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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Diritto della Famiglia e dei Minori
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Adozione di minori: stato di adottabilità e situazione di abbandono

Persone - Adozione di minori - Stato di adottabilità

In tema di adozione di minori d’età, sussiste la situazione d’abbandono, non solo nei casi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico-fisico del bambino, considerato in concreto, ossia in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età, al suo grado di sviluppo e alle sue potenzialità; ne consegue l’irrilevanza della mera espressione di volontà dei genitori di accudire il minore in assenza di concreti riscontri.

[Nella specie, questa Corte, confermando la sentenza di appello, ha ritenuto la persistenza di una situazione di abbandono, a fronte di un impegno, solo enunciato dai genitori, di rimuovere le problematiche esistenziali e di mutare lo stile di vita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 dicembre 2019, n.32412.




Assegno di divorzio fondato sul criterio del tenore di vita godibile durante il matrimonio

Assegno divorzile - Tenore di vita godibile nel corso del matrimonio - Rilevanza - Squilibrio economico patrimoniale - Precondizione fattuale - Parametri integrati - Art. 5, comma 6, prima parte della l. n. 898 del 1970 - Fattispecie

I criteri attributivi e determinativi dell'assegno divorzile non dipendono dal tenore di vita godibile durante il matrimonio, operando lo squilibrio economico patrimoniale tra i coniugi unicamente come precondizione fattuale, il cui accertamento è necessario per l'applicazione dei parametri di cui all'art. 5, comma 6, prima parte, della l. n. 898 del 1970, in ragione della finalità composita - assistenziale perequativa e compensativa - del detto assegno (nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nel riconoscere l'assegno di divorzio, aveva fondato il proprio accertamento esclusivamente sul criterio del tenore di vita godibile durante il matrimonio, senza verificare in concreto l'incidenza dei parametri integrati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 dicembre 2019, n.32398.




La stabile convivenza dei coniugi per oltre tre anni impedisce la dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico

Matrimonio - Sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico - Convivenza dei coniugi per oltre tre anni dalla data del matrimonio - Dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità - Esclusione

La stabile convivenza dei coniugi per oltre tre anni dalla data del matrimonio impedisce la dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico ed è altresì irrilevante accertare se l'unione fra i coniugi nel periodo di convivenza ultratriennale sia stata più o meno felice ovvero se vi sia stata una parziale o integrale non adesione affettiva da parte dei coniugi al dato fattuale della convivenza; tale mancanza di adesione affettiva può acquistare rilevanza giuridica solo se viene concordemente riconosciuta e manifestata all'esterno in modo da privare alla convivenza ogni valenza riconducibile all'estrinsecazione del rapporto coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 novembre 2019, n.30900.




E' contrario all'ordine pubblico il provvedimento dell’autorità giudiziaria straniera che abbia disposto l’adozione di un minore in favore di una coppia dello stesso sesso senza legami genitoriali biologici con l’adottato?

Adozione di minore - Richiesta di trascrizione nei registri dello stato civile - Contrarietà all'ordine pubblico - Questione di massima di particolare importanza

La Prima Sezione civile ha rimesso alle Sezioni Unite civili, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la risoluzione della seguente questione di massima di particolare importanza: «se sia contrario all'ordine pubblico e quindi non trascrivibile nei registri dello stato civile italiano il provvedimento dell’autorità giudiziaria straniera, che abbia disposto l’adozione di un minore in favore di una coppia dello stesso sesso, ove nessuno degli adottanti risulti legato da vincoli genitoriali biologici con l’adottato». (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 novembre 2019, n.29071.




Separazione personale dei coniugi ed assegnazione della casa familiare

Assegnazione della casa familiare ad uno dei coniugi - Cessione "ex lege" del contratto di locazione ed estinzione del rapporto in capo al coniuge non assegnatario, originario conduttore - Configurabilità - Anche nel caso di sottoscrizione dell'originario contratto da parte di entrambi i coniugi - Sussistenza - Ignoranza della successione "ex lege" da parte del locatore - Rilevanza - Limiti

In tema di separazione personale dei coniugi, il provvedimento di assegnazione della casa familiare determina una cessione "ex lege" del relativo contratto di locazione a favore del coniuge assegnatario e l'estinzione del rapporto in capo al coniuge che ne fosse originariamente conduttore, anche nell'ipotesi in cui entrambi i coniugi abbiano sottoscritto il contratto di locazione; pertanto, l'ignoranza, da parte del locatore, della successione "ex lege" non incide sul perfezionamento della cessione, ma assume rilevanza ai soli fini dell'opponibilità della stessa al locatore ceduto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 novembre 2019, n.28615.




Azione di disconoscimento della paternità e diritto al mantenimento del cognome paterno

Azione di disconoscimento della paternità - Diritto al mantenimento del cognome paterno - Autonoma domanda anche in via riconvenzionale - Necessità - Fattispecie

Nell'azione di disconoscimento della paternità, il mantenimento da parte del figlio disconosciuto del cognome paterno è espressione di un diritto potestativo e personalissimo che deve tradursi in una espressa domanda di accertamento da proporsi in sede giudiziale, anche in via riconvenzionale ed eventualmente subordinata all'accoglimento di quella principale, non potendosi ritenere ricompresa nella generica opposizione all'azione di disconoscimento proposta nei suoi confronti. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva dichiarato la perdita del cognome paterno del figlio disconosciuto, nonostante il padre che aveva intrapreso l'azione di disconoscimento, avesse manifestato la volontà di non opporsi al mantenimento del suo cognome). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 novembre 2019, n.28518.




Responsabilità genitoriale in ambito UE e mancato rientro del minore nello Stato di residenza abituale

Responsabilità genitoriale – Giurisdizione in ambito UE – Mancato rientro del minore – Proroga della giurisdizione – Limiti – Art. 10, lett. b) del Regolamento (CE) n. 2201 del 2003 – Principio della “perpetuatio jurisditionis” – Operatività

Responsabilità genitoriale – Giurisdizione in ambito UE – Criterio determinativo – Stato della residenza abituale del minore – Svolgimento del giudizio di separazione in altro Stato – Irrilevanza – Fondamento

In tema di giurisdizione sulle domande relative alla responsabilità genitoriale in ambito UE, ove il minore, condotto all'estero con il consenso di entrambi i genitori, non rientri nello Stato di residenza abituale per decisione di uno solo di essi, è prorogata la giurisdizione dello Stato membro nel quale il minore aveva la residenza abituale immediatamente prima del mancato rientro, sempre che non sussistano le condizioni indicate nell'art. 10 del Regolamento (CE) n. 2201 del 2003, fermo restando che, ai fini dell'applicazione della lett. b) di tale articolo - il quale, a determinate condizioni, attribuisce rilievo al soggiorno del minore per almeno un anno nello Stato in cui è trattenuto - non si può tenere conto della permanenza successiva alla data della proposizione della domanda, dovendosi dare applicazione al principio della "perpetuatio jurisditionis", contemplato (oltre che dal nostro ordinamento, anche) dal menzionato Regolamento, come si evince dalla disciplina generale, contenuta all'art. 8, comma 1, dello stesso.

In tema di giurisdizione sulle domande relative alla responsabilità genitoriale in ambito UE, qualora non vi sia coincidenza tra lo Stato di residenza abituale del minore, ove si trova l'autorità giudiziaria chiamata a decidere su tali domande, e lo Stato in cui è stato instaurato il giudizio di separazione, il superiore e preminente interesse del minore impone di privilegiare il criterio della vicinanza, tenendo separati i due giudizi, atteso che, come chiarito dalla Corte di giustizia UE, nella sentenza del 16 luglio 2015, in causa C-184-14, il Regolamento (CE) n. 2201 del 2003 (cd. Regolamento Bruxelles II bis) disciplina tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale indipendentemente da qualsiasi nesso con i procedimenti matrimoniali, operando un'espressa distinzione tra il contenzioso che attiene al divorzio, alla separazione personale o all'annullamento del matrimonio e il contenzioso che riguarda l'attribuzione, l'esercizio, la delega o la revoca della responsabilità genitoriale, al quale soltanto è accessoria la vertenza sugli obblighi alimentari in favore del minore, ai sensi dell'art. 3, lett. d), del Regolamento CE n. 4 del 2009. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 05 novembre 2019, n.28329.




Affido temporaneo etero familiare ed interesse esclusivo del minore

Provvedimenti “de potestate” - Affido temporaneo etero familiare - Interesse esclusivo del minore - Presenza di figure interfamiliari - Rilevanza - Fattispecie

In materia di affido anche temporaneo dei minori, il giudizio sull'adeguatezza del familiare prescelto quale affidatario temporaneo, ai sensi dell'art. 333 c.c., a soddisfare le esigenze del minore ed a salvaguardarne il sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico, deve essere svolto dal giudice del merito valorizzando, fra le figure vicarie interfamiliari, il contributo al mantenimento del rapporto con la famiglia di origine, che è criterio guida di ogni scelta in tema di affido minorile. (In applicazione del principio la S.C. ha cassato la decisione della corte di merito, che aveva disposto l'affidamento temporaneo eterofamiliare di un minore, senza aver adeguatamente valutato la possibilità dell'affido interfamiliare ai nonni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 novembre 2019, n.28257.




Acquisto di proprietà per accessione e costruzione su suolo appartenente ad uno dei coniugi

Comunione tra i coniugi - Scioglimento - Costruzione su suolo appartenente ad uno dei coniugi - Acquisto per accessione - Diritti dell’altro coniuge - Valore dei materiali - Onere della prova

Il principio generale dell'accessione posto dall'art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista "ipso iure" al momento dell'incorporazione la proprietà della costruzione su di esso edificata, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, in quanto l'acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario senza la necessità di un'apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l'art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale, con la conseguenza che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest'ultimo, mentre al coniuge non proprietario, che abbia contribuito all'onere della costruzione spetta, previo assolvimento dell'onere della prova di avere fornito il proprio sostegno economico, il diritto di ripetere nei confronti dell'altro coniuge le somme spese a tal fine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 novembre 2019, n.28258.




Individuazione del genitore più idoneo all'affidamento del figlio minore

Affidamento del figlio - Interesse del minore - Valutazione - Individuazione del genitore più idoneo - Criteri - Apprezzamento del giudice di merito - Sindacabilità in cassazione - Limiti

In materia di affidamento dei figli minori, il giudice deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo il pregiudizio derivante dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore. L'individuazione di tale genitore deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio, che potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull'apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente che è in grado di offrire al minore. La questione dell'affidamento della prole è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale, ove dia sufficientemente conto delle ragioni della decisione adottata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 novembre 2019, n.28244.




Accordi di separazione personale fra i coniugi contenenti reciproche attribuzioni patrimoniali e concernenti beni mobili o immobili

Accordi contenenti attribuzioni patrimoniali di beni mobili o immobili a favore dell'altro coniuge - Profilo causale - Onerosità - Gratuità - Criteri distintivi

Gli accordi di separazione personale fra i coniugi, contenenti reciproche attribuzioni patrimoniali e concernenti beni mobili o immobili, rispondono, di norma, ad uno specifico spirito di sistemazione dei rapporti in occasione dell'evento di separazione consensuale che svela una sua tipicità propria la quale, ai fini della più particolare e differenziata disciplina di cui all'art. 2901 c.c., può colorarsi dei tratti dell'obiettiva onerosità piuttosto che di quelli della gratuità, in ragione dell'eventuale ricorrenza, o meno, nel concreto, dei connotati di una sistemazione solutorio-compensativa più ampia e complessiva, di tutta quella serie di possibili rapporti aventi significati, anche solo riflessi, patrimoniali maturati nel corso della quotidiana convivenza matrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 ottobre 2019, n.27409.




Domanda di adeguamento o eliminazione dell’assegno di separazione nel corso del giudizio di divorzio

Domanda di adeguamento o eliminazione dell’assegno di separazione nel corso del giudizio di divorzio - Ammissibilità - Eccezione - Adozione di provvedimenti provvisori sull’assegno ai sensi dell’art. 4 legge n. 898 del 1970 - Fattispecie

La proposizione della domanda di modifica delle condizioni della separazione personale dei coniugi è ammissibile anche qualora risulti pendente il giudizio di divorzio, a meno che il giudice del divorzio non abbia adottato provvedimenti temporanei e urgenti nella fase presidenziale o istruttoria. (Nella specie, la Corte d'appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta di modifica dell'assegno sol perché proposta nel corso del giudizio di divorzio, sebbene in questo giudizio non fosse stato adottato alcun provvedimento provvisorio in merito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 ottobre 2019, n.27205.




Domanda inerente la responsabilità genitoriale su figli minori non residenti abitualmente in Italia

Giudizio di separazione o di divorzio introdotto dinanzi al giudice italiano - Giurisdizione sulle domande inerenti la responsabilità genitoriale - Criterio determinativo della residenza abituale del minore - Fondamento - Derogabilità - Condizioni

In tema di giurisdizione sulle domande inerenti la responsabilità genitoriale su figli minori non residenti abitualmente in Italia, formulate nel giudizio di separazione o di divorzio introdotto dinanzi al giudice italiano, il criterio determinativo cogente della residenza abituale del minore, previsto dagli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, trova fondamento nel superiore e preminente interesse di quest'ultimo a che i provvedimenti che lo riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo della sua residenza effettiva, nonché nell'esigenza di realizzare la concentrazione di tutte le azioni giudiziarie ad esso relative; tale criterio può essere derogato, sempre che ciò sia conforme all'interesse del minore ai sensi dell'art.12 del citato Regolamento CE n. 2201 del 2003, soltanto ove alla data in cui il giudice è stato adìto con la domanda di separazione o al momento della formazione del contraddittorio, sia intervenuta una esplicita ed univoca accettazione della giurisdizione da parte di entrambi i coniugi anche sulla materia della responsabilità genitoriale, non essendo sufficiente la mera proposizione di difese o di domande riconvenzionali, la quale non integra una piena e inequivoca accettazione della giurisdizione ma esprime unicamente la legittima esplicazione del diritto di difesa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 ottobre 2019, n.24608.




Raggiungimento della maggiore età in costanza di procedimento e decadenza dalla potestà genitoriale

Decadenza dalla potestà genitoriale – Raggiungimento della maggiore età in costanza di procedimento – Anche in pendenza di termine per la proposizione del reclamo – Cessazione della materia del contendere – Ragioni

Il conseguimento della maggiore età da parte del minore determina automaticamente la cessazione della responsabilità genitoriale, determinando, ancorché avvenga nel corso del procedimento per la dichiarazione di decadenza dalla stessa (nella specie, in pendenza del termine per proporre reclamo avverso il provvedimento medesimo), la cessazione della materia del contendere e la caducazione dei provvedimenti in precedenza pronunciati, posto che ad assumere rilievo è la sola tutela del minore dai comportamenti pregiudizievoli dei genitori, non anche l'interesse del genitore all'accertamento negativo dei fatti allegati a sostegno della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 settembre 2019, n.23019.




Atto di costituzione del fondo patrimoniale in presenza di figli minori e sopravvenire della maggiore età

Atto di costituzione del fondo - Figli minori - Atti di disposizione dei beni - Autorizzazione ex art. 169 c.c. - Necessità - Esclusione - Condizioni - Clausola espressa di deroga

Figli beneficiari - Sopravvenuta maggiore età - Atti dispositivi eccedenti l'ordinaria amministrazione - Legittimazione ad agire - Sussistenza - Condizioni - Fondamento - Fattispecie

In tema di fondo patrimoniale, pur in presenza di figli minori, la preventiva autorizzazione del giudice al compimento di atti di disposizione,indicati nell'art. 169 c.c., è applicabile solo in mancanza di un'espressa pattuizione in deroga contenuta nell'atto di costituzione del fondo.

In tema di fondo patrimoniale, i figli minori e quelli maggiorenni - questi ultimi se il fondo non sia cessato e non risultino economicamente autosufficienti - sono legittimati ad agire in giudizio in relazione agli atti dispositivi eccedenti l'ordinaria amministrazione che incidano sulla destinazione dei beni del fondo, discendendo tale legittimazione dalla "ratio" dell'istituto, volto a costituire su determinati beni un vincolo di destinazione ai bisogni della famiglia nucleare e, quindi, di tutti i suoi componenti. Ne consegue che l'interesse all'azione permane anche se i figli diventano maggiorenni in corso di causa, in assenza di elementi da cui desumere che siano diventati autonomi rispetto alla famiglia di origine. (Fattispecie relativa all'azione di accertamento dell'invalidità della garanzia ipotecaria, concessa dai genitori sui beni del fondo patrimoniale, promossa dal figlio divenuto maggiorenne dopo avere intrapreso il giudizio). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 04 settembre 2019, n.22069.




Conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore

Conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore - Provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti di libertà dei genitori - Possibilità - Condizioni - Osservazione e ascolto del minore - Necessità - Fondamento - Fattispecie

In tema di affidamento dei figli minori, il criterio fondamentale cui deve attenersi il giudice nel fissarne le relative modalità di esercizio è quello del superiore interesse della prole, atteso il diritto preminente dei figli ad una crescita sana ed equilibrata. Ne consegue che, in caso di conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore, possono essere adottati anche provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà religiosa dei genitori purché intervengano all'esito di un accertamento in concreto, basato sull'osservazione e sull'ascolto del minore, dell'effettiva possibilità che l'esercizio di tali diritti possa compromettere la salute psico-fisica o lo sviluppo dei figli minori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva inibito alla madre, convertitasi alla fede geovista, d'impartire al figlio insegnamenti contrastanti con quelli della la religione cattolica, basando il giudizio solo su astratte valutazioni delle due religioni e dando rilievo all'iniziale trasmissione al figlio, da parte di entrambi i genitori, della fede cattolica come religione comune della famiglia, senza svolgere alcun accertamento in concreto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 agosto 2019, n.21916.




Squilibrio significativo tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi

Funzione assistenziale ed anche compensativa e perequativa dell’assegno – Conseguenze – Squilibrio significativo tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi – Scelte di vita condivise durante la vita matrimoniale – Rilevanza – Formazione durante la convivenza del patrimonio dell’ex coniuge con il solo apporto dei beni dell’altro – Esclusione dell’assegno – Condizioni

L'assegno divorzile ha una imprescindibile funzione assistenziale, ma anche, e in pari misura, compensativa e perequativa. Pertanto, qualora vi sia uno squilibrio effettivo, e di non modesta entità, tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, occorre accertare se tale squilibrio sia riconducibile alle scelte comuni di conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli all'interno della coppia e al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due. Laddove, però, risulti che l'intero patrimonio dell'ex coniuge richiedente sia stato formato, durante il matrimonio, con il solo apporto dei beni dell'altro, si deve ritenere che sia stato già riconosciuto il ruolo endofamiliare dallo stesso svolto e - tenuto conto della composizione, dell'entità e dell'attitudine all'accrescimento di tale patrimonio – sia stato già compensato il sacrificio delle aspettative professionali oltre che realizzata con tali attribuzioni l'esigenza perequativa, per cui non è dovuto, in tali peculiari condizioni, l'assegno di divorzio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 agosto 2019, n.21926.




Azione di annullamento dell’atto per violazione della regola dell’operare congiunto dei coniugi

Amministrazione congiunta dei beni - Presupposto - Bene già presente nella comunione - Necessità - Conseguenze - Azione di annullamento dell’atto per violazione della regola dell’operare congiunto dei coniugi - Ambito di operatività - Negozi ad efficacia reale od obbligatoria diretti all’alienazione o costituzione di diritti reali su beni immobili o su mobili registrati - Estensione agli atti d’acquisto - Esclusione - Fattispecie

In tema di regime patrimoniale della famiglia, la disciplina dell'amministrazione dei beni oggetto della comunione legale, di cui agli artt. 180 e ss. c.c., presuppone, per la sua operatività, che il bene sia già oggetto della comunione. Pertanto, l'annullamento dell'atto, per violazione della regola dell'operare congiunto dei coniugi - la cui osservanza è necessaria ai fini della validità degli atti eccedenti l'ordinaria amministrazione - può essere chiesto dal coniuge che non ha dato il necessario consenso, quando si tratta di negozi ad efficacia reale od obbligatoria diretti all'alienazione o alla costituzione di diritti reali su beni immobili o su beni mobili registrati, mentre non colpisce gli atti di acquisto. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il richiamo alla disciplina del termine annuale dell'azione di annullamento ex art. 184 c.c., dettato in tema di atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro coniuge, non fosse pertinente, perché l'attrice aveva agito non per l'annullamento di una compravendita, ma per rivendicare la sua quota del 50% sull'operato acquisto, sul presupposto della piena validità ed efficacia di quell'atto nella vigenza del regime patrimoniale di comunione legale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 agosto 2019, n.21650.




Squilibrio economico tra le parti e alto livello reddituale dell'ex coniuge

Funzione assistenziale e compensativa dell'assegno divorzile - Conseguenze - Valutazione dell'inadeguatezza dei mezzi e dell'impossibilità di procurarseli - Squilibrio economico tra le parti e alto livello reddituale dell'ex coniuge - Irrilevanza in sé - Fondamento

Ai fini dell'attribuzione e della quantificazione dell'assegno divorzile si deve tenere conto della funzione assistenziale e, a determinate condizioni, anche compensativo-perequativa cui tale assegno assolve. Da ciò consegue che, nel valutare l'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge che ne faccia richiesta, o l'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, si deve tener conto, utilizzando i criteri di cui all'art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, sia della impossibilità di vivere autonomamente e dignitosamente da parte di quest'ultimo e sia della necessità di compensarlo per il particolare contributo, che dimostri di avere dato, alla formazione del patrimonio comune o dell'altro coniuge durante la vita matrimoniale, senza che abbiano rilievo, da soli, lo squilibrio economico tra le parti e l'alto livello reddituale dell'altro ex coniuge, tenuto conto che la differenza reddituale è coessenziale alla ricostruzione del tenore di vita matrimoniale, ma è oramai irrilevante ai fini della determinazione dell'assegno, e l'entità del reddito dell'altro ex coniuge non giustifica, di per sé, la corresponsione di un assegno in proporzione delle sue sostanze. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2019, n.21234.




Stipulazione da parte di uno soltanto dei coniugi del contratto preliminare di vendita di immobile in comunione legale

Esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. - Contratto preliminare di vendita di bene immobile rientrante nella comunione legale - Stipulazione da parte di uno soltanto dei coniugi - Consenso del coniuge non stipulante - Sufficienza - Mancato consenso - Conseguenze - Azione di annullamento - Limiti - Buona fede ed affidamento - Configurabilità - Prescrizione - Termine - Decorrenza - Momento iniziale

Per l'esecuzione in forma specifica, a norma dell'art. 2932 c.c., di un preliminare di vendita di un bene immobile rientrante nella comunione legale dei coniugi, non è necessaria la sottoscrizione di entrambi i promittenti venditori, ma è sufficiente il consenso del coniuge non stipulante, traducendosi la mancanza di detto consenso in un vizio di annullabilità, da far valere, ai sensi dell'art. 184 c.c., nel rispetto del principio generale della buona fede e dell'affidamento, entro il termine di un anno, decorrente dalla conoscenza dell'atto o dalla trascrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 luglio 2019, n.20439.




Riconciliazione dei coniugi dopo la separazione

Riconciliazione dei coniugi dopo la separazione - Onere della prova - Vaglio del giudice di merito - Criteri - Sindacato di legittimità - Limiti

La parte che ha interesse a far accertare l'avvenuta riconciliazione dei coniugi, dopo la separazione, ha l'onere di fornire una prova piena e incontrovertibile, che il giudice di merito è chiamato a verificare, tenendo presente che, in mancanza di una dichiarazione espressa di riconciliazione, gli effetti della separazione cessano soltanto col fatto della coabitazione, la quale non può ritenersi ripristinata per la sola sussistenza di ripetute occasioni di incontro e di frequentazione, ove le stesse non depongano per una reale e concreta ripresa delle relazioni materiali e spirituali. Il relativo apprezzamento, effettuato seguendo i criteri appena riportati, non può essere oggetto di sindacato di legittimità, in presenza di una motivazione adeguata ed esaustiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 luglio 2019, n.20323.




Convocazione degli affidatari di minori nei procedimenti di responsabilità genitoriale

Minori – Provvedimenti ex art. 336 c.c. – Affidatari – Legittimazione attiva – Esclusione – Ascolto del minore – Legittimazione attiva – Affidamento etero familiare – Sussistenza

Gli affidatari di minori, ex art. 5, c.1, l. n. 184 del 1983 (affido eterofamiliare), così come sostituito dalla l. n. 173 del 2015, devono essere convocati a pena di nullità anche nei procedimenti in tema di responsabilità genitoriale ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell'interesse del minore oltre a poter rivolgere segnalazioni o richieste al Pubblico Ministero affinché attivi il procedimento de potestate ma non hanno la qualità di parti dal momento che il nuovo regime giuridico dell'affido non incide direttamente sulla norma (art. 336 c.c.) che individua i soggetti legittimati ad agire. Essi, tuttavia, sono legittimati a far valere la violazione degli artt. 315 bis e 336 bis c.p.c. per la mancata audizione del minore nel medesimo procedimento, in quanto tale censura attiene al diverso aspetto della proroga dell'affidamento eterofamiliare per cui hanno presentato richiesta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 luglio 2019, n.18542.




Attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale

Riconoscimenti in sequenza - Attribuzione giudiziale del cognome - Criterio temporale o prevalenza del cognome del padre - Esclusione - Valutazione dell'interesse del minore - Necessità

In tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale riconosciuto non contestualmente dai genitori, il giudice è investito ex art. 262, commi 2 e 3, c.c. del potere-dovere di decidere su ognuna delle possibilità previste dalla disposizione in parola avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all'interesse del minore e con esclusione di qualsiasi automaticità, che non riguarda né la prima attribuzione (essendo inconfigurabile una regola di prevalenza del criterio del "prior in tempore"), né il patronimico (per il quale parimenti non sussiste alcun "favor" in sé). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 luglio 2019, n.18161.




Opposizione a precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento

Opposizione a precetto relativo a credito per assegno di mantenimento fissato in sede di separazione - Fatti sopravvenuti - Deduzione - Esclusione - Ricorso ex art. 710 c.p.c. o ex art. 9 della legge n. 898 del 1970 - Necessità - Fattispecie

Con l'opposizione al precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell'assegno di mantenimento, determinato a favore del figlio in sede di separazione o di divorzio, possono essere dedotte soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo e non anche fatti sopravvenuti, da farsi valere col procedimento di modifica delle condizioni della separazione di cui all'art. 710 c.p.c. o del divorzio di cui all'art. 9 della legge n. 898 del 1970. (Ribadendo il principio di cui in massima, la S.C. ha sottolineato che, nella specie, il fatto sopravvenuto costituito dalla collocazione del minore presso il padre non aveva privato il titolo esecutivo in materia di famiglia di efficacia e validità in quanto assistito da un'attitudine al giudicato, cd. "rebus sic stantibus", riguardo alla quale i fatti sopravvenuti potevano rilevare soltanto attraverso la speciale procedura di revisione del provvedimento sul contributo del mantenimento del figlio, devoluta al giudice della separazione o del divorzio e a questi riservata a tutela del superiore interesse pubblicistico di composizione della crisi familiare, rilevante per l'ordine pubblico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 02 luglio 2019, n.17689.




Declaratoria di inammissibilità della domanda volta al riconoscimento dell'assegno divorzile

Assegno divorzile - Declaratoria di inammissibilità della domanda nel giudizio di divorzio - Riproponibilità della domanda successivamente allo scioglimento del matrimonio - Configurabilità - Fondamento

La declaratoria di inammissibilità della domanda volta al riconoscimento dell'assegno di divorzio, proposta tardivamente nel giudizio relativo allo scioglimento del vincolo matrimoniale, non ne limita la proponibilità in separato giudizio, ai sensi dell'art. 9 della l. n. 898 del 1970, pur in mancanza di fatti sopravvenuti, trattandosi di pronuncia processuale inidonea alla produzione del giudicato perché impeditiva dell'esame nel merito della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2019, n.17102.




Assegno divorzile fissato in misura superiore a quello di separazione

Assegno in favore dell’ex coniuge - Differenze di presupposti rispetto alla separazione personale - Tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio - Non rileva - Assenza di mutamento delle condizioni economiche delle parti - Assegno divorzile fissato in misura superiore a quello di separazione - Illegittimità - Fondamento

La determinazione dell'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge in misura superiore a quella prevista in sede di separazione personale, in assenza di un mutamento nelle condizioni patrimoniali delle parti, non è conforme alla natura giuridica dell'obbligo, presupponendo, l'assegno di separazione la permanenza del vincolo coniugale, e, conseguentemente, la correlazione dell'adeguatezza dei redditi con il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; al contrario tale parametro non rileva in sede di fissazione dell'assegno divorzile, che deve invece essere quantificato in considerazione della sua natura assistenziale, compensativa e perequativa, secondo i criteri indicati all'art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, essendo volto non alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge beneficiario alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2019, n.17098.




Revoca dell'assegnazione della casa familiare in presenza di figlio maggiorenne non convivente

Assegnazione della casa familiare in presenza di figlio maggiorenne - Art. 337-sexies c.c. - Convivenza rilevante - Nozione - Prevalenza temporale della presenza del figlio - Necessità - Fattispecie

La nozione di convivenza rilevante ai fini dell'assegnazione della casa familiare ex art. 337-sexies c.c. comporta la stabile dimora del figlio maggiorenne presso la stessa, sia pure con eventuali sporadici allontanamenti per brevi periodi e con esclusione, quindi, dell'ipotesi di rarità dei ritorni, ancorché regolari, configurandosi in tal caso, invece, un rapporto di mera ospitalità; deve pertanto sussistere un collegamento stabile con l'abitazione del genitore, caratterizzato da coabitazione che, ancorché non quotidiana, sia compatibile con l'assenza del figlio anche per periodi non brevi per motivi di studio o di lavoro, purché vi faccia ritorno appena possibile e l'effettiva presenza sia temporalmente prevalente in relazione ad una determinata unità di tempo (anno, semestre, mese). (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto di revoca dell'assegnazione della casa coniugale basato sull'accertato rientro della figlia, iscritta all'università in altra città, nell'abitazione del genitore divorziato solo per pochi giorni durante le vacanze natalizie, pasquali ed estive). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 giugno 2019, n.16134.




Affidamento e collocamento del figlio minorenne nel giudizio di divorzio

Divorzio - Affidamento e collocamento del figlio minorenne - Giurisdizione del giudice nazionale - Determinazione - Criteri

Nel giudizio di divorzio che attenga anche all'affidamento ed alla collocazione di un figlio minorenne, al fine di determinare quale sia il giudice nazionale dotato di giurisdizione deve aversi riguardo alla residenza della famiglia al momento della proposizione della domanda, rimanendo ininfluente il successivo trasferimento del figlio con un genitore all'estero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2019, n.15728.




Sottrazione internazionale di minori e distribuzione dell'onere della prova

Sottrazione internazionale di minori - Procedimento ex art. 7 l.n. 64 del 1994 - Distribuzione dell'onere della prova tra le parti - Poteri ufficiosi del Tribunale - Fondamento

In tema di sottrazione internazionale di minori, nel giudizio dinanzi al Tribunale per i minorenni, di cui all'art. 7 della legge n. 64 del 1994, il P.M. ha l'onere di provare l'esistenza del diritto di affidamento in capo al ricorrente e il fatto della sottrazione del minore, mentre l'allegazione e la prova dei fatti impeditivi del rientro grava in linea generale, ai sensi dell'art. 13 della Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, sul soggetto che si oppone ad esso, fermi restando, tuttavia, i poteri di indagine officiosa del Tribunale, ai sensi dell'art. 738, comma 3, c.p.c., in particolare quanto alla verifica dei fatti impeditivi, senza che esso sia vincolato alle decisioni del giudice dello Stato di residenza del minore, né sussistendo alcuna limitazione delle fonti di prova, ivi compresa la c.t.u., e potendo il Tribunale decidere sulla base di semplici "informazioni", giustificandosi tale connotazione officiosa del procedimento con l'esigenza di tutela del minore da trasferimenti illeciti, scopo ultimo della Convenzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 giugno 2019, n.15714.




Detrazione per l'abitazione principale e disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi

Detrazione per l'abitazione principale ex art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 - Requisiti - Dimora abituale del contribuente e dei familiari - Necessità - Disgregazione del nucleo familiare per separazione di fatto dei coniugi - Conseguenze - Convivenza del residuo nucleo familiare nell’abitazione - Spettanza del beneficio - Fattispecie

In tema di ICI, ai fini della detrazione prevista per l'abitazione principale dall'art. 8 del d.lgs. n. 504 del 1992 (come modif. dall'art. 1, comma 173, lett. b, della l. n. 296 del 2006, con decorrenza dal 1° gennaio 2007), il contribuente, il quale dimori in un immobile di cui sia proprietario (o titolare di altro diritto reale), deve provare che esso costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari; pertanto, ove intervenga separazione personale di fatto dei coniugi, il diritto al beneficio permane solo in favore del residuo nucleo familiare convivente nell'abitazione, non più identificabile con la casa coniugale. (Fattispecie in cui, a fronte di avvenuto trasferimento in altro Comune del coniuge della ricorrente, la S.C. ha confermato la gravata sentenza che, venuta meno la convivenza tra i coniugi, aveva ritenuto ammissibile la detrazione per l'immobile soggetto a tassazione limitatamente al residuo nucleo familiare ivi abitualmente dimorante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 giugno 2019, n.15439.




Ascolto del minore da parte del giudice e valutazione della integrazione nel nuovo ambiente

Sottrazione internazionale di minore - Ascolto del minore da parte del giudice - Domanda proposta oltre l'anno - Valutazione della integrazione nel nuovo ambiente

In materia di sottrazione internazionale di minore, l'ascolto del minore costituisce adempimento necessario ai fini della legittimità del decreto di rimpatrio ai sensi dell'art.315 bis c.c. e degli artt. 3 e 6 della Convenzione di Stasburgo del 25 gennaio 1996 (ratificata con l. n. 77 del 2003) essendo finalizzato ex art. 13, comma 2, della Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980 anche alla valutazione della sua eventuale opposizione al rimpatrio nella valutazione della integrazione del minore stesso nel suo nuovo ambiente, estremo ostativo all'accoglimento della domanda di rimpatrio che risulti esercitata ex art. 12, comma 2, della medesima Convenzione oltre l'anno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 giugno 2019, n.15254.




Il giudice di fronte alla 'PAS'

Alienazione genitoriale – Diagnosi di PAS – Devianza rispetto alla scienza medica ufficiale – Dovere del giudice

Audizione del minore – Adempimento necessario – Sussiste

A prescindere dalle obiezioni sollevate dalle parti, qualora la consulenza tecnica presenti devianze dalla scienza medica ufficiale come avviene nell’ipotesi in cui sia formulata la diagnosi di sussistenza della PAS, non essendovi certezze nell’ambito scientifico al riguardo il Giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche (Cass. n. 11440/1997) oppure avvalendosi di idonei esperti, è comunque tenuto a verificarne il fondamento (Cass. 1652/2012; Cass. 17324/2005). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’audizione del minore sia un adempimento necessario nelle procedure giudiziarie che lo riguardano e in particolare in quelle relative all’affidamento ai genitori, salvo che tale adempimento possa essere in contrasto con gli interessi del minore stesso, con la conseguenza che il mancato ascolto non sorretto da una espressa motivazione sulla contrarietà all’interesse del minore, sulla sua superfluità o sulla assenza di discernimento del soggetto interessato è fonte di nullità della sentenza, in quanto si traduce in una violazione dei principi del giusto processo e del contraddittorio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2019, n.13274.




Procreazione medicalmente assistita 'post mortem' e status giuridico del nato

Procreazione medicalmente assistita - Status giuridico del nato - Art. 8 L. n. 40 del 2004 - Estensione anche all’ipotesi di nato a seguito di fecondazione medicalmente assistita “post mortem” - Consenso ai sensi dell’art. 6 l. n. 40 del 2004 - Persistente fino al momento del decesso - Autorizzazione all’utilizzo del proprio seme crioconservato successivo alla propria morte - Necessità - Irrilevanza della presunzione ex art. 232 c.c.

L'art. 8 della l. n. 40 del 2004, recante lo status giuridico del nato a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, è riferibile anche all'ipotesi di fecondazione omologa "post mortem" avvenuta mediante utilizzo del seme crioconservato di colui che, dopo aver prestato, congiuntamente alla moglie o alla convivente, il consenso all'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ai sensi dell'art. 6 della medesima legge e senza che ne risulti la sua successiva revoca, sia poi deceduto prima della formazione dell'embrione avendo altresì autorizzato, per dopo la propria morte, la moglie o la convivente all'utilizzo suddetto. Ciò pure quando la nascita avvenga oltre i trecento giorni dalla morte del padre" (in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che nell'atto di nascita alla figlia minore della ricorrente, nata a seguito di inseminazione medicalmente assistita "post mortem", possa essere attribuito lo status di figlia del marito deceduto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 maggio 2019, n.13000.




Convenzioni matrimoniali: il fondo patrimoniale non è opponibile al creditore ipotecario

Fondo patrimoniale - Opponibilità al creditore ipotecario - Forma delle convenzioni matrimoniali - Annotazione a margine dell’atto di matrimonio - Necessità - Trascrizione ex art. 2647 c.c. - Funzione di pubblicità notizia - Conseguenza - Inopponibilità - Conoscenza "aliunde" da parte dei terzi - Irrilevanza

In presenza di un atto di costituzione del fondo patrimoniale trascritto nei pubblici registri immobiliari, ma annotato a margine dell'atto di matrimonio successivamente all'iscrizione di ipoteca sui beni del fondo medesimo, l'esistenza del fondo non è opponibile al creditore ipotecario, perché la costituzione del fondo patrimoniale, di cui all'art. 167 c.c., è soggetta alle disposizioni dell'art. 162 c.c. in materia di forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella di cui al quarto comma, che ne condiziona l'opponibilità ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'art. 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 maggio 2019, n.12545.




Maternità surrogata: divieto di riconoscimento di provvedimento straniero di filiazione

Filiazione - Maternità surrogata - Divieto della surrogazione di maternità ex L. 40/2004 - Principio di ordine pubblico - Tutela di valori fondamentali - Dignità umana della gestante e adozione

Il riconoscimento dell'efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed il genitore d'intenzione munito della cittadinanza italiana trova ostacolo nel divieto della surrogazione di maternità previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità umana della gestante e l'istituto dell'adozione; la tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull'interesse del minore, nell'ambito di un bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione, non esclude peraltro la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma primo, lett. d), della legge n.184 del 1983. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 maggio 2019, n.12193.




Non riconoscibile la filiazione che origina da pratiche di maternità surrogata

Provvedimento straniero che accerti il rapporto di filiazione tra il minore e il genitore d’intenzione – Ricorso alla maternità surrogata – Riconoscimento – Esclusione

Il riconoscimento dell'efficacia del provvedimento giurisdizionale straniero con cui sia stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all'estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed il genitore d'intenzione munito della cittadinanza italiana trova ostacolo nel divieto della surrogazione di maternità previsto dall'art. 12, comma sesto, della legge n. 40 del 2004, qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela di valori fondamentali, quali la dignità umana della gestante e l'istituto dell'adozione; la tutela di tali valori, non irragionevolmente ritenuti prevalenti sull'interesse del minore, nell'ambito di un bilanciamento effettuato direttamente dal legislatore, al quale il giudice non può sostituire la propria valutazione, non esclude peraltro la possibilità di conferire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, quali l'adozione in casi particolari, prevista dall'art. 44, comma primo, lett. d), della legge n. 184 del 1983. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 08 maggio 2019, n.12193.




L’audizione del minore nei procedimenti di famiglia

Procedimenti in materia di famiglia – Ascolto del minore

L’audizione dei minori, già prevista nell’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ed in particolare in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, e dell’articolo 155-sexies c.c., introdotto dalla L. n. 54 del 2006 (v. oggi art. 336-bis c.c.), salvo che l’ascolto possa essere in contrasto con gli interessi superiori del minore. Costituisce, pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto che non sia sorretto da espressa motivazione sull’assenza di discernimento che ne puo’ giustificare l’omissione, in quanto il minore è portatore d’interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, in sede di affidamento e diritto di visita e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale. L’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento puo’ avvenire direttamente da parte del giudice ovvero, su mandato di questi, di un consulente o del personale dei servizi sociali, salvo che il giudice non ritenga, con specifica e circostanziata motivazione, l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore. L’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le piu’ rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonchè elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse, anche se le sue dichiarazioni non vincolano il giudice nell’adozione dei provvedimenti nel superiore interesse del minore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12018.




Accertamento dello stato di adottabilità e assistenza legale del minore

Giudizio di adottabilità - Qualità di parte necessaria del minore - Mancata costituzione in giudizio - Nomina di un difensore d’ufficio - Necessità - Difetto - Conseguenza - Nullità degli atti del giudizio - Rinvio della causa al primo grado - Esclusione - Fondamento

Il procedimento volto all'accertamento dello stato di adottabilità deve svolgersi fin dalla sua apertura, ai sensi degli artt. 8, ultimo comma, e 10, comma 2, della legge n. 184 del 1983, con l'assistenza legale del minore, il quale ne è parte, e, in mancanza di una disposizione specifica, sta in giudizio a mezzo di un rappresentante legale ovvero, se sussista conflitto di interessi, di un curatore speciale, soggetti cui compete la nomina del difensore tecnico; ne consegue, in caso di omessa nomina cui non segua la designazione di un difensore d'ufficio, la nullità del procedimento "de quo", non avendo potuto il minore esercitare il suo diritto al contraddittorio su tutti gli atti processuali che hanno costituito il presupposto per la decisione del giudice di merito. Ricorrendo tali circostanze, deve essere peraltro escluso il rinvio del giudizio in primo grado, giacché tale rimessione, comunque contraria alle esigenze di speditezza del procedimento diretto all'accertamento dello stato di adottabilità, risulta preclusa dalla natura tassativa delle ipotesi di cui agli art. 353 e 354 c.p.c., ed il giudice di appello deve pertanto procedere, a norma dell'art. 354, comma 4, c.p.c., alla rinnovazione degli atti del procedimento che risultano viziati a causa del loro compimento in assenza della costituzione, a mezzo difensore, del rappresentante legale o del curatore speciale del minore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12020.




Mantenimento del figlio minore e assegno familiare per il figlio corrisposto direttamente al genitore affidatario dal Parlamento europeo

Mantenimento del figlio minore - Fissato dalle sentenze di separazione e di divorzio passate in giudicato - Assegno familiare per il figlio affidato all’altro genitore - Corrisposto direttamente al genitore affidatario dal Parlamento europeo - Assenza di previsioni in merito, in sede di accordi o per decisione del giudice - Pretesa detraibilità dall’importo dell’assegno per il figlio delle somme corrisposte dal Parlamento europeo - Opposizione a decreto ingiuntivo - Inammissibilità - Fondamento

E' inammissibile la domanda, proposta dal genitore non affidatario obbligato al versamento di un contributo per il mantenimento del figlio minore, di sottrarre dalle somme dovute gli importi corrisposti, quali assegni familiari, direttamente al coniuge affidatario dal Parlamento europeo, datore di lavoro dell'onerato, qualora gli accordi tra i genitori o le statuizioni del giudice, nei processi di separazione personale e divorzio, non abbiano espressamente tenuto conto dell'ammontare di tali assegni familiari, perché trattasi di questione deducibile e non dedotta negli indicati giudizi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 maggio 2019, n.12012.




Assegno divorzile: per il riconoscimento e la quantificazione non vale più il tenore di vita ma il contributo apportato in famiglia

Matrimonio e divorzio – Assegno divorzile – Presupposti per il riconoscimento – Inadeguatezza dei mezzi del richiedente – In rapporto al contributo apportato alla conduzione familiare e al patrimonio coniugale – Affermazione

Con l’intervento nomofilattico della sentenza dell’11 luglio 2018, n.18287, le Sezioni Unite hanno sancito che, al fine di stabilire se, ed eventualmente in quale entità, debba riconoscersi l’invocato assegno divorzile, il giudice: a) procede alla comparazione delle condizioni economico-patrimoniali delle parti; b) qualora risulti l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente, o, comunque, l’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, deve accertarne rigorosamente le cause e, in particolare, se quella sperequazione sia, o meno, la conseguenza del contributo fornito dal richiedente medesimo alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno dei due, con sacrificio delle proprie aspettative professionali e reddituali, in relazione all’età dello stesso e alla durata del matrimonio; c) quantifica l’assegno rapportandolo non al pregresso tenore di vita familiare, né al parametro dell’autosufficienza economica, ma in misura tale da garantire all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo sopra richiamato.

[In considerazione del fatto che l’applicazione di tale nuova regola giuridica comporta la valorizzazione di aspetti fattuali non considerati dalla vecchia regola sostituita, perché irrilevanti, la Corte ha cassato con rinvio la sentenza impugnata con conseguente vincolo per il giudice ad quem di attenersi alla nuova regola e ferma restando la possibilità di rimettere le parti nei poteri di allegazione e prove conseguenti al dictum delle Sezioni Unite.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 aprile 2019, n.11178.




Riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio

Figlio nato da genitori non coniugati - Riconoscimento del figlio da parte di entrambi i genitori - Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità da parte di uno solo - Litisconsortio necessario nei confronti dell’altro genitore - Sussiste - Fondamento

Nell'azione di impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l'altro genitore, che pure abbia operato il riconoscimento, è litisconsorte necessario nel giudizio, secondo la regola dettata all'art. 250 c.c. che pone un principio di natura generale da applicarsi, pertanto, anche nell'ipotesi disciplinata dall'art. 263 c.c., perché l'acquisizione di un nuovo "status" da parte del minore è idonea a determinare una rilevante modifica della situazione familiare, della quale resta in ogni caso partecipe l'altro genitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 aprile 2019, n.10775.




Fondo patrimoniale, accordo in sede di separazione e azione revocatoria

Accordo, in sede di separazione consensuale, facente riferimento a un fondo patrimoniale precedentemente costituito da uno dei coniugi - Venir meno della natura gratuita dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - Esclusione - Assoggettamento a revocatoria ordinaria - Configurabilità - Avvenuta omologazione dell'accordo e funzione solutoria della pattuizione - Valenza ostativa - Esclusione - Conseguenze

Il richiamo, nell'ambito dell'accordo con il quale i coniugi fissano consensualmente le condizioni della separazione, ad un precedente atto di costituzione di fondo patrimoniale, non determina il venir meno della natura gratuita di quest'ultimo, il quale, pertanto, è suscettibile di revocatoria ordinaria ai sensi dell'art. 2901, comma 1, n. 1, c.c., non trovando tale azione ostacolo né nell'avvenuta omologazione dell'accordo suddetto - cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione -, né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione, né, infine, nella circostanza che la costituzione del fondo patrimoniale sia stata pattuita in funzione solutoria dell'obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione non già la sussistenza dell'obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 aprile 2019, n.9798.




Bigenitorialità: il padre deve avere tempi di frequentazione adeguati. Il solo week end non basta

Bigenitorialità – Tempi di frequentazione genitore e figlio – Adeguatezza – Fine settimana ed incontri infrasettimanali – Necessità – Sussiste – Restrizioni supplementari – Esclusione

Affidamento dei figli – Idoneità genitoriale – Capacità di garantire i rapporti con il genitore non collocatario – Sussiste

Nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione. Per garantire il rispetto della vita familiare di cui all’art. 8 della CEDU, l’autorità giudiziaria deve osservare un rigoroso controllo sulle "restrizioni supplementari", tali intendendo quelle apportate al diritto di visita dei genitori, che comportano, invero, il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore (Corte EDU, 09/02/2017, Solarino c. Italia). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e sana. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 aprile 2019, n.9764.




Divorzio e assegno: adeguamento a seguito delle mutate condizioni patrimoniali dei coniugi

Adeguamento a seguito delle mutate condizioni patrimoniali dei coniugi - Configurabilità - Mutamenti intervenuti nel corso del giudizio di appello e anche nel corso di rinvio - Valutabilità - Limiti

La natura e la funzione dei provvedimenti diretti a regolare i rapporti economici tra i coniugi in conseguenza del divorzio, così come quelli attinenti al regime di separazione, postulano la possibilità di adeguare l'ammontare del contributo al variare nel corso del giudizio delle loro condizioni patrimoniali e reddituali, e anche, eventualmente, di modularne la misura secondo diverse decorrenze riflettenti il verificarsi di dette variazioni (oltre che di disporne la modifica in un successivo giudizio di revisione), con la conseguenza che il giudice d'appello, nel rispetto del principio di disponibilità e di quello generale della domanda, è tenuto a considerare l'evoluzione delle condizioni delle parti verificatasi nelle more del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 aprile 2019, n.9533.




Indagini sui redditi e sui patrimoni dei coniugi per il riconoscimento dell'assegno di divorzio

Indagini sui redditi e sui patrimoni dei coniugi attraverso la polizia tributaria - Obbligatorietà - Esclusione - Condizioni - Fondamento - Fattispecie

In materia di divorzio, il giudice del merito, ove ritenga "aliunde" raggiunta la prova dell'insussistenza dei presupposti che condizionano il riconoscimento dell'assegno di divorzio, può direttamente procedere al rigetto della relativa istanza, anche senza aver prima disposto accertamenti d'ufficio attraverso la polizia tributaria, atteso che l'esercizio del potere officioso di disporre, per il detto tramite, indagini sui redditi e sui patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita rientra nella sua discrezionalità, non trattandosi di un adempimento imposto dall'istanza di parte, purché esso sia correlabile anche per implicito ad una valutazione di superfluità dell'iniziativa e di sufficienza dei dati istruttori acquisiti. (Nella specie la S.C. ha rilevato che il giudice di merito, nell'esercizio delle attribuzioni che gli sono proprie, sulla base degli elementi in atti ed esponendo una motivazione di ordine deduttivo, aveva ritenuto dimostrato il possesso, da parte dell'onerato, di un reddito idoneo a sostenere l'assegno, nella misura concordata negli stessi coniugi a modifica delle condizioni di separazione, per la sola prole). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 marzo 2019, n.8744.




Contratto preliminare concluso con promittente venditore coniugato in regime di comunione legale e senza il consenso del coniuge

Domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Preliminare concluso con promittente venditore coniugato in regime di comunione legale e senza il consenso del coniuge - Litisconsorzio necessario con l'altro coniuge - Configurabilità - Omessa integrazione del contraddittorio - Conseguenze - Fondamento

In tema di esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. di contratto preliminare stipulato da promittente venditore sposato in regime di comunione legale dei beni senza il consenso dell'altro coniuge, quest'ultimo deve considerarsi litisconsorte necessario nel relativo giudizio, essendo egli comproprietario per l'intero della cosa, con la conseguenza che, qualora in appello non siano state rilevate, anche di ufficio, la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del detto coniuge pretermesso e, quindi, la nullità del processo svoltosi, la decisione emessa va cassata con rinvio al giudice di primo grado ai sensi dell'art. 383, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 marzo 2019, n.8040.




Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità

Accertamento della paternità - Prova critica - Prova di rapporti sessuali tra la madre ed il presunto padre - Rilevanza indiziaria - Sussiste - Attitudine a costituire piena prova - Insussistenza - Fattispecie

In tema di dichiarazione giudiziale della paternità, la prova dell'esistenza di rapporti sessuali tra il presunto padre e la madre, nel periodo di concepimento del bambino, assume un elevato rilievo indiziario ma, ai sensi del disposto di cui all'art. 269, comma 4, c.c., non è sufficiente a provare la paternità, occorrendo anche l'accertamento almeno di un ulteriore dato indiziario, che sia stato correttamente declinato dal giudice di merito nel suo nucleo essenziale, individuato senza decontestualizzazioni, per una complessiva ed univoca lettura. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l'ulteriore dato indiziario, oltre l'esistenza dei rapporti sessuali non protetti tra le parti, valorizzato dalla Corte territoriale, e consistente nel versamento di somme cospicue dal presunto padre alla madre, non fosse stato adeguatamente valutato dal giudice di secondo grado, il quale non aveva tenuto conto della giustificazione dei versamenti fornita, e neppure aveva consentito l'espletamento delle prove ematologiche, sebbene il presunto padre si fosse assoggettato ai necessari prelievi, a causa dell'omesso versamento dell'anticipo dell'onorario al consulente ad opera dalle parti, quantunque l'ordinamento attribuisca all'ausiliario gli strumenti per il recupero di quanto a lui dovuto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 marzo 2019, n.7197.




Acquisto di beni personali da uno dei coniugi in regime di comunione legale

Coniuge in regime di comunione legale - Acquisto di beni personali dopo il matrimonio - Esclusione dalla comunione legale - Condizioni - Intervento adesivo del coniuge non acquirente - Sufficienza - Esclusione - Natura effettivamente personale del bene - Necessità - Conseguenze - Azione di accertamento negativo - Ammissibilità -  Sussistenza - Fattispecie

Nel caso di acquisto di un immobile effettuato dopo il matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale, la partecipazione all'atto dell'altro coniuge non acquirente, prevista dall'art. 179, comma 2, c.c., si pone come condizione necessaria, ma non sufficiente, per l'esclusione del bene dalla comunione, occorrendo a tal fine non solo il concorde riconoscimento, da parte dei coniugi, della natura personale del bene medesimo, richiesto esclusivamente in funzione della necessaria documentazione di tale natura, ma anche l'effettiva sussistenza di una delle cause di esclusione dalla comunione, tassativamente indicate dall'art. 179, comma 1, lett. c), d) ed f), c.c. Ne consegue che l'eventuale inesistenza di tali presupposti può essere fatta valere con una successiva azione di accertamento negativo, non risultando preclusa tale domanda dal fatto che il coniuge non acquirente sia intervenuto nel contratto per aderirvi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di cancellazione della trascrizione della sentenza di fallimento su alcuni immobili acquistati dal coniuge del soggetto fallito, il quale era intervenuto nell'atto di compravendita, riconoscendo la natura personale di detti beni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 marzo 2019, n.7027.




Affidamento condiviso del figlio di genitori non coniugati

Affidamento condiviso - Deroghe - Motivazione - Necessità - Requisiti - Oggettiva distanza tra i luoghi di residenza dei genitori - Rilevanza - Esclusione

Figlio di genitori non coniugati - Affidamento condiviso - Conflittualità tra i genitori - Rilevanza ai fini dell'affidamento esclusivo - Condizioni - Limiti

In tema di affidamento dei figli nati fuori del matrimonio, alla regola dell'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti "pregiudizievole per l'interesse del minore", con la duplice conseguenza che l'eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell'altro genitore, e che l'affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi precluso dalla oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore.

La mera conflittualità riscontrata tra i genitori non coniugati, che vivono separati, non preclude il ricorso al regime preferenziale dell'affidamento condiviso dei figli ove si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole, mentre può assumere connotati ostativi alla relativa applicazione, ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l'equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, e, dunque, tali da pregiudicare il loro interesse. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2019, n.6535.




Divorzio con facoltà del marito di ripudiare la moglie

Divorzio – Legge straniera – Ripudio della moglie

Rinvio a nuovo ruolo disponendo l’acquisizione, tramite il Ministero della Giustizia, di informativa sulla legge processuale straniera (palestinese) applicabile al divorzio per cui è causa e quindi in relazione al testo, corredato da debita traduzione in lingua italiana, della legge palestinese "n. 3/2011", indicata dal ricorrente nel presente giudizio, o di altra legge vigente in Palestina al 2012, disciplinante il divorzio tra i coniugi, con specifico riguardo ai profili relativi:
a) alla natura giurisdizionale o non del Tribunale Sciaraitico;
b) ai presupposti del ripudio ad opera del marito;
c) alla sussistenza di corrispondente facoltà di ripudio per la moglie;
d) alla garanzia del rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa nel procedimento;
e) all’oggetto dell’accertamento riservato al Tribunale Sciaraitico; si richiede altresì all’Ufficio del Massimario di questa Corte Suprema di Cassazione una relazione sullo stato della dottrina e della giurisprudenza, nazionale Europea e comparata, sul tema del riconoscimento, nell’ordinamento nazionale, degli effetti di un provvedimento, giurisdizionale e non, di divorzio ottenuto da uno dei coniugi dinanzi ad un Tribunale civile o religioso straniero in base all’istituto del talaq o ad altri istituti analoghi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 01 marzo 2019, n.6161.




Azione di disconoscimento di paternità proposta dal figlio

Azione di disconoscimento di paternità - Regime di imprescrittibilità dell'azione proposta dal figlio prevista dall'art. 244 c.c. novellato - Applicabilità ai giudizi pendenti

L'imprescrittibilità dell'azione di disconoscimento di paternità proposta dal figlio, introdotta dall'art. 244, quinto comma, c.c. come riformulato dall'art. 18 del d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, si applica, in quanto non esclusa dalle disposizioni transitorie di cui all'art. 104, commi 7 e 9, del medesimo d.lgs., anche ai giudizi già pendenti alla data di entrata in vigore della nuova normativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 febbraio 2019, n.26285.




Delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei 'bona' matrimoniali

Matrimonio - Nullità - Sentenza dei tribunali ecclesiastici - Delibazione - Condizioni - Fattispecie relativa alla esclusione da parte di uno dei coniugi del bene matrimoniale relativo alla indissolubilità del vincolo

La declaratoria di esecutività della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei "bona" matrimoniali, postula che la divergenza unilaterale tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata all'altro coniuge, ovvero sia stata da questo effettivamente conosciuta o ignorata esclusivamente per sua negligenza. Ne consegue che ove tale condizione non ricorra la delibazione troverà ostacolo nella contrarietà al principio di ordine pubblico italiano di tutela della buona fede e dell'affidamento incolpevole. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 febbraio 2019, n.4517.




Assegno di mantenimento per il figlio minorenne a carico del coniuge

Assegno di mantenimento per il figlio minorenne a carico del coniuge - Principio della domanda - Esclusione

In tema di separazione, la statuizione relativa alla fissazione di un assegno mensile per il mantenimento dei figli minorenni, non è soggetta al principio della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 febbraio 2019, n.3206.




Comunione legale dei coniugi: espropriazione di un bene comune per crediti personali di uno solo dei coniugi

Comunione legale dei coniugi - Natura - Comunione senza quote -  Espropriazione di un bene comune per crediti personali di uno solo dei coniugi - Conseguenze - Fondamento - Fattispecie

La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo di essi, di uno o più beni in comunione abbia ad oggetto la "res" nella sua interezza e non per la metà o per una quota; ne consegue che, in ipotesi di divisione, è esclusa l'applicabilità sia della disciplina sull'espropriazione dei beni indivisi (artt. 599 ss. c.p.c.) sia di quella contro il terzo non debitore. (Nella specie, la S.C. ha chiarito che non era consentito al giudice disporre la separazione, ai sensi dell'art. 600 c.p.c., della quota spettante al coniuge comproprietario non debitore, né circoscrivere la vendita ad una porzione del tutto, poiché si doveva, invece, procedere ex art. 720 c.c. alla vendita o all'attribuzione dell'intero complesso, costituendo esso una singola unità immobiliare in comunione, nel caso in esame non comodamente divisibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 gennaio 2019, n.2047.




Funzione assistenziale, compensativa e perequativa dell'assegno di divorzio

Funzione assistenziale, compensativa e perequativa - Fattispecie

Il riconoscimento dell'assegno di divorzio in favore dell'ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell'art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede ai fini dell'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi dell'ex coniuge istante, e dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, l'applicazione dei criteri contenuti nella prima parte della norma, i quali costituiscono, in posizione equiordinata, i parametri cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell'assegno. Il giudizio, premessa la valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, avrà ad oggetto, in particolare, contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all'età dell'avente diritto. (Nella specie, la Corte ha confermato la la decisione della Corte di merito che, attenendosi ai criteri di cui sopra, ha considerato, nella determinazione dell'assegno, sia il presupposto assistenziale derivante dalla mancanza di attività lavorativa della moglie, sia quello perequativo, valutandone l'apporto al ménage familiare riconnesso alla cura del figlio autistico). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 gennaio 2019, n.1882.




Conflitto di competenza tra il Tribunale ordinario ed il Tribunale per i minorenni per l'affidamento condiviso del minore

Conflitto di competenza - Art. 38 disp. att. c.c. - Limitazione della "vis attractiva" in favore del tribunale ordinario all'ipotesi in cui il relativo procedimento sia instaurato anteriormente - Fattispecie

Il conflitto di competenza tra il tribunale ordinario, adito per l'affidamento condiviso del minore, ed il tribunale per i minorenni, relativamente ai provvedimenti ex artt. 330 ss. c.c. richiesti dal P.M., dev'essere risolto secondo il criterio della prevenzione, atteso che l'art. 38 disp. att. c.c., nel testo sostituito dall'art. 3 della legge n. 219 del 2012, la cui "ratio" risiede nell'evidente interrelazione tra i due giudizi, limita la "vis attractiva" del tribunale ordinario, anche per i detti provvedimenti, all'ipotesi in cui il procedimento dinanzi a questo sia stato instaurato per primo e si svolga tra le stesse parti dell'altro, in tal modo implicitamente escludendo l'ipotesi in cui il procedimento dinanzi al tribunale per i minorenni sia stato instaurato anteriormente, riservata in ogni caso al giudice minorile la pronuncia sulla decadenza dalla potestà genitoriale. (Nella specie, la S.C. ha affermato la competenza del tribunale ordinario, adito per primo, anche per i provvedimenti ex artt. 333 e 336 richiesti dal P.M., ritenendo ininfluente sia la mera diversità dell'oggetto delle domande, aventi l'obiettivo comune dell'assunzione delle determinazioni più opportune nell'interesse del minore, sia la formale diversità della posizione processuale del P.M., comunque parte necessaria nel procedimento pendente dinanzi al tribunale ordinario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 gennaio 2019, n.1866.




Impugnazione della sentenza di separazione personale tra coniugi

Separazione giudiziale - Proposizione dell'appello con citazione - Validità - Condizioni

In tema di impugnazione della sentenza di separazione personale tra coniugi, l'art. 23 l. n. 74 del 1987, in forza del quale "l'appello è deciso in camera di consiglio", postula l'applicazione del rito camerale con riferimento all'intero giudizio di impugnazione, con la conseguenza che la proposizione dell'appello si perfeziona con il deposito del relativo ricorso in cancelleria, nel termine perentorio di cui agli artt.325 e 327 c.p.c., costituendo, per converso, la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza un momento meramente esterno e successivo alla fattispecie processuale introduttiva del giudizio di impugnazione, funzionale soltanto all'instaurazione del contraddittorio. Nondimeno, ove l'appello sia stato introdotto con atto di citazione e non con ricorso, la nullità dell'impugnazione non risulta predicabile in applicazione del generale principio di conservazione degli atti processuali, sempre che l'atto viziato abbia i requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo, ed il relativo deposito nella cancelleria del giudice adito sia avvenuto entro i termini perentori fissati dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 gennaio 2019, n.403.




Acquisto di usufrutto posto in essere da entrambi i coniugi e cessazione della comunione legale

Acquisto di usufrutto posto in essere da entrambi i coniugi - Cessazione della comunione - Conseguenze

L'usufrutto acquistato da entrambi i coniugi permane, nella sua interezza e senza quota, nella comunione legale fra loro esistente fino allo scioglimento della stessa, allorquando cade in comunione ordinaria fra i medesimi coniugi, che divengono contitolari di tale diritto, ciascuno per la propria quota, fino alla sua naturale estinzione. Tuttavia, ove la cessazione della comunione legale avvenga per effetto del decesso di uno dei coniugi, la quota di usufrutto spettante a quest'ultimo si estingue, non potendo avere durata superiore alla vita del suo titolare, salvo che il titolo non abbia previsto il suo accrescimento in favore del coniuge più longevo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 dicembre 2018, n.33546.




Divisione e assegnazione della casa coniugale: contrasti in giurisprudenza

Divisione dell’immobile di proprietà coniugale – Divisione – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza – Esclusione

L’assegnazione del godimento della casa familiare non può essere considerata in occasione della divisione dell’immobile in comproprietà tra i coniugi al fine di determinare il valore di mercato del bene qualora l’immobile venga attribuito al coniuge titolare del diritto al godimento stesso, atteso che tale diritto è attribuito nell’esclusivo interesse dei figli e non del coniuge affidatario e, diversamente, si realizzerebbe una indebita locupletazione a suo favore, potendo egli, dopo la divisione, alienare il bene a terzi senza alcun vincolo e per il prezzo integrale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 20 dicembre 2018, n.33069.




Cessazione dell'obbligo di un coniuge di corrispondere l'assegno di mantenimento

Separazione personale dei coniugi - Convivenza more uxorio intrapresa da uno dei due - Cessazione dell'obbligo dell'altro di corrispondere l'assegno di mantenimento - Configurabilità - Fondamento

In tema di separazione personale, la formazione di un nuovo aggregato familiare di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento, operando una rottura tra il preesistente tenore e modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale ed il nuovo assetto fattuale, fa venire definitivamente meno il diritto alla contribuzione periodica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 dicembre 2018, n.32871.




L'obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età

Obbligo di mantenimento del figlio - Cessazione automatica con il raggiungimento della maggiore età - Esclusione - Protrazione - Limiti - Contributo - Richiesta da parte dell'ex coniuge già affidatario all'altro - Ammissibilità - Rinuncia da parte del figlio al mantenimento - Rilevanza - Esclusione - Indisponibilità del diritto - Solidarietà attiva in ordine al percepimento dell'assegno tra genitore già affidatario e figlio - Sussistenza - Esclusione -Differente causa dell'adempimento nei confronti dell'altro coniuge e nei confronti del figlio - Autonoma legittimazione del coniuge già affidatario a ricevere l'assegno

L'obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma si protrae, qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, sia tuttavia ancora dipendente dai genitori. In tale ipotesi, il coniuge separato o divorziato, già affidatario è legittimato, "iure proprio" (ed in via concorrente con la diversa legittimazione del figlio, che trova fondamento nella titolarità, in capo a quest'ultimo, del diritto al mantenimento), ad ottenere dall'altro coniuge un contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne. Pertanto, non potendosi ravvisare nel caso in esame una ipotesi di solidarietà attiva (che, a differenza di quella passiva, non si presume), in assenza di un titolo, come di una disposizione normativa che lo consentano, la eventuale rinuncia del figlio al mantenimento, anche a prescindere dalla sua invalidità, dovuta alla indisponibilità del relativo diritto, che può essere disconosciuto solo in sede di procedura ex art. 710 c.p.c., non potrebbe in nessun caso spiegare effetto sulla posizione giuridico - soggettiva del genitore affidatario quale autonomo destinatario dell'assegno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 dicembre 2018, n.32529.




Il principio di bigenitorialità non comporta l’applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore

Famiglia - Principio di bigenitorialità - Applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore - Esclusione

Il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l'applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore in quanto l'esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell'altro genitore, giacché in tema di affidamento dei figli minori, il giudizio prognostico che il giudice, nell'esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa le capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell'unione, va formulato tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore, fermo restando, in ogni caso, il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, i quali hanno il dovere di cooperare nella sua assistenza, educazione ed istruzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 dicembre 2018, n.31902.




Divorzio introdotto innanzi al giudice italiano e domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento di figli minori non residenti in Italia

Giudizio di divorzio introdotto dinanzi al giudice italiano - Domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento dei figli minori - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Fondamento

Qualora nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale (nella specie, con riferimento al diritto di visita) ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell'Unione Europea (nella specie, la Germania), la giurisdizione su tali domande spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all'A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l'interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 novembre 2018, n.30657.




Principio dell'accessione ex art. 934 c.c. e costruzione realizzata su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi

Costruzione realizzata su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi - Comunione legale della costruzione - Esclusione - Diritti dell'altro coniuge - Natura meramente obbligatoria - Condizioni

Il principio generale dell'accessione posto dall'art. 934 c.c., in base al quale il proprietario del suolo acquista "ipso iure", al momento dell'incorporazione, la proprietà della costruzione su di esso edificata e la cui operatività può essere esclusa soltanto da una specifica pattuizione tra le parti o da una altrettanto specifica disposizione di legge, non trova deroga nella disciplina della comunione legale tra coniugi, poiché l'acquisto della proprietà per accessione avviene a titolo originario, senza la necessità di un'apposita manifestazione di volontà, mentre gli acquisti ai quali è applicabile l'art. 177, comma 1, c.c. hanno carattere derivativo, essendone espressamente prevista una genesi di natura negoziale. Ne consegue che la costruzione realizzata in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale da entrambi i coniugi sul terreno di proprietà personale esclusiva di uno di essi è a sua volta proprietà personale ed esclusiva di quest'ultimo in virtù dei principi generali in materia di accessione, spettando al coniuge non proprietario che abbia contribuito all'onere della costruzione il diritto di ripetere nei confronti dell'altro le somme spese, ai sensi dell'art. 2033 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 ottobre 2018, n.27412.




Azione di annullamento da parte del coniuge non consenziente dell'atto (di straordinaria amministrazione) di conferimento ex art. 2253 c.c.

Matrimonio - Comunione legale - Atto di straordinaria amministrazione - Atto di conferimento ex art. 2253 c.c. di un bene immobile in società personale - Mancanza del consenso dell'altro coniuge - Conseguenze - Fattispecie

In regime di comunione legale tra i coniugi, l'atto di straordinaria amministrazione costituito dal conferimento ex art. 2253 c.c. di un bene immobile in società personale, posto in essere da un coniuge senza la partecipazione o il consenso dell'altro, è soggetto alla disciplina dell'art. 184, comma 1, c.c. e non è pertanto inefficace nei confronti della comunione, ma solamente esposto all'azione di annullamento da parte del coniuge non consenziente nel breve termine prescrizionale entro cui è ristretto l'esercizio di tale azione, decorrente dalla conoscenza effettiva dell'atto ovvero, in via sussidiaria, dalla trascrizione o dallo scioglimento della comunione; ne consegue che, finché l'azione di annullamento non venga proposta, l'atto è produttivo di effetti nei confronti dei terzi. (Nella specie, la S.C. ha riconosciuto la persistente efficacia dell'atto di conferimento del locale commerciale conteso, compiuto dal coniuge in favore di una società in nome collettivo, all'atto della sua regolarizzazione, senza la partecipazione della moglie, poiché quest'ultima non aveva esercitato l'azione di annullamento nel termine quinquennale di prescrizione di cui all'art. 184 c.c., decorrente dal decesso del coniuge e dal conseguente scioglimento della comunione legale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 ottobre 2018, n.25754.




La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti

Assegnazione casa coniugale - Criteri - Esclusiva considerazione interesse dei figli

La casa familiare deve essere assegnata tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli minorenni e dei figli maggiorenni non autosufficienti a permanere nell'ambiente domestico in cui sono cresciuti, per garantire il mantenimento delle loro consuetudini di vita e delle relazioni sociali che in tale ambiente si sono radicate, sicchè è estranea a tale decisione ogni valutazione relativa alla ponderazione tra interessi di natura solo economica dei coniugi o dei figli, ove in tali valutazioni non entrino in gioco le esigenze della prole di rimanere nel quotidiano ambiente domestico, e ciò sia ai sensi del previgente articolo 155 quater c.c., che dell'attuale art. 337 sexies c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 ottobre 2018, n.25604.




Il riconoscimento del figlio naturale si fa nell'atto di nascita, senza necessità di un ulteriore atto formale di riconoscimento

Filiazione - Riconoscimento del figlio naturale - Atto di nascita - Necessità di un ulteriore atto formale di riconoscimento - Esclusione

Il riconoscimento del figlio naturale si fa nell'atto di nascita (o in atto autentico successivo o posteriore), con la conseguenza che la dichiarazione della madre nell'atto di nascita implica riconoscimento della filiazione naturale, senza necessità di un ulteriore atto formale di riconoscimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 25 settembre 2018, n.22729.




Separazione e divorzio con assegno unico: effetti sulla pensione di reversibilità

Scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio – Pensione di riversibilità – Titolarità dell'assegno – Titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile al momento della morte dell'ex coniuge

Ai fini del riconoscimento della pensione di riversibilità, in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ai sensi dell'art. 9 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, la titolarità dell'assegno, di cui all'articolo 5 della stessa legge 1 dicembre 1970 n. 898, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile, al momento della morte dell'ex coniuge, e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un'unica soluzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22434.




Pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio

Coniuge superstite - Trattamento economico del coniuge divorziato - Attribuzione di una quota del trattamento di reversibilità - Presupposti - Corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione - Esclusione - Fondamento

Ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, la titolarità dell'assegno di cui all'art. 5 della l. n. 898 del 1970, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno periodico divorzile al momento della morte dell'ex coniuge e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile già definitivamente soddisfatto con la corresponsione in unica soluzione. In quest'ultimo caso, infatti, difetta il requisito funzionale del trattamento di reversibilità, che è dato dal medesimo presupposto solidaristico dell'assegno periodico di divorzio, finalizzato alla continuazione del sostegno economico in favore dell'ex coniuge, mentre nel caso in cui sia stato corrisposto l'assegno "una tantum" non esiste una situazione di contribuzione economica che viene a mancare. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 settembre 2018, n.22434.




La revisione dell’assegno divorzile di mantenimento ha effetto dalla data della domanda

Divorzio – Contributo di mantenimento dei figli minori – Revisione della quantificazione rispetto a quella operata in sede di separazione – Decorrenza – Dalla data della domanda di primo grado – Affermazione

Mentre l’assegno di divorzio, nella sua originaria quantificazione, decorre dal momento della formazione del titolo in forza del quale è dovuto, cioè dal passaggio in giudicato della sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la variazione dell’ammontare dell’assegno medesimo disposta in seguito a procedimento di revisione ai sensi dell’art.9 della legge 1 dicembre 1970 n.898, deve decorrere dalla data della domanda di revisione, non da quella della decisione su di essa, in applicazione del principio generale secondo il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio.
La decisione giurisdizionale di revisione non può avere decorrenza anticipata al momento dell’accadimento innovativo, rispetto alla data della domanda di innovazione. Per derogare al principio generale devono essere addotti o risultare in atti elementi, quali modifiche alla situazione generale intervenute in corso di causa. [Nella fattispecie, la doglianza riguardava la decorrenza della riduzione dell’assegno di mantenimento divorzile rispetto alla misura disposta in sede di separazione, riduzione retrodatata dalla Corte d’Appello a far tempo dalla data della domanda di primo grado.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 settembre 2018, n.22108.




Annullabilità ex art. 184 c.c. della donazione del bene in comunione legale da parte di uno solo dei coniugi

Famiglia - Donazione del bene in comunione legale da parte di uno solo dei coniugi - Annullabilità ex art. 184 c.c. - Fondamento

La donazione del bene in regime comunione legale effettuata da parte di uno solo dei due coniugi è invalida ai sensi dell'art. 184 c.c., previsione specifica e tendenzialmente onnicomprensiva che commina la sanzione dell'annullabilità a tutti gli atti dispositivi compiuti senza il consenso o in assenza di convalida, atti nel cui novero rientra anche la donazione avente ad oggetto beni immobili o mobili registrati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 agosto 2018, n.21503.




Riscossione coattiva: l'iscrizione ipotecaria ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale

Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Iscrizione d'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Ammissibilità - Limiti - Onere probatorio

In tema di riscossione coattiva, l'iscrizione ipotecaria di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria (nella specie, per sanzioni amministrative per violazione del codice della strada e per omesso pagamento di tributi) sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, gravando in capo al debitore opponente l'onere della prova non solo della regolare costituzione del fondo patrimoniale, e della sua opponibilità al creditore procedente, ma anche della circostanza che il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari, avuto riguardo al fatto generatore dell'obbligazione e a prescindere dalla natura della stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 agosto 2018, n.20998.




La comunione legale dei beni nel regime transitorio

Famiglia - Matrimonio - Regime patrimoniale della comunione legale - Beni acquistati separatamente dai coniugi nei due anni successivi all’entrata in vigore della legge n. 151 del 1975 - Estensione della comunione legale a tali beni - Condizioni

La comunione legale, in assenza della dichiarazione di dissenso di cui all'art. 228, comma 1, della l. n. 151 del 1975, decorre dal 16 gennaio 1978 e interessa i beni acquistati dai coniugi separatamente nel primo biennio di applicazione della legge stessa - e, dunque, in pendenza del regime transitorio - solo se ancora esistenti, alla scadenza del biennio, nel patrimonio del coniuge che li ha acquistati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 agosto 2018, n.20969.




Impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità

Filiazione naturale - Riconoscimento - Figli premorti - Clausole limitatrici - Impugnazione (provvedimenti in pendenza del giudizio) - Condizioni - Azione ex art. 263 c.c. - Nomina di un curatore speciale diverso per ciascun minore - Insussistenza - Fondamento - Limiti

In tema di impugnazione del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità, qualora l'azione riguardi più minori, non è sempre necessario nominare curatori speciali diversi per ciascuno di essi; tale obbligo sussiste, infatti, nel solo caso in cui si verifichi tra i figli un conflitto di interessi, anche potenziale, ipotesi che non ricorre, tuttavia, per il solo fatto che i minori siano parti di un giudizio in posizioni processuali non contrapposte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 agosto 2018, n.20940.




L’evoluzione del concetto di famiglia garantisce anche ai nonni ‘di fatto’ la frequentazione dei nipoti minorenni

Famiglia – Diritto degli ascendenti di mantenere rapporti con i nipoti minori – Applicabilità ai nonni non biologici – Affermazione

L’art.317 bis c.c. deve essere interpretato sistematicamente alla luce delle disposizioni costituzionali, europee ed internazionali. È la nozione stessa di nucleo familiare ad essere stata rivisitata ed ampliata dalla giurisprudenza della Corte EDU e della Corte di Giustizia della UE. Il concetto di famiglia di cui all’art.8 della Convenzione riguarda, infatti, le relazioni basate sul matrimonio ed anche altri legami familiari de facto, in cui le parti convivono al di fuori del matrimonio, o in cui altri fattori dimostrano che la relazione è sufficientemente stabile. Nella medesima prospettiva di alargamento del concetto di famiglia e di tutela preminente dell’interesse dei minori si è peraltro sostanzialmente posta anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Alla luce dei principi desumibili dall’art.8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, dall’art.24, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dagli artt.2 e 30 Cost., il diritto degli ascendenti, azionabile anche in giudizio, di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, previsto dall’art.317 bis c.c., cui corrisponde lo speculare diritto del minore di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi coni parenti, ai sensi dell’art.315 bis c.c., non va riconosciuto solo ai soggetti legati al minore da un rapporto di parentela in linea retta scendente, ma anche ad ogni altra persona che affianchi il nonno biologico del minore, sia esso il coniuge o il convivente di fatto, e che si sia dimostrato idoneo ad instaurare con il minore medesimo una relazione affettiva stabile, dalla quale quest’ultimo posa trarre un beneficio sul piano della sua formazione e del suo equilibrio psico-fisico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2018, n.19780.




La casa coniugale cade in comunione anche se acquistata con denaro del genitore di uno dei coniugi

Comunione fra i coniugi – Immobile acquistato dal coniuge con denaro ricevuto in donazione – Donazione indiretta dell’intero immobile – Esclusione – Comunione legale – Sussiste

Ove la donazione riguardi una somma di denaro impiegata dal donatario per l’acquisto della casa familiare e ove detto acquisto sia condiviso con il coniuge, il donatario in tal modo dona al coniuge il 50% della proprietà consentendone l’intestazione allo stesso. Non può pertanto ravvisarsi una donazione indiretta dell’intero immobile al donatario tale da escludere la comunione del bene tra i coniugi. [Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso proposto dall’ex marito contro la ex moglie al fine di vedersi riconosciuta l’esclusiva proprietà dell’immobile oggetto, a suo dire, di donazione indiretta da parte della madre la quale gli aveva fornito il denaro necessario all’acquisto.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 24 luglio 2018, n.19537.




Il divorzio congiunto non è rinunciabile da uno solo dei coniugi

Divorzio – Congiunto – Rinuncia di uno dei coniugi alla domanda – Irrilevanza e inammissibilità – Affermazione

In tema di divorzio a domanda congiunta, l’accordo sotteso alla relativa domanda riveste natura meramente ricognitiva con riferimento ai presupposti necessari per lo scioglimento del vincolo coniugale, mentre ha valore negoziale per quanto concerne la prole e i rapporti economici.
Deve escludersi che la revoca del consenso da parte di uno dei coniugi comporti l’arresto del procedimento, dovendo il tribunale provvedere ugualmente all’accertamento dei presupposti per la pronuncia di divorzio, per poi passare, in caso di esito positivo della verifica, all’esame delle condizioni concordate dai coniugi, valutandone la conformità a norme inderogabili e agli interessi dei figli minori. La revoca del consenso da parte di uno dei coniugi risulta pertanto irrilevante sotto il primo profilo e inammissibile sotto il secondo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 24 luglio 2018, n.19540.




Adozione particolare: dissenso manifestato dal genitore titolare della responsabilità genitoriale

Adozione particolare - Dissenso del genitore titolare della relativa potestà - Efficacia preclusiva ai sensi dell'art. 46 L. N. 184 del 1983 - Limiti

In tema di adozione particolare, il dissenso manifestato dal genitore titolare della responsabilità genitoriale, anche se non convivente con il figlio minore, ha efficacia preclusiva ai sensi dell'art. 46, comma 2, della I n. 184 del 1983, salvo che non sia stata accertata una situazione di disgregazione del contesto familiare d'origine del minore in conseguenza del protratto venir meno del concreto esercizio di un rapporto effettivo con il minore stesso da parte del genitore esercente la responsabilità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 luglio 2018, n.18827.




Assegno divorzile: la soluzione offerta dalle Sezioni Unite

Assegno di divorzio – Natura giuridica – Presupposti per il riconoscimento

Ai sensi dell’articolo 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la l. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio – cui deve attribuirsi una funzione assistenziale e in pari una misura compensativa e perequativa – richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e dell’età dell’avente diritto.

All’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa. Ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo. Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 11 luglio 2018, n.18287.




Impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità e prova della assoluta impossibilità di concepimento

Filiazione naturale - Riconoscimento - Figli premorti - Clausole limitatrici - Impugnazione per difetto di veridicità - Disconoscimento di paternità - Diversità degli oneri probatori - Esclusione - Ragioni

In tema di azione di impugnazione del riconoscimento del figlio naturale per difetto di veridicità, stante la nuova disciplina introdotta dalle riforme del 2012 e 2013 in materia di filiazione, la prova della "assoluta impossibilità di concepimento" non è diversa rispetto a quella che è necessario fornire per le altre azioni di stato, richiedendo il diritto vigente che sia il "favor veritatis" ad orientare le valutazioni da compiere in tutti i casi di accertamento o disconoscimento della filiazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 luglio 2018, n.18140.




Sospensione del giudizio di dichiarazione giudiziale di paternità in pendenza del disconoscimento

Azioni di stato – Azione di disconoscimento – Azione di dichiarazione della paternità – Contestuale pendenza – Sospensione ex art. 295 c.p.c. – Ammissibilità – Sussiste

L’accertamento con cui viene rimosso (o mantenuto) lo stato di figlio legittimo è pregiudiziale rispetto a quello con cui è rivendicato altra paternità: detto accertamento ha efficacia ultra partes e retroattiva e non può non riverberarsi sul giudizio di accertamento pendente determinando, nel caso di vittorioso esperimento dell’azione di disconoscimento, il definitivo venir meno di quella condizione (di figlio legittimo) che era originariamente ostativa all’accoglimento della domanda di dichiarazione giudiziale di paternità. Tra le due cause è dato quindi di ravvisare un nesso di pregiudizialità in senso tecnico-giuridico: ciò in corrispondenza della ratio dell’istituto della sospensione per pregiudizialità, che è quella di evitare il rischio di un conflitto tra giudicati (per tutte: Cass. 16 marzo 2016, n. 5229). Infatti, la nominata sospensione è idonea proprio ad evitare che la domanda di dichiarazione giudiziale di paternità sia, in ipotesi, accolta laddove, per effetto del rigetto dell’azione di disconoscimento, non potrebbe esserlo: e cioè proprio ad escludere, in una tale ipotesi, pronunce contrastanti. Sul piano dei rapporti tra i due giudizi, va escluso che la rimozione dello status di figlio legittimo costituisca un presupposto processuale della domanda, insuscettibile, come tale, di sopravvenire nel corso del giudizio, e tale da imporre, in conseguenza, una pronuncia di inammissibilità della domanda stessa pur in pendenza del giudizio diretto al disconoscimento della paternità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 03 luglio 2018, n.17392.




Il giudice amministrativo difetta di giurisdizione sui matrimoni same-sex celebrati all’estero: cassato il Consiglio di Stato

Matrimonio tra persone dello stesso sesso conclusi all’estero – Trascrizione nei registri dello Stato Civile – Controversia – Giurisdizione – Giurisdizione ordinaria – Decisioni sullo Status – Riserva di giurisdizione del G.O. – Sussiste

La questione se un matrimonio contratto all’estero da persone dello stesso sesso possa o no essere trascritto nell’ordinamento italiano, è questione che, attenendo allo status delle persone, deve essere sottoposta all’esame del giudice ordinario. Invero, pur venendo in rilievo il provvedimento di annullamento adottato dal prefetto, che le ricorrenti assumono essere lesivo del proprio diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, l’effetto che esse effettivamente intendono conseguire altro non è che il riconoscimento nell’ordinamento nazionale del matrimonio contratto in altro Stato: riconoscimento che, ovviamente, postula la validità di un tale matrimonio. La domanda, dunque, avrebbe deve essere proposta dinnanzi al giudice ordinario, il quale può esaminare, in via incidentale e ai fini della sua eventuale disapplicazione l’atto amministrativo. In ogni caso, il giudice amministrativo, ove adito, viola l’art. 8, comma 2, cod. proc. amm., ove si pronunci sulla inesistenza, invalidità o inefficacia, nell’ordinamento interno, di matrimoni celebrati all’estero da persone dello stesso sesso (La Corte di Cassazione cassa con rinvio la decisione n. 4897/2015 del Consiglio di Stato). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 giugno 2018, n.16957.




Dichiarazione di adottabilità, ricorso per cassazione e deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata

Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Termine breve per l'impugnazione - Art. 17, comma 2, l. n. 184 del 1983 - “Lex specialis” - Applicabilità - Notifica in via telematica - Equiparazione - Fondamento

In tema di opposizione alla dichiarazione di adottabilità, la notificazione d'ufficio della sentenza della Corte d'appello, effettuata ai sensi dell'art. 17, comma 1, della l. n. 184 del 1983, è idonea a far decorrere il termine breve d'impugnazione di cui al successivo comma 2 del medesimo articolo, tenuto conto che la natura di "lex specialis", da riconoscere alla previsione di detto termine, induce ad escludere l'applicabilità della norma generale di cui all'art. 133 c.p.c., senza che abbia alcun rilievo la circostanza che la notificazione sia avvenuta mediante strumenti telematici, atteso il chiaro tenore dell'art. 16, comma 4, del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 221 del 2012, posto che il principio accelleratorio, sotteso alla disciplina in esame, trova la sua "ratio" nella preminente esigenza di assicurare la più rapida definizione dello "status" del minore, senza sacrificare in misura apprezzabile il diritto di difesa delle parti ricorrenti, sottoposto, in definitiva, solo ad un modesto maggiore onere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2018, n.16857.




Dichiarazione di adottabilità, ricorso per cassazione e deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata

Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Ricorso per cassazione - Deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza contenente la certificazione della sua irrevocabilità - Attestazione implicita dell’avvenuta notifica d’ufficio della decisione ex art. 17, c. 1, l. n. 184 del 1983 - Configurabilità - Conseguenze

In tema di ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che dichiara l'adottabilità di un minore, il deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata, recante il timbro della cancelleria attestante l'intervenuta irrevocabilità della decisione, a seguito della mancata proposizione del ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.c., è idonea ad attestare, per implicito, anche l'avvenuta notificazione alle parti della decisione della corte d'appello effettuata ai sensi dell'art. 17 della legge 184 del 1983, essendo eventualmente onere del ricorrente dimostrare l'esistenza in fatto di circostanze che avrebbero potuto sovvertire l'inevitabile constatazione dell'avvenuto spirare dei termini, quali ad es., l'avvenuta notifica della sentenza in versione non integrale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 giugno 2018, n.16857.




Incapacità del genitore di elaborare un progetto di vita credibile per i figli e dichiarazione di adottabilità

Adozione – Diritto del minore a vivere nell’ambito della propria famiglia – Comprovata inadeguatezza della capacità genitoriale del padre – Incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli – Giudizio prognostico sul recupero delle capacità genitoriali – Incertezza sugli esiti e sui tempi – Incompatibilità con la necessità del minore di conseguire un armonico sviluppo psico-fisico – Conseguenze – Stato di abbandono – Sussistenza

Il prioritario diritto dei minori a crescere nell'ambito della loro famiglia di origine non esclude la pronuncia della dichiarazione di adottabilità quando, nonostante l'impegno profuso dal genitore per superare le proprie difficoltà personali e genitoriali, permanga tuttavia la sua incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli, e non risulti possibile prevedere con certezza l'adeguato recupero delle capacità genitoriali in tempi compatibili con l'esigenza dei minori di poter conseguire una equilibrata crescita psico-fisica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2018, n.16357.




Ammissibilità dell'azione di accertamento giudiziale della paternità e contrarietà interesse del minore

Filiazione naturale - Dichiarazione giudiziale di paternità e maternità - Ammissibilità dell'azione - Interesse del minore - Accertamento - Criteri

Ai fini dell'ammissibilità dell'azione di accertamento giudiziale della paternità, ai sensi dell'art. 269 c.c., la contrarietà all'interesse del minore sussiste solo in caso di concreto accertamento di una condotta del preteso padre che sarebbe tale da giustificare una dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale, ovvero della prova dell'esistenza di gravi rischi per l'equilibrio affettivo e psicologico del minore e per la sua collocazione sociale, risultanti da fatti obbiettivi, emergenti dalla pregressa condotta di vita del preteso padre. Ne consegue che, in mancanza di tali elementi, l'interesse del minore all'accertamento della paternità deve essere ritenuto di regola sussistente, avuto riguardo al miglioramento obiettivo della sua situazione giuridica in conseguenza degli obblighi che ne derivano in capo al genitore, senza che rilevino, al fine di escludere la ricorrenza dell'interesse del minore, l'attuale mancanza di rapporti affettivi con il genitore e la possibilità futura di instaurarli o, ancora, le normali difficoltà di adattamento psicologico conseguenti al nuovo "status", oppure le intenzioni manifestate dal presunto genitore di non voler comunque adempiere i doveri morali inerenti la responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 giugno 2018, n.16356.




Debiti relativi ai bisogni della famiglia e criteri di determinazione

Debiti relativi ai bisogni della famiglia - Criteri di determinazione - Esecuzione sui beni del fondo - Condizioni

In tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo va ricercato nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l'esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i predetti bisogni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 giugno 2018, n.16176.




Criteri di determinazione del valore dell’usufrutto e diritto di abitazione attribuito al coniuge

Successione legittima – Diritto di abitazione del coniuge del defunto sulla casa coniugale – Determinazione del valore del diritto di abitazione attingendo ai criteri usati per la quantificazione economica del diritto di usufrutto

Sebbene la disciplina del diritto di usufrutto e quella del diritto di abitazione divergano in parte, vantando l’usufruttuario facoltà maggiori rispetto a quelle assegnate al titolare del diritto di abitazione, nel determinare la divergenza di valore tra i due non potrà non tenersi conto delle peculiarità del bene sul quale viene a costituirsi il diritto.

Nel caso di immobile ad uso abitativo come la casa coniugale, le utilità ritraibili dall’usufruttuario appaiono identiche a quelle che può trarre il coniuge abitatore ai sensi dell’art. 540 c.c.- Le pur sussistenti differenze di disciplina tra i due diritti non sono tali da indurre a ravvisare anche una differente valutazione economica, risultando, quindi, non irrazionale e non contestabile la scelta del giudice di merito di avvalersi dei criteri usati per determinare il valore dell’usufrutto, per pervenire al valore del diritto di abitazione attribuito al coniuge superstite a titolo di prelegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 05 giugno 2018, n.14406.




Comunione legale tra coniugi e assegnazione di alloggi di cooperative edilizie a contributo statale

Alloggi di cooperative edilizie - Attribuzione al singolo socio - Momento di acquisto della proprietà - Stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale - Rilevanza - Prenotazione - Irrilevanza - Fondamento

In tema di assegnazione di alloggi di cooperative edilizie a contributo statale, il momento determinativo dell'acquisto della titolarità dell'immobile da parte del singolo socio, onde stabilire se il bene ricada, o meno, nella comunione legale tra coniugi, è quello della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale (contestuale alla convenzione di mutuo individuale), poiché solo con la conclusione di tale negozio il socio acquista, irrevocabilmente, la proprietà dell'alloggio (assumendo, nel contempo, la veste di mutuatario dell'ente erogatore), mentre la semplice qualità di socio, e la correlata "prenotazione", in tale veste, dell'alloggio, si pongono come vicende riconducibili soltanto a diritti di credito nei confronti della cooperativa, inidonei, come tali, a formare oggetto della "communio incidens" familiare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 maggio 2018, n.13570.




Solo con una rigorosa motivazione il giudice può disattendere la volontà del minore e separarlo dalla sorella

Giudizio di separazione personale tra coniugi – Audizione del minore – Obbligo di motivare con rigore la decisione di disattendere la volontà del minore – Necessità di preservare la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle

Nel giudizio di separazione personale tra coniugi il giudice non è tenuto a recepire, nei suoi provvedimenti, le dichiarazioni di volontà che emergono dall’ascolto del minore o le conclusioni dell’indagine peritale. Tuttavia, qualora intenda disattendere tali dichiarazioni e tali conclusioni, ha l’obbligo di motivare la sua decisione con particolare rigore e pertinenza.

La tutela del diritto fondamentale di sorellanza e fratellanza impone la necessità di preservare nelle separazioni tra coniugi la conservazione del rapporto tra fratelli e sorelle e di non adottare provvedimenti di affidamento che comportino la loro separazione se non per ragioni ineludibili e, comunque, sulla base di una motivazione rigorosa che evidenzi il contrario interesse del minore alla convivenza. (Annamaria Varini) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 maggio 2018, n.12957.




Anche se un coniuge è omosessuale, la convivenza coniugale 'effettiva' ultratriennale impedisce l’annullamento del matrimonio

Matrimonio concordatario – Convivenza coniugale ultratriennale – Sentenza ecclesiastica di nullità per omosessualità di un coniuge – Domanda di delibazione – Inaccoglibilità – Affermazione

La convivenza “come coniugi”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano” preclusiva alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal Tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva rigettato la domanda volta ad ottenere la declaratoria di efficacia nella Repubblica italiana della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio a motivo dell’omosessualità del marito, venuta alla luce dopo quattordici anni di convivenza coniugale e la nascita di un figlio.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 maggio 2018, n.11808.




Il convivente ha diritto alla restituzione delle somme versate per motivi estranei alla convivenza

Convivenza more uxorio – Versamenti a favore del convivente – Non ripetibilità – Affermazione – Riconoscimento di debito – Prova contraria

Le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio effettuate nel corso del rapporto configurano l’adempimento di un’obbligazione naturale ex art.2034 c.c., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e adeguatezza.

Incombe sull’autore della dichiarazione ex art. 1988 c.c. l’onere di provare l’inesistenza o l’invalidità o l’estinzione del rapporto fondamentale; di conseguenza, non è sufficiente che lo stesso affermi e dimostri che altro rapporto fondamentale è stato estinto, essendo, invece, indispensabile che esista coincidenza – concreta – tra tale rapporto (di cui è data prova) e quello “presunto” per effetto della ricognizione di debito e non una mera compatibilità astratta tra i due titoli. [Nella fattispecie, in assenza di prova di tale coincidenza, la Corte ha confermato la condanna della ricorrente a restituire all’ex convivente somme di denaro che la stessa asseriva costituire contributi alla vita di coppia, come tali non ripetibii.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 15 maggio 2018, n.11766.




Matrimonio contratto all’estero da cittadino italiano e da cittadino straniero: trascrivibile come unione civile

Matrimonio Misto – Matrimonio contratto all’estero da cittadino italiano e da cittadino straniero – Trascrizione – Downgrading (trascrizione del matrimonio come unione civile) – Chiarimenti

Gli atti di matrimonio e le unioni omoaffettive concluse con istituti analoghi, all’estero, producono senz’altro effetti giuridici nell’ordinamento italiano, secondo il regime della convertibilità. In particolare, si applica l’articolo 32-bis della legge n. 218 del 1995 che comporta la preminenza del modello adottato nel diritto interno, dell’unione civile. Il matrimonio contratto da coppia omoaffettiva all’estero, formata da cittadino italiano e da cittadino straniero, non è trascrivibile come tale, bensì come unione civile, in adesione al modello legislativo applicabile nel nostro ordinamento. L’articolo 32-bis cit. non trova invece applicazione diretta nell’ipotesi in cui venga richiesto il riconoscimento di un’unione coniugale contratta all’estero da due cittadini stranieri. Il procedimento di cd. downgrading non può essere giudicato discriminatorio dal momento che la scelta del modello di unione riconosciuta tra persone dello stesso sesso negli ordinamenti facenti parte del Consiglio d’Europea è rimessa al libero apprezzamento degli Stati Membri, salva la definizione di uno standard di tutele coerenti con l’interpretazione del diritto alla vita familiare ex art. 8 fornita dalla Corte EDU. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 maggio 2018, n.11696.




Il carattere sostanzialmente alimentare dell'assegno di mantenimento a beneficio dei figli comporta la non operatività della compensazione del suo importo con altri crediti

Assegno di mantenimento a beneficio dei figli - Natura sostanzialmente alimentare - Sussistenza - Conseguenze - Non compensabilità - Fattispecie

Il carattere sostanzialmente alimentare dell'assegno di mantenimento a beneficio dei figli, in regime di separazione, comporta la non operatività della compensazione del suo importo con altri crediti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la compensazione tra credito per spese di lite e credito derivante dal mancato pagamento di ratei dell'assegno di mantenimento cumulativamente dovuto per l'ex moglie e le figlie). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 maggio 2018, n.11689.




Separazione coniugi: i provvedimenti del giudice istruttore di modifica o di revoca di quelli presidenziali non sono reclamabili

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modificabilita' - Provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c. di revoca o modifica di quelli presidenziali - Reclamabilità - Esclusione - Fondamento

Nell'ambito del procedimento di separazione personale dei coniugi, i provvedimenti adottati dal giudice istruttore, ex art. 709, ultimo comma, c.p.c., di modifica o di revoca di quelli presidenziali, non sono reclamabili poiché è garantita l'effettività della tutela delle posizioni soggettive mediante la modificabilità e la revisione, a richiesta di parte, dell'assetto delle condizioni separative e divorzili, anche all'esito di una decisione definitiva, piuttosto che dalla moltiplicazione di momenti di riesame e controllo da parte di altro organo giurisdizionale nello svolgimento del giudizio a cognizione piena. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 maggio 2018, n.11279.




Compravendita di immobile e coniuge dell'acquirente estraneo alla stipulazione

Compravendita di immobile - Accertamento della simulazione - Giudizio promosso dal venditore - Coniuge dell'acquirente estraneo alla stipulazione - Litisconsorzio necessario - Esclusione - Fattispecie

Il coniuge dell'acquirente di un immobile, che sia rimasto estraneo alla stipulazione dell'atto di compravendita, non è litisconsorte necessario nel giudizio promosso dal venditore per l'accertamento della simulazione del contratto, perché l'inclusione del bene nella comunione legale ai sensi del'art. 177 c.c. costituisce un effetto "ope legis" dell'efficacia e validità del titolo di acquisto. (Nella specie la S.C. ha confermato che, nel caso di azione di simulazione di contratto di compravendita immobiliare, non sussiste litisconsorzio necessario tra l'acquirente e il coniuge in regime di comunione legale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 maggio 2018, n.11033.




Separazione coniugi: non esiste il diritto al rimborso delle spese sostenute in modo indifferenziato per i bisogni della famiglia durante il matrimonio

Famiglia - Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Assistenza morale e materiale e collaborazione Separazione personale - Spese sostenute dai coniugi per i bisogni della famiglia nel corso del matrimonio - Diritto al rimborso - Esclusione - Fattispecie

Poichè durante il matrimonio ciascun coniuge è tenuto a contribuire alle esigenze della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze, secondo quanto previsto dagli artt. 143 e 316 bis, primo comma, c.c., a seguito della separazione non sussiste il diritto al rimborso di un coniuge nei confronti dell'altro per le spese sostenute in modo indifferenziato per i bisogni della famiglia durante il matrimonio. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva dichiarato la compensazione tra quanto versato dall'attore per la Tarsu relativa all'immobile assegnato alla moglie in sede di separazione, con il credito vantato da quest'ultima a titolo di rimborso delle spese per le utenze domestiche sostenute durante il matrimonio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2018, n.10927.




Le spese domestiche sostenute da un coniuge ante separazione non sono rimborsabili

Separazione dei coniugi – Diritto al rimborso delle spese domestiche sostenute dal coniuge ante separazione – Non sussiste

Nel periodo di convivenza matrimoniale, entrambi i coniugi contribuiscono alle esigenze della famiglia in una misura che verosimilmente corrisponde alle possibilità di ciascuno. Con riguardo alle spese per le utenze domestiche nella fase precedente alla separazione, non sussiste il diritto al rimborso delle spese sostenute da un coniuge nei confronti dell’altro coniuge, in quanto effettuate per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della solidarietà coniugale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 maggio 2018, n.10927.




La sentenza di divorzio che modifica l’importo del mantenimento definito in sede di separazione retroagisce alla data della domanda

Divorzio – Sentenza – Determinazione dell’importo del mantenimento – In modifica di provvedimento definitivo emesso in diverso giudizio – Efficacia retroattiva dalla data della domanda – Sussiste

Gli effetti della sentenza, emessa in sede di definizione delle questioni economiche relative al divorzio, modificativa dell’ammontare – già determinato con precedente provvedimento definitivo emesso in sede di separazione o di modifica delle condizioni economiche della separazione – del contributo di uno degli ex coniugi per il mantenimento dei figli collocati presso l’altro ex coniuge, retroagiscono alla data della domanda o comunque alla data, se successiva, del verificarsi delle ragioni giustificative della modifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 maggio 2018, n.10788.




Non ci si può rivolgere agli ascendenti per il solo fatto che uno dei due genitori non presta il proprio contributo al mantenimento dei figli

Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni

L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.




Sul mantenimento da parte degli ascendenti

Mantenimento dei figli minori – Obbligo di contribuzione in capo agli ascendenti

L‘obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché’, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di cosmi; pertanto l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché’ possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex articolo 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.




Il divorzio congiunto non è rinunciabile da uno solo dei coniugi e la contumacia in appello non ne comporta l’annullamento

Divorzio – Congiunto – Rinuncia di uno dei coniugi alla domanda – Inammissibilità

Appello avverso la sentenza di divorzio – Mancata comparizione di uno degli ex coniugi – Tacita adesione alla richiesta di annullamento del divorzio – Esclusione

Richiamandosi la domanda congiunta di divorzio ad una iniziativa processuale comune e paritetica, che non corrisponde né alla somma di due distinte domande di divorzio, né alla adesione di una parte alla domanda avanzata dall’altra, deve reputarsi inammissibile una rinuncia unilaterale, poiché alla domanda congiunta possono rinunciare congiuntamente soltanto entrambe le parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Neppure può annettersi alla mancata costituzione dell’appellata nel giudizio di secondo grado il significato di un’adesione implicita alla riforma della decisione di prime cure, non equivalendo la contumacia ad ammissione dei fatti dedotti dall’attore o dall’appellante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10463.




Se uno dei genitori può mantenere da solo i figli, nulla può pretendere dalla famiglia del genitore inadempiente

Famiglia – Obbligo di mantenimento dei figli – Genitore inadempiente – Sufficienti risorse dell’altro genitore – Obbligo dell’ascendente del genitore inadempiente – Non sussiste

L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata, e quindi sussidiaria, rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; il diritto agli alimenti ex art.433 c.c. sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10419.




Assegno divorzile per il coniuge privo dei mezzi necessari ad assicurargli il tenore di vita matrimoniale

Divorzio – Assegno di mantenimento – Presupposti per la spettanza – Risorse insufficienti ad assicurare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio – Affermazione

Ai fini del riconoscimento dell’assegno divorzile è necessario considerare il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 maggio 2018, n.10417.




In contrasto con l’ordine pubblico la legge che limita il risarcimento al caso di convivenza

Danno non patrimoniale – Legge straniera che limita il risarcimento al caso di convivenza – Contrarietà all’ordine pubblico – Sussiste

Una legge straniera che restringa la risarcibilità del danno non patrimoniale da perdita del congiunto esclusivamente al caso in cui costui fosse convivente è da ritenere contraria all’ordine pubblico italiano ai sensi della L. n. 218 del 1995, articolo 16, comma 1 e deve essere disapplicata dal giudice italiano, dovendosi nell’ordinamento italiano dare alla convivenza solo il valore di elemento eventualmente rilevante in concreto sul piano probatorio del danno di tal genere (Nel caso di specie, il tribunale aveva applicato la legge serba che prevedeva il ristoro del danno morale in favore dei fratelli del defunto, solo se vi fosse stato un rapporto di durevole convivenza). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 aprile 2018, n.10321.




La ricerca online di relazioni extraconiugali costituisce violazione dell’obbligo di fedeltà

Matrimonio e famiglia – Abbandono del tetto coniugale – In conseguenza a violazione dei doveri di fedeltà dell’altro coniuge – Mediante ricerche online di relazioni extraconiugali – Legittimità – Sussiste

L’abbandono del tetto coniugale è giustificato dalla violazione degli obblighi di fedeltà da parte del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet. Ciò costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2018, n.9384.




Adottabilità, parenti e mancanza di rapporti significativi

Adottabilità – Valutazione della idoneità dei parenti – Mancanza di rapporti significativi

Il requisito, espressamente previsto dalla L. n. 184 del 1983, articolo 12 della significatività dei rapporti con i parenti fino al quarto grado al fine di verificarne l’idoneità soggettiva e la sussistenza delle condizioni oggettive ai fini dell’affidamento dei minori è valutabile anche sotto il profilo potenziale, quando sia stata constatata l’impossibilità incolpevole di stabilire rapporti con i minori da parte dei parenti indicati dal citato articolo 12. In particolare, la mancanza di rapporti significativi pregressi può non essere assunta come elemento di valutazione dell’idoneità dei parenti ad assicurare l’assistenza e la crescita del minore in modo adeguato quando quest’ultimo sia stato allontanato subito dopo la nascita e la richiesta dei parenti sia stata ragionevolmente tempestiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 11 aprile 2018, n.9021.




Atto di autonoma disposizione da parte di un solo coniuge di bene della comunione legale ai sensi dell'art. 184 c.c.

Atto di autonoma disposizione da parte di un solo coniuge di bene della comunione legale ai sensi dell'art. 184 c.c. - Configurabilità - Presupposti - Conseguenze

In regime patrimoniale di comunione legale, il disposto di cui all'art. 184 c.c. (secondo cui "gli atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell'altro coniuge e da questo non convalidati sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell'art. 2683") presuppone l'effettiva autonoma disposizione di un bene comune da parte di uno solo dei coniugi, pertanto non si applica nel caso in cui tutti i contraenti siano a conoscenza della comunione dei beni tra i coniugi e questi ultimi figurino entrambi nel contratto come venditori, atteso che, in tal caso, il mancato consenso di uno dei due impedisce il sorgere di una valida obbligazione a carico dell'altro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 aprile 2018, n.8525.




Assegno divorzile per il coniuge non autosufficiente senza concrete possibilità di lavoro

Divorzio – Assegno di mantenimento – Giudizio di adeguatezza dei mezzi economici del coniuge richiedente – Possibilità concreta di lavoro – Rilevanza – Affermazione

Misura dell’assegno – Criteri – Rilevanza della durata del matrimonio – Affermazione

È legittima la decisione di porre a carico del coniuge un assegno di mantenimento a favore dell’altro, ove i mezzi economici a disposizione di quest’ultimo risultino inadeguati ai fini di consentirne l’indipendenza o l’autosufficienza economica, tenuto conto della sua limitata capacità e possibilità effettiva di lavoro personale e di reddito, nonché della mancata fruizione di trattamenti pensionistici. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La congruità della misura dell’assegno va valutata anche tenendo in considerazione la durata del matrimonio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 23 marzo 2018, n.7342.




Diritto all'indennità di fine rapporto anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza

Art. 12 bis della l. n. 898 del 1970 - Diritto all'indennità di fine rapporto - Condizioni - Fondamento

L'art. 12-bis della l. n. 898 del 1970 - nella parte in cui stabilisce, in favore del coniuge titolare dell'assegno divorzile, il diritto ad una quota dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge, "anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza", deve essere interpretato nel senso che tale diritto può sorgere anche prima della sentenza di divorzio, ma dopo la proposizione della relativa domanda, coerentemente con la natura costitutiva della sentenza sullo "status" e con la possibilità, ai sensi dell'art. 4 della l. n. 898 del 1970, di stabilire la retroattività degli effetti patrimoniali della sentenza a partire dalla data della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 marzo 2018, n.7239.




Separazione da addebitare al marito violento nonostante i comportamenti esasperanti della moglie

Separazione – Divorzio – Separazione con addebito – Condotta violenta

Nonostante la conflittualità risalente nel tempo e i comportamenti esasperanti e istigatori della moglie, la separazione va addebitata al marito che tiene una condotta violenta e lesiva dell’incolumità della suddetta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 marzo 2018, n.6997.




L’assegno di mantenimento non spetta se il coniuge non si è attivato per conservare il tenore di vita matrimoniale

Separazione dei coniugi – Assegno di mantenimento – Prova dei requisiti di spettanza dell’assegno – Onere a carico del richiedente – Sussiste

Inadeguatezza del reddito – Con riferimento al tenore di vita matrimoniale – Incolpevolezza del coniuge richiedente – Necessità – Sussiste

Se è vero che nella separazione personale i “redditi adeguati” cui va rapportato l’assegno di mantenimento a favore del coniuge sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, è anche vero che la prova della ricorrenza dei presupposti dell’assegno incombe su chi chiede il mantenimento e che tale prova ha ad oggetto anche l’incolpevolezza del coniuge richiedente quando sia accertato in fatto che, pur potendo, esso non si sia attivato doverosamente per reperire un’occupazione lavorativa retribuita confacente alle sue attitudini, con l’effetto di non poter porre a carico dell’altro coniuge le conseguenze della mancata conservazione del tenore di vita matrimoniale.

[Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza d’appello che aveva escluso la spettanza dell’asegno in favore della moglie che non aveva dimostrato di essersi attivata per reperire un’occupazione lavorativa pur se di giovane età, laureata e sana.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 marzo 2018, n.6886.




Trascrizione del matrimonio canonico richiesta da un solo coniuge prima della morte dell’altro, ma eseguita dopo il suo decesso

Trascrizione eseguita su ordine del tribunale – Accoglimento di opposizione a rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di procedervi – Azione di accertamento della nullità ex art. 16, l. n. 847 del 1929 – Ammissibilità – Condizioni – Limiti

Trascrizione richiesta da un solo coniuge prima della morte dell’altro, ma eseguita dopo il suo decesso – Ammissibilità – Conoscenza e non opposizione del coniuge non richiedente la trascrizione – Verifica in riferimento al momento in cui la trascrizione è stata richiesta – Necessità

Nell'ipotesi di trascrizione del matrimonio canonico, eseguita dall'ufficiale di stato civile su ordine del tribunale, adito con ricorso di un solo nubendo in sede di procedimento camerale, ai sensi degli artt. 95 e 96 del d.P.R. n. 396 del 2000, il soggetto che si ritenga leso da tale trascrizione può agire con l'azione ordinaria di cognizione di cui all'art. 16 della legge n. 847 del 1929, volta all'accertamento della nullità della trascrizione stessa, allorché assuma che questa sia avvenuta in mancanza del consenso integro - espresso o tacito - dell'altro coniuge, da accertare con riguardo al momento in cui fu formulata la richiesta la trascrizione all'ufficiale di stato civile, in origine disattesa. (massima ufficiale)

La conoscenza e la non opposizione alla richiesta di trascrizione tardiva del c.d. matrimonio concordatario proposta dall'altro coniuge, di cui all'art. 8, l. n. 121 del 1985, che ha reso esecutivo il c.d. nuovo Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, devono verificarsi in riferimento al momento in cui la trascrizione è stata richiesta. Qualora la verifica risulti positiva, può precedersi alla trascrizione tardiva, non rilevando la successiva morte del coniuge che non si era opposto, sebbene verificatasi prima che la trascrizione fosse eseguita. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 12 marzo 2018, n.5894.




Assegnazione della casa familiare in sede di separazione personale al coniuge non concessionario

Impiegato dello Stato - Alloggio assegnato in concessione - Qualificazione come casa familiare - Configurabilità - Assegnazione in sede di separazione personale al coniuge non concessionario - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze

L'alloggio assegnato in concessione, a titolo oneroso, ad un impiegato civile dello stato, a norma dell'art. 3 della l. n. 329 del 1949, è qualificabile come "casa familiare", in quanto viene ceduto, ancorché in correlazione con le prestazioni lavorative, al fine di soddisfare le esigenze abitative del dipendente pubblico e dei componenti della sua famiglia. Detto alloggio, pertanto, in caso di separazione personale, può essere attribuito, anziché al concessionario, all'altro coniuge affidatario della prole, ai sensi dell'art. 155, comma 4, c.c., ratione temporis applicabile; su quest'ultimo graveranno, in caso di cessazione del rapporto concessorio, gli obblighi inerenti all'occupante, quali quello di pagamento del corrispettivo convenuto per l'utilizzo dell'alloggio, salvo il maggior danno, ai sensi dell'art. 1591 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 marzo 2018, n.5575.




Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva in ordine alla determinazione delle spese straordinarie di interesse per il minore

Famiglia - Separazione coniugi - Spese straordinarie - Obbligo preventivo di informazione - Esclusione - Fattispecie

Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l'altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, costituente decisione "di maggiore interesse" per il figlio, sussistendo, di conseguenza, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso, qualora il medesimo non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso (Cass., 26/09/2011, n. 19607; Cass., 30/07/2015, n. 16175; Cass., 08/02/2016, n. 2467).

Ebbene, nel caso concreto, la Corte d'appello ha accertato che si trattava di spese per trattamenti estetici necessari a rimuovere la peluria sul viso della ragazza, "anomala per un soggetto di sesso femminile" e fonte di notevole imbarazzo, e di spese per l'iscrizione in una scuola privata i cui orari si erano rivelati maggiormente compatibili con le esigenze lavorative del genitore affidatario. Trattasi - all'evidenza di esborsi non prevedibili, poichè sopraggiunti nel corso del tempo, al momento della determinazione dell'assegno di mantenimento a carico del padre. Talchè, una volta accertatane - da parte del giudice di merito - la natura di spese straordinarie ed utili alla figlia, ed in assenza della dimostrazione di un tempestivo e valido dissenso da parte dell'altro coniuge, quest'ultimo è da considerarsi senz'altro tenuto a corrispondere genitore la quota di sua spettanza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 07 marzo 2018, n.5490.




Edificazione da parte di un coniuge senza il consenso dell'altro

Fondo in comunione legale tra coniugi - Edificazione da parte di un coniuge senza il consenso dell'altro - Atto eccedente l'ordinaria amministrazione - Annullabilità

La realizzazione da parte di uno dei coniugi senza il consenso dell'altro su un fondo in comunione legale di uno o più edifici costituisce atto eccedente l'ordinaria amministrazione di cui è possibile fare valere l'annullabilità in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 febbraio 2018, n.4676.




Applicabilità della pena di cui al secondo comma dell’art. 570 c.p. in caso di mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore di figli minori

Violazione obblighi di assistenza familiare – Non corresponsione dell’assegno di mantenimento – Applicabilità delle pene di cui all’art. 570 c.p.

La legge 1 dicembre 1970 n. 898, all’art. 12-sexies punisce l’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice in sede di divorzio, in favore dei figli senza limitazione di età, purché non autonomi economicamente. Diversamente, il coniuge separato che faccia mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, viola il secondo comma dell’art. 570 c.p. e per tale condotta va applicato il relativo trattamento sanzionatorio. (Redazione ILCASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 febbraio 2018, n.8883.




Non operatività della presunzione di paternità del bimbo nato 300 giorni dopo l’udienza dinnanzi al giudice della separazione

Figlio nato oltre 300 giorni dopo la separazione dei genitori – Esperibilità dell’azione di cui all’art. 248 c.c. – Rilievo del favor veritatis

Qualora non operi la presunzione di paternità e non sia intervenuto il riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’unica azione esperibile da chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore è la contestazione dello stato di figlio di cui all’art. 248 c.c.; rappresentando un problema diverso quello relativo all’accertamento dell’eventuale paternità naturale del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 febbraio 2018, n.4194.




Procedimento di divorzio, morte di uno dei coniugi e cessazione della materia del contendere

Divorzio - Procedimento di divorzio - Morte di uno dei coniugi - Cessazione della materia del contendere - Anche in pendenza del giudizio di legittimità - Giudicato sullo "status" - Irrilevanza - Fondamento

In tema di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la morte del coniuge, anche nel corso del giudizio di legittimità, fa cessare la materia del contendere sia nel giudizio sullo "status" che in quello relativo alle domande accessorie, compreso il giudizio sulla richiesta di assegno divorzile, non assumendo alcun rilievo, in senso contrario, l'intervenuto passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio, posto che l'obbligo di corresponsione di tale assegno è personalissimo e non trasmissibile agli eredi, trattandosi di posizione debitoria inscindibilmente legata a uno "status" personale, che può essere accertata solo in relazione alla persona cui detto "status" si riferisce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2018, n.4092.




Ai fini del riconoscimento di una quota della pensione di reversibilità dell’ex marito, è sufficiente che all’istante spetti l’assegno divorzile

Divorzio – Domanda di attribuzione di quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge – Riconoscimento del diritto all’assegno divorzile – Sentenza del Tribunale – Decorrenza fissata in data antecedente la morte dell’ex coniuge

La legge prevede che, ai fini del riconoscimento del diritto all’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, sia intervenuta la pronuncia della sentenza che riconosce all’istante il diritto alla percezione dell’assegno divorzile; non richiedendo che, al momento in cui tale domanda è proposta, sia intervenuto l’accertamento della spettanza dell’assegno divorzile in favore della ricorrente, mediante pronuncia avente efficacia di giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 febbraio 2018, n.4107.




Separazione per violazione dell'obbligo di fedeltà e onere della prova

Separazione coniugi - Giudiziale - Addebito - Inosservanza dell'obbligo di fedeltà - Prova dell'efficacia causale di tale violazione nella determinazione della crisi coniugale - Necessità - Eccezione relativa all'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà - Onere della prova - Regole comuni - Applicabilità - Conseguenze

Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 febbraio 2018, n.3923.




Se il rifiuto della medicina convenzionale mette in pericolo i figli minori il genitore può essere estromesso dalle scelte sanitarie

Separazione dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Affidamento condiviso – Criteri di scelta del genitore collocatario – Genitore contrario a vaccini e medicina convenzionale

L’individuazione del genitore collocatario deve avvenire all’esito di un giudizio prognostico che il giudice compie, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, in merito alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui il padre e la madre hanno in precedenza svolto i loro compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità di ciascun genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici dei due precedenti gradi di giudizio i quali avevano disposto la collocazione dei figli minori presso il domicilio paterno “in quanto più tutelante per gli interessi dei minori, dato che la madre non aveva dimostrato di essere in grado di assumere i comportamenti più adeguati nei loro confronti”. In particolare, la Corte d’Appello aveva estromesso la madre dall’esercizio dell’affidamento in ordine alle scelte per le cure mediche e l’alimentazione in ragione dei convincimenti da lei espressi in merito alla non opportunità di sottoporre i figli a vaccinazione e all’utilità di trattamenti omeopatici e di cure di patologie mediante la regolamentazione del regime dietetico.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 febbraio 2018, n.3913.




Scoperta dell'adulterio commesso all'epoca del concepimento e disconoscimento della paternità

Filiazione legittima - Disconoscimento di paternità - Termine di decadenza annuale previsto dall'art. 244 c.c. - Decorrenza - Presupposto - "Scoperta dell'adulterio" - Nozione - Portata - Fattispecie

La scoperta dell'adulterio commesso all'epoca del concepimento - alla quale si collega il decorso del termine annuale di decadenza fissato dall'art. 244 c.c. (come additivamente emendato con sentenza n. 134 del 1985 della Corte costituzionale) - va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere, non essendo sufficiente la mera infatuazione, la mera relazione sentimentale o la frequentazione della moglie con un altro uomo. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di appello che ha riconosciuto la tempestività della domanda di disconoscimento della paternità, ritenendo che, pur risultando una pregressa conoscenza dell’adulterio da parte dell’attore, solo all’esito dell’espletamento della prova del DNA, questi ne avesse acquisito la certezza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 febbraio 2018, n.3263.




Separazione personale dei coniugi e affidamento della casa familiare

Separazione personale dei coniugi - Affidamento della casa familiare - Mutamento delle condizioni - Azione di accertamento del terzo acquirente - Diritto dell'acquirente al pagamento dell'indennità per illegittima occupazione - Decorrenza - Dalla messa in mora mediante intimazione o richiesta o azione giudiziale

Separazione personale dei coniugi - Affidamento della casa familiare - Permanenza delle condizioni per l’affidamento - Azione di accertamento del terzo acquirente - Differenza con l’azione di revisione delle condizioni della separazione o del divorzio - Proponibilità senza termini e cumulabilità

In caso di azione proposta dal terzo per l'accertamento dell'inefficacia dell'assegnazione della casa familiare o della convivenza, per assenza dei presupposti, la spettanza di un'indennità per l'occupazione illegittima decorre dal verificarsi della mora restitutoria, mediante intimazione o richiesta, oppure, in mancanza, dalla domanda giudiziale. (massima ufficiale)

In tema di separazione personale dei coniugi e affidamento della casa familiare, la proposizione della domanda di accertamento del terzo, estraneo alla gestione della crisi della famiglia o della convivenza, non soffre i limiti temporali di proponibilità connessi alle procedure per la gestione di tale crisi, dovendo ritenersi ipotizzabile una contestazione da parte del terzo anche della mancanza originaria dei presupposti per l'assegnazione della casa, come nelle ipotesi di assegnazione in pregiudizio al terzo (ad es. abitazione non adibita a residenza familiare, o simulazione di esigenze di studio di figli maggiorenni). La non riconducibilità dell'azione agli schemi processuali dettati per la revisione delle condizioni di separazione e divorzio determina la possibilità di cumulare oltre alla domanda di accertamento dell'insussistenza originaria o sopravvenuta delle condizioni di assegnazione anche quelle di consegna dell'immobile, di condanna al pagamento dell'indennità di occupazione, ed eventualmente di risarcimento dei danni. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. II, 24 gennaio 2018, n.1744.




Gli effetti della separazione personale dei coniugi cessano soltanto col fatto della coabitazione

Separazione con addebito - Cessazione degli effetti per sopravvenuta riconciliazione - Allegazione e prova specifica del ripristino della convivenza - Necessità

In forza dell'art. 157 c.c., gli effetti della separazione personale, in mancanza di una dichiarazione espressa di riconciliazione, cessano soltanto col fatto della coabitazione, la quale non può, quindi, ritenersi ripristinata per la sola sussistenza di ripetute occasioni di incontri e di frequentazioni tra i coniugi, ove le stesse non depongano per una reale e concreta ripresa delle relazioni materiali e spirituali costituenti manifestazione ed effetto della rinnovata società coniugale. Ne consegue, che passata in giudicato la sentenza di separazione personale con addebito reciproco, il coniuge superstite al fine di far valere diritti successori, è tenuto ad allegare specificamente l'avvenuta cessazione degli effetti della separazione, con correlata caducazione della sentenza a far data dal ripristino della convivenza spirituale e materiale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 gennaio 2018, n.1630.




Comunione legale tra coniugi e sorte dei frutti dei beni personali di uno dei coniugi in corso di maturazione

Coniugi - Comunione legale - Oggetto - Scioglimento della comunione - Comunione “de residuo” - Frutti di beni personali di uno dei coniugi - Condizioni - Fattispecie

In regime di comunione legale tra coniugi, in virtù dell'art. 177, comma 1, lett. b) c.c. deve escludersi che rientrino nella comunione "de residuo" i frutti dei beni personali di uno dei coniugi in corso di maturazione, ma non ancora percepiti, al tempo dello scioglimento della comunione legale. (Nella specie la S.C. ha escluso dalla comunione "de residuo" gli interessi su buoni postali di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, in corso di maturazione al tempo della separazione personale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 gennaio 2018, n.1429.




Ordine di protezione contro gli abusi familiari

Ordine di protezione contro gli abusi familiari - Misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare - Decreto del tribunale, emesso in sede di reclamo - Impugnabilità con il ricorso ordinario o straordinario per cassazione - Esclusione - Fondamento

In tema di ordini di protezione contro gli abusi familiari nei casi di cui all'art. 342-bis c.c., il decreto motivato emesso dal tribunale in sede di reclamo, con cui si accolga o si rigetti l'istanza di concessione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare, non è impugnabile per cassazione né con ricorso ordinario - stante l'espressa previsione di non impugnabilità, contenuta nell'art. 736-bis c.p.c., introdotto dall'art. 3 della l. n. 154 del 2001 - né con ricorso straordinario, ai sensi dell'art. 111 Cost., giacché detto decreto difetta dei requisiti della decisorietà e della definitività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 dicembre 2017, n.29492.




Attribuzione effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell'altro coniuge che non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli

Fallimento - Atti a titolo gratuito - Inefficacia - Assenza di corrispettivo - Attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell'altro coniuge in vista della loro separazione - Atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli

Ai fini dell'azione di inefficacia di cui all'art. 64 legge fall., atti a titolo gratuito non sono solo quelli posti in essere per spirito di liberalità, che è requisito necessario della donazione, ma anche gli atti caratterizzati semplicemente da una prestazione in assenza di corrispettivo; ne consegue che l'attribuzione patrimoniale effettuata da un coniuge, poi fallito, a favore dell'altro coniuge in vista della loro separazione, va qualificata come atto a titolo gratuito ove non abbia la funzione di integrare o sostituire quanto dovuto per il mantenimento suo o dei figli.

E' pertanto onere di chi si oppone all'azione revocatoria dimostrare che l'attribuzione patrimoniale, oggetto dell'azione revocatoria, abbia avuto tale funzione sostitutiva o integrativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 novembre 2017, n.28829.




Revisione dell'assegno di mantenimento per giustificati motivi

Assegno di mantenimento - Revisione - Giustificati motivi - Requisiti - Fatti preesistenti alla separazione - Modificabilità - Esclusione

In materia di assegno di mantenimento, i "giustificati motivi", la cui sopravvenienza consente di rivedere le determinazioni adottate in sede di separazione dei coniugi, sono ravvisabili nei fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale la sentenza era stata emessa o gli accordi erano stati stipulati, con la conseguenza che esulano da tale oggetto i fatti preesistenti alla separazione, ancorché non presi in considerazione in quella sede per qualsiasi motivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 novembre 2017, n.28436.




Mantenimento relativo a figlio minorenne ed all’ex coniuge residenti abitualmente all’estero

Cittadino italiano – Mantenimento relativo a figlio minorenne ed all’ex coniuge residenti abitualmente all’estero – Domanda di accertamento dell’inadempimento e risarcimento del danno – Giurisdizione del giudice italiano – Sussistenza – Fondamento – Fattispecie

Figlio minorenne residente all’estero – Spese scolastiche e straordinarie – Giurisdizione italiana – Esclusione

In materia di controversie aventi ad oggetto l'accertamento dell'inadempimento degli obblighi di mantenimento, giudizialmente posti a carico di un cittadino italiano in favore del figlio, minorenne e residente all'estero, nonché dell'ex coniuge, presso cui il minore è prevalentemente collocato, trova diretta applicazione l'art. 1 del Regolamento CEE, n. 44 del 2001, vigente "ratione temporis", che indica come dotato di giurisdizione a conoscere della domanda di risarcimento del danno, fondata sull'accertamento di un fatto illecito, il giudice dello Stato membro in cui il convenuto ha il proprio domicilio. (Nella specie, la S.C. ha escluso che la domanda relativa alla violazione dell'obbligo di mantenimento potesse ritenersi attratta al foro previsto per le domande relative alla responsabilità genitoriale, non potendo queste ultime ritenersi eziologicamente collegate con una domanda di risarcimento del danno). (massima ufficiale)

La giurisdizione sulla domanda avente ad oggetto la responsabilità genitoriale introdotta nei confronti del padre, cittadino italiano, a seguito del divorzio dei genitori, in relazione al figlio minore, collocato all'estero presso l'altro genitore, appartiene al giudice straniero del luogo in cui il minore ha la propria residenza abituale, e rimangono attratte al medesimo foro tutte le domande ad essa accessorie e, tra queste, quelle aventi ad oggetto l'autorizzazione al mutamento della residenza del minore, nonché il pagamento percentuale delle spese scolastiche e straordinarie, in quanto domande direttamente incidenti sull'esercizio della responsabilità genitoriale da parte del genitore non affidatario o collocatario. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 15 novembre 2017, n.27091.




Cessazione dell'impresa familiare e determinazione della quota di partecipazione

Impresa familiare - Cessazione - Quota di partecipazione del familiare - Determinazione - Criteri - Incrementi immateriali - Inclusione - Fondamento

In tema di impresa familiare, la quota spettante al familiare partecipante al momento della cessazione che, ex art. 230-bis c.c., va determinata esclusivamente sulla base della quantità e qualità del lavoro svolto dal predetto nell’impresa, è relativa nella stessa misura tanto agli utili che agli incrementi, siano essi materiali o immateriali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 novembre 2017, n.27108.




Morte dell’ex coniuge e diritto dell’ex coniuge superstite a quota della pensione di reversibilità

Divorzio - Morte dell’ex coniuge, risposatosi successivamente alla sentenza di divorzio - Diritto dell’ex coniuge superstite a quota della pensione di reversibilità - Requisiti - Titolarità di assegno divorzile, in forza di pronuncia giudiziale - Necessità - Percezione di erogazioni economiche dall'ex coniuge in via di fatto - Rilevanza - Esclusione

Non può essere attribuita una quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge a chi non sia titolare di assegno divorzile all'esito di determinazione giudiziale. (Nella specie, la S.C. ha escluso la titolarità dell'assegno divorzile nell'ipotesi in cui l’attribuzione patrimoniale mensile era stata concordata tra le parti nell’udienza presidenziale del giudizio di divorzio senza essere stata recepita dal tribunale in sede di decisione, in conseguenza della mancanza di un’apposita domanda della parte beneficiaria, rimasta contumace in detto giudizio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 ottobre 2017, n.25053.




Matrimonio c.d. concordatario ed efficacia della scelta del regime patrimoniale

Matrimonio c.d. concordatario – Trascrizione tempestiva ma incompleta dell’atto di matrimonio – Convenzione patrimoniale – Omessa trascrizione – Trascrizione tardiva della convenzione – Effetti tra le parti

In materia di matrimonio concordatario, la scelta del regime di separazione dei beni dei coniugi, espressa davanti al ministro del culto cattolico officiante, in occasione della celebrazione delle nozze ed alla presenza di testimoni, è valida ed efficace, nei rapporti interni tra i coniugi, dal momento della celebrazione, ancorché non annotata nell'atto di matrimonio tempestivamente trascritto nei registri dello stato civile. (Nella specie, l’atto di matrimonio concordatario era stato trascritto tempestivamente nei registri dello stato civile, privo però dell’annotazione relativa al regime patrimoniale della famiglia prescelto. L’annotazione era stata quindi trascritta dall’ufficiale dello stato civile, anni dopo, su richiesta del marito.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 settembre 2017, n.22594.




Relazione di un coniuge con estranei senza adulterio e addebito della separazione

Matrimonio - Separazione con addebito - Relazione di un coniuge con estranei - Causa di addebitabilità - Condizioni - Effettività dell'adulterio - Necessità - Esclusione

La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c. c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 settembre 2017, n.21657.




Il giudice deve pronunciare la sentenza parziale sullo status: la contestazione è temeraria

Procedimento sullo status (separazione / divorzio) – Pronuncia parziale sullo status – Obbligo del giudice di provvedere – Sussiste – Ratio – Evitare condotte dilatorie che ritardino la pronuncia di separazione o divorzio – Pregiudizio per il coniuge debole – Esclusione

Status – Pronuncia parziale – Potere/dovere del giudice di provvedere – Sussiste – Contestazione – Temerarietà

Responsabilità processuale aggravata – Richiesta di condanna della controparte ai sensi dell’art. 96 c.p.c. – Rigetto – Valutazione ai fini della soccombenza reciproca – Esclusione

La disposizione di cui all’art.709 bis cod.p roc. civ., come definitivamente modificata dall’art.1, comma 4, della legge 25 dicembre 2005, n. 263, sancisce in maniera esplicita, in materia di pronuncia immediata sullo "status", la già ritenuta equiparazione fra il procedimento di separazione tra i coniugi e quello di divorzio, volendo evitare condotte processuali dilatorie, tali da incidere negativamente sul diritto di una delle parti ad ottenere una pronuncia sollecita in ordine al proprio "status" (Cass. civ., sez. V1-1, n. 10484 del 22 giugno 2012). Come affermato sin dal 1992 (Cass. civ., sez. I n. 7148 del 10 giugno 1992) e ribadito anche di recente (Cass. civ., sez. I, n. 8713 del 29 aprile 2015) la situazione di intollerabilità della convivenza può dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco spirituale anche di uno solo dei coniugi. In particolare, la sentenza non definitiva di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, che il Tribunale è tenuto a pronunciare d’ufficio quando la causa sia, sul punto, matura per la decisione, ed alla quale faccia seguito la prosecuzione del giudizio per le altre statuizioni, costituisce uno strumento di accelerazione dello svolgimento del processo che non determina un’arbitraria discriminazione nei confronti del coniuge economicamente più debole, sia perché è sempre possibile richiedere provvedimenti temporanei ed urgenti, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 898 del 1970, peraltro modificabili e revocabili dal giudice istruttore al mutare delle circostanze, sia per l’effetto retroattivo, fino al momento della domanda, che può essere attribuito in sentenza al riconoscimento dell’assegno di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

E’ corretta la decisione del giudice di merito che abbia condannato l’appellante per lite temeraria, ex art. 96 c.p.c., ove l’appello sia stato coltivato contestando il potere/dovere del giudice di provvedere a pronuncia parziale sullo status ex art. 709-bis c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il rigetto, in sede di gravame, della domanda, meramente accessoria, ex art. 96 c.p.c., a fronte dell’integrale accoglimento di quella di merito proposta dalla stessa parte, in riforma della sentenza di primo grado, non configura un’ipotesi di parziale e reciproca soccombenza, né in primo grado né in appello, sicché non può giustificare la compensazione delle spese di lite ai sensi dell’art. 92 c.p.c. (contra, Cass. civ. sez. II n. 20838 del 14 ottobre 2016: il rigetto della domanda ex art. 96 c.p.c., malgrado l'accoglimento di quella principale proposta dalla stessa parte, configura un'ipotesi di soccombenza reciproca idonea a giustificare la compensazione delle spese di lite ai sensi dell'art. 92 c.p.c., atteso che, in applicazione del principio di causalità, sono imputabili a ciascuna parte gli oneri processuali causati all'altra per aver resistito a pretese fondate o per aver avanzato istanze infondate). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 31 agosto 2017, n.20666.




Consolidato il nuovo indirizzo di Cassazione: assegno divorzile solo in caso di mancanza di indipendenza economica. No all’assegno alla moglie che lavora e ha una casa di proprietà

Divorzio – Assegno divorzile – Spettanza – Presupposto – Mancanza di indipendenza economica – Ex coniuge titolare di propria abitazione e che svolge la professione di insegnante – Diritto all’assegno di divorzio – Esclusione

Il diritto all'assegno di divorzio, di cui all'art. 5, comma 6, della L. n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della L. n. 74 del 1987, è condizionato dal suo previo riconoscimento in base ad una verifica giudiziale che si articola necessariamente in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla norma (nel senso che alla seconda può accedersi solo all'esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto): una prima fase, concernente l'an debeatur, informata al principio dell'autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o meno, del diritto all'assegno divorzile fatto valere dall'ex coniuge richiedente; una seconda fase, riguardante il quantum debeatur, improntata al principio della solidarietà economica dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro quale persona economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.), che investe soltanto la determinazione dell'importo dell'assegno stesso. Al lume di detti principi, l’assegno di divorzio non spetta all’ex coniuge che svolga una professione (nel caso di specie: insegnante) e sia titolare di propria abitazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 29 agosto 2017, n.20525.




Impresa familiare: responsabilità del titolare nei confronti dei familiari collaboratori

Impresa familiare - Responsabilità del titolare nei confronti dei familiari collaboratori - Sussistenza - Fondamento

In tema di rivalsa ex artt. 10 e 11 del d.P.R. n. 1124 del 1965, a seguito della sentenza n. 476 del 1987 della Corte costituzionale - con cui la tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è stata estesa anche ai familiari collaboratori nell'impresa familiare che prestino attività lavorativa non riconducibile all'ipotesi del rapporto societario o di lavoro subordinato - il titolare dell'impresa familiare è responsabile ove abbia omesso di predisporre le necessarie misure di sicurezza, atteso che, ai fini dell'individuazione della figura del datore di lavoro, l'art. 2 del d.lgs. n. 626 del 1994, come modificato dal d.lgs. n. 262 del 1996, valorizza l'esercizio dei poteri decisionali sull'organizzazione e gestione dell'impresa, dovendosi escludere, stante la continuità normativa tra le fattispecie penali in materia di luoghi di lavoro (prima previste dall'art. 32, comma 1, lett. b, d.lgs. n. 626 del 1994 ed ora dall'art. 68, comma 1, lett. b, d.lgs. n. 81 del 2008), che il dovere di protezione a carico del titolare dell'impresa familiare sia stato costituito solo per effetto delle espresse previsioni del d.lgs. n. 81 del 2008. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 agosto 2017, n.20406.




Raggiunta indipendenza economica di uno dei figli e aumento delle residue contribuzioni a favore degli altri beneficiari

Famiglia - Assegno di mantenimento verso il coniuge o i figli - Raggiunta indipendenza economica di uno dei figli - Revoca - Conseguente aumento delle residue contribuzioni a favore degli altri beneficiari - Esclusione - Fattispecie

In tema di revisione delle condizioni economiche della separazione personale, la revoca dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge o dei figli non comporta, di per sé, l’accoglimento della contrapposta domanda di automatico aumento delle altre contribuzioni ancora dovute. (Nella specie, la S.C., con riferimento all’assegno di mantenimento in favore del coniuge a seguito della raggiunta indipendenza economica di uno dei figli, ha affermato che, in difetto di prova contraria a cura del coniuge richiedente, deve presumersi che la misura dell’assegno in suo favore corrisponda alle sole necessità di cui all’art. 156 c.c. e non sia stata stabilita considerando anche il concorrente onere del richiedente di contribuire al mantenimento dei figli). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 agosto 2017, n.19746.




La perdita di un coniuge facoltoso, a causa della separazione, non può costituire motivo di risarcimento del danno

Cessazione del rapporto matrimoniale – Perdita di chances per il coniuge economicamente più debole costretto a separarsi dal coniuge facoltoso – Risarcimento del danno – Esclusione

In materia di separazione personale, la perdita di un coniuge facoltoso, a causa della separazione stessa, non può costituire motivo di risarcimento del danno. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 agosto 2017, n.19422.




Azione revocatoria del fondo patrimoniale e litisconsorzio necessario con i figli minori

Famiglia - Fondo patrimoniale - Azione revocatoria di atto costitutivo di un fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

Famiglia - Trust interno - Azione revocatoria di atto di dotazione patrimoniale di un trust interno - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito in trust alcuni immobili di sua proprietà allorché il tenore delle clausole dell'atto istitutivo non consenta di qualificare i beneficiari né come attuali beneficiari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere beni del trust (nel caso di specie, il riconoscimento della qualità di beneficiari di reddito era rimesso alla discrezionalità del trustee, mentre i beneficiari finali avrebbero potuto ricevere dal medesimo, in luogo degli immobili in trust, una somma di denaro). (Saverio Bartoli)
Cassazione civile, sez. III, 03 agosto 2017, n.19376.




Pensione di anzianità, modifica dell’assegno di divorzio e criterio dell’indipendenza economica

Divorzio – Determinazione e modifica dell’assegno di mantenimento – Criteri – Tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio – Indipendenza o autosufficienza economica – Fattispecie in tema di raggiungimento dell’età pensionabile

L’accertamento in ordine alla spettanza o alla modifica dell’assegno di divorzio va compiuto non con riguardo ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, bensì alla luce del principio dell'indipendenza o autosufficienza economica del coniuge che abbia richiesto l'assegno ovvero la sua modifica o la sua revoca, considerando indici quali: il possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu imposti e del costo della nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente); la capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente o autonomo); la stabile disponibilità di una casa di abitazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 2017, n.15481.




Ordine di protezione contro gli abusi familiari e 'Vis actrativa' del tribunale in composizione collegiale

Famiglia - Ordine di protezione contro gli abusi familiari - Competenza - “Vis actrativa” del tribunale in composizione collegiale rispetto al tribunale in composizione monocratica - Condizioni - Fondamento

In tema di ordini di protezione contro gli abusi familiari, di cui agli artt. 342-bis e 342-ter c.c., l’attribuzione della competenza al tribunale in composizione monocratica, stabilita dall’art. 736-bis, comma 1, c.p.c., non esclude la “vis actrativa” del tribunale in composizione collegiale chiamato a giudicare in ordine al conflitto familiare che sia stato già incardinato avanti ad esso, atteso che una diversa opzione ermeneutica, che faccia leva sul solo tenore letterale delle citate disposizioni, ne tradirebbe la “ratio”, che è quella di attuare, nei limiti previsti, la concentrazione delle tutele ed evitare, a garanzia del preminente interesse del minore che sia incolpevolmente coinvolto, o del coniuge debole che esiga una tutela urgente, il rischio di decisioni intempestive o contrastanti ed incompatibili con gli accertamenti resi da organi giudiziali diversi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 giugno 2017, n.15482.




Rettificazione dell’atto di nascita di minore straniero già trascritto in Italia con riferimento alla sola madre biologica

Famiglia – Filiazione – "Rettificazione" dell’atto di nascita di minore straniero già trascritto in Italia con riferimento alla sola madre biologica – Indicazione di due donne quali genitori – Parametro di riferimento – Ordine pubblico internazionale italiano – Contrasto – Insussistenza – Conseguenze

Deve essere accolta la domanda di "rettificazione" dell'atto di nascita del minore nato all'estero e figlio di due madri coniugate all'estero, già trascritto in Italia nei registri dello stato civile con riferimento alla sola madre biologica, non sussistendo contrasto con l’ordine pubblico internazionale italiano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 giugno 2017, n.14878.




Rinuncia all’azione di disconoscimento di paternità e sua riproposizione

Disconoscimento di paternità - Rinuncia all’azione da parte del padre proponente - Ammissibilità - Indisponibilità del diritto - Possibilità di riproposizione dell’azione, anche da parte dello stesso padre - Sussistenza

Il genitore può rinunziare all’azione di disconoscimento della paternità che abbia promosso ma, vertendosi in materia di diritti indisponibili, in relazione ai quali non è ipotizzabile rinuncia o transazione, l'azione può essere successivamente riproposta, dallo stesso genitore e pure dal figlio che abbia raggiunto la maggiore età. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 giugno 2017, n.14879.




Provvedimento presidenziale affermativo della giurisdizione italiana e regolamento ex art. 41 c.p.c.

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Modifica delle condizioni di separazione - Provvedimento presidenziale affermativo della giurisdizione italiana - Preclusione del regolamento ex art. 41 c.p.c. - Insussistenza - Fondamento

Il decreto presidenziale assunto in sede di modifica della separazione personale dei coniugi che, nel fissare la comparizione delle parti anche al fine dell’assunzione dei necessari provvedimenti istruttori, formuli rilievi di carattere meramente incidentale in ordine alla questione di giurisdizione sollevata dalla parte convenuta (la cui decisione, peraltro, è di competenza del collegio), non osta alla proponibilità del regolamento di giurisdizione, non esorbitando dalla funzione attribuita ai provvedimenti assunti ex art. 708 c.p.c., che è meramente provvisoria ed interinale e, dunque, priva del carattere della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 giugno 2017, n.13912.




Accettazione della giurisdizione italiana in procedimento di separazione personale

Separazione personale dei coniugi - Procedimento - Intervento P.M. - Provvedimenti - Accettazione della giurisdizione italiana in procedimento di separazione personale - Efficacia nel successivo procedimento di modifica delle condizioni di separazione promosso per ottenere l'affidamento di figli minori - Esclusione - Fondamento

L’accettazione della giurisdizione italiana nell’ambito del giudizio di separazione personale non esplica alcun effetto nel successivo procedimento di modifica delle condizioni della separazione instaurato per ottenere l'affidamento di figli minori, sia perché quest’ultimo è un nuovo giudizio (come si evince anche dall’art. 12, par. 2, lett. a), del reg. CE n. 2201 del 2003), sebbene ricollegato al regolamento attuato con la decisione definitiva o con l’omologa della separazione consensuale non più reclamabile, in base al suo carattere di giudicato “rebus sic stantibus”, sia perché il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla cd. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore come delineato dalla Corte di giustizia della UE, assume una pregnanza tale da comportare l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 giugno 2017, n.13912.




Giurisdizione: prevale la residenza abituale del minore, anche in caso di Paesi Terzi

Giurisdizione – Criterio della vicinanza – Interesse superiore del minore – Deroga consensuale – Validità – Esclusione

Giurisdizione – Criterio della vicinanza – Interesse superiore del minore – Prevale – Con riferimento anche a Stati Terzi non UE – Sussiste

Giurisdizione – Minore con doppia cittadinanza – Residenza abituale o cittadinanza – Prevalenza della residenza abituale

Il criterio di attribuzione della giurisdizione fondato sulla c.d. vicinanza, dettato nell’interesse superiore del minore (Corte giustizia, 5 ottobre 2010, in causa 296/10), assume una pregnanza tale da comportare anche l’esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione (Cass., Sez. U, 30 dicembre 2011, n. 30646). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di giurisdizione, il riferimento alla residenza abituale del minore vale anche con riferimento all’ipotesi in cui la stessa si verifichi in uno Stato terzo, atteso che il parametro della residenza abituale, posto a salvaguardia della continuità affettivo relazionale del minore, non è in contrasto ma, al contrario, valorizza la preminenza dell’interesse del minore (Cass., 22 luglio 2014, n. 16648 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La doppia cittadinanza del minore (nel caso di specie: italiana e americana) rende applicabile il principio secondo cui ai fini del riparto della giurisdizione e della individuazione della legge applicabile, i provvedimenti in materia di minori devono essere valutati in relazione alla funzione svolta; pertanto quelli che, pur incidendo sulla responsabilità dei genitori, perseguono una finalità di protezione del minore, rientrano nel campo di applicazione della L. 31 maggio 1995, n. 218, articolo 42, il quale rinvia alla Convenzione de L’Aja del 5 ottobre 1961. Invero nel caso di minore con doppia cittadinanza non può applicarsi l’articolo 4 della Convenzione, che stabilisce la prevalenza delle misure adottate dal giudice dello Stato di cui il minore è cittadino su quelle adottate nel luogo di residenza abituale. Mette conto di sottolineare come l’ampiezza dell’ambito di applicazione, sotto il profilo oggettivo, del richiamo della citata L. n. 218 del 1995, articolo 42 all’articolo 1 della richiamata Convenzione dell’Aja, anche con riferimento alle misure relative ai figli minori che vengono adottate in sede di separazione personale o di divorzio dei genitori, trova giustificazione nella circostanza che l’Italia non si è avvalsa della facoltà, prevista dall’articolo 15 della Convenzione stessa, di creare una competenza speciale per le misure attinenti ai minori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 05 giugno 2017, n.13912.




Durante la separazione il coniuge mantiene il tenore di vita

Separazione divorzio – Mantenimento del tenore di vita – Distinzione

Deve essere rimarcata la profonda differenza fra il dovere di assistenza materiale fra i coniugi nell'ambito della separazione personale e gli obblighi correlati alla c.d. "solidarietà post-coniugale" nel giudizio di divorzio: nel primo caso, il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale, quali la convivenza, la fedeltà e la collaborazione; al contrario, gli aspetti di natura patrimoniale - con particolare riferimento all'ipotesi, come quella in esame, di non addebitabilità della separazione stessa - non vengono meno, pur assumendo forme confacenti alla nuova situazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 maggio 2017, n.12196.




Assegno di mantenimento all’ex coniuge e irrilevanza del tenore di vita

Divorzio – Assegno di mantenimento – Determinazione – Criteri

Divorzio – Assegno di mantenimento – Determinazione – Criteri – Riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi – Irrilevanza – Funzione esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile

Assegno di divorzio – An debeatur – Indipendenza economica dell'ex coniuge richiedente – Adeguatezza dei mezzi – Indici di accertamento

Il giudice del divorzio, richiesto dell'assegno di cui all'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell'ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma:

A) deve verificare, nella fase dell'an debeatur - informata al principio dell'autoresponsabilità economica" di ciascuno degli ex coniugi quali "persone singole", ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all'assegno di divorzio fatto valere dall'ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest'ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica" dello stesso, desunta dai principali "indici" - salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all'eccezione ed alla prova contraria dell'altro ex coniuge;

B) deve "tener conto", nella fase del quantum debeatur - informata al principio della «solidarietà economica» dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro in quanto "persona" economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell'assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all'esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e "valutare" «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell'assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 cod. civ.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale. L'interesse tutelato con l'attribuzione dell'assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica, in tal senso dovendo intendersi la funzione esclusivamente assistenziale dell'assegno divorzile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

I principali "indici" - salvo ovviamente altri elementi, che potranno eventualmente rilevare nelle singole fattispecie - per accertare, nella fase di giudizio sull'an debeatur, la sussistenza, o no, dell'"indipendenza economica" dell'ex coniuge richiedente l'assegno di divorzio - e, quindi, l'"adeguatezza", o no, dei «mezzi», nonché la possibilità, o no «per ragioni oggettive», dello stesso di procurarseli - possono essere così individuati:
1) il possesso di redditi di qualsiasi specie;
2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza («dimora abituale»: art. 43, secondo comma, cod. civ.) della persona che richiede l'assegno;
3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Quanto al regime della prova della non "indipendenza economica" dell'ex coniuge che fa valere il diritto all'assegno di divorzio, non v'è dubbio che, secondo la stessa formulazione della disposizione in esame e secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione del relativo onere, allo stesso spetta allegare, dedurre e dimostrare di "non avere mezzi adeguati" e di "non poterseli procurare per ragioni oggettive". Tale onere probatorio ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell'"indipendenza economica", e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo coniuge, restando fermo, ovviamente, il diritto all'eccezione e alla prova contraria dell'altro (cfr. art. 4, comma 10, della legge n. 898 del 1970). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 maggio 2017, n.11504.




Divorzio e assegno: criteri per la valutazione dell’an e del quantum debeatur

Divorzio – Assegno – Determinazione di an e quantum debeatur – Criteri

Il giudice del divorzio, richiesto dell'assegno di cui all'art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell'ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma:
a) deve verificare, nella fase dell'an debeatur - informata al principio dell’autoresponsabilità economica" di ciascuno degli ex coniugi quali "persone singole", ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all'assegno di divorzio fatto valere dall'ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest'ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica" dello stesso, desunta dai principali "indici" - salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie - del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu "imposti" e del costo della vita nel luogo di residenza dell'ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all'età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all'eccezione ed alla prova contraria dell'altro ex coniuge;

b) deve "tener conto", nella fase del quantum debeatur - informata al principio della «solidarietà economica» dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro in quanto "persona" economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost.), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell'assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all'esito positivo della prima fase, conclusasi con riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e "valutare" «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell'assegno divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell'onere della prova (art. 2697 cod. civ.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 maggio 2017, n.11504.




Assegno di divorzio in unica soluzione e pensione di reversibilità: questione rimessa alle Sezioni Unite

Divorzio - Pensione di reversibilità - Corresponsione in un'unica soluzione dell'assegno di divorzio - Contrasto di giurisprudenza

Sussiste, pertanto, un netto contrasto intersezionale in ordine al diritto alla pensione di reversibilità (od ad una quota di essa) in capo al coniuge divorziato in caso di decesso dell'altro coniuge nell'ipotesi in cui sia stata stabilita la corresponsione in un'unica soluzione dell'assegno di divorzio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 maggio 2017, n.11453.




Il figlio (di 26 anni) con la laurea triennale va ancora mantenuto

Figli maggiorenni – Mantenimento – Conseguimento della laurea triennale – Esclusione del mantenimento – Non sussiste

La cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché’, in particolare, alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età. Non viene quindi meno il diritto al mantenimento in capo al figlio maggiorenne, ventiseienne, che abbia conseguito la laurea triennale e intenda proseguire il percorso di studi universitari. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 aprile 2017, n.10207.




Impresa familiare: conferimento dell'azienda in una società di persone

Impresa familiare - Diritto di prelazione ex art. 230-bis, comma 5, c.c. - Conferimento dell'azienda in una società di persone - Sussistenza - Fondamento

In tema di impresa familiare, è sufficiente, ai fini dell’operatività della prelazione di cui all’art. 230-bis, comma 5, c.c., una volta accertata la partecipazione all’attività, che vi sia stato un trasferimento d’azienda affinché il familiare partecipe possa essere messo nelle condizioni di esercitare il proprio diritto, risultando del tutto ininfluente che la cessione avvenga mediante conferimento in una società di persone, di cui il titolare dell’azienda stessa conservi un ruolo dominante quale socio illimitatamente responsabile ed amministratore, poiché la norma tutela il familiare estromesso e non colui che sia stato incluso nella vicenda traslativa, senza che rilevi il requisito dell’estraneità di cui all’art. 732 c.c., norma richiamata dall’art. 230-bis solo “in quanto compatibile”. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 aprile 2017, n.10147.




Coniuge assegnatario della casa familiare e titolo trascritto anteriormente al provvedimento di assegnazione

Coniuge (già comodatario) assegnatario della casa familiare – Terzo acquirente l’immobile – Titolo trascritto anteriormente al provvedimento di assegnazione – Opponibilità di quest’ultimo nei limiti di durata di un novennio – Sussistenza

Il coniuge, già comodatario della casa familiare ed assegnatario della stessa in forza di provvedimento giudiziale adottato nell’ambito di procedura di separazione personale, può opporre il proprio titolo – ma solo entro il limite del novennio decorrente dalla sua adozione – al terzo acquirente il medesimo bene, ancorché la trascrizione del titolo di acquisto di quest'ultimo sia anteriore a quella del menzionato provvedimento giudiziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 marzo 2017, n.7007.




Mantenimento da parte di uno dei coniugi ed esercizio del diritto 'iure proprio'

Mantenimento da parte di uno dei coniugi - Diritto al rimborso "pro quota" - Esercizio del diritto "iure proprio" da parte dell'altro coniuge - Ammissibilità - Fondamento

Il coniuge che abbia integralmente adempiuto l'obbligo di mantenimento dei figli, pure per la quota facente carico all'altro coniuge, è legittimato ad agire "iure proprio" nei confronti di quest'ultimo per il rimborso di detta quota, ed anche per il periodo anteriore alla domanda, atteso che l'obbligo di mantenimento dei figli sorge per effetto della filiazione e che nell'indicato comportamento del genitore adempiente è ravvisabile un caso di gestione di affari, produttiva, a carico dell'altro genitore, degli effetti di cui all'art. 2031 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 marzo 2017, n.6819.




Figli maggiorenni: se perdono il lavoro, l’obbligo del mantenimento non rivive

Figli maggiorenni – Reperimento di attività lavorativa – Successiva perdita del lavoro – Reviviscenza dell’obbligo del mantenimento – Esclusione

In materia di contributo al mantenimento dei figli maggiorenni, l’obbligo del genitore cessa nel momento in cui questi ultimi raggiungono l’indipendenza economica reperendo un lavoro. Una volta raggiunta la capacità lavorativa, e quindi l'indipendenza economica, la successiva perdita dell'occupazione non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento (così le pronunce di questa Corte del 28/1/2008, n. 1761 e del 2/12/2005, n. 26259). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 marzo 2017, n.6509.




Credito relativo al mantenimento e tutelabilità con azione revocatoria

Credito relativo al mantenimento – Oggetto – Prestazione periodica – Insorgenza – Dall’adozione del provvedimento giurisdizionale – Tutelabilità da quel momento con azione revocatoria – Sussistenza

Il credito vantato dal coniuge separato per assegno di mantenimento dovuto, ex art. 156 c.c., dall’altro coniuge, sebbene dia luogo ad un’obbligazione periodica, avente ad oggetto prestazioni, autonome e distinte nel tempo, che diventano esigibili alle rispettive scadenze, è tutelabile, come tale, dal momento della sua insorgenza in forza di provvedimento giudiziale, mediante azione revocatoria ordinaria a fronte dell’alienazione immobiliare compiuta, in modo pregiudizievole, dal coniuge obbligato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 marzo 2017, n.5618.




Sui rapporti tra procedimento di separazione e divorzio

Procedimento civile – Procedimento di separazione – Pendenza del detto procedimento – Sopravvenuta pronuncia di divorzio – Effetti

La pronuncia di divorzio, operando ex nunc dal momento del passaggio in giudicato, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio di separazione personale (o di modifica delle condizioni di separazione) iniziato anteriormente e ancora pendente, ove esista l'interesse di una delle parti all'operatività della pronuncia e dei conseguenti provvedimenti patrimoniali, che trovano il proprio limite temporale nel passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (Cass. n. 17825 e 19555 del 2013). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 2017, n.5510.




Revocazione della donazione per figli

Revocazione della donazione per figli – Presupposto operativo della norma – Figli nati successivamente all’atto donativo – Necessità – Sussiste – Figli nati prima della donazione – Rilevanza – Esclusione

La ratio dell’istituto di cui all’art. 803 c.c. deve essere individuata nell’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione già disposta a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza. Tale esigenza si pone in quanto con l’instaurazione di un nuovo rapporto di filiazione sorgono in capo al genitore donante nuovi doveri di mantenimento, istruzione ed educazione per il cui adempimento egli deve poter disporre di mezzi adeguati. Proprio a tal fine il legislatore consente al donante di valutare se per la sopravvenienza di figli e per l’adempimento dei menzionati doveri sia necessario recuperare le precedenti attribuzioni patrimoniali. In sostanza l’interesse tutelato dal legislatore attraverso l’istituto della revocazione della donazione per sopravvenienza di figli è quello di consentire al genitore donante di soddisfare le esigenze fondamentali dei figli. La norma si spiega per la complessità della psiche umana, presumendo il legislatore che il donante non può avere valutato adeguatamente l’interesse alla cura filiale, allorquando non abbia ancora figli, e quando quindi non ha ancora provato il sentimento di amor filiale con la dedizione che esso determina ed il superamento che esso provoca di ogni altro affetto. È quindi evidente che, nell’ottica privilegiata dal legislatore, finalizzata ad assicurare rilevanza giuridica a quella che viene ritenuta essere una innata connotazione della psiche umana, la preesistenza di un figlio ovvero di un discendente alla data della donazione, escluda il fondamento applicativo della previsione, dovendosi infatti ritenere che l’atto di liberalità sia stato compiuto da chi già aveva avuto modo di provare l’affetto filiale, e che quindi si è determinato a beneficiare il donatario pur nella consapevolezza degli oneri scaturenti dalla condizione genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 02 marzo 2017, n.5345.




Figli alla scuola privata se il genitore prima dice SI e poi si pente / Affido cd. alternato

Conflitti genitoriali – Iscrizione dei figli – Scuola privata – Precedente iscrizione condivisa dai genitori – Dissenso sopravvenuto – Rilevanza – Esclusione

Affido alternato – Presupposti – Accordo dei genitori e dei figli

Nel caso in cui, su volontà di entrambi i genitori, i figli siano stati in passato iscritti alla scuola privata, costituisce realizzazione del preminente interesse del minore consentire la prosecuzione del ciclo scolastico in corso, nell’ipotesi in cui la prole iscritta abbia manifestato peraltro alcune non gravi difficoltà. Ciò soprattutto dove sia provato che il genitore dissenziente abbia, in realtà, un tempo condiviso la scelta di iscrivere i figli alla scuola privata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'affido alternato, tradizionalmente previsto come possibile dal diritto di famiglia italiano, è rimasta una soluzione educativa di limitate applicazioni, essendo stato ripetutamente affermato che esso assicura buoni risultati quando vi è un preciso accordo tra i genitori e tutti i soggetti coinvolti, anche il figlio, condividono la soluzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 14 febbraio 2017, n.4060.




Giurisdizione: il criterio della residenza abituale del minore è inderogabile

Residenza abituale del minore – Giurisdizione – Reg. 2201 del 2003 – Proroga della giurisdizione – Consenso – Validità – Esclusione

L'art. 8, n. 1 del Regolamento U.E. n. 2201/2003, nel prevedere, per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, la competenza internazionale dell'autorità giudiziaria dello stato membro in cui il minore stesso risiede abitualmente alla data della domanda, detta un principio, come emerge dal "dodicesimo" considerando, ispirato dall'interesse superiore del minore stesso e dal criterio della vicinanza. Per residenza abituale deve intendersi il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie a una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, originati dallo svolgersi della sua vita di relazione. In altri termini, la residenza abituale corrisponde al luogo che denota una certa integrazione del minore in un ambiente sociale e familiare, ed ai fini del relativo accertamento rilevano una serie di circostanze che vanno valutate in relazione alla peculiarità del caso concreto: la durata, la regolarità e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro, la cittadinanza del minore, la frequenza scolastica e, in generale, le relazioni familiari e sociali (Corte giustizia, 2 aprile 2009, A., in causa 523/2007). Ai fini della individuazione del giudice competente, deve tenersi conto della residenza abituale del minore al momento dell'introduzione domanda, senza considerare gli intervalli privi di significativa rilevanza (Cass., Sez. U., 7 settembre 2016, n. 17676; Cass. Sez. U., 18 marzo 2016, n. 5418). Il criterio della vicinanza è dettato dall'interesse superiore del minore (Corte giustizia, 5 ottobre 2010, in causa 296/10), la cui pregnanza comporta anche l'esclusione della validità del consenso del genitore alla proroga della giurisdizione (Cass., Sez. U., 30 dicembre 2011, n. 30646). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 febbraio 2017, n.3555.




Comodato di casa familiare e richiesta di rilascio

Comodato di casa familiare - Richiesta di rilascio - Accertamento dell'attualità della destinazione - Necessità - Restituzione parziale - Ammissibilità - Fondamento

In sede di valutazione della domanda di rilascio proposta dal comodante nei confronti del coniuge cui l’immobile è stato assegnato quale casa familiare, il giudice è tenuto ad accertare, ai sensi dell’art. 1810 c.c., che perduri, nell’interesse dei figli conviventi minorenni (o maggiorenni non autosufficienti), la destinazione dell’intero bene all’uso cui è stato adibito, dovendo, in caso contrario, ordinarne la restituzione, quanto meno parziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 febbraio 2017, n.2771.




Parto anonimo: possibile la ricerca della madre

Persone e famiglia - Parto anonimo - Ricerca della madre - Ammissibilità - Riservatezza e rispetto della dignità della donna

In tema di parto anonimo, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorché il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale, di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte costituzionale, idonee ad assicurare la massima riservatezza e il massimo rispetto della dignità della donna; fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorché la dichiarazione iniziale per l'anonimato non sia rimossa in séguito all'interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 gennaio 2017, n.1946.




Rimborso di spese straordinarie relative ai figli sostenute dal coniuge affidatario

Spese straordinarie relative ai figli sostenute dal coniuge affidatario - Obbligo di rimborso dell’altro coniuge - Controversia relativa - Competenza - Determinazione in applicazione dei normali criteri - Obbligo del giudice di procedere alla determinazione delle spese indeterminate - Necessità

In materia di separazione personale dei coniugi, la controversia relativa al rimborso della quota parte delle spese straordinarie relative ai figli, sostenute dal coniuge affidatario, non è solo soggetta agli ordinari criteri di competenza, in quanto diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra coniugi, ma, ove le somme non risultino previamente determinate o determinabili, in base al titolo e con un semplice calcolo aritmetico, è anche caratterizzata dalla necessità di un accertamento circa l’insorgenza dell’obbligo di pagamento e dell’esatto ammontare della spesa, da effettuarsi in comparazione con quanto stabilito dal giudice della separazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 gennaio 2017, n.1161.




Il giudizio ecclesiastico non è pregiudiziale rispetto al processo di divorzio

PROCEDIMENTO DI DIVORZIO – PENDENZA DEL GIUDIZIO ECCLESIASTICO – PREGIUDIZIALITÀ – ESCLUSIONE – LESIONE DELLA FEDE CATTOLICA - ESCLUSIONE

La decisione della giurisdizione italiana non ha alcuna incidenza sul matrimonio religioso né può attribuirsi alcuna rilevanza al credo cattolico della parte al fine di fondare la richiesta di pregiudizialità della giurisdizione ecclesiastica (cfr. Cass. Civ. sez. VI-1 ord. n. 2089 del 30 gennaio 2014, sez. I n. 17969 dell'11 settembre 2015) senza che ciò leda alcun precetto costituzionale. Cassazione civile, sez. VI, 14 dicembre 2016, n.25766.




Dovere di mantenimento dei figli: no a tetti massimi definitivi

Mantenimento dei figli – Elementi da valutare – Fissazione di un tetto massimo definitivo – Esclusione

Il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole, secondo il precetto di cui all'art. 147 cod. civ., impone ai genitori, anche in caso di separazione (o di divorzio), di far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, certamente non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma inevitabilmente estese all'aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all'assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione - fin quando la loro età lo richieda - di una stabile organizzazione domestica, adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione. Il parametro di riferimento, ai fini della corretta determinazione del rispettivo concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell'art. 148 cod. civ.,non solo dalle "rispettive sostanze", ma anche dalla rispettiva capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, con espressa valorizzazione, oltre che delle risorse economiche individuali, anche delle accertate potenzialità reddituali.». Con la conseguenza che non può porsi e risolversi una volta e per tutte, in astratto, quale sia la misura massima di quantificazione dell'assegno da corrispondere per il mantenimento del figlio, dovendo esso commisurarsi alle risorse e alle capacità reddituali dei genitori nonché alle esigenze di vita estese agli aspetti appena menzionati, proporzionati all'età del figlio non autosufficiente che ancora abbisogna dell'ausilio genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 dicembre 2016, n.25531.




Assegno divorzile e nuova famiglia di fatto

Assegno divorzile – Beneficiario che instauri una nuova famiglia, ancorché di fatto – Perdita dell’assegno – Sussiste

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 dicembre 2016, n.25528.




Sì alla protezione sussidiaria se la donna rischia il 'matrimonio forzato'

Protezione internazionale – Donna richiedente esposta al rischio di un matrimonio forzato – Protezione sussidiaria – Sussiste

Nel giudizio di protezione internazionale, ove la relativa questione sia stata allegata, il giudice ha il dovere di valutare se la pratica del matrimonio forzato costituisca una realtà sociale accettata nel paese di provenienza della parte richiedente; peraltro, in tema di protezione sussidiaria, la costrizione ad un matrimonio non voluto costituisce grave violazione della dignità e, dunque, trattamento degradante che integra un danno grave, la cui minaccia, ai fini del riconoscimento di tale misura, può provenire anche da soggetti diversi dallo Stato, allorché le autorità pubbliche o le organizzazioni che controllano lo Stato o una sua parte consistente non possano o non vogliano fornire protezione adeguata (Cass. Civ. sez. VI-1 n. 25873 del 18 novembre 2103). Infine, il diritto alla protezione sussidiaria non può essere escluso dalla circostanza che agenti del danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati qualora nel Paese d'origine non vi sia un'autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica offici osa sull'attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull'eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Cass. civ. n. 15192 del 20 luglio 2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 dicembre 2016, n.25643.




Nel determinare l’assegno di mantenimento, deve tenersi conto delle situazioni abitative dei coniugi

SEPARAZIONE – ASSEGNO DI MANTENIMENTO – VALUTAZIONE DEI REDDITI – VALUTAZIONE DELLE SITUAZIONI ABITATIVE – INCIDENZA DI UN CANONE DI LOCAZIONE - SUSSISTE

Nella determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge ex art. 156 c.c., il giudice, oltre alla valutazione dei redditi, deve tener conto delle situazioni abitative e, in particolare, considerare se i coniugi sostengono un canone di locazione o occupano immobili di proprietà. Cassazione civile, sez. VI, 02 dicembre 2016, n.24853.




La sentenza straniera di divorzio comporta la improcedibilità del giudizio di separazione instaurato in Italia

Procedimento di separazione instaurato in Italia – Sentenza straniera di divorzio pronunciata in pendenza del giudizio di separazione – Effetti – Improcedibilità del giudizio di separazione

Nella individuazione della legge straniera applicabile, la normativa estera prevale su quella interna – ove applicabile – anche se non prevede l’istituto della separazione, operando la riserva in favore della legge italiana ex art. 31 legge 218 del 1995, solo ove non esista alcuna forma di dissoluzione del legame matrimoniale o vi siano istituti contrastanti con il principio di uguaglianza tra i coniugi. Non esiste identità tra il giudice di separazione e quello di divorzio: pertanto, pur essendo stato introdotto dopo l’instaurazione del giudizio separativo in Italia, il giudizio di divorzio svolto all’estero, secondo la legge nazionale straniera, una volta pronunciato, può essere riconosciuto in Italia, anche in pendenza del giudizio separativo, non potendosi applicare la condizione ostativa della litispendenza ex art. 64 lettera f) l. n. 218 del 1995. In questo caso, dal riconoscimento della pronuncia straniera di divorzio consegue la declaratoria d’improcedibilità del giudizio di separazione personale (N.B. controversia a cui non applicabile il Regolamento n. 1259 del 2010, entrato in vigore successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 dicembre 2016, n.24542.




Revirement della Cassazione: ricorribilità in Cassazione contro i provvedimenti minorili

Tribunale per i minorenni – Provvedimenti in materia di figli minori – Reclamo – Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 comma 7 Cost. – Ammissibilità – Sussiste

In materia di provvedimenti ablatori o limitativi della responsabilità genitoriale, una volta che il tribunale (minorile o ordinario) li abbia emessi, la misura pronunciata assume attitudine al giudicato rebus sic stantibus, non è revocabile o modificabile, salva la sopravvenienza di fatti nuovi, ed è pertanto - dopo che la corte d’appello lo abbia confermato, revocato o modificato in sede di reclamo - anche impugnabile con ricorso per cassazione. Per tali ragioni, in particolare, è ricorribile per Cassazione ex art. 111, comma 7, Cost. il provvedimento emesso dalla Corte d’appello in sede di reclamo, confermativo del decreto del tribunale che ha disposto l’affidamento etero-familiare dei figli minori di una coppia di genitori, già dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 novembre 2016, n.23633.




Indagini patrimoniali a mezzo della polizia tributaria in tema di determinazione dell'assegno di mantenimento

Assegno di mantenimento - Determinazione giudiziale - Modalità - Indagini patrimoniali a mezzo della polizia tributaria - Potere discrezionale del giudice di merito - Condizioni - Contestazione sui fatti inerenti al reddito del coniuge obbligato - Specificità delle circostanze allegate - Necessità

In tema di determinazione dell'assegno di mantenimento in sede di scioglimento degli effetti civili del matrimonio, l'esercizio del potere del giudice che, ai sensi dell'art. 5, comma 9, della l. n. 898 del 1970, può disporre - d'ufficio o su istanza di parte - indagini patrimoniali avvalendosi della polizia tributaria, costituisce una deroga alle regole generali sull'onere della prova; l'esercizio di tale potere discrezionale non può sopperire alla carenza probatoria della parte onerata, ma vale ad assumere, attraverso uno strumento a questa non consentito, informazioni integrative del "bagaglio istruttorio" già fornito, incompleto o non completabile attraverso gli ordinari mezzi di prova; tale potere non può essere attivato a fini meramente esplorativi, sicché la relativa istanza e la contestazione di parte dei fatti incidenti sulla posizione reddituale del coniuge tenuto al predetto mantenimento devono basarsi su fatti specifici e circostanziati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 novembre 2016, n.23263.




L'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale

Applicabilità del relativo regime anche alle obbligazioni tributarie - Condizioni - Onere della prova a carico del debitore

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità a tali bisogni, ma grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l'onere di provare l'estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 novembre 2016, n.22761.




Spese per i figli, pro quota a carico dei genitori: clausola esecutiva, ma occorre documentare le spese

Separazione – Provvedimento che stabilisce il pagamento delle spese per i figli pro quota – Esecutività – Sussiste – Onere di allegazione e documentazione delle spese sostenute – Sussiste

Il provvedimento con il quale, in sede di separazione, si stabilisce che il genitore non affidatario paghi pro quota le spese ordinarie per il mantenimento dei figli costituisce idoneo titolo esecutivo e non richiede un ulteriore intervento del giudice in sede di cognizione ma ciò solo a condizione che il genitore creditore "possa allegare e documentare l'effettiva sopravvenienza degli esborsi indicati nel titolo e la relativa entità" (Sez. 3, Sentenza n. 11316 del 23/05/2011, Rv. 618151). "Allegazione e documentazione" che va compiuta rispetto all'atto di precetto, e non già nel successivo e solo eventuale giudizio di opposizione all'esecuzione, per l'ovvia considerazione che il debitore deve essere messo in condizioni di potere sin da subito verificare la correttezza o meno delle somme indicate nell'atto di precetto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 ottobre 2016, n.21241.




L’adozione del minore è una extrema ratio

Adozione del minore – Extrema ratio

L’adozione del minore, recidendo ogni legame con la famiglia di origine, costituisce una misura eccezionale, una extrema ratio, cui possibile ricorrere non già per consentirgli di essere accolto in un contesto più favorevole, così sottraendolo alle cure dei suoi genitori biologici, ma solo quando si siano dimostrate impraticabili le altre misure, positive e negative, anche di carattere assistenziale, volte a favorire il ricongiungimento con i genitori biologici, ivi compreso l’affidamento familiare di carattere temporaneo, ai fini della tutela del superiore interesse del figlio (Cass. civ. I sezione, n. del 2016. In fatto, la Corte osserva quanto segue: Nella specie le acquisizioni istruttorie sulle capacità di cura ed educazione della nonna paterna (attualmente sessantunenne) che ha già instaurato un rapporto significativo con le nipoti e ha sempre manifestato la propria disponibilità ad occuparsi e prendersi cura di loro anche in regime di affidamento temporaneo e la altrettanto certa disponibilità del padre a seguire un percorso terapeutico e di sostegno per poter svolgere adeguatamente il suo ruolo genitoriale rendono manifesta la necessità di percorrere tutti i tentativi necessari a superare la permanenza delle minori in casa famiglia e a favorire il loro rientro nella famiglia di origine). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 ottobre 2016, n.20936.




Assegno divorzile se la ex moglie non ha 'chances' concrete di trovare lavoro

Divorzio – Assegno divorzile – Diritto in favore della moglie senza chances concrete di trovare lavoro – Famiglia nuova costituita dall’ex marito – Impedimento – Esclusione

Ha diritto all’assegno divorzile la moglie priva di lavoro, in età non giovane, che non abbia mai lavorato nel corso del matrimonio al di fuori della sua attività di casalinga. La sua età, la mancanza di una qualche formazione professionale e le particolari condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno consentono di ritenere inesistente una concreta possibilità di reperire un'occupazione lavorativa, giustificandosi così il diritto alimentare a carico dell’ex marito. Il diritto alimentare sussiste anche se l’ex marito abbia costituito una nuova famiglia, risolvendosi il conflitto tra interessi diversi sul piano della quantificazione dell’assegno (nel caso di specie, la Corte ha ritenuto congruo un assegno divorzile di euro 1.400 a fronte di un reddito del marito di euro 40.000 annui netti). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 ottobre 2016, n.20937.




La convivenza triennale, per impedire la delibazione, deve essere tempestivamente eccepita

Sentenza ecclesiastica di nullità – Convivenza triennale ostativa – Eccezione – Tempestività ex art. 166 c.p.c. – Necessità – Sussiste

Secondo il condiviso orientamento inaugurato da Cass., Sez. Un., 17 luglio 2014, n. 16379, la convivenza triennale "come coniugi", quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all'esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio, né opponibile dal coniuge, per la prima volta, nel giudizio di legittimità. Ciò posto e tenuto conto dell'applicabilità nel procedimento de quo delle norme sul rito ordinario di cognizione (Cass. 7 giugno 2007, n. 13363), appare evidente che l'eccezione, proposta con comparsa di risposta depositata alla prima udienza e non nei termini previsti dell’art. 166 cod. proc. civ., deve ritenersi tardiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 ottobre 2016, n.19811.




Maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita

Donne legate da un rapporto di coppia - Procedura di maternità assistita - Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner - Assimilabilità alla fecondazione eterologa - Ragioni e distinzioni

Atto di nascita straniero - Figlio di due madri per fecondazione eterologa con donazione di ovocita dall'una all'altra - Iscrizione nei registri dello stato civile - Violazione dell'ordine pubblico - Esclusione

La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne. (massima ufficiale)

Il riconoscimento e la trascrizione nei registro dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato, nel quale risulti la nascita di un figlio da due donne a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa per aver la prima donato l’ovulo e la seconda condotto a termine la gravidanza con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, non contrasta con l’ordine pubblico dovendosi avere riguardo al principio, di rilevanza costituzionale primaria, del superiore interesse del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla conservazione del suo status filiationis, validamente acquisito all’estero. (massima ufficiale)
Cassazione civile, 30 settembre 2016, n.19599.




Maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita

Donne legate da un rapporto di coppia - Procedura di maternità assistita - Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner - Assimilabilità alla fecondazione eterologa - Ragioni e distinzioni

Atto di nascita straniero - Figlio di due madri per fecondazione eterologa con donazione di ovocita dall'una all'altra - Iscrizione nei registri dello stato civile - Violazione dell'ordine pubblico - Esclusione

La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne. (massima ufficiale)

Il riconoscimento e la trascrizione nei registro dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato, nel quale risulti la nascita di un figlio da due donne a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa per aver la prima donato l’ovulo e la seconda condotto a termine la gravidanza con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, non contrasta con l’ordine pubblico dovendosi avere riguardo al principio, di rilevanza costituzionale primaria, del superiore interesse del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla conservazione del suo status filiationis, validamente acquisito all’estero. (massima ufficiale)
Cassazione civile, 30 settembre 2016, n.19599.




Minore nato da maternità assistita e con due madri: l’atto di nascita può essere trascritto

Donne legate da un rapporto di coppia – Procedura di maternità assistita – Gravidanza a seguito di donazione di ovocita dalla propria partner – Assimilabilità alla fecondazione eterologa – Ragioni e distinzioni

Atto di stato civile straniero – Compatibilità con l’ordine pubblico straniero – Valutazione – Chiarimenti

La procedura di maternità assistita tra due donne legate da un rapporto di coppia, con donazione dell’ovocita da parte della prima e conduzione a termine della gravidanza da parte della seconda con utilizzo di un gamete maschile di un terzo ignoto, integra un’ipotesi di genitorialità realizzata all’interno della coppia, assimilabile alla fecondazione eterologa, dalla quale si distingue per essere il feto legato biologicamente ad entrambe le donne (Con la pronuncia in esame, la Cassazione ha confermato la decisione della Corte di Appello di Torino che aveva dunque ritenuto trascrittibile l’atto di nascita del minore. La questione che si poneva, per la prima volta all’esame della Suprema Corte, consisteva nello stabilire se la trascrizione in Italia dell’atto di nascita, formato in Spagna e valido per il diritto spagnolo, di un bambino che risulti figlio di due donne coniugate in quel Paese – una spagnola, che l’ha partorito, e una italiana, che ha donato l’ovulo – fosse consentita oppure contrastante con l’ordine pubblico, a norma del D.P.R. n. 396 del 2000, art. 18, e L. n. 218 del 1995, art. 65. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il giudice italiano, chiamato a valutare la compatibilità con l’ordine pubblico dell’atto di stato civile straniero (nella specie, dell’atto di nascita), i cui effetti si chiede di riconoscere in Italia, a norma della L. n. 218 del 1995, artt. 16, 64 e 65, e D.P.R. n. 396 del 2000, art. 18, deve verificare non già se l’atto straniero applichi una disciplina della materia conforme o difforme rispetto ad una o più norme interne (seppure imperative o inderogabili), ma se esso contrasti con le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, desumibili dalla Carta costituzionale, dai Trattati fondativi e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 30 settembre 2016, n.19599.




Assegno divorzile: nessun diritto se l’ex moglie instaura una nuova relazione affettiva stabile

Divorzio – Assegno divorzile – Diritto in favore della ex moglie che abbia instaurato una nuova convivenza more uxorio – Esclusione

L’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti la formazione di una famiglia di fatto - costituzionalmente tutelata ex art. 2 Cost. come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell'individuo - è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l'assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l'altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall'obbligo di corrispondere l'assegno divorzile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 settembre 2016, n.19345.




Nessun addebito se i coniugi sono 'conflittuali' e si registra incompatibilità caratteriale

Separazione – Addebito – Incompatibilità caratteriale – Esclusione

In materia di separazione giudiziale dei coniugi, non può essere resa la pronuncia di addebito ove emerga che la crisi coniugale abbia radice in una irriducibile incompatibilità caratteriale piuttosto che in un comportamento dell’uno o dell’altro coniuge violativo dei doveri derivanti dal matrimonio cui attribuire la sua crisi irreversibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 settembre 2016, n.18541.




Criterio presuntivo della ‘maternal preference’

Criterio della cd. Maternal preference (preferenza per il collocamento presso la madre)

Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell'altro coniuge non perde l'idoneità ad avere in affidamento i figli minori o a esserne collocatario.
Pertanto, se i figli sono di età prescolare o scolare, la madre resta il genitore con il quale i bambini devono convivere prevalentemente, secondo il criterio presuntivo della “maternal preference”. Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell'altro coniuge non perde l'idoneità ad avere in affidamento i figli minori o a esserne collocatario. 
Pertanto, se i figli sono di età prescolare o scolare, la madre resta il genitore con il quale i bambini devono convivere prevalentemente, secondo il criterio presuntivo della “maternal preference”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 settembre 2016, n.18087.




Riparto di competenza tra TO e TM in caso di domanda di decadenza dalla responsabilità genitoriale

Responsabilità genitoriale – Art. 38 disp. att. c.c. – Riparto di competenza – Azione di decadenza promossa insieme all’azione di competenza del TO o dopo – Competenza TO – Azione di decadenza promossa prima del giudizio davanti al TO – Competenza del TM – Persiste

L’art. 38, primo comma, disp. alt. cod. civ. (come modificato dall'art. 3, comma 1, della legge 10 dicembre 2012, n. 219, applicabile ai giudizi instaurati a decorrere dall'9 gennaio 2013), si interpreta nel senso che, per i procedimenti di cui agli arti. 330 e 333 cod. civ, la competenza è attribuita in via generale al tribunale dei minorenni, ma, quando sia pendente un giudizio di separazione, di divario o ex art. 316 cod. civ., e fino alla sua definitiva conclusione, in deroga a questa attribuzione, le azioni dirette ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale, proposte successivamente e richieste con unico atto introduttivo dalle parti (così determinandosi un'ipotesi di connessione oggettiva e soggettiva), spettano al giudice del conflitto familiare, individuabile nel tribunale ordinario, se sia ancora in corso il giudizio di primo grado, ovvero nella corte d'appello in composi-ione ordinaria, se penda il termine per l'impugnazione o sia stato interposto appello. Con riferimento al diverso caso in cui il procedimento diretto ad ottenere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale sia proposto prima di quello di separazione, di divorzio o ex art. 316 cod. civ., va affermato il principio, complementare a quello sopra enunciato secondo cui «il tribunale per i minorenni resta competente a conoscere della domanda diretta ad ottenere la declaratoria di decadenza o la limitazione della potestà dei genitori ancorché, nel corso del giudizio, sia stata proposta, innanzi al tribunale ordinario, domanda di separa ione personale dei coniugi o di divorzio, trattandosi di interpretazione aderente al dato letterale della norma, rispettosa del principio della perpetuatio jurisdictionis" di cui all'art 5 cod. proc. civ., nonché coerente con ragioni di economia processuale e di tutela dell'interesse superiore del minore, che trovano fondamento nell'art. 111 Cost., nell'art. 8 CEDU e nell'art. 24 della Carta di Nizza». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 settembre 2016, n.17931.




Natura giuridica del provvedimento di assegnazione della casa familiare

Giudizio di Divisione – Bene oggetto di assegnazione in sede di separazione – Assegnazione della casa familiare – Natura giuridica del diritto – Diritto atipico di godimento – Rilevanza in sede di divisione – Esclusione

Il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere. L’assegnazione del godimento della casa familiare, ex art. 337-sexies c.c., non può essere presa in considerazione in occasione della divisione dell’immobile in comproprietà tra i coniugi, al fine di determinare il valore di mercato de/l’immobile, allorquando l’immobile venga attribuito al coniuge che sia titolare del diritto al godimento stesso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 09 settembre 2016, n.17843.




Quota dell'indennità di fine rapporto spettante al coniuge divorziato

Quota dell'indennità di fine rapporto spettante al coniuge divorziato - Indennità spettante all'agente generale di agenzia di assicurazioni - Spettanza - Condizioni

Il diritto ad una quota della indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge, previsto dall'art. 12 bis della l. n. 898 del 1970 a favore del coniuge divorziato che sia titolare di assegno e che non sia passato a nuove nozze, sussiste con riferimento agli emolumenti collegati alla cessazione di un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato che si correlino al lavoro dell'ex coniuge, sicché, nel caso di indennità spettante all'agente generale di un'agenzia di assicurazioni, tale diritto spetta unicamente ove l'attività dell'agente si risolva in una prestazione di opera continuativa e coordinata prevalentemente personale e non sia svolta attraverso una struttura organizzata, anche a livello embrionale, con ampi margini di autonomia, riguardo alla scelta dei tempi e dei modi di esercizio, e con assunzione di rischio a proprio carico. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 settembre 2016, n.17883.




Responsabilità genitoriale, competenza giurisdizionale e criterio della residenza abituale del minore

Famiglia - Potestà dei genitori - Responsabilità genitoriale - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Nozione - Fattispecie

In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 settembre 2016, n.17676.




Cessazione del rapporto con l'impresa familiare e diritto di credito del partecipe

Impresa familiare - Prelazione del familiare ex art. 732 c.c. - Limite temporale - Individuazione

In tema di lavoro familiare, ai fini dell'individuazione del limite temporale del perdurare del diritto di prelazione e riscatto di cui al comma 5 dell'art. 230 bis c.c. deve aversi riguardo, in virtù del rinvio all'art. 732 c.c., al momento della liquidazione della quota, il quale coincide con il consolidarsi, alla cessazione del rapporto con l'impresa familiare, del diritto di credito del partecipe a percepire la quota di utili e di incrementi patrimoniali riferibili alla sua posizione, restando irrilevante la data del passaggio in giudicato della sentenza che su quel diritto ha statuito, in ragione del prodursi degli effetti della medesima alla data dello scioglimento del rapporto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 06 settembre 2016, n.17639.




Adozione e natura del termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza

Adozione - Adozione dei minori d'età - Adottandi - Adottabilità - Opposizione - Procedimento - Impugnazione - Rito camerale - Termine per la notifica del ricorso e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza - Carattere perentorio - Esclusione - Conseguenze - Fattispecie relativa al procedimento per declaratoria di stato di adottabilità di un minore

L'omessa notifica, nel termine assegnato dal giudice, del ricorso introduttivo dell'appello avverso la declaratoria dello stato di adottabilità e del relativo decreto di fissazione di udienza (nella specie, per la rilevata mancanza di prova della ricezione della stessa, effettuata a mezzo posta elettronica certificata), non comporta, in assenza di una espressa previsione in tal senso, l'improcedibilità dell'impugnazione, dovendosi evitare interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l'accesso delle parti alla tutela giurisdizionale, ma solo la necessità dell'assegnazione di un nuovo termine, perentorio, in applicazione analogica dell'art. 291 c.p.c., sempre che la parte appellata non si sia costituita, così sanando il vizio della notificazione con effetto "ex tunc". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 agosto 2016, n.16335.




Il Collocamento del minore in comunità va motivato spiegando perché non è possibile il rientro dai genitori

Collocamento del minore in ambiente comunitario – Motivazione – Spiegazione delle ragioni per cui non può rientrare dai genitori – Necessità – Sussiste

Il Giudice della famiglia è tenuto sempre ad adottare una decisione corrispondente all’interesse del minore in merito al suo affidamento e, in caso di collocamento in ambiente diverso da quello familiare di appartenenza, verificando la possibilità di un rientro del minore presso uno dei genitori ovvero, in presenza di motivate ragioni, confermando l’affidamento ai servizi sociali e la sua collocazione nella comunità che lo ospita. A tal fine il giudice deve offrire congrua motivazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 agosto 2016, n.16271.




Matrimonio straniero in forma telematica

Matrimonio contratto con cittadino straniero per forma telematica – Compatibilità con l’ordine pubblico interno – Sussistenza

E’ compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2016, n.15343.




Matrimonio straniero in forma telematica

Matrimonio contratto con cittadino straniero per forma telematica – Compatibilità con l’ordine pubblico interno – Sussistenza

E’ compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2016, n.15343.




Matrimonio in forma telematica senza la contestuale presenza dei nubendi

Matrimonio - Contratto con cittadino straniero per via telematica - Compatibilità con l'ordine pubblico interno - Sussistenza

E' compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (massima ufficiale) Cassazione civile, 25 luglio 2016, n.15343.




Matrimonio in forma telematica senza la contestuale presenza dei nubendi

Matrimonio - Contratto con cittadino straniero per via telematica - Compatibilità con l'ordine pubblico interno - Sussistenza

E' compatibile con l’ordine pubblico interno il matrimonio celebrato in Pakistan da una cittadina italiana e da un cittadino pakistano e contratto, secondo la legge straniera, in forma telematica e, dunque, senza la contestuale presenza dei nubendi. (massima ufficiale) Cassazione civile, 25 luglio 2016, n.15343.




Sulla modifica delle condizioni di divorzio

Modifica delle condizioni di divorzio - Presupposti

Nello schema prefigurato dall'art. 9 della legge n. 898 del 1970, la revisione delle condizioni stabilite dalla sentenza di divorzio non si configura come una mera presa d'atto della sopravvenienza di circostanze incidenti sul patrimonio o sul reddito di uno o di entrambi gli ex coniugi, ma rappresenta il risultato di una valutazione comparativa delle rispettive situazioni economico-patrimoniali, che, pur non essendo sovrapponibile a quella emergente dalla sentenza di divorzio, in quanto condizionata dall'intervenuto mutamento dello stato di fatto, presuppone anch'essa il raffronto tra le rispettive risorse patrimoniali e reddituali: tale comparazione risulta infatti indispensabile alfine di stabilire se i mezzi di cui può disporre il richiedente siano divenuti insufficienti ad assicurargli la conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza del matrimonio, o che avrebbe potuto ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto, ovvero se le risorse dell'obbligato gli consentano di continuare a versare il contributo precedentemente stabilito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 luglio 2016, n.14734.




Sulla modifica delle condizioni di divorzio

Modifica delle condizioni di divorzio - Presupposti

Nello schema prefigurato dall'art. 9 della legge n. 898 del 1970, la revisione delle condizioni stabilite dalla sentenza di divorzio non si configura come una mera presa d'atto della sopravvenienza di circostanze incidenti sul patrimonio o sul reddito di uno o di entrambi gli ex coniugi, ma rappresenta il risultato di una valutazione comparativa delle rispettive situazioni economico-patrimoniali, che, pur non essendo sovrapponibile a quella emergente dalla sentenza di divorzio, in quanto condizionata dall'intervenuto mutamento dello stato di fatto, presuppone anch'essa il raffronto tra le rispettive risorse patrimoniali e reddituali: tale comparazione risulta infatti indispensabile alfine di stabilire se i mezzi di cui può disporre il richiedente siano divenuti insufficienti ad assicurargli la conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza del matrimonio, o che avrebbe potuto ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto, ovvero se le risorse dell'obbligato gli consentano di continuare a versare il contributo precedentemente stabilito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 luglio 2016, n.14734.




Dichiarazione congiunta dei redditi e successiva separazione

Dichiarazione dei redditi congiunta – Successiva separazione dei coniugi – Persistenza del vincolo di solidarietà – Sussiste

Ai sensi dell’art. 17 della legge 13 aprile 1977, n. 114, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costruisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce tutte le conseguenze, vantaggiose ed eventualmente svantaggiose, che derivano dalla legge e che ne connotano il peculiare regime, a prescindere dalle successive vicende del matrimonio; ne consegue che la responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome del marito a seguito di accertamento, prevista dall’ultimo comma del citato art. 17, non è influenzata dal venir meno, successivamente alla dichiarazione congiunta, della convivenza matrimoniale per separazione personale. Né ciò e suscettibile di dar luogo a dubbi di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 24 Cost. (cfr. Corte cost. sent. n. 184 del 1989 e ord. n. 4 del 1998), dovendosi escludere che la mancata impugnazione da parte del marito dell’avviso di accertamento a lui notificato renda definitiva l’obbligazione tributaria nei confronti della moglie separata, avendo costei la possibilità di impugnare autonomamente la cartella di pagamento o l’avviso di mora a lei diretti e di far valere, in tale sede, tutte le possibili ragioni di contestazione, nel merito, della pretesa tributaria, avuto appunto riguardo alla mancata notifica diretta degli atti precedenti (tra altre, Cass. nn. 4863 del 2002, 2021 del 2003, 19896 del 2006, 23553 del 2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 luglio 2016, n.13733.




Dichiarazione congiunta dei redditi e successiva separazione

Dichiarazione dei redditi congiunta – Successiva separazione dei coniugi – Persistenza del vincolo di solidarietà – Sussiste

Ai sensi dell’art. 17 della legge 13 aprile 1977, n. 114, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costruisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce tutte le conseguenze, vantaggiose ed eventualmente svantaggiose, che derivano dalla legge e che ne connotano il peculiare regime, a prescindere dalle successive vicende del matrimonio; ne consegue che la responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome del marito a seguito di accertamento, prevista dall’ultimo comma del citato art. 17, non è influenzata dal venir meno, successivamente alla dichiarazione congiunta, della convivenza matrimoniale per separazione personale. Né ciò e suscettibile di dar luogo a dubbi di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 24 Cost. (cfr. Corte cost. sent. n. 184 del 1989 e ord. n. 4 del 1998), dovendosi escludere che la mancata impugnazione da parte del marito dell’avviso di accertamento a lui notificato renda definitiva l’obbligazione tributaria nei confronti della moglie separata, avendo costei la possibilità di impugnare autonomamente la cartella di pagamento o l’avviso di mora a lei diretti e di far valere, in tale sede, tutte le possibili ragioni di contestazione, nel merito, della pretesa tributaria, avuto appunto riguardo alla mancata notifica diretta degli atti precedenti (tra altre, Cass. nn. 4863 del 2002, 2021 del 2003, 19896 del 2006, 23553 del 2015). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 luglio 2016, n.13733.




Azione di disconoscimento di paternità e decorrenza del termine annuale di decadenza

Azione di disconoscimento di paternità - Termine annuale di decadenza - Onere della prova a carico del ricorrente - Principio di non contestazione - Utilizzabilità - Decadenza - Rilievo ufficioso - Ammissibilità

Al fine di provare la mancata decorrenza del termine annuale di decadenza dall’esercizio dell’azione di disconoscimento di paternità, il ricorrente può avvalersi anche della mancata contestazione del momento della conoscenza dell’adulterio, ferma restando la possibilità, per il giudice di merito, di rilevare d’ufficio l’eventuale decadenza altrimenti risultante “ex actis”. (massima ufficiale) Cassazione civile, 30 giugno 2016, n.13436.




Azione di disconoscimento di paternità e decorrenza del termine annuale di decadenza

Azione di disconoscimento di paternità - Termine annuale di decadenza - Onere della prova a carico del ricorrente - Principio di non contestazione - Utilizzabilità - Decadenza - Rilievo ufficioso - Ammissibilità

Al fine di provare la mancata decorrenza del termine annuale di decadenza dall’esercizio dell’azione di disconoscimento di paternità, il ricorrente può avvalersi anche della mancata contestazione del momento della conoscenza dell’adulterio, ferma restando la possibilità, per il giudice di merito, di rilevare d’ufficio l’eventuale decadenza altrimenti risultante “ex actis”. (massima ufficiale) Cassazione civile, 30 giugno 2016, n.13436.





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