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ISSN 2282-1317

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Legittimità - Le ultime 10 decisioni pubblicate


Reato nei confronti della PA accertato in sede penale e azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile

Fatto reato nei confronti della Pubblica Amministrazione accertato in sede penale - Azione di responsabilità svolta dalla P.A. in sede civile - Ammissibilità

L'azione di responsabilità civile promossa dalle pubbliche amministrazioni per il ristoro dei danni cagionati dall'illecito commesso dai propri dipendenti può essere esercitata in maniera indipendente dall'azione di responsabilità per danno erariale, anche qualora il fatto materiale, costituente reato, sia stato accertato in un giudizio penale nel quale la P.A. danneggiata non si sia costituita parte civile. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 maggio 2020, n.8634.




Il dovere del pubblico ufficiale di riferire i fatti costituenti reato non lo esime dalla responsabilità civile per diffamazione

Diffamazione, ingiurie ed offese - Dovere del pubblico ufficiale di riferire fatti di reato - Conseguente responsabilità per diffamazione - Esclusione - Limiti

Il dovere del pubblico ufficiale di riferire i fatti costituenti reato non lo esime dalla responsabilità civile per diffamazione qualora, con lettere dirette a varie autorità, riferisca fatti generici e non accertati, senza indicazione di fonti di prova, ed esprima giudizi offensivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 gennaio 2020, n.528.




Intercettazioni telefoniche, noleggio di apparecchiature alla Procura e interessi di mora

Intercettazioni telefoniche - Noleggio ad una Procura della Repubblica - Liquidazione degli interessi - Applicazione della disciplina di cui al d.lgs. n. 231 del 2002 - Esclusione - Ragioni

In materia di spese di giustizia, il noleggio ad una procura della Repubblica di apparecchiature destinate ad intercettazioni telefoniche non è una transazione commerciale, ma una spesa straordinaria di giustizia sottratta alla libera contrattazione, sicchè al compenso non si applicano gli interessi moratori di cui al d.lgs. n. 231 del 2002, nemmeno alla luce del terzo e quinto considerando della Direttiva n. 7 del 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011, applicabile, avendo lo scopo di tutelare la concorrenza, alle "pubbliche amministrazioni aggiudicatrici", dunque, alle sole transazioni commerciali frutto di una procedura di evidenza pubblica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 gennaio 2020, n.208.




Confisca e prevenzione: costituzionalmente illegittimo l'art. 1, comma 198, L. 228/2012 perché limita a specifiche categorie di creditori la possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti

Confisca e prevenzione - Limiti a specifiche categorie di creditori alla possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti - Buona fede

L’art. 1, comma 198, della legge n. 228 del 2012 deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo, per contrasto con l’art. 3 Cost., nella parte in cui limita alle specifiche categorie di creditori ivi menzionati la possibilità di ottenere soddisfacimento dei propri crediti sui beni del proprio debitore che siano stati attinti da confisca di prevenzione.

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 198, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2013)», limitatamente alle parole «muniti di ipoteca iscritta sui beni di cui al comma 194 anteriormente alla trascrizione del sequestro di prevenzione,» e «Allo stesso modo sono soddisfatti i creditori che: a) prima della trascrizione del sequestro di prevenzione hanno trascritto un pignoramento sul bene; b) alla data di entrata in vigore della presente legge sono intervenuti nell’esecuzione iniziata con il pignoramento di cui alla lettera a). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 27 febbraio 2019, n.26.




Licenziamento disciplinare nel pubblico impiego privatizzato e superamento della pregiudizialità penale

Pubblico impiego privatizzato - Licenziamento disciplinare - Superamento della pregiudizialità penale ex art. 55 ter del d.lgs. n. 165 del 2001 - Derogabilità ad opera della contrattazione collettiva - Esclusione - Fattispecie

In tema di licenziamento disciplinare nel pubblico impiego privatizzato, l'articolo 55 ter del d.lgs. n. 165 del 2001, introdotto dal d.lgs. n. 150 del 2009, che ha previsto la regola generale dell'autonomia del processo penale e del procedimento disciplinare, costituisce, in forza dell'art. 55, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 165, norma imperativa ai sensi e per gli effetti degli artt. 1339 e 1419 c.c., sicché non è derogabile ad opera della contrattazione collettiva. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto l'inapplicabilità per i giudizi disciplinari iniziati dal 16 novembre 2009, ovvero dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2009, dell'art. 14 del c.c.n.l. del comparto sanità relativo al triennio 2002-2005, nonché dell'omologo art. 6, comma 4, del c.c.n.l. relativo al triennio 2006-2009, nella parte in cui prevedevano, in caso di commissione in servizio di gravi illeciti di rilevanza penale, la sospensione del procedimento disciplinare fino al giudicato penale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 gennaio 2020, n.6.




Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia): inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio e uilizzabilità nel processo civile

Accertamenti tecnici irripetibili (autopsia) ex art. 360 c.p.p. - Inutilizzabilità nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio - Utilizzabilità nel processo civile - Condizioni e limiti - Fattispecie

Gli accertamenti tecnici irripetibili disposti ai sensi dell'art. 360 c.p.p. (nella specie, esame autoptico), ancorché inutilizzabili nel dibattimento penale per violazione del contraddittorio, una volta prodotti nel processo civile entrano a far parte del "thema probandum" e sono soggetti alle regole del rito civile sull'acquisizione della prova; pertanto, il mancato rispetto del contraddittorio nel procedimento penale di provenienza non determina effetti sulla consulenza tecnica d'ufficio che tali accertamenti abbia considerato, a meno che il contraddittorio non sia stato garantito neanche nel processo civile dove la prova è acquisita e che la nullità relativa derivante da tale vizio sia stata eccepita dalla parte interessata nella prima difesa successiva al deposito della relazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l'utilizzabilità della c.t.u. fondata su un esame autoptico disposto in sede penale in difetto di previo avviso agli indagati, sebbene la parte interessata non ne avesse tempestivamente eccepito la nullità, limitandosi a svolgere contestazioni sulla legittimità dell'acquisizione della prova nel processo di provenienza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 dicembre 2019, n.32784.




Legittimazione del curatore ad impugnare le misure cautelari reali penali

Dichiarazione di fallimento – Misure di prevenzione – Sequestro funzionale alla confisca – Legittimazione del curatore ad impugnare

Il curatore fallimentare è legittimato a chiedere la revoca del sequestro preventivo ai fini di confisca e a impugnare i provvedimenti in materia cautelare reale anche se il vincolo penale è anteriore alla dichiarazione di fallimento. Tale legittimazione deriva dall’art. 42 l.f. ai sensi del quale la dichiarazione di fallimento conferisce alla curatela la disponibilità di tutti i beni del fallito, compresi quelli già sottoposti a misura cautelare reale. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Penali, 13 novembre 2019, n.45936.




Partecipazione alla vendita fallimentare dell’agente sotto copertura

Incanti – Turbativa – Vendite fallimentari – Configurabilità

Incanti – Turbativa – Vendite fallimentari – Partecipazione dell’agente sotto copertura – Reato impossibile – Esclusione

Il delitto di turbata libertà degli incanti è configurabile in ogni situazione in cui vi sia una procedura di gara, anche quindi nell'ambito di una procedura per la vendita all'asta di beni ricompresi nel fallimento.

Circa il rilievo della partecipazione alla vicenda criminosa del militare della GdF quale agente sotto copertura, il quale s'era limitato a manifestare l'intenzione di partecipare all'asta proponendosi come potenziale offerente ed entrando in interlocuzione con gli imputati, che ne pretendevano la desistenza, si avverte da parte della giurisprudenza di legittimità che non è configurabile il reato impossibile, in presenza dell'attività di agenti "infiltrati" o "provocatori", quando l'azione criminosa non derivi, esclusivamente, dagli spunti e dalle sollecitazioni istigatrici di questi, ma costituisca invece (come nel caso di specie) l'effetto di autonomi stimoli ed elementi condizionanti. L'inidoneità della condotta, infatti, va valutata oggettivamente con giudizio ex ante, nel suo valore assoluto e non di relazione con la simultanea azione dell' "infiltrato". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 03 ottobre 2019, n.45434.




Sequestro giudiziario di azienda: il compenso del coadiutore è a carico dell’amministratore giudiziario

Sequestro giudiziario di azienda – Coadiutore – Funzione – Compenso – A carico dell’amministratore giudiziario – Fattispecie

Nell’ambito del sequestro giudiziario di azienda, il «coadiutore» è un soggetto che collabora in via diretta con l'amministratore giudiziario al fine di contribuire a realizzare gli scopi del pubblico ufficio di gestione giudiziaria; la sua retribuzione - nella dimensione normativa - è pertanto a carico dell'amministratore giudiziario, sotto forma di 'spesa sostenuta' (e con inserimento della medesima nel conto della gestione ai sensi dell'art. 42 co.3 d.lgs. n.159 del 2011).

Tuttavia, laddove il soggetto in esame venga «assunto» dalla società sottoposta a sequestro, lo stesso perde la qualifica di coadiutore dell'amministratore giudiziario, non essendo prevista dalla legge simile modalità operativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 13 settembre 2019, n.42718.




Punibilità delle condotte di bancarotta commesse nella gestione di società ammesse al concordato preventivo con continuità

Procedure concorsuali – Concordato preventivo con continuità – Bancarotta – Punibilità ex art.236 L.F. – Sussiste

L'articolo 186 bis della Legge fallimentare non ha introdotto un nuovo Istituto concordatario ma ha completamente disciplinato presupposti ed effetti di una procedura già ricompresa nella pluralità di forme attraverso cui il concordato preventivo poteva già essere declinato. Siffatta ricostruzione esclude qualsiasi incidenza della modifica normativa sul precetto penale e, dunque, un fenomeno di successione nel tempo di norme extrapenali rilevante ex articolo 2 c.p.

Pertanto, le innovazioni normative dell'istituto del concordato preventivo con continuità aziendale non costituiscono modificazioni della norma extrapenale integratrice del precetto di cui all'articolo 236 L.F., che trova applicazione anche in riferimento al concordato preventivo con continuità dell'attività di impresa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 03 settembre 2018, n.39517.




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