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Misure di protezione - Merito
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La Corte di Giustizia si pronuncia sulla Kafala

Diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri – Direttiva 2004/38/CE – Familiari del cittadino dell’Unione – Nozione di “discendente diretto” – Minore sotto tutela legale permanente in virtù del regime della kafala (accoglienza legale) algerina

La nozione di 'discendente diretto' di un cittadino dell’Unione contenuta all’articolo 2, punto 2, lettera c), della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE, deve essere interpretata nel senso che essa non ricomprende un minore posto sotto la tutela legale permanente di un cittadino dell’Unione a titolo della kafala algerina, in quanto tale sottoposizione non crea alcun legame di filiazione tra di loro. È tuttavia compito delle autorità nazionali competenti agevolare l’ingresso e il soggiorno di un minore siffatto in quanto altro familiare di un cittadino dell’Unione, conformemente all’articolo 3, paragrafo 2, lettera a), di tale direttiva, letto alla luce dell’articolo 7 e dell’articolo 24, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, procedendo ad una valutazione equilibrata e ragionevole di tutte le circostanze attuali e pertinenti del caso di specie, che tenga conto dei diversi interessi presenti e, in particolare, dell’interesse superiore del minore in questione. Nell’ipotesi in cui, in esito a tale valutazione, fosse stabilito che il minore e il suo tutore, cittadino dell’Unione, sono destinati a condurre una vita familiare effettiva e che tale minore dipende dal suo tutore, i requisiti connessi al diritto fondamentale al rispetto della vita familiare, considerati congiuntamente all’obbligo di tener conto dell’interesse superiore del minore, esigono, in linea di principio, che sia concesso al suddetto minore un diritto di ingresso e di soggiorno al fine di consentirgli di vivere con il suo tutore nello Stato membro ospitante di quest’ultimo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 26 marzo 2019.




Affidamento condiviso di minore straniero residente in Italia

Genitori stranieri – Madre e minore residente in Italia – Giurisdizione italiana – Affidamento condiviso – Diritto di visita

Pur in presenza dell’elemento di estraneità rappresentato dall’essere entrambi i genitori cittadini stranieri, l’applicazione dei criteri di collegamento di cui all’art. 8 del Regolamento dell’Unione n. 2201/2003 radica la competenza giurisdizionale esclusiva dell’autorità giudiziaria italiana, quale Stato membro nel cui territorio si trova la residenza abituale del minore alla data in cui l’Autorità giudiziaria italiana è stata adita, anche con la finalità di garantire la tutela del minore stesso. Tribunale Rimini 12 giugno 2018.




Nomina e sostituzione del tutore provvisorio

Interdizione - Intervento del Tutore provvisorio nel giudizio di interdizione - Inammissibilità

Interdizione - Rimozione del Tutore provvisorio - Competenza

Interdizione - Parti necessarie del giudizio di interdizione - Processo notificatorio - Termini

Nel giudizio di interdizione è inammissibile l’intervento del Tutore provvisorio rimosso dal Giudice tutelare in quanto il regime di prorogatio ex lege, indicato chiaramente dal Giudice Tutelare, sussiste solo per non lasciare sprovvisto di tutela l’interdicendo per il tempo occorrente per la nomina di un nuovo tutore provvisorio e non di certo per conferire, al tutore rimosso, una legittimazione processuale attiva ad intervenire nel presente procedimento iure proprio. (Pasquale Coppola) (Francesco Mandara) (riproduzione riservata)

Il Giudice Istruttore del giudizio di interdizione non è competente né è tenuto a pronunciarsi sulle ragioni di merito che hanno portato alla rimozione del tutore provvisorio atteso che la disposizione di cui all’art. 384 c.c. indica chiaramente il Giudice Tutelare quale Ufficio deputato a valutare il comportamento del tutore (e conseguentemente anche del tutore provvisorio che, per ovvie ragioni e per l’incarico che riveste, ha pari dignità processuale rispetto a quello definitivo).

Questi, infatti, previo giuramento e formalizzazione della nomina, si interfaccia, nell’adempimento dei propri doveri d’ufficio, principalmente, se non esclusivamente, con il Giudice tutelare, il quale ha, pertanto gli strumenti conoscitivi per valutarne l’operato ex art. 384 c.c.

Il Giudice istruttore del procedimento di interdizione, invece, è deputato unicamente ad istruire la domanda di interdizione sino alla pronuncia definitiva, onde la disposizione di cui all’art. 717 c. II c.p.c. – laddove si parla di revoca, anche d’ufficio – può essere semmai invocata in relazione a tutte le ipotesi in cui vengano meno, ex post, i fatti costitutivi posti alla base della domanda di interdizione (sostanzialmente, l’incapacità di provvedere ed attendere ai propri interessi), nel corso del procedimento di interdizione.

In buona sostanza, come la nomina ex art. 717 c. I c.p.c. partecipa del presupposto della presunta incapacità dell’interdicendo, che diviene definitiva solo in seguito alla delibazione collegiale e che richiede di intervenire prontamente per nominare un soggetto che lo rappresenti negli atti giuridici e di vita quotidiana sino alla sentenza definitiva (non potendo, il corso del tempo necessario per la per la pronuncia definitiva, andare a suo detrimento) così, parimenti, ove nel corso delle attività processuali si constati il venir meno dei fatti costitutivi che ne giustificarono la nomina, si potrà procedere alla revoca, con riespansione piena e perfetta della capacità d’agire dell’interdicendo.
In tal senso, pertanto, si potrà, propriamente, parlare di “revoca” ex art. 717 c. II c.p.c. (Pasquale Coppola) (Francesco Mandara) (riproduzione riservata)

I parenti entro il quarto grado ed agli affini dell’interdicendo entro il secondo grado non sono parti necessarie del giudizio di interdizione ed il termine di notifica del ricorso a tali soggetti ha carattere ordinatorio.

I parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo non sono contraddittori necessari nel procedimento di interdizione – come più volte sottolineato anche dalla giurisprudenza di legittimità, oltre che di merito – e d’altronde non può pretendersi che il ricorrente, in questo caso coincidente con l’Ufficio del Pubblico Ministero, debba procedere ad una minuziosa e dettagliata loro ricerca sino al grado previsto dalla legge e, per l’effetto, pensare che l’omessa notificazione ad uno di costoro o, la tardiva notificazione oltre il termine dato dal Giudice, possa invalidare l’intero processo notificatorio.

Se si muove dal pacifico presupposto della loro non necessarietà della partecipazione al giudizio di interdizione, risulta evidente, in primo luogo, la non applicazione della disposizione di cui all’art. 102 c.p.c., la quale impone al Giudice di integrare il contraddittorio d’ufficio, senza, pertanto, che vi sia una richiesta in tal senso dalle parti; in secondo luogo, l’interesse a sollevare siffatta eccezione non potrà che essere solo delle parti omesse (oltretutto, nel caso di specie, solamente una), o nei confronti delle quali, eventualmente, il ricorso sia stato notificato oltre i termini stabiliti e purché le stesse dimostrino di aver subito un concreto pregiudizio nell’esercizio del loro facoltà di intervenire nel presente procedimento.

Inolre, ai sensi dell’art. 153 c.p.c., i termini previsti dalla legge sono definiti come ordinatori, salvo che la legge li qualifichi espressamente come perentori. A tale riguardo, infatti, nel caso di specie non sussiste alcuna perentorietà espressamente stabilita dalla legge, atteso come l’art. 713 c. II c.p.c. nulla dispone in tal senso e, conseguentemente, il termine concesso per la notifica ai parenti entro il quarto grado ed agli affini deve necessariamente intendersi come ordinatorio. (Pasquale Coppola) (Francesco Mandara) (riproduzione riservata)
Tribunale Nocera Inferiore 08 marzo 2019.




La CEDU sanziona l’Italia che ha aver inflitto la pena del carcere per la diffamazione a mezzo stampa (caso Sallusti)

 

(c) “Necessary in a democratic society”

(i) General principles

51. The general principles concerning the necessity of an interference with freedom of expression are summarised in the cases of Morice v. France [GC], no. 29369/10, §§ 124-139, ECHR 2015 and Belpietro (cited above, §§ 47-54).

52. In particular, the Court points out that the test of “necessity in a democratic society” requires it to determine whether the interference complained of corresponded to a “pressing social need”, whether the reasons adduced by the national authorities to justify the interference were “relevant and sufficient” and whether the sanction imposed was “proportionate to the legitimate aim pursued” (see Belpietro, cited above, §§ 49-50).

(ii) Application of the above principles to the present case

53. In the instant case the national courts found that the content of the articles had led to misinformation of the public, having given false information despite the clarifications disseminated the day prior to their publication. In addition, in the courts’ view, the applicant had seriously tarnished G.C.’s honour and his right to privacy, as well as that of all those involved.

54. The Court sees no reason to depart from the above findings.

55. In particular, it cannot consider arbitrary or manifestly erroneous the assessment carried out by the national authorities, according to which the articles published by the applicant had attributed behaviour to G.C. involving a misuse of his official powers. Moreover, the Court observes that the case involved a minor and also contained defamatory statements against the parents and the doctors.

56. In addition, the Court agrees with the Government that the applicant failed to observe the ethics of journalism by reporting information without first checking its veracity.

57. Furthermore, the Court points out, as it has previously held (see Belpietro, cited above, §§ 58-59), that the head of a newspaper cannot be exempted from his duty to exercise control over the articles published therein and bears responsibility for their content.

58. In the light of the foregoing considerations, and having regard to the margin of appreciation left to the Contracting States in such matters, the Court finds that the domestic authorities were entitled to consider it necessary to restrict the exercise of the applicant’s right to freedom of expression and that his conviction for defamation and omesso controllo accordingly met a “pressing social need”. What remains to be determined is whether the interference at issue was proportionate to the legitimate aim pursued, in view of the sanctions imposed.

59. Although sentencing is in principle a matter for the national courts, the Court considers the imposition of a custodial sentence for a media-related offence, albeit suspended, compatible with journalists’ freedom of expression as guaranteed by Article 10 of the Convention can only be in exceptional circumstances, notably where other fundamental rights have been seriously impaired, as, for example, in the case of hate speech or incitement to violence (see, Cumpănă and Mazăre v. Romania, [GC], no. 33348/96, § 115, ECHR 2004-XI). In this connection, the Court notes the recent legislative initiatives by the Italian authorities aimed, in line with the recent rulings of the Court against Italy, at limiting the use of criminal sanctions for defamation, and introducing, as a notable positive step, the removal of imprisonment as a sanction for defamation (see paragraph 29).

60. In the present case, unlike in Belpietro and Ricci (Ricci v. Italy, no. 30210/06, §§ 59-61, 8 October 2013), the applicant, in addition to being ordered to pay compensation to the magistrate concerned, actually spent twenty-one days under house arrest before the intervention of the President of the Italian Republic (see paragraphs 21-24 above).

61. In this connection, it may be relevant to note that in two similar cases (see Belpietro, cited above, §§ 61-63, and Ricci, cited above, §§ 59-61) the imposition of a custodial sentence (although suspended) led the Court to find a violation of Article 10. In particular, in Belpietro, the applicant, the then editor-in-chief of the newspaper Il Giornale, had been accused of defamation for omitting to exercise the necessary control over an article published by another person in the newspaper. On that occasion the Court held that a prison sentence could only be justified if there were exceptional circumstances, that not being the case since it concerned a lack of control in connection with defamation.

62. The Court considers that, in the circumstances of the instant case, there was no justification for the imposition of a prison sentence. Such a sanction, by its very nature, will inevitably have a chilling effect (see, mutatis mutandis, Kapsis and Danikas v. Greece, no. 52137/12, § 40, 19 January 2017). The fact that the applicant’s prison sentence was suspended does not alter that conclusion, considering that the individual commutation of a prison sentence into a fine is a measure subject to the discretionary power of the President of the Italian Republic. Furthermore, while such an act of clemency dispenses convicted persons from having to serve their sentence, it does not expunge their conviction (see paragraph 26 above; see also Cumpănă and Mazăre v. Romania, cited above, § 116, and Marchenko v. Ukraine, no. 4063/04, § 52, 19 February 2009).

63. The foregoing considerations are sufficient to enable the Court to conclude that the criminal sanction imposed on the applicant was manifestly disproportionate in its nature and severity to the legitimate aim invoked.

64. The Court concludes that the domestic courts in the instant case went beyond what would have amounted to a “necessary” restriction on the applicant’s freedom of expression. The interference was thus not “necessary in a democratic society”.

65. Accordingly, there has been a violation of Article 10 of the Convention. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 07 marzo 2019.




Il danno causato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c.

Responsabilità – Cosa in custodia – Configurabilità – Prova contraria – Sussistenza – Presunzione di responsabilità

Il danno cagionato da buche del manto della strada di proprietà comunale integra una ipotesi di responsabilità ex art. 2051 c.c., salva la prova liberatoria del caso fortuito.

(Nel caso di specie – a seguito del fatto dannoso, consistente nell’incagliarsi di una carrozzina per disabili in una buca stradale con conseguente lesione del soggetto trasportato, veniva accertata la responsabilità per il danno cagionato da cosa in custodia, giacché la fenditura della strada risultava invisibile poiché coperta d’acqua; veniva così rigettata l’eccezione del  Comune, di concorso colposo ex art. 1227 c.c., che non aveva offerto la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità). (Laura Rizzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como 13 febbraio 2019.




Il titolo di viaggio sostitutivo del passaporto non può essere rilasciato ai titolari della protezione umanitaria (con note anche sul DL sicurezza)

Titolo di viaggio sostitutivo del passaporto – Rilascio in favore dello straniero munito di permesso di soggiorno umanitario – Esclusione

Il titolo di viaggio sostitutivo del passaporto – previsto dall’art. 24 del dlgs 19 novembre 2007 n. 251 - può essere rilasciato ai titolari dello status di rifugiato (art. 24 comma 1) e ai titolari dello status di protezione sussidiaria (art. 24, comma 2) e non, invece, ai titolari dello status di protezione umanitaria. La protezione umanitaria, infatti, è una forma meno concessiva di protezione. Prova nè il fatto che il recente D.L. 4 ottobre 2018 n. 113 (c.d. decreto “Sicurezza”, convertito in legge 1° dicembre 2018 n. 132) ha introdotto, al posto della protezione umanitaria, la semplice possibilità di un permesso di soggiorno temporaneo per casi speciali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) T.A.R. Molise 21 febbraio 2019.




Terrorismo jihadista: finalità del programma di deradicalizzazione

Sorvegliato speciale - Terrorismo jihadista - Programma di deradicalizzazione - Finalità

La prescrizione di sottoporsi a programma di deradicalizzazione, imposta al sorvegliato speciale che sia stato responsabile di atti preparatori diretti alla commissione di reati con finalità di terrorismo jihadista (diffusione sistematica di messaggi violenti e discorsi d'odio, anche in favore dell'ISIS), non è finalizzata a convertire il sorvegliato speciale ai valori della moderazione, del pluralismo e della laicità, ma ad effettuare un controllo sull'effettività del ripensamento critico dell'attività illecita svolta, ripensamento che costituisce la sola garanzia di eventuale attenuazione o eliminazione della pericolosità qualificata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Bari 19 febbraio 2019.




Mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio e trascrizione dell'atto di omologazione formato presso il Consolato del Regno del Marocco a favore di coniugi marocchini residenti in Italia

Trascrizione di atto di matrimonio straniero perfezionato in territorio italiano - Trascrizione di atto di omologazione di matrimonio formato presso il Consolato del Regno del Marocco in Italia - Mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio omologato - Trascrivibile

In conformità al principio del favor validitatis che emerge dalla normativa internazionale, è trascrivibile in Italia, sia ai sensi dell'art. 28 della legge n. 218/1995, che riconosce validità al matrimonio celebrato secondo la legge nazionale dei due coniugi al momento della celebrazione, sia alla luce della convenzione consolare tra la Repubblica italiana e il Regno del Marocco del 18.2.1994, l'atto di omologazione di matrimonio formato presso il Consolato del Regno del Marocco in Italia in favore di due coniugi marocchini residenti in Italia, e ciò anche nel caso in cui tale atto non contenga l'indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio omologato (nel caso specifico, il Tribunale ha ordinato la trascrizione dell'atto adottato dal Consolato del Marocco di Milano sul presupposto secondo cui la mancata indicazione del luogo di celebrazione del matrimonio non integra un profilo di contrarietà all'ordine pubblico interno e che, inoltre, tale carenza poteva essere colmata facendo riferimento alla sede in Italia del Consolato, inteso come luogo presso il quale - attraverso l'atto di omologazione - si era concluso l'iter matrimoniale che aveva preso avvio in territorio marocchino mediante l'espletamento delle formalità previste dal rito nuziale tradizionale). (Piero Tandura) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno 24 luglio 2017.




Ordine di protezione contro gli abusi familiari: istanza presentata con il ricorso per separazione personale

Abusi familiari – Ordine di protezione – Istanza presentata ex art. 342 ter c.c. con il ricorso per separazione personale – Inammissibilità

E’ inammissibile l’istanza di emissione di decreto ex art. 342 ter c.c. avanzata da parte ricorrente in ricorso per separazione dei coniugi, dovendo il ricorso essere proposto al Tribunale in composizione monocratica ex art. 736 bis c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 24 dicembre 2018.




Protezione internazionale: appello avverso le ordinanze di rigetto e modalità di ascolto del richiedente asilo

Protezione internazionale - Appello avverso le ordinanze di rigetto - Modalità di proposizione - Ricorso

Protezione internazionale - Ascolto del richiedente asilo - Necessità - Esclusione - Modalità

Protezione internazionale - Esponente politico di primo piano - Minacce gravi alla vita o all'incolumità provenienti da un privato

Protezione internazionale - Criminalità organizzata - Obbligo di protezione degli Stati in ragione del grado di assolutezza e immediatezza della minaccia

Dopo l'emanazione del d.lgs. 142/2015 l'appello avverso le ordinanze di rigetto della domanda di protezione internazionale si propone con ricorso, ma è comunque ammissibile l'appello proposto con citazione prima del mutamento di giurisprudenza dovuto, a partire dall'8.11.2018 e per un breve termine successivo, al deposito della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione nr. 28575/2018. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudice della protezione internazionale non è tenuto ad effettuare l'ascolto del richiedente asilo e, se svolge tale ascolto, non è tenuto a porre domande su tutti gli aspetti già oggetto dell'intervista della Commissione territoriale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Non è inverosimile che un esponente politico di primo piano di un Paese (nella specie, il Pakistan) in cui la struttura del potere politico ha forti caratteristiche claniche svolga attività di accaparramento di terre cotivabili mediante proposte di acquisto truffaldine gestite in prima persona, seguite da minacce e violenze esercitate nei confronti dei contadini recalcitranti da persone inviate dal medesimo esponente politico.
Le minacce gravi alla vita o all'incolumità di una persona possono fondare la protezione internazionale anche se provenienti da un privato, ogni qualvolta - anche per il rilevante ruolo sociale e politico del privato e per le modalità sostanzialmente minacciose del suo agire - la pubblica autorità non sia in grado di fornire adeguata tutela alla persona minacciata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La lotta alla criminalità organizzata, alla quale gli Stati nazionali sono obbligati dalla normativa internazionale, deve includere anche forme di protezione nei confronti delle vittime inermi, che possono consistere nel riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, in ragione del grado di assolutezza e immediatezza della minaccia in caso di rientro in patria del richiedente asilo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Bari 13 dicembre 2018.




Consenso a trattamento sanitario e rifiuto dell’amministratore di sostegno a prestare il consenso alla terapia da praticare al beneficiario

Consenso a trattamento sanitario - Rifiuto dell’amministratore di sostegno a prestare il consenso alla terapia da praticare al beneficiario indicata dalla struttura medica - Decisione del Giudice Tutelare ex art. 3 della legge n. 219/2017 - Criteri

In caso di rifiuto da parte dell’amministratore di sostegno di prestare il consenso circa il trattamento sanitario da praticare e indicato dalla struttura sanitaria che ha in cura il beneficiario (nel caso di specie immediato posizionamento della p.e.g.), la decisione va adottata dal Giudice Tutelare ai sensi dell’art. 3 co. 5 della legge n. 219/2017 tenendo conto dei profili indicati dall’art. 1 co. 3 della predetta legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 06 dicembre 2018.




Intestazione fiduciaria di immobile e ritrasferimento

Obbligazioni e contratti – Compravendita – Rogito stipulato da fiduciario del reale acquirente – Obbligo di ritrasferimento – Sussiste

Il pactum fiduciae in base al quale le parti convengono che l’immobile acquistato col denaro di una di esse sia formalmente intestato all’altra per l’esigenza di sottrarre il bene a possibili azioni esecutive e conservarlo a beneficio dei figli dell’effettiva acquirente obbliga il fiduciario a ritrasferire il bene al fiduciante. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna 13 settembre 2018.




Impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente

Procedimento di impugnazione del decreto di liquidazione del compenso del curatore dell’eredità giacente – Reclamo secondo il rito camerale ex art.739 c.c. – Inammissibilità – Procedimento di impugnazione dei provvedimenti di liquidazione dei compensi degli ausiliari di giustizia (art.170 D.P.R. n.115/2002 modificato dal D.Lgs. n.150/2011) – Applicabilità

È inammissibile il reclamo proposto ex art.739 c.c. avverso il decreto del giudice della successione del che liquida i compensi del curatore dell’eredità giacente, poiché nel caso in cui si debba procedere a opposizione avverso il decreto suddetto il relativo procedimento è quello previsto in genere per gli ausiliari di giustizia ex art. 15 D.Lgs. n.150/2011, ex art.170 D.P.R. n. 115/2002, come modificato dall’art.34, co. 17, lett. a) D. Lgs. n. 150/2011. (Fabrizio Gioffredi) (riproduzione riservata) Appello Firenze 20 novembre 2018.




Protezione internazionale: si consolida l’orientamento dell’irretroattività del d. l. n. 113/2018 (c.d. decreto Salvini)

Protezione internazionale – Protezione umanitaria – Decreto legge n. 113/2018, art. 1 comma 1 lett. b n. 2 – Entrata in vigore – Fattispecie sostanziali verificatesi anteriormente al 5 ottobre 2018 – Applicazione – Esclusione

Sostituendo l’art. 5 comma 6 T.U.I. e modificando l’art. 32 comma 3 legge n. 25/2008, in materia di protezione umanitaria, il decreto legge n. 113/2018 dà vita a un fenomeno di successione di norme nel tempo di natura sostanziale, che risulta soggetto alla norma dell’art. 11 disp. prel. cod. civ.

In quanto situazione riconducibile alla categoria dei diritti umani fondamentali, il diritto alla protezione umanitaria possiede la stessa natura del diritto allo status di rifugiato politico, quale diretta emanazione del diritto costituzionale di asilo. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova 23 ottobre 2018.




Protezione internazionale: non è retroattiva la disposizione del D.L. 113/2018 che elimina la clausola generale di salvaguardia relativa ai 'seri motivi' di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali

Protezione internazionale – Protezione umanitaria – Decreto legge n. 113/2018, art. 1 comma 1, lett. b n. 2 – Entrata in vigore – Fattispecie sostanziali verificatesi anteriormente al 5 ottobre 2018 – Applicazione – Esclusione

La norma dell’art. 1, comma 1, lett. b), n. 2 d.l. n. 113/2018, che elimina dalla regolamentazione della protezione umanitaria di cui all’art. 5 comma 6 d. lgs. n. 286/1998 la clausola generale di salvaguardia relativa ai «seri motivi» di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato, si applica solo alle fattispecie sostanziali che si sono verificate dopo la sua entrata la sua entrata in vigore.

Tale conclusione discende diretta dal principio di irretroattività stabilito dall’art. 11 disp. prel. cod. civ., che esclude che la norma sopravvenuta possa applicarsi ad atti, fatti, eventi e situazioni sostanziali verificatisi prima della sua entrata in vigore. Tale principio non risulta derogato da alcuna norma contenuta nel decreto legge n. 113/2018.

Nella specie, la norma sopravvenuta ha senz’altro carattere sostanziale, incidendo direttamente sul «diritto di asilo», sancito dall’art. 10 comma 3 Cost. e fino ad oggi regolato attraverso la previsione di tre istituti di diritto sostanziale, come costituito dallo status di rifugiato, dalla c.d. protezione sussidiaria, nonché dal diritto al rilascio del permesso umanitario di cui alla norma dell’art. 5, comma 6 d.lgs. n. 286/1998.  Si tratta inoltre di status e diritti che preesistono alle decisioni dell’Autorità, la cui attività – come rilevato anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione -  è diretta solo all’accertamento e dichiarazione della loro esistenza, senza possedere alcuna valenza costitutiva.

(*) Come ricorda la stessa pronuncia ora pubblicata, la soluzione della irretroattività (anche) sostanziale del decreto legge n. 113/2018 – qui supportata da una motivazione particolarmente chiara ed efficace – risulta già particolarmente diffusa in giurisprudenza. Cfr., tra gli altri, gli interventi di Trib. Firenze, 18 ottobre 2018 (RG 967/2018; est. Carvisiglia); Trib. Palermo 8 ottobre 2018 (RG 599/2016; est. Fiorani); Trib. Firenze, 17 ottobre 2018 (RG 1004/2016; est. Tassone); Trib. Trento, 19 ottobre 2018 (RG 1086/2018; est. Alinari); Trib. Firenze, 16 ottobre 2018 (RG 2514/2017; est. Condò); Trib. Firenze, 14 ottobre 2018 (RG 1866/2016; est. Anselmo); Trib. Firenze, 24 ottobre 2018 (est. Minniti). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)  
Tribunale Firenze 05 novembre 2018.




Sottrazione internazionale, decisioni di ritorno del bambino e misure cautelari

Sottrazione internazionale di minori – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Articolo 11 – Domanda di rientro – Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 – Istanza per la dichiarazione di esecutività – Ricorso – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 47 – Diritto a un ricorso effettivo – Termine di presentazione del ricorso – Ordinanza di exequatur – Esecuzione prima della notifica di detta ordinanza

1)      Le disposizioni generali del capo III del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, devono essere interpretate nel senso che, nel caso in cui si affermi che dei minori sono stati trasferiti illecitamente, la decisione di un giudice dello Stato membro in cui i minori avevano la loro residenza abituale, che disponga il rientro di tali minori, e consegua a una decisione sulla responsabilità genitoriale, può essere dichiarata esecutiva nello Stato membro ospitante conformemente a tali disposizioni generali.

2)      L’articolo 33, paragrafo 1, del regolamento n. 2201/2003, letto alla luce dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, esso osta all’esecuzione della decisione di un giudice di uno Stato membro che dispone il collocamento sotto tutela e il rientro di minori ed è dichiarata esecutiva nello Stato membro richiesto prima che si sia proceduto alla notifica della dichiarazione di esecutività di tale decisione ai genitori interessati. L’articolo 33, paragrafo 5, del regolamento n. 2201/2003 deve essere interpretato nel senso che il termine per presentare opposizione previsto in tale disposizione non può essere prorogato dal giudice adito.

3)      Il regolamento n. 2201/2003 dev’essere interpretato nel senso che non osta, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, a che il giudice di uno Stato membro adotti misure cautelari nella forma di un’ingiunzione nei confronti di un organismo pubblico di un altro Stato membro, che vietino a tale organismo di intraprendere o continuare, dinanzi ai giudici di quest’altro Stato membro, un procedimento di adozione di minori che vi soggiornano.
Corte Giustizia UE 19 settembre 2018.




Impugnazione del provvedimento e sospensione dell’esecuzione

Rinvio pregiudiziale – Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Articolo 99 del regolamento di procedura della Corte – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale – Direttiva 2013/32/UE – Articolo 46 – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 18, articolo 19, paragrafo 2, e articolo 47 – Diritto a un ricorso effettivo – Decisione che respinge una domanda di protezione internazionale – Normativa nazionale che prevede un secondo grado di giudizio – Effetto sospensivo automatico limitato al ricorso di primo grado

Il diritto dell’Unione, in particolare le disposizioni della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, lette alla luce dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dev’essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale prevede un procedimento di impugnazione contro un provvedimento giurisdizionale di primo grado che conferma la decisione della competente autorità amministrativa di respingere una domanda di protezione internazionale, senza dotare tale impugnazione di effetto sospensivo automatico, ma che consente al giudice che ha emesso tale provvedimento di disporre, su istanza dell’interessato, la sospensione della sua esecuzione, previa valutazione della fondatezza dei motivi dedotti nell’impugnazione contro tale provvedimento e non della sussistenza di un rischio di danno grave e irreparabile che la sua esecuzione causerebbe al richiedente. Corte Giustizia UE 27 settembre 2018.




Minore straniero albanese affidato con atto notarile a parente residente in Italia e competenza per la nomina del tutore

Minore straniero di nazionalità albanese affidato con atto notarile a parente entro il quarto grado residente in Italia - Nomina del tutore -  Competenza del Giudice Tutelare - Sussistenza

Il minore di nazionalità albanese affidato con atto notarile dai suoi genitori a parente entro il quarto grado residente in Italia deve ritenersi privo di rappresentanza nel territorio italiano ma non di assistenza sicché lo stesso non può considerarsi minore straniero non accompagnato ai sensi dell’art. 2 della legge 7-4-2017 n. 47: ne consegue che competente alla nomina del tutore è il Giudice Tutelare ai sensi dell’art. 343 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova 26 luglio 2018.




Inserimento del beneficiario in casa di ricovero nonostante il suo dissenso

Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia – Necessità di inserimento del soggetto debole in luogo di cura nonostante il dissenso – Necessità della interdizione – Non sussiste – Possibilità di deferire tale potere nell’ambito della amministrazione di sostegno – Sussiste – Presupposti

L’inserimento del beneficiario in casa di ricovero è operazione sicuramente lecita e ammissibile nell’ambito della amministrazione di sostegno, e ciò anche indipendentemente dal dissenso del beneficiario, ove pretestuoso; infatti, l’art. 358 c.c. - norma che dispone che il minore in tutela (dunque l’interdetto) non può abbandonare l’istituto cui è stato destinato senza il permesso del tutore – disciplina una limitazione, o comunque un effetto, della interdizione, ed è dunque estensibile al beneficiario di ADS ex art. 411, u.c., c.c., non essendovi ragioni letterali per ritenere il contrario. (Carlo Bianconi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 08 marzo 2018.




ADS e legittimazione ad agire del beneficiario che intende contestare le scelte terapeutiche

Misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia – Amministrazione di sostegno – Consenso agli accertamenti e ai trattamenti sanitari – Art. 3, comma 5, L. 219/2017 – Presupposti – Legittimazione ad agire del beneficiario che intende contestare le scelte terapeutiche – Sussiste

L’art. 3, comma 5, L. 219/2017 pare limitare il proprio campo di applicazione, e la conseguente possibilità di rivolgersi al Giudice, all’ipotesi di rifiuto (da parte dell’ADS nuncius investito di poteri di rappresentanza esclusiva) delle cure proposte dal sanitario; devesi ritenere che il Legislatore sia incorso in una emendabile svista, consistente nel non aver previsto un analogo meccanismo al ricorrere dei casi di adesione del rappresentante alle cure proposte, per l’evenienza che il rappresentato-paziente – ossia proprio il soggetto della cui salute e della cui autodeterminazione si discute – intenda contestare la scelta terapeutica; tale possibilità, in capo al beneficiario (ma, dovrebbe dirsi, in capo a qualsiasi persona incapace di agire, purché capace di discernimento), deve e può essere prevista in via pretoria, sulla scorta di una interpretazione costituzionalmente conforme della legge, oltre che dell’applicazione estensiva dell’art. 410 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli 31 maggio 2018.




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