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ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Procedimento di divorzio e termine breve di sei mesi

Diritto di famiglia – Procedimento di divorzio – Termine breve di sei mesi – Rito giudiziale trasformato in consensuale innanzi al G.I. conclusioni conformi e sentenza di accoglimento – Applicabilità

Per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il termine di sei mesi stabilito a decorrere dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale, per il caso di separazione consensuale oppure per il caso di giudizio contenzioso trasformato in consensuale, si applica non solo quando la trasformazione in procedimento consensuale si perfezioni innanzi al Presidente nella prima fase del giudizio e si concluda con un decreto di omologa, ma altresì quando il rito si trasformi innanzi al giudice istruttore, con l’assunzione di conclusioni conformi e la definizione del giudizio con sentenza che tali conclusioni recepisca. (Daniela Turci Dindo) (riproduzione riservata) Tribunale Verona 10 aprile 2020.




Violazione dei doveri conseguenti al matrimonio e risarcimento del danno non patrimoniale

Violazione dei doveri conseguenti al matrimonio - Risarcibilità dei danni ex art. 2059 c.c. - Configurabilità - Condizioni - Autonomia dell'azione rispetto alla domanda di separazione e di addebito - Sussistenza - Fondamento

Si ha illecito endofamiliare allorquando i comportamenti sono illeciti solo perché commessi da persone legate da vincoli famigliari, mentre non lo sarebbero nel caso di commissione da parte di persone non legate da tali vincoli.

I doveri che derivano ai coniugi del matrimonio, quali quelli previsti dall’articolo 143 c.c., hanno infatti natura giuridica vera e propria, con la conseguenza che la loro violazione non trova sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’articolo 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento.

Tuttavia, il risarcimento del danno da illecito famigliare può essere effettuato solo nel caso in cui venga violato un diritto fondamentale di rango costituzionale, quale la dignità della persona, e la violazione sia di particolare gravità, essendo posta in essere con modalità insultante, ingiuriosa ed offensiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 24 giugno 2020.




Funzione assistenziale, compensativa e perequativa dell'assegno divorzile

Divorzio - Assegno in favore dell’ex coniuge - Funzione assistenziale, compensativa e perequativa - Fattispecie

L'assegno divorzile in favore dell'ex coniuge ha natura assistenziale, ma anche perequativo-compensativa, discendente direttamente dal principio costituzionale di solidarietà, che conduce al riconoscimento di un contributo volto non a conseguire l'autosufficienza economica del richiedente sulla base di un parametro astratto, bensì un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella vita familiare in concreto, tenendo conto in particolare delle aspettative professionali sacrificate, fermo restando che la funzione equilibratrice non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall'ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi. (In applicazione di questi principi la S.C. ha cassato con rinvio la decisione della corte di merito, in quanto, a fronte dell'adeguata valutazione dei redditi da lavoro dell'ex marito, non era stata operata alcuna quantificazione di quelli della ex moglie, essendo mancata anche la valutazione in ordine al contributo fornito dal coniuge economicamente più debole, alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell'altro coniuge). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 28 febbraio 2020.




Ripartizione del trattamento di reversibilità in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite

Pensione di reversibilità - Concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite - Determinazione delle rispettive quote - Criteri - Durata del matrimonio - Natura esclusiva del criterio - Esclusione - Criteri equitativi - Convivenza prematrimoniale ovvero entità dell'assegno divorzile - Rilevanza - Condizioni e limiti - Fattispecie

La ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite, deve essere effettuata ponderando, con prudente apprezzamento, in armonia con la finalità solidaristica dell'istituto, il criterio principale della durata dei rispettivi matrimoni, con quelli correttivi, eventualmente presenti, della durata della convivenza prematrimoniale, delle condizioni economiche, dell'entità dell'assegno divorzile. (In applicazione del sopraindicato principio, la S.C. ha precisato che va valutato anche il periodo di convivenza prematrimoniale coevo al periodo di separazione che precede il divorzio, ancorchè in detto lasso temporale permanga il vincolo matrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 28 aprile 2020.




Sopravvenuta adozione da parte del nuovo marito dell’ex coniuge ed obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne

Famiglia - Divorzio - Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne - Sopravvenuta adozione da parte del nuovo marito dell’ex coniuge - Revisione delle condizioni economiche - Ammissibilità - Condizioni

In tema di revisione delle condizioni economiche del divorzio riguardanti l'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ma non autosufficienti, la sopravvenuta adozione dei medesimi da parte del nuovo marito della madre, ove ne derivi il loro stabile inserimento nel contesto familiare creatosi, deve essere valutata dal giudice ai fini della modificazione dell'entità di tale mantenimento, ove risulti che l'adottante, benché privo del corrispondente obbligo giuridico, provveda comunque continuativamente e non solo occasionalmente alle esigenze e necessità quotidiane degli adottati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 27 marzo 2020.




Ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite

Divorzio - Pensione di reversibilità - Concorso tra coniuge divorziato e coniuge superstite - Determinazione delle rispettive quote - Criteri - Convivenza prematrimoniale - Rilevanza - Condizioni

La ripartizione del trattamento di reversibilità tra coniuge divorziato e coniuge superstite, deve essere effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei matrimoni, ponderando ulteriori elementi correlati alla finalità solidaristica dell'istituto, tra i quali la durata delle convivenze prematrimoniali, dovendosi riconoscere alla convivenza "more uxorio" non una semplice valenza "correttiva" dei risultati derivanti dall'applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensì un distinto ed autonomo rilievo giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale, tenendo tuttavia distinta la durata della convivenza prematrimoniale da quella del matrimonio - cui soltanto si riferisce il criterio legale -, e senza individuare nell'entità dell'assegno divorzile un limite legale alla quota di pensione attribuibile all'ex coniuge, data la mancanza di qualsiasi indicazione normativa in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 26 febbraio 2020.




Revisione dell'assegno divorzile per giustificati motivi

Assegno divorzile - Revisione - Giustificati motivi sopravvenuti ex art. 9, legge n. 898 del 1970 - Accertamento di fatto - Necessità - Mutamento giurisprudenziale - Irrilevanza “ex se” - Fondamento - Fattispecie

In tema di revisione dell'assegno divorzile, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 898 del 1970, il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali delle parti attiene agli elementi di fatto e rappresenta il presupposto necessario che deve essere accertato dal giudice perché possa procedersi al giudizio di revisione dell'assegno, da rendersi, poi, in applicazione dei principi giurisprudenziali attuali. Ne consegue che consentire l'accesso al rimedio della revisione attribuendo alla formula dei "giustificati motivi" un significato che includa la sopravvenienza di tutti quei motivi che possano far sorgere un interesse ad agire per conseguire la modifica dell'assegno, ricomprendendo tra essi anche una diversa interpretazione delle norme applicabili avallata dal diritto vivente giurisprudenziale, è opzione esegetica non percorribile poiché non considera che la funzione della giurisprudenza è ricognitiva dell'esistenza e del contenuto della "regula iuris", non già creativa della stessa. (Fattispecie relativa a una domanda di revisione dell'assegno divorzile determinato prima di Cass., Sez. 1, n. 11504/2017 e Sez. U, n. 18287/2018). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 20 gennaio 2020.




Volontario abbandono della casa coniugale e violazione del dovere di convivenza

Dovere di convivenza - Volontario abbandono della casa coniugale - Sufficienza ai fini dell'addebito - Condizioni

Il volontario abbandono del domicilio familiare da parte di uno dei coniugi, costituendo violazione del dovere di convivenza, è di per sé sufficiente a giustificare l'addebito della separazione personale, a meno che non risulti provato che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge o sia intervenuto in un momento in cui la prosecuzione della convivenza era già divenuta intollerabile ed in conseguenza di tale fatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 15 gennaio 2020.




Affido condiviso e collocazione prevalente presso uno dei genitori

Minori - Affido condiviso - Collocazione prevalente presso uno dei genitori - Tempi e modalità dei rapporti con il genitore non convivente - Criteri

In tema di affido condiviso del minore, la regolamentazione dei rapporti con il genitore non convivente non può avvenire sulla base di una simmetrica e paritaria ripartizione dei tempi di permanenza con entrambi i genitori, ma deve essere il risultato di una valutazione ponderata del giudice del merito che, partendo dall'esigenza di garantire al minore la situazione più confacente al suo benessere e alla sua crescita armoniosa e serena, tenga anche conto del suo diritto a una significativa e piena relazione con entrambi i genitori e del diritto di questi ultimi a una piena realizzazione della loro relazione con i figli e all'esplicazione del loro ruolo educativo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 13 febbraio 2020.




Modifica giudiziale delle condizioni del regime post-coniugale a seguito dell'indipendenza economica dei figli

Figlio maggiorenne economicamente autosufficiente - Mantenimento - Ripetizione delle somme versate - Modifica giudiziale delle condizioni del regime post-coniugale - Irrilevanza - Condizioni - Fondamento - Fattispecie

In caso di modifica giudiziale delle condizioni economiche del regime post-coniugale, intervenuta in ragione della raggiunta indipendenza economica dei figli, il genitore obbligato può esercitare l'azione di ripetizione ex art. 2033 c.c. anche con riferimento alle somme corrisposte in epoca antecedente alla domanda di revisione, allorché la causa giustificativa del pagamento sia già venuta meno, atteso che la detta azione ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa. (Nella specie, le due figlie erano divenute economicamente autosufficienti a seguito del conseguimento della laurea, come previsto dagli accordi economici in sede di divorzio congiunto dei genitori, e pacificamente con i rispettivi matrimoni contratti nel 1994 e 1998, sicché la S.C. ha cassato la sentenza della Corte d'appello che aveva negato la ripetizione delle somme corrisposte per il mantenimento delle figlie prima della modifica delle condizioni a decorrere dal 2006). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 13 febbraio 2020.




Separazione dei coniugi: la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale non deve statuire sulle spese

Separazione dei coniugi - Ordinanza presidenziale - Reclamo alla corte d'appello - Liquidazione delle spese - Esclusione - Fondamento

In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 30 aprile 2020.




Covid-19: limiti e modalità di svolgimento del diritto di visita dei figli minori

Famiglia – Provvedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio – Emergenza COVID-19 – Limiti e modalità di svolgimento del diritto di visita dei figli minori

Durante il periodo di emergenza determinato dal virus COVID-19, il diritto-dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi deve sottostare alle limitazioni alla circolazione delle persone legalmente stabilite per ragioni sanitarie e ciò in particolare quando: a) il genitore provenga da un luogo ad alto tasso di contagio virale; b) non sia dimostrato che lo stesso abbia rigorosamente rispettato le prescrizioni imposte dalla normativa vigente; c) non sia chiaro se nell’abitazione di destinazione siano presenti altre persone, oltre al ricorrente.

Rimane tuttavia fermo il diritto del genitore di mantenere rapporti significativi e costanti con i figli anche attraverso strumenti telematici che consentano conversazioni in videochiamata con cadenza anche quotidiana. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto 02 aprile 2020.




L’emergenza sanitaria da Covid-19 non elide il diritto di visita del genitore non affidatario

Genitore non collocatario - Diritto di visita - Emergenza sanitaria da Covid-19

La frequentazione, da parte del figlio minore, del genitore non affidatario costituisce attuazione del diritto alla bigenitorialità, diritto che assume rilievo sia nell’ordinamento costituzionale interno che nell’ordinamento internazionale (cfr. C. Cost., 25-01-2017, n. 17 e C. Cost., 12-04.2017 n. 76, C. Edu, 9-02-2017, Salarino c. Italia)

In caso di contrasto tra i genitori sulla sospensione delle visite a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’antinomia tra il diritto alla bigenitorialità e quello alla salute del minore va risolta nel senso che una compressione del diritto del minore a godere della bigenitorialità è lecita solo in presenza di oggettive e specifiche ragioni di tutela della salute propria nel caso concreto (per esempio in considerazione della specifica attività lavorativa prestata dal genitore, ovvero della provenienza da zone “rosse” o da contesti abitativi esposti in misura rilevante al pericolo di contagio, ovvero dell’utilizzo di mezzi di trasporti pubblici per raggiungere il minore) atteso che i decreti leggi e i decreti del P.C.M. fanno salvi espressamente gli spostamenti per raggiungere i figli minori presso l’altro genitore o comunque l’affidatario nel rispetto delle modalità previste nei provvedimenti di separazione e divorzio. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata 06 aprile 2020.




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