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Come inviare la giurisprudenza

ISSN 2282-1317  

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     Rivista trimestrale di diritto delle procedure di risanamento dell'impresa e del fallimento

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Merito, le ultime 10 novitą
(in ordine di data di pubblicazione su questo sito)


Procedimento di mediazione – Assenza della parte attrice – Eccezione di improcedibilità – Rigetto

Le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità, costituendo deroga alla disciplina generale, devono essere interpretate in senso non estensivo e devono essere interpretate in senso restrittivo, dovendo limitarsene l'operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo è davvero giustificato.

L’assenza della parte, quand’anche sia attrice, all’incontro di mediazione disposto ex art. 5 Dlgs 28/10, è, quindi, sì punita dal Dlgs 28/10, ma non con l’improcedibilità, bensì con le sanzioni di cui all’art. 8.

L’unico adempimento richiesto ai fini della procedibilità della domanda è il deposito della domanda di mediazione presso l’organismo deputato. (Fabrizio Pelosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Savona 19 ottobre 2018.




Mutuo fondiario – Indicatore sintetico di costo – ISC – Natura – Nullità clausole del contatto – Art. 117, comma 6 e 7 TUB – Pubblicità tassi

ISC è un mero indicatore del costo effettivo del finanziamento, imposto e previsto ai soli fini informativi. Per tale ragione, in caso di differenza tra l’ISC pattuito in contratto e l’Isc in concreto applicato, non trova applicazione la previsione dell’art. 117, comma 6, secondo parte, TUB. Questa, infatti, prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per il cliente di quelle pubblicizzate. ISC non essendo un elemento della pattuizione ma un mero indice della stessa non può essere ricompreso né tra i tassi, né tra i prezzi, né tra le condizioni. La nullità delle clausole contrattuali è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, nell’ambito della cui disciplina l’art. 1125 bis, comma 6, TUB espressamente prevede che, ove il TAEG non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente coimputati nell’ISC) sono da considerarsi nulle. (Domenico Iodice) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 14 novembre 2018.




Mutuo fondiario – Indicatore sintetico di costo – ISC – Natura – Nullità clausole del contatto – Art. 117, comma 6 e 7 TUB – Pubblicità tassi

ISC è un mero indicatore del costo effettivo del finanziamento, imposto e previsto ai soli fini informativi. Per tale ragione, in caso di differenza tra l’ISC pattuito in contratto e l’Isc in concreto applicato, non trova applicazione la previsione dell’art. 117, comma 6, secondo parte, TUB. Questa, infatti, prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per il cliente di quelle pubblicizzate. ISC non essendo un elemento della pattuizione ma un mero indice della stessa non può essere ricompreso né tra i tassi, né tra i prezzi, né tra le condizioni. La nullità delle clausole contrattuali è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, nell’ambito della cui disciplina l’art. 1125 bis, comma 6, TUB espressamente prevede che, ove il TAEG non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente coimputati nell’ISC) sono da considerarsi nulle. (Domenico Iodice) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 14 novembre 2018.




Concordato preventivo - Atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c. - Effetti nei confronti del garante

L'atto di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c., funzionale al buon esito del concordato preventivo del debitore principale, è idoneo a paralizzare l'azione esecutiva nei confronti del garante.

In presenza di atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c., non è applicabile l’art. 2929-bis c.c. poichè la segregazione immobiliare realizzata ai sensi della prima disposizione non può farsi rientrare, ai fini dell’applicazione del c.d. pignoramento revocatorio, nella categoria degli atti a titolo gratuito, dato che non emerge una "causa donandi" bensì una "causa solvendi”. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 20 novembre 2018.




Concordato preventivo - Atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c. - Effetti nei confronti del garante

L'atto di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c., funzionale al buon esito del concordato preventivo del debitore principale, è idoneo a paralizzare l'azione esecutiva nei confronti del garante.

In presenza di atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c., non è applicabile l’art. 2929-bis c.c. poichè la segregazione immobiliare realizzata ai sensi della prima disposizione non può farsi rientrare, ai fini dell’applicazione del c.d. pignoramento revocatorio, nella categoria degli atti a titolo gratuito, dato che non emerge una "causa donandi" bensì una "causa solvendi”. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze 20 novembre 2018.




Concordato preventivo – Con continuità aziendale e liquidatorio – Distinzione – Cessione dell’azienda in esercizio anche a mezzo della cessione

Il piano sul quale la legge colloca lo spartiacque fra le due tipologie del concordato con continuità aziendale e concordato liquidatorio attiene alla diversa disciplina applicabile, rispettivamente, all'una e all'altra, lasciandosi in tal modo all'interprete l'individuazione dei criteri distintivi della continuità aziendale.

La formulazione dell'art. 186-bis fa propendere per la scelta del legislatore di un concetto di continuità in senso oggettivo, per cui ciò che in sostanza rileva è il permanere dell'azienda in esercizio, anche a mezzo della cessione.

Nel caso .di specie, l'imprenditore con la cessione dell'azienda in esercizio garantisce il pagamento della maggior parte del ceto creditorio realizzando in pieno i principi che stanno alla base del concordato in continuità ovvero il permanere dell'azienda sul mercato ed il pagamento dei creditori in prevalenza con il risultato della liquidazione dell'azienda (App. Genova, 6 luglio 2018, in www.ilcaso.it, sez. Giurisprudenza, 20224). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 26 novembre 2018.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Destinazione delle risorse generate dalla continuità – Equiparazione alla finanza esterna

Nel caso in cui la prosecuzione dell'attività di impresa sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, il plusvalore che la stessa genera successivamente alla omologazione del concordato preventivo può essere destinato alla soddisfazione dei creditori incapienti falcidiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, L. Fall., senza che ciò comporti la violazione dell’ordine delle cause di prelazione di cui all’art. 2741 cod. civ.

Dal punto di vista normativo deve, infatti, essere affermata la sostanziale equiparabilità tra le risorse esterne e quelle prodotte dalla continuità quando sia attestato (ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, lett. b L. Fall.) che le risorse attese dalla continuità aziendale possano apportare concreto beneficio ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 27 novembre 2018.




Concordato preventivo – Continuità aziendale – Destinazione delle risorse generate dalla continuità – Equiparazione alla finanza esterna

Nel caso in cui la prosecuzione dell'attività di impresa sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, il plusvalore che la stessa genera successivamente alla omologazione del concordato preventivo può essere destinato alla soddisfazione dei creditori incapienti falcidiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, L. Fall., senza che ciò comporti la violazione dell’ordine delle cause di prelazione di cui all’art. 2741 cod. civ.

Dal punto di vista normativo deve, infatti, essere affermata la sostanziale equiparabilità tra le risorse esterne e quelle prodotte dalla continuità quando sia attestato (ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, lett. b L. Fall.) che le risorse attese dalla continuità aziendale possano apportare concreto beneficio ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa 27 novembre 2018.




Concordato preventivo con cessione dei beni – Natura della percentuale di soddisfacimento minimo dei creditori chirografari – Sindacato demandato al Tribunale circa l’idoneità della proposta ad assicurare il soddisfacimento dei creditori chirografari nella percentuale minima

La previsione contenuta nell’art. 160, comma 4, l. fall. (aggiunto dall’ art. 4, comma 1, lett. a, D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015, n. 132), secondo cui la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, ha introdotto un ulteriore requisito di ammissibilità della domanda di concordato preventivo.

Ciò tuttavia non incide sull’estensione del sindacato del tribunale sulla proposta e sul piano di concordato preventivo, circoscritto alla verifica della fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità dello stesso con norme inderogabili mentre il controllo di fattibilità economica, intesa quale realizzabilità in concreto del piano  proposto dal debitore, è circoscritto nei limiti della verifica della sussistenza o meno di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Alla luce di tali criteri, la prospettiva che la liquidazione del patrimonio immobiliare di titolarità del debitore proponente non dia i risultati sperati, costituisce, una volta che il valore dei cespiti sia stato determinato sulla base di parametri prudenziali, una questione di fattibilità economica rimessa alla valutazione esclusiva del ceto creditorio. (Alessandro Morgante) (riproduzione riservata)
Appello Genova 23 novembre 2018.




Processo civile – Mediazione – Chiamata in causa di terzo fondata sul contratto assicurativo

Mediazione – Rinnovazione – Partecipazione al procedimento di consulenza delle imprese di assicurazione dell'ente ospedaliero e del professionista


L'incipit dell'art. 5, co. 1 bis, d.lgs. 28/10, riferendosi a “chi intende esercitare in giudizio un'azione”, non si riferisce solamente alle domande proposte dall'attore e può dunque essere riferito anche alla chiamata di terzo fondata sul contratto assicurativo purché vi sia una controversia tra chiamante e chiamato sulla validità o operatività del contratto di assicurazione.

La rinnovazione della mediazione con un ambito soggettivo più ampio di quello originario può assicurare maggiormente il risultato conciliativo e di ciò si ha una indiretta conferma nel disposto del comma 4 dell'art. 8 della l. 24/2017; tale norma infatti prevede testualmente che: “la partecipazione al procedimento di consulenza preventiva è obbligatoria per tutte le parti, comprese le imprese di assicurazione di cui all’art. 10”; e il legislatore infatti prevedendo che le compagnie assicuratrici dell'ente ospedaliero e del professionista sono parti necessarie il procedimento di ATP e, per di più, quelle principalmente onerate della proposta conciliativa, ha inteso assicurare la funzione conciliativa dell’istituto nella piena consapevolezza che senza un loro coinvolgimento le possibilità conciliativa sono assai ridotte. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona 02 febbraio 2018.




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