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  Crisi d'Impresa e Fallimento

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

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     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Transazione fiscale - Diniego - Impugnabilità davanti al giudice tributario - Sussiste - Illegittimità del diniego - Possibile - Valore offerto superiore all’attivo liquidabile - Asseverazione conforme

Il diniego di transazione fiscale è un atto impugnabile in commissione tributaria e può essere annullato dal giudice tributario qualora, alla luce del contenuto dell’asseverazione e del valore economico offerto rapportato al valore patrimoniale liquidabile, l’offerta del contribuente sia oggettivamente più idonea a soddisfare l’interesse pubblico alla riscossione. (Valerio Ficari) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Roma 01 dicembre 2017.




Fallimento – Opposizione allo stato passivo – INPS – Insinuazione tempestiva del credito per contributi dovuti e non versati – Successiva insinuazione tardiva del credito per sgravi contributivi illegittimi relativi ai medesimi DM10 – Ammissibilità – Sussistenza

Il credito azionato dall’INPS per il recupero di agevolazioni e sgravi contributivi illegittimamente fruiti dal datore di lavoro ha causa petendi del tutto diversa dal credito per contributi dovuti e non versati; conseguentemente, in relazione all’insinuazione al passivo del fallimento del datore, deve escludersi un illegittimo frazionamento del credito ben potendo l’INPS insinuare tempestivamente il credito per irregolarità contributiva ed in via tardiva quanto ulteriormente dovuto in forza delle note di rettifica passive emesse in relazione ai medesimi DM10. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 06 dicembre 2017.




Fallimento - Credito del lavoratore non più iscritto ad un fondo di previdenza complementare - Intervento del Fondo di garanzia I.N.P.S.

Il lavoratore non più iscritto ad un fondo di previdenza complementare non ha possibilità di fare richiesta di intervento al Fondo di Garanzia della Posizione Previdenziale Complementare di cui all’art. 5 D.lgs. 80/92, presupposto per il cui intervento è l’iscrizione ad un fondo di previdenza complementare.

Pertanto, non essendo riuscito a recuperare dal datore di lavoro il credito maturato a titolo di TFR e non potendo più fare ricorso al Fondo di Garanzia ex art. 5 D.lgs. 80/92, ove mai non potesse nemmeno chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia ex lege 297/82, il lavoratore rimarrebbe praticamente privo di tutela, in spregio alla Direttiva 80/987/CEE, l’adeguamento alla quale ha consentito al lavoratore iscritto ad un Fondo di Previdenza Complementare il ricorso al Fondo di Garanzia della Posizione Previdenziale Complementare e, dunque, ampliato la tutela del lavoratore rimasto insoddisfatto dal datore di lavoro.

In detta ipotesi, deve dunque ritenersi sussistente l'obbligo del Fondo di Garanzia ex lege 297/1982 di corrispondere al ricorrente la quota di TFR che residua dal rapporto di lavoro svolto alle dipendenze della società fallita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 04 dicembre 2017.




Concordato preventivo - Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. - Elemento qualificante della tipologia di concordato - Prosecuzione oggettiva dell'attività - Sufficienza

Elemento qualificante del concordato in continuità - con conseguente applicazione, oltre che della disciplina generale di cui agli artt. 160 ss. L. Fall., dello statuto tipico di cui agli art. 186 bis ss. e’ -secondo l’orientamento condiviso dal Collegio che appare peraltro in linea con i principi fissati n ella legge 19 ottobre 2017 n. 155, di “Delega al Governo per la riforma delle discipline dalla crisi di impresa e dell’insolvenza -”, l’elemento ‘oggettivo’ della previsione, nella proposta concordataria, della prosecuzione dell’attività di impresa, vuoi direttamente da parte del debitore, vuoi attraverso il meccanismo dell'affitto di azienda, finalizzato alla successiva cessione all'affittuaria o anche alla retrocessione al debitore dell’impresa risanata, o ancora, come pure testualmente previsto “attraverso il conferimento dell’azienda in una o più società anche di nuova costituzione” (in tal senso Tribunale di Rimini 1° dicembre 2016, su www.ilcaso.it; Tribunale di Como 9 febbraio 2017, in www.ilfallimentarista.it). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 09 novembre 2017.




Fallimento - Dichiarazione - Presupposti - Insolvenza - Regolare adempimento delle obbligazioni - Transazioni e dilazioni - Rinegoziazione di debiti - Indebitamento ulteriore mediante il ricorso al credito bancario - Indici di crisi - Esclusione

La negoziazione dei debiti mediante transazioni e dilazioni, così come l'indebitamento ulteriore mediante ricorso al credito bancario, in sé e per sé considerati, costituiscono mezzi ordinari di gestione delle risorse dell'impresa, sicché, ove non corroborati da altri, coerenti indici di crisi strutturale e tendenzialmente irreversibile, non possono condurre alla dichiarazione di fallimento.

Per altro verso e in particolare, non è in linea con il dato normativo correttamente letto e interpretato, nella misura in cui una transazione o una rinegoziazione di un debito, costituendo mezzo contrattuale, oltre che giuridicamente lecito, largamente diffuso nella prassi commerciale, integra per ciò stesso, ove regolarmente onorata dal debitore, una forma di soddisfazione dell'obbligazione non anomala, tanto più che essa dimostra, alla prova dei fatti, l'esatto opposto di quello che la legge sanziona come insolvenza ai fini dell'eliminazione dell'impresa dal mercato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 12 dicembre 2017.




Fallimento - Procedimento - Istanza del pubblico ministero - Legittimazione ex art. 7 l.f. - Allegazione e prova - Necessità

L'Ufficio del pubblico ministero, quando propone un'istanza di fallimento, non può limitarsi a "spendere" la propria qualità soggettiva, ma deve anche allegare e dimostrare che la propria iniziativa è correlata ad una delle situazioni legittimanti espressamente previste dall'art. 7 l.fall.

Nel caso di specie, è accaduto che il P.M. istante, fatto salvo l'inserimento nell'intestazione del ricorso introduttivo del mero numero di un non meglio qualificato procedimento e il riferimento ad "annotazioni" della Guardia di Finanza, ha omesso qualunque allegazione specifica concernente il collegamento tra la chiesta declaratoria di fallimento e una delle situazioni tipizzate dall'art. 7 l.fall., così mancando di illustrare ante omnia, com'era onerato di fare, la propria legittimazione ad agire: ciò che il Tribunale ha il potere di rilevare officiosamente, trattandosi della necessaria verifica delle condizioni dell'azione, che devono riscontrarsi, al più tardi, al momento della decisione (giurisprudenza pacifica). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 12 dicembre 2017.




Concordato con riserva - Atti di straordinaria amministrazione - Individuazione - Criteri

Concordato con riserva - Atti di straordinaria amministrazione - Liquidazione di determinati beni - Applicazione della disciplina delle offerte concorrenti di cui all'art. 163-bis l.f. - Mancanza di offerta da parte di soggetto già individuato - Esclusione


Ai fini dell'autorizzazione di cui all'articolo 161, comma 7, l.fall. sono da considerarsi atti di straordinaria amministrazione quelli idonei ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determinano la riduzione ovvero la gravano di vincoli e di pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali prevalenti.

La valutazione va svolta con riferimento all'interesse della massa dei creditori e non già dell'imprenditore, essendo possibile che atti astrattamente qualificabili di ordinaria amministrazione, se compiuti nel normale esercizio di un'impresa in bonis assumano un diverso connotato qualora siano compiuti nell'ambito di una procedura concordataria.

[Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto sussistente il requisito dell'urgenza, in considerazione della rapida svalutazione dei beni, degli elevati costi di conservazione e sgombero del magazzino, della funzionalità dello sgombero alla cessione dell'immobile ove i beni erano custoditi e all'acquisizione di liquidità per far fronte a impellenti costi della procedura.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso di istanza per autorizzazione al compimento di atti straordinaria amministrazione ex art. 161, comma 7, l.fall. che comportino la liquidazione di determinati beni, non vi è ragione di applicare la disciplina delle offerte concorrenti di cui all'art. 163-bis l.fall qualora non vi sia offerta da parte di soggetto già individuato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 28 giugno 2017.




Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Estensione ai soci illimitatamente responsabili - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Fattispecie in tema di super società di fatto

L'istanza di estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili implica lo svolgimento da parte del curatore di attività a carattere contenzioso che presuppone l'autorizzazione del giudice delegato ai sensi dell'art. 25 l.fall.

[Nel caso di specie, l'istanza aveva ad oggetto la richiesta di accertamento dell'esistenza e della insolvenza della super società di fatto occulta tra la società a responsabilità limitata già dichiarata fallita, persone fisiche ed altra società.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 26 luglio 2017.




Titoli azionari - Risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero - Obblighi gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati - Distinzione

Banche - Risoluzione - Cessione all'ente ponte - Passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione


L'obbligo al risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero è diverso e distinto da quelli gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la cessione all'ente ponte dell'azienda bancaria in risoluzione preveda il trasferimento di "tutti i diritti, le attività e le passività costituenti l'azienda bancaria della banca in risoluzione", in mancanza di espressa esclusione, nella cessione devono intendersi ricomprese anche le passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 08 novembre 2017.




Concordato preventivo - Istanza di fallimento - Pendenza del termine di un anno per l'adempimento del concordato - Inammissibilità

Concordato preventivo - Risoluzione - Mancato pagamento dei creditori privilegiati - Impossibilità del raggiungimento della soddisfazione "minimale" dei creditori


Allorché sia decorso l'anno di cui all'art. 186 l.fall. (durante il decoroso di tale termine la ammissione del c.d. fallimento omisso medio determinerebbe evidentemente una violazione implicita dell'art. 186 l.fall., poiché sulla base di presupposti diversi e più ampi si otterrebbe il medesimo effetto della risoluzione limitata sotto il profilo della legittimazione attiva e sotto quello più stringente dei presupposti), si riespande un potere di istanza fallimentare sia da parte dell'imprenditore, sia da parte del pubblico ministero, rivelandosi l'insolvenza nella incapacità di far fronte con regolarità - ovvero secondo le modalità e i tempi del piano - alle obbligazioni assunte con la proposta concordataria e maturate durante la procedura (coerente con la ricostruzione sistematica operata sembra quanto recentemente affermato da Cass., 25 settembre 2017, n. 22273: "il rimedio assicurato al creditore insoddisfatto dall'art. 186 l.fall. non è in assoluto l'unico"). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il mancato pagamento integrale dei creditori privilegiati non degradati integra senz'altro il grave inadempimento di cui all'art. 186 l.fall. e la relativa valutazione può essere operata dal tribunale anche in difetto di decorso del termine per l'adempimento quando sia ormai certa l'impossibilità del raggiungimento della soddisfazione "minimale" dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 07 dicembre 2017.




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