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Merito, le ultime 10 novitą
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In tema di concordato preventivo con cessione dei beni, l’imprenditore assume l’obbligo di porre a disposizione dei creditori l’intero patrimonio dell’impresa ma non l’obbligo di garantire il pagamento dei crediti in una misura percentuale prefissata, a meno di un’espressa previsione in tale senso. Qualora, dunque, l’imprenditore abbia regolarmente adempiuto al predetto obbligo non potrà configurarsi alcun tipo di inadempimento non sussistendo più alcun credito: di conseguenza, non sarà possibile agire, ne’ ex art. 186 l.fall. per la risoluzione del concordato ,ne’ ex art. 6 l.fall. per conseguire il fallimento rispetto all’originaria insolvenza. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
 
In conformità con il principio secondo cui la pendenza della domanda di concordato preventivo, sia esso ordinario o con riserva, impedisce temporaneamente la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 l.fall., anche la pendenza di un concordato preventivo omologato impedisce la dichiarazione di fallimento sino al verificarsi degli eventi previsti dall’art. 186 l.fall.; dopo l’omologa, infatti, la procedura concorsuale prosegue poiché, se non v’è più pendenza del procedimento concordatario, vi è comunque pendenza del concordato in fase esecutiva. D’altra parte neppure sarebbe logico ritenere che l’accordo perfezionato e non disciolto abbia effetti (preclusivi) più deboli rispetto alla fase meramente formativa di un accordo ancora ipotetico sino all’intervenuta omologa. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)

L’art. 186 l.fall., con la previsione del termine annuale di decadenza dall’azione risolutoria, è norma scritta anche al fine di dare stabilità all’accordo concordatario e così certezza alle relazioni commerciali ed ai rapporti giuridici correlati alla ristrutturazione; pertanto, una volta maturata tale decadenza, la regolamentazione concordataria si cristallizza, rendendo impossibile la risoluzione del concordato. Tale impossibilità, a propria volta, impedisce la dichiarazione di fallimento rispetto all’originaria insolvenza. (Andrea Goretti) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia 20 dicembre 2017.




Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Nomina del gestore della crisi – Competenza esclusiva – Sussistenza

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività

Sovraindebitamento – Organismo di composizione della crisi – Competenza territoriale – Collegamento al tribunale competente ex art. 9 primo comma l. 3/2012 – Esclusività


In presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.) regolarmente istituito nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma L. 3/2012 ed iscritto al relativo Registro, il debitore che intenda accedere alla procedura di Sovraindebitamento deve avvalersi di esso a pena di inammissibilità della domanda. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

A norma dell’art. 7 primo comma l. 27 gennaio 2012 n.3, l’organismo di composizione della crisi di cui all’art. 15 è quello che ha sede nel circondario del tribunale competente ai sensi dell’art. 9 primo comma l. 3/2012, con ciò espressamente indicando il legislatore un unico e specifico criterio di collegamento ai fini dell’individuazione della competenza territoriale di detto organismo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Va condiviso l’orientamento giurisprudenziale di merito - non constando precedenti di legittimità - in base al quale la sede dell’O.C.C. come quella del debitore deve essere quella principale ed effettiva, non potendosi ammettere una competenza diffusa dell’O.C.C. soggetto privato, che si estenda potenzialmente a tutto il territorio nazionale (anche per evitare il fenomeno del forum shopping), laddove invece l’O.C.C. soggetto pubblico, trattandosi normalmente di enti pubblici a base territoriale, ha inequivocabilmente competenza limitata ad un solo circondario del tribunale (in tal senso, Tribunale di Vicenza in composizione collegiale 29 aprile 2014).

(Fattispecie in cui è stata ritenuta inammissibile - per difetto di valida attestazione - la domanda di accesso alla procedura di Sovraindebitamento presentata al Tribunale di Rimini e corredata da attestazione del professionista nominato dall’O.C.C. Romagna, sul presupposto che l’O.C.C. Romagna, con sede effettiva in Forlì e sedi secondarie in Rimini, Ravenna, Ferrara, “integra una struttura con unica base decisionale, situata appunto in Forlì e dunque ricadente nell’ambito territoriale del Tribunale di Forlì, e non già un’associazione di più sedi territoriali circondariali, aventi ciascuna una propria autonomia e collegate, in forma consorziata, solo a determinati fini di tipo meramente gestionale e amministrativo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini 19 ottobre 2017.




Fallimento – Contratti pendenti – Recesso e risoluzione da parte del contraente in bonis – Possibilità di esercitarli – Insussistenza – Conseguenze

Una volta intervenuta la declaratoria di fallimento di uno dei contraenti, alla controparte in bonis non è consentito nè recedere dal contratto, nè tantomeno agire in giudizio per conseguire una declaratoria di sua risoluzione, neanche allegando che sia il primo, sia i secondi, si siano già compiutamente verificati anteriormente al fallimento, in quanto il fallimento, privando il fallito della disponibilità dei suoi e determinando l'apertura del concorso dei creditori, fissa la situazione giuridica di questi ultimi e rende loro inopponibile ogni successiva azione del contraente in bonis, che miri a modificare in proprio favore la situazione come cristallizzata dal fallimento. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata 29 novembre 2017.




Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Onere della prova dell’esimente - Eccezione rilevabile d’ufficio

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Irrilevanza della verifica relativa alla sussistenza di un affidamento

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Esimente alla revocabilità delle rimesse che non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca - Quantificazione della consistenza

Fallimento - Azione revocatoria di rimesse bancarie - Revoca di rimesse relative a crediti ceduti


Può essere rilevata d’ufficio la sussistenza delle esimenti di cui  all’art.67 III co. l.f. quando il fatto risulti ex actis, in mancanza di esplicita previsione di legge  che limiti  alla parte la possibilità di sollevare l’eccezione. Nell’incertezza dell’esistenza del fatto che costituisce esimente l’onere deve essere posto a carico del debitore, perché per regola generale del processo i fatti costitutivi sono provati dall’attore mentre i fatti impeditivi del diritto azionato costituiscono eccezioni da provarsi da parte del convenuto in revocatoria. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nel momento in cui il legislatore ha previsto come ipotesi di esenzione ex art.67 III co. lett.b) l.f. che le rimesse non sono revocabili se non riducono in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria della società fallita nei confronti della banca, perde di significato la circostanza che le rimesse siano pervenute su un conto passivo scoperto o solo passivo posto che il ripristino della provvista a favore del cliente non ha più alcuna rilevanza, essendo riconosciuta ex lege natura solutoria a tutte e solo le rimesse  finalizzate all’estinzione del debito contratto nei confronti dell’Istituto di credito. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Sono consistenti i versamenti di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. trattandosi di importi significativi rapportati alla complessiva situazione del conto e alla sua evoluzione nel tempo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Possono essere revocati i versamenti in conto da porsi in relazione con crediti ceduti all’istituto di credito se è la stessa banca che canalizza il pagamento degli stessi sul conto della cedente, ponendo volontariamente le somme nella disponibilità materiale e giuridica del debitore. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova 29 dicembre 2017.




Piano del Consumatore – Valutazione di convenienza piano rispetto alternativa liquidatoria

Ai fini della valutazione della convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria, ex art. 9 comma 3-bis lett. e) l. 3/2012, è rilevante non solo la circostanza che nelle procedure esecutive immobiliari, solitamente, il valore del bene subisce ex art. 591 c.p.c. un deprezzamento ma anche la tempistica dilatata delle esecuzioni immobiliari.

In merito alla valutazione della diligenza impiegata dal debitore nella contrazione delle obbligazioni assunte, ai fini della omologa del piano, ha rilevanza la perdita del posto di lavoro e l’aggravarsi delle condizioni di salute del debitore.

Ai sensi dell’art. 8 co. 4 l. 3/2012 al debitore è consentito onorare le rate dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca con una moratoria al massimo di un anno dall’omologa del piano. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord 05 dicembre 2017.




Fallimento - Revocatoria fallimentare - Pagamento delle rate di mutuo - Esenzioni - Pagamenti nei termini d'uso - Riduzione della esposizione debitoria in maniera consistente e durevole - Applicazione - Esclusione

Al pagamento delle rate di mutuo erogato da una banca non è applicabile l'esenzione da revocatoria di cui all'art. 67, comma 3, lett. a) l.fall. non potendo la fattispecie assimilarsi a quella dei "pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso".

Al pagamento delle rate di un mutuo non è nemmeno applicabile l'esenzione da revocatoria prevista dall'art. 67, comma 3, lett. b) l.fall. riferita alle "rimesse che non abbiano ridotto l'esposizione debitoria nei confronti della banca in maniera consistente e durevole", trattandosi di fattispecie del tutto differente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo 10 luglio 2017.




Revocatoria fallimentare - Compenso al professionista che abbia assistito l'impresa in un momento di difficile situazione finanziaria - Esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - Esenzione - Esclusione

Non sono da considerarsi effettuati nell'esercizio dell'attività di impresa nei termini d'uso - e non beneficiano dunque dell'esenzione di cui all'art. 67, comma 3, lett. a)  l.fall. - quelli a favore del professionista che abbia assistito l'impresa nei rapporti con istituti bancari in un momento di difficile situazione finanziaria, in quanto l'eccezionalità del rapporto intrattenuto dalla debitrice con il proprio professionista impedisce di riconoscere una qualsivoglia conformità dei pagamenti ad un pregresso uso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 29 maggio 2017.




Fondo di garanzia PMI ex L. 662/96 - Il credito da restituzione delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia gestito da Banca del Mezzogiorno - Medio Credito Centrale ha natura privilegiata ai sensi del D.lgs. 123/98

Il credito da restituzione delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia gestito da Banca del Mezzogiorno / MCC - quale Gestore del Fondo di garanzia ex L. 662/96- è assistito dal privilegio generale di cui agli artt. 1 e  9 comma 5 del d.lgs. 123/98 e dell'art. 8 bis D.L. 3/2015.
La disciplina dettata dall’art. 9 del D.Lgs. 123/98 è applicabile anche alle prestazioni di garanzia ex L. 662/96.
L’art. 8 bis D.L. 3/2015, convertito con modificazioni nella Legge 33/2015 ha natura interpretativa dell’art. 2 Comma 100 lett. a) della L. 662/96.
L'art. 8 bis D.L. 3/2015, convertito con modificazioni in legge 33/2015 è una norma di interpretazione autentica la cui ratio è finalizzata a dirimere le controversie già sorte in ordine alla natura giuridica del credito del Fondo ex L. 662/96. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza 16 novembre 2017.




Sovraindebitamento - Procedimento - Principio del giusto processo

Sovraindebitamento - Procedimento - Contestazione di crediti - Valutazione sommaria analoga a quello previsto dall’art. 176 l.f.

Sovraindebitamento - Procedimento - Dichiarazione di prescrizione di debito tributario - Esclusione

Sovraindebitamento - Fideiussione a favore di attività di impresa in cui il ricorrente era professionalmente coinvolto - Qualità di “consumatore” - Esclusione

Sovraindebitamento - Falcidia dell’iva e degli altri tributi ex art. 7 l. 3/12 - Principio di carattere generale - Applicabilità


Il principio del giusto processo ex art 111 Cost. impone di garantire anche nella procedura di sovraindebitamento il contraddittorio con i creditori. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

In caso di contestazione di un credito da parte del debitore (o di altro creditore), il giudice deve effettuare nel procedimento una valutazione sommaria in modo analogo a quello previsto dall’art. 176 l.fall. in materia di concordato preventivo. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

Il giudice del sovraindebitamento non può dichiarare la prescrizione di un debito tributario perché manca di giurisdizione. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

E’ esclusa la qualità di “consumatore” ai fini del sovraindebitamento nel caso che il debitore abbia prestato fideiussione a favore di un’attività di impresa in cui era professionalmente coinvolto. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)

Anche nel sovraindebitamento deve ritenersi applicabile la falcidia dell’iva e degli altri tributi ex art. 7 l. 3/12 in quanto la sentenza della Corte di Giustizia del 7.4.2016 esprime un principio di carattere generale, immediatamente applicabile a tutte le procedure che regolano l’uscita di un soggetto da una situazione di incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino 07 agosto 2017.




Sovraindebitamento - Normativa sul gratuito patrocinio - Applicabilità

La normativa sul gratuito patrocinio trova applicazione anche nelle procedure di sovraindebitamento, avendo la stessa carattere generale in applicazione dell’art. 24 della Costituzione e non trovando applicazione le regole sul pagamento dei professionisti proprie delle procedure di concordato preventivo, stante l’autonomia sistematica e funzionale degli istituti contemplati nella legge n. 3 del 2012. (Cecilia Marino) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 16 novembre 2017.



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