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Diritto Civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Cubatura in comproprietà e unanimità per gli atti dispositivi

Diritto di edificare – Cessione di cubatura in comproprietà – Azione di riduzione in pristino

Diritto di edificare – Diritto e tutela reale – Forma dell’atto dispositivo

Capacità edificatoria in proprietà indivisa fra più soggetti: l’utilizzo da parte di uno dei comunisti in assenza del consenso unanime dei comproprietari costituisce atto dispositivo in violazione dell’art. 1102 c.c. e accorda ai comproprietari il diritto alla riduzione in pristino.

Il diritto di edificare connesso ad una proprietà fondiaria, stante la sua natura reale, impone la forma scritta ad substantiam al contratto di costituzione o trasferimento, alla luce del combinato disposto degli artt. 1376, 2643 n. 2 bis e 2644 c.c.. (Leonardo Torsani) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 13 maggio 2020.




Acquisto a non domino della proprietà di un autoveicolo ai sensi del diritto tedesco (secondo il giudice italiano)

Diritto internazionale privato e pubblico – Diritti reali – Acquisto a non domino – Autoveicoli – Lex rei sitae

Consulente tecnico, custode ed altri ausiliari del giudice in materia civile – Attività del consulente – Relazione – Accertamento della legge straniera – Art. 14 L. n. 218/1995

Possesso (materia civile) – Acquisto a non domino – Buona fede – Diritto tedesco – § 932 BGB – Comparazione

Ai sensi dell’art. 51, co. 1, L. n. 218/1995, l’acquisto a non domino della proprietà del bene mobile (nel caso di specie, un autoveicolo) è disciplinato dal diritto dello Stato in cui il bene è situato, sulla base del principio lex rei sitae.

La relazione del consulente tecnico sul diritto straniero va oltre l’incarico conferito laddove, pur precisando che si tratta di questioni di fatto demandate al giudice, giunge comunque a valutare le prove ed applicare le norme alla fattispecie, compito non affidato al consulente e riservato al giudicante. (Nel caso di specie, il giudice ha comunque considerato la relazione nella sola parte in cui esaminava l’ordinamento tedesco).

Il concetto di buona fede richiesta ai fini dell’acquisto a non domino dal § 932 BGB, è paragonabile al concetto di buona fede di cui all’art. 1147 c.c., laddove il possessore, perché possa essere considerato in buona fede, deve possedere ignorando di ledere l’altrui diritto, fermo restando che la buona fede non giova se l’ignoranza dipende da colpa grave. (Ennio Piovesani) (riproduzione riservata)
Tribunale Ivrea 20 aprile 2019.




Donazione remuneratoria e liberalità d’uso. Scrittura privata di riconoscimento di debito

Donazione remuneratoria - Presupposti e caratteristiche - Necessità dell’atto pubblico sotto pena di nullità

Liberalità d’uso - Presupposti e caratteristiche - Forma libera

Scrittura privata di riconoscimento di debito - Necessità di un rapporto giuridico sottostante - Inversione dell’onere della prova

La donazione remuneratoria prevista dall’art. 770 c. 1 cod. civ., che soggiace alle condizioni di forma di cui all’art. 782 cod. civ. (atto pubblico a pena di nullità), consiste in un’attribuzione gratuita, compiuta spontaneamente e nella consapevolezza di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale, sociale, volta a compensare servizi resi dal donatario (Cass. 10262/2016).

La liberalità d’uso disciplinata dall’art. 770 c. 2, che non costituisce una donazione in senso stretto e non è soggetta alla forma propria di questa, trova fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, in occasione di festività o ricorrenze celebrative nelle quali sono comuni le elargizioni, tenuto conto dei legami esistenti tra le parti.

La promessa unilaterale di pagamento non integra una fonte autonoma di obbligazione, ma ha effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, comportando solamente l’inversione dell’onere della prova dell’esistenza di quest’ultimo (conferma Trib. Torino n. 672 del 2019). (Lorenza Iannuzzi) (riproduzione riservata)
Appello Torino 22 aprile 2020.




Risarcimento del danno: concorso colposo del creditore ed eccezioni ex art. 1227 c.c.

Risarcimento del danno - Concorso colposo del creditore - Esame d'ufficio - Ammissibilità - Ipotesi di cui all'art. 1227, comma 2, c.c. - Natura di eccezione in senso stretto

In tema di risarcimento del danno, l'ipotesi del fatto colposo del creditore che abbia concorso al verificarsi dell'evento dannoso (di cui all'art. 1227 c.c., comma 1) va distinta da quella (disciplinata dal secondo comma della medesima norma) riferibile ad un contegno dello stesso danneggiato che abbia prodotto il solo aggravamento del danno senza contribuire alla sua causazione, giacché - mentre nel primo caso il giudice deve procedere d'ufficio all'indagine in ordine al concorso di colpa del danneggiato, sempre che risultino prospettati gli elementi di fatto dai quali sia ricavabile la colpa concorrente, sul piano causale, dello stesso - la seconda di tali situazioni forma oggetto di un'eccezione in senso stretto, in quanto il dedotto comportamento del creditore costituisce un autonomo dovere giuridico, posto a suo carico dalla legge quale espressione dell'obbligo di comportarsi secondo buona fede. (Egidio Greco) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 21 aprile 2020.




Risarcimento del danno per occupazione senza titolo di immobile altrui

Occupazione senza titolo di immobile altrui – Determinazione del risarcimento – Criteri – Riferimento al valore locativo

In caso di occupazione senza titolo di un immobile altrui, il danno subito dal proprietario è “in re ipsa”, discendendo dalla perdita della disponibilità del bene e dall’impossibilità di conseguire l’utilità ricavabile dal bene medesimo in relazione alla sua natura normalmente fruttifera. La liquidazione del danno ben può essere, in tal caso, operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cosiddetto danno figurativo, qual è il valore locativo del bene usurpato. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 05 marzo 2020.




Estinzione della servitù di passaggio pedonale

Estinzione della servitù di passaggio pedonale – Carattere coattivo o volontario della servitù – Fatto costitutivo del diritto azionato e presupposti – Onere della prova

Il carattere coattivo o volontario di una servitù non si stabilisce in funzione della natura del suo atto costitutivo, ma dalla presenza o meno dei presupposti tali da fare insorgere il diritto alla sua costituzione, con o senza consenso del proprietario del fondo servente.

In presenza delle condizioni di legge per la costituzione della servitù coattiva, se ne presume il carattere coattivo, anche se esso trovi origine in un titolo contrattuale, salvo che non emerga in concreto l’intento inequivoco dei contraenti di assoggettarsi al regime delle servitù volontarie.

Spetta a chi proponga domanda per la declaratoria giudiziale di estinzione di una servitù coattiva di passaggio ex art. 1055 c.c. dimostrare gli elementi che rientrano nella fattispecie estintiva invocata, i quali integrano, per gli effetti dell’art. 2697 co. 1 c.c., il fatto costitutivo del diritto azionato in giudizio. Da ciò deriva che grava su chi agisce per la relativa domanda l’onere di dimostrare due necessari presupposti: a) che i fondi al momento dell’acquisto per atto pubblico si fossero trovati privi di accesso alla via pubblica, o comunque che, sempre a quel momento, non potessero procurarselo senza eccessivo dispendio o disagio; b) che allo stato attuale l’originaria interclusione sia cessata con il conseguente venir meno della necessità di mantenimento della servitù.
Essendo rimasta indimostrata l’asserita natura coattiva della servitù di passaggio pedonale costituita con atto pubblico, la medesima non può dirsi assoggettata all’invocata disciplina dell’art. 1055 c.c., fattispecie estintiva che non è applicabile alle servitù volontarie. (Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto 05 dicembre 2019.




La tutela del fideiussore prevista dall’art. 1956 c.c. non può essere riferita alla sola instaurazione di nuovi rapporti obbligatori tra il creditore ed il terzo

 

Gli elementi che caratterizzano la garanzia autonoma non possono farsi discendere dalla semplice espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione del debitore principale.

La tutela del fideiussore prevista dall’art. 1956 c.c. non può essere riferita alla sola instaurazione di nuovi rapporti obbligatori tra il creditore ed il terzo, cui si estenda la garanzia per debiti futuri in precedenza prestata, ma deve ritenersi abbracciare anche il modo in cui il creditore garantito gestisce un rapporto obbligatorio già instaurato col terzo, coperto dalla garanzia fideiussoria, quando ne derivi un ingiustificato ed imprevedibile aggravamento del rischio cui è esposto il garante di non poter più utilmente rivalersi sul debitore di quanto abbia dovuto corrispondere al creditore e ciò per il fondamento della norma, che  costituisce un’applicazione del principio di buona fede nell’esecuzione dei contratti e perciò onera il creditore di un comportamento coerente con il rispetto di tale principio nella gestione del rapporto debitorio, tale da non ledere ingiustificatamente l’interesse del fideiussore e tale da non integrare un vero e proprio  abuso del diritto.

Il "far credito”, ai fini della norma citata, deve intendersi non solo come il mettere il debitore principale nella possibilità di disporre di somme di denaro da restituire, ma, ad esempio, anche il lasciare che un rapporto a prestazioni corrispettive si svolga in modo che il debitore principale continui a ricevere la prestazione a suo favore, senza dal canto suo eseguire la propria. (Carmine Volpe) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 15 aprile 2020.




Legittimazione ad agire e rilevanza del comportamento complessivo delle parti nella ricerca della comune intenzione degli stipulanti

Legittimazione ad agire – Prescinde dalla titolarità del diritto sostanziale dedotto in giudizio – Eccezione in senso stretto – Rilevabilità su istanza di parte, a pena di decadenza, in sede di tempestiva costituzione in giudizio

Contratti in generale – Interpretazione del contratto – Canoni ermeneutici – Rilevanza del comportamento complessivo delle parti nella ricerca della comune intenzione degli stipulanti

Contratti in generale – Interpretazione del contratto – Interpretazione secondo la comune intenzione delle parti – Elementi qualificanti della vendita con effetti reali di partecipazione societaria con patto fiduciario

La legittimazione ad agire costituisce una condizione dell’azione diretta all’ottenimento, da parte del giudice, di una qualsiasi decisione di merito, la cui esistenza è da riscontrare esclusivamente alla stregua della fattispecie giuridica prospettata dall’azione, prescindendo quindi dalla effettiva titolarità del rapporto dedotto in causa che si riferisce al merito della causa investendo i concreti requisiti di accoglibilità della domanda e, perciò, la sua fondatezza. Ne consegue che, a differenza della “legitimatio ad causam” (il cui eventuale difetto è rilevabile d’ ufficio in ogni stato e grado del giudizio), intesa come diritto potestativo di ottenere dal giudice, in base alla sola allegazione di parte, una decisione di merito, favorevole o sfavorevole, l’eccezione relativa alla concreta titolarità del rapporto dedotto in giudizio, attenendo appunto al merito, non è rilevabile d’ ufficio, ma è affidata alla disponibilità delle parti, e dunque, per farla valere proficuamente, deve essere tempestivamente formulata (richiama Cass. 11284/2010).

In materia di interpretazione del contratto, sebbene i criteri ermeneutici di cui gli artt. 1362 e ss c.c. siano governati da un principio di gerarchia interna in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativi-integrativi, tanto da escluderne la concreta operatività quando l’applicazione dei primi risulti da sola sufficiente a rendere palese la “comune intenzione delle parti stipulanti”, la necessità di ricostruire quest’ultima senza “limitarsi al senso letterale delle parole”, ma avendo riguardo  al “comportamento complessivo” dei contraenti comporta che il dato testuale del contratto, pur rivestendo un rilievo centrale, non sia necessariamente decisivo ai fini della ricostruzione dell’ accordo, giacché il significato delle dichiarazioni negoziali non è un “prius”,  ma l’esito di un processo interpretativo che non può arrestarsi al tenore letterale delle parole, ma deve considerare tutti gli ulteriori elementi, testuali ed extratestuali, indicati dal legislatore (richiama Cass. 14432/2016).

Nell’analisi testuale del regolamento contrattuale ai fini qualificatori, depone nel senso della configurazione di una vendita con effetti reali l’utilizzo di parole come “vende” o “acquista”, ma al di là della terminologia adoperata occorre ricercare, anche nel comportamento successivo tenuto dalle parti, la comune volontà degli stipulanti di realizzare l’effetto traslativo immediato e contestuale alla stipula, che caratterizza tale tipologia contrattuale, sebbene sia pattuita l’intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie, che realizza una interposizione reale di persona nei rapporti con i terzi. (Ilaria Guadagno) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 04 febbraio 2020.




Fideiussione e art. 1957 c.c, cessione dei crediti ed eccezioni opponibili dal debitore ceduto

Fideiussione e art. 1957 c.c.

Cessione dei crediti - Eccezioni opponibili dal debitore ceduto

L’art. 1957 c.c. ("Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell’obbligazione principale, purchè il creditore entro sei mesi abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia con diligenza continuate") ha natura dispositiva.

Perfezionatasi la cessione, il debitore ceduto può opporre al cessionario le eccezioni concernenti l’esistenza e la validità del titolo nonché l’adempimento dell’obbligazione mentre le eccezioni aventi ad oggetto fatti estintivi o modificativi del credito sono opponibili al cessionario solo se anteriori alla notifica della cessione comunicata al debitore ceduto. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 25 febbraio 2020.




Sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ed esigenze di sospensione durante l’emergenza Covid-19

Provvedimento sanzionatorio dell’AGCM per intesa restrittiva della concorrenza – Impugnazione – Sospensione interinale della sanzione subordinata a cauzione – Proroga sospensione già concessa per emergenza Covid-19 fino a trattazione del merito – Interpretazione dell’Autorità su art. 103 decreto “Cura Italia”

L’esigenza cautelare dovuta all’emergenza da “Covid-19”,manifestata dalla società ricorrente attraverso la presentazione di una nuova istanza in corso di giudizio per la sospensione della sanzione irrogata dall’AGCM, già oggetto di un precedente provvedimento cautelare che subordinava la sospensione alla prestazione di una cauzione, può trovare accoglimento al fine di mantenere la “res adhuc integra” protraendo il termine per la prestazione della cauzione fino alla data di trattazione del merito. Resta ferma, in ogni caso, la proroga dei termini di pagamento delle sanzioniche scadono nel periodo dal 23 febbraio al 15 aprile 2020 al 1 ottobre 2020 disposta dell’art. 103 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, secondo l’interpretazione approvata dal Collegio dell’Autorità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) T.A.R. Roma 09 aprile 2020.



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