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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Crisi d'Impresa - Tutte le decisioni


Concordato preventivo: no alla proroga del termine per il deposito del piano in mancanza di prova della sua utilità

Concordato preventivo – Covid-19 – Proroga del termine per il deposito del piano – Condizioni – Onere della prova – Valutazione demandata al tribunale – Fattispecie – Rigetto

Compete al tribunale la valutazione se concedere, ai sensi dell’art. 9, comma 4. d.l. 23/2020, la proroga del termine di cui all’art. 161, comma 6, legge fall. per il deposito del piano concordatario quando:
a) a cagione dell’emergenza covid-19 non sia stato possibile compiere alcuna delle attività originariamente previste volte alla predisposizione della proposta e del piano laddove la proroga del termine si rende necessaria per il loro compimento;
b) a cagione del covid-19 siano mutati gli assunti del piano il quale non sia più attuabile secondo l’originaria impostazione e si renda quindi necessario adottare una diversa strategia per il risanamento dell’impresa ovvero per la sua liquidazione;
c) l’imprenditore fornisca elementi che consentano di ritenere che - nonostante l’incertezza che caratterizza il contesto economico e l’impossibilità di effettuare previsioni - la concessione della proroga consenta di superare le difficoltà che gli hanno precluso di predisporre il piano nel termine già prorogato.

[Nel caso di specie, il tribunale ha respinto l’istanza, ritenendo che non sia stati indicati i “concreti e giustificati motivi” richiesti dalla citata disposizione per accordare la proroga richiesta.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleCatania, 16 luglio 2020, n..




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 08 luglio 2020, n..




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 08 luglio 2020, n..




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 08 luglio 2020, n..




Decadenza e prescrizione dell'azione revocatoria fallimentare in caso di fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo

Azione revocatoria - Decadenza e prescrizione - Fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo aperto in costanza della normativa anteriore al d.lgs. 5/06

L'articolo 69-bis comma 1° l.fall., introduttivo di speciali termini di decadenza e prescrizione per la revocatoria fallimentare, non si applica in caso di fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo aperto in costanza della normativa anteriore al d.lgs. 5/06. (Gabriele Potenza) (riproduzione riservata) AppelloBari, 07 luglio 2020, n..




Responsabilità oggettiva della struttura sanitaria quale 'impresa'

Responsabilità professionale sanitaria – Responsabilità dell’Azienda da rischio d’impresa – Natura e definizione – Applicazione dell’art. 1218 c.c.

L’ art. 1228 c.c., fonda l'imputazione al debitore degli illeciti commessi dai suoi ausiliari sulla base della libertà del titolare dell'obbligazione di decidere come provvedere all'adempimento, accettando il rischio connesso alle modalità prescelte, secondo la struttura di responsabilità da rischio d'impresa ("cuius commoda eius et incommoda") ovvero, secondo la responsabilità organizzativa nell'esecuzione di prestazioni complesse.
L'attività della struttura sanitaria deve conformarsi a criteri di organizzazione e gestione distinti da quelli che governano la condotta del singolo medico, da ciò discende la particolare responsabilità dell'Azienda a causa dell'adozione di uno stringente "standard" operativo, per cui la stessa si modella secondo criteri di natura oggettiva (ex multis Cass. civ. Sez. III, 11 novembre 2019, n. 28987). Il singolo sanitario, infatti, opera sempre nel contesto dei servizi resi dalla struttura presso cui svolge l'attività, che sia stabile o saltuaria, per cui la sua condotta negligente non può essere "isolata" dal complesso delle scelte organizzative, di politica sanitaria e di razionalizzazione dei propri servizi operate dalla struttura, di cui il medico stesso è parte integrante. Pertanto la responsabilità di chi si avvale dell'esplicazione dell'attività del terzo per l'adempimento della propria obbligazione contrattuale trova radice, non già in una colpa "in eligendo" degli ausiliari o "in vigilando" circa il loro operato, ma nel rischio connaturato all'utilizzazione dei terzi nell'adempimento dell'obbligazione (Cass., 27/03/2015, n. 6243), realizzandosi, e non potendo obliterarsi, l'avvalimento dell'attività altrui per l'adempimento della propria obbligazione, comportante l'assunzione del rischio per i danni che al creditore ne derivino (cfr. Cass., 06/06/ 2014, n. 12833). (Olga Tanza) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 06 luglio 2020, n.13869.




Va sospesa l’esecutività del decreto ingiuntivo non opposto se il cessionario precettante opposto non dà prova della titolarità del credito

Ricorso ex art. 615 c.p.c. in corso di opposizione a precetto fondato su decreto ingiuntivo non opposto – Mancata produzione del contratto di cessione – Insufficienza della pubblicazione sulla GU in caso di equivoca individuazione del credito ceduto – Sospensione della esecutività del titolo

In ambito di subprocedimento cautelare ex art. 615 c.p.c. instaurato in corso di opposizione a precetto notificato dal cessionario ex art. 58 TUB in virtù di decreto ingiuntivo non opposto (ottenuto dalla banca cedente), va sospesa l’esecutività del titolo quando, eccepita la titolarità del credito in capo al cessionario precettante, (i) questi non produce il contratto di cessione, (ii) l’avviso di cessione prodotto in atti dall’opposta reca l’indicazione della sola data di conclusione del contratto di cessione, senza riportarne gli estremi e (iii) il credito oggetto di causa, individuato con un preciso codice, non risulta incluso tra quelli riportati nel documento consultabile sul link indicato in Gazzetta Ufficiale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) TribunaleAvezzano, 03 luglio 2020, n..




Omesso versamento della cauzione, atti di frode, partecipazione del professionista e prededuzione

Concordato preventivo – Attività del professionista che assiste il debitore – Fallimento – Prededuzione – Valutazione della funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista – Successivi inadempimenti – Mancato deposito della cauzione – Irrilevanza – Atti di frode – Insussistenza – Partecipatio fraudis del professionista – Necessità

La funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista al debitore che presenti una domanda di concordato preventivo non può restare inficiata da successivi inadempimenti del debitore che conducano - come appunto in caso di mancato deposito delle somme "pro expensis" ex art. 163, co. 2 n. 4) legge fall. - alla revoca dell'ammissione al concordato preventivo, a meno che la condotta del debitore integri atti di frode, e ad essi abbia partecipato (o almeno di essi sia stato pienamente consapevole) il professionista.

Affinché il mancato versamento della somma necessaria per le spese di procedura possa essere equiparato al compimento di atti di frode e la conseguente revoca dell'ammissione al concordato possa travolgere anche la prededucibilità del credito del professionista, occorre che sia inequivocabilmente accertata la "partecipatio fraudis" di quest'ultimo all'atto fraudolento del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 luglio 2020, n.13596.




Omesso versamento della cauzione, atti di frode, partecipazione del professionista e prededuzione

Concordato preventivo – Attività del professionista che assiste il debitore – Fallimento – Prededuzione – Valutazione della funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista – Successivi inadempimenti – Mancato deposito della cauzione – Irrilevanza – Atti di frode – Insussistenza – Partecipatio fraudis del professionista – Necessità

La funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista al debitore che presenti una domanda di concordato preventivo non può restare inficiata da successivi inadempimenti del debitore che conducano - come appunto in caso di mancato deposito delle somme "pro expensis" ex art. 163, co. 2 n. 4) legge fall. - alla revoca dell'ammissione al concordato preventivo, a meno che la condotta del debitore integri atti di frode, e ad essi abbia partecipato (o almeno di essi sia stato pienamente consapevole) il professionista.

Affinché il mancato versamento della somma necessaria per le spese di procedura possa essere equiparato al compimento di atti di frode e la conseguente revoca dell'ammissione al concordato possa travolgere anche la prededucibilità del credito del professionista, occorre che sia inequivocabilmente accertata la "partecipatio fraudis" di quest'ultimo all'atto fraudolento del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 luglio 2020, n.13596.




Omesso versamento della cauzione, atti di frode, partecipazione del professionista e prededuzione

Concordato preventivo – Attività del professionista che assiste il debitore – Fallimento – Prededuzione – Valutazione della funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista – Successivi inadempimenti – Mancato deposito della cauzione – Irrilevanza – Atti di frode – Insussistenza – Partecipatio fraudis del professionista – Necessità

La funzionalità ex ante delle prestazioni rese dal professionista al debitore che presenti una domanda di concordato preventivo non può restare inficiata da successivi inadempimenti del debitore che conducano - come appunto in caso di mancato deposito delle somme "pro expensis" ex art. 163, co. 2 n. 4) legge fall. - alla revoca dell'ammissione al concordato preventivo, a meno che la condotta del debitore integri atti di frode, e ad essi abbia partecipato (o almeno di essi sia stato pienamente consapevole) il professionista.

Affinché il mancato versamento della somma necessaria per le spese di procedura possa essere equiparato al compimento di atti di frode e la conseguente revoca dell'ammissione al concordato possa travolgere anche la prededucibilità del credito del professionista, occorre che sia inequivocabilmente accertata la "partecipatio fraudis" di quest'ultimo all'atto fraudolento del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 luglio 2020, n.13596.




Concordato preventivo e compensazione tra crediti tributari

Concordato preventivo - Richiesta di rimborso di credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale - Opponibilità in compensazione, da parte dell’Ufficio, di crediti sorti successivamente all’apertura della procedura - Ammissibilità - Inopponibilità in compensazione di crediti formatisi antecedentemente - Fondamento

In materia di concordato preventivo, ove l'imprenditore concordante o i suoi aventi causa chiedano il rimborso di un credito IVA formatosi durante lo svolgimento della procedura concorsuale, l'amministrazione finanziaria può opporre in compensazione crediti che siano sorti successivamente all'apertura della procedura medesima, mentre - al contrario - non può opporre in compensazione crediti formatisi in epoca precedente l'apertura della procedura, stante il principio richiamato dagli artt. 56 e 169 l. fall., applicabile anche ai crediti erariali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 luglio 2020, n.13467.




Il solo esame obiettivo non può accertare di per sé l’insussistenza di postumi invalidanti permanenti

Risarcimento danni – Micropermanente – Insussistenza di postumi invalidanti permanenti sulla base del solo esame obiettivo – Esclusione

In tema di risarcimento del danno da cd. micropermanente, la disposizione contenuta nel D.L. n. 1 del 2012, art. 32, comma 3 ter, conv., con modif., dalla L. n. 27 del 2012, costituisce non già una norma di tipo precettivo, ma una "norma in senso lato", a cui può esser data un’interpretazione compatibile con l’art. 32 Cost., dovendo essa esser intesa nel senso che l’accertamento del danno alla persona deve essere condotto secondo una rigorosa criteriologia medico-legale, nel cui ambito, tuttavia, non sono precluse fonti di prova diverse dai referti di esami strumentali, i quali non sono l’unico mezzo utilizzabile ma si pongono in una posizione di fungibilità ed alternatività rispetto all’esame obiettivo (criterio visivo) e all’esame clinico.

Il solo esame obiettivo, pertanto, non può comportare, di per sé, l’insussistenza di postumi invalidanti permanenti, in contrasto con quanto affermato dalla stessa CTU e con la documentata situazione di lesione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 01 luglio 2020, n.13292.




La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 25 giugno 2020, n..




La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 25 giugno 2020, n..




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) TribunaleBari, 24 giugno 2020, n..




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) TribunaleBari, 24 giugno 2020, n..




Azione revocatoria nei confronti del fallimento dell'acquirente, insinuazione al passivo e valutazione della pregiudiziale costitutiva

Azione revocatoria – In genere – Natura – Oggetto – Reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori – Rilevanza del bene oggetto dell’atto revocato – Finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale – Esclusione – Azione proposta nei confronti del fallimento dell'acquirente – Insinuazione al passivo – Rimessa al giudice delegato la delibazione della pregiudiziale costitutiva

Oggetto della domanda di revocatoria (ordinaria o fallimentare) non è il bene in sè, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità del bene a esecuzione;
Il bene dismesso con l'atto revocando viene in considerazione, rispetto all'interesse dei creditori dell'alienante, soltanto per il suo valore.
Ove l'azione costitutiva non sia stata dai creditori dell'alienante introdotta prima del fallimento dell'acquirente del bene che ne costituisce oggetto, essa stante l'intangibilità dell'asse fallimentare in base a titoli formati dopo il fallimento (cd. cristallizzazione) - non può essere esperita con la finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale, poichè giustappunto si tratta di un'azione costitutiva che modifica ex post una situazione giuridica preesistente.
In questo caso i creditori dell'alienante (e per essi il curatore fallimentare ove l'alienante sia fallito) restano tutelati nella garanzia patrimoniale generica dalle regole del concorso, nel senso che possono insinuarsi al passivo del fallimento dell'acquirente per il valore del bene oggetto dell'atto di disposizione astrattamente revocabile, demandando al giudice delegato di quel fallimento anche la delibazione della pregiudiziale costitutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 24 giugno 2020, n.12476.




Azione revocatoria nei confronti del fallimento dell'acquirente, insinuazione al passivo e valutazione della pregiudiziale costitutiva

Azione revocatoria – In genere – Natura – Oggetto – Reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori – Rilevanza del bene oggetto dell’atto revocato – Finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale – Esclusione – Azione proposta nei confronti del fallimento dell'acquirente – Insinuazione al passivo – Rimessa al giudice delegato la delibazione della pregiudiziale costitutiva

Oggetto della domanda di revocatoria (ordinaria o fallimentare) non è il bene in sè, ma la reintegrazione della generica garanzia patrimoniale dei creditori mediante l'assoggettabilità del bene a esecuzione;
Il bene dismesso con l'atto revocando viene in considerazione, rispetto all'interesse dei creditori dell'alienante, soltanto per il suo valore.
Ove l'azione costitutiva non sia stata dai creditori dell'alienante introdotta prima del fallimento dell'acquirente del bene che ne costituisce oggetto, essa stante l'intangibilità dell'asse fallimentare in base a titoli formati dopo il fallimento (cd. cristallizzazione) - non può essere esperita con la finalità di recuperare il bene alienato alla propria esclusiva garanzia patrimoniale, poichè giustappunto si tratta di un'azione costitutiva che modifica ex post una situazione giuridica preesistente.
In questo caso i creditori dell'alienante (e per essi il curatore fallimentare ove l'alienante sia fallito) restano tutelati nella garanzia patrimoniale generica dalle regole del concorso, nel senso che possono insinuarsi al passivo del fallimento dell'acquirente per il valore del bene oggetto dell'atto di disposizione astrattamente revocabile, demandando al giudice delegato di quel fallimento anche la delibazione della pregiudiziale costitutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 24 giugno 2020, n.12476.




Violazione dei doveri conseguenti al matrimonio e risarcimento del danno non patrimoniale

Violazione dei doveri conseguenti al matrimonio - Risarcibilità dei danni ex art. 2059 c.c. - Configurabilità - Condizioni - Autonomia dell'azione rispetto alla domanda di separazione e di addebito - Sussistenza - Fondamento

Si ha illecito endofamiliare allorquando i comportamenti sono illeciti solo perché commessi da persone legate da vincoli famigliari, mentre non lo sarebbero nel caso di commissione da parte di persone non legate da tali vincoli.

I doveri che derivano ai coniugi del matrimonio, quali quelli previsti dall’articolo 143 c.c., hanno infatti natura giuridica vera e propria, con la conseguenza che la loro violazione non trova sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’articolo 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento.

Tuttavia, il risarcimento del danno da illecito famigliare può essere effettuato solo nel caso in cui venga violato un diritto fondamentale di rango costituzionale, quale la dignità della persona, e la violazione sia di particolare gravità, essendo posta in essere con modalità insultante, ingiuriosa ed offensiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleReggio Emilia, 24 giugno 2020, n..




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 24 giugno 2020, n..




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 24 giugno 2020, n..




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleBergamo, 24 giugno 2020, n..




Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento concessa nel corso del giudizio

Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio per il fallimento - Concessione nel corso del giudizio - Ammissibilità - Limiti

La mancanza di autorizzazione del giudice delegato al curatore perché intraprenda un giudizio, concernendo un'attività svolta nell'esclusivo interesse del fallimento procedente, è suscettibile di sanatoria con effetto "ex tunc", anche mediante successiva autorizzazione nel corso del processo, purché l'inefficacia degli atti non sia stata nel frattempo già accertata e sanzionata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 giugno 2020, n.12252.




Locazione: inutilizzabilità totale o parziale del bene e sospensione del canone

Locazione - Realizzazione esecutiva del sinallagma - Detenzione della cosa locata - Sospensione totale o parziale del canone

L'importanza della prestazione, per così dire, permanente del locatore, ovvero la detenzione dell'immobile da parte del conduttore che è derivata dalla consegna, non è sufficiente per compiere e cristallizzare la realizzazione esecutiva del sinallagma, ovvero per escludere definitivamente la sussistenza di buona fede oggettiva nella reazione sospensiva del conduttore alle inadempienze del locatore rispetto alle ulteriori sue obbligazioni.

E se, allora, la permanenza della detenzione della cosa locata è compatibile con la sospensione totale del canone nel caso in cui l'inutilizzabilità di detta detenzione renda totale anche l'inadempimento del locatore, qualora invece sussista ancora un grado di utilizzabilità dell'immobile locato, ovvero una "quota" di adempimento del locatore, il conduttore potrà sospendere in proporzione il versamento del canone, applicandosi quindi integralmente l'art. 1460 e seguendo, per effettuarne nel concreto la corretta applicazione, il parametro posto nel comma 2 dell'articolo, ove lo si evince a contrario: se non corrisponde alla buona fede oggettiva sospendere l'adempimento nel caso in cui l'inadempimento o l'adempimento inesatto di controparte "avuto riguardo alle circostanze" non giustifichi la sospensione, viceversa la sospensione è corrispondente alla buona fede oggettiva quando "avuto riguardo alle circostanze" l'inadempimento o l'adempimento inesatto del locatore è tale da giustificare il rifiuto di adempimento del conduttore. E in questo raffronto sintonizzante non può non venire inclusa pure la sospensione parziale - quindi la determinazione proporzionale del quantum del canone sospeso -, proprio perchè (cfr. art. 1218 c.c.) si tratta di una reazione che deve essere il consequenziale riverbero non solo di un inadempimento, ma - come il più delle volte è configurabile nel contratto locatizio quando l'eccipiente è il conduttore che permanga nella detenzione dell'immobile - anche di un adempimento inesatto (exceptio non rite adimpleti contractus). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 22 giugno 2020, n.12103.




Se il fallimento è stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione del concordato preventivo, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori

Concordato preventivo omologato - Successiva dichiarazione di fallimento - Azione di risoluzione o di annullamento del concordato - Carenza - Insinuazione al passivo - Falcidia concordataria - Applicabilità - Esclusione - Fondamento

In tema di insinuazione al passivo, se il fallimento sia stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione ex art. 186 l.fall. del concordato preventivo omologato, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori e definitivi ex art. 184 l.fall., posto che l'attuazione del piano è resa impossibile per l'intervento di un evento come il fallimento che, sovrapponendosi al concordato medesimo, inevitabilmente lo rende irrealizzabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 giugno 2020, n.12085.




Se il fallimento è stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione del concordato preventivo, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori

Concordato preventivo omologato - Successiva dichiarazione di fallimento - Azione di risoluzione o di annullamento del concordato - Carenza - Insinuazione al passivo - Falcidia concordataria - Applicabilità - Esclusione - Fondamento

In tema di insinuazione al passivo, se il fallimento sia stato dichiarato quando era ancora possibile la risoluzione ex art. 186 l.fall. del concordato preventivo omologato, il creditore istante non è tenuto a sopportare gli effetti esdebitatori e definitivi ex art. 184 l.fall., posto che l'attuazione del piano è resa impossibile per l'intervento di un evento come il fallimento che, sovrapponendosi al concordato medesimo, inevitabilmente lo rende irrealizzabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 giugno 2020, n.12085.




Il fallimento della società scissa deve essere dichiarato entro l'anno

Dichiarazione di fallimento - Scissione di società totalitaria - Successione tra enti - Cancellazione della scissa dal registro delle imprese - Decorso del termine annuale - Sussistenza

In tema di dichiarazione di fallimento in presenza di una scissione di società totalitaria, verificandosi un fenomeno di tipo successorio tra soggetti distinti e dunque l'estinzione della società scissa, trova applicazione la regola di cui all'art. 10 l.fall. per cui il fallimento di quest'ultima potrà essere pronunciato entro un anno dalla sua cancellazione dal registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 giugno 2020, n.11984.




Nullità ex art. 1346 c.c. della clausola che rimette, pur entro determinati limiti minimi e massimi, la determinazione degli interessi alla discrezionalità della banca

Conto corrente – Interessi – Determinabilità dell’oggetto – Tutele

È nulla per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1346 c.c. la clausola relativa agli interessi in un rapporto di conto corrente in cui la concreta determinazione del tasso variabile, pur entro determinate soglie minime e massime fissate nel contratto, dipende dalla mera discrezionalità di una delle parti del contratto e non sia, invece, rimessa ad un elemento esterno al contratto.
Sul piano rimediale, la nullità per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c. della clausola di un rapporto di conto corrente che rimette la determinazione del tasso d’interessi variabile alla mera discrezionalità della banca, posta la sua natura generale, è regolata dalla disciplina di diritto comune; non si applica, invece, la regola dell’art. 117,7 comma T.u.b., che è riferita testualmente alle sole violazioni dei commi 4 e 5 dello stesso art. 117 T.u.b. e si pone quale rimedio correttivo delle peculiari ipotesi di nullità di protezione previste dal Titolo del T.u.b. dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 18 giugno 2020, n.11876.




Concordato preventivo con continuità aziendale: condizioni per la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno

Concordato preventivo con continuità aziendale - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato ultrannuale - Ammissibilità - Esercizio del diritto di voto - Criteri - Fondamento

Nel concordato preventivo con continuità aziendale è consentita la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno dall'omologazione, purché si accordi ai titolari di tali crediti il diritto di voto e la corresponsione degli interessi. In tal caso, il diritto di voto dei privilegiati dilazionati andrà calcolato sulla base del differenziale tra il valore del loro credito al momento della presentazione della domanda di concordato e quello calcolato al termine della moratoria, dovendo i criteri per tale determinazione essere contenuti nel piano concordatario a pena di inammissibilità della proposta, come si desume sia dall'art. 86 del d.lgs. n. 14 del 2019 che dall'art. 2426, comma 1, n. 8), c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2020, n.11882.




Concordato preventivo con continuità aziendale: condizioni per la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno

Concordato preventivo con continuità aziendale - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato ultrannuale - Ammissibilità - Esercizio del diritto di voto - Criteri - Fondamento

Nel concordato preventivo con continuità aziendale è consentita la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno dall'omologazione, purché si accordi ai titolari di tali crediti il diritto di voto e la corresponsione degli interessi. In tal caso, il diritto di voto dei privilegiati dilazionati andrà calcolato sulla base del differenziale tra il valore del loro credito al momento della presentazione della domanda di concordato e quello calcolato al termine della moratoria, dovendo i criteri per tale determinazione essere contenuti nel piano concordatario a pena di inammissibilità della proposta, come si desume sia dall'art. 86 del d.lgs. n. 14 del 2019 che dall'art. 2426, comma 1, n. 8), c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2020, n.11882.




Concordato preventivo con continuità aziendale: condizioni per la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno

Concordato preventivo con continuità aziendale - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato ultrannuale - Ammissibilità - Esercizio del diritto di voto - Criteri - Fondamento

Nel concordato preventivo con continuità aziendale è consentita la dilazione del pagamento dei crediti privilegiati anche oltre il termine di un anno dall'omologazione, purché si accordi ai titolari di tali crediti il diritto di voto e la corresponsione degli interessi. In tal caso, il diritto di voto dei privilegiati dilazionati andrà calcolato sulla base del differenziale tra il valore del loro credito al momento della presentazione della domanda di concordato e quello calcolato al termine della moratoria, dovendo i criteri per tale determinazione essere contenuti nel piano concordatario a pena di inammissibilità della proposta, come si desume sia dall'art. 86 del d.lgs. n. 14 del 2019 che dall'art. 2426, comma 1, n. 8), c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2020, n.11882.




Concessione del termine per integrare la proposta di concordato anche in mancanza di rilievi del tribunale

Concordato preventivo - Proposta - Mancanza di rilievi del tribunale nell'udienza camerale ex art. 162 l.fall. - Termine per integrare la proposta - Assegnazione - Facoltà - Fattispecie

In tema di ammissione al concordato preventivo, la mancata formulazione da parte del giudice, nel corso dell'udienza camerale, di osservazioni critiche in ordine alla proposta concordataria non impedisce al proponente di richiedere, nel suo interesse, un termine per integrarla, in relazione ad eventuali profili di inammissibilità che potrebbero emergere in sede di decisione, mentre l'art. 162, comma 1, l.fall. attribuisce al giudice un potere discrezionale, il cui omesso esercizio non necessita di motivazione, né è censurabile in sede di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la corte d'appello, aveva accolto il reclamo della proponente, che lamentava il pregiudizio subito per avere il tribunale omesso, in sede di udienza camerale, di prospettarle la questione posta a fondamento della decisione di inammissibilità della proposta concordataria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2020, n.11882.




Rilevanza della natura professionale del creditore bancario ai fini della prova per presunzioni della conoscenza dello stato di insolvenza

Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova per presunzioni

In tema di prova per presunzioni, il giudice di merito deve esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultante probatorie e del proprio convincimento; in particolare, valutando dapprima analiticamente gli elementi indiziari, poi effettuando una valutazione complessiva degli stessi per accertare la loro concordanza ai fini del convincimento sulla prova presuntiva.

In sede di sindacato sul ragionamento presuntivo ex art. 2729 c.c., occorre verificare che l’apprezzamento dei requisiti di gravità, precisione e concordanza sia stato ricavato dal complesso degli indizi, sia pure previamente individuati per la loro idoneità a fondare il ragionamento presuntivo, e che non sia stato omesso l’esame di un fatto secondario dedotto come giustificativo dell’inferenza di un fatto noto principale, purché decisivo.

La qualità di operatore economico qualificato del creditore bancario, pur non potendo costituire autonomamente prova della scientia decoctionis, costituisce uno degli elementi su cui il giudice deve fondare il proprio ragionamento presuntivo e non può che rilevare, ai fini della conoscenza dello stato di insolvenza, rispetto alla valutazione da parte della banca di altri elementi di fatto quali l’ingente esposizione debitoria della società poi fallita, l’esistenza di perdite di bilancio rilevanti, e lo stato di liquidazione della società stessa.

In tema di revocatoria di pagamenti, la valutazione dello stato di insolvenza dev’essere operata con riferimento al tempo in cui il pagamento risulta realmente effettuato e, quindi, ricevuto dal creditore, non potendo che rilevare il momento in cui si realizza lo spostamento patrimoniale dal debitore al creditore, e, dunque, il depauperamento del primo, cui la revocatoria intende porre rimedio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 17 giugno 2020, n.11696.




Rilevanza della natura professionale del creditore bancario ai fini della prova per presunzioni della conoscenza dello stato di insolvenza

Azione revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova per presunzioni

In tema di prova per presunzioni, il giudice di merito deve esercitare la sua discrezionalità nell’apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultante probatorie e del proprio convincimento; in particolare, valutando dapprima analiticamente gli elementi indiziari, poi effettuando una valutazione complessiva degli stessi per accertare la loro concordanza ai fini del convincimento sulla prova presuntiva.

In sede di sindacato sul ragionamento presuntivo ex art. 2729 c.c., occorre verificare che l’apprezzamento dei requisiti di gravità, precisione e concordanza sia stato ricavato dal complesso degli indizi, sia pure previamente individuati per la loro idoneità a fondare il ragionamento presuntivo, e che non sia stato omesso l’esame di un fatto secondario dedotto come giustificativo dell’inferenza di un fatto noto principale, purché decisivo.

La qualità di operatore economico qualificato del creditore bancario, pur non potendo costituire autonomamente prova della scientia decoctionis, costituisce uno degli elementi su cui il giudice deve fondare il proprio ragionamento presuntivo e non può che rilevare, ai fini della conoscenza dello stato di insolvenza, rispetto alla valutazione da parte della banca di altri elementi di fatto quali l’ingente esposizione debitoria della società poi fallita, l’esistenza di perdite di bilancio rilevanti, e lo stato di liquidazione della società stessa.

In tema di revocatoria di pagamenti, la valutazione dello stato di insolvenza dev’essere operata con riferimento al tempo in cui il pagamento risulta realmente effettuato e, quindi, ricevuto dal creditore, non potendo che rilevare il momento in cui si realizza lo spostamento patrimoniale dal debitore al creditore, e, dunque, il depauperamento del primo, cui la revocatoria intende porre rimedio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 17 giugno 2020, n.11696.




Covid-19, conversione del D.L. liquidità ed effetti sulla proroga dei termini di adempimento del concordato preventivo

Concordato preventivo – Adempimento – Covid-19 – Proroga dei termini – Eliminazione del termine finale di cui al D.L. liquidità – Conseguenze

L’interpretazione della nuova facoltà processuale prevista dal comma 3 dell’art. 9 d.l. liquidità – che è evidentemente ispirata ad un principio di favore per il buon esito delle procedure alternative al fallimento – non può non tenere conto della modifica che in sede di conversione è stata apportata al comma 1 della stessa disposizione; se infatti in sede di prima formulazione la norma prevedeva un allungamento semestrale dei termini di adempimento dei concordati preventivi già omologati aventi una scadenza ricompresa fra il 23 febbraio 2020 ed il 31 dicembre 2021, in sede di definitiva approvazione della legge n. 40/2020, è stata eliminata la finestra cronologica finale, sì che ogni concordato già omologato purchè abbia una scadenza successiva al 23 febbraio u.s. potrà fruire ex lege di una proroga semestrale per il suo adempimento, giustificata dalle gravissime conseguenze economiche generate dalla diffusione pandemica del Covid-19.

Anche alla luce di tale modifica non vi sono, pertanto, motivi per rigettare la richiesta avanzata dalla debitrice in concordato (nel caso di specie è stato richiesto parere ai C.G. e valutato il possibile incremento delle spese prededuttive derivanti dal richiesto prolungamento semestrale dei termini di adempimento del concordato). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 16 giugno 2020, n..




Contratti pendenti nel concordato preventivo: anticipazione bancaria contro cessione di credito e mandato all’incasso con patto di compensazione

Concordato preventivo – Autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti pendenti – Effetti – Giudicato – Esclusione – Anticipazione bancaria contro cessione di credito – Mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione

Il provvedimento di autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti, a norma dell’art. 169-bis l. fall., non è destinato a produrre effetti di diritto sostanziale con efficacia di giudicato e ad incidere in modo definitivo su diritti soggettivi; di conseguenza, la parte non soddisfatta può adire il giudice e contestare la ritenuta sussistenza (o insussistenza) dei presupposti per lo scioglimento del contratto attraverso una domanda da proporsi nell’ambito di un giudizio a cognizione piena.
L’art. 169 bis l. fall., che consente al debitore proponente un concordato di chiedere al giudice delegato lo scioglimento dei contratti pendenti, è applicabile al contratto-quadro di anticipazione bancaria contro cessione di credito o mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione, fino a quando la banca nell’anticipare al cliente l’importo dei crediti non ancora scaduti vantati da quest’ultimo nei confronti dei terzi, non abbia ancora raggiunto il tetto massimo convenuto tra le parti. L’art. 169 bis l. fall. è inapplicabile alla singola operazione di anticipazione bancaria in conto corrente contro cessione di credito o mandato all’incasso con annesso patto di compensazione, ancora in corso al momento dell’apertura del concordato, avendo la banca, con l’erogazione della anticipazione, già compiutamente eseguito la propria prestazione. Il collegamento negoziale e funzionale esistente tra il contratto di anticipazione bancaria ed il mandato all’incasso con patto di compensazione, che consente alla banca di incamerare i riversare in conto corrente le somme derivanti dall’incasso dei singoli crediti del proprio cliente nei confronti di terzi, dando luogo ad un unico rapporto negoziale, determina l’applicazione della c.d. compensazione impropria tra i reciproci debiti e crediti della banca con il cliente e la conseguente inoperatività del principio di “cristallizzazione” dei crediti, rendendo, pertanto, del tutto irrilevante che l’attività di incasso della banca sia svolta in epoca successiva all’apertura della procedura di concordato preventivo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 giugno 2020, n.11524.




Contratti pendenti nel concordato preventivo: anticipazione bancaria contro cessione di credito e mandato all’incasso con patto di compensazione

Concordato preventivo – Autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti pendenti – Effetti – Giudicato – Esclusione – Anticipazione bancaria contro cessione di credito – Mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione

Il provvedimento di autorizzazione (o diniego) allo scioglimento dei contratti, a norma dell’art. 169-bis l. fall., non è destinato a produrre effetti di diritto sostanziale con efficacia di giudicato e ad incidere in modo definitivo su diritti soggettivi; di conseguenza, la parte non soddisfatta può adire il giudice e contestare la ritenuta sussistenza (o insussistenza) dei presupposti per lo scioglimento del contratto attraverso una domanda da proporsi nell’ambito di un giudizio a cognizione piena.
L’art. 169 bis l. fall., che consente al debitore proponente un concordato di chiedere al giudice delegato lo scioglimento dei contratti pendenti, è applicabile al contratto-quadro di anticipazione bancaria contro cessione di credito o mandato all’incasso ed annesso patto di compensazione, fino a quando la banca nell’anticipare al cliente l’importo dei crediti non ancora scaduti vantati da quest’ultimo nei confronti dei terzi, non abbia ancora raggiunto il tetto massimo convenuto tra le parti. L’art. 169 bis l. fall. è inapplicabile alla singola operazione di anticipazione bancaria in conto corrente contro cessione di credito o mandato all’incasso con annesso patto di compensazione, ancora in corso al momento dell’apertura del concordato, avendo la banca, con l’erogazione della anticipazione, già compiutamente eseguito la propria prestazione. Il collegamento negoziale e funzionale esistente tra il contratto di anticipazione bancaria ed il mandato all’incasso con patto di compensazione, che consente alla banca di incamerare i riversare in conto corrente le somme derivanti dall’incasso dei singoli crediti del proprio cliente nei confronti di terzi, dando luogo ad un unico rapporto negoziale, determina l’applicazione della c.d. compensazione impropria tra i reciproci debiti e crediti della banca con il cliente e la conseguente inoperatività del principio di “cristallizzazione” dei crediti, rendendo, pertanto, del tutto irrilevante che l’attività di incasso della banca sia svolta in epoca successiva all’apertura della procedura di concordato preventivo. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 giugno 2020, n.11524.




Concordato con scissione e violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale del debitore

Concordato preventivo – Scissione – Esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore – Violazione di norme imperative – Fattibilità – Esclusione

Scissione – Opposizione dei creditori – Natura preclusiva dello strumento – Esclusione

La clausola della proposta di concordato preventivo che preveda un esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore è nulla per violazione di norme imperative e comporta la non fattibilità giuridica della proposta concordataria.
[Nel caso di specie, la proposta concordataria tendeva ad ottenere una sorta di "effetto purgativo" a favore del debitore, quale "alienante" di parti dell'azienda a mezzo scissione societaria, conservando alla scissa la gestione dell'impresa, nonché parte dei proventi ritraibili dal relativo esercizio, come pure la disponibilità dei beni non trasferiti alla scissionaria.]

Lo strumento dell'opposizione dei creditori alla scissione (ovvero pure alla fusione) si configura, nel sistema vigente, come rimedio aggiuntivo - non già preclusivo - degli altri e diversi rimedi che l'ordinamento viene a porre a tutela dei creditori dei soggetti partecipanti all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11347.




Concordato con scissione e violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale del debitore

Concordato preventivo – Scissione – Esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore – Violazione di norme imperative – Fattibilità – Esclusione

Scissione – Opposizione dei creditori – Natura preclusiva dello strumento – Esclusione

La clausola della proposta di concordato preventivo che preveda un esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore è nulla per violazione di norme imperative e comporta la non fattibilità giuridica della proposta concordataria.
[Nel caso di specie, la proposta concordataria tendeva ad ottenere una sorta di "effetto purgativo" a favore del debitore, quale "alienante" di parti dell'azienda a mezzo scissione societaria, conservando alla scissa la gestione dell'impresa, nonché parte dei proventi ritraibili dal relativo esercizio, come pure la disponibilità dei beni non trasferiti alla scissionaria.]

Lo strumento dell'opposizione dei creditori alla scissione (ovvero pure alla fusione) si configura, nel sistema vigente, come rimedio aggiuntivo - non già preclusivo - degli altri e diversi rimedi che l'ordinamento viene a porre a tutela dei creditori dei soggetti partecipanti all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11347.




Concordato con scissione e violazione delle norme sulla responsabilità patrimoniale del debitore

Concordato preventivo – Scissione – Esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore – Violazione di norme imperative – Fattibilità – Esclusione

Scissione – Opposizione dei creditori – Natura preclusiva dello strumento – Esclusione

La clausola della proposta di concordato preventivo che preveda un esonero dalla responsabilità patrimoniale del debitore è nulla per violazione di norme imperative e comporta la non fattibilità giuridica della proposta concordataria.
[Nel caso di specie, la proposta concordataria tendeva ad ottenere una sorta di "effetto purgativo" a favore del debitore, quale "alienante" di parti dell'azienda a mezzo scissione societaria, conservando alla scissa la gestione dell'impresa, nonché parte dei proventi ritraibili dal relativo esercizio, come pure la disponibilità dei beni non trasferiti alla scissionaria.]

Lo strumento dell'opposizione dei creditori alla scissione (ovvero pure alla fusione) si configura, nel sistema vigente, come rimedio aggiuntivo - non già preclusivo - degli altri e diversi rimedi che l'ordinamento viene a porre a tutela dei creditori dei soggetti partecipanti all’operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11347.




Contestazioni relative alla mancata omologazione proponibili nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento

Concordato preventivo - Diniego di omologazione - Successiva sentenza di fallimento - Contestazioni relative alla mancata omologazione - Proponibilità nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento - Fondamento

Nel caso di mancata proposizione di autonoma impugnazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., avverso il decreto della corte d'appello di revoca dell'omologazione del concordato preventivo, il debitore può legittimamente proporre le proprie doglianze in merito nel giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento successivamente pronunciata dal tribunale, a seguito della rimessione degli atti da parte della corte d'appello ai sensi dell'art. 22, comma 4, l.fall., in quanto il rapporto tra i due procedimenti si atteggia come di conseguenzialità (eventuale del fallimento) e di assorbimento (dei vizi del provvedimento di rigetto in motivi di impugnazione del successivo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11354.




Contestazioni relative alla mancata omologazione proponibili nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento

Concordato preventivo - Diniego di omologazione - Successiva sentenza di fallimento - Contestazioni relative alla mancata omologazione - Proponibilità nel giudizio di opposizione alla sentenza di fallimento - Fondamento

Nel caso di mancata proposizione di autonoma impugnazione, ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., avverso il decreto della corte d'appello di revoca dell'omologazione del concordato preventivo, il debitore può legittimamente proporre le proprie doglianze in merito nel giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento successivamente pronunciata dal tribunale, a seguito della rimessione degli atti da parte della corte d'appello ai sensi dell'art. 22, comma 4, l.fall., in quanto il rapporto tra i due procedimenti si atteggia come di conseguenzialità (eventuale del fallimento) e di assorbimento (dei vizi del provvedimento di rigetto in motivi di impugnazione del successivo fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11354.




Concordato preventivo, vendita immobiliare e presentazione di un’offerta in aumento dopo l’aggiudicazione

Concordato preventivo - Procedimento per la vendita immobiliare - Presentazione di un’offerta in aumento dopo l’aggiudicazione - Sospensione della vendita - Necessità - Esclusione - Presupposti

Nell'ambito della procedura di concordato preventivo la presentazione di un'offerta in aumento rispetto al prezzo di aggiudicazione e prima del decreto di trasferimento, pur rappresentando un significativo parametro di valutazione, non può integrare, di per sé, un elemento sufficiente a giustificare la sospensione della vendita, a meno che l'inferiorità del prezzo rispetto a quello giusto non sia desumibile anche da altri elementi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11352.




Concordato preventivo, vendita immobiliare e presentazione di un’offerta in aumento dopo l’aggiudicazione

Concordato preventivo - Procedimento per la vendita immobiliare - Presentazione di un’offerta in aumento dopo l’aggiudicazione - Sospensione della vendita - Necessità - Esclusione - Presupposti

Nell'ambito della procedura di concordato preventivo la presentazione di un'offerta in aumento rispetto al prezzo di aggiudicazione e prima del decreto di trasferimento, pur rappresentando un significativo parametro di valutazione, non può integrare, di per sé, un elemento sufficiente a giustificare la sospensione della vendita, a meno che l'inferiorità del prezzo rispetto a quello giusto non sia desumibile anche da altri elementi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 giugno 2020, n.11352.




Dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi e valore probatorio degli atti della Banca d'Italia e dei commissari straordinari

Enti creditizi - Giudizi per la dichiarazione dello stato di insolvenza - Atti della Banca d’Italia o dei commissari straordinari - Valore probatorio - Limiti - Fondamento

Nei giudizi instaurati per la dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. in quanto non sono formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione. Tuttavia tali atti, proprio in ragione della loro origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituiscono una legittima fonte di informazione, utile all'accertamento dei fatti di causa in senso stretto, che, ove non sia validamente contraddetta, ben può concorre alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2020, n.11267.




Dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi e valore probatorio degli atti della Banca d'Italia e dei commissari straordinari

Enti creditizi - Giudizi per la dichiarazione dello stato di insolvenza - Atti della Banca d’Italia o dei commissari straordinari - Valore probatorio - Limiti - Fondamento

Nei giudizi instaurati per la dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. in quanto non sono formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione. Tuttavia tali atti, proprio in ragione della loro origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituiscono una legittima fonte di informazione, utile all'accertamento dei fatti di causa in senso stretto, che, ove non sia validamente contraddetta, ben può concorre alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2020, n.11267.




Dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi

Enti creditizi sottoposti a risoluzione - Stato di insolvenza - Accertamento - Infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi - Rilevanza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

Ai fini della dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi sottoposti a risoluzione ai sensi dell'art. 32 del d.lgs. n. 180 del 2015, non assumono rilievo gli infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario per la tutela dei depositi, tenuto conto che l'art. 36 del d.lgs. cit. si limita a precisare che l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato avendo riguardo alla situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento di avvio della risoluzione, senza prevedere che, a differenza di quanto avviene per ogni altro imprenditore commerciale, si debba compiere anche una valutazione controfattuale sulle cause che hanno condotto a tale stato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto il ricorso contro la decisione di merito, che aveva escluso ogni rilevanza all'esito del giudizio di appello, promosso contro la sentenza del Tribunale UE, che aveva negato agli interventi del Fondo interbancario la natura di aiuti di Stato, perché tali interventi, nella specie, non erano stati effettuati e, dunque, non avevano assunto alcuna rilevanza nell'apprezzamento dello stato di insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2020, n.11267.




Dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi

Enti creditizi sottoposti a risoluzione - Stato di insolvenza - Accertamento - Infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi - Rilevanza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

Ai fini della dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi sottoposti a risoluzione ai sensi dell'art. 32 del d.lgs. n. 180 del 2015, non assumono rilievo gli infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario per la tutela dei depositi, tenuto conto che l'art. 36 del d.lgs. cit. si limita a precisare che l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato avendo riguardo alla situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento di avvio della risoluzione, senza prevedere che, a differenza di quanto avviene per ogni altro imprenditore commerciale, si debba compiere anche una valutazione controfattuale sulle cause che hanno condotto a tale stato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto il ricorso contro la decisione di merito, che aveva escluso ogni rilevanza all'esito del giudizio di appello, promosso contro la sentenza del Tribunale UE, che aveva negato agli interventi del Fondo interbancario la natura di aiuti di Stato, perché tali interventi, nella specie, non erano stati effettuati e, dunque, non avevano assunto alcuna rilevanza nell'apprezzamento dello stato di insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2020, n.11267.




Il fallimento del debitore esecutato dichiarato dopo l'ordinanza di assegnazione non comporta la caducazione dell'ordinanza di assegnazione

Processo esecutivo – Dichiarazione di fallimento successiva alla ordinanza di assegnazione – Caducazione dell'ordinanza di assegnazione – Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione – Esclusione

Nell'espropriazione presso terzi di crediti, il fallimento del debitore esecutato, dichiarato dopo la pronuncia dell'ordinanza di assegnazione di cui all'art. 553 c.p.c. e nelle more del giudizio di opposizione agli atti esecutivi contro di essa proposto dal terzo pignorato, non comporta né la caducazione dell'ordinanza di assegnazione, né la cessazione ipso iure della materia del contendere nel giudizio di opposizione; non spetta al giudice dell'opposizione stabilire se gli eventuali pagamenti compiuti dal terzo pignorato in esecuzione dell'ordinanza di assegnazione siano o meno efficaci, ai sensi dell'art. 44 I. fall., in considerazione del momento in cui vennero effettuati". (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 05 giugno 2020, n.10820.




Decreto ingiuntivo per il pagamento di prestazioni professionali in favore di avvocato e ricorso per cassazione

Avvocato - Compenso - Decreto ingiuntivo per il pagamento di prestazioni professionali in favore di avvocato - Opposizione proposta con atto di citazione - Decisione assunta con sentenza - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Condizioni

La decisione adottata all'esito dell'opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per crediti derivanti da prestazioni giudiziali resa da un avvocato, non è appellabile, ma ricorribile per cassazione, qualora il relativo giudizio, sebbene introdotto con atto di citazione e deciso in forma di sentenza, si sia in concreto svolto secondo quanto stabilito dall'art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, per effetto del mutamento del rito da ordinario a sommario, seguito dalla trasmissione della causa al Presidente del Tribunale e dalla nomina del giudice relatore che, all'esito dell'istruttoria, abbia rimesso le parti al collegio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 giugno 2020, n.10648.




Profili di inammissibilità della proposta concorrente

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Profili di inammissibilità

  TribunaleRoma, 03 giugno 2020, n..




Esperimento selettivo dell'azione di nullità, eccezione di buona fede dell’intermediario e cedole medio tempore riscosse dall’investitore

Intermediazione finanziaria – Nullità protettive – Eccezione di buona fede dall’intermediario – Cedole medio tempore riscosse dall’investitore – Limite quantitativo alla domanda di indebito oggettivo

Nel caso in cui l'intermediario opponga l'eccezione di buona fede per evitare un uso oggettivamente distorsivo delle regole di legittimazione in tema di nullità protettive, al solo fine di paralizzare, in tutto o in parte, gli effetti restitutori conseguenti all'esperimento selettivo dell'azione di nullità da parte del cliente investitore, nei limiti della complessiva utilitas economica ritratta da quest'ultimo grazie all'esecuzione del contratto quadro affetto dalla nullità dal medesimo fatta valere, le cedole medio tempore riscosse dall'investitore non vengono in considerazione né come oggetto dell'indebito, né quali frutti civili ex art.820 e 2033 c.c., ma rilevano solo come limite quantitativo all'efficace esperimento della domanda di indebito esperita dall'investitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 giugno 2020, n.10505.




Covid-19 e affitto di azienda: inibito al locatore l’incasso dei titoli dati in garanzia

Covid-19 – Locazione commerciale – Ordine di chiusura dei locali affittati – Canone garantito da titoli cambiari – Ordine di astensione dalla presentazione all’incasso

Può essere accolta la domanda, proposta in via d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., con la quale il conduttore chiede che sia inibito al locatore l’incasso di titoli cambiari ricevuti in garanzia del pagamento del canone laddove l’impossibilità di pagamento del medesimo sia riconducibile alle misure restrittive disposte per il contenimento del virus Covid-19 concretatesi, nel caso di specie, nell’ordine di chiusura dell’attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleGenova, 01 giugno 2020, n..




Nella liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014 i parametri costituiscono criteri di orientamento

Liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014 - Parametri medi - Funzione - Conseguenze in caso di scostamento apprezzabile

In tema di liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014, non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari, i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica "standard" del valore della prestazione professionale; pertanto, il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 giugno 2020, n.10343.




Fallimento di impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Eccezione di prescrizione dell’azione ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.: infondatezza

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Condizioni

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Prova per presunzioni

Non è fondata l’eccezione di prescrizione (formulata ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.) dell’azione promossa dal curatore del fallimento d’un imprenditore individuale, volta a far dichiarare il fallimento della società di fatto e occulta di cui il fallito sia risultato essere socio. Nella Relazione illustrativa al d.lgs. 5/2006 si prevede infatti, con riferimento all'art. 10 l.f., che le società non iscritte (società di fatto o irregolari e quindi, a fortiori, anche quelle occulte), continuano ad essere assoggettate a fallimento senza alcun limite temporale. Per la stessa Corte Costituzionale (ord. n. 321/2002), la necessità di dare certezza alle situazioni giuridiche “consente al legislatore di prevedere una diversa disciplina per le società ed i soci in regola con le disposizioni sulla pubblicità e per i soci e le società irregolari, se non occulti, essendo la mancata registrazione una scelta degli stessi associati, che in tal modo si espongono, per loro volontà, alle conseguenze di tale loro opzione". Né è applicabile alla società occulta il criterio di individuazione del momento di decorrenza del termine annuale ex art. 10 l.f. elaborato dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 18618/2006), con riferimento alle società non iscritte nel registro delle imprese (i.e. momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o comunque sia stata dagli stessi conosciuta): infatti, nella società occulta, non essendo volutamente esteriorizzato il vincolo sociale, i terzi possono acquisire conoscenza dell’effettiva cessazione dell’attività sociale solo con l’accertamento giudiziale della sussistenza della società occulta.

Con riferimento a un rapporto sociale occulto, ai fini dell’accoglimento d’una domanda proposta ex art. 147 quinto comma l. fall., devono sussistere gli ordinari presupposti per la configurabilità di una società ai sensi dell’art. 2247 c.c. e dunque un elemento oggettivo (conferimenti di beni o servizi; esercizio in comune di un’attività economica; partecipazione agli utili e alle perdite) e un elemento soggettivo (cd. affectio societatis, o volontà di collaborare e di creare un vincolo proiettato al raggiungimento di un risultato comune), non trascurandosi che, una volta accertato l’elemento oggettivo, quello soggettivo ricorre ex se ogniqualvolta non sia ravvisabile un altro tipo di affectio (coniugale o familiare). La natura occulta del vincolo sociale, in ogni caso, esclude la sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, là dove, al contrario, il socio occulto, proprio in quanto tale cerca sempre di "mascherare" la propria qualità di socio, attribuendo ai propri atti un nomen iuris non societario (p.e. per giustificare il pagamento di debiti sociali, asserisce di aver erogato all'imprenditore individuale meri mutui o, per gestire gli affari sociali, spende la propria qualità di commercialista di fiducia dell'imprenditore individuale). Da ultimo, l’insolvenza da prendere in considerazione è quella già accertata nei confronti dell’imprenditore individuale, ma in realtà fallito come socio di una società occulta, perché l’insolvenza della società occulta è la stessa insolvenza dell’imprenditore apparentemente individuale già dichiarato fallito, onde non occorre provare l’insolvenza dei soci occulti, perché il loro fallimento è conseguenza automatica del fallimento sociale ex art. 147 primo comma l. fall.

L'esistenza del contratto sociale, oltre che da prove dirette, può risultare da manifestazioni esteriori rivelatrici delle componenti del rapporto societario, potendo il giudice accertare tale elemento mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni. In particolare, sono indici rivelatori le fideiussioni e i finanziamenti in favore dell’imprenditore individuale quando, per la loro sistematicità e per ogni altro elemento concreto, siano ricollegabili a una costante opera di sostegno all’impresa, qualificabile come collaborazione di un socio al raggiungimento degli scopi sociali, tenuto conto che la sistematicità non va intesa in senso meramente quantitativo, potendo pochi interventi di finanziamento costituire un indice rivelatore del rapporto societario in presenza di altre circostanze come, ad esempio, l’effettuazione in momenti decisivi per lo sviluppo dell’impresa o per evitarne la crisi; a maggior ragione quando i finanziamenti non siano giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
TribunaleVicenza, 29 maggio 2020, n..




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 29 maggio 2020, n..




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 29 maggio 2020, n..




Concordato preventivo con attribuzione di strumenti finanziari partecipativi e vaglio di legittimità della singola operazione

Concordato preventivo – Omologazione – Opposizione – Legittimazione

Concordato preventivo – Soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali – Operazioni di carattere straordinario – Verifica volta a volta della legittimità della singola operazione – Strumenti finanziari partecipativi

Concordato in continuità – Revoca della procedura dannosa per i creditori – Vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano – Esclusione

E’ ben vero che l’art. 180 l.f. riconosce la legittimazione a proporre opposizione non solo ai creditori dissenzienti, bensì a “qualunque interessato”, ma la giurisprudenza da sempre circoscrive tale posizione ulteriore a quella di un soggetto che sia titolare di un interesse attuale e concreto perché in qualche modo direttamente inciso dalla omologazione cui presta opposizione. Tale legittimazione non può perciò essere riconosciuta al soggetto che si affermi titolare di un credito contestato nei confronti di una società in bonis controllata da quella in concordato e che si limiti a dedurre l’esistenza di circostanze tali da diminuire la propria garanzia patrimoniale verso la contestata creditrice, diversa da quella in concordato, sulle quali non incide la presente omologazione.

L’art. 160 co. 1 lett. a) l.f. ha introdotto nell’ordinamento un principio di atipicità della proposta concordataria che può pertanto prevedere anche un soddisfacimento non monetario dei crediti concorsuali. Da tempo è perciò riconosciuta la possibilità di inserire nel piano di concordato la realizzazione di operazioni di carattere straordinario, come l’affitto d’azienda, l’aumento di capitale con conversione forzosa in equity dei crediti, l’emissione di titoli obbligazionari, operazioni di fusione o scissione societaria. Trattasi, peraltro, volta a volta di verificare la legittimità della singola operazione rispetto ad una disciplina che va ricostruita secondo un principio di reciproca integrazione, dando luogo a quello che icasticamente è stato definito diritto societario-concorsuale.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari partecipativi, più in particolare, l’addentellato normativo circa la loro utilizzabilità in sede di concordato preventivo va ricercato – oltre che nel già citato art. 160 co. 1 l.f., ove parla espressamente di “attribuzione ai creditori di … altri strumenti finanziari e titoli di debito” - nell’art. 2346 c.c., il cui ultimo comma afferma che “resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione”.

Anche nel caso di concordato in continuità, l’introduzione della possibilità di revocare l’ammissione alla procedura se l’esercizio dell’impresa si rivela dannoso per i creditori (perchè ad es. invece di produrre utili e flussi finanziari al servizio della buona riuscita della proposta, drena cassa e risorse che altrimenti andrebbero a beneficio dei creditori) non significa aver voluto attribuire all’ufficio giudiziario un vaglio di convenienza economica o sulla riuscita “satisfattiva” del piano, salvo il caso della implausibilità delle assunzioni su cui si fonda e della evidente carenza di fattibilità del medesimo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 29 maggio 2020, n..




Decorrenza del termine annuale per la dichiarazione di fallimento in ipotesi di trasformazione regressiva di una società di capitali in società semplice

Fallimento – Entro l’anno dalla cancellazione dal registro imprese – Trasformazione regressiva di società di capitali in società semplice – Decorrenza del termine annuale di cui alla L. Fall., art. 10

In ipotesi di trasformazione regressiva di una società di capitali in società semplice, con conseguente cancellazione dal registro delle imprese della società trasformata e di iscrizione di quella derivata dalla trasformazione nell’apposito registro speciale, la decorrenza del termine annuale di cui alla L. Fall., art. 10, va calcolato dalla detta cancellazione, con conseguente iscrizione nel registro speciale di cui del D.P.R. 14 novembre 1999, n. 558, art. 2.

Occorre però precisare che, ove la società semplice derivante dalla trasformazione "regressiva" prosegua in realtà nell’attività di impresa (ed insomma ove la trasformazione non sia che un espediente finalizzato a sottrarsi alla fallibilità), essa assume, per i fini in discorso, le vesti della società irregolare (Cass. 28 aprile 1999, n. 4270; Cass. 23 aprile 2007, n. 9569), intendendosi per tale, ai fini del decorso del termine in questione (e senza che ciò implichi, qui, una presa di posizione sull’atteggiarsi del fenomeno nel suo complesso), non solo la società per la quale non siano stati ab origine osservati gli adempimenti di carattere pubblicitario previsti dal legislatore (v. già Cass. 8 marzo 1963, n. 569), ma anche la società regolarmente iscritta che divenga irregolare in un momento successivo (irregolarità c.d. "sopravvenuta"), a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, con continuazione dell’esercizio della propria attività. In simile frangente, va dunque fatta applicazione del principio, formatosi con riguardo al tema dell’applicabilità del termine annuale alle società non iscritte nel registro delle imprese, che impone sì l’applicazione del termine menzionato, ma dal momento in cui l’effettiva, e non fittizia, cessazione dell’attività venga palesata all’esterno.

In tal senso è stato affermato che, in tema di fallimento, il principio, emergente dalla sentenza 21 luglio 2000, n. 319 e dalle ordinanze 7 novembre 2001, n. 361 ed 11 aprile 2002, n. 131 della Corte costituzionale, secondo cui il termine di un anno dalla cessazione dell’attività, prescritto dalla L. Fall., art. 10, ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, anziché dalla definizione dei rapporti passivi, non esclude l’applicabilità del predetto termine anche alle società non iscritte nel registro delle imprese, nei confronti delle quali il necessario bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche impone d’individuare il dies a quo nel momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, o comunque sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata (Cass. 28 agosto 2006, n. 18618; Cass. 13 marzo 2009, n. 6199; per l’applicabilità del termine annuale alle società non iscritte, a far data dal momento in cui la cessazione dell’attività è resa nota ai terzi, v. pure Cass. 25 luglio 2016, n. 15346; Cass. 8 novembre 2013, n. 25217). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 maggio 2020, n.10302.




Affitto di azienda e COVID-19: Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali secondo la destinazione dedotta in contratto

Locazione – Affitto di azienda – Emergenza COVID-19 – Obbligo di pagamento dei canoni – Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali per la destinazione dedotta in contratto

L’art. 91, comma 1, del decreto c.d. Cura Italia del 17 marzo 2020, nella parte in cui prevede una “esclusione di responsabilità del debitore” incide sull’obbligo del debitore inadempiente di risarcire il danno causato dal tardivo o mancato adempimento, ma non lo libera dai propri obblighi contrattuali.

Nell’ambito di un rapporto di locazione, la citata norma non consente dunque di incidere sull’obbligazione di pagamento del canone nell’ipotesi in cui il conduttore sia stato costretto a sospendere l’attività d’impresa, soluzione che può invece essere reperita nel combinato disposto degli artt. 1256 c.c. e 1464 c.c..

In tal caso ricorre difatti una ipotesi di impossibilità della prestazione della pare affittante che si caratterizza per essere:
a) parziale, laddove la prestazione del locatore è divenuta impossibile quanto all’obbligo di consentire all’affittuario l’esercizio del diritto a svolgere l’attività, ma è rimasta possibile quanto alla concessione del diritto di fruire dei locali per altri usi;
b) temporanea perché l’inutilizzabilità del ramo di azienda affittato per la vendita al dettaglio è stata limitata per il periodo durante il quale le autorità hanno impedito lo svolgimento dell’attività per far fronte all’emergenza COVID-19. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 29 maggio 2020, n..




Concordato Preventivo: effetti della costituzione in giudizio del debitore in concordato privo di autorizzazione

Concordato Preventivo – Controversia giudiziale – Costituzione in giudizio del debitore in concordato – Atto soggetto ad autorizzazione ex articolo 161, comma 7, L.F. – Carenza di autorizzazione – Inammissibilità della domanda giudiziale – Esclusione

L'imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato non perde la capacità di stare in giudizio, come non la perde l'imprenditore che sia stato ammesso al concordato; pertanto, la mancata autorizzazione del tribunale alla proposizione di una domanda giudiziale da parte di un imprenditore che abbia chiesto di essere ammesso al concordato preventivo non incide sull'ammissibilità della domanda stessa.

La mancanza della previa autorizzazione del tribunale al compimento di un atto per cui tale autorizzazione sarebbe stata necessaria ai sensi del settimo comma dell' art. 161 l.f. spiega effetti sul piano dei rapporti sostanziali, a partire dalla non prededucibilità dei crediti di terzi che da tale atto derivino (come si evince, a contrariis, dalla disposizione del suddetto comma alla cui stregua «i crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111»); ma la suddetta mancanza - pur quando tale autorizzazione possa ritenersi in concreto necessaria per la proposizione di una determinata domanda giudiziale, in ragione degli oneri e dei rischi connessi all'introduzione di una specifica lite - non spiega alcun effetto sul piano processuale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n.10080.




Abuso della qualità di magistrato

Magistratura - Illecito disciplinare ex art. 3, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Abuso della qualità di magistrato - Spendita esplicita - Necessità - Esclusione - Condizioni

In tema di procedimento disciplinare a carico di magistrati, ai fini della consumazione dell'illecito disciplinare di cui all'art. 3, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006 (magistrato che, al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni, strumentalizzi la sua qualità per conseguire ingiusti vantaggi per sè o per altri), non è necessaria la spendita esplicita della qualità di magistrato, quando questa è nota all'interlocutore, essendo piuttosto necessario l'uso strumentale di essa, posto in essere al di fuori dall'esercizio delle funzioni, allo scopo di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n.10086.




Sostituzione della sospensione con il trasferimento provvisorio ad altro ufficio di un distretto limitrofo

Magistratura - Procedimento disciplinare - Istanza di revoca della sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio - Sostituzione, ad opera della Sezione disciplinare, di detta misura cautelare con altra meno gravosa in luogo dell'accoglimento dell'istanza - Ammissibilità - Fondamento

In tema di procedimento disciplinare a carico di magistrati, a fronte dell'istanza con la quale l'incolpato ha chiesto la revoca della misura della sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio, applicata ai sensi dell'art. 22, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2006, legittimamente il C.S.M. può, anche in assenza di espressa richiesta dei titolari dell'azione disciplinare, anziché accogliere l'istanza, sostituire la detta misura con quella meno gravosa del trasferimento provvisorio ad altro ufficio di un distretto limitrofo, prevista dal medesimo art. 22, in quanto tale sostituzione "in melius" non costituisce una nuova iniziativa cautelare nei confronti dell'incolpato ma si risolve nell'accoglimento parziale dell'istanza di revoca dallo stesso avanzata, in relazione alla quale è sufficiente acquisire il parere del P.M. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n.10086.




Covid-19: concordato con riserva e concessione ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva

Concordato preventivo con riserva – Sospensione dei termini processuali ex art. 36, d.l. n. 23/2020 – Concessione di ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva ex art. 9, d.l. n. 23/2020 – Applicabilità della norma anche alle procedure pendenti alla data del 23 febbraio 2020 – Termine originario già prorogato dal tribunale: necessità – Verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi – Istanza del debitore e parere del pre-commissario – Ulteriori documenti – Non necessità

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., per effetto del combinato disposto dell’art. 83 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 e dell’art. 36 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23, il termine per il deposito della proposta definitiva è sospeso ex lege dal 9 marzo all’11 maggio 2020 e, conseguentemente, da tale ultima data riprende a decorrere il termine sospeso per un numero di giorni pari a quelli intercorrenti tra il 9 marzo ed il termine originario.

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., il debitore può chiedere al tribunale la concessione di un ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva di novanta giorni ex art. 9, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, anche se la procedura era già pendente al 23 febbraio 2020, a condizione che abbia già esaurito la facoltà concessa dall’art. 161, co. 6, l. fall., di richiedere la proroga del termine e subordinatamente alla verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi, così come emergenti dall’istanza del debitore e dal parere del pre-commissario, senza che siano necessari ulteriori documenti. (Marco Rubino) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 28 maggio 2020, n..




Nell'impugnazione dei crediti ammessi è l'impugnante a dover provare la fondatezza della sua contestazione

Impugnazione dello stato passivo - Natura ed oggetto - Principio dell'onere della prova - Applicabilità - Conseguenze

Nell'impugnazione dei crediti ammessi, di cui all'art. 98 l.fall. – nel testo riformato dal d.lgs. n. 5 del 2006 – trova piena applicazione il principio dell'onere della prova, onde non è il creditore ammesso a dovere dimostrare nuovamente il suo credito, già assistito dalla favorevole valutazione espressa dal giudice delegato in sede di verifica, ma è l'impugnante a dover provare la fondatezza della sua contestazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2020, n.10091.




Conclusione dell’esecuzione di accordo di ristrutturazione dei debiti e annotazione presso il registro delle imprese

Accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis l.f. – Esecuzione dell’accordo – Decreto di chiusura – Emanazione – Annotazione presso il registro delle imprese

Ove l’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182 bis l.f. abbia avuto esecuzione, va emesso il decreto di chiusura in analogia con quanto previsto per le procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare e tale decreto va annotato presso il registro delle imprese, in virtù del principio c.d. di completezza per effetto del quale qualunque atto o fatto che incida su situazioni iscritte, pur in assenza di una specifica previsione di legge (come nella fattispecie in questione), deve parimenti essere annotato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleMantova, 28 maggio 2020, n..




La domanda giudiziale proposta da un imprenditore in concordato preventivo non necessita della autorizzazione

Concordato preventivo - In genere - Domanda giudiziale proposta da imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo - Autorizzazione del tribunale - Necessità - Esclusione - Fondamento

La domanda giudiziale proposta da un imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo non necessita, ai fini della sua ammissibilità, della previa autorizzazione del tribunale ai sensi dell'art. 161, comma 7, L.F., in quanto la mancanza di tale autorizzazione, necessaria ai fini del compimento degli atti urgenti di straordinaria amministrazione, produce conseguenze esclusivamente sul piano dei rapporti sostanziali (a partire dalla non prededucibilità dei crediti di terzi che da tali atti derivino), ma non spiega alcun effetto sul piano processuale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n.10080.




La domanda giudiziale proposta da un imprenditore in concordato preventivo non necessita della autorizzazione

Concordato preventivo - In genere - Domanda giudiziale proposta da imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo - Autorizzazione del tribunale - Necessità - Esclusione - Fondamento

La domanda giudiziale proposta da un imprenditore che abbia presentato istanza di ammissione al concordato preventivo non necessita, ai fini della sua ammissibilità, della previa autorizzazione del tribunale ai sensi dell'art. 161, comma 7, L.F., in quanto la mancanza di tale autorizzazione, necessaria ai fini del compimento degli atti urgenti di straordinaria amministrazione, produce conseguenze esclusivamente sul piano dei rapporti sostanziali (a partire dalla non prededucibilità dei crediti di terzi che da tali atti derivino), ma non spiega alcun effetto sul piano processuale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 maggio 2020, n.10080.




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




LCA bancaria, c.d. operazioni baciate e competenza della sezione specializzata in materia di impresa

Banche popolari venete – Liquidazione coatta amministrativa – Acquisto di azioni c.d. baciate – Accertamento negativo del credito – Competenza sezione specializzata impresa – Procedibilità domanda

Nel caso in cui i clienti di una banca popolare posta in liquidazione coatta amministrativa agiscano in giudizio per ottenere l’accertamento negativo del credito assunto al fine di acquistare azioni della banca in violazione dell’art. 2358 c.c. (c.d. operazioni baciate) e degli artt. 21, 30 e 32 T.U.F., sussiste la competenza della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale e non quella del tribunale concorsuale ai sensi dell’art. 83 T.U.B. e la domanda risulta procedibile perché non è funzionale all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) TribunaleVenezia, 27 maggio 2020, n..




Azione risarcitoria nei confronti del proprietario di unità condominiale e successiva deduzione della qualità di condomino del convenuto

Azione risarcitoria nei confronti del proprietario di unità condominiale - Modifica della domanda ex art. 183, comma 6, c.p.c. - Deduzione della qualità di condomino del convenuto - Ammissibilità della "emendatio libelli" - Ragioni

Nell'azione risarcitoria esperita nei confronti del proprietario di un'unità condominiale (nella specie, per danni conseguenti a perdite idriche provenienti da tubazioni), la successiva deduzione della qualità di condomino del convenuto costituisce una modificazione della domanda ammissibile ai sensi e nei limiti dell'art. 183, comma 6, c.p.c. e non incorre nel divieto di formulazione di nuove domande, in quanto l'elemento identificativo soggettivo delle "personae" è immutato e la domanda modificata, relativa alla stessa vicenda sostanziale dedotta in giudizio con l'atto introduttivo, non modifica le potenzialità difensive della controparte ed è connessa a quella originaria in termini di "alternatività". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 maggio 2020, n.9692.




La mancata consegna dell'immobile locato da parte del locatore esclude l'obbligo del conduttore di pagare il canone

Locazione - Omessa consegna del bene da parte del locatore - Obbligo del conduttore di pagare il canone - Esclusione - Facoltà del locatario di agire per la consegna coattiva o per la risoluzione - Irrilevanza

La mancata consegna dell'immobile locato da parte del locatore esclude  l'obbligo del conduttore di pagare il canone, senza che assuma rilievo la facoltà del locatario di agire per la consegna coattiva del bene o per la risoluzione del contratto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 maggio 2020, n.9666.




Condominio: condizioni per il distacco del singolo condomino dall’impianto centralizzato

Condominio – Distacco del singolo condomino dall’impianto centralizzato – Condizioni – Favor per il distacco

Le condizioni per il distacco del singolo condomino dall’impianto centralizzato, vanno ravvisate, secondo l’orientamento consolidato della Corte di cassazione, nell’assenza di pregiudizio al funzionamento dell’impianto e comportano il conseguente esonero, in applicazione del principio contenuto nell’art. 1123 c.c., comma 2, dall’obbligo di sostenere le spese per l’uso del servizio centralizzato; in tal caso, il condomino che opera il distacco è tenuto solo a pagare le spese di conservazione dell’impianto stesso.

Inoltre, l’ordinamento ha mostrato di privilegiare un favor per il distacco dall’impianto centralizzato, al preminente fine di interesse generale rappresentato dal risparmio energetico e, nei nuovi edifici, ha previsto l’esclusione degli impianti centralizzati e la realizzazione dei soli impianti individuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 21 maggio 2020, n.9387.




Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa

Azione di accertamento negativo di credito proposta contro banca in liquidazione coatta amministrativa - Ammissibilità

Il disposto ex art. 83 t.u.b. va interpretato tenendo conto della ratio legis, onde debbono considerarsi improcedibili tutte le domande, costitutive o di condanna o di accertamento mero, in quando siano destinate ad incidere sullo stato passivo della banca posta in liquidazione coatta amministrativa.

L’azione volta a far accertare la sola intervenuta estinzione d’un credito vantato contro un’impresa da una banca in l.c.a. (senza che siano fatti valere contro la banca crediti restitutori o risarcitori, anche destinati a compensazione) non ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 83 t.u.b. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
TribunaleVicenza, 19 maggio 2020, n..




Il termine per la risoluzione del concordato liquidatorio decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione

Concordato preventivo – Risoluzione – Concordato liquidatorio – Decorso del termine di un anno ex art. 186, comma 3, legge fallim.

L’art. 186, comma 3, legge fallim., ove stabilisce che il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato, deve essere interpretato nel senso che ove il termine in questione non sia stato fissato in modo tassativo esso decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione che si compiono non soltanto con la vendita dei beni, ma anche con gli effettivi pagamenti.

Detta interpretazione appare ancor più corretta se si consideri che il legislatore, all’art. 186 legge fallim., ha voluto utilizzare proprio la generica espressione “adempimento” e non già quella specifica di “pagamento”.

Nel concordato liquidatorio i termini di adempimento del piano non possono che qualificarsi come “mere prospettazioni”, non potendosi certo trascurare che tali termini dovranno necessariamente confrontarsi con l’andamento dei mercati, delle vendite e dunque con elementi esogeni ed incontrollabili ex ante; ne discende che ove non risultino non conclusi gli adempimenti previsti dal piano, non può dirsi iniziato il decorso del termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBrescia, 16 maggio 2020, n..




No alla prededuzione se gli atti di frode erano noti al professionista

Credito professionale – Prededuzione – Credito del professionista che predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo – Atti di frode noti al professionista

Il credito del professionista che abbia predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento ove l'ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso fosse a conoscenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9027.




No alla prededuzione se gli atti di frode erano noti al professionista

Credito professionale – Prededuzione – Credito del professionista che predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo – Atti di frode noti al professionista

Il credito del professionista che abbia predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento ove l'ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso fosse a conoscenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9027.




Comportamento del gestore nel giudizio di responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari

Intermediazione finanziaria - Contratto di gestione individuale di portafogli - Responsabilità del gestore - Diligenza - Valutazione - Fattispecie

Nel giudizio sulla responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il gestore è tenuto ad un comportamento diligente per tutta la durata del rapporto, sicché, ove sia contestato il suo inadempimento, è necessario anche valutare se il mantenimento nel portafoglio di titoli precedentemente acquistati, avuto riguardo al mutato scenario del mercato, sia conforme alla linea di investimento indicata dall'investitore e, in termini generali, agli obblighi gravanti sul gestore stesso, rispondendo quest'ultimo, in caso contrario, del danno provocato da tale condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9024.




Comportamento del gestore nel giudizio di responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari

Intermediazione finanziaria - Contratto di gestione individuale di portafogli - Responsabilità del gestore - Diligenza - Valutazione - Fattispecie

Nel giudizio sulla responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il gestore è tenuto ad un comportamento diligente per tutta la durata del rapporto, sicché, ove sia contestato il suo inadempimento, è necessario anche valutare se il mantenimento nel portafoglio di titoli precedentemente acquistati, avuto riguardo al mutato scenario del mercato, sia conforme alla linea di investimento indicata dall'investitore e, in termini generali, agli obblighi gravanti sul gestore stesso, rispondendo quest'ultimo, in caso contrario, del danno provocato da tale condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9024.




Comportamento del gestore nel giudizio di responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari

Intermediazione finanziaria - Contratto di gestione individuale di portafogli - Responsabilità del gestore - Diligenza - Valutazione - Fattispecie

Nel giudizio sulla responsabilità dell'incaricato nell'esecuzione del contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il gestore è tenuto ad un comportamento diligente per tutta la durata del rapporto, sicché, ove sia contestato il suo inadempimento, è necessario anche valutare se il mantenimento nel portafoglio di titoli precedentemente acquistati, avuto riguardo al mutato scenario del mercato, sia conforme alla linea di investimento indicata dall'investitore e, in termini generali, agli obblighi gravanti sul gestore stesso, rispondendo quest'ultimo, in caso contrario, del danno provocato da tale condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9024.




Gestione di patrimoni mobiliari ed effetti dell'istruzione vincolante impartita al gestore

Intermediazione finanziaria - Gestione di portafogli - Istruzione vincolante impartita al gestore - Valenza - Approvazione tacita del precedente operato del gestore - Esclusione

Con riferimento al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, l'istruzione vincolante impartita dall'investitore al gestore non implica, di per sé, l'approvazione tacita del precedente operato di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9024.




Gestione di patrimoni mobiliari ed effetti dell'istruzione vincolante impartita al gestore

Intermediazione finanziaria - Gestione di portafogli - Istruzione vincolante impartita al gestore - Valenza - Approvazione tacita del precedente operato del gestore - Esclusione

Con riferimento al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, l'istruzione vincolante impartita dall'investitore al gestore non implica, di per sé, l'approvazione tacita del precedente operato di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2020, n.9024.




Divieto per il magistrato di partecipazione in forma sistematica e continuativa a partito politico

Disciplina della magistratura - Attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa a partito politico - Illecito disciplinare

Magistratura - Divieto di iscrizione e di partecipazione sistematica a partiti politici - Illecito disciplinare previsto dall’art. 3, comma 1, lett. h) del d.lgs. n. 109 del 2006 - Questione di illegittimità costituzionale in riferimento agli artt. 2, 3, 19, 48, comma 2, 49, 51 comma 1, e 117 comma 1 Cost., in relazione agli artt. 9, 11 e 14 della C.E.D.U. -  Manifesta infondatezza

Il magistrato che, iscrivendosi ad un partito e svolgendovi attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa, ha viola, a partire dal 2007, la disposizione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3, comma 1, lett. h), norma a sua volta attuativa della prescrizione dell'art. 98 Cost., comma 3, posta a garanzia dell'esercizio indipendente ed imparziale della funzione giudiziaria e valevole anche in relazione ai magistrati che non svolgano temporaneamente detta funzione per essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura.

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lett. h), del d.lgs. n. 109 del 2006 in riferimento agli artt. 2, 3, 19, 48, comma 2, 49, 51, comma 1, e 117, comma 1, Cost., in relazione agli artt. 9, 11 e 14 della C.E.D.U., sollevata sull'assunto che il divieto di iscrizione e di partecipazione sistematica e continuativa ai partiti politici renderebbe più difficoltosa per il magistrato la possibilità di essere eletto, comprimerebbe il suo diritto di autodeterminazione nel campo della fede politica e violerebbe il principio di eguaglianza nell'accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive, atteso che il diritto del magistrato di partecipare alla vita politica non è senza limitazioni nella Costituzione e deve essere bilanciato con la tutela di altri beni giuridici costituzionalmente protetti, quali il corretto esercizio della giurisdizione, il prestigio dell'ordine giudiziario e i principi di indipendenza e di imparzialità della Magistratura (artt. 101, 104, 108 Cost.), a tutela dei quali l'art. 98, comma 3, Cost., conferisce espressamente al legislatore ordinario la facoltà di introdurre, per i magistrati, "limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici". (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 14 maggio 2020, n.8906.




Il divieto di iscrizione ai partiti politici non è contraddetto dalla possibilità, per il magistrato eletto al Parlamento, di iscriversi ai gruppi parlamentari

Disciplina della magistratura – Magistrati eletti al Parlamento – Iscrizione ad un partito politico – Illecito disciplinare – Iscrizione ai “gruppi parlamentari” – Legittimità – Fondamento

Il divieto di iscrizione ai partiti politici non è contraddetto dalla possibilità, per il magistrato eletto al Parlamento, di iscriversi ai "gruppi parlamentari", diversa essendo la natura giuridica di questi ultimi rispetto a quella dei partiti, atteso che, mentre i partiti politici sono associazioni private non riconosciute, i gruppi parlamentari hanno natura istituzionale, costituendo organi dell'istituzione elettiva necessari al suo funzionamento, tanto che l'iscrizione ad uno di essi (eventualmente al c.d. "gruppo misto") è obbligatoria in base ai regolamenti interni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica e prescinde dall'iscrizione del parlamentare a un determinato partito politico. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 maggio 2020, n.8906.




Covid-19 e locazione: inibitoria all’incasso di titoli consegnati in garanzia al locatore

Procedimento cautelare – Tutela ex art. 700 c.p.c. – Contratto di locazione ad uso diverso – Pagamento dei canoni – Titoli a garanzia – Chiusura temporanea dell’attività imprenditoriale del conduttore a causa del Covid-19 – Inibitoria all’incasso – Ammissibilità – Fondatezza

Sussiste il fumus boni juris dell’istanza cautelare di urgenza con cui il conduttore di immobile ad uso commerciale chiede che venga inibito al locatore di porre all’incasso gli assegni bancari rilasciati in garanzia del puntuale e regolare pagamento dei canoni di locazione, sul presupposto della impossibilità al pagamento in conseguenza della chiusura dell’attività imprenditoriale disposta dalle misure restrittive in vigore per il contrasto alla pandemia da Covid-19. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleBologna, 12 maggio 2020, n..




Interest rate swap: natura, caratteristiche e contenuto essenziale

Interest rate swap - Natura - Caratteristiche - Contenuto essenziale

L'"interest rate swap" è un contratto derivato, le cui caratteristiche sono: a) è "over the counter", vale a dire ha un contenuto fondamentale non eteroregolamentato, ma deciso dalle parti sulla base delle specifiche esigenze dell'interessato; b) è non standardizzato e, quindi, non destinato alla circolazione, essendo privo del requisito della cd. negoziabilità; c) l'intermediario è in una situazione di naturale conflitto di interessi poiché, assommando le qualità di offerente e consulente, è tendenzialmente controparte del proprio cliente. Elementi essenziali di tale derivato sono la data di stipulazione, quelle di inizio di decorrenza degli interessi, di scadenza e di pagamento, nonché il capitale di riferimento (cd. nozionale) ed i diversi tassi di interesse ad esso applicabili. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 maggio 2020, n.8770.




Interest rate swap verifica di validità dell'accordo, modalità e contenuto necessario

Interest rate swap - Verifica di validità dell'accordo - Modalità - Contenuto necessario

In tema di "interest rate swap", occorre accertare, ai fini della validità del contratto, se si sia in presenza di un accordo tra intermediario ed investitore sulla misura dell'alea, calcolata secondo criteri scientificamente riconosciuti ed oggettivamente condivisi; tale accordo non si può limitare al "mark to market", ossia al costo, pari al valore effettivo del derivato ad una certa data, al quale una parte può anticipatamente chiudere tale contratto od un terzo estraneo all'operazione è disposto a subentrarvi, ma deve investire, altresì, gli scenari probabilistici e concernere la misura qualitativa e quantitativa della menzionata alea e dei costi, pur se impliciti, assumendo rilievo i parametri di calcolo delle obbligazioni pecuniarie nascenti dall'intesa, che sono determinati in funzione delle variazioni dei tassi di interesse nel tempo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 maggio 2020, n.8770.




Abuso di informazioni privilegiate e accertamento della condotta mediante presunzioni semplici

Abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998 - Prova della condotta illecita - Presunzioni - Ammissibilità - Fondamento

In tema di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998, non esiste alcuna incompatibilità tra tale condotta ed il suo accertamento mediante presunzioni semplici, essendo, piuttosto, la prova presuntiva spesso l'unica che consenta di accertare il possesso delle dette informazioni, dal momento che il trasferimento di queste si attua, di regola, con modalità che escludono attività di documentazione, mentre la rappresentazione dell'"insider trading" attraverso prove orali è eventualità per lo più esclusa dalla naturale riservatezza delle comunicazioni e dalla mancata conoscenza, da parte della Consob, di quanti, vicini all'incolpato, potrebbero fornire precise informazioni al riguardo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 maggio 2020, n.8782.




In tema di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998, l'espressione 'informazione' va intesa quale 'conoscenza'

Abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998 - Provenienza dell'informazione da un terzo - Rilevanza - Esclusione - Fondamento

In tema di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998, l'espressione "informazione" va intesa quale "conoscenza", indipendentemente dal fatto che la stessa sia stata o meno trasmessa da altri all'agente, presupponendo la fattispecie sanzionatrice che sia accertato non un collegamento causale orientato tra l'informazione posseduta e l'attività trasmissiva di un informatore qualificato, quanto il nesso eziologico tra il possesso dell'informazione e l'utilizzo che se ne faccia compiendo operazioni su strumenti finanziari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 maggio 2020, n.8782.




Il giudice ordinario può sempre disapplicare la tariffa professionale se illegittima

Onorari e diritti di avvocato e procuratore – Tariffa professionale – Mancanza di ragionevolezza e di proporzione – Caso concreto – Disapplicazione – Ammissibilità

Il giudice ordinario può sempre disapplicare l’atto amministrativo illegittimo (nel caso di specie la tariffa professionale), quando, nel caso concreto, risulti mancante di ragionevolezza o di proporzione, canoni che debbono sempre ispirare sia la normazione primaria che quella secondaria, ex art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E, sul contenzioso amministrativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 11 maggio 2020, n..




I termini dell’art. 69-bis l.f. nell’eccezione revocatoria

Fallimento – Accertamento del passivo – Eccezione revocatoria dell’ipoteca – Termini di cui all’art. 69-bis l.f. – Effetti dell’accoglimento dell’eccezione

L’art. 95, comma 1, legge fall., allorquando si riferisce all’eccezione revocatoria sollevata per le vie brevi dal curatore fallimentare e alla relativa prescrizione dell’azione, richiama il doppio termine di cui all’art. 69 bis, comma 1, legge fall. nonostante l’espresso richiamo nella rubrica della norma da ultimo citata al termine decadenziale dall’azione.

L’accoglimento della eccezione revocatoria sollevata dal curatore in sede di accertamento del passivo con riferimento all’ipoteca comporta solo l’esclusione dell’invocata ipoteca a corredo del credito derivante dal saldo del conto corrente e non già di quest’ultimo in via chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2020, n.9136.




I termini dell’art. 69-bis l.f. nell’eccezione revocatoria

Fallimento – Accertamento del passivo – Eccezione revocatoria dell’ipoteca – Termini di cui all’art. 69-bis l.f. – Effetti dell’accoglimento dell’eccezione

L’art. 95, comma 1, legge fall., allorquando si riferisce all’eccezione revocatoria sollevata per le vie brevi dal curatore fallimentare e alla relativa prescrizione dell’azione, richiama il doppio termine di cui all’art. 69 bis, comma 1, legge fall. nonostante l’espresso richiamo nella rubrica della norma da ultimo citata al termine decadenziale dall’azione.

L’accoglimento della eccezione revocatoria sollevata dal curatore in sede di accertamento del passivo con riferimento all’ipoteca comporta solo l’esclusione dell’invocata ipoteca a corredo del credito derivante dal saldo del conto corrente e non già di quest’ultimo in via chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2020, n.9136.




I termini dell’art. 69-bis l.f. nell’eccezione revocatoria

Fallimento – Accertamento del passivo – Eccezione revocatoria dell’ipoteca – Termini di cui all’art. 69-bis l.f. – Effetti dell’accoglimento dell’eccezione

L’art. 95, comma 1, legge fall., allorquando si riferisce all’eccezione revocatoria sollevata per le vie brevi dal curatore fallimentare e alla relativa prescrizione dell’azione, richiama il doppio termine di cui all’art. 69 bis, comma 1, legge fall. nonostante l’espresso richiamo nella rubrica della norma da ultimo citata al termine decadenziale dall’azione.

L’accoglimento della eccezione revocatoria sollevata dal curatore in sede di accertamento del passivo con riferimento all’ipoteca comporta solo l’esclusione dell’invocata ipoteca a corredo del credito derivante dal saldo del conto corrente e non già di quest’ultimo in via chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 maggio 2020, n.9136.




Covid-19: l’improcedibilità dei ricorsi per dichiarazione di fallimento non si applica alla richiesta di auto-fallimento di cui all’art. 14 l.f.

Fallimento – Emergenza COVID-19 – Improcedibilità – Auto-fallimento – Applicazione dell’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23 – Esclusione

L’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23, il quale ha previsto l’improcedibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati dal 9 marzo al 30 giugno 2020, non richiama l’art. 14 l.f. (Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento) e non è pertanto applicabile a tale fattispecie, specialmente laddove l’insolvenza e l’impossibilità di una liquidazione in bonis sia già acclarata alla data di chiusura del bilancio di esercizio 2018 e l’imprenditore, all’udienza all’uopo fissata, abbia insistito per la dichiarazione di fallimento, palesando in tal modo il proprio disinteresse rispetto agli effetti protettivi introdotti dal citato decreto-legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunalePiacenza, 08 maggio 2020, n..




Quando il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali

Condanna del difensore al pagamento in proprio delle spese processuali - Inesistenza procura - Sussistenza - Nullità procura - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Nel giudizio di revocazione, il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali soltanto quando abbia agito in virtù di procura inesistente e non meramente nulla, giacché, in tale ipotesi, il rapporto processuale si instaura validamente, onerando il giudice, che rilevi il vizio della procura, di ordinarne la rinnovazione sanante. (Nella specie, la S.C. ha escluso che fosse inesistente la procura costituita da un prototipo per il giudizio ordinario privo di riferimenti alla proposta impugnazione per revocazione, essendo sufficiente per la sua riferibilità all'atto la sua apposizione a margine dello stesso, a prescindere dalle espressioni utilizzate, e ha perciò cassato la pronuncia di merito che aveva invece posto le spese del giudizio a carico del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 maggio 2020, n.8591.




Docenti e ricercatori universitari di medicina, rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria e giurisdizione

Docenti e ricercatori universitari di medicina - Rapporto di lavoro con l'azienda sanitaria - Giurisdizione - Devoluzione al giudice ordinario - Fondamento

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto il rapporto di lavoro del personale universitario con l'azienda sanitaria, poiché l'art. 5,comma 2, del d.lgs. n. 517 del 1999 distingue il rapporto di lavoro dei professori e ricercatori con l'università da quello instaurato dagli stessi con l'azienda ospedaliera (anche qualora quest'ultima non si sia ancora trasformata in azienda ospedaliero-universitaria) e dispone che, sia per l'esercizio dell'attività assistenziale, sia per il rapporto con le aziende, si applicano le norme stabilite per il personale del servizio sanitario nazionale; pertanto, qualora la parte datoriale si identifichi nell'azienda sanitaria, la qualifica di professore universitario funge da mero presupposto del rapporto lavorativo e l'attività svolta si inserisce nei fini istituzionali e nell'organizzazione dell'azienda, determinandosi, perciò, l'operatività del principio generale di cui all'art. 63, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001 che sottopone al giudice ordinario le controversie dei dipendenti delle aziende e degli enti del servizio sanitario nazionale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8633.




Reato nei confronti della PA accertato in sede penale e azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile

Fatto reato nei confronti della Pubblica Amministrazione accertato in sede penale - Azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile - Ammissibilità

L'azione di responsabilità civile promossa dalle pubbliche amministrazioni per il ristoro dei danni cagionati dall'illecito commesso dai propri dipendenti può essere esercitata in maniera indipendente dall'azione di responsabilità per danno erariale, anche qualora il fatto materiale, costituente reato, sia stato accertato in un giudizio penale nel quale la P.A. danneggiata non si sia costituita parte civile. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8634.




Reato nei confronti della PA accertato in sede penale e azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile

Fatto reato nei confronti della Pubblica Amministrazione accertato in sede penale - Azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile - Ammissibilità

L'azione di responsabilità civile promossa dalle pubbliche amministrazioni per il ristoro dei danni cagionati dall'illecito commesso dai propri dipendenti può essere esercitata in maniera indipendente dall'azione di responsabilità per danno erariale, anche qualora il fatto materiale, costituente reato, sia stato accertato in un giudizio penale nel quale la P.A. danneggiata non si sia costituita parte civile. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8634.




Concordato con continuità ed esclusione da procedure di assegnazione di contratti pubblici dell'impresa mandataria di RTI

Appalti pubblici - Partecipazione alle procedure di affidamento - Requisiti di ordine generale - Concordato con continuità aziendale - Esclusione dalla partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici dell'impresa mandataria di un raggruppamento temporaneo di imprese [RTI] ammessa a concordato con continuità aziendale

La Corte costituzionale si è così pronunciata:

1) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, quinto comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come introdotto dall’art. 33, comma 1, lettera h), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 134, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento agli artt. 3, 41 e 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione, con le ordinanze indicate in epigrafe;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera a), Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe;

3) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 163 del 2006 e dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost., con le ordinanze indicate in epigrafe;

4) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, sesto comma, della legge fallimentare, sollevate dal Consiglio di Stato, sezione quinta, in riferimento agli artt. 3, 41 e 97 Cost., con l’ordinanza indicata in epigrafe.
Corte Costituzionale, 07 maggio 2020, n.85.




Rogito immobiliare e doveri informativi del notaio anche in relazione alle agevolazioni fiscali

Notariato - Responsabilità professionale - Rogito di atto di compravendita immobiliare - Dovere di consiglio del notaio - Contenuto - Obblighi relativi all'attribuzione di rendita catastale

Il notaio incaricato del rogito di un atto di compravendita immobiliare è tenuto, in adempimento del dovere di consiglio su di lui incombente anche relativamente all'esistenza ed all'applicazione di agevolazioni fiscali, a presentare direttamente istanza per l'attribuzione della rendita catastale ovvero ad inserirne la richiesta sulla base della valutazione automatica desumibile dalla rendita catastale non ancora assegnata ovvero, ove non voglia provvedere a tanto, a rendere edotte di ciò le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 maggio 2020, n.8497.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
TribunalePistoia, 05 maggio 2020, n..




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
TribunalePistoia, 05 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali INPS, regolarità del DURC e condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019

Concordato preventivo – Proposta di trattamento dei crediti contributivi ex art. 182 ter L.F. con pagamento dilazionato dei crediti previdenziali – Regolarità del DURC – Condizioni previste dal D.M. 4 agosto 2019 – Previsione di pagamento integrale in un'unica soluzione entro cinque anni – Conformità

Anche ai fini della regolarità del DURC, la proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 ter L.F., avente ad oggetto il pagamento dilazionato dei crediti previdenziali Inps, qualora preveda il versamento in unica soluzione entro il termine di cinque anni e l’applicazione di un tasso interesse, è conforme alle condizioni previste dal D.M. 04.08.2009 all’art. 1 e all’art. 3, ponendo la lettera della norma in esame solo un limite al numero massimo di rate mensili (60) e non anche il divieto di pattuire il versamento del dovuto in una unica soluzione, peraltro entro un termine sensibilmente inferiore rispetto a quello massimo consentito (nella fattispecie entro tre anni anziché entro cinque). (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata) TribunalePistoia, 04 maggio 2020, n..




Divieto per le società cooperative di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie

Banche Venete – Nullità del contratto di assistenza finanziaria per acquisto azioni – Competenza del Tribunale ordinario – Procedibilità delle domande nei confronti della liquidazione coatta amministrativa – Insanabilità della nullità derivata e opponibilità al cessionario

La competenza per materia va determinata sulla scorta della domanda specificamente proposta dall’attore, non rilevando gli effetti indiretti che essa sia destinata a produrre, ad esempio, su di un rapporto societario.

E’ applicabile anche alle società cooperative l’art. 2358 c.c. che vieta alle società di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie.

L’art. 83 TUB nulla osta ad una azione di nullità/annullamento o, comunque, ad una azione dichiarativa nei confronti delle Liquidazioni Coatte Amministrative, giacchè non può ledersi il diritto di azione garantito ex art. 24 Costituzione. (Lorenzo Zanella) (riproduzione riservata)
TribunaleTreviso, 04 maggio 2020, n..




Divieto per le società cooperative di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie

Banche Venete – Nullità del contratto di assistenza finanziaria per acquisto azioni – Competenza del Tribunale ordinario – Procedibilità delle domande nei confronti della liquidazione coatta amministrativa – Insanabilità della nullità derivata e opponibilità al cessionario

La competenza per materia va determinata sulla scorta della domanda specificamente proposta dall’attore, non rilevando gli effetti indiretti che essa sia destinata a produrre, ad esempio, su di un rapporto societario.

E’ applicabile anche alle società cooperative l’art. 2358 c.c. che vieta alle società di prestare assistenza finanziaria per l’acquisto di azioni proprie.

L’art. 83 TUB nulla osta ad una azione di nullità/annullamento o, comunque, ad una azione dichiarativa nei confronti delle Liquidazioni Coatte Amministrative, giacchè non può ledersi il diritto di azione garantito ex art. 24 Costituzione. (Lorenzo Zanella) (riproduzione riservata)
TribunaleTreviso, 04 maggio 2020, n..




Cessione in godimento del lastrico solare per ripetitore: le Sezioni Unite dettano le regole

Lastrico solare - Concessione in godimento ad un terzo per l'installazione di infrastrutture ed impianti - Natura dello schema negoziale - Contratto ad effetti reali o ad effetti personali - Interpretazione - Necessità - Riconducibilità al contratto costitutivo di un diritto di superficie ovvero ad un contratto atipico di concessione ad aedificandum di natura personale - Disciplina applicabile

Il programma negoziale con cui il proprietario di un lastrico solare intenda cedere in godimento ad altri, a titolo oneroso, la facoltà di installarvi e mantenervi per un certo tempo un ripetitore, o altro impianto tecnologico, con il diritto di mantenere la disponibilità ed il godimento dell'impianto ed asportare il medesimo alla fine del rapporto, può astrattamente essere perseguito sia attraverso un contratto ad effetti reali, sia attraverso un contratto ad effetti personali; la riconduzione del contratto concretamente dedotto in giudizio all'una o all'altra delle suddette categorie rappresenta una questione di interpretazione contrattuale, che rientra nei poteri del giudice di merito.

Qualora le parti abbiano inteso attribuire al loro accordo effetti reali, lo schema negoziale di riferimento è quello del contratto costitutivo di un diritto di superficie, il quale attribuisce all'acquirente la proprietà superficiaria dell'impianto installato sul lastrico solare, può essere costituito per un tempo determinato e può prevedere una deroga convenzionale alla regola che all'estinzione del diritto per scadenza del termine il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione; il contratto con cui un condominio costituisca in favore di altri un diritto di superficie, anche temporaneo, sul lastrico solare del fabbricato condominiale, finalizzato alla installazione di un ripetitore, o altro impianto tecnologico, richiede l'approvazione di tutti i condomini.

Qualora le parti abbiano inteso attribuire al loro accordo effetti obbligatori, lo schema negoziale di riferimento è quello del contratto atipico di concessione ad aedificandum di natura personale, con rinuncia del concedente agli effetti dell'accessione; con tale contratto il proprietario di un'area concede ad altri il diritto personale di edificare sulla stessa, di godere e disporre dell'opera edificata per l'intera durata del rapporto e di asportare tale opera al termine del rapporto. Esso è soggetto alla disciplina dettata, oltre che dai patti negoziali, dalle norme generali contenute nel titolo II del libro IV del codice civile (art. 1323 c.c.), nonché, per quanto non previsto dal titolo, dalle norme sulla locazione, tra cui quelle dettate dagli artt. 1599 c.c. e 2643 n. 8 c.c. Ove stipulato da un condominio per consentire ad altri la installazione di un ripetitore, o altro impianto tecnologico, sul lastrico solare del fabbricato condominiale richiede l'approvazione di tutti i condomini solo se la relativa durata sia convenuta per più di nove anni. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 30 aprile 2020, n.8434.




Separazione dei coniugi: la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale non deve statuire sulle spese

Separazione dei coniugi - Ordinanza presidenziale - Reclamo alla corte d'appello - Liquidazione delle spese - Esclusione - Fondamento

In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 aprile 2020, n.8432.




Patrocinio a spese dello Stato: per ottenere la liquidazione dell'onorario a carico dell'erario occorre dimostrare un vano e non pretestuoso tentativo di recupero

Difensore d'ufficio - Art. 116 del d.P.R. n. 115 del 2002 - Liquidazione dell'onorario - Condizioni - Previa dimostrazione dell'esperimento di un vano e non pretestuoso tentativo di recupero - Necessità - Impossidenza dell'assistito - Prova - Esclusione - Ragioni - Fattispecie

In tema di patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell'art. 116 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, il difensore d'ufficio non può ottenere la liquidazione dell'onorario a carico dell'erario senza dimostrare di aver effettuato un vano e non pretestuoso tentativo di recupero (nella specie attraverso l'emissione del decreto ingiuntivo, l'intimazione dell'atto di precetto ed il verbale di pignoramento immobiliare negativo), ma non è tenuto a provare anche l'impossidenza dell'assistito, che si risolverebbe in un onere eccessivo e non funzionale all'istituto della difesa d'ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 aprile 2020, n.8359.




Ripartizione del trattamento di reversibilità in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite

Pensione di reversibilità - Concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite - Determinazione delle rispettive quote - Criteri - Durata del matrimonio - Natura esclusiva del criterio - Esclusione - Criteri equitativi - Convivenza prematrimoniale ovvero entità dell'assegno divorzile - Rilevanza - Condizioni e limiti - Fattispecie

La ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite, deve essere effettuata ponderando, con prudente apprezzamento, in armonia con la finalità solidaristica dell'istituto, il criterio principale della durata dei rispettivi matrimoni, con quelli correttivi, eventualmente presenti, della durata della convivenza prematrimoniale, delle condizioni economiche, dell'entità dell'assegno divorzile. (In applicazione del sopraindicato principio, la S.C. ha precisato che va valutato anche il periodo di convivenza prematrimoniale coevo al periodo di separazione che precede il divorzio, ancorchè in detto lasso temporale permanga il vincolo matrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 aprile 2020, n.8263.




Ai fini dell’accertamento dello stato di insolvenza è irrilevante l’indagine sulle cause del dissesto e sulla loro imputabilità all’imprenditore o a terzi

Insolvenza – Società di capitali – Integrità del patrimonio – Irrilevanza – Obbligazioni assunte – Capacità di soddisfazione con mezzi ordinari – Rilevanza

Insolvenza – Indagini su imputabilità – Irrilevanza

Nelle società di capitali l’integrità del patrimonio non esclude l’insolvenza (e viceversa), essendo a tal fine necessaria l’incapacità di soddisfare con mezzi ordinari le obbligazioni assunte, unita all’assenza di risorse idonee a consentire una credibile ripresa delle attività.

Lo stato di insolvenza produce gli effetti previsti dall'Ordinamento una volta concretizzatosi nei suoi profili obiettivi, senza che rilevi ogni indagine sulle cause del dissesto e sulla loro imputabilità o meno all'imprenditore, piuttosto che a soggetti terzi (SSUU 115/2001 e Cass. 15769/2004). (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 23 aprile 2020, n..




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: possibile la dichiarazione d’urgenza quando la fattibilità del piano richiede il rispetto del piano temporale

Concordato preventivo - Emergenza Covid-19 - Dichiarazione d’urgenza - Grave pregiudizio - Fattibilità del piano basata anche sul rispetto di determinate tempistiche

Sussistono i presupposti per la dichiarazione d’urgenza della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell’art. 83, comma 3, D.L. 17 marzo 2020, quando l’ulteriore differimento della data fissata per l’adunanza dei creditori possa comportare grave pregiudizio al proponente ed ai creditori in considerazione del fatto che la fattibilità del piano si basa anche sul rispetto di determinate tempistiche. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleRoma, 20 aprile 2020, n..




Procedimento di divorzio e termine breve di sei mesi

Diritto di famiglia – Procedimento di divorzio – Termine breve di sei mesi – Rito giudiziale trasformato in consensuale innanzi al G.I. conclusioni conformi e sentenza di accoglimento – Applicabilità

Per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il termine di sei mesi stabilito a decorrere dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale, per il caso di separazione consensuale oppure per il caso di giudizio contenzioso trasformato in consensuale, si applica non solo quando la trasformazione in procedimento consensuale si perfezioni innanzi al Presidente nella prima fase del giudizio e si concluda con un decreto di omologa, ma altresì quando il rito si trasformi innanzi al giudice istruttore, con l’assunzione di conclusioni conformi e la definizione del giudizio con sentenza che tali conclusioni recepisca. (Daniela Turci Dindo) (riproduzione riservata) TribunaleVerona, 10 aprile 2020, n..




La sospensione dei termini ex art. 36 DL 23/2020 non riguarda gli obblighi informativi periodici nel concordato preventivo

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Concordato Preventivo c.d. con riserva – Termini – Proroga della sospensione ex art. 36 DL 23/2020 – Applicazione agli obblighi informativi periodici ex art. 161 l. fall. – Esclusione

Nelle procedure di concordato preventivo, ritenuto che la formulazione dell’art. 36 del DL 23/2020 – con il quale viene disposta la proroga della sospensione dalla data del 15 aprile 2020 alla data dell’ 11 maggio 2020 – sia riferibile ai soli termini processuali e non anche ai termini sostanziali, va esclusa che detta sospensione operi con riferimento agli obblighi informativi periodici ex art. 161 l. fall., che devono essere regolarmente adempiuti dai soggetti coinvolti nella procedura anche al solo fine di informare il tribunale che non sono state svolte attività a causa dell’emergenza sanitaria in corso, essendo tali termini diretti a tenere monitorata la gestione dell’impresa che ha richiesto di accedere alla procedura di concordato preventivo, consentendo così al tribunale e al commissario giudiziale di esercitare i rispettivi poteri di sorveglianza. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleRimini, 09 aprile 2020, n..




Concordato con riserva e scioglimento dei contratti pendenti

Concordato in bianco – Scioglimento dai contratti pendenti – Inammissibilità – Sospensione degli effetti dei contratti pendenti – Ammissibilità – Fattispecie

Durante la fase pre-concordataria deve ritenersi ammissibile soltanto la sospensione dei contratti pendenti e non lo scioglimento, in quanto la provvisorietà degli effetti della domanda di concordato c.d. in bianco appare incompatibile con la stabilizzazione e la irreversibilità degli effetti che lo scioglimento comporta nei confronti delle controparti contrattuali.

Va disposta la sospensione degli effetti dei contratti pendenti allorquando il mantenimento della loro operatività comporterebbe costi di natura prededucibile difficilmente sostenibili dall’impresa proponente e che potrebbero pregiudicare la concreta fattibilità del piano di concordato da predisporsi e in quanto concernenti cespiti non funzionali alla sua realizzazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleMantova, 09 aprile 2020, n..




L'assunzione e l'esercizio dell'incarico di componente di un collegio arbitrale in situazione di incompatibilità costituisce violazione dell'art. 55 del codice deontologico forense

Sanzioni disciplinari - Avvocato nominato componente di collegio arbitrale - Assunzione ed esercizio dell’incarico in situazione di incompatibilità ex art. 55 del codice deontologico - Rilievo disciplinare - Sussistenza - Assenza di contestazioni mosse nel corso del procedimento arbitrale - Irrilevanza - Fondamento

In tema di responsabilità disciplinare degli avvocati, costituisce violazione dell'art. 55 del codice deontologico forense l'assunzione e l'esercizio dell'incarico di componente di un collegio arbitrale in situazione di incompatibilità (nella specie, in quanto professionista associato del difensore di una delle parti), a nulla rilevando la mancata contestazione della circostanza nel corso del procedimento arbitrale, per essere il divieto di assunzione sancito da tale norma volto a tutelare il profilo deontologico dell'avvocatura garantendo l'indipendenza e l'imparzialità del collegio arbitrale in quanto tale, a prescindere dalla correttezza dello svolgimento del mandato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 aprile 2020, n.7761.




In tema di prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti degli avvocati

Azione disciplinare - Prescrizione - Interruzione - Fase amministrativa - Effetto interruttivo istantaneo - Fase giurisdizionale - Effetto interruttivo permanente

L'interruzione del termine quinquennale di prescrizione dell'azione disciplinare nei confronti degli avvocati, decorrente dalla data di realizzazione dell'illecito (o dalla cessazione della sua permanenza), è diversamente disciplinata nei due distinti procedimenti in cui si articola il giudizio disciplinare: nel procedimento amministrativo dinanzi al Consiglio dell'Ordine la prescrizione è soggetta ad interruzione con effetti istantanei in conseguenza dell'atto di apertura del procedimento ed anche di tutti gli atti procedimentali di natura propulsiva o probatoria o decisoria; nella fase giurisdizionale davanti al Consiglio nazionale forense opera, invece, il principio dell'effetto interruttivo permanente, di cui al combinato disposto degli artt. 2943 e 2945, comma 2, c.c., effetto che si protrae durante tutto il corso del giudizio e nelle eventuali fasi successive dell'impugnazione innanzi alle Sezioni Unite e del giudizio di rinvio fino al passaggio in giudicato della sentenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 aprile 2020, n.7761.




Riparto della spesa del riscaldamento nel condominio: criteri di determinazione

Condominio – Riscaldamento – Riparto della spesa – Delibera condominiale

In ambito condominiale, in tema di riparto delle spese del riscaldamento, la maggiore esposizione dell’immobile nel condominio, rispetto a quelli invece posti in piani superiori al primo e comunque non ultimi piani, non può essere addebitata al condominio.

Con l’entrata in vigore del D.Lgs n. 102/2014 che ha introdotto l’obbligo per i condomini di dotarsi sugli impianti termici centralizzati di un sistema di contabilizzazione e termoregolazione di calore, il riparto non può che avvenire in base alle norme UNI 10200. A nulla rilevano precedenti delibere di un criterio riparto della spesa del riscaldamento approvate dall’assemblea prima dell’entrata in vigore del D. Lgs citato. (Giuseppe Ayroldi) (riproduzione riservata)
TribunaleBrescia, 08 aprile 2020, n..




Continuità aziendale: il Tribunale di Modena in contrasto con la Cassazione sulla dilazione di pagamento dei creditori privilegiati

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Termine di pagamento dei creditori privilegiati – Creditori con diritto di prelazione sui beni necessari alla continuazione dell'attività – Trattamento

La fissazione del termine annuale ex art 186 bis l.f. (biennale ex art 86 CCII) recepisce la necessità di assicurare termini certi di pagamento per i creditori con diritto di prelazione sui beni necessari alla continuazione dell'attività di impresa, in quanto non essendone prevista la liquidazione e con essa un termine, il loro pagamento deve necessariamente essere assicurato:
i) all'omologazione;
ii) ovvero laddove sia prevista una moratoria, nel termine massimo di un anno dall'omologazione, in ragione dell'andamento dell'esercizio imprenditoriale quanto a flussi di cassa, ovvero a ricavato del trasferimento o conferimento nella continuità indiretta previsti nel piano ex art 186 bis lett. b);
iii) laddove la soddisfazione possa essere solo parziale per il valore del bene gravato da garanzia reale, può essere proposta la proroga nei limiti temporali dell'anno per la parte coperta da prelazione, al pari di quanto previsto per i creditori prelatizi capienti, con trasferimento al chirografo della parte incapiente.

Viceversa, i creditori assistiti da privilegio speciale, pegno ed ipoteca su beni destinati alla liquidazione in quanto non funzionali alla continuazione dell'attività imprenditoriale, devono essere pagati secondo l'ordine delle cause di prelazione al momento della liquidazione dei beni gravati, secondo i tempi tecnici propri della liquidazione concorsuale.

La responsabilità patrimoniale può dunque attuarsi senza la vendita dei beni necessari alla continuità, purché la stessa assicuri ai creditori prelatizi sui medesimi beni quanto deriverebbe dalla loro liquidazione in un anno dall'omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleModena, 08 aprile 2020, n..




Il praticante avvocato non è legittimato ad esercitare il patrocinio davanti al tribunale in sede di appello

Praticante abilitato - Legittimazione ad esercitare il patrocinio - Appello dinanzi al tribunale - Esclusione - Entrata in vigore della l. n. 247 del 2012 - Irrilevanza - Fondamento

Il praticante avvocato non è legittimato ad esercitare il patrocinio davanti al tribunale in sede di appello neppure a seguito dell'entrata in vigore della l. n. 247 del 2012 che, all'art. 41, comma 12, ne ammette l'attività difensiva solo in sostituzione e sotto la responsabilità del "dominus" avvocato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 aprile 2020, n.7754.




Responsabilità del notaio da contatto sociale

Notariato - Responsabilità - Procura speciale a vendere - Autenticazione del notaio - Violazione dovere di diligenza qualificata nella identificazione del soggetto che ha rilasciato la procura - Responsabilità del notaio anche nei confronti del terzo interessato all'acquisto - Sussistenza - Fondamento

Il notaio che, nella autenticazione di una procura speciale a vendere preparatoria del successivo contratto traslativo, violi il dovere di diligenza qualificata impostogli ai fini dell'identificazione del soggetto che rilascia detta procura, può essere chiamato a rispondere, a titolo di responsabilità contrattuale, in applicazione dei principi in tema di cd. contatto sociale qualificato, anche dei danni cagionati al terzo interessato all'acquisto in conseguenza di tale negligente identificazione, poiché il contratto d'opera professionale finalizzato al rilascio della procura speciale, benché formalmente concluso fra il notaio e il futuro venditore ed avente ad oggetto un negozio unilaterale, è fonte di obblighi di protezione pure nei confronti dell'aspirante compratore, il quale va qualificato come "terzo protetto dal contratto". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 aprile 2020, n.7746.




L’emergenza sanitaria da Covid-19 non elide il diritto di visita del genitore non affidatario

Genitore non collocatario - Diritto di visita - Emergenza sanitaria da Covid-19

La frequentazione, da parte del figlio minore, del genitore non affidatario costituisce attuazione del diritto alla bigenitorialità, diritto che assume rilievo sia nell’ordinamento costituzionale interno che nell’ordinamento internazionale (cfr. C. Cost., 25-01-2017, n. 17 e C. Cost., 12-04.2017 n. 76, C. Edu, 9-02-2017, Salarino c. Italia)

In caso di contrasto tra i genitori sulla sospensione delle visite a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’antinomia tra il diritto alla bigenitorialità e quello alla salute del minore va risolta nel senso che una compressione del diritto del minore a godere della bigenitorialità è lecita solo in presenza di oggettive e specifiche ragioni di tutela della salute propria nel caso concreto (per esempio in considerazione della specifica attività lavorativa prestata dal genitore, ovvero della provenienza da zone “rosse” o da contesti abitativi esposti in misura rilevante al pericolo di contagio, ovvero dell’utilizzo di mezzi di trasporti pubblici per raggiungere il minore) atteso che i decreti leggi e i decreti del P.C.M. fanno salvi espressamente gli spostamenti per raggiungere i figli minori presso l’altro genitore o comunque l’affidatario nel rispetto delle modalità previste nei provvedimenti di separazione e divorzio. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
TribunaleTorre Annunziata, 06 aprile 2020, n..




Proposte di concordato concorrenti e Covid-19: è necessario il differimento dell’adunanza dei creditori

Concordato preventivo - Proposte concorrenti - Termine a ritroso di 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori - Termini che scadono tra il 9 marzo 2020 e il 15 aprile 2020 - Sospensione ex art. 83 D.l. n. 18/20 - Differimento dell’adunanza dei creditori - Necessità - Fondamento

Concordato preventivo - Declaratoria di urgenza ex art. 83 D.l. n. 18/2020 - Nozione di grave pregiudizio

Al termine previsto per il deposito della proposta di concordato concorrente si applica la sospensione legale di cui all’art. 83 del D.l. n. 18/2020; ne consegue la necessità di differimento dell’adunanza dei creditori al fine di garantire la piena partecipazione dei soggetti legittimati.

In tema di concordato preventivo, il ritardato svolgimento dell’adunanza dei creditori non integra di per sé la nozione di grave pregiudizio di cui all’art. 83, comma 3, del D.l. n. 18/2020, identificabile con il nocumento concreto, effettivo e non altrimenti rimediabile che tutte le parti potrebbero subire a seguito del differimento del processo. Ne deriva che non sussistono i requisiti per la declaratoria d’urgenza ove l’istanza della debitrice sia stata presentata tardivamente (oltre il termine di legge per il deposito delle proposte concorrenti), stante la persistente possibilità per la società di compiere atti di straordinaria amministrazione ex art. 167 l.f.. (Gianluca Minniti) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 02 aprile 2020, n..




Proposte di concordato concorrenti e Covid-19: è necessario il differimento dell’adunanza dei creditori

Concordato preventivo - Proposte concorrenti - Termine a ritroso di 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori - Termini che scadono tra il 9 marzo 2020 e il 15 aprile 2020 - Sospensione ex art. 83 D.l. n. 18/20 - Differimento dell’adunanza dei creditori - Necessità - Fondamento

Concordato preventivo - Declaratoria di urgenza ex art. 83 D.l. n. 18/2020 - Nozione di grave pregiudizio

Al termine previsto per il deposito della proposta di concordato concorrente si applica la sospensione legale di cui all’art. 83 del D.l. n. 18/2020; ne consegue la necessità di differimento dell’adunanza dei creditori al fine di garantire la piena partecipazione dei soggetti legittimati.

In tema di concordato preventivo, il ritardato svolgimento dell’adunanza dei creditori non integra di per sé la nozione di grave pregiudizio di cui all’art. 83, comma 3, del D.l. n. 18/2020, identificabile con il nocumento concreto, effettivo e non altrimenti rimediabile che tutte le parti potrebbero subire a seguito del differimento del processo. Ne deriva che non sussistono i requisiti per la declaratoria d’urgenza ove l’istanza della debitrice sia stata presentata tardivamente (oltre il termine di legge per il deposito delle proposte concorrenti), stante la persistente possibilità per la società di compiere atti di straordinaria amministrazione ex art. 167 l.f.. (Gianluca Minniti) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 02 aprile 2020, n..




La sospensione ex art. 83 DL 18/2020 'Cura Italia' si applica a tutti i termini della procedura di concordato preventivo

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Concordato Preventivo c.d. con riserva – Termini – Sospensione ex art. 83 DL 18/2020 – Ricorrenza – Condizioni

La sospensione dei termini di cui all’art. 83 co. 1 DL n. 18/2020 si applica anche al decorso di ogni termine previsto nell’ambito della procedura di concordato preventivo, attesa la prevalenza della normativa dettata dal citato art. 83 rispetto alla eventuale dichiarazione resa ex art. 92 Ord. Giud., in assenza di particolari ragioni di urgenza segnalate dal creditore procedente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleRimini, 02 aprile 2020, n..




Covid-19: limiti e modalità di svolgimento del diritto di visita dei figli minori

Famiglia – Provvedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio – Emergenza COVID-19 – Limiti e modalità di svolgimento del diritto di visita dei figli minori

Durante il periodo di emergenza determinato dal virus COVID-19, il diritto-dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi deve sottostare alle limitazioni alla circolazione delle persone legalmente stabilite per ragioni sanitarie e ciò in particolare quando: a) il genitore provenga da un luogo ad alto tasso di contagio virale; b) non sia dimostrato che lo stesso abbia rigorosamente rispettato le prescrizioni imposte dalla normativa vigente; c) non sia chiaro se nell’abitazione di destinazione siano presenti altre persone, oltre al ricorrente.

Rimane tuttavia fermo il diritto del genitore di mantenere rapporti significativi e costanti con i figli anche attraverso strumenti telematici che consentano conversazioni in videochiamata con cadenza anche quotidiana. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleVasto, 02 aprile 2020, n..




Concordato preventivo: Covid-19 e differimento dell’adunanza dei creditori per consentire la presentazione di proposte concorrenti

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Termine di presentazione – Emergenza Covid-19 – Sospensione dei termini – Differimento dell’adunanza dei creditori

L’art. 83, comma 1, d.l. 17 marzo 2020 n. 83 – nella parte in cui ha imposto la sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, prevedendo che laddove il termine sia computato a ritroso e ricada in tutto o in parte nel periodo di sospensione venga differita l’udienza o l’attività da cui decorre sì da permetterne l’osservanza – si applica anche alla previsione di cui all’art. 161, comma 4, l.f. secondo la quale la proposta concorrente di concordato preventivo può essere presentata ‘non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori’. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleRoma, 02 aprile 2020, n..




Concordato preventivo: Covid-19 e differimento dell’adunanza dei creditori per consentire la presentazione di proposte concorrenti

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Termine di presentazione – Emergenza Covid-19 – Sospensione dei termini – Differimento dell’adunanza dei creditori

L’art. 83, comma 1, d.l. 17 marzo 2020 n. 83 – nella parte in cui ha imposto la sospensione dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, prevedendo che laddove il termine sia computato a ritroso e ricada in tutto o in parte nel periodo di sospensione venga differita l’udienza o l’attività da cui decorre sì da permetterne l’osservanza – si applica anche alla previsione di cui all’art. 161, comma 4, l.f. secondo la quale la proposta concorrente di concordato preventivo può essere presentata ‘non oltre trenta giorni prima dell’adunanza dei creditori’. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleRoma, 02 aprile 2020, n..




Progetto di riparto parziale del curatore: esclusa la sospensione del termine per il reclamo ex art. 83 DL 18/2020 'Cura Italia'

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Fallimento – Ripartizione dell'attivo – Deposito del progetto di riparto parziale – Termine per il reclamo – Dichiarazione di urgenza – Ricorrenza – Sospensione del termine ex art. 83 DL 18/2020 – Esclusione

In relazione al progetto di riparto parziale predisposto dal curatore ex art. 113 l. fall., in considerazione dell’entità della somma da ripartire e della necessità di favorire la circolazione del denaro, ricorrono le condizioni per dichiarare l’urgenza della trattazione ai sensi dell’art. 83 DL. 18/2020 (“Cura Italia”) al fine di escludere la sospensione dei termini per il reclamo, attesa la necessità di assicurare la tempestività dei pagamenti in questo periodo di emergenza sanitaria e di conseguente crisi economica per il fermo delle attività d’impresa. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) TribunaleForlì, 01 aprile 2020, n..




Richiesta di accesso alla cassa integrazione 'per emergenza Covid-19' da parte di società ammessa al concordato preventivo con riserva

Concordato preventivo con riserva – Richiesta di autorizzazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione all’accesso alla cassa integrazione “per emergenza Covid-19” – Qualificazione dell’atto come ordinaria amministrazione – Non luogo a provvedere

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., la richiesta avanzata dalla debitrice di autorizzazione ad accedere al beneficio della cassa integrazione in deroga “per emergenza Covid-19”, non determinando in sé un pregiudizio o un danno per il ceto creditorio, ma trattandosi di una libera scelta imprenditoriale, quale atto di ordinaria amministrazione e conservativo, non è soggetta ad autorizzazione da parte del tribunale, fermo restando che dovranno comunque valutarsene i riflessi sulla proposta definitiva. (Marco Rubino) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 27 marzo 2020, n..




Richiesta di accesso alla cassa integrazione 'per emergenza Covid-19' da parte di società ammessa al concordato preventivo con riserva

Concordato preventivo con riserva – Richiesta di autorizzazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione – Autorizzazione all’accesso alla cassa integrazione “per emergenza Covid-19” – Qualificazione dell’atto come ordinaria amministrazione – Non luogo a provvedere

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., la richiesta avanzata dalla debitrice di autorizzazione ad accedere al beneficio della cassa integrazione in deroga “per emergenza Covid-19”, non determinando in sé un pregiudizio o un danno per il ceto creditorio, ma trattandosi di una libera scelta imprenditoriale, quale atto di ordinaria amministrazione e conservativo, non è soggetta ad autorizzazione da parte del tribunale, fermo restando che dovranno comunque valutarsene i riflessi sulla proposta definitiva. (Marco Rubino) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 27 marzo 2020, n..




Locazione e ripartizione degli oneri delle riparazioni

Locazione - Affitto - Riparazioni - Regolamento negoziale degli oneri di riparazione - Legittimità - Inderogabilità dell'art. 1621 c.c. - Esclusione - Ragioni

In tema di contratto d'affitto, la "ratio" sottesa all'art. 1621 c.c. è quella di colmare eventuali carenze del regolamento negoziale in ordine alla ripartizione degli oneri delle riparazioni, sicché la predetta disposizione ha carattere dispositivo e può essere derogata convenzionalmente, non ostando a ciò alcun pubblico interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 marzo 2020, n.7574.




Revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare

Escussione del pegno successivamente alla dichiarazione di fallimento - Ammissibilità della revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare - Non opera esenzione di cui all’art. 4 del D.lgs. n. 170/2004 - Differenza tra pegno regolare ed irregolare - Mancanza di potere alla banca di disporre della polizza

In ipotesi di titoli oggetto di pegno regolare, è ammissibile la revocatoria fallimentare delle somme ricavate della vendita di detti beni a compensazione di eventuali crediti vantati dal garantito in quanto non rientranti nell’esenzione di cui all’art. 4 del d.lgs n. 170/2004.

Il pegno regolare non attribuisce alla banca la facoltà di disporre della polizza e del relativo diritto. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
TribunaleLatina, 27 marzo 2020, n..




Sopravvenuta adozione da parte del nuovo marito dell’ex coniuge ed obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne

Famiglia - Divorzio - Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne - Sopravvenuta adozione da parte del nuovo marito dell’ex coniuge - Revisione delle condizioni economiche - Ammissibilità - Condizioni

In tema di revisione delle condizioni economiche del divorzio riguardanti l'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ma non autosufficienti, la sopravvenuta adozione dei medesimi da parte del nuovo marito della madre, ove ne derivi il loro stabile inserimento nel contesto familiare creatosi, deve essere valutata dal giudice ai fini della modificazione dell'entità di tale mantenimento, ove risulti che l'adottante, benché privo del corrispondente obbligo giuridico, provveda comunque continuativamente e non solo occasionalmente alle esigenze e necessità quotidiane degli adottati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 marzo 2020, n.7555.




Infezione dopo ricovero in ospedale: nessuna responsabilità dei medici se sono stati seguiti i protocolli

Responsabilità professionale sanitaria per infezione contratta dal paziente – Archiviazione per assenza di colpa per il medico che ha osservato i protocolli delle Linee Guida della Società Scientifica di riferimento nel pre e post operatorio

In sede di valutazione della responsabilità del medico, anche se è plausibile la circostanza che l’infezione sia stata contratta in sala operatoria, sono esclusi possibili profili colposi nella condotta dei sanitari che hanno avuto in cura il paziente se sono stati seguiti i protocolli previsti dalle Linee Guida della Società Scientifica di riferimento, con adozione di tutte le misure preventive per evitare l’evento.

Pertanto, pur essendo plausibile la circostanza che l’infezione sia stata contratta in sede nosocomiale, nessuna responsabilità è ascritta a carico dei medici che hanno praticato la disinfezione del campo operatorio e la corretta profilassi antibiotica e tutti gli altri trattamenti richiesti, ivi comprese le visite di controllo successive all’intervento chirurgico e tutte le altre prestazioni sanitarie – farmacologiche e non – necessarie prima per evitare e dopo per curare l’infezione. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata)
TribunaleCosenza, 26 marzo 2020, n..




Il professionista deve informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo

Tribunale di Vicenza – Commercialisti – Responsabilità Professionale – Ricorso tributario con scarse probabilità di accoglimento – Danno da mancata definizione agevolata – Obbligo di informativa e dissuasione del cliente – Onere della prova in capo al professionista

Spetta al professionista informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo dal ricorrere alla Giustizia tributaria, indirizzandolo invece ad una forma di definizione agevolata dell’accertamento. L’onere probatorio dell’avvenuta corretta informazione al cliente grava pacificamente in capo al professionista. (Nicola Cera) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 26 marzo 2020, n..




Effetti della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano

Estinzione anticipata (125-sexies TUB) - Riduzione del costo del credito - Costo totale del credito (art. 121, lett. e) TUB) - Distinzione tra oneri up front e oneri recurring - Irrilevanza (Corte di Giustizia 11 settembre 2019 Lexitor) - Conseguenze processuali - Riduzione dei costi assicurativi - Indennizzo ex art. 125-sexies, comma 2 TUB

L’interpretazione “tradizionale” e radicata nell’ordinamento italiano dell’art. 125-sexies TUB, che escludeva gli oneri c.d. up front dal perimetro della riduzione del costo del credito cui il cliente ha diritto in sede di estinzione anticipata, non è più sostenibile all’esito della sentenza dalla Corte di Giustizia dell’11 settembre 2019 (c.d. Lexitor), che ha sancito che la riduzione deve includere tutti i costi a carico del consumatore, superando così inequivocabilmente la distinzione tra oneri up front e oneri recurring.

La diretta applicabilità dei principi sanciti dalla sentenza Lexitor discende dal fatto che la norma interna (125-sexies TUB) è trasposizione della regola sancita dalla direttiva (art. 16 direttiva 2008/48), e deve dunque essere letta in conformità a quest’ultima come interpretata dalla Corte di Giustizia.

La nuova interpretazione dell’art. 125-sexies TUB promossa dalla sentenza della Corte di Giustizia è vincolante anche nel decidere controversie relative ai contratti già in essere al momento dell’intervenire dell’arresto, in quanto l’eccezionale potere di limitare nel tempo gli effetti di una certa interpretazione di un precetto compete esclusivamente alla Corte di Giustizia nel contesto della stessa sentenza che la afferma; deve quindi escludersi l’ammissibilità di un nuova remissione alla Corte di Giustizia perché “riveda” il giudicato Lexitor modulando diversamente gli effetti di tale pronuncia.

Sulla base della nuova lettura dell’art. 125-sexies TUB, il cliente ha diritto alla riduzione di tutti i costi del credito in sede di estinzione anticipata; pertanto dovrà, in sede processuale, allegare 1) che il finanziamento rientra nel campo di applicazione del credito ai consumatori, 2) l’esercizio della facoltà di estinzione anticipata e 3) il trattenimento di costi a qualsiasi titolo da parte del finanziatore. È dunque divenuta irrilevante la qualifica dei costi (come recurring o come up front), o l’eventuale scarsa trasparenza del testo contrattuale in merito (che determinava la qualificazione come recurring). Tale “semplificazione” processuale esplica i suoi effetti anche nei processi già pendenti.
Il Giudice dovrà altresì - almeno incidentalmente - pronunciare la nullità della eventuale clausola contrattuale che escluda determinati oneri dalla riduzione del costo del credito per violazione dell’art. 125-sexies TUB.

Il finanziatore è corretto legittimato passivo della pretesa di riduzione del costo del credito anche nella parte relativa ai costi assicurativi (salvo regresso nei confronti dell’impresa assicuratrice). Ciò non in base ad un’assunzione volontaria dell’obbligo in thesi legalmente gravante sull’impresa assicurativa (sulla base del generale Accordo ABI-ANIA del 22 ottobre 2018 - di per sé derogabile dal finanziatore predisponente nel contesto del singolo contratto di credito) ma imperativamente in forza dell’art. 125-sexies TUB. La riduzione dei costi assicurativi avverrà secondo il criterio pro rata temporis, ovvero in base al criterio definito dal contratto (meno favorevole per il cliente), che deve tuttavia, a pena di inefficacia, essere conforme ai criteri definiti dagli artt. 22 comma 15-quater e 15-quinquies del d.l. 179/2012 e dell’art. 49 reg. Isvap n. 35/2020, oltre che chiaro e comprensibile per il cliente.

L’indennizzo di cui all’art. 125-sexies, comma secondo, TUB, ha primariamente la funzione di ristorare il finanziatore degli interessi perduti per l’estinzione anticipata del contratto in uno scenario colpito da un calo dei tassi di mercato rispetto al tasso convenuto sul capitale rimborsato anticipatamente, e inoltre, quella di permettere al finanziatore di recuperare eventuali spese amministrative generate dalla richiesta di rimborso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleTorino, 21 marzo 2020, n..




Sospensione dei termini di presentazione degli obblighi informativi periodici a causa dell’emergenza Covid-19

Concordato preventivo/accordo di ristrutturazione dei debiti - Obblighi informativi periodici - Sospensione al 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020

Sussistono i presupposti di legge ai fini della sospensione dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 degli obblighi informativi periodici da rendere durante il termine di cui all’art. 161, comma VI l.f., oltre che della proroga del termine per il deposito della proposta definitiva di concordato preventivo o, in alternativa, della domanda di omologa dell’accordo di ristrutturazione, ex art. 83 d.l. n. 18/20. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) TribunaleMilano, 19 marzo 2020, n..




Il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia della documentazione e dei contratti relativi ai rapporti bancari può essere esercitato senza alcuna restrizione attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale

Diritto del cliente ex art. 119, comma 4, TUB – Esercizio del diritto in corso di causa – Assenza di restrizioni attinenti alla eventuale fase giudiziale

Diritto del cliente ex art. 119, comma 4, TUB – Esercizio del potere in corso di causa – (In)formalità della richiesta – Conoscibilità da parte del giudice – Limite di utilità

Ordine di esibizione – Art. 210 cod. proc. civ. – Mezzo processuale – diritto del cliente ex art. 119 TUB – Rapporto tra le due norme

Il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia della documentazione e dei contratti relativi ai rapporti bancari ex art. 119, co. 4, TUB, può essere esercitato senza alcuna restrizione attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti con l’istituto di credito. Pertanto, l’esercizio di tale facoltà non può essere limitato né alla sola fase ante causam né al completo decorso del termine previsto dalla suddetta norma.

L’esercizio del potere previsto dall’art. 119, co. 4, TUB non è subordinato al rispetto di formalità espressive o di date vesti documentali, né deve rimanere necessariamente «affare riservato» delle parti del relativo contratto, potendo essere conosciuto dal giudice o transitare per lo stesso nel limite di utilità che la richiesta si mantenga entro la fase istruttoria del processo cui accede.

L’ordine di esibizione ex art. 210 cod. proc. civ. non rappresenta uno strumento alternativo rispetto a quello delineato dall’art. 119, co. 4, TUB, ma al più costituisce il mezzo processuale attraverso cui potrebbe esplicarsi il diritto conferito da quest’ultima norma, attinente al piano dei rapporti tra banca e correntista e, dunque, regolato dal diritto sostanziale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2020, n.6975.




Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti

La valutazione di realizzabilità economica del piano concordatario rientra a pieno titolo nell'ambito di valutazione del tribunale in ordine al mantenimento delle condizioni di ammissibilità del piano medesimo e della proposta di concordato.

Nel giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, il tribunale è quindi tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilità giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilità economica, intesa come realizzabilità di esso nei fatti, può essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi, con ciò ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta.

(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2020, n.7158.




Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti

La valutazione di realizzabilità economica del piano concordatario rientra a pieno titolo nell'ambito di valutazione del tribunale in ordine al mantenimento delle condizioni di ammissibilità del piano medesimo e della proposta di concordato.

Nel giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, il tribunale è quindi tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilità giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilità economica, intesa come realizzabilità di esso nei fatti, può essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi, con ciò ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta.

(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2020, n.7158.




Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti

La valutazione di realizzabilità economica del piano concordatario rientra a pieno titolo nell'ambito di valutazione del tribunale in ordine al mantenimento delle condizioni di ammissibilità del piano medesimo e della proposta di concordato.

Nel giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, il tribunale è quindi tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilità giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilità economica, intesa come realizzabilità di esso nei fatti, può essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi, con ciò ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta.

(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2020, n.7158.




Fattibilità del piano e convenienza della proposta: il giudizio del tribunale

Concordato preventivo – Fattibilità del piano – Convenienza della proposta – Giudizio di fattibilità del tribunale – Sindacato giudiziale della fattibilità economica – Ammissibilità – Limiti

La valutazione di realizzabilità economica del piano concordatario rientra a pieno titolo nell'ambito di valutazione del tribunale in ordine al mantenimento delle condizioni di ammissibilità del piano medesimo e della proposta di concordato.

Nel giudizio di ammissibilità della domanda di concordato preventivo, il tribunale è quindi tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore alla relativa procedura, nel senso che, mentre il controllo di fattibilità giuridica non incontra particolari limiti, quello concernente la fattibilità economica, intesa come realizzabilità di esso nei fatti, può essere svolto nei limiti della verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi, con ciò ponendosi il giudice nella prospettiva funzionale, propria della causa concreta.

(Fattispecie in cui la S.C. ha respinto il motivo di impugnazione con il quale il ricorrente lamentava che la valutazione della consistenza dei fondi rischi attiene alla fattibilità economica del concordato e come tale non sia giudizialmente sindacabile. Il tribunale aveva revocato l’ammissione al concordato ex art. 173 l. fall. approfondendo tra l’altro la questione della capienza del fondo rischi appostato nel piano, ritenendoli insufficienti ai fini dello scrutinio della complessiva realizzabilità del piano). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2020, n.7158.




Coronavirus e concordato preventivo: in assenza di specifiche ragioni d’urgenza, il termine di cui all’art. 161, comma 6, l.f. è sospeso

Concordato preventivo – Con riserva – Coronavirus – Sospensione del termine di cui all’art. 161, comma 6, l.f.

La pendenza della procedura concorsuale non integra di per sé il presupposto di cui all’art. 1 del decreto-legge 8 marzo 2020 n. 11 che sospende tutti i termini giudiziali fatta eccezione per  quelli relativi ai procedimenti di cui all’art. 2, comma 2, lett g) per i quali la ritardata trattazione può recare grave pregiudizio alle parti; ne consegue che, nella procedura di concordato preventivo, in assenza di ulteriori specifiche ragioni di urgenza che anche le parti coinvolte possono segnalare, deve ritenersi sospeso fino al 22 marzo 2020 il termine per il deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui all’art. 161, comma 6, l.f. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunalePadova, 13 marzo 2020, n..




La domanda di concordato con riserva può rivelare il perseguimento di finalità dilatorie

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Richiesta di concessione del termine ex art. 161, comma 6, l.fall. - Prova della volontà dilatoria - Esclusione - Fondamento - Domanda anticipata presentata all'ultimo momento utile - Abuso dello strumento concordatario - Sussistenza - Condizioni

La mera presentazione di una richiesta di concessione di un termine ex art. 161, commi 6 e 10, l.fall. costituisce un fatto neutro inidoneo di per sé a dimostrare la volontà del debitore di sfuggire alla dichiarazione di fallimento, giacché il mero differimento del procedimento prefallimentare che ne discende rimane neutralizzato dal fenomeno di consecuzione delle procedure concorsuali; nondimeno, la circostanza della presentazione della domanda anticipata di concordato all'ultimo momento utile può concorrere a dimostrare, unitamente ad altri elementi atti a rappresentare in termini abusivi il quadro d'insieme in cui l'iniziativa è stata assunta, il perseguimento di finalità dilatorie del tutto diverse dall'intenzione di regolare la crisi d'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n.7117.




Preconcordato: natura e funzione

Preconcordato ex art. 161, comma 6, l.fall. - Natura - Funzione - Documentazione della domanda - Diritto dell'imprenditore al termine per la presentazione - Sussistenza - Limiti

Il cd. preconcordato ex art. 161, comma 6, l.fall. costituisce una mera opzione di sviluppo del concordato, alternativa a quella prevista dai primi tre commi della medesima norma, imperniata sulla facoltà dell'imprenditore, che già ha assunto la qualità di debitore concordatario, di procrastinare il deposito di proposta, piano e relativa documentazione, al fine di anticipare i tempi dell'emersione della crisi, mediante una domanda anticipata corredata dai documenti previsti dal primo periodo del citato comma 6 (fatti salvi gli oneri di allegazione funzionali alla valutazione della natura di ordinaria o straordinaria amministrazione degli atti compiuti dall'imprenditore in pendenza della procedura ovvero delle istanze dallo stesso presentate) in un termine, concesso dal Tribunale, cui l'imprenditore ha diritto a meno che il Tribunale non rilevi "aliunde", fin da quel frangente, che l'iniziativa è assunta con abuso dello strumento concordatario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n.7117.




La mera presentazione di una richiesta di concessione di un termine ex art. 161, commi 6 e 10, l.fall. costituisce un fatto neutro inidoneo di per sé a dimostrare la volontà del debitore di sfuggire al fallimento

Concordato preventivo - Concordato con riserva - Richiesta di concessione del termine ex art. 161, comma 6, l.fall. - Prova della volontà dilatoria - Esclusione - Fondamento - Domanda anticipata presentata all'ultimo momento utile - Abuso dello strumento concordatario - Sussistenza - Condizioni

La mera presentazione di una richiesta di concessione di un termine ex art. 161, commi 6 e 10, l.fall. costituisce un fatto neutro inidoneo di per sé a dimostrare la volontà del debitore di sfuggire alla dichiarazione di fallimento, giacché il mero differimento del procedimento prefallimentare che ne discende rimane neutralizzato dal fenomeno di consecuzione delle procedure concorsuali; nondimeno, la circostanza della presentazione della domanda anticipata di concordato all'ultimo momento utile può concorrere a dimostrare, unitamente ad altri elementi atti a rappresentare in termini abusivi il quadro d'insieme in cui l'iniziativa è stata assunta, il perseguimento di finalità dilatorie del tutto diverse dall'intenzione di regolare la crisi d'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n.7117.




Responsabilità del condominio per danni cagionati da cosa comune ad una porzione di proprietà esclusiva

Condominio - Danni cagionati da cosa comune ad una porzione di proprietà esclusiva - Responsabilità del condominio "ex" art. 2051 c.c. - Configurabilità - Concorso del terzo nel danno - Conseguenze

Il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché tali cose non rechino pregiudizio ad alcuno, sicché risponde "ex" art. 2051 c.c. dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, ancorché tali danni siano causalmente imputabili anche al concorso del fatto di un terzo, prospettandosi in tal caso la situazione di un medesimo danno provocato da più soggetti per effetto di diversi titoli di responsabilità, che dà luogo ad una situazione di solidarietà impropria. Nondimeno, la conseguenza della corresponsabilità in solido, "ex" art. 2055 c.c., comporta che la domanda del condomino danneggiato vada intesa sempre come volta a conseguire per l'intero il risarcimento da ciascuno dei coobbligati, in ragione del comune contributo causale alla determinazione del danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 marzo 2020, n.7044.




Reclamo contro la sentenza di fallimento e conseguenze della irrituale o mancata costituzione del reclamato

Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Irrituale o mancata costituzione del reclamato - Conseguenze - Fattispecie

In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, in caso di irrituale costituzione o di mancata comparizione in udienza del reclamato il giudice, verificata la regolarità del contraddittorio, deve decidere il reclamo nel merito, non potendosi far discendere dalle predette circostanze il disinteresse processuale della parte a coltivare la domanda di fallimento. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la mancata costituzione del P.G. presso la Corte d'appello comportasse la rinuncia all'istanza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2020, n.7121.




Esercizio in corso di causa del diritto alla esibizione della documentazione bancaria

Operazioni bancarie in conto corrente - Contratto di conto corrente bancario - Omessa richiesta di ottenere documentazione ai sensi dell'art. 119 tub "ante causam" - Richiesta del cliente di esibizione degli estratti conto in corso di causa - Ammissibilità - Fondamento

La norma dell'art. 119, comma 4, TUB - nell'ammettere il diritto del cliente di ottenere banca copia dei documenti di contratto e di esecuzione dei rapporti bancari - non contempla nessuna limitazione che risulti in un qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra cliente e istituto di credito.

Non può dunque risultare corretta una soluzione che limiti l'esercizio di questo potere alla fase anteriore all'avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della banca; nè tanto meno una soluzione che addirittura pretenda il completo decorso del termine stabilito dalla norma perchè la banca consegni la documentazione contrattuale e contabile richiesta dal cliente. Simili ricostruzioni non risultano solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge. Tendono, in realtà, a trasformare uno strumento di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo: in via indebita facendo transitare la richiesta di documentazione del cliente dalla figura della libera facoltà a quella, decisamente diversa, del vincolo dell'onere, così pure introducendo un'arbitraria limitazione dell'esercizio del diritto di azione (cfr., in specie, Cass. n. 11554/2017)...nè, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare  riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso.. con il limite di utilità, per il caso di esercizio in viagiudiziale della facoltà di cui all'art. 119, che la richiesta si mantenga entro i confini della fase istruttoria del processo cui accede.

Il titolare di un rapporto bancario ha sempre diritto di ottenere copia della documentazione dei rapporti bancari - e anche in sede giudiziaria -, "non potrebbe comunque ritenersi corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto dell'art. 210 c.p.c." (cfr., in specie, le pronunce di Cass. n. 31649/2019; Cass., n. 3875/2019; Cass. n. 27769/2019). (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 marzo 2020, n.6975.




Inammissibilità del concordato e regolamento preventivo di giurisdizione

Fallimento – Concordato preventivo – Decreto di ammissione – Proponibilità regolamento preventivo di giurisdizione – Esclusione – Fondamento

Il decreto con il quale il tribunale, ritenendo ammissibile la proposta di concordato preventivo, dichiara aperta la relativa procedura, integra una pronuncia di merito incidente su posizioni di diritto soggettivo (impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 cost.) e, pertanto, preclude la proponibilità del regolamento preventivo di giurisdizione, ai sensi dell'art. 41 c.p.c.. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 11 marzo 2020, n.7007.




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A.: determinazione del contenzioso incluso

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Irrilevanza dell’oggetto del contenzioso, salve le ipotesi espressamente escluse

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso avente ad oggetto conto corrente estinto – Estensione del requisito di funzionalità del rapporto contrattuale dedotto in giudizio

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Nuovo giudizio introdotto dopo l’estinzione del giudizio pendente alla data della cessione aziendale

L'art. 3.1.2, lettera b) (vii) del contratto di cessione dell’azienda bancaria menziona espressamente, tra le "Passività Incluse", quelle appunto derivanti da contenziosi civili relativi a giudizi già pendenti alla data di Esecuzione, escludendo dal perimetro della cessione i soli contenziosi non ancora pendenti e quelli riguardanti le "controversie con azionisti delle Banche in LCA e con obbligazionisti convertibili e/o subordinati". Non si ritiene, pertanto, condivisibile quanto ritenuto da una parte della giurisprudenza di merito, in forza della quale il contenzioso può considerarsi incluso solo se avente ad oggetto attività e passività espressamente incluse, atteso che il contenzioso pregresso, sulla base della chiara formulazione del contratto ed anche della classificazione delle passività nell’ambito del D.L., rappresenta di per sé una categoria ricompresa nell’ambito del genere Passività incluse.

Si ritiene, pertanto, di aderire ad una interpretazione della previsione contrattuale relativa alle passività incluse in forza della quale le posizioni passive derivanti da contenzioso passino ad ISP quando siano oggetto di contenzioso pregresso, a prescindere dall’oggetto della controversia e salve le ipotesi espressamente escluse.

Non è condivisibile la deduzione per cui il debito da restituzione derivante da rapporti estinti non possa essere ricompreso nel perimetro della cessione, perché in caso di rapporto estinto non vi sarebbe il requisito della funzionalizzazione all’esercizio dell’attività di impresa previsto dall’art. 3.1.2 sub a) e b) del contratto di cessione. La funzionalizzazione del rapporto da cui nasce il debito all’esercizio dell’impresa bancaria è un requisito immanente, che discende dalla natura del rapporto da cui trae origine e non viene meno con il venir meno del rapporto. Infatti, il debito da restituzione dedotto, nel caso di specie, nasce dalla illegittima applicazione di oneri e spese su un rapporto di conto corrente. Il rapporto di conto corrente è un rapporto funzionale all’esercizio dell’impresa bancaria ed il fatto che il rapporto sia estinto non fa venir meno la circostanza che il debito da restituzione tragga origine da una nullità relativa ad un contratto di conto corrente e che sia connesso ed inerente all’esercizio dell’impresa bancaria.

Non vale ad escludere la natura di contenzioso pregresso la circostanza che il giudizio originario (introdotto dalla impresa ricorrente nei confronti di Veneto Banca s.p.a.) si sia estinto e, successivamente, sia stato introdotto nuovamente nei confronti di Intesa San Paolo con ricorso notificato in data 9.05.2019. Infatti, la pendenza del giudizio al momento della esecuzione dell’accordo di cessione ha determinato il passaggio della relativa posizione sostanziale ad Intesa Sanpaolo. La legittimazione processuale segue la relativa posizione sostanziale, non essendo possibile nel nostro ordinamento una dissociazione tra posizione sostanziale e processuale, salvo le ipotesi di sostituzione processuale previste dalla legge. (Riccardo Sappa) (riproduzione riservata)
TribunaleVerbania, 10 marzo 2020, n..




Cessione di azienda tra le Banche Venete e Intesa Sanpaolo S.p.A.: determinazione del contenzioso incluso

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Irrilevanza dell’oggetto del contenzioso, salve le ipotesi espressamente escluse

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso avente ad oggetto conto corrente estinto – Estensione del requisito di funzionalità del rapporto contrattuale dedotto in giudizio

Successione di Intesa Sanpaolo S.p.A. nel contenzioso pregresso – Nuovo giudizio introdotto dopo l’estinzione del giudizio pendente alla data della cessione aziendale

L'art. 3.1.2, lettera b) (vii) del contratto di cessione dell’azienda bancaria menziona espressamente, tra le "Passività Incluse", quelle appunto derivanti da contenziosi civili relativi a giudizi già pendenti alla data di Esecuzione, escludendo dal perimetro della cessione i soli contenziosi non ancora pendenti e quelli riguardanti le "controversie con azionisti delle Banche in LCA e con obbligazionisti convertibili e/o subordinati". Non si ritiene, pertanto, condivisibile quanto ritenuto da una parte della giurisprudenza di merito, in forza della quale il contenzioso può considerarsi incluso solo se avente ad oggetto attività e passività espressamente incluse, atteso che il contenzioso pregresso, sulla base della chiara formulazione del contratto ed anche della classificazione delle passività nell’ambito del D.L., rappresenta di per sé una categoria ricompresa nell’ambito del genere Passività incluse.

Si ritiene, pertanto, di aderire ad una interpretazione della previsione contrattuale relativa alle passività incluse in forza della quale le posizioni passive derivanti da contenzioso passino ad ISP quando siano oggetto di contenzioso pregresso, a prescindere dall’oggetto della controversia e salve le ipotesi espressamente escluse.

Non è condivisibile la deduzione per cui il debito da restituzione derivante da rapporti estinti non possa essere ricompreso nel perimetro della cessione, perché in caso di rapporto estinto non vi sarebbe il requisito della funzionalizzazione all’esercizio dell’attività di impresa previsto dall’art. 3.1.2 sub a) e b) del contratto di cessione. La funzionalizzazione del rapporto da cui nasce il debito all’esercizio dell’impresa bancaria è un requisito immanente, che discende dalla natura del rapporto da cui trae origine e non viene meno con il venir meno del rapporto. Infatti, il debito da restituzione dedotto, nel caso di specie, nasce dalla illegittima applicazione di oneri e spese su un rapporto di conto corrente. Il rapporto di conto corrente è un rapporto funzionale all’esercizio dell’impresa bancaria ed il fatto che il rapporto sia estinto non fa venir meno la circostanza che il debito da restituzione tragga origine da una nullità relativa ad un contratto di conto corrente e che sia connesso ed inerente all’esercizio dell’impresa bancaria.

Non vale ad escludere la natura di contenzioso pregresso la circostanza che il giudizio originario (introdotto dalla impresa ricorrente nei confronti di Veneto Banca s.p.a.) si sia estinto e, successivamente, sia stato introdotto nuovamente nei confronti di Intesa San Paolo con ricorso notificato in data 9.05.2019. Infatti, la pendenza del giudizio al momento della esecuzione dell’accordo di cessione ha determinato il passaggio della relativa posizione sostanziale ad Intesa Sanpaolo. La legittimazione processuale segue la relativa posizione sostanziale, non essendo possibile nel nostro ordinamento una dissociazione tra posizione sostanziale e processuale, salvo le ipotesi di sostituzione processuale previste dalla legge. (Riccardo Sappa) (riproduzione riservata)
TribunaleVerbania, 10 marzo 2020, n..




Concordato preventivo: l’avvocato che assiste l’imprenditore deve verificare la fattibilità della proposta

Concordato preventivo - Preparazione e presentazione della domanda - Inadempimento dell’avvocato al mandato professionale

L’avvocato che assiste l’imprenditore nella preparazione e presentazione della domanda di concordato preventivo è tenuto, in adempimento al mandato professionale ricevuto, a rilevare quelle criticità della proposta che ne possono compromettere l’esito ed altresì la conformità della domanda di concordato al modello legale con riferimento alla sua fattibilità giuridica.

L’inadempimento a detti obblighi, tra i quali vi è anche quello di dissuadere l’imprenditore dal presentare una domanda non conforme al modello giuridico, costituisce grave violazione non solo della diligenza e perizia qualificata e dei doveri di controllo e di coordinamento degli altri professionisti e di informazione imposti dalla particolare diligenza qualificata ex art. 1176, secondo comma c.c., ma anche dei doveri generali di diligenza, ove tali violazioni si siano risolte nel deposito di una domanda di concordato ex ante non idonea, in quanto manifestamente e giuridicamente non fattibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleMonza, 10 marzo 2020, n..




Consenso unanime dei condomini per l'atto di approvazione o revisione delle tabelle millesimali

Tabelle millesimali condominiali - Approvazione o revisione - Consenso unanime dei condomini – Necessità - Condizioni

Per l'atto di approvazione delle tabelle millesimali e per quello di revisione delle stesse, è sufficiente la maggioranza qualificata di cui all'art. 1136, comma 2, c.c., ogni qual volta l'approvazione o la revisione avvengano con funzione meramente ricognitiva dei valori e dei criteri stabiliti dalla legge; viceversa, la tabella da cui risulti espressamente che si sia inteso derogare al regime legale di ripartizione delle spese, ovvero approvare quella "diversa convenzione", di cui all'art. 1123, comma 1, c.c., rivelando la sua natura contrattuale, necessita dell'approvazione unanime dei condomini. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 marzo 2020, n.6735.




L’art. 614-bis c.p.c. non può applicarsi al padre che non visita il figlio

Genitore non collocatario – Dovere di visitare il figlio minore – Coercizione indiretta ex art. 614-bis cod. proc. civ. – Inammissibilità

Il diritto-dovere di visita del figlio minore che spetta al genitore non collocatario non è suscettibile di coercizione neppure nella forma indiretta di cui all'art. 614-bis cod. proc. civ. trattandosi di una potere-funzione che, non sussumibile negli obblighi la cui violazione integra, ai sensi dell'art. 709-ter cod. proc. civ., una "grave inadempienza", è destinato a rimanere libero nel suo esercizio quale esito di autonome scelte che rispondono, anche, all'interesse superiore del minore ad una crescita sana ed equilibrata. (principio di diritto espresso in sentenza)(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2020, n.6471.




Il diritto dovere di visita del genitore non collocatario non è suscettibile di coercizione

Affidamento dei figli - Genitore non collocatario - Dovere di mantenere rapporti con la prole - Condanna ad un "facere infungibile" - Misure di coercizione indiretta - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

In tema di rapporti con la prole minore, il diritto dovere di visita del genitore non collocatario non è suscettibile di coercizione, neppure nelle forme indirette previste dall’art. 614 bis c.p.c., trattandosi di un “potere-funzione” che, non essendo sussumibile negli obblighi la cui violazione integra una grave inadempienza ex art. 709 ter c.p.c., è destinato a rimanere libero nel suo esercizio, quale esito di autonome scelte che rispondono anche all’interesse superiore del minore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2020, n.6471.




Avvocato: la maggiorazione del compenso per la difesa di più persone non dipende dalla riunione di più processi e il giudice non ha l’obbligo di riconoscerla

Avvocato – Compenso – Maggiorazione – Condizioni – Difesa di più persone

In tema di maggiorazione del compenso dell’avvocato di cui al D.M. n. 55 del 2014, art. 12, n. 2, la norma prevede che il compenso "può, di regola, essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20 per cento", e ciò anche quando l’aumento del numero delle parti assistite dipenda dalla riunione di diversi procedimenti; ne deriva da un lato che il giudice di merito ha la facoltà, e non l’obbligo, di riconoscere la maggiorazione di cui si discute; e, dall’altro lato, che detta maggiorazione non dipende dalla riunione di più processi, ma piuttosto dal fatto che, anche per effetto della riunione, l’avvocato si trovi a difendere più soggetti nello stesso procedimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 marzo 2020, n.6005.




Deliberazione di assegnazione di parti comuni in proprietà esclusiva ad alcuni condomini

Condominio – Deliberazione di assegnazione di parti comuni in proprietà esclusiva ad alcuni condomini – Unanimità – Necessità – Fondamento

La deliberazione condominiale con la quale vengono assegnate parti comuni (nella specie, una caldaia) in proprietà esclusiva ad alcuni condomini richiede l'unanimità degli stessi, incidendo sulla pregressa comproprietà originaria "ex lege" di parti comuni e comportando l'esclusione dal vincolo reale di alcuni dei condomini. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 marzo 2020, n.6090.




Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica e credito del subappaltatore, intervengono le Sezioni Unite

Appalto di opere pubbliche – Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica – Effetti sul credito dell’appaltatore

Alla luce del principio secondo cui, in caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica, il meccanismo delineato dal D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 118, comma 3 - che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti effettuati da quest'ultimo al subappaltatore deve ritenersi riferito all'ipotesi in cui il rapporto di appalto sia in corso con un'impresa in bonis e, dunque, non è applicabile nel caso in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto si scioglie; ne consegue che al curatore è dovuto dalla stazione appaltante il corrispettivo delle prestazioni eseguite fino all'intervenuto scioglimento del contratto e che il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale dell'appaltatore come gli altri, da soddisfare nel rispetto della par condicio creditorum e dell'ordine delle cause di prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 marzo 2020, n.5685.




Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica e credito del subappaltatore, intervengono le Sezioni Unite

Appalto di opere pubbliche – Fallimento dell'appaltatore di opera pubblica – Effetti sul credito dell’appaltatore

Alla luce del principio secondo cui, in caso di fallimento dell'appaltatore di opera pubblica, il meccanismo delineato dal D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 118, comma 3 - che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti in favore dell'appaltatore, in attesa delle fatture dei pagamenti effettuati da quest'ultimo al subappaltatore deve ritenersi riferito all'ipotesi in cui il rapporto di appalto sia in corso con un'impresa in bonis e, dunque, non è applicabile nel caso in cui, con la dichiarazione di fallimento, il contratto di appalto si scioglie; ne consegue che al curatore è dovuto dalla stazione appaltante il corrispettivo delle prestazioni eseguite fino all'intervenuto scioglimento del contratto e che il subappaltatore deve essere considerato un creditore concorsuale dell'appaltatore come gli altri, da soddisfare nel rispetto della par condicio creditorum e dell'ordine delle cause di prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 marzo 2020, n.5685.




Riparto fallimentare e deposito delle somme non riscosse: distinzione tra il regime attuale e quello previgente

Fallimento – Ripartizione finale – Creditori irreperibili o che non si presentano – Deposito presso l’ufficio postale – Effetti – Confronto tra regime attuale e previgente

Il senso normativo dell’ultimo periodo dell’art. 117, comma 3, legge fall. traspare immediato non appena si venga a comparare il testo della versione originaria della norma con quello introdotto dalla riforma del 2006.
Laddove quest’ultimo stabilisce che le somme rimaste depositate e non riscosse divengono, trascorso un dato periodo di tempo, disponibili per un’ulteriore distribuzione a vantaggio dei creditori ancora interessati, il vecchio testo provvede alle stesse secondo una prospettiva affatto diversa. Il riferimento alla quietanza, di cui al certificato di deposito, altro non può significare che l’avvenuto deposito presso l’istituto designato vale come distribuzione delle somme al creditore, quand’anche questi non si sia presentato ovvero sia rimasto irreperibile.
Se il regime attuale ha un’ottica fermata sulla concorsualità tra i creditori del fallito, dunque, quello originario si concentrava invece sul rapporto sussistente tra fallito e singolo creditore.
Nel regime originario della legge fallimentare, in altri termini, il deposito delle somme fatto dalla procedura veniva a innestare un rapporto contrattuale in modo diretto corrente tra il creditore - non presentato o irreperibile - e l’istituto depositario. La richiamata "quietanza" rispondeva, quindi, al "pagamento" posto in essere dalla procedura a mezzo deposito liberatorio (come sostanzialmente intestato al creditore che si è disperso): con la medesima forza effettuale, cioè, di cui è dotato il deposito previsto dalla norma dell’art. 1210 c.c..
Del resto, la simmetria tra la posizione del creditore, che (dopo avere fatto domanda di insinuazione) risulta disperso al tempo della distribuzione del ricavato, e la posizione del creditore messo in mora, secondo le regole del codice civile, appare del tutto manifesta.

Nel regime sostituito dalla riforma del 2006, le somme rimaste non riscosse non fanno più parte della massa attiva del fallimento, nè sono più nella disponibilità degli organi della procedura, perché non sono più, prima di ogni altra cosa, di proprietà del debitore ex-fallito (così la disposizione di base dettata dall’art. 2010 c.c., comma 2: "eseguito il deposito... il debitore non può più ritirarlo ed è liberato dalla sua obbligazione").

Di conseguenza, nel contesto del regime originario della legge fallimentare un problema di (eventuale) rapporto tra diritto del creditore insoddisfatto e somme destinate ad altro creditore del comune debitore - come mediato, cioè, dalla responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c., di quest’ultimo - non aveva proprio alcuno spazio per risultare proponibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2020, n.5618.




Natura dell’eccezione di esenzione da revocatoria fallimentare

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Eccezione in senso stretto – Esclusione – Rilevabilità d’ufficio

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Rimesse eseguite su un conto che non consente l'effettivo riutilizzo del denaro – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. – Applicabilità – Esclusione

L’esenzione da revocatoria di cui all’art. 67, terzo comma, lettera b), l. fall., non costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto, perchè l’art. 67 l. fall. per un verso non riserva in modo espresso il rilievo dell’eccezione alla parte e l’allegazione dell’esenzione non corrisponde - come invece avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione - all'esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare necessariamente in giudizio perché si verifichi il mutamento della situazione giuridica; per altro verso, nell’elencare le ipotesi di esenzione, dispone che i pagamenti eseguiti a favore di determinati soggetti o in date circostanze “non sono soggetti all’azione revocatoria”, sicché sembra configurare un elemento negativo della fattispecie che, in quanto tale, ben può essere accertato dal giudice d’ufficio.

L'esenzione stabilita dall'art. 67 terzo comma, lettera b), l.fall. e la limitazione degli effetti della revocatoria prevista dall'art.70 l.fall., sono destinate ad operare esclusivamente nei rapporti nei quali il correntista/debitore, effettuato un pagamento, abbia la possibilità di riutilizzare il denaro esistente sul conto e, su tale presupposto, mirano ad evitare che versamenti funzionali a nuovi impieghi da parte del correntista o comunque seguiti da nuovi impieghi possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo l'accipiens al rischio di dover restituire ben più di quanto si sia risolto effettivamente a suo vantaggio, e non sono quindi applicabili in presenza di un conto aperto al solo scopo di consentire al correntista di ridurre l'ammontare del proprio debito verso la banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 28 febbraio 2020, n..




Natura dell’eccezione di esenzione da revocatoria fallimentare

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Eccezione in senso stretto – Esclusione – Rilevabilità d’ufficio

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Rimesse eseguite su un conto che non consente l'effettivo riutilizzo del denaro – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. – Applicabilità – Esclusione

L’esenzione da revocatoria di cui all’art. 67, terzo comma, lettera b), l. fall., non costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto, perchè l’art. 67 l. fall. per un verso non riserva in modo espresso il rilievo dell’eccezione alla parte e l’allegazione dell’esenzione non corrisponde - come invece avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione - all'esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare necessariamente in giudizio perché si verifichi il mutamento della situazione giuridica; per altro verso, nell’elencare le ipotesi di esenzione, dispone che i pagamenti eseguiti a favore di determinati soggetti o in date circostanze “non sono soggetti all’azione revocatoria”, sicché sembra configurare un elemento negativo della fattispecie che, in quanto tale, ben può essere accertato dal giudice d’ufficio.

L'esenzione stabilita dall'art. 67 terzo comma, lettera b), l.fall. e la limitazione degli effetti della revocatoria prevista dall'art.70 l.fall., sono destinate ad operare esclusivamente nei rapporti nei quali il correntista/debitore, effettuato un pagamento, abbia la possibilità di riutilizzare il denaro esistente sul conto e, su tale presupposto, mirano ad evitare che versamenti funzionali a nuovi impieghi da parte del correntista o comunque seguiti da nuovi impieghi possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo l'accipiens al rischio di dover restituire ben più di quanto si sia risolto effettivamente a suo vantaggio, e non sono quindi applicabili in presenza di un conto aperto al solo scopo di consentire al correntista di ridurre l'ammontare del proprio debito verso la banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
AppelloMilano, 28 febbraio 2020, n..




Diritti quesiti nel fallimento. Cessione dei crediti: efficacia riguardo al debitore ceduto e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale

Insinuazione allo stato passivo – Poteri del giudice – Accertamento d’ufficio della fondatezza della domanda – Onere della prova della sussistenza del proprio diritto da parte del soggetto che propone domanda

Cessione dei crediti – Efficacia riguardo al debitore ceduto – Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – Art. 58, comma 4, T.U.B. – Effetto sostitutivo – Produzione degli effetti previsti dall’art. 1264, co. 2, cod. civ.

Cessione dei crediti – Condizioni di applicabilità dell’art. 58, comma 2, T.U.B. – Notizia di una cessione già avvenuta – Contenuto informativo minimo

In tema di insinuazione allo stato passivo non vi è spazio per la formazione di «diritti quesiti», sicché il soggetto che chiede l’ammissione ha l’onere di provare la piena sussistenza di tutte le condizioni richieste per poter partecipare al riparto dell’attivo e, al tempo stesso, il giudice è tenuto ad accertare anche d’ufficio il fondamento giuridico della domanda proposta.

Ai sensi dell’art. 58, co. 4, TUB, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale vale a impedire l’eventualità di pagamenti liberatori nel caso in cui il debitore ceduto, nonostante la sopravvenuta cessione, versi la propria prestazione nelle mani del cedente. Pertanto, la disposizione riveste carattere «sostitutivo» solo rispetto alla notifica della cessione al debitore ceduto o alla sua accettazione, di cui alla norma dell’art. 1264, co. 2, cod. civ.

Il testo della norma dell’art. 58, co. 2, TUB impone un «contenuto informativo minimo», stabilendo che l’iscrizione nel registro delle imprese e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale danno notizia di una cessione avvenuta, senza che tuttavia siano specificati i contorni dei crediti che ne sono oggetto né la reale validità/efficacia dell’operazione posta in essere. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2020, n.5617.




Mutuo fondiario, limite di finanziabilità ex art. 38 TUB e sospensione dell'efficacia esecutiva

Mutuo fondiario - Limite di finanziabilità ex art. 38 TUB - Sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo

Va sospesa l’efficacia esecutiva di un titolo quando da una perizia di stima dell’immobile, pur applicando i valori massimi registrati dall’OMI (e ridotti del 20%) in epoca prossima alla conclusione del contratto per la zona censuaria di riferimento, risulta in ogni caso superato il limite di finanziabilità previsto dall’art. 38, co. 2 TUB. Nel caso di specie, è stato considerato quale limite di finanziabilità il 100% del valore dell’immobile, in ragione delle fideiussioni specifiche rilasciate a garanzia della restituzione del mutuo (mutuo di euro 900.000,00 a fronte di un immobile del valore di euro 558.000,00). (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) TribunaleLucca, 28 febbraio 2020, n..




Funzione assistenziale, compensativa e perequativa dell'assegno divorzile

Divorzio - Assegno in favore dell’ex coniuge - Funzione assistenziale, compensativa e perequativa - Fattispecie

L'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge ha natura assistenziale, ma anche perequativo-compensativa, discendente direttamente dal principio costituzionale di solidarietà, che conduce al riconoscimento di un contributo volto non a conseguire l'autosufficienza economica del richiedente sulla base di un parametro astratto, bensì un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella vita familiare in concreto, tenendo conto in particolare delle aspettative professionali sacrificate, fermo restando che la funzione equilibratrice non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. (In applicazione di questi principi la S.C. ha cassato con rinvio la decisione della corte di merito, in quanto, a fronte dell'adeguata valutazione dei redditi da lavoro dell'ex marito, non era stata operata alcuna quantificazione di quelli della ex moglie, essendo mancata anche la valutazione in ordine al contributo fornito dal coniuge economicamente più debole, alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell'altro coniuge). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 febbraio 2020, n.5603.




Procedimento disciplinare a carico degli avvocati: per comportare una lesione del diritto di difesa, la mancata partecipazione deve essere determinata da un impedimento reale

Giudizi disciplinari - Mancata partecipazione all'udienza innanzi al Consiglio dell'ordine del difensore dell'incolpato - Assenza di reale impedimento - Lesione del diritto di difesa - Esclusione

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la partecipazione del difensore designato all'udienza innanzi al Consiglio dell'ordine (nella specie territoriale) costituisce una libera scelta di quest'ultimo, per cui, per comportare una lesione del diritto di difesa, la mancata partecipazione deve essere determinata da un impedimento reale, che presenti, cioè, caratteristiche tali da non risolversi in una mera difficoltà. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 febbraio 2020, n.5596.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 27 febbraio 2020, n..




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 27 febbraio 2020, n..




Concordato con riserva e autorizzazione al pagamento della rata della Definizione agevolata 2018

Concordato preventivo – Definizione agevolata 2018 – Adesione del debitore prima della domanda di concordato con riserva ex art. 161, comma 6, l.f. – Autorizzazione al pagamento della rata

Il debitore che, dopo aver aderito alla Definizione agevolata 2018 (c.d. rottamazione ter), presenti domanda di concordato preventivo con riserva ai sensi dell’art. 161, comma 6, legge fall., può essere autorizzato, ai sensi del successivo comma 7, al pagamento della rata in scadenza del piano di pagamento della definizione agevolata qualora ciò consenta di evitare un aggravamento del passivo in danno ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleBusto Arsizio, 26 febbraio 2020, n..




Ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite

Divorzio - Pensione di reversibilità - Concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite - Determinazione delle rispettive quote - Criteri - Convivenza prematrimoniale - Rilevanza - Condizioni

La ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite, deve essere effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei matrimoni, ponderando ulteriori elementi correlati alla finalità solidaristica dell'istituto, tra i quali la durata delle convivenze prematrimoniali, dovendosi riconoscere alla convivenza "more uxorio" non una semplice valenza "correttiva" dei risultati derivanti dall'applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensì un distinto ed autonomo rilievo giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale, tenendo tuttavia distinta la durata della convivenza prematrimoniale da quella del matrimonio - cui soltanto si riferisce il criterio legale -, e senza individuare nell'entità dell'assegno divorzile un limite legale alla quota di pensione attribuibile all'ex coniuge, data la mancanza di qualsiasi indicazione normativa in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 febbraio 2020, n.5268.




Sanzioni Consob e tassatività delle fattispecie: insussistenza della responsabilità dei Consiglieri di sorveglianza per concorso omissivo quoad functionem in assenza di illecito in capo ai Consiglieri di gestione

Sanzioni Consob – Consiglieri di sorveglianza di società quotata – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Relazione sulla corporate governance – Contenuto – Omissione di informazioni – Consiglieri di sorveglianza – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Sanzioni Consob – Principio di legalità della pena – Principio di tassatività e sufficiente determinatezza delle sanzioni

Il concorso omissivo dei Consiglieri di sorveglianza di una società quotata nell’illecito dei Consiglieri di gestione presuppone la configurabilità di un illecito in capo a questi ultimi.

Dal momento che il legislatore non ha previsto alcuna sanzione in capo ai Consiglieri di gestione per l’omissione nella relazione annuale sul governo societario delle informazioni che non rientrano tra quelle previste dal comma 2, lett. a) dell’articolo 123 bis TUF, non è possibile individuare un concorso quoad functionem dei Consiglieri di sorveglianza nella relativa omissione.

Il principio di legalità della pena è ricavabile anche per le sanzioni amministrative dall’art. 25, secondo comma, della Costituzione, in base al quale è necessario che sia la legge a configurare, con sufficienza adeguata alla fattispecie, i fatti da punire; da tale principio discende il corollario della tassatività e sufficiente determinatezza delle norme sanzionatorie che, per un verso, vuole evitare che, in contrasto con il principio della divisione dei poteri, l’autorità amministrativa o il giudice assumano un ruolo creativo, individuando in luogo del legislatore il confine tra il lecito e l’illecito e, per un altro verso, intende garantire la libera autodeterminazione individuale, permettendo al destinatario della norma penale di apprezzare a priori le conseguenze giuridico-penali della propria condotta. (Eva R. Desana) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 25 febbraio 2020, n.4962.




Sanzioni Consob e tassatività delle fattispecie: insussistenza della responsabilità dei Consiglieri di sorveglianza per concorso omissivo quoad functionem in assenza di illecito in capo ai Consiglieri di gestione

Sanzioni Consob – Consiglieri di sorveglianza di società quotata – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Relazione sulla corporate governance – Contenuto – Omissione di informazioni – Consiglieri di sorveglianza – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Sanzioni Consob – Principio di legalità della pena – Principio di tassatività e sufficiente determinatezza delle sanzioni

Il concorso omissivo dei Consiglieri di sorveglianza di una società quotata nell’illecito dei Consiglieri di gestione presuppone la configurabilità di un illecito in capo a questi ultimi.

Dal momento che il legislatore non ha previsto alcuna sanzione in capo ai Consiglieri di gestione per l’omissione nella relazione annuale sul governo societario delle informazioni che non rientrano tra quelle previste dal comma 2, lett. a) dell’articolo 123 bis TUF, non è possibile individuare un concorso quoad functionem dei Consiglieri di sorveglianza nella relativa omissione.

Il principio di legalità della pena è ricavabile anche per le sanzioni amministrative dall’art. 25, secondo comma, della Costituzione, in base al quale è necessario che sia la legge a configurare, con sufficienza adeguata alla fattispecie, i fatti da punire; da tale principio discende il corollario della tassatività e sufficiente determinatezza delle norme sanzionatorie che, per un verso, vuole evitare che, in contrasto con il principio della divisione dei poteri, l’autorità amministrativa o il giudice assumano un ruolo creativo, individuando in luogo del legislatore il confine tra il lecito e l’illecito e, per un altro verso, intende garantire la libera autodeterminazione individuale, permettendo al destinatario della norma penale di apprezzare a priori le conseguenze giuridico-penali della propria condotta. (Eva R. Desana) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 25 febbraio 2020, n.4962.




Sanzioni Consob e tassatività delle fattispecie: insussistenza della responsabilità dei Consiglieri di sorveglianza per concorso omissivo quoad functionem in assenza di illecito in capo ai Consiglieri di gestione

Sanzioni Consob – Consiglieri di sorveglianza di società quotata – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Relazione sulla corporate governance – Contenuto – Omissione di informazioni – Consiglieri di sorveglianza – Concorso omissivo quoad functioem nell’illecito dei Consiglieri di gestione – Insussistenza

Sanzioni Consob – Principio di legalità della pena – Principio di tassatività e sufficiente determinatezza delle sanzioni

Il concorso omissivo dei Consiglieri di sorveglianza di una società quotata nell’illecito dei Consiglieri di gestione presuppone la configurabilità di un illecito in capo a questi ultimi.

Dal momento che il legislatore non ha previsto alcuna sanzione in capo ai Consiglieri di gestione per l’omissione nella relazione annuale sul governo societario delle informazioni che non rientrano tra quelle previste dal comma 2, lett. a) dell’articolo 123 bis TUF, non è possibile individuare un concorso quoad functionem dei Consiglieri di sorveglianza nella relativa omissione.

Il principio di legalità della pena è ricavabile anche per le sanzioni amministrative dall’art. 25, secondo comma, della Costituzione, in base al quale è necessario che sia la legge a configurare, con sufficienza adeguata alla fattispecie, i fatti da punire; da tale principio discende il corollario della tassatività e sufficiente determinatezza delle norme sanzionatorie che, per un verso, vuole evitare che, in contrasto con il principio della divisione dei poteri, l’autorità amministrativa o il giudice assumano un ruolo creativo, individuando in luogo del legislatore il confine tra il lecito e l’illecito e, per un altro verso, intende garantire la libera autodeterminazione individuale, permettendo al destinatario della norma penale di apprezzare a priori le conseguenze giuridico-penali della propria condotta. (Eva R. Desana) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 25 febbraio 2020, n.4962.




Aumento di capitale deliberato in epoca anteriore al fallimento, clausola compromissoria ed esecuzione coattiva

Società di capitali - Aumento di capitale - Deliberato in epoca anteriore al fallimento - Clausola compromissoria - Esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti

L’aumento di capitale deliberato in epoca anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento, così come la richiesta di esecuzione dello stesso posta in essere in sede fallimentare, sono da ritenere compresi nell’ambito di applicazione della clausola compromissoria - contenuta nello statuto sociale - concernente i «rapporti sociali».

Il comma 2 della norma dell’art. 2466 cod. civ., che concerne l’esecuzione coattiva dell’obbligo di eseguire i conferimenti dovuti, si applica anche nel caso di scioglimento o fallimento della società a responsabilità limitata, secondo quanto emerge dalla disposizione dell’art. 2491, comma 1, cod. civ.

La clausola arbitrale, eventualmente contenuta nello statuto della società, non si applica nel caso in cui il socio moroso contesti il diritto del curatore di incamerare in via definitiva le somme da questi trattenute in ragione dell’art. 2466, comma 3, cod. civ., non essendo arbitrabili le pretese fatte valere dai soci verso l’amministrazione fallimentare.

Nel caso in cui, in luogo del procedimento speciale previsto dall’art. 2466 cod. civ., il curatore avvii l’esecuzione forzata ex art. 150 l. fall., la richiesta di esecuzione dell’aumento di capitale sfociata nel decreto ingiuntivo non riguarda la materia del credito del socio verso la società fallita, bensì il credito della fallita nei confronti del socio.

Il diritto della società al versamento dei conferimenti dovuti dai soci morosi è da ritenere «disponibile» ai sensi degli artt. 806 e 808 cod. proc. civ., posto che la norma dell’art. 2466, co. 3, cod. civ. abilita l’amministratore, al ricorrere di determinati presupposti, a ridurre il capitale sociale. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 febbraio 2020, n.4956.




L’esercizio di attività commerciale non prevalente esclude la fallibilità dell’impresa agricola

Fallimento – Impresa agricola – Esercizio di attività commerciale non prevalente – Esclusione

L’esercizio di attività imprenditoriale di tipo agricolo non impedisce il contemporaneo esercizio di attività commerciale, dovendosi, in tale caso, effettuare un giudizio di prevalenza per comprendere quale sia la disciplina applicabile all’imprenditore; invero, l’imprenditore agricolo può svolgere anche attività di commercio dei propri prodotti e di prodotti acquistati da terzi - purché in misura non prevalente rispetto alle attività di cui al citato art. 2135 c.c. – senza perdere la propria natura di imprenditore agricolo e, dunque, rimanendo estraneo alla disciplina del fallimento (sulla applicazione del criterio di prevalenza ai fini dell’assoggettamento al fallimento cfr. da ultimo, Cass. I sez. 22.2.2019 n.5342).

Con la nuova formulazione dell’art. 2135 c.c., ai fini della configurabilità del carattere agricolo dell’impresa, lo sfruttamento del fondo è solo un’eventualità, atteso che il necessario collegamento funzionale con il fondo è stato sostituito dalla mera "possibilità" di una utilizzazione dello stesso; è peraltro irrilevante la circostanza che la debitrice sia mera affittuaria dei terreni su cui insistono gli immobili aziendali.

Il carattere intensivo dell'allevamento in batteria di pollame non nuoce alla qualificazione dell’attività come agricola, essendo la stessa legata solo alla cura di un ciclo biologico della vita dell'animale o anche di una fase del ciclo stesso, a prescindere dalla quantità di animali allevati e rilevando la vendita delle uova come attività connessa ex art. 2135 c.c. conseguente all’allevamento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
TribunaleRimini, 25 febbraio 2020, n..




Giudizio di cassazione: la dichiarazione di fallimento interrompe il mandato difensivo, ma il processo prosegue d’ufficio

Fallimento – Mandato difensivo – Giudizio di cassazione – Ultrattività – Eslcusione

In caso di fallimento del mandante, il mandato difensionale conferito con la procura ad litem, in considerazione delle sue peculiari caratteristiche, non è soggetto alla disciplina del mandato in generale di cui all'art. 78, comma 2, legge fall.; infatti, per effetto della dichiarazione di fallimento, il mandato difensionale prestato nelle controversie non aventi natura personale per il fallito non entra né in una fase di sospensione, in attesa che il curatore eserciti la facoltà di cui all'art. 72 legge fall., né è caratterizzato dall'ultrattività, ma si scioglie immediatamente.

L'ultrattività del mandato - intendendosi per tale la possibilità del difensore di continuare a compiere gli atti processuali in nome e per conto del cliente, che trova la propria fonte nel potere discrezionale del professionista di dichiarare o meno (in quella fase del giudizio) la causa interruttiva - non ha luogo in caso di dichiarazione di fallimento atteso che, proprio perché l'interruzione del giudizio di merito è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dell'evento, la stessa è sottratta all'ordinario regime dettato in materia dall'art. 300 cod. proc. civ..

Né può invocarsi il principio di ultrattività del mandato in ipotesi di dichiarazione di fallimento intervenuta nel corso di un giudizio di cassazione solo perché l'apertura del fallimento non comporta l'interruzione del giudizio di legittimità, fondandosi la mancata interruzione di tale giudizio esclusivamente sull'impulso d'ufficio che lo caratterizza.

La mancata interruzione del giudizio di legittimità a seguito del verificarsi di uno degli eventi di cui agli artt. 299 e ss. cod. proc. civ. o dell'art. 43 legge fall, non dipende affatto dalla ultrattività del mandato difensivo - che è invece venuto inesorabilmente meno - ma dall'impulso d'ufficio di tale giudizio, la cui struttura impone a ciascuna parte (privata della assistenza tecnica) un particolare onere di attenzione, gli effetti della cui inosservanza ricadono sulla stessa parte.

Ne consegue che, a seguito della dichiarazione di fallimento intervenuta nel giudizio di legittimità, il legale cui era stato precedentemente conferito mandato ad litem, proprio perché (nelle controversie non aventi natura personale del fallito) è definitivamente venuto meno il rapporto professionale che lo legava alla parte assistita, non ha più alcun titolo per proseguire la propria attività difensiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 febbraio 2020, n.4795.




Soltanto la separazione personale dei coniugi, ma non anche quella di fatto, costituisce condizione ostativa all'acquisto della cittadinanza italiana mediante matrimonio con un cittadino italiano

Cittadinanza - Acquisizione per matrimonio - Condizione ostativa - Separazione personale - Separazione di fatto - Esclusione - Ragioni

Ai sensi dell'art. 5, comma 1, della l. n. 91 del 1992, così come modificato dall'art. 1, comma 11, della l. n. 94 del 2009, soltanto la separazione personale dei coniugi, ma non anche quella di fatto, costituisce condizione ostativa all'acquisto della cittadinanza italiana mediante matrimonio con un cittadino italiano, come si evince dal tenore testuale della norma in questione che adopera l'espressione "separazione personale", utilizzata anche negli artt. 150, 154 e 155 c.c. prima delle modifica intervenuta con il d.lgs. n. 154 del 2013, cogliendosi peraltro la differenza tra "separazione personale" e "separazione di fatto" anche nell'art. 6 della l. n. 184 del 1983 in tema di adozioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 febbraio 2020, n.4819.




Avvocato: la prestazione deve ritenersi esaurita quando il giudice deposita la sentenza conclusiva del giudizio

Avvocato – Contratto d’opera professionale – Conclusione – Decorrenza della prescrizione

Il contratto d’opera professionale è caratterizzato dal principio della "postnumerazione” di cui agli artt. 2225 e 2233 c.c., in virtù del quale principio il diritto dell’avvocato al pagamento del compenso professionale sorge solo quando la sua prestazione è esaurita, e la sua prestazione deve ritenersi esaurita quando il giudice dinanzi al quale ha svolto il patrocinio deposita la sentenza conclusiva del giudizio.

E poiché l’art. 2957 c.c., comma 2, fa decorre la prescrizione presuntiva del diritto all’onorario professionale dalla conclusione del giudizio per il quale l’opera professionale è stata svolta, solo da tale momento l’obbligazione può dirsi "scaduta", ed il relativo diritto può essere fatto valere.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha errato nel ritenere che la sola presentazione all’ordine degli avvocati del parere di congruità della parcella costituisse il momento di "scadenza dell’obbligazione" ai sensi dell’art. 2957 c.c.; per le stesse ragioni, e per i medesimi fini, irrilevante era il momento in cui l’avvocato depositò la propria comparsa conclusionale, in quanto il dies a quo del termine di decadenza andava ravvisato nel deposito della sentenza conclusiva del giudizio.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 21 febbraio 2020, n.4595.




La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione non esonera la società scissa dalla responsabilità patrimoniale

Società di capitali - Scissione - Soggezione della società scissa a procedura concorsuale - Cancellazione dell’imprenditore dal registro imprese - Esonero della società scissa da responsabilità patrimoniale - Esclusione

La problematica relativa alla soggezione della società scissaalle procedure concorsuali non attiene (anche in caso di scissione totale) al piano dell’organizzazione societaria dell’impresa, bensì a quello dell’operatività dell’impresa e dei suoi rapporti con terzi, contraenti e creditori.

Presupposto di applicazione della norma dell’art. 10 l. fall. è, semplicemente, la cancellazione dell’imprenditore dal registro dell’impresa, senza che a ciò segua necessariamente anche la cessazione della corrispondente attività di impresa. Da quest’angolo visuale la situazione della società scissa in caso di scissione totale è simile a quella dell’imprenditore che abbia ceduto ad altri la propria azienda.

La responsabilità delle beneficiarie per i debiti propri della società scissa, sancita dalle norme degli artt. 2506 bis comma 3 e 2506 quater cod. civ., non vale ad esonerare la scissa da responsabilità patrimoniale, in quanto le limitazioni di (o l’esonero da) tale responsabilità presuppongono una espressa previsione normativa.

La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione dell'ente ex artt. 2506 ter, comma 5, e 2503 cod. civ. non rappresenta un ostacolo alla dichiarazione di fallimento della società scissa, essendo lo strumento dell'opposizione rimedio non «sostitutivo e necessario», ma solo «aggiuntivo». (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 febbraio 2020, n.4737.




La società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato, neppure in pendenza del termine annuale dell’art. 10 l. fall.

Concordato preventivo – Accesso alla procedura – Società cancellata dal registro delle imprese – Esclusione

Il combinato disposto degli artt. 2495 cod. civ. e 10 l. fall. impedisce al liquidatore della società cancellata dal registro delle imprese, di cui, entro l'anno dalla cancellazione, sia domandato il fallimento, di richiedere il concordato preventivo; quest'ultima procedura, infatti, diversamente dalla prima, che ha finalità solo liquidatorie, tende alla risoluzione della crisi di impresa, sicché l'intervenuta e consapevole scelta di cessare l'attività imprenditoriale, necessario presupposto della cancellazione, ne preclude ipso facto l'utilizzo, per insussistenza del bene al cui risanamento essa dovrebbe mirare (cfr. Cass. 20 dicembre 2015, n. 21286)


Il dato cruciale è rappresentato dalla persistente esistenza, o meno, di una realtà imprenditoriale rispetto alla quale possa porsi l'esigenza di assicurare, attraverso la procedura concordataria, la risoluzione della crisi con le modalità previste dal legislatore; deve pertanto ribadirsi che l'imprenditore il quale volontariamente cessi l'attività di impresa tiene un comportamento a lui imputabile che preclude l'utilizzo di strumenti finalizzati alla composizione della crisi dell'attività imprenditoriale.

Siffatta soluzione è, peraltro, stata recepita per il futuro dal codice della crisi di impresa; a norma dell'ultimo comma dell'art. 33 del D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, che reca la disciplina della cessazione dell'attività in relazione a tutte le procedure, è inammissibile la domanda di concordato preventivo o di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti presentata dall'imprenditore cancellato dal registro delle imprese. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2020, n.4329.




Concordato preventivo e fallimento: la Cassazione detta le regole di coordinamento della competenza al fine di garantire la soluzione negoziale della crisi

Concordato preventivo e fallimento – Contemporanea pendenza – Criteri e oneri

La domanda di concordato preventivo ed il procedimento prefallimentare debbono essere coordinati in modo da garantire che la soluzione negoziale della crisi, ove percorribile, sia preferita al fallimento. Pertanto, ove siano contemporaneamente pendenti dinanzi ad uno stesso ufficio giudiziario, gli stessi possono essere riuniti ex art. 273 c.p.c., anche di ufficio, consentendo una siffatta riunione di raggiungere l’obiettivo della gestione coordinata.

Ove la domanda di concordato preventivo ed il procedimento prefallimentare siano pendenti dinanzi ad uffici giudiziari diversi, ferma la regola della continenza ex art. 39 c.p.c., comma 2, è onere del debitore che conosce della pendenza dell’istruttoria prefallimentare, anteriormente introdotta, proporre la domanda di concordato preventivo dinanzi al tribunale investito dell’istanza di fallimento, anche quando lo ritenga incompetente, affinché i due procedimenti confluiscano dinanzi al medesimo tribunale, e senza che una siffatta condotta determini acquiescenza ad una eventuale violazione della L. Fall., art. 9.

Allorquando l’istanza di fallimento sia stata depositata dinanzi ad un ufficio giudiziario diverso da quello innanzi al quale sia già pendente una domanda di concordato preventivo, l’obiettivo della gestione coordinata dei due procedimenti può essere conseguito sollecitando il tribunale successivamente adito all’adozione dei provvedimenti di cui alla L. Fall., art. 39, comma 2, che in ogni caso, in ossequio ai principi generali, e vieppiù nell’ottica di garantire preferibilmente la soluzione negoziale della crisi, debbono essere adottati anche di ufficio.

Ove la domanda di concordato preventivo ed il procedimento prefallimentare siano pendenti dinanzi ad uffici giudiziari diversi, è onere del debitore impugnare, nei limiti in cui ciò sia consentito, tutti i provvedimenti adottati, anche in rito, che possano ostacolare il preliminare esame della domanda di concordato preventivo da lui proposta, atteso che l’eventuale accoglimento del reclamo L. Fall., ex art. 18 contro la sentenza di fallimento, di cui si pretenda l’illegittimità a causa del mancato preventivo esame della domanda concordataria, presuppone che quest’ultima sia ancora sub iudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2020, n.4343.




Quando il giudice deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Contributo unificato iniziale non dovuto per causa suscettibile di venire meno - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali - Necessità

Il giudice dell’impugnazione, una volta che pronunci l’integrale rigetto o l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’impugnazione deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato anche nel caso in cui quest’ultimo non sia stato inizialmente versato per una causa suscettibile di venir meno (come nel caso di ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato), mentre può esimersi dalla suddetta attestazione quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Il giudice dell’impugnazione può attestare i presupposti per il versamento del doppio contributo condizionandone la debenza all’obbligo di versare il contributo iniziale

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali condizionata alla sussistenza dell'obbligo di versare il contributo unificato iniziale - Ammissibilità

Poiché l’obbligo di versare un importo “ulteriore” del contributo unificato è normativamente dipendente – ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del T.U.S.G. – dalla sussistenza dell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, ben può il giudice dell’impugnazione attestare la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del doppio contributo, condizionandone l’effettiva debenza alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




L’ulteriore importo per il contributo unificato ha natura di debito tributario

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Natura di obbligazione tributaria “ex lege” - Questione in ordine alla sua debenza -  Giurisdizione del giudice tributario - Sussistenza

L’ulteriore importo di contributo unificato che la parte impugnante è obbligata a versare, allorquando ricorrano i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater T.U.S.G. ha natura di debito tributario; pertanto, la questione circa la sua debenza è estranea alla cognizione della giurisdizione civile ordinaria, spettando invece alla giurisdizione del giudice tributario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Gratuito patrocinio: a chi spetta provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione

Gratuito patrocinio - Revoca dell'ammissione - Giudizio di Cassazione - Giudice competente - Individuazione

Le Sezioni unite civili, risolvendo un contrasto, hanno affermato che, in tema di patrocinio a spese dello Stato nei giudici civili, la competenza a provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione al detto patrocinio spetta, per il giudizio di cassazione, al giudice del rinvio ovvero – nel caso di mancato rinvio – al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato; quest’ultimo, ricevuta copia della sentenza della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 388 c.p.c., è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 136 T.S.G.U. per la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato cui una delle parti sia stata ammessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Presupposti per la debenza dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Debenza - Presupposti - Attestazione del giudice dell'impugnazione - Contenuto

La debenza di ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione è normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali – di natura processuale – è costituito dall’avere il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo – appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento della iscrizione della causa al ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, secondo periodo T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Quando il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Obbligo del giudice di dare atto della non-sussistenza dei presupposti - Esclusione

Il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato quando il tipo di pronuncia non è inquadrabile nei tipi previsti dalla norma (pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione), dovendo invece rendere l’attestazione di cui all’art. 13, comma 1 quater, T.U.S.G. solo quando tali presupposti sussistono. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 febbraio 2020, n.4315.




Imprenditore individuale volontariamente cancellatosi dal registro delle imprese e concordato preventivo

Fallimento - Imprenditore individuale cancellatosi volontariamente dal registro delle imprese - Dichiarazione di fallimento - Proposizione di istanza di ammissione al concordato preventivo - Inammissibilità - Fondamento

Il combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 10 l.fall. impedisce all'imprenditore individuale volontariamente cancellatosi dal registro delle imprese, di cui, entro l'anno dalla cancellazione, sia domandato il fallimento, di richiedere l'ammissione al concordato preventivo, trattandosi di procedura che, diversamente dal fallimento, caratterizzato da finalità solo liquidatorie, tende piuttosto alla risoluzione della crisi di impresa, sicché l'intervenuta e consapevole scelta di cessare l'attività imprenditoriale, necessario presupposto della cancellazione, preclude "ipso facto" l'utilizzo della procedura concordataria per insussistenza del bene al cui risanamento essa dovrebbe mirare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2020, n.4329.




Imprenditore individuale volontariamente cancellatosi dal registro delle imprese e concordato preventivo

Fallimento - Imprenditore individuale cancellatosi volontariamente dal registro delle imprese - Dichiarazione di fallimento - Proposizione di istanza di ammissione al concordato preventivo - Inammissibilità - Fondamento

Il combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 10 l.fall. impedisce all'imprenditore individuale volontariamente cancellatosi dal registro delle imprese, di cui, entro l'anno dalla cancellazione, sia domandato il fallimento, di richiedere l'ammissione al concordato preventivo, trattandosi di procedura che, diversamente dal fallimento, caratterizzato da finalità solo liquidatorie, tende piuttosto alla risoluzione della crisi di impresa, sicché l'intervenuta e consapevole scelta di cessare l'attività imprenditoriale, necessario presupposto della cancellazione, preclude "ipso facto" l'utilizzo della procedura concordataria per insussistenza del bene al cui risanamento essa dovrebbe mirare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2020, n.4329.




Per agire in revocatoria è necessario aver introdotto il giudizio di accertamento del credito?

Azione revocatoria – Caratteristiche de credito vantato – Giudizio di accertamento del credito – Necessità – Esclusione

L’attore in revocatoria non deve necessariamente provare di aver preventivamente introdotto il giudizio di accertamento del credito vantato.

Ai fini dell’esperimento dell’azione revocatoria assume rilievo una nozione lata di credito, comprensiva della ragione o aspettativa, con conseguente irrilevanza della certezza del fondamento dei relativi fatti costitutivi, coerentemente con la funzione propria dell’azione, la quale non persegue scopi restitutori.

Per l’accoglimento di detta azione non è dunque necessaria la sussistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, bastando una semplice aspettativa che non si riveli "prima facie" pretestuosa e che possa valutarsi come probabile, anche se non definitivamente accertata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 19 febbraio 2020, n.4212.




Pagamento dei compensi dell’Avvocato: la competenza quando l’opera è stata prestata in più gradi o fasi del giudizio

Avvocato - Pagamento dei compensi - Opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio - Competenza

Nel caso in cui un avvocato abbia scelto di agire ai sensi della L. 13 giugno 1942, n. 794, ex art. 28, come modificato dalla lett. a) del comma 16 del D.Lgs. 1° settembre 2011, n. 150, art. 34, nei confronti del proprio cliente, proponendo l’azione prevista dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14 e chiedendo la condanna del cliente al pagamento dei compensi per l’opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio, la competenza è dell’ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 febbraio 2020, n.4247.




Irretroattività della legge Gelli-Bianco e riparto di responsabilità tra medico e struttura

Legge 24/2017 Gelli-Bianco – Irretroattività del regime di responsabilità – Retroattività dei criteri di liquidazione del danno – Riparto di responsabilità tra medico e struttura ante legge n. 24/2017 – Presunzione di responsabilità paritaria e concorrente – Eccezione solo per devianza del medico

Compensazione spese di lite – Soccombenza reciproca – Accoglimento di una sola domanda – Accoglimento per importo significativamente minore – Sussiste

La legge 24/2017, cd. Gelli-Bianco, è irretroattiva con riferimento all’articolo 7 comma 3 circa il regime di responsabilità.

La legge 24/2017, cd. Gelli-Bianco, è retroattiva con riferimento ai criteri di liquidazione del danno di cui all’articolo 7 comma 4, che confermano quanto già previsto dall’articolo 3 comma 3 della legge n. 183/2012 cd. Balduzzi, rinviando ai parametri di cui all’articolo 139 Cod. Ass.: tale disposizione s’applica quindi a tutti i processi in corso indipendentemente dal momento della verificazione del danno.

In tema di riparto di responsabilità tra medico e struttura ante riforma della legge n. 24/2017 cd. Gelli-Bianco, la responsabilità risarcitoria si presume concorrente e paritaria tra medico e struttura, anche in caso di colpa esclusiva del medico, ed in tale caso la rivalsa della struttura è possibile solo negli eccezionali casi di inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile ed oggettivamente improbabile devianza dal programma condiviso della tutela della salute che è oggetto dell’obbligazione.

Ai fini della compensazione delle spese di lite ex art. 92 comma 2 c.p.c., vi è soccombenza reciproca sia nel caso di accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, sia nel caso di accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, sia nel caso di accoglimento dell’unica domanda per un importo significativamente inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleReggio Emilia, 19 febbraio 2020, n..




Mancata sottoscrizione del verbale dell’assemblea condominiale, conseguenze ed efficacia di clausole in esso contenute

Condominio – Verbale di assemblea – Mancata sottoscrizione – Clausole negoziali – Conseguenze – Rinuncia al credito – Forma

Non costituisce motivo di nullità la mancata sottoscrizione del verbale dell’assemblea condominiale, non potendo tuttavia, di conseguenza, farsi valere eventuali clausole negoziali in esso contenute. Al contempo non è possibile in sede di opposizione a decreto ingiuntivo rimettere in discussione una delibera condominiale nei cui confronti il termine per l’impugnativa sia ormai irrimediabilmente spirato.

La rinuncia al proprio credito (nella specie nei confronti di un condomino sottoposto a L.C.A.), pur non richiedendo formule sacramentali, deve risultare in modo non equivoco (nella specie contenuta nelle raccomandate di trasmissione delle delibera condominiale e di successiva comunicazione delle dimissioni). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleRavenna, 19 febbraio 2020, n..




Questioni di competenza in tema di liquidazione dei compensi dell’avvocato nei confronti del proprio cliente

Liquidazione dei compensi dell’avvocato nei confronti del proprio cliente - Attività svolta in più gradi dello stesso processo - Giudice competente - Giudice che per ultimo ha conosciuto della controversia

In ordine al procedimento per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti di avvocato di cui all'art.28 della l. n. 794 del 1942, come sostituito dall'art.34, comma 16, lett. a), del d.lgs. n. 150 del 2011, ove il professionista, agendo ai sensi dell'art. 14 del citato decreto legislativo, chieda la condanna del cliente inadempiente al pagamento dei compensi per l'opera prestata in più fasi o gradi del giudizio, la competenza è dell'ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 febbraio 2020, n.4247.




La mancata consegna all'avvocato della comunicazione o notificazione inviatagli a mezzo P.E.C. produce effetti diversi a seconda che gli sia o meno imputabile

Notificazione o comunicazione al difensore - Invio tramite P.E.C. - Mancata consegna - Imputabilità o meno al destinatario - Conseguenze

La mancata consegna all'avvocato della comunicazione o notificazione inviatagli a mezzo posta elettronica certificata (c.d. P.E.C.) produce effetti diversi a seconda che gli sia o meno imputabile: nel primo caso, le notificazioni/comunicazioni saranno eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria; nel secondo, attraverso l'utilizzo delle forme ordinarie previste dal codice di rito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 febbraio 2020, n.3965.




Studi associati: la personalità della prestazione è cosa diversa dalla titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività

Studio professionale associato - Personalità della prestazione - Titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività - Distinzione

Il rispetto del principio di personalità della prestazione, che connota i rapporti di cui agli artt. 2229 c.c. e segg., ben può contemperarsi con l’autonomia riconosciuta allo studio professionale associato, al quale può essere attribuita la titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività professionale (nella specie, attività di difesa e assistenza in un contenzioso tributario) degli associati allo studio, non rientrando il diritto al compenso per l’attività svolta tra quelli per i quali sussiste un divieto assoluto di cessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 17 febbraio 2020, n.3850.




Crediti sorti nel corso della procedura fallimentare: un anno per proporre insinuazione al passivo

Fallimento – Insinuazione al passivo – Crediti sorti nel corso della procedura fallimentare – Termine

L'insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dalla L. Fall., art. 101, comma 1 ed u.c.; tale insinuazione tuttavia incontra comunque un limite temporale, da individuarsi - in coerenza e armonia con l'intero sistema di insinuazione che è attualmente in essere e sulla scorta dei principi costituzionali di parità di trattamento di cui all'art. 3 Cost. e del diritto di azione in giudizio di cui all'art. 24 Cost. - nel termine di un anno, espressivo dell'attuale sistema in materia, decorrente dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 febbraio 2020, n.3872.




Concordato preventivo, voto post assembleare e rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi all’assemblea dei creditori

Concordato preventivo - Voto post assembleare - Rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi

Alcuna norma prevede che la rinunzia al privilegio venga dichiarata nel corso dell’adunanza ai creditori, limitandosi l’art. 177 L.F. a disciplinare le conseguenze che il creditore privilegiato subisce a seguito della espressione di un voto, ovvero la perdita del rango privilegiato.

Deve quindi ritenersi che il creditore privilegiato possa, rinunziando al privilegio, manifestare il voto favorevole alla proposta successivamente all’adunanza ma entro il termine consentito, non potendosi sostenere che l’adesione tardiva sia limitata ai soli creditori originariamente chirografari (sul punto, Cass. 13828/2000). (Paolo Rosa) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 17 febbraio 2020, n..




Concordato preventivo, voto post assembleare e rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi all’assemblea dei creditori

Concordato preventivo - Voto post assembleare - Rinuncia al privilegio nei venti giorni successivi

Alcuna norma prevede che la rinunzia al privilegio venga dichiarata nel corso dell’adunanza ai creditori, limitandosi l’art. 177 L.F. a disciplinare le conseguenze che il creditore privilegiato subisce a seguito della espressione di un voto, ovvero la perdita del rango privilegiato.

Deve quindi ritenersi che il creditore privilegiato possa, rinunziando al privilegio, manifestare il voto favorevole alla proposta successivamente all’adunanza ma entro il termine consentito, non potendosi sostenere che l’adesione tardiva sia limitata ai soli creditori originariamente chirografari (sul punto, Cass. 13828/2000). (Paolo Rosa) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 17 febbraio 2020, n..




Legittimazione dell'amministratore di condominio a promuovere l'azione di responsabilità ai sensi dell'art. 1669 c.c.

Azione risarcitoria "ex" art. 1669 c.c. - Legittimazione attiva dell'amministratore di condominio - Limiti - Fondamento

In tema di condominio, la legittimazione dell'amministratore a promuovere l'azione di responsabilità, ai sensi dell'art. 1669 c.c., nei confronti del costruttore, a tutela dell'edificio nella sua unitarietà, non può estendersi, in difetto di mandato rappresentativo dei singoli condomini, anche alla proposizione delle azioni risarcitorie, in forma specifica o per equivalente, relative ai danni subiti dai condomini nei rispettivi immobili di proprietà esclusiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 febbraio 2020, n.3846.




Assoggettabilità a concordato preventivo di società in house providing

Concordato preventivo – Assoggettabilità – Società in house providing – Gestione del servizio idrico

L’adesione del legislatore della riforma Madia alla tesi panprivatistica comporta che la soggezione alla legge fallimentare discende direttamente dalla scelta di impiegare il modello societario, senza che si possa svolgere un’indagine rispetto alla natura – commerciale o meno – dell’attività oggetto del servizio svolto (nella specie, quello idrico); la necessità di coordinare la disciplina pubblicistica con quella fallimentare (per esempio, in tema di proposte concorrenti) va quindi risolta secondo gli ordinari criteri interpretativi che soccorrono rispetto alle problematiche applicative che sovente si pongono nei rapporti tra le due discipline. (Sergio Della Rocca) (riproduzione riservata) TribunaleAvezzano, 13 febbraio 2020, n..




Modifica giudiziale delle condizioni del regime post-coniugale a seguito dell'indipendenza economica dei figli

Figlio maggiorenne economicamente autosufficiente - Mantenimento - Ripetizione delle somme versate - Modifica giudiziale delle condizioni del regime post-coniugale - Irrilevanza - Condizioni - Fondamento - Fattispecie

In caso di modifica giudiziale delle condizioni economiche del regime post-coniugale, intervenuta in ragione della raggiunta indipendenza economica dei figli, il genitore obbligato può esercitare l'azione di ripetizione ex art. 2033 c.c. anche con riferimento alle somme corrisposte in epoca antecedente alla domanda di revisione, allorché la causa giustificativa del pagamento sia già venuta meno, atteso che la detta azione ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa. (Nella specie, le due figlie erano divenute economicamente autosufficienti a seguito del conseguimento della laurea, come previsto dagli accordi economici in sede di divorzio congiunto dei genitori, e pacificamente con i rispettivi matrimoni contratti nel 1994 e 1998, sicché la S.C. ha cassato la sentenza della Corte d'appello che aveva negato la ripetizione delle somme corrisposte per il mantenimento delle figlie prima della modifica delle condizioni a decorrere dal 2006). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 febbraio 2020, n.3659.




Affido condiviso e collocazione prevalente presso uno dei genitori

Minori - Affido condiviso - Collocazione prevalente presso uno dei genitori - Tempi e modalità dei rapporti con il genitore non convivente - Criteri

In tema di affido condiviso del minore, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall'esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all'esplicazione del loro ruolo educativo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 febbraio 2020, n.3652.




Responsabilità del notaio che non comunichi al venditore che li abbia richiesti i dati dell'acquirente

Richiesta di dati dell'acquirente di una vettura risultanti da dichiarazione di vendita autenticata - Mancata comunicazione da parte del notaio - Buona fede oggettiva - Violazione - Fondamento

La buona fede oggettiva, in funzione integrativa del contenuto del contratto, impone alle parti di porre in essere comportamenti comunque rientranti, secondo la legge, gli usi e l'equità, nello spettro complessivo della prestazione pattuita. Ne consegue la responsabilità professionale del notaio che, ancorché abbia autenticato le firme della dichiarazione di vendita di una vettura, non comunichi al venditore, che li abbia richiesti, i dati anagrafici dell'acquirente, pur avendo il potere di rilasciare copia ed estratti dei documenti a lui esibiti e non necessariamente depositati e nonostante venga in rilievo un atto soggetto a pubblicità mobiliare (ai sensi dell'art. 2683, n. 3, c.c.), la conservazione della cui copia, per quanto informale, rispondeva a prassi già in uso, costantemente osservata e successivamente trasfusa in atto normativo (l. n. 246 del 2005). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 febbraio 2020, n.3694.




Presenza frequente del notaio presso recapiti stabili di organizzazioni per rogare

Notariato - Sanzioni disciplinari - Dovere d'imparzialità - Art. 31 dei principi di deontologia professionale - Interpretazione - Presenza frequente del notaio presso recapiti stabili di organizzazioni – Violazione - Fondamento

E' contraria, ai sensi dell'art. 31, lett. f, dei principi di deontologia professionale dei notai, la presenza frequente del notaio presso recapiti stabili di organizzazioni per rogare, trattandosi di un comportamento idoneo a turbare le condizioni che ne assicurano l'imparzialità, e visto come un concorso consapevole del notaio a una scelta etero-diretta del professionista. Il dovere d'imparzialità del notaio, infatti, va inteso in termini di astensione da comportamenti che, in via preventiva e di garanzia dell'immagine della categoria, influiscono sulla designazione del professionista. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 febbraio 2020, n.3458.




Revocatoria di cessione immobiliare e scientia decoctionis

Azione revocatoria fallimentare ex secondo comma art. 67 l.f. – Prova della scientia decoctionis

Sussiste la conoscenza del dissesto, ai fini dell’assoggettamento ad azione revocatoria di cessione immobiliare, in presenza delle seguenti circostanze: 1) plurime trascrizioni pregiudizievoli in danno al patrimonio della fallenda, sicuramente note all’acquirente in quanto operatore professionale qualificato (società di grandi dimensioni, titolare di più catene di grande distribuzione alimentare); 2) accelerazione dei tempi della cessione rispetto agli accordi originari in quanto la fallenda non era più in grado di completare i lavori a suo tempo pattuiti; 3) riduzione del prezzo di acquisto, dal quale parte acquirente aveva altresì trattenuto quanto necessario a soddisfare un creditore ipotecario; 4) destinazione diretta del residuo prezzo corrisposto a vari creditori del fallendo. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 11 febbraio 2020, n..




Prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Valutazione complessiva degli elementi indiziari – Necessità

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Violazione di legge – Controllo di legittimità

In tema di prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente, la valutazione del giudice circa la sussistenza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ex art. 2729 c.c. non può fondarsi unicamente sull’apprezzamento atomistico degli elementi fattuali, ma deve essere ricavata anche dall’analisi complessiva e coordinata degli indizi.

In tema di prova per presunzioni, la valutazione compiuta in sede di merito riguardo agli elementi indiziari da cui non si riesca ad evincere chiaramente il criterio logico posto alla base della selezione dei fatti e del convincimento del giudice, costituisce violazione dell’art. 2729 c.c. censurabile in sede di legittimità. (Benedetta Bonfanti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 febbraio 2020, n.3327.




Prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Valutazione complessiva degli elementi indiziari – Necessità

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Violazione di legge – Controllo di legittimità

In tema di prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente, la valutazione del giudice circa la sussistenza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ex art. 2729 c.c. non può fondarsi unicamente sull’apprezzamento atomistico degli elementi fattuali, ma deve essere ricavata anche dall’analisi complessiva e coordinata degli indizi.

In tema di prova per presunzioni, la valutazione compiuta in sede di merito riguardo agli elementi indiziari da cui non si riesca ad evincere chiaramente il criterio logico posto alla base della selezione dei fatti e del convincimento del giudice, costituisce violazione dell’art. 2729 c.c. censurabile in sede di legittimità. (Benedetta Bonfanti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 febbraio 2020, n.3327.




Liquidazione coatta amministrativa delle Banche venete e principio di tutela giurisdizionale effettiva

Banche venete – Art. 3 lett. c) d.l. n. 99/2017 – Suo contrasto con l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Sussiste – Necessità della sua disapplicazione – Sussiste

Il testo dell’art. 3 lett. c) d.l. 99/2017 non pare conforme al principio di tutela giurisdizionale effettiva, che, oltre ad essere sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, è ribadito anche dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e va pertanto disapplicato.

Tale norma, prevedendo infatti che i debiti, derivanti da rapporti di intermediazione finanziaria o bancari, ceduti ad Intesa San Paolo, che fossero contestati dopo la cessione restino in carico alle banche risolte, a prescindere dalla sorte del contratto regolante il rapporto, determina una inedita scissione tra situazioni debitorie e situazioni creditorie nascenti dallo stesso rapporto contrattuale che, senza dubbio, risulta pregiudizievole per i contraenti ceduti poiché li obbliga a continuare il rapporto con l’istituto di credito cessionario senza poter far valere nei suoi confronti i diritti da esso derivanti a loro favore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleVerona, 11 febbraio 2020, n..




Liquidazione coatta amministrativa delle banche venete e procedimento di mediazione

Procedimento di mediazione – Inclusione nella nozione di “controversia” di cui all’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017 – Risposta affermativa

Controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria – Possibilità di riferire ad essa un procedimento di mediazione ante causam avente ad oggetto contratti bancari – Esclusione – Mancata realizzazione della condizione di procedibilità – Sussiste

I procedimenti di mediazione attivati prima della cessione ad Intesa San Paolo esulano dall’ambito di applicazione dell’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017, che esclude dalla cessione “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività”.
Infatti la pendenza di un procedimento di mediazione è indice dell’esistenza di una controversia tra le parti che vi sono coinvolte se si considera che l’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, nel menzionare gli affari soggetti o passibili di tale Adr, utilizza proprio il termine di “controversie”.

Rispetto ad una controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria non può dirsi realizzata la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria qualora nella relativa istanza non siano stati esplicitati i profili di inadempimento addebitati alla convenuta, in contrasto con il disposto dell’art. 4, comma 2, d. lgs. 28/2010, che richiede che la parte proponente la mediazione, indichi le ragioni della pretesa e nel verbale di mediazione si faccia riferimento ad una controversia in tema di contratti bancari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleVerona, 11 febbraio 2020, n..




Trasformazione di un debito preesistente da chirografario a privilegiato mediante negozio indiretto

Mutuo fondiario – Esenzione da revocatoria – Rilevanza del valore dell’immobile

Revocatoria Fallimentare – Mutuo fondiario ed esenzione da revocatoria – Art. 39 T.U.B.

Revocatoria Fallimentare – Negozio indiretto

L'intima connessione strutturale - che nell'operazione di credito fondiario si pone tra erogazione del mutuo e garanzia ipotecaria - risulta già disvelata del testo dell'art. 38 TUB, comma 1 che appunto lega in modo diretto la concessione del credito alla costituzione della garanzia.

In proposito risulta comunque decisiva la constatazione che la disposizione dell'art. 38, comma 2, TUB stabilisce la regola per cui l'ammontare del finanziamento è "determinato... in rapporto al valore dei beni ipotecati", ciò significando che nel mutuo fondiario l'ammontare del credito non può che dipendere dal valore che possiede l'immobile dato in ipoteca.

Il mutuo fondiario è operazione che si connota per concentrare la copertura del rischio di rientro dell'erogato sul solo immobile "mobilizzato" e contestualmente iscritto in ipoteca di primo grado"

Perciò, il mutuo fondiario possiede requisiti identificativi diversi da quelli dell'ordinario mutuo ipotecario ed è inteso a porre in essere un'operazione diversa e con effetti (anche) distinti da quelli propri dell'ordinario mutuo.

In altri termini, nel mutuo fondiario è proprio la garanzia dell'ipoteca a conformare il credito (merito e quantità), così dando vita a una speciale tipologia di operazione, che il sistema vigente ha inteso proteggere in modo peculiare con l'assegnazione di forti vantaggi disciplinari in ragione della rischiosità sua intrinseca; ne consegue che un mutuo non può, nel corso di svolgimento del relativo rapporto, diventare fondiario e, nel caso di ipoteca posta a servizio di un preesistente mutuo, quest'ultimo rimane semplicemente un ordinario mutuo.

E’ revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 4 L.F. la stipulazione di un mutuo fondiario propriamente assunta come mera forma, strutturalmente idonea a realizzare la funzione fraudolenta dell’operazione consistente nel rendere contestuale un’ipoteca per un credito preesistente. (Lucio A. de Benedictis) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3024.




Trasformazione di un debito preesistente da chirografario a privilegiato mediante negozio indiretto

Mutuo fondiario – Esenzione da revocatoria – Rilevanza del valore dell’immobile

Revocatoria Fallimentare – Mutuo fondiario ed esenzione da revocatoria – Art. 39 T.U.B.

Revocatoria Fallimentare – Negozio indiretto

L'intima connessione strutturale - che nell'operazione di credito fondiario si pone tra erogazione del mutuo e garanzia ipotecaria - risulta già disvelata del testo dell'art. 38 TUB, comma 1 che appunto lega in modo diretto la concessione del credito alla costituzione della garanzia.

In proposito risulta comunque decisiva la constatazione che la disposizione dell'art. 38, comma 2, TUB stabilisce la regola per cui l'ammontare del finanziamento è "determinato... in rapporto al valore dei beni ipotecati", ciò significando che nel mutuo fondiario l'ammontare del credito non può che dipendere dal valore che possiede l'immobile dato in ipoteca.

Il mutuo fondiario è operazione che si connota per concentrare la copertura del rischio di rientro dell'erogato sul solo immobile "mobilizzato" e contestualmente iscritto in ipoteca di primo grado"

Perciò, il mutuo fondiario possiede requisiti identificativi diversi da quelli dell'ordinario mutuo ipotecario ed è inteso a porre in essere un'operazione diversa e con effetti (anche) distinti da quelli propri dell'ordinario mutuo.

In altri termini, nel mutuo fondiario è proprio la garanzia dell'ipoteca a conformare il credito (merito e quantità), così dando vita a una speciale tipologia di operazione, che il sistema vigente ha inteso proteggere in modo peculiare con l'assegnazione di forti vantaggi disciplinari in ragione della rischiosità sua intrinseca; ne consegue che un mutuo non può, nel corso di svolgimento del relativo rapporto, diventare fondiario e, nel caso di ipoteca posta a servizio di un preesistente mutuo, quest'ultimo rimane semplicemente un ordinario mutuo.

E’ revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 4 L.F. la stipulazione di un mutuo fondiario propriamente assunta come mera forma, strutturalmente idonea a realizzare la funzione fraudolenta dell’operazione consistente nel rendere contestuale un’ipoteca per un credito preesistente. (Lucio A. de Benedictis) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3024.




Trasformazione di un debito preesistente da chirografario a privilegiato mediante negozio indiretto

Mutuo fondiario – Esenzione da revocatoria – Rilevanza del valore dell’immobile

Revocatoria Fallimentare – Mutuo fondiario ed esenzione da revocatoria – Art. 39 T.U.B.

Revocatoria Fallimentare – Negozio indiretto

L'intima connessione strutturale - che nell'operazione di credito fondiario si pone tra erogazione del mutuo e garanzia ipotecaria - risulta già disvelata del testo dell'art. 38 TUB, comma 1 che appunto lega in modo diretto la concessione del credito alla costituzione della garanzia.

In proposito risulta comunque decisiva la constatazione che la disposizione dell'art. 38, comma 2, TUB stabilisce la regola per cui l'ammontare del finanziamento è "determinato... in rapporto al valore dei beni ipotecati", ciò significando che nel mutuo fondiario l'ammontare del credito non può che dipendere dal valore che possiede l'immobile dato in ipoteca.

Il mutuo fondiario è operazione che si connota per concentrare la copertura del rischio di rientro dell'erogato sul solo immobile "mobilizzato" e contestualmente iscritto in ipoteca di primo grado"

Perciò, il mutuo fondiario possiede requisiti identificativi diversi da quelli dell'ordinario mutuo ipotecario ed è inteso a porre in essere un'operazione diversa e con effetti (anche) distinti da quelli propri dell'ordinario mutuo.

In altri termini, nel mutuo fondiario è proprio la garanzia dell'ipoteca a conformare il credito (merito e quantità), così dando vita a una speciale tipologia di operazione, che il sistema vigente ha inteso proteggere in modo peculiare con l'assegnazione di forti vantaggi disciplinari in ragione della rischiosità sua intrinseca; ne consegue che un mutuo non può, nel corso di svolgimento del relativo rapporto, diventare fondiario e, nel caso di ipoteca posta a servizio di un preesistente mutuo, quest'ultimo rimane semplicemente un ordinario mutuo.

E’ revocabile ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 4 L.F. la stipulazione di un mutuo fondiario propriamente assunta come mera forma, strutturalmente idonea a realizzare la funzione fraudolenta dell’operazione consistente nel rendere contestuale un’ipoteca per un credito preesistente. (Lucio A. de Benedictis) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3024.




Espropriazione e vendita forzata immobiliare: cancellazione dei gravami indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.?

Espropriazione e vendita forzata immobiliare – Cancellazione dei gravami – Indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.

Se, nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell'art. 2878 c.c., n. 7, l'estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio - Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l'Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 febbraio 2020, n.3096.




Il fatto che il credito debba ridursi o compensarsi con controcrediti del creditore istante incide sulla valutazione dello stato di insolvenza ma non esclude la legittimazione a richiedere il fallimento

Fallimento – Dichiarazione – Legittimazione – Compensazione – Stato di insolvenza

Le contestazioni pendenti sul credito non precludono la valutazione della sussistenza della legittimazione da parte del creditore ex art. 6 l.f., alla stregua della valutazione incidentale che concluda positivamente per il riconoscimento non del credito in sé, ma della qualità di creditore, mentre il fatto che il credito debba ridursi o compensarsi con controcrediti incide sulla valutazione dello stato di insolvenza. (Luca D'Apollo) (riproduzione riservata) TribunaleBari, 10 febbraio 2020, n..




La CTU o la perizia resa in altri giudizi fra le stesse od altre parti è una prova atipica

Prove atipiche - Configurabilità - Valore probatorio - Casistica - CTU resa in altri giudizi

L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova.

E’ prova atipica la CTU o la perizia resa in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleReggio Emilia, 06 febbraio 2020, n..




Concordato e transazione fiscale: necessario il deposito contestuale, anche se il piano prevede la sola dilazione del pagamento

Concordato preventivo – Proposta prevedente la sola dilazione del credito erariale – Transazione fiscale ex art. 182 ter l. fall. – Necessità – Deposito dell’istanza presso gli Enti e della domanda di concordato – Contestualità

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Piano industriale – Arco temporale di durata – Termine triennale

A pena di inammissibilità della domanda, la proposta di accordo per il trattamento del debito fiscale e previdenziale ex art. 182 ter l. fall. deve essere depositata presso gli Enti contestualmente alla presentazione della domanda di concordato, anche quando essa prevede non già la falcidia ma il solo trattamento dilazionato del debito erariale.

Nell’ambito di un piano concordatario in continuità aziendale, è di tre anni l’arco temporale in cui può essere, in via ordinaria, attendibilmente valutato un piano industriale, termine oltre il quale ogni valutazione prognostica diviene fondata su mere ipotesi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) (1)


(1) Circa il termine di durata ragionevole del piano, la S.C. è tornata recentemente con Cass. 28.10.2019 n. 27544, est. Didone, osservando che “è diffusa l'opinione, tra i giudici di merito, che la fase esecutiva di un concordato liquidatorio debba concludersi in un arco temporale non superiore al triennio mentre un concordato in continuità aziendale debba esaurirsi nell'ambito del quinquennio. Invero la normativa sulla responsabilità risarcitoria dello Stato per l'irragionevole durata del procedimento (cd. legge Pinto) prevede come termine ragionevole per l'esecuzione individuale quello dei tre anni e come termine ragionevole per la procedura fallimentare quello dei sei anni, tenendo, però, conto, quanto a quest'ultima tipologia, che la scienza aziendalistica ritiene sufficientemente attendibile un piano se formulato in vista di un orizzonte temporale non superiore a tre/cinque anni, così che un'attestazione di fattibilità di un piano di durata superiore non sarebbe idonea a supportare una domanda di concordato. Secondo la Suprema Corte, la procedura fallimentare, per rispettare i dettami dell'art. 2, comma 2, della I. 89/2001 ed i parametri sanciti dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non dovrebbe superare i cinque anni nel caso di media complessità ed i sette anni in caso di notevole complessità, in tal senso Cass. n. 8468 del 2012 e Cass. n. 23982 del 2017”. (Astorre Mancini)
TribunaleRimini, 06 febbraio 2020, n..




Concordato e transazione fiscale: necessario il deposito contestuale, anche se il piano prevede la sola dilazione del pagamento

Concordato preventivo – Proposta prevedente la sola dilazione del credito erariale – Transazione fiscale ex art. 182 ter l. fall. – Necessità – Deposito dell’istanza presso gli Enti e della domanda di concordato – Contestualità

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Piano industriale – Arco temporale di durata – Termine triennale

A pena di inammissibilità della domanda, la proposta di accordo per il trattamento del debito fiscale e previdenziale ex art. 182 ter l. fall. deve essere depositata presso gli Enti contestualmente alla presentazione della domanda di concordato, anche quando essa prevede non già la falcidia ma il solo trattamento dilazionato del debito erariale.

Nell’ambito di un piano concordatario in continuità aziendale, è di tre anni l’arco temporale in cui può essere, in via ordinaria, attendibilmente valutato un piano industriale, termine oltre il quale ogni valutazione prognostica diviene fondata su mere ipotesi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) (1)


(1) Circa il termine di durata ragionevole del piano, la S.C. è tornata recentemente con Cass. 28.10.2019 n. 27544, est. Didone, osservando che “è diffusa l'opinione, tra i giudici di merito, che la fase esecutiva di un concordato liquidatorio debba concludersi in un arco temporale non superiore al triennio mentre un concordato in continuità aziendale debba esaurirsi nell'ambito del quinquennio. Invero la normativa sulla responsabilità risarcitoria dello Stato per l'irragionevole durata del procedimento (cd. legge Pinto) prevede come termine ragionevole per l'esecuzione individuale quello dei tre anni e come termine ragionevole per la procedura fallimentare quello dei sei anni, tenendo, però, conto, quanto a quest'ultima tipologia, che la scienza aziendalistica ritiene sufficientemente attendibile un piano se formulato in vista di un orizzonte temporale non superiore a tre/cinque anni, così che un'attestazione di fattibilità di un piano di durata superiore non sarebbe idonea a supportare una domanda di concordato. Secondo la Suprema Corte, la procedura fallimentare, per rispettare i dettami dell'art. 2, comma 2, della I. 89/2001 ed i parametri sanciti dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non dovrebbe superare i cinque anni nel caso di media complessità ed i sette anni in caso di notevole complessità, in tal senso Cass. n. 8468 del 2012 e Cass. n. 23982 del 2017”. (Astorre Mancini)
TribunaleRimini, 06 febbraio 2020, n..




Concordato e transazione fiscale: necessario il deposito contestuale, anche se il piano prevede la sola dilazione del pagamento

Concordato preventivo – Proposta prevedente la sola dilazione del credito erariale – Transazione fiscale ex art. 182 ter l. fall. – Necessità – Deposito dell’istanza presso gli Enti e della domanda di concordato – Contestualità

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Piano industriale – Arco temporale di durata – Termine triennale

A pena di inammissibilità della domanda, la proposta di accordo per il trattamento del debito fiscale e previdenziale ex art. 182 ter l. fall. deve essere depositata presso gli Enti contestualmente alla presentazione della domanda di concordato, anche quando essa prevede non già la falcidia ma il solo trattamento dilazionato del debito erariale.

Nell’ambito di un piano concordatario in continuità aziendale, è di tre anni l’arco temporale in cui può essere, in via ordinaria, attendibilmente valutato un piano industriale, termine oltre il quale ogni valutazione prognostica diviene fondata su mere ipotesi. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) (1)


(1) Circa il termine di durata ragionevole del piano, la S.C. è tornata recentemente con Cass. 28.10.2019 n. 27544, est. Didone, osservando che “è diffusa l'opinione, tra i giudici di merito, che la fase esecutiva di un concordato liquidatorio debba concludersi in un arco temporale non superiore al triennio mentre un concordato in continuità aziendale debba esaurirsi nell'ambito del quinquennio. Invero la normativa sulla responsabilità risarcitoria dello Stato per l'irragionevole durata del procedimento (cd. legge Pinto) prevede come termine ragionevole per l'esecuzione individuale quello dei tre anni e come termine ragionevole per la procedura fallimentare quello dei sei anni, tenendo, però, conto, quanto a quest'ultima tipologia, che la scienza aziendalistica ritiene sufficientemente attendibile un piano se formulato in vista di un orizzonte temporale non superiore a tre/cinque anni, così che un'attestazione di fattibilità di un piano di durata superiore non sarebbe idonea a supportare una domanda di concordato. Secondo la Suprema Corte, la procedura fallimentare, per rispettare i dettami dell'art. 2, comma 2, della I. 89/2001 ed i parametri sanciti dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, non dovrebbe superare i cinque anni nel caso di media complessità ed i sette anni in caso di notevole complessità, in tal senso Cass. n. 8468 del 2012 e Cass. n. 23982 del 2017”. (Astorre Mancini)
TribunaleRimini, 06 febbraio 2020, n..




Omessa produzione del contratto di finanziamento, nullità del negozio e azzeramento degli interessi

Contratti bancari – Mancanza di contratto scritto – Nullità – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia

Nel caso in cui la banca, nell’ambito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, non produca il contratto scritto di finanziamento, sussiste la nullità assoluta del negozio e la sanzione è l’azzeramento di ogni interesse e commissione, non potendosi applicare il c.d. tasso BOT di cui al 7° comma dell’art. 117 T.U.B., che concerne le diverse ipotesi di nullità parziale per mancanza della clausola di pattuizione degli interessi in quanto assente (4° comma) o indeterminata (6° comma).

Qualora l’usura si manifesti nell’ambito di un’apertura di credito in conto corrente per anticipazioni nel corso del rapporto e non risulti pattuita nel contratto, va qualificata come sopravvenuta ed è quindi irrilevante.

Nel caso in cui vi sia prestazione di garanzia da parte di un terzo, ai fini della qualificazione come contratto autonomo di garanzia occorre che la banca dia la prova del rafforzamento della posizione creditoria non solo con l’affiancamento di un ulteriore soggetto obbligato, ma anche con la possibilità di pretendere da parte di quest’ultimo l’adempimento a prescindere dalle vicende relative al rapporto fondamentale; tale qualificazione è esclusa quando risulti che le parti abbiano espressamente e ripetutamente qualificato il negozio come fideiussione e la garanzia sia stata prestata su un modulo prestampato e predisposto unilateralmente con clausole serialmente sottoposte a tutti i clienti della banca. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
TribunaleVicenza, 05 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Linee di credito autoliquidanti, patto di compensazione e fallimento

Fallimento – Patto di compensazione – Inopponibilità – Inefficacia delle rimesse bancarie successive alla dichiarazione di fallimento – Obbligo di restituzione

Il rapporto negoziale complesso caratterizzato dall’apertura di credito in conto corrente ex art. 1842 c.c., e dall’obbligo della banca di incassare i crediti presso terzi (mandato all’incasso in rem propriam), per poi compensare automaticamente le contrapposte partite in forza di un apposito patto accessorio di compensazione, non è opponibile al curatore del fallimento del correntista fallito, in quanto l’immediato scioglimento del contratto di conto corrente bancario ai sensi dell’art. 78 L.F. si estende, in forza della sua natura accessoria, anche al patto di compensazione (a differenza di quanto avviene invece nella procedura di concordato preventivo, dove è tendenzialmente prevista la prosecuzione dei rapporti pendenti – arg. ex art. 169 bis L.F.).

Dallo scioglimento automatico del contratto di conto corrente di corrispondenza e del pactum de compensando accessorio, conseguono sia la cristallizzazione del saldo attivo in essere alla data del fallimento, sia che l’istituto di credito non abbia più titolo a trattenere le somme versate da terzi in favore del soggetto frattanto fallito, originandosi l’obbligo ex art. 44 L.F. di restituire alla curatela gli accrediti pervenuti sul conto corrente dopo la dichiarazione di fallimento; difatti, l’obbligazione dell’istituto di credito, quale mandatario del correntista, di restituire al mandante le somme riscosse, non sorge al momento del conferimento del mandato, bensì all’atto della riscossione del credito, così verificandosi, l’impossibilità, per la banca, di operare la compensazione ex art. 56 L.F. tra reciproci debiti e crediti. (Andrea Gorgoni) (riproduzione riservata)
TribunalePavia, 04 febbraio 2020, n..




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità

Mutuo fondiario - Violazione del limite di finanziabilità - Art. 38 TULB - Nullità dell’intero contratto

La violazione del limite di finanziabilità comporta la nullità dell'intero contratto di mutuo.
Ne caso di specie era stato concesso un finanziamento per un importo eccedente l’ottanta per cento del valore del bene ipotecato desumibile dal prezzo di acquisto. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
TribunaleViterbo, 04 febbraio 2020, n..




Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall.: la Cassazione sulla vendita di beni immobili e soddisfo solo differito dei creditori ipotecari

Concordato Preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Proposta prevedente l’autofinanziamento del piano con il ricavato della vendita di beni immobili gravati da ipoteche ed il pagamento solo successivo dei relativi creditori prelazionari – Inammissibilità

Viola la clausola di salvaguardia dell’art. 186 bis secondo comma lett. c), la proposta di concordato che prevede la vendita di beni immobili senza destinazione di realizzo immediato in favore ai relativi creditori ipotecari, eventualità non sopperibile neppure con l’attribuzione del diritto di voto a tale categoria di creditori.

Un conto è - anche in ogni altra prospettiva strumentalmente liquidatoria - la nozione di tempi tecnici della procedura o della liquidazione, un altro e ben diverso conto è l'assunzione, con il ricavato della liquidazione, di un rinnovato rischio d'impresa, per via del reimpiego delle somme nel frattempo ricavate non nel pagamento dei creditori muniti di prelazione sui beni alienati ma in altre operazioni economiche, trattandosi di traslazione oggettiva del rischio incompatibile con lo statuto di tali creditori.

E’ quindi incompatibile con il sistema dei privilegi il disallineamento temporale tra le vendite di immobili gravati da ipoteche e il pagamento dei relativi creditori ipotecari, pagati solo a distanza di tempo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall.: la Cassazione sulla vendita di beni immobili e soddisfo solo differito dei creditori ipotecari

Concordato Preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Proposta prevedente l’autofinanziamento del piano con il ricavato della vendita di beni immobili gravati da ipoteche ed il pagamento solo successivo dei relativi creditori prelazionari – Inammissibilità

Viola la clausola di salvaguardia dell’art. 186 bis secondo comma lett. c), la proposta di concordato che prevede la vendita di beni immobili senza destinazione di realizzo immediato in favore ai relativi creditori ipotecari, eventualità non sopperibile neppure con l’attribuzione del diritto di voto a tale categoria di creditori.

Un conto è - anche in ogni altra prospettiva strumentalmente liquidatoria - la nozione di tempi tecnici della procedura o della liquidazione, un altro e ben diverso conto è l'assunzione, con il ricavato della liquidazione, di un rinnovato rischio d'impresa, per via del reimpiego delle somme nel frattempo ricavate non nel pagamento dei creditori muniti di prelazione sui beni alienati ma in altre operazioni economiche, trattandosi di traslazione oggettiva del rischio incompatibile con lo statuto di tali creditori.

E’ quindi incompatibile con il sistema dei privilegi il disallineamento temporale tra le vendite di immobili gravati da ipoteche e il pagamento dei relativi creditori ipotecari, pagati solo a distanza di tempo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati e valutazione del giudice sulla base della relazione giurata

Concordato preventivo - Voto - Creditori privilegiati - Pagamento dilazionato - Ammissibilità - Conseguenze sull'esercizio del diritto di voto - Accertamento rimesso al giudice di merito

In tema di concordato preventivo la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale ad una soddisfazione non integrale degli stessi, in ragione della perdita economica conseguente al ritardo rispetto ai tempi normali con il quale i creditori conseguono le somme dovute. La determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, comma 3, l.fall., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata del professionista ex art. 160, secondo comma, l.fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di liquidazione dei beni gravati dal privilegio in ipotesi di soluzione della crisi alternativa al concordato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2020, n.2422.




Procedimento disciplinare a carico degli avvocati e contestazione implicita della recidiva

Avvocato - Giudizi disciplinari - Contestazione degli addebiti - Specificità - Contestazione implicita della recidiva - Configurabilità - Fattispecie

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, ai sensi del regolamento n. 2 del 2014 del CNF ("ratione temporis" applicabile), i fatti di rilevanza disciplinare ascritti all'incolpato devono essere sufficientemente riportati, con l'indicazione delle norme violate, ma ciò non è ostativo alla configurabilità della contestazione implicita della recidiva, allorquando emerga dal contenuto della descrizione degli addebiti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto esente da critiche la decisione del CNF che aveva considerato la rilevanza di altri pregiudizi disciplinari attinenti a simili infrazioni, sulla scorta della complessiva rappresentazione delle vicende disciplinari coinvolgenti l'avvocato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 febbraio 2020, n.2506.




Pignorabilità del reddito di cittadinanza e mantenimento dei figli minori

Reddito di cittadinanza - Pignorabilità

In tema di mantenimento dei figli minorenni è ammissibile il pignoramento del reddito di cittadinanza nei confronti del coniuge inadempiente all’ordinanza presidenziale.

Il reddito di cittadinanza può essere utilizzato per i bisogni primari delle persone delle quali il titolare ha l’obbligo di prendersi cura, anche se non fa più parte dello stesso nucleo familiare.
 
Il reddito di cittadinanza, essendo una misura contro la povertà, la diseguaglianza e l’esclusione sociale, non ha natura alimentare e non è soggetta alle disposizioni che prevedono divieti di pignorabilità. (Francesco Indelli) (riproduzione riservata)
TribunaleTrani, 30 gennaio 2020, n..




Rispetto dei termini nelle transazioni commerciali

Inadempimento di uno Stato – Direttiva 2011/7/UE – Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione – Obbligo degli Stati membri di assicurare che il termine di pagamento delle pubbliche amministrazioni non ecceda 30 o 60 giorni – Obbligo di risultato

Non assicurando che le sue pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i termini di pagamento stabiliti all’articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tali disposizioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE, 28 gennaio 2020, n..




Cartolarizzazione: il debitore non può eccepire al cessionario la compensazione giudiziale

Cartolarizzazione – Cessione del credito – Eccezioni opponibili al cessionario – Compensazione giudiziale – Esclusione

In presenza di credito ceduto nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione, il cliente della banca il cui debito rientri in detto tipo di operazione non ha facoltà di eccepire al cessionario la compensazione giudiziale.

[Fattispecie in tema di eccezione di nullità per usura della clausola che disciplina il regime degli interessi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 28 gennaio 2020, n..




Cartolarizzazione: il debitore non può eccepire al cessionario la compensazione giudiziale

Cartolarizzazione – Cessione del credito – Eccezioni opponibili al cessionario – Compensazione giudiziale – Esclusione

In presenza di credito ceduto nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione, il cliente della banca il cui debito rientri in detto tipo di operazione non ha facoltà di eccepire al cessionario la compensazione giudiziale.

[Fattispecie in tema di eccezione di nullità per usura della clausola che disciplina il regime degli interessi.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 28 gennaio 2020, n..




Diritto di prelazione e vendite competitive, right to match dell’offerente già individuato ex art. 163-bis l.f.

Concordato preventivo – Liquidazione dei beni – Natura coattiva delle vendite

Vendite coattive – Diritto di prelazione convenzionale – Compatibilità – Esclusione – Diritto di rilancio – Right to match

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 182, comma 5, legge fall. ed all’introduzione dell’art. 163-bis legge fall., nessun dubbio vi può essere in relazione alla natura coattiva di tutti i trasferimenti posti in essere in qualunque fase della procedura di concordato preventivo, ove non si può prescindere dalla regola della competitività e dagli effetti purgativi e liberatori che ne conseguono.

Non è condivisibile il principio, enunciato dalla sentenza n. 14083/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, della compatibilità del diritto di prelazione convenzionale con le vendite coattive, in quanto la prelazione, attribuendo una posizione di indubbio vantaggio, può disincentivare potenziali terzi interessati dal partecipare alla gara, perché consci della possibilità di essere superati dal prelazionario il quale ne può attendere semplicemente l’esito senza partecipare, laddove, partecipando invece alla competizione, non solo avrebbe probabilmente offerto un prezzo superiore e non si sarebbe limitato a pareggiare l’offerta dell’aggiudicatario, ma avrebbe in ogni caso innescato una competizione tra vari contendenti, la sola che assicura il maggior prezzo e quindi la migliore soddisfazione dei creditori.

Piuttosto, è compatibile con la disciplina in esame il cd. “diritto di rilancio”, in quanto esercitabile dall’offerente originario solo nell’ambito di una successiva gara con l’aggiudicatario, ciò che consente di innescare un’ulteriore competizione per l’acquisto dell’azienda che non può che giovare alla massimizzazione del ricavato e costringere l’offerente originario a conformare comunque la propria offerta alle condizioni stabilite dal provvedimento che dispone la gara. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleLatina, 28 gennaio 2020, n..




Diritto di prelazione e vendite competitive, right to match dell’offerente già individuato ex art. 163-bis l.f.

Concordato preventivo – Liquidazione dei beni – Natura coattiva delle vendite

Vendite coattive – Diritto di prelazione convenzionale – Compatibilità – Esclusione – Diritto di rilancio – Right to match

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 182, comma 5, legge fall. ed all’introduzione dell’art. 163-bis legge fall., nessun dubbio vi può essere in relazione alla natura coattiva di tutti i trasferimenti posti in essere in qualunque fase della procedura di concordato preventivo, ove non si può prescindere dalla regola della competitività e dagli effetti purgativi e liberatori che ne conseguono.

Non è condivisibile il principio, enunciato dalla sentenza n. 14083/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, della compatibilità del diritto di prelazione convenzionale con le vendite coattive, in quanto la prelazione, attribuendo una posizione di indubbio vantaggio, può disincentivare potenziali terzi interessati dal partecipare alla gara, perché consci della possibilità di essere superati dal prelazionario il quale ne può attendere semplicemente l’esito senza partecipare, laddove, partecipando invece alla competizione, non solo avrebbe probabilmente offerto un prezzo superiore e non si sarebbe limitato a pareggiare l’offerta dell’aggiudicatario, ma avrebbe in ogni caso innescato una competizione tra vari contendenti, la sola che assicura il maggior prezzo e quindi la migliore soddisfazione dei creditori.

Piuttosto, è compatibile con la disciplina in esame il cd. “diritto di rilancio”, in quanto esercitabile dall’offerente originario solo nell’ambito di una successiva gara con l’aggiudicatario, ciò che consente di innescare un’ulteriore competizione per l’acquisto dell’azienda che non può che giovare alla massimizzazione del ricavato e costringere l’offerente originario a conformare comunque la propria offerta alle condizioni stabilite dal provvedimento che dispone la gara. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleLatina, 28 gennaio 2020, n..




Diritto di prelazione e vendite competitive, right to match dell’offerente già individuato ex art. 163-bis l.f.

Concordato preventivo – Liquidazione dei beni – Natura coattiva delle vendite

Vendite coattive – Diritto di prelazione convenzionale – Compatibilità – Esclusione – Diritto di rilancio – Right to match

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 182, comma 5, legge fall. ed all’introduzione dell’art. 163-bis legge fall., nessun dubbio vi può essere in relazione alla natura coattiva di tutti i trasferimenti posti in essere in qualunque fase della procedura di concordato preventivo, ove non si può prescindere dalla regola della competitività e dagli effetti purgativi e liberatori che ne conseguono.

Non è condivisibile il principio, enunciato dalla sentenza n. 14083/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, della compatibilità del diritto di prelazione convenzionale con le vendite coattive, in quanto la prelazione, attribuendo una posizione di indubbio vantaggio, può disincentivare potenziali terzi interessati dal partecipare alla gara, perché consci della possibilità di essere superati dal prelazionario il quale ne può attendere semplicemente l’esito senza partecipare, laddove, partecipando invece alla competizione, non solo avrebbe probabilmente offerto un prezzo superiore e non si sarebbe limitato a pareggiare l’offerta dell’aggiudicatario, ma avrebbe in ogni caso innescato una competizione tra vari contendenti, la sola che assicura il maggior prezzo e quindi la migliore soddisfazione dei creditori.

Piuttosto, è compatibile con la disciplina in esame il cd. “diritto di rilancio”, in quanto esercitabile dall’offerente originario solo nell’ambito di una successiva gara con l’aggiudicatario, ciò che consente di innescare un’ulteriore competizione per l’acquisto dell’azienda che non può che giovare alla massimizzazione del ricavato e costringere l’offerente originario a conformare comunque la propria offerta alle condizioni stabilite dal provvedimento che dispone la gara. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleLatina, 28 gennaio 2020, n..




Diritto di prelazione e vendite competitive, right to match dell’offerente già individuato ex art. 163-bis l.f.

Concordato preventivo – Liquidazione dei beni – Natura coattiva delle vendite

Vendite coattive – Diritto di prelazione convenzionale – Compatibilità – Esclusione – Diritto di rilancio – Right to match

Per effetto delle modifiche apportate all’art. 182, comma 5, legge fall. ed all’introduzione dell’art. 163-bis legge fall., nessun dubbio vi può essere in relazione alla natura coattiva di tutti i trasferimenti posti in essere in qualunque fase della procedura di concordato preventivo, ove non si può prescindere dalla regola della competitività e dagli effetti purgativi e liberatori che ne conseguono.

Non è condivisibile il principio, enunciato dalla sentenza n. 14083/2004 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, della compatibilità del diritto di prelazione convenzionale con le vendite coattive, in quanto la prelazione, attribuendo una posizione di indubbio vantaggio, può disincentivare potenziali terzi interessati dal partecipare alla gara, perché consci della possibilità di essere superati dal prelazionario il quale ne può attendere semplicemente l’esito senza partecipare, laddove, partecipando invece alla competizione, non solo avrebbe probabilmente offerto un prezzo superiore e non si sarebbe limitato a pareggiare l’offerta dell’aggiudicatario, ma avrebbe in ogni caso innescato una competizione tra vari contendenti, la sola che assicura il maggior prezzo e quindi la migliore soddisfazione dei creditori.

Piuttosto, è compatibile con la disciplina in esame il cd. “diritto di rilancio”, in quanto esercitabile dall’offerente originario solo nell’ambito di una successiva gara con l’aggiudicatario, ciò che consente di innescare un’ulteriore competizione per l’acquisto dell’azienda che non può che giovare alla massimizzazione del ricavato e costringere l’offerente originario a conformare comunque la propria offerta alle condizioni stabilite dal provvedimento che dispone la gara. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleLatina, 28 gennaio 2020, n..




L’indicazione non corretta dell’ISC non dà luogo all’applicazione dei tassi sostitutivi previsti dall’art. 117 TUB

Contratto di mutuo – ISC – Mero elemento informativo – Obbligo di comunicazione scritta – Insussistenza – Tassi sostitutivi ex Art. 117, comma 6 TUB – Non applicabili

L’ISC non è un patto tra cliente e banca, come invece potrebbero essere gli interessi corrispettivi e le spese di istruttoria,soggetti ad obbligo di comunicazione scritta ex art. 117, comma 4 TUB, ma un mero elemento informativo con cui la banca rappresenta al cliente gli effettivi costi del credito. L’indicazione di un ISC non corrispondente a quello reale può, quindi, costituire pubblicità ingannevole ma non dà luogo a violazione dell’art. 117 TUB, con conseguente inapplicabilità dei tassi sostitutivi previsti da tale norma. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) AppelloTorino, 28 gennaio 2020, n..




Atti compiuti dopo la domanda di concordato preventivo dichiarata inammissibile e dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza

Atti compiuti dopo il deposito della domanda di concordato preventivo e dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza ma prima dell’apertura dell’amministrazione straordinaria – Regime di efficacia – Necessità di distinzione tra atti di ordinaria amministrazione e atti di straordinaria amministrazione – Qualificabilità dell’incarico connesso alla predisposizione del piano o della proposta di concordato preventivo come atto di ordinaria amministrazione

L’art. 18, prima comma, d.lgs, n. 270/1999 richiama, peraltro, l’art. 167 l.f. e tale richiamo è indicativo di come soggiaccia alla preventiva autorizzazione del giudice delegato solo il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, intendendosi per tali gli atti idonei a pregiudicare l’entità e la consistenza del patrimonio del debitore e gli atti suscettibili di gravarlo di vincoli e pensi prima insussistenti.

Tra gli atti di ordinaria amministrazione ricadono invece quelli di natura meramente conservativa e funzionali a prevenire la dissoluzione dell’impresa ed a scongiurare il verificarsi di pregiudizi per i creditori.

Conseguentemente, si fa rientrare nell’ordinaria amministrazione il conferimento di incarico professionale connotato dai requisiti di non pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità perseguite dall’impresa, funzionale alle necessità risanatorie dell’impresa stessa, come accade per l’incarico connesso alla predisposizione del piano o della proposta di concordato preventivo o per quello che è comunque ancillare a preservare le condizioni per garantire la continuità aziendale, trattandosi di atti orientati a prevenire la dissoluzione o a scongiurare il determinarsi di pregiudizi per i creditori dell’impresa.

E’ onere dell’amministrazione straordinaria attrice fornire prova dell’eccedenza dall’ordinaria amministrazione degli atti dei quali si è invocata l’inefficacia.

L’art. 44 l.f. trova applicazione nel fallimento o nell’amministrazione straordinaria solo quando la gestione dell’impresa prima del decreto di apertura è affidata al commissario giudiziale.

Tale norma non trova poi senz’altro applicazione nel concordato preventivo, procedura nella quale, a differenza del fallimento, non si attua lo spossessamento del debitore, il quale, dunque, rimane nella titolarità del proprio patrimonio e dell’esercizio della sua impresa e può continuare a gestire sia l’uno che l’altro. (Andrea Pazzini) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 28 gennaio 2020, n..




Azione revocatoria di trasferimento immobiliare effettuato nell’ambito di una separazione personale tra i coniugi

Revocatoria ordinaria – Atto compiuto nell’ambito di procedimento di una separazione personale tra i coniugi – Revocabilità

Il trasferimento immobiliare effettuato nell’ambito di una separazione personale tra i coniugi è un atto revocabile poiché diviene dovuto solo in conseguenza dell’impegno assunto in costanza dell’esposizione debitoria nei confronti di un terzo creditore e pertanto non è sottratto all’azione revocatoria ex art. 2901 3° co c.c.. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata) TribunaleFrosinone, 24 gennaio 2020, n..




Avvocati: la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità

Avvocato - Giudizi disciplinari - Quantificazione della sanzione - Incensurabilità in sede di legittimità - Fondamento

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 gennaio 2020, n.1609.




Avvocati: prescrizione dell'azione disciplinare per fatti costituenti reato

Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Azione disciplinare - Prescrizione - Decorrenza - Per fatti punibili solo in sede disciplinare ovvero costituenti anche reato - Distinzione - Effetti

Agli effetti della prescrizione dell'azione disciplinare di cui all'art. 51 del r.d.l. n. 1578 del 1933, recante l'ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore, occorre distinguere il caso, previsto dall'art. 38, in cui il procedimento disciplinare tragga origine da fatti punibili solo in tale sede, in quanto violino esclusivamente i doveri di probità, correttezza e dirittura professionale, dal caso, previsto dall'art. 44, in cui il procedimento disciplinare abbia luogo per fatti costituenti anche reato e per i quali sia stata iniziata l'azione penale. Nel primo caso, in cui l'azione disciplinare è collegata ad ipotesi generiche ed a fatti anche atipici, il termine prescrizionale comincia a decorrere dalla commissione del fatto; nel secondo, invece, l'azione disciplinare essendo collegata al fatto storico di una pronuncia penale che non sia di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso, ha come oggetto lo stesso fatto per il quale è stata formulata una imputazione, ha natura obbligatoria e non può essere iniziata prima che se ne sia verificato il presupposto, con la conseguenza che la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto di punire può essere esercitato, e cioè dal passaggio in giudicato della sentenza penale, costituente un fatto esterno alla condotta. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 gennaio 2020, n.1609.




Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c.

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TUB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Mancata contestazione da parte della Banca – Conseguenze – Nullità dell’intero contratto

Sull’eccezione di nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità, in violazione dell’art. 38, comma 2 TUB, la banca opposta deve prendere posizione ovvero presentare istanza di conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c. nella prima occasione utile, vale a dire l’udienza di discussione orale. In caso contrario, viene preclusa ogni difesa sul punto. Pertanto, se nell’udienza di trattazione, l’istituto di credito che si oppone alla nullità del mutuo fondiario non chiede la conversione dello stesso in mutuo ipotecario, non potrà più farlo nelle successive fasi del giudizio. Sulla conversione deve pronunciarsi il giudice di merito.

L’art. 38, comma 2 TUB, è una norma imperativa la cui violazione comporta nullità del contratto di mutuo fondiario e della relativa ipoteca, salva la possibilità di conversione del contratto in un ordinario finanziamento ipotecario ove la banca presenti tempestiva – nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità – istanza di conversione e ne risultino accertati i presupposti. Il limite di finanziabilità costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata)
TribunaleFermo, 23 gennaio 2020, n..




Ricomprensione forfettaria delle spese straordinarie nell'assegno di mantenimento

Assegno di mantenimento - Spese straordinarie - Nozione - Ricomprensione forfettaria nell'assegno - Esclusione - Fondamento

In tema di mantenimento della prole, devono intendersi spese "straordinarie" quelle che, per la loro rilevanza, imprevedibilità e imponderabilità, esulano dall'ordinario regime di vita dei figli, cosicché la loro inclusione in via forfettaria nell'ammontare dell'assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall'art. 155 c.c. e con quello dell'adeguatezza del mantenimento, nonché recare nocumento alla prole che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell'assegno "cumulativo", di cure necessarie o di altri indispensabili apporti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 gennaio 2020, n.1562.




Costi impliciti in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati

Contratti derivati - Costi impliciti di intermediazione - Diritto al risarcimento dei danni - Sussistenza

La Banca che in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati trattenga, in difetto di specifica determinazione contrattuale, i c.d. costi impliciti è tenuta al relativo risarcimento del danno. (Cedrini & Zamagni Studio Legale – Axiis) (riproduzione riservata) AppelloBologna, 23 gennaio 2020, n..




Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 TUB determina la nullità del contratto

Mutuo fondiario – Limite di finanziabilità – Violazione art. 38 TULB su valore cauzionale corrente del complesso immobiliare – Conseguenze - Nullità dell’intero contratto

Il limite di finanziabilità ex art. 38, secondo comma, TULB è elemento essenziale del contenuto del contratto, e il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso, costituendo un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell'interesse tutelato, volto a regolare il quantum della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare e agevolare e sostenere l'attività di impresa. (Raffaele Carbone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 gennaio 2020, n.1193.




Competenza territoriale e divieto di frazionamento del credito nell’ipotesi di distinti rapporti contrattuali tra le stesse parti

Ordinanza ex art. 649 cpc – Disconoscimento della sottoscrizione – Connessione soggettiva in caso di più domande contro la stessa parte – Divieto di frazionamento del credito – Competenza territoriale – Inapplicabilità di deroghe alle regole ordinarie

Nell’ipotesi di connessione meramente soggettiva ex art. 104 cpc non si applicano deroghe al regime di competenza territoriale basate sul principio del divieto di frazionamento del credito, perché tale divieto si riferisce ad ipotesi in cui il credito oggetto di frazionamento deriva da un medesimo rapporto obbligatorio e non da più contratti pur tra le stesse parti. (Andrea Palazzolo) (riproduzione riservata) TribunaleGenova, 21 gennaio 2020, n..




Holding personale: gruppo di imprese, eterodirezione ed esautoramento degli organi societari interni

Fallimento – Holding personale – Gruppo di imprese – Eterodirezione – Esautoramento degli organi societari interni – Necessità

Non può dirsi integrato un fenomeno di holding quando non vi sia prova del completo esautoramento degli organi interni (amministratori ed assemblea) delle società del gruppo che si dicono assoggettate alla volontà della holding medesima, i quali, nel caso della holding, dovrebbero essere dei semplici prestanome o comunque dei meri figuranti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 21 gennaio 2020, n..




Il fallito non può impugnare il decreto di esecutività dello stato passivo

Decreto di esecutività dello stato passivo - Impugnazione - Legittimazione del fallito - Esclusione - Fondamento

In tema di procedure concorsuali, non sussiste la legittimazione del fallito ad impugnare i provvedimenti adottati dal giudice delegato in sede di formazione dello stato passivo non solo perché essi hanno efficacia meramente endoconcorsuale, ma anche per quanto disposto dall'art. 43 l.fall., che sancisce la legittimazione esclusiva del del creditore per i rapporti patrimoniali del fallito compresi nel fallimento e, soprattutto, per l'espressa previsione di cui all'art. 98 l.fall., a tenore del quale il decreto con cui il giudice rende esecutivo lo stato passivo non è suscettibile di denunzia con rimedi diversi dalle impugnazioni tipiche ivi disciplinate, esperibili soltanto dai soggetti legittimati, tra i quali non figura il fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 gennaio 2020, n.1197.




Il fallito non può impugnare il decreto di esecutività dello stato passivo

Decreto di esecutività dello stato passivo - Impugnazione - Legittimazione del fallito - Esclusione - Fondamento

In tema di procedure concorsuali, non sussiste la legittimazione del fallito ad impugnare i provvedimenti adottati dal giudice delegato in sede di formazione dello stato passivo non solo perché essi hanno efficacia meramente endoconcorsuale, ma anche per quanto disposto dall'art. 43 l.fall., che sancisce la legittimazione esclusiva del del creditore per i rapporti patrimoniali del fallito compresi nel fallimento e, soprattutto, per l'espressa previsione di cui all'art. 98 l.fall., a tenore del quale il decreto con cui il giudice rende esecutivo lo stato passivo non è suscettibile di denunzia con rimedi diversi dalle impugnazioni tipiche ivi disciplinate, esperibili soltanto dai soggetti legittimati, tra i quali non figura il fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 gennaio 2020, n.1197.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Lo stato di insolvenza quando l’attivo supera il passivo

Fallimento – Stato d’insolvenza – Valutazione – Attivo superiore al passivo – Valutazione delle condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche – Stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa – Oggetto della cognizione in sede di opposizione allo stato passivo

Lo stato d’insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo e che non esistano conclamati inadempimenti esteriormente apprezzabili. In particolare, il significato oggettivo dell’insolvenza, che è quello rilevante agli effetti della L. Fall., art. 5, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie (secondo un criterio di normalità) all’esercizio di attività economiche, e si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa esprimendosi, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa (prima fra tutte l’estinzione dei debiti), nonché nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio.

Inoltre, nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento lo stato d’insolvenza sottende un giudizio di inidoneità solutoria strutturale del debitore, oggetto di una valutazione complessiva: quanto ai debiti, il computo non si limita alle risultanze dello stato passivo nel frattempo formato ma si estende a quelli emergenti dai bilanci e dalle scritture contabili o in altro modo riscontrati, anche se oggetto di contestazione, quando (e nella misura in cui) il giudice dell’opposizione ne riconosca incidentalmente la ragionevole certezza ed entità; quanto all’attivo, i cespiti vanno considerati non solo per il loro valore contabile o di mercato, ma anche in rapporto all’attitudine ad essere adoperati per estinguere tempestivamente i debiti, senza compromissione - di regola dell’operatività dell’impresa, salvo che l’eventuale fase della liquidazione in cui la stessa si trovi renda compatibile anche il pronto realizzo dei beni strumentali e dell’avviamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 gennaio 2020, n.1069.




Revisione dell'assegno divorzile per giustificati motivi

Assegno divorzile - Revisione - Giustificati motivi sopravvenuti ex art. 9, legge n. 898 del 1970 - Accertamento di fatto - Necessità - Mutamento giurisprudenziale - Irrilevanza “ex se” - Fondamento - Fattispecie

In tema di revisione dell'assegno divorzile, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 898 del 1970, il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali delle parti attiene agli elementi di fatto e rappresenta il presupposto necessario che deve essere accertato dal giudice perché possa procedersi al giudizio di revisione dell'assegno, da rendersi, poi, in applicazione dei principi giurisprudenziali attuali. Ne consegue che consentire l'accesso al rimedio della revisione attribuendo alla formula dei "giustificati motivi" un significato che includa la sopravvenienza di tutti quei motivi che possano far sorgere un interesse ad agire per conseguire la modifica dell'assegno, ricomprendendo tra essi anche una diversa interpretazione delle norme applicabili avallata dal diritto vivente giurisprudenziale, è opzione esegetica non percorribile poiché non considera che la funzione della giurisprudenza è ricognitiva dell'esistenza e del contenuto della "regula iuris", non già creativa della stessa. (Fattispecie relativa a una domanda di revisione dell'assegno divorzile determinato prima di Cass., Sez. 1, n. 11504/2017 e Sez. U, n. 18287/2018). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 gennaio 2020, n.1119.




Attribuzione giudiziale del cognome del padre in aggiunta a quello della madre

Riconoscimenti in sequenza - Attribuzione giudiziale del cognome del padre in aggiunta a quello della madre - Condizioni

In tema di minori, è legittimo, in ipotesi di secondo riconoscimento da parte del padre, l'attribuzione del patronimico in aggiunta al cognome della madre, purché non gli arrechi pregiudizio in ragione della cattiva reputazione del padre e purché non sia lesivo della sua identità personale, ove questa si sia definitivamente consolidata con l'uso del solo matronimico nella trama dei rapporti personali e sociali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 gennaio 2020, n.772.




Azione di responsabilità ex art. 146 l.f., nuova disciplina e criteri di liquidazione del danno

Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. – Criteri di liquidazione del danno – Nuova disciplina di cui all’art. 2486 comma 3 cod. civ. introdotto dall’art. 378 CCI – Applicabilità ai processi in corso – Esclusione

La disciplina dettata dal terzo comma dell’art. 2486 cod. civ. (aggiunto dall'art. 378, comma 2, d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 - Codice Crisi Impresa, ed in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 16 marzo 2019) ha recepito un indirizzo giurisprudenziale già esistente, introducendo nel sistema una presunzione semplice con riferimento alla quantificazione del danno secondo il criterio dei “netti patrimoniali”, ed una presunzione iuris et de iure in favore della procedura concorsuale con riguardo all’adozione del criterio residuale della differenza tra attivo e passivo (quando non sia possibile determinare i netti patrimoniali per la mancanza o irregolarità delle scritture contabili). In entrambi i casi il legislatore ha quindi introdotto una presunzione legale invertendo l’onere della prova, facendo così beneficiare l’attore di una relevatio ab onere probandi, sicchè la norma non può essere applicata ai processi in corso, riguardanti quindi condotte, in thesi illecite, poste in essere prima dell’entrata in vigore della norma stessa, perché in caso contrario si renderebbe deteriore la posizione processuale del convenuto, imponendogli un onere probatorio cui non sapeva di andare incontro nel momento in cui il processo è iniziato, con le evidenti conseguenze relative alla scelta della strategia di difesa da proporre in giudizio. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) AppelloCatania, 16 gennaio 2020, n..




La Cassazione sconfessa il 'criterio della prevalenza' nella qualificazione del concordato preventivo in continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall.

Concordato Preventivo – Continuità aziendale – Criteri di qualificazione x art. 186 bis l. fall. – Sussistenza di un compendio aziendale idoneo alla continuazione operativa – Sufficienza – Criterio della prevalenza rispetto alla liquidazione dei beni – Inconferenza

Il concordato preventivo in cui alla liquidazione atomistica di una parte dei beni dell'impresa si accompagni una componente di qualsiasi consistenza di prosecuzione dell'attività aziendale rimane regolato nella sua interezza, salvi i casi di abuso, dalla disciplina speciale prevista dall'art. 186-bis legge fall., che al primo comma espressamente contempla anche una simile ipotesi fra quelle ricomprese nel suo ambito.
Tale norma non prevede alcun giudizio di prevalenza fra le porzioni di beni a cui sia assegnato una diversa destinazione, ma una valutazione di idoneità dei beni sottratti alla liquidazione ad essere organizzati in funzione della continuazione, totale o parziale, della pregressa attività di impresa e ad assicurare, attraverso una simile organizzazione, il miglior soddisfacimento dei creditori.

Considerato che la compresenza nel piano concordatario di attività liquidatorie che si accompagnino alla prosecuzione dell'attività aziendale è dunque espressamente contemplata dal legislatore all'interno della norma, osserva la Suprema Corte che non c’è spazio a equivoci di sorta in merito al fatto che l’art. 186 bis l. fall. governi la fattispecie (vale a dire che il concordato tradizionalmente definito come misto sia, nelle intenzioni del legislatore, un concordato in continuità che prevede la dismissione di beni). Il dato normativo non evoca pertanto alcun rapporto di prevalenza di una parte dei beni rispetto all'altra a cui è riservata diversa sorte, ma fa riferimento alla liquidazione dei beni "non funzionali all'esercizio dell'impresa", implicitamente ritenendo che quelli funzionali siano invece destinati alla prosecuzione dell'attività aziendale.  Pertanto, la regola prevista dalla norma non riguarda la quantità delle porzioni a cui sia affidato un diverso destino (e la conseguente prevalenza dell'una rispetto all'altra in funzione delle risorse da devolvere alla soddisfazione dei creditori), ma la funzionalità di una porzione dei beni alla continuazione dell'impresa in uno scenario concordatario. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 15 gennaio 2020, n.734.




Volontario abbandono della casa coniugale e violazione del dovere di convivenza

Dovere di convivenza - Volontario abbandono della casa coniugale - Sufficienza ai fini dell'addebito - Condizioni

Il volontario abbandono del domicilio familiare da parte di uno dei coniugi, costituendo violazione del dovere di convivenza, è di per sé sufficiente a giustificare l'addebito della separazione personale, a meno che non risulti provato che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile ed in conseguenza di tale fatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 gennaio 2020, n.648.




Nullità del contratto swap

Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito

Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
TribunaleTorino, 14 gennaio 2020, n..




Nullità del contratto swap

Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito

Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
TribunaleTorino, 14 gennaio 2020, n..




Facoltà di aumento dell'onorario di avvocato

Onorari - Facoltà di aumento dell'onorario di avvocato ex art. 4, comma 2, del d.m. n. 55 del 2014 - Onere di motivazione - Sussistenza

Quando in una causa l'avvocato assiste più soggetti aventi la stessa posizione processuale, la facoltà riconosciuta al giudice di aumentare il compenso unico per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20 per cento, fino a un massimo di dieci soggetti, ai sensi dell'art. 4, comma 2, prima parte, del d.m. n. 55 del 2014, prefigura a carico del giudice l'onere di motivare, sia nell'evenienza in cui ritenga di riconoscere l'aumento, sia nell'evenienza contraria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 gennaio 2020, n.461.




Natura del procedimento di accertamento dei crediti nella liquidazione del patrimonio e giudizi pendenti

Procedura di sovraindebitamento (L. n. 3/2012) – Liquidazione del patrimonio – Natura del procedimento di accertamento del passivo – Impossibilità di applicazione analogica degli art. 43 e 52 L.F. – Rapporto con i giudizi pendenti – Credito portato da decreto ingiuntivo opposto non munito di decreto di definitività ex art. 647 c.p.c.

L’attuale disciplina di cui alla legge n. 3/2012 non contempla disposizioni analoghe a quelle, previste in sede fallimentare, di cui all’art. 43 (interruzione del giudizio e subentro del curatore nella posizione processuale del fallito) e 52, 2° comma, L.F (accertamento delle pretese creditorie verso il fallimento in via esclusiva mediante il procedimento di accertamento del passivo).

Le suddette disposizioni debbono ritenersi di natura eccezionale e perciò insuscettibili di applicazione analogica al di fuori dei casi espressamente contemplati.

In assenza di disposizioni espresse di senso contrario, deve ritenersi (analogamente a quanto avviene nell’ambito del concordato preventivo, ove è pacifico che ogni eventuale pretesa creditoria verso il debitore in procedura deve essere accertata con le forme ordinarie dinanzi al giudice ordinario) che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo pendente al momento dell’ammissione del debitore alla procedura di liquidazione del patrimonio ex L. 3/2012 possa legittimamente proseguire. Quanto sarà statuito in quella sede con efficacia di giudicato avrà carattere vincolante anche nella procedura di liquidazione del patrimonio del debitore ai fini dell’ammissione della pretesa al passivo.

Nel caso in cui il giudizio opposizione a decreto ingiuntivo dovesse concludersi con conferma della pretesa creditoria del ricorrente, l’ipoteca iscritta in forza del provvedimento di provvisoria esecutività si consoliderà definitivamente e sarà quindi opponibile nei confronti della procedura di sovraindebitamento. (Enrico Zuccato) (riproduzione riservata)
TribunaleVerona, 13 gennaio 2020, n..




Separazione: l’obbligo di pagare l’IMU ricade sul coniuge assegnatario anche se l’immobile è di proprietà di terzi

Articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 - Traslazione soggettività passiva IMU da proprietario ad assegnatario - Imposizione in capo all’utilizzatore

Articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 - Possibilità interpretazione estensiva - Sussiste

L’articolo 4 comma 12 quinques D.L. n. 16/2012 conv. in L. n. 44/2012, sancisce la traslazione della soggettività passiva dell’IMU dal proprietario all’assegnatario dell’alloggio a seguito di separazione, cosicché l’imposizione ricade sempre in capo all’utilizzatore, anche nel caso in cui la proprietà dell’immobile sia di un terzo e non già del coniuge non assegnatario.

La disposizione normativa in parola, non integrando una norma tributaria disciplinante un’ipotesi di agevolazione o di esenzione, ovvero di norma speciale, può essere interpretata estensivamente e non vale per la stessa il divieto di interpretazione analogica nonché di interpretazione estensiva ai sensi dell’art. 14 delle disposizioni preliminari del codice civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Commissione tributaria regionaleBologna, 10 gennaio 2020, n..




Credito dell’avocato che abbia predisposto la domanda di concordato preventivo: prededuzione senza alcuna valutazione dell’utilità della prestazione

Prededuzione – Credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore – Avvocato – Concordato preventivo

Il credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore rientra tra i crediti sorti "in funzione" di quest’ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.

[Nella specie, il credito era sorto in favore del ricorrente in relazione alla prestazione professionale eseguita da quest’ultimo, quale avvocato che aveva curato l’attività necessaria alla predisposizione del ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale pattizia di regolazione della crisi; la S.C. ha, pertanto, ritenuto che non rileva in alcun modo l’esito successivo della proposta concordataria la quale, peraltro, nel caso di specie, aveva determinato l’apertura della procedura ed era stata anche oggetto di approvazione da parte dei creditori, essendo intervenuta l’interruzione della procedura solo in seguito al giudizio negativo espresso, in sede di omologazione della proposta stessa.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.220.




Credito dell’avocato che abbia predisposto la domanda di concordato preventivo: prededuzione senza alcuna valutazione dell’utilità della prestazione

Prededuzione – Credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore – Avvocato – Concordato preventivo

Il credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore rientra tra i crediti sorti "in funzione" di quest’ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.

[Nella specie, il credito era sorto in favore del ricorrente in relazione alla prestazione professionale eseguita da quest’ultimo, quale avvocato che aveva curato l’attività necessaria alla predisposizione del ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale pattizia di regolazione della crisi; la S.C. ha, pertanto, ritenuto che non rileva in alcun modo l’esito successivo della proposta concordataria la quale, peraltro, nel caso di specie, aveva determinato l’apertura della procedura ed era stata anche oggetto di approvazione da parte dei creditori, essendo intervenuta l’interruzione della procedura solo in seguito al giudizio negativo espresso, in sede di omologazione della proposta stessa.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.220.




Credito dell’avocato che abbia predisposto la domanda di concordato preventivo: prededuzione senza alcuna valutazione dell’utilità della prestazione

Prededuzione – Credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore – Avvocato – Concordato preventivo

Il credito del professionista che abbia predisposto il ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale minore rientra tra i crediti sorti "in funzione" di quest’ultima procedura e, come tale, a norma della L. Fall., art. 111, comma 2, va soddisfatto in prededuzione nel successivo fallimento, senza che, ai fini di tale collocazione, debba essere accertato, con valutazione ex post, che la prestazione resa sia stata concretamente utile per la massa in ragione dei risultati raggiunti.

[Nella specie, il credito era sorto in favore del ricorrente in relazione alla prestazione professionale eseguita da quest’ultimo, quale avvocato che aveva curato l’attività necessaria alla predisposizione del ricorso per l’ammissione alla procedura concorsuale pattizia di regolazione della crisi; la S.C. ha, pertanto, ritenuto che non rileva in alcun modo l’esito successivo della proposta concordataria la quale, peraltro, nel caso di specie, aveva determinato l’apertura della procedura ed era stata anche oggetto di approvazione da parte dei creditori, essendo intervenuta l’interruzione della procedura solo in seguito al giudizio negativo espresso, in sede di omologazione della proposta stessa.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.220.




Azione di riconoscimento del figlio minore e rifiuto del consenso da parte dell'altro genitore

Azione di riconoscimento del figlio minore – Nomina del curatore speciale – Obbligatorietà – Esclusione – Condizioni

Nel procedimento disciplinato dall'art. 250 c.c., come novellato dall'art. 1 della l. n. 219 del 2012, teso al riconoscimento del figlio che non abbia compiuto i quattordici anni, quest'ultimo non assume la qualità di parte, per cui la nomina di un curatore speciale è necessaria solo ove il giudice lo ritenga opportuno in considerazione del profilarsi, in concreto, di una situazione di conflitto di interessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.275.




Criterio per la quantificazione dell’aumento del compenso dell’avvocato in caso di transazione o conciliazione

Maggiorazione del 25% del compenso della fase decisionale non svolta – Esclusione – Riconoscimento del compenso per la fase decisionale e di un aumento del 25 % di esso – Ammissibilità

L’art. 4, comma 4, D.M. 55/2014 consente, nel caso in cui il giudizio venga definito, prima della decisione, con una conciliazione giudiziale o una transazione, di riconoscere all’avvocato sia il compenso per la fase decisionale, non svoltasi, che un aumento del 25 % di esso.

La norma infatti mira ad incentivare le conciliazioni attribuendo ai difensori delle parti, in caso di esito conciliativo della lite, un incremento del compenso e tale finalità verrebbe frustrata se il corrispondente importo fosse costituito da una percentuale di quello che sarebbe spettato qualora si fosse svolta la fase decisionale poiché, a fronte di una simile prospettiva, i professionisti avrebbero maggiore interesse a che il giudizio giungesse a decisione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
TribunaleVerona, 09 gennaio 2020, n..




Impugnazione del provvedimento di ammissioni al passivo con riserva

Insinuazione al passivo - Ammissione con riserva - Rimedi - Opposizione allo stato passivo - Ammissibilità - Ragioni

Nella disciplina della legge fallimentare riformata dal d.lgs. n. 5 del 2006 e del d.lgs. n. 169 del 2007, se in sede di insinuazione allo stato passivo il creditore abbia chiesto l'ammissione del proprio credito puramente e semplicemente e sia stato ammesso con riserva, è configurabile una situazione di soccombenza che legittima il creditore a proporre opposizione immediata allo stato passivo nelle forme dell'art. 98 l.fall.. Del pari, laddove il curatore o gli altri creditori intendano contestare l'ammissione, ancorché con riserva, di un altro creditore, sono legittimati (e sono tenuti) a proporre impugnazione immediata avverso detto provvedimento, senza attendere il decreto di cui all'art. 113-bis l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.268.




Revisione dell’assegno di mantenimento per i figli

Divorzio - Revisione dell’assegno di mantenimento per i figli - Necessità di far valere fatti sopravvenuti - Pendenza di precedente giudizio di revisione - Conseguenze - Fattispecie

I provvedimenti in tema di mantenimento dei figli minori di genitori divorziati passano in giudicato, ma essendo sempre rivedibili, divengono definitivi solo "rebus sic stantibus", sicché il giudice in sede di revisione non può procedere ad una diversa ponderazione delle pregresse condizioni economiche delle parti, né può prendere in esame fatti anteriori alla definitività del titolo stesso o che comunque avrebbero potuto essere fatti valere con gli strumenti concessi per impedirne la definitività. (Nella specie la S.C. ha confermato il rigetto della domanda proposta dal coniuge onerato del pagamento di un assegno di mantenimento per la prole, il quale aveva introdotto un nuovo procedimento di revisione dell'assegno, invocando fatti modificativi delle condizioni economiche delle parti, intervenuti prima della conclusione di altro procedimento di modifica nel quale essi avrebbero potuto essere fatti valere). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.283.




Eccezione revocatoria nel procedimento di accertamento dei crediti concorsuali

Accertamento del passivo fallimentare – Inefficacia del titolo del credito o della prelazione – Eccezione del Curatore fallimentare – Non necessità di azione revocatoria ordinaria o fallimentare – Accertamento con effetti endoconcorsuali

Nel giudizio di verifica dei crediti, a norma dell'art. 95, comma 1 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, il curatore fallimentare può eccepire l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione, senza essere tenuto, per ottenere un provvedimento di esclusione del credito o della garanzia, a proporre l'azione revocatoria fallimentare o ad agire in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267.

Nel caso in cui non sia stata proposta azione revocatoria da parte del curatore fallimentare, ma sia stata solo sollevata eccezione revocatoria (c.d. revocatoria incidentale) di inefficacia del titolo, finalizzata a paralizzare la pretesa del creditore concorsuale, il giudice delegato non dichiara l'inefficacia del titolo del credito o della garanzia, né dispone la restituzione, ma si limita ad escludere il credito o la prelazione fatta valere, in ragione della revocabilità del relativo titolo su cui si fonda la corrispondente pretesa del creditore con effetti limitati all'ambito della verifica dello stato passivo al quale la richiesta del curatore è strettamente funzionale. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 gennaio 2020, n.140.




Eccezione revocatoria nel procedimento di accertamento dei crediti concorsuali

Accertamento del passivo fallimentare – Inefficacia del titolo del credito o della prelazione – Eccezione del Curatore fallimentare – Non necessità di azione revocatoria ordinaria o fallimentare – Accertamento con effetti endoconcorsuali

Nel giudizio di verifica dei crediti, a norma dell'art. 95, comma 1 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, il curatore fallimentare può eccepire l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione, senza essere tenuto, per ottenere un provvedimento di esclusione del credito o della garanzia, a proporre l'azione revocatoria fallimentare o ad agire in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267.

Nel caso in cui non sia stata proposta azione revocatoria da parte del curatore fallimentare, ma sia stata solo sollevata eccezione revocatoria (c.d. revocatoria incidentale) di inefficacia del titolo, finalizzata a paralizzare la pretesa del creditore concorsuale, il giudice delegato non dichiara l'inefficacia del titolo del credito o della garanzia, né dispone la restituzione, ma si limita ad escludere il credito o la prelazione fatta valere, in ragione della revocabilità del relativo titolo su cui si fonda la corrispondente pretesa del creditore con effetti limitati all'ambito della verifica dello stato passivo al quale la richiesta del curatore è strettamente funzionale. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 gennaio 2020, n.140.




Il rifiuto dell’emotrasfusione non giustifica una diminuzione dell’entità del danno

Emotrasfusione – Rifiuto – Effetti sul risarcimento del danno – Esclusione

Così come nessuno può essere sottoposto ad un trattamento sanitario senza consenso, allo stesso modo è irrilevante il rifiuto del danneggiato di sottoporsi ad intervento chirurgico al fine di diminuire l'entità del danno, atteso che non può essere configurato alcun obbligo a suo carico di sottoporsi all'intervento stesso, non essendo quel rifiuto inquadrabile nell'ipotesi di concorso colposo del creditore, previsto dall'art. 1227 cod. civ., intendendosi comprese nell'ambito dell'ordinaria diligenza di cui al secondo comma dell'art. 1227 cod. civ. soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali, o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici.

Il rifiuto dell'emotrasfusione ha acquistato una tale rilevanza anche nella coscienza sociale da non ammettere limitazioni di sorta al suo esercizio e intervenire sul contenimento delle conseguenze risarcitorie a carico dell'offensore significherebbe indirettamente intervenire sulla intensità e sulla qualità del suo riconoscimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 08 gennaio 2020, n.155.




Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per la consegna di documenti non inviati dall’istituto di credito

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – Ammissibilità

Polizza unit linked – Mancata consegna documentazione informativa e contrattuale ex art. 119 TUB – Ricorso per decreto ingiuntivo – provvisoria esecutività – Applicabilità

E’ ammissibile il decreto ingiuntivo per la consegna dei documenti informativi e contrattuali relativi ad una polizza unit linked qualora la banca non abbia adempiuto alla richiesta ex art. 119 TUB.

Sussistono i presupposti ex art. 648 c.p.c. per la concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo diretto alla consegna della documentazione contrattuale ed informativa inerente una polizza unit linked laddove non forniti spontaneamente dall’istituto ai sensi dell’art. 119 TUB. (David Giuseppe Apolloni, Simona Batori, Eleonora Magnanini) (riproduzione riservata)
TribunaleSpoleto, 07 gennaio 2020, n..




Cassa Previdenza Geometri ed effetti del riscatto del cd. periodo di solidarietà

Cassa Previdenza Geometri - Riscatto del cd. periodo di solidarietà - Anzianità contributiva - Rilevanza - Incidenza sulla misura del trattamento - Esclusione

In tema di Cassa di previdenza geometri, il riscatto del cd. periodo di solidarietà è idoneo unicamente ad incidere sull'anzianità contributiva dell'assicurato, rendendo utilizzabili, ai fini dell'accesso al diritto a pensione, periodi di esercizio dell'attività professionale occasionali non coperti da contribuzione, ma non introduce alcuna deroga al criterio di calcolo della misura del trattamento pensionistico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 gennaio 2020, n.25.




Equa riparazione: la competenza del giudice adito costituisce presupposto processuale e non requisito di ammissibilità della domanda

Opposizione ex art. 5-ter della l. n. 89 del 2001 proposta a giudice incompetente - "Translatio iudicii" - Necessità - Fondamento

In materia di equa riparazione ai sensi della l. n. 89 del 2001, anche dopo le modifiche apportate dal d.l. n. 83 del 2012, conv. dalla l. n. 134 del 2012, la competenza del giudice adito costituisce presupposto processuale e non già requisito di ammissibilità della domanda, sicché la corte d'appello, adita con l'opposizione di cui all'art. 5-ter della stessa legge, ove ritenga di non essere investita della competenza a provvedere, non può rigettare la domanda, ma deve dichiarare la propria incompetenza e, indicato il giudice competente, fissare il termine di riassunzione del procedimento in applicazione dell'art. 50 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 gennaio 2020, n.11.




Mutuo fondiario e violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 TUB

Mutuo fondiario – Violazione del limite di finanziabilità di cui all’art. 38 co. 2 t.u.b. – Nullità – Sussistenza – Conversione in mutuo ipotecario – Ammissibilità

Il mancato rispetto del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, 2° comma, t.u.b. e della conseguente delibera del Cicr del 22.4.1995, determina di per sé la nullità del contratto di mutuo fondiario, essendo detto limite essenziale ai fini della qualificazione del finanziamento ipotecario come «fondiario», ferma restando tuttavia la possibilità di conversione di questo in un ordinario finanziamento ipotecario ove ne risultino accertati i presupposti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) TribunaleSulmona, 31 dicembre 2019, n..




La Cassazione torna sul trattamento dei creditori postergati nel concordato: è inammissibile la proposta che prevede la loro equiparazione ai chirografari

Concordato – Formazione delle classi – Creditori postergati – Trattamento analogo ai creditori chirografari – Inammissibilità – Violazione della regola della postergazione – Sussistenza

Nel concordato preventivo, se è pur vero che ai creditori postergati può essere attribuito il diritto di voto - avendo gli stessi un interesse giuridicamente rilevante ad esprimere il proprio gradimento o meno sulla proposta concordataria rispetto all'alternativa fallimentare – il giudice deve comunque verificare se la creazione di tale classe di votanti possa determinare in concreto una violazione della regola della postergazione, non potendosi derogare al principio del soddisfacimento solo residuale e sempre posposto dei creditori postergati, attraverso una loro sostanziale equiparazione ai chirografari.

Pertanto, non essendo la volontà del legislatore disponibile dalle parti in sede concordataria, la maggioranza dei creditori non può disporre che sia antergato il soddisfacimento dei postergati, dovendo, invece, il loro soddisfacimento essere sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari.

E’ quindi inammissibile la proposta di concordato prevedente una classe di postergati da soddisfare in percentuale in concomitanza al pagamento degli altri chirografari, essendo in tal modo introdotta una violazione della regola della postergazione, deroga che non è mai ammissibile, neppure nel caso in cui la proposta concordataria ottenga la maggioranza dei voti in ciascuna classe. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 dicembre 2019, n.34539.




La Cassazione torna sul trattamento dei creditori postergati nel concordato: è inammissibile la proposta che prevede la loro equiparazione ai chirografari

Concordato – Formazione delle classi – Creditori postergati – Trattamento analogo ai creditori chirografari – Inammissibilità – Violazione della regola della postergazione – Sussistenza

Nel concordato preventivo, se è pur vero che ai creditori postergati può essere attribuito il diritto di voto - avendo gli stessi un interesse giuridicamente rilevante ad esprimere il proprio gradimento o meno sulla proposta concordataria rispetto all'alternativa fallimentare – il giudice deve comunque verificare se la creazione di tale classe di votanti possa determinare in concreto una violazione della regola della postergazione, non potendosi derogare al principio del soddisfacimento solo residuale e sempre posposto dei creditori postergati, attraverso una loro sostanziale equiparazione ai chirografari.

Pertanto, non essendo la volontà del legislatore disponibile dalle parti in sede concordataria, la maggioranza dei creditori non può disporre che sia antergato il soddisfacimento dei postergati, dovendo, invece, il loro soddisfacimento essere sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari.

E’ quindi inammissibile la proposta di concordato prevedente una classe di postergati da soddisfare in percentuale in concomitanza al pagamento degli altri chirografari, essendo in tal modo introdotta una violazione della regola della postergazione, deroga che non è mai ammissibile, neppure nel caso in cui la proposta concordataria ottenga la maggioranza dei voti in ciascuna classe. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 dicembre 2019, n.34539.




La Cassazione torna sul trattamento dei creditori postergati nel concordato: è inammissibile la proposta che prevede la loro equiparazione ai chirografari

Concordato – Formazione delle classi – Creditori postergati – Trattamento analogo ai creditori chirografari – Inammissibilità – Violazione della regola della postergazione – Sussistenza

Nel concordato preventivo, se è pur vero che ai creditori postergati può essere attribuito il diritto di voto - avendo gli stessi un interesse giuridicamente rilevante ad esprimere il proprio gradimento o meno sulla proposta concordataria rispetto all'alternativa fallimentare – il giudice deve comunque verificare se la creazione di tale classe di votanti possa determinare in concreto una violazione della regola della postergazione, non potendosi derogare al principio del soddisfacimento solo residuale e sempre posposto dei creditori postergati, attraverso una loro sostanziale equiparazione ai chirografari.

Pertanto, non essendo la volontà del legislatore disponibile dalle parti in sede concordataria, la maggioranza dei creditori non può disporre che sia antergato il soddisfacimento dei postergati, dovendo, invece, il loro soddisfacimento essere sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari.

E’ quindi inammissibile la proposta di concordato prevedente una classe di postergati da soddisfare in percentuale in concomitanza al pagamento degli altri chirografari, essendo in tal modo introdotta una violazione della regola della postergazione, deroga che non è mai ammissibile, neppure nel caso in cui la proposta concordataria ottenga la maggioranza dei voti in ciascuna classe. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 dicembre 2019, n.34539.




La Cassazione torna sul trattamento dei creditori postergati nel concordato: è inammissibile la proposta che prevede la loro equiparazione ai chirografari

Concordato – Formazione delle classi – Creditori postergati – Trattamento analogo ai creditori chirografari – Inammissibilità – Violazione della regola della postergazione – Sussistenza

Nel concordato preventivo, se è pur vero che ai creditori postergati può essere attribuito il diritto di voto - avendo gli stessi un interesse giuridicamente rilevante ad esprimere il proprio gradimento o meno sulla proposta concordataria rispetto all'alternativa fallimentare – il giudice deve comunque verificare se la creazione di tale classe di votanti possa determinare in concreto una violazione della regola della postergazione, non potendosi derogare al principio del soddisfacimento solo residuale e sempre posposto dei creditori postergati, attraverso una loro sostanziale equiparazione ai chirografari.

Pertanto, non essendo la volontà del legislatore disponibile dalle parti in sede concordataria, la maggioranza dei creditori non può disporre che sia antergato il soddisfacimento dei postergati, dovendo, invece, il loro soddisfacimento essere sempre posposto a quello integrale degli altri creditori chirografari.

E’ quindi inammissibile la proposta di concordato prevedente una classe di postergati da soddisfare in percentuale in concomitanza al pagamento degli altri chirografari, essendo in tal modo introdotta una violazione della regola della postergazione, deroga che non è mai ammissibile, neppure nel caso in cui la proposta concordataria ottenga la maggioranza dei voti in ciascuna classe. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 dicembre 2019, n.34539.




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTrapani, 27 dicembre 2019, n..




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTrapani, 27 dicembre 2019, n..




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTrapani, 27 dicembre 2019, n..




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTrapani, 27 dicembre 2019, n..




I crediti prededotti dei professionisti sorti in occasione del concordato preventivo costituiscono spese di carattere generale imputabili anche al ricavato dalla liquidazione dei beni gravati da pegno o ipoteca

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità

Fallimento – Riparto – Prededuzioni – Imputazione delle spese di carattere generale – Criterio della proporzionalità – Crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo

In sede di riparto del ricavato della liquidazione, l’imputazione delle spese di carattere generale ai creditori garantiti da pegno o ipoteca deve essere effettuata in base al criterio della proporzionalità e non a quello della utilità.

Vanno considerate come prededuzioni di carattere generale, da imputarsi dunque in via proporzionale anche al creditore ipotecario, i crediti dei professionisti sorti in occasione della procedura di concordato preventivo che ha preceduto il fallimento, non potendosi ricondurre la loro attività in via specifica all’interesse di taluno soltanto dei creditori ammessi al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleTrapani, 27 dicembre 2019, n..




Avvocati stabiliti: obbligatorietà della Procedura IMI anteriormente alla Direttiva 2013/55/UE

Avvocati stabiliti – Abilitazione all'esercizio della professione conseguita in uno Stato membro – Accertamento circa la idoneità del titolo – Procedura IMI – Obbligatorietà anteriormente alla Direttiva 2013/55/UE – Sussistenza – Fondamento

In tema di abilitazione degli avvocati all'esercizio della professione conseguita in uno Stato membro, ai fini dell'accertamento circa la idoneità del titolo, la procedura Imi o «Sistema di informazione del mercato interno» (Internal Market Information) - strumento elettronico per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti degli Stati membri – deve ritenersi obbligatoria anche in epoca anteriore alla vigenza della direttiva 2013/55/UE (recante modifiche alla direttiva 2005/36/CE), e dunque alla data del 28 dicembre 2013, poiché la materia era già disciplinata mediante interpretazioni giurisprudenziali, con pronunce della CGUE che hanno avuto la funzione di estendere alla direttiva 2005/36/CE l'applicazione del sistema creato dalle direttive di mutuo riconoscimento dei titoli professionali, senza tuttavia creare "ex novo" una procedura fino ad allora inesistente, mentre attualmente la materia è soggetta al regolamento UE n. 1024 del 2012. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34440.




Abilitazione all’esercizio della professione conseguita in uno Stato membro e accertamento della provenienza del titolo da organismo abilitato al rilascio

Avvocati stabiliti - Abilitazione all’esercizio della professione conseguita in uno Stato membro - Cancellazione dall’albo per inefficacia del titolo abilitativo - Accertamento della provenienza del titolo da un organismo abilitato al rilascio - Ricorso al sistema IMI - Necessità - Legittimazione processuale dell’organismo che ha rilasciato il titolo - Esclusione

Nel giudizio di impugnazione dinanzi al Consiglio Nazionale Forense del provvedimento di cancellazione dall'albo dell'avvocato stabilito per inefficacia del titolo abilitativo conseguito in uno Stato membro, l'accertamento della provenienza del titolo per l'esercizio della professione, da un organismo effettivamente abilitato a rilasciarlo nel proprio ordinamento, deve essere compiuto attraverso il ricorso al sistema IMI, obbligatorio e vincolante per lo Stato che accede a tale sistema informativo, dovendosi escludere la legittimazione a partecipare al giudizio del predetto organismo quale soggetto onerato della prova di certificazione al rilascio dell'attestato abilitativo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34429.




Spetta al CNF conoscere dei ricorsi avverso i provvedimenti di iscrizione, diniego di iscrizione e cancellazione dall'albo professionale degli avvocati

Iscrizione, diniego di iscrizione e cancellazione dall’albo professionale degli avvocati - Controversie relative - Devoluzione al CNF quale giudice speciale

A norma dell'art. 36 della l. n. 247 del 2012 - il quale riproduce, nella sostanza, una disposizione già precedentemente in vigore perché contenuta nel r.d.l. n. 1578 del 1933 - spetta al Consiglio Nazionale Forense la competenza a conoscere dei ricorsi avverso i provvedimenti di iscrizione, di diniego di iscrizione e di cancellazione dall'albo professionale degli avvocati, emessi dai Consigli dell'Ordine degli avvocati, così integrandosi una ipotesi di giurisdizione speciale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34429.




Il CNF può sollecitare l’adozione di provvedimenti di cancellazione dall'albo

Consiglio Nazionale Forense - Funzione di sollecitazione all’adozione di provvedimenti di cancellazione dall'albo - Violazione dell’art. 111 Cost., per difetto di terzietà - Esclusione - Fondamento

In tema di cancellazione del professionista dall'albo degli avvocati, la circostanza che il Consiglio Nazionale Forense, nella sua funzione di indirizzo e di coordinamento dei vari Consigli dell'ordine territoriali, abbia sollecitato gli stessi all'adozione di provvedimenti di cancellazione, non costituisce violazione dell'art. 111 Cost. sotto il profilo del difetto di terzietà, giacché le norme che disciplinano, rispettivamente, la nomina dei componenti del C.N.F. ed il procedimento di cancellazione dell'iscritto offrono sufficienti garanzie con riguardo all'indipendenza del giudice ed alla imparzialità dei giudizi; deve pertanto ritenersi legittimo il riconoscimento ad un organismo a rilevanza pubblica, quale il Consiglio Nazionale Forense (deputato ad emanare provvedimenti organizzativi e di indirizzo per i propri iscritti), del potere di decidere sulle impugnazioni proposte avverso i provvedimenti dei Consigli locali che formalmente si fondino su proprie disposizioni di carattere generale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34429.




In tema di cancellazione dall'albo professionale degli avvocati, le funzioni svolte dai Consigli locali dell'Ordine degli avvocati e il relativo procedimento hanno natura amministrativa e non disciplinare

Avvocato - Cancellazione dell'avvocato dall'Albo - Carenza dei requisiti ex art. 17 l. n. 247 del 2012 - Violazione delle norme sul procedimento - Conseguenze - Fattispecie

In tema di cancellazione dall'albo professionale degli avvocati, le funzioni al riguardo svolte dai Consigli locali dell'Ordine degli avvocati e il relativo procedimento hanno natura amministrativa e non disciplinare; pertanto le eventuali violazioni delle norme sul procedimento medesimo non comportano una nullità processuale ma determinano vizi di legittimità del provvedimento di cancellazione che si differenziano in ragione del regime giuridico delle decisioni, a seconda che le stesse siano state adottate da organi collegiali reali (che necessitano dell'unanimità) o virtuali, i quali deliberano con il voto favorevole della maggioranza. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto irrilevante la circostanza che nel passaggio da un'udienza all'altra il collegio era stato integrato da dodici a quattordici componenti, risultando comunque rispettato il requisito del quorum prescritto per la validità delle deliberazioni). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34429.




Il provvedimento di cancellazione dall'albo per mancanza di un requisito necessario emesso dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati non ha natura disciplinare

Avvocato - Albo - Cancellazione - Per carenza dei requisiti ex art. 17 l. n. 247 del 2012 - Procedura - Preventiva citazione dell’interessato - Necessità - Esclusione - Ragioni

Il provvedimento di cancellazione dall'albo professionale per mancanza di un requisito necessario per l'iscrizione, emesso dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati in osservanza della procedura di cui all'art. 17, comma 12, della l. n. 247 del 2012, non ha natura disciplinare e non richiede la preventiva citazione a comparire dell'interessato, (prevista, invece, ai fini dell'irrogazione delle sanzioni disciplinari, dall'art.45 del r.d.l. n. 1578 del 1933), atteso, che, ai sensi del comma 3 del detto art. 17, la normativa sul procedimento disciplinare è chiamata ad integrare quella sulla procedura di accertamento dei requisiti per l'iscrizione all'albo solo in quanto quest'ultima non contenga una regolamentazione specifica incompatibile con la prima; nella specie, la specifica disciplina dettata dal citato comma 12 dell'art.17 della l. n. 247 del 2012 - nel prevedere che il Consiglio dell'Ordine, prima di deliberare la cancellazione, ha l'obbligo di invitare l'iscritto a presentare le sue osservazioni, provvedendo altresì ad ascoltarlo personalmente ove egli ne faccia richiesta - è incompatibile con quella dettata per la procedura disciplinare, che impone sempre e comunque la citazione dell'incolpato, né può ritenersi lesiva del principio del contraddittorio, in quanto l'invito a comparire costituisce pur sempre un obbligo per il COA, anche se nella sola ipotesi in cui l'iscritto ne faccia richiesta. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 dicembre 2019, n.34429.




Esenzione totale dall’imposta IMU per i coniugi

IMU – Coniugi – Esenzione dall’imposta – Condizioni

Qualora due coniugi siano anagraficamente residenti ed effettivamente dimoranti in via abituale in due diversi immobili situati in due diversi comuni, e quindi abbiano ciascuno adibito l’immobile ad abitazione principale, si applica ad entrambi l’esenzione totale dal pagamento dell’Imposta municipale propria (IMU), prevista dall’art. 13, comma 2, del Dl 6 dicembre 2011, n. 201. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provincialeBologna, 23 dicembre 2019, n..




Esenzione totale dall’imposta IMU per i coniugi

IMU – Coniugi – Esenzione dall’imposta – Condizioni

Qualora due coniugi siano anagraficamente residenti ed effettivamente dimoranti in via abituale in due diversi immobili situati in due diversi comuni, e quindi abbiano ciascuno adibito l’immobile ad abitazione principale, si applica ad entrambi l’esenzione totale dal pagamento dell’Imposta municipale propria (IMU), prevista dall’art. 13, comma 2, del Dl 6 dicembre 2011, n. 201. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provincialeBologna, 23 dicembre 2019, n..




Art. 117 TUB e compensazione giudiziale del saldo attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal finanziamento

Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso

In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
TribunaleRoma, 23 dicembre 2019, n..




Sovraindebitamento: è inammissibile il provvedimento del giudice che impone il deposito preventivo di una somma per le spese di procedura

Sovraindebitamento – Nomina del Gestore della Crisi – Richiesta del contestuale deposito di un fondo spese – Inammissibilità

In tema di composizione della crisi da sovraindebitamento di cui alla legge n. 3 del 2012, il giudice non può, in assenza di una specifica norma che lo consenta, imporre al debitore, a pena di inammissibilità, il deposito preventivo di una somma per le spese che si presumono necessarie ai fini della procedura, potendo semmai disporre acconti sul compenso finale spettante all'organismo di composizione della crisi, ai sensi dell'art. 15 del d.m. 24 settembre 2014, n. 202, tenendo conto delle circostanze concrete e, in particolare, della consistenza dei beni e dei redditi del debitore in vista della fattibilità della proposta di accordo o del piano del consumatore, anche ai sensi dell'art. 8, comma 2, della legge n. 3 del 2012; nell'ambito della legge 3/2012 non figurano infatti disposizioni analoghe a quelle dettate in materia di concordato preventivo, come l’art. 163, co. 2, n. 4, legge fall. ovvero gli artt. 163, co. 3, e 173, comma 1, legge fall.

Peraltro, nell’ambito del nuovo Codice della Crisi, il rinvio di cui all'art. 65, co. 2 CCII, in base al quale «si applicano, per quanto non specificamente previsto dalle disposizioni della presente sezione, le disposizioni del titolo III in quanto compatibili», potrebbe semmai legittimare l'applicazione degli artt. 44, co. 1, lett. d) e 47, co. 1, lett. d)  CCII in tema di deposito del fondo spese nelle procedure di concordato preventivo e omologazione degli accordi di ristrutturazione, previa apposita verifica di compatibilità, tenuto conto delle specifiche circostanze del caso concreto. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 dicembre 2019, n.34105.




Appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea: fallimento di una delle società mandanti e pagamenti per lavori eseguiti

Associazione temporanea di imprese - Stipulazione di appalto di opera pubblica - Fallimento di società mandante - Pagamento effettuato alla società capogruppo mandataria - Inefficacia nei confronti del fallimento della mandante - Fondamento

In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, ai sensi degli artt. 23 e 25 del d.lgs. n. 406 del 1991, qualora intervenga il fallimento di una delle società mandanti, i pagamenti per lavori eseguiti in antecedenza vanno effettuati nei confronti della curatela fallimentare, con obbligo dell'amministrazione, che abbia invece pagato alla mandataria, di rinnovare tale adempimento; il fallimento della mandante, invero, pur non comportando lo scioglimento del contratto d'appalto, alla cui esecuzione resta obbligato il mandatario, determina invece, ex art. 78 l.fall. (nel testo anteriore al d.lgs. n.5 del 2006, applicabile "ratione temporis"), lo scioglimento del rapporto di mandato e il conseguente venir meno, nei suoi confronti, dei poteri di gestione e rappresentanza già in capo alla mandataria capogruppo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 dicembre 2019, n.34116.




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Valutazione dello stato di insolvenza in prospettiva dinamica: un interessante decreto del Tribunale di Benevento

Fallimento e liquidazione giudiziale – Stato di insolvenza ex artt. 5 l.f., 14 e 15 CCII – Descrizione – Insolvenza prospettica – Criteri di individuazione – Onere della prova

L'indagine sullo stato di insolvenza non deve identificarsi automaticamente con il mero dato contabile, deve invece compiersi in una “prospettiva dinamica", volta a valutare le condizioni economiche dell'impresa in un lasso di tempo futuro ancorché contenuto.

Se a tali direttive può farsi ricorso per giungere a dichiarare il fallimento di un imprenditore la cui insolvenza non è ancora attuale, ma verrà a manifestarsi con certezza in un arco temporale comunque ristretto (c.d. insolvenza prospettica), a maggior ragione la stessa valutazione può compiersi a contrario, per escludere l'insolvenza dell'imprenditore che si trovi in uno stato di difficoltà solo temporanea, quando emerga che detto stato è superabile attraverso la ordinaria prosecuzione dell'attività di impresa.

La necessità di una valutazione prospettica dell’insolvenza è insita nella stessa definizione del presupposto ex art. 5, l. fall., non potendosi altrimenti distinguere la mera difficoltà transitoria dalla incapacità strutturale e permanente.

Inoltre, l'assunto è confermato dalla disciplina civilistica dell'inadempimento laddove l'art. 1218 c.c. esclude la "sanzione" del risarcimento del danno per il debitore che sia inadempiente per causa a lui non imputabile; a maggior ragione lo stesso inadempimento non potrà essere assunto ad indizio rivelatore dello stato di insolvenza, dovendosi perciò escludere, a meno che non ricorrano ulteriori elementi sintomatici, lo stato di insolvenza di cui all’art. 5 l. fall.

In conformità al riparto dell'onere probatorio previsto dalla norma civilistica di cui all’art. 1218 c.c., anche in sede prefallimentare la prova della non imputabilità dell'inadempimento, volta ad escludere la ricorrenza dell'insolvenza, dev'essere fornita dal debitore e tale onere deve considerarsi assolto quando il resistente dimostri la titolarità di crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti della P.A., in quanto la nota ed invalsa prassi dei ritardi nei pagamenti da parte di quest'ultima rappresenta certamente una causa estranea alla sfera di controllo del debitore, tale da rendere l'inadempimento non imputabile.

Questa soluzione realizza il miglior bilanciamento degli interessi in gioco: permette all'impresa di continuare ad operare sul mercato e consente ai creditori di essere soddisfatti in maniera fisiologica e, presumibilmente, comunque più rapida di quanto avverrebbe attraverso la partecipazione ad una procedura concorsuale.

Infatti, nell'indagine del tema dell'insolvenza prospettica, va tenuto presente che le procedure vanno intese non per porre rimedio ex post a situazioni dannose, come ad esempio accade con le azioni revocatorie, bensì alla luce della loro evoluzione imposta dalle direttive europee, come strumenti di emersione tempestiva della crisi con lo scopo di ridurre al minimo l'impatto della stessa ed il pregiudizio delle ragioni creditorie.

Invero, la irreversibilità della crisi consiste sempre in una previsione negativa sulla possibilità che i creditori possano trovare integrale soddisfazione, in presenza, tuttavia, di un limbo, soventemente ricorrente, in cui la crisi non si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori: diviene così importante capire quando si è di fronte alla c.d. insolvenza prospettica o ad una vera e propria crisi più o meno grave, tenendo presente che l'insolvenza prospettica non può che essere legata ad un orizzonte temporale molto contenuto, perché quanto più la prognosi è lontana nel tempo, tanto più si possono inserire nel meccanismo imprenditoriale fattori nuovi ed imprevedibili.

Soccorre qui il Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, di imminente entrata in vigore, laddove l'insolvenza prospettica assume rilevanza come situazione di pericolo che giustifica la segnalazione interna affidata all'organo di controllo o quella esterna affidata ai creditori istituzionali, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 14 e 15.

Finalità precipua infatti del nuovo costrutto normativo è il risalto dato a tale condizione dell'impresa nell'ambito delle misure di allerta (cfr. artt. 12 e ss), che ha lo scopo di adottare, tempestivamente, strumenti di prevenzione dell'insolvenza e non certo quello di consentire una indiscriminata declaratoria di fallimento (rectius liquidazione giudiziale) di tutte le imprese che, in una prospettiva anche abbastanza prossima (sei mesi appunto), potrebbero non essere in grado di far fronte alle scadenze dei propri debiti.

E' questo il motivo per cui, evolutivamente, il concetto di insolvenza prospettica deve essere declinato nella fattispecie concreta con la necessaria prudenza, tenendo di volta in volta conto della situazione dell'impresa e della sua eventuale complessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleBenevento, 18 dicembre 2019, n..




Sospensione del procedimento per esdebitazione in attesa della definizione del procedimento penale per bancarotta semplice

Esdebitazione – Pendenza del procedimento penale per bancarotta semplice – Sospensione

Il procedimento per esdebitazione deve essere sospeso in attesa della definizione del grado di appello del procedimento penale per bancarotta semplice, in quanto, nonostante detto reato non osti alla concessione del beneficio, il giudice penale, salvo il divieto di reformatio in peius della pena in caso di impugnazione del solo imputato, ha comunque la facoltà di dare al fatto una definizione giuridica più grave. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleBrescia, 18 dicembre 2019, n..




Applicabilità dell’art. 111-ter l.f. alla procedura di liquidazione del patrimonio

Sovraindebitamento – Liquidazione del patrimonio – Applicazione dell’art. 111-ter l.f.

Sebbene in assenza di alcuna norma specifica in materia, l’art. 111 ter L.F. deve applicarsi anche alla procedura di liquidazione del patrimonio, stante la sua riconducibilità al genus della concorsualità. (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata) TribunaleComo, 18 dicembre 2019, n..




Azione possessoria per il posizionamento di una canna fumaria su facciata condominiale

Azioni di reintegrazione e di manutenzione – Posizione possessoria tutelabile contro le attività del compossessore comproprietario – Applicabilità

Posizionamento di canna fumaria su muro perimetrale condominiale – Spoglio o turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio – Servitù negativa – Applicabilità

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva amministratore di condominio – Sussiste

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva dei singoli condomini – Sussiste

Parti comuni di un edificio – Modificazioni allo stato o alla destinazione – Legittimazione all’azione di reintegrazione per la riduzione in pristino

E’ principio condiviso quello per cui nel godimento della cosa comune è configurabile una posizione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione ex art. 1168 c.c. e di manutenzione ex art. 1170 c.c. contro le attività del compossessore comproprietario che sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio.

L’apposizione di una canna fumaria (o di una canna di esalazione) integra uno spoglio o una turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio, e corrispondente all’esercizio di servitù negativa reciproca gravante su ciascun condomino sulla cosa comune (muro perimetrale), costituita in forza del regolamento condominiale e pertanto accettata dai singoli condomini in virtù degli atti di acquisto.

L’amministratore di condominio ha la legittimazione ex art. 1130 c.c. comma 1° n. 4) a promuovere azioni possessorie volte alla reintegrazione del possesso di parti comuni del condominio, ciò poiché tale azione si collega il potere dell’amministratore di esercitare gli atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio. Analogo principio vale anche per l’azione di manutenzione.

I condomini di un edificio hanno come l’amministratore loro rappresentante istituzionale, sulle parti comuni dello stabile, il possesso (corpore vel animo) e quindi, hanno diritto ad agire, nel concorso di tutti i requisiti di tale azione per la tutela possessoria in relazione ad atti compiuti da un condominio che interessino la facciata dell’edificio comune.

In caso di condominio negli edifici, la modificazione di una parte comune e della sua destinazione ad opera di taluno dei condomini, sottraendo la cosa alla sua specifica funzione, e  quindi al compossesso di tutti i condomini, legittima gli altri condomini all’espletamento dell’azione di reintegrazione con riduzione della cosa stessa al pristino stato, tal che possa continuare a fornire quale utilitas alla quale era asservita anteriormente alla contestata modificazione, senza che sia necessaria specifica prova del possesso di detta parte, quando essa sia costituita dalla porzione immobiliare in cui l’edificio si articola. (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 17 dicembre 2019, n..




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Ambito della legittimazione del liquidatore del concordato preventivo con cessione dei beni

Concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori - Liquidatore - Legittimazione processuale - Limiti - Conseguenze

In caso di concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, la legittimazione a disporne viene attribuita al commissario liquidatore, che agisce nella veste di mandatario dei creditori, mentre il debitore mantiene, oltre che la proprietà dei beni, anche la legittimazione processuale; ne consegue che la legittimazione processuale del liquidatore è ancorata e circoscritta al perimetro delle prerogative liquidatorie e distributive che fanno capo allo stesso e, quindi, ai rapporti che nel corso ed in funzione della liquidazione vengono in essere. Ove, pertanto, l'omologazione del concordato e la nomina del liquidatore siano intervenute dopo che l'imprenditore è stato convenuto in giudizio da un creditore con domanda di condanna, non è necessario provvedere all'integrazione del contraddittorio nei confronti del liquidatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 17 dicembre 2019, n.33422.




Controversia circa la titolarità di un locale posto nel sottosuolo dell'edificio condominiale

Proprietà esclusiva di vano ricavato nel sottosuolo dell'edificio condominiale - Criteri di determinazione

In tema di condominio negli edifici, in ipotesi di controversia circa la titolarità di un locale posto nel sottosuolo del fabbricato, ricavato mediante scavo nell'area sottostante ad un appartamento, attuato con svuotamento di volume ed asportazione di terreno, deve gradatamente accertarsi se la proprietà di tale locale, preesistente al frazionamento, sia attribuita dal titolo costitutivo del condominio, ovvero sia altrimenti da riconoscersi acquisita per usucapione, o, infine, se esso, per la sua struttura, debba considerarsi non tra le parti comuni dell'edificio di cui all'art. 1117 c.c., quanto, piuttosto, destinato ad uso esclusivo, potendosi, del resto, estendere la disciplina prevista dagli artt. 840 e 934 c.c. anche ai vani sottostanti al pianterreno dell'edificio condominiale sempre che dal titolo non risulti il contrario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 dicembre 2019, n.33163.




Diritto al rimborso delle spese di conservazione della cosa comune ex art. 1110 c.c.

Spese di conservazione della cosa comune ex art. 1110 c.c. - Diritto al rimborso - Condizioni - Onere della prova

Nella comunione ordinaria, a norma degli artt. 1110 e 1134 c.c., il partecipante che, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune, può ottenerne il rimborso solo qualora provi tanto la suddetta inerzia, quanto la necessità e l'urgenza dei lavori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 dicembre 2019, n.33158.




Abuso della qualità di magistrato effettuato implicitamente al fine di ottenere un trattamento di miglior favore per sé o per altri

Magistratura - Illecito disciplinare ex art. 3, lett. a), d.lgs. n. 109 del 2006 - Abuso della qualità di magistrato - Realizzazione effettuata implicitamente - Configurabilità - Condizioni

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, in relazione all'illecito disciplinare di cui all'art. 3, lett. a), del d.lgs. n. 109 del 2006, l'abuso della qualità di magistrato, al fine di ottenere un trattamento di miglior favore per sé o per altri, può anche essere effettuato implicitamente quando la conoscenza della qualità stessa si inserisce in un contesto che concorre ad evidenziare una pressione psicologica sulla controparte o che comunque è idoneo ad incidere sulle determinazioni della stessa sino al punto di indurla ad addivenire ad un dato rapporto contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 dicembre 2019, n.33089.




E' rimessa al Consiglio Superiore della Magistratura l'individuazione delle attività del magistrato espletabili ed autorizzabili

Magistratura - Illecito disciplinare di cui all’art. 3, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, contenente il rinvio all’art. 16, comma 1, del r.d. n. 12 del 1941 - Nozione - Fattispecie

L'illecito disciplinare di cui all'art. 3, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - che, nel richiamare l'art. 16, comma 1, del r.d. n. 12 del 1941, sanziona la violazione del divieto di assumere "pubblici o privati impieghi od uffici" e di esercitare "industrie o commerci" e "qualsiasi libera professione" - deve ritenersi integrato anche quando sussista solo l'apparenza dell'assunzione della veste di imprenditore o amministratore di società, nonché nell'ipotesi di esercizio professionale di qualsiasi attività vietata, indipendentemente dal rilievo penale della stessa o dalla natura delle prestazioni rese, essendo rimessa al Consiglio Superiore della Magistratura, in qualità di titolare della potestà autorizzatoria, l'individuazione delle attività espletabili ed autorizzabili, avuto riguardo alla necessità di contemperamento dell'esigenza di consentire ai magistrati il godimento dei diritti di libertà garantiti a tutti i cittadini con quella, contraria, di limitarne l'esercizio per non compromettere la credibilità e l'immagine del magistrato e dell'ordine giudiziario nonchè la fiducia nell'indipendenza ed imparzialità dello svolgimento della funzione giudiziaria. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza della Sezione disciplinare che aveva ritenuto incompatibile con la funzione giudiziaria lo svolgimento, da parte del magistrato, dell'attività di procacciamento di sponsorizzazioni per conto di una associazione sportiva da lui gestita, in ragione della connotazione imprenditoriale dell'attività medesima, a nulla rilevando il carattere non lucrativo dell'attività statutaria svolta dalla detta associazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 dicembre 2019, n.33089.




Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia): inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio e uilizzabilità nel processo civile

Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia) ex art. 360 c.p.p. - Inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio - Utilizzabilità nel processo civile - Condizioni e limiti - Fattispecie

Gli accertamenti tecnici irripetibili disposti ai sensi dell'art. 360 c.p.p. (nella specie, esame autoptico), ancorché inutilizzabili nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio, una volta prodotti nel processo civile entrano a far parte del "thema probandum" e sono soggetti alle regole del rito civile sull'acquisizione della prova; pertanto, il mancato rispetto del contraddittorio nel procedimento penale di provenienza non determina effetti sulla consulenza tecnica d'ufficio che tali accertamenti abbia considerato, a meno che il contraddittorio non sia stato garantito neanche nel processo civile dove la prova è acquisita e che la nullità relativa derivante da tale vizio sia stata eccepita dalla parte interessata nella prima difesa successiva al deposito della relazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l'utilizzabilità della c.t.u. fondata su un esame autoptico disposto in sede penale in difetto di previo avviso agli indagati, sebbene la parte interessata non ne avesse tempestivamente eccepito la nullità, limitandosi a svolgere contestazioni sulla legittimità dell'acquisizione della prova nel processo di provenienza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32784.




Nel processo penale non si applica al difensore d'ufficio il disposto dell'art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002 che esclude la liquidazione del compenso per le impugnazioni dichiarate inammissibili

Difensore d’ufficio – Art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002 – Applicabilità – Esclusione – Fondamento

Nel processo penale, non si applica al difensore d'ufficio il disposto dell'art. 106 del d.P.R. n. 115 del 2002, che esclude la liquidazione del compenso per le impugnazioni coltivate dalla parte e dichiarate inammissibili, poiché l'art. 116 del citato d.P.R. estende a tale difensore la disciplina prevista per il patrocinio a spese dello Stato, limitatamente alle norme che regolano le forme e la misura della liquidazione dei crediti professionali a lui spettanti, nei casi in cui dimostri di avere esperito inutilmente le procedure per il loro recupero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 dicembre 2019, n.32764.




Estinzione anticipata del finanziamento: diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito e ripetibilità dei costi up front

Estinzione anticipata del finanziamento - Diritto del consumatore alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito - Costi up front

A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l’art. 125 sexies TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell’ABF.

La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda.

Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring.

“Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring. (1) (Roberto Marcelli) (riproduzione riservata)
ABF, 11 dicembre 2019, n..




L'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità

Concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Adozione di minori: stato di adottabilità e situazione di abbandono

Persone - Adozione di minori - Stato di adottabilità

In tema di adozione di minori d’età, sussiste la situazione d’abbandono, non solo nei casi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico-fisico del bambino, considerato in concreto, ossia in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età, al suo grado di sviluppo e alle sue potenzialità; ne consegue l’irrilevanza della mera espressione di volontà dei genitori di accudire il minore in assenza di concreti riscontri.

[Nella specie, questa Corte, confermando la sentenza di appello, ha ritenuto la persistenza di una situazione di abbandono, a fronte di un impegno, solo enunciato dai genitori, di rimuovere le problematiche esistenziali e di mutare lo stile di vita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 dicembre 2019, n.32412.




Assegno di divorzio fondato sul criterio del tenore di vita godibile durante il matrimonio

Assegno divorzile - Tenore di vita godibile nel corso del matrimonio - Rilevanza - Squilibrio economico patrimoniale - Precondizione fattuale - Parametri integrati - Art. 5, comma 6, prima parte della l. n. 898 del 1970 - Fattispecie

I criteri attributivi e determinativi dell'assegno divorzile non dipendono dal tenore di vita godibile durante il matrimonio, operando lo squilibrio economico patrimoniale tra i coniugi unicamente come precondizione fattuale, il cui accertamento è necessario per l'applicazione dei parametri di cui all'art. 5, comma 6, prima parte, della l. n. 898 del 1970, in ragione della finalità composita - assistenziale perequativa e compensativa - del detto assegno (nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nel riconoscere l'assegno di divorzio, aveva fondato il proprio accertamento esclusivamente sul criterio del tenore di vita godibile durante il matrimonio, senza verificare in concreto l'incidenza dei parametri integrati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 dicembre 2019, n.32398.




Successione di procedure e valutazione dell'intervallo di tempo che le separa

Ammissione alla procedura di concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Successione di procedure e valutazione dell'intervallo di tempo che le separa

Ammissione alla procedura di concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Successione di procedure e valutazione dell'intervallo di tempo che le separa

Ammissione alla procedura di concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Successione di procedure e valutazione dell'intervallo di tempo che le separa

Ammissione alla procedura di concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Successione di procedure e valutazione dell'intervallo di tempo che le separa

Ammissione alla procedura di concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento - Intervallo di tempo - Soluzione di continuità tra le procedure - Esclusione - Eccezioni - Fattispecie

Nella ipotesi di successione temporale di più procedure concorsuali a carico del medesimo imprenditore, l'eventuale intervallo di tempo intercorso tra la proposizione della domanda di concordato preventivo e l'apertura del fallimento non determina di per sé soluzione di continuità fra le procedure medesime, che costituiscono, di norma, espressione della medesima crisi economica dell'impresa, a meno che detto intervallo non costituisca uno degli elementi dimostrativi della variazione dei presupposti (soggettivi ed oggettivi) del fenomeno della unificazione delle varie procedure. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 dicembre 2019, n.32417.




Apertura di un collegamento di locali di proprietà esclusiva del condomino con immobile estraneo al condominio

Muro perimetrale dell'edificio - Apertura di un collegamento di locali di proprietà esclusiva del condomino con immobile estraneo al condominio - Legittimità - Esclusione - Fondamento

In tema di uso della cosa comune, è illegittima l'apertura di un varco praticata nel muro perimetrale dell'edificio condominiale da un comproprietario al fine di mettere in comunicazione un locale di sua proprietà esclusiva, ubicato nel medesimo fabbricato, con altro immobile pure di sua proprietà ma estraneo al condominio, comportando tale utilizzazione la cessione del godimento di un bene comune in favore di soggetti non partecipanti al condominio, con conseguente alterazione della destinazione, giacché in tal modo viene imposto sul muro perimetrale un peso che dà luogo a una servitù, per la cui costituzione è necessario il consenso scritto di tutti i condomini. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 dicembre 2019, n.32437.




La clausola arbitrale contenuta nello statuto non si applica all’azione di responsabilità esercitata dal curatore

Azione di responsabilità esercitata dal curatore – Azione sociale – Clausola arbitrale – Applicazione all’azione del curatore – Esclusione

L’azione di responsabilità esercitata dal curatore nei confronti degli amministratori della società fallita cumula in sé l'azione sociale di responsabilità e quella dei creditori sociali; in ragione della natura inscindibile delle due azioni, deve dunque escludersi l’operatività nei confronti del curatore della clausola compromissoria inserita nello statuto della società che demandi agli arbitri tutte le controversie promosse da amministratori, liquidatori e sindaci ovvero nei loro confronti, posto che il perimetro operativo di detta clausola non può comprendere l'azione che spetta ai creditori sociali ai sensi dell'art. 2394 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) TribunaleRoma, 09 dicembre 2019, n..




Giudice delegato ottiene da curatore agevolazione 'a condizioni di eccezionale favore': il CSM assolve, le Sezioni Unite cassano con rinvio

Magistratura - Illecito disciplinare - Art. 3, comma 1, lett. e), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Elemento materiale - Ottenimento personale da parte del magistrato del prestito o della agevolazione - Prova - Necessità - Ragioni

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, ai fini dell'integrazione dell'elemento materiale dell'illecito di cui all'art. 3, comma 1, lett. e), del d.lgs. n. 109 del 2006, è necessaria la prova che il magistrato abbia personalmente ottenuto, direttamente o indirettamente, prestiti o agevolazioni da uno dei soggetti indicati dalla norma, atteso che tale disposizione - a differenza di quella contenuta nella lett. a) dello stesso art. 3 - non prevede che il conseguimento del vantaggio da parte del magistrato possa avvenire "per se o per altri". Peraltro, l'estensione anche ai prestiti ed alle agevolazioni ottenute "indirettamente" non consente di ritenere, senza violare la funzione descrittiva delle diverse locuzioni utilizzate dal medesimo art. 3, che il meccanismo percettivo previsto dalla norma possa arrestarsi alla percezione da parte di un terzo, essendo invece necessario, perché l'illecito in esame sia integrato, che l'intervento del terzo costituisca lo strumento per mezzo del quale l'agevolazione o il prestito pervenga - per l'appunto, indirettamente - al magistrato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 dicembre 2019, n.32111.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2019, n.31921.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2019, n.31921.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2019, n.31921.




Ai fini della segnalazione alla Centrale Rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare

Apertura di credito in conto corrente - Segnalazione alla Banca d'Italia di un credito in "sofferenza" - Condizioni

In tema di apertura di credito in conto corrente, il prolungato inadempimento del correntista all'obbligo di rientrare dall'esposizione debitoria, legittima la banca alla segnalazione alla Centrale Rischi del suo credito come "in sofferenza", atteso che, ai fini di tale segnalazione, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come "deficitaria" ovvero come di "grave difficoltà economica", senza alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 dicembre 2019, n.31921.




Avvocato: divieto di utilizzare l’apparente gratuità della prestazione per accaparrarsi clienti

Avvocato – Violazioni del Codice deontoligo – Offerta di prestazioni gratuite – Utilizzo della apparente gratuità della prestazione per accaparramento clientela

Sebbene sia ammissibile offrire di svolgere l’attività professionale forense a titolo gratuito, non è invece accettabile né rispettoso dei principi deontologici utilizzare l’apparente gratuità della prestazione per accaparrarsi clienti che, altrimenti, potrebbero non conferire l’incarico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Consiglio Nazionale Forense, 06 dicembre 2019, n..




Applicazione del tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B.

Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza

Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
TribunalePisa, 05 dicembre 2019, n..




Sulla risoluzione del Rent to buy aziendale in corso alla data del fallimento

Rent to buy di azienda – Struttura e funzione

Rent to buy aziendale – Applicazione

Rent to buy aziendale – Applicazione dell’art. 72 l.f.

Azione di recupero – Azione revocatoria

Il rent to buy di azienda ha la stessa funzione e la stessa ratio del c.d. rent to buy di immobili per quel che concerne la struttura e la funzione di questo contratto, con l’unica differenza che il primo ha nella sua regolamentazione negoziale un bene diverso dal secondo.

L’art. 23 del DL 133/2014 trova applicazione nel contratto di rent to buy tipico avente ad oggetto un complesso aziendale, comprensivo o meno di beni immobili e/o diritti reali immobiliari.

Al rent to buy aziendale non si applica l’art. 72 l.f. che consente al curatore di scegliere tra il subentrare nel contratto o lo sciogliersi dal medesimo; il contratto, pertanto, prosegue, senza che il curatore possa opporsi.

Il curatore fallimentare per non soggiacere al contratto di rent to buy, e quindi recuperare la disponibilità materiale dell’immobile, sciogliendosi dall’obbligo di cessione al termine del periodo di concessione in godimento, dovrà agire in revocatoria, semprechè ne ricorrano i presupposti. (Vincenzo Iiritano) (riproduzione riservata)
TribunaleCatanzaro, 05 dicembre 2019, n..




Ogni proprietario di un appartamento sito in un immobile in condominio è tenuto a contribuire alle spese del riscaldamento delle parti comuni

Rinvio pregiudiziale – Tutela dei consumatori – Direttiva 2011/83/UE – Diritto dei consumatori – Articolo 2, paragrafo 1 – Nozione di “consumatore” – Articolo 3, paragrafo 1 – Contratto concluso tra un professionista ed un consumatore – Contratto avente ad oggetto la fornitura di teleriscaldamento – Articolo 27 – Vendita per inerzia – Direttiva 2005/29/CE – Pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno – Articolo 5 – Divieto di pratiche commerciali sleali – Allegato I – Forniture non richieste – Normativa nazionale che impone ad ogni proprietario di un bene in un immobile in condominio allacciato ad una rete di distribuzione di calore urbano di contribuire ai costi del consumo d’energia termica delle parti comuni e dell’impianto interno dell’immobile – Efficienza energetica – Direttiva 2006/32/CE – Articolo 13, paragrafo 2 – Direttiva 2012/27/UE – Articolo 10, paragrafo 1 – Informazioni relative alla fatturazione – Normativa nazionale secondo cui, in un immobile in condominio, la fatturazione relativa al consumo d’energia termica dell’impianto interno viene effettuata, per ogni singolo proprietario di un appartamento nell’immobile, proporzionalmente al volume riscaldato del rispettivo appartamento

L’articolo 27 della direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, nel combinato disposto con l’articolo 5, paragrafi 1 e 5, della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio («direttiva sulle pratiche commerciali sleali») dev’essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, per effetto della quale i proprietari di un appartamento in un immobile in condominio allacciato ad una rete di teledistribuzione di calore sono tenuti a contribuire ai costi di consumo d’energia termica delle parti comuni e dell’impianto interno dell’immobile, sebbene non abbiano fatto richiesta individuale di fornitura del riscaldamento e non l’utilizzino nel loro appartamento.

L’articolo 13, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio, e l’articolo 10, paragrafo 1, della direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE, devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, ai sensi della quale, in un immobile detenuto in condominio, la fatturazione relativa al consumo d’energia termica dell’impianto interno venga effettuata, per i singoli proprietari degli appartamenti dell’immobile, proporzionalmente al volume riscaldato del rispettivo appartamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE, 05 dicembre 2019, n..




Delibera sanzionatoria della Consob per abuso di informazioni privilegiate fondata su presunzioni ed argomenti logico deduttivi

Opposizione a sanzioni amministrative irrogate da Consob – Onere della prova – Presunzioni da argomenti presuntivi – Infondatezza

Anche in tema di prova dell’abuso di informazioni privilegiate deve escludersi che nel procedimento per presunzioni semplici l’inferenza deduttiva possa trarre spunto da un evento il cui accertamento risulti affidato esso pure a prova logica anziché a prova storica.

Il procedimento per la dimostrazione come vero di un fatto altrimenti ignorato deve infatti ex art. 2727 c.c. muovere dalla considerazione di altro fatto che si caratterizzi per essere noto, tale essendo soltanto, per necessità logica, un evento pacifico ovvero confermato da prova storica. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
AppelloBrescia, 05 dicembre 2019, n..




Delibera sanzionatoria della Consob per abuso di informazioni privilegiate fondata su presunzioni ed argomenti logico deduttivi

Opposizione a sanzioni amministrative irrogate da Consob – Onere della prova – Presunzioni da argomenti presuntivi – Infondatezza

Anche in tema di prova dell’abuso di informazioni privilegiate deve escludersi che nel procedimento per presunzioni semplici l’inferenza deduttiva possa trarre spunto da un evento il cui accertamento risulti affidato esso pure a prova logica anziché a prova storica.

Il procedimento per la dimostrazione come vero di un fatto altrimenti ignorato deve infatti ex art. 2727 c.c. muovere dalla considerazione di altro fatto che si caratterizzi per essere noto, tale essendo soltanto, per necessità logica, un evento pacifico ovvero confermato da prova storica. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
AppelloBrescia, 05 dicembre 2019, n..




Forma scritta dell’accordo tra avvocato e cliente sull’entità del compenso professionale ex art. 2233 c.c.

Lettera nella quale l’avvocato quantifichi il compenso dovutogli per una serie di incarichi precisando che era stato concordato – Sua idoneità ad integrare il requisito della forma scritta previsto dall’art. 2233, ultimo comma, c.c. – Esclusione – Conseguenze

Non integra il requisito della forma scritta ad substantiam, richiesto dall’art. 2233, ultimo comma, c.c. per l’accordo tra avvocato e cliente sull’entità del compenso professionale una lettera indirizzata dal professionista al cliente nel quale il primo riepiloghi  le cause che, fino a quel momento, aveva seguito per conto del cliente e quantifichi  compensi che gli erano dovuti per tali attività, precisando che si trattava di posizioni per le quali erano “stati concordati i relativi importi dovuti”. Anche a voler attribuire a tale dichiarazione valenza di confessione stragiudiziale del convenuto essa non sarebbe idonea ad integrare il predetto requisito formale atteso che, secondo il consolidato orientamento della Cassazione: “Quando, per l'esistenza di un determinato contratto, la legge richieda, a pena di nullità, la forma scritta, alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di una scrittura contenente la confessione della controparte in ordine alla pregressa stipulazione del contratto "de quo", nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto” (ex plurimis Cass. sez. II, 21/02/2017, n.4431). Tale principio peraltro non è esattamente attinente al caso di specie atteso che la dichiarazione in esame fa riferimento alla conclusione di un accordo orale e non scritto sul compenso. La conseguenza è che il compenso spettante all’avvocato in tale caso va determinato sulla base dei parametri forensi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunaleVerona, 05 dicembre 2019, n..




Il creditore può convenire in giudizio il fallito personalmente per chiederne la condanna al pagamento di un credito estraneo alla procedura fallimentare?

Accertamento dei crediti nei confronti del fallito - Condanna del fallito in proprio - Ammissibilità - Condizioni

Il creditore può convenire in giudizio il fallito personalmente, per chiederne la condanna al pagamento di un credito estraneo alla procedura fallimentare, purché dichiari espressamente di voler utilizzare il titolo, dopo la chiusura del fallimento, per agire esecutivamente nei confronti del debitore ritornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 05 dicembre 2019, n.31843.




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Preducibilità delle obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti

Obbligazioni assunte in esecuzione di un accordo di ristrutturazione – Preducibilità nel successivo fallimento – Presupposti

Accordo di ristrutturazione – Natura di procedura concorsuale – Sussistenza

Prededuzione – Requisito della funzionalità – Nozione

Prededuzione – Requisito della occasionalità – Nozione

Consecuzione fra procedure concorsuali – Consecuzione in senso orizzontale – Ammissibilità

L’obbligazione assunta in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis l.f. è definita dalla legge prededucibile con riferimento a particolari obbligazioni di finanziamento assunte dopo l’omologa, dove la prededuzione ha una funzione incentivante l’erogazione di credito (cfr. 182-quater l.f.), mentre, al di fuori di questa ipotesi, il riconoscimento della prededucibilità tecnicamente intesa ai sensi del 111 l.f., nel successivo fallimento, deve essere ancorato ai normali parametri dell’art. 111 comma 2 l.f., e passa attraverso la disamina del legame di occasionalità o funzionalità della obbligazione rispetto alla procedura concorsuale che si sia risolta in modo infausto.

Alla luce dell’evoluzione della relativa disciplina registratasi negli ultimi anni, e del regolamento 848 del 2015 UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 maggio 2015, la procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti deve considerarsi dotata di quei requisiti minimi che ne denotano la concorsualità.

Ai fini del riconoscimento del beneficio della prededuzione ex art. 111 l.f., deve ritenersi che siano in funzione di una procedura di concordato o possano esserlo sia obbligazioni contratte per la presentazione della procedura, sia quelle indispensabili eseguite in esecuzione di essa.

Affinché un credito sia ammesso in prededuzione, non è sufficiente che lo stesso venga a maturare durante la pendenza di una procedura concorsuale (c.d. “occasionalità”), essendo a tal fine necessario che la genesi dell'obbligazione sia temporalmente connessa alla pendenza della procedura medesima e che, comunque, l'assunzione di tale obbligazione risulti dal piano o dalla proposta. L’occasionalità di cui all’art. 111 l.f., quindi, richiede il legame temporale di coesistenza fra procedura concorsuale e obbligazione (nella specie, il Tribunale ha riconosciuto la prededuzione al credito, previsto e quantificato esattamente dal piano omologato, maturato dal liquidatore sociale, cui era stato affidato il compito di curare la liquidazione del patrimonio che avrebbe dovuto dotare economicamente la procedura nella fase di esecuzione dell’accordo di ristrutturazione).

La consecuzione fra procedure può esplicarsi anche in senso orizzontale, ovvero tra procedure minori che abbiano presupposti simili e servano a risolvere situazioni identiche, e non solo tra procedure minori e fallimento, risultando irrilevante la presenza di una finale dichiarazione di insolvenza in funzione dell'avvio di una procedura fallimentare o di amministrazione straordinaria (nella specie il Tribunale ha riconosciuto la consecuzione fra accordo di ristrutturazione, concordato preventivo con riserva poi rinunciato e fallimento). (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 04 dicembre 2019, n..




Adempimento del curatore al contratto preliminare e cancellazione delle iscrizioni ipotecarie

Vendita fallimentare attuata in forma contrattuale - Esecuzione in forma specifica di contratto preliminare ex art. 2932 c.c. - Cancellazione da parte del G.D. delle iscrizioni ipotecarie - Applicabilità dell'art. 108, comma 2, l.fall. - Esclusione

L’interpretazione sistematica delle disposizioni della legge fallimentare in materia di liquidazione dell’attivo induce a ritenere che il potere di cancellazione delle iscrizioni ipotecarie previsto dall'art. 108, comma 2, l.fall., possa essere esercitato dal giudice delegato soltanto quando il trasferimento dell'immobile sia stato disposto con le modalità di cui all’art. 107 l. fall. e cioè, anche mediante contratto di diritto privato, ma all’esito di una procedura competitiva che consenta, in ogni caso, il realizzo del miglior prezzo a tutela delle ragioni del creditore ipotecario.

[Nel caso di specie, il tribunale ha negato che il giudice delegato possa cancellare l’ipoteca in presenza di trasferimento dell’immobile disposta da sentenza ex art. 2932 c.c.) (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata)
TribunaleLecce, 04 dicembre 2019, n..




Adempimento del curatore al contratto preliminare e cancellazione delle iscrizioni ipotecarie

Vendita fallimentare attuata in forma contrattuale - Esecuzione in forma specifica di contratto preliminare ex art. 2932 c.c. - Cancellazione da parte del G.D. delle iscrizioni ipotecarie - Applicabilità dell'art. 108, comma 2, l.fall. - Esclusione

L’interpretazione sistematica delle disposizioni della legge fallimentare in materia di liquidazione dell’attivo induce a ritenere che il potere di cancellazione delle iscrizioni ipotecarie previsto dall'art. 108, comma 2, l.fall., possa essere esercitato dal giudice delegato soltanto quando il trasferimento dell'immobile sia stato disposto con le modalità di cui all’art. 107 l. fall. e cioè, anche mediante contratto di diritto privato, ma all’esito di una procedura competitiva che consenta, in ogni caso, il realizzo del miglior prezzo a tutela delle ragioni del creditore ipotecario.

[Nel caso di specie, il tribunale ha negato che il giudice delegato possa cancellare l’ipoteca in presenza di trasferimento dell’immobile disposta da sentenza ex art. 2932 c.c.) (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata)
TribunaleLecce, 04 dicembre 2019, n..




Creditore pretermesso dal riparto e impugnazione

Fallimento - Piano di riparto - Chiusura della procedura - Creditore pretermesso - Azione di ripetizione di indebito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento

A seguito dell'approvazione del piano di riparto fallimentare e della sua mancata impugnazione nei termini di legge, con susseguente chiusura della procedura concorsuale, rimane preclusa ai creditori concorrenti, ancorchè pretermessi, la possibilità di far valere in separato giudizio le proprie ragioni - invero attinenti a rapporti giuridici ormai definiti nell'ambito della procedura medesima – mediante inammissibili azioni di ripetizione dell'indebito o arricchimento senza causa nei confronti del creditore avvantaggiato nel concorso e del curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 dicembre 2019, n.31659.




Iscrizione di libero professionista alla Gestione separata e mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi

Iscrizione di libero professionista alla Gestione separata - Mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi - Inidoneità a determinare la sospensione della prescrizione

In relazione all’obbligo di iscrizione alla Gestione separata di un libero professionista non iscritto alla propria Cassa professionale, la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi non vale a determinare la sospensione della prescrizione nei confronti dell’Inps ai sensi dell’art. 2941 n. 8) c.c., sia per l’assenza del dolo, ritenendo il professionista in buona fede di non esservi tenuto; sia per non esservi stato in fatto occultamento, avendo l’Inps attestato nell’avviso bonario che risultava dalla dichiarazione dei redditi la produzione di un reddito derivante dall’esercizio abituale di arti e professioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) TribunalePadova, 03 dicembre 2019, n..




Responsabilità degli amministratori e quantificazione equitativa del danno nella differenza tra passivo e attivo alla luce del CCII

Responsabilità degli amministratori – Prosecuzione dell’attività d’impresa in violazione dell’art. 2486 c.c. – Assenza di documentazione contabile e fiscale della fallita – Liquidazione del danno risarcibile – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Utilizzabilità

In caso di accertata illegittima prosecuzione da parte degli amministratori dell’attività d’impresa in violazione di quanto previsto dall’art. 2486 c.c., ed a fronte dell’assoluta mancanza di documentazione contabile e fiscale della fallita, ai fini della quantificazione del danno risarcibile è legittimo il ricorso ad una liquidazione equitativa, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l’attivo liquidato in sede fallimentare, trattandosi di criterio da ultimo recepito e ampliato dal legislatore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 378 comma 2), ed ammissibile nei casi in cui l’attore abbia allegato inadempimenti degli amministratori astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, ivi compresa la pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili, indicando le ragioni che hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta degli amministratori stessi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) TribunaleBologna, 02 dicembre 2019, n..




Qualificazione del concordato preventivo c.d. misto alla luce del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Concordato preventivo misto – Criterio qualitativo – Causa concreta del negozio proposto – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – Favore per la continuità d’impresa

Il favore, che ispira il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, per le soluzioni che contemplano la continuità aziendale in luogo della dispersione dei valori costituisce criterio interpretativo per ricavare la disciplina applicabile al concordato preventivo c.d. misto: se la causa concreta del negozio proposto consiste nella garanzia della prosecuzione dell’attività d’impresa, il concordato deve qualificarsi come in continuità aziendale. (Sergio Della Rocca) (riproduzione riservata) TribunaleChieti, 02 dicembre 2019, n..




Provvedimenti cautelari in sede prefallimentare e applicazione delle norme del modello cautelare uniforme

Sequestro ex art. 670 c.p.c. – Circolazione titoli di credito (cambiali) – Fumus boni iuris – Inammissibilità

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio

È inammissibile il sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. Di un titolo di credito, in quanto tale provvedimento, ove messo, si risolverebbe nell’inibizione della girata ovvero della efficacia esecutiva del titolo, con un evidente alterazione del regime di circolazione del medesimo.

Nel caso di titoli trasferibili, riguardo ai quali è ben possibile che essi siano stati oggetto di ulteriore girata, non po’ adottarsi siffatto provvedimento, che potrebbe, infatti, risolversi in pregiudizio dei terzi di buona fede.

In caso di titoli trasferibili, oggetto di girata, non è ammissibile il sequestro per l’impossibilità di configurare una controversia sulla proprietà o sul possesso in quanto le eccezioni relative al rapporto fondamentale attengono non già al diritto sul titolo ma al diritto menzionato nel titolo sicché la controversia non riguarda la proprietà o il possesso del titolo di credito ma lo coinvolge solo indirettamente perché in realtà verte sul rapporto obbligatorio sottostante al titolo.

Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguentemente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, “pendente societate”, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in un detto bilancio avrebbe richiesto un’attività interiore (giudiziario o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”. (Alberto Poli) (riproduzione riservata)
TribunaleNapoli, 02 dicembre 2019, n..




Nullità del tasso di apertura di credito senza indicazione del tasso effettivo annuo derivante dalla capitalizzazione; usurarietà del tasso ultra-fido sommato alla quota di CMS ultrasoglia annualizzata

Contratti di apertura di credito con capitalizzazione trimestrale degli interessi successivi alle Istruzioni di Banca d’Italia del luglio 2003 – Obbligo di indicazione tasso annuo effettivo – Sussistenza – Omissione – Nullità della intera clausola sul tasso

Usurarietà pattizia originaria del tasso di interesse su apertura di credito per sommatoria con Cms oltre soglia previa annualizzazione della Cms – Sussiste

Nei contratti di apertura di credito successivi alla pubblicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia di Luglio 2003 e che prevedono la capitalizzazione infraannuale degli interessi, la Banca deve indicare espressamente il tasso nominale ed anche il tasso risultante dalla capitalizzazione a pena di nullità della clausola che prevede il tasso per violazione dell’art. 3 Sezione III delle Istruzioni della Banca d’Italia in combinato disposto con l’art. 117 comma 8 Tub

In caso di previsione pattizia della Commissione di massimo scoperto in misura superiore alla Cms usuraria, la percentuale di ultra-soglia va annualizzata e sommata al tasso di interesse, ed al termine di detta operazione va verificato l’eventuale superamento del tasso soglia usura. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
TribunalePadova, 29 novembre 2019, n..




Avvocato: divieto di frazionamento del credito applicabile anche a più azioni per lo stesso cliente sulla base di titoli omogenei

Frazionamento del credito - Titoli omogenei - Divieto

Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto dell'obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione che aggrava la posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l'esecuzione del contratto ma anche nell'eventuale fase dell'azione giudiziale per ottenere l'adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l'ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale. Ne consegue che le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di un unico credito sono da dichiararsi improcedibili (o improponibili).

Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benché relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile ai fini della tutela processuale frazionata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 29 novembre 2019, n.31308.




Azione revocatoria ‘a cascata’ e prova della consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento

Azione revocatoria - C.D. ‘a cascata’ - Prova della consapevolezza della revocabilità del primo trasferimento

Sussiste la consapevolezza in capo al subacquirente (nella specie, un istituto di credito) della revocabilità dell’atto di acquisto intervenuto fra il suo dante causa ed il fallito laddove: 1) il ceto bancario sapeva che il dante causa era inadempiente da un anno al pagamento delle rate del mutuo a suo tempo contratto per l’originario acquisto del bene; 2) l’istituto subacquirente, attraverso i suoi funzionari, ha mantenuto stretti contatti con gli artefici dell’intera operazione di cessione immobiliare e iscrizione ipotecaria; 3) i funzionari medesimi si sono ingeriti attivamente nell’ideazione di essa; 4) è provato ch’essi fossero perfettamente consapevoli non solo della situazione di dissesto della dante causa (tale da giustificarne la pronunzia di fallimento) ma anche dell’assoggettabilità dell’operazione a revocatoria fallimentare. (Giovanni Borsetto) (riproduzione riservata) TribunaleVicenza, 29 novembre 2019, n..




Concordato misto: Il Tribunale di Milano interpreta e applica la disciplina del nuovo Codice della Crisi

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Concordato misto – Qualificazione – Disciplina applicabile – Nuovo Codice della Crisi – Interpretazione dell’art. 84 CCII

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al fine di stabilire la disciplina applicabile al c.d. “concordato “misto”, ha adottato un criterio di prevalenza che potrebbe definirsi "quantitativa attenuata" che se, se da un lato concentra il proprio orizzonte sulle modalità di creazione delle risorse da destinare ai creditori (liquidazione o ricavi della continuità), dovendo sempre "i ricavi attesi" essere superiori ai valori della liquidazione, dall'altro lato, amplia l'area semantica del "ricavato prodotto dalla continuità", facendovi rientrare il magazzino, nonché i rapporti contrattuali già in essere o già risolti nel passato, ma che proseguiranno o verranno rinnovati e, infine, i rapporti di lavoro.

[Il Tribunale di Milano ha applicato i principi del nuovo CCII – come noto non ancora in vigore - al caso di specie, dove il professionista ha attestato – che i ricavi attesi dalla continuità nell’arco di piano (quattro anni dal luglio 2020, data ipotizzata per l’omologazione del concordato) derivano da un’attività d’impresa alla quale saranno addetti 121 dipendenti, numero superiore alla metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il momento del deposito del ricorso e pari a 106; ritenendo il concordato proposto ad ogni effetto in continuità (se pure indiretta)] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 28 novembre 2019, n..




Concordato misto: Il Tribunale di Milano interpreta e applica la disciplina del nuovo Codice della Crisi

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Concordato misto – Qualificazione – Disciplina applicabile – Nuovo Codice della Crisi – Interpretazione dell’art. 84 CCII

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al fine di stabilire la disciplina applicabile al c.d. “concordato “misto”, ha adottato un criterio di prevalenza che potrebbe definirsi "quantitativa attenuata" che se, se da un lato concentra il proprio orizzonte sulle modalità di creazione delle risorse da destinare ai creditori (liquidazione o ricavi della continuità), dovendo sempre "i ricavi attesi" essere superiori ai valori della liquidazione, dall'altro lato, amplia l'area semantica del "ricavato prodotto dalla continuità", facendovi rientrare il magazzino, nonché i rapporti contrattuali già in essere o già risolti nel passato, ma che proseguiranno o verranno rinnovati e, infine, i rapporti di lavoro.

[Il Tribunale di Milano ha applicato i principi del nuovo CCII – come noto non ancora in vigore - al caso di specie, dove il professionista ha attestato – che i ricavi attesi dalla continuità nell’arco di piano (quattro anni dal luglio 2020, data ipotizzata per l’omologazione del concordato) derivano da un’attività d’impresa alla quale saranno addetti 121 dipendenti, numero superiore alla metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il momento del deposito del ricorso e pari a 106; ritenendo il concordato proposto ad ogni effetto in continuità (se pure indiretta)] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 28 novembre 2019, n..




Concordato misto: Il Tribunale di Milano interpreta e applica la disciplina del nuovo Codice della Crisi

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Concordato misto – Qualificazione – Disciplina applicabile – Nuovo Codice della Crisi – Interpretazione dell’art. 84 CCII

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al fine di stabilire la disciplina applicabile al c.d. “concordato “misto”, ha adottato un criterio di prevalenza che potrebbe definirsi "quantitativa attenuata" che se, se da un lato concentra il proprio orizzonte sulle modalità di creazione delle risorse da destinare ai creditori (liquidazione o ricavi della continuità), dovendo sempre "i ricavi attesi" essere superiori ai valori della liquidazione, dall'altro lato, amplia l'area semantica del "ricavato prodotto dalla continuità", facendovi rientrare il magazzino, nonché i rapporti contrattuali già in essere o già risolti nel passato, ma che proseguiranno o verranno rinnovati e, infine, i rapporti di lavoro.

[Il Tribunale di Milano ha applicato i principi del nuovo CCII – come noto non ancora in vigore - al caso di specie, dove il professionista ha attestato – che i ricavi attesi dalla continuità nell’arco di piano (quattro anni dal luglio 2020, data ipotizzata per l’omologazione del concordato) derivano da un’attività d’impresa alla quale saranno addetti 121 dipendenti, numero superiore alla metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il momento del deposito del ricorso e pari a 106; ritenendo il concordato proposto ad ogni effetto in continuità (se pure indiretta)] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 28 novembre 2019, n..




Consecuzione delle procedure e domanda di concordato preventivo in bianco

Consecuzione – Applicabilità – Domanda di concordato preventivo in bianco – Necessità dell’esistenza di una procedura concorsuale – Dies a quo della retrodatazione – Pubblicazione domanda di ammissione

Ai fini dell’applicazione dell’art. 69 bis legge fall. non è esclusa la presentazione di una domanda di concordato preventivo in bianco, posto che la regola di consecuzione non concerne la compiuta formulazione di una domanda ad hoc ma l’esistenza di una procedura concorsuale poi sfociata nella dichiarazione di fallimento, anche alla luce del comma 2 della norma, che fissa il dies a quo della retrodatazione al momento della pubblicazione della domanda di ammissione. (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 novembre 2019, n.31051.




Art. 41 TUB e indipendenza del processo endoesecutivo di divisione rispetto alle norme che regolano l’esecuzione forzata

Esecuzione forzata - Giudizio di divisione endoesecutivo - Autonomia

Il giudizio divisionale endoesecutivo, diretto allo scioglimento della comunione incidentale su quello esecutivo, è processo ordinario di merito del tutto autonomo rispetto al procedimento esecutivo che ne abbia determinato l’insorgenza; tale giudizio subordina alla sua conclusione la procedura esecutiva, ma ne rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, conservando la propria autonomia e disciplina secondo le norme proprie del processo di cognizione.

Per tale ragione, al giudizio di divisione endoesecutivo non possono essere applicate le disposizioni relative all’esecuzione (tra le quali l’art. 41 TUB), in quanto norme di carattere eccezionale e, come tali, non suscettibili di estensione analogica.

[Nel caso di specie, il Tribunale, all’esito del giudizio di divisione, ha assegnato al comproprietario non esecutato il ricavato dalla vendita del bene corrispondente alla quota di sua proprietà, nonostante il creditore fondiario fosse creditore anche nei suoi confronti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservat)
TribunaleMantova, 27 novembre 2019, n..




Avvocato: liquidazione equitativa delle spese rimborsabili diverse da quelle generali e documentate

Avvocato - Spese rimborsabili all'avvocato - Spese diverse da quelle generali e da quelle documentate - Liquidazione equitativa - Configurabilità - Fondamento

All'avvocato sono dovute, oltre al rimborso delle spese documentate e di quelle forfettarie generali (non strettamente inerenti alla singola pratica ma necessarie per la conduzione dello studio), altre spese che sfuggono ad una precisa elencazione ma che di fatto sono sostenute dal professionista nello svolgimento del singolo incarico (tra le quali, gli esborsi per gli spostamenti necessari per raggiungere l'Ufficio giudiziario in occasione delle udienze o degli adempimenti di cancelleria, diversi da quelli per viaggio e trasferta di cui all'art. 27 del d.m. n. 55 del 2014, i costi per fotocopie, per l'invio di email o per comunicazioni telefoniche inerenti l'incarico e sostenuti fuori dallo studio); tali spese sono liquidabili in via equitativa per l'impossibilità o la rilevante difficoltà di provare il loro preciso ammontare nonchè in considerazione della loro effettiva ricorrenza secondo l'"id quod plerumque accidit". (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 novembre 2019, n.31030.




Procedimento di grande rilevanza mediatica e grave scorrettezza di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006

Magistratura - Procedimento disciplinare - Illecito disciplinare di cui all’art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006 - Grave scorrettezza - Carattere elastico - Funzionalità - Nozione - Fattispecie

La nozione di "grave scorrettezza" cui fa riferimento la previsione normativa di cui all'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, nel rendere sanzionabili disciplinarmente i comportamenti del magistrato nei confronti delle parti, dei difensori, di altri magistrati e di chiunque abbia con esso rapporti nell'ambito dell'ufficio giudiziario, ha carattere "elastico"; pertanto, in funzione del giudizio di sussunzione dei fatti accertati nella norma che tipizza il predetto illecito, il giudice disciplinare deve attingere sia ai principi che la disposizione (anche implicitamente) richiama (tra i quali si inscrive il dovere del magistrato di improntare la propria condotta con i superiori, i colleghi e il personale dell'ufficio di appartenenza al canone di leale collaborazione), sia a fattori esterni presenti nella coscienza comune, così da fornire concretezza alla parte mobile della disposizione che, come tale, è suscettibile di adeguamento rispetto al contesto storico sociale in cui deve trovare operatività. (il principio è stato applicato dalle Sezioni Unite in relazione al comportamento di un sostituto procuratore, il quale, dopo avere ricevuto, nel corso di una riunione con tutti i colleghi investiti della trattazione di un procedimento di grande rilevanza mediatica, la raccomandazione di mantenere il più assoluto riserbo con gli organi di informazione, non solo aveva taciuto la circostanza di avere già avuto un colloquio con un giornalista, ma aveva invitato il medesimo procuratore f.f. a rispondere ad una telefonata dello stesso giornalista, così ponendolo nella condizione di interloquire senza avere un quadro completo degli accadimenti e senza potersi determinare in modo consapevole circa le dichiarazioni da rilasciare o decidere di non rilasciarle affatto). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 novembre 2019, n.31058.




Intervento dell'INPS nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento promosso dal concessionario

Fallimento - Credito contributivo - Opposizione allo stato passivo del concessionario - Intervento dell'Inps - Ammissibilità - Pendenza di autonomo ricorso - Irrilevanza

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento, promosso dal concessionario per crediti contributivi iscritti a ruolo, è ammissibile l'intervento dell'INPS, che conserva la titolarità del credito azionato, senza che rilevi la contemporanea pendenza di una eventuale autonoma opposizione da quest'ultimo proposta, a cui soccorre lo specifico rimedio processuale della riunione dei procedimenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 novembre 2019, n.30999.




La stabile convivenza dei coniugi per oltre tre anni impedisce la dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico

Matrimonio - Sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico - Convivenza dei coniugi per oltre tre anni dalla data del matrimonio - Dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità - Esclusione

La stabile convivenza dei coniugi per oltre tre anni dalla data del matrimonio impedisce la dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico ed è altresì irrilevante accertare se l'unione fra i coniugi nel periodo di convivenza ultratriennale sia stata più o meno felice ovvero se vi sia stata una parziale o integrale non adesione affettiva da parte dei coniugi al dato fattuale della convivenza; tale mancanza di adesione affettiva può acquistare rilevanza giuridica solo se viene concordemente riconosciuta e manifestata all'esterno in modo da privare alla convivenza ogni valenza riconducibile all'estrinsecazione del rapporto coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 novembre 2019, n.30900.




Cancellazione dell'avvocato dalla Cassa di previdenza per incompatibilità e obbligo di rimborso dei contributi

Avvocato - Cancellazione retroattiva dalla Cassa per accertata incompatibilità - Diritto alla restituzione dei contributi soggettivi - Sussistenza - Rimborso dei contributi integrativi - Esclusione - Funzione solidaristica - Configurabilità

In caso di cancellazione del professionista dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense per accertata incompatibilità, l'obbligo di rimborso concerne soltanto i contributi soggettivi, non anche i contributi integrativi, per i quali non è previsto il diritto alla restituzione, in coerenza con la funzione solidaristica degli stessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 22 novembre 2019, n.30571.




Scioglimento del fondo patrimoniale posto in essere senza autorizzazione del giudice tutelare

Scioglimento ad opera dei genitori - Esistenza di figli minori - Mancata autorizzazione del giudice tutelare - Invalidità - Legittimazione ad impugnare - Spettanza ai detti minori e non a soggetti terzi - Fondamento - Fattispecie

In presenza di figli minori, lo scioglimento del fondo patrimoniale posto in essere dai genitori senza autorizzazione del giudice tutelare è invalido, ma, poiché il divieto di scioglimento è posto a vantaggio dei detti minori, l'azione di annullamento spetta soltanto a questi ultimi e non pure ai terzi, ancorché creditori in revocatoria. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso potesse formare oggetto di azione revocatoria, essendo già inefficace, il fondo patrimoniale sciolto dai genitori, nonostante vi fossero figli minori e mancasse l'autorizzazione del giudice tutelare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 novembre 2019, n.30517.




Condominio: l’atto di approvazione delle tabelle millesimali e quello di revisione non hanno natura negoziale

Condominio - Approvazione delle tabelle millesimali - Revisione - Natura negoziale - Esclusione

In tema di condominio, l’atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale; ne consegue che il medesimo non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 comma 2 c.c." (Cass. Sez. U., Sentenza n. 18477 del 09/08/2010, Rv. 614401, successivamente confermata da Cass. Sez. 2, Sentenza n. 21950 del 25/09/2013, Rv. 629208 e Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 27159 del 25/10/2018, Rv. 650789).

Ne deriva l’erroneità della statuizione del giudice di appello, che - confermando sul punto la decisione del tribunale - ha ravvisato la nullità delle delibere dell’assemblea condominiale con cui erano state ripartite tra i partecipanti al condominio le spese di conservazione e manutenzione della cosa comune, sul presupposto che la modifica della tabella millesimale impone l’unanimità dei partecipanti all’ente di gestione e non può essere adottata con deliberazione a maggioranza qualificata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 novembre 2019, n.30392.




Delibera di ripartizione delle spese condominiali e successiva delibera modificativa della precedente

Condominio - Delibera di ripartizione delle spese condominiali - Successiva delibera modificativa della precedente - Sostituzione - Ammissibilità - Fondamento - Fattispecie

È applicabile anche alle deliberazioni delle assemblee dei condomini degli edifici la disposizione di cui all'art. 2377, comma 8, c.c., secondo cui l'annullamento della prima deliberazione adottata non può essere pronunciato se la stessa sia stata sostituita da altra, presa in conformità della legge e dell'atto costitutivo; la disposizione, benché dettata con riferimento alle società per azioni, ha carattere generale ed è pertanto applicabile, sussistendo identità di "ratio", alle deliberazioni adottate dalle assemblee dei condomini di edifici. (Nella specie la S.C. ha chiarito che la prima delibera, mediante la quale un condomino era stato escluso dalla contribuzione al pagamento delle spese per la manutenzione della canna fumaria, dovute per legge, era stata validamente sostituita da una successiva delibera assembleare, avente il medesimo oggetto, che aveva invece ricompreso il condomino tra i soggetti tenuti a contribuire). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 novembre 2019, n.30479.




Decreto del giudice delegato di cancellazione delle iscrizioni ex art. 108 l.fall. e legittimazione al reclamo del creditore ipotecario

Decreto del giudice delegato di cancellazione delle iscrizioni ex art. 108, comma 2, l.fall. - Legittimazione al reclamo del creditore ipotecario - Sussistenza - Mancata opposizione alla proposta concordataria - Irrilevanza - Fondamento

In tema di liquidazione dell'attivo nella procedura di concordato preventivo, il creditore ipotecario, ancorché non si sia opposto all'approvazione della proposta, ha interesse ad agire in reclamo avverso il decreto del giudice delegato di cancellazione di un'ipoteca iscritta su un immobile a suo favore, ex art. 108, comma 2, l.fall., al fine di verificare la legittimità della cancellazione con riferimento tanto all'alienazione del bene nell'ambito dell'attività di vendita prevista dall'art. 182, commi 4 e 5, l.fall., nel testo applicabile "ratione temporis", e alla correlata legittimazione del liquidatore giudiziale ad operare in tal senso, quanto al ricorrere delle condizioni relative all'avvenuta riscossione del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2019, n.30454.




Decreto del giudice delegato di cancellazione delle iscrizioni ex art. 108 l.fall. e legittimazione al reclamo del creditore ipotecario

Decreto del giudice delegato di cancellazione delle iscrizioni ex art. 108, comma 2, l.fall. - Legittimazione al reclamo del creditore ipotecario - Sussistenza - Mancata opposizione alla proposta concordataria - Irrilevanza - Fondamento

In tema di liquidazione dell'attivo nella procedura di concordato preventivo, il creditore ipotecario, ancorché non si sia opposto all'approvazione della proposta, ha interesse ad agire in reclamo avverso il decreto del giudice delegato di cancellazione di un'ipoteca iscritta su un immobile a suo favore, ex art. 108, comma 2, l.fall., al fine di verificare la legittimità della cancellazione con riferimento tanto all'alienazione del bene nell'ambito dell'attività di vendita prevista dall'art. 182, commi 4 e 5, l.fall., nel testo applicabile "ratione temporis", e alla correlata legittimazione del liquidatore giudiziale ad operare in tal senso, quanto al ricorrere delle condizioni relative all'avvenuta riscossione del prezzo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2019, n.30454.




Concordato preventivo, vendita di beni, ordine di cancellazione delle iscrizioni pregiudizievoli e verifica delle condizioni da parte del giudice delegato e del tribunale

Concordato preventivo - Vendita di beni - Ordine di cancellazione delle iscrizioni ex art. 108, comma 2, l. fall. - Verifica delle condizioni da parte del giudice delegato e del Tribunale - Estensione - Fondamento

Il giudice delegato, cui sia stata richiesta la cancellazione delle iscrizioni ex art. 108, comma 2, l.fall., così come il Tribunale, in sede di reclamo, non possono limitarsi a constatare la mera previsione in ambito concordatario del provvedimento purgativo, ma devono verificare se ricorrano le condizioni di legge perché la purgazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, delle trascrizioni dei pignoramenti, dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo possa essere pronunciata, dato che il provvedimento di omologazione del concordato preventivo riguarda la valutazione del corretto svolgimento della procedura, della fattibilità della proposta e del piano che la supporta e incide sui diritti dei creditori anteriori, a mente dell'art. 184 l.fall., in termini di misura della loro soddisfazione e non di negazione della loro esistenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2019, n.30454.




Il decreto del giudice delegato di cancellazione delle ipoteche ex art. 108 l.f. è ricorribile per cassazione

Decreto del giudice delegato di cancellazione delle ipoteche ex art. 108, comma 2, l.fall. - Decisione del Tribunale sul reclamo - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento

Il provvedimento con il quale il tribunale rigetta il reclamo avverso il decreto del giudice delegato che, a seguito di trasferimento immobiliare, dispone la cancellazione delle ipoteche, ai sensi dell'art. 108, comma 2, l.fall., è ricorribile per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., stante la sua incidenza sui diritti reali di garanzia che diversamente verrebbero sacrificati in via definitiva, non essendo detto provvedimento altrimenti impugnabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2019, n.30454.




Domanda di adempimento dell'obbligazione del terzo nei confronti dell'imprenditore poi fallito ed eccezioni proponibili dal terzo

Domanda di adempimento dell'obbligazione del terzo nei confronti dell'imprenditore poi fallito - Subentro del curatore nella posizione sostanziale e processuale del fallito - Conseguenze - Eccezioni proponibili dal terzo

Il curatore fallimentare che proponga una domanda di adempimento dell'obbligazione contratta dal terzo nei confronti dell'imprenditore in epoca antecedente al fallimento esercita un'azione già esistente nel patrimonio del fallito, subentrando, conseguentemente, nella stessa posizione sostanziale e processuale di quest'ultimo, indipendentemente dal dissesto successivamente verificatosi; ne consegue che il terzo convenuto in giudizio dal curatore può opporre tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all'imprenditore fallito, comprese le prove documentali da questi provenienti, senza i limiti di cui agli artt. 2704 ss. c.c. e senza che sia di ostacolo l'art. 2709 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2019, n.30446.




Concordato preventivo: disciplina applicabile al reclamo avverso il decreto di omologazione

Concordato preventivo - Reclamo avverso il decreto di omologazione -  Disciplina applicabile

In tema di concordato preventivo, al provvedimento emesso, ai sensi della L. Fall., art. 183, comma 1, dalla Corte d’appello decidendo sul reclamo avverso il decreto di omologazione si applica la disciplina prevista dalla L. Fall., art. 18, comma 14, di modo che lo stesso è ricorribile per cassazione entro il termine di trenta giorni decorrenti dalla notificazione a cura della cancelleria; infatti il permanere anche rispetto all’impugnazione per cassazione delle ragioni giustificative della necessità di individuare una coincidente disciplina regolante il reclamo avverso il decreto con il quale il Tribunale abbia provveduto sull’omologazione, accordandola o negandola, fa sì che la portata del rinvio compiuta dalla L. Fall., art. 183, comma 2, al procedimento di reclamo vada intesa come riferita all’intero svolgersi delle fasi di impugnazione previsto dalla L. Fall., art. 18 e non solo alla porzione del reclamo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 novembre 2019, n.30201.




Concordato preventivo: disciplina applicabile al reclamo avverso il decreto di omologazione

Concordato preventivo - Reclamo avverso il decreto di omologazione -  Disciplina applicabile

In tema di concordato preventivo, al provvedimento emesso, ai sensi della L. Fall., art. 183, comma 1, dalla Corte d’appello decidendo sul reclamo avverso il decreto di omologazione si applica la disciplina prevista dalla L. Fall., art. 18, comma 14, di modo che lo stesso è ricorribile per cassazione entro il termine di trenta giorni decorrenti dalla notificazione a cura della cancelleria; infatti il permanere anche rispetto all’impugnazione per cassazione delle ragioni giustificative della necessità di individuare una coincidente disciplina regolante il reclamo avverso il decreto con il quale il Tribunale abbia provveduto sull’omologazione, accordandola o negandola, fa sì che la portata del rinvio compiuta dalla L. Fall., art. 183, comma 2, al procedimento di reclamo vada intesa come riferita all’intero svolgersi delle fasi di impugnazione previsto dalla L. Fall., art. 18 e non solo alla porzione del reclamo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 novembre 2019, n.30201.




Condominio: provvedimento possessorio a difesa da immissione di odori molesti

Procedimento per la manutenzione del possesso - Condominio - Immissioni odorose moleste e violazione di regolamento di condominio - Applicabilità

Condominio - Procedimento per la manutenzione del possesso - Legittimazione dell’amministratore - Sussiste

In caso di violazione del regolamento condominiale, che vieti lo svolgimento, nelle unità immobiliari di proprietà esclusiva, di attività comunque rumorose, moleste e maleodoranti, sono esperibili le azioni possessorie anche a difesa del possesso da attentati rapportabili ad immissioni di fumi, vapori ed odori (conf. Cass. 30 maggio 2005, n. 11382; Cass. 10 settembre 1997, n. 8829; Cass. 23 marzo 1996, n. 2604).

Sussiste la legittimazione attiva del Condominio ricorrente all’esercizio dell’azione possessoria di manutenzione, trattandosi di azione volta alla conservazione di un bene comune (cortile) ed al rispetto del regolamento condominiale e, dunque, rientrante nelle attribuzioni dell’amministratore condominiale (art. 1130, nn. 1 e 4, c.c.). (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
TribunaleMilano, 20 novembre 2019, n..




Quando il curatore può trattenere la cauzione

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedure competitive di liquidazione dell’attivo - Clausola di incameramento della cauzione - Validità - Condizioni

Nella fase di liquida