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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Legittimità


Fallimento - Credito di rivalsa IVA del professionista - Evento generatore del credito di rivalsa IVA - Autonomia rispetto alla prestazione

Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, L. Fall., in quanto la disposizione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 6, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicchè, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 marzo 2018, n.6245.




Fallimento - Chiusura - Autonomia della fase del reclamo avverso il decreto di chiusura - Eventuale nullità o comunque illegittimità delle precedenti fasi della procedura - Irrilevanza

Il procedimento di chiusura, con la conseguente fase di reclamo, è autonomo e non dipendente dall'eventuale nullità o comunque illegittimità delle precedenti fasi della procedura fallimentare.

La cognizione rimessa al giudice in sede di reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento, ai sensi dell'art. 119, comma 2, legge fall. è, infatti, limitata alla verifica della sussistenza di una delle ipotesi di cui ai numeri da 1) a 4) dell'art. 118, in presenza delle quali gli organi fallimentari non hanno alcun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, con la conseguenza che il reclamo è inammissibile qualora il reclamante non abbia dedotto l'insussistenza di una di tali ipotesi (cfr. Cass. 13/07/2017, n. 17337; Cass. 13/01/2010, n. 395; Cass. 22/10/2007, n. 22105; Cass. 16/03/2001, 3819). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2018, n.5892.




Società - Amministrazione - Compenso dell'amministratore e del liquidatore - Privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. - Esclusione - Ratio - Attività del liquidatore

La mancata estensione del privilegio al compenso dovuto all'amministratore della società risponde a una precisa scelta del legislatore fondata su ragioni di equità, essendo il regime dei privilegi destinato ad assumere pratico rilievo soprattutto in casi d'insolvenza del debitore, sicchè "apparirebbe poco plausibile che proprio i crediti di coloro che hanno condotto la gestione dell'impresa siano preferiti agli altri creditori" (v. per es. Cass. n. 2769-02, in motivazione).

La ragione fondamentale dell'esclusione del privilegio per gli amministratori ed anche per i liquidatori è, tuttavia, riconducibile alla natura del loro rapporto con la società, non assimilabile a quello derivante dal contratto d'opera, del quale non presenta gli elementi del perseguimento di un risultato con la conseguente sopportazione del rischio; infatti, l'opus, che l'amministratore o il liquidatore si impegna a fornire alla società, non è, a differenza di quello del prestatore d'opera, predeterminato dai contraenti, nè può dirsi aprioristicamente determinabile, sebbene rimanga identificato con l'attività d'impresa in sè considerata (cfr. Cass. n. 13805-04, Cass. n. 4769-14, Cass. n. 22046-14).

Va, inoltre, precisato che non sussiste ragione alcuna per differenziare la posizione del liquidatore da quella dell'amministratore, posto che anche il liquidatore svolge un'attività di gestione riferibile all'intera organizzazione dell'impresa, nonostante tale attività debba ritenersi convertita al mutato scopo liquidatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2018, n.5489.




Fallimento - Domanda di auto-fallimento - Preparazione del concordato preventivo - Compenso all'avvocato per l'assistenza - Prova - Produzione della procura alle liti - Irrilevanza

La produzione in giudizio della procura alle liti non è indispensabile ai fini della prova dello svolgimento dell'attività giudiziale prestata in favore di impresa in vista della proposizione della domanda di auto-fallimento, atteso che il debitore - imprenditore insolvente - che promuove il c.d. procedimento di istruttoria prefallimentare non è tenuto a stare dinanzi al giudice col ministero o l'assistenza di un difensore e che dunque il fatto che il relativo ricorso sia stato presentato da lui personalmente non esclude che si sia rivolto ad un legale per lo studio della pratica e la redazione dell'atto.

Allo stesso modo, la produzione in giudizio della procura alle liti non può essere richiesta quale prova per lo svolgimento di attività stragiudiziale consistita nell'analisi della situazione finanziaria dell'impresa e nella redazione di una bozza di ricorso per l'ammissione della società alla procedura di concordato preventivo, non potendosi escludere, per il solo fatto della mancanza della procura, che tali prestazioni rientrino fra quelle di assistenza nella procedura concorsuale minore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2018, n.5260.




Fallimento - Prededuzione - Attività del professionista per la presentazione della domanda di concordato preventivo - Mancata apertura della procedura - Prova della funzionalità dell'attività prestata a vantaggio dei creditori

L'art. 111, comma 2, legge fall., nello stabilire che sono considerati prededucibili i crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale, presuppone che la procedura sia stata aperta e dunque, quanto al concordato, che l'opera prestata sia sfociata nella presentazione della relativa domanda e nell'ammissione dell'impresa alla procedura minore, dimostrandosi in tal modo "funzionale", cioè strumentalmente utile, al raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale perseguito dal cliente.

Tuttavia, al fine di verificare se l'opera professionale svolta sia stata comunque funzionale all'apertura della procedura, occorre indicare quale sia il fatto storico decisivo che proverebbe che l'attività svolta sia servita allo scopo ed abbia in tal modo avvantaggiato i creditori concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2018, n.5254.




Concordato preventivo - Transazione fiscale - Obbligo del pagamento integrale dell'IVA e delle ritenute non versate - Formazione delle classi - Falcidia di crediti con grado di privilegio anteriore ai tributi

Nel concordato preventivo con transazione fiscale ai sensi dell'art. 182-ter legge fall. - nel testo vigente prima della novella introdotta dalla L. 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, comma 81, -, il proponente, fermo restando l'obbligo del pagamento integrale dell'IVA e delle ritenute non versate, ricorrendo i presupposti dell'art. 160, comma 2, legge fall., può inserire i restanti crediti in classi diverse, applicando una falcidia anche a quelli muniti di privilegio di grado anteriore rispetto ai suddetti tributi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 marzo 2018, n.5906.




Fallimento - Revoca della dichiarazione di fallimento - Opposizione allo stato passivo - Improcedibilità

La sopravvenuta revoca della dichiarazione di fallimento, passata in giudicato, rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo, attesa la natura endofallimentare di detto giudizio, inteso all'accertamento del credito con effetti limitati al concorso allo stato passivo.

["la legge fallimentare … ha inteso strutturare il giudizio di opposizione allo stato passivo come un procedimento strettamente connesso alla procedura fallimentare, inteso ad accertare il credito ai soli fini dell'ammissione al passivo, come chiaramente evincibile alla stregua dell'espressa disposizione di cui all'art. 96, u.c. L. Fall., che dispone che il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte all'esito dei giudizi di cui all'art. 99 L. Fall. producono effetti soltanto ai fini del concorso, così rendendo palese l'inscindibile collegamento tra il procedimento fallimentare e l'accertamento del passivo che ivi si compie.
E la bontà della tesi assunta si coglie chiaramente, come evidenziato dalla difesa dei ricorrenti, nel disposto di cui all'art. 120, u.c. L. Fall., che prevede che il decreto o la sentenza con la quale il credito è stato ammesso al passivo costituisce prova scritta per gli effetti di cui all'art. 634 c.p.c.
Ne consegue che il creditore, che intenda agire nei confronti del debitore tornato in bonis, dovrà munirsi di un titolo esecutivo, potendo avvalersi della pronuncia di ammissione al passivo solo come prova scritta, ai fini del conseguimento del decreto ingiuntivo, così chiaramente rimanendo preclusa all'accertamento del credito effettuato nella procedura fallimentare la piena efficacia ultrafallimentare.
Su dette basi si giustifica il convincimento dello stretto ed ineludibile rapporto tra il giudizio di opposizione al passivo e la procedura fallimentare, sì da dover concludere per l'improcedibilità del primo a ragione della revoca del fallimento, passata in giudicato.
Nè rileva il fatto che non vi sia stata anche la chiusura del fallimento, che si pone quale fase di appendice conseguente alla revoca, che ha già pertanto esplicato i suoi effetti sul giudizio di opposizione allo stato passivo, nè possono incidere sull'effetto processuale che si è così determinato in relazione al procedimento fallimentare ormai definito con la revoca la nuova istanza di fallimento e la nuova domanda di ammissione al concordato preventivo.
Deve pertanto conclusivamente pronunciarsi la cassazione senza rinvio della pronuncia impugnata ai sensi dell'art. 382, comma 3 ultima parte, L. Fall., sulla base del seguente principio di diritto: La sopravvenuta revoca della dichiarazione di fallimento, passata in giudicato, rende improcedibile il giudizio di opposizione allo stato passivo, attesa la natura endofallimentare di detto giudizio, inteso all'accertamento del credito con effetti limitati al concorso allo stato passivo."] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 2018, n.3957.




Mandato - Obbligo di rendiconto - Riscossione di somme per conto del mandante - Obbligo di versamento al preponente - Fallimento "medio tempore" del mandatario - Conseguenze - Fattispecie

La riscossione di somme da parte del mandatario per conto del mandante comporta l'obbligo, per il primo, di versare tali somme al preponente mediante un distinto atto di ritrasferimento, con la conseguenza che, intervenuto "medio tempore" il fallimento del mandatario, gli eventuali versamenti, da quest'ultimo compiuti in favore del mandante nel cosiddetto "periodo sospetto" di cui all'art. 67, comma 2, l.fall. integrano gli estremi del pagamento di debiti liquidi ed esigibili, revocabile ai sensi dell'articolo cit. (Nella specie, ricondotta l'associazione temporanea di imprese alla figura del mandato collettivo, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di merito, che ha accolto l'azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto il pagamento ottenuto coattivamente - mediante esecuzione forzata presso terzi - del debito della società fallita, che, in qualità di mandataria dell'associazione temporanea di imprese, di cui era parte, aveva riscosso alcune somme dovute all'associazione, ma non aveva versato per intero quanto di pertinenza della società mandante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 febbraio 2018, n.3047.




Revocatoria fallimentare - Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione alla revocatoria fallimentare - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Sussistenza - Prestazioni obbligatorie o facoltative - Rilevanza - Fattispecie

L'applicabilità alle imprese che operano in regime di monopolio delle disposizioni dettate a presidio del sinallagma nell’esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento dell'utente con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, sia soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l.fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori; ciò ad eccezione delle ipotesi nelle quali la prestazione sia obbligatoria, non potendo in tali casi l’impresa sottrarsi all'adempimento, neppure nella fase esecutiva del rapporto, ed essendo quindi la stessa priva del potere di scelta e di altra eventuale tutela rispetto al rischio di insolvenza della controparte (Fattispecie relativa a pagamenti effettuati in favore di un’impresa di rimorchi portuali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 febbraio 2018, n.3085.




Fallimento - Ricezione di assegno emesso a favore del fallito - Effetti dell'azione esperibile nei confronti del terzo giratario - Irrilevanza

In caso di emissione di assegno circolare su richiesta di persona già dichiarata fallita, l'inefficacia di tale atto, al pari di quella degli atti che determinano la successiva circolazione del titolo di credito - se compiuti in pagamento di un credito o di un debito del fallito - può essere dichiarata, ai sensi dell'art. 44 legge fall., nei confronti di tutti i creditori, ma solo a seguito di azione promossa dal curatore fallimentare, trattandosi di inefficacia relativa, con la conseguenza che in difetto di detta azione del curatore, la banca non può sottrarsi al pagamento dell'assegno invocando l'inopponibilità alla procedura concorsuale dei trasferimenti per girata del titolo.

Tuttavia, nel caso in cui si discuta della ricezione, in data successiva al fallimento, di assegni bancari, alla regola sopra enunciata va aggiunto che l'azione promossa dal curatore ai sensi dell'art. 44, comma 2, legge fall., volta a ottenere la dichiarazione d'inefficacia del pagamento effettuato mediante assegno emesso in favore del fallito dopo la dichiarazione del fallimento, non risente dell'azione esperibile nei confronti del terzo giratario, perchè implica un diverso fondamento.

Il fatto che sia revocabile anche l'atto di circolazione del titolo, o il pagamento conseguente, non rileva, in quanto sottintende un'altra obbligazione; la duplicità delle azioni riflette, cioè, la duplicità delle situazioni giuridiche, poichè la prima suppone la dichiarazione di inefficacia del pagamento eseguito in beneficio del fallito, che non possiede effetto liberatorio del debito dell'emittente, mentre la seconda attiene al pagamento eseguito dal fallito nei confronti del terzo, che è revocabile in quanto atto solutorio inefficace rispetto ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2821.




Fallimento - Revocatoria - Fondo patrimoniale - Atto a titolo gratuito - Adempimento di un obbligo morale - Appartamento costituente abitazione familiare - Figli adulti ed indipendenti

La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, è un atto a titolo gratuito, in quanto non essendo obbligatoria non integra, di per sè, adempimento di un dovere giuridico.

Tale atto è pertanto suscettibile di esser dichiarato inefficace a norma dell'art. 64 l.fall., salvo che si dimostri l'esistenza in concreto di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale e il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione (Cass. n. 1902913, Cass. n. 6267-05, Cass. n. 18065-04).

Non integra la situazione anzidetta il mero fatto dell'estensione del fondo all'appartamento costituente abitazione familiare, soprattutto quando i figli della coppia siano già tutti adulti e titolari di proprie attività imprenditoriali, e quando l'atto non abbia riguardato solo la casa familiare ma anche un terreno edificabile e un intero stabile composto da diversi appartamenti e magazzini locati a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2820.




Fallimento - Azione revocatoria - Eccezione revocatoria - Inefficacia dell'iscrizione ipotecaria con estinzione di debiti pregressi - Autonoma censurabilità indipendentemente della revoca del contratto di finanziamento

La prospettazione della revocatoria in via breve, mediante eccezione sollevata dal curatore in sede di verifica dello stato passivo, non può trovare ostacolo se, avendo per oggetto la sola costituzione della garanzia e senza contestazione della effettività della consegna delle somme date a mutuo, si propone di ricostruire la reale destinazione solutoria del finanziamento, riferita all'estinzione di debiti pregressi, del mutuatario o di terzi, e dunque senza causa o con motivo illecito all'esito di un apprezzamento dell'operazione alla stregua di negozio indiretto.

E' censurabile autonomamente, dal punto di vista della inefficacia, l'iscrizione ipotecaria posta a garanzia di un mutuo anche ove non si contesti la realità del medesimo, chiedendosi piuttosto di accertarne una destinazione diversa da quella propria dell'operazione formalmente adottata, tutte le volte in cui faccia difetto un corrispondente reale rischio di credito; ne consegue che, oltre che inesistente come principio giuridico, appare altresì inconfigurabile anche come mera massima di esperienza l'associazione della revoca della garanzia a quella del contratto cui essa afferisce. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2816.




Fallimento - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore - Modalità - Insinuazione nel passivo fallimentare - Necessità - Esclusione

Il creditore assistito da pegno irregolare, a differenza di quello assistito da pegno regolare, non è né legittimato (per carenza di interesse), né tenuto ad insinuarsi al passivo fallimentare, ai sensi dell'art. 53 l.fall., per il soddisfacimento del proprio credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2818.




Fallimento - Creditori con privilegio o pegno su mobili - Possibilità di vendita da parte del creditore - Esplicazione di autotutela in senso proprio - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Ripartizione con il piano di riparto - Necessità - Rispetto cause di prelazione - Necessità

L'art. 53 l.fall., se pure riconosce ai creditori privilegiati assistiti dal diritto di ritenzione la possibilità di procedere, pendente la procedura concorsuale, alla vendita del bene, non la configura come esplicazione di autotutela in senso proprio, come avviene al di fuori del fallimento, perché tale facoltà presuppone l'accertamento del credito nelle forme dell'insinuazione allo stato passivo e perché assoggetta la vendita del bene gravato dal privilegio all'autorizzazione ed ai criteri direttivi del giudice delegato, a fronte della concorrente legittimazione del curatore; onde il ricavato dalla vendita, quand'anche il bene gravato sia venduto direttamente dal creditore, non viene immediatamente incassato in via autosatisfattiva dal medesimo, ma ripartito attraverso il piano di riparto, nel rispetto dell'ordine delle cause di prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 febbraio 2018, n.2818.




Concordato preventivo - Cauzione per le spese di procedura - Dichiarazione di volersi avvalere di finanziamento bancario - Apertura del concordato - Omesso deposito - Valutazione di fattibilità economica

A fronte di una dichiarazione resa dalla impresa proponente di volersi avvalere di finanziamento bancario per provvedere, nei ristretti termini di legge, al deposito della somma ritenuta necessaria a garantire il pagamento delle spese della procedura, la richiesta del tribunale di munirsi di una dichiarazione d'obbligo da parte dell'istituto bancario prescelto è da ritenersi del tutto coerente al compito riservato al giudice della delibazione della proposta di concordato dall'art. 162 legge fall., che consiste anche nel valutarne la fattibilità economica escludendo l'ammissibilità del concordato in caso di manifesta inidoneità del piano a soddisfare, sia pure in percentuale ridotta, i crediti nel rispetto dei termini previsti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 febbraio 2018, n.2729.




Obbligazioni - Estinzione dell'obbligazione - Rinunzia - In genere - Rinunzia tacita - Comportamento concludente - Necessità - Silenzio o inerzia - Sufficienza - Esclusione

La rinuncia ad un diritto oltre che espressa può anche essere tacita; in tale ultimo caso può desumersi soltanto da un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco la sua effettiva e definitiva volontà abdicativa; al di fuori dei casi in cui gravi sul creditore l'onere di rendere una dichiarazione volta a far salvo il suo diritto di credito, il silenzio o l'inerzia non possono essere interpretati quale manifestazione tacita della volontà di rinunciare al diritto di credito, la quale non può mai essere oggetto di presunzioni. (Nella specie, una società aveva aderito ad un accordo di ristrutturazione dei debiti proposto da una società poi fallita, che prevedeva l’alienazione del marchio da parte di quest’ultima; la S.C. ha escluso la configurabilità, in tale comportamento adesivo, di una rinuncia tacita alla penale correlata all’inadempimento dell’obbligazione, in precedenza assunta dalla fallita, di conferire detto marchio in una terza società che entrambe avevano pattuito di costituire). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 febbraio 2018, n.2739.




Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Accordo di ristrutturazione omologato - Credito da finanziamento - Prededucibilità - Condizioni - Tipologia del finanziamento - Irrilevanza - Fondamento

In tema di accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall., la prededucibilità dei crediti derivanti da finanziamenti "in qualsiasi forma effettuati" in esecuzione dell'accordo omologato, disposta dal comma 1, dell'art. 182 quater, l.fall., è coessenziale al fatto che si tratti di crediti annoverabili nella suddetta categoria, sicché, una volta accertata la presenza di tali crediti ed omologato l'accordo, la prededucibilità consegue senza che il tribunale debba svolgere una nuova verifica di funzionalità dell'accordo medesimo, insita nell'omologazione, e quale che sia la tipologia di finanziamento adottata, anche diversa dal mutuo (nella specie una fideiussione), stante l'ampiezza della previsione e la sua "ratio" compensativa del rischio del finanziatore realizzata con la prededucibilità del relativo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 febbraio 2018, n.2627.




Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno di titoli di credito - Creditore pignoratizio - Facoltà del creditore di riscuotere alla scadenza e di acquistare titoli della stessa natura - Surrogazione dell'oggetto del pegno regolare - Fallimento del debitore - Diritto allo “svincolo” dei titoli - Esclusione - Fondamento

In caso di fallimento del debitore, il creditore pignoratizio cui sia stato accordato di provvedere autonomamente alla riscossione dei titoli concessi in pegno alla scadenza e di impiegare gli importi riscossi nell'acquisto di altrettanti titoli della stessa natura, restando tuttavia gli importi riscossi e i titoli con essi acquistati soggetti all'originario vincolo di pegno regolare, non ha diritto di ottenere dal giudice delegato lo “svincolo” dei medesimi titoli, poiché la facoltà di disporre degli stessi è attribuita al creditore, ex art. 1851 c.c., soltanto nel pegno irregolare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 febbraio 2018, n.2503.




Fallimento – Credito (professionale) sorto in funzione della omologazione di un “Accordo di Ristrutturazione" – Prededucibilità nel fallimento consecutivo – Ammissione

Il credito (professionale) sorto per la prestazione di attività (professionale) in favore della omologazione di un “Accordo di Ristrutturazione" è collocabile in prededuzione nel fallimento consecutivo. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1896.




Fallimento - Azione revocatoria - Proponibile nei confronti di soggetto già fallito - Contrasto di giurisprudenza

La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione di massima di particolare importanza, oggetto altresì di contrasto, riguardante la proponibilità dell'azione revocatoria nei confronti di un soggetto già fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1894.




Fallimento a seguito di declaratoria d'inammissibilità della domanda di concordato - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Conseguenze - Riesame di tutte le questioni concernenti l'inammissibilità - Necessità - Ragioni

Nel caso di sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito ad un provvedimento d’inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso tale sentenza riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato, sicché, ove il debitore abbia impugnato la declaratoria fallimentare, censurando, altresì, la sua mancata ammissione al concordato, il giudice adìto ai sensi degli artt. 18 e 162 l.fall., che dichiari la nullità della dichiarazione di fallimento, è tenuto a riesaminare le questioni concernenti l’ammissibilità della procedura concorsuale minore, avuto riguardo alla preferenza manifestata dall’ordinamento per le soluzioni concordate della crisi d’impresa e al coincidente interesse del reclamante a perseguirle. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1893.




Opposizione allo stato passivo - Rigetto dell’opposizione - Raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002 - Esclusione - Fondamento

Le controversie in materia di opposizione allo stato passivo non rientrano tra i giudizi di impugnazione in senso proprio, trattandosi piuttosto di un gravame che apre la fase a cognizione piena, sicché al rigetto del ricorso ex art. 98 l.fall. non consegue l’obbligo per l’opponente di versare, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1895.




Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Piano attestato di risanamento - Credito del professionista per attività di assistenza e consulenza funzionali alla predisposizione del piano - Prededuzione ex art. 111, comma 2, l.fall. - Configurabilità - Esclusione - Ragioni

Il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza funzionali alla predisposizione di un piano attestato di risanamento, ex art. 67, comma 3, lett. d), l.fall., non va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento a norma dell'art. 111, comma 2, l.fall., poiché il detto piano non costituisce una procedura concorsuale, rientrando nel novero degli atti di programmazione dell’impresa finalizzati al suo risanamento, che possono dare luogo a convenzioni stragiudiziali sottratte alla valutazione o al controllo da parte di organi giurisdizionali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 gennaio 2018, n.1895.




Concordato preventivo – Società a partecipazione totalitaria pubblica (in house) – Compenso del Commissario giudiziale – Assoggettamento alla disciplina limitativa del trattamento economico del personale pubblico e delle società partecipate – Esclusione – Assoggettamento esclusivo alla disciplina fallimentare – Affermazione

Concordato preventivo – Liquidazione di acconti sul compenso richiesto dal Commissario giudiziale – Ricorribilità del provvedimento per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. – Esclusione


Nel concordato preventivo delle società pubbliche (in house) la liquidazione del compenso del commissario giudiziale è disciplinata esclusivamente dall’art. 165 della legge fallimentare, secondo le norme stabilite con decreto del Ministro della Giustizia (D. M. 28 luglio 1992, n° 570). Lo stesso Tribunale, pertanto, non ha piena discrezionalità in ordine al “quantum” della liquidazione, essendo vincolato ai criteri di calcolo predeterminati nel decreto ministeriale. A maggior ragione è dunque da escludersi una discrezionalità dell’ente (a partecipazione pubblica) nel ridurre unilateralmente una spesa che non può ritenersi né riferibile a funzioni istituzionalmente proprie, né assunta volontariamente dall’ente stesso o dalla sua partecipata in violazione degli obblighi di contenimento della spesa pubblica, essendo posta a carico dello stesso all’esito di un procedimento giudiziale. La fattispecie esaminata, pertanto, è da ritenere estranea all’ambito di operatività dei vincoli di finanza pubblica. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)

I decreti con i quali il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal curatore (ovvero del Commissario giudiziale) sono espressione di un potere discrezionale ed intervengono in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del conto, non assumendo, di conseguenza, efficacia di cosa giudicata, sicché essi non possono pregiudicare, dopo la presentazione del rendiconto, la futura e definitiva decisione sul compenso dovuto, cui corrisponde un diritto soggettivo del curatore, e non sono, quindi, ricorribili per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2018, n.1448.




Concordato preventivo - Falcidia dei debiti per ritenute - Ammissibilità - Infalcidiabilità del debito per ritenute - Requisiti - Concordato con transazione fiscale

Il debito fiscale per ritenute è accomunato all'Iva nella logica dell'infalcidiabilità dell'art. 182 ter l.fall., ed anche per esso vale il principio per cui detta previsione costituisce un'eccezione alla regola generale, stabilita nell'art. 160, co. 2, l.fall., e trova quindi applicazione nella sola speciale ipotesi di proposta di concordato accompagnata da transazione fiscale. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2018, n.1447.




Amministrazione straordinaria (d. lgs. n. 270/1999) – Art. 50 – Contratti in corso al momento dell’apertura della procedura – Determinazione del Commissario straordinario – Necessità

Amministrazione straordinaria (d. lgs. n. 270/1999) – Art. 50 – Contratti in corso al momento dell’apertura della procedura – Disdetta – Recesso contraente in bonis – Illegittimità – Sussistenza


La stabilizzazione dei rapporti contrattuali in corso al momento dell’apertura dell’amministrazione straordinaria consegue non al mancato esercizio tout court della facoltà di scioglimento da parte del commissario straordinario, ma alla sua positiva determinazione di subentrare nei rapporti in questione. Una indiretta ma evidente conferma di una simile conclusione proviene dall’art. 1-bis della legge n. 166 del 2008 che chiarisce, con interpretazione autentica, che il secondo comma dell’art. 50 del d.lgs. n. 270/1999 va inteso nel senso  per cui l’esecuzione del contratto, o la richiesta di sua esecuzione da parte del commissario, non precludono a quest’ultimo la facoltà di scioglimento, che rimane impregiudicata, né comportano, fino all’espressa dichiarazione di subentro del commissario stesso, l’attribuzione all’altro contraente  dei  diritti previsti dall’art. 51, commi 1 e 2, in caso di subingresso da parte dell’ufficio commissariale. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Fino a quando la facoltà di scioglimento non viene esercitata, il contratto continua ad avere esecuzione e resta insensibile ad ogni evento modificante per dare tempo al commissario di formulare la sua scelta. In caso di disdetta del contratto esercitata ante diem dal contraente in bonis, questa altro non costituisce che un recesso, posto che i diversi termini impiegati sono da considerare alla stregua di sinonimi perché in ogni caso incidono - ponendone fine - su un rapporto negoziale che sarebbe, in mancanza, continuato. Sono riconducibili al genere del recesso pure le specie denominate disdetta e/o similia, essendo, quindi, sempre figura di recesso, “evento modificante”, quella disdetta che vale, come si usa dire, “recesso determinativo”, in quanto la inesecuzione del programma viene differita alla scadenza di un termine di preavviso tale da lasciar interrompere la continuazione altrimenti automatica di un rapporto contrattuale destinato a seguire nel tempo. Il contraente in bonis è obbligato (anzi vive una condizione di pati) ad attendere le scelte del commissario straordinario e nulla può fare, tantomeno recedere illegittimamente, se non mettere in mora il commissario a norma dell’art. 50 del d.lgs. n. 270/1999 una volta che il Ministero ne abbia autorizzato il programma, sempreché prima non sia intervenuta la scadenza naturale del contratto. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2018, n.1195.




Accordo di ristrutturazione dei debiti - Natura - Istituto di diritto concorsuale - Condizioni di ammissibilità - Forme di controllo e pubblicità

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Prestazioni di assistenza per l'accesso alla procedura - Omologazione - Funzionalità - Prededuzione

Fallimento - Prededuzione - Credito del professionista per prestazioni di assistenza per l'accesso a procedura concorsuale - Irrilevanza della concreta utilità della prestazione per la massa dei creditori - Principio di carattere generale - Eccezione al principio della par condicio creditorum


L'accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'art. 182-bis l.fall. appartiene agli istituti del diritto concorsuale, come è dato desumere dalla disciplina alla quale nel tempo è stato assoggettato dal legislatore; disciplina che, in punto di condizioni di ammissibilità, deposito presso il tribunale competente, pubblicazione al registro delle imprese e necessità di omologazione, da un lato, e meccanismi di protezione temporanea, esonero dalla revocabilità di atti, pagamenti e garanzie posti in essere in sua esecuzione, dall'altro, (v. l'art. 182-bis legge fall., nei suoi vari commi, e l'art. 67, terzo comma, lett. e), legge fall.), suppone realizzate, nel pur rilevante spazio di autonomia privata accordato alle parti, forme di controllo e pubblicità sulla composizione negoziata, ed effetti protettivi, coerenti con le caratteristiche dei procedimenti concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il principio, per cui le prestazioni del professionista che ha assistito l'imprenditore nell'accesso alla procedura di concordato preventivo, nel caso in cui l'impresa venga ammessa a detta procedura, beneficiano della prededuzione nel fallimento successivo ai sensi dell'art. 111 l.fall., si applica anche all'accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all'art. 182-bis l.fall., nel senso che, avutasi l'omologazione, non è necessario verificare la definitiva tenuta del "risultato" delle prestazioni medesime. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma di cui all'art. 111 l.fall., secondo la quale il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo rientra de plano tra i crediti sorti "in funzione" della procedura e, come tale, a norma dell'art. 111, secondo comma, legge fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti (v. Cass. n. 22450-15), detta un precetto di carattere generale che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, ha introdotto un'eccezione al principio della par condicio creditorum (v. Cass. n. 8533-13 e n. 8958-14). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2018, n.1182.




Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Conclusione dell'esame di tutte le domande presentate tempestivamente - Decorrenza del termine per la presentazione delle domande tardive

Secondo quanto previsto dall'art. 96, comma 4, l.fall., il giudice delegato può formare lo stato passivo, e renderlo esecutivo con decreto depositato in cancelleria, solo dopo aver terminato l'esame di tutte le domande presentate tempestivamente. Va pertanto escluso che nel caso in cui - in ragione del numero o della complessità di tali domande - il procedimento di verifica si protragga per più udienze, il giudice possa adottare all'esito di ciascuna di esse altrettanti decreti di esecutività: questi, ove erroneamente emessi, devono ritenersi tamquam non essent e perciò privi di effetti ai fini della scadenza del termine per il deposito delle domande tardive di cui all'art. 101, comma 1, l.fall. e del decorso dell'anno oltre il quale, ai sensi dell'ultimo comma della norma, tali domande non sono più ammissibili, salvo che il creditore non provi che il ritardo non gli è imputabile.

[Nella specie, l'esame delle domande tempestive non solo non si era esaurito il 12.4.011 (data in cui il giudice delegato aveva impropriamente dichiarato l'esecutività dello stato passivo limitatamente alle domande sulle quali aveva deciso in quell'udienza), ma era ancora in corso il 23.10.012, data di presentazione della domanda della Regione: il tribunale ne ha pertanto erroneamente dichiarato l'inammissibilità ai sensi dell'art. 101, ultimo comma, l.fall., nonostante il termine previsto dalla norma non fosse neppure iniziato a decorrere.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2018, n.1179.




Fusione societaria - Potenziale pregiudizio per i creditori delle società partecipanti

Concordato preventivo - Fusione societaria - Tutela dei creditori - Opposizione

Concordato preventivo - Fusione societaria - Tutela dei creditori - Opposizione

Concordato preventivo - Fusione societaria - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari - Operatività in relazione alle società partecipanti alla fusione


La fusione societaria può pregiudicare la posizione dei creditori delle società partecipanti perché, attuata la fusione, tutti concorrono sull'unico patrimonio risultante dalla fusione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La tutela dei creditori partecipanti alla fusione è presidiata dallo strumento dell'opposizione di cui all'art. 2503 c.c., posto che il regime giuridico attualmente vigente non contempla (a differenza di quanto previsto nella legge delega per la riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza) che, nell'ipotesi in cui il piano di concordato preventivo si fondi su un'operazione di fusione societaria, l'opposizione dei creditori possa essere proposta unicamente nella sede ove si svolge il controllo giudiziale della domanda concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di concordato preventivo che si fondi su un'operazione di fusione societaria e la domanda di concordato sia presentata da una soltanto delle società, la relazione di attestazione deve prendere in considerazione anche la posizione delle altre società partecipanti alla fusione, il cui atteggiamento può influire sulla fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di concordato preventivo che si fondi su un'operazione di fusione societaria e la domanda di concordato sia presentata da una soltanto delle società, il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari di cui all'art. 168 l.fall. opera solo in relazione alla società che abbia presentato ricorso per concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2018, n.1181.




Fallimento - Domanda di rivendica - Pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita - Inammissibilità

Il procedimento di rivendica non può essere instaurato, ai sensi degli artt. 93 e 103 legge fall., in pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita, in quanto, fino al positivo esaurimento di quel giudizio e fino alla trascrizione dell'atto contenuto nella scrittura, difetta il presupposto cui associare il titolo di legittimazione nei confronti del fallimento.

Nel caso di specie, la stessa ricorrente aveva evidenziato che era sempre pendente il giudizio ordinario di cognizione teso a ottenere l'accertamento giudiziale delle sottoscrizioni della scrittura di vendita, per quanto - e ovviamente - con previa trascrizione della relativa domanda ai sensi dell'art. 2652, n. 3, cod. civ. ai fini della retrodatazione degli effetti della trascrizione della scrittura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2018, n.1190.





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