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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito


Procedimento per l’ammissione al concordato preventivo – Accertamenti istruttori disposti dal Tribunale – Esercizio del diritto di difesa da parte del debitore

Qualora il Tribunale ritenga di porre a fondamento della pronuncia di inammissibilità della domanda di concordato preventivo le risultanze di un’attività istruttoria disposta di ufficio, e non ragioni connesse alla mera valutazione del contenuto della proposta, è tenuto a consentire al debitore proponente di esplicare le proprie potenzialità difensive, mettendolo in condizione di interloquire sulle risultanze dell’attività istruttoria cui è stato dato corso; ne consegue che, in mancanza di audizione del debitore prescritta dall’art. 162, comma 2, l. fall., si determina una lesione del diritto di difesa del debitore con conseguente nullità del decreto di inammissibilità della domanda di concordato preventivo. (massima ufficiale) Appello Genova 23 novembre 2018.




Reclamo avverso la sentenza di fallimento pronunciata ai sensi dell’art. 162 l. fall. – Previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato – Effetto devolutivo del reclamo

Il reclamo proposto dal debitore avverso la sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito alla previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato, ha effetto devolutivo pieno; ne consegue che il giudice del reclamo risulta investito della cognizione circa la sussistenza dei presupposti per l’adozione del decreto di ammissione al concordato preventivo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata) Appello Genova 23 novembre 2018.




Reclamo avverso la sentenza di fallimento pronunciata ai sensi dell’art. 162 l. fall. – Previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato – Effetto devolutivo del reclamo

Il reclamo proposto dal debitore avverso la sentenza dichiarativa di fallimento che faccia seguito alla previa declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato, ha effetto devolutivo pieno; ne consegue che il giudice del reclamo risulta investito della cognizione circa la sussistenza dei presupposti per l’adozione del decreto di ammissione al concordato preventivo. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata) Appello Genova 23 novembre 2018.




Concordato preventivo con cessione dei beni – Natura della percentuale di soddisfacimento minimo dei creditori chirografari – Sindacato demandato al Tribunale circa l’idoneità della proposta ad assicurare il soddisfacimento dei creditori chirografari nella percentuale minima

La previsione contenuta nell’art. 160, comma 4, l. fall. (aggiunto dall’ art. 4, comma 1, lett. a, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132), secondo cui la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, ha introdotto un ulteriore requisito di ammissibilità della domanda di concordato preventivo.

Ciò tuttavia non incide sull’estensione del sindacato del tribunale sulla proposta e sul piano di concordato preventivo, circoscritto alla verifica della fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità dello stesso con norme inderogabili mentre il controllo di fattibilità economica, intesa quale realizzabilità in concreto del piano  proposto dal debitore, è circoscritto nei limiti della verifica della sussistenza o meno di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Alla luce di tali criteri, la prospettiva che la liquidazione del patrimonio immobiliare di titolarità del debitore proponente non dia i risultati sperati, costituisce, una volta che il valore dei cespiti sia stato determinato sulla base di parametri prudenziali, una questione di fattibilità economica rimessa alla valutazione esclusiva del ceto creditorio. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata)
Appello Genova 23 novembre 2018.




Fallimento – Stato di insolvenza – Conversione del pignoramento – Effetti

L’ammissione del debitore al beneficio della conversione del pignoramento (nella specie con rateizzazione in trentasei mensilità) non elimina lo stato di insolvenza dell’impresa, trattandosi di modalità di adempimento dell’obbligazione non spontanea ed attuata con mezzi non ordinari.

[Nel caso di specie, il tribunale rilevava, inoltre, come il vincolo di solidarietà avrebbe esposto il debitore ad azioni di regresso promosse dai condebitori, anch’essi assoggettati a procedure di espropriazione individuale ad iniziativa del creditore.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 15 novembre 2018.




Concordato preventivo – Credito del professionista per prestazioni rese in funzione della procedura – Prededuzione art. 111 l. fall. – Spettanza – Condizioni

La prededuzione del credito del professionista che ha prestato assistenza in vista della proposizione di una domanda di concordato discende direttamente dalla legge (art 111, comma 2, legge fall. ), il credito ha de plano carattere di “strumentalità” rispetto al concordato ed è quindi dotato automaticamente del requisito della funzionalità.

La norma detta un principio generale volto a favorire l’accesso a forme di soluzione concordata della crisi ed introduce allo scopo una eccezione alla par condicio, estendendo la prededucibilità a tutti i crediti sorti “in funzione” di precedenti procedure concorsuali, prescindendo da ogni indagine sul momento di insorgenza e senza prescrivere requisiti ulteriori. Non deve quindi essere compiuta alcuna valutazione ex post di “utilità in concreto”, rispetto alla massa dei creditori, della prestazione da cui sorge il credito e della precedente procedura La tutela dei creditori da eventuali situazioni di abuso va individuata nel necessario riscontro, ai fini del riconoscimento della prededuzione – ma anche della ammissione stessa del credito - del diligente adempimento della prestazione da parte del professionista: tutte le prestazioni professionali che dovessero essere connotate da negligenza o imperizia – concetti in cui vanno comprese anche la correttezza e ragionevolezza delle scelte tecniche compiute per la soluzione della crisi dell’impresa - tali da essere inidonee, con giudizio ex ante, al conseguimento dell’obiettivo di accesso ad una procedura di soluzione concordata della crisi, comportano il difetto di funzionalità del relativo credito. (Massimiliano Semprini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 12 novembre 2018.




Contratti derivati swap – Nullità del contratto swap ex art.30 tuf – Art. 56-quater comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69

Sulla scorta della pronuncia delle SS. UU. la disciplina del diritto di recesso si applica non soltanto alle operazioni compiute nell’ambito della prestazione di un servizio di collocamento in senso proprio, ma anche a qualsiasi altra ipotesi in cui l’intermediario venda fuori sede strumenti finanziari ad investitori al dettaglio, sia pure nell’espletamento di un servizio d’investimento diverso.

Le SS. UU. hanno quindi utilizzato il termine “collocamento” di cui all’art. 30 del tuf in senso ampio, come sinonimo di atto negoziale mediante il quale lo strumento finanziario viene fatto acquisire al cliente e quindi inserito nel suo patrimonio o nel suo portafoglio, a prescindere dalla tipologia del servizio d’investimento che abbia dato luogo a tale operazione. Dunque, la disciplina del recesso riguarda i singoli rapporti negoziali in base ai quali, di volta in volta, l’investitore si trova a sottoscrivere uno strumento finanziario offertogli

Alla luce di tale arresto, per molti aspetti innovativo, l'art. 30 del Tuf può certamente essere applicato anche alla fattispecie in esame (che non rappresenta un servizio di collocamento in senso stretto ma un servizio di investimento diverso, ove la Banca si pone come controparte diretta del cliente nella negoziazione dello strumento finanziario), dovendo darsi a detta disposizione un’interpretazione la più ampia possibile a tutela dell'investitore.

Con riferimento all’art. 56-quater, comma 1, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, la modifica apportata da tale norma non rileva nel caso di specie, e ciò in quanto la valenza retroattiva ed interpretativa della norma è stata già esclusa dalla Suprema Corte (cfr. Cfr. Cass. Civ., sez. III, 03 Aprile 2014, n. 7776, confermata dalla Cass.1368/2016): nell'esercizio della propria funzione di nomofiliachia, la Cassazione ha motivatamente escluso la possibilità di ritenere l'art. 56 quater richiamato come norma di interpretazione autentica, evidenziando come a tale qualificazione osti una lettura costituzionalmente orientata dalla norma stessa con riferimento all'art. 47 Cost., comma I nella parte in cui introdurrebbe un regime di favore per gli istituti di credito i quali abbiano stipulato contratti di negoziazione fuori sede prima del 1.09.2013.

Per quanto concerne il citato art. 56-quater del decreto del fare, e la possibilità o meno che possa configurarsi quale norma di interpretazione autentica, la Corte Costituzionale (sentenza 7-11 giugno 2014, n. 168) ha avuto modo di chiarire che “il legislatore può porre norme che retroattivamente precisino il significato di altre norme preesistenti, ovvero impongano una delle possibili varianti di senso del testo originario, purché compatibile con il tenore letterale di esso”; si è inoltre precisato che “in tali casi il problema da affrontare riguarda non tanto la natura della legge, quanto piuttosto i limiti che la sua portata retroattiva incontra alla luce del principio di ragionevolezza rispetto di altri valori ed interessi costituzionalmente protetti”.

Riguardo a questi ultimi, “l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica - essenziale elemento dello Stato di diritto - non può essere leso da disposizioni retroattive, che trasmodino in regolamento irrazionale di situazioni sostanziali fondate su leggi anteriori”.

È dunque evidente che indipendentemente dalla autodefinizione di norma di interpretazione autentica (che peraltro sembra mancare nella documentazione relativa alla conversione del decreto del fare, cfr. dossier del Servizio Studi sull’A.S. n. 974, disponibile sul sito Istituzionale del Senato della Repubblica Italiana), quello che manca è la retroattività della norma (almeno per parte di essa): quest’ultima infatti si limita a stabilire che lo ius poenitendi è esteso “per i contratti sottoscritti a decorrere dal 1° settembre 2013 [...] anche ai servizi di investimento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera a)” (e cioè alla negoziazione in conto proprio).
Il che non implica una efficacia sanante per i contratti, che non prevedono il diritto di recesso per l’investitore, stipulati prima della suddetta data. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino 29 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore

Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 18 ottobre 2018.




Fallimento – Concorso tra creditore fondiario e fallimento – Crediti della massa che godono di collocazione preferenziale rispetto a quello del creditore fondiario – Assegnazione al fallimento – Ammissibilità

In tema di concorso tra esecuzione individuale su iniziativa del creditore fondiario e fallimento, il giudice dell’esecuzione può assegnare direttamene al curatore del fallimento il ricavato dalla vendita allo scopo di soddisfare crediti della massa che godono di collocazione preferenziale rispetto a quello del creditore fondiario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 17 ottobre 2018.




Concordato preventivo - Concordato preventivo con riserva - Sospensione dei pagamenti - DURC - Rilascio DURC regolare - Ammissione Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Dalla presentazione della domanda di concordato, anche con riserva ex art. 161, comma 6 L. Fall., opera la fattispecie della “sospensione dei pagamenti” per cui dovrà essere attesta la regolarità contributiva della società preponente mediante il rilascio di DURC regolare.

Gli effetti della presentazione di una domanda di concordato ex art. 161, comma 6, c.p.c. (almeno sino alla scadenza dei termini concessi ed all’eventuale dichiarazione di inammissibilità), sono, dal punto di vista della “sospensione dei pagamenti” del tutto assimilabili alle domande di concordato complete di proposta, piano ed ulteriore documentazione. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 16 ottobre 2018.




Concordato preventivo - Concordato preventivo con riserva - Sospensione dei pagamenti - DURC - Rilascio DURC regolare - Ammissione Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Dalla presentazione della domanda di concordato, anche con riserva ex art. 161, comma 6 L. Fall., opera la fattispecie della “sospensione dei pagamenti” per cui dovrà essere attesta la regolarità contributiva della società preponente mediante il rilascio di DURC regolare.

Gli effetti della presentazione di una domanda di concordato ex art. 161, comma 6, c.p.c. (almeno sino alla scadenza dei termini concessi ed all’eventuale dichiarazione di inammissibilità), sono, dal punto di vista della “sospensione dei pagamenti” del tutto assimilabili alle domande di concordato complete di proposta, piano ed ulteriore documentazione. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 16 ottobre 2018.




Concordato preventivo - Concordato preventivo con riserva - Sospensione dei pagamenti - DURC - Rilascio DURC regolare - Ammissione Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Dalla presentazione della domanda di concordato, anche con riserva ex art. 161, comma 6 L. Fall., opera la fattispecie della “sospensione dei pagamenti” per cui dovrà essere attesta la regolarità contributiva della società preponente mediante il rilascio di DURC regolare.

Gli effetti della presentazione di una domanda di concordato ex art. 161, comma 6, c.p.c. (almeno sino alla scadenza dei termini concessi ed all’eventuale dichiarazione di inammissibilità), sono, dal punto di vista della “sospensione dei pagamenti” del tutto assimilabili alle domande di concordato complete di proposta, piano ed ulteriore documentazione. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno 16 ottobre 2018.




Contratti e operazioni bancarie - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Diritto alla consegna della documentazione contrattuale - Ricorso al procedimento monitorio - Ammissibilità

Il fondamento dell'obbligo di consegna della documentazione inerente un contratto, gravante sull'istituto bancario, risiede nel principio di buona fede contrattuale, cui sono ispirati sia l'ordinamento bancario sia la legislazione in tema di intermediazione finanziaria.

Il diritto alla consegna di copia dei contratti è un diritto autonomo del cliente, specifico, nascente dall'obbligo da parte dell'intermediario finanziario di eseguire il contratto secondo buona fede.

Appare giustificato il ricorso alla procedura monitoria per consegna di documenti ex art. 633 c.p.c., ove si prevede che il giudice possa pronunciare ingiunzione di consegna di cosa mobile determinata, essendo la modulistica di un contratto di finanziamento una cosa mobile determinata che preesiste all'ordine di consegna. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 16 ottobre 2018.




Compenso professionale avvocato – Convenzione per il pagamento delle prestazioni – Manifesta eccessività – Riduzione d’ufficio del giudice – Buona fede integrativa

La buona fede integrativa permette al giudice di ridurre d’ufficio il compenso professionale dell’avvocato pattuito con il cliente quando risulti manifestamente eccessivo, facoltà che trova il suo fondamento nella tutela dell’interesse generale dell’ordinamento all’equità contrattuale, al fine di ricondurre l’autonomia negoziale nei limiti in cui essa appaia meritevole di tutela.

Il Giudice, pertanto, ha un potere di controllo sulle pattuizioni delle parti mediante la clausola generale della buona fede integrativa, che si concreta in una duplice direzione, prevedendo l’obbligo per entrambi i contraenti di salvaguardare l’utilità della controparte nel limite dell’apprezzabile sacrificio.

Il rapporto obbligatorio è caratterizzato quindi da una struttura complessa, in quanto il principio di correttezza si pone come fonte di doveri ulteriori che vincolano le parti, nonostante questi non risultino specificamente dal titolo. In particolare, il creditore ha il divieto di abusare del proprio diritto e, allo stesso tempo, l’obbligo di attivarsi per evitare o contenere gli imprevisti aggravi della prestazione o le conseguenze dell’inadempimento. (Giulia Travan) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 08 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Domande tardive di ammissione al passivo – Termine di decadenza di cui al d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 – Regime transitorio

Il termine di decadenza, introdotto dal d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, per la proposizione delle domande tardive di ammissione al passivo nella procedura di liquidazione coatta amministrativa disciplinata dagli artt. 80 e ss. del TUB, non è applicabile a domande tardive che siano state presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore della citata disposizione di legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Domande tardive di ammissione al passivo – Termine di decadenza di cui al d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 – Regime transitorio

Il termine di decadenza, introdotto dal d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, per la proposizione delle domande tardive di ammissione al passivo nella procedura di liquidazione coatta amministrativa disciplinata dagli artt. 80 e ss. del TUB, non è applicabile a domande tardive che siano state presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore della citata disposizione di legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizioni alle domande di ammissione al passivo – Decisione – Sentenza o decreto – Ricorso per cassazione – Regime transitorio

Le opposizioni alle domande di ammissione al passivo presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, vanno decise con sentenza (ai sensi dell’abrogato art. 87, comma 4, TUB), benché il provvedimento che conclude il giudizio sia impugnabile con ricorso per cassazione omisso medio ex art. 3, comma 5, d.lgs. citato, in termini non dissimili dal decreto di cui all’art. 99 legge fall.

Il d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 ha, pertanto, allineato la disciplina delle opposizioni ex art. 87 TUB a quella di diritto comune concorsuale, non solo quanto alla disciplina decadenziale delle domande tardive (introducendo un regime decadenziale analogo a quello previsto dall’art. 101 legge fall.), ma anche quanto al regime di impugnabilità delle decisioni in materia di opposizione (ricorribili per cassazione omisso medio al pari delle opposizioni allo stato passivo).

Continua, diversamente (in contrasto con il procedimento di opposizione allo stato passivo), ad applicarsi al giudizio di opposizione a domande presentate prima del 16 novembre 2015 la disciplina del procedimento ordinario di cognizione richiamata - per quanto in via residuale - dall’art. 88, comma 4, TUB (norma anch’essa estranea al regime transitorio) nella formulazione precedente l’entrata in vigore del d. lg. 181/2015, secondo cui “per quanto non espressamente previsto dalle norme contenute nell’articolo 87 e nel presente articolo, al giudizio di opposizione si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sul processo di cognizione”.
Non muta, quindi, la disciplina intertemporale dei presupposti processuali cui all’art. 87 TUB assoggetta l’opposizione allo stato passivo, ossia:
- la legittimazione attiva a proporre opposizione dei creditori esclusi dallo stato passivo, come dei creditori che ne siano stati ammessi (art. 87, comma 1, TUB);
- l’ammissibilità dell’opposizione nei confronti dei provvedimenti di ammissione nei confronti solo di “soggetti inclusi negli elenchi indicati nell’articolo 86, comma 7, TUB” (norma anch’essa non modificata dalla novella del 2015), ossia nei confronti di coloro che siano inseriti negli “elenchi dei creditori privilegiati, dei titolari di diritti indicati nel comma 2, nonché dei soggetti appartenenti alle medesime categorie cui è stato negato il riconoscimento delle pretese”. I titolari dei diritti indicati nel comma 2 sono “coloro che risultino titolari di diritti reali sui beni e sugli strumenti finanziari relativi ai servizi previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in possesso della banca”, nonché “i clienti aventi diritto alle restituzioni dei detti strumenti finanziari”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizioni alle domande di ammissione al passivo – Decisione – Sentenza o decreto – Ricorso per cassazione – Regime transitorio

Le opposizioni alle domande di ammissione al passivo presentate prima del 16 novembre 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181, vanno decise con sentenza (ai sensi dell’abrogato art. 87, comma 4, TUB), benché il provvedimento che conclude il giudizio sia impugnabile con ricorso per cassazione omisso medio ex art. 3, comma 5, d.lgs. citato, in termini non dissimili dal decreto di cui all’art. 99 legge fall.

Il d.lgs. 16 novembre 2015, n. 181 ha, pertanto, allineato la disciplina delle opposizioni ex art. 87 TUB a quella di diritto comune concorsuale, non solo quanto alla disciplina decadenziale delle domande tardive (introducendo un regime decadenziale analogo a quello previsto dall’art. 101 legge fall.), ma anche quanto al regime di impugnabilità delle decisioni in materia di opposizione (ricorribili per cassazione omisso medio al pari delle opposizioni allo stato passivo).

Continua, diversamente (in contrasto con il procedimento di opposizione allo stato passivo), ad applicarsi al giudizio di opposizione a domande presentate prima del 16 novembre 2015 la disciplina del procedimento ordinario di cognizione richiamata - per quanto in via residuale - dall’art. 88, comma 4, TUB (norma anch’essa estranea al regime transitorio) nella formulazione precedente l’entrata in vigore del d. lg. 181/2015, secondo cui “per quanto non espressamente previsto dalle norme contenute nell’articolo 87 e nel presente articolo, al giudizio di opposizione si applicano le disposizioni del codice di procedura civile sul processo di cognizione”.
Non muta, quindi, la disciplina intertemporale dei presupposti processuali cui all’art. 87 TUB assoggetta l’opposizione allo stato passivo, ossia:
- la legittimazione attiva a proporre opposizione dei creditori esclusi dallo stato passivo, come dei creditori che ne siano stati ammessi (art. 87, comma 1, TUB);
- l’ammissibilità dell’opposizione nei confronti dei provvedimenti di ammissione nei confronti solo di “soggetti inclusi negli elenchi indicati nell’articolo 86, comma 7, TUB” (norma anch’essa non modificata dalla novella del 2015), ossia nei confronti di coloro che siano inseriti negli “elenchi dei creditori privilegiati, dei titolari di diritti indicati nel comma 2, nonché dei soggetti appartenenti alle medesime categorie cui è stato negato il riconoscimento delle pretese”. I titolari dei diritti indicati nel comma 2 sono “coloro che risultino titolari di diritti reali sui beni e sugli strumenti finanziari relativi ai servizi previsti dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in possesso della banca”, nonché “i clienti aventi diritto alle restituzioni dei detti strumenti finanziari”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizione allo stato passivo – Impugnazione di crediti altrui – Limitazioni – Impugnazione di crediti chirografari ammessi – Esclusione – Natura speciale della disciplina di cui all’art. 87 TUB – Fattispecie in tema di crediti postergati

L’opposizione di cui all’art. 87 TUB si differenzia (ed assume dunque carattere speciale) rispetto a quella di cui agli artt. 98 e 209 legge fall. per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui ammesso al passivo, in quanto non può essere rivolta nei confronti di crediti chirografari, ma solamente avverso l’avvenuta ammissione di crediti concorrenti privilegiati o contro domande di rivendica di terzi titolari di diritti reali su beni e strumenti finanziari.

Pertanto, se è vero che l’opposizione di cui all’art. 87 TUB, per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui, è concessa solo per situazioni idonee a incidere sul perimetro dei beni liquidabili (diritti reali di terzi), ovvero per l’opponibilità delle cause legittime di prelazione, certamente non la si può attribuire per l’ammissione di crediti postergati, i quali possono essere soddisfatti solo dopo il soddisfacimento di crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizione allo stato passivo – Impugnazione di crediti altrui – Limitazioni – Impugnazione di crediti chirografari ammessi – Esclusione – Natura speciale della disciplina di cui all’art. 87 TUB – Fattispecie in tema di crediti postergati

L’opposizione di cui all’art. 87 TUB si differenzia (ed assume dunque carattere speciale) rispetto a quella di cui agli artt. 98 e 209 legge fall. per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui ammesso al passivo, in quanto non può essere rivolta nei confronti di crediti chirografari, ma solamente avverso l’avvenuta ammissione di crediti concorrenti privilegiati o contro domande di rivendica di terzi titolari di diritti reali su beni e strumenti finanziari.

Pertanto, se è vero che l’opposizione di cui all’art. 87 TUB, per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui, è concessa solo per situazioni idonee a incidere sul perimetro dei beni liquidabili (diritti reali di terzi), ovvero per l’opponibilità delle cause legittime di prelazione, certamente non la si può attribuire per l’ammissione di crediti postergati, i quali possono essere soddisfatti solo dopo il soddisfacimento di crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Opposizione allo stato passivo – Impugnazione di crediti altrui – Limitazioni – Impugnazione di crediti chirografari ammessi – Esclusione – Natura speciale della disciplina di cui all’art. 87 TUB – Fattispecie in tema di crediti postergati

L’opposizione di cui all’art. 87 TUB si differenzia (ed assume dunque carattere speciale) rispetto a quella di cui agli artt. 98 e 209 legge fall. per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui ammesso al passivo, in quanto non può essere rivolta nei confronti di crediti chirografari, ma solamente avverso l’avvenuta ammissione di crediti concorrenti privilegiati o contro domande di rivendica di terzi titolari di diritti reali su beni e strumenti finanziari.

Pertanto, se è vero che l’opposizione di cui all’art. 87 TUB, per quanto attiene alla impugnazione del credito altrui, è concessa solo per situazioni idonee a incidere sul perimetro dei beni liquidabili (diritti reali di terzi), ovvero per l’opponibilità delle cause legittime di prelazione, certamente non la si può attribuire per l’ammissione di crediti postergati, i quali possono essere soddisfatti solo dopo il soddisfacimento di crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 ottobre 2018.




Divorzio – Ordinanza presidenziale di riduzione dell’assegno di mantenimento del coniuge separato – Fondata sull’astratta idoneità all’indipendenza economica del beneficiario – Reclamabilità – Affermazione

Il nuovo indirizzo giurisprudenziale secondo il quale l’assegno divorzile non è dovuto tutte le volte in cui l’altro coniuge abbia conseguito – o sia in condizione di conseguire – l’autosufficienza economica può trovare applicazione con la sentenza che dichiara il divorzio, ma non prima: nella fase presidenziale il giudice non è chiamato a formulare un’anticipazione del giudizio relativo alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio, ma solo a verificare se nelle more si siano verificati fatti nuovi che consiglino di modificare le previsioni assunte in sede di separazione dei coniugi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila 04 ottobre 2018.




Separazione – Diritto del coniuge di accedere ai documenti del congiunto mediante istanza ex lege 241 del 1990 presentata all’agenzia delle entrate – Sussiste

In pendenza della separazione, il coniuge ha diritto di accedere, ai sensi della legge n. 241 del 1990, ai documenti reddituali e patrimoniali del consorte, in possesso dell’Agenzia delle Entrate senza che l’agenzia possa opporre, sul punto, la necessità di una autorizzazione del giudice (la questione è controversa in giurisprudenza. A questo indirizzo aderisce la maggior parte dei giudici: ex multis: T.A.R. Bari, sez. III, 3 febbraio 2017, n. 94; T.A.R. Lazio Roma Sez. III, Sent., 17.04.2015, n. 5717; T.A.R. Friuli-Venezia Giulia Trieste Sez. I, Sent., 08.10.2012, n. 363; T.A.R. Abruzzo L'Aquila Sez. I, Sent., 29.09.2011, n. 466; da ultimo TAR Lazio, Roma, Sez II, 8.2.2017, n. 2161). Contra Consiglio di Stato n. 3461/2017 che ha ritenuto, stante la specialità delle disposizioni di cui al combinato disposto degli artt. 492 bis c.p.c. e 155 quinquies e sexies disp. att. c.p.c. rispetto alle norme dettate dalla legge n. 241/1990, che l’accesso a tali informazioni sia possibile solo su autorizzazione del Tribunale). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Campania 02 ottobre 2018.




Concordato preventivo – Improcedibilità delle azioni esecutive individuali ex art. 168 L.F. – Pignoramento presso terzi – Emissione della ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. prima dell’avvio della procedura concorsuale – Pagamento del terzo in pendenza della procedura concorsuale

È inammissibile l’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. proposta dal debitore esecutato successivamente all’emissione – avvenuta prima dell’avvio della procedura di concordato preventivo – dell’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate, ex art. 553 c.p.c., provvedimento questo che costituisce l’atto finale e conclusivo del processo di esecuzione forzata presso terzi.

La dichiarazione di inammissibilità non è impedita né dalla circostanza che il pagamento ad opera del terzo pignorato ed in favore del creditore procedente sia stato effettuato coattivamente ed in epoca successiva alla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo (in quanto tale il pagamento deve essere considerato atto successivo rispetto ad una procedura esecutiva esaurita e già conclusa con l’assegnazione della somma pignorata), né da quella che il debitore esecutato, ammesso al concordato, abbia proposto l’opposizione all’esecuzione prima dell’effettuazione del pagamento. (1) (Vincenzo Blaga) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 01 ottobre 2018.




Concordato preventivo – Relazione di attestazione – Credito dell’attestatore – Inadempimento – Domanda di ammissione al passivo – Rigetto

Concordato preventivo – Percentuale minima


Deve essere integralmente rigettata la domanda di ammissione al passivo del credito relativo al compenso del professionista che abbia attestato il piano di concordato preventivo quando la relazione da lui redatta sia risultata del tutto inidonea ad attestare la fattibilità del piano e, dunque, a supportare la domanda di concordato.

[Nel caso di specie, l’attestazione, che pure nelle conclusioni dava atto della fattibilità del piano, nelle motivazioni anteponeva considerazioni che evidenziavano una incertezza assoluta sullo sviluppo della liquidazione, con la conseguenza che la domanda di concordato preventivo è stata dichiarata inammissibile anche per l'assenza di una adeguata attestazione di fattibilità del piano. Inoltre, nell’ambito di un piano la cui fattibilità dipendeva dagli apporti di un soggetto esterno, l’attestatore non aveva provveduto a verificare la correttezza e serietà delle valutazioni effettuate dal proponente circa la solvibilità dell’apportante e non ha rappresentato ai creditori che, mancando un impegno vincolante del medesimo, il liquidatore del concordato non avrebbe potuto agire per ottenerne l’adempimento.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, a seguito dell’introduzione della percentuale minima di soddisfazione del ceto chirografario (nel concordato liquidatorio) e dell’obbligo di assicurare una “utilità specifica ed economicamente valutabile” (per tutti i tipi di concordato), si impone, da parte del Tribunale, un vaglio più rigoroso delle condizioni di concreta fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 28 settembre 2018.





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