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Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Debiti comuni ai coniugi – Presentazione di piano congiunto – Omologabilità – Affermazione

Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede la falcidia del credito ipotecario ex art. 7 l. n. 3/12 e la soddisfazione dei crediti a mezzo pagamenti mensilmente dilazionati mediante la produzione di redditi futuri derivanti dalla continuazione dell’attività lavorativa nell’importo destinabile alla procedura, previa valutazione di quanto occorrente al proprio sostentamento ed a quello della famiglia. [Nella fattispecie, il piano era stato proposto da marito e moglie congiuntamente ed ammesso per entrambi, considerando il reddito della famiglia e non di due singoli consumatori.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 22 gennaio 2018.




Crisi da sovra indebitamento – Piano del consumatore – Credito ipotecario – Su immobile venduto all’asta – Degradabilità a chirografo – Per il prezzo-base d’asta – Ammissibilità

Privilegio processuale del creditore fondiario – Applicabilità in caso di sovraindebitamento – Esclusione


Si ritiene omologabile il piano del consumatore che prevede che il debito nei confronti del creditore ipotecario sia degradato per la parte non capiente considerando quale valore dell’immobile il prezzo base d’asta raggiunto nell’ambito della procedura esecutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La disposizione di cui all’art. 12 ter comma primo l. n. 3/12 e succ. mod. nel vietare ai creditori di iniziare o proseguire azioni individuali sul patrimonio del debitore il cui piano sia stato omologato non contempla deroghe, di tal che si deve ritenere che il privilegio processuale riconosciuto dalla legge al titolare del credito fondiario in virtù dell’art. 41 del D. Lvo n. 385/93 non operi nel caso di sovraindebitamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 16 gennaio 2018.




Concordato preventivo - Risoluzione - Inadempimento - Di non scarsa importanza - Adempimento successivo alla scadenza dei termini previsti nella proposta

Concordato preventivo - In continuità aziendale - Rispetto della percentuale dei pagamenti dei creditori chirografari

Concordato preventivo - Pagamenti in esecuzione del piano concordatario - Causa concreta della procedura - Messa in pericolo della continuità aziendale per difetto di liquidità della società debitrice

Concordato preventivo - Riparto - Obbligo di accantonamento - Esclusione - Obbligo di restituzione - Inadempimento - Istanza di fallimento


Nel caso in cui i pagamenti dei crediti concordatari siano stati effettuati successivamente ai termini previsti dalla proposta concordataria, la non scarsa importanza dell’inadempimento che giustifica la risoluzione del concordato (art. 186, secondo comma, l.f.) va parametrata all’esito finale della procedura, verificando se essa abbia permesso il soddisfacimento non irrilevante o irrisorio dei creditori chirografari. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Nel concordato in continuità aziendale, il rispetto della percentuale dei pagamenti dei creditori chirografari deve essere esplicito ed inequivocabile, dovendosi altrimenti ritenere che alcuna garanzia sia stata offerta e che le percentuali abbiano mero valore indicativo. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Qualora i pagamenti in esecuzione del piano concordatario siano stati effettuati in misura atta a rispettare la c.d. causa concreta della procedura, è irrilevante, nell’economia dell’interesse dei creditori, se a seguito di essi venga messa in pericolo la continuità aziendale per difetto di liquidità della società debitrice. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)

Non esiste un obbligo di disporre un accantonamento, ai sensi degli artt. 113 u.c. e 117, terzo comma, l.f., nel riparto finale di un concordato.

Eseguiti i pagamenti a favore dei creditori concorsuali, ove essi siano congrui o perlomeno sufficienti, il concordato deve ritenersi definitivamente adempiuto, e i potenziali creditori successivi all’apertura della procedura per l’eventuale obbligo di restituzione inadempiuto potranno far valere le loro ragioni contro la debitrice nei modi ordinari, sino, se ne ricorrono i presupposti, all’istanza di fallimento. (Giulio Bergomi) (riproduzione riservata)
Appello Bologna 27 settembre 2017.




Liquidazione del patrimonio  ex art.14 ter L.n.3/2012 – Ricorso proposto in via congiunta dai coniugi – Indebitamento comune e regime di comunione legale – Ammissibilità

Liquidazione del patrimonio ex art.14 ter L.n.3/2012 – Il concetto di “debitore” può comprendere i componenti della “famiglia”

Ricorso congiunto dei componenti della famiglia alle procedure di cui alla L.n.3/2012 e esdebitazione – Giudizio di meritevolezza – Disequilibrio finanziario incolpevole

Cessione volontaria del quinto e procedure di sovraindebitamento – Gli atti di disposizione di crediti futuri non trascritti prevalgono se forniti di data certa e nei limiti del triennio


E’ ammissibile che i coniugi affrontino con un’unica procedura di liquidazione lo squilibrio finanziario correlato alla vita in comune  quando  gran parte dell’indebitamento è comune e deriva da mutuo fondiario a garanzia del quale sono stati offerti beni di cui sono contitolari i due mutuatari, peraltro in regime di comunione legale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il concetto di “debitore” di cui all’art.6 L.n.3/2012 può essere interpretato estensivamente financo a comprendere i componenti della “famiglia” che versi nella situazione rappresentata dalla norma, e questo per rispondere  a ragioni di economia processuale, per agevolare i debitori e per  una miglior tutela dei creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esdebitazione dei componenti della famiglia che accedono congiuntamente alle procedure di sovraindebitamento  il giudizio di meritevolezza  può essere positivamente espresso ogni qualvolta il disequilibrio finanziario si colleghi ad una incapacità di rimborso dell’esposizione debitoria  connessa all’imprevisto “familiare” (ad esempio la malattia sopraggiunta dell’uno, la perdita di lavoo dell’altro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Con riguardo ai contratti di  cessione del quinto dello stipendio e del TFR,   il decreto di apertura della liquidazione  “deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento”, con possibilità di applicazione analogica dell’art.2918 c.c. e prevalenza degli atti di disposizione di crediti futuri non trascritti sulla base della sola data certa nei limiti del triennio, così contemperandosi il favor per il ricorso alle procedure di  sovraindebitamento e la necessità di non rendere per la generalità dei consumatori più difficoltoso l’accesso ai finanziamenti garantiti dalla cessione del quinto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 08 aprile 2018.




Fallimento – Ammissione al passivo – Crediti prededucibili – Compenso del subappaltatore – In caso di interruzione del rapporto contrattuale – Prededuzione: esclusione

Va esclusa l’applicabilità dell’art.118, comma 3, cod. appalti nel caso di fallimento dell’affidataria dei lavori. La ratio della norma e, in particolare, della sanzione della sospensione, deve esser intesa anche come forma di tutela dell’interesse del’ente appaltante, finalizzato ad ottenere il completamento dell’opera senza correre il rischio di interruzione o ritardi, e come forma di controllo riconosciuta all’ente appaltante onde evitare l’affidamento in subappalto a prezzi troppo bassi, che possono compromettere la corretta esecuzione delle opere.

E una tale finalità della norma presuppone la prosecuzione del rapporto di appalto. Con il fallimento, invece, nel momento in cui il curatore non abbia dichiarato di voler subentrare nel rapporto di appalto, tale esigenza di tutela non ricorre in quanto il meccanismo contrattuale si interrompe ex lege.

La Suprema Corte (sent.3402/12) afferma che il riconoscimento della prededuzione del credito è subordinato all’accertamento dell’effettiva sospensione da parte della stazione appaltante del pagamento di spettanza della società fallita. Pertanto, tale subordinazione sussiste se il rapporto prosegue nonostante la procedura concorsuale, poiché il fallimento fa venire meno il potere di sospensione dei pagamenti dovuti all’appaltatore da parte del committente ed esclude il nesso di strumentalità tra pagamento al subappaltatore pagamento all’appaltatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 24 marzo 2016.




Fallimento – Dichiarazione di fallimento a seguito di accoglimento di reclamo alla Corte d’Appello – Competenza del Tribunale – Natura assorbente della sentenza – Eccezioni del fallito – Relative a fatti già dedotti – Inammissibilità – Sussiste

L’art.22 R.D. 267/42 regola un processo unico caratterizzato da due distinte fasi che si svolgono dinanzi a diversi organi giurisdizionali in posizione di parità sul piano ordina mentale: la prima fase rescindente dinanzi alla Corte d’Appello che si conclude con un provvedimento meramente cognitivo, la seconda fase rescissoria che si svolge dinanzi al Tribunale, la cui sentenza definisce l’intero giudizio, con il logico corollario che il decreto della Corte d’Appello è “assorbito” dalla sentenza del Tribunale. Questo ha il potere di emendare il mero errore materiale contenuto nel provvedimento che definisce la fase rescindente, correzione che può avvenire mediante la pronuncia del provvedimento rescissorio. Il resistente può dedurre nella seconda fase solo elementi di fatto sopravvenuti distinti rispetto a quelli dedotti nel precedente grado e nella precedente fase del processo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 16 dicembre 2015.




Fallimento - Organi preposti al Fallimento - Curatore - Diritto al compenso - Istanze di liquidazione distinte per il fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili - Esclusione - Unicità dell’istanza di liquidazione - Sussistenza

In fattispecie di fallimento della società di persone e dei soci illimitatamente responsabili, riguardo la liquidazione del compenso finale all’unico curatore nominato, va ritenuto che debba effettuarsi un’unica liquidazione calcolata sull'attivo complessivamente realizzato e sul passivo complessivamente accertato nelle tre distinte masse (nella specie, s.n.c. e due soci), trattandosi di procedimenti che sono riuniti in un simultaneus processus per esigenze di opportunità processuale, dettate dalle reciproche influenze, che si riallaccia al nesso genetico di dipendenza del fallimento del socio da quello della società, e spiega la unicità degli organi e la unicità della domanda di insinuazione del creditore sociale (in tal senso v. Trib. Trapani, 2 aprile 2003); considerato, peraltro, che anche a prescindere dalla discussa questione dei rapporti tra il fallimento della società e i fallimenti dei soci illimitatamente responsabili (fronteggiandosi la tesi dell'unicità del fallimento con quella che tende a porre in luce l'autonomia dei vari procedimenti), nel caso di fallimento di società con soci a responsabilità illimitata l'attività dell'unico curatore è pur sempre unica, anche se resa più complessa dai differenti stati passivi e dalla distinzione del patrimonio della società da quello dei singoli soci. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 22 marzo 2018.




Fallimento - Imprenditore agricolo - Affitto dell'azienda - Attività di importazione e rivendita di prodotti

Non può considerarsi imprenditore agricolo ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2135 c.c. il soggetto che, dopo aver affittato a terzi l'azienda agricola, abbia modificato l'attività svolgendo esclusivamente quella di importazione dall'estero di prodotti poi rivenduti all'affittuaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano 18 luglio 2017.




Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Rinvio d'ufficio dell'udienza - Nuovo avviso al debitore - Necessità

Nel caso in cui il tribunale abbia disposto la convocazione dell’imprenditore innanzi al giudice designato per l’istruttoria prefallimentare, qualora l’udienza fissata a detto fine sia stata rinviata d’ufficio, senza che risulti annotato sul ruolo d’udienza alcun provvedimento di rinvio, all’imprenditore deve essere data comunicazione della nuova udienza fissata per l’audizione, dovendo ritenersi inapplicabile alla fattispecie in esame l’art. 82 disp. att. c.p.c., in virtù del quale, se il giudice istruttore non tiene udienza nel giorno fissato, questa deve intendersi rinviata d’ufficio alla prima udienza successiva; quest’ultima norma non è, infatti, applicabile al procedimento camerale per la dichiarazione di fallimento, improntato a regole procedurali diverse dal rito ordinario, in considerazione delle esigenze di speditezza che lo connota e della sua natura inquisitoria (Cass., 14 novembre 2003, n. 17185). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila 11 settembre 2017.




Concordato preventivo con continuità aziendale - Fornitori strategici - Obbligo di concedere forniture con dilazione di pagamento - Assenza di specifici accordi negoziali - Esclusione

La previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo con continuità aziendale, di ottenere forniture di merce con dilazione di pagamento da determinati fornitori che siano anche creditori non è idonea, in difetto di specifici accordi negoziali, a costituire per costoro un obbligo alla concessione della dilazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala 26 aprile 2017.



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