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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Famiglia
Legittimitą - 2014


Divorzio – Contributo di mantenimento dei figli minori – Revisione della quantificazione rispetto a quella operata in sede di separazione – Decorrenza – Dalla data della domanda di primo grado – Affermazione

Mentre l’assegno di divorzio, nella sua originaria quantificazione, decorre dal momento della formazione del titolo in forza del quale è dovuto, cioè dal passaggio in giudicato della sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la variazione dell’ammontare dell’assegno medesimo disposta in seguito a procedimento di revisione ai sensi dell’art.9 della legge 1 dicembre 1970 n.898, deve decorrere dalla data della domanda di revisione, non da quella della decisione su di essa, in applicazione del principio generale secondo il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio.
La decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di innovazione. Per derogare al principio generale devono essere addotti o risultare in atti elementi, quali modifiche alla situazione generale intervenute in corso di causa. [Nella fattispecie, la doglianza riguardava la decorrenza della riduzione dell’assegno di mantenimento divorzile rispetto alla misura disposta in sede di separazione, riduzione retrodatata dalla Corte d’Appello a far tempo dalla data della domanda di primo grado.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 settembre 2018, n.22108.




Filiazione - Riconoscimento del figlio naturale - Atto di nascita - Necessità di un ulteriore atto formale di riconoscimento - Esclusione

Il riconoscimento del figlio naturale si fa nell'atto di nascita (o in atto autentico successivo o posteriore), con la conseguenza che la dichiarazione della madre nell'atto di nascita implica riconoscimento della filiazione naturale, senza necessità di un ulteriore atto formale di riconoscimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 25 settembre 2018, n.22729.




Famiglia - Matrimonio - Regime patrimoniale della comunione legale - Beni acquistati separatamente dai coniugi nei due anni successivi all’entrata in vigore della legge n. 151 del 1975 - Estensione della comunione legale a tali beni - Condizioni

La comunione legale, in assenza della dichiarazione di dissenso di cui all'art. 228, comma 1, della l. n. 151 del 1975, decorre dal 16 gennaio 1978 e interessa i beni acquistati dai coniugi separatamente nel primo biennio di applicazione della legge stessa - e, dunque, in pendenza del regime transitorio - solo se ancora esistenti, alla scadenza del biennio, nel patrimonio del coniuge che li ha acquistati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20969.




Scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio – Pensione di riversibilità – Titolarità dell'assegno – Titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile al momento della morte dell'ex coniuge

Ai fini del riconoscimento della pensione di riversibilità, in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ai sensi dell'art. 9 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, la titolarità dell'assegno, di cui all'articolo 5 della stessa legge 1 dicembre 1970 n. 898, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile, al momento della morte dell'ex coniuge, e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un'unica soluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22434.




Famiglia – Diritto degli ascendenti di mantenere rapporti con i nipoti minori – Applicabilità ai nonni non biologici – Affermazione

L’art.317 bis c.c. deve essere interpretato sistematicamente alla luce delle disposizioni costituzionali, europee ed internazionali. È la nozione stessa di nucleo familiare ad essere stata rivisitata ed ampliata dalla giurisprudenza della Corte EDU e della Corte di Giustizia della UE. Il concetto di famiglia di cui all’art.8 della Convenzione riguarda, infatti, le relazioni basate sul matrimonio ed anche altri legami familiari de facto, in cui le parti convivono al di fuori del matrimonio, o in cui altri fattori dimostrano che la relazione è sufficientemente stabile. Nella medesima prospettiva di alargamento del concetto di famiglia e di tutela preminente dell’interesse dei minori si è peraltro sostanzialmente posta anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Alla luce dei principi desumibili dall’art.8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, dall’art.24, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dagli artt.2 e 30 Cost., il diritto degli ascendenti, azionabile anche in giudizio, di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, previsto dall’art.317 bis c.c., cui corrisponde lo speculare diritto del minore di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi coni parenti, ai sensi dell’art.315 bis c.c., non va riconosciuto solo ai soggetti legati al minore da un rapporto di parentela in linea retta scendente, ma anche ad ogni altra persona che affianchi il nonno biologico del minore, sia esso il coniuge o il convivente di fatto, e che si sia dimostrato idoneo ad instaurare con il minore medesimo una relazione affettiva stabile, dalla quale quest’ultimo posa trarre un beneficio sul piano della sua formazione e del suo equilibrio psico-fisico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2018, n.19780.




Divorzio – Congiunto – Rinuncia di uno dei coniugi alla domanda – Irrilevanza e inammissibilità – Affermazione

In tema di divorzio a domanda congiunta, l’accordo sotteso alla relativa domanda riveste natura meramente ricognitiva con riferimento ai presupposti necessari per lo scioglimento del vincolo coniugale, mentre ha valore negoziale per quanto concerne la prole e i rapporti economici.
Deve escludersi che la revoca del consenso da parte di uno dei coniugi comporti l’arresto del procedimento, dovendo il tribunale provvedere ugualmente all’accertamento dei presupposti per la pronuncia di divorzio, per poi passare, in caso di esito positivo della verifica, all’esame delle condizioni concordate dai coniugi, valutandone la conformità a norme inderogabili e agli interessi dei figli minori. La revoca del consenso da parte di uno dei coniugi risulta pertanto irrilevante sotto il primo profilo e inammissibile sotto il secondo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 24 luglio 2018, n.19540.




Filiazione naturale - Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità - Ammissibilità dell'azione - Interesse del minore - Accertamento - Criteri

Ai fini dell'ammissibilità dell'azione di accertamento giudiziale della paternità, ai sensi dell'art. 269 c.c., la contrarietà all'interesse del minore sussiste solo in caso di concreto accertamento di una condotta del preteso padre che sarebbe tale da giustificare una dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale, ovvero della prova dell'esistenza di gravi rischi per l'equilibrio affettivo e psicologico del minore e per la sua collocazione sociale, risultanti da fatti obbiettivi, emergenti dalla pregressa condotta di vita del preteso padre. Ne consegue che, in mancanza di tali elementi, l'interesse del minore all'accertamento della paternità deve essere ritenuto di regola sussistente, avuto riguardo al miglioramento obiettivo della sua situazione giuridica in conseguenza degli obblighi che ne derivano in capo al genitore, senza che rilevino, al fine di escludere la ricorrenza dell'interesse del minore, l'attuale mancanza di rapporti affettivi con il genitore e la possibilità futura di instaurarli o, ancora, le normali difficoltà di adattamento psicologico conseguenti al nuovo "status", oppure le intenzioni manifestate dal presunto genitore di non voler comunque adempiere i doveri morali inerenti la responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2018, n.16356.




Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Ricorso per cassazione - Deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza contenente la certificazione della sua irrevocabilità - Attestazione implicita dell’avvenuta notifica d’ufficio della decisione ex art. 17, c. 1, l. n. 184 del 1983 - Configurabilità - Conseguenze

In tema di ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che dichiara l'adottabilità di un minore, il deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata, recante il timbro della cancelleria attestante l'intervenuta irrevocabilità della decisione, a seguito della mancata proposizione del ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.c., è idonea ad attestare, per implicito, anche l'avvenuta notificazione alle parti della decisione della corte d'appello effettuata ai sensi dell'art. 17 della legge 184 del 1983, essendo eventualmente onere del ricorrente dimostrare l'esistenza in fatto di circostanze che avrebbero potuto sovvertire l'inevitabile constatazione dell'avvenuto spirare dei termini, quali ad es., l'avvenuta notifica della sentenza in versione non integrale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2018, n.16857.




Filiazione naturale - Riconoscimento - Figli premorti - Clausole limitatrici - Impugnazione per difetto di veridicità - Disconoscimento di paternità - Diversità degli oneri probatori - Esclusione - Ragioni

In tema di azione di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità, stante la nuova disciplina introdotta dalle riforme del 2012 e 2013 in materia di filiazione, la prova della "assoluta impossibilità di concepimento" non è diversa rispetto a quella che è necessario fornire per le altre azioni di stato, richiedendo il diritto vigente che sia il "favor veritatis" ad orientare le valutazioni da compiere in tutti i casi di accertamento o disconoscimento della filiazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 luglio 2018, n.18140.




Adozione – Diritto del minore a vivere nell’ambito della propria famiglia – Comprovata inadeguatezza della capacità genitoriale del padre – Incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli – Giudizio prognostico sul recupero delle capacità genitoriali – Incertezza sugli esiti e sui tempi – Incompatibilità con la necessità del minore di conseguire un armonico sviluppo psico-fisico – Conseguenze – Stato di abbandono – Sussistenza

Il prioritario diritto dei minori a crescere nell'ambito della loro famiglia di origine non esclude la pronuncia della dichiarazione di adottabilità quando, nonostante l'impegno profuso dal genitore per superare le proprie difficoltà personali e genitoriali, permanga tuttavia la sua incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli, e non risulti possibile prevedere con certezza l'adeguato recupero delle capacità genitoriali in tempi compatibili con l'esigenza dei minori di poter conseguire una equilibrata crescita psico-fisica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2018, n.16357.




Comunione fra i coniugi – Immobile acquistato dal coniuge con denaro ricevuto in donazione – Donazione indiretta dell’intero immobile – Esclusione – Comunione legale – Sussiste

Ove la donazione riguardi una somma di denaro impiegata dal donatario per l’acquisto della casa familiare e ove detto acquisto sia condiviso con il coniuge, il donatario in tal modo dona al coniuge il 50% della proprietà consentendone l’intestazione allo stesso. Non può pertanto ravvisarsi una donazione indiretta dell’intero immobile al donatario tale da escludere la comunione del bene tra i coniugi. [Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso proposto dall’ex marito contro la ex moglie al fine di vedersi riconosciuta l’esclusiva proprietà dell’immobile oggetto, a suo dire, di donazione indiretta da parte della madre la quale gli aveva fornito il denaro necessario all’acquisto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 24 luglio 2018, n.19537.




Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Termine breve per l'impugnazione - Art. 17, comma 2, l. n. 184 del 1983 - “Lex specialis” - Applicabilità - Notifica in via telematica - Equiparazione - Fondamento

In tema di opposizione alla dichiarazione di adottabilità, la notificazione d'ufficio della sentenza della Corte d'appello, effettuata ai sensi dell'art. 17, comma 1, della l. n. 184 del 1983, è idonea a far decorrere il termine breve d'impugnazione di cui al successivo comma 2 del medesimo articolo, tenuto conto che la natura di "lex specialis", da riconoscere alla previsione di detto termine, induce ad escludere l'applicabilità della norma generale di cui all'art. 133 c.p.c., senza che abbia alcun rilievo la circostanza che la notificazione sia avvenuta mediante strumenti telematici, atteso il chiaro tenore dell'art. 16, comma 4, del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, posto che il principio accelleratorio, sotteso alla disciplina in esame, trova la sua "ratio" nella preminente esigenza di assicurare la più rapida definizione dello "status" del minore, senza sacrificare in misura apprezzabile il diritto di difesa delle parti ricorrenti, sottoposto, in definitiva, solo ad un modesto maggiore onere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2018, n.16857.




Azioni di stato – Azione di disconoscimento – Azione di dichiarazione della paternità – Contestuale pendenza – Sospensione ex art. 295 c.p.c. – Ammissibilità – Sussiste

L’accertamento con cui viene rimosso (o mantenuto) lo stato di figlio legittimo è pregiudiziale rispetto a quello con cui è rivendicato altra paternità: detto accertamento ha efficacia ultra partes e retroattiva e non può non riverberarsi sul giudizio di accertamento pendente determinando, nel caso di vittorioso esperimento dell’azione di disconoscimento, il definitivo venir meno di quella condizione (di figlio legittimo) che era originariamente ostativa all’accoglimento della domanda di dichiarazione giudiziale di paternità. Tra le due cause è dato quindi di ravvisare un nesso di pregiudizialità in senso tecnico-giuridico: ciò in corrispondenza della ratio dell’istituto della sospensione per pregiudizialità, che è quella di evitare il rischio di un conflitto tra giudicati (per tutte: Cass. 16 marzo 2016, n. 5229). Infatti, la nominata sospensione è idonea proprio ad evitare che la domanda di dichiarazione giudiziale di paternità sia, in ipotesi, accolta laddove, per effetto del rigetto dell’azione di disconoscimento, non potrebbe esserlo: e cioè proprio ad escludere, in una tale ipotesi, pronunce contrastanti. Sul piano dei rapporti tra i due giudizi, va escluso che la rimozione dello status di figlio legittimo costituisca un presupposto processuale della domanda, insuscettibile, come tale, di sopravvenire nel corso del giudizio, e tale da imporre, in conseguenza, una pronuncia di inammissibilità della domanda stessa pur in pendenza del giudizio diretto al disconoscimento della paternità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 03 luglio 2018, n.17392.





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