Massimario

Art. 111


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Fallimento - Prededuzione - Crediti sorti in funzione della procedura concorsuale di concordato preventivo.

In caso di consecuzione tra la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento, il disposto dell'articolo 111, comma 2, L.F., come modificato dal decreto legislativo n. 5 del 2006, consente di riconoscere, con le modalità previste dall'articolo 111 bis L.F., la prededuzione non soltanto ai crediti sorti in occasione, cioè durante il corso delle procedure stesse, bensì anche quelli sorti anteriormente, ma funzionali alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 05 marzo 2014



Accertamento del passivo - Prededuzione - Raccordo tra l'articolo 111 L.F. e l'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Pagamento di un credito che apporta utilità alla massa garantendo miglior soddisfazione del ceto creditorio - Prededuzione - Esclusione.

L'interpretazione letterale e logico-sistematica del combinato disposto degli artt. 118, comma 3, codice appalti e 111 L. F. permette di individuare la ratio della disposizione sia nella tutela della posizione dei subappaltatori, i cui crediti sono garantiti direttamente mediante pagamento da parte della stazione appaltante (o indirettamente, tramite controllo della certificazione confessoria dell’avvenuto pagamento da parte dell’appaltatore – fatture quietanzate), sia nella tutela della stazione appaltante stessa non esposta ad eventuali doppi pagamenti. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 26 febbraio 2014



Accertamento del passivo - Pagamento del credito del subappaltatore quale condizione di esigibilità del credito vantato dall'impresa fallita nei confronti della stazione appaltante - Esclusione.

Il suddetto meccanismo opera unicamente nella fisiologia delle dinamiche degli appalti (tra contraenti in bonis); il legislatore quanto ha voluto far riferimento a procedure concorsuali le ha espressamente citate (art. 118, comma 3bis, con riferimento al concordato in continuità aziendale). (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 26 febbraio 2014



Fallimento - Applicazione dell'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Esclusione.

Intervenuto il fallimento, anche alla luce della ratio normativa come sopra sviluppata, vengono meno le ragioni di tutela del subappaltatore e della committenza: il subappaltatore, in disparte l’effettivo pagamento (che avverrà in moneta fallimentare), trova soddisfazione nella valutazione della propria posizione creditoria in sede di verifica del passivo; la stazione appaltante è garantita dal fatto che non sarà più esposta ad eventuali doppi pagamenti in quanto, una volta pagata la procedura fallimentare, sarà questa a farsi carico, in sede di riparto, della soddisfazione di tutti i creditori anteriori. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 26 febbraio 2014



Appalto pubblico - Debito dell'ente pubblico nei confronti della società fallita - Obbligo di pagamento.

L’accertamento del credito concorsuale del subappaltatore in sede di verifica del passivo fa venir meno il potere/dovere di sospensione dei pagamenti dovuti all’appaltatore da parte della committenza ed esclude ogni nesso di strumentalità tra pagamento al subappaltatore e pagamento all’appaltatore. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia 26 febbraio 2014



Accertamento del passivo - Prededuzione - Raccordo tra l'articolo 111 L.F. e l'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Pagamento di un credito che apporta utilità alla massa garantendo miglior soddisfazione del ceto creditorio - Prededuzione - Esclusione.

Accertamento del passivo - Pagamento del credito del subappaltatore quale condizione di esigibilità del credito vantato dall'impresa fallita nei confronti della stazione appaltante - Esclusione.

Codice degli appalti - Sospensione del pagamento da parte dell'ente pubblico relativo ai SAL accertati in contraddittorio tra le parti - Esistenza di un contratto in corso di esecuzione - Necessità - Fallimento dell'affidatario - Scioglimento del contratto ipso iure.

Fallimento - Applicazione dell'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Esclusione.

Appalto pubblico - Debito dell'ente pubblico nei confronti della società fallita - Obbligo di pagamento.

Dal raccordo tra l'art. 111 L.F. e l'art. 118, comma 3 del codice degli appalti non può dedursi che il requisito del collegamento occasionale ovvero funzionale, come elemento caratterizzante dei crediti prededucibili, sia da intendersi anche nel senso che il pagamento di quel credito, ancorché avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa in quanto apporta utilità alla massa garantendo la miglior soddisfazione del ceto creditorio, atteso che la norma sulla prededuzione va interpretata in senso restrittivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In ipotesi di fallimento, il pagamento del credito del subappaltatore, alla luce della disciplina del codice degli appalti, non è condizione di esigibilità del credito che la fallita vanta a sua volta nei confronti della stazione appaltante. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Il meccanismo dettato dall’art. 118 del codice degli appalti, che prevede la sospensione del pagamento da parte dell’ente pubblico in favore della appaltatrice relativamente ai crediti da questa maturati fino a quel momento e relativi al S.A.L. accertato in contradditorio fra le parti, presuppone l’esistenza di una contratto ancora in corso di esecuzione, che deve essere portato a termine, per poi giungere al collaudo dell’opera, mentre in caso di fallimento dell’affidatario il contratto fra questo e la stazione appaltante si scioglie ipso iure. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’articolo 118, terzo comma, del Codice degli appalti non può trovare applicazione in presenza di fallimento dovendo prevalere i principi cardine che regolano lo svolgimento della procedura fallimentare nel suo insieme, anche con riferimento alle tutele che tale procedura offre (insinuazione di tutti i crediti nello stato passivo, possibilità di opposizioni, possibilità di impugnazioni, ecc.), e diversamente verrebbe leso non solo il principio della par condicio creditorum ma il principio secondo cui tutti i pagamenti devono essere effettuati nell’ambito della procedura concorsuale in osservanza dei privilegi di legge e delle norme sulla prededuzione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’ente pubblico, il quale ha un debito nei confronti della appaltatrice fallita per opere da questa realizzate (anche per mezzo dei subappaltatori), deve adempiere le sue obbligazioni e pagare quanto dovuto alla procedura fallimentare, la quale poi provvederà a ripartire l’attivo fra i creditori nel rispetto della graduazione determinata dalla norme fallimentari e civilistiche. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano 25 febbraio 2014




Fallimento – Crediti prededucibili in occasione o in funzione di una procedura concorsuale – Alternatività ed autonomia dei due criteri – Sussistenza.

Fallimento – Crediti prededucibili in quanto sorti in occasione di una procedura concorsuale – Integrazione dell’elemento cronologico con quello soggettivo – Necessità.

Fallimento – Crediti prededucibili in quanto sorti in funzione di una procedura concorsuale – Autonomia del criterio funzionale rispetto a quello cronologico – Sussistenza.

I criteri cronologico (“in occasione”) e funzionale (“in funzione”), utilizzati nell’attuale formulazione dell’art. 111, comma 2, l. fall., per l’individuazione dei crediti prededucibili, devono intendersi quali criteri alternativi ed autonomi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’individuazione dei crediti prededucibili in quanto sorti “in occasione” di una procedura concorsuale, di cui all’art. 111 co. 2 l.f., il criterio cronologico deve essere integrato con quello, soggettivo, della riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura, non potendosi considerare prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’individuazione dei crediti prededucibili in quanto sorti “in occasione” di una procedura concorsuale, di cui all’art. 111 co. 2 l.f., la funzionalità rispetto alle esigenze della procedura non può costituire un criterio integrativo di quello cronologico della occasionalità, perché tale funzionalità è autonomamente considerata come causa della prededucibilità dei crediti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 24 gennaio 2014




Concordato preventivo - Concordato con riserva - Atti legalmente compiuti dal debitore nel termine concesso dal tribunale - Tutela dell'affidamento dei terzi e della certezza dei rapporti giuridici - Omesso deposito della domanda completa di concordato - Irrilevanza.

L’art. 161, co. 7 l.f., laddove stabilisce che “dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all'articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111”, non deve intendersi nel senso che quel rango prededucibile sia condizionato all’effettivo deposito della proposta completa di concordato preventivo entro il termine assegnato dal Tribunale, poichè, così facendosi, una condotta omissiva del debitore verrebbe ad incidere negativamente (e retroattivamente) non già sul debitore medesimo, bensì sui terzi che incolpevolmente avevano fatto affidamento sulla prededucibilità riconosciuta dalla legge ai loro crediti, in quanto sorti per effetto degli “atti legalmente compiuti” dal debitore (i.e. atti di ordinaria amministrazione ed atti urgenti di straordinaria amministrazione autorizzati dal tribunale), con conseguente pregiudizio alla certezza dei rapporti giuridici e depotenziamento della fiducia nel modulo pre-concordatario, su cui il legislatore delle riforme ha invece fatto leva per il rilancio delle soluzioni concordate della crisi di impresa. Tribunale Terni 17 gennaio 2014



Procedure concorsuali - Prededuzione - Principio della consecuzione delle procedure concorsuali - Prededuzione di crediti sorti in funzione di una precedente procedura di concordato successivamente estinta - Esclusione.

Le argomentazioni volte ad affermare o ad escludere la natura prededotta di determinati crediti che, prima della riforma della legge fallimentare, si fondavano sul principio della consecuzione delle procedure concorsuali non sono facilmente applicabili nel regime attuale, ove il carattere prededotto dei crediti sorti in costanza di una procedura concordataria è previsto dall'articolo 182 quater L.F. solo ai crediti da finanziamento. Si deve pertanto escludere che i crediti sorti nel corso di una determinata procedura di concordato preventivo che si sia estinta possano essere considerati "sorti in occasione o in funzione" di analoga procedura procedura che abbia fatto seguito alla prima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova 09 gennaio 2014



Concordato preventivo - Opposizione all'omologazione - Questioni relative alla natura prededotta di determinati crediti - Facoltà del giudice di esaminare ogni possibile profilo di violazione delle norme relative alla prededuzione.

Qualora, in sede di opposizione alla omologazione del concordato preventivo, venga posta la questione del riconoscimento della natura prodotta di determinati crediti, il giudice ha il potere di esaminare ogni possibile profilo di violazione delle norme che riconoscono tale particolare regime di soddisfacimento dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova 09 gennaio 2014



Fallimento - Spese legittimamente sostenute nel corso della procedura di concordato preventivo - Natura prededucibile - Principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura.

Le spese legittimamente sostenute nel corso della procedura concordataria sono da considerarsi prededucibili ai sensi dell'articolo 111 L.F. nel fallimento nel quale la prima procedura sia eventualmente sfociata. La norma di cui al citato articolo trova, infatti, la sua ratio nel principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura, nel senso della tutela dell'affidamento dei terzi che instaurano rapporti giuridici con i suoi organi. (Fattispecie in tema di compensi al legale che ha assistito l'impresa nel corso della procedura di concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma 31 dicembre 2013



Concordato preventivo - Crediti dei professionisti che hanno predisposto la domanda - Prededuzione ex art. 111 L.F. nel successivo fallimento - Criterio finalistico della omologazione del concordato - Mancata omologazione per effetto della scelta dei creditori e della negativa valutazione del tribunale - Distinzione.

I costi dei professionisti incaricati di predisporre la proposta di concordato preventivo rientrano nella fattispecie di cui all'articolo 111, comma 2, L.F. esclusivamente quando l'attività dagli stessi prestata abbia portato alla ammissione del concordato preventivo. Solo in tal modo, infatti, può dirsi rispettato il criterio finalistico richiesto dalla norma del collegamento tra attività professionale e procedura concordataria e della soddisfazione dell'interesse dei creditori ad accedere alla procedura concorsuale alternativa al fallimento. Va tuttavia precisato che, nell'ipotesi in cui la mancata omologazione del concordato, con consecuzione della procedura fallimentare, quanto meno sotto il profilo logico giuridico, sia la conseguenza di una libera scelta dei creditori, il riconoscimento della prededuzione non richiede la funzionalità della prestazione professionale né la sua utilità nei termini specificati, requisiti, questi, ancora una volta richiesti qualora la mancata omologazione sia la conseguenza di una negativa valutazione, nei limiti consentiti al tribunale, della fattibilità giuridica o economica della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo 12 dicembre 2013



Amministrazione straordinaria – Custode giudiziario nominato nella fase antecedente alla dichiarazione di insolvenza – Compenso – Privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. – Sussistenza.

Il credito relativo al compenso maturato dal custode giudiziario nominato dal Tribunale nella fase anteriore alla dichiarazione di insolvenza della società gode, nella successiva procedura di amministrazione straordinaria, oltre che della prededuzione ex art. 111 l. fall., anche del privilegio di cui all’art. 2751-bis n. 2 c.c., in considerazione sia della spettanza di detta prelazione ad ogni prestatore d’opera, anche non intellettuale, sia della connotazione dell’attività concretamente svolta dal custode (nella specie, ritenuta improntata non solo alla tipica amministrazione dell’impresa, ma anche alla verifica della situazione economico-patrimoniale della società) (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 21 ottobre 2013



Concordato preventivo - Rinuncia alla procedura - Presentazione di nuova domanda di concordato - Crediti del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nella precedente procedura - Prededuzione.

I crediti relativi ai compensi del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nell'ambito di una precedente procedura di concordato preventivo fatta oggetto di rinuncia devono essere soddisfatti integralmente, prima di qualsiasi altro credito ipotecario o pignoratizio ai sensi degli articoli 2755 e 2770 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia 11 ottobre 2013



Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - Concordato speciale - Interesse pubblico - Contenuto - "Par condicio creditorum" - Derogabilità per obbligazione di pari rango - Limiti - Fattispecie.

In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 22 aprile 2013



Fallimento e concordato preventivo - Debiti per prestazioni professionali per assistenza e predisposizione della domanda di concordato - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Sussistenza.

L’art. 111, comma 2, L.F. indica come prededucibili i debiti così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione di procedure concorsuali, tra i quali rientra quello contratto per prestazioni professionali finalizzate all’assistenza e alla redazione di un concordato preventivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’art. 182 quater L.F., nella formulazione di cui alla legge 30 luglio 2010, n. 122, il quale consentiva di riconoscere la prededuzione solo al credito del professionista attestatore della veridicità dei dati e della fattibilità del piano concordatario (sempre che la prededuzione fosse stata espressamente riconosciuta nel provvedimento con il quale il tribunale aveva accolto la domanda di ammissione al concordato preventivo), non autorizza un’interpretazione restrittiva dell’art. 111, comma 2, L.F., tanto più alla luce della riscrittura dell'articolo 182 quater ad opera della legge 7 agosto 2012, n. 134, la quale ha eliminato la limitazione al riconoscimento della prededuzione prevista nella precedente formulazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 08 aprile 2013




Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - In genere - Concordato preventivo ed amministrazione controllata - Finalità - Crediti dei professionisti sorti prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall. - Prededucibilità - Condizioni - Adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa - Utilità dei creditori - Necessità.

Lo scopo del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata è non solo quello del recupero aziendale, ma anche quello di soddisfare - per quanto possibile - i creditori. Ne consegue che al credito dei professionisti, che abbiano prestato la loro opera, anche prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall., per il risanamento dell'impresa ovvero per prevenirne la dissoluzione, può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione nella misura in cui le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 08 aprile 2013



Concordato preventivo – Crediti dei professionisti che hanno collaborato alla presentazione della domanda e del piano – Prededuzione nel concordato – Esclusione – Accertamento della prededuzione in sede fallimentare.

I crediti del legale e dei professionisti che hanno collaborato alla redazione del piano - ed in parte quello dell’attestatore - devono essere trattati quali crediti sorti anteriormente alla domanda di concordato e nell’ambito di questa procedura non sono prededucibili. Detti crediti possono, invece, essere considerati prededucibili ai sensi dell’articolo 111 L.F. nell’ambito dell’eventuale successivo fallimento qualora, in sede di accertamento del passivo, si ritenga che siano sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 26 marzo 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Finanziamento ponte (in funzione del C.P.) – Utilizzato per pagare i professionisti nel concordato con riserva – Prededuzione – Non spettanza.

Non spetta la prededuzione al finanziatore che ha prestato del denaro (con mutuo di scopo) al soggetto che si accinge a chiedere il concordato preventivo, il quale, nella consapevolezza dello stesso finanziatore, utilizzi la somma ricevuta per pagare i professionisti del concordato, anticipando l’effetto prededuttivo voluto dalla legge, che non è però ancora riscontrabile all’atto del pagamento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 marzo 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento.

Il credito dei professionisti del concordato, quali garanti della buona riuscita della proposta e del piano concordatari, sulla base della buona fede e degli obblighi di protezione, può godere in astratto della prededuzione, ma questa collocazione può essere accertata soltanto dopo l’omologazione del concordato, ovvero dopo la verifica dello stato passivo nel fallimento eventualmente successivo, sicché i professionisti non possono essere pagati prima di tale momento, per l’impossibilità di sapere se vi siano, con assoluta certezza, risorse sufficienti a pagare tutti i crediti in prededuzione ed i creditori privilegiati di grado pari o poziore, ed accertare sia l’adeguatezza funzionale rispetto alla procedura concorsuale del loro operato che la concreta utilità per la massa, oltre alla continuità procedurale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 marzo 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento.

Il credito dei professionisti (advisor, attestatore, legale, stimatore, etc.) che hanno collaborato alla preparazione del concordato, sorto prima  dell’apertura della procedura di concordato non rientra nella fattispecie prevista dalla norma di cui all’art. 182quinquies, co. 4, in quanto i professionisti de quibus non possono essere considerati fornitori strategici di beni e servizi di supporto alla continuità aziendale, ma solo occasionali prestatori d’opera professionale, né la loro prestazione appare essere infungibile e neppure di supporto alla continuità aziendale, anzi essendosi esaurita anteriormente all’apertura della procedura. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 marzo 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione nel preconcordato – Interpretazione autentica.

La norma di interpretazione autentica dell’art. 111, co. 2, l.f. si applica a tutte le prededuzioni sorte "in occasione o in funzione di procedure concorsuali", ivi comprese tutte quelle sorte nell'ambito del preconcordato, anche se previste espressamente come tali e (solo apparentemente) non comprese tra i crediti sorti in occasione o in funzione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 marzo 2013



Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione – Momento rilevante – Riparto.

La prededuzione nel preconcordato può venire in rilievo solo nel caso del mancato pagamento, e quindi solo nel momento del riparto (concordatario o fallimentare), sicché nel preconcordato si deve lasciare l'imprenditore libero di pagare chi vuole, salvo poi chiedere in restituzione al creditore ciò che gli è stato pagato in eccesso rispetto alla percentuale di soddisfazione che risulterà a lui effettivamente spettante nel riparto. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 11 marzo 2013



Diritto fallimentare – Concordato preventivo – Prededucibilità dei professionisti presentatori della domanda di concordato – Inammissibilità.

Non appare ammissibile la prededuzione ex art. 111, comma 2, legge fallimentare, dei crediti dei professionisti funzionali al deposito della domanda di concordato ed indicati nella relativa proposta; detti crediti (nel caso di specie il credito dell’advisor, del legale, dell’attestatore e del perito immobiliare di parte) non sembrano, infatti, rientrare in alcuna delle ipotesi previste dall’art. 182 quater L.F., nel testo attualmente vigente, in tema di prededucibilità dei crediti nel concordato preventivo, là ove la prededuzione prevista dall’art. 111, comma 2, L.F. attiene alla disciplina applicabile nell’ambito del procedimento fallimentare. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova 11 febbraio 2013



Espropriazione forzata - Fallimento - Creditore titolare di ipoteca - Spese gravanti sul bene.

Il creditore titolare di ipoteca su un bene facente parte dell’attivo fallimentare è tenuto a sopportare le spese della procedura che si riferiscano al bene gravato, avendosi riguardo sia a quelle specificamente sostenute per la sua gestione e liquidazione, sia a quelle generali riconducibili all’interesse e all’utilità anche potenziale del creditore garantito (Cass 4626/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 11 gennaio 2013



Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura suscettibili di prededuzione - Beni gravati da garanzia reale - Prededucibilità delle spese sostenute - Oneri di amministrazione e liquidazione dei beni.

In ordine al problema dell’incidenza dei costi della procedura fallimentare, suscettibili di prededuzione ai sensi dell’art. 111 l.f., sulle somme provenienti dalla vendita di beni gravati da garanzia reale e destinate ad essere attribuite in sede di distribuzione ai creditori assistiti da tale garanzia, a prededucibilità delle spese sostenute per la procedura fallimentare è limitata ai beni oggetto di garanzie reali speciali, agli oneri correlati all’amministrazione e alla liquidazione di tali beni, ovvero attinenti ad attività di amministrazione direttamente rivolte alla conservazione o all’incremento dei beni stessi o comunque destinate a realizzare una specifica utilità ai creditori garantiti (Cass 4626/1999; Cass. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 11 gennaio 2013



Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura gravanti sul ricavato dalla vendita di beni ipotecati - Compenso del curatore - Amministrazione e liquidazione dei beni - Attività di ammissione al passivo del credito garantito.

Il creditore ipotecario deve sopportare una parte del costo della procedura fallimentare che è rappresentato dal compenso dovuto al curatore, in considerazione delle attività da lui compiute, di amministrazione e di liquidazione dei beni ipotecati e volte a consentire il soddisfacimento delle ragioni del medesimo creditore, nonché dell’attività svolta dal curatore stesso nella fase della verifica e dell’ammissione al passivo del credito garantito, del pari indispensabile affinché il creditore possa partecipare al concorso (Cas. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza 11 gennaio 2013



Amministrazione straordinaria - Effetti della dichiarazione dello stato di insolvenza - Gestione dell'impresa in capo al debitore nella fase di osservazione - Rendiconto - Atti di straordinaria amministrazione che generano crediti prededucibili - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità.

Ai sensi dell’art. 18 d. lgs. 270/99, gli effetti della dichiarazione dello stato d’insolvenza sono individuati attraverso il richiamo di talune disposizioni relative al fallimento (artt. 45 e 52) e, soprattutto, al concordato preventivo (artt. 16, 168 e 169). Allorquando, nella c.d. fase di osservazione, la gestione dell’impresa rimanga in capo al debitore (compreso quindi il liquidatore se trattasi di società) questa deve essere rendicontata e ogni atto di straordinaria amministrazione che ingeneri un credito di natura prededucibile ex artt. 111 l.f. e 20 d. lgs. 270/99 perché connesso alla continuazione dell’impresa, esso presuppone, ex art. 167 l.f., pur sempre – quale condizione di efficacia ed opponibilità nei confronti della massa – che venga autorizzato dal giudice delegato. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Torino 17 dicembre 2012



Attività gestionale del curatore - Obbligazioni nascenti dall'attività negoziale - Crediti sorti in occasione o in funzione della procedura - Applicazione dell'articolo 111 l.f..

I crediti sorti in conseguenza dell'attività gestionale della curatela fallimentare, tra i quali le obbligazioni conseguenti all'attività negoziale posta in essere dal curatore, rientrano tra i crediti prededucibili sorti in occasione o in funzione della procedura di cui all'articolo 111, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 19 luglio 2012



Negozio transattivo concluso dal curatore - Natura prededucibile delle obbligazioni che ne conseguono - Collocazione prededotta ai sensi dell'articolo 111 l.f..

La definizione di una lite in via transattiva da parte del curatore costituisce una scelta gestionale di tale organo finalizzata alla tutela degli interessi della massa; da ciò consegue che le obbligazioni sorte con il negozio transattivo sono debiti della massa che devono essere pagati in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 19 luglio 2012



Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. nel fallimento consecutivo – Ammissibilità.

Il credito professionale per l’assistenza all’imprenditore nel procedimento di omologazione del concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione,  deve ritenersi sorto “in occasione” della procedura concorsuale di concordato preventivo, e conseguentemente deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, co. 2, l. fall., a nulla rilevando la circostanza che l’attività professionale non fosse tra quelle previste nel ricorso per concordato preventivo. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 14 giugno 2012



Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfocato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. degli interessi sul corrispettivo – Ammissibilità.

Gli interessi prodotti dal credito professionale per l’assistenza all’imprenditore nel procedimento di omologazione del concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione - che dovendosi ritenere sorto “in occasione” della procedura concorsuale di Concordato preventivo deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, co. 2, l. fall. -, devono anch’essi essere collocati in prededuzione,  dovendo loro essere riconosciuta la stessa natura del creduto cui accedono. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia 14 giugno 2012



Concordato preventivo - Crediti prededucibili - Crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo - Requisito dell'occasionalità - Interpretazione restrittiva - Atto inerente in modo necessario il funzionale alla procedura.

Il criterio dell'«occasionalità» di cui all'art. 111, comma 2, legge fallimentare, pur afferendo l'aspetto temporale dell'atto potenzialmente prededucibile, deve in ogni caso interpretarsi in senso restrittivo: deve cioè trattarsi di atto comunque inerente in modo necessario, funzionale alla procedura, nel senso di comportare un'utilità per la procedura stessa e quindi, quantomeno indirettamente, per tutti i creditori concorsuali. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 14 giugno 2012



Concordato preventivo - Disciplina dei rapporti pendenti - Effetti - Definizione di atti di straordinaria amministrazione - Atti nuovi sorti nel corso della procedura - Prosecuzione di rapporto pendente - Autorizzazione degli organi della procedura - Non necessità.

Dalla mancata previsione, nel concordato preventivo, della sospensione dei rapporti pendenti - prevista, invece, dall'articolo 72, legge fallimentare - nonché dalla previsione che nel concordato il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa, è possibile dedurre che gli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato siano soltanto quelli nuovi, quelli cioè sorti nel corso della procedura, e non anche i contratti ed i rapporti giuridici pendenti. Sulla base delle considerazioni che precedono è inoltre possibile dedurre che la prosecuzione di un contratto pendente non possa considerarsi atto eccedente l'ordinaria amministrazione, trattandosi di comportamento dovuto per l'imprenditore, il quale è comunque tenuto ad onorare gli impegni presi. Per la prosecuzione del rapporto concernente un contratto perdente non è, pertanto, necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 14 giugno 2012



Concordato preventivo - Previsione di credito prededucibile - Valutazione del giudice delegato nel successivo fallimento - Valutazione del requisito della inerenza necessaria.

La circostanza che nella proposta di concordato preventivo una determinata passività sia stata prospettata come prededucibile non comporta che, in caso di fallimento, il relativo credito mantenga tale natura ove il giudice delegato, investito ex art. 111-bis, legge fallimentare, valuti l'insussistenza del requisito della «inerenza necessaria», requisito che costituisce il presupposto per il riconoscimento della prededuzione. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 14 giugno 2012



Concordato preventivo - Credito prededucibile - Requisito del inerenza necessaria - Indennità di occupazione dell'immobile successiva risoluzione del rapporto di locazione - Credito derivante dalla semplice permanenza delle merci nei locali - Esclusione.

Il requisito della inerenza necessaria, richiesto per il riconoscimento della produzione ad un credito sorto nell'ambito della procedura di concordato preventivo, non può essere riconosciuto al credito costituito dalla indennità di occupazione di un immobile maturata dopo la risoluzione del contratto di locazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato e la dichiarazione di fallimento qualora il credito derivi non già dalla prosecuzione di un rapporto valutato come essenziale nel piano di concordato ma semplicemente dal permanere di fatto delle merci e delle attrezzature nei locali dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato 14 giugno 2012



Assistenza del debitore nel concordato preventivo - Credito del professionista - Ammissione al passivo nel successivo fallimento - Utilità per i creditori e per il debitore - Necessità.

Non deve essere ammesso al passivo del fallimento il credito per prestazioni professionali di assistenza al debitore nell'ambito della procedura di concordato preventivo qualora le prestazioni si siano rivelate di nessuna utilità per la massa dei creditori e che, sin dall'inizio, non consentivano di individuare alcun plausibile vantaggio per l’impresa destinata, invece, al fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 10 maggio 2012



Concordato preventivo - Natura prededucibile dei finanziamenti in esecuzione o in funzione della domanda di concordato - Disposizione di natura tassativa - Estensione al finanziamento erogato in corso di procedura previa autorizzazione ex articolo 167 LF - Esclusione.

Le disposizioni contenute nell'articolo 182 quater, legge fallimentare, in ordine alla natura prededucibile dei finanziamenti effettuati in esecuzione di un concordato e in funzione della presentazione della relativa domanda hanno carattere tassativo e, come tali, non sono applicabili al finanziamento che venga erogato, previa autorizzazione ex articolo 167, legge fallimentare, nel corso della procedura di concordato preventivo, il quale potrà eventualmente fruire della prededuzione ai sensi dell'articolo 111, legge fallimentare in un'eventuale futuro fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 26 aprile 2012



Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Assistenza tecnica - Necessità - Spese sostenute dal creditore - Prededuzione con rango chirografario.

A seguito delle innovazioni introdotte dalla riforma della legge fallimentare (la quale ha sostanzialmente abrogato l'iniziativa d'ufficio e dettagliatamente procedimentalizzato la fase prefallimentare ex articolo 15, legge fallimentare, iscrivendola tra i procedimenti in camera di consiglio ed istituzionalizzando, con l'articolo 22, la pronuncia sulle spese e sulla responsabilità processuale ex articolo 96 c.p.c.) è risultato prevalente l'orientamento giurisprudenziale che esige la difesa tecnica ai fini dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento. Deve pertanto essere superato l'orientamento che negava l'ammissione al passivo delle spese processuali sostenute dal creditore nel corso dell'istruttoria fallimentare in ragione della facoltatività della nomina del difensore di fiducia, spese che, conseguentemente, sono da mettersi in prededuzione sia pur con collocazione chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 22 marzo 2012



Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Crediti sorti durante l'esercizio provvisorio - Prededuzione - Crediti successivi all'esercizio provvisorio - Applicazione della regola generale di cui all'articolo 72 LF e della disciplina della quarta sezione della legge fallimentare.

La regola di cui all'articolo 104, comma 8, legge fallimentare, secondo la quale i crediti sorti nel corso dell'esercizio provvisorio dell'impresa sono soddisfatti in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, comma 1, n. 1), non è applicabile ai crediti sorti dopo che sia cessato l'esercizio provvisorio, per i quali "rivive" la regola generale di cui all'articolo 72 nonché la disciplina prevista dall'intera sezione quarta della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 19 marzo 2012



Fallimento – Riparto – Privilegio speciale su macchine (legge Sabatini) – Collocazione anteriore ai privilegi generali – Esclusione.

La legge Sabatini non crea alcun particolare tipo di privilegio, infatti opera un semplice richiamo all’art. 2762 c.c., per cui non è comparabile con il caso del privilegio industriale previsto dall’art. 3 D.L.C.P.S. n. 1075/47; di conseguenza, il relativo credito privilegiato non può avvalersi del disposto di cui all’art. 2777, u.c., c.c., per il quale i privilegi speciali mobiliari cedono solo ai crediti per spese di giustizia e a quelli ex art. 2751bis, c.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza 09 febbraio 2012



Concordato preventivo - Interpretazione dell'articolo 182 quater L.F. - Prededuzione del professionista che presenta la domanda - Esclusione.

Dopo l'introduzione dell'art. 182quater, comma 4, legge fall., risulta evidente che il professionista presentatore non ha diritto al beneficio della prededuzione durante la procedura di concordato preventivo, come neppure nell'eventuale successivo fallimento, considerato, a tal ultimo riguardo, che l'art. 111, comma 2, legge fall. individua un concetto di funzionalità legato non a profili temporali, bensì di genesi del credito per atto degli organi fallimentari. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 24 ottobre 2011



Fallimento - Prededuzione - Crediti sorti anteriormente alla procedura concorsuale - Nesso di funzionalità - Utilità dell'attività svolta per la massa dei creditori.
Fallimento - Prededuzione - Attività del professionista che assiste il debitore nella fase tre concorsuale - Utilità dell'attività - Prededuzione ex articolo 111 legge fallimentare.

Il nuovo dettato normativo dell'art. 111 legge fall. estende il beneficio della prededuzione, sia ai crediti occasionati dalla procedura concorsuale e quindi, in quanto tali, sorti successivamente, sia a quelli sorti anteriormente purchè la relativa attività risulti collegabile alla procedura da un nesso di funzionalità che sussiste quando tale attività risulti utile per la massa dei creditori. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)

Il professionista, che supporti la parte debitrice nella verifica della situazione dell'impresa per consentire al proprio cliente di valutare al meglio se la crisi risulti o meno superabile, supportandolo in caso negativo nella predisposizione di quanto necessario per dar inizio alla procedura concorsuale fallimentare, allorchè tale procedura venga decretata dal giudice svolge utilmente la propria attività in funzione della procedura medesima ed ha, quindi, diritto alla prededuzione ex art. 111 l. fall.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato 24 giugno 2011




Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Prededucibilità – Crediti sorti in occasione – Crediti sorti in funzione – Prededuzione in tema di nuova prededucibilità.

L’art. 182 quater, l. fall., che pone una netta distinzione tra i crediti sorti in esecuzione delle procedure concorsuali minori e quelli sorti in vista della loro attivazione e che rievoca i sintagmi “in occasione” e “in funzione” dell’art. 111, 2 comma, l.fall., prevede che la disciplina della prededucibilità segua de plano ai crediti sorti in esecuzione delle procedure concorsuali minori e richieda, al contrario, un preventivo vaglio giudiziale per quelli sorti in funzione delle stesse. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 13 giugno 2011



Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Prededucibilità in tema di procedure concorsuali minori.

Una ragionevole interpretazione del disposto di cui agli artt. 182 quater e 111, 2 comma, l. fall., impone di concedere la prededuzione sia al credito del professionista attestatore,  pur se non espressamente disposta nel provvedimento di ammissione al concordato preventivo, che al credito del professionista il quale abbia predisposto la domanda di concordato, o comunque assistito il debitore nel corso della procedura di ammissione, a prescindere da ogni previsione giudiziale e nonostante quest’ultimo non abbia il ruolo codificato e procedimentalizzato del primo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni 13 giugno 2011



Concordato preventivo – Continuità dell’impresa – Crediti relativi a rapporti in prosecuzione – Prededuzione – Esclusione.

Nell’ipotesi di proposta di concordato preventivo che preveda la continuazione dell’attività d’impresa, i crediti sorti in epoca anteriore al deposito del ricorso nascenti da rapporti di cui si prevede la prosecuzione, pur se ritenuti dal proponente essenziali per la continuazione dell’impresa stessa, hanno natura concorsuale con la conseguenza che la loro collocazione in prededuzione determina l’inammissibilità del ricorso per violazione delle regole sul concorso dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 11 aprile 2011



Tributi locali (comunali, provinciali, regionali) - Imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili (I.N.V.I.M.) (tributi locali posteriori alla riforma tributaria del 1972) - Imponibile - In genere - Applicazione dell'INVIM ex art. 3 del d.P.R. n. 643 del 1972 a carico di società - Presupposto della scadenza di dieci anni dall'acquisto immobiliare - Sufficienza - Conseguenze - Assoggettabilità al tributo anche della società fallita - Fondamento - Insinuazione al passivo del credito - Ammissione in prededuzione.

In tema di INVIM decennale, dovuta dalle società ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n . 643 del 1972 al compimento di ciascun decennio dalla data di acquisto di un immobile, anche la società fallita rientra tra i soggetti cui si applica tale tributo, non operando come condizione di esonero la diversa disposizione di cui all'art. 1 del d. l. n. 396 del 1991 (convertito nella legge n. 65 del 1992), che si è limitata a dichiarare non applicabili ai soggetti falliti l'INVIM straordinaria, imposta dall'art. 1 del d.l. n. 299 del 1991 (convertito nella legge n.363 del 1991) sul possesso degli immobili compresi nello stato attivo alla data del 31 ottobre 1991; ne consegue che, in caso di maturazione del predetto decennio nel corso del fallimento, subentrando la procedura nei rapporti del fallito, e dunque per gli immobili acquisiti all'attivo, il relativo tributo va pagato in prededuzione, dovendosi ritenere incluso, ai sensi dell'art. 111 legge fall., tra quelli contratti per l'amministrazione del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 21 ottobre 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Crediti di lavoro - Impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa - Diritto del dirigente all'indennità sostitutiva di preavviso - Presupposti - Soddisfacimento in prededuzione - Limiti e condizioni.

Il credito per l'indennità di preavviso del dirigente di impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa non nasce né dall'amministrazione del fallimento né dalla continuazione dell'esercizio dell'impresa che sia stato eventualmente autorizzato, bensì dalla fattispecie legale di risoluzione del contratto prevista dall'art. 5 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978, n. 738. Solo qualora sia stata autorizzata la suddetta continuazione dell'esercizio dell'impresa e il rapporto di lavoro con il dirigente sia stato a tal fine mantenuto, i suoi crediti, maturati nel corso del rapporto di lavoro successivamente alla data del decreto di liquidazione coatta amministrativa, sono qualificabili per l'impresa in liquidazione come debiti contratti per la prosecuzione dell'attività e sono, perciò, prededucibili ai sensi dell'art. 111 della legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 18 giugno 2010



Fallimento – Crediti prededucibili – Introduzione di una definizione specifica – Qualificazione dei crediti prededucibili. (07/09/2010)

Il legislatore, introducendo un secondo comma all’interno dell’art. 111 l.f., fornisce, per la prima volta, una definizione specifica dei crediti prededucibili precisando che in tale categoria sono ricompresi tutti i debiti qualificati come tali dalla legge, oppure quelli sorti in occasione o in funzione  delle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 03 giugno 2010



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Vendita di bene ipotecario - Ricavato - Prededuzione "pro quota" di spese della procedura e del compenso del curatore - Addebitabilità al creditore ipotecario - Condizioni - Criteri - Fondamento - Fattispecie.

In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, sul ricavato della vendita degli immobili gravati da garanzia reale (nella specie, ipotecaria) vanno collocate in prededuzione non solo le spese riconducibili alla conservazione e alla liquidazione del bene ipotecato ma anche una quota parte del compenso del curatore, ottenuta ponendo a confronto l'attività svolta nell'interesse generale e quella esercitata nell'interesse del creditore garantito, ed infine una porzione delle spese generali della procedura, da determinarsi in misura corrispondente all'accertata utilità delle stesse per il creditore garantito, adottando, ove non sia possibile un'esatta valutazione dell'incidenza delle spese generali su quelle specifiche, il criterio di proporzionalità, la cui applicabilità è tuttavia subordinata alla certezza dell'utilità di tali spese per il creditore garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 12 maggio 2010



Concordato preventivo – Fallimento – Prededucibilità – Carattere della normativa applicabile. (07/09/2010)

Le norme relative alla prededucibilità dei crediti hanno carattere eccezionale e sono di stretta interpretazione, dato che introducono una deroga al principio della par condicio creditorum e alle cause legittime di prelazione e le stesse non possono prescindere dall’interesse per la massa dei creditori che solo può giustificare il sacrificio delle loro ragioni e la posposizione dei loro crediti, rispetto alle spese di procedura e ai crediti funzionali al suo svolgimento secondo le modalità indicate nella proposta. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 06 marzo 2010



Fallimento – Prededucibilità – Crediti sorti in occasione delle procedure – Crediti sorti in funzione delle procedure – Distinzione. (07/09/2010)

La distinzione fra crediti sorti in occasione delle procedure e crediti sorti in funzione delle procedure,  attiene alla  distinzione fra obbligazioni contratte dal debitore per gli scopi della procedura e spese ed oneri di gestione della procedura, ma sempre insorti in un momento successivo all’apertura del concordato. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 06 marzo 2010



Concordato preventivo – Crediti funzionali allo svolgimento della procedura – Fallimento – Riconoscimento normativo del presupposto della continuità delle procedure – Stato di insolvenza – Mero stato di crisi – Irrilevanza. (07/09/2010)

L’art. 111, secondo comma, nel momento in cui considera come prededucibili nel successivo fallimento tutti gli oneri insorti nel concordato preventivo, purché funzionali allo svolgimento della procedura e agli interessi della massa dei creditori, riconosce implicitamente il presupposto della continuità delle procedure e della loro sostanziale unicità a prescindere dall’esistenza dello stato di insolvenza o del mero stato di crisi, una volta che  il tribunale abbia accertato l’effettiva insolvenza dell’imprenditore. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 06 marzo 2010



Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Procedimento fallimentare - Durata per il creditore insinuato - Determinazione - Dies "a quo" - Domanda di ammissione al passivo - Dies "ad quem" - Distribuzione del ricavato.

In tema di equa riparazione, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ove il processo presupposto sia un procedimento fallimentare, la sua durata, ai fini dell'accertamento in ordine alla violazione del termine ragionevole, deve essere commisurata, per il creditore insinuato, al periodo compreso tra la proposizione della domanda di ammissione al passivo e la distribuzione finale del ricavato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 29 gennaio 2010



Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. nel fallimento consecutivo – Ammissibilità.

Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. degli interessi sul corrispettivo – Ammissibilità.

Il credito professionale per l’assistenza all’imprenditore, “latamente intesa”, per attività svolte in pendenza della procedura di concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione [in epoca anteriore all’approvazione dell’art. 182-quater l.fall.], deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, comma 2, l. fall. (*). (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)

Gli interessi prodotti dal credito professionale per l’assistenza all’imprenditore, “latamente intesa”, per attività svolte in pendenza della procedura di concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione [in epoca anteriore all’approvazione dell’art. 182-quater l.fall.], devono anch’essi essere collocati in prededuzione (*). (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 11 gennaio 2010




Fallimento – Ordine di distribuzione delle somme – Credito sorto in occasione o in funzione di procedura concorsuale – Prededucibilità – Condizioni.

I crediti sorti “in occasione o in funzione” di una procedura concorsuale che l’art. 111, comma 2, legge fallimentare considera prededucibili, sono esclusivamente quelli sorti sotto il controllo del giudice dopo l’apertura della relativa procedura. (Il Tribunale, nel caso di specie, ha negato natura prededucibile al credito professionale per prestazioni di assistenza alla presentazione della domanda di concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone 08 ottobre 2009



Fallimento – Crediti prededucibili sorti nel corso della procedura – Valutazione del loro integrale pagamento – Necessità – Liquidazione del compenso al difensore – Omessa autorizzazione all’emissione del mandato di pagamento.

Qualora non sia possibile presumere che l’attivo del fallimento consenta di soddisfare i crediti liquidi, esigibili e non contestati sorti nel corso del fallimento, il giudice delegato che liquida i compensi spettanti al difensore del fallimento può negare l’autorizzazione al prelievo dal conto della procedura ed il relativo provvedimento è impugnabile ai sensi dell’art. 26 legge fall. nel termine di dieci giorni dalla sua comunicazione da parte del cancelliere o dal momento in cui l’interessato ne ha estratto la copia integrale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola 02 settembre 2009



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze.

Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ.. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 08 maggio 2009



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento ricevuto dal curatore del creditore fallito - Successivo fallimento del "solvens" - Esercizio con successo dell'azione revocatoria - Conseguenze - Insinuazione al passivo della curatela del fallimento del "solvens" - Natura del credito - Credito di massa - Esclusione - Fondamento.

Allorché il curatore fallimentare abbia ricevuto un pagamento poi assoggettato ad azione revocatoria, ex art.67 legge fall., esercitata con successo dal curatore del "solvens", a sua volta dichiarato fallito, la circostanza non vale a trasformare il conseguente credito restitutorio, in capo alla parte vittoriosa, in obbligazione prededucibile; ai fini del riconoscimento di tale qualità, infatti, costituiscono debiti di massa, ex art.111 legge fall., solo le spese di procedura e le obbligazioni contratte dall'amministrazione del fallimento e per la continuazione autorizzata dell'esercizio dell'impresa, mentre non rileva che il credito tragga origine da un versamento effettuato in favore dell'organo concorsuale, limitandosi questi a subentrare nella posizione sostanziale e processuale del fallito ed in tale veste conseguendo un pagamento lecito, reso inefficace con la predetta azione costitutiva. Cassazione civile, sez. I 19 marzo 2009



Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Vendita di beni mobili affetti da vizi - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita di mobili - Vizi dei beni venduti - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.

Nel caso in cui i beni mobili oggetto di vendita in sede fallimentare risultino affetti da vizi redibitori, non è configurabile la garanzia prevista dall'art. 1490 cod. civ., neppure se la vendita abbia avuto luogo ad offerte private, ma solo una responsabilità attinente alla custodia dei beni inventariati ed alla vendita degli stessi nell'ambito della procedura concorsuale, e dunque un'obbligazione risarcitoria che, in quanto correlata al compimento di atti tipici rientranti nelle attribuzioni del curatore, non è posta a carico di quest'ultimo come persona fisica, ma a carico del fallimento, iscrivendosi a tutti gli effetti nel novero di quelle elencate dall'art. 111 n. 1 della legge fall.. Qualora pertanto, a fondamento della domanda di risarcimento dei danni, il compratore abbia fatto valere l'erronea descrizione dei beni in sede di inventario, con l'attribuzione di caratteristiche tecniche non possedute e senza il rilevamento di difetto di funzionamento, costituisce una questione di legittimazione passiva, riproponibile anche con il ricorso per cassazione contro le sentenze pronunciate secondo equità dal giudice di pace, quella avente ad oggetto l'esistenza del dovere del curatore, convenuto in proprio, di subire il giudizio instaurato dall'attore, indipendentemente dall'effettiva titolarità passiva del rapporto controverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 10 dicembre 2008



Fallimento – Ammissione al passivo – Credito del professionista che ha redatto la domanda di concordato preventivo non accolta – Prededuzione – Esclusione.

Con riferimento al credito insinuato al passivo dal professionista che ha redatto la domanda di concordato preventivo non accolta, per potersi parlare di crediti sorti "in funzione" di una procedura, come testualmente recita l'art 111 legge fall., occorre che una procedura sia effettivamente aperta e che, quindi, nel caso di concordato preventivo, vi sia stata l'emissione di un decreto di ammissione che, come dispone testualmente l'art. 163 legge fall., segna il momento in cui può ritenersi aperta la procedura. Deve pertanto ritenersi che la norma dell'art. 111 secondo comma legge fall., nella sua nuova formulazione, ponga come presupposto implicito della prededuzione di un credito, l'avvenuta apertura della procedura (quindi il decreto di ammissione). In ogni caso la prededuzione va esclusa in quanto trattasi di debito sorto prima dell'apertura della procedura di concordato preventivo, al di fuori di un qualsiasi controllo sull' "an" e sul "quantum" del credito, da parte degli organi della procedura, a tutela dei creditori. Tribunale Udine 15 ottobre 2008



Fallimento - Creditori privilegiati - Credito del professionista ex art. 2751 bis cod. civ. - Pagamento in sede di riparto parziale - Emissione di fattura del percettore - Credito di rivalsa dell'IVA - Natura - Credito di massa - Configurabilità - Esclusione - Privilegio speciale ex art. 2758 secondo comma, cod. civ. - Applicabilità - Utile collocazione in sede concorsuale - Mancanza - Indebito arricchimento - Configurabilità - Esclusione.

Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento (nella specie, a seguito del pagamento ricevuto in esecuzione di un riparto parziale), non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111,primo comma, legge fall. (applicabile nel testo "ratione temporis"), in quanto la disposizione dell'art. 6 del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, secondo comma, cod. civ., nel testo di cui all'art. 5 della legge n. 426 del 1975,nel caso in cui sussistano beni - che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo - su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, non è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 cod. civ., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'IVA di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema normativo concorsuale. (Fonte: Ced – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I 12 giugno 2008




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