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ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Il termine per la risoluzione del concordato liquidatorio decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione

Concordato preventivo – Risoluzione – Concordato liquidatorio – Decorso del termine di un anno ex art. 186, comma 3, legge fallim.

L’art. 186, comma 3, legge fallim., ove stabilisce che il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato, deve essere interpretato nel senso che ove il termine in questione non sia stato fissato in modo tassativo esso decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione che si compiono non soltanto con la vendita dei beni, ma anche con gli effettivi pagamenti.

Detta interpretazione appare ancor più corretta se si consideri che il legislatore, all’art. 186 legge fallim., ha voluto utilizzare proprio la generica espressione “adempimento” e non già quella specifica di “pagamento”.

Nel concordato liquidatorio i termini di adempimento del piano non possono che qualificarsi come “mere prospettazioni”, non potendosi certo trascurare che tali termini dovranno necessariamente confrontarsi con l’andamento dei mercati, delle vendite e dunque con elementi esogeni ed incontrollabili ex ante; ne discende che ove non risultino non conclusi gli adempimenti previsti dal piano, non può dirsi iniziato il decorso del termine annuale di cui all’art. 186, comma 3, legge fallim. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia 16 maggio 2020.




Fallimento del terzo datore di ipoteca e domanda di insinuazione al passivo del beneficiario della prelazione ipotecaria

Fallimento – Accertamento del passivo – Beneficiario di prelazione ipotecaria – Eccezione revocatoria del curatore

Il mero beneficiario di prelazione ipotecaria deve far accertare la prelazione ai sensi dell’art. 93 L.F.

In sede di accertamento del passivo il Curatore può formulare eccezione revocatoria ai sensi dell’art. 95 L.F. (Umberto Serra) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 22 giugno 2019.




Fallimento del terzo datore di ipoteca e domanda di insinuazione al passivo del beneficiario della prelazione ipotecaria

Fallimento – Accertamento del passivo – Beneficiario di prelazione ipotecaria – Eccezione revocatoria del curatore

Il mero beneficiario di prelazione ipotecaria deve far accertare la prelazione ai sensi dell’art. 93 L.F.

In sede di accertamento del passivo il Curatore può formulare eccezione revocatoria ai sensi dell’art. 95 L.F. (Umberto Serra) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 22 giugno 2019.




Condizioni per il riconoscimento del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2, TUB

Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni

La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 ottobre 2019.




Condizioni per il riconoscimento del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2, TUB

Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni

La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 ottobre 2019.




Condizioni per il riconoscimento del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2, TUB

Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni

La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 ottobre 2019.




Condizioni per il riconoscimento del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2, TUB

Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni

La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia 04 ottobre 2019.




Natura dell’eccezione di esenzione da revocatoria fallimentare

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Eccezione in senso stretto – Esclusione – Rilevabilità d’ufficio

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Rimesse eseguite su un conto che non consente l'effettivo riutilizzo del denaro – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. – Applicabilità – Esclusione

L’esenzione da revocatoria di cui all’art. 67, terzo comma, lettera b), l. fall., non costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto, perchè l’art. 67 l. fall. per un verso non riserva in modo espresso il rilievo dell’eccezione alla parte e l’allegazione dell’esenzione non corrisponde - come invece avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione - all'esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare necessariamente in giudizio perché si verifichi il mutamento della situazione giuridica; per altro verso, nell’elencare le ipotesi di esenzione, dispone che i pagamenti eseguiti a favore di determinati soggetti o in date circostanze “non sono soggetti all’azione revocatoria”, sicché sembra configurare un elemento negativo della fattispecie che, in quanto tale, ben può essere accertato dal giudice d’ufficio.

L'esenzione stabilita dall'art. 67 terzo comma, lettera b), l.fall. e la limitazione degli effetti della revocatoria prevista dall'art.70 l.fall., sono destinate ad operare esclusivamente nei rapporti nei quali il correntista/debitore, effettuato un pagamento, abbia la possibilità di riutilizzare il denaro esistente sul conto e, su tale presupposto, mirano ad evitare che versamenti funzionali a nuovi impieghi da parte del correntista o comunque seguiti da nuovi impieghi possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo l'accipiens al rischio di dover restituire ben più di quanto si sia risolto effettivamente a suo vantaggio, e non sono quindi applicabili in presenza di un conto aperto al solo scopo di consentire al correntista di ridurre l'ammontare del proprio debito verso la banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Milano 28 febbraio 2020.




Natura dell’eccezione di esenzione da revocatoria fallimentare

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Eccezione in senso stretto – Esclusione – Rilevabilità d’ufficio

Revocatoria fallimentare di rimesse bancarie – Rimesse eseguite su un conto che non consente l'effettivo riutilizzo del denaro – Esenzione da revocatoria ex art. 67 co. 3 lettera b) l.f. – Limitazione di cui all'articolo 70 L.F. – Applicabilità – Esclusione

L’esenzione da revocatoria di cui all’art. 67, terzo comma, lettera b), l. fall., non costituisce oggetto di un’eccezione in senso stretto, perchè l’art. 67 l. fall. per un verso non riserva in modo espresso il rilievo dell’eccezione alla parte e l’allegazione dell’esenzione non corrisponde - come invece avviene nel caso del diritto di annullamento, di rescissione, di risoluzione - all'esercizio di un diritto potestativo del convenuto, da esercitare necessariamente in giudizio perché si verifichi il mutamento della situazione giuridica; per altro verso, nell’elencare le ipotesi di esenzione, dispone che i pagamenti eseguiti a favore di determinati soggetti o in date circostanze “non sono soggetti all’azione revocatoria”, sicché sembra configurare un elemento negativo della fattispecie che, in quanto tale, ben può essere accertato dal giudice d’ufficio.

L'esenzione stabilita dall'art. 67 terzo comma, lettera b), l.fall. e la limitazione degli effetti della revocatoria prevista dall'art.70 l.fall., sono destinate ad operare esclusivamente nei rapporti nei quali il correntista/debitore, effettuato un pagamento, abbia la possibilità di riutilizzare il denaro esistente sul conto e, su tale presupposto, mirano ad evitare che versamenti funzionali a nuovi impieghi da parte del correntista o comunque seguiti da nuovi impieghi possano essere considerati pagamenti di per sé revocabili, esponendo l'accipiens al rischio di dover restituire ben più di quanto si sia risolto effettivamente a suo vantaggio, e non sono quindi applicabili in presenza di un conto aperto al solo scopo di consentire al correntista di ridurre l'ammontare del proprio debito verso la banca. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Appello Milano 28 febbraio 2020.




Legittimazione attiva del cessionario di credito bancario

Cessione di credito bancario - Legittimazione del presunto cessionario - Prova

In tema di legittimazione attiva del presunto cessionario di un credito bancario per il quale si sia agito in via monitoria, la mera produzione dell’avviso di cessione del credito pubblicato in Gazzetta Ufficiale da parte del presunto cessionario è formalità che, come chiarito dalla Cassazione civile con le sentenze n. 22268/2018 e n. 2780/2019, non risulta sufficiente a dimostrare la prova della cessione ed il contenuto del contratto.

Conseguentemente, in difetto di produzione del contratto di cessione, deve essere sospesa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo. (Federico Gambini) (Luca Zamagni) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 27 febbraio 2020.




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