IL CASO.it Crisi d'Impresa Famiglia e Minori Internet & Technology Penale Impresa Medico e Responsabilita'

  Diritto della Famiglia e dei Minori

  

ISSN  2282-6289

       Rivista trimestrale di diritto della famiglia e dei minori

   Home    Articoli    Mappe normative    Documenti    Archivi   
 

 i Codici

 Civile

 Societario

 Condominio

 Amm. Sostegno


 Proc. Civile

 Proc. Societario

 Mediazione

 Negoziazione Ass.

 Arbitrato


 Fallimentare Giurisp.

 Fallimentare Ragion.

 Crisi e Insolvenza

 Sovraindebitamento

 Amm. Straord.


 Bancario

 Testo Un. Bancario

 Risoluzione, Bail-in

 Finanziario

 Testo Un. Finanza


 Voluntary Disclosure

 Voluntary Rassegna


 Donazioni

 Invio decisioni

 Citazioni


 C.Cassazione

 C.Costituzionale

 Gazzetta Uff.

 Leggi UE

 Banca d'Italia

 Consob

Ultime novità pubblicate
Merito  -  Legittimitą

Archivi
Articoli
Tutte le decisioni di Merito
Tutte le decisioni di Legittimitą

(chiudi)

Famiglia - Merito
Le ultime 10 novitą pubblicate
(ordnate secondo la data di pubblicazione su questo sito)


Affidamento condiviso di minore straniero residente in Italia

Genitori stranieri – Madre e minore residente in Italia – Giurisdizione italiana – Affidamento condiviso – Diritto di visita

Pur in presenza dell’elemento di estraneità rappresentato dall’essere entrambi i genitori cittadini stranieri, l’applicazione dei criteri di collegamento di cui all’art. 8 del Regolamento dell’Unione n. 2201/2003 radica la competenza giurisdizionale esclusiva dell’autorità giudiziaria italiana, quale Stato membro nel cui territorio si trova la residenza abituale del minore alla data in cui l’Autorità giudiziaria italiana è stata adita, anche con la finalità di garantire la tutela del minore stesso. Tribunale Rimini 12 giugno 2018.




Divorzio con facoltà del marito di ripudiare la moglie

Divorzio – Legge straniera – Ripudio della moglie

Rinvio a nuovo ruolo disponendo l’acquisizione, tramite il Ministero della Giustizia, di informativa sulla legge processuale straniera (palestinese) applicabile al divorzio per cui è causa e quindi in relazione al testo, corredato da debita traduzione in lingua italiana, della legge palestinese "n. 3/2011", indicata dal ricorrente nel presente giudizio, o di altra legge vigente in Palestina al 2012, disciplinante il divorzio tra i coniugi, con specifico riguardo ai profili relativi:
a) alla natura giurisdizionale o non del Tribunale Sciaraitico;
b) ai presupposti del ripudio ad opera del marito;
c) alla sussistenza di corrispondente facoltà di ripudio per la moglie;
d) alla garanzia del rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa nel procedimento;
e) all’oggetto dell’accertamento riservato al Tribunale Sciaraitico; si richiede altresì all’Ufficio del Massimario di questa Corte Suprema di Cassazione una relazione sullo stato della dottrina e della giurisprudenza, nazionale Europea e comparata, sul tema del riconoscimento, nell’ordinamento nazionale, degli effetti di un provvedimento, giurisdizionale e non, di divorzio ottenuto da uno dei coniugi dinanzi ad un Tribunale civile o religioso straniero in base all’istituto del talaq o ad altri istituti analoghi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I 01 marzo 2019.




Comunione legale dei coniugi: espropriazione di un bene comune per crediti personali di uno solo dei coniugi

Comunione legale dei coniugi - Natura - Comunione senza quote -  Espropriazione di un bene comune per crediti personali di uno solo dei coniugi - Conseguenze - Fondamento - Fattispecie

La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo di essi, di uno o più beni in comunione abbia ad oggetto la "res" nella sua interezza e non per la metà o per una quota; ne consegue che, in ipotesi di divisione, è esclusa l'applicabilità sia della disciplina sull'espropriazione dei beni indivisi (artt. 599 ss. c.p.c.) sia di quella contro il terzo non debitore. (Nella specie, la S.C. ha chiarito che non era consentito al giudice disporre la separazione, ai sensi dell'art. 600 c.p.c., della quota spettante al coniuge comproprietario non debitore, né circoscrivere la vendita ad una porzione del tutto, poiché si doveva, invece, procedere ex art. 720 c.c. alla vendita o all'attribuzione dell'intero complesso, costituendo esso una singola unità immobiliare in comunione, nel caso in esame non comodamente divisibile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 24 gennaio 2019.




Il divario economico rilevante tra le parti non è sufficiente per il riconoscimento dell’assegno divorzile

Assegno divorzile – Natura – Diritto al percepimento – Procedimento del giudice – Divario economico rilevante – Quantificazione a seconda della funzione – Metodo comparatistico

Per stabilire se attribuire o meno l’assegno divorzile, il giudice deve verificare innanzitutto se sussista un divario rilevante nella situazione economica dei coniugi, con l’esercizio di eventuali poteri istruttori d’ufficio. Se non vi è uno squilibrio, non c’è alcun diritto al percepimento, mentre, in caso contrario, si deve comprendere quale ne siano le ragioni. Solo se il divario è conseguenza anche dei sacrifici del richiedente per la famiglia, questi ha diritto all’assegno, stante la rilevanza centrale della funzione compensativa. Vanno poi valutati tutti gli altri parametri dell’art. 5, comma sesto, l. div., con particolare riguardo alla durata del matrimonio.

La natura composita dell’assegno e l’emergere della natura assistenziale portano a riconoscere il diritto quando il richiedente non abbia mezzi adeguati per vivere e non sia in grado di procurarseli. In tal caso la quantificazione sarà sostanzialmente “alimentare”, assumendo così nuova rilevanza la funzione solidaristica dell’istituto, senza che si formino redditi di posizione.

Come evidenziato delle Sezioni Unite, deve altresì porsi attenzione al metodo comparatistico e soprattutto alla funzione di welfare dello Stato di riferimento. In Italia, essendo il sistema del welfare e del reinserimento lavorativo molto ridotto, la corresponsione di un assegno deve essere valorizzata anche quale strumento che consente al coniuge meno abbiente una vita dignitosa sino all’instaurarsi di una nuova situazione lavorativa. (Giulia Travan) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso 08 gennaio 2019.




Mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio e trascrizione dell'atto di omologazione formato presso il Consolato del Regno del Marocco a favore di coniugi marocchini residenti in Italia

Trascrizione di atto di matrimonio straniero perfezionato in territorio italiano - Trascrizione di atto di omologazione di matrimonio formato presso il Consolato del Regno del Marocco in Italia - Mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio omologato - Trascrivibile

In conformità al principio del favor validitatis che emerge dalla normativa internazionale, è trascrivibile in Italia, sia ai sensi dell'art. 28 della legge n. 218/1995, che riconosce validità al matrimonio celebrato secondo la legge nazionale dei due coniugi al momento della celebrazione, sia alla luce della convenzione consolare tra la Repubblica italiana e il Regno del Marocco del 18.2.1994, l'atto di omologazione di matrimonio formato presso il Consolato del Regno del Marocco in Italia in favore di due coniugi marocchini residenti in Italia, e ciò anche nel caso in cui tale atto non contenga l'indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio omologato (nel caso specifico, il Tribunale ha ordinato la trascrizione dell'atto adottato dal Consolato del Marocco di Milano sul presupposto secondo cui la mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio non integra un profilo di contrarietà all'ordine pubblico interno e che, inoltre, tale carenza poteva essere colmata facendo riferimento alla sede in Italia del Consolato, inteso come luogo presso il quale - attraverso l'atto di omologazione - si era concluso l'iter matrimoniale che aveva preso avvio in territorio marocchino mediante l'espletamento delle formalità previste dal rito nuziale tradizionale). (Piero Tandura) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno 24 luglio 2017.




E’ trascrivibile in Italia l’atto di nascita formato all’estero, relativo a bambino con genitori dello stesso sesso

Bambino nato a seguito di gestazione per altri – Atto di nascita formato all’estero – Trascrivibilità in Italia – Sussiste

La circostanza che in Italia non siano ammesse tecniche di procreazione medicalmente assistita (nel caso di specie, c.d. gestazione per altri) non può comportare un giudizio di contrarietà all'ordine pubblico dell'atto straniero essendo l’attuale divieto interno frutto di una scelta del legislatore nazionale, scevra da vincoli costituzionali, come desumibile dalle affermazioni della stessa Consulta (v. sent. n. 162 del 2014). Il fatto di riconoscere a un bambino due genitori dello stesso sesso, allo stesso modo, non viola alcun principio fondamentale, non ravvisandosi nell'ordinamento alcun imprescindibile divieto al riconoscimento della genitorialità da parte di tali coppie; la scelta del legislatore italiano nell'ambito della legge n. 76/2016 di non prevedere la c.d. stepchild adoption non può indurre a ritenere contraria all’ordine pubblico tale tipologia genitoriale dal momento che non solo all’estero la stessa è pacificamente prevista e tutelata, ma anche in Italia la genitorialità same sex ha ormai trovato riconoscimento in recenti pronunce giurisprudenziali che, sulla base dell'interesse del minore, hanno autorizzato l'adozione ex art. 44 comma 1 lett. d) della legge n. 184/1983 nell’ambito di coppie omosessuali: ciò a conferma dell’assenza di superiori, contrari e ineludibili principi di rango primario alla genitorialità da parte di coppie dello stesso sesso; non esistendo del resto dati scientifici che attestino la rilevanza dell'orientamento sessuale dei genitori sul benessere dei figli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano 15 novembre 2018.




Anche nel giudizio di separazione può essere nominato un curatore per i minori coinvolti

Giudizio di separazione – Nomina del curatore speciale per i bambini coinvolti – Necessità – Valutazione del giudice – Sussiste

Il giudizio di separazione, nel quale vengono adottati provvedimenti che concernono il minore, non determina automaticamente, nel caso di rilevante conflittualità tra le parti in causa, una situazione di conflitto di interesse fra i genitori e figli, dovendo piuttosto ritenersi che tale conflitto possa determinarsi in concreto in relazione a comportamenti processuali delle parti che tendano a impedire al giudice una adeguata valutazione dell’interesse del minore ovvero a frapporsi alla libera prospettazione del punto di vista del minore in sede di ascolto da parte del giudice. Si tratta, in questi casi, di una situazione di conflitto che richiede la nomina di un curatore speciale ma la cui individuazione è rimessa alla valutazione del giudice di merito (Cass. 24.5.2018 n. 12957). Nel caso di procedimento minorile, in cui già nominato un curatore, trasmesso al G.O. per competenza, l’originaria nomina della curatela va confermata, attesa la valutazione già fatta a suo tempo dal Tribunale per i minorenni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 21 dicembre 2018.




Processo di divorzio: irreclamabilità dell’ordinanza del Giudice Istruttore confermativa o modificativa di quella presidenziale

Separazione e divorzio – Provvedimenti del Giudice Istruttore ex art. 709 c.p.c. – Reclamabilità – Esclusione

L’ordinanza con la quale (pendente il processo di separazione o divorzio) il giudice istruttore può revocare, modificare o integrare i provvedimenti temporanei e urgenti adottati dal Presidente ex art.708 c.p.c. non è suscettibile di reclamo. L’unico rimedio esperibile è l’istanza, rivolta allo stesso giudici istruttore per la revoca, modifica o integrazione della determinazione assunta, salvo che la causa non sia rimessa al Collegio per decidere l’intera controversia.

L’assenza di uno strumento di impugnazione non crea alcuna lacuna nell’ordinamento, laddove le ordinanze in oggetto sono sempre suscettibili di revoca o modifica da parte dello stesso giudice istruttore che le a adottate.

Il legislatore ha previsto espressamente il gravame soltanto avverso i provvedimenti temporanei e urgenti adottati dal Presidente con ordinanza ex art.708, comma 3, c.p.c., che si pone come atto unico e irripetibile, tale da giustificare l’introduzione di uno specifico rimedio impugnatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari 22 novembre 2018.




Riscossione coattiva delle imposte: l'iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale

Iscrizione d'ipoteca ex art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 - Ammissibilità - Condizioni

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l'iscrizione ipotecaria di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l'estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell'insorgenza del debito nell'esercizio dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI 23 novembre 2015.




Scioglimento della comunione tra coniugi e valore dell'immobile assegnato al genitore convivente con i figli

Scioglimento della comunione tra coniugi - Valore dell'immobile assegnato al genitore convivente con i figli - Determinazione - Rilevanza del relativo diritto personale di godimento - Sussistenza

L'assegnazione della casa familiare ad uno dei coniugi, cui l'immobile non appartenga in via esclusiva, instaura un vincolo (opponibile anche ai terzi per nove anni, e, in caso di trascrizione, senza limite di tempo ) che oggettivamente comporta una decurtazione del valore della proprietà, totalitaria o parziaria, di cui è titolare l'altro coniuge, il quale da quel vincolo rimane astretto, come i suoi aventi causa, fino a quando il provvedimento non sia eventualmente modificato, sicché nel giudizio di divisione se ne deve tenere conto indipendentemente dal fatto che il bene venga attribuito in piena proprietà all'uno o all'altro coniuge ovvero venduto a terzi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II 22 aprile 2016.




Responsabilità genitoriale: al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda

Responsabilità genitoriale - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Nozione - Fattispecie

In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili 18 marzo 2016.




Impresa familiare: predeterminazione delle quote di partecipazione agli utili al momento della cessazione dell'impresa o della singola collaborazione

Quote di partecipazione agli utili - Predeterminazione - Funzione - Idoneità a dimostrare la fattispecie costitutiva dell'impresa e l'entità della quota - Limiti

Diritto alla partecipazione agli utili - Determinazione - Criteri - Maturazione - Al momento della cessazione dell'impresa o della singola collaborazione

In tema di impresa familiare, la predeterminazione, ai sensi dell'art. 9 della l. n. 576 del 1975 e nella forma documentale prescritta, delle quote di partecipazione agli utili, sia essa oggetto di una mera dichiarazione di verità, come è sufficiente ai fini fiscali, o di un negozio giuridico, può risultare idonea, in difetto di prova contraria da parte del familiare imprenditore, ad assolvere mediante presunzioni l'onere - a carico del partecipante che agisca per ottenere gli utili - della dimostrazione sia della fattispecie costitutiva dell'impresa familiare che dell'entità della propria quota di partecipazione ai proventi in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. (massima ufficiale)

La partecipazione agli utili per la collaborazione nell'impresa familiare, ai sensi dell'art. 230 bis c.c., va determinata sulla base degli utili non ripartiti al momento della sua cessazione o di quella del singolo partecipante, nonché dell'accrescimento, a tale data, della produttività dell'impresa ("beni acquistati" con essi, "incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento") in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato ed è, quindi, condizionata dai risultati raggiunti dall'azienda, atteso che i proventi - in assenza di un patto di distribuzione periodica - non sono naturalmente destinati ad essere ripartiti ma al reimpiego nell'azienda o in acquisti di beni. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro 16 marzo 2016.




Comunione legale tra i coniugi: gli atti di disposizione di beni mobili non richiedono il consenso del coniuge non stipulante

Atti compiuti senza il consenso dell'altro coniuge - Disposizione di bene mobile - Effetti - Fattispecie

In tema di comunione legale tra i coniugi, gli atti di disposizione di beni mobili non richiedono il consenso del coniuge non stipulante, essendo posto a carico del disponente unicamente un obbligo di ricostituire, a richiesta dell'altro, la comunione nello stato anteriore al compimento dell'atto o, qualora ciò non sia possibile, di pagare l'equivalente del bene secondo i valori correnti all'epoca della ricostituzione, mentre non è stabilita alcuna sanzione di annullabilità o di inefficacia, per cui l'atto compiuto in assenza del consenso del coniuge resta pienamente valido ed efficace. (Principio enunciato dalla S.C. in una fattispecie avente ad oggetto un preliminare di vendita di quote di s.r.l.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I 13 maggio 2016.




Widgets Magazine




         IL CASO.it
 

 

 

 

Codici e Massimari

Codice civile

Codice proc. civile

Crisi e Insolvenza

Diritto finanziario

Diritto societario

Arbitrato

Condominio

Amm. Sostegno

Sovraindebitamento

Amm. Straordinara

Finanziario

Bancario


Siti correlati

Corte di Cassazione

Corte Costituzionale

Gazzetta Ufficiale

Leggi UE

Banca D'Italia

Consob


Anteprima

news.ilcaso.it


Materie

Deontologia

Tributario


Direttore responsabile

Dott.ssa Paola Castagnoli

Riviste

Crisi d'Impresa

Famiglia e Minori

Penale Impresa

Medico e Responsabilitą

Internet & Technology


Cittą Top view

Milano

Torino

Roma

Napoli

Monza

Reggio Emilia

Padova

Verona

Firenze

Treviso

Venezia

Bari

Bologna

Brescia

Prato

Fori della Romagna


In libreria

Libri


Come inviare articoli
e sentenze

Norme redazionali

Corte di Cassazione

Sezioni Unite Civili

 

Ricerca documenti

Ricerca


Tutti gli archivi

Diritto Fallimentare

Diritto Finanziario

Diritto Bancario

Procedura Civile

Diritto Societario
   e registro imprese

Leasing

Diritto Civile

Famiglia e Minori

Persone e misure
   di protezione


Vendite competitive

Prossime vendite


Convegni

Prossimi convegni

Direzione scientifica

Direzione e comitati

Cookie e Dati personali

Cookie Policy
Informativa trattamento dati personali