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Fallimento – Potere del curatore – Giuramento – De scientia – Formula

Poiché il curatore è privo del potere di disporre autonomamente dei diritti della massa, e detto principio opera anche nel contesto dell’attività di accertamento del passivo, poiché non può essere a lui deferito il giuramento de veritate, al creditore deve essere conservato uno strumento di risposta, ne consegue che il giuramento decisorio nei confronti del curatore va ammesso nella formula de scientia con la seguente formula: “Io sottoscritto curatore, giuro e giurando affermo di essere a conoscenza nella suddetta qualità di curatore che il credito... mi risulta essere stato pagato”, ex art 2960 II comma cc civile. (Isabella Grassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 16 febbraio 2017.




Sovraindebitamento – Definizione di “consumatore” – Procedura ex l.3/2012 – Applicabilità della noramtiva a liberi professionisti – Indebitamento incolpevole – Dichiarazione fideiussoria – Accordi transattivi con Erario

L’accordo di composizione della crisi può essere proposto anche da liberi professionisti che abbiano assunto obbligazioni nello svolgimento della propria attività professionale, mentre il “piano del consumatore” può essere proposto esclusivamente da soggetti che hanno assunto obbligazioni per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

In caso di debitore nullatenente con accertate limitate entrate lavorative, la presenza di un fideiussore che garantisca il pagamento da parte del debitore, avallata dall’Organismo di conciliazione della crisi, può determinare l’accoglimento della proposta e la consequenziale omologazione dell’accordo di composizione.

In caso di indebitamento incolpevole – sostanzialmente determinato da truffa subita dal debitore – può essere omologato un accordo che preveda il pagamento del debito nei confronti dell’Erario di una somma pari ad ¼ del credito, considerando che, in caso di accordi transattivi con l’Erario, si raggiungono importi pari ad 1/3 del credito, in quanto l’Erario rinuncia a spese morosità e maggiorazioni. (Bernard Catapano) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli 30 marzo 2017.




Fallimento – Notifica del ricorso introduttivo – Diretta presso la sede legale non rinvenuta – Mancata riattivazione del procedimento notificatorio – Inesistenza della notifica: affermazione – Facoltà di rinotifica: esclusione – Rimessione in termini: esclusione – Improcedibilità del ricorso: sussiste

La richiesta sostanzia una richiesta di rimessione in termini, che potrebbe essere accolta solamente laddove venisse dimostrata la non imputabilità a parte ricorrente del mancato perfezionamento della notifica. [Nella fattispecie, a seguito del cattivo esito della notifica presso la sede legale della società, l’istante non aveva provveduto a riattivare il procedimento chiedendo all’ufficiale giudiziario il deposito dell’atto presso la casa comunale. Il Giudice dichiarava pertanto l’improcedibilità del ricorso per dichiarazione di falliemento, per mancato perfezionamento della notifica ai sensi dell’art.15 L.F.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 02 dicembre 2015.




Fallimento - Locazione finanziaria immobiliare - Contratto di mutuo -  Collegamento negoziale - Fallimento dell’utilizzatore - Applicazione della disciplina inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto

Il collegamento negoziale tra un contratto di locazione finanziaria immobiliare e un contratto di mutuo non influisce sull’autonomia giuridica delle due figure contrattuali, alle quali, in caso di fallimento dell’utilizzatore, dovrà essere applicata la disciplina di natura inderogabile prevista dalla legge fallimentare per ciascun contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola 17 novembre 2016.




Fallimento – Riparto parziale – Creditori opponenti – Nuovo art. 110 l.f. – Interpretazione

Il novellato art. 110, comma 1, legge fall., prevede che il curatore, nel disporre i riparti parziali, "riservi" le somme per le spese di procedura e per il resto individui le somme immediatamente ripartibili e quelle ripartibili ai creditori opponenti solo previo rilascio di una fideiussione a garanzia della restituzione di quanto ripartito in eccesso all'esito dei giudizi di cui all'art. 98 legge fall.

La lettura che si deve dare di tale norma è che, laddove il creditore opponente si possa collocare utilmente all'esito favorevole dell'opposizione nel riparto parziale delle liquidità disponibili (al netto, cioè, delle sole spese di procedura previste), gli deve essere data la possibilità di ottenere anticipatamente l'assegnazione delle somme previo rilascio di idonea garanzia di restituzione.

Il quarto periodo del citato primo comma, ove prescrive che ai creditori “che avrebbero diritto alla ripartizione delle somme ricavate nel caso in cui risulti insussistente, in tutto o in parte, il credito avente diritto all’accantonamento ovvero oggetto di controversia a norma dell’art. 98”, si applichi la disposizione di cui al periodo precedente, deve, invece, essere interpretato nel senso che il legislatore abbia voluto introdurre un obbligo di accantonamento in favore di coloro che abbiano anche soltanto un giudizio di opposizione in corso in primo grado e ciò a prescindere da ogni delibazione circa la fondatezza o meno della pretesa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 03 aprile 2017.




Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Ammissibilità – Insinuazione al passivo – Necessità

Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Graduazione dei crediti conseguente alla ammissione allo stato passivo – Criteri


L'art. 41 secondo comma del d. l.vo n.385/1993, nel consentire all’istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito configura un privilegio di carattere meramente processuale che si sostanzia nella possibilità non solo di iniziare o proseguire la procedura esecutiva individuale ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che l'assegnazione e il conseguente pagamento si debbano ritenere indebite e senza che sia configurabile l'obbligo dell'istituto procedente di rimettere immediatamente e incondizionatamente la somma ricevuta al curatore.

Peraltro, poiché si deve escludere che le disposizioni eccezionali sul credito fondiario - concernenti solo la fase di liquidazione dei beni del debitore fallito e non anche quella dell'accertamento del passivo - apportino una deroga al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall'art. 52 l. fall., e non potendosi ritenere che il rispetto di tali regole sia assicurato nell'ambito della procedura individuale dall'intervento del curatore fallimentare, all'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale deve riconoscersi carattere provvisorio, essendo onere dell'istituto di credito fondiario, per rendere definitiva la provvisoria assegnazione, di insinuarsi al passivo del fallimento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

La graduazione dei crediti concorsuali, tra i quali rientra anche quello del creditore fondiario, può e deve avvenire naturalmente solo all’interno della procedura concorsuale, in sede di ripartizione dell’attivo. Ai fini della graduazione dei crediti si dovrà logicamente tenere conto anche delle spese sostenute dalla procedura concorsuale in relazione all’immobile ipotecato; in particolare – come insegna la Suprema Corte – sul ricavato della vendita degli immobili gravati da garanzia reale andranno collocate in prededuzione e quindi anteposte al credito fondiario non solo le spese riconducibili alla conservazione e alla liquidazione del bene ipotecato (nella specie, per esempio, IMU), ma anche una quota parte del compenso del curatore, ottenuta ponendo a confronto l’attività svolta nell’interesse generale e quella esercitata nell’interesse del creditore garantito, ed infine una porzione delle spese generali della procedura, da determinarsi in misura corrispondente all’accertata utilità delle stesse per il creditore garantito, adottando, ove non sia possibile un’esatta valutazione dell’incidenza delle spese generali su quelle specifiche, il criterio di proporzionalità, la cui applicabilità è tuttavia subordinata alla certezza dell’utilità di tali spese per il creditore garantito (in questo senso, Cass. Civ. b.11500/2010). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro 08 giugno 2017.




Fallimento – Reclamo – Giudicato implicito – Nullità sentenza dichiarativa di fallimento

Il Tribunale che non si conformi al principio enunciato dalla Corte di Appello in sede di decisione del reclamo, si pone in evidente contrasto con il giudicato implicito ed in palese violazione del principio di chiusura del giudizio di rinvio qualora, come nel caso di specie, sostenga, diversamente dalle indicazioni fornite dalla Corte, che la presentazione della domanda ex art. 160 e 161, comma 6, l.f. successivamente alla conclusione dell’udienza prefallimentare costituisca ipotesi di tardiva presentazione della domanda di concordato (già definito abuso di diritto nella precedente sentenza di fallimento). (Francesco Innocenti) (riproduzione riservata) Appello Firenze 06 marzo 2017.




Opposizione allo stato passivo – Onere della prova – Allegazione tardiva di documenti – Non scusabilità del deposito telematico tardivo

Non è scusabile con la necessità di procedere ad un invio multiplo tramite PCT la tardiva produzione di documenti allegati alla opposizione allo stato passivo che abbia avuto luogo nei giorni successivi la scadenza del termine per il depisto dell’opposizione.

I termini di legge, soprattutto ove prescritti a pena di decadenza, non possono sottostare alle modalità operative con cui devono essere gestiti i depositi telematici, diversamente, una norma di legge verrebbe ad essere subordinata ad una norma regolamentare in violazione del principio della gerarchia delle fonti. (Roberto Artusi Sacerdoti) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 10 maggio 2017.




Procedure concorsuali – Prolungata durata della procedura – Dovuta a negligenza o inerzia degli organi della procedura – Danno inflazionistico per il creditore – Responsabilità extracontrattuale degli organi della procedura – Sussiste

Cessione del credito – Insussistenza del credito – Nullità della cessione – Non sussiste

Amministrazione straordinaria – Interessi – Decorso nelle more della procedura – Esclusione


La prolungata durata di una procedura concorsuale può determinare un danno per il creditore che, in conseguenza del fenomeno inflazionistico, vede eroso il valore reale delle somme che debbono essergli restituite. Tuttavia, la soluzione di tale problema non può di certo essere trovata facendo sorgere un’obbligazione di pagamento in capo all’imprenditore soggetto alla procedura concorsuale, che medio tempore non può in alcun modo adempiere e che dovrebbe subire i pregiudizi derivati dalle scelte di soggetti terzi e/o da circostanze estranee alla sua sfera di controllo.
Appare doveroso pretendere dai curatori/commissari delle procedure concorsuali ogni sforzo volto alla chiusura entro il più breve tempo possibile delle stesse, potendo valutarsi una responsabilità extracontrattuale laddove si accertino negligenze o inerzie in capo agli organi della procedura che hanno per colpa impedito una tempestiva soddisfazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’inesistenza del credito comporta nullità della cessione solo se il credito sia astrattamente insuscettibile di esistenza o di identificazione (come è il caso del credito verso un creditore immaginario). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art.55, comma 1, L.F. ha lo scopo specifico di disciplinare la decorrenza degli interessi nel periodo che va dalla declaratoria di fallimento, senza che però sia possibile rinvenire in tale disposizione la volontà di risolvere il problema della debenza degli interessi al di fuori della procedura, problema che deve invece trovare la sua soluzione secondo i principi generali del codice civile.
L’interesse corrispettivo rappresenta un compenso percentuale periodico dovuto dal debitore in cambio della disponibilità di una somma di denaro.
Il cd. spossessamento determina la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio; l’imprenditore fallito non può quindi per definizione trarre un vantaggio dal denaro mutuato dal suo creditore.
Le superiori considerazione escludono a fortiori che si possa configurare in capo all’imprenditore fallito, per tutta la durata della procedura, una condizione di inadempimento colpevole e che quindi, allo stesso possano essere richiesti interessi moratori. [Sulla base del principio sopra esposto, il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo emesso a carico di una società tornata in bonis dopo la chiusura della procedura di amministrazione straordinaria, per il recupero di interessi asseritamente decorsi nel corso della procedura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 17 marzo 2017.




Procedure concorsuali – Prolungata durata della procedura – Dovuta a negligenza o inerzia degli organi della procedura – Danno inflazionistico per il creditore – Responsabilità extracontrattuale degli organi della procedura – Sussiste

Cessione del credito – Insussistenza del credito – Nullità della cessione – Non sussiste

Amministrazione straordinaria – Interessi – Decorso nelle more della procedura – Esclusione


La prolungata durata di una procedura concorsuale può determinare un danno per il creditore che, in conseguenza del fenomeno inflazionistico, vede eroso il valore reale delle somme che debbono essergli restituite. Tuttavia, la soluzione di tale problema non può di certo essere trovata facendo sorgere un’obbligazione di pagamento in capo all’imprenditore soggetto alla procedura concorsuale, che medio tempore non può in alcun modo adempiere e che dovrebbe subire i pregiudizi derivati dalle scelte di soggetti terzi e/o da circostanze estranee alla sua sfera di controllo.
Appare doveroso pretendere dai curatori/commissari delle procedure concorsuali ogni sforzo volto alla chiusura entro il più breve tempo possibile delle stesse, potendo valutarsi una responsabilità extracontrattuale laddove si accertino negligenze o inerzie in capo agli organi della procedura che hanno per colpa impedito una tempestiva soddisfazione dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’inesistenza del credito comporta nullità della cessione solo se il credito sia astrattamente insuscettibile di esistenza o di identificazione (come è il caso del credito verso un creditore immaginario). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L’art.55, comma 1, L.F. ha lo scopo specifico di disciplinare la decorrenza degli interessi nel periodo che va dalla declaratoria di fallimento, senza che però sia possibile rinvenire in tale disposizione la volontà di risolvere il problema della debenza degli interessi al di fuori della procedura, problema che deve invece trovare la sua soluzione secondo i principi generali del codice civile.
L’interesse corrispettivo rappresenta un compenso percentuale periodico dovuto dal debitore in cambio della disponibilità di una somma di denaro.
Il cd. spossessamento determina la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio; l’imprenditore fallito non può quindi per definizione trarre un vantaggio dal denaro mutuato dal suo creditore.
Le superiori considerazione escludono a fortiori che si possa configurare in capo all’imprenditore fallito, per tutta la durata della procedura, una condizione di inadempimento colpevole e che quindi, allo stesso possano essere richiesti interessi moratori. [Sulla base del principio sopra esposto, il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo emesso a carico di una società tornata in bonis dopo la chiusura della procedura di amministrazione straordinaria, per il recupero di interessi asseritamente decorsi nel corso della procedura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova 17 marzo 2017.



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