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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Crisi d'Impresa e Insolvenza
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Sono revocabili ex art. 2901 c.c. gli effetti dispositivi e traslativi della scissione societaria

Azione revocatoria - Scissione societaria - Ammissibilità

L’atto di scissione è un atto di disposizione patrimoniale revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c., per cui deve ritenersi ammissibile l’azione evocatoria della componente patrimoniale dell’atto di scissione al fine di far dichiarare l’inefficacia degli effetti dispositivi e traslativi senza che ne siano coinvolti quelli organizzativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro 14 gennaio 2020.




Liquidazione in sede fallimentare di quota indivisa di immobile abusivo

Fallimento - Immobili abusivi - Liquidazione di quota indivisa - Nullità ex art.46 DPR 380/2001

Nel caso in cui sia dichiarato fallito il proprietario di una quota indivisa di un immobile abusivo e il bene non sia comodamente divisibile, la procedura fallimentare potrà dar corso alla liquidazione dell’intero immobile per poi assegnare ai comproprietari la quota del ricavato di loro competenza.

Alla fattispecie è infatti applicabile Il comma V dell'art. 46 del DPR 380/2001 il quale dispone che “le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive immobiliari, individuali o concorsuali”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Catania 04 gennaio 2020.




Corte Costituzionale: il privilegio per l’IVA di rivalsa compete non solo ai professionisti, ma ad ogni prestatore d’opera anche non intellettuale

Professionisti – Privilegi – Iva di rivalsa – Legge 205 del 2017 – Questione di costituzionalità – Infondatezza – Estensione del privilegio ai prestatori d’opera non intellettuale

L’estensione del privilegio al credito di rivalsa IVA, operata dall’art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, benché testualmente collocata a fianco della sola categoria dei «professionisti», non può avere l’effetto – secondo un’interpretazione adeguatrice, costituzionalmente orientata al rispetto del principio di eguaglianza – di far rivivere, seppur al limitato effetto dell’estensione del privilegio, la disparità di trattamento tra prestatori d’opera intellettuale e non intellettuale, che sarebbe ingiustificata e come tale illegittima.

Deve, quindi, ritenersi che i «professionisti» e «ogni altro prestatore d’opera», intellettuale o no, beneficino tutti della stessa estensione del privilegio mobiliare al credito per rivalsa IVA, prevista dalla disposizione censurata.

Il dispositivo:
La Corte Costituzionale,
1) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento tra le situazioni contemplate dallo stesso numero 2), dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe;
2) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto alle situazioni contemplate dai numeri 3), 4), 5) e 5-bis) dello stesso art. 2751-bis, dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 03 gennaio 2020.




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trapani 27 dicembre 2019.




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 18 dicembre 2019.




Sospensione del procedimento per esdebitazione in attesa della definizione del procedimento penale per bancarotta semplice

Esdebitazione – Pendenza del procedimento penale per bancarotta semplice – Sospensione

Il procedimento per esdebitazione deve essere sospeso in attesa della definizione del grado di appello del procedimento penale per bancarotta semplice, in quanto, nonostante detto reato non osti alla concessione del beneficio, il giudice penale, salvo il divieto di reformatio in peius della pena in caso di impugnazione del solo imputato, ha comunque la facoltà di dare al fatto una definizione giuridica più grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 18 dicembre 2019.




La clausola arbitrale contenuta nello statuto non si applica all’azione di responsabilità esercitata dal curatore

Azione di responsabilità esercitata dal curatore – Azione sociale – Clausola arbitrale – Applicazione all’azione del curatore – Esclusione

L’azione di responsabilità esercitata dal curatore nei confronti degli amministratori della società fallita cumula in sé l'azione sociale di responsabilità e quella dei creditori sociali; in ragione della natura inscindibile delle due azioni, deve dunque escludersi l’operatività nei confronti del curatore della clausola compromissoria inserita nello statuto della società che demandi agli arbitri tutte le controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti, posto che il perimetro operativo di detta clausola non può comprendere l'azione che spetta ai creditori sociali ai sensi dell'art. 2394 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 09 dicembre 2019.




Procedimento per la dichiarazione di fallimento e legittimazione dell’unico creditore istante il cui credito sia contestato in sede giudiziale con fondate motivazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Unico credito contestato in sede giudiziale – Legittimazione del creditore istante – Esclusione

Va rigettata l’istanza di fallimento proposta dall’unico creditore istante il cui credito risulti contestato in sede giudiziale con motivazioni prima facie fondate, non essendo in tale ipotesi ravvisabile la legittimazione di cui all’art. 6 l.f. a richiedere il fallimento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 06 dicembre 2019.




Sulla risoluzione del Rent to buy aziendale in corso alla data del fallimento

Rent to buy di azienda – Struttura e funzione

Rent to buy aziendale – Applicazione

Rent to buy aziendale – Applicazione dell’art. 72 l.f.

Azione di recupero – Azione revocatoria

Il rent to buy di azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l’unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

L’art. 23 del DL 133/2014 trova applicazione nel contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari.

Al rent to buy aziendale non si applica l’art. 72 l.f. che consente al curatore di scegliere tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo; il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

Il curatore fallimentare per non soggiacere al contratto di rent to buy, e quindi recuperare la disponibilità materiale dell’immobile, sciogliendosi dall’obbligo di cessione al termine del periodo di concessione in godimento, dovrà agire in revocatoria, semprechè ne ricorrano i presupposti. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 dicembre 2019.




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 dicembre 2019.




Adempimento del curatore al contratto preliminare e cancellazione delle iscrizioni ipotecarie

Vendita fallimentare attuata in forma contrattuale - Esecuzione in forma specifica di contratto preliminare ex art. 2932 c.c. - Cancellazione da parte del G.D. delle iscrizioni ipotecarie - Applicabilità dell'art. 108, comma 2, l.fall. - Esclusione

L’interpretazione sistematica delle disposizioni della legge fallimentare in materia di liquidazione dell’attivo induce a ritenere che il potere di cancellazione delle iscrizioni ipotecarie previsto dall'art. 108, comma 2, l.fall., possa essere esercitato dal giudice delegato soltanto quando il trasferimento dell'immobile sia stato disposto con le modalità di cui all’art. 107 l. fall. e cioè, anche mediante contratto di diritto privato, ma all’esito di una procedura competitiva che consenta, in ogni caso, il realizzo del miglior prezzo a tutela delle ragioni del creditore ipotecario.

[Nel caso di specie, il tribunale ha negato che il giudice delegato possa cancellare l’ipoteca in presenza di trasferimento dell’immobile disposta da sentenza ex art. 2932 c.c.) (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 04 dicembre 2019.




La c.d. revocatoria semplificata ex art. 2929 bis c.c. si applica anche alla rinuncia del diritto di proprietà in favore dello Stato

Revocatoria semplificata ex art. 2929 bis c.c. – Rinuncia abdicativa della proprietà in favore dello Stato – Applicabilità

La c.d. revocatoria semplificata contemplata dall’art. 2929 bis c.c. mira a tutelare i creditori contro gli atti che producono l’effetto di sottrare al patrimonio del debitore i beni costituenti la garanzia generica di cui all’art. 2740 c.c. senza una controprestazione; essa non ha finalità sanzionatoria delle condotte del terzo beneficiario e quindi prescinde dall’eventuale stato di buona fede di quest’ultimo.

La rinuncia abdicativa del diritto di proprietà su beni immobili ex art. 827 c.c. ha come effetto diretto ed immediato la deminiutio (a titolo gratuito) del patrimonio del debitore sicché è soggetta all’applicazione dell’art. 2929 bis c.c. a nulla rilevando il fatto che essa non necessità di accettazione o che acquisto dello Stato avviene a titolo originario. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 03 dicembre 2019.




Responsabilità degli amministratori e quantificazione equitativa del danno nella differenza tra passivo e attivo alla luce del CCII

Responsabilità degli amministratori – Prosecuzione dell’attività d’impresa in violazione dell’art. 2486 c.c. – Assenza di documentazione contabile e fiscale della fallita – Liquidazione del danno risarcibile – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Utilizzabilità

In caso di accertata illegittima prosecuzione da parte degli amministratori dell’attività d’impresa in violazione di quanto previsto dall’art. 2486 c.c., ed a fronte dell’assoluta mancanza di documentazione contabile e fiscale della fallita, ai fini della quantificazione del danno risarcibile è legittimo il ricorso ad una liquidazione equitativa, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, trattandosi di criterio da ultimo recepito e ampliato dal legislatore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 378 comma 2), ed ammissibile nei casi in cui l’attore abbia allegato inadempimenti degli amministratori astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, ivi compresa la pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili, indicando le ragioni che hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta degli amministratori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 02 dicembre 2019.




Qualificazione del concordato preventivo c.d. misto alla luce del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Concordato preventivo misto – Criterio qualitativo – Causa concreta del negozio proposto – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – Favore per la continuità d’impresa

Il favore, che ispira il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, per le soluzioni che contemplano la continuità aziendale in luogo della dispersione dei valori costituisce criterio interpretativo per ricavare la disciplina applicabile al concordato preventivo c.d. misto: se la causa concreta del negozio proposto consiste nella garanzia della prosecuzione dell’attività d’impresa, il concordato deve qualificarsi come in continuità aziendale. (Sergio Della Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 02 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 02 dicembre 2019.




Equa riparazione da eccessiva durata della procedura (c.d. 'Legge Pinto'), domanda formulata con ricorso successivo al decreto di chiusura del fallimento

Domanda da equa riparazione da eccessiva durata della procedura (c.d. “Legge Pinto”) – Contenuta in ricorso depositato successivamente al decreto di chiusura del fallimento comunicato ex art. 31-bis l.fall. – Ammissibilità – Esclusione

È inammissibile la domanda di equa riparazione da eccessiva durata della procedura fallimentare, qualora il ricorso che la contenga sia depositato successivamente alla comunicazione del decreto di chiusura del fallimento, effettuata ai sensi dell’art. 31-bis l.fall., a mezzo pec o, in mancanza, con deposito in cancelleria.
La norma in parola, introdotta dall’art. 17, comma 1, lett. b), d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, è, infatti, applicabile ai fallimenti pendenti, sol che consti l’invito dal curatore ai creditori, entro il 30 giugno del 2013, a comunicare al fallimento il proprio indirizzo pec, con l’avviso che, in caso di omissione, le comunicazioni sarebbero state eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 02 dicembre 2019.




Concordato misto: Il Tribunale di Milano interpreta e applica la disciplina del nuovo Codice della Crisi

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Concordato misto – Qualificazione – Disciplina applicabile – Nuovo Codice della Crisi – Interpretazione dell’art. 84 CCII

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al fine di stabilire la disciplina applicabile al c.d. “concordato “misto”, ha adottato un criterio di prevalenza che potrebbe definirsi "quantitativa attenuata" che se, se da un lato concentra il proprio orizzonte sulle modalità di creazione delle risorse da destinare ai creditori (liquidazione o ricavi della continuità), dovendo sempre "i ricavi attesi" essere superiori ai valori della liquidazione, dall'altro lato, amplia l'area semantica del "ricavato prodotto dalla continuità", facendovi rientrare il magazzino, nonché i rapporti contrattuali già in essere o già risolti nel passato, ma che proseguiranno o verranno rinnovati e, infine, i rapporti di lavoro.

[Il Tribunale di Milano ha applicato i principi del nuovo CCII – come noto non ancora in vigore - al caso di specie, dove il professionista ha attestato – che i ricavi attesi dalla continuità nell’arco di piano (quattro anni dal luglio 2020, data ipotizzata per l’omologazione del concordato) derivano da un’attività d’impresa alla quale saranno addetti 121 dipendenti, numero superiore alla metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il momento del deposito del ricorso e pari a 106; ritenendo il concordato proposto ad ogni effetto in continuità (se pure indiretta)] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 28 novembre 2019.




Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità e diritto di voto

Concordato preventivo con continuità aziendale – Moratoria annuale dei creditori privilegiati – Ammissibilità – Classe autonoma – Diritto di voto – Applicazione criteri ex art. 86 Codice della Crisi d’impresa

Nel concordato preventivo con continuità aziendale è ammissibile la moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati i quali, collocati in una classe autonoma, parteciperanno al voto non per l’ammontare dell’intero credito ma solo sulla perdita derivante dalla dilazione e computata sulla differenza tra il valore nominale del credito privilegiato e il valore attuale del pagamenti proposti, utilizzando un tasso di sconto pari al 4% (che corrisponde al 50% del tasso di mora commerciale) da calcolarsi alla data di presentazione del ricorso, analogamente a quanto previsto dall’art. 86 del nuovo Codice della Crisi di Impresa. (Tommaso Vito Russo) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto 20 novembre 2019.




Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Iva di rivalsa e c.a.p.

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Sulla natura non retroattiva dell’art. 1, co. 474 L. 205/2017 istitutiva del privilegio su Iva e c.a.p. dei professionisti

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Sulla obbligatorietà del pagamento integrale del creditore prelatizio in assenza di esercizio della facoltà ex art. 160 co. 2 L.F.

In base all’art. 17 e 18 D.P.R. 633/1072, al difensore che rende prestazioni professionali in favore del concordato preventivo sono dovuti, non solo gli onorari  ma, ove anche non esplicitati nel preventivo, l’IVA fatturata nella parcella ed il c.a.p., nella misura determinabile pro tempore.
Questi accessori, infatti, sono dovuti per legge e spettano comunque al professionista anche se non menzionati nel preventivo o nella proposta di prestazione professionale: il principio così enunciato trova applicazione anche nel c.d. patto concordatario, laddove si lascia al debitore ed ai creditori il compito di strutturare la proposta concordataria.

Posto che l’art.1 co. 474 della L. 205/2017 non ha efficacia retroattiva - poiché non si pone come legge di interpretazione autentica né prevede alcuna retroattività dei propri effetti - e dato che il privilegio afferisce alla qualifica del credito, sì che la relativa norma è da considerarsi di diritto sostanziale, la novella apportata all’art. 2751 bis, co. 1 n. 2 c.c. può applicarsi solo ai crediti per iva e c.a.p. professionali sorti successivamente al giorno 01.01.2018, data di entrata in vigore della nuova normativa.

In assenza dell’esercizio della facoltà ex art. 160, co. 2 L.F.  relativa all’intenzione del debitore concordatario di contenere il pagamento del creditore prelatizio nei limiti della relazione del deputato professionista, anche il credito privilegiato per IVA di rivalsa, a prescindere dalla sussistenza del bene o servizio su cui esercitare il privilegio e dalle previsioni di piano, deve esser pagato integralmente. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 19 novembre 2019.




Istanza di fallimento e prova del credito del ricorrente

Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Prova del credito dell’istante e dell’insolvenza

La produzione della sola fattura, non pervenuta né accettata dalla debitrice, nè accompagnata da un documento di trasporto, né registrata nelle scritture contabili della società resistente, peraltro neanche prodotte in atti, non è sufficiente a ritenere i ricorrenti legittimati a proporre istanza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia 14 novembre 2019.




Soglia di indebitamento ex art. 15, ult. comma, l.f. e poteri istruttori del tribunale fallimentare

Dichiarazione di fallimento – Legittimazione del creditore istante – Soglia di indebitamento – Poteri istruttori del tribunale fallimentare

La visura dei protesti non è sufficiente a valere quale posta creditoria rilevante ai fini del superamento della soglia dei debiti scaduti e non pagati prescritta ai fini della dichiarazione di fallimento dall'art. 15, ult. comma, L.F.

La soglia di indebitamento ex art. 15, ult. comma, L.F. è presupposto vincolante della dichiarazione di fallimento, non fatto impeditivo, il cui onere probatorio non grava quindi sul debitore resistente, ma sul creditore ricorrente, mentre non può il Tribunale, in sede di istruttoria prefallimentare, disporre d’ufficio mezzi di prova su presupposti della pronuncia di fallimento, potendo invece effettuare solo un accertamento, in via incidentale, circa la fondatezza della ragione di credito vantata dal ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia 14 novembre 2019.




Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità

Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità - Ammissibilità previa classazione del credito e diritto di voto

E’ ammissibile, nel concordato preventivo in continuità, la previsione del pagamento oltre l’anno dei privilegiati, previa classazione del credito e diritto di voto per l’intero importo. (Andrea Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 13 novembre 2019.




Sovraindebitamento e pagamento del creditore privilegiato: non è condivisibile l’impostazione della Cassazione che ammette la moratoria ultra-annuale

Sovraindebitamento - Moratoria ultra-annuale del creditore ipotecario - Inammissibilità

Non è condivisibile l’impostazione della sentenza della Cassazione n. 17834 del 2019, secondo la quale la norma di cui all’art. 8 ultimo comma della legge 3/2012 non è di ostacolo alla previsione di una dilazione del pagamento del creditore privilegiato superiore ad un anno, qualora sussista la attestazione dell’OCC circa la soddisfazione del privilegiato nei limiti della capienza, ovvero nella misura del valore presumibile di mercato del bene su cui insiste la prelazione, in quanto tale norma ha carattere eccezionale ed è pertanto inderogabile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 11 novembre 2019.




Limiti all'accesso alla procedura di Sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio: nuove obbligazioni e finanziamenti personali, attivo costituito da soli redditi da lavoro

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Omologabilità – Condizioni ostative – Prestazione di fideiussioni – Contrazione di plurimi finanziamenti personali

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 – Titolarità in capo al debitore unicamente di redditi da lavoro – Ammissibilità – Esclusione

Non è omologabile il piano ex art. 12-bis l. n. 3 del 2012 proposto da un consumatore che, prestando fideiussioni in favore di una società partecipata unitamente al coniuge e fin da subito lasciata inattiva, assuma nuove obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere; del pari, il piano non è omologabile qualora il sovraindebitamento derivi da un ricorso al credito non proporzionato alle capacità patrimoniali del consumatore, che imprudentemente contragga ulteriori finanziamenti personali, a fronte di un reddito invariato e già assorbito per un terzo da debiti pregressi.

La liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 presuppone la sussistenza di un patrimonio comprensivo di immobili o mobili e/o di crediti recuperabili, non potendosi accedere alla procedura in parola qualora il sovraindebitato possegga unicamente redditi da lavoro, come tali non liquidabili, ma tutt’al più immediatamente ripartibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 09 novembre 2019.




Concordato in continuità aziendale e diritto al rilascio del DURC

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilascio del DURC - Integrale soddisfazione dei crediti previdenziali - Necessità - Esclusione

Sussiste il diritto all’emissione del DURC da parte di società che abbia presentato ricorso ex art. 161, 6° comma, L.F. e intenda depositare una proposta di concordato in continuità aziendale. Nè la mancanza di un piano che preveda l’integrale soddisfazione dei crediti previdenziali può considerarsi un ostacolo all’emissione del DURC purchè sussista il requisito della regolarità contributiva per il periodo successivo alla pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al decreto di omologazione. (Gianluca Righi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 08 novembre 2019.




Professionista e Piano del consumatore: omissione reiterata e continuativa del versamento di imposte, tasse e contributi previdenziali

Piano del consumatore – Meritevolezza – Art. 12 bis, comma 3, L. 3/2012 – Carenza – Colpevolezza – Omissione reiterata e continuativa del versamento imposte, tasse e contributi previdenziali

La condotta del consumatore libero professionista, reiterata per anni, di omissione nel versamento delle imposte, tasse e contributi previdenziali, è idonea ad escludere la meritevolezza del piano del consumatore, anche qualora sia conseguenza di una non adeguata remuneratività dell’attività lavorativa svolta.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha rigettato la richiesta di omologa di un piano del consumatore in un caso di un consumatore, libero professionista, il cui sovraindebitamento era stato determinato dalla inadempienza, perpetrata per anni, agli obblighi fiscali di versamento di tasse, imposte e contributi previdenziali). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 07 novembre 2019.




Presupposti dell’insolvenza della società in liquidazione

Società in liquidazione – Accertamento dell’insolvenza – Presupposti - Esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali

Dichiarazione di fallimento – Legittimazione del ricorrente – Credito contestato

La dichiarazione di insolvenza della società in liquidazione trova il suo presupposto nella inidoneità degli elementi patrimoniali attivi ad assicurare l'eguale e integrale soddisfacimento dei creditori sociali, mentre non è rilevante accertare se l’impresa disponga di crediti e risorse e quindi di liquidità necessarie a soddisfare le obbligazioni contratte, non proponendosi, a differenza di quanto accade per la società in piena attività, di restare sul mercato. 

Sebbene anche un credito contestato può fondare la legittimazione del ricorrente, l'istanza di fallimento non può assurgere a espediente per conseguire la realizzazione del credito, in assenza del previo esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali, vieppiù in una fattispecie ove la banca  ricorrente sia munita dell'estratto di saldaconto bancario conforme ex art. 50 TUB, che, se è documento idoneo a costituire prova del credito  in un giudizio monitorio, non lo è anche in un giudizio differente, quale quello pre-fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia 06 novembre 2019.




Credito contestato e legittimazione del ricorrente all'istanza di fallimento

Dichiarazione di fallimento - Legittimazione del ricorrente - Credito contestato

Sebbene anche un credito contestato può fondare la legittimazione del ricorrente, l'istanza di fallimento non può assurgere a espediente per conseguire la realizzazione del credito, in assenza del previo esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali, vieppiù in una fattispecie ove la banca  ricorrente sia munita dell'estratto di saldaconto bancario conforme ex art. 50 TUB, che, se è documento idoneo a costituire prova del credito in un giudizio monitorio, non lo è anche in un giudizio differente, quale quello pre-fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia 06 novembre 2019.




Mandato all’incasso e facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente

Concordato preventivo - Rapporti bancari - Mandato all’incasso - Patto di compensazione - Necessità

In presenza di mandato all’incasso, la facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente può aver luogo solo in forza di apposita clausola che attribuisca tale facoltà alla banca, la quale comete il relativo onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 05 novembre 2019.




Inizio della procedura di sovraindebitamento e decorrenza della esenzione dal fallimento delle start-up innovative

Start-up innovative – Esenzione da fallimento – Decorrenza del periodo

Sovraindebitamento – Inizio della procedura – Istanza di nomina del gestore della crisi – Esclusione

L’esenzione dal fallimento delle star-up innovative si computa dalla data della loro costituzione e copre anche il periodo fino alla iscrizione nel registro delle imprese.

La nomina del gestore della crisi, quando venga richiesta al tribunale, dà luogo ad un procedimento che ha natura di volontaria giurisdizione, assimilabile ai diversi procedimenti previsti in più parti del codice civile e delle leggi speciali che demandano al presidente del tribunale o al tribunale stesso la nomina di soggetti come i liquidatori delle società, gli stimatori, i certificatori esperti; si tratta di procedure che hanno il loro inizio con la richiesta e la loro fine con l’emissione nel provvedimento di nomina o con l’eventuale rigetto o dichiarazione di inammissibilità dell’istanza.

E’ erroneo, pertanto, qualificare il momento della nomina del gestore della crisi come l’inizio della procedura dei sovraindebitamento; soltanto l’instaurazione della procedura (se non addirittura la pronuncia di un provvedimento di ammissione alla stessa) può pertanto sortire nei confronti dei creditori l’effetto preclusivo delle procedure concorsuali minori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 03 novembre 2019.




Cessione in blocco di crediti bancari e necessaria ricorrenza di tutte le condizioni previste per il trasferimento dei crediti

Cartolarizzazione crediti bancari - Cessione in blocco con pubblicazione dell'atto di cessione in Gazzetta Ufficiale - Requisiti di individuazione dei crediti ceduti - Necessaria presenza di tutti i requisiti individuati nell'avviso di cessione - Nozione di "causa passiva" - Opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Difetto di legittimazione - Inammissibilità dell'appello

Là dove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda - per l'individuazione dei crediti ceduti - che ricorrano "tutte" le caratteristiche elencate, il chiaro tenore letterale dell'avviso non consente altra lettura se non quella per cui oggetto di cessione sono i crediti che abbiano contestualmente tutte quelle caratteristiche: in difetto anche di una soltanto delle quali il presunto cessionario non potrà esser ritenuto titolare della posizione soggettiva ceduta e dovrà esser dichiarato privo di legittimazione ad impugnare (con conseguente inammissibilità dell'appello dal medesimo promosso).

Ove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda che il credito ceduto sia relativo a "causa passiva instaurata dal debitore", la caratteristica non si può ritenere ricorrente con riguardo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo intimato dalla Banca cedente, atteso che nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente è parte attrice solo formalmente, mentre mantiene la veste di convenuto sostanziale, in quanto agisce in risposta all'iniziativa giudiziaria radicata dalla Banca.

Tanto meno potrà ritenersi che la causa di opposizione a decreto ingiuntivo - definita in primo grado a favore dell'opponente, con condanna della Banca alle spese di soccombenza - "si sia conclusa con un provvedimento di condanna comportante l'esborso di una qualunque somma di denaro al relativo debitore", tale non potendosi appunto ritenere la condanna alle spese processuali, che non riguarda "il credito", ma è statuizione meramente accessoria.

[Fattispecie relativa all'avviso di cessione dei crediti di Banca Popolare di Puglia e Basilicata ad Aporti SPV s.r.l.] (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 ottobre 2019.




Prededuzione per crediti relativi alla presentazione di domanda di concordato dichiarata inammissibile

Concordato preventivo – Crediti derivanti da attività finalizzate alla presentazione di una domanda di concordato dichiarata inammissibile – Prededuzione – Insussistenza

L’ambito applicativo della previsione portata dall’art. 111, comma, 2 l. fall. in tema di prededuzione non può essere esteso sino a ricomprendervi anche i crediti derivanti da attività difensive finalizzate alla presentazione di una domanda di concordato dichiarata inammissibile, perché in tale evenienza, non riscontrandosi nesso alcuno di correlazione tra la procedura di concordato, mai apertasi, e quella fallimentare, non può, in conseguenza, individuarsi, anche in termini meramente astratti ed ipotetici, collegamento tra la predetta attività e gli interessi del ceto creditorio che verrebbero, quindi, a sopportare (in conseguenza della prededucibilità) un onere che non ha connessione alcuna con gli scopi della procedura in seno al quale il credito di riferimento è sorto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 28 ottobre 2019.




Ricorso per concordato con riserva dell’imprenditore individuale non tenuto alla redazione del bilancio

Concordato preventivo – Concordato con riserva – Obbligo di deposito degli ultimi tre bilanci – Imprenditore individuale non tenuto alla redazione dei bilanci – Deposito delle scritture contabili e delle dichiarazioni fiscali

L’imprenditore individuale non tenuto alla redazione del bilancio, al fine di soddisfare il requisito di cui all’art. 161, comma 6, legge fall., deve depositare le scritture contabili e le dichiarazioni fiscali in modo da consentire al tribunale la verifica della conformità a detti documenti della situazione patrimoniale elaborata dal ricorrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 24 ottobre 2019.




Cessione di azienda, sorte del contratto di mutuo e voto nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda

La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 ottobre 2019.




Fallimento della società costituita ex lege

Fallimento – Società pubblica – Sottrazione al fallimento – Esclusione

La costituzione ex lege di una società per azioni mediante atto normativo esaurisce la sua natura di diritto speciale nel suo momento genetico e nei rapporti con il socio di maggioranza, regolati come noto da un disciplinare, mentre non vale certamente a qualificare la società come ente pubblico economico sottratto al fallimento, dovendosi avere riguardo all'attività effettivamente esercitata dalla società medesima ed alla sua riconducibilità alla nozione di impresa commerciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Conseguenze della precedente dichiarazione di inammissibilità dell'istanza di pre-concordato

Concordato preventivo – Precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato – Elemento ostativo alla ammissione al concordato – Esclusione – Formulazione della proposta di esclusiva competenza del debitore

La precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato non osta all'ammissione alla procedura, atteso che il disposto dell'ultimo periodo dell'art. 161 comma 7 legge fall. riguarda la diversa ipotesi dell'avvenuta presentazione di un piano di concordato (e non di semplice istanza di pre-concordato, come nel caso in esame) successivamente dichiarato inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Concordato con continuità, fondi rischi e obbligo di destinare i fondi non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta

Concordato preventivo – Continuità – Fondi rischi – Obbligo destinare i fondi non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta concordataria – Esclusione

Nel concordato in continuità il debitore è sì tenuto, per ragioni di elementare prudenza, ad indicare fondi rischi in caso di sopravvenienza di passività, ma non è certamente tenuto a destinare i fondi eventualmente non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Comparazione tra il piano di concordato presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica modalità di soluzione della crisi

Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione del tribunale – Soddisfacimento dei creditori – Comparazione tra il piano di concordato presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica modalità di soluzione della crisi – Esclusione – Eventualità del fallimento come elemento di comparazione

Il tribunale non è quindi chiamato ad omologare soltanto quel piano che assicuri in astratto la più alta percentuale di soddisfacimento dei creditori, poiché il giudizio di omologazione non ha soltanto tale obiettivo, ma deve anche assicurare, almeno in prospettiva, un effettivo superamento della situazione di crisi del debitore, nonché la fattibilità del piano nel suo insieme.

Neppure è corretto, come sempre preteso dall'opponente, effettuare in sede di omologa del piano una comparazione tra il piano di concordato concretamente presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica o astratta modalità di soluzione negoziata della crisi (magari aggiungendo o sottraendo alcune poste di attivo patrimoniale, come arbitrariamente preteso dall'opponente), poiché i parametri (alternativi) di riferimento ai quali ancorare la valutazione in esame sono rappresentati dal fallimento del proponente ovvero dalla concreta fattibilità di altri piani concorrenti ex art. 163-bis L.F., nel caso in esame non presentati.

Oltre a ciò, va ricordato che spetta unicamente al debitore la formulazione della proposta di concordato e dunque l'individuazione del contenuto e delle modalità del piano concordatario, laddove i creditori sono liberi di approvare o meno tale proposta, in base ad una loro individuale valutazione di convenienza, mentre al tribunale è sottratto ogni sindacato sul merito della scelta imprenditoriale attraverso cui il debitore intende soddisfare le pretese creditorie in armonia con le esigenze di continuità aziendale, fatta sempre salva la dimostrazione che il piano predisposto sia ispirato da volontà fraudolenta delle ragioni dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: illegittima la norma che impedisce la falcidia dell’IVA

Fallimento e procedure concorsuali - Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento - Proposta di accordo di ristrutturazione e relativo piano - Possibilità per il piano di prevedere, a pena di inammissibilità, con riguardo ai debiti inerenti all'imposta sul valore aggiunto, esclusivamente la dilazione del pagamento e non anche la falcidia del credito fiscale

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), limitatamente alle parole: «all’imposta sul valore aggiunto». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: illegittima la norma che impedisce la falcidia dell’IVA

Fallimento e procedure concorsuali - Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento - Proposta di accordo di ristrutturazione e relativo piano - Possibilità per il piano di prevedere, a pena di inammissibilità, con riguardo ai debiti inerenti all'imposta sul valore aggiunto, esclusivamente la dilazione del pagamento e non anche la falcidia del credito fiscale

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), limitatamente alle parole: «all’imposta sul valore aggiunto». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale sottolinea la base negoziale e le finalità comuni di concordato preventivo della legge fallimentare e accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012

Sovraindebitamento – Accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012 e concordato preventivo – Base negoziale – Caratteristiche comuni – Finalità

Le procedure dell’accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012 ed il concordato preventivo della legge fallimentare hanno una base negoziale che non le pone al di fuori dell’area delle procedure concorsuali: risultano, infatti, entrambe pervase dal principio della parità di trattamento dei creditori concorsuali; prevedono il blocco delle iniziative esecutive individuali in danno del patrimonio del proponente (ex art. 168, comma 1, della legge fallimentare e art. 10, comma 2, lettera c, della legge n. 3 del 2012); impongono, sin dall’ammissione e sino all’omologazione, un parziale spossessamento della capacità di disporre dei beni (art. 167 della legge fallimentare e art. 10, comma 3-bis, della legge n. 3 del 2012), nonché la cristallizzazione degli accessori (ex artt. 55, cosi come richiamato dall’art. 169, comma 1, della legge fallimentare e 9, comma 3-quater, della legge n. 3 del 2012); infine le procedure suddette risultano sottoposte alla verifica giurisdizionale, in sede di ammissione e di successiva omologa, dalla quale ultima promana la vincolatività della decisione per tutti creditori, anche quelli contrari alla approvazione.

Sia l’accordo proposto dal debitore non fallibile sia la proposta di concordato, inoltre, si muovono lungo le direttrici comuni ad entrambi della fattibilità (intesa come effettiva possibilità di realizzare il programma predisposto dal debitore per giungere all’adempimento prospettato) e della convenienza della proposta rispetto alla possibile alternativa liquidatoria; convenienza che diviene regola di giudizio imprescindibile e non solo momento di valutazione rimesso alla scelta ponderata della maggioranza dei creditori, allorquando vi sia una contestazione specifica da parte di un creditore dissenziente in sede di omologa o laddove sia previsto il pagamento in percentuale di crediti muniti di prelazione.

Soprattutto, pur nella loro autonomia di sistema, le due procedure in questione sono caratterizzate da una identica ratio finalistica: limitare il ricorso a procedure esclusivamente demolitorie, garantendo, in via anticipata, ai creditori una soddisfazione anche solo parziale governata dalla par condicio nonché, al contempo, al debitore di godere della esdebitazione senza attendere il corso della liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale puntualizza natura e finalità degli strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012

Sovraindebitamento – Strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 – Caratteristiche – Natura concordataria o meramente liquidatoria in termini sostanzialmente analoghi agli affini istituti contenuti nella legge fallimentare – Consentire ai soggetti non fallibili di potersi ricollocare utilmente all’interno del sistema economico e sociale, senza il peso delle pregresse esposizioni

Gli strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento sono di chiara matrice concorsuale, strutturati, in esito alle modifiche apportate dal citato d.l. n. 179 del 2012, in chiave concordataria o meramente liquidatoria ed in termini sostanzialmente analoghi agli affini istituti contenuti nella legge fallimentare. Disciplina, quest’ultima, rispetto alla quale la normativa sul sovraindebitamento, nel suo attuale tenore normativo, mantiene autonomia sistematica, pur replicandone la filosofia di fondo, individuata nella esigenza di garantire anche ai soggetti non fallibili, connotati da gravi situazioni debitorie, l’accesso a misure di carattere esdebitatorio, alternative alla liquidazione o conseguenziali alla stessa, tali da consentire loro di potersi ricollocare utilmente all’interno del sistema economico e sociale, senza il peso delle pregresse esposizioni, pur a fronte di un adempimento solo parziale rispetto al passivo maturato; e ciò alla stessa stregua di quanto riconosciuto dall’ordinamento agli imprenditori assoggettabili a fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale precisa che i presupposti per l’accesso alla procedura non si distanziano da quelli di crisi e insolvenza che legittimano gli imprenditori commerciali all’accesso alle altre procedure concorsuali

Sovraindebitamento – Strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 – Presupposti analoghi a quelli di crisi e insolvenza per l’accesso alle altre procedure concorsuali

I rimedi previsti dalla legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento, quale che sia la connotazione tipologica del debitore che intende avvalersene, presuppongono la medesima situazione di sovraindebitamento, descritta dall’art. 6, comma 2, della medesima legge n. 3 del 2012 in termini di «perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente».

Definizione, questa, che con gli aggiustamenti del caso (determinati dalla presenza, tra i debitori coinvolti, anche di soggetti estranei ad attività di impresa) non si distanzia da quelle (di crisi e insolvenza) che legittimano, per gli imprenditori commerciali, l’accesso alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Accertamento del passivo, motivazione e prededuzione

Accertamento del passivo – Eccezioni del curatore – Allegazione della documentazione di supporto – Necessità – Condizioni

Accertamento del passivo – Udienza di verifica – Contraddittorio incrociato fra curatela e creditori – Sussistenza di preclusioni a carico delle parti – Esclusione

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione per relationem – Ammissibilità

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione carente, incongrua o incompleta – Nullità del giudizio – Esclusione

Accertamento del passivo – Crediti prededucibili – Occasionalità – Riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura – Necessità

Accertamento del passivo – Privilegio ex art. 2770  c.c. – Spese per atti conservativi – Spese processuali o giudiziali in senso stretto – Nozione

Se è opportuno che, in sede di verifica del passivo, le eccezioni del curatore siano accompagnate dall’allegazione della relativa documentazione di supporto, ciò vale solo se si tratta di documentazione decisiva o comunque rilevante, di cui solo il curatore conosce l’esistenza o ne ha la piena disponibilità, e non anche in presenza di documentazione di cui il ricorrente sia verosimilmente già a conoscenza.

In sede di accertamento del passivo fallimentare, il contraddittorio pieno ed incrociato fra la curatela e ciascun creditore ricorrente (nonché fra i creditori tra loro) non si realizza prima dell’udienza di verifica dello stato passivo, sicché deve conseguentemente ammettersi che in tale occasione ciascuna parte potrà sempre modificare le conclusioni originariamente assunte, e ciò sia sotto il profilo quantitativo (ammontare della pretesa richiesta, o contestata), sia sotto il profilo qualitativo (ammissione del credito originariamente contestato, o viceversa; richiesta di ammissione con riserva del credito già insinuato incondizionatamente, o viceversa); e che sempre a tale udienza il curatore potrà legittimamente modificare le proprie conclusioni, sollevando eccezioni non dedotte nel progetto di stato passivo ovvero producendo ulteriori documenti, perché le scansioni attraverso le quali si sviluppa la verifica dei crediti, come configurate dai primi due commi dell’art. 95 l.f., non stabiliscono preclusioni a carico di alcuna delle parti, non essendo stato introdotto dal legislatore alcun termine qualificato come perentorio né previsto il verificarsi di decadenze, essendo anche il termine di cinque giorni anteriori all’udienza per la produzione di osservazioni e documenti integrativi come meramente ordinatorio e sprovvisto di sanzione processuale di decadenza.

Il contenuto del provvedimento di ammissione al passivo può essere determinato anche per relationem, con il semplice richiamo alla domanda di ammissione o alle diffuse e specifiche motivazioni in fatto ed in diritto addotte dal curatore.

Il difetto o l’incongrua o incompleta motivazione del provvedimento assunto dal Giudice Delegato in sede di verifica del passivo, in mancanza di espressa sanzione da parte del legislatore, non determinano comunque, di per sé sole, vizio di tale provvedimento, tale da comportare la nullità del giudizio, considerato che è il Tribunale in composizione collegiale a fornire la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno nel giudizio di opposizione ex art. 98 l.f., attesa la sommarietà e non definitività dell’accertamento del credito compiuto nella verifica innanzi al Giudice Delegato.

Il criterio cronologico dell’occasionalità, di cui all’art. 111 co. 2 l. fall., deve essere integrato, per avere senso compiuto, con la riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura legittimamente autorizzati o compiuti, idonei a generare debiti della massa; in difetto di una tale integrazione il criterio in questione sarebbe palesemente irragionevole in quanto porterebbe a considerare prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa.

Ai fini del riconoscimento del privilegio ex art. 2770 c.c., le spese per atti conservativi cui si riferisce la prelazione in esame devono integrare spese processuali o giudiziali in senso stretto (ad esempio in sede di esecuzione immobiliare ovvero di istanza prefallimentare), cioè finalizzate alla soddisfazione in via giudiziale del creditore, dovendosi trattare, in altri termini, di spese per atti di conservazione giuridica e processuale (e non meramente materiale) del bene, vale a dire di atti che, mirando ad impedire la sottrazione del bene medesimo alla garanzia dei creditori, siano valsi o comunque preordinati a consentirne l’espropriazione; non basta invece il mero collegamento occasionale e la riferibilità ad un bene immobile che fa parte dell’attivo fallimentare e sul quale è stata trascritta la sentenza dichiarativa di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 12 ottobre 2019.




Concordato preventivo: autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto di factoring

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Valutazione del tribunale

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Contratto di factoring – Contratto in corso di esecuzione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Contratto di factoring – Cessione dei crediti pro solvendo

Il tribunale, allo scopo di decidere se concedere o meno l'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento dei contratti pendenti ai sensi dell'articolo 169-bis l. fall., dovrà scrutinare, oltre alle condizioni di legittimità, ossia la qualificazione del rapporto da sospendere in termini di contratto in corso di esecuzione, anche “la coerenza della misura protettiva richiesta con il piano di concordato prospettato.

Con riguardo a quest'ultimo profilo, l'indagine deve essere condotta avendo riguardo alla finalità, individuata secundum rationem legis, che l'istituto della sospensione/scioglimento dei contratti pendenti persegue, ovvero conseguire sia la riduzione del fabbisogno concordatario derivante da contratti ineseguiti o non compiutamente eseguiti sia l'incremento dei margini di attivo realizzabili da destinare ad una più ampia comunità di creditori entro cui redistribuire il rischio dell'insolvenza, in attuazione della par condicio creditorum.

Il contratto di factoring può dirsi in corso di esecuzione ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 169-bis legge fall. quando, successivamente alla domanda di scioglimento del rapporto, il factor non abbia erogato nessuna anticipazione finanziaria per i crediti ottenuti in cessione.

Deve qualificarsi come pendente ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 169-bis legge fall. il contratto di factoring quando la cessione dei crediti al factor sia stata effettuata pro solvendo e non pro soluto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 11 ottobre 2019.




Sul mancato rispetto del termine per l'esecuzione del concordato

Risoluzione del concordato preventivo — Mancato rispetto del termine indicato nella proposta per l'esecuzione del piano — Accoglimento della domanda — Esclusione

Il mancato rispetto del termine previsto per l'esecuzione del concordato non costituisce inadempimento che giustifichi la risoluzione del concordato quando l'andamento positivo della liquidazione consente di ipotizzare, in chiave prospettica, che il piano troverà concreta attuazione. (Luigi Carlo Ravarini) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 08 ottobre 2019.




Concordato preventivo con cessione dei beni e legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità

Concordato preventivo – Decreto di omologa – Modifica del contenuto del piano – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Azione sociale di responsabilità – Automatica inclusione nell’attivo concordatario – esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori giudiziali – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori sociali – Esclusione

Il decreto che omologa la proposta di concordato preventivo non può modificare il contenuto del piano, con la conseguenza che non si possono ritenere ceduti crediti non menzionati nel piano concordatario omologato.

Il diritto al risarcimento tutelabile con l’azione di responsabilità non è “naturalmente” compreso tra i crediti ceduti, ancorché non esplicitamente menzionato, come componente dell’intero attivo patrimoniale.

Nelle società di capitali il diritto ad esercitare l’azione sociale di responsabilità è un diritto esclusivo dei soci sul quale gli amministratori non hanno potere dispositivo; ne consegue che considerare l’azione automaticamente compresa nel piano di concordato, oltre che ostacolare la sua presentazione (posto che gli stessi amministratori possono essere destinatari dell’azione di responsabilità) significa spogliare i soci del diritto di esercitarla o di rinunciarvi trasferendo lo stesso diritto a soggetti (amministratori, liquidatore giudiziale) che non hanno alcun potere di rappresentarli né hanno titolo per subentrare nelle loro facoltà.

È esclusa la legittimazione attiva dei liquidatori sociali ad esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori in difetto di una delibera autorizzativa dell’assemblea dei soci. (Vittorio Bologni) (Federico Guidi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 03 ottobre 2019.




Insolvenza prospettica, crisi e insolvenza: distinzione e criteri di valutazione

Procedure di crisi e insolvenza – Insolvenza prospettica, crisi e insolvenza – Distinzione – Caratteristiche

Nell’indagine del tema dell’insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l’impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Se è vero che la irreversibilità della crisi consiste in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, esiste tuttavia una zona grigia, una fase in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori, così che, in questa ipotesi, diviene importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l’insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Al riguardo può essere utile ricordare che nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che entrerà in vigore nell’agosto 2020, l’insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all’organo di controllo o quella esterna affidata ai grandi creditori istituzionali; tuttavia, il rilievo dato a tale condizione dell’impresa nell’ambito delle misure di allerta ha lo scopo di adottare strumenti di prevenzione dell’insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento di tutti le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

Per tale ragione, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 ottobre 2019.




Finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese e privilegio di cui all’art. 8-bis D.L. 3/2015

Finanziamenti erogati alle piccole e medie imprese ai sensi dell’art. 8-bis del decreto - Legge n. 3 del 2015 convertito con legge 24-3-2015 n. 33 - Privilegio generale - Sussistenza

I finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese regolati dall’art. 8-bis del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015 n. 33, sono assistiti dal privilegio generale di cui al citato art. 8 bis anche in relazione alle erogazioni avvenute nel vigore della previgente normativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 ottobre 2019.




Istanza di fallimento proposta prima del quinquennio nei confronti di soggetto già fallito

Istanza di fallimento contro soggetto già dichiarato fallito - Inammissibilità

E’ inammissibile l’istanza di fallimento proposta, prima che sia decorso il quinquennio previsto dall’art. 121 l.f., nei confronti di soggetto già dichiarato fallito e il cui fallimento è stato dichiarato chiuso ai sensi dell’art. 118 n. 4 l.f.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 settembre 2019.




Sovraindebitamento e annotazione del decreto di apertura della liquidazione nel registro delle imprese in relazione al socio accomandante di sas

Sovraindebitamento – Annotazione del decreto di apertura della liquidazione nel registro delle imprese – Socio accomandante di società in accomandita semplice – Esclusione

Non va disposta l’annotazione nel registro delle imprese del decreto di apertura della liquidazione previsto dall’art. 14 quinquies della legge n. 3/2012 nel caso in cui il debitore interessato sia accomandante di società in accomandita semplice atteso che tale soggetto, per definizione normativa, non svolge attività di impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 24 settembre 2019.




Revocatoria e alienazione al sub-acquirente ‘fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c.’

Azione revocatoria – Diritto risarcitorio del creditore nella ipotesi ex art. 2901 quarto comma c.c.

In tema di azione revocatoria, laddove il terzo acquirente abbia a sua volta alienato il bene, e l’acquisto del sub-acquirente sia fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c., sussiste ciò nondimeno il diritto del creditore a ottenere dal primo acquirente il risarcimento del danno (quantificabile nel del corrispettivo versato al primo acquirente dal sub-acquirente), purché: i) l’atto dispositivo compiuto dal debitore sia revocabile ex art. 2901 c.c.; ii) dopo la sua stipulazione, il terzo acquirente abbia compiuto atti elusivi della garanzia patrimoniale; iii) il fatto del terzo acquirente sia connotato da un’originaria posizione di illiceità concorrente con quella del debitore (consilium fraudis) ovvero da una posizione di illiceità autonoma; iv) sussista in concreto un eventus damni causato dal fatto illecito del primo acquirente (Cass. 4721/2019, 251/1996, 1941/1993). (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 23 settembre 2019.




Concordato preventivo, informazione ai creditori e chiarezza e trasparenza dell'esposizione

Concordato preventivo – Procedimento per la revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. – Segnalazione di atti di frode da parte del commissario giudiziale – Termine a pena di decadenza – Insussistenza

Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Atti di frode – Esperibilità e convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori

Concordato preventivo – Informazione dei creditori – Modalità – Chiarezza e trasparenza dell'esposizione – Enunciazione di operazioni societarie senza descrizione della relativa portata – Insufficienza

Non è rinvenibile nella legge un termine, a pena di decadenza, entro il quale i commissari giudiziali debbano effettuare la segnalazione di atti di frode ex art. 173 l.f., né risulta normativamente previsto un termine oltre il quale al tribunale sia precluso di aprire – d’ufficio - il procedimento per la revoca della procedura concordataria, dovendosi al contrario ammettere l’adozione del provvedimento di revoca dell’ammissione al concordato, giustificato dall’accertamento di condotte fraudolente del debitore, anche nel corso del giudizio di omologazione ed anche nel caso di mancata previa apertura del procedimento ex art. 173 l.f. ovvero di suo esaurimento in modo difforme rispetto all’esito dell’accertamento, più completo, espletato solo nel giudizio di omologazione.

L’esperibilità e la convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori costituiscono circostanze di per sé neutre ai fini della verifica ex art. 173 l.f., per la quale va invece accertata l’esistenza di fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di procedura concordataria.

Nell’ambito del concordato preventivo il corredo informativo offerto dal debitore ai creditori deve essere completo, veritiero e trasparente non soltanto per l’esperto del settore, ma per qualunque componente della massa che dovrà esprimere il suo voto, e compete al debitore, e a nessun altro, porre i creditori, che non necessariamente sono tutti avvocati specializzati in materia, nella posizione di poter valutare consapevolmente le diverse alternative e, quindi, di esprimere un voto consapevole. Non è pertanto censurabile il decreto di revoca dell’ammissione al concordato che abbia rilevato che determinate operazioni societarie della società debitrice, pur menzionate nella domanda di concordato e nei suoi allegati, erano state esposte in modo non chiaro, in quanto alla semplice enunciazione degli accadimenti non aveva fatto seguito un’adeguata descrizione della loro reale portata ed una conseguente adeguata spiegazione delle relative natura e finalità. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Torino 19 settembre 2019.




Sovraindebitamento: liquidazione del patrimonio ed esercizio provvisorio

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Esercizio provvisorio – Ammissibilità

Nell’ambito del procedimento per liquidazione del patrimonio deve ritenersi consentito, ai sensi dell’art. 14 quinquies lett. e) l. n. 2/2012, l’esercizio provvisorio dell’impresa allorquando dalla sua interruzione possa derivare un danno grave ed esclusivamente con riferimento alla prosecuzione dell’ordinaria attività in essere, con divieto di intraprendere nuovi affari e/o operazioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 17 settembre 2019.




Esenzioni da revocatoria fallimentare per pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi

Revocatoria fallimentare ex art. 67 co. 2 l.f. – Pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f. – Applicabilità

Rientrano nell’ipotesi di esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f., e non sono pertanto revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 2 l.f., anche i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da lavoratori autonomi (anche occasionali), posto che il fine ultimo dell’esenzione in parola non è solamente più quello di proteggere i lavoratori più deboli, bensì di tutelare il lavoro in ogni sua forma. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 16 settembre 2019.




Concordato preventivo, credito rivalsa IVA e condizioni per il riconoscimento del privilegio speciale

Concordato preventivo – Credito rivalsa IVA – Riconoscimento privilegio speciale – Esclusione

Nell’ambito del procedimento di concordato preventivo, la constatata mancanza dei beni sui quali esercitare il privilegio speciale derivante dalla rivalsa IVA, ex art. 2758 co. 2 c.c., comporta che il relativo credito deve qualificarsi come credito chirografario sicché i titolari dello stesso, potendo venire soddisfatti solo in percentuale, avranno diritto di esprimere il proprio voto in ordine alla proposta concordataria, rilevandosi che la antergazione del credito riconosciuta in astratto dalla legge, presuppone un rapporto diretto con il bene che deve essere sempre valutato in concreto e deve permanere fino al momento della realizzazione del credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 settembre 2019.




Il decreto ingiuntivo definitivo non estende la sua efficacia, per la parte relativa agli interessi previsti dal d.lgs. n. 231/02, alle procedure concorsuali

Fallimento – Amministrazione Straordinaria – Procedure concorsuali – Interessi commerciali ex d.lg.s n. 231/2002 – Non spettanza – Titolo giudiziale o stragiudiziale – Irrilevanza

L'articolo 1 D. Lgs. n. 231/2002, a fronte di una disciplina degli interessi nel concorso già contenuta negli artt. 54 e 55 l.f., ha valenza applicativa solo se riferita ad interessi già maturati, in quanto si spiega in funzione dissuasiva del debitore a pagare in ritardo, non giustificandosi invece nei confronti della massa, se non come immotivato privilegio a favore di un unico creditore.

Il decreto ingiuntivo definitivo non estende la sua efficacia, per la parte relativa agli interessi previsti dal d.lgs. n. 231/02, alle procedure concorsuali, in virtù di una precisa disposizione di legge, la quale si applica a prescindere dal titolo (convenzionale o giudiziale) della pretesa creditoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 10 settembre 2019.




Sull’applicabilità dell’art. 67, c. 1, n. 2), l.f.: l’anormalità del pagamento eseguito dal terzo

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Mezzi normali di pagamento – Operazioni anomale – Applicabilità

I pagamenti eseguiti da una terza società, interposta dalla fallita nei rapporti con i propri creditori e debitori, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, c. 1, n.2), l.f. quando sia dimostrato che tali pagamenti siano stati eseguiti mediante denaro della fallita, fatto salvo che la revocanda fornisca la prova dell’inscientia decoctionis. (Chiara Pedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 10 settembre 2019.




Sovraindebitamento e soddisfacimento dei creditori mediante cessione dell’intero importo della pensione

Sovraindebitamento - Piano del consumatore - Soddisfacimento dei creditori mediante cessione dell’intero importo della pensione - Esclusione

Non può trovare accoglimento il ricorso per ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento del consumatore che preveda, come modalità attuativa, la cessione dell’intero importo della pensione risultando violati i limiti di cui agli artt. 5 e 68 della legge n. 180/1950 le cui statuizioni hanno natura imperativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 05 settembre 2019.




Revocatoria di rimesse bancarie e distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie

Revocatoria di rimesse bancarie – Distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista – Rilevanza – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Identificazione con le rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Criterio assoluto – Esclusione

A norma dell’art. 67 co. 3, l.f.  i presupposti dell’azione revocatoria delle rimesse bancarie vanno individuati nella “consistenza” e “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria del fallito, mentre risulta ormai irrilevante la tradizionale distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista, vale a dire che la rimessa posta in essere dal correntista fallito afferisca a conto passivo o a conto scoperto.

Ai fini della valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria occorre aver riguardo alle rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile (ossia la differenza tra massimo scoperto del conto nel periodo sospetto e quello sussistente al tempo della procedura fallimentare)

Nell’apprezzamento del carattere della “durevolezza” occorre aver riferimento a un criterio non assoluto, bensì relativo, che tenga in considerazione l’andamento del conto corrente per individuare quelle rimesse che non siano riconducibili a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni, ma siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca nell’ambito di un c.d. rientro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 03 settembre 2019.




La cessione delle partecipazioni della società proponente il concordato non è riferibile a beni o aziende che costituiscono il patrimonio dell'impresa e non è dunque assoggettabile a procedura competitiva

Concordato preventivo – Cessione di partecipazioni – Procedura competitiva – Esclusione

Le distinte ipotesi della cessione dell'azienda e del trasferimento delle azioni o delle quote della società che dell'azienda stessa è titolare non sono in alcun modo sovrapponibili e non devono essere confuse tra loro né sul piano logico-giuridico, nel sul piano della struttura e del trattamento che sono destinate a riceve nell'ambito del concordato preventivo e più in generale delle procedure concorsuali.

La prima ipotesi attiene alla liquidazione degli assets che appartengono all'impresa e ne compongono il patrimonio, e che nel concordato preventivo è assoggettata alle regole volte a garantire, nel rispetto del principio della responsabilità patrimoniale, la garanzia generica dei creditori, posto che l'ambito di operatività dell'art. 163 bis 1.fall. è circoscritto alla tutela dei creditori a mezzo del patrimonio dell'impresa, che è a sua volta l'oggetto della procedura di concordato.

La seconda ipotesi invece si pone e svolge "a monte" e su un piano diverso rispetto a quello relativo al patrimonio dell'impresa, mediante operazioni sul capitale delle società di appartenenza dei soci e che solo indirettamente ed atecnicamente possono aver riflessi sul sottostante patrimonio, come reso evidente dal fatto che il negozio dismissivo relativo al capitale non è svolto dalla società, ma dai soci cui appartengono le quote o le azioni.

E così dunque mentre la prima ipotesi attiene chiaramente al "trasferimento in suo favore, anche prima dell'omologazione, verso un corrispettivo in denaro o comunque a titolo oneroso dell'azienda" o ad "un contratto che comunque abbia la finalità del trasferimento non immediato dell'azienda" (art. 163 bis 1.f.), la seconda, proprio perché non riferibile a beni o aziende che costituiscono il patrimonio dell'impresa non è certamente assoggettabile a procedura competitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Concordato preventivo: determinazione di soglia minima per l’autorizzazione alla esecuzione di pagamenti ex art. 167 l.f.

Concordato preventivo - Autorizzazione di cui all’artt. 167, comma 2, l.f. - Determinazione di soglia minima - Ammissibilità

Nella procedura di concordato preventivo, il tribunale, ai sensi dell’art. 167, ultimo comma, legge fall.,  può disporre che l’autorizzazione per l’esecuzione di pagamenti sia necessaria solo per somme superiori ad una determinato importo, tenuto conto della rilevanza economica, gestionale e procedurale del concordato, dell'entità del passivo e del numero e della rilevanza delle eventuali commesse in corso di esecuzione, nonché delle dimensioni dell’azienda e del volume degli affari dell'attività d'impresa svolta.
[Nel caso di specie, è stata individuata nell'importo di euro 500.000,00 oltre IVA la soglia entro la quale la proponente è tenuta a richiedere l'autorizzazione di cui all’art. 167, comma 2, legge fall.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Concordato preventivo, cessione del capitale dell’impresa e proposte concorrenti

Concordato preventivo - Cessione del capitale dell’impresa debitrice -  Tutela dei creditori - Proposta concorrente ex art. 163 l.f.

Nell’ambito del concordato preventivo, la tutela dei creditori per le ipotesi di cessione del capitale dell’impresa debitrice è offerta dallo strumento della proposta concorrente di cui all’art. 163 legge fall., la quale consente ai creditori di formulare una proposta concordataria integralmente alternativa rispetto a quella che si assume pregiudizievole; per tale ragione non appare possibile applicare l’istituto di cui all’art. 163-bis legge fall. al caso in esame. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Beni posti all’estero, migliore soddisfazione dei creditori e pagamento integrale di creditori chirografari

Concordato preventivo - Società con sede in Italia proprietaria di beni all’estero - Pagamento integrale di creditori chirografari - Migliore soddisfazione dei creditori

Il principio di cui all’art. 182-quinquies, comma 5, legge fall., secondo il quale è possibile derogare alle regole del concorso nel caso nel caso in cui il pagamento di creditori chirografari sia essenziale per la prosecuzione dell’attività d’impresa e per assicurare la migliore soddisfazione dei creditori, è applicabile all’ipotesi di domanda di concordato preventivo presentata da società con sede in Italia che sia proprietaria di beni situati in paesi il cui ordinamento giuridico non riconosca gli effetti dei provvedimenti resi dal giudice italiano nell’ambito della procedura concordataria.

Ove, infatti, il valore dei beni siti all’estero sia superiore ai debiti chirografari per i quali possono essere promosse azioni esecutive su tali beni, al fine di assicurare la migliore soddisfazione dei creditori, il piano di concordatario può prevedere il pagamento integrale di detti debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Sovraindebitamento: la cancellazione dei gravami può essere disposta solo dopo l’atto dispositivo compiuto in adempimento dell’accordo omologato

Sovraindebitamento – Adempimento dell’accordo omologato – Cancellazione gravami iscritti sul bene immobile – Preventivo compimento dell’atto dispositivo – Necessità

Il terzo comma dell’art. 13 l. 3/2012, per il quale “il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell'atto dispositivo all'accordo o al piano del consumatore […] ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione”, non consente di autorizzare lo svincolo delle somme e la cancellazione delle trascrizioni e iscrizioni prima che l’atto dispositivo sia compiuto, atteso che la norma, laddove fa riferimento alla “conformità dell’atto dispositivo all’accordo” e allo “svincolo delle somme” assume come presupposto della disciplina la circostanza che l’atto dispositivo sia già stato posto in essere. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 agosto 2019.




Compensazione stragiudiziale fra crediti e debiti verso il fallito operata fuori dalla verifica del passivo

Compensazione stragiudiziale fra crediti e debiti verso il fallito operata fuori dalla verifica del passivo – Illegittimità per violazione della regola del concorso formale – Sussistenza

Deve dichiararsi illegittima la compensazione operata in via stragiudiziale dal creditore del fallito al di fuori e prima della verifica del passivo, perché il preteso credito verso il fallito deve essere comunque e previamente accertato nelle forme esclusive del procedimento di cui agli artt. 92 e ss. l.f., risultando altrimenti detto credito (inammissibilmente) sottratto al controllo del Giudice Delegato e degli altri creditori – che dispongono altresì dello strumento specifico dell’impugnazione dei crediti ammessi - e, quindi, per ipotesi definitivamente soddisfatto in violazione della regola del concorso formale di cui all’art. 52 l.f. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Nullità del pegno omnibus a garanzia di un credito non determinato

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza

Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Sovraindebitamento e apertura della procedura di liquidazione anche in assenza di beni

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni ex art. 14ter e ss. legge 3/2012 – Assenza di beni immobili e mobili registrati – Ammissibilità

E’ ammissibile l’apertura di una procedura di liquidazione dei beni del debitore sovraindebitato ai sensi degli artt. 14ter e ss., l.3/2012 anche allorquando nel patrimonio non sussistano beni immobili o mobili registrati, sussistendo l’utilità della procedura in relazione ai redditi futuri ed ai crediti, per la cui gestione si giustifica l’attività del liquidatore. (Paolo Porcari) (riproduzione riservata) Tribunale Matera 24 luglio 2019.




Il creditore aderente all’accordo di ristrutturazione dei debiti può chiedere il fallimento del debitore indipendentemente dalla pronuncia di risoluzione

Accordo di ristrutturazione dei debiti – Facoltà dei creditori aderenti (e non) di chiedere il fallimento – Previa risoluzione dell’accordo – Necessità – Esclusione

Il credito che avrebbe dovuto trovare soddisfazione nel contesto di una soluzione concorsuale della crisi d'impresa e che non sia stato adempiuto legittima il suo titolare alla proposizione di istanza di fallimento dell'imprenditore insolvente.

E poiché all’accordo di ristrutturazione dei debiti deve riconoscersi natura concorsuale, il creditore, aderente o non aderente che sia, ha facoltà di chiedere il fallimento del debitore indipendentemente dalla risoluzione dell’accordo, con la precisazione che il credito del creditore aderente sarà quello rimodulato e ridefinito, nel quantum e nel quomodo, dal medesimo accordo omologato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 luglio 2019.




La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci

Società – Organi di controllo – Responsabilità dei sindaci – Doveri di vigilanza – Contenuto – Crisi aziendale in atto – Perdita della continuità aziendale – Obbligo di rilevazione tempestiva – Sussistenza – Pendenza di procedure di composizione della crisi – Irrilevanza

Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione

Il dovere di vigilanza imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ., conformemente a quanto affermato dalla Suprema Corte (v. Cass. 15424/2018),  non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo formale, ma si estende anche al potere-dovere di adottare tutti i comportamenti sostitutivi atti a porre rimedio alle irregolarità riscontrate, ivi comprese - in relazione alle specifiche situazioni - la tempestiva denuncia dei fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 c.c. al fine di ottenere un controllo giudiziario della correttezza della gestione, o anche il promovimento della azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

In situazioni di crisi aziendale, il sindaco deve costantemente attivarsi per accertare l’effettiva possibilità della società di uscirne in tempi ragionevoli, verificando tempo per tempo il permanere del necessario requisito della continuità aziendale: la rilevazione tempestiva della perdita della continuità aziendale consentirebbe infatti all’organo di amministrativo di redigere anticipatamente il bilancio in ottica liquidatoria.

Integra violazione dei doveri di vigilanza in capo ai sindaci il comportamento del collegio che, dopo aver espresso all’organo amministrativo reiteratamente ‘preoccupazioni’ ed ‘inviti’, nella piena consapevolezza della progettazione, da parte degli amministratori, di una operazione che avrebbe privato i creditori di valori attivi della società (poi effettivamente compiuta), non hanno esercitato i loro poteri omettendo atti d’ispezione e di controllo nonché di convocare l’assemblea, ovvero di promuovere  azioni di responsabilità contro l’organo amministrativo e la denuncia al tribunale ex art. 2409 c.c., ove ammissibile.

La completa inerzia in tal senso, la mera espressione di preoccupazione e di inviti, infine la presentazione di dimissioni dopo aver espresso aperto dissenso con l’operazione prospettata dall’organo amministrativo, in tal modo assecondando il verificarsi delle operazioni avversate, integrano condotta inadempiente agli obblighi di controllo e di reazione demandati al collegio sindacale, come riassunti dalla Regole di Condotta dei collegi sindacali formulate dal CNDCEC del 17.12.2010 (in particolare, norme sub 6 e 7): obblighi che non vengono meno nell’ipotesi di proposizione, da parte della società, di iniziative stragiudiziali o di procedure di soluzione concordata della crisi.

L’elenco dei creditori previsto dall’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., depositato dall’imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio del credito maturato dal collegio sindacale  nel successivo fallimento, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (cfr. Cass., 9 maggio 2018, n. 11197).

Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 23 luglio 2019.




Concordato preventivo e procedura competitiva ex art. 163-bis l.f. della partecipazione nel capitale della proponente

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Conferimento della partecipazione – Procedura competitiva ex art. 163-bis l.f. – Aumento di capitale – Fattispecie

Ai sensi dell’art. 163-bis l.f., va disposta la procedura competitiva per la cessione della partecipazione nel capitale della debitrice qualora il piano concordatario preveda il conferimento della medesima partecipazione ad altra società con impegno di questa a: i) sottoscrivere e versare un aumento di capitale; ii) prestare le garanzie necessarie per l’ottenimento di linee di fido commerciale o bancario per un determinato importo minimo; iii) garantire il pagamento a favore della procedura, entro una data determinata, dei flussi derivanti dalla continuità fino ad un determinato importo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 22 luglio 2019.




Conflitto di interessi nel concordato preventivo e assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale

Fallimento – Concordato preventivo – Votazione – Assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale – Incompatibilità – Criteri

Nella votazione del concordato preventivo sussiste conflitto di interessi preclusivo del voto, secondo un’accezione lata, tra coloro che sono portatori di interessi coincidenti con la società che ha proposto il concordato e la massa dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 19 luglio 2019.




Domanda di preconcordato e abuso del diritto

Fallimento – Concordato preventivo – Mancata approvazione – Preconcordato – Nuova domanda – Inammissibilità

La presentazione di una semplice (senza contenuti) seconda domanda di preconcordato dopo la mancata approvazione della proposta di concordato presentata all’esito della prima procedura di preconcordato integra un inammissibile abuso del diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 19 luglio 2019.




Ammissione allo stato passivo del fallimento nel caso di precedente concordato preventivo non risolto

Ammissione allo stato passivo del Fallimento – Precedente Concordato Preventivo non risolto – Falcidia del credito

In sede di verifica dello stato passivo del fallimento di società precedentemente ammessa a concordato Preventivo di cui nessun creditore abbia domandato la risoluzione, i crediti devono essere ammessi nella misura falcidiata dalla proposta concordataria anziché nell’importo originario. (Elena Clemente) (riproduzione riservata) Tribunale Trento 18 luglio 2019.




Accertamento dei crediti prededucibili e loro contestazione

Fallimento – Crediti prededucibili – Ammissione allo stato passivo – Assoggettamento – Eccezioni – Crediti di massa non contestati – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Reclamo ex art. 26 L.F.

Fallimento – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Soggetti legittimati – Effetti

Ai sensi dell'art. 111 bis L.F. i crediti prededucibili, al pari di quelli concorsuali, devono essere accertati con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, che disciplina le modalità dell'accertamento del passivo, onde garantire una uniformità applicativa della ripartizione dell'attivo, restando esonerati da tale procedura solo i crediti prededucibili non contestati per esistenza, collocazione ed ammontare, anche se sorti durante l'esercizio provvisorio, e i crediti sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti ai soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 L.F. (delegati, avvocati, coadiutori del curatore, arbitri, stimatori o altri ausiliari); tali crediti possono essere accertati con provvedimento emesso de plano dal giudice delegato, senza previa informazione degli altri creditori, fatta salva la possibilità, solo con riferimento ai crediti della seconda categoria, di contestare il provvedimento con  reclamo ex art. 26 L.F.

L'esistenza, la collocazione e/o l'ammontare dei crediti relativi a compensi professionali per attività in favore del fallito, accertati de plano dal giudice delegato, non possono essere contestati dal fallito stesso o dai creditori - i quali non debbono neppure essere informati in ordine all'esistenza di un credito prededucibile, non sussistendo il relativo obbligo in capo al curatore - ma unicamente da parte degli organi della procedura (giudice delegato, curatore e comitato dei creditori).

Tale contestazione, non soggetta a termini decadenziali né a limiti processuali – salvo il c.d. giudicato endofallimentare - una volta effettuata, comporta l'assoggettamento dell'accertamento e della collocazione del credito alla disciplina dell'insinuazione al passivo ex art. 93 e ss. L.F.

(Nel caso di specie il Collegio giudicante, chiamato a pronunciarsi su un reclamo ex art. 26 L.F., con il quale un creditore del fallimento aveva chiesto che il proprio credito da compenso professionale per spese legali sostenute in contenziosi sfavorevoli al medesimo fallimento venisse soddisfatto fuori dal procedimento di riparto, lo ha dichiarato inammissibile essendo intervenuta una contestazione di tale credito da parte del curatore – secondo cui il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. è inapplicabile ai crediti come quello di specie, derivante da attività difensiva svolta in giudizi contenziosi sfavorevoli al fallimento, trovando applicazione solo allorché l'attività sia prestata per conto ed in favore del fallito - contestazione che assoggetta al procedimento di insinuazione al passivo l'accertamento e la collocazione del credito). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 16 luglio 2019.




Sovraindebitamento: meritevolezza e interpretazione evolutiva alla luce del nuovo CCI

Piano del consumatore – Applicazione artt. 12 bis e ss. L 3/2012, valutazione della meritevolezza – Ratio sottesa alla legge – Favor per il consumatore – Insufficienza della colpa lieve secondo il nuovo Codice della crisi di impresa – Necessità di interpretazione storico-evolutiva delle norme

Piano del consumatore – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Importo da sottrarre alla liquidazione ex art 14 ter c.6 lett b), parametro di disponibilità non coincidente con il quinto dello stipendio – Determinazione dell’importo costituente il fabbisogno della famiglia rimesso al giudice

In sede di applicazione della normativa di cui agli artt. 12 bis e ss L 3/2012 la giurisprudenza ha avuto un atteggiamento di favore verso il consumatore per dare attuazione alla ratio sottesa alla legge sul sovraindebitamento, individuata nel fine di evitare l’esposizione a fenomeni di usura ed estorsione e di garantire il recupero di una serenità economica e di una vita dignitosa, facendo fronte ai debiti secondo le proprie possibilità, senza doversi muovere a tempo indefinito in ambito “sommerso”.

Il favor per il consumatore è avvalorato dal nuovo CCI, che all’art. 69 comma 1 esclude l’accesso alla procedura per il consumatore solo a partire dalla colpa grave, con la conseguenza che non è sufficiente alla sua esclusione l’aver cagionato la situazione di sovraindebitamento con colpa lieve.
Va preferita dunque la lettura delle norme vigenti maggiormente coerente con l’evoluzione normativa, in conformità alle indicazioni della Cassazione a favore di una interpretazione storico evolutiva delle norme.

In tema di convenienza della proposta rispetto alla procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, il parametro di valutazione degli importi necessari al mantenimento da sottrarre alla liquidazione non può essere rappresentato dalla disponibilità della quota di 1/5 dello stipendio, non richiamato l’art 545 cpc e prevista una esclusione specifica all’art. 14 ter c. 6 lett b) altrimenti inutile, e poiché - in aggiunta- la disposizione rimette espressamente al giudice la determinazione di tale importo. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 16 luglio 2019.




Proposta di concordato fallimentare avanzata da un terzo in relazione al fallimento del socio

Concordato fallimentare - Fallimento del socio - Legittimazione del terzo - Ammissibilità - Omologa

È legittima la proposta di concordato fallimentare avanzata da un terzo in relazione al fallimento del socio dovendosi avere riguardo all’esigenza primaria di agevolare la chiusura della procedura fallimentare in modo rapido e conveniente per i creditori.

L’art. 154 L.F., interpretato alla luce della ratio sottesa alla disciplina del concordato fallimentare e della formulazione dell’art. 124 L.F., non osta a che la proposta di concordato fallimentare nel solo fallimento del socio illimitatamente responsabile sia formulata da un terzo.  

Non vi sono ostacoli di carattere normativo e/o sistematico all’ammissibilità della proposta di concordato fallimentare formulata da un terzo in relazione al solo fallimento del socio, analogamente a quanto previsto in generale dall’art. 124 L.F. (Luca Troiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno 12 luglio 2019.




Concordato preventivo: pianificazione del trasferimento dell’azienda e fattibilità della procedura competitiva

Concordato preventivo – Pianificazione del trasferimento a data successiva alla chiusura della procedura – Necessità di far luogo a procedura competitiva – Sussiste – Impossibilità di farvi luogo – Inammissibilità del concordato – Sussiste

E’ irrilevante che il trasferimento dell’azienda o di assets aziendali sia collocato formalmente in un momento successivo rispetto alla chiusura del concordato o, addirittura, non sia formalmente previsto nel piano, quando però ne costituisca logica e ineludibile proiezione.

La sostanza deve prevalere sulla forma e, nel concordato, la sostanza è data dal piano, non solo da ciò che in esso è espressamente pianificato, ma anche da ciò che, pur non essendo stato esplicitato, ne costituisce logica implicazione, proiezione e conseguenza, secondo inferenze induttive basate su canoni di ragionevolezza della condotta di operatori economici razionali.

E’ la pianificazione del trasferimento, non il momento in cui esso avverrà, a far sì che sia necessaria l’apertura di procedura competitiva ex art. 163 bis l.f. e se, per le modalità in cui è strutturato il piano, risulti impossibile per il tribunale aprire la procedura competitiva, essendo impossibile rendere le offerte comparabili, il concordato deve ritenersi inammissibile.

Non è compito del collegio, di fronte ad un piano concepito in partenza per escludere ogni tipo di contesa sull’azienda o altro asset, elaborare procedure competitive che comportino modifiche sostanziali del piano. E’ onere di chi adisce la procedura confezionare il piano, in modo da mettere in condizione il collegio di costruire procedure competitive credibili e trasparenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 12 luglio 2019.




Ancora sulla inopponibilità della ‘cessione del quinto’ alla procedura di sovraindebitamento ex lege 3/2012

Sovraindebitamento – Piano del Consumatore – Contratto in corso di cessione del quinto dello stipendio – Inopponibilità alla procedura – Sussistenza – Condizioni

Atteso che la c.d. cessione del quinto dello stipendio è un vicenda contrattuale che non è idonea a costituire causa di prelazione ex art. 2741, comma 2, c.c., considerato che l’individuazione delle stesse è tassativamente operata dalla legge e non è lasciata alla disponibilità negoziale delle parti, deve affermarsi la giuridica possibilità di considerare “scaduto” il debito oggetto di cessione del quinto, con la conseguente possibilità di includere lo stesso (per l’intera somma residua) nel piano del consumatore. Infatti il rapporto nel cui contesto il debitore ha ceduto il credito futuro da retribuzione (vantato nei confronti del datore di lavoro) è, da un punto di vista strutturale, un rapporto di finanziamento fondato su un contratto che prevede l’erogazione, da parte del finanziatore, di una somma di denaro, con contestuale costituzione in capo al finanziato dell’obbligo di restituire tale importo maggiorato degli interessi; la previsione contrattuale della restituzione del finanziamento mediante cessione di un credito futuro attiene non al profilo costitutivo dell’obbligo di restituzione, bensì a quello delle modalità attuative dello stesso; le parti, in altre parole, stabiliscono che il finanziatore otterrà la restituzione della somma erogata mediante cessione di un credito del finanziato che verrà ad esistenza a scadenze prestabilite. Ciò che al momento della cessione non esiste ancora, va chiarito, non è l’obbligazione restitutoria (per l’intero della somma dovuta), bensì il credito oggetto della cessione che gradualmente soddisfa il finanziatore : da ciò deriva che il debito da restituzione del finanziamento (per la parte che residua a seguito di eventuali parziali adempimenti) ben possa essere incluso nel piano del consumatore tra i debiti che compongono il passivo.

Sotto il diverso profilo dell’attitudine del piano del consumatore ad “incidere” sulla cessione del quinto dello stipendio (sostituendo a tale modalità di estinzione del finanziamento una diversa previsione, eventualmente peggiorativa per il finanziatore sia nel quantum che nel quomodo), la soluzione positiva si impone innanzi tutto sulla base della ricostruzione del rapporto come sin qui operata in quanto, trattandosi di una mera modalità di restituzione della somma erogata (oggetto di un debito scaduto), la stessa può “fisiologicamente” essere oggetto di una diversa conformazione all’interno del piano, tale soluzione è peraltro coerente con la considerazione per cui la cessione di un credito futuro produce effetti nel momento in cui sorge il credito che ne forma oggetto; nel caso di specie ciò avviene nel momento in cui sorge il diritto del lavoratore a vedersi corrisposti i singoli ratei di stipendio; prima di tale momento la cessione non può avere effetti traslativi del diritto, in quanto quest’ultimo non esiste ancora; tali argomentazioni conducono a ritenere inopponibile alla procedura la cessione del quinto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 09 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




Il creditore pignoratizio condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato deve essere ammesso al passivo in via privilegiata pignoratizia

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Retrocessione dell'importo incamerato dal creditore pignoratizio - Ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 70 l.f.

Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno 05 luglio 2019.




Inammissibile la domanda di condanna della curatela a rimettere in pristino lo stato dei luoghi

Tribunale ordinario e foro fallimentare – Domande di condanna alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi – Inammissibilità ex art. 52 L.F.

E’ inammissibile ex art. 52 l.f. la domanda di condanna della curatela, proposta nell’ambito di un ordinario giudizio di cognizione, a rimettere in pristino lo stato dei luoghi conseguente alla violazione della disciplina codicistica in materia di distanze legali, posto che l’esecuzione dei relativi interventi comporterebbe la necessità di far fronte ad un esborso pecuniario, in quanto tale idoneo a incidere direttamente sul passivo concorsuale e, al contempo, sulla partecipazione dei creditori concorrenti alle operazioni di ripartizione/distribuzione dell’attivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Savona 28 giugno 2019.




Il Tribunale di Rimini sul collegamento negoziale tra Accordo ex art. 182 bis l.f. e procedure di sovraindebitamento dei soci illimitatamente responsabili

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Società di persone – Contestuali accordi di composizione della crisi dei soci illimitatamente responsabili nell’ambito della legge sul Sovraindebitamento – Collegamento negoziale – Ammissibilità – Conseguenze

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Adesione dei creditori – Requisiti di forma – Proposta ed accettazione riscontrati a mezzo PEC – Ammissibilità

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Ambito del giudizio del Tribunale – Concreta attuabilità dell’accordo – Indagine nel merito del piano – Necessità

Va dichiarato ammissibile l’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. perfezionato da società in nome collettivo ed espressamente condizionato all’omologa degli accordi di composizione della crisi contestualmente proposti dai soci illimitatamente responsabili, trattandosi di una definizione globale dello stato di crisi riguardante i debiti sociali e personali dei soci.

Ove la società ed i soci abbiano proposto contestualmente accordi di soluzione della crisi collegati fra loro, si è in presenza di un collegamento negoziale cosicché le adesioni ad un accordo sono necessariamente condizionate all’omologazione delle altre procedure; analogamente saranno reciprocamente collegati i rispettivi adempimenti, cosicché l’inadempimento di uno solo degli accordi sarà idoneo a costituire inadempimento anche degli altri.

E’ ammissibile l’accordo di ristrutturazione perfezionato ex art. 182 bis l. fall. dalla società con i propri creditori con cui viene offerto non il provento dei beni sociali, che sono inesistenti, ma solo la soddisfazione nell’ambito degli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento contestualmente presentati dai soci illimitatamente responsabili, collegati negozialmente all’accordo della società.

Il consenso dei creditori all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. può essere manifestato attraverso scambio di PEC.

Il potere di controllo del Tribunale in sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione riguarda sia la regolarità formale del procedimento sotto il profilo della completezza della produzione documentale richiesta dall’art. 182 bis l. fall. e dell’esistenza delle condizioni soggettive ed oggettive dell’imprenditore per l’accesso alla procedura; sia la capacità del proponente di soddisfare per l’intero i creditori estranei e di adempiere agli accordi conclusi con gli aderenti; più specificamente, quanto al profilo sostanziale, il Tribunale, con un giudizio prognostico ex ante, deve valutare l’attuabilità dell’accordo, tenuto conto del fatto che il successivo inadempimento del debitore cristallizzerebbe - con l’esenzione da revocatoria prevista dall’art. 67 3° co., lett. e) l. fall. degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato - una situazione non più rimediabile, a scapito dei creditori estranei, pur se privilegiati; in tale prospettiva deve quindi essere valutato il merito del ricorso, con particolare attenzione alla concreta attuabilità del piano, alle concrete prospettive di realizzo prospettate, alla sussistenza di una ragionevole liquidità, tale da consentire il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Sovraindebitamento e procedura esecutiva individuale in corso: il ruolo del liquidatore nominato ex art. 13 l. 3/2012

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Nomina del liquidatore ex art. 13 l. 3/2012 – Rapporti con la procedura pendente – Poteri esclusivi in capo al nominato liquidatore – Sussistenza – Prosecuzione dell’esecuzione forzata individuale – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità e convenienza – Limiti

In ordine alla prospettata prosecuzione della esecuzione immobiliare in corso per alcuni beni immobili, al fine di porre a disposizione dell’esecuzione dell’accordo il ricavato della vendita, nell’accordo di composizione della crisi, nel CCI definito “concordato minore “, a differenza che nella liquidazione di cui all’art 14 ter l. 3/2012, non è  prospettabile la prosecuzione di una azione esecutiva individuale, considerato che ex art 10 secondo comma lett. c) l. 3/2012 con l’omologazione dell’accordo la sospensione delle azioni esecutive diventa definitiva, poiché tutti i beni sono destinati all’adempimento dell’accordo; inoltre l’art. 13 cit. prevede che ai fini dell’utilizzo di beni sottoposti a pignoramento viene nominato un liquidatore che dispone in via esclusiva dei beni stessi e delle somme incassate.

Al pari del concordato preventivo liquidatorio, l’attività di liquidazione è dunque gestita esclusivamente dal liquidatore giudiziale e non vi sono previsioni di prosecuzione delle procedure esecutive, né ai sensi dell’art 41 TUB (in quanto norma eccezionale) né dell’art 107 sesto comma l. fall., norma non richiamata dall’art 13 l. 3/2012 per l’accordo di sovraindebitamento.

Ne consegue che il nominando liquidatore dovrà sovraintendere alla vendita di tutti i beni già pignorati, eventualmente utilizzando il risultato delle attività svolte in sede esecutiva (ad esempio, le stime), e procedere alla distribuzione del ricavato, senza che possano residuare spazi di attività degli organi della procedura esecutiva.

In fattispecie di accordo di ristrutturazione ex artt. 8 e 9 l. 3/2012, ove non sia stata proposta alcuna opposizione da parte dei creditori concorsuali, la valutazione del giudice delegato non può riguardare la convenienza della proposta di soddisfacimento rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione concorsuale del patrimonio del debitore, poiché il relativo giudizio è riservato ai creditori concorsuali - i quali si esprimono con l’ approvazione espressa o tacita della proposta stessa - nonché al singolo creditore non aderente o escluso che abbia formulato la contestazione della proposta ai sensi dell’art 12 secondo comma l. 3/2012.

Il giudice delegato è pertanto chiamato a valutare esclusivamente la legittimità del procedimento, anche dal punto di vista della logicità, completezza e coerenza della relazione attestativa del professionista OCC, e la fattibilità del piano sottostante alla proposta di accordo; in particolare, quanto al primo profilo, si tratta di accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, la carenza di ragioni ostative all’omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative.


(Pronuncia resa in relazione a fattispecie in cui l’accordo di composizione della crisi prevedeva, rispetto alla procedura esecutiva in corso avente ad oggetto diversi lotti immobiliari, la vendita ad offerente predeterminato di soli due dei cinque immobili esecutati, e la prosecuzione dell’ esecuzione immobiliare per la vendita delle ulteriori unità; il debitore chiedeva la nomina di un liquidatore per subentrare in dette procedure e ricevere l’eventuale ricavato delle vendite all’asta, da mettere a disposizione, in via eventuale ed aggiuntiva, della esecuzione dell’accordo secondo l’ordine delle cause di prelazione. Il Tribunale, nel nominare il liquidatore ex art. 13 l. 3/2012, assegna a questi in via esclusiva il potere di vendere tutti i beni, escludendo ogni residuale potere del G.E. in riferimento all’esecuzione in corso, stabilendo il principio in massima). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Domanda di concordato preventivo come causa di esclusione dal consorzio e applicazione della disciplina dei contratti pendenti

Consorzio – Clausola che preveda l’esclusione di diritto del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale – Non necessità di convocazione all’assemblea che ne prenda atto

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Contratto di consorzio – Applicabilità delle norme di cui agli artt. 72 e 169-bis l.f. – Esclusione

Il consorziato che abbia presentato una istanza di procedura concorsuale e che sia stato escluso di diritto in forza di una clausola statutaria non deve essere convocato all’assemblea che prenda atto di tale esclusione e prenda i provvedimenti conseguenti.

Le norme di cui agli artt. 72 e 169-bis legge fall. hanno un ambito di applicazione sovrapponibile e disciplinano la sorte dei contratti a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano rimaste ineseguite o non siano state compiutamente eseguite da entrambe le parti; ne consegue che dette disposizioni non trovano applicazione ai contratti con comunione di scopo, come il consorzio, e che deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 24 giugno 2019.




Il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. nell’ambito dell’attività svolta dai dottori commercialisti

Prestazione del professionista - Art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Privilegio - Riconoscimento - Casi

Ove la prestazione del professionista abbia il carattere della ciclicità e della ripetitività non trova applicazione il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod.civ., qualora essa consista in attività iniziate in data anteriore al biennio.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como non ha riconosciuto il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. poiché si verteva nell’ipotesi di prestazioni aventi ad oggetto la tenuta della contabilità.) (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 24 giugno 2019.




Nullità del fallimento personale del socio illimitatamente responsabile per mancata convocazione

Dichiarazione di fallimento - Società di persone - Fallimento dei soci illimitatamente responsabili - Convocazione del socio ex art. 15 l. fall. - Necessità - Omessa convocazione per tardività della notifica - Nullità della dichiarazione di fallimento personale del socio - Sussistenza - Nullità della dichiarazione del fallimento sociale - Esclusione

Va confermato l’orientamento della Cassazione per cui nel procedimento per la dichiarazione di fallimento di società con soci illimitatamente responsabili, l'obbligo di convocazione di questi ultimi, sancito dall’art. 147 terzo comma l. fall. trova giustificazione non in un loro generico interesse riferito alla dichiarazione di fallimento della società, ma nel fatto che detta dichiarazione produce anche il loro fallimento; ne consegue che, siccome la sentenza che dichiara il fallimento della società e dei soci contiene una pluralità di dichiarazioni di fallimento, tra loro collegate da un rapporto di dipendenza unidirezionale, trovando la dichiarazione di fallimento del socio il suo presupposto nella dichiarazione di fallimento della società (la cui nullità travolge anche la prima, mentre non è vero il contrario), la mancata convocazione del socio determina unicamente la nullità del suo fallimento, ove specificamente impugnato, ma non si riflette sulla validità della pronuncia emessa nei confronti della società. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna 21 giugno 2019.




Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente

Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione

Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 20 giugno 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Tribunale delle Imprese: revocatoria ordinaria e cessione di quote

Cessione di quote e revocatoria ordinaria – Incompetenza funzionale del Tribunale delle Imprese – Oggetto accidentale – Non rileva

La competenza del Tribunale delle Imprese, ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. n. 168/2003, si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi per l’intrinseca posizione dedotta in giudizio.

Nel caso di specie, deve negarsi che l’oggetto della controversia afferente all’azione pauliana, pur se l’atto dispositivo da dichiararsi inefficace abbia ad oggetto partecipazioni sociali, abbia un legame diretto con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, essendo dette partecipazioni oggetto meramente accidentale della domanda proposta ex art. 2901 cc e non incidendo l’eventuale declaratoria di inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti del creditore su diritti sociali, nonché rimanendo oggetto del giudizio l’accertamento dei presupposti dell’azione revocatoria. (Francesco Fontana ed Eleonora Facchinello) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 19 giugno 2019.




Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura

Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione

Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).

La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 giugno 2019.




Inopponibilità dell’atto con data certa risalente alla procedura di concordato preventivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Inopponibilità degli atti privi di data certa anteriore all’apertura della procedura – Consecuzione di procedura di fallimento a procedura di concordato preventivo senza soluzione di continuità – Atto avente data certa risalente alla procedura di concordato preventivo – Inopponibilità nella successiva procedura di fallimento – Sussiste

Per il combinato disposto degli artt. 169, 45 e 69-bis l. fall. (da considerarsi applicabile non solo ai fini della delimitazione del c.d. periodo sospetto, ma più in generale anche per l’opponibilità delle formalità) sono inopponibili alla procedura fallimentare, ai fini dell’accertamento del passivo, gli atti aventi data certa risalenti al periodo di pendenza della procedura di concordato preventivo. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 17 giugno 2019.




Azione revocatoria fallimentare proposta da società in amministrazione straordinaria per pagamenti di forniture di prodotti nei sei mesi antecedenti l'apertura della procedura

Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza

Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona 13 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Incompatibilità: collegio sindacale e assistenza fiscale da parte di professionista del medesimo studio

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Collegio sindacale – Assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale – Incompatibilità – Criteri

Ai fini della sussistenza della causa di incompatibilità prevista dall’art. 2399, co. 1, lett. c), c.c., nell’ambito del medesimo studio professionale, non solo è rilevante il rapporto tra i guadagni del professionista-sindaco e quelli del professionista-consulente, ma lo sono anche le altre circostanze del caso concreto, quali la dimensione dello studio, la contiguità lavorativa tra i soggetti interessati, i concreti rapporti professionali, anche gerarchici, etc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Recupero del TFR in caso di fallimento del datore di lavoro: il Fondo di Garanzia INPS deve attenersi allo stato passivo esecutivo

Rapporto di lavoro subordinato – Fallimento del datore di lavoro – Credito per TFR non versato – Ammesso al passivo fallimentare – Subentro ex lege del Fondo di garanzia INPS – Sussiste – Contestazione del credito accertato da parte del Fondo – Inammissibilità

L’esecutività dello stato passivo che ha accertato in sede fallimentare l'esistenza e l'ammontare di un credito per TFR in favore del dipendente dell'imprenditore dichiarato fallito importa il subentro dell'INPS nel debito del datore di lavoro insolvente, senza che l'istituto previdenziale possa in alcun modo contestarne l'assoggettabilità alla procedura concorsuale e l'accertamento ivi operato, al quale resta vincolato sotto il profilo dell’an e del quantum debeatur.

[Nella fattispecie, l'INPS aveva liquidato al lavoratore un importo inferiore al credito ammesso al passivo, avendone detratta la somma asseritamente versata dal datore di lavoro a un fondo di previdenza complementare, circostanza contestata dal ricorrente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 10 giugno 2019.




Doveri di diligenza e di informazione del professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione

Il professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo deve utilizzare tutte le cognizioni tecniche a propria disposizione per presentare una domanda completa, esaustiva e ineccepibile, quantomeno sotto il profilo dell’ammissibilità del beneficio richiesto, così da demandare esclusivamente ai creditori ogni decisione in ordine all’apertura o meno della procedura concordataria ovvero, in alternativa, dopo aver raccolto dalla propria committente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per potervi accedere, la deve informare delle numerose criticità connesse alla scelta effettuata e, se del caso, rappresentarle il rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità e/o l’opportunità di rinunciare alla domanda e ciò al fine di non essere costretta a sostenere gli ulteriori costi dei professionisti interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.]
Tribunale Monza 04 giugno 2019.




Reclamo avverso decreto di omologa al piano del consumatore

Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Condizioni – Rigorosa valutazione – Reclamo – Ammissibilità

Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Regole di attestazione – Perizia di parte – Assenza – Reclamo – Ammissibilità

Il Giudice deve verificare con attenzione la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi ed in particolare dell’esatta applicazione dei principi in tema di moratoria infrannuale per la soddisfazione dei crediti prelazionari e la ricorrenza dei presupposti per la falcidia dei creditori privilegiati.

Va dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione, nella relazione particolareggiata del professionista delegato, circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati.

Deve essere dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in assenza di una perizia e senza compiere un reale riferimento al valore dell’immobile. (Andrea Bianchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 03 giugno 2019.




Compenso dell’attestatore del piano di concordato e profili di inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Ratio normativa - Inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Attestazione di veridicità dei dati aziendali - Valori immobiliari - Inclusione - Acritica riproduzione delle risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore - Inadempimento - Obbligo di vaglio critico da parte del professionista attestatore

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. -  Fattibilità del piano di concordato - Diligenza professionale - Inadempimento - Obbligo di effettuare stress tests

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Inadempimento - Valutazione ex ante - Irrilevanza delle circostanze successive

La valutazione circa la sussistenza di un inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. deve tener conto della ratio della stessa norma, finalizzata a far sì che i creditori della società ed il giudice possano avere un riscontro “affidabile” circa lo stato patrimoniale e finanziario della società che chiede l’ammissione alla procedura, nonché circa la concreta fattibilità del piano proposto.

Integra grave inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. l’aver mutuato, senza approfondito vaglio critico, le risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore.

Il professionista deve operare una ricostruzione ex ante dei possibili scenari che possono impedire l’attuazione del programma di concordato mediante veri e propri stess tests, con l’indicazione, se del caso, di eventuali strade alternative da percorrere al fine di scongiurare tali eventualità negative.

L’adempimento del professionista nella predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. va valutato secondo il parametro di diligenza ex art. 1176, comma 2, c.c. ed ex ante; pertanto, in sede di opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.f. non possono costituire limiti alla cognizione del Tribunale sull’operato del professionista circostanze successive all’espletamento dell’incarico, quali l’avvenuta approvazione del concordato da parte dei creditori, l’assenza di contestazioni mosse dal Commissario Giudiziale ovvero le circostanze che hanno condotto alla risoluzione del concordato. (Giovanni Cedrini) (Maura Vadalà) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 03 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Immobile da costruire: scioglimento del curatore dal contratto preliminare trascritto

Preliminare di vendita trascritto – Immobile da costruire – Scioglimento del curatore ex art. 72 bis l.fall. – Legittimo

“Immobili da costruire” ai sensi dell’art. 72 bis l.fall. devono intendersi gli edifici per i quali sia stato richiesto il permesso di costruire e che siano ancora da edificare o la cui costruzione non risulti essere stata ultimata versando in stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità.

La norma di cui all’art. 72 bis l.fall. costituisce ulteriore specificazione della norma di più ampio contenuto di cui all’ottavo comma dell’art. 72 l.fall., dovendo apprezzarsi la circostanza che, mentre quest’ultima si riferisce a tutti i preliminari di vendita trascritti, il disposto dell’art. 72 bis l.fall. viene ulteriormente a restringere il campo di applicazione, che risulta limitato a quelli soli fra questi che abbiano ad oggetto immobili ancora da edificare ovvero ancora in corso di costruzione e tali da non poter ottenere il rilascio del certificato di agibilità.

Ne consegue che, essendosi in presenza di un rapporto a cascata di specialità fra primo comma dell’art. 72 l.f., ottavo comma di tale medesima norma e art. 72 bis l.f., abbia appunto a trovare applicazione, nel caso di preliminare trascritto avente ad oggetto immobili da costruire, tale ultima norma, in forza della quale compete al curatore la facoltà di sciogliersi dal preliminare. (Tatiana Babolin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2019.




Revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi ed eccezione di esenzione

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Valutazione unitaria degli indizi

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Documenti di bilancio

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Condizione professionale dell’accipiens

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Modalità solutorie e tempi di pagamento

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Media dei pagamenti – Esclusione

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Eccezione in senso proprio – Onere della prova

In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti l’esame dei singoli elementi presuntivi non deve essere condotto atomisticamente, necessitando gli stessi di una valutazione unitaria.

[Nel caso di specie, la valutazione di insieme e coordinata delle singole circostanze dimostrate dalla Curatela consente di cogliere l’esistenza di un contesto significativo, in termini di conoscenza dello stato di decozione, in capo alla fornitrice. Gli elementi presuntivi, complessivamente considerati in relazione alla condizione professionale dell’accipiens ed alla concreta condizione in cui essa si è trovata ad operare, devono presentare un livello di concordanza, precisione e gravità tale da farli assurgere a prova della esistenza della scientia decoctionis.]

Anche i bilanci delle imprese ben possono essere utilizzati al fine di dimostrare la scientia decoctionis dei creditori, considerata la loro pubblicazione nel registro delle imprese e dunque l’ampia conoscibilità da parte degli operatori economici.

Ai fini della dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore assume rilevanza peculiare (tra l’altro) la condizione professionale dell’accipiens.

Per considerare i pagamenti compiuti nei termini abitualmente utilizzati occorre riscontare una congruità in senso sia modale che cronologico, avendo riguardo, da un lato, alle modalità solutorie e dall'altro, ai tempi di pagamento (normalmente) praticati tra i contraenti nei rapporti pregressi.

Non è corretto ancorare il rispetto dei termini d’uso ad un criterio di “media” dei termini di pagamento, trattandosi di criterio non previsto e non conforme ad alcun modello legale.
La stessa ondivaga prospettazione data dal convenuto in ordine ai tempi di pagamento esclude in sé la ricorrenza nel rapporto contrattuale tra le parti di un termine d’uso.

L’esenzione da revocatoria è eccezione in senso proprio perché determina un’estensione del thema decidendum alla verifica di circostanze di fatto non esaminabili d’ufficio poiché non inerenti alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato e non costituenti mere difese; l’eccezione consiste infatti nell’allegazione di fatti modificativi, impeditivi o estintivi delle altrui pretese. Ciò comporta che l’esenzione di cui all’art. 67, co. III, lettera a, L.F., debba essere tempestivamente e specificamente allegata e provata da chi voglia avvalersene. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Appello Salerno 29 maggio 2019.




Facoltà del curatore di sciogliersi dal preliminare ed effetti della trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c.

Fallimento – Domanda di esecuzione in forma specifica – Domanda proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore – Effetti della trascrizione

Le sezioni unite civili della Corte di cassazione, con sentenza n. 18131 del 16 settembre 2015, hanno ribadito il precedente orientamento espresso nel 2004, affermando - ancora una volta - che il curatore, in ipotesi di domanda di esecuzione in forma specifica proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore e riassunta nei confronti del curatore, mantiene senza dubbio la titolarità del potere di scioglimento dal contratto sulla base di quanto gli riconosce la l. fall., articolo 72, ma l'esercizio di tale diritto da parte del curatore non è opponibile nei confronti di quell'attore promissario acquirente che abbia trascritto la domanda prima del fallimento.

Ciò vuol dire che la domanda ex articolo 2932 c.c., ancorché trascritta prima della iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese, non impedisce al curatore di recedere dal contratto preliminare, ma gli impedisce, piuttosto, di recedere con effetti nei confronti del promissario acquirente che una tale domanda ha proposto, sempre che – naturalmente – la domanda sia stata accolta e la relativa sentenza, a sua volta, trascritta. Il che si coniuga con l'effetto prenotativo che attua la trascrizione della domanda ex articolo 2652 c.c., n. 2, il cui meccanismo pubblicitario si articola in due momenti: quello iniziale, costituito dalla trascrizione della domanda giudiziale, e quello finale, rappresentato dalla trascrizione della sentenza di accoglimento.

In conclusione, il giudice può senz'altro accogliere la domanda pur a fronte della scelta del curatore di recedere dal contratto con una sentenza che, a norma dell'articolo 2652 c.c., n. 2, se trascritta, retroagisce alla trascrizione della domanda stessa e sottrae, in modo opponibile al curatore, il bene dalla massa attiva del fallimento. Diversamente, se la domanda trascritta non viene accolta, l'effetto prenotativo della trascrizione della domanda cessa, con la conseguente opponibilità all'attore della sentenza dichiarativa di fallimento rendendo, in tal modo, efficace, nei suoi confronti, la scelta del curatore di sciogliersi dal rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Bari 28 maggio 2019.




Revocatoria del trasferimento immobiliare eseguito in sede di separazione dei coniugi

Azione revocatoria – Trasferimento immobiliare eseguito in adempimento di accordi di separazione – A titolo di mantenimento – Natura onerosa – Affermazione – Scientia damni – Presumibile dal legame parentale con il terzo cessionario – Affermazione

Ai fini dell'azione revocatoria promossa nei confronti di un atto con cui il debitore, a seguito della separazione dal coniuge, abbia trasferito a quest'ultimo la proprietà di un bene in adempimento del proprio obbligo di mantenimento, l'attribuzione deve qualificarsi a titolo oneroso, salvo che non sia intervenuta anteriormente al trasferimento una riconciliazione tra i coniugi, nel qual caso si è in presenza di una attribuzione a titolo gratuito.
L'attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge a favore dell'altro in vista della separazione va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.

La prova della scientia damni del terzo può essere ricavata anche dalla sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore e il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 28 maggio 2019.




La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito

Concordato preventivo – Proposta – Riconoscimento di debiti – Esclusione

La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito. (Studio legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 24 maggio 2019.




Modificabilità del piano di riparto da parte del Curatore che si avvede di un errore

Fallimento – Piano di riparto parziale – Modifica o correzione da parte del Curatore che si avvede di un errore – Ammissibilità – Nuovo piano di riparto – Decorrenza termini per proporre reclamo

Il Curatore, essendosi avveduto di un errore nella redazione del piano di riparto, in riferimento al quale non sono ancora spirati i termini per proporre reclamo, può apportare modifiche o redigere un piano di riparto in sostituzione, comunicato il quale iniziano a decorrere nuovamente i termini per proporre reclamo.

Qualora uno dei creditori ritenesse di non condividere il riparto delle somme nel merito può proporre reclamo ai sensi dell’art. 36 L.F. (Bruno Massucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 23 maggio 2019.




Concordato preventivo con cessione dei beni e legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione al commissario giudiziale – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione di responsabilità dei creditori sociali – Attribuzione al commissario giudiziale – Esclusione

In presenza di un concordato preventivo con cessione dei beni deve escludersi che il commissario giudiziale sia legittimato ad esperire l’azione sociale di responsabilità ex art. 2393 c.c., non potendo tale legittimazione desumersi dall’art. 146 l.f. (che non è richiamato in materia di concordato preventivo, e riserva al solo curatore l’esercizio delle azioni di responsabilità contro amministratori, liquidatori, sindaci, direttori generali e soci), né dall’art. 2394-bis c.c. (a mente del quale in caso di fallimento, LCA o amministrazione straordinaria - ma non in caso di concordato preventivo - le azioni di responsabilità spettano rispettivamente al curatore, al commissario liquidatore ed al commissario straordinario), né dall’art. 240 l.f. (che non prevede una generale legittimazione ad agire in responsabilità in capo al commissario), né, infine, dall’art. 115 del Codice della Crisi (posto che i riferimenti alle future norme di tale Codice non autorizzano a desumere dalle novità da esse apportate principi integrativi delle norme attuali). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

In presenza di un concordato preventivo con cessione dei beni deve escludersi che il commissario giudiziale sia legittimato ad esperire l’azione di responsabilità dei creditori sociali di cui all’art. 2394 c.c., posto che tale commissario, diversamente dal curatore fallimentare, non ha poteri rappresentativi dei creditori e non subentra nei loro diritti, sicchè tale azione rimane esperibile dai creditori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 22 maggio 2019.




Concordato preventivo: no al fallimento ‘omisso medio’

Fallimento – Dichiarazione – Società ammessa alla procedura di concordato preventivo – Risoluzione del concordato – Necessità

I debiti concordatari possono fondare la dichiarazione di fallimento dell’impresa della quale sia stato omologato il concordato preventivo solo a seguito della risoluzione del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze 16 maggio 2019.




Legittimazione processuale alla estensione del fallimento

Estensione del fallimento alla società di fatto e ai soci illimitatamente responsabili – Legittimazione dell’imprenditore individuale dichiarato fallito – Estensione del fallimento ad una diversa entità che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, abbia gestito l’impresa – Esclusione

Ai sensi dell’art. 147 co. 5 l. fall., il debitore fallito di per sé non ha altra legittimazione processuale che quella di fare accertare, nel caso di società irregolare, che l’attività economica era riferibile non ad un imprenditore individuale, bensì ad uno collettivo chiedendo l’estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili, mentre non ha la legittimazione a richiedere il fallimento di una diversa entità (in tesi una società di fatto) che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, avrebbe gestito l’impresa, residuando per la dichiarazione di fallimento di questa gli ordinari criteri di legittimazione di cui all’art. 6 l.f. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 16 maggio 2019.




Corte UE: a quali condizioni è possibile scegliere i dipendenti nel trasferimento d’azienda con continuità

Rinvio pregiudiziale – Trasferimenti di imprese – Direttiva 2001/23/CE – Articoli da 3 a 5 – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Eccezioni – Procedura di insolvenza – Procedura di riorganizzazione giudiziale mediante trasferimento soggetto a controllo giudiziario – Salvaguardia totale o parziale dell’impresa – Legislazione nazionale che autorizza il cessionario, dopo il trasferimento, a riassumere i lavoratori di sua scelta

Il trasferimento di un’impresa non è motivo sufficiente per il licenziamento dei lavoratori, anche se questo avviene sotto il controllo del giudice nell’ambito di una ristrutturazione dell’impresa al fine di conservare in tutto o in parte l’impresa cedente o le sue attività.

Due sono le eccezioni a questa regola:
- Il cessionario, in presenza di nuovi elementi organizzativi tali da comportare variazioni sul piano dell’occupazione, può non riassumere alcuni dipendenti, a condizione che la scelta sia fondata su motivi tecnici, economici e organizzativi, e sia compiuta senza disparità di trattamento.
- Allo stesso modo, l’imprenditore subentrante può scegliere di non riassumere alcuni dipendenti, a condizione che il trasferimento riguardi un’azienda sottoposta a procedura fallimentare avente lo scopo di liquidare i beni del cedente e sotto il controllo di un’autorità pubblica competente.

* * *

Questo il principio enunciato alla Corte UE:
La direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e segnatamente gli articoli da 3 a 5, deve essere interpretata nel senso che osta ad una legislazione nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale, in caso di trasferimento di un’impresa intervenuto nell’ambito di una procedura di riorganizzazione giudiziale mediante trasferimento soggetto a controllo giudiziario, applicata al fine di conservare in tutto o in parte l’impresa cedente o le sue attività, prevede, per il cessionario, il diritto di scegliere i lavoratori che intende riassumere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 16 maggio 2019.




Il sovraindebitato ha diritto a trattenere la pensione entro i limiti di legge, malgrado i favorevoli trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Crediti impignorabili ex art. 545 c.p.c. – Pensione del sovraindebitato – Diritto a trattenerla nei limiti di legge – Sussistenza – Condizioni

L’art. 14 ter sesto comma lett. b) l. 3/2012 prescrive che debba essere sottratta alla liquidazione – nei limiti fissati dal giudice – quanto il debitore guadagni con la propria pensione; la norma, pertanto, non pare consentire, letta anche in combinato disposto con la lett. a) del medesimo comma, una totale eliminazione di introiti strettamente “personali”, come la pensione, in ragione della presenza di un sostentamento che derivi al debitore non da altri proventi di cui egli sia diretto titolare (ciò che escluderebbe ragionevolmente la necessità di riservare la pensione al debitore che abbia altri redditi propri) ma solo in ragione del generale diritto all’assistenza ex art. 143 c.c. derivante dalla propria qualità di coniuge. È del tutto ovvio, tuttavia, che si debba considerare certamente anche la posizione economica del coniuge, ma ciò ai soli fini, eventualmente, di ridimensionare e modulare la porzione di redditi da escludere dalla procedura, fermo pur sempre il limite dell’impignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c. Va dunque riconosciuto al sovraindebitato il diritto di trattenere la pensione di cui risulti titolare entro i limiti di impignorabilità prevista per tali emolumenti dall’art. 545 c.p.c., e ciò a prescindere dai trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro 13 maggio 2019.




Revocatoria di rimesse bancarie e calcolo del termine a ritroso del semestre sospetto

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Decorrenza – Data di iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Modalità di calcolo del termine – Applicazione del principio generale di cui all’art. 155 co. 2 c.p.c.

Ai fini della determinazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del semestre sospetto di cui all’art. 67, c. II, L.F., si deve fare riferimento alla data di deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e non alla data (successiva) di iscrizione di tale sentenza nel registro delle imprese, posto che l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, cui ha riguardo l’art. 16 co. 2 secondo periodo l.f., può porsi soltanto rispetto ad un evento (la dichiarazione di fallimento) già avvenuto, mentre non sussiste laddove si tratti di un evento futuro ed incerto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Quanto alle concrete modalità di calcolo del termine semestrale di cui all’art. 67, c. II, L.F., trattandosi di un termine a mesi, trova applicazione l’art. 155, co 2, c.p.c., e pertanto tale termine decorre dal giorno anteriore a quello del deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e spira il giorno numericamente corrispondente del sesto mese antecedente. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 maggio 2019.




Banche venete: perimetro della cessione a SGA e operazioni relative a finanziamenti correlati con acquisti di titoli della Banca: improcedibilità dell’azione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Banche venete – Cessione di crediti deteriorati a SGA – Definizione del perimetro della cessione – Pretese nei confronti della cessionaria – Violazioni della normativa sui servizi di investimento – Pretese relative a rapporti di finanziamento correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca – Esclusione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Improcedibilità delle azioni nei confronti dell’ente sottoposto a LCA – Domanda di accertamento e declaratoria di nullità o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione

In forza dell’art. 2.4 del contratto di cessione 11 aprile 2018, con il quale i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa - in attuazione di quanto previsto dall’art. 5 del decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e dal successivo decreto ministeriale 22 febbraio 2018 - hanno ceduto a S.G.A. S.p.A. una serie di rapporti e crediti “deteriorati”, si deve ritenere che nei confronti della cessionaria non si possano far valere né pretese inerenti operazioni di acquisto di titoli azionari della Banca o conseguenti alla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite a tali titoli, né pretese relative ai rapporti di finanziamento (e ai relativi crediti e debiti) correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca medesima, trattandosi di posizioni che non sono affatto passate in capo alla cessionaria per effetto della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ improcedibile, ai sensi dell’art. 83, commi 1 e 3, TUB, la domanda di accertamento e declaratoria di nullità (o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione) di un’operazione complessa di finanziamento per acquisto di azioni proprie vietata dall’art. 2358 c.c. che sia proposta senza alcuna richiesta restitutoria o risarcitoria, in quanto, dietro le citate domande, le quali non possono essere fine a sé stesse (pena la carenza di interesse ad agire), si cela in realtà una richiesta di accertamento di crediti restitutori e/risarcitori, del cliente verso la Banca, i quali devono essere necessariamente assoggettati alla procedura amministrativa di formazione del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 maggio 2019.




Prededuzione del compenso dell’attestatore nel precedente concordato preventivo

Fallimento – Stato Passivo – Riconoscimento della prededuzione all’attestatore della precedente procedura di concordato preventivo di società in nome collettivo – Ammissibilità

La valutazione di (non) convenienza della proposta concordataria espressa dai creditori mediante il voto negativo su quest’ultima, in mancanza di acclarate condotte frodatorie nei loro confronti, non può elidere la funzionalità della prestazione resa dall’attestatore ai sensi dell’art. 111 l.fall., con la conseguenza che (considerata anche la mancanza di contestazioni sul corretto adempimento della prestazione resa dall’attestatore) deve essere riconosciuta la prededuzione richiesta per il credito derivante dalla prestazione professionale resa con l’attestazione del piano ex art. 161 l.fall., dovendosi ritenere integrati i requisiti previsti nell’art. 111 l.fall.

E’ da respingersi pertanto il mancato riconoscimento della prededuzione all’attestatore di concordato preventivo ammesso alle votazioni il cui esito è stato negativo secondo una valutazione ex post in fase di verifica dello stato passivo del successivo fallimento, sulla scorta che “il ricorso alla procedura di concordato preventivo con l'esclusione di parte del patrimonio personale dei soci non si può configurare come un'attività svolta nell'interesse dei creditori in quanto l'ipotesi fallimentare era evidentemente da preferire. (Giovanni Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 09 maggio 2019.




Effetti del deposito della domanda di concordato sull’aggiudicazione del bene in sede esecutiva

Concordato preventivo – Procedura esecutiva pendente – Aggiudicazione del bene pignorato anteriore alla domanda di concordato – Diritto dell’aggiudicatario al trasferimento del bene – Pronuncia del decreto di trasferimento da parte del Giudice dell’esecuzione

L’aggiudicazione del bene pignorato non è superata dal successivo deposito della domanda di concordato preventivo e, pertanto, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c. l’aggiudicatario ha diritto alla pronuncia del decreto di trasferimento in suo favore, una volta versato il saldo prezzo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 08 maggio 2019.




La domanda di concordato non fa sorgere automaticamente il diritto al DURC regolare

Procedure concorsuali – Concordato preventivo – Presenza di contributi INPS e Inail non pagati – Diritto al DURC regolare – Esclusione

La pendenza di una procedura di concordato preventivo non può considerarsi alla stregua di una disposizione legislativa che consenta di sospendere il pagamento di contributi previdenziali, e ciò per la ragione che le limitazioni ad effettuare i pagamenti conseguenti alla domanda presentata dal debitore devono in definitiva ascriversi ad un atto volontario del debitore non a una disposizione legislativa.

[Il Tribunale ha rigettato la domanda della società diretta ad ottenere dagli enti previdenziali il rilascio di Durc regolare, nonostante il mancato pagamento di obbligazioni contributive antecedenti al deposito del ricorso per l'ammissione al concordato preventivo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




Sovraindebitamento: rateizzazione del credito ipotecario senza liquidazione del bene e ragionevole durata del piano

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento rateizzato del credito ipotecario – Non omologabilità – Fattispecie

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole – Non omologabilità

Non è omologabile il piano del consumatore che preveda il pagamento rateizzato del credito ipotecario nell’arco di 14 anni dalla omologa senza che sia prevista la liquidazione dei beni sui quali sussiste la causa di prelazione, per contrasto con la statuizione di cui all’art. 8 co. 4 della legge n. 3/2012.

Non può essere omologato un piano del consumatore che preveda il pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole (ciò che attiene alla valutazione in ordine alla fattibilità del piano: v. art. 8 co. 2 l. cit.) e che, in mancanza di una espressa previsione di legge, deve ritenersi che non possa, almeno di regola, superare il quinquennio (nel caso di specie era previsto un pagamento rateizzato del debito ipotecario nell’arco temporale di 14 anni dalla omologazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 02 maggio 2019.




Il creditore può opporsi al decreto di omologazione del piano del consumatore solo se ha partecipato alla fase anteriore

Crisi da sovraindebitamento - Piano del consumatore - Reclamo avverso il decreto di omologazione - Da parte di creditore inerte nella fase anteriore all’omologazione - Inammissibilità

Al procedimento per l'omologazione del piano del consumatore pare corretto applicare per analogia il principio espresso nell'articolo 180, comma 3, Legge Fallimentare con riferimento all’omologazione del concordato preventivo. Ne consegue che il reclamo presuppone necessariamente che il reclamante abbia visto in qualche modo disattese le sue richieste nella fase precedente oppure lamenti di non aver potuto partecipare per un vizio procedurale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 02 maggio 2019.




Sul rispetto del criterio di formazione delle classi nel concordato fallimentare

Concordato Fallimentare – Formazione delle classi – Degradazione dei crediti privilegiati incapienti – Giudizio del tribunale ex art. 125 l. fall. – Corretto utilizzo dei criteri di legge – Condizioni

Qualora la proposta di concordato fallimentare contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori, in ipotesi di incapienza dei crediti privilegiati la relativa quota degradata in chirografo deve essere classata a parte rispetto ai crediti chirografari ab origine: oltre alla diversa natura giuridica del credito, è infatti evidente l’interesse economico del creditore che ha già avuto soddisfatta una rilevante quota della pretesa a causa del suo privilegio; detto interesse è certamente diverso (attesa anche la maggiore disponibilità ad approvare il concordato) rispetto al creditore chirografario che si vede proporre un trattamento residuale; la sua posizione economica richiede quindi la formazione di una classe apposita, diversa da quella dei chirografari ab origine. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 maggio 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Sovraindebitamento, con liquidazione di patrimonio futuro, e ‘pace fiscale’

Sovraindebitamento L.3/2012 – Liquidazione patrimonio ex art. 14 ter – Apertura procedura – Beni liquidabili, crediti futuri da prosecuzione attività artigianale e vendita contratto leasing immobiliare – Benefici da pace fiscale

Il debitore, sovraindebitato, può essere ammesso alla procedura di liquidazione dei beni anche in assenza di beni immobili o mobili, purché possa contare su redditi futuri derivanti dalla propria attività di artigiano, che permettano una soddisfazione sia pure parziale dei creditori.

[Nel caso di specie è stato ritenuto determinante, ai fini dell’ammissione alla procedura, il beneficio da “pace fiscale” con riduzione del debito tributario, che costituiva la parte più rilevante della esposizione complessiva]. (Giovanni Matteucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Grosseto 30 aprile 2019.




Revocatoria ai sensi dell’art. 67, co. 2, L. Fall. del pagamento ottenuto con la vendita di titoli obbligazionari costituiti in pegno

Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno

L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 aprile 2019.




Debitore concordatario che voglia impedire la presentazione di una proposta concorrente

Fallimento – Concordato preventivo – Proposta concorrente – Impedimento alla presentazione – Limiti

Fallimento – Concordato preventivo – Aumento di capitale – Proposta concorrente – Ammissibilità

Il debitore concordatario che voglia impedire la presentazione di una proposta concorrente deve presentare una sua proposta di concordato offrendo la percentuale del 30% ai creditori chirografari sin dall’inizio, non potendo elevare la percentuale originariamente inferiore al 30% in un momento successivo e solo in funzione di eventuali proposte concorrenti che siano presentate o che stiano per esserlo.

E’ ammissibile la proposta concorrente anche nel caso in cui sia previsto nel concordato un aumento di capitale, con il quale si realizzi in ultima analisi il trasferimento dell’azienda, potendosi comunque fare ricorso (in caso di mancata collaborazione dei soci, ove prevalga la proposta concorrente) all’ipotesi prevista dall’art. 185, co. 6, l.f., in combinato disposto con l’art. 163, co. 5, l.f., che consente la nomina di un amministratore giudiziario “ad acta”, per il compimento di tutto quanto occorra per la piena attuazione della proposta medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Procedura competitiva ex art. 163-bis l.fall. per ramo d’azienda comprende rapporti contrattuali con ente pubblico e clausola di gradimento

Concordato preventivo – Procedura competitiva – Rapporti contrattuali compresi nell’azienda in essere con ente pubblico – Ammissibilità della procedura

Concordato preventivo – Procedura competitiva – Rapporti contrattuali compresi nell’azienda gestiti in associazione temporanea di impresa in presenza di clausola di gradimento – Ammissibilità della procedura

E’ possibile disporre procedura competitiva ex art.163 bis l.fall. anche quando nel ramo d’azienda posto in vendita sono compresi rapporti contrattuali in essere con un ente pubblico gestiti in ATI con altra impresa privata, operando anche per questi contratti il subentro del cessionario del ramo d’azienda, e questo ai sensi della previsione dell’art.116 del d.lgs. 12.4.2006 n.163 (applicabile alla fattispecie in esame) e dell’art.106, co. I lett.d) sub 2 del d.lgs. 18.4.2016 n.50, i quali derogano la regola generale del divieto di modifiche soggettive nei contratti pubblici proprio nelle ipotesi di trasferimenti di azienda (e rami d’azienda), risultando sufficiente in tal caso che il cessionario sia fornito dei requisiti di qualificazione previsti dalla legge.

E’ possibile disporre procedura competitiva ex art.163 bis l.fall. anche quando nel ramo d’azienda posto in vendita sono compresi rapporti contrattuali gestiti in ATI con altra impresa, nonostante la presenza di una clausola di gradimento inserita nel contratto di Associazione Temporanea, operando anche per questi contratti il subentro del cessionario del ramo d’azienda, posto che il contratto associativo è connotato dalla temporaneità dell'impegno e da vincolo soltanto interno, per cui la clausola di gradimento ha natura obbligatoria tra le parti ma non è opponibile al terzo acquirente del ramo d’azienda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 24 aprile 2019.




Alla Regione non spetta il privilegio per la tassa automobilistica

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Regione – Ente locale – Esclusione – Tassa automobilistica – Privilegio – Non spettanza

La Regione non è un Ente locale, bensì un Ente territoriale, sicché non spetta il privilegio previsto per gli Enti locali sul credito della Regione per il pagamento della tassa automobilistica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 24 aprile 2019.




Sul concetto di frode quale requisito negativo di ammissibilità alle procedure di sovraindebitamento

Sovraindebitamento - Atto in frode - Caratteristiche

L’atto in frode, ex art. 14 quinquies, l. 3/2012, va interpretato quale atto non meramente pregiudizievole delle ragioni creditorie, come tale soggetto a revocatoria ordinaria, ma specialmente caratterizzato da un particolare coefficiente soggettivo di dolosa ed artificiosa preordinazione, in presenza del quale il debitore non sarebbe “meritevole” della concessione di un “beneficio”, quale quello dell’accesso alla procedura di sovraindebitamento e del conseguenziale effetto esdebitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 23 aprile 2019.




E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso ex 14-ter l.3/2012

Sovraindebitamento – Ricorso ex 14-ter l.3/2012 – Rigetto – Reclamo – Inammissibilità

E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso alla procedura per mancanza dei presupposti di cui all’art. 14-ter l.3/2012, in quanto afferma la inidoneità a tradursi, per via giudiziale, nella validazione del progetto di ristrutturazione del passivo proposto nel ricorso e che, come tale, riflette una situazione soggetta a mutamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria 19 aprile 2019.




La confisca per equivalente non può attuarsi su beni appresi alla procedura concorsuale

Reati tributari - Confisca per equivalente - Su somme assoggettate a procedura concorsuale - Ammissibilità - Esclusione

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui all'art 12 bis d.lgs. 10 marzo 2000 n.74 non può essere adottato sui beni già assoggettati alla procedura fallimentare, in quanto la dichiarazione di fallimento importa il venir meno del potere di disporre del proprio patrimonio in capo al fallito.

Ai sensi dell'articolo 19 D.P.R. 231/2001, attraverso l'affidamento della gestione dell'impresa e dell'amministrazione del patrimonio ai commissari giudiziali, con la sentenza dichiarativa di insolvenza, e ai commissari straordinari, a seguito del relativo decreto di nomina, non può che registrarsi in capo all'imprenditore dichiarato insolvente il medesimo effetto, ovvero la perdita della disponibilità dei bene e quindi lo spossessamento. Non sono pertanto suscettibili di confisca i beni nella piena disponibilità della procedura concorsuale ex D.Lgs. 270/99. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza 18 aprile 2019.




Pagamento parziale del fideiussore e ammissione con riserva anche in mancanza di soddisfazione integrale del creditore

Fideiussione – Fallimento del debitore – Pagamento parziale da parte del fideiussore – Credito di regresso – Ammissione con riserva allo stato passivo

Nel caso in cui il fideiussore paghi parzialmente l’importo garantito a favore del creditore e il debitore sia stato dichiarato fallito, il garante deve essere ammesso con riserva allo stato passivo per il credito di regresso anche se il creditore non sia stato interamente soddisfatto. Il credito va ammesso condizionatamente alla verifica da parte del curatore, al momento del riparto, dell’effettivo pagamento integrale del credito spettante al creditore garantito. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 16 aprile 2019.




Effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo sulle esecuzioni mobiliari

Concordato preventivo – Esecuzioni pendenti al momento della presentazione della domanda – Sospensione – Estinzione – improcedibilità – Omologa – Effetti

Il disposto dell’art. 168 legge fall., correttamente interpretato avuto riguardo alla sua specifica finalità, consente la mera sospensione delle procedure esecutive già pendenti al momento della presentazione della domanda di concordato preventivo, a far data dalla pubblicazione del ricorso (anche in bianco) nel registro delle imprese e sino al momento dell’omologa della proposta concordataria da parte del tribunale.

Solo per effetto dell’omologa la procedura diverrà definitivamente improcedibile e tale dovrà essere dichiarata dal giudice dell’esecuzione, a fronte di istanza in tal senso presentata dal debitore in concordato ovvero dal liquidatore giudiziale nominato dal tribunale al quale siano state affidate ex artt. 182 e 168 legge fall. le operazioni di vendita del bene.

Giusto il disposto degli art. 182, comma 5, e 168 legge fall., le cancellazioni dei pignoramenti e degli altri gravami esistenti sul bene dovranno essere ordinati dal giudice delegato della procedura di concordato a seguito della vendita del bene e dell’incasso del relativo prezzo da destinare alla soddisfazione dei creditori secondo le previsioni della proposta concordataria. (Piergiorgio Bonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 aprile 2019.




Concordato preventivo e criteri per la liquidazione del compenso ai c.d. pre-commissari di nomina facoltativa

Concordato preventivo con riserva – Liquidazione del compenso ai c.d. pre-commissari – Ipotesi in cui non sia stata mai aperta la procedura  per sopravvenuta dichiarazione di inammissibilità

La liquidazione del compenso ai c.d. pre-commissari  giudiziali, nella ipotesi di concordato con riserva di cui non sia stata mai aperta la procedura  per sopravvenuta dichiarazione di inammissibilità, non può essere effettuata ai sensi dell’art. 5 del D.M. 30/2012, applicabile solo ai commissari giudiziali nominati ex art. 163 Legge Fallimentare, che abbiano compiuto attività di verifica dei debiti e dei crediti e redatto l’inventario del patrimonio del debitore.

I c.d. pre-commissari, di nomina facoltativa, svolgono compiti diversi e meno impegnativi da quelli propri dei commissari giudiziali, assumendo il ruolo di ausiliari dei giudici, con i quali  coadiuvano esercitando generici compiti di vigilanza e di controllo sul debitore, per cui ad essi, per la liquidazione del compenso, si applicano i criteri stabiliti per gli ausiliari del giudice dalla L. 319/1980 e dal D.M. 30/5/2002.  
Ai c.d. pre-commissari  non sono applicabili i criteri di cui agli artt. 2, 3, 4 e 5 del D.M. 30/5/2002 in quanto riferiti ad attività diverse da quelle da essi svolte.

Per  la liquidazione del compenso ai c.d. pre-commissari  è applicabile il criterio residuale delle vacazioni ex artt. 4 L. 319/1980 e 1 D.M. 30/5/2002, che consente di commisurare il compenso alla quantità, qualità, complessità e durata delle attività effettivamente svolte e documentate. (Alfredo Montefusco) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 12 aprile 2019.




Concordato con riserva: per la liquidazione del compenso i pre-commissari sono equiparati agli ausiliari del giudice

Procedure concorsuali – Concordato con riserva – Liquidazione del compenso ai cd. pre-commissari giudiziali – Applicazione analogica delle norme relative ai commissari giudiziali – Esclusione – Applicazione delle norme relative agli ausiliari del giudice – Affermazione

La liquidazione del compenso spettante ai cosiddetti pre-commissari giudiziali non può essere effettuata ai sensi dell'articolo 5 D.M. 30/2012, il quale non prevede i criteri per la determinazione del compenso spettante ai commissari giudiziali nominati nel concordato con riserva, figura introdotta dal DL 69/2013.

In assenza di specifica previsione normativa, la liquidazione del compenso va effettuata in applicazione delle previsioni di cui alla disciplina generale in materia di liquidazione del compenso agli ausiliari del giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 12 aprile 2019.




Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. e onere della prova

Cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B. – Onere della prova della cessione del credito

Nel caso di cessione di crediti in blocco ex art 58 T.U.B., a fronte dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale e/o ad agire per mancata prova della cessione del credito, la cessionaria non si può limitare a produrre la Gazzetta Ufficiale in cui risulta pubblicato l’avviso di cessione dei crediti, ma deve dimostrare documentalmente ed in maniera circostanziata l’avvenuta cessione del credito oggetto di causa. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 09 aprile 2019.




Legittimazione al voto per il credito erariale nelle procedure di accordo di composizione della crisi

Esercizio del voto per il credito erariale – Natura dell’attività di esercizio del voto – Ente competente – Organo preposto all’esercizio del voto – Natura non vincolante delle circolari interpretative della Pubblica Amministrazione

Procedimento di accordo di composizione della crisi – Declaratoria di improcedibilità a seguito dell’accertamento, svolto all’udienza di comparizione delle parti, della mancata approvazione della proposta da parte della massa creditoria – Regime di impugnazione del provvedimento

L’espressione del voto nelle procedure di accordo di composizione della crisi costituisce attività di amministrazione del tributo ed esula dalla mera riscossione dello stesso.  

L’Agenzia delle Entrate ha legittimazione al voto rispetto alla generalità dei tributi, ed il voto viene espresso per il tramite della Direzione Provinciale territorialmente competente avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

L’Inps ha legittimazione al voto rispetto agli importi a titolo di contributi previdenziali, ed il voto viene espresso tramite le Filiali Metropolitane, o Direzioni Provinciali, o Filiali Provinciali territorialmente competenti avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha legittimazione al voto rispetto agli importi a titolo di oneri della riscossione, ed il voto viene espresso per il tramite dell’Area territoriale competente avuto riguardo al domicilio fiscale del debitore all’atto della domanda.

La circolare n. 16/2018 del 23.07.2018 dell’Agenzia delle Entrate, Divisione Contribuenti, la quale nelle procedure di accordo di composizione della crisi attribuisce legittimazione al voto all’Agenzia delle Entrate per i tributi non ancora iscritti a ruolo ed all’Agenzia delle Entrate Riscossione per i tributi iscritti a ruolo, costituisce circolare meramente interpretativa che deve essere disattesa dal Giudice, in quanto in contrasto con la Legge ed in specie con la volontà legislativa in punto di riparto di competenza tra gli enti di cui si compone lo Stato, oltre che irragionevole poiché crea regimi differenziati di legittimazione al voto per il credito erariale tra le procedure di accordo di composizione della crisi e le procedure di concordato preventivo.

Qualora ad esito dell’udienza di comparizione del sovraindebitato e dei creditori la proposta non risulti approvata dalla massa creditoria, il Giudice deve pronunciare declaratoria di improcedibilità.

La pronuncia di improcedibilità è impugnabile ai sensi all’art. 12 co. 2 quarto periodo Legge 3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 09 aprile 2019.




Concordato preventivo e proroga del termine per il deposito del piano e della documentazione in pendenza di istanze di fallimento

Concordato preventivo con riserva – Termine per il deposito del piano e della documentazione in pendenza di istanze di fallimento – Proroga del termine – Valutazione discrezionale dell’Ufficio

Nell’ipotesi di concordato preventivo con riserva presentato in pendenza del procedimento per la dichiarazione di fallimento, il termine di 60 giorni previsto dall’art. 161 VI L.F., per il deposito del piano, della proposta e della documentazione, è prorogabile una sola volta fino ad un massimo di 60 giorni e con valutazione unica e discrezionale da parte del Tribunale in ordine all’arco temporale ulteriormente concedibile.
Il termine di proroga previsto dall’art. 161 u.c. L.F. per una durata massima di 60 giorni, può essere concesso in misura inferiore alla stregua della valutazione discrezionale operata dall’Ufficio ed è espressamente qualificato dalla legge come perentorio e non ordinatorio. Pertanto, ove la proroga venga concessa per un termine inferiore a quello massimo di 60 giorni, lo stesso termine non può essere prorogato con un secondo provvedimento che allunghi tale termine fino al massimo consentito, in virtù del principio generale di improrogabilità dei termini perentori sancito dall’art. 153 c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 aprile 2019.




Prestazioni del professionista attestatore nel concordato preventivo e valutazioni ai fini collocazione in prededuzione nel fallimento successivo

Procedure concorsuali – Prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione – Relazione di attestazione nel concordato preventivo – Prededuzione – Giudizio di rinvio

In tema di prestazioni effettuate dal professionista incaricato dal debitore nella fase di preparazione della procedura di concordato preventivo successivamente sfociata in fallimento, la verifica del nesso di funzionalità/strumentalità deve essere compiuta controllando se l'attività professionale prestata possa essere ricondotta nell'alveo della procedura concorsuale minore e delle finalità dalla stessa perseguite secondo un giudizio ex ante, non potendo l'evoluzione fallimentare della vicenda concorsuale, di per sé sola e pena la frustrazione dell'obiettivo della norma, escludere il ricorso all'istituto.

In particolare, le prestazioni compiute dal terzo devono confluire nel disegno di risanamento predisposto dal debitore, in modo da rientrare in una complessiva causa economico-organizzativa almeno preparatoria di una procedura concorsuale, a meno che non ne risulti dimostrato il carattere sovrabbondante o superfluo rispetto all’iniziativa assunta.

Nessuna verifica deve invece pertanto essere compiuta, ove alla procedura minore consegua il fallimento, in ordine al conseguimento di un'utilità in concreto per la massa dei creditori; la collocazione in prededuzione prevista dall'art. 111, comma 2, legge Fall. costituisce infatti, come detto, un'eccezione al principio della par condicio che intende favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa e rimane soggetta alla verifica delle sole condizioni previste dalla norma in parola.

L'utilità concreta per la massa dei creditori - a prescindere dal fatto che l'accesso alla procedura di concordato preventivo costituisce di per sè un vantaggio per i creditori ove si tenga conto degli effetti della consecuzione delle procedure, tra cui la cristallizzazione della massa e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell'esperimento della revocatoria fallimentare, come ha ricordato Cass. n. 6031/2014 - non rientra invece nei requisiti richiesti e nelle finalità perseguite dalla norma in questione e non deve perciò essere in alcun modo indagata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 04 aprile 2019.




Il concordato con continuità non comporta garanzie di pagamento del ceto creditorio

Concordato preventivo – Concordato cd. misto – Natura di concordato con garanzia – Dipendente dalla causa prevalente – Affermazione
Previsione di continuità aziendale e liquidazione – Natura di concordato con garanzia – Esclusione

Almeno per il regime previgente al 2015, il concordato con cessione dei beni era ontologicamente incompatibile con la previsione di un obbligo di pagamento in una determinata percentuale. Di contro, il concordato con garanzia di pagamento prevede l'obbligo assunto dal debitore del pagamento di una specifica percentuale. Quanto al concordato misto, per la individuazione della normativa applicabile valutata la causa prevalente se di cessione o di continuità.

Nel concordato con continuità l'indicazione di una percentuale di soddisfazione garantita non è prevista in alcun dato testuale, dovendosi anzi rinvenire nell'ultimo comma dell'articolo 186-bis un dato interpretativo contrario. L'indicazione delle percentuali di soddisfazione contenuta nella proposta per classi è un dato di valutazione ex ante che consente la verifica della proposta e del piano e non implica la promessa di una soddisfazione certa.

[Nel caso di specie, la società aveva chiesto la declaratoria di intervenuta esecuzione del concordato preventivo sul presupposto dell'integrale adempimento, essendo state raggiunte le percentuali previste, derivandone l'interruzione dell'attività di liquidazione dei beni immobili ceduti. Il tribunale ha invece ritenuto la procedura diversa da un concordato con garanzia, ritenendo quindi che il piano non fosse stato integralmente eseguito in assenza della liquidazione degli immobili ceduti.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 04 aprile 2019.




Chiusura del fallimento e tutela cautelare del creditore che ha proposto opposizione allo stato passivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione allo stato passivo – Riparto – Tutela cautelare concessa al creditore opponente – Fattispecie in tema di crediti professionali

Se è vero che l'esistenza di una controversia afferente all’ammissione di un credito di per sé non impedisce il riparto dell'attivo né la chiusura della procedura, è anche vero che tra le quattro ipotesi (tassative) nelle quali, ai sensi dell’art. 113 legge fall., è obbligatorio disporre accantonamenti vi è quella del creditore opponente a favore del quale sono state disposte misure cautelari.

Il creditore opponente può dunque domandare una tutela interinale ed anticipatoria tramite lo strumento residuale di cui all'art. 700 c.p.c., atteso che non possono considerarsi forme di tutela specifica né quella prevista dall'art. 116 legge fall. né quella (art. 110, comma 3, l. fall.) dell'impugnazione del reclamo al giudice delegato contro il progetto di riparto ai sensi dell'art. 36 l.fall.

[Fattispecie in tema di crediti professionali per l’assistenza prestata alla predisposizione della domanda di concordato preventivo] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 aprile 2019.




Fallimento e processo esecutivo: la liquidazione delle spese di giustizia compete al giudice dell’esecuzione

Fallimento – Accertamento del passivo – Pendenza di esecuzione immobiliare – Liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore – Competenza del giudice dell’esecuzione

La liquidazione delle spese di giustizia sostenute dal creditore nell’ambito del processo esecutivo nel quale sia intervento il curatore del fallimento ai sensi dell’art. 107 legge fall. deve essere effettuata dal giudice dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 01 aprile 2019.




E’ inammissibile l’azione revocatoria della scissione societaria

Scissione societaria - Azione revocatoria - Inammissibilità - Ratio

E’ inammissibile l’azione revocatoria che abbia ad oggetto un’operazione di scissione societaria, azione il cui esperimento comporterebbe  un pregiudizio alle esigenze di certezza dei rapporti che scaturiscono dalla scissione ed un ingiustificato eccesso di tutela di talune categorie di creditori rispetto ad altri.

Il Codice della crisi e dell’Insolvenza di cui al d.lgs. n. 14 del 2019, laddove al terzo comma dell’art. 116 ribadisce che, in caso di risoluzione del concordato preventivo, gli effetti delle operazioni di trasformazione, fusione o scissione sono irreversibili, ha inteso sottolineare la stabilità degli effetti di operazioni straordinarie facendo salvo esclusivamente il risarcimento del danno spettante ai soci e ai terzi ai sensi degli artt. 2500-bis, comma 2, 2504-quater, comma 2, e 2506, comma 3, del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma 27 marzo 2019.




Vendita internazionale di beni mobili, azione promossa dal fallimento e giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore

Vendita internazionale di beni mobili – Azione di recupero del corrispettivo della cessione formulata dalla curatela fallimentare nei confronti di soggetto residente in altro paese della Unione Europea – Applicabilità del disposto di cui all’art. 6 del regolamento UE n. 848/2015 – Esclusione – Giurisdizione del giudice dello stato di apertura della procedura fallimentare – Esclusione

Vendita internazionale di beni mobili – Azione di recupero del corrispettivo della cessione formulata dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea – Giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012 – Sussistenza

L’azione di recupero del corrispettivo della vendita di bene mobile proposta dalla curatela fallimentare nei confronti di soggetto residente in altro paese della Unione Europea non comporta la sussistenza della giurisdizione del tribunale del luogo in cui il fallimento è stato dichiarato, posto che l’azione in questione, ai sensi dell’art. 6 del regolamento UE n. 848/2015, non deriva direttamente dalla procedura in quanto la stessa già esisteva nel patrimonio del fallito e con il fallimento si trova in una situazione di mera occasionalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’azione di recupero del corrispettivo della vendita di bene mobile proposta dalla curatela fallimentare nei confronti di consumatore residente in altro paese della Unione Europea è riservata alla giurisdizione del giudice del luogo di residenza del consumatore ai sensi dell’art. 18 del regolamento UE n. 1215/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 26 marzo 2019.




Ancora sull’esdebitazione del fallito: possibile anche in caso di mancato riparto ai creditori chirografari

Fallimento – Esdebitazione – Art. 142 secondo comma l. fall. – Requisito oggettivo – Parziale soddisfazione – Valutazione discrezionale – Condizioni

Con riferimento al requisito oggettivo richiesto dal secondo comma dell’art. 142 l. fall. (che la norma definisce con formulazione negativa “l’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali”), la norma va interpretata alla stregua della ratio legis ricostruita dalla giurisprudenza della Suprema Corte, per cui, a fronte di un dato letterale che presenta ampi margini di equivocità, deve essere privilegiata un’interpretazione che consenta un’ampia applicazione dell’istituto dell’esdebitazione, pertanto non limitata all’ipotesi – nella realtà del tutto eccezionale – in cui all’esito della procedura fallimentare siano stati soddisfatti tutti i creditori privilegiati e, seppure in minima parte, anche i creditori chirografari.

Pertanto, non essendo previsto dalla norma un limite quantitativo minimo, in ordine all’entità dei crediti che dovrebbero essere stati soddisfatti, rispetto al totale, per poter accedere all’esdebitazione, va condivisa la giurisprudenza della Suprema Corte per cui la condizione di soddisfacimento, almeno parziale, dei creditori concorsuali, prevista dall'art. 142, comma 2, l.fall., deve intendersi realizzata anche quando talune categorie di creditori (nella specie, i creditori chirografari) non abbiano ricevuto alcunché in sede di riparto (Cass, sez. I 08 agosto 2016, n. 16620).

E’ in ogni caso compito del giudice – con il suo prudente apprezzamento – accertare quando “la consistenza dei riparti realizzati consenta di affermare che l’entità dei versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella parzialità dei pagamenti richiesti per il riconoscimento del beneficio sul quale è controversia” (così in motivazione S.U. n. 24215 del 2011). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 21 marzo 2019.




Azione revocatoria ordinaria dell’atto di destinazione per i bisogni della famiglia

Azione revocatoria – Requisiti – Costituzione del fondo patrimoniale – Fallimento del coniuge e beni non compresi nel fallimento ex art. 46 l.f. – Interruzione del processo ex art. 43 l.f.

Ai fini dell’azione revocatoria la qualità di creditore deve essere intesa in senso ampio, e ciò deriva dallo stesso tenore letterale dell’art. 2901 c.c. il quale specifica che la legittimazione spetta al creditore a termine o a condizione. Anche il credito litigioso è idoneo a determinare l’insorgenza di tale qualità e, ai fini dell’esperibilità dell’azione revocatoria ordinaria, è sufficiente una semplice aspettativa che non si riveli prima facie pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata, in coerenza con la sua funzione di conservazione della garanzia generica, spettante ai creditori, sul patrimonio del debitore.

Per l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. degli atti successivi al sorgere del credito non è necessaria l’intenzione di nuocere ai creditori, ma è sufficiente la consapevolezza in capo al debitore, cui è equiparabile la conoscibilità, che in conseguenza dell’atto di disposizione possa diminuire il proprio patrimonio, senza che rilevi la specifica conoscenza del credito per la cui tutela viene esperita l’azione.

Quanto alla pregiudizialità dell’atto ai fini dell’accoglimento della domanda di inefficacia, l’eventus damni può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una variazione qualitativa, quale quella conseguente alla conversione del patrimonio in beni facilmente occultabili. Tale rilevanza qualitativa e quantitativa dell’atto di disposizione deve essere provata dal creditore che agisce in revocatoria, mentre è onere del debitore, per sottarsi agli effetti dell’azione revocatoria, provare che il proprio patrimonio residuo sia tale da soddisfare ampiamente le ragioni creditorie.

L’atto di costituzione di un fondo patrimoniale può essere assoggettato ad azione revocatoria anche in presenza figli minori, atteso che l’atto, benchè diretto a fronteggiare i bisogni della famiglia, non integra l’adempimento di un dovere giuridico.

Nell’azione revocatoria dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale, la legittimazione passiva compete ad entrambi i coniugi, anche quando uno solo di essi abbia destinato un bene di sua proprietà per far fronte ai bisogni della famiglia. Deve escludersi la natura di litisconsorti necessari in capo ai figli dei coniugi disponenti.

La costituzione di beni in fondo patrimoniale configura un negozio a titolo gratuito, non sussistendo mai alcuna contropartita o corrispondente attribuzione in favore del disponente. L’atto di destinazione implica la sottrazione del patrimonio (o di una sua frazione) alla regola della responsabilità patrimoniale generalizzata e globale ex art. 2740 c.c.

In caso di fallimento del coniuge disponente, i diritti conferiti nel fondo patrimoniale non sono assoggettati all’acquisizione della massa fallimentare, e sono pertanto esclusi dallo spossessamento. Ne deriva che non si realizza l’effetto estintivo del processo ex art. 43 L.F. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo 19 marzo 2019.




Corte UE: Accolta la tesi di Bankitalia contro la decisione della Commissione che ha impedito il salvataggio di Banca Tercas

Aiuti di Stato - Intervento di un consorzio di diritto privato tra banche in favore di uno dei suoi membri - Autorizzazione dell'intervento da parte della banca centrale dello Stato membro - Decisione che dichiara l'aiuto incompatibile con il mercato interno - Ricorso di annullamento - Nozione di aiuto di Stato - Imputabilità allo Stato - Risorse statali

La Commissione non ha sufficientemente dimostrato, nella decisione impugnata, che le risorse di cui trattasi fossero controllate dalle autorità pubbliche italiane e che esse fossero di conseguenza a disposizione di queste ultime.

La Commissione non poteva quindi concludere che, nonostante il fatto che l'intervento del FITD a favore di Tercas sia stato effettuato in conformità allo statuto di tale consorzio e nell'interesse dei suoi membri, utilizzando fondi esclusivamente privati, sarebbero in realtà le autorità pubbliche che, attraverso l'esercizio di un'influenza dominante sul FITD, avrebbero deciso di indirizzare l'uso di tali risorse per finanziare un siffatto intervento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 19 marzo 2019.




Sovraindebitamento: ll cessionario del quinto dello stipendio subisce la falcidia del proprio credito al pari di ogni altro creditore chirografario

Sovraindebitamento — Liquidazione del patrimonio — Cessione del quinto dello stipendio

Nella procedura di liquidazione del patrimonio, ove, trattandosi di procedura concorsuale, vige il principio della par condicio creditorum, il cessionario del quinto dello stipendio subisce la falcidia del proprio credito al pari di ogni altro creditore chirografario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 15 marzo 2019.




Fallimento dell’imprenditore agricolo e valutazione in concreto del giudice

Fallimento – Imprenditore agricolo – Valutazione del giudice – Strutture produttive che si avvalgono della terra come strumento di supporto

Al fine di valutare la fallibilità dell’imprenditore che esercita attività agricola, il giudice del merito deve esaminare l’atteggiarsi in concreto di detta attività, valutando le attività economiche effettivamente svolte e tendendo presente che il legislatore ha ampliato il concetto di imprenditore agricolo, sostituendo alla nozione di un’agricoltura basata sulla centralità del fondo, una nozione più dinamica ed in linea con la nuova realtà economica, in cui assumono valore prevalente strutture produttive che si avvalgono della terra come strumento di supporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Palermo 13 marzo 2019.




La domanda di concordato non comporta il diritto al DURC regolare

Procedure concorsuali – Concordato preventivo – Concordato cd. in bianco – Presenza di contributi INPS non pagati – Diritto al DURC regolare – Esclusione

Non sussiste il diritto dell'azienda che ha presentato domanda di concordato “in bianco” all'ottenimento del Durc regolare fino al deposito del piano concordatario; infatti, già nelle ipotesi di concordato preventivo non “in bianco” non sussiste un divieto per il debitore di effettuare pagamenti, poiché il pagamento di un debito preconcordatario deve ritenersi legittimo in quanto atto di ordinaria amministrazione purché non integri le ipotesi di un atto diretto a frodare le ragioni dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 12 marzo 2019.




Condizioni e limiti dell’accesso al sovraindebitamento per i soci illimitatamente responsabili - Inammissibile la falcidia dell’IVA

Sovraindebitamento – Socio illimitatamente responsabile di società di persone – Requisiti soggettivi – Sussistenza – Accesso alla procedura – Ammissibilità

Sovraindebitamento – Soci illimitatamente responsabili di società di persone – Proposte contestuali e condizionate – Ammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Art. 7 l. 3/2012 – Falcidia dell’IVA e delle ritenute operate e non versate – Ammissibilità – Esclusione

Il debitore che intende ristrutturare debiti sia personali (alcuni dei quali derivanti dall’aver prestato garanzia per società commerciali), sia relativi alla sua qualifica di socio illimitatamente responsabile di società di persone può ricorrere alle procedure di sovraindebitamento ex lege 3/2012 essendo in possesso dei requisiti soggettivi di accesso alle medesime : egli infatti non è imprenditore commerciale,  come tale assoggettabile a fallimento in via autonoma e diretta; il suo fallimento può essere pronunziato solo per estensione di quello della società ex art. 147 l. fall., né può affermarsi che ai fini dell’esdebitazione il socio illimitatamente responsabile debba necessariamente attendere la dichiarazione di fallimento della società di persone di cui fa parte.

Deve ritenersi ammissibile l’accesso del socio illimitatamente responsabile alla procedura di sovraindebitamento ex lege 3/2012 ogni qualvolta analoga procedura sia avviata dagli altri soci della compagine sociale e la società promuova un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. per la definizione dei debiti sociali (nella specie, anticipata dalla domanda di sospensione delle azioni esecutive e cautelari ex art. 182 bis sesto comma l. fall.), essendo tutte le procedure finalizzate ad una sistemazione complessiva delle posizioni debitorie personali di ciascun debitore e della società (fattispecie in cui le tre proposte di composizione della crisi risultavano collegate espressamente tra loro e condizionate ciascuna all’omologazione delle altre).

Va dichiarata inammissibile la proposta di accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento che prevede lo stralcio di IVA e ritenute operate e non versate, stante l’inequivocabile tenore dell’art 7 primo comma l. 3/2012 - su cui, al momento della espressione di accordo da parte dei creditori, non può prevedersi siano intervenute modifiche legislative o declaratorie di illegittimità costituzionale - che consente la sola dilazione, e non la falcidia, dell’IVA e delle ritenute previdenziali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 09 marzo 2019.




Creditore pignoratizio condannato alla restituzione del ricavato dalla vendita di titoli ottenuti in pegno e diritto ad insinuarsi al passivo in via chirografaria

Azione revocatoria fallimentare - Creditore pignoratizio - Condannato alla restituzione - Diritto ad insinuarsi al passivo in via chirografaria

Qualora a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia, incamerando il ricavato della vendita di titoli ottenuti in pegno, sia condannato a restituirne l'importo, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo solo in via chirografaria nella misura del pagamento revocato, senza che possa rivivere l'originaria garanzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 08 marzo 2019.




Fallimento chiesto dal lavoratore dipendente, mancato superamento delle soglie e condanna alle spese di lite

Fallimento – Dichiarazione – Mancato superamento delle soglie di fallibilità – Impresa non tenuta al deposito dei bilanci – Condanna dell’istante alla rifusione delle spese processuali – Esclusione – Istanza presentata dal lavoratore dipendente

Nell’ipotesi di impresa non tenuta al deposito dei bilanci, il creditore (nella specie ex lavoratore dipendente del debitore), in mancanza di altri elementi, non è in grado di conoscere l’eventuale superamento delle soglie di fallibilità di cui all’art. 1 legge fall. e non può pertanto essere condannato alla rifusione delle spese processuali sostenute dal resistente qualora, nell’ambito dell’istruttoria prefallimentare, emerga il mancato superamento di dette soglie o dell’ammontare complessivo dei debiti di cui all’art. 15, ultimo comma, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 07 marzo 2019.




Responsabilità ex art. 146 l. fall. per mancata riscossione di credito

Società di capitali – Responsabilità ex art. 146 l. fall. – Danno da mancata riscossione di credito maturato da società in bonis

In tema di azione ex art. 146 l. fall, quando sia imputato all’organo amministrativo e di controllo il mancato incasso d’un credito, maturato dalla società in bonis prima del fallimento, non è sufficiente allegare l’inerzia degli amministratori nella riscossione di esso, occorrendo piuttosto allegare e provare che il credito è divenuto inesigibile a causa di quella inerzia; in difetto, la domanda di risarcimento della Curatela va rigettata. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Appello Venezia 06 marzo 2019.




Omologabile il piano del consumatore con pagamento al creditore ipotecario del valore di mercato dell’immobile

Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Pagamento del creditore ipotecario – Somma pari al valore di mercato del bene ipotecato – Riferimento al mercato degli immobili all’asta – Omologabilità – Affermazione

Può essere omologato il piano del consumatore che preveda il pagamento del creditore ipotecario in misura pari al valore attuale di mercato dell’immobile su cui grava la garanzia ipotecaria, tenuto conto che il mercato di riferimento andrebbe individuato in quello degli immobili all’asta e che la vendita del bene all’interno della procedura esecutiva potrebbe consentire di incassare un importo inferiore rispetto a quello oggetto del piano, essendo ammissibili offerte inferiori di un quarto rispetto al prezzo posto a base d’asta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 03 marzo 2019.




La disciplina della LCA di cui al D.L. 99/2017 non è applicabile alle partecipate

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Disciplina di cui al D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Applicabilità alle società partecipate – Esclusione

La particolare disciplina della liquidazione coatta amministrativa dettata dal decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99 per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è applicabile alle imprese partecipate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trani 01 marzo 2019.




Sovraindebitamento: la meritevolezza del debitore nel piano del consumatore deve essere valutata anche alla stregua del comportamento tenuto dalla banca al momento del finanziamento

Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Meritevolezza - Comportamento tenuto dagli enti finanziatori nell'erogazione del credito - Rilevanza - Condizioni

Sovraindebitamento - Piano del Consumatore - Proposta prevedente la sottoscrizione di contratto di finanziamento - Ammissibilità

Va respinta l'opposizione all'omologa del piano del consumatore proposta sotto il profilo della meritevolezza dall'ente finanziatore (nella specie, il cessionario del credito), ove emerge che al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento con l'istituto di credito il debitore si era già visto revocare il fido da altro istituto di credito con conseguente trattenuta di una mensilità di stipendio. Ciò alla luce della responsabilità del medesimo ente finanziatore ai sensi dell'art. 124 TUB, a mente del quale "prima della conclusione del contratto di credito, il finanziatore valuta il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, se del caso fornite dal consumatore stesso e, ove necessario, ottenute consultando una banca dati pertinente", per cui l'ente ha l'onere di vagliare la posizione finanziaria di colui che richiede l'accesso al finanziamento non potendo, poi, in caso di inadempimento di quest'ultimo, far valere la situazione di difficoltà economica in cui versava al momento della stipula del contratto di finanziamento.

In tale indicata prospettiva di valorizzazione della diligenza del creditore si colloca anche il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza (CCII) che all'art. 68 terzo comma prevede che "l'OCC nella sua relazione deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l'importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita". (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Il ricorso al finanziamento da parte di un ente finanziatore, previsto nell'ambito di un piano del consumatore, in forza del quale il soddisfacimento in percentuale dei crediti avverrà mediante sottoscrizione di contratto di cessione di un quinto dello stipendio, è da ritenersi compatibile con la struttura del piano e la sua finalità atteso che lo stesso art. 8 primo comma l. 3/2012 prevede la ristrutturazione dei debiti ed il soddisfacimento dei crediti attraverso qualsiasi forma. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 01 marzo 2019.




Domanda di concordato preventivo e adozione di provvedimenti cautelari ex art. 15, co. 8, legge fall.

Fallimento - Procedimento per dichiarazione di fallimento - Domanda di concordato preventivo - Provvedimenti cautelari ex art. 15, co. 8, legge fall. - Ammissibilità

Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, il tribunale adito ha facoltà di adottare provvedimenti di natura cautelare ai sensi dell'art. 15, comma 8, legge fall. anche nell'ipotesi in cui il debitore abbia nel frattempo presentato domanda di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 28 febbraio 2019.




Il provvedimento del giudice delegato che scioglie la riserva si impugna con ricorso ex art. 26 l.f.

Fallimento – Accertamento del passivo – Ammissione con riserva – Scioglimento della riserva – Impugnazione – Ricorso ex art. 26 l.f.

Il provvedimento del giudice delegato che scioglie la riserva, assunta di sede di accertamento del credito ai sensi dell’art. 96 legge fall., non può essere impugnato con l’opposizione allo stato passivo di cui agli artt. 98 e 99 legge fall., bensì con il ricorso ex art. 26 legge fall. che costituisce lo strumento impugnatorio per tutte le ipotesi in cui non sia dalla legge diversamente disposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 27 febbraio 2019.




Revocatoria ordinaria di credito eventuale litigioso

Revocatoria ordinaria – Credito eventuale litigioso – Identificazione dell’aspettativa – Ammissibilità della domanda

L’art. 2901 c.c. prevede una nozione lata di credito comprensiva anche della ragione o aspettativa di credito, a prescindere dalla certezza in ordine al fondamento del fatto costitutivo; anche il credito eventuale, nella veste di credito litigioso, è idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria, purché esso sia identificato, seppur nella forma della mera aspettativa, alla luce della funzione di conservazione della garanzia patrimoniale propria dell’azione revocatoria [nel caso di specie il credito eventuale litigioso attiene ad un’azione sociale di responsabilità nei confronti dell’ex amministratore].

L’azione revocatoria ordinaria è ammissibile e, sussistendone le altre condizioni può essere accolta, anche in caso di pendenza di un giudizio di appello, con sentenza sfavorevole in primo grado volto all’accertamento del credito litigioso, seppur la sentenza dichiarativa dell’atto revocato non possa essere portata ad esecuzione finché l’esistenza del credito litigioso non sia o meno accertata con efficacia di giudicato. (Francesco Fontana) (Giorgia Micheletto) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 25 febbraio 2019.




Nel concordato preventivo con assuntore l’offerta di acquisto dei rami aziendali si sottrae alla procedura competitiva ex art. 163 bis l. fall.

Concordato preventivo – Proposta di acquisto dei rami aziendali del terzo assuntore – Procedura competitiva ex art 163 bis l. fall. – Necessità – Esclusione

Malgrado la formula letterale dell’art. 163-bis l. fall., per cui qualsiasi offerta proveniente da soggetto già individuato, che preveda il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni della società in concordato, deve essere sottoposta, a cura del tribunale, a procedura competitiva, detta disposizione di legge non si applica all’offerta proveniente da soggetto terzo che si propone come assuntore del concordato (cfr. in tal senso Trib. Milano 15.6.2017 e 13.12.2018; Trib. Monza 31.10.2018), prendendosi peraltro atto dell’esistenza di un contrario orientamento giurisprudenziale (fatto proprio da Trib. Torino 19.6.2018). (1) (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 25 febbraio 2019.




Domanda di risarcimento danni dell’azionista di Banca Marche nei confronti della cessionaria dell’azienda trasferita all’ente-ponte

Credito e mercati finanziari – Organismi di vigilanza – Azione dell’investitore per omesso controllo – Competenza del giudice amministrativo

Domanda giudiziale – Qualificazione – Azionista Banca Marche – Fattispecie

Le domande proposte nei confronti di Banca d’Italia e Consob volte a far valere i danni patiti dall’investitore (nella specie acquirente azioni di Banca Marche) in conseguenza dell’omesso esercizio dei poteri amministrativi e pubblicistici di vigilanza e controllo è di competenza del giudice amministrativo, in quanto la posizione giuridica dell’investitore rispetto a detti organismi di controllo ha natura di interesse legittimo, in quanto i poteri di vigilanza non mirano a tutelare specifici interessi individuali, ma l’interesse pubblico al corretto andamento del mercato, per la cui tutela l’ente è dotato di discrezionalità nell’uso dei mezzi a sua disposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nonostante la carenza di specifiche qualificazioni normative, per la qualificazione della pretesa risarcitoria (ai sensi dell’art. 2043 c.c. (sul presupposto della generica qualità di azionista/investitore ingannato dalle false notizie esposte nel prospetto), ai sensi dell’art. 2409 c.c. (con riferimento all'omesso controllo da parte dei sindaci) nonché dell’2395 c.c. quale socio danneggiato dall'azione degli organi societari, è sufficiente che l'attore - dopo aver premesso di essere stato azionista della banca (nella specie Banca delle Marche) e di aver ampliato la sua partecipazione, esercitando la successiva opzione d'acquisto - lamenti di aver visto annichilito il valore di tale partecipazione ed essenzialmente alleghi che la banca:
- ha curato per suo conto l'acquisto delle azioni emesse e riservate agli azionisti in esecuzione della "convenzione", che non ha adempiuto correttamente, attribuendo un profilo irreale all'investitore e suggerendo un acquisto comunque da sconsigliare;
- ha pubblicato il prospetto del 6 febbraio 2012, relativo alla sottoscrizione delle azioni offerte in opzione agli azionisti, con un contenuto intrinsecamente decettivo, circa le reali condizioni patrimoniali della banca. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




Sospensione dei contratti nel concordato in bianco: interesse dei creditori e determinazione dell’indennizzo

Domanda di concordato in bianco - Istanza di sospensione dei contratti ex art.169 bis l.f. - Ammissibilità

Domanda di concordato in bianco - Istanza di sospensione dei contratti ex art.169 bis l.f. - Ammissibilità

Domanda di concordato in bianco - Istanza di sospensione dei contratti ex art.169 bis l.f. - Ammissibilità - Necessità che siano delineati con chiarezze gli elementi giustificativi della richiesta

Domanda di concordato in bianco - Istanza di sospensione dei contratti ex art. 169 bis l.f. - Fondatezza della domanda quando si verifica in concreto dell’impossibilità di portare ad esecuzione i contratti

Domanda di concordato in bianco - Istanza di sospensione dei contratti ex art.169 bis l.f. - Necessità o meno di determinazione dell’indennizzo - Esclusione

E’ ammissibile la domanda di sospensione ex art.169 bis l.f. anche nella fase del cd concordato in bianco, e quindi anteriormente al provvedimento di ammissione, posto che la norma fa esclusivamente riferimento alla necessità di deposito – preventivo o contestuale - del ricorso di cui all’art. 161 l.f., nel cui ambito è ricompreso il ricorso prenotativo disciplinato dal sesto comma.

La previsione normativa della sospensione dei contratti in corso di esecuzione è ammissibile anche durante la fase del concordato in bianco in quanto volta ad interrompere temporaneamente rapporti contrattuali potenzialmente non remunerativi e quindi consentire all’imprenditore di lavorare nella predisposizione del piano concordatario senza il rischio, o la certezza, di gravare la procedura di un significativo debito in prededuzione non bilanciato da utilità misurabili, ed quindi è funzionale allo scopo che il provvedimento sia adottato il prima possibile.

L’imprenditore che propone istanza di sospensione dei contratti ex art.169 bis l.f. nella fase del concordato in bianco, in cui ancora non è prospettato il piano concordatario, deve delineare con chiarezza quantomeno gli elementi concreti che giustificano la richiesta.

La sospensione dei contratti in corso di esecuzione si pone nell’interesse dei creditori ed appare idonea a favorire la soluzione concordataria, consentendo una miglior tutela delle attività della società, quando i contratti in essere, non potendo per ragioni oggettive essere portati ad esecuzione, sarebbero verosimilmente destinati alla risoluzione contrattuale, con addebito di danni in corso di concordato e rischi di prededuzione e quindi grave pregiudizio per la società proponente.

L’indennizzo previsto dal secondo comma dell’art. 169 bis l.f. costituisce l’ “equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento” e per questo deve valutarsi dovuto per l’ipotesi di scioglimento del contratto e non già di sola sospensione, comportando un ritardo di 60 giorni nell’adempimento un danno esiguo e difficilmente quantificabile per le controparti contrattuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 20 febbraio 2019.




La costituzione di ipoteca successiva al sorgere del credito garantito ha natura di atto a titolo gratuito

Fallimento – Garanzie posteriori al sorgere del credito – Mancanza di contestualità – Onerosità (esclusione) – Gratuità (sussistenza) – Inefficacia – Dilazione di pagamento – Semplice motivo – Irrilevanza

Fallimento – Garanzie infragruppo – Onerosità – Necessità di vantaggi compensativi per il garante – Onere della prova a carico del creditore – Mancanza – Gratuità

Fallimento – Interessi maggiorati ex d.lgs. n. 231/2002 – Non debenza

La costituzione di ipoteca successiva al sorgere del credito garantito ha natura di atto a titolo gratuito, con conseguente indifferenza dello stato soggettivo del terzo, senza che abbia rilievo la contestuale pattuizione di una dilazione di pagamento del debito, da ritenersi inerente non alla causa dell'accordo di garanzia, ma ad un motivo di esso.

La garanzia prestata a favore di una società del proprio gruppo di imprese si considera gratuita, salvo che sia data prova dal creditore dell’esistenza di vantaggi compensativi in favore del garante, il quale, privandosi di un valore patrimoniale concedendo la garanzia, abbia però compensato la perdita con altro vantaggio, che deve essere allegato e provato dal creditore.

Gli interessi aggravati ex d.lgs. n. 231/2002, benché maturati a carico del debitore inadempiente in bonis, non possono essere esatti nei confronti di un fallimento (e rimangono esigibili dopo la sua chiusura), per la stessa esclusione disposta dall’art. 1 del d.lgs. n. 231/2002, che non avrebbe senso per gli interessi maturati dopo il fallimento, perché a ciò già provvede l’art. 55 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 18 febbraio 2019.




La sospensione dei contratti ex art. 169-bis l.f. incide solo in via provvisoria sui diritti del terzo contraente

Concordato preventivo – Contratti pendenti ex art. 169-bis l.f. – Sospensione – Natura – Autorizzazione inaudita altera parte

La sospensione dei contratti pendenti ex art. 169-bis legge fall. può essere autorizzata anche prima della convocazione del terzo contraente in quanto, in considerazione dei suoi effetti temporanei, indice solo in via provvisoria sui diritti del terzo contraente del quale non pregiudica in via definitiva le ragioni. (1) (2) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 14 febbraio 2019.




La procedura competitiva ex art. 163 bis l. fall., possibile anche prima dell’ammissione del concordato, deve comunque essere compatibile con lo stato della procedura pendente

Concordato preventivo – Fase anteriore all’ammissione alla procedura – Proposta di acquisto dell’azienda condotta in affitto – Autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall. – Avvio procedure competitive ex art. 163-bis l. fall. – Condizioni

L’art. 163 bis l. fall., nell’ammettere le procedure di vendita anche nella fase c.d. prenotativa del  concordato, richiede che la procedura competitiva sia “compatibile” con lo stato del procedimento di risoluzione della crisi, per cui va esclusa l’autorizzazione a procedere alla vendita dell’azienda quanto la situazione contrattuale appare indubbiamente articolata, al punto da non consentire una valutazione dell’utilità di detta procedura competitiva in termini economici, e ancora prima di fattibilità giuridica della stessa, in assenza del piano depositato dalla concordante di cui il tribunale è chiamato a vagliare la causa concreta e, dunque, lo scopo ultimo perseguito dall’imprenditore. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 14 febbraio 2019.




Accordi di ristrutturazione di gruppo: istanze disgiunte e plurime condizioni sospensive

Accordi di ristrutturazione di società appartenente al medesimo gruppo - Ammissibilità di istanze disgiunte di omologazione di un medesimo accordo

Procedimento di omologazione degli accordi di ristrutturazione - Non indispensabilità della produzione dell’autentica delle sottoscrizioni dei creditori aderenti - Natura privatistica degli accordi - Assenza di forma prevista come obbligatoria

Procedimento di omologazione degli accordi di ristrutturazione - Accordo subordinato a plurime condizioni sospensive - Ammissibilità -  Necessità di una forma di pubblicità dell’avveramento delle condizioni

E’ ammissibile che società appartenente al medesimo gruppo, pur presentando distinte domande di omologazione, sottoscrivano con parte dei creditori un unico accordo in quanto funzionale ad una ristrutturazione coordinata tra le società dell’indebitamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel procedimento di omologazione degli accordi di ristrutturazione è sufficiente la produzione degli accordi sottoscritti in originale dovendosi valorizzare la natura stragiudiziale e privatistica dell’accordo e considerare che la forma dell’atto pubblico e della scrittura privata autenticata si mostra obbligatoria solo per gli atti per i quali tale modalità sia legalmente prevista ad substantiam. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le condizioni sospensive a cui può essere subordinato l’accordo di ristrutturazione non sono ostative all’omologazione ma va previsto uno strumento di pubblicità dell’avveramento delle condizioni che può essere identificato nel deposito di scrittura privata di natura ricognitiva, autenticata da notaio sottoscritta dal liquidatore della società, che dia conto dell’avveramento o non avveramento delle condizioni e da pubblicare nel registro delle Imprese nelle stesse forme e modalità previste per la pubblicazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 13 febbraio 2019.




Locazione finanziaria: accoglimento della domanda di rivendica del bene e spese di custodia

Fallimento – Domanda di rivendica – Accoglimento – Spese di custodia – A carico della procedura

Fallimento – Domanda di rivendica – Locazione finanziaria – Accoglimento – Spese di custodia – Insorgenza dell’obbligo di riconsegna del bene – Invito del curatore al ritiro del bene – Effetti – Costituzione in mora

Le spese di custodia di un bene oggetto di una vittoriosa domanda di rivendica rimangono a carico della procedura perché derivanti dall’apprensione di un bene che non deve essere venduto in ambito fallimentare, il cui ricavato non è destinato alla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 1177 c.c. “l’obbligazione di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna”, con la conseguenza che gli oneri legati alla custodia non possono che gravare sul soggetto tenuto alla consegna del bene, quantomeno fino a quando lo stesso abbia offerto di adempiere l’obbligazione di restituzione, conformemente alla disciplina della mora del creditore di cui agli art. 1206 e s.s. c.c. (ai sensi dell’art. 1207, comma 2 c.c., infatti, il creditore costituito in mora sopporta le spese di custodia della cosa dovuta).

Pertanto, l’obbligo di riconsegnare i beni concessi in locazione finanziaria sorge, per la curatela fallimentare, solo al momento di scioglimento del contratto (secondo quanto previsto dall’art. 72-quater, comma 2 l.f., allorquando il curatore dichiara di volersi sciogliere dal contratto).

Nell’accoglimento della domanda di rivendica deve ritenersi implicita la manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto di locazione finanziaria, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui agli 72 e 72-quater l.f., con conseguente obbligo di consegna del bene.

La comunicazione con la quale il curatore invita al ritiro il proprietario del bene non acquisito al fallimento o del quale sia stata accolta la domanda di rivendica vale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1214 c.c., a costituire in mora il creditore con conseguente produzione in pari data (3/9/2015) degli effetti della mora credendi, tra i quali l'obbligo del creditore di sostenere le spese di custodia (art. 1207, comma 2 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 13 febbraio 2019.




L’esdebitazione fallimentare è applicabile anche all’amministrazione straordinaria

Procedura di Amministrazione Straordinaria – Beneficio dell’esdebitazione – Applicabilità

Ove ne sussistano i presupposti di legge, il beneficio dell’esdebitazione deve essere garantito non solo ai soggetti, persone fisiche, che sono sottoposti ad una procedura fallimentare, bensì anche a coloro che sono soggetti ad una procedura di amministrazione straordinaria, e ciò in forza di un’interpretazione costituzionalmente orientata, rispettosa del principio di uguaglianza, nonché delle tendenze, sia europee sia interne, volte a favorire, dopo un periodo ragionevole, la ricollocazione sul mercato di imprese e imprenditori sottoposti a procedure concorsuali. (Nicola Bottero) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 12 febbraio 2019.




E' 'materia civile e commerciale' la domanda del curatore di risarcimento danni per responsabilità da fatto illecito

Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale – Regolamenti (CE) n. 44/2001 e (CE) n. 1346/2000 – Rispettivi ambiti di applicazione – Fallimento di un ufficiale giudiziario – Azione proposta dal curatore fallimentare incaricato dell’amministrazione e della liquidazione del fallimento

L’articolo 1, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che un’azione, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, avente ad oggetto una domanda di risarcimento danni per responsabilità da fatto illecito, esercitata dal curatore nell’ambito di una procedura di insolvenza e il cui ricavato va a beneficio, in caso di successo, della massa dei creditori, rientra nella nozione di «materia civile e commerciale», ai sensi del paragrafo 1 dell’articolo sopra citato, e ricade, pertanto, nell’ambito di applicazione ratione materiae di detto regolamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 06 febbraio 2019.




Cessione Veneto Banca - Intesa San Paolo ex D.L. 99/2017: sulla legittimazione passiva della cessionaria e della improcedibilità della domanda nei confronti della cedente

Liquidazione coatta bancaria – Cessione a Intesa San Paolo dell’azienda di Veneto Banca – Responsabilità della cessionaria per violazione degli obblighi informativi nel collocamento delle azioni della cedente – Esclusione – Domanda di mediazione anteriore alla cessione – Irrilevanza

Liquidazione coatta bancaria – Intermediazione finanziaria – Collocamento di azioni – Violazione degli obblighi informativi – Domanda proposta nei confronti della Banca in LCA – Improcedibilità ex art. 83 TUB

La domanda introdotta dall’attore al fine di far valere violazioni di Veneto Banca al momento del collocamento delle proprie azioni (in forza delle quali la banca sarebbe venuta meno ai propri obblighi informativi e di diligenza al momento dell’acquisto e della mancata vendita delle stesse) non può essere proposta nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda di Veneto Banca e ciò in forza delle disposizioni di cui al D.L. 99/2017, il quale esclude espressamente dal perimetro della cessione “i debiti delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento” (art. 3, c. 1, lett. b), nonché “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa e le relative passività” (art. 3, c. 1, lett. c).
 
In proposito, va precisato che la presentazione della domanda di mediazione non può essere invocata per anticipare gli effetti della domanda giudiziale notificata successivamente all’approvazione del citato D.L. 99/2017.

E’ improponibile, ai sensi dell’art. 83 TUB, la domanda proposta in sede ordinaria nei confronti della banca in liquidazione coatta amministrativa volta ad ottenere il risarcimento del danno per violazione dei doveri informativi cui la banca era tenuta all’atto del collocamento delle proprie azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 05 febbraio 2019.




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretazione del contratto e contenzioso pregresso

Cessione di azienda – Efficacia scritture contabili – DL 99/2017 cessione Banche Venete a Intesa Sanpaolo S.p.A.

Nell’ambito della cessione intervenuta tra Veneto Banca S.p.A. e Banca Intesa Sanpaolo S.p.A., si deve ritenere che le parti abbiano ritenuto inerente all’attività di impresa tutto il contenzioso esistente al momento della cessione e ritualmente instaurato avanti l’autorità civile. (Lorenza Zanella) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso 04 febbraio 2019.




Il sequestro per equivalente delle liquidità della curatela deve essere eseguito nelle forme del pignoramento presso terzi

Fallimento – Sequestro preventivo per equivalente successivo alla declaratoria di fallimento – Esecuzione nelle forme prescritte dal codice di procedura civile per il pignoramento presso il debitore o presso il terzo

Il sequestro per equivalente delle liquidità della curatela deve essere eseguito nelle forme del pignoramento presso terzi quando si tratta di sequestrare somme acquisite nel corso del procedimento in sede di recupero crediti finalizzato alla ricostruzione dell’attivo fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 03 febbraio 2019.




Rapporti tra sequestro preventivo per equivalente successivo alla declaratoria di fallimento e riparto in sede fallimentare

Fallimento – Riparto finale – Sequestro preventivo per equivalente successivo alla declaratoria di fallimento – Irrilevanza

Con la sentenza di fallimento il fallito perde la disponibilità dei beni a favore della curatela a mente dell’art. 42 l.f., per cui  il sequestro e la successiva confisca non producono effetti e il progetto di riparto predisposto dal curatore in favore dei creditori può essere dichiarato esecutivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 03 febbraio 2019.




Ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f.: manifestazione del consenso tramite scambio di PEC

Accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. – Formazione del consenso – Scambio di PEC – Idoneità

Il consenso dei creditori all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f. può essere manifestato attraverso scambio di PEC, perché l’autenticità e la sicura provenienza risultano assicurate tramite il ricorso alla posta elettronica certificata (art. 15, l. 59/1997; art. 27, l. 3/2003; D.P.R. 68/2005). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 30 gennaio 2019.




Effetto per i creditori sociali del concordato preventivo di società di persone

Concordato preventivo società di persone - Coinvolgimento del patrimonio personale del socio illimitatamente responsabile - Efficacia obbligatoria dell'omologazione - Inammissibilità dell'azione esecutiva del creditore sociale sul patrimonio del socio

Nel caso di concordato preventivo presentato da una società di persone con coinvolgimento, ex art. 184, comma 2, legge fallimentare, del patrimonio dei soci illimitatamente responsabili, l'ottenuta omologazione rende obbligatorio il piano e la proposta a tutti i creditori anteriori.
Ciò implica che, per tutto il tempo previsto per l'esecuzione del piano, sia i beni sociali che quelli personali dei soci coinvolti non possono essere aggrediti con esecuzione individuale da parte dei creditori sociali fino a che il concordato non sia stato risolto.
[Nella fattispecie, il socio illimitatamente responsabile, che aveva destinato alcuni immobili di sua proprietà alle finalità del piano concordatario liquidatorio, si era opposto ex art. 615 c.p.c. all'iniziativa individuale promossa nei suoi confronti da una banca creditrice sociale nella fase esecutiva del concordato.] (Paolo Bortoluzzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 25 gennaio 2019.




I flussi derivanti dalla continuità aziendale non si sottraggono alle regole di cui agli artt. 2740 e 2741 c.c.

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Destinazione dei flussi ricavabili dalla prosecuzione dell’attività - Applicazione delle norme di cui agli artt. 2740 e 2741 c.c.

Nel concordato preventivo con continuità aziendale, tutte le risorse, anche quelle ricavabili dalla prosecuzione dell’attività, devono essere destinate alla soddisfazione dei creditori nel rispetto dell’ordine delle cause legittime di prelazione.

Tale principio si ricava dalla corretta applicazione delle norme di cui agli artt. 2740 e 2741 c.c., secondo le quali il debitore risponde dei debiti con i tutti i propri beni anche futuri, e tenendo presente che le norme di cui all’art. 160 legge fall., che consentono la falcidia dei creditori incapienti, vanno interpretate nel rispetto del principio sopra richiamato, tenendo come riferimento non il patrimonio del debitore quale ricavabile dalla liquidazione fallimentare, bensì quello ricostruito in sede concordataria, compressivo, dunque, anche delle entrate future derivanti dalla prosecuzione dell’attività, posto che queste risorse altro non sono che il prodotto della trasformazione dei beni esistenti al momento della proposizione della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 24 gennaio 2019.




Piano del consumatore proposto da un condominio di edifici

Piano del consumatore - Legittimazione del condominio - Inammissibilità

E’ inammissibile il piano del consumatore proposto da un condominio di edifici in quanto soggetto privo dei requisiti di cui all’art. 6 perché non riconducibile ad una “persona fisica”. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 16 gennaio 2019.




Nel piano attestato di risanamento l’adesione dei creditori non può essere acquisita successivamente

Piano attestato di risanamento - Adesione dei creditori - Presupposto

La semplice offerta ai creditori della sottoscrizione di un piano attestato di risanamento non è sufficiente per configurare la fattispecie di cui all’art. 67 co. 3 lett. d) l. fall., in quanto il consenso dei creditori costituisce un presupposto che deve essere presente sin dall’inizio, non potendo essere acquisito successivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 11 gennaio 2019.




Fallimento: domande del lavoratore e discrimen tra la competenza del giudice del lavoro e quella del giudice fallimentare

Tribunale ordinario e foro fallimentare – Domande di accertamento e costitutive – Domande di condanna al pagamento somme – Discrimen e riparto di competenza – Improcedibilità ex art. 52 L.F.

Con specifico riguardo alle controversie di lavoro, nei casi in cui il datore di lavoro sia sottoposto a procedura concorsuale, per le domande di accertamento e costitutive promosse dal lavoratore, quali ad esempio quelle volte alla dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento ed alla relativa reintegrazione, non viene meno la competenza del giudice del lavoro, mentre per le domande di pagamento di somme di danaro - nel caso di fallimento - si verifica la vis attractiva del foro fallimentare (Cass. 19248/2007; Cass. 3129/2003; C. 7075/2002; Cass. 13580/1999; Cass. 8708/1999; Cass. 5567/1998; Cass. 4146/1997) e - nel caso di liquidazione coatta amministrativa ovvero di amministrazione straordinaria - la temporanea carenza di giurisdizione del giudice del lavoro e la conseguente improcedibilità o improseguibilità della domanda per tutta la durata della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo dinnanzi ai competenti organi della procedura, ferma restando l'assoggettabilità del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione o impugnazione davanti al tribunale fallimentare.

Anche le domande di mero accertamento e costitutive, se destinate ad incidere sulla procedura concorsuale, rientrano nella competenza del giudice fallimentare.

Il discrimen tra la competenza del giudice del lavoro e quella del giudice fallimentare può essere così sintetizzato (cfr. la recentissima Cass. 16443/18): nelle domande di competenza del giudice del lavoro rileva un interesse del lavoratore alla tutela della propria posizione all'interno dell'impresa, sia in funzione di una possibile ripresa dell'attività, sia per la coesistenza di diritti non patrimoniali e previdenziali, estranei alla realizzazione della par condicio (cfr. Cass. 19308/16; Cass. 2975/17; Cass. 24363/17); in quelle spettanti al giudice fallimentare, invece, rileva invece solo la strumentalità dell'accertamento di diritti patrimoniali alla partecipazione al concorso sul patrimonio del fallito. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 10 gennaio 2019.




Stato di insolvenza della banca in LCA: valutazione della situazione contabile secondo criteri di liquidazione e rilevanza dell’intervento di sostegno da parte dello Stato

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Situazione contabile redatta secondo criteri di continuità – Inadeguatezza – Criteri di liquidazione – Necessità

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Intervento dello Stato – Rilevanza

Una situazione contabile redatta secondo criteri di continuità non può essere rappresentativa dell'effettiva consistenza del patrimonio netto della banca alla data di avvio della liquidazione coatta amministrativa (essendo la continuità aziendale già venuta meno): l'utilizzo dei principi contabili "in continuità" deve, infatti, essere necessariamente sostituito dall'utilizzo di opportuni criteri di liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza di una banca posta in liquidazione coatta amministrativa, il fatto che lo Stato abbia ritenuto necessario intervenire con consistenti misure di sostegno pubblico al fine di evitare lo smembramento con dissoluzione degli assets della banca stessa è un chiaro sintomo del deficit patrimoniale della medesima alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa, soprattutto laddove le misure di sostegno pubblico si siano rese necessarie a cagione della grave insufficienza patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 gennaio 2019.




Concordato preventivo in continuità e presupposti per la sospensione ex art. 169-bis l.f. del contratto di appalto pubblico

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Contratti con pubbliche amministrazioni – Sospensione ex art. 169-bis l.f. – Presupposti

Può essere autorizzata la sospensione del contratto di appalto (per non più di sessanta giorni, prorogabili una sola volta) previa instaurazione del contraddittorio con il terzo contraente e valutando la convenienza per la procedura della sospensione rispetto alla prosecuzione, anche in termini di risparmio economico.

[Nel caso di specie, si è ritenuto la sospensione del contratto più vantaggiosa per i creditori, in quanto a fronte del rischio certo della risoluzione per inadempimento, con le conseguente escussione della garanzia fideiussoria di importo pari a Euro 3.352,233,82 e alla richiesta di restituzione delle somme già ricevute dalla stazione appaltante pari a Euro 13.442.253,04, vi sarebbe l’eventuale danno, certamente economicamente più contenuto, da ritardato adempimento, derivante dalla sospensione del contratto per 60 giorni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 08 gennaio 2019.




Chiusura del fallimento per insufficienza di attivo e presupposti per l’accesso del lavoratore al Fondo di garanzia Inps

Chiusura del fallimento per insufficienza di attivo – Cancellazione della società fallita dal registro delle imprese – Presupposti per l’accesso del lavoratore al Fondo di garanzia Inps – Necessità di un preventivo titolo esecutivo – Esclusione

Sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2, comma 5, l. 297/1982 deve ritenersi che, in caso di chiusura del fallimento per insufficienza di attivo e senza approvazione dello stato passivo ai sensi dell’art. 102 l.f., e di conseguente cancellazione della società fallita dal registro delle imprese, richiesta dal curatore ai sensi dell’art. 118 co. 2 l.f., il lavoratore che vanti crediti nei confronti della fallita può ottenere l’intervento del Fondo di Garanzia Inps anche in assenza di un preesistente titolo esecutivo, risultando sufficienti a tal fine il CUD e/o le buste paga emesse dalla società datrice di lavoro fallita e poi cancellata. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 07 gennaio 2019.




Riparto del ricavato dalla espropriazione e conflitto tra creditore sequestrante e creditore ipotecario

Espropriazione forzata – Conflitto tra creditore sequestrante e creditore ipotecario – Effetti del sequestro a favore del creditore sequestrante

Nella distribuzione delle somme ricavate dalla espropriazione forzata, il conflitto tra creditore sequestrante e creditore ipotecario che abbia iscritto ipoteca successivamente alla trascrizione del sequestro, va risolto, sulla base del combinato disposto degli articoli 2906 e 2916 c.c., nel senso che non si tiene conto della ipoteca iscritta successivamente, ma tale effetto opera soltanto a favore del creditore sequestrante, con la conseguenza che l’ipoteca spiega comunque i suoi effetti nei confronti degli altri creditori.

La trascrizione del sequestro non influisce sulla natura del credito che da chirografario non diviene privilegiato e come tale concorre con gli altri creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 04 gennaio 2019.




Ricorso al sovraindebitamento proposto da trustee per conto del trust, funzione illecita della causa concreta e carenza di legittimazione

Trust – Funzione illecita – Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985 – Divieto – Criteri di valutazione e indici sintomatici – Fattispecie

La Convenzione dell'Aia del 1° luglio 1985, ratificata con L. 16 ottobre 1989, n. 364, esclude si possa impedire l'applicazione della lex fori in tema di protezione dei creditori in caso d'insolvenza qualora il trust sia stato utilizzato in funzione illecita, funzione la quale si realizza quando il trust sia stato di fatto utilizzato per eludere la disciplina concorsuale secondo un accertamento in concreto alla luce di indici quali: l'incapienza dei beni e dei crediti conferiti nel trust rispetto ai debiti scaduti; l'entità dei debiti e l'attivo residuo del disponente al momento della costituzione del trust; la successiva cancellazione della società disponente dal registro delle imprese; il mancato compimento di qualsiasi concreta attività di liquidazione.

Il giudizio sulla liceità della causa concreta del trust deve essere svolto ex ante, a nulla rilevando che la società disponente non sia allo stato attuale assoggettabile a procedura concorsuale per lo spirare del termine annuale dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

L'illiceità della causa del negozio di trust sussiste anche qualora lo strumento segregativo del patrimonio sia stato utilizzato al fine di impedire la realizzazione coattiva individuale del credito da parte del creditore sociale, il quale non potrebbe soddisfarsi sui beni conferiti in trust se non previo esperimento di azione revocatoria o di apposito accertamento giurisdizionale della nullità del negozio istitutivo del trust medesimo.

[Nel caso di specie, il trust è stato stipulato quando la società disponente era in stato di insolvenza e in pendenza di una procedura di riscossione avviata a seguito della notificazione di avvisi di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate.; ritenuta dunque la nullità del negozio istitutivo del trust per illiceità della causa e dichiarata la non riconoscibilità del trust nell'ordinamento italiano in ragione della causa concreta del negozio e la conseguente carenza di legittimazione del trustee a disporre dei beni conferiti in trust, il tribunale ha dichiarato la inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’accesso alla procedura di liquidazione del patrimonio di cui alla legge n. 3 del 2012.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 03 gennaio 2019.




Crediti dell’Avvocato per c.p.a. e IVA di rivalsa sorti prima della novella dell’art. 2751-bis, n. 2, c.c.

Fallimento – Privilegi – Crediti dell’Avvocato per c.p.a. e IVA di rivalsa – Crediti sorti prima della novella dell’art. 2751-bis, n. 2, c.c. ad opera della Legge di Stabilità 2018 – Irretroattività della norma e insussistenza del privilegio

Le norme sui privilegi esprimono delle qualità che attengono alla chiara matrice sostanziale del diritto di credito azionato.

Il fatto che tali norme abbiano una loro necessaria proiezione processuale non può condurre a deporre nel senso della loro natura processuale con la conseguenza che non sono suscettibili di applicazione come ius superveniens alle fattispecie creditorie in cui le prestazioni siano state poste in essere prima dell’apertura della procedura concorsuale, né a tal fine soccorre il principio espresso da Corte Cost. n. 170/2013 in quanto mero obiter dictum.

Ove si facesse applicazione retroattiva dell’art. 2751-bis, n. 2, c.c. così come novellato dalla Legge di Stabilità 2018, i creditori che siano stati definitivamente ammessi allo stato passivo vedrebbero lese le loro aspettative di tutela che discendono dal giudicato “endofallimentare”, il quale ha proprio la funzione di rendere quanto più possibile stabile e definitiva tale ammissione.

In tema di privilegi, ciò che rileva è il momento in cui il credito sorge, non il momento in cui il medesimo viene fatto valere e, dal punto di vista civilistico, la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l’evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. (Antonio Meneghetti - Studio SC&A) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 02 gennaio 2019.




L'amicizia di vecchia data del curatore con il giudice non è d'ostacolo alla nomina ex art. 28, co. 5, l.f.

Fallimento - Curatore - Incompatibilità - Questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 comma 4 bis e dell’art. 35.1 D.Lgs. 54/2018

In tema di incompatibilità alla funzione di curatore di cui al quinto comma dell'art. 28 l.f., non vi può né deve essere adozione di un meccanismo di decadenza automatica e che tutte le ipotesi di relazione dichiarata o conosciuta debbono essere oggetto di istruttoria da svolgersi in sede collegiale ex art. 37 l.fall., con specifiche domande da formulare ad opera del presidente o dichiarazioni peculiari da rendere ad opera del convocato, la cui valenza va esaminata.

In particolare, la sussistenza di amicizia di vecchia data, tipica ad esempio degli ex compagni di scuola, di per sé non indica la sussistenza di un rapporto particolarmente confidenziale ed intenso attuale, ammesso che lo fosse anche prima, tale da poter influenzare il giudice nominante, o creare una sorta di presunzione di influenza del medesimo nella sensibilità dell’utenza.

[Il Tribunale di Milano ha pertanto "promosso un ripensamento" dell’orientamento della sezione fallimentare già espresso con la circolare 18 giugno 2018, ritenendo possibile l'interpretazione costituzionalmente orientata di cui alla massima che precede, in armonia con i principi di buon senso e ragionevolezza, la cui scelta si impone di fronte alla dizione letterale della disposizione che è frutto della reazione forse molto intensa adottata dal legislatore, per la gravità dell’evento scatenante la modifica legislativa, occorso in sede di normativa antimafia e poi, sull’onda del comprensibile sdegno prodottosi, esteso alle nomine concorsuali.

Il Tribunale ha altresì osservato che, sotto il profilo della violazione dei principi di uguaglianza, va tenuto conto del diverso trattamento “in relazione alla considerazione delle incompatibilità imposte per la persistenza nell’ufficio fra magistrati e professionisti loro parenti, che, ove appartengano a settori diversi (penale e civile) in grandi Tribunali, sono di regola comunemente accettati dalle istituzioni e dal CSM”.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 29 dicembre 2018.




Il consumatore non è colpevole del proprio sovraindebitamento per aver riposto fiducia nel finanziatore

Sovraindebitamento – Colpevolezza del finanziatore – Meritevolezza – Durata del piano

Ai fini della ammissione alla procedura di cui alla L. 3/2012, la qualifica di consumatore è riconosciuta non in relazione all’attività svolta dall’istante quanto al titolo delle obbligazioni inadempiute che hanno determinato il sovraindebitamento.

Il sovraindebitamento è equiparabile al concetto di insolvenza ovvero una grave situazione di illiquidità del debitore, incapace di far fronte alle proprie obbligazioni.

La colpevolezza del sovraindebitamento è da ravvisarsi nella relazione giuridica tra la condotta del debitore e l’evento in cui il comportamento del consumatore si pone come causa esclusiva della situazione di squilibrio economico.

Non sussiste colpa del consumatore quando il finanziatore non abbia ottemperato all’obbligo imposto dall’ art. 124-bis  co.1 TUB ovvero di valutare l’accesso al credito con l’obiettivo di tutelare non solo il mercato creditizio ma altresì gli interessi del richiedente il finanziamento.

Il consumatore non è colpevole del proprio sovraindebitamento per aver riposto fiducia nel finanziatore il quale è l’unico obbligato a valutare, per professionalità ed esperienza, il merito creditizio del richiedente il finanziamento.

Ai fini della convenienza del piano rispetto alla alternativa liquidatoria è necessaria una valutazione comparativa della percentuale di soddisfazione del ceto creditorio ipotizzata nel piano con l’alternativa procedura esecutiva.

La durata del piano deve tenere conto delle previsioni di durata di cui alla legge Pinto, ovvero quattro anni per la procedura esecutiva e 6 anni per il processo di cognizione necessario per la formazione del titolo esecutivo, ovvero un termine maggiore ma a condizione che garantisca in proporzione una percentuale di soddisfazione superiore per i creditori. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 21 dicembre 2018.




Il debitore può essere ammesso alla procedura di sovraindebitamento pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Apertura procedura anche in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Crediti futuri derivanti da stipendio compresi tra i beni liquidabili – Rilevanza della finanza esterna

Il debitore pur in assenza di beni mobili registrati o immobili da liquidare può essere ammesso alla procedura di sovraindebitamento, anche se vi siano solo crediti futuri derivanti dal rapporto di lavoro e di finanza fornita da soggetti esterni alla procedura di sovraindebitamento.

L’istituto della liquidazione è strutturato secondo lo schema del fallimento, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa dall’assenza di beni in capo al fallito, per analogia si deve ritenere che la liquidazione del patrimonio non possa ritenersi preclusa in capo al sovraindebitato privo di beni mobili o immobili.

Infatti, l’art. 14-ter della L. 3/2012 indica espressamente i beni esclusi dalla liquidazione senza menzionare lo stipendio del debitore; inoltre, ai sensi dell’art. 14-quinques lettera d) della medesima Legge, il giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione dei beni, solo ove tale procedura contempli la liquidazione di beni immobili o mobili registrati, così implicitamente sottintendendo che laddove il patrimonio non contempli tali beni la procedura è ammissibile e non si deve procedere ad alcuna trascrizione.

Infine, si rileva come l’art. 14-quater della L. 3/2012 preveda la possibilità di conversione della procedura di sovraindebitamento, nell'ipotesi di annullamento dell'accordo o di cessazione degli effetti dell'omologazione del piano del consumatore, in quella di liquidazione del patrimonio.  Poiché nelle procedure alternative alla liquidazione è possibile la cessione di parte dello stipendio, né discende, per analogia, che debba ritenersi ammissibile anche l’accesso diretto alla liquidazione con messa a disposizione a favore dei creditori di parte dei crediti futuri derivanti dallo stipendio. (Matteo Marini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 dicembre 2018.




Prova dell’esistenza della supersocietà di fatto ai fini dell’estensione ai soci del fallimento

Fallimento – Estensione ai soci della cd. supersocietà di fatto – Prova dell’esistenza della supersocietà – Natura indiziaria – Sussiste

La supersocietà di fatto è una cooperazione tra soggetti persone fisiche e società che operano anche solo per facta concludentia sul piano societario secondo i consolidati tratti dell'esercizio in comune di un'attività economica, dell'esistenza di fondi comuni e dell'effettiva partecipazione ai profitti alle perdite nell'interesse dei soci con esteriorizzazione del piccolo anche verso i terzi, e in cui le attività delle singole società o persone fisiche si configurano quali attività di impresa del superorganismo societario.

Essa non possiede un carattere formale che ne consenta la prova documentale: la sua esistenza si deduce da manifestazioni esterne che rivelano gli elementi essenziali del vincolo sociale, e la valutazione, rimessa alla prudenza del giudice, si deve fondare su presunzioni gravi, precise e concordanti. All’uopo, è sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, sulla base di un giudizio di probabilità basato sulle regole di comune esperienza.

La prestazione di garanzie può essere indice di questa entità di fatto nel caso in cui avvenga da parte di soggetti terzi e non trovi quindi giustificazione nel rapporto sociale. In questo caso, le fideiussioni prestate dai terzi possono assumere in modo univoco il significato di conferimento sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 19 dicembre 2018.




Le condizioni per la falcidia del credito privilegiato nel piano del consumatore

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Falcidia del credito privilegiato – Indicazione nella relazione circa la incapienza dell’attivo al soddisfo integrale – Necessità

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Giudizio di sostenibilità finanziaria della proposta di composizione della crisi – Necessità – Manifesta inadeguatezza del piano – Inammissibilità

Sotto il profilo dell’art. 7 co. 3 della l. n. 3/2012 si osserva che la falcidia dei crediti muniti di privilegio è possibile solamente ove assicuri in ogni caso il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali insiste la causa di prelazione. Va quindi dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione nella relazione particolareggiata del professionista circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati (nella specie rappresentato dal TFR che sarà accreditato al debitore). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Ove il giudice ravvisi l’inadeguatezza formale e sostanziale della proposta rispetto alle disposizioni di legge, inadeguatezza non colmabile con una mera richiesta di integrazione e di produzione di ulteriori documenti, a norma dell’art. 9 comma 3 ter L. 3/2012 - trattandosi non di integrare, ma di modificare in radice il piano stesso -, la domanda va dichiarata inammissibile, senza che debba essere fissata l’udienza per l’omologa a norma dell’art. 12 bis comma 1 l. cit., non essendo, in particolare, soddisfatti i requisiti di cui agli art. 7 ed 8 l. cit. e risultando ictu oculi non soddisfatto quello della meritevolezza (per ipotesi analoghe, Tribunale di Udine 4-1-2017; Tribunale di Ravenna 17-12-2014). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 17 dicembre 2018.




La prosecuzione dei contratti in corso costituisce principio generale e punto nevralgico del concordato preventivo, anche prenotativo

Continuità aziendale – Appalti pubblici – Concordato prenotativo – Interpretazione dell’art. 110 cod. appalti e dell’art. 186-bis l.f.

Nell’ambito del nuovo testo dell’art. 110 cod. app. il legislatore ha esplicitamente individuato un chiaro equilibrio degli interessi coinvolti, facendo in modo che il concordato preventivo in continuità non sia inconciliabile con l’esecuzione degli appalti pubblici, né con la partecipazione alle procedure di aggiudicazione. Tale precisa scelta di campo in favore della continuità aziendale avvalora la tesi secondo cui tale scelta, che si ribadisce è di ordine generale, comprende chiaramente anche la fase prenotativa.

Infatti, l’art. 186 bis comma IV, l.fall., che si riferisce evidentemente anche al ricorso ex art. 161 commi VI e ss l.fall., autorizza la partecipazione alle gare “Successivamente al deposito del ricorso”. In tal senso, al testo dell’art. 186 bis che comprende anche le imprese in concordato prenotativo, va attribuita portata integrativa rispetto all’art. 110 cod. app., che di per sé concerne solo il concordato nella fase successiva all’ammissione. Per effetto di tale integrazione la possibilità di partecipare alle procedure di gara è estesa anche ai casi di concordato prenotativo, previa autorizzazione del Tribunale.

Lo scopo delle norme in discorso è di impedire che la presentazione del concordato in bianco da parte dell’impresa in crisi conduca fatalmente, attraverso il blocco degli appalti pubblici, al fallimento, alla disgregazione del valore e alla perdita occupazionale.

La prosecuzione dei contratti in corso, infatti, costituisce principio generale e punto nevralgico del concordato preventivo (anche prenotativo) e ciò vale ancora di più per i casi di continuità aziendale, nei quali la sopravvivenza dell’impresa necessita della possibilità di continuare ad operare sul mercato e quindi di partecipare alle nuove gare d’appalto.

L’indicazione dell’art. 110 cod. app. relativa alle imprese ammesse alla procedura va, pertanto, intesa quale mera disattenzione lessicale nell’interferenza della normativa sugli appalti con il settore della normativa concorsuale caratterizzata da frequenti norme lacunose o contrastanti, conclusione, questa, confortata dal contenuto della bozza delle linee guida ANAC pubblicata sul relativo sito internet, che con chiarezza esprime la piena possibilità della società in concordato prenotativo di partecipare alle gare d’appalto.

L’autorizzazione del Tribunale potrà - essere concessa sussistendone le condizioni previste dalla legge previa verifica che la società stia effettivamente predisponendo un concordato di continuità aziendale e che sussistano i presupposti finanziari ed operativi necessari perché l’impresa possa portare a termine l’appalto al fine di non pregiudicare né gli interessi pubblici e degli altri partecipanti alla procedura di gara, né gli interessi dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 07 dicembre 2018.




Fallimento della super società di fatto

Fallimento – Partecipazione di una società di capitali ad una società di persone – Super società di fatto – Dichiarazione di fallimento – Ammissibilità

E’ configurabile la partecipazione di una società di capitali ad una società di persone, quale è per definizione quella di fatto, non essendo esigibile in tale ipotesi il rispetto dell’art. 2361 secondo comma c.c., dettato per le società per azioni, né la preventiva decisione autorizzativa dei soci ex art. 2479 comma 2 n. 5 c.c., quantomeno nelle ipotesi (quale è quella di specie) in cui l’assunzione della partecipazione non comporti un significativo mutamento dell’oggetto sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo 05 dicembre 2018.




Concordato in continuità: distinzione tra i flussi di cassa generati dal patrimonio del debitore e quelli generati dalla finanza esterna

Concordato preventivo – Ammissione – Continuità – Garanzia patrimoniale – Patrimonio del debitore – Flussi generati dalla continuità

Nel concordato preventivo, i flussi di cassa derivanti dalla continuità aziendale sottostanno al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c., diversamente da quelli generati dall’apporto di finanza esterna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 05 dicembre 2018.




Interruzione automatica dei processi e liquidazione coatta amministrativa bancaria

Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione Banche Venete ex D.L. 99/2017 – Applicabilità dell’art. 43 L.F. – Interruzione automatica del processo

L'art. 43 comma 3 l.f. - interruzione di diritto (c.d. "automatica") dei processi pendenti per effetto della dichiarazione di fallimento è applicabile anche alla procedura di liquidazione coatta amministrativa bancaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino 04 dicembre 2018.




Nullità del conferimento in natura e azioni restitutorie proponibili nei confronti della società fallita

Azione restitutoria – Conferimento nullo – Competenza tribunale fallimentare – Sussiste

Società per azioni – Aumento di capitale sociale con conferimento in natura – Accertamento nullità conferimento – Impugnazione delibera – Esclusione

La domanda svolta dal socio della società fallita nei confronti del fallimento e diretta a ottenere l’accertamento della nullità di un conferimento in natura (nella specie per impossibilità dell’oggetto perché relativo a un bene gravato da uso civico) effettuato dal socio quando la società era in bonis e la restituzione dell’immobile oggetto del conferimento costituisce azione derivante dal fallimento perché incidente sul patrimonio della fallita e, come tale, è attratta alla competenza funzionale del tribunale fallimentare e proponibile nelle forme della domanda di ammissione al passivo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’accertamento della nullità di un conferimento sociale (nella specie per impossibilità dell’oggetto perché relativo a un bene gravato da uso civico) effettuato in sede di aumento di capitale non implica l’impugnazione della delibera assembleare di aumento di capitale e il rispetto dei relativi termini di legge, essendo proponibile in via autonoma attesa la natura negoziale dell’atto di conferimento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Civitavecchia 03 dicembre 2018.




Concordato preventivo, mancata esecuzione del programma di cessione e sospensione del provvedimento di nomina del liquidatore

Concordato preventivo – Esecuzione del concordato – Mancata esecuzione del programma di cessione – Provvedimento di nomina del liquidatore – Sospensione

L’efficacia esecutiva del provvedimento di nomina del liquidatore da parte del tribunale a seguito della mancata liquidazione dei beni nel termine originariamente proposto è da sospendere provvisoriamente in sede di reclamo essendo valutabile in senso dubitativo la possibilità di procedere alla nomina del liquidatore dopo l’intervenuto passaggio in giudicato del decreto di omologa che tale nomina non ha effettuato. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata) Appello Firenze 30 novembre 2018.




Reclamo avverso la sentenza di fallimento ed eccezione di prescrizione del credito

Fallimento - Dichiarazione - Reclamo - Eccezione di prescrizione del credito

L'eccezione di prescrizione del credito invocato ai fini fallimentari, ma non azionato in sede ordinaria, può essere proposta per la prima volta con il reclamo avverso la sentenza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari 28 novembre 2018.




Le risorse generate dalla continuità sono equiparabili alla finanza esterna e il loro utilizzo non è vincolato al rispetto dell’ordine delle cause di prelazione

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Destinazione delle risorse generate dalla continuità – Equiparazione alla finanza esterna

Nel caso in cui la prosecuzione dell'attività di impresa sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, il plusvalore che la stessa genera successivamente alla omologazione del concordato preventivo può essere destinato alla soddisfazione dei creditori incapienti falcidiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, L. Fall., senza che ciò comporti la violazione dell’ordine delle cause di prelazione di cui all’art. 2741 cod. civ.

Dal punto di vista normativo deve, infatti, essere affermata la sostanziale equiparabilità tra le risorse esterne e quelle prodotte dalla continuità quando sia attestato (ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, lett. b L. Fall.) che le risorse attese dalla continuità aziendale possano apportare concreto beneficio ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 27 novembre 2018.




Concordato preventivo con continuità aziendale e cessione dell’azienda in esercizio

Concordato preventivo – Con continuità aziendale e liquidatorio – Distinzione – Cessione dell’azienda in esercizio anche a mezzo della cessione

Il piano sul quale la legge colloca lo spartiacque fra le due tipologie del concordato con continuità aziendale e concordato liquidatorio attiene alla diversa disciplina applicabile, rispettivamente, all'una e all'altra, lasciandosi in tal modo all'interprete l'individuazione dei criteri distintivi della continuità aziendale.

La formulazione dell'art. 186-bis fa propendere per la scelta del legislatore di un concetto di continuità in senso oggettivo, per cui ciò che in sostanza rileva è il permanere dell'azienda in esercizio, anche a mezzo della cessione.

Nel caso .di specie, l'imprenditore con la cessione dell'azienda in esercizio garantisce il pagamento della maggior parte del ceto creditorio realizzando in pieno i principi che stanno alla base del concordato in continuità ovvero il permanere dell'azienda sul mercato ed il pagamento dei creditori in prevalenza con il risultato della liquidazione dell'azienda (App. Genova, 6 luglio 2018, in www.ilcaso.it, sez. Giurisprudenza, 20224). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 26 novembre 2018.





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