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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Giudizio di divorzio introdotto dinanzi al giudice italiano - Domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento dei figli minori - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Fondamento

Qualora nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale (nella specie, con riferimento al diritto di visita) ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell'Unione Europea (nella specie, la Germania), la giurisdizione su tali domande spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all'A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l'interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 novembre 2018, n.30657.




Fallimento – Dichiarazione – Requisiti dimensionali dell’impresa – Produzione dei bilanci – Impresa non tenuta alla redazione del bilancio – Strumento di prova privilegiato ma non esclusivo

Ai fine della dimostrazione del requisito dimensionale dell’impresa di cui all’art. 1, comma 2, legge fall., i bilanci d'esercizio dei tre anni anteriori rappresentano uno strumento di prova privilegiato, ma danno vita, ad alcuna forma di onere probatorio esclusivo (cfr. Cass., 2 ottobre 2018, n. 23948, Cass., 18 giugno 2018, n. 16067, che peraltro si pongono in linea di dichiarata continuità, di sintonia, con l'orientamento sviluppato sin dall'entrata in vigore dell'attuale comma 2 dell'art. 1 legge fall., per l'appunto sostanzialmente orientato nel senso di ammettere pure prove diverse dai bilanci).

Che il bilancio di esercizio costituisca, infatti, canale privilegiato - o anche «naturale», si potrebbe pure dire - per la valutazione prevista dall'art. 1, comma 2, citato è cosa che non viene certamente a stupire o a sorprendere nessuno, posto che la funzione specifica e propria di tale documento contabile è, per l'appunto, quella di rappresentare la «situazione patrimoniale e finanziaria» dell'impresa (così la norma dell'art. 2423, comma 2, cod. civ.).

Ma questa constatazione non è destinata ad andare oltre il piano - che le è proprio - dell'utilità operativa: della peculiare idoneità di questo documento, cioè, a chiarire a livello di fattispecie concreta i punti che sono evocati dalla disciplina dei presupposti di non fallibilità.

In realtà, la norma dell'art. 1, comma 2, legge fall. indica in modo espresso che la sussistenza del presupposto dei ricavi lordi (lett. b. del comma 2) può risultare «in qualunque modo» e non v'è ragione per non riferire tale evenienza pure agli altri due presupposti (uno spunto nel senso della valorizzazione del richiamato inciso normativo si trova nella pronuncia della Corte Costituzionale, 1 luglio 2009, n. 198).

La logica che presiede alla scelta di sottrarre gli imprenditori in possesso dei tre requisiti indicati dal comma 2 dell'art. 1 legge fall. si fissa propriamente in un'«ottica deflattiva al fine di esentare dal concorso le crisi di impresa di modeste dimensioni oggettive» (così Cass., 25 giugno 2018, n. 16683); rimane perciò del tutto estranea alla logica della norma in discorso una funzione «sanzionatoria» dell'imprenditore che non ha redatto e depositato presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio ovvero una funzione (anche solo tendenzialmente) premiale dell'imprenditore che invece ciò ha fatto.

Sul piano sistematico, poi, l'imposizione di un «pregiudiziale» deposito dei bilanci di esercizio ai fini della verifica dei presupposti di sottrazione al fallimento si mostrerebbe all'evidenza distonica, non coerente, con una normativa che oggi si disinteressa (a differenza del passato) del requisito della regolare tenuta della contabilità da parte dell'imprenditore che chiede di essere ammesso al benefico del concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 novembre 2018, n.30541.




Fallimento – Dichiarazione – Requisiti dimensionali dell’impresa – Produzione dei bilanci – Impresa non tenuta alla redazione del bilancio – Strumento di prova privilegiato ma non esclusivo

Ai fine della dimostrazione del requisito dimensionale dell’impresa di cui all’art. 1, comma 2, legge fall., i bilanci d'esercizio dei tre anni anteriori rappresentano uno strumento di prova privilegiato, ma danno vita, ad alcuna forma di onere probatorio esclusivo (cfr. Cass., 2 ottobre 2018, n. 23948, Cass., 18 giugno 2018, n. 16067, che peraltro si pongono in linea di dichiarata continuità, di sintonia, con l'orientamento sviluppato sin dall'entrata in vigore dell'attuale comma 2 dell'art. 1 legge fall., per l'appunto sostanzialmente orientato nel senso di ammettere pure prove diverse dai bilanci).

Che il bilancio di esercizio costituisca, infatti, canale privilegiato - o anche «naturale», si potrebbe pure dire - per la valutazione prevista dall'art. 1, comma 2, citato è cosa che non viene certamente a stupire o a sorprendere nessuno, posto che la funzione specifica e propria di tale documento contabile è, per l'appunto, quella di rappresentare la «situazione patrimoniale e finanziaria» dell'impresa (così la norma dell'art. 2423, comma 2, cod. civ.).

Ma questa constatazione non è destinata ad andare oltre il piano - che le è proprio - dell'utilità operativa: della peculiare idoneità di questo documento, cioè, a chiarire a livello di fattispecie concreta i punti che sono evocati dalla disciplina dei presupposti di non fallibilità.

In realtà, la norma dell'art. 1, comma 2, legge fall. indica in modo espresso che la sussistenza del presupposto dei ricavi lordi (lett. b. del comma 2) può risultare «in qualunque modo» e non v'è ragione per non riferire tale evenienza pure agli altri due presupposti (uno spunto nel senso della valorizzazione del richiamato inciso normativo si trova nella pronuncia della Corte Costituzionale, 1 luglio 2009, n. 198).

La logica che presiede alla scelta di sottrarre gli imprenditori in possesso dei tre requisiti indicati dal comma 2 dell'art. 1 legge fall. si fissa propriamente in un'«ottica deflattiva al fine di esentare dal concorso le crisi di impresa di modeste dimensioni oggettive» (così Cass., 25 giugno 2018, n. 16683); rimane perciò del tutto estranea alla logica della norma in discorso una funzione «sanzionatoria» dell'imprenditore che non ha redatto e depositato presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio ovvero una funzione (anche solo tendenzialmente) premiale dell'imprenditore che invece ciò ha fatto.

Sul piano sistematico, poi, l'imposizione di un «pregiudiziale» deposito dei bilanci di esercizio ai fini della verifica dei presupposti di sottrazione al fallimento si mostrerebbe all'evidenza distonica, non coerente, con una normativa che oggi si disinteressa (a differenza del passato) del requisito della regolare tenuta della contabilità da parte dell'imprenditore che chiede di essere ammesso al benefico del concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 novembre 2018, n.30541.




Prededuzione – Crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo – Valutazione ex post della concreta utilità della prestazione – Esclusione

I crediti sorti a seguito delle prestazioni rese in favore dell'imprenditore per la redazione della domanda di concordato preventivo e per la relativa assistenza rientrano quindi fra quelli da soddisfarsi in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 2 L. Fall. poichè questa norma individua un precetto di carattere generale, privo di restrizioni, che, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par conditio creditorum, estendendo in caso di fallimento la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali (Cass. n. 1765/2015).

Ne discende che la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sè sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

Dunque - secondo l'esemplificazione fatta da Cass. n. 280/2017 - la funzionalità è ravvisabile quando le prestazioni compiute dal terzo, per il momento ed il modo con cui sono state assunte in un rapporto obbligatorio con il debitore, confluiscano nel disegno di risanamento da quest'ultimo predisposto, in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all'iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di una utilità in concreto per la massa dei creditori, concetto che non può essere confuso o sovrapposto a quello di funzionalità.

La collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, L. Fall. costituisce infatti, come detto, un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata (Cass. n. 1182/2018, Cass. n. 12017/2018).

Deve perciò essere ribadito l'orientamento secondo cui il credito del professionista che abbia svolto attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo rientra de plano tra i crediti sorti "in funzione" di quest'ultima procedura e, come tale, a norma dell'art. 111, comma 2, L. Fall., va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti (Cass. n. 22450/2015). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2018, n.30114.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Affitto di azienda – Ammissibilità

Il concordato con continuità aziendale disciplinato dall'art. 186-bis L. Fall. è configurabile anche quando l'azienda sia già stata affittata o sia destinata ad esserlo, rivelandosi affatto indifferente la circostanza che, al momento dell'ammissione alla suddetta procedura concorsuale o del deposito della relativa domanda, l'azienda sia esercitata dal debitore o, come nell'ipotesi dell'affitto della stessa, da un terzo, in quanto il contratto d'affitto - recante, o meno, l'obbligo dell'affittuario di procedere, poi, all'acquisto dell'azienda (rispettivamente, affitto cd. ponte oppure cd. puro) - può costituire uno strumento per giungere alla cessione o al conferimento dell'azienda senza il rischio della perdita dei suoi valori intrinseci, primo tra tutti l'avviamento, che un suo arresto, anche momentaneo, rischierebbe di produrre in modo irreversibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 novembre 2018, n.29742.




Fallimento – Sospensione della procedura – Natura – Sospensione dei procedimenti esecutivi in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura

La procedura prefallimentare non ha natura esecutiva, ma cognitiva, in quanto, prima della dichiarazione di fallimento, non può dirsi iniziata l'esecuzione collettiva, così come, prima del pignoramento, non può ritenersi cominciata l'esecuzione individuale; ciò è tanto vero che il procedimento per la dichiarazione di fallimento non è soggetto alla sospensione dei procedimenti esecutivi prevista della L. n. 44 del 1999, art. 20, comma 4, in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 novembre 2018, n.29245.




Sequestro preventivo finalizzato alla confisca – Esecuzione immobiliare – Anteriorità della trascrizione del pignoramento – Liquidazione in sede esecutiva – Inopponibilità al terzo acquirente del vincolo penale

Acquisto in sede esecutiva – Indicazione del vincolo penale nell’avviso di vendita – Buona fede del terzo acquirente


Ai sensi dell'art. 2915 c.c., l'opponibilità del vincolo penale al terzo acquirente in sede esecutiva dipende dalla trascrizione del sequestro (ex art. 104 disp. att. c.p.p.), che deve essere antecedente a quella del pignoramento immobiliare, venendo così a rappresentare il presupposto per la confisca anche successivamente all'acquisto. Diversamente, se la trascrizione del sequestro è successiva, il bene deve ritenersi appartenente al terzo "pleno iure" con conseguente impossibilità della confisca posteriore all'acquisto. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

La mera indicazione della trascrizione del sequestro nel bando di vendita, non è elemento idoneo ad escludere la buona fede e consentire conseguentemente la confisca, poiché la buona fede, deve essere valutata rispetto al reato e non alle vicende del processo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 09 novembre 2018, n.51043.




Curatore fallimentare - Interesse ad impugnare cartella per tributi antecedenti al fallimento fondata su atto impositivo non notificatogli - Esclusione - Fondamento

Il curatore fallimentare non ha interesse ad impugnare la cartella di pagamento riguardante tributi dovuti in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento ove detta cartella non sia stata preceduta dalla notificazione, anche nei suoi confronti, dell'atto impositivo che ne costituisce il necessario presupposto, atteso che, non essendo la cartella opponibile alla curatela fallimentare, egli può sempre farne valere l'inefficacia relativa davanti al giudice delegato o al tribunale fallimentare in sede di accertamento del passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2018, n.28707.




Fallimento – Riconoscimento di un debito – Posizione del curatore – Inversione dell’onere della prova di cui all’art. 1988 c.c. – Esclusione

Dal curatore del fallimento non può provenire l’effetto dell’inversione della prova di cui all’art. 1988 c.c. ( “la promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale”), in quanto il riconoscimento di un debito "deve pur sempre provenire da un soggetto legittimato sotto il profilo sostanziale a disporre del patrimonio sul quale incide l'obbligazione dichiarata, trattandosi di atto avente carattere negoziale" (Cass., 13 ottobre 2016, n. 20689; ivi pure l'indicazione di precedenti ulteriori).

La dichiarazione rilasciata dal soggetto poi fallito non può comunque assumere, nell'ambito dei giudizi relativi allo stato passivo, l'efficacia della confessione stragiudiziale di cui all'art. 2735 c.c., posto che il curatore "rappresenta la massa dei creditori e non il fallito" (così Cass., 18 dicembre 2012, n. 23318; cfr. inoltre, più di recente, Cass., 8 ottobre 2014, n. 21258; Cass., 19 ottobre 2017, n. 24690); nè può essere messo in dubbio che il principio così espresso venga a valere anche per la figura del riconoscimento di debito e in relazione all'inversione dell'onere della prova disposta dalla norma dell'art. 1988 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 05 novembre 2018, n.28094.




Professioni sanitarie - Convocazione dei componenti della Commissione di disciplina presso il Consiglio dell'Ordine locale - Questioni relative - Proposizione "in limine" o, comunque, prima dell'emissione della decisione - Necessità - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze

In tema di procedimento disciplinare a carico di esercenti la professione sanitaria, ogni questione relativa alla validità della seduta per la irregolare composizione della Commissione di disciplina deve essere posta dall'interessato "in limine" o, comunque, prima che sia assunta la decisione, affinché l'organo disciplinare sia messo in condizione di dimostrare immediatamente la corretta convocazione dei suoi componenti, ovvero di fissare una diversa seduta a tale fine. In difetto di rilievi di sorta, in questa fase, da parte dell'incolpato, le contestazioni concernenti la validità della seduta della suddetta Commissione per ipotizzato difetto di composizione devono ritenersi precluse e, dunque, non più prospettabili innanzi alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie o, per la prima volta, in sede di giudizio di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27923.




Professioni sanitarie - Convocazione dei componenti della Commissione di disciplina presso il Consiglio dell'Ordine locale - Questioni relative - Proposizione "in limine" o, comunque, prima dell'emissione della decisione - Necessità - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze

In tema di procedimento disciplinare a carico di esercenti la professione sanitaria, ogni questione relativa alla validità della seduta per la irregolare composizione della Commissione di disciplina deve essere posta dall'interessato "in limine" o, comunque, prima che sia assunta la decisione, affinché l'organo disciplinare sia messo in condizione di dimostrare immediatamente la corretta convocazione dei suoi componenti, ovvero di fissare una diversa seduta a tale fine. In difetto di rilievi di sorta, in questa fase, da parte dell'incolpato, le contestazioni concernenti la validità della seduta della suddetta Commissione per ipotizzato difetto di composizione devono ritenersi precluse e, dunque, non più prospettabili innanzi alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie o, per la prima volta, in sede di giudizio di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27923.




Sopravvenuto annullamento degli atti di nomina dei componenti di un organo giudicante per vizi originari - Efficacia retroattiva - Conseguenze - Nullità della decisione - Modalità con cui fare valere detta nullità - Deducibilità in sede di legittimità con memoria ex art. 378 c.p.c. - Esclusione - Fattispecie

Il sopravvenuto annullamento degli atti di nomina dei componenti di un organo collegiale giudicante per vizi originari della relativa costituzione, ancorchè incida "ex tunc" sulla validità degli atti di esercizio della funzione in precedenza compiuti, comporta la mera nullità della decisione resa, suscettibile di essere fatta valere nei limiti e secondo le regole proprie dei mezzi di impugnazione ex art. 161, comma 1, c.p.c., nel mentre è inammissibile la deduzione dei vizi in parola effettuata con la memoria di cui all'art. 378 c.p.c. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha dichiarato l'inammissibilità della questione relativa alla regolarità della composizione della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, poiché sollevata dal ricorrente solo con la memoria ex art. 378 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27923.




Ricusazione e astensione - Grave inimicizia - Presentazione di una denuncia od azioni compiute nell'esercizio dei propri compiti istituzionali - Idoneità a configurare l'obbligo di astensione di un componente di un Consiglio dell'Ordine - Esclusione - Presupposti di tale obbligo - Fattispecie

Ai fini della configurabilità dell'obbligo del giudice di astenersi, ai sensi dell'art. 51, n. 3, c.p.c., la "grave inimicizia" del componente di un Consiglio dell'Ordine nei confronti di un incolpato deve essere reciproca e, pertanto, non è sufficiente ad integrarla la mera presentazione di una denuncia o, comunque, di un atto di impulso idoneo a dare inizio ad un procedimento giudiziale, né può, in linea di principio, originare dall'attività consiliare del componente stesso per questioni inerenti all'esercizio della professione, ma deve riferirsi a ragioni private di rancore o di avversione sorte nell'ambito di rapporti estranei ai compiti istituzionali. (Fattispecie relativa a procedimento disciplinare dinanzi al Consiglio dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 ottobre 2018, n.27923.




Credito - Istituto o enti di credito - Consigliere di amministrazione non esecutivo - Omessa vigilanza su operato consiglieri esecutivi - Sussistenza del relativo dovere ai sensi dell'art. 191, comma 2, T.U.F., nella formulazione all'epoca vigente - Fondamento - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 191, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, nella formulazione applicabile "ratione temporis", il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile per omessa vigilanza allorché, venuto a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbia fatto ciò che poteva per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (Nella specie, il ricorrente era stato sanzionato, quale consigliere di amministrazione non esecutivo di una società per azioni, per l'omessa vigilanza sull'operato dei consiglieri esecutivi, in relazione a condotte poste in essere anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 72 del 2015). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27365.




Credito - Istituto o enti di credito - Consigliere di amministrazione non esecutivo - Omessa vigilanza su operato consiglieri esecutivi - Sussistenza del relativo dovere ai sensi dell'art. 191, comma 2, T.U.F., nella formulazione all'epoca vigente - Fondamento - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 191, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, nella formulazione applicabile "ratione temporis", il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile per omessa vigilanza allorché, venuto a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbia fatto ciò che poteva per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (Nella specie, il ricorrente era stato sanzionato, quale consigliere di amministrazione non esecutivo di una società per azioni, per l'omessa vigilanza sull'operato dei consiglieri esecutivi, in relazione a condotte poste in essere anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 72 del 2015). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27365.




Credito - Istituto o enti di credito - Consigliere di amministrazione non esecutivo - Omessa vigilanza su operato consiglieri esecutivi - Sussistenza del relativo dovere ai sensi dell'art. 191, comma 2, T.U.F., nella formulazione all'epoca vigente - Fondamento - Fattispecie

In tema di sanzioni amministrative previste dall'art. 191, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, nella formulazione applicabile "ratione temporis", il consigliere di amministrazione non esecutivo di società per azioni, in conformità al disposto dell'art. 2392, comma 2, c.c., che concorre a connotare le funzioni gestorie tanto dei consiglieri non esecutivi, quanto di quelli esecutivi, è solidalmente responsabile per omessa vigilanza allorché, venuto a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non abbia fatto ciò che poteva per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose. (Nella specie, il ricorrente era stato sanzionato, quale consigliere di amministrazione non esecutivo di una società per azioni, per l'omessa vigilanza sull'operato dei consiglieri esecutivi, in relazione a condotte poste in essere anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 72 del 2015). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27365.




Costruzione realizzata su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi - Comunione legale della costruzione - Esclusione - Diritti dell'altro coniuge - Natura meramente obbligatoria - Condizioni

Il principio generale dell'accessione posto dall'art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista "ipso iure", al momento dell'incorporazione, la proprietà della costruzione su di esso edificata e la cui operatività può essere esclusa soltanto da una specifica pattuizione tra le parti o da una altrettanto specifica disposizione di legge, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, poiché l'acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario, senza la necessità di un'apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l'art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale. Ne consegue che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest'ultimo in virtù dei principi generali in materia di accessione, spettando al coniuge non proprietario che abbia contribuito all'onere della costruzione il diritto di ripetere nei confronti dell'altro le somme spese, ai sensi dell'art. 2033 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27412.




Condominio - Tubazioni (o parte di esse) dell'impianto idrico - Parte dell'impianto compresa nell'appartamento di un condomino - Diramazione a favore di altro appartamento - Presunzione di comunione - Insussistenza - Fattispecie

La presunzione di proprietà comune dell'impianto idrico di un immobile condominiale, ex art. 1117, n. 3, c.c., non può estendersi a quella parte dell'impianto ricompresa nell'appartamento dei singoli condomini, cioè nella sfera di proprietà esclusiva di questi e, di conseguenza, nemmeno alle diramazioni che, innestandosi nel tratto di proprietà esclusiva, anche se questo sia allacciato a quello comune, servono ad addurre acqua negli appartamenti degli altri proprietari. (La S.C. ha enunciato il detto principio in una fattispecie in cui le infiltrazioni erano state causate dalla rottura della chiave di stacco dell'acqua sita nella cucina dell'appartamento sovrastante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 ottobre 2018, n.27248.




Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio


La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2018, n.27120.




Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio


La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2018, n.27120.




Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio


La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2018, n.27120.




Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio


La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2018, n.27120.




Concordato preventivo – Modifica della proposta – Limite temporale – Rinuncia alla proposta

Concordato preventivo – Rinuncia alla proposta – Nuova proposta – Ammissibilità – Rapporto con le istanze di fallimento – Oggetto della valutazione del tribunale – Valutazione del carattere eventualmente dilatorio


La rinuncia alla proposta di concordato non soffre del limite temporale imposto alla sua modifica (prima del 2015 "l'inizio delle operazioni di voto" ex art. 175 legge fall., ora "quindici giorni prima dell'adunanza dei creditori" ex art. 172, comma 2, legge fall.) in quanto destinata all'arresto dell'iter concordatario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ragioni di economia processuale l'eventuale "nuova proposta" depositata contestualmente alla rinunzia della precedente può essere esaminata dal tribunale nel corso della stessa procedura concordataria, ove non pendano istanze di fallimento ovvero esse vengano desistite.

Nella persistenza di istanze di fallimento il tribunale è tenuto a valutare la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi di cui agli artt. 1 e 5 legge fall. per l'apertura del fallimento, sia pure tenendo conto della nuova proposta del debitore, ove in ipotesi idonea a scongiurare o superare lo stato di insolvenza.

Il tribunale è comunque tenuto a valutare il carattere eventualmente dilatorio, e come tale abusivo, della nuova proposta; che in simile contesto è invece inammissibile una "nuova domanda" di concordato cd. con riserva, ex art. 161, comma 6, legge fall., potendo al più il debitore confidare sulla concessione del termine ex art. 162, comma 1, legge fall. per eventuali integrazioni della nuova proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 ottobre 2018, n.27120.




Sanzioni Consob – Garanzie del giusto processo – Violazione – Insussistenza

In tema di sanzioni che, pur qualificate come amministrative, abbiano natura sostanzialmente penale, la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa - nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria - ovvero mediante l'assoggettamento del provvedimento sanzionatorio - adottato in assenza di tali garanzie - ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l'effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacché la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 ottobre 2018, n..




Sanzioni Consob – Garanzie del giusto processo – Violazione – Insussistenza

In tema di sanzioni che, pur qualificate come amministrative, abbiano natura sostanzialmente penale, la garanzia del giusto processo, ex art. 6 della CEDU, può essere realizzata, alternativamente, nella fase amministrativa - nel qual caso, una successiva fase giurisdizionale non sarebbe necessaria - ovvero mediante l'assoggettamento del provvedimento sanzionatorio - adottato in assenza di tali garanzie - ad un sindacato giurisdizionale pieno, di natura tendenzialmente sostitutiva ed attuato attraverso un procedimento conforme alle richiamate prescrizioni della Convenzione, il quale non ha l'effetto di sanare alcuna illegittimità originaria della fase amministrativa giacché la stessa, sebbene non connotata dalle garanzie di cui al citato art. 6, è comunque rispettosa delle relative prescrizioni, per essere destinata a concludersi con un provvedimento suscettibile di controllo giurisdizionale. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 ottobre 2018, n..




Sanzioni Consob – Collocamento di prestito obbligazionario – Mancata valutazione dell’adeguatezza rispetto al cliente – Riprofilatura strumentale della clientela – Prova per presunzioni – Presunzioni gravi, precise e concordanti – Assenza

Può essere fatta valere in Cassazione la violazione delle regole in tema di presunzioni e tale violazione è integrata ove il giudice dell’opposizione abbia ritenuto accertato l’illecito in relazione alla normativa sul collocamento di un prestito obbligazionario di una banca in assenza di un’apprezzabile pluralità di presunzioni in tal senso. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 ottobre 2018, n..




Sanzioni Consob – Collocamento di prestito obbligazionario – Mancata valutazione dell’adeguatezza rispetto al cliente – Riprofilatura strumentale della clientela – Prova per presunzioni – Presunzioni gravi, precise e concordanti – Assenza

Può essere fatta valere in Cassazione la violazione delle regole in tema di presunzioni e tale violazione è integrata ove il giudice dell’opposizione abbia ritenuto accertato l’illecito in relazione alla normativa sul collocamento di un prestito obbligazionario di una banca in assenza di un’apprezzabile pluralità di presunzioni in tal senso. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 ottobre 2018, n..




Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Contenzioso pendente – Fattispecie – Irrilevanza

L’omessa informazione ai creditori circa i contenziosi pendenti non incide su veridicità e attendibilità dei dati complessivamente esposti nella domanda di concordato preventivo e nell'attestazione del piano quando si possa ritenere che la pendenza dei giudizi non sottragga risorse ai creditori e non possa considerarsi una reale posta attiva.

[Nel caso di specie, l’adunanza era stata rinviata per dar modo ai creditori di esaminare una relazione sul contenzioso all’uopo redatta]. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 2018, n..




Concordato preventivo – Atti di frode – Caratteristiche

Gli atti di frode, di cui all'art. 173 L. Fall., vanno intesi, sul piano oggettivo, come condotte volte a occultare situazioni di fatto idonee a influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l'idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione, purché siano caratterizzati dalla consapevole volontarietà della condotta, della quale non è, invece, necessaria la dolosa preordinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 2018, n..




Concordato preventivo – Atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione – Azione giudiziale – Valutazione in concreto

L'ipotesi di azione in giudizio non rientra in modo necessario e automatico nell'ambito della categoria degli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l’autorizzazione ai sensi dell’art. 167 L. Fall., in quanto la relativa valutazione è frutto di un riscontro che deve essere effettuato caso per caso, tenendo conto, tra l’altro, della specifica finalità perseguita dall'atto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 ottobre 2018, n..





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