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Diritto Civile - Merito, le ultime 10 novitą
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Riutilizzo e recupero dei rifiuti: quando può dirsi cessata la qualifica di rifiuto

Rinvio pregiudiziale – Ambiente – Rifiuti – Direttiva 2008/98/CE – Riutilizzo e recupero dei rifiuti – Criteri specifici relativi alla cessazione della qualifica di rifiuti dei fanghi di depurazione dopo trattamento di recupero – Assenza di criteri definiti a livello dell’Unione europea o a livello nazionale

L’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, deve essere interpretato nel senso che esso:

–non osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, in forza della quale, qualora non sia stato definito alcun criterio a livello dell’Unione europea per la determinazione della cessazione della qualifica di rifiuto per quanto riguarda un tipo di rifiuti determinato, la cessazione di tale qualifica dipende dalla sussistenza per tale tipo di rifiuti di criteri di portata generale stabiliti mediante un atto giuridico nazionale, e

–non consente a un detentore di rifiuti, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, di esigere l’accertamento della cessazione della qualifica di rifiuto da parte dell’autorità competente dello Stato membro o da parte di un giudice di tale Stato membro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 28 marzo 2019.




Responsabilità precontrattuale per ingiustificata rottura delle trattative e onere della prova

Trattative e responsabilità precontrattuale – Natura e oneri probatori delle parti

La responsabilità precontrattuale non scaturisce dalla mera inosservanza del dovere in capo a “chiunque” del nemine laedere (art. 2043 c.c.) ma dalla violazione di specifici obblighi che la legge (e in specie l’art. 1337 c.c.) pone in capo alle “parti” che stanno svolgendo delle trattative.

Lo svolgimento di (significative) trattative integra appunto, ai sensi dell’art. 1173 c.c., un fatto idoneo a produrre obbligazioni reciproche di buona fede, protezione, informazione (art. 1175 e 1375 c.c.).

Ne deriva che il danneggiato, il quale lamenti un’ingiustificata rottura delle trattative, può limitarsi a provare la fonte da cui scaturisce il proprio diritto e allegare l’inadempimento della controparte, spettando al danneggiante la prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento o dall’impossibilità dell’adempimento per fatto a sé non imputabile. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 03 aprile 2019.




Provvedimenti cautelari ante causam e azioni dematerializzate

Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità

Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 25 marzo 2019.




Cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi legali nel risarcimento del danno extracontrattuale

Obbligazioni di valore – Cumulo di rivalutazione monetaria ed interessi legali – Condizioni

Nel caso del risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale, trattandosi di obbligazione di valore, occorre sommare all’importo liquidato la rivalutazione monetaria, secondo l’indice ISTAT dell’incremento dei prezzo al consumo per le famiglie degli impiegati e degli operai, ma l’ammontare che, in tal modo, si raggiunge nei singoli anni, non dev’essere maggiorato degli interessi legali, salvo che venga offerta una prova, quand’anche presuntiva, «che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo.» (Cass. civ., Sez. III, 13.7.2018, ord. n. 18564, la cui massima, per esteso, è la seguente: «Nella obbligazione risarcitoria da fatto illecito, che costituisce tipico debito di valore, è possibile che la mera rivalutazione monetaria dell'importo liquidato in relazione all'epoca dell'illecito, ovvero la diretta liquidazione in valori monetari attuali, non valgano a reintegrare pienamente il creditore il quale va posto nella stessa condizione economica nella quale si sarebbe trovato se il pagamento fosse stato tempestivo. In tal caso, è onere del creditore provare, anche in base a criteri presuntivi, che la somma rivalutata (o liquidata in moneta attuale) sia inferiore a quella di cui avrebbe disposto, alla stessa data della sentenza, se il pagamento della somma originariamente dovuta fosse stato tempestivo. Tale effetto dipende prevalentemente, dal rapporto tra remuneratività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione, essendo ovvio che in tutti i casi in cui il primo sia inferiore al secondo, un danno da ritardo non è normalmente configurabile. Ne consegue, per un verso che gli interessi cosiddetti compensativi costituiscono una mera modalità liquidatoria del danno da ritardo nei debiti di valore; per altro verso che non sia configurabile alcun automatismo nel riconoscimento degli stessi.(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, con riferimento al danno derivato da anticipazioni di crediti non recuperati, aveva liquidato gli interessi, sul capitale via via rivalutato, in modo automatico, senza alcuna valutazione dell'indicato profilo probatorio).»). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 02 febbraio 2019.




Terzo trasportato ed azione ex art. 144 cod. ass. private (d. lgs. 209/2005)

Terzo trasportato – Azione ex art. 144 cod. ass. private (d. lgs. 209/2005) – Ammissibilità

Il danneggiato può agire ex art. 144, d. lgs. 209/205, e non ex art. 141, stesso decreto, pur assumendo la qualità di terzo trasportato.
Va condivisa l’esigenza, ravvisata dalla Corte Costituzionale, di interpretare la normativa in materia nel senso, nel quale essa possa garantire l’esercizio più ampio del diritto di difesa, e cioè anche mediante l’azione contro il proprietario dell’altro veicolo e l’assicuratore di quest’ultimo (cfr. Corte Cost. ord. 205/2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 02 febbraio 2019.




Tutela cautelare esclusa nel rapporto locatizio per i vizi dell’immobile

Procedimento cautelare – Vizi dell’immobile – Inapplicabilità – Rimedi: risoluzione o riduzione del prezzo

I rimedi posti dalla disciplina codicistica a tutela del conduttore per i vizi della cosa locata consistono esclusivamente nella risoluzione del contratto o nella riduzione del canone, ma non nella condanna del locatore ad eseguire i lavori necessari per rendere la cosa idonea all’uso pattuito (in termini Cass., Sez. 3, n. 12712 del 25/05/2010: L'obbligo del locatore di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile in buono stato locativo, di cui all'art. 1576 cod. civ., riguarda gli inconvenienti eliminabili nell'ambito delle opere di manutenzione e, pertanto, non può essere invocato per rimuovere guasti o deterioramenti, rispetto ai quali la tutela del locatario resta affidata alle disposizioni dettate dagli artt. 1578 e 1581 cod. civ. per i vizi della cosa locata; Tribunale di Modena, 14/06/2013, n. 955; Tribunale di Roma, 18/02/2003). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 19 marzo 2019.




Inapplicabilità della disciplina usura alla clausola penale e fideiussione a garanzia di contratto di franchising

Clausola penale – Disciplina usura – Inapplicabilità

Contratto franchising – Fideiussione a garanzia delle obbligazioni contrattuali – Importo massimo garantito – Inapplicabilità

La funzione risarcitoria della clausola penale ne esclude l’assimilabilità al corrispettivo diretto dell'obbligazione principale rilevante ai fini della normativa sull’usura. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Non è applicabile alla fideiussione rilasciata da un terzo contestualmente alla stipula di un contratto di franchising e a garanzia delle obbligazioni assunte dall’affiliato la disciplina dell’importo massimo garantito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 19 marzo 2019.




Provvisionale ex art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) e necessità di delibazione intorno alla responsabilità del sinistro

Provvisionale ex art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) – Delibazione intorno alla responsabilità del sinistro – Esclusione

La provvisionale di cui all’art. 141 cod. ass. priv. (d. lgs. 209/2005) può concedersi anche in assenza di delibazione alcuna intorno alla responsabilità.

La contraria opinione potrebbe fondarsi sulla lettera dell’art. 147, co. 2, cod. ass. priv., e dell’art. 5, l. 102/2006 (norma la quale, essendo posteriore al codice delle assicurazioni private, rimane applicabile nonostante l’abrogazione della l. 990/1969, cui pure, testualmente, per palese difetto di formulazione, si riferisce): disposizioni che richiedono la sussistenza di gravi elementi di responsabilità, in capo al conducente.

Ciò, tuttavia, frustrerebbe, senza alcun razionale motivo, il fine dell’istituto regolato dall’art. 141 cod. ass. private, inteso a semplificare la procedura a vantaggio del terzo trasportato, e non a precludere al medesimo forme di tutela, quand’anche solo interinali: e, del resto, non sarebbe possibile ravvisare un pregiudizio per la controparte, la quale, all’esito del giudizio, comunque non otterrebbe alcuna pronunzia sulla responsabilità dell’uno o dell’altro dei conducenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 24 aprile 2018.




Regime probatorio dell’azione di simulazione assoluta promossa dal creditore del venditore

Azione di simulazione assoluta – Regime probatorio in capo al terzo – Presunzioni semplici – Fattispecie

In materia di simulazione contrattuale l’attore terzo rispetto al contratto impugnato, nella specie creditore del venditore, può provare l’esistenza dell’accordo simulatorio con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni, purché gravi, precise e concordanti, quali l’entità del prezzo e le modalità della sua corresponsione (nella specie: la stipula dell’atto di compravendita poco tempo dopo che la banca attrice aveva comunicato al cliente futuro venditore il recesso dai rapporti bancari con contestuale richiesta di rientro dell’ingente esposizione debitoria; il corrispettivo era inferiore di circa il 10% rispetto al valore di mercato dell’immobile accertato dal CTU; l’avvenuto pagamento del 10% del prezzo a mezzo assegno bancario era stato quietanzato in sede di compravendita, sebbene nel corso del giudizio da informazioni assunte presso la banca trattaria sia stato accertato che quell’assegno non era mai stato incassato, risultando ancora in circolazione, né l’acquirente ha fornito la prova di un pagamento alternativo; il residuo 90% doveva essere pagato con accollo interno, non liberatorio, del mutuo in essere in capo al venditore al momento della compravendita, sebbene sia oltretutto emerso che talune rate successive alla compravendita fossero state pagate direttamente dal venditore; quest’ultimo, inoltre, aveva rinunciato espressamente all’ipoteca legale, pur non avendo appunto ricevuto il prezzo; l’acquirente aveva trasferito la sua residenza nell’immobile oltre un anno dopo la compravendita e a giudizio instaurato). Tribunale Roma 15 marzo 2019.




Concorso colposo del creditore nel danno-conseguenza: eccezione in senso stretto non rilevabile d’ufficio

Risarcimento danni patrimoniali – Polizza assicurativa – Concorso colposo del creditore nell’aggravamento del danno – CTU

Il concorso colposo del danneggiato nella causazione dell’evento dannoso, di cui all’art. 1227, comma primo, cod. civ., non integra un’eccezione in senso stretto bensì una mera difesa.
Pertanto, a condizione che il convenuto abbia allegato le circostanze di fatto sulle quali fondare l’applicazione della norma, il giudice è tenuto ad esaminare la relativa questione d’ufficio.

Il concorso colposo del danneggiato nella causazione del danno-conseguenza, di cui al comma successivo, costituisce al contrario oggetto di un’eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore integra la violazione di un autonomo dovere giuridico che trova fondamento nell’obbligo di comportarsi secondo buona fede, trattandosi pertanto di una circostanza impeditiva della pretesa risarcitoria.

In considerazione delle notevoli differenze applicative fra i due regimi così delineati, il giudice dovrà stabilire, eventualmente avvalendosi di CTU, se il comportamento negligente del creditore abbia contribuito a causare il danno-evento o il danno-conseguenza, essendo la rilevabilità ufficiosa della relativa questione preclusa nel secondo caso. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 19 marzo 2019.



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