabile secondo criteri di carattere presuntivo, volti a far accertare i consumi presumibili, quali possono essere storicamente desunti da misure anteriori o posteriori ovvero, in difetto, statisticamente delineati per una utenza caratterizzata dalla medesima tipologia d'uso e, se domestico, destinata a servizio del medesimo numero di persone; in altri termini, quello che cambia è soltanto il modo di determinare il corrispettivo della somministrazione, e non l'obbligo di pagarlo, secondo le scadenze convenute. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Oristano 12 gennaio 2019.




Dell’omesso versamento della tassa di soggiorno risponde solidalmente, oltre al gestore dell’unità ricettiva, anche il curatore fallimentare

Tassa di soggiorno – Soggetto passivo d’imposta – Gestore unità ricettiva come agente contabile – Omesso versamento dell’imposta – Responsabilità contabile

Tassa di soggiorno – Mancata contestazione dell’omesso versamento – Comportamento doloso – Curatore fallimentare – Vincolo di solidarietà – Estensione della responsabilità contabile

In tema di tassa di soggiorno l’art. 4, comma 2 del d.lgs. n. 23/2011, in attuazione della riserva di legge di cui all’art. 33 Cost., individua i soggetti passivi del rapporto tributario tra coloro che soggiornano nella struttura recettiva, con la conseguente esclusione, nel silenzio normativo, del gestore dell’unità alberghiera dal rapporto tributario, non assumendo, pertanto, la funzione di sostituto o responsabile d’imposta.

Tuttavia, in attuazione delle norme sul federalismo fiscale municipale, i regolamenti comunali possono esternalizzare le funzioni di riscossione dell’imposta di soggiorno, che deve essere riversata nelle casse comunali, assegnando così al gestore una funzione strumentale ai fini dell’esazione della stessa distinta dall’obbligazione tributaria, ma il cui esercizio lo pone in una situazione di disponibilità materiale delle somme riscosse, aventi indubbia natura pubblica, e tali da qualificarlo come agente contabile, con obbligo di resa del conto.

L’omesso versamento dell’importo dovuto a valle della riscossione della tassa di soggiorno che non sia stato opportunamente contestato dalla curatela fallimentare in nome e per conto della società fallita, né tantomeno dal suo amministratore – legale rappresentante del periodo interessato, configura un comportamento connotato da dolo, integrante un’ipotesi di responsabilità contabile solidalmente ascrivibile al gestore e alla società e per essa, qualora versi in stato di fallimento, al curatore fallimentare. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Corte dei Conti Toscana 09 gennaio 2019.




Responsabilità solidale del committente ex art. 29 D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e sequestro conservativo a garanzia del regresso contro l’appaltatore: un binomio possibile

Responsabilità solidale del committente – Diritto di regresso sottoposto a condicio iuris sospensiva – Sequestro conservativo nei confronti dell’appaltatore prima del pagamento dei lavoratori – Prognosi di avveramento – Ammissibile

Sequestro conservativo – Controcredito posto a fondamento dell’assenza di periculum in mora – Carenza dei requisiti di omogeneità e liquidità – Insussistenza

Il diritto di regresso del committente verso l’appaltatore, in relazione a somme che il primo debba corrispondere ai lavoratori impiegati nell’appalto a titolo di responsabilità solidale ex art. 29 D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, è sospensivamente condizionato all’effettivo pagamento nei confronti di questi ultimi. Tuttavia, ammesso che sussista il periculum in mora richiesto dall’art. 671 c.p.c., il committente può ottenere il sequestro conservativo dei beni dell’appaltatore, nei limiti della pretesa fatta valere nei suoi confronti dai lavoratori, anche in via anticipata rispetto all’effettivo pagamento, purché nelle sedi proprie del rito lavoristico non ne contesti la debenza; ciò, sul presupposto che il diritto positivo, contemplando già ipotesi nelle quali un credito di futuro regresso possa essere tutelato anzitempo (fra tutte, l’azione di rilievo del fideiussore prevista dall’art. 1953 c.c.), consente di ritenere integrato il requisito del fumus boni iuris sulla sola base di un rapporto di solidarietà obiettivamente esistente e di un giudizio prognostico sul futuro avveramento della condicio iuris da cui dipende l’esperibilità dell’azione di regresso. (Luca Monosi) (riproduzione riservata)

Il debitore che in sede cautelare resista ad una domanda di sequestro conservativo non può opporre a fondamento della solidità della propria garanzia patrimoniale generica, ai soli fini di neutralizzare il periculum in mora paventato dal creditore ricorrente, un controcredito sub iudice carente dei requisiti di omogeneità e liquidità, giacché, per operare in termini ostativi alla concessione della misura cautelare, il controcredito deve comunque soddisfare i requisiti previsti dalla disciplina legale della compensazione. (Luca Monosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria 07 gennaio 2019.




Tutela del marchio posteriore e oneri probatori

Marchio – Tutela del marchio posteriore – Tolleranza

Marchio – Tutela del marchio posteriore – Domanda di risarcimento del danno – Prova

Non è sufficiente fornire la prova della titolarità del marchio e della sua precedente iscrizione per evitare gli effetti preclusivi di cui all’art. 28 CPI, senza fornire idonea prova dell’uso dello stesso marchio in uno specifico settore merceologico nell’arco di cinque anni consecutivi. La tolleranza dimostrata per cinque anni consecutivi dal titolare del marchio precedentemente registrato, con riferimento ad uno specifico settore merceologico, consente al titolare dello stesso marchio, successivamente registrato e continuativamente utilizzato in quello stesso settore merceologico, di godere della protezione piena derivante da detta registrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È onere di colui che chiede il risarcimento dei danni individuare i pregiudizi effettivamente subiti a seguito della commercializzazione di prodotti con marchio identico o analogo a quello proprio, dimostrando che il proprio marchio, oggetto di contesa, è utilizzato per la commercializzazione di prodotti nel medesimo settore merceologico e quale sia l’incidenza dell’interferenza della commercializzazione di tali prodotti in relazione al proprio volume d’affari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 18 dicembre 2018.




Per chiedere la decadenza del marchio è sufficiente una concorrenza nel settore anche potenziale e futura

Marchi – Domanda di declaratoria di decadenza per non uso – Interesse ad agire – Spettanza a imprese concorrenti nel medesimo settore – Affermazione

Riabilitazione dalla decadenza – Idoneità dell’uso del marchio – Valutazione in concreto – Affermazione

Con riferimento alla domanda di decadenza per non uso di un marchio, l’interesse ad agire compete a tutti gli operatori economici del settore cui si riferisce la privativa e, in particolare, a qualsiasi imprenditore concorrente, anche in via potenziale e futura, del titolare sulla sola base dell’affermazione che egli trova nella presenza della stessa un ostacolo all’esercizio della propria attività e senza che debba essere richiesta anche la dimostrazione di un interesse di tipo più specifico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della sanatoria o riabilitazione dalla decadenza per non uso prevista dall’art. 24, 3° comma, c.p.i., non è possibile pretendere di predefinire delle soglie quantitative minime di uso del segno, dovendosi invece stabilire di volta in volta, in relazione alle variabili del caso concreto, se l’uso possa ritenersi sufficiente ed essendo sufficiente l’uso, quando il marchio conserva, in relazione alla natura del prodotto che ne è contraddistinto e al consumo che di questo si vuole fare, la sua individualità e testimonia la persistente presenza dell’impresa sul mercato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 14 dicembre 2018.




Finanziamento con cessione del quinto e nullità della clausola che prevede il diritto di surroga dell'assicuratore

Codice del Consumo - Finanziamento con cessione del quinto dello stipendio - Diritto di surroga ex art. 1916 c.c. dell'assicuratore - Nullità

E' nulla in quanto vessatoria ex artt. 33, 1° comma e 36 del D.Lgs. n. 206/2005 (Codice del Consumo) per evidente squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto la clausola del finanziamento con cessione del quinto dello stipendio che preveda il diritto di surroga ex art. 1916 c.c. dell'assicuratore nei diritti e nei privilegi che la società finanziaria vanta nei confronti del mutuatario/assicurato in caso di cessazione del rapporto di lavoro per qualsiasi causa (licenziamento o dimissioni volontarie).

La clausola del contratto di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio che preveda il diritto di surroga ex art. 1916 c.c. dell'assicuratore nei diritti e nei privilegi che la società finanziaria vanta nei confronti del mutuatario/assicurato in caso di cessazione del rapporto di lavoro per qualsiasi causa è priva di causa poiché fa venir meno al soggetto assicurato la garanzia per i rischi che, a fronte del pagamento del premio assicurativo, aveva inteso trasferire in capo all'assicuratore attraverso la stipulazione del contratto di assicurazione. (Massimiliano Farinelli) (riproduzione riservata)
Appello Milano 13 dicembre 2018.




La prova dell'usucapione non segue il canone del 'più probabile che non'

Usucapione - Prova - Elementi  indicativi del possesso - Contrastati con elementi indiziari plausibili - Canoni di valutazione - Più probabile che non - Oltre ogni ragionevole dubbio

La prova dell'usucapione non segue il canone del "più probabile che non" ma il canone "oltre ogni ragionevole dubbio": in particolare, gli elementi indicativi del possesso necessario ben possono essere contrastati con elementi indiziari che risultino plausibili, anche se privi del carattere della certezza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari 05 dicembre 2018.




Per il fideiussore estraneo all’attività dell’impresa garantita vale il Foro del Consumatore

Competenza territoriale – Fideiussore estraneo all’attività imprenditoriale del debitore garantito – Qualifica di Consumatore e conseguente applicazione del Foro del Consumatore

Per individuare il requisito soggettivo della qualità di consumatore nel fideiussore è inconferente il solo richiamo alla posizione del debito garantito; in mancanza di elementi di fatto idonei a verificare se vi siano collegamenti funzionali tra garanzia prestata e debito se il fideiussore non ha sottoscritto l’atto di coobbligazione nella  veste di professionista e risulti estraneo all’attività imprenditoriale esercitata dal debitore principale, si deve ritenere che egli rivesta la qualità di consumatore.

Il mero rapporto di coniugio o di parentela tra i fideiussori e i soci del debitore garantito non è sufficiente ad escludere la qualifica di consumatore in capo al fideiussore.

La deroga convenzionale della competenza territoriale prevista nelle fideiussioni è nulla ex art. 33 del Codice del Consumo in mancanza di prova (a carico della Banca) circa lo svolgimento di una trattativa individuale sulla relativa clausola.

[Nella fattispecie, il Tribunale ha accolto l’eccezione di incompetenza territoriale per nullità della deroga contrattuale al cd. foro del consumatore, annullando il decreto ingiuntivo emesso nei confronti dei fideiussori a garanzia di un debito di una società commerciale] (Gianni Betti) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 29 novembre 2018.




Appalti pubblici e diritto di proporre ricorso solo per chi partecipa

Rinvio pregiudiziale – Appalti pubblici – Procedure di ricorso – Direttiva 89/665/CEE – Articolo 1, paragrafo 3 – Direttiva 92/13/CEE – Articolo 1, paragrafo 3 – Diritto di proporre ricorso subordinato alla condizione di aver presentato un’offerta nell’ambito della procedura di aggiudicazione dell’appalto

Sia l’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, sia l’articolo 1, paragrafo 3, della direttiva 92/13/CEE del Consiglio, del 25 febbraio 1992, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle norme comunitarie in materia di procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia e degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni, come modificata dalla direttiva 2007/66, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che non consente agli operatori economici di proporre un ricorso contro le decisioni dell’amministrazione aggiudicatrice relative a una procedura d’appalto alla quale essi hanno deciso di non partecipare poiché la normativa applicabile a tale procedura rendeva molto improbabile che fosse loro aggiudicato l’appalto in questione.

Tuttavia, spetta al giudice nazionale competente valutare in modo circostanziato, tenendo conto di tutti gli elementi pertinenti che caratterizzano il contesto della controversia di cui è investito, se l’applicazione concreta di tale normativa non sia tale da poter ledere il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva degli operatori economici interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 28 novembre 2018.




Omesso versamento della tassa di soggiorno: il curatore del fallimento non è responsabile

Tassa di soggiorno – Mancata contestazione dell'omesso versamento – Comportamento doloso – Curatore fallimentare – Vincolo di solidarietà – Estensione della responsabilità contabile – Esclusione

L’omesso versamento dell'importo dovuto a valle della riscossione della tassa di soggiorno che non sia stato contestato dalla curatela fallimentare in nome e per conto della società fallita, né dal suo amministratore - legale rappresentante del periodo interessato, configura un comportamento connotato da dolo, integrante un'ipotesi di responsabilità contabile in capo al solo soggetto che, materialmente gestendo l’attività ricettiva-alberghiera, era onerato dalla legge al riversamento delle relative somme all’ente locale, e non anche, in solido con tale gestore, al soggetto che, successivamente al fallimento della società, viene nominato curatore per esercitare funzioni amministrative di altra natura. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Corte dei Conti 27 novembre 2018.




Opponibilità dell'exceptio doli nel contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Contratto autonomo di garanzia - Opponibilità del garante delle eccezioni spettanti al debitore principale - Esclusione - Exceptio doli - Opponibilità - Affermazione

L'exceptio doli rappresenta un limite funzionale alla richiesta di pagamento immediato, esperibile in tutti i casi in cui vi sia escussione della garanzia con dolo, mala fede e abuso manifesto da parte del beneficiario.

A tal fine il garante ha l'onere di far valere una condotta abusiva del creditore il quale, nel chiedere la tutela giudiziaria del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato e aventi efficacia estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall'ordinamento, o comunque nell'esclusivo fine di recare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima e incolpevole aspettativa altrui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2018.




Appalto di opere pubbliche, recesso dell’amministrazione e presupposti per la risoluzione del contratto per inadempimento (Ponte sullo Stretto di Messina)

Contratto di appalto di opere pubbliche – Recesso dell’amministrazione – Irrilevanza dei motivi

Contratto di appalto di opere pubbliche – Recesso dell’amministrazione in presenza di presupposti per risoluzione del contratto per inadempimento – Ammissibilità

Contratto di appalto di opere pubbliche – Recesso dell’amministrazione e sussistenza dei presupposti per la risoluzione del contratto per inadempimento – Conseguenze

Contratto di appalto di opere pubbliche – Recesso dell’amministrazione – Manifestazione mediante atto normativo – Liceità

Contratto di appalto di opere pubbliche – Recesso dell’amministrazione – Manifestazione mediante atto normativo – Conformità alla Costituzione

Poiché nel contratto di appalto di opere pubbliche il recesso per volontà unilaterale dell’Amministrazione (art. 134 D.Lgs. 163 del 2006 e in precedenza art. 345 L.gen. Lavori Pubblici del 1865) trae origine da una determinazione dell’Amministrazione sorretta da un qualsiasi motivo che l’Amministrazione non è tenuta né a dichiarare né a giustificare, nessun interesse concreto può avere l’appaltatore a dimostrare il motivo concreto che ha determinato il recesso, atteso che da tale dimostrazione non potrebbe trarre nessuna utile conseguenza in suo favore, né la ragione potrebbe essere oggetto di sindacato o di censura da parte dell’autorità giudiziaria. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)

L’Amministrazione può avvalersi del diritto potestativo di recedere dal contratto di appalto di opere pubbliche anche quando l’appaltatore abbia acquisito il diritto ad ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento della stessa Stazione appaltante e tale inadempienza abbia fatto valere. In tal caso, sono diverse le conseguenze economiche, in quanto rimarrebbe integro il diritto dell’appaltatore a conseguire il completo risarcimento dei danni come resterebbe integro il diritto dell’amministrazione per i danni da inadempienze dell’appaltatore anteriormente al recesso. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)

Nessun elemento di diritto positivo consente di ritenere che il diritto di recesso, esercitabile ad nutum dal committente in qualsiasi momento dell'esecuzione del contratto di appalto, sia circoscritto alla sola ipotesi che il rapporto si svolga regolarmente, (cfr., in particolare, Cass. 28 maggio 1980, n. 2055; Cass., 30 marzo 1985, n. 2236). Anzi, l'ampiezza della formulazione della norma posta dall'art. 1671 cod. civ. e dalla normativa speciale è tale da autorizzare ad affermare che il recesso possa essere dal committente esercitato per qualsiasi ragione che lo induca a porre fine al rapporto, poiché, da un canto, non è configurabile un diritto dell'appaltatore a proseguire nell'esecuzione dell'opera, avendo, egli, diritto solo all'indennizzo previsto da detta norma, dall'altro il compimento dell'opera risponde esclusivamente all'interesse del committente. Pertanto, il recesso potrà essere motivato anche dalla sfiducia del committente verso l'appaltatore per fatti d'inadempimento, con la conseguenza che, in tal caso, poiché il contratto si scioglie esclusivamente per effetto dell'unilaterale iniziativa del recedente, non sarà necessaria alcuna indagine sull'importanza dell'inadempimento, che sarebbe stata, invece, necessaria in caso di esercizio dell'azione di risoluzione del contratto per inadempimento. L'indagine sull'inadempimento sarà, invece, rilevante solo se il committente abbia chiesto anche il risarcimento del danno per l'inadempimento verificatosi già al momento del recesso (cfr. Cass., sent. n. 2236/1985 citata). In tal caso, ovviamente, il risarcimento eventualmente spettante al committente a motivo dell'inadempimento dell'appaltatore potrà vanificare l'obbligo del recedente di indennizzare l'appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno (cfr. Cass., sent. n. 2055/1980 citata). (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)

Il fatto che l’Amministrazione abbia manifestato la propria volontà di recedere dal contratto mediante un atto normativo, anziché con un atto amministrativo, non configura una violazione della buona fede contrattuale. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)

La sola circostanza che la decisione di sciogliere unilateralmente il vincolo contrattuale sia stata presa con uno strumento legislativo, anziché amministrativo, non rende di per sé la norma incostituzionale, né solleva dubbi di disparità di trattamento, atteso che non introduce una disciplina derogatoria rispetto a quella generale, posto che sia la disciplina generale del codice civile, sia quella speciale in materia di appalti pubblici riconoscono al committente la facoltà di recedere dal contratto in ogni tempo e per qualsivoglia motivo, potendo sempre decidere di non portare a compimento l’opera appaltata. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 21 novembre 2018.




Impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente

Procedimento di impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente – Reclamo secondo il rito camerale ex art.739 c.c. – Inammissibilità – Procedimento di impugnazione dei provvedimenti di liquidazione dei compensi degli ausiliari di giustizia (art.170 D.P.R. n.115/2002 modificato dal D.Lgs. n.150/2011) – Applicabilità

È inammissibile il reclamo proposto ex art.739 c.c. avverso il decreto del giudice della successione del che liquida i compensi del curatore dell’eredità giacente, poiché nel caso in cui si debba procedere a opposizione avverso il decreto suddetto il relativo procedimento è quello previsto in genere per gli ausiliari di giustizia ex art. 15 D.Lgs. n.150/2011, ex art.170 D.P.R. n. 115/2002, come modificato dall’art.34, co. 17, lett. a) D. Lgs. n. 150/2011. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 20 novembre 2018.




Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri e iscrizione di ufficio della società di ingegneria

Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri - Iscrizione di ufficio della società di ingegneria - Contributo integrativo

E’ legittimo il provvedimento adottato dalla Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri che ha provveduto all’iscrizione di ufficio della società di ingegneria e ha conseguentemente richiesto il contributo integrativo in proporzione alla quota di partecipazione del socio (nel caso di specie, geometra). (Giorgio Seminara) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa 20 novembre 2018.




Efficacia ex tunc della condizione risolutiva nei contratti atipici

Contratto atipico – Contratto di agenzia – Condizione risolutiva – Interpretazione delle clausole contrattuali – Reale volontà dei contraenti – Efficacia ex tunc della risoluzione all’inverarsi della condizione

La clausola condizionale risolutiva si distingue dalla clausola risolutiva espressa in quanto, nel primo caso, la risoluzione è legata ad un momento oggettivo (l’inverarsi della condizione) mentre, nel secondo caso, al compimento di un’azione potestativa (la dichiarazione della parte non inadempiente di voler far cessare il contratto).

La natura condizionata-risolutiva della pattuizione può essere riconosciuta indagando la reale volontà dei contraenti, anche al di là dell’aticipità del contratto e/o dell’atecnicità della terminologia impiegata. Risolto il contratto in forza di avveramento dell’evento dedotto in condizione risolutiva, l’accordo cessa di produrre i propri effetti ex tunc, con conseguente obbligo per l’accipiens di restituire quanto percepito.

[Nel caso di specie, il tribunale, ritendendo avverata la condizione risolutiva, ha dichiarato la caducazione automatica del contratto atipico di collaborazione (avente ad oggetto la ricerca di nuovi clienti e l’implementazione della rete di vendita) ed ha accolto la domanda riconvenzionale del preponente di condanna del collaboratore alla restituzione delle somme già incassate nel corso del rapporto.] (Danilo Griffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 16 novembre 2018.




Efficacia ex tunc della condizione risolutiva nei contratti atipici

Contratto atipico – Contratto di agenzia – Condizione risolutiva – Interpretazione delle clausole contrattuali – Reale volontà dei contraenti – Efficacia ex tunc della risoluzione all’inverarsi della condizione

La clausola condizionale risolutiva si distingue dalla clausola risolutiva espressa in quanto, nel primo caso, la risoluzione è legata ad un momento oggettivo (l’inverarsi della condizione) mentre, nel secondo caso, al compimento di un’azione potestativa (la dichiarazione della parte non inadempiente di voler far cessare il contratto). La natura condizionata-risolutiva della pattuizione può essere riconosciuta indagando la reale volontà dei contraenti, anche al di là dell’aticipità del contratto e/o dell’atecnicità della terminologia impiegata. Risolto il contratto in forza di avveramento dell’evento dedotto in condizione risolutiva, l’accordo cessa di produrre i propri effetti ex tunc, con conseguente obbligo per l’accipiens di restituire quanto percepito.

[Nel caso di specie, il tribunale, ritenendo avverata la condizione risolutiva, ha dichiarato la caducazione automatica del contratto atipico di collaborazione (avente ad oggetto la ricerca di nuovi clienti e l’implementazione della rete di vendita) ed ha accolto la domanda riconvenzionale del preponente di condanna del collaboratore alla restituzione delle somme già incassate nel corso del rapporto.] (Danilo Griffo) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 16 novembre 2018.




Sospensione del decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI: quando la competenza è del tribunale delle imprese

Decreto ingiuntivo emesso contro fideiussori – Nullità del contratto conforme a modello ABI – Sussistenza del fumus per la sospensione – Prevalenza del diritto comune come affermato da Corte di Giustizia – Prevalenza del diritto comune su quello interno – Natura di consumatore – Sussistenza – Competenza del tribunale delle imprese – Domanda principale con effetto di giudicato o eccezione con accertamento incidenter tantum – Differenze

Va sospeso il decreto ingiuntivo emesso contro i fideiussori su modello ABI alla luce della decisione emessa dalla Banca d’Italia nel 2005 per nullità dello schema per violazione della normativa anticoncorrenziale.

Laddove tale domanda sia svolta in via principale con accertamento avente effetto di giudicato la competenza appartiene al Tribunale delle Imprese laddove, al contrario, la mera eccezione può essere trattata anche dal giudice adito se diverso dal Tribunale delle imprese.

La qualifica di consumatore va desunta dalla sola qualità personale dell’agente senza che rilevi l’obbligazione garantita come invece affermato dalla giurisprudenza della Cassazione poiché prevale il “diritto oggettivo” per come espresso dalla Corte di Giustizia nella ordinanza 19/05/2015 C-74/1 punto 20 Tarcau; tale qualifica è in ogni caso rilevabile d’ufficio dal giudice venendo in rilievo questioni attinenti la competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 13 novembre 2018.




La ‘condanna anticipata’ ex art. 700 cod. proc. civ. non può essere esperita per ottenere il risarcimento di un danno non ancora liquidato

Provvedimenti d’urgenza – Risarcimento del danno – Debiti di valore – Concause umane e naturali – Solidarietà passiva – Limiti soggettivi del giudicato

L’obbligazione risarcitoria rientra normalmente fra le ipotesi di debito di valore e, come tale, non ha per oggetto una somma di denaro determinata o agevolmente determinabile bensì l’equivalente del controvalore in denaro di un determinato bene; pertanto, indipendentemente dalla sussistenza del fumus e del periculum, non si può agire ex art. 700 cod. proc. civ. al fine di procurarsi un titolo esecutivo in via anticipata rispetto alla sentenza prima che il danno sia stato liquidato.

L’evoluzione giurisprudenziale in materia di concause naturali ha comportato la riaffermazione del criterio dell’all-or-nothing per la causalità materiale e, specularmente, il riconoscimento della frazionabilità della causalità giuridica tramite riduzione equitativa del danno-conseguenza.

Tuttavia, tale evoluzione non consente di discostarsi dai principi della solidarietà previsti dall’art. 2055 cod. civ. con riguardo ai coautori del medesimo illecito o inadempimento.

La possibilità di ridurre in via equitativa il danno-conseguenza qualora una o più cause naturali abbiano concorso a determinare l’evento, infatti, trova giustificazione nella circostanza che il danneggiante tenuto a risarcire per l’intero non potrà in seguito rivalersi sulla concausa naturale. Viceversa, nell’ipotesi di concause umane, il convenuto tenuto a risarcire da solo per l’intero potrà pur sempre rivalersi sugli altri coautori in proporzione della rispettiva colpa.

Non vi sono, infine, profili problematici inerenti al giudicato e ai suoi limiti soggettivi poiché gli artt. 1306 cod. civ. e 106 cod. proc. civ. assicurano la coerenza del sistema. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 13 novembre 2018.




Il diritto di chiudere le luci del vicino è subordinato alla effettiva erezione di una costruzione che deve apportare una concreta utilità

Possesso - Luci e vedute - Luci iure proprietatis - Luci iure servitutis - Diritto del vicino di chiudere le luci - Utilità concreta - Atti di emulazione

Ai fini della tutela possessoria, occorre distinguere tra luci aperte iure servitutis e luci aperte iure proprietatis, in quanto le prime (iure servitutis) sono tutelabili nei limiti del rispettivo titolo di acquisto, mentre le seconde (iure proprietatis) danno vita a un diritto condizionato, potendo bensì essere chiuse nei modi consentiti dall’art. 904 c.c., ma elevando in appoggio o in aderenza una costruzione che deve apportare una concreta utilità e non abbia invece (come nel caso di specie) un intento meramente emulativo. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia 10 novembre 2018.




La commercializzazione del macchinario non esaurisce il diritto del titolare del brevetto di vietare la vendita di componenti contraffatte

Proprietà industriale – Brevetto di macchinario – Immissione in commercio – Esaurimento del diritto – Limitato ai prodotti commercializzati – Affermazione – Commercializzazione da parte di terzi di attrezzature per l’utilizzo del macchinario brevettato – Contraffazione indiretta – Sussiste

Per quanto possa esser vero che si sia esaurito ex art. 5, 1° comma, c.p.i., il diritto del titolare di un brevetto sui singoli prodotti ceduti a terzi, da ciò non consegue la facoltà di un soggetto terzo di produrre un’attrezzatura, in contraffazione del brevetto, che l’utilizzo di quei prodotti rispetto al quale si è esaurito il diritto.

Costituisce contraffazione cd. indiretta di brevetto produrre e commercializzare anche solo le componenti di un macchinario brevettato, quando ricorrano queste due condizioni: 1) le componenti del macchinario riprodotte e commercializzate siano destinate univocamente a far parte di questo macchinario; 2) queste componenti siano appunto quelle in cui essenzialmente si esplica la valenza economica di quanto brevettato.

Il comma 2-bis dell’art.66 c.p.i. introdotto della Legge 3.11.2016 n. 214, pur mantenendo fermo che il contributo di contraffazione deve vertere su “un elemento indispensabile dell’invenzione brevettata” e riguardare “mezzi necessari per la sua attuazione”, non esige però che la destinazione dei “mezzi” sia univoca, tanto meno esclusiva, ma soltanto che il terzo fornitore dei mezzi abbia conoscenza, o possa averla con l’ordinaria diligenza, della destinazione dei mezzi ad attuare l’invenzione e della loro idoneità allo scopo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 09 novembre 2018.




Privilegio artigiano: non sono corretti i criteri elaborati nella prassi che ricollegano la natura artigiana alla mera prevalenza di alcuni indici soltanto oppure a indici diversi da quelli dettati dalla legge 443 del 1985

Privilegio artigiano – Requisiti – Necessaria sussistenza di tutti i requisiti di cui alla legge 443/1985, modifi. dal decreto-legge 5/2012

La Legge quadro sull’Artigianato (L.443/1985), oltre al requisito dell’iscrizione nella Sezione Artigiani del Registro delle Imprese (art.5, comma 1 e 5), condizione necessaria ma non sufficiente per il riconoscimento del privilegio in parola, richiede:

1) che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale e, nel caso di s.a.s., che ciascun socio accomandatario sia in possesso dei requisiti indicati dall'art.2 e non sia unico socio di una società a responsabilità limitata o socio di altra società in accomandita semplice (art. 3 commi 2 e 3). Nella specie, nel periodo di riferimento (anno 2015), la società aveva ancora forma di società in nome collettivo e non di società in accomandita semplice, per cui occorre fare riferimento solo al requisito del lavoro personale prevalente della maggioranza dei soci;

2) che l’impresa abbia per scopo prevalente lo svolgimento di un’attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi (escluse le attività agricole, le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione e di somministrazione al pubblico bevande e alimenti) (art.3 comma 1)

3) che il personale dipendente sia diretto personalmente dall’imprenditore o dai soci dell’impresa collettiva artigiana, e non superi i limiti previsti in base al settore di attività (art.3 comma 4); nella specie il numero massimo di dipendenti che possono prestare la propria opera sono, trattandosi di impresa che non lavora in serie: 18, compresi gli apprendisti in numero massimo di 9.

4) che il lavoro abbia funzione preminente sul capitale (art.3, comma 2).


Tutti questi requisiti devono essere presenti ai fini del riconoscimento della natura artigiana di un’impresa.


Devono pertanto ritenersi non corretti, a partire dalla modifica dell’art. 36 comma 1, D.L. 5/12 conv., i criteri elaborati nella prassi che ricollegano il riconoscimento della natura artigiana alla mera prevalenza di alcuni indici oppure a indici diversi da quelli sopra richiamati.

Va in particolare precisato che il requisito di cui al punto 4) –prevalenza del lavoro sul capitale- deve essere accertato autonomamente e non va fatto dipendere dalla prevalente sussistenza degli altri requisiti.

I principi di diritto deducibili dalla giurisprudenza  antecedente alla modifica dell’art. 2751 bis c.c. intervenuta nel 2012 (tuttora rilevante laddove si riferisce al requisito della preminenza del lavoro sul capitale ai sensi dell’art. 3, 2º comma, l. 8 agosto 1985 n. 443) sono i seguenti:

1) nel fattore capitale occorre tener conto dei costi per l’acquisto della merce, dei servizi e lavorazioni di terzi e delle immobilizzazioni, e un capitale di rilevante entità esclude la prevalenza del lavoro;

2) la «funzione preminente» del lavoro sul capitale può essere intesa non solo in senso quantitativo, con riferimento alla preponderanza del ruolo di un fattore produttivo sull'altro, ma anche in senso funzionale e qualitativo, in rapporto con le caratteristiche strutturali fondamentali dell'impresa artigiana ed alla natura del bene prodotto o del servizio reso;

3) anche nel caso in cui da un punto di vista numerico e quantitativo il fattore capitale sia superiore al fattore lavoro, è possibile, sulla base di una valutazione qualitativa e funzionale, qualificare una impresa come artigiana quando l'impresa si caratterizzi per l'opera qualificante dell'imprenditore e, allo stesso tempo, il valore elevato del fattore capitale dipenda da fattori strutturali (il caso è quello delle imprese orafe che sopportano costi rilevanti per l’acquisto della materia prima); in questa ipotesi il criterio funzionale e qualitativo ha carattere correttivo di quello generale “quantitativo” che risulta inidoneo poiché il fattore capitale risulta preminente in dipendenza di fattori particolari e strutturali;

4) qualora l’impresa non richieda strutturalmente rilevanti investimenti di capitali (come invece nel citato caso delle imprese orafe) e possa svolgersi sia con elevati sia con modesti capitali, è possibile qualificarla come artigiana laddove la particolare qualificazione dell'attività professionale dell'imprenditore assuma un significato tale da risultare il connotato dell'impresa, e cioè sia espressione di un'arte o di una perizia strettamente ricollegabile alla persona che qualitativamente la caratterizza, avuto riguardo alla natura del bene prodotto o del servizio reso, che conserva il segno caratteristico e distintivo del suo autore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 07 novembre 2018.




L’accrescimento nell’usufrutto è consentito anche negli atti inter vivos, purché risulti dal titolo costitutivo

Obbligazioni e contratti – Diritto di usufrutto – Concesso congiuntamente a due coniugi – Decesso di uno degli usufruttuari – Accrescimento in favore del coniuge superstite – Necessità di previsione nell’atto costitutivo – Sussiste

L’accrescimento opera anche nei negozi inter vivos, sia a titolo gratuito che oneroso, a condizione che esso si ricavi in maniera sufficientemente chiara e precisa, pur se non formalmente espressa. [Nella fattispecie, il Tribunale negava che potesse riconoscersi l’accrescimento dell’usufrutto in favore del coniuge superstite, non rinvenendosi nel titolo costitutivo alcuna previsione in tal senso.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 06 novembre 2018.




Il fideiussore può opporre all’azione causale del creditore la mancata salvaguardia dell’azione di regresso

Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Per finalità commerciali - Derogabilità dell’art.1957 c.c. – Sussiste – Nullità della deroga per vessatorietà – Esclusione – Eccezione ex art.66 Legge Cambiaria – Spettanza al fideiussore – Affermazione – Obbligo di offerta in restituzione delle cambiali al fideiussore – Sussiste

L’art. 1957, I co., c.c. è derogabile con la doppia sottoscrizione prescritta dall’art. 1341 c.c.. La parte diversa dall’amministratore unico della società debitrice non può accampare la nullità ex art. 33 del d.lgs. 2005 n. 206 (codice del consumo), dal momento che in tema di fideiussione occorre, per l’applicabilità della predetta normativa di favore, avere riguardo all’obbligazione principale cui accede quella di garanzia: e l’obbligazione principale ineriva certamente ad un rapporto commerciale.

il fideiussore, pur non avendo la legittimazione ad esperire l’azione cambiaria, può comunque opporre ex art. 1945 c.c. l’eccezione che avrebbe potuto proporre il debitore principale cartolare ai sensi dell’art. 66 della legge cambiaria. La circostanza infine che in concreto il debitore principale non esista più, per essere stata cancellata la società dal registro delle imprese, non rileva, nel senso che l’art. 1945 c.c. si applica valutando in astratto le eccezioni che avrebbe potuto proporre ex art. 66 della legge cambiaria il debitore principale, prescindendo quindi dalla circostanza che poi il debitore decida di proporla in concreto o che possa proporle perché, come nel caso in esame non esiste più come soggetto di diritto.
       
Non convince neanche la tesi che esonera il creditore cambiario, quando agisca, ex causa, contro un debitore non cartolare, quale il fideiussore omnibus di obbligazioni cambiarie derivanti da sconto, dall’onere di produrre i titoli ex art. 66 della legge cambiaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 05 novembre 2018.




Concorrenza Sleale, storno di dipendenti, sviamento di clientela ed assunzioni già perfezionate

Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e sviamento di clientela – Tutela cautelare – Periculum in mora – Assunzioni già perfezionate

L’art. 2599 c.c. prevede che la sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti; è dunque evidente che la medesima tutela (eliminazione degli effetti già prodotti e inibizione che tali effetti si perpetuino e si moltiplichino) può essere anticipata anche in fase cautelare e che intatto permane il periculum in mora anche con riguardo alle conseguenze di assunzioni già perfezionate.

Avverso atti che si assumono integrativi della fattispecie della concorrenza sleale, funzione tipica ed essenziale dell’azione inibitoria è, infatti, di prestare una tutela giurisdizionale preventiva, attraverso una pronuncia contenente l’obbligo di astenersi nel futuro dal ripetere determinati atti contrari alla correttezza professionale. Vieppiù in fattispecie in cui, tipicamente, il danno che deriva dalle condotte illecite quali lo storno di personale e lo sviamento di clientela non può essere facilmente risarcito, a causa sia della difficile possibilità di fornire una prova concreta della sua dimensione sia della frequente irreversibilità della perdita delle posizioni commerciali e, soprattutto, della credibilità dell’impresa agli occhi della clientela; donde la centralità della tutela cautelare inibitoria. (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 25 ottobre 2018.




Storno di dipendenti e questioni di competenza del tribunale delle imprese

Tribunale ordinario – Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e informazioni aziendali non protette dall’art. 98 c.p.i. – Sezioni Specializzate – Esclusione

Esula dalla competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa la controversia avente ad oggetto una fattispecie di concorrenza sleale non interferente, consistente nello storno di dipendenti con appropriazione dello know how aziendale ma non di vere e proprie informazioni oggetto di privativa (Cfr. Cass. Civ. 11309/2017). (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata 25 ottobre 2018.




Storno di dipendenti e sviamento di clientela: anticipazione cautelare, tipologia, estensione e durata della inibitoria

Tribunale ordinario – Concorrenza Sleale – Storno di dipendenti e sviamento di clientela – Anticipazione cautelare – Tipologia, estensione e durata della inibitoria

Nell’ipotesi di storno di dipendenti e di sviamento di clientela il provvedimento inibitorio può consistere: nel divieto al soggetto stornante di compiere ulteriore sottrazione di dipendenti; di assumere dipendenti stornati, con i quali non abbia ancora concluso i relativi contratti; nell’impedire l’utilizzo ai dipendenti delle informazioni riservate che provengono dal soggetto passivo; nell’impedire l’impiego delle prestazioni che i dipendenti svolgevano nella precedente impresa e nei confronti della medesima clientela.

Né può essere dedotto, in contrario, l'eventuale danno che il dipendente stornato abbia a patire da una limitazione delle sue mansioni e potenzialità: il fatto che un provvedimento giudiziario diretto ad inibire una condotta illecita possa ledere diritti di terzi (e impregiudicata ogni verifica sull’eventuale concorso dei terzi nella condotta stessa) non ne preclude invero la emanazione, perché il soggetto che ha tenuto la condotta illecita è responsabile delle conseguenze anche nei confronti del terzo incolpevole.

Se è vero che è inammissibile un’inibitoria generica concernente ogni mansione dei dipendenti sottratti all’impresa concorrente, poiché sarebbero in tal modo colpiti soggetti estranei all’illecito concorrenziale con violazione del diritto costituzionalmente garantito dagli artt. 4 e 35 Cost., l’ordine può invece essere emesso con riguardo alle mansioni che essi svolgevano presso l’impresa vittima dell’illecito storno, e per il periodo di tempo normalmente ritenuto necessario alla impresa parassita per dotarsi, ove avesse intrapreso condotte imprenditoriali lecite e corrette, per sviluppare un autonomo know how e per la compiuta formazione del personale, comunque non inferiore ad anni due.

Se è ovvio che l'inibitoria non può precludere l'attività di impresa, è tuttavia innegabile che deve colpire i profili di illiceità della condotta di storno, impedendo in concreto che si profitti dei dipendenti stornati per attuare la concorrenza parassitaria, e sviare a proprio vantaggio i valori aziendali della impresa danneggiata (cfr. Tribunale Bologna, 28 agosto 2012 e 4 ottobre 2005; . Tribunale Milano, 20 giugno 2012 e 4 novembre 2005; Tribunale Venezia, 12 luglio 2007; Tribunale Torino, 14 settembre 2009 e 12 aprile 2005; Tribunale Verona, primo febbraio 1997 e 15 ottobre 1996).

“È assentibile il provvedimento cautelare con cui si fa divieto alla società concorrente di utilizzare le prestazioni lavorative dei dipendenti stornati, nonché di eventuali ulteriori dipendenti già in forza presso l’impresa vittima dell’illecito storno, nello svolgimento di mansioni uguali e/o analoghe a quelle già svolte alle dipendenze della ricorrente ed in ogni altra equivalente ex art. 2103 c.c.” (Tribunale di Macerata, 30 luglio 2018), con la precisazione che l’equivalenza non pertiene al significato proprio che detto termine assume nel linguaggio giuslavoristico in tema di demansionamento, ma allo specifico rilievo che le mansioni svolte dai lavoratori assumono sul piano dell’idoneità concorrenziale, nel senso che i suddetti lavoratori non potranno essere destinati all’espletamento di mansioni identiche rispetto a quelle specifiche che svolgevano presso l’impresa vittima dell’illecito storno o ad esse equipollenti, siccome mezzo per attuare la sleale concorrenza parassitaria e conseguirne gli effetti che l’inibitoria cautelare è chiamata a prevenire. (Francesco Fontana e Cristina Bertoldo) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 25 ottobre 2018.




La domanda giudiziale di accertamento dell’usucapione di immobili può essere trascritta nei registri immobiliari

Reclamo ai sensi dell’art. 2674 bis codice civile avverso la riserva apposta dal Conservatore dei Registri Immobiliari alla trascrizione ai sensi dell’art. 2653 codice civile della domanda giudiziale avente ad oggetto beni immobili - Accoglimento - Trascrivibilità

La domanda giudiziale di accertamento dell’avvenuta usucapione di beni immobili può essere trascritta nei registri immobiliari, non presentando l’istituto dell’usucapione profili intrinseci che appalesino un antagonismo logico rispetto alla trascrivibilità, la quale garantisce anzi l’operatività della regola generale della opponibilità della sentenza avverso i successori a titolo particolare del diritto controverso, ai cui fini la trascrizione della domanda (anteriormente a quella dell’atto di acquisto derivativo) si profila come esigenza ineludibile.

Tale formalità, infatti, consente all’usucapiente di utilizzare la stessa nei confronti dei successori a titolo particolare del diritto controverso, senza che l’omissione della detta trascrizione possa incidere pregiudizialmente il piano sostanziale inficiando la portata della fattispecie acquisitiva, la quale, secondo una logica sostanziale, conserva impregiudicata ed intatta la propria tenuta. (Roberta Beretta) (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 22 ottobre 2018.




Determinazione dei compensi per i difensori di enti pubblici ex art 702-bis c.p.c.

Contratti della P.A. - Forma - Contratto di patrocinio - Determinazione del compenso - Delibera/determina di incarico - Atto di difesa sottoscritto dal difensore

In tema di forma scritta ad substantiam dei contratti della P.A., il requisito è soddisfatto, nel contratto di patrocinio, con il rilascio al difensore della procura ai sensi dell'art. 83 cod. proc. civ., atteso che l'esercizio della rappresentanza giudiziale tramite la redazione e la sottoscrizione dell'atto difensivo perfeziona, mediante l'incontro di volontà fra le parti, l'accordo contrattuale in forma scritta, rendendo così possibile l'identificazione del contenuto negoziale e i controlli dell'Autorità tutoria. (cfr., da ultimo: Cass. civ., sez. 3, sentenza n. 1830 del 25.01.2018 e la giurisprudenza di legittimità ivi richiamata).
In caso di incarico legale conferito da una Pubblica Amministrazione, qualora difetti la stipulazione del relativo disciplinare, la delibera/determina di incarico adottata dall’ente pubblico, in quanto indefettibile presupposto della procura rilasciata dalla P.A., concorre con essa e con l’atto di difesa sottoscritto dal difensore ad identificare il contenuto negoziale del contratto di patrocinio, sia dal punto di vista soggettivo, con l'identificazione del professionista da incaricare, sia da quello oggettivo, ove contenga disposizioni volte a disciplinare le modalità di svolgimento dell'incarico e/o la determinazione del compenso (ovvero dei criteri della sua determinazione).

In tal caso, in assenza di una specifica contestazione da parte del legale incaricato che precluda il perfezionamento dell'accordo su tali specifici aspetti, l'accettazione dell'incarico operata dal difensore con il concreto esercizio del mandato difensivo, mediante la redazione e sottoscrizione dell'atto difensivo, deve intendersi estesa anche agli atti che alla procura ad litem siano legati da una relazione di presupposizione necessaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 18 ottobre 2018.




Appalto di opere pubbliche: recesso unilaterale del committente e limitazione ex lege al risarcimento del danno (Ponte sullo Stretto di Messina)

Contratto di appalto di opere pubbliche - Recesso unilaterale della parte committente - Risarcimento del danno - Limitazione quantitativa prevista dalla legge - Questione di legittimità costituzionale -  Presupposti - Sussistenza

Sussistono i presupposti di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 del DL n. 187 del 2.11.2012 (poi trasfuso nell’art. 34 decies della Legge n. 221 del 17.12.2012) nella parte in cui, nell’ipotesi di caducazione dei contratti, il comma 8 richiama gli effetti di cui al comma 3, in base al quale “a definitiva e completa tacitazione di ogni diritto e pretesa, gli effetti della caducazione dei vincoli contrattuali comportano esclusivamente il riconoscimento di un indennizzo costituito dal pagamento delle prestazioni progettuali contrattualmente previste e direttamente eseguite e dal pagamento di una ulteriore somma pari al 10 per cento dell'importo predetto”, perché contrastante con gli artt. 3 e 97 della Costituzione. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 16 ottobre 2018.




Il sub-vettore può rivalersi sul committente principale anche in caso di fallimento del primo vettore

Obbligazioni e contratti – Contratto di trasporto – Sub-vettura – Mancato pagamento del servizio – Fallimento del primo vettore e sub-committente – Azione diretta del sub-vettore – Ammissibilità

L’esercizio dell’azione diretta ex art.7-ter D.Lgs. 286 del 21/11/2005 da parte del sub-vettore deve ritenersi legittimo anche nei casi in cui il primo vettore sia sottoposto a procedura concorsuale.

L’art.7-ter prevede un regime di solidarietà tra committente e primo vettore nei confronti del sub vettore, che può agire indifferentemente nei confronti di ciascuno dei soggetti posti a monte della filiera del trasporto, con un’azione autonoma che va ad incidere sul patrimonio di un soggetto diverso da quello sottoposto a procedura concorsuale, il che consente di non ravvisare una violazione del principio della par condicio creditorum. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 ottobre 2018.




Sulla usucapio libertatis

Proprietà – Bene immobile su cui grava una prelazione – Usucapione – Effetto estintivo – Cd. usucapio libertatis – Condizioni

Non esiste una logica incompatibilità fra l’usucapione di un bene e l’eventuale permanenza sullo stesso di pretese altrui genericamente intese, fra le quali la prelazione. Un problema si pone specificamente per i beni immobili, per i quali non esiste una norma analoga all’art. 1153 comma 2 c.c. per cui la proprietà di un bene mobile acquistata in buona fede da chi non sia proprietario si acquista libera da diritti altrui sulla cosa che non risultino dal titolo. La problematica, cui ci si riferisce parlando di ammissibilità dell’usucapio libertatis, ovvero di presunta retroattività dell’usucapione, non ha trovato una compiuta analisi in giurisprudenza. Un’analisi più approfondita viene invece dalla prassi notarile, la quale sottolinea la necessità di risolvere caso per caso l’interrogativo, avuto riguardo da un lato alle caratteristiche del possesso esercitato e dall’altra alla natura della pretesa altrui che si vorrebbe estinta: l’estinzione si verificherà tutte le volte in cui, in generale, il possesso ventennale sia stato esercitato in modo confliggente con la pretesa in esame. Si fa l’esempio di una servitù di passaggio sul fondo usucapito, che non si estingue se, nel periodo dell’usucapione, il titolare di essa ha potuto continuare a passare sul fondo interessato così come la servitù gli permette. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 03 ottobre 2018.




Accesso civico generalizzato agli atti amministrativi: deve soddisfare un interesse che presenti valenza pubblica

Accesso civico generalizzato – Funzionalizzazione – Interesse perseguito che presenti una valenza pubblica – Esclusione di interesse confinato a un bisogno conoscitivo esclusivamente privato

GDPR – Richiamo di cui all’art. 5 dlgs n. 33 del 2013 – Persone giuridiche – Eslcusione

Sebbene la legge non richieda l'esplicitazione della motivazione nel caso di accesso generalizzato agli atti amministrativi, la stessa deve rispondere al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica e non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di compromettere le stesse istanze alla base dell'introduzione dell'istituto (T.A.R. Lazio Roma Sez. II bis, 02-07-2018, n. 7326). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il G.D.P.R. - “General Data Protection Regulation” non disciplina in alcun modo il trattamento dei dati che riguardano la persona giuridica (salvo con poche eccezioni) atteso che dalla definizione di “dato personale” e di “interessato” di cui agli artt. 1 e 4 rimane escluso qualsiasi riferimento a persone giuridiche, enti o associazioni. Da ciò consegue che la limitazione di cui all’art. 5, comma 2, lett a) del dlgs n. 33 del 2013 e - laddove prevede che l’accesso generalizzato deve essere rifiutato laddove possa recare un pregiudizio concreto «alla protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia» - non può essere legittimamente invocata laddove si tratti della richiesta di informazioni riguardanti non una persona fisica ma una persona giuridica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
T.A.R. Sicilia 01 ottobre 2018.




Voltura catastale dell’intestazione di un bene immobile appartenente al de cuius eseguita in favore dei chiamati all’eredità e accettazione tacita

Voltura catastale di un bene immobile del de cuius a favore dei chiamati all’eredità – Effetti – Accettazione tacita di eredità – Esclusione

La voltura catastale di un bene immobile del de cuius eseguita in favore di un chiamato all’eredità non costituisce atto tale da comportare accettazione tacita dell’eredità ai sensi dell’art. 476 cod. civ. (Alessandro Albé) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 27 settembre 2018.




Il mediatore deve risarcire il danno provocato dalle false o incomplete informazioni sulla sicurezza dell’affare proposto

Risarcimento del danno – Mediatore professionale – Negligenza nel controllo e nelle informazioni sulla sicurezza dell’affare – Responsabilità contrattuale – Sussiste

È configurabile in capo al mediatore una responsabilità per danni al cliente qualora egli non dia informazioni su circostanze di cui non abbia consapevolezza e che non abbia controllato, le quali si rivelino poi non esatte e false, ovvero non comunichi circostanze da lui non conosciute ma conoscibili mediante l’ordinaria diligenza professionale.
Il grado di diligenza richiesto al mediatore professionale va commisurato alle caratteristiche dell’affare, che se presenta particolari caratteristiche impone una più penetrante verifica degli elementi rilevanti sulla valutazione della sicurezza dell’affare. [Nella fattispecie, il Tribunale ha condannato il mediatore a risarcire il danno cagionato alla parte cui aveva proposto l’acquisto di una porzione di immobile da costruire in territorio estero – operazione che poi si era rivelata una truffa - senza aver dato prova di avere verificato la sussistenza di un progetto assentito in loco dall’autorità pubblica, né la solidità economica della società straniera costruttrice.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 26 settembre 2018.




Vendita di beni di consumo: Difetto di conformità e Rimedi esperibili dal consumatore

Azione di risoluzione del contratto esperita dal consumatore per difetto di conformità – Necessità per il consumatore di richiedere preliminarmente la sostituzione o la riparazione – Sussiste – Conseguenze inammissibilità della domanda

Rapporto tra azione di risoluzione di cui all’art. 1490 e ss c.c. e risoluzione prevista dall’art. 130 Dlgs 206/05 nel caso di vendita di beni di consumo – Applicabilità della sola disciplina speciale

Azione di risarcimento del danno derivante da difetti di conformità del bene di consumo – Necessità per il consumatore di richiedere preliminarmente la sostituzione o la riparazione – Sussiste – Conseguenze inammissibilità della domanda

Nel caso di vendita di beni di consumo, il difetto di conformità consente al consumatore di esperire i vari rimedi contemplati all'art. 130 Dlgs 206/05, i quali, però sono graduati, per volontà dello stesso legislatore, secondo un ben preciso ordine: costui potrà, in primo luogo, proporre al proprio dante causa la riparazione ovvero la sostituzione del bene (rimedi primari) e, solo in secondo luogo, nonchè alle condizioni contemplate dal comma 7, potrà richiedere la risoluzione del contratto (rimedi secondari); se il consumatore non rispetta l’ordine gerarchico dei rimedi, proponendo sin da subito la domanda di risoluzione, la conseguenza è l’inammissibilità della domanda proposta, ove eccepita dal convenuto. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)

Il consumatore non ha la possibilità di scegliere di volta in volta se richiamare la disciplina sulla vendita in generale o quella speciale, secondo le convenienze del caso concreto, dovendo sempre trovare applicazione la disciplina speciale in materia di contratti di vendita di beni di consumo, salva la possibile integrazione con le norme del codice civile in caso in cui manchi su un punto particolare una specifica regolamentazione. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)

La domanda di risarcimento del danno derivante da difetto di conformità del bene di consumo, salvo che abbia ad oggetto danni indiretti, deve essere preceduta, così come l’azione di risoluzione, dalla richiesta di sostituzione o riparazione, a pena di inammissibilità. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Savona 15 settembre 2018.




Intestazione fiduciaria di immobile e ritrasferimento

Obbligazioni e contratti – Compravendita – Rogito stipulato da fiduciario del reale acquirente – Obbligo di ritrasferimento – Sussiste

Il pactum fiduciae in base al quale le parti convengono che l’immobile acquistato col denaro di una di esse sia formalmente intestato all’altra per l’esigenza di sottrarre il bene a possibili azioni esecutive e conservarlo a beneficio dei figli dell’effettiva acquirente obbliga il fiduciario a ritrasferire il bene al fiduciante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 13 settembre 2018.




Obbligatoria la RC Auto anche se il veicolo non circola

Rinvio pregiudiziale – Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile risultante dalla circolazione degli autoveicoli – Direttiva 72/166/CEE – Articolo 3, paragrafo 1 – Seconda direttiva 84/5/CEE – Articolo 1, paragrafo 4 – Obbligo di sottoscrivere un contratto di assicurazione – Veicolo stazionato su un terreno privato – Diritto di regresso dell’organismo competente per il risarcimento contro il proprietario del veicolo non assicurato

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, come modificata dalla direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, deve essere interpretato nel senso che la stipulazione di un contratto di assicurazione della responsabilità civile relativa alla circolazione di un autoveicolo è obbligatoria qualora il veicolo di cui trattasi, pur trovandosi, per sola scelta del suo proprietario, che non ha più intenzione di guidarlo, stazionato su un terreno privato, sia tuttora immatricolato in uno Stato membro e sia idoneo a circolare.

L’articolo 1, paragrafo 4, della seconda direttiva 84/5/CEE del Consiglio, del 30 dicembre 1983, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, come modificata dalla direttiva 2005/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, deve essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale che prevede che l’organismo contemplato in tale disposizione abbia diritto di proporre un’azione, oltre che contro il o i responsabili del sinistro, anche contro la persona che era soggetta all’obbligo di stipulare un’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione del veicolo che ha causato i danni risarciti da tale organismo, ma che non aveva stipulato alcun contratto a tal fine, quand’anche detta persona non sia civilmente responsabile dell’incidente nell’ambito del quale tali danni si sono verificati. (massima ufficiale)
Corte Giustizia UE 04 settembre 2018.




Contributo di costruzione: natura giuridica, applicazione dell’art. 1431 c.c.

Permesso di costruire – Rilascio – Oneri di costruzione – Provvedimento di determinazione e liquidazione del contributo di costruzione – Natura giuridica – Natura autoritativa – Esclusione – Rideterminazione

Pubblica amministrazione – Rapporti con l’utente – Tutela dell’affidamento – Principio della buona fede

Gli atti con i quali la pubblica amministrazione determina e liquida il contributo di costruzione, previsto dall’art. 16 del d.P.R. n. 380 del 2001, non hanno natura autoritativa, non essendo espressione di una potestà pubblicistica, ma costituiscono l’esercizio di una facoltà connessa alla pretesa creditoria riconosciuta dalla legge al Comune per il rilascio del permesso di costruire, stante la sua onerosità, nell’ambito di un rapporto obbligatorio a carattere paritetico e soggetta, in quanto tale, al termine di prescrizione decennale, sicché ad essi non possono applicarsi né la disciplina dell’autotutela dettata dall’art. 21-nonies della l. n. 241 del 1990 né, più in generale, le disposizioni previste dalla stessa legge per gli atti provvedimentali manifestazioni di imperio. La pubblica amministrazione, nel corso di tale rapporto, può pertanto sempre rideterminare, sia a favore che a sfavore del privato, l’importo di tale contributo, in principio erroneamente liquidato, richiedendone o rimborsandone a questi la differenza nell’ordinario termine di prescrizione decennale (art. 2946 c.c.) decorrente dal rilascio del titolo edilizio, senza incorrere in alcuna decadenza, mentre per parte sua il privato non è tenuto ad impugnare gli atti determinativi del contributo nel termine di decadenza, potendo ricorrere al giudice amministrativo, munito di giurisdizione esclusiva ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. f), c.p.a., nel medesimo termine di dieci anni, anche con un’azione di mero accertamento. L’amministrazione comunale, nel richiedere i detti importi con atti non aventi natura autoritativa, agisce quindi secondo le norme di diritto privato, ai sensi dell’art. 1, comma 1-bis, della l. n. 241 del 1990, ma si deve escludere l’applicabilità dell’art. 1431 c.c. a questa fattispecie, in quanto l’errore nella liquidazione del contributo, compiuto dalla pubblica amministrazione, non attiene ad elementi estranei o ignoti alla sfera del debitore ed è quindi per lui in linea di principio riconoscibile, in quanto o riguarda l’applicazione delle tabelle parametriche, che al privato sono o devono essere ben note, o è determinato da un mero errore di calcolo, ben percepibile dal privato, errore che dà luogo alla semplice rettifica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La tutela dell’affidamento e il principio della buona fede, che in via generale devono essere osservati anche dalla pubblica amministrazione dell’attuazione del rapporto obbligatorio, possono trovare applicazione ad una fattispecie come quella in esame nella quale, ordinariamente, la predeterminazione e l’oggettività dei parametri da applicare al contributo di costruzione, di cui all’art. 16 del d.P.R. n. 380 del 2001, rendono vincolato il conteggio da parte della pubblica amministrazione, consentendone a priori la conoscibilità e la verificabilità da parte dell’interessato con l’ordinaria diligenza, solo nella eccezionale ipotesi in cui tali conoscibilità e verificabilità non siano possibili con l’ordinaria diligenza richiesta al debitore, secondo buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.), nell’ottica di una leale collaborazione volta all’attuazione del rapporto obbligatorio e al soddisfacimento dell’interesse creditorio vantato dal Comune. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Consiglio di Stato 30 agosto 2018.




Giuramento decisorio in appello: ammissibile solo se realmente decisorio e deferito su fatti leciti oggetto di causa

Processo civile – Giuramento decisorio – Mancanza del requisito della decisorietà – Inammissibilità – Sussiste – Deferito in sede di gravame su fatto nuovo – Inammissibilità – Sussiste – Avente ad oggetto fatti illeciti – Inammissibilità – Sussiste

La formula del giuramento decisorio – attese le finalità di questo speciale mezzo di prova – deve essere tale che, a seguito della prestazione del giuramento stesso, altro non resta al giudice che verificare l’ “an iuratum sit”, onde accogliere o respingere la domanda sul punto che ne ha formato oggetto. È pertanto inammissibile il giuramento decisorio che difetta del requisito della decisorietà.

È altresì inammissibile l giuramento decisorio deferito in sede di gravame allorché verta su una circostanza non dedotta in primo grado, in quanto l’introduzione di un “quid novum” nella fase di appello verrebbe a modificare il principio devolutivo e quello della disponibilità delle prove nei limiti delle regole processuali.

Il divieto di deferire il giuramento su fatti illeciti, trovando il suo fondamento nell’opportunità di non obbligare il giurante a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo anche di responsabilità civile, si riferisce sia al giuramento decisorio che al quello suppletorio, e si estende a qualunque ipotesi di illiceità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 07 agosto 2018.




Applicabilità della disciplina sul trasferimento d’azienda all’ipotesi di successione di imprese nel medesimo contratto di appalto

Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Dovere del nuovo appaltatore di applicare le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile garantendo a ciascun lavoratore la continuità del rapporto, l’anzianità maturata e il livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro goduti in forza all’impresa cessante – Non sussiste – Facoltà di ridefinire i rapporti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta – Sussiste

Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Requisiti di autonomia della struttura organizzativa ed operativa e di discontinuità tra cessante e subentrante tali da escludere l’ipotesi di trasferimento di azienda – Ipotesi in cui il nuovo appaltatore impieghi beni strumentali propri e compia investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale da destinare ai servizi appaltati e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di strutture materiali non trascurabili – Non sussistono

In caso di successione di imprese nel medesimo appalto, laddove le pattuizioni intercorse con l’amministrazione committente pongano in capo al soggetto subentrante l’obbligo di acquisire il personale già impiegato nei servizi appaltati, tale impegno non può estendersi fino a ricomprendere tutte le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile - implicanti l’obbligo di subentrare nei rapporti di lavoro facenti capo al vecchio appaltatore garantendone la continuità e riconoscendo a ciascun lavoratore l’anzianità maturata, lo stesso livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro – dovendo detto obbligo viceversa limitarsi all’assunzione del personale in servizio senza precludere all’impresa subentrante di ridefinire i rapporti acquisiti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)

In caso di successione di imprese nel medesimo appalto e in presenza di una specifica clausola che obblighi l’impresa subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi, l’ipotesi del trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile deve escludersi, a norma dell’art. 29, comma 3, del decreto legislativo n. 276/2003, quando il nuovo appaltatore sia dotato di propria struttura organizzativa ed operativa e quando siano presenti elementi di discontinuità tra cessante e subentrante, tali da determinare una specifica identità di tale ultima impresa.
Siffatti requisiti di autonomia organizzativa e operativa e di discontinuità sussistono – e deve di conseguenza ravvisarsi mero obbligo di assunzione di lavoratori anziché l’ipotesi di trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile - allorquando il nuovo appaltatore eserciti i servizi oggetto di affidamento adottando mezzi e beni strumentali propri, organizzati in funzione dell’attività economica e dotati di identità autonoma, e compiendo investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale di vario genere da destinare ai servizi appaltati, in un’ottica di valorizzazione degli stessi in termini di fruibilità ed efficienza, e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di non trascurabili strutture materiali o altro carattere idoneo a conferire autonoma capacità operativa a maestranze stabilmente coordinate e organizzate tra loro. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari 02 agosto 2018.




Azione contro il Fondo di Garanzia per le vittime della strada in assenza dei dati della targa e delle dichiarazioni dei testimoni non menzionati nella denuncia-querela

Lesioni personali colpose a seguito di investimento avvenuto con veicolo risultato rubato – Azione contro il Fondo di garanzia per le vittime della strada – Fondatezza della domanda pur in assenza di immediato rilievo dei dati della targa da parte della vittima e delle dichiarazioni rese in corso di giudizio da testimoni non menzionati nella denuncia-querela

In un processo contro il Fondo di Garanzia per le vittime della strada che ha ad oggetto la richiesta di risarcimento dei danni per lesioni personali colpose a seguito di investimento avvenuto con veicolo successivamente risultato rubato si può ritenere certamente fondata la domanda pur in assenza di immediato rilievo dei dati della targa da parte della vittima e delle dichiarazioni rese in corso di giudizio da testimoni non menzionati nella denuncia-querela. (Gilberto Casalino) (riproduzione riservata) Appello Trieste 31 luglio 2018.




Ancora sulla nullità della fidejussione con clausole di ‘reviviscenza’, ‘sopravvivenza’ e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c.

Concorrenza – Normativa antitrust – Art. 2 legge 287 del 1990: divieto di intese restrittive della concorrenza – Schema del contratto di fideiussione “a garanzia delle operazioni bancarie” (c.d. fideiussione omnibus) predisposto dall’ABI – Applicazione uniforme delle clausole di “reviviscenza”, “sopravvivenza” e rinuncia ai termini di cui all’art. 1957 c.c. contenute nello schema – Contrasto con l’art. 2 legge 287 del 1990 – Accertamento da parte dell’Autorità Garante (Banca d’Italia) – Contratti di fideiussioni omnibus che contengono tali clausole – Nullità – Esclusione

Le intese anticoncorrenziali non costituiscono negozi funzionalmente collegati con le garanzie fidejussorie, le quali sono valide, ove rispettino i requisiti previsti previsti dagli artt. 1325 e ss. del codice civile.

Né le fidejussioni contenenti le clausole definite anticoncorrenziali sono nulle per illiceità della causa, considerato che il contraente c.d. debole conclude il negozio per soddisfare un proprio interesse che si esaurisce e ricollega al fine tipico dell’operazione conclusa.

La tutela tipica della parte che abbia concluso un negozio fidejussorio contenente le clausole in contrasto con la normativa antitrust è quella risarcitoria precista dall’azione collettiva ex art. 140 bis d. lgs. 206/2005. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 26 luglio 2018.




Reintegrazione della quota riservata ai legittimari, riduzione del legato o della donazione, scioglimento della comunione incidentale, modalità di attuazione

Reintegrazione della quota riservata ai legittimari – Riduzione del legato o della donazione – Scioglimento della comunione incidentale – Modalità di attuazione

Con riferimento alla reintegrazione della quota riservata ai legittimari, le modalità con cui si attua la riduzione sono differenti secondo la natura delle disposizioni lesive. Mentre a seguito di riduzione di una istituzione di erede nella universalità o in una quota dei beni del testatore si determina una comunione ereditaria regolata dalle norme generali sulla divisione, di cui agli artt. 713 ss. cod. civ., qualora siano assoggettate a riduzione liberalità aventi per oggetto beni determinati, quali si acquistano con la istituzione di erede in beni determinati, assegnati come quota del patrimonio, oppure più spesso con il legato o con la donazione, il beneficiario perde del tutto la proprietà se la disposizione è riducibile per intero, altrimenti, in caso di riduzione parziale, fra il legatario o donatario ed il legittimario che abbia vittoriosamente esperito l'azione di riduzione si determina uno stato di comunione sui generis, una comunio incidens, regolata dalle norme speciali racchiuse nell'art. 560 cod. civ. (applicabile anche ai beni mobili, nonostante il riferimento in rubrica agli immobili). Nella riduzione delle disposizioni attributive di beni determinati è ammessa la reintegrazione della quota riservata ai legittimari alternativamente in forma specifica o per equivalente, con espressa previsione, nei casi in cui prevale il diritto del legatario o donatario di ritenere il bene oggetto della disposizione lesiva, di compensare in danaro il legittimario. Nulla impedisce al legittimario, naturalmente, di rinunziare alla legittima in natura e chiederne il valore. Alla reintegrazione per equivalente si fa luogo, pertanto, ove vi sia la volontà o la necessità che avvenga in tal modo. (Antonio Angioi) (riproduzione riservata) Tribunale Oristano 25 luglio 2018.




Regione Sicilia: incostituzionale le norme in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale e del relativo Consiglio

Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Elezione del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio del libero Consorzio comunale - Previsione che gli stessi sono eletti, contestualmente, a suffragio universale e diretto dai cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni del libero Consorzio - Illegittimità costituzionale - Sussiste

Sono costituzionalmente illegittimi gli artt. da 1 a 6 e 7, lettere b), c) ed e), della legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17 (Disposizioni in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio del libero Consorzio comunale nonché del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 20 luglio 2018.




Sospensione della prescrizione dei crediti in fase di esecuzione del concordato preventivo

Nella fase di esecuzione del concordato preventivo la prescrizione riprende il proprio corso

La previsione di cui all’art. 2941 n. 6 c.c. in materia di prescrizione dei crediti, non trova applicazione in ambito di concordato preventivo, né diretta né analogica, in ragione della natura eccezionale delle regole sulla sospensione della prescrizione.
Nella fase antecedente alla definitività dell’omologazione del concordato, le prescrizioni rimangono sospese: purché, tuttavia, si tratti delle prescrizioni che sarebbero state interrotte dagli atti introduttivi di azioni esecutive.
Nella fase di esecuzione del concordato, però, la prescrizione riprende il proprio corso.  L’omologazione definitiva, infatti, vincola i creditori, impedendo loro pignoramenti e sequestri, ma assicura la soddisfazione concorsuale dei crediti.
La questione della prescrizione e delle relative cause di sospensione ed interruzione non si pone (salva soltanto l’assenza di una fase giudiziale di verifica del credito, presente nel fallimento) diversamente nelle procedure concorsuali, differenti dal concordato preventivo.
Ogniqualvolta il creditore debba impedire il corso della prescrizione, laddove penda una procedura concorsuale, egli deve agire in sede di cognizione. Nel caso di concordato preventivo, il creditore, inoltre, può avvalersi di un atto stragiudiziale di costituzione in mora: utile se non altro ad interrompere il termine prescrizionale.
L’affidamento che un creditore potrebbe riporre nella tutela attesa da una procedura concorsuale potrebbe confliggere con quello del debitore a non vedersi assoggettato alla procedura (che non è un fallimento) sine die, in mancanza di atti interruttivi della prescrizione. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 19 luglio 2018.




La notifica dell’accertamento tecnico preventivo finalizzato all’azione di risoluzione non interrompe la prescrizione

Prescrizione – Atti interruttivi – Notifica di accertamento tecnico preventivo finalizzato all’azione di risoluzione del contratto – Interruzione della prescrizione – Esclusione

Nei casi di azioni costitutive, finalizzate a ottenere dal giudice la costituzione, modificazione o estinzione di un rapporto giuridico o di uno status (art. 2908 c.c.), l’effetto interruttivo della prescrizione può essere provocato solo con la notifica della relativa domanda giudiziale: in tali casi, il debitore non è tenuto a eseguire una prestazione in adempimento del diritto di credito altrui e quindi non può essere costituito in mora con diffida stragiudiziale ai sensi degli artt. 2943, comma 4, e 1219 c.c., ma gli deve essere piuttosto notificata la citazione a giudizio per interrompere il termine di prescrizione.

L’effetto interruttivo derivante dalla notificazione della domanda giudiziale in tanto può verificarsi in quanto quella domanda sia effettivamente e concretamente volta ad ottenere la risoluzione contrattuale, non ammettendo tale domanda equipollenti.

Da tali considerazioni discende che - in relazione alla domanda di risoluzione contrattuale - la notificazione del ricorso per accertamento tecnico preventivo non può avere efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi dell’art. 1495, comma 3, c.c., in quanto l’effetto costitutivo (recte: risolutivo) non può in alcun modo essere correlato alla richiesta di un mero accertamento, ancorché finalizzato all’attivazione della garanzia per i vizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 luglio 2018.




Atti di gara e di esecuzione del contratto pubblico: Non ammesso il FOIA, si accede con la legge n. 241 del 1990

Accesso civico generalizzato – Accesso agli atti della procedura di appalto – Esclusione – Sussiste

L’accesso agli “atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici” è regolato dal comma 1, dell’art. 53 del d.lgs. n. 50/2016 (codice dei contratti pubblici) che reca una particolare disciplina per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica finalizzate alla stipulazione di appalti o concessioni di servizi. In particolare, il menzionato art. 53 riconduce espressamente la disciplina applicabile per tutti i documenti (di gara e di esecuzione del contratto) alla disciplina ordinaria in materia di accesso ex lege n. 241 del 1990.
Ebbene, la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016 (ivi ricompreso l’espresso richiamo all’applicabilità delle regole in materia di diritto di accesso ordinario) deve considerarsi come un caso di esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi del comma 3 dell’art. 5-bis del dlgs n. 33 del 2013, preso atto che questa disposizione è cristallina nello stabilire che il diritto di accesso civico generalizzato “è escluso” nei casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti.
L’esclusione risulta invero del tutto giustificata poiché si tratta della scelta del legislatore volta a sottrarre una possibilità indiscriminata di accesso alla documentazione di gara e post-gara da parte di soggetti non qualificati. Infatti, si tratta pur sempre di documentazione che, da un lato, subisce un forte e penetrante controllo pubblicistico da parte di soggetti istituzionalmente preposti alla specifica vigilanza di settore (ANAC), e, dall’altro, coinvolge interessi privati di natura economica e imprenditoriale di per sé sensibili (e quindi astrattamente riconducibili alla causa di esclusione di cui al comma 2, lett. c), dell’art. 5-bis del d.lgs. n. 33 del 2013), specie quando tali interessi, dopo l’aggiudicazione, vanno a porsi su di un piano pari ordinato – assumendo la connotazione di veri e propri diritti soggettivi - rispetto a quelli della stazione committente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
T.A.R. Emilia Romagna - Parma 18 luglio 2018.




Sulla prescrizione presuntiva triennale ai crediti professionali dell’avvocato difensore di soggetto ammesso al beneficio del patrocinio

Procedimento per la liquidazione dei crediti professionali dell’avvocato difensore di soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato – Diniego di liquidazione per intervenuta prescrizione presuntiva – Intervento del P.M. nel procedimento di liquidazione – Illegittimità

E’ inapplicabile la prescrizione presuntiva triennale ex art. 2956, comma 2, del c.c. ai crediti professionali d’avvocato da liquidarsi in caso di patrocinio a spese dello Stato, sia per la natura del credito che per la legge speciale regolatrice della materia, contenuta nel Testo unico sulle spese di giustizia. La prescrizione presuntiva, infatti, prevede che sia opposta da soggetto che dichiari e provi di aver pagato, almeno in parte, il credito richiesto, e pertanto non è rilevabile d’ufficio. Inoltre, nel procedimento di liquidazione dei compensi da parte del Giudice, così come previsto nel TUSG, in nessuna fase ed in nessun modo è previsto l’intervento del Pubblico Ministero, potendo questi intervenire successivamente per le eventuali impugnazioni del provvedimento di liquidazione. (Paola De Filippo) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto 18 luglio 2018.




La stipula di un contratto di appalto pubblico di rilevanza comunitaria non è sufficiente a radicare la giurisdizione del giudice ordinario

Tribunale delle Imprese – Diritto al subingresso nei contratti pubblici di appalto di lavori, servizi o forniture di rilevanza comunitaria – Non sussiste

Tribunale delle Imprese – Domanda ex art. 700 c.p.c. di sospensione degli effetti di un contratto pubblico di appalto di servizi di rilevanza comunitaria con contestuale richiesta di ordinare alla P.A. l’affidato del servizio alla ricorrente ovvero il subentro nell’appalto – Difetto di giurisdizione del G.O.

A fini dell’accertamento della giurisdizione rileva non tanto la prospettazione compiuta dalle parti quanto il “petitum sostanziale”, che va indentificato soprattutto in funzione della “causa petendi”, ossia dell’intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio.
La stipula di un contratto di appalto pubblico di rilevanza comunitaria non è sufficiente a radicare la giurisdizione del giudice ordinario, ed in particolare della sezione specializzata in materia di impresa, poiché dopo tale momento è solo l’aggiudicatario, divenuto contraente, che può vantare diritti soggettivi tutelabili innanzi al giudice ordinario mentre altri concorrenti continuano ad essere titolari solo di situazioni tutelabili innanzi al giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva  (V. art. 133, lett. e, n. 1 D. Lgs. 104/2010).
Non sussiste alcun diritto del concorrente non aggiudicatario al subentro nel contratto di appalto pubblico in quanto l’art. 110 del codice degli appalti non prevede alcun obbligo per la P.A. ma solo una facoltà, in caso di dichiarazione di inefficacia del contratto originariamente stipulato, di affidare l’appalto al soggetto secondo classificato, potendo sempre scegliere in alternativa di indire una nuova gara.
Va rigetto pertanto per difetto di giurisdizione il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto dall’impresa seconda classificata per ottenere la sospensione degli effetti del contratto di appalto pubblico stipulato dalla P.A. e l’affidamento dello stesso alla ricorrente, ovvero il suo subingresso nel contratto. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)

 

Tribunale Napoli 16 luglio 2018.




Violazione al Codice della Strada: verbale illegittimo se l’agente non motiva la mancata contestazione immediata in modo sufficientemente dettagliato

Violazioni al Codice della Strada – Contestazione differita – Agente a bordo di mezzo privato – Motivazione generica – Verbale illegittimo

Il verbale che non motiva in modo sufficientemente dettagliato la mancata contestazione immediata e il fermo del veicolo al di fuori dei casi espressamente previsti dall’art. 201, comma 1 bis Codice della Strada, deve ritenersi nullo. (Alessia Corrado) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Milano 13 luglio 2018.




La mancanza di dipendenza tecnica ed economica esclude la subfornitura

Obbligazioni e contratti – Fornitura – Applicazione delle tutele per il subfornitore – In assenza di dipendenza tecnica ed economica – Esclusione

La mancanza dei requisiti di dipendenza tecnica ed economica porta ad escludere la sussistenza di quella debolezza tecnologico-progettuale ed economica che sola giustifica l’applicazione della speciale disciplina della subfornitura.
[Nella fattispecie, il sedicente subfornitore non ha dimostrato in giudizio l’assenza di altri clienti né l’impossibilità di lavorare per altri committenti; non ricorreva poi l’ipotesi di dipendenza tecnica, in quanto la committente non aveva le competenze necessarie per eseguire o controllare le lavorazioni richieste al fornitore.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 10 luglio 2018.




La deduzione del giuramento decisorio in fase di appello e il legato di usufrutto in sostituzione di legittima

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per difetto del requisito della decisorietà – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per difetto di decisorietà – Inidoneità di eventuale risposta affermativa su circostanza deferita al giurante a consentire la decisione automatica di una o più domande giudiziali – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per introduzione per la prima volta di circostanze nuove – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per introduzione di circostanze implicanti estensione del thema decidendum oltre i limiti sui quali si era formato il contraddittorio processuale tra le parti – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per violazione dell’art. 2739 codice civile – Giuramento decisorio preordinato alla prova di fatti illeciti – Fattispecie

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per deferimento del mezzo di prova su circostanze di fatto dimostrative della commissione sia di illecito penale sia di illecito amministrativo – Sussistenza

Prova civile – Giuramento decisorio deferito in fase di appello – Inammissibilità per deduzione a prova di un rapporto giuridico o di una situazione giuridica – Sussistenza

Successione – Testamentaria – Lascito di legato di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima ex art. 551 codice civile – Fattispecie

Successione – Testamentaria – Lascito di legato di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima – Facoltà di rinuncia al legato – Possibilità di rinunciare in modo espresso o per fatti concludenti – Tacita accettazione del legato di usufrutto in virtù di esercizio continuato del diritto di abitazione dell’immobile oggetto di legato successivamente alla pubblicazione del testamento – Sussistenza

Successione – Testamentaria – Lascito di usufrutto di immobile in sostituzione di legittima – Tacita accettazione del legato di usufrutto dopo la pubblicazione del testamento – Mancato acquisto della qualità di erede ex art. 551, secondo comma, codice civile – Sussistenza

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo che le circostanze oggetto di deferimento, nel caso in cui si dimostrassero vere a seguito di risposta affermativa alla relativa domanda, non consentirebbero al giudice di decidere in modo automatico uno o più capi di una domanda giudiziale.

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo da dedurre a prova circostanze nuove, in quanto mai allegate e prospettate prima negli atti difensivi, così da estendere il thema decidendum oltre i limiti entro cui si è formato il contraddittorio processuale.

È inammissibile il giuramento decisorio formulato in modo da dedurre a prova circostanze concretanti la commissione da parte del giurante di un fatto costituente reato, benché perseguibile a querela di parte, così come la commissione di un fatto costituente illecito amministrativo.

È inammissibile il giuramento decisorio allorché la domanda consista nella deduzione non già di un fatto storico, ma di un rapporto giuridico o di una situazione giuridica.

Il legittimario può rinunciare ad accettare il lascito testamentario di un usufrutto su bene immobile ricevuto a titolo di legato in sostituzione della quota c.d. legittima, sia in modo espresso che per fatti concludenti. Il legittimario cui è stato lasciato l’usufrutto di un bene immobile in sostituzione della c.d. legittima, qualora successivamente alla pubblicazione del testamento continui ad abitare l’immobile di cui ha ricevuto l’usufrutto, accetta tacitamente il relativo legato e perde conseguentemente il diritto di agire in giudizio con azione di riduzione per domandare il conseguimento della c.d. legittima.

Il legittimario che accetta, in modo espresso o tacito, l’usufrutto del bene immobile che gli è stato lasciato a titolo di legato in sostituzione della c.d. legittima, non può acquistare, ai sensi dell’art. 551, secondo comma, c.c., la qualità di erede, con la conseguenza ulteriore che il predetto soggetto non è legittimato processualmente ad esperire l’azione di petizione ereditaria. (Gianantonio Tassinari) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 03 luglio 2018.




Concorso dei singoli proprietari sulla massa costituita da valori custoditi alla rinfusa

Deposito di beni – Conservazione alla rinfusa presso sale conta – Suddivisione a livello contabile – Formazione di un unico bene di proprietà comune – Applicazione della disciplina dei cui all’art. 939 c.c.

Le modalità operative del soggetto che custodisca valori in denaro di proprietà di banche depositanti conservandoli alla rinfusa nelle sale conta ma mantenendo la suddivisione dei medesimi solo a livello contabile dà luogo ad una commistione ai sensi dell’art. 939 c.c., un unico bene di proprietà comune formato dalla aggregazione dei singoli beni su cui, ai sensi della norma richiamata, possono concorrere soltanto i creditori della comunione in proporzione del valore dei beni a ciascuno spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 28 giugno 2018.




La persona fisica che abbia prestato fideiussione a favore della banca può aver agito come consumatore

Contratto di garanzia stipulato tra banca e persone fisiche - Qualità di consumatore - Accertamento - Criteri

Ai fini dell'applicabilità della tutela del consumatore al garante-fideiussore, è irrilevante l'oggetto del contratto, dovendosi invece avere riguardo alla qualità del contraente, valutando se egli abbia agito o meno nell'ambito della sua attività professionale e se si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista sia con riferimento alla trattativa che all'informazione.

Tale situazione di inferiorità può verificarsi nell'ambito del contratto di garanzia stipulato tra una banca e la persona fisica dovendosi dunque verificare in concreto la qualità in cui questa ha agito stipulando la garanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 27 giugno 2018.




Forti raffiche di vento integrano il caso fortuito

Responsabilità civile – Cose in custodia – Presunzione di colpa – Prova liberatoria – Caso fortuito – Forti raffiche di vento – Sussistenza

Forze incoercibili o imprevedibili della natura quali raffiche di vento di velocità e potenza eccezionali integrano il caso fortuito che esclude la responsabilità del danno cagionato dalla cosa in custodia. (Nel caso di specie - ove l’attrice domandava il risarcimento del danno patito per essere stata colpita da un cartello pubblicitario distaccatosi da una pensilina della fermata del bus - il Giudice ha accertato la sussistenza, nell’ora e nel luogo del sinistro, di forti raffiche di vento, di intensità di gran lunga superiore alla media, documentate da apposite rilevazioni dell’Arpa e ha ritenuto che esse integrassero un’ipotesi di caso fortuito, escludendo la responsabilità del soggetto tenuto alla custodia della pensilina). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 27 giugno 2018.




Accesso civico generalizzato e conversazioni private

Accesso civico generalizzato – Accesso a colloqui privati – Esclusione

L’accesso pubblico generalizzato di cui all’art. 5 d.lgs. n.33/2013 ha l’esclusiva finalità di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non già di rendere pubblici colloqui privati che esulano dall’esercizio di funzioni istituzionali. Non sono, in particolare, suscettibili di accesso i dati riguardanti manifestazioni di pensiero fra persone che (in quel particolare momento) non rivestono né esercitano funzioni pubbliche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 25 giugno 2018.




Accesso civico generalizzato e conversazioni private

Accesso civico generalizzato – Accesso a colloqui privati – Esclusione

L’accesso pubblico generalizzato di cui all’art. 5 d.lgs. n.33/2013 ha l’esclusiva finalità di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”, non già di rendere pubblici colloqui privati che esulano dall’esercizio di funzioni istituzionali. Non sono, in particolare, suscettibili di accesso i dati riguardanti manifestazioni di pensiero fra persone che (in quel particolare momento) non rivestono né esercitano funzioni pubbliche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 25 giugno 2018.




Associazione temporanea di professionisti, contratti pubblici e rilevanza delle pattuizioni interne

Associazione temporanea di professionisti - Contratti pubblici - Rilevanza delle pattuizioni interne

L'associazione temporanea tra professionisti si caratterizza, secondo l’insegnamento consolidato della Suprema Corte, da un vincolo associativo occasionale, temporaneo e limitato, costituito in vista dell'aggiudicazione e dell'esecuzione di opere pubbliche concesse in appalto, nel cui ambito non si realizza un centro autonomo di interessi, in quanto i singoli partecipanti conservano la loro individualità, pur assumendo un rapporto di tipo unitario con la stazione appaltante, mediante il conferimento di un mandato collettivo alla c.d. capogruppo (Cass., 20 maggio 2010, n. 12422; Cass. 17 ottobre 2008, n. 25368; Cass. 17 settembre 2005, n. 18441; Cass. 30 gennaio 2003, n. 1396).

La ratio sottesa a tale configurazione del raggruppamento temporaneo tra professionisti attiene, dal punto di vista della pubblica amministrazione, all’esigenza di garantire il principio di trasparenza nell’appalto, di talché la stazione appaltante viene posta preventivamente nelle condizioni di conoscere i singoli partecipanti alla gara facenti parte del raggruppamento unitario e, tramite la conoscenza dell’atto costitutivo del raggruppamento, le singole quote di partecipazione, sul piano tecnico ed economico, facenti capo a ciascun associato, onde poter desumere, ai fini dell’aggiudicazione, non soltanto l’apporto tecnico di ciascuno dei partecipanti ma anche l’incidenza economica del compenso pattuito nel contratto di appalto nella ripartizione interna dell’associazione dei professionisti e a favore di ciascuno dei partecipanti.
In ragione della suddetta evidenziata autonomia ed individualità di ciascun partecipante, il rapporto formalmente stipulato con la capogruppo costituisce, nella sostanza, un rapporto contrattuale stipulato dalla Pubblica Amministrazione con ciascuno dei professionisti associati atteso che il rapporto di mandato collettivo sotteso al raggruppamento temporaneo di imprese non crea un fenomeno societario.
Alla luce di ciò appare evidente la rilevanza e l’incidenza, nel contratto di appalto pubblico stipulato, delle pattuizioni interne al rapporto di mandato, ove espressamente richiamato l’atto costitutivo nel contratto stipulato.
 
Ciò si sostanzia, sul piano economico, nella circostanza che la pattuizione di un compenso nel contratto di appalto sia da intendersi riferito a ciascuno dei professionisti partecipanti nel rispetto delle quote interne di ripartizione fissate nel contratto costitutivo del raggruppamento temporaneo, indipendentemente dall’effettiva attività svolta da ciascuno.
 
Ove, di contro, il compenso unitario corrisposto in corrispondenza dell’attività svolta non seguisse la ripartizione interna prevista nell’atto costitutivo, verrebbe irrimediabilmente leso il consolidato principio dell'immodificabilità del prezzo nell'appalto pubblico, più volte ribadito dalla Suprema Corte (Cass., 13 maggio 1997, n. 4181; Cass., 14 novembre 2003, n. 17199; Cass., Sez. un., 5 aprile 2007, n. 8519; Corte cost., 28 dicembre 2006, n. 447).
L’applicabilità del suddetto principio, con specifico riferimento al raggruppamento temporaneo di imprese, implica che, nelle misura in cui, per le ragioni sopra evidenziate, la regolamentazione dei rapporti interni che nascono dal conferimento di un mandato collettivo interferisce con il contratto concluso con la pubblica amministrazione, la modifica della ripartizione interna del compenso, confliggerebbe con il principio di inefficacia di accordi modificativi delle prestazioni contrattuali successivi alla conclusione del negozio quando le posizioni, sia economiche che tecniche, sono ormai cristallizzate (ex multis TAR n. 7848/2008; C. 7287/1977). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Crotone 21 giugno 2018.




Configurabilità di grave difetto costruttivo ex art. 1669 c.c. in caso di difettosa insonorizzazione acustica

Difetto di insonorizzazione acustica – Dies a quo per la decorrenza del termine per la denuncia – Conseguimento di una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause – Elaborato peritale di parte – Sussiste

Difetto di insonorizzazione acustica – Responsabilità del costruttore per gravi difetti costruttivi ex art. 1669 c.c. – Valenza del d.p.c.m. 1997 quale indice della gravità del vizio – Irrilevanza della questione di applicabilità della L. 88/2009 come modificata dalla L. 96/2010 – Sussiste

Con riferimento al difetto di insonorizzazione ed al momento in cui lo stesso viene inteso come “difetto”, il termine di un anno per la denuncia di gravi difetti nella costruzione di un immobile decorre dal giorno in cui il committente consegua una sicura conoscenza dei difetti e delle loro cause. Tale termine può essere postergato all’esito degli accertamenti tecnici che si rendono necessari per comprendere la gravità dei vizi e stabilire il corretto collegamento causale. In materia di difetti di insonorizzazione acustica l’esatta contezza dell’esistenza del vizio e delle sue cause è possibile solo a seguito dell’esame delle considerazioni esposte nell’elaborato del consulente di parte. (Vincenzo Cannarozzo) (Monica Tognazzo) (riproduzione riservata)

Anche la mancata insonorizzazione rientra nel novero dei vizi ex art. 1669 c.c.  (sia che si abbia riguardo al rumore fra pareti divisorie di unità abitative distinte o quello da calpestio di solai o quello generato dai servizi igienici). Il riferimento alla normativa del d.p.c.m. 1997 viene tenuto in considerazione ai fini del decidere quale “indice” della gravità del problema acustico rilevato dai consulenti: difatti i limiti di legge possono anche essere intesi come “indicatori” della tollerabilità, o meno, di un rumore percepito nell’abitazione di riferimento, a prescindere dalla questione di applicabilità della L. 88/2009 come modificata dalla L. 96/2010. La soglia di decibel come delineata dal legislatore, quale riferimento latu sensu oggettivo, risponde in pieno alle esigenze di eliminazione di quel range di soggettività e tollerabilità sopra esposto. (Vincenzo Cannarozzo) (Monica Tognazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 19 giugno 2018.




Distanza minima tra costruzioni: la disciplina normativa di cui all’art.9 D.M. 1444/1968 entra a far parte dello strumento urbanistico anche laddove lo stesso, dopo aver individuato le zone omogenee, nulla preveda in punto di distanze legali

Distanze tra costruzioni – Applicabilità art. 9 D.M. 1444/1968 nei rapporti tra privati per inserzione automatica – Condizioni – Suddivisione del territorio in zone omogenee – Sussistenza

L’inserzione automatica della disciplina delle distanze legali prevista dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9, nello strumento comunale opera non solo quando lo strumento urbanistico stesso violi le distanze prescritte, prevedendo una distanza inferiore a quella minima prescritta, ma anche quando lo strumento urbanistico, dopo aver individuato le zone territoriali omogenee, nulla preveda relativamente ad esse. (Nel caso specifico, il Tribunale di Napoli, facendo applicazione di tale principio, ha ritenuto che l’art. 9 D.M. 1444/68 entrasse a far parte, per inserzione automatica, del Piano Regolatore del Comune di Pozzuoli, il quale, pur suddividendo il territorio in zone omogenee, nulla prevede in termini di distanze tra costruzioni). (Fabio Internicola) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 18 giugno 2018.




Nullità del contratto di vendita di beni mobili per indeterminatezza dell’oggetto

Contratto di vendita di beni mobili – Indeterminatezza dell’oggetto – Fattispecie

Nel contratto di vendita di beni mobili, il requisito di determinatezza o determinabilità dell’oggetto ex art. 1346 c.c, non è soddisfatto – e quindi il contratto è affetto da nullità - se l’oggetto contrattuale è descritto come “la totalità di tutti i beni e gli oggetti contenuti all’interno del locale 'Osteria DQG' e nelle sue pertinenze, deperibili e non deperibili ad esclusione dei beni mobili di proprietà dell’A.C.R.”, qualora non siano richiamati ulteriori elementi identificativi dell’oggetto sulla scorta di regole determinative previste dal contratto stesso. (Paolo Donati) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 18 giugno 2018.




Prescrizione dell’azione di recupero dell’assicuratore contro il responsabile del sinistro

Assicurazione – Del danno da circolazione di veicoli – Risarcimento operato dall’assicuratore in via transattiva – Azione dell’assicuratore contro il responsabile – In via surrogatoria – Prescrizione decennale – In via di regresso – Prescrizione biennale

Qualora l’assicuratore definisca transattivamente il giudizio instaurato dall’avente diritto al risarcimento, la sua azione contro il responsabile del sinistro, se si ritiene esercitata in surroga nei diritti dell’originario creditore è soggetta al medesimo periodo di prescrizione, ma l’atto introduttivo del giudizio non può operare con gli effetti permanenti di cui all’art.2945, 2° comma, c.c., perché la declaratoria di intervenuta cessazione della materia del contendere è equiparabile a quella di estinzione.
Se invece si ritiene che l’azione sia esercitata in via di regresso, il dies a quo della prescrizione va individuato nel giorno del pagamento in favore del danneggiato. Vertendosi in materia di danno da circolazione dei veicoli, si applica il termine biennale di prescrizione di cui all’art.2947 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 16 giugno 2018.




Falsa attestazione di corrispettivo in atto pubblico: non configurabilità del falso ideologico ex art. 483 c.p.

Falsa attestazione di corrispettivo in atto pubblico - Falso ideologico -  Esclusione

Il falso ideologico del privato è integrato solo se la dichiarazione mendace è "destinata a provare la verità" dei "fatti" attestati nell'atto pubblico nella ipotesi in cui l'ordinamento giuridico ricollega determinati effetti all'atto nel quale la dichiarazione del privato viene inserita.

L'atto notarile fa fede delle dichiarazioni rese davanti al pubblico ufficiale e degli altri fatti che vengono attestati come avvenuti in sua presenza ma non ha la funzione di attestare la veridicità del corrispettivo del prezzo dichiarato tra le parti.
 
(Fattispecie nella quale è stata esclusa la sussistenza del reato nella ipotesi di dichiarazione mendace del corrispettivo percepito in un atto di vendita immobiliare: non avendo il rogito la funzione di comprovare la rispondenza al vero delle pattuizioni intervenute tra le parti) (Arturo Pardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro 15 giugno 2018.




Attivazione di servizi telefonici non richiesti

Servizi telefonici - Attivazione di servizi non richiesti - Indennizzo - Applicabilità dell’art. 8 del Regolamento allegato A alla delibera A.G.COM. n°73/11/CONS

Nelle ipotesi di attivazione di servizi telefonici non richiesti, gli operatori telefonici sono tenuti a corrispondere un indennizzo pari a € 5,00 per ogni giorno d’indebita attivazione. (Valeria Barresi) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Palermo 12 giugno 2018.




La nullità della procura alle liti può essere sanata nelle more del giudizio

Procedimento amministrativo - Procura alle liti - Sanatoria

[Nel caso di specie, il collegio ha assegnato assegnato alla ricorrente un termine perentorio per la regolarizzazione della procura, in applicazione dell’art. 182, comma 2, c.p.c., applicabile anche nel processo amministrativo ai sensi dell’art. 39 c.p.a. (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, Sez. IV, 5 aprile 2016, n.1331; T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 29 settembre 2017, n. 1886; T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 5 agosto 2016, n. 2098; T.A.R. Lombardia, Brescia Sez. I, 7 gennaio 2015, n. 1;T.A.R. Piemonte, sez. II, 19 dicembre 2014, n. 2052). Nel rispetto del termine assegnato, parte ricorrente ha depositato in giudizio una nuova procura speciale alle liti, rilasciata dal legale rappresentate nonché amministratore unico della cooperativa, contenente tutti gli elementi necessari ai fini della verifica dei poteri rappresentativi del delegante e a individuare l’effettivo oggetto della procura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) T.A.R. Bolzano 11 giugno 2018.




Responsabilità da cose in custodia

Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Responsabilità ex art. 2043 c.c. -  Condotta colposa del danneggiato - Ordinaria diligenza ex art. 1227 co. 2 c.c. - Insussistenza del nesso causale tra cosa e danno - Rigetto della domanda risarcitoria nei confronti dell’Ente comunale

Un comportamento imprudente del danneggiato, atto ad escludere che lo stesso abbia adoperato l’ordinaria diligenza che gli si richiede, può, tanto nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c., quanto in quella generica ex art. 2043 c.c. - oltre che integrare un concorso di colpa ex art. 1227 co.1 c.c. - interrompere il nesso eziologico sussistente tra la causa del danno ed il danno stesso, portando ad escludere la responsabilità in capo al danneggiante.

Qualora il danno non è l’effetto esclusivo di un dinamismo interno alla cosa, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato si unisca al modo di essere della cosa, essendo di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre altresì dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno.

Differentemente, allorché la cosa svolga solo il ruolo di occasione dell’evento e sia svilita a mero tramite del danno, provocato da una causa ad essa estranea, che ben può rintracciarsi nello stesso comportamento del danneggiato, si verifica il c.d. fortuito incidentale, sufficiente ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno.

(Nel caso di specie, caduta del pedone a seguito della discesa dal marciapiede nel punto caratterizzato da maggior dislivello, peraltro ben visibile, anziché da altro punto che consentisse un accesso più agevole sulla strada). (Agostino Parisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza 08 giugno 2018.




La Corte di Giustizia UE sulle obbligazioni alimentari

Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Protocollo dell’Aia del 2007 – Legge applicabile alle obbligazioni alimentari – Articolo 4, paragrafo 2 – Cambiamento della residenza abituale del creditore – Possibilità di applicazione retroattiva della legge dello Stato della nuova residenza abituale del creditore che coincide con la legge del foro – Portata della locuzione “qualora il creditore non possa ottenere alimenti dal debitore” – Caso in cui il creditore non soddisfi un presupposto legale

1) L’articolo 4, paragrafo 2, del protocollo dell’Aia, del 23 novembre 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni alimentari, approvato, a nome della Comunità europea, con la decisione 2009/941/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, dev’essere interpretato nel senso che: la circostanza che lo Stato del foro corrisponde allo Stato di residenza abituale del creditore non osta all’applicazione di tale disposizione qualora la legge designata dalla norma sussidiaria di collegamento prevista da tale disposizione non coincida con la legge designata dalla norma principale di collegamento prevista dall’articolo 3 del protocollo; in una situazione in cui il creditore di alimenti, che ha cambiato la residenza abituale, presenti dinanzi alle autorità giurisdizionali dello Stato della sua nuova residenza abituale una richiesta di alimenti nei confronti del debitore relativa ad un periodo già trascorso in cui risiedeva in un altro Stato membro, la legge del foro, che è anche la legge dello Stato della sua nuova residenza abituale, può trovare applicazione se le autorità giurisdizionali dello Stato membro del foro erano competenti a conoscere delle controversie in materia di crediti alimentari riguardanti le parti di cui trattasi e riferite al suddetto periodo.

2) La locuzione «non possa ottenere alimenti», contenuta nell’articolo 4, paragrafo 2, del protocollo dell’Aia, del 23 novembre 2007, dev’essere interpretata nel senso che include anche la situazione in cui il creditore non possa ottenere alimenti ai sensi della legge dello Stato della sua precedente residenza abituale con la motivazione che non soddisfa determinati presupposti imposti da tale legge. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 07 giugno 2018.




Interesse ad agire del creditore sequestrante alla declaratoria della simulazione o revocatoria della convenzione matrimoniale antecedente al sequestro annotata a margine dell’atto di matrimonio successivamente alla trascrizione del sequestro

Procedimento civile – Interesse ad agire – Domanda di simulazione assoluta e revocatoria ordinaria – Effetti della conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare

Non sussiste l’interesse ad agire del creditore sequestrante alla declaratoria della simulazione o alla revocatoria della convenzione matrimoniale pregiudizievole stipulata antecedentemente al sequestro, non trascritta ed annotata a margine dell’atto di matrimonio successivamente alla trascrizione del sequestro ma prima della conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare, atteso che tale convenzione matrimoniale è inopponibile al creditore sequestrante (art. 2906 c.c.) e che gli effetti previsti dall’art. 2913 c.c. non retroagiscono alla data di trascrizione del sequestro per i creditori intervenuti nella procedura esecutiva. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 04 giugno 2018.




Regolamento n. 1215 del 2012 e domande riconvenzionali

Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Competenza giurisdizionale – Competenze speciali – Articolo 8, punto 3 – Domanda riconvenzionale derivante o non derivante dal contratto o dal fatto su cui si fonda la domanda principale

L’articolo 8, punto 3, del regolamento (UE) n. 1215/2012 deve essere interpretato nel senso che esso si applica, in via non esclusiva, nell’ambito di una situazione in cui un’autorità giurisdizionale competente a conoscere di un’asserita violazione dei diritti della personalità del ricorrente per il motivo che sono state effettuate foto e riprese video a sua insaputa, è adita in via riconvenzionale da parte del convenuto con una domanda di risarcimento del danno a titolo di responsabilità del ricorrente per illeciti civili dolosi o colposi, segnatamente per i limiti posti alla sua creazione intellettuale oggetto della domanda principale, qualora l’esame della domanda riconvenzionale richieda la valutazione da parte della suddetta autorità giurisdizionale della liceità dei fatti posti dal ricorrente a fondamento delle sue pretese. (È proprio in un intento di buona amministrazione della giustizia che il foro speciale in materia di domanda riconvenzionale consente alle parti di ottenere una pronuncia, nell’ambito dello stesso procedimento e dinanzi allo stesso giudice, su tutte le loro pretese reciproche che abbiano un’origine comune. In tal modo si evitano procedimenti superflui e molteplici. Conformemente a tale obiettivo, in una situazione in cui un giudice è investito di una o più pretese fatte valere in via riconvenzionale, spetta al medesimo valutare in che misura tali pretese presentino un’origine comune con la domanda principale, di modo che esse rientrino nell’ambito di applicazione dell’articolo 8, punto 3, del regolamento n. 1215/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 31 maggio 2018.




La Corte di Giustizia UE sulla nozione di fornitore di un servizio postale

Servizi postali nell’Unione europea – Direttiva 97/67/CE – Articoli 2, 7 e 9 – Direttiva 2008/6/CE – Nozione di “fornitore di un servizio postale” – Imprese di autotrasporti, di spedizione e di corriere espresso che forniscono servizi di raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali – Autorizzazione richiesta ai fini della fornitura al pubblico di servizi postali – Contribuzione ai costi del servizio universale

1) L’articolo 2, punti 1, 1 bis e 6, della direttiva 97/67/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio, come modificata dalla direttiva 2008/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 febbraio 2008, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale, come quella in discussione nei procedimenti principali, secondo cui le imprese di autotrasporto, di spedizione o di corriere espresso che forniscono servizi di raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione degli invii postali costituiscono, salvo nel caso in cui la loro attività sia limitata al trasporto degli invii postali, fornitori di servizi postali, ai sensi dell’articolo 2, punto 1 bis, della menzionata direttiva.
2) L’articolo 2, punto 19, e l’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 97/67, come modificata dalla direttiva 2008/6, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale, come quella in discussione nei procedimenti principali, che impone a tutte le imprese di autotrasporto, di spedizione e di corriere espresso di disporre di un’autorizzazione generale per la fornitura di servizi postali, purché siffatta normativa sia giustificata da una delle esigenze essenziali elencate all’articolo 2, punto 19, della direttiva in parola e la medesima normativa rispetti il principio di proporzionalità, nel senso che sia tale da garantire l’obiettivo perseguito e non ecceda quanto necessario per raggiungerlo, circostanze che spetta al giudice del rinvio verificare.
3) L’articolo 7, paragrafo 4, e l’articolo 9, paragrafo 2, della direttiva 97/67, come modificata dalla direttiva 2008/6, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano ad una normativa nazionale, come quella in discussione nei procedimenti principali, che impone ai titolari di un’autorizzazione generale per la fornitura di servizi postali di contribuire a un fondo di compensazione degli oneri del servizio universale allorché detti servizi possono, nell’ottica di un utente, essere considerati come servizi che rientrano nell’ambito del servizio universale poiché denotano un livello di intercambiabilità sufficiente rispetto al servizio universale stesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 31 maggio 2018.




Tar Lazio come le Sezioni Unite sul Regolamento UE eIDAS

Ricorso in via telematica – Mancata sottoscrizione – Conseguenze

Regolamento eIdas – Standard europei

La mancata sottoscrizione del ricorso in via telematica non comporta la nullità del ricorso ma costituisce una mera irregolarità sanabile ai fini di correntezza del processo ex art. 44 comma 2 c.p.a. Ciò sul presupposto della tassatività delle cause di nullità degli atti processuali, in conformità al principio dettato dall’art. 156, comma 1, c.p.c. e in considerazione della circostanza che il mancato uso delle forme digitali, fra cui la firma in forma telematica, non è stato contemplato espressamente da alcuna norma quale requisito a pena di nullità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

(In motivazione, il Tar Lazio richiama la recente decisione delle Sezione Unite della Corte di Cassazione - 27 aprile 2018, n. 10266 -  ed afferma quanto segue).
Al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’U.E., sono stati adottati degli standard europei mediante il cd. regolamento eIDAS (Regolamento UE n° 910/2014) e la decisione esecutiva della Commissione europea 2015/1506 dell'8 settembre 2015. Ebbene, tali atti normativi comunitari impongono agli stati membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standard tra i quali figurano sia il CAdES sia il PAdES. In sostanza, secondo il diritto dell'UE, le firme digitali di tipo CAdES, ovverosia CMS (Cryptographic Message Syntax) Advanced Electronic Signatures, oppure di tipo PAdES, ovverosia PDF (Portable Document Format) Advanced Electronic Signature, sono equivalenti e devono essere riconosciute e convalidate dai Paesi membri, senza eccezione alcuna. In altri termini, al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell'UE, sono stati adottati degli standards Europei mediante il cd. regolamento eIDAS (electronic IDentification, Authentication and trust Services, ovverosia il Reg. UE, n. 910/2014, cit.) e la consequenziale decisione esecutiva (Comm. UE, 2015/1506), che impongono agli Stati membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standards tra i quali figurano sia quello CAdES sia quello PAdES. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
T.A.R. Lazio 25 maggio 2018.




Qualifica di consumatore in capo alla persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale

Consumatore - Persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale - Foro del consumatore - Applicabilità - Condizioni - Assenza di collegamenti funzionali con la società - Sufficienza - Accessorietà dell’obbligazione di garanzia - Irrilevanza - Rapporto di mera parentela - Irrilevanza

In base alla condivisibile giurisprudenza comunitaria, nonostante la natura accessoria dell’obbligazione di garanzia rispetto all’obbligazione principale, la persona fisica che presta fideiussione per le obbligazioni assunte da una società commerciale deve essere considerata “consumatore” ai sensi e per gli effetti della relativa normativa di matrice comunitaria qualora, al momento della sottoscrizione della fideiussione, non abbia collegamenti funzionali con la società stessa, quali incarichi di amministrazione o partecipazioni non trascurabili nel capitale sociale, a nulla rilevando, invece, meri rapporti di parentela con amministratori o soci. (Mauro De Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 22 maggio 2018.




Condizioni per la liceità della comunicazione in ambito concorrenziale

Tribunale delle Imprese – Discredito commerciale e concorrenza sleale – Comunicazione o Diffusione – Non sussiste

La comunicazione in ambito concorrenziale è lecita ove vengano rispettate le seguenti condizioni:

a) le informazioni in essa contenute debbono essere vere (verità oggettiva o anche soltanto putativa purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca). Tale condizione non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche colposamente taciuti altri fatti tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato, ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore o dell'ascoltatore false rappresentazioni della realtà oggettiva;

b) sotto il profilo formale, esse debbono essere continenti, cioè devono rispettare i requisiti minimi di forma che caratterizzano l’analogo diritto di cronaca e anche di critica (ad esempio, l'assenza di termini esclusivamente insultanti).

L’interesse alla divulgazione della notizia non è invece richiesto in ambito concorrenziale. Tra gli elementi costitutivi della fattispecie denigratoria prevista dall’articolo 2598 comma 2 c.c. rientra la prova della diffusione della notizia screditante (nella specie è stato escluso l’illecito denigratorio, in quanto non è stata provata la diffusione a terzi di una circoscritta comunicazione vis-à-vis). (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 21 maggio 2018.




Concorrenza sleale e responsabilità oggettiva funzionale ex art. 2049 c.c.

Tutela inibitoria delle Imprese – Concorrenza sleale e responsabilità oggettiva funzionale ex art. 2049 c.c. – Tutela inibitoria – Esclusione

In ipotesi di asserito concorso nell’illecito concorrenziale denigratorio materialmente commesso dal collaboratore, la disciplina di cui all’art. 2049 c.c., ancorché emerga la prova della c.d. “occasionalità necessaria” tra la condotta censurata ed il rapporto che lega l’autore materiale al suo preponente, consacra un’ipotesi di responsabilità oggettiva funzionale ad assicurare la riparazione del pregiudizio in una logica di garanzia e, dunque opera solo sotto il profilo risarcitorio mentre non sembra potersi attagliare a tecniche di tutela inibitoria, dirette ad interdire in futuro la condotta illecita continuativa. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 21 maggio 2018.




Illecito storno di agenti e cherry picking

Concorrenza Sleale – Storno di agenti – Modalità non fisiologiche, cherry picking – Tutela inibitoria ed animus nocendi

Lo storno è considerato illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui:

- in violazione della disciplina gius-lavoristica (ad esempio, quanto ai termini di preavviso) e degli altri diritti assoluti del concorrente (quali la reputazione ed i diritti di proprietà immateriale, quali le informazioni riservate);

- con modalità non fisiologiche, in quanto potenzialmente rischiose per la continuità aziendale dell'imprenditore che subisce lo storno nella sua capacità competitiva. E ciò tenuto conto, da un lato, delle normali dinamiche del mercato del lavoro in un preciso contesto economico e, dall’altro, delle condizioni interne dell’impresa leale (ad esempio, si è ritenuto che in casi di crisi aziendale o situazioni di difficoltà, lo smembramento della forza lavoro ed i maggiori flussi in uscita dei dipendenti siano da considerare un effetto fisiologico);

- non prevedibili, in grado cioè di provocare alterazioni non immediatamente riassorbibili, ed aventi un effetto shock sull'ordinaria attività di offerta di beni o di servizi dell’impresa che subisce lo storno (lo sviamento è stato ritenuto illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui con modalità che provochino alterazioni oltre la soglia di quanto possa essere ragionevolmente previsto, cfr. Trib. Milano 28.2.2014). D’altro canto, l'imprenditore leale deve tenere conto, a sua volta, di un mercato del lavoro che si muove dinamicamente, considerato il concreto quadro economico e giuridico nel quale egli stesso opera.

In tale contesto è stato sanzionato il c.d. “cherry picking”, ove lo stornante ha compiuto una precisa scelta, consistente nell’assumere solo e soltanto collaboratori della concorrente dotati di una specifica competenza, in quanto provenienti da uno specifico settore e con un ruolo di fatto apicale nel comparto interessato (cfr. Trib. Milano, 20.6.2012).

A tali condotte sul piano oggettivo, si aggiunge poi l’animus nocendi, categoria che richiama quella penalistica del dolo specifico, da intendere quale volontà di recare danno, annientare o distruggere la concorrente. Si tratta questo di un requisito ambiguo, oggetto di serrate critiche da parte della dottrina più attenta, giacché afferente alla sfera soggettiva dell'autore dell'illecito, nonostante in generale si prescinda dal requisito soggettivo della condotta quando si tratta di accedere alla tutela preventiva ed inibitoria e non a anche a quella risarcitoria. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 21 maggio 2018.




Condizioni per la liceità della comunicazione in ambito concorrenziale

Tribunale delle Imprese – Discredito commerciale e concorrenza sleale – Comunicazione o Diffusione – Non sussiste

La comunicazione in ambito concorrenziale è lecita ove vengano rispettate le seguenti condizioni:

a) le informazioni in essa contenute debbono essere vere (verità oggettiva o anche soltanto putativa purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca). Tale condizione non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche colposamente taciuti altri fatti tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato, ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore o dell'ascoltatore false rappresentazioni della realtà oggettiva;

b) sotto il profilo formale, esse debbono essere continenti, cioè devono rispettare i requisiti minimi di forma che caratterizzano l’analogo diritto di cronaca e anche di critica (ad esempio, l'assenza di termini esclusivamente insultanti).

L’interesse alla divulgazione della notizia non è invece richiesto in ambito concorrenziale. Tra gli elementi costitutivi della fattispecie denigratoria prevista dall’articolo 2598 comma 2 c.c. rientra la prova della diffusione della notizia screditante (nella specie è stato escluso l’illecito denigratorio, in quanto non è stata provata la diffusione a terzi di una circoscritta comunicazione vis-à-vis). (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 21 maggio 2018.




Concorrenza Sleale, rapporto concorrenziale e prodotti affini non sostituibili

Tribunale delle Imprese – Concorrenza Sleale – Rapporto concorrenziale – Prodotti affini non sostituibili – Sussiste

Ai fini dell’applicazione dell’art. 2598 c.c., sussiste rapporto di concorrenzialità, non solo potenziale, tra i due operatori in conflitto, qualora si tratti di due società, operanti nel medesimo particolare settore di mercato (nella specie, quello dentale) ancorché i rispettivi prodotti – impianti ed apparecchiature odontoiatriche e protesiche - offerti sul mercato non siano direttamente sostituibili tra loro.

Tale valutazione va effettuata invero tenendo conto dei parametri che in sede comunitaria e nazionale si sono ormai consolidati ed in particolare alla luce:
- della “natura dei prodotti, la loro destinazione, il loro impiego nonché la loro interscambiabilità e la loro complementarietà”;
- della “origine dei prodotti e la loro rete di distribuzione” (cfr. Trib. CE 11 luglio 2007 T-443/05, così come, da ultimo, la giurisprudenza nazionale di legittimità la quale ribadisce l'orientamento secondo il quale si intendono affini i prodotti che per loro natura, destinazione alla medesima clientela o soddisfazione del medesimo bisogno, risultano fungibili, cfr. Cass. 4.5.2009 n. 10218). (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 21 maggio 2018.




Mediazione immobiliare e soggetti tenuti all'iscrizione al ruolo (oggi nel Registro delle imprese)

Contratto mediazione immobiliare – Provvigione – Iscrizione a ruolo (oggi nel Registro delle imprese) – Soggetti tenuti

Ai fini del riconoscimento del diritto alla provvigione, gli ausiliari del mediatore o di una società di mediazione sono tenuti all’iscrizione nel ruolo (oggi nel Registro delle imprese) solo quando ad essi risulti assegnato il compito di vere e proprie attività di mediazione in senso proprio, della quale compiono gli atti a rilevanza esterna, con efficacia nei confronti dei soggetti intermediati, e impegnativi per l’ente da cui dipendono, mentre l’iscrizione non è richiesta per quei dipendenti che esplicano attività accessoria e strumentale a quella di vera e propria mediazione, in funzione di ausilio ai soggetti a ciò preposti (nella specie è stato riconosciuto il diritto alla provvigione del mediatore ancorché le visite dell’immobile fossero state eseguite da un collaboratore del mediatore non iscritto al ruolo). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma 17 maggio 2018.




Controversie aventi ad oggetto impianti di distribuzione carburanti e rito applicabile

Controversia in materia di gestione impianti di distribuzione carburanti – Rapporto complesso di comodato e somministrazione – Rito locatizio – Inapplicabilità – Rito ordinario – Applicabilità

Il rapporto che lega una società petrolifera al gestore di un impianto di distribuzione di carburanti ha natura complessa ed unitaria, essendo riconducibile al comodato per la cessione in uso gratuito dell’impianto e alla somministrazione del carburante, con la conseguenza che le relative controversie non rientrano tra quelle disciplinate dall’art. 447 bis c.p.c., ma sono soggette al rito ordinario. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma 15 maggio 2018.




Ripartizione dell’onere della prova, tra somministrante e cliente, circa i consumi di energia elettrica

Contratto somministrazione energia elettrica – Consumi – Presunzione veridicità – Contestazione – Onere della prova

Nei contratti di somministrazione (nella specie di energia elettrica) caratterizzati dalla rilevazione dei consumi mediante contatore, la rilevazione dei consumi è assistita da una presunzione di veridicità. In caso di contestazione dei consumi rilevati, il somministrante deve dare la prova del regolare funzionamento del contatore, mentre sul cliente incombe l’onere di provare che i consumi eccessivi riportati da un contatore funzionante siano dovuti a cause esterne alla sua volontà e a lui non imputabili (cfr. da ultimo Cass., 21 marzo 2018, n. 7045). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 11 maggio 2018.




Mediazione immobiliare: scostamento di prezzo e intervallo temporale, diritto alla provvigione

Mediazione immobiliare – Scostamento di prezzo e intervallo temporale – Diritto alla provvigione – Sussiste

Il breve lasso di tempo (nella specie, quattro mesi), intercorso fra l’interruzione dell’attività dell’agenzia ed il contratto preliminare, fa senz’altro ritenere che l’affare si sia concluso sulla scorta delle trattative svolte ad opera dell’agenzia e fa, viceversa, escludere che possano essere subentrati fatti nuovi o, comunque, totalmente estranei a quelli che erano presenti all’epoca dell’interruzione di detta attività, che abbiano determinato in modo del tutto autonomo le parti ad addivenire alla conclusione dell’affare.
La circostanza che l’acquirente abbia accettato, a distanza di pochi mesi, un prezzo leggermente inferiore, non azzera il ruolo che ha avuto l’agenzia al fine di trovare un accordo, dovendosi ritenere, piuttosto, che il passare di qualche mese sia stato utile per far decidere alle parti di spostarsi dalle precedenti posizioni assunte in riferimento al prezzo. (Giorgia Micheletto) (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 10 maggio 2018.




Immissioni, normale e valutazione in concreto

Immissioni – Normale Tollerabilità – Circostanze ambientali – Abitudini degli abitanti – Valutazione in concreto – Durata delle immissioni

Non è suscettibile di censura la decisione con cui il Tribunale, richiamando i principi giurisprudenziali riguardo la necessità di accertamento in concreto del fenomeno a prescindere dall’effettuazione di prove tecniche, ha ritenuto di escludere che le immissioni denunciate possano nella specie considerarsi superiori ai limiti della normale tollerabilità, dovendosi al riguardo osservare che vale il rilievo – opportunamente evocato dal primo Giudice con riferimento a condivisibile principio riaffermato dalla giurisprudenza di legittimità – secondo cui, imponendosi un’esigenza di contemperamento tra esigenze abitative, da lato, ed esigenze ricreative e sportive dall’altro, non è possibile astrarsi dalla concreta valutazione di ormai diffuse abitudini di vita e comportamenti sociali. Alla luce di tali esigenze e costumi di vita, nel contesto dell’apprezzamento discrezionale di cui all’art. 844 c.c. conducente alla determinazione del limite della tollerabilità, quest’ultimo non può essere dal Giudice di merito individuato in termini assolutamente anelastici, del tutto avulsi dalla considerazione delle suesposte componenti, che assumono rilevo, quali elementi intrinsecamente connotanti la liceità delle forme di godimento della proprietà, da valutarsi sullo sfondo del particolare contesto ambientale e sociale nel quale le opposte esigenze vengono in rilevo. (Nella specie, la Corte d’Appello ha ritenuto inammissibile ex art. 348-bis c.p.c. l’appello proposto avverso la sentenza con la quale il Tribunale aveva escluso che le immissioni superassero la soglia di tollerabilità, in ragione, tra l’altro, della durata ritenuta limitata nel tempo). (Francesco Curioni) (riproduzione riservata) Appello Milano 08 maggio 2018.




Scissione societaria e responsabilità per debiti anteriori: la Consulta ritiene giustificato il trattamento più favorevole riservato al fisco

Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza

Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 26 aprile 2018.




I contributi per l’attività estrattiva da cava non hanno natura tributaria

Sicilia – Cave – Determinazione del nuovo canone di produzione – Natura non tributaria – Legittimità

Una fattispecie deve ritenersi «di natura tributaria, indipendentemente dalla qualificazione offerta dal legislatore, laddove si riscontrino tre indefettibili requisiti: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una definitiva decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico; le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese» (ex plurimis, da ultimo, sentenze n. 269 e n. 236 del 2017). Sulla base di questi rilievi, deve escludersi la natura tributaria dei contributi legati all’attività estrattiva da cava.

(La Corte: dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 83 della legge della Regione Siciliana 7 maggio 2015, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2015. Legge di stabilità regionale), nella parte in cui ha introdotto il comma 8 dell’art. 12 della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2013, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2013. Legge di stabilità regionale) sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia in riferimento all’art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952 e ratificato con la legge 4 agosto 1955, n. 848, con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 83 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2015, nella parte in cui ha modificato il comma 1 dell’art. 12 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2013, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia in riferimento agli artt. 53 e 3 Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 83 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2015, nella parte in cui ha introdotto il comma 8 dell’art. 12 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2013, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia in riferimento all’art. 3 Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 26 aprile 2018.




Compravendita immobiliare nulla per presenza di abusi: responsabilità del notaio e del mediatore

Contratto di compravendita immobiliare – Immobile parzialmente abusivo – Nullità

Contratto di compravendita immobiliare – Immobile realizzato ante 1° settembre 1967 – Presenza abusi – Responsabilità Notaio – Esclusione

Contratto di compravendita immobiliare – Immobile contenente abusi – Responsabilità mediatore – Esclusione – Fattispecie

E’ nullo, ai sensi dell'art. 40, comma 2, l. 28 febbraio 1985 n. 47, l’atto di compravendita avente ad oggetto un immobile parzialmente realizzato in assenza di titoli autorizzativi (nella specie si trattava di appartamento su più livelli derivante dal frazionamento di due unità immobiliari con contestuale realizzazione sul lastrico solare di una porzione abitativa, poi accorpata al locale soffitta, senza cambio di destinazione e senza rispettare le misure minime previste dalla normativa locale). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

In difetto di specifico incarico sulle condizioni edilizie ed urbanistiche dell’immobile, non è ravvisabile una responsabilità del notaio rogante in caso di compravendita nulla, per la presenza di abusi edilizi, di immobile la cui costruzione è iniziata prima del 1° settembre 1967, allorché la parte venditrice abbia reso in atto le dichiarazioni di cui all’art. 40, comma 2, l. 28 febbraio 1985 n. 47, poiché la fede privilegiata propria dell’atto notarile non si estende al contenuto delle dichiarazioni rese dalle parti, onde non è configurabile alcuna attività obbligatoria di accertamento da parte del notaio. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il mediatore immobiliare non è responsabile nei confronti del cliente ove l’immobile compravenduto, conforme nello stato dei luoghi alla descrizione contenuta nell’atto di provenienza, sia risultato affetto da abusi risalenti nel tempo e ricavabili unicamente attraverso un’indagine estremamente complessa (nella specie l’immobile proveniva immutato da due precedenti compravendite successive alla realizzazione degli abusi). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 26 aprile 2018.




Sottoscrizione indiscriminata di clausole vessatorie e tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore

Clausole vessatorie - Richiamo cumulativo tutte o gran parte condizioni generali contratto comprese quelle non vessatorie - Sottoscrizione apposta sotto loro elencazione - Sufficienza ai fini della specifica approvazione delle clausole vessatorie comprese nell’elencazione - Esclusione - Fondamento. Art. 1341 c.c.

Non integra il requisito della specifica approvazione per iscritto ex art. 1341 comma 2 c.c., il richiamo in blocco di tutte le condizioni generali di contratto o di gran parte di esse, comprese quelle prive di carattere vessatorio, e quindi la loro sottoscrizione indiscriminata, poiché con tale modalità non è garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole, in quanto ricompresa tra le altre richiamate: trattasi infatti di una modalità di approvazione della clausola vessatoria tale da rendere oggettivamente difficoltosa la percezione della stessa, giacché la genericità di tale riferimento priva l’approvazione della specificità richiesta dall’articolo 1341 c.c., in quanto la norma richiede non solo la sottoscrizione separata, ma anche la scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 24 aprile 2018.




Provvisionale ex art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) e necessità di delibazione intorno alla responsabilità del sinistro

Provvisionale ex art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) – Delibazione intorno alla responsabilità del sinistro – Esclusione

La provvisionale di cui all’art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) può concedersi anche in assenza di delibazione alcuna intorno alla responsabilità.

La contraria opinione potrebbe fondarsi sulla lettera dell’art. 147, co. 2, cod. ass. priv., e dell’art. 5, l. 102/2006 (norma la quale, essendo posteriore al codice delle assicurazioni private, rimane applicabile nonostante l’abrogazione della l. 990/1969, cui pure, testualmente, per palese difetto di formulazione, si riferisce): disposizioni che richiedono la sussistenza di gravi elementi di responsabilità, in capo al conducente.

Ciò, tuttavia, frustrerebbe, senza alcun razionale motivo, il fine dell’istituto regolato dall’art. 141 cod. ass. private, inteso a semplificare la procedura a vantaggio del terzo trasportato, e non a precludere al medesimo forme di tutela, quand’anche solo interinali: e, del resto, non sarebbe possibile ravvisare un pregiudizio per la controparte, la quale, all’esito del giudizio, comunque non otterrebbe alcuna pronunzia sulla responsabilità dell’uno o dell’altro dei conducenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 24 aprile 2018.




Responsabilità sanitaria: l'incompletezza della cartella clinica ricade sulla struttura ospedaliera

Responsabilità della struttura sanitaria – Onere della prova – Incompletezza o difettosa tenuta della cartella clinica – Sussistenza nesso di causa tra condotta e danni – Ammissione

La difettosa tenuta ovvero la incompletezza della cartella clinica costituiscono circostanze di fatto che il giudice può utilizzare per ritenere sussistente il nesso di causa tra la condotta dei sanitari della struttura ospedaliera e i danni lamentati dal paziente. (Nel caso di specie il giudice ha ritenuto che i danni subiti dall'attrice fossero conseguenza dell'operato negligente del personale sanitario della struttura ospedaliera - consistente nell'errato posizionamento della paziente sul letto operatorio – sia perché l'espletata CTU medico-legale aveva individuato tale possibile nesso di causa sia perché la cartella clinica sul punto era assolutamente incompleta, non emergendo dalla stessa che i sanitari avessero eseguito il corretto posizionamento della paziente sul tavolo operatorio). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 23 aprile 2018.




Il 'ripensamento' del locatore è sanzionabile ex art.614 bis c.p.c.

Locazione – Rifiuto del locatore di consegnare l’immobile locato – Condanna al rilascio – Misura coercitiva indiretta – Ammissibilità

Su richiesta dell’avente diritto, in caso di inadempimento all’obbligo di consegna di immobile concesso in locazione con contratto regolarmente registrato, dunque valido ed efficace tra le parti, il giudice può fissare un importo a carico del locatore per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della condanna al rilascio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 19 aprile 2018.




Sciopero selvaggio e rimborso del volo al passeggero

Rinvio pregiudiziale – Trasporto – Regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato – Regolamento (CE) n. 261/2004 – Articolo 5, paragrafo 3 – Articolo 7, paragrafo 1 – Diritto alla compensazione – Esenzione – Nozione di “circostanze eccezionali” – “Sciopero selvaggio”

L’articolo 5, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, letto alla luce del considerando 14 dello stesso, dev’essere interpretato nel senso che l’assenza spontanea di una parte significativa del personale di volo («sciopero selvaggio»), come quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che trae origine dall’annuncio a sorpresa da parte di un vettore aereo operativo di una ristrutturazione dell’impresa, a seguito di un appello diffuso non dai rappresentanti dei dipendenti dell’impresa, bensì spontaneamente dai dipendenti stessi, i quali si sono messi in congedo di malattia, non rientra nella nozione di «circostanze eccezionali» ai sensi di tale disposizione. Corte Giustizia UE 17 aprile 2018.




Rigorosa la prova medico-legale del colpo di frusta ai fini del risarcimento del danno

Risarcimento del danno – Cd. micropermanente – Prova del danno – Necessità di accertamento clinico strumentale – Esclusione – Colpo di frusta – Accertamento medico-legale – Necessità – Affermazione – Sufficienza della sintomatologia dolorosa riferita dal danneggiato – Esclusione

La Corte Suprema di Cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 1272 del 19/01/2018, ha escluso che per la prova delle lesioni di lieve entità, c.d. micropermanenti, sia sempre indispensabile l’accertamento clinico strumentale; è invece fondamentale che la singola patologia sia accertata in maniera rigorosa dal medico legale il quale è chiamato a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile in conformità alle leges artis. Tuttavia vi possono essere situazioni nelle quali per la natura o la modestia della lesione, come nel caso della lesione al rachide cervicale, c.d. “colpo di frusta”, l’accertamento clinico strumentale risulti essere, con ogni probabilità, l’unico mezzo decisivo che consente al c.t.u. di fornire la prova rigorosa richiesta dalla legge, di rappresentare quindi al giudice una conclusione scientificamente documentata e giuridicamente ineccepibile. In tali circostanze, il c.t.u, non può limitarsi a dichiarare accertata la patologia sulla base del dato puro e semplice, e in sostanza non verificabile, del dolore più o meno accentuato che il danneggiato riferisca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 13 aprile 2018.




Il termine per l’opposizione di terzo revocatoria contro la sentenza ex art. 2932 c.c. decorre dalla data del passaggio in giudicato

Opposizione di terzo cd. revocatoria – Avverso sentenza ex art. 2932 c.c. – Decorrenza del termine impugnatorio – Dalla data di esecutività della sentenza – Affermazione – Rilevanza del mancato intervento del terzo nel giudizio ex art.2932 c.c. – Esclusione – Effetti della sentenza – Necessità di pronuncia interamente caducatoria – Non sussiste

Essendo l’opposizione di terzo revocatoria un mezzo di impugnazione straordinaria, essa è proponibile solo avverso le sentenze passate in giudicato o comunque avverso le sentenze esecutive, per cui il termine impugnatorio di trenta giorni non può iniziare a decorrere dalla data di pubblicazione di una sentenza non immediatamente esecutiva, quale la pronuncia costitutiva ex art.2932 c.c.

Nel giudizio instaurato dal promissario acquirente per l’adempimento dell’obbligo di concludere un contratto definitivo di compravendita, il creditore del promissario venditore, al fine di paralizzare gli effetti depauperativi dell’emananda pronuncia, è legittimato a svolgere intervento ma non è obbligato a intervenire, potendo sempre agire, dopo l’emanazione della sentenza, ex art.404, comma 2, c.p.c.

Gli effetti dell’opposizione di terzo devono essere parametrati in ragione del perseguimento dell’obiettivo di evitare che il terzo subisca un danno ingiusto dalla sentenza: se per evitare il pregiudizio è sufficiente che la sentenza venga dichiarata inefficace nei suoi confronti sarà questa la pronuncia che dovrà essere emessa in accoglimento dell’opposizione, dovendosi, invece, procedere ad una pronuncia interamente caducatoria solo ove il terzo non sarebbe garantito dalla mera dichiarazione di inefficacia della sentenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 12 aprile 2018.




Uber: legittime le sanzioni penali

Rinvio pregiudiziale – Servizi nel settore dei trasporti – Direttiva 2006/123/CE – Servizi nel mercato interno – Direttiva 98/34/CE – Servizi della società dell’informazione – Regola relativa ai servizi della società dell’informazione – Nozione – Servizio di intermediazione che consente, mediante un’applicazione per smartphone, di mettere in contatto dietro remunerazione conducenti non professionisti che utilizzano il proprio veicolo con persone che desiderano effettuare spostamenti in area urbana – Sanzioni penali

L’articolo 1 della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, come modificata dalla direttiva 98/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 luglio 1998, e l’articolo 2, paragrafo 2, lettera d), della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, devono essere interpretati nel senso che una normativa nazionale, la quale sanzioni penalmente il fatto di organizzare un sistema di messa in contatto di clienti con persone che forniscono a titolo oneroso prestazioni di trasporto di persone su strada mediante veicoli aventi meno di dieci posti, senza disporre di una licenza a tal fine, riguarda un «servizio nel settore dei trasporti», laddove essa si applichi ad un servizio di intermediazione che viene fornito tramite un’applicazione per smartphone e che è parte integrante di un servizio complessivo di cui l’elemento principale è il servizio di trasporto. Un servizio siffatto è escluso dall’ambito di applicazione delle direttive sopra citate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 10 aprile 2018.




Il passeggero ha diritto al rimborso del biglietto per l’evento non goduto a causa del ritardo del volo

Contratto di trasporto – Risarcimento del danno – Da ritardo prolungato del volo aereo – Prova del danno – In re ipsa – Risarcibilità del danno non patrimoniale – Esclusione – Spese sostenute per eventi non goduti a causa del ritardo – Diritto al rimborso – Sussiste

Il diritto alla compensazione pecuniaria prevista dall’art.7 comma 1 del Regolamento 261/04 scaturisce al verificarsi di un ritardo prolungato del volo aereo, e quindi il danno è in re ipsa, non dovendo il passeggero fornire la prova di ulteriori circostanze, se non quella di avere acquistato il biglietto del volo aereo e del ritardo prolungato.

Il danno non patrimoniale deve escludersi, non essendo ipotizzabile un’ipotesi di reato, non rientrando in un’ipotesi di danno risarcibile espressamente prevista dalla legge e non essendo riconducibile alla lesione di diritti inviolabili della persona oggetto di tutela costituzionale.
Va invece riconosciuto il rimborso della spesa sostenuta per la partecipazione ad un evento non goduto a causa del ritardo del volo. [Nella fattispecie, il biglietto di ingresso ad un parco di divertimenti, non utilizzato a causa del ritardo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi 07 aprile 2018.




Se l’articolo diffamatorio è online, per la riparazione non è sufficiente la successiva pubblicazione di una smentita

Stampa – Testata digitale – Pubblicazione di articoli online relativi a sentenza di condanna penale – Successivo proscioglimento del condannato – Diritto di rettifica: sussiste – Mediante testo di rettifica in calce ai singoli articoli

Deve affermarsi il diritto alla rettifica di articoli ancorché legittimamente pubblicati qualora i fatti lesivi dell’onore e della reputazione dell’interessato si siano poi rivelati, alla luce dell’evoluzione degli avvenimenti, destituiti di ogni fondamento.

Ove le pubblicazioni di cui si domanda la rettifica non siano articoli cartacei bensì documenti reperibili in un archivio digitale, la successiva pubblicazione di uno scritto idoneo a smentire la verità dei fatti addebitati non fa venir meno gli effetti permanenti della pubblicazione online dei precedenti articoli, lesivi dell’onore e della reputazione degli interessati. La reperibilità in rete di tali documenti, infatti, fa sì che chiunque possa agevolmente avere accesso agli stessi, facendo ricorso ad un comune motore di ricerca, senza alcuna garanzia che il lettore sia al corrente del successivo articolo di smentita.

In caso di articoli pubblicati online la modalità di rettifica sufficientemente satisfattiva dell’interesse del soggetto al ripristino della sua immagine è la pubblicazione, in calce a ciascuno degli articoli, di un testo di rettifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 06 aprile 2018.




Non sono ripetibili i buoni pasto erogati in eccesso al pubblico dipendente

Pubblico impiego privatizzato – Buoni pasto – Ripetizione maggior valore indebitamente attribuito – Esclusione

L’attribuzione dei buoni pasto rappresenta una agevolazione di carattere assistenziale che non si traduce nella erogazione di somme di denaro, bensì nel riconoscimento di titoli non monetizzabili destinati esclusivamente a esigenze alimentari in sostituzione del servizio mensa. Si tratta dunque di benefici destinati a soddisfare esigenze di vita primarie e fondamentali dei dipendenti medesimi, di valenza costituzionale, a fronte dei quali non è configurabile una pretesa restitutoria, per equivalente monetario, del maggior valore attribuito ai buoni-pasto nel periodo di riferimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato 05 aprile 2018.




Responsabilità illimitata e solidale dei consorziati per le obbligazioni assunte dalla società consortile e responsabilità dei singoli soci

Società consortili - Responsabilità illimitata e solidale dei consorziati per le obbligazioni assunte dalla società consortile - Specialità della norma - Estensione al fidejussore o cessionario di credito del fornitore o subappaltatore - Esclusione - Responsabilità limitata costituita per l’esecuzione di opere pubbliche - Responsabilità dei singoli soci - Esclusione

L’art. 13 comma 2 della L. n. 109/94, applicabile al caso di specie ratione temporis, che ha esteso la responsabilità illimitata e solidale dei consorziati per le obbligazioni assunte dalla società consortile nei confronti dei terzi, oltre che nei confronti dell’ente appaltante, anche dei subappaltatori e dei fornitori, è norma speciale che non può interpretarsi in modo estensivo ed applicarsi al fidejussore o cessionario di credito del fornitore o subappaltatore.

Non sussiste alcuna responsabilità dei soci della società consortile,  ex art. 13, comma 2, L. n. 109/94, applicabile al caso di specie ratione temporis, per il solo fatto della loro costituzione a valle dell’ATI aggiudicataria dell’appalto, sia perché non costituita da tutti i soci del raggruppamento e sia perché la causa consortile non può superare i principi e le regole fondamentali in materia di tipo sociale, con la conseguenza che in tema di società consortile a responsabilità limitata costituita per l’esecuzione di opere pubbliche, risponde solo la società con il suo patrimonio e non i singoli soci. (Nicola Gaetano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 04 aprile 2018.




Il privato non può rinunciare al diritto di proprietà

Diritto di proprietà – Rinuncia abdicativa – Esclusione

Il privato non abdicare al diritto di proprietà: in particolare, il privato il cui fondo sia stato occupato per la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità e che poi non sia stato espropriato nelle forme legislativamente previste, non può unilateralmente abdicare al diritto di proprietà vantato sul fondo medesimo. tutti i casi in cui il codice civile ha espressamente ammesso la rinunzia ad un diritto reale risultano accomunati dal fatto che a fronte della rinuncia la proprietà immobiliare non rimane “acefala”, perché in tali casi la rinunzia provoca l’estinzione del diritto reale minore e la correlativa riespansione della piena proprietà; ovvero, trattandosi di diritti reali minori in comunione, provoca l’accrescimento delle quote altrui sul diritto reale minore. In nessun caso, comunque, si viene ad avere un bene immobile privo di proprietario. Perciò, in definitiva, il fatto che la rinunzia ai diritti reali sia espressamente ammessa dal codice civile solo con riferimento a taluni diritti reali ed alla quota di comproprietà indivisa, non consente di presumere che la rinunzia abdicativa ai diritti reali costituisca un istituto generale, disciplinato in talune situazioni solo per esplicitarne gli effetti, essendo molto più logica la contraria opzione, secondo la quale il legislatore avrebbe ammesso la rinunzia a diritti reali solo nei casi in cui essa risulta funzionale alla corretta gestione ed alla valorizzazione del bene immobile. Le dianzi esposte considerazioni appaiono del resto coerenti con la funzione sociale che l’art. 42 della Costituzione assegna alla proprietà privata, la quale è riconosciuta a garantita a tutti i cittadini non solo per soddisfare bisogni egoistici ma anche per la soddisfazione di interessi generali: il mantenimento in buono stato di un bene immobile, dunque, costituisce non solo esplicazione delle facoltà inerenti alla proprietà, ma anche un dovere, la cui violazione, quando non ingeneri situazioni di per sé foriere di responsabilità, viene scoraggiata dal legislatore in vari modi: ad esempio con la possibilità di espropriare le relative aree per assicurarne la riconversione a nuovi utilizzi; oppure, più semplicemente, consentendo che altri acquisiscano la proprietà del bene per usucapione. La ammissione generalizzata della possibilità di abdicare alla proprietà esclusiva, anche solo di tipo superficiario, di un bene immobile, va invece in segno diametralmente opposto, poiché non incoraggia i proprietari ad interessarsi e ad occuparsi in maniera diligente ed attiva dei beni, sul presupposto che di essi sarebbe sempre possibile disfarsi mediante una rinunzia abdicativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Piemonte 28 marzo 2018.




Azione di restituzione dell’immobile occupato sine titulo: natura giuridica, riparto dell’onere probatorio e liquidazione del danno

Proprietà – Occupazione sine titulo di immobile – Azioni personali a difesa della proprietà – Azione di reintegrazione in forma specifica – Azione di restituzione – Natura – Onere della prova – Risarcimento del danno – Danno in re ipsa – Presunzione iuris tantum

L’azione di restituzione di un immobile occupato sine titulo da un terzo, essendo diretta a ottenere la rimozione di una situazione lesiva del diritto di proprietà, non accompagnata dalla contestuale richiesta di declaratoria del diritto reale, esorbita dai limiti della negatoria servitutis e può assumere la veste dell'azione di reintegrazione in forma specifica di natura personale. Ne consegue che il proprietario che esperisca tale azione non è gravato dall’onere di provare il proprio diritto ma può limitarsi a dimostrare l’avvenuta consegna del bene in base ad un titolo e del successivo venir meno, per qualsiasi causa, di quest’ultimo ovvero ad allegare l’insussistenza ab origine di qualsiasi titolo legittimante l’occupazione del terzo.

Il danno da occupazione illegittima di un immobile è in re ipsa, in ragione dell'utilità normalmente conseguibile nell'esercizio delle facoltà di godimento e di disponibilità del bene insite nel diritto dominicale, e costituisce oggetto di una presunzione iuris tantum, che può essere superata ove si dimostri che il proprietario si è intenzionalmente disinteressato dell'immobile ed abbia omesso di esercitare su di esso ogni forma di utilizzazione; la relativa liquidazione può essere operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cosiddetto danno figurativo, qual è il valore locativo del bene usurpato. (Nel caso di specie il Tribunale di Como, accertata la mancanza di un titolo legittimante l’occupazione da parte del convenuto dell’immobile attoreo e ravvisata la sussistenza del danno in re ipsa, non avendo il convenuto – rimasto contumace – fornito la prova contraria, ha provveduto a quantificare quest’ultimo sulla base dei listini OMI allegati in atti dalla parte attrice). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 28 marzo 2018.




Ammissibile il reinserimento nelle liste ad esaurimento del docente 'depennato'

Pubblico impiego – Insegnamento – Graduatorie ad esaurimento – precedente cancellazione – Reinserimento – Ammissibilità

Se è vero che la legge n. 296/2006 ha trasformato le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, è altrettanto vero che ha previsto la possibilità di nuovi inserimenti. Se da un lato il legislatore si è premurato di garantire a coloro che avevano già intrapreso un apposito percorso di studi l’inserimento nella graduatoria medesima, in applicazione del principio dell’affidamento, nulla ha disposto per quanto riguarda il reinserimento dei candidati precedentemente depennati. Non avendo la nuova legge nulla disposto sulla questione del reinserimento e non sussistendo tra le due norme “una contraddizione tale da renderne impossibile la contemporanea applicazione”, appare evidente la perdurante vigenza della precedenti disposizioni e, conseguentemente, della possibilità di reinserimento di coloro che risultavano già iscritti, pienamente compatibile con la regola del divieto di inserimenti ex novo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 26 marzo 2018.




Il contratto autonomo di garanzia è compatibile con il vincolo di solidarietà passiva tra debitore principale e garante

Contratto autonomo di garanzia – Assenza vincolo accessorietà – Compatibilità con vincolo di solidarietà

La garanzia autonoma si caratterizza per l’assenza dell’accessorietà tipica della fideiussione, ossia per l’esclusione per il garante di opporre al beneficiario eccezioni attinenti al rapporto garantito: la causa concreta della garanzia autonoma è, infatti, proprio quella di trasferire da un soggetto ad un altro il rischio economico connesso alla mancata esecuzione dell’obbligazione principale. Alla diversità ontologica della prestazione indennizzatoria del garante autonomo non esclude tuttavia il vincolo solidale con l’obbligazione principale: ciò è confermato dall’art. 1293 c.c. che afferma che “la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse, o il debitore comune sia tenuto con modalità diverse di fronte ai singoli creditori”. Se ne conclude che il carattere di solidarietà tra il credito del garante e il credito del debitore principale non può ritenersi escluso ex se dalla natura autonoma della garanzia, né, nel caso di specie, il garante e il garantito vi hanno espressamente derogato (cfr. pag. 15 sentenza). (Matteo Traversi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 marzo 2018.




Merce trafugata e colpa grave del vettore

Trasporto – Responsabilità del vettore – Calcolo del danno in caso di perdita o di avaria – Limitazione di responsabilità – Colpa grave

Versa in colpa grave, ai sensi dell’art. 1696, co. 4, c.c., il vettore che non sia in grado di chiarire come e quando la merce sia stata trafugata mentre era nella sua sfera di controllo (conf. Cass. 09/21679). (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 21 marzo 2018.




Eccessiva durata del processo: la domanda di riparazione può essere proposta anche in pendenza del procedimento

Eccessiva durata del processo - Equa riparazione - Legge 24 marzo 2001, n. 89 (c.d. Legge Pinto) - Divieto di proposizione della domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto - Illegittimità costituzionale

E' costituzionalmente illegittimo l’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile) – come sostituito dall’art. 55, comma 1, lettera d), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 134 – nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 21 marzo 2018.




Peculiarità del contratto di polizza fideiussoria e inapplicabilità della prescrizione breve prevista per i contratti assicurativi

Contratti – Assicurazione – Polizza Fideiussioria – Prescrizione breve annuale 2952 – Esclusione – Prescrizione ordinaria decennale – Sussiste

Nella polizza fideiussoria, nonostante la presenza di elementi inerenti al rapporto assicurativo, prevale la funzione di garanzia. La stessa, pertanto, è assoggettata alla relativa regolamentazione e quindi all’ordinaria prescrizione decennale e non a quella annuale ex art. 2925 c.c. concernete il pagamento delle rate di premio.(Francesco Calcagnile) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce 12 marzo 2018.




Natura unitaria e bifasica del procedimento di affrancazione del fondo enfiteutico disciplinato dalla l. 22.7.1966, n. 607

Enfiteusi – Affrancazione del fondo – Domanda giudiziale di affrancazione – Procedimento bifasico – Fase sommaria – Competenza del Tribunale in composizione monocratica – Ordinanza di accoglimento – Opposizione – Cognizione piena – Competenza della Sezione specializzata agraria

Enfiteusi – Affrancazione del fondo – Domanda giudiziale di affrancazione – Procedimento bifasico – Fase sommaria – Ordinanza di accoglimento – Appello – Inammissibilità

Il procedimento di affrancazione del fondo enfiteutico, disciplinato dalla l. 22.7.1966, n. 607, ha natura unitaria e bifasica: la prima fase, necessaria e a cognizione sommaria, è affidata inderogabilmente al giudice monocratico del tribunale e si conclude con ordinanza immediatamente esecutiva, destinata a divenire definitiva in caso di mancata prosecuzione del processo; la seconda fase, eventuale ed a cognizione piena, è introdotta con opposizione all’ordinanza monocratica, è attribuita alla competenza della sezione specializzata agraria del tribunale, e si conclude con sentenza di primo grado suscettibile di appello. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

L’appello promosso avverso l’ordinanza pronunciata dal giudice monocratico è inammissibile, in quanto il provvedimento reso all’esito della fase sommaria è suscettibile esclusivamente di opposizione dinanzi alla competente sezione specializzata agraria del tribunale. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Appello Potenza 07 marzo 2018.




Responsabilità ex. art. 1669 c.c. del venditore che impartisce direttive all’appaltatore

Responsabilità ex. art. 1669 c.c. del venditore che impartisce direttive all’appaltatore - Ammissibilità

Responsabilità solidale costruttore e direttore dei lavori - Imputazione gravi difetti - Ammissibilità

L’azione ex. art. 1669 c.c. può essere esercitata anche dall’acquirente nei confronti del venditore che risulti aver impartito direttamente o tramite il direttore dei lavori dallo stesso nominato indicazioni specifiche all’appaltatore ed esecutore delle opere, gravando sul venditore l’onere della prova di non avere esercitato alcun potere di direttiva o di controllo sull’impresa appaltatrice, in tal modo superando la presunzione di addebitabilità dell’evento dannoso. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)

Il costruttore venditore e il progettista direttore dei lavori, ritenuta la loro responsabilità per i gravi difetti dell’immobile, rispondono in via solidale ai sensi dell’art. 2055 c.c. dei danni cagionati agli acquirenti, fermo restando nei soli rapporti interni e ai soli fini del regresso la graduazione delle rispettive responsabilità. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 07 marzo 2018.




L’avvocato matura il diritto al compenso anche per la redazione di un contratto affetto da nullità relativa

Responsabilità professionale avvocato – Diligenza media esigibile – Obbligazione di mezzi – Redazione di un testo contrattuale avente profili di nullità relativa che tuttavia non presenta in concreto alternative concrete migliori – Debenza compenso professionale – Sussiste

L’avvocato che, richiesto dal cliente non iscritto all’albo dei mediatori di cui alla Legge 39/1989, provveda a predisporre in favore di questi un mandato a vendere dissimulante in realtà una mediazione atipica, al fine di consentire al medesimo cliente di cercare di ottenere il compenso provvigionale da questi pattuito col mandante, sebbene si sostanzi in un accordo passibile di inidoneità ad assicurare il detto risultato ovvero la provvigione ai sensi dell’art. 6 della Legge 39/89, non pone in essere alcun inadempimento professionale ed anzi matura il diritto al compenso professionale pattuito per la redazione di un tale negozio. (Marco Pedrett) (riproduzione riservata) Appello Venezia 02 marzo 2018.




Reviviscenza della fideiussione a seguito di restituzione dei pagamenti in via transattiva

Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Cd. clausola di reviviscenza – Vessatorietà – Esclusione – Restituzione in via transattiva delle somme percepite dal creditore – Applicabilità della reviviscenza – Affermazione

Alla clausola di reviviscenza della fideiussione non si attaglia la qualificazione di clausola vessatoria.

Un’interpretazione di buona fede della clausola porta a ritenere compresa nel campo d’applicazione anche l’ipotesi, alternativa all’accoglimento in sede giudiziale della domanda ex art.67 L.F. (e certo favorevole al fideiussore) di somma restituita a seguito di transazione.

[Nella fattispecie, la banca, convenuta dal curatore del fallimento della società cliente per la restituzione del pagamento eseguito dalla società già in stato d’insolvenza, aveva restituito parte della somma percepita a seguito di accordo transattivo con il fallimento, pretendendo poi dal fideiussore il pagamento della medesima somma restituita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 02 marzo 2018.




Appalti pubblici: parità di trattamento e soccorso istruttorio per la regolarità delle offerte

Rinvio pregiudiziale – Appalti pubblici – Direttiva 2004/18/CE – Articolo 51 – Regolarizzazione delle offerte – Direttiva 2004/17/CE – Chiarimento delle offerte – Normativa nazionale che subordina al pagamento di una sanzione pecuniaria la regolarizzazione, da parte degli offerenti, della documentazione da presentare – Principi relativi all’aggiudicazione degli appalti pubblici – Principio della parità di trattamento – Principio di proporzionalità

Il diritto dell’Unione, in particolare l’articolo 51 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, i principi relativi all’aggiudicazione degli appalti pubblici, tra i quali figurano i principi di parità di trattamento e di trasparenza di cui all’articolo 10 della direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, e all’articolo 2 della direttiva 2004/18, nonché il principio di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano, in linea di principio, a una normativa nazionale che istituisce un meccanismo di soccorso istruttorio in forza del quale l’amministrazione aggiudicatrice può, nel contesto di una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, invitare l’offerente la cui offerta sia viziata da irregolarità essenziali, ai sensi di detta normativa, a regolarizzare la propria offerta previo pagamento di una sanzione pecuniaria, purché l’importo di tale sanzione rimanga conforme al principio di proporzionalità, circostanza questa che spetta al giudice del rinvio verificare.

Per contro, queste stesse disposizioni e questi stessi principi devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale che istituisce un meccanismo di soccorso istruttorio in forza del quale l’amministrazione aggiudicatrice può imporre a un offerente, dietro pagamento da parte di quest’ultimo di una sanzione pecuniaria, di porre rimedio alla mancanza di un documento che, secondo le espresse disposizioni dei documenti dell’appalto, deve portare alla sua esclusione, o di eliminare le irregolarità che inficiano la sua offerta in modo tale che le correzioni o modifiche apportate finirebbero con l’equivalere alla presentazione di una nuova offerta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 28 febbraio 2018.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo di consegna della documentazione contenente dati personali in possesso del gestore telefonico

Accesso ai dati personali in possesso dei gestori di telefonia – Mancato accesso ai dati personali in possesso dei gestori telefonici – Codice privacy – GDPR – Diritto alla consegna – Ricorso per decreto ingiuntivo – Ammissibilità – Provvisoria esecutività

È ammissibile il procedimento monitorio per la tutela del diritto di accesso ai dati personali contenuti in un contratto in possesso del gestore di telefonia, in caso di inerzia di quest’ultimo a seguito della richiesta prevista dalla normativa in materia di protezione dei dati.

Sussistono i presupposti ex artt. 633 ss. e 642 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo di consegna della documentazione contenente dati personali in possesso del gestore telefonico, qualora quest’ultimo non abbia adempiuto alla richiesta formulata in ossequio alla normativa in materia di protezione dei dati. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Milano 28 febbraio 2018.




Contratto di factoring: nullità della clausola risolutiva espressa sulla decadenza dalla garanzia pro soluto

Factoring - Garanzia dal rischio di insolvenza - Decadenza - Indeterminatezza dell'oggetto - Nullità

E' nulla, per indeterminatezza dell'oggetto, la clausola contenuta in un contratto di factoring che preveda la decadenza (nel caso di specie con effetto retroattivo) dalla garanzia dal rischio di insolvenza qualora sia omessa la puntuale indicazione degli obblighi che le parti hanno ritenuto determinanti nell'ambito del programma negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 19 febbraio 2018.




Ditta, segni distintivi e concorrenza sleale confusoria

Segni distintivi - Percezione del pubblico - Elemento posizionato per primo

Ditta - Segni distintivi - Tutela - Priorità a chi ha iscritto per primo la stessa nel registro imprese - Confondibilità potenziale presso il pubblico in ragione della sovrapposizione dell'oggetto e del luogo di svolgimento dell'attività - Coesistenza protratta nel tempo con altro segno distintivo simile e confondibile - Sviamento della clientela

In un segno distintivo composto da una pluralità di elementi denominativi, l'attenzione del pubblico si concentra maggiormente sull'elemento posizionato per primo, piuttosto che sui successivi, essendo il primo ad essere pronunciato dal consumatore e tanto più ciò vale nel caso di specie ove tale aggiunta non risulta sufficiente a superare l'identità visiva e fonetica della ditta e dell'insegna del reclamante che riproduce pedissequamente ed integralmente il "cuore" del segno distintivo del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

il titolare della ditta che per primo ha iscritto la stessa nel registro imprese ha diritto di opporsi all'uso da parte di un'impresa concorrente di un segno distintivo uguale o simile e laddove vi sia confondibilità potenziale presso il pubblico in ragione della sovrapposizione dell'oggetto e del luogo di svolgimento dell'attività, e di richiedere che l'impresa concorrente integri o modifichi la ditta con indicazioni atte a differenziarla dalla propria. La coesistenza protratta nel tempo con altro segno distintivo simile e confondibile può determinare, infatti, un annacquamento del potere distintivo del segno simile e confondibile ed un inevitabile sviamento della clientela, tali da ritenere sussistente il periculum e giustificare l'accoglimento del ricorso cautelare (Tribunale Roma, Sez. Proprieta' Industriale e Intellettuale, 11/07/2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 02 febbraio 2018.




Provvedimento cautelare atipico di rilascio di immobile ad uso commerciale

Procedimenti cautelari – Rilascio di immobile commerciale – Rito speciale del lavoro – Natura cautelare – Esclusione

E’ ammissibile la tutela cautelare atipica per il rilascio di un immobile commerciale. E’ escluso che il rito speciale, elaborato per le controversie in tema di lavoro e applicato, in forza del rinvio dell’art. 447 bis c.p.c., alle controversie in tema di contratti di godimento di immobili, possa considerarsi di natura cautelare. (Massimiliano Desalvi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 02 febbraio 2018.




Computo dei termini sostanziali fissati in anni

Opposizione stato passivo – Restituzione beni immobili – Diritto di superficie – Estinzione per scadenza del termine – Computo termini sostanziali – Criterio di computo dei termini di prescrizione – Applicabilità – Termini annuali – Computazione ex nominatione dierum

I criteri dettati dall’art. 2963 c.c. per il computo dei termini di prescrizione costituiscono principi generali, applicabili, se non diversamente previsto, per il computo di termini sia processuali che sostanziali.

I termini fissati in anni si calcolano con il sistema della computazione civile, non ex numero dierum ma ex nominatione dierum, sicché la scadenza degli stessi va individuata allo spirare del giorno dell’anno corrispondente a quello iniziale, indipendentemente dal numero dei giorni effettivamente trascorsi. (Nel caso di specie il Tribunale di Como, in composizione collegiale, pronunciandosi su una opposizione allo stato passivo fallimentare, ha confermato la decisione del giudice delegato il quale aveva dichiarato esecutivo lo stato passivo, rigettando la domanda di restituzione di due terreni con annesso un fabbricato, avanzata dalla opponente. Il Collegio ha ritenuto che al momento in cui il curatore fallimentare aveva notificato alle comproprietarie dei terreni la richiesta di rinnovo del diritto di superficie – originariamente costituito con termine di quindici anni, rinnovabili per altri quindici e in forza del quale era stato edificato il suddetto fabbricato - tale diritto non era ancora estinto, poiché il suo termine, computato ex nominatione dierum, sarebbe scaduto allo spirare del giorno in cui è stato esercitato il rinnovo). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 01 febbraio 2018.




Danno cagionato da fauna selvatica e responsabilità solidale della Regione

Danno cagionato da fauna selvatica – Delega della Regione alla Provincia – Mancato Stanziamento di Fondi – Legittimazione passiva concorrente della Regione Delegante – Sussistenza – Responsabilità solidale della Regione – Sussistenza

Accertata la responsabilità della Città Metropolitana di Torino per i danni patiti dall’automobilista all’esito di un sinistro con animale selvatico (nella specie, capriolo), va altresì dichiarata la responsabilità solidale della Regione Piemonte per non avere stanziato alcun finanziamento in favore della Città Metropolitana per le delegate funzioni in materia di protezione e gestione della fauna selvatica, e per non avere così posto la Città Metropolitana delegata nelle condizioni di potere concretamente adempiere al compito affidatole. (Simone Pettiti) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Pinerolo 25 gennaio 2018.




Danno all’immagine dell’ente collettivo quale danno conseguenza

Danno all’immagine dell’ente collettivo – Danno conseguenza – Prova della diminuzione della considerazione

Il danno all’immagine, compresa quella di una persona giuridica o in generale di un ente collettivo, è un danno-conseguenza e in quanto tale richiede la specifica prova da parte di chi ne invoca il risarcimento “della diminuzione della considerazione della persona giuridica o dell'ente nel che si esprime la sua immagine, sia sotto il profilo della incidenza negativa che tale diminuzione comporta nell'agire delle persone fisiche che ricoprano gli organi della persona giuridica o dell'ente e, quindi, nell'agire dell'ente, sia sotto il profilo della diminuzione della considerazione da parte dei consociati in genere o di settori o categorie di essi con le quali la persona giuridica o l'ente di norma interagisca” (Cass., 30 settembre 2014, n. 20558; Cass., 04 giugno 2007, n. 12929).

La mera allegazione che “agli occhi di tutti i soggetti che hanno avuto percezione dell’accaduto [l’ente collettivo] sia apparso come associazione che sperpera somme senza ottenere risultati” descrive la lesione di una situazione giuridica tutelata dall’ordinamento, ma non prova il danno-conseguenza della lesione sulla base di un nesso di causalità. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 22 gennaio 2018.




Azione di responsabilità contrattuale e descrizione del danno in forma meramente sintetica e meccanicistica

Azione di responsabilità contrattuale – Onere di allegazione e di prova – Condotta e pregiudizio – Descrizione sintetica – Quid pluris

In tema di responsabilità contrattuale ai fini del risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti all'inadempimento del contratto, non è sufficiente la prova dell'inadempimento del debitore, ma deve altresì essere provato il pregiudizio effettivo e reale incidente sulla sfera del danneggiato, in termini sia di danno emergente sia di lucro cessante, e la sua entità (Cass., 3 dicembre 2015, n. 24632; Cass., 10 ottobre 2007, n. 21140; Cass., 18 marzo 2005, n. 5960 secondo la quale il soggetto che agisce con l’azione di responsabilità è onerato della allegazione e della prova, sia pure mediante presunzioni, non solo delle condotte poste in essere dall’amministratore, ma anche dell’esistenza di un danno concreto, cioè del depauperamento del patrimonio sociale, di cui chiede e della riconducibilità della lesione al fatto dell’amministratore inadempiente, quand’anche cessato dall’incarico: in ciò appunto consiste il danno risarcibile, che è un quid pluris rispetto alla condotta asseritamente inadempiente; in difetto di tale allegazione e prova la domanda risarcitoria mancherebbe, infatti, di oggetto).

La tutela risarcitoria non può essere volta al mero ripristino della legalità violata, ma impone che sussista un pregiudizio economicamente determinabile; ne consegue che l'accoglimento di tale domanda esige la prova dell'esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere l'esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile.

La descrizione di un danno in forma meramente sintetica e meccanicistica, già sul piano assertivo, implica la violazione del dovere processuale di allegare e ricostruire, in modo preciso, il danno e di descriverne (e di provarne) il collegamento eziologico con la condotta assunta come atto di mala gestio imputabile all’amministratore. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 22 gennaio 2018.




La mancata prova dell’accettazione di una proposta (carta revolving), comporta la nullità del contratto per assenza di forma scritta

Opposizione a decreto ingiuntivo - Carta di Credito revolving - Mancata comunicazione di accettazione da parte dell’intermediario - Nullità del contratto per assenza di forma scritta - Revoca del decreto Ingiuntivo

Ove lo scritto contrattuale preveda che l’intermediario “comunicherà mediante conferma scritta l’accoglimento della richiesta” e “il contratto si perfeziona mediante conferma scritta della richiesta” e nell’alveo del processo nessuna prova sia stata fornita da parte dell’ingiungente circa l’effettiva conferma scritta da parte dell’intermediario (soggetto diverso dall’ingiungente, con conseguente inapplicabilità del principio del perfezionamento mediante produzione in giudizio, peraltro ritenuto valido solo ex nunc e non ex tunc dalla condivisibile giurisprudenza di legittimità), non può ritenersi dimostrata l’effettiva conclusione del negozio ed il medesimo deve ritenersi nullo per carenza della forma scritta. (Francesco Pederzani) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 17 gennaio 2018.




Revocatoria ordinaria e sequestro conservativo in corso di causa: strumentalità della misura cautelare alla restituzione dell’equivalente o al risarcimento del danno

Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Strumentalità – Sussistenza

Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Fumus boni iuris – Sussistenza – Fideiussione rilasciata a garanzia di finanziamenti – Insorgenza del debito

Revocatoria ordinaria ex Art 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza

La strumentalità del procedimento cautelare è ravvisabile anche rispetto alla domanda di condanna al pagamento dell’equivalente del valore del bene, o di risarcimento del danno, formulata dal creditore che agisce in revocatoria allorquando il cespite, oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità della controparte poiché alienato ad un terzo.
La domanda di condanna al pagamento del valore del bene deve ritenersi compresa nella domanda di revoca e, pertanto, non è necessario che la stessa venga formulata congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo essere proposta anche successivamente. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

In caso di fidejussione rilasciata a garanzia di finanziamenti, il debito di considera sorto nel momento in cui avviene l’accreditamento. Pertanto, sussiste la preesistenza delle ragioni creditorie qualora l’atto dispositivo oggetto di revoca venga posto in essere successivamente all’accreditamento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione del presupposto del periculum in mora, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, la precaria consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in relazione al cospicuo credito vantato dal ricorrente. Sotto il profilo soggettivo, il presupposto risulta integrato dal comportamento assunto dalla resistente nel periodo immediatamente successivo alla notifica dell’atto introduttivo della causa di merito (avendo la stessa alienato in favore di terzi il bene oggetto di revoca), il che fa ingenerare il ragionevole dubbio che la pretesa del ricorrente possa venire in futuro soddisfatta. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 15 gennaio 2018.




Impugnazione ex art. 66 l.f. della rinuncia all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva

Fallimento – Successione – Legittimario pretermesso – Rinuncia all’azione  di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva – Impugnazione della rinuncia – Applicabilità dell’ art. 524 c.c. ai creditori e al curatore del fallimento del legittimario pretermesso

Fallimento – Successione – Legittimario pretermesso – Rinuncia all’eredità – Rinuncia all’azione  di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva – Principio di eguaglianza – Impugnazione della rinuncia – Revoca – Applicabilità dell’ art. 524 c.c. ai creditori e al curatore del fallimento del legittimario pretermesso – Natura dell’ art. 524 c.c.

In ossequio al principio costituzionale di eguaglianza, anche la rinuncia del legittimario pretermesso all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva può essere impugnata, a tutela delle rispettive ragioni, dai suoi creditori, in base a quanto stabilito all’art. 524 c.c., e dal curatore del fallimento del legittimario, in forza del combinato disposto degli artt. 66, co.1 l.fall. e 524 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata)

Sotto il profilo sostanziale, in virtù del principio di coerenza del sistema normativo e di quello di eguaglianza ex art. 3 Cost., pur non essendo il legittimario per ciò solo chiamato all’eredità, non v’è differenza tra la situazione dei creditori del legittimario pretermesso che abbia rinunciato all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva e quella dei creditori del legittimario semplicemente leso che abbia rinunciato all’eredità, dovendosi, pertanto, riconoscere ai creditori – o al curatore del fallimento – del legittimario pretermesso che abbia rinunciato all’azione di riduzione la possibilità di tutelare le loro ragioni – o, rispettivamente, le ragioni della massa dei creditori concorrenti nel fallimento – utilizzando, direttamente o analogicamente, il rimedio di cui all’art. 524 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata)

La necessità di garantire il rispetto del principio di eguaglianza sostanziale consente di negare il postulato carattere eccezionale della norma di cui all’art. 524 c.c. che, al contrario, pur presentando alcuni elementi di specialità, disciplina, in linea con i principi generali dell’ordinamento giuridico di cui è espressione, uno strumento di conservazione della garanzia patrimoniale affine a quelli previsti dagli artt. 2900 e 2901 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata)
Appello Napoli 12 gennaio 2018.




La clausola di franchigia assoluta, nell’assicurazione contro gli infortuni, riveste natura vessatoria

Assicurazione contro i danni – Clausole vessatorie – Assicurazione contro gli infortuni – Franchigia assoluta – Affermazione della natura vessatoria

La clausola di franchigia assoluta, nell’assicurazione contro gli infortuni, non delimita l’indennizzo ai soli sinistri che cagionino un’invalidità permanente maggiore di una determinata percentuale, ma limita, in ogni caso, la responsabilità dell’assicuratore (art. 1341, co. 2, c.c.), prevedendo la detrazione, dall’indennizzo medesimo, di una quota percentuale, a prescindere dall’entità del danno.
Al contrario, la franchigia relativa, ossia la previsione che l’infortunio meno grave non venga indennizzato affatto, ma che quello superiore alla percentuale di franchigia venga indennizzato in toto, concreta mera delimitazione dell’oggetto della garanzia: così non incorrendo nella sanzione della nullità. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 12 gennaio 2018.





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