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Merito, le ultime 10 novitą
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Piano del consumatore – Meritevolezza – In caso di colpevolezza del sovraindebitamento – Insussistenza – Inammissibilità della proposta

Nel valutare la sussistenza dei presupposti di ammissibilità del piano del consumatore il Giudice deve svolgere un severo sindacato di meritevolezza sotto il profilo delle cause dell’indebitamento e della diligenza del consumatore nell’assumere volontariamente le obbligazioni, nonché delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere alle obbligazioni assunte.
Al fine di escludere la colposità nell’indebitamento è necessario verificare che il debitore abbia contratto obbligazioni astrattamente compatibili con le capacità reddituali e, quindi, nella prospettiva di poterle adempiere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere 14 febbraio 2017.




Piano del consumatore – Meritevolezza – In caso di colpevolezza del sovraindebitamento – Insussistenza – Inammissibilità del ricorso

Il debitore può accedere al “piano del consumatore” ogni volta che la consistenza del suo patrimonio e dei suoi redditi gli avrebbe ragionevolmente consentito via via l’assunzione di debiti; il sovraindebitamento finale, che cionostante si verifichi, deve essere conseguenza di eventi non prevedibili ex ante. [Nella fattispecie il Giudice non ha omologato la proposta del debitore-consumatore poiché questo aveva fatto ricorso al credito di terzi in modo non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali e reddituali.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 04 gennaio 2017.




Concordato preventivo – Chiusura – A seguito dell’omologa definitiva – In assenza di integrale esecuzione degli obblighi concordatari – Esclusione – Annotazione nel registro delle imprese – Esclusione

La fase giudiziale (intesa come il complesso di attività processuali da compiersi tra il decreto di ammissione ed il provvedimento che omologa la proposta approvata dai creditori) e la fase di esecuzione del concordato, rappresentata dall’insieme degli atti negoziali o dei procedimenti liquidatori finalizzati alla ristrutturazione dei debiti ed alla soddisfazione dei crediti, vanno a comporre l’unitario procedimento di concordato preventivo che, come tale non potrà dirsi concluso fino al quando non sarà stato esattamente adempiuto da parte del proponente.
L’art.136, comma 4, L.F. prevede l’iscrizione nel registro delle imprese unicamente del provvedimento che accerta la completa esecuzione del concordato, norma da ritenere suscettibile di applicazione analogica anche nel concordato preventivo, stante l’evidente identità di ratio. In materia di iscrizione degli atti nel registro delle imprese vige il principio di tassatività, con la conseguenza che iscrizioni diverse da quelle consentite dalla legge non sono ammesse e restano prive di effetti qualora siano compiute. [Sulla base dei suesposti principi, il Tribunale ha rigettato la domanda di declaratoria e di annotazione nel registro delle imprese dalla chiusura del concordato preventivo a seguito dell’intervenuta omologa.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Arezzo 28 settembre 2016.




Fallimento – Insinuazione al passivo – Da parte di Cassa Edile – Per crediti relativi a retribuzioni dei dipendenti del fallito – Ammissione – Per contributi dovuti al Fondo di previdenza complementare – Esclusione

Il rapporto fra la Cassa Edile e il datore di lavoro viene configurato come una delega da parte del datore di lavoro per il pagamento in favore del lavoratore per accantonamenti per ferie, gratifica natalizia e riposi annui, sicché certamente sussiste la legittimazione della Cassa Edile all’insinuazione al passivo per i crediti che il lavoratore vanta a tale titolo nei confronti del datore di lavoro.
Non così per il credito vantato da un soggetto giuridico del tutto diverso, ovvero il fondo previdenziale. Nel caso di omesso versamento lo stesso lavoratore, al fine di fare valere una eventuale insinuazione per somme dovute a titolo di previdenza complementare non è direttamente legittimato, ma può solo eventualmente richiedere l’ammissione del credito facendo valere in via surrogatoria la posizione creditoria del fondo e in ipotesi di sua inerzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia 03 dicembre 2015.




Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Legittimazione passiva – Istituto di credito

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Ripetizione indebito verso beneficiario pagamento – Ammissibilità

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento – Elemento soggettivo beneficiario – Irrilevanza

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Tempo del pagamento – Annotamento contabile dell’accredito

Procedura concorsuale – Amministrazione straordinaria Alitalia – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Dies a quo – Emanazione decreto alla procedura – Successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Irrilevanza


A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, unica legittimata passiva dell’azione di inefficacia promossa a norma dell’art. 44 l. fall. è la Banca. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere dal beneficiario finale del pagamento quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’art.44 l.fall. colpisce con la sanzione di inefficacia gli atti compiuti e i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione del fallimento a prescindere da ogni valutazione dell’elemento soggettivo dell’altro contraente, essendo rilevante esclusivamente il momento in cui viene posto in essere l’atto solutorio, che deve essere successivo alla dichiarazione di fallimento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria di Alitalia, il dies a quo a partire dal quale opera l’inefficacia prevista dalla previsione dell’art. 44 l.f. è da individuarsi nella data di emanazione del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma 06 aprile 2017.




Crisi da sovraindebitamento – Attività del gestore della crisi – Mero controllo dell’operato del consulente del debitore – Esclusione – Proposta di accordo redatta dal consulente del debitore – Inammissibilità

L’attività del gestore non può limitarsi ad una “supervisione” o al mero controllo di un’attività svolta da altri. La Legge 3/2012, infatti, non fa cenno ad altro tipo di assistenza tecnica o di consulenza: demanda al gestore una serie di accertamenti e, soprattutto, l’acquisizione dei dati necessari a verificare la condizione personale dell’istante, ad inquadrare la sua situazione debitoria e ad individuare lo strumento più idoneo alla soluzione della crisi da sovraindebitamento.
Tale attività non può ridursi all’acquisizione dei dati forniti da altri ed alla ratifica di scelte operate prima e al di fuori del’intervento del gestore stesso, che è soggetto indipendente rispetto alla posizione del debitore, tant’è che il sovraindebitato non può scegliere il professionista che si occuperà della sua crisi debitoria.
Ciò non significa che il debitore non possa rivolgersi ad un professionista di sua fiducia, ma tale soggetto avrà soltanto il compito di facilitare e favorire il contatto ed i rapporti tra il debitore e il gestore, e non potrà confezionare un piano o un accordo e sottoporlo per la ratifica al gestore sostituendosi, di fatto, a quest’ultimo. [Nella fattispecie, il Giudice ha dichiarato inammissibile la proposta di accordo predisposta e sottoscritta dal legale incaricato dal debitore, anziché presentata dal Professionista nominato.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Busto Arsizio 14 ottobre 2016.




Fallimento – Reclamo promosso dal curatore – In assenza di autorizzazione del giudice delegato – Sopravvenuta autorizzazione del giudice delegato – Efficacia sanante retroattiva – Interruzione del termine previsto per l’impugnazione

Poiché la sopravvenuta autorizzazione al curatore fallimentare a stare in giudizio ha efficacia sanante retroattiva, il deposito di un reclamo privo dell’autorizzazione interrompe il decorso del termine previsto per l’impugnazione e osta alla formazione del giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia 18 novembre 2015.




Concessione Area Demaniale Marittima – Efficacia del PUA Regionale – Rilascio Nuove concessioni già previste nei PUA vigenti – Casi eccezionali – Concessioni temporanee

In base alla disciplina vigente il PUA mantiene la propria efficacia anche se sono trascorsi oltre cinque anni dalla sua applicazione finchè, all’esito della revisione – nell’ambito della quale dovrà inserirsi l’attività di verifica del rispetto della quota del 50% da riservare alla pubblica fruizione – non venga sostituito da un nuovo PUA. Nelle more del procedimento di revisione, come previsto dalla DGR N.543/2011, i Comuni possono procedere al rilascio di nuove concessioni purchè già previste nei PUA vigenti. Tra i casi eccezionali di cui al Regolamento Regionale demaniale n.19 del 2016 all’art.19 comma 3, possono farsi rientrare quelli in cui le istanze si riferiscano ad aree contemplate in PUA vigenti ma sottoposti a procedimenti di verifica. (Stefano Bossi) (riproduzione riservata) T.A.R. Lazio 20 aprile 2017.




Fallimento – Azione revocatoria – Compensazione – Revocabilità – Esclusione

In presenza di due crediti contrapposti, l'uno di pertinenza di un terzo e l'altro di un soggetto poi dichiarato fallito, deve ritenersi possibile la compensazione, non soggetta ad alcuna forma dì revocabilità anche se operata in periodo sospetto, in quanto siffatta compensazione è espressamente consentita dall'art. 56legge fall. così da non configurare una forma di pagamento anormale; ciò perchè, a ben vedere, con la compensazione non si effettua alcun pagamento, in quanto il terzo non riceve alcuna somma di denaro, ma gli viene solo consentito di non versare alla proceduta fallimentare l'importo di cui era debitore nei confronti del fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 09 gennaio 2017.




Esclusività del foro fallimentare in relazione alla domanda di riconoscimento del credito sorto successivamente alla sentenza dichiarativa di fallimento - Improcedibilità della domanda proposta in sede ordinaria

Non appare corretto in diritto restringere la portata della disciplina dell'art. 52 legge fall. alla sola valutazione dei crediti sorti prima del fallimento, atteso che nella procedura fallimentare operano i principi del concorso formale e sostanziale, in virtù dei quali, da un lato, i creditori, fatti salvi gli eventuali diritti di prelazione, possono partecipare solo in proporzione delle rispettive ragioni (par condicio creditorum) alla distribuzione del ricavato fallimentare, dall'altro tutte le posizioni creditorie verso il fallito sono sottoposte ad un accertamento unitario, quali che siano i titoli e quali che possano essere, in astratto, le domande proponibili; pertanto, ogni diritto di credito, una volta dichiarato il fallimento, è tutelabile esclusivamente nelle forme previste dagli artt. 92 e ss. legge fall.

La preclusione rispetto a forme di tutela diverse da quelle dell'accertamento endofallimentare, operando anche nei confronti dei crediti prededucibili, assume rilevanza ad un tempo strumentale e complementare rispetto al divieto delle azioni esecutive individuali sancito dall'art. 51; non è quindi limitata alle posizioni dei creditori che, qualificabili come concorsuali al momento della dichiarazione di fallimento, diventano concorrenti per effetto del riconoscimento del loro credito ad opera degli organi fallimentari, ma si applica ad ogni pretesa creditoria successivamente insorta e suscettibile di soddisfacimento sul patrimonio del fallito. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Appello Salerno 11 aprile 2017.



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