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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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(chiudi)

Merito


Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Legittimazione ex art. 7 l.f. - Allegazione e prova - Necessità

L'Ufficio del pubblico ministero, quando propone un'istanza di fallimento, non può limitarsi a "spendere" la propria qualità soggettiva, ma deve anche allegare e dimostrare che la propria iniziativa è correlata ad una delle situazioni legittimanti espressamente previste dall'art. 7 l.fall.

Nel caso di specie, è accaduto che il P.M. istante, fatto salvo l'inserimento nell'intestazione del ricorso introduttivo del mero numero di un non meglio qualificato procedimento e il riferimento ad "annotazioni" della Guardia di Finanza, ha omesso qualunque allegazione specifica concernente il collegamento tra la chiesta declaratoria di fallimento e una delle situazioni tipizzate dall'art. 7 l.fall., così mancando di illustrare ante omnia, com'era onerato di fare, la propria legittimazione ad agire: ciò che il Tribunale ha il potere di rilevare officiosamente, trattandosi della necessaria verifica delle condizioni dell'azione, che devono riscontrarsi, al più tardi, al momento della decisione (giurisprudenza pacifica). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 12 dicembre 2017.




Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Insolvenza - Regolare adempimento delle obbligazioni - Transazioni e dilazioni - Rinegoziazione di debiti - Indebitamento ulteriore mediante il ricorso al credito bancario - Indici di crisi - Esclusione

La negoziazione dei debiti mediante transazioni e dilazioni, così come l'indebitamento ulteriore mediante ricorso al credito bancario, in sé e per sé considerati, costituiscono mezzi ordinari di gestione delle risorse dell'impresa, sicché, ove non corroborati da altri, coerenti indici di crisi strutturale e tendenzialmente irreversibile, non possono condurre alla dichiarazione di fallimento.

Per altro verso e in particolare, non è in linea con il dato normativo correttamente letto e interpretato, nella misura in cui una transazione o una rinegoziazione di un debito, costituendo mezzo contrattuale, oltre che giuridicamente lecito, largamente diffuso nella prassi commerciale, integra per ciò stesso, ove regolarmente onorata dal debitore, una forma di soddisfazione dell'obbligazione non anomala, tanto più che essa dimostra, alla prova dei fatti, l'esatto opposto di quello che la legge sanziona come insolvenza ai fini dell'eliminazione dell'impresa dal mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 12 dicembre 2017.




Concordato preventivo - Istanza di fallimento - Pendenza del termine di un anno per l'adempimento del concordato - Inammissibilità

Concordato preventivo - Risoluzione - Mancato pagamento dei creditori privilegiati - Impossibilità del raggiungimento della soddisfazione "minimale" dei creditori


Allorché sia decorso l'anno di cui all'art. 186 l.fall. (durante il decoroso di tale termine la ammissione del c.d. fallimento omisso medio determinerebbe evidentemente una violazione implicita dell'art. 186 l.fall., poiché sulla base di presupposti diversi e più ampi si otterrebbe il medesimo effetto della risoluzione limitata sotto il profilo della legittimazione attiva e sotto quello più stringente dei presupposti), si riespande un potere di istanza fallimentare sia da parte dell'imprenditore, sia da parte del pubblico ministero, rivelandosi l'insolvenza nella incapacità di far fronte con regolarità - ovvero secondo le modalità e i tempi del piano - alle obbligazioni assunte con la proposta concordataria e maturate durante la procedura (coerente con la ricostruzione sistematica operata sembra quanto recentemente affermato da Cass., 25 settembre 2017, n. 22273: "il rimedio assicurato al creditore insoddisfatto dall'art. 186 l.fall. non è in assoluto l'unico"). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il mancato pagamento integrale dei creditori privilegiati non degradati integra senz'altro il grave inadempimento di cui all'art. 186 l.fall. e la relativa valutazione può essere operata dal tribunale anche in difetto di decorso del termine per l'adempimento quando sia ormai certa l'impossibilità del raggiungimento della soddisfazione "minimale" dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 07 dicembre 2017.




Fallimento – Opposizione allo stato passivo – INPS – Insinuazione tempestiva del credito per contributi dovuti e non versati – Successiva insinuazione tardiva del credito per sgravi contributivi illegittimi relativi ai medesimi DM10 – Ammissibilità – Sussistenza

Il credito azionato dall’INPS per il recupero di agevolazioni e sgravi contributivi illegittimamente fruiti dal datore di lavoro ha causa petendi del tutto diversa dal credito per contributi dovuti e non versati; conseguentemente, in relazione all’insinuazione al passivo del fallimento del datore, deve escludersi un illegittimo frazionamento del credito ben potendo l’INPS insinuare tempestivamente il credito per irregolarità contributiva ed in via tardiva quanto ulteriormente dovuto in forza delle note di rettifica passive emesse in relazione ai medesimi DM10. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 06 dicembre 2017.




Fallimento - Credito del lavoratore non più iscritto ad un fondo di previdenza complementare - Intervento del Fondo di garanzia I.N.P.S.

Il lavoratore non più iscritto ad un fondo di previdenza complementare non ha possibilità di fare richiesta di intervento al Fondo di Garanzia della Posizione Previdenziale Complementare di cui all’art. 5 D.lgs. 80/92, presupposto per il cui intervento è l’iscrizione ad un fondo di previdenza complementare.

Pertanto, non essendo riuscito a recuperare dal datore di lavoro il credito maturato a titolo di TFR e non potendo più fare ricorso al Fondo di Garanzia ex art. 5 D.lgs. 80/92, ove mai non potesse nemmeno chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia ex lege 297/82, il lavoratore rimarrebbe praticamente privo di tutela, in spregio alla Direttiva 80/987/CEE, l’adeguamento alla quale ha consentito al lavoratore iscritto ad un Fondo di Previdenza Complementare il ricorso al Fondo di Garanzia della Posizione Previdenziale Complementare e, dunque, ampliato la tutela del lavoratore rimasto insoddisfatto dal datore di lavoro.

In detta ipotesi, deve dunque ritenersi sussistente l'obbligo del Fondo di Garanzia ex lege 297/1982 di corrispondere al ricorrente la quota di TFR che residua dal rapporto di lavoro svolto alle dipendenze della società fallita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 04 dicembre 2017.




Transazione fiscale - Diniego - Impugnabilità davanti al giudice tributario - Sussiste - Illegittimità del diniego - Possibile - Valore offerto superiore all’attivo liquidabile - Asseverazione conforme

Il diniego di transazione fiscale è un atto impugnabile in commissione tributaria e può essere annullato dal giudice tributario qualora, alla luce del contenuto dell’asseverazione e del valore economico offerto rapportato al valore patrimoniale liquidabile, l’offerta del contribuente sia oggettivamente più idonea a soddisfare l’interesse pubblico alla riscossione. (Valerio Ficari) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 01 dicembre 2017.




Controversia tra ex socio e società successivamente fallita - Clausola compromissoria presente nello statuto sociale (nella specie per arbitrato irrituale) - Eccezione di opponibilità della detta clausola anche al Fallimento - Sussistenza

In ordine all’opponibilità della clausola compromissoria al Fallimento che agisca vantando un proprio credito verso un terzo, la giurisprudenza ha chiarito che - a differenza dell’opposto caso in cui il credito sia azionato nei confronti dell’impresa fallita, sicché la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo e all’accertamento nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, l.f., al fine di assicurare il rispetto della par condicio creditorum – il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere ta-le clausola (Cass. n. 13089/2015 e n. 6165/2003). A ciò si aggiunge che “l'eccezione con la quale si deduca l'esistenza (o si discuta dell'ampiezza) di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale non pone una questione di competenza dell'autorità' giudiziaria (come nel diverso caso di clausola compromissoria per arbitrato rituale), ma contesta la proponibilità della domanda per avere i contraenti scelto la risoluzione negoziale della controversia rinunziando alla tutela giurisdizionale. La suddetta eccezione non ha pertanto natura processuale ma sostanziale e introduce una questione preliminare di merito in relazione all'esistenza o meno della suddetta rinuncia” (Cass. n. 7525/2007 e n. 4845/2000). (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 29 novembre 2017.




Trattamento dei crediti tributari e contributivi - Concordato liquidatorio - Pagamento dilazionato - È tale se previsto in epoca successiva all’omologazione del concordato - Conseguenze - Necessità di ricorrere al procedimento previsto dall’art. 182-ter  legge fallimentare - Concessione di un termine per il relativo adempimento - Ammissibilità

Anche nel caso di concordato liquidatorio, il pagamemto dei crediti tributari e previdenziali deve ritenersi dilazionato quando esso non è previsto subito dopo l’omologazione, ma al momento di ultimazione della liquidazione dei beni. In siffatta ipotesi, il proponente deve formulare la proposta di cui all’art. 182-ter l.fall.

Il tribunale, in sede di valutazione del piano, ove sussistono giustificati motivi, può concedere un termine per la formulazione della proposta di cui all’art. 182-ter, posto che la previsione che essa debba essere effettuata contestualmente al deposito del ricorso non è assistita da espressa sanzione di inammissibilità. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 16 novembre 2017.




Concordato preventivo – Omologazione – Prededuzione della nuova finanza in esecuzione

Concordato preventivo – Omologazione – Chiusura della procedura e cancellazione della menzione “in concordato preventivo”


I crediti per nuova finanza in esecuzione frutto anche del mantenimento, autorizzato, delle linee di credito esistenti, sono prededucibili ex articolo 111 l.fall. (Marcello Catacchini) (riproduzione riservata)

Il decreto di omologa comporta la chiusura della procedura ed il ritorno in bonis della società con conseguente diritto di libera amministrazione del proprio patrimonio, ferma restando la vigilanza degli organi della procedura.

La cancellazione della menzione “In concordato preventivo” dal certificato camerale, consegue alla omologazione della procedura. (Marcello Catacchini) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 16 novembre 2017.




Concordato preventivo - Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. - Elemento qualificante della tipologia di concordato - Prosecuzione oggettiva dell'attività - Sufficienza

Elemento qualificante del concordato in continuità - con conseguente applicazione, oltre che della disciplina generale di cui agli artt. 160 ss. L. Fall., dello statuto tipico di cui agli art. 186 bis ss. e’ -secondo l’orientamento condiviso dal Collegio che appare peraltro in linea con i principi fissati n ella legge 19 ottobre 2017 n. 155, di “Delega al Governo per la riforma delle discipline dalla crisi di impresa e dell’insolvenza -”, l’elemento ‘oggettivo’ della previsione, nella proposta concordataria, della prosecuzione dell’attività di impresa, vuoi direttamente da parte del debitore, vuoi attraverso il meccanismo dell'affitto di azienda, finalizzato alla successiva cessione all'affittuaria o anche alla retrocessione al debitore dell’impresa risanata, o ancora, come pure testualmente previsto “attraverso il conferimento dell’azienda in una o più società anche di nuova costituzione” (in tal senso Tribunale di Rimini 1° dicembre 2016, su www.ilcaso.it; Tribunale di Como 9 febbraio 2017, in www.ilfallimentarista.it). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 09 novembre 2017.




Titoli azionari - Risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero - Obblighi gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati - Distinzione

Banche - Risoluzione - Cessione all'ente ponte - Passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione


L'obbligo al risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero è diverso e distinto da quelli gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la cessione all'ente ponte dell'azienda bancaria in risoluzione preveda il trasferimento di "tutti i diritti, le attività e le passività costituenti l'azienda bancaria della banca in risoluzione", in mancanza di espressa esclusione, nella cessione devono intendersi ricomprese anche le passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 08 novembre 2017.




Fallimento - Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori - Decorrenza del termine per l’impugnazione - Conoscibilità con l’ordinaria diligenza

Fallimento - Affitto di azienda - Modalità di scelta del contraente - Applicazione delle disposizioni di cui all’art. 107 l.f. - Mancanza di pubblicità e perizia - Fattispecie


Una ricostruzione ermeneutica dell’art. 36 l. fall., che equipara la conoscenza effettiva ed integrale dell’atto da impugnare alla sua conoscibilità con l’uso dell’ordinaria diligenza, non comporta alcuna compromissione del diritto di difesa della parte legittimata al reclamo e realizza un equilibrato contemperamento degli interessi in gioco: non pare, infatti, ragionevole che le esigenze di speditezza della procedura, rispondenti ad un interesse pubblico, possano soccombere pur quando l’onere di diligenza richiesto alla parte si presenti minimo, consistendo nella semplice presentazione di una tempestiva istanza di accesso agli atti. Al tempo stesso, questa ricostruzione appare coerente col disposto dell’art. 26 l.fall., ove l’esigenza di consolidamento degli atti della procedura è talmente avvertita che tale effetto consegue, “in ogni caso”, al decorso del termine di novanta giorni dal compimento dell’atto, e quindi anche a prescindere dalla sua conoscenza o conoscibilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La mancanza di pubblicità e la mancanza della perizia di un operatore esperto potrebbero assumere rilievo solo nel caso in cui il curatore non avesse considerato l’offerta del reclamante, ovvero se nell’operare la scelta l’avesse esclusa per l’incongruenza del corrispettivo offerto. Pertanto, quand’anche i vizi lamentati dal reclamante fossero effettivamente sussistenti, essi sarebbero ininfluenti rispetto alla scelta compiuta dal curatore, nella misura in cui la loro assenza non avrebbe portato ad un esito diverso.

Tuttavia, poiché il reclamo ex art. 36 l. fall. è consentito solo per violazione di legge, il reclamante potrebbe lamentare soltanto l’utilizzo da parte del curatore di criteri in tutto o in parte diversi da quelli indicati dall’art. 104-bis l. fall., ovvero una loro valutazione manifestamente incongrua o fondata su presupposti di fatto palesemente errati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento 07 novembre 2017.




Banche e intermediari finanziari - Cessione di azienda bancaria di ente in risoluzione - Cessione di attività e passività - Azione di risarcimento del danno per violazione degli obblighi informativi dell'intermediario finanziario - Legittimazione passiva del cessionario - Fattispecie relativa alla cessione di Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A.

Qualora la cessione dell'azienda bancaria comprenda tutte le attività e le passività, fatta eccezione per le posizioni dei c.d. obbligazionisti subordinati, l'art. 47 del D.Lgs. n. 180 del 2015 non può essere invocato per negare la legittimazione passiva del cessionario rispetto all'azione di risarcimento del danno promossa dal cliente nei confronti della banca per violazione degli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 31 ottobre 2017.




Rinvio pregiudiziale – Libertà di stabilimento – Trasformazione transfrontaliera di una società – Trasferimento della sede legale senza trasferimento della sede effettiva – Diniego di cancellazione dal registro delle imprese – Normativa nazionale che subordina la cancellazione dal registro delle imprese allo scioglimento della società in esito ad una procedura di liquidazione – Sfera di applicazione della libertà di stabilimento – Restrizione alla libertà di stabilimento – Tutela degli interessi dei creditori, dei soci di minoranza e dei dipendenti – Lotta contro le pratiche abusive

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che la libertà di stabilimento è applicabile al trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di tale secondo Stato membro, in una società soggetta al diritto di quest’ultimo, senza spostamento della sede effettiva della citata società.

Gli articoli 49 e 54 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano alla normativa di uno Stato membro che subordina il trasferimento della sede legale di una società costituita ai sensi del diritto di uno Stato membro verso il territorio di un altro Stato membro, ai fini della sua trasformazione in una società soggetta al diritto di tale secondo Stato membro, conformemente alle condizioni poste dalla legislazione di quest’ultimo, alla liquidazione della prima società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 25 ottobre 2017.




Concordato preventivo – Natura – Continuità aziendale o liquidatoria – Potere del tribunale di qualificare la domanda

Qualora appaia evidente che la fonte prevalente di soddisfazione dei creditori non sia costituita dai flussi derivanti dalla continuità aziendale, il tribunale (cui compete il potere di qualificare giuridicamente la domanda indipendentemente dalla qualificazione data dal proponente), ritenuta la natura liquidatoria del concordato, ne può dichiarare l’inammissibilità ai sensi dell’art. 173 l.fall. se non risulta assicurato il pagamento del venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 25 ottobre 2017.




Revoca della sentenza di fallimento – Potere della corte d’appello di sospendere la liquidazione dell’attivo – Finalità – Contemperamento dell’interesse del debitore con quello dei creditori

Revoca della sentenza di fallimento – Pendenza del procedimento – Potere del giudice delegato di sospendere la vendita nonchè di revocare la sospensione


La finalità della disposizione di cui all’art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell’integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell’impugnazione, e, dall’altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all’assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell’attività di liquidazione: l’art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l’interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l’esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall’art. 351 del codice di rito (nonché dall’art. 373 c.p.c.), l’art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell’istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In pendenza del procedimento di impugnazione per la revoca della sentenza di fallimento, il giudice delegato può far uso del potere di sospensione della vendita di cui all’art. 108 l.fall., in base al quale, così come può sospendere la vendita, può, ricorrendone gravi e giustificati motivi, revocare la sospensione anche nel caso in cui la stessa sia stata disposta dal tribunale in sede di reclamo ex art. 26 l.fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento 23 ottobre 2017.




Procedure concorsuali – Principio della consecuzione – Espressione della medesima crisi economica – Elementi sintomatici della continuazione

Fallimento – Prededuzione – Natura

Accordi di ristrutturazione dei debiti – Natura


Perché possa esservi consecuzione tra più procedure, è di regola necessario che, con una valutazione condotta a posteriori, la seconda possa dirsi espressione della medesima crisi economica sottesa alla prima.

Elemento sintomatico della continuazione può essere rappresentato dalla coincidenza, in termini qualitativi e quantitativi, delle masse passive delle due procedure; inoltre, l'esistenza di uno iato temporale tra la prima e la seconda procedura, quand'anche non valga ad escluderne l'accertamento, può tuttavia incidere in termini negativi, posto che tanto più ampio sarà tale intervallo, tanto più difficile sarà desumere l'esistenza dell'identità della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La prededuzione non è una caratteristica del credito che lo accompagna da quando esso viene ad esistenza sino alla sua definitiva estinzione, tratto che è invece proprio del privilegio, ma è una qualità che produce effetti solo nell'ambito del concorso in cui il credito stesso sorge (o eventualmente nell'ambito di quello ad esso legato da un nesso di consequenzialità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Appare condivisibile il consolidato orientamento giurisprudenziale che attribuisce natura prevalentemente privatistica agli accordi di ristrutturazione dei debiti, che vengono così esclusi dal novero delle procedure concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 19 ottobre 2017.




Mutuo fondiario – Risanamento di una situazione di crisi – Ripianamento di una passività pregressa – Ammissibilità

Il contratto di mutuo fondiario può essere utilizzato per il conseguimento delle finalità più varie e, quindi, anche per risanare una situazione di crisi, senza che possa essere contestata all'istituto concedente la simulazione del contratto di mutuo o l’iilliceità della causa.

Il contratto di mutuo sarà illecito solo nel caso in cui il debito preesistente sia a sua volta illecito (per esempio perché frutto della violazione di norme imperative); è dunque evidente che lo strumento di cui agli artt. 38 e ss. T.U.B. ben può essere utilizzato per il conseguimento di finalità più varie, ivi compresa quella di ripianamento di una passività pregressa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Perugia 13 ottobre 2017.




Accordi di ristrutturazione dei debiti – Omologazione – Sindacato del giudice – Creditori estranei – Concreta idoneità della proposta ad assicurare il loro integrale pagamento

Fallimento – Dichiarazione – Reclamo – Mancata costituzione della Procura Generale presso la Corte di Appello – Comportamento valutabile sul piano probatorio


I presupposti per l'omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti, previsti dall'art. 182-bis l.fall., non coincidono con i presupposti per l'omologazione del concordato preventivo. Con riferimento ai creditori estranei, il giudice deve valutare non tanto la fattibilità giuridica e/o economica degli accordi, bensì la concreta idoneità della proposta ad assicurare il loro integrale pagamento, sì che l'indicazione di un prezzo di realizzo assolutamente irrealistico rispetto al mercato per un bene del debitore dalla cui vendita deriverebbe la provvista per quei pagamenti induce a escludere detta idoneità senza in alcun modo involgere il profilo della fattibilità". (Vittorio Gaeta) (riproduzione riservata)

La mancata costituzione in sede di reclamo ex art. 18 l.fall. della Procura Generale presso la Corte di Appello, regolarmente evocata in giudizio, può costituire comportamento valutabile sul piano probatorio ex art. 116 cpv. c.p.c., qualora sui fatti rilevanti per la procedura fallimentare il Pm presso il giudice di primo grado abbia assunto una precisa posizione, che la Procura Generale ometta di supportare. (Vittorio Gaeta) (riproduzione riservata)
Appello Bari 09 ottobre 2017.




Concordato preventivo – Pagamento di sanzione tributaria – Divieto – Eccezione – Fattispecie

Se è vero che la sanzione per il mancato pagamento di imposte non può essere applicata quando il termine sia scaduto dopo l’apertura della procedura di concordato, in ragione dei noti divieti, derogabili solo nei casi previsti dall’art. 182-quinquies l.fall., tale ipotesi non ricorre ove il termine per il pagamento sia scaduto prima dell’inizio della procedura concorsuale nonostante la sanzione possa essere ridotta a fronte di un pagamento immediato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Modena 21 settembre 2017.




Fallimento - Scissione societaria mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione - Revocatoria fallimentare - Inammissibilità

E’ inammissibile l’azione revocatoria fallimentare dell’atto di scissione societaria realizzata mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione, non avendo tale scissione natura traslativa di beni e diritti in senso proprio ma meramente riorganizzativa dei soggetti giuridici interessati ed esistendo, inoltre, un complesso sistema di tutela tipico e specifico dei creditori della società scissa (costituito dalla possibilità di opporsi all’operazione ex art. 2503 cod. civ., dal regime di responsabilità solidale di ciascuna delle società interessate dalla scissione per i debiti della società scissa previsto dall’ art. 2506 quater cod. civ. nonché dal diritto dei soci e dei terzi danneggiati dalla scissione al risarcimento dei danni cagionati dal compimento dell’operazione ex art. 2504 quater cod. civ.) sotteso a salvaguardare la stabilità della operazione di ristrutturazione  societaria ed avente natura assorbente rispetto alla tutela apprestata dall’azione revocatoria. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Appello Catania 19 settembre 2017.




Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Significato

Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Consistenza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca – Criteri di valutazione

Revocatoria di rimesse bancarie – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f. – Durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca – Criteri di valutazione

Revocatoria di rimesse bancarie – Limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens – Portata


Se il pagamento consiste in una rimessa bancaria, ai fini dell’operatività dell’esenzione di cui all’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., non occorre più verificare se tale rimessa è pervenuta su un conto passivo "scoperto", ma occorre invece verificare se vi sia stata una attività di riduzione del saldo passivo effettuata in modo "durevole" e "consistente". Con tali termini il legislatore ha voluto indicare che la riduzione dell’esposizione debitoria deve essere stata progressiva e tendenzialmente unidirezionale (ossia verso la diminuzione del debito bancario) e di ammontare non trascurabile, avuto riguardo all’ammontare delle rimesse ed all’interesse della massa fallimentare al recupero delle somme andate a beneficio di un solo creditore (banca), anziché di tutti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La consistenza della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca va valutata in termini relativi e non assoluti, posto che la nozione di consistenza della riduzione è nozione di carattere relazionale, in quanto assume un concreto significato solo attraverso il confronto tra l'entità della rimessa e quella dell'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca, avuto altresì riguardo sia all'ammontare del debito nel momento in cui la rimessa è stata effettuata, sia all’ammontare del “rientro” ai sensi dell’art. 70 L. Fall., sia, infine, all'entità media dei versamenti in entrata e in uscita. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Anche per la "durevolezza" della riduzione dell’esposizione debitoria verso la banca deve seguirsi un criterio relativo che tenga conto della frequenza delle movimentazioni del conto e dell'apprezzabile stabilità dell'effetto solutorio: non è tale solo la rimessa non seguita da ulteriori operazioni di addebito in conto corrente, ma nemmeno esclusivamente quella che rientri nelle c.d. operazioni bilanciate. La "durevolezza" della riduzione dell'esposizione debitoria non può essere esclusa quando la rimessa è seguita, seppur dopo un brevissimo lasso di tempo, da un addebito effettuato da parte della banca al fine di soddisfare un proprio credito derivante da altri rapporti di finanziamento con il correntista e che l'esenzione non trova applicazione nel caso in cui il conto corrente sia stato di fatto "congelato" dalla banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai sensi di quanto disposto dall’art. 70 co. 3 l.f., nel caso in cui la revoca abbia a oggetto atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario, se le rimesse revocabili sono di importo inferiore alla differenza tra massimo scoperto ed esposizione finale, è restituibile l'importo massimo dei versamenti dichiarati inefficaci, mentre se le rimesse revocabili sono di importo superiore, è restituibile l'importo dato da questa differenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 31 agosto 2017.




Fallimento – Dichiarazione – Legittimazione alla richiesta del socio titolare di crediti postergati – Sussistenza

Il socio titolare di crediti postergati può agire per la dichiarazione di fallimento della società, in quanto, da un lato, agisce come terzo, e, dall’altro lato, vanta un credito che, sebbene postergato, gli conferisce comunque un diritto patrimoniale che lo legittima all’azione.

A tale conclusione è possibile pervenire sulla scorta delle norme che attribuiscono al socio determinati diritti nei confronti della società e della constatazione che l’art. 6 l.fall. non opera alcuna distinzione in ordine alle caratteristiche del credito, così che l’ordine di pagamento dei creditori nell’ambito di una procedura concorsuale individuale o collettiva non appare assumere sul punto alcuna valenza giuridica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 18 agosto 2017.




Fallimento – Rinuncia alla liquidazione di beni immobili – Cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento – Costi a carico della massa – Esclusione

In caso di rinuncia alla liquidazione di beni immobili acquisiti all'attivo del fallimento, ex art. 104-ter, comma 8, l.fall., non compete al giudice delegato ordinare la cancellazione della trascrizione della sentenza dichiarativa di fallimento, con relativi costi a carico della massa, potendo - invece - questa essere disposta, su istanza e con oneri a carico di qualsiasi interessato, giusta consenso espresso dal curatore ex art. 2668 c.c. ovvero, se promossa esecuzione forzata sugli stessi beni derelitti, con decreto di trasferimento del giudice dell'esecuzione. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 12 agosto 2017.




Concordato preventivo – Sospensione dei contratti pendenti – Concordato con riserva – Natura cautelare della sospensione – Autorizzazione inaudita altera parte

In tema di contratti pendenti ex art. 169-bis l.fall., la compatibilità sistematica della sospensione di detti contratti con lo scioglimento, tramite l’autorizzazione giudiziale all’esercizio del diritto potestativo riconosciuto all’imprenditore, va ricondotta alla natura cautelare del primo istituto rispetto al secondo, così che la sospensione trova la sua sede naturale nella c.d. fase in bianco, ove l’imprenditore deve valutare la compatibilità e funzionalità del contratto rispetto all’obiettivo perseguito dal piano, impedendo la maturazione di costi in prededuzione.

Pertanto, se l’autorizzazione allo scioglimento resta preclusa durante la fase cd. di concordato preventivo in bianco, a causa dell’impossibilità per il tribunale di effettuare il vaglio di compatibilità e funzionalità rispetto al piano (né sarebbe sufficiente una anticipata disclosure data la non vincolatività dei propositi), al contrario, la sospensione non può che essere vista come il necessario baluardo a tutela delle ragioni dell’imprenditore, con la conseguenza che la richiamata natura cautelare dell’istituto giustifica il richiamo all’art. 669-sexies c.p.c. e dunque la possibilità di emissione del provvedimento inaudita altera parte nei limiti in cui non solo l’instaurazione del contraddittorio, ma anche solo il decorso del termine fino all’udienza, possano recare grave pregiudizio alle ragioni dell’imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 09 agosto 2017.




Credito per spese legali - Titolo Esecutivo - Concordato preventivo - Sentenza successiva all’omologa - Obbligatorietà del concordato preventivo - Credito per causa anteriore al concordato

Il titolo esecutivo, ottenuto successivamente all’omologazione del concordato preventivo, vantato in relazione alla pronuncia relativa alle spese di lite ed ex 96, comma 3, c.p.c. trova fondamento in un fatto costitutivo anteriore alla presentazione della domanda di concordato, incontra un limite nelle previsioni del concordato omologato e non consente quindi l'esercizio di azioni esecutive individuali. (Andrea Olivieri) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 agosto 2017.




Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Datio in solutum – Anormalità del mezzo di pagamento – Applicabilità dell’art. 67 comma 2 l. fall. – Strumento negoziale adottato per il trasferimento della res pro pecunia – Irrilevanza

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Esenzione di cui all’art. 67 comma 3 lett. c) l. fall. Ratio dell’esenzione per le vendite – Datio in solutum – Inefficacia


L’estinzione di un debito pecuniario mediante datio in solutum è, per l’anormalità del mezzo di pagamento, soggetta ad azione revocatoria fallimentare ai sensi dell’art. 67, comma 2, l. fall., indipendentemente dallo strumento negoziale adottato dalle parti per attuare il trasferimento della res dal debitore al creditore. (Paolo Dal Soglio) (riproduzione riservata)

Alla datio in solutum non si applica, neppure in via analogica, l’esenzione da revocatoria fallimentare di cui all’art. 67, comma 3, lett. c) l. fall., con cui il legislatore ha inteso tutelare l’acquirente solo nell’ipotesi di acquisto della casa di abitazione con contratto di compravendita. (Paolo Dal Soglio) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 03 agosto 2017.




Concordato preventivo – Offerte concorrenti – Procedura competitiva – Ragioni di urgenza – Concordato con riserva – Deroga alla disciplina delle offerte concorrenti – Modalità

L'introduzione dell'art. 163-bis l.fall. e la contestuale modifica del quinto comma dell'art. 182 l.fall. (ad opera del d.l. 27 giugno 2015 n. 83, come convertito con legge 6 agosto 2015 n. 132), hanno determinato la creazione di un vero e proprio principio di portata generale secondo cui gli atti dismissivi del patrimonio dell'azienda che ricorra al concordato preventivo devono necessariamente essere effettuati mediante il preventivo espletamento di procedure competitive (e ciò sia nella fase del concordato pieno, sia nella fase c.d. prenotativa, sia, infine, nella fase esecutiva); ciò al fine di garantire la miglior soddisfazione dei creditori ed evitare che, con il sistema delle c.d. offerte chiuse, i beni vengano ceduti a prezzi non di mercato o si presti il fianco a condotte fraudolente.

Va tuttavia rilevato che l'applicazione della disciplina di cui all'art. 163-bis l.fall. anche agli atti di autorizzazione ex art. 161, comma 7, è prevista "in quanto compatibile"; il generale principio delle cessioni competitive può, pertanto, in specifiche e peculiari ipotesi, essere derogato, qualora vi sia l’esigenza di evitare che il ritardo derivante dall'espletamento della procedura competitiva porti a risultati contrari all'interesse dei creditori.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che sussistessero esigenze di urgenza non compatibili con l'espletamento delle formalità previste dalla procedura di cui all'art. 163-bis l.fall., la quale avrebbe comportato una dilatazione dei tempi della cessione e dunque un differimento dell'incasso del prezzo, con pregiudizio al mantenimento in esercizio dei punti vendita ed alle ragioni dei creditori.

Il Tribunale ha, inoltre, ritenuto che il principio generale della competitività avrebbe potuto essere salvaguardato attraverso una procedura più snella, consistente nella ricerca di interessati all'acquisto (ad opera del Commissario) sulla base dell'offerta irrevocabile ricevuta.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 agosto 2017.




Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione coatta bancaria – Dichiarazione dello stato di insolvenza – Iniziativa del tribunale d’ufficio – Esclusione

L’art. 82 TUB, laddove attribuisce al tribunale il potere di dichiarare d’ufficio lo stato di insolvenza della banca è incompatibile con la riforma delle procedure concorsuali di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, il quale ha determinato la scomparsa dell’iniziativa d’ufficio per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 28 luglio 2017.




Accordi di ristrutturazione del debito – Omologazione – Deposito al Registro imprese della determina degli amministratori – Non necessità – Applicazione analogica dell'art. 152 l. fall. – Illegittimità

Accordi di ristrutturazione del debito – Omologazione – Deposito al registro imprese del piano e della relazione del professionista – Non necessità – Interpretazione estensiva dell'art. 182-bis l.fall. – Illegittimità

Accordi di ristrutturazione del debito – Omologazione – Sindacato della fattibilità economica dell'accordo – Illegittimità


Agli accordi di ristrutturazione del debito non è applicabile, in via analogica, l'onere di deposito ed iscrizione al registro delle imprese della deliberazione degli amministratori, previsto dall'art. 152, ultimo comma,  l.fall. per il concordato fallimentare, non sussistendo alcun vuoto normativo e trattandosi, peraltro, di istituti aventi caratteristiche non assimilabili.

Agli accordi di ristrutturazione del debito non è applicabile, in forza di interpretazione estensiva dell'art. 182-bis l.fall., l'onere di depositare al registro delle imprese oltre l'accordo sottoscritto, anche il piano e la relazione del professionista, essendo comunque possibile ai creditori estranei, sia mediante mera istanza di visibilità del fascicolo processuale, sia mediante reclamo avente natura ampiamente devolutiva, accedere alle informazioni di dettaglio dell'accordo medesimo.

In considerazione della possibilità di accedere all'istituto anche in presenza di uno stato di crisi meramente temporaneo e tenuto conto dei limitati effetti prodotti dall'accordo nei confronti dei creditori non aderenti, non appare invero irragionevole la scelta del legislatore di modulare in modo diverso la natura e l'ampiezza dei dati che, a seguito della pubblicazione nel registro delle imprese, divengono accessibili anche a terzi non legittimati a proporre opposizione o non interessati a promuoverla, rilevando la meritevolezza dell'interesse dell'imprenditore alla non ostensione.

In sede di omologa degli accordi di ristrutturazione del debito, il tribunale deve valutare se le modalità dell'accordo si pongano in contrasto con norme imperative e se la relazione dell'attestatore assolva alla funzione informativa sulla attuabilità dell'accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei termini di legge.

Ferma l'impossibilità di valutare la convenienza economica dell'accordo, è precluso al Tribunale, l'esercizio di un sindacato di fattibilità economica del medesimo.
Appello Napoli 26 luglio 2017.





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