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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

  

     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Concordato preventivo: no alla proroga del termine per il deposito del piano in mancanza di prova della sua utilità

Concordato preventivo – Covid-19 – Proroga del termine per il deposito del piano – Condizioni – Onere della prova – Valutazione demandata al tribunale – Fattispecie – Rigetto

Compete al tribunale la valutazione se concedere, ai sensi dell’art. 9, comma 4. d.l. 23/2020, la proroga del termine di cui all’art. 161, comma 6, legge fall. per il deposito del piano concordatario quando:
a) a cagione dell’emergenza covid-19 non sia stato possibile compiere alcuna delle attività originariamente previste volte alla predisposizione della proposta e del piano laddove la proroga del termine si rende necessaria per il loro compimento;
b) a cagione del covid-19 siano mutati gli assunti del piano il quale non sia più attuabile secondo l’originaria impostazione e si renda quindi necessario adottare una diversa strategia per il risanamento dell’impresa ovvero per la sua liquidazione;
c) l’imprenditore fornisca elementi che consentano di ritenere che - nonostante l’incertezza che caratterizza il contesto economico e l’impossibilità di effettuare previsioni - la concessione della proroga consenta di superare le difficoltà che gli hanno precluso di predisporre il piano nel termine già prorogato.

[Nel caso di specie, il tribunale ha respinto l’istanza, ritenendo che non sia stati indicati i “concreti e giustificati motivi” richiesti dalla citata disposizione per accordare la proroga richiesta.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 16 luglio 2020.




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 08 luglio 2020.




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 08 luglio 2020.




Competenza in tema di procedure di composizione della crisi per le imprese di grandi dimensioni a seguito dell’entrata in vigore dell’art.27 CCI

Procedure di regolazione delle crisi – Competenza ex art. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa – Presupposti – Fondamento

Ai sensi del comb. disp. art. 389, 350, primo comma e 27 primo comma CCII, la competenza a conoscere delle procedure di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione proposti da imprese assoggettabili ad amministrazione straordinaria è già propria dei tribunali sede di sezione specializzata in materia d’impresa, come istituite dall’art. 1 del d.lgs. 27 giugno 2003, n. 168;

La locuzione dell’art. 27, co. primo, CCII relativa alle “imprese in amministrazione straordinaria” non può che essere riferita alle imprese aventi i requisiti per essere assoggettate ad amministrazione straordinaria poiché, diversamente, la norma non sarebbe mai applicabile con riguardo agli istituti di regolazione preventiva della crisi, non essendovene alcuno, tanto sotto il vigore della legge attuale che del CCII, proponibile per un’impresa già in amministrazione straordinaria e, dunque, precedentemente dichiarata insolvente.

L’entrata in vigore del criterio di competenza di cui agli artt. 27 primo comma e 350 primo comma CCII, pur facendo riferimento ai “procedimenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza”, determina sin d’ora la devoluzione della competenza a conoscere di ogni procedura concorsuale alternativa alla declaratoria d’insolvenza propedeutica all’apertura di amministrazione straordinaria in capo al tribunale sede di sezione specializzata in materia d’impresa entro il cui distretto vi è il centro principale degli affari dell’impresa medesima; in tal senso militano non solo argomenti di carattere letterale – non facendo la norma espresso riferimento agli istituti di regolazione della crisi “di cui al presente codice” – e sistematico – stante la modifica del d.lgs. 270/99 mediante la sostituzione del riferimento alla sede principale dell’impresa con quello di centro principale degli affari – ma soprattutto la manifesta irragionevolezza che deriverebbe dalla concorrenza di una competenza, per così dire, binaria ed alternativa di due fori, l’uno per il procedimento di concordato preventivo od accordo di ristrutturazione e l’altro per l’amministrazione straordinaria, con i conseguenti, potenziali conflitti di statuizioni in ordine alle due procedure, nonché per la regolazione della competenza in ipotesi, poi, di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 08 luglio 2020.




Decadenza e prescrizione dell'azione revocatoria fallimentare in caso di fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo

Azione revocatoria - Decadenza e prescrizione - Fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo aperto in costanza della normativa anteriore al d.lgs. 5/06

L'articolo 69-bis comma 1° l.fall., introduttivo di speciali termini di decadenza e prescrizione per la revocatoria fallimentare, non si applica in caso di fallimento dichiarato in consecuzione a concordato preventivo aperto in costanza della normativa anteriore al d.lgs. 5/06. (Gabriele Potenza) (riproduzione riservata) Appello Bari 07 luglio 2020.




Procedimento di divorzio e termine breve di sei mesi

Diritto di famiglia – Procedimento di divorzio – Termine breve di sei mesi – Rito giudiziale trasformato in consensuale innanzi al G.I. conclusioni conformi e sentenza di accoglimento – Applicabilità

Per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il termine di sei mesi stabilito a decorrere dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale, per il caso di separazione consensuale oppure per il caso di giudizio contenzioso trasformato in consensuale, si applica non solo quando la trasformazione in procedimento consensuale si perfezioni innanzi al Presidente nella prima fase del giudizio e si concluda con un decreto di omologa, ma altresì quando il rito si trasformi innanzi al giudice istruttore, con l’assunzione di conclusioni conformi e la definizione del giudizio con sentenza che tali conclusioni recepisca. (Daniela Turci Dindo) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 aprile 2020.




Va sospesa l’esecutività del decreto ingiuntivo non opposto se il cessionario precettante opposto non dà prova della titolarità del credito

Ricorso ex art. 615 c.p.c. in corso di opposizione a precetto fondato su decreto ingiuntivo non opposto – Mancata produzione del contratto di cessione – Insufficienza della pubblicazione sulla GU in caso di equivoca individuazione del credito ceduto – Sospensione della esecutività del titolo

In ambito di subprocedimento cautelare ex art. 615 c.p.c. instaurato in corso di opposizione a precetto notificato dal cessionario ex art. 58 TUB in virtù di decreto ingiuntivo non opposto (ottenuto dalla banca cedente), va sospesa l’esecutività del titolo quando, eccepita la titolarità del credito in capo al cessionario precettante, (i) questi non produce il contratto di cessione, (ii) l’avviso di cessione prodotto in atti dall’opposta reca l’indicazione della sola data di conclusione del contratto di cessione, senza riportarne gli estremi e (iii) il credito oggetto di causa, individuato con un preciso codice, non risulta incluso tra quelli riportati nel documento consultabile sul link indicato in Gazzetta Ufficiale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 03 luglio 2020.




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 24 giugno 2020.




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 24 giugno 2020.




Autofallimento omisso medio nell’era Covid-19

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato omisso medio su istanza dello stesso imprenditore - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Finanza esterna prevista nel piano inidonea a elidere l'insolvenza - Ammissibilità

Concordato preventivo omologato - Fase esecutiva - Fallimento dichiarato su istanza dello stesso imprenditore - Insolvenza indipendente dall'epidemia da Covid-19 - Ammissibilità

È ammissibile l'istanza di fallimento proposta dall'imprenditore, che si trova nella fase esecutiva del concordato preventivo omologato, quando l'insolvenza deriva dall'irrealizzabilità del piano concordatario omologato, senza che sia necessaria la previa risoluzione del concordato.

Per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore in concordato omologato, deve accertarsi che l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario anche tenuto conto dell'apporto previsto di finanza esterna.

Ai sensi dell’art. 10, comma 2, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, come convertito con modificazioni da L. 5 giugno 2020 n. 40, è procedibile il ricorso per la dichiarazione di fallimento presentato dall’imprenditore in proprio che si trovi in concordato preventivo omologato quando l’insolvenza non è conseguenza dell’epidemia da COVID-19. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 24 giugno 2020.




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