Merito, le ultime 10 novitÓ
(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


L’art. 111-bis l.f. riserva ai creditori garantiti da pegno o ipoteca anche i frutti prodotti dal bene su cui grava la garanzia?

Crediti prededucibili - Creditori ai muniti di pegno o ipoteca - Frutti

La preferenza rispetto ai crediti prededucibili di cui all’art. 111 l.f. accordata dall’art. 111 bis, comma 2, l.f. ai creditori ai muniti di pegno o ipoteca  riguarda quanto “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni” costituenti oggetto della garanzia dai quali devono ritenersi esclusi i frutti da  detti beni prodotti.

[Si ritiene opportuno segnalare due aspetti che assumono rilievo nel valutare la soluzione proposta dalla decisione. Il primo riguarda l’interpretazione della locuzione “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni”. La sentenza assume, infatti, che i “frutti” sono cosa diversa dal “bene” che li produce ma non  indaga se il significato di attività di “liquidazione dei beni” debba essere circoscritto alla pura e semplice vendita del bene o si estenda invece alla produzione dei frutti successiva al vincolo concorsuale. Il secondo aspetto che ci sembra opportuno evidenziare attiene alla circostanza che, nel caso di specie, l’oggetto del contendere non sono i canoni di locazione di un immobile oggetto di garanzia reale ma i canoni dovuti per l’affitto dell’azienda.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Messina 12 aprile 2021.




L’art. 111-bis l.f. riserva ai creditori garantiti da pegno o ipoteca anche i frutti prodotti dal bene su cui grava la garanzia?

Crediti prededucibili - Creditori ai muniti di pegno o ipoteca - Frutti

La preferenza rispetto ai crediti prededucibili di cui all’art. 111 l.f. accordata dall’art. 111 bis, comma 2, l.f. ai creditori ai muniti di pegno o ipoteca  riguarda quanto “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni” costituenti oggetto della garanzia dai quali devono ritenersi esclusi i frutti da  detti beni prodotti.

[Si ritiene opportuno segnalare due aspetti che assumono rilievo nel valutare la soluzione proposta dalla decisione. Il primo riguarda l’interpretazione della locuzione “quanto ricavato dalla liquidazione dei beni”. La sentenza assume, infatti, che i “frutti” sono cosa diversa dal “bene” che li produce ma non  indaga se il significato di attività di “liquidazione dei beni” debba essere circoscritto alla pura e semplice vendita del bene o si estenda invece alla produzione dei frutti successiva al vincolo concorsuale. Il secondo aspetto che ci sembra opportuno evidenziare attiene alla circostanza che, nel caso di specie, l’oggetto del contendere non sono i canoni di locazione di un immobile oggetto di garanzia reale ma i canoni dovuti per l’affitto dell’azienda.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Messina 12 aprile 2021.




Il termine per la presentazione delle offerte migliorative nelle vendite fallimentari

Fallimento – Vendite – Procedure competitive gestite dal curatore – Offerte migliorative – Termine

Il termine di dieci giorni previsto dall’art. 584 c.p.c. per le offerte dopo l’incanto non è applicabile alla procedura competitiva che si svolge nel fallimento ai sensi dell’art. 107 l.f. dove il curatore, ai sensi del comma 4 dell’articolo da ultimo citato, ha facoltà di prevedere nel regolamento di vendita un termine per la presentazione di offerte irrevocabili d’acquisto migliorative di importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto.

Qualora il curatore non abbia indicato detto termine, le offerte migliorative potranno essere presentate fino a quando la vendita non sia stata conclusa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco 18 giugno 2021.




Il termine per la presentazione delle offerte migliorative nelle vendite fallimentari

Fallimento – Vendite – Procedure competitive gestite dal curatore – Offerte migliorative – Termine

Il termine di dieci giorni previsto dall’art. 584 c.p.c. per le offerte dopo l’incanto non è applicabile alla procedura competitiva che si svolge nel fallimento ai sensi dell’art. 107 l.f. dove il curatore, ai sensi del comma 4 dell’articolo da ultimo citato, ha facoltà di prevedere nel regolamento di vendita un termine per la presentazione di offerte irrevocabili d’acquisto migliorative di importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto.

Qualora il curatore non abbia indicato detto termine, le offerte migliorative potranno essere presentate fino a quando la vendita non sia stata conclusa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco 18 giugno 2021.




Cessione di crediti in blocco e onere della prova della titolarità del credito

Cessione crediti in blocco - Prova titolarità - Art. 58 TUB

La parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un'operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all'art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, ha anche l'onere di dimostrare l'inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta. (Roberto Fratoni) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 06 luglio 2021.




Sull’applicabilità dell’art. 67, c. 1, n. 2), l.f.: l’anormalità del pagamento eseguito dal terzo

Fallimento – Azione revocatoria fallimentare – Mezzi normali di pagamento – Operazioni anomale – Applicabilità

La revocatoria fallimentare del pagamento di debiti del fallito ex art. 67 l.f. è esperibile anche quando il pagamento sia stato effettuato da un terzo, purché questi abbia pagato il debito con danaro dell’imprenditore poi fallito. (Chiara Pedrini) (riproduzione riservata) Appello Brescia 22 giugno 2021.




Concordato preventivo con continuità aziendale e destinazione dei flussi derivanti dalla prosecuzione dell’attività

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Flussi derivanti dalla prosecuzione dell’attività – Destinazione a favore dei creditori – Sussiste – Nuova finanza – Fattibilità giuridica – Esclusione

La destinazione di canoni di affitto dell’azienda, dividendi delle società partecipate e del maggior valore di realizzo dell’immobile al di fuori del rispetto delle cause legittime di prelazione, priva il piano concordatario del necessario presupposto della fattibilità giuridica.

Il realizzo di componenti attive generate dalla gestione, quali sono i flussi provenienti dalla prosecuzione dell’impresa, fanno parte del patrimonio del debitore.
Appello Venezia 05 luglio 2021.




Ricorso per dichiarazione di fallimento e principio del ne bis in idem

Fallimento – Ricorso – Rigetto – Principio del ne bis in idem

Il creditore non è portatore del diritto al fallimento del proprio debitore, onde il decreto di rigetto non può essere inteso come provvedimento che nega in concreto la sussistenza di un diritto al fallimento del proprio debitore; non può quindi configurarsi una preclusione all’esame dell’istanza di fallimento se non in correlazione alle circostanze di fatto del caso concreto che tengano conto delle ragioni del decreto di rigetto.

Il decreto di rigetto del ricorso per fallimento è privo di attitudine al giudicato (ragion per cui non può essere impugnato davanti alla Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.), ma non ha neanche natura decisoria su diritti soggettivi, con la conseguenza che in relazione ad esso non è applicabile il principio del ne bis in idem. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 21 aprile 2021.




Ricorso per dichiarazione di fallimento e principio del ne bis in idem

Fallimento – Ricorso – Rigetto – Principio del ne bis in idem

Il creditore non è portatore del diritto al fallimento del proprio debitore, onde il decreto di rigetto non può essere inteso come provvedimento che nega in concreto la sussistenza di un diritto al fallimento del proprio debitore; non può quindi configurarsi una preclusione all’esame dell’istanza di fallimento se non in correlazione alle circostanze di fatto del caso concreto che tengano conto delle ragioni del decreto di rigetto.

Il decreto di rigetto del ricorso per fallimento è privo di attitudine al giudicato (ragion per cui non può essere impugnato davanti alla Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.), ma non ha neanche natura decisoria su diritti soggettivi, con la conseguenza che in relazione ad esso non è applicabile il principio del ne bis in idem. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 21 aprile 2021.




Ricorso per dichiarazione di fallimento e principio del ne bis in idem

Fallimento – Ricorso – Rigetto – Principio del ne bis in idem

Il creditore non è portatore del diritto al fallimento del proprio debitore, onde il decreto di rigetto non può essere inteso come provvedimento che nega in concreto la sussistenza di un diritto al fallimento del proprio debitore; non può quindi configurarsi una preclusione all’esame dell’istanza di fallimento se non in correlazione alle circostanze di fatto del caso concreto che tengano conto delle ragioni del decreto di rigetto.

Il decreto di rigetto del ricorso per fallimento è privo di attitudine al giudicato (ragion per cui non può essere impugnato davanti alla Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.), ma non ha neanche natura decisoria su diritti soggettivi, con la conseguenza che in relazione ad esso non è applicabile il principio del ne bis in idem. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Cosenza 21 aprile 2021.