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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

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     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Legittimità, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Fallimento – Liquidazione del compenso del curatore – Inclusione nell’attivo realizzato del valore dell’immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario – Condizioni

Ai fini della liquidazione del compenso al curatore del fallimento ex art. 39 l.fall., non può ricomprendersi nel concetto di "attivo realizzato", alla cui entità ragguagliare le percentuali previste dal d.m. n. 30 del 2012, il valore dell'immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, a meno che il curatore non sia intervenuto nell'esecuzione svolgendo un'attività diretta a realizzare una concreta utilità per la massa dei creditori, anche mediante la distribuzione a questi ultimi di una parte del ricavato della vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 giugno 2018, n.14631.




Concordato preventivo - Omologazione - Votazione dei creditori - Voto nullo - Nuova espressione - Ammissibilità

Fallimento - Procedimento - Sospensione dei procedimenti esecutivi contemplata dalla L. n. 44 del 1999, art. 20, comma 4, in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura - Esclusione


Non può ragionevolmente sostenersi che un voto "nullo", perchè espresso in una forma non idonea, impedisca al creditore qualsivoglia sua nuova espressione - quando la legge pure gli accordi tale facoltà - nel prosieguo del medesimo procedimento di omologa del concordato preventivo, in quanto per un verso di siffatta preclusione non c'è traccia nel sistema e, per altro verso, il meccanismo di voto concepito dal legislatore fallimentare nel concordato preventivo non ammette se non un voto favorevole ovvero contrario, dirottando la mancata espressione del voto (come pure deve ritenersi una sua manifestazione comunque viziata), a seconda delle scelte discrezionali del legislatore riformista, verso l'equiparazione ad un voto favorevole (come prevedeva la L. Fall., art. 178, nel testo in vigore tra l'11 settembre 2011 e il 21 agosto 2015) ovvero ad uno contrario (come era nel testo originario della legge fallimentare del ‘42 ed è ancora oggi, dopo l'entrata in vigore del D.L. n. 83 del 2015). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La procedura prefallimentare non ha natura esecutiva ma cognitiva, in quanto, prima della dichiarazione di fallimento, non può dirsi iniziata l'esecuzione collettiva, così come, prima del pignoramento, non può dirsi iniziata l'esecuzione individuale; ne consegue che il procedimento per la dichiarazione di fallimento non è soggetto alla sospensione dei procedimenti esecutivi contemplata dalla L. n. 44 del 1999, art. 20, comma 4, in favore delle vittime di richieste estorsive e dell'usura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 febbraio 2018, n.2630.




Fallimento - Accertamento del passivo - Accertamento del credito devoluto alla giurisdizione di altro giudice - Sospensione dell'accertamento del passivo - Inammissibilità

Fallimento - Dichiarazione di interruzione dei giudizi pendenti - Riassunzione del processo - Necessità - Esclusione


Nelle ipotesi in cui venga chiesta l'ammissione al passivo di un credito il cui accertamento è devoluto alla giurisdizione di altro giudice, non viene meno il potere del giudice fallimentare di ammettere il credito con riserva, essendo gli organi fallimentari tenuti a considerare il credito come condizionale e a sciogliere la riserva in relazione all'esito del processo dinanzi al giudice competente, sì da consentire al creditore la partecipazione al riparto mediante accantonamento; deve dunque ritenersi inammissibile la richiesta di sospensione dell'accertamento del passivo ai sensi dell'art. 295 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La norma della L. Fall., art. 43, comma 3, va interpretata nel senso che, intervenuto il fallimento, l'interruzione è sottratta all'ordinario regime dettato in materia dagli artt. 299 c.p.c. e ss., nel senso, cioè, che è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dall'evento, ma non anche nel senso che la parte non fallita sia tenuta alla riassunzione del processo nei confronti del curatore indipendentemente dal fatto che l'interruzione sia stata, o meno, dichiarata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 27 marzo 2018, n.7547.




Concordato preventivo - Omologazione della proposta - Esclusione del diritto di voto di un creditore - Invalidità della deliberazione - Limiti - Verifica della decisività del voto (c.d. prova di resistenza) - Necessità

In tema di omologazione della proposta di concordato preventivo ex art. 180 l. fall., l'esclusione del diritto di voto di un creditore, ai sensi dell'art. 176, comma 2, l. fall., non determina l'invalidità della deliberazione di approvazione della proposta concordataria, se si accerta, tramite la c.d. prova di resistenza, che, quand'anche quel creditore fosse stato ammesso al voto, la proposta sarebbe risultata comunque approvata dalla maggioranza dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 febbraio 2018, n.4192.




Istituto di credito in liquidazione coatta amministrativa - Responsabilità dell'istituto cessionario dell'azienda per debiti del cedente - Insinuazione al passivo del cedente - Necessità - Fondamento - Fattispecie

La responsabilità, per debiti del cedente, dell'istituto di credito cessionario d'azienda di altro istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa può farsi valere solo con l'insinuazione nello stato passivo del cedente, ex art. 90, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente respinta l'azione di responsabilità perché proposta nei confronti dell'istituto cessionario mediante riassunzione del giudizio interrotto a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa dell'istituto cedente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 marzo 2018, n.5116.




Concordato preventivo - Transazione fiscale - Obbligatorietà - Esclusione - Falcidia di crediti fiscali e contributivi nel concordato senza transazione fiscale - Ammissibilità

La falcidia dei crediti tributari e previdenziali nel concordato preventivo può attuarsi mediante transazione fiscale oppure, qualora al debitore non interessi il voto favorevole dei relativi creditori, mediante il meccanismo previsto dall'art. 160, comma 2, legge fall., con la precisazione che il principio del rispetto dell'ordine delle cause di prelazione impone che, in caso di falcidia dei crediti suddetti, i creditori di grado successivo dovranno essere pagati mediante ricorso alla finanza cd. esterna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2018, n.16066.




Occupazione illegittima di immobile altrui - Danno - Quantificazione in via equitativa - Fattispecie in tema di acquisto di immobile nell'ambito di esecuzione forzata

La pronunzia impugnata mostra di aver fatto corretta applicazione del principio di diritto sopra richiamato ritenendo corretta la liquidazione presuntiva del danno operata, in via equitativa, per il mancato godimento del bene secondo criteri oggettivi con specifico riguardo all'aver continuato a detenere il bene nonostante l'intimazione di rilascio, e con riferimento alla durata dell'occupazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 31 gennaio 2018, n.2342.




Concordato preventivo – Voto dei creditori – Calcolo delle maggioranze – Crediti contestati dal debitore – Provvedimento di ammissione provvisoria – Necessità – Computabilità – Configurabilità

In materia di concordato preventivo, dal combinato disposto degli articoli 175, comma 4 e 176, comma 1, legge fall., discende che i crediti oggetto di specifica contestazione da parte del debitore possono essere computati, ai fini del calcolo della maggioranze, solo se il giudice delegato, che è tenuto a provvedere per dirimere il contrasto, abbia adottato la decisione di provvisoria ammissione al voto (totale o parziale) dei titolari dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 maggio 2018, n.13295.




Revocatoria fallimentare - Revocazione di crediti ammessi - Art. 102 l.fall. “ratione temporis” vigente - Necessario accertamento della falsità antecedentemente al giudizio di revocazione dei crediti - Esclusione - Fondamento

Nel giudizio di revocazione del decreto del giudice delegato o della sentenza del tribunale relativamente ad un credito ammesso al passivo, l'art.102 l.fall. nella formulazione vigente ante riforma ex d.lgs n. 5 del 2006, non richiede che l'accertamento della falsità, dell'errore essenziale o del rinvenimento di documenti decisivi sia intervenuto in un diverso procedimento svoltosi anteriormente alla domanda di revocazione, mancandone il riferimento normativo, ben potendo tale accertamento essere svolto in sede di revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 ottobre 2017, n.24704.




Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione all'azione revocatoria - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Ragioni - Fattispecie

In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460 c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461 c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597 c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell'art. 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597 c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. (Fattispecie relativa a pagamenti di diritti e tasse aeroportuali effettuati da un vettore aereo in favore di un gestore aeroportuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 aprile 2018, n.10117.




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