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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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(chiudi)


Famiglia
Legittimitą - 2009


Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni

L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.




Mantenimento dei figli minori – Obbligo di contribuzione in capo agli ascendenti

L‘obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché’, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di cosmi; pertanto l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché’ possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex articolo 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.




Famiglia - Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Assistenza morale e materiale e collaborazione Separazione personale - Spese sostenute dai coniugi per i bisogni della famiglia nel corso del matrimonio - Diritto al rimborso - Esclusione - Fattispecie

Poichè durante il matrimonio ciascun coniuge è tenuto a contribuire alle esigenze della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze, secondo quanto previsto dagli artt. 143 e 316 bis, primo comma, c.c., a seguito della separazione non sussiste il diritto al rimborso di un coniuge nei confronti dell'altro per le spese sostenute in modo indifferenziato per i bisogni della famiglia durante il matrimonio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva dichiarato la compensazione tra quanto versato dall'attore per la Tarsu relativa all'immobile assegnato alla moglie in sede di separazione, con il credito vantato da quest'ultima a titolo di rimborso delle spese per le utenze domestiche sostenute durante il matrimonio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2018, n.10927.




Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modificabilita' - Provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c. di revoca o modifica di quelli presidenziali - Reclamabilità - Esclusione - Fondamento

Nell'ambito del procedimento di separazione personale dei coniugi, i provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c., di modifica o di revoca di quelli presidenziali, non sono reclamabili poiché è garantita l'effettività della tutela delle posizioni soggettive mediante la modificabilità e la revisione, a richiesta di parte, dell'assetto delle condizioni separative e divorzili, anche all'esito di una decisione definitiva, piuttosto che dalla moltiplicazione di momenti di riesame e controllo da parte di altro organo giurisdizionale nello svolgimento del giudizio a cognizione piena. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 maggio 2018, n.11279.




Famiglia - Separazione coniugi - Spese straordinarie - Obbligo preventivo di informazione - Esclusione - Fattispecie

Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l'altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, costituente decisione "di maggiore interesse" per il figlio, sussistendo, di conseguenza, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso, qualora il medesimo non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso (Cass., 26/09/2011, n. 19607; Cass., 30/07/2015, n. 16175; Cass., 08/02/2016, n. 2467).

Ebbene, nel caso concreto, la Corte d'appello ha accertato che si trattava di spese per trattamenti estetici necessari a rimuovere la peluria sul viso della ragazza, "anomala per un soggetto di sesso femminile" e fonte di notevole imbarazzo, e di spese per l'iscrizione in una scuola privata i cui orari si erano rivelati maggiormente compatibili con le esigenze lavorative del genitore affidatario. Trattasi - all'evidenza di esborsi non prevedibili, poichè sopraggiunti nel corso del tempo, al momento della determinazione dell'assegno di mantenimento a carico del padre. Talchè, una volta accertatane - da parte del giudice di merito - la natura di spese straordinarie ed utili alla figlia, ed in assenza della dimostrazione di un tempestivo e valido dissenso da parte dell'altro coniuge, quest'ultimo è da considerarsi senz'altro tenuto a corrispondere genitore la quota di sua spettanza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2018, n.5490.




Giudizio di separazione personale tra coniugi – Audizione del minore – Obbligo di motivare con rigore la decisione di disattendere la volontà del minore – Necessità di preservare la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle

Nel giudizio di separazione personale tra coniugi il giudice non è tenuto a recepire, nei suoi provvedimenti, le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto del minore o le conclusioni dell’indagine peritale. Tuttavia, qualora intenda disattendere tali dichiarazioni e tali conclusioni, ha l’obbligo di motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza.

La tutela del diritto fondamentale di sorellanza e fratellanza impone la necessità di preservare nelle separazioni tra coniugi la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle e di non adottare provvedimenti di affidamento che comportino la loro separazione se non per ragioni ineludibili e, comunque, sulla base di una motivazione rigorosa che evidenzi il contrario interesse del minore alla convivenza. (Annamaria Varini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2018, n.12957.




Matrimonio e famiglia – Abbandono del tetto coniugale – In conseguenza a violazione dei doveri di fedeltà dell’altro coniuge – Mediante ricerche online di relazioni extraconiugali – Legittimità – Sussiste

L’abbandono del tetto coniugale è giustificato dalla violazione degli obblighi di fedeltà da parte del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet. Ciò costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9384.




Matrimonio Misto – Matrimonio contratto all’estero da cittadino italiano e da cittadino straniero – Trascrizione – Downgrading (trascrizione del matrimonio come unione civile) – Chiarimenti

Gli atti di matrimonio e le unioni omoaffettive concluse con istituti analoghi, all’estero, producono senz’altro effetti giuridici nell’ordinamento italiano, secondo il regime della convertibilità. In particolare, si applica l’articolo 32-bis della legge n. 218 del 1995 che comporta la preminenza del modello adottato nel diritto interno, dell’unione civile. Il matrimonio contratto da coppia omoaffettiva all’estero, formata da cittadino italiano e da cittadino straniero, non è trascrivibile come tale, bensì come unione civile, in adesione al modello legislativo applicabile nel nostro ordinamento. L’articolo 32-bis cit. non trova invece applicazione diretta nell’ipotesi in cui venga richiesto il riconoscimento di un’unione coniugale contratta all’estero da due cittadini stranieri. Il procedimento di cd. downgrading non può essere giudicato discriminatorio dal momento che la scelta del modello di unione riconosciuta tra persone dello stesso sesso negli ordinamenti facenti parte del Consiglio d’Europea è rimessa al libero apprezzamento degli Stati Membri, salva la definizione di uno standard di tutele coerenti con l’interpretazione del diritto alla vita familiare ex art. 8 fornita dalla Corte EDU. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2018, n.11696.




Adottabilità – Valutazione della idoneità dei parenti – Mancanza di rapporti significativi

Il requisito, espressamente previsto dalla L. n. 184 del 1983, articolo 12 della significatività dei rapporti con i parenti fino al quarto grado al fine di verificarne l’idoneità soggettiva e la sussistenza delle condizioni oggettive ai fini dell’affidamento dei minori è valutabile anche sotto il profilo potenziale, quando sia stata constatata l’impossibilità incolpevole di stabilire rapporti con i minori da parte dei parenti indicati dal citato articolo 12. In particolare, la mancanza di rapporti significativi pregressi può non essere assunta come elemento di valutazione dell’idoneità dei parenti ad assicurare l’assistenza e la crescita del minore in modo adeguato quando quest’ultimo sia stato allontanato subito dopo la nascita e la richiesta dei parenti sia stata ragionevolmente tempestiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2018, n.9021.




Separazione – Divorzio – Separazione con addebito – Condotta violenta

Nonostante la conflittualità risalente nel tempo e i comportamenti esasperanti e istigatori della moglie, la separazione va addebitata al marito che tiene una condotta violenta e lesiva dell’incolumità della suddetta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 marzo 2018, n.6997.




Divorzio – Domanda di attribuzione di quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge – Riconoscimento del diritto all’assegno divorzile – Sentenza del Tribunale – Decorrenza fissata in data antecedente la morte dell’ex coniuge

La legge prevede che, ai fini del riconoscimento del diritto all’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, sia intervenuta la pronuncia della sentenza che riconosce all’istante il diritto alla percezione dell’assegno divorzile; non richiedendo che, al momento in cui tale domanda è proposta, sia intervenuto l’accertamento della spettanza dell’assegno divorzile in favore della ricorrente, mediante pronuncia avente efficacia di giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2018, n.4107.




Divorzio – Assegno di mantenimento – Giudizio di adeguatezza dei mezzi economici del coniuge richiedente – Possibilità concreta di lavoro – Rilevanza – Affermazione

Misura dell’assegno – Criteri – Rilevanza della durata del matrimonio – Affermazione


È legittima la decisione di porre a carico del coniuge un assegno di mantenimento a favore dell’altro, ove i mezzi economici a disposizione di quest’ultimo risultino inadeguati ai fini di consentirne l’indipendenza o l’autosufficienza economica, tenuto conto della sua limitata capacità e possibilità effettiva di lavoro personale e di reddito, nonché della mancata fruizione di trattamenti pensionistici. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La congruità della misura dell’assegno va valutata anche tenendo in considerazione la durata del matrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 23 marzo 2018, n.7342.




Separazione dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Affidamento condiviso – Criteri di scelta del genitore collocatario – Genitore contrario a vaccini e medicina convenzionale

L’individuazione del genitore collocatario deve avvenire all’esito di un giudizio prognostico che il giudice compie, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, in merito alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui il padre e la madre hanno in precedenza svolto i loro compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità di ciascun genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici dei due precedenti gradi di giudizio i quali avevano disposto la collocazione dei figli minori presso il domicilio paterno “in quanto più tutelante per gli interessi dei minori, dato che la madre non aveva dimostrato di essere in grado di assumere i comportamenti più adeguati nei loro confronti”. In particolare, la Corte d’Appello aveva estromesso la madre dall’esercizio dell’affidamento in ordine alle scelte per le cure mediche e l’alimentazione in ragione dei convincimenti da lei espressi in merito alla non opportunità di sottoporre i figli a vaccinazione e all’utilità di trattamenti omeopatici e di cure di patologie mediante la regolamentazione del regime dietetico.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2018, n.3913.





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