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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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(chiudi)

Merito


Fallimento – Dichiarazione – Stato di insolvenza – Credito contestato – Fattispecie

Fallimento – Dichiarazione – Reiezione – Condanna alle spese – Condizione di procedibilità di cui all’art. 15, ultimo comma, l.fall.


Non vi è stati di insolvenza ai fini della dichiarazione di fallimento quando il creditore istante sia titolare di un credito (nel caso di specie pari ad euro 50.000) oggetto di contestazione non manifestamente pretestuosa e le altre posizioni debitorie dell’imprenditore siano state rinegoziate con pagamento rateale che abbia luogo con regolarità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora venga respinta la richiesta di fallimento, non vi sono i presupposti per la condanna al pagamento delle spese processuali del creditore istante qualora il credito dallo stesso vantato soddisfi la condizione di procedibilità di cui all’art. 15, ultimo comma, l.fall. (ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare complessivamente non inferiore a euro trentamila). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 05 settembre 2018.




Interruzione del processo – “Conoscenza” dell’evento interruttivo ai fini della decorrenza del termine – “Conoscenza” da parte del fallito

In caso di interruzione del processo determinata dall'apertura del fallimento, al fine del decorso del termine per la riassunzione è indispensabile l’effettività della conoscenza dell’evento interruttivo per i soggetti che assumo di essere interessati alla riassunzione, ma per il fallito la conoscenza effettiva della pronuncia di fallimento non può che presumersi avvenuta nell’immediatezza del deposito della sentenza di fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 settembre 2018.




Compenso del delegato alla vendita in esecuzione immobiliare in corso - Sospensione per apertura procedura da sovraindebitamento - Competenza alla liquidazione del compenso del delegato - Assoggettamento del suo credito alle regole del concorso formale delle procedure concorsuali - Competenza del giudice delegato alla procedura ex lege n. 3/2012

Credito prededucibile in procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento - Concorso con credito garantito da pegno o ipoteca - Espressa previsione artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, L. n. 3/2012 - Natura poziore dei crediti assistiti da garanzia reale - Necessità di vagliare in sede di procedura concorsuale se il credito prededucibile possa essere soddisfatto - Sussiste


Se nel corso di una procedura per espropriazione immobiliare singolare viene aperta una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, il compenso del delegato alla vendita (così come quello del custode, dello stimatore, etc.) che non fosse ancora stato liquidato dal giudice dell’esecuzione, deve essere sottoposto alla verifica caratteristica della procedura concorsuale, la natura prededucibile del credito non escludendo la sua soggezione alle regole del concorso formale. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)

Nelle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento, il trattamento dei crediti prededucibili, per espressa previsione degli artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, legge n. 3/2012 (rispettivamente, per il procedimento di liquidazione del patrimonio e per quelli di accordo di ristrutturazione e di piano del consumatore) è derogatorio rispetto alla regola generale contenuta nell’art. 2777 c.c., attribuendosi natura poziore ai crediti ipotecari e pignoratizi rispetto ai crediti prededucibili. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 agosto 2018.




Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Con l’art. 33, comma 1, lettera c), n° 1, lettera b), il legislatore ha aggiunto al primo comma dell’art. 168 l.f. , dopo la parola «esecutive», le parole «e cautelari», senza alcuna ulteriore distinzione, precisazione, riserva o deroga, intervento che deve intendersi consapevolmente finalizzato a porre fine ad ogni incertezza introducendo espressamente un divieto generalizzato di proposizione di qualsiasi azione cautelare.

È appena il caso di aggiungere, poi, che il termine «creditori», che identifica i destinatari del divieto, non può essere inteso nel senso restrittivo di “creditori di una somma di denaro”, ma indica invece, conformemente del resto ad una sua più esatta accezione nella terminologia giuridica, ogni soggetto che sia (o si affermi) creditore di una qualsiasi prestazione, positiva (consistente in un dare o un facere) o negativa (consistente, invece, in un’astensione o un pati).
(Il Tribunale di Roma ai sensi dell’art. 168 l.f. ha così dichiarato inammissibile un provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. e, in subordine, ex art. 671 c.p.c., richiesto per la restituzione di alcune auto da una casa automobilistica nei confronti di una società ex concessionaria di automobili che aveva precedentemente depositato il ricorso ex art. 161 sesto comma l.f.). (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 13 agosto 2018.




Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Dovere del nuovo appaltatore di applicare le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile garantendo a ciascun lavoratore la continuità del rapporto, l’anzianità maturata e il livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro goduti in forza all’impresa cessante – Non sussiste – Facoltà di ridefinire i rapporti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta – Sussiste

Successione di imprese nel medesimo appalto – Clausola del capitolato che obblighi il subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi – Requisiti di autonomia della struttura organizzativa ed operativa e di discontinuità tra cessante e subentrante tali da escludere l’ipotesi di trasferimento di azienda – Ipotesi in cui il nuovo appaltatore impieghi beni strumentali propri e compia investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale da destinare ai servizi appaltati e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di strutture materiali non trascurabili – Non sussistono


In caso di successione di imprese nel medesimo appalto, laddove le pattuizioni intercorse con l’amministrazione committente pongano in capo al soggetto subentrante l’obbligo di acquisire il personale già impiegato nei servizi appaltati, tale impegno non può estendersi fino a ricomprendere tutte le tutele previste dall’art. 2112 del codice civile - implicanti l’obbligo di subentrare nei rapporti di lavoro facenti capo al vecchio appaltatore garantendone la continuità e riconoscendo a ciascun lavoratore l’anzianità maturata, lo stesso livello di inquadramento, il trattamento retributivo e l’orario di lavoro – dovendo detto obbligo viceversa limitarsi all’assunzione del personale in servizio senza precludere all’impresa subentrante di ridefinire i rapporti acquisiti in armonia con le esigenze gestionali ed organizzative ravvisate e di regolamentarli attraverso la disciplina collettiva prescelta. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)

In caso di successione di imprese nel medesimo appalto e in presenza di una specifica clausola che obblighi l’impresa subentrante ad acquisire il personale già impiegato nei servizi, l’ipotesi del trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile deve escludersi, a norma dell’art. 29, comma 3, del decreto legislativo n. 276/2003, quando il nuovo appaltatore sia dotato di propria struttura organizzativa ed operativa e quando siano presenti elementi di discontinuità tra cessante e subentrante, tali da determinare una specifica identità di tale ultima impresa.
Siffatti requisiti di autonomia organizzativa e operativa e di discontinuità sussistono – e deve di conseguenza ravvisarsi mero obbligo di assunzione di lavoratori anziché l’ipotesi di trasferimento d’azienda prevista dall’art. 2112 del codice civile - allorquando il nuovo appaltatore eserciti i servizi oggetto di affidamento adottando mezzi e beni strumentali propri, organizzati in funzione dell’attività economica e dotati di identità autonoma, e compiendo investimenti per l’acquisto di attrezzature, strumenti e materiale di vario genere da destinare ai servizi appaltati, in un’ottica di valorizzazione degli stessi in termini di fruibilità ed efficienza, e non consti quindi il trasferimento, tra l’impresa cessante e quella subentrante, di non trascurabili strutture materiali o altro carattere idoneo a conferire autonoma capacità operativa a maestranze stabilmente coordinate e organizzate tra loro. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari 02 agosto 2018.




Azione revocatoria – Convenuto che abbia depositato domanda di concordato preventivo – Inammissibilità

Poiché la sentenza di revocatoria ha natura costitutiva e produce un effetto modificativo del patrimonio del soggetto nei cui confronti è rivolta, la relativa azione è inammissibile se proposta dopo la pubblicazione del ricorso alla procedura di concordato preventivo del convenuto e ciò in ragione del principio della cristallizzazione del passivo di cui all’art. 169 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 31 luglio 2018.




Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Domanda – legittimazione – Presupposti

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Rilevanza dell’inadempimento – Caratteristiche

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Natura liquidatoria – Prospettive di liquidazione del tutto compromesse

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Termine – Decorrenza – Esaurimento delle operazioni di liquidazione – Mancata fissazione della data di scadenza dell'ultimo pagamento

Concordato preventivo – Risoluzione per inadempimento – Termine – Natura decadenziale – Rilievo d’ufficio – Esclusione


La domanda di risoluzione per inadempimento del concordato preventivo può essere proposta dal creditore che, indipendentemente dalla rilevanza del credito vantato, affermi l’esistenza di un proprio pregiudizio e non si limiti a prospettare un depauperamento in capo ad altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La rilevanza dell’inadempimento del concordato preventivo consiste in un pregiudico rilevante in capo ai creditori che si rifletta in modo esiziale sull’equilibrio e sul fondamento dell’impianto obbligatorio come ridisegnato dalla accettazione dei creditori e dal provvedimento di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se è vero che per i concordati soggetti alla nuova disciplina di cui alla legge n. 132/2015 la soglia minima del 20% di pagamento dell’ammontare dei crediti chirografari costituisce il termine di raffronto per giudicare la gravità dell’inadempimento, per i concordati anteriori la natura liquidatoria del piano non impedisce l’applicazione delle norme sulla risoluzione quando, anche in mancanza di un termine certo per l’esecuzione dei pagamenti, le prospettive di liquidazione appaiano del tutto compromesse.

[Nel caso di specie, nessuno dei beni immobili era ancora stato venduto ed il valore raggiunto a seguito dei ribassi avrebbe portato, ove realizzato, ad una minusvalenza tale da precludere qualsiasi possibilità di pagamento dei creditori chirografari.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine annuale ex art. 137 l. fall. (principio, questo, perfettamente adattabile all’identica disposizione contenuta nell’art. 186 l.f.) deve intendersi come un termine decadenziale e perentorio, che decorre dall'esaurimento delle operazioni di liquidazione solo nel caso in cui non sia stata fissata nel concordato la data di scadenza dell'ultimo pagamento, costituente, appunto, il dies a quo della decorrenza del termine annuale (cfr. App. Genova, 20 febbraio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, l. fall. ai fini della richiesta di risoluzione del concordato preventivo ha natura decadenziale, conseguendone che il suo mancato rispetto, ove non eccepito dal debitore costituito, non può essere rilevato d’ufficio dal tribunale fallimentare, trattandosi di statuizione alla quale è applicabile il principio generale della non rilevabilità d’ufficio delle questioni di decadenza (cfr. art. 2969 c.c.), posto che la semplice richiesta di risoluzione del concordato non appartiene alla materia dei diritti indisponibili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna 27 luglio 2018.




Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni necessari alla continuità aziendale – Deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c.

Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni non necessari alla continuità aziendale – Ammissibilità – Condizioni

Concordato preventivo – Valutazione del criterio del miglior soddisfacimento dei creditori – Alternativa fallimentare – Confronto con piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato – Esclusione


La facoltà, riconosciuta all’imprenditore dall’art. 186-bis l.fall., di non liquidare i beni necessari alla continuità aziendale comporta una deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’imprenditore che propone un concordato con continuità aziendale può non liquidare beni che non siano funzionali all’attività di impresa e destinare il surplus a rifinanziare l’attività nell’ottica del risanamento ovvero a prevenire nuove situazioni di crisi; detta facoltà gli è però riconosciuta solo nel caso in cui la liquidazione di detti beni non sia necessaria per il raggiungimento della percentuale vincolante di soddisfazione dei creditori indicata dallo stesso imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il criterio del miglior soddisfacimento dei creditori deve essere valutato attraverso un confronto tra la proposta concordataria formulata dall’imprenditore e quella alternativa della liquidazione fallimentare, non potendo il tribunale prendere in considerazione un piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato; la scelta del piano resta, infatti, di esclusivo dominio dell’imprenditore, sicché, in assenza di una sua volontà, non potendosi coartare una diversa proposta liquidatoria, non è consentito al tribunale un confronto tra realtà effettiva e “realtà virtuale”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 27 luglio 2018.




Procedure concorsuali – Società cd. “in house” – Accesso alle procedure concorsuali – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza – Dichiarazione dello stato di insolvenza di società a partecipazione pubblica

Le società cd. “in house”, sulle quali un'amministrazione pubblica esercita il controllo analogo o più amministrazioni pubbliche esercitano il controllo analogo congiunto, rientrano nel novero delle società a partecipazione pubblica e, pertanto, ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. 175/2016, sono soggette alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo, nonché, ove ne ricorrano i presupposti, a quelle in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al D. Lgs. 270/1999.

Sussistendo i requisiti dimensionali di cui all’art. 2 del D. Lgs. n. 270/1999, il tribunale può dichiarare - d’ufficio - lo stato di insolvenza di una società a partecipazione pubblica, nella specie cd. “in house”, soggetta alle disposizioni in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al citato D. Lgs. 270/1999. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 20 luglio 2018.




Tribunale fallimentare - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. su quote societarie - Azione derivante direttamente dal fallimento - Sussistenza

Tribunale delle imprese - Competenza - Fattispecie - Azione revocatoria su quote societarie - Pretesa estranea al rapporto societario - Insussistenza


Deve affermarsi la competenza inderogabile del tribunale fallimentare nella controversia avente ad oggetto l’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore su quote societarie, in quanto trattasi di azione derivante direttamente dal fallimento avente finalità di ricostruzione del patrimonio del fallito. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
 
Non rientra nella competenza del tribunale delle imprese l’azione revocatoria avente ad oggetto quote societarie, in quanto esula dall’ambito operativo delle sezioni specializzate in materia di impresa. Il perimetro della competenza di queste ultime deve infatti essere delimitato avuto riguardo al petitum sostanziale, che postula la verifica in concreto della sussistenza di un legame diretto della stessa con i rapporti sociali, e quindi che la pretesa sia causalmente connotata dall’inerenza al rapporto di società. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 19 luglio 2018.




Banche venete – Operazioni “baciate” (finanziamento per acquisto azioni proprie) – Cessione dei crediti – Chiamata in causa della cessionaria SGA

Nel giudizio promosso dal socio verso l’Istituto, per declaratoria di nullità dell’operazione di finanziamento concesso dalla Banca per l’acquisto di azioni proprie (cd. “baciata”), va autorizzata la chiamata in causa della società cessionaria dei crediti SGA. (Pietro Adami) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 18 luglio 2018.




Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione ex art. 169-bis l.f. – Distinzione dalla fattispecie di cui all’art. 72 l.f.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione ex art. 169-bis l.f. – Scioglimento – Ambito applicativo

Concordato preventivo – Contratti bancari di conto corrente – Condizioni

Concordato preventivo – Contratti bancari – Patto di compensazione – Compensazione ex at. 56 legge fall. – Esclusione


L'art. 169-bis legge fall. ha portata più ampia dell'art. 72 legge fall. in considerazione: i) del dato letterale che parla di "contratti in corso di esecuzione", concetto, questo, diverso da quello espresso dall'art. 72 (che menziona il "contratto ... ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti") e non richiede che entrambe le parti debbano ancora adempiere alle proprie obbligazioni, ma solo che almeno una delle parti debba completare la propria; ii) la combinazione del primo e dell'ultimo comma dell'art. 169-bis, da cui si ricava che tutte le categorie di contratti ad eccezione di quelli esclusi possono essere oggetto di richiesta di risoluzione; iii) il mancato richiamo, da parte dell'art. 169 legge fall., dell'art. 72 legge fall. che impedisce di utilizzare in via di interpretazione sistematica la seconda disposizione per limitare l'area dei contratti oggetti della prima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento dal contratto ex art. 169-bis legge fall. può essere richiesto per tutti i contratti non espressamente esclusi dalla norma in cui almeno una parte debba adempiere alle proprie obbligazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nei contratti oggetto di possibile sospensione o scioglimento ex art. 169-bis legge fall. rientrano i contratti bancari di conto corrente, di anticipo su fatture o su ricevute bancarie, anche se la banca (che non ha ancora provveduto all'incasso) abbia già erogato il credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti bancari autoliquidanti possono essere oggetto di sospensionescioglimento e ex art. 169-bis legge fall. e con essi anche la relativa clausola o patto di "compensazione" con conseguente impossibilità da parte della banca di incamerare i pagamenti ricevuti da terzi compensandoli ex at. 56 legge fall. con lo scoperto di conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 18 luglio 2018.




Sovraindebitamento - Procedimento di omologazione del piano del consumatore - Opposizione - Carattere contenzioso del procedimento - Necessità di difesa tecnica

Nel procedimento di omologazione del piano del consumatore, quando interviene avanti al tribunale un soggetto portatore di interesse ad escludere l’omologazione del piano, il procedimento assume carattere contenzioso con conseguente necessità di difesa tecnica delle parti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 luglio 2018.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Liquidazione di tutti i cespiti mobiliari e immobiliari che non risultino strettamente necessari e funzionali all'esercizio dell'impresa

Continuità indiretta – Cessione dell’azienda sia preceduta dall'affitto c.d. ponte


Nel concordato con continuità aziendale di cui all'art. 186-bis l. fall., la prosecuzione dell'attività caratteristica può tollerare anche la liquidazione di tutti i cespiti mobiliari e immobiliari che non risultino strettamente necessari e funzionali all'esercizio dell'impresa, essendo evidente ratio della norma “quella di favorire, per quanto possibile, soluzioni concordatarie non esclusivamente liquidatorie e che non abbiano quale risultato unico quello della progressiva “desertificazione” del tessuto produttivo, imprenditoriale ed occupazionale del paese”.

Il concordato con continuità aziendale non è escluso dal fatto che si tratti di una c.d. continuità indiretta continuità indiretta né dal fatto che la cessione dell’azienda sia preceduta dall'affitto c.d. ponte in quanto spetta al tribunale verificare che la conservazione della realtà aziendale operativa non sia del tutto marginale ovvero meramente di facciata.

Si è pertanto indubbiamente in presenza di un concordato in continuità, ovverosia di un concordato che oggettivamente consente la prosecuzione dell'attività d'impresa attraverso il conferimento dell'azienda in esercizio alla newco, qualora la prosecuzione, anche alla stregua degli elementi di valutazione forniti dai commissari giudiziali, non risulti affatto di mera facciata o artificiosamente creata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Genova 06 luglio 2018.




Concordato preventivo con continuità aziendale – Relazione del professionista attestatore – Analisi di sensitività del piano mediante la previsione di scenari diversi ed alternativi – Analisi critica

La relazione del professionista attestatore del piano di concordato con continuità aziendale deve esaminare la funzionalità della prosecuzione dell’attività posta alla base del piano rispetto al miglior interesse dei creditori con argomenti completi e logicamente condivisibili; deve, inoltre, effettuare l’analisi di sensitività del piano mediante la previsione sia di scenari diversi ed alternativi connessi al possibile variare di alcuni parametri (come il fatturato, i tempi di realizzo dei beni, o il loro prezzo di realizzo; etc.), sia della loro influenza sulla fattibilità del piano (stress test) mediante un lavoro non superficiale di analisi critica, non recependo acriticamente le assumptions del piano e della proposta, ma illustrando in modo anche dettagliato le criticità che potrebbero palesarsi durante la sua esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 05 luglio 2018.




Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il codice di rito – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.


Quando il Curatore sceglie di subentrare nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito, a mente dell’art. 107, comma 6, l.f. il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del codice di rito e ad assegnare il ricavato al fallimento, non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al giudice dell’esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare, ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art. 42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 05 luglio 2018.




Concordato preventivo – Revoca – Ricorso per cassazione – Esame dell’istanza di fallimento – Esclusione

La pendenza del ricorso per cassazione avverso il provvedimento di revoca del concordato preventivo impedisce la pronuncia della dichiarazione di fallimento del debitore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 28 giugno 2018.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Relazione del professionista – Valorizzazione della azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori – Omissione – Inammissibilità della proposta

Non soddisfa il requisito di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. b, l.f., con conseguente inammissibilità del concordato preventivo con continuità aziendale, la relazione del professionista che, attestando la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, non valorizza adeguatamente l’esito dell’azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori della società proponente nella alternativa liquidatoria fallimentare. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 27 giugno 2018.




Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni – Proposta fondata esclusivamente su retribuzioni – Inammissibilità

Non si giustifica il ricorso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui all’art. 14-ter della legge n. 3/2012 quando il ricorso non offra la possibilità di liquidare bene alcuno ma si fondi esclusivamente su somme provenienti da retribuzioni (nel caso di specie si trattava di crediti futuri legati all'esercizio di libera professione e di non certa percezione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 18 giugno 2018.




Concordato preventivo - Aumento di capitale con rinuncia al diritto di opzione e ingresso di nuovi soci - Procedura competitiva di cui all'art. 163-bis l.f. - Applicazione - Esclusione

Alla proposta di concordato preventivo che preveda un aumento del capitale sociale della proponente con rinuncia al diritto di opzione e dunque l'ingresso di nuovi soci, non è applicabile la procedura competitiva di cui all'art. 163-bis legge fall., dettata per ipotesi assolutamente differenti dal caso in cui la società debitrice realizzi un’operazione di modificazione degli assetti proprietari a mezzo di una deliberazione di aumento del capitale sociale rispetto alla quale i titolari dei beni oggetto di atto dispositivo (come la rinuncia al diritto di opzione) sono i soci e soltanto i soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 13 giugno 2018.




Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Moratoria ultra-annuale nel pagamento dei creditori privilegiati – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Domanda subordinata di accordo di composizione della crisi


Non è ammissibile il piano del consumatore che preveda una moratoria superiore ad un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, non essendo alla fattispecie applicabili i principi elaborati dalla giurisprudenza in tema di accordi di ristrutturazione dei debiti e di concordato preventivo, ove i creditori possono tutelarsi esprimendo voto contrario alla proposta diversamente dal piano del consumatore che non prevede tale possibilità, non essendo caratterizzato da alcun genere di accordo con i creditori, e riservando, invece, al giudice l’approvazione a seguito di semplice discussione alla presenza delle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La domanda del debitore “di essere ammesso ai benefici di cui alla legge 3/2012” può essere interpretata come domanda principale di ammissione nelle forme del piano del consumatore e, in via subordinata, in quelle dell’accordo di composizione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 13 giugno 2018.




Fallimento – Azioni revocatorie – Atto di scissione parziale di società – Natura dispositiva

L’atto di scissione di società, dando luogo a trasferimenti di beni e a mutamenti nella titolarità di posizioni giuridiche attive e passive, ha natura non solo organizzativa ma anche dispositiva ed incide, pertanto, direttamente sul patrimonio delle società coinvolte e sulla garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. (Michele Riondino) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 12 giugno 2018.




Concordato preventivo - Continuità aziendale - Patti paraconcordatari - Contenuto - Fattispecie

Non è soggetto alla autorizzazione del giudice delegato di cui all'art. 167, comma 2, legge fall. - in quanto costituente un fatto giuridico presupposto del piano che precede, logicamente e cronologicamente l'ammissione alla procedura, laddove il giudice delegato esercita il proprio controllo su atti di gestione dell’impresa che intervengono successivamente all’apertura della procedura medesima - il patto paraconcordatario, soggetto alla sola condizione sospensiva dell'omologazione del concordato preventivo, che:
a) preveda il riscadenziamento dei piani di ammortamento dei mutui in essere, anche per le rate già scadute al momento del deposito del ricorso, consentendo in tal modo di escludere la violazione del limite annuale di moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, previsto dall’art. 186-bis, comma 2 lett. c), legge fall.;
b) non contenga novazione di mutui, né riconoscimenti di diritti di terzi;
c) non preveda l'apporto di nuova finanza da collocarsi in prededuzione;
d) conferisca mandato irrevocabile per la vendita di un bene immobile con efficacia che decorra successivamente alla data di termine del piano, così che l’esecuzione del mandato a vendere sia collocata non solo al di là delle fasi di ammissione alla procedura e di omologa, ma anche al di fuori dell’orizzonte temporale del piano, cosicché tale dispositivo (nella fattispecie di garanzia in un concordato di sola continuità) non incide sulla struttura del patrimonio del ricorrente in quel periodo di osservazione che la disciplina concordataria sottopone al controllo autorizzativo del tribunale o del giudice delegato, né interferisce con la fase esecutiva del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 07 giugno 2018.




Concordato preventivo - Pagamento di cambiali tratte - Assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore - Violazione della par condicio - Inefficacia

Nel concordato preventivo, a meno non vi sia applicazione dello strumento dello scioglimento dei contratti pendenti di cui all'art. 169-bis legge fall., non si verifica lo scioglimento della delegazione di pagamento.

Pertanto, in caso di pagamento di cambiali tratte, l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria a carico del traente e in favore del beneficiario (credito anteriore, costituente il rapporto di valuta) - ancorché attuata mediante un maccanismo di delegatio solvendi (ossia dando il traente incarico al trattario, obbligato nei confronti del traente in virtù del rapporto di provvista) - comporta che il trattario assolva contestualmente sia al debito di provvista nei confronti del traente (credito dell’imprenditore concordante o credito di massa) sia, contestualmente, al rapporto di valuta corrente tra beneficiario e traente (debito concorsuale).

Secondo la prospettiva del traente in concordato, dunque, il traente riceve indirettamente il pagamento effettuato dal trattario, il quale è efficace nei confronti del traente in quanto l’imprenditore ammesso al concordato preventivo conserva l’amministrazione dei beni ed è quindi legittimato a ricevere pagamenti, direttamente o indirettamente.

Tuttavia, l’assolvimento del rapporto di valuta tra traente in concordato e beneficiario creditore concorsuale deve reputarsi inefficace, in quanto comporta violazione della par condicio creditorum, perché integra l'esecuzione di un pagamento di creditori concorsuali indipendentemente dall’ordine di graduazione previsto dal concordato e ciò per il solo fatto di essere in possesso di uno strumento di pagamento cartolare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 06 giugno 2018.




Finanziamento per l'acquisto delle azioni – Asserita nullità del rapporto ai sensi dell'art. 2358 c.c. – Competenza della sezione specializzata per la materia d'impresa

Contratto di cessioni di azienda – Cessione di crediti deteriorati – Incertezza in merito al soggetto titolare del credito alla restituzione del finanziamento – Incertezza in merito alla natura deteriorata del credito – Necessità di estensione del contraddittorio sia alla società cessionaria di azienda sia alla società cessionaria del credito


Nella causa dell'azionista in forma di s.r.l. contro la banca per la nullità di un finanziamento finalizzato all'acquisto di azioni della stessa banca finanziatrice in violazione dell'art. 2358 c.c., va disposta – in caso di successiva messa in liquidazione coatta amministrativa della banca che aveva concesso il finanziamento - l'integrazione del contraddittorio con la banca cessionaria di azienda (ai sensi dell'art. 3 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017) nonché nei confronti di S.G.A. S.p.A. quale società cessionaria di crediti deteriorati (ai sensi dell'art. 5 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017), affinché – nell'ambito del procedimento già pendente dinanzi al giudice adito prima della messa in liquidazione coatta amministrativa e successivamente riassunto nei confronti della cessionaria - assicurando il necessario contraddittorio fra tutte le parti, si accerti in via pregiudiziale la sussistenza della legittimazione passiva della banca che ha originariamente concesso il prestito e/o della banca cessionaria dell'azienda e/o di S.G.A. S.p.A. (Valerio Sangiovanni) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 06 giugno 2018.




Concordato preventivo - Contratti pendenti - Contratti bancari - Applicazione - Mandato in rem propriam e patto di compensazione

Concordato preventivo - Contratti pendenti - Sospensione - Effetti Contratti bancari - Applicazione - Mandato - Clausola di compensazione e mandato per l'incasso


Tra i contratti pendenti sono da annoverare anche i contratti bancari formati da negozi giuridici complessi, caratterizzati dall'anticipazione di denaro e dall'obbligo della banca ad incassare i crediti presso terzi, per poi eventualmente consentire la compensazione di partite contrapposte; in tali rapporti, la banca non ha, infatti, esaurito le proprie obbligazioni mediante l'anticipazione all'imprenditore dell'importo di un credito, perché deve ancora completare la prestazione di incasso in virtù del mandato in rem propriam e del patto di compensazione (ex multis, Trib. Bergamo, 28 gennaio 2016 e Trib. Como, 3 ottobre 2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La sospensione dei contratti pendenti nel concordato preventivo non opera per una sola parte del rapporto, né limitatamente ad alcune clausole del mandato, ma integralmente, impedendo non solo l'applicazione della clausola di compensazione (trovano, infatti, piena applicazione i precetti tipici della cristallizzazione del patrimonio e del credito di cui agli artt. 45 e 55 legge fall., per come richiamati dall'art. 169 legge fall.) ma nel suo complesso l'esecuzione del mandato per l'incasso (Trib. Milano, 28 maggio 2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 05 giugno 2018.




Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A. ex D.L. 99/2017 – Determinazione del contenzioso incluso nella cessione e di quello escluso – Criterio

Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A.  ex D.L. 99/2017 – Determinazione del perimetro della cessione – Prevalenza del criterio temporale su quello dell’oggetto del rapporto – Rapporti a sofferenza


Dalla lettura combinata delle clausole del contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., e del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99, si desume, da un lato, la cessione del contenzioso pendente alla data della stipula e, dall’altro lato, l’estraneità della cessionaria al contenzioso sorto successivamente, anche se ancorato a fatti antecedenti; detta ricostruzione appare del resto coerente con l’intenzione di limitare il trasferimento ai soli contenziosi già pendenti, per i quali il costo è determinabile già al momento del contratto, escludendo le liti successive, a tale data imprevedibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In ordine al contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretato alla luce del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 è possibile affermare che, allo scopo di determinare il perimetro della cessione, la previsione attinente alla cessione delle controversie (che distingue le liti anteriori e quelle posteriori alla cessione) appare un criterio atto a prevalere rispetto a quello dell’oggetto dei rapporti che si trasferiscono; la previsione sulle liti è, infatti, ancorata ad un criterio meramente temporale e non ad un criterio che faccia leva sul contenuto della lite medesima, cosicché nessuna previsione contrattuale consente di affermare che ad Intesa si trasferiscano non tutte le liti pendenti, ma solo quelle che non abbiano ad oggetto rapporti a sofferenza.

Tanto più che detto criterio “contenutistico” non potrebbe concretamente operare prima della conclusione della lite medesima, giacché solo con la decisione definitiva si chiarirebbe se la lite riguardi un credito restitutorio del correntista ovvero un rapporto “a sofferenza”, effettivamente confermato come tale dalla decisione; in proposito, va , inoltre, detto che se si volesse integrare la regola sul trasferimento delle liti pendenti con un criterio che tenga conto dell’oggetto della lite, i confini della cessione rimarrebbero incerti fino alla conclusione del contenzioso: situazione evidentemente incompatibile con la necessità di cristallizzazione di attivo e passivo tipico di una cessione, tanto più di azienda bancaria.

Ne deriva che, in presenza di un “contenzioso civile” pendente al momento dell’accesso alla procedura concorsuale, lo stesso e pertanto il rapporto sottostante vanno ricompresi nella cessione ad Intesa, anche se il contenzioso attiene a rapporti qualificabile a sofferenza.

[Nel caso di specie, il tribunale ha inoltre rilevato l’operatività del cliente all’interno del fido e la mancanza di prova della segnalazione in centrale rischi hanno consentito di escludere che il rapporto fosse qualificabile a sofferenza]. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 giugno 2018.




Accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento - Continuazione dell'attività di impresa - Moratoria ultrannuale nel pagamento dei creditori privilegiati - Applicazione analogica dei principi elaborati in tema di concordato con continuità aziendale ex art. 186-bis l.f. - Corresponsione degli interessi e riconoscimento del diritto di voto

In tema di accordo in continuazione dell’attività di impresa, può ritenersi valido l’orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ., sez. I, 9 maggio 2014, n. 10112) che nel concordato in continuità ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, legge fall. ammette la moratoria ultrannuale del pagamento dei creditori muniti di diritto di prelazione su beni non liquidati ma utilizzati per la continuazione dell’impresa, moratoria compensata, sul piano economico, dalla corresponsione degli interessi, e, sul piano giuridico, dall’esercizio del diritto di voto; ciò in considerazione del fatto che, come è stato condivisibilmente affermato (Trib. Rovigo 13 dicembre 2016), la legge n. 3/12 e succ. mod. ha introdotto istituti «implicitamente ispirati a quelli della gestione della crisi e dell’insolvenza dell’imprenditore “fallibile” ai sensi dell’art. 1, comma 2, legge fall.», con la conseguente «necessità di usufruire dell’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale formatasi sulle norme della predetta legge, nell’intento di ricostruzione degli istituti della l. n. 3/12, pur sempre riconoscendone l’inapplicabilità diretta». (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 29 maggio 2018.




Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita dell’azienda prima dell’approvazione del programma di liquidazione

La nozione di “beni” che, ai sensi dell’articolo 104-ter, settimo comma, Legge Fallimentare, possono essere oggetto di liquidazione da parte del curatore prima dell’approvazione del programma di liquidazione deve essere interpretata estensivamente, in maniera tale da ricomprendervi anche l’azienda acquisita all’attivo fallimentare.

Ne consegue che nei casi in cui il ritardo derivante dalle tempistiche necessarie per la redazione e la conseguente approvazione del programma di liquidazione impedisca il miglior realizzo del complesso aziendale, il curatore fallimentare può farsi autorizzare dal giudice delegato, previo parere del comitato dei creditori, ad alienare l’azienda al di fuori dal programma di liquidazione. (Andrea Maria Minerva) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 24 maggio 2018.




Procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento – Piano del consumatore – Vaglio di ammissibilità in base alla durata – Esclusione

Il vaglio di ammissibilità del piano del consumatore non va operato attribuendo rilievo dirimente alla durata della dilazione di pagamento in esso prevista, occorrendo, invece, procedere alla verifica che la proposta, nel caso concreto, garantisca un corretto bilanciamento degli interessi del debitore e di quelli del creditore. Ne consegue che è meritevole di omologa un piano che, pur avendo una durata superiore ai cinque anni, assicuri piena soddisfazione alle ragioni del creditore. (Curzio Fossati) (riproduzione riservata) Tribunale Como 24 maggio 2018.





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