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ISSN 2282-1317  

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(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Azione revocatoria fallimentare proposta da società in amministrazione straordinaria per pagamenti di forniture di prodotti nei sei mesi antecedenti l'apertura della procedura

Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Insufficienza della prova circa lo stato di insolvenza

Ai fini della prova della conoscenza dello stato di insolvenza, i ritardi nei pagamenti delle fatture sono irrilevanti quando questi possono essere giustificati dall’importanza economica della committente per la ditta fornitrice e dalla tolleranza (implicitamente richiesta e concessa) che ne è conseguita. Allo stesso modo è irrilevante la circostanza che il fornitore abbia proseguito i rapporti con la società sino alla dichiarazione d’insolvenza, circostanza che anzi può valere solo a confermare che il fornitore fosse ignaro della situazione economica della cliente e perciò abbia continuato a fornire le proprie merci con il rischio di non essere pagato. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata) Appello Ancona 13 giugno 2019.




La responsabilità della banca in dissesto per induzione all’acquisto di azioni proprie si estende ai revisori 'compiacenti'

Contratti finanziari – Responsabilità dell’intermediario – Responsabilità degli organi amministrativi di vigilanza – Accertamento – Giurisdizione amministrativa – Sussiste

Violazioni degli obblighi informativi – Responsabilità contrattuale o precontrattuale – Sussiste – Nullità del contratto quadro o delle operazioni esecutive – Esclusione

Responsabilità da prospetto non veritiero – Natura extracontrattuale – Affermazione – Responsabilità solidale dei revisori – Sussiste

Cessione della banca responsabile di illecito risarcibile – Azione risarcitoria – Legittimazione passiva della banca cessionaria – Esclusione

Le controversie nelle quali si faccia questione di diritti soggettivi concernenti l'esercizio del potere amministrativo di vigilanza sull'attività di intermediazione finanziaria sono devolute alla giurisdizione amministrativa.

In tema di intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri di informazione del cliente di corretta esecuzione delle operazioni può dar luogo a responsabilità precontrattuale ove dette violazioni avvengano nella fase antecedente o e coincidente con la stipulazione del contratto quadro; può dar luogo invece a responsabilità contrattuale ed eventualmente condurre alla risoluzione del contratto suddetto ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni compiute in esecuzione del contratto quadro. In ogni caso, deve escludersi che la violazione possa determinare la nullità del contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base ad esso.

La responsabilità da prospetto non veridico è conseguenza di un illecito aquiliano autonomo che accomuna in via solidale non soltanto tutti i soggetti che abbiano materialmente provveduto alla sua redazione, ma anche quelli che ne abbiano successivamente fatto uso. Tra le persone responsabili delle informazioni contenute nel prospetto degli annoverarsi anche la società di revisione che ha espresso un giudizio senza rilievi.

Per i debiti scaturiti dagli illeciti commessi dal cedente, la banca cessionaria non può dirsi passivamente legittimata rispetto a esposizioni per risarcimento non evincibili delle scritture contabili.

[Nella fattispecie, il cliente, indotto all’acquisto di azioni della banca sulla base di un prospetto informativo che ne occultava la crisi economico-patrimoniale, ha visto rigettate le domande avanzate contro la Consob e la Banca d’Italia, nonché contro l’istituto bancario in cui la banca si era poi fusa per incorporazione, e accolte quelle rivolte contro la banca nelle persone di amministratori, sindaci e organi di revisione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 febbraio 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Dichiarazione di fallimento di società in concordato preventivo omologato e risoluzione

Dichiarazione di fallimento società in concordato preventivo omologato – Risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f

E’ inammissibile la dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo omologato senza previa risoluzione dello stesso ai sensi dell’art. 186 l.f., poiché, innanzitutto, l’art. 186 L.F. si pone in rapporto di specialità rispetto alla norma generale dell’art. 6, che trova applicazione nella misura in cui non vi sia una lex specialis, ed anche perché lo stato di crisi/insolvenza che ha dato luogo alla procedura concordataria viene rimosso dall’effetto esdebitatorio dell’omologazione, da cui discende che l’impresa non può essere dichiarata fallita se non sulla scorta di una nuova insolvenza generatasi per effetto di obbligazioni contratte successivamente all’omologazione e rimaste inadempiute.

Ai sensi dell’art. 186 l.fall. l’azione di risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato (cioè nella proposta di concordato e nel piano omologato), e non entro un anno in cui l’ultimo adempimento sia stato effettivamente posto in essere. (Daniela Giampieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona 20 giugno 2019.




Il concordato con continuità non comporta garanzie di pagamento del ceto creditorio

Concordato preventivo – Concordato cd. misto – Natura di concordato con garanzia – Dipendente dalla causa prevalente – Affermazione
Previsione di continuità aziendale e liquidazione – Natura di concordato con garanzia – Esclusione

Almeno per il regime previgente al 2015, il concordato con cessione dei beni era ontologicamente incompatibile con la previsione di un obbligo di pagamento in una determinata percentuale. Di contro, il concordato con garanzia di pagamento prevede l'obbligo assunto dal debitore del pagamento di una specifica percentuale. Quanto al concordato misto, per la individuazione della normativa applicabile valutata la causa prevalente se di cessione o di continuità.

Nel concordato con continuità l'indicazione di una percentuale di soddisfazione garantita non è prevista in alcun dato testuale, dovendosi anzi rinvenire nell'ultimo comma dell'articolo 186-bis un dato interpretativo contrario. L'indicazione delle percentuali di soddisfazione contenuta nella proposta per classi è un dato di valutazione ex ante che consente la verifica della proposta e del piano e non implica la promessa di una soddisfazione certa.

[Nel caso di specie, la società aveva chiesto la declaratoria di intervenuta esecuzione del concordato preventivo sul presupposto dell'integrale adempimento, essendo state raggiunte le percentuali previste, derivandone l'interruzione dell'attività di liquidazione dei beni immobili ceduti. Il tribunale ha invece ritenuto la procedura diversa da un concordato con garanzia, ritenendo quindi che il piano non fosse stato integralmente eseguito in assenza della liquidazione degli immobili ceduti.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Firenze 04 aprile 2019.




Cancellazione della segnalazione a sofferenza dalla Centrale Rischi e dal Crif: obbligo di preavviso e periculum in mora in re ipsa

Fumus boni iuris – Obbligo di preavviso per la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi e Crif – Sussistenza – Onere della prova

Periculum in mora – Danno in re ipsa – Sussistenza

Periculum in mora – Irrilevanza distanza temporale tra la segnalazione e l’azione giudiziaria

In merito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativa disciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile alla CR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia e Buona condotta per i Sistemi di informazione creditizia -applicabile al CRIF- e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), va dichiarata l’illegittimità della segnalazione a sofferenza presso la centrale Rischi di Banca d’Italia e presso il Crif, laddove la Banca segnalante non abbia preventivamente avvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nelle modalità e forme prescritte dalla legge. Costituisce pertanto presupposto indefettibile per la validità della segnalazione a sofferenza, l’invio del preavviso imposto dalla normativa di settore; il relativo onere della prova grava sul soggetto segnalante parte resistente del procedimento d’urgenza.

Il presupposto del danno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa, di talché si potrebbe anche non specificamente provarlo in quanto la illegittima segnalazione è già di per sé foriera di un danno coincidente con la impossibilità di accesso al credito. Gli effetti della segnalazione illegittima sono altresì permanenti ed incidono negativamente sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario. Costituisce fatto notorio che la segnalazione a sofferenza di un soggetto su iniziativa illecita di un istituto di credito non passa inosservata agli altri istituti che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali.

L’esistenza del periculum in mora è ravvisabile anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporale fra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare (2019). La distanza temporale non può essere di per sé ostativa al riscontro del periculum posto che una segnalazione a sofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli per il segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità, mentre l’illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi costituisce di per sé un comportamento permanente pregiudizievole per l'attività economica e la reputazione commerciale di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010). (Anna Garavello) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 26 giugno 2019.




Domanda di concordato preventivo come causa di esclusione dal consorzio e applicazione della disciplina dei contratti pendenti

Consorzio – Clausola che preveda l’esclusione di diritto del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale – Non necessità di convocazione all’assemblea che ne prenda atto

Concordato preventivo – Contratti pendenti – Contratto di consorzio – Applicabilità delle norme di cui agli artt. 72 e 169-bis l.f. – Esclusione

Il consorziato che abbia presentato una istanza di procedura concorsuale e che sia stato escluso di diritto in forza di una clausola statutaria non deve essere convocato all’assemblea che prenda atto di tale esclusione e prenda i provvedimenti conseguenti.

Le norme di cui agli artt. 72 e 169-bis legge fall. hanno un ambito di applicazione sovrapponibile e disciplinano la sorte dei contratti a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano rimaste ineseguite o non siano state compiutamente eseguite da entrambe le parti; ne consegue che dette disposizioni non trovano applicazione ai contratti con comunione di scopo, come il consorzio, e che deve ritenersi legittima la clausola statutaria che preveda l’esclusione del consorziato in caso di presentazione di istanza di procedura concorsuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 24 giugno 2019.




Il creditore pignoratizio condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato deve essere ammesso al passivo in via privilegiata pignoratizia

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Retrocessione dell'importo incamerato dal creditore pignoratizio - Ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 70 l.f.

Qualora, a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia sia condannato a retrocedere alla curatela l'importo incamerato, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo, ai sensi dell’art. 70, secondo comma, l. fall., in via privilegiata pignoratizia sulla somma versata per effetto della revoca. (Edoardo Staunovo-Polacco) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno 05 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




Voto nel concordato preventivo: effetti dell’astensione seguita da voto contrario

Concordato preventivo – Voto dei creditori – Astensione seguita da voto contrario – Interpretazione

Per creditore dissenziente deve intendersi colui che ha manifestato all’adunanza (o anche prima) e comunque nel termine di venti giorni dalla stessa, la sua contrarietà alla proposta ed al piano concordatario, non essendo condivisibile la tesi (Cass. 13284/2012) che distingue tra il creditore che ha espresso voto contrario all’adunanza e quello che, astenutosi in prima battuta, abbia poi, nei previsti venti giorni, espresso voto contrario, facendone da ciò derivare che solo il primo e non anche il secondo, sarebbe legittimato a contestare anche la convenienza economica del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia 05 luglio 2019.




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