Riviste:   IL CASO.it Famiglia e Minori Internet & Technology Penale Impresa Medico e Responsabilita'

  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

   Home    Articoli    Sentenze di merito    Sentenze di legittimita'    Documenti    Archivi   
 

Codice civile

 i Link

 Il Caso.it

 C.Civile

 C.Proc. Civile

 C.Penale

 C.Proc. Penale

 C.Arbitrato

 L.Fallimentare

 C.Sovraindeb.

 C.Amm. Straord.

 C.Societario



C.Cassazione

C.Costituzionale

Gazzetta Uff.

Leggi UE

Banca d'Italia

Consob







 

 

 



(chiudi)

Legittimità


Procedure concorsuali - Accertamento del passivo - Accertamento del credito del lavoratore - Giudice del lavoro

Qualora risulti l'interesse del lavoratore all'accertamento del diritto di credito risarcitorio in via non meramente strumentale alla partecipazione al concorso nella procedura di amministrazione straordinaria, bensì effettivo alla tutela della propria posizione all'interno dell'impresa, spetta al giudice del lavoro la cognizione delle domande di impugnazione del licenziamento, di reintegrazione nel posto di lavoro e di accertamento, nel vigore del testo dell'art. 18 I. 300/1970 come novellato dall'art. 1, comma 42 I. 92/2012, della misura dell'indennità risarcitoria dovutagli. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 giugno 2018, n.16443.




Concordato preventivo - Transazione fiscale - Obbligatorietà - Esclusione - Falcidia di crediti fiscali e contributivi nel concordato senza transazione fiscale - Ammissibilità

La falcidia dei crediti tributari e previdenziali nel concordato preventivo può attuarsi mediante transazione fiscale oppure, qualora al debitore non interessi il voto favorevole dei relativi creditori, mediante il meccanismo previsto dall'art. 160, comma 2, legge fall., con la precisazione che il principio del rispetto dell'ordine delle cause di prelazione impone che, in caso di falcidia dei crediti suddetti, i creditori di grado successivo dovranno essere pagati mediante ricorso alla finanza cd. esterna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2018, n.16066.




Fallimento – Liquidazione del compenso del curatore – Inclusione nell’attivo realizzato del valore dell’immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario – Condizioni

Ai fini della liquidazione del compenso al curatore del fallimento ex art. 39 l.fall., non può ricomprendersi nel concetto di "attivo realizzato", alla cui entità ragguagliare le percentuali previste dal d.m. n. 30 del 2012, il valore dell'immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, a meno che il curatore non sia intervenuto nell'esecuzione svolgendo un'attività diretta a realizzare una concreta utilità per la massa dei creditori, anche mediante la distribuzione a questi ultimi di una parte del ricavato della vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 giugno 2018, n.14631.




Concordato preventivo – Voto dei creditori – Calcolo delle maggioranze – Crediti contestati dal debitore – Provvedimento di ammissione provvisoria – Necessità – Computabilità – Configurabilità

In materia di concordato preventivo, dal combinato disposto degli articoli 175, comma 4 e 176, comma 1, legge fall., discende che i crediti oggetto di specifica contestazione da parte del debitore possono essere computati, ai fini del calcolo della maggioranze, solo se il giudice delegato, che è tenuto a provvedere per dirimere il contrasto, abbia adottato la decisione di provvisoria ammissione al voto (totale o parziale) dei titolari dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2018, n.13295.




Concordato preventivo - Norma interpretativa di cui all'art. 11, comma 3-quater, d.l. 23 dicembre 2013 n. 145 - Abrogazione - Efficacia retroattiva - Pari efficacia temporale delle due norme - Effetti

Come la norma interpretativa di cui all'art. 11, comma 3-quater, d.l. 23 dicembre 2013 n. 145 (la quale, come noto, aveva esteso la prededuzione anche ai crediti sorti in occasione ed in funzione delle procedure di concordato preventivo cosiddetto con riserva) aveva natura retroattiva, così la successiva norma abrogativa della norma interpretativa aveva analoga efficacia e retroagiva anch'essa al tempo della norma anteriore interpretata; la pari efficacia temporale di tali norme ha quindi fatto sì che la loro concatenazione abbia reso la prima norma interpretativa inutiliter data, dovendosi di conseguenza escludere che la norma abrogativa abbia avuto l'effetto di fissare per il tempo della vigenza della norma interpretativa il significato da essa specificato tra quelli ragionevolmente ascrivibili alla norma anteriore (si veda in questo senso, in termini del tutto condivisibili, Cass. 7/6/2006 n. 13319).

 
Prededuzioni - Crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale - Presupposti - Apertura della procedura - Raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale - Prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza - Precetto di carattere generale, privo di restrizioni - Eccezione al principio della par condicio creditorum - Verifica del nesso di funzionalità/strumentalità secondo giudizio ex ante - Verifica del conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori - Esclusione

Il 2° comma dell'art. 111 l. fall., nello stabilire che sono considerati prededucibili i crediti sorti in "funzione" di una procedura concorsuale, presuppone che la procedura sia stata aperta (e dunque, quanto al concordato, che l'opera prestata sia sfociata nella presentazione della relativa domanda e nell' ammissione dell'impresa alla procedura minore, dimostrandosi in tal modo "funzionale", cioè strumentalmente utile, al raggiungimento quantomeno dell'obiettivo minimale perseguito dal cliente)» (Cass. 6/3/2018 n. 5254).

I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano fra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 2, legge fall. poiché questa norma individua un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo in caso di fallimento la preducibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. n. 1765/2015). In altri termini la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

Pertanto, la funzionalità è ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento e il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest'ultimo predisposto in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, legge fall. costituisce infatti un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.
L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata (Cass. n. 1182/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2018, n.12964.




Fallimento - Organi della procedura - Comitato dei creditori - Potere del giudice delegato di sostituzione dei membri - Natura amministrativa ed ordinatoria - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione

Il provvedimento con il quale il giudice delegato al fallimento accoglie o respinge la richiesta di sostituzione di un membro del comitato dei creditori ai sensi dell'art. 40 legge fall. ha natura amministrativa ed ordinatoria ed è privo di portata decisoria su posizioni di diritto soggettivo, con la conseguenza che lo stesso non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.

La disciplina regolante la partecipazione agli organi della procedura concorsuale è dettata unicamente a tutela dell'interesse pubblicistico al regolare svolgimento e al buon esito della procedura stessa, incidendo solo indirettamente sugli interessi dei componenti del comitato dei creditori o dei creditori ammessi al concorso (Cass. civ., sez. I, 13 marzo 2015, n.5094). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 23 maggio 2018, n.12821.




Fallimento - Facoltà del curatore di avvalersi dell'esito favorevole dell'azione promossa dal solo contribuente fallito - Limitazione nel quantum della pretesa del concessionario insinuatosi al passivo per il recupero dell'intero credito tributario contestato

Il contribuente fallito conserva eccezionalmente la legittimazione a impugnare l'accertamento tributario o a coltivare l'impugnazione in precedenza proposta nell'inerzia degli organi fallimentari; sicchè il permanere di questa legittimazione, operante sotto il controllo del curatore secondo una logica di interesse della massa dei creditori, fa sì che quest' ultimo, al fine di salvaguardare il medesimo interesse collettivo, possa avvalersi dell'esito favorevole dell'azione promossa dal solo contribuente fallito, eccependo il relativo giudicato, onde limitare nel quantum la pretesa del concessionario insinuatosi al passivo per il recupero dell'intero credito tributario contestato.

Pertanto, ove il curatore manifesti il suo interesse a estendere al fallimento l'operatività del giudicato favorevole ottenuto dal fallito a seguito della sua iniziativa individuale, il giudice del merito dovrà ammettere al passivo il credito tributario nei limiti della minor somma acclarata in via definitiva in sede contenziosa ovvero, in caso di mancata formazione del giudicato, ammettere l'intera somma con riserva, da sciogliere poi all'esito della lite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 maggio 2018, n.12854.




Fallimento - Credito del professionista attestatore - Crediti sorto in funzione della procedura - Prededuzione - Valutazione ex post della utilità per la massa - Esclusione

Fallimento - Ammissione al passivo - Credito del professionista attestatore - Eccezione di inadempimento della prestazione - Deduzione - Modalità


In altri termini la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità del credito di cui all'art. 111, comma 2, l.fall. deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sè sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

La funzionalità è dunque ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento ed il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest' ultimo predisposto in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta. Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dalla L. Fall., art. 111, comma 2, costituisce infatti un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata.

Non vi è dubbio quindi che il credito del professionista che abbia predisposto l'attestazione prevista dalla L. Fall., art. 161, comma 3, rientri tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, vada soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'eccezione di inadempimento della prestazione deve essere eccepita e contestata dal curatore mediante opposizione al decreto di ammissione del credito e non può essere sollevata per la prima volta in sede di ricorso per cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.12017.




Concordato preventivo - Pagamenti di crediti - Difetto di autorizzazione del giudice delegato - Revoca dell'ammissione al concordato preventivo - Automaticità - Esclusione - Accertamento della frode alle ragioni dei creditori - Necessità

Il pagamento non autorizzato di un debito scaduto eseguito in data successiva al deposito della domanda di concordato preventivo, non integra in via automatica, ai sensi dell'art. 173, comma 3, l.fall., una causa di revoca del concordato, la quale consegue solo alla verifica, da compiersi ad opera del giudice di merito, che tale pagamento, non essendo ispirato al criterio della migliore soddisfazione dei creditori, sia diretto a frodare le ragioni di questi ultimi, così pregiudicando le possibilità di adempimento della proposta formulata con la domanda di concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.11958.




Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Risoluzione precedente alla dichiarazione di fallimento - Equo compenso per l’uso della cosa - Determinazione - Potere del giudice delegato - Sussiste

In materia di insinuazione allo stato passivo dei crediti derivanti da un contratto di leasing che sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento, rientra nei poteri del giudice delegato, ai sensi degli artt. 25, comma 1, n. 8), e 92 e ss. l.fall., provvedere alla determinazione dell'equo compenso per l'uso della cosa ex art. 1526, comma 1, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2018, n.11962.




Fallimento - Accertamento del passivo - Garanzia ipotecaria - Permanenza degli effetti nell'ambito della procedura - Rinnovazione dell'ipoteca - Non necessità

Ne consegue che nemmeno il mancato rinnovo dell'iscrizione ipotecaria alla scadenza del ventennio dal compimento della prima formalità pubblicitaria, attenendo al solo profilo dell'efficacia e perciò non estinguendo nè il titolo ipotecario, nè il diritto di credito garantito, costituisce ragione per la degradazione, in quanto in materia non opera l'istituto della prescrizione, e dunque dell'ipotizzabilità della interruzione, con riguardo all'apertura del fallimento, essendo invece sufficiente, perchè la garanzia giovi al creditore, che questi abbia richiesto ed ottenuto l'ammissione al passivo del proprio credito, senza che, alla data della domanda, l'iscrizione stessa abbia superato il ventennio, permanendo tale efficacia per tutto il corso della procedura; in questo modo l'istituto si adatta alla sistematica concorsuale, nella quale il creditore, depositata la domanda, consuma il suo potere processuale nè ha più il potere o l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca, che cessa di essere nella sua disponibilità una volta ammesso, a differenza di quanto accade nell'esecuzione singolare, in cui l'iscrizione non deve aver superato il ventennio alla data della vendita forzata, che concreta l'espropriazione che il creditore ha diritto di chiedere, mentre nella procedura concorsuale la vendita è disposta su iniziativa del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 maggio 2018, n.11710.




Abusiva concessione di credito ad imprenditore in stato di insolvenza - Azione da illecito aquiliano nei confronti del finanziatore (banca) per il risarcimento del danno causato ai creditori - Responsabilità nei confronti dei terzi che abbiano confidato sulla solvibilità dell’imprenditore - Sussistenza - Condizioni

In tema di concessione abusiva di credito, sussiste la responsabilità della banca, che finanzi un'impresa insolvente e ne ritardi perciò il fallimento, nei confronti dei terzi che, in ragione di ciò, abbiano confidato nella sua solvibilità ed abbiano continuato ad intrattenere rapporti contrattuali con essa, allorché sia provato che i terzi non fossero a conoscenza dello stato di insolvenza e che tale mancanza di conoscenza non fosse imputabile a colpa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2018, n.11695.




Accertamento del passivo - Ammissione al passivo con riserva - Sentenza non ancora passata in giudicato - Applicazione dell’art. 96, comma 2, n. 3 l. fall. - Interpretazione estensiva - Ammissibilità

In tema di ammissione al passivo fallimentare con riserva, l'articolo 96, comma 2, n. 3 l.fall. deve essere interpretato estensivamente, in modo da ricomprendere anche i crediti oggetto di accertamento negativo da parte di una sentenza non passata in giudicato e pronunciata prima della dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 maggio 2018, n.11362.




Fallimento - Proposta di concordato preventivo - Credito incluso nell’elenco di cui all’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall. - Successivo fallimento dell’imprenditore - Confessione stragiudiziale - Esclusione

In tema di insinuazione al passivo, l'elenco dei creditori previsto dall'art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., che sia stato depositato dall'imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio nel successivo fallimento del medesimo, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2018, n.11197.




Concordato preventivo – Attestazione di veridicità dei dati aziendali – Natura del giudizio del professionista – Conformità della proposta ai meri dati contabili – Inadeguatezza – Indicazione di ogni informazione utile ai creditori circa fatti pregressi rilevanti – Necessità

Concordato preventivo – Ruolo dell’attestatore – Diligenza professionale qualificata ex art. 1176 secondo comma c.c. – Sussistenza

Concordato preventivo – Prestazione dell’attestatore – Qualificazione dell’obbligazione come di mezzi e non di risultato – Limiti


L’asseverazione della contabilità, nei suoi dati di sintesi finale, non può ridursi alla mera riproduzione dei saldi di partita o delle macro voci riassuntive delle poste di bilancio ovvero della movimentazione finanziaria ed economica di sintesi dell’impresa, essendo l’attestazione richiesta dall’art. 161 terzo comma l. fall. (e penalmente protetta dall’art. 236 bis l. fall.), già per la sua prima parte, completa e veritiera se permette la decifrabilità dell’andamento economico-finanziario che ha permesso all’impresa di contabilizzare i risultati delle proprie scritture, non potendo dunque prescindere da una chiara evidenziazione – anche alla stregua di informazioni ‘rilevanti’ – dei fattori (uscite, ricavi, impegni), cioè delle operazioni, condizionati causalmente il dato finale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Con riferimento al ruolo dell’attestatore, va ribadito che la diligenza richiesta è quella qualificata, mediante svolgimento impegnato ed attento dell’incarico, accurato e competente, aggiornato anche dell’evoluzione interpretativa circa i doveri di attestazione; la combinazione degli art. 161 comma terzo l. fall. e 186 bis comma secondo lett. b) l. fall. ha quindi riguardo ad un professionista non comune, specialista della materia, specificamente ingaggiato per (e dunque attrezzato a) esplicare regole tecniche funzionali, nell’attestazione, a tutelare in modo efficace l’interesse del committente, secondo una misura di diligenza notevole e proporzionata e l’interesse procedimentale all’abbreviazione del percorso istruttorio, raccogliendo l’attestatore (con profili di doverosità per la sua indipendenza) elementi la cui riassunzione qualificata e solenne (nell’atto di attestare) accelera la progressività e la stabilità dell’accesso al concorso, nell’interesse dei creditori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Se è vero che il risultato ultimo perseguito dal creditore non risulta incluso nella prestazione per la aleatorietà del suo raggiungimento, dipendendo non solo da volontà e impegno del debitore ma anche da condizioni estranee al suo controllo, cionondimeno ogni obbligazione è finalizzata ad un  risultato; appare cioè priva di razionalità economica, e assente di causa concreta, una obbligazione in cui sia dedotto un comportamento fine a se stesso, cioè privo di una utilità destinata al creditore, dovendo pertanto ammettersi che il normale raggiungimento di risultati oggettivamente apprezzabili che, concorrendo altri fattori, possono condurre a quelli finali attesi dal debitore, va valutato tra gli elementi dedotti nel rapporto professionale e come tali scrutinabili ex post alla stregua di profili di inadempimento.

(Fattispecie in cui la Suprema Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Rimini che aveva escluso dal passivo il credito vantato dal professionista attestatore, in riferimento a proposta di concordato preventivo, per grave inadempimento nell’espletamento dell’incarico. In particolare, il credito era stato radicalmente negato per non avere l’attestatore rilevato la commissione di atti depauperativi del patrimonio sociale da parte dell’organo amministrativo anteriormente al deposito della domanda di concordato c.d. con riserva,  nonché per aver ritenuto fattibile un piano concordatario in continuità aziendale in carenza di un realistico piano industriale). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2018, n.10752.




Istanza di fallimento - Società costituita in Italia - Trasferimento all'estero della sede legale - Conseguente cancellazione dal registro delle imprese - Art. 10 l.fall. - Applicabilità - Esclusione - Ragioni

La previsione dell'art. 10 l.fall., in forza della quale gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, non trova applicazione laddove la cancellazione di una società venga effettuata, non a compimento del procedimento di liquidazione dell'ente o a seguito del verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell'attività, ma in conseguenza del trasferimento all'estero della sede, e quindi sull'assunto che detta società continui l'esercizio dell'impresa, sia pure in un altro Stato, atteso che un siffatto trasferimento (almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi, sul punto, con i principi desumibili dalla legge italiana) non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita, come è agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lett. c) e 2473, comma 1, c.c. Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2018, n.10793.




Fallimento - Curatore - Nomina di coadiutore per la stima dei beni - Responsabilità del curatore - Culpa in eligendo - Esclusione - Culpa in vigilando - Sussistenza - Fattispecie in tema di sanzioni amministrative

Ancorchè non possa ravvisarsi colpa del curatore nell'individuazione del profilo professionale del soggetto indicato come coadiutore, tuttavia laddove quest'ultimo nell'espletamento dell'incarico commetta degli errori, che fondino poi una responsabilità, quest'ultima deve essere imputata al curatore, come propria.

Ancorchè la necessità di nominare un professionista quale coadiutore ai fini della stima dei beni possa riconnettersi alla carenza in capo al curatore delle cognizioni tecniche necessarie per l'espletamento di tale attività, la previsione di cui alla L. Fall., art. 32, nel ribadire che l'attività si svolga sempre sotto la responsabilità del curatore, fa sì che l'erronea considerazione della effettiva natura dei beni stimati (nel caso di specie ai fini del riscontro della presenza di PCB, dalla quale scattava l'obbligo di comunicazione, la cui omissione è stata sanzionata in via amministrativa) fonda anche nei confronti della P.A. la responsabilità del curatore, che non può addure a propria giustificazione la pretesa impossibilità di avvedersi dell'errore commesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 03 maggio 2018, n.10513.




Curatore del fallimento – Coadiutore – Subordinazione al curatore – Conseguenza in tema di responsabilità – Fattispecie

Il coadiutore della curatela fallimentare, nominato ai sensi del secondo comma dell'art. 32 legge fall, svolge prestazioni d'opera integrative dell'attività del curatore, in posizione subordinata rispetto a tale organo della procedura concorsuale; il curatore, pertanto, risponde a titolo di "culpa in vigilando" degli eventuali errori commessi dal coadiutore nell'espletamento delle attività affidategli. (Nella specie la S.C. ha ritenuto sussistente la responsabilità della curatela per il mancato assolvimento da parte del tecnico incaricato della redazione dell'inventario degli obblighi di comunicazione in materia ambientale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 maggio 2018, n.10513.




Liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento successivo - Presupposti

In tema di liquidazione coatta amministrativa, l'accertamento preventivo e l'accertamento successivo dello stato di insolvenza restano dalle disposizioni della legge fallimentare ancorati ai medesimi presupposti sostanziali; sicché l'accertamento successivo è ammissibile soltanto nei confronti di quegli enti per i quali risulti ammissibile l'accertamento preventivo, anche se in concreto non compiuto, con conseguente esclusione in entrambi i casi degli enti pubblici. (massima ufficiale) Cassazione civile, 30 aprile 2018, n.10383.




Concordato preventivo - Omologazione - Dichiarazione di fallimento senza previa risoluzione del concordato - Ammissione al passivo del credito nella misura falcidiata in sede concordataria - Possibile rilievo nomofilattico - Trattazione in pubblica udienza della prima sezione civile

Deve trattarsi in pubblica udienza della prima sezione civile - in quanto di possibile rilievo nomofilattico - la questione se debba essere ammesso al passivo integralmente o nella misura falcidiata in sede concordataria il credito nei confronti di debitore dichiarato fallito senza che sia stato dichiarato risolto il concordato preventivo in precedenza omologato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 24 aprile 2018, n.10105.




Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione all'azione revocatoria - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Ragioni - Fattispecie

In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460 c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461 c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597 c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell'art. 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597 c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. (Fattispecie relativa a pagamenti di diritti e tasse aeroportuali effettuati da un vettore aereo in favore di un gestore aeroportuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10117.




Società professionali - Avvocato - Credito per prestazioni professionali - Ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c. - Spettanza - Condizioni - Fattispecie

La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale da cui quel credito è derivato e, dunque, l'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c., salvo che l'istante dimostri che il credito si riferisca ad una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, pur se formalmente richiesto dall'associazione professionale.

(Nella specie, in applicazione del suesposto principio, la S.C. ha confermato il decreto che aveva ammesso il credito al chirografo, atteso che l'avvocato aveva chiesto l'ammissione al passivo nella qualità di socio e legale rappresentante di una società tra professionisti deducendo, ma non provando, di aver svolto la prestazione professionale "materialmente e personalmente" in forza di mandato congiunto con altro legale non facente parte della predetta società). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2018, n.9927.




Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Creditori privilegiati - Crediti dello Stato per la restituzione di finanziamenti pubblici - Art. 9, comma V, del d.lgs. n. 123 del 1998 - Estensione ai casi di revoca concernente la gestione del rapporto di credito - Fondamento

In tema di ordine di ripartizione dell'attivo fallimentare, l'art. 9, quinto comma, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 123, in materia razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, nel prevedere la revoca del beneficio e disporre il privilegio in favore del credito alle restituzioni, si riferisce non solo a patologie attinenti alla fase genetica dell'erogazione pubblica, ma si estende anche a quella successiva di gestione del rapporto di credito insorto per effetto della concessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 aprile 2018, n.9926.




Revocatoria fallimentare - Rimesse in conto corrente bancario - Azione revocatoria - Indicazione dei singoli versamenti - Necessità - Esclusione - Indeterminatezza dell'oggetto e della "causa petendi" - Domanda - Nullità - Esclusione

Non è affetta da nullità per indeterminatezza dell'oggetto o della "causa petendi", ai sensi del combinato disposto degli artt. 163, comma 3, nn. 3 e 4, e 164, comma 4, c.p.c. la citazione contenente la domanda di revocatoria fallimentare di pagamenti costituiti da rimesse in conto corrente bancario, benché priva dell'indicazione dei singoli versamenti solutori, qualora (come nella specie) siano specificamente indicati i conti correnti e la domanda si riferisca a tutte le rimesse operate su quei conti in un determinato periodo di tempo (con indicazione anche dell'importo globale delle stesse), essendo sufficientemente specificati gli elementi idonei a consentire alla banca l'individuazione delle domande contro di essa proposte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 aprile 2018, n.9610.




Procedure concorsuali – Consecuzione tra concordato preventivo e fallimento – Necessità dell’ammissione al concordato per il configurarsi della consecuzione – Esclusione

Procedure concorsuali – Consecuzione tra concordato preventivo e fallimento – Intervallo temporale tra le procedure – Mutamento del presupposto oggettivo – Giudizio secondo ragionevolezza – Esclusione dell’operare della consecuzione


Il fenomeno della consecuzione tra procedure concorsuali può configurarsi anche nel caso in cui alla presentazione della domanda di concordato non abbia fatto seguito il decreto di ammissione alla relativa procedura. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)

Non può ravvisarsi il fenomeno della consecuzione qualora tra procedure concorsuali intercorra un intervallo di dimensione temporale tale da far ritenere, alla luce di un giudizio di ragionevolezza, che la situazione di crisi che dà luogo alla seconda procedura non sia sovrapponibile a quella precedente. (Alberto Mager) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9290.




Concordato preventivo - Omologazione - Formazione di classi di creditori - Omogeneità delle posizioni giuridiche e degli interessi economici - Esame congiunto dei detti criteri - Necessità - Valutazione in fatto riservata al giudice di merito - Sindacato in sede di legittimità - Limiti

In tema di concordato preventivo, ove intenda prevedere la suddivisione in classi, la proposta deve necessariamente conformarsi ai due criteri fissati dal legislatore nell'art. 160, comma 1, lett. c), l.fall., costituiti dall'omogeneità delle posizioni giuridiche (che riguardano la natura del credito, le sue qualità intrinseche, il carattere chirografario o privilegiato, l'eventuale esistenza di contestazioni, ovvero la presenza o meno di garanzie prestate da terzi o di un titolo esecutivo) e degli interessi economici (riferiti alla fonte e alla tipologia socio-economica del credito, ovvero al peculiare tornaconto vantato dal suo titolare). Rientra tra i compiti del tribunale - con un accertamento in fatto che non è sindacabile in sede di legittimità ove adeguatamente motivato - valutare congiuntamente i detti criteri al fine di verificare l'omogeneità dei crediti raggruppati, che non può essere affermata in termini di assoluta identità, essendo sufficiente la presenza di tratti principali comuni di importanza preponderante, che rendano di secondario rilievo quelli differenzianti, in modo da far apparire ragionevole una comune sorte satisfattiva per le singole posizioni costituite in classe. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9378.




Fallimento - Cause di prelazione - Graduatoria distributiva del patrimonio mobiliare - Principio regolatore dell'ordine di preferenza fissato dal codice civile - Applicazione in sede fallimentare - Prevalenza del creditore privilegiato generale a scapito del creditore privilegiato speciale

La codificazione, all'art. 111-quater, comma 1, legge fall., della cd. unicità della graduatoria distributiva del patrimonio mobiliare non introduce un autonomo ed innovativo principio regolatore dell'ordine di preferenza fissato dal codice civile con riguardo alle cause di prelazione, imperniato sul sistema di regolazione dei conflitti cui sono dedicati, tra gli altri, gli artt. 2777 e 2778 c.c.; a ciò deve dunque intendersi riferito il richiamo al "grado previsto dalla legge" (art. 111-quater, comma 1, legge fall.) e al "pagamento... secondo l'ordine assegnato dalla legge" (art. 111, comma 1, n. 2 legge fall.).

La collocazione preferenziale del creditore privilegiato generale si attua a scapito del creditore privilegiato speciale, intacca cioè il ricavato della vendita del bene su cui quest'ultimo ha la prelazione, "se non trovi soddisfazione su altri beni mobili" quando cioè sia certo che nessun altro bene mobile permetta quel pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2018, n.9018.




Fallimento - Accertamento del passivo - Accertamento del credito devoluto alla giurisdizione di altro giudice - Sospensione dell'accertamento del passivo - Inammissibilità

Fallimento - Dichiarazione di interruzione dei giudizi pendenti - Riassunzione del processo - Necessità - Esclusione


Nelle ipotesi in cui venga chiesta l'ammissione al passivo di un credito il cui accertamento è devoluto alla giurisdizione di altro giudice, non viene meno il potere del giudice fallimentare di ammettere il credito con riserva, essendo gli organi fallimentari tenuti a considerare il credito come condizionale e a sciogliere la riserva in relazione all'esito del processo dinanzi al giudice competente, sì da consentire al creditore la partecipazione al riparto mediante accantonamento; deve dunque ritenersi inammissibile la richiesta di sospensione dell'accertamento del passivo ai sensi dell'art. 295 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma della L. Fall., art. 43, comma 3, va interpretata nel senso che, intervenuto il fallimento, l'interruzione è sottratta all'ordinario regime dettato in materia dagli artt. 299 c.p.c. e ss., nel senso, cioè, che è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dall'evento, ma non anche nel senso che la parte non fallita sia tenuta alla riassunzione del processo nei confronti del curatore indipendentemente dal fatto che l'interruzione sia stata, o meno, dichiarata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 marzo 2018, n.7547.




Fallimento - Credito di rivalsa IVA del professionista - Evento generatore del credito di rivalsa IVA - Autonomia rispetto alla prestazione

Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, L. Fall., in quanto la disposizione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 6, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicchè, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 marzo 2018, n.6245.




Fallimento - Chiusura - Autonomia della fase del reclamo avverso il decreto di chiusura - Eventuale nullità o comunque illegittimità delle precedenti fasi della procedura - Irrilevanza

Il procedimento di chiusura, con la conseguente fase di reclamo, è autonomo e non dipendente dall'eventuale nullità o comunque illegittimità delle precedenti fasi della procedura fallimentare.

La cognizione rimessa al giudice in sede di reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento, ai sensi dell'art. 119, comma 2, legge fall. è, infatti, limitata alla verifica della sussistenza di una delle ipotesi di cui ai numeri da 1) a 4) dell'art. 118, in presenza delle quali gli organi fallimentari non hanno alcun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, con la conseguenza che il reclamo è inammissibile qualora il reclamante non abbia dedotto l'insussistenza di una di tali ipotesi (cfr. Cass. 13/07/2017, n. 17337; Cass. 13/01/2010, n. 395; Cass. 22/10/2007, n. 22105; Cass. 16/03/2001, 3819). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2018, n.5892.





Sfoglia:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20


(chiudi)



Widgets Magazine






  Crisi d'Impresa e Fallimento

  

Home page
Novità
Giuripr. Merito
Giuripr. Legittimità

Archivi
Articoli
Tutti
Cerca

Crisi d'Impresa e Fallimento
Periodico trimestrale pubblicato in 42045 Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, edito da:
Centro Studi Giuridici

Associazione di promozione sociale, con sede in 42045 - Luzzara (RE), Via Grandi n. 5, iscritta nel Registro Provinciale delle Associazioni di Promozione Sociale della Provincia di Reggio Emilia  al n. 53298/31, a far tempo dal 02/11/11.
P.Iva: 02216450201; C.F.: 01762090205

e-mail: csgeditore@gmail.com
Concessionaria per la pubblicità: IUS di Stamura Bortesi, con sede in 46029 - Suzzara (MN), Via Biocheria n. 23 - P.I. 02389250206.