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Status di convivente – Dimostrazione – Residenza anagrafica nella casa del partner – Requisito necessario – Esclusione – Autocertificazione dello status – Sussiste

Convivenza di fatto – Decesso del convivente – Diritto del convivente superstite a restare nella casa familiare – Natura del diritto – Diritto personale di godimento


La legge 20 maggio 2016, n. 76, in tema di regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, al comma 37 dell’articolo 1 stabilisce che ai fini dell’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui all’articolo 4 e alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 13 del regolamento del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989 n. 223. Poichè ai fini dell’accertamento della stabile convivenza la legge n. 76 del 2016 richiama il concetto di famiglia anagrafica previsto dal regolamento anagrafico di cui al DPR n. 223 del 1989, tale status può risultare dai registri anagrafici o essere oggetto di autocertificazione resa ai sensi dell’art. 47 del DPR n .445 del 2000. Pertanto, lo status di convivente può essere riconosciuto sulla base di una autocertificazione resa ai sensi del citato articolo 47 sebbene la convivenza con il de cuius non risulti da alcun registro anagrafico e la convivente superstite non abbia la residenza anagrafica nella casa di proprietà del de cuius. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il diritto di abitazione riconosciuto al convivente di fatto superstite dall’art. 42 della legge 76 del 2016 è riconducibile ad un diritto personale di godimento che viene acquistato dal convivente in dipendenza del titolo giuridico individuato dall'ordinamento nella comunanza di vita attuata anche mediante la coabitazione, ossia attraverso la destinazione dell'immobile all'uso abitativo dei conviventi. Il riconoscimento del diritto di continuare ad abitare nella casa comune ad opera del citato articolo 1 comma 42 della legge n. 76 del 2016 è volto a garantire la tutela del diritto all’abitazione dalle pretese restitutorie dei successori del defunto per un lasso di tempo ragionevolmente sufficiente a consentite al convivente superstite di provvedere in altro modo a soddisfare l’esigenza abitativa. Il convivente, dunque, non assume la qualifica di legatario dell’immobile in quanto manca una disposizione testamentaria volta a istituirlo come tale ai sensi dell’articolo 588 del codice civile. Alla luce delle suesposte considerazioni, deve escludersi che il diritto di abitazione ex art.1 comma 42 della legge 76 del 2016 debba essere indicato nella dichiarazione di successione, in quanto diritto personale di godimento attribuito ad un soggetto che non è erede o legatario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Agenzia delle Entrate 11 gennaio 2018.




Concordato Preventivo – Crediti tributari contestati – Annullamento giurisdizionale del ruolo o suo sgravio da parte dell’Amministrazione – Istituzione di un fondo rischi pari all’intero ammontare del credito tributario in contestazione – Necessità – Esclusione

Nel caso in cui il ruolo sia stato annullato con sentenza impugnata dall’Amministrazione Finanziaria, o di sgravio da parte dell’Amministrazione, vengono meno i presupposti di applicabilità dell’art. 90 D.P.R. 602/1973, e non è obbligatorio, in sede di piano di concordato preventivo, prevedere un fondo rischi pari all’intero ammontare del credito tributario in contestazione. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 27 settembre 2018.




Compenso professionale avvocato – Convenzione per il pagamento delle prestazioni – Manifesta eccessività – Riduzione d’ufficio del giudice – Buona fede integrativa

La buona fede integrativa permette al giudice di ridurre d’ufficio il compenso professionale dell’avvocato pattuito con il cliente quando risulti manifestamente eccessivo, facoltà che trova il suo fondamento nella tutela dell’interesse generale dell’ordinamento all’equità contrattuale, al fine di ricondurre l’autonomia negoziale nei limiti in cui essa appaia meritevole di tutela.

Il Giudice, pertanto, ha un potere di controllo sulle pattuizioni delle parti mediante la clausola generale della buona fede integrativa, che si concreta in una duplice direzione, prevedendo l’obbligo per entrambi i contraenti di salvaguardare l’utilità della controparte nel limite dell’apprezzabile sacrificio.

Il rapporto obbligatorio è caratterizzato quindi da una struttura complessa, in quanto il principio di correttezza si pone come fonte di doveri ulteriori che vincolano le parti, nonostante questi non risultino specificamente dal titolo. In particolare, il creditore ha il divieto di abusare del proprio diritto e, allo stesso tempo, l’obbligo di attivarsi per evitare o contenere gli imprevisti aggravi della prestazione o le conseguenze dell’inadempimento. (Giulia Travan) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 08 ottobre 2018.




Rito del lavoro – Ricorso – Diritto di difesa – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità

Rito del lavoro – Ricorso – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità – Insanabilità – Rinnovazione o integrazione del ricorso – Inapplicabilità

Rito del lavoro – Ricorso – Giusto processo – Oralità, concentrazione ed immediatezza – Ragionevole durata


Nel rito del lavoro, il ricorso è affetto da nullità insanabile qualora l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto posti a fondamento delle domande risulti carente e contraddittoria, così da integrare indeterminatezza del petitum e della causa petendi pregiudicando, di conseguenza, il diritto di difesa delle parti convenute e precludendo al giudice l’esame del merito della controversia, ponendolo nell’impossibilità di comprendere linearmente l’oggetto del contendere e di esercitare correttamente i suoi poteri istruttori. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, l’indeterminatezza del petitum e della causa petendi non può essere sanata attraverso il meccanismo della rinnovazione o integrazione del ricorso ex art. 164, comma 5, c.p.c. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, al fine del perseguimento del principio della ragionevole durata del processo e dei principi di oralità, concentrazione e immediatezza, gli elementi di fatto e di diritto posti a base delle diverse domande e/o istanze dell’attore e del convenuto devono essere compiutamente contenuti nei rispettivi atti introduttivi. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 20 marzo 2018.




Rito del lavoro – Ricorso – Diritto di difesa – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità

Rito del lavoro – Ricorso – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità – Insanabilità – Rinnovazione o integrazione del ricorso – Inapplicabilità

Rito del lavoro – Ricorso – Giusto processo – Oralità, concentrazione ed immediatezza – Ragionevole durata


Nel rito del lavoro, il ricorso è affetto da nullità insanabile qualora l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto posti a fondamento delle domande risulti carente e contraddittoria, così da integrare indeterminatezza del petitum e della causa petendi pregiudicando, di conseguenza, il diritto di difesa delle parti convenute e precludendo al giudice l’esame del merito della controversia, ponendolo nell’impossibilità di comprendere linearmente l’oggetto del contendere e di esercitare correttamente i suoi poteri istruttori. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, l’indeterminatezza del petitum e della causa petendi non può essere sanata attraverso il meccanismo della rinnovazione o integrazione del ricorso ex art. 164, comma 5, c.p.c. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, al fine del perseguimento del principio della ragionevole durata del processo e dei principi di oralità, concentrazione e immediatezza, gli elementi di fatto e di diritto posti a base delle diverse domande e/o istanze dell’attore e del convenuto devono essere compiutamente contenuti nei rispettivi atti introduttivi. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano 20 marzo 2018.




Concordato preventivo – Successione di varie domande di concordato – Nesso di conseguenzialità – Valutazione – Criteri

Concordato preventivo – Omologazione ed esecuzione – Crediti sorti durante la fase esecutiva – Natura prededotta – Sussistenza – Fattispecie


Nel caso di successione di più domande di concordato preventivo, la prededuzione per i crediti sorti nel corso delle procedure precedenti può ritenersi operante soltanto nel caso in cui tra le stesse possa dirsi esistente il nesso di conseguenzialità, da individuarsi sulla base della permanenza del medesimo stato di insolvenza che le caratterizza, a nulla rilevando il ritorno in bonis dell’impresa tra l’una proposta e l’altra domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti sorti durante la fase di esecuzione del concordato preventivo, nella quale l’adempimento del medesimo si estrinseca, non può ritenersi scissa rispetto alla fase procedimentale che l’ha preceduta, con la conseguenza che i crediti sorti per l’esecuzione del piano sono da considerarsi prededotti al pari di quelli sorti durante il procedimento di omologazione.

[Nel caso di specie, il piano di concordato non è stato ritenuto “fattibile” in considerazione dei crediti, da collocarsi in prededuzione, sorti nel corso di due precedenti procedure,  l’una risolta, l’altra non omologata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 05 settembre 2018.




Concordato preventivo – Successione di varie domande di concordato – Nesso di conseguenzialità – Valutazione – Criteri

Concordato preventivo – Omologazione ed esecuzione – Crediti sorti durante la fase esecutiva – Natura prededotta – Sussistenza – Fattispecie


Nel caso di successione di più domande di concordato preventivo, la prededuzione per i crediti sorti nel corso delle procedure precedenti può ritenersi operante soltanto nel caso in cui tra le stesse possa dirsi esistente il nesso di conseguenzialità, da individuarsi sulla base della permanenza del medesimo stato di insolvenza che le caratterizza, a nulla rilevando il ritorno in bonis dell’impresa tra l’una proposta e l’altra domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti sorti durante la fase di esecuzione del concordato preventivo, nella quale l’adempimento del medesimo si estrinseca, non può ritenersi scissa rispetto alla fase procedimentale che l’ha preceduta, con la conseguenza che i crediti sorti per l’esecuzione del piano sono da considerarsi prededotti al pari di quelli sorti durante il procedimento di omologazione.

[Nel caso di specie, il piano di concordato non è stato ritenuto “fattibile” in considerazione dei crediti, da collocarsi in prededuzione, sorti nel corso di due precedenti procedure,  l’una risolta, l’altra non omologata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 05 settembre 2018.




Concordato preventivo – Successione di varie domande di concordato – Nesso di conseguenzialità – Valutazione – Criteri

Concordato preventivo – Omologazione ed esecuzione – Crediti sorti durante la fase esecutiva – Natura prededotta – Sussistenza – Fattispecie


Nel caso di successione di più domande di concordato preventivo, la prededuzione per i crediti sorti nel corso delle procedure precedenti può ritenersi operante soltanto nel caso in cui tra le stesse possa dirsi esistente il nesso di conseguenzialità, da individuarsi sulla base della permanenza del medesimo stato di insolvenza che le caratterizza, a nulla rilevando il ritorno in bonis dell’impresa tra l’una proposta e l’altra domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti sorti durante la fase di esecuzione del concordato preventivo, nella quale l’adempimento del medesimo si estrinseca, non può ritenersi scissa rispetto alla fase procedimentale che l’ha preceduta, con la conseguenza che i crediti sorti per l’esecuzione del piano sono da considerarsi prededotti al pari di quelli sorti durante il procedimento di omologazione.

[Nel caso di specie, il piano di concordato non è stato ritenuto “fattibile” in considerazione dei crediti, da collocarsi in prededuzione, sorti nel corso di due precedenti procedure,  l’una risolta, l’altra non omologata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 05 settembre 2018.




Concordato preventivo – Successione di varie domande di concordato – Nesso di conseguenzialità – Valutazione – Criteri

Concordato preventivo – Omologazione ed esecuzione – Crediti sorti durante la fase esecutiva – Natura prededotta – Sussistenza – Fattispecie


Nel caso di successione di più domande di concordato preventivo, la prededuzione per i crediti sorti nel corso delle procedure precedenti può ritenersi operante soltanto nel caso in cui tra le stesse possa dirsi esistente il nesso di conseguenzialità, da individuarsi sulla base della permanenza del medesimo stato di insolvenza che le caratterizza, a nulla rilevando il ritorno in bonis dell’impresa tra l’una proposta e l’altra domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della collocazione in prededuzione dei crediti sorti durante la fase di esecuzione del concordato preventivo, nella quale l’adempimento del medesimo si estrinseca, non può ritenersi scissa rispetto alla fase procedimentale che l’ha preceduta, con la conseguenza che i crediti sorti per l’esecuzione del piano sono da considerarsi prededotti al pari di quelli sorti durante il procedimento di omologazione.

[Nel caso di specie, il piano di concordato non è stato ritenuto “fattibile” in considerazione dei crediti, da collocarsi in prededuzione, sorti nel corso di due precedenti procedure,  l’una risolta, l’altra non omologata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Ancona 05 settembre 2018.




Diritto vivente anteriore alla legge n. 103 del 2017 – Omesso versamento dell’assegno periodico di mantenimento in favore dei figli – Rilevanza penale – Sussistenza – Introduzione del nuovo art. 570-bis c.p. – Esenzione di responsabilità per il genitore di figli non matrimoniali – Questione di legittimità costituzionale – Eccesso di delega

I virtù del diritto vivente anteriore alla entrata in vigore delle modifiche introdotte dal dlgs n. 103 del 2017 (con cui è stato inserito il nuovo art. 570-bis c.p.c.), il reato di omesso versamento dell'assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell'art.12-sexies Legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall'art. 3 della Legge 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza. La cennata legge n. 103 del 2017 ha però abrogato i menzionati riferimenti normativi e inserito il già citato art. 570-bis c.p. ove si prevede che “Le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”. Per effetto della nuova norma, sono stati esclusi dalla punizione penale le omissioni di obblighi economici disposti, in sede giudiziaria, in favore di figli nati fuori del matrimonio, alla luce della testuale individuazione del soggetto attivo del reato di nuova formulazione, che è il coniuge. Conseguentemente, il genitore di figli avuti con persona non unita in matrimonio va ora esente da ogni responsabilità penale in caso di sua sottrazione agli obblighi di mantenimento della prole, né è possibile alcuna interpretazione costituzionalmente orientata della norma in questione, nella parte censurata, contrariamente a quanto era possibile effettuare rispetto alla previgente formulazione dell'art. 3 della legge n. 54/2006, per il chiaro tenore letterale della stessa. Risulta, dunque, essere stata operata dal Legislatore delegato una abrogazione, non solo formale e funzionale alla realizzazione della riserva di codice, ma sostanziale di una parte della previgente previsione incriminatrice. E’ da escludersi che siffatto potere fosse attribuito dalla Legge delega, in considerazione dell’inequivocabile mandato di (mero) trasferimento nell’unicità organica del codice penale di fattispecie criminose disseminate in leggi speciali. Ne consegue che è rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativamente agli articoli 2 comma 1 lettera c) e 7 comma 1 lettere b) e o) della decreto legislativo 1° marzo 2018 n. 21 nella parte in cui è abrogata la previsione incriminatrice della violazione degli obblighi di assistenza familiare da parte del genitore non coniugato, per contrasto con gli artt. 25 e 76 della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Trento 21 settembre 2018.



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