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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Crisi d'Impresa e Insolvenza
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Il termine per la risoluzione del concordato liquidatorio decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione

Concordato preventivo – Risoluzione – Concordato liquidatorio – Decorso del termine di un anno ex art. 186, comma 3, legge fallim.

L’art. 186, comma 3, legge fallim., ove stabilisce che il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato, deve essere interpretato nel senso che ove il termine in questione non sia stato fissato in modo tassativo esso decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione che si compiono non soltanto con la vendita dei beni, ma anche con gli effettivi pagamenti.

Detta interpretazione appare ancor più corretta se si consideri che il legislatore, all’art. 186 legge fallim., ha voluto utilizzare proprio la generica espressione “adempimento” e non già quella specifica di “pagamento”.

Nel concordato liquidatorio i termini di adempimento del piano non possono che qualificarsi come “mere prospettazioni”, non potendosi certo trascurare che tali termini dovranno necessariamente confrontarsi con l’andamento dei mercati, delle vendite e dunque con elementi esogeni ed incontrollabili ex ante; ne discende che ove non risultino non conclusi gli adempimenti previsti dal piano, non può dirsi iniziato il decorso del termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 16 maggio 2020.




Il Tribunale di Bologna: per l’ammissione in privilegio del Mediocredito Centrale occorre il pagamento integrale del credito garantito

Fallimento – Insinuazione al passivo – Mediocredito Centrale – Surroga – Presupposti – Pagamento integrale del debito – Necessità

Va confermato l’orientamento giurisprudenziale per cui il coobbligato fideiussore del debitore principale fallito, per insinuarsi al passivo in via di regresso o in virtù di surrogazione, dopo il pagamento effettuato successivamente alla dichiarazione di fallimento, deve dimostrare, ai sensi dell’art. 61 secondo comma l. fall., il carattere integralmente satisfattivo delle ragioni creditorie, non essendo rilevante un pagamento parziale, pur se idoneo ad estinguere l'obbligazione del solvens (Cass. civ., Sez. I, 17/10/2018, n. 26003).

(Fattispecie in cui il Tribunale di Bologna ha ritenuto in ogni caso inammissibile la domanda di insinuazione allo stato passivo proposta dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione, per conto di Mediocredito Centrale, in via di surrogazione rispetto alla banca che originariamente ha erogato il finanziamento al debitore poi fallito. Nel caso di specie risultava che la banca si era insinuato al passivo in via chirografaria e per l’intero importo del credito corrispondente al finanziamento erogato al debitore principale, garantito da Mediocredito Centrale tuttavia solo nella misura dell’80 %). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna 14 maggio 2020.




Covid-19: l’improcedibilità dei ricorsi per dichiarazione di fallimento non si applica alla richiesta di auto-fallimento di cui all’art. 14 l.f.

Fallimento – Emergenza COVID-19 – Improcedibilità – Auto-fallimento – Applicazione dell’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23 – Esclusione

L’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23, il quale ha previsto l’improcedibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati dal 9 marzo al 30 giugno 2020, non richiama l’art. 14 l.f. (Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento) e non è pertanto applicabile a tale fattispecie, specialmente laddove l’insolvenza e l’impossibilità di una liquidazione in bonis sia già acclarata alla data di chiusura del bilancio di esercizio 2018 e l’imprenditore, all’udienza all’uopo fissata, abbia insistito per la dichiarazione di fallimento, palesando in tal modo il proprio disinteresse rispetto agli effetti protettivi introdotti dal citato decreto-legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 08 maggio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 05 maggio 2020.




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 04 maggio 2020.




Ai fini dell’accertamento dello stato di insolvenza è irrilevante l’indagine sulle cause del dissesto e sulla loro imputabilità all’imprenditore o a terzi

Insolvenza – Società di capitali – Integrità del patrimonio – Irrilevanza – Obbligazioni assunte – Capacità di soddisfazione con mezzi ordinari – Rilevanza

Insolvenza – Indagini su imputabilità – Irrilevanza

Nelle società di capitali l’integrità del patrimonio non esclude l’insolvenza (e viceversa), essendo a tal fine necessaria l’incapacità di soddisfare con mezzi ordinari le obbligazioni assunte, unita all’assenza di risorse idonee a consentire una credibile ripresa delle attività.

Lo stato di insolvenza produce gli effetti previsti dall'Ordinamento una volta concretizzatosi nei suoi profili obiettivi, senza che rilevi ogni indagine sulle cause del dissesto e sulla loro imputabilità o meno all'imprenditore, piuttosto che a soggetti terzi (SSUU 115/2001 e Cass. 15769/2004). (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
Appello Milano 23 aprile 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: possibile la dichiarazione d’urgenza quando la fattibilità del piano richiede il rispetto del piano temporale

Concordato preventivo - Emergenza Covid-19 - Dichiarazione d’urgenza - Grave pregiudizio - Fattibilità del piano basata anche sul rispetto di determinate tempistiche

Sussistono i presupposti per la dichiarazione d’urgenza della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell’art. 83, comma 3, D.L. 17 marzo 2020, quando l’ulteriore differimento della data fissata per l’adunanza dei creditori possa comportare grave pregiudizio al proponente ed ai creditori in considerazione del fatto che la fattibilità del piano si basa anche sul rispetto di determinate tempistiche. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2020.




COVID- 19 e sospensione dell'esecuzione del piano del consumatore

Sospensione esecuzione piano del consumatore - Causa sopravvenuta collegata a COVID- 19 - Sussiste - Art. 13 comma 4 ter legge 3/2012

Procedimento di sospensione - Necessità di convocare i creditori - Non sussiste - Applicazione analogica dell'art. 9, comma III, del DL n. 23/2020

I debitori, nei confronti dei quali sia già intervenuta la omologazione di un piano o di un accordo, possono rimodulare le modalità e le tempistiche della esecuzione avvalendosi dell’ausilio dell’OCC  ex art. 13 comma 4 ter legge n. 3/2012 quando sussiste una causa sopravvenuta non imputabile al debitore (fattispecie in tema di incidenza dell'emergenza sanitaria COVID-19).

Sulla istanza di modifica il giudice designato può decidere, sentito l'OCC, senza necessità di disporre la convocazione dei creditori se, come nel caso in esame, si è chiesta la sospensione del pagamento di alcune rate mensile e cioè si è chiesta una modifica che incide sui tempi dell'adempimento; depone in tal senso quanto previsto dall'art. 9, comma III, del Decreto Liquidità n. 23/2020 applicabile alla fattispecie analogicamente. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 17 aprile 2020.




La sospensione dei termini ex art. 36 DL 23/2020 non riguarda gli obblighi informativi periodici nel concordato preventivo

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Concordato Preventivo c.d. con riserva – Termini – Proroga della sospensione ex art. 36 DL 23/2020 – Applicazione agli obblighi informativi periodici ex art. 161 l. fall. – Esclusione

Nelle procedure di concordato preventivo, ritenuto che la formulazione dell’art. 36 del DL 23/2020 – con il quale viene disposta la proroga della sospensione dalla data del 15 aprile 2020 alla data dell’ 11 maggio 2020 – sia riferibile ai soli termini processuali e non anche ai termini sostanziali, va esclusa che detta sospensione operi con riferimento agli obblighi informativi periodici ex art. 161 l. fall., che devono essere regolarmente adempiuti dai soggetti coinvolti nella procedura anche al solo fine di informare il tribunale che non sono state svolte attività a causa dell’emergenza sanitaria in corso, essendo tali termini diretti a tenere monitorata la gestione dell’impresa che ha richiesto di accedere alla procedura di concordato preventivo, consentendo così al tribunale e al commissario giudiziale di esercitare i rispettivi poteri di sorveglianza. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 09 aprile 2020.




Continuità aziendale: il Tribunale di Modena in contrasto con la Cassazione sulla dilazione di pagamento dei creditori privilegiati

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Termine di pagamento dei creditori privilegiati – Creditori con diritto di prelazione sui beni necessari alla continuazione dell'attività – Trattamento

La fissazione del termine annuale ex art 186 bis l.f. (biennale ex art 86 CCII) recepisce la necessità di assicurare termini certi di pagamento per i creditori con diritto di prelazione sui beni necessari alla continuazione dell'attività di impresa, in quanto non essendone prevista la liquidazione e con essa un termine, il loro pagamento deve necessariamente essere assicurato:
i) all'omologazione;
ii) ovvero laddove sia prevista una moratoria, nel termine massimo di un anno dall'omologazione, in ragione dell'andamento dell'esercizio imprenditoriale quanto a flussi di cassa, ovvero a ricavato del trasferimento o conferimento nella continuità indiretta previsti nel piano ex art 186 bis lett. b);
iii) laddove la soddisfazione possa essere solo parziale per il valore del bene gravato da garanzia reale, può essere proposta la proroga nei limiti temporali dell'anno per la parte coperta da prelazione, al pari di quanto previsto per i creditori prelatizi capienti, con trasferimento al chirografo della parte incapiente.

Viceversa, i creditori assistiti da privilegio speciale, pegno ed ipoteca su beni destinati alla liquidazione in quanto non funzionali alla continuazione dell'attività imprenditoriale, devono essere pagati secondo l'ordine delle cause di prelazione al momento della liquidazione dei beni gravati, secondo i tempi tecnici propri della liquidazione concorsuale.

La responsabilità patrimoniale può dunque attuarsi senza la vendita dei beni necessari alla continuità, purché la stessa assicuri ai creditori prelatizi sui medesimi beni quanto deriverebbe dalla loro liquidazione in un anno dall'omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 08 aprile 2020.




Coronavirus e sovraindebitamento: impossibilità sopravvenuta dell'adempimento e sospensione

Piano del consumatore in corso di omologa – Richiesta di sospensione dei termini di decorrenza del piano, in caso di omologazione, ai sensi dell’art. 13 co 4 ter legge 3/2012

Sussistono i presupposti di legge della sospensione della decorrenza del piano del consumatore, con istanza formulata nelle more della omologazione, dovendosi ritenere accoglibile l’istanza motivata sull'impossibilità sopravvenuta dell'esatto adempimento nei termini proposti (situazione collegata a messa in cassa interazione del consumatore proponente il piano per effetto della normativa contenuta nel c.d. decreto “Cura Italia). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 03 aprile 2020.




Proposte di concordato concorrenti e Covid-19: è necessario il differimento dell’adunanza dei creditori

Concordato preventivo - Proposte concorrenti - Termine a ritroso di 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori - Termini che scadono tra il 9 marzo 2020 e il 15 aprile 2020 - Sospensione ex art. 83 D.l. n. 18/20 - Differimento dell’adunanza dei creditori - Necessità - Fondamento

Concordato preventivo - Declaratoria di urgenza ex art. 83 D.l. n. 18/2020 - Nozione di grave pregiudizio

Al termine previsto per il deposito della proposta di concordato concorrente si applica la sospensione legale di cui all’art. 83 del D.l. n. 18/2020; ne consegue la necessità di differimento dell’adunanza dei creditori al fine di garantire la piena partecipazione dei soggetti legittimati.

In tema di concordato preventivo, il ritardato svolgimento dell’adunanza dei creditori non integra di per sé la nozione di grave pregiudizio di cui all’art. 83, comma 3, del D.l. n. 18/2020, identificabile con il nocumento concreto, effettivo e non altrimenti rimediabile che tutte le parti potrebbero subire a seguito del differimento del processo. Ne deriva che non sussistono i requisiti per la declaratoria d’urgenza ove l’istanza della debitrice sia stata presentata tardivamente (oltre il termine di legge per il deposito delle proposte concorrenti), stante la persistente possibilità per la società di compiere atti di straordinaria amministrazione ex art. 167 l.f.. (Gianluca Minniti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 02 aprile 2020.




La sospensione ex art. 83 DL 18/2020 'Cura Italia' si applica a tutti i termini della procedura di concordato preventivo

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Concordato Preventivo c.d. con riserva – Termini – Sospensione ex art. 83 DL 18/2020 – Ricorrenza – Condizioni

La sospensione dei termini di cui all’art. 83 co. 1 DL n. 18/2020 si applica anche al decorso di ogni termine previsto nell’ambito della procedura di concordato preventivo, attesa la prevalenza della normativa dettata dal citato art. 83 rispetto alla eventuale dichiarazione resa ex art. 92 Ord. Giud., in assenza di particolari ragioni di urgenza segnalate dal creditore procedente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 aprile 2020.




Concordato preventivo: Covid-19 e differimento dell’adunanza dei creditori per consentire la presentazione di proposte concorrenti

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Termine di presentazione – Emergenza Covid-19 – Sospensione dei termini – Differimento dell’adunanza dei creditori

L’art. 83, comma 1, d.l. 17 marzo 2020 n. 83 – nella parte in cui ha imposto la sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, prevedendo che laddove il termine sia computato a ritroso e ricada in tutto o in parte nel periodo di sospensione venga differita l’udienza o l’attività da cui decorre sì da permetterne l’osservanza – si applica anche alla previsione di cui all’art. 161, comma 4, l.f. secondo la quale la proposta concorrente di concordato preventivo può essere presentata ‘non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori’. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 02 aprile 2020.




Progetto di riparto parziale del curatore: esclusa la sospensione del termine per il reclamo ex art. 83 DL 18/2020 'Cura Italia'

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Fallimento – Ripartizione dell'attivo – Deposito del progetto di riparto parziale – Termine per il reclamo – Dichiarazione di urgenza – Ricorrenza – Sospensione del termine ex art. 83 DL 18/2020 – Esclusione

In relazione al progetto di riparto parziale predisposto dal curatore ex art. 113 l. fall., in considerazione dell’entità della somma da ripartire e della necessità di favorire la circolazione del denaro, ricorrono le condizioni per dichiarare l’urgenza della trattazione ai sensi dell’art. 83 DL. 18/2020 (“Cura Italia”) al fine di escludere la sospensione dei termini per il reclamo, attesa la necessità di assicurare la tempestività dei pagamenti in questo periodo di emergenza sanitaria e di conseguente crisi economica per il fermo delle attività d’impresa. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 01 aprile 2020.




Nozione di imprenditore artigiano e requisiti per il privilegio

Fallimento - Privilegio artigiano – Requisiti – Nozione di imprenditore artigiano ex art. 2083 c.c. – Rilevanza – Requisiti dettati dalla l. 443/1985 – Irrilevanza

Fallimento – Privilegio artigiano – Prestazione personale del titolare o dei soci – Nozione

Fallimento – Privilegio artigiano – Prevalenza del lavoro dei soci-titolari – Nozione

Per la nozione di impresa artigiana, ai fini del riconoscimento del privilegio generale ex art. 2751 bis, n. 5, c.c. si deve necessariamente far riferimento alla nozione contenuta nell’art. 2083 c.c. individuando nell’artigiano una categoria di piccolo imprenditore, e dunque stabilire se l’attività imprenditoriale venga svolta prevalentemente con lavoro proprio del titolare e dei componenti della famiglia. I diversi requisiti dettati dalla l. 443/85 valgono, invece, per fruire delle provvidenze previste dalla legislazione di sostegno, e non per l’identificazione dell’impresa artigiana nei rapporti interprivatistici: con la conseguenza che l'iscrizione all'albo di un'impresa artigiana ai sensi dell'art. 5 l. 443 cit. non ha alcuna influenza, neppure quale presunzione iuris tantum, sulla natura artigiana dell'impresa ai fini dell'applicazione dell'art. 2751 bis, n.5 cod. civ.

Nel fare riferimento ai criteri fissati, in via generale, dall’art. 2083 c.c., la prestazione personale del titolare o dei soci deve consistere nello svolgimento di lavoro specializzato, e non nella semplice direzione dell’attività.

La prevalenza del lavoro dei soci-titolari ai sensi e per gli effetti dell’art. 2083 c.c. va valutata con riferimento agli altri fattori della produzione impiegati, comprensivi di capitale investito e di costi del lavoro dipendente (e dunque di soggetti terzi rispetto ai titolari della impresa), non attraverso un raffronto tra costi del lavoro dipendente e capitale investito, il quale non può comunque essere identificato nei soli costi per ammortamento e di manutenzione degli impianti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria 28 marzo 2020.




Richiesta di accesso alla cassa integrazione 'per emergenza Covid-19' da parte di società ammessa al concordato preventivo con riserva

Concordato preventivo con riserva – Richiesta di autorizzazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione all’accesso alla cassa integrazione “per emergenza Covid-19” – Qualificazione dell’atto come ordinaria amministrazione – Non luogo a provvedere

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., la richiesta avanzata dalla debitrice di autorizzazione ad accedere al beneficio della cassa integrazione in deroga “per emergenza Covid-19”, non determinando in sé un pregiudizio o un danno per il ceto creditorio, ma trattandosi di una libera scelta imprenditoriale, quale atto di ordinaria amministrazione e conservativo, non è soggetta ad autorizzazione da parte del tribunale, fermo restando che dovranno comunque valutarsene i riflessi sulla proposta definitiva. (Marco Rubino) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 27 marzo 2020.




Revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare

Escussione del pegno successivamente alla dichiarazione di fallimento - Ammissibilità della revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare - Non opera esenzione di cui all’art. 4 del D.lgs. n. 170/2004 - Differenza tra pegno regolare ed irregolare - Mancanza di potere alla banca di disporre della polizza

In ipotesi di titoli oggetto di pegno regolare, è ammissibile la revocatoria fallimentare delle somme ricavate della vendita di detti beni a compensazione di eventuali crediti vantati dal garantito in quanto non rientranti nell’esenzione di cui all’art. 4 del d.lgs n. 170/2004.

Il pegno regolare non attribuisce alla banca la facoltà di disporre della polizza e del relativo diritto. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 27 marzo 2020.




Attribuzione al curatore di compiti non previsti dalla legge

Fallimento – Curatore – Poteri di certificazione – Esclusione

Se è vero che l’autodeterminazione dell’INPS nell’esercizio del potere regolamentare può estrinsecarsi nell’emanazione di disposizioni contenute in circolari, è altrettanto vero che le stesse non possono divergere dal quadro normativo di base attribuendo al curatore del fallimento responsabilità non previste dalla legge.

Deve condividersi l’orientamento secondo cui non può attribuirsi al curatore fallimentare la responsabilità di attestare, con valore di certificazione, dati che assumerebbero perciò solo la connotazione di realtà con assunzione del relativo rischio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 21 marzo 2020.




Sospensione dei termini di presentazione degli obblighi informativi periodici a causa dell’emergenza Covid-19

Concordato preventivo/accordo di ristrutturazione dei debiti - Obblighi informativi periodici - Sospensione al 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020

Sussistono i presupposti di legge ai fini della sospensione dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 degli obblighi informativi periodici da rendere durante il termine di cui all’art. 161, comma VI l.f., oltre che della proroga del termine per il deposito della proposta definitiva di concordato preventivo o, in alternativa, della domanda di omologa dell’accordo di ristrutturazione, ex art. 83 d.l. n. 18/20. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 19 marzo 2020.




Adunanza dei creditori con modalità telematica per ridurre i rischi di esposizione al virus COVID-19

Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Modalità telematiche – Emergenza sanitaria

Oltre al numero dei creditori e all’entità del passivo, motivo per disporre  lo svolgimento dell’adunanza dei creditori con modalità telematiche, ai sensi dell’art.163, comma 2, n. 2 bis). l. f., è anche quello di ridurre i rischi per tutti i soggetti coinvolti di esposizione al virus COVID-19 che sta provocando una situazione di emergenza sanitaria nel nostro Paese. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona 18 marzo 2020.




Azione di responsabilità verso gli amministratori ex art. 146 l.f., omesso pagamento di debiti verso l’Erario e responsabilità per mala gestio

Azione di responsabilità verso gli amministratori ex art. 146 l.f. – Omesso pagamento di debiti della società verso l’Erario – Responsabilità per mala gestio – Sussistenza

Azione di responsabilità verso gli amministratori ex art. 146 l.f. – Società in bonis – Omesso pagamento di debiti verso l’Erario – Responsabilità per mala gestio – Liquidazione del danno in misura pari a sanzioni, interessi e aggio

Azione di responsabilità verso gli amministratori ex art. 146 l.f. – Società in stato di scioglimento – Omesso pagamento di debiti verso l’Erario – Responsabilità per mala gestio – Liquidazione del danno in misura pari a sanzioni, interessi e aggio maturati per effetto della tardiva messa in liquidazione

In generale, gli amministratori sono tenuti al pagamento, alle scadenze previste, dei debiti della Società verso l’Erario – debiti dei quali essi non sono personalmente responsabili sul piano patrimoniale – utilizzando a tale scopo le risorse economico-patrimoniali della Società stessa. L’inadempimento dei suddetti obblighi di pagamento espone gli amministratori a responsabilità per mala gestio verso la società e i creditori sociali per i danni ad esso conseguenti.

Nel caso in cui la società – quando l’amministratore ha omesso il pagamento del dovuto all’Erario – sia in bonis, e dunque abbia liquidità e sia in grado di pagare i debiti erariali, l’amministratore inadempiente dovrà rispondere dei danni procurati alla società in misura pari alle sanzioni, interessi ed aggi addebitati dall’ Erario alla Società stessa, come liquidati nel relativo accertamento tributario ovvero cartella esattoriale.

Nel caso in cui, pur non essendo la società in grado di pagare i debiti erariali ed in stato di scioglimento per perdita del capitale sociale, l’amministratore abbia tuttavia illegittimamente proseguito nello svolgimento di attività economica con assunzione di nuovo rischio imprenditoriale, in violazione cosí di quanto disposto dall’art. 2486 c.c., egli rispondedei danni in misura pari al debito per sanzioni, interessi ed aggi addebitati alla società con riferimento a quei debiti erariali non pagati che la società stessa non avrebbe contratto se fosse stata tempestivamente posta in liquidazione ed avesse conseguentemente cessato l’attività. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 13 marzo 2020.




Ecco l’udienza di accertamento del passivo in videoconferenza con il sistema Teams di Microsoft

COVID-19 - Svolgimento dell'udienza di accertamento del passivo - Videoconferenza

Al fine di contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria, è possibile disporre che l’udienza di accertamento del passivo si svolga mediante videoconferenza.
Depongono a favore di questa scelta:- il provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia 10 marzo 2020 (m_dg.DOG07.10/03/2020.0003413.ID) il quale dispone che, nell’ipotesi prevista dall’art. 2, comma secondo, lett. f), del Decreto legge 8 marzo 2020, n.11, le udienze civili possono svolgersi mediante collegamenti da remoto organizzati dal giudice utilizzando gli applicativi “Skype for business” o “Teams”, operanti su infrastrutture di pertinenza del Ministero della Giustizia o su data center riservati in via esclusiva al medesimo;- l’art. 95, comma 3, l. fall., come integrato dal dl n. 59/2016, il quale prevede che il Giudice delegato, in relazione al numero di creditori e all’entità del passivo, può stabilire che "l'udienza sia svolta in via telematica con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei creditori, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione della procedura da soggetti terzi”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Siracusa 13 marzo 2020.




Coronavirus e concordato preventivo: in assenza di specifiche ragioni d’urgenza, il termine di cui all’art. 161, comma 6, l.f. è sospeso

Concordato preventivo – Con riserva – Coronavirus – Sospensione del termine di cui all’art. 161, comma 6, l.f.

La pendenza della procedura concorsuale non integra di per sé il presupposto di cui all’art. 1 del decreto-legge 8 marzo 2020 n. 11 che sospende tutti i termini giudiziali fatta eccezione per  quelli relativi ai procedimenti di cui all’art. 2, comma 2, lett g) per i quali la ritardata trattazione può recare grave pregiudizio alle parti; ne consegue che, nella procedura di concordato preventivo, in assenza di ulteriori specifiche ragioni di urgenza che anche le parti coinvolte possono segnalare, deve ritenersi sospeso fino al 22 marzo 2020 il termine per il deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui all’art. 161, comma 6, l.f. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 13 marzo 2020.




Concordato preventivo: l’avvocato che assiste l’imprenditore deve verificare la fattibilità della proposta

Concordato preventivo - Preparazione e presentazione della domanda - Inadempimento dell’avvocato al mandato professionale

L’avvocato che assiste l’imprenditore nella preparazione e presentazione della domanda di concordato preventivo è tenuto, in adempimento al mandato professionale ricevuto, a rilevare quelle criticità della proposta che ne possono compromettere l’esito ed altresì la conformità della domanda di concordato al modello legale con riferimento alla sua fattibilità giuridica.

L’inadempimento a detti obblighi, tra i quali vi è anche quello di dissuadere l’imprenditore dal presentare una domanda non conforme al modello giuridico, costituisce grave violazione non solo della diligenza e perizia qualificata e dei doveri di controllo e di coordinamento degli altri professionisti e di informazione imposti dalla particolare diligenza qualificata ex art. 1176, secondo comma c.c., ma anche dei doveri generali di diligenza, ove tali violazioni si siano risolte nel deposito di una domanda di concordato ex ante non idonea, in quanto manifestamente e giuridicamente non fattibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 10 marzo 2020.




Sovraindebitamento: i limiti di impignorabilità nella liquidazione del patrimonio

Sovraindebitamento - Procedura di Liquidazione del Patrimonio - Credito escluso dalla liquidazione ex art 14 ter l. 3/2012 - Trattamento dello stipendio - Previsioni normative del sesto comma - Rapporto tra le diverse disposizioni - Interpretazione

A norma dell’art 14 ter comma 6 lett. a) l. 3/2012, i “crediti impignorabili ai sensi dell’art 545 cpc” sono esclusi dalla liquidazione, e quindi - a differenza che nel fallimento, per il quale dispone l’art 46 l. fall. - non sono destinabili alla soddisfazione dei creditori della procedura liquidatoria, dovendo di conseguenza essere lasciati nella disponibilità del debitore; in particolare, a norma del comma 4 dell’art 545 cpc, i quattro quinti degli stipendi o salari non sono pignorabili.

L’ipotesi prevista nella lett b) del citato art. 14 ter comma 6 l. 3/2012, che esclude dalla liquidazione “i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, pensioni e salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto occorra al mantenimento suo e della famiglia indicati dal Giudice”, non è alternativa alla predetta ipotesi della lettera a), ma cumulativa, e dunque va interpretata nel senso che, quanto occorrente al mantenimento del debitore e della sua famiglia, va lasciato nella sua disponibilità e non può in nessun caso violare i sopra indicati limiti di impignorabilità, ma può essere determinato in misura soltanto pari o superiore agli stessi (dunque, pari o superiore ai quattro quinti dello stipendio). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 05 marzo 2020.




Questioni in tema di azione di inefficacia ex art. 44 l. fall.

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Legittimazione passiva – Istituto di credito

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Ripetizione indebito verso beneficiario pagamento – Ammissibilità

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento – Elemento soggettivo beneficiario – Irrilevanza

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Tempo del pagamento – Annotamento contabile dell’accredito

Procedura concorsuale – Amministrazione straordinaria Alitalia – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Dies a quo – Emanazione decreto alla procedura – Successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Irrilevanza

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, unica legittimata passiva dell’azione di inefficacia promossa a norma dell’art. 44 l. fall. è la Banca.

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere dal beneficiario finale del pagamento quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare.

L’art.44 l.fall. colpisce con la sanzione di inefficacia gli atti compiuti e i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione del fallimento a prescindere da ogni valutazione dell’elemento soggettivo dell’altro contraente, essendo rilevante esclusivamente il momento in cui viene posto in essere l’atto solutorio, che deve essere successivo alla dichiarazione di fallimento.

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni.

Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria di Alitalia, il dies a quo a partire dal quale opera l’inefficacia prevista dalla previsione dell’art. 44 l.f. è da individuarsi nella data di emanazione del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 marzo 2020.




Natura dell’eccezione di esenzione da revocatoria fallimentare

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Eccezione in senso stretto – Esclusione – Rilevabilità d’ufficio

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Rimesse eseguite su un conto che non consente l'effettivo riutilizzo del denaro – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. – Applicabilità – Esclusione

L’esenzione da revocatoria di cui all’art. 67, terzo comma, lettera b), l. fall., non costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto, perchè l’art. 67 l. fall. per un verso non riserva in modo espresso il rilievo dell’eccezione alla parte e l’allegazione dell’esenzione non corrisponde - come invece avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione - all'esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare necessariamente in giudizio perché si verifichi il mutamento della situazione giuridica; per altro verso, nell’elencare le ipotesi di esenzione, dispone che i pagamenti eseguiti a favore di determinati soggetti o in date circostanze “non sono soggetti all’azione revocatoria”, sicché sembra configurare un elemento negativo della fattispecie che, in quanto tale, ben può essere accertato dal giudice d’ufficio.

L'esenzione stabilita dall'art. 67 terzo comma, lettera b), l.fall. e la limitazione degli effetti della revocatoria prevista dall'art.70 l.fall., sono destinate ad operare esclusivamente nei rapporti nei quali il correntista/debitore, effettuato un pagamento, abbia la possibilità di riutilizzare il denaro esistente sul conto e, su tale presupposto, mirano ad evitare che versamenti funzionali a nuovi impieghi da parte del correntista o comunque seguiti da nuovi impieghi possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo l'accipiens al rischio di dover restituire ben più di quanto si sia risolto effettivamente a suo vantaggio, e non sono quindi applicabili in presenza di un conto aperto al solo scopo di consentire al correntista di ridurre l'ammontare del proprio debito verso la banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Milano 28 febbraio 2020.




Concordato con riserva e autorizzazione al pagamento della rata della Definizione agevolata 2018

Concordato preventivo – Definizione agevolata 2018 – Adesione del debitore prima della domanda di concordato con riserva ex art. 161, comma 6, l.f. – Autorizzazione al pagamento della rata

Il debitore che, dopo aver aderito alla Definizione agevolata 2018 (c.d. rottamazione ter), presenti domanda di concordato preventivo con riserva ai sensi dell’art. 161, comma 6, legge fall., può essere autorizzato, ai sensi del successivo comma 7, al pagamento della rata in scadenza del piano di pagamento della definizione agevolata qualora ciò consenta di evitare un aggravamento del passivo in danno ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 26 febbraio 2020.




L’esercizio di attività commerciale non prevalente esclude la fallibilità dell’impresa agricola

Fallimento – Impresa agricola – Esercizio di attività commerciale non prevalente – Esclusione

L’esercizio di attività imprenditoriale di tipo agricolo non impedisce il contemporaneo esercizio di attività commerciale, dovendosi, in tale caso, effettuare un giudizio di prevalenza per comprendere quale sia la disciplina applicabile all’imprenditore; invero, l’imprenditore agricolo può svolgere anche attività di commercio dei propri prodotti e di prodotti acquistati da terzi - purché in misura non prevalente rispetto alle attività di cui al citato art. 2135 c.c. – senza perdere la propria natura di imprenditore agricolo e, dunque, rimanendo estraneo alla disciplina del fallimento (sulla applicazione del criterio di prevalenza ai fini dell’assoggettamento al fallimento cfr. da ultimo, Cass. I sez. 22.2.2019 n.5342).

Con la nuova formulazione dell’art. 2135 c.c., ai fini della configurabilità del carattere agricolo dell’impresa, lo sfruttamento del fondo è solo un’eventualità, atteso che il necessario collegamento funzionale con il fondo è stato sostituito dalla mera "possibilità" di una utilizzazione dello stesso; è peraltro irrilevante la circostanza che la debitrice sia mera affittuaria dei terreni su cui insistono gli immobili aziendali.

Il carattere intensivo dell'allevamento in batteria di pollame non nuoce alla qualificazione dell’attività come agricola, essendo la stessa legata solo alla cura di un ciclo biologico della vita dell'animale o anche di una fase del ciclo stesso, a prescindere dalla quantità di animali allevati e rilevando la vendita delle uova come attività connessa ex art. 2135 c.c. conseguente all’allevamento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 25 febbraio 2020.




Concordato preventivo, voto post assembleare e rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi all’assemblea dei creditori

Concordato preventivo - Voto post assembleare - Rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi

Alcuna norma prevede che la rinunzia al privilegio venga dichiarata nel corso dell’adunanza ai creditori, limitandosi l’art. 177 L.F. a disciplinare le conseguenze che il creditore privilegiato subisce a seguito della espressione di un voto, ovvero la perdita del rango privilegiato.

Deve quindi ritenersi che il creditore privilegiato possa, rinunziando al privilegio, manifestare il voto favorevole alla proposta successivamente all’adunanza ma entro il termine consentito, non potendosi sostenere che l’adesione tardiva sia limitata ai soli creditori originariamente chirografari (sul punto, Cass. 13828/2000). (Paolo Rosa) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 17 febbraio 2020.




Fallimento della ‘super società di fatto’, prova e accertamento dello stato d'insolvenza

Fallimento della "supersocietà di fatto" - Prova dell’esistenza della società di fatto - Affectio familiaris - Accertamento dello stato d'insolvenza

Ai fini della sussistenza di una società di fatto è necessario che i presunti soci pongano in essere, in modo continuativo e sistematico, degli atti, che rivelino la volontà degli stessi di operare in comune per raggiungere uno scopo sociale, con la messa a disposizione dei mezzi necessari per raggiungere gli scopi comuni e con condivisione di perdite ed utili. Vi deve, in sostanza, essere una effettiva compartecipazione da parte dei soci, non potendosi prescindere dall’esercizio in comune di un’attività economica e dalla ripartizione degli utili e delle perdite, secondo il modello dell’art. 2247 c.c.

Qualora si tratti di allegazione dell’esistenza di una società di fatto tra consanguinei, la prova della esteriorizzazione del vincolo societario deve essere rigorosa, occorrendo che essa si basi su elementi e circostanze concludenti, tali da escludere che l’intervento del familiare possa essere motivato dalla "affectio familiaris" e deporre, invece, nel senso di una sua compartecipazione all’attività commerciale.

L’art. 147 legge fall. non si presta, come è stato rilevato in dottrina, all’estensione al dominus (società o persona fisica) dell’insolvenza del gruppo di società organizzate verticalmente e da questi utilizzate in via strumentale, ma piuttosto all’estensione ad un gruppo orizzontale di società, non soggetto ad attività di direzione e coordinamento, che partecipano, eventualmente anche insieme a persone fisiche, e controllano una società di persone (la c.d. supersocietà di fatto). La prova della sussistenza di tale società deve poi essere fornita in via rigorosa, in primo luogo attraverso la dimostrazione del comune intento sociale perseguito, che deve essere conforme, e non contrario, all’interesse dei soci.

Dalla circostanza che le singole società perseguivano l’interesse della persona fisica che ne aveva, di fatto, il controllo, deriva dunque l’esclusione della configurabilità della società di fatto fra la fallita e i resistenti.

E’ onere dell’istante provare la sussistenza di un autonomo stato di insolvenza della società irregolare della quale si richiede il fallimento, non essendo a tal fine sufficiente allegare la sola circostanza dell’avvenuta dichiarazione di fallimento di uno dei soci.

L’art. 256, comma 5, D.lgs. 12.1.2019, n. 14, non ha configurato la possibilità di dichiarare il fallimento della supersocietà di fatto in assenza dell’accertamento autonomo dello stato di insolvenza. La Riforma, infatti, ha recepito l’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione (Cass., n. 1095 del 2016), attribuendo un rilievo effettivo alla c.d. supersocietà di fatto, laddove nell’art. 256, comma 5 è stato aggiunto il riferimento della società accanto a quello dell’imprenditore individuale. (Antonio Sgambati) (riproduzione riservata)
Tribunale Ferrara 17 febbraio 2020.




Assoggettabilità a concordato preventivo di società in house providing

Concordato preventivo – Assoggettabilità – Società in house providing – Gestione del servizio idrico

L’adesione del legislatore della riforma Madia alla tesi panprivatistica comporta che la soggezione alla legge fallimentare discende direttamente dalla scelta di impiegare il modello societario, senza che si possa svolgere un’indagine rispetto alla natura – commerciale o meno – dell’attività oggetto del servizio svolto (nella specie, quello idrico); la necessità di coordinare la disciplina pubblicistica con quella fallimentare (per esempio, in tema di proposte concorrenti) va quindi risolta secondo gli ordinari criteri interpretativi che soccorrono rispetto alle problematiche applicative che sovente si pongono nei rapporti tra le due discipline. (Sergio Della Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 13 febbraio 2020.




Revocatoria di cessione immobiliare e scientia decoctionis

Azione revocatoria fallimentare ex secondo comma art. 67 l.f. – Prova della scientia decoctionis

Sussiste la conoscenza del dissesto, ai fini dell’assoggettamento ad azione revocatoria di cessione immobiliare, in presenza delle seguenti circostanze: 1) plurime trascrizioni pregiudizievoli in danno al patrimonio della fallenda, sicuramente note all’acquirente in quanto operatore professionale qualificato (società di grandi dimensioni, titolare di più catene di grande distribuzione alimentare); 2) accelerazione dei tempi della cessione rispetto agli accordi originari in quanto la fallenda non era più in grado di completare i lavori a suo tempo pattuiti; 3) riduzione del prezzo di acquisto, dal quale parte acquirente aveva altresì trattenuto quanto necessario a soddisfare un creditore ipotecario; 4) destinazione diretta del residuo prezzo corrisposto a vari creditori del fallendo. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 febbraio 2020.




Il fatto che il credito debba ridursi o compensarsi con controcrediti del creditore istante incide sulla valutazione dello stato di insolvenza ma non esclude la legittimazione a richiedere il fallimento

Fallimento – Dichiarazione – Legittimazione – Compensazione – Stato di insolvenza

Le contestazioni pendenti sul credito non precludono la valutazione della sussistenza della legittimazione da parte del creditore ex art. 6 l.f., alla stregua della valutazione incidentale che concluda positivamente per il riconoscimento non del credito in sé, ma della qualità di creditore, mentre il fatto che il credito debba ridursi o compensarsi con controcrediti incide sulla valutazione dello stato di insolvenza. (Luca D'Apollo) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 10 febbraio 2020.




Presupposti e regime probatorio nell’azione revocatoria ordinaria

Azione revocatoria ordinaria – Anteriorità del credito – Fideiussore – Scadenza obbligazione principale – Irrilevanza

Azione revocatoria ordinaria – Diminuzione garanzia patrimoniale – Insufficienza dei beni del debitore – Mera diminuzione dei beni – Irrilevanza

Azione revocatoria ordinaria – Consapevolezza pregiudizio – Regime probatorio – Presunzioni semplici – Fattispecie

In tema di azione revocatoria ordinaria promossa dalla banca nei confronti del fideiussore, al fine di verificare l'anteriorità del credito per gli effetti di cui all'art. 2901 c.c., occorre fare riferimento al momento della nascita del credito nei confronti del garantito e non a quello successivo della scadenza dell’obbligazione del debitore principale, atteso che l'azione revocatoria presuppone la sola esistenza del debito e non anche la concreta esigibilità, essendone consentito l'esperimento – in concorso con gli altri requisiti di legge – anche a garanzia di crediti condizionali, non scaduti o soltanto ed eventuali.

Nell’esecuzione immobiliare promossa dal creditore su beni in precedenza inseriti in un Nell'azione revocatoria ordinaria, il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore consiste nella insufficienza dei beni del debitore ad offrire la garanzia patrimoniale, essendo irrilevante una mera diminuzione di detta garanzia.

Nell’azione revocatoria ordinaria la prova circa la consapevolezza che il debitore e il terzo avevano del pregiudizio delle ragioni creditorie può essere fornita tramite presunzioni semplici (nella specie il prezzo della compravendita era stato pagato in parte mediante accollo non liberatorio del mutuo gravante sul bene e per il resto mediante compensazione di un asserito credito vantato nei confronti del venditore dall’acquirente portato da una cambiale della quale era stata prodotta copia solo del fronte anteriore, così rendendo impossibile la verifica della data effettiva del rilascio del titolo). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 06 febbraio 2020.




Concordato e transazione fiscale: necessario il deposito contestuale, anche se il piano prevede la sola dilazione del pagamento

Concordato preventivo – Proposta prevedente la sola dilazione del credito erariale – Transazione fiscale ex art. 182 ter l. fall. – Necessità – Deposito dell’istanza presso gli Enti e della domanda di concordato – Contestualità

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Piano industriale – Arco temporale di durata – Termine triennale

A pena di inammissibilità della domanda, la proposta di accordo per il trattamento del debito fiscale e previdenziale ex art. 182 ter l. fall. deve essere depositata presso gli Enti contestualmente alla presentazione della domanda di concordato, anche quando essa prevede non già la falcidia ma il solo trattamento dilazionato del debito erariale.

Nell’ambito di un piano concordatario in continuità aziendale, è di tre anni l’arco temporale in cui può essere, in via ordinaria, attendibilmente valutato un piano industriale, termine oltre il quale ogni valutazione prognostica diviene fondata su mere ipotesi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) (1)


(1) Circa il termine di durata ragionevole del piano, la S.C. è tornata recentemente con Cass. 28.10.2019 n. 27544, est. Didone, osservando che “è diffusa l'opinione, tra i giudici di merito, che la fase esecutiva di un concordato liquidatorio debba concludersi in un arco temporale non superiore al triennio mentre un concordato in continuità aziendale debba esaurirsi nell'ambito del quinquennio. Invero la normativa sulla responsabilità risarcitoria dello Stato per l'irragionevole durata del procedimento (cd. legge Pinto) prevede come termine ragionevole per l'esecuzione individuale quello dei tre anni e come termine ragionevole per la procedura fallimentare quello dei sei anni, tenendo, però, conto, quanto a quest'ultima tipologia, che la scienza aziendalistica ritiene sufficientemente attendibile un piano se formulato in vista di un orizzonte temporale non superiore a tre/cinque anni, così che un'attestazione di fattibilità di un piano di durata superiore non sarebbe idonea a supportare una domanda di concordato. Secondo la Suprema Corte, la procedura fallimentare, per rispettare i dettami dell'art. 2, comma 2, della I. 89/2001 ed i parametri sanciti dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non dovrebbe superare i cinque anni nel caso di media complessità ed i sette anni in caso di notevole complessità, in tal senso Cass. n. 8468 del 2012 e Cass. n. 23982 del 2017”. (Astorre Mancini)
Tribunale Rimini 06 febbraio 2020.




Liquidazione coatta amministrativa: Escluso l'equo indennizzo per eccessiva durata del processo

Fallimento e procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Violazione della ragionevole durata del processo - Esclusione dal diritto all'indennizzo, in base all'interpretazione giurisprudenziale costituente diritto vivente, per le procedure concorsuali di carattere amministrativo

Non è accolta l'eccezione di inammissibilità, per omesso previo tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata, nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1-bis, commi 1 e 2, e 2, comma 1, della legge n. 89 del 2001, nella parte in cui, secondo il diritto vivente, escludono la configurabilità del diritto all'equo indennizzo per eccessiva durata in caso di procedure di liquidazione coatta amministrativa. Il rimettente ha ritenuto che l'espressione "procedura concorsuale", come comprensiva anche della liquidazione coatta amministrativa, trovi ostacolo non superabile nel diritto vivente, diversamente orientatosi.

Secondo costante giurisprudenza costituzionale, in presenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, il giudice a quo - se pure è libero di non uniformarvisi e di proporre una diversa esegesi del dato normativo, essendo la "vivenza" di una norma una vicenda per definizione aperta, ancor più quando si tratti di adeguarne il significato a precetti costituzionali - ha alternativamente, comunque, la facoltà di assumere l'interpretazione censurata in termini di "diritto vivente" e di richiederne, su tale presupposto, il controllo di compatibilità con i parametri costituzionali. (Precedenti citati: sentenze n. 75 del 2019, n. 39 del 2018, n. 259 del 2017, n. 122 del 2017, n. 200 del 2016 e n. 11 del 2015). (massima ufficiale)
Corte Costituzionale 05 febbraio 2020.




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia 04 febbraio 2020.




Sovraindebitamento: per la modifica del piano dopo l’omologa va fissata la comparizione delle parti

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Richiesta di modifica del piano ex art. 13 co. 4 ter della legge n. 3/2012 – Convocazione delle parti – Necessità

Ove, a seguito della intervenuta omologa del piano del consumatore, il debitore ne richieda una modifica ai sensi dell’art. 13 co. 4 ter della legge n. 3/2012, per effetto del richiamo contenuto in tale norma alle disposizioni di cui al paragrafo 3 della sezione, va disposta la comparizione delle parti affinché le stesse e, in particolare i creditori, possano interloquire al riguardo.

[Nel caso di specie il debitore ha chiesto la proroga del termine originariamente previsto per il pagamento dei creditori in conformità delle previsioni contenute nel piano omologato.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 03 febbraio 2020.




Fallimento e improcedibilità delle domande di condanna alla costruzione di un muro di sostegno e di un muro divisorio

Tribunale ordinario e foro fallimentare – Domande di condanna alla costruzione di un muro di sostegno e di un muro divisorio – Improcedibilità ex art. 52 L.F.

Le domande con le quali si chieda la condanna di una società fallita alla costruzione di un muro di sostegno, nonchè di ordinare alla stessa, ai sensi dell’art. 886 c.c., la costruzione di un muro divisorio, avendo un evidente risvolto economico, devono essere dichiarate improcedibili, posto che nel sistema delineato dagli artt. 52 e 95 l. fall. qualsiasi ragione di credito nei confronti della procedura fallimentare deve essere dedotta, nel rispetto della regola del concorso, con le esclusive forme dell’insinuazione al passivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Catania 03 febbraio 2020.




Scissione: la Corte UE riconosce ai creditori la possibilità di promuovere l’azione revocatoria

Rinvio pregiudiziale – Direttiva 82/891/CEE – Articoli 12 e 19 – Scissioni delle società a responsabilità limitata – Tutela degli interessi dei creditori della società scissa – Nullità della scissione – Azione pauliana

1) L’articolo 12 della sesta direttiva 82/891/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1982, basata sull’articolo 54, paragrafo 3, lettera g), del trattato e relativa alle scissioni delle società per azioni, come modificata dalla direttiva 2007/63/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 novembre 2007, in combinato disposto con gli articoli 21 e 22 della stessa direttiva 82/891, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che, dopo la realizzazione di una scissione, i creditori della società scissa, i cui diritti siano anteriori a tale scissione e che non abbiano fatto uso degli strumenti di tutela dei creditori previsti dalla normativa nazionale in applicazione di detto articolo 12, possano intentare un’azione pauliana al fine di far dichiarare la scissione inefficace nei loro confronti e di proporre azioni esecutive o conservative sui beni trasferiti alla società di nuova costituzione.

2) L’articolo 19 della direttiva 82/891, come modificata dalla direttiva 2007/63, in combinato disposto con gli articoli 21 e 22 della stessa direttiva 82/891, il quale prevede il regime delle nullità della scissione, deve essere interpretato nel senso che esso non osta all’introduzione, dopo la realizzazione di una scissione, da parte di creditori della società scissa, di un’azione pauliana che non intacchi la validità della scissione, ma soltanto consenta di rendere quest’ultima inopponibile a tali creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 30 gennaio 2020.




Diritto di prelazione e vendite competitive, right to match dell’offerente già individuato ex art. 163-bis l.f.

Concordato preventivo – Liquidazione dei beni – Natura coattiva delle vendite

Vendite coattive – Diritto di prelazione convenzionale – Compatibilità – Esclusione – Diritto di rilancio – Right to match

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 182, comma 5, legge fall. ed all’introduzione dell’art. 163-bis legge fall., nessun dubbio vi può essere in relazione alla natura coattiva di tutti i trasferimenti posti in essere in qualunque fase della procedura di concordato preventivo, ove non si può prescindere dalla regola della competitività e dagli effetti purgativi e liberatori che ne conseguono.

Non è condivisibile il principio, enunciato dalla sentenza n. 14083/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, della compatibilità del diritto di prelazione convenzionale con le vendite coattive, in quanto la prelazione, attribuendo una posizione di indubbio vantaggio, può disincentivare potenziali terzi interessati dal partecipare alla gara, perché consci della possibilità di essere superati dal prelazionario il quale ne può attendere semplicemente l’esito senza partecipare, laddove, partecipando invece alla competizione, non solo avrebbe probabilmente offerto un prezzo superiore e non si sarebbe limitato a pareggiare l’offerta dell’aggiudicatario, ma avrebbe in ogni caso innescato una competizione tra vari contendenti, la sola che assicura il maggior prezzo e quindi la migliore soddisfazione dei creditori.

Piuttosto, è compatibile con la disciplina in esame il cd. “diritto di rilancio”, in quanto esercitabile dall’offerente originario solo nell’ambito di una successiva gara con l’aggiudicatario, ciò che consente di innescare un’ulteriore competizione per l’acquisto dell’azienda che non può che giovare alla massimizzazione del ricavato e costringere l’offerente originario a conformare comunque la propria offerta alle condizioni stabilite dal provvedimento che dispone la gara. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 28 gennaio 2020.




Atti compiuti dopo la domanda di concordato preventivo dichiarata inammissibile e dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza

Atti compiuti dopo il deposito della domanda di concordato preventivo e dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza ma prima dell’apertura dell’amministrazione straordinaria – Regime di efficacia – Necessità di distinzione tra atti di ordinaria amministrazione e atti di straordinaria amministrazione – Qualificabilità dell’incarico connesso alla predisposizione del piano o della proposta di concordato preventivo come atto di ordinaria amministrazione

L’art. 18, prima comma, d.lgs, n. 270/1999 richiama, peraltro, l’art. 167 l.f. e tale richiamo è indicativo di come soggiaccia alla preventiva autorizzazione del giudice delegato solo il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, intendendosi per tali gli atti idonei a pregiudicare l’entità e la consistenza del patrimonio del debitore e gli atti suscettibili di gravarlo di vincoli e pensi prima insussistenti.

Tra gli atti di ordinaria amministrazione ricadono invece quelli di natura meramente conservativa e funzionali a prevenire la dissoluzione dell’impresa ed a scongiurare il verificarsi di pregiudizi per i creditori.

Conseguentemente, si fa rientrare nell’ordinaria amministrazione il conferimento di incarico professionale connotato dai requisiti di non pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità perseguite dall’impresa, funzionale alle necessità risanatorie dell’impresa stessa, come accade per l’incarico connesso alla predisposizione del piano o della proposta di concordato preventivo o per quello che è comunque ancillare a preservare le condizioni per garantire la continuità aziendale, trattandosi di atti orientati a prevenire la dissoluzione o a scongiurare il determinarsi di pregiudizi per i creditori dell’impresa.

E’ onere dell’amministrazione straordinaria attrice fornire prova dell’eccedenza dall’ordinaria amministrazione degli atti dei quali si è invocata l’inefficacia.

L’art. 44 l.f. trova applicazione nel fallimento o nell’amministrazione straordinaria solo quando la gestione dell’impresa prima del decreto di apertura è affidata al commissario giudiziale.

Tale norma non trova poi senz’altro applicazione nel concordato preventivo, procedura nella quale, a differenza del fallimento, non si attua lo spossessamento del debitore, il quale, dunque, rimane nella titolarità del proprio patrimonio e dell’esercizio della sua impresa e può continuare a gestire sia l’uno che l’altro. (Andrea Pazzini) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 28 gennaio 2020.




Azione revocatoria di trasferimento immobiliare effettuato nell’ambito di una separazione personale tra i coniugi

Revocatoria ordinaria – Atto compiuto nell’ambito di procedimento di una separazione personale tra i coniugi – Revocabilità

Il trasferimento immobiliare effettuato nell’ambito di una separazione personale tra i coniugi è un atto revocabile poiché diviene dovuto solo in conseguenza dell’impegno assunto in costanza dell’esposizione debitoria nei confronti di un terzo creditore e pertanto non è sottratto all’azione revocatoria ex art. 2901 3° co c.c.. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata) Tribunale Frosinone 24 gennaio 2020.




Fallimento: azione di risoluzione promossa prima del fallimento funzionale alla condanna alla restituzione o al risarcimento del danno

Fallimento - Azione di risoluzione promossa prima del fallimento funzionale alla condanna alla restituzione o al risarcimento del danno - Prosecuzione con il rito ordinario - Improcedibilità

L’art. 72 comma 5 l. fall. consente di proseguire nei confronti del curatore soltanto la domanda di risoluzione contrattuale che sia stata proposta prima del fallimento della controparte al mero fine di ottenere lo scioglimento del contratto, mentre, qualora la domanda risolutoria sia stata proposta (prima del fallimento della controparte) per ottenere, oltre allo scioglimento del vincolo contrattuale, anche il risarcimento del danno o la restituzione delle prestazioni già eseguite, la suddetta domanda risolutoria va riproposta, unitamente alle domande risarcitorie o restitutorie, dinanzi al Tribunale fallimentare ed è assoggettata al procedimento di cui agli artt. 92 ss l. fall. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 gennaio 2020.




Holding personale: gruppo di imprese, eterodirezione ed esautoramento degli organi societari interni

Fallimento – Holding personale – Gruppo di imprese – Eterodirezione – Esautoramento degli organi societari interni – Necessità

Non può dirsi integrato un fenomeno di holding quando non vi sia prova del completo esautoramento degli organi interni (amministratori ed assemblea) delle società del gruppo che si dicono assoggettate alla volontà della holding medesima, i quali, nel caso della holding, dovrebbero essere dei semplici prestanome o comunque dei meri figuranti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 21 gennaio 2020.




Azione di responsabilità ex art. 146 l.f., nuova disciplina e criteri di liquidazione del danno

Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. – Criteri di liquidazione del danno – Nuova disciplina di cui all’art. 2486 comma 3 cod. civ. introdotto dall’art. 378 CCI – Applicabilità ai processi in corso – Esclusione

La disciplina dettata dal terzo comma dell’art. 2486 cod. civ. (aggiunto dall'art. 378, comma 2, d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 - Codice Crisi Impresa, ed in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 16 marzo 2019) ha recepito un indirizzo giurisprudenziale già esistente, introducendo nel sistema una presunzione semplice con riferimento alla quantificazione del danno secondo il criterio dei “netti patrimoniali”, ed una presunzione iuris et de iure in favore della procedura concorsuale con riguardo all’adozione del criterio residuale della differenza tra attivo e passivo (quando non sia possibile determinare i netti patrimoniali per la mancanza o irregolarità delle scritture contabili). In entrambi i casi il legislatore ha quindi introdotto una presunzione legale invertendo l’onere della prova, facendo così beneficiare l’attore di una relevatio ab onere probandi, sicchè la norma non può essere applicata ai processi in corso, riguardanti quindi condotte, in thesi illecite, poste in essere prima dell’entrata in vigore della norma stessa, perché in caso contrario si renderebbe deteriore la posizione processuale del convenuto, imponendogli un onere probatorio cui non sapeva di andare incontro nel momento in cui il processo è iniziato, con le evidenti conseguenze relative alla scelta della strategia di difesa da proporre in giudizio. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Catania 16 gennaio 2020.




Sono revocabili ex art. 2901 c.c. gli effetti dispositivi e traslativi della scissione societaria

Azione revocatoria - Scissione societaria - Ammissibilità

L’atto di scissione è un atto di disposizione patrimoniale revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c., per cui deve ritenersi ammissibile l’azione evocatoria della componente patrimoniale dell’atto di scissione al fine di far dichiarare l’inefficacia degli effetti dispositivi e traslativi senza che ne siano coinvolti quelli organizzativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro 14 gennaio 2020.




Natura del procedimento di accertamento dei crediti nella liquidazione del patrimonio e giudizi pendenti

Procedura di sovraindebitamento (L. n. 3/2012) – Liquidazione del patrimonio – Natura del procedimento di accertamento del passivo – Impossibilità di applicazione analogica degli art. 43 e 52 L.F. – Rapporto con i giudizi pendenti – Credito portato da decreto ingiuntivo opposto non munito di decreto di definitività ex art. 647 c.p.c.

L’attuale disciplina di cui alla legge n. 3/2012 non contempla disposizioni analoghe a quelle, previste in sede fallimentare, di cui all’art. 43 (interruzione del giudizio e subentro del curatore nella posizione processuale del fallito) e 52, 2° comma, L.F (accertamento delle pretese creditorie verso il fallimento in via esclusiva mediante il procedimento di accertamento del passivo).

Le suddette disposizioni debbono ritenersi di natura eccezionale e perciò insuscettibili di applicazione analogica al di fuori dei casi espressamente contemplati.

In assenza di disposizioni espresse di senso contrario, deve ritenersi (analogamente a quanto avviene nell’ambito del concordato preventivo, ove è pacifico che ogni eventuale pretesa creditoria verso il debitore in procedura deve essere accertata con le forme ordinarie dinanzi al giudice ordinario) che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo pendente al momento dell’ammissione del debitore alla procedura di liquidazione del patrimonio ex L. 3/2012 possa legittimamente proseguire. Quanto sarà statuito in quella sede con efficacia di giudicato avrà carattere vincolante anche nella procedura di liquidazione del patrimonio del debitore ai fini dell’ammissione della pretesa al passivo.

Nel caso in cui il giudizio opposizione a decreto ingiuntivo dovesse concludersi con conferma della pretesa creditoria del ricorrente, l’ipoteca iscritta in forza del provvedimento di provvisoria esecutività si consoliderà definitivamente e sarà quindi opponibile nei confronti della procedura di sovraindebitamento. (Enrico Zuccato) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 13 gennaio 2020.




Liquidazione in sede fallimentare di quota indivisa di immobile abusivo

Fallimento - Immobili abusivi - Liquidazione di quota indivisa - Nullità ex art.46 DPR 380/2001

Nel caso in cui sia dichiarato fallito il proprietario di una quota indivisa di un immobile abusivo e il bene non sia comodamente divisibile, la procedura fallimentare potrà dar corso alla liquidazione dell’intero immobile per poi assegnare ai comproprietari la quota del ricavato di loro competenza.

Alla fattispecie è infatti applicabile Il comma V dell'art. 46 del DPR 380/2001 il quale dispone che “le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive immobiliari, individuali o concorsuali”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Catania 04 gennaio 2020.




Corte Costituzionale: il privilegio per l’IVA di rivalsa compete non solo ai professionisti, ma ad ogni prestatore d’opera anche non intellettuale

Professionisti – Privilegi – Iva di rivalsa – Legge 205 del 2017 – Questione di costituzionalità – Infondatezza – Estensione del privilegio ai prestatori d’opera non intellettuale

L’estensione del privilegio al credito di rivalsa IVA, operata dall’art. 1, comma 474, della legge n. 205 del 2017, benché testualmente collocata a fianco della sola categoria dei «professionisti», non può avere l’effetto – secondo un’interpretazione adeguatrice, costituzionalmente orientata al rispetto del principio di eguaglianza – di far rivivere, seppur al limitato effetto dell’estensione del privilegio, la disparità di trattamento tra prestatori d’opera intellettuale e non intellettuale, che sarebbe ingiustificata e come tale illegittima.

Deve, quindi, ritenersi che i «professionisti» e «ogni altro prestatore d’opera», intellettuale o no, beneficino tutti della stessa estensione del privilegio mobiliare al credito per rivalsa IVA, prevista dalla disposizione censurata.

Il dispositivo:
La Corte Costituzionale,
1) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, come modificato dall’art. 1, comma 474, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento tra le situazioni contemplate dallo stesso numero 2), dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe;
2) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751-bis, numero 2), del codice civile, sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento rispetto alle situazioni contemplate dai numeri 3), 4), 5) e 5-bis) dello stesso art. 2751-bis, dal giudice delegato del Tribunale ordinario di Udine al fallimento, con l’ordinanza indicata in epigrafe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 03 gennaio 2020.




Azione revocatoria dell’atto di costituzione in pegno di quote sociali di proprietà del garante

Azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. - Requisiti dell’azione revocatoria (consiluim fraudis, scientia damni e ecentus damni) - Inefficacia degli atti di disposizione del Garante - Distinzione tra atti a titolo oneroso e atti a titoli gratuito - Pregiudizio potenziale o concreto - Revoca atto di conferimento in s.r.l. - Revoca atto di pegno su quote sociali - Accoglimento

Per l’esperibilità dell’azione revocatoria, nel caso di specie, non è necessaria l’intenzione di nuocere al soddisfacimento del credito (consilium fraudis), ma è sufficiente la consapevolezza da parte del debitore ed eventualmente del terzo (in caso di atto qualificabile come a titolo oneroso) del pregiudizio che la diminuzione della garanzia patrimoniale generica possa arrecare alle ragioni del creditore (scientia damni), a prescindere da ogni elemento fraudolento (dolo generico). Quanto all’eventus damni l’azione revocatoria ordinaria richiede non già la totale compromissione della consistenza patrimoniale del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, che può consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche soltanto in una modificazione qualificativa dello stesso.  

L’onere probatorio del creditore relativamente all’eventus damni si restringe alla dimostrazione della variazione patrimoniale, senza che sia necessario provare l’entità e la natura del residuo patrimonio debitorio, spettando per contro al debitore dimostrare che, nonostante l’atto di disposizione, il suo patrimonio abbia conservato valore e caratteristiche tali da garantire senza difficoltà il soddisfacimento delle ragioni del credito.

In tema di azione revocatoria ordinaria, la costituzione di pegno successiva al sorgere del credito garantito ha natura di atto a titolo gratuito, con conseguente indifferenza dello stato soggettivo del terzo, senza che abbia rilievo la contestuale pattuizione di una dilazione di pagamento di debito, da ritenersi inerente non alla causa dell’accordo di garanzia, ma ad un motivo di esso. Alla qualificabilità dell’atto in questione, come atto gratuito, consegue, ovviamente, l’irrilevanza dello stato soggettivo del terzo creditore, che non va quindi nella specie indagata. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata 31 dicembre 2019.




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trapani 27 dicembre 2019.




Sovraindebitamento e prelazione ipotecaria su più beni immobili del medesimo debitore

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Proposta prevedente il soddisfo del credito ipotecario di primo grado con somme provenienti dalla liquidazione di altro bene – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Crediti garantiti da ipoteche su beni diversi – Identità soggettiva dei titolari – Proposta di accordo prevedente la vendita di un solo bene ipotecario ed il soddisfo di entrambi i crediti mediante la vendita dell’ulteriore bene ipotecario – Valutazione complessiva della convenienza economica rimessa al creditore – Inammissibilità

Non è  conforme all’art. 7 della L. 3 del 2012 la proposta di accordo che prevede che il credito assistito da ipoteca di primo grado su un determinato bene immobile sia soddisfatto esclusivamente con il residuo della vendita di altro bene immobile, e non mediante il ricavato della vendita del bene su cui grava la garanzia ipotecaria che lo assiste, a maggior ragione ove viene previsto che detto credito sarà soddisfatto per un ammontare che verosimilmente sarà inferiore rispetto a quello ricavabile dalla liquidazione del bene immobile di cui non si prevede la liquidazione; non essendo infatti superabile il dato formale della mancata soddisfazione del credito ipotecario per un importo almeno equivalente a quello ricavabile dalla liquidazione del bene.

L’attribuzione della natura privilegiata di una posizione creditoria va attribuita in chiave oggettiva al “credito” e non al “creditore” come centro di imputazione soggettiva del diritto; sotto il profilo strutturale, infatti, la garanzia assiste propriamente il credito e non il creditore (tanto che la cessione del diritto non comporta il venir meno della garanzia ipotecaria che lo assista); priva di rilevanza è dunque la circostanza meramente occasionale che il soggetto titolare di entrambi i crediti oggetto di analisi sia il medesimo, in grado di operare una valutazione “complessiva” di convenienza dell’accordo con riferimento “indifferenziato” ad entrambe le posizioni creditorie di cui lo stesso è titolare.

(Fattispecie in cui il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta di accordo di composizione in cui il sovraindebitato, titolare di due immobili gravati da ipoteche in favore del medesimo istituto bancario, proponeva la vendita di un solo bene immobile con cui soddisfare il creditore ipotecario a tacitazione di entrambe le posizioni creditorie garantite). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 26 dicembre 2019.




Piano del consumatore, sindacato di meritevolezza e accertamento dei motivi dell’assunzione di nuove passività da parte del consumatore già sovraindebitato

Procedura di sovraindebitamento – Piano del consumatore – Sindacato di meritevolezza – Contrazione di nuovi debiti da parte del consumatore già sovraindebitato – Verifica delle ragioni giustificative dell’assunzione di nuovi debiti

Il giudizio di meritevolezza è incentrato sulla condotta del consumatore e sulle ragioni che hanno determinato la situazione di sovraindebitamento, atteso che l’accesso al beneficio di legge è precluso in caso di ritenuta colpevolezza dell’interessato; solo in presenza dell’elemento soggettivo della colpa, dunque, le condotte descritte dalla norma, da ritenersi esemplificative e non esaustive - vale a dire l’assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ed il ricorso al credito non proporzionato alle capacità patrimoniali - rendono inammissibile la proposta.

E’ dunque meritevole non solo la condotta del consumatore che contrae il debito per far fronte ad esigenze impreviste e sopravvenute (si pensi ai costi da sostenere per un’improvvisa malattia), ma anche quella del consumatore che, benché già sovraindebitato per situazioni altrettanto involontarie (es. perdita del lavoro), abbia dovuto contrarre ulteriori obbligazioni onde conservare risorse fondamentali alla propria vita (si pensi a finanziamenti contratti per onorare il mutuo stipulato per l’acquisto dell’abitazione), ovvero per far fronte a primarie esigenze di vita personale e familiare.

La prova della meritevolezza deve essere fornita dal consumatore, a cui è demandato l’onere di fornire una chiara rappresentazione cronologica delle proprie scelte negoziali, onde consentire prima all’OCC di esprimere un giudizio completo e logicamente argomentato su “cause dell’indebitamento e dell’insolvenza”, “diligenza impiegata dal debitore nell’assumere volontariamente le obbligazioni”, “ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte”, e quindi al tribunale di vagliare la congruità e ragionevolezza delle conclusioni rassegnate dall’organismo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 23 dicembre 2019.




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 18 dicembre 2019.




Sospensione del procedimento per esdebitazione in attesa della definizione del procedimento penale per bancarotta semplice

Esdebitazione – Pendenza del procedimento penale per bancarotta semplice – Sospensione

Il procedimento per esdebitazione deve essere sospeso in attesa della definizione del grado di appello del procedimento penale per bancarotta semplice, in quanto, nonostante detto reato non osti alla concessione del beneficio, il giudice penale, salvo il divieto di reformatio in peius della pena in caso di impugnazione del solo imputato, ha comunque la facoltà di dare al fatto una definizione giuridica più grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 18 dicembre 2019.




Applicabilità dell’art. 111-ter l.f. alla procedura di liquidazione del patrimonio

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Applicazione dell’art. 111-ter l.f.

Sebbene in assenza di alcuna norma specifica in materia, l’art. 111 ter L.F. deve applicarsi anche alla procedura di liquidazione del patrimonio, stante la sua riconducibilità al genus della concorsualità. (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata) Tribunale Como 18 dicembre 2019.




La clausola arbitrale contenuta nello statuto non si applica all’azione di responsabilità esercitata dal curatore

Azione di responsabilità esercitata dal curatore – Azione sociale – Clausola arbitrale – Applicazione all’azione del curatore – Esclusione

L’azione di responsabilità esercitata dal curatore nei confronti degli amministratori della società fallita cumula in sé l'azione sociale di responsabilità e quella dei creditori sociali; in ragione della natura inscindibile delle due azioni, deve dunque escludersi l’operatività nei confronti del curatore della clausola compromissoria inserita nello statuto della società che demandi agli arbitri tutte le controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti, posto che il perimetro operativo di detta clausola non può comprendere l'azione che spetta ai creditori sociali ai sensi dell'art. 2394 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 09 dicembre 2019.




Sovraindebitamento: non è necessaria l’assistenza del difensore

Sovraindebitamento – Assistenza tecnica del difensore – Necessità – Esclusione – Meritevolezza – Finanziamenti a catena – Valutazione

Il ricorso proposto dal debitore con l’assistenza di O.C.C. non necessità di assistenza del difensore ex art 82 c.p.c. in quanto l’Organismo di composizione della crisi così come è strutturato rappresenta un’evoluzione rispetto al rapporto professionale avvocato-cliente e garantisce la piena tutela del diritto di difesa di cui è espressione l’art. 82 c.p.c..

L’appartenenza dell’attestatore all’Organismo di composizione della crisi non incide sull’indipendenza dello stesso.

La cessione del credito viene in rilievo quale atto solutorio e latu sensu di garanzia dell’obbligazione restitutoria principale, che può come ogni altra obbligazione essere ristrutturata nell’ambito di un piano del consumatore.

Per quanto riguarda la meritevolezza, nel caso dei c.d. finanziamenti a catena occorre che ogni nuovo rifinanziamento del debito sia dovuto a cause non imputabili al debitore e necessitato da un evento negativo imprevedibile.

La normativa in tema di sequestrabilità e pignorabilità dei crediti per stipendi, salari e pensioni dovuti dallo stato o da altri enti pubblici, di cui al T.U. 1950 n. 180, non è estensibile alla esecuzione concorsuale quale è quella del sovraindebitamento. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 07 dicembre 2019.




Procedimento per la dichiarazione di fallimento e legittimazione dell’unico creditore istante il cui credito sia contestato in sede giudiziale con fondate motivazioni

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Unico credito contestato in sede giudiziale – Legittimazione del creditore istante – Esclusione

Va rigettata l’istanza di fallimento proposta dall’unico creditore istante il cui credito risulti contestato in sede giudiziale con motivazioni prima facie fondate, non essendo in tale ipotesi ravvisabile la legittimazione di cui all’art. 6 l.f. a richiedere il fallimento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 06 dicembre 2019.




Sulla risoluzione del Rent to buy aziendale in corso alla data del fallimento

Rent to buy di azienda – Struttura e funzione

Rent to buy aziendale – Applicazione

Rent to buy aziendale – Applicazione dell’art. 72 l.f.

Azione di recupero – Azione revocatoria

Il rent to buy di azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l’unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

L’art. 23 del DL 133/2014 trova applicazione nel contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari.

Al rent to buy aziendale non si applica l’art. 72 l.f. che consente al curatore di scegliere tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo; il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

Il curatore fallimentare per non soggiacere al contratto di rent to buy, e quindi recuperare la disponibilità materiale dell’immobile, sciogliendosi dall’obbligo di cessione al termine del periodo di concessione in godimento, dovrà agire in revocatoria, semprechè ne ricorrano i presupposti. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro 05 dicembre 2019.




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 04 dicembre 2019.




Adempimento del curatore al contratto preliminare e cancellazione delle iscrizioni ipotecarie

Vendita fallimentare attuata in forma contrattuale - Esecuzione in forma specifica di contratto preliminare ex art. 2932 c.c. - Cancellazione da parte del G.D. delle iscrizioni ipotecarie - Applicabilità dell'art. 108, comma 2, l.fall. - Esclusione

L’interpretazione sistematica delle disposizioni della legge fallimentare in materia di liquidazione dell’attivo induce a ritenere che il potere di cancellazione delle iscrizioni ipotecarie previsto dall'art. 108, comma 2, l.fall., possa essere esercitato dal giudice delegato soltanto quando il trasferimento dell'immobile sia stato disposto con le modalità di cui all’art. 107 l. fall. e cioè, anche mediante contratto di diritto privato, ma all’esito di una procedura competitiva che consenta, in ogni caso, il realizzo del miglior prezzo a tutela delle ragioni del creditore ipotecario.

[Nel caso di specie, il tribunale ha negato che il giudice delegato possa cancellare l’ipoteca in presenza di trasferimento dell’immobile disposta da sentenza ex art. 2932 c.c.) (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce 04 dicembre 2019.




La c.d. revocatoria semplificata ex art. 2929 bis c.c. si applica anche alla rinuncia del diritto di proprietà in favore dello Stato

Revocatoria semplificata ex art. 2929 bis c.c. – Rinuncia abdicativa della proprietà in favore dello Stato – Applicabilità

La c.d. revocatoria semplificata contemplata dall’art. 2929 bis c.c. mira a tutelare i creditori contro gli atti che producono l’effetto di sottrare al patrimonio del debitore i beni costituenti la garanzia generica di cui all’art. 2740 c.c. senza una controprestazione; essa non ha finalità sanzionatoria delle condotte del terzo beneficiario e quindi prescinde dall’eventuale stato di buona fede di quest’ultimo.

La rinuncia abdicativa del diritto di proprietà su beni immobili ex art. 827 c.c. ha come effetto diretto ed immediato la deminiutio (a titolo gratuito) del patrimonio del debitore sicché è soggetta all’applicazione dell’art. 2929 bis c.c. a nulla rilevando il fatto che essa non necessità di accettazione o che acquisto dello Stato avviene a titolo originario. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 03 dicembre 2019.




Sovraindebitamento e sospensione dell’esecuzione forzata in corso

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Potere di sospensione – Giudice dell’esecuzione – Esclusione

In assenza di provvedimenti di sospensione emessi dal giudice della procedura da sovraindebitamento ex art. 10 o art. 12 bis lege 3/2012, non c’è spazio alcuno per la sospensione, ad opera del giudice dell’esecuzione, della procedura esecutiva pendente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 03 dicembre 2019.




Responsabilità degli amministratori e quantificazione equitativa del danno nella differenza tra passivo e attivo alla luce del CCII

Responsabilità degli amministratori – Prosecuzione dell’attività d’impresa in violazione dell’art. 2486 c.c. – Assenza di documentazione contabile e fiscale della fallita – Liquidazione del danno risarcibile – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Utilizzabilità

In caso di accertata illegittima prosecuzione da parte degli amministratori dell’attività d’impresa in violazione di quanto previsto dall’art. 2486 c.c., ed a fronte dell’assoluta mancanza di documentazione contabile e fiscale della fallita, ai fini della quantificazione del danno risarcibile è legittimo il ricorso ad una liquidazione equitativa, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, trattandosi di criterio da ultimo recepito e ampliato dal legislatore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 378 comma 2), ed ammissibile nei casi in cui l’attore abbia allegato inadempimenti degli amministratori astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, ivi compresa la pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili, indicando le ragioni che hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta degli amministratori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 02 dicembre 2019.




Qualificazione del concordato preventivo c.d. misto alla luce del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Concordato preventivo misto – Criterio qualitativo – Causa concreta del negozio proposto – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – Favore per la continuità d’impresa

Il favore, che ispira il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, per le soluzioni che contemplano la continuità aziendale in luogo della dispersione dei valori costituisce criterio interpretativo per ricavare la disciplina applicabile al concordato preventivo c.d. misto: se la causa concreta del negozio proposto consiste nella garanzia della prosecuzione dell’attività d’impresa, il concordato deve qualificarsi come in continuità aziendale. (Sergio Della Rocca) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 02 dicembre 2019.




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 02 dicembre 2019.




Equa riparazione da eccessiva durata della procedura (c.d. 'Legge Pinto'), domanda formulata con ricorso successivo al decreto di chiusura del fallimento

Domanda da equa riparazione da eccessiva durata della procedura (c.d. “Legge Pinto”) – Contenuta in ricorso depositato successivamente al decreto di chiusura del fallimento comunicato ex art. 31-bis l.fall. – Ammissibilità – Esclusione

È inammissibile la domanda di equa riparazione da eccessiva durata della procedura fallimentare, qualora il ricorso che la contenga sia depositato successivamente alla comunicazione del decreto di chiusura del fallimento, effettuata ai sensi dell’art. 31-bis l.fall., a mezzo pec o, in mancanza, con deposito in cancelleria.
La norma in parola, introdotta dall’art. 17, comma 1, lett. b), d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 221 del 2012, è, infatti, applicabile ai fallimenti pendenti, sol che consti l’invito dal curatore ai creditori, entro il 30 giugno del 2013, a comunicare al fallimento il proprio indirizzo pec, con l’avviso che, in caso di omissione, le comunicazioni sarebbero state eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Appello Brescia 02 dicembre 2019.




Azione revocatoria ‘a cascata’ e prova della consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento

Azione revocatoria - C.D. ‘a cascata’ - Prova della consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento

Sussiste la consapevolezza in capo al subacquirente (nella specie, un istituto di credito) della revocabilità dell’atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il fallito laddove: 1) il ceto bancario sapeva che il dante causa era inadempiente da un anno al pagamento delle rate del mutuo a suo tempo contratto per l’originario acquisto del bene; 2) l’istituto subacquirente, attraverso i suoi funzionari, ha mantenuto stretti contatti con gli artefici dell’intera operazione di cessione immobiliare e iscrizione ipotecaria; 3) i funzionari medesimi si sono ingeriti attivamente nell’ideazione di essa; 4) è provato ch’essi fossero perfettamente consapevoli non solo della situazione di dissesto della dante causa (tale da giustificarne la pronunzia di fallimento) ma anche dell’assoggettabilità dell’operazione a revocatoria fallimentare. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 29 novembre 2019.




Concordato misto: Il Tribunale di Milano interpreta e applica la disciplina del nuovo Codice della Crisi

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Concordato misto – Qualificazione – Disciplina applicabile – Nuovo Codice della Crisi – Interpretazione dell’art. 84 CCII

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al fine di stabilire la disciplina applicabile al c.d. “concordato “misto”, ha adottato un criterio di prevalenza che potrebbe definirsi "quantitativa attenuata" che se, se da un lato concentra il proprio orizzonte sulle modalità di creazione delle risorse da destinare ai creditori (liquidazione o ricavi della continuità), dovendo sempre "i ricavi attesi" essere superiori ai valori della liquidazione, dall'altro lato, amplia l'area semantica del "ricavato prodotto dalla continuità", facendovi rientrare il magazzino, nonché i rapporti contrattuali già in essere o già risolti nel passato, ma che proseguiranno o verranno rinnovati e, infine, i rapporti di lavoro.

[Il Tribunale di Milano ha applicato i principi del nuovo CCII – come noto non ancora in vigore - al caso di specie, dove il professionista ha attestato – che i ricavi attesi dalla continuità nell’arco di piano (quattro anni dal luglio 2020, data ipotizzata per l’omologazione del concordato) derivano da un’attività d’impresa alla quale saranno addetti 121 dipendenti, numero superiore alla metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il momento del deposito del ricorso e pari a 106; ritenendo il concordato proposto ad ogni effetto in continuità (se pure indiretta)] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 28 novembre 2019.




Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità e diritto di voto

Concordato preventivo con continuità aziendale – Moratoria annuale dei creditori privilegiati – Ammissibilità – Classe autonoma – Diritto di voto – Applicazione criteri ex art. 86 Codice della Crisi d’impresa

Nel concordato preventivo con continuità aziendale è ammissibile la moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati i quali, collocati in una classe autonoma, parteciperanno al voto non per l’ammontare dell’intero credito ma solo sulla perdita derivante dalla dilazione e computata sulla differenza tra il valore nominale del credito privilegiato e il valore attuale del pagamenti proposti, utilizzando un tasso di sconto pari al 4% (che corrisponde al 50% del tasso di mora commerciale) da calcolarsi alla data di presentazione del ricorso, analogamente a quanto previsto dall’art. 86 del nuovo Codice della Crisi di Impresa. (Tommaso Vito Russo) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto 20 novembre 2019.




Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Iva di rivalsa e c.a.p.

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Sulla natura non retroattiva dell’art. 1, co. 474 L. 205/2017 istitutiva del privilegio su Iva e c.a.p. dei professionisti

Concordato preventivo – Crediti dell’avvocato per IVA di rivalsa e c.a.p. – Sulla obbligatorietà del pagamento integrale del creditore prelatizio in assenza di esercizio della facoltà ex art. 160 co. 2 L.F.

In base all’art. 17 e 18 D.P.R. 633/1072, al difensore che rende prestazioni professionali in favore del concordato preventivo sono dovuti, non solo gli onorari  ma, ove anche non esplicitati nel preventivo, l’IVA fatturata nella parcella ed il c.a.p., nella misura determinabile pro tempore.
Questi accessori, infatti, sono dovuti per legge e spettano comunque al professionista anche se non menzionati nel preventivo o nella proposta di prestazione professionale: il principio così enunciato trova applicazione anche nel c.d. patto concordatario, laddove si lascia al debitore ed ai creditori il compito di strutturare la proposta concordataria.

Posto che l’art.1 co. 474 della L. 205/2017 non ha efficacia retroattiva - poiché non si pone come legge di interpretazione autentica né prevede alcuna retroattività dei propri effetti - e dato che il privilegio afferisce alla qualifica del credito, sì che la relativa norma è da considerarsi di diritto sostanziale, la novella apportata all’art. 2751 bis, co. 1 n. 2 c.c. può applicarsi solo ai crediti per iva e c.a.p. professionali sorti successivamente al giorno 01.01.2018, data di entrata in vigore della nuova normativa.

In assenza dell’esercizio della facoltà ex art. 160, co. 2 L.F.  relativa all’intenzione del debitore concordatario di contenere il pagamento del creditore prelatizio nei limiti della relazione del deputato professionista, anche il credito privilegiato per IVA di rivalsa, a prescindere dalla sussistenza del bene o servizio su cui esercitare il privilegio e dalle previsioni di piano, deve esser pagato integralmente. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 19 novembre 2019.




Concordato in continuità aziendale e pagamento di debiti anteriori: quando non è necessaria l’attestazione del professionista

Concordato preventivo – Pagamento di crediti anteriori – Atto di straordinaria amministrazione soggetto ad autorizzazione ex art. 161 settimo comma l. fall. – Carattere di urgenza – Autorizzazione ex art. 182 quinquies quinto comma l. fall. – Attestazione del professionista – Necessità – Esclusione

In pendenza di domanda di concordato c.d. con riserva qualificato in continuità aziendale, la richiesta di autorizzazione al pagamento di debiti anteriori chiaramente funzionali alla prosecuzione dell’attività, ove si appalesi come “urgente” in considerazione della natura dei beni e dei servizi indicati, rientra nell’alveo di cui all’art. 161, comma 6, l. fall., considerato che l’art. 182 quinquies l. fall. si pone rispetto alla previsione di cui all’art. 161, comma 7, l. fall. in un rapporto di species a genus. L’assoggettabilità della richiesta nell’ambito del citato art. 161 l. fall., proprio per il suo carattere di urgenza, consente di superare la attestazione del professionista richiesta dall’art. 182 quinquies l. fall., a cui si sostituisce la valutazione operata dal Tribunale di convenienza ed opportunità dell’atto rispetto all’interesse della massa dei creditori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 18 novembre 2019.




Istanza di fallimento e prova del credito del ricorrente

Fallimento – Dichiarazione – Presupposti – Prova del credito dell’istante e dell’insolvenza

La produzione della sola fattura, non pervenuta né accettata dalla debitrice, nè accompagnata da un documento di trasporto, né registrata nelle scritture contabili della società resistente, peraltro neanche prodotte in atti, non è sufficiente a ritenere i ricorrenti legittimati a proporre istanza di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia 14 novembre 2019.




Soglia di indebitamento ex art. 15, ult. comma, l.f. e poteri istruttori del tribunale fallimentare

Dichiarazione di fallimento – Legittimazione del creditore istante – Soglia di indebitamento – Poteri istruttori del tribunale fallimentare

La visura dei protesti non è sufficiente a valere quale posta creditoria rilevante ai fini del superamento della soglia dei debiti scaduti e non pagati prescritta ai fini della dichiarazione di fallimento dall'art. 15, ult. comma, L.F.

La soglia di indebitamento ex art. 15, ult. comma, L.F. è presupposto vincolante della dichiarazione di fallimento, non fatto impeditivo, il cui onere probatorio non grava quindi sul debitore resistente, ma sul creditore ricorrente, mentre non può il Tribunale, in sede di istruttoria prefallimentare, disporre d’ufficio mezzi di prova su presupposti della pronuncia di fallimento, potendo invece effettuare solo un accertamento, in via incidentale, circa la fondatezza della ragione di credito vantata dal ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia 14 novembre 2019.




Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità

Moratoria ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato preventivo in continuità - Ammissibilità previa classazione del credito e diritto di voto

E’ ammissibile, nel concordato preventivo in continuità, la previsione del pagamento oltre l’anno dei privilegiati, previa classazione del credito e diritto di voto per l’intero importo. (Andrea Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 13 novembre 2019.




Sovraindebitamento e pagamento del creditore privilegiato: non è condivisibile l’impostazione della Cassazione che ammette la moratoria ultra-annuale

Sovraindebitamento - Moratoria ultra-annuale del creditore ipotecario - Inammissibilità

Non è condivisibile l’impostazione della sentenza della Cassazione n. 17834 del 2019, secondo la quale la norma di cui all’art. 8 ultimo comma della legge 3/2012 non è di ostacolo alla previsione di una dilazione del pagamento del creditore privilegiato superiore ad un anno, qualora sussista la attestazione dell’OCC circa la soddisfazione del privilegiato nei limiti della capienza, ovvero nella misura del valore presumibile di mercato del bene su cui insiste la prelazione, in quanto tale norma ha carattere eccezionale ed è pertanto inderogabile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara 11 novembre 2019.




Accordo del consumatore, vendita di immobile senza procedura competitiva e cancellazione delle formalità pregiudizievoli

Accordo del consumatore – Vendita di immobile senza procedura competitiva – Potere del giudice di ordinare la cancellazione delle formalità pregiudizievoli – Esclusione

Nel caso in cui nel piano o nell’accordo del consumatore sia prevista la  vendita privatistica di un immobile il giudice del piano del consumatore e dell’accordo del debitore non ha il potere di ordinare la cancellazione  delle formalità; laddove viceversa vi sia stata la nomina di un liquidatore ai sensi dell’art. 13 comma 3 l. 3/2012 e la vendita sia avvenuta secondo le regole competitive il giudice ai sensi della predetta norma ha il potere di ordinare la cancellazione delle trascrizioni, delle iscrizioni e di ogni altro vincolo.

La necessità di applicare le regole della procedura competitiva al fine di addivenire al provvedimento ex art. 13 co. 3, ancorché non esplicitamente prevista per il piano del consumatore e l’accordo del debitore, deriva dalla natura concorsuale delle procedure previste dalla l. 3/2012. (Luciano Matteo Quattrocchio) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 11 novembre 2019.




Effetti della procedura di sovraindebitamento sulle cessioni di crediti futuri

Sovraindebitamento – Cessione del quinto dello stipendio e delega di pagamento del “doppio” quinto – Falcidia dei crediti – Durata del piano di rimborso in anni sette

La procedura di sovraindebitamento sospende le procedure esecutive, per cui il medesimo effetto sospensivo (e, con l’omologazione, risolutivo) si ha anche nei confronti delle cessioni di credito futuro a garanzia della restituzione dei prestiti, quali la cessione del quinto dello stipendio.
Per quanto riguarda la durata del piano, anni 7 circa, è opportuno non aderire aprioristicamente ad un criterio predeterminato, bensì considerare l’alternativa migliore per i creditori.

[Nel caso di specie, il sovraindebitato, dipendente pubblico, tra il 2006 ed il 2014, aveva ottenuto undici prestiti personali (di cui quattro rinnovati con la stessa banca -pagando commissioni consistenti- e altri due estinti), un modesto fido per scoperto di conto corrente e due carte di credito. Un prestito era assistito da cessione del quinto dello stipendio, un altro da delega di pagamento di ulteriore quinto (c.d. “doppio” quinto). Patrimonio aggredibile nullo.] (Giovanni Matteucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Grosseto 11 novembre 2019.




Limiti all'accesso alla procedura di Sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio: nuove obbligazioni e finanziamenti personali, attivo costituito da soli redditi da lavoro

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Omologabilità – Condizioni ostative – Prestazione di fideiussioni – Contrazione di plurimi finanziamenti personali

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 – Titolarità in capo al debitore unicamente di redditi da lavoro – Ammissibilità – Esclusione

Non è omologabile il piano ex art. 12-bis l. n. 3 del 2012 proposto da un consumatore che, prestando fideiussioni in favore di una società partecipata unitamente al coniuge e fin da subito lasciata inattiva, assuma nuove obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere; del pari, il piano non è omologabile qualora il sovraindebitamento derivi da un ricorso al credito non proporzionato alle capacità patrimoniali del consumatore, che imprudentemente contragga ulteriori finanziamenti personali, a fronte di un reddito invariato e già assorbito per un terzo da debiti pregressi.

La liquidazione del patrimonio ex artt. 14 e ss. l. n. 3 del 2012 presuppone la sussistenza di un patrimonio comprensivo di immobili o mobili e/o di crediti recuperabili, non potendosi accedere alla procedura in parola qualora il sovraindebitato possegga unicamente redditi da lavoro, come tali non liquidabili, ma tutt’al più immediatamente ripartibili. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 09 novembre 2019.




Concordato in continuità aziendale e diritto al rilascio del DURC

Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilascio del DURC - Integrale soddisfazione dei crediti previdenziali - Necessità - Esclusione

Sussiste il diritto all’emissione del DURC da parte di società che abbia presentato ricorso ex art. 161, 6° comma, L.F. e intenda depositare una proposta di concordato in continuità aziendale. Nè la mancanza di un piano che preveda l’integrale soddisfazione dei crediti previdenziali può considerarsi un ostacolo all’emissione del DURC purchè sussista il requisito della regolarità contributiva per il periodo successivo alla pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al decreto di omologazione. (Gianluca Righi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 08 novembre 2019.




Professionista e Piano del consumatore: omissione reiterata e continuativa del versamento di imposte, tasse e contributi previdenziali

Piano del consumatore – Meritevolezza – Art. 12 bis, comma 3, L. 3/2012 – Carenza – Colpevolezza – Omissione reiterata e continuativa del versamento imposte, tasse e contributi previdenziali

La condotta del consumatore libero professionista, reiterata per anni, di omissione nel versamento delle imposte, tasse e contributi previdenziali, è idonea ad escludere la meritevolezza del piano del consumatore, anche qualora sia conseguenza di una non adeguata remuneratività dell’attività lavorativa svolta.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha rigettato la richiesta di omologa di un piano del consumatore in un caso di un consumatore, libero professionista, il cui sovraindebitamento era stato determinato dalla inadempienza, perpetrata per anni, agli obblighi fiscali di versamento di tasse, imposte e contributi previdenziali). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 07 novembre 2019.




Presupposti dell’insolvenza della società in liquidazione

Società in liquidazione – Accertamento dell’insolvenza – Presupposti - Esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali

Dichiarazione di fallimento – Legittimazione del ricorrente – Credito contestato

La dichiarazione di insolvenza della società in liquidazione trova il suo presupposto nella inidoneità degli elementi patrimoniali attivi ad assicurare l'eguale e integrale soddisfacimento dei creditori sociali, mentre non è rilevante accertare se l’impresa disponga di crediti e risorse e quindi di liquidità necessarie a soddisfare le obbligazioni contratte, non proponendosi, a differenza di quanto accade per la società in piena attività, di restare sul mercato. 

Sebbene anche un credito contestato può fondare la legittimazione del ricorrente, l'istanza di fallimento non può assurgere a espediente per conseguire la realizzazione del credito, in assenza del previo esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali, vieppiù in una fattispecie ove la banca  ricorrente sia munita dell'estratto di saldaconto bancario conforme ex art. 50 TUB, che, se è documento idoneo a costituire prova del credito  in un giudizio monitorio, non lo è anche in un giudizio differente, quale quello pre-fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia 06 novembre 2019.




Credito contestato e legittimazione del ricorrente all'istanza di fallimento

Dichiarazione di fallimento - Legittimazione del ricorrente - Credito contestato

Sebbene anche un credito contestato può fondare la legittimazione del ricorrente, l'istanza di fallimento non può assurgere a espediente per conseguire la realizzazione del credito, in assenza del previo esperimento di azioni di cognizione e/ o di esecuzione individuali, vieppiù in una fattispecie ove la banca  ricorrente sia munita dell'estratto di saldaconto bancario conforme ex art. 50 TUB, che, se è documento idoneo a costituire prova del credito in un giudizio monitorio, non lo è anche in un giudizio differente, quale quello pre-fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia 06 novembre 2019.




Mandato all’incasso e facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente

Concordato preventivo - Rapporti bancari - Mandato all’incasso - Patto di compensazione - Necessità

In presenza di mandato all’incasso, la facoltà della banca di compensare il proprio credito con gli incassi effettuati per conto del cliente può aver luogo solo in forza di apposita clausola che attribuisca tale facoltà alla banca, la quale comete il relativo onere probatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 05 novembre 2019.




Inizio della procedura di sovraindebitamento e decorrenza della esenzione dal fallimento delle start-up innovative

Start-up innovative – Esenzione da fallimento – Decorrenza del periodo

Sovraindebitamento – Inizio della procedura – Istanza di nomina del gestore della crisi – Esclusione

L’esenzione dal fallimento delle star-up innovative si computa dalla data della loro costituzione e copre anche il periodo fino alla iscrizione nel registro delle imprese.

La nomina del gestore della crisi, quando venga richiesta al tribunale, dà luogo ad un procedimento che ha natura di volontaria giurisdizione, assimilabile ai diversi procedimenti previsti in più parti del codice civile e delle leggi speciali che demandano al presidente del tribunale o al tribunale stesso la nomina di soggetti come i liquidatori delle società, gli stimatori, i certificatori esperti; si tratta di procedure che hanno il loro inizio con la richiesta e la loro fine con l’emissione nel provvedimento di nomina o con l’eventuale rigetto o dichiarazione di inammissibilità dell’istanza.

E’ erroneo, pertanto, qualificare il momento della nomina del gestore della crisi come l’inizio della procedura dei sovraindebitamento; soltanto l’instaurazione della procedura (se non addirittura la pronuncia di un provvedimento di ammissione alla stessa) può pertanto sortire nei confronti dei creditori l’effetto preclusivo delle procedure concorsuali minori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 03 novembre 2019.




Cessione in blocco di crediti bancari e necessaria ricorrenza di tutte le condizioni previste per il trasferimento dei crediti

Cartolarizzazione crediti bancari - Cessione in blocco con pubblicazione dell'atto di cessione in Gazzetta Ufficiale - Requisiti di individuazione dei crediti ceduti - Necessaria presenza di tutti i requisiti individuati nell'avviso di cessione - Nozione di "causa passiva" - Opposizione a decreto ingiuntivo - Esclusione - Difetto di legittimazione - Inammissibilità dell'appello

Là dove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda - per l'individuazione dei crediti ceduti - che ricorrano "tutte" le caratteristiche elencate, il chiaro tenore letterale dell'avviso non consente altra lettura se non quella per cui oggetto di cessione sono i crediti che abbiano contestualmente tutte quelle caratteristiche: in difetto anche di una soltanto delle quali il presunto cessionario non potrà esser ritenuto titolare della posizione soggettiva ceduta e dovrà esser dichiarato privo di legittimazione ad impugnare (con conseguente inammissibilità dell'appello dal medesimo promosso).

Ove l'avviso di cessione "in blocco" dei crediti pubblicato in G.U. richieda che il credito ceduto sia relativo a "causa passiva instaurata dal debitore", la caratteristica non si può ritenere ricorrente con riguardo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo intimato dalla Banca cedente, atteso che nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo l'opponente è parte attrice solo formalmente, mentre mantiene la veste di convenuto sostanziale, in quanto agisce in risposta all'iniziativa giudiziaria radicata dalla Banca.

Tanto meno potrà ritenersi che la causa di opposizione a decreto ingiuntivo - definita in primo grado a favore dell'opponente, con condanna della Banca alle spese di soccombenza - "si sia conclusa con un provvedimento di condanna comportante l'esborso di una qualunque somma di denaro al relativo debitore", tale non potendosi appunto ritenere la condanna alle spese processuali, che non riguarda "il credito", ma è statuizione meramente accessoria.

[Fattispecie relativa all'avviso di cessione dei crediti di Banca Popolare di Puglia e Basilicata ad Aporti SPV s.r.l.] (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 ottobre 2019.




Plurimo ricorso al credito e consapevolezza di non poter adempiere le obbligazioni assunte

Sovraindebitamento – Assunzione di obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere – Consapevolezza

Il plurimo ricorso al credito, caratterizzato da distanze ravvicinate fra i vari finanziamenti, la dimensione del debito rateale mensile rispetto alle entrate, con maggiore crescente incidenza sulle capacità patrimoniali, porta a concludere per un atteggiamento gravemente negligente di un soggetto che non ha saputo gestire la propria capacità economica e, ove di tale situazione lo stesso possa ragionevolmente ritenersi consapevole, deve ritenersi sussistente la fattispecie di cui all’art. 12-bis, comma 3, l. 3/2012 (…il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali…). Tribunale Vibo Valentia 30 ottobre 2019.




Prededuzione per crediti relativi alla presentazione di domanda di concordato dichiarata inammissibile

Concordato preventivo – Crediti derivanti da attività finalizzate alla presentazione di una domanda di concordato dichiarata inammissibile – Prededuzione – Insussistenza

L’ambito applicativo della previsione portata dall’art. 111, comma, 2 l. fall. in tema di prededuzione non può essere esteso sino a ricomprendervi anche i crediti derivanti da attività difensive finalizzate alla presentazione di una domanda di concordato dichiarata inammissibile, perché in tale evenienza, non riscontrandosi nesso alcuno di correlazione tra la procedura di concordato, mai apertasi, e quella fallimentare, non può, in conseguenza, individuarsi, anche in termini meramente astratti ed ipotetici, collegamento tra la predetta attività e gli interessi del ceto creditorio che verrebbero, quindi, a sopportare (in conseguenza della prededucibilità) un onere che non ha connessione alcuna con gli scopi della procedura in seno al quale il credito di riferimento è sorto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 28 ottobre 2019.




Ricorso per concordato con riserva dell’imprenditore individuale non tenuto alla redazione del bilancio

Concordato preventivo – Concordato con riserva – Obbligo di deposito degli ultimi tre bilanci – Imprenditore individuale non tenuto alla redazione dei bilanci – Deposito delle scritture contabili e delle dichiarazioni fiscali

L’imprenditore individuale non tenuto alla redazione del bilancio, al fine di soddisfare il requisito di cui all’art. 161, comma 6, legge fall., deve depositare le scritture contabili e le dichiarazioni fiscali in modo da consentire al tribunale la verifica della conformità a detti documenti della situazione patrimoniale elaborata dal ricorrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 24 ottobre 2019.




Cessione di azienda, sorte del contratto di mutuo e voto nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Adunanza dei creditori – Esclusione dal voto del credito contestato – Liberazione dal debito del mutuatario cedente il ramo d’azienda

La cessione di azienda nell’ambito della quale si preveda espressamente il subentro del cessionario nel rapporto di mutuo senza che la banca si sia opposta nel termine di tre mesi, comporta la liberazione del cedente da detto contratto con la conseguenza che, nell’ambito del concordato preventivo, il credito della banca, ove contestato per le suddette ragioni, dovrà essere escluso dal voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 23 ottobre 2019.




Fallimento della società costituita ex lege

Fallimento – Società pubblica – Sottrazione al fallimento – Esclusione

La costituzione ex lege di una società per azioni mediante atto normativo esaurisce la sua natura di diritto speciale nel suo momento genetico e nei rapporti con il socio di maggioranza, regolati come noto da un disciplinare, mentre non vale certamente a qualificare la società come ente pubblico economico sottratto al fallimento, dovendosi avere riguardo all'attività effettivamente esercitata dalla società medesima ed alla sua riconducibilità alla nozione di impresa commerciale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Conseguenze della precedente dichiarazione di inammissibilità dell'istanza di pre-concordato

Concordato preventivo – Precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato – Elemento ostativo alla ammissione al concordato – Esclusione – Formulazione della proposta di esclusiva competenza del debitore

La precedente dichiarazione di inammissibilità di istanza di pre-concordato non osta all'ammissione alla procedura, atteso che il disposto dell'ultimo periodo dell'art. 161 comma 7 legge fall. riguarda la diversa ipotesi dell'avvenuta presentazione di un piano di concordato (e non di semplice istanza di pre-concordato, come nel caso in esame) successivamente dichiarato inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Concordato con continuità, fondi rischi e obbligo di destinare i fondi non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta

Concordato preventivo – Continuità – Fondi rischi – Obbligo destinare i fondi non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta concordataria – Esclusione

Nel concordato in continuità il debitore è sì tenuto, per ragioni di elementare prudenza, ad indicare fondi rischi in caso di sopravvenienza di passività, ma non è certamente tenuto a destinare i fondi eventualmente non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Comparazione tra il piano di concordato presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica modalità di soluzione della crisi

Concordato preventivo – Omologazione – Valutazione del tribunale – Soddisfacimento dei creditori – Comparazione tra il piano di concordato presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica modalità di soluzione della crisi – Esclusione – Eventualità del fallimento come elemento di comparazione

Il tribunale non è quindi chiamato ad omologare soltanto quel piano che assicuri in astratto la più alta percentuale di soddisfacimento dei creditori, poiché il giudizio di omologazione non ha soltanto tale obiettivo, ma deve anche assicurare, almeno in prospettiva, un effettivo superamento della situazione di crisi del debitore, nonché la fattibilità del piano nel suo insieme.

Neppure è corretto, come sempre preteso dall'opponente, effettuare in sede di omologa del piano una comparazione tra il piano di concordato concretamente presentato dal debitore e qualsiasi altra ipotetica o astratta modalità di soluzione negoziata della crisi (magari aggiungendo o sottraendo alcune poste di attivo patrimoniale, come arbitrariamente preteso dall'opponente), poiché i parametri (alternativi) di riferimento ai quali ancorare la valutazione in esame sono rappresentati dal fallimento del proponente ovvero dalla concreta fattibilità di altri piani concorrenti ex art. 163-bis L.F., nel caso in esame non presentati.

Oltre a ciò, va ricordato che spetta unicamente al debitore la formulazione della proposta di concordato e dunque l'individuazione del contenuto e delle modalità del piano concordatario, laddove i creditori sono liberi di approvare o meno tale proposta, in base ad una loro individuale valutazione di convenienza, mentre al tribunale è sottratto ogni sindacato sul merito della scelta imprenditoriale attraverso cui il debitore intende soddisfare le pretese creditorie in armonia con le esigenze di continuità aziendale, fatta sempre salva la dimostrazione che il piano predisposto sia ispirato da volontà fraudolenta delle ragioni dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: illegittima la norma che impedisce la falcidia dell’IVA

Fallimento e procedure concorsuali - Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento - Proposta di accordo di ristrutturazione e relativo piano - Possibilità per il piano di prevedere, a pena di inammissibilità, con riguardo ai debiti inerenti all'imposta sul valore aggiunto, esclusivamente la dilazione del pagamento e non anche la falcidia del credito fiscale

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), limitatamente alle parole: «all’imposta sul valore aggiunto». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: illegittima la norma che impedisce la falcidia dell’IVA

Fallimento e procedure concorsuali - Procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento - Proposta di accordo di ristrutturazione e relativo piano - Possibilità per il piano di prevedere, a pena di inammissibilità, con riguardo ai debiti inerenti all'imposta sul valore aggiunto, esclusivamente la dilazione del pagamento e non anche la falcidia del credito fiscale

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento), limitatamente alle parole: «all’imposta sul valore aggiunto». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale sottolinea la base negoziale e le finalità comuni di concordato preventivo della legge fallimentare e accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012

Sovraindebitamento – Accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012 e concordato preventivo – Base negoziale – Caratteristiche comuni – Finalità

Le procedure dell’accordo con i creditori di cui alla legge 3/2012 ed il concordato preventivo della legge fallimentare hanno una base negoziale che non le pone al di fuori dell’area delle procedure concorsuali: risultano, infatti, entrambe pervase dal principio della parità di trattamento dei creditori concorsuali; prevedono il blocco delle iniziative esecutive individuali in danno del patrimonio del proponente (ex art. 168, comma 1, della legge fallimentare e art. 10, comma 2, lettera c, della legge n. 3 del 2012); impongono, sin dall’ammissione e sino all’omologazione, un parziale spossessamento della capacità di disporre dei beni (art. 167 della legge fallimentare e art. 10, comma 3-bis, della legge n. 3 del 2012), nonché la cristallizzazione degli accessori (ex artt. 55, cosi come richiamato dall’art. 169, comma 1, della legge fallimentare e 9, comma 3-quater, della legge n. 3 del 2012); infine le procedure suddette risultano sottoposte alla verifica giurisdizionale, in sede di ammissione e di successiva omologa, dalla quale ultima promana la vincolatività della decisione per tutti creditori, anche quelli contrari alla approvazione.

Sia l’accordo proposto dal debitore non fallibile sia la proposta di concordato, inoltre, si muovono lungo le direttrici comuni ad entrambi della fattibilità (intesa come effettiva possibilità di realizzare il programma predisposto dal debitore per giungere all’adempimento prospettato) e della convenienza della proposta rispetto alla possibile alternativa liquidatoria; convenienza che diviene regola di giudizio imprescindibile e non solo momento di valutazione rimesso alla scelta ponderata della maggioranza dei creditori, allorquando vi sia una contestazione specifica da parte di un creditore dissenziente in sede di omologa o laddove sia previsto il pagamento in percentuale di crediti muniti di prelazione.

Soprattutto, pur nella loro autonomia di sistema, le due procedure in questione sono caratterizzate da una identica ratio finalistica: limitare il ricorso a procedure esclusivamente demolitorie, garantendo, in via anticipata, ai creditori una soddisfazione anche solo parziale governata dalla par condicio nonché, al contempo, al debitore di godere della esdebitazione senza attendere il corso della liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale puntualizza natura e finalità degli strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012

Sovraindebitamento – Strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 – Caratteristiche – Natura concordataria o meramente liquidatoria in termini sostanzialmente analoghi agli affini istituti contenuti nella legge fallimentare – Consentire ai soggetti non fallibili di potersi ricollocare utilmente all’interno del sistema economico e sociale, senza il peso delle pregresse esposizioni

Gli strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento sono di chiara matrice concorsuale, strutturati, in esito alle modifiche apportate dal citato d.l. n. 179 del 2012, in chiave concordataria o meramente liquidatoria ed in termini sostanzialmente analoghi agli affini istituti contenuti nella legge fallimentare. Disciplina, quest’ultima, rispetto alla quale la normativa sul sovraindebitamento, nel suo attuale tenore normativo, mantiene autonomia sistematica, pur replicandone la filosofia di fondo, individuata nella esigenza di garantire anche ai soggetti non fallibili, connotati da gravi situazioni debitorie, l’accesso a misure di carattere esdebitatorio, alternative alla liquidazione o conseguenziali alla stessa, tali da consentire loro di potersi ricollocare utilmente all’interno del sistema economico e sociale, senza il peso delle pregresse esposizioni, pur a fronte di un adempimento solo parziale rispetto al passivo maturato; e ciò alla stessa stregua di quanto riconosciuto dall’ordinamento agli imprenditori assoggettabili a fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Sovraindebitamento: la Corte Costituzionale precisa che i presupposti per l’accesso alla procedura non si distanziano da quelli di crisi e insolvenza che legittimano gli imprenditori commerciali all’accesso alle altre procedure concorsuali

Sovraindebitamento – Strumenti messi a disposizione dalla legge n. 3 del 2012 – Presupposti analoghi a quelli di crisi e insolvenza per l’accesso alle altre procedure concorsuali

I rimedi previsti dalla legge n. 3 del 2012 sul sovraindebitamento, quale che sia la connotazione tipologica del debitore che intende avvalersene, presuppongono la medesima situazione di sovraindebitamento, descritta dall’art. 6, comma 2, della medesima legge n. 3 del 2012 in termini di «perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente».

Definizione, questa, che con gli aggiustamenti del caso (determinati dalla presenza, tra i debitori coinvolti, anche di soggetti estranei ad attività di impresa) non si distanzia da quelle (di crisi e insolvenza) che legittimano, per gli imprenditori commerciali, l’accesso alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale 22 ottobre 2019.




Piano del consumatore, dilazione ultrannuale del pagamento dei creditori prelatizi, limiti

Procedura di sovraindebitamento – Fattibilità giuridica – Dilazione ultrannuale pagamento dei creditori prelatizi – Limiti di ammissibilità

Piano del consumatore – Dilazione ultrannuale nel pagamento di creditori prelatizi – Patti paraconcorsuali – Conversione alternativa della procedura in accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento

Nelle procedure di sovraindebitamento il pagamento dei privilegiati, analogamente a quanto avviene nei procedimenti concorsuali maggiori, deve essere di regola integrale e non dilazionato. E’ peraltro prevista dall’art. 8 co. 4, analogamente a quanto stabilito dall’art. 186 bis co. 2 lett. c) l.f. sul concordato in continuità, che, in caso di piani che prevedano la conservazione nel patrimonio dei beni su cui grava la prelazione, il debitore ha una duplice facoltà: a) proporre ai privilegiati la moratoria di un anno, salvo riconoscimento degli interessi derivanti dalla dilazione, il che equivale alla soddisfazione integrale e comporta l’esclusione dall’esercizio del voto; b) proporre ai privilegiati una moratoria ultrannuale, equivalente ad una soddisfazione non integrale, compensandoli, solo in tal caso, con la facoltà di esercitare il diritto di voto in una misura corrispondente al sacrificio in concreto sofferto rispetto alle alternative concretamente praticabili (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4451; Cass. 3 luglio 2019, n. 17834).

Nella procedura di piano del consumatore, non essendo previsto un meccanismo di espressione del voto, la dilazione ultrannuale nel pagamento dei creditori prelatizi presuppone una manifestazione di consenso da parte di questi ultimi da acquisirsi tramite “accordi paraconcorsuali” di adesione al piano, ferma restando la possibilità per il proponente, che non riesca ad acquisire il consenso spontaneo degli interessati, di coartarne la volontà mediante conversione della procedura in accordo di composizione della crisi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino 21 ottobre 2019.




Accertamento del passivo, motivazione e prededuzione

Accertamento del passivo – Eccezioni del curatore – Allegazione della documentazione di supporto – Necessità – Condizioni

Accertamento del passivo – Udienza di verifica – Contraddittorio incrociato fra curatela e creditori – Sussistenza di preclusioni a carico delle parti – Esclusione

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione per relationem – Ammissibilità

Accertamento del passivo – Provvedimenti del Giudice Delegato – Motivazione carente, incongrua o incompleta – Nullità del giudizio – Esclusione

Accertamento del passivo – Crediti prededucibili – Occasionalità – Riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura – Necessità

Accertamento del passivo – Privilegio ex art. 2770  c.c. – Spese per atti conservativi – Spese processuali o giudiziali in senso stretto – Nozione

Se è opportuno che, in sede di verifica del passivo, le eccezioni del curatore siano accompagnate dall’allegazione della relativa documentazione di supporto, ciò vale solo se si tratta di documentazione decisiva o comunque rilevante, di cui solo il curatore conosce l’esistenza o ne ha la piena disponibilità, e non anche in presenza di documentazione di cui il ricorrente sia verosimilmente già a conoscenza.

In sede di accertamento del passivo fallimentare, il contraddittorio pieno ed incrociato fra la curatela e ciascun creditore ricorrente (nonché fra i creditori tra loro) non si realizza prima dell’udienza di verifica dello stato passivo, sicché deve conseguentemente ammettersi che in tale occasione ciascuna parte potrà sempre modificare le conclusioni originariamente assunte, e ciò sia sotto il profilo quantitativo (ammontare della pretesa richiesta, o contestata), sia sotto il profilo qualitativo (ammissione del credito originariamente contestato, o viceversa; richiesta di ammissione con riserva del credito già insinuato incondizionatamente, o viceversa); e che sempre a tale udienza il curatore potrà legittimamente modificare le proprie conclusioni, sollevando eccezioni non dedotte nel progetto di stato passivo ovvero producendo ulteriori documenti, perché le scansioni attraverso le quali si sviluppa la verifica dei crediti, come configurate dai primi due commi dell’art. 95 l.f., non stabiliscono preclusioni a carico di alcuna delle parti, non essendo stato introdotto dal legislatore alcun termine qualificato come perentorio né previsto il verificarsi di decadenze, essendo anche il termine di cinque giorni anteriori all’udienza per la produzione di osservazioni e documenti integrativi come meramente ordinatorio e sprovvisto di sanzione processuale di decadenza.

Il contenuto del provvedimento di ammissione al passivo può essere determinato anche per relationem, con il semplice richiamo alla domanda di ammissione o alle diffuse e specifiche motivazioni in fatto ed in diritto addotte dal curatore.

Il difetto o l’incongrua o incompleta motivazione del provvedimento assunto dal Giudice Delegato in sede di verifica del passivo, in mancanza di espressa sanzione da parte del legislatore, non determinano comunque, di per sé sole, vizio di tale provvedimento, tale da comportare la nullità del giudizio, considerato che è il Tribunale in composizione collegiale a fornire la motivazione definitiva a seguito di accertamento pieno nel giudizio di opposizione ex art. 98 l.f., attesa la sommarietà e non definitività dell’accertamento del credito compiuto nella verifica innanzi al Giudice Delegato.

Il criterio cronologico dell’occasionalità, di cui all’art. 111 co. 2 l. fall., deve essere integrato, per avere senso compiuto, con la riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura legittimamente autorizzati o compiuti, idonei a generare debiti della massa; in difetto di una tale integrazione il criterio in questione sarebbe palesemente irragionevole in quanto porterebbe a considerare prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa.

Ai fini del riconoscimento del privilegio ex art. 2770 c.c., le spese per atti conservativi cui si riferisce la prelazione in esame devono integrare spese processuali o giudiziali in senso stretto (ad esempio in sede di esecuzione immobiliare ovvero di istanza prefallimentare), cioè finalizzate alla soddisfazione in via giudiziale del creditore, dovendosi trattare, in altri termini, di spese per atti di conservazione giuridica e processuale (e non meramente materiale) del bene, vale a dire di atti che, mirando ad impedire la sottrazione del bene medesimo alla garanzia dei creditori, siano valsi o comunque preordinati a consentirne l’espropriazione; non basta invece il mero collegamento occasionale e la riferibilità ad un bene immobile che fa parte dell’attivo fallimentare e sul quale è stata trascritta la sentenza dichiarativa di fallimento. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 12 ottobre 2019.




Concordato preventivo: autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto di factoring

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Valutazione del tribunale

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Contratto di factoring – Contratto in corso di esecuzione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento – Contratto di factoring – Cessione dei crediti pro solvendo

Il tribunale, allo scopo di decidere se concedere o meno l'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento dei contratti pendenti ai sensi dell'articolo 169-bis l. fall., dovrà scrutinare, oltre alle condizioni di legittimità, ossia la qualificazione del rapporto da sospendere in termini di contratto in corso di esecuzione, anche “la coerenza della misura protettiva richiesta con il piano di concordato prospettato.

Con riguardo a quest'ultimo profilo, l'indagine deve essere condotta avendo riguardo alla finalità, individuata secundum rationem legis, che l'istituto della sospensione/scioglimento dei contratti pendenti persegue, ovvero conseguire sia la riduzione del fabbisogno concordatario derivante da contratti ineseguiti o non compiutamente eseguiti sia l'incremento dei margini di attivo realizzabili da destinare ad una più ampia comunità di creditori entro cui redistribuire il rischio dell'insolvenza, in attuazione della par condicio creditorum.

Il contratto di factoring può dirsi in corso di esecuzione ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 169-bis legge fall. quando, successivamente alla domanda di scioglimento del rapporto, il factor non abbia erogato nessuna anticipazione finanziaria per i crediti ottenuti in cessione.

Deve qualificarsi come pendente ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 169-bis legge fall. il contratto di factoring quando la cessione dei crediti al factor sia stata effettuata pro solvendo e non pro soluto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento 11 ottobre 2019.




Sul mancato rispetto del termine per l'esecuzione del concordato

Risoluzione del concordato preventivo — Mancato rispetto del termine indicato nella proposta per l'esecuzione del piano — Accoglimento della domanda — Esclusione

Il mancato rispetto del termine previsto per l'esecuzione del concordato non costituisce inadempimento che giustifichi la risoluzione del concordato quando l'andamento positivo della liquidazione consente di ipotizzare, in chiave prospettica, che il piano troverà concreta attuazione. (Luigi Carlo Ravarini) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio 08 ottobre 2019.




Condizioni per il riconoscimento del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2, TUB

Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni

La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 ottobre 2019.




Concordato preventivo con cessione dei beni e legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità

Concordato preventivo – Decreto di omologa – Modifica del contenuto del piano – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Azione sociale di responsabilità – Automatica inclusione nell’attivo concordatario – esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori giudiziali – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione ai liquidatori sociali – Esclusione

Il decreto che omologa la proposta di concordato preventivo non può modificare il contenuto del piano, con la conseguenza che non si possono ritenere ceduti crediti non menzionati nel piano concordatario omologato.

Il diritto al risarcimento tutelabile con l’azione di responsabilità non è “naturalmente” compreso tra i crediti ceduti, ancorché non esplicitamente menzionato, come componente dell’intero attivo patrimoniale.

Nelle società di capitali il diritto ad esercitare l’azione sociale di responsabilità è un diritto esclusivo dei soci sul quale gli amministratori non hanno potere dispositivo; ne consegue che considerare l’azione automaticamente compresa nel piano di concordato, oltre che ostacolare la sua presentazione (posto che gli stessi amministratori possono essere destinatari dell’azione di responsabilità) significa spogliare i soci del diritto di esercitarla o di rinunciarvi trasferendo lo stesso diritto a soggetti (amministratori, liquidatore giudiziale) che non hanno alcun potere di rappresentarli né hanno titolo per subentrare nelle loro facoltà.

È esclusa la legittimazione attiva dei liquidatori sociali ad esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori in difetto di una delibera autorizzativa dell’assemblea dei soci. (Vittorio Bologni) (Federico Guidi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 03 ottobre 2019.




Insolvenza prospettica, crisi e insolvenza: distinzione e criteri di valutazione

Procedure di crisi e insolvenza – Insolvenza prospettica, crisi e insolvenza – Distinzione – Caratteristiche

Nell’indagine del tema dell’insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l’impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Se è vero che la irreversibilità della crisi consiste in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, esiste tuttavia una zona grigia, una fase in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori, così che, in questa ipotesi, diviene importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l’insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Al riguardo può essere utile ricordare che nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che entrerà in vigore nell’agosto 2020, l’insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all’organo di controllo o quella esterna affidata ai grandi creditori istituzionali; tuttavia, il rilievo dato a tale condizione dell’impresa nell’ambito delle misure di allerta ha lo scopo di adottare strumenti di prevenzione dell’insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento di tutti le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

Per tale ragione, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 03 ottobre 2019.




Finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese e privilegio di cui all’art. 8-bis D.L. 3/2015

Finanziamenti erogati alle piccole e medie imprese ai sensi dell’art. 8-bis del decreto - Legge n. 3 del 2015 convertito con legge 24-3-2015 n. 33 - Privilegio generale - Sussistenza

I finanziamenti in favore delle piccole e medie imprese regolati dall’art. 8-bis del decreto-legge n. 3 del 2015, convertito con legge 24 marzo 2015 n. 33, sono assistiti dal privilegio generale di cui al citato art. 8 bis anche in relazione alle erogazioni avvenute nel vigore della previgente normativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 03 ottobre 2019.




Istanza di fallimento proposta prima del quinquennio nei confronti di soggetto già fallito

Istanza di fallimento contro soggetto già dichiarato fallito - Inammissibilità

E’ inammissibile l’istanza di fallimento proposta, prima che sia decorso il quinquennio previsto dall’art. 121 l.f., nei confronti di soggetto già dichiarato fallito e il cui fallimento è stato dichiarato chiuso ai sensi dell’art. 118 n. 4 l.f.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 settembre 2019.




Sovraindebitamento e annotazione del decreto di apertura della liquidazione nel registro delle imprese in relazione al socio accomandante di sas

Sovraindebitamento – Annotazione del decreto di apertura della liquidazione nel registro delle imprese – Socio accomandante di società in accomandita semplice – Esclusione

Non va disposta l’annotazione nel registro delle imprese del decreto di apertura della liquidazione previsto dall’art. 14 quinquies della legge n. 3/2012 nel caso in cui il debitore interessato sia accomandante di società in accomandita semplice atteso che tale soggetto, per definizione normativa, non svolge attività di impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 24 settembre 2019.




Revocatoria e alienazione al sub-acquirente ‘fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c.’

Azione revocatoria – Diritto risarcitorio del creditore nella ipotesi ex art. 2901 quarto comma c.c.

In tema di azione revocatoria, laddove il terzo acquirente abbia a sua volta alienato il bene, e l’acquisto del sub-acquirente sia fatto salvo ex art. 2901 quarto comma c.c., sussiste ciò nondimeno il diritto del creditore a ottenere dal primo acquirente il risarcimento del danno (quantificabile nel del corrispettivo versato al primo acquirente dal sub-acquirente), purché: i) l’atto dispositivo compiuto dal debitore sia revocabile ex art. 2901 c.c.; ii) dopo la sua stipulazione, il terzo acquirente abbia compiuto atti elusivi della garanzia patrimoniale; iii) il fatto del terzo acquirente sia connotato da un’originaria posizione di illiceità concorrente con quella del debitore (consilium fraudis) ovvero da una posizione di illiceità autonoma; iv) sussista in concreto un eventus damni causato dal fatto illecito del primo acquirente (Cass. 4721/2019, 251/1996, 1941/1993). (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 23 settembre 2019.




Concordato preventivo, informazione ai creditori e chiarezza e trasparenza dell'esposizione

Concordato preventivo – Procedimento per la revoca dell'ammissione ex art. 173 l. fall. – Segnalazione di atti di frode da parte del commissario giudiziale – Termine a pena di decadenza – Insussistenza

Concordato preventivo – Informazione ai creditori – Omissione – Atti di frode – Esperibilità e convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori

Concordato preventivo – Informazione dei creditori – Modalità – Chiarezza e trasparenza dell'esposizione – Enunciazione di operazioni societarie senza descrizione della relativa portata – Insufficienza

Non è rinvenibile nella legge un termine, a pena di decadenza, entro il quale i commissari giudiziali debbano effettuare la segnalazione di atti di frode ex art. 173 l.f., né risulta normativamente previsto un termine oltre il quale al tribunale sia precluso di aprire – d’ufficio - il procedimento per la revoca della procedura concordataria, dovendosi al contrario ammettere l’adozione del provvedimento di revoca dell’ammissione al concordato, giustificato dall’accertamento di condotte fraudolente del debitore, anche nel corso del giudizio di omologazione ed anche nel caso di mancata previa apertura del procedimento ex art. 173 l.f. ovvero di suo esaurimento in modo difforme rispetto all’esito dell’accertamento, più completo, espletato solo nel giudizio di omologazione.

L’esperibilità e la convenienza dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori costituiscono circostanze di per sé neutre ai fini della verifica ex art. 173 l.f., per la quale va invece accertata l’esistenza di fatti non adeguatamente e compiutamente esposti in sede di procedura concordataria.

Nell’ambito del concordato preventivo il corredo informativo offerto dal debitore ai creditori deve essere completo, veritiero e trasparente non soltanto per l’esperto del settore, ma per qualunque componente della massa che dovrà esprimere il suo voto, e compete al debitore, e a nessun altro, porre i creditori, che non necessariamente sono tutti avvocati specializzati in materia, nella posizione di poter valutare consapevolmente le diverse alternative e, quindi, di esprimere un voto consapevole. Non è pertanto censurabile il decreto di revoca dell’ammissione al concordato che abbia rilevato che determinate operazioni societarie della società debitrice, pur menzionate nella domanda di concordato e nei suoi allegati, erano state esposte in modo non chiaro, in quanto alla semplice enunciazione degli accadimenti non aveva fatto seguito un’adeguata descrizione della loro reale portata ed una conseguente adeguata spiegazione delle relative natura e finalità. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Torino 19 settembre 2019.




Sovraindebitamento: liquidazione del patrimonio ed esercizio provvisorio

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Esercizio provvisorio – Ammissibilità

Nell’ambito del procedimento per liquidazione del patrimonio deve ritenersi consentito, ai sensi dell’art. 14 quinquies lett. e) l. n. 2/2012, l’esercizio provvisorio dell’impresa allorquando dalla sua interruzione possa derivare un danno grave ed esclusivamente con riferimento alla prosecuzione dell’ordinaria attività in essere, con divieto di intraprendere nuovi affari e/o operazioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 17 settembre 2019.




Esenzioni da revocatoria fallimentare per pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi

Revocatoria fallimentare ex art. 67 co. 2 l.f. – Pagamenti di corrispettivi per prestazioni eseguite da lavoratori autonomi – Esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f. – Applicabilità

Rientrano nell’ipotesi di esenzione ex art. 67 co. 3 lett. f) l.f., e non sono pertanto revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 2 l.f., anche i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da lavoratori autonomi (anche occasionali), posto che il fine ultimo dell’esenzione in parola non è solamente più quello di proteggere i lavoratori più deboli, bensì di tutelare il lavoro in ogni sua forma. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino 16 settembre 2019.




Concordato preventivo, credito rivalsa IVA e condizioni per il riconoscimento del privilegio speciale

Concordato preventivo – Credito rivalsa IVA – Riconoscimento privilegio speciale – Esclusione

Nell’ambito del procedimento di concordato preventivo, la constatata mancanza dei beni sui quali esercitare il privilegio speciale derivante dalla rivalsa IVA, ex art. 2758 co. 2 c.c., comporta che il relativo credito deve qualificarsi come credito chirografario sicché i titolari dello stesso, potendo venire soddisfatti solo in percentuale, avranno diritto di esprimere il proprio voto in ordine alla proposta concordataria, rilevandosi che la antergazione del credito riconosciuta in astratto dalla legge, presuppone un rapporto diretto con il bene che deve essere sempre valutato in concreto e deve permanere fino al momento della realizzazione del credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 settembre 2019.




Il decreto ingiuntivo definitivo non estende la sua efficacia, per la parte relativa agli interessi previsti dal d.lgs. n. 231/02, alle procedure concorsuali

Fallimento – Amministrazione Straordinaria – Procedure concorsuali – Interessi commerciali ex d.lg.s n. 231/2002 – Non spettanza – Titolo giudiziale o stragiudiziale – Irrilevanza

L'articolo 1 D. Lgs. n. 231/2002, a fronte di una disciplina degli interessi nel concorso già contenuta negli artt. 54 e 55 l.f., ha valenza applicativa solo se riferita ad interessi già maturati, in quanto si spiega in funzione dissuasiva del debitore a pagare in ritardo, non giustificandosi invece nei confronti della massa, se non come immotivato privilegio a favore di un unico creditore.

Il decreto ingiuntivo definitivo non estende la sua efficacia, per la parte relativa agli interessi previsti dal d.lgs. n. 231/02, alle procedure concorsuali, in virtù di una precisa disposizione di legge, la quale si applica a prescindere dal titolo (convenzionale o giudiziale) della pretesa creditoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 10 settembre 2019.




Sull’applicabilità dell’art. 67, c. 1, n. 2), l.f.: l’anormalità del pagamento eseguito dal terzo

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Mezzi normali di pagamento – Operazioni anomale – Applicabilità

I pagamenti eseguiti da una terza società, interposta dalla fallita nei rapporti con i propri creditori e debitori, sono revocabili ai sensi dell’art. 67, c. 1, n.2), l.f. quando sia dimostrato che tali pagamenti siano stati eseguiti mediante denaro della fallita, fatto salvo che la revocanda fornisca la prova dell’inscientia decoctionis. (Chiara Pedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia 10 settembre 2019.




Sovraindebitamento e soddisfacimento dei creditori mediante cessione dell’intero importo della pensione

Sovraindebitamento - Piano del consumatore - Soddisfacimento dei creditori mediante cessione dell’intero importo della pensione - Esclusione

Non può trovare accoglimento il ricorso per ammissione alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento del consumatore che preveda, come modalità attuativa, la cessione dell’intero importo della pensione risultando violati i limiti di cui agli artt. 5 e 68 della legge n. 180/1950 le cui statuizioni hanno natura imperativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 05 settembre 2019.




Revocatoria di rimesse bancarie e distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie

Revocatoria di rimesse bancarie – Distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista – Rilevanza – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Identificazione con le rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile

Revocatoria di rimesse bancarie – Valutazione della “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria – Criterio assoluto – Esclusione

A norma dell’art. 67 co. 3, l.f.  i presupposti dell’azione revocatoria delle rimesse bancarie vanno individuati nella “consistenza” e “durevolezza” della riduzione dell’esposizione debitoria del fallito, mentre risulta ormai irrilevante la tradizionale distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie della provvista, vale a dire che la rimessa posta in essere dal correntista fallito afferisca a conto passivo o a conto scoperto.

Ai fini della valutazione della “consistenza” della riduzione dell’esposizione debitoria occorre aver riguardo alle rimesse di importo superiore al 10% dell’importo massimo revocabile (ossia la differenza tra massimo scoperto del conto nel periodo sospetto e quello sussistente al tempo della procedura fallimentare)

Nell’apprezzamento del carattere della “durevolezza” occorre aver riferimento a un criterio non assoluto, bensì relativo, che tenga in considerazione l’andamento del conto corrente per individuare quelle rimesse che non siano riconducibili a un funzionamento fisiologico di un rapporto attivo, caratterizzato da continue movimentazioni, ma siano di fatto funzionali a soddisfare il credito della banca nell’ambito di un c.d. rientro. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia 03 settembre 2019.




La cessione delle partecipazioni della società proponente il concordato non è riferibile a beni o aziende che costituiscono il patrimonio dell'impresa e non è dunque assoggettabile a procedura competitiva

Concordato preventivo – Cessione di partecipazioni – Procedura competitiva – Esclusione

Le distinte ipotesi della cessione dell'azienda e del trasferimento delle azioni o delle quote della società che dell'azienda stessa è titolare non sono in alcun modo sovrapponibili e non devono essere confuse tra loro né sul piano logico-giuridico, nel sul piano della struttura e del trattamento che sono destinate a riceve nell'ambito del concordato preventivo e più in generale delle procedure concorsuali.

La prima ipotesi attiene alla liquidazione degli assets che appartengono all'impresa e ne compongono il patrimonio, e che nel concordato preventivo è assoggettata alle regole volte a garantire, nel rispetto del principio della responsabilità patrimoniale, la garanzia generica dei creditori, posto che l'ambito di operatività dell'art. 163 bis 1.fall. è circoscritto alla tutela dei creditori a mezzo del patrimonio dell'impresa, che è a sua volta l'oggetto della procedura di concordato.

La seconda ipotesi invece si pone e svolge "a monte" e su un piano diverso rispetto a quello relativo al patrimonio dell'impresa, mediante operazioni sul capitale delle società di appartenenza dei soci e che solo indirettamente ed atecnicamente possono aver riflessi sul sottostante patrimonio, come reso evidente dal fatto che il negozio dismissivo relativo al capitale non è svolto dalla società, ma dai soci cui appartengono le quote o le azioni.

E così dunque mentre la prima ipotesi attiene chiaramente al "trasferimento in suo favore, anche prima dell'omologazione, verso un corrispettivo in denaro o comunque a titolo oneroso dell'azienda" o ad "un contratto che comunque abbia la finalità del trasferimento non immediato dell'azienda" (art. 163 bis 1.f.), la seconda, proprio perché non riferibile a beni o aziende che costituiscono il patrimonio dell'impresa non è certamente assoggettabile a procedura competitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Concordato preventivo: determinazione di soglia minima per l’autorizzazione alla esecuzione di pagamenti ex art. 167 l.f.

Concordato preventivo - Autorizzazione di cui all’artt. 167, comma 2, l.f. - Determinazione di soglia minima - Ammissibilità

Nella procedura di concordato preventivo, il tribunale, ai sensi dell’art. 167, ultimo comma, legge fall.,  può disporre che l’autorizzazione per l’esecuzione di pagamenti sia necessaria solo per somme superiori ad una determinato importo, tenuto conto della rilevanza economica, gestionale e procedurale del concordato, dell'entità del passivo e del numero e della rilevanza delle eventuali commesse in corso di esecuzione, nonché delle dimensioni dell’azienda e del volume degli affari dell'attività d'impresa svolta.
[Nel caso di specie, è stata individuata nell'importo di euro 500.000,00 oltre IVA la soglia entro la quale la proponente è tenuta a richiedere l'autorizzazione di cui all’art. 167, comma 2, legge fall.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Concordato preventivo, cessione del capitale dell’impresa e proposte concorrenti

Concordato preventivo - Cessione del capitale dell’impresa debitrice -  Tutela dei creditori - Proposta concorrente ex art. 163 l.f.

Nell’ambito del concordato preventivo, la tutela dei creditori per le ipotesi di cessione del capitale dell’impresa debitrice è offerta dallo strumento della proposta concorrente di cui all’art. 163 legge fall., la quale consente ai creditori di formulare una proposta concordataria integralmente alternativa rispetto a quella che si assume pregiudizievole; per tale ragione non appare possibile applicare l’istituto di cui all’art. 163-bis legge fall. al caso in esame. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Beni posti all’estero, migliore soddisfazione dei creditori e pagamento integrale di creditori chirografari

Concordato preventivo - Società con sede in Italia proprietaria di beni all’estero - Pagamento integrale di creditori chirografari - Migliore soddisfazione dei creditori

Il principio di cui all’art. 182-quinquies, comma 5, legge fall., secondo il quale è possibile derogare alle regole del concorso nel caso nel caso in cui il pagamento di creditori chirografari sia essenziale per la prosecuzione dell’attività d’impresa e per assicurare la migliore soddisfazione dei creditori, è applicabile all’ipotesi di domanda di concordato preventivo presentata da società con sede in Italia che sia proprietaria di beni situati in paesi il cui ordinamento giuridico non riconosca gli effetti dei provvedimenti resi dal giudice italiano nell’ambito della procedura concordataria.

Ove, infatti, il valore dei beni siti all’estero sia superiore ai debiti chirografari per i quali possono essere promosse azioni esecutive su tali beni, al fine di assicurare la migliore soddisfazione dei creditori, il piano di concordatario può prevedere il pagamento integrale di detti debiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 05 agosto 2019.




Sovraindebitamento: la cancellazione dei gravami può essere disposta solo dopo l’atto dispositivo compiuto in adempimento dell’accordo omologato

Sovraindebitamento – Adempimento dell’accordo omologato – Cancellazione gravami iscritti sul bene immobile – Preventivo compimento dell’atto dispositivo – Necessità

Il terzo comma dell’art. 13 l. 3/2012, per il quale “il giudice, sentito il liquidatore e verificata la conformità dell'atto dispositivo all'accordo o al piano del consumatore […] ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione”, non consente di autorizzare lo svincolo delle somme e la cancellazione delle trascrizioni e iscrizioni prima che l’atto dispositivo sia compiuto, atteso che la norma, laddove fa riferimento alla “conformità dell’atto dispositivo all’accordo” e allo “svincolo delle somme” assume come presupposto della disciplina la circostanza che l’atto dispositivo sia già stato posto in essere. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 agosto 2019.




Compensazione stragiudiziale fra crediti e debiti verso il fallito operata fuori dalla verifica del passivo

Compensazione stragiudiziale fra crediti e debiti verso il fallito operata fuori dalla verifica del passivo – Illegittimità per violazione della regola del concorso formale – Sussistenza

Deve dichiararsi illegittima la compensazione operata in via stragiudiziale dal creditore del fallito al di fuori e prima della verifica del passivo, perché il preteso credito verso il fallito deve essere comunque e previamente accertato nelle forme esclusive del procedimento di cui agli artt. 92 e ss. l.f., risultando altrimenti detto credito (inammissibilmente) sottratto al controllo del Giudice Delegato e degli altri creditori – che dispongono altresì dello strumento specifico dell’impugnazione dei crediti ammessi - e, quindi, per ipotesi definitivamente soddisfatto in violazione della regola del concorso formale di cui all’art. 52 l.f. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Nullità del pegno omnibus a garanzia di un credito non determinato

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Indici di collegamento a dati esterni da cui possa desumersi l'individuazione degli elementi oggettivi del credito garantito – Insussistenza per genericità delle espressioni usate

Pegno – Sufficiente indicazione del credito garantito ex art. 2787 co. 3 c.c. – Pegno omnibus – Nullità – Sussistenza

Affinché il credito garantito possa ritenersi sufficientemente indicato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2787 co. 3 c.c., non occorre che esso venga specificato, nella scrittura costitutiva del pegno, in tutti i suoi elementi oggettivi, bastando che la scrittura medesima contenga elementi idonei a consentirne la identificazione; ma a tal fine, l'eventuale ricorso a dati esterni all'atto di costituzione del pegno richiede che l'atto contenga un indice di collegamento da cui possa desumersi l'individuazione dei menzionati dati, sicché non vi è luogo alla prelazione se, per effetto della estrema genericità delle espressioni usate, il credito garantito possa essere individuato soltanto mediante l'ausilio di ulteriori elementi esteriori (nel caso di specie, i pegni su polizza rilasciati a garanzia della banca opponente facevano generico ed indeterminato riferimento a “castelletti per il rilascio di fideiussioni commerciali”, e non alla specifica fideiussione rilasciata in favore dell’Agenzia delle Dogane, senza costituire dunque alcun collegamento funzionale e linguistico con la fideiussione predetta e senza specificare se si trattasse di castelletti già in essere ovvero futuri, posto che i documenti in questione menzionavano indistintamente rapporti che la Banca “ha concesso/si è dichiarata disposta a concedere”).

Deve dichiararsi la nullità, per carenza del requisito della sufficiente indicazione del credito garantito di cui all’artt. 2787 co. 3 c.c., del c.d. pegno omnibus, vale a dire prestato a garanzia di un credito non determinato, né determinabile (nella specie, il Tribunale ha dichiarato la nullità di vincoli e pegni su polizze costituiti “a garanzia di ogni altro credito – anche se non liquido ed esigibile ed anche se assistito da altra garanzia, reale o personale – già in essere o che dovesse sorgere a favore della Banca verso il debitore, rappresentata dal saldo passivo di conto corrente e/o dipendente da operazioni bancarie di qualunque natura”). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 30 luglio 2019.




Sovraindebitamento e apertura della procedura di liquidazione anche in assenza di beni

Sovraindebitamento – Liquidazione dei beni ex art. 14ter e ss. legge 3/2012 – Assenza di beni immobili e mobili registrati – Ammissibilità

E’ ammissibile l’apertura di una procedura di liquidazione dei beni del debitore sovraindebitato ai sensi degli artt. 14ter e ss., l.3/2012 anche allorquando nel patrimonio non sussistano beni immobili o mobili registrati, sussistendo l’utilità della procedura in relazione ai redditi futuri ed ai crediti, per la cui gestione si giustifica l’attività del liquidatore. (Paolo Porcari) (riproduzione riservata) Tribunale Matera 24 luglio 2019.




Procedura di liquidazione fondata sui futuri proventi dell’attività professionale

Sovraindebitamento – Procedura di liquidazione in assenza di beni mobili o immobili da liquidare – Redditi e proventi futuri – Ammissibilità

Il debitore sovraindebitato può accedere alla procedura di liquidazione anche ove non vi sia un patrimonio da liquidare costituito da beni mobili e immobili, ma soltanto un reddito futuro costituito dallo stipendio o dai proventi della sua attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Matera 24 luglio 2019.




Il creditore aderente all’accordo di ristrutturazione dei debiti può chiedere il fallimento del debitore indipendentemente dalla pronuncia di risoluzione

Accordo di ristrutturazione dei debiti – Facoltà dei creditori aderenti (e non) di chiedere il fallimento – Previa risoluzione dell’accordo – Necessità – Esclusione

Il credito che avrebbe dovuto trovare soddisfazione nel contesto di una soluzione concorsuale della crisi d'impresa e che non sia stato adempiuto legittima il suo titolare alla proposizione di istanza di fallimento dell'imprenditore insolvente.

E poiché all’accordo di ristrutturazione dei debiti deve riconoscersi natura concorsuale, il creditore, aderente o non aderente che sia, ha facoltà di chiedere il fallimento del debitore indipendentemente dalla risoluzione dell’accordo, con la precisazione che il credito del creditore aderente sarà quello rimodulato e ridefinito, nel quantum e nel quomodo, dal medesimo accordo omologato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 23 luglio 2019.




La pendenza di una soluzione concordata della crisi aziendale non attenua gli obblighi di vigilanza e controllo in capo ai sindaci

Società – Organi di controllo – Responsabilità dei sindaci – Doveri di vigilanza – Contenuto – Crisi aziendale in atto – Perdita della continuità aziendale – Obbligo di rilevazione tempestiva – Sussistenza – Pendenza di procedure di composizione della crisi – Irrilevanza

Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Compenso del collegio sindacale – Eccezione di inadempimento della Curatela – Riconoscimento del credito in sede concordataria – Valore confessorio – Esclusione

Il dovere di vigilanza imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ., conformemente a quanto affermato dalla Suprema Corte (v. Cass. 15424/2018),  non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo formale, ma si estende anche al potere-dovere di adottare tutti i comportamenti sostitutivi atti a porre rimedio alle irregolarità riscontrate, ivi comprese - in relazione alle specifiche situazioni - la tempestiva denuncia dei fatti al tribunale ai sensi dell'art. 2409 c.c. al fine di ottenere un controllo giudiziario della correttezza della gestione, o anche il promovimento della azione di responsabilità nei confronti degli amministratori.

In situazioni di crisi aziendale, il sindaco deve costantemente attivarsi per accertare l’effettiva possibilità della società di uscirne in tempi ragionevoli, verificando tempo per tempo il permanere del necessario requisito della continuità aziendale: la rilevazione tempestiva della perdita della continuità aziendale consentirebbe infatti all’organo di amministrativo di redigere anticipatamente il bilancio in ottica liquidatoria.

Integra violazione dei doveri di vigilanza in capo ai sindaci il comportamento del collegio che, dopo aver espresso all’organo amministrativo reiteratamente ‘preoccupazioni’ ed ‘inviti’, nella piena consapevolezza della progettazione, da parte degli amministratori, di una operazione che avrebbe privato i creditori di valori attivi della società (poi effettivamente compiuta), non hanno esercitato i loro poteri omettendo atti d’ispezione e di controllo nonché di convocare l’assemblea, ovvero di promuovere  azioni di responsabilità contro l’organo amministrativo e la denuncia al tribunale ex art. 2409 c.c., ove ammissibile.

La completa inerzia in tal senso, la mera espressione di preoccupazione e di inviti, infine la presentazione di dimissioni dopo aver espresso aperto dissenso con l’operazione prospettata dall’organo amministrativo, in tal modo assecondando il verificarsi delle operazioni avversate, integrano condotta inadempiente agli obblighi di controllo e di reazione demandati al collegio sindacale, come riassunti dalla Regole di Condotta dei collegi sindacali formulate dal CNDCEC del 17.12.2010 (in particolare, norme sub 6 e 7): obblighi che non vengono meno nell’ipotesi di proposizione, da parte della società, di iniziative stragiudiziali o di procedure di soluzione concordata della crisi.

L’elenco dei creditori previsto dall’art. 161, comma 2, lett. b), l.fall., depositato dall’imprenditore unitamente alla domanda di concordato preventivo, non può assumere valore confessorio del credito maturato dal collegio sindacale  nel successivo fallimento, in quanto gli effetti di una dichiarazione avente valore di confessione stragiudiziale si producono se e nei limiti in cui essa sia fatta valere nella controversia in cui siano parti, anche in senso processuale, gli stessi soggetti, rispettivamente, autore e destinatario della dichiarazione. (cfr. Cass., 9 maggio 2018, n. 11197).

Non ha quindi alcun rilievo la circostanza che sia l’attestatore, sia gli organi del concordato abbiano tenuto presente - rispettivamente nell’attestare la veridicità delle scritture e la fattibilità del piano di concordato; nell’emettere il parere di omologabilità (che peraltro è stato negativo), o nel prospettare il piano di riparto - il credito professionale del sindaco, considerato che non competeva agli stessi, ma alla società concordante, il controllo sul corretto adempimento delle prestazioni che avrebbero generato il credito per il compenso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 23 luglio 2019.




Concordato preventivo e procedura competitiva ex art. 163-bis l.f. della partecipazione nel capitale della proponente

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Conferimento della partecipazione – Procedura competitiva ex art. 163-bis l.f. – Aumento di capitale – Fattispecie

Ai sensi dell’art. 163-bis l.f., va disposta la procedura competitiva per la cessione della partecipazione nel capitale della debitrice qualora il piano concordatario preveda il conferimento della medesima partecipazione ad altra società con impegno di questa a: i) sottoscrivere e versare un aumento di capitale; ii) prestare le garanzie necessarie per l’ottenimento di linee di fido commerciale o bancario per un determinato importo minimo; iii) garantire il pagamento a favore della procedura, entro una data determinata, dei flussi derivanti dalla continuità fino ad un determinato importo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 22 luglio 2019.




Conflitto di interessi nel concordato preventivo e assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale

Fallimento – Concordato preventivo – Votazione – Assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale – Incompatibilità – Criteri

Nella votazione del concordato preventivo sussiste conflitto di interessi preclusivo del voto, secondo un’accezione lata, tra coloro che sono portatori di interessi coincidenti con la società che ha proposto il concordato e la massa dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 19 luglio 2019.




Domanda di preconcordato e abuso del diritto

Fallimento – Concordato preventivo – Mancata approvazione – Preconcordato – Nuova domanda – Inammissibilità

La presentazione di una semplice (senza contenuti) seconda domanda di preconcordato dopo la mancata approvazione della proposta di concordato presentata all’esito della prima procedura di preconcordato integra un inammissibile abuso del diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 19 luglio 2019.




Ammissione allo stato passivo del fallimento nel caso di precedente concordato preventivo non risolto

Ammissione allo stato passivo del Fallimento – Precedente Concordato Preventivo non risolto – Falcidia del credito

In sede di verifica dello stato passivo del fallimento di società precedentemente ammessa a concordato Preventivo di cui nessun creditore abbia domandato la risoluzione, i crediti devono essere ammessi nella misura falcidiata dalla proposta concordataria anziché nell’importo originario. (Elena Clemente) (riproduzione riservata) Tribunale Trento 18 luglio 2019.




Accertamento dei crediti prededucibili e loro contestazione

Fallimento – Crediti prededucibili – Ammissione allo stato passivo – Assoggettamento – Eccezioni – Crediti di massa non contestati – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Reclamo ex art. 26 L.F.

Fallimento – Crediti da compenso professionale per attività in favore della procedura – Accertamento de plano da parte del G.d. – Contestazione – Soggetti legittimati – Effetti

Ai sensi dell'art. 111 bis L.F. i crediti prededucibili, al pari di quelli concorsuali, devono essere accertati con le modalità di cui al capo V della legge fallimentare, che disciplina le modalità dell'accertamento del passivo, onde garantire una uniformità applicativa della ripartizione dell'attivo, restando esonerati da tale procedura solo i crediti prededucibili non contestati per esistenza, collocazione ed ammontare, anche se sorti durante l'esercizio provvisorio, e i crediti sorti a seguito di provvedimento di liquidazione dei compensi spettanti ai soggetti nominati ai sensi dell'art. 25 L.F. (delegati, avvocati, coadiutori del curatore, arbitri, stimatori o altri ausiliari); tali crediti possono essere accertati con provvedimento emesso de plano dal giudice delegato, senza previa informazione degli altri creditori, fatta salva la possibilità, solo con riferimento ai crediti della seconda categoria, di contestare il provvedimento con  reclamo ex art. 26 L.F.

L'esistenza, la collocazione e/o l'ammontare dei crediti relativi a compensi professionali per attività in favore del fallito, accertati de plano dal giudice delegato, non possono essere contestati dal fallito stesso o dai creditori - i quali non debbono neppure essere informati in ordine all'esistenza di un credito prededucibile, non sussistendo il relativo obbligo in capo al curatore - ma unicamente da parte degli organi della procedura (giudice delegato, curatore e comitato dei creditori).

Tale contestazione, non soggetta a termini decadenziali né a limiti processuali – salvo il c.d. giudicato endofallimentare - una volta effettuata, comporta l'assoggettamento dell'accertamento e della collocazione del credito alla disciplina dell'insinuazione al passivo ex art. 93 e ss. L.F.

(Nel caso di specie il Collegio giudicante, chiamato a pronunciarsi su un reclamo ex art. 26 L.F., con il quale un creditore del fallimento aveva chiesto che il proprio credito da compenso professionale per spese legali sostenute in contenziosi sfavorevoli al medesimo fallimento venisse soddisfatto fuori dal procedimento di riparto, lo ha dichiarato inammissibile essendo intervenuta una contestazione di tale credito da parte del curatore – secondo cui il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. è inapplicabile ai crediti come quello di specie, derivante da attività difensiva svolta in giudizi contenziosi sfavorevoli al fallimento, trovando applicazione solo allorché l'attività sia prestata per conto ed in favore del fallito - contestazione che assoggetta al procedimento di insinuazione al passivo l'accertamento e la collocazione del credito). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 16 luglio 2019.




Sovraindebitamento: meritevolezza e interpretazione evolutiva alla luce del nuovo CCI

Piano del consumatore – Applicazione artt. 12 bis e ss. L 3/2012, valutazione della meritevolezza – Ratio sottesa alla legge – Favor per il consumatore – Insufficienza della colpa lieve secondo il nuovo Codice della crisi di impresa – Necessità di interpretazione storico-evolutiva delle norme

Piano del consumatore – Convenienza rispetto all’alternativa liquidatoria – Importo da sottrarre alla liquidazione ex art 14 ter c.6 lett b), parametro di disponibilità non coincidente con il quinto dello stipendio – Determinazione dell’importo costituente il fabbisogno della famiglia rimesso al giudice

In sede di applicazione della normativa di cui agli artt. 12 bis e ss L 3/2012 la giurisprudenza ha avuto un atteggiamento di favore verso il consumatore per dare attuazione alla ratio sottesa alla legge sul sovraindebitamento, individuata nel fine di evitare l’esposizione a fenomeni di usura ed estorsione e di garantire il recupero di una serenità economica e di una vita dignitosa, facendo fronte ai debiti secondo le proprie possibilità, senza doversi muovere a tempo indefinito in ambito “sommerso”.

Il favor per il consumatore è avvalorato dal nuovo CCI, che all’art. 69 comma 1 esclude l’accesso alla procedura per il consumatore solo a partire dalla colpa grave, con la conseguenza che non è sufficiente alla sua esclusione l’aver cagionato la situazione di sovraindebitamento con colpa lieve.
Va preferita dunque la lettura delle norme vigenti maggiormente coerente con l’evoluzione normativa, in conformità alle indicazioni della Cassazione a favore di una interpretazione storico evolutiva delle norme.

In tema di convenienza della proposta rispetto alla procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, il parametro di valutazione degli importi necessari al mantenimento da sottrarre alla liquidazione non può essere rappresentato dalla disponibilità della quota di 1/5 dello stipendio, non richiamato l’art 545 cpc e prevista una esclusione specifica all’art. 14 ter c. 6 lett b) altrimenti inutile, e poiché - in aggiunta- la disposizione rimette espressamente al giudice la determinazione di tale importo. (Fabiola Tombolini) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 16 luglio 2019.




Proposta di concordato fallimentare avanzata da un terzo in relazione al fallimento del socio

Concordato fallimentare - Fallimento del socio - Legittimazione del terzo - Ammissibilità - Omologa

È legittima la proposta di concordato fallimentare avanzata da un terzo in relazione al fallimento del socio dovendosi avere riguardo all’esigenza primaria di agevolare la chiusura della procedura fallimentare in modo rapido e conveniente per i creditori.

L’art. 154 L.F., interpretato alla luce della ratio sottesa alla disciplina del concordato fallimentare e della formulazione dell’art. 124 L.F., non osta a che la proposta di concordato fallimentare nel solo fallimento del socio illimitatamente responsabile sia formulata da un terzo.  

Non vi sono ostacoli di carattere normativo e/o sistematico all’ammissibilità della proposta di concordato fallimentare formulata da un terzo in relazione al solo fallimento del socio, analogamente a quanto previsto in generale dall’art. 124 L.F. (Luca Troiani) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno 12 luglio 2019.




Concordato preventivo: pianificazione del trasferimento dell’azienda e fattibilità della procedura competitiva

Concordato preventivo – Pianificazione del trasferimento a data successiva alla chiusura della procedura – Necessità di far luogo a procedura competitiva – Sussiste – Impossibilità di farvi luogo – Inammissibilità del concordato – Sussiste

E’ irrilevante che il trasferimento dell’azienda o di assets aziendali sia collocato formalmente in un momento successivo rispetto alla chiusura del concordato o, addirittura, non sia formalmente previsto nel piano, quando però ne costituisca logica e ineludibile proiezione.

La sostanza deve prevalere sulla forma e, nel concordato, la sostanza è data dal piano, non solo da ciò che in esso è espressamente pianificato, ma anche da ciò che, pur non essendo stato esplicitato, ne costituisce logica implicazione, proiezione e conseguenza, secondo inferenze induttive basate su canoni di ragionevolezza della condotta di operatori economici razionali.

E’ la pianificazione del trasferimento, non il momento in cui esso avverrà, a far sì che sia necessaria l’apertura di procedura competitiva ex art. 163 bis l.f. e se, per le modalità in cui è strutturato il piano, risulti impossibile per il tribunale aprire la procedura competitiva, essendo impossibile rendere le offerte comparabili, il concordato deve ritenersi inammissibile.

Non è compito del collegio, di fronte ad un piano concepito in partenza per escludere ogni tipo di contesa sull’azienda o altro asset, elaborare procedure competitive che comportino modifiche sostanziali del piano. E’ onere di chi adisce la procedura confezionare il piano, in modo da mettere in condizione il collegio di costruire procedure competitive credibili e trasparenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 12 luglio 2019.




Ancora sulla inopponibilità della ‘cessione del quinto’ alla procedura di sovraindebitamento ex lege 3/2012

Sovraindebitamento – Piano del Consumatore – Contratto in corso di cessione del quinto dello stipendio – Inopponibilità alla procedura – Sussistenza – Condizioni

Atteso che la c.d. cessione del quinto dello stipendio è un vicenda contrattuale che non è idonea a costituire causa di prelazione ex art. 2741, comma 2, c.c., considerato che l’individuazione delle stesse è tassativamente operata dalla legge e non è lasciata alla disponibilità negoziale delle parti, deve affermarsi la giuridica possibilità di considerare “scaduto” il debito oggetto di cessione del quinto, con la conseguente possibilità di includere lo stesso (per l’intera somma residua) nel piano del consumatore. Infatti il rapporto nel cui contesto il debitore ha ceduto il credito futuro da retribuzione (vantato nei confronti del datore di lavoro) è, da un punto di vista strutturale, un rapporto di finanziamento fondato su un contratto che prevede l’erogazione, da parte del finanziatore, di una somma di denaro, con contestuale costituzione in capo al finanziato dell’obbligo di restituire tale importo maggiorato degli interessi; la previsione contrattuale della restituzione del finanziamento mediante cessione di un credito futuro attiene non al profilo costitutivo dell’obbligo di restituzione, bensì a quello delle modalità attuative dello stesso; le parti, in altre parole, stabiliscono che il finanziatore otterrà la restituzione della somma erogata mediante cessione di un credito del finanziato che verrà ad esistenza a scadenze prestabilite. Ciò che al momento della cessione non esiste ancora, va chiarito, non è l’obbligazione restitutoria (per l’intero della somma dovuta), bensì il credito oggetto della cessione che gradualmente soddisfa il finanziatore : da ciò deriva che il debito da restituzione del finanziamento (per la parte che residua a seguito di eventuali parziali adempimenti) ben possa essere incluso nel piano del consumatore tra i debiti che compongono il passivo.

Sotto il diverso profilo dell’attitudine del piano del consumatore ad “incidere” sulla cessione del quinto dello stipendio (sostituendo a tale modalità di estinzione del finanziamento una diversa previsione, eventualmente peggiorativa per il finanziatore sia nel quantum che nel quomodo), la soluzione positiva si impone innanzi tutto sulla base della ricostruzione del rapporto come sin qui operata in quanto, trattandosi di una mera modalità di restituzione della somma erogata (oggetto di un debito scaduto), la stessa può “fisiologicamente” essere oggetto di una diversa conformazione all’interno del piano, tale soluzione è peraltro coerente con la considerazione per cui la cessione di un credito futuro produce effetti nel momento in cui sorge il credito che ne forma oggetto; nel caso di specie ciò avviene nel momento in cui sorge il diritto del lavoratore a vedersi corrisposti i singoli ratei di stipendio; prima di tale momento la cessione non può avere effetti traslativi del diritto, in quanto quest’ultimo non esiste ancora; tali argomentazioni conducono a ritenere inopponibile alla procedura la cessione del quinto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 09 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




Il creditore pignoratizio condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato deve essere ammesso al passivo in via privilegiata pignoratizia

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Retrocessione dell'importo incamerato dal creditore pignoratizio - Ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 70 l.f.

Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno 05 luglio 2019.




Inammissibile la domanda di condanna della curatela a rimettere in pristino lo stato dei luoghi

Tribunale ordinario e foro fallimentare – Domande di condanna alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi – Inammissibilità ex art. 52 L.F.

E’ inammissibile ex art. 52 l.f. la domanda di condanna della curatela, proposta nell’ambito di un ordinario giudizio di cognizione, a rimettere in pristino lo stato dei luoghi conseguente alla violazione della disciplina codicistica in materia di distanze legali, posto che l’esecuzione dei relativi interventi comporterebbe la necessità di far fronte ad un esborso pecuniario, in quanto tale idoneo a incidere direttamente sul passivo concorsuale e, al contempo, sulla partecipazione dei creditori concorrenti alle operazioni di ripartizione/distribuzione dell’attivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Savona 28 giugno 2019.




Il Tribunale di Rimini sul collegamento negoziale tra Accordo ex art. 182 bis l.f. e procedure di sovraindebitamento dei soci illimitatamente responsabili

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Società di persone – Contestuali accordi di composizione della crisi dei soci illimitatamente responsabili nell’ambito della legge sul Sovraindebitamento – Collegamento negoziale – Ammissibilità – Conseguenze

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Adesione dei creditori – Requisiti di forma – Proposta ed accettazione riscontrati a mezzo PEC – Ammissibilità

Accordo di Ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. – Ambito del giudizio del Tribunale – Concreta attuabilità dell’accordo – Indagine nel merito del piano – Necessità

Va dichiarato ammissibile l’accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l. fall. perfezionato da società in nome collettivo ed espressamente condizionato all’omologa degli accordi di composizione della crisi contestualmente proposti dai soci illimitatamente responsabili, trattandosi di una definizione globale dello stato di crisi riguardante i debiti sociali e personali dei soci.

Ove la società ed i soci abbiano proposto contestualmente accordi di soluzione della crisi collegati fra loro, si è in presenza di un collegamento negoziale cosicché le adesioni ad un accordo sono necessariamente condizionate all’omologazione delle altre procedure; analogamente saranno reciprocamente collegati i rispettivi adempimenti, cosicché l’inadempimento di uno solo degli accordi sarà idoneo a costituire inadempimento anche degli altri.

E’ ammissibile l’accordo di ristrutturazione perfezionato ex art. 182 bis l. fall. dalla società con i propri creditori con cui viene offerto non il provento dei beni sociali, che sono inesistenti, ma solo la soddisfazione nell’ambito degli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento contestualmente presentati dai soci illimitatamente responsabili, collegati negozialmente all’accordo della società.

Il consenso dei creditori all’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.fall. può essere manifestato attraverso scambio di PEC.

Il potere di controllo del Tribunale in sede di omologazione dell’accordo di ristrutturazione riguarda sia la regolarità formale del procedimento sotto il profilo della completezza della produzione documentale richiesta dall’art. 182 bis l. fall. e dell’esistenza delle condizioni soggettive ed oggettive dell’imprenditore per l’accesso alla procedura; sia la capacità del proponente di soddisfare per l’intero i creditori estranei e di adempiere agli accordi conclusi con gli aderenti; più specificamente, quanto al profilo sostanziale, il Tribunale, con un giudizio prognostico ex ante, deve valutare l’attuabilità dell’accordo, tenuto conto del fatto che il successivo inadempimento del debitore cristallizzerebbe - con l’esenzione da revocatoria prevista dall’art. 67 3° co., lett. e) l. fall. degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato - una situazione non più rimediabile, a scapito dei creditori estranei, pur se privilegiati; in tale prospettiva deve quindi essere valutato il merito del ricorso, con particolare attenzione alla concreta attuabilità del piano, alle concrete prospettive di realizzo prospettate, alla sussistenza di una ragionevole liquidità, tale da consentire il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Sovraindebitamento e procedura esecutiva individuale in corso: il ruolo del liquidatore nominato ex art. 13 l. 3/2012

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Procedura esecutiva immobiliare in corso – Nomina del liquidatore ex art. 13 l. 3/2012 – Rapporti con la procedura pendente – Poteri esclusivi in capo al nominato liquidatore – Sussistenza – Prosecuzione dell’esecuzione forzata individuale – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Accordo di composizione della crisi – Poteri del tribunale – Giudizio di fattibilità e convenienza – Limiti

In ordine alla prospettata prosecuzione della esecuzione immobiliare in corso per alcuni beni immobili, al fine di porre a disposizione dell’esecuzione dell’accordo il ricavato della vendita, nell’accordo di composizione della crisi, nel CCI definito “concordato minore “, a differenza che nella liquidazione di cui all’art 14 ter l. 3/2012, non è  prospettabile la prosecuzione di una azione esecutiva individuale, considerato che ex art 10 secondo comma lett. c) l. 3/2012 con l’omologazione dell’accordo la sospensione delle azioni esecutive diventa definitiva, poiché tutti i beni sono destinati all’adempimento dell’accordo; inoltre l’art. 13 cit. prevede che ai fini dell’utilizzo di beni sottoposti a pignoramento viene nominato un liquidatore che dispone in via esclusiva dei beni stessi e delle somme incassate.

Al pari del concordato preventivo liquidatorio, l’attività di liquidazione è dunque gestita esclusivamente dal liquidatore giudiziale e non vi sono previsioni di prosecuzione delle procedure esecutive, né ai sensi dell’art 41 TUB (in quanto norma eccezionale) né dell’art 107 sesto comma l. fall., norma non richiamata dall’art 13 l. 3/2012 per l’accordo di sovraindebitamento.

Ne consegue che il nominando liquidatore dovrà sovraintendere alla vendita di tutti i beni già pignorati, eventualmente utilizzando il risultato delle attività svolte in sede esecutiva (ad esempio, le stime), e procedere alla distribuzione del ricavato, senza che possano residuare spazi di attività degli organi della procedura esecutiva.

In fattispecie di accordo di ristrutturazione ex artt. 8 e 9 l. 3/2012, ove non sia stata proposta alcuna opposizione da parte dei creditori concorsuali, la valutazione del giudice delegato non può riguardare la convenienza della proposta di soddisfacimento rispetto all’ipotesi alternativa della liquidazione concorsuale del patrimonio del debitore, poiché il relativo giudizio è riservato ai creditori concorsuali - i quali si esprimono con l’ approvazione espressa o tacita della proposta stessa - nonché al singolo creditore non aderente o escluso che abbia formulato la contestazione della proposta ai sensi dell’art 12 secondo comma l. 3/2012.

Il giudice delegato è pertanto chiamato a valutare esclusivamente la legittimità del procedimento, anche dal punto di vista della logicità, completezza e coerenza della relazione attestativa del professionista OCC, e la fattibilità del piano sottostante alla proposta di accordo; in particolare, quanto al primo profilo, si tratta di accertare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, la carenza di ragioni ostative all’omologazione, la mancanza, nei contenuti della proposta, di violazioni a norme imperative.


(Pronuncia resa in relazione a fattispecie in cui l’accordo di composizione della crisi prevedeva, rispetto alla procedura esecutiva in corso avente ad oggetto diversi lotti immobiliari, la vendita ad offerente predeterminato di soli due dei cinque immobili esecutati, e la prosecuzione dell’ esecuzione immobiliare per la vendita delle ulteriori unità; il debitore chiedeva la nomina di un liquidatore per subentrare in dette procedure e ricevere l’eventuale ricavato delle vendite all’asta, da mettere a disposizione, in via eventuale ed aggiuntiva, della esecuzione dell’accordo secondo l’ordine delle cause di prelazione. Il Tribunale, nel nominare il liquidatore ex art. 13 l. 3/2012, assegna a questi in via esclusiva il potere di vendere tutti i beni, escludendo ogni residuale potere del G.E. in riferimento all’esecuzione in corso, stabilendo il principio in massima). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 giugno 2019.




Domanda di concordato preventivo come causa di esclusione dal consorzio e applicazione della disciplina dei contratti pendenti

Consorzio – Clausola che preveda l’esclusione di diritto del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale – Non necessità di convocazione all’assemblea che ne prenda atto

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Contratto di consorzio – Applicabilità delle norme di cui agli artt. 72 e 169-bis l.f. – Esclusione

Il consorziato che abbia presentato una istanza di procedura concorsuale e che sia stato escluso di diritto in forza di una clausola statutaria non deve essere convocato all’assemblea che prenda atto di tale esclusione e prenda i provvedimenti conseguenti.

Le norme di cui agli artt. 72 e 169-bis legge fall. hanno un ambito di applicazione sovrapponibile e disciplinano la sorte dei contratti a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano rimaste ineseguite o non siano state compiutamente eseguite da entrambe le parti; ne consegue che dette disposizioni non trovano applicazione ai contratti con comunione di scopo, come il consorzio, e che deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 24 giugno 2019.




Il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. nell’ambito dell’attività svolta dai dottori commercialisti

Prestazione del professionista - Art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. - Privilegio - Riconoscimento - Casi

Ove la prestazione del professionista abbia il carattere della ciclicità e della ripetitività non trova applicazione il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod.civ., qualora essa consista in attività iniziate in data anteriore al biennio.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como non ha riconosciuto il privilegio di cui all’art. 2751 bis, n. 2, cod. civ. poiché si verteva nell’ipotesi di prestazioni aventi ad oggetto la tenuta della contabilità.) (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 24 giugno 2019.




Quando la domanda di concordato con riserva comporta l’automatica esclusione dal consorzio

Concordato preventivo – Con riserva – Consorzio – Clausola statutaria di esclusione – Conseguenze

Quando lo statuto del consorzio prevede che il consorziato che abbia fatto istanza di ammissione o sia sottoposto ad una qualsiasi delle procedure concorsuali perda automaticamente il diritto di far parte del consorzio, non è necessaria una delibera di esclusione e ciò anche nel caso di presentazione di domanda di concordato con riserva ex art. 161 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 24 giugno 2019.




Fallimento del terzo datore di ipoteca e domanda di insinuazione al passivo del beneficiario della prelazione ipotecaria

Fallimento – Accertamento del passivo – Beneficiario di prelazione ipotecaria – Eccezione revocatoria del curatore

Il mero beneficiario di prelazione ipotecaria deve far accertare la prelazione ai sensi dell’art. 93 L.F.

In sede di accertamento del passivo il Curatore può formulare eccezione revocatoria ai sensi dell’art. 95 L.F. (Umberto Serra) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 22 giugno 2019.




Nullità del fallimento personale del socio illimitatamente responsabile per mancata convocazione

Dichiarazione di fallimento - Società di persone - Fallimento dei soci illimitatamente responsabili - Convocazione del socio ex art. 15 l. fall. - Necessità - Omessa convocazione per tardività della notifica - Nullità della dichiarazione di fallimento personale del socio - Sussistenza - Nullità della dichiarazione del fallimento sociale - Esclusione

Va confermato l’orientamento della Cassazione per cui nel procedimento per la dichiarazione di fallimento di società con soci illimitatamente responsabili, l'obbligo di convocazione di questi ultimi, sancito dall’art. 147 terzo comma l. fall. trova giustificazione non in un loro generico interesse riferito alla dichiarazione di fallimento della società, ma nel fatto che detta dichiarazione produce anche il loro fallimento; ne consegue che, siccome la sentenza che dichiara il fallimento della società e dei soci contiene una pluralità di dichiarazioni di fallimento, tra loro collegate da un rapporto di dipendenza unidirezionale, trovando la dichiarazione di fallimento del socio il suo presupposto nella dichiarazione di fallimento della società (la cui nullità travolge anche la prima, mentre non è vero il contrario), la mancata convocazione del socio determina unicamente la nullità del suo fallimento, ove specificamente impugnato, ma non si riflette sulla validità della pronuncia emessa nei confronti della società. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna 21 giugno 2019.




Concordato preventivo, mandato in rem propriam e facoltà della banca di incassare i crediti del cliente

Concordato preventivo – Con riserva – Incasso da parte della banca di crediti – Mandato in rem propriam con patto di compensazione

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Anticipazioni bancarie con mandato all'incasso – Contratti pendenti ineseguiti da entrambe le parti – Esclusione

Una volta depositata la domanda di concordato con riserva, la banca può incassare i crediti ceduti dal cliente a fronte di anticipazioni allo stesso concesse soltanto in forza di atti che siano opponibili alla procedura e ciò anche nell’ipotesi in cui la prima abbia agito in forza di mandato all'incasso “in rem propriam” con collegato patto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di anticipazioni bancarie con connesso mandato all'incasso, non possono trovare applicazione le disposizioni in tema di prosecuzione dei contratti pendenti "ineseguiti da entrambe le parti", posto che, a seguito dell'anticipazione operata, la banca avrebbe dato unilaterale esecuzione alla propria prestazione, da cui l'insorgere di un proprio credito, in mancanza di alcun contratto pendente. Tale credito, anteriore, non potrebbe che risultare destinato ad essere soddisfatto nel rispetto dei principi di cristallizzazione dell'attivo concordatario, nonché del citato divieto di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 20 giugno 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Tribunale delle Imprese: revocatoria ordinaria e cessione di quote

Cessione di quote e revocatoria ordinaria – Incompetenza funzionale del Tribunale delle Imprese – Oggetto accidentale – Non rileva

La competenza del Tribunale delle Imprese, ai sensi dell’art. 3 D.Lgs. n. 168/2003, si determina in relazione all’oggetto della controversia, dovendo sussistere un legame diretto di questa con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, riscontrabile alla stregua del criterio generale del petitum sostanziale, identificabile in funzione soprattutto della causa petendi per l’intrinseca posizione dedotta in giudizio.

Nel caso di specie, deve negarsi che l’oggetto della controversia afferente all’azione pauliana, pur se l’atto dispositivo da dichiararsi inefficace abbia ad oggetto partecipazioni sociali, abbia un legame diretto con i rapporti societari e le partecipazioni sociali, essendo dette partecipazioni oggetto meramente accidentale della domanda proposta ex art. 2901 cc e non incidendo l’eventuale declaratoria di inefficacia dell’atto dispositivo nei confronti del creditore su diritti sociali, nonché rimanendo oggetto del giudizio l’accertamento dei presupposti dell’azione revocatoria. (Francesco Fontana ed Eleonora Facchinello) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 19 giugno 2019.




Risoluzione del concordato per ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura

Concordato preventivo – Risoluzione – Ritardo nell’adempimento addebitabile agli organi della procedura – Probabile pagamento integrale del credito del creditore che chiede la risoluzione

Non può dirsi che le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni ceduti ai creditori si siano rivelate insufficienti, in base ad una ragionevole previsione, a soddisfare anche in minima parte i creditori chirografari e integralmente quelli privilegiati se, in base alla perizia di stima appare probabile il pagamento integrale del credito del creditore che ha chiesto la risoluzione del concordato preventivo (nella specie l’Agenzia delle entrate).

La domanda di risoluzione non può inoltre essere accolta sotto il profilo del ritardo nell’adempimento della proposta di concordato, qualora lo stesso sia addebitabile agli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza 19 giugno 2019.




Inopponibilità dell’atto con data certa risalente alla procedura di concordato preventivo

Fallimento – Accertamento del passivo – Inopponibilità degli atti privi di data certa anteriore all’apertura della procedura – Consecuzione di procedura di fallimento a procedura di concordato preventivo senza soluzione di continuità – Atto avente data certa risalente alla procedura di concordato preventivo – Inopponibilità nella successiva procedura di fallimento – Sussiste

Per il combinato disposto degli artt. 169, 45 e 69-bis l. fall. (da considerarsi applicabile non solo ai fini della delimitazione del c.d. periodo sospetto, ma più in generale anche per l’opponibilità delle formalità) sono inopponibili alla procedura fallimentare, ai fini dell’accertamento del passivo, gli atti aventi data certa risalenti al periodo di pendenza della procedura di concordato preventivo. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 17 giugno 2019.




Azione revocatoria fallimentare proposta da società in amministrazione straordinaria per pagamenti di forniture di prodotti nei sei mesi antecedenti l'apertura della procedura

Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza

Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona 13 giugno 2019.




ISP non è subentrata nelle posizioni passive derivanti da rapporti già estinti di Veneto Banca e il successivo accordo ricognitivo tra le due banche ha valenza interpretativa del contratto di cessione

Liquidazione coatta amministrativa della ‘Veneto Banca s.p.a.’ – Contratto di cessione d’azienda e successione della ‘Intesa San Paolo s.p.a.’ nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari estinti alla data del 26.6.2017 – Accordo ricognitivo del contratto di cessione – Qualificazione giuridica dell’accordo ricognitivo e suoi effetti sulla vicenda successoria

Il d.l. n. 99/2017 ha introdotto uno statuto normativo speciale in relazione alla cessione di azienda che coinvolge la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’ e la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’.

In base al d.l. n. 99/2017 e alla corretta interpretazione del contratto di cessione d’azienda del 26.6.2017, la ‘Intesa Sanpaolo s.p.a.’ non è subentrata nelle posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti bancari instaurati con la ‘Veneto Banca s.p.a.’ e già estinti alla data della cessione.

Il secondo accordo ricognitivo del 17 gennaio 2018, concluso dalla banca cessionaria con la ‘Veneto Banca s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa’, ha valenza interpretativa del contratto di cessione e rileva quale condotta dimostrativa della comune intenzione dei contraenti, ai sensi dell’art. 1362, comma 2, cc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 12 giugno 2019.




Incompatibilità: collegio sindacale e assistenza fiscale da parte di professionista del medesimo studio

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Collegio sindacale – Assistenza da parte di professionista del medesimo studio professionale – Incompatibilità – Criteri

Ai fini della sussistenza della causa di incompatibilità prevista dall’art. 2399, co. 1, lett. c), c.c., nell’ambito del medesimo studio professionale, non solo è rilevante il rapporto tra i guadagni del professionista-sindaco e quelli del professionista-consulente, ma lo sono anche le altre circostanze del caso concreto, quali la dimensione dello studio, la contiguità lavorativa tra i soggetti interessati, i concreti rapporti professionali, anche gerarchici, etc. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 giugno 2019.




Banche Venete: perimetro della cessione e rapporti estinti

Liquidazione coatta amministrativa bancaria - Banche Venete - Passività incluse nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" - Rapporti estinti - Esclusione

In forza dell'art. 3. 1. 2. lett. b) del contratto di cessione d'azienda fra VB in LCA e Banca cessionaria, le posizioni giuridiche passive rientranti nel "Perimetro dell'Insieme Aggregato" derivano da rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria e sono regolarmente evidenziate nella contabilità aziendale e precisamente indicate per categoria nel prospetto allegato sub d). Nè sul piano della logica, né su quello della razionalità, né su quello dell'economia di banca può ragionevolmente sostenersi che le posizioni giuridiche passive derivanti da un rapporto già estinto alla data della cessione siano inerenti e funzionali nel senso indicato: si tratta con evidenza di situazioni giuridiche affatto sganciate dall'attività bancaria considerata in prospettiva futura e secondo la logica della cessione aziendale. (1)

Con l'”accordo ricognitivo" datato 17.01.2018 - valorizzabile ai fini dell'interpretazione del contratto di cessione ai sensi dell'art. 1362, comma 2, c.c. - i contraenti hanno ribadito, a chiare lettere e con l'aiuto di uno schema puntuale, che (a fronte di eventuali dubbi esegetici) il contratto va così interpretato: i contenziosi civili pendenti al 26/6/2017, e le relative posizioni giuridiche passive derivanti da rapporti estinti a quella data, non formano oggetto della cessione, richiamando - nelle note dello schema n. 4 dell'allegato - l'art.3.1.4 lett. b, ultimo comma, del contratto, che esclude dalla cessione le passività e il relativo contenzioso che non siano riferite ad Attività o Passività Incluse. (Laura Munari) (riproduzione riservata) (1)
Tribunale Treviso 10 giugno 2019.




Recupero del TFR in caso di fallimento del datore di lavoro: il Fondo di Garanzia INPS deve attenersi allo stato passivo esecutivo

Rapporto di lavoro subordinato – Fallimento del datore di lavoro – Credito per TFR non versato – Ammesso al passivo fallimentare – Subentro ex lege del Fondo di garanzia INPS – Sussiste – Contestazione del credito accertato da parte del Fondo – Inammissibilità

L’esecutività dello stato passivo che ha accertato in sede fallimentare l'esistenza e l'ammontare di un credito per TFR in favore del dipendente dell'imprenditore dichiarato fallito importa il subentro dell'INPS nel debito del datore di lavoro insolvente, senza che l'istituto previdenziale possa in alcun modo contestarne l'assoggettabilità alla procedura concorsuale e l'accertamento ivi operato, al quale resta vincolato sotto il profilo dell’an e del quantum debeatur.

[Nella fattispecie, l'INPS aveva liquidato al lavoratore un importo inferiore al credito ammesso al passivo, avendone detratta la somma asseritamente versata dal datore di lavoro a un fondo di previdenza complementare, circostanza contestata dal ricorrente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino 10 giugno 2019.




Doveri di diligenza e di informazione del professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo

Concordato preventivo – Obbligazione del professionista che assiste l’imprenditore – Doveri di diligenza e di informazione

Il professionista incaricato di assistere l’impresa nella presentazione della domanda di concordato preventivo deve utilizzare tutte le cognizioni tecniche a propria disposizione per presentare una domanda completa, esaustiva e ineccepibile, quantomeno sotto il profilo dell’ammissibilità del beneficio richiesto, così da demandare esclusivamente ai creditori ogni decisione in ordine all’apertura o meno della procedura concordataria ovvero, in alternativa, dopo aver raccolto dalla propria committente tutta la documentazione e le informazioni necessarie per potervi accedere, la deve informare delle numerose criticità connesse alla scelta effettuata e, se del caso, rappresentarle il rischio concreto di una declaratoria di inammissibilità e/o l’opportunità di rinunciare alla domanda e ciò al fine di non essere costretta a sostenere gli ulteriori costi dei professionisti interessati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
 
[Nel caso di specie, il commissario giudiziale, provvisoriamente nominato dal giudice delegato, aveva sin da subito rimarcato una serie di criticità del piano, successivamente riportate nel decreto di rigetto della domanda emanato dal tribunale, criticità non sanate nonostante - anche al di là di ogni ragionevolezza e del buon senso - la procedura sia rimasta in piedi all’incirca un anno; le criticità in questione attingono alla fattibilità tecnico-giuridica del piano, alla sostenibilità economica ed alla completezza dei dati forniti affinché l’organo giudicante potesse effettuare un vaglio di ammissibilità consapevole e sufficientemente adeguato.]
Tribunale Monza 04 giugno 2019.




Reclamo avverso decreto di omologa al piano del consumatore

Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Condizioni – Rigorosa valutazione – Reclamo – Ammissibilità

Piano del Consumatore – Omologa – Creditore Ipotecario – Falcidia dei creditori privilegiati – Regole di attestazione – Perizia di parte – Assenza – Reclamo – Ammissibilità

Il Giudice deve verificare con attenzione la sussistenza dei presupposti soggettivi ed oggettivi ed in particolare dell’esatta applicazione dei principi in tema di moratoria infrannuale per la soddisfazione dei crediti prelazionari e la ricorrenza dei presupposti per la falcidia dei creditori privilegiati.

Va dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in carenza di una espressa indicazione, nella relazione particolareggiata del professionista delegato, circa l’incapienza dell’attivo messo a disposizione del piano per il soddisfo integrale dei privilegiati.

Deve essere dichiarato inammissibile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito privilegiato in assenza di una perizia e senza compiere un reale riferimento al valore dell’immobile. (Andrea Bianchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno 03 giugno 2019.




Compenso dell’attestatore del piano di concordato e profili di inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Ratio normativa - Inadempimento

Compenso dell’attestatore del piano di concordato - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Attestazione di veridicità dei dati aziendali - Valori immobiliari - Inclusione - Acritica riproduzione delle risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore - Inadempimento - Obbligo di vaglio critico da parte del professionista attestatore

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. -  Fattibilità del piano di concordato - Diligenza professionale - Inadempimento - Obbligo di effettuare stress tests

Compenso dell’attestatore - Relazione ex art. 161, comma 3, l.f. - Inadempimento - Valutazione ex ante - Irrilevanza delle circostanze successive

La valutazione circa la sussistenza di un inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. deve tener conto della ratio della stessa norma, finalizzata a far sì che i creditori della società ed il giudice possano avere un riscontro “affidabile” circa lo stato patrimoniale e finanziario della società che chiede l’ammissione alla procedura, nonché circa la concreta fattibilità del piano proposto.

Integra grave inadempimento del professionista in sede di predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. l’aver mutuato, senza approfondito vaglio critico, le risultanze delle perizie redatte da un terzo stimatore.

Il professionista deve operare una ricostruzione ex ante dei possibili scenari che possono impedire l’attuazione del programma di concordato mediante veri e propri stess tests, con l’indicazione, se del caso, di eventuali strade alternative da percorrere al fine di scongiurare tali eventualità negative.

L’adempimento del professionista nella predisposizione della relazione ex art. 161, comma 3, l.f. va valutato secondo il parametro di diligenza ex art. 1176, comma 2, c.c. ed ex ante; pertanto, in sede di opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.f. non possono costituire limiti alla cognizione del Tribunale sull’operato del professionista circostanze successive all’espletamento dell’incarico, quali l’avvenuta approvazione del concordato da parte dei creditori, l’assenza di contestazioni mosse dal Commissario Giudiziale ovvero le circostanze che hanno condotto alla risoluzione del concordato. (Giovanni Cedrini) (Maura Vadalà) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 03 giugno 2019.




Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo: individuazione dei rapporti contenziosi ceduti ed efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018

Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 31 maggio 2019.




Immobile da costruire: scioglimento del curatore dal contratto preliminare trascritto

Preliminare di vendita trascritto – Immobile da costruire – Scioglimento del curatore ex art. 72 bis l.fall. – Legittimo

“Immobili da costruire” ai sensi dell’art. 72 bis l.fall. devono intendersi gli edifici per i quali sia stato richiesto il permesso di costruire e che siano ancora da edificare o la cui costruzione non risulti essere stata ultimata versando in stadio tale da non consentire ancora il rilascio del certificato di agibilità.

La norma di cui all’art. 72 bis l.fall. costituisce ulteriore specificazione della norma di più ampio contenuto di cui all’ottavo comma dell’art. 72 l.fall., dovendo apprezzarsi la circostanza che, mentre quest’ultima si riferisce a tutti i preliminari di vendita trascritti, il disposto dell’art. 72 bis l.fall. viene ulteriormente a restringere il campo di applicazione, che risulta limitato a quelli soli fra questi che abbiano ad oggetto immobili ancora da edificare ovvero ancora in corso di costruzione e tali da non poter ottenere il rilascio del certificato di agibilità.

Ne consegue che, essendosi in presenza di un rapporto a cascata di specialità fra primo comma dell’art. 72 l.f., ottavo comma di tale medesima norma e art. 72 bis l.f., abbia appunto a trovare applicazione, nel caso di preliminare trascritto avente ad oggetto immobili da costruire, tale ultima norma, in forza della quale compete al curatore la facoltà di sciogliersi dal preliminare. (Tatiana Babolin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 maggio 2019.




Revocatoria fallimentare di pagamenti di beni e servizi ed eccezione di esenzione

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Valutazione unitaria degli indizi

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Documenti di bilancio

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Condizione professionale dell’accipiens

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Modalità solutorie e tempi di pagamento

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Media dei pagamenti – Esclusione

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Eccezione in senso proprio – Onere della prova

In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti l’esame dei singoli elementi presuntivi non deve essere condotto atomisticamente, necessitando gli stessi di una valutazione unitaria.

[Nel caso di specie, la valutazione di insieme e coordinata delle singole circostanze dimostrate dalla Curatela consente di cogliere l’esistenza di un contesto significativo, in termini di conoscenza dello stato di decozione, in capo alla fornitrice. Gli elementi presuntivi, complessivamente considerati in relazione alla condizione professionale dell’accipiens ed alla concreta condizione in cui essa si è trovata ad operare, devono presentare un livello di concordanza, precisione e gravità tale da farli assurgere a prova della esistenza della scientia decoctionis.]

Anche i bilanci delle imprese ben possono essere utilizzati al fine di dimostrare la scientia decoctionis dei creditori, considerata la loro pubblicazione nel registro delle imprese e dunque l’ampia conoscibilità da parte degli operatori economici.

Ai fini della dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore assume rilevanza peculiare (tra l’altro) la condizione professionale dell’accipiens.

Per considerare i pagamenti compiuti nei termini abitualmente utilizzati occorre riscontare una congruità in senso sia modale che cronologico, avendo riguardo, da un lato, alle modalità solutorie e dall'altro, ai tempi di pagamento (normalmente) praticati tra i contraenti nei rapporti pregressi.

Non è corretto ancorare il rispetto dei termini d’uso ad un criterio di “media” dei termini di pagamento, trattandosi di criterio non previsto e non conforme ad alcun modello legale.
La stessa ondivaga prospettazione data dal convenuto in ordine ai tempi di pagamento esclude in sé la ricorrenza nel rapporto contrattuale tra le parti di un termine d’uso.

L’esenzione da revocatoria è eccezione in senso proprio perché determina un’estensione del thema decidendum alla verifica di circostanze di fatto non esaminabili d’ufficio poiché non inerenti alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato e non costituenti mere difese; l’eccezione consiste infatti nell’allegazione di fatti modificativi, impeditivi o estintivi delle altrui pretese. Ciò comporta che l’esenzione di cui all’art. 67, co. III, lettera a, L.F., debba essere tempestivamente e specificamente allegata e provata da chi voglia avvalersene. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Appello Salerno 29 maggio 2019.




Facoltà del curatore di sciogliersi dal preliminare ed effetti della trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c.

Fallimento – Domanda di esecuzione in forma specifica – Domanda proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore – Effetti della trascrizione

Le sezioni unite civili della Corte di cassazione, con sentenza n. 18131 del 16 settembre 2015, hanno ribadito il precedente orientamento espresso nel 2004, affermando - ancora una volta - che il curatore, in ipotesi di domanda di esecuzione in forma specifica proposta anteriormente alla dichiarazione di fallimento del promittente venditore e riassunta nei confronti del curatore, mantiene senza dubbio la titolarità del potere di scioglimento dal contratto sulla base di quanto gli riconosce la l. fall., articolo 72, ma l'esercizio di tale diritto da parte del curatore non è opponibile nei confronti di quell'attore promissario acquirente che abbia trascritto la domanda prima del fallimento.

Ciò vuol dire che la domanda ex articolo 2932 c.c., ancorché trascritta prima della iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese, non impedisce al curatore di recedere dal contratto preliminare, ma gli impedisce, piuttosto, di recedere con effetti nei confronti del promissario acquirente che una tale domanda ha proposto, sempre che – naturalmente – la domanda sia stata accolta e la relativa sentenza, a sua volta, trascritta. Il che si coniuga con l'effetto prenotativo che attua la trascrizione della domanda ex articolo 2652 c.c., n. 2, il cui meccanismo pubblicitario si articola in due momenti: quello iniziale, costituito dalla trascrizione della domanda giudiziale, e quello finale, rappresentato dalla trascrizione della sentenza di accoglimento.

In conclusione, il giudice può senz'altro accogliere la domanda pur a fronte della scelta del curatore di recedere dal contratto con una sentenza che, a norma dell'articolo 2652 c.c., n. 2, se trascritta, retroagisce alla trascrizione della domanda stessa e sottrae, in modo opponibile al curatore, il bene dalla massa attiva del fallimento. Diversamente, se la domanda trascritta non viene accolta, l'effetto prenotativo della trascrizione della domanda cessa, con la conseguente opponibilità all'attore della sentenza dichiarativa di fallimento rendendo, in tal modo, efficace, nei suoi confronti, la scelta del curatore di sciogliersi dal rapporto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Bari 28 maggio 2019.




Revocatoria del trasferimento immobiliare eseguito in sede di separazione dei coniugi

Azione revocatoria – Trasferimento immobiliare eseguito in adempimento di accordi di separazione – A titolo di mantenimento – Natura onerosa – Affermazione – Scientia damni – Presumibile dal legame parentale con il terzo cessionario – Affermazione

Ai fini dell'azione revocatoria promossa nei confronti di un atto con cui il debitore, a seguito della separazione dal coniuge, abbia trasferito a quest'ultimo la proprietà di un bene in adempimento del proprio obbligo di mantenimento, l'attribuzione deve qualificarsi a titolo oneroso, salvo che non sia intervenuta anteriormente al trasferimento una riconciliazione tra i coniugi, nel qual caso si è in presenza di una attribuzione a titolo gratuito.
L'attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge a favore dell'altro in vista della separazione va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.

La prova della scientia damni del terzo può essere ricavata anche dalla sussistenza di un vincolo parentale tra il debitore e il terzo, quando tale vincolo renda estremamente inverosimile che il terzo non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sul disponente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 28 maggio 2019.




La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito

Concordato preventivo – Proposta – Riconoscimento di debiti – Esclusione

La presentazione della proposta di concordato preventivo non costituisce riconoscimento di debito. (Studio legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 24 maggio 2019.




Modificabilità del piano di riparto da parte del Curatore che si avvede di un errore

Fallimento – Piano di riparto parziale – Modifica o correzione da parte del Curatore che si avvede di un errore – Ammissibilità – Nuovo piano di riparto – Decorrenza termini per proporre reclamo

Il Curatore, essendosi avveduto di un errore nella redazione del piano di riparto, in riferimento al quale non sono ancora spirati i termini per proporre reclamo, può apportare modifiche o redigere un piano di riparto in sostituzione, comunicato il quale iniziano a decorrere nuovamente i termini per proporre reclamo.

Qualora uno dei creditori ritenesse di non condividere il riparto delle somme nel merito può proporre reclamo ai sensi dell’art. 36 L.F. (Bruno Massucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo 23 maggio 2019.




Concordato preventivo con cessione dei beni e legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione sociale di responsabilità – Attribuzione al commissario giudiziale – Esclusione

Concordato preventivo con cessione dei beni – Legittimazione ad esperire l’azione di responsabilità dei creditori sociali – Attribuzione al commissario giudiziale – Esclusione

In presenza di un concordato preventivo con cessione dei beni deve escludersi che il commissario giudiziale sia legittimato ad esperire l’azione sociale di responsabilità ex art. 2393 c.c., non potendo tale legittimazione desumersi dall’art. 146 l.f. (che non è richiamato in materia di concordato preventivo, e riserva al solo curatore l’esercizio delle azioni di responsabilità contro amministratori, liquidatori, sindaci, direttori generali e soci), né dall’art. 2394-bis c.c. (a mente del quale in caso di fallimento, LCA o amministrazione straordinaria - ma non in caso di concordato preventivo - le azioni di responsabilità spettano rispettivamente al curatore, al commissario liquidatore ed al commissario straordinario), né dall’art. 240 l.f. (che non prevede una generale legittimazione ad agire in responsabilità in capo al commissario), né, infine, dall’art. 115 del Codice della Crisi (posto che i riferimenti alle future norme di tale Codice non autorizzano a desumere dalle novità da esse apportate principi integrativi delle norme attuali). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

In presenza di un concordato preventivo con cessione dei beni deve escludersi che il commissario giudiziale sia legittimato ad esperire l’azione di responsabilità dei creditori sociali di cui all’art. 2394 c.c., posto che tale commissario, diversamente dal curatore fallimentare, non ha poteri rappresentativi dei creditori e non subentra nei loro diritti, sicchè tale azione rimane esperibile dai creditori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 22 maggio 2019.




Cessione di azienda con il contratto di locazione e trattamento del credito ex art. 36 l. 392/1978

Fallimento – Cessione del contratto di locazione – Anteriore alla procedura – Crediti del locatore – Prededuzione – Esclusione

Quando il contratto di locazione sia stato ceduto unitamente all’azienda in data anteriore al fallimento non vi è ragione di sostenere che il curatore sia subentrato in detto contratto ai sensi dell’art. 80 l.fall. ed i crediti del locatore dallo stesso derivanti (nella specie ex art. 36 l. 392/1978) non hanno pertanto natura prededotta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 21 maggio 2019.




Opposizione allo stato passivo e prova di rapporto di lavoro subordinato

Opposizione allo stato passivo – Rapporto di lavoro – Presunzione di gratuità – Convivenza more uxorio

Non è possibile superare la presunzione di gratuità delle prestazioni effettuate da un soggetto persona fisica, in ragione del vincolo di solidarietà e affettivo che lo legava al suo presunto datore di lavoro ed in assenza di elementi inequivoci di segno contrario. (Alberto Rocchi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena 17 maggio 2019.




Concordato preventivo: no al fallimento ‘omisso medio’

Fallimento – Dichiarazione – Società ammessa alla procedura di concordato preventivo – Risoluzione del concordato – Necessità

I debiti concordatari possono fondare la dichiarazione di fallimento dell’impresa della quale sia stato omologato il concordato preventivo solo a seguito della risoluzione del concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze 16 maggio 2019.




Legittimazione processuale alla estensione del fallimento

Estensione del fallimento alla società di fatto e ai soci illimitatamente responsabili – Legittimazione dell’imprenditore individuale dichiarato fallito – Estensione del fallimento ad una diversa entità che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, abbia gestito l’impresa – Esclusione

Ai sensi dell’art. 147 co. 5 l. fall., il debitore fallito di per sé non ha altra legittimazione processuale che quella di fare accertare, nel caso di società irregolare, che l’attività economica era riferibile non ad un imprenditore individuale, bensì ad uno collettivo chiedendo l’estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili, mentre non ha la legittimazione a richiedere il fallimento di una diversa entità (in tesi una società di fatto) che, in un tempo antecedente alla dichiarazione di fallimento, avrebbe gestito l’impresa, residuando per la dichiarazione di fallimento di questa gli ordinari criteri di legittimazione di cui all’art. 6 l.f. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 16 maggio 2019.




Corte UE: a quali condizioni è possibile scegliere i dipendenti nel trasferimento d’azienda con continuità

Rinvio pregiudiziale – Trasferimenti di imprese – Direttiva 2001/23/CE – Articoli da 3 a 5 – Mantenimento dei diritti dei lavoratori – Eccezioni – Procedura di insolvenza – Procedura di riorganizzazione giudiziale mediante trasferimento soggetto a controllo giudiziario – Salvaguardia totale o parziale dell’impresa – Legislazione nazionale che autorizza il cessionario, dopo il trasferimento, a riassumere i lavoratori di sua scelta

Il trasferimento di un’impresa non è motivo sufficiente per il licenziamento dei lavoratori, anche se questo avviene sotto il controllo del giudice nell’ambito di una ristrutturazione dell’impresa al fine di conservare in tutto o in parte l’impresa cedente o le sue attività.

Due sono le eccezioni a questa regola:
- Il cessionario, in presenza di nuovi elementi organizzativi tali da comportare variazioni sul piano dell’occupazione, può non riassumere alcuni dipendenti, a condizione che la scelta sia fondata su motivi tecnici, economici e organizzativi, e sia compiuta senza disparità di trattamento.
- Allo stesso modo, l’imprenditore subentrante può scegliere di non riassumere alcuni dipendenti, a condizione che il trasferimento riguardi un’azienda sottoposta a procedura fallimentare avente lo scopo di liquidare i beni del cedente e sotto il controllo di un’autorità pubblica competente.

* * *

Questo il principio enunciato alla Corte UE:
La direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e segnatamente gli articoli da 3 a 5, deve essere interpretata nel senso che osta ad una legislazione nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale, in caso di trasferimento di un’impresa intervenuto nell’ambito di una procedura di riorganizzazione giudiziale mediante trasferimento soggetto a controllo giudiziario, applicata al fine di conservare in tutto o in parte l’impresa cedente o le sue attività, prevede, per il cessionario, il diritto di scegliere i lavoratori che intende riassumere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE 16 maggio 2019.




Il sovraindebitato ha diritto a trattenere la pensione entro i limiti di legge, malgrado i favorevoli trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Crediti impignorabili ex art. 545 c.p.c. – Pensione del sovraindebitato – Diritto a trattenerla nei limiti di legge – Sussistenza – Condizioni

L’art. 14 ter sesto comma lett. b) l. 3/2012 prescrive che debba essere sottratta alla liquidazione – nei limiti fissati dal giudice – quanto il debitore guadagni con la propria pensione; la norma, pertanto, non pare consentire, letta anche in combinato disposto con la lett. a) del medesimo comma, una totale eliminazione di introiti strettamente “personali”, come la pensione, in ragione della presenza di un sostentamento che derivi al debitore non da altri proventi di cui egli sia diretto titolare (ciò che escluderebbe ragionevolmente la necessità di riservare la pensione al debitore che abbia altri redditi propri) ma solo in ragione del generale diritto all’assistenza ex art. 143 c.c. derivante dalla propria qualità di coniuge. È del tutto ovvio, tuttavia, che si debba considerare certamente anche la posizione economica del coniuge, ma ciò ai soli fini, eventualmente, di ridimensionare e modulare la porzione di redditi da escludere dalla procedura, fermo pur sempre il limite dell’impignorabilità di cui all’art. 545 c.p.c. Va dunque riconosciuto al sovraindebitato il diritto di trattenere la pensione di cui risulti titolare entro i limiti di impignorabilità prevista per tali emolumenti dall’art. 545 c.p.c., e ciò a prescindere dai trattamenti pensionistici di cui beneficia il coniuge. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro 13 maggio 2019.




Revocatoria di rimesse bancarie e calcolo del termine a ritroso del semestre sospetto

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Decorrenza – Data di iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese – Esclusione

Revocatoria di rimesse bancarie ex art. 67 co. 2 l.f. – Periodo semestrale sospetto – Modalità di calcolo del termine – Applicazione del principio generale di cui all’art. 155 co. 2 c.p.c.

Ai fini della determinazione del dies a quo di decorrenza a ritroso del semestre sospetto di cui all’art. 67, c. II, L.F., si deve fare riferimento alla data di deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e non alla data (successiva) di iscrizione di tale sentenza nel registro delle imprese, posto che l’esigenza di tutela dell’affidamento dei terzi, cui ha riguardo l’art. 16 co. 2 secondo periodo l.f., può porsi soltanto rispetto ad un evento (la dichiarazione di fallimento) già avvenuto, mentre non sussiste laddove si tratti di un evento futuro ed incerto. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Quanto alle concrete modalità di calcolo del termine semestrale di cui all’art. 67, c. II, L.F., trattandosi di un termine a mesi, trova applicazione l’art. 155, co 2, c.p.c., e pertanto tale termine decorre dal giorno anteriore a quello del deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa di fallimento, e spira il giorno numericamente corrispondente del sesto mese antecedente. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 11 maggio 2019.




Banche venete: perimetro della cessione a SGA e operazioni relative a finanziamenti correlati con acquisti di titoli della Banca: improcedibilità dell’azione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Banche venete – Cessione di crediti deteriorati a SGA – Definizione del perimetro della cessione – Pretese nei confronti della cessionaria – Violazioni della normativa sui servizi di investimento – Pretese relative a rapporti di finanziamento correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca – Esclusione

Liquidazione coatta amministrativa bancaria – Improcedibilità delle azioni nei confronti dell’ente sottoposto a LCA – Domanda di accertamento e declaratoria di nullità o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione

In forza dell’art. 2.4 del contratto di cessione 11 aprile 2018, con il quale i commissari liquidatori della Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa - in attuazione di quanto previsto dall’art. 5 del decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e dal successivo decreto ministeriale 22 febbraio 2018 - hanno ceduto a S.G.A. S.p.A. una serie di rapporti e crediti “deteriorati”, si deve ritenere che nei confronti della cessionaria non si possano far valere né pretese inerenti operazioni di acquisto di titoli azionari della Banca o conseguenti alla violazione della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite a tali titoli, né pretese relative ai rapporti di finanziamento (e ai relativi crediti e debiti) correlati con operazioni di acquisto di titoli della Banca medesima, trattandosi di posizioni che non sono affatto passate in capo alla cessionaria per effetto della cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ improcedibile, ai sensi dell’art. 83, commi 1 e 3, TUB, la domanda di accertamento e declaratoria di nullità (o in subordine di annullamento, inefficacia o risoluzione) di un’operazione complessa di finanziamento per acquisto di azioni proprie vietata dall’art. 2358 c.c. che sia proposta senza alcuna richiesta restitutoria o risarcitoria, in quanto, dietro le citate domande, le quali non possono essere fine a sé stesse (pena la carenza di interesse ad agire), si cela in realtà una richiesta di accertamento di crediti restitutori e/risarcitori, del cliente verso la Banca, i quali devono essere necessariamente assoggettati alla procedura amministrativa di formazione del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 09 maggio 2019.




Prededuzione del compenso dell’attestatore nel precedente concordato preventivo

Fallimento – Stato Passivo – Riconoscimento della prededuzione all’attestatore della precedente procedura di concordato preventivo di società in nome collettivo – Ammissibilità

La valutazione di (non) convenienza della proposta concordataria espressa dai creditori mediante il voto negativo su quest’ultima, in mancanza di acclarate condotte frodatorie nei loro confronti, non può elidere la funzionalità della prestazione resa dall’attestatore ai sensi dell’art. 111 l.fall., con la conseguenza che (considerata anche la mancanza di contestazioni sul corretto adempimento della prestazione resa dall’attestatore) deve essere riconosciuta la prededuzione richiesta per il credito derivante dalla prestazione professionale resa con l’attestazione del piano ex art. 161 l.fall., dovendosi ritenere integrati i requisiti previsti nell’art. 111 l.fall.

E’ da respingersi pertanto il mancato riconoscimento della prededuzione all’attestatore di concordato preventivo ammesso alle votazioni il cui esito è stato negativo secondo una valutazione ex post in fase di verifica dello stato passivo del successivo fallimento, sulla scorta che “il ricorso alla procedura di concordato preventivo con l'esclusione di parte del patrimonio personale dei soci non si può configurare come un'attività svolta nell'interesse dei creditori in quanto l'ipotesi fallimentare era evidentemente da preferire. (Giovanni Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 09 maggio 2019.




Effetti del deposito della domanda di concordato sull’aggiudicazione del bene in sede esecutiva

Concordato preventivo – Procedura esecutiva pendente – Aggiudicazione del bene pignorato anteriore alla domanda di concordato – Diritto dell’aggiudicatario al trasferimento del bene – Pronuncia del decreto di trasferimento da parte del Giudice dell’esecuzione

L’aggiudicazione del bene pignorato non è superata dal successivo deposito della domanda di concordato preventivo e, pertanto, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c. l’aggiudicatario ha diritto alla pronuncia del decreto di trasferimento in suo favore, una volta versato il saldo prezzo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 08 maggio 2019.




La domanda di concordato non fa sorgere automaticamente il diritto al DURC regolare

Procedure concorsuali – Concordato preventivo – Presenza di contributi INPS e Inail non pagati – Diritto al DURC regolare – Esclusione

La pendenza di una procedura di concordato preventivo non può considerarsi alla stregua di una disposizione legislativa che consenta di sospendere il pagamento di contributi previdenziali, e ciò per la ragione che le limitazioni ad effettuare i pagamenti conseguenti alla domanda presentata dal debitore devono in definitiva ascriversi ad un atto volontario del debitore non a una disposizione legislativa.

[Il Tribunale ha rigettato la domanda della società diretta ad ottenere dagli enti previdenziali il rilascio di Durc regolare, nonostante il mancato pagamento di obbligazioni contributive antecedenti al deposito del ricorso per l'ammissione al concordato preventivo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 03 maggio 2019.




Sovraindebitamento: rateizzazione del credito ipotecario senza liquidazione del bene e ragionevole durata del piano

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento rateizzato del credito ipotecario – Non omologabilità – Fattispecie

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole – Non omologabilità

Non è omologabile il piano del consumatore che preveda il pagamento rateizzato del credito ipotecario nell’arco di 14 anni dalla omologa senza che sia prevista la liquidazione dei beni sui quali sussiste la causa di prelazione, per contrasto con la statuizione di cui all’art. 8 co. 4 della legge n. 3/2012.

Non può essere omologato un piano del consumatore che preveda il pagamento dei creditori in un tempo non ragionevole (ciò che attiene alla valutazione in ordine alla fattibilità del piano: v. art. 8 co. 2 l. cit.) e che, in mancanza di una espressa previsione di legge, deve ritenersi che non possa, almeno di regola, superare il quinquennio (nel caso di specie era previsto un pagamento rateizzato del debito ipotecario nell’arco temporale di 14 anni dalla omologazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 02 maggio 2019.




Il creditore può opporsi al decreto di omologazione del piano del consumatore solo se ha partecipato alla fase anteriore

Crisi da sovraindebitamento - Piano del consumatore - Reclamo avverso il decreto di omologazione - Da parte di creditore inerte nella fase anteriore all’omologazione - Inammissibilità

Al procedimento per l'omologazione del piano del consumatore pare corretto applicare per analogia il principio espresso nell'articolo 180, comma 3, Legge Fallimentare con riferimento all’omologazione del concordato preventivo. Ne consegue che il reclamo presuppone necessariamente che il reclamante abbia visto in qualche modo disattese le sue richieste nella fase precedente oppure lamenti di non aver potuto partecipare per un vizio procedurale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 02 maggio 2019.




Sul rispetto del criterio di formazione delle classi nel concordato fallimentare

Concordato Fallimentare – Formazione delle classi – Degradazione dei crediti privilegiati incapienti – Giudizio del tribunale ex art. 125 l. fall. – Corretto utilizzo dei criteri di legge – Condizioni

Qualora la proposta di concordato fallimentare contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori, in ipotesi di incapienza dei crediti privilegiati la relativa quota degradata in chirografo deve essere classata a parte rispetto ai crediti chirografari ab origine: oltre alla diversa natura giuridica del credito, è infatti evidente l’interesse economico del creditore che ha già avuto soddisfatta una rilevante quota della pretesa a causa del suo privilegio; detto interesse è certamente diverso (attesa anche la maggiore disponibilità ad approvare il concordato) rispetto al creditore chirografario che si vede proporre un trattamento residuale; la sua posizione economica richiede quindi la formazione di una classe apposita, diversa da quella dei chirografari ab origine. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 02 maggio 2019.




Responsabilità della Banca d’Italia per perdite subite dall’azionista alla stregua del principio ‘no creditor worse off’

Risoluzione bancaria – Diritto del risparmiatore all’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 secondo il principio c.d. del “no creditor worse off” – Giurisdizione del giudice ordinario – Esclusione – Giurisdizione esclusiva della giustizia amministrativa – Sussistenza

Procedimento di mediazione di cui dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010 – Obbligatorietà della partecipazione di ente pubblico – Esclusione – Fattispecie

Ogni controversia concernente il diritto di ricevere l’indennizzo previsto dall’art. 89 del d. lgs. 180/2015 alla stregua del principio c.d. del “no creditor worse off” (secondo cui ciascun azionista o creditore che, in seguito ai provvedimenti assunti dalla Banca d’Italia ai sensi dello stesso testo normativo risulti aver subito perdite maggiori di quelle che avrebbe subito in una liquidazione coatta amministrativa o altra analoga procedura concorsuale applicabile), è riservata alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 95 del d. lgs. 180/2015. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’obbligo di partecipazione da parte di ente pubblico (nel caso di specie della Banca d’Italia) al procedimento di mediazione avviato ai sensi dell’art. 5 bis del d. lgs. 28/2010, deve ritenersi escluso ove venga dedotta una responsabilità della pubblica amministrazione per atti di natura autoritativa -ipotesi che ricorre nel caso di mancato riconoscimento dell’indennizzo di cui all’art. 89 del d. lgs. 180/2015- fattispecie questa in cui non si verte in materia di contratti bancari venendo in considerazione una  obbligazione, indennitaria, che trova fondamento nella legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 30 aprile 2019.




LCA bancaria: improcedibilità della domanda in sede ordinaria anche in caso di rinuncia alle richieste di condanna, restituzione e ripetizione

Liquidazione coatta amministrativa – Bancaria – Improcedibilità delle domande in sede ordinaria volte anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – Rinuncia alle domande di condanna al risarcimento del danno, di restituzione e ripetizione – Irrilevanza

La domanda che sia anche solo indirettamente volta a far valere un credito nei confronti del soggetto sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, in quanto soggetta al rito dell'accertamento del passivo, è inammissibile e/o improcedibile ove proposta nelle forme della cognizione ordinaria e ciò anche nell’ipotesi in cui l’attore abbia in corso di giudizio rinunciato tanto alla domanda di condanna al risarcimento del danno che a quella di restituzione e ripetizione.

Infatti, il petitum sostanziale a base di detta iniziativa non potrebbe che refluire, indirettamente, ma al tempo stesso inequivocabilmente, nell'ambito dell'accertamento di una passività a carico della procedura di liquidazione coatta amministrativa ove pure nella prospettiva di neutralizzare, attraverso il pur evocato istituto delle compensazioni, il controcredito della procedura alla restituzione degli importi erogati a titolo di finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Sovraindebitamento, con liquidazione di patrimonio futuro, e ‘pace fiscale’

Sovraindebitamento L.3/2012 – Liquidazione patrimonio ex art. 14 ter – Apertura procedura – Beni liquidabili, crediti futuri da prosecuzione attività artigianale e vendita contratto leasing immobiliare – Benefici da pace fiscale

Il debitore, sovraindebitato, può essere ammesso alla procedura di liquidazione dei beni anche in assenza di beni immobili o mobili, purché possa contare su redditi futuri derivanti dalla propria attività di artigiano, che permettano una soddisfazione sia pure parziale dei creditori.

[Nel caso di specie è stato ritenuto determinante, ai fini dell’ammissione alla procedura, il beneficio da “pace fiscale” con riduzione del debito tributario, che costituiva la parte più rilevante della esposizione complessiva]. (Giovanni Matteucci) (riproduzione riservata)
Tribunale Grosseto 30 aprile 2019.




Revocatoria ai sensi dell’art. 67, co. 2, L. Fall. del pagamento ottenuto con la vendita di titoli obbligazionari costituiti in pegno

Azione revocatoria fallimentare – Titoli obbligazionari costituiti in pegno – Mutuo – Esenzione da revocatoria per le operazioni di credito su pegno

L’art. 4 comma 2 del d.lgs. 170/2004 prevede la facoltà per l’istituto di credito di vendere i titoli dati in pegno, trattenere le somme ricavate e compensare le stesse con i debiti che la società datrice di pegno vanta verso la banca: tali operazioni, ed in particolare la compensazione, possono essere poste in essere anche in caso di apertura di un fallimento.

La direttiva 2002/47/CE, relativa ai contratti di garanzia finanziaria, per garantire un mercato finanziario europeo integrato esclude i contratti di garanzia dal campo di applicazione di alcune disposizioni delle leggi sull’insolvenza, in particolare quelle che vieterebbero il realizzo effettivo delle garanzie o creerebbero dubbi sulla validità di tecniche quali la compensazione per close-out, l’integrazione di garanzia e la sostituzione della garanzia. (Nicola Caltroni) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 30 aprile 2019.




Debitore concordatario che voglia impedire la presentazione di una proposta concorrente

Fallimento – Concordato preventivo – Proposta concorrente – Impedimento alla presentazione – Limiti

Fallimento – Concordato preventivo – Aumento di capitale – Proposta concorrente – Ammissibilità

Il debitore concordatario che voglia impedire la presentazione di una proposta concorrente deve presentare una sua proposta di concordato offrendo la percentuale del 30% ai creditori chirografari sin dall’inizio, non potendo elevare la percentuale originariamente inferiore al 30% in un momento successivo e solo in funzione di eventuali proposte concorrenti che siano presentate o che stiano per esserlo.

E’ ammissibile la proposta concorrente anche nel caso in cui sia previsto nel concordato un aumento di capitale, con il quale si realizzi in ultima analisi il trasferimento dell’azienda, potendosi comunque fare ricorso (in caso di mancata collaborazione dei soci, ove prevalga la proposta concorrente) all’ipotesi prevista dall’art. 185, co. 6, l.f., in combinato disposto con l’art. 163, co. 5, l.f., che consente la nomina di un amministratore giudiziario “ad acta”, per il compimento di tutto quanto occorra per la piena attuazione della proposta medesima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza 30 aprile 2019.




Liquidazione coatta bancaria e improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB

Liquidazione coatta bancaria – Improcedibilità delle azioni ex art. 83 TUB – Principio analogo a quelle di cui all’art. 52 l.f.

L'art 83 TUB, laddove dispone che dalla data di insediamento degli organi liquidatori "contro la banca in liquidazione non può essere promossa né proseguita alcuna azione, salvo quanto disposto dagli articoli 87, 88, 89 e 92, comma 3, né, per qualsiasi titolo, può essere parimenti promosso né proseguito alcun atto di esecuzione forzata o cautelare. Per le azioni civili di qualsiasi natura derivanti dalla liquidazione è competente esclusivamente il tribunale del luogo dove la banca ha la sede legale", esprime un principio che ricalca il disposto dell'art. 52 I. fall., nella parte in cui prevede che ogni credito e ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V - ovvero le norme che disciplinano l'accertamento del passivo - e dell'art. 24 I. fall., il quale  prevede che il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, espressione a sua volta del principio generale comune a tutte le procedure concorsuali in forza del quale la massa attiva dev'essere ripartita secondo le regole del concorso e ad opera degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 26 aprile 2019.




Procedura competitiva ex art. 163-bis l.fall. per ramo d’azienda comprende rapporti contrattuali con ente pubblico e clausola di gradimento

Concordato preventivo – Procedura competitiva – Rapporti contrattuali compresi nell’azienda in essere con ente pubblico – Ammissibilità della procedura

Concordato preventivo – Procedura competitiva – Rapporti contrattuali compresi nell’azienda gestiti in associazione temporanea di impresa in presenza di clausola di gradimento – Ammissibilità della procedura

E’ possibile disporre procedura competitiva ex art.163 bis l.fall. anche quando nel ramo d’azienda posto in vendita sono compresi rapporti contrattuali in essere con un ente pubblico gestiti in ATI con altra impresa privata, operando anche per questi contratti il subentro del cessionario del ramo d’azienda, e questo ai sensi della previsione dell’art.116 del d.lgs. 12.4.2006 n.163 (applicabile alla fattispecie in esame) e dell’art.106, co. I lett.d) sub 2 del d.lgs. 18.4.2016 n.50, i quali derogano la regola generale del divieto di modifiche soggettive nei contratti pubblici proprio nelle ipotesi di trasferimenti di azienda (e rami d’azienda), risultando sufficiente in tal caso che il cessionario sia fornito dei requisiti di qualificazione previsti dalla legge.

E’ possibile disporre procedura competitiva ex art.163 bis l.fall. anche quando nel ramo d’azienda posto in vendita sono compresi rapporti contrattuali gestiti in ATI con altra impresa, nonostante la presenza di una clausola di gradimento inserita nel contratto di Associazione Temporanea, operando anche per questi contratti il subentro del cessionario del ramo d’azienda, posto che il contratto associativo è connotato dalla temporaneità dell'impegno e da vincolo soltanto interno, per cui la clausola di gradimento ha natura obbligatoria tra le parti ma non è opponibile al terzo acquirente del ramo d’azienda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 24 aprile 2019.




Alla Regione non spetta il privilegio per la tassa automobilistica

Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Regione – Ente locale – Esclusione – Tassa automobilistica – Privilegio – Non spettanza

La Regione non è un Ente locale, bensì un Ente territoriale, sicché non spetta il privilegio previsto per gli Enti locali sul credito della Regione per il pagamento della tassa automobilistica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 24 aprile 2019.




Sul concetto di frode quale requisito negativo di ammissibilità alle procedure di sovraindebitamento

Sovraindebitamento - Atto in frode - Caratteristiche

L’atto in frode, ex art. 14 quinquies, l. 3/2012, va interpretato quale atto non meramente pregiudizievole delle ragioni creditorie, come tale soggetto a revocatoria ordinaria, ma specialmente caratterizzato da un particolare coefficiente soggettivo di dolosa ed artificiosa preordinazione, in presenza del quale il debitore non sarebbe “meritevole” della concessione di un “beneficio”, quale quello dell’accesso alla procedura di sovraindebitamento e del conseguenziale effetto esdebitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento 23 aprile 2019.




E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso ex 14-ter l.3/2012

Sovraindebitamento – Ricorso ex 14-ter l.3/2012 – Rigetto – Reclamo – Inammissibilità

E’ inammissibile il reclamo avverso il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso alla procedura per mancanza dei presupposti di cui all’art. 14-ter l.3/2012, in quanto afferma la inidoneità a tradursi, per via giudiziale, nella validazione del progetto di ristrutturazione del passivo proposto nel ricorso e che, come tale, riflette una situazione soggetta a mutamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria 19 aprile 2019.




La confisca per equivalente non può attuarsi su beni appresi alla procedura concorsuale

Reati tributari - Confisca per equivalente - Su somme assoggettate a procedura concorsuale - Ammissibilità - Esclusione

Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di cui all'art 12 bis d.lgs. 10 marzo 2000 n.74 non può essere adottato sui beni già assoggettati alla procedura fallimentare, in quanto la dichiarazione di fallimento importa il venir meno del potere di disporre del proprio patrimonio in capo al fallito.

Ai sensi dell'articolo 19 D.P.R. 231/2001, attraverso l'affidamento della gestione dell'impresa e dell'amministrazione del patrimonio ai commissari giudiziali, con la sentenza dichiarativa di insolvenza, e ai commissari straordinari, a seguito del relativo decreto di nomina, non può che registrarsi in capo all'imprenditore dichiarato insolvente il medesimo effetto, ovvero la perdita della disponibilità dei bene e quindi lo spossessamento. Non sono pertanto suscettibili di confisca i beni nella piena disponibilità della procedura concorsuale ex D.Lgs. 270/99. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Potenza 18 aprile 2019.




Pagamento parziale del fideiussore e ammissione con riserva anche in mancanza di soddisfazione integrale del creditore

Fideiussione – Fallimento del debitore – Pagamento parziale da parte del fideiussore – Credito di regresso – Ammissione con riserva allo stato passivo

Nel caso in cui il fideiussore paghi parzialmente l’importo garantito a favore del creditore e il debitore sia stato dichiarato fallito, il garante deve essere ammesso con riserva allo stato passivo per il credito di regresso anche se il creditore non sia stato interamente soddisfatto. Il credito va ammesso condizionatamente alla verifica da parte del curatore, al momento del riparto, dell’effettivo pagamento integrale del credito spettante al creditore garantito. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 16 aprile 2019.




Effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo sulle esecuzioni mobiliari

Concordato preventivo – Esecuzioni pendenti al momento della presentazione della domanda – Sospensione – Estinzione – improcedibilità – Omologa – Effetti

Il disposto dell’art. 168 legge fall., correttamente interpretato avuto riguardo alla sua specifica finalità, consente la mera sospensione delle procedure esecutive già pendenti al momento della presentazione della domanda di concordato preventivo, a far data dalla pubblicazione del ricorso (anche in bianco) nel registro delle imprese e sino al momento dell’omologa della proposta concordataria da parte del tribunale.

Solo per effetto dell’omologa la procedura diverrà definitivamente improcedibile e tale dovrà essere dichiarata dal giudice dell’esecuzione, a fronte di istanza in tal senso presentata dal debitore in concordato ovvero dal liquidatore giudiziale nominato dal tribunale al quale siano state affidate ex artt. 182 e 168 legge fall. le operazioni di vendita del bene.

Giusto il disposto degli art. 182, comma 5, e 168 legge fall., le cancellazioni dei pignoramenti e degli altri gravami esistenti sul bene dovranno essere ordinati dal giudice delegato della procedura di concordato a seguito della vendita del bene e dell’incasso del relativo prezzo da destinare alla soddisfazione dei creditori secondo le previsioni della proposta concordataria. (Piergiorgio Bonini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 15 aprile 2019.





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