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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Patti paraconcordatari - Contenuto - Fattispecie

Non è soggetto alla autorizzazione del giudice delegato di cui all'art. 167, comma 2, legge fall. - in quanto costituente un fatto giuridico presupposto del piano che precede, logicamente e cronologicamente l'ammissione alla procedura, laddove il giudice delegato esercita il proprio controllo su atti di gestione dell’impresa che intervengono successivamente all’apertura della procedura medesima - il patto paraconcordatario, soggetto alla sola condizione sospensiva dell'omologazione del concordato preventivo, che:
a) preveda il riscadenziamento dei piani di ammortamento dei mutui in essere, anche per le rate già scadute al momento del deposito del ricorso, consentendo in tal modo di escludere la violazione del limite annuale di moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, previsto dall’art. 186-bis, comma 2 lett. c), legge fall.;
b) non contenga novazione di mutui, né riconoscimenti di diritti di terzi;
c) non preveda l'apporto di nuova finanza da collocarsi in prededuzione;
d) conferisca mandato irrevocabile per la vendita di un bene immobile con efficacia che decorra successivamente alla data di termine del piano, così che l’esecuzione del mandato a vendere sia collocata non solo al di là delle fasi di ammissione alla procedura e di omologa, ma anche al di fuori dell’orizzonte temporale del piano, cosicché tale dispositivo (nella fattispecie di garanzia in un concordato di sola continuità) non incide sulla struttura del patrimonio del ricorrente in quel periodo di osservazione che la disciplina concordataria sottopone al controllo autorizzativo del tribunale o del giudice delegato, né interferisce con la fase esecutiva del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 07 giugno 2018.




Concordato preventivo - Pagamento di cambiali tratte - Assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore - Violazione della par condicio - Inefficacia

Nel concordato preventivo, a meno non vi sia applicazione dello strumento dello scioglimento dei contratti pendenti di cui all'art. 169-bis legge fall., non si verifica lo scioglimento della delegazione di pagamento.

Pertanto, in caso di pagamento di cambiali tratte, l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria a carico del traente e in favore del beneficiario (credito anteriore, costituente il rapporto di valuta) - ancorché attuata mediante un maccanismo di delegatio solvendi (ossia dando il traente incarico al trattario, obbligato nei confronti del traente in virtù del rapporto di provvista) - comporta che il trattario assolva contestualmente sia al debito di provvista nei confronti del traente (credito dell’imprenditore concordante o credito di massa) sia, contestualmente, al rapporto di valuta corrente tra beneficiario e traente (debito concorsuale).

Secondo la prospettiva del traente in concordato, dunque, il traente riceve indirettamente il pagamento effettuato dal trattario, il quale è efficace nei confronti del traente in quanto l’imprenditore ammesso al concordato preventivo conserva l’amministrazione dei beni ed è quindi legittimato a ricevere pagamenti, direttamente o indirettamente.

Tuttavia, l’assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore concorsuale deve reputarsi inefficace, in quanto comporta violazione della par condicio creditorum, perché integra l'esecuzione di un pagamento di creditori concorsuali indipendentemente dall’ordine di graduazione previsto dal concordato e ciò per il solo fatto di essere in possesso di uno strumento di pagamento cartolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 06 giugno 2018.




Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita dell’azienda prima dell’approvazione del programma di liquidazione

La nozione di “beni” che, ai sensi dell’articolo 104-ter, settimo comma, Legge Fallimentare, possono essere oggetto di liquidazione da parte del curatore prima dell’approvazione del programma di liquidazione deve essere interpretata estensivamente, in maniera tale da ricomprendervi anche l’azienda acquisita all’attivo fallimentare.

Ne consegue che nei casi in cui il ritardo derivante dalle tempistiche necessarie per la redazione e la conseguente approvazione del programma di liquidazione impedisca il miglior realizzo del complesso aziendale, il curatore fallimentare può farsi autorizzare dal giudice delegato, previo parere del comitato dei creditori, ad alienare l’azienda al di fuori dal programma di liquidazione. (Andrea Maria Minerva) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 24 maggio 2018.




Fallimento - Requisiti - Start up innovative - Iscrizione nella speciale sezione del registro delle imprese - Accertamenti sulla sussistenza in concreto dei requisiti richiesti dalla citata disposizione per il mantenimento dello status di start up innovativa - Ammissibilità

Fallimento - Requisiti - Start up innovative - Esenzione - Onere della prova

Fallimento - Start up innovative - Requisiti - Deposito di domanda di brevetto


L’iscrizione nella speciale sezione del registro delle imprese e il periodico aggiornamento dei requisiti secondo la disciplina dei commi 8, 9, 12 e 14 dell'art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, non hanno natura costitutiva e non precludono pertanto al tribunale adito in sede prefallimentare, una volta verificata positivamente la formale iscrizione nella sezione speciale e i suoi successivi aggiornamenti, di procedere ad ulteriori accertamenti sulla sussistenza in concreto dei requisiti richiesti dalla citata disposizione per il mantenimento dello status di start up innovativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Compete alla società resistente in sede prefallimentare l’onere di provare la sussistenza dei requisiti di legge del suo status di start up innovativa ai sensi dell’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, essendo l’iscrizione nell’apposita sezione del registro delle imprese condizione necessaria, ma non sufficiente per quanto sin qui esposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La mera presentazione di una domanda di brevetto non integra il concetto di depositario di privativa industriale di cui alla citata disposizione di cui all’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 22 maggio 2018.




Consumatore - Persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale - Foro del consumatore - Applicabilità - Condizioni - Assenza di collegamenti funzionali con la società - Sufficienza - Accessorietà dell’obbligazione di garanzia - Irrilevanza - Rapporto di mera parentela - Irrilevanza

In base alla condivisibile giurisprudenza comunitaria, nonostante la natura accessoria dell’obbligazione di garanzia rispetto all’obbligazione principale, la persona fisica che presta fideiussione per le obbligazioni assunte da una società commerciale deve essere considerata “consumatore” ai sensi e per gli effetti della relativa normativa di matrice comunitaria qualora, al momento della sottoscrizione della fideiussione, non abbia collegamenti funzionali con la società stessa, quali incarichi di amministrazione o partecipazioni non trascurabili nel capitale sociale, a nulla rilevando, invece, meri rapporti di parentela con amministratori o soci. (Mauro De Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 22 maggio 2018.




Fallimento – Riparto – Credito del fallimento per indennità di occupazione e spese legali – Compensazione giudiziale con il credito del creditore concorrente – Ammissibilità

In sede di riparto può operare la compensazione giudiziale secondo le norme codicistiche tra il credito del fallimento liquido e di pronta soluzione per indennità di occupazione e spese legali e il credito del creditore concorrente, senza che rilevi in alcun modo la disciplina di cui all’art. 56 l. fall. (Alessandro Lendvai) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 17 maggio 2018.




Procedure concordate di composizione della crisi – Falcidia Iva – Ratio – Condizioni – Applicabilità all’accordo ex l. 3/2012 – Costituzionalità rispetto agli artt. 3 e 97 Carta Costituzionale

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, terzo periodo, L. n. 3/12 (limitatamente alle parole “all’imposta sul valore aggiunto”) rispetto al parametro costituzionale di uguaglianza e ragionevolezza atteso che ai sensi di tale norma le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento sono disciplinate in modo irragionevolmente diverso dalle procedure concorsuali del concordato preventivo e dell’accordo di ristrutturazione nonostante queste ultime siano simili alle prime poiché regolate dalle medesime cadenze di massima e dalle stesse finalità.

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, terzo periodo, L. n. 3/12 (limitatamente alle parole “all’imposta sul valore aggiunto”) rispetto al parametro costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione. Invero tale norma, quando rende necessariamente inammissibile la proposta di accordo che non preveda il pagamento integrale dell'Iva, priva la Pubblica Amministrazione del potere di valutare autonomamente ed in concreto se la proposta (al di là delle attestazioni di corredo e del primo vaglio giudiziale) è davvero in grado di soddisfare tale credito erariale in misura pari o addirittura superiore al ricavato ottenibile nell’alternativa liquidatoria, e dunque di determinarsi nel caso concreto al voto favorevole o contrario (con facoltà di successiva opposizione e reclamo). Ciò non assicura il principio costituzionale del buon andamento, perché preclude in radice alla P.A. di condursi secondo criteri di economicità e di massimizzazione delle risorse nel caso concreto, anche quando in realtà ciò sarebbe possibile consentendo ad un pagamento del credito Iva parziale, ma in termini più rapidi ed in misura non inferiore alle alternative meramente liquidatorie. (Marco A. Centore) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine 14 maggio 2018.




Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Assenza di atti in frode ai creditori – Presupposto di ammissibilità della domanda – Obbligo di verifica d’ufficio da parte del giudice – Sussistenza

Sovraindebitamento – Atti in frode ai creditori – Oggetto – Beni di pertinenza di società di persone di cui il ricorrente sia stato socio illimitatamente responsabile – Sussistenza


L’assenza di atti in frode ai creditori nei cinque anni antecedenti costituisce presupposto di ammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 ed il Giudice è tenuto ad effettuare la relativa verifica anche d’ufficio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Gli atti in frode ai creditori che rilevano ai fini della declaratoria di inammissibilità della procedura di liquidazione dei beni di cui agli artt. 14 ter e ss. L. n. 3/2012 possono riguardare non solo i beni di cui il ricorrente sia personalmente titolare, ma anche quelli di pertinenza di società di persone di cui egli sia stato socio illimitatamente responsabile con poteri di gestione e disposizione del patrimonio sociale (socio di S.n.c., accomandatario di S.a.s.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 09 maggio 2018.




Fallimento – In estensione ex art. 147, comma 5, l. fall. – Supersocietà di fatto – Fallimento del socio – Esclusione di diritto del socio ex art. 2288 c.c. – Decorrenza del termine annuale per l’estensione del fallimento alla supersocietà di fatto

Posta l’applicabilità alle società di fatto delle disposizioni dettate in tema di società semplice, la dichiarazione di fallimento del socio di una supersocietà di fatto, ai sensi dell’art. 2288 c.c., ne determina l’automatica esclusione dalla compagine sociale, sicché dalla data di pubblicazione della sentenza di fallimento, la quale rende conoscibile ai terzi la cessazione del rapporto, inizia a decorrere il termine annuale di cui all’art. 10 l. fall. per l’estensione del fallimento ai sensi dell’art. 147, comma 5, l. fall. (Andrea Didone) (Gennaro Picarelli) (riproduzione riservata) Tribunale Fermo 02 maggio 2018.




Deposito della cauzione nel concordato preventivo - Termine perentorio - Rimessione in termini - Applicabilità - Mancato pregiudizio alla prosecuzione della procedura - Contegno diligente

Il mancato deposito della cauzione nel concordato preventivo, nonostante la natura perentoria del termine, può non comportare l’inammissibilità del concordato qualora vi sia stato un Contegno diligente del ricorrente che ha chiesto di essere rimesso in termini e qualora questo non arrechi pregiudizio alla prosecuzione della procedura. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara 26 aprile 2018.




Processo civile – Pubblico ministero – Appello – Richiesta di rigetto del Procuratore Generale

Fallimento – Procedimento – Richiesta di fallimento del pubblico ministero – Notizia dell'insolvenza appresa nello svolgimento di indagini estranee all'ambito del processo penale – Legittimazione – Esclusione

Registro degli atti non costituenti notizie di reato – Modello 45 – Svolgimento di indagini che preludano alla formulazione di richieste al giudice civile – Esclusione

Processo civile – Pubblico ministero – Impugnazione – Soccombenza del Pubblico ministero – Spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa poste a carico del Ministero della Giustizia


Nel processo civile, le conclusioni finali del rappresentante in appello dell'ufficio del Pubblico ministero appellante delimitano l'ambito della decisione del giudice, il quale non può accogliere l'appello del Pubblico ministero se il Procuratore Generale abbia concluso per il suo rigetto.

Il Pubblico ministero non è legittimato a chiedere il fallimento dell'imprenditore, quando abbia appreso la pretesa notizia dell'insolvenza nello svolgimento di indagini totalmente estranee all'ambito del processo penale.

L'iscrizione in modello 45 (registro degli atti non costituenti notizie di reato) di atti non costituenti notizia di reato non può essere finalizzata dal Pubblico ministero allo svolgimento di indagini che preludano alla formulazione di richieste al giudice civile.

E' astrattamente ipotizzabile che, in caso di soccombenza del Pubblico ministero impugnante nel processo civile, le spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa siano poste a carico del Ministero della Giustizia.
Appello Bari 23 aprile 2018.




Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Onere di allegazione - Proposizione sulla base di procedimento archiviato - Legittimazione - Insussistenza

Il pubblico ministero che chieda la dichiarazione di fallimento dell'impresa deve allegare le situazioni specifiche che ai sensi dell'art. 7 legge fall. fondano la sua legittimazione.

L'istanza di fallimento del pubblico ministero deve essere strettamente collegata ad indagini svolte per l'accertamento di reati, per cui la legittimazione della pubblica accusa prevista dall'art. 7 legge fall. viene meno qualora l'azione si fondi su un nuovo procedimento aperto al solo scopo di accertare l'insolvenza la cui notizia sia stata appresa nell'ambito di altro procedimento già archiviato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Bari 23 aprile 2018.




Crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Ragionevole durata della sua esecuzione – Termine di scadenza del contratto di mutuo

La durata del piano del consumatore deve necessariamente collocarsi in un ragionevole arco temporale giacché solo in tal modo viene rispettato il principio della ragionevole durata del processo, oltre al fatto che solo così viene ridotto al minimo il sacrificio imposto ai creditori.

Il principio contenuto nell’art. 55, comma 2, L.Fall. secondo il quale “i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento” non trova spazio nelle procedure di sovraindebitamento, trattandosi di norma, di carattere eccezionale non richiamata dalla Legge n. 3/2012 (art. 9, comma 3-quater L. 3/2012; art. 55, comma 2 L.F.). (Marco Locas) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 13 aprile 2018.




Accertamento dello stato passivo fallimentare – Procedimento di impugnazione di crediti ammessi allo stato passivo fallimentare ex art. 98 LF – Inammissibilità dell’impugnazione ex art. 98 comma 3 LF per difetto di legittimazione ad impugnare, conseguente a difetto di soccombenza nella fase sommaria

Il creditore, proposto per l’ammissione al passivo, che intenda ottenere altresì un provvedimento di esclusione di altri creditori, a loro volta proposti dalla Curatela per l’ammissione nel medesimo progetto di stato passivo, ha l’onere di attivarsi in tal senso nel corso dell’intera fase sommaria di accertamento e formazione dello stato passivo, promuovendo una specifica domanda o spiegando una specifica eccezione, all’atto di depositare le proprie osservazioni ex art. 95 comma 2 LF e/o nell’ultimo momento utile rappresentato dall’udienza fissata per la verifica dei crediti ex art. 95 comma 3 LF (equiparabile ad un giudizio di primo grado).

Pertanto, in difetto di domanda o eccezione in tal senso nella fase sommaria, non è neppure configurabile un provvedimento del Giudice Delegato che abbia deciso in modo difforme dalla richiesta del creditore astrattamente avente interesse all’esclusione di altri, sicché, difettando la sua soccombenza sul punto, difetta anche un presupposto processuale indispensabile per affermare la sua legittimazione ad impugnare il provvedimento che ha ammesso al passivo gli altri creditori.

Infatti, il procedimento di cui all’art. 98 comma 3 LF è un giudizio di natura impugnatoria (benché diverso dal giudizio di Appello, di cui non mutua la disciplina), che può essere instaurato solo dalla parte soccombente (per tale dovendosi intendere la parte che ha ottenuto una tutela minore di quella che aveva richiesto nella domanda o eccezione specifica formulata in primo grado). (Matteo Nerbi) (Paolo Martini) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 12 aprile 2018.




Azione di revocatoria ordinaria in sede fallimentare – Cessione contratto di leasing – Eventus damni

La cessione del contratto di leasing impedisce agli organi fallimentari la possibilità di riscattare l’immobile oggetto del rapporto, per cui, in detta ipotesi, può ritenersi sussistente il requisito dell’eventus damni determinato dalla perdita del potenziale acquirente dell’immobile che, se acquisito alla massa fallimentare, avrebbe senza dubbio arrecato notevoli vantaggi al ceto creditori. (Serena Del Regno) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 10 aprile 2018.




Concordato preventivo - Proposta di accordo sui crediti di natura fiscale - Presentazione agli enti di autonoma “istanza” di trattamento dei crediti fiscali - Esclusione

Ai fini della proposta di accordo sui crediti di natura fiscale, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 182 ter l.f., nel testo introdotto dall'art. 1, comma 81, della L. 11 dicembre 2016, n. 232, il debitore è tenuto ad inviare all’agente della riscossione e all'ufficio competente la copia della proposta di concordato preventivo, recante l’indicazione del trattamento offerto ai crediti tributari, con la relativa documentazione, non essendovi alcun obbligo per il medesimo debitore proponente di presentare agli enti una autonoma “istanza” di trattamento dei crediti fiscali. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa 09 aprile 2018.




Concordato preventivo - Criticità evidenziate dal commissario giudiziale - Fattibilità economica del piano - Giudizio di competenza dei creditori

Concordato preventivo - Soddisfazione minima dei creditori chirografari - Valutazione del giudice - Applicazione della regola B.A.R.D.


Le criticità evidenziate dal commissario giudiziale non determinano il rigetto dell’omologa del concordato preventivo quando riguardano la fattibilità economica del piano, la quale, essendo legata ad un giudizio prognostico, fisiologicamente presenta margini di opinabilità ed implica possibilità di errore, elementi, questi, che a loro volta si traducono in un fattore rischio per i creditori. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)

Il termine “assicurare” di cui all'art. 160, ultimo comma, l. fall. (il quale prescrive che i creditori chirografari debbano essere soddisfatti almeno nella misura del 20%) non può che intendersi che come certezza che quel risultato minimo verrà raggiunto, non già tuttavia in termini di certezza soggettiva (che non potrebbe conseguirsi se non quando tutte le voci di cui si compone l’attivo fallimentare siano garantite, cauzionate o assistite da offerte irrevocabili), bensì nel senso della certezza processuale, da declinarsi secondo la regola B.A.R.D., consacrata nell’art. 533 c.p.p., al di là di ogni ragionevole dubbio e, quindi, in termini di implausibilità dell’ipotesi alternativa (ossia che quella soglia non venga raggiunta). (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 05 aprile 2018.




Compensi professionali - Nulla osta al pagamento immediato - Prededucibilità ai sensi del secondo comma dell’art. 111 LF.

Il pagamento dei compensi professionali dei professionisti coinvolti nella redazione del piano relativi all’advisor del piano, all’attestatore, agli avvocati per i giudizi in corso, ai consulenti ed ai liquidatori devono ritenersi prededucibili ai sensi del co. 2 dell’art. 111 L.F., così come interpretata dalla più recente giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. 24791/2016, Cass. 280/2017), costituendo “normalmente atti di ordinaria amministrazione le operazioni richieste dalla legge e ragionevolmente proprie di una prassi attinente al corredo obbligatorio della domanda di apertura della procedura concorsuale, competendo all’organo concorsuale che ne invochi l’eccedentarietà rispetto a tale scopo dimostrarne la superfluità, oltre che l’intento frodatorio”, e pertanto nulla osta al loro immediato pagamento da parte dell’impresa in concordato (nel caso di specie è stato autorizzato il pagamento dei crediti dei professionisti coinvolti con la redazione del piano immediatamente al deposito del Piano Definitivo). (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone 05 aprile 2018.




Società c.d. legali – Società c.d. di diritto singolare – Società a partecipazione pubblica – Organismi di diritto comune – Procedure concorsuali – Applicabilità

Alle società c.d. legali o di diritto singolare, figure dottrinali volte a considerare unitariamente il complesso fenomeno delle società a partecipazione pubblica, si applica il diritto comune, non essendo possibile un tipo sociale del tutto estraneo al principio di responsabilità verso terzi, senza grave compromissione dei princìpi di eguaglianza e di affidamento dei soggetti che entrano in contatto con dette compagini.

La riforma c.d. Madia (d.lgs. n. 175 del 2016) ha esteso alla variegata galassia delle società con partecipazione pubblica la disciplina del diritto comune e del diritto concorsuale (nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato la fallibilità del Casinò di Campione S.p.A., accogliendo altresì la domanda di concessione di termini per la presentazione di domanda di ammissione al concordato preventivo, riconoscendo che la società medesima non è un ente pubblico). (Marta Gilli) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 27 marzo 2018.




Trasporto - Vettore incaricato da altro vettore - Azione diretta nei confronti di tutti coloro che hanno ordinato il trasporto - Inapplicabilità della disposizione di cui all'art. 7-ter D.Lgs. 286/2005 in caso di assoggettamento a procedura concorsuale del vettore - Esclusione

La disposizione di cui all’art. 7-ter D.Lgs. 286/2005 secondo cui “il vettore … il quale ha svolto un servizio di trasporto su incarico di altro vettore, a sua volta obbligato ad eseguire la prestazione in forza di contratto stipulato con precedente vettore o direttamente con il mittente, inteso come mandante effettivo della consegna, ha azione diretta per il pagamento del corrispettivo nei confronti di tutti coloro che hanno ordinato il trasporto, i quali sono obbligati in solido nei termini delle solo prestazioni ricevute e della quota di corrispettivo pattuita, fatta salva l’azione di rivalsa di ciascuno nei confronti della propria controparte contrattuale” trova applicazione anche nell’ipotesi in cui il vettore sia sottoposto a procedura concorsuale posto che il subvettore, esercitando l’azione verso il mittente originario ai sensi dell’art. 7-ter D.Lgs. n. 286/2005, non viola la par condicio creditorum né in nessun altro modo lede i diritti degli altri creditori. (Raffaele Gorla) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 23 marzo 2018.




Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Diritto al compenso - Istanze di liquidazione distinte per il fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili - Esclusione - Unicità dell’istanza di liquidazione - Sussistenza

In fattispecie di fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, riguardo la liquidazione del compenso finale all’unico curatore nominato, va ritenuto che debba effettuarsi un’unica liquidazione calcolata sull'attivo complessivamente realizzato e sul passivo complessivamente accertato nelle tre distinte masse (nella specie, s.n.c. e due soci), trattandosi di procedimenti che sono riuniti in un simultaneus processus per esigenze di opportunità processuale, dettate dalle reciproche influenze, che si riallaccia al nesso genetico di dipendenza del fallimento del socio da quello della società, e spiega la unicità degli organi e la unicità della domanda di insinuazione del creditore sociale (in tal senso v. Trib. Trapani, 2 aprile 2003); considerato, peraltro, che anche a prescindere dalla discussa questione dei rapporti tra il fallimento della società e i fallimenti dei soci illimitatamente responsabili (fronteggiandosi la tesi dell'unicità del fallimento con quella che tende a porre in luce l'autonomia dei vari procedimenti), nel caso di fallimento di società con soci a responsabilità illimitata l'attività dell'unico curatore è pur sempre unica, anche se resa più complessa dai differenti stati passivi e dalla distinzione del patrimonio della società da quello dei singoli soci. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 22 marzo 2018.




Concordato preventivo - Risoluzione - Termine di un anno previsto dall'art. 186, comma 3, l.f. - Natura decadenziale - Rilevabilità d'ufficio - Esclusione

Il termine di un anno previsto dall'art. 186, comma 3, legge fall. (entro il quale deve essere proposto il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo) ha natura decadenziale, non processuale, inoltre, non trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti, l'eventuale decadenza non può essere rilevata d'ufficio dal giudice (art. 2969 c.c.). Tribunale Milano 22 marzo 2018.




Accordo di ristrutturazione dei debiti - Controllo del tribunale - Verifica degli aspetti di legalità sostanziale - Modalità esecutive - Funzione informativa sull’attuabilità dell’accordo - Idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nei termini di legge - Causa concreta di ristrutturazione ed uscita dallo stato di crisi

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Natura - Atti di autonomia privata - Rilevanza pubblicistica del relativo procedimento di omologa

Accordo di ristrutturazione dei debiti - Accordo in continuità aziendale - Relazione del professionista - Oggetto - Veridicità dei dati aziendali - Attuabilità dell’accordo - Prove di resistenza - Worst case e Best case


Come nel concordato preventivo, anche nell'accordo di ristrutturazione dei debiti, la verifica del tribunale, ferma l’impossibilità di valutarne la convenienza economica, riguarda le modalità esecutive al fine di evitare che si pongano in contrasto con norme imperative, nonché la relazione del professionista, per accertare che assicuri la funzione informativa sull’attuabilità dell’accordo (con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nei termini di legge), in tal modo perseguendo la causa concreta di ristrutturazione ed uscita dallo stato di crisi dell'impresa.

In sede di omologa degli accordi di ristrutturazione dei debiti, il potere del giudice non è dunque limitato alla sola verifica della regolarità formale degli adempimenti procedurali, ma si estende alla verifica degli aspetti di legalità sostanziale e, in particolare, tra questi, che i soggetti terzi estranei al piano di ristrutturazione godano della effettiva e reale sicurezza circa il pagamento dei loro crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La configurazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti, quali atti di autonomia privata, non può far trascurare la rilevanza pubblicistica del procedimento di omologa, il quale comporta la sospensione delle azioni cautelari ed esecutive e implica deroghe molto rilevanti, in caso di successivo fallimento, al regime generale dell’insolvenza ed al principio della par condicio creditorum. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La relazione del professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lett. d l.fall. ha ad oggetto la veridicità dei dati aziendali nonché l’attuabilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, con particolare riferimento all’idoneità ad assicurare l’integrale e tempestivo pagamento dei crediti estranei.

Detta verifica passa attraverso l’assoggettamento del piano a prove di resistenza consistenti nella modifica in senso peggiorativo delle variabili critiche esposte ai rischi di avveramento individuati attraverso l’anamnesi dell’impresa, al fine di riscontrare la sostanziale coerenza dell’accordo con i fabbisogni di piano, nonché la valutazione del piano di tesoreria mediante stress test nel quale sia previsto il pagamento dei creditori non aderenti entro il termine di 120 giorni previsto dall’art. 182 bis, comma 1, lett. a), l. fall.

[Nel caso di specie, la relazione del professionista ha accertato la tenuta delle valutazioni economiche fatte lungo tutto l’arco di durata del piano attraverso rigorosi stress test ricondotti alla cd. “situazione base”, considerato sia nell’ottica peggiorativa del cd. “worst case” (volumi di vendita al di sotto di quelli previsti, incremento del prezzo di acquisito delle materie prime, ecc.) , sia nell’ottica migliorativa del cd. “best case” (volumi di vendita superiori rispetto a quelli previsti, contrattazione decisamente favorevole degli acquisti delle materie prime o dei costi per servizi, ecc.). Detti test hanno condotto l’attestatore a ritenere che la società ricorrente potesse ragionevolmente generare un surplus dalla continuità aziendale e quindi attenersi all’impegno di pagamenti proposto per la ristrutturazione del debito nell'arco di cinque esercizi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso 13 marzo 2018.




Fallimento - Accertamento del passivo - Curatore che eccepisca la compensazione avvalendosi di contratto stipulato dal fallito - Revocatoria del contratto - Preclusione endofallimentare

Nel caso in cui, in sede di verifica del passivo innanzi al giudice delegato, il curatore si avvalga di un diritto contrattuale del fallito, preclude ogni possibile ragione di inefficacia di detto negozio, in quanto, subentrando nella posizione contrattuale del fallito, lo ha reso opponibile alla massa dei creditori ed ha perduto, rispetto a detto rapporto, la posizione di terzo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 07 marzo 2018.




Concordato preventivo misto – Teoria della combinazione maggiormente aderente alla realtà

La presenza di elementi di continuità aziendale - purché non di irrisoria rilevanza rispetto al tutto, né artificiosamente creati - giustifica l’applicazione dell’art. 186-bis e quindi l’esclusione dell’obbligo relativo alla percentuale minima di pagamento dei creditori chirografari nella misura del venti per cento. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Como 27 febbraio 2018.




Deposito della cauzione nel concordato preventivo - Termine perentorio - Rimessione in termini - Applicabilità - Mancato pregiudizio alla prosecuzione della procedura - Contegno diligente

Il mancato deposito della cauzione nel concordato preventivo è insuperabile anche nel caso in cui il ritardo sia di soli pochi giorni (nel caso di specie 4 giorni) anche nel caso in cui sia stata tempestivamente depositato il deposito cauzionale indicato nella fase di concordato in bianco: “in definitiva la costituzione del fondo all’atto dell’ammissione del concordato in bianco, nella sua autonomia, è priva di attitudine ad influire sulla natura dell’onere di cui all’art. 163 L.F. ed impedire gli effetti decadenziali di cui sopra”. (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone 21 febbraio 2018.




Composizione della crisi da sovraindebitamento e liquidazione del patrimonio – Pubblicità sul Portale delle vendite pubbliche

Nelle procedure per la liquidazione del patrimonio ex art.14 ter L.n.3/2012 che è opportuno la pubblicità relativa ai beni posti in vendita sia effettuata sul portale del Ministero della giustizia nell'area pubblica denominata “portale delle vendite pubbliche”, trattandosi dello strumento individuato dal legislatore per offrire informazione globale sulle vendite forzate in corso nel territorio nazionale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 16 febbraio 2018.




Scioglimento dei contratti in corso - Violazione della par condicio creditorum - Irrilevanza dell’adempimento delle prestazioni eseguite ai fini dello scioglimento - Anteriorità del credito - Equivalenza del pagamento del terzo

E’ legittimo lo scioglimento dei contratti di delegazione di pagamento esistenti in quanto il pagamento, che dovesse essere effettuato dal delegato, è equiparabile al pagamento del debitore principale (istante il concordato). Deve essere quindi sciolta la relativa delegazione di pagamento ex art. 1270 c.c. poiché lesiva della par condicio creditorum essendo irrilevante l’asserito integrale adempimento delle obbligazioni ad essa sottese (in quel caso l’integrale adempimento delle prestazioni del subappaltatore). (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona 16 febbraio 2018.




Fallimento – Crediti derivanti da prestazioni poste in essere in esecuzione di un “Accordo di Ristrutturazione” – Prededucibilità nel fallimento consecutivo – Esclusione

I crediti derivanti da prestazioni poste in essere in esecuzione di un “Accordo di Ristrutturazione” non sono collocabili in prededuzione nel fallimento (o nella liquidazione coatta amminitrativa) consecutivi. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 15 febbraio 2018.




Fallimento – Crediti derivanti da prestazioni poste in essere in esecuzione di un “Accordo di Ristrutturazione” – Prededucibilità nel fallimento consecutivo – Esclusione

Fallimento – Crediti derivanti dalla proroga di pretese di natura commerciale – Natura giuridica di “finanziamenti” ai sensi e per gli effetti degli art. 182-quater e 182-quinquies l. fall. – Esclusione – Collocabilità in prededuzione nell’ambito dello “Accordo di Ristrutturazione” ex art. 182-bis l. fall. – Esclusione


I crediti derivanti da prestazioni poste in essere in esecuzione di un “Accordo di Ristrutturazione” non sono collocabili in prededuzione nel fallimento (o nella liquidazione coatta amminitrativa) consecutivi. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)

I crediti derivanti dalla proroga di pretese di natura commerciale non hanno natura giuridica di “finanziamenti” ai sensi e per gli effetti degli art. 182-quater e 182-quinquies l. fall., e conseguentemete non sono collocabili in prededuzione nell’ambito dello “Accordo di Ristrutturazione” ex art. 182-bis l. fall. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 14 febbraio 2018.





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