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Deontologia - le ultime 50 novitą
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No alla prededuzione se gli atti di frode erano noti al professionista

Credito professionale – Prededuzione – Credito del professionista che predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo – Atti di frode noti al professionista

Il credito del professionista che abbia predisposto la documentazione necessaria per l'ammissione al concordato preventivo non è prededucibile nel successivo fallimento ove l'ammissione alla procedura minore sia stata revocata per atti di frode dei quali il professionista stesso fosse a conoscenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 15 maggio 2020.




Il giudice ordinario può sempre disapplicare la tariffa professionale se illegittima

Onorari e diritti di avvocato e procuratore – Tariffa professionale – Mancanza di ragionevolezza e di proporzione – Caso concreto – Disapplicazione – Ammissibilità

Il giudice ordinario può sempre disapplicare l’atto amministrativo illegittimo (nel caso di specie la tariffa professionale), quando, nel caso concreto, risulti mancante di ragionevolezza o di proporzione, canoni che debbono sempre ispirare sia la normazione primaria che quella secondaria, ex art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E, sul contenzioso amministrativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 maggio 2020.




Quando il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali

Condanna del difensore al pagamento in proprio delle spese processuali - Inesistenza procura - Sussistenza - Nullità procura - Esclusione - Fondamento - Conseguenze

Nel giudizio di revocazione, il difensore della parte può essere condannato al pagamento in proprio delle spese processuali soltanto quando abbia agito in virtù di procura inesistente e non meramente nulla, giacché, in tale ipotesi, il rapporto processuale si instaura validamente, onerando il giudice, che rilevi il vizio della procura, di ordinarne la rinnovazione sanante. (Nella specie, la S.C. ha escluso che fosse inesistente la procura costituita da un prototipo per il giudizio ordinario privo di riferimenti alla proposta impugnazione per revocazione, essendo sufficiente per la sua riferibilità all'atto la sua apposizione a margine dello stesso, a prescindere dalle espressioni utilizzate, e ha perciò cassato la pronuncia di merito che aveva invece posto le spese del giudizio a carico del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria 07 maggio 2020.




Il divieto di iscrizione ai partiti politici non è contraddetto dalla possibilità, per il magistrato eletto al Parlamento, di iscriversi ai gruppi parlamentari

Disciplina della magistratura – Magistrati eletti al Parlamento – Iscrizione ad un partito politico – Illecito disciplinare – Iscrizione ai “gruppi parlamentari” – Legittimità – Fondamento

Il divieto di iscrizione ai partiti politici non è contraddetto dalla possibilità, per il magistrato eletto al Parlamento, di iscriversi ai "gruppi parlamentari", diversa essendo la natura giuridica di questi ultimi rispetto a quella dei partiti, atteso che, mentre i partiti politici sono associazioni private non riconosciute, i gruppi parlamentari hanno natura istituzionale, costituendo organi dell'istituzione elettiva necessari al suo funzionamento, tanto che l'iscrizione ad uno di essi (eventualmente al c.d. "gruppo misto") è obbligatoria in base ai regolamenti interni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica e prescinde dall'iscrizione del parlamentare a un determinato partito politico. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 14 maggio 2020.




Divieto per il magistrato di partecipazione in forma sistematica e continuativa a partito politico

Disciplina della magistratura - Attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa a partito politico - Illecito disciplinare

Magistratura - Divieto di iscrizione e di partecipazione sistematica a partiti politici - Illecito disciplinare previsto dall’art. 3, comma 1, lett. h) del d.lgs. n. 109 del 2006 - Questione di illegittimità costituzionale in riferimento agli artt. 2, 3, 19, 48, comma 2, 49, 51 comma 1, e 117 comma 1 Cost., in relazione agli artt. 9, 11 e 14 della C.E.D.U. -  Manifesta infondatezza

Il magistrato che, iscrivendosi ad un partito e svolgendovi attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa, ha viola, a partire dal 2007, la disposizione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 3, comma 1, lett. h), norma a sua volta attuativa della prescrizione dell'art. 98 Cost., comma 3, posta a garanzia dell'esercizio indipendente ed imparziale della funzione giudiziaria e valevole anche in relazione ai magistrati che non svolgano temporaneamente detta funzione per essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura.

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lett. h), del d.lgs. n. 109 del 2006 in riferimento agli artt. 2, 3, 19, 48, comma 2, 49, 51, comma 1, e 117, comma 1, Cost., in relazione agli artt. 9, 11 e 14 della C.E.D.U., sollevata sull'assunto che il divieto di iscrizione e di partecipazione sistematica e continuativa ai partiti politici renderebbe più difficoltosa per il magistrato la possibilità di essere eletto, comprimerebbe il suo diritto di autodeterminazione nel campo della fede politica e violerebbe il principio di eguaglianza nell'accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive, atteso che il diritto del magistrato di partecipare alla vita politica non è senza limitazioni nella Costituzione e deve essere bilanciato con la tutela di altri beni giuridici costituzionalmente protetti, quali il corretto esercizio della giurisdizione, il prestigio dell'ordine giudiziario e i principi di indipendenza e di imparzialità della Magistratura (artt. 101, 104, 108 Cost.), a tutela dei quali l'art. 98, comma 3, Cost., conferisce espressamente al legislatore ordinario la facoltà di introdurre, per i magistrati, "limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici". (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili 14 maggio 2020.




Il professionista deve informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo

Tribunale di Vicenza – Commercialisti – Responsabilità Professionale – Ricorso tributario con scarse probabilità di accoglimento – Danno da mancata definizione agevolata – Obbligo di informativa e dissuasione del cliente – Onere della prova in capo al professionista

Spetta al professionista informare il cliente delle scarse possibilità di successo dell’impugnazione e dissuaderlo dal ricorrere alla Giustizia tributaria, indirizzandolo invece ad una forma di definizione agevolata dell’accertamento. L’onere probatorio dell’avvenuta corretta informazione al cliente grava pacificamente in capo al professionista. (Nicola Cera) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 26 marzo 2020.




Contratto di prestazione d'opera professionale tra avvocato e consumatore e non vessatorietà della clausola di determinazione del compenso stragiudiziale

Contratto per il conferimento dell'incarico di assistenza legale stragiudiziale tra avvocato e consumatore – Incarico non portato a termine – Pagamento del compenso nella misura stabilita in contratto – Clausola vessatoria ex art. 33 del Codice del Consumo – Non applicabilità

La clausola del contratto tra avvocato e cliente-consumatore che preveda la corresponsione integrale del compenso al professionista a prescindere da quanta attività stragiudiziale sia in concreto svolta e quindi anche in caso di interruzione anticipata del rapporto contrattuale non ha natura vessatoria ex art. 33 del Codice del Consumo in quanto non comporta un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; il corrispettivo della prestazione, con riferimento all'entità e alle modalità di liquidazione, è da considerarsi come l'oggetto del contratto e non può pertanto fondare la valutazione del carattere vessatorio della clausola ai sensi dell'art. 34, punto 2, Codice del Consumo, quando è stato individuato in modo chiaro e conoscibile o ha costituito oggetto di trattativa tra le parti. (Tonino Giordan) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 05 luglio 2019.




Avvocato: la maggiorazione del compenso per la difesa di più persone non dipende dalla riunione di più processi e il giudice non ha l’obbligo di riconoscerla

Avvocato – Compenso – Maggiorazione – Condizioni – Difesa di più persone

In tema di maggiorazione del compenso dell’avvocato di cui al D.M. n. 55 del 2014, art. 12, n. 2, la norma prevede che il compenso "può, di regola, essere aumentato per ogni soggetto oltre il primo nella misura del 20 per cento", e ciò anche quando l’aumento del numero delle parti assistite dipenda dalla riunione di diversi procedimenti; ne deriva da un lato che il giudice di merito ha la facoltà, e non l’obbligo, di riconoscere la maggiorazione di cui si discute; e, dall’altro lato, che detta maggiorazione non dipende dalla riunione di più processi, ma piuttosto dal fatto che, anche per effetto della riunione, l’avvocato si trovi a difendere più soggetti nello stesso procedimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI 04 marzo 2020.




Quando il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Obbligo del giudice di dare atto della non-sussistenza dei presupposti - Esclusione

Il giudice dell’impugnazione non è tenuto a dare atto della non-sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato quando il tipo di pronuncia non è inquadrabile nei tipi previsti dalla norma (pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione), dovendo invece rendere l’attestazione di cui all’art. 13, comma 1 quater, T.U.S.G. solo quando tali presupposti sussistono. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Presupposti per la debenza dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Debenza - Presupposti - Attestazione del giudice dell'impugnazione - Contenuto

La debenza di ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione è normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali – di natura processuale – è costituito dall’avere il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo – appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento della iscrizione della causa al ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, secondo periodo T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Avvocati: prescrizione dell'azione disciplinare per fatti costituenti reato

Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Azione disciplinare - Prescrizione - Decorrenza - Per fatti punibili solo in sede disciplinare ovvero costituenti anche reato - Distinzione - Effetti

Agli effetti della prescrizione dell'azione disciplinare di cui all'art. 51 del r.d.l. n. 1578 del 1933, recante l'ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore, occorre distinguere il caso, previsto dall'art. 38, in cui il procedimento disciplinare tragga origine da fatti punibili solo in tale sede, in quanto violino esclusivamente i doveri di probità, correttezza e dirittura professionale, dal caso, previsto dall'art. 44, in cui il procedimento disciplinare abbia luogo per fatti costituenti anche reato e per i quali sia stata iniziata l'azione penale. Nel primo caso, in cui l'azione disciplinare è collegata ad ipotesi generiche ed a fatti anche atipici, il termine prescrizionale comincia a decorrere dalla commissione del fatto; nel secondo, invece, l'azione disciplinare essendo collegata al fatto storico di una pronuncia penale che non sia di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso, ha come oggetto lo stesso fatto per il quale è stata formulata una imputazione, ha natura obbligatoria e non può essere iniziata prima che se ne sia verificato il presupposto, con la conseguenza che la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto di punire può essere esercitato, e cioè dal passaggio in giudicato della sentenza penale, costituente un fatto esterno alla condotta. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 24 gennaio 2020.




L’ulteriore importo per il contributo unificato ha natura di debito tributario

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Natura di obbligazione tributaria “ex lege” - Questione in ordine alla sua debenza -  Giurisdizione del giudice tributario - Sussistenza

L’ulteriore importo di contributo unificato che la parte impugnante è obbligata a versare, allorquando ricorrano i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater T.U.S.G. ha natura di debito tributario; pertanto, la questione circa la sua debenza è estranea alla cognizione della giurisdizione civile ordinaria, spettando invece alla giurisdizione del giudice tributario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Gratuito patrocinio: a chi spetta provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione

Gratuito patrocinio - Revoca dell'ammissione - Giudizio di Cassazione - Giudice competente - Individuazione

Le Sezioni unite civili, risolvendo un contrasto, hanno affermato che, in tema di patrocinio a spese dello Stato nei giudici civili, la competenza a provvedere sulla revoca del provvedimento di ammissione al detto patrocinio spetta, per il giudizio di cassazione, al giudice del rinvio ovvero – nel caso di mancato rinvio – al giudice che ha pronunciato il provvedimento impugnato; quest’ultimo, ricevuta copia della sentenza della Corte di cassazione ai sensi dell’art. 388 c.p.c., è tenuto a valutare la sussistenza delle condizioni previste dall’art. 136 T.S.G.U. per la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato cui una delle parti sia stata ammessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Il giudice dell’impugnazione può attestare i presupposti per il versamento del doppio contributo condizionandone la debenza all’obbligo di versare il contributo iniziale

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali condizionata alla sussistenza dell'obbligo di versare il contributo unificato iniziale - Ammissibilità

Poiché l’obbligo di versare un importo “ulteriore” del contributo unificato è normativamente dipendente – ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del T.U.S.G. – dalla sussistenza dell’obbligo della parte impugnante di versare il contributo unificato iniziale, ben può il giudice dell’impugnazione attestare la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del doppio contributo, condizionandone l’effettiva debenza alla sussistenza dell’obbligo di versare il contributo unificato iniziale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Quando il giudice deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato

Ulteriore importo a titolo di contributo unificato - Contributo unificato iniziale non dovuto per causa suscettibile di venire meno - Attestazione del giudice dell'impugnazione di sussistenza dei presupposti processuali - Necessità

Il giudice dell’impugnazione, una volta che pronunci l’integrale rigetto o l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’impugnazione deve dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo del contributo unificato anche nel caso in cui quest’ultimo non sia stato inizialmente versato per una causa suscettibile di venir meno (come nel caso di ammissione della parte al patrocinio a spese dello Stato), mentre può esimersi dalla suddetta attestazione quando la debenza del contributo unificato iniziale sia esclusa dalla legge in modo assoluto e definitivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 20 febbraio 2020.




Avvocati: la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità

Avvocato - Giudizi disciplinari - Quantificazione della sanzione - Incensurabilità in sede di legittimità - Fondamento

In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, la determinazione della sanzione adeguata costituisce tipico apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 24 gennaio 2020.




Avvocato: la prestazione deve ritenersi esaurita quando il giudice deposita la sentenza conclusiva del giudizio

Avvocato – Contratto d’opera professionale – Conclusione – Decorrenza della prescrizione

Il contratto d’opera professionale è caratterizzato dal principio della "postnumerazione” di cui agli artt. 2225 e 2233 c.c., in virtù del quale principio il diritto dell’avvocato al pagamento del compenso professionale sorge solo quando la sua prestazione è esaurita, e la sua prestazione deve ritenersi esaurita quando il giudice dinanzi al quale ha svolto il patrocinio deposita la sentenza conclusiva del giudizio.

E poiché l’art. 2957 c.c., comma 2, fa decorre la prescrizione presuntiva del diritto all’onorario professionale dalla conclusione del giudizio per il quale l’opera professionale è stata svolta, solo da tale momento l’obbligazione può dirsi "scaduta", ed il relativo diritto può essere fatto valere.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha errato nel ritenere che la sola presentazione all’ordine degli avvocati del parere di congruità della parcella costituisse il momento di "scadenza dell’obbligazione" ai sensi dell’art. 2957 c.c.; per le stesse ragioni, e per i medesimi fini, irrilevante era il momento in cui l’avvocato depositò la propria comparsa conclusionale, in quanto il dies a quo del termine di decadenza andava ravvisato nel deposito della sentenza conclusiva del giudizio.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III 21 febbraio 2020.




Pagamento dei compensi dell’Avvocato: la competenza quando l’opera è stata prestata in più gradi o fasi del giudizio

Avvocato - Pagamento dei compensi - Opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio - Competenza

Nel caso in cui un avvocato abbia scelto di agire ai sensi della L. 13 giugno 1942, n. 794, ex art. 28, come modificato dalla lett. a) del comma 16 del D.Lgs. 1° settembre 2011, n. 150, art. 34, nei confronti del proprio cliente, proponendo l’azione prevista dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14 e chiedendo la condanna del cliente al pagamento dei compensi per l’opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio, la competenza è dell’ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 19 febbraio 2020.




Studi associati: la personalità della prestazione è cosa diversa dalla titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività

Studio professionale associato - Personalità della prestazione - Titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività - Distinzione

Il rispetto del principio di personalità della prestazione, che connota i rapporti di cui agli artt. 2229 c.c. e segg., ben può contemperarsi con l’autonomia riconosciuta allo studio professionale associato, al quale può essere attribuita la titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività professionale (nella specie, attività di difesa e assistenza in un contenzioso tributario) degli associati allo studio, non rientrando il diritto al compenso per l’attività svolta tra quelli per i quali sussiste un divieto assoluto di cessione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II 17 febbraio 2020.




Il CNF può sollecitare l’adozione di provvedimenti di cancellazione dall'albo

Consiglio Nazionale Forense - Funzione di sollecitazione all’adozione di provvedimenti di cancellazione dall'albo - Violazione dell’art. 111 Cost., per difetto di terzietà - Esclusione - Fondamento

In tema di cancellazione del professionista dall'albo degli avvocati, la circostanza che il Consiglio Nazionale Forense, nella sua funzione di indirizzo e di coordinamento dei vari Consigli dell'ordine territoriali, abbia sollecitato gli stessi all'adozione di provvedimenti di cancellazione, non costituisce violazione dell'art. 111 Cost. sotto il profilo del difetto di terzietà, giacché le norme che disciplinano, rispettivamente, la nomina dei componenti del C.N.F. ed il procedimento di cancellazione dell'iscritto offrono sufficienti garanzie con riguardo all'indipendenza del giudice ed alla imparzialità dei giudizi; deve pertanto ritenersi legittimo il riconoscimento ad un organismo a rilevanza pubblica, quale il Consiglio Nazionale Forense (deputato ad emanare provvedimenti organizzativi e di indirizzo per i propri iscritti), del potere di decidere sulle impugnazioni proposte avverso i provvedimenti dei Consigli locali che formalmente si fondino su proprie disposizioni di carattere generale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 24 dicembre 2019.



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