IL CASO.it Crisi d'Impresa Famiglia e Minori Internet & Technology Penale Impresa Medico e Responsabilita'

  Il Diritto Civile

 

Come inviare la giurisprudenza

  Home  Opinioni  Articoli  News  Proc.Civile  Fallimentare  Societario   Finanziario  Bancario  Persone  Famiglia  Civile  Trust   Condominio 

  Leasing  Tributario  Lavoro  Penale  Arbitrato  Deontologia  Cass.Sez.Un.Civili  Libri  Convegni  Vendite  Sovraindebitamento  Ricerche  Ancona   Bari   Bergamo 
  Bologna  Brescia   Brindisi   Cremona   Firenze   Genova   Mantova   Milano   Modena   Monza   Napoli   Novara   Padova   Palermo   Parma    Pavia    Pescara  
  Piacenza   Prato   Reggio Emilia   Roma   Fori della Romagna   Rovigo   Salerno   S.M.Capua Vetere   Torino   Treviso   Udine   Varese   Venezia   Verona   Vicenza


 i Codici

 Civile

 Societario

 Condominio

 Amm. Sostegno


 Proc. Civile

 Proc. Societario

 Mediazione

 Negoziazione Ass.

 Arbitrato


 Fallimentare Giurisp.

 Fallimentare Ragion.

 Crisi e Insolvenza

 Crisi Bancarie Rag.

 Sovraindebitamento

 Amm. Straord.


 Bancario

 Testo Un. Bancario

 Risoluzione, Bail-in

 Finanziario

 Testo Un. Finanza


 Voluntary Disclosure

 Voluntary Rassegna


 Donazioni

 Invio decisioni

 Citazioni


 C.Cassazione

 C.Costituzionale

 Gazzetta Uff.

 Leggi UE

 Banca d'Italia

 Consob

Ultime novità pubblicate
  Merito  -  Legittimitą

Archivi
Amministrativo
Articoli
Tutte le decisioni di Merito
Tutte le decisioni di Legittimitą

(chiudi)


Diritto Civile - Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Il carattere di sepolcro gentilizio o familiare si presume in mancanza di contraria volontà del fondatore

Ius sepulchri – Sepolcro gentilizio o familiare – Sepolcro ereditario – Distinzione – Presunzione di natura gentilizia

Il diritto di sepolcro, ossia il diritto alla tumulazione in un determinato luogo, nel caso di sepolcro ereditario, spetta, in base a trasferimenti inter vivos o mortis causa, anche a soggetti estranei alla famiglia; mentre, nel caso di sepolcro gentilizio o familiare (noto anche come sepolcro iure sanguinis), tale essendo costituito dalla volontà del fondatore, il diritto spetta ai soli familiari, i quali lo acquistano iure proprio sin dal momento della nascita. La natura gentilizia o familiare del sepolcro si presume in mancanza di contraria volontà del fondatore. (Marta Gilli) (riproduzione riservata) Tribunale Ivrea 30 giugno 2020.




COVID-19 e sospensione automatica dei canoni di locazione/affitto d’azienda

COVID-19 – Sospensione automatica dei canoni di locazione/affitto d’azienda – Art. 91 d.l. n. 18/2020 – Insussistenza del diritto

Il c.d. lockdown non ha legittimato, né legittima, né ha determinato il sorgere d’un automatico diritto al non adempimento dell’obbligazione di versamento dei canoni d’affitto d’azienda (e/o di locazione).

Il richiamo all’art. 91 d.l. n. 18/2020 è, invero, del tutto inconferente. Infatti, come noto, la norma dispone che «il rispetto delle misura di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell'esclusione ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 del codice civile, della responsabilità del debitore, anche relativamente all'applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi pagamenti»; in tal senso, il dato normativo si limita ad affermare l’assenza d’obblighi di risarcimento danni e/o il maturare di decadenze o penali, ma non afferma assolutamente l’automatica sospensione sine die e/o la cancellazione dell’obbligo di versamento dei canoni d’affitto/locazione. (Daniel Polo Pardise) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone 08 luglio 2020.




Diritto di cronaca e diritto di critica nella diffamazione

Diffamazione - Diritto di cronaca e diritto di critica - Fattispecie

Le dichiarazioni dell’ausiliario del pubblico ministero incaricato di effettuare intercettazioni telefoniche nell’ambito di un’inchiesta penale per tangenti, rese in interviste e in pubblici dibattiti, che con espressioni allusive e insinuanti fanno intendere che, contrariamente al vero, una persona (nella specie: un noto uomo politico) sia coinvolta come indagato in detta inchiesta non rientrano né nel diritto di cronaca né nel diritto di critica, ma hanno natura diffamatoria e sono fonte di responsabilità. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma 24 giugno 2020.




Covid 19 e affitto d'azienda alberghiera: è carente il fumus per l'eccessiva onerosità sopravvenuta

Affitto d’azienda alberghiera – Sospensione temporanea dell’attività a causa del Covid 19 – Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta – Fumus boni juris – Sospensione dell’obbligo di pagamento del canone – Esclusione

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva; l’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c. (che, a determinate condizioni, consentono ad uno dei contraenti di rifiutare o sospendere in via di autotutela l’esecuzione della propria prestazione).
Deve certamente riconoscersi, in quanto fatto notorio, che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario; tuttavia, le drastiche misure adottate hanno avuto vigenza temporanea e, almeno attualmente, non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale, non appare verosimile che una località turistica di mare resti senza turisti durante la stagione estiva; del resto, il carattere straordinario degli eventi è stato tenuto in considerazione anche dal legislatore nazionale, che ha introdotto una serie di misure a sostegno delle imprese, di cui anche la ricorrente può beneficiare per riavviare la propria attività.
Quanto alla sussistenza dell’eccessiva onerosità sopravvenuta, essendo l’azienda alberghiera ancora nella disponibilità dell’affittuaria ricorrente, non vi sono pertanto elementi sufficienti per escludere che quest’ultima, ora che le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria sono state allentate, possa proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, per cui difetta il fumus boni iuris della preannunciata azione di risoluzione contrattuale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 28 giugno 2020.




Rigetto istanza di vendita imputabile al creditore procedente ed effetti sulla prescrizione

Rigetto Istanza di vendita imputabile al creditore procedente – Effetto interruttivo istantaneo della prescrizione – Ammissibilità

Mancata trascrizione dell’accettazione dell’eredità – Condotta ascrivibile al creditore procedente – Ammissibilità

Riconoscimento del debito – Proposta per comporre bonariamente la lite – Atto idoneo all’interruzione della prescrizione – Esclusione

Proposta transattiva proveniente da un solo coerede – Riparto dei debiti ereditari – Solidarietà – Esclusione

Nel caso in cui l’istanza di vendita viene respinta per un comportamento ascrivibile al creditore procedente l’effetto interruttivo della prescrizione è istantaneo e non permanente.
E’ onere del creditore procedente, produrre il provvedimento con cui è stata respinta una precedente l’istanza di vendita, afferente ad una procedura che ha ad oggetto il medesimo immobile staggito in seno all’espropriazione, nella quale è stata sollevata l’eccezione di prescrizione.

E’ onere del creditore procedente, provvedere alla trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità, perché in mancanza la procedura esecutiva non può che arrestarsi.

Non costituisce atto idoneo all’interruzione della prescrizione, una proposta contenente delle trattative per comporre bonariamente una lite, quando dal tenore letterale delle espressioni utilizzate, non appaia una chiara volontà di riconoscere il debito.

La proposta transattiva proveniente da uno solo dei coeredi, genera un eventuale riconoscimento del debito solo nei confronti dell’autore della proposta, non estendendosi agli altri coeredi in virtù del disposto di cui all’art. 752 c.c., considerato che l’obbligazione degli eredi non è solidale ma parziaria. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 02 luglio 2020.




Obbligato al pagamento della prestazione d’opera intellettuale

Professioni intellettuali – Compenso – Soggetto obbligato – Committente – Coincidenza con il beneficiario della prestazione – Esclusione

Obbligato al pagamento dell’onorario per l’opera professionale svolta è il committente, che non necessariamente è anche il beneficiario della prestazione, potendo l’incarico esser conferito da un terzo o soltanto da alcuni dei soggetti nel cui interesse la prestazione è svolta. (Federico Ioncoli) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 05 giugno 2020.




Rigetto inibitoria per escussione fideiussione emergenza Covid-19

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid 19 - Clausola solve et repete

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid-19 - Evento imprevedibile e straordinario

Covid-19 - Attività alberghiera - Temporaneità delle limitazioni - Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Insussistenza

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Pronuncia costitutiva - Eccezione di inadempimento art. 1460 c.c. - Insussistenza

Procedimento cautelare - Preclusioni - Insussistenza - Modifica della domanda - Ammissibilità

La clausola solve et repete - pur soggetta a specifica approvazione ex art.1341 c.c. nella ipotesi di contratto per adesione - impone all'affittuaria anche in ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione di far valere qualunque rimedio solo dopo aver adempiuto.

E' fatto notorio che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 per il contenimento dell’emergenza Covid-19 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario.

Le drastiche misure adottate dal Governo per l’emergenza Covid-19 hanno avuto vigenza temporanea e non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale è possibile proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, e, anche in considerazione delle misure a sostegno delle imprese adottate dal Governo, affermare che lo squilibrio tra le prestazioni ha avuto carattere solo temporaneo non incompatibile con la conservazione del contratto.

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva. L’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c.

Poiché nel procedimento cautelare non sono previste preclusioni deve essere considerato ammissibile l’integrazione della domanda cautelare effettuata dal ricorrente in sede di note conclusive, avendo la controparte avuto modo di svolgere le proprie difese sul punto in replica. (Massimiliano Semprini) (Massimo Battazza) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 28 giugno 2020.




Violazione del divieto di subappalto di opera pubblica realizzata mediante ampliamento del suo oggetto in assenza di sostituzione del subappaltatore

Opera pubblica - Subappalto - Divieto - Violazione - Ampliamento del suo oggetto in assenza di sostituzione del subappaltatore - Nullità - Esclusione

La violazione del divieto di subappalto di opera pubblica, realizzata esclusivamente mediante ampliamento del suo oggetto in assenza di sostituzione del subappaltatore, già sottoposto ai doverosi controlli antimafia, non integra nullità del contratto di subappalto per contrarietà all'ordine pubblico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari 09 giugno 2020.




Risoluzione dell’appalto pubblico in forza di clausola risolutiva espressa ed applicabilità dell’art. 29 del D. Lgs. n. 276/2003 alle società 'in house'

Tribunale delle Imprese – Appalti pubblici – Limiti della giurisdizione del G.O. – Clausola risoluta espressa – Applicabilità dell’art. 29 del D. Lgs. n. 276/2003 alle società “in house”

In tema di appalti pubblici ai fini dell’individuazione dei confini della giurisdizione tra G.A. e G.O. rileva il momento della conclusione del contratto sicché sono attribuite alla cognizione del giudice amministrativo le controversie che insorgono a partire dalla fase ad evidenza pubblica fino alla stipulazione del contratto mentre rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie che nascono nella fase di esecuzione dell’appalto e, quindi, anche la controversie attinenti ad eventuali inadempimenti contrattuali e risoluzione contrattuali.
Negli appalti pubblici, accanto alla facoltà della P.A. committente di sciogliersi mediante la procedura prevista dalla disciplina speciale, concorre quella di apporre nel contratto una clausola risolutiva espressa, che costituisce espressione dell’autonomia negoziale discendente dalla posizione non autoritativa ma paritetica in cui opera la P.A. in sede contrattuale.
L’art. 29, 2° comma, del D. Lgs. n. 276/2003, a mente del quale: “..in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento”, si applica anche alle società “in house”, cioè quelle costituite da uno o più enti pubblici per l’esercizio di pubblici servizi, che statutariamente esplicano la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti e la cui gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo analoghe a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici (V. Cass., SS. UU. sent. n. 26283/2013), in quanto l’esenzione prevista dall’art. 1, comma 2°, del citato D. Lgs. deve intendersi riferita esclusivamente alla pubblica amministrazione in senso stretto come individuata dall’art. 1, 2° comma, D. Lgs. n. 165/2001. Il fatto che una società sia affidataria di un servizio pubblico e assoggetta al codice degli appalti non determina automaticamente il riconoscimento delle tutele e delle normative previste per la pubblica amministrazione, e dunque l’equiparazione alle stesse. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 25 maggio 2020.




Abbandono di materiali da scavo, criteri Engel e applicazione della lex mitior più favorevole

Sanzione amministrativa – Danni ambientali – Abbandono di materiali da scavo – Applicazione dell’art. 39, comma 4, d. lgs. 205/2010 – Lex mitior più favorevole – Applicabilità

Alla fattispecie di cui all’art. 9.G.3 lett. b) d.G.R. Lombardia 2 agosto 2001, n. 775983 (abbandono di rifiuti speciali) ed alla conseguente applicazione della sanzione di cui all’art. 28 l.r. Lombardia n. 86/1983 per i danni ambientali con possibilità di ripristino, va applicata retroattivamente la norma di cui all’art. 39, comma 4, d. lgs. 205/2010, la quale ha abrogato l’art 186 d.lgs. N. 152/2006 (successivamente sostituito dall’art 2 comma 23 Dlgs n. 4/2008), ridisciplinando la materia dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo e prevedendo che i materiali da scavo, in presenza delle condizioni di legge, siano da ritenersi sottoprodotti e non più rifiuti.La sanzione in parola ha, infatti, natura punitiva ed afflittiva e, come tale, comporta l’applicazione dei cd. criteri Engel di natura sostanziale e la qualificazione della sanzione come convenzionalmente penale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 27 novembre 2019.



Widgets Magazine




         IL CASO.it
 

 

 

 

Codici e Massimari

Codice civile

Codice proc. civile

Crisi e Insolvenza

Diritto finanziario

Diritto societario

Arbitrato

Condominio

Amm. Sostegno

Sovraindebitamento

Amm. Straordinara

Finanziario

Bancario


Siti correlati

Corte di Cassazione

Corte Costituzionale

Gazzetta Ufficiale

Leggi UE

Banca D'Italia

Consob


Anteprima

news.ilcaso.it


Materie

Deontologia

Tributario


Direttore responsabile

Dott.ssa Paola Castagnoli

Riviste

Crisi d'Impresa

Famiglia e Minori

Penale Impresa

Medico e Responsabilitą

Internet & Technology


Cittą Top view

Milano

Torino

Roma

Napoli

Monza

Reggio Emilia

Padova

Verona

Firenze

Treviso

Venezia

Bari

Bologna

Brescia

Prato

Fori della Romagna


In libreria

Libri


Come inviare articoli
e sentenze

Norme redazionali

Corte di Cassazione

Sezioni Unite Civili

 

Ricerca documenti

Ricerca


Tutti gli archivi

Diritto Fallimentare

Diritto Finanziario

Diritto Bancario

Procedura Civile

Diritto Societario
   e registro imprese

Leasing

Diritto Civile

Famiglia e Minori

Persone e misure
   di protezione


Vendite competitive

Prossime vendite


Convegni

Prossimi convegni




Cookie e Dati personali

Cookie Policy
Informativa trattamento dati personali