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Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


 

Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e si applica anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali, tuttavia, il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche, impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o, comunque, sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. L'onere di fornire la prova di tali circostanze spetta al resistente.
 
Il giudice d'appello che rilevi la nullità dell'introduzione del giudizio, determinata dall'inosservanza del termine dilatorio di comparizione non può dichiarare la nullità e rimettere la causa al giudice di primo grado (non ricorrendo in detta ipotesi né la nullità della notificazione dell'atto introduttivo, né alcuna delle altre ipotesi tassativamente previste dagli art. 353 e 354, comma 1, c.p.c.), ma deve trattenere la causa e, previa ammissione dell'appellante a esercitare in appello tutte le attività che avrebbe potuto svolgere in primo grado se il processo si fosse ritualmente instaurato, decidere nel merito.
 
La spendita del nome della società, nel momento in cui si discuta di una società occulta non ha alcun senso, e se ricorrono gli altri elementi previsti dall'art. 2247 cod. civ. l'esistenza della società di fatto non può essere messa in dubbio.
 
La società di fatto holding esiste come impresa commerciale per il solo fatto di essere stata costituita tra i soci col fine della direzione unitaria delle società commerciali figlie, vale a dire per l'effettivo esercizio dell'attività di direzione e controllo oggi esplicitamente considerata dall'art. 2497 e seg. Cod. civ.
 
L’art. 6 della legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, ne’ l’esecutività’ del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante e la conseguente insolvenza del debitore. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 16 marzo 2017.




 

L’unica sede rilevante ex art. 9 l.f. ai fini dell’individuazione del tribunale competente a dichiarare il fallimento di una società di fatto è la sede della stessa (restando irrilevante la residenza dei soci, che falliscono solo in estensione e non in quanto imprenditori), deve ritenersi che il centro direttivo e amministrativo degli affari della società di fatto vada individuato nella sede legale e amministrativa delle società etero dirette: il luogo da cui provengono le direttive per l’attività di impresa svolta dalle società di fatto deve ragionevolmente intendersi coincidente con le sedi principali delle società etero dirette poiché è in relazione alle attività di queste ultime che sono state assunte le scelte strategiche per la realizzazione dell’interesse sovradimensionato
 
L’imminente scadenza del termine annuale di cui all’art. 10 l.f. è una circostanza idonea a legittimare la riduzione dei termini a comparire di cui all’art. 15 co. 3 l.f.
 
Il termine di prescrizione per l’esercizio dell’azione ex art. 2497 c.c. da parte del Curatore della società etero diretta inizi a decorrere dal giorno di pubblicazione della sentenza dichiarativa di fallimento della società eterodiretta che lamenti un danno atteso che il singolo atto gestorio va valutato come lesivo o meno dell’interesse della società solo all’esito della gestione complessiva. Vale sempre il principio per cui il dies a quo inizia a decorrere solo quando il danno si sia concretamente prodotto e manifestato.
 
La holding personale ricorre ogni qualvolta una persona fisica agisca in nome proprio per il perseguimento di un risultato economico ottenuto attraverso un’attività svolta professionalmente, con organizzazione e coordinamento dei fattori produttivi: il che consente la configurabilità di una autonoma impresa assoggettabile a fallimento, sia quando la suddetta attività si esplichi nella sola gestione del gruppo (c.d. holding pura), sia quando abbia natura ausiliaria o finanziaria (holding operativa).
 
L’esistenza di una holding di fatto è provata dalla ricorrenza di una serie di indici sintomatici, quali: la detenzione da parte dei soggetti – imprenditori individuali o soci della società di fatto holding – di quote societarie delle società cd “figlie”; lo svolgimento da parte dei medesimi soggetti di ruoli preponderanti nell’amministrazione delle medesime; la coincidenza tra le attività e l’organizzazione delle società di capitali controllate; lo svolgimento dell’attività di impresa in locali anche parzialmente coincidenti; l’esistenza di ricavi derivanti soprattutto da fatturati intercompany.
 
La valutazione di insolvenza dell’imprenditore di cui sia richiesto il fallimento va condotto sulla base del patrimonio della società medesima e nel caso di holding occulta, non vi è alcun patrimonio attribuibile all’ente, che quindi non è in grado di far fronte alla richiesta risarcitoria avanzata dal Fallimento istante. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 01 agosto 2017.




Crisi da sovra indebitamento - Requisiti di professionalità - Nomina del gestore della crisi ad opera dell’O.C.C.

Poiché il livello di specializzazione ottenuto dal gestore della crisi nell’ambito dell’Organismo di Composizione della Crisi costituisce un requisito imprescindibile per poter gestire al meglio la crisi da sovraindebitamento (Cass. 8 agosto 2017, n. 19740), la presenza di un O.C.C. sul territorio rende preferibile che la nomina del gestore della crisi venga fatta dallo stesso O.C.C., a garanzia degli speciali requisiti di professionalità richiesti nella fattispecie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 31 ottobre 2017.




Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Omologa – Presupposti: giudizio di fattibilità e assenza di condizioni ostative

Anche in presenza di opposizione al piano del consumatore presentata da un creditore, il Giudice può omologare il piano se verifica la fattibilità della proposta e l’assenza delle condizioni ostative richiamate dall’art.12 bis, comma 3, L.3/2012. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 05 ottobre 2016.




Crisi da sovraindebitamento – Rigetto del ricorso – Reclamo – Deposito di documentazione integrativa – Revoca della pronuncia di inammissibilità e apertura della procedura di composizione della crisi – Ammissibilità

L’integrazione documentale depositata in sede di reclamo contro la pronuncia di inammissibilità del ricorso ex art.10 L.27/1/2012, n.3, può fare superare i motivi, in quel momento legittimi, posti dal G.D. a fondamento della pronuncia di inammissibilità.
[Nella fattispecie, i documenti prodotti in sede di reclamo inducevano il collegio a ritenere fattibile l’accordo proposto dal debitore.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Sulmona 21 luglio 2017.




Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione dell’attivo - Competenza della corte d’appello - Facoltà degli organi della procedura di sospendere la liquidazione

La competenza della corte d’appello di disporre la sospensione della liquidazione dell’attivo del fallimento ex art 19 l.fall. cessa con la chiusura del procedimento che definisce la fase del reclamo ex art. 18 l.fall.

Dal momento che la disposizione dell’art. 19 L. Fall. costituisce in ambito fallimentare uno strumento alternativo e sostitutivo del regime ordinario di sospensione dell’efficacia delle sentenze, non risulta consentita, in attesa della decisione finale da parte della Suprema Corte, l’applicazione della disciplina di diritto comune e segnatamente dell’art. 373 c.p.c., che, come noto, si riferisce alla sospensione dell’efficacia esecutiva delle sentenze d’appello impugnate con ricorso per cassazione.

Di fronte a gravi e riscontrati motivi, gli organi della procedura possono in qualsiasi momento valutare l’opportunità di sospendere la liquidazione dell’attivo, restando assicurata la tutela del ricorrente dal generale rimedio del reclamo previsto dall’art. 26 l.fall. (Dario Radice) (riproduzione riservata)
Appello Milano 05 ottobre 2017.




Concordato Preventivo con Riserva – Istanza art. 186-bis, commi 4 e 5 l.f. – Richiesta di autorizzazione a partecipare a procedura ristretta di affidamento di lavori edili – Inammissibilità

La società che ha presentato domanda di concordato preventivo con riserva che intenda partecipare ad una procedura ristretta di affidamento di lavori edili, non può invocare la disciplina prevista dell’art. 186-bis, commi 4 e 5, l.fall., essendo l’ambito di operatività della norma limitato al periodo compreso tra il deposito della domanda di concordato pieno e l’ammissione alla procedura, con l’esclusione pertanto della possibilità di farvi ricorso nell’ambito del concordato con riserva.

Va inoltre rilevato che il novellato Codice degli Appalti, all’art. 110, stabilisce che l’impresa che ha presentato domanda di concordato in bianco possa proseguire nella sola esecuzione dei contratti già stipulati, precisazione, questa, da leggersi come volontà di precludere alle imprese in concordato con riserva la partecipazione alle gare di appalto, a tutela del buon fine dell’opera nell’interesse della stazione appaltante; analoghe considerazioni debbono valere anche con riferimento all’istanza ai sensi dell’art. 161, comma, 7 l.fall. (Stefano Sanesi) (Giovanni Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 20 ottobre 2017.




Concordato preventivo – Revoca ex art. 173 l.f. – Modifica – Esclusione – Reclamo ex art. 26 l.f.

Il decreto di revoca del concordato ai sensi dell’art. 173 l.fall., quantunque non abbia carattere decisorio, non è modificabile dalla autorità giudiziaria che lo ha emesso, ma è reclamabile ai sensi art. 26 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 18 settembre 2017.




Fallimento – Termine per riassumere – Disciplina generale articolo 300 c.p.c. – Natura derogatoria articolo 43 L.F. – Automatica interruzione del processo – Decorrenza termine per riassumere da conoscenza legale – Non coincidenza con sentenza di fallimento o dichiarazione di interruzione – Necessità per curatela di conoscenza legale del singolo processo su cui interruzione opera – Conoscenza legale a seguito dichiarazione processuale resa dal difensore della parte – Sussiste

L’articolo 43, comma 3, l.fall., con specifico riferimento al fallimento, detta una disciplina derogatoria rispetto a quella generale posta dall’articolo 300 c.p.c. per tutti gli altri eventi interruttivi, prevedendo l’interruzione automatica del processo a seguito del verificarsi dell’evento.

Il dies a quo per riassumere il processo decorre dalla conoscenza legale dell’evento, acquisita non in via di mero fatto, ma per il tramite di una dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo, assistita da fede privilegiata; e tale conoscenza legale può quindi essere successiva alla sentenza di fallimento e precedente alla pronuncia dichiarativa di interruzione da parte del giudice.

Per la curatela fallimentare, la conoscenza legale deve essere riferita non già all’esistenza del fallimento, ma allo specifico processo sul quale l’evento interruttivo è in concreto destinato ad operare; ed atto idoneo a determinare il decorso del termine per la riassunzione è la dichiarazione resa nel processo dal difensore della parte, stante l’obbligo gravante sul procuratore della parte poi dichiarata fallita, quale mandatario, di rendere nota la circostanza alla curatela, obbligo scaturente dalla disciplina sostanziale in tema di mandato ed in particolare dal combinato disposto dagli articoli 1728 e 1710 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 14 settembre 2017.




 

Il decreto di approvazione dello stato passivo ha efficacia preclusiva solo all’interno della procedura fallimentare poiche’ accerta i diritti dei creditori ai soli fini del concorso e senza alcuna efficacia extrafallimentare così come chiaramente espresso dall’art. 99 L.F. (Studio B&M Avvocati) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 07 settembre 2017.



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