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ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Famiglia
Merito - 2012


Divorzio - Procedimento di divorzio - Morte di uno dei coniugi - Cessazione della materia del contendere - Anche in pendenza del giudizio di legittimità - Giudicato sullo "status" - Irrilevanza - Fondamento

In tema di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la morte del coniuge, anche nel corso del giudizio di legittimità, fa cessare la materia del contendere sia nel giudizio sullo "status" che in quello relativo alle domande accessorie, compreso il giudizio sulla richiesta di assegno divorzile, non assumendo alcun rilievo, in senso contrario, l'intervenuto passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio, posto che l'obbligo di corresponsione di tale assegno è personalissimo e non trasmissibile agli eredi, trattandosi di posizione debitoria inscindibilmente legata a uno "status" personale, che può essere accertata solo in relazione alla persona cui detto "status" si riferisce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 20 febbraio 2018.




Fallimento - Atti a titolo gratuito - Inefficacia - Assenza di corrispettivo - Attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell'altro coniuge in vista della loro separazione - Atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli

Ai fini dell'azione di inefficacia di cui all'art. 64 legge fall., atti a titolo gratuito non sono solo quelli posti in essere per spirito di liberalità, che è requisito necessario della donazione, ma anche gli atti caratterizzati semplicemente da una prestazione in assenza di corrispettivo; ne consegue che l'attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell'altro coniuge in vista della loro separazione, va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.

E' pertanto onere di chi si oppone all'azione revocatoria dimostrare che l'attribuzione patrimoniale, oggetto dell'azione revocatoria, abbia avuto tale funzione sostitutiva o integrativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 30 novembre 2017.




Figlio nato oltre 300 giorni dopo la separazione dei genitori – Esperibilità dell’azione di cui all’art. 248 c.c. – Rilievo del favor veritatis

Qualora non operi la presunzione di paternità e non sia intervenuto il riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’unica azione esperibile da chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore è la contestazione dello stato di figlio di cui all’art. 248 c.c.; rappresentando un problema diverso quello relativo all’accertamento dell’eventuale paternità naturale del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 21 febbraio 2018.




Violazione obblighi di assistenza familiare – Non corresponsione dell’assegno di mantenimento – Applicabilità delle pene di cui all’art. 570 c.p.

La legge 1 dicembre 1970 n. 898, all’art. 12-sexies punisce l’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice in sede di divorzio, in favore dei figli senza limitazione di età, purché non autonomi economicamente. Diversamente, il coniuge separato che faccia mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, viola il secondo comma dell’art. 570 c.p. e per tale condotta va applicato il relativo trattamento sanzionatorio. (Redazione ILCASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale 23 febbraio 2018.




Delibazione di sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale - Trattazione della causa mediante processus brevior - Accoglimento

E’ delibabile la sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale emessa a seguito di processo svolto dinanzi al Vescovo Diocesano quando venga accertato che non vi sia stato pregiudizio per la difesa delle parti. (Francesco Indelli) (riproduzione riservata) Appello Lecce 02 febbraio 2018.




Responsabilità contrattuale – Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Affermazione – Fattispecie in materia di festa di matrimonio rovinata

Il danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale deve ritenersi risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di una lesione di un diritto inviolabile costituzionalmente qualificato, dalla consumazione di un reato ex art. 185 c.p. o da una previsione legislativa, atteso che, laddove si faccia riferimento ad un contratto (tipica espressione dell’autonomia contrattuale), sono le parti che all’atto della stipulazione tipizzano gli interessi che intendono perseguire.  
Se i contraenti individuano interessi non economici, ma neanche inerenti a diritti inviolabili, dalla frustrazione di questi interessi, produttiva di un danno consequenziale di tipo morale o esistenziale, non può che derivare l’obbligo di risarcimento.  

Il pregiudizio esistenziale da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato consiste nella sofferenza derivata dalla brutta figura che gli sposi hanno fatto con i propri invitati, dando l’impressione che si fossero rivolti ad una società inadeguata per l’allestimento del ricevimento, che trattava alimenti scadenti (se non proprio nocivi alla salute), così da rovinare la serata sia a sé stessi che agli invitati [nel caso di specie, i testi hanno fornito un’impietosa ricostruzione dei fatti: alcuni invitati che si contorcevano per i forti dolori addominali; altri che affollavano i bagni della struttura; altri che, trovando i bagni occupati, si vedevano costretti a vomitare nel giardino; altri ancora che, in preda alle convulsioni, hanno dovuto abbandonare il banchetto anzitempo, chi tornando a casa e chi recandosi in Pronto Soccorso].

Il danno morale soggettivo da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato è da identificare con la reazione, per un verso, di rabbia e dispiacere (dal momento in cui gli sposi hanno realizzato che la festa era ormai rovinata) e, per altro verso, di imbarazzo (nei confronti degli invitati). Si tratta di una reazione che va valutata alla luce del fatto che è stata determinata dalla piena violazione di un contratto nel quale era dedotto proprio l’interesse alla felice riuscita del banchetto nuziale. [Nel caso di specie, per la liquidazione del pregiudizio è parso congruo parametrarsi agli importi che si trovano sovente liquidati per ingiurie e diffamazioni non particolarmente gravi, alle quali il giudice ha ritenuto di potere paragonare l’episodio in questione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola 15 febbraio 2018.




Separazione personale coniugi – Prova violazione doveri fondamentali della persona e violenza – Addebito e affido esclusivo

Nella materia delle violenze endofamiliari, la prova dei fatti è tipicamente indiziaria, raramente sussistendo prove dirette di vicende che si svolgono all’interno delle mura domestiche. In tale prospettiva, possono assumere valore indiziario anche la dichiarazione de relato actoris, i referti di pronto soccorso, i rapporti di intervento della forza pubblica, elementi che, unitariamente considerati, possono essere sono illuminanti della incapacità del soggetto violento di resistere ai propri agiti e controllare i propri impulsi violenti, particolarmente quando lo stesso abbia fatto assistere i figli a scene di violenza nei confronti della madre ingenerando in loro uno stato di agitazione e terrore, tale da compromettere i rapporti con gli stessi.  

Le condotte di minaccia, violenza psicologica e fisica, data la loro gravità, traducendosi in una violazione dei beni e diritti fondamentali della persona sono di per sé stesse causalmente rilevanti della crisi coniugale e tali da esonerare il giudice, ai fini della dichiarazione dell’addebitabilità della separazione, dal dovere di comparare con essi il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze.

La violenza perpetrata dal padre nei confronti dalla madre alla presenza dei figli denota l’inidoneità del padre non solo sotto il profilo dell’accudimento primario, ma anche sotto quello delle esigenze affettive e evolutive della prole minore e in grado di garantire la figura genitoriale paterna, che rende allo stato non attuabile un affidamento condiviso. Deve quindi disporsi l’affido esclusivo. (M. Cristina Capurso) (riproduzione riservata)
Tribunale Trani 29 gennaio 2018.




Filiazione legittima - Disconoscimento di paternità - Termine di decadenza annuale previsto dall'art. 244 c.c. - Decorrenza - Presupposto - "Scoperta dell'adulterio" - Nozione - Portata - Fattispecie

La scoperta dell'adulterio commesso all'epoca del concepimento - alla quale si collega il decorso del termine annuale di decadenza fissato dall'art. 244 c.c. (come additivamente emendato con sentenza n. 134 del 1985 della Corte costituzionale) - va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere, non essendo sufficiente la mera infatuazione, la mera relazione sentimentale o la frequentazione della moglie con un altro uomo. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di appello che ha riconosciuto la tempestività della domanda di disconoscimento della paternità, ritenendo che, pur risultando una pregressa conoscenza dell’adulterio da parte dell’attore, solo all’esito dell’espletamento della prova del DNA, questi ne avesse acquisito la certezza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 09 febbraio 2018.




Separazione coniugi - Giudiziale - Addebito - Inosservanza dell'obbligo di fedeltà - Prova dell'efficacia causale di tale violazione nella determinazione della crisi coniugale - Necessità - Eccezione relativa all'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà - Onere della prova - Regole comuni - Applicabilità - Conseguenze

Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 19 febbraio 2018.




Coniugi - Comunione legale - Oggetto - Scioglimento della comunione - Comunione “de residuo” - Frutti di beni personali di uno dei coniugi - Condizioni - Fattispecie

In regime di comunione legale tra coniugi, in virtù dell'art. 177, comma 1, lett. b) c.c. deve escludersi che rientrino nella comunione "de residuo" i frutti dei beni personali di uno dei coniugi in corso di maturazione, ma non ancora percepiti, al tempo dello scioglimento della comunione legale. (Nella specie la S.C. ha escluso dalla comunione "de residuo" gli interessi su buoni postali di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, in corso di maturazione al tempo della separazione personale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 19 gennaio 2018.




Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Regolamento (UE) n. 650/2012 – Successioni e certificato successorio europeo – Ambito di applicazione – Possibilità di far figurare nel certificato successorio europeo la quota del coniuge superstite

L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 650/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, deve essere interpretato nel senso che rientra nell’ambito di applicazione di tale regolamento una disposizione nazionale, come quella in discussione nel procedimento principale, la quale preveda, in caso di decesso di uno dei coniugi, un conguaglio forfettario degli incrementi patrimoniali realizzati in costanza di matrimonio mediante maggiorazione della quota ereditaria del coniuge superstite. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 01 marzo 2018.




Famiglia – Obbligo di mantenimento della prole – Figlio ultratrentenne – Cessazione dell’obbligo di mantenimento – Sussiste – Cessazione del diritto alla permanenza nell’abitazione dei genitori – Sussiste

La convivenza del figlio maggiorenne col genitore, in assenza di obblighi di mantenimento, è riconducibile ad un negozio atipico di tipo familiare che dà vita ad una forma di detenzione qualificata ma precaria dell’immobile, equiparabile a quella del comodato senza determinazione di durata.

Non vi è alcuna norma che attribuisca al figlio maggiorenne il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione di proprietà esclusiva dei genitori contro la loro volontà e in forza del solo vincolo familiare. I genitori hanno quindi il diritto di richiedere al figlio convivente di rilasciare e liberare l’immobile occupato col solo limite – imposto dal principio di buona fede – che sia concesso all’altra parte un termine ragionevole, commisurato anche alla durata del rapporto.

Tale diritto sussiste anche nell’ipotesi in cui il figlio maggiorenne, di un’età tale da non aver più diritto al mantenimento, non sia pienamente autosufficiente. Infatti, in tale ipotesi troverà applicazione la somministrazione alimentare, ben potendo i soggetti tenuti all’obbligazione adempiere con modalità diverse, come, ad esempio, il riconoscimento di un assegno periodico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena 01 febbraio 2018.




Divorzio – Coniuge separato avente diritto ad assegno di mantenimento – Necessità di specifica richiesta di assegno divorzile – Sussiste

Mantenimento del figlio maggiorenne – Che abbia svolto lavori precari – Indipendenza economica – Non sussiste – Onere del beneficiario di informazione sulla propria situazione reddituale e lavorativa – Sussiste


L’assegno di mantenimento conseguente a separazione consensuale è prestazione ben diversa dall’assegno divorzile, soggetto a specifica disciplina circa l’an ed il quantum debeatur, ed è subordinato a condizioni il cui presupposto (persistenza dello status di separazione) ovviamente viene  meno una volta  caducati gli effetti civili del vincolo matrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non potendo ritenersi che il figlio abbia conseguito la autosufficienza economica per il sol fatto di avere svolto alcuni lavori precari, devesi confermare  il contributo economico già concordato tra i  genitori con gli accordi separativi. Tuttavia il soggetto alimentando è tenuto a fornire le informazioni relative alle proprie condizioni reddituali e lavorative, onde evitare al debitore dell’assegno i pregiudizi economici che potrebbero derivargli, sul piano fiscale, ove egli per ignoranza incolpevole richiedesse le detrazioni fiscali (per carichi familiari) relativamente al soggetto beneficiario dello assegno, che va quindi onerato della informazione, trimestrale, circa la propria situazione reddituale e lavorativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 15 novembre 2017.





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