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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Revocatoria di rimesse bancarie e calcolo del termine a ritroso del semestre sospetto

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Decorrenza – Data di iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Modalità di calcolo del termine – Applicazione del principio generale di cui all’art. 155 co. 2 c.p.c.

Ai fini della determinazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del semestre sospetto di cui all’art. 67, c. II, L.F., si deve fare riferimento alla data di deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e non alla data (successiva) di iscrizione di tale sentenza nel registro delle imprese, posto che l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, cui ha riguardo l’art. 16 co. 2 secondo periodo l.f., può porsi soltanto rispetto ad un evento (la dichiarazione di fallimento) già avvenuto, mentre non sussiste laddove si tratti di un evento futuro ed incerto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Quanto alle concrete modalità di calcolo del termine semestrale di cui all’art. 67, c. II, L.F., trattandosi di un termine a mesi, trova applicazione l’art. 155, co 2, c.p.c., e pertanto tale termine decorre dal giorno anteriore a quello del deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e spira il giorno numericamente corrispondente del sesto mese antecedente. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 maggio 2019.




Ricongiungimento familiare anche per i conviventi di fatto, alla luce della legge 76 del 2016

Amministrazione pubblica – Arma dei carabinieri – Ricongiungimento familiare – In caso di convivenza di fatto – Diritto – Sussiste

L’ordinamento giuridico italiano ha conosciuto una progressiva evoluzione del concetto di famiglia, oggi comprensivo anche delle unioni di fatto tra individui (anche dello stesso sesso), cui ha fatto da eco una progressiva e conseguente valorizzazione della convivenza stabile quale fonte di effetti giuridici rilevanti. Tale evoluzione, a livello di produzione normativa, è culminata nella legge 20 maggio 2016 n. 76. Questa normativa, recependo in alcuni casi le sollecitazioni della giurisprudenza, equipara il convivente more uxorio al coniuge sotto molteplici profili (per esempio, quanto all’assistenza ospedaliera, ai poteri di rappresentanza conferibili in caso di malattia e incapacità di intendere e di volere, in ordine al subentro nel contratto di locazione della casa di residenza intestato al convivente deceduto). Questa equiparazione deve ritenersi sussistente anche nel caso del ricongiungimento familiare, istituto diretto a rendere effettivo il diritto all'unità della famiglia: tale diritto si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare e, pur nel silenzio della legge n. 76/2016, può essere invocato non solo dai coniugi e dai soggetti uniti civilmente, ma anche dai conviventi di fatto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Reggio Calabria 10 maggio 2019.




Competenza giurisdizionale e legge applicabile in caso di causa proposta contro condomino

Competenza giurisdizionale – Regolamento (UE) n. 1215/2012 – Articolo 7, punto 1, lettera a) – Competenza speciale in materia contrattuale – Nozione di “materia contrattuale” – Decisione dell’assemblea dei condomini di un immobile – Obbligo gravante sui condomini di versare al bilancio del condominio i contributi finanziari annuali stabiliti con tale decisione – Azione in giudizio volta ad ottenere l’esecuzione di tale obbligo – Giurisdizione e legge applicabile

1) L’articolo 7, punto 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che una controversia vertente su di un’obbligazione di pagamento risultante da una decisione dell’assemblea dei condomini di un immobile costituito di appartamenti sprovvista della personalità giuridica e specialmente istituita ex lege per esercitare taluni diritti, adottata a maggioranza dei suoi membri, ma vincolante per tutti i suoi membri, deve considerarsi riconducibile alla nozione di «materia contrattuale» ai sensi di tale disposizione.
2) L’articolo 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento (CE) n. 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I), deve essere interpretato nel senso che una controversia, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, vertente su di un’obbligazione di pagamento risultante da una decisione dell’assemblea dei condomini di un immobile composto di appartamenti, relativa alle spese per la manutenzione delle parti comuni di tale immobile, deve essere considerata come riguardante un contratto di prestazione di servizi ai sensi di tale disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 08 maggio 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato  tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo sulle esecuzioni mobiliari

Concordato preventivo – Esecuzioni pendenti al momento della presentazione della domanda – Sospensione – Estinzione – improcedibilità – Omologa – Effetti

Il disposto dell’art. 168 legge fall., correttamente interpretato avuto riguardo alla sua specifica finalità, consente la mera sospensione delle procedure esecutive già pendenti al momento della presentazione della domanda di concordato preventivo, a far data dalla pubblicazione del ricorso (anche in bianco) nel registro delle imprese e sino al momento dell’omologa della proposta concordataria da parte del tribunale.

Solo per effetto dell’omologa la procedura diverrà definitivamente improcedibile e tale dovrà essere dichiarata dal giudice dell’esecuzione, a fronte di istanza in tal senso presentata dal debitore in concordato ovvero dal liquidatore giudiziale nominato dal tribunale al quale siano state affidate ex artt. 182 e 168 legge fall. le operazioni di vendita del bene.

Giusto il disposto degli art. 182, comma 5, e 168 legge fall., le cancellazioni dei pignoramenti e degli altri gravami esistenti sul bene dovranno essere ordinati dal giudice delegato della procedura di concordato a seguito della vendita del bene e dell’incasso del relativo prezzo da destinare alla soddisfazione dei creditori secondo le previsioni della proposta concordataria. (Piergiorgio Bonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 aprile 2019.




Effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo sulle esecuzioni mobiliari

Concordato preventivo – Esecuzioni pendenti al momento della presentazione della domanda – Sospensione – Estinzione – improcedibilità – Omologa – Effetti

Il disposto dell’art. 168 legge fall., correttamente interpretato avuto riguardo alla sua specifica finalità, consente la mera sospensione delle procedure esecutive già pendenti al momento della presentazione della domanda di concordato preventivo, a far data dalla pubblicazione del ricorso (anche in bianco) nel registro delle imprese e sino al momento dell’omologa della proposta concordataria da parte del tribunale.

Solo per effetto dell’omologa la procedura diverrà definitivamente improcedibile e tale dovrà essere dichiarata dal giudice dell’esecuzione, a fronte di istanza in tal senso presentata dal debitore in concordato ovvero dal liquidatore giudiziale nominato dal tribunale al quale siano state affidate ex artt. 182 e 168 legge fall. le operazioni di vendita del bene.

Giusto il disposto degli art. 182, comma 5, e 168 legge fall., le cancellazioni dei pignoramenti e degli altri gravami esistenti sul bene dovranno essere ordinati dal giudice delegato della procedura di concordato a seguito della vendita del bene e dell’incasso del relativo prezzo da destinare alla soddisfazione dei creditori secondo le previsioni della proposta concordataria. (Piergiorgio Bonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 aprile 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. e onere della prova

Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. – Onere della prova della cessione del credito

Nel caso di cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B., a fronte dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale e/o ad agire per mancata prova della cessione del credito, la cessionaria non si può limitare a produrre la Gazzetta Ufficiale in cui risulta pubblicato l’avviso di cessione dei crediti, ma deve dimostrare documentalmente ed in maniera circostanziata l’avvenuta cessione del credito oggetto di causa. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 09 aprile 2019.




Contratto di conto corrente: legittimazione attiva del garante/fideiussore, prescrizione, anatocismo, usura, spese e azione di accertamento negativo

Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 09 aprile 2019.




Concordato preventivo e proroga del termine per il deposito del piano e della documentazione in pendenza di istanze di fallimento

Concordato preventivo con riserva – Termine per il deposito del piano e della documentazione in pendenza di istanze di fallimento – Proroga del termine – Valutazione discrezionale dell’Ufficio

Nell’ipotesi di concordato preventivo con riserva presentato in pendenza del procedimento per la dichiarazione di fallimento, il termine di 60 giorni previsto dall’art. 161 VI L.F., per il deposito del piano, della proposta e della documentazione, è prorogabile una sola volta fino ad un massimo di 60 giorni e con valutazione unica e discrezionale da parte del Tribunale in ordine all’arco temporale ulteriormente concedibile.
Il termine di proroga previsto dall’art. 161 u.c. L.F. per una durata massima di 60 giorni, può essere concesso in misura inferiore alla stregua della valutazione discrezionale operata dall’Ufficio ed è espressamente qualificato dalla legge come perentorio e non ordinatorio. Pertanto, ove la proroga venga concessa per un termine inferiore a quello massimo di 60 giorni, lo stesso termine non può essere prorogato con un secondo provvedimento che allunghi tale termine fino al massimo consentito, in virtù del principio generale di improrogabilità dei termini perentori sancito dall’art. 153 c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 aprile 2019.




Prestazioni del professionista attestatore nel concordato preventivo e valutazioni ai fini collocazione in prededuzione nel fallimento successivo

Procedure concorsuali – Prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione – Relazione di attestazione nel concordato preventivo – Prededuzione – Giudizio di rinvio

In tema di prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione della procedura di concordato preventivo successivamente sfociata in fallimento, la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

In particolare, le prestazioni compiute dal terzo devono confluire nel disegno di risanamento predisposto dal debitore, in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all’iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece pertanto essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori; la collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, legge Fall. costituisce infatti, come detto, un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 04 aprile 2019.




Prestazioni del professionista attestatore nel concordato preventivo e valutazioni ai fini collocazione in prededuzione nel fallimento successivo

Procedure concorsuali – Prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione – Relazione di attestazione nel concordato preventivo – Prededuzione – Giudizio di rinvio

In tema di prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione della procedura di concordato preventivo successivamente sfociata in fallimento, la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

In particolare, le prestazioni compiute dal terzo devono confluire nel disegno di risanamento predisposto dal debitore, in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all’iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece pertanto essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori; la collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, legge Fall. costituisce infatti, come detto, un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 04 aprile 2019.




Chiusura del fallimento e tutela cautelare del creditore che ha proposto opposizione allo stato passivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo – Riparto – Tutela cautelare concessa al creditore opponente – Fattispecie in tema di crediti professionali

Se è vero che l'esistenza di una controversia afferente all’ammissione di un credito di per sé non impedisce il riparto dell'attivo né la chiusura della procedura, è anche vero che tra le quattro ipotesi (tassative) nelle quali, ai sensi dell’art. 113 legge fall., è obbligatorio disporre accantonamenti vi è quella del creditore opponente a favore del quale sono state disposte misure cautelari.

Il creditore opponente può dunque domandare una tutela interinale ed anticipatoria tramite lo strumento residuale di cui all'art. 700 c.p.c., atteso che non possono considerarsi forme di tutela specifica né quella prevista dall'art. 116 legge fall. né quella (art. 110, comma 3, l. fall.) dell'impugnazione del reclamo al giudice delegato contro il progetto di riparto ai sensi dell'art. 36 l.fall.

[Fattispecie in tema di crediti professionali per l’assistenza prestata alla predisposizione della domanda di concordato preventivo] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 aprile 2019.




Chiusura del fallimento e tutela cautelare del creditore che ha proposto opposizione allo stato passivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo – Riparto – Tutela cautelare concessa al creditore opponente – Fattispecie in tema di crediti professionali

Se è vero che l'esistenza di una controversia afferente all’ammissione di un credito di per sé non impedisce il riparto dell'attivo né la chiusura della procedura, è anche vero che tra le quattro ipotesi (tassative) nelle quali, ai sensi dell’art. 113 legge fall., è obbligatorio disporre accantonamenti vi è quella del creditore opponente a favore del quale sono state disposte misure cautelari.

Il creditore opponente può dunque domandare una tutela interinale ed anticipatoria tramite lo strumento residuale di cui all'art. 700 c.p.c., atteso che non possono considerarsi forme di tutela specifica né quella prevista dall'art. 116 legge fall. né quella (art. 110, comma 3, l. fall.) dell'impugnazione del reclamo al giudice delegato contro il progetto di riparto ai sensi dell'art. 36 l.fall.

[Fattispecie in tema di crediti professionali per l’assistenza prestata alla predisposizione della domanda di concordato preventivo] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 aprile 2019.




Fallimento e processo esecutivo: la liquidazione delle spese di giustizia compete al giudice dell’esecuzione

Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione

La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 01 aprile 2019.




Fallimento e processo esecutivo: la liquidazione delle spese di giustizia compete al giudice dell’esecuzione

Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione

La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 01 aprile 2019.




Fallimento e processo esecutivo: la liquidazione delle spese di giustizia compete al giudice dell’esecuzione

Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione

La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 01 aprile 2019.




Fallimento e processo esecutivo: la liquidazione delle spese di giustizia compete al giudice dell’esecuzione

Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione

La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 01 aprile 2019.




Il condominio è qualificabile come consumatore? La decisione è rimessa alla Corte di Giustizia UE

Obbligazioni e contratti – Tutela del consumatore – Applicabilità al condominio – Rimessione della questione alla Corte di Giustizia UE

È rimessa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione pregiudiziale se la nozione di consumatore quale accolta dalla direttiva 93/13/CEE osti alla qualificazione come consumatore di un soggetto (quale il condominio nell’ordinamento italiano) che non sia riconducibile alla nozione di “persona fisica” e di “persona giuridica”, allorquando tale soggetto concluda un contratto per scopi estranei all’attività professionale e versi in una situazione di inferiorità nei confronti del professionista sia quanto al potere di trattativa, sia quanto al potere di informazione. [Nella fattispecie, il Tribunale ha ritenuto rilevante la questione al fine di stabilire se sia rilevabile d’ufficio, in favore di un condominio, l’abusività di una clausola vessatoria relativa alla determinazione di interessi moratori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 01 aprile 2019.




Disciplina intertemporale della Legge Balduzzi e della Legge Gelli-Bianco

Successione di leggi – Liquidazione – Risarcimento – Legge Balduzzi – Legge Gelli-Bianco – Irretroattività

Non è condivisibile la tesi dell’applicabilità della c.d. legge Balduzzi alle sole vicende successive alla sua entrata in vigore e seguita anche per la c.d. Legge Gelli-Bianco, in quanto:

a) legge nuova può essere applicata ai fatti esistenti o sopravvenuti alla data della sua entrata in vigore, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, debbano essere presi in considerazione in se stessi, prescindendosi totalmente dall’originario fatto che li ha generati, criterio che impone l’applicazione della nuova disciplina laddove si limita a fissare nuovi criteri di liquidazione del danno non patrimoniale a prescindere dalla data di verificazione del danno;

b) la necessità di considerare il mutamento del criterio tabellare in corso di giudizio conferma che l’utilizzo del parametro liquidatorio fissato dal legislatore dopo il perfezionamento della fattispecie risarcitoria non costituisce applicazione retroattiva della norma che fissa i criteri di quantificazione del danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 26 marzo 2019.




Impugnazione di delibera condominiale: atto di citazione o ricorso

La forma dell’impugnazione di una delibera condominiale - Interpretazione dell’art. 1137 c.c. - Atto di citazione o ricorso - Ricorso ex art. 702-bis c.p.c. - Ammissibilità del ricorso - Nullità del provvedimento dichiarativo dell’estinzione del processo e dell’inammissibilità del ricorso ex art. 1137 c.c. - Rimessione della causa al primo giudice ex art. 354 c.p.c.

Nessuna disposizione di legge esclude che l’impugnazione della delibera condominiale possa essere proposta anche con ricorso ex art. 702-bis c.p.c., ove l’attore opti per il rito sommario di cognizione, trattandosi, tra l’altro, di cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica.

Trattandosi di processo contenzioso, il giudice adìto non avrebbe potuto dichiarare l’inammissibilità del ricorso (perché irrituale) e l’estinzione del procedimento, con provvedimento reso inaudita altera parte, senza cioè avere prima instaurato il contraddittorio nei confronti del condominio e fissato l’udienza di comparizione delle parti per la trattazione della causa. (Saverio Tucci) (riproduzione riservata)
Appello Milano 26 marzo 2019.




Tutela del decoro architettonico e azione possessoria

Procedimento ex art. 1170 cc – 703 cpc – Innovazione – Turbativa nel compossesso – Lesione de decoro architettonico – Eccezione feci, sedi iure feci – Irrilevanza

Per decoro architettonico deve intendersi l’estetica del fabbricato data dall’insieme delle linee e delle strutture che connotano lo stabile e gli imprimono una determinata armonica fisionomia ed una specifica identità.

Il decoro architettonico del fabbricato condominiale costituisce un bene comune. La facciata ed il relativo decoro architettonico di un edificio condominiale costituiscono un modo di essere dell’immobile e così un elemento del modo di godimento da parte del suo possessore. La modifica della facciata, comportando un’interferenza nel godimento medesimo, può integrare un’indebita turbativa suscettibile di tutela possessoria.

L’art. 1102 cc non legittima qualsivoglia uso particolare del bene comune da parte del condomino. Esso segna, viceversa, il limiti cui tale uso soggiace e soprattutto pone il principio del rispetto del decoro architettonico quale condizione della legittimità dell’uso della cosa comune.

Nell’ambito del compossesso dei condomini su parti comuni dell’edificio, ove più compossessori sono titolari di un possesso di pari contenuto, l’eccezione feci, sed jure feci resta opponibile ogni volta che l’attività materiale del condominio sulle stesse non sia in contrasto con l’esercizio attuale o potenziale di analoga attività di altro condomino non limitandone i poteri corrispondenti ai diritti spettanti sulle coste condominiali o sulle parti di proprietà individuale e mantenendosi entro i limiti del compossesso.

Va ritenuta lesiva del decoro architettonico la condotta del compossessore che, intervenendo sulla facciata del fabbricato condominiale, ne alteri la complessiva armonia di linee che concorre a conferire al fabbricato medesimo specifica identità. (Manuel Soldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 22 marzo 2019.




Ancora sull’esdebitazione del fallito: possibile anche in caso di mancato riparto ai creditori chirografari

Fallimento – Esdebitazione – Art. 142 secondo comma l. fall. – Requisito oggettivo – Parziale soddisfazione – Valutazione discrezionale – Condizioni

Con riferimento al requisito oggettivo richiesto dal secondo comma dell’art. 142 l. fall. (che la norma definisce con formulazione negativa “l’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali”), la norma va interpretata alla stregua della ratio legis ricostruita dalla giurisprudenza della Suprema Corte, per cui, a fronte di un dato letterale che presenta ampi margini di equivocità, deve essere privilegiata un’interpretazione che consenta un’ampia applicazione dell’istituto dell’esdebitazione, pertanto non limitata all’ipotesi – nella realtà del tutto eccezionale – in cui all’esito della procedura fallimentare siano stati soddisfatti tutti i creditori privilegiati e, seppure in minima parte, anche i creditori chirografari.

Pertanto, non essendo previsto dalla norma un limite quantitativo minimo, in ordine all’entità dei crediti che dovrebbero essere stati soddisfatti, rispetto al totale, per poter accedere all’esdebitazione, va condivisa la giurisprudenza della Suprema Corte per cui la condizione di soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, prevista dall'art. 142, comma 2, l.fall., deve intendersi realizzata anche quando talune categorie di creditori (nella specie, i creditori chirografari) non abbiano ricevuto alcunché in sede di riparto (Cass, sez. I 08 agosto 2016, n. 16620).

E’ in ogni caso compito del giudice – con il suo prudente apprezzamento – accertare quando “la consistenza dei riparti realizzati consenta di affermare che l’entità dei versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella parzialità dei pagamenti richiesti per il riconoscimento del beneficio sul quale è controversia” (così in motivazione S.U. n. 24215 del 2011). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 21 marzo 2019.




Tutela cautelare esclusa nel rapporto locatizio per i vizi dell’immobile

Procedimento cautelare – Vizi dell’immobile – Inapplicabilità – Rimedi: risoluzione o riduzione del prezzo

I rimedi posti dalla disciplina codicistica a tutela del conduttore per i vizi della cosa locata consistono esclusivamente nella risoluzione del contratto o nella riduzione del canone, ma non nella condanna del locatore ad eseguire i lavori necessari per rendere la cosa idonea all’uso pattuito (in termini Cass., Sez. 3, n. 12712 del 25/05/2010: L'obbligo del locatore di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile in buono stato locativo, di cui all'art. 1576 cod. civ., riguarda gli inconvenienti eliminabili nell'ambito delle opere di manutenzione e, pertanto, non può essere invocato per rimuovere guasti o deterioramenti, rispetto ai quali la tutela del locatario resta affidata alle disposizioni dettate dagli artt. 1578 e 1581 cod. civ. per i vizi della cosa locata; Tribunale di Modena, 14/06/2013, n. 955; Tribunale di Roma, 18/02/2003). (Antonella Manisi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 19 marzo 2019.




Usura: interessi di mora, finanziamento a rimborso graduale, scenari probabilistici e cumulo in un unico tasso effettivo globale

Usura mutuo – Irrilevanza degli interessi moratori

Usura mutuo – Irrilevanza dei c.d. scenari probabilistici – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Usura mutuo – Inconsistenza della tesi del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori – Condanna ex art. 96 e comma, c.p.c.

Clausola c.d. floor – Assimilabilità ad uno strumento finanziario derivato – Esclusione

Gli interessi moratori sono irrilevanti ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale nelle operazioni di finanziamento a rimborso graduale. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Sono irrilevanti, ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, dei c.d. scenari probabilistici e dei conteggi ipotetici, alla stregua dei quali sussisterebbe l’usura ed il contratto dovrebbe quindi divenire gratuito qualora, tra tutti i possibili sviluppi del rapporto nel corso del successivo ammortamento e prendendo in considerazione ogni onere (compresi quelli meramente eventuali – quale la penale di estinzione anticipata – e quelli da inadempimento – gli interessi moratori, a prescindere dalla loro concreta applicazione) vi sia almeno una ipotesi in cui il tasso effettivo annuo calcolato superi la soglia dell’usura. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Dal punto di vista matematico, la pretesa di cumulare in un unico tasso effettivo globale i saggi espressi in misura percentuale per diverse tipologie di interessi o di oneri ai fini del raffronto con il tasso soglia è un’operazione errata e illogica. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)

Va disattesa, in quanto infondata, la suggestiva deduzione per cui l’inserimento nel mutuo di una clausola floor comporterebbe l’integrazione del contratto con uno strumento finanziario derivato e imporrebbe, a pena di nullità, l’osservanza della disciplina contrattuale e precontrattuale prevista dal T.U.F. (Antonella Lillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 marzo 2019.




Livello di diligenza richiesto al notaio per la trascrizione ex art. 2671 c.c.

Notaio – Diligenza – Trascrizione – Conoscenza dell’atto pregiudizievole – Risarcimento

Non è censurabile la condotta del notaio laddove non abbia proceduto alla trascrizione dell’atto il giorno immediatamente successivo alla stipula in carenza di prova circa la consapevolezza del professionista in merito all’effettiva esistenza di un titolo differente, fondante il rischio di anticipata trascrizione ad horas dello stesso e pregiudicante l’anteriore contraente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 12 marzo 2019.




Ai fini usura è sufficiente la sola promessa del costo (TAEG) debordante

Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – In caso di acclarata usura il contratto diviene gratuito – Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU)

In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TAEG promesso in tali scenari ipotizzando il pagamento in una data qualsiasi entro l’intervallo di tempo tra il momento della stipula e la data indicata dall’eccipiente.

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse ed onere pagato dal mutuatario, ad eccezione di imposte e tasse, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti rispettando la periodicità convenuta nel piano di ammortamento, imputando ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.

In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 04 marzo 2019.




La disciplina della LCA di cui al D.L. 99/2017 non è applicabile alle partecipate

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Disciplina di cui al D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Applicabilità alle società partecipate – Esclusione

La particolare disciplina della liquidazione coatta amministrativa dettata dal decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99 per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è applicabile alle imprese partecipate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 01 marzo 2019.




Legittima la richiesta del correntista di ordinare alla banca l'esibizione ex art.210 c.p.c. del contratto di conto corrente oggetto di causa

Contratto di conto corrente bancario - Ordine di esibizione del contratto ex art.210 c.p.c. - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Sussistenza

Il contratto di conto corrente bancario non costituisce documentazione contabile ex art.119 T.u.b. e, quindi, non soggiace al limite temporale di conservazione per 10 anni stabilito da detta disposizione, per cui vi è un diritto autonomo del cliente alla copia del contratto, nascente dall'obbligo da parte della banca di eseguire il contratto secondo buona fede (così Corte Appello Milano Sent.1796/2012). (Federico Pedonese) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 27 febbraio 2019.




Nel concordato preventivo con assuntore l’offerta di acquisto dei rami aziendali si sottrae alla procedura competitiva ex art. 163 bis l. fall.

Concordato preventivo – Proposta di acquisto dei rami aziendali del terzo assuntore – Procedura competitiva ex art 163 bis l. fall. – Necessità – Esclusione

Malgrado la formula letterale dell’art. 163-bis l. fall., per cui qualsiasi offerta proveniente da soggetto già individuato, che preveda il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni della società in concordato, deve essere sottoposta, a cura del tribunale, a procedura competitiva, detta disposizione di legge non si applica all’offerta proveniente da soggetto terzo che si propone come assuntore del concordato (cfr. in tal senso Trib. Milano 15.6.2017 e 13.12.2018; Trib. Monza 31.10.2018), prendendosi peraltro atto dell’esistenza di un contrario orientamento giurisprudenziale (fatto proprio da Trib. Torino 19.6.2018). (1) (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 25 febbraio 2019.




Venir meno della continuità aziendale, conseguenze e doveri degli organi sociali

Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Scioglimento della società – Esclusione

Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Redazione del bilancio secondo principi di liquidazione

Collegio sindacale – Negligente attestazione del ritorno della continuità aziendale – Responsabilità – Sussistenza

Il venir meno della continuità aziendale non integra una causa legale di scioglimento della società bensì, piuttosto (a seconda che sia o meno reversibile), una situazione di insolvenza o quantomeno di crisi, costituendo quindi uno dei più rilevanti e ricorrenti presupposti per dare avvio a quelle che il nuovo codice della crisi definisce ora procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La conseguenza del (doveroso) rilievo del venir meno della continuità aziendale da parte degli amministratori, e del controllo su tale precondizione da parte dei sindaci, è che -come indirettamente prescrive l’art. 2423-bis co. 1° n. 1) c.c.- i principi di redazione del bilancio non sono più quelli dettati dall’art. 2426 c.c., bensì quelli imposti dalla prospettiva liquidatoria in cui la società, anche prima della formale constatazione di una causa di scioglimento, deve necessariamente porsi: primo fra tutti la valutazione dei cespiti dell’attivo patrimoniale a valori di presumibile realizzo e con espunzione dal bilancio di ogni posta (quali i costi di impianto avviamento e sviluppo capitalizzati come immobilizzazioni finanziarie ovvero, di converso, gli ammortamenti periodici iscritti fra i costi del conto economico) incompatibile con l’imminente liquidazione. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai membri del collegio sindacale che abbiano reso parere favorevole alla revoca dello stato di liquidazione, attestando il ritorno della prospettiva di continuità aziendale della società in modo incauto e superficiale, sulla base di presupposti inconsistenti e non approfonditi con la dovuta diligenza professionale, è imputabile causalmente l’aggravamento del dissesto della società poi dichiarata fallita, e in concreto quantomeno la perdita da essa subita fra la revoca della liquidazione e la formulazione della prima proposta di concordato preventivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 22 febbraio 2019.





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