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Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Concordato preventivo omologato – Azioni esecutive sul patrimonio del debitore sottoposto a procedura concorsuale – Spese processuali distratte in favore del difensore del creditore in un giudizio iniziato prima e conclusosi in pendenza della procedura concorsuale – Ammissibilità – In misura integrale anziché nei termini e alle condizioni di cui al piano omologato

Dal combinato disposto degli artt. 168 comma 1 e 184 Legge Fallimentare sono escluse le spese processuali, distratte in favore del difensore della controparte dell’impresa in concordato in un giudizio iniziato prima e conclusosi in pendenza della procedura concorsuale e, pertanto, avvenuta l’omologazione definitiva del concordato è sempre ammissibile l’azione esecutiva per il loro recupero integrale, anziché nei termini e alle condizioni di cui al piano omologato. (Gilberto Casalino) (riproduzione riservata) Tribunale Bari 23 agosto 2017.




Concordato preventivo – Domanda presentata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento – Inammissibilità – Convocazione del debitore – Esclusione

L’inammissibilità della domanda di concordato preventivo depositata dopo l’assunzione in decisione di quella per la dichiarazione di fallimento può essere dichiarata senza previa audizione del proponente il concordato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 24 luglio 2017.




Concordato preventivo – Inadempimento – Dichiarazione di fallimento – Ammissibilità

Concordato preventivo – Inadempimento alle obbligazioni concordatarie – Diritto del singolo creditore potrà agire “in executivis”


Non vi è alcuna preclusione alla dichiarazione di fallimento di una società in concordato preventivo che, una volta omologato, non venga eseguito ed emerga una situazione di insolvenza della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Una volta che non vi sia adempimento delle obbligazioni concordatarie, si riespande il diritto di ciascun creditore di agire, giudizialmente ed anche esecutivamente, nei confronti della società, non trovando più applicazione il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui all’art. 168 l.fall. Tuttavia, il singolo creditore potrà agire “in executivis” soltanto per vedere soddisfatto il credito come riconfigurato in sede di concordato omologato, e ciò a meno che gli effetti del concordato non vengano rimossi dalla risoluzione o dall’annullamento ex art. 186 l.fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola 17 marzo 2016.




Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari

  Tribunale Ascoli Piceno 25 luglio 2017.




Risoluzione del concordato preventivo con cessione di beni ex art. 186 L.F. – Decorso del termine annuale per l’azione di risoluzione – Importanza dell’inadempimento; valutazione secondo i principi elaborati in materia contrattuale ex art. 1455 c.c.

L’art. 186 l.fall. prevede che il concordato non si possa risolvere se l’inadempimento ha scarsa importanza, concetto che richiama la rilevanza dell'inadempimento richiesto dall'art. 1455 c.c per la risoluzione contrattuale. Di talché, ai fini di individuare quando si è in presenza di un inadempimento di non scarsa importanza, occorre far riferimento ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia contrattuale, salva la precisazione che, nel caso di concordato, l'inadempimento deve essere valutato nella complessità e non con riguardo alla posizione dei singoli creditori. La valutazione della non scarsa importanza dell'inadempimento, dunque, “viene operata…attraverso la verifica che l'inadempimento abbia inciso in misura apprezzabile nell'economia complessiva del rapporto (in astratto, per la sua entità e, in concreto, in relazione al pregiudizio effettivamente causato all'altro contraente), sì da dar luogo ad uno squilibrio sensibile del sinallagma contrattuale” (Cass. n. 7083 del 28/03/2006; Cass. n. 22346 del 22/10/2014). Nessun rilievo può assumere l'eventuale colpa del debitore che, con la consegna dei beni, ha esaurito la sua prestazione (Cass. n. 4398 del 04/03/2015).
Pertanto, in ipotesi di concordato preventivo con cessione di beni, laddove i risultati satisfattori non siano assicurati, ma solo prospettati, va comunque valutata l’incidenza oggettiva dello scostamento, la quale può indubbiamente ritenersi rilevante e tale da configurare un grave inadempimento nell’ipotesi in cui le somme ricavabili dalla vendita dei beni ceduti siano risultate o risultino insufficienti a soddisfare una frazione non simbolica dei creditori chirografari ed integralmente (se ciò è previsto nel piano) i privilegiati. E ciò a maggior ragione qualora il termine fissato nella proposta per l’adempimento del piano sia decorso e la prosecuzione del concordato fondatamente non sembri offrire migliori prospettive di soddisfazione per i creditori rispetto al momento in cui ne viene chiesta la risoluzione. (Matteo Ladogana) (riproduzione riservata)
Appello Venezia 24 maggio 2017.




Fallimento – Revocatoria fallimentare – Esenzioni – Pagamenti effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa – Interpretazione – Pagamenti effettuati dopo la cessazione dell’attività d’impresa o la sua messa in liquidazione – Esclusione

La finalità sottesa alla previsione normativa di cui all’art. 67, 2° co., lett. a) l. fall. (che stabilisce la non revocabilità dei pagamenti di beni o servizi effettuati “nell’esercizio dell’attività di impresa”) è quella di ridimensionare la portata economica di talune applicazioni dell’azione revocatoria e di evitare in un certo senso l’isolamento dell’impresa che, pur non ancora in palese stato di decozione, si trovi in difficoltà economica. Ne consegue che devono essere esclusi dall’esenzione di cui alla citata norma tutti i pagamenti che, se pur riferibili a pregresse forniture di beni o servizi utili all’esercizio dell’impresa, sono stati però effettuati solo successivamente alla cessazione dell’attività di impresa ovvero alla sua messa in liquidazione, pena la compromissione della par condicio creditorum. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Asti 23 giugno 2017.




Concordato preventivo – Creditore privilegiato – Voto successivo all’adunanza – Rinuncia al privilegio

Poiché il creditore privilegiato non ha diritto al voto se prima non rinuncia espressamente al privilegio, allo stesso deve ritenersi preclusa la manifestazione di dissenso dopo la chiusura del verbale di adunanza nei venti giorni successivi; pertanto, qualora un creditore rinunci al proprio privilegio dopo la chiusura dell'adunanza, non sarà possibile tenere conto né del suo credito ai fini delle maggioranze né del suo voto ai fini dell'approvazione della proposta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Ancona 27 luglio 2017.




Fallimento - Accertamento del passivo - Non contestazione da parte del curatore di un credito di cui è chiesta l’insinuazione al passivo - Automatica ammissione al passivo del credito - Esclusione - Risultati nell'istruzione probatoria - Prevalenza

La non contestazione del curatore fallimentare, nel fase di verificazione del passivo, non determina l'automatica ammissione del credito dell’istante allo stato passivo del fallimento, residuando in capo al giudice delegato al fallimento il potere – dovere di valorizzare, e quindi di tenere conto, dei risultati dell'istruzione probatoria, positivamente acquisiti al particolare procedimento (in tal senso CC 16554/2015).
Pertanto, qualora, a prescindere dalla eventuale non contestazione del curatore fallimentare, il giudice delegato al fallimento ravvisi che l’istante non ha fornito piena prova a sostegno delle proprie richieste, può legittimamente statuire nel senso della sua esclusione dal passivo fallimentare. (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 23 novembre 2016.




Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Concordato preventivo – Domanda in via subordinata – Inammissibilità

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Fattispecie

Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Abuso del processo – Nozione


In pendenza di istanza di fallimento al debitore non è consentito, una volta contestata la propria fallibilità, domandare di essere ammesso alla procedura di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Configura un’ipotesi di abuso del processo la circostanza per cui il debitore, a seguito della chiusura dell’istruttoria prefallimentare, depositi ricorso per concordato preventivo in bianco, specificando di non svolgere attività commerciale e di non essere pertanto soggetto fallibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Atteso che la facoltà di disporre unilateralmente e potestativamente dei tempi del procedimento fallimentare non compete al debitore, questi commette abuso del processo quando, violando i canoni generali di correttezza e buona fede e dei principi di lealtà processuale e del giusto processo, impiega gli strumenti processuali per realizzare finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti 27 aprile 2017.




Concordato preventivo omologato – Azione risarcitoria ex art. 2394 c.c. promossa dal terzo a carico degli amministratori della società concordataria – Operatività dell’art. 184 l. fall. – Esclusione – Falcidia concordataria sul credito risarcitorio – Sussistenza

Il disposto normativo di cui all’art. 184 l. fall., primo comma, secondo periodo, secondo il quale ‘i creditori conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso’, non è invocabile in riferimento all’azione di responsabilità promossa dal terzo a carico degli amministratori della società concordataria - e dunque al credito da risarcimento ex art. 2394 c.c. – per cui detta pretesa risarcitoria subisce anch’essa la falcidia concordataria determinata dalla intervenuta omologazione del concordato preventivo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna 05 giugno 2017.



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