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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Costi impliciti in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati

Contratti derivati - Costi impliciti di intermediazione - Diritto al risarcimento dei danni - Sussistenza

La Banca che in sede di stipula e di estinzione di contratti derivati trattenga, in difetto di specifica determinazione contrattuale, i c.d. costi impliciti è tenuta al relativo risarcimento del danno. (Cedrini & Zamagni Studio Legale – Axiis) (riproduzione riservata) Appello Bologna 23 gennaio 2020.




Covid-19: l’improcedibilità dei ricorsi per dichiarazione di fallimento non si applica alla richiesta di auto-fallimento di cui all’art. 14 l.f.

Fallimento – Emergenza COVID-19 – Improcedibilità – Auto-fallimento – Applicazione dell’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23 – Esclusione

L’art. 10, comma 1, D.L. 8 aprile 2020 n. 23, il quale ha previsto l’improcedibilità dei ricorsi per la dichiarazione di fallimento depositati dal 9 marzo al 30 giugno 2020, non richiama l’art. 14 l.f. (Obbligo dell’imprenditore che chiede il proprio fallimento) e non è pertanto applicabile a tale fattispecie, specialmente laddove l’insolvenza e l’impossibilità di una liquidazione in bonis sia già acclarata alla data di chiusura del bilancio di esercizio 2018 e l’imprenditore, all’udienza all’uopo fissata, abbia insistito per la dichiarazione di fallimento, palesando in tal modo il proprio disinteresse rispetto agli effetti protettivi introdotti dal citato decreto-legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 08 maggio 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle banche venete e procedimento di mediazione

Procedimento di mediazione – Inclusione nella nozione di “controversia” di cui all’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017 – Risposta affermativa

Controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria – Possibilità di riferire ad essa un procedimento di mediazione ante causam avente ad oggetto contratti bancari – Esclusione – Mancata realizzazione della condizione di procedibilità – Sussiste

I procedimenti di mediazione attivati prima della cessione ad Intesa San Paolo esulano dall’ambito di applicazione dell’art. 3 lett. c) del d.l 99/2017, che esclude dalla cessione “le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività”.
Infatti la pendenza di un procedimento di mediazione è indice dell’esistenza di una controversia tra le parti che vi sono coinvolte se si considera che l’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010, nel menzionare gli affari soggetti o passibili di tale Adr, utilizza proprio il termine di “controversie”.

Rispetto ad una controversia in tema di contratto di intermediazione finanziaria non può dirsi realizzata la condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria qualora nella relativa istanza non siano stati esplicitati i profili di inadempimento addebitati alla convenuta, in contrasto con il disposto dell’art. 4, comma 2, d. lgs. 28/2010, che richiede che la parte proponente la mediazione, indichi le ragioni della pretesa e nel verbale di mediazione si faccia riferimento ad una controversia in tema di contratti bancari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Effetti della sentenza Lexitor nell’ordinamento italiano

Estinzione anticipata (125-sexies TUB) - Riduzione del costo del credito - Costo totale del credito (art. 121, lett. e) TUB) - Distinzione tra oneri up front e oneri recurring - Irrilevanza (Corte di Giustizia 11 settembre 2019 Lexitor) - Conseguenze processuali - Riduzione dei costi assicurativi - Indennizzo ex art. 125-sexies, comma 2 TUB

L’interpretazione “tradizionale” e radicata nell’ordinamento italiano dell’art. 125-sexies TUB, che escludeva gli oneri c.d. up front dal perimetro della riduzione del costo del credito cui il cliente ha diritto in sede di estinzione anticipata, non è più sostenibile all’esito della sentenza dalla Corte di Giustizia dell’11 settembre 2019 (c.d. Lexitor), che ha sancito che la riduzione deve includere tutti i costi a carico del consumatore, superando così inequivocabilmente la distinzione tra oneri up front e oneri recurring.

La diretta applicabilità dei principi sanciti dalla sentenza Lexitor discende dal fatto che la norma interna (125-sexies TUB) è trasposizione della regola sancita dalla direttiva (art. 16 direttiva 2008/48), e deve dunque essere letta in conformità a quest’ultima come interpretata dalla Corte di Giustizia.

La nuova interpretazione dell’art. 125-sexies TUB promossa dalla sentenza della Corte di Giustizia è vincolante anche nel decidere controversie relative ai contratti già in essere al momento dell’intervenire dell’arresto, in quanto l’eccezionale potere di limitare nel tempo gli effetti di una certa interpretazione di un precetto compete esclusivamente alla Corte di Giustizia nel contesto della stessa sentenza che la afferma; deve quindi escludersi l’ammissibilità di un nuova remissione alla Corte di Giustizia perché “riveda” il giudicato Lexitor modulando diversamente gli effetti di tale pronuncia.

Sulla base della nuova lettura dell’art. 125-sexies TUB, il cliente ha diritto alla riduzione di tutti i costi del credito in sede di estinzione anticipata; pertanto dovrà, in sede processuale, allegare 1) che il finanziamento rientra nel campo di applicazione del credito ai consumatori, 2) l’esercizio della facoltà di estinzione anticipata e 3) il trattenimento di costi a qualsiasi titolo da parte del finanziatore. È dunque divenuta irrilevante la qualifica dei costi (come recurring o come up front), o l’eventuale scarsa trasparenza del testo contrattuale in merito (che determinava la qualificazione come recurring). Tale “semplificazione” processuale esplica i suoi effetti anche nei processi già pendenti.
Il Giudice dovrà altresì - almeno incidentalmente - pronunciare la nullità della eventuale clausola contrattuale che escluda determinati oneri dalla riduzione del costo del credito per violazione dell’art. 125-sexies TUB.

Il finanziatore è corretto legittimato passivo della pretesa di riduzione del costo del credito anche nella parte relativa ai costi assicurativi (salvo regresso nei confronti dell’impresa assicuratrice). Ciò non in base ad un’assunzione volontaria dell’obbligo in thesi legalmente gravante sull’impresa assicurativa (sulla base del generale Accordo ABI-ANIA del 22 ottobre 2018 - di per sé derogabile dal finanziatore predisponente nel contesto del singolo contratto di credito) ma imperativamente in forza dell’art. 125-sexies TUB. La riduzione dei costi assicurativi avverrà secondo il criterio pro rata temporis, ovvero in base al criterio definito dal contratto (meno favorevole per il cliente), che deve tuttavia, a pena di inefficacia, essere conforme ai criteri definiti dagli artt. 22 comma 15-quater e 15-quinquies del d.l. 179/2012 e dell’art. 49 reg. Isvap n. 35/2020, oltre che chiaro e comprensibile per il cliente.

L’indennizzo di cui all’art. 125-sexies, comma secondo, TUB, ha primariamente la funzione di ristorare il finanziatore degli interessi perduti per l’estinzione anticipata del contratto in uno scenario colpito da un calo dei tassi di mercato rispetto al tasso convenuto sul capitale rimborsato anticipatamente, e inoltre, quella di permettere al finanziatore di recuperare eventuali spese amministrative generate dalla richiesta di rimborso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 21 marzo 2020.




Liquidazione coatta amministrativa delle Banche venete e principio di tutela giurisdizionale effettiva

Banche venete – Art. 3 lett. c) d.l. n. 99/2017 – Suo contrasto con l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Sussiste – Necessità della sua disapplicazione – Sussiste

Il testo dell’art. 3 lett. c) d.l. 99/2017 non pare conforme al principio di tutela giurisdizionale effettiva, che, oltre ad essere sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, è ribadito anche dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e va pertanto disapplicato.

Tale norma, prevedendo infatti che i debiti, derivanti da rapporti di intermediazione finanziaria o bancari, ceduti ad Intesa San Paolo, che fossero contestati dopo la cessione restino in carico alle banche risolte, a prescindere dalla sorte del contratto regolante il rapporto, determina una inedita scissione tra situazioni debitorie e situazioni creditorie nascenti dallo stesso rapporto contrattuale che, senza dubbio, risulta pregiudizievole per i contraenti ceduti poiché li obbliga a continuare il rapporto con l’istituto di credito cessionario senza poter far valere nei suoi confronti i diritti da esso derivanti a loro favore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 11 febbraio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 05 maggio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: quando è possibile concedere il termine di 90 giorni per il deposito di un nuovo piano e di una nuova proposta

Concordato preventivo ex art. 186 bis L.F. – Art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 – Fase successiva all’emissione del decreto di ammissione ma antecedente all’adunanza dei creditori – Sussistenza dei presupposti per la concessione del termine di novanta giorni – inapplicabilità della sospensione feriale dei termini – Obblighi informativi periodici ex art. 161, comma 8, L.F.

Poiché il presupposto della concessione del termine previsto dal citato secondo comma dell’art. 9 D.L. 23/2020 è la pendenza, alla data del 23.2.2020, di una procedura di concordato preventivo nella quale non sia stata già registrata la votazione negativa dei creditori sulla originaria proposta, ne deriva che il beneficio della concessione di un ulteriore termine per la presentazione di una nuova proposta e di un nuovo piano è a disposizione del debitore allorquando il procedimento sia pendente in qualsiasi altra sua fase e, cioè, prima dell’adunanza (come è nel caso di specie); dopo l’adunanza ma con votazione approvativa; nelle more tra la votazione approvativa e l’inizio del giudizio di omologazione; nelle more di quest’ultimo giudizio.
Il termine previsto dall’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 decorre dall’emissione del provvedimento di concessione, non è prorogabile e, in ragione della natura eccezionale ed intrinsecamente temporanea della misura adottata con l’intervento normativo d’urgenza, non è soggetto a sospensione feriale.
La concessione del termine di cui all’art. 9, comma 2, D.L. 23/2020 determina la regressione della procedura concordataria alla fase dell’ammissibilità, con conseguente ripetizione degli oneri di corredo documentale prescritti ex art. 161, commi 2 e 3, L.F., dimodoché si impone la necessità di porre a carico della proponente gli obblighi informativi periodici di cui all’art. 161, comma 8, L.F. (Antonio Meneghetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 05 maggio 2020.




Concordato preventivo ed emergenza Covid-19: possibile la dichiarazione d’urgenza quando la fattibilità del piano richiede il rispetto del piano temporale

Concordato preventivo - Emergenza Covid-19 - Dichiarazione d’urgenza - Grave pregiudizio - Fattibilità del piano basata anche sul rispetto di determinate tempistiche

Sussistono i presupposti per la dichiarazione d’urgenza della procedura di concordato preventivo, ai sensi dell’art. 83, comma 3, D.L. 17 marzo 2020, quando l’ulteriore differimento della data fissata per l’adunanza dei creditori possa comportare grave pregiudizio al proponente ed ai creditori in considerazione del fatto che la fattibilità del piano si basa anche sul rispetto di determinate tempistiche. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 20 aprile 2020.




Covid-19 e locazione: inibitoria all’incasso di titoli consegnati in garanzia al locatore

Procedimento cautelare – Tutela ex art. 700 c.p.c. – Contratto di locazione ad uso diverso – Pagamento dei canoni – Titoli a garanzia – Chiusura temporanea dell’attività imprenditoriale del conduttore a causa del Covid-19 – Inibitoria all’incasso – Ammissibilità – Fondatezza

Sussiste il fumus boni juris dell’istanza cautelare di urgenza con cui il conduttore di immobile ad uso commerciale chiede che venga inibito al locatore di porre all’incasso gli assegni bancari rilasciati in garanzia del puntuale e regolare pagamento dei canoni di locazione, sul presupposto della impossibilità al pagamento in conseguenza della chiusura dell’attività imprenditoriale disposta dalle misure restrittive in vigore per il contrasto alla pandemia da Covid-19. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 12 maggio 2020.




Revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare

Escussione del pegno successivamente alla dichiarazione di fallimento - Ammissibilità della revocatoria fallimentare sul ricavato della vendita di polizza costituita in pegno regolare - Non opera esenzione di cui all’art. 4 del D.lgs. n. 170/2004 - Differenza tra pegno regolare ed irregolare - Mancanza di potere alla banca di disporre della polizza

In ipotesi di titoli oggetto di pegno regolare, è ammissibile la revocatoria fallimentare delle somme ricavate della vendita di detti beni a compensazione di eventuali crediti vantati dal garantito in quanto non rientranti nell’esenzione di cui all’art. 4 del d.lgs n. 170/2004.

Il pegno regolare non attribuisce alla banca la facoltà di disporre della polizza e del relativo diritto. (Salvatore Fieramonti) (riproduzione riservata)
Tribunale Latina 27 marzo 2020.




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