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(in ordine di data di pubblicazione su questa Rivista)


La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 25 giugno 2020.




La competenza del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa nel nuovo CCII

Procedure di regolazione della crisi – Competenza ex artt. 350 e 27, comma 1, CCII del tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa – Presupposti – Fondamento

In tema di competenza nelle procedure concorsuali, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII prevede ora che “per i procedimenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza e le controversie che ne derivano relativi alle imprese in amministrazione straordinaria e ai gruppi di imprese di rilevante dimensione è competente il tribunale sede delle sezioni specializzate in materia d’impresa di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168”; esso va riferito alle procedure di regolazione della crisi (tra cui quelle per le quali è propedeutica la domanda ex art. 161, sesto comma, l.fall.) relative a imprese aventi i requisiti per l’assoggettabilità ad amministrazione straordinaria, giacchè qualora letteralmente ricondotto alle sole imprese già in amministrazione straordinaria diverrebbe inapplicabile, posto che l’amministrazione straordinaria non costituisce un “prius” logico e funzionale rispetto alle procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza che, per converso, necessariamente la precedono.

In tema di procedure di regolazione della crisi o dell'insolvenza, il combinato disposto degli artt. 350 e 27, comma 1, CCII, nel radicare la competenza in capo al tribunale sede delle sezioni specializzate in materia di impresa di cui all'art. 1 d.lgs. n. 168 del 2003, ancorchè faccia letterale riferimento alle "imprese in amministrazione straordinaria", postula la rilevanza dei requisiti per l’assoggettabilità a detta procedura, che invero non costituisce un “prius” rispetto alle procedure di regolazione anzidette, le quali, per converso, necessariamente la precedono. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 25 giugno 2020.




Avvocato: divieto di utilizzare l’apparente gratuità della prestazione per accaparrarsi clienti

Avvocato – Violazioni del Codice deontoligo – Offerta di prestazioni gratuite – Utilizzo della apparente gratuità della prestazione per accaparramento clientela

Sebbene sia ammissibile offrire di svolgere l’attività professionale forense a titolo gratuito, non è invece accettabile né rispettoso dei principi deontologici utilizzare l’apparente gratuità della prestazione per accaparrarsi clienti che, altrimenti, potrebbero non conferire l’incarico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Consiglio Nazionale Forense 06 dicembre 2019.




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 24 giugno 2020.




Delega delle operazioni di vendita ex art. 591 bis c.p.c. nel concordato preventivo

Concordato preventivo con cessione dei beni – Applicabilità degli artt. da 105 a 108 ter L.F. – Modalità di liquidazione – Determinazione nel decreto di omologa – Attuazione ad opera del liquidatore – Delega ex art. 591 bis c.p.c. a professionista diverso dal liquidatore – Impossibilità

In sede di concordato omologato, è il liquidatore che dovrà dare corso alle attività di liquidazione secondo le disposizioni del decreto di omologa, con conseguente impossibilità per il giudice delegato di designare altro professionista cui affidare le vendite ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 24 giugno 2020.




Sindacato del tribunale sull’accordo di ristrutturazione dei debiti attraverso le informazioni fornite dall’attestatore

Accordi di ristrutturazione dei debiti - Natura - Procedura concorsuale -  Sindacato del tribunale - Valutazione della attestazione del professionista - Adeguatezza delle informazioni fornite dall’attestatore - Finalità

La natura di procedura concorsuale degli accordi di ristrutturazione dei debiti di cui all’articolo 182 bislegge fall. depone a favore della tesi secondo la quale il tribunale esercita sull’accordo di ristrutturazione un sindacato che non è limitato ad un controllo formale della documentazione richiesta, ma si estende alla verifica di legalità sostanziale dell'accordo stesso, mediante una valutazione della attestazione del professionistaanaloga a quella esercitata nella procedura di concordato preventivo.
Il tribunale deve quindi sindacare l'adeguatezza delle informazioni fornite dall’attestatore, verificando che i dati forniti trovino adeguatiriscontri, affinché l’attestazione sia idonea a consentire l’esercizio del diritto di voto dei creditori sulla base di una corretta informazione.
[Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto di dover approfondire, in contraddittorio col debitore e l’attestatore, alcune carenze contenutistiche dell'attestazione tra le quali la violazione delle norme in materia di veritiera indicazioni dei crediti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 19 settembre 2019.




La domanda riconvenzionale proposta in sede ordinaria non può essere riunita al giudizio di opposizione allo stato passivo

Accertamento del passivo – Risarcimento danni da infortunio sul lavoro – Pendenza di causa in sede ordinaria – Domanda riconvenzionale – Riunione per connessione al giudizio di opposizione allo stato passivo – Esclusione

Dopo la riforma del procedimento di opposizione allo stato passivo, non può essere seguito l’orientamento espresso da Cass. civ. 1399/2016 per cui la domanda riconvenzionale proposta in via ordinaria può essere riunita per connessione al giudizio di opposizione allo stato passivo pendente avanti il medesimo tribunale.
Dopo la riforma è, infatti, venuto meno il presupposto di tale assunto, della non diversificazione dei riti, in quanto l’attuale procedimento di opposizione è regolato da norme specifiche che, tra le altre cose, lo hanno connotato in senso inequivocabilmente impugnatorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 26 aprile 2019.




Profili di inammissibilità della proposta concorrente

Concordato preventivo – Proposta concorrente – Profili di inammissibilità

  Tribunale Roma 03 giugno 2020.




Affitto di azienda e COVID-19: Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali secondo la destinazione dedotta in contratto

Locazione – Affitto di azienda – Emergenza COVID-19 – Obbligo di pagamento dei canoni – Parziale e temporanea impossibilità della prestazione di consentire l’uso dei locali per la destinazione dedotta in contratto

L’art. 91, comma 1, del decreto c.d. Cura Italia del 17 marzo 2020, nella parte in cui prevede una “esclusione di responsabilità del debitore” incide sull’obbligo del debitore inadempiente di risarcire il danno causato dal tardivo o mancato adempimento, ma non lo libera dai propri obblighi contrattuali.

Nell’ambito di un rapporto di locazione, la citata norma non consente dunque di incidere sull’obbligazione di pagamento del canone nell’ipotesi in cui il conduttore sia stato costretto a sospendere l’attività d’impresa, soluzione che può invece essere reperita nel combinato disposto degli artt. 1256 c.c. e 1464 c.c..

In tal caso ricorre difatti una ipotesi di impossibilità della prestazione della pare affittante che si caratterizza per essere:
a) parziale, laddove la prestazione del locatore è divenuta impossibile quanto all’obbligo di consentire all’affittuario l’esercizio del diritto a svolgere l’attività, ma è rimasta possibile quanto alla concessione del diritto di fruire dei locali per altri usi;
b) temporanea perché l’inutilizzabilità del ramo di azienda affittato per la vendita al dettaglio è stata limitata per il periodo durante il quale le autorità hanno impedito lo svolgimento dell’attività per far fronte all’emergenza COVID-19. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 29 maggio 2020.




Covid-19: concordato con riserva e concessione ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva

Concordato preventivo con riserva – Sospensione dei termini processuali ex art. 36, d.l. n. 23/2020 – Concessione di ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva ex art. 9, d.l. n. 23/2020 – Applicabilità della norma anche alle procedure pendenti alla data del 23 febbraio 2020 – Termine originario già prorogato dal tribunale: necessità – Verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi – Istanza del debitore e parere del pre-commissario – Ulteriori documenti – Non necessità

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., per effetto del combinato disposto dell’art. 83 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 e dell’art. 36 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23, il termine per il deposito della proposta definitiva è sospeso ex lege dal 9 marzo all’11 maggio 2020 e, conseguentemente, da tale ultima data riprende a decorrere il termine sospeso per un numero di giorni pari a quelli intercorrenti tra il 9 marzo ed il termine originario.

Nella procedura di concordato preventivo con riserva ex art. 161, co. 6, l. fall., il debitore può chiedere al tribunale la concessione di un ulteriore termine per il deposito della proposta definitiva di novanta giorni ex art. 9, D.L. 8 aprile 2020, n. 23, anche se la procedura era già pendente al 23 febbraio 2020, a condizione che abbia già esaurito la facoltà concessa dall’art. 161, co. 6, l. fall., di richiedere la proroga del termine e subordinatamente alla verifica della sussistenza di concreti e giustificati motivi, così come emergenti dall’istanza del debitore e dal parere del pre-commissario, senza che siano necessari ulteriori documenti. (Marco Rubino) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 28 maggio 2020.