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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

Direzione e redazione  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito


Il tribunale di Milano rigetta la domanda di assegno divorzile dando applicazione ai criteri indicati dalle Sezioni Unite

Divorzio – Assegno divorzile – Applicazione dei criteri di Cass.SU. 18287/18

L’eventuale rilevante squilibrio tra le posizioni economico-patrimoniali dei coniugi non solo non è condizione necessaria e sufficiente al riconoscimento dell’assegno ma deve altresì essere riferibile a scelte fatte in conseguenza del matrimonio o all’interno di esso.

In difetto di prova di tali elementi, l’attività lavorativa e la percezione di redditi in via continuativa, l’età al momento del matrimonio, la non lunga durata dello stesso sono indici che rilevano ai fini dell’esclusione del diritto all’assegno divorzile anche in caso di divergenti condizioni economico-patrimoniali dei coniugi. (Laura Dalla Casa) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 05 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




Il creditore pignoratizio condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato deve essere ammesso al passivo in via privilegiata pignoratizia

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Retrocessione dell'importo incamerato dal creditore pignoratizio - Ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 70 l.f.

Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno 05 luglio 2019.




Il Tribunale di Rimini sul collegamento negoziale tra Accordo ex art. 182 bis l.f. e procedure di sovraindebitamento dei soci illimitatamente responsabili

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Società di persone – Contestuali accordi di composizione della crisi dei soci illimitatamente responsabili nell’ambito della legge sul Sovraindebitamento – Collegamento negoziale – Ammissibilità – Conseguenze

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Adesione dei creditori – Requisiti di forma – Proposta ed accettazione riscontrati a mezzo PEC – Ammissibilità

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Ambito del giudizio del Tribunale – Concreta attuabilità dell’accordo – Indagine nel merito del piano – Necessità

Va dichiarato ammissibile l’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. perfezionato da società in nome collettivo ed espressamente condizionato all’omologa degli accordi di composizione della crisi contestualmente proposti dai soci illimitatamente responsabili, trattandosi di una definizione globale dello stato di crisi riguardante i debiti sociali e personali dei soci.

Ove la società ed i soci abbiano proposto contestualmente accordi di soluzione della crisi collegati fra loro, si è in presenza di un collegamento negoziale cosicché le adesioni ad un accordo sono necessariamente condizionate all’omologazione delle altre procedure; analogamente saranno reciprocamente collegati i rispettivi adempimenti, cosicché l’inadempimento di uno solo degli accordi sarà idoneo a costituire inadempimento anche degli altri.

E’ ammissibile l’accordo di ristrutturazione perfezionato ex art. 182 bis l. fall. dalla società con i propri creditori con cui viene offerto non il provento dei beni sociali, che sono inesistenti, ma solo la soddisfazione nell’ambito degli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento contestualmente presentati dai soci illimitatamente responsabili, collegati negozialmente all’accordo della società.

Il consenso dei creditori all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. può essere manifestato attraverso scambio di PEC.

Il potere di controllo del Tribunale in sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione riguarda sia la regolarità formale del procedimento sotto il profilo della completezza della produzione documentale richiesta dall’art. 182 bis l. fall. e dell’esistenza delle condizioni soggettive ed oggettive dell’imprenditore per l’accesso alla procedura; sia la capacità del proponente di soddisfare per l’intero i creditori estranei e di adempiere agli accordi conclusi con gli aderenti; più specificamente, quanto al profilo sostanziale, il Tribunale, con un giudizio prognostico ex ante, deve valutare l’attuabilità dell’accordo, tenuto conto del fatto che il successivo inadempimento del debitore cristallizzerebbe - con l’esenzione da revocatoria prevista dall’art. 67 3° co., lett. e) l. fall. degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato - una situazione non più rimediabile, a scapito dei creditori estranei, pur se privilegiati; in tale prospettiva deve quindi essere valutato il merito del ricorso, con particolare attenzione alla concreta attuabilità del piano, alle concrete prospettive di realizzo prospettate, alla sussistenza di una ragionevole liquidità, tale da consentire il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza dalla Centrale Rischi e dal Crif: obbligo di preavviso e periculum in mora in re ipsa

Fumus boni iuris – Obbligo di preavviso per la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi e Crif – Sussistenza – Onere della prova

Periculum in mora – Danno in re ipsa – Sussistenza

Periculum in mora – Irrilevanza distanza temporale tra la segnalazione e l’azione giudiziaria

In merito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativa disciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile alla CR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia e Buona condotta per i Sistemi di informazione creditizia -applicabile al CRIF- e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), va dichiarata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza presso la centrale Rischi di Banca d’Italia e presso il Crif, laddove la Banca segnalante non abbia preventivamente avvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nelle modalità e forme prescritte dalla legge. Costituisce pertanto presupposto indefettibile per la validità della segnalazione a sofferenza, l’invio del preavviso imposto dalla normativa di settore; il relativo onere della prova grava sul soggetto segnalante parte resistente del procedimento d’urgenza.

Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo in quanto la illegittima segnalazione è già di per sé foriera di un danno coincidente con la impossibilità di accesso al credito. Gli effetti della segnalazione illegittima sono altresì permanenti ed incidono negativamente sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario. Costituisce fatto notorio che la segnalazione a sofferenza di un soggetto su iniziativa illecita di un istituto di credito non passa inosservata agli altri istituti che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali.

L’esistenza del periculum in mora è ravvisabile anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). La distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l'attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010). (Anna Garavello) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2019.




Domanda di concordato preventivo come causa di esclusione dal consorzio e applicazione della disciplina dei contratti pendenti

Consorzio – Clausola che preveda l’esclusione di diritto del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale – Non necessità di convocazione all’assemblea che ne prenda atto

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Contratto di consorzio – Applicabilità delle norme di cui agli artt. 72 e 169-bis l.f. – Esclusione

Il consorziato che abbia presentato una istanza di procedura concorsuale e che sia stato escluso di diritto in forza di una clausola statutaria non deve essere convocato all’assemblea che prenda atto di tale esclusione e prenda i provvedimenti conseguenti.

Le norme di cui agli artt. 72 e 169-bis legge fall. hanno un ambito di applicazione sovrapponibile e disciplinano la sorte dei contratti a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano rimaste ineseguite o non siano state compiutamente eseguite da entrambe le parti; ne consegue che dette disposizioni non trovano applicazione ai contratti con comunione di scopo, come il consorzio, e che deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 24 giugno 2019.




Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente

Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione

Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 20 giugno 2019.




Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente

Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione

Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 20 giugno 2019.




Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente

Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione

Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 20 giugno 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura

Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione

Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).

La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 giugno 2019.




Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura

Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione

Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).

La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 giugno 2019.




Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura

Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione

Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).

La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 giugno 2019.




Stepchild adoption istituto consolidato, dopo le Sezioni Unite

Adozione in casi particolari – Adozione da parte del partner omogenitoriale – Stepchild adoption – Legittimità – Sussiste

Adozione in casi particolari – Stepchild adoption – Disciplina del cognome in presenza di più minori

La discussione giurisprudenziale circa la legittimità dell’adozione ex art 44 lett d) l. 184/83 da parte del partner omogenitoriale (c.d. stepchild adoption) deve ritenersi conclusa a seguito dell’intervento delle Sezioni Unite n. 12193/19 del 6.11.2018 (dep 8.5.2019). Pur riguardando tale sentenza una fattispecie diversa - ovvero la possibilità di trascrivere direttamente in Italia un atto di nascita formatosi all’estero, relativa ad un coppia di uomini e ad una paternità ottenuta con una gestazione per altri (il c.d. utero in affitto) e quindi con una filiazione naturale indifferente per entrambi i genitori (mentre per il genitore di intenzione si tratta di genitorialità non conforme al dato biologico) - la Corte è esplicita, e non si tratta di un mero obiter dictum trattandosi di principio oggetto di espressa massimazione, nell’affermare la possibilità di ricorrere in ogni caso all’adozione in casi particolari ex art 44 lett d) l. 184/83. Principio così massimato: «Il riconoscimento dell'efficacia di un provvedimento giurisdizionale straniero, con il quale sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata e il genitore d'intenzione munito della cittadinanza italiana, trova ostacolo nel divieto di surrogazione di maternità, previsto dall'art. 12, comma 6, della l. n. 40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità della gestante e l'istituto dell'adozione; la tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull'interesse del minore, nell'ambito di un bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione, non esclude peraltro la possibilità di conferire comunque rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma 1, lett. d), della l. n. 184 del 1983». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In caso di adozione ex art 44 lett d) l. 184/83 da parte del partner omogenitoriale (c.d. stepchild adoption), non vi è ragione per distinguere tra le varie forme di adozione e la pronuncia della Corte Costituzionale, sentenza n. 286 dell’8.11.2016 (G.U. 052 del 28/12/2016), deposito 21/12/2016, impone, con una interpretazione costituzionalmente orientata, ed in questo caso sostanzialmente “obbligata”, di assecondare la volontà dei due genitori, tanto più che gli stessi hanno chiesto unicamente di aggiungere il cognome dell’altro genitore, come previsto dal primo comma dell’art 299 cc e con ciò sancendo la doppia appartenenza, e chiedendo unicamente di avere per i due minori la medesima successione dei cognomi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Minorenni Genova 13 giugno 2019.




Azione revocatoria fallimentare proposta da società in amministrazione straordinaria per pagamenti di forniture di prodotti nei sei mesi antecedenti l'apertura della procedura

Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza

Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona 13 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Sui rapporti patrimoniali tra conviventi di fatto: applicabilità del reg. 44/2001

Regolamento (CE) n. 44/2001 – Ambito di applicazione ratione materiae – Materia civile e commerciale – Articolo 1, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettera a) – Materie escluse – Regime patrimoniale fra coniugi – Articolo 54 – Domanda di rilascio dell’attestato che certifica l’esecutività della decisione emessa dall’autorità giurisdizionale d’origine – Decisione giudiziaria relativa a un credito scaturente dallo scioglimento del regime patrimoniale derivante da una convivenza di fatto

1) L’articolo 54 del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, dev’essere interpretato nel senso che un giudice di uno Stato membro, al quale venga presentata una domanda di rilascio di un attestato che certifica l’esecutività di una decisione emessa dall’autorità giurisdizionale d’origine, deve verificare – in una situazione come quella di cui al procedimento principale, in cui il giudice che ha emesso la decisione da eseguire non si è pronunciato, al momento della sua adozione, sull’applicabilità di tale regolamento – se la controversia rientri nell’ambito di applicazione di detto regolamento.
2) L’articolo 1, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettera a), del regolamento n. 44/2001 dev’essere interpretato nel senso che un’azione, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, avente ad oggetto una domanda di scioglimento dei rapporti patrimoniali derivanti da una convivenza di fatto ricade nella nozione di «materia civile e commerciale», ai sensi di tale paragrafo 1, e rientra pertanto nell’ambito di applicazione ratione materiae di tale regolamento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 06 giugno 2019.




Esecuzione forzata promossa sulla base di mutuo fondiario e conseguenze della violazione del limite di finanziamento

Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, T.U.B. – Nullità per violazione di norme imperative ex art. 1418 cod. civ. – Esclusione – Qualificazione del contratto quale mutuo ordinario

In tema di mutuo fondiario, il superamento del limite di finanziamento ex art. 38, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario) non comporta la nullità del contratto per violazione di norme imperative ai sensi dell’art. 1418 cod. civ., atteso che la previsione normativa di siffatto limite configura un presupposto applicativo della disciplina speciale contenuta nel T.U.B. e nelle leggi speciali (e, in particolare, dei c.d. privilegi fondiari di cui agli artt. 39 e 41 T.U.B.), con la conseguenza che l’eventuale violazione del limite può condurre unicamente alla qualificazione del contratto nei termini di un mutuo ordinario ed alla mancata applicazione dei privilegi fondiari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 05 giugno 2019.




Doveri di diligenza e di informazione del professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione

Il professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo deve utilizzare tutte le cognizioni tecniche a propria disposizione per presentare una domanda completa, esaustiva e ineccepibile, quantomeno sotto il profilo dell’ammissibilità del beneficio richiesto, così da demandare esclusivamente ai creditori ogni decisione in ordine all’apertura o meno della procedura concordataria ovvero, in alternativa, dopo aver raccolto dalla propria committente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per potervi accedere, la deve informare delle numerose criticità connesse alla scelta effettuata e, se del caso, rappresentarle il rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità e/o l’opportunità di rinunciare alla domanda e ciò al fine di non essere costretta a sostenere gli ulteriori costi dei professionisti interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.]
Tribunale Monza 04 giugno 2019.




Doveri di diligenza e di informazione del professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione

Il professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo deve utilizzare tutte le cognizioni tecniche a propria disposizione per presentare una domanda completa, esaustiva e ineccepibile, quantomeno sotto il profilo dell’ammissibilità del beneficio richiesto, così da demandare esclusivamente ai creditori ogni decisione in ordine all’apertura o meno della procedura concordataria ovvero, in alternativa, dopo aver raccolto dalla propria committente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per potervi accedere, la deve informare delle numerose criticità connesse alla scelta effettuata e, se del caso, rappresentarle il rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità e/o l’opportunità di rinunciare alla domanda e ciò al fine di non essere costretta a sostenere gli ulteriori costi dei professionisti interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.]
Tribunale Monza 04 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Diritto dei fideiussori ad ottenere copia della documentazione ex art. 119 TUB

Diritto ad ottenere copia della documentazione bancaria - Garante - Sussistenza

Anche il garante ha diritto ad ottenere copia della documentazione afferente il rapporto garantito, dovendosi alla fattispecie ritenere applicabili gli stessi principi che regolano il rapporto tra la banca ed il cliente principale, poichè tra la prima ed il fideiussore, al momento della sottoscrizione dell’obbligazione, sorge un rapporto diretto e/o qualificato basato sul fatto che i fideiussori sono potenzialmente destinatari degli effetti del rapporto.

Il diritto - anche per il fideiussore - di ottenere la consegna della documentazione dalla Banca trae fondamento dall'art. 119 TUB, ma ancor prima dal dovere di comportarsi secondo buona fede nell’esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c.. e secondo correttezza (art. 1175 c.c). (Alessandro Pontremoli) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 30 maggio 2019.




Immobile da costruire: scioglimento del curatore dal contratto preliminare trascritto

Preliminare di vendita trascritto – Immobile da costruire – Scioglimento del curatore ex art. 72 bis l.fall. – Legittimo

“Immobili da costruire” ai sensi dell’art. 72 bis l.fall. devono intendersi gli edifici per i quali sia stato richiesto il permesso di costruire e che siano ancora da edificare o la cui costruzione non risulti essere stata ultimata versando in stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità.

La norma di cui all’art. 72 bis l.fall. costituisce ulteriore specificazione della norma di più ampio contenuto di cui all’ottavo comma dell’art. 72 l.fall., dovendo apprezzarsi la circostanza che, mentre quest’ultima si riferisce a tutti i preliminari di vendita trascritti, il disposto dell’art. 72 bis l.fall. viene ulteriormente a restringere il campo di applicazione, che risulta limitato a quelli soli fra questi che abbiano ad oggetto immobili ancora da edificare ovvero ancora in corso di costruzione e tali da non poter ottenere il rilascio del certificato di agibilità.

Ne consegue che, essendosi in presenza di un rapporto a cascata di specialità fra primo comma dell’art. 72 l.f., ottavo comma di tale medesima norma e art. 72 bis l.f., abbia appunto a trovare applicazione, nel caso di preliminare trascritto avente ad oggetto immobili da costruire, tale ultima norma, in forza della quale compete al curatore la facoltà di sciogliersi dal preliminare. (Tatiana Babolin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2019.




Immobile da costruire: scioglimento del curatore dal contratto preliminare trascritto

Preliminare di vendita trascritto – Immobile da costruire – Scioglimento del curatore ex art. 72 bis l.fall. – Legittimo

“Immobili da costruire” ai sensi dell’art. 72 bis l.fall. devono intendersi gli edifici per i quali sia stato richiesto il permesso di costruire e che siano ancora da edificare o la cui costruzione non risulti essere stata ultimata versando in stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità.

La norma di cui all’art. 72 bis l.fall. costituisce ulteriore specificazione della norma di più ampio contenuto di cui all’ottavo comma dell’art. 72 l.fall., dovendo apprezzarsi la circostanza che, mentre quest’ultima si riferisce a tutti i preliminari di vendita trascritti, il disposto dell’art. 72 bis l.fall. viene ulteriormente a restringere il campo di applicazione, che risulta limitato a quelli soli fra questi che abbiano ad oggetto immobili ancora da edificare ovvero ancora in corso di costruzione e tali da non poter ottenere il rilascio del certificato di agibilità.

Ne consegue che, essendosi in presenza di un rapporto a cascata di specialità fra primo comma dell’art. 72 l.f., ottavo comma di tale medesima norma e art. 72 bis l.f., abbia appunto a trovare applicazione, nel caso di preliminare trascritto avente ad oggetto immobili da costruire, tale ultima norma, in forza della quale compete al curatore la facoltà di sciogliersi dal preliminare. (Tatiana Babolin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2019.




Trasparenza delle operazioni bancarie

Contratti bancari – Trasparenza – Indicatore Sintetico di Costo – Costi esclusi

Nel calcolo dell’ISC (indicatore sintetico di costo) deve tenersi conto esclusivamente dei costi del credito ai sensi del D.M. 8 luglio 1992, integrato dal D.M. 6 maggio 2000, con la conseguenza che nel calcolo predetto non deve tenersi conto delle spese per “assicurazione incendio”, per “cancellazione ipoteca”, per “restrizione e riduzione ipoteca”, per “accollo”. (Gioacchino La Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 maggio 2019.





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