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Diritto Civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Accesso alla prova testimoniale ex art. 2724 n. 3 c.c. nell’ambito di un contratto simulato

Prova della simulazione - Perdita senza colpa della prova scritta - Fattispecie

Chi intenda avvalersi dell’espediente probatorio di cui all’art. 2724, n. 3 c.c., in virtù del principio generale di cui all’art. 2697 c.c., dovrà dimostrare di avere adoperato la diligenza del buon padre di famiglia ex art. 1176 c.c. nella custodia del documento comprovante la simulazione. Più in particolare, non costituisce condotta diligente ex art. 1176 c.c., idonea ad abilitare alla prova testimoniale ex art. 2724, n. 3 c.c., l’aver lasciato libero accesso alla controparte al luogo ove è custodita la prova della simulazione.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como non ha riconosciuto sussistere la diligenza ex art. 1176 c.c., idonea ad abilitare alla prova testimoniale ex art. 2724, n. 3 c.c., in un caso di un coniuge, il quale rivendicava la simulazione dell’atto di compravendita di un immobile intestato all’altro coniuge, lasciato libero di accedere al luogo ove il primo custodiva la prova della simulazione, in un periodo di grave conflittualità tra i due). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 07 ottobre 2019.




Finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese e privilegio di cui all’art. 8-bis D.L. 3/2015

Finanziamenti erogati alle piccole e medie imprese ai sensi dell’art. 8-bis del decreto - Legge n. 3 del 2015 convertito con legge 24-3-2015 n. 33 - Privilegio generale - Sussistenza

I finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese regolati dall’art. 8-bis del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015 n. 33, sono assistiti dal privilegio generale di cui al citato art. 8 bis anche in relazione alle erogazioni avvenute nel vigore della previgente normativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 ottobre 2019.




Nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione ex art. 615 e ss. c.p.c., promossa in forza dell’art. 2929 bis cod. civ., è inammissibile la domanda di revocatoria ordinaria

Opposizione all’esecuzione art. 615 c.p.c. – Giudizio di cognizione art. 616 c.p.c. – Art. 2929 bis cod. civ. – Azione revocatoria ordinaria art. 2901 cod. civ.

Il giudizio di cognizione introdotto a seguito dell’opposizione ad un’esecuzione iniziata in forza dell’art. 2929 bis cod. civ. deve vertere sulle medesime questioni sollevate nella fase sommaria dell’opposizione. Ne consegue che chi agisce in espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito con le forme previste dall’art. 2929 bis cod. civ. non può agire nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione con un’azione revocatoria ordinaria, in quanto detta fase processuale è destinata alla trattazione ed alla confutazione dei soli temi introdotti con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. ed ex art. 2929 bis, ultimo comma, cod. civ.. Per l’effetto la domanda di revocatoria ordinaria proposta deve dichiararsi inammissibile (fattispecie in cui l’istituto di credito aveva promosso un esecuzione immobiliare ex art. 2929 bis cod. civ. su beni costituiti in fondo patrimoniale. Il debitore ha presentato opposizione all’esecuzione eccependo l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, ottenendo la sospensione dell’esecuzione. L’istituto di credito ha poi introdotto il giudizio di cognizione radicando una domanda revocatoria ordinaria, dichiarata inammissibile dal Tribunale per diversità del petitum rispetto al giudizio di opposizione). (Monica Binello) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo 20 febbraio 2019.




Franchising: presupposti della responsabilità extracontrattuale dell’affiliante per fatto dell’affiliato

Franchising – Fatto dell’affiliato – Responsabilità dell’affiliante – Presupposti – Colpa dell’affiliante – Necessità

Sia nel caso di franchising di beni che in quello di franchising di servizi, nonostante l'uso comune del marchio, affiliante e affiliato sono soggetti distinti dal punto di vista economico e giuridico; ne consegue che non si può fondare la responsabilità dell’affiliante per il fatto dell’affiliato sul principio dell’apparenza, ma è necessario provare una sua colpa, derivante dall’inadeguatezza del know how e delle procedure tecniche ed operative per la gestione della clientela ovvero dall’inadeguatezza della scelta dell’affiliato. (Vincenzo Meli) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 04 aprile 2019.




Trascrivibilità di un provvedimento giudiziale e pendenza di procedure di modificazione dei dati catastali

Trascrizione – Sentenza di accertamento – Nota di trascrizione – Riserva ex art. 2674 bis c.c. – Frazionamento postumo – Incongruenza dati catastali – Incertezza ex art. 2665 c.c. – Esclusione – Ipotesi

La trascrivibilità di un provvedimento giudiziale non è esclusa dalla pendenza di procedure di modificazione dei dati catastali allorché i soggetti, i beni ed i diritti siano inequivocabilmente individuati.

Ai fini della trascrivibilità di un atto deve aversi riguardo esclusivamente al contenuto della nota di trascrizione, dovendo le indicazioni ivi riportate permettere di individuare, senza possibilità di equivoci ed incertezze, gli estremi essenziali dell’atto ed i beni ai quali esso si riferisce, non essendo, invece, necessaria la totale sovrapponibilità degli identificativi presenti nel titolo rispetto a quelli indicati nella nota.

(Nel caso di specie, il Collegio ha ritenuto fondato il reclamo esperito avverso la trascrizione con riserva operata dalla Conservatoria dei RRII, ritenendo che non costituisca causa di incertezza ex art 2665 c.c., la mera discrepanza tra i dati catastali indicati nel provvedimento e quelli presenti nella nota di trascrizione - così come definiti in sede di frazionamento postumo - attesa la inequivocabile riconducibilità degli stessi al medesimo bene). (Eleonora Leotta) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 26 giugno 2019.




L’inidoneità della stanza d’albergo legittima la restituzione del prezzo ma non il risarcimento del danno non patrimoniale

Risarcimento del danno – Inadempimento dell’albergatore – Inidoneità dell’alloggio rispetto alla prenotazione – Diritto alla restituzione del prezzo – Sussiste – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Non sussiste

La difformità del letto rispetto alla prenotazione nonché l'assenza di acqua calda costituiscono inesatti adempimenti delle obbligazioni dell'albergatore che diminuiscono in modo apprezzabile l'idoneità dell'unità abitativa offerta; va conseguentemente la domanda di restituzione del prezzo pagato.

Nel diritto positivo delle obbligazioni e dei contratti, fuori dal perimetro dell'ingiustizia costituzionalmente qualificata, lo strumento risarcitorio del danno non patrimoniale può essere garantito al creditore insoddisfatto solo nel caso in cui l'interesse non patrimoniale dedotto all'interno del programma obbligatorio sia stato perseguito e tutelato in via esclusiva o quantomeno assolutamente preminente dalla stipulazione inadempiuta, di modo che, divenuto irrealizzabile il suddetto interesse, venga sostanzialmente meno la causa del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nella fattispecie, il Tribunale ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale invocato dagli attori.]
Tribunale Catanzaro 08 aprile 2019.




Donazione di usufrutto successivo: necessaria l’accettazione del beneficiario

Donazione – Usufrutto successivo – Accettazione del beneficiario – Necessità

L’art. 796 c.c., nel prevedere la riserva a vantaggio di altra persona, dopo del donante, contempla un’ipotesi di donazione che, come tale, dev’essere accettata dal donatario (da ult., cfr. Cass. civ., Sez. V, 15.3.2019, ord. n. 7444: «La donazione dell'usufrutto in favore di un terzo, contenuta nella donazione con riserva di usufrutto di cui all'art. 796 c.c., si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, la quale può essere contenuta nel medesimo atto ovvero intervenire con atto pubblico posteriore, richiedendosi in quest'ultimo caso, ai fini del perfezionamento della fattispecie, la relativa notificazione al donante.»).

La tesi secondo cui l’accettazione non sarebbe necessaria, trattandosi di contratto a favore di terzo, non persuade: anche ammesso che il contratto a favore del terzo possa trasferire o costituire un diritto reale (in senso favorevole, Cass. civ., Sez. II, 27.6.2011, sent. n. 14180), non si vede quale sarebbe l’interesse (art. 1411, co. 1, c.c.) di colui che dovrebbe assumere (nello schema, appunto, del contratto a favore di terzo) la natura di stipulante, ossia il donatario della nuda proprietà: costui dovrebbe, infatti, nutrire un paradossale interesse ad ottenere meno, e cioè, si ribadisce, una nuda proprietà, anziché una piena proprietà.

Sembra, poi, difficile ammettere, nell’ipotesi della donazione, per sua natura caratterizzata dall’assenza di un qualunque corrispettivo da parte del donatario, che il beneficiario della nuda proprietà possa (quale stipulante), di propria esclusiva iniziativa, revocare o modificare la stipulazione, finché il terzo non abbia dichiarato di volerne profittare (art. 1411, co. 2, c.c.): in tal modo, il donatario della nuda proprietà sottrarrebbe al terzo l’usufrutto, sovrapponendosi alla volontà del donante e, anzi, cancellandone una delle direzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 30 maggio 2019.




Deposito in albergo (c.d. receptum cauponum) e responsabilità dell’albergatore

Deposito in albergo - Responsabilità dell’albergatore - Assenza di colpa dell’albergatore e conseguente insussistenza del diritto al risarcimento del danno

Chiamata in causa di terzo da parte del convenuto - Soccombenza dell’attore - Condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali anche del terzo chiamato per il principio di causalità

Ordine di esibizione - Inammissibilità in ipotesi di negligenza e/o inerzia della parte richiedente

In caso d’introduzione in albergo di beni ed oggetti preziosi, non sussiste responsabilità dell’albergatore, in ipotesi di furto/sottrazione, salvo che l’attore dimostri la colpa dell’albergatore per la mancata adozione delle misure idonee ad impedire il furto/sottrazione stessi.

Nell’ipotesi in cui il convenuto, in considerazione delle domande svolte da parte dell’attore, chiami in causa un terzo in garanzia, e, in esito al giudizio, le pretese attoree risultino infondate, l’attore stesso va condannato a pagamento delle spese anche del terzo chiamato da parte del convenuto, in virtù del principio di causalità.

L’ordine d’esibizione in giudizio non può supplire a inerzia e/o deficienze e/o mancanze probatorie della parte richiedente, che non si sia diligentemente e tempestivamente attivata per assolvere gli oneri probatori a proprio carico. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 15 luglio 2019.




Responsabilità da cose in custodia

Responsabilità ex art. 2051 c.c. - Responsabilità ex art. 2043 c.c. -  Condotta colposa del danneggiato - Ordinaria diligenza ex art. 1227 co. 2 c.c. - Insussistenza del nesso causale tra cosa e danno - Rigetto della domanda risarcitoria nei confronti dell’Ente comunale

Un comportamento imprudente del danneggiato, atto ad escludere che lo stesso abbia adoperato l’ordinaria diligenza che gli si richiede, può, tanto nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c., quanto in quella generica ex art. 2043 c.c. - oltre che integrare un concorso di colpa ex art. 1227 co.1 c.c. - interrompere il nesso eziologico sussistente tra la causa del danno ed il danno stesso, portando ad escludere la responsabilità in capo al danneggiante.

Qualora il danno non è l’effetto esclusivo di un dinamismo interno alla cosa, ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato si unisca al modo di essere della cosa, essendo di per sé statica ed inerte, per la prova del nesso causale occorre altresì dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno.

Differentemente, allorché la cosa svolga solo il ruolo di occasione dell’evento e sia svilita a mero tramite del danno, provocato da una causa ad essa estranea, che ben può rintracciarsi nello stesso comportamento del danneggiato, si verifica il c.d. fortuito incidentale, sufficiente ad interrompere il collegamento causale tra la cosa ed il danno.

(Nel caso di specie, caduta del pedone a seguito della discesa dal marciapiede nel punto caratterizzato da maggior dislivello, peraltro ben visibile, anziché da altro punto che consentisse un accesso più agevole sulla strada). (Agostino Parisi) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza 08 giugno 2018.




Contratto preliminare di compravendita di immobile e clausola di recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio di titolo edilizio

Contratto di Compravendita di bene immobile futuro - Clausola di Recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio del Permesso a Costruire - Omesso rispetto del termine triennale per il completamento dei lavori ex art.4 comma 4° Leg. Reg. Sic. N. 10/1977 - Decadenza ex lege del Titolo Edilizio - Efficacia ex tunc - Successive Concessioni Edilizie per varianti non essenziali - Decadenza per invalidità derivata - Esercizio del diritto di recesso mediante azione giudiziale - Legittimità

Qualora le parti di un negozio preliminare di compravendita di bene immobile ancora da edificare abbiano pattuito una clausola di recesso unilaterale sospensivamente condizionata al mancato rilascio entro un certo termine della Concessione Edilizia, è legittimo l’esercizio del recesso anche qualora il Titolo Edilizio decada successivamente per l’omesso completamento dei lavori nel termine previsto dall’art.4, comma 4°, Leg.Reg.Sic.n.10/1977. L’effetto retroattivo della dichiarazione di decadenza fa sì che esso debba considerarsi come mai rilasciato con conseguente avveramento dell’evento dedotto in condizione. Questo perché l’interesse del promissario acquirente del bene futuro che ha anticipato il prezzo del bene, viene leso non solo quando la concessione edilizia manchi ab origine ma certamente anche quando il titolo, pur originariamente concesso, successivamente perda efficacia con effetto ex tunc. (Francesco Camerino) (riproduzione riservata) Appello Palermo 27 giugno 2019.



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