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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito


Domanda di concordato preventivo in violazione dell’art.163 bis L.F.

Domanda di accesso alla procedura di concordato preventivo – Stipulazione prima del suo deposito di atti aventi finalità di aggirare l’art.163 bis L.F. e di limitare e condizionare la procedura competitiva – Violazione dell’art.163 bis L.F – Sussistenza – Inammissibilità della domanda di concordato preventivo – Dichiarazione di fallimento

Non è fattibile il piano di concordato preventivo che violi l’art.163 bis L.F. e, più in generale, il principio di ordine pubblico economico della necessaria collocazione mediante procedimento competitivo dei beni aziendali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca 05 gennaio 2021.




Difetto di legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova del credito

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale questi abbia agito in via monitoria, il deposito dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario ex art. 58 TUB non è sufficientemente specifico da consentire di ritenere provata l’inclusione del credito nell’oggetto della cessione. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 28 dicembre 2020.




Saldo zero, adeguamento delle clausole anatocistiche e rimesse solutorie sui saldi ricalcolati

Opposizione a decreto ingiuntivo bancario – Mancata produzione della serie completa degli estratti conto dall’apertura del conto corrente – Criterio presuntivo del saldo zero -  Applicabilità

Adeguamento clausole anatocistiche – Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e comunicazione al cliente – Insufficienza – Necessità nuova specifica approvazione

Eccezione di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito – Individuazione rimesse solutorie su saldi ricalcolati

Nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo per saldo passivo di conto corrente, è onere della banca dimostrare la formazione del saldo ed in caso di mancata produzione della serie completa di tutti gli estratti conto ed in presenza di nullità contrattuali, si applica il criterio presuntivo di azzeramento del primo saldo negativo.

Non basta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la comunicazione al cliente per la validità delle clausole anatocistiche, in quanto serve una nuova contrattualizzazione scritta con approvazione specifica.

L’individuazione delle rimesse solutorie prescritte deve effettuarsi sui saldi ricalcolati dopo essere stati depurati dagli addebiti illegittimi e non sui saldi risultanti dagli estratti conto. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 22 dicembre 2020.




Credito al consumo e sottoscrizione del contratto di finanziamento in qualità di coobbligato

Credito al consumo e contratto di finanziamento – Sottoscrizione del contratto in qualità di ‘coobbligato’ con l’obbligato principale – Inefficacia della relativa obbligazione in quanto non riferibile al soggetto finanziato – Nullità per difetto di causa – Inidoneità della dichiarazione di ‘coobbligazione’ a generare un’obbligazione fideiussoria

La sottoscrizione in qualità di coobbligato di un contratto avente ad oggetto il finanziamento richiesto da un altro soggetto (obbligato principale e beneficiario) non produce alcun effetto. Il ‘coobbligato’ come tale non è in alcun modo vincolato verso il creditore, perché il contratto di finanziamento è nullo per difetto di causa nella parte che lo riguarda.

L’apparente impegno contrattuale del coobbligato non vale in sé neppure quale obbligazione fideiussoria, perché la volontà di costituirsi fideiussori dev’essere inequivocabile e non può fondarsi su una dichiarazione a contenuto generico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 17 dicembre 2020.




L’impresa agricola può accedere alternativamente alle procedure di sovraindebitamento ed all’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall.

Sovraindebitamento – Impresa agricola – Accesso alle procedura ex l. 3/2012 – Ammissibilità – Accesso all’Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. ai sensi dell’art. 23 comma 43 Dl. 98/2011 – Alternatività – Sussistenza 

L’art. 7 comma 2-bis l. n. 3/2012, articolo specificamente riferito all’imprenditore agricolo, non menziona fra i requisiti di ammissibilità alla procedura la lettera a) dell’art. 7 comma 2 della medesima legge, ovverossia l’essere soggetto alle procedure concorsuali c.d. maggiori. Ciò consente di ritenere irrilevante, ai fini dell’ammissibilità dell’imprenditore agricolo alle procedure di sovraindebitamento, la possibilità per lo stesso di accedere all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.fall., facoltà estesa all’imprenditore agricolo dall’art. 23 co. 43 del DL 98/2011. Va dunque riconosciuta la cumulatività in capo all’imprenditore agricolo dello strumento negoziale di risoluzione della crisi ex art. 182-bis l.fall. con quello di cui all’art. 10 l. n. 3/2012, indipendentemente dalla sussistenza delle soglie dimensionali di cui all’art. 1 l. fall. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 16 dicembre 2020.




Parametri dimensionali e ricavi lordi: la voce A5 del conto economico non va computata

Dichiarazione di fallimento - Parametri dimensionali - Ricavi lordi - Direttiva 35/2013/UE - Voce A5

Ai fini della dichiarazione di fallimento, il parametro dimensionale dei ricavi lordi deve essere individuato facendo riferimento alla voce n. 1 (“ricavi delle vendite e prestazioni”), non più alla voce n. 5 (“altri ricavi e proventi”) dello schema di conto economico previsto dall’art. 2425 lett. A) c.c.; dopo la riforma di cui al D.lgs. 139/2015, volta al recepimento della Direttiva 35/2013/UE, nella voce A5 vengono, infatti, inserite tutte le sopravvenienze che non costituiscono ricavi pertinenti alla gestione ordinaria dell’impresa.

[Nel caso di specie, nella voce A5 del bilancio dell’anno 2017 erano esposte solo sistemazioni contabili errate.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano 10 dicembre 2020.




Effetti della natura provvisoria dell’assegnazione ex art. 41 TUB nell’esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario in costanza di fallimento

Credito ipotecario fondiario – Prosecuzione dell’esecuzione immobiliare in pendenza di fallimento dell’esecutato – Privilegio processuale e non sostanziale dell’art. 41 TUB – Diritto della Curatela di ottenere l’assegnazione dei crediti poziori in sede di riparto individuale – Diritto di ripetizione dell’indebito – Sussiste

Considerata la natura meramente processuale e non sostanziale del privilegio ex art. 41 TUB in forza del quale il creditore ipotecario abbia proseguito l’esecuzione immobiliare sui beni del fallito (nella cui procedura sia ritualmente e regolarmente ammesso al passivo fallimentare con la prelazione spettantegli) e abbia ottenuto l’assegnazione provvisoria del ricavato dalla vendita, l’esistenza di crediti della massa meglio collocati rispetto a quello del creditore fondiario, e purchè tale poziorità derivi da provvedimenti stabili ai sensi dell’art. 110 u.c. legge fall., costituisce fatto totalmente o parzialmente impeditivo della soddisfazione del credito ipotecario, anche in sede individuale.

E’ quella concorsuale generale, infatti, la legittima sede ove effettuare la definitiva gradazione dei crediti ammessi al passivo, secondo le rispettive cause di prelazione, restando l’assegnazione in sede individuale meramente provvisoria.

In applicazione dei principi sopra espressi, se nella fase distributiva di cui agli artt. 510 e 596 c.p.c. non sia stato possibile assegnare alla curatela il credito che nell’ambito del riparto fallimentare sarebbe stato poziore all’ipotecario fondiario, il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 25 novembre 2020.




Effetti della natura provvisoria dell’assegnazione ex art. 41 TUB nell’esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario in costanza di fallimento

Credito ipotecario fondiario – Prosecuzione dell’esecuzione immobiliare in pendenza di fallimento dell’esecutato – Privilegio processuale e non sostanziale dell’art. 41 TUB – Diritto della Curatela di ottenere l’assegnazione dei crediti poziori in sede di riparto individuale – Diritto di ripetizione dell’indebito – Sussiste

Considerata la natura meramente processuale e non sostanziale del privilegio ex art. 41 TUB in forza del quale il creditore ipotecario abbia proseguito l’esecuzione immobiliare sui beni del fallito (nella cui procedura sia ritualmente e regolarmente ammesso al passivo fallimentare con la prelazione spettantegli) e abbia ottenuto l’assegnazione provvisoria del ricavato dalla vendita, l’esistenza di crediti della massa meglio collocati rispetto a quello del creditore fondiario, e purchè tale poziorità derivi da provvedimenti stabili ai sensi dell’art. 110 u.c. legge fall., costituisce fatto totalmente o parzialmente impeditivo della soddisfazione del credito ipotecario, anche in sede individuale.

E’ quella concorsuale generale, infatti, la legittima sede ove effettuare la definitiva gradazione dei crediti ammessi al passivo, secondo le rispettive cause di prelazione, restando l’assegnazione in sede individuale meramente provvisoria.

In applicazione dei principi sopra espressi, se nella fase distributiva di cui agli artt. 510 e 596 c.p.c. non sia stato possibile assegnare alla curatela il credito che nell’ambito del riparto fallimentare sarebbe stato poziore all’ipotecario fondiario, il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 25 novembre 2020.




Vanno disconosciute titolarità attiva del credito e legittimazione processuale in capo alla cessionaria se la lista dei crediti ceduti ex art. 58 TUB non reca il nominativo del debitore ceduto o i dati del contratto

Contestazione titolarità del credito in capo al cessionario – Idoneità dell’avviso di cessione ex art. 58 TUB pubblicato in G.U. alla sola funzione di notifica sostitutiva dell’art. 1264 cc.c. – Inidoneità dell’avviso di provare la titolarità del credito in capo al cessionario se reca parametri generici ed indeterminati e se la lista dei crediti ceduti non reca il nominativo del debitore ceduto o i dati del contratto

Premesso che incombe a colui che “si afferma successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria” l’onere puntuale di “fornire la prova documentale della propria legittimazione con documenti idonei a dimostrare l’incorporazione e l’inclusione del credito oggetto di causa nell’operazione di cessione in blocco” (cfr. Cass. 2 marzo 2016, n. 4116 richiamata da Cass. n. 5617/2020), va negata la legittimazione attiva e processuale in capo alla presunta cessionaria:

(i) se non sia stato prodotto il contratto di cessione ex art. 58 TUB, avendo l’avviso di cessione pubblicato in G.U solo efficacia ex art. 1264 c.c.;

(ii) se nell’avviso di cessione non siano state individuate categorie di crediti che consentano senza incertezze di ritenere che il credito azionato sia stato ricompreso nella cessione (come quando vi sia un generico riferimento a tutti i crediti derivanti da contratti di mutuo, di apertura di credito o da finanziamenti sorti entro un lasso temporale di oltre un sessantennio, specificati come “deteriorati”);

(iii) se dall’elenco dei crediti ceduti (con indicazione del solo codice anagrafico identificativo di ogni singola posizione e del numero di ogni singolo rapporto bancario), non siano stati riportati il nominativo del debitore ceduto o i dati del contratto, necessari per poter affermare, senza incertezze, che il credito azionato vi sia ricompreso.

Attesa la pregnanza del fumus boni iuris, che porta a ritenere sussistente il periculum in mora, l’opposizione è fondata e l’esecuzione va sospesa. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 22 novembre 2020.




Concordato con riserva e scioglimento di contratti preliminari di compravendita ex art. 169-bis l.f.

Concordato preventivo – Con riserva – Scioglimento dei contratti in corso di esecuzione – Ammissibilità – Determinazione dell’indennizzo – Appostazione tra le passività

E’ ammissibile l’istanza di scioglimento dei contratti in corso di esecuzione nella fase di concordato c.d. con riserva.

La determinazione dell’indennizzo dovuto in dipendenza dello scioglimento dei contratti compete al debitore, il quale dovrà tenerne conto appostando il relativo fondo tra le passività. (Francesco Porcaro) (Matteo Creazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 novembre 2020.




Concordato con riserva e scioglimento di contratti preliminari di compravendita ex art. 169-bis l.f.

Concordato preventivo – Con riserva – Scioglimento dei contratti in corso di esecuzione – Ammissibilità – Determinazione dell’indennizzo – Appostazione tra le passività

E’ ammissibile l’istanza di scioglimento dei contratti in corso di esecuzione nella fase di concordato c.d. con riserva.

La determinazione dell’indennizzo dovuto in dipendenza dello scioglimento dei contratti compete al debitore, il quale dovrà tenerne conto appostando il relativo fondo tra le passività. (Francesco Porcaro) (Matteo Creazzo) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 20 novembre 2020.




Non è applicabile l’art. 46 l.f. al concordato preventivo. Anche i beni del fondo patrimoniale servono a garantire i creditori

Concordato preventivo “con riserva” – Atti di straordinaria amministrazione – Applicabilità della limitazione sin dal deposito della domanda “in bianco”

Concordato preventivo "con riserva" – Vendita tra coniugi di beni appartenenti a fondo patrimoniale – Fondo patrimoniale – Inapplicabilità dell’art. 46 l.f.

L’art. 161, comma 7, l.f. rappresenta un limite per il debitore al compimento di atti di straordinaria amministrazione già dopo il deposito del ricorso.

Per l’operatività dell’art. 161, comma 7, R.D. 267/1942 non è necessaria l’avvenuta ammissione “alla procedura preconcordataria”.

L’art. 46 l.f. non è applicabile in caso di concordato preventivo essendo questo un accordo fatto dall’imprenditore in stato di crisi con i suoi creditori e che non comporta per il debitore stesso, a differenza del fallimento, la perdita del possesso dei suoi beni.

I beni costituiti in fondo patrimoniale fanno parte del patrimonio che il debitore è tenuto, secondo l’art. 161, comma VII, l.f. a preservare al fine di evitare il depauperamento e la dispersione dell’attivo con cui il debitore può assicurare il soddisfacimento dei creditori secondo il piano concordatario. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Appello Milano 17 novembre 2020.




Azione revocatoria dell’atto di scissione, competenza e rapporto con i rimedi di tutela preventiva e successiva previsti dagli artt. 2504 quater, 2503 e 2506 quater c.c.

Tribunale fallimentare – Competenza ratione materiae – Azione revocatoria dell’atto di scissione – Azione derivante dal fallimento  – Sussistenza

Società di capitali – Scissione – Natura giuridica – Azione revocatoria della scissione – Ammissibilità

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra azione revocatoria ordinaria e rimedi di cui agli artt. 2503, 2504 quater, comma 2, e 2506 quater, ultimo comma, c.c. – Complementarità

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra opposizione dei creditori e revocatoria ordinaria-fallimentare

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra risarcimento del danno di cui all’art. 2504 quater c.c. e revocatoria ordinaria-fallimentare

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra responsabilità solidale ex art. 2506 quater, ultimo comma, c.c. e revocatoria ordinaria-fallimentare

L’azione revocatoria dell’atto di scissione societaria è soggetta alla competenza del Tribunale fallimentare e non già a quella della Sezione specializzata in materia di impresa, potendo essere inquadrata tra le “azioni che derivano dal fallimento” nel cui novero rientrano tutte le azioni che originano dalla dichiarazione di fallimento o che, in conseguenza dell’apertura di una procedura concorsuale, subiscono un mutamento strutturale, per le quali sussiste la necessità di realizzare l’unità di esecuzione sul patrimonio del fallito e la concentrazione dinanzi ad un medesimo tribunale, restando escluse solo le azioni che erano nel patrimonio dell’imprenditore prima della dichiarazione giudiziale di insolvenza.

Sussiste un rapporto di specialità reciproca tra l’art. 66 R.D. 276/1942 e l’art. 3 comma 2 lett. a del D.Lgs. 168/2003, che individuano due fori concorrenti. Nello specifico, la prima disposizione è norma speciale nella parte in cui ha riguardo esclusivamente alle azioni revocatorie, generale nella parte in cui prevede l’impugnativa di tutti gli atti di disposizione. La seconda, nel prevedere la competenza del tribunale delle imprese, è una disposizione speciale nella parte in cui ha riguardo ai rapporti societari, generale nella parte in cui ha riguardo a tutte le controversie inerenti agli stessi rapporti societari. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

La scissione è un’operazione di riorganizzazione della struttura societaria ed è una fattispecie a formazione progressiva nel cui ambito concorrono due negozi giuridici autonomi e collegati: il primo, riferibile ai soci, realizza una modifica del contratto di società e ha valenza endosocietaria; il secondo, che è propriamente un atto di gestione, opera sul piano patrimoniale ed ha, perciò, anche una valenza esterna.

È ammissibile l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. dell’atto di assegnazione patrimoniale prodotto per effetto della scissione. L’actio pauliana, infatti, non mira a ricostituire l’assetto societario preesistente bensì ad ottenere la declaratoria di inefficacia relativa dell’atto impugnato, di cui presuppone la validità.

L’art. 2504 quater c.c., nel sancire l’inammissibilità di tutti i rimedi volti ad invalidare l’operazione di scissione una volta eseguite le iscrizioni nel registro delle imprese, esprime una regola eccezionale che non può essere analogicamente estesa alla categoria dell’inefficacia e, perciò, non preclude la revocabilità della scissione societaria (rectius: degli effetti patrimoniali scaturenti dall'atto di scissione). Ciò in quanto, mediante tale azione, non si mira a ricostituire l'assetto societario preesistente all'atto di scissione ma ad ottenere la reintegrazione della garanzia patrimoniale del debitore inciso da tale operazione tramite la declaratoria di inefficacia dei “trasferimenti” patrimoniali scaturiti dalla stessa (richiama Trib. Pescara 4.5.2017 e Cass. civ. 31654/19). (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’azione revocatoria in ambito fallimentare ha una funzione riparatoria-sanzionatoria oltre che di reintegra, ed offre una tutela complementare rispetto ai rimedi di tutela, preventiva e successiva, previsti dagli artt. 2504 quater, 2503 e 2506 quater, ultimo comma, c.c. i quali hanno unicamente la funzione di prevenire un pregiudizio e reintegrare delle loro ragioni economiche i creditori. La funzione precipua del rimedio revocatorio, destinato ad operare ogni qual volta le operazioni di circolazione dei beni si sostanzino nel compimento di atti pregiudizievoli, giustifica la compressione del principio della certezza dei traffici. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’opposizione dei creditori ex art. 2503 c.c. è uno strumento di controllo di legittimità, formale e sostanziale, della decisione degli amministratori di attuare l’operazione di scissione in ragione del potenziale pregiudizio che può derivare alle loro ragioni economiche. Non rientra tra le finalità dell’istituto la funzione di prevenire il compimento di un’operazione illecita di distrazione di elementi attivi del patrimonio della società scissa in favore della società beneficiaria, poiché ciò implicherebbe che il legislatore ammette, tramite la scissione, il compimento di atti illeciti in danno dei creditori con conseguente pregiudizio per la legalità e certezza dei traffici giuridici. Mentre la revocatoria ordinaria fallimentare rende inefficace l’operazione ex post, potendo mirare al solo atto di assegnazione patrimoniale, senza intaccare la nuova organizzazione societaria; sanziona e neutralizza gli effetti di atti illeciti; tutela anche i creditori posteriori. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

La revocatoria (sia essa fallimentare o ordinaria) riguarda un pregiudizio diverso da quello dell'art. 2504 quater cod. civ., che prevede il rimedio risarcitorio per coloro che hanno subito un danno diretto ed immediato a seguito della scissione. Il "danno revocatorio” e il danno ex art. 2504-quater cod. civ. non sono concetti omogenei, in quanto definiscono entità sostanzialmente diverse: il primo (indiretto) deriva dalla lesione della garanzia patrimoniale, il secondo deriva dalla lesione diretta del patrimonio del creditore” (richiama Trib. Palermo, sent. 25 maggio 2012). Inoltre, la revocatoria ordinaria-fallimentare di cui agli artt. 66 R.D. 267/42, 2901 c.c. ha una funzione di tipo riparatorio-sanzionatorio rappresentando una sanzione civile indiretta rispetto a un atto che presenta i connotati del fatto illecito. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’art. 2506 quater, comma 3, c.c. nel prevedere un regime di responsabilità sussidiaria della scissa per i debiti della beneficiaria nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato, offre una tutela più limitata rispetto a quella offerta dal rimedio revocatorio, di cui possono avvantaggiarsi i soli creditori anteriori all’operazione di scissione, che hanno diritto di agire esecutivamente sui beni solo dopo la preventiva escussione o richiesta negativa nei confronti della società scissa. I suddetti limiti, come noto, non operano nella revocatoria ordinaria-fallimentare, che è esercitabile a beneficio di tutti i creditori concorrenti nel fallimento, sia anteriori sia successivi all’atto impugnato.

Talvolta, infatti, il legislatore ha ampliato l’ambito di responsabilità della “società beneficiaria della scissione” ammettendo, quindi, la complementarietà rispetto ai rimedi previsti dagli artt. 2506 e ss. c.c. di altri rimedi aventi una funzione riparatoria e sanzionatoria, tra cui: la revocatoria di cui agli artt. 66 R.D. 267/42, 2901 c.c.; l’art. 15 co. 2 D.Lgs. 472/97, che prevede la responsabilità illimitata delle società beneficiarie per il pagamento delle sanzioni amministrative irrogate nei confronti della scissa in conseguenza di violazioni tributarie commesse dalla stessa in epoca anteriore alla efficacia della scissione; l’art. 30 co. 2 D.lgs. 231/01, che sancisce la responsabilità illimitata della beneficiaria per le sanzioni comminate alla scissa a fronte di illeciti commessi dai suoi esponenti nel caso in cui la beneficiaria medesima sia assegnataria del ramo di attività nell'ambito del quale è stato commesso il reato presupposto. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 16 novembre 2020.




Legittimazione attiva al ricorso monitorio e prova della cessione di crediti in blocco

Cessione di crediti in blocco – Ricorso per decreto ingiuntivo – Legittimazione attiva e passiva

A seguito di ricorso monitorio proposto da un soggetto qualificatosi come mandatario del creditore, il decreto ingiuntivo va emesso nei confronti del primo e non del secondo e in caso contrario, qualora venga proposta opposizione fondata sulla discrepanza tra soggetto ricorrente e soggetto beneficiario del provvedimento, va revocato in quanto emesso nei confronti di un soggetto non legittimato attivamente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 novembre 2020.




Cessione di crediti in blocco: ammissibile la prova della cessione mediante testimonianze o presunzioni

Contratto di cessione di crediti in blocco – Dimostrazione della sua esistenza mediante testimonianze o presunzioni – Ammissibilità

Poiché secondo la giurisprudenza di legittimità “Il contratto di cessione di crediti in blocco non risulta soggetto a forme sacramentali o comunque particolari al fine specifico della sua validità” (Cass. 28/2/2020 n. 5617), la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo e quindi anche mediante testimonianze o presunzioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 14 novembre 2020.




Retrocedibilità dei costi up front comprensivi dei costi di intermediazione

Finanziamento - Rimborso anticipato - Applicabilità dei principi della sentenza Lexitor - Retrocedibilità dei costi up front comprensivi dei costi di intermediazione

Mediante una interpretazione dell’art 125-sexies TUB conforme alla decisione della Corte di Giustizia C-383/18 si perviene alla retrocedibilità di tutti i costi sostenuti dal consumatore, ivi inclusi i costi up front comprensivi dei costi di intermediazione.

Deve essere utilizzato un solo criterio di calcolo per la generalità dei costi retrocedibili, laddove il criterio pro rata temporis risulta quello già logicamente utilizzabile per il calcolo dei costi qualificati come recurring, oltre che il più rispettoso della proporzionalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 12 novembre 2020.




Obbligo dell’intermediario di comunicare circostanze essenziali per compiere scelte di investimento

Intermediazione finanziaria – Obbligo dell’intermediario di comunicare circostanze relative all’andamento dei titoli – Fatti essenziali per compiere scelte di investimento – Offerta pubblica di acquisto

Il fatto che l’obbligo di comunicare le circostanze relative all’andamento dei titoli sussista solo per i contratti di consulenza, non significa che l’intermediario non sia tenuto ad informare l’investitore in ordine a determinate circostanze che, pur essendo essenziali per compiere scelte di investimento, non vengono comunicate all’investitore, come quella di un’offerta pubblica di acquisto che preveda addirittura l’azzeramento del capitale in caso di mancata adesione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 09 novembre 2020.




Tribunale di Ravenna: ancora sui criteri di formazione delle classi nel concordato preventivo

Concordato Preventivo – Formazione delle classi – Mediocredito Centrale – Fattispecie di capienza parziale del privilegio ex art. 8 d. lgs. 3/2015 – Declassamento del credito privilegiato incapiente – Inserimento in unica classe con il chirografario ab origine – Inammissibilità

Con riferimento al criterio che sovrintende la formazione delle classi nella proposta di concordato, l’inclusione nella stessa classe del credito defalcato di MCC unitamente alle banche chirografarie non sembra corrispondere ad omogeneità quanto a posizione giuridica ed interessi economici sottesi, tenuto conto che la posizione di MCC oltre ad essere del tutto diversa giuridicamente da quella degli istituti di credito per finanziamenti chirografari, sconta altresì una diversa condizione economica, essendo al contempo destinataria del soddisfacimento per la parte capiente del privilegio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 05 novembre 2020.




Codice del consumo, inibitoria cautelare e giusti motivi di urgenza: le decisioni del Tribunale di Milano in applicazione dei principi della Sentenza Lexitor

Codice del consumo – Inibitoria cautelare – Giusti motivi di urgenza – Finalità – Debitori non informati – Manato esercizio del loro diritto – Prescrizione – Clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale – Interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 Sentenza Lexitor

Il requisito dei “giusti motivi di urgenza” richiesto per l’inibitoria cautelare dagli artt, 37 comma 2 e 140 comma 8 cod. cons., presenta una formula sicuramente più ampia e meno stringente del pregiudizio imminente e irreparabile” di cui all’art. 700 c.p.c.; le finalità di riequilibrare le asimmetrie informative, l’assenza di potere contrattuale del consumatore, nonché il principio di effettività della tutela (art. 47 Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea) e di un elevato livello della stessa (artt. 12 e 38 TFUE) consentono che la tutela degli interessi collettivi dei consumatori possa normalmente e idealmente essere attuata in via d’urgenza al fine di porre termine tempestivamente alle violazioni dei diritti dei consumatori che sono diritti fondamentali dell’Unione Europea.   
                          
Sussiste quindi il requisito dei “giusti motivi di urgenza” ex artt. 37 e 140 cod. cons. qualora, nell’attesa del giudizio di merito, possa verificarsi il rischio che i consumatori, non debitamente informati, possano non esercitare i propri diritti con il rischio che gli stessi si prescrivano.

I giusti motivi d’urgenza ricorrono anche in presenza di clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale, quali quelle che regolano l’estinzione anticipata dei prestiti dei consumatori, in quanto l’applicazione necessaria delle clausole, nei confronti della totalità dei consumatori, non è requisito previsto dall’art. 140 cod. cons.

L’interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 (“Sentenza Lexitor”), non comporta l’applicazione diretta della direttiva nei rapporti tra i privati (c.d. effetto orizzontale) in quanto si tratta di norma di recepimento della Direttiva che deve essere interpretata in conformità alla sentenza della Corte di Giustizia con il solo limite del divieto per il giudice nazionale di fornire un’interpretazione contra legem.

L’interpretazione dell’articolo 125-sexies t.u.b. in conformità alla direttiva ed alla Sentenza Lexitor e la conseguente riduzione di tutti i costi connessi all’erogazione del credito, ivi compresi quelli che non dipendono dalla durata del contratto, non comporta un’interpretazione contra legem ed è vincolante per il giudice nazionale sia in ragione della formulazione letterale della norma interna in quanto l’espressione “pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto” individua un metodo di calcolo proporzionale per la riduzione di tutti i costi in ragione della durata residua del prestito, sia in ragione del criterio finalistico in quanto la Direttiva persegue la finalità di tutela del consumatore quale soggetto debole che si trova in una situazione di inferiorità rispetto all’intermediario che può determinare come crede i costi recurring e quelli up-front.

Le sentenze della CGUE trovano applicazione con riferimento a tutti i rapporti regolati dalla direttiva interpretata anche se precedenti alla decisione con il solo limite dei rapporti esauriti. Il potere di limitare nel tempo l’efficacia delle sue decisioni compete alla Corte di Giustizia stessa, alla quale è rimesso il bilanciamento degli interessi in gioco nella stessa sentenza che interpreta il diritto dell’Unione. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 novembre 2020.




Codice del consumo, inibitoria cautelare e giusti motivi di urgenza: le decisioni del Tribunale di Milano in applicazione dei principi della Sentenza Lexitor

Codice del consumo – Inibitoria cautelare – Giusti motivi di urgenza – Finalità – Debitori non informati – Manato esercizio del loro diritto – Prescrizione – Clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale – Interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 Sentenza Lexitor

Il requisito dei “giusti motivi di urgenza” richiesto per l’inibitoria cautelare dagli artt, 37 comma 2 e 140 comma 8 cod. cons., presenta una formula sicuramente più ampia e meno stringente del pregiudizio imminente e irreparabile” di cui all’art. 700 c.p.c.; le finalità di riequilibrare le asimmetrie informative, l’assenza di potere contrattuale del consumatore, nonché il principio di effettività della tutela (art. 47 Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea) e di un elevato livello della stessa (artt. 12 e 38 TFUE) consentono che la tutela degli interessi collettivi dei consumatori possa normalmente e idealmente essere attuata in via d’urgenza al fine di porre termine tempestivamente alle violazioni dei diritti dei consumatori che sono diritti fondamentali dell’Unione Europea.   
                          
Sussiste quindi il requisito dei “giusti motivi di urgenza” ex artt. 37 e 140 cod. cons. qualora, nell’attesa del giudizio di merito, possa verificarsi il rischio che i consumatori, non debitamente informati, possano non esercitare i propri diritti con il rischio che gli stessi si prescrivano.

I giusti motivi d’urgenza ricorrono anche in presenza di clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale, quali quelle che regolano l’estinzione anticipata dei prestiti dei consumatori, in quanto l’applicazione necessaria delle clausole, nei confronti della totalità dei consumatori, non è requisito previsto dall’art. 140 cod. cons.

L’interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 (“Sentenza Lexitor”), non comporta l’applicazione diretta della direttiva nei rapporti tra i privati (c.d. effetto orizzontale) in quanto si tratta di norma di recepimento della Direttiva che deve essere interpretata in conformità alla sentenza della Corte di Giustizia con il solo limite del divieto per il giudice nazionale di fornire un’interpretazione contra legem.

L’interpretazione dell’articolo 125-sexies t.u.b. in conformità alla direttiva ed alla Sentenza Lexitor e la conseguente riduzione di tutti i costi connessi all’erogazione del credito, ivi compresi quelli che non dipendono dalla durata del contratto, non comporta un’interpretazione contra legem ed è vincolante per il giudice nazionale sia in ragione della formulazione letterale della norma interna in quanto l’espressione “pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto” individua un metodo di calcolo proporzionale per la riduzione di tutti i costi in ragione della durata residua del prestito, sia in ragione del criterio finalistico in quanto la Direttiva persegue la finalità di tutela del consumatore quale soggetto debole che si trova in una situazione di inferiorità rispetto all’intermediario che può determinare come crede i costi recurring e quelli up-front.

Le sentenze della CGUE trovano applicazione con riferimento a tutti i rapporti regolati dalla direttiva interpretata anche se precedenti alla decisione con il solo limite dei rapporti esauriti. Il potere di limitare nel tempo l’efficacia delle sue decisioni compete alla Corte di Giustizia stessa, alla quale è rimesso il bilanciamento degli interessi in gioco nella stessa sentenza che interpreta il diritto dell’Unione. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 novembre 2020.




Codice del consumo, inibitoria cautelare e giusti motivi di urgenza: le decisioni del Tribunale di Milano in applicazione dei principi della Sentenza Lexitor

Codice del consumo – Inibitoria cautelare – Giusti motivi di urgenza – Finalità – Debitori non informati – Manato esercizio del loro diritto – Prescrizione – Clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale – Interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 Sentenza Lexitor

Il requisito dei “giusti motivi di urgenza” richiesto per l’inibitoria cautelare dagli artt, 37 comma 2 e 140 comma 8 cod. cons., presenta una formula sicuramente più ampia e meno stringente del pregiudizio imminente e irreparabile” di cui all’art. 700 c.p.c.; le finalità di riequilibrare le asimmetrie informative, l’assenza di potere contrattuale del consumatore, nonché il principio di effettività della tutela (art. 47 Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea) e di un elevato livello della stessa (artt. 12 e 38 TFUE) consentono che la tutela degli interessi collettivi dei consumatori possa normalmente e idealmente essere attuata in via d’urgenza al fine di porre termine tempestivamente alle violazioni dei diritti dei consumatori che sono diritti fondamentali dell’Unione Europea.   
                          
Sussiste quindi il requisito dei “giusti motivi di urgenza” ex artt. 37 e 140 cod. cons. qualora, nell’attesa del giudizio di merito, possa verificarsi il rischio che i consumatori, non debitamente informati, possano non esercitare i propri diritti con il rischio che gli stessi si prescrivano.

I giusti motivi d’urgenza ricorrono anche in presenza di clausole contrattuali ad applicazione solo eventuale, quali quelle che regolano l’estinzione anticipata dei prestiti dei consumatori, in quanto l’applicazione necessaria delle clausole, nei confronti della totalità dei consumatori, non è requisito previsto dall’art. 140 cod. cons.

L’interpretazione dell’art. 125-sexies TUB in conformità alla Direttiva 48/2008, così come interpretata dalla sentenza CGUE 11 settembre 2019 C 383-18 (“Sentenza Lexitor”), non comporta l’applicazione diretta della direttiva nei rapporti tra i privati (c.d. effetto orizzontale) in quanto si tratta di norma di recepimento della Direttiva che deve essere interpretata in conformità alla sentenza della Corte di Giustizia con il solo limite del divieto per il giudice nazionale di fornire un’interpretazione contra legem.

L’interpretazione dell’articolo 125-sexies t.u.b. in conformità alla direttiva ed alla Sentenza Lexitor e la conseguente riduzione di tutti i costi connessi all’erogazione del credito, ivi compresi quelli che non dipendono dalla durata del contratto, non comporta un’interpretazione contra legem ed è vincolante per il giudice nazionale sia in ragione della formulazione letterale della norma interna in quanto l’espressione “pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto” individua un metodo di calcolo proporzionale per la riduzione di tutti i costi in ragione della durata residua del prestito, sia in ragione del criterio finalistico in quanto la Direttiva persegue la finalità di tutela del consumatore quale soggetto debole che si trova in una situazione di inferiorità rispetto all’intermediario che può determinare come crede i costi recurring e quelli up-front.

Le sentenze della CGUE trovano applicazione con riferimento a tutti i rapporti regolati dalla direttiva interpretata anche se precedenti alla decisione con il solo limite dei rapporti esauriti. Il potere di limitare nel tempo l’efficacia delle sue decisioni compete alla Corte di Giustizia stessa, alla quale è rimesso il bilanciamento degli interessi in gioco nella stessa sentenza che interpreta il diritto dell’Unione. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 novembre 2020.




Nullità della clausola pattizia degli interessi per indeterminatezza e per inosservanza della forma scritta in caso di pattuizione del solo T.A.N. senza pattuizione del regime finanziario di capitalizzazione

Clausola relativa al tasso di interesse con pattuizione del solo T.A.N. senza pattuizione del regime finanziario di capitalizzazione degli interessi - Nullità per indeterminatezza e per inosservanza della forma scritta ad substantiam - Illegittimità dell’adozione nel piano di ammortamento del costo occulto dato dal regime composto degli interessi non concordato in contratto - Rimodulazione del piano di ammortamento in regime semplice con contestuale applicazione dei tassi sostitutivi B.O.T. ex art. 117 TUB

È nulla per indeterminatezza ex artt. 1346 e 1418, 2° co., c.c. e per violazione della forma scritta prevista ad substantiam ex artt. 1284, co. 3, c.c. e 117, co. 4, T.U.B., per gli interessi ultralegali, la clausola relativa agli interessi in cui sia stato pattuito il solo T.A.N. senza contestuale pattuizione del regime di capitalizzazione degli interessi poiché, in tale modo, non è possibile conoscere ex ante il monte complessivo degli interessi cui il finanziato si è obbligato;  né vale ad integrare il requisito della determinatezza la predisposizione del piano di ammortamento, il quale costituisce solo l’esito numerico finale dell’applicazione di “criteri” e “parametri” di calcolo del tasso di interesse (quali, in particolare, il regime finanziario ed il metodo di computo degli interessi utilizzati) mai esplicitati in contratto, né obiettivamente individuabili dalla documentazione ad esso allegata  e dunque non conoscibili all’atto di assunzione dell’obbligo negoziale.

La divergenza tra T.A.N. e T.A.E., in difetto di previsione pattizia del T.A.E. e del regime finanziario applicato, rende, infatti, indeterminata la clausola relativa al tasso di interesse, dal momento che l’individuazione del tasso effettivo di interesse viene affidata ad un artificioso ed occulto incremento del tasso pattuito conseguente all’applicazione della formula dell’interesse composto nella fase di elaborazione del piano di ammortamento, cioè in un momento successivo alla conclusione del mutuo e sulla base di un regime finanziario (quello dell’interesse composto) non previsto in contratto (cfr., sul punto, T. Massa, 3 agosto 2020; T. Lucca, 10 giugno 2020; App. Campobasso, 5 dicembre 2019; T. Cremona, 28 marzo 2019; T. Bari 29 ottobre 20081)

A parità di importo finanziato, di T.A.N. contrattuale, di durata del piano di rimborso e di numero di rate, due prestiti, a seconda del regime di capitalizzazione, produrranno un costo del tutto diverso, che risulterà decisamente più alto in regime di capitalizzazione composta, mentre sarà indiscutibilmente più ridotto in regime di capitalizzazione semplice, e la differenza del monte interessi sarà costituita, per l’appunto, dalla componente anatocistica generata dall’impiego del regime composto.

Laddove non sia stato pattuito e specificato il regime finanziario, la indicazione del solo T.A.N. esprime correttamente il costo del finanziamento solo se il piano di ammortamento sia stato costruito in capitalizzazione semplice, essendo tale regime aderente all’art. 821 c.c. che codifica la regola ordinaria della maturazione proporzionale lineare degli interessi, mentre, in caso di capitalizzazione composta, il T.A.N. fornisce una misura sottodimensionata del prezzo costo dell’operazione pregiudicando la consapevolezza del cliente ed il diritto ad una corretta informazione.

Peraltro l’ammortamento a rata costante viola l’art. 1283 c.c. perché determina, nel regime di capitalizzazione composta adottato – ma non dichiarato – dall’istituto di credito, un’accelerazione nella crescita degli interessi rispetto ad una loro crescita proporzionale, realizzando, per questa via, nella successione di scadenze predeterminate nei piani di ammortamento, la loro capitalizzazione e dunque una spirale ascendente del monte interessi.

Alla nullità della clausola relativa al tasso di interesse ed alla violazione del divieto anatocisctico consegue che il debito vada rideterminato applicando il tasso ex art. 117 co. 7 T.U.B. ed il regime di capitalizzazione semplice, che costituisce il modello legale tipico di produzione di interessi, in conformità al disposto di cui all’art. 821, 3° co., c.c. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Bari 03 novembre 2020.




Pensione di reversibilità e rinuncia stragiudiziale all’assegno divorzile

Pensione di reversibilità – Rinuncia all’assegno di  divorzio – Validità – Condizioni

Non sussiste il diritto alla pensione di reversibilità da parte dell’ex coniuge che abbia rinunciato stragiudizialmente all’assegno divorzile, dovendo ritenersi valida la rinuncia all’assegno contenuta in un atto transattivo stipulato successivamente alla sentenza di divorzio, non essendo a tal fine necessario l’intervento giurisdizionale, con la precisazione che successivamente alla rinuncia l’assegno divorzile non può essere ripristinato con la semplice richiesta dell’avente diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 02 novembre 2020.




L’avviso di cessione in blocco dei crediti ex art. 58 T.U.B. pubblicato in G.U. assolve solo alla funzione di evitare che il ceduto paghi al cedente e non prova ex se la titolarità del cessionario

Contestazione titolarità del credito in capo al cessionario – Idoneità dell’avviso di cessione ex art. 58 TUB pubblicato in G.U. alla funzione di notifica sostitutiva dell’art. 1264 c.c. e non di prova della titolarità del credito – Inidoneità dell’avviso di provare la titolarità del credito in capo al cessionario se reca parametri generici ed indeterminati e se il credito non è incluso nella lista dei crediti ceduti pubblicata online

A fronte dell’orientamento che reputa sufficiente ai fini della prova della cessione del credito in blocco l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, va preferito altro e più convincente orientamento per il quale l’avviso di cessione dei crediti in blocco risponde unicamente alla funzione di sostituzione della notifica prevista dall’art. 1264 c.c. (cfr. Cass. civ., ord. n. 5617/2020, 22151/2019) allo scopo di impedire l'eventualità di pagamenti liberatori, per il caso che il ceduto versi, nonostante la sopravvenuta cessione, la propria prestazione nelle mani del cedente (cfr. Cass. civ. n. 22548/2018), mentre non assolve in re ipsa la funzione di attestare la legittimazione attiva del preteso cessionario di crediti in blocco.

Attesa tale limitata funzione dell’avviso di cessione, la pubblicazione nella Gazzetta può costituire, al più, elemento indicativo dell'esistenza materiale di un fatto di cessione, come intervenuto tra due soggetti in un dato momento, ma non è sufficiente, in questa sua "minima" struttura informativa, a fornire gli specifici e precisi contorni dei crediti che vi sono inclusi ovvero esclusi; “E' per contro principio ricevuto della giurisprudenza di questa Corte che colui, che "si afferma successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria" ai sensi dell'art. 58 TUB, ha l'onere puntuale di "fornire la prova documentale della propria legittimazione", con documenti idonei a "dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco" (cfr. Cass., sent. n. 4116/2016) ; pertanto “assunta questa diversa prospettiva, (che) - qualora il contenuto pubblicato nella Gazzetta indichi, senza lasciare incertezze od ombre di sorta (in relazione, prima di ogni altra cosa, al necessario rispetto del principio di determinatezza dell'oggetto e contenuto contrattuali ex art. 1346 c.c.), sui crediti inclusi/esclusi dall'ambito della cessione - detto contenuto potrebbe anche risultare in concreto idoneo, secondo il "prudente apprezzamento" del giudice del merito, a mostrare la legittimazione attiva del soggetto che assume, quale cessionario, la titolarità di un credito (per questa linea si confronti, in particolare, la pronuncia di Cass., 13 giugno 2019, n. 15884).”.

Tanto premesso, va ritenuta non provata la titolarità attiva del cessionario quando la descrizione dell’oggetto dei crediti ceduti sia vaga e onnicomprensiva, facendo riferimento a contratti deteriorati relativi ad un lasso temporale di vari decenni, senza puntuale indicazione di quello che dovrebbe essere il tratto distintivo dei rapporti ceduti, ma solo i generici contorni degli stessi e comunque quando il credito oggetto di causa, individuato con un preciso codice, non risulti incluso tra quelli riportati nel documento consultabile sul link indicato in Gazzetta Ufficiale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 29 ottobre 2020.




L’avviso di cessione in blocco dei crediti ex art. 58 T.U.B. pubblicato in G.U. assolve solo alla funzione di evitare che il ceduto paghi al cedente e non prova ex se la titolarità del cessionario

Contestazione titolarità del credito in capo al cessionario – Idoneità dell’avviso di cessione ex art. 58 TUB pubblicato in G.U. alla funzione di notifica sostitutiva dell’art. 1264 c.c. e non di prova della titolarità del credito – Inidoneità dell’avviso di provare la titolarità del credito in capo al cessionario se reca parametri generici ed indeterminati e se il credito non è incluso nella lista dei crediti ceduti pubblicata online

A fronte dell’orientamento che reputa sufficiente ai fini della prova della cessione del credito in blocco l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, va preferito altro e più convincente orientamento per il quale l’avviso di cessione dei crediti in blocco risponde unicamente alla funzione di sostituzione della notifica prevista dall’art. 1264 c.c. (cfr. Cass. civ., ord. n. 5617/2020, 22151/2019) allo scopo di impedire l'eventualità di pagamenti liberatori, per il caso che il ceduto versi, nonostante la sopravvenuta cessione, la propria prestazione nelle mani del cedente (cfr. Cass. civ. n. 22548/2018), mentre non assolve in re ipsa la funzione di attestare la legittimazione attiva del preteso cessionario di crediti in blocco.

Attesa tale limitata funzione dell’avviso di cessione, la pubblicazione nella Gazzetta può costituire, al più, elemento indicativo dell'esistenza materiale di un fatto di cessione, come intervenuto tra due soggetti in un dato momento, ma non è sufficiente, in questa sua "minima" struttura informativa, a fornire gli specifici e precisi contorni dei crediti che vi sono inclusi ovvero esclusi; “E' per contro principio ricevuto della giurisprudenza di questa Corte che colui, che "si afferma successore (a titolo universale o particolare) della parte originaria" ai sensi dell'art. 58 TUB, ha l'onere puntuale di "fornire la prova documentale della propria legittimazione", con documenti idonei a "dimostrare l'incorporazione e l'inclusione del credito oggetto di causa nell'operazione di cessione in blocco" (cfr. Cass., sent. n. 4116/2016) ; pertanto “assunta questa diversa prospettiva, (che) - qualora il contenuto pubblicato nella Gazzetta indichi, senza lasciare incertezze od ombre di sorta (in relazione, prima di ogni altra cosa, al necessario rispetto del principio di determinatezza dell'oggetto e contenuto contrattuali ex art. 1346 c.c.), sui crediti inclusi/esclusi dall'ambito della cessione - detto contenuto potrebbe anche risultare in concreto idoneo, secondo il "prudente apprezzamento" del giudice del merito, a mostrare la legittimazione attiva del soggetto che assume, quale cessionario, la titolarità di un credito (per questa linea si confronti, in particolare, la pronuncia di Cass., 13 giugno 2019, n. 15884).”.

Tanto premesso, va ritenuta non provata la titolarità attiva del cessionario quando la descrizione dell’oggetto dei crediti ceduti sia vaga e onnicomprensiva, facendo riferimento a contratti deteriorati relativi ad un lasso temporale di vari decenni, senza puntuale indicazione di quello che dovrebbe essere il tratto distintivo dei rapporti ceduti, ma solo i generici contorni degli stessi e comunque quando il credito oggetto di causa, individuato con un preciso codice, non risulti incluso tra quelli riportati nel documento consultabile sul link indicato in Gazzetta Ufficiale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano 29 ottobre 2020.




Valutazione del merito creditizio e meritevolezza. Fattibilità del piano: cessione del credito e pagamento in prededuzione in favore dell’OCC

Tribunale fallimentare - Crisi da sovraindebitamento - Criterio di meritevolezza e diligenza del creditore - Cessione del credito - Prededuzione delle somme in favore dell’OCC

L’art. 124 bis T.U.B. impone al finanziatore l’obbligo, da un lato, di acquisire informazione relative alla situazione finanziaria del richiedente e, dall’altro, di negare il prestito laddove non sostenibile, tenuto conto del reddito disponibile e dell’importo necessario a mantenere un tenore di vita dignitoso. Ne consegue che il sovraindebitamento, derivante dalla stipula di un contratto di finanziamento in violazione dell’art. 124-bis T.U.B., è riconducibile eziologicamente proprio e solo all’intermediario finanziario.
Dunque, la valutazione del merito creditizio da parte del finanziatore è elemento idoneo a fondare l’esistenza della meritevolezza del debitore ai fini dell’omologa.
Non risulta, inoltre, essere d’ostacolo alla fattibilità del Piano né la cessione del credito ad opera del consumatore, né il pagamento in prededuzione delle somme determinate in favore dell’OCC. (Gioia Battipaglia) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 27 ottobre 2020.




Opposizione a decreto ingiuntivo e conseguenze della manca produzione in giudizio del contratto da parte della Banca opposta

Contratti bancari – Forma scritta – Nullità – Eccezione di prescrizione – Onere della prova

La mancata pattuizione degli interessi importa la necessità di operare un ricalcolo applicando gli interessi di legge, la mancata produzione tout court del contratto importa, secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione, l’obbligo della Banca di restituire al correntista tutte le somme addebitate a titolo di interessi, essendo il contratto insanabilmente nullo. Dalla nullità assoluta del contratto deriva l’inapplicabilità al rapporto di qualsivoglia interesse passivo, nemmeno moratorio, nonché delle spese e commissioni di massimo scoperto.

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con il contratto di apertura del conto corrente, come richiesto a pena di nullità ex art. 117 T.U.B., oltre a tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità del contratto e degli estratti conto hanno, quindi, impedito di accertare la presenza delle clausole nulle, come indicate dall’opponente e di ricostruire, precipuamente, l’andamento del rapporto, con l’eventuale depurazione di interessi, spese e commissioni non dovute, ovvero il corretto rapporto di dare ed avere tra le parti in causa.

La produzione in giudizio dei solo estratti conto, non accompagnata dalla produzione del contratto, non può ritenersi idonea a provare la fondatezza dell’eccezione di prescrizione alla luce della più recente giurisprudenza della Cassazione, la quale con recentissima pronuncia ha affermato che per verificare se un versamento effettuato dal correntista nell’ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente abbia avuto natura solutoria o solo ripristinatoria non è possibile operare una valutazione ex ante che si basi sulle annotazioni effettuate dalla Banca, dovendosi, contra, porre in essere una valutazione ex post che tenga conto della declaratoria di nullità da parte del giudice del merito delle clausole anatocistiche e, per l’effetto, dell’eliminazione di tutti gli addebiti. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo 26 ottobre 2020.




Risoluzione di ordini di acquisto effettuati online per inadempimento della banca

Home banking – Prescrizione – Trading online – Obbligazioni bancarie – Contratti bancari in genere – Responsabilità della banca – Doveri informativi dell’intermediario – Onere della prova e nesso di causalità – Prodotti complessi – Strumenti finanziari – Responsabilità dell’intermediario

Nei giudizi di risarcimento del danno derivante da prestazione di servizi di investimento il termine di prescrizione decorre dal momento in cui l’operazione viene eseguita, ossia alla data di conferimento dell’ordine.

Alle operazioni svolte sino alla data del 01.11.2007 non è applicabile la disciplina relativa alle operazioni cd. execution only di cui al Reg. Consob n. 16190/2007, per cui in tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante attività di negoziazione, ricezione o trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi degli art. 21 ss. TUF e 26 ss. del Reg. Consob n. 11522/1998.
 
Nel caso di compravendita di titoli in modalità execution only non rientranti nelle categorie indicate dall’art. 43 com. 1 lett a) Reg. Consob n. 16190/2007, l’intermediario è tenuto a provare di aver impartito sufficienti informazioni al cliente e di aver ottemperato agli obblighi di esecuzione delle valutazioni in termini di adeguatezza e di appropriatezza, risultando, in mancanza di tale prova, l’inadempimento acclarato. (Christian Perathoner) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 22 ottobre 2020.




Risoluzione di ordini di acquisto effettuati online per inadempimento della banca

Home banking – Prescrizione – Trading online – Obbligazioni bancarie – Contratti bancari in genere – Responsabilità della banca – Doveri informativi dell’intermediario – Onere della prova e nesso di causalità – Prodotti complessi – Strumenti finanziari – Responsabilità dell’intermediario

Nei giudizi di risarcimento del danno derivante da prestazione di servizi di investimento il termine di prescrizione decorre dal momento in cui l’operazione viene eseguita, ossia alla data di conferimento dell’ordine.

Alle operazioni svolte sino alla data del 01.11.2007 non è applicabile la disciplina relativa alle operazioni cd. execution only di cui al Reg. Consob n. 16190/2007, per cui in tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante attività di negoziazione, ricezione o trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi degli art. 21 ss. TUF e 26 ss. del Reg. Consob n. 11522/1998.
 
Nel caso di compravendita di titoli in modalità execution only non rientranti nelle categorie indicate dall’art. 43 com. 1 lett a) Reg. Consob n. 16190/2007, l’intermediario è tenuto a provare di aver impartito sufficienti informazioni al cliente e di aver ottemperato agli obblighi di esecuzione delle valutazioni in termini di adeguatezza e di appropriatezza, risultando, in mancanza di tale prova, l’inadempimento acclarato. (Christian Perathoner) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 22 ottobre 2020.




Risoluzione di ordini di acquisto effettuati online per inadempimento della banca

Home banking – Prescrizione – Trading online – Obbligazioni bancarie – Contratti bancari in genere – Responsabilità della banca – Doveri informativi dell’intermediario – Onere della prova e nesso di causalità – Prodotti complessi – Strumenti finanziari – Responsabilità dell’intermediario

Nei giudizi di risarcimento del danno derivante da prestazione di servizi di investimento il termine di prescrizione decorre dal momento in cui l’operazione viene eseguita, ossia alla data di conferimento dell’ordine.

Alle operazioni svolte sino alla data del 01.11.2007 non è applicabile la disciplina relativa alle operazioni cd. execution only di cui al Reg. Consob n. 16190/2007, per cui in tema di intermediazione finanziaria, anche quando la diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante attività di negoziazione, ricezione o trasmissione di ordini, la tutela del cliente è comunque affidata all’adempimento, da parte dell’intermediario, di obblighi informativi specifici e personalizzati, ai sensi degli art. 21 ss. TUF e 26 ss. del Reg. Consob n. 11522/1998.
 
Nel caso di compravendita di titoli in modalità execution only non rientranti nelle categorie indicate dall’art. 43 com. 1 lett a) Reg. Consob n. 16190/2007, l’intermediario è tenuto a provare di aver impartito sufficienti informazioni al cliente e di aver ottemperato agli obblighi di esecuzione delle valutazioni in termini di adeguatezza e di appropriatezza, risultando, in mancanza di tale prova, l’inadempimento acclarato. (Christian Perathoner) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 22 ottobre 2020.





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Crisi d'Impresa e Fallimento
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