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  Crisi d'Impresa e Insolvenza

 

Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

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     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito, le ultime 10 novità
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


Procedure concorsuali – Società cd. “in house” – Accesso alle procedure concorsuali – Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza – Dichiarazione dello stato di insolvenza di società a partecipazione pubblica

Le società cd. “in house”, sulle quali un'amministrazione pubblica esercita il controllo analogo o più amministrazioni pubbliche esercitano il controllo analogo congiunto, rientrano nel novero delle società a partecipazione pubblica e, pertanto, ai sensi dell’art. 14 del D. Lgs. 175/2016, sono soggette alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo, nonché, ove ne ricorrano i presupposti, a quelle in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al D. Lgs. 270/1999.

Sussistendo i requisiti dimensionali di cui all’art. 2 del D. Lgs. n. 270/1999, il tribunale può dichiarare - d’ufficio - lo stato di insolvenza di una società a partecipazione pubblica, nella specie cd. “in house”, soggetta alle disposizioni in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza di cui al citato D. Lgs. 270/1999. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania 20 luglio 2018.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Relazione del professionista – Valorizzazione della azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori – Omissione – Inammissibilità della proposta

Non soddisfa il requisito di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. b, l.f., con conseguente inammissibilità del concordato preventivo con continuità aziendale, la relazione del professionista che, attestando la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, non valorizza adeguatamente l’esito dell’azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori della società proponente nella alternativa liquidatoria fallimentare. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 27 giugno 2018.




Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Moratoria ultra-annuale nel pagamento dei creditori privilegiati – Inammissibilità

Sovraindebitamento – Piano del consumatore – Domanda subordinata di accordo di composizione della crisi


Non è ammissibile il piano del consumatore che preveda una moratoria superiore ad un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, non essendo alla fattispecie applicabili i principi elaborati dalla giurisprudenza in tema di accordi di ristrutturazione dei debiti e di concordato preventivo, ove i creditori possono tutelarsi esprimendo voto contrario alla proposta diversamente dal piano del consumatore che non prevede tale possibilità, non essendo caratterizzato da alcun genere di accordo con i creditori, e riservando, invece, al giudice l’approvazione a seguito di semplice discussione alla presenza delle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La domanda del debitore “di essere ammesso ai benefici di cui alla legge 3/2012” può essere interpretata come domanda principale di ammissione nelle forme del piano del consumatore e, in via subordinata, in quelle dell’accordo di composizione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia 13 giugno 2018.




Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità

Con l’art. 33, comma 1, lettera c), n° 1, lettera b), il legislatore ha aggiunto al primo comma dell’art. 168 l.f. , dopo la parola «esecutive», le parole «e cautelari», senza alcuna ulteriore distinzione, precisazione, riserva o deroga, intervento che deve intendersi consapevolmente finalizzato a porre fine ad ogni incertezza introducendo espressamente un divieto generalizzato di proposizione di qualsiasi azione cautelare.

È appena il caso di aggiungere, poi, che il termine «creditori», che identifica i destinatari del divieto, non può essere inteso nel senso restrittivo di “creditori di una somma di denaro”, ma indica invece, conformemente del resto ad una sua più esatta accezione nella terminologia giuridica, ogni soggetto che sia (o si affermi) creditore di una qualsiasi prestazione, positiva (consistente in un dare o un facere) o negativa (consistente, invece, in un’astensione o un pati).
(Il Tribunale di Roma ai sensi dell’art. 168 l.f. ha così dichiarato inammissibile un provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. e, in subordine, ex art. 671 c.p.c., richiesto per la restituzione di alcune auto da una casa automobilistica nei confronti di una società ex concessionaria di automobili che aveva precedentemente depositato il ricorso ex art. 161 sesto comma l.f.). (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 13 agosto 2018.




Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A. ex D.L. 99/2017 – Determinazione del contenzioso incluso nella cessione e di quello escluso – Criterio

Cessione di azienda bancaria – Cessione da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A.  ex D.L. 99/2017 – Determinazione del perimetro della cessione – Prevalenza del criterio temporale su quello dell’oggetto del rapporto – Rapporti a sofferenza


Dalla lettura combinata delle clausole del contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., e del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99, si desume, da un lato, la cessione del contenzioso pendente alla data della stipula e, dall’altro lato, l’estraneità della cessionaria al contenzioso sorto successivamente, anche se ancorato a fatti antecedenti; detta ricostruzione appare del resto coerente con l’intenzione di limitare il trasferimento ai soli contenziosi già pendenti, per i quali il costo è determinabile già al momento del contratto, escludendo le liti successive, a tale data imprevedibili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In ordine al contratto 26 giugno 2017, di cessione di azienda bancaria da Banca Popolare di Vicenza a Intesa Sanpaolo S.p.A., interpretato alla luce del decreto legge 25 giugno 2017 n. 99 è possibile affermare che, allo scopo di determinare il perimetro della cessione, la previsione attinente alla cessione delle controversie (che distingue le liti anteriori e quelle posteriori alla cessione) appare un criterio atto a prevalere rispetto a quello dell’oggetto dei rapporti che si trasferiscono; la previsione sulle liti è, infatti, ancorata ad un criterio meramente temporale e non ad un criterio che faccia leva sul contenuto della lite medesima, cosicché nessuna previsione contrattuale consente di affermare che ad Intesa si trasferiscano non tutte le liti pendenti, ma solo quelle che non abbiano ad oggetto rapporti a sofferenza.

Tanto più che detto criterio “contenutistico” non potrebbe concretamente operare prima della conclusione della lite medesima, giacché solo con la decisione definitiva si chiarirebbe se la lite riguardi un credito restitutorio del correntista ovvero un rapporto “a sofferenza”, effettivamente confermato come tale dalla decisione; in proposito, va , inoltre, detto che se si volesse integrare la regola sul trasferimento delle liti pendenti con un criterio che tenga conto dell’oggetto della lite, i confini della cessione rimarrebbero incerti fino alla conclusione del contenzioso: situazione evidentemente incompatibile con la necessità di cristallizzazione di attivo e passivo tipico di una cessione, tanto più di azienda bancaria.

Ne deriva che, in presenza di un “contenzioso civile” pendente al momento dell’accesso alla procedura concorsuale, lo stesso e pertanto il rapporto sottostante vanno ricompresi nella cessione ad Intesa, anche se il contenzioso attiene a rapporti qualificabile a sofferenza.

[Nel caso di specie, il tribunale ha inoltre rilevato l’operatività del cliente all’interno del fido e la mancanza di prova della segnalazione in centrale rischi hanno consentito di escludere che il rapporto fosse qualificabile a sofferenza]. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 giugno 2018.




Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni necessari alla continuità aziendale – Deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c.

Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni non necessari alla continuità aziendale – Ammissibilità – Condizioni

Concordato preventivo – Valutazione del criterio del miglior soddisfacimento dei creditori – Alternativa fallimentare – Confronto con piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato – Esclusione


La facoltà, riconosciuta all’imprenditore dall’art. 186-bis l.fall., di non liquidare i beni necessari alla continuità aziendale comporta una deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’imprenditore che propone un concordato con continuità aziendale può non liquidare beni che non siano funzionali all’attività di impresa e destinare il surplus a rifinanziare l’attività nell’ottica del risanamento ovvero a prevenire nuove situazioni di crisi; detta facoltà gli è però riconosciuta solo nel caso in cui la liquidazione di detti beni non sia necessaria per il raggiungimento della percentuale vincolante di soddisfazione dei creditori indicata dallo stesso imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il criterio del miglior soddisfacimento dei creditori deve essere valutato attraverso un confronto tra la proposta concordataria formulata dall’imprenditore e quella alternativa della liquidazione fallimentare, non potendo il tribunale prendere in considerazione un piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato; la scelta del piano resta, infatti, di esclusivo dominio dell’imprenditore, sicché, in assenza di una sua volontà, non potendosi coartare una diversa proposta liquidatoria, non è consentito al tribunale un confronto tra realtà effettiva e “realtà virtuale”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo 27 luglio 2018.




Fallimento – Dichiarazione – Stato di insolvenza – Credito contestato – Fattispecie

Fallimento – Dichiarazione – Reiezione – Condanna alle spese – Condizione di procedibilità di cui all’art. 15, ultimo comma, l.fall.


Non vi è stati di insolvenza ai fini della dichiarazione di fallimento quando il creditore istante sia titolare di un credito (nel caso di specie pari ad euro 50.000) oggetto di contestazione non manifestamente pretestuosa e le altre posizioni debitorie dell’imprenditore siano state rinegoziate con pagamento rateale che abbia luogo con regolarità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora venga respinta la richiesta di fallimento, non vi sono i presupposti per la condanna al pagamento delle spese processuali del creditore istante qualora il credito dallo stesso vantato soddisfi la condizione di procedibilità di cui all’art. 15, ultimo comma, l.fall. (ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare complessivamente non inferiore a euro trentamila). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Parma 05 settembre 2018.




Sovraindebitamento - Procedimento di omologazione del piano del consumatore - Opposizione - Carattere contenzioso del procedimento - Necessità di difesa tecnica

Nel procedimento di omologazione del piano del consumatore, quando interviene avanti al tribunale un soggetto portatore di interesse ad escludere l’omologazione del piano, il procedimento assume carattere contenzioso con conseguente necessità di difesa tecnica delle parti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 12 luglio 2018.




Compenso del delegato alla vendita in esecuzione immobiliare in corso - Sospensione per apertura procedura da sovraindebitamento - Competenza alla liquidazione del compenso del delegato - Assoggettamento del suo credito alle regole del concorso formale delle procedure concorsuali - Competenza del giudice delegato alla procedura ex lege n. 3/2012

Credito prededucibile in procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento - Concorso con credito garantito da pegno o ipoteca - Espressa previsione artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, L. n. 3/2012 - Natura poziore dei crediti assistiti da garanzia reale - Necessità di vagliare in sede di procedura concorsuale se il credito prededucibile possa essere soddisfatto - Sussiste


Se nel corso di una procedura per espropriazione immobiliare singolare viene aperta una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, il compenso del delegato alla vendita (così come quello del custode, dello stimatore, etc.) che non fosse ancora stato liquidato dal giudice dell’esecuzione, deve essere sottoposto alla verifica caratteristica della procedura concorsuale, la natura prededucibile del credito non escludendo la sua soggezione alle regole del concorso formale. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)

Nelle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento, il trattamento dei crediti prededucibili, per espressa previsione degli artt. 14-duodecies, comma 2, e 13, comma 4-bis, legge n. 3/2012 (rispettivamente, per il procedimento di liquidazione del patrimonio e per quelli di accordo di ristrutturazione e di piano del consumatore) è derogatorio rispetto alla regola generale contenuta nell’art. 2777 c.c., attribuendosi natura poziore ai crediti ipotecari e pignoratizi rispetto ai crediti prededucibili. (Carlo Trentini) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 21 agosto 2018.




Concordato preventivo – Attestazione – Integrazione e modifica – Mutamento dell’attestatore

L’imprenditore che propone istanza di concordato preventivo non può integrare la relazione dell’attestatore con quella di altro professionista o mutare la persona dell’attestatore quando non vi siano modifiche sostanziali della proposta o del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 07 marzo 2018.




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