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  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

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Competenza del giudice dell'esecuzione nell'espropriazione forzata di crediti presso terzi promossa contro l'ex coniuge

Espropriazione forzata di crediti presso terzi - Esecuzione nei confronti dell’ex coniuge - Competenza per territorio - Determinazione ex art. 26 bis, comma 2, c.p.c. - Rilevanza del titolo del credito azionato - Esclusione

Nell'espropriazione forzata di crediti presso terzi promossa contro l'ex coniuge, la competenza del giudice dell'esecuzione è determinata, ai sensi dell'art. 26 bis, comma 2, c.p.c., nel luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, indipendentemente dal titolo del credito azionato in via esecutiva e senza che assumano rilievo le disposizioni che regolano la competenza nei processi di cognizione relativi a diritti di obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 16 febbraio 2021.




Riconoscimento del provvedimento di adozione straniero da parte di coppia omosessuale maschile

Adozioni - Coppia omosessuale maschile - Minore - Adozione legittimante - Provvedimento straniero di attribuzione - Riconoscimento - Condizioni

Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 31 marzo 2021.




Giudicato sulla cessazione degli effetti civili di matrimonio concordatario e pendenza del giudizio circa il riconoscimento dell'assegno divorzile

Famiglia - Giudicato sulla cessazione degli effetti civili di matrimonio concordatario - Pendenza del giudizio circa il riconoscimento dell'assegno divorzile in favore dell’ex coniuge - Sopravvenienza del riconoscimento degli effetti civili alla sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità dello stesso matrimonio - Conseguenze in materia di assegno divorzile

In tema di divorzio, il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso, intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili ma prima che sia divenuta definitiva la decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere nel giudizio civile avente ad oggetto lo scioglimento del vincolo coniugale, il quale può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili 31 marzo 2021.




Revoca di trasferimento immobiliare effettuato nell’ambito di divorzio

Divorzio - Revoca di un trasferimento immobiliare - Presupposti per la sua qualificazione come atto a titolo oneroso - Oneri probatori della sussistenza della funzione solutorio-compensativa - La preesistenza di un’ipoteca non esclude l’eventus damni - Estensione delle statuizioni in capo al cessionario

Nelle causa di revocatoria gli atti di trasferimento immobiliari posti in essere in esecuzione di accordi tra coniugi in sede di separazione personale possono essere qualificati atti a titolo oneroso oppure a titolo gratuito.

Essi rivestono i tratti dell’onerosità quando ricorre in concreto il comodato di una sistemazione solutoria compensativa dei rapporti di natura patrimoniale maturati nel corso della convivenza matrimoniale.

L’onere di allegare e provare la sussistenza in concreto della funzione solutorio–compensativa è in capo a chi unisca l’efficacia dell’atto di trasferimento e quindi in capo ai convenuti in revocatoria: in difetto essi vanno qualificati atti a titolo gratuito.

La mera circostanza della preesistenza di una ipoteca sull’immobile oggetto dell’atto di trasferimento non è di per se idonea ad escludere la sussistenza dell’eventus damni.

Nell’ipotesi di trasferimento a titolo particolare avvenuto in corso di causa delle ragioni creditorie dell’attrice e di intervento ex artt. 111 ult. comma c.p.c. della cessionaria, le statuizioni del provvedimento decisorio vanno estese nei confronti della cessionaria. (Franco Di Stefano) (riproduzione riservata)
Tribunale Frosinone 03 marzo 2021.




Dichiarazione dello stato di adottabilità: la nomina di un unico difensore per entrambi i genitori è lesiva del diritto di difesa

Adozione – Procedimento – Dichiarazione dello stato di adottabilità – Posizione della madre autonoma e distinta da quella paterna – Nomina di un unico difensore per entrambi i genitori lesiva del diritto di difesa – Nullità

Nel procedimento di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, la posizione, anche processuale, della madre è per sé autonoma e distinta da quella paterna; essendo ciascuna portatrice, di istanze e interessi individui, separati e tra loro naturalmente diversi e, per ciò stesso, anche potenzialmente contrapposti; come emerge anche dalla rilevazione del dato sociale, in cui ancora spesso manca una compiuta indipendenza e autonomia della posizione della madre: ne consegue che la nomina di un unico difensore per entrambi i genitori è lesiva del diritto di difesa ex art. 24 Cost. della madre e dà luogo ad un conflitto di interessi «virtuale», da cui discende la nullità della costituzione di un genitore e quindi dell’intero procedimento rispetto al quale il vizio si è verificato.

Alla nullità del procedimento per nullità della costituzione di un genitore non consegue la rimessione della controversia al tribunale, posta la tassatività dei casi in cui il giudice di legittimità può rilevare la nullità della sentenza di primo grado e la scarsa coerenza con le esigenze di speditezza cui risponde il procedimento diretto alla dichiarazione di adottabilità; il giudice del gravame deve piuttosto provvedere alla rinnovazione degli atti medesimi, ex art. 354, comma 4, cod. proc. civ. con rinvio all’art. 356 del medesimo codice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 05 marzo 2021.




Esecutività di sentenza straniera in tema di paternità naturale e violazione del diritto alla prova

Esecutività di sentenza straniera – Paternità naturale – Accertamento – Motivazione – Ammissione e poi revoca della prova del DNA – Violazione del diritto alla prova della parte

In tema di esecutività della sentenza straniera, integra una violazione del diritto alla prova della parte, tenuta agli obblighi seguenti alla sentenza di cui viene richiesta l'esecutività, e così pure dell'ordine pubblico processuale, la decisione del giudice straniero che, in relazione a un rilevante bene della vita (quale l'accertamento della paternità naturale), si basa su una motivazione apodittica, resa dopo avere dapprima disposto d'ufficio e poi immotivatamente revocato l'ammissione della prova del DNA, pur in presenza di dichiarata disponibilità all'esame da parte del preteso padre, così emergendo l'irrazionalità dell'interruzione del procedimento formativo di una prova avente particolare valore dimostrativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I 26 febbraio 2021.




Covid-19 e spostamenti: le limitazioni alla libertà personale possono avvenire solo in base ad atto motivato della Autorità giudiziaria

Covid-19 – Spostamenti – Dichiarazioni non vere che avrebbero consentito lo spostamento – Reato – Esclusione – DPCM 8 marzo 2020 – Violazione del principio di riserva di legge e giurisdizione di cui all’art. 13 Cost.

Non è configurabile il delitto di cui all’art. 483 c.p. nei confronti chi abbia dichiarato falsamente di trovarsi in una delle condizioni che consentivano gli spostamenti anche all’interno del Comune di residenza in base al DPCM 8 marzo 2020, in quanto la norma di cui all’art. 1 del predetto DPCM deve ritenersi contrastante con il principio di riserva di legge e giurisdizione di cui all’art. 13 Cost. in forza del quale le limitazioni alla libertà personale possono avvenire solo in base ad atto motivato della Autorità giudiziaria (e non già in base ad una atto amministrativo) e “nei casi e nei modi previsti dalla legge” e dunque con provvedimento di natura singolare, essendo invece precluse  limitazioni generalizzate e assolute della libertà personale come sarebbe l’obbligo della permanenza domiciliare disposto nei confronti di una pluralità indeterminata di cittadini; da questo punto di vista il divieto di ogni spostamento dalla abitazione, salvo in determinati casi consentiti, si risolverebbe non già in una mera limitazione della libertà di circolazione di cui all’art. 16 Cost., ma in una conculcazione – preclusa alla Autorità Amministrativa, financo al Presidente del Consiglio dei Ministri – dell’inviolabile diritto di libertà personale; conseguentemente, disapplicata in parte qua la norma secondaria contrastante con il dettato costituzionale, la falsa rappresentazione delle condizioni di liceità del comportamento comunque consentito risulta priva di rilevanza offensiva, siccome riconducibile alla categoria del “falso inutile”.

(Il GIP presso il Tribunale di Reggio Emilia ha di conseguenza pronunciato sentenza di proscioglimento per insussistenza del fatto, rigettando la richiesta di decreto penale di condanna formulata in relazione al predetto reato dal PM). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia 27 gennaio 2021.




Il livello di educazione impartita dai genitori si rivela nella condotta illecita tenuta dal figlio minore

Fatto illecito commesso da minore - Responsabilità dei genitori - Inadeguatezza dell’educazione impartita al figlio - Prova presunta dalle modalità dello stesso fatto illecito

L’inadeguatezza dell’educazione impartita dai genitori, quale fondamento, ex art. 2048 c.c., della responsabilità dei medesimi per il fatto illecito commesso dal figlio minore, può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore (Nel caso di specie, uno studente minorenne, prossimo alla maggiore età, nel corso dell’anno scolastico, durante le lezioni e, comunque, all’interno dell’istituto scolastico, in quattro diverse occasioni, offendeva verbalmente il docente, lo molestava impedendogli di tenere lezione, lo minacciava e spintonava). (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio 03 marzo 2021.




Procedimento di divorzio in appello svolto secondo il rito camerale

Procedimento di divorzio in appello - Rito camerale - Piena applicabilità del rito ordinario - Esclusione - Conseguenze - Produzione di nuovi documenti - Ammissibilità - Condizioni

Nel giudizio divorzile in appello, che si svolge, ai sensi dell'art. 4, comma 15, della l. n. 898 del 1970, secondo il rito camerale, di per sé caratterizzato dalla sommarietà della cognizione e dalla semplicità delle forme, va esclusa la piena applicabilità delle norme che regolano il processo ordinario ed è quindi ammissibile l'acquisizione di nuovi mezzi di prova, in specie documenti, a condizione che sia assicurato un pieno e completo contraddittorio tra le parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 30 novembre 2020.




Acquisizione alla nascita del cognome paterno anziché dei cognomi di entrambi i genitori: la Corte solleva innanzi a sé la questione di legittimità costituzionale

Filiazione - Cognome del figlio - Attribuzione del cognome paterno anziché dei cognomi di entrambi i genitori - Questione di legittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, del codice civile

La Corte costituzionale solleva, disponendone la trattazione innanzi a sé, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, del codice civile, nella parte in cui, in mancanza di diverso accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori, in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale 11 febbraio 2021.




Ripartizione della pensione di reversibilità tra l'ex coniuge divorziato e il coniuge superstite

Pensione di reversibilità - Controversia tra coniuge superstite ed ex coniuge divorziato - Forma della decisione - Sentenza - Provvedimento assunto con decreto - Ricorso per cassazione - Deduzione di vizi motivazionali - Ammissibilità

La decisione giudiziale riguardante la ripartizione della pensione di reversibilità tra l'ex coniuge divorziato e il coniuge superstite al momento del decesso deve essere resa, ai sensi dell'art. 9 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, nel testo vigente, con sentenza. Ne consegue che il provvedimento assunto dal giudice di secondo grado con decreto conserva la natura e il valore di sentenza, e può essere impugnato con ricorso per cassazione per vizi motivazionali, ex art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c., anche prima dell'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro 18 gennaio 2021.




Il provvedimento di revisione dell’assegno di mantenimento a favore del figlio ha efficacia immediatamente esecutiva

Famiglia – Assegno di mantenimento – Revisione – Efficacia immediatamente esecutiva

Il provvedimento adottato dal tribunale su ricorso del coniuge che chieda la revisione dell’assegno di mantenimento a favore del figlio ha efficacia immediatamente esecutiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Procura Generale della Cassazione 17 novembre 2020.




Legittimazione 'iure proprio' del genitore per il mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente

Mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente - Legittimazione “iure proprio” del genitore - Contributo - Allontanamento del figlio per motivi di studio - Sussistenza - Condizioni

In materia di separazione dei coniugi, la legittimazione "iure proprio" del genitore a richiedere l'aumento dell'assegno di mantenimento del figlio maggiorenne non ancora autosufficiente economicamente, che non abbia formulato autonoma richiesta giudiziale, sussiste quand'anche costui si allontani per motivi di studio dalla casa genitoriale, qualora detto luogo rimanga in concreto un punto di riferimento stabile al quale fare sistematico ritorno e sempre che il genitore anzidetto sia quello che, pur in assenza di coabitazione abituale o prevalente, provveda materialmente alle esigenze del figlio, anticipando ogni esborso necessario per il suo sostentamento presso la sede di studio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 31 dicembre 2020.




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