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Diritto Civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Concorrenza sleale tra agenzie immobiliari sullo stesso affare

Provvigione del mediatore immobiliare – Concorrenza sleale tra agenti – Risarcimento del danno

Qualora una delle parti intermediate segnali al mediatore di aver già ricevuto un'offerta di acquisto attraverso altra agenzia, ma mediatore affermi che quella prima trattativa deve considerarsi oramai chiusa, ben sapendo però che era stata l’altra agenzia, in precedenza, a segnalare per prima l’immobile e, ciò nonostante, sfruttando la conoscenza che l’acquirente aveva dell’immobile, abbia proseguito l’attività di intermediazione e concluso l’affare, di fatto sottraendo il cliente alla concorrente agenzia, ricorre un comportamento che integra gli estremi della concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c. (negli stessi termini Appello Milano 20 marzo 2013, in www.ilcaso.it).

In detta ipotesi, il danno risarcibile, deve essere determinato nella misura della metà della provvigione versata per la conclusione dell’affare, in quanto nessuna delle due agenzie aveva l’esclusiva sulla vendita e, quindi, entrambe avrebbero potuto concorrere al raggiungimento dell’obiettivo, in tal caso applicandosi il disposto dell’art. 1758 c.c., secondo cui “se l’affare è concluso per l’intervento di più mediatori, ciascuno di essi ha diritto a una quota della provvigione”. Trattandosi di debito di valore, la somma deve essere rivalutata e maggiorata degli interessi legali dalla data del pagamento della provvigione in favore del secondo mediatore intervenuto, fino al saldo. (Francesco Toschi Vespasiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 17 dicembre 2019.




La Corte UE sulle deroghe al divieto di uccisione deliberata del lupo

Rinvio pregiudiziale – Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche – Direttiva 92/43/CEE – Articolo 12, paragrafo 1 – Regime di rigorosa tutela delle specie animali – Allegato IV – Canis lupus (lupo) – Articolo 16, paragrafo 1, lettera e) – Deroga che consente la cattura di un numero limitato di determinati esemplari – Caccia di gestione – Valutazione dello stato di conservazione delle popolazioni della specie interessata

L’articolo 16, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, dev’essere interpretato nel senso che esso osta all’adozione di decisioni che concedono deroghe al divieto di uccisione deliberata del lupo, sancito all’articolo 12, paragrafo 1, lettera a), in combinato disposto con l’allegato IV, lettera a), di tale direttiva, a titolo di caccia di gestione, il cui obiettivo è la lotta al bracconaggio, se:
– l’obiettivo perseguito da tali deroghe non è comprovato in modo chiaro e preciso e se, alla luce di dati scientifici rigorosi, l’autorità nazionale non riesce a dimostrare che siffatte deroghe sono idonee a raggiungere tale obiettivo;
– non è debitamente dimostrato che l’obiettivo da esse perseguito non possa essere raggiunto mediante un’altra soluzione valida, posto che la mera esistenza di un’attività illecita o le difficoltà incontrate nell’effettuazione del controllo di quest’ultima non possono costituire un elemento sufficiente a tal riguardo;
– non è garantito che le deroghe non pregiudicheranno il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella loro area di ripartizione naturale;
– le deroghe non sono state oggetto di una valutazione dello stato di conservazione delle popolazioni della specie interessata nonché dell’impatto che la deroga prevista può avere su quest’ultimo, a livello del territorio di tale Stato membro o, eventualmente, a livello della regione biogeografica interessata qualora le frontiere di tale Stato membro coprano più regioni biogeografiche o, ancora, se l’area di ripartizione naturale della specie lo richiede, e, nella misura del possibile, sul piano transfrontaliero, e
– non sono soddisfatte tutte le condizioni relative alla base selettiva e alla misura limitata delle catture di un numero limitato e specificato di taluni esemplari delle specie indicate nell’allegato IV della suddetta direttiva in condizioni rigorosamente controllate, il cui rispetto deve essere accertato con riferimento, segnatamente, al livello della popolazione, del suo stato di conservazione e delle sue caratteristiche biologiche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 10 ottobre 2019.




E’ ammissibile l’azione possessoria del privato nei confronti di un ente pubblico

Ente Pubblico – Azione possessoria del privato – Ammissibilità – Giurisdizione giudice ordinario – Presupposti

Con ordinanza in data 20.11.2019 il Tribunale di Paola in composizione collegiale in riforma totale della decisione del Giudice unico ha accolto l’azione di spoglio del cittadino nei confronti del Comune che, con la piantumazione di alcuni siepi, gli aveva impedito di continuare ad esercitare il passaggio pedonale a carraio attraverso un cancello, prospiciente la pubblica via, condannandolo a ripristinare la situazione quo ante ed al pagamento delle spese di lite.

L’azione di spoglio nei confronti di un ente pubblico è stata ritenuta ammissibile perché il comune aveva agito con un comportamento meramente materiale e dunque jure privatorum e non jure imperii (cf. Trib. Reggio Emilia 16.6.2007). Ciò vale anche qualora trattasi di beni demaniali ai sensi dell’’art. 1145, comma 2, c.c.

A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale parziale dell’art 34 del d.lgs n. 80/1998 modificato ed integrato dall’art. 7 della legge 205/2000 (in virtù della sentenza 281/2004 della Corte Costituzionale) la cognizione sulle azioni possessorie esperite dal privato nei confronti della pubblica amministrazione in conseguenza di una sua attività materiale, non sorretta da alcun provvedimento formale, è devoluta al giudice ordinario. (Giuseppe La Cava) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 20 novembre 2019.




Danno permanente alla salute e condizioni per l’aumento della misura standard del risarcimento

Danno non patrimoniale – Liquidazione forfetizzata dei pregiudizi ordinari attraverso i meccanismi tabellari – Ulteriori pregiudizi peculiari al caso concreto – Personalizzazione della liquidazione forfettaria – Ammissibilità – Condizioni – Oneri motivazionali del giudice – Contenuto

In presenza di un danno permanente alla salute, la misura standard del risarcimento prevista può essere aumentata solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale ed affatto peculiari, poiché le conseguenze dannose da ritenersi normali e indefettibili secondo l’id quod plerumque accidit, ovvero quelle che qualunque persona con la medesima invalidità non potrebbe non subire, non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento, che è dovuta solo in presenza di situazioni che connotano il caso concreto con modalità che non sono generali e inevitabili per tutti coloro che abbiano patito quel tipo di lesione ma straordinarie specifiche ed eccezionali, da indicare con motivazione analitica e non stereotipata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 11 dicembre 2019.




Domanda di restituzione delle commissioni proposta dal costruttore contro il mediatore per mancata informazione circa la necessità di consegnare all’acquirente la garanzia prevista dal d.lgs. n. 122/05

Nullità speciali – Legittimazione a valersene sul piano sostanziale e processuale – Contraente c.d. “forte” – Esclusione

Il costruttore che abbia omesso di fornire la garanzia richiesta dall’art. 2 d.lgs. n. 122/05, non può invocare a proprio vantaggio la conseguente nullità del contratto preliminare per ottenere dal mediatore la restituzione delle somme pagate a quest’ultimo in ragione della conclusione dell’affare poi dichiarato nullo. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 23 marzo 2016.




Lavori di somma urgenza disposti da ente locale ed effetti dell’incarico svolto in assenza di contratto scritto e di formale delibera di assunzione di impegno contabile

Lavori di somma urgenza – Art. 191 comma 4 T.U.E.L. – Contratti P.A. – Regolarità contabile – Impegno spesa – Legittimazione passiva – Responsabile del procedimento

Per i lavori di somma urgenza disposti da un ente locale l'ordinazione fatta a terzi deve essere formalmente regolarizzata improrogabilmente entro trenta giorni, con la conseguenza che, in mancanza di tempestiva regolarizzazione con copertura di spesa, non può ritenersi sussistente alcun valido rapporto obbligatorio tra l'Amministrazione ed il terzo.

L'incarico che sia stato svolto in favore di un ente locale, in assenza di un contratto scritto e di una formale delibera di assunzione di impegno contabile ex D.Lgs. n. 267 del 2000 art. 191, comporta l'instaurazione del rapporto obbligatorio direttamente con l'amministratore, il funzionario o altro dipendente dell’ente che abbia disposto l’aggiudicazione dell’appalto o della fornitura, non risultando esperibile nei confronti dell'ente nemmeno l'azione di ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Lagonegro 08 dicembre 2019.




Sulla risoluzione del Rent to buy aziendale in corso alla data del fallimento

Rent to buy di azienda – Struttura e funzione

Rent to buy aziendale – Applicazione

Rent to buy aziendale – Applicazione dell’art. 72 l.f.

Azione di recupero – Azione revocatoria

Il rent to buy di azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l’unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

L’art. 23 del DL 133/2014 trova applicazione nel contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari.

Al rent to buy aziendale non si applica l’art. 72 l.f. che consente al curatore di scegliere tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo; il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

Il curatore fallimentare per non soggiacere al contratto di rent to buy, e quindi recuperare la disponibilità materiale dell’immobile, sciogliendosi dall’obbligo di cessione al termine del periodo di concessione in godimento, dovrà agire in revocatoria, semprechè ne ricorrano i presupposti. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 dicembre 2019.




Cessione di azienda, sorte del contratto di mutuo e voto nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda

La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 ottobre 2019.




Opponibilità dell'exceptio doli nel contratto autonomo di garanzia

Obbligazioni e contratti - Contratto autonomo di garanzia - Opponibilità del garante delle eccezioni spettanti al debitore principale - Esclusione - Exceptio doli - Opponibilità - Affermazione

L'exceptio doli rappresenta un limite funzionale alla richiesta di pagamento immediato, esperibile in tutti i casi in cui vi sia escussione della garanzia con dolo, mala fede e abuso manifesto da parte del beneficiario.

A tal fine il garante ha l'onere di far valere una condotta abusiva del creditore il quale, nel chiedere la tutela giudiziaria del proprio diritto, abbia fraudolentemente taciuto situazioni sopravvenute alla fonte negoziale del diritto azionato e aventi efficacia estintiva dello stesso, ovvero abbia esercitato tale diritto al fine di realizzare uno scopo diverso da quello riconosciuto dall'ordinamento, o comunque nell'esclusivo fine di recare pregiudizio ad altri, o, ancora, contro ogni legittima e incolpevole aspettativa altrui. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Milano 27 novembre 2018.




Conflitto tra misure di prevenzione (confisca) trascritte e titolo proprietario costituito retroattivamente con sentenza ex art. 2932 c.c.

Contratto preliminare di vendita – Decreto di confisca – Sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. – Effetto retroattivo – Buona fede

Le misure di prevenzione trascritte successivamente al contratto preliminare e all’azione giudiziaria ex art. 2932 c.c. non sono opponibili al proprietario, il cui titolo risulta sancito irrevocabilmente con sentenza costitutiva avente efficacia retroattiva – ex tunc – a far data dalla trascrizione del preliminare di vendita (cfr. Cass. S,U., 16 settembre 2015, n. 18131). (Marco Buraggi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 02 ottobre 2019.



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